Fisicamente

di Roberto Renzetti

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l’etica. E’ quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E’ quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco).

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.

Avverto che altre notizie, precedenti a queste, si possono trovare, sempre in Fisicamente, nell’articolo Lasciate che i pargoli vengano a me e in: La multinazionale pedofila 1, La multinazionale pedofila 2La multinazionale pedofila 3, La multinazionale pedofila 4.


Dossier pedofilia


Parte prima: pedofilia nel mondo

Abusi e violenze sui bambini: 220 milioni di vittime

Dossier a cura della Redazione
 

Pubblichiamo questo dossier sulla pedofilia su cui ha lavorato un gruppo di nostri amici e redattori. E’ un lavoro che ci è costato non pochi dolori, tanto è orribile questa realtà che è molto più diffusa di quello che apparentemente si pensa. Molto diffusa è soprattutto la pedofilia nell’ambito della chiesa cattolica, come risulta dalla seconda parte di questo dossier dedicata propria a tale aspetto. Chiesa cattolica che però continua a porsi, nonostante tutti gli scandali nella quale è immersa, come moralizzatrice e impegnata nella difesa della famiglia e dei costumi sessuali: quanta ipocrisia!
Perché ci siamo impegnati nella realizzazione di tale dossier? Perché molti nostri amici e collaboratori sono impegnati su tale tema? Il motivo che ci ha spinto si può così riassumere.
La chiesa gerarchica si concepisce come una torre inespugnabile. Gli attacchi contro questa torre sono venuti da tutte le parti, ma nessuno ha finora fatto breccia. Non ha fatto breccia San Francesco ai suoi tempi. Non hanno fatto breccia oggi neppure i teologi della liberazione in nome dei “depauperati della terra”. La domanda che ci siamo posti è dunque: la pedofilia clericale può rappresentare oggi la BUCCIA DI BANANA sulla quale scivolerà il castello di carte (catechismi, teologie, encicliche, infallibilismi, ecc.) che sorregge la gerarchia e, dalle rovine, nascerà il vero popolo di Dio, dove non ci saranno più caste, privilegi, ma solo fratelli alla pari? Ovviamente non lo sappiamo, ma siamo convinti della necessità di dover fare la nostra parte, per aiutare il popolo di Dio a riprendere nelle proprie mani il proprio destino. Comunque vada si tratta di una questione di cui non possiamo non interessarci e di cui i cristiani devono farsi carico.

DOSSIER PEDOFILIA -Parte prima: pedofilia nel mondo 
Abusi e violenze sui bambini: 220 milioni di vittime

 



Domenica, 11 marzo 2007


pedofilia nel mondo – Parte seconda
Un testo sconvolgente sulla pedofilia clericale negli Stati Uniti

Dossier a cura della Redazione

Pubblichiamo questo dossier sulla pedofilia su cui ha lavorato un gruppo di nostri amici e redattori. E’ un lavoro che ci è costato non pochi dolori, tanto è orribile questa realtà che è molto più diffusa di quello che apparentemente si pensa. Molto diffusa è soprattutto la pedofilia nell’ambito della chiesa cattolica, come risulta dalla seconda parte di questo dossier dedicata propria a tale aspetto. Chiesa cattolica che però continua a porsi, nonostante tutti gli scandali nella quale è immersa, come moralizzatrice e impegnata nella difesa della famiglia e dei costumi sessuali: quanta ipocrisia!
Perché ci siamo impegnati nella realizzazione di tale dossier? Perché molti nostri amici e collaboratori sono impegnati su tale tema? Il motivo che ci ha spinto si può così riassumere.
La chiesa gerarchica si concepisce come una torre inespugnabile. Gli attacchi contro questa torre sono venuti da tutte le parti, ma nessuno ha finora fatto breccia. Non ha fatto breccia San Francesco ai suoi tempi. Non hanno fatto breccia oggi neppure i teologi della liberazione in nome dei “depauperati della terra”. La domanda che ci siamo posti è dunque: la pedofilia clericale può rappresentare oggi la BUCCIA DI BANANA sulla quale scivolerà il castello di carte (catechismi, teologie, encicliche, infallibilismi, ecc.) che sorregge la gerarchia e, dalle rovine, nascerà il vero popolo di Dio, dove non ci saranno più caste, privilegi, ma solo fratelli alla pari? Ovviamente non lo sappiamo, ma siamo convinti della necessità di dover fare la nostra parte, per aiutare il popolo di Dio a riprendere nelle proprie mani il proprio destino. Comunque vada si tratta di una questione di cui non possiamo non interessarci e di cui i cristiani devono farsi carico.

La redazione

Un testo sconvolgente sulla pedofilia clericale negli Stati Uniti 

 



Domenica, 11 marzo 2007


Preti pedofili
Prete accusato di pedofilia arrestato a Foggia

http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=1.0.942704807

fatti risalgono ad alcuni mesi fa

Arrestato sacerdote per molestie sessuali

Le vittime, bambine di 10 anni, dovevano fare la prima comunione. La pesante accusa nei confronti di un prete 74enne di una parrocchia di Foggia. Una delle vittime ha raccontato tutto alla madre che ha denunciato l’accaduto alla polizia

Foggia, 12 mag. (Adnkronos/Ign) – Molestie sessuali e palpeggiamenti nei confronti di alcune bambine di 10 anni che dovevano fare la prima comunione: è l’accusa nei confronti di un sacerdote di 74 anni di una parrocchia di Foggia, arrestato da agenti della Squadra mobile della Questura che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip del Tribunale del capoluogo dauno, Rita Curci, su richiesta del pm della Procura, Vincenzo Maria Bafundi.

I fatti si riferiscono ad alcuni mesi fa. Le molestie ripetute avvenivano in parrocchia in occasione dei corsi per la prima comunione. Una delle vittime ha raccontato tutto alla madre che ha denunciato l’accaduto alla polizia. Dall’audizione della piccola e da alcuni riscontri acquisiti dai poliziotti anche su altri casi si è giunti all’emissione del provvedimento cautelare.

Il sacerdote nel frattempo era stato trasferito a Taranto dalla Curia alla quale erano giunte le voci allarmate su possibili molestie. Ora il prete è stato sottoposto ai domiciliari ed è ospitato in una comunità di salesiani a Castellammare di Stabia.


http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=27253

Avrebbe molestato bambine, arrestato sacerdote

Avrebbe molestato alcune bambine quando si andavano a confessare da lui. Un sacerdote della parrocchia Sacro Cuore, don Nicola Rossi, 75 anni, originario della provincia di Benevento, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale. L’uomo si trova ora ai domiciliari in un istituto dei salesiani in Campania. L’arresto, disposto dal gip del Tribunale di Foggia Rita Curci, su richiesta del pm Vincenzo Bafundi, è stato eseguito ieri a Taranto dove il sacerdote si era trasferito da un po’ di tempo. I fatti risalirebbero al 2006. Le indagini sono partite dalla denuncia di alcune bambine che hanno raccontato di aver ricevuto attenzioni moleste dal sacerdote, durante il corso di catechismo per la prima comunione. Una bambina in particolare avrebbe raccontato in lacrime alla madre cosa sarebbe avvenuto nel confessionale. E’ scattata la denuncia, le indagini, poi altri casi, a lungo vagliati dagli inquirenti con il supporto di assistenti sociali. Una brutta storia. Don Nicola era molto conosciuto non solo in parrocchia ma anche nell’intera città. Sulla vicenda c’è il massimo riserbo, soprattutto in parrocchia. Una parrocchia di frontiera conosciuta proprio per il suo servizio ai minori, tanti dei quali sottratti alla strada con l’opera dell’oratorio.

Daniela Zazzara
 


http://www.telenorba.it/home/news_det.php?nid=2572

PEDOFILIA: FOGGIA, ARRESTATO PRETE
MOLESTIE NEL CONFESSIONALE. UN SACERDOTE FINISCE AGLI ARRESTI
DOMICILIARI CON L’ACCUSA DI PEDOFILIA. IL PARROCO, 75 ANNI ORIGINARIO DEL BENEVENTANO, AVREBBE MOLESTATO CON CAREZZE DI TROPPO BAMBINE CHE SI PREPARAVANO ALLA PRIMA COMUNIONE NELLA PARROCCHIA DEL SACRO CUORE A FOGGIA, NEL RIONE CANDELARO. E’ QUI
CHE FINO AD UN ANNO FA IL SACERDOTE OFFICIAVA, PRIMA DI ESSERE
TRASFERITO – ALCUNI MESI FA – IN UN ISTITUTO SALESIANO DI TARANTO, DOVE E’ STATO RAGGIUNTO DAL PROVVEDIMENTO RESTRITTIVO.
STANDO AL RACCONTO FATTO DA UNA BAMBINA ALLA MAMMA, IL PRETE LA
FACEVA ENTRARE NEL CONFESSIONALE E LA TOCCAVA. E’ SCATTATA LA DENUNCIA. LE INDAGINI DELLA SQUADRA MOBILE DI FOGGIA HANNO ACCERTATO CHE ERA TUTTO VERO E CHE LE GIOVANI VITTIME DELLE
ATTENZIONI DEL PRETE ERANO PIU’ DI UNA.
12/05/07 redtno@telenorba.it


12-MAG-07 16:06
PEDOFILIA: SACERDOTE ARRESTATO A FOGGIA, APPELLO DI DON DI NOTO AI VESCOVI

Siracusa 12 mag. – (Adnkronos) – ’’L’abuso sessuale e le molestie ai bambini sono un grave peccato e un grave reato. Per chi se ne macchia dura e’ la condanna. Se e’ veramente successo qualcosa mi appello al sacerdote e alla sua coscienza, nella verita’ dica la verita’ dei fatti ascritti alla sua persona’’. Lo afferma don Fortunato Di Noto, sacerdote e fondatore della Associazione Meter onlus contro la pedofilia, dopo il caso di Foggia, dove un sacerdote e’ stato arrestato per presunte molestie nei confronti di alcune bambine.
(Rre/Ct/Adnkronos)


Tratto dalla gazzetta del mezzogiorno del 12 maggio 2007

PEDOFILIA | Fino a qualche mese fa prestava la sua opera spirituale alla chiesa del Sacro Cuore
Arrestato sacerdote
Avrebbe molestato quattro bambine nel confessionale
Il gip gli concede i domiciliari considerata l’età: tutto iniziato con il pianto di una ragazzina

Un sacerdote di 75 anni, che sino a qualche mese fa prestava la sua opera spiri­tuale nella parrocchia del Sa­cro Cuore a Foggia, è stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale perchè avrebbe molestato alcune bambine, toc­candole quando si recavano in chiesa per la confessione. Pa­dre Nicolangelo Rossi, 75 an­ni, originario di Pesco Sannita un paesino in provincia di Benevento, è stato arrestato ieri mattina in istituto sale­siano di Taranto dove si era trasferito da qualche mese proveniente dalla parrocchia foggiana. Adesso si trova de­tenuto agli arresti domiciliari presso un altro istituto salesiano di Castellammare di Stabia, in attesa di comparire davanti al giudice per le indagini pre­liminari per fornire la sua versione dei fatti.
L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata firmata dal gip del Tribunale di Foggia Rita Curci, su richiesta del pm Vincenzo Ma­ria Bafundi, il sostituto pro­curatore titolare di reati a sfondo sessuale. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito ieri mattina dagli agenti della sezione reati contro la persona della squadra mobile che hanno condotto le inda­gini; i poliziotti hanno poi trasferito il sacerdote accusato di pedofilia nell’istituto salesiano campano. Sulla vicenda è calato il massimo riserbo, forse considerato il ruolo dell’indagato: è la seconda vol­ta a Foggia che un uomo di Chiesa, un sacerdote viene ar­restato con accuse così in­famanti.
I fatti contestati al sacerdote – si tratta di quelli che il codice penale definiva atti di libidine prima della nuova legge sulla violenza sessuale – risalireb­bero al 2006 quando padre Ni­colangelo Rossi officiava alla parrocchia del Sacro Cuore al rione Candelaro. Sarebbero
tre o quattro le bambine che – a dire dell’accusa ed in attesa di conoscere quale sarà la ver­sione difensiva – avrebbero su­bito le attenzioni moleste del prete. Pare che alcune delle bambine stessero seguendo il corso di preparazione alla pri­ma comunione; nel confessio­nale il sacerdote ora arrestato le avrebbe accarezzate e toc­cate. Gesti ritenuti dall’accusa lascivi e non certo fatti senza alcuna malizia.
La vicenda è venuta fuori qualche mese fa perchè una delle presunte vittime avrebbe avuto una crisi dì pianto da­vanti alla madre per poi con­fidarsi e raccontarle cosa sa­rebbe avvenuto nel confessionale della chiesa. E’ scattata la denuncia al­la squadra mobile e la bambina è stata interro­gata da assi­stenti sociali e dai poliziot­ti specializza­ti in questo tipo di indagini. Si sarebbe poi risaliti ad altre bambine pure vittima delle attenzioni del sa­cerdote, secondo l’accusa. Pm e gip devono aver ritenuto necessario l’arresto del pre­sunto pedofilo – concedendo gli arresti domiciliari considera­ta l’età – forse sul presupposto del rischio di reiterazione di reati. Da qualche tempo il sa­cerdote aveva lasciato Foggia e si era trasferito in un istituto salesiano di Taranto, dove ieri mattina è stato eseguito l’ar­resto.
E’ la seconda volta che un sacerdote viene arrestato in città per reati a sfondo ses­suale. Il precedente risale al 2 aprile del ’98 quando finì pri­ma in carcere e poi ai do­miciliari un sacerdote accu­sato di aver molestato alcuni ragazzini, tra il ’90 e il ’97, quando dirigeva una parroc­chia di una borgata a pochi chilometri da Foggia. Per que­sta vicenda l’imputato, che si è sempre dichiarato innocente, fu condannato a 6 anni e 6 mesi in primo grado, pena ridotta in appello a 5 anni di reclusione.



Domenica, 13 maggio 2007


Preti pedofili
Crimini sessuali e Vaticano ( documentario italiano )

Video che smaschera le gerarchie ecclesiastiche per avere coperto i preti pedofili …

Un video della BBC (con sottotitoli in italiano) che ognuno dovrebbe vedere per capire come le gerarchie ecclestiastiche della chiesa cattolica romana coprono i preti pedofili. Testimonianze dirette di persone violentate da preti. Le prove che Ratzinger, quando era cardinale, sapeva dei crimini commessi da molti preti sui bambini in America ma comandò che i fatti fossero tenuti segreti. Un video veramente scioccante, che deve essere fatto conoscere anche ai Cattolici Romani.

http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pretipedofili/SexCrimesandVaticans.avi

(anche qui, per qualche strano motivo, il link non funziona)

Lunedì, 14 maggio 2007


Usa, la Chiesa paga il conto

di Luca Galassi

Patrimonio immobiliare in vendita per pagare le cause contro i preti pedofili

Riprendiamo questo articolo dal sito : http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=7956

Alienazione. L’interrogativo è balzato alla mente dell’arcivescovo di Los Angeles, cardinale Roger Mahoney, quando le casse della sua diocesi cominciavano a languire: come far saltar fuori la montagna di quattrini necessaria a risarcire le decine e decine di vittime degli abusi sessuali commessi dai suoi sacerdoti? Gli è bastato guardarsi intorno per risolvere la questione, e decidere senza tentennamenti: “Vendiamo i gioielli di famiglia”. Così, il primo a partire è l’edificio principale: 12 piani di uffici amministrativi verranno alienati il più rapidamente possibile, e ad essi farà seguito la cessione di altri 50 beni immobiliari, dichiarati ’non necessari’ dal massimo esponente della Chiesa cattolica di Los Angeles. L’arcivescovo ha assicurato che nessuna chiesa e nessuna scuola parrocchiale verranno vendute. Solo il patrimonio immobiliare. Basterà a soddisfare le richieste dei legali che hanno intentato più di 500 cause?
Mezzo miliardo di indennizzi. La diocesi di Los Angeles, la più grande degli Stati Uniti, ha quasi 5 milioni di fedeli. Lo scandalo degli abusi sessuali della città californiana rivaleggia con quello di Boston, dove più di 500 membri del clero sono stati accusati di abusi sui minori negli ultimi 60 anni, e dove gli accordi giudiziali del 2003 hanno raggiunto la cifra di 85 milioni di euro. I legali coinvolti nelle conciliazioni a Los Angeles hanno affermato che se un accomodamento generale venisse raggiunto, tra i ricorrenti e la Chiesa, l’esborso di quest’ultima potrebbe raggiungere i 500 milioni di dollari. Dal 1985, la diocesi di Los Angeles ha pagato 100 milioni di dollari per ’accomodare’ 85 contenziosi.
Recidivi. Alcuni tra i casi più emblematici sono quelli del reverendo Michael Baker e di padre Lynn Caffoe, non tanto per la gravità delle accuse a loro carico, quanto per il fatto che furono tra i pochi ad essere ’coperti’, o non adeguatamente sanzionati, dalle autorità ecclesiali. E’ un dato di fatto che la Chiesa abbia per anni considerato gli abusi sessuali perpetrati dai suoi membri come accadimenti alla stregua di peccati perdonabili, se confessati. Nonostante negli ultimi 15 anni, l’atteggiamento nei confronti dei preti pedofili si sia fatto più severo, le pratiche relative ai casi di Barmasse e Caffoe, ’riposarono’ negli archivi per anni. La sanzione loro irrogata consistette nella sospensione temporanea dall’incarico. L’arcivescovo Mahoney, venuto a conoscenza degli abusi, non li riferì alla polizia, ma sospese entrambi, per inviarli successivamente da un consulente psico-terapeutico, che proibì loro di avere contatti con minori. Qualche tempo dopo fu assegnato loro un altro incarico, ma nelle nuove parrocchie la storia si ripetè. Solo di fronte a comportamenti recidivi i sacerdoti furono finalmente rimossi dal magistero. A dispetto della pletora di accuse nei confronti dei preti di Los Angeles, l’arcivescovo Mahoney è rimasto a capo della diocesi. Oggi, il cardinale spera che i beni materiali della Chiesa californiana possano coprire i costi delle conciliazioni giudiziali. Un processo di espiazione della colpa tutt’altro che spirituale.

Luca Galassi
l.galassi@peacereporter.net
 



Giovedì, 17 maggio 2007


Riflessione
Pedofilia e clericalismo: una cosa rimanda all’altra…

di P.C.

Nelle reazioni indignate, convulse, emotive e partigiane seguite al Documentario della BBC sulla pedofilia del clero, emerge chiaramente che la maggioranza pare non accorgersi di quale sia il vero problema nella Chiesa.

Il vero problema non è tanto la pedofilia di diversi preti poiché questo terribile male è diffuso pure in altri ambiti e in realtà molto distanti da quelle clericali.

Il vero problema è l’atteggiamento prevalente negli alti chierici davanti a questo crimine. Questo atteggiamento rivela diverse cose. Le elenchiamo.

1) Prima di tutto rivela che nella Chiesa esistono zone protette.
Un laico che abusa sessualmente viene sottoposto alla giustizia umana. Un chierico, viceversa, viene protetto dalla giustizia umana. Ad un laico che commette omicidio il confessore impone di costituirsi alla polizia. Ad un chierico che uccide nell’anima un bambino il confessore applica un statuto speciale che non gli impone altrettanto e lo protegge dalla polizia. Il chierico-pedofilo così potrebbe continuare indisturbato a produrre vittime che per tutta la vita si porteranno dentro profonde ferite. Chi ha queste ferite deve perdonare e non pensarci su. Dimenticare non è mai stata la vera terapia per chi subisce questi schok. L’invito a dimenticare indica con quale leggerezza si affrontano questi problemi, indica che – IN REALTA’ – le vittime non sono assolutamente tutelate e prese in seria considerazione.

2) Esistono dunque due realtà nella Chiesa: i chierici (protetti dal giudizio e dalla riparazione perfino se fanno cose criminali) e i laici (esposti al giudizio e alla riparazione perfino per le minime venialità).
Questo rivela una perfetta mentalità farisaica: il pio fariseo scusa se stesso per le travi che ha nell’occhio ma filtra il moscerino che vede negli altri!

3) Questa disparità di trattamento dimostra che se agli occhi di Dio e del Vangelo tutti sono uguali, agli occhi clericali assolutamente no: esiste un ambito privilegiato e un ambito che può tranquillamente essere sfruttato; esiste chi sta “in alto” e chi sta inesorabilmente in basso, esiste chi giudica e non deve essere giudicato e chi deve solo ascoltare giudizi e non permettersi di giudicare!! La “Chiesa docente” degli alti chierici non imparerà mai dalla “Chiesa discente” degli umili sfruttati.

4) Inutile dire che questa bipartizione, all’interno della Chiesa di Dio, è un semplice segno di un male profondo, il CLERICALISMO, che, nonostante presenti i chierici come uomini che compiono un “servizio”, in realtà spesso permette ad alcuni di loro – spesso i più elevati in grado – di essere dei despoti per i poveri cristiani.
E’ naturale, quindi, che tra tutelare il prete pedofilo e la vittima, questo sistema preferisca decisamente coprire il prete!

5) Più i laici sono zittiti, più i gerarchi ecclesiastici si impongono.
Più gli ecclesiastici si impongono più la Chiesa da luogo di dialogo, di confronto e di crescita, diviene come un corpo in preda ad una metastasi spirituale e a varie malattie psicologiche. Da luogo di “verità” la Chiesa viene stravolta divenendo “Cosa nostra”!!!
Evidentemente in questa situazione i laici di fatto sono considerati inutili (tranne quando versano l’8 per mille).

LA VERA RISPOSTA ALLA PEDOFILIA NON E’ MORALIZZARE IL CLERO O IMPEDIRE AI GAY IL SACERDOZIO. QUESTO E’ FUMO NEGLI OCCHI, E’ PURA APPARENZA!!!

LA VERA RISPOSTA E’ CAMBIARE QUESTO SISTEMA E QUESTA MENTALITA’ DI CASTE, PER RENDERLO A SERVIZIO DELLA VERITA’ E NON DELLA COPERTURA E DELL’APPARENZA.
IL DIO DEI CRISTIANI E’ UN DIO DI TRASPARENZA E DI VERITA’, NON DI PRIVILEGIO E DI MENZOGNA. QUEST’ULTIMO “dio” E’ SEMMAI IL DEMONIO AL QUALE SERVONO I FARISEI DEL VANGELO E CHI SI RENDE SIMILE A LORO.

CHI AVRA’ MAI IL CORAGGIO DI CAMBIARE IN PROFONDITA’? CHI SE NE RENDERA’
CONTO E INIZIERA’? SONO GRANDI DOMANDE ALLE QUALI – AL MOMENTO – NESSUNO FORSE PUO’ RISPONDERE.
 



Domenica, 20 maggio 2007


Riflessione
SINITE PARVULOS VENIRE AD ME=CRIMEN SOLLICITATIONIS era il 1962

di Doriana Goracci

Sinite parvulos venire ad me.
Vangelo di Matteo cap.XIX v. 14
http://video.google.com/videoplay?docid=3237027119714361315&pr=goog-sl

Hanno preso alla lettera queste parole. Non solo gli sventurati ecclesiastici malati di pedofilia ma coloro che hanno acconsentito, coperto, secretato, quelli che fanno scuola di morale cristiana.
Usano il silenzio degli infami, il silenzio mafioso, l’omertà che terrorizza, che blocca le azioni, la parola che viene detta e subito contestata, fatta ringhiottire, che si strozza in gola come la speranza,come una caramella di fiele.
Tutto questo e ancora di più, appare in questo video che già la Bbc ha fatto vedere agli altri, i non italiani.Dal 29 settembre 2006 . E’ una pluri intervista, condotta dai violentati ai violentatori e a qualcuno che non ci è stato, che non alberga più nella casa del pastore, costi quel che costi.E’ arrivato da noi, in internet , tradotto con i sottotitoli, dura quasi 40 minuti.
La Rai non vuole spendere i suoi soldi per acquistarlo, Santoro impone la sua professionalità di giornalista che denuncia.
Che si veda e subito.
Che si dica, senza menzogne.
Come le violenze in famiglia, si sa che ci sono sempre state.
Come la violenza della Chiesa, si sa che è sempre esistita.
E oggi, ancora oggi tuonano, minacciano, scomunicano, ignorano, abusano.
Proteggono e accolgono in Italia, nel loro regno che è anche la nostra terra, la nostra Roma del cupolone, questi soggetti che nessuno curerà, nè con psicoterapia, nè con il carcere.
Si dicono servi di Dio, questi oppressori, questi censori.
Tuonano dall’alto della loro immonda innocenza, fulminano donne e uomini, si infilano come gas venefici nell’esistenza di chi conosce solo poche stagioni.
Abusano di chi è povero, di chi è umile, debole.
E non pagano neanche le prestazioni. Pagherà per la vita chi la violenza l’ha subita.
E tutti dico tutte e tutti subiamo da sempre questi sermoni, queste oscenità che non hanno più calendario nè giorni festivi, imperversano come una pioggia acida.
Hanno anche l’impudente tracotanza di appellarsi alla sacra famiglia unita, e lui il papa, come nelle immonde storiografie dei secoli passati dove almeno i precedenti pontefici non si facevano ritegno di manifestarsi nella loro bassa violenza, immerge tutto nel silenzio del diritto canonico che non
conosce: le donne gli uomini l’amore.La morte della vita, della libertà.Era il 2001 e lo raccomandò l’allora cardinale questo documento del Santo Ufficio.
Si fa scudo la gerarchia cattolica delle parole dure e dolcissime che disse un Grande Ribelle, muovono guerra e chiamano vendetta, accolgono gli oppressori pari loro, già noi habemus papam, mai partecipata questa gioia, sappiamo che morto uno di papa se ne fa un altro.
La pace di lor signori è diventata l’incubo di troppi.
La preghiera la faccio io: cominciamo a denunciarli noi.

Doriana Goracci



Lunedì, 21 maggio 2007


Preti pedofili
Le vittime di abusi rispondono alle decisioni riguardo le molestie del clero

Dichiarazione di David Clohessy di St. Louis, direttore nazionale di SNAP, la Rete Nazionale delle Vittime di Abusi da parte dei Preti (Tel. 314 566 9790 cell, 314 645 5915 abitazione)
Ci fa piacere che almeno alcuni tra quelli che sono stati gravemente danneggiati da questi preti avranno l’opportunità di trascinare loro e i loro capi corrotti in processo. Allo stesso tempo, siamo dispiaciuti ogni qualvolta apprendiamo che la gerarchia cattolica assolda avvocati o “spacca il capello” nel tentativo di assicurarsi il silenzio dei minori vittime di abusi, evadendo dalla propria responsabilità nei casi di crimini orrendi del clero. Questo tipo di rigidità legale è molto dannosa per le vittime e per tutti i cattolici, che meritano di sapere la verità, in sede di processo, riguardo crimini devastanti e ingiustificabili coperture.
Raccomandiamo a queste coraggiose vittime di avere il coraggio di uscire allo scoperto, di ricercare saggiamente un supporto legale, e di essere perseveranti allo scopo di ottenere giustizia e guarigione.
(SNAP, La Rete Nazionale delle Vittime di Abusi da parte dei Preti, è il più grande gruppo di supporto a livello nazionale per le vittime di abusi da parte del clero. Esistiamo da 17 anni e abbiamo 7.000 membri in tutto il paese. Anche se nella nostra ragione sociale nominiamo solo i “preti”, abbiamo sottoscrittori che sono stati molestati da altre figure, incluse suore, rabbini, vescovi e pastori protestanti. Il nostro sito è SNAPnetwork.org)
Potete contattare David Clohessy (314-566-9790 cell, 314-645-5915 home), Barbara Blaine (312-399-4747), Barbara Dorris (314-862-7688), Mary Grant (626-419-2930), Mark Serrano (703-727-4940)

La corte di appello si rifiuta di respingere i casi di abusi
Associated Press – 22 maggio 2007 h. 3:45 PM ET
SPOKANE , Wash. (AP) – l’ordine religioso cattolico che ha formato il prete Patrick O’Donnell può essere citato in giudizio da dozzine di vittime di abusi sessuali le quali affermano che l’ordine sapeva che lui era un pedofilo e non avrebbe dovuto essere ammesso al presbiterato.
Questo è stato deciso recentemente dalla corte di appello dello stato.
La Associazione dei Sulpiziani [la congregazione a cui appartiene il religioso incriminato] degli Stati Uniti ha chiesto che le cause fossero respinte sulla base del fatto che non può essere ritenuta responsabile per i crimini sessuali di O’Donnell.
Tale mozione è stata inizialmente rigettata dalla corte, e la Corte di Appello di Seattle ha respinto l’ulteriore richiesta dell’ordine religioso di rivedere la suddetta decisione della corte.
Copyright 2007 The Associated Press. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistributed.
http://www.kndo.com/Global/story.asp?S=6553165



Mercoledì, 23 maggio 2007


Preti pedofili
Condannato per pedofilia a Parma missionario sardo in Nicaragua

La condanna di don Marco Dessì è la prova che le denunce alla magistratura producono il loro effetto e che invece, quando si segue l’iter imposto dalle leggi canoniche (“Crimen sollicitationis”) le cose finiscono in niente o, come nel caso di Agrigento, ci sono dei vescovi che denunciano le vittime per diffamazione o danni di immagine. Di seguito riportiamo una rassegna stampa sulla condanna di don Dessì.

Rassegna stampa su condanna don Dessì 

 



Giovedì, 24 maggio 2007


Preti pedofili
L’AVVENIRE PRESENTE

di Doriana Goracci

Forse arrosto o bolliti siamo- sono ancora accettabile, non siamo “estranei ai fatti”.

Ieri si è appreso delle difficoltà trovate da Michele Santoro, giornalista Rai, nel trasmettere sia pure a stralci il video sugli scandali dei preti responsabili di reati di pedofilia realizzato e trasmesso dalla BBC in Inghilterra il 1 ottobre 2006 (Crimen Sollicitationis) e come la Chiesa ha condotto una sistematica campagna per coprire abusi sessuali su minori commessi da preti cattolici.

Il documentario in Italia non è stato mai trasmesso. In questa non notizia c’è tutta l’Italietta dello scudo crociato,della guerra di pace, del soffocamento del Libero Pensiero, dell’oscurantismo nostrano e dei suoi Poteri forti.

Noi abitiamo in un’Isola divenuta Impossibile, dove non ci è dato sapere, scegliere, distinguere.

Da una parte o dall’altra secondo una pagellina secolare, che arraffazzona, diventa tutto una moderata chiacchiera da polemiche di cortile e intanto siamo schiacciate dalla disinformazione, siamo isolati rispetto all’Europa, diventano possibili tutti i progetti più rovinosi per il cittadino e con qualunque governo.

Matrimoni bancari? Diventiamo piccoli montezemolo del nostro conto corrente, strozzato dalle spese più care d’Europa e di fatto ricattati da Intese fortissime col potere globale.

Vorremmo vedere sulla Rai il video e discuterne o almeno sentire le discussioni nel merito? No.

Chi non ha internet saprà quello che passa il Convento dal megafono mediatico, e che riporta l’Avvenire, giornale che nessuno legge materialmente ma che detta la legge del criterio da adottare.

Stanotte ho scritto delle parole a caldo, dopo aver visto il video, non ci sono andata leggera e ci andrò sempre meno.Sono stata testimone attiva nella mia vita lavorativa e pubblica come dipendente della Banca Commerciale Italiana, oggi Intesa San Paolo lavorando con mansioni di consulente finanziaria in locali del Vaticano contigui alla Porta Angelica per poi passare a locali della Rai in via Teulada. Volendo potevo “ieri” non essere informata e estranea ai fatti, ma anche “oggi” in pensione disturbo e quindi sono grata, infinitamente, a chi mi ospita e dà la possibilità almeno di scrivere e a tutti noi di inoltrare e sapere, un poco, un pochino di quale Avvenire hanno in mente Loro e di quale passato ignobilmente identico al presente viviamo, una volta ancora, all’alba del 21 maggio 2007.

Doriana Goracci

************

Una “infame calunnia via Internet” ai danni “della Chiesa e di Ratzinger”. Con queste parole, in un editoriale, il quotidiano ’Avvenire’ si scaglia oggi contro la diffusione da parte di un sito Web, con sottotitoli in italiano, del documentario su preti cattolici e abusi sessuali mandato in onda dalla Bbc nel 2006.

Il giornale dei vescovi italiani contesta su tutta la linea il contenuto del video, “un pot-pourri di affermazioni e pseudo-testimonianze – così lo definisce – che furono apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese”.

E in particolare rigetta “l’accusa rivolta a Joseph Ratzinger di essere stato niente meno che il responsabile massimo della copertura di crimini pedofili commessi da sacerdoti in varie parti del globo, in quanto ’garante’ per 20 anni – da quando fu nominato prefetto vaticano – del testo ’Crimen sollicitationis’, che è un’istruzione emanata in realtà dal Sant’Uffizio il 16 marzo 1962”.

Secondo Avvenire, “quel documento veniva presentato dalla Bbc come un marchingegno furbesco, escogitato dal Vaticano per coprire reati di pedofilia, quando invece si trattava di un’importante istruzione atta ad ’istruire’ i casi canonici e portare alla riduzione allo stato laicale i presbiteri coinvolti in nefandezze pedofile”. “Insomma – ribadisce il quotidiano della Cei -, un insieme di norme rigorose, che nulla aveva a che fare con la volontà di insabbiare potenziali scandali”.

Rai-News 24

 



Giovedì, 24 maggio 2007


Preti pedofili
CASO MARCHESE: TROVATO UN ACCORDO PER IL RISARCIMENTO

da Agenzia ADISTA n. 37 del 26-5-2007

33889. AGRIGENTO-ADISTA. Si è conclusa con una “transazione”, un accordo fra le parti, la vicenda che aveva visto contrapporsi Marco Marchese e il vescovo di Agrigento mons. Carmelo Ferraro (vedi nn. 54/04, 35, 73 e 81/06). Il vescovo aveva chiesto a Marchese, vittima di un prete pedofilo che aveva già patteggiato la condanna a 2 anni e 6 mesi, un risarcimento di 200mila euro per danni all’“immagine” e al “prestigio” della Chiesa di Agrigento presso l’“opinione pubblica”. La “colpa” di Marchese era stata quella di denunciare pubblicamente non solo gli abusi subiti, ma anche le responsabilità e i silenzi del vescovo nel corso dell’intera vicenda. Pochi giorni dopo la puntata di Mi manda Rai Tre del 15/12/2007 nella quale era stato trattato il caso, mons. Ferraro aveva però fatto marcia indietro ritirando la citazione. La decisione era stata annunciata attraverso una lettera fatta leggere in ogni parrocchia della diocesi e riportata dalla nostra agenzia (vedi Adista n. 3/07).

Ora è stato firmato un accordo contenente il riconoscimento di ogni responsabilità da parte del sacerdote già condannato, il quale si è impegno a corrispondere a Marchese un risarcimento economico per i danni morali subiti. L’ammontare del risarcimento – per quanto coperto da una clausola di riservatezza presente nell’accordo – corrisponderebbe a una somma superiore a quella di 50mila euro inizialmente richiesta dallo stesso Marchese. In altre parole, la curia ha fatto di tutto per evitare il procedimento civile, liberarsi delle responsabilità “formali” che la vedrebbero non estranea ai fatti. Ma non ha potuto non riconoscere la fondatezza delle richieste di Marchese “delegando” al sacerdote il pagamento del risarcimento richiesto.

I soldi del risarcimento sono stati destinati da Marco Marchese all’“Associazione per la Mobilitazione sociale” (www.mobilitazionesociale.it), fondata nel 2004 da lui e da altri giovani di Palermo per combattere il disagio giovanile e promuovere campagne di sensibilizzazione sulle violenze a danno di minori. “Attualmente è soprattutto grazie a queste risorse che continuiamo a mantenere una sede e un telefono – ha dichiarato Marchese ad Adista -. Partiremo presto con una campagna di informazione e di sensibilizzazione rivolta ai bambini e a coloro che hanno subito abusi. Il 23 giugno faremo una fiaccolata silenziosa per ricordare le vittime della pedofilia, tra le quali le tante vittime di questa Chiesa che, spesso, oltre ad abusarne, le costringe al silenzio e all’isolamento”.

“C’è ancora tanto da fare – ha aggiunto Marchese -: aiutare chi ha vissuto sulla sua pelle, ancor prima che l’abuso fisico, quello spirituale. La Chiesa, a parole, ha condannato fortemente la pedofilia e il tradimento di qualche sacerdote, ma fa ben poco per aiutare le vittime. Tutti noi aspettiamo ancora oggi che qualcuno si pronunci sul documento che impone ai vescovi il silenzio assoluto su queste vicende. Noi vogliamo combattere il silenzio. Nessuno deve essere lasciato solo!”.
 



Giovedì, 24 maggio 2007


Preti pedofili – Lettera
Nessuno dovrà saperlo

di G. P.

Un libro di Bruno Zanin

Mi chiamo G. P., e voglio esprimere la mia indignazione-e rabbia- per quanto fa la chiesa cattolica in questi giorni per fermare/sminuire, coprire lo scandalo dei preti pedofili argomento venuto in luce “anche” e non solo ora con il video della BBC.( Oscurato) Io sono stato vittima nel 1963/1964 a dodici-tredici anni di un prete pedofilo che ha continuato imperterrito la sua carriera fino alle massime cariche dentro la congregazione salesiana. Un compagno di collegio ha però avuto il coraggio di scrivere un libro sulla questione, ma ha trovato tanta difficoltà per pubblicarlo tanto è vero che lo ha pubblicato un piccolo editore. Si intitola “Nessuno dovrà saperlo” edito da Pironti (napoli) ed è già scomparso dalle librerie chissà perchè…che rabbia!!! Vi mando un paio di allegati sul libro in questione.

complimenti per il lavoro che fate
G. P.



Intervista con Bruno Zanin 

 



Domenica, 27 maggio 2007


Preti pedofili
LA CATHOLIC ANTI-DEFAMATION LEAGUE SCRIVE ALLA RAI PER BLOCCARE ANNOZERO

da IMGPRESS

Riprendiamo da http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=25684&idsezione=1 il testo di questa lettera della Catholic Anti-Defamation League alla RAI per bloccare la trasmissione Anno Zero sul documentario della BBC relativo ai preti pedofili. Che dire? Crediamo che QUESTO E’ IL MASSIMO DELLA MINACCIA AL SILENZIO!!! Ma questa lettera ci è stata utile anche per sapere che la persona del Papa, secondo il concordato vigente, è “sacra e inviolabile”. E noi che, secondo gli insegnamenti del Vangelo, lo credevamo una persona come tutte le altre.

(28/05/2007) – Ill.mo Signor Direttore Generale, Signor Presidente, Signori Consiglieri, la Presidenza della Catholic Anti-Defamation League si fa interprete delle richieste di numerose associazioni cattoliche – rappresentative di alcune decine di migliaia di cittadini – per chiederVi di voler riconsiderare la prospettata programmazione del controverso documentario “Sex crimes and the Vatican” nel corso della prossima puntata di Annozero condotta da Michele Santoro. Al di là delle valutazioni di merito del documentario in oggetto – giudicato da autorevoli esperti della comunicazione come tendenzioso, fuorviante, gravemente pregiudizievole per l’immagine della Chiesa e offensivo nei confronti del Sommo Pontefice – la cui persona è riconosciuta dal vigente Concordato come “sacra e inviolabile” -, si ritiene che il format
Annozero e il suo conduttore non diano sufficienti garanzie di imparzialità e di oggettività, anche in considerazione dell’estrema complessità dell’argomento trattato. I tecnicismi giuridico-canonici, i riferimenti ad un presunto documento “segreto” – il Crimen sollicitationis, così segreto da esser pubblicato negli Acta Apostolicæ Sedis – ed i giudizi di parte espressi nel corso del filmato costituiscono un elemento ampiamente sufficiente per evitare che la RAI dia l’impressione di volersi nascondere dietro un presunto diritto di cronaca o la libertà di informazione per calunniare il Papa e offendere milioni di Cattolici italiani. Questa Presidenza ritiene quindi opportuno sottoporre alla Vostra attenzione, affinché sia portata in Consiglio d’Amministrazione, un’istanza urgente di rinvio della trasmissione del documentario, trasferendolo a un format meno ideologizzato, sotto la conduzione di un giornalista di riconosciuta imparzialità e dando modo alle parti di spiegare compiutamente in cosa detto documentario sia attendibile e in cosa viceversa sia da ritenersi alterato e falsato. La funzione pubblica della televisione di Stato, non disgiunta dal fatto che i suoi servizi siano pagati dai contribuenti, impone di considerare con la massima serietà la richiesta della Catholic Anti-Defamation League, che si permette sommessamente di far notare che con ogni probabilità ben altra attenzione sarebbe stata dedicata al documentario, qualora avesse riguardato altre religioni, non ultimo quell’Islam che pure non pare esente da crimini di pedofilia e violenza sessuale perpetrati nelle Madrasse, a giudicare da quanto riporta la stampa estera, nell’assoluto silenzio dei media italiani. La Catholic Anti-Defamation League non intende in alcun modo nascondere la verità su fatti accertati e condanna senza esitazione i reati di pedofilia – specialmente laddove essi coinvolgano membri del Clero. Nondimeno non si può tollerare in alcun modo che il servizio pubblico divenga occasione per mettere alla gogna mediatica un’intera Istituzione ecclesiastica, in spregio ai più elementari principi del diritto moderno e della correttezza dell’informazione. Facendo nostre le parole dell’appello lanciato dal prof. Introvigne, non siamo affatto contrari a una franca discussione del problema della pedofilia e dei tragici casi di sacerdoti cattolici colpevoli di abusi su minori, che – sulla scorta dell’ampia letteratura scientifica oggi disponibile – miri, secondo le parole di Benedetto XVI ai vescovi dell’Irlanda, del 28 ottobre 2006, a “stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi”. Siamo però contrari alla proiezione dello specifico documentario “Sex Crimes and the Vatican”, che – ben lungi dall’affrontare il tema in modo corretto – è una semplice requisitoria anticlericale contro il regnante Pontefice, punteggiata da affermazioni clamorosamente false o fondate sull’ignoranza dei più elementari principi del diritto canonico. Il clima in cui si trova attualmente il Paese, dopo i numerosi e violentissimi attacchi alla Chiesa Cattolica e ai vertici della Sacra Gerarchia, dovrebbe persuaderVi circa la necessità di evitare di dare argomenti – o pretesti – a qualche fanatico: farsi alibi della libertà di informazione, o anche solo non tenere nel debito conto le circostanze attuali, autorizzerebbe a ritenere la RAI corresponsabile dell’aggravarsi della situazione: tra gli insulti contro gli ecclesiastici da parte dei manifestanti dello scorso 17 Maggio a Bologna si poteva leggere anche: “Vergogna pedofili”, che faceva seguito alla scritta dell’11 Aprile, “Preti vescovi cardinali i veri pedofili”. Non riteniamo che la televisione di Stato possa unire la propria voce a quella di frange violente ed estremiste. Per queste ragioni Vi invitiamo a voler accogliere la nostra istanza, in difetto della quale questa Presidenza si vedrà costretta a ricorrere all’Autorità Garante per le Comunicazioni, chiedendo il sequestro preventivo del documentario. Vogliate parimenti considerare che, in forza dello proprio Statuto, la Catholic Anti-Defamation League potrà adire le vie legali anche contro la RAI, laddove si possa ravvisare una qualsiasi forma di diffamazione o di discriminazione dei Cattolici. Siamo certi che sia opportuno scongiurare queste eventualità, spostando la trasmissione in un format alternativo, affidando la conduzione del programma ad una figura imparziale e garantendo un serio contradittorio.

Con i più distinti saluti,
Pietro Siffi, Presidente
 



Mercoledì, 30 maggio 2007

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 7

_______________

1000 abusi segnalati, Dieci i processi, secondo Panorama

(ANSA) – ROMA, 31 MAG – Dal 2001 sono giunte alla Congregazione per la dottrina della fede un migliaio di segnalazioni su presunti abusi sessuali compiuti dal clero.Lo dice un’inchiesta su Chiesa e pedofilia pubblicata su ’Panorama’ di domani, secondo cui i processi avviati in questi sei anni sono solo poco piu’ di una decina. ’Panorama’ evidenzia il totale riserbo sui processi e sulle sentenze e pubblica la lettera riservata che l’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio Ratzinger invio’ a tutti gli episcopati del mondo.

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2007-05-31_13147013.html



Lunedì, 04 giugno 2007


Lettera
Sex crimes and the Vatican

di Rosario Amico Roxas

Sarà ancora la fede in Cristo a risollevare la Chiesa, grazie a quanti sacrificano la loro esistenza per servire la Chiesa e permettere, così, il prosieguo della promessa del Messia «Non prevalebunt».


Riceviamo e pubblichiamo


La difesa d’ufficio della Chiesa, in ordine alla trasmissione di Santoro, apparsa puntualmente sul “Giornale” della famiglia Berlusconi, obbliga a movimentare il dibattito, perché non basta che il sig. Silvio pretenda escludere dalla cittadinanza cattolica quanti non si allineano alle sue attestazioni di improvvisata religiosità.

La trasmissione ideata dalla BBC è stata traumatica, ma va identificata nei mezzi e nei fini che voleva perseguire; infatti è emerso quanto da tempo stiamo sostenendo, e cioè che i personaggi coinvolti nelle turpi storie non sono sacerdoti, bensì pedofili travestiti da sacerdoti, che non avrebbero mai dovuto vestire l’abito talare, così come improvvisati “defensor fidei” dell’ultima ora dovrebbero avere il buon senso di tacere per non inquinare, con i loro interessati interventi, la genuinità della fede che anima il popolo dei credenti.

No ! Mons. Fisichella non ha saputo difendere l’istituzione della Chiesa, perché non ha saputo portare gli argomenti nel loro giusto alveo, insistendo sull’esigenza di una difesa malgrado le evidenze, offrendo il primato alla Chiesa da sostenere che non alle vittime da confortare,

E’ l’itinerario che la Chiesa deve rivedere e ricostruire, stante il fatto che quello attuale sostiene la Chiesa ma allontana i fedeli, deludendoli nella speranza e nelle attese.

L’ufficialità delle Chiesa, ribadita anche nell’ultimo volume di Benedetto XVI “Gesù di Nazaret” sostiene l’esigenza di ricercare i valori, al fine di fornire una solida base dottrinale ad ogni individuo, per accostarsi alla realtà irrobustito dalla dottrina.

Ma è dilatabile a tutti i credenti tale itinerario ?

Bisogna prima conoscere la realtà, attraverso tutti i mezzi oggi disponibili e cercare di comprendere quali domande essa pone alla fede.

Cristo non può essere la soluzione di tutto, anche della violenza, se non si conoscono le cause che tale violenza hanno generato.

Si tratta anche della violenza verbale, come l’attacco alla Chiesa a causa di un pugno di uomini indegni dell’abito che hanno usurpato.

II coraggio della Verità può essere il solo viatico alla resurrezione delle Coscienze, non certo una direttiva come “Crimen sollecitationis”, scritta e firmata dal card. Ottaviani nel 1962, ma confermata nel 2001 da papa Ratzinger, che impone un silenzio che somiglia troppo all’omertà; un silenzio imposto pena “la morte dell’anima” attraverso scomuniche.

Il paradosso sta anche nella confusione che viene ingenerata tra peccato e reato; così la Chiesa impone che venga ritenuto dallo Stato laico come reato, quanto ha deciso trattarsi di peccato, come le unioni di fatto, contro le quali lo stesso Stato laico dovrebbe intervenire a livello punitivo misconoscendo anche i diritti più elementari.

Ma nello stesso tempo la Chiesa esige che ciò che lo Stato laico reputa essere un reato, come la pedofilia, venga considerato, quando commesso dal proprio clero, come un peccato da amministrare all’interno della Chiesa, minimizzando gli effetti e svilendo le legittime attese di quanti quei reati hanno subito.

Ecco che si ripropone l’esigenza di conoscere la realtà, in tutti i suoi aspetti, per poter calare dentro di essa i valori etici e sociali, senza fraintendimenti e senza mezze misure.

La Chiesa dovrà riprendersi il coinvolgimento con i problemi del popolo,che è lontanissimo dalle istanze diplomatiche, dal potere temporale, dalla esibizione di opulenza che contrasta con l’insegnamento di Cristo; così è stato per il viaggio in Brasile di Benedetto XVI, apparso subito come un viaggio di Stato, più che un pellegrinaggio in una terra devastata dalla povertà morale e materiale, ma sostenuta dalla più genuina fede in Cristo.

La genuinità delle “Beatitudini della montagna” , nel libro citato di Ratzinger, è diventata una epistemologia del trascendente che il popolo cristiano non può capire, perché attanagliato dai problemi quotidiani della povertà e dalla miseria che contrastano con le visite di Stato.

Non basta una sedia gestatoria per spalancare le porte del Paradiso, quando ci si pone come alternativa a quel cammello che continuerà a passare dalla cruna di un ago.

Rosario Amico Roxas


Martedì, 05 giugno 2007


Cardinale Messicano interrogato per un caso di pedofilia

Secondo numerose agenzie di stampa internazionali, Il cardinale Norberto Rivera, primate della Chiesa Cattolica Messicana, sarà sottoposto ad interrogatorio ed essere costretto a comparire davanti ad un tribunale di Los Angeles negli USA, con l’accusa di aver coperto un prete ricercato per aver commesso ripetute violenze su decine di bambini.
Ma non è solo Rivera ad essere stato citato in giudizio. Stessa sorte è capitata anche ad un altro cardinale di Los Angeles, il cardinale Roger Mahony. Entrambi sono accusati di favoreggiamento, ostruzione della giustizia e negligenza.
Secondo l’accusa, il prete protetto da Rivera e da Mahony si chiama “padre Nicolas Aguilar” e sarebbe stato inviato a Los Angeles per evitare che in Messico scoppiasse una scandalo per gli abusi sessuali da lui commessi.
E fra i due cardinali c’è anche lo scaricabarile, con Rivera che dice di aver scritto una lettera cifrata a Mahony e questi che nega di essere a conoscenza di alcunchè. Come nelle migliori famiglie.



Giovedì, 07 giugno 2007


Tivoli, molestie a un sergente maggiore: indagato cappellano militare


TIVOLI (9 giugno) – E’ stato prosciolto dall’accusa di calunnia e diffamazione, mentre il cappellano militare che lo aveva denunciato è stato indagato per molestie sessuali. E’ accaduto a un sergente maggiore Federico M. 25 anni, di Cassino, che è stato prosciolto dalle accuse a suo carico dal Gup del tribunale di Tivoli. Il militare alla fine dello scorso anno si era rivolto al suo colonnello denunciando continue molestie sessuali subite da parte del cappellano militare, un romano di 45 anni.
Il prete, raccontava il sergente, lo infastidiva con ripetuti approcci sessuali promettendogli in cambio un avvicinamento a Cassino o a Sora. Dopo la denuncia, il colonnello ne discusse con il cappellano il quale, oltre a negare tutto, denunciò il sergente per diffamazione e calunnia, sostenendo che le accuse del sottufficiale erano motivate solo dal desiderio di vendetta per il mancato avvicinamento alla sua città di nascita.
Sabato davanti al Giudice per le udienze preliminari di Tivoli, assistito dai legali Giampiero Vellucci e Emanuele Carbone, il sergente maggiore ha sostenuto il processo con rito abbreviato. Fondamentale è stata la testimonianza di un commilitone che, una sera di agosto dello scorso anno, ha riferito di essersi nascosto nel bagno dell’alloggio del sergente e di aver assistito alle pressanti avance del cappellano che offriva in cambio dell’atto sessuale la promessa del trasferimento.
Il Gup quindi, oltre a prosciogliere il sergente maggiore, ha rimesso gli atti in mano alla procura perché indaghi il potente cappellano militare per molestie sessuali.
 


Domenica, 10 giugno 2007


Preti pedofili
Intervista al Dottor Richard Sipe e Padre Thomas Doyle sul loro libro: Sex, Priests, and Secret Codes

di Umberto Lenzi

Un libro verità: gli abusi sessuali dei preti cattolici erano continui e i dirigenti della chiesa ne erano a corrente fin dal principio


8 Giugno 2007.
Per il libro vedi: http://www.sexpriestsandsecretcodes.com/
[convenevoli]
Umberto: “Che cosa ti ha mosso a scrivere il libro?”
Richard: OK. I Vescovi Americani affermavano di non sapere niente a riguardo del problema. E che per loro era una novità… Prima la Chiesa non aveva avuto problemi di questo tipo. Questo dicevano i Vescovi Americani. Così, ciò mi ha ispirato a proseguire per chiarire che quella non era la verità.
Umberto: “Quali benefici e frutti ti aspetti dal libro?”
Richard: Ah… più apertura sulla discussione ed onestà da parte della Chiesa.
Umberto: Per Chiesa intendi gerarchia?
Richard: Si, la gerarchia, certo, certo…
Umberto: Credi che questo rifletta anche quello che direbbe Tom?
Richard: Beh, non so, ma se vuoi lo chiamo.
Umberto: OK, se puoi sarebbe proprio un gran favore, grazie.
Richard: Un momento, devo andare all’altro telefono.
Umberto: Va bene, grazie.
[rumori… ]
Richard: Umberto?
Umberto: Si.
Richard: Scusa … (Tom) adesso è libero …
Umberto: OK. Gli faccio le stesse domande.
Richard: Yah. OK. Stammi bene, amico.

Thomas: Pronto.
Umberto: Salve Tom. Padre Doyle, ho un paio di domande da parte dei media italiani, per te.
Thomas: OK.
Umberto: E, se non ti dispiace, le registro perché eventualmente dovrò scriverle. “Quali sono state le ragioni ed i motivi che hanno mosso te, Richard, ed il Sig. Wall a scrivere il libro?”
Thomas: La ragione era di far vedere che c’era stata una storia continua di abusi sessuali, da parte del clero e che i dirigenti della chiesa istituzionale erano al corrente dell’abuso, fin dal principio; e che avevano cercato un certo tipo di rimedi per porvi termine; e quello era stato solo per punire i preti colpevoli. Il nostro intento era di chiarire che c’era una storia ininterrotta e cercar di vedere quello che la chiesa sapeva e come aveva reagito. Per contraddire in pieno quello che i Vescovi sostengono oggi: che questo era qualcosa di nuovo e che non ne sapevano nulla e, per difendere il modo con cui reagirono, invocano l’ignoranza.
Umberto: Grazie. La seconda domanda è: “Quali benefici e frutti ti aspetti dal libro?”
Thomas: Penso che i benefici ed i frutti del libro… I benefici sono che… rivelerà e chiarificherà pubblicamente un problema molto serio nella Chiesa Cattolica, in particolare l’insensibilità verso le vittime dell’abuso sessuale del clero. Credo che un altro beneficio [sia] che servirà ad evidenziare l’assoluta necessità per un serio studio degli aspetti negativi risultanti dal celibato obbligatorio. Credo che sarà utile. Noi speriamo che serva a risvegliare un numero sufficiente di laici ed ecclesiastici affinché ci si renda conto della gravità di questo problema e che il continuo rifiuto da parte dei Vescovi ed il papato, non soltanto dell’esistenza, ma della vastità del problema e la loro incapacità o riluttanza di ammetterne e confrontarne le conseguenze, il danno fatto a centinaia di migliaia di persone. Non l’hanno mai ammesso, non hanno neppure considerato il male che ha fatto alle persone.
Ecco, questo è quello che vogliamo fare. Ed infine, lo scopo ultimo è, in un modo o nell’altro, di aiutare le vittime e ridurre in futuro l’abuso sessuale da parte del clero.
Umberto: grazie Padre Doyle.
Thomas: Va bene cosí?
Umberto: Si.
Thomas: OK. grazie.


Lunedì, 11 giugno 2007


Brasile
Prete è accusato di stupro a Carmo da Mata

Mercoledì 06 giugno del 2007 20:15

Portal Uai

La Polizia civile (carabinieri ) di Carmo da Mata (Cittadina Brasiliana ) ha indiziato, questo mercoledì, il sacerdote Cleber Domingos Gonçalves, 35 anni , per il crimine di stupro. Le denunce contro il religioso erano investigate da cinque mesi dalla polizia, che confermò il suo passaggio in vari hotéls della regione e in un appartamento a Belo Horizonte, accompagnato da ragazzi.

Secondo la commissaria di polizia Adriene Lopes de Oliveira, esistono prove pesanti, che giustificano il fermo di polizia: “dovrà rispondere giudizialmente per il crimine di stupro con presunzione di violenza, perché la vittima è minore di 14 anni “.

Per concludere le investigazioni, dieci giorni dopo la notizia della cattura, la commissaria ha sentito le supposte vittime, i loro genitori, funzionari e proprietari degli hotels e degli alberghi, dove il prete aveva l’abitudine di alloggiare. Il lavoro d’investigazione ebbe inizio dopo una denuncia anonima e, sulla base delle investigazioni iniziali, la Polizia Civile (carabinieri ) ottenne l’emissione di un ordine di cattura e prigione preventiva.

Cleber Domingos è stato preso il 28 maggio scorso, a Belo Horizonte, mentre era in compagnia di un minorenne. Durante tutto il tempo, il prete negò le informazioni, ma il Tribunale di Giustizia di Carmo da Mata non acccettò, il 1º de giugno, il ricorso di revocare la prigione preventiva, richiesto dagli avvocati difensori.

(Informazioni della “Polícia Civil de Minas Gerais”)



Martedì, 12 giugno 2007

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 8

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

FERMIAMOLI 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli due ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l’etica. E’ quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E’ quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco).

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.



Gli ex parrocchiani che subirono gli abusi scrivono ad Antonelli
Le vittime di don Cantini: “Per lui un processo penale”

di Maria Cristina Carrutù

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Le-vittime-di-don-Cantini-Per-lui-un-processo-penale/1651009/6

Un processo penale giudiziario. Le vittime di don Lelio Cantini, il prete accusato di violenza sessuale a plagio da suoi ex parrocchiani della Regina della pace, non si rassegnano. E, «fortemente incoraggiati» dall´intervento di monsignor Rino Fisichella alla trasmissione «Annozero» del 31 maggio scorso, hanno scritto all´arcivescovo Ennio Antonelli. Per chiedere alla Curia fiorentina quello che avevano già chiesto, finora inutilmente: e cioè, un processo penale giudiziario contro don Cantini, a norma del diritto canonico. Con ascolto dei testimoni e delle vittime, e un giudizio finale collegiale, laddove, nel processo penale amministrativo, è l´arcivescovo a prendere personalmente provvedimenti. Nel caso di don Cantini Antonelli ha sospeso il prete dalla celebrazione dei sacramenti e della messa in pubblico per cinque anni, ma le vittime hanno sempre ritenuto che per i crimini ammessi dall´ex parroco fosse una pena del tutto insufficiente.
E così, in una lettera firmata da ben diciotto di loro e inviata il 7 giugno scorso, per conoscenza, anche alla Congregazione per la dottrina della fede, ad Antonelli le vittime danno questa volta un mese di tempo per rispondere, trascorso il quale, annunciano, richiederanno il diretto intervento della Congregazione, alto organismo della Santa Sede. Fisichella, si legge nella lettera, «ha pubblicamente e privatamente ringraziato tutti noi del coraggio e della determinazione finora mostrate, esprimendo chiaramente e inequivocabilmente la necessità di istruire un processo canonico giudiziario» per «far luce e chiarezza su tutti gli aspetti delle vicende legate a don Cantini». Comprese, ricordano le vittime, «le eventuali reiterazioni in epoca recente dei reati», che così non sarebbero soggetti a prescrizione. Fra i reati attribuiti a don Cantini, ricordano, c´è oltretutto l´assoluzione del complice istigato a commettere peccato, che comporta la scomunica immediata latae sententiae riservata alla Santa Sede. E se è vero che in presenza di prove certe, come in questo caso, e dell´ammissione del colpevole, si può ricorrere al processo amministrativo, su reati come la pedofilia e l´assoluzione del complice, considerati «gravissimi» dal diritto canonico, a giudicare non deve essere una Curia locale ma direttamente la Congregazione per la dottrina della fede. Lo ricorda Paolo Moneta, uno dei massimi esperti di diritto canonico: sebbene quanto prefigurato da Fisichella «non rientri nelle procedure normali», dice, «la Congregazione può disporre che, per fare maggiore giustizia su reati gravissimi, una procedura giudiziaria si possa riaprire», e un decreto amministrativo già emesso da un vescovo «revocare».



Mercoledì, 20 giugno 2007


NO ALLA PEDOFILIA
HUGAFLAME presenta “SEXCRIME”

“Sexcrime” è un brano crudo, uno storytelling che affronta esplicitamente il tema della pedofilia, argomento spesso nascosto dalle cronoche ed occultato per i suoi risvolti ripugnanti. Un tema che fa rabbrividire perchè sbatte in faccia delle persone inconsapevoli una realtà assurda ed inconcepibile, che taglia con l’accetta la dignità dell’uomo ma soprattutto spezza le vite delle vittime, i bambini, colpevoli di vivere l’infanzia, di fidarsi della vita e del prossimo. Una realtà difficile da concepire ma che esiste, che deve essere esecrata necessariamente ma di cui bisogna parlare. In questo periodo caratterizzato da una forte instabilità politica e sociale, in cui la mancanza di valori comuni condivisi richiama l’esigenza di profondi cambiamenti a tutti i livelli della società, è importante essere consapevoli della nostra realtà anche se spesso scomoda e atroce. HugaFlame ha il coraggio di parlarne e questa canzone vuole essere un piccolo contributo affinché si possa tenere viva la sensibilizzazione su questo argomento.
Il brano è scaricabile gratuitamente sul sito ufficiale www.hugaflame.com.


HugaFlame è un gruppo hip hop attivo nella scena musicale da diversi anni, che si distingue per tematiche e attitudine dal genere di riferimento d’oltreoceano.
I tre ragazzi (Dydo, Livio e DJRonin) affrontano argomenti della quotidinità, spesso con un tono ironico, ma hanno un particolare talento: la loro musica e i loro testi arrivano dritti al cuore delle persone, perchè fanno riflettere:
non parlano di massimi sistemi ma di vicende e situazioni comuni, in cui ognuno si può ritrovare. Questa capacità li premia con il grande riscontro che hanno tra la gente, non certo a livello discografico; parlare senza censura dicendo le cose come stanno non aiuta a vendere dischi.

Per questo motivo il gruppo decide non scende a compromessi:
continua a proporre una musica forte e diretta, che non significa volgare ma che tratta argomenti toccanti e spesso impegnativi. Internet è il mezzo migliore per questo obiettivo, la gratuità quello più onesto per arrivare al cuore delle persone.

HUGAFLAME

www.hugaflame.com
www.myspace.com/hugaflame

Di seguito riportiamo il file audio di “Sexcrime”. La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti




Mercoledì, 20 giugno 2007


La Repubblica: Preti pedofili, polemica per un convegno alla Camera

La Rosa nel Pugno invita l’accusatore di Ratzinger e la Cdl protesta. Bertinotti: non posso negare l’uso della sala –


21/06/2007 ROMA – A pochi giorni dalle polemiche sollevate da Anno Zero di Michele Santoro sulla pedofilia clericale, è ora un convegno organizzato dalla Rnp in una sala della Camera a provocare una bufera politica sul tema dei preti pedofili. Venerdì prossimo, infatti, nella Sala Colonne di Palazzo Marino (che fa parte della Camera), si terrà un seminario sulla «repressione sessuale, una politica che genera violenza», organizzato dal deputato radicale Maurizio Turco al quale prenderanno parte alcune vittime di abusi da parte di preti e Daniel Shea, l’avvocato statunitense che ha denunciato il papa Ratzinger di aver confermato, quando era presidente della congregazione della fede, la linea di trattare la pedofilia con discrezione. Sarà trasmesso, inoltre, in anteprima per l’Italia, il film the “Hand of god” di Joe Cuntrera, italoamericano e fratello di una vittima. Il fatto, però, che questo argomento sia affrontato in un locale del parlamento ha scatenato una polemica all’interno della maggioranza e le proteste dell’opposizione. I teodem della Margherita, con i deputati di Fi e dell’Udc, hanno chiesto infatti a gran voce al presidente della Camera di non autorizzare lo svolgimento del convegno. Bertinotti ha risposto di non poterlo fare, non potendo «censurare» l’attività dei gruppi parlamentari.


Preti pedofili
Capua. Don Pasquale Scarola condannato per pedofilia: “Volelo la mamma, non la figlia”

Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18


IL CASO DON SCAROLA
Il religioso già condannato a due mesi per pedofilia ha detto durante l’udienza civile: “telefonavo anche di notte in quell’abitazione”

DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE
Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

CAPUA (Tina Palomba) – “Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia”.

Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di nove anni.

E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua debolezza verso le donne.

Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: “Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere”. Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato aanche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice.

Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: “Ciao sono Pasquale” e poi tutto il resto. Insomma “roba” da Santi Uffizzi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capi che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato.
 



Giovedì, 21 giugno 2007


Manifestazione su: «Basta con le omertà vaticane sulla repressione e le violenze sessuali»

Registrazione audio


Riprendiamo dal sito di radio radicale, Coordinate: http://www.radioradicale.it/scheda/228919, la registrazione della Manifestazione su: “Basta con le omertà vaticane sulla repressione e le violenze sessuali”.
Partecipanti: Daniel Shea -avvocato; Umberto Lenzi – movimento preti sposati; Paul Cultrera; Maurizio Turco – deputato e segretario dell’associazione anticlericali.net (Rosa nel Pugno); Matteo Mencacci – rappresentante del partito radicale transnazionale presso l’ONU; Mario Staderini – consigliere comunale del I Municipio di Roma (Rosa nel Pugno); Paolo Falcone – vice presidente dell’Associazione Chiesa in cammino.
Di seguito riportiamo il file audio della manifestazione. La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti.





Il file audio da noi ripreso è rilasciato con licenza Creative Commons: Attribuzione 2.5
2007 www.RadioRadicale.it

Sabato, 23 giugno 2007


Preti pedofili e repressione sessuale nella Chiesa : associazione deleteria

di Rita Guma

23 giugno 2007
Si e’ tenuto ieri a Roma un convegno dal titolo “La repressione sessuale: una politica che genera violenza. Basta con le omertà vaticane”.
Come molti sanno, in passato mi sono espressa con durezza nei confronti della Chiesa cattolica per la sua politica sulla questione dei preti pedofili e per le sue incursioni nella politica legislativa degli Stati laici (in primis il nostro). Sul nostro sito sono anche comparsi diversi chiarimenti non certo favorevoli alla Chiesa in merito all’ICI delle strutture vaticane o all’8 per mille. La stessa indipendenza l’abbiamo dimostrata sulla questione delle vignette su Maometto e sull’ironia fatta su Papa Ratzinger.
Queste prese di posizione danno la misura della nostra terzieta’ rispetto a quella religione (come a tutte le altre). Una terzieta’ che pero’ non e’ anticlericalismo, perche’ non si puo’ fare una corretta difesa dei diritti di tutti se si mira a contrastare la liberta’ di alcuni, una liberta’ beninteso che finisce laddove lede i diritti altrui. Ebbene, con lo stesso spirito con cui ho criticato la Chiesa affermo invece che l’incontro in oggetto ed iniziative simili contengono ’in nuce’ violazioni dei diritti umani, al di la’ dell’intento dichiarato della tutela dei diritti.
Ritengo infatti che preti e Vescovi (e religiosi di altre confessioni) possano essere criticati per gli aspetti politici dei loro interventi come qualsiasi altro cittadino e che debbano essere perseguiti anche penalmente per eventuali violazioni dei diritti di terzi, cosi’ come penso possa essere criticata sotto il profilo etico la struttura religiosa il cui comportamento finisca con il coprire il reato o proteggere il perpetratore. Sono convinta tuttavia che discutere i principi e le regole interne di una religione – se non illegali – non sia compito della politica e che tali regole, finche’ accettate e condivise da esseri maggiorenni e consenzienti, possano essere discusse solo all’interno di quella comunita’ religiosa. Diversamente si tratta di una indebita ingerenza della politica nella religione, la quale peraltro, essendo basata sulla fede, non puo’ essere messa in discussione nei suoi fondamenti da organismi o esponenti secolari: la fede non si spiega, la fede si ha o non si ha. Inoltre, come diro’ in seguito, tale pretesa mette a rischio alcune liberta’ fondamentali.
In particolare, il tema oggetto dell’incontro – discusso fra Matteo Mecacci (rappresentante all’ONU del Partito radicale transnazionale), Maurizio Turco (deputato della Rosa nel Pugno, segretario di una associazione anticlericale), Robert Costello (impegnato contro i preti pedofili), Joe Cultrera (regista di Hand of God), Daniel Shea (avvocato), Gabriella Simoni (antropologa e giornalista televisiva), alcuni esponenti di associazioni per i minori e due esponenti del movimento preti sposati – rientra nel filone che argomenta che il celibato dei preti (e la trasmissione dell’idea di donna come ’diavolo’) sia foriera di violenze sessuali da parte dei preti.
In primo luogo vorrei far notare che la lista di relatori dell’incontro ’mescola’ esponenti politici, antilericali dichiarati, tecnici, difensori dei diritti dei bambini violentati e infine preti sposati. Non ho nulla contro alcuna di queste categorie, tuttavia mi pare una scorrettezza usare la questione dei preti pedofili (e quindi la tragedia delle loro vittime) per una discussione-insalata con vasti aspetti anticlericali. Seppure si volesse discutere la questione storico-sociale-psicologica del celibato nella Chiesa, questo andrebbe fatto in sede appropriata, per esempio in un incontro di studi, con persone tecnicamente preparate e non politicizzate, prevenute o mosse da astio verso l’oggetto dei loro studi.
In tale sede emergerebbe fra l’altro che anche fra i sacerdoti delle religioni che consentono il matrimonio ai religiosi esistono fenomeni di violenze sessuali ai danni di bambini e donne o bambine, fatto che da solo farebbe gia’ cadere una tesi del convegno di ieri, mentre l’altra (che l’idea della donna-lucifero provochi preferenze omosessuali) viene automaticamente smentita dalla presenza dei preti sposati allo stesso convegno. In qualsiasi contesto di potere – da sempre, dallo ’jus primae noctis’ a Vallettopoli – si determinano situazioni favorevoli al sopruso, senza necessariamente cause come regole di castita’ o celibato. Se il contesto prevede piu’ probabilita’ di avvicinare minori – di per se’ prede piu’ facili – maggiore sara’ la frequenza del delitto ad opera di persone malate o senza scrupoli.
Inoltre, secondo la Costituzione italiana, art. 8. “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge” e, art. 19. “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Se una regola religiosa non e’ contraria ai diritti dell’uomo e viene accettata liberamente dal fedele (in questo caso da chi prede i voti sacerdotali) non puo’ essere discussa dal potere temporale ed i politici che lo facciano si comportano come i vescovi che interferiscono nella sfera di competenza dello Stato laico.
Non solo, ma grazie alla loro visibilita’, con questi discorsi costoro creano pure un clima di intolleranza, perche’ una cosa e’ la critica ad un atteggiamento ’esterno’ della Chiesa (prendere una posizione politica su un pdl dello Stato o coprire un prete pedofilo) altra cosa una critica alle regole e fondamenti di una religione, che ha come conseguenza di porre in cattiva luce quella religione e suoi fedeli, e non un singolo prete o vescovo o la gerarchia. E non la pone in cattiva luce in quanto abbia violato un diritto o coperto un reato (che sarebbe giusto) ma in quanto applica un principio cardine di quella religione cui si pretende di attribuire conseguenze malefiche per la societa’.
Mi si opporra’ a questo punto che allora anche regole di altre religioni limitative dei diritti delle donne o di chicchessia non dovrebbero essere discusse. Sinceramente penso che donne maggiorenni che in una societa’ libera come quella occidentale decidano volontariamente di portare il burqa aderendo alla religione islamica debbano poterlo fare (con i limiti stabiliti dalle leggi sulla pubblica sicurezza). Anche per i Testimoni di Geova ho sottolineato in passato che se questi liberamente (quindi da maggiorenni in possesso delle proprie facolta’) scelgono di non sottoporsi a trasfusione debbono poterlo fare anche se vanno incontro alla morte. In entrambi i casi e in altri simili fanno eccezione i minori (ad es se una minore viene sposata ad uomo o sottoposta a mutilazione genitale dall famiglia, quell’atto e’ – anche per legge – una violenza) e fanno eccezione tutte quelle regole che confliggono con leggi quali il divieto della poligamia.
Quindi – entrando nel merito della questione e alla luce della responsabilita’ individuale sancita dalla Costituzione – se un prete avverte pulsioni sessuali che confliggono con il suo stato sacerdotale, puo’ semplicemente lasciare la tonaca. Se non lo fa e preferisce violentare i bambini o le ragazzine, la responsabilita’ e’ sua, non della Chiesa che ha stabilito la regola (peraltro alcuni preti pedofili colti in flagrante hanno confessato di aver scelto di operare nella Chiesa proprio con la finalita’ di sfruttare il contesto per molestare i bambini). Lo stesso discorso vale per i preti sposati, che rispetto e di cui comprendo la sofferenza, ma dei quali penso che o aderiscono ad un’altra fede che preveda il matrimonio per i suoi ministri del culto, o continuano a combattere all’interno della Chiesa per far cambiare una regola che ritengono teologicamente infondata.
Per esemplifcare il mio pensiero, prendo ad esempio lo statuto della nostra associazione, il quale stabilisce delle incompatibilita’ stringenti riguardo alle cariche associative. Chi voglia candidarsi a presidente, portavoce o referente locale dell’associazione non puo’ essere dirigente politico di un partito o eletto nelle Istituzioni o amministratore di una impresa e cosi’ via. Chi aderisce alla nostra associazione lo fa volontarimente e sapendo che ci sono questi limiti. Non puo’ poi lamentarsi di non poter essere eletto presidente o di doversi dimettere quando in capo alla sua persona sorge una di queste incompatibilita’. Se la cosa non gli piace puo’ pero’ uscire dall’associazione o tentare di cambiare lo statuto.
Non credo – in conclusione – che faccia bene a nessuno cavalcare iniziative come quella di cui ho parlato, iniziative che anzi a mio avviso fanno solo danno, sia perche’ non rispettano il diritto di una religione di autoregolamentarsi entro i limiti di legge come stabilito invece dalla Costituzione e da tutte le Carte dei diritti internazionali, sia perche’ alimentano – come gia’ detto – un clima di intolleranza, sia infine perche’ inquinano una battaglia per la giustizia e per i diritti delle vittime con i loro intenti chiaramente anticlericali, inducendo di conseguenza diffidenza in una parte dell’opinione pubblica che sara’ disposta a sostenere la levata di scudi della Chiesa, che invece dovrebbe impegnarsi con piu’ efficacia contro i delitti perpetrati al suo stesso interno e resi possibili proprio dall’autorevolezza derivante nell’ambito della comunita’ dall’investitura ecclesiastica.
Altra cosa e’ la difesa delle vittime o la denuncia, benemerita quando imparziale e mirata solo al bene delle vittime, senza altri odii o scopi, ed alla quale anche noi da anni contribuiamo.
————–


da Osservatorio sulla legalità – http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/06giu3/2301ritalaicita.htm



Sabato, 23 giugno 2007


Preti pedofili
Don Siro Invernizzi resterà prete

Dopo il caso di don Pasquale Scarola da Capua, un altro prete pedofilo viene “graziato” dal proprio vescovo, in contraddizione alle asssicurezioni sulla mano dura che mons. Fisichella ha propagandato ad Annozero contro i preti pedofili.



Continuerà a fare il prete ed a celebrare messa. Ma, quasi certamente, dovrà svolgere le sue funzioni di sacerdote in un’altra diocesi. E’ questa la decisione assunta dalle autorità religiose nei confronti di don Siro Invernizzi, l’ex parroco di Cergnago che il 6 settembre 2006 venne arrestato a Milano (vicino al cimitero maggiore) perchè trovato in atteggiamenti intimi con un 13enne romeno. In dicembre era poi seguito il processo. Don Invernizzi aveva patteggiato due anni con la condizionale ed il risarcimento di 10mila euro alla famiglia del minorenne.
Per questo caso di pedofilia, il pubblico ministero aveva chiesto al giudice una pena non inferiore ai sei anni. Fabio Santopietro, l’avvocato di don Invernizzi, aveva proposto invece il patteggiamento, sostenendo che il rapporto non era stato consumato: si era trattato di un episodio occasionale e non c’erano state minacce e violenze. Accusa e difesa si erano così accordate sui 24 mesi, con pena sospesa ed immediata libertà per il prete (che aveva trascorso gli arresti domiciliari nella casa della sorella a Gropello Cairoli, nella zona di Cielo Alto). Chiusa la vicenda giudiziaria, la questione è poi passata sotto la competenza della chiesa. La diocesi di Vigevano, attraverso il vescovo Claudio Baggini, ha svolto accertamenti sul caso ed ha inviato un fascicolo sulla vicenda a Roma, alla Congregazione per la dottrina della fede: è l’organismo che ha il compito di decidere se per un sacerdote sottoposto ad un procedimento penale sia necessario un processo canonico (che, teoricamente, può portare anche ad una pena severa come la sospensione o, addirittura, la riduzione allo stato laicale). Ma questa ipotesi è stata subito scartata dagli esperti del Vaticano, che hanno affidato a monsignor Baggini il compito di prendere una decisione sul futuro di don Siro. E il vescovo di Vigevano, da quanto si è saputo, non sembra intenzionato ad adottare provvedimenti punitivi nei confronti del prete. Dalla diocesi non filtrano notizie e commenti. Tuttavia l’ipotesi più probabile è che don Invernizzi continuerà anche in futuro a svolgere la sua attività sacerdotale. Per il momento resterà in Lomellina, a disposizione della curia vigevanese.
Ma è probabile che nei prossimi mesi venga trasferito in un’altra diocesi dell’Italia settentrionale, dove verrà inserito in una parrocchia e potrà riprendere a svolgere il suo ministero religioso.
Segnalazione pervenuta a ultimissime e tratto da La Provincia Pavese del 28 giugno 2007
 


Notizia riportata in: http://www.uaar.it/news/2007/06/28/don-siro-invernizzi-restera-prete/

Venerdì, 29 giugno 2007


Preti pedofili – dibattito
La questione dei seminari minori

di Sergio Grande

Nella sezione Forum del nostro sito, nella settimana scorsa, si è sviluppato un intenso dibattito sulla questione dei seminari minori a cui più volte si è fatto riferimento negli articoli riguardanti la questione dei preti pedofili. Grazie al contributo di Steve (uno dei partecipanti al forum) sono venute fuori le dimensioni di tale problema che sono vermanete incredibili, molto al di la di quanto noi stessi potessimo immaginare.
I dati sono tutti ufficiali del Vaticano e sono tutti disponibili su intenert sui siti della CEI e della agenzia FIDES.
Grazie al lavoro di ricerca di Steve abbiamo così appreso che nella sola Italia vi sono
“123 seminari minori (90 diocesani e 33 religiosi) e 25 convitti (14 diocesani e 11 religiosi)” per un totale di “circa 2.743 seminaristi minori (1.426 diocesani e 1.317 religiosi)”. (I dati sono tratti dal documento reperibile al seguente link:

 http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2007-03/15-40/statistiche2007%20WEB.pdf ).


Fa notare Steve che “molti dei preti pedofili proviene proprio dai seminari minori, che ogni anno assiccurano ai seminari maggiori circa il 25% dei nuovi seminaristi. Potete immaginare che personalità disturbate si aggirano in quei seminari”.

I dati mondiali relativi ai seminaristi bambini in tutto il mondo sono ancora più raccapriccianti. Dai dati pubblicati dall’Agenzia FIDES apprendiamo che i seminaristi minori nel mondo sono stati nel 2004 ben 101.585 di cui 45.535 in Africa, 17.991 in America, 24.200 in Asia, 13.463 in Europa e 396 in Oceania. Non ci sono ancora dati aggiornati al 2007.


(I dati sono reperibili ai seguenti link
http://www.fides.org/ita/statistiche/2000_5.html
http://www.fides.org/ita/storia/am_82.html )

In uno dei suoi post Steve racconta cosa ha trovato nel sito della diocesi di Aversa (CE), dove c’è uno dei più fiorenti pedoseminari d’Italia con 100 bambini, in relazione alla vita di questi poveri ragazzi DI SCUOLA MEDIA INFERIORE :
(http://www.diocesiaversa.it/default2.asp?active_page_id=105 )


Il cammino che concerne i ragazzi della scuola media tende inizialmente a considerare, per un’educazione dell’individuo nella vita di gruppo, i cardini di un discorso primariamente umano: l’accoglienza, il confronto, l’altrui diversità vista come fonte di ricchezza personale e comunitaria. Le catechesi settimanali sono incentrate sull’Eucaristia, mediante le quali i ragazzi sono gradualmente accompagnati nella scoperta della figura di Gesù fonte di comunione e di esperienza concreta di fraternità. Il percorso formativo della II media si snoda puntando principalmente sulla realtà dei sacramenti, segni della presenza e dell’amore di Dio per l’uomo. La conclusione del cammino della Scuola Apostolica, per i ragazzi della III media, è incentrata infine sull’esperienza prettamente vocazionale, guidando i ragazzi ad aprire il loro cuore alla chiamata del Signore per realizzare il progetto di Dio. Essi comprendono così come la loro vita è un dono di Dio, che non va sprecato in cose effimere, ma mettendolo a servizio degli altri.
Per chi volesse aapprofondire ci si può rendere conto anche della vita disgraziata dei ragazzi delle medie superiori.
Quale maturità affettiva può acquisire un ragazzo di 10-12 anni sottoposto a tale vita?
Ma ciò non sembra preoccupare più di tanto la gerarchia cattolica. Sempre Steve riporta un documento redatto da Mons. Luigi Serenthà della diocesi di Senigallia (AN) relativo alla PASTORALE VOCAZIONALE DEI PREADOLESCENTI dove egli difende con vigore il reclutamento dei seminaristi preadolescenti sostenendo che i seminaristi non sono forzati nella loro “vocazione”:


(Leggi il documento al seguente link http://www.seminariosenigallia.it/documenti/Pastorale%20vocazionale%20nei%20preadolescenti.doc ).

Afferma Steve a tale proposito in uno dei suoi post: “Ma è cosa nota che dove c’è repressione dell’affettività e della sessualità si blocca lo sviluppo della personalità dell’adolescente in un periodo fondamentale per la sua formazione. Non si sostiuiscono gli affetti familiari e la ricerca dell’amore e del sesso con le preghiere, i rosari e i direttori spirituali, che spesso sono i primi violentatori dei seminaristi perchè essi stessi lo sono stati da bambino.
Non è il celibato la causa della pedofilia e delle violenze sessuali dei prei, bensì la represssione affettiva e sesssuale che circonda tutto il percorso formativo dei preti, dai seminari minori all’impegno parrocchiale.
Il celibato è un effettto di questa repressione dell’affettività e della sessualità, come lo è la pedofilia ecclesiastica
“.
Chiudere i seminari minori diventa dunque necessario se si vuole risolvere veramente alla radice la questione dei preti pedofili.
Del resto prete significa “anziano” perchè deriva dal termine greco “presbitero” che per l’appunto significa anziano.
Anziano è colui che da più tempo mette in pratica qualche cosa. C’è indubbiamente una questione di età, o quanto meno di numero di anni di attività. Nelle aziende si diventa “anziani d’azienda” dopo vent’anni di lavoro.
Per la chiesa cattolica si viene consacrati “preti” cioè anziani fra i 24 e i trenta anni di età. I dati statistici uficiali ci dicono che il 25-30 per cento dei preti comincia a diventare “anziano” addirittura all’età di 10 anni, in quinta elementare, frequentando i seminari minori, quando ancora non si è maturato alcunchè.
Selezionare i preti in questo modo e dare loro questa educazione è funzionale a creare “supereroi”, “funzionari di Dio”, come diceva Drewerman, persone dedite alla gestione del sacro, con un potere oppressivo dei fedeli da esercitare. Persone senza alcun vincolo affettivo con la propria famiglia da cui sono stati sradicati magri in tenera età anche e soprattutto per motivi economici, come fra l’altro dimostra il gran numero di seminaristi minori di Africa e Asia.
Ma tutto ciò è in netto contrasto con quanto predicato da Gesù e che si ritrova nei vangeli, con i cristiani tutti uguali, senza alcun privilegio o potere per alcuno.
Non c’è dubbio che è dalla negazione di questo modello di chiesa evangelica che vengono fuori le aberrazioni che sono sotto gli occhi di tutti.
Occorre allora far crescere nelle comunità cristiane la consapevolezza che bisogna mettere in discussione non solo il tipo di reclutamento e di formazione a cui sono sottoposti i preti, ma la loro stessa funzione che riduce i laici a semplici appendici di una struttura gerarchica onnipresente e sempre più onnipotente. Ma questo è idolatria.



Lunedì, 02 luglio 2007


Preti pedofili
Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad “anno zero”

di Agenzia ADISTA n. 49 del 7-7-2007

33961. ROMA-ADISTA. È una sorta di contro-Annozero il convegno organizzato lo scorso 22 giugno dalla Rosa nel Pugno su “La repressione sessuale: una politica che genera violenza”. Ed infatti il deputato radicale Maurizio Turco apre i lavori con un durissimo attacco alla puntata della trasmissione di Michele Santoro andata in onda il 31 maggio (vedi Adista n. 43/07): “Santoro ha sacrificato la verità sull’altare dell’audience – ha dichiarato Turco -. Pur di andare in onda ha accettato di concordare la trasmissione con Fisichella. Senza questo accordo la trasmissione non avrebbe ricevuto l’autorizzazione perché il Vaticano l’avrebbe impedito ed è per questo che il conduttore ripeteva continuamente che si trattava di ‘casi personali’. Bisognava accreditare i vertici della gerarchia come estranei alla vicenda, assolvendo l’istituzione nel suo complesso in quanto non responsabile del comportamento dei suoi singoli membri. È esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli Stati Uniti”. Lo stesso Fisichella – ha rivelato il deputato radicale – ha posto il veto sull’invito in studio di Daniel Shea, l’avvocato di alcune vittime di preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinare in tribunale anche Joseph Ratzinger. L’accusa era quella di aver “ostacolato la giustizia” attraverso la lettera del 2001 con la quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede imponeva il “segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Ma dopo la sua elezione al soglio pontificio, Ratzinger è stato ‘stralciato’ dal processo grazie all’immunità di cui gode in quanto “capo di Stato”.
Daniel Shea – che prima di diventare avvocato ha frequentato il seminario di Lovanio ed è un omosessuale dichiarato – è stato quindi invitato a partecipare al convegno della Rosa nel Pugno, in cui sono intervenuti, fra gli altri, anche Marco Marchese dell’“Associazione per la mobilitazione sociale”, Fausto Marinetti, Paolo Falcone ed Umberto Lenzi, del movimento dei preti sposati, Massimiliano Frassi, dell’“Associazione Prometeo onlus”, e Marco Pannella.
L’incontro è stato aperto dalla proiezione, in anteprima italiana, del film The Hand of God del regista italoamericano Joe Cutrera, presente al convegno insieme al fratello Paul, vittima di abusi. “Lo avevamo offerto gratuitamente a Santoro – ha dichiarato Turco all’agenzia Dire – che ha invece preferito pagare per il documentario della Bbc. Siamo certi che la Rai continuerà a sottrarre alla conoscenza pubblica i fatti mentre noi chiediamo che i fatti siano resi noti perché l’opinione pubblica li possa giudicare”. “La storia di Paul Cutrera è la mia storia – ha commentato Marco Marchese –; è la storia di tutte le vittime di abusi da parte di membri del clero. La Chiesa si dice ‘non responsabile’ di questi fatti, ma la responsabilità della Chiesa è oggettiva. Nel documento della Congregazione per i vescovi ‘Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores’ si legge che ‘la chiamata agli ordini è responsabilità personale del vescovo e del superiore maggiore’ i quali ‘hanno il dovere di accertarne la maturità affettiva’. Quindi se ci sono dei pedofili che sono diventati preti la responsabilità è di qualcuno, qualcuno che non sa discernere, e che non dovrebbe guidare nessun ‘gregge di Dio’”.
Secondo Fausto Marinetti – ex cappuccino, già missionario in Brasile – occorre “tentare di scoprire la cause a monte di tali atrocità. È troppo facile puntare il dito contro i preti pedofili. Alla base di tutto c’è l’educazione impartita nei seminari, ambienti artefatti ed asettici nei quali si impone una visione cupa della corporeità e della sessualità”. “Anch’io sono stato abusato – ha detto Marinetti, visibilmente commosso – sono stato abusato nell’anima! L’unica donna ammessa in seminario è la vergine Maria. La figura femminile diventa una sorta di fantasma, una figura disincarnata. Ricordo quando a 13 anni andavo a cercare sulle riviste dell’epoca i volti di donna per scorgere una figura materna”. Tutto ciò compromette in maniera profonda un sano sviluppo della maturità affettiva e sessuale dei seminaristi: “L’ambiente naturale di crescita è la famiglia”. In seminario, invece, l’impostazione repressiva esclude qualsiasi “educazione al controllo delle pulsioni e dei sentimenti”. Ed ecco quali sono i risultati. (emilio carnevali)

Articolo tratto da
ADISTA

La redazione di ADISTA si trova in via Acciaioli n.7 – 00186 Roma
Telefono +39 06 686.86.92 +39 06 688.019.24
Fax +39 06 686.58.98
E-mail info@adista.it
Sito www.adista.it



Lunedì, 02 luglio 2007


Preti pedofili
USA/ Abusi sessuali, 5 anni al prete che si dichiara colpevole

Il reverendo McCormack ottiene sconto di pena

New York, 2 lug. (Ap- Apcom) – Cinque anni di carcere per il reverendo Daniel McCormack, il prete della chiesa cattolica di Sant’Agata a Chicago incriminato nel gennaio del 2006 per abusi sessuali nei confronti di cinque ragazzini di età compresa tra 8 e 12 anni. McCormack ha ammesso la sua colpevolezza, ottenendo così uno sconto di pena. La dichiarazione di colpevolezza ha anche posto fine al processo, senza che le vittime abbiano dovuto testimoniare in aula.

Gli episodi per i quali McCormack andrà in pigione risalgono al 2001; ma non sarebbero i soli. All’epoca, era anche insegnante di algebra e allenatore di basket nella scuola di Nostra Signora del Westside: i bambini dei quali ha abusato erano suoi allievi, o loro amici.

Dopo l’emergere del caso, nel settembre del 2005, l’Arcidiocesi di Chicago non aveva preso alcun provvedimento nei confronti del prete, sospeso solo dopo l’incriminazione formale. Adesso, annnuncia il cardinale Francis George, McCormack dovrà rinunciare ai voti: la procedura è già stata istruita, perchè “l’abuso sessuale sui bambini è un peccato e un crimine”.



Mercoledì, 04 luglio 2007


Preti pedofili
USA : prete pedofilo ammette abusi ma l’arcidiocesi non lo sospese

di Rico Guillermo*

Un sacerdote cattolico americano accusato di aver abusato di cinque ragazzi e che ha confessato di essere colpevole di tutte le accuse e’ stato condannato ieri a 5 anni di prigione.
La vicenda e’ avvenuta nella parrocchia di Sant’Agatha e Nostra signora nella citta’ universitaria del Westside, a Chicago, dove l’uomo, Daniel McCormack, 38 anni, ha insegnato algebra ed e’ stato allenatore di pallacanestro. L’arcidiocesi di Chicago ha detto in una dichiarazione che ora che McCormack si e’ dichiarato colpevole, il cardinale Francis George ha dato disposizioni perche’ sia iniziato il processo per revocargli il sacerdozio. Nella dichiarazione l’arcivescovo ha detto che “Quando l’abusante e’ un prete, la chiesa intera e’ influenzata. Tale cattiva condotta commessa da un prete o da chiunque altro correlato con l’arcidiocesi non puo’ essere tollerata”.
Nel 2001, quando era arrivata la prima denuncia, l’uomo si era dichiarato non colpevole, ma le verifiche di alcuni consulenti esterni hanno trovato accuse di abusi sui ragazzi che datano al 1988 e che l’arcidiocesi non aveva analizzato correttamente. Inoltre hanno trovato che, anche se un altro sacerdote era stato assegnato alla st. Agatha per controllare McCormack, l’uomo aveva avuto ancora contatti con bambini.
Il direttore della scuola in cui McCormak insegnava, Barbara Westrick, e’ stata licenziata dopo aver criticato la decisione di mantenere in organico l’uomo gia’ accusato degli abusi, anche se l’arcidiocesi afferma che il licenziamento e’ avvenuto sulla base di valutazioni sull’operato professionale attuale della dirigente.
Le accuse contro McCormack sono state basate su avvenimenti datati 2001, ma egli non e’ stato incriminato ne’ rimosso dalla parrocchia finche’ la direttrice non ha segnalato alla polizia, all’arcidiocesi ed al dipartimento per l’infanzia dell’Illinois piu’ denunce nel gennaio 2006. La donna ha detto che alcune famiglie avevano presentato denunce alla polizia e all’arcidiocesi in precedenza ma che l’uomo era stato scagionato per insufficienza di prove senza accurate indagini.
Barbara Blaine, fondatore e presidente della rete delle persone abusate dai preti ha detto al Chicago Tribune di essere soddisfatta che la confessione dell’imputato abbia risparmiato alle vittime lo stress del processo, ma ha aggiunto che l’ammissione di colpevolezza di McCormack evidenzia che “i segreti sporchi della diocesi rimangono nascosti” e che il cardinale “non ha fatto il suo lavoro correttamente”. Dopo le pressanti richieste dell’organizzazione, McCormack e’ stato etichettato come predatore sessuale e sara’ mantenuto lontano dai bambini quando avra’ finito di scontare la sua condanna.
Per i ragazzi, l’ammissione di colpevolezza di McCormack e’ stato un giorno molto importante. I legali delle vittime hanno pero’ lamentato la brevita’ della condanna. “Padre McCormack ha avuto una condanna a 5 anni – ha notato anche la Blaine – ma i ragazzi hanno avuto una condanna a vita”.
* si ringrazia Claudio Giusti



Fonte: http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/07lug1/0301pedochurch.htm

Mercoledì, 04 luglio 2007


Preti pedofili
Roma. Prete pedofilo recidivo condannato a 4 anni e 2 mesi.

E il cardinal vicario di Roma ed ex presidente della CEI Ruini dov’era? E mons. Fisichella non ha nulla da dichiarare?


Fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/05/prete_pedofilo.shtml

Dieci anni fa era già stato in prigione per lo stesso reato Roma: prete condannato per pedofilia A.D. 58 anni sacerdote e insegnante alla scuola Media Salvo D’acquisto dovrà scontare 4 anni e due mesi di carcere

ROMA – Sacerdote, insegnate e anche pedofilo, secondo la magistratura. E’ stato condannato, in rito abbreviato, dal gup Claudio Mattioli, a 4 anni e due mesi, un sacerdote accusato di aver abusato di due ragazzini. Il prete, A.D., di 58 anni, di origine siciliana, officiava nella diocesi dedicata alla Madonna di Czestokova, alla Rustica, e insegnava religione alla scuola media di Roma «Salvo D’Acquisto». L’uomo, che per i fatti oggetto del procedimento era anche finito in manette, è da tempo agli arresti domiciliari in un convento di Benedettini Silvestrini a Bassano Romano. Il capo d’imputazione per A.D. è: atti sessuali con minori, aggravati dal fatto che le vittime erano a lui affidate «per ragioni di educazione e di vigilanza». Il giudice ha imposto anche una provvisionale di 15mila euro di rimborso alle vittime.

GIA’ CONDANNATOPER LO STESSO REATO – In passato era già stato condannato dieci anni fa per una storia molto simile ma, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. Arrestato nell’estate scorsa, il religioso, inizialmente, aveva negato tutto, ma in seguito aveva confessato, almeno in parte, cercando però di sminuire la gravità delle violenze. La prima denuncia a carico di A.D. venne presentata dai genitori di un dodicenne con gravi problemi psichici, un ragazzo “affetto da un disturbo del comportamento nell*ambito dell*organizzazione cognitiva borderline”. Il giovane, che frequentava l*oratorio della Rustica, raccontò di essere stato palpeggiato e molestato dal sacerdote e, qualche giorno dopo, alcuni amichetti della stessa età gli raccontarono di aver subìto lo stesso tipo di violenze. In seguito si accertò un secondo caso, avvenuto, stavolta, durante un campo scuola nell*isola di Ventotene. A.D. aveva sorpreso un gruppo di ragazzi che scherzavano e si misuravano gli organi genitali. Il religioso avrebbe approfittato della circostanza per rivolgere pesanti avances a un altro adolescente, anche lui di 12 anni.

05 luglio 2007



Venerdì, 06 luglio 2007


Preti pedofili
Il rispetto della verità. Tutta intera

di ANTONIO RIZZOLO

Per doverosa informazione dei nostri lettori riprendiamo questo editoriale di Vita Pastorale di luglio 2007 – http://www.stpauls.it/vita/0707vp/0707vp09.htm, che esprime le posizioni delle gerarchie cattoliche sulla questione del documentario della BBC sui preti pedofili. le posizioni sono note ma crediamo sia opportuno poterle leggere direttamente in modo che ognuno possa farsi una propria idea sull’argomento. Sul nostro sito è disponibile il filmato della BBC in inglese con sottotitoli in italiani (Clicca quì per scaricarlo).

Alcune riflessioni e precisazioni dopo le polemiche suscitate dal documentario della Bbc dedicato ai casi di abusi sessuali su minori da parte di alcuni sacerdoti.

Ignoranza e pregiudizio o tesi costruite ad arte per attaccare la Chiesa? È una domanda che sorge spontanea sempre più spesso di questi tempi, nei quali l’anticattolicesimo in generale sembra farsi sempre più forte. Con il rischio di un arroccamento in difesa da parte dei credenti e di un conseguente venir meno del dialogo e talvolta della testimonianza libera e gioiosa dell’incontro con il Cristo risorto.
Questi attacchi, d’altra parte, creano anche molta confusione tra i semplici fedeli, mettendo in crisi la loro fiducia nei confronti dell’istituzione ecclesiale. È il caso delle recenti polemiche sorte attorno al documentario Sex crimes and the Vatican, realizzato dal giornalista della Bbc Colm O’Gorman e mandato in onda nella trasmissione di Michele Santoro Annozero.
Il rispetto della verità richiede che prima di tutto si riconoscano gli abusi e i crimini compiuti da sacerdoti nei confronti dei bambini. L’aveva già espresso con chiarezza Benedetto XVI il 28 ottobre 2006, rivolgendosi ai vescovi irlandesi: «Nell’esercizio del vostro ministero pastorale, negli ultimi anni avete dovuto rispondere a molti casi dolorosi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando a compierli è un ecclesiastico. Le ferite causate da simili atti sono profonde, ed è urgente il compito di ristabilire la confidenza e la fiducia quando queste sono state lese. Nei vostri sforzi continui di affrontare in modo efficace questo problema, è importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte a evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi».
Come ha detto monsignor Rino Fisichella durante la trasmissione di Santoro, quei sacerdoti non dovevano diventare tali, andavano fermati prima, hanno fatto solo male alle loro vittime e all’intera comunità ecclesiale; ha ribadito anzi che questi crimini vanno denunciati con tempestività e lucidità.
Il rispetto della verità richiede però che questa sia presentata nella sua interezza. Da questo punto di vista il documentario della Bbc è molto carente, ed è costruito con una tesi: la responsabilità ultima è dell’attuale Papa. In questo modo si è voluto ridurre la pedofilia a problema della Chiesa cattolica, chiudendo gli occhi su un fenomeno diffuso in tutto il mondo occidentale, che cerca anzi, come ha denunciato don Fortunato Di Noto, una sorta di legittimazione culturale (è di questi giorni la notizia che i pedofili italiani si affidano alla riservatezza del Liechtenstein per celebrare via Internet, il 23 giugno, la giornata dell’orgoglio pedofilo).
L’errore, o la mistificazione di fondo, del documentario della Bbc (per una disamina più ampia si veda l’articolo di Massimo Introvigne “Preti pedofili, le falsità del video Bbc”, Avvenire 30.5.2007, pp.10-11, disponibile sul sito http://www.cesnur.org) consiste nella confusione tra diritto della Chiesa e diritto dello Stato. «La Chiesa», scrive Introvigne, «ha anche un suo diritto penale, che si occupa tra l’altro delle infrazioni commesse da sacerdoti e delle relative sanzioni, dalla sospensione a divinis alla scomunica. Queste pene non c’entrano con lo Stato, anche se potrà capitare che un sacerdote colpevole di un delitto che cade anche sotto le leggi civili sia giudicato due volte: dalla Chiesa, che lo ridurrà allo stato laicale, e dallo Stato, che lo metterà in prigione». Il documentario induce così lo spettatore a pensare che quando il documento De delictis gravioribus afferma che i processi relativi a certi gravi crimini sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede voglia dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato e tenerli nascosti.
Tra le altre falsità vanno ricordate quelle riguardanti l’istruzione del 1962 Crimen sollicitationis, in particolare quando si sostiene che essa «aveva lo scopo di coprire gli abusi avvolgendoli in una coltre di segretezza tale per cui “la pena per chi rompe il segreto è la scomunica immediata”. È precisamente il contrario: il paragrafo 16 impone alla vittima degli abusi di “denunciarli entro un mese” […]. Il paragrafo 17 estende l’obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia “notizia certa” degli abusi. Il paragrafo 18 precisa che chi non ottempera all’obbligo di denuncia dei paragrafi 16 e 17 “incorre nella scomunica”. Dunque non è scomunicato chi denuncia gli abusi ma, al contrario, chi non li denuncia».
Soltanto ignoranza e pregiudizio? Vorrei comunque concludere con un invito fatto da padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana: «È giusto che anche la società nel suo insieme si renda conto che nel campo della difesa dei minori e della lotta alla pedofilia ha un lungo cammino da compiere. L’esperienza della comunità ecclesiale, che conta nella sua lunga storia incalcolabili meriti di impegno per la gioventù, dovrà essere un elemento importante per collaborare costruttivamente in questa direzione».

Antonio Rizzolo



Lunedì, 09 luglio 2007


Pedofilia preti
«VIA I PRETI PEDOFILI DALLA CHIESA»

Lettera di don Di Noto ai vescovi e al clero


METER
Via E. Filiberto, 58 – 96012 Avola (SR)
Tel. 0931 564872 – Numero Verde 800 455270
http://www.associazionemeter.org – info@associazionemeter.it

COMUNICATO STAMPA

IN ESCLUSIVA SU AVVENIRE
Milano 10 luglio 2007 —— “Coraggio e testimonianza contro i preti pedofili”. “Venite e amate i piccoli e i deboli” è il titolo della “Lettera che nasce dall’amore verso la Chiesa”, scritta da don Fortunato Di Noto, parroco siciliano e fondatore dell’Associazione Meter – e pubblicata oggi in esclusiva (dedicando una pagina intera) dal quotidiano dei vescovi Avvenire (pag. 11) e che affronta il triste fenomeno “preti e pedofilia” e che “chiede una scelta di coraggio e forte testimonianza” ai vescovi e ai sacerdoti.
Una Lettera, scrive don Di Noto, che vuole sollecitare “ad affrontare diversamente la questione della pedofilia quando è coinvolto un sacerdote con la consapevolezza che questi episodi non possono infangare l’intera azione della Chiesa”.
Numerose le adesioni, Radio Vaticana oggi trasmetterà una intervista esclusiva a don Fortunato e già dei sacerdoti hanno fatto pervenire la loro adesione e solidarietà da Palermo, Padova ed altre città.
Una Lettera, pubblicata sul quotidiano dei Vescovi che chiede “gesti forti anche in nome delle vittime dimenticate”; i preti che hanno abusato “sarebbe meglio lasciassero il ministero”, ribadisce don Di Noto.
“Non è una protesta, né tantomeno una denuncia – ci tiene a sottolineare don Di Noto -, bensì è il frutto della sollecitazione che ricevo dai numerosi messaggi che giungono a me e alla associazione”.
“Spero che la lettera – conclude don Fortunato Di Noto, possa essere spunto per una riflessione collettiva, che susciti dibattito e trovi risposte adeguate al fenomeno in modo da non doversi sentir un giorno da parte di un bambino abusato: Tu non eri dalla mia parte”.

Si allega la Lettera:

“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
Chi scrive queste poche righe è un prete che ama la Chiesa come la sua stessa vita, parroco ad Avola (SR) nel profondo sud Italia. Che 15 anni fa con l’Associazione Meter, nata nell’ambito della comunità cristiana, ha iniziato un lungo e spesso difficile impegno dalla parte dei bambini contro la pedofilia.
Non riesco a raccontare l’immenso dolore dei bambini accolti dopo essere stati lacerati da uomini crudeli che hanno fatto scempio di loro. E che continuano a farlo. Un dramma di proporzioni inaudite, talmente vasto e inimmaginabile che a stento se ne prende consapevolezza. Un olocausto di piccoli, spesso dimenticato perché incredibilmente straziante.
Tanti adulti, uomini e donne, che non amano i bambini. Individui che appartengono a tutte le categorie sociali: dai padri alle madri, dai maestri ai bidelli, dai ricchi ai poveri. O anche preti.
Questa mia lettera, rivolta ai confratelli e vescovi, è per tutti quei “preti che non avrebbero ma dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa”.
Chiedo un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte: non possiamo accettare che un prete abusante di bambini possa pensare di aver fatto cosa gradita a Dio e all’umanità. Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti; non può celebrare i sacramenti; non può, nel nome di Gesù Cristo, rimanere prete. E’ meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di “scomunica”, disposte e normate in maniera del tutto definitiva dalla autorità ecclesiastica.
I preti che compiono atti offensivi contro i bambini, come lo stesso Mons. Fisichella ha dichiarato insieme a me ad “Annozero”, non dovevano diventare preti e non devono fare i preti.
Mi appello ai vescovi ed ai miei confratelli sacerdoti: la credibilità nella Chiesa è data dalla testimonianza coerente. Una testimonianza della verità che implicherà sì persecuzioni, ma anche la conquista della vera libertà in Gesù Cristo. Come anche la gioia di essere servitori nella Chiesa e nella Società di oggi, per il bene di tutti.
L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana. Non possiamo permettere che un bambino ci rimproveri: tu non eri dalla mia parte!
La presente lettera se condivisa può essere sottoscritta, basta inviare una email a donfortunatodinoto@associazionemeter.it; oppure un fax allo 0931 823160.
Avola, 3 luglio 2007
 



Martedì, 10 luglio 2007


Bergamo
Prete pedofilo condannato a 4 anni per violenza su 11enne

Val Scalve: prete condannato per pedofilia


http://www.montagna.tv/?q=node/5534

Cronaca – Inserito da montagnatv il Ven, 2007-07-13 16:32

BERGAMO — Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca. Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici. Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.



Venerdì, 13 luglio 2007


Preti pedofili
Lettera aperta a don Di Noto

Firmano questa lettera- il dialogo (www.ildialogo.org),- AMS: associazione mobilitazione sociale, Bispensiero, Chiesa in cammino

Caro don Di Noto,

se il tuo sdegno per l’olocausto degli innocenti consumato da “mani consacrate” è sincero deve essere coerente fino in fondo, vero? Quindi non può limitarsi a puntare il dito sugli esecutori materiali del “delitto”, ma deve ricercarne le cause, che, per così dire, sono come i suoi mandanti.

Inevitabile chiedersi: come è possibile arrivare a questi eccessi con tante pratiche di pietà, studi teologici, ritiri, messe? La formazione seminaristica sessuofoba e misogina non ha una qualche relazione di causa ed effetto con questi fatti non certo “isolati”? Se per anni si induce il candidato a ignorare, se non a cancellare la propria corporeità, si potranno mai produrre presbiteri maturi? Se fin da ragazzi si è “educati” a vedere la sessualità con gli occhiali neri della cultura pagana (gnostica e manichea), come potremo avere dei preti capaci di portare il giogo della castità? Non è temerarietà spedirli in parete da sesto grado senza l’equipaggiamento necessario? Non a caso la “Convenzione sui Diritti del minore” ne proibisce il reclutamento fuori dall’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Lo Stato della Città del Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, camuffati da “convitti o semi-internati”, giustificando una segregazione vera e propria con la scusante: “Ma vanno a casa il sabato e la domenica”. Se la cultura della sessualità è la stessa che ha prodotto i preti pedofili, non è evidente che si perpetuano le radici del crimine?

La Commissione indipendente, quindi non sospetta, disposta dai vescovi americani (2004) dice in proposito:

“Molti testimoni affermano, che (…) ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato celibatario sano e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. (…) Diverse diocesi hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i ragazzi siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente. (…) Il candidato che non sembra adatto deve essere rifiutato e i risultati della valutazione devono essere condivisi tra le diocesi. Per molti anni, i seminari si sono focalizzati quasi esclusivamente sulla preparazione intellettuale a scapito di quella umana. (…) L’81% delle vittime di abusi sessuali sono ragazzi e questo significa che la crisi è caratterizzata da comportamenti omosessuali. (…) Negli ultimi 15 anni è diventato di routine chiedere al candidato il suo orientamento sessuale. Alcuni vescovi non accettano aspiranti con orientamento omosessuale, che considerano un impedimento all’ordinazione. (…) Uno psichiatra riferisce che alcuni preti con difficoltà affermano che “nel presbiterato si possono coprire problematiche sessuali”. (…) Ci sono molte altre problematiche relative al celibato che possono essere terreno fertile per altri scandali. Numerosi testimoni credono che vi siano molti più casi di relazioni sessuali tra preti e donne o adulti consenzienti. Sebbene non sia un crimine, queste persone sono spesso vulnerabili e in tutti i casi tale condotta è gravemente immorale. I vescovi non possono permettere che ciò si verifichi senza conseguenze. Dichiarare che “non è affare di nessuno” è fondamentalmente sbagliato. Se un prete tiene fede alle sue promesse e vive secondo i precetti morali della Chiesa è affare del vescovo, dei confratelli e dei parrocchiani”.

A ragione affermi trattarsi di preti che non avrebbero mai dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa.

Ma allora non avrebbero mai dovuto essere ordinati vescovi neppure quelli che hanno collaborato a produrre altre vittime, spostando i preti notoriamente pedofili da una parrocchia all’altra? Non sono complici dei misfatti successivi? Non dovrebbero dimettersi spontaneamente e fare penitenza? Il card. Law, l’arcivescovo di Firenze, il vescovo di Agrigento, e tanti altri, continuano a pontificare e a godere dei loro privilegi.

E ancora: Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti. (…) E’ meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di “scomunica”.
Questo non vale anche per i vescovi? Senti cosa dice la Commissione dei vescovi americani:

“I membri della Commissione sollecitano, affinché si guardi allo scandalo come lo scandalo anche dei vescovi oltre che dei preti, che potrebbero domandarsi: perché i vescovi non hanno subito le stesse conseguenze? (…) Le azioni di quei preti sono gravemente peccaminose e l’inazione di quei vescovi che non hanno protetto i fedeli è altrettanto peccaminosa. In qualche modo, “il fumo di Satana” è stato lasciato entrare nella Chiesa e ne è rimasta profondamente ferita. La sua autorevolezza e credibilità in materia morale è stata gravemente danneggiata. (…) Le risposte di troppi vescovi sono state improntate al lassismo morale, eccessiva clemenza, insensibilità, segretezza, negligenza. Le principali trascuratezze sono: (i) relazione inadeguata con le vittime; (ii) aver permesso ai pedofili di restare in situazione di rischio; (iii) sono stati trasferiti senza informare i nuovi superiori; (iv) occultare le accuse alle autorità civili (v) evitare la riduzione allo stato laicale dei rei confessi. (…) Alcuni vescovi non hanno colto la gravità del problema. Hanno trattato le vittime come avversari e nemici del bene della Chiesa. Troppo spesso hanno trattato i preti accusati come persone che avevano bisogno di assistenza psicologica o di cambiare ambiente, piuttosto che veri e propri criminali che andavano rimossi dal ministero e denunciati alle autorità civili. Questi approcci non hanno risolto ma esacerbato il problema. (…) Alcuni vescovi sono stati troppo indulgenti e desiderosi di cercare una scappatoia per se stessi, favorendo il prete a scapito della vittima. Questa ingiustizia è attribuibile in parte al “clericalismo” – una attitudine per cui preti e vescovi sono un mondo a parte e superiori ai laici – e in parte alle idiosincrasie del diritto canonico. (…) Oggi è chiaro che la Chiesa avrebbe potuto prevenire molti abusi se i suoi leader avessero riportato le accuse alle autorità civili.  (…) In alcuni casi i prelati hanno scoraggiato le vittime dal denunciare gli abusi, ma le nuove norme prevedono che le “informino del loro diritto di denunciare alle pubbliche autorità” e che perseguano questo obiettivo. Le vittime non si rivolgevano alla forza pubblica perché avevano fiducia che la Chiesa stessa si occupasse del problema. Tale fiducia è stata ripetutamente tradita, una grave mancanza; e il fatto che tale tradimento è diventato di dominio pubblico, ha ingigantito la perdita di fede da parte di alcuni laici. (…) Dei testimoni affermano che in molti casi i vescovi non hanno punito i colpevoli, perché da loro ricattati, minacciando di rivelare informazioni compromettenti… Va da sé che, se un prete ritiene di poter essere ricattato, non dovrebbe proporsi all’elezione di vescovo o accettare cariche di autorità. (…) Le vittime in troppi casi sono state emarginate e ri-vittimizzate. Alcune si sono suicidate. Altre soffrono depressione, dipendenza da droghe e disfunzioni sessuali. (…) Il non ascoltarle e non accoglierle ha fatto si che i vescovi non comprendessero a pieno la natura e la portata del problema e sono venuti meno ai propri doveri pastorali. L’incapacità di partecipare ai loro drammi è grave al pari del danno inflitto dai pedofili stessi. (…) Dopo due anni dalla promulgazione delle Norme Essenziali, molte centinaia di preti sono stati rimossi dal ministero, ma pochi vescovi hanno lasciato l’episcopato”.

In sintesi: 1 – Alcuni prelati spesso hanno anteposto le preoccupazioni istituzionali della Chiesa locale a quelle della Chiesa universale. Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento. 2- La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare  un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa. 3 – Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati per trattare un problema che, mentre indubbiamente ha delle cause psicologiche e implicazioni legali, è, nel suo midollo, un problema di fede e di moralità. 4 – Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime. 5 – Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile dimettere il prete pedofilo.

Affermi: L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana.

Non ti pare che, fino a quando il crimine di pedofilia verrà considerato come un peccato, non sentiremo mai l’obbligo morale e civile di denunciarlo alle autorità giudiziarie? L’ha ammesso, nel tribunale di Boston, il cardinal B. Law: “Non sapevamo fosse un crimine, pensavamo che si trattasse solo di un peccato”.

La Commissione afferma: “Il non aver riconosciuto che l’abuso sessuale sul  minore è un crimine e non solo la manifestazione di una mancanza morale o disordine psicologico ha contributo moltissimo allo scandalo. (…) Un prete riferisce: “Credo che non abbiano mai considerato, che ci fosse una legge dello stato, per la quale (…) si va in prigione”. Dal momento in cui i vescovi non hanno compreso che (…) è un crimine, lo sbaglio deve risiedere in qualche modo nel supporto legale di cui si  avvalgono. (…) Un abuso sessuale è di per sé un evento traumatico; se commesso da un prete lo è ancora di più, perché è una “figura paterna” ed è probabile che causi più danno, che l’abuso perpetrato da altri individui. (…) … considerando gli abusi più come un disturbo “di identità sessuale” e non un crimine o un peccato grave, i vescovi hanno mancato nell’ottemperare alle proprie responsabilità verso la società e verso la Chiesa”.

Se un’istituzione “divina” continua a considerare materia di foro interno, fatto privato, un delitto tanto grave, come potremo aiutare “i santi innocenti”, prevenire, far sì che gli aspiranti pedofili si rendano conto del loro crimine? Fino a quando non grideremo dai tetti e dai pulpiti che chi minimizza, copre, smista i rei da una parrocchia all’altra, si rende corresponsabile del delitto, non saremo mai “dalla parte” delle vittime. Se i preti consigliano di non sporgere denuncia (come alcuni parroci di Milano nell’inchiesta de “Le Jene”); se la legislazione continua riservare alla Congregazione competente un delitto che spetta al foro civile; se il prete continua ad essere un privilegiato per il suo “status” o casta; se un vescovo si arroga il diritto di citare in tribunale per diffamazione una vittima della pedofilia, come non dubitare che a monte ci sia qualcosa di grosso che non va?

Non ti sembra che l’autorità civile tutela, difende gli innocenti meglio dell’autorità religiosa? Per un delitto così abominevole la “giustizia umana” prevede la prigione e il risarcimento danni, la morale cattolica pare considerarlo un peccato da “smacchiare” con un pellegrinaggio o un pio digiuno.

Qui non si tratta di carità (“si vis”), ma di giustizia (obbligo morale), nella quale l’unico competente non è il tribunale ecclesiastico, ma quello civile. Se rompo la gamba a uno (reato penale) non posso aggiustargliela con la carità, con il perdono: il reo è tenuto per giustizia a riparare i danni, risarcire. E’ una cosa così semplice, ovvia che è entrata nei codici penali di tutti i popoli, tranne che in quelli ecclesiastici. Non si può obliterare la giustizia in nome della carità. Gesù propone la sua legge, la carità, il perdono nell’intimo della coscienza, non in piazza, cioè nelle regole della convivenza civile. E’ per questo che quando non si distinguono i due piani della carità e della giustizia si finisce per capovolgere la morale e uno da carnefice si dichiara vittima di un  seminarista pedofilizzato!

Cosa vogliono le vittime? Giustizia, solo giustizia. Certa cultura catto-pagana sulla sessualità non ha indotto i cristiani a chiamare il figlio della ragazza madre: “figlio del peccato” come se l’avesse generato il diavolo? Agli orfani abbiamo saputo dare solo l’istituto e l’assistenza non la paternità/maternità “secondo Dio”. Un’ignominia, perché vuol dire che non siamo stati capaci di superare il vincolo del sangue. Don Zeno diceva: “L’orfano è una vergogna umana”. Non può esistere l’abbandonato se ci sono dei fratelli.

E il Vaticano è immune, esente da responsabilità? La Commissione ha qualcosa da ricordargli: “… sembra che la serietà del problema e la sua relativa vastità non furono tenute nel debito conto da Roma (…), perché si pensava che tali procedimenti avrebbero pregiudicato i diritti degli accusati. Alla fine degli anni ’80, alcuni vescovi influenti chiesero al Vaticano di istituire una procedura amministrativa per la rimozione dei preti pedofili. La richiesta era basata, in parte, sulle lacune del sistema canonico, che prevedeva la riduzione allo stato clericale quale punizione per gli abusi sessuali su minori, ma solo dopo un lungo processo, che richiedeva la partecipazione della vittima. Alcuni vescovi si sono opposti, perché le vittime avrebbero subito un ulteriore trauma. Inoltre, la dimissione dallo stato clericale non poteva essere imposta se il prete o il suo avvocato avessero dimostrato che aveva agito in base a qualche malattia mentale o disturbo psichico. Dato che molti erano stati mandati in centri terapeutici, dove sono stati diagnosticati disturbi psicologici, la dimissione dallo stato clericale, anche dopo la fine del processo canonico, non era applicabile. Nel tribunale ecclesiastico, una volta accertata la colpevolezza, il prete ha diritto di appello fino a due gradi superiori. Secondo la legge canonica, una sentenza per la quale si richiede l’appello decade immediatamente. Quindi il prete dichiarato colpevole, dopo il completamento del processo penale diocesano, non si troverà di fronte all’imposizione di nessuna pena fino a molti anni più tardi. Intanto continua a fare il prete, magari senza un particolare incarico. (…) Le richieste che il Vaticano ha ricevuto da un discreto numero di vescovi  per una chiara procedura di dismissione avvennero ripetutamente negli anni ’90, ma  inutilmente. (…) Molti attribuiscono l’immobilità Vaticana ad una generica riluttanza ad interferire con i vescovi, altri che il problema fosse unicamente Americano. (…) Il Codice di Diritto Canonico prevede l’immediata sospensione dallo stato clericale di chiunque commetta abusi sessuali su minori (canone 1395). Tuttavia, sebbene il canone 1389 preveda una simile punizione, inclusa la dismissione dal ministero, per un dirigente della Chiesa che, con colpevole negligenza mancasse di intraprendere azioni riparatrici, raramente la Chiesa ufficiale statunitense ha ottemperato a questa disposizione. Così come nessun vescovo negli Stati Uniti è stato mai punito secondo il canone 1389 per evidente inadempienza del canone 1395”.

Caro don Di Noto,

anche noi, le vittime, chiediamo “un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte”: se vuoi stare dalla nostra parte, aiuta preti e vescovi ad avere il coraggio di ammettere le loro colpe; a individuare le cause profonde della pedofilia clericale; a non minimizzare “Tanto in Italia si tratta solo di una cinquantina di casi…”. In un’Italia, parrocchia del papa, è troppo facile occultare, chiudere in cassaforte o negli archivi diocesani i nostri scheletri. Le associazioni che difendono le vittime sono concordi nel dire che da noi si vede solo la punta dell’iceberg. Vuoi stare con noi? Fai emergere il resto dell’iceberg, altrimenti la strage degli innocenti continuerà senza fine.

Così, non sia.

PS. Ti consigliamo qualche buona lettura:

1-       R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Sex, priests & secret codes, Volt Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli anticlericali, ma consulenti di vescovi, insegnanti nei seminari, che da tanti anni difendono le vittime in tribunale. Sipe è psicoterapeuta da 34 anni. Le cifre riportate parlano di più di 5.000 preti accusati o già condannati e di oltre 11.000 vittime. Secondo alcuni autori potrebbero arrivare a 100.000. Si noti che spesso l’abusato è portato ad abusare o diventa incline all’omosessualità)

2-       La rivista internazionale di teologia, Concilium, dedica il numero 3 del 2004 al tema dal titolo molto significativo: “Il tradimento strutturale della fiducia”.

Sottoscrivono questa lettera:
1- il dialogo (www.ildialogo.org)
2- AMS: associazione mobilitazione sociale (http://www.mobilitazionesociale.it/)
3- Bispensiero http://www.bispensiero.it
4- Chiesa in cammino (www.chiesaincammino.it)

Attendiamo altre sottoscrizioni. Chi volesse può sottoscrivere la propria adesione utilizzando il link per i commenti in fondo alla pagina.



Venerdì, 13 luglio 2007


Don Massimiliano Crocetti. Rinviata udienza preliminare per pedofilia

La sconcertante vicenda del parroco di Oriolo Romano (VT) ordinato ssacerdoto dal vescovo Fiorino Tagliaferri nonostante fosse a conoscenza dei suoi problemi


Fonte: http://www.tusciaweb.it/notizie/2007/luglio/12_24oriolo.htm

Viterbo – Tentata violenza – I familiari del minorenne parte civile Ex parroco di Oriolo, udienza rinviata
12 luglio 2007 – ore 9,30
———————————-

Copyright Tusciaweb
– Don Crocetti, udienza rinviata

Per l’ex parroco di Oriolo, accusato di tentata violenza sessuale, udienza preliminare rinviata a ottobre per difetto di notifica a una delle persone offese. In tribunale ieri il parroco non era presente, si troverebbe in un luogo isolato in Umbria, mentre non si conosce quale sarà la strategia difensiva da parte dei suoi avvocati.

Tra le ipotesi, c’è quella di un rito alternativo, forse il patteggiamento.

Si costituirà parte civile, invece, la famiglia del ragazzo di Oriolo su cui il parroco avrebbe concentrato le sue attenzioni.

———————————–

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060825&ediz=02_VITERBO&npag=37&file=A.xml&type=STANDARD
Venerdì 25 Agosto 2006 Chiudi


Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia»

«Chiedemmo di rinviarne l’ordinamento»

Oriolo: sul prete arrestato per violenza un passato di trasferimenti

di SIMONE CANETTIERI

«Sì, io – come altri sacerdoti – conoscevo da tempo certi strani comportamenti di don Massimiliano. Al punto che prima che venisse ordinato sacerdote nel ’97, quando ancora era vice rettore del seminario minore di Montefiascone, scrissi insieme a loro alla Curia, retta dal vescovo di allora Fiorino Tagliaferri, affinchè rinviasse l’atto. Portando in questa lettera esempi e fatti tangibili su certe situazioni che riguardavano don Massimiliano e che ci angosciavano. Ma da quella lettera fino all’altro giorno non abbiamo mai ottenuto una risposta da parte di nessuno». A parlare, rimanendo nel più stretto anonimato, è un sacerdote coetaneo di don Massimiliano, un suo vecchio compagno di studi, ora parroco di una chiesa della Tuscia.

Una testimonianza che non vuole essere né una sentenza nei confronti del padre di Oriolo Romano don Massimiliano Crocetti (accusato di tentata violenza su un minore del paese e ora agli arresti domiciliari), né una prova per gli inquirenti, né tantomeno un’accusa nei confronti della curia vescovile del capoluogo. Ma solo una testimonianza di chi conosce da lontano il percorso spirituale dell’attuale capo spirituale della comunità di Oriolo, un paese che ha amato e ama il suo ”don Max” e che da tre giorni è caduto nel più profondo sconcerto. Incredulo per questo arresto e per le accuse da cui è scaurito.

Racconta ancora il sacerdote viterbese: «Alla fine Massimiliano venne ugualmente ordinato dal vescovo Tagliaferri: fu proprio uno degli ultimi e inviato ad Acquapendente; dopo due anni venne di nuovo trasferito a Cura di Vetralla come vice-parroco. Anche qui, mi risulta, ci furono alcuni episodi anomali e voci equivoche che investirono don Massimiliano, se non addirittura una denuncia. Tant’è che dopo pochi anni venne di nuovo trasferito a Oriolo Romano. Non spetta a me giudicare, ma cambiare tre parrocchie in nove anni è quantomeno singolare. E a questo punto mi viene anche il legittimo dubbio che anche l’attuale vescovo Lorenzo Chiarinelli fosse all’oscuro di tutto. Come se intorno a lui ci fosse una sorta di filtro».

Intanto ieri pomeriggio si è svolto un incontro tra i due legali del 36enne parroco oriolese – Severo Bruno a nome della Curia vescovile e Antonello Cecchini quello nominato dalla famiglia Crocetti – per cercare di stabilire una strategia difensiva comune. Don Massimiliano Crocetti si trova in questi giorni in una località segreta, vicino a Canale Monterano, agli arresti domiciliari in attesa che venga ascoltato dal gip. Sulle spalle, al momento, gravano le accuse di tentata violenza su minore. Secondo una ricostruzione non ufficiale si tratterebbero di alcune attenzioni che il parroco avrebbe rivolto nei confronti di un giovane di Oriolo, proveniente da una famiglia disagiata del paese. «Le indagini sono partite dal nostro assessorato ai Servizi sociali, sono inziati a Oriolo e sono terminate qui», ha sempre detto il sindaco Italo Carones. Ad incastrare il sacerdote natio di Montefiascone il lavoro d’intelligence messo in piedi dagli uomini della Questura che negli ultimi tre mesi lo hanno pedinato con sofisticati strumenti tecnologici (cimici e micro-telecamere) seguendo e catalogando tutte le sue abitudini.

Fino all’arresto, arrivato martedì mattina, tra lo stupore generale. Proprio pochi attimi prima, secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, che don Massimiliano si vedesse con un giovane del paese per dare vita a un incontro proibito quanto squallido. E soprattutto impensabile, come continua a ripetere in coro questa comunità di 3500 persone situata a ridosso della provincia romana. Che da martedì si trova di botto sprofondata nell’incertezza, senza più il proprio pastore.
 



Lunedì, 16 luglio 2007


preti pedofili
Lettera aperta al Rev.do Don Di Noto

p.c. a Mons. Fisichella e al giornale l’Avvenire

di Umberto P. Lenzi

Rev.do don Fortunato di Noto,

non si può sottovalutare il prezioso lavoro dell’associazione “Meter”, da Lei fondata, che ha denunciato alla polizia postale migliaia di siti pedo-pornografici.
 

Vorremmo sapere, però, che cosa è riuscito a fare per le vittime della pedofilia clericale che hanno chiesto il suo intervento. Vorremmo sapere: anche Lei, come i vescovi, ha preferito “lavare i panni sporchi in famiglia”? Non Le sembra troppo facile fare dei violentatori dei capri espiatori, salvando le gerarchie ecclesiastiche, tutelando l’immagine della Chiesa? Ricorda? Nel tribunale internazionale di Norimberga sono stati processati i generali, i “cervelli del male”, non i soldati semplici, esecutori materiali di ordini criminali.

Ora che cifre, fatti e gravità del fenomeno sono di pubblico dominio – si parla di “epidemia”, fiume in piena, che minaccia di travolgere la Chiesa – Lei si lancia contro i “quattro mascalzoni”. Come esperto di questo settore non può non sapere, che solo negli USA più di 5.000 preti sono sotto processo o già incriminati, fra cui una ventina di vescovi. Non sa che le vittime sono più di 11.000 senza contare quelle sommerse che sarebbero molte di più? (Perché non prova a “navigare” nel sangue delle vittime, che scorre ancora nel sito http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp ? Si tratta delle deposizioni fatte in tribunale, non si invenzioni degli anticlericali).

Crede forse che basta togliere dal paniere “quattro mele marce” (secondo mons. Fisichella) per sanare un cancro in radice? Se non si individuano le cause profonde; se non si ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità; se non si ricercano i rimedi adeguati; se si ha paura di agire secondo il vero spirito del Vangelo, come si può proclamarsi dalla “parte delle vittime”? Di tutto ciò, nessuna traccia  da parte di chi si dichiara “protettore degli innocenti”.

Non un accenno alla differenza tra pedofilia (ed efebofilia) clericale e quella comune del resto della società. Il prete pedofilo non solo compie un crimine, ma uccide lo spirito della vittima. Molte vittime sono state talmente devastate che hanno preferito il suicidio, alla vergogna e umiliazione di essere tradite dal “rappresentante di Dio”.  Arrivano a dire di essere state “violentate da Dio stesso”. Non bastano neppure i risarcimenti economici e le cure, perché si tratta di sanare le ferite dello spirito, “stigmate” molto più profonde di quelle della psiche.

La responsabilità di tutto ciò grava anche sulla coscienza delle gerarchie responsabili dell’educazione dei seminari e della supervisione del clero.  Ormai abbiamo un’abbondante letteratura al riguardo ed il problema non si limita alla pedofilia. Vi sono altri guasti che infettano il clero cattolico.  Le statistiche di CARA (Center for Applied Research in the Apostolate, organizzazione della gerarchia catt. USA) rivelano che meno del 10% del clero osserva il celibato. La pedofilia clericale non è un fenomeno attuale e passeggero, ha radici profonde e sistematiche. Sipe calcola che dal 5 al 7%  dei preti ne sono contagiati. Secondo i ricercatori il 40/50% del clero avrebbe un orientamento omosessuale. Il 10% dice di aver fatto sesso con colleghi o in seminario. Negli anni ’90 diverse diocesi USA avevano il 10% di preti pedofili. Nel 1991 il 66% dei preti in servizio a Los Angeles era pedofilo, compresi due vescovi. La rivelazione di migliaia di abusi indica, che la gerarchia può dire di non conoscere la natura scientifica della pedofilia, ma non può sostenere di non sapere che tale comportamento è devastante e criminale.

Si conoscevano le dimensioni del fenomeno ma lo si è tenuto nascosto di proposito. Bisogna chiedersi: 1- perché il clero si tappa la bocca quando si tratta di sesso? 2- Che cosa paralizza le vittime? 3- Perché Vaticano e vescovi ricorrono alla segretezza? 4- Perché i laici subiscono? 5- Perché le vittime sono sottoposte a pressioni?  

Il libro Sex, Priests, and Secret Codes, The catholic Church’s 2.000-Year Paper Trail of Sexual abuse“, Volt Press, Los Angeles, 2006, di T. Doyle, P. Wall e Richard Sipe (da 34 anni cura vittime e carnefici, insegna nei seminari e fa conferenze al clero) mette in evidenza le cause di un fenomeno tanto complesso quanto occultato per salvaguardare l’immagine della Chiesa.  

Sintetizzo alcune idee di fondo di questo testo magistrale: 

Cospirazione del silenzio – La forza del potere clericale induce le vittime a non riferire per paura del castigo divino. Il clima di tolleranza, segretezza, incapacità di controllo gioca a favore dei pedofili. Il segreto è un codice familiare a ogni sistema auto-referenziale, una forma di società segreta, che, per la propria sopravvivenza, nasconde le trasgressioni dei propri membri. Negli USA gli archivi hanno prodotto prove incontestabili, le commissioni investigative dichiarano che le diocesi sono responsabili per una specie di cospirazione al silenzio. Oggi, giudici e pubblica opinione, ritengono che la condotta dei vescovi sia una forma di collaborazione con il male e c’è chi parla perfino di “associazione a delinquere”. 

Celibato – Le cose si sanno, ma non si dicono, perché inimmaginabili. E così il sesso del clero è tenuto sotto chiave, protetto e canonizzato dall’etichetta del celibato. Per i fedeli è impensabile che il prete possa cadere così in basso. Non viene presentato come una specie di angelo? Nel passato la Chiesa ha disprezzato il sesso in tutte le sue manifestazioni, definendolo “sporco, peccaminoso, impuro”. L’aureola di segreto e di vergogna che lo circonda conduce all’ossessione per “gli atti impuri”. Se il celibato è così fondamentale, la Chiesa deve riconoscere che non dà una preparazione adeguata. Per diventare prete uno deve studiare diversi anni. E per gestire le pulsioni? I vescovi non sono in grado di riformare se stessi né controllare la condotta sessuale dei preti senza l’aiuto, il controllo e la supervisione dei laici (=popolo di Dio). Ci sono preti uxorati e pastori protestanti convertiti al cattolicesimo con la loro famiglia, ma per il clero di rito latino il celibato è il tema più controverso. Nonostante l’emorragia e la sofferenza di 120.000 preti sposati nel mondo, il Vaticano insiste che è vivibile e essenziale. Amori clandestini, concubinato, abusi, figli non riconosciuti, suore stuprate, si tollera tutto, si rimuovono i fatti, anche il più deplorevole: la pedofilia. Per la prima volta, dalla riforma protestante, la vita sessuale del clero viene messa in pubblico. E le vittime auspicano di vedere il giorno in cui la pedofilia, questa ferita aperta da secoli nel corpo di Cristo, non sarà più che una cicatrice, un ricordo triste del passato. Ma altri misfatti, sotterfugi, miserie e tragedie continueranno ad offuscare l’immagine della chiesa se non si affronta una delle cause di fondo: il celibato obbligatorio. (cf  “Celibato – Dono o legge?” del Dr. Heinz J. Vogels). Il solo fatto che 120.00 preti siano stati costretti a “lasciare”, senza contare coloro che si “arrangiano” non significa proprio niente per voi? Se fosse una libera scelta non avremmo questo esodo in massa: un prete su quattro! E poi la Chiesa, almeno, non sarebbe più “complice” dell’infamia di tanti abusi sessuali da parte dei “funzionari di Dio”.  Insomma, non è evidente che si vuol far credere a tutti i costi che “siamo puri e casti” ad un prezzo inaudito?

Seminario – Ormai si ammette che la formazione da apartheid del seminario è inadeguata, anzi, una delle cause. Le regole stesse (controllo delle stanze, porte aperte, mai due da soli) fanno presumere che gli impulsi sessuali siano più pressanti in un ambiente artificiale di soli maschi, che pare favorire l’inclinazione all’omosessualità. In questo caso la corruzione non viene da forze esterne, ma è generata e si perpetua all’interno del sistema clericale. Quindi non si scaccia dal basso, ma dall’alto. I vescovi americani riconoscono (attraverso una Commissione ad hoc), che “ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Tute le diocesi americane hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i giovani siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente” [nostra sintesi]. La “Convenzione sui Diritti del minore” proibisce il reclutamento di minorenni al di fuori dell’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Il Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, spacciati per scuole o semi-internati. 

Potere clericale – I genitori delle vittime come hanno potuto permettere che succedesse? Educati a non mettere in discussione il “reverendo padre”, credono sia peccato contraddirlo o chiacchierare di lui e le sue attenzioni verso un figlio sono considerate segno di predilezione. Il solo pensiero di qualche cosa di spiacevole è al di fuori della loro immaginazione. La vittima accetta le avances del “padre” con la più totale incomprensione che possa farle del male. Ed egli approfitta del suo potere spirituale per convincerla che nessuno le crederà.  Da dove viene tanto potere del prete? A lui sono affidati poteri essenziali per la salvezza: celebrare l’eucarestia, perdonare in nome di Dio. Il celibato obbligatorio, poi, rinforza la mistica, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato “possiede l’autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo stesso” (Catechismo, 1548, 1581). Viene messo sul piedestallo di Dio. Il curato d’Ars giunge a dire: “Che cosa è un prete? Un uomo che sta al posto di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice “Dio ti perdoni”, ma “Io ti perdono”. Se incontrassi un prete e un angelo, prima saluterei il prete poi l’angelo. Questi è amico di Dio, il prete sta al suo posto”. Per la Chiesa la divisione tra preti e laici è di origine divina (can. 207). Conclusione: non è ammessa nessuna debolezza, lo scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere, cioè “immolate”. 

L’impatto sulle vittime – Chi  violenta un bambino è un “assassino dell’anima”. Chi perde un arto può sostituirlo, ma quando viene ucciso lo spirito, si perde il senso stesso della vita. Le vittime affermano di essere state paralizzate, tramortite, perché è inconcepibile che un personaggio così sublime possa fare del male. Il Dr. Lothstein riferisce: “Mi hanno detto che la loro anima veniva assassinata. Un assassinio nell’anima, dell’anima. E non possono superare il senso di colpa e di vergogna. “Come mi è successo? Potrò mai tornare a Dio?” (National Cath. Reporter, 9.8.2002). La vita diventa sconfitta e vuoto assoluto. Come se gli fosse stata strappata l’anima. E molte vittime non rivelano l’accaduto neppure dopo molti anni, per il semplice fatto che non riescono a farlo. Il timore di dispiacere al rappresentante di Dio innesca la paura di dispiacere a Dio stesso e questo é paralizzante. In alcune circostanze la sofferenza è così insopportabile che solo la denuncia libera da un peso insopportabile. Oppure il suicidio.

Perdonare la gerarchia – E’ incomprensibile che un’istituzione, la quale si proclama il corpo di Cristo, si svilisca fino a disprezzare le vittime e si sforzi di nascondere la sua responsabilità piuttosto che curare il male alla radice, cioè se stessa. Gesù non attenua la condanna di chi scandalizza un bambino: “meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare”. La macina spetta allo stupratore e ai suoi sostenitori, non alla vittima. Si può capire lo stupro di chi dice la messa tutti i giorni? Come sopportare il tradimento fatto in nome della religione e come suo ministro? Il prezzo del perdono è la pura e semplice verità dei fatti. Verità e riforma sono richieste ai vescovi e preti che hanno tollerato, coperto e trascurato i propri doveri. Tutti coloro che hanno ignorato e nascosto sono colpevoli di scandalo. Pochi vescovi hanno chiesto perdono per la loro negligenza, cecità e collusione.  

Eccesso e abuso di autorità? – Molti auspicano che Roma si decida ad ascoltare il “popolo di Dio”, ma l’eccesso di potere acceca. I vescovi, convinti che la loro autorità è da Dio, rigettano ogni critica come un attacco alla loro persona. Il laicato è ridotto a elemento decorativo o di mera consultazione. La pedofilia potrebbe fare quello che né teologi né profeti sono riusciti a fare: la frustrazione e la rabbia di milioni di laici sta cambiando il modo di interagire della gente con la gerarchia. I prelati, abituati a una specie di “onnipotenza”, sono costretti a fare i conti con la loro incompetenza. Ai sopravissuti non basta una stretta di mano, profusione di scuse e promessa di tante preghiere. Vogliono essere in grado di credere che la gerarchia ha capito il loro trauma e l’orrore vissuti. I più, quasi miracolosamente, vogliono essere certi che chi ha stuprato il loro corpo e la loro anima trovi aiuto e non sia più in grado di nuocere. Molti pedofili sono stati riciclati, altre vittime sacrificate. Perfino la Commissione della conferenza episcopale USA dice che non si è risposto a certe domande: perché li avete coperti? Perché gli “offesi” sono stati ignorati? Perché le gerarchie si sono rifiutate di rivedere il loro modo di amministrare? Perché hanno persistito nella difesa della loro immagine? Il tragico incubo ha svegliato il laicato dal coma spirituale a cui era stato ridotto. Alcuni capiscono che possono essere adulti e a casa propria anche nella Chiesa e non possono accettare le conclusioni senza fiatare. Le dimostrazioni davanti alle cattedrali americane hanno avuto il loro impatto e molti cominciano a capire che non possono più aspettarsi omaggi, inchini e baciamano. Non c’è più spazio per la paura, segretezza, arroganza. Troppe anime sono state devastate. Non è in discussione il potere episcopale, ma il tradimento della fiducia, lo stupro dell’anima, la falsità, l’amministrazione disonesta in nome della religione.  

Per concludere: è non solo ignobile, ma semplicemente malvagio, voler linciare i preti pedofili, quegli stessi  che si voleva proteggere, occultare, nascondere e non assumere le proprie responsabilità. Anch’essi, a loro volta, sono vittime del sistema clericale,  del suo secolare misoginismo, omofobia, patriarcalismo, disprezzo della sessualità.  E se si vogliono mettere al muro i “soldati semplici”, perché si continua a promuovere, premiare i loro “generali”, cioè i card. Law, i vescovi omertosi e quelli che sono giunti al colmo di denunciare le vittime come nel caso di Agrigento?  Il card. Law, condannato in contumacia, uno dei più appariscenti collaboratori della “strage degli innocenti” a Boston, è stato promosso arciprete di S. Maria Maggiore, dove continua a godere di tutti i privilegi cardinalizi, compreso quello del principio di extraterritorialità. Si tratta di privilegi del tutto evangelici? E’ un buon esempio per i preti in  galera? E’ quello che farebbe il Cristo con chi ha contribuito a rovinare la vita di centinaia d’innocenti?

L’educazione sessuale, il reclutamento di minorenni, il lavaggio del cervello nei seminari sono responsabilità, di cui la gerarchia deve rendere conto al “popolo di Dio” e alla società civile. Le ragioni per cui sono stati chiusi i seminari minori in Inghilterra, Irlanda e USA, non valgono forse per l’Italia, Spagna e, soprattutto, per il sud del mondo? Se questo sistema è stato riconosciuto sbagliato, perché si continuano a gestire  seminari minori camuffandoli come “semi-internati, scuole vocazionali”?

Uno studio serio e coraggioso del problema porterebbe a soluzioni più consone con la pratica apostolica, quando i “presbiteri” erano solo persone (si sottolinei persone) mature, provate, stimate, scelte dalla comunità, al servizio della stessa, non del proprio potere, da cui è nato il privilegio, la casta e… la corruzione.

Preghiamo, affinché questa “strage degli innocenti” non sia vana. Diamo alle vittime, oltre alla palma del martirio, la soddisfazione di non essere state sacrificate invano da mani consacrate. Ed andiamo a visitare in carcere i poveri preti “colpevoli”, perché sono anche loro creature di Dio e forse meno responsabili di chi li ha “educati” e governati.  

Distinti saluti. 

Umberto P. Lenzi

14215 – 20th Drive SE

Mill Creek, WA 98012 – USA

Tel: 001.425.743.0104

Skype: umebertoplenzi

E-mail: telitor@aol.com

Website: www.chiesaincammino.org



Lunedì, 16 luglio 2007


Preti pedofili
INTERVENTO DI DANIEL SHEA

al Convegno del 22 giugno alla Camera dei Deputati


Testo dell’intervento in formato PDF 

 



Lunedì, 16 luglio 2007


Daniel SHEA, l’avvocato texano, che aveva citato in tribunale il card. Ratzinger, commenta l’articolo di Massimo Introvigne:
“PRETI PEDOFILI, LE FALSITÀ DEL VIDEO BBC”

di Daniel SHEA

Testo dell’articolo in formato PDF 

 



Lunedì, 16 luglio 2007


Preti pedofili in USA
Maxi risarcimento della diocesi di Losa Angeles

Rassegna stampa

Preti pedofili, risarcimento record a Los Angeles
L’Arcidiocesi pagherà 660 milioni di dollari

LOS ANGELES (15 luglio) – Più di un milione di dollari a testa. E’ il risarcimento ottenuto da circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta in California. A pagare l’indennizzo record sarà l’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles, che complessivamente dovrà sborsare 660 milioni di dollari. Lo hanno riferito gli avvocati dei querelanti.

L’accordo, arrivato all’ultimo minuto – l’inizio del processo era fissato per lunedì – è il più costoso degli ultimi anni per laChiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi miliardari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori.

Ray Boucher, capo dei legali che hanno difeso le vittime, ha detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con l’Arcidiocesi di Los Angeles sull’accordo

Preti pedofili, indenizzo record
da 600 milioni di dollari

Per chiudere la causa che vede alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali l’arcidiocesi sarebbe disposta a pagare una considerevole cifra

LOS ANGELES
L’arcidiocesi cattolica di Los Angeles avrebbe trovato un accordo da 600 milioni di dollari per chiudere la causa che vede alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali. Si tratta della cifra più alta mai versata per casi di abusi che coinvolgono membri della Chiesa, dopo lo scandalo che sconvolse la diocesi di Boston nel 2002.

I rappresentanti legali dell’arcidiocesi e delle presunte vittime dovrebbero annunciare ufficialmente l’accordo lunedì, giorno in cui oltre 500 casi analoghi saranno presi in considerazione dalle autorità per l’assegnazione di una giuria.

Secondo l’accordo, i cui dettagli dovrebbero essere definiti nel corso del fine settimana e che dovrà comunque essere sottoposto all’approvazione del giudice competente, dovrebbe essere anche restituita la documentazione personale relativa ai preti coinvolti.

Casi analoghi si sono verificati anche in passato. Nel 2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100 milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky, versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.

Preti pedofili, da chiesa Usa risarcimento record a vittime

domenica, 15 luglio 2007 12.18 

LOS ANGELES (Reuters) – L’arcidiocesi della chiesa cattolica di Los Angeles pagherà la cifra record di 660 milioni di dollari per risarcire 500 vittime di abusi sessuali dal 1940 agli anni 90, hanno riferito ieri i legali delle parti.

L’accordo, che porterà ad ogni vittima più di un milione di dollari, è il più importante e oneroso mai firmato dalla chiesa cattolica, e arriva in seguito alle numerose richieste di risarcimento per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti.

Il caso dovrebbe essere discusso domani dalla corte superiore di Los Angeles, e si concentrerà sulle accuse di 12 presunte vittime di abusi da parte dell’ex prete Clinton Hagenbach, morto 20 anni fa.

Se la corte dovesse decidere di rinviare a giudizio gli imputati, l’arcivescovo di Los Angeles Roger Mahony si troverebbe nella scomoda posizione di dover deporre sulle responsabilità della chiesa sui casi verificatisi tra gli anni 40 e 90 del secolo scorso.

Un portavoce della diocesi di Los Angeles, che ha parlato qualche ora prima che i legali delle vittime annunciassero l’accordo, ha detto solo che gli esponenti della chiesa saranno presenti in tribunale domani.

Il giudice dovrà decidere se approvare la transazione, che secondo un rappresentante di una delle parti in causa che ha richiesto l’anonimato, sarà di 660 milioni di dollari.

Il risarcimento pattuito è il più elevato degli ultimi anni per la Chiesa cattolica americana
Il processo centrato sulle testimonianze di dodici vittime sarebbe dovuto iniziare lunedì

Preti pedofili, la chiesa di Los Angeles
pagherà indennizzi per 660 milioni di dollari

LOS ANGELES – L’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles ha accettato di pagare un risarcimento record di 660 milioni di dollari (pari a circa 485 milioni di euro), alle circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta.

L’accordo stragiudiziale tra le parti ed il relativo indennizzo, dovrà essere approvato dal tribunale di Los Angeles dove domani era fissata la prima udienza del processo in cui dodici vittime denunciavano gli abusi subiti dal sacerdote Clinton Hagenbach, deceduto venti anni fa.

Si tratta del risarcimento più alto mai accordato dalla chiesa cattolica americana da quando lo scandalo degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sui minori venne alla luce nel 2002. Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, la diocesi sarà costretta a vendere delle proprietà immobiliari per raccogliere i fondi necessari per saldare l’indennizzo alle vittime. Già nel dicembre scorso, l’arcidiocesi aveva sborsato 60 milioni di dollari per un accordo stragiudiziale con altre 40 vittime.

Il patteggiamento annullerà, oltre al procedimento intentato contro la Chiesa e il sacerdote Clinton Hagenbach, almeno altri quindici processi civili già avviati davanti al tribunale della città. In totale erano coinvolti 113 sacerdoti che hanno servito nella diocesi fra il 1930 e il 2003 su un totale di 5.000 che hanno lavorato per la Chiesa di Los Angeles nello stesso lasso di tempo. Di quelli accusati, 43 sono già morti; 54 non sono più sacerdoti, ma altri 16 vestono ancora l’abito talare.

L’accordo tra le parti prevede, oltre al risarcimento, anche la diffusione di alcuni documenti riservati dell’arcidiocesi che raccolgono informazioni importanti sugli abusi sessuali commessi da religiosi.
 

L’arcidiocesi di Los Angeles, guidata da una delle grandi personalità della Chiesa americana, il cardinale Roger Mahony, aveva nell’ottobre del 2005 stabilito delle linee guida a cui dovevano attenersi tutti i religiosi e gli educatori che avevano un contatto diretto con i bambini.
 

Arcidiocesi di Los Angeles: risarcimenti record alle vittime dei preti pedofili

L’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles  pagherà un indennizzo record di 660 milioni di dollari, più di un milione a testa, a circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni 1940. Lo hanno detto gli avvocati dei querelanti.
  
L’accordo dell’ultimo minuto (l’inizio del processo era fissato per  domani) è il più dispendioso negli ultimi anni per la Chiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi finanziari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori.
  
Ray Boucher, capo del collegio di difesa delle vittime, ha, detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con l’Arcidiocesi di Los Angeles sull’accordo.

Preti pedofili: risarcimenti record per le vittime in Usa

LOS ANGELES (Stati Uniti) – Piu’ di un milione di dollari a testa per le circa 500 vittime di preti pedofili. A tanto ammonta il risarcimento che l’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles ha deciso di pagare per evitare il processo, fissato per domani. Un accordo dell’ultimo minuto, dunque, annunciato da Ray Boucher, capo del collegio di difesa delle vittime. (Agr)

Los Angeles 15/07/2007 12:06
PRETI PEDOFILI, RISARCIMENTO RECORD DA DIOCESI DI LOS ANGELES


Los Angeles, 15 lug. (Ap) – Sarà ufficialmente annunciato oggi l’accordo raggiunto dall’Arcidiocesi di Los Angeles con i legali delle 508 persone che accusano il clero cattolico di abusi sessuali. Un accordo del valore di 660 milioni di dollari (478 milioni di euro), la cifra più alta mai versata dalla chiesa per casi di violenze sessuali, pari a oltre 1,3 milioni di dollari per ciascun querelante. L’annuncio verrà dato alla vigilia della selezione della giuria chiamata a giudicare i primi casi di violenze. Qualsiasi tipo di accordo dovrà comunque ottenere l’approvazione del giudice. L’arcidiocesi di Los Angeles e l’avvocato che rappresenta 242 persone, Raymond Boucher, hanno annunciato per oggi un comunicato ufficiale e per domani una conferenza stampa. L’accordo prevede anche la pubblicazione dei dossier personali dei sacerdoti coinvolti nella causa, dopo un’operazione di revisione condotta dal giudice incaricato della vicenda, stando a quanto precisato da Boucher. La misura permetterà di sapere se i responsabili della chiesa abbiano insabbiato o meno gli abusi. “La trasparenza è un punto cruciale di questo e di tutti gli accordi”, ha detto il legale. Questo accordo porta a oltre due miliardi di dollari la cifra versata dal 1950 dalla chiesa americana alle vittime di presunti abusi sessuali. Nel 2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100 milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky, versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.

Lo scandalo venne alla luce nel 2002

Preti pedofili, da Diocesi Los Angeles maxi-risarcimento a vittime


In California verranno versati 660 mln di dollari a 500 persone che hanno subito abusi sessuali a partire dagli anni ’40
 

Los Angeles, 15 lug. – (Adnkronos) – L’Arcidiocesi della chiesa cattolica di Los Angeles ha accettato di pagare un risarcimento record di 660 milioni di dollari (pari a 485 milioni di euro) ad oltre 500 vittime di abusi sessuali compiuti da preti pedofili. Lo hanno riferito gli avvocati del collegio di difesa, che hanno denunciato abusi a partire dagli anni ’40.

L’accordo extra-giudiziario tra le parti e il relativo indennizzo dovranno essere approvati da un tribunale di Los Angeles, dove domani era stata fissata la prima udienza del processo. Si tratta del risarcimento più alto mai accordato dalla chiesa cattolica americana, da quando lo scandalo degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sui minori venne alla luce nel 2002. Il capo del collegio di difesa, l’avvocato Ray Boucher, ha fatto sapere che in giornata saranno ufficializzati i termini dell’accordo con un annuncio congiunto con l’Arcidiocesi di Los Angeles.

Secondo quanto riportano i media americani la diocesi sarà costretta a vendere delle proprietà per raccogliere i fondi necessari per saldare l’indennizzo alle vittime.

 

Preti pedofili: in California risarcimento record

Un indennizzo record di 660 milioni di dollari. A tanto ammonta il risarcimento che l’Arcidiocesi di Los Angeles, in California, avrebbe acconsentito a garantire alle circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta.

Una somma che, però, non servirà a cancellare il dolore delle vittime, come sostiene Mary Grant, dello Snap, il maggior gruppo di sostegno americano per le vittime di abusi sessuali: “Nessuna decisione, nessun verdetto di colpevolezza o accordo elimina per magia il dolore di chi ha subito violenza o è stato molestato dai preti cattolici in questa arcidiocesi. Nessuna somma di denaro o sentenza restituirà la serenità a quei bambini che hanno perduto la loro infanzia”.

Il caso sarebbe dovuto approdare lunedì in tribunale per il processo. Spetta ora al giudice dare il via libera all’accordo. Se approvato, per gli Stati Uniti si tratterebbe dell’indennizzo più cospicuo da quando, nel 2002, lo scandalo degli abusi sessuali su miniori esplose a Boston. Fino ad ora, il più lauto pagamento era stato fatto dalla Diocesi di Orange, in California, nel 2004, con 100 milioni di dollari.

Abusi dei preti, L.A. paga 660mln di dollari

Indennizzo record negli Stati Uniti: la Chiesa di Los Angeles sborserà la cifra monstre di 660mln di dollari per evitare il processo per gli abusi sessuali dei preti


Diventerà probabilmente un record la cifra che
 la Chiesa di Los Angeles sborserà per evitare il
 processo per gli abusi sessuali ai minori da par-
 te dei sacerdoti locali: 660 milioni di dollari, più
 di 1 milione di dollari a testa per le 500 vittime
 coinvolte in episodi di abusi che si sarebbero
 verificati dagli anni ’40 in poi.

L’Arcidiocesi di L.A. ha così raggiunto un accordo in extremis, poco prima quindi che il processo dello scandalo arrivasse davanti alla Corte. La prima udienza era infatti prevista per la giornata di lunedì. A rivelare l’ammontare dell’indennizzo sono stati gli avvocati querelanti. È atteso anche un comunicato da parte dell’Arcidiocesi che confermi il tutto.

PRETI PEDOFILI, RISARCIMENTO RECORD DA DIOCESI DI LOS ANGELES

Los Angeles, 15 lug. (Ap) – Sarà ufficialmente annunciato oggi l’accordo raggiunto dall’Arcidiocesi di Los Angeles con i legali delle 508 persone che accusano il clero cattolico di abusi sessuali. Un accordo del valore di 660 milioni di dollari (478 milioni di euro), la cifra più alta mai versata dalla chiesa per casi di violenze sessuali, pari a oltre 1,3 milioni di dollari per ciascun querelante. L’annuncio verrà dato alla vigilia della selezione della giuria chiamata a giudicare i primi casi di violenze. Qualsiasi tipo di accordo dovrà comunque ottenere l’approvazione del giudice. L’arcidiocesi di Los Angeles e l’avvocato che rappresenta 242 persone, Raymond Boucher, hanno annunciato per oggi un comunicato ufficiale e per domani una conferenza stampa.

L’accordo prevede anche la pubblicazione dei dossier personali dei sacerdoti coinvolti nella causa, dopo un’operazione di revisione condotta dal giudice incaricato della vicenda, stando a quanto precisato da Boucher. La misura permetterà di sapere se i responsabili della chiesa abbiano insabbiato o meno gli abusi. “La trasparenza è un punto cruciale di questo e di tutti gli accordi”, ha detto il legale.

Questo accordo porta a oltre due miliardi di dollari la cifra versata dal 1950 dalla chiesa americana alle vittime di presunti abusi sessuali. Nel 2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100 milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky, versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.

PRETI PEDOFILI: RISARCIMENTO RECORD, 660 MILIONI

(AGI) – Los Angeles, 15 lug. – L’arcidiocesi di Los Angeles ha accettato di pagare 660 milioni di dollari in indennizzi a 500 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici, alcuni dei quali risalgono agli anni ’40. Si tratta del piu’ consistente risarcimento di questo tipo nella lunga catena di cause intentate negli Usa contro i preti pedofili e chi li copri’: ad ogni vittima andra’ piu’ di un milione di dollari.
  La prima udienza di fronte alla Corte d’Assise di Los Angeles era prevista per domani, ma l’accordo extragiudiziale pone fine alla vicenda. Dodici querelanti avrebbero accusato di molestie l’ex sacerdote Clinton Hagenbach, morto venti anni fa, ma l’obiettivo degli avvocati era di mettere l’arcivescovo di Los Angeles, cardinale Roger Mahony, nell’imbarazzante posizione di dover testimoniare sulla risposta data dalla chiesta alle denunce di abusi ricevute tra gli anni ’40 e gli anni ’90.
  David Clohessy, direttore nazionale dello Snap, la rete che raccoglie le vittime degli abusi commessi dai sacerdoti, non vuole che l’attenzione dei media venga calamitata dalla consistenza dell’indennizzo. “Non e’ mai una questione di soldi” ha detto, “le vittime vogliono guarire, vogliono che venga impedito il ripetersi di cose simili, vogliono chiudere con il passato, vogliono che qualcuno sia chiamato a rispondere” ha detto. Gia’ nel dicembre scorso, l’arcidiocesi aveva sborsato 60 milioni di dollari per un accordo extragiudiziale con altre 40 vittime. L’arcidiocesi di Los Angeles dovra’ vendere parte del patrimonio di 4 miliardi di dollari per pagare il risarcimento, ma diverse diocesi cattoliche messe sotto accusa per lo scandalo degli abusi un po’ dappertutto negli Stati Uniti hanno scelto di dichiarare bancarotta. (AGI)



Lunedì, 16 luglio 2007


CHI HA PROTETTO I PRETI PEDOFILI?

di Mario di Carlo (*)

Cifre astronomiche per il risarcimento dei danni alle vittime hanno determinato l’amministrazione controllata dal tribunale in diverse diocesi degli USA. Vicende simili hanno toccato l’Austria, il Belgio, il Brasile, la Croazia, la Francia, la Gran Bretagna, l’Irlanda e l’Italia



Da Critica liberale n. 138

Da oltre un decennio i casi di pedofilia da parte di sacerdoti attirano l’attenzione e le censure dei media, della magistratura e della società civile. Negli Stati Uniti d’America il fenomeno ha assunto dimensioni talmente rilevanti (1 ) da richiedere prese di posizione ufficiali dell’allora Pontefice Giovanni Paolo II, una commissione di inchiesta ordinata dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici e soprattutto cifre astronomiche per il risarcimento dei danni, che hanno portato all’amministrazione controllata dal tribunale (un istituto simile al fallimento) diverse diocesi. Vicende simili hanno toccato l’Austria, il Belgio, il Brasile, la Croazia, la Francia, la Gran Bretagna, l’Irlanda e l’Italia.(2)

Nel 2001 la Lettera apostolica Sacramentorum sancitatis tutela (a firma Giovanni Paolo II) e l’Epistola De delictis gravioribus (a firma Joseph Ratzinger) si occupano dei delitti canonici da attribuire alla cognizione della Congregazione per la dottrina della fede e tra questi dei delitti «contro la santità del sacramento della Penitenza» compresa l’«istigazione, profittando della circostanza della confessione, a peccare contro il sesto comandamento del Decalogo [non commettere atti impuri, ndr], se finalizzata a compiere peccato con lo stesso confessore» e dei delitti «contro la morale, cioè: delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da componente del clero con persona d’età inferiore ai diciotto anni». In questi documenti si fa riferimento alla Instructio Crimen sollicitationis emanata nel 1962 dal Sant’Uffizio presieduto dall’allora Pontefice Giovanni XXIII coadiuvato dal Prefetto card. Alfredo Ottaviani.

Tale documento era rimasto sino ad allora segreto essendo per sua espressa disposizione «da custodire accuratamente nell’archivio segreto della curia come regolamento interno da non pubblicare né da ampliare con note di commento». Negli Stati Uniti si ottenne che l’Instructio fosse prodotta in giudizio ed in questo modo si è venuti a conoscenza del documento che pubblichiamo di seguito , in estratto, nella traduzione di Gennaro Lopez, professore di Lingua latina presso l’Università di RomaTre. [su Italialaica nella rubrica I Documenti, ndr]

Nel 2006, poi, la Bbc ha trasmesso il documentario sull’argomento Sex crimes and the Vatican che è stato aspramente criticato da parte della Conferenza episcopale cattolica inglese. Lo stesso documentario è stato corredato di sottotitoli in italiano e reso disponibile via internet (3) in Italia suscitando lo scandalo di chi ignorava quei fatti e quei documenti e l’indignata protesta di alcuni settori del mondo cattolico (4). Ovviamente non ci occuperemo qui del documentario della Bbc ma dei documenti e di taluni fatti, cercando di fornire una guida alla lettura.

Innanzi tutto, come in qualsiasi analisi di un testo giuridico ci si può domandare se l’Instructio Crimen sollicitationis (d’ora in avanti l’Instructio) sia tuttora in vigore. Secondo l’autorevole, ma non convincente, parere del card. Julian Herranz «il documento del ’62 è stato abrogato nel 1983 dal Codice di diritto canonico». In senso contrario depone però la lettura della citata Epistola De delictis gravioribus del 2001 (d’ora in avanti l’Epistola) in cui si fa riferimento alla «direttiva Crimen sollicitationis (5) ancora vigente» da reinterpretare in funzione dei nuovi codici. La lettura congiunta dei canoni e dell’Epistola non fanno peraltro emergere sostanziali novità (6) ad eccezione dell’attribuzione delle cause in questione alla giurisdizione e competenza (sembrerebbe esclusiva e non più concorrente con quella dei tribunali diocesani) della Congregazione per la dottrina della fede.

Sembra utile chiarire, inoltre, che i testi normativi di cui si discute appartengono all’ordinamento canonico. Ne deriva che i termini delitto e reato si riferiscono non alla legislazione penale dello Stato ma a quella della Chiesa cattolica. Il crimen sollicitationis è il reato, canonico appunto, di istigazione ad atti sessuali con un sacerdote. Il par. 1 dell’Instructio, che definisce il reato di istigazione, fa riferimento alla confessione, come momento, luogo, circostanza o pretesto degli atti o conversazioni impure ed oscene.

I parr. 71, 72 e 73 stabiliscono, inoltre, che le stesse procedure e le stesse pene si applicano agli atti osceni peccaminosi di un appartenente al clero con una persona dello stesso sesso (definito crimen pessimus) nonché a «qualsiasi atto osceno esterno, gravemente peccaminoso, in qualunque modo compiuto o tentato da appartenente al clero con bambini di ambo i sessi o con esseri viventi non umani» (par. 73). Similmente l’Epistola si riferisce ai «Reati contro la santità del sacramento della Penitenza, cioè: […] 2) istigazione, profittando della circostanza della confessione, a peccare contro il sesto comandamento del Decalogo, se finalizzata a compiere peccato con lo stesso confessore»; ed al «reato contro la morale, cioè: delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da componente del clero con persona d’età inferiore ai diciotto anni» (par. quarto). Come già detto i reati a cui i testi si riferiscono sono reati canonici. Evidentemente però taluni di quegli atti e, specificamente, gli atti sessuali con minori di anni sedici (o quattordici in taluni casi) costituiscono reato per il nostro codice penale, per l’esattezza il delitto previsto all’art. 609-quater (7) (oltre al caso della violenza sessuale per abuso di autorità ex art. 609-bis). Il diritto canonico quindi prevede delle proprie sanzioni per comportamenti che costituiscono reato anche per il diritto statale. Ma quale rapporto vi è fra le due sfere? In teoria nessuno, se non quello del dato oggettivo. Il diritto penale “canonico” dovrebbe disciplinare il processo canonico e le pene canoniche per il sacerdote provato colpevole dell’istigazione a peccare contro il sesto comandamento, il diritto penale “civile” dovrebbe disciplinare il processo e le pene contro chiunque (nel caso anche sacerdote) “compie atti sessuali con persona che al momento del fatto: 1) non ha compiuto gli anni quattordici; 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia [..] persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore e’ affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza”.

Un punto di conflitto fra i due ordinamenti sembra però sorgere in relazione al segreto imposto dal diritto canonico. L’Instructio impone che questi casi «siano condotti nella massima segretezza e, una volta definiti con sentenza esecutiva, vengano coperti da silenzio perpetuo; tutti coloro che, in qualunque modo, sono personalmente addetti al tribunale, ovvero per il loro ufficio sono ammessi alla conoscenza delle questioni in causa, hanno l’obbligo di osservare inviolabilmente il segreto strettissimo, che vale comunemente come segreto del Sant’Uffizio, su tutto e con tutti, sotto pena di incorrere nella scomunica latae sententiae, ipso facto e senza altra dichiarazione, riservata alla sola persona del Sommo Pontefice, con esclusione anche della Sacra Penitenzierìa » (par. 11) e dispone per tutti una stretta formula di giuramento sull’osservanza del segreto. Tale giuramento deve essere prestato anche da «gli accusatori, coloro che sporgono denuncia e i testi» (par. 13). L’Epistola più succintamente stabilisce che «le cause di questa natura sono soggette al segreto pontificio», il più rigido dei segreti previsti dal diritto canonico dopo il sigillo della confessione (8).

Su tale segreto sorgono due domande, la prima sul senso che esso assume nel suo contesto e la seconda sulla possibilità che influenzi ed ostacoli il corso della giustizia dello Stato.

A giustificazione del silenzio i commentatori di parte ecclesiastica hanno argomentato che dal punto di vista pragmatico la consegna assoluta del silenzio servirebbe a garantire l’onorabilità di accusato ed accusatore o accusatrice fino al termine del processo, per ragioni di garantismo, nonché a consentire ai testi di farsi avanti senza esporsi, ma mai di impedire a costoro di rivolgersi o collaborare con l’autorità giudiziaria statale. A conferma di ciò si è sottolineato come il paragrafo 15 (in realtà i parr. 15-18) impongano la denuncia, quasi sempre a pena di scomunica. L’argomento però è debole. Tali autori dimenticano infatti di precisare che l’obbligo di denuncia non si riferisce alla denuncia alla magistratura dello Stato ma alla denuncia alle autorità ecclesiastiche, per lo stesso principio per cui quelle norme si occupano dei reati “canonici” e non “civili”. Non spiegano neppure come mai il segreto è posto non solo per il tempo necessario a definire il processo, con garantismo estremo, ma sia un “silenzio perpetuo”. Peraltro il garantismo, così come comunemente inteso, è un’esigenza molto poco sentita dal diritto canonico, che, a titolo di esempio, non conosce il principio di legalità e certezza delle pene. Più convincente, ma non più confortante, la spiegazione che dal punto di vista teologico è offerta dal card. Herranz, il quale richiama tre princìpi: «evitare lo scandalo, tutelare la libertà dei testi, garantire il corso della giustizia», in ragione del fatto che «nella Chiesa chi governa deve cercare il bene delle anime». In altre parole lo scandalo che potrebbe sorgere dalla notizia del peccato (che qui è il reato canonico) rischierebbe di smarrire altre anime, a tutela delle quali primariamente è posto il vincolo del segreto. L’argomento, ovviamente, è un fondamento sufficiente ai credenti, ma non gli si può negare una logica. Eppure anche qui qualche altra domanda sorge. Non si vedono altre esigenze meritevoli di essere valutate assieme al timore di uno scandalo? Dov’è la pietà per le vittime e la considerazione delle sofferenze e dei turbamenti che costoro sono costretti a subire anche a grande distanza dagli avvenimenti? Ha senso prevedere una pena canonica più grave per la vittima che violi il vincolo del segreto (scomunica riservata al Pontefice) piuttosto che per il reo (dimissione dallo stato clericale)? Ma soprattutto, che senso può avere non offrire una fattiva collaborazione una volta che lo scandalo sia venuto alla luce? In quella stessa logica il silenzio successivo allo scandalo sembra aggravare lo smarrimento dei fedeli, piuttosto che aiutarli. Basti un esempio. Nel 2002 la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti insediò una commissione di laici, il “National Review Board”, incaricata di verificare, tramite audizioni, ricerche, incontri ed interviste l’applicazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani di cui la Conferenza si era dotata. Dopo un anno il suo presidente si dimise in polemica con alcuni vescovi, dopo aver affermato che i comportamenti di cui era venuto a conoscenza (rifiutare di deporre, distruggere i nomi dei colpevoli, nascondere, offuscare, minimizzare) rispondevano più all’atteggiamento di una famiglia mafiosa che a quello di una comunità di fede (9).

Il timore dello scandalo insomma, sembra rispondere non solo alla tutela del benessere spirituale dei fedeli, ma anche, se non soprattutto, alla tutela dell’immagine pubblica della gerarchia cattolica come illibata maestra di pubblici costumi, alla tutela delle casse delle diocesi (laddove queste potrebbero essere aggredite per via dei risarcimenti dei danni) e, non ultimo, alla stabilità di gerarchie mai davvero abituate al confronto e allo scrutinio trasparente e democratico (10). Ma veniamo al secondo punto, può il segreto imposto dal diritto canonico collidere con il diritto dello Stato? Ovviamente queste considerazioni non possono che essere svolte relativamente all’ordinamento italiano. Come giustamente affermato da molti osservatori, il nostro diritto penale non impone al semplice cittadino l’obbligo di denunciare i reati di cui sia venuto a conoscenza se non nel caso di reati contro la personalità lo Stato puniti con l’ergastolo (artt. 364 c.p. e 333 c.p.p.). Il prelato che venga a conoscenza del reato in ragione del suo ufficio può ritenere, anche a torto, di non sporgere denuncia contro il suo sottoposto, senza per questo violare la legge. Ma qui sembra esserci un passo oltre. La normativa in questione infatti non si limita a chiedere o suggerire il silenzio ma lo impone. Per di più lo impone non solo all’autorità ecclesiastica, ma a chiunque venga a conoscenza dei fatti di causa e soprattutto lo impone alla vittima. L’art. 378 c.p. punisce a titolo di favoreggiamento personale «chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione […] aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa». Le modalità con cui l’Instructio chiede il rispetto del silenzio, un giuramento formale orale e scritto, e le pene canoniche previste, fino alla scomunica, sembrano essere tali da condizionare fortemente la volontà di coloro che volessero rivolgersi alla giustizia dello Stato. Se questo integri il favoreggiamento, o l’induzione a non rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria di cui all’art. 377-bis c.p., spetterebbe ad un giudice accertarlo tenuto conto di tutte le circostanze di fatto. Peraltro la responsabilità penale è personale e andrebbero individuati i necessari collegamenti di causalità e colpevolezza. Da coloro che invece sostengono che il principio di leale collaborazione con le autorità supera l’imposizione del silenzio attendiamo l’indicazione di tutti i casi in cui la gerarchia ecclesiastica ha ritenuto di dover collaborare al benessere della società indicando alla giustizia questi crimini e questi criminali, senza coprirli e senza portarli in giro per le parrocchie di mezzo mondo.

(*) Mario Di Carlo è ricercatore della Fondazione Critica liberale e coordinatore della Consulta Romana per la laicità delle Istituzioni.

NOTE

(1) Per un’ampia documentazione di veda il sito http://www.bishop- accountability.org .

(2) Cfr. S. Bolognini, Preti pedofili: tolleranza e titubanza, “Critica liberale” 135-137, gennaio-marzo 2007, p. 102.

(3) Il documentario è andato successivamente in onda il 31 maggio 2007 durante la trasmissione Anno Zero di Rai 2.

(4) A. Galli, Infame calunnia via internet, “Avvenire”, 19-5-2007; M. Introvigne, La congiura degli ignoranti, “Il Giornale”, 23-5-2007 e Molto rumore per nulla, in http://www.cesnur.org; M. Politi, intervista con J. Herranz, “La Repubblica”, 24-5-2007.

(5) “Quia Instructio Crimen sollicitationis hucusque vigens, a Suprema Sacra Congregatione Sancti Officii edita die 16 mensis martii anno 1962, recognoscenda erat novis Codicibus canonicis promulgatis”.

(6) Cfr. in part. i canoni 1387 e 1395.

(7) Art. 609-quater, co. 1 (Atti sessuali con minorenni) «Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che al momento del fatto: 1) non ha compiuto gli anni quattordici; 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza».

(8) Cfr. Costituzione apostolica Secreta continere, Acta apostolicae sedis 1974, pp. 89-92.

(9) “Catholic News Service”, 19 giugno 2003.

(10) Non ci si può esimere da notare, inoltre, che la sciagurata politica di trasferimenti dei sacerdoti in odore di pedofilia è (o era) il retaggio di una cultura che fatica a confrontarsi con (e ad accettare) i dati scientifici.

Nella rubrica I documenti: CRIMEN SOLLICITATIONIS (16 Marzo 1962), EPISTOLA (18 maggio 2001)



 

(15-7-2007)



Lunedì, 16 luglio 2007


Preti pedofili
Un accordo di risarcimento a Los Angeles

Editoriale del New York Times

Traduzione di Stefania Salomone


Nell’annunciare il risarcimento di 660 milioni di dollari per più di 500 vittime di abusi sessuali del clero, il Cardinale Roger Mahoney dell’Arcidiocesi di Los Angeles ha cercato di calmare le acque turbolente con l’olio della conciliazione: “Ancora una volta, mi scuso con chiunque sia stato offeso, chiunque sia stato abusato” ha detto.
Sta alle vittime giudicare se queste parole sono sufficienti, ma ci aiuterà a capire il contesto nel quale sono state pronunziate: sono arrivate poco prima dell’inizio del primo processo, al quale Mahoney avrebbe dovuto testimoniare. Sono giunte dopo quattro anni di muro di gomma e diatribe legalistiche da parte dell’arcidiocesi, la più grande del paese, che ha ritardato ad assumere le proprie responsabilità senza nessun motivo, prolungando la sofferenza di centinaia di persone costituitesi parte civile. E sono arrivate, ovviamente, troppo tardi per quei bambini e quegli adulti, la cui innocenza e fiducia è stata violata dai preti.
Di fronte alle pubbliche confessioni – scusandosi davanti alle telecamere o comprovando quello che ha fatto o non ha fatto riguardo i preti denunciati – il Cardinale Mahoney ha scelto la strada più semplice. Di fronte alla possibilità del giudizio del tribunale, l’analisi attenta e l’esame dei fatti criminosi, l’arcidiocesi ha comprato una costosa coperta di silenzio e di conclusione finanziaria.
L’ultimo pagamento – del quale diversi milioni sono stati versati dalle compagnie di assicurazione, ordini religiosi, i cui membri a loro volta erano degli abusatori, o altre fonti – lascia l’arcidiocesi libera di muoversi, la sua leadership immutata e le sue parrocchie e scuole intoccate. Insieme ai pagamenti precedenti, l’arcidiocesi finirà per versare più di tre quarti di un miliardo di dollari alle vittime, per le quali i suoi preti hanno pregato. Fino ad oggi la chiesa cattolica degli Stati Uniti ha pagato più di due miliardi di dollari alle vittime e ai loro familiari.
Queste vittime non guariranno mai. Quelle di Los Angeles avranno circa 1,3 milioni di dollari ciascuna, per trattamenti e terapie. Hanno la consolazione di una vendetta pubblica, l’ammissione dello stesso cardinale che è stato inflitto loro un “terribile crimine e peccato”. E molti di loro hanno evitato di rivivere la propria angoscia in tribunale.
Ma molti altri ancora restano insoddisfatti, perché non è stata detta tutta la verità, nascosta e tollerata dalla gerarchia ecclesiastica, e potrebbe non essere mai rivelata. L’accordo prevede che l’arcidiocesi metta a disposizione del giudice i file interni sui casi di abuso ed egli deciderà se renderli pubblici o meno. Gli avvocati di parte civile dicono di aspettarsi una dura opposizione alla volontà della diocesi di tenere i documenti incriminati sotto chiave.
Tre anni dopo che i vescovi cattolici avevano risolto le cose in casa propria, lo spirito di apertura, umiltà e riconciliazione da quello storico incontro è venuto a mancare. Il Cardinale Mahoney, come molte altre controparti, ha evitato di dover dar conto delle sue azioni in tribunale. Il denaro può dare conforto alle vittime, ma esse ambiscono alla verità tutta intera e all’assunzione completa di responsabilità.

===============
 



Mercoledì, 18 luglio 2007


Invito all’azione riguardo gli accordi raggiunti per abusi sessuali nell’arcidiocesi di Los Angeles

(Traduzione di Stefania Salomone)


17 luglio, 2007
PER IMMEDIATA PUBBLICAZIONE
Riteniamo che tutti quanti siano UNO nel corpo di Cristo. Questa settimana, nell’apprendere degli accordi raggiunti sugli abusi nell’arcidiocesi di Los Angeles, non possiamo che ricordare quanto sia ferito il corpo della chiesa.
Noi piangiamo sulle ferite che le vittime di abusi hanno subito e piangiamo coloro che hanno perso la loro vita a causa di questi abusi. Siamo grati alle vittime per il loro coraggio di raccontarci le loro storie. Le nostre preghiere di guarigione continueranno ad essere con le vittime, i loro familiari e tutta la gente di chiesa che è stata coinvolta in questi abusi.
Mentre l’accordo sembra essere stato raggiunto, noi sappiamo che c’è ancora molto da guarire. Ci saranno ancora tante vittime di abusi che dovranno uscire allo scoperto. Ci sono ancora autorità ecclesiastiche che commettono abusi o permettono che gli abusi si compiano e bisogna fare giustizia. C’è ancora una chiesa da guarire.
Così come non dimenticheremo le ferite di questa gente, ricorderemo sempre che tutti insieme siamo il Corpo di Cristo. Ed è con questa certezza che continuiamo i nostri sforzi per diventare la Chiesa a cui Cristo ci ha chiamati: un corpo che guarisce, un corpo di giustizia, un corpo di pace.


____________________

Press Contacts:
Nicole Sotelo, Acting Co-Director
773.404.0004 x285



Giovedì, 19 luglio 2007


Preti pedofili
Lettera aperta a Mons. Rino Fisichella

di Fausto Marinetti

Caro Mons. Fisichella, 

anche noi, le vittime dei preti pedofili, abbiamo letto la tua intervista: “Atti gravissimi, una grande amarezza. Ma la Chiesa sa riconoscere gli sbagli” (Corriere della sera, 16.7.2007).  Quello che hai detto è quello che hai nel cuore o si tratta di una “difesa d’ufficio”? 

  1. Affermi, che “una seria presa di coscienza” consiste nel “buttarsi dietro le spalle questa dolorosa vicenda sapendo riconoscere il male che c’è stato da una parte, ma al tempo stesso il grande bene fatto quotidianamente”. Metti sulla bilancia da una parte le nostre tragedie (i suicidi, gli impazziti, i disperati, ecc.) e dall’altra “il grande bene fatto quotidianamente”. Secondo te, da che parte pende? E secondo quel Cristo che citi più avanti: “Chi scandalizza un bambino… meglio si butti nel mare”? Queste parole non valgono anche per te e soprattutto per i tuoi confratelli nell’episcopato che hanno collaborato con gli stupratori del nostro corpo e della nostra anima? E poi, hai forse dimenticato quel: “Non sappia la destra quello che fa la sinistra”? Se ami davvero la verità, perché negli spot dell’8 per mille non ci infili qualche prete pedofilo a chiedere perdono per la strage degli innocenti? “Buttarsi dietro alla spalle questa dolorosa vicenda…”? Siamo noi, non voi, che dovremmo sbarazzarcene. E, alle volte, non ce la facciamo. Come una paralisi dell’anima per lo shok subito. E, se anche riuscissimo, sarebbe come buttare via noi stesse, vittime immolate, perché noi non siamo una “dolorosa vicenda”, di cui disfarsi, ma siamo la vostra tragedia, il vostro Calvario. Volete disfarvi di noi come di zavorra che appesantisce la barca di Pietro e offusca la vostra immagine? La zavorra è il vostro crimine, noi siamo leggeri come gli angeli… Come è circospetto il tuo uso delle parole! All’inizio parli di “vicenda dolorosa”; poi attraversi “gli sbagli dei propri uomini”, arrivi agli “errori di alcuni”, agli “episodi così gravi” per sbarcare sul terreno degli “atti esecrabili” e del “male commesso”. Nooo! Noi non siamo né una vicenda, né degli sbagli, né errori di alcuni, né episodi, né atti esecrabili: noi siamo il vostro crimine. Ogni altra parola (“peccato” compreso) è fuori contesto, tradisce i fatti, ci uccide una seconda volta.
  2. “…la Chiesa, ancora una volta, è stata capace di riconoscere gli sbagli dei propri uomini”. Dovremmo battere le mani, applaudire la scaltrezza nell’occultare i rei (almeno 200 fuggitivi), smistarli da una parrocchia all’altra, diffondendo l’infezione? Parli degli “sbagli dei propri uomini”, quindi non dell’istituzione. Ma non si trattava di una prassi dettata da Roma? Non venivano dall’alto le direttive di coprire, non fare scandalo, tenere tutto sotto chiave? Almeno il card. Law l’ha ammesso: “Noi sapevamo che era un peccato, non un delitto”. Non è forse questo che fa la differenza? Peccato, è una categoria ecclesiale, crimine è una categoria del codice penale. Se si vuol fare prevalere la chiesa (con i suoi privilegi, le sue caste, ecc.)  sulla società anche in materia penale, non ti sembra un’ingerenza, un disastro che produce, appunto, tragedie? Se un prete commette un furto, un omicidio, cosa c’entra la legge canonica? Il delitto è delitto sia che venga commesso da un laico come da un prete, vero? Visto che ci tieni ad esprimere la tua solidarietà con le vittime, perché alla fine della trasmissione “Annozero” non hai abbracciato Marco Marchese, chiedendo perdono, in lui, a tutte le vostre vittime?
  3. Insisti: “l’errore di alcuni”, “una piccola minoranza nel clero”. Sono “alcuni” i più di 5.000 preti pedofili solo negli Stati Uniti? E i 1.700 in Brasile? Bada bene: le cifre parlano di quelli denunciati o già condannati. E tutti gli altri che l’hanno fatta franca? E quelli che sono scappati all’estero con l’appoggio dei loro prelati? Perché non aprire uno sportello nazionale (gestito da laici, non da don Di Noto) per fare venire a galla tutto il sommerso della “parrocchia italiana” del papa? Se ci amate, come dite; se vi sta a cuore il nostro bene e quello della Chiesa, perché non promuovete degli spot che esortino le vittime alla denuncia del prete, che “non avrebbe dovuto essere ordinato prete”, dici tu; “del vescovo che non avrebbe dovuto diventare vescovo”, diciamo noi? Non puoi indurci a pensare che avete paura della verità.
  4. “Si tratta di atti esecrabili che vengono registrati, e in modo anche più frequente, anche dentro altre categorie sociali”. Intendi giustificare l’ingiustificabile? Le altre categorie sociali non hanno fatto nessuna promessa di celibato; non si presentano alle loro “prede” come “rappresentanti di Dio”. Capisci che per noi il prete è “tutto”, è più del cielo che della terra? Come avremmo potuto immaginare che avrebbe abusato dell’aureola di “uomo di Dio”, di quel potere sacro che voi gli avete dato, convincendolo di “agire in nome di Dio”, di essere le sue mani? (catechismo: 1548, 1581). Noi non siamo stati “colpiti”, ma distrutti, assassinati nello spirito oltre che nel corpo. Messi in croce, quindi, due volte.
  5. “… c’è da applaudire la Chiesa americana per il coraggio che ha avuto di voltare pagina…”. Dovremmo battere le mani a chi si è fatto complice, mettendoci in croce? Quanto tempo c’è voluto prima che arrivasse il coraggio di voltare pagina? E a che prezzo? Già nel 1968 i vescovi americani ordinano una ricerca sul fenomeno; nel 1976 Sipe e Bartemeier li mettono in stato di allerta: il 6% dei preti è pedofilo; nel 1984 viene offerto loro un “Manuale” con le “istruzioni per l’uso”: il ciclone è preannunciato, ma i vescovi fanno orecchie da mercante. Non solo: si fanno complici, piazzando i preti pedofili qua e là di modo che, per esempio, p. James Porter riesce a stuprarne 200. Il vero coraggio sarebbe mettere in pratica le direttive della “Commissione ordinata dai vescovi americani” (2004) per la quale il seminario è un apartheid affettivo, che blocca lo sviluppo emozionale “normale” e, in quanto ambiente di soli maschi, può inclinare alla omosessualità . Senti, in sintesi, cosa si afferma: “I responsabili non hanno capito l’evidente natura del problema, considerando le accuse come fatti sporadici e isolati.
  6. Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento (Un vescovo, richiamato dal suo prete per aver giurato il falso in tribunale, risponde: “Io mento solo quando devo mentire”.
  7. La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare verso le vittime un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa.
  8. Altri non hanno capito pienamente l’ampiezza e la gravità del danno sofferto dalle vittime.
  9. Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati.
  10. Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime e troppo spesso hanno rifiutato di ascoltarle.
  11. Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile destituire il prete pedofilo dal ministero e i vescovi non hanno fatto abbastanza ricorso a ciò che la legge canonica li autorizza a fare per proteggere i minorenni.

Il risultato è che, ai preti pedofili è stato concesso, con allarmante frequenza, di restare dove avevano commesso l’abuso o di essere trasferiti, divenendo per i bambini un’ulteriore prevedibile minaccia, che si è materializzata con altri abusi”.

  • “… la Chiesa degli Stati Uniti… è riuscita a ritrovare un rapporto di fiducia con il suo popolo”. Perché non lo chiedi ai vari gruppi laicali nati dallo scandalo, che si sono stancati di essere trattati come sudditi, meri elementi decorativi di una Chiesa clericale, di essere munti per pagare le malefatte dei preti pedofili? Interpella SNAP, Call to action, Voice of the faithfull, ecc. Se vuoi entrare nel cuore e nell’anima della vittima, perché non ne prendi in casa qualcuna? Se ogni vescovo ne ospitasse almeno una in casa sua, questo sì sarebbe un vero atto di coraggio. E il papa, quanti ne potrebbe ospitare in Vaticano?  E le congregazioni femminili quante case romane trasformate in albergo potrebbero mettere a disposizione?
  • E, per finire, dichiari: “la Chiesa, in generale, non ha nulla di cui vergognarsi”. Quindi “gli sbagli”, “gli atti esecrabili”, il male non è esistito? Non è evidente che il non riconoscere il delitto, non fa che perpetuarlo? Il papa stesso non  ha parlato di “sporcizia”, di “crimini enormi”? Non c’è da vergognarsi di queste “cose”?
  • Vogliamo sapere da un teologo come te: ma quando ci ritroveremo in paradiso, tutti insieme, quale sarà il posto assegnato ai preti e vescovi pedofili? Cosa proveremo noi, le vittime, accanto ai nostri carnefici? Prega con noi: “Padreterno, tu che sei un vero padre, non infliggerci altro dolore! Almeno tu, non metterci in croce un’altra volta… E’ vero che farai per loro una sezione separata, magari blindata, affinché non  nuocciano più? E a chi li ha coperti, occultati, sottratti all’autorità giudiziaria, quale angolino riserverai?”.
  • Non vogliamo accomiatarci senza produrre delle proposte positive:

a – un telefono verde in ogni diocesi riservato alle vittime dei preti. Ma, chiaro, sia gestito dai laici, perché i bimbi, ormai, hanno paura delle vesti nere.

b – i delitti di pedofilia non siano soggetti a prescrizione

c – siano riconsegnati alla giustizia i preti pedofili fuggitivi dai loro paesi

d – si chiudano tutti i seminari e i preti siano solo uomini maturi, educati dalla comunità, scelti dalla gente, come si faceva all’inizio

e – siano rivedute e corrette le norme canoniche con la consulenza delle vittime

f – i preti pedofili siano affidati alla polizia come si fa per qualsiasi reato previsto dal codice penale per ogni cittadino. 

Ma Voi, preti e prelati, siete proprio disposti a dare la vita per noi come farebbe ogni padre, ogni madre per suo figlio/a?

Ci firmiamo, Le Tue/Vostre vittime (Fausto (Alberto) Marinetti, ci ha solo imprestato la penna

iscritto all’album dei giornalisti, Milano, N°. 60127)

Postilla 1. Una proposta per la Chiesa, se saprà uscire purificata dal Giordano del nostro sangue e delle nostre lacrime: fino a quando chierici e laici non saranno fratelli alla pari; fino a quando non si realizzerà la conversione dei”buoni a tutti i costi”; fino a quando i ministri non scenderanno dal piedestallo per servire i fratelli e il popolo di Dio non avrà diritto alla libertà di coscienza, di parola, di pensiero, di cultura, vano sarà stato il nostro Calvario. Il cardinale Ratzinger lo esprimeva con parole sacrosante: “Abbiamo molto da imparare: siamo troppo interessati a noi stessi, alle questioni strutturali, al celibato, all’ordinazione delle donne, ai concili pastorali, ai diritti di questi concili e dei sinodi. Lavoriamo sempre sui nostri problemi interni e non ci rendiamo conto che il mondo ha bisogno di risposte, e noi rimaniamo coi nostri problemi”. La conversione non è appannaggio né degli accusatori né dei difensori della Chiesa, ma di chi si lascia invadere dallo Spirito, che soffia sempre dove vuole. Non senti che “soffia” forte anche attraverso di noi, le vittime?

Postilla 2. Se ti sta a cuore la nostra difesa, perché non dedichi i tuoi ultimi anni alle nostre cure, magari fondando una casa di accoglienza per le vittime della pedofilia clericale in uno dei vostri 24.000 immobili romani?



Venerdì, 20 luglio 2007


Preti pedofili
La questione del «segreto pontificio»

di Sergio Grande

Una delle accuse al Vaticano formulate da parte delle vittime dei preti pedofili è quella relativa al cosiddetto “segreto pontificio” che il Vaticano avrebbe imposto su tutte le vicende dei preti pedofili, pena la scomunica. Questo segreto è stato sempre negato dalle autorità vaticane e anche durante la oramai famosa trasmissione di Santoro “Anno Zero” sul documentario della BBC, lo stesso mons. Fisichella che a quella trasmissione partecipò dichiarò che era un’accusa infondata e che non esisteva alcuna norma in tal senso.
Ora un sito impegnato nella battaglia ateistica ha pubblicato un testo intitolato “Segreteria di Stato Norme sul segreto pontificio” che classifa fra i segreti pontifici per l’appunto tutto ciò che riguarda le cause relative ai preti pedofili (Comma 4 dell’art. 1).
Su tale sito non è riportata la fonte del documento o la loro scansione elettronica che possa in qualche modo dimostrarne l’autenticità. Ma, anche con tale documentazione, in ogni caso è del tutto evidente che lo Stato Città del Vaticano negherà qualsiasi credibilità a tale documento.
Ma il problema non è relativo alla esistenza o meno di norme dello Stato Città del Vaticano relativa al “segreto pontificio” sulle cause per i preti pedofili. Chi si ostina sulla tragica vicenda dei preti pedofili a porre questioni esclusivamente di tipo legale nei confronti del Vaticano commette un grosso errore.
Ciò che conta, infatti, sono i comportamenti concreti messi in campo dai vari vescovi nell’esercizio delle loro funzioni di fronte ai casi di pedofilia accertati poi dalle autorità giudiziarie dei vari stati dove questi crimini sono stati commessi.
Crediamo sia poco importante sapere se esista o meno una norma interna alla città del Vaticano che prescriva il “segreto pontificio” su tali delitti e la scomunica per chi lo violi. Quello che ai cittadini e ai cattolici innanzi tutto importa conoscere è il comportamento concreto di vescovi e cardinali nei tantissimi casi di preti pedofili balzati al disonore delle cronache.
E le testimonianza in tal senso sono inequivoche e ci parlano di un atteggiamento che definire omertoso è dir poco.
Ovviamente un sito che si batte per l’ateismo non può chiedere conto al Vaticano della congruenza fra il messaggio di Gesù di Nazareth e la propria azione concreta, mentre questo è quello che noi, cristiani e cattolici, intendiamo continuare a porre quando affrontiamo la questione dei preti pedofili.
Per dovere di informazione di seguito riproduciamo il documento diffuso dal sito Axteismo.

Segreteria di Stato
Norme sul segreto pontificio

Quanto concordi con la natura degli uomini il rispetto dei segreti, appare evidente anzitutto dal fatto che molte cose, benché siano da trattare esternamente, traggono tuttavia origine e sono meditate nell’intimo del cuore e vengono prudentemente esposte soltanto dopo matura riflessione.

Perciò tacere, cosa davvero assai difficile, come pure parlare pubblicamente con riflessione sono doti dell’uomo perfetto: infatti c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare (cf. Eccle 3,7) ed è un uomo perfetto chi sa tenere a freno la propria lingua (cf. Gc 3,2).

Questo avviene anche nella Chiesa, che è la comunità dei credenti, i quali, avendo ricevuto la missione di predicare e testimoniare il Vangelo di Cristo (cf. Mc 16, 15; At 10,42), hanno tuttavia il dovere di tenere nascosto il sacramento e di custodire nel loro cuore le parole, affinché le opere di Dio si manifestino in modo giusto e ampio, e la sua parola si diffonda e sia glorificata (cf. 2 Ts 3, 1).

A buon diritto, quindi, a coloro che sono chiamati al servizio del popolo di Dio vengono confidate alcune cose da custodire sotto segreto, e cioè quelle che, se rivelate o se rivelate in tempo o modo inopportuno, nuocciono all’edificazione della Chiesa o sovvertono il bene pubblico oppure infine offendono i diritti inviolabili di privati e di comunità (cf. Communio et progressio, 121).

Tutto questo obbliga sempre la coscienza, e anzitutto dev’essere severamente custodito il segreto per la disciplina del sacramento della penitenza, e poi il segreto d’ufficio, o segreto confidato, soprattutto il segreto pontificio, oggetto della presente istruzione. Infatti è chiaro che, trattandosi dell’ambito pubblico, che riguarda il bene di tutta la comunità, spetta non a chiunque, secondo il dettame della propria coscienza, bensì a colui che ha legittimamente la cura della comunità stabilire quando o in qual modo e gravità sia da imporre un tale segreto.

Coloro poi che sono tenuti a tale segreto, si considerino come legati non da una legge esteriore, quanto piuttosto da un’esigenza della loro umana dignità: devono ritenere un onore l’impegno di custodire i dovuti segreti per il bene pubblico.

Per quanto riguarda la Curia Romana, gli affari da essa trattati a servizio della Chiesa universale, sono coperti d’ufficio dal segreto ordinario, l’obbligo morale del quale dev’essere stabilito o da una prescrizione superiore o dalla natura e importanza della questione. Ma in taluni affari di maggiore importanza si richiede un particolare segreto, che viene chiamato segreto pontificio e che dev’essere custodito con obbligo grave.

Circa il segreto pontificio la segreteria di stato ha emanato una istruzione in data 24 giugno 1968; ma, dopo un esame della questione da parte dell’assemblea dei cardinali preposti ai dicasteri della Curia Romana, è sembrato opportuno modificare alcune norme di quella istruzione, affinché con una più accurata definizione della materia e dell’obbligo di tale segreto, il rispetto del medesimo possa essere ottenuto in modo più conveniente.
Ecco dunque qui di seguito le norme.

Art. I
Materia del segreto pontificio

Sono coperti dal segreto pontificio:

1) La preparazione e la composizione dei documenti pontifici per i quali tale segreto sia richiesto espressamente.

2) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti affari che vengono trattati dalla Segreteria di stato o dal Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, e che devono essere trattati sotto il segreto pontificio;

3) Le notificazioni e le denunce di dottrine e pubblicazioni fatte alla Congregazione per la dottrina della fede, come pure l’esame delle medesime, svolto per disposizione del medesimo dicastero;

4) Le denunce extra-giudiziarie di delitti contro la fede e i costumi, e di delitti perpetrati contro il sacramento della penitenza, come pure il processo e la decisione riguardanti tali denunce, fatto sempre salvo il diritto di colui che è stato denunciato all’autorità a conoscere la denuncia, se ciò fosse necessario per la sua difesa. Il nome del denunciante sarà lecito farlo conoscere solo quando all’autorità sarà parso opportuno che il denunciato e il denunciante compaiano insieme;

5) I rapporti redatti dai legati della Santa Sede su affari coperti dal segreto pontificio;

6) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la creazione di cardinali;

7) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di vescovi, di amministratori apostolici e di altri ordinari rivestiti della dignità episcopale, di vicari e prefetti apostolici, di legati pontifici, come pure le indagini relative;

8) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di prelati superiori e di officiali maggiori della Curia Romana;

9) Tutto ciò che riguarda i cifrari e gli scritti trasmessi in cifrari.

10) Gli affari o le cause che il Sommo Pontefice, il cardinale preposto a un dicastero e i legati della Santa Sede considereranno di importanza tanto grave da richiedere il rispetto del segreto pontificio.

Art. II
Le persone tenute al segreto pontificio

Hanno l’obbligo di custodire il segreto pontificio:

1) I cardinali, i vescovi, i prelati superiori, gli officiali maggiori e minori, i consultori, gli esperti e il personale di rango inferiore, cui compete la trattazione di questioni coperte dal segreto pontificio;

2) I legati della Santa Sede e i loro subalterni che trattano le predette questioni, come pure tutti coloro che sono da essi chiamati per consulenza su tali cause;

3) Tutti coloro ai quali viene imposto di custodire il segreto pontificio in particolari affari;

4) Tutti coloro che in modo colpevole, avranno avuto conoscenza di documenti e affari coperti dal segreto pontificio, o che, pur avendo avuto tale informazione senza colpa da parte loro, sanno con certezza che essi sono ancora coperti dal segreto pontificio.

Art. III
Sanzioni

1) Chi è tenuto al segreto pontificio ha sempre l’obbligo grave di rispettarlo.

2) Se la violazione si riferisce al foro esterno, colui che è accusato di violazione del segreto sarà giudicato da una commissione speciale, che verrà costituita dal cardinale preposto al dicastero competente, o, in sua mancanza, dal presidente dell’ufficio competente; questa commissione infliggere delle pene proporzionate alla gravità del delitto e al danno causato.

3) Se colui che ha violato il segreto presta servizio presso la Curia Romana, incorre nelle sanzioni stabilite nel regolamento generale.
 



Venerdì, 20 luglio 2007


La polizza dei pedofili in tonaca

di Bianca Cerri

Lunedì, 23 Luglio 2007 – 13:30 –
———————
Come tutte le aziende, anche le chiese e le organizzazioni religiose si assicurano contro eventuali querele o accuse di natura penale. Dopo lo scandalo dei preti pedofili, le compagnie d’assicurazioni si sono premurate di coprire anche questo rischio. Sono nate così polizze pensate espressamente per i religiosi che amano indugiare in pratiche sessuali con minori ma temono eventuali richieste di risarcimento. La GuideOne e la Catholic Mutual assicurano sia le diocesi che i singoli sacerdoti senza fare troppe domande. Ogni anno, entrambe le compagnie ricevono almeno cento richieste di risarcimento ciascuna per episodi di pedofilia di cui si sono resi responsabili altrettanti rappresentanti della Chiesa cattolica. Tom Farr, presidente della GuideOne, rivela che la maggior parte viene risolta in via stragiudiziale. Si calcola che fino a questo momento i risarcimenti pagati ammontino almeno a 50 milioni di dollari. Se le richieste di risarcimento aumenteranno, le compagnie di assicurazioni si vedranno costrette ad aumentare i costi delle polizze. Per i giudici invece, sarebbe opportuno confiscare i terreni appartenenti alle diocesi che nella sola Boston valgono almeno 250 milioni di dollari.

L’arcivescovo di Boston ha sempre negato che all’interno della Chiesa Cattolica si siano mai verificati episodi di pedofilia prima degli anni ’80 ma la realtà l’ha subito smentito. Tre fratelli del Mississipi hanno inoltrato una richiesta di risarcimento per tre milioni di dollari affermando di essere stati violentati ripetutamente tra il 1970 ed il 1973 da padre George Broussard, che era anche uno dei loro insegnanti.

Francis Morrison, il più grande, aveva cercato di ribellarsi ma la cosa non era servita molto. Padre George era venuto molte altre volte nella sua stanza e, per costringerlo a subire le sue attenzioni, gli diceva che Dio si sarebbe infuriato con lui se si fosse ribellato.

Il papà dei ragazzi era un medico ematologo arruolatosi nella Marina degli Stati Uniti come ufficiale medico. Nato da genitori di origine irlandese era un fervente cattolico. Una volta trasferitosi in Mississippi aveva scelto per i figli una scuola cattolica dove pensava che i ragazzi sarebbero stati più protetti. Kenneth, il più piccolo aveva solo quattro anni, i suoi fratelli Thomas e Francis rispettivamente 9 e 11 anni. I Morrison ricevevano spesso in casa la visita di padre Broussard, che si fermava volentieri a cena e, verso le dieci, accompagnava i ragazzi nelle loro stanze “per aiutarli a dire le preghiere”:

Su Broussard circolavano da tempo strane voci ma per i Morrison era un uomo dal cuore d’oro, completamente incapace di concepire il male. Ogni tentativo di convincerli del contrario era stato vano. Broussard era infatti un uomo molto abile nel conquistarsi le simpatie della gente semplice. Anche il piccolo Kenneth fu costretto a subire le sue attenzioni. Attratto dal calore e dall’affetto di Broussard nei suoi confronti ed avendo solo quattro anni, Kenneth non aveva neppure avvertito il pericolo.

Anche quando Broussard lo aveva trascinato nel confessionale per rivolgergli le sue malsane attenzioni lo aveva seguito fiducioso. Solo una volta cresciuto Kenneth si era reso conto che quell’uomo dal torace peloso che si strofinava su di lui aveva ucciso la sua innocenza. A 14 anni, era diventato depresso, litigava sempre con i compagni e sperimentava droghe a non finire.

Nel 1999, quando papà Morrison era ormai morente e la verità era da tempo venuta a galla, ha riunito i suoi tre figli e chiesto loro perdono per non averli protetti abbastanza. Al Boston Globe, che voleva intervistarlo, padre Broussard ha risposto di voler essere lasciato in pace e di non aver mai commesso nulla di male. Poi ha accusato i fratelli Morrison di essere degli approfittatori immorali. Peccato che altri 21 ragazzi molestati lo abbiano smentito.

La Chiesa Cattolica, lo dicevamo all’inizio, è una vera e propria azienda, forse la più grande di tutte visto che vende prodotti invisibili. E’ normale che abbia voluto mettersi al sicuro dai rischi, ma resta il fatto che i sacerdoti che si erano impegnati a proteggere le anime di migliaia di minori le hanno, invece, devastate.
————–
da Altre notizie
http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=19684&mode=thread&order=0&thold=0



Martedì, 24 luglio 2007


Preti pedofili
Fisichella scrive, Marinetti risponde

di Fausto Marinetti

Marinetti aveva inviato p. c. a Mons. Fisichella la lettera aperta a don Di Noto e
Monsignore gli risponde:

Caro Marinetti,
ho ricevuto la Sua lettera e La ringrazio. Mi dice che mi riguarda!L’ho letta con attenzione e per quanto mi riguarda non ho nulla da rimproverarmi. Temo che il Suo giudizio e la Sua lettura siano parziali e non sempre conformi alla realtà. Vorrei capire quali elementi possiede per affermare che nelle nostre strutture si fornisce ai seminaristi una cultura sessuofobica! Non riesco a seguirLa su questo cammino. Sembra che per Lei sia oro colato quanto provenga da una denuncia e falsità e tentativo di insabbiare se è fatto dalla Chiesa, dai Vescovi e dai Sacerdoti.
Mi spiace, ma non è così come le Iene o i reportage a cui fa riferimento. Da parte mia, non mi ritraggo ma non voglio neppure essere utilizzato strumentalmente per aggredire la Chiesa e le migliaia di Sacerdoti (e Vescovi) che ogni giorno con fatica e coerenza vivono la loro vocazione a sevizio di tutti!
Con la stessa schiettezza che Lei ha usato, ma con tono differente mi sono sentito di risponderLe.
Suo

† Rino Fisichella

La risposta di Marinetti

24.7.2007
Caro Mons. Fisichella,
Le chiedo lo sforzo di non dare per scontato che ogni critica è una “AGGRESSIONE”. Non tutti riescono a battervi le mani, sempre e comunque, come certi “giornali di corte” e certi movimenti educati al servilismo e all’adulazione. A volte, quelli che riteniamo “i nostri nemici” sono assetati di giustizia e ci dicono la verità più degli ossequienti. “Salutem ex inimicis nostris”?
Lei mi invita a nozze: “Vorrei capire quali elementi possiede per affermare che nelle nostre strutture si fornisce ai seminaristi una cultura sessuofobica!”.

Ha ragione: non possiedo “elementi” teorici, nozioni astratte, “sentito dire” e quant’altro, ma l’esperienza sulla mia pelle, voragini nella mia psiche: sono stato in seminario dal 1953 al 1968. Quindi, produco fatti, esperienze, comportamenti, situazioni, insegnamenti. Porto in me le stigmate di quella cultura: l’incapacità di “accogliere” il mondo femminile “come altro da me”; l’ideologia del sacrificio (come se Dio fosse un contabile); “fare il bene” agli altri per sentirsi buoni; la vita è una “valle di lacrime”; ecc.
Entro in seminario nel 1953, anno in cui i religiosi, riuniti in congresso internazionale, discutono sulla “funzione educativa del pallone nei seminari”, non un cenno all’educazione sessuale. Altri tempi, nei quali l’unica presenza femminile ammessa in seminario è la Vergine Maria. Segregazione assoluta, per quattro anni non torno in famiglia. A un undicenne non resta che votarsi a una beata incoscienza, tra gioco, studio e abbondanti pratiche di pietà. Il termine più “familiare”: peccato! Onnipresente, più di Dio. Le virtù per eccellenza: obbedienza cieca, rinnegare se stessi, mortificazione dei sensi. Altro che fuga mundi, cancellazione del mondo! Si esalta la santa purità, inculcandoci che il corpo è occasione di peccato. Ogni fine mese il direttore fa il “rendiconto” delle nostre malefatte: bere fuori pasto, andare al gabinetto senza permesso (sfuggendo al controllo), troppa passione per il gioco, troppa amicizia sospetta, ecc. La colpa meritevole dell’inferno: l’amicizia particolare. Non capisco, ma gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. I colpevoli vengono svergognati: “Mele marce, traditori della vocazione, peggio di Giuda”. Un dubbio: un ragazzino della mia età come può avere tanta forza da colpire il Cristo in persona? Per prevenire il contagio, l’isolamento del colpevole è immediato, l’espulsione celebrata come una cacciata dal paradiso.
Un giorno sparisce anche il sacerdote-assistente, che “dovevamo” chiamare “padre”. Ogni sera, ispezionando la camerata, con gesto fulmineo ci strappa di dosso le lenzuola per verificare che cosa succede sotto di esse. Poi arriva l’ordine di dormire con le braccia sopra le coperte. Prediche e conferenze insistono ossessivamente sulla “bella virtù”. Per essa preghiamo forsennatamente. Dall’alto della pala dell’altare una “donna vestita di luce” è la nostra donna ideale: incorporea, asessuata, un fantasma. Ogni sera, con la nostalgia, una domanda: “Ma la mia mamma dove è andata a finire?”. Al suo posto il direttore spirituale, un vecchietto di 70 anni, buono come il pane, ma incompetente per aiutarci a gestire l’insorgere delle prime pulsioni. Ogni mattina, al suo confessionale, una fila di clienti-bambini per saldare, con un Dio-giustiziere, il conto di una notte inquieta. Il buon padre non sa dire altro che: “Prega, prega! Con la preghiera tutto va a posto”. Mi sembra di non essere preso sul serio. Ma, sotto l’imperversare della minaccia dei castighi divini per il delitto di masturbazione, comincio ad avere paura del mio corpo: “Dio me lo avrà dato per punirmi? Cosa gli ho fatto di male?”.
Gli zelanti sono quelli che fanno la doccia più in fretta, non indugiano nei gabinetti, spiano i compagni che si appartano e li denunciano. Ci viene insegnato, che la purezza consiste nel fingere di non avere un corpo, ignorare la sua crescita, finalità, movimenti. Non sono in grado di capire, ma, con il tempo, mi renderò conto che questo clima produce turbe e danni psicologici irreparabili. Sul conto di chi saranno messi? Chi si preoccuperà di ripararli? Io non so cosa sia lo stupro del corpo, ma quello dell’anima sì.
A forza di parlare di “peccato impuro” non si ingenera la sua ossessione? Educazione sessuale? Nel paradiso terrestre del seminario il sesso non deve esistere e, se esiste, è solo in confessionale per chiedere perdono a Dio di averci dato un corpo, che sarebbe meglio non avere. I seminaristi più sfrontati osano bisbigliare: “E’ vero che i bambini nascono dal petto delle donne?”.
Il bambino e la donna sono presenze così insignificanti (o pericolose?) per una formazione umana integrale? Potrà mai Dio vergognarsi di quello che ha fatto? Se un ragazzo fa indigestione di spiritualità disincarnata, come si fa a farne un cristiano senza prima farne un uomo? Può essere condannato ad una specie di anoressia del cuore? A furia di “fare” il cristiano, abbiamo perso di vista l’uomo o abbiamo preteso di fare il cristiano alle spese dell’uomo? Se per 15-20 anni un giovane è tagliato fuori dal suo habitat naturale, la famiglia, è come una pianta coltivata in serra. Appena la si espone è soggetta a tutte le intemperie. Se un uomo passa dalla cassaforte del seminario a quella della canonica; se gli si impone una cintura di castità con il terrore dell’inferno e l’ossessione del peccato mortale, potrà mai venirne fuori un uomo capace di condividere la sorte dei fratelli, che pur si dibattono con la “lussuria degli occhi, della carne, del mondo”? Può il seminario sostituire la famiglia? O forse solo una comunità di padri e madri di famiglia sarebbe in grado di educare dei giovani candidati al ministero, come avveniva all’inizio del cristianesimo ?
Ci imbottiscono di vite di santi, che non hanno fatto altro che castigare il loro corpo con digiuni e cilici. Ignoranza, paura, sacro terrore faranno il resto. Un collega mi confiderà: “A furia di parlare contro il sesso mi hanno talmente condizionato, che, quando vedevo stesi al sole degli indumenti intimi femminili, li rubavo e li indossavo per eccitarmi. Eppure m’hanno convinto che quelle “cose” erano sfoghi di gioventù e m’hanno fatto prete lo stesso. Giro da una diocesi all’altra fin che trovo un vescovo, il quale mi manda dal suo medico di fiducia, che mi prescrive un farmaco. Il farmacista, mio conoscente, mi chiede: “Per chi è?”. “Per me”. “Sai che serve per la sterilizzazione chimica?”.
Cose d’altri tempi? Ho degli amici appena usciti dal seminario e mi confermano che sono cambiate le forme, è rimasta intatta la sostanza. Si dice: “I seminaristi d’oggi la sanno lunga, hanno già fatto le loro esperienze!”. Ma se sono esperienze negative, come potrà il candidato fare una scelta serena? A 25/30 anni uno può decidere per tutto il resto della sua vita, quando non sa niente di “crisi di paternità”, di complementarietà uomo/donna, non ha ancora sentito nella sua carne i morsi della solitudine, non ha fatto esperienza dell’esigenza di perpetuarsi come specie? Come fa a rinunciare a ciò che non conosce, a ciò che è stato sublimato, inculcandogli che “il prete rinuncia ad un amore per amare tutti”? E poi, quando si ritrova in parrocchia, solo, la sera, s’avvede che “amare tutti con cuore indiviso”, può essere una scusa per non amare nessuno? Se uno viene abituato fin da piccolo ad amare nell’intenzione, a fare atti di amore spirituale, non sarà un alienato per sempre? O l’amore è concreto, come quello della mamma, che è pane e latte, bacio e carezza, o che amore sarà mai? In seminario non c’è, tutt’oggi, la presunzione di far scalare ai neofiti la cima della “santa purità” senza fornire loro l’attrezzatura indispensabile per le alte quote? Che cosa può fare un prete che sui 40-50 anni s’accorge di non essere in grado di portare il “giogo” della castità? Se il prete giovane decide di lasciare non può sposarsi in chiesa, non può insegnare religione, deve allontanarsi dalla parrocchia, ecc. Diritti umani, valore supremo della persona? Forse il Cristo direbbe alla sua Chiesa che è stata lei a tradire l’uomo-prete? Dove sono i preti che denunciano i loro superiori di violenza psicologica, di intimidazione spirituale ed economica? “Se non stai alle nostre regole ti tagliamo i viveri…”. Allora uno che fa? Si arrangia. Uno se la fa con le suore, con l’amante, oppure, oppure… (che tragedia!) con dei bambini. E che dire del superiore che invita il “prete bollente” ad andare a donne di nascosto?
E’ forse cambiata la cultura clericale, che vede la sessualità con gli occhiali neri dei pagani gnostici e manichei? Lei sa meglio di me che i cristiani della prima ora considerano il matrimonio un male necessario. Per S. Ambrogio la donna è tentazione, per S. Gerolamo il marito che ama troppo la moglie commette adulterio. Quanti coniugi sono stati ammessi alla gloria del Bernini per aver esercitato in grado eroico le virtù proprie del matrimonio? Ma quali sono? La rinuncia, il sacrificio, la negazione del piacere? Ha mai meditato sul testo della teologa e madre C. Jacobelli, Risus Pascalis – Il fondamento teologico del piacere sessuale?
Basta forse ammettere tra i docenti una zitella, inviare i seminaristi in vacanza o a fare apostolato domenicale? Un amico seminarista mi racconta: “Di ritorno dalle vacanze, 2005, corro dal padre spirituale. “Padre, ho provato simpatia per una ragazza”. “E’ una tentazione, il maligno in persona, fuggi, fuggi da lei. Prometti di non vederla mai più”. Trasformare la donna da sostegno, compagna dell’uomo (per “ordine di Dio”) in un pericolo, in una tentazione, in una rivale di Dio è proprio secondo il suo cuore? Non è come cancellare metà della nostra stessa umanità? I preti pedofili avranno la loro responsabilità personale, ma non saranno anche frutto di questa cultura misogina e manichea? Un’amica, saggia e attempata, mi racconta: “Il prete in predica ha inveito talmente contro il sesso, che l’ho aspettato all’uscita e gli ho spiattellato in faccia: “Scusi, padre: si ricordi che anche lei è nato da un amplesso coniugale, non dagli angeli!”.
Non mancheranno i preti osservanti del celibato (si parla, forse, del 6/10 %). Ma si tratta di regola o di eccezione? Si è giunti a tale conquista mediante nonostante il seminario? Sono stato nei monasteri buddisti in Cambogia, Sri Lanka, Tailandia e ho studiato la loro iniziazione alla vita celibataria. C’è da invidiare tanta serenità, che è il risultato di un metodo di auto-dominio con pratiche ascetiche e il controllo del pensiero attraverso quello della respirazione.
Apprezzo troppo il celibato volontario per vederlo svilito ad una imposizione. Può essere mistificante sostenere che il celibato volontario non risolverebbe il problema, perché la pedofilia è una piaga, di cui non sono immuni nemmeno i padri di famiglia. Ma questi, almeno, non si dicono “rappresentanti di Dio”! Eliminiamo le anomalie educative; facciamo uomini concreti, calati nella realtà e così si potrà dire che non è colpa dell’istituzione. La pedofilia dei preti non è che un sintomo di un male sotterraneo. La gerarchia continuerà a colpire gli effetti, ignorando le radici del male? Non si addomestica il cuore, mettendolo in quarantena.
La Commissione dei vescovi americani non ha riconosciuto che l’educazione del seminario può inclinare all’omosessualità, quando non la favorisce? Non c’è terreno migliore di quello esclusivamente maschile per innescare curiosità morbose, ricercare il “surrogato” in mancanza del “prodotto originale”. L’unico e insostituibile ambiente educativo è quello familiare e ogni altro rischia di essere contro natura (Cf Carta dellONU, 1989). Di fatto i seminari minori negli Usa, Canadà, Irlanda, Messico, ecc. sono stati chiusi. Per caso o proprio perché finalmente si ammette che non funzionano e, spesso, si innescano varie forme di omosessualità? Un’amica psicologa spiega: “In quei contesti si “ingenera” una omosessualità “situazionale”, legata cioè non ad una scelta omosessuale di fondo, ma all’impossibilità di accedere all’oggetto sessuale femminile, per cui lo sfogo della libido si riversa su un altro oggetto. Non potendo riversarsi su una donna, la pulsione sessuale viene dirottata su altri uomini, che sono gli unici oggetti sessuali disponibili. Per coloro che hanno un’inclinazione alla omosessualità, il seminario diventa l’ambiente “ideale” per esprimerla, con tutte le ovvie ripercussioni su quanti non hanno questo orientamento di fondo”.
Di fronte all’ “11 settembre della Chiesa americana” si parla di innominabile tradimento di Cristo. Ma l’unico e solo “colpevole” è il prete pedofilo? Pedofili si nasce o si diventa? Se si diventa, che cosa vi ha contribuito? Non sarebbe stato opportuno convocare in Vaticano gli “indegni”, per sentire la loro versione e offrire al mondo le loro scuse? Prendersela con gli effetti non elimina le cause. Chi più e meglio di loro ci potrebbe dire che cosa ha fatto difetto nella loro educazione psico-affettiva, a che cosa attribuire i buchi neri della formazione? E cosa è successo nei primi anni del ministero? Che cosa i cristiani avrebbero potuto e dovuto fare per dare al prete non solo offerte ma anche sostegno umano?
Forse il papa potrebbe convocare anche le vittime in piazza San Pietro e chiedere loro perdono insieme ai cardinali? Non creda che ce l’abbia con Tizio o Caio, che passano, ma con il sistema, che non passa e continua a immolare le sue/nostre vittime. Imparassimo ad ascoltarle, almeno!
Distinti saluti,

Fausto Marinetti

PS. Perché non ripassiamo il n° 3 di Concilium del 2004? Non sono degli “anticlericali”, ma teologi/ghe, ricercatori seri che parlano, non a caso, di pedofilia clericale come di tradimento strutturale della fiducia.



Mercoledì, 25 luglio 2007


La pioggia di milioni per le vittime dei preti pedofili sommerge la veritá

di Adista n. 55 del 28-7-2007

33995. LOS ANGELES-ADISTA. L’arcidiocesi di Los Angeles pagherà un risarcimento record a oltre 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti, religiosi, diaconi e laici dal 1940 ad oggi: la cifra, pattuita lo scorso 15 luglio, è di 660 milioni di dollari (477,5 milioni di euro, di cui circa il 40% destinato agli avvocati delle vittime), che si vanno ad aggiungere ai 60 milioni concordati in dicembre con altre 45 vittime. Ma l’accordo extragiudiziario – fortemente voluto dall’arcivescovo di Los Angeles, card. Roger Mahony – malgrado la grande rilevanza che gli è stata concessa dagli organi di stampa vaticani non è, come si potrebbe sperare, il segno di una Chiesa cattolica che comincia a ‘chiudere i conti’ con una delle più gravi crisi che l’hanno attraversata negli ultimi decenni.  Il prezzo del segreto Il raggiungimento dell’accordo tra arcidiocesi e vittime, infatti, ha bloccato l’apertura dei primi 15 processi civili per i casi di abuso, che si sarebbero aperti questa settimana con l’imbarazzante prospettiva di un dibattimento pubblico che avrebbe costretto l’arcidiocesi a rendere pubblici molti documenti e lo stesso cardinale all’umiliazione di vedersi chiamato a deporre. Le associazioni delle vittime hanno lungamente contestato l’atteggiamento di Mahony, il cui obiettivo principale, dall’inizio dello scandalo, sarebbe stato quello di tenere segreti i file personali dei preti accusati, custoditi negli uffici dell’arcidiocesi: documenti che il cardinale e i suoi avvocati si sono sempre rifiutati di divulgare, appellandosi, tra l’altro, anche al primo emendamento della Costituzione statunitense, che sancisce la libertà di religione.A suo credito, però, va riconosciuto che il card. Mahony – di cui molti hanno invocato le dimissioni, come era già accaduto nel caso del card. Bernard Law di Boston (v. Adista n. 91/02) – ha sempre cercato di stabilire un contatto con le vittime: negli ultimi anni ha intrapreso una serie di approfonditi incontri personali con le vittime e le loro famiglie. “La speranza di tutta la Chiesa di Los Angeles”, ha detto annunciando l’accordo, “è che queste vittime, molte delle quali hanno sofferto in silenzio per decenni, possano, con l’accordo di oggi, trovare un qualche tipo di consolazione e mettere in un certo senso la parola fine a questa vicenda”. Anche se, ha aggiunto alla Radio Vaticana, “molte delle vittime mi hanno detto che pure se gli abusi sono stati condannati” e “pure se sono stati assicurati loro dei risarcimenti, non c’è in realtà alcun modo per tornare indietro e per restituire l’innocenza che è stata loro rubata”. Mahony ha anche rassicurato che, anche se i pagamenti richiederanno molti sacrifici economici all’arcidiocesi (che verserà dalle proprie casse 250 milioni di dollari, 180 milioni di euro, dei 660 dell’accordo), non sarà venduta nessuna proprietà “essenziale”, come parrocchie o scuole: gli edifici già individuati per la cessione sarebbero una cinquantina, compreso quello che ospita gli uffici della Curia. P. Lombardi: ottimismo fuori luogoA dare rilevanza alla notizia proveniente da Los Angeles ha contribuito anche il direttore della Sala Stampa vaticana, il gesuita p. Federico Lombardi, con una dichiarazione – inconsueta per casi del genere – in cui ha sottolineato “l’impegno”, “con i sacrifici che comporta”, della Chiesa cattolica nella lotta alla pedofilia, con la prospettiva “di chiudere una pagina dolorosa per guardare in avanti nella linea della prevenzione e della creazione di un ambiente più sicuro per i bambini”. Lombardi ha anche ripetuto che quello degli abusi non è uno scandalo che coinvolge solo la Chiesa cattolica ma “molte altre istituzioni”: “È giusto che anche queste prendano con decisone i provvedimenti necessari”. Una dichiarazione dai toni ottimistici, quella di Lombardi, che è stata subito duramente criticata dall’associazione delle vittime di abusi di preti Snap, che l’ha definita “arrogante e insensibile”: “Lombardi a quanto pare ha seguito il copione già usato da molti vescovi americani nel cercare di distogliere l’attenzione dalla Chiesa e di coprire lo scandalo”. Le denunce calano, il rigore si allentaI dati delle Conferenza episcopale statunitense segnalano che, per il secondo anno consecutivo, le denunce di abusi sessuali da parte di preti sono in calo: un dato interpretato come segno di una crisi ormai in via di risoluzione, malgrado il caso eclatante di Daniel McCormack, condannato a cinque anni di carcere per abusi su minori commessi dopo l’approvazione della “Carta di Dallas” che prevede provvedimenti rapidi e severi per i preti accusati di molestie. Un rilassamento delle regole approvate nel periodo più nero della crisi sembra d’altra parte imminente: in Inghilterra, un Paese dove, grazie a un protocollo rigoroso adottato per tempo, lo scandalo ha avuto dimensioni molte contenute, il Cumberledge Report ha consigliato ai vescovi di allentare le regole, perché i preti, per il timore di essere accusati, hanno paura di lavorare con i bambini. (alessandro speciale)

Mercoledì, 25 luglio 2007


Accordi per Abusi a Los Angeles
«La chiesa cattolica è stata obbligata dal tribunale a seguire il Vangelo»

dice Voice of the Faithful (=VOTF)


16 luglio 2007– Oggi la cultura del silenzio nella chiesa cattolica romana sta subendo una incrinatura. il 75% delle parrocchie dell’arcidiocesi di Los Angeles ha riscontrato la presenza di un prete pedofilo. L’arcidiocesi ha tenuto il segreto sui propri abusi per più di 20 anni. Questo fatto è sconcertante e dovrebbe metterci in guardia sulle terribili conseguenze della cultura del silenzio. VOTF sta lavorando per mettere fine a questa cultura e per costruire processi e procedure che prendano sul serio la comunità laica. E’ tragico che le voci delle centinaia di vittime di abusi sessuali sono state ascoltate dai tribunali della California ma non dai leader ecclesiastici. Alcuni di questi casi sono venuti alla luce anni fa proprio mentre accadevano. Le deposizioni evidenziano che molti abusi erano sospettati o addirittura conosciuti dai confratelli e dai vescovi, ma non se n’è fatto niente.
Per poter riguadagnare la rispettabilità dei suoi cardinali e vescovi, la chiesa dovrebbe ammettere onestamente che essi erano al corrente della loro partecipazione in ciò che lo stesso Cardinale Mahoney ha definito “un terribile peccato e crimine”. Questa stessa pratica di copertura era usata abitualmente dalla gerarchie cattoliche in tutto il mondo. Dobbiamo quindi ritenerla responsabile di queste azioni.
VOTF sostiene l’accordo effettuato con il tribunale, il quale prevede che i dati vengano resi pubblici. Dobbiamo assicurarci che questi dati siano disponibili. Dobbiamo tutti essere informati su chi sapeva e quando. Coloro che hanno protetto gli abusatori devono essere ritenuti responsabili. Cinquecento vittime sono venute allo scoperto e fanno parte di quest’accordo e sappiamo che esso non comprende tutte le vittime di abusi. Dal momento in cui i nomi degli abusatori saranno resi noti, sempre più vittime sapranno di non essere casi isolati. La non ufficializzazione dei nomi a protezione dei colpevoli è una lunga tradizione della chiesa cattolica. I colpevoli e i loro complici devono essere conosciuti di modo che le vittime possano cominciare il loro processo di guarigione.
“Se i vescovi avessero esercitato la loro autorità e il necessario controllo tutto questo non sarebbe accaduto”, ha detto Mary Pat Fox, presidente di Voice of the Faithful. “Se i vescovi non avessero anteposto la reputazione istituzionale al danno delle vittime, non avremmo dovuto cercare aiuto nei tribunali. E’ un giorno triste perché la chiesa cattolica è stata obbligata dai tribunali a seguire il Vangelo”.
“Come possiamo seguire dei leader che non fanno nulla per correggere gravi e ovvie mancanze fino a che non siano costretti a farlo dal potere giuridico?”, ha detto la Fox. “Tanto sfortunate sono state le circostanze che hanno portato a questa situazione, tanto più sarà un gran giorno per la chiesa – laici, clero e gerarchia – se tutto ciò ispirerà i laici del paese a condividere la responsabilità di condurre gli affari della nostra chiesa. I cattolici che pensano che gli abusi sessuali del clero siano storia, purtroppo si sbagliano. Lo scandalo non è finito e la guarigione non inizierà seriamente fintanto che tutti coloro che hanno coperto non saranno resi responsabili”.


(Traduzione di Stefania Salomone)
 



Giovedì, 26 luglio 2007


dal sito: Voice of the faithfull
Lo scandalo degli abusi sessuali del clero non è finito

pubblicato il 21 luglio 2007
Editoriale: L’accordo a Los Angeles (17 luglio 2007)

Lo scandalo degli abusi sessuali nella chiesa cattolica è ben lungi dalla fine. In troppe diocesi del paese e del mondo l’attitudine della gerarchia ecclesiastica di negare e insabbiare, esistita per decenni anche a Los Angeles, rimane tristemente in atto anche oggi.
Come americani siamo fieri, ma come cattolici siamo terrorizzati dal fatto che ci è voluto l’intervento del sistema giuridico secolare per imporre ai pastori spirituali l’obbligo che il loro stesso standard morale avrebbe richiesto molto tempo prima.

Anne Wilson
Edward Wilson
Brooklyn, 18 luglio 2007
gli autori sono membri di Voice of the Faithful, una organizzazione cattolica internazionale riformista.

All’Editore:
Dopo che il Cardinale Roger Mahony si è scusato per gli abusi sessuali perpetrati da membri del clero su minori, John Manley, un avvocato che rappresenta un gruppo di vittime, si è domandato come mai il cardinale fosse in grado di pagare un così alto risarcimento alle vittime, ma non ritenersi responsabile per la sua condotta in questi frangenti.
Se si fosse seguito il codice di diritto canonico, i vescovi che hanno scientemente riassegnato il prete colpevole, avrebbero dovuto essere riconosciuti corresponsabili. Il Canone 1395 prevede che un chierico che commetta una violazione al sesto comandamento con una persona al di sotto dei 16 anni venga punito con la riduzione allo stato laicale. Il Canone 1389 stabilisce che una autorità che commetta atto di omissione verso il danno subito da altri, debba essere punito con la rimozione.
I vescovi si sono sottratti alla responsabilità facendo ricorso alla Carta di Dallas del giugno 2002, formulata per proteggere i minori in futuro. Fu promessa una pronta rimozione dell’abusatore. Ma non fu proferito verbo sui vescovi che nel futuro avrebbero segretamente riassegnato il colpevole da un posto all’altro.

Sono state precisamente tali riassegnazioni che hanno moltiplicato esponenzialmente il rischio per i minori.

(Mons.) Harry J. Byrne
Bronx, 18 luglio 2007

All’editore:
la California è stata il primo stato a promuovere l’interesse delle vittime più che dei preti o dei loro complici, promulgando una legislazione pilota che eliminasse lo statuto delle limitazione nei casi di abusi sessuali su minori per almeno un anno. In Delaware si è seguita questa procedura abolendo lo statuto delle limitazioni nelle cause per gravi danni personali alle vittime di abusi sessuali.
Queste leggi danno alle vittime la possibilità di presentarsi in tribunale ed avere l’opportunità di obbligare i responsabili a sedere nel banco degli imputati. E questi responsabili sono tenuti a rivelare anche i segreti più oscuri.
Di questa responsabilità beneficia l’intera società. I cittadini possono solo guadagnarci nella consapevolezza di chi ha tratto reali vantaggi dalla loro incondizionata fiducia e di chi ha approfittato mettendo a rischio i bambini.
La triste verità è che la maggioranza delle vittime di abusi sessuali sono tenute fuori dalle aule prima ancora che si sentano in grado di uscire allo scoperto. Gli stati hanno la chiave per aprire le porte delle aule.

Marci A. Hamilton
New York, 17 luglio 2007

L’autore, docente alla Benjamin N. Cardozo School of Law, è un avvocato delle vittime di abusi in tutto il paese.

All’editore:
Il suo editoriale sui casi di abusi sessuali ha avuto un tono triste e rassegnato invece di un tono provocatorio, che credo più appropriato. In particolare disturba l’uso dello stesso gergo degli abusatori in riferimento all’accaduto come “peccato” che si sposa perfettamente con l’ideologia della chiesa secondo la quale siamo tutti nati nel peccato.
Quello che è realmente accaduto invece è una serie sistematica di crimini. Il peccato è un fatto privato, il crimine è pubblico. Adottando questo linguaggio, riserviamo ai colpevoli una dignità e una privacy che non meritano.
Peter Turman
Santa Monica, Calif., 17 luglio 2007

(traduzione di Stefania Salomone)
 



Giovedì, 26 luglio 2007


Il silenzio e la segretezza del card. Evans, per il suo ruolo di pastore, verso le vittime sessualmente abusate

di Michael-Vincent Crea

20 LUGLIO 2007
Harlem, NY – Tra le archidiocesi di Boston e Los Angeles, c’è un buco nero di silenzio clericale sulle vittime abusate dal Cardinale Edward Egan di New York. Comunque, la posizione di questo pastore solitario sta facendo venire a galla la seconda più grande e arrogante copertura di silenzio e segretezza negli Stati Uniti. Il pastore Michael Vincent Crea è deciso e pronto a “urlare dai tetti” le gesta del Vaticano, forse proprio lunedì 23 luglio nel tribunale di New York alle 9.30 del mattino.
Non avendo ricevuto risposta né dal Vaticano né dalle autorità di New York dal 2002, riguardo tutta la faccenda degli abusi subiti al St. Joseph Seminary a new York e dai Padri Paolini nel loro collegio di Washington D.C., nelle ultime due settimane Crea è rimasto di fronte alla cattedrale di St. Patrick, rivolgendo al cardinale Egan le sue parole italiane: “Basta! Basta! Chiedete al cardinale Egan, perché non ha investigato sugli abusi da me subiti?”. Crea cantilenava Crea in inglese: “Enough, enough”, facendo eco alla intervista di Egan sul NY Times, dove spiegava il suo ruolo qui e nella diocesi di Bridgeport, dicendo che Crea gli stava facendo perdere la pazienza e la “carità fraterna”. Egan ha anche affermato di non sentire la necessità di incontrare le vittime.
Arrestato e, dopo essere stato trattenuto la notte del 3 aprile, è tornado in tribunale il 22 maggio, dove ha ricevuto il benservito, continuando a conservare il silenzio e la segretezza verso gli abusati di New York. L’avvocato di Crea, Geoffrey S. Stewart, ha ripetuto che non c’erano capi d’accusa sul suo cliente. Il pastore è fiducioso che la sua innocenza prevarrà durante e dopo il processo, proseguendo il suo impegno in favore di tutte le vittime. Neanche dopo la bancarotta di Boston, papa Giovanni Paolo II o Benedetto hanno deciso di parlare con nessuna delle persone violentate.
Il pastore Crea, non avendo ricevuto risposta ai suoi appelli da entrambi ipapi, è venuto a Roma il 22 giugno, per la prima visione di “Hand of God”, un documentario della PBS andato in onda a febbraio. Crea ha accettato l’invito del produttore del film, Joe Cultrera e suo fratello Paul, il quale è stato a sua volta violentato all’età di 11 anni e hanno reso una testimonianza toccante e profonda, sobria e veritiera degli effetti della pedofilia nel clero e degli abusi sessuali sulle vittime, su se stesso, le famiglie e tutta la comunità cattolica.
Il pastore ha trovato una buona accoglienza tra i membri del partito Radicale e della NGO delle Nazioni Unite, in cui si ritrovano alcuni tratti della battaglia di Gandhi per una risoluzione pacifica delle ingiustizie. Hanno sponsorizzato insieme il seminario tenuto in parlamento, con la partecipazione dell’avvocato di Houston Daniel Shea, il cui impegno ha facilitato la rottura del silenzio a Boston. La testimonianza di una coppia, la cui figlia di 6 anni è stata violentata, come altri bambini italiani, in un istituto di suore, ha portato il pastore Crea fino alle lacrime. Come Crea, 92 persone hanno lanciato un appello a Papa Benedetto, senza alcuna risposta. Due preti sposati hanno parlato del matrimonio e del celibato come doni paritetici in relazione al presbiterato.
Come il pastore Crea, Marco Marchese, 25 anni, un seminarista italiano violentato in seminario, ha parlato della segretezza del Vaticano.
Dopodiché il pastore Crea e i fratelli Cultrera , con Maurizio Turco, membro del Parlamento, il delegato delle Nazioni Unite, Matteo Mecacci, e altri amici si sono recati a Piazza S. Pietro per una dimostrazione a favore della rottura del silenzio, proprio di fronte gli appartamenti di Papa Benedetto. Le sue finestre erano accese, anche se le candele e le rose che commemoravano le vite e le anime delle vittime erano tenute in ombra dalle forze di sicurezza Vaticane. Il tramonto non ha spento la verità e proprio al tramonto il simbolo dell’associasione OWL [One World Life Systems] di Crea è stato esposto. Rompere il silenzio nella piazza di S. Pietro, centrare il bersaglio gridando “chi è stato, chi è stato”, o urlando “BENEDETTO! Vogliamo giustizia!”.
Prima che Benedetto venga in visita negli Stati Uniti, proprio a New York, il cardinale Egan potrebbe scegliere di seguire la linea pastorale di Los Angeles, ma state sicuri che, durante la lunga notte di oscurità per le anime violate, il pastore Michael-Vincent Crea con determinazione “riporterà l’alba”.
 

(Traduzione di Stefania Salomone)

Giovedì, 26 luglio 2007


Servire un solo Dio e sviluppare un solo mondo per il bene dell’umanità»

di Michael-Vincent Crea, Pastore

Messaggio da Michael-Vincent Crea – fondatore e pastore di One World Life Systems a Papa Benedetto XVI


Data: 28 dicembre 2006
Indirizzato a:
Pope Benedict XVI
Vatican City
Roma, Italia 00193
Mio caro fratello pastore e servo di Gesù Cristo, Papa Benedetto XVI:
Possa lo Spirito di Gesù incarnato, riconoscibile nelle vite e nel martirio dei Santi Innocenti, risvegliarti, innalzando la tua/nostra anima nel ministero pastorale di ogni giorno per la salvezza e la carità di tutta l’umanità, in virtù della nascita di Gesù, nostro Signore e Salvatore!
Il frate francescano Raniero Cantalamessa, tuo pastore, mi ha detto che se ti avessi scritto, mi avresti risposto. Così, attraverso lo stesso Spirito di riconciliazione e andando al di là dei doveri che Gesù ha saggiamente consigliato ai suoi stessi discepoli, voglio rivolgermi a te per la seconda volta, dopo quattro anni di suppliche, di messaggi sinceri fatti con amore fedele e grande speranza, ma rimasti inascoltati.
Prego: “Che tu oggi possa sentire la voce di Dio e non indurire in cuore” (Ps. 95)
Vorrei che tu mi incontrassi, insieme ad una delegazione di Santi Innocenti a Roma. La tua risposta, volta alla reale riconciliazione con tutto il Popolo di Dio nel mondo, dopo episodi che hanno mandato in frantumi tante vite umane e dopo le scioccanti violenze sessuali causate da ecclesiastici, deve cominciare a riconoscerci nello spezzare il pane e nelle vite spezzate, come membra del Corpo e del Sangue di Cristo. Molti leader ecclesiastici ed altri sono già stati ricevuti da te e dal tuo predecessore, perché noi no?

Vorrei condividere con te la mia stessa esperienza non solo di persona violentata, ma consacrata a vivere in verità e carità, servendo il Popolo di Dio, dovendo appunto morire ogni giorno e perdonare coloro “che non sanno quello che fanno” (Luca 23,24)
L’offerta pastorale che rivolgo a te resta questa: “Lascia il tuo dono all’Altare” (Mt 5,23-24). Vorrei condividere con te alcuni dei frutti del mio fondo “The R.E.V.I.V.E. Trust Fund,” riflettendo sul comando di Gesù di “restituire alle autorità civili ciò che loro compete e a Dio che gli compete”. Il tuo omonimo, papa Benedetto XV, ha già rappresentato un modello pastorale per noi. La tua/nostra risposta non deve essere quella del ricco chiamato da Gesù e neanche quella dell’episodio di Lazzaro, il mendicante, al quale si lasciano le briciole, senza l’amore che “non manca mai” (1Cor 13,8). Ora, mio caro pastore e successore di Pietro, devi rispondere alla domanda di Gesù nel servizio al Vangelo “Mi ami tu?” (Gv. 21,15-19).
Ti scrivo e invio questa lettera il 28 dicembre 2006, pregando nello Spirito, in memoria e nel riconoscimento dei Santi Innocenti, specialmente quelli di oggi, in Darfur e in Palestina, il luogo natale di Gesù, così come per l’intercessione del tuo amato fratello e pastore di anima, Papa Giovanni XXIII e i nostri amati fratelli e servi dello Spirito in Africa, S. Charles Lwanga e i suoi compagni, che hanno sperimentato le sofferenze di una violenza sessuale, fino al martirio.
Poiché la via del nostro ministero ci è illuminata dalla grazie, non dobbiamo scoraggiarci. Piuttosto, rinunciamo a tutto ciò che è vergognoso, nascosto; senza agire con perfidia e senza vanificare la parola di Dio, ma dichiarando apertamente la verità, ci raccomandiamo alla coscienza di ognuno davanti a Dio (2Cor 4,1-2).
Aspetterò in pace, con preghiera e amore, di ricevere la tua risposta, nella speranza di poterti incontrare faccia a faccia, prima della Festa della conversione di S. Paolo.
Fermo nello Spirito “Servus Servorum Dei,”

Michael-Vincent Crea, Pastore

(Traduzione di Stefania Salomone)

Giovedì, 26 luglio 2007


Parroco in perizoma, denunciato

di Fabiana Marcolini

In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino


Da “Il mattino di Padova”
L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi. E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.
(26 luglio 2007)

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Parroco-in-perizoma-denunciato/1696417/6



Giovedì, 26 luglio 2007


PRATICAMENTE UN’INFAMIA

O, come mio padre mi ha salvato dalle grinfie di un prete cattolico

di Will Swaim
(Traduzione di Stefania Salomone)

Riguardo la bizzarra simultaneità di eventi negativi che esistono lungo la via della tua buona sorte, può succedere che tu prenda una boccata di aria dell’oceano sull’uscio di casa e, nello stesso momento, qualcuno da un’altra parte sfiora la morte respirando il fumo di un incendio che si sprigiona proprio in un angolo del suo salotto. Immagina questa idea quotidiana di terrore che sa di sangue anche se siamo immersi in una bellezza da spezzare il cuore: una macchina che brucia, senza portiere e senza finestrini, col bagagliaio aperto e sullo sfondo delle palme che sfiorano il cielo blu. Considera le morti inutili di bambini senza volto. Ricorda Agostino di Ippona che denunciava l’astrologia come assoluto inganno perché due persone nate nello stesso momento potessero camminare su sentieri paralleli, uno verso l’inferno e l’altro verso quel qualcosa chiamato paradiso. Ritorna con la mente al momento in cui la tua fede tenace nella misericordia di Dio è stata intaccata perché non ti sembrava possibile che amore e odio potessero coesistere sotto lo stesso sacro paramento.
Un momento del genere l’ho vissuto negli anni ’70 nella chiesa di S. Killian alla missione di Viejo poco prima della fine della messa della domenica mattina – in ottobre, mi sembra: grandi nubi oscurarono il cielo ceruleo, raffreddando l’aria come per anticipare l’inverno.
Io e il mio amico Roger avevamo preparato un tavolo fuori della chiesa, la nostra chiesa, dove speravamo di vendere dei dolciumi a tutti quei bravi cattolici. Esponevamo un cartello che diceva – AIUTATECI A SOSTENERE LA SCUOLA MISSIONARIA – e aspettavamo la fine della messa perché uscissero i nostri clienti.
Era autunno, indossavamo i nostri soliti cardigan rossi della vecchia Missione San Juan Capistrano; i capelli pettinati da un lato col gel, le bianche camicette abbottonate fino al collo, le scarpe nere un pò consunte. Lottando contro il freddo, tenevamo le mani in tasca dei pantaloni di velluto.
“Ehi, ragazzi, vi state masturbando?”.
Ho alzato gli occhi perplesso e ho guardato dritto negli occhi Bertrand Horvath, Padre Bert. O forse non l’ho guardato proprio direttamente: ma io ricordo i suoi occhi cerchiati di nero che brillavano come quelli di un personaggio dei cartoni animati. E poi sento la coscienza stritolata come in una camicia di forza.
Ricordo di essermi imbarcato in una serie di elucubrazioni, facendo una miriade di calcoli socio-psicologici: Sta scherzando? Se è così, dovrei rispondere a tono? Come posso però scherzare sul peccato con un uomo che è la voce di Dio? O forse: Padre Bert, come uomo di Dio, ha la capacità di vedere chiaramente nei ventricoli e antri del mio cuore? Egli può discernere la presenza di qualcosa di veramente losco e non veniale, ma mortale sulla scala del peccato?
Troppo lento, stetti lì fermo, guardandolo fisso, con gli occhi umidi di pianto.
“Ragazzi, giocate col fondo delle tasche?”, domandò. E poi fece una serie di ipotesi: “Vi toccate a vicenda? Vi masturbate a vicenda? O semplicemente ciascuno di voi si tocca?”.
Ricordo – o meglio, e questo è significativo: penso di ricordare – che soppesai le possibili risposte, ma me ne vennero talmente tante in testa, in tanti modi che rimasi senza respiro: se rispondevo che non ci toccavamo a vicenda, forse voleva dire che lo facevo da solo? Potevo realmente affermare che io e Roger non ci eravamo mai toccati? Eravamo molto amici, dopo tutto, quindi era possibile che ci fossimo sfiorati, innocentemente.
Balbettai qualcosa di insensato e Padre Bert se ne andò, poco prima della fine della messa delle 8:00.
Riuscii a vendere alcuni dolci, riflettendo sul fatto che essi si erano sporcati passando attraverso le mani sporche di un ragazzo peccaminoso. Ero terrorizzato all’idea che padre Bert potesse vedere tutto il mio futuro attraverso la mia divisa.
• • •
Roger ed io caricammo il tavolino nella El Dorado di suo padre e io salii nella macchina di mio padre, una Mustang del 1966.
“Non è andata bene?”, mi chiese mio padre.
Lo guardai negli occhi, attraverso lo specchietto.
“Non avete venduto abbastanza dolci?”, mi chiese di nuovo.
Gli dissi di padre Bert e immediatamente me ne pentii. Lui accostò la macchina sul ciglio della strada. Ma non si girò verso di me, semplicemente mi guardava intensamente nello specchietto retrovisore.
Pensai che la mia vita era finita. Mio padre era cresciuto negli anni della depressione da un padre molto violento che quando morì, mia nonna comprese la gravità della situazione provocata da quell’uomo e mandò mio padre in collegio e fuggì da Inglewood, rifugiandosi in un convento a Bay Area. Mio padre finì in collegio e poi partì militare, mancando per un pelo la guerra di Corea. Costruì la sua famiglia su quattro pilastri fondamentali: cattolicesimo, disciplina, rispetto dell’autorità e l’etichetta. Non esisteva calore, amore e perdono; il nostro Dio era più un marziano che simile a Gesù.
Ma ora, con le quattro frecce accese sul ciglio della strada, mio papà orfano fece qualcosa di strano.
Cioè non fece nulla.
Mi ascoltò pazientemente, senza battere ciglio. Infine mi chiese: “Padre Bert ha detto proprio questo?”. Anuii e aspettai che mi scaraventasse fuori dall’auto come si fa con un pesce strappato al mare, per quello che probabilmente avevo commesso, non ultimo il fatto che avessi messo in dubbio l’integrità di un membro della chiesa.
Invece, rimise in moto l’auto e guidò verso casa in silenzio. Davanti casa, scese dalla macchina, mi aprì lo sportello e mi fece scendere dicendo di avvisare la mamma che sarebbe tornato subito. Mise in moto e se ne andò.
• • •
Anni dopo, quale editore di OC Weekly, collaborai col reporter Gustavo Arellano per un evento così strano che vi prego di astenervi dalla vostra naturale incredulità. Arellano aveva le prove di un prete dell’arcidiocesi di Los Angeles e nella Contea di Orange, che aveva molestato schiere di bambini. E un giorno venne nel mio ufficio, mise un file sulla mia scrivania e disse: “Penso che questo ti possa interessare”.
Dentro la cartella c’era un rapporto su Padre Bertrand Horvath. I documenti ufficiali ecclesiastici, sembravano provare che le autorità fossero a conoscenza delle accuse di molestie sessuali su minori che Horvath aveva perpetuato a St. Killian. Arellano sintetizzò il documento in questo modo:
“I dati ufficiali della chiesa dimostrano che Horvath era conosciuto alla Missione Viejo di St. Killian fin dai primi anni ’70 per aver fatto spogliare dei chierichetti, consegnando loro ciò che il documento descrive come “groviglio di tette”. Sembra che Horvath si toccasse mentre chiedeva ai ragazzi se si masturbavano. Horvath lasciò St. Killian per una parrocchia di Los Angeles e fu spostato nel paese fino al 2000, quando le autorità diocesane finalmente misero in guardia la diocesi di Amarillo sui trascorsi di Horvath. Dopo di che, Horvath fu mandato a riflettere”.
Chiamai i miei genitori per dar loro la notizia. Loro stanno ancora a St. Killian, ancora fervidi cattolici. Non ero sicuro di cosa avrebbero fatto con quei documenti.
Fu allora che mio padre mi disse il resto della storia. O meglio la sua storia, perché adesso comincio a capire il senso della sua paternità.
• • •
Dopo che mi aveva scaricato a casa, era andato in chiesa e aveva chiamato il padre di Roger.
Come il mio, il padre di Roger era un cattolico della vecchia guardia. Immagino che non abbia gradito la chiamata. Immagino che sia sceso da Pill Hill – quella che noi chiamavamo la città blindata della Missione di Viejo dove i professionisti abitavano in case accoglienti – a El Dorado lui si lanciò a 120 miglia all’ora sulla L5. Immagino i cittadini di El Dorado strillare quando ha svoltato nel parcheggio della chiesa per incontrare mio padre.
I due chiesero al pastore padre Michael hughes, un irlandese con la faccia da mastino, un incontro con Horvath. Hughes non accolse la richiesta e quella decisione probabilmente mi salvò dal diventare orfano, come mio padre: mio padre ammise che sia lui che il padre di Roger avrebbero fatto giustizia sommaria. Ma Hughes lasciò i due genutori con l’impressione di aver già ricevuto simili lamentele.
Tre o quattro mesi dopo, Horvath se ne andò.
• • •
La scorsa settimana l’Arcidiocesi di Los Angeles ha offerto 660 milioni di dollari per risarcire le accuse di molestie rivolte ai suoi preti, incluso Horvath, che ha molestato più di 508 bambini in alcuni decenni. Non fui sorpreso che la chiesa avesse cercato di coprire i suoi misfatti, fino a cambiare il corso delle cose, chiedendo scusa ed offrendo il risarcimento. Guardo la televisione. Non è così che fanno le perpetue?
No. Volevo scoprire perché la polizia locale ha fatto così poco. Ho chiamato John Manly, un amico avvocato che rappresenta 50 vittime nel caso della diocesi di Los Angeles.
Manly mi ha chiesto di raggiungerlo nel suo ufficio di Newport Beach per parlare e per incontrare qualcuno molto interessante per me.
L’ufficio di Manly è come un maniero di campagna relegato in un ambiente residenziale. Immagini di velieri campeggiavano sui mobili di legno. Un luogo silenzioso.
Mangly aveva invitato anche uno dei suoi clienti che chiameremo Brian. Un uomo sui 50 anni, cresciuto anche lui a St. Killian. Manly mi ha chiesto di raccontargli la mia storia.
Avevo quasi terminato il racconto che gli occhi di Brian si riempirono di lacrime. Ho scoperto che Padre Bert lo aveva approcciato in una maniera simile.
“Le chiamiamo strigliate”, disse Manly, e, benché gli approcci potevano essere differenti, l’obiettivo era lo stesso: i molestatori ti ispezionano, verificando la tua risposta, cercando di coglierti in fallo”.
Come me, Brian aveva detto a suo padre della strigliata di Horvath. Ma suo padre si era comportato diversamente dal mio: “Mi disse, forse sei tu che cerchi tutto questo”.
Padre Bert chiamò i suoi genitori dopo una settimana, chiedendo di far andare il figlio da lui per aiutarlo a strappare le erbacce. Brian non voleva. I suoi genitori, fieri che un prete avesse attenzioni personali per il figlio, lo convinsero.
Brian disse che in canonica Padre Bert Horvath lo aveva molestato ripetutamente.
• • •
Raccontai ad un amico questa storia, gli ho detto che la biografia di Brian – che si contorceva per evitare le mani insistenti di Horvath, vergognose e false – mi faceva sentire un personaggio di un film muto, quello che cammina allegramente sotto il pianoforte che cade, negli interstizi di una parete che crolla o fra due auto prima dell’incrocio – e una volta passato, si volta indietro contento di essere salvo.
“Avrei potuto essere Brian” ho detto al mio amico. “Quel prete avrebbe potuto catturarmi, ma per grazia di Dio non è accaduto”.
“Non Dio, fratello” mi ha detto l’amico “ma tuo padre. Mettiti in ginocchio e ringrazialo. Qualunque cosa tuo padre abbia fatto di sbagliato, ha fatto bene la cosa più importante.”



(Traduzione di Stefania Salomone)


Martedì, 31 luglio 2007


Riflessione
PEDOFILIA: LA CHIESA PAGA

di marco marchese

Ringraziamo marco marcvhese(marco.marchese@mobilitazionesociale.it) Per averci segnalato questo suo articolo già pubblicato sul sito: http://www.ghigliottina.it/ghigliottina1/html/modules.php?name=News&file=article&sid=47&mode=&order=0&thold=0

La Chiesa paga 660 milioni di dollari per 500 vittime in una sola diocesi.

C’è soddisfazione nelle parole del portavoce del Vaticano: grande impegno seppur con i sacrifici che comporta.Così è stato detto dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

Chissà a quale sacrificio si riferisse.

Quello che è certo è che la Chiesa ha fatto di tutto per evitare il processo. Mi piacerebbe pensare che l’ha fatto per tutelare le vittime, ma qualcosa mi fa pensare che l’’abbia fatto solo per tutelare se stessa, magari per non dover testimoniare, svelare gli archivi segreti. Ma non dobbiamo essere troppo prevenuti! Il fatto è uno: la Chiesa è schizofrenica! Ha detto di essere vicino alle vittime, che non c’è posto al suo interno per chi ha tradito la fiducia dei bambini, ha dichiarato falsi i documenti che la accusavano di coprire i preti pedofili! Ha sostenuto che si trattava solo di procedure interne.

Tolleranza zero perché è Lei, la Chiesa prima vittima di queste persone! E tanti, politici per primi, si sono elevati a paladini difensori di questa istituzione che fortunatamente non è fatta solo di colletti bianchi e di anelli, pastorali e mitre…

Un attacco alla chiesa, hanno gridato.

E adesso nessuno grida più! Adesso che quella stessa Chiesa ammette (chi paga ammette!) di aver sbagliato, di non aver saputo gestire la situazione, non parla più nessuno! E intanto cosa fa la Chiesa? Permette a dei pedofili di continuare a essere preti e a dire messe. Anche dopo una condanna definitiva da parte di un tribunale italiano!

“Don Siro Invernizzi, arrestato il 6 settembre 2006 a Milano, dietro ad un cimitero. La polizia lo aveva trovato in atteggiamenti intimi con un ragazzino di 13 anni di origine rumene”. Lo stava abusando! Don Siro ha patteggiato due anni.

Quanto alla Chiesa: don Siro ad oggi è ancora prete e probabilmente verrà trasferito prossimamente in un’altra diocesi, dove nessuno dovrà sapere del suo passato!

E’ così che la chiesa tutela i bambini!? Del resto anche don Pasquale scarola continua a dire messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia ai danni di una bambina di 9 anni che aveva molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: “Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere”.

Attualmente è ancora prete nella parrocchia di San Pietro e Paolo a Capua!

Chi pensate abbia pagato gli avvocati di questi pedofili? O da dove pensate che la Chiesa prenda i soldi per risarcire le vittime? E che ne dite del fatto che la Chiesa abbia stipulato con delle società di assicurazione delle polizze per eventuali cause che dovessero pendere a suo carico in eventuali processo per pedofilia? Considerate che la chiesa vive di beneficenza…

E tutto tace. Nessuno parla. Nessun politico interviene!



Mercoledì, 01 agosto 2007


Pedofilia preti
Don Gelmini indagato

di red

Uno dei preti simbolo della destra italiana è sotto inchiesta per pedofilia. Don Pierino Gelmini, noto per le sue comunità di recupero per tossicodipendenti, è da alcuni mesi sotto inchiesta da parte della procura della repubblica di Terni. Come era prevedibile a sua difesa sono scesi tutti i big dei partiti di destra. Si cerca di criminalizzare i ragazzi che lo stanno accusando, puntando sul fatto che si tratta di ex ospiti della comunità di don Gelmini, tossicodipendenti la cui testimonianza quindi non avrebbe alcun valore. Questa tesi viene riportata anche nell’articolo del quotidiano La Stampa di Torino (che di seguito riportiamo) che per primo ha tirato fuori la notizia.
Ma la vicenda pare sia molto più antica. Su alcuni blog, ed anche sul nostro sito, stanno giungendo testimonianze di persone di 60 anni che riferiscono di episodi di pedofilia che avrebbero avuto per protagonista proprio don Gelmini per lo meno 50 anni fa. Ed è probabile che stiano per venire alla luce testimonianze molto forti che non lasceranno adito a dubbi.
Ovviamente non siamo noi a giudicare o ad emettere sentenze, ci mancherebbe. Noi possiamo limitarci ad esercitare il diritto di cronaca, a registrare le notizie di pubblico dominio, a favorire il dibattito ed il confronto.
Un auspicio ci sentiamo però di formularlo: che la politica stia fuori da questa vicenda e che la magistratura sia lasciata libera di appurare tutta la verità, nient’altro che la verità.

Abusi, don Gelmini indagato

Alcuni ragazzi della comunità contro il prete anti-droga: molestati sessualmente
FRANCESCO GRIGNETTI
TERNI
L’indagine è segretissima e non c’è da meravigliarsi: dipende dall’altisonanza del nome coinvolto. Don Gelmini, il carismatico sacerdote antidroga, il mitico «don Pierino» che compare spesso e volentieri alla televisione a discettare dei valori che una volta c’erano e che ora non ci sono più, guru di tanti uomini politici, fondatore della Comunità Incontro, è indagato per abusi sessuali.

Lo accusano diversi ex ospiti della sua comunità. Per le strutture di Amelia, al Mulino Silla, in quasi trent’anni sono passati migliaia di giovani tossicodipendenti alla ricerca di una nuova vita. Molti ce l’hanno fatta. Il metodo spesso funziona. Ma secondo quanto risulta alla procura di Terni, non è tutto oro quel che luccica. Dietro il carisma di don Pierino, ci sarebbe un lato oscuro. Un’indicibile linea d’ombra che il sacerdote avrebbe oltrepassato ai danni di alcuni tra i più deboli (psicologicamente e fisicamente) e che ora sono diventati Grandi Accusatori.

C’è imbarazzo, però, negli uffici di giustizia ternani, retti dal procuratore capo Carlo Maria Scipio, a parlare di questa storia. Di più: c’è estrema cautela. E nessuna voglia di cavalcare il caso. Innanzitutto perché è evidente che quest’inchiesta che sporca il nome di don Gelmini si porterà dietro una valanga di polemiche politiche: il sacerdote è un eroe per il centrodestra, un’icona, un punto di riferimento per Berlusconi, Casini, Fini e tanti altri. Secondo, perché si tocca un mostro sacro per tante famiglie italiane, un campione della lotta alla droga, uno che viene addirittura osannato da chi è stato beneficiato. Non soltanto in Italia, peraltro. Il suo metodo comunitario è stato esportato in mezzo mondo. D’altra parte la piaga della droga colpisce dappertutto. E il suo metodo, appunto, funziona.

Terzo elemento di prudenza, che non sfugge alla valutazione dei pm: chi accusa don Pierino sono giovani che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con le droghe, insomma sono testimoni non propriamente granitici, qualcuno è anche scivolato nella delinquenza. C’è chi si trova in carcere per piccoli reati e il suo racconto è stato verbalizzato in un parlatorio. Brutto segno per un eventuale dibattimento. E ci si interroga. Magari ci potrebbero essere motivi di risentimento. Transfer psicologici da ben ponderare. Passioni che si sono trasformate in odio. Reazioni inconsulte contro un prete che pretendere il rispetto delle sue regole.

E’ un fatto, però, che l’indagine penale è in corso da diversi mesi. E finora non è stata archiviata. Anzi. Sono oltre sei mesi che si ascoltano testimoni, si ricostruiscono vicende piccole e grandi, si cercano riscontri. E’ stato sentito anche l’indagato. Don Pierino, ottant’anni suonati, uno che nella sua vita ne ha viste tante, e ultimamente si sta spendendo per i bambini diseredati del Terzo Mondo, in Brasile o in Thailandia, s’è dovuto trovare un avvocato e con l’assistenza del legale ha subito a Terni un lungo, drammatico interrogatorio. Ora, che sia un sacerdote di polso, dal carattere fumino, e dalla battuta pronta, è noto anche al grande pubblico. Figurarsi la sua reazione quando gli sono stati contestati questi e quei racconti, certe accuse infamanti, questioni pruriginose, sesso estorto. Ma tant’è.

Sembra che le dichiarazioni di accusa siano molte e abbastanza concordanti. I racconti, alla fin fine, sono sempre gli stessi. Ruotano attorno a una comunità chiusa dove c’è una figura di enorme carisma che non si limiterebbe a prendersi cura delle anime. Così sarebbe successo in alcuni casi, almeno, a giudicare dai verbali che si sono accumulati nei fascicoli della procura. Su questo aspetto segreto della vita comunitaria al Mulino Silla sono stati interrogati anche molti volontari che bazzicano la comunità, e collaboratori di don Pierino, e sacerdoti, e diversi ex ospiti. Ma su questo capitolo il segreto istruttorio è ferreo e non se ne sa nulla.
Fonte: La stampa web del 3-8-2007
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200708articoli/24377girata.asp
 



Venerdì, 03 agosto 2007


Lettera a Bruno Zanin, una vittima della pedofilia clericale

di Fausto Marinetti

Ringraziamo Fausto Marinetti per averci inviato questa sua lettera a Bruno Zanin, una vittima della pedofilia clericale che ha raccontato la sua storia in un libro che fa tremare: “Nessuno dovrà saperlo” dove con raro coraggio ammette, come conseguenza, di essere diventato omosessuale, non pedofilo. Per lui, come per tanti altre vittime della pedofilia dei preti, nessuno muove un dito, neppure le scuse come avviene in America dove le vittime hanno diritto alle pubbliche scuse del vescovo, possono “raccontare” in chiesa il “fattaccio” o scriverlo sul giornale della diocesi. Possono anche giungere ad erigere nella piazza di Davenport, davanti alla casa del vescovo, una macina da mulino con le parole di Cristo: “Chi scandalizza un bambino sarebbe meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare”.

Verrà il giorno in cui in piazza S. Pietro, al posto della fontana, si metterà una gigantesca macina da mulino a perpetua memoria delle vittime dei preti?

Caro Bruno Zanin,

grazie per il coraggio di riconoscere di essere un uomo. Non hai paura di te. E neppure “al figlio dell’uomo” fai paura, perché lui, ama ogni figlio d’uomo, qualunque cosa abbia fatto.

Tu non ti riempi la bocca di belle parole come facciamo “noi”, uomini di chiesa. Sei quello che sei: “Sì, sì, no, no”. Fai parte di quella stirpe, che il Cristo cercava allora come oggi: i pubblicani e le meretrici. E lui ha il coraggio di metterli in prima fila, scandalizzando gli osservanti della legge, i benpensanti, compresi coloro che dicono di “amare la chiesa, perché amano Cristo” (attenzione alla cripto-ipocrisia!). Quelli che antepongono la diplomazia al vangelo, quelli che predicano bene e razzolano male, quelli che impongono agli altri dei pesi che loro non muovono con un dito.

Il tuo coraggio ha dato frutto: altre vittime si sono fatte avanti a raccontare il loro trauma. E’ la riprova della mia ipotesi: se tutte le diocesi mettessero a disposizione un telefono verde, quante altre vittime verrebbero alla luce? Quello che noi vediamo è solo il top dell’iceberg… la “sporcizia” è sotto sotto, ma basta stuzzicarla e viene a galla.

Alcuni hanno rivelato nomi eccellenti, ma sono ancora in “coma emotivo”, impigliati nella ragnatela della paura, del tradimento, dell’orrore che li paralizza.

Confessano di non aver neppure la forza di denunciare. Non ne vogliono sapere di andare in tribunale, sarebbe rivivere il Calvario, che stanno tentando di cancellare dalla loro carne. E poi ci sono monsignori intoccabili, una sorta di casta, perché, a volte, si servono delle “opere buone” per coprire i loro delitti. Il  brutto è che non sono capaci di gettare la maschera come, invece, fai tu. Ma se è gente che fa professione di fede e di carità; se è gente votata al vangelo, come fa a servire Dio e stuprare i suoi figli? E si fanno chiamare “padri”…

Vedi? Io vengo dal di dentro e conosco certi meccanismi o strategie clericali. Credo che uno dei fattori ai quali imputare questa contraddizione, sia la “troppa verità”, che li porta all’arroganza della verità (quella che in passato ha fatto le “sante” crociate, bruciato streghe, condannato Galilei, collaborato con la “conquista” e con la shoà, ecc.). Quanta saggezza nelle parole di Paolo: “Chi sta in piedi non si esalti troppo, perché anche lui può cadere…”.

Oh se tutti i Fisichella avessero un po’ di spazio dentro di sé (oltre che per la teologia e il catechismo) per accogliere le vittime! Forse è per la troppa verità di cui sono sazi; forse è per la troppa dottrina, che hanno bisogno di nascondersi dietro agli “operai del bene”, che, per fortuna, ci sono ancora tra le loro fila, e spesso tollerati quando non ostacolati, contrariati, ecc.? Tu sai che io sono stato dieci anni con uno perseguitato da loro: Don Zeno, il quale non gliele mandava a dire e, con il suo esempio ha criticato e messo in evidenza certa cultura cattolica che non ha niente a che fare con il vangelo. Non si tratta di virgole, ma di vedere la dignità umana secondo gli occhi e il cuore di Dio. Ti faccio qualche esempio:

1 – La cultura clericale non ha sempre trattato il figlio della ragazza-madre come “figlio del peccato”? E lui ironizzava: “Mai sentito dire che il diavolo abbia fatto dei figli!”. Quando veniva accolta in comunità una gestante, ci insegnava che era come un ostensorio della vita e, quindi, dovevamo rispettarla, onorarla e anche venerarla come si venera l’eucarestia.

2 – Nel 1943 all’ombra del Santuario di Pompei trova un istituto con la scritta “Casa dei figli dei carcerati”. E lui va in bestia: “Questi bambini non sono i figli dei carcerati, ma i gioielli di Dio Padre, carne battezzata, senza macchia d’origine” (27.2.1943). E quando la comunità verrà sciolta dal braccio secolare, con il beneplacito della S. Sede, circa 700 “figli” sono strappati alle madri e riportati negli istituti, scoppiando dal dolore, dirà: “C’è da meravigliarsi che il clero abbia accettato collegi e orfanotrofi? Un flagello! A Pompei hanno fatto perfino la Casa dei figli dei carcerati. Una scritta a caratteri cubitali. Tu, prete, hai il coraggio di chiamare così coloro, che Dio ha scelto, perché rifiutati dagli uomini? Disprezzati dal mondo è un conto, ma anche dalla Chiesa non è troppo? É lecito commettere di questi guai? Siamo come il sacerdote e il levita della parabola del samaritano. Il Calvario è la storia di Dio nell’umanità e Cristo continua a dire alla Chiesa: Donna, ecco tuo figlio. E alle vittime: Figli, ecco vostra madre“.

3- Di fronte a un’Italia alla fame, nel dopoguerra, scrive a Pio XII: “In rerum natura non si sono mai visti i babbi e le mamme benestanti e i figli poveri, affamati, ignudi, senza casa. Si è visto e si vede spesso l’inverso. Noi ecclesiastici, padri per divina elezione, di fronte ai figli siamo quindi contro natura, in peccato, dal quale hanno diritto di difendersi. Vuol cambiare rotta? Io ci sto e chissà quanti ci stanno…” (25.5.1953).

Ma Fisichella crede proprio che basta mascherarsi con le opere buone di madre Teresa per cancellare le migliaia di vittime della pedofilia clericale? Altro che insistere nel dire che si tratta di “casi isolati”, di responsabilità personale di alcuni preti che “non dovevano diventare preti”! E quella dei vescovi che li hanno smistati qua e là? E la copertura…

La tua confessione “coram populo” ci invita tutti a gettare la maschera, a riconoscerci semplicemente uomini, a non ritenerci migliori degli altri, perché il nostro vanto è proprio quello di essere della stessa pasta di Adamo, creature fragili e perfettibili. Chi non ha bisogno di farsi perdonare qualche cosa? Perché i prelati non dovrebbero ammetterlo? Per salvare l’immagine? Che cosa è questa benedetta immagine se non, appunto, un’immagine?

Fisichella ha perso un’occasione unica durante la trasmissione di Annozero? Se invece di arrampicarsi sui vetri per difendere a tutti i costi la chiesa, (Cristo non ha bisogno di crociati, vecchi o nuovi), si fosse inginocchiato davanti alla donna stuprata per anni da don Contini, che cosa sarebbe successo? Un’occasione d’oro mancata. Mancanza di coraggio o di fede?

Certo, meglio la diplomazia, l’arte di non perdere la faccia, “l’istituzione va salvata ad ogni costo”! Ma Cristo, altro che faccia…!, non ha perso tutto quanto quando è andato ad “abitare” sul Calvario? Se è vero che vi sta a cuore l’istituzione, perché non prevenire tanto male, tanta aberrazione coltivata nei seminari, tanta cultura sessuofobica, che non vi fa vedere la corporeità, i figli, le donne, ecc. con gli occhi di Dio?

Perché non si ha questo santo coraggio? Perché siamo diventati ecclesio-latri, abbiamo messo la chiesa al posto di Dio? Ma dove esiste nel vangelo il “culto” alla chiesa, al papa, ai principi della Chiesa?

E quanti disastri continua a fare l’idolatria del prete? Cosa non si fa per fargli credere di essere “altro” dal popolo, un diverso, un eletto, un  predestinato? Non si è forse elaborata una “dottrina” per metterlo sul piedestallo di Dio stesso?

La teologia distingue tra il sacerdozio di “uomini speciali” e il “sacerdozio comune dei fedeli”. Al sacerdote sono affidati poteri essenziali per la salvezza: celebrare l’eucarestia e perdonare in nome di Dio. Il concilio di Trento dichiara: “Se uno dice che nel Nuovo Testamento non c’è traccia visibile del sacerdozio e del potere di consacrare il corpo e il sangue di Cristo e di rimettere i peccati, sia anatema” (n°. 961). Il celibato obbligatorio rinforza la mistica del prete, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato si unisce a Cristo in tale maniera che è sostanzialmente diverso dagli altri (catechismo, 1581), perché “possiede l’autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo stesso” (1548). Viene messo sul pulpito, accanto a Dio, di cui gode onori e privilegi. Il curato d’Ars dice: “Che cosa è un prete? Un uomo che sta al posto di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice “Dio ti perdoni”, ma “Io ti perdono”. Se incontrassi un prete e un angelo, prima saluterei il prete poi l’angelo. Questi è amico di Dio, il prete sta al suo posto”. S. Teresa baciava dove passava un prete. “Il sacerdote agisce in persona Christi e questo culmina quando consacra il pane e il vino” (Giovanni Paolo II, giovedì santo 2004). La divisione tra preti e laici è di origine divina (can. 207). Ma l’aureola anzitempo gioca brutti scherzi: ti illude di essere costituito in grazia, immune dal peccato, specie da quello banale e volgare del sesso, che spetta ai comuni mortali. Il passaggio dal potere al privilegio, dall’elite alla casta è breve. E così va a finire che il clericalismo distorce, distrugge, avvelena la missione della Chiesa. Se non è la causa di molti problemi, certo li causa per conservare privilegi, potere, prestigio, immagine. Quindi non è ammessa nessuna debolezza, lo scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere. Corruzione e abuso inevitabili (cf “Sex, priests & secret codes, R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Los Angeles, 2006).

Se si fa credere al prete di essere “come Dio”, è chiaro che questo influisce e condiziona la sua psiche al punto di considerarsi al di sopra della legge umana e inconsciamente si permette delle libertà, che non sono concesse ai comuni mortali.

Non ce n’è abbastanza per riflettere e decidere di cambiare rotta?



Sabato, 04 agosto 2007


Preti pedofili
Solidarietà a don Gelmini da don Vitaliano della Sala

Con un commento del nostro direttore Giovanni Sarubbi


DON GELMINI: DON VITALIANO, SOLIDARIETÀ; È UNA PROBABILE VENDETTA
«In questo momento bisogna fare quadrato attorno a don Pierino Gelmini e lo dico io che sono, sia politicamente sia per quel che riguarda la lotta alle droghe, su posizioni opposte alle sue». È una solidarietà totale quella espressa dal prete no-global Don Vitaliano della Sala nei confronti del fondatore della comunità Incontro, indagato per abusi sessuali, che aggiunge: «la mia non è dunque una difesa corporativa». «Si tratta, – spiega don Vitaliano – probabilmente, non dico proprio di una macchinazione ma di una vendetta. Quando si fa un lavoro come il suo, che da anni si dedica alla lotta contro la droga, si deve purtroppo mettere in conto che qualcosa del genere può accadere, tanto più quando, come nel suo caso, si toccano certi potentati economici». Don Vitaliano confida nel lavoro della magistratura ma sottolinea anche che «in Italia è facile che vieni processato dai giornali prima che il processo vero e proprio abbia inizio. Intanto però la campagna di denigrazione avviata dai media ha i suoi effetti mentre magari trascorrono anni fin quando il magistrato non accerta la verità ». «Ecco perchè – osserva don Vitaliano – proprio in casi come questi bisognerebbe accelerare i tempi dei processi». «Anch’io – confida poi il prete no global – ho il terrore di svegliarmi una mattina e leggere sul giornale ’don Vitaliano accusato di pedofilia’. Quando ci si impegna a fondo nel sociale come facciamo noi – conclude – si rischia purtroppo come contropartita dell’impegno di divenire facili bersagli di vendette e risentimenti». (ANSA) – ROMA, 3 agosto
————–
dal sito di don Vitaliano Della Sala – http://www.donvitaliano.it/

Un commento del nostro direttore

Caro Vitaliano,

questa tua posizione mi stupisce non poco. Serve a dividere l’opinione pubblica in innocentisti o colpevolisti a tutti i costi. E a chi giova una simile situazione? Certamente non alla verità dei fatti che dovrebbe essere l’unica cosa da chiedere con forza unita alla richiesta di tenere fuori la politica da questa storia e di lasciar lavorare serenamente la magistratura.

Ma quello che mi lascia ancora più stupito è la motivazione che dai alla tua scelta che suona quasi come un voler mettere le mani avanti.

Certo le macchinazioni sono sempre possibili. Ma proprio per questo l’unica richiesta seria da fare è quella che si faccia piena luce su tutto e che non si alzino polveroni che costruiscano a tavolino un martire prima ancora che i giudici abbiano avuto la possibilità di vagliare le prove. E non mi sembra un bel comportamento quello di dare addosso ai cinque che l’accusano solo perchè sono stati o sono ancora tossicodipendenti. Come non mi sembra un bell’agire quello di don Gelmini che, stando alla sue parole, avrebbe cacciato qualcuno di loro perchè trovato a rubare. Tutti i tossicodipendenti rubano, lo fanno in casa, fanno le rapine tutto per procurarsi la droga. Non mi sembra sia una bella giustificazione quella fornita da don Gelmini: che recupero di tossicodipendenti fa se non riesce a gestire un episodio di furto.

Ma quello che più mi da fastidio è il nascodersi dietro ai ragazzi delle comunità. Che c’entrano loro. Le accuse sono rivolte a don Gelmini e non alla comunità. Mi sembra come un bambino che va a nascondersi dietro alle gonne della madre una volta che è stato beccato con le mani nella marmellata.

Quindi ne innocentisti ne colpevolisti: vogliamo la verità e che non ci siano inpunità per nessuno, comunque si chiamino e qualunque cosa facciano. Almeno diamo un minimo di credito a questi ragazzi che certo sapevano a cosa andavano incontro denunciando don Gelmini e già questo dovrebbe portarci ad essere quanto meno cauti.
Ciao

Giovanni Sarubbi



Sabato, 04 agosto 2007


Preti pedofili
NELL’ISOLA “MERCER” (Seattle, USA) LA POLIZIA CONTROLLA LA CONDOTTA DI UN PRETE.

(Tradotto in collaborazione da Umberto P. Lenzi e Fausto Marinetti)


Mentre in Italia i politici fanno di tutto per condizionare giudici e magistrati, negli USA la chiesa stessa, costretta dagli eventi, cambia solfa. Finalmente ha il coraggio di mettere un numero verde per le vittime di pedofilia clericale, pubblica sul suo sito un regolamento per tutelare i minori e denunciare i preti pedofili, ecc.
Tutto il contrario di quello che succede in Italia. Non sarebbe ora che anche i prelati e le Congregazioni romane seguano l’esempio dell’arcivescovo Brunett di Seattle?

NELL’ISOLA “MERCER” (Seattle, USA) LA POLIZIA CONTROLLA LA CONDOTTA DI UN PRETE.
Il Rev.do Kemp, accusato ma non ancora condannato, lascia l’incarico.
Di Mary L. Grady
Isola Mercer Reporter (giornale)
I parrocchiani di St.a Monica, chiesa cattolica dell’Isola di Mercer, vengono a sapere alla Messa del passato fine-settimana, che il loro pastore da cinque anni, il Rev.do. Dennis Kemp, è indagato per condotta indecente con un minore. L’investigazione è portata a termine dalla polizia dell’isola Mercer il 24 luglio, a causa delle denuncie esposte ai primi di luglio da un ragazzo di 12 anni e la sua famiglia. Kemp adesso è in licenza amministrativa, pagato regolarmente, mentre l’Arcidiocesi di Seattle investiga ulteriormente. Il più alto responsabile della Chiesa cattolica di Washington Occidentale, l’Arcivescovo Alex Brunett, a turno con l’Ausiliare il Vewscovo Joe Tyson ed altri incaricati della chiesa, sabato e domenica scorsi assiste ad ogni Messa a St.a. Monica per comunicare ai fedeli queste notizie. Alla Messa vespertina di domenica, l’annuncio, letto dal Vescovo Tyson, viene accolto con sospiri d’incredulità e a suon di pianti.
L’Arcidiocesi ha aspettato ad informare il pubblico, informando, prima i parrocchiani di St.a Monica. “La reazione è confusa”, dice Larry McDonald, l’amministratore della parrocchia. Da una parte si è contenti che l’Arcivescovo stesso sia venuto a darne l’annuncio. Come è da aspettarselo, c’è tristezza e dolore. Ma questa parrocchia “sa che tutto converge in Cristo Gesù e, con Lui, supereremo anche questa”. Greg Magnoni dichiara: “L’Arcidiocesi di Seattle, che controlla la Chiesa cattolica del Washington Occidentale, ha ricevuto le dichiarazioni attraverso il canale che ha montato appositamente per questo tipo di lamentele”. L’Arcidiocesi ha riferito le informazioni all’ufficio del Procuratore della Contea di King. Il Comandante della Polizia dell’Isola Mercer, sig.a Leslie Burns, dichiara che il prete è stato controllato nei sei mesi trascorsi per fatti di contatto fisico avvenuti con il ragazzo. Il fatto è accaduto in chiesa. E l’investigazione è stata veloce. Dopo la lamentela fatta all’inizio di luglio attraverso l’Arcidiocesi, i Procuratori della Contea di King chiamano la polizia dell’Isola Mercer il 12 luglio. E loro cominciano immediatamente ad investigare, dice Burns: “Più volte gli incaricati intervistano il ragazzo e la sua famiglia. Almeno una delle interviste viene condotta da un investigatore speciale che, in questi casi, lavora con i ragazzi”. Anche Kemp viene intervistato approfonditamente dalla polizia. Il MIPD (Mercer Island Police Department) spedisce le indagini all’ufficio del Procuratore della Contea di “King”, aggiunge la Burns. L’Ufficio del Procuratore, tuttavia, non inoltra accuse criminali, perchè tale comportamento non rientra nello standard della normativa di un atto criminale. “Il comportamento è ritenuto improprio, ma non arriva al punto di costituire un’offesa criminale”, spiega il capo della polizia dell’Isola Mercer, Ed Holmes. Benché si ritenga che non sia successo un atto criminale, l’Arcidiocesi interviene subito a sospendere il prete dal servizio parrocchiale. Kemp lascia spontaneamente la parrocchia il giovedì 26 Luglio. Secondo Magnoni, l’Arcidiocesi farà la sua indagine per verificare se le accuse sono credibili e stabilire se Kemp ha trasgredito la legge della chiesa e può continuare ad esercitare come prete. “La chiesa ha dei criteri diversi da quelli del Procuratore”, spiega. “La procedura consiste nello stabilire se una persona ha le doti per esercitare il ministero nell’Arcidiocesi”. Burns dice che la polizia dell’Isola non ha registrato altre lagnanze riguardo a Kemp e non è stata informata di altri problemi riguardanti il prete in questione: “Non abbiamo nessuna indicazione che cose simili siano successe con altre famiglie qui nell’Isola di Mercer”. Magnoni sostiene, che, da tempo, questo è il primo caso di “comportamento scorretto”, che succede nell’Arcidiocesi. Recentemente ha portato a termine le indagini degli abusi del passato compiuti da 13 preti. “Con le attuali procedure adesso siamo in grado di intervenire subito”. McDonald è d’accordo. Dichiara: “Dal punto di vista della parrocchia, l’Arcidiocesi di Seattle sta intervenendo in modo impeccabile, secondo le loro norme e quelle della Conferenza dei Vescovi cattolici. Si può essere sicuri che l’Arcidiocesi, attraverso questa procedura, non sta occultando nulla e la giustizia e la verità verranno alla luce per quanti sono coinvolti. Posso anche dire che la nostra parrocchia è molto grata ai vescovi che sono venuti alle nostre Messe Domenicali. E staranno qui, per quanto possibile, anche durante tutto il mese di agosto. Siamo riconoscenti per la loro premura e il loro rispetto”.
Kemp era arrivato in parrocchia nel luglio del 2002, come successore del Rev.do. John Bowman che era stato parroco per 12 anni. Kemp era stato assegnato a St.a Monica per tre anni dopo essere stato ordinato prete nel 1973 e poi assegnato ad altre due parrocchie, è stato amministratore della scuola superiore “Kennedy” dal 1978 fino al 1994. Per il clero cattolico è normale essere assegnati a posti diversi per la loro attività. Secondo Magnoni non è stata esposta nessuna altra lagnanza contro Kemp. Cresciuto in Seattle e Burien, prima di entrare in seminario per l’università e gli studi teologici, si era licenziato alla scuola superiore O’Dea.
L’Arcidiocesi cattolica di Seattle ha un regolamento particolareggiato, pubblicato sul suo sito Web, circa le denunce e la prevenzione dell’abuso sessuale. C’è anche un telefono verde e l’indirizzo e-mail per riferire i sospetti di abuso. Espone anche i modi nei quali la chiesa tenta di proteggere sia le vittime che l’accusato. Spiega come la chiesa esamina quelli che si preparano al ministero, i metodi per tutelare e riconciliare le famiglie e le vittime ed l’impegno per assicurare il giusto e dovuto processo all’accusato. Insieme, clero, membri della comunità e polizia vigilano, affinché venga applicato il regolamento.
Le norme sono quelle “decise dalla Conferenza Episcopale Americana a Dallas nel 2002,” messe a punto per rispondere alla crisi degli abusi nella chiesa degli Stati Uniti.
St.a. Monica fu fondata nel 1958 e ha più di 1.300 famiglie. La chiesa celebra Messa e altre funzioni nella palestra della scuola, perché si sta rifacendo il pavimento del santuario.
In un pezzo apparso sul “Reporter” di Dicembre 2002, Kemp faceva delle riflessioni sulle implicazioni dei crescenti scandali dell’abuso sessuale nella chiesa. Aveva scritto: “Un prete ha una tale posizione di fiducia, che è difficile capire come qualcuno possa approfittare di questo privilegio”. E, mentre affermava che il numero dei preti coinvolti negli scandali era piccolo, “anche un solo caso è di troppo”, scriveva.
(Tradotto in collaborazione da Umberto P. Lenzi e Fausto Marinetti)
Domenica, 05 agosto 2007


Rassegna stampa sul caso Don Gelmini

A cura della redazione

Rassegna stampa caso Don Gelmini 

 



Martedì, 07 agosto 2007


Preti pedofili
Caso don Gelmini, fra ipotesi e paradossi

di Korazim.org

Riprendiamo dal sito http://www.korazym.org/news1.asp?Id=24637 questo articolo della redazione di Korazim.org sul “caso don Gelmini”

07/08/2007

Alcune riflessioni sulla vicenda che coinvolge il fondatore della Comunità Incontro: i fantasmi anticlericali, le dichiarazioni “religiosamente scorrette”, le guerre fra don, la battaglia di comunicati stampa, la necessità di indagini serie e rigorose.

Qualcuno ci ha voluto vedere una vera e propria “guerra fra don”. Certamente, fra denunce e indagini, dichiarazioni alla stampa e interrogatori di fronte ai magistrati, opinioni in libertà, accuse e controaccuse, nella vicenda che vede protagonista in questi giorni don Pierino Gelmini c’è molto di sgangherato, e forse qualcosa anche di marcio.

Anzitutto, sono apparse sospette ai più le modalità con le quali la notizia è stata resa nota, pochi giorni fa, dal quotidiano “La Stampa”: e in verità, più che il titolo in prima pagina, dovrebbe apparire strano che in questo paese, nel quale gli avvisi di garanzia sono spesso recapiti a mezzo stampa, un’indagine delicata ma potenzialmente capace di suscitare l’interesse dei mezzi di comunicazione di massa “filtri” a distanza di mesi e mesi dalla sua apertura. Il corto circuito fra giornali e giustizia (con gli informatori che hanno interesse a raccontare e i giornalisti che hanno interesse a pubblicare) non lo si scopre certo adesso, e tutta la vicenda infatti – indipendentemente dallo specifico dei fatti contestati – ha assunto un contorno poco limpido, più per opera dei diretti interessati (l’indagato, i testimoni, gli amici, i nemici, e via dicendo) che per diretta responsabilità dei cronisti.

Parlare di “lobby ebraica radical chic”, come ha fatto don Gelmini di fronte alle accuse di molestie sessuali rivoltegli contro, si è rivelato un boomerang. E al di là del “religiosamente corretto”, non è apparsa granché migliore neppure la sua seconda versione, quella che con le scuse alla comunità ebraica ha chiamato in causa la “lobby massonica radical chic”. Detta così – diciamolo con franchezza – è un po’ come accusare la società di essere ingiusta, il mondo di essere pericoloso e la politica e l’economia di essere guidate dai “poteri forti”. Parole al vento, alle quali si può pure credere, volendo, e che magari dipingono davvero la realtà, ma che appaiono inevitabilmente fondate sulla sabbia, più che sulla roccia. Da sagra del qualunquismo, insomma.

Ma ancor peggiore, occorre dirlo, è lo spettacolo offerto da chi non ha mancato di dare addosso alla magistratura e alla sua deriva anticlericale, anticattolica, anticristiana e pure antireligiosa. Come ben si sa, ogni indagato (e anche ogni imputato) ha il diritto di essere ritenuto innocente fino a quando non sia stato condannato con sentenza divenuta irrevocabile; allo stesso modo però si dovrebbe avere la bontà di ricordare che i magistrati fanno il proprio lavoro, che consiste, una volta raccolta una denuncia, nel valutarla e nel cercare riscontri, in ogni direzione, di modo da poter valutare la fondatezza o l’infondatezza delle accuse. E se cinque ragazzi raccontano alcuni fatti, e se successive (per quanto preliminari) indagini portano a confermare quelle accuse, o quanto meno a non escludere che possono essere vere, un magistrato ha il dovere civico e morale di andare avanti. Fino a che la verità non sia stabilita. Ora, è quanto meno paradossale che ogni qualvolta si indaga su qualche “pezzo celebre”, sia egli un parlamentare, un avvocato, un medico, un giornalista, un finanziere, un paparazzo (o presunto tale) o un prete, ci sia sempre qualcuno che grida allo scandalo, all’inimicizia personale, al complotto per screditar qualcuno, alla speculazione politica, al doppio o triplo gioco. Con dichiarazioni che saltellano dal garantismo assoluto al giustizialismo senza pietà a seconda della simpatia personale o – per lo più – dell’appartenenza politica dell’indagato. No, così non va. Però, chissà, il profilo basso adottato in questi giorni dalla procura di Terni (e ahinoi, quasi solo dalla procura di Terni) è un buon viatico per il futuro, e probabilmente anche l’indizio che i magistrati sono consapevoli della delicatezza del caso e vogliono essere irreprensibili nel loro lavoro.

Tutto ciò detto, don Pierino Gelmini ha tutte le possibilità di uscire indenne da questo caso. Lo speriamo di cuore. Che le accuse di molestie sessuali possano essere niente più che una invenzione motivata da rancori personali o vendette è una ipotesi che viene in mente perfino ad un detective in erba, e che dunque sarà certamente e attentamente valutata. Anche per questo è inutile e forse controproducente lanciarsi in proclami e in sgangherate contro-accuse, come pure mostrare ostilità per quanti – ascoltati come testimoni o come persone informate dei fatti (inclusi i preti) – semplicemente raccontano ai magistrati ciò di cui sono venuti a conoscenza tramite terzi. Fatti la cui veridicità e attinenza alla realtà toccherà poi a loro, ai magistrati, valutare, e ai quali però quei fatti e quei racconti devono – devono – essere riferiti.

Come che sia, l’intera vicenda non piace davvero. Se don Gelmini dovesse essere innocente, e tutto non fosse che una volgare calunnia, sarebbe comunque la conferma di quanto gli scandali che hanno coinvolto dei preti (pedofilia, ma non solo) abbiano inciso sull’immaginario dell’opinione pubblica, su quanto basti poco per mettere all’angolo un sacerdote e per infangare il suo nome con ignobili accuse. Se invece – e non vogliamo crederlo – don Gelmini fosse colpevole, ci troveremmo di fronte alla conferma della diffusione di un fenomeno che per troppo tempo, e più per incapacità e inettitudine che per complicità, si è negato a priori o sopportato con troppa leggerezza.

Chi ha qualcosa da dire, per il momento lasci perdere i microfoni e i comunicati stampa e si diriga dai magistrati. Se poi, bontà loro, gli illustri inquilini di Montecitorio e di Palazzo Madama volessero avere la decenza di tacere, avranno ringraziamenti copiosi. Gli stessi che andrebbero indirizzati a quei sacerdoti capaci, essi per primi, di sottrarsi alle insulse etichettature di essere i paladini della destra o gli eroi della sinistra. Indagini e casi giudiziari a parte, ne guadagnerebbero loro stessi per primi. E non solo loro.



Mercoledì, 08 agosto 2007


Torino. Preti accusati di pedofilia e prostituzione minorile

Rassegna stampa 

 



Mercoledì, 08 agosto 2007


Preti pedofili
Un unico messaggio per le vittime: uscite dal silenzio e denunciate.

di Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus

Dalle vittime che sono uscite dal silenzio arriva l’appello alle vittime che vivono in silenzio: liberatevi di questo peso.


“Non abbiate paura di uscire fuori!”.
È l’appello lanciato dall’Associazione per la Mobilitazione Sociale rivolto a tutte le vittime della pedofilia. “Dobbiamo uscire dal silenzio per sconfiggere il muro di omertà attorno agli abusi” a parlare è una ex vittima, Marco Marchese, oggi presidente dell’AMS ONLUS, di cui fanno parte anche altre vittime di abusi.
L’AMS interviene proprio a seguito dell’ennesimo caso scoppiato che ha coinvolto un sacerdote: non dobbiamo emettere sentenze di colpevolezza o di assoluzione, la società, tantomeno i politici, non deve schierarsi da una parte o dall’altra, soprattutto in una fase di accertamento giudiziario. Ma è importante che le vittime sappiano che possono uscire dal silenzio anche se il pedofilo veste la tonaca, il camice o altro!
“Abbiamo il dovere di sostenere le vittime – continua Marchese – e in questi giorni ho sentito troppe persone che si sono schierate da parte di presunti pedofili pronti a giurare sulla loro innocenza. Ignoriamo troppo spesso che l’abuso si consuma in silenzio, nel buio e senza testimoni!”
Marchese continua ricordando che in molti casi, le vittime trovano la forza di parlarne solo da adulti e che quasi mai hanno il coraggio di denunciare per paura di non essere creduti!
“Sono tante le persone che ci hanno raccontato la loro esperienza. Si tratta soprattutto di persone fragili che il pedofilo riesce facilmente a soggiogare. Oggi ci siamo attrezzati anche con legali e psicologi, lavorando in sinergie con altre associazioni, perché chi ha subito un abuso ha il diritto e il dovere di denunciare e di essere risarcito”. Dal 2005 ad oggi l’AMS ha raccolto i racconti di 38 persone che hanno vissuto sulla loro pelle il tradimento da parte di chi aveva la loro fiducia, di cui 12 hanno subito abusi da parte di sacerdoti o religiosi.
Marchese conclude lanciando un appello agli organi di stampa e a chiunque si trovi a parlare di questi fatti: “Non trattate queste vicende come notizie di cronaca, ma soprattutto date un unico messaggio a tutte le vittime che vivono in silenzio e cioè che possono uscire dal silenzio perché non sono sole! In ogni caso possono scrivere a emailamica@mobilitazionesociale.it ”
L’Associazione invita chiunque abbia subito abusi a chiedere aiuto e soprattutto a denunciare perché abbiamo il dovere di fermare l’orco.
Maggiori info:
Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus
Via Malaspina 27, Palermo
http://www.mobilitazionesociale.it
info@mobilitazionesociale.it

La redazione de “il dialogo” si associa a questo appello e, come già sta facendo, mette a disposizione la sua email redazione@ildialogo.org per chi volesse denunciare gli abusi subiti ma non riesce ancora a trovare il coraggio per farlo. Scriveteci.



Mercoledì, 08 agosto 2007


Notizie
Si allarga l’inchiesta torinese sui preti ricattati per la loro vita sessuale

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6825&sez=HOME_INITALIA
Violenza sessuale: sei i sacerdoti ricattati
TORINO (9 agosto) – Sono sei i sacerdoti, di varie località italiane, che compaiono nell’inchiesta su Salvatore Costa, il ventiquattrenne torinese arrestato con l’accusa di avere estorto del denaro a due religiosi minacciando, in caso contrario, di rivelare storie di rapporti sessuali. Il numero è stato ricavato da carabinieri e magistrati incrociando verbali di interrogatorio e brogliacci di intercettazioni telefoniche.

Ai nomi dei tre religiosi finora emersi se ne devono dunque aggiungere altri tre, per il momento non identificati. Il primo – secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi – è a Magenta (Milano), dove Costa si era recato a luglio nei giorni precedenti al suo arresto. «Sto facendomi un prete», è quanto ha detto in una telefonata intercettata. Il secondo emerge da una telefonata in cui una conoscente dice che il giovane era in Puglia per prendere contatto con un sacerdote. La presenza del terzo, invece, è stata indicata da una testimone: la donna ha riferito agli inquirenti di avere ospitato Costa in casa sua nel 2003, in Liguria, e di averlo sentito vantarsi di essere l’autore di piccole truffe e di un’estorsione a un prete ligure

Costa per ora risponde di due tentativi di ricatto: il primo ai danni di don Luciano Alloisio, amministratore dell’istituto salesiano Valsalice, a sua volta indagato per induzione alla prostituzione dopo aver ammesso frequentazioni con ragazzi maggiorenni; il secondo al canonico don Mario Vaudagnotto, in servizio alla chiesa di San Lorenzo, che ha ricevuto un avviso di garanzia per violenza sessuale.

Il ventiquattrenne, conosciuto nelle parrocchie e negli enti caritatevoli della diocesi per la sua prassi di elemosinare somme di denaro per il suo sostentamento, ha chiamato in causa anche un terzo religioso, padre Nino Fiori, che opera nel Duomo di Torino. Costa ha detto che con lui, undici anni fa, ebbe il suo primo rapporto sessuale.

Torino: abusi sessuali, sei i preti ricattati
TORINO – Sarebbero sei i preti coinvolti nelle estorsioni relative a presunti abusi sessuali, sulle quali si indaga a Torino. In carcere e’ finito Salvatore Costa, che ha dichiarato di essere stato, dieci anni fa, vittima di violenze sessuali da parte dei religiosi, poi finiti ricattati. Di questi ultimi tre sono stati identificati, mentre i nomi di altri tre sono al momento ignoti. Gli inquirenti ascoltano le parti coinvolte per verificare le singole posizioni. (Agr)


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6749&sez=HOME

Torino, c’è un terzo prete coinvolto
nell’inchiesta sulle violenze sessuali

TORINO (8 agosto) – Si allarga l’inchiesta della magistratura di Torino sui sacerdoti coinvolti in una storia di ricatti subiti e di presunta violenza sessuale. Salvatore Costa, 24 anni, il giovane sbandato in galera per estorsione nei loro confronti, ha tirato in ballo anche un terzo religioso, oltre a don Luciano Alloisio, salesiano torinese di 63 anni, e a monsignor Mario Vaudagnotto, 70 anni, direttore dell’Ufficio
celebrazioni liturgiche della diocesi.

Si tratta di un prete di 40 anni, don Nino F., che ha iniziato la sua carriera religiosa nella congregazione dei Servi di Maria la stessa che regge la Basilica di Superga. Anche lui avrebbe conosciuto Costa quando era ancora minorenne. Per guadagnarsi da vivere il giovane si vendeva per pochi spiccioli in via Cavalli, a Torino, fra i ragazzi di strada, o commetteva qualche piccolo furto.

Ma i soldi non bastavano mai, e per questo motivo frequentava parrocchie e istituti religiosi in cerca d’aiuto. Ha incontrato così i preti a cui ha estorto in una decina d’anni diverse migliaia di euro, sembra quasi venti mila. La frequentazione
più assidua l’ha avuta con don Alloisio, economo del prestigioso liceo torinese Valsalice, da qualche giorno trasferito a Roma presso l’Università pontificia salesiana. È stato lui a denunciare i ricatti e a fare scoppiare il caso.

«Avevo bisogno di soldi per pagare le spese di casa e crescere le mie bambine», ha detto il giovane agli inquirenti per giustificare le richieste di denaro. «La sua convivente, una casalinga, aiutata economicamente dalla sua famiglia – dice il difensore di Costa, l’avvocato Roberto De Sensi – era all’oscuro di tutto. Conosceva i suoi trascorsi di quando era minore e più volte era finito a chiedere aiuti in oratori e fondazioni religiose, ma non la sua decisione di procurarsi denaro in questo modo». Costa avrebbe continuato a ricattare i preti per disperazione anche dopo essere uscito una prima volta di prigione a metà luglio.

Il giovane dovrebbe essere interrogato nuovamente dai magistrati nei prossimi giorni. «Il mio assistito ha sicuramente compiuto un reato, un reato anche grave – aggiunge De Sensi – e ne risponderà, ma è giusto che vengano messi tutti i puntini sulle i e che se vi sono responsabilità, di altro genere, vengano accertate».

Don Vaudagnotto, molto provato e più volte caduto nello sconforto e in crisi di pianto, ha detto: «Mi rimetto alla magistratura e ho la speranza che questa triste storia termini presto».

Le affermazioni di Costa vengono comunque soppesate con cautela dai pm torinesi, Pietro Forno e Cristina Bianconi, vista la vita disordinata del giovane che ora convive con Emanuela Danza, la donna da cui ha avuto due figli, di quattro e un anno. Entrambi disoccupati, i due abitano in un povero alloggio di periferia: «Della vita di Salvatore – afferma Emanuela – so quasi tutto, anche delle sue brutte esperienze di quando era ragazzo Per questo sono convinta che non abbia mai estorto del denaro». Poi però ammette: «È vero che ha telefonato più volte e davanti a me a don Luciano e a don Mario per chiedere un piccolo aiuto economico».

Arrestato una prima volta il 7 luglio, proprio mentre ritirava 2 mila euro da don Alloisio, e finito nuovamente in carcere il 1 agosto, perché appena uscito di prigione aveva di nuovo chiesto denaro al sacerdote, Costa ha lanciato pesanti accuse: »«Don Alloisio ha abusato di me quando avevo 15 anni». Poi ha raccontato di essere stato mandato dal salesiano, all’epoca direttore della Fondazione Fratelli dimenticati, da monsignor Vaudagnotto cui si era rivolto per avere denaro e ha tirato in ballo anche il terzo religioso.

Il primo ad essere stato interrogato nella veste di indagato è stato don Alloisio che ha respinto le accuse, ma ha fatto alcune ammissioni sulle sue tendenze
omosessuali, confessando di essersi accompagnato con giovani che si prostituivano in via Cavalli. I suoi legali, gli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, hanno però smentito ammissioni in relazione al reato di violenza sessuale.«Il nostro assistito non ha mai reso in alcun modo dichiarazioni confessorie relative a fatti o episodi di rilevanza penale», hanno precisato gli avvocati. Anche la congregazione salesiana torinese difende il proprio confratello: «Tutta la vicenda è partita da un atto di carità – afferma il vicario provinciale di Torino, don Sergio Bellini – gli avvocati dovranno difendere anche la nostra immagine».


 



Venerdì, 10 agosto 2007


Altre tre persone accusano Don Gelmini, in tutto sono dieci

http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=72762

Ci sono altri tre testi che accusano don Pierino Gelmini. A quanto si e’ appreso da indiscrezioni, le loro dichiarazioni sono state raccolte nei giorni scorsi e portano a dieci il numero dei testi d’accusa.

Il sostituto procuratore Barbara Mazzulo era anche stamani al lavoro nel suo ufficio della procura della Repubblica, a Terni, ma non e’ stato possibile sapere se stia lavorando sulle carte di questa inchiesta, dal momento che per le ferie del procuratore Carlo Maria Scipio fa capo a lei il controllo di tutta l’attivita’ della procura.
A quanto si era appreso dalle indiscrezioni raccolte nei giorni scorsi e dalle poche dichiarazioni delle fonti ufficiali, l’ indagine era gia’ considerata dagli inquirenti praticamente conclusa anche se l’orientamento del pm sarebbe stato di attendere la fine del periodo feriale, che blocca la decorrenza dei termini processuali, per depositare, dopo il 15 settembre, l’atto di chiusura delle indagini e la probabile richiesta di rinvio a giudizio. Circola pero’ anche l’ipotesi che in tempi stretti il magistrato possa invece avanzare una richiesta di provvedimenti che limitino la liberta’ d’azione del sacerdote, soprattutto per il timore di inquinamento delle prove.



Venerdì, 10 agosto 2007


Preti pedofili
Lettera aperta a don Gelmini

di Fausto Marinetti

Se volete fare un “Gelmini day” fatelo in P.zza San Pietro per chiedere perdono alla vittime dei preti pedofili


10.8.2007
Caro don Pierino,

all’avvicinarsi del “Gelmini-Day”, perché non collaborare con la verità e la giustizia?
Sei la persona più indicata, perché hai la stoffa del martire, come dice il tuo portavoce, che ti mette alla pari di Cristo, “tradito” come Giuda. Sei un uomo votato agli altri, che non ha neppure bisogno del “santo subito”. Sei uno che sfida tutti quanti, Dio compreso: «A costo di strisciare per terra, voglio andare avanti. Cadrò quando Dio vorrà, ma rimarrò in mezzo ai miei ragazzi, qualsiasi cosa pensino di me».

E allora, affinché la tua apoteosi sia piena, perché, invece di cantare le tue litanie ad ogni comunicato stampa, non inviti tutti gli abusati a venire alla luce? Suvvia, sottoponiti spontaneamente a una specie di prova del fuoco. Sii tu a lanciare una santa proposta o, se vuoi, una crociata: in tutte le chiese le vittime di qualsiasi pedofilia siano esortate a farsi avanti; si metta su tutti i blog cattolici e non-cattolici un invito a ripulire la chiesa dalla “sporcizia” dei preti pedofili; ogni episcopio, ogni parrocchia abbia un numero verde per le vittime. Non sarebbe il più bel servizio di testimonianza ai tuoi figli e aficionados? Non sarebbe il segno più efficace che prendi sul serio quel Cristo, che grida ancora: “Chi scandalizza un bambino meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi in mare”?

Stai tranquillo, sei al sicuro nella mani di Dio e della magistratura umana. Chi non ha debiti da saldare non ha bisogno di sbraitare, attaccare ebrei, massoni, gay, “magistrati mascalzoni”, ecc. Hai visto? Le tue esternazioni hanno fatto un certo effetto perfino al tuo avvocato, perché sei “ingestibile”. Anche qualche prelato, a titolo personale (secondo lo stile della diplomazia vaticana) ti invita a metterti da parte. Come mai a te non viene applicata la regola d’oro della “tolleranza zero”? Il manuale dei prelati americani (loro si, che se ne intendono) prevede che il solo sospetto di abusi sessuali su minori, è sufficiente per mettere subito il prete in isolamento. Una misura precauzionale (non è mai troppa) per prevenire possibili ricadute e perché fedeli e genitori hanno diritto alla massima sicurezza dei loro figli, siano essi chierichetti, ragazzini del catechismo, seminaristi, tossici, ecc. E allora perché a te è riservato un trattamento speciale, per cui non ti viene imposto, ma sei “invitato” a tirarti da parte? [Vale la pena ricordarti che don Zeno, al quale pensi di assomigliare, non solo aveva in orrore qualsiasi forma di assistenzialismo, ma riteneva che l’unico ambiente educativo è la famiglia di origine o adottiva. E’ evidente che la presenza di uomini e donne previene le aberrazioni degli ambienti a sesso unico, comunità terapeutiche e seminari compresi, che negli USA si sono rivelati vivai di omosessualismo; che ogni comunità è bene sia gestita da adulti e sia sotto il controllo dei laici, ecc.]
L’hanno capita anche in Vaticano: un’eccessiva auto-esaltazione rischia di essere, quantomeno, sospetta: “Chi troppo si loda, s’imbroda”. Ti invitano a fare un passo indietro e tu ne fai due in avanti, paragonandoti ai “martiri”, che hanno sofferto per mano di santa madre chiesa, come don Orione, p. Pio, don Zeno di Nomadelfia. Non è vano ricordare la saggezza popolare: “Scherza con i fanti, non con i santi”. Zeno prendeva i soldi dai ricchi, ma gli diceva in faccia: “I soldi non sono vostri, ma del popolo che lavora, suda e soffre”. Non li blandiva con pagelle e onorificenze; non dedicava loro lapidi di benemerenza, ma, mentre con una mano prendeva i soldi, con l’altra puntava il dito, ricordando loro: “Il ricco? O iniquo o erede di un iniquo”. Nessun vescovo ha mosso un dito per difendere Zeno “nell’ora di Barabba”. L’hanno affogato, perché urlava ai politici (alleati, fin da allora, con la gerarchia ecclesiastica) il dovere della giustizia. Gridava in faccia agli uni e agli altri, come Giovanni Battista: “Fate i conti, fate i conti. Le calcolatrici davanti al confessionale! Senza giustizia non si può neanche parlare di cristianesimo”. Per questo l’hanno eliminato.
Converrai che i tuoi fans, devoti, ammiratori, anche se per lo più fascisti o di destra (con qualche ingenuo sinistrorso), dovrebbero almeno stupire della tua tanto esaltata “Cristo-terapia”. Che la religione offra delle buone ragioni per delle esistenze distrutte dalla “felicità chimica” è un conto, ma ridurre il Cristo ad una ricetta magica è un altro: lui non è venuto a rubare il lavoro a psicoterapeuti, psicologi e psichiatri (sarà utile rileggersi il testo di Marco Salvia, il quale ha affermato di aver voluto descrivere proprio te…).

Non si può mettere in dubbio la tua generosità: 250 case di recupero, 300.000 assistiti, salti mortali per i 5 continenti, zelo “eccessivo” per aiutare i “poveri drogati”, ecc. Se hai fatto tanto del bene, non devi avere paura di niente, vero? E allora? Allora non senti quello che ti suggeriscono le vittime della pedofilia, comprese quelle che ti hanno denunciato?
“Caro don,
perché non vai fino in fondo al tuo cammino di gloria? La vita ti ha dato tutto: macchine, ville, soldi, soddisfazioni, gratificazioni, amici “onnipotenti”, ecc. Di noi, gli intimi, quelli che più ti hanno dato soddisfazioni spirituali, hai detto tutto il male che hai potuto. Ci hai definito “quei quattro farabutti, quegli sbandati, quei delinquenti…”. Ce lo meritiamo, certo, ma non siamo sempre tuoi figli? Noi, tutti i violentati dai preti (senza allusione a te, aspettiamo il giudizio degli addetti ai lavori), abbiamo perso tutto, anche noi stessi, non abbiamo più niente da perdere. Allora ti facciamo una proposta: alle tue benemerenze ne manca una sola, un gesto coraggioso, degno di te. Lo vedi?, ad ogni momento, viene fuori “un pezzo” di pedofilia clericale. Perché, sia pur innocente, non prendi in mano la bandiera degli “agnelli immolati”? Fino a quando non si avrà la forza di chiedere perdono a chi è stato distrutto non solo nel corpo, ma anche nell’anima dai rappresentanti di Dio, come potremo credergli? Se sei buono, come affermano i tuoi devoti (“È un padre e un santo”), perché non prendi l’iniziativa? Lo sai: chi è stato “assassinato nell’anima”, solo dopo anni di tortura interiore, di incubo notturno ha il coraggio di buttare fuori la verità. Se proprio i tuoi figli e ammiratori ci tengono, se proprio un “Gelmini-day” s’ha da fare, ebbene facciamolo come si conviene ad un patriarca come te: in piazza S. Pietro con tutte le tv del mondo. Ma, sia chiaro, stiano a casa i leccapiedi. Solo tu, con il papa, i cardinali, i vescovi e noi, le vittime dei vizietti clericali, con i nostri parenti ed amici. Voi, sommi sacerdoti, vestiti di sacco, la testa coperta di cenere, vi inginocchierete davanti a noi (tutti gli abusati del mondo, compresi quei dieci, che ti hanno denunciato), ci laverete i piedi, li bacerete (quelli sì) e direte, urbi et orbi: “Vi chiediamo perdono in nome dei nostri confratelli preti e vescovi, che hanno calpestato anime fragili, le quali hanno visto in noi dei padri, che si sono rivelati dei traditori; chiediamo perdono per non aver fatto tutto quello che era in nostro potere per prevenire il delitto. E siccome non basta chiedere scusa a parole, ci impegniamo a risarcire i danni per giustizia. Vogliamo riparare le nostre colpe. Vi chiediamo perdono anche di avervi calunniato, dicendo che siete dei farabutti, sporchi ricattatori, che volete il nostro denaro (che è dei fedeli, dei genitori delle vittime e dei benefattori). Vi spetta per diritto, non per elemosina: un dovuto atto di GIUSTIZIA.
Noi, le vittime, solo a queste condizioni, assolveremo preti e prelati, alleggerendo la vostra coscienza e vi daremo la giusta penitenza: pane ed acqua per il resto dei vostri giorni. Ma non potremo opporci, anche se lo volessimo, al corso della giustizia, il quale non può che finire in una santa prigione. Solo lì la vostra coscienza troverà pace, lavandosi, giorno e notte con lacrime di dolore.
Così sia”.
PS. Notizia dell’ultima ora: il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi, dirotta l’annunciato “Gelmini-day” su un giorno di festa e di preghiera ad uno dei protettori della comunità: S. Michele Arcangelo, perché è “l’unico che può sconfiggere i demoni che stanno arrivando da ogni parte”.
“Caro don, anche noi pregheremo con te, per te. Ma la proposta di cui sopra, è sempre valida, anzi raccomandabile”.



Venerdì, 10 agosto 2007

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 9

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

FERMIAMOLI 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli due ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l’etica. E’ quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E’ quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco).

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.


Di seguito riporto il file audio di “Sexcrime”. La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti



 


Morto da tempo, il reverendo di una piccola città cade in disgrazia

di MICHAEL RUBINO

Un crocifisso a Schnellville, Ind., dedicato alla memoria di Mons. Othmar Schroeder, che si ritiene sia stato un pedofilo.


David Pierini/The Herald, Jasper, Ind.

JASPER, Ind., 29 ago – Mons. Othmar Schroeder fu inviato in questa cittadina di 12.000 anime per mettere su una parrocchia e costruire una scuola. La sede dei “Cavalieri di Colombo” di Jasper è stata intitolata a lui, avendo trascorso qui i suoi 50 anni di servizio.

Ora il vescovo chiede alle chiese locali di rimuovere le foto del prete e di lasciar perdere le onorificenze che gli erano state attribuite, poiché sospettato di aver molestato schiere di ragazzi adolescenti.
Mons. Gerald A. Gettelfinger, è riuscito a spuntarla sui “Cavalieri di Colombo” per cambiare il nome della loro sede e sta riflettendo sul da farsi riguardo all’enorme crocifisso dedicato alla memoria di Mons. Schroeder nel cimitero della Chiesa del Sacro Cuore a Schnellville, dove è sepolto.
Gli attuali sviluppi di Jasper, cittadina a 40 miglia nord-est di Evansville, arrivano 19 anni dopo la morte del Monsignore e 11 anni dopo che il Vescovo Getterfinger è venuto a conoscenza delle accuse contro di lui.
Mons. Schroeder, fondatore della Chiesa della Sacra Famiglia, non fu mai sospeso dalla Diocesi di Evansville o ritenuto colpevole di crimini, e la diocesi non risulta avere nessun procedimento in corso. A tutt’oggi il Vescovo Gettelfinger afferma di essere sicuro della veridicità delle accuse di abusi. E, mentre non rivela quante delle vittime avessero contattato le autorità diocesane – nessuna di loro ha ancora parlato pubblicamente – ha detto che “in termini di cifre potenziali”, questo potrebbe essere il caso più grande di abusi sessuali nella storia delle diocesi negli ultimi 70 anni, sebbene ce ne siano stati altri.
Il vescovo ha dichiarato di aver preso l’iniziativa adesso, perché solo all’inizio di questo mese ha appreso la quantità degli abusi. Da quel momento è andato a parlare per molti week-end consecutivi nella parrocchie dove ha lavorato Mons. Schroeder. Mons. Gettelfinger ha rivelato che i suoi discorsi hanno generato ulteriori accuse verso il Monsignore.
“Per le vittime, questi non sono fatti assorbiti”, ha detto durante un discorso dopo la messa del sabato nelle parrocchie di Mons. Schroeder. “L’angoscia che esse rivelano è ancora molto viva”. Tra l’altro, è stata la lunga sequenza dei fatti che ha determinato le attuali prese di posizione.
Il 5 agosto i “Cavalieri di Colombo” hanno iniziato la carrellata durante la celebrazione commemorativa in una comunità tedesca. Uno striscione con il nome del prete campeggia sulla parata. Ma mons. Gettelfinger ribadisce che proprio questo ed altri simboli celebrativi costituiscono per le vittime un “richiamo continuo”. “Ogni volta che una vittima li vede”, dice, “si riaprono le vecchie ferite dell’infanzia”.
Sostenendo le iniziative del vescovo, il direttore di SNAP, David Clohessy, ribadisce che celebrare un pedofilo è peggio che nasconderne l’identità. “Quando coloro che hanno sbagliato sono elogiati pubblicamente”, ha detto Clohessy, “aumenta il senso di disperazione e abbandono che imprigiona le vittime nel loro silenzio”.
Ma siamo scettici quanto al fatto che il vescovo Geettelfinger abbia agito di sua iniziativa. “Quasi mai abbiamo visto un vescovo che di sua spontanea volontà abbia rivelato gli abusi sessuali ad opera di un prete”, ha detto, “come anche il fatto di privarlo di onorificenze, a meno che qualcuno non abbia fatto forti pressioni”.
La comunità nella quale Mons. Schroeder ha esercitato è regolarmente nella lista delle più belle cittadine americane. I cattolici tedeschi hanno occupato quest’area nel 1830 e Jasper ha mantenuto l’originario sapore etnico: il monumento commemorativo, poco distante ad ovest del tribunale; le vie con denominazioni tedesche e una guida telefonica che sembra redatta nelle aree della foresta nera.
Qui il cattolicesimo è ancora una pietra angolare. La cittadina ha tre chiese con circa 9.054 membri e altre otto in un’area di circa 15 miglia.
Monsignor Schroeder aveva 33 anni quando fu inviato come pastore a fondare la parrocchia della Sacra Famiglia. Ci restò dal 1947 al 1975, aiutando a costruire la scuola e il gruppo Scout. Si dice che lavorare con gli Scout fosse “uno sei suoi speciali ministeri”.
I parrocchiani, che a quel tempo erano adolescenti, dicono che i suoi appetiti erano “un segreto pubblico” tra i ragazzi, ma non fra gli adulti. Dicono che Mons. Schroeder spesso portasse i ragazzi a ritiri o campi scuola o a nuotare al lago.
Il vescovo Gettelfinger sostiene di aver capito, perché i ragazzi non l’abbiano denunciato a suo tempo. “Nella cultura in cui sono cresciuto, oltre la strada di una comunità agricola, queste erano cose di cui non di doveva parlare”, ha detto il vescovo 72enne, “e sono certo che se qualcuno ne avesse parlato ai suoi genitori, questi non gli avrebbero creduto. Quando accusi qualcuno come Mons. Schroeder, che era un pilastro della comunità in tutti i sensi, chi ci avrebbe creduto? E ad un ragazzo di 10 anni, poi?”.
Lunedì scorso, i “Cavalieri di Colombo” hanno iniziato la difficile scelta emotiva di coniare un nuovo nome. Bernard Fallon, presidente del consiglio, ha rivelato che è difficile, perché tra i loro membri ci sono anche fratelli, nipoti e cugini del Monsignore.
Inoltre “molti membri sono stati sposati da lui”, ha detto Fallon. “Ma, allo stesso tempo, intendiamo occuparci delle vittime, dei loro familiari e del loro dolore. C’è molto da sanare, anche a prescindere dalle nostre storie personali”.
 


LE “IMPRESE” DI DON PIERINO GELMINI, “PRETE DI STRADA”

TRA LUSSO, BUSINESS, POLITICA E CARCERE


34006. ROMA-ADISTA. Ha detto di essere vittima della “lobby ebraica-radical-chic” (ritrattando poi lo scivolone, costatogli una valanga di critiche e la rinuncia dell’avvocato Franco Coppi a difenderlo), della massoneria, dei gay, del laicismo radicale, della magistratura anticlericale. Ma la vicenda di don Pierino Gelmini, indagato dai pm di Terni per presunti abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi della Comunità Incontro (ad accusarlo, diversi ex ospiti della struttura da lui fondata e diretta) parte da lontano. La “vocazione” dei fratelli Gelmini Quella di Gelmini è infatti una biografia lunga e con diverse zone d’ombra. Nato nel 1925 in provincia di Milano, ha vissuto e studiato in Lombardia. Ma è stato ordinato prete nel 1949 lontano dalla sua zona di origine, nella diocesi di Grosseto. Circostanza curiosa, che le note biografiche riportate sul sito web della Comunità Incontro spiegano così: da Milano, Gelmini si presenta al vescovo di Grosseto, “diocesi bisognosa di clero”, e “si prepara al sacerdozio”. A quell’epoca il vero “don Gelmini”, quello famoso, non era lui, ma il fratello padre Eligio, esuberante frate minore che preferiva il cachemire al ruvido panno francescano, precursore di tante figure di preti mediatici e mondani che frequentano salotti, feste e studi televisivi. Padre Eligio era confessore e assistente spirituale di vip e calciatori (era, tra l’altro, il “cappellano” del Milan, oltre che amico intimo di Gianni Rivera), l’unico prete al mondo a poter vantare di aver concesso un’intervista al settimanale sexy Playboy, frequentatore di eventi mondani, nonché fondatore della comunità di recupero per tossicodipendenti «Mondo X» e del Telefono Amico. Particolarmente dettagliata nel raccontare i primi anni di sacerdozio di don Pierino – che negli anni ’60 diventa segretario del card. Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires fino al 1959, passato poi in forze alla Curia vaticana come Cancelliere di Santa Romana Chiesa –, la sezione del sito internet della “Comunità Incontro” dedicato alla biografia di Gelmini omette del tutto gli eventi che caratterizzano il periodo che va dalla metà degli anni sessanta al 1979. Sono infatti gli anni in cui per don Pierino iniziano i problemi con la giustizia e le vicissitudini giudiziarie.  I primi guai giudiziari“Già nel 1965 – racconta Marco Lillo in un articolo pubblicato dall’Espresso il 16/8 – un anno prima di darsi ai tossicodipendenti, il sacerdote aveva comprato la splendida tenuta di Caviggiolo con tanto di maniero e riserva di caccia a Barberino del Mugello, sull’Appennino toscano. I giornali dell’epoca raccontano che gli assegni per 200 milioni di lire (del 1965) consegnati alla Società Idrocarburi per l’acquisto erano scoperti e il tribunale inflisse tre mesi di galera a don Pierino”.Nel 1969 il prete acquista un’altra villa all’Infernetto, zona Casal Palocco, una delle più “in” dell’hinterland romano. La biografia ufficiale di Gelmini si limita ad accennare all’abitazione definendola “una casa più ampia” di quella dove don Pierino aveva sino ad allora vissuto. Per la precisione si trattava invece di una villa in cortina a due piani protetta da un largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, un vasto giardino in cui era custodita una Jaguar, piscina, due cani, tre persone a servizio: un autista, una cuoca e una cameriera. Insomma, se al fratello Eligio piaceva la bella vita, don Pierino non era da meno. Ma il tenore di vita di don Pierino viene compromesso dalla magistratura: il 13 novembre 1969 i carabinieri lo arrestano nella sua abitazione (grande scalpore sui giornali dell’epoca suscitò la notizia che i carabinieri avevano trovato una Jaguar nel giardino di don Pierino) per emissione di assegni a vuoto, truffa e fallimento di una cooperativa di costruzioni collegata con le Acli di cui il sacerdote era tesoriere e che doveva costruire palazzine all’Eur. Gelmini viene anche coinvolto in un’inchiesta che riguarda la ditta di import-export tra Italia e Argentina che aveva costituito sfruttando – si disse – le buone entrature ottenute attraverso i servizi resi al card. Copello. Nel 1970 il prete ripara quindi all’estero, nel Vietnam del Sud, dove fa amicizia con l’ex arcivescovo della cittadina di Huè, mons. Pierre Martin Ngô Ðình Thuc, fratello di Jean Baptiste Ngô Ðình Diêm, dittatore del Vietnam del Sud, assassinato nel 1963, ormai caduto in disgrazia presso gli Stati Uniti. Ma anche in Vietnam Gelmini ha grane con la giustizia: proprio dall’ex arcivescovo di Hué, insieme a madame Nhu, vedova del fratello minore del presidente Diêm e per anni sua first lady, viene denunciato per appropriazione indebita. Nel 1971 torna in Italia. Ed entra in carcere. Il processo a suo carico si era infatti concluso con la condanna a quattro anni, che don Pierino sconterà interamente. Uscito di prigione – dopo aver trascorso un breve periodo di ritiro in Maremma per volontà delle autorità ecclesiastiche – nel 1976 don Gelmini torna in cella, ad Alessandria. Insieme al fratello Eligio è infatti accusato di aver ricevuto una bustarella di 50 milioni da Vito Passera, imprenditore in difficoltà che puntava sui buoni uffici dei fratelli Gelmini per diventare console onorario della Somalia e ottenere facilitazioni nel commercio di burro tra gli Usa e il Paese africano. Stavolta però in prigione don Pierino ci rimane poco tempo. Assieme al fratello, viene prosciolto dalle accuse e nel ‘77 è di nuovo nella sua villa romana a Casal Palocco. Nel 1979 don Pierino, sulle orme del fratello (che nel 1974 era riuscito a farsi assegnare gratuitamente dal conte Lodovico Gallarati Scotti l’uso del suo castello di Cozzo Lomellina come sede del suo “Mondo X”), dà inizio al business antidroga.  1979: nasce la holding della tossicodipendenza“Don Gelmini Spa”, titola il 16 agosto l’Espresso, ricostruendo la nascita dell’impero economico del prete antidroga. La prima comunità di recupero nasce ad Amelia, in provincia di Terni. Don Pierino si fa assegnare in comodato d’uso per 40 anni un frantoio abbandonato, il Mulino Silla, in una piccola valle chiamata delle Streghe, facendone la sede della sua nuova attività. Nel 1988 sindaco di Amelia diviene l’ex leader della Cgil Luciano Lama. È lui a segnalare alla procura il fatto che a don Pierino i vincoli del piano regolatore stavano stretti e i piccoli casali abbandonati che andava acquisendo si trasformavano in enormi strutture senza le necessarie autorizzazioni. “Alla fine – racconta l’Espresso – tutto fu sanato, grazie anche ai socialisti della giunta”. Così le proprietà immobiliari della Comunità Incontro hanno potuto estendersi senza sosta, al punto da comprendere, nella sola provincia di Terni, boschi, uliveti, vigneti e pascoli per una ventina di ettari, oltre a diversi fabbricati sparsi tra Cenciolello, Porchiano e la strada di Orvieto. Oggi la Comunità di don Gelmini conta ufficialmente 164 sedi in Italia e 74 nel mondo. Dati contestati però da Stefania Nardini in un articolo comparso su Gente d’Italia, quotidiano italiano delle Americhe. La giornalista, che ha passato un periodo presso la Comunità Incontro, racconta di culto della personalità, di body guard armati di pistola, di macchinoni di lusso (un vizio antico), di disparità nel trattamento degli ospiti, ma anche di cifre gonfiate a beneficio della sua immagine pubblica: “Si parla di 164 sedi residenziali in Italia – scrive la Cardini – e invece sono 64, di 180 gruppi d’appoggio che in realtà sono una ventina, di un turnover residenziale di 12 mila persone (turnover in cui sono comprese semplici richieste di informazioni), di 126.624 ingressi in comunità tra il 1990 e il 2002, mentre attualmente si registrano non più di 20 o 30 colloqui al mese, il che significa al massimo 360 ingressi all’anno, cifra che si riduce alla metà considerando coloro che rinunciano”.Anche sui cospicui introiti delle Comunità i numeri sono incerti: “La trasparenza amministrativa – racconta l’Espresso – non è mai stata una priorità della comunità. Sul sito internet non c’è traccia del bilancio. Bisogna andare alla Camera di commercio a Roma per scoprire che la Comunità Incontro, organizzazione non lucrativa a fini sociali, è presieduta da una sconosciuta: Umbertina Valeria Mosso, avvocato di 86 anni. Il comitato direttivo è composto dalle persone più vicine a don Pierino, come Claudio Legramanti e Claudio Previtali e dal ‘don’, che è il segretario generale, ma con ampi poteri di gestione”.  La politica: un ritorno di “fiamma”In ogni caso, il suo piccolo impero don Gelmini lo ha realizzato anche in virtù delle sue ottime entrature politiche, oltre che alle cospicue donazioni che il suo carisma ha saputo intercettare. Solo in occasione della megafesta per gli 80 anni di don Pierino, nel 2005, Berlusconi dichiarò di volergli devolvere 10 miliardi delle vecchie lire. Alla mega kermesse in onore del prete ottuagenario c’era anche un altro grande amico di Gelmini, l’allora ministro Maurizio Gasparri. Insieme ad altri rappresentanti del governo, come Rocco Buttiglione e Pietro Lunardi, oltre a Gustavo Selva e ad una sfilza di sottosegretari. E ad un esponente della “Prima Repubblica”, l’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, da anni tra i volontari della “Comunità Incontro”.A tanta benevolenza da parte del leader e degli esponenti della Casa della Libertà, Gelmini ha sempre risposto con una indefessa militanza a destra, che – oltre ad intercettare verso Berlusconi il consenso di migliaia di visitatori ed ospiti (nonché delle loro famiglie) passati in comunità negli ultimi 30 anni – si è più volte caratterizzata con la presenza di Gelmini a manifestazioni politiche ed elettorali. Lo si è visto spesso con esponenti di An (lo scorso anno, in campagna elettorale, era a fianco del candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno). Nel 2006 don Pierino fu uno dei maggiori sostenitori della nuova legge sulla droga che ha eliminato la differenza tra droghe leggere e pesanti. “Grazie, Gianfranco, per la legge contro la droga, affido a voi di An il compito di difendere i principi cristiani”, disse don Gelmini ai delegati di An presenti alla conferenza programmatica del partito, il 5 febbraio 2006.  Le accuse a don Gelmini: nella Chiesa, qualcuno sapevaLe recenti accuse di molestie sessuali hanno – per la verità – qualche precedente negli anni d’oro della Comunità incontro. Come quando, il 23 novembre 1991, venne ritrovato morto sgozzato a Rimini Fabrizio Franciosi, cittadino di San Marino, anni prima ospite della Comunità del Mulino Silla. Durante le indagini, il fratello della vittima raccontò che poco tempo prima di morire Fabrizio gli aveva raccontato di aver subito da don Gelmini abusi sessuali in una casetta nel parco della comunità. Nel 2003 don Antonio Mazzi, animatore della comunità per tossicodipendenti Exodus, ricevette la lettera di un ragazzo che raccontava di aver subito molestie sessuali da parte di don Gelmini nel 1993, quando aveva trascorso un periodo di sei mesi ad Amelia. Poi il giovane si era trasferito in una struttura di don Mazzi, con il quale si era confidato ed aveva continuato a mantenere rapporti epistolari. Ma Mazzi ha raccontato questi fatti solo nelle scorse settimane, quando il caso don Gelmini era già scoppiato. Sentito dal procuratore di Terni Carlo Maria Scipio e del pm Barbara Mazzullo, Mazzi ha comunque ribadito punto per punto ciò che aveva già rivelato circa il contenuto della missiva. Nel 2004, un libro di Marco SalviaMara come me racconta la vita all’interno di una comunità di recupero di tossicodipendenti, delineata nei termini di un lager gestito da un prete bigotto e fanatico e da responsabili violenti. La storia è romanzata, ma il 23 gennaio 2005 il quotidiano il manifesto pubblica una lettera con cui l’autore usciva allo scoperto, dichiarando che i fatti narrati nel libro erano reali e che dietro la figura di don Luigi, il padre-padrone della comunità, si celava don Pierino Gelmini. E poi ci sono le accuse fatte da Bruno Zanin nel suo libro-autobiografia Nessuno dovrà saperlo, in cui afferma di aver subito abusi sessuali da Don Gelmini all’età di 13 anni (il capitolo che parla dell’abuso è stato messo online dall’autore all’indirizzo internet http://www.bispensiero.it/documents/DonGiustino.pdf). Nel libro, Zanin, che è stato negli anni ’90 collaboratore di Radio Vaticana, racconta anche di aver parlato degli abusi all’allora direttore dei programmi dell’emittente, p. Federico Lombardi (oggi direttore della Sala Stampa vaticana) ed a mons. Giovanni d’Ercole, religioso orionino, capo ufficio della sezione affari generali della segreteria di Stato del Vaticano, da sempre amico di don Pierino e da qualche mese direttore responsabile della rivista della comunità “Il Cammino” e dell’emittente Tele Umbria Viva, di cui Gelmini è proprietario.  Titoli e sottotitoliAnche con la Chiesa cattolica i rapporti, a dispetto delle difese d’ufficio tratta che oggi vengono fatte di don Pierino come dell’ennesimo prete vittima delle persecuzioni mediatiche e laiciste, sono piuttosto tesi. Fin dal 1963, quando don Pierino iniziò a fregiarsi del titolo di monsignore, senza esserlo, il Vaticano ha iniziato a diffidarlo dall’utilizzare quel titolo e in seguito lo ha anche sospeso a divinis. Sospensione poi ritirata, ma il titolo tanto agognato non arrivava. Nel 1988 Gelmini risolse allora il problema con un abile éscamotage: pur essendo un prete di rito latino, aderì ad una Chiesa cattolica di rito orientale, quella melkita, e si fece insignire del titolo di Esarca Mitrato della Chiesa cattolica greco-melkita. Titolo onorifico che non equivale certo a quello di vescovo. E nemmeno a quello di monsignore. Nelle biografie “ufficiali” di don Gelmini però il titolo ottenuto dalla Chiesa melkita è messo in grande evidenza (insieme ad un’altra lunghissima sequela di bizzarri riconoscimenti: da “maggiore garibaldino e primo cappellano della Legione Garibaldina” a “gran comandante dell’Ordine di George Washington”). Non solo per la sua altisonanza, ma perché dà all’esuberante prete il diritto all’uso dell’anello, della mitra, della croce e del pastorale quando celebra la messa con rito greco (o avendo ottenuto dal Vaticano uno speciale permesso a celebrare con il doppio rito). Ma a don Gelmini certe sottigliezze liturgiche vanno strette e la messa continua a celebrarla in rito romano, vestendo però i sontuosi paramenti greco-cattolici.

Una piccola rivincita con la gerarchia che tanto lo ha bistrattato don Pierino se l’è presa il 20 ottobre del 2000, quando Wojtyla ricevette in piazza San Pietro trentamila rappresentanti delle Comunità Incontro. La benedizione del papa polacco non ha però migliorato i difficili rapporti con la Curia, che continua a non amarlo. Recentemente, al card. Francesco Marchisano, presidente dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, che gli ha chiesto di fare un passo indietro per meglio difendersi dalle accuse, don Pierino ha risposto: “Mi chiede di fare un passo indietro? Lo faccia lui in avanti, in un burrone”. E comunque, ha tenuto a precisare don Pierino, “io non guido un’associazione religiosa, ma laica”. (valerio gigante)

www.adista.it

Mercoledì, 05 settembre 2007


Polonia: pedofilia; decine di indagati, incluso un politico

http://www.cdt.ch/interna.asp?idarticolo=tio346987&idtipo=2



VARSAVIA – La polizia polacca ha reso noto oggi di avere fermato 41 persone nell’ambito di una operazione contro una rete di pedofili condotta nei giorni scorsi. A quanto indicato dal portavoce Mariusz Sokolowski i fermi rientrano nell’ambito delle indagini avviate due settimane fa e che coinvolgono anche alcuni sacerdoti.

Fra le persone indagate figura anche il consigliere per le pubbliche relazioni del partito Samoobrona (Autodifesa), Piotr Tymochowicz, che tempo fa aveva curato anche l’immagine dell’ex vicepremier e ministro dell’agricoltura Andrzej Lepper.

Tymochowicz avrebbe raccolto sul proprio computer immagini pornografiche di bambini. Nel dicembre scorso Lepper, siluratodal governo il 9 luglio scorso per sospetta corruzione (il caso rientra nello scandalo del Watergate ed è ancora tutto da verificare) era stato anche accusato di aver offerto ad alcune donne lavoro nel partito in cambio di prestazioni sessuali.

L’ex vicepremier respinse all’epoca le accuse ma in un’intervista di oggi al quotidiano Super Express confessa di avere “tradito qualche volta la moglie”: “Sono stati momenti di debolezza”, ha detto.



Mercoledì, 05 settembre 2007


Chiesa cattolica USA
Un gruppo di laici: “Non assegnate quel posto al Cardinal George”…

di Susan Hogan/Albach

Speciale del “Daily Southtown” (traduzione di Stefania Salomone)


2 settembre 2007

Un gruppo di laici cattolici sta appellando ai vescovi americani affinché non eleggano il Cardinale Francis George come nuovo presidente della Conferenza episcopale, a causa della sua trascorsa complicità nei casi di abusi sessuali.

Nella lettera ai vescovi, “Voice of the Faithful” riferisce il coinvolgimento del card. George nel caso di un prete pedofilo, Daniel McCormack, arrestato in luglio per aver molestato un ragazzo.

Fonti ufficiali ecclesiastiche confermano, che il cardinale non ha seguito le procedure del comitato di revisione, che prevedevano la rimozione di McCormack dal ministero dopo l’abuso denunciato nel 2005.

Dopo un’altra denuncia, McCormack fu arrestato nel gennaio del 2006. Si è dichiarato colpevole la scorsa estate nei 5 casi in cui era stato accusato di molestie a minori.

La Conferenza Episcopale Americana eleggerà il suo nuovo presidente in novembre. Tale posizione di solito spetta al vice-presidente, che attualmente è George.

“Rispettosamente chiediamo che suggeriate al Cardinal George di farsi da parte così che possa essere eletto un vescovo che invece ha protetto le vittime”, scrive il gruppo nella sua lettera.

La portavoce del cardinale ha riferito che la lettera e il suo allegato contengono errori nella loro descrizione delle imputazioni di George, senza però entrare in dettaglio.

Dopo l’arresto di McCormack, l’arcidiocesi di Chicago ha intrapreso ulteriori azioni per migliorare il proprio programma di prevenzione contro gli abusi,su minori, hanno detto fonti ufficiali ecclesistiche.

Voice of the Faithful si è costituita cinque anni fa a Boston sulla scia dello scandalo degli abusi sessuali che portarono alle dimissioni del Cardinale Bernard law. Il gruppo, che auspica una riforma della chiesa, ha sezioni in tutto il paese, anche a Chicago.

I rappresentanti hanno affermato che la decisione di chiedere ai vescovi la non elezione di George è sopravvenuta dopo “lunga preghiera e discernimento”.

“L’elezione del prossimo presidente della Conferenza Episcopale indicherà chiaramente al popolo di Dio e a tutti che la chiesa cattolica sta cercando di riparare i torti che noi abbiamo subito da cinque anni a questa parte”, conclude la lettera.


Mercoledì, 05 settembre 2007


Preti pedofili
A breve il documentario che difende un prete dell’Illinois

di Matt C. Abbott

traduzione di Stefania Salomone


6 settembre 2007

Una società di produzione di New York mi ha chiesto di partecipare come commentatore alla prossima messa in onda di un documentario intitolato FORSAKEN (abbandonati)

Il documentario, in fase di realizzazione e visibile già in anteprima su un sito web, tratta dei recenti avvenimenti che hanno coinvolto la Chiesa Cattolica a Ginevra, il cui pastore è Mons. Joseph Jarmoluk.

Innanzitutto, alcuni spunti della “storia dentro la storia” (da un articolo del Daily Herald del 2004 trovato sul sito http://bishopaccountability.org – responsabilità del http://vescovo.org )

“La ’cultura distruttiva del silenzio’ che ha consentito l’estendersi del fenomeno degli abusi sessuali clericali continua ancora oggi nella diocesi di Rockford, data la assoluta mancanza di reazioni verificatasi quando un prete ha rimproverato pubblicamente un parrocchiano che a Ginevra ha osato criticare la chiesa e la diocesi, ha riferito il rappresentante di un gruppo di vittime”.

“L’Associazione SNAP (gruppo di vittime abusate da chierici) ha chiesto al vescovo Thomas Doran di intervenire sul prete coinvolto e di sollecitare il coraggio dei parrocchiani”.

“Ma la persona coinvolta, il cittadino di Ginevra Frank Bochte, ha detto che alle scuse o alle raccomandazioni preferirebbe che la diocesi accogliesse la sua richiesta di rendere pubblici tutti i documenti legati alle accuse di abusi sessuali contro l’ex-prete Mark Campobello”.

“Bochte ha ribadito il concetto in una lettera scritta da un gruppo di vittime che Doran, il responsabile della diocesi ’sistemasse in fretta la questione a Roma e confermasse il suo impegno verso una reale integrità morale dei presbiteri e della chiesa’”.

“Il battibecco tra Bochte e la parrocchia inizia il 16 novembre, quando scrive una lettera al Daily Herald in risposta all’appello della Chiesa con il quale si chiedeva un aumento delle offerte. La chiesa diceva che quelle ricevute nel primo trimestre erano il 21% (circa 91.000 dollari) al di sotto del budget a causa di una economia instabile”.

“Bochte dice che il rifiuto della diocesi di pubblicare i documenti relativi alle indagini interne su Campobello è una ragione più che valida per la diminuzione delle donazioni, la sola cosa che si potesse fare”. “Rifiutare di sostenere finanziariamente una diocesi che valorizza la reputazione del prete abusatore più di quella delle vittime, sembra essere il solo modo per ottenere la sua attenzione”.


“Dal maggio 2003, la diocesi sta offendendo il tribunale col suo rifiuto di mostrare i documenti su Campobello, oggetto di molte accuse di abusi sessuali, dopo quelle del 1999-2000 riferite a due bambine di cui ha abusato quando stava a S. Pietro e lavorava come assistente del preside della Aurora Central Catholic High School”.

’In risposta, Mons. Joseph Jarmoluk ha chiamato a colloquio privato Bochte chiedendogli di ritrattare le sue dichiarazioni e accusandolo di falsa testimonianza”.

“Dopo una accesa discussione focalizzata sul rifiuto della diocesi di diffondere i documenti delle sue indagini interne, Bochte ha riferisce che tra lui e il suo interlocutore è tutto finito, rendendosi conto di essere cordialmente in contrasto.

Dieci giorni più tardi, Jarmoluk ha pubblicamente replicato alla lettera e al suo autore durante la messa domenicale senza menzionare il suo nome. Ha tentato di spiegare ai parrocchiani il perché del crollo delle donazioni e perché non avesse niente a che vedere con le accuse contro Campobello. Jarmoluk ha continuato a ribadire la posizione della diocesi sul perché i documenti non possono essere messi in pubblico e che l’autore della lettera è passibile di denuncia per falsa testimonianza”.

Alcuni parrocchiani riferiscono che ad un certo punto prende di mira un parrocchiano e gli domanda come si sarebbe sentito se qualcuno avesse reso noti i suoi documenti personali.
Una volta risaputo questo l’episodio, Bochte dice di aver ricevuto “uno schiacciante sostegno da parte dei parrocchiani”.

“Sebbene né la parrocchia di San Pietro né i responsabili diocesani abbiano fatto commenti, la lettera del 16 maggio di Mons. Eric Barr, recentemente ripubblicata nel bollettino parrocchiale, risponde al perché del rifiuto della diocesi”.

’’Alcuni potrebbero pensare che vogliamo nascondervi le cose. Ma non è così”, scrive Barr. “Stiamo proteggendo il diritto della chiesa ad essere indipendente dallo Stato, come è previsto anche dal Primo Emendemento della Costituzione…”


Forsaken ( di cui si è discusso anche in un articolo del 2006) è chiaramente una difesa di Mons. Jarmoluk e un impietoso ritratto di SNAP.

Non è chiaro chi stia finanziando il progetto. Un rappresentante della casa di produzione, David Graham, mi ha parlato a lungo al telefono pochi giorni fa, ma ha detto soltanto che la compagnia è “strettamente vincolata”.

In risposta alla mia e-mail interrogativa, Mons. Jarmoluk ha affermato di non essere coinvolto nella produzione del documentario (a parte l’intervista che ha garantito agli autori), e nemmeno è informato sull’identità dei finanziatori.

Per amore di trasparenza, la casa di produzione non mi ha offerto denaro, e neanche io ne ho chiesto, e nessuna intervista ha ancora avuto luogo. Inoltre, come ho detto varie volte, non percepisco compensi per ciò che scrivo.
 


PRETI PEDOFILI
DIOCESI SAN DIEGO 198 MLN PER LE VITTIME

http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2500378.html?ref=hpsbdx1

Dopo il maxirisarcimento da 600 milioni di dollari pagato due mesi fa dalla diocesi di Los Angeles alle 508 vittime dei preti pedofili oggi e’ la volta di San Diego. La prelatura della citta’ costiera californiana ha accettato di versare 198 milioni di dollari a 144 vittime degli abusi sessuali commessi dai suoi sacerdoti oltre venti anni fa. Lo hanno annunciato i legali delle parti specificando che la somma che sara’ pagata e’ il doppio di quella offerta solo cinque mesi fa. La diocesi di San Diego, finita nel mirino da oltre quattro anni, ha chiesto a febbraio l’applicazione dell’art.11 della legislazione sulla bancarotta che abitualmente e’ impiegata dalle aziende vicine al fallimento per salvaguardare i cespiti patrimoniali. L’accordo di oggi e’ solo l’ultimo di una lunga serie di risarcimenti che diverse diocesi statunitensi sono state costrette a pagare da quando nel 2002 a Boston emerse il primo scandalo a lungo tenuto nascosto dalle autorita’ ecclesiastiche e che creao’ grave imbarazzo in Vaticano.
 



Lunedì, 10 settembre 2007


Risarcimenti milionari per preti pedofili.

Ma per il Papa il pericolo è la scienza

di Pietro Yates Moretti

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3774

È davvero incredibile che in un periodo in cui il capo della Chiesa Cattolica è su tutti i giornali ogni qualvolta apre bocca, la notizia dell’enorme scandalo sui preti pedofili negli Usa sia nascosta e censurata. Dopo il maxi risarcimento della diocesi di Los Angeles, anche quella di San Diego ha accettato di risarcire alle proprie vittime una somma di 198 milioni. Abbiamo trovato un solo lancio di agenzia sulla questione, mentre sulla filippica papale contro la scienza non guidata da credenze religiose ne abbiamo trovate a dozzine. È il sintomo della straordinaria debolezza della politica italiana, a cui si accoda il giornalismo.

Continuamente ci vengono propinate dalla Chiesa lezioni di morale e di etica, ed un vero e proprio attacco all’ateismo e all’agnosticismo, accusato -come all’epoca l’ebraismo- delle nefandezze più profonde, o addirittura di mettere a rischio il futuro dell’umanità. Allo stesso tempo, non viene dedicata una sola riga a quella che è la realtà della Chiesa, ovvero migliaia di migliaia di vittime di preti pedofili, protetti dal segreto delle gerarchie, miliardi di dollari in risarcimenti, centinaia di edifici di proprietà della Chiesa venduti per pagare le proprie spese legali, intere diocesi che dichiarano fallimento.

Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc

Lunedì, 10 settembre 2007


Preti pedofili
I dimostranti chiedono le scuse del prete di Cape Cod

di Peter Schworm

Da Globe Staff | 10 settembre 2007

Un piccolo gruppo di attivisti laici e di vittime di abusi dei preti hanno organizzato una protesta ieri mattina davanti ad una chiesa di Cape Cod, chiedendo che un alto rappresentante della chiesa porgesse le sue scuse per aver riassegnato uno dei preti accusati nell’ambito dello scandalo degli abusi sessuali.

I dimostranti, inclusi dei membri di Voice of the Faithful e gruppi di vittime, hanno innalzato cartelli con foto delle vittime all’epoca degli abusi, quando erano bambini, di fronte alla Chiesa Nostra Signora della Vittoria a Centerville, dove lavora part-time il Rev. Paul E. Miceli. Miceli era l’ex segretario del personale amministrativo dell’Arcidiocesi di Boston all’epoca in cui il Cardinale Bernard Law era il responsabile e membro della sua segreteria personale dal 1994 al 2001. I domostranti accusano Miceli di aver aiutato a coprire lo scandalo, trasferendo il prete accusato in un altra parrocchia ee esigono che riconosca la sua partecipazione al fatto.

“Noi vogliamo che si renda conto di quello che ha fatto poiché ci sono persone che non supereranno mai il trauma da lui causato”, ha detto Paul Kendrick, co-fondatore del gruppo del Maine di Voice of the Faithful, un gruppo laico attivista. “Per me è difficile capire come la gente possa venire qui ad ascoltare le sue omelie, ignorando tutte le persone a cui ha fatto del male, i bambini che ha ferito per aver protetto la chiesa invece di proteggere loro”.

Kendrick e gli altri sostengono di aver chiesto per diversi anni a Miceli di scusarsi con le vittime.

Ieri Miceli risultava irreperibile.

In una dichiarazione, il Rev. Mark Hession, parroco di Santa Maria della Vittoria, ha descritto Miceli come un collega stimato, “una vera benedizione per le famiglie della parrocchia”.

Traduzione di Stefania Salomone



Martedì, 11 settembre 2007


Preti pedofili
Dichiarazione di SNAP riguardo i risarcimenti della Diocesi di San Diego.

Dichiarazione di Joelle Casteix di Newport Beach, CA, Direttore Area Sud-ovest di SNAP

Nessun risarcimento sanerà magicamente centinaia di infanzie negate, psiche traumatizzate, autostime sotterrate e relazioni danneggiate. Ma un risarcimento è un primo importante passo verso la guarigione, la consapevolezza, la responsabilizzazione e la prevenzione.

Per le vittime, un risarcimento può iniziare per lo meno restituire quanto hanno speso per le cure mediche, le terapie necessarie, i gruppi di supporto o i programmi di trattamento.

Per i cattolici, un risarcimento può significare una sorta di gratificazione, ma dovrebbe invece stimolare la ricerca di trasparenza e riforma della gerarchia ecclesiastica.

Quando nel 2003 è venuto alla luce il fenomeno degli abusi, i leader ecclesiastici della California hanno lanciato una campagnia di pubbliche relazioni molto ben orchestrata. Hanno cominciato a lamentare gravi difficoltà economiche nell’apprendere casi di molestie di minori attribuiti alla loro diocesi. Questo non lo abbiamo permesso e non lo permetteremo. Ogni responsabile ecclesiastico, da mons. Brom fino ai parroci, deve ammettere che ’le apocalittiche previsioni’ di difficoltà finanziarie e procedimenti di bancarotta già avviati sono semplicemente manovre legali ingannevoli.

Ora è chiaro che il disperato tentativo dei vescovi di proclamare bancarotta è pura finzione, prevista per diminuire il numero di processi, la visibilità e l’entità dei risarcimenti, rallentando così il processo di guarigione delle vittime. Questo modo di agire favorisce una sola persona – il Vescovo Brom. Ha continuato a nascondersi dietro i propri difensori e i curatori di immagine – sotto giuramento durante il processo – per occultare la sua complicità.

E’ necessario che i cattolici e i cittadini tengano a mente quanto segue:

– L’onore di questo risarcimento va prima di tutto alle vittime coraggiose, poi ai giudici comprensivi (che hanno reso possibile il processo), al Giudice Louise De Carl-Adler che è andata oltre la manipolazione della diocesi con la richiesta di bancarotta. Nessun onore spetta alla gerarchia ecclesiastica.

– E’ un rischio personale molto grande, di grande coraggio, che ogni vittima di abusi sessuali venga allo scoperto e parli. E’ ancor più difficile quando l’abusatore è una persona con autorità religiosa, con le spalle coperte da una istituzione incredibilmente ricca e potente come la chiesa. Ogni singola vittima merita la gratitudine dei cattolici californiani e di tutti i cittadini in genere. Ognuna di loro ha contribuito a rendere questo stato più sicuro.

– Forse molti di questi abusatori starebbero ancora lavorando nelle parrocchie, se non fosse per i giudici californiani e per il coraggio delle vittime. Gli scettici devono rendersi conto del grande vantaggio sociale ottenuto grazie alla forza, al coraggio delle centinaia di vittime minorenni, che hanno fatto causa ai preti e ai vescovi complici.

– Virtualmente nessun complice tra le fila della chiesa (chi ha ingannato i parrocchiani, ostacolato la polizia, ingessato i giudici e aiutato gli abusatori) sarebbe mai stato smascherato se non grazie alle vittime che hanno parlato e combattuto duramente per la verità. Le vittime – non i giudici, i mediatori o altri – meritano l’onore dei risultati raggiunti.

– Brom se l’è cavata evitando la propria responsabilità nella copertura degli abusi di minori, manipolando i tribunali con la bancarotta per negare alle vittime ciò che spettava loro per legge

– Brom e i suoi confratelli vescovi californiani hanno lottato a lungo e duramente per la chiusura dei casi, reclamando di tribunale in tribunale, che la legge che prevede la trattabilità di questi casi è incostituzionale. Poi, non avendo funzionato questa tattica, hanno tentato di fare in modo che la diocesi dichiarasse bancarotta per bloccare le indagini.

– Risarcire le vittime per un delitto devastante è assolutamente il passo minimo che i colpevoli devono fare. Questo passo è una abile mossa finanziaria da parte di Brom, niente di più.

– Il risarcimento rappresenta un grande successo per le vittime coraggiose, che hanno dovuto guardare in faccia il proprio dolore, condividere la proria esperienza, sopportando ripetuti ritardi e arresti legali, prima della vittoria. Noi li lodiamo per la loro audacia, saggezza, pazienza e ostinazione.

– Per molti anni i leader ecclesiastici hanno occultato i casi di abusi. Nulla di nuovo. Il risarcimento non significa ’riforma’ o ’cambiamento’ da parte della gerarchia ecclesiastica. Quando i vescovi affrontano i casi di abusi sessuali su minori, è per risparmiarsi di comparire in tribunale, evitare domande imbarazzanti o il rischio di giurare il falso.

– Riteniamo che la maggior parte dei preti coinvolti in queste cause stiano ancora nel libro paga dell’arcidiocesi. Molti sono stati sospesi, ma non privati del proprio status. Pochi, secondo noi, sono stati sottoposti a cure o messi in condizioni di non nuocere.

– La vigilanza, non la compiacenza, protegge i bambini. I cattolici dovrebbero combattere la tentazione di essere compiacenti. Praticamente nulla è cambiato nella gerarchia ecclesiastica quanto a mala gestione e segretezza nei casi di abusi sessuali, nonostante le numerose campagne pubbliche suggeriscano diversamente.

– Ogni centesimo versato ha dovuto essere strappato, grazie all’incredibile coraggio e alla perseveranza del sistema giudiziario, dalle coraggiose, indefesse, doloranti vittime degli abusi.

– La gerarchia ecclesistica cercherà di dipingere questo accordo, i procedimenti di bancarotta e ogni altra azione imposa dal tribunale, quale segno del suo interessamento. Niente di più lontano dalla verità. Questo accordo significa che Robert Brom ha avuto paura del processo e che i suoi amministratori non sono stati tanto abili da proteggere i beni della diocesi davanti ai tribunali di bancarotta. E’ terrorizzato di dover ammettere quanto la diocesi già sapeva sull’argomento e quanto poco ha fatto nei riguardi dei preti, religiosi, suore e seminaristi pedofili.

– Tante e tante volte, Brom ha sborsato centinaia di migliaia di dollari, gentilmente donati da cattolici generosi, per ritardare il processo. Facendo questo, ha anche occultato la verità, tenendo al buio i fedeli e lasciando le vittime nell’angoscia. Il suo ruolo nel coprire le centinaia di crimini sessuali del clero è deprecabile. Anche il suo attuale agire rimane deprecabile.

Cosa dovrebbe accadere ora?

I risarcimenti di solito garantiscono un minimo di guarigione e prevenzione. Ma solo se le vittime e le controparti si rendono conto che è soltanto un passo iniziale.

VITTIME

– Molte vittime di abusi sessuali da parte del clero necessitano di trattamenti di rialibitazione per distintossicarsi da droghe o alcol o di altri programmi curativi. Hanno aspettato anni per iniziare una terapia, per affrontare disordini alimentari, depressione o tendenze suicide. Questo accordo aiuterà questi individui profondamente disturbati a rimettere insieme i pezzi della loro vita e andare avanti.

– Allo stesso tempo, comunque, dopo il saldo, le vittime di abusi continueranno ad avere incubi, insonnia, astenia e comportamenti auto-distruttivi. E’ fondamentale che le vittime continuino la terapia, frequentino i gruppi di sostegno e restino in trattamento. E’ essenziale che comprendano che nessuna somma di denaro garantirà la guarigione miracolosa.

– Ma bisogna ricordarsi che per anni, a volte per decenni, si è fatto credere alle vittime che l’abuso non era mai avvenuto, che fosse colpa loro, che non era cosa grave e che non li aveva danneggiati più di tanto. Un risarcimento come questo può essere un valido riconoscimento.

FEDELI CATTOLICI:

– dobbiamo insistere affinché la chiesa sia trasparente nelle sue finanze

– dobbiamo evitare la tentazione di diventare compiacenti

GERARCHIA ECCLESIASTICA

– Ogni membro della chiesa che sospetti abusi e rimanga in silenzio o sia stato a conoscenza di abusi e li abbia nascosti, dovrebbe uscire allo scoperto, ammettendo pubblicamente di aver sbagliato e chiedere perdono alle vittime e a tutta la chiesa

– Ciascun ex-membro attivo della chiesa che sospetti abusi e rimanga in silenzio o sia stato a conoscenza di abusi e li abbia nascosti, dovrebbe uscire allo scoperto, ammettendo pubblicamente di aver sbagliato e chiedere perdono alle vittime e a tutta la chiesa

– Ogni membro della chiesa, in esercizio o meno, deve guardarsi dentro, onorare il proprio dovere civile e morale, e riportare alle autorità civili ogni sospetto o informazione di cui dispone su crimini sessuali da parte del clero, sia attuale o di vecchia data. E’ nostro dovere di cittadini riferire alla polizia ciò che sappiamo. E’ dovere della polizia determinare se l’informazione debba dar luogo a ulteriori indagini.

Traduzione di Stefania Salomone



Martedì, 11 settembre 2007


DON GELMINI, 50 LE DENUNCE PER ABUSI

di Fiorenza Sarzanini

In 2 hanno raccontato che all’epoca delle presunte molestie erano minori
Le accuse da ex ospiti della sua comunità. Sospetti su pressioni per ritrattare. Si allunga la lista delle testimonianze


Tratto da Corriere.it

ROMA, 11 settembre 2007 — È come se avessero preso coraggio all’improvviso, trovando la forza di rivelare segreti fino ad allora apparsi inconfessabili. Sono una cinquantina le persone che durante l’estate hanno presentato formale denuncia contro don Pierino Gelmini. Si sono unite al coro di chi lo accusa di averli molestati, insidiati, a volte violentati.

La maggior parte si è presentata spontaneamente davanti al pubblico ministero di Terni. Ha ripercorso episodi di tanti anni fa che, hanno detto in molti, «mi hanno cambiato la vita». Due di loro hanno raccontato di aver subito abusi dal fondatore della comunità «Incontro» — che assiste i tossicodipendenti in programmi di recupero — quando erano minorenni. Non c’è ancora una nuova contestazione formale, ma se queste dichiarazioni trovassero conferma, la posizione del prete già indagato per violenza sessuale, potrebbe aggravarsi. Perché si tratterebbe di episodi di pedofilia e dunque un reato diverso da quello finora ipotizzato nei suoi confronti.

LE INDAGINI — I magistrati procedono con cautela, sanno bene che in casi del genere ci può essere una sorta di suggestione, talvolta anche un desiderio di rivalsa. Ma sanno anche che i collaboratori più stretti di don Gelmini si sono attivati per convincere alcuni giovani a ritrattare. In almeno due casi avrebbero cercato di incontrare chi aveva presentato la denuncia, avrebbero offerto soldi e favori per tentare di mettere tutto a tacere. E questo ha naturalmente contribuito a confermare il quadro accusatorio già delineato dai pubblici ministeri. Al fascicolo gli investigatori della squadra mobile di Terni hanno allegato decine e decine di intercettazioni telefoniche che mostrerebbero questa volontà di alcuni operatori della comunità di favorire don Gelmini. La voce del prete si sente raramente nei colloqui. Ad ascoltare le registrazioni sembra che ad occuparsi della vicenda siano i responsabili della sua segreteria. Sono loro a tenere i contatti con chi accusa, a tentare di far cambiare idea a chi ha fatto riaffiorare i ricordi. I magistrati hanno già verificato una trasferta a Torino di uno di loro che sarebbe stata organizzata per incontrare in carcere due giovani detenuti che erano stati tra i primi a presentare denuncia. Ora si va avanti. Il primo accertamento da svolgere per verificare i nuovi verbali riempiti nelle ultime settimane riguarda il periodo di permanenza di ogni giovane all’interno della comunità. Poi bisogna verificare che tipo di legami avessero con il fondatore, se ci siano stati problemi, quali siano stati i rapporti successivi. Sembra che in alcuni casi gli episodi raccontati siano molto circostanziati, che alcuni abbiano anche indicato testimoni in grado di confermare le proprie dichiarazioni. Soltanto al termine dei nuovi controlli, il magistrato deciderà eventuali provvedimenti. A metà agosto era circolata voce che potesse essere richiesta al giudice per le indagini preliminari una misura interdettiva per impedire un eventuale inquinamento delle prove. In realtà erano in corso altri riscontri e proprio in questi giorni si starebbe rivalutando la possibilità di sollecitare un pronunciamento del gip.

LA DIFESA — Inizialmente erano sei le persone che avevano raccontato le violenze. Uno ha narrato fatti risalenti al 1993, ha detto di essersi anche confidato con don Mazzi quando si è trasferito nella sua comunità. Il sacerdote ha confermato di aver ricevuto quelle confidenze, di aver consigliato al giovane di rivolgersi ad uno psicologo, di aver continuato ad aiutarlo prima di perdere le sue tracce. «Mi accusano — si era difeso don Gelmini — perché li ho allontanati dalla comunità. Alcuni di loro erano stati scoperti a compiere reati e sono stati cacciati. È la loro vendetta. Sono innocente e dunque resto assolutamente tranquillo. Porto la croce e prego per loro». Aveva anche attaccato la lobby ebraica e la massoneria come ispiratrici «di questa campagna diffamatoria contro di me» e ciò aveva spinto il suo avvocato Franco Coppi ad abbandonare la difesa. Ma poi la lista si è allungata, altri tre ragazzi sono usciti allo scoperto dopo aver saputo che era stata avviata un’inchiesta. E con il trascorrere delle settimane le denunce sono diventate decine. Adesso è possibile che don Gelmini decida di farsi nuovamente interrogare per continuare a respingere quelle che ha sempre definito «fantasie».

[DATA: 11/09/2007]



Martedì, 11 settembre 2007


Preti pedofili
Nascondere il misfatto non è rispondere alle accuse di abusi sessuali

di Andrew Hamilton

Traduzione di Stefania Salomone


06-settembre-2007
http://www.acbc.catholic.org.au/documents/2001030111.pdf 
Mentre il vescovo Geoffrey Robinson stava coordinando la risposta della chiesa cattolica australiana agli abusi sessuali ad opera dei suoi ministri, è stato colpito dall’azione di disturbo dei vertici vaticani nel tentativo di imporgli il silenzio. Aveva chiesto se il celibato presbiterale e il modo in cui la chiesa esercitava il potere avessero contribuito agli abusi. Ha scritto il suo libro arguto e ben strutturato perché la sua chiesa sembrava dare maggiore importanza alla propria reputazione che alla ricerca della verità.

Il desiderio di proteggere la buona reputazione non è solo appannaggio delle chiese. Quasi tutte le organizzazioni rispondono alle critiche rifiutandole. Ma le organizzazioni idealistiche, chiese incluse, sono particolarmente sensibili alle accuse di comportamenti negativi. E’ in ballo la propria ragion d’essere. Le chiese ritengono di essere state invitate da Cristo a vivere fedelmente la propria vocazione. Molte chiese inoltre credono che lo Spirito Santo agisca attraverso l’istituzione.

Dato che la chiesa fin dagli inizi ha avuto un così alto senso della propria chiamata, ha riscontrato grosse difficoltà nel gestire i propri membri responsabili di gravi mancanze seriamente e pubblicamente. Sembrava inconcepibile che persone prescelte da Dio potessero agire in modo da tradire la propria chiamata e la chiesa a cui appartenevano. Tuttavia, l’esperienza ha insegnato che i cristiani, come ogni altro, hanno ucciso, hanno commesso adulterio, hanno perseguitato e hanno negato la propria fede.
Le chiese locali inoltre hanno dovuto decidere se riaccoglierli o meno. Alcune hanno rifiutato, altre lo hanno fatto prontamente; la maggioranza invece ha optato per riammetterli sono dopo un periodo di pubblico pentimento della durata di molti anni.
Nella maggior parte delle chiese vige il principio, “due falli e sei fuori”.

Attitudini rigide o indulgenti erano spesso associate all’immagine che il popolo aveva della chiesa. Se la gente vede la chiesa prevalentemente come l’inossidabile sposa di Cristo o come l’Arca dell’Alleanza, allora è solita dimostrarsi molto severa con i peccatori. L’infedeltà o l’abbandono della nave sembravano essere situazioni senza ritorno. Se vedevano la chiesa come una rete piena di pesci, o come un campo dove grano e frumento crescono insieme, la riconciliazione era più facilmente prevista.

Finalmente le chiese hanno trovato il modo di risolvere il conflitto tra il requisito di vivere fedelmente e la riconciliazione dei suoi membri peccatori. Ma hanno dovuto affrontarne un’altra più difficile sfida. Alcuni critici hanno affermato che le azioni negative venivano perpetuate nell’ambito dell’autorità, della celebrazione e dell’azione pastorale a supporto della vita quotidiana della chiesa.

Tali accuse venivano spesso effettuate nel periodo del tardo medioevo; hanno coinciso con la necessità riformista compresa nella Riforma Protestante. La risposta cattolica fu ampiamente difensiva. Riaffermò le strutture e le modalità di azione che la Riforma attaccava, elaborando un sempre più elevato prestigio della chiesa e sviando il previsto cambiamento verso una estensione del ciclo formativo in tema di fede e disciplina. Si focalizzava sul senso del peccato e non sulla capacità delle istituzioni di corrompere la gente.

Come dimostra il vescovo Robinson nel suo libro, la chiesa cattolica ha risposto in modo simile allo scandalo degli abusi sessuali perpetuati dai suoi membri. Obbligatorietà del celibato del clero, relazioni istituzionalizzate fra clero e laici, sono state ampiamente riconfermate e sottratte ad ogni ulteriore discussione. Si continua a raccomandare una alta teologia della chiesa. Nel mentre, si è cercato di stabilire a livello locale procedure per gestire le accuse di abusi.

Questa strategia, sebbene in parte efficace, presenta chiaramente delle pecche. I membri delle chiese locali possono essere disillusi, ritenendoche la loro chiesa abbia negato la realtà degli abusi e che la risposta sia stata fredda e priva di efficacia. Continuare a non chiedersi se celibato e istituzionalizzazione del potere possano aver portato a fatti criminali contribuisce al fatto che si pensi che proprio questi siano i temi chiave.

Questi limiti sono accentuati dall’immagine teorica che la chiesa da di se stessa. Quando vediamo la chiesa come pura, come sposa di Cristo, come madre, e quando la associamo con l’immagine idealizzata di Maria, madre dell’umanità, è difficile riconciliare questa nobile immagine con la realtà, spesso arida, della vita reale della chiesa e dei suoi rapporti istituzionali.

La chiesa primitiva disponeva di svariate immagini che la potessero descrivere. Alcune di esse esprimevano la tensione tra la somma vocazione e la debole risposta. Descrivevano la chiesa come una “casta prostituta”, riconducendo questa immagine al largo numero di donne di dubbia reputazione descritte nell’Antico Testamento. Queste immagini scoraggiavano decisamente la certezza che le strutture gerarchiche fossero senza peccato, stando a significare che peccatori sono gli individui stessi che vi appartengono. Scoraggiavano anche l’ipotesi che le strutture fossero senza peccato, dato che invece i singoli rappresentanti erano senza dubbio peccatori.

Una chiesa che riconosce la propria lotta per seguire la strada di Cristo non ha bisogno di difendere la propria reputazione. Può imparare dai propri errori.

 


Il sacerdote parlò con il giudice Martellino. Meluzzi: don Pierino prega per tutti, anche per gli accusatori
Don Gelmini, collaboratori indagati

La procura: avrebbero offerto favori e soldi per far ritrattare i testi

di Fiorenza Sarzanini

Tratto da: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/09_Settembre/12/sarzanini.shtml


appena hanno saputo che erano arrivate le prime denunce ed era stata aperta un’inchiesta. Hanno incontrato persone, chiesto pareri illustri e poi avrebbero offerto soldi e favori. È stata proprio questa attività a far finire alcuni di loro nel registro degli indagati per favoreggiamento. La rete di don Pierino Gelmini è raccontata nelle carte processuali della magistratura di Terni. Sono i collaboratori più stretti ad essersi attivati per proteggere il fondatore della comunità «Incontro» di Amelia, indagato per violenza sessuale nei confronti di alcuni giovani tossicodipendenti ospitati nella struttura. Ma lui stesso avrebbe cercato appoggi. Per questo si sarebbe rivolto all’ex procuratore di Terni Cesare Martellino che nel 2002 aveva già archiviato un’analoga indagine. Dal magistrato, ora all’Aja come responsabile per l’Italia di Eurojust – la struttura giudiziaria europea – sarebbe poi andato uno dei volontari che da anni lavora con il sacerdote. Cinque anni fa il magistrato aveva esaminato una denuncia per molestie trasmessa dai colleghi di Bari per competenza, ma aveva ritenuto che non ci fossero gli elementi sufficienti a contestare il reato. Ora la situazione è cambiata. E da quando sono arrivate nuove decine di denunce, gli accertamenti si sono concentrati sull’attività di chi, secondo l’accusa, mirava a inquinare le prove.
Sono le intercettazioni telefoniche a rivelare le «pressioni» esercitate sui ragazzi per convincerli a ritrattare. C’è chi si accorda con uno dei segretari sulla versione da fornire prima dell’interrogatorio. Ma c’è anche una donna che racconta di aver ricevuto 4.000 euro da un prete amico di don Gelmini per convincere il figlio a mod i f i c a r e quanto raccontato a v e r b a l e . Tracce di soldi versati alle parti lese si rintracciano nella movimentazione bancaria, ma soprattutto nelle registrazioni dei colloqui e nelle dichiarazioni delle parti les e . M o l t i hanno detto di aver ricevuto promesse di denaro che però non è mai stato versato, altri hanno ammesso di averne ricevuto soltanto una parte, altri ancora giurano di aver rifiutato l’offerta proprio perché «volevamo che uscisse fuori tutta la verità». Di quello che stava accadendo don Gelmini avrebbe parlato con Martellino dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia. Durante il colloquio il magistrato si sarebbe mostrato incredulo rispetto ai provvedimenti presi dai suoi colleghi di Terni. «Ma non è possibile, avevamo già archiviato », avrebbe commentato prima di consigliare al prete di cercarsi un buon avvocato.
Qualche tempo dopo sarebbe nuovamente intervenuto come «consigliere», incontrando all’Aja uno dei volontari della comunità che aveva voluto vederlo per capire come bisognava muoversi. Gli investigatori stanno poi approfondendo i contatti tra l’avvocato Lanfranco Frezza e alcuni testimoni per capire se quanto raccontato a magistrati e poliziotti possa essere stato concordato con la difesa del sacerdote. Ieri il legale ha sostenuto che le nuove denunce presentate durante l’estate «non sono altro che un riassunto, anche fatto male, delle puntate precedenti». Il fondatore di «Incontro» si è invece affidato all’ex parlamentare di Forza Italia Alessandro Meluzzi che gli fa da portavoce: «Don Pierino continua a lavorare e prega con tenerezza per tutti i suoi ragazzi, di ieri, di oggi e di domani. Anche quelli che lo accusano. È stato sommerso da telefonate di solidarietà, ma coloro che gli sono più vicini sono preoccupati per la sua salute. Ha 82 anni e un pacemaker. Certo la sua anima è forte come la roccia, ma la salute è quella di un uomo anziano e un po’ malato».



Mercoledì, 12 settembre 2007


MESSICO
ARRESTATO PRETE PEDOFILO, PER ABUSI COMMESSI NEL 2004

Ha violentato bimba di 9 anni, accusato di altre violenze


Fonte: http://notizie.alice.it/

postato da APCOM
Acapulco (Messico), 15 set. (Ap) – Un prete cattolico è stato arrestato in Messico con l’accusa di aver violentato una bimba di 9 anni nel 2004. Il religioso, Hermilo Solis Jaimes, 51 anni, è accusato inoltre di molti altri abusi sessuali: lo rendono noto le autorità.
Il sacerdote è stato arrestato ieri mattina mentre si preparava ad aprire la chiesa nella città di Xochistlahuaca, nello Stato meridionale di Guerrero, per la messa del mattino, ha dichiarato il direttore della prigione Angel Garcia.
Solis Jaimes ha continuato a prestare servizio nella parrocchia di Xochistlahuaca anche dopo le prime denunce su presunti abusi nel 2004. Ora è in attesa di giudizio in un carcere della città di Acapulco.



Domenica, 16 settembre 2007


Preti Pedofili
Germania: copri’ prete pedofilo, vescovo Ratisbona sotto accusa

Fonte: http://www.corriere.it/

BERLINO – Altri preti coinvolti in casi di pedofilia in Germania. Il vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Mueller, e’ stato accusato di aver coperto un prete pedofilo, tornato poi a compiere abusi sessuali sulle sue giovani vittime. Lo rende noto la “Sueddeutsche Zeitung”. Il vescovo avrebbe ignorato il divieto imposto ai “sacerdoti condannati per pedofilia di tornare ad esercitare la loro missione pastorale in ambienti in cui possono venire a contatto con i giovani”. (Agr)
 



Domenica, 16 settembre 2007


Nuovo scandalo nella chiesa fiorentina

Cinque testimoni accusano il vescovo Maniago

A cura di Paola D’Anna

Riportiamo di seguito un’ampia rassegna stampa su un nuovo scandalo a sfondo sessuale che coinvolge ancora una volta la chiesa fiorentina.
Non ce ne stupiamo. E’ da tempo che sosteniamo che tali episodi continuano a venire fuori semplicemente perchè la radice da cui sono generati è ancora viva ed operante e fino a quando la Chiesa Cattolica non deciderà di mettere mano seriamente al problema esso si ripresenterà con sempre maggiore insistenza.
 

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/09_Settembre/18/curia_firenze_indagini_sarzanini_scandalo.shtml

Nell’inchiesta già coinvolto il parroco don Cantini, condannato dal tribunale della Chiesa. Era stato chiamato in causa da una ventina di donne

Festini e minacce a Firenze
L’indagine porta alla curia


Cinque testimoni accusano il vescovo Maniago



FIRENZE – La sentenza di condanna del tribunale della Chiesa sembrava aver chiuso la vicenda. E invece l’inchiesta penale su don Lelio Cantini, il parroco di Firenze di 82 anni riconosciuto colpevole dai suoi superiori di abusi sessuali nei confronti di alcune ragazze, adesso entra nelle stanze della curia. Esplora i rapporti tra il prete e quello che era il suo allievo prediletto, il vescovo ausiliare del capoluogo toscano Claudio Maniago. Verifica alcune denunce che lo coinvolgono in festini a luci rosse e tentativi di plagio di alcuni fedeli per costringerli a cedere le loro proprietà. L’alto prelato non risulta iscritto nel registro degli indagati, ma nei suoi confronti sono già stati disposti accertamenti e controlli. I magistrati hanno acquisito i tabulati delle sue telefonate e ora si concentrano sui conti correnti bancari proprio per stabilire la fondatezza delle accuse.

La primavera scorsa, tre anni dopo l’arrivo delle prime denunce, don Cantini e la sua perpetua Rosanna Saveri si rifugiano in un convento per sfuggire al clamore che il caso ha suscitato. Oltre una ventina di donne hanno accusato il sacerdote di averle violentate quando erano minorenni. Numerosi parrocchiani sostengono di essere stati plagiati e costretti a consegnargli denaro e beni immobili. L’obiettivo dichiarato da don Lelio era quello di creare una nuova Chiesa «non corrotta» e di trovare «ragazzi da inviare in seminario per colonizzare la struttura ecclesiale». Le presunte vittime si rivolgono alla curia e poi scrivono al Papa sollecitando le sanzioni previste dai tribunali ecclesiastici in attesa che arrivi il giudizio della magistratura ordinaria. Si tratta di fatti avvenuti molti anni fa, temono che alcuni reati vadano in prescrizione. La Chiesa intanto decide di intervenire. Il 2 aprile scorso l’arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli e il suo ausiliare Maniago vengono ricevuti in Vaticano da Benedetto XVI proprio per affrontare la vicenda e decidere gli eventuali provvedimenti. Il processo penale amministrativo autorizzato dalla Congregazione per la dottrina della fede è già stato avviato.

E si conclude qualche settimana dopo con una condanna che lo stesso Antonelli definisce «esemplare»: don Cantini è colpevole non soltanto di abusi sessuali, ma anche di «falso misticismo e controllo delle coscienze». Un plagio dunque. Il parroco non potrà più svolgere alcuna attività, viene di fatto interdetto. Il provvedimento del cardinale si chiude con la difesa della «serietà, della dedizione e della fedeltà del vescovo Maniago». In procura alcuni testimoni raccontano però una diversa verità. Due dipendenti della curia e due sacerdoti accusano Maniago di aver sempre saputo quale fosse la vera attività di don Cantini, che era il suo padre spirituale, e di averlo «coperto». Lo accusano soprattutto di aver partecipato alla gestione del patrimonio immobiliare sottratto ai parrocchiani. Poi vanno oltre e sostengono che anche lui avrebbe partecipato a festini a luci rosse. Parlano di diversi episodi, l’ultimo sarebbe avvenuto nel 2003. «Più volte – affermano – ci ha minacciato per costringerci al silenzio, ma adesso non possiamo più tacere».

I magistrati li ritengono attendibili e dispongono verifiche mirate. Acquisiscono i tabulati di un cellulare intestato alla curia di Firenze che risulta in uso al vescovo Maniago. Verificano le chiamate effettuate e ricevute tra gennaio e giugno scorsi. Accertano numerose telefonate tra lui e la perpetua, scoprono che almeno due volte l’alto prelato ha contattato il convento dove don Cantini si era rifugiato. Adesso vogliono scoprire il motivo di quelle conversazioni. Capire se sia giustificato dallo svolgimento del processo o se invece nasconda la volontà di accordarsi con i due. Il 21 aprile si presenta in procura Paolo C., 40 anni. Dice di aver deciso di parlare dopo aver letto i giornali, aver saputo quanto stava accadendo. E torna indietro di dieci anni. «Era agosto 1996 – racconta – e io, che sono omosessuale, avevo messo un annuncio su un giornale, nella rubrica “incontri sadomaso”. Attraverso il fermo-posta fui contattato da una persona che mi diede appuntamento alla Certosa. Quando arrivò mi accorsi che era un sacerdote. Mi portò in una parrocchia vicino Cecina dove c’era anche un dormitorio estivo. Mi disse di chiamarsi don Andrea. Lì trovammo un altro prete e due ragazzi, certamente meridionali. Ebbi con lui un rapporto sessuale, poi rimasi la notte. Il giorno dopo mi dissero che sarebbe arrivato quello che loro chiamavano “il padrone”. La sera ci fu l’incontro di gruppo, quel sacerdote l’ho riconosciuto in fotografia. Era Claudio Maniago ».

L’uomo entra nei dettagli, si sofferma sui particolari. «A un certo punto dissi basta, non potevo continuare». Paolo C. ricorda la sua fuga, la crisi. Dice di averne parlato con don Andrea «che in seguito mi aveva contattato varie volte». E aggiunge: «Mi offrirono dei soldi, poi mi fecero un bonifico. Avevo paura che si potesse pensare a una sorta di estorsione per comprare il mio silenzio, ma loro mi dissero che volevano farmi soltanto un’offerta». Sono poco più di tre milioni di lire. Il testimone fornisce i dati per risalire all’operazione, i pubblici ministeri delegano la polizia a effettuare le verifiche. Il passaggio di denaro viene rintracciato sulla Banca delle Marche. Ora proseguono gli accertamenti patrimoniali per scoprire se ci siano stati altri episodi analoghi. Soltanto quando il quadro sarà completato si deciderà se formalizzare le accuse. Prima dell’iscrizione nel registro degli indagati i magistrati vogliono incrociare i dati a disposizione ed effettuare altri riscontri.

Fiorenza Sarzanini



http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo379822.shtml

Firenze sadomaso, la Curia indaga


Presunto coinvolgimento vescovo Maniago


Orge sadomaso e minacce ai testimoni. Questo il terribile sospetto che aleggia sul capo di Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze e allievo prediletto di don Lelio Cantini, il parroco di Firenze di 82 anni riconosciuto colpevole dai suoi superiori di abusi sessuali nei confronti di alcune ragazze. Ora anche la Curia vuol vederci chiaro, dopo che è stato reso noto che gli inquirenti intendono stabilire quali rapporti vi fossero tra loro.
La vicenda
Dopo tre anni di voci, accuse e denunce, don Cantini e la sua perpetua Rosanna Saveri, travolti dallo scandalo a luci rosse, si rifugiano in un convento per sfuggire al clamore che il caso ha suscitato. Perché sono ormai almeno venti le donne che accusano il sacerdote di averle violentate quando erano minorenni. Numerosi parrocchiani sostengono di essere stati plagiati e costretti a consegnargli denaro e beni immobili.
Oltre alla magistratura, intervengono le alte sfere ecclesiastiche, con papa Benedetto XVI deciso a far chiarezza. Le “indagini” interne, come riportao Corriere e Repubblica, terminano con una condanna esemplare: don Cantini è colpevole non soltanto di abusi sessuali, ma anche di “falso misticismo e controllo delle coscienze”. Il parroco non potrà più svolgere alcuna attività, viene di fatto interdetto. Il provvedimento si chiude con la difesa della “serietà, della dedizione e della fedeltà del vescovo Maniago”, il quale viene però accusato da alcuni testimoni raccontano di aver sempre saputo quale fosse la vera attività di don Cantini, che era il suo padre spirituale, e di averlo “coperto”.
I magistrati ritengono attendibili tali testimoni, soprattutto uno. Accertano numerose telefonate tra lui e la perpetua, scoprono che almeno due volte l’alto prelato ha contattato il convento dove don Cantini si era rifugiato. In particolare un uomo, che si dichiara omosessuale, racconta un episodio del ’96. “Avevo messo un annuncio su un giornale, nella rubrica ’incontri sadomaso’”.
“Attraverso il fermo-posta – prosegue – fui contattato da una persona che mi diede appuntamento alla Certosa. Quando arrivò mi accorsi che era un sacerdote. Mi portò in una parrocchia vicino Cecina dove c’era anche un dormitorio estivo. Mi disse di chiamarsi don Andrea. Lì trovammo un altro prete e due ragazzi, certamente meridionali. Ebbi con lui un rapporto sessuale, poi rimasi la notte. Il giorno dopo mi dissero che sarebbe arrivato quello che loro chiamavano ’il padrone’. La sera ci fu l’incontro di gruppo, quel sacerdote l’ho riconosciuto in fotografia. Era Claudio Maniago”.
Il testimone prosegue precisando di essere stato ricontattato da questo don Andrea che gli offrì dei soldi, oltre tre milioni di lire: “Avevo paura – ha verbalizzato – che si potesse pensare a un’ estorsione per comprare il mio silenzio, ma loro dicevano di volermi fare soltanto un’offerta”. Ora la Procura verificherà quanto di vero c’è in questa ricostruzione e se e quanto il vescovo Maniago, che non risulta ancora indagato, coprì don Cantini.




http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200709articoli/25846girata.asp

Firenze, bufera sul vescovo:
“E’ lui quello dei festini”


Accuse contro l’ausiliare Maniago: «Orge sado-maso e minacce ai testimoni»

GUIDO RUOTOLO



FIRENZE


Anche il Vescovo ausiliare di Firenze, Claudio Maniago, chiamato in causa da alcuni testimoni tra cui due sacerdoti e due dipendenti civili della Curia stessa, è finito nel tritacarne dei sospetti, dei veleni, delle accuse indicibili che stanno destabilizzando la Chiesa fiorentina, e che ha visto già una testa cadere, quella di don Lelio Cantini, ex parroco della chiesa «Regina della Pace», indagato – insieme alla sua perpetua «veggente», Rosanna Saveri – dalla Procura di Firenze per violenze sessuali, psicologiche e plagio.

Lo scandalo di don Cantini
Don Cantini è già stato «condannato» dal Vescovo, il cardinale Ennio Antonelli, al termine di un processo canonico – «essendo i fatti a lui contestati ormai lontani nel tempo e giuridicamente prescritti» -, al divieto (per cinque anni) di confessare, di celebrare messa e gli altri sacramenti, di assumere incarichi ecclesiastici. Ma quelle accuse, anche se lontane nel tempo (le violenze anche contro ragazze minorenni dai 12 ai 17 anni) sono state ritenute fondate. E l’inchiesta aperta dalla Procura di Firenze avrebbe anche raccolto testimonianze di abusi e di violenze più recenti.

Nell’ambito di questa indagine sono emerse le accuse nei confronti del vescovo ausiliare, Claudio Maniago, che «sapeva» cosa faceva don Cantini e lo avrebbe protetto, coprendolo anche nella gestione (privatistica) del patrimonio immobiliare, frutto delle «donazioni» dei parrocchiani. Di più, secondo le testimonianze raccolte in Procura, anche il Vescovo Maniago avrebbe partecipato a degli incontri sessuali, l’ultimo nel 2003, e avrebbe «minacciato» i testimoni esortandoli al silenzio. L’alto prelato non sarebbe stato ancora formalmente iscritto sul registro degli indagati, anche se la Procura di Firenze ha avviato nei suoi confronti delle verifiche investigative sulla base dei testimoni che lo accusano: sono stati setacciati i tabulati telefonici del cellulare a lui riferibile e portate a termine, sembrerebbe con esiti positivi, delle prime verifiche bancarie. Storie indicibili, di festini a luci rosse. Le vittime delle violenze subite da don Cantini già nel 2004 si rivolsero al Vescovo Maniago, per chiedere aiuto. Ma non accadde nulla. Solo un anno dopo, si rivolsero al Vescovo Antonelli e il 20 marzo del 2006 addirittura a Sua Santità Benedetto XVI, a papa Ratzinger.

Il 21 aprile scorso, il pm Paolo Canessa, riceve nel suo ufficio un uomo, P. C., gay dichiarato, che ha riconosciuto nella foto pubblicata sulle pagine locali di un quotidiano il vescovo Maniago, come colui che partecipò, nell’agosto di dieci anni fa, a un incontro «sadomaso». «Feci un annuncio sul periodico “Contattiamoci” nella rubrica “sadomaso” – verbalizza il testimone – e un giorno fui chiamato da una persona che poi seppi essere un sacerdote che si presentò come “don Andrea”, che mi diede appuntamento alla Certosa del Galluzzo a Firenze e che poi mi portò sulla costa vicino Cecina. Ebbi un primo rapporto con don Andrea, che poi mi ospitò in quella che indiscutibilmente era la canonica di una chiesa. La mattina dopo, don Andrea e un altro sacerdote, don Mauro, mi dissero di prepararmi che sarebbe arrivato il “padrone”. C’erano anche due “ragazzi di vita”, meridionali… Il “padrone” l’ho riconosciuto in fotografia, era Claudio Maniago…».

Storia incredibile, quella verbalizzata da P. C. (in parte accennata sulle pagine locali di un quotidiano e per questo l’uomo è stato minacciato). Il testimone racconta della sua crisi, quella sera, del suo abbandono, della fuga. E che fu ricontattato da don Andrea che gli offrì (e poi diede) dei soldi, oltre tre milioni di lire: «Avevo paura – ha verbalizzato – che si potesse pensare a un’ estorsione per comprare il mio silenzio… ma loro dicevano di volermi fare soltanto un’offerta…».

I soldi e la crisi
P. C. ha indicato al pm Canessa la possibilità di trovare dei riscontri: «Quei soldi mi furono bonificati sul conto della agenzia 1 della Banca di Iesi (poi Banca delle Marche ndr.)». Effettivamente, dai primi accertamenti confermano una movimentazione proprio in quel periodo. Un «indizio» che non prova nulla ma che, evidentemente, rappresenta per gli inquirenti un punto a favore della credibilità del testimone. Ma non è soltanto questa «accusa» ad aver convinto la Procura di Firenze ad allargare le indagini sugli abusi sessuali compiuti da don Cantini, il padre spirituale, il «maestro» che ha guidato il Vescovo Maniago nel suo percorso che lo avrebbe portato ad indossare la tonaca. Ci sono i testimoni della Curia. E l’inchiesta del pm Canessa adesso vuole verificare la fondatezza di quelle «accuse».

 



Mercoledì, 19 settembre 2007


Hans Kung su abusi sessuali

Lancer 92112 da internet scrive: 

In un intervista a BeliefNet.com, Hans Küng ha affermato che il Vaticano sapeva da decenni degli abusi sessuali compiuti dai preti e della cattiva gestione dei vescovi. 

Secondo te perché hanno permesso che tutto continuasse per tanto tempo?

Caro Lancer,
 

Hans Küng  è probabilmente il teologo più quotato del XX secolo. Docente di teologia alla University of Tübingen, è uno dei leader più schietti del Concilio Vaticano II che iniziò con la Riforma della Chiesa Cattolica sotto il grande papa Giovanni XXIII. Fu poi rimosso dal ruolo di docente perché parte di uno stuolo di pensatori liberali perseguitati da Giovanni Paolo II e successivamente dal Cardinale Joseph Ratzinger, che guida ora il Vaticano come Papa Benedetto XVI.

Ho letto la maggior parte dei suoi scritti. Gli ho chiesto di tenere una conferenza al clero della mia diocesi dopo la sua estromissione. Ho anche frequentato le sue lezioni all’Union Theological Seminary di New York. Abbiamo mangiato insieme in tre occasioni. Ti dico queste cose per dimostrarti la mia grande ammirazione ed affetto per Hans Küng. Ritengo inoltre che egli conosca molto bene le trame e i sotterfugi della chiesa cattolica, quindi credo che se ha detto le cose che gli sono state attribuite nell’intervista al BeliefNet interview, sono certo che sono veritiere.

Sono praticamente sicuro che i preti che hanno commesso abusi sessuali fossero ben conosciuti alle autorità della chiesa cattolica da anni. C’è una lunga storia di vescovi ed arcivescovi che hanno spostato i preti accusati in altre giurisdizioni invece di affrontare il problema. Sono dell’opinione che sia l’abuso che la sua copertura fossero approcci sistematici, molto più siffusi di quanto sia venuto fuori fino ad ora. Forse è questa la modalità con la quale si è permesso che gli abusi continuassero. Se fosse così esteso come noi riteniamo, deve aver coinvolto persone nelle alte sfere inclusi vescovi, arcivescovi e cardinali. Una indagine approfondita e una completa e onesta ammissione avrebbero rappresentato un attacco talmente grave all’integrità di questa istituzione che hanno ritenuto meglio procedere con disonestà, nascondendo la verità. Ovviamente, alla lunga, l’affidabilità della chiesa stessa è diminuita e l’esodo dei suoi membri che è cominciato come una goccia, è divenuto un fiume.

Non credo che le autorità ecclesiastiche cattoliche si siano ancora rese conto di quanti laici sono stati colpiti dal suo atteggiamento. E nemmeno credo che ci sia stata fino ad oggi una rivelazione completa, quindi il problema andrà ancora per le lunghe. La dottrina cattolica ha preteso la repressione di una sana sessualità a servizio dell’istituzione. Purtroppo, quando una sana sessualità viene repressa, emerge quella insana. Essa si  manifesta attraverso la pornografia e l’abuso di minori. Forse Roma dovrebbe ricominciare chiedendosi perché l’astinenza è un pre-requisito per la leadership. E’ lì, credo, che la malattia entra a far parte della tradizione.

Grazie per aver sollevato il problema.

– John Shelby Spong

traduzione di Stefania Salomone


Nuovo capitolo nell’estate nera della chiesa
Foto porno nel pc del prete indagato

di ALBERTO GAINO

Torino, un ex ragazzo di vita: «Don Nino fu il primo ad abusare di me, in parrocchia»


Riprendiamo questo articolo dal quotidiano La Stampa di Torino: http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200709articoli/4535girata.asp
 

TORINO
I carabinieri hanno rintracciato immagini pornografiche nel computer del più giovane dei tre sacerdoti torinesi indagati per violenza sessuale, dopo le accuse contro di loro di Salvatore Costa, 25 anni, ex ragazzo di vita, arrestato due volte per estorsione negli ultimi due mesi e tuttora in carcere. Le immagini scaricate dal portatile di don Nino Fiori suggeriscono un interesse omosessuale che potrebbe supportare, se non il dettaglio delle rivelazioni, almeno la scelta del «ricattatore dei preti» di chiamare in causa il sacerdote.

Costa ha fatto il nome di Fiori solo dopo il secondo arresto, deciso dal gip Emanuela Gai con un’ordinanza durissima: «E’ un ricattatore di professione». Ritrovatosi di fronte al pm Cristina Bianconi, in quei giorni di agosto, Costa fu pesante nei confronti di don Fiori: «Fu lui, quando ero giovanissimo, il primo ad abusare di me nella stanza che occupava in parrocchia, a Moncalieri, dove mi ospitava la notte».

L’avvocato Mauro Ronco, difensore di Fiori, risponde a muso duro: «Il sacerdote ha conosciuto Costa solo in quest’ultimo anno e in ragione delle assai poco commendevoli richieste dell’uomo al canonico Vaudagnotto. L’uno officiava in Duomo, l’altro nella vicina chiesa di San Lorenzo. Del resto, a Moncalieri don Fiori ha operato in un periodo molto successivo a quello indicato da Costa». In serata, rimbalzata in tv la notizia che le tracce di consultazioni di siti pornografici sono state rinvenute nel pc di don Fiori, non è stato più possibile rintracciare il legale.

Costa ricattava da tempo il canonico settantenne Mario Vaudagnotto, cerimoniere della Curia – che gli ha consegnato 30 mila euro – e l’ex economo del liceo salesiano Valsalice, don Luciano Alloisio, poco più giovane. Quest’ultimo fece intervenire i carabinieri in strada all’atto della consegna a Costa degli ultimi 2 mila euro. L’estorsore confessò e uscì di galera in due giorni.

Una volta libero, Costa si offre di ritrattare l’accusa di aver avuto anche da minorenne rapporti sessuali con don Alloisio, in cambio di 30 mila euro. Una telefonata della sua convivente rivela tante cose: «Salvo dice “Io ritratto e però mi devono togliere la cosa di estorsione… io ritratto tutto… e mi faccio lasciare la calunnia, tanto in tre mesi… ma che c… me ne frega, mi danno gli obblighi di firma».

I pm Cristina Bianconi e Manuela Pedrotta ne ottengono il riarresto. I carabinieri raccolgono testimonianze sulla vita da «miserabile» del giovane, che ricorda certi personaggi di Dumas padre: buttato fuori di casa a 14 anni, finito in via Cavalli a prostituirsi, rapine ai trans e ai clienti, la mano tesa nelle parrocchie, finché un certo assistenzialismo-ricattatorio non è diventato lavoro, modus vivendi. Don Franco Martinacci, rettore della chiesa di San Lorenzo, riferisce ai carabinieri: «Ho assistito a minacce di Costa nei confronti di don Vaudagnotto».

L’estorsione, per l’accusa, si consuma in una frase: «Se non mi paghi, svelo i rapporti che hai avuto con me quando avevo 18 anni». Don Vaudagnotto ha riferito ai pm di avergli dato denaro per carità cristiana. La stessa versione di don Alloisio. Che, in una perquisizione a casa sua, ha però rivelato a un carabiniere di aver avuto rapporti con ragazzi di via Cavalli. Non con Costa. E’ comunque credibile il loro accusatore? Uno che, intercettato, dice al telefono, parlando del suo primo avvocato: «Lo mando a fan… all’interrogatorio, faccio finta che m’ha molestato due bambini davanti a me. Lo rovino».

La procura deve cercare riscontri alle dichiarazioni di Costa. Per tre giorni, a fine agosto, l’ha «rispremuto» per sapere dei ricatti ai sacerdoti che «duravano da anni». I pm hanno rintracciato uno dei tre compagni di sventura indicati da Costa come testimoni dei suoi rapporti con i sacerdoti. E il suo ultimo avvocato, Basilio Foti, si è visto respingere l’istanza di arresti domiciliari «perché sono ancora in corso le indagini».
 



Domenica, 23 settembre 2007


Arrestato don Mosa, parroco di Certosa

E’ in carcere accusato di violenza sessuale

di Adriano Agatti

Riprendiamo questo articolo da:

Per il pm ha aggredito una parrocchiana PAVIA. Il parroco di Certosa, don Michele Mosa, 44 anni, è stato arrestato nella notte tra domenica e ieri. L’accusa è pesante: violenza sessuale. Don Michele Mosa, che è anche insegnante di religione al liceo classico Ugo Foscolo di Pavia, e che ha preso la guida della parrocchia di Certosa due anni fa, dopo essere stato parroco a Albuzzano e coadiutore a Santo Spirito a Pavia, è stato fermato in piena notte in paese. Una donna ha chiamato i carabininieri: venite, una persona mi ha aggredita e ha tentato di violentarmi. Era da poco passata l’una di notte. E i carabinieri del pronto intervento arrivati sul posto hanno trovato la persona di cui parlava la donna al piano terra della casa da cui proveniva la telefonata. Lo hanno subito identificato: era don Michele Mosa. Il parroco del paese. A quanto risulta dalle prime ricostruzioni del fatto l’uomo si era nascosto in un ripostiglio usato come ricovero delle biciclette. E’ stato così arrestato e portato in carcere.


Ecco come si sarebbero svolti i fatti secondo la denuncia della donna. E. C., 39 anni avrebbe raccontato che don Michele, uscendo forse dalla porta posteriore della canonica, si sarebbe avvicinato al cancello della sua abitazione poco prima di mezzanotte proprio mentre lei rincasava dopo il fine settimana passato fuori. Ci sarebbe stata una breve conversazione, forse una richiesta di entrare in casa a cui lei si sarebbe opposta. Senza successo.

Lui non avrebbe desistito infatti dal suo proposito e quindi l’avrebbe seguita in casa. Qui sarebbe avvenuta l’aggressione con il tentativo di violenza. Toni di voce alti e trambusto avrebbero svegliato la figlia della donna che si era anche messa a gridare per chiedere aiuto. Proprio le urla della ragazzina avrebbero messo in fuga l’aggressore troppo focoso che forse non pensava ci fossero altre persone in casa.

A quel punto la donna ha chiamato il 112 e i militari, al loro arrivo, hanno trovato il parroco che forse era tornato sui suoi passi per cercare di calmare la signora. E’ stato bloccato e, a seguito del racconto della donna, e dopo una breve interrogatorio è arrestato su disposizione del pm Maura Ripamonti.

Questa mattina è prevista l’udienza di convalida dell’arresto. Il parroco sarà assistito dall’avvocato Orietta Stella.(25 settembre 2007
 




Martedì, 25 settembre 2007


Suora pedofila confessa: Frequenti rapporti con bimbi delle elementari

di Alessandro Capece

Una suora cattolica americana si è presentata spontaneamente in tribunale per denunciare un reato che aveva commesso quarant’anni prima.


Fonte:

http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=481&Itemid=1

sabato 22 settembre 2007

Per liberarsi del macigno che opprimeva la sua coscienza, suor Norma Giannini ha raccontato ai giudici del tribunale di Milwaukee che tra il 1960 e il 1968 aveva avuto frequenti rapporti sessuali con i ragazzi che frequentavano la scuola elementare adiacente al convento in cui viveva e che gli incontri si svolgevano dove capitava.
Undici anni fa – riporta W.I.S.N., il foglio della emittente televisiva locale – la religiosa si era confidata con il titolare dell’arcidiocesi da cui dipendeva, ma questi si era limitato a proibirle di avere contatti con i bambini.
Lo scorso anno tuttavia i giovani che erano stati precocemente avviati all’esperienza sessuale hanno deciso di denunciarla e il tribunale a cui si sono rivolti le ha contestato il reato di comportamento indecente con i minori.
Dopo la deposizione, considerate le sue cattive condizioni di salute, i giudici le hanno concesso, dietro pagamento di una cauzione di 10.000 dollari, di tornare nella casa di cura dove era stata ricoverata.
L’ondata di scandali che sta flagellando gli Stati Uniti senza sosta ha scosso i giudici, che, nel tentativo di evitare che il Paese ne venga travolto, hanno proclamato la tolleranza zero nei confronti di coloro che esercitano violenza sui minori. Se fosse riconosciuta colpevole, suor Norma rischierebbe pertanto una condanna tra i quindici e i venti anni di reclusione.
A differenza che negli altri Paesi, dove esistono numerosi siti che denunciano la pedofilia delle suore, da noi persiste un certo pudore nel trattare un simile argomento. L’ultimo sondaggio sulla opportunità di punire i responsabili di un reato così obbrobrioso ricorrendo alla castrazione chimica ha raggiunto tuttavia il 92% dei consensi, segno che anche gli italiani pensano che sia stato stato superato il livello di guardia e che quindi la soluzione del problema non possa essere ulteriormente rinviata.



Martedì, 25 settembre 2007


Le mele marce impazzano

di Alessandro Capece

Aumenta a dismisura il numero dei vescovi beccati mentre si comportavano in modo poco consono al loro ruolo e costretti alle dimissioni.


Fonte:

http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=486&Itemid=1

Il sesso si sta facendo strada a tutti i livelli persino nelle strutture clericali che sembravano destinate a esserne indenni. Respinto finora al grido “Vade retro, Satana”, oggi ha vinto la sua millenaria battaglia, conseguendo l’ambizioso obiettivo di distruggere la dignità dei prelati che occupano gli scranni più alti nella scala gerarchica. Da un timeline del sito dei “Sopravvissuti agli abusi del clero”, che riporta notizie riprese dai network di tutto il mondo, apprendiamo che il frutto proibito è così gustoso che neppure i vescovi riescono più a resistere al suo richiamo. Costoro sceglievano le persone da violentare tra donne sole, preti sottomessi, orfani, genitori vhe vivevano nella miseria più nera e parrocchiane bisognose di affetto. Hanno abusato dei preti che dipendevano da loro, ad esempio, Patrick Ziemann, Rembert Weakland, Bernard Law e Julius Paetz. Il primo è stato accusato da un prete che aveva rubato i fondi della parrocchia di averlo sodomizzato per punirlo di quanto aveva fatto, ma il vescovo ha obiettato che col tempo la relazione era diventata consensuale, come se questo costituisse una esimente. Il secondo ha messo a tacere con 450.000 dollari un suo dipendente che aveva violentato attirandolo in una trappola. Gli altri due si sono limitati a molestare un discreto numero di preti che appartevano alla loro parrocchia.

Hanno ingravidato le loro parrocchiane, tradendo la loro fiducia, Eugene Marino, Robert Sanchez, James Mc Carthy, HansJoerg Vogel, Robert Wright. Sono stati condannati per pedofilia Keith Symmons, Antony O’ Connell, Kendrick Williams, Hubert O’ Connor, Hans Herman Groer e Edgardo Storni, per aver perseguitato per anni ragazzi e ragazze, studenti e seminaristi di tutte le età e appartenenti a tutte le parrocchie dei dintorni. Sono stati accusati di aver nascosto gli abusi dei loro preti Thomas O’ Brien, Alfonso Penney, John Aloysius Ward e Brendon Komiskey. Casi particolari sono quelli di Eamon Casey e Franziscus Eisenback. Il primo ha confessato di aver comprato il silenzio della madre di un bambino di cui si era incapricciato e il secondo ha approfittato di una donna che fingeva di esorcizzare.

La stranezza dei comportamenti e gli eccessi a cui si sono lasciati andare prelati tenuti nella più alta considerazione per la loro specchiata condotta fa pensare ai crolli morali improvvisi e spaventosi che preannunciano la fine di una civiltà.



Mercoledì, 26 settembre 2007


Preti pedofili – l’opinione
Omertà vaticana

di Rosario Amico Roxas

« Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al corrente nell’esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente pubblicate al termine e durante il procedimento »

E’ la formula di un giuramento che ha valenza sacrale, ma ci appare anche piena di omertà, quasi un sigillo o una coltre di silenzio che deve calare su fatti che coinvolgono un oprocedimento.
Risulta inquietante l’analogia che emerge con il giuramento che si recita nella iniziazione mafiosa, ma non si tratta di mafia, si tratta della formula che impone il silenzio (o l’omertà) all’interno della lettere riservata inviata dal vaticano a tutti i cardinali, vescovi e monsignori, redatta nel 1962 dal cardinale Ottaviani e confermata nel 2001 dal cardinale Ratzinger, ben nota come “Crimen sollecitationis”.
Il testo latino recita testualmente:
« Spondeo, voveo ac iuro, inviolabile secretum me servaturum in omnibus et singulis quae mihi in praefato munere exercendo occurrerint, exceptis dumtaxat iis quae in fine et expeditiones huius negotii legitime publicari contingat. »

Non vogliano entrare nel merito delle decisioni del Vaticano, ma si tratta di valutare non soltanto peccati contro la morale, che sono di competenza della Chiesa, ma di reati penali che lo Stato ha il diritto/dovere di perseguire.
Così ci chiediamo: perché un vescovo che viene a conoscenza del comportamento di un proprio sacerdote, peccaminoso per la Chiesa, ma delittuoso per l’autorità civile, non ne deve informare la magistratura dello Stato dove il reato è stato commesso ?

Per bocca del cardinale Bertone, segretario di Stato dello Stato città del Vaticano, così risponde:
“ Le Norme di cui stiamo parlando si trovano all’interno di un ordinamento giuridico proprio, che ha un’autonomia garantita, e non solo nei Paesi concordatari. Non escludo che in particolari casi ci possa essere una forma di collaborazione, qualche scambio di informazioni, tra autorità ecclesiastiche e magistratura. Ma, a mio parere, non ha fondamento la pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l’obbligo di difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il «segreto professionale» dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è inviolabile.”

Si potrebbe obiettare che tutto ciò che viene detto al di fuori della confessione non rientri nel «segreto professionale» di un sacerdote…quindi divulgabile….

Ma è sempre il cardinale Bertone che si assume l’onere di rispondere:

”È ovvio che si tratta di due livelli differenti. Ma la questione è stata ben spiegata dal cardinale Ersilio Tonini durante una trasmissione televisiva: se un fedele, un uomo o una donna, non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote per avere dei consigli perché ha paura che questo sacerdote lo possa denunciare; se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato… allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza. »

Ma così emerge la libertà di delinquere, in nome e per conto della libertà di coscienza.

Se oggi un prete pedofilo, ammonito con una sentenza segreta del tribunale ecclesiastico, possibilmente trasferito per evitare pettegolezzi, come è troppo spesso accaduto, ripetesse le parole di Cristo: “Lasciate che i fanciulli vengano a me”, non suonerebbero più come una minaccia che come un paterno invito ?

E che fine fa, così, la maledizione divina quando Cristo stesso dice che “Coloro che daranno scandalo a questi innocenti farebbero meglio a legarsi una macina da mulino al collo e buttarsi in mare” ?
Non c’è affatto l’impressione che dal Vaticano si vogliano adeguatamente punire i colpevoli del più odioso dei crimini, perché perpetrato a danno di bambini innocenti, facile preda dell’autorevolezza che traspare dall’abito talare, indegnamente indossato.

Rosario Amico Roxas



Giovedì, 27 settembre 2007


Chiesa tedesca e pedofilia, scandalo a Regensburg

di Barbara Marino

Riprendiamo questo articolo di Barbara Marino (per contatti:
redazione@incasaitalia.com) del 27/09/2007 dal sito di Korazim.org. Lo abbiamo trasformato in formato PDF per facilitare la lettura e la stampa.
 

Pagina originale: http://www.korazym.org/news1.asp?Id=25447


Chiesa tedesca e pedofilia, scandalo a Regensburg 

 



Giovedì, 27 settembre 2007


Clero e pedofilia in Germania. Interviene il cardinale Lehman

di Barbara Marino

Riprendiamo questo articolo da Korazim (http://www.korazym.org/news1.asp?Id=25483)

Anche l’assemblea dei vescovi tedeschi in Fulda si è occupata dei casi di pedofilia nella diocesi di Regensburg. Il card. Karl Lehman: tolleranza zero e biasimo indiretto per il vescovo Müller. Nuovi dettagli dalla corte d’appello di Nürnberg …

Articolo precedente su Korazym.org: Scandalo a Regensburg
Un sacerdote cattolico di 39 anni, pregiudicato per pedofilia, arrestato. “Era già stato condannato, il vescovo sapeva”. Cosa sapeva il vescovo? E perché non ha informato i cittadini di Riekofen, dei precedenti per reati di pedofilia del parroco?

Anche l’assemblea plenaria autunnale dei vescovi tedeschi in Fulda si è occupata dei casi di pedofilia nella diocesi di Regensburg, durante la sessione finale del 27 settembre. Il giorno successivo, nel corso della Conferenza stampa conclusiva, il card. Karl Lehman ha criticato indirettamente anche il comportamento del vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller. Alla vigilia della riunione, quest’ultimo si era difeso per aver reintegrato il 39enne sacerdote pregiudicato nella pastorale, come parroco a Riekofen e Schönach, nella regione Oberpfalz. Mons. Müller aveva giustificato la sua condotta davanti ai giornalisti prima dell’inizio della riunione della Conferenza episcopale, dicendo che il parroco già condannato per atti pedofili, era stato considerato curato e guarito, e che si dovrebbe dare ad ognuno una seconda possibilità, nello spirito di Gesù.

Intanto, sono venuti a galla nuovi dettagli, compromettendo ulteriormente la curia vescovile di Regensburg. Si è appreso che prima di reintegrare nella pastorale come parroco il sacerdote pregiudicato per abuso sessuale di un minorenne, la diocesi aveva chiesto alla corte d’appello di Nürnberg, se l’uomo potesse ancora lavorare nella pastorale parocchiale. Il fatto che alza il grado di responsabilità del vescovo di Regenzburg, è stato riferito dall’edizione domenicale del prestigioso quotidiano di Frankfurt am Main, il Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung. La risposta era stata chiara: ruolo pastorale possibile, ma soltanto alla condizione per il sacerdote di non avere più alcun contatto con i bambini e di essere tenuto sotto sorveillanza. Ciononostante, don Peter K. nel settembre 2004 fu nominato dal vescovo Müller parroco di Riekofen e del paese limitrofo Schönach, oltre che insegnante di religione.

Dopo il vescovo di Fulda, mons. Heinz Josef Algermissen, che in un’intervista alla Bayerische Rundfunk aveva biasimato pubblicamente l’operato del vescovo di Regensburg, mons. Gerhard Ludwig Müller (in particolare, mons. Algermissen avevo sostenuto che il sacerdote pregiudicato non avrebbe più potuto lavorare con bambini), anche il capo dei vescovi tedeschi e vescovo di Mainz card. Karl Lehmann, per la prima volta, ha affrontato in pubblico il caso. La Chiesa vuole “con tutte le forze portare alla luce abusi”, ha assicurato durante la Conferenza stampa di giovedì. Nel caso di abuso sessuale, ha detto, un sacerdote che “si è reso colpevole, per nessun motivo può ancora essere impiegato nella “pastorale normale”. E in nessun caso può ancora lavorare a contatto con bambini.

L’Ufficio stampa della Conferenza episcopale tedesca aveva annunciato che la riunione plenaria di Fulda si sarebbe occupata di questioni puramente pastorali. Il tema dell’abuso sessuale non era all’ordine del giorno (non è forse una questione pastorale, oltre che penale?). Una decisione che ha turbato molte famiglie cattoliche tedesche. E anche se il cardinale Lehmann ha spiegato che nessuno dei 71 vescovi ordinari e ausiliari aveva chiesto di mettere il tema in agenda (neanche “dopo diversi solleciti”), la questione è stata discussa per più di due ore. Su richiesta di molti vescovi, l’ultimo giorno mons. Müller ha informato l’assemblea plenaria dei fatti successi nella sua diocesi. Una spiegaziona intensa di due ore mezza – ha detto mons. Lehmann, che ha mostrato come questo settore sia “contestuale, differenziato, vulnerabile e delicato”.

Il card. Lehmann ha sottolineato, come ogni caso di abuso sessuale nella Chiesa cattolica sia “un caso di troppo” e ha assicurato che è profondamente addolorato per i casi di abusi su bambini. I fatti di Regensburg hanno mostrato, che in ogni caso si deve procedere duramente, ha aggiunto. I vescovi tedeschi deplorano profondamente i danni, ha dichiarato, che sono stati provocati alle vittime e a loro famiglie. Fermo restando che per un sacerdote condannato non ci dovrebbero essere impieghi pastorali, rimane da chiedersi come sistemare persone simili. A una domanda di una giornalista, se la comunità parrocchiale coinvolta di Riekofen non sia stata presa sul serio, perché era stata lasciata all’oscuro del relativo passato del loro parroco, ha risposto il card. Lehmann: “Io, in un caso del genere, parlerei con il consiglio parrocchiale”, perché la conoscenza dei fatti produce un controllo sociale, che è buono. Un’altra stoccata non tanta velata all’indirizzo del vescovo di Regensburg.

Almeno al vertice della Chiesa cattolica in Germania sembra essersi verificato un cambiamento. A conclusione dell’assemblea vescovile plenaria autunnale il card. Lehmann ha completato le sue considerazioni, per quanto riguarda i sacerdoti che si sono fatti notare dal punto di visto sessuale: “Non raramente consigliamo a queste persone di chiedere la riduzione allo stato laicale”. Per quanto riguarda i sacerdoti colpevoli penalmente, si dovrebbe evitare qualsiasi ragionamento inappropriato e “non parlare così velocemente di misericordia e compassione”. Quindi, la Chiesa vuole fare tutto per “scoprire gli abusi con tutte le forze”. Senza dimenticare però, che prima di tutto il responsabile degli abusi è il singolo colpevole, “anche se sappiamo, che sempre veniamo anche colpiti come Chiesa”. Con ciò, si verifica anche una perdita di fiducia, che può essere bilanciata con un’assoluta trasparenza.

Al tempo stesso, il card. Lehmann ha criticato anche il comportamento dei media riguardante questo tema. Nel contesto del caso nella diocesi di Regensburg, si è scritto di soldi pagati per il silenzio dei famigliari delle vittime. “Diffondere tali notizie false costituisce anche un delitto” (“sorvolando” sul fatto che il giornalisti non se le sono inventate, ma hanno riportato quanto dichiarato dai famigliari delle vittime …). Inoltre, ha aggiunto il presidente dei vescovi tedeschi, non è giusto trascurare tutti i temi trattati dalla Conferenza episcopale, concentrandosi solo sugli abusi sessuali perpetrati da sacerdoti. Insomma: parlate di altro, ci sono cose molte più importanti … Infine, il card. Lehmann ha esortato i media ad informare sui fatti con “sensibilità e rispetto” per la dignità degli interessati. Il semplice sospetto di abuso sessuale spesso è difficilmente dimostrabile. “Se si viene accusati di un tale delitto, si è inermi”. Il più delle volte non ci sono testimoni oppure sono pochi. Nella sua diocesi di Mainz, in 15 anni sono stati accusati 11 sacerdoti, ma soltanto 3 rinviati a giudizio e condannati. “Gli altri 8 casi sono stati archiviati dal pubblico ministero”.

Il card. Lehmann ha dichiarato che per i vescovi la protezione delle vittime ha la precedenza, come chiarito in passato dalla stessa Conferenza episcopale. L’organismo, tuttavia, non è in grado di verificare, se vengono sfruttate tutte le possibilità offerte dalle direttive, dal momento che la responsabilità dei provvedimenti continua ad essere affidata alle singole diocesi. Ma perché non rendere obbligatoria una prassi generale? Il card. Lehmann risponde stizzito: “Quante volte devo ancora dichiarare, che la Conferenza episcopale per questo ha nessuna possibilità legale? La gente dovrebbe rivolgersi al Nunzio apostolico o andare a Roma”.

Secondo le direttive del 2002, i sacerdoti pedofili non devono essere reintegrati nella pastorale, in contatto con bambini e giovani. L’esatto contrario di quanto avvenuto a Regensburg. “Non nego che che qua e là si sarebbe dovuto agire diversamente”, ha ammesso il cardinale. Con questo chiarimento, il vescovo di Mainz ha indirettamente biasimato il vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Müller.

Nel frattempo, in Riekofen, il decano Anton Schober ha presentato alla comunità parrocchiale don Gottfried Dachauer, il successore di don Peter K. Originalmente, lo voleva fare il vescovo Müller, che però ha disdetto all’ultimo momento. Nella chiesa gremita, domenica 23 settembre non è stato toccato il caso degli abusi sessuali, mentre si è parlato vagamente di “preoccupazioni e problemi”. E anche del celibato. Perché “se rinunciamo a una propria famiglia, abbiamo più possibilità, di impegnarci nella grande famiglia parrocchiale e di essere incondizionatamente presenti per Dio e per la gente”, ha detto Schober.
 



Lunedì, 01 ottobre 2007


Pedofilia nella chiesa: licenza di abusare.

Scritto da Marco Marchese

Torniamo a parlare di questo argomento. Per forza di cose. E soprattutto per non essere ipocriti. Ecco il fatto.
l 30 agosto scorso è stato arrestato in Germania un prete cattolico di 39 anni per aver abusato di un chierichetto. A queste notizie, purtroppo, siamo ormai sempre più abituati. Abitudine che ha preso il posto dell’indignazione.
Il prete, però, aveva un complice. La notizia non ne parla in questi termini. Ma si tratta di un complice. Complice, in questi casi, è colui che aiuta il reo a commettere il reato. E così è stato.
Sì perché quel prete era stato già accusato e condannato nel 2001 per pedofilia.
Ma non è mai stato ridotto allo stato laicale, e sicuramente non ha mai subito un processo ecclesiastico (così voglio pensare) perché altrimenti (stando alle “durissime” norme previste dalla chiesa in questi casi) lo avrebbero come minimo messo in un convento sotto chiave!!! Invece, il buon vescovo di Ratisbona, ha pensato che tre anni bastavano per guarire, così, fregandosene delle precedenti vittime, gli aveva affidato nuovamente una parrocchia dove il pedofilo, con la “complicità” (responsabilità) del vescovo, ha potuto abusare di nuovo!
Non mi auguro la fine dei pedofili, e sopratutto di quelli travestiti da preti, come invece è prevista dal Vangelo: Gesù augurava loro di mettersi una pietra al collo e di gettarsi in mare… per morire! Ma dare la licenza di abusare dopo averlo fatto già in passato è troppo!
Grande responsabilità penso che abbia ancora una volta questa chiesa che non manca occasione per dire che non teme la verità e che interviene tempestivamente! Ma come? E che dire del fatto che i vescovi che hanno coperto, o permesso ai preti pedofili di abusare nuovamente, continuano a guidare il gregge di Dio? E perché a questi pedofili viene permesso di prendere in mano il corpo e il sangue di cristo? Perché voi cattolici e credenti glielo permettete? Perché continuate a pagare con le vostre offerte gli avvocati di queste persone?
Sì, lo so che non tutti sono così, che voi sostenete quelli che fanno del bene, e fortunatamente ce ne sono tanti… ma perchè questi che fanno del bene non si ribellano e buttano fuori a pedate chi ha rubato l’innocenza ad un bambino e chi lo ha aiutato? E perché nessuno di questi buoni si schiera apertamente dalla parte delle vittime prendendosi cura di loro?

http://www.mobilitazionesociale.it/dblog/articolo.asp?articolo=197


Marco Marchese
Presidente
Ass. per la Mobilitazione Sociale Onlus
via Malaspina, 27
90145 Palermo
tel/fax 091/2510319
cell. 3477891133
marco.marchese@mobilitazionesociale.it
www.mobilitazionesociale.it



Lunedì, 01 ottobre 2007

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 10

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

FERMIAMOLI 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli due ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l’etica. E’ quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E’ quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco).

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.


Di seguito riporto il file audio di “Sexcrime”. La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti



 


Prostituzione e pedofilia, otto anni a don Giacomoni

di

http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=254547&section=news/Forli&storico=giorno

FORLI’ – Otto anni di reclusione e una provvisionale di 140mila euro. E’ la condanna inflitta dal gip di Forlì, Rita Chierici, a don Giuseppe Giacomoni, il sacerdote 82enne titolare dell’associazione ’’Arcobaleno’’ arrestato nell’ottobre del 2006 con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Assolta la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico. All’estero il rumeno Dan Joan Cilean, braccio destro di don Giacomoni.
Il 26enne di nazionalità rumena è accusato in concorso. Il rumeno aveva conosciuto alcuni anni fa don Giacomoni nella struttura ’’Arcobaleno’’ dove ci finì per reati contro il patrimonio. Difeso dall’avvocato Vincenzo Gallo, è ritenuto il braccio destro del sacerdote, con il capo d’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La difesa aveva chiesto il proscioglimento da ogni capo d’accusa tramite il rito abbreviato. Ora però è irreperibile all’estero. Si andrà all’udienza preliminare.
Non è ancora stata decisa la posizione del ’’commendator’’ Giuseppe Farnedi, noto albergatore e ristoratore, difeso dall’avvocato Roberto Roccari, accusato di aver giovato di un rapporto sessuale a pagamento con un minore. La sentenza è attesa per il nove ottobre.
Per don Giacomoni, che ha cambiato avvocati affidandosi a Menotto Zauli e da Luigi Caravella del foro di Foggia, era stato chiesto il rito abbreviato, in modo tale da avere uno sconto di un terzo della pena. Il pubblico ministero, Fabio Di Vizio, aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi di reclusione, mentre il gip Chierici lo ha condannato a otto anni. Le provvisionali, per un complessivo di 140mila euro, devono essere pagate subito.
Era stato chiesto il rito abbreviato anche per la 55enne Denise Sansoni, coordinatrice del consultorio familiare di Cesenatico, assistita dall’avvocato Marco Martines, colpevole di aver fornito delle informazioni riservate a don Giacomoni. La donna è stata assolta.


Venerdì, 05 ottobre 2007


Preti californiani raccolgono donazioni per pagare i rasarcimenti per gli abusi, chiedendo contributi ai confratelli

(Traduzione di Stefania Salomone)

The Associated Press
Sabato 6 ottobre 2007
SAN DIEGO: Il vescovo Robert Brom ha scritto una nota questa settimana chiedendo ai preti cattolici di San Diego di contribuire mediante il versamento di un mese di stipendio per aiutare a pagare i 198,1 milioni di dollari di risarcimenti per abusi.
“Non possiamo chiedere agli altri ciò che noi per primi non siamo disposti a fare”, ha scritto Brom nell nota ai circa 280 preti il cui salario medio corrisponde a circa $1,535, come ha riportato il San Diego Union-Tribune di sabato scorso.
I fedeli della zona riceveranno una lettera che chiede loro di elargire “generose donazioni”, secondo la nota di Brom. Le spedizioni partiranno entro il 26 ottobre e conterranno la lettera firmata da Brom e dai preti, insieme ad una busta vuota per eventuali offerte.
La richiesta di donazioni fa parte di una nuova campagna chiamata “Abbracciare la Nostra Missione” e servirà ad aiutare “a coprire generosamente le spese dei risarcimenti ai nostri fratelli e sorelle vittime di abusi all’interno della famiglia ecclesiastica”, dice il memo.
L’idea è stata dei preti che hanno visto in questo un gesto doveroso verso i 144 uomini e donne che hanno subito abusi quando erano minorenni.
“E’ una forma di riparazione dell’ingiustizia che hanno subito per cominciare il processo di guarigione”, ha detto il Rev. Ned Brockhaus, parroco di S. John of the Cross a Lemon Grove. “Molti di noi hanno ritenuto che fosse un buon gesto”.
Alcuni parrocchiani, comunque, non sono stati così entusiasti.
Judy Bethel, abitante di San Diego e cattolica praticante, non era d’accordo sulla contribuzione. Se il vescovo Brom non fosse ricorso al procedimento di bancarotta per la diocesi, l’accordo sarebbe stato meno salato, ci ha detto.
“Credo che stia chiedendo a noi di mettere una pezza ai suoi errori”, ha detto la Bethel. “Io per prima non sono disposta a farlo”.
L’esborso medio per vittima sarebbe di 1,38 milioni di dollari, stando ai termini dell’accordo nnuncito il 7 settembre. Questa somma rispecchia più o meno gli accordi raggiunti nell’arcidiocesi di Los Angeles in luglio.

Lunedì, 08 ottobre 2007


Si allarga l’inchiesta sui preti ricattati

dal quotidiano La Stampa

18/10/2007 (16:10)

Ci sarebbero almeno altri tre sacerdoti di cui Costa minacciava di rendere pubbliche le abitudini sessuali
TORINO
Sono stati rintracciati dai carabinieri altri sacerdoti che avrebbero subito richieste di denaro da Salvatore Costa, il ventiquattrenne torinese arrestato l’estate scorsa per estorsione a due religiosi. Si tratta di prelati che non prestano servizio a Torino, ma in altre città italiane.

Costa era finito in carcere perchè, per convincere i due preti a consegnargli il denaro, minacciava di rendere pubbliche le loro abitudini sessuali: le sue dichiarazioni hanno spinto il pm Cristina Bianconi a iscrivere i nomi di entrambi nel registro degli indagati (uno per induzione alla prostituzione minorile, l’altro per violenza sessuale) e anche a procedere contro un terzo religioso, descritto da Costa come colui con il quale ebbe il suo primo rapporto carnale.

L’esistenza di altre potenziali vittime di richieste di denaro era stata rilevata dai carabinieri e dai pm Marcello Maddalena e Cristina Bianconi incrociando testimonianze e intercettazioni telefoniche, dalle quali si intuiva che Costa aveva contatti con almeno tre sacerdoti in Puglia, Liguria e Lombardia. I religiosi, secondo quanto si apprende da fonti investigative, non sono stati indagati.

LINK
+ ( Preti e molestie, la rete si allarga )
+ ( “Anche quello è gay Ora lo spremo” )
+ ( Abusi sessuali Coinvolto un terzo prete )
+ ( Salvatore, ragazzo di strada)


Fonte: http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200710articoli/4816girata.asp

Venerdì, 19 ottobre 2007


Brasile
“Benemerito” misionario italiano denunciato per pedofilia

http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=163482


BRASILE/ITALIA Accuse contro un benemerito sacerdote

SAN PAOLO, 25ott07 – Padre Giulio Lancellotti, un sacerdote italiano noto in Brasile per il suo impegno a favore dei cosiddetti “abitanti della strada”(moradores de rua), è sotto inchiesta a San Paolo per il reato di corruzione di minorenni. L’inchiesta è partita da una denuncia dello stesso sacerdote italiano, che ha accusato un ex delinquente minorile di cui il sacerdote si era preso cura, di avergli estorto 80 mila real, circa 30 mila euro, minacciando di accusare lo stesso padre Lancellotti di pedofilia. Successivamente due donne hanno testimoniato contro il sacerdote. Padre Lancellotti ha rifiutato di fare dichiarazioni prima di conoscere esattamente le accuse. Da parte sua, l’arcidiocesi di San Paolo si è detta sicura che le accuse sono infondate. “Crediamo a padre Giulio e alla sua innocenza” ha detto il portavoce dell’arcivescovo di San Paolo, il cardinale preconizzato Odilo Pedro Scherer.
(Ansa-MANCINI)

La notizia così come l’hanno data alcuni siti brasiliani

http://www.estadao.com.br/cidades/not_cid70127,0.htm

Polícia abre inquérito para investigar padre Júlio Lancellotti
Padre contou à polícia que vinha sendo extorquido por jovens há três anos, tendo pago R$ 80 mil

Eduardo Reina, do Estadão

SÃO PAULO – A Polícia Civil abriu inquérito para apurar denúncia de corrupção de menor pelo padre Júlio Lancellotti. A investigação tem por base depoimento de uma ex-funcionária da Casa Vida 2, na Mooca, na zona leste de São Paulo. A entidade, ligada ao Centro Social Nossa Senhora do Bom Parto, teve o padre como um dos idealizadores.

Mantido em segredo de Justiça, o depoimento da mulher, que trabalhou na casa no período 1999 a 2000, revela que o padre teria mantido ato libidinoso com um rapaz, no fim de 1999. A instituição atende crianças portadoras do vírus HIV com idades entre 8 anos e 14 anos.

De acordo com o delegado André Luiz Pimentel, titular do Setor de Investigações Gerais (SIG) da 5ª Seccional, a ex-funcionária contou detalhes do momento em que teria visto Lancellotti acariciar o rapaz. “Ela descreve como abuso sexual, mas seria um ato libidinoso. O próximo passo é identificar o menino e chegar na família”, disse.

O flagrante teria acontecido acidentalmente, segundo explicou o delegado, e só não teria sido denunciado antes por temor de que ninguém a levasse a sério. “Ela disse que todos os funcionários comentavam o caso do padre, mas que nunca acreditou nisso, até o dia que viu.”

A ex-funcionária foi ouvida na noite de terça-feira, 23, por três horas, e o depoimento foi gravado. Júlio Lancellotti será chamado para contar sua versão, mas antes o delegado quer reunir outras provas e depoimentos sobre a denúncia. A pena para esse tipo de crime é reclusão de 1 a 4 anos. Representantes da Casa Vida 2 também serão chamado para depor.

Para a polícia, o garoto que teria sofrido o suposto abuso seria um ex-interno da Febem, hoje Fundação Casa. No período da denúncia, Anderson Marcos Batista, hoje com 26 anos, acusado de extorquir Lancellotti, estava internado na Febem.

O delegado assistente Marco Antonio Bernardino Santos pede muita cautela no caso. “É preciso verificar a veracidade dos fatos apresentados. Apenas abrimos o inquérito. O padre é somente averiguado.” Santos explicou que chegou à ex-funcionária por investigações. “Fomos lá (na casa dela) e insistimos para que viesse. Ela nos contou que já deu um depoimento relatando essa história para a imprensa, que ainda não foi publicado.”

Cortiço

Nesta quarta-feira, 24, a polícia também ouviu depoimento de um pedreiro que mora num dos quartos de um cortiço da Rua Catumbi, no bairro do Pari, que seria mantido por Anderson Marcos Batista. São 20 quartos alugados mensalmente a R$ 170 cada. O homem disse que, antes da denúncia, o dinheiro do aluguel era recolhido e entregue em um bar próximo do local. Mas agora há uma pessoa que faz o recolhimento pessoalmente, em nome de Batista.

Desde janeiro, o padre Júlio Lancellotti teria ficado desesperado com as contas e passou a pedir dinheiro emprestado a vários amigos. Ele teria afirmado que foi obrigado a comprar uma Mitsubishi Pajero em nome de Conceição Eletério, de 44 anos, mulher de Anderson Marcos Batista, de 26 anos, um ex-interno da Febem. “Ele (o padre) disse que está com os recursos (financeiros) exauridos”, registra um depoimento à polícia prestado na segunda-feira.

Pessoas próximas ao padre Júlio teriam ficado preocupadas com o caso. O padre já disse não ter acesso às finanças do Centro Social Nossa Senhora do Bom Parto e informou que o dinheiro que financiou o carro é seu.

O religioso contou à polícia que vinha sendo extorquido havia três anos. Ao todo, teria dado R$ 80 mil. Foram R$ 30 mil só de entrada na Pajero, pagos à vista na concessionária André Ribeiro, no Shopping Aricanduva. A prestação é de R$ 2.012,92.

Como ex-funcionário da Febem, o padre tem vencimentos de R$ 2.330. Recebe ainda ajuda de custo mensal de R$ 1 mil da Paróquia São Miguel Arcanjo, e também R$ 1 mil da Casa Vida. Eventualmente recebe doações por casamentos e serviços religiosos. Procurado por telefone e também na Paróquia São Miguel Arcanjo, o sacerdote não foi localizado para comentar o caso.


http://www.alemtemporeal.com.br/?pag=brasil_mundo&cod=507

Ex-funcionária da Casa Vida denuncia padre Lancelotti por abuso sexual, diz TV
(24/10/2007 19:31)
O Padre Júlio Lancelotti, vítima em um caso de extorsão, agora é acusado de abuso sexual por uma uma ex-funcionária da Casa Vida. Em depoimento prestado na madrugada desta quarta-feira, a mulher apresentou à polícia a acusação contra o padre. As informações são do Jornal Nacional.


A ex-funcionária teria deixado o emprego há um ano e teria presenciado o abuso do padre com um adolescente. A polícia abriu inquérito e o padre Lancellotti será chamado para prestar novo depoimento.

A Casa Vida foi criada a 16 anos por Júlio Lancelotti para cuidar de crianças carentes com Aids.

Extorsão

Um ex-interno da Fundação Estadual do Bem-Estar do Menor (Febem), Anderson Marcos Batista, de 25 anos, e a sua companheira, Conceição Eletério, de 44, são acusados de formação de quadrilha para extorquir o Padre Lancelotti. Eles coagiam o religioso através de bilhetes com chantagem envolvendo acusação de exploração sexual, enviados pelos irmãos Everton e Evandro dos Santos Guimarães. A polícia tenta localizar Anderson Batista. O último lugar que ele morou, antes de fugir, foi uma pensão, no Belenzinho, na zona leste.

O padre Júlio Lancelotti é conhecido em São Paulo por defender os direitos humanos, inclusive contra abusos na Febem. Ele conheceu Anderson exatamente ao ajudá-lo enquanto estava internado na instituição. “Começou com coisas pequenas e, depois, eles foram aumentando as exigências”, declarou o padre à GloboNews.


Sabato, 27 ottobre 2007


I riformatori si incontrano; rapporto su abusi a Rhode Island

di CHUCK COLBERT, Providence, R.I.

traduzione di Stefania Salomone


2 novembre 2007

L’organizzazione riformatrice della chiesa, Voice of the Faithful, si è riunita qui il 19 e 20 ottobre, in difesa della frustrazione delle vittime perché la gerarchia non ha reso loro giustizia per gli abusi sessuali del clero.

Nel centro congressi, Mary Pat Fox, Presidente di Voice of the Faithful, ha sollecitato i 500 membri partecipanti a trasformare la loro rabbia in amore. Il moderatore Fr. Richard P. McBrien ha suggerito all’organizzazione di non scontrarsi con la gerarchia “tagliando fuori” i vescovi statunitensi. Fr. Donald Cozzens ha ribadito che la richiesta di Voice of the Faithful di rivedere il celibato obbligatorio è in “perfetta armonia” con la teologia del Concilio Vaticano II.

BishopAccountability.org, associazione che conserva in rete in un archivio i documenti legati allo scandalo degli abusi, ha tenuto una nuova conferenza a Providence il 19 ottobre per annunciare la pubblicazione dei documenti che attestano che tra il 1971 e il 2007, 125 preti di Rhode Island sono stati accusati di molestie sessuali, inclusi i 95 accusati di molestie e abusi su minori.

I numeri presenti nei documenti processuali, riportati dal vescovo Thomas J. Tobin nel gennaio 2007, è molto più alto dei 56 preti nominati dal suo predecessore, il vescovo Robert E. Mulvee, accusato anch’egli nel 2004 di aver abusato di un minore tra il 1950 e il 2002.

BishopAccountability.org ha richiesto la costituzione di un grand jury nominato dal procuratore distrettuale. “Questa diocesi è tra le peggiori del paese e continua a tnascondere i crimini”, ha detto Anne Barrett Doyle, co-direttrice dell’archivio. “I bambini di Rhode Island sono ancora a rischio”.

Circa una dozzina di persone protestavano in strada mentre si teneva la conferenza di Voice of the Faithful. Michael Sweatt, abusato in un istituto gesuita quando era bambino, ha detto che l’organizzazione “ha smarrito la strada”.

Sweatt, co-fondatore di una affiliata nel Maine da cui si è dimesso, ha detto che l’organizzazione oggi “lavora sodo per scavalcare il muro e sedere al tavolo dei vescovi criminali, insistendo sulla costituzione di consigli parrocchiali e comitati finanziari. Così facendo verranno fuori ulteriori abusi. Cosa stanno tentando di salvare? Vale la pena salvare la chiesa così come è oggi?”, ha aggiunto Weatt, “Tornate in voi, dimenticate di cambiare la chiesa e cambiate invece Voice of the Faithful!”.

Chuck Colbert è uno scrittore indipendente che vive a Cambridge, Mass.

National Catholic Reporter, 2 novembre 2007

Giovedì, 01 novembre 2007


Preti pedofili
Condannato e sospeso don Armando Rizzioli, il prete in perizoma


http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Atti-osceni-al-lago-parroco-patteggia-Sotto-choc-la-comunita-di-Due-Carrare/1856511/6
DUE SACERDOTI SOTTO ACCUSA
Atti osceni al lago, parroco patteggia
Sotto choc la comunità di Due Carrare

Irene Zaino
DUE CARRARE. E’ davvero un momentaccio per i preti della diocesi padovana. Dopo lo spolverone sollevato dall’ex parroco di Monterosso, finisce nella bufera anche la parrocchia di Santo Stefano a Due Carrare. Don Armando Rizzioli, 71 anni (di cui 50 trascorsi nella Chiesa), nominato a capo dell’antichissima abbazia benedettina dalla metà degli anni Novanta e tuttora in carica, nei giorni scorsi ha patteggiato una pena di otto mesi di reclusione. Pesanti le accuse a suo carico: corruzione di minore e atti osceni in luogo pubblico. La vicenda risale al 19 luglio scorso, mentre il sacerdote si trovava in spiaggia nel Veronese, a Torri del Benaco, di fronte al Lago di Garda. Impossibile per i moltissimi vacanzieri non notare lo strano atteggiamento dell’uomo che, incurante dell’età, già da qualche giorno aveva attirato la curiosità di tutti aggirandosi per la riva in perizoma. Ma passi pure l’abito talare un po’ troppo succinto. Il fatto è che l’anziano amava anche atteggiarsi in maniera piuttosto eloquente davanti ai turisti, ovviamente attoniti. In diritto penale, il «giochetto» si chiama atti osceni in luogo pubblico. Con l’aggravante della corruzione di minore. Perché quel giorno il sacerdote deve aver proprio raggiunto l’apice, lasciandosi andare all’autoerotismo davanti ad un bambino di 9 anni che, insieme al padre, stava facendo il bagno nel lago. Immediata la denuncia del genitore ai carabinieri del luogo. Mercoledì scorso, c’è stata l’udienza di fronte al giudice dell’udienza preliminare Giorgio Piziali che ha «sigillato» il patteggiamento ad otto mesi di carcere concordato tra l’accusa e la difesa. Don Armando non finirà però dietro le sbarre: la pena è stata sospesa in quanto incensurato. Bocca cucita da parte del settantunenne religioso che ieri non ha rinunciato a celebrare la tradizionale ricorrenza dei morti insieme alla comunità di Santo Stefano ancora ignara. «Sono tutte falsità e non intendo replicare – ha detto – non ho patteggiato io, ma il mio avvocato». Allibito il sindaco Sergio Vason, presente alla commemorazione. «Lo conosco dal 1998, ha il suo carattere, ma questo non me l’aspettavo proprio. Non sarebbe da lui, nonostante abbia avuto una brutta malattia dalla quale, però, negli ultimi tempi sembrava essersi ripreso». Intanto già da tempo più di qualche fedele sarebbe «migrato» alla vicina parrocchia di San Giorgio. «Don Armando è stato molto male qualche anno fa – ha raccontato una signora del posto – da allora ogni tanto piange durante la messa oppure si arrabbia con i presenti e per questo qualcuno ha preferito cambiare chiesa. Ma più di questo non si è mai sentito». Certo è che da qui in poi sarà dura per il parroco riconquistare la fiducia dei fedeli.


http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/3274/1/

Atti osceni sul Garda: prete sospeso
venerdì 02 novembre 2007
(red) L’estate scorsa era stato fermato su una spiaggia del basso lago di Garda. Era vestito con un perizoma molto succinto e si aggirava tra i bagnanti, pare, con atteggiamento equivoco, importunando soprattutto un ragazzino di nove anni. Si era beccato anche una denuncia. Ora la diocesi di Padova ha chiesto all’uomo, un sacerdote 71enne condannato nei giorni scorsi, di allontanarsi temporaneamente dalla sua parrocchia, quella di Santo Stefano nel comune di Due Carrare (Padova).
L’anziano prete, don Armando Rizzioli, ha patteggiato una pena di otto mesi di reclusione per corruzione di minore e atti osceni in luogo pubblico. L’estate scorsa, in vacanza sul lago di Garda lontano dagli occhi dei parrocchiani, il sacerdote era stato notato in diverse occasioni in perizoma tra i bagnanti tenere un comportamento giudicato non irreprensibile.
Tutte accuse che, nonostante il patteggiamento accolto dal proprio legale, il religioso ha comunque respinto.
La diocesi di Padova afferma che procederà anche con gli strumenti canonici “nell’accertamento del reale svolgimento dei fatti”. Nel frattempo il vescovo Antonio Mattiazzo gli ha chiesto di lasciare la parrocchia.


http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Parroco-in-perizoma-denunciato/1696417/6

In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino
Parroco in perizoma, denunciato
Fabiana Marcolini

L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi. E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio – un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda – e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.(26 luglio 2007)


Sabato, 03 novembre 2007


Pedofilia
Per Don Crocetti patteggiamento e abbreviato in due processi

http://www.tusciaweb.it/notizie/2007/novembre/8_25doncrocetti.htm

Viterbo – Processo a don Massimiliano Crocetti
Tentata violenza, chiesto il patteggiamento
8 novembre 2007 – ore 9,30


– Tentata violenza, chiesto il patteggiamento.
Al tribunale udienza per il caso che vede coinvolto l’ex parroco di Oriolo don Massimiliano Crocetti, arrestato nell’agosto del 2006.

Due i versanti della vicenda: la tentata violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di Oriolo, per la quale è stato chiesto il patteggiamento, mentre il rito abbreviato è stato chiesto per la vicenda di Vetralla.

In questo caso si parlerebbe di violenza sessuale.

L’udienza è stata aggiornata al quindici febbraio prossimo

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=442506

Abusi sessuali, rito abbreviato”: si terrà il 15 febbraio l’udienza contro l’ex parroco di Oriolo Romano, don Massimiliano Crocetti, accusato, insieme a un cittadino albanese, di violenza sessuale e di tentata violenza sessuale su minori.



Nella cronaca di Viterbo del Messaggero articolo sulla vicenda di don Crocetti:
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20071108&ediz=02_VITERBO&npag=39&file=H_1201.xml&type=STANDARD


Domenica, 11 novembre 2007


Pedofilia – Notizie
CESENATICO – Abusi su minore: patteggia ’’l’amico’’ di Don Giacomoni

http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=267171&section=news/Cesena


CESENATICO – Ha ottenuto il patteggiamento della pena a due anni di carcere e 50mila euro di risarcimento alla vittima Giuseppe Farnedi, 63 anni, noto ristoratore di Cesenatico accusato di abusi sessuali su un minore straniero. La vittima, nemmeno 15enne, era ospite dell’associazione Arcobaleno, l’ente di cui don Giacomoni, il prete da poco condannato ad otto anni di carcere per violenza sessuale, induzione e sfruttamento della prostituzione, era il presidente.

Farnedi, difeso dall’avvocato Riccardo Roccari, era finito in manette nell’ottobre del 2006, insieme al prete “degli immigrati”, don Giuseppe Giacomoni, e a Dan Joan Cilean, rumeno di 26 anni, coinvolto, ma in un solo caso, per concorso in sfruttamento della prostituzione ed ora Fulcro di tutto era comunque l’uomo di chiesa.

Insieme a loro era stata coinvolta un’assistente sociale, difesa dall’avvocato Marco Martines, perché sospettata di aver riferito al prete dove il minorenne fosse stato accompagnato per proteggerlo dopo il suo allontanamento dall’associazione Arcobaleno. Ma non c’entrava nulla ed è stata completamente assolta dalle accuse.

L’indagine della Squadra mobile di Forlì, inizialmente coordinata dal pm Alessandra Serra, poi passata al sostituto procuratore Fabio Di Vizio, aveva fatto emergere una realtà inquietante: l’uomo di chiesa, secondo l’inchiesta, gestiva un vero e proprio giro di prostituzione “cedendo” gli ospiti della comunità umanitaria di cui era il gestore (stranieri, persone indigenti e anche un minore), in cambio di denaro.

Il rito alternativo per Farnedi era stato proposto anche a fine giugno. Stessa pena e stesso risarcimento, ma, inizialmente, 50mila euro erano stati ritenuti una somma non adeguata al danno subito dal 15enne, di cui per altro si sono perse le tracce.

lisa tormena


Domenica, 11 novembre 2007


Preti Pedofili – Italia
Il poliziotto parla in aula: “Ecco i film e le telefonate di don Mauro Stefanoni”

Il poliziotto parla in aula:”Ecco i film e le telefonate del parroco”


Fonte: http://www.ciaocomo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5966&Itemid=64

giovedì 15 novembre 2007

“Si, mi sono occupato delle indagini su don Mauro Stefanoni. Ho effettuato tre appostamenti all’esterno della sua casa nell’autunno del 2004 e poi altri accertamenti tra cui quelli sui film acquistati da Sky con una smart card residenziale e le telefonate fatte”. E’ stato Alberto Panico, assistente capo della polizia di Como, a parlare a lungo questa mattina in Tribunale a Como nell’ennesima udienza – da oggi a porte aperte – sull’ex parroco di Laglio accusato di violenza sessuale su un minorenne. Panico, rispondendo dapprima alle domande dei Pm Isella e Pantano e poi a quelle dei difensori del parroco, ha detto di avere visto il ragazzino che accusa il sacerdote arrivare per tre volte alla casa parrocchiale, ma in nessuna occasione lo ha visto entrare all’interno. E questo la difesa lo ha fatto notare con grande evidenza, quasi come se fosse un punto a proprio vantaggio.

Di sicuro non lo è quanto Panico ha riferito successivamente anche se, all’atto pratico, non costituisce in alcun modo il capo di imputazione di don Mauro: il religioso avrebbe acquistato tra settembre del 2003 e l’agosto del 2004 ben 19 film da Sky con smart card residenziale a lui intestata. L’assistente capo della polizia che ha svolto le indagini ha spiegato ai giudici (presidente Bianchi, a latare Storaci e Braggion) che parte di quei film erano a carattere omosessuale, in altri casi non è riuscito a trovare riscontro sulla natura del prodotto. Poi ha fornito anche un dato choc sulle telefonate partite o ricevute dal sacerdote in 53 giorni di intercettazioni: 2.800. “E di queste – ha puntualizzato Panico – 2.300 sono state fatte all’utenza di un suo amico”. I difensori di don Mauro, però, sono andati spesso all’attacco, cercando di evidenziare che questi aspetti poco contano con l’accusa di violenza sessuale.

Momenti di tensione in aula a più riprese. Ad un certo punto, durante l’interrogatorio dell’ispettore Mauro Conti, che ha coordinato le indagini del caso, il presidente Bianchi è stato costretto pure a sospendere per qualche minuto l’udienza dopo l’ennesimo violento scontro verbale tra Pm e difensori. Questo pomeriggio sarà la volta di un altro ispettore della polizia, squadra mobile di Como, Patrizia Spadini, lei pure coinvolta in modo diretto nell’inchiesta.

Giovedì, 15 novembre 2007


Stati Uniti – Preti Pedofili
Il nuovo capo dei vescovi statunitensi colto in fallo in un caso di abusi

di Barbara Bradley Hagerty (Traduzione di Stefania Salomone)

Chi è l’autrice: http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=2100608

Il Cardinale Francis George di Chicago è stato nominato presidente della Conferenza Episcopale statunitense martedì scorso. George è stato un dichiarato sostenitore della soluzione dei casi di abusi sessuali nella chiesa. Ma i critici riferiscono che ha ignorato le accuse rivolte a un prete nella sua stessa arcidiocesi per aver abusato di un ragazzino non meno di un anno fa.
Dopo che gli scandali di abusi sessuali scoppiarono cinque anni fa, il Cardinale diede il via alla politica di tolleranza-zero contro i preti incriminati. Questa politica è divenuta il modello per la riforma mondiale. Lo stesso George si è recato a Roma per convincere il Vaticano ad approvare tale procedura.
Jimmy Lago, il cancelliere dell’arcidiocesi, sostiene che questa procedura è molto semplice: quando un minore denuncia un abuso, la chiesa lo riferisce immediatamente alla polizia e solleva il prete dal suo incarico.
“Non aspettiamo il parere del Comitato di Revisione”, ha detto, riferendosi ai membri laici e non che investigano sui casi di abusi sessuali. “Non aspettiamo l’intervento di nessuno. Quando ci troviamo di fronte ad una accusa, subito si chiede al prete di farsi da parte per favorire la fase delle indagini”.
Questa è la teoria. Ma nel caso specifico di P. Daniel McCormack, questa politica non è stata attuata.
Ignorata la procedura di denuncia
La parrocchia di S. Agata si trova in un’area disagiata di Chicago. Per i ragazzi qui la chiesa e la scuola Lady of the Westside sono il rifugio dal pericolo della strada. Daniel McCormack viveva e lavorava qui. Era un prete giovane e dinamico che aveva chiesto esplicitamente di lavorare accanto ai più poveri, insegnando algebra e allenando una squadra di basket.
I ragazzi lo amavano – una volta tagliò una zucca e la distribuì tra i ragazzi durante una celebrazione – alcuni genitori in verità rimasero perplessi.
“Non mi interessa nulla di quel prete”, osserva una madre, seduta nel suo appartamento nei sobborghi di Chicago. Fotografie dei suoi cinque figli e di suo marito ricoprono le pareti.
Questa madre, che ha chiesto di restare anonima, ha iscritto suo figlio alla scuola Lady of the Westside nell’autunno del 2003. Ha presto notato lo stretto legame che si era creato tra il suo ragazzo di 8 anni e il prete. La famiglia poi si è trasferita per un anno ed è tornata a Chicago nell’estate del 2005. Mentre la famiglia decideva dove iscrivere i figli a scuola al loro ritorno a Chicago, dice la mamma, il ragazzo sembrava agitato.

“Entrò nella stanza piangendo e tremando”, ricorda. “Disse: ’mamma’!”, io gli domandai ’Che ti succede?” Ma lui continuava a piangere. Poi mi disse ’E’ successa una cosa brutta, P. Dan mi ha molestato’. A quel punto gli ho detto ’Aspetta – di che parli? Adesso devi raccontarmi per filo e per segno’ “.
Il ragazzo raccontò che per almeno due volte nel dicembre del 2003, McCormack lo aveva intrappolato, aveva infilato le mani nei suoi slip e lo aveva accarezzato. All’udire tutto questo, la madre dice di aver chiamato Leah McCluskey, la responsabile dell’arcidiocesi incaricata dei casi di abusi. Ha ancora un chiaro ricordo della telefonata, durata 22 minuti.
Ci ha riferito che McCluskey le aveva assicurato che avrebbe indagato sull’accaduto. Secondo la politica tolleranza-zero che il Cardinale George aveva implementato, l’arcidiocesi avrebbe dovuto chiamare la polizia. In base a quanto appreso da una indagine esterna commissionata a posteriori dall’arcidiocesi, questo non è stato fatto. La madre ha inoltre riferito che lo stesso responsabile della scuola non aveva chiamato la polizia. Così ha fatto un esposto.
La polizia ha arrestato McCormack il 30 agosto 2005, poi rilasciato per insufficienza di prove.
Dopo alcune settimane, riferisce la madre, ha svolto una verifica con McCluskey, l’incaricata dell’arcidiocesi.
“Ha detto ’Ci stiamo lavorando. Lo abbiamo allontanato dalla chiesa’” riferisce la madre. “Ma poiché ho amici cattolici che frequentano quella chiesa, loro hanno confermato che ’P. Dan è ancora in servizio, non è andato da nessuna parte’, così mi sono detta ’che cosa?!’ “.
La McCluskey da quel momento si è resa irreperibile.
Nessun allontanamento dalla scuola
Invece di rimuovere McCormack, l’arcidiocesi gli ha detto di stare lontano dai bambini. Sfortunatamente, nessuno aveva avvisato Barbara Westrick, la responsabile della scuola in cui il prete insegnava.
“La prima cosa che avrebbero dovuto fare era informarmi che lui non avrebbe più dovuto insegnare, che non avrebbe più dovuto allenare la squadra di basket e che non avrebbe più dovuto essere a contatto con i bambini”, ci ha detto. “Nessuno mi ha avvertito. Nessuno, mai”.
In base alle indagini esterne, i portavoce ecclesiastici hanno chiesto ai confratelli di McCormack di “controllare” il suo operato – cioè evitare che lui portasse i ragazzi nella sacrestia. Ma McCormack ha continuato ad insegnare, ad allenare o a portare i bambini in giro per shopping.
Il Cardinale Gorge ha rifiutato di essere intervistato. Il cancelliere Lago non ha discusso il caso in dettaglio, poiché è ancora oggetto di indagini.
“Le informazioni sul caso non sono ancora complete”, ha detto Lago. “E molte tra le persone addette al benessere dei bambini non sono ancora giunti alla conclusione che egli andasse rimosso. E’ tutto ciò che posso dire per il momento”.
La strada verso le accuse di abusi
Da una attenta analisi delle informazioni frammentarie reperite dagli investigatori esterni incaricati dalla chiesa si riportano i seguenti fatti:
Nel 1992, due adulti e un minore hanno accusato McCormack di aver sessualmente abusato di loro mentre erano in seminario. Una lettera in merito fu archiviata nel file di McCormack. Questa lettera è sparita.
Nell’ottobre 1999, la vice-preside della scuola dove McCormack insegnava ha informato l’Ufficio delle Scuole Cattoliche e l’arcidiocesi che McCormack aveva abusato di un ragazzo del quarto anno. Lei ha detto di aver scritto una lettera e di averla consegnata all’arcidiocesi. Gli investigatori non hanno mai trovato quella lettera. Gli ufficiali ecclesiastici sostengono di non averla mai ricevuta.
Nel settembre 2003, una donna ha contattato l’arcidiocesi dicendo che suo nipote era stato molestato da McCormack. Lasciò i propri recapiti, ma non il proprio nome.
Mai l’arcidiocesi ha informato la polizia. Gli investigatori esterni hanno concluso che tali gravi mancanze erano una violazione alle leggi di stato e alle procedure stesse dell’arcidiocesi. Marc Pearlman, un avvocato che ha gestito alcuni casi contro più di tre dozzine di preti di Chicago, sostiene che la chiesa ha precise responsabilità.
“In una scuola, in un campo, o altre istituzioni, quando si è a conoscenza della presenza di un pedofilo, la prima cosa da fare per proteggere le persone è allontanarlo” ha detto Pearlman. “Devi chiamare la polizia e allontanarlo. Hanno fatto esattamente il contrario. Lo hanno coperto e lo hanno lasciato nelle fila”.
I ritardi nella rimozione di McCormack
Dopo che McCormack fu arrestato la prima volta e rilasciato nell’agosto del 2005, il Comitato di Revisione dell’arcidiocesi cominciò ad interessarsi alla cosa. Il Comitato è un gruppo di laici e chierici che indagano sui casi di questo tipo. Alcune fonti confermano che il Comitato mandò una lettera al Cardinale George nel’ottobre 2005, intimandogli di rimuovere McCormack dal ministero. Non lo fece.
Il cancelliere Lago ribadisce che l’istruttoria non era ben delineata. “Non esistevano raccomandazioni formali fornite dal comitato”, dice Lago. “Stiamo tentando ancora di gestire la cosa internamente”.
Pearlman afferma che la raccomandazione poteva non essere stata formale, ma certamente non avrebbe potuto essere più chiara.
“Abbiamo sufficienti prove per ritenere che il cardinale abbia ricevuto la raccomandazione di rimuovere McCormack e non ne tenne conto”, ci ha detto. “Alla fine certo lo ha fatto, ma non possiamo sapere, oggi mentre parliamo, quanti altri bambini potrebbero aver subito abusi tra l’autunno del 2005 e il gennaio 2006, data della sua effettiva sospensione”.
Altre vittime
Quattro ragazzi sostengono di essere stati molestati durante il suddetto periodo. Lago stima che, durante la sua carriera, McCormack abbia abusato di “più di 12 e meno di 15” ragazzi. La redazione di NPR ha incontrato la madre di uno di questi.
La donna, che ha chiesto di non rendere pubblico il suo nome data la brutta nomea che avrebbe potuto ricavare da un fatto di abusi, dice di essere stata molto contenta quando nell’autunno del 2005 suo figlio di 10 anni cominciò a giocare a basket, a fare uscite e a frequentare la chiesa passando il suo tempo con “Padre Dan”.
“Sentivo di non dovermi preoccupare perché stava lì vicino in chiesa e saperlo in chiesa mi tranquillizzava”, ci ha detto.
Ha riferito che sotto Natale, quell’anno, McCormack ha molestato suo figlio. Il ragazzo non parlò, ma alcune settimane dopo uscì allo scoperto un terzo ragazzo.
“La mia collaboratrice mi ha chiamato e mi ha detto ’Abbiamo uon problema’ Preside Westrick “Mi ha detto ’Questo ragazzo sostiene di essere stato molestato da P. Dan’. Le ho risposto ’Arrivo subito’ “.
La Westrick ha chiamato immediatamente i suoi genitori, la polizia e l’arcidiocesi. McCormack è stato arrestato il 20 gennaio 2006. Nel marzo 2006- solo dopo l’arresto di McCormack e dopo 14 anni dalla prima denuncia – il George si è pubblicamente scusato.
“Avrei dovuto almeno temporaneamente sospendere P. McCormack,” ha detto in una conferenza dopo aver reso pubblici i risultati delle indagini che mostravano tutte le defaillance del caso. “Mi assumo la responsabilità di non averlo fatto e sono molto addolorato per la mia mancanza, lo sono davvero”.
Ancora ad oggi, nessun leader della arcidiocesi ha subito sanzioni. E la madre della seconda vittima si chiede come mai.
“Se il Cardinale George avesse provveduto a tempo debito, questi altri ragazzi non sarebbero stati molestati”, osserva, “E’ come se avesse aperto la porta a P. Dan per potersi approfittare di altri ragazzini di colore”.
Daniel McCormack è stato poi dichiarato colpevole di molestie su 5 ragazzi. Sta scontando una pena detentiva di 5 anni.

Giovedì, 15 novembre 2007


Preti pedofili – Italia
Pedopornografia: condannato il prete teologo

Rassegna stampa



Pedopornografia: condannato il prete teologo

SIRACUSA (15 novembre) – Arriva la prima condanna per la vasta operazione del Nucleo investigativo telematico della Procura della Repubblica di Siracusa contro la pedofilia denominata Video privè, che nel 2005 aveva coinvolto 186 indagati in tutto il territorio nazionale.
Il tribunale di Siracusa ha condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, pena sospesa, e a duemila euro di multa uno dei tre sacerdoti indagati, don Rigger Hansjorg, decano dello studio teologico accademico di Bressanone, dove è professore ordinario di Nuovo testamento e Sacra scrittura. Il sacerdote dovrà anche risarcire l’associazione Telefono Arcobaleno, parte civile nel processo. Il Tribunale, accogliendo la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe Toscano e del sostituto Antonio Nicastro, ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato e la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute nell’abitazione dell’imputato.

L’operazione aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. Il sito conteneva filmati di abusi sessuali, maltrattamenti e torture nei confronti di bambine di età compresa tra i 4 e gli 8 anni. Le indagini del Nit permisero di identificare 186 italiani che avevano una password d’accesso.

Sulla vicenda è intervenuto, con una nota, Giovanni Arena, presidente di Telefono arcobaleno, l’associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull’infanzia, parte civile al processo. «Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede – ha detto Arena – se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente».


http://www.leggonline.it/viewnews2.php?file=news/ADN20071115165739.xml

PEDOFILIA: OPERAZIONE VIDEO PRIVE, CONDANNATO PRETE


Siracusa, 15 nov. – (Adnkronos) – Accusato di aver scaricato da internet immagini a carattere pedopornografico, questa mattina e’ stato condannato dal Tribunale di Siracusa un sacerdote L’operazione del Nucleo Investigativo Telematico, denominata “Video prive’”, era scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall’Associazione Telefono Arcobaleno, aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia. (Rre/Pn/Adnkronos)


http://www.datamanager.it/interstitial2.php?idricercato=22112

Pedofilia: condannato prelato

Accusato di aver scaricato da internet immagini a carattere pedopornografico, questa mattina è stato condannato un sacerdote della chiesa cattolica.Telefono Arcobaleno è parte civile

L’operazione del Nucleo Investigativo Telematico, denominata “Video prive’”, era scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall’Associazione Telefono Arcobaleno, aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia.

L’indagine aveva avuto a oggetto un sito internet italiano che generava centinaia di contatti giornalieri da tutto il mondo, al quale era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso della password. Con la sentenza odierna il Tribunale ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato, la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute presso l’abitazione del prelato stesso. Il Giudice Stefania Scarlata della sezione penale di Siracusa ha ritenuto vera la ricostruzione dei fatti operata dallaccusa del Procuratore aggiunto Toscano e del Procuratore Nicastro, a seguito di un indagine del Nucleo Investigativo Telematico su denuncia di Telefono Arcobaleno.

A conclusione del dibattimento la Pubblica Accusa ha chiesto e ottenuto per il prelato un anno e mezzo di reclusione e duemila euro di risarcimento.

Giovanni Arena, Presidente di Telefono Arcobaleno, lAssociazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sullinfanzia, parte civile al processo, sottolinea non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede, se colui che ha commesso quello che è un crimine contro lumanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente. In Italia, continua Giovanni Arena, sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio, da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sullinfanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano, andiamo nelle scuole a parlare di diritto e di giustizia a bambini, lottiamo per il rispetto dei loro diritti come riconosciuti dalla Convenzione ONU che si ricorderà il prossimo 20 novembre.

Il tanto atteso giro di vite contro la pedopornografia online è arrivato: oggi è reato non solo inserire immagini pedofile online ma anche il collegamento a pagamento a siti ospitanti immagini pornografiche di minori. Lo ha confermato martedì scorso, la Terza Sezione della Corte di Cassazione con la sentenza con la sentenza 41570.
 


http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=5753

Pedofilia. Telefono Arcobaleno: questa mattina condannato prelato

Roma, 15 nov. – Accusato di aver scaricato da internet immagini a carattere pedopornografico, questa mattina è stato condannato un sacerdote della Chiesa cattolica. A renderlo noto è, in una nota, Giovanni Arena, presidente di “Telefono Arcobaleno”, associazione da undici anni in prima linea contro ogni forma di abuso sull’infanzia che si è dichiarata parte civile al processo contro il prelato. “L’operazione del nucleo investigativo telematico, denominata ’Video privé’- spiega la nota di Telefono Arcobaleno – era scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall’associazione, aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia”.

L’indagine “aveva avuto a oggetto un sito internet italiano che generava centinaia di contatti giornalieri da tutto il mondo, al quale era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso della password”. Con la sentenza odierna, informa la nota di Telefono Arcobaleno, “il tribunale haanche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato, la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute presso l’abitazione del prelato stesso”.Il giudice “Stefania Scarlata della sezione penale di Siracusa – si legge nella nota di “Telefono Arcobaleno – ha ritenuto vera la ricostruzione dei fatti operata dall’accusa del procuratore aggiunto Toscano e del procuratore Nicastro, a seguito di un indagine del nucleo investigativo telematico su denuncia di Telefono arcobaleno”. A conclusione del dibattimento, informa la nota, “la pubblica accusa ha chiesto e ottenuto per il prelato un anno e mezzo di reclusione e duemila euro di risarcimento”.

“Non è sufficiente – spiega Giovanni Arena, presidente dell’associazione – che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime, come è successo e succede, se colui che ha commesso quello che è un crimine contro l’umanità, continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente”. In Italia, continua Arena, “sono diversi i casi di sacerdoti condannati o in attesa di giudizio. Da undici anni lottiamo per far emergere i casi di abuso sull’infanzia, ci confrontiamo quotidianamente con il sommerso e con la diffidenza delle vittime o di coloro che vorrebbero ma non denunciano, andiamo nelle scuole a parlare di diritto e di giustizia a bambini, lottiamo per il rispetto dei loro diritti come riconosciuti dalla Convenzione Onu che si ricorderà il prossimo 20 novembre”.

(Com/Mua/Dire)



http://www.asgmedia.it/asg/page.asp?VisImg=S&Art=30076&Cat=1&I=null&IdTipo=0&TitoloBlocco=Dall’Italia

Pedofilia, condannato prelato, Telefono Arcobaleno è parte civile

Il presidente dell’associazione: “Non è sufficiente che la Chiesa risarcisca materialmente il danno delle vittime se il colpevole continua a praticare il proprio ufficio sacerdotale tra la gente”


Accusato di aver scaricato da internet immagini a carattere pedopornografico, questa mattina è stato condannato un sacerdote della chiesa cattolica. Ne dà notizia in un nota l’associazione Telefono Arcobaleno, che fa sapere anche che l’operazione del Nucleo Investigativo Telematico, denominata “Video prive’”, era scaturita da una serie di dettagliate denunce presentate dall’associazione stessa e aveva riguardato uno strato profondo della rete cui erano in grado di accedere soltanto gli utenti ben inseriti nei sodalizi internazionali di promozione e scambio della pedofilia.

L’indagine, si legge nel comunicato, aveva avuto a oggetto un sito internet italiano che generava centinaia di contatti giornalieri da tutto il mondo, al quale era possibile accedere soltanto da parte degli utenti in possesso della password. Con la sentenza odierna il Tribunale ha anche disposto la vendita del computer sequestrato al prelato, la distruzione delle immagini pedopornografiche che erano state rinvenute presso l’abitazione del prelato stesso. Il Giudice Stefania Scarlata della sezione penale di Siracusa ha ritenuto vera la ricostruzione dei fatti operata dall’accusa del Procuratore aggiunto Toscano e del Procuratore Nicastro, a seguito di un indagine del Nucleo Investigativo Telematico su denuncia di Telefono Arcobaleno. A conclusione del dibattimento la Pubblica Accusa ha chiesto e ottenuto per il prelato un anno e mezzo di reclusione e duemila euro di risarcimento

Venerdì, 16 novembre 2007


Preti pedofili – Notizie
Usa: abusi sessuali su eschimesi, gesuiti pagheranno 50 milioni di dollari

http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1871&Itemid=54

L’ordine dei gesuiti ha accettato di pagare 50 milioni di dollari per chiudere cause legali avviate da 110 eschimesi dell’Alaska, che sostengono di essere stati vittime di abusi sessuali da parte di religiosi tra il 1961 e il 1987. L’annuncio e’ stato dato dai legali dei promotori delle azioni giudiziarie, secondo i quali si tratta di una cifra record per un ordine religioso. La Compagnia di Gesu’, attraverso il padre provinciale dell’Oregon, John Whitney, responsabile per l’Alaska, ha sottolineato che l’annuncio e’ pero’ ’’prematuro’’ perche’ devono essere definiti una serie di dettagli.
Al centro della cause per risarcimenti e’ l’operato nei decenni scorsi di una decina di preti e tre missionari che sono stati accusati di aver abusato di minori in 15 villaggi dell’ Alaska abitati da eschimesi.
La Compagnia di Gesu’ ha negato di aver inviato ’in esilio’ in Alaska sacerdoti di cui conosceva le tendenze sessuali, come invece sostengono alcune delle vittime. Lo stato nel nord-ovest del continente americano viene invece definito dai gesuiti come ’’una delle terre di missione piu’ difficile’’ e per questo la Compagnia sostiene di inviarvi i migliori missionari. (Ansa)

 

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/missionari-pedofili/missionari-pedofili/missionari-pedofili.html

La somma, 50 milioni di dollari, è la più alta mai pattuita da un ordine religioso
L’avvocato delle vittime: “I preti problematici venivano confinati in Alaska”

Usa, missionari pedofili tra gli eschimesi
I gesuiti pagheranno i danni


dal nostro corrispondente MARIO CALABRESI

Thomas Cheemuk visita la tomba del fratello, vittima dei missionari pedofili e morto suicida nel 1999
NEW YORK – La Compagnia di Gesù pagherà 50 milioni di dollari per risarcire 110 eschimesi che subirono abusi sessuali da religiosi gesuiti quando erano bambini o adolescenti, tra il 1961 e il 1987.
Gli scandali nella Chiesa americana continuano a rivelare nuove e inaspettate storie, cominciati nel 2002 a Boston, sembravano dover finire con il grande accordo di quest’estate tra la diocesi di Los Angeles e 508 persone che erano state molestate o stuprate negli ultimi settant’anni.

Ma ora dall’Alaska arriva la notizia che per tre decenni in 15 minuscoli villaggi, tra i più isolati e remoti al mondo, abitati dagli Yupik, che insieme agli Inuit formano il popolo eschimese, si sono ripetute violenze e abusi da parte di una decina di preti e da tre missionari della Compagnia fondata da Ignazio di Loyola.

Da quattro anni erano cominciate le denunce, ma prima del processo si è arrivati ad un’offerta di risarcimento che eviterà il dibattito in tribunale. Secondo l’avvocato degli eschimesi, Ken Roosa, si tratta di una cifra record per un ordine religioso, grazie all’accordo extragiudiziale ogni vittima riceverà oltre mezzo milione di dollari, in cambio nessuno dei gesuiti verrà incriminato e non è richiesta alcuna ammissione di colpevolezza.

La Compagnia di Gesù, attraverso il padre provinciale dell’Oregon, John Whitney, responsabile per l’Alaska, ha mostrato fastidio per la pubblicità data all’accordo, ha definito l’annuncio prematuro e ha negato che i gesuiti abbiano inviato per anni “in esilio” in Alaska sacerdoti di cui conoscevano le tendenze sessuali, come invece sostengono alcune delle vittime. Lo stato nel nord-ovest del continente americano viene invece definito dai gesuiti come “una delle terre di missione più difficile” e per questo la Compagnia sostiene di inviarvi i missionari più coraggiosi e preparati.

A St. Michael, un’isoletta lunga 15 chilometri che si trova nel Norton Sound, la baia del mare di Bering scoperta dal capitano James Cook nel 1778, il diacono Joseph Lundowski abusò di quasi tutti i bambini di Stebbins e St. Michael, i due minuscoli villaggi abitati da 150 famiglie.

Accusato da 34 persone, che nelle testimonianze raccontano delle violenze avvenute in una minuscola chiesa, dopo il catechismo, durante i bui pomeriggi dell’inverno dell’Alaska, Lundowsky era un gigante con la testa pelata e gli occhi blu, lavorava come diacono per la diocesi anche se i gesuiti hanno negato alcun legame con il loro ordine e ufficialmente non sapevano chi fosse. Lasciò l’isola nel 1975 e ora si è scoperto che è morto una decina di anni fa a Chicago alla Pacific Garden Mission, un ricovero religioso con mensa e dormitorio. La maggior parte dei sacerdoti accusati sono ormai morti e le vittime, scelte nel tempo tra chi aveva tra i cinque e i quindici anni, oggi hanno tra i trenta e i sessant’anni.

In questa causa, come nel caso di Los Angeles, i gesuiti pagano per un mancato controllo e per aver tenuto nascosto per anni lo scandalo, nel 2004 si erano poi aggiunte accuse di aver bruciato e distrutto documenti che dimostravano il comportamento dei religiosi. Tra i sacerdoti sotto accusa il reverendo James Poole, fondatore della radio cattolica del Nord dell’Alaska, che oggi vive in una casa di riposo. Secondo l’accusa i gesuiti sapevano fin dal 1960 che teneva “comportamenti sessuali inappropriati” ma anche quando lo richiamarono a Portland lasciarono che continuasse ad insegnare ai bambini.

L’avvocato delle vittime, da Anchorage dove ha lo studio, racconta che nessuno aveva mai avuto il coraggio di denunciare finché non arrivò notizia dello scandalo che aveva investito la diocesi di Boston, allora a poco a poco emersero storie di disperazione, alcolismo e suicidi. “In alcuni villaggi eschimesi – sostiene Roosa – è difficile trovare un adulto che non sia stato sessualmente abusato. Ma nessuno ha ammesso che i preti problematici venivano confinati in Alaska. Ora per i nostri clienti questo accordo significa che le loro storie di abusi, sempre negate, sono finalmente riconosciute”.


Martedì, 20 novembre 2007


Preti pedofili – ultimora
Brescia, arrestato il vicedirettore del seminario della diocesi per violenza sessuale

Apprendiamo da RaiNews24 (http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=76180) che i vicedirettore del seminario della diocesi di Bresica, “Marco Baresi, 38 anni, e’ stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile, che hanno eseguito un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Brescia. Le accuse per il sacerdote, a quanto riporta l’agenzia Adnkronos, sono di violenza sessuale aggravata ai danni di un minore di 14 anni e detenzione di materiale pedopornografico”.
La diocesi per ora non commenta le presunte accuse di violenza sessuale su un minore. “Non abbiamo ancora letto le motivazioni dell’arresto”, spiega il responsabile dell’ufficio diocesano per le comunicazioni, don Adriano Bianchi, “stiamo verificando cosa e’ successo”.
“La situazione mi lascia assolutamente allibito…mi è mancato il fiato quando me l’hanno detto. E’ una cosa fuori da ogni pensiero, conosco l’ambiente e la persona ed è impensabile”, ha commentato Mario Sberna, amministratore del Seminario di Brescia.

Il copione ci sembra sempre lo stesso: tutti scendono dalla nuvole, nessuno si era mai accorto di nulla e via dicendo. Quando la si smetterà di usare tali metodi?

Vedi anche l’articolo: http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pretipedofili/minori02072007.htm
sul tema dei seminari minori.

Martedì, 27 novembre 2007


SONO ANCORA I BAMBINI A SOFFRIRE

di BETTY PLEASANT, Co-editorialista

(traduzione di Stefania Salomone)


THE SOULVINE (Titolo della rubrica su un giornale – nome di un fiore)

Rivolgiamo lo sguardo alla chiesa cattolica romana. Specificatamente alla arcidiocesi di Los Angeles della chiesa “una, santa, cattolica e apostolica”. La chiesa ha raggiunto un accordo all’inizio dell’anno col quale si impegnava a pagare risarcimenti per 660 milioni di dollari agli oltre 500 uomini e donne che subirono abusi sessuali da preti cattolici durante l’infanzia. E’ arrivato il momento di tirare fuori i soldi e la chiesa torna a maltrattare i bambini.


Le compagnie di assicurazione pagheranno la metà dell’importo, ma l’arcidiocesi deve tirare fuori l’altra metà. E da dove attingerà? Dall’unico posto da cui è possibile: deve vendere alcune proprietà che possiede nel vasto territorio. E quali venderà? Il piccolo rettorato di Oxnard, dove vivono 3 suore e la Daniel Murphy High School, l’ultima scuola superiore cattolica rimasta, con frequentazione predominante di afro-americani, in centro città.

Lo scorso mese i responsabili dell’arcidiocesi hanno annunciato la chiusura della scuola adducendo come motivazione la scarsità di iscrizioni. Nessuna menzione del fatto che la scuola si trova in un’area di alto valore immobiliare nel Parco di Hancock e che la sua vendita frutterà una bella somma contribuendo sostanzialmente al raggiungimento dei 330 milioni di dollari, la metà dei risarcimenti. Dall’annuncio, centinaia di ex-studenti della scuola, alcuni cittadini cattolici e gente di buona volontà di sono mobilitati per richiedere all’arcidiocesi di cercare alternative e riconsiderare la decisione di chiudere la scuola. Hanno incontrato il Mons. Royale Vadakin, portavoce della curia, e Nancy Coonis, sovrintendente all’istruzione superiore, per discutere altre opzioni. Ma non c’è stato verso. Ogni alternativa che i genitori e gli ex-studenti si prodigavano a proporre, è stata scartata e neanche presa minimamente in considerazione.


I genitori degli alunni della Daniel Murphy si sono accordati all’unanimità per versare 1.000 dollari l’anno in più di retta, tentando di eliminare le necessità di sussidio dell’arcidiocesi, pari a circa 175.000 dollari annui, e gli stessi ex-studenti hanno raccolto offerte in denaro. Tutte le parti in causa si stanno impegnando in una campagna sulla stampa per incrementare le iscrizioni, nonostante le notizie che il basso tasso di iscrizioni per cui l’arcidiocesi ha deciso la chiusura, non sia mai stata diffusa dai responsabili della scuola. Tutte queste offerte di aiuti volte a mantenere operativa la scuola, sono state interrotte artibrariamente dall’astuto Vadakin, il quale, mantenendo la scuola a rischio di chiusura, è quello che ci guadagna maggiormente.


Quindi, dov’è Sua Eminenza, Cardinale Roger Mahony in tutto questo? Nessuno può saperlo, non parla con nessuno. I genitori hanno organizzato una protesta davanti agli uffici dell’arcidiocesi lo scorso mese e hanno chiesto di incontrare il cardinale. Sono stati ignorati. Circa 300 persone hanno organizzato una marcia di protesta, molto pubblicizzata sui mezzi di informazione, di fronte alla Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli il 17 novembre, continuando a chiedere un incontro con Sua Eminenza, ma niente. Genitori ed ex-studenti hanno fatto numerosi tentativi sia per iscritto che per telefono per organizzare un incontro con il nostro “leader spirituale”, ma niente da fare.


Coloro che stanno combattendo contro la chiusura della Daniel Murphy non dovrebbero pagare le conseguenze per le mancanze e le leggerezze della chiesa nella gestione degli scandali di abusi sessuali. Essi ritengono che la Daniel Murphy è solo la prima di tante scuole cattoliche e altre istituzioni in tutta la città in odore di chiusura, per via che l’arcidiocesi non può più permettersi di mantenerle, e necessita di disfarsi del suolo ove queste sono situate. Chi ne subirà gli effetti? I soliti: i poveri, gli immigranti, gli anziani, i giovani, i malati, i neri, i gialli. Porca miseria, se la chiesa non può più permettersi di essere a servizio di chi più ne ha bisogno, allora a cosa serve? Il Cardinale Mahony deve esprimersi al riguardo, magari facendo un’omelia su Cosa Avrebbe Fatto Gesù. Questa è la mia chiesa e non sono una cattolica soddisfatta. Già da tempo.


Fonte: http://www.wavenewspapers.com/
Venerdì, 30 novembre 2007


Arresto sacerdote Brescia
La maledizione di via Bollani stessa accusa per il suo predecessore

Originario di Chiari, dopo una breve esperienza a San Zeno, era stato chiamato a sostituire don Luigi.


Dal sito: http://wildgreta.wordpress.com/

L’ex responsabile patteggiò la condanna e ora si occupa di una biblioteca e di preti anziani.
Sembra un brutto scherzo della sorte. Ma don Marco Baresi, nel seminario di Brescia, era stato chiamato a risolvere un problema. Ed ora il problema – con accuse quasi identiche a quelle di otto anni prima – è diventato lui. Fino al 1999, infatti, ad occuparsi dei ragazzi delle scuole medie era don Luigi, che attorno al 2002 ha patteggiato una condanna per reati collegati alla pedofilia commessi proprio negli anni in cui era vicerettore dell’istituto diocesano di via Bollani e successivamente è stato trasferito ad occuparsi di una libreria e dei preti più anziani. Don Marco era stato indicato come suo sostituto – incarico delicatissimo, dato il precedente – nonostante avesse trent’anni appena compiuti.
Un atto che testimonia la grande fiducia dei superiori nei suoi confronti, ma anche che sulla sua condotta, almeno fino a ieri, non erano mai emersi dubbi o illazioni. DON MARCO è nato a Chiari il 4 febbraio del 1969, da una vera istituzione popolare del paese: il “maestro Baresi”, insegnante elementare “con l’hobby di rilegare libri ” che ha “svezzato” diverse generazioni di clarensi.
Il figlio è entrato in seminario subito dopo le scuole medie, distinguendosi subito come studente modello e – crescendo – anche come “prefetto”, una figura educativa intermedia fra vicerettori e studenti più giovani.Bonario anche nell’aspetto, con il viso rotondo e il fisico in carne. Molto disponibile ad ascoltare i problemi dei nuovi entrati, premuroso, educato, sempre accomodante e con il sorriso sulle labbra, ma anche ligio al dovere e con un grande senso della gerarchia. Un uomo – dice chi l’ha conosciuto – che non spiccava certo nel mucchio per particolari inclinazioni o attitudini, forse fin troppo “normale”, ma stimato e ben voluto da tutti.
A 25 anni, don Baresi – dopo gli studi di Teologia – ha preso i voti trasferendosi a San Zeno Naviglio – come vicario parrocchiale – per fare esperienza.
Anche qui Marco ha lasciato solo ricordi positivi. E non a caso, dopo cinque anni, è stato richiamato in seminario per ricoprire il ruolo di vicerettore delle medie (di recente promosso al ginnasio). Il suo profilo umano e l’“ineccepibile” percorso sacerdotale sembrava quello giusto per uscire dalla tempesta. Almeno fino a ieri.
I dati: I percorsi con i ragazzi
Don Marco era tra gli organizzatori degli “incontri vocazionali per i ragazzi e gli adolescenti”. Un’esperienza che, come riferisce il sito della diocesi, “si propone di seguire più da vicino i ragazzi e gli adolescenti che coltivano l’idea di entrare in seminario o hanno espresso il desiderio di entrarvi.”
Il cammino vuole proporre un’esperienza più diretta della vita di seminario, con alcuni appuntamenti che coprono il fine settimana e con la partecipazione a qualche momento della vita del seminario minore.
L’itinerario, si legge ancora nel sito, “presuppone uno stile comunitario e un accompagnamento personale dei ragazzi con l’educatore”. Fonte E-Polis- Andrea Tortelli e Vivicentro.org FORUM SCANDALI ECCLESIASTICI

Venerdì, 30 novembre 2007


Pedofilia – Notizie
Usa: ex prete condannato a oltre 10 anni prigione

http://www.swissinfo.ch/ita/mondo/detail/Pedofilia_Usa_ex_prete_condannato_a_oltre_10_anni_prigione.html?siteSect=143&sid=8493021&cKey=1196750165000&ty=ti&positionT=5


Pedofilia: Usa; ex prete condannato a oltre 10 anni prigione

LOS ANGELES – Un ex prete cattolico americano è stato condannato ieri a 10 anni e quattro mesi di prigione per atti di pedofilia nei confronti di due minori. Lo riferiscono fonti giudiziarie della California.

Michael Stephen Baker, 59 anni, ha riconosciuto i suoi torti e ha rinunciato al processo con il contraddittorio. Baker ha già scontato tre anni di reclusione che saranno presi in considerazione nel computo generale relativo alla detenzione, secondo quanto deciso dal giudice Curtis Rappe del tribunale di Los Angeles.

I fatti risalgano al 1994-1995 nel caso della prima vittima di abusi e al 1996-1997 per la seconda secondo quanto indicato dall’accusa. La chiesa cattolica americana dal 2002 è scossa da diversi scandali legati alla pedofilia e ha già dovuto pagare più di tre miliardi di dollari di risarcimento alle vittime di sacerdoti. Tuttavia è raro che si arrivi a denunce penali.


Martedì, 04 dicembre 2007


Preti pedofili – USA
Usa, violentata da sette preti

Rita milla ha avuto anche un figlio da uno dei sacerdoti

Una donna di 46 anni vince la causa contro l’arcidiocesi di Los Angeles: sarà “risarcita” con 500 mila dollari


Rita Milla (Ap)
WASHINGTON – Rita Milla, 46 anni, è diventata l’ennesimo tragico caso di uno scandalo che non accenna a placarsi negli Stati Uniti. La donna, che oggi ha 46 anni, ha vinto una clamorosa (e lunga) causa di risarcimento per aver subito violenze sessuali da sette preti a partire dall’età di 16 anni; l’arcidiocesi di Los Angeles, retta dal cardinale Roger Mahony, dovrà pagarle mezzo milione di dollari.

UNA FIGLIA – Non solo: la donna ha una figlia da uno di questi sacerdoti, mentre un altro aveva cercato di farla abortire dandole il denaro per recarsi nelle Filippine dove mettere in atto l’interruzione della gravidanza. La notizia della vittoria giudiziaria di Rita Milla è rimbalzata su tutti i media americani. Per la diocesi di Los Angeles si tratta tuttavia solo dell’ultimo capitolo di una lunga serie di eventi negativi relativi allo scandalo degli abusi sessuali: di recente la Chiesa della metropoli californiana aveva sborsato ingenti risarcimenti per numerosi casi di violenze e molestie sessuali.


05 dicembre 2007



Fonte: http://www.corriere.it/

Mercoledì, 05 dicembre 2007


Preti Pedofili – USA
Nuovo scandalo pedofilia nella Chiesa cattolica americana: sospeso Mons. Zatarga

Brooklyn – Un nuovo scandalo pedofilia ha investito nei giorni scorsi il mondo ecclesiastico americano, già balzato tristemente agli onori delle cronache internazionali da diversi anni a questa parte.

L’ultimo episodio riguarda Monsignor George Zatarga, sacerdote 65enne della diocesi di Brooklyn, denunciato 2 settimane fa per presunti abusi su minori risalenti agli anni ’70 poi confessati pubblicamente dallo stesso prete.

Il vescovo di Brooklyn Nicholas Di Marzio ha reso noto, attraverso una lettera ai suoi fedeli, di aver sospeso a divinis George Zatarga dai propri incarichi di sacerdozio, mentre il portavoce diocesale Frank De Rosa ha fatto sapere che l’ormai ex Monsignore è stato ricoverato in una clinica di riabilitazione, senza tuttavia comunicare ulteriori dettagli circa luoghi e modalità con cui si sono consumate le violenze di cui Zatarga è reo confesso.

Il caso Zatarga (ex cappellano di due scuole superiori nel Queens e a Brooklyn e vicario diocesale sino al 2005) è l’ennesimo episodio di corruzione morale che ha colpito la Chiesa Cattolica americana: la somma dei risarcimenti che l’istitituzione religiosa ha dovuto versare alle oltre 10mila vittime abusate si aggira attorno ai 2 miliardi di dollari.

Tuttavia i vertici ecclesiastici statunitensi si stanno dimostrando sensibili, operandosi costantemente per impedire il perpetrarsi di simili crimini all’interno del proprio ambiente.

L’arcivescovo di New York Edward Egan ha in mente di diffondere nelle varie diocesi una serie di fumetti destinati ai bambini con l’intento di mettere in guardia i più piccoli sui rischi che possono scaturire da taluni comportamenti da parte dei preti nei loro confronti.

News ITALIA PRESS

Fonte:
Notiziario NIP – News Italia Press agenzia stampa – N° 229 – Anno XIV, 5 dicembre 2007

http://www.newsitaliapress.it/

Mercoledì, 05 dicembre 2007


Preti pedofili – Imperia
Prete accusato di abusi sessuali

05 dicembre 2007

L’ex cappellano ospedaliero di Imperia, padre Francesco De Rienzo – 35 anni, originario della Puglia – è indagato per abusi sessuali su minori.

Le indagini, svolte dalla squadra mobile imperiese, avrebbero appurato alcuni abusi su bimbi di 11 o 12 anni, toccati nelle parti intime.

Il prelato, saputo delle indagini sul suo conto, aveva detto che si trattava di «voci false» e lo aveva fatto presente anche durante l’omelia tenuta in ospedale (nella foto), qualche giorno prima del suo trasferimento a Torino.

Padre De Rienzo sarà difeso dall’avvocato Carlo Fossati, che avrebbe già chiesto ad alcuni conoscenti del prelato di intervenire a testimoniare.



Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/imperia/view.php?DIR=/imperia/documenti/2007/12/05/&CODE=c97dc164-a307-11dc-85dc-0003badbebe4

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 11

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

FERMIAMOLI 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli ultimi sei mesi che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l’etica. E’ quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E’ quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco), è quella che copre tutto, come il Papa amico di Bush e Berlusconi, tal Ratzinger, detto Benedetto XVI.

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.


Di seguito riporto il file audio di “Sexcrime”. La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti



 


Chiesta condanna a 6 anni per anonimo prete di Ferrara

Per chi non lo ricorda è il prete dirigente di una scuola che aveva licenziato i suoi dipendenti che lo avevano accusato. Vergognoso l’anonimato da cui sono garantiti certi preti accusati e condannati per crimini pedofili. In questo modo nessuno può sapere con chi ha a che fare

Fonte: http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=29232&format=html

Notizia inserita il 6/12/2007

E’ quanto ha chiesto ieri il pm Di benedetto
’’Sei anni per il prete accusato di molestie su minori’’

Sei anni. Sei anni per aver molestato sessualmente una decina di bambine della parrocchia a lui affidata. È quanto chiede l’accusa contro un prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.
Ieri mattina nell’aula B del tribunale di Ferrara c’è stata le requisitoria del pm Filippo Di Benedetto, che ha chiesto sei anni di carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne baciato un’altra sulla bocca.
Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno scorso, quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.
Dopo la requisitoria del pm di ieri pomeriggio (l’udienza si è svolta a porte chiuse come tutto il resto del processo) la parola è passata agli avvocati di parte civile (Claudia Colombo e Carlo Bergamasco). In gennaio toccherà agli avvocati della difesa (rappresentata da Giuseppe Pavan e Milena Catozzi) sostenere la loro versione dei fatti di fronte al tribunale collegiale (composto da Oliva, Bighetti e Panza), poi la parola passerà ai giudici per la sentenza che presumibilmente arriverà nel marzo prossimo.



Giovedì, 06 dicembre 2007


Brescia, riesame conferma domiciliari per sacerdote

http://www.agi.it/milano/notizie/200712191514-cro-rmi1020-art.html

AGI) – Brescia, 19 dic. – Il tribunale del riesame di Brescia ha confermato gli arresti domiciliari per Don Marco Baresi, il trentottenne vice rettore del seminario diocesano, arrestato il 27 novembre con l’accusa di aver abusato di un suo allievo, all’epoca dei fatti quattordicenne, e di detenzione di materiale pedopornografico. I giudici del tribunale della liberta’ hanno ribadito la necessita’ di custodia cautelare.
 



Giovedì, 20 dicembre 2007


Casal di Principe (Caserta)
Violenza sessuale su 12enne

Arrestato don Marco Cerullo, insegnante di religione


http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071221&ediz=CASERTA&npag=37&file=RERE.xml&type=STANDARD
21/12/2007

Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare i colori per il presepe
Violenza su un bimbo, prete in cella

Casal di Principe: oggi l’interrogatorio del viceparroco del SS. Salvatore

Il viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore, a Casal di Principe, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un bambino di 12 anni. Don Marco Cerullo, 32 anni, insegnante di religione a Villa Literno, è stato sorpreso dai carabinieri mentre si trovava in auto con il bimbo in una zona appartata del paese. A insospettire la pattuglia era stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si sono avvicinati e hanno visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso.
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071221&ediz=CASERTA&npag=42&file=POI.xml&type=STANDARD
21/12/2007


Sacerdote arrestato per violenza sessuale



MARILÙ MUSTO Casal di Principe. A insospettirli è stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. E che nell’auto, un’Alfa 147 nera accostata al ciglio di una strada di campagna, alla periferia di Casal di Principe e Grazzanise, ci fosse solo lui. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si è avvicinata alla vettura e ha visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso. Che ha bruscamente messo in moto, cercando di scappare, mettendo fine alla corsa dopo una paio di chilometri, schiantandosi contro una bocchetta dell’acqua. Lui, l’uomo, è un prete, vicario della parrocchia del Santissimo Salvatore a Casal di Principe. La prima telefonata che annunciava il fermo è arrivata alla segreteria della scuola elementare di Villa Literno, dove don Marco Cerullo insegna religione: «Non si sono fatti male, ma dobbiamo trattenere il bambino in caserma per alcuni accertamenti», hanno detto i militari al vicepreside. «Il prete, invece, sta per essere ascoltato», hanno aggiunto. Poco dopo, don Marco è finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore e il ragazzino è stato consegnato alla zia, tutrice del bambino. Un’accusa pesante, quella contestata al giovane sacerdote. Don Marco ha solo trentadue anni e una carriera davanti a sé che poteva essere splendida. Poteva, appunto. La sua posizione, ora, è molto delicata. Gli è stato contestato un reato tra i più infamanti, ma molte dinamiche restano ancora da chiarire. Su questo stanno indagando le forze dell’ordine che mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda e non lasciano trapelare informazioni. Il lavoro dei carabinieri è tutto racchiuso in fascicoli di interrogatori e verbali di presunti testimoni, verbali che saranno vagliati oggi dal gip Raffaele Piccirillo che dovrà convalidare l’arresto. Difficile dire cosa sia successo realmente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, martedì mattina Don Marco era uscito con alcuni alunni della scuola elementare. Servivano strumenti e colori per il progetto «Natale» organizzato dall’istituto comprensivo liternese. Il gruppo, formato da docente e alunni al seguito, si è diretto alla scuola media, ma mancava qualcosa: la vernice per dipingere i lavori natalizi. Il sacerdote e l’alunno, di 12 anni, sono usciti a comprare i colori. Poi l’inseguimento, l’arresto e l’ammissione del sacerdote, che non ha potuto negare quanto i carabinieri avevano visto con i propri occhi. Un caso che è come un macigno che piomba sulla diocesi di Aversa. In chiesa, a Casal Di Principe, dove don Marco celebra messa quasi ogni giorno, la notizia dell’arresto è filtrata subito, ma è per molte ore è stata solo un chiacchiericcio di fedeli. Ieri sera la conferma. Nessuna macchia, fino a ora, aveva infangato il buon nome «del prete giovane e cordiale», come lo definiscono i colleghi a scuola, perché da ragazzino aveva coltivato una sana e fedele vocazione. Impegnato da anni nell’Azione Cattolica di Villa Literno, suo paese natale, l’aspirante sacerdote era entrato nel seminario vescovile di Aversa come semplice studente del ginnasio e poi del liceo classico. Poi, il corso di teologia nell’istituto ecclesiastico normanno, il diaconato e i voti. È diventato anche insegnante di religione e nessuno ha mai dubitato di lui. Fino a ieri.
———————–
Notizia riportata anche dal Corriere di Caserta a pag. 15:
http://www.corrieredicaserta.net/pdf/07/12/21/ce_15_efasCOtO718ulm7l.pdf 


http://www.pupia.tv/campania/notizie/0001222.html
Villa Literno, prete accusato di violenza sessuale verso un suo alunno
di Livia Fattore
VILLA LITERNO. Lo hanno preso sul fatto, in flagranza di reato, come dicono in gergo tecnico le forze dell’ordine. Lui, sacerdote di 32 anni, noto per la sua dedizione, appartato in auto con un suo alunno di 12 anni.
Don Marco Cerullo avrebbe portato con sé il ragazzino con una scusa banale: andare a comprare dei colori per preparare gli allestimenti della recita natalizia presso l’istituto scolastico comprensivo di Villa Literno, dove il prete è nato e insegna. Quando i carabinieri lo hanno fermato hanno capito quasi immediatamente che qualcosa non andava. Il ragazzino era troppo impaurito per essere di fronte alla comune soggezione di un docente. C’era qualcosa di più. I carabinieri della compagnia di Casal di Principe, agli ordini del capitano Pannone, li hanno portati in caserma e sentiti separatamente. Poi hanno deciso per il fermo avvertendo anche a scuola di quanto era avvenuto. L’accusa è di quelle più infamanti, soprattutto per un sacerdote: violenza carnale aggravata su minore. “Non è possibile. Non può essere lui”. Queste le parole che hanno esclamato quanti lo conoscono. “Don Marco è stato sempre irreprensibile nella sua vita sacerdotale. La sua vita – riprendono – è stata sempre divisa tra lo studio, al quale ha sempre tenuto molto, e l’impegno per i più deboli con diverse opere di volontariato”. Insomma, sia tra sacerdoti che tra laici vicini al prete di Villa Literno si fa fatica a credere alla storia nella quale don Marco sarebbe invischiato. Il sacerdote liternese ha scoperto la sua vocazione intorno all’adolescenza. Di umili origini, ma appartenente ad una famiglia di lavoratori, il giovane entra, infatti, nel seminario vescovile di Aversa per frequentare gli ultimi anni del liceo. Poi si trasferisce a Napoli, dove presso la pontificia facoltà di teologia si laurea e consegue anche una specializzazione sempre nello stesso settore. Insomma, è la passione per lo studio ad essere in testa ai propri pensieri. Nel 2000 l’agognata ascesa al ruolo sacerdotale, con nomina a cura del vescovo di Aversa. Immediatamente dopo, per un anno scolastico, il nostro rimane all’interno del seminario normanno nel ruolo di assistente spirituale dei giovani seminaristi che frequentano le scuole medie ed il liceo-ginnasio presso la struttura religiosa aversana. Subito dopo passa come vice parroco presso la parrocchia principale del proprio paese di nascita, quella dedicata a “San Tammaro”. Ed anche in questo caso, stando a chi lo conosce, don Marco si distingue per la propria disponibilità verso il prossimo. Da qui passa alla parrocchia del “Santissimo Salvatore”, la chiesa principale di Casal di Principe. Ed anche in questo ruolo il sacerdote liternese sarebbe stato sempre iper impegnato nella sua attività di volontariato. Accanto a questo anche l’impegno come insegnante di religione presso l’istituto onnicomprensivo (un istituto che comprende tutte le classi dalle materne alle medie inferiori) di Villa Literno.

 



Sabato, 22 dicembre 2007


Il vescovo di Tenerife usa un linguaggio scandaloso

Secondo il prelato ci sarebbero “minori che provocano”. Le vittime diventano così gli accusati. La condanna di Marco Marchese e di un ministro spagnolo


http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=30507&idsezione=1
LE PAROLE DEL VESCOVO SPAGNOLO PORTANO SCANDALO
L’Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus replica alle parole del vescovo di Tenerife, Bernardo Alvarez che in un’intervista ha dichiarato che ci sono bambini che sono consenzienti e che desiderano avere rapporti sessuali. “Le dichiarazioni del vescovo – afferma Marco Marchese, presidente dell’AMS ONLUS – sono ancora più gravi perché vengono da una persona che dovrebbe conoscere bene le parole di condanna del Vangelo.” L’Associazione ha in questi anni ha raccolto le testimonianze di molte vittime, anche da parte di preti pedofili che solo dopo tanti anni hanno trovato il coraggio di parlarne. “Le parole del vescovo – continua Marchese – sono identiche a quelle che la comunità dei pedofili sostiene da anni per riconoscere il diritto di abusare dei bambini. Queste parole le sentiamo spesso anche nei racconti delle vittime e nei processi. Infatti spesso i pedofili sostengono che è stato il bambino a provocarlo e a volerlo! Grave è anche il fatto che il vescovo paragoni l’omosessualità agli abusi. “Qualcuno, in questo ultimo periodo, cerca di dare il messaggio che i bambini non sono credibili. Chiunque scandalizza uno di questi più piccoli è meglio che si vada a buttare in mare, e in questo caso il vescovo ha fatto molto scandalo”. Marco Marchese che ha vissuto sulla propria pelle l’abuso di un pedofilo travestito da prete, da diversi anni ormai è impegnato con la sua Associazione a dare voce alle vittime. “Sarebbe ora che il vaticano e chi all’interno della chiesa si definisce dalla parte dei bambini, prenda una posizione chiara e di condanna delle parole di questo vescovo. Sono le vittime della pedofilia a pretenderlo. Speriamo che dalle parole si passi anche ai fatti”. Il vescovado di Tenerife ha affermato che il vescovo non intendeva in nessun caso giustificare un atto condannabile come gli abusi sessuali sui bambini, ma in realtà è proprio quello che ha fatto. “Ci chiediamo solo come può questo vescovo guidare una chiesa, come può tutelare
l’infanzia?”

Marco Marchese
Presidente
Ass. per la Mobilitazione Sociale Onlus

preti_pedofili_ministro_spagnolo_critica_frasi_vescovo_tenerife,13722160.html?pmk=nothpcro
PRETI PEDOFILI/ MINISTRO SPAGNOLO CRITICA FRASI VESCOVO TENERIFE
Il prelato aveva detto: “Ci sono minori che provocano”
(Apcom) – Dopo il ’Difensore dei minori’ e diverse associazioni omosessuali, oggi anche il ministro della Giustizia spagnolo ha criticato le dichiarazioni del vescovo di Tenerife Bernardo Alvarez, che in un’intervista rilasciata due giorni fa aveva detto che ci sono giovani di 13 anni che provocano atti di pedofilia, equiparando poi gli abusi sui minori all’omosessualità.
Secondo il ministro, Mariano Fernández Bermejo, quelle di Alvarez sono parole “difficili da digerire”, e più gravi per quello che presuppongono che per quello che dicono in sé”. Bermejo ha anche invitato i vescovi spagnoli a riflettere sulle dichiarazioni del loro correligionario. Finora la Conferenza episcopale spagnola (Cee) si è rifiutata di commentare l’intervista di Alvarez. Interpellato sull’argomento, ieri il leader dell’opposizione conservatrice del Partido Popolar (Pp), Mariano Rajoy, ha detto di non aver capito il senso delle dichiarazioni del vescovo, mentre il premier José Luis Zapatero si è limitato a una smorfia.
La polemica è scoppiata alla vigilia della grande manifestazione “Per la famiglia cristiana”, promossa dall’arcidiocesi di Madrid nella capitale spagnola, a cui sono attese decine di migliaia di persone, i principali cardinali di Spagna e i rappresentanti delle associazioni cattoliche, soprattutto quelle più conservatrici.
 



Lunedì, 31 dicembre 2007


Rassegna stampa sul caso don Gelmini

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_29/sarzanini_14df4a7c-b5ed-11dc-ac5d-0003ba99c667.shtml
Verifiche sui contatti dopo l’avvio dell’inchiesta
Don Gelmini, indagini su Martellino
Il giudice nel 2002 archiviò una prima denuncia su presunti abusi ritenendola infondata
ROMA — Telefonate, richieste di aiuto, appuntamenti all’estero. Anche la procura di Firenze indaga su don Gelmini. Sono stati i magistrati di Terni a trasmettere una parte del fascicolo. Lo stralcio riguarda i rapporti tra il fondatore della comunità Incontro e Cesare Martellino, l’ex procuratore di Terni attuale rappresentante per l’Italia di Eurojust, la struttura di giustizia europea. E dunque dovranno essere i pubblici ministeri toscani—competenti a valutare eventuali reati commessi dalle toghe umbre — a stabilire se siano leciti quei contatti avvenuti dopo l’apertura dell’inchiesta per violenza sessuale che il sacerdote avrebbe commesso nei confronti di alcuni ospiti della comunità. Nove ragazzi che, dice l’accusa, sarebbero stati costretti a subire le sue attenzioni particolari. Il primo ad occuparsi delle denunce contro don Gelmini fu proprio Martellino.
Nel 2000, Michele Iacobbe, 34 anni, si presentò ai magistrati di Bari per denunciare di essere vittima di abusi. Il fascicolo fu trasmesso a Terni, ma il 28 maggio 2002 la procura ritenne infondata la querela e decise per l’archiviazione. Cinque anni dopo Iacobbe ha presentato una nuova denuncia. Non è stato l’unico. Altri ragazzi hanno confermato il suo racconto descrivendo nel dettaglio le molestie. E sono ripartiti gli accertamenti. Interrogatori, controlli, intercettazioni telefoniche. Quando la notizia dell’inchiesta è diventata pubblica, don Gelmini ha contattato Martellino. «Il citato magistrato — si legge in una delle informative depositate agli atti — ha esternato la sua meraviglia per il riproporsi di indagini aventi lo stesso contenuto di quelle da lui personalmente archiviate e ha consigliato al prelato di assumere un valido difensore».
Fin qui nulla di strano. Ma ad insospettire chi indaga è quanto era accaduto prima. Vincenzo Di Marzo, un imprenditore romano che è stato preside dell’Istituto tecnico situato all’interno della comunità di Amelia, si sarebbe attivato per cercare di saperne di più. «Si è recato a Torino—annotano gli investigatori—per acquisire informazioni circa le dichiarazioni di P.M., indicato da un altro tossicodipendente, D.B., come una delle vittime di abusi. E poi si è recato all’Aja, in Olanda, per avere un incontro con il dottor Martellino al fine di avere da quest’ultimo consigli su come don Gelmini dovesse comportarsi nella specifica vicenda». Anche le trascrizioni di queste telefonate e la ricostruzione degli spostamenti dell’imprenditore sono state inserite nel fascicolo spedito a Firenze. Perché i magistrati dovranno valutare se il comportamento di Martellino e di chi cercava di scoprire quali elementi fossero stati raccolti dalla polizia, abbia in qualche modo favorito l’indagato. Un’accusa già rivolta a due suoi collaboratori, Luigi La Rocca e Gianpaolo Nicolasi. Entrambi avrebbero cercato di convincere uno dei ragazzi, G.P., a ritrattare le accuse. E per farlo avrebbero potuto contare sull’aiuto della madre Patrizia Guarino, adesso sotto inchiesta con loro per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio.
Fu proprio lei ad informare La Rocca che il giovane era stato interrogato e aveva raccontato di aver subito violenza. Sono numerose le denunce citate negli atti, ma alla fine soltanto in nove casi i pubblici ministeri hanno ritenuto che ci fossero indizi concreti per formalizzare le accuse nei confronti di don Gelmini. Uno di loro, D.B. si era confidato con suo padre che era detenuto ed è stato l’uomo, con una lettera inviata al giudice di sorveglianza di Torino, a denunciare le presunte molestie subite dal figlio. Gli inquirenti ritengono che il viaggio nel capoluogo piemontese dell’imprenditore Di Marzo, avesse come scopo proprio quello di saperne di più su questa segnalazione.
Fiorenza Sarzanini


http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_28/sarzanini_e9a21bb2-b521-11dc-b319-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano
«Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»
ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe organizzato all’interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza. E lo avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo d’imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze ».
Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall’accusa, ci sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato attraverso un bonifico online.

Le richieste sessuali
Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato descrive nei particolari le presunte
avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L’indagato li induceva a soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica derivanti da tale stato». Contesta poi l’aggravante «per aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato Michele Iacobbe, 34 anni. La sua de nuncia fu archiviata nel 2002, ma lui non si è arreso. L’ha ripresentata quattro anni dopo e così ha determinato l’apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la comunità e quindi privato della libertà personale ».
Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva concesso «l’affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici volte e fino all’ottobre scorso».

L’inquinamento delle prove
Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio». Le date diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre 2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre “in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci”, aiutando don Gelmini».
La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un’offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31 maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006».
Il primo giugno scorso, durante l’istruttoria, La Rocca è stato interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino «ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».
Fiorenza Sarzanini
 

http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071228&ediz=AVELLINO&npag=29&file=D.xml&type=STANDARD
28/12/2007

Don Gelmini, indagata la mamma irpina di uno degli accusatori

Nell’inchiesta che vede don Pierino Gelmini accusato di violenza sessuale nei confronti di otto giovani della sua comunità, figurano indagati anche tre collaboratori del sacerdote, fra cui Patrizia Guarino, originaria della provincia di Avellino, accusata dalla Procura di favoreggiamento personale per avere riferito all’entourage del sacerdote dell’interrogatorio cui era stato sottoposto il figlio, uno degli accusatori di don Gelmini. Dopo circa un anno di indagini svolte dalla polizia nel più assoluto riserbo, ieri la Procura di Terni ha notificato ai difensori di don Pierino Gelmini l’atto di conclusione delle indagini nella quale l’ultraottantenne sacerdote è accusato di molestie sessuali ai danni di otto ospiti della «Comunità Incontro» da lui fondata. Gli altri due collaboratori indagati sono Pierluigi Larocca, e Giampaolo Nicolasi, anche lui ufficialmente residente nella comunità.



Lunedì, 31 dicembre 2007


Sospesi a divinis due preti di Cosenza

Rassegna stampa


http://www.amantea.net/index.php?option=com_content&task=view&id=2041&Itemid=55

Scritto da Mario Campanella – “La Provincia Cosentina” del 05/01/08
sabato, 05 gennaio 2008 20:56

Chiesa: Interdetti dalle funzioni religiose i due sacerdoti della Curia cosentina
Il presule annuncia una rivoluzione etica e una fase di penitenza e preghiera
Una dimostrazione plastica di voler voltare pagina e di riaffermare la primazia dell’etica

Monsignore Salvatore Nunnari ha sospeso a divinis Padre Kevin Chukwuka e Don Alfredo Luberto. Entrambi i sacerdoti non potranno più amministrare i sacramenti, essendo il provvedimento sospensivo intercorrente e immeditamente esecutivo.

Il provvedimento è stato firmato circa un mese fa, ma nessuna notizia è trapelata dalle stanze di Piazza Parrasio. Padre Chukwuka è stato condananto in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti di una bambina di Acri. Una vicenda gravissima considerato che il sacerodte nigeriano era parroco di una delle più importanti chiese del comune. Don Alfredo Luberto, invece, amministratore della Fondazione Papa Giovanni XXIII, si trova ancora agli arresti domiciliari, dopo gli arresti avvenuti lo scorso luglio, per le gravi accuse di malversazione relative alla sua gestione. Per il sacerdote di colore si profila la possibilità concreta di un allontanamento definitivo dalla Chiesa qualora la Corte di Cassazione dovesse rendere certa la condanna a due anni inflittagli dal tribunale di Cosenza e confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Per Luberto, invece, si profilano le dimissioni volontarie, anche in relazione al fatto che il sacerdote cosentino ha confermato agli inquirenti gran parte delle contestazioni addebitategli. I provvedimenti di sospensione segnano una svolta nell’azione di Mons Nunnari. Una svolta certamente positiva, con l’immagine di una Chiesa che non vuole più rimuovere i suoi problemi, ma affrontarli direttamente e superarli, ribadendo la primazia dell’etica nella gestione quotidiana della Chiesa. Il terzo sacerdote sospeso in un anno (Padre Fedele Bisceglie è stato interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come prevede il diritto canonico) chiude il cerchio di un bilancio non certo meritevole, ma di cui (è opportuno ricor- darlo) l’attuale Vescovo non ha colpe. Lo scandalo del Papa Giovanni, che ha colpito una struttura diretta della Chiesa (compreso il laicato), ha riguardato uomini e nomine che appartenevano al suo predecessore, Giuseppe Agostino. Il lungo proclama contro l’usura, male che affligge nel cuore la sua città, è la testimonianza di una volontà precisa di non tacere e di alzare sempre di più la voce contro settori precisi dei colletti bianchi. Nunnari è un uomo intelligente, che sa distinguere la zizzania dalla buona erba. Pe rquesto ha riferito ad Eugenio Facciolla nomi e circostanze sulle pressioni che ha subìto per l’affidamento della struttura di Serra Aiello. Pressioni inutili, atteso che la struttura non è stata data a nessuno. Una nuova pagina, forse, si prospetta per la chiesa cosentina.



http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=77343

Coinvolti in inchieste giudiziarie, sospesi due parroci a Cosenza

L’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, monsignor Salvatore Nunnari, ha sospeso ‘a divinis’ due parroci, padre Kevin Chukwuka e don Alfredo Luberto. Il provvedimento e’ stato assunto il mese scorso, ma la notizia si e’ appresa solo oggi.

Si tratta di una presa di posizione causata dalle inchieste giudiziarie che hanno riguardato i due sacerdoti. Padre Chukwuka e’ stato condannato in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti di una bambina di Acri, la cittadina dell’entroterra cosentina in cui il nigeriano era parroco.

Don Luberto, invece, amministratore della fondazione “Papa Giovanni XXIII”, responsabile dell’omonima struttura per anziani e malati mentali, e’ ancora ai domiciliari dopo l’arresto deciso a luglio per presunte malversazioni nell’amministrazione dell’istituto. Il parroco ha ammesso molte delle accuse contestategli dalla procura e potrebbe dimettersi abbandonando l’abito talare.

Il provvedimento di monsignor Nunnari segue quello firmato nei confronti di padre Fedele Bisceglia, il frate francescano sotto processo con l’accusa d’aver violentato una suora. Padre Bisceglia e’ stato interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come prevede il diritto canonico.



Domenica, 06 gennaio 2008


Ancora su don Gelmini

Notizie dall’agenzia ADISTA


IL VATICANO SCARICA GELMINI:IN CASO DI RINVIO A GIUDIZIO, DOVRÀ LASCIARE LA SUA COMUNITÀ

34221. AMELIA (TR)-ADISTA. Può ancora contare sull’appoggio di Silvio Berlusconi che, intervenendo telefonicamente alla tradizionale festa del 25 dicembre organizzata ad Amelia per festeggiare il Natale e salutare i ragazzi che terminano il loro percorso terapeutico alla Comunità Incontro, ha assicurato tutto il suo impegno, la sua vicinanza, il suo aiuto. E potrà contare ancora anche sul sostegno di molti esponenti di An e del centrodestra, primo fra tutti Maurizio Gasparri. Ma don Pierino Gelmini sembra oramai non poter contare più su quello della gerarchia cattolica.
Il 27 dicembre scorso, infatti, la Procura di Terni ha chiuso le indagini a suo carico. Il capo di imputazione formulato dall’accusa è molestie sessuali a danno di nove ragazzi. Don Pierino li avrebbe molestati e in alcuni casi costretti ad avere rapporti sessuali, “minacciando – come sottolinea il pubblico ministero nel capo d’imputazione – di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze”. I presunti abusi sarebbero avvenuti, secondo i pm, dal 1999 al 2004, sempre all’interno della Comunità di Amelia; uno dei ragazzi sarebbe stato molestato “fino a tutto il mese di ottobre 2007”, quando cioè il sacerdote era già stato interrogato e sapeva quindi di essere sotto inchiesta. Due delle presunte vittime, inoltre, erano, all’epoca dei fatti, minorenni. Stante la mole di testimonianze raccolte (decine i ragazzi ex ospiti che hanno deciso negli ultimi mesi di raccontare la loro versione dei fatti agli inquirenti) il rinvio a giudizio dovrebbe essere scontato. Dall’avvio delle indagini, inoltre, la posizione di don Gelmini si è ulteriormente aggravata. Non ci sono solo le accuse di abusi e molestie sessuali, infatti, ma anche quella di aver tentato, con l’aiuto di tre stretti collaboratori, di costringere al silenzio i suoi accusatori arrivando anche ad offrire denaro. Inoltre, Gelmini è accusato anche di aver tentato di ottenere notizie riservate sulle indagini in corso a suo carico (v. notizia successiva). Così, in vista del probabile avvio di un processo penale a carico del fondatore della Comunità Incontro, il Vaticano pare abbia fatto un passo indietro, inviando una lettera a Gelmini, i cui contenuti, gli sarebbero stati anticipati già a metà dicembre, nel corso di un incontro con il vescovo di Terni mons. Vincenzo Paglia. Il succo della missiva sarebbe questo: se ci sarà il rinvio a giudizio, il Vaticano chiederà a don Pierino di lasciare la guida della comunità. Non si tratterebbe di un provvedimento disciplinare. Solo la richiesta – simile a quella fatta al fondatore dei Legionari di Cristo padre Marcial Maciel (anch’egli accusato di abusi sessuali da molti suoi ex seminaristi) – di ritirarsi a vita privata. Ma per don Pierino è una tegola ben più pesante che un provvedimento canonico. Significherebbe abbandonare per sempre la comunità di recupero che ha fatto la sua fortuna. Tanto più che Gelmini, ancora fino a poco tempo fa, sperava nella una difesa d’ufficio della Santa Sede. Don Pinchelli, uno dei sacerdoti che lo affiancano, dopo l’avviso di garanzia ricevuto in agosto da don Pierino, si è rivolto a Benedetto XVI chiedendogli di “difendere l’operato di quanti lavorano nella comunità”. Nell’ottobre scorso, il papa, attraverso il Sostituto mons. Fernando Filoni, ha risposto alla lettera di don Pinchelli assicurando “la sua preghiera affinché quella benemerita opera, con la grazia di Dio, possa continuare a promuovere il recupero e la crescita umana e cristiana di tanti ragazzi e ragazze emarginati”. L’invio dell’”implorata benedizione apostolica”, è stata interpretata dall’entourage di Gelmini come una netta presa di distanza del Vaticano rispetto all’iniziativa della magistratura. Ma probabilmente non era così. O almeno, non è più così, visto l’intricato guaio giudiziario in cui è adesso invischiato don Pierino. Un guaio da cui la Chiesa intende restare fuori, specie per l’enorme esposizione mediatica che la vicenda rischia di avere nei prossimi mesi.
La risposta di Gelmini alla richiesta del Vaticano non si è comunque fatta attendere: “Don Pierino Gelmini – ha dichiarato il suo portavoce Alessandro Meluzzi – ha chiesto pro gratia e umilmente al Papa, in una lettera, di essere ridotto allo stato laicale, nella determinazione di rimanere fino alla morte nella Comunità Incontro con i ragazzi, senza coinvolgere la Comunità e per poter affrontare le questioni giudiziarie”. In soldoni: meglio una sanzione canonica, anche gravissima come la riduzione allo stato laicale (particolarmente sgradevole per un prete come Gelmini, attaccatissimo ai titoli ed ai privilegi ecclesiastici, tanto che negli anni ‘60 millantava un titolo – quello di monsignore – mai ottenuto, v. Adista n. 57/07), piuttosto che la perdita della leadership della sua comunità (alla festa del 26 dicembre, ad Amelia, c’era comunque uno storico amico e sponsor di Gelmini, monsignor Franco Gualdrini, ex vescovo di Terni, simbolicamente nominato da Don Pierino anche ‘vescovo’ della sua Comunità). Ci fu un caso, per la verità, in cui il Vaticano accettò la riduzione allo stato laicale di un prete per consentirgli di affrontare in piena autonomia, e senza coinvolgere le istituzioni ecclesiastiche, una vicenda giudiziaria. Si tratta di don Zeno Saltini, che alla fine del 1953 chiese e ottenne pro gratia (la stessa formula usata da Gelmini) la riduzione allo stato laicale per affrontare le vicende che avevano portato alla violenta chiusura di Nomadelfia, ma anche il processo che si era aperto a Bologna nel novembre 1952, nel quale don Zeno e alcuni collaboratori erano accusati di truffa e millantato credito. Nomadelfia si ricostituì a Montorsaio, nella Maremma Grossetana già a partire dal 1954. E il processo a carico di don Zeno e degli altri “Nomadelfi” si concluse con la piena assoluzione. Don Zeno, che lo richiese fin dal 1957, fu reintegrato nello stato clericale nel 1962 e poté così celebrare la sua seconda “prima messa”. Ma quella era un’altra storia. (valerio gigante)

TUTTI GLI UOMINI DI DON PIERINO NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA

34222. TERNI-ADISTA. Non è solo don Pierino Gelmini ad essere coinvolto nelle indagini avviate dalla Procura di Terni e concluse il 27 dicembre scorso. Intorno a lui si sarebbe infatti creata una “rete” di protezione, attiva già alla fine del 2006. Scrive il pm negli atti depositati in Procura alla conclusione degli indagini che Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G. P., “dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni”. La Rocca è uno dei più stretti collaboratori di don Pierino. “Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio”. Il 26 novembre 2006, “mediante offerta di lavoro – contesta il magistrato – La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre “in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci”. La Rocca è ora indagato per favoreggiamento, insieme alla Guarino e Giampaolo Nicolasi, coordinatore della comunità madre di Molino di Silla (Amelia) e braccio destro di don Gelmini. Insieme a lui, La Rocca avrebbe infatti “indotto con un’offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G. P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accuse a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31 maggio 2007 G. P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006”. Durante l’istruttoria, il primo giugno scorso, La Rocca, interrogato su questo episodio, ha affermato: “Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla”. Ma ha poi ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino, “ha regalato 5mila euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno”.
Inoltre, una tranche dell’inchiesta a carico di don Gelmini è stata inoltrata dai magistrati di Terni alla procura di Firenze. Lo stralcio riguarda i rapporti tra il fondatore della comunità Incontro e Cesare Martellino, l’ex procuratore di Terni attuale rappresentante per l’Italia di Eurojust, la struttura di giustizia europea, con cui Gelmini ha avuto contatti per telefono e tramite Vincenzo Di Marzo, un imprenditore romano che è stato preside dell’Istituto tecnico situato all’interno della comunità di Amelia, per ottenere informazioni in merito alle indagini a suo carico. I magistrati di Firenze dovranno valutare se il comportamento di coloro che tentavano di scoprire quali elementi fossero stati raccolti dalla polizia abbia in qualche modo favorito l’indagato. (valerio gigante)
 

Articolo tratto da
ADISTA

La redazione di ADISTA si trova in via Acciaioli n.7 – 00186 Roma
Telefono +39 06 686.86.92 +39 06 688.019.24
Fax +39 06 686.58.98
E-mail info@adista.it
Sito www.adista.it



Venerdì, 11 gennaio 2008


«Il prete mi ha molestato»

Un giovane pastore del Brindisino ha denunciato un sacerdote per presunte violenze avvenute nel 2001 quando aveva solo 15 anni, e pascolava il gregge nelle campagne di Erchie


ERCHIE (BRINDISI) – Avrebbe molestato in più occasioni un pastorello che col suo gregge si aggirava nelle campagne di Erchie, fino a quando il giovane, diventato maggiorenne, non ha denunciato tutto ai carabinieri. Ora un sacerdote di 61 anni del paese, che è anche titolare di cattedra in una scuola media, rischia il processo per violenza sessuale e atti osceni. La notizia è pubblicata nelle pagine di cronaca di Brindisi della «Gazzetta del Mezzogiorno».
Il sostituto procuratore presso il tribunale di Brindisi Pierpaolo Montinaro ha chiesto infatti il rinvio a giudizio del sacerdote. I fatti risalirebbero al 2001, quando il pastorello aveva 15 anni, ma le indagini sono state avviate nel gennaio del 2006, dopo la denuncia della vittima.
Il pastorello sarebbe stato avvicinato più volte dall’uomo, che avrebbe cercato di convincerlo ad avere con lui rapporti sessuali e in una circostanza lo avrebbe fatto assistere ad un rapporto con una persona di colore. Il ragazzo avrebbe saputo solo anni dopo che il molestatore era un sacerdote, quando cioè ha fatto denuncia ai carabinieri e questi sono risaliti all’identità dell’uomo attraverso la targa della sua auto.

11/1/2008
Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=191508&IDCategoria=293



Venerdì, 11 gennaio 2008


Sul caso don Gelmini
Zanin racconta

di Bruno Zanin

Riprendiamo questo articolo, su segnalazione dell’autore, che ringraziamo, dal sito http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=469&Itemid=109.
Segnaliamo anche questi altri due link che approfondiscono ulteriormente l’argomento trattatato in questo articolo.

http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=466&Itemid=109

http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=464&Itemid=109.

Ribadiamo, caso mai ce ne fosse bisogno, che a noi interessa esclusivamente la verità e che in questo come in tutti gli altri casi comunque stiamo dalla parte delle vittime.

domenica 13 gennaio 2008

Copia di una e-mail di Bruno Zanin diretta a un giornalista collaboratore di Enrico Mentana per il caso Gelmini

(per il rispetto della Privacy abbiamo reso anonimi il contatto email, i nomi dei giornalisti e quelli dei testimoni)

Gentile xxxxxx scrivo a lei che ha creato il contatto tra me e Matrix. Mi é parsa una persona seria,  e rispettosa,   di lei mi sono fidato e con lei sono stato chiaro fin dall’inizio quando mesi or sono, inchiesta in corso, lei mi propose e insistette perchè accettassi di partecipare a Matrix. Rifiutai, ho le e-mail che ci siamo scambiati a conferma e che spiegano la ragione di tale rifiuto. Mi resi comunque disponibile a ridiscuterne ad indagine chiusa e, come sa, sono stato di parola. Mi permetto di allegarle un brano della sua ultima e-mail.

Caro Zanin, allora sembra che Matrix si occupi del noto caso. Io però nel frattempo mi sono spostato a Cologno su un’altra produzione, ma ho girato tutto il materiale a xxxxxxxx che è caporedattore con Mentana, che è un’ottima giornalista e una persona molto seria. Le ho dato il suo libro e le ho girato un po’ delle nostre mail dei mesi scorsi. La contatterà! Buon lavoro!“,
XXXXXX

Non mi contattò la Signora xxxxx, ma il giornalista xxxxxx.
La sua e-mail mi raggiunse in Francia dove trascorrevo le feste Natalizie. Seppi da lui quanto lei mi aveva anticipato, che cioe’ Matrix stava preparando una puntata sul caso Gelmini. Nella sudetta e-mail  il suo collega mi chiedeva se  accettavo di partecipare alla trasmissione  ora che l’inchiesta era chiusa, giacchè anche Marco Salvia aveva accettato. Dall’altra parte c’era Alessandro Meluzzi a fare da contraditorio (io e Marco Salvia, lo voglio dire, non ci conosciamo di persona, ci siamo conosciuti per la questione Gelmini mesi or sono, ci siamo scambiati diverse e-mail in privato, siamo sulla stessa linea riguardo al  Gelmini, lui ha letto il mio libro e io il suo, ci stimiamo, amen). Vedendomi ben disposto a collaborare, xxxxxx mi chiese se sapessi come metterlo in contatto con i testimoni della accusa, mi fece il nome di YYYXXX. Gli dissi che il tale lo conoscevo solo attraverso gli articoli letti sui giornali, nessun contatto, solo l’on. Grillini mi pare lo avesse incontrato nel carcere…
“Ma tu hai contatti con qualcuno di questi che sono andati a Terni dagli inquirenti come hai fatto tu?”
Gli risposi: vada a leggere qui in questo blog, tra i ragazzi che mi hanno contattato ultimamente, questo era in comunitá durante la baraonda di questi mesi, é lucido e tutt’altro che vendicativo, mi ha informato di essere stato molestato anche un mese prima di uscire, dunque durante l’inchiesta in corso.
E gli inviai questo link, “lo vada a leggere anche lei”.
Gli dissi che tra i più attendibili c’era  anche un ragazzo laureato in sociologia e un terzo minorenne quando don Gelmini lo aveva molestato, ero riuscito a parlare con lui e la madre, che era infuriata quanto mai perchè era sempre stata una fanatica di  Gelmini finchè il figlio non le aveva aperto gli occhi questa estate, confidandole tutto. [continua a leggere]

“Mi puoi mettere in contatto con questi qui?” Mi chiese il suo collega. Contattai il primo. Dopo molte resistenze il ragazzo si rese disponibile a patto di conservare l’anonimato.
Contattai il secondo, era in viaggio. Parlai con la madre del terzo e le chiesi se era disposta a testimoniare con il figliolo, naturalmente protetti dall’anonimato.
Accettarono. Li misi in contatto con la redazione. I tre diedero la loro testimonianza registrata. Lei ha sentito solo madre e figlio perchè l’intervista del terzo, il parente del personaggio importante, non so perché, ma non l’hanno mandata in onda, forse troppo cruda, io comunque ho ricevuto copia dattilografata e le assicuro che é notevole.
Dunque Mentana grazie al sottoscritto aveva ottenuto tre preziose testimonianze, più la mia naturalmente.
E arriviamo a me. Io dalla Francia dovevo venire in Spagna, cosa già stabilita da tempo, accettai di intervenire ma non in video conferenza, bensì in audio. Le risparmio la cronaca spiccia, i contatti con la redazione sono stati corretti e professionali, complimenti. Ed arriviamo alla registrazione: dal lunedì, come prevista, venne rinviata al martedí, dalle tre, fu spostata alle quattro del pomeriggio. La postazione per il collegamento era un albergo di periferia della città dove mi trovo ospite di un amico dei tempi di Piazza di Spagna, qui avevo preso una stanza.
Ci fu sin dall’inizio un forte ritardo. Ho fatto per anni televisione e sono abituato a questi tempi morti.
Dettaglio: ancora non avevo parlato neanche un minuto con Mentana.
Poi finalmente il contatto con lui. Enrico fu diretto:
“Zanin, diamoci del tu cosí facciamo prima… Dimmi, quali film hai fatto?” Quali film? Pensai io. E qui mi venne in mente di quando facevo l’attore e arrivavo in certi set scalcinati dove tutto era improvvisato e sconclusionato, nessuno sapeva nulla di quel che si doveva fare, di che ruolo doveva interpretare,  e tutti volevano insegnare … Ma come, nessuno gli ha preparato una scheda su di me! Non gli hanno detto niente del mio libro dove parlo di preti pedofili e di abusi? Mentana sa o non sa che ho collaborato per Radio Vaticana e  ho scritto reportage dalla Bosnia durante la guerra per il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, che lavoravo per l’associazione Emmaus dell’Abbe Pierre, un prete di tutt’altra pasta rispetto a Don Pierino, un prete che all’areoporto di Spalato, prima di partire  con l’elicottero dei caschi blu per Sarajevo assediata,  si  era preso mio figlio  undicenne   sulle  ginocchia e in francese gli aveva detto, accarezzandolo e  guardando verso me: “un giorno,  Fiorenzo,  capirai e sarai contento  di questo padre matto saltafossi che hai”. Lo sa Mentana, mi chiedevo ancora, che sono anni che rompo i coglioni al Don Gelmini? -“Beh, faccio io, tornando alla domanda, ho fatto Amarcord di Fellini”, incontro casuale “questo lo so…” fa Mentana, “e poi che altri film hai fatto?” …
Ho detto i  titoli dei primi quattro film tra i più importanti che mi sono venuti in mente…. e accennai al Piccolo teatro di Milano, Strehler, Ronconi… stavo per dirgli del mio libro, ma lui aveva fretta e mi anticipó. -“E non fa piú l’attore?”  Tentai di spiegargli della vocazione perduta, ma lui tagliò corto… -“Bene, bene tra un po’ registriamo, siamo già in forte ritardo, mi è stato detto che   conosci da tempo don Gelmini e hai molte cose da dire… Ma mi raccomando, niente toni offensivi, insulti, termini scabrosi, siamo in televisione, inteso? A dopo, Zanin.” Conversazione chiusa, tempo di durata? Boh, forse 5 minuti. E fui mollato lì, nuovamente ad aspettare che la registrazione iniziasse…
Passati dieci, quindici minuti non piú, squilla il cellulare, dalla regia mi dicono: “Zanin stiamo per registrare… può seguire in audio”. Riprendo in mano la cornetta, sento la sigla e poi Mentana che presenta la trasmissione, il tema, gli ospiti presenti…
Tutto questo lei lo sa, l’avrà visto. Io con la cornetta in mano, attraverso il filo di suono che mi arriva, seguo i vari interventi. Immagino ció che non vedo. Immagino la tensione di Marco Salvia, la sua freddezza nel raccontare, noto i termini approppriati e misurati che usa, la corretta coniugazione dei verbi, ammiro la calma e la serietá di Don Albanesi, mi sorprende e mi riempie di gioia il suo intervento: oh finalmente, finalmente, finalmente, evviva Dio, un prete con le palle, un prete vero, non ipocrita!!! (tanto di cappello). Sento D’Annibale che non ho mai visto una volta, non so che faccia abbia, lo sento dire cose scontate, altre campate in aria e inesatte. Sento la forzata risatina e gli scioglilingua del mio nemico giurato Meluzzi (nota bene, lunedí, che ero collegato su Skype al pc, un cortese signore che aveva chiesto un contatto audio, mi consigliava caldamente, cristianamente, umanamente, disinteressatamente di pensarci tre volte prima di raccontare certe cose come giá facevo impunemente da tempo in internet, perché c’erano, se mai l’avessi scordato, fior fiore di avvocati che difendevano il Gelmini, lo tenessi ben presente prima di sparare altre cazzate e spargere altro fango sul suo operato e sulla sua persona. “Vorrei dirle”, precisava il tizio, “non pensi tanto a Don Gelmini, vecchio e malato, con un piede già nella tomba avvezzo a lottare e a difendersi… il male che fa é ai ragazzi delle comunità, tutto quel chiasso e quelle accuse  infamanti e calunniose li hanno confusi e messi in pericolo”.
Seguo la trasmissione, sento la testimonianza della madre e del figlio e mi fa bene sapere che sono lì a dire la verità… poi seguo ancora il dibattito, Meluzzi é insopportabile, falso, fazioso, incredibile, scorretto, in cattiva fede… pause pubblicitarie, altri interventi. Mentana passa il documento che racconta i passati canaglieschi e truffaldini del Monsignor Gelmini che io conosco bene (manca  un episodio  gravissimo che Mentana e immagino solo gli inquirenti conoscono e che quando salterà fuori don Gelmini non avrà posto dove nascondersi se non nella pietà di Dio e in una tomba).
… Ed ecco tocca il mio turno. Mentana mi sta introducendo. Si immagini lei al mio posto. Davanti a me un muro bianco. Una stanza spoglia, albergo vuoto, io seduto sul letto, il telefono in mano, una penna e un foglio di carta sul comodino dove ho segnato degli appunti e altri li ho segnati durante la registrazione. Sono mesi che sono pressato, insultato, minacciato, avvertito, consigliato di lasciar perdere questa battaglia contro don Gelmini, una storia che iniziò piú di quaranta anni fa… e mi prende una grande emozione. É giunto il momento in cui, dopo essere stato scambiato per matto, per mitomane, per figlio di puttana, per bugiardo, posso dire a un milione di italiani chi veramente è quel prete che in certe foto si presenta come il mago Otelma, in altre come un prete di campagna, in altre come un santo perseguitato, infine come amico di potenti politici, Berlusconi in testa. In questa interminata attesa di andare in onda, in questi interminati anni e grande scoramento che mi prendeva quando nessuno mi voleva credere, dopo essermi preparato mille discorsi e una quantità infinita di spiegazioni da dare, con precisi episodi da raccontare, date e fatti anche inspiegabili, coincidenze incredibili, confidenze  dolorose ricevute, telefonate fatte, lettere anonime scritte, scherzi da prete inscenati (il falso arresto a Fiumicino di Gelmini 10 anni fa) per far sapere, informare, far sorgere almeno un dubbio su chi realmente fosse il “Don”, dopo essermi preparato sin nei dettagli tutto quello che avrei dovuto dire per essere chiaro ed essenziale, ebbene sento Mentana che mi presenta come un attore che ha fatto Amarcord, quindi i nomi dei quattro film in seguenza precisa, come glieli avevo detti poco prima, idem per il teatro e conclude… conclude dicendo che… dopo aver fatto questo, mi sono perso…
Perso!!!?? Ho avuto un fremito di ribellione. Ma perso dove?… Nei meandri della droga?.. Nell’alcool?… Nella giungla?… Nella merda?… Nel vizio innominabile?… Perso in Dio?…  No, Mentana non lo ha detto dove mi sono perso. Si é limitato a dire che mi sono perso e basta. Ma che cazzo ne sa lui di me, della mia vita, della mia perdizione! Ma cosa gli viene in mente di dire a questo signore, mai incontrato una volta, completamente disinformato sul mio conto, penso io. Ma che stronzata ho fatto ad accettare di parlare in questa trasmissine dove vengo presentato come un poveraccio piuttosto che come un prezioso collaboratore!!! E del mio libro perchè, perchè non ne ha parlato? Ma il libro è anche uno dei motivi per cui sono qui a sputtanare un prete impostore laido e criminale che assomiglia… a quell’altro prete, a quello che me l’ha buttato nel sedere quando avevo 13 anni e che tutti lodavano, osannavano, credevano santo… forse lo hanno fatto pure vescovo, chissá…
E a questo punto, colpo magico di bacchetta, la lavagna della mia mente si fa nera o bianca, fa lo stesso, e dalla sua superfice sparisce tutto. Vuoto assoluto, un inesprimibile senso di vertigine e nausea, la senzazione di essere dentro a un sogno stregato, la lingua paralizzata. E ora cosa racconto, da dove comincio? Non trovo niente… Non so neanche da dove cominciare. C’è un automatismo in noi che ci consente di aprire bocca e di balbettare qualcosa anche quando ci stanno per fucilare. Questo automatismo scatta ed inizio …
Non mi faccia, caro xxxxx, raccontare ciò che giá sa e ha visto… (Immagino il godimento di Meluzzi nel vedermi imbranato, titubante, camminare sul un filo teso con lungagini insopportabili per Mentana). Quello che della mia testimonianza si é visto e sentito nella puntata trasmessa in serata é un montaggio, sì, un montaggio fatto con tagli studiati per rendere tutto piú confuso… e contorto. Infatti il racconto di come ho incontrato Gelmini, da Villa Borghese, dove lo incontrai assieme a un amico ladro, quindi il ristorante dove ci portó a mangiare, tutt’ad un tratto passa a Castel di Tora. Tagliato un pezzo. Infine si sentono le mie scomposte proteste per l’interruzione fatta dal Meluzzi. 
Caro XXX, ho risentito via Skype in serata la registrazione integrale in audio fatta in studio e si sente bene che a un certo punto, sentendomi raccontare ciò che poi Mentana appunto ha tolto, tagliato, il Meluzzi, cominciando a gridare, mi interrompe, minaccia di alzarsi ed andarsene e chiudere la trasmissione lì. Se la faccia dare e la ascolti!
E’ questo il modo di fare giornalismo indipendente e obbiettivo, rispettoso? Veda lei cosa si può fare, minimo una rettifica, le scuse non mi interessano, ma Mentana dovrebbe avere l’onestá di dire a Matrix la settimana prossima, riferendosi alla puntata su Don Gelmini, che per la fretta, per sbadatagine, o per la tensione, per Gesu’ e Maria se vuole, ha mancato di presentarmi come doveva, e deve altresì essere così gentile, se può, di passare il pezzo tagliato prima che arrivi su YOUTUBE.
Sono costretto a farlo per la mia persona, la mia dignitá, e per fare chiarezza. I cinquecento euro, poi, che mi hanno proposto per il disturbo, visto che non ho firmato nulla, Mediaset può tenerseli, vivo anche senza. Un caro saluto, Bruno Zanin



Lunedì, 14 gennaio 2008


Pedofilia: confessa il prete svizzero indagato in Francia

Un prete svizzero di 67 anni ha confermato alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente il nipote di 12 anni


Fonte: http://new.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=45712&rubrica=15

Un prete svizzero di 67 anni sospettato di pedofilia in Francia ha confermato durante un’audizione davanti alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente un minorenne nel 1992. La vittima era il nipote di 12 anni, ha indicato la giustizia giurassiana.

Il sacerdote ha precisato di aver avvicinato intimamente il ragazzo in una sola occasione dopo il suo arrivo in Francia nella regione di Grenoble, ha precisato oggi il procuratore generale della Corte d’appello di Lione, Jean-Olivier Viout.

Ascoltato dalla polizia giudiziaria giurassiana lunedì l’uomo ha poi dato il suo accordo affinché il verbale venisse consegnato al procuratore generale della Corte d’appello di Lione. Il 67enne avrebbe anche riconosciuto di aver commesso molestie in Svizzera.

Il prete era già stato implicato in altri casi di pedofilia in Svizzera tra il 1968 e il 1972.Nel 1989 aveva lasciato la Svizzera e vissuto in Francia dove dapprima aveva ottenuto un ministero a Grenoble (F). Nel 2002, la Diocesi di Ginevra, Losanna e Friburgo, venuta a conoscenza della situazione, ha allertato la curia di Grenoble della pericolosità dell’uomo. Quest’ultimo ha negato i fatti, ma è comunque stato trasferito a Lione (F), secondo informazioni date alla stampa da Nicolas Betticher, portavoce della diocesi romanda.

La giustizia francese potrebbe decidere di archiviare il caso o chiedere un mandato d’arresto internazionale a causa della gravità dei fatti. Le autorità francesi avevano inoltrato giovedì scorso una domanda di assistenza giudiziaria per procedere ad un’udienza del prete, dopo che questi aveva ammesso in interviste al giornale “Tribune de Lyon” di aver commesso un abuso sessuale in Francia.

La polizia giurassiana sta indagando per sapere se l’uomo abbia commesso abusi in Svizzera non ancora prescritti. Trasmetterà quindi le sue conclusioni al Ministero pubblico che potrà, all’occorenza, aprire un procedura e chiedere l’arresto del sospettato.

Il prete risiede da due anni al convento dei cappuccini di Montcroix a Delémont. L’uomo, che aveva lasciato la Svizzera dopo un caso simile terminato con un indennizzo alla vittima, ha vissuto per oltre una decina d’anni in Francia ed è poi tornato in Svizzera nel 2005.



Venerdì, 18 gennaio 2008


Usa, suora condannata per abusi sessuali

Nuovo scandalo nella chiesa cattolica americana

Norma Giannini, che ora ha 79 anni, ritenuta colpevole di molestie negli anni ’60 ai danni di due alunni


MILWAUKEE (Wisconsin) – Un nuovo scandalo sessuale si abbatte sulla chiesa cattolica statunitense. Norma Giannini, una suora italo americana di 79 anni è stata condannata a un anno di reclusione e a dieci con la condizionale per aver abusato ripetutamente di due suoi alunni di 12 e 13 anni negli anni ’60. Teatro delle molestie sessuali, descritte come «baci e palpeggiamenti», fu la scuola media cattolica St. Patrick di Milwaukee di cui era suor Norma era la direttrice. Secondo quanto riferisce il “Chicago Tribune” la Giannini ha anche ammesso in un’inchiesta interna dell’arcidiocesi di Milwaukee di aver abusato di almeno altri quattro minori.
NEL 1992 RIMOSSA DALL’INCARICO – I responsabili della prelatura vennero a conoscenza del caso la prima volta nel 1992 ma, come scrive il giornale, non informarono le autorità limitandosi a rimuoverla da ogni incarico. La procura riuscì a istruire il caso solo nel 2005 solo dopo che le vittime, James St.Patrick e Gerald Kobs, denunciarono i fatti.
LE DUE VITTIME – I due, ormai quarantenni, erano presenti in aula al momento della sentenza. Hanno raccontato di come i traumi subiti abbiano condizionato la loro vita e si sono detti delusi dall’entità della pena. Condanna che sarà scontata non in una prigione normale ma in una Casa di Correzione, come ha stabilito il giudice viste le cattive condizioni di salute della suora. Kobs ha spiegato di aver pensato più volte al suicidio mentre St.Patrick ha confessato di aver cercato consolazione dopo la scuola negli stupefacenti e nell’alcol e di aver perso la fede. Suor Norma, che in aula ha chiesto scusa per gli abusi commessi, originaria di Chicago entrò in convento a 18 anni. Iniziò a insegnare nel 1949 alla St.Paul of the Cross di Park Ridge, e in seguito in altre scuole cattoliche a Chicago e infine nel 1964 arrivò a Milwaukee. Dopo cinque anni tornò in Illinois. Alla psicologa dell’arcidiocesi che gli chiese cosa, secondo lei, i ragazzi pensavano di quello che gli faceva, suor Norma rispose: «Si stavano divertendo…Quanti adolescenti potevano resistere a questa opportunità»

Fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_febbraio_01/suora_condannata_abusi_cda567ac-d10f-11dc-828e-0003ba99c667.shtml



Sabato, 02 febbraio 2008


Neuchâtel: si suicida prete accusato di pedofilia

http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=47433&rubrica=14

Un prete neocastellano accusato di aver commesso atti di pedofilia negli anni ’80 si è suicidato ieri sera, ha indicato all’ATS un membro della famiglia confermando una notizia anticipata dalla radio locale RTN. In una lettera, il sacerdote critica la “caccia mediatica” di cui era oggetto.

L’uomo si è in particolare scagliato contro la mediatizzazione dei casi di pedofilia nella Chiesa cattolica. “Non ne posso più”, ha scritto nella lettera, secondo il famigliare. Il sacerdote non sopportava la stampa che tornava incessantemente alla carica con vicende che risalgono a più di 20 anni fa.

L’uomo non era oggetto di nessun procedimento penale. Un’ordinanza di non luogo a procedere era infatti stata pronunciata nel 2001, poiché i fatti del quale era accusato, che risalgono all’inizio degli anni 80, erano caduti in prescrizione. Due perizie psichiatriche, commissionate all’epoca dalla Chiesa, hanno stabilito che l’uomo era sotto controllo.

La famiglia chiede il diritto all’oblio. La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo non ha voluto esprimersi.
 



Martedì, 05 febbraio 2008


Tanta fatica per ottenere dichiarazioni che non portano a nulla

Traduzione di Salomone Stefania


8 febbraio 2008

Falliti i ripetuti tentativi di raccogliere firme tra i vescovi USA

di DENNIS CODAY

Il Gruppo Riformista Cattolico Americano “Call to Action” sta continuando il suo tentativo di fare pressioni sul Vescovo Fabian Bruskewitz di Lincoln affinché si adegui alle linee guida stabilite dai vescovi statunitensi sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali.

Lo scorso anno, il gruppo fece circolare una petizione allo scopo di costringere Bruskewitz ad uniformarsi agli standard del programma di protezione diocesano definito dal Comitato di Revisione dei Vescovi Statunitensi per la Protezione dei Bambini e dei Giovani. Il gruppo, con base a Chicago, ha raccolto circa 1000 firme, e, a partire da giugno, ha tentato di estendere la petizione ad alcune autorità ecclesiastiche cattoliche.

Lo scorso giugno, i membri di Call to Action hanno ricevuto minacce di arresto quando si sono recati negli uffici diocesani di Lincoln per recapitare la petizione a Bruskewitz.

A novembre, alcuni rappresentanti del gruppo sono andati a Washington durante l’incontro della Conferenza Epiescopale Statunitense. “Ci era stato promesso che uno di loro ci avrebbe incontrato, ma non si è visto nessuno”, dichiara Call to Action.

A gennaio, il gruppo ha scritto al Cardinale Francis George di Chicago, eletto presidente della Conferenza in novembre, chiedendogli di recapitare la petizione “al Vescovo Bruskewitz, in base a quanto stabilito dalla carta di intenti nazionale… al fine di proteggere i giovani della diocesi di Lincoln”.

A tutt’oggi, George non ha risposto alla lettera di Call to Action.

“Se non avremo risposta dal Cardinale George entro metà febbraio, tenteremo di nuovo”, ha detto al NCR Nicole Sotelo, direttore delle comunicazioni di Call to Action.

Michael Merz, presidente del Comitato Nazionale di Revisione, ha ricevuto una copia della lettera che Call to Action aveva inviato a Goerge. Merz ha dichiarato al NCR il 30 gennaio di aver risposto a Call to Action “per ringraziarli del loro impegno per la carta di intenti e per aver richiamato ancora l’attenzione sul fatto che tra gli ufficiali ecclesiastici ci sia qualcuno che non solo non intenda seguirla,  ma che lo faccia apertamente”.

“Auguro loro di riuscire”, ha detto Merz, che è capo della magistratura della Corte Distrettuale del sud-Ohio. Ha detto anche di non riuscire a comprendere perché Bruskewitz non voglia far parte del programma che altri vescovi hanno ritenuto utile, specialmente “quando si tratta di proteggere i minori”.

“Il Cardinale George non ha alcun potere legale”, ha risposto. “L’ho fatto loro presente. Solo la Santa Sede ha l’autorità per costringere il vescovo Buskewitz ad agire in una data maniera. Ma ho riscontrato personalmente che il Cardinale George è una persona persuasiva e spero che funzioni”.

Bruskewitz ha impedito che i revisori del Comitato Nazionale di Revisione certificassero che la diocesi di Lincoln ha implementato procedure – quali il programma di salvaguardia ambientale per i minori e maggiori controlli tra i dipendenti e i volontari – che i vescovi avevano già implementato a livello mondiale circa sei anni prima.

I vescovi hanno altresì concordato standard di procedure per rispondere prontamente alle accuse di abusi sessuali del clero su minori, per riportare i fatti alle autorità pubbliche, per costituire un comitato di valutazione delle accuse e per creare programmi a favore delle vittime e delle loro famiglie.

Lincoln è la sola diocesi che non ha aderito a queste procedure. “Tre delle quattro” eparchie di Rito Orientale negli Stati Uniti non hanno aderito, stando ai dati dell’Ufficio Episcopale per la Protezione dei Bambini e dei Giovani.

In molte dichirazioni rilasciate alla stampa negli ultimi due anni, Bruskewitz ha affermato che i revisori diocesani sono dei volontari e che è nel suo diritto come vescovo rifiutare la loro presenza.

Ha fatto notare che la diocesi ha effettuato una prima revisione nel 2003, ma essa è parsa “difettosa” e “inutile”.

In una dichiarazione inviata al Omaha World-Herald a giugno, Bruskewitz ha confermato che il suo rifiuto di effettuare le revisioni non significa che i bambini a Lincoln non siano protetti. La diocesi è “in linea e in conformità” con le leggi civili ed ecclesiastiche per quanto concerne la protezione dei bambini, ha aggiunto.

 Il 29 giugno 2007, un articolo sulla rivista diocesana di Lincoln ha riportato in dettaglio le misure della diocesi riguardo la protezione dei bambini. Secondo quanto si legge, il programma della diocesi di Lincoln differisce dalla carta di intenti nazionale in almeno tre punti essenziali:

  • Permette ai pastori di non fare controlli sui “collaboratori di lunga data”.
  • Non prevede programmi di salvaguardia per i bambini
  • Non è d’accordo nel diffondere dati che contengano clausole di confidenzialità

National Catholic Reporter, February 8, 2008


Don Marco verso il rito abbreviato

Fonte: http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080209&ediz=CASERTA&npag=41&file=MELA.xml&type=STANDARD

09/02/2008

di MARILÙ MUSTO
Casal di Principe. Una località segreta, mantenuta tale dal muro di silenzi alzato da una comunità ecclesiastica, ma i guai giudiziari nei quali don Marco Cerullo si è cacciato per una storia di presunti abusi su un suo alunno, potrebbero raggiungerlo anche lì, nel luogo segreto in cui il viceparroco sconta gli arresti domiciliari circondato da sacerdoti che hanno offerto di ospitarlo. Perché dopo quasi due mesi dal suo arresto il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere Antonio Ricci sta per avanzare la richiesta di incidente probatorio. Non potrebbe fare altrimenti. È previsto infatti che per i delitti sessuali o a sfondo sessuale il pubblico ministero o la persona sottoposta alle indagini debbano chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minorenne. Il legale della famiglia dell’alunno, Costantino Puocci, aveva avanzato l’istanza il 24 dicembre del 2007, ma il pm ha ritenuto opportuno valutare prima lo stato psicologico della vittima. Un passo prudente e graduale prima di acquisire tutte le prove di una triste e spiacevole verità. Diversa la posizione dell’avvocato Carmine Ucciero, legale di don Marco che non ha escluso che dopo aver ricevuto gli atti inviati al Riesame possa chiedere il rito abbreviato. Ciò comporterebbe l’ammissione di colpa di don Marco che davanti ai carabinieri che lo avevano colto in flagranza di reato il 19 dicembre scorso, aveva ammesso l’abuso scoppiando in lacrime, ma ascoltato dal gip aveva ritratto dicendo che il suo «era solo un abbraccio affettuoso». Quegli abbracci, altri abbracci di don Marco ad altri alunni o ragazzi della parrocchia, i militari di Casal Di Principe hanno smesso di cercarli. Le perquisizioni in chiesa e in alloggio hanno dato esito negativo e con esso sono svanite anche le speranze che ulteriori denunce potessero giungere in caserma. Un altro muro alzato da sfondare, anche questo fatto di silenzi. In caso di rito abbreviato l’ex viceparroco potrebbe ottenere lo sconto della pena di un terzo, pena che va da un minimo di sei ad un massimo di dodici anni di reclusione; con le attenuanti generiche prevalenti il minimo potrebbe scendere a cinque anni. Anni durante i quali don Marco potrebbe anche non vedere mai le grate del carcere. Il fascicolo degli atti, con il rito abbreviato, potrebbe passare nelle mani di Francesco Chiaromonte. La vicenda giudiziaria e le ipotesi sullo sviluppo del caso s’intrecciano con la sorte della parrocchia del Santissimo Salvatore di Casal Di Principe. Perché da circa due mesi la chiesa non ha un viceparroco, ma è retta da don Carlo Aversano, rimasto solo e ancora addolorato per quanto accaduto. Sarebbe stato invece sostituito l’insegnate di religione cattolica nella scuola media ed elementare di Villa Literno. Dal plesso scolastico l’alunno, senza l’autorizzazione dei genitori, non sarebbe dovuto uscire, perché il permesso ratificato dal vicedirigente aveva accordato solo lo spostamento da un’aula all’altra per realizzare il «progetto Natale». Da questa circostanza sarebbe nata la querela di parte contro don Marco perché «approfittando del suo ruolo di sacerdote nonché di insegnante di religione», portò via il ragazzino «per condurlo, con un raggiro, in una zona periferica della città per poi costringerlo a subire abusi di tipo sessuale».
 



Sabato, 09 febbraio 2008

[Chiudi/Close]

«Il Dialogo – Periodico di Monteforte Irpino»
Prima Pagina/Home Page: www.ildialogo.org
Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi
Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996

Note legali — La redazione — Regolamento Forum


PEDOFILIA: SACERDOTE INQUISITO, MONTATURA PER INCASTRARMI

http://www.agi.it/milano/notizie/200802131514-cro-r012428-art.html

(AGI) – Como, 13 feb. – I testimoni sono tutti bugiardi, la presunta vittima inaffidabile perche’ malata di mente, il Pm Vittorio Nessi avrebbe fatto carte false per incastrarlo, il Gip Valeria Costi non avrebbe tenuto conto delle sue tesi difensive, i periti nominati per valutare la sua “solidita’ sessuale” sono dei taroccatori truffaldini. Questo in estrema sintesi quanto ha afferato stamattina di fronte ai giudici del Tribunale di Como Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio a processo con l’accusa di abusi sessuali, commessi approfittando dello stato di disagio mentale di un giovanissimo.
Altra udienza carica di tensione quella di oggi, nel corso della quale non sono mancati i battibecchi tra l’avvocato di parte civile (Nuccia Quattrone) e quelli della difesa (Martinelli e Bomparola). Tanto che il Presidente del tribunale, Alessandro Bianchi, d’improvviso e vistosamente spazientito, si e’ alzato e l’ha interrotta per una decina di minuti verso le 11,00.
La linea difensiva di don Mauro e’ chiarissima: “Tutto un complotto contro di me, ordito dai famigliari del ragazzino sin dal mio arrivo a Laglio perche’ non condividevano alcune mie scelte di attivita’ oratoriale”. Addirittura il sacerdote ha ipotizzato che quel presunto astio nei suoi confronti sarebbe nato nel 2001 allorquando decise di rendere piu’ interessante per i giovani il bar dell’oratorio grazie ad un abbnamento a Sky, con il quale i parrocchiani potevano assistere alle partite.
Un passo, questo, che secondo don Mauro avrebbe fatto “arrabbiare” i genitori dell’allora 14enne in quanto parenti stretti dei gestori di uno dei tre bar del paese. Don Stefanoni ha attaccato frontalmente anche gli investigatori, sostenendo che contro di lui sono state fabbricate delle prove. L’udienza va avanti anche nel pomeriggio.(AGI)
 



Mercoledì, 13 febbraio 2008


La chiesa californiana rivela ciò che il Wisconsin nasconde

di Joel McNally

Traduzione di Stefania Salomone


E’ difficile compatire l’Arcidiocesi di Milwaukee per la presunta rovina economica derivante dai risarcimenti effettuati sui malaffari del passato se continua ancora oggi nel tentativo di coprirli.

Per anni, la chiesa qui ospitava molti cospiratori potenti che facevano si che crimini efferati contro i bambini restassero occultati. Documenti resi pubblici di recente durante un processo in California rivelano che il Procuratore Distrettuale di Milwaukee, E. Michael McCann, devoto cattolico, avvisò in segreto la diocesi che sarebbe stato meglio rimuovere dal ministero un prete accusato di abusi sessuali “per circa cinque anni, e se non abbiamo altre lamentele nel frattempo, magari gli si può dare un’altra possibilità”.

Quel prete fu accusato alla fine di abusi sessuali su 10 adolescenti.

Quanti altri episodi di abusi da quel prete o da altri si sarebbero potuti evitare nel 1983 se la chiesa si fosse assunta le proprie responsabilità invece di accordarsi privatamente col Pubblico Ministero su come nascondere efficacemente gli scheletri negli armadi?

Qualunque giornalista del Milwaukee Journal alla metà degli anni ’90, come me, sapeva della complicità dei giornali locali con la chiesa nella copertura dei casi di abusi sessuali.

Avevamo appena assunto un nuovo editore esterno, Mary Jo Meisner. Marie Rohde, una giornalista di talento che si occupava di religione, scrisse una serie di articoli molto efficaci sugli abusi sessuali dei preti sui minori, includendo informazioni sulla possibilità che la chiesa cattolica, localmente e a livello nazionale, potesse aver coperto i crimini, pagando milioni di dollari in accordi privati.

Prima che la serie di articoli fosse pubblicata, l’Arcivescovo Rembert Weakland e l’entourage dell’Arcidiocesi di Milwaukee incontrò la Meisner e la Rohde per cercare di scoraggiarne l’uscita.

La ragione per cui altri dello staff vennero a conoscenza dei fatti della riunione è che la Rohde aveva il supporto incondizionato del nuovo editore. La Meisner infatti disse all’Arcivescovo di comprendere la ragione per cui gli articoli gli sembrassero inopportuni, ma che l’obiettivo di un giornale era riportare i fatti.

Dato che la Meisner, tra l’altro, aveva sostituito un altro editore, conosciuto per essere non proprio coraggioso, lo staff era molto felice che il nuovo editore li sostenesse pienamente.

Nessuno dello staff però seppe cosa successe dopo. Quella serie di articoli non uscì mai.

La logica deduzione è che quando l’arcivescovo non ottenne la risposta desiderata dall’editore, andò da qualcuno più in alto in carica nel giornale.

Questo fu quando la Meisner scoprì di non essere stata assunta per prendere decisioni giornalistiche. Entro pochi mesi, iniziò a fare ciò per cui era stata assunta – sottodimensionare ed accorpare il Journal e il Sentinel, licenziare molti dei reporter più esperti (inclusa la sottoscritta), conservando i più giovani, meno costosi.

La Rohde sopravvisse alla ristrutturazione, ma fu spostata dai temi religiosi e mandata in Siberia per descrivere la vita dei villaggi suburbani.

Oh, si! Circa otto anni dopo il Boston Globe scrisse una collana che parlava della vastità del fenomeno degli abusi sessuali dei preti e delle coperture effettuate dalla chiesa cattolica. Vinse un Premio Pulitzer e fece scoccare la scintilla che ancora oggi minaccia la chiesa.

Ritardo, troppo ritardo

Invece di riconoscere che la copertura è tanto riprovevole quanto il crimine stesso, l’Arcidiocesi di Milwaukee si battè a lungo con tutte le sue forze per uscirne pulita.

Nei casi in cui è stata citata in giudizio dalle vittime, l’arcidiocesi ha usato ogni tattica legale a sua disposizione, ivi incluso il non accesso ai dati ecclesiastici, disponendo interrogatori aggressivi alle vittime, dilatando i tempi processuali per avere la possibilità di fingersi in bancarotta, questo a discapito delle vittime e i loro familiari.

Ogni qualvolta l’arcidiocesi riusciva, con ogni mezzo legale, ad interrompere un processo, chiedeva alle vittime e alle famiglie il pagamento degli oneri processuali.

Per anni, l’arcidiocesi è stata protetta dai tribunali del Wisconsin, che hanno creato uno statuto delle limitazioni che prevedeva che i minori, vittime di abusi sessuali, dovevano fare causa entro il compimento del 35° anno di età.

Comunque, lo scorso anno, la Corte Suprema del Wisconsin stabilì che la chiesa poteva essere citata in giudizio per frode per non aver informato i parrocchiani riguardo i preti abusatori prima di assegnarli ad altri ruoli e rimetterli a stretto contatto con bambini.

La sola ragione ragione per cui abbiamo saputo questi fatti riguardo la diocesi di Milwaukee è che un prete, appartenente alla stessa, aveva commesso uno dei suoi crimini in California.

Un risarcimento accordato in California, pari a 16.65 milioni di dollari, include fatti relativi a nove altri reati commessi dallo stesso prete del Wisconsin. Questa informazione ancora una volta non fu resa pubblica dall’Arcidiocesi di Milwaukee, ma l’Arcivescovo Timothy Dolan si premunì di avvisare i preti di prepararsi poiché un altro fattaccio stava per essere reso noto.

La Conferenza cattolica del Wisconsin Catholic Conference ha richiesto che venga cancellato dalla legislazione lo statuto delle limitazioni per abusi perpetuati a danni di minori. E’ interessante notare che a questo punto si è dimesso il Pubblico Ministero McCann.

Sembra che coprire i crimini sia una abitudine difficile da mandar via.

Mercoledì, 13 febbraio 2008


Nel Kentucky (USA) leggi più dure contro la pedofilia

Sapevate che le leggi che puniscono i combattimenti di galli in Kentucky sono più severe di quelle sugli abusi sessuali ai danni di un adolescente?
Gli abusi sessuali su bambini da parte di adulti a loro preposti – clero, educatori, familiari o altri – non sono cosa da poco. In questi ultimi anni ci sono stati molti casi di crimini terribili come questi, così come processi intentati contro le diocesi cattoliche, altre denominazioni o altre istituzioni del Kentucky o degli Stati Uniti. La diocesi di Covington ha il triste primato di essere stata la prima diocese ad affrontare una causa di abusi sessuali per la quale ha sborsato più di 82 milioni di dollari.
Un numero sempre crescente di abitanti del Kentucky afferma: “Ne abbiamo abbastanza.” E’ ora che in Kentucky si faccia qualche cosa di più per proteggere i bambini. Un gruppo di cittadini del Kentucky ha costituito l’associazione “Proteggiamo i nostri bambini”, con lo scopo di occuparsi di questo. Con l’aiuto delle autorità locali, abbiamo scritto il House Bill 211, che ha imposto nuove norme legislative per i casi di abusi sessuali su minori. Fino ad ora è stato sponsorizzato da 13 organizzazioni del Kentucky: la Kentucky Education Association, Catholic Conference of Kentucky e dal gruppo di Voice of the Faithful del nord-Kentucky.
L’approvazione di HB 211 è un grande passo nella prevenzione degli abusi in tutto il Commonwealth, che negli ultimo tempi sono dilagati e spesso sono rimasti impuniti. Ora possiamo agire per diminuire il rischio futuro per i bambini.
Se volete firmare l’appello alla norma HB 211 (andate sul sito www.lrc.ky.gov per contatti). Per ulteriori informazioni andate sul sito www.votfnky.org e cliccate su Of Current Interest, oppure chiamate Shannon Whelan al numero 502-290-4389 . Noi e i nostri bambini vi siamo grati del vostro sostegno.


Venerdì, 15 febbraio 2008


Condannato don Massimilano Crocetti

Ma la curia vescovile lo difende


http://qn.quotidiano.net/cronaca/2008/02/16/65329-ripetizioni_cambio_rapporti_sessuali.shtml
PEDOFILIA
Ripetizioni in cambio di rapporti sessuali
Prete condannato a 4 anni e 4 mesi

Protagonista della vicenda don Massimilano Crocetti, ex parroco di Oriolo Romano nel viterbese. Il sacerdote è stato incastrato da intercettazioni, pedinamenti e riprese: a due minorenni aveva offerto aiuto nello studio in cambio di sesso
Viterbo, 16 febbraio 2008 – Offriva ripetizioni gratis e soldi in cambio di sesso a due ragazzi, che all’epoca dei fatti avevano 13 e 15 anni. Per queste accuse don Massimiliano Crocetti, fino all’agosto del 2006 parroco di Oriolo Romano, nel Viterbese, e’ stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione dal gup del tribunale di Viterbo Silvia Mattei.
I fatti per i quali il sacerdote e’ stato condannato sono due, distinti e lontani nel tempo. Il secondo in ordine di tempo sarebbe avvenuto ad Oriolo Romano ai danni di un ragazzo di 15 anni, mentre l’altro, che ha avuto per protagonista un bambino di 13 anni, era avvenuto in precedenza a Vetralla. Due paesi nei quali Crocetti era stato rispettivamente parroco e vice parroco.
Per il primo caso, il prete ha patteggiato un anno e sei mesi di reclusione, mentre per il secondo, con il rito abbreviato, gli sono stati inflitti due anni e dieci mesi. Le indagini, condotte della squadra mobile di Viterbo, erano iniziate circa due anni fa, a seguito della segnalazione dei servizi sociali di Oriolo Romano. Con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e riprese filmate, gli investigatori provarono che don Massimiliano offriva aiuti per gli studi e soldi in cambio di prestazioni sessuali.
Il blitz che porto’ all’arresto di don Crocetti avvenne nell’agosto del 2006 proprio nel giorno in in cui il prete aveva preso appuntamento, in un luogo appartato, con il ragazzo di 15 anni, che viveva in una famiglia con problemi economici. Nel corso delle indagini, coordinate dal pm Fabrizio Tucci, tra l’altro, emerse che in precedenza il sacerdote aveva fatto piu’ o meno le stesse avance a un ragazzino di 13 anni nel periodo in cui era vice parroco a Vetralla.
’’Ci aspettavamo una sentenza dura – ha commentato l’avvocato Severo Bruno, uno dei difensori del sacerdote – adesso cercheremo di portare avanti delle nostre considerazioni per avere una sentenza piu’ mite’’. Don Crocetti, dai giorni immediatamente successivi all’arresto, e’ rimasto ai domiciliari in un convento di Canale Monterano.
 

La Curia difende Crocetti: Non ci persuadono le accuse
http://www.tusciaweb.it/notizie/2008/febbraio/16_29curia.htm
Riceviamo e pubblichiamo un lettera della Curia vescovile alla comunità ecclesiale sul caso del parroco Massimiliano Crocetti, condannato a quattro anni e quattro mesi, per tentata violenza su due minorenni –
Alle componenti delia comunità ecclesiale
II vostro parlare sia “si, si, no, no”: così leggiamo nel Vangelo e Gesù ha insegnato a chiamare bene il bene e male il male.
E questo, prima di tutto, quando ne è toccata la vita dei credenti e la comunità cristiana come riportano Ie cronache locali di questi giorni relative al caso di un sacerdote accusato di comportamenti che facciamo fatica perfino a menzionare.
Per quanta acquisito sul caso in questione – a tutt’oggi – non abbiamo elementi certi, provati, irrefutabili per un giudizio definitivo o per una condanna.
Ciononostante, all’inizio, quando fu appresa I’improvvisa notizia della sconcertante vicenda, all’indagato vennero immediatamente chieste Ie dimissioni da ogni ufficio con allontanamento dal territorio.
Sarà bene, pertanto, distinguere I’ambito morale da quello giuridico.
Sul piano morale la nostra coscienza, pur turbata e ferita, non riesce a lasciarsi coinvolgere e persuadere dalle accuse, prevalentemente indiziarie.
Sul piano giuridico, poi, c’è uno specifico iter processuale che deve continuare a snodarsi nelle sue diverse fasi, fino al grado definitivo di giudizio che, al momento suo proprio, saprà dire risultanze e motivazioni.
II cammino è seguito con cura e con fiducia ne sarà attesa la conclusione.
Intanto c’è un peso grande sul nostro cuore di cristiani.
Lo traduciamo in vicinanza per quanti, in questa vicenda, sono comunque nella sofferenza, nel disagio, nell’amarezza.
E tutto ciò traduciamo in preghiera perché il Dio in cui crediamo ci accompagni ad essere fedeli alla sua Parola, a essere sempre coerenti e a non dare scandalo a nessuno, neppure in apparenza.
A dire il vero anche per la comunità ecclesiale potrebbe valere il proverbio: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.
Tuttavia il nostro ideale e iI nostro impegno rimangono sempre quelli alti dettati dal Vangelo e non c’è nessuna intenzione di abbassarli, nonostante momenti e passaggi difficili e tristi.
Curia vescovile di Viterbo
 



Domenica, 17 febbraio 2008


Brasile: fermato sacerdote pedofilo

Colto in flagranza di reato nella sua auto con una bambina


http://www.borsaitaliana.it/bitApp/news/ansa/detail.bit?id=55898

(ANSA) – SAN PAOLO, 19 FEB – Arrestato ieri in Brasile un sacerdote di 37 anni, direttore del collegio salesiano della cittadina brasiliana di Rio Grande. L’accusa e’ di aver violentato una bambina di 12 anni e verosimilmente altre due. Claudio Dias e’ stato colto in flagrante nella sua auto nel parcheggio della scuola con la bambina, la quale ha poi raccontato di aver ricevuto denaro e un cellulare per appartarsi con lui. Il sacerdote e’ stato sospeso dalle sue funzioni.
 



Lunedì, 25 febbraio 2008


La più grande diocesi degli stati uniti dichiara fallimento per far fronte a spese legali

di Donatella Poretti

La più grande diocesi cattolica statunitense, quella di Fairbanks in Alaska, ha avviato la procedura fallimentare per far fronte alle spese legali derivanti dalle molestie sessuali perpetrate da preti pedofili. Sono circa 150 i casi giudiziari che la Chiesa cattolica deve affrontare in quella Diocesi. Gli abusi sessuali avrebbero avuto luogo fra gli anni ’50 e ’80.
Già a novembre 2007, un ordine cattolico in Alaska aveva accettato di risarcire ben 50 milioni di dollari a più di 100 nativi per abusi commessi da preti gesuiti.
Quella di Fairbanks si aggiunge così ad un lungo elenco di diocesi statunitensi che, pur di evitare migliaia di cause pubbliche in cui gli imputati non erano solo i singoli preti pedofili ma anche le gerarchie che li avevano protetti, stanno faticosamente cercando di risarcire bonariamente le proprie vittime.
Altre diocesi Usa in procedure fallimentari sono quelle di: San Diego, Davenport, Tucson, Spokane, Portland.
Mi chiedo solamente per quale motivo debba essere io a dare queste notizie nel Paese dove l’informazione sulla Chiesa cattolica è sempre attentissima e approfondita. Il Papa appare in televisione più del presidente del Consiglio, e per invitare qualcuno a questa o a quella trasmissione della tv pubblica basta la telefonata di un cardinale. E l’ampio spazio dedicato all’informazione politico-religiosa (quasi esclusivamente cattolica) pare trovare giustificazione proprio nella presunta superiorità morale delle istituzioni cattoliche. È forse questo mito che si cerca di proteggere?

Donatella Poretti


Fonte:http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=5060

Lunedì, 25 febbraio 2008


Caso don Gelmini
Rassegna stampa

Don Gelmini rimane alla guida delle “sue comunità”. Questo il dato che emerge dalle notizie della stampa e dopo la sua riduzione alla stato laicale. Di primo acchitto ci viene da dire che ha perso la giustizia. E’ SEMPLICEMENTE MOSTRUOSO OLTRE CHE VERGOGNOSO!!!!

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=504054
Stato laicale per don Gelmini, vuole fondare comunità monastica
Roma, 1 mar (Velino) – Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, è stato ridotto allo stato laicale (non potrà più celebrare la messa né amministrare i sacramenti). La decisione è stata presa da Benedetto XVI, che inquesto modo ha accolto la richiesta dello stesso sacerdote “con paterna e pastorale sollecitudine” riferisce al VELINO Alessandro Meluzzi, portavoce di don Pierino. La richiesta diriduzione allo stato laicale era stata avnzata da don Gelmini in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi dell’associazione, per cui la procura di Terni ha aperto un’inchiesta che dovrebbe portare a un pronunciamento nelle prossime settimane. Don Gelmini, che sarà di ritorno questa sera dal Sud America, dove ha trascorso un soggiorno a scopo terapeutico presso una delle sue comunità, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma ha chiesto la riduzione allo stato laicale per difendersi meglio di fronte alle accuse. Quanto a un’eventuale assoluzione, don Pierino potrà rientrare nel clero? “Lui ha sempre dichiarato che la sua richiesta di riduzione allo stato laicale era ireversibile, ma lasciamo fare al Signore”commenta Meluzzi.

La Comunità Incontro ha accolto la notizia “come un momento di festa” – spiega Meluzzi -, anche perché don Pierino ne rimarrà alla guida. E potrebbero nascere presto a nuovi frutti: “Don Pierino sta pensando a far nascere una fraternità religiosa intorno alla Comunità, un ordine monastico che nasce da un carisma laicale, e incentrato sulla ‘cristoterapia’” annuncia al VELINO Meluzzi, che insieme al sacerdote ha firmato il libro ”Cristoterapia” – Dialogo di vita, fonte di speranza. La “Cristoterapia”, si legge “non è né una filosofia, né una tecnica psicoterapeutica, né una semplice pedagogia etica o sociale. È invece l’esperienza concreta di un incontro con Cristo attraverso un uomo che non cammina né davanti a noi, affinché lo seguiamo, né dietro di noi per controllarci o sospingerci, ma al nostro fianco per accompagnare amorevolmente la crescita della nostra Libertà”.

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_17209769.html
DON GELMINI RIDOTTO ALLO STATO LAICALE
TERNI – Don Pierino Gelmini è stato ridotto allo stato laicale dal Papa, come chiesto dallo stesso fondatore della Comunità Incontro di Amelia per difendersi al meglio nell’inchiesta della procura di Terni nella quale è accusato di molestie sessuali nei confronti di alcuni ex ospiti della struttura (addebiti ai quali si è sempre proclamato estraneo). La notizia è stata riportata dal Corriere dell’Umbria.

“Con Gelmini ha accolto con grande gioia la decisione del Papa” ha detto il portavoce del sacerdote, Alessandro Meluzzi, parlando stamani con l’ANSA. “Considera questo – ha aggiunto – un segno di attenzione e disponibilità da parte del Vaticano, in uno spirito di grande unità tra don Pierino e la Chiesa”. La decisione del Papa è stata comunicata al vescovo di Terni monsignor Vicenzo Paglia con una lettera.

Don Gelmini in tarda serata tornerà in Italia dopo avere trascorso un soggiorno a scopo terapeutico nelle sue comunità del sud America. In seguito alla riduzione allo stato laicale non potrà più celebrare messa o confessare.

ATTESA PER DECISIONE PM TERNI SU INDAGINE
E’ attesa nelle prossime settimane la decisione della procura di Terni per l’inchiesta condotta nei confronti di don Pierino Gelmini accusato di molestie sessuali a carico di alcuni ex ospiti (nove quelli indicati nell’avviso di conclusione indagini) della Comunità Incontro. Il pm Barbara Mazzullo dovrà infatti decidere se chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote, che si è sempre proclamato estraneo a ogni addebito, o l’archiviazione del fascicolo. Nell’inchiesta sono coinvolti anche due collaboratori del sacerdote e la madre di uno dei suoi accusatori. Devono rispondere di favoreggiamento per avere aiutato don Gelmini ad eludere gli accertamenti condotti dalla squadra mobile della questura di Terni. A tutti il 27 dicembre scorso è stato notificato l’avviso di conclusione indagini. A don Gelmini la procura contesta di avere costretto noveospiti della comunità a “soddisfare le sue richieste sessuali” mediante “la minaccia di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politiciinfluenti o promettendo favori tramite dette conoscenze”. Fattiche sarebbero avvenuti nella sede di Molino di Silla dal 1997all’ ottobre scorso, quando ormai da quasi un anno il sacerdotesapeva di essere indagato. Circostanza, questa, che al momentodel deposito degli atti era stata sottolineata dal portavoce didon Pierino, Alessandro Meluzzi, il quale aveva parlato di”accuse surreali”.

http://qn.quotidiano.net/2008/03/01/68612-gelmini_toglie_tonaca.shtml
DOPO LE ACCUSE DI ABUSI
Don Gelmini si toglie la tonaca
Il Papa accoglie la sua richiesta
Il fondatore della Comunità Incontro ha chiesto di essere ridotto allo stato laicale (non potrà più celebrare la messa e amministrare i sacramenti) in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi sessuali
Roma, 1 marzo 2008 – Papa Benedetto XVI ha accolto la richiesta di don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, di riduzione allo stato laicale (secondo il quale non potrà più celebrare la messa e amministrare i sacramenti), avanzata dal sacerdote alla guida della comunità di Amelia, in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi dell’associazione.

“Il Papa ha mandato una lettera una ventina di giorni fa accogliendo la richiesta di don Pierino di voler essere ridotto allo stato laicale”, dice Alessandro Meluzzi, portavoce della Comunità. “Don Pierino ha apprezzato il gesto paterno del Papa – prosegue – e la lettera è stata accolta come segno di sensibilità e di attenzione verso il nostro fondatore, di poter rimanere alla guida della sua comunità”.

A proposito della sua salute, Meluzzi precisa che “don Pierino sta molto meglio e i due mesi nelle comunità in Costarica e Bolivia l’hanno ritemprato”.

http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=114025
DON GELMINI RIDOTTO ALLO STATO LAICALE
Don Pierino Gelmini e’ stato ridotto allo stato laicale dal Papa, come chiesto dallo stesso fondatore della Comunita’ Incontro di Amelia. La richiesta, poi accolta, era stata avanzata dallo stesso sacerdote per difendersi meglio nell’inchiesta della procura di Terni nella quale e’ accusato di molestie sessuali nei confronti di alcuni ex ospiti della struttura.
Il Vescovo di Terni, Mons Vincenzo Paglia, che come in passato non ha voluto commentare la vicenda di Don Gelmini, ha affermato di “aver solo preso atto di quanto disposto dal Vaticano”. Il provvedimento è stato comunicato con una lettera al presule ternano dal momento che proprio nella sua diocesi si trova infatti Amelia, sede centrale della Comunita’ Incontro.
In seguito alla riduzione allo stato laicale, don Pierino Gelmini ha smesso di essere un sacerdote e quindi non potra’ piu’ celebrare messa o confessare.
 



Domenica, 02 marzo 2008


Prete pedofilo coperto da vescovi

Sarebbe sacerdote della diocesi di Stettino, Gazeta Wyborcza


Fonte: http://www.borsaitaliana.it/bitApp/news/ansa/detail.bit?id=58591

(ANSA) – VARSAVIA, 10 MAR – Un prete polacco e’ sospettato da 13 anni di essere un pedofilo ma i tre vescovi della sua diocesi avrebbero preferito tenerlo nascosto. Lo scrive oggi il quotidiano Gazeta Wyborcza in un articolo intitolato ’Il peccato nascosto della Chiesa’. Secondo la testata, si tratterebbe di un sacerdote della diocesi di Stettino, padre Andrzej, il quale all’inizio degli anni ’90 avrebbe organizzato una casa di accoglienza per minorenni.



Martedì, 11 marzo 2008

[Chiudi/Close]

«Il Dialogo – Periodico di Monteforte Irpino»
Prima Pagina/Home Page: www.ildialogo.org
Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi
Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996

Note legali — La redazione — Regolamento Forum


In Irlanda il papa potrebbe trovarsi di fronte a forti proteste sugli abusi sessuali

Traduzione di Stefania Salomone


10 marzo 2008
LA prima visita del papa in Irlanda dopo 29 anni potrebbe essere guastata dalle proteste qualora il papa si rifiutasse di incontrare le vittime degli abusi sessuali dei preti.
Una organizzazione che rappresenta le vittime dei preti pedofili ha scritto alla Conferenza Episcopale irlandese, chiedendo un incontro con papa Benedetto XVI durante la visita prevista per il prossimo anno.
I vescovi dovrebbero ricevere l’avviso durante una sessione speciale tenuta in data odierna per discutere svariate tematiche, ivi inclusi gli scandali della pedofilia.
Sean O’Conaill, coordinatore irlandese di Voice of the Faithful, che comprende preti cattolici e vittime di abusi, ha dichiarato che se i vescovi rifiutassero di organizzare l’incontro tra le vittime e il pontefice, sarebbe un vergognoso oltraggio. “In una situazione di questo tipo saremmo costretti a prendere in considerazione una protesta durante la visita papale. Un boicottaggio silenzioso rimarrebbe inascoltato. Ma sarebbero molto serie le ripercussioni di una reale protesta”. Ha aggiunto che l’organizzazione affiliata nell’area Atlantica, Voice of the Faithful USA, considererà un’azione simile se il papa rifiuterà di incontrare i suoi membri durante la visita negli Stati Uniti.
O’Conaill ha affermato: “E’ impensabile che papa Benedetto XVI visiti l’Irlanda in un prossimo futuro senza menzionare il tradimento avvenuto nei confronti dei bambini. Se lasciasse l’Irlanda senza un incontro, un dialogo, una riunione con i rappresentanti delle vittime, questo sarebbe l’ennesimo segnale di tradimento e la prova certa che i nostri leader ecclesiastici non mettono in pratica il principio di eguale dignità di tutti i membri della chiesa. Tale visita non sarebbe un segnale di rivitalizzazione della chiesa irlandese, ma il definitivo trionfo del diniego e della fuga, e la fine di qualunque iniziativa di “Nuova Evangelizzazione” dell’Irlanda”.
Gli scandali dei preti pedofili irlandesi hanno fatto si che l’influenza della chiesa cattolica sia diminuita nell’ultimo decennio. La frequentazione della messa, nei centri a maggiore densità di popolazione, in particolare a Dublino, è sempre più bassa. Al contempo, il presbiterato irlandese sembra avviarsi al suo definitivo declino. Secondo il Catholic News Service, entro il 2028 in Irlanda ci saranno soltanto 1.500 preti. Lo scorso anno sono stati ordinati solo 9 nuovi preti in tutta l’Irlanda.
 



Martedì, 11 marzo 2008


Pedofilia: viaggio nel silenzio della chiesa

Fonte: http://www.napoligaypress.it/?p=1573

In Italia i casi noti di pedofilia clericale sono una cinquantina ma le segnalazioni e le richieste d’aiuto sono centinaia, inoltre meno del 10% del clero osserva il celibato. Sono due dei dati che possiamo trovare nel libro “Viaggio nel silenzio. Cosa c’entra Dio con tutto questo” di Vania Gaito di prossima pubblicazione da Chiarelettere e di cui troviamo un’anticipazione nell’ultimo numero dell’Espresso

Il libro è il frutto del lavoro di chi per anni ha lavorato per far venire fuori la verità, contro una congiura del silenzio sostenuta dalle gerarchie ecclesiastiche preoccupate di non far emergere il fenomeno piuttosto che di aiutare le vittime.

Nel libro vengono ricostruiti molti episodi. Tra i tanti quello che spicca per gravità è quello di don Pierangelo Bertagna che nel 2005 confessa abusi su 30 bambini tra gli 8 e i 15 anni.

L’autrice partendo da questa tragedia si domanda come sia potuto accadere tutto questo. Rivolge la sua domanda a chi nella Chiesa vive in modo contrastato la sessualità e raccontando l’educazione e le abitudini nei seminari.

Il quadro che ne risulta è allarmante: la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale può spiegare la tendenza alla pedofilia e non è un caso che tutte le diocesi americane abbiano recentemente chiuso i seminari minori.

All’opposto abbiamo il caso di Alessandro Pasquinelli che patteggia e sconta ingiustamente una condanna per pedofilia e che conferma la teoria sui seminari:

“Ho l’impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte”

 



Mercoledì, 12 marzo 2008


Sui pedofili il silenzio è sacro

di Gianluca Di Feo

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sui-pedofili-il-silenzio-e-sacro/2001669

Il memoriale spedito a Wojtyla sugli abusi in Messico. Le accuse ai preti italiani. In un libro, le omissioni della Chiesa
Forte con i deboli e debole con i potenti. A leggere le inchieste e le rivelazioni sulle coperture del Vaticano ai sacerdoti accusati di pedofilia sembra di assistere a un capovolgimento dei valori della Chiesa. Scandali come quelli statunitensi o come l’incredibile vicenda di don Gelmini aprono crepe nella credibilità delle istituzioni ecclesiastiche e soprattutto nella loro capacità di prevenire e punire gli abusi sessuali del clero. Adesso un volume in uscita per l’editore Chiarelettere contribuisce ad aumentare i dubbi. In ’Viaggio nel silenzio’ Vania Lucia Gaito raccoglie testimonianze e documenti inediti, fondendoli in una panoramica planetaria delle coperture concesse dalle curie ai protagonisti dei reati.

Alcune delle storie raccolte sono paradossali. C’è la lettera-memoriale inviata a Giovanni Paolo II da un gruppo di sacerdoti e fedeli messicani contro padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. E c’è il racconto del calvario di Alessandro Pasquinelli: “Nel gennaio del 2004 ho patteggiato una condanna per pedofilia. A quell’epoca ero parroco alla Vergine dei Pini, a Monsummano Terme. Ho patteggiato senza saperlo. E ho da scontare tre anni senza aver fatto nulla”. Perché accettare una pena senza difendersi? L’ex parroco Pasquinelli sostiene di avere potuto provare la sua innocenza e mostra all’autrice del volume documenti e testimonianze. “Mi fecero firmare un foglio in bianco. Dissero che ci avrebbero scritto un mandato per l’avvocato. Invece ci scrissero il patteggiamento. E il patteggiamento ci fu senza che io neanche ne sapessi nulla. Mi venne comunicato a cose fatte dal mio vescovo”.

Che interesse poteva avere un vescovo a far condannare un suo sacerdote innocente? Pasquinelli viene descritto come un prete dinamico, preparato. Entra persino nell’Opus dei e racconta di avere diviso il suo tempo tra l’Opera e la parrocchia. Lì a Monsummano, nel pistoiese, si lancia nel progetto di una casa famiglia, da cui nascono le accuse contro di lui. Non le accetta: dichiara di avere reagito alle prime voci con denunce e con una gestione ancora più rigorosa della struttura. Mentre il vescovo di Pescia gli avrebbe consigliato il quieto vivere: “Con me fu chiarissimo: ’Io obbedisco al Vaticano: il Vaticano dice di trasferire senza scandali, e io ti trasferisco’. E così fece. Senza accertare i fatti, senza fare alcun genere di indagine, nulla”. Pasquinelli elenca perizie a sostegno della sua innocenza. Ma quando diventa formalmente indagato entra in depressione. Fino a quella firma sul foglio bianco che si trasforma in una condanna ’benedetta’ dal vescovo. Perché, sostiene nel libro, la Curia non voleva che la sua difesa al processo potesse far emergere ben altri scandali.

Uno tra tanti: “Non voleva che si sapesse, poi, di Enrico Marinoni, un sacerdote che aveva preso dalla diocesi di Fiesole, che aveva alle spalle storie di adescamento di minori. Il vescovo l’aveva nominato responsabile dell’Azione cattolica bambini. Era stato come affidare le pecore al lupo, don Enrico si era scatenato, alla fine c’erano state le denunce e aveva patteggiato due anni e sei mesi”.

Pasquinelli dopo la sentenza ha reagito, chiedendo gli atti per andare al dibattimento e il vescovo lo ha sospeso. Da lì un percorso che lo ha visto lasciare la diocesi, per poi prendere moglie e diventare un alfiere dei preti sposati. Ma il suo racconto colpisce. Perché parte dal seminario: “Ho l’impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte”. La più esplicita “venne da un mio compagno che, quando io ero in seminario, era già stato ordinato sacerdote”. Descrive l’approccio, il bacio: “Lui continuò ad abbracciarmi e mi disse: ’La nostra è un’amicizia sacra’. Io non riuscivo a dire nulla, l’imbarazzo era troppo forte. Ero pietrificato. E a quel punto lui cercò di sbottonarmi i pantaloni”.

Non è solo questione di seminari. A Roma viene indirizzato “a un prelato del Vaticano con un ruolo molto importante. Telefonai e mi fu fissato un appuntamento. I miei amici, quando lo seppero, esplosero in risate e battutine: ’Ah, ma vai da Jessica! Attento! Mettiti la cintura di castità!’. Pensavo che scherzassero, e invece avevano ragione. In Vaticano mi ricevette in uno studio splendido, elegantissimo… Cominciò a lisciarmi le gambe, poi ad accarezzarmi. Io ero gelato. Poi arrivò alla cerniera dei pantaloni. Mi salvò il telefono, come nei film di terza categoria. Lui dovette rispondere e io mi alzai e andai alla porta”.

 



Mercoledì, 12 marzo 2008


Su Padre Fedele

Rassegna stampa


http://qn.quotidiano.net/2008/03/11/71478-suor_tania_stata_violentata.shtml

SCANDALO IN CONVENTO / PARLA LA MADRE SUPERIORA


“Suor Tania è stata violentata”
Parte il processo a padre Fedele
“Non voglio fare la fine di Tortora”

Prima udienza del processo a padre Fedele Bisceglia accusato di violenza sessuale ai danni di una suora. “Qui si va alle calende greche, ma io ho 70 anni” , ha sbottato il frate.
Cosenza, 11 marzo 2008 – “Suor Tania è una donna forte e coraggiosa, che ha trovato il coraggio di parlare. Noi la stimiamo, l’appoggiamo e le crediamo”. Lo ha detto ai giornalisti suor Tiziana, superiora generale delle Francescane dei Poveri, di cui fa parte la religiosa che accusa padre Fedele Bisceglia ed il suo segretario Antonello Gaudio di averla violentata. Suor Tiziana ha parlato con i giornalisti in occasione della prima udienza del processo, iniziato stamani a Cosenza. La presunta vittima, suor Tania Alesci, secondo la superiora dice il vero. “Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici – ha detto – Adesso lei sta prendendo tutte le misure necessarie per questo processo di guarigione, perchè di questo si tratta. Non si rimane indenni dopo essere passati attraverso una vicenda simile”.

PADRE FEDELE

“Io non voglio fare la fine di Enzo Tortora”: lo ha detto Padre Fedele Bisceglia al termine della prima udienza del processo in cui è imputato per violenza sessuale ai danni di una suora. “Qui si va alle calende greche, ma io ho 70 anni”, ha detto il frate. Alla domanda sul perchè ci sarebbe, secondo lui, un complotto ai suoi danni, ha risposto: “Perchè ho difeso 370 crocifissi! L’istituto Papa Giovanni l’ho difeso io! Ho difeso 18 ragazzi che dovevano essere commerciati. Ci sono soldi pesanti e c’è anche qualcosa di più serio: voi sapete che c’è la vendita degli organi, no?”.


http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/03_marzo/11/padre_fedele_iniziato_il_processo_si_terra_a_porte_chiuse,14267193.html?pmk=nothpcro
PADRE FEDELE/ INIZIATO IL PROCESSO, SI TERRA’ A PORTE CHIUSE
Rigettata la richiesta di trasferire procedimento a Salerno
Cosenza, 11 mar. (Apcom) – Si svolgerà a porte chiuse il processo iniziato oggi al tribunale penale di Cosenza contro Padre Fedele Bisceglia, l’ex frate francescano accusato di violenza sessuale di gruppo su una suora.
Così ha deciso il presidente del collegio giudicante, Gallo, accogliendo la richiesta degli avvocati di Suor Tania, che è persona offesa e parte civile nel dibattimento.
Una decisione, questa, presa male dai difensori dell’imputato e dallo stesso Padre Fedele, il quale, entrando questa mattina nel palazzo di Giustizia insieme al segretario Antonello Gaudio (accusato per lo stesso delitto) ha detto: “Gesù è stato venduto dall’apostolo, io sono stato venduto dai miei confratelli. Sono stato vittima di un complotto, ho i documenti in mano”. Il difensore di padre Fedele, Eugenio Bisceglie, si è opposto invano alla richiesta di celebrare il processo a porte chiuse. Il collegio giudicante ha anche respinto la richiesta degli avvocati di parte civile, secondo i quali il processo andava spostato a Salerno per competenza territoriale poiché la presunta vittima, nella fase di indagini preliminari, aveva chiamato in causa un magistrato del tribunale dei minori di Catanzaro.
Fuori dal tribunale di Cosenza, alcuni amici di Padre Fedele hanno esposto striscioni e manifesti inneggianti alla libertà dell’ex francescano.


http://www.laprovinciacosentina.it/portale/view_notizia.cfm?Q_TEM=CRONACA&Q_ID=2916
Prima udienza del processo a carico di Padre Fedele
E’ stata rigettata la questione preliminare sulla incompetenza funzionale e territoriale sollevata, nel dibattimento iniziato oggi, dalla difesa di padre Fedele ed Antonio Gaudio. La richiesta di incompetenza funzionale e territoriale è stata rigettata perché il magistrato dei Tribunale dei minorenni di Catanzaro non risulta nel ruolo di indagato. L’udienza sta ora proseguendo con la richiesta dell’ammissione delle prove da parte del pm Curreli
I difensori di Padre Fedele Bisceglia e del suo segretario Antonio Gaudio, accusati di violenza sessuale nei confronti di una suora, sono pronti ad affrontare il dibattimento con “animo sereno e con fiducia”. I difensori di Padre Fedele, gli avvocati Eugenio Bisceglia e Franz Caruso, al termine della prima udienza del processo hanno detto: “non eravamo d’accordo con un processo a porte chiuse perché pensiamo non potesse esserci nessun pregiudizio. Ma non ci meraviglia questa decisione perché processi del genere si svolgono a porte chiuse. Affronteremo il dibattimento con animo sereno e fiducioso”. I difensori di Antonio Gaudio, gli avvocati Roberto Loscierbo e Tommaso Sorrentino, hanno evidenziato che “il processo è stato incardinato, la vera istruttoria inizierà dal 9 aprile in poi. Sicuramente sarà un processo lungo ma siamo certi che attraverso il vaglio dibattimentale proveremo l’assoluta innocenza di Gaudio”.
Il legale della suora che avrebbe subito le violenze sessuali da padre Fedele Bisceglia e dal suo segretario Antonio Gaudio, l’avvocato Marina Pasqua, ritiene che lo svolgimento del processo a porte chiuse è importante per “tutelare la riservatezza della vittima”. “Il dibattimento a porte chiuse – ha aggiunto – è importante anche per evitare che un’eccessiva attenzione possa turbare la serenità dello svolgimento del processo”. La delegata del centro antiviolenze ’Roberta Lanzino, Roberta Attanasio, che si e’ costituita parte civile ha ricordato che “il valore politico della nostra costituzione di parte civile é significativo perché non intendiamo lasciare da sola la suora in questo processo. Non è la prima volta che il centro Lanzino si costituisce
parte civile in tali processi. Questa mattina abbiamo fatto un appello affinché ci si accosti a questo processo non con morbosità. Affronteremo il dibattimento con serenità, sperando che sia un clima condiviso da tutti. Abbiamo sostenuto la suora nella sua richiesta di processo a porte chiuse proprio per creare un ambiente più sicuro e tranquillo lontano da telecamere e morbosità. La nostra presenza sarà sempre accanto alla suora affinché vengano rispettate tutte le sue richieste”. “Siamo soddisfatti da questa prima udienza – ha affermato il legale del centro Lanzino, avv. Giorgia De Gennaro -. Sono state accolte le nostre richieste, in primis quella di tutelare la suora”.



http://www.unionesarda.it/DettaglioCategorizzato/?contentId=18424

Padre Fedele: ’’Mi vogliono vendere come hanno fatto con Gesù’’

Continua a dichiararsi innocente il frate cappuccino accusato, insieme al suo segretario Antonio Gaudio, di aver violentato una suora. Questa mattina si è tenuta la prima udienza del processo, già aggiornato al prossimo 9 aprile.

’’Io sono in galera perché ho difeso i bambini e i poveri”. Sono queste le poche parole rilasciate da padre Fedele Bisceglia durante una pausa della prima udienza del processo che lo vede imputato per violenza sessuale. Secondo l’accusa, il frate, insieme al suo segretario Antonio Gaudio, avrebbe abusato di una suora.
Questa mattina è iniziato il processo al Tribunale di Cosenza, ma è già stato aggiornato al prossimo 9 aprile. Tutta la fase dibattimentale, come ha chiesto il legale della parte offesa, si svolgerà a porte chiuse. “La richiesta che è stata formulata dalla suora – ha detto il suo difensore, l’avvocatessa Marina Pasqua – è introdotta dalla legge sulla violenza sessuale che consente ciò affinché sia rispettata la riservatezza della persona offesa”. Richiesta condivisa dal legale del Centro antiviolenza, fondato dallo stesso padre fedele, “perché prevale il rispetto della donna-suora che ha fatto già la scelta di denunciare e che richiede quindi riservatezza”. A non essere d’accordo è il sacerdote che ha detto: “Questo processo si sta svolgendo bene soltanto che lo vogliono fare a porte chiuse, ma noi lo faremo a porte aperte con voli”, ha sottolineato. “Io sono innocente. Come hanno venduto Gesù Cristo alcuni vogliono vendere anche me. Ma noi dobbiamo dire sempre la verità. Io sono in galera perché ho difeso i bambini e i poveri dell’istituto Papa Giovanni”. Per padre Fedele alla base di tutto ci sarebbe una congiura: “L’attaccamento al denaro e la superbia sono entrambe in questo complotto. Io credo profondamente nella magistratura e amerò sempre il mio Ordine perché questo peccato non l’ho mai commesso ma neanche pensato”. Il religioso oggi si è presentato con l’abito talare ma non con il saio. L’Ordine dei Cappuccini infatti lo ha espulso.
All’ingresso del Tribunale di Cosenza, alcuni sostenitori hanno esposto degli striscioni a difesa del sacerdote: “Fuori padre Fedele dentro i calunniatori” ed anche “Giù le mani dall’Oasi, giù le mani da Cosenza”.
Oggi intanto è stata respinta la questione preliminare avanzata dai difensori del religioso che volevano spostare il processo a Salerno. Un processo impegnativo in cui verranno sentiti 140 testimoni, tra quelli dell’accusa e quelli della difesa. I giudici hanno infatti ammesso tutti i testimoni chiesti dalle parti mentre alcune prove documentali sono state accolte con riserva in attesa dell’esito degli interrogatori dei testi di riferimento.



Mercoledì, 12 marzo 2008


Germania: prete pedofilo condannato a tre anni di carcere

I sui superiori conoscevano la sua tendenza sessuale ma è stato semplicemente spostato da una parrocchia all’altra. E poi dicono che non è vero.


GERMANIA: PRETE PEDOFILO CONDANNATO A TRE ANNI DI CARCERE
Ratisbona, 13 mar. – (Adnkronos/Dpa) – Dovra’ scontare tre anni in carcere il prete pedofilo, parroco presso la parrocchia di Riekofen, nel land della Baviera, condannato per aver molestato sessualmente un chierichetto. L’uomo, 40 anni, ha ammesso la propria colpevolezza per 22 capi d’accusa di abuso esercitato sul minore in un periodo di tre anni e iniziato quando il chierichetto ne aveva 10 anni. Non e’ la prima volta che il sacerdote, arrestato lo scorso agosto, viene sospettato di molestie sessuali. Gia’ nel 2000 era stato posto dalla giustizia in liberta’ vigilata per presunti abusi nei confronti di un 12enne e gli venne imposto di non lavorare piu’ con i giovani. Il vescovo Gerhard Ludwig Mueller lo trasferi’ all’epoca in un’altra parrocchia, dove il sacerdote comincio’ comunque a organizzare campi giovanili nonostante l’ordinanza del tribunale, e senza che alcuno fosse informato dei precedenti del sacerdote. Il parroco recidivo aveva continuato a molestare i giovani fino al 2003, anno in cui sarebbero iniziati gli abusi nei confronti del chierichetto. Una folla si e’ riunita oggi davanti al tribunale di Ratisbona per protestare contro il vescovo Mueller.
(Aia/Ct/Adnkronos)

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/03_marzo/13/germania_condannato_a_3_anni_ex_parroco_pedofilo,14289013.html
GERMANIA/ CONDANNATO A 3 ANNI EX PARROCO PEDOFILO
Aveva abusato sessualmente di un chierichetto
Regensburg, 13 mar. (Ap) – E’ stato condannato a tre anni di carcere dal tribunale di Regensburg l’ex parroco di Riekofen, in Germania, ritenuto colpevole di violenze sessuali. Il 40enne Peter K. avrebbe abusato sessualmente per 22 volte di un chierichetto che, all’inizio delle violenze, aveva 11 anni.
Per evitare una reiterazione del crimine, il tribunale ha disposto anche l’obbligo di assistenza psichiatrica per il pedofilo, che ha ammesso tutti i fatti che gli sono stati contestati.
L’ex parroco ha presentato le sue scuse personalmente al giovane, oggi 15enne, e gli ha versato una somma di denaro a titolo di risarcimento.

http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=79593
L’ex parroco di Riekofen, un piccolo villaggio della Baviera (Sud della Germania), è stato condannato oggi a tre anni di reclusione per avere abusato sessualmente di un chierichetto dal 2003 al 2007.
Il religioso, un uomo di 40 anni, e’ stato riconosciuto colpevole di avere abusato del bambino – che all’epoca della prima aggressione aveva appena 11 anni – per un totale di 22 volte. Oltre al carcere, la sentenza prevede il ricovero in una clinica psichiatrica.
Il prete era stato arrestato il 30 agosto del 2007, ma già nel 2000 era stato condannato a un anno di carcere con la condizionale per abuso sessuale su bambini e, nonostante questo, era stato in seguito rinominato parroco
 



Venerdì, 14 marzo 2008


Don Gelmini Rinviato a giudizio

Rassegna stampa


http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_26/gelimini_berlusconi_imposimato_cc2d6d46-fafb-11dc-a46e-00144f486ba6.shtml
Dopo un anno chiusi gli accertamenti. L’ex sacerdote: attendo sereno
«Processate don Gelmini»
Il pm parla di una rete politica
Il testimone: mi prometteva l’aiuto di Berlusconi
e Imposimato

ROMA — Una decina di ragazzi sarebbero stati costretti a subire le sue attenzioni, obbligati a soddisfare i suoi desideri particolari. Tra loro, anche due giovani che all’epoca dei fatti erano minorenni. La Procura di Terni chiede il rinvio a giudizio di don Pierino Gelmini. Un anno dopo l’avvio degli accertamenti sul suo conto, sollecita il processo per il fondatore della comunità Incontro per violenza sessuale.

I magistrati ritengono dunque attendibili i racconti di quegli ospiti della struttura di Amelia, in Umbria, che cercavano di uscire dalla tossicodipendenza e hanno affermato di essere stati «molestati, palpeggiati, costretti ad atti sessuali». E chiedono che vengano giudicati anche i collaboratori più stretti, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca. Li accusano di favoreggiamento per aver tentato di convincere i testimoni a ritrattare.
«Pressioni in cambio di soldi », dice l’accusa. E per sostenere la fondatezza di questa circostanza elenca i viaggi e i contatti con le presunte parti lese. Ma chiede anche il processo per Patrizia Guarino, la madre di uno dei ragazzi che avrebbe subito le violenze. La donna avrebbe avvertito don Gelmini delle indagini in corso e avrebbe poi accettato denaro per condizionare il figlio. In particolare è stata trovata traccia di un vaglia online di 500 euro.

A mettere nei guai il sacerdote sono state le testimonianze di oltre trenta persone che hanno raccontato come don Gelmini li chiamasse nella sua stanza e poi li inducesse a partecipare a giochi erotici. Ma poi si è deciso di inserire nel capo di imputazione soltanto gli episodi che, secondo l’accusa, «erano certamente provati».
Nelle carte depositate al termine delle indagini c’è il verbale di Michele Iacobbi, 34 anni, il principale accusatore di don Pierino, che all’epoca era agli arresti domiciliari presso la comunità. È stato lui a presentare la prima denuncia. E ha accusato il sacerdote di aver sfruttato anche le sue amicizie politiche per convincere lui e gli altri giovani tossicodipendenti a soddisfare le proprie esigenze.
«Mi disse — ha messo a verbale Iacobbi — che siccome io ero accusato di mafia lui poteva parlare con Berlusconi, con Taviani e anche con l’ex senatore Imposimato per farmi avere una pena più lieve». La sua testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile e nel capo di imputazione a don Gelmini viene contestato di aver violentato i ragazzi «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze». Una tesi che il difensore Filippo Dinacci ha contestato nella sua memoria sottolineando la «completa infondatezza delle denunce presentate».

Agli atti del processo i pubblici ministeri hanno allegato anche numerose intercettazioni telefoniche. Il «filtraggio » delle telefonate per don Gelmini — che non possiede un apparecchio cellulare — viene fatto dai collaboratori più stretti e, come sottolinea l’accusa, «la precedenza viene data ai parlamentari e agli altri graduati della Guardia di Finanza e dell’esercito» con i quali il fondatore di Incontro «è in contatto».
Fiorenza Sarzanini
 



Giovedì, 27 marzo 2008

[Chiudi/Close]

«Il Dialogo – Periodico di Monteforte Irpino»
Prima Pagina/Home Page: www.ildialogo.org
Direttore Responsabile: Giovanni Sarubbi
Registrazione Tribunale di Avellino n.337 del 5.3.1996

Note legali — La redazione — Regolamento Forum


Quattro anni di carcere a don Damy ex parroco di Gavignano

Martedì 30 Gennaio 2007 Chiudi

Un arresto che ormai temevano in molti quello di don Romano Damy, il parroco di Gavignano finito sotto accusa per una vicenda di materiale pedofilo rinvenuto all’interno della sua abitazione. Ieri mattina, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del tribunale di Rieti su richiesta del pubblico ministero Rosalia Affinito, i carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto hanno arrestato il parroco di gavignano don Romano Damy per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il sacerdote è stato quindi accompagnato in un concvento di Subiaco dove resterà a disposizione in attesa dell’interrogatorio di garanzia da parte del gip che avverrà entro dieci giorni.
Un provvedimento che aleggiava nell’aria, tanto che era stato lo stesso religioso indagato, dopo aver subito la perquisizione della propria abitazione, a chiedere al vescovo della Diocesi sabina di essere sospeso cautelativamente, ed era stato lo stesso monsignor Lino Fumagalli a rendere noto il nome del prete e la parrocchia di appartenenza superando ogni riservatezza, auspicando che venisse fatta presto chiarezza sulla vicenda da parte della magistratura. Ma su cosa si basano le accuse? Non sono solo il paio di manette e qualche Dvd a luci rosse sequestrati con altri oggetti, dai carabinieri all’interno della canonica dove abita il sacerdote sospettato di pedofilia, ma contro di lui c’è soprattutto quella denuncia presentata dai genitori di un ragazzo che frequentava la parrocchia e che avrebbe riferito di aver subito abusi sessuali dall’educatore. Gli investigatori avrebbero raccolto anche alcune testimonianze definite ”circostanziate e attendibili”. Accuse pesanti che la procura ha unito insieme alle segnalazioni un pò sospette sull’attività del sacerdote e alle quali il sacerdote è ora a replicare quando verrà interrogato. Dopo le tante indiscrezioni circolate, è giunto l’arresto di ieri. E, come spesso accade, la comunità di Gavignano si è divisa in innocentisti e colpevolisti.

 

Fonte: Il Messaggero: http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070130&ediz=03_RIETI&npag=29&file=B_1448.xml&type=STANDARD



Martedì, 01 aprile 2008


Annuncio di iniziativa di Voice of the Faithful in occasione della visita del Papa

di Steve Urbon

Traduzione di Stefania Salomone


31 marzo 2008

NEW BEDFORD – La fase più critica dello scandalo degli abusi sessuali in Massachusetts potrebbe considerarsi conclusa, ma la sezione di Voice of the Faithful di Boston intende comunque manifestare su questo cancro della Chiesa Cattolica durante la visita di Papa Benedetto negli Stati Uniti prevista per il mese di aprile.

Il president di VOTF Dan Bartley ha detto ai membri in una email odierna che sono stati raccolti circa 51.000 dollari, abbastanza per comprare gli spazi di una intera pagina sul New York Times. Ma ha aggiunto che rimane solo un giorno alla scadenza del termine per la pubblicazione e che il gruppo provvederà a mettere annunci anche su altri quotidiani, come ad esempio USA Today.

Il direttore delle pubbliche relazioni di VOTF John Moynihan ha dichiarato al The Standard-Times che gli scandali di abusi sono spariti dalle cronache in molte regioni. “Stando fuori dalle pagine dei giornali, la gente se ne dimentica”.

Le inserzioni puntano ad evidenziare i 617 milioni di dollari degli Stati Uniti, su un totale di 2,3 miliardi, spesi in risarcimenti in tutto il mondo.

“Ugualmente preoccupante è il fatto che i nostri leader hanno contribuito a questa assurda statistica”, si legge nella dichiarazione.

Il gruppo chiede più responsabilità da parte dei vescovi, molti dei quali sono rimasti al loro posto nonostante la loro complicità nella copertura degli abusi perpetuata tramite spostamenti e trasferimenti dei preti accusati e relativa copertura.

“Molti cattolici conoscono bene la sofferenza e i costi derivanti dalla crisi degli abusi sessuali del clero”, dice l’annuncio. “Solo nel 2004, più di 4.300 preti sono stati accusati di aver abusato 11.000 minori in un arco di tempo che va dal 1950 al 2002”. Non si chiede soltanto la rimozione dei vescovi colpevoli, si vuole che la chiesa renda disponibili i propri conti ai laici, e pubblichi i resoconti in cui risulta che l’85% delle diocesi hanno riportato casi di frode negli ultimi cinque anni.

Si propone che “ogni parrocchia e diocesi dovrebbero prevedere un comitato finanziario che fornisca linee guida indipendenti ai pastori e ai vescovi”.

La diocesi di Fall River è stato l’epicentro del principale scandalo, che ha coinvolto James Porter, prete dimesso, il primo ad essere trascinato in tribunale. Quella faccenda ha costretto il vescovo Sean P. O’Malley, ora Cardinale Arcivescovo di Boston ad incontrare le vittime, a patteggiare i risarcimenti e salvaguardare gli interessi della diocesi, sebbene non soddisfacessero di fatto nessuna delle parti.

Il suo incarico, conferito da Giovanni Paolo II, era di rimettere a posto il disastro lasciato nell’arcidiocesi dal Cardinale Bernard Law, ora trasferito a Roma.

Mentre il Cardinale O’Malley continua ad incontrare saltuariamente Voice of the Faithful, il suo successore di Fall River, Vescovo George W. Coleman, ha sempre evitato l’associazione. Non c’è mai stato un incontro tra i rappresentanti della diocesi e il gruppo “in tutto questo tempo”, secondo il portavoce diocesano John Kearns. Infatti, dice Moynihan, la sezione di VOTF di SouthCoast è stata chiusa. C’è un gruppo attivo nella diocesi di Cape Cod le cui attività si svolgono a contatto dell’arcidiocesi di Boston fin dall’inizio.

Ci ha detto anche che l’interazione tra VOTF e i vescovi locali varia di regione in regione. La comunicazione è particolarmente proficua a Boston e a New York e in un’altra dozzina di diocesi. “Nella diocesi di St. Petersburg, abbiamo sponsorizzato insieme una giornata di memoria nella quale è stata organizzata una celebrazione presieduta dal vicario generale”, riferisce Moynihan. Ma, sempre che il Papa ne fosse informato, dice inoltre “Non riteniamo che egli comprenda cosa sta accadendo nella chiesa statunitense. Vogliamo richiamare la sua attenzione sulla situazione reale”.

La visita di Papa Benedetto è prevista dal 16 al 20 aprile prossimi.

 

Martedì, 01 aprile 2008


Prete pedofilo, la curia sapeva?

’’Mons. Vecchi mi disse che il nostro incontro non era mai avvenuto’’


Chi sa di più su questa storia si faccia avanti. Crediamo sia un diritto dei genitori sapere se il proprio figlio/a è affidato ad un prete pedofilo.

http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=34728&format=html

Mentre per sabato 19 aprile è atteso il discorso di Benedetto XVI nella cattedrale di San Patrizio, a New York, un altro caso di pedofilia rischia di scuotere la Chiesa Cattolica. Questa volta il messaggio di allarme parte dalla nostra città, dove ieri il tribunale ha condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione un sacerdote per atti sessuali nei confronti di minori.
Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare.
Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano la struttura. Una struttura in provincia di Ferrara ma ricadente nella diocesi di Bologna.

La domanda che sorge spontanea è come sia possibile che quei terribili fatti siano accaduti senza che nessuno si fosse accorto di nulla. E invece erano stati in diversi ad accorgersene. Già nel marzo 2004, quando due maestre della struttura iniziano a trovare eccessive certe premure del parroco. Da quanto emerso in dibattimento sembra che siano stati contattati anche altre religiosi che avrebbero promesso di intercedere presso la curia. Su questo non è possibile verificare o sapere altro per il momento. Fatto sta che nel maggio dello stesso anno non si verificano più altri episodi e tutto sembra tornare alla normalità.
Non per le due maestre, che perdono il lavoro. Tra l’altro l’uomo è stato condannato anche per averle palpeggiate in un’occasione. Lui ha ammesso di averle toccate, “per scherzo”.
Verranno riassunte a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico delle materne, dietro a vivaci proteste dei genitori degli alunni. Con loro, per volontà del “don”, viene assunta anche una direttrice didattica.

Non passano dieci giorni dall’inizio del suo nuovo incarico che la donna assiste ad alcune attenzioni verso le bambine che oltrepassavano chiaramente la soglia della decenza. Si confida con le colleghe che per tutta risposta scoppiano a piangere e raccontano cosa hanno visto nei mesi precedenti.
È sempre lei a convincerle ad andare dalla compagnia dei carabinieri di Ferrara per segnalare il fatto. In via del Campo partono le indagini che, dopo i primi riscontri, portano agli arresti domiciliari dell’uomo. È il 2 marzo del 2005.
Ma prima di allora si registra un altro fatto allarmante. È l’11 novembre e le educatrici informano i genitori di quanto accade nella struttura. Si decide di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si reca a Bologna per incontrare i responsabili della curia. L’incontro avviene l’8 gennaio 2005 di fronte a mons. Ernesto Vecchi.

Il vescovo ausiliare li riceve. Due frasi in particolare di quel colloquio, due frasi pronunciate dal numero due della curia di Bologna, rimangono impresse nell’educatrice: “quell’uomo è malato” e “questo incontro non è mai avvenuto”.
Le stesse frasi che la donna ha ripetuto in dibattimento senza venire contestata. Anche mons. Vecchi si è presentato davanti ai giudici, affermando però di non ricordare l’oggetto di quella discussione. Anche al telefono il tenore della voce non è dei più collaborativi: “non intervengo sulla questione – ha detto mons. Vecchi – perché non ho ricevuto nessuna comunicazione dal mio avvocato”. Alla richiesta di conferma se quel colloquio sia avvenuto o meno, si limita a rispondere: “queste sono interpretazioni interessate. Io non dico nulla”.
 



Giovedì, 10 aprile 2008


Condannato a sei anni prete pedofilo

di

Per atti sessuali nei confronti di una decina di bambine


http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=34680&format=html

Sei anni e dieci mesi. Sei anni e dieci mesi per aver compiuto atti sessuali nei confronti di una decina di bambine della parrocchia a lui affidate. Il giudice del tribunale collegiale Caruso (con a latere Oliva e Bighetti) ha accolto ieri pomeriggio la tesi accusatoria del pm Filippo Di Benedetto (e anzi l’ha aumentata nella quantificazione della pena) che aveva chiesto la condanna del prete di 68 anni che nel marzo di due anni fa, quando gestiva un asilo in provincia di Ferrara, venne visto in diverse occasioni compiere atti certo non consoni a un educatore. A maggior ragione per la tunica che indossava e per la funzione svolta all’interno della parrocchia dal sacerdote, che oggi vive in una struttura religiosa del Bolognese.

L’uomo era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno dello scorso anno, quando vennero sentiti anche i 10 testimoni della difesa.

Secondo le testimonianze che si sono susseguite in aula il prete era stato visto compiere atti di libidine, come palpeggiare il sedere delle bambine – tutte tra i 3 e i 6 anni – o infilare caramelle nelle mutandine. Un’altra l’avrebbe baciata in bocca. “Con la lingua” come pare abbia specificato lo stesso imputato durante l’interrogatorio di garanzia.

Oltre alla pena detentiva, il sacerdote è stato condannato a provvisionali di migliaia di euro nei confronti delle piccole vittime e dei loro genitori, oltre che al pagamento delle spese processuali.
Per un capo di imputazione il sacerdote è stato assolto, perchè non è stata raggiunta la prova di atti osceni riferiti da una bambina alla madre e alla nonna: la piccola avrebbe dovuto essere chiamata in aula per dire ciò che aveva visto, ma lo stesso magistrato Filippo Di Benedetto ha di fatto rinunciato alla sua testimonianza, per non turbare la bimba stessa.

“Siamo estremamente soddisfatti; è stata una lunga battaglia per la verità ed oggi è stata fatta piena giustizia” affermano all’uscita dell’aula B del tribunale gli avvocati di parte civile Claudia Colombo e Carlo Bergamasco.
Ovviamente di parere opposto i legali della difesa: “rispettiamo la decisione ma non la condividiamo”, dicono Giuseppe Pavan e Milena Catozzi. Entro 90 giorni verrà deposita la sentenza. “Attendiamo le motivazioni del giudice” aggiungono i legali, che anticipano già l’intenzione “di fare opposizione e ricorrere in appello”.



Giovedì, 10 aprile 2008


Una petizione di Voice of the Faithful al Papa che chiama tutti i cattolici a trasformare la Chiesa

disponibile on line per l’adesione

(traduzione di Stefania Salomone )

10 aprile 2008
NEWTON, Mass. – Secondo Voice of the Faithful (VOTF), la chiesa cattolica continuerà il suo declino finché non tratterà tutte le vittime degli abusi sessuali con giustizia e compassione piuttosto che vederle come nemici; restituire la responsabilità delle loro azioni ai vescovi che hanno trasferito i preti pedofili; incoraggiare e suggerire una maggiore partecipazione dei laici nei processi decisionali; garantire la trasparenza finanziaria in tutte le faccende amministrative.
“La trasformazione e il rinnovamento della chiesa sono possibili”, afferma Dan Bartley di Long Island, Presidente di VOTF. “Noi sogniamo una chiesa aperta, trasparente e responsabile, e auspichiamo una chiesa che valorizzi i doni e i talenti dei laici”.
Ma da parte loro i cattolici devono far sentire sempre più le loro voci affinché la trasformazione abbia luogo, dice Barley. “Come primo passo, invitiamo i cattolici a partecipare a questa trasformazione firmando una petizione che abbiamo messo sul sito per una maggiore responsabilizzazione e un crescente coinvolgimento dei laici nella nostra chiesa”.
Voice of the Faithful ha messo in rete la petizione sul suo sito web, http://www.votf.org/, che tutti i cattolici impegnati possono firmare. Questa petizione sarà inoltrata ai rappresentanti statunitensi del Papa, al Nunzio, alla fine di aprile. La petizione è la conseguenza di un articolo di VOTF dell’8 aprile pubblicato sul New York Times. Trovate anch’esso sul sito.
Questo è il testo della petizione:
A PAPA BENEDETTO XVI E AI SUOI CONFRATELLI VESCOVI
In occasione della visita del Papa negli Stati Uniti, Aprile 2008.
Per favore, sostenete Voice of the Faithful (VOTF) nell’invitare tutti i cattolici a partecipare alla trasformazione della nostra chiesa
Unite le vostre voci con migliaia di altre che si alzeranno attraverso questa petizione dato che il Papa non ha previsto alcuna discussione o incontro con i laici. Saprà mai le preoccupazioni dei fedeli senza incontrarli?
Noi cattolici stiamo ancora affrontando gli scandali degli abusi sessuali dei preti, una delle cristi più terribili nella storia della nostra chiesa. Uno studio recente evidenzia che un terzo di coloro che hanno ricevuto una educazione cattolica negli Stati Uniti non si definisce più cattolico. Il numero dei preti decresce sempre più; molte parrocchie e scuole stanno chiudendo; siamo in piena crisi finanziaria.
.
Voice of the Faithful, con più di 35.000 membri, propone soluzioni concrete per affrontare questa crisi:
1. Trattare le vittime degli abusi con quella giustizia e compassione proprie della nostra fede
2. Rendere I vescovi responsabili del popolo che servono
3. Promuovere la piena partecipazione delle donne e degli uomini laici nei processi decisionali della chiesa
4. Pretendere trasparenza e responsabilità amministrative
Riteniamo che questi passi possano produrre:
– una chiesa aperta, trasparente e responsabile
– una chiesa partecipativa che valorizzi i doni e di talenti di tutti i battezzati
– una chiesa governata dalla compassione, informata dal senso di giustizia, fondata sull’eguaglianza ed animata da azioni collegiali
Chiediamo che tutto il clero ascolti le voci dei fedeli che si uniscono per costruire una chiesa che divenga una comunità di fedeli degni del suo fondatore, Gesù Cristo. Impegneremo tutte le nostre energie per realizzare questo cambiamento.
– – – –
Papa Benedetto arriverà a Washington il 15 aprile, facendo tappa in molte capitali dello stato sia il 16 che il 17 aprile, e poi si recherà a New York per degli incontri il 18 e il 19 aprile, lasciando gli Stati Uniti il 20 aprile.

http://www.ascribe.org/

 

Domenica, 13 aprile 2008


Condannato a 7 anni un prete pedofilo di Bolzano

E c’è ancora ci sostiene che si tratti di pochi casi isolati. Sono purtroppo migliaia di casi in tutto il mondo e ne vengono fuori sempre di più anche per effetto della crisi profonda che vivono tutte le chiese cristiane ed in particolare quella Cattolica Romana.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=22645&sez=HOME_INITALIA

Abusi sessuali su una minorenne:
sacerdote di Bolzano condannato a 7 anni


BOLZANO (17 aprile) – Don Giorgio Carli, un sacerdote di Bolzano di 44 anni, è stato condannato in Corte d’Appello a 7 anni e 6 mesi di reclusione per violenze sessuali nei confronti di una sua parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti. La clamorosa sentenza è arrivata nella tarda serata di ieri, dopo l’assoluzione in primo grado del sacerdote due anni fa. Il sacerdote non ha voluto commentare la sentenza e ha subito abbandonato l’aula mentre la ragazza, che oggi ha 28 anni, ha abbracciato i suoi familiari.

Il processo ruota attorno alle affermazioni della donna: il ricordo dei fatti, aveva affermato nella sua denuncia, era riaffiorato nel corso di una lunga serie di sedute psicoanalitiche, dopo essere stata in precedenza rimosso per anni, causandole una serie di sofferenze fisiche e psichiche.


http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo409712.shtml

Pedofilia, condannato un sacerdote
Bolzano, sentenza della Corte d’Appello

Un sacerdote 44enne è stato condannato in Corte d’Appello a Bolzano a 7 anni e 6 mesi di reclusione per violenze sessuali nei confronti di una sua parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti. La clamorosa sentenza è arrivata dopo l’assoluzione in primo grado e dopo otto ore di Camera di Consiglio. Il prete è stato anche condannato a un risarcimento di 500 mila euro per la giovane donna e di 200 mila euro per i suoi genitori.
Al centro del processo ci sono le affermazioni della giovane donna. Il ricordo dei fatti, aveva affermato nella sua denuncia, era riaffiorato nel corso di una lunga serie di sedute psicoanalitiche dopo essere stata in precedenza rimosso per anni e anni, causandole una serie di sofferenze fisiche e psichiche. Gli abusi si sarebbero ripetuti per alcuni anni, quando la ragazza ne aveva circa dieci. I fatti, secondo le testimonianze della giovane, erano avvenuti nel periodo della colonia estiva della parrocchia e nella canonica. Il prete si è sempre dichiarato innocente.
“Si tratta di una sentenza coraggiosa che fa giustizia”, ha detto l’avvocato della parte civile Gianni Lanzinger. I legali della difesa, Flavio Moccia e Alberto Valenti, si sono detti invece “sconcertati”, esprimendo dubbi sulle dichiarazioni della ragazza, frutto di lunghe sedute di psicoterapia ad oltre dieci anni di distanza dai fatti. ’’Attendiamo le motivazioni della sentenza ma certamente andremo in Cassazione”, hanno dichiarato.



Giovedì, 17 aprile 2008


«Un sacerdote abusò di me, avevo 9 anni»

Di ALESSIO GALLETTI

Il racconto di una vittima in Canada


http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=73900

«Riuscire a fidarsi di nuovo è molto difficile quando la persona di cui più ti fidavi ti ha fatto una cosa del genere». È questa, insieme ad un dolore che non svanisce, la ferita più grande che un abuso lascia su chi lo ha subito.
Lo racconta Elena (il nome è di fantasia), molestata e violentata da un sacerdote in una parrocchia dell’Ontario. Per lei non è facile parlare di quello che le è accaduto, «ma è necessario farlo – dice – perché non voglio che altri soffrano quello che ho sofferto io».
Era la fine degli anni Sessanta ed Elena aveva circa 9 anni quando il sacerdote che avrebbe dovuto prendersi cura di lei ha iniziato a molestarla toccandole il seno. «Diceva di averne bisogno come del pane», racconta, dicendo che ogni volta le cose peggioravano, fino a quando un giorno, mentre camminava per strada, le ha offerto un passaggio in auto fino a casa. «Dopo essere riuscito a farmi salire in macchina ha iniziato a guidare, ma anziché a casa, mi ha portato in un luogo appartato, dove mi ha stuprata. È andata avanti così per tre anni e mezzo – racconta – Io ho detto subito a mia madre quello che era successo, ma lei non mi ha creduto: il sacerdote, in casa mia, era considerato la cosa più vicina a Dio».
Perché la sua famiglia le credesse è stato necessario che la sorella, per caso, fosse testimone delle violenze. Da quel giorno Elena non ha dovuto più andare a messa o all’oratorio, ma i genitori – «erano altri tempi», spiega – non andarono alla polizia, non denunciarono il fatto.
«Solo dopo molti anni ho trovato il coraggio di farmi avanti e intraprendere un’azione legale – dice – Alcuni mi hanno chiesto di fermarmi perché avrei mandato in bancarotta la diocesi, ma io ho pensato: “Come potete dire questo, loro hanno mandato in bancarotta la mia vita”».
Anche ora che è una donna adulta e sposata, Elena continua ad essere perseguitata dagli stessi incubi che aveva quando era una bambina. «Non mi hanno mai abbandonato. E ancora oggi camminare da sola e rimanere al buio sono cose che continuano a farmi paura».
Le cose sono in parte cambiate quando ha scoperto di non essere l’unica vittima del sacerdote che l’aveva molestata. «Mi sono sentita meno isolata, meno sola, questo mi ha dato il coraggio di farmi avanti e rompere il silenzio».
Molte le cose che ha scoperto parlando con le altre vittime, ma quella che l’ha ferita di più, che più l’ha fatta arrabbiare, è che la sua parrocchia sapeva degli abusi dall’inizio dei primi anni Sessanta e non ha fatto nulla per fermarli».
«L’unica cosa che hanno fatto è stata trasferire questa persona di parrocchia in parrocchia, senza fermarla. La diocesi avrebbe dovuto proteggerci, ma non l’ha fatto»
 



Sabato, 19 aprile 2008


Papa Benedetto incontra le vittime degli abusi sessuali del clero

di di JOHN L. ALLEN JR., Washington, D.C.

Da National Catholic reporter

17 aprile 2008

Con una mossa inaspettata e senza precedenti, Papa Benedetto XVI ha incontrato discretamente cinque vittime di abusi sessuali da parte del clero questo pomeriggio, presso la sede dell’ambasciata vaticana negli Stati Uniti, situata a Washington DC.

Da un’intervista al National Catholic Reporter del nostro corrispondente John. L. Allen, Jr.

Prima di questo pomeriggio, nessun papa aveva mai incontrato le vittime degli abusi sessuali dei preti. Questa omissione è stata spesso citata per criticare la risposta della chiesa alla crisi e per indicare come Roma e il pontefice siano fuori dalla portata della realtà americana, o abbiano inteso negare la vastità del problema.

Tutte le cinque vittime che hanno incontrato oggi Papa Benedetto provengono dall’area di Boston, e alcune fonti hanno detto al NCR, che il Cardinale O’Malley di Boston ha giocato un ruolo importante nell’organizzare questo incontro. Di fatto le fonti dicono che è stato il papa a decidere di incontrarle.

Alcune delle vittime dovrebbero rilasciare una dichiarazione nel pomeriggio.

Il Vaticano ha già dichiarato che l’incontro ha avuto luogo, e una delle vittime partecipanti ha confermato l’incontro al NCR, subito dopo la sua conclusione.

Benedetto sta ultimando la prima tappa della sua visita di sei giorni negli Stati Uniti. Ha già ripetutamente parlato degli abusi sessuali durante il suo viaggio, addirittura prima di arrivare.

“Noi ci vergogniamo, e faremo tutto il possibile per impedire che accada ancora”, ha detto il papa in una conferenza con i giornalisti a bordo dell’aereo papale, martedì, in volo per gli Stati Uniti.

Benedetto ha dichiarato che le azioni per risolvere la crisi devono svolgersi su tre livelli: legale e giuridico, pastorale e mediante programmi di prevenzione che assicurino che i futuri preti siano “sani”. Per l’esattezza il papa ha detto che “è più importante avere buoni preti che averne molti”.

Nel suo discorso ai vescovi americani nel Santuario dell’Immacolata Concezione, mercoledì sera, è tornato sul tema. Egli ha dedicato cinque paragrafi agli abusi sessuali su minori, definendoli “male” oppure “peccato”.

Nella frase più dura, il papa, citando una frase del Cardinale Francis Goerge, presidente della Conferenza Episcopale statunitense, ha detto che la crisi “a volte è stata mal gestita”.

Il papa ha pregato affinché la chiesa persegua l’obiettivo di guarigione e risanamento nei riguardi di coloro “che sono così gravemente deviati”.

Di nuovo durante la messa di giovedì mattina al Washington’s Nationals Park, il papa ha riservato dure parole alla crisi.

“Mi rendo conto del dolore che la chiesa americana ha sperimentato a causa degli abusi sessuali su minori”, ha detto. “Nessuna parola da parte mia potrebbe servire a descrivere il dolore e il danno inflitto da un abuso simile”.

Il papa ha continuato chiedendo a tutti i cattolici americani di “fare tutto il possibile per garantire la guarigione e la riconciliazione, e per assistere coloro che sono stati feriti”.

Unitamente a quanto avvenuto nell’incontro del pomeriggio, questi riferimenti suggeriscono un profondo desiderio da parte del papa di far capire ai cattolici americani che “ha capito” – cioè che ha compreso la gravità e la vastità del problema.

Gli osservatori spesso sottolineano che, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora Cardinale Ratzinger fu a capo di procedimenti interni relativi ad accuse di abusi sessuali ai danni di minori. In quel ruolo, il futuro papa lesse virtualmente tutti i file dei casi, forse fornendo più dettagliati chiarimenti sulla crisi, di quanto non abbia mai fatto nessun vescovo americano.

In tutti i casi, Benedetto fu molto toccato da quell’esperienza.

Se l’incontro di oggi, o i pubblici e ripetuti riferimenti di Benedetto, soddisferanno o meno le vittime, questo ancora non è chiaro. Il 17 aprile, in un intervista alla CNN, David Clohessy di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) ha dichiarato che la retorica del papa era una cosa vuota se non supportata da valide azioni.

Specificamente, Clohessy ha chiesto a Benedetto di estendere “la tolleranza zero” dei vescovi americani alla chiesa universale, e di licenziare almeno un paio di vescovi americani coinvolti nella crisi degli abusi.

Clohessy ha parlato prima che si sapesse che il papa avrebbe incontrato le 5 vittime di Boston.

Nonostante il persistere di tanti punti interrogativi, il linguaggio netto del papa, doppiato anche all’incontro di oggi, sicuramente ridurrà la percezione che il papa sia “fuori portata” rispetto alla situazione americana.

Le aspettative create dal linguaggio del papa, dicono alcuni osservatori, renderà ancor più difficile per la chiesa opporsi alla trasparenza, inclusa la totale disponibilità di documenti importanti che riguardano i casi di abusi.

 

Martedì, 22 aprile 2008


La visita del papa sollecita nuove accuse di abusi perpetuati da preti

di STEVE RITEA

21 aprile 2008

La visita del papa e la sua ammissione pubblica del fenomeno degli abusi sessuali dei preti, ha convinto dozzine di persone ad uscire allo scoperto, denunciando gli abusi subiti durante l’infanzia, ha detto il presidente di un gruppo di supporto alle vittime proprio ieri.

“Siamo stati inondati di chiamate”, ha dichiarato Barbara Blaine, presidente della sede di Chicago di SNAP (Survivors Network of Those Abused by Priests), una organizzazione nazionale. “Molti ci hanno svelato di non averne mai fatto parola con nessuno”.

Ogni volta che i media affrontano questo argomento nuovi casi escono allo scoperto, dice la Blaine, accennando alle centinaia di chiamate pervenute in sede nel 2002, anno in cui la Conferenza Episcopale statunitense aveva approvato una più severa politica di gestione degli abusi, dopo che molte accuse di molestie sessuali rivolte ai preti erano state rese pubbliche.
Nel suo discorso ai vescovi statunitensi, mercoledì scorso, papa Benedetto XVI ha detto che lo scandalo degli abusi sessuali “è stato mal gestito”. Il papa più tardi ha incontrato alcune vittime degli abusi sessuali del clero, una visita storica.
“E’ accaduto perché l’argomento è stato discusso, e perché alcuni erano molto arrabbiati (tipicamente quelli che già avevano denunciato)” ha detto la Blaine. “Altri volevano soltanto un po’ di considerazione”.

Il suo gruppo, costituito circa venti anni fa, conta oggi circa 8.000 membri, riferisce la stessa Blaine.
“Noi pensiamo che sarebbe stato molto meglio se alle dichiarazioni fossero seguite delle precise azioni”, come ad esempio, sanzionare i vescovi che non hanno denunciato i preti colpevoli.

Dan Bartley, residente a Hauppage, presidente di Voice of the Faithful, l’associazione nazionale di laici cattolici che si batte per una riforma ha dichiarato: “E’ un inizio”, ma ha aggiunto: “Siamo ancora in una situazione in cui le ragioni alla base degli abusi sessuali non vengono prese in esame”.

Il Rev. Robert Hoatson di West Orange, NJ, che ha collaborato alla fondazione di un gruppo di vittime (Road to Recovery Inc), ha dichiarato di aver ricevuto chiamate da cinque nuove vittime negli ultimo tre giorni, una da Suffolk County.

“Per la maggior parte delle vittime che alzano il telefono e chiamano, è l’inizio di un processo di guarigione”, ha detto la Blaine.
 

Martedì, 22 aprile 2008


Quello che il papa ha detto e quello che non ha detto

di DAVID VAN BIEMA/MANHATTAN AND JEFF ISRAELY/THE BRONX

20 aprile 2008

Benedetto XVI ha toccato l’11 settembre, una questione mondiale e gli scandali degli abusi sessuali, un problema nazionale che ha turbato l’incredula collettività degli americani, anche fra i non cattolici. E la reazione di Benedetto alla questione degli abusi dovrebbe essere evidenziata come tra le più acclamate, dalle primissime frasi in aereo, fino all’espressione “profonda vergogna” utilizzata nella preghiera con i vescovi mercoledì scorso, fino all’incontro con le vittime di abusi sessuali e l’aver accettato in consegna, dalle mani del Cardinale O’Malley, un libro con 1.500 nomi di vittime. O’Malley ha scorso le pagine con lui, sottolineando coloro tra quelli che si erano suicidati o erano diventati tossicodipendenti. Di conseguenza Benedetto ha continuato a menzionare gli scandali almeno una volta al giorno durante la sua visita.

La sequenza è stata talmente efficace che ci si potrebbe immaginare una oscura regia dietro le dichiarazioni del pontefice. O, per dirla in modo meno cinico, si potrebbe trattare di una espressione della compassione o della preoccupazione soggettiva per la salute mentale e spirituale delle vittime e per la chiesa americana. Senza dubbio, il Cardinale O’Malley merita parte del plauso. E’ stato proprio lui a suggerire a Benedetto di fare tappa a Boston, il Ground Zero degli abusi sessuali e, al rifiuto di Benedetto, non si era dato per vinto, portando le vittime dal papa.

Le visite del papa sono visite pastorali – cioè hanno a che fare con l’incoraggiamento e la salvezza del gregge del papa, non con l’ideazione di nuove politiche. Quindi una dichiarazione pastorale così forte come questa è un precedente importante che sottintende future azioni. Al pranzo organizzato dal Time Magazine per il Cardinale William Levada, il successore di Benedetto a capo dell’Ufficio delle dottrine del Vaticano (quello incaricato di gestire i casi di abusi sessuali, per intenderci), abbiamo chiesto se il Vaticano intendesse fare i conti con quella parte degli scandali sessuali che era rimasta inascoltata: oltre a prendersi cura delle vittime e a mettere i criminali in condizioni di non nuocere, il Vaticano avrà previsto sanzioni per qualunque responsabile o vescovo che “ha aiutato e coperto” i preti-predatori?

Il Cardinale è entrato nel merito della questione, negando che esistesse “una generazione” di vescovi coinvolti che abbiano “aiutato e coperto”. Ha detto che alcuni vescovi erano andati da lui confermando di aver agito in base a diagnosi psichiatriche non attendibili, in tempi in cui il tasso di recidività dell’abuso sessuale non era molto conosciuto. Durante lo stesso pranzo, si è rivolto alla stampa dicendo che il Vaticano è impegnato in notevoli cambiamenti canonici che permetteranno di gestire al meglio lo scandalo. Infatti, la sua stessa risposta non è stata abbastanza chiara per immaginare nuove iniziative, dovremo aspettare e vedere se il papa sente il bisogno far seguire alle coraggiose parole un nuovo agire.

Janice McKay, una parrocchiana di 21 anni, dopo la Messa domenicale alla St. Richard Catholic Church in Miami ha detto: “Si, penso che lui abbia aiutato i cattolici americani a sentirsi più fiduciosi rispetto alla chiesa, poiché ha fatto dichiarazioni molto schiette. Ma ciò che non ho ancora sentito da lui è ’cosa sarà fatto da oggi in poi”.

Altri temi su cui la curiosità della stampa (se non del pubblico) ha spesso messo in difficoltà il papa, sono una serie di questione che forse ha appena accennato o addirittura taciuto durante tutta la settimana. Non ha parlato infatti dell’Iraq. Non ha fatto dichiarazioni sul conflitto o sul dialogo con l’Islam, una cosa che ha contraddistinto anche altri viaggi precedenti. Non ha affrontato la questione del divieto della comunione ai politici pro-choice (movimento per la libera scelta sull’aborto), anche se ha definito la loro attività “uno scandalo”. Non ha nemmeno fornito una descrizione degli educatori cattolici liberali che alcuni avevano anticipato durante la sua visita alla Washington’s Catholic University, sebbene avesse presentato alcune argomentazioni filosofiche interessanti, sicura base per un dibattito critico.

Ma i pericoli di fare affermazioni specifiche sulle politiche sono stati evidenziati quando Benedetto ha fatto alcuni commenti ammirevoli sull’immigrazione: invece che riaffermare semplicemente la posizione dei vescovi statunitensi, cioè che esiste una strada percorribile per la convivenza tra cittadini e stranieri, ha raccomandato una ospitalità di breve periodo, dicendo che la soluzione a lungo termine poteva considerarsi qualora avesse determinato l’innalzamento della qualità di vita per il paese ospitante. Apparentemente, questo è stato troppo perfino per Tom Tancredo, un cattolico convertito alla chiesa Presbiteriana e nemico dell’immigrazione illegale, che ha intrapreso quel che può definirsi un ritorno all’antica scuola cattolica, dichiarando che i commenti di Benedetto “potrebbero avere poco a che fare con l’evangelizzazione, ma molto a che fare con il reclutamento di nuovi membri per la sua chiesa”.

Di fatto, Benedetto ha conquistato gli ispanici d’America durante il viaggio, un grande gruppo che costituisce la maggioranza dei cattolici statunitensi. Ma ancora una volta, le sue lusinghe erano simboliche – ha parlato molto poco degli spagnoli – se non addirittura polemiche. E mentre il viaggio volgeva a conclusione e l’eccitamento sulle sue dichiarazioni riguardo gli abusi scemava, è diventato sempre più chiaro che questo cosiddetto papa di transizione non sarà mai, come Bono definì Giovanni Paolo II, la stella “rock” della chiesa, ma di certo è entrato a pieno nell’aspetto pubblico del suo ruolo. Di fronte all’impronta della Torre Nord di Ground Zero, domenica, si è inginocchiato in preghiera per ben due minuti e mezzo, momento reso ancora più solenne dalla coltre mattutina di fitta nebbia.

Alcuni efficaci sondaggi potrebbero dirci molto presto cosa se ne sono fatti gli americani di questa settimana di Benedetto. Alcuni devoti praticanti ci hanno manifestato il sentimento che Benedetto è riuscito non solo a metterli a loro agio riguardo la consapevolezza degli abusi sessuali, ma che è altrettanto ben riuscito a diventare una icona morale al pari della sua importanza religiosa come vicario di Cristo. Ma forse nessuno è rimasto davvero impressionato. Alla domanda, posta oggi, se il suo viaggio avesse fatto bene alla chiesa, una madre di due giovani ragazze in una chiesa di Miami ha irrigidito le labbra e ha sibilato “No davvero. La strada che dobbiamo fare è ancora dura”.

Quando è comparso domenica scorsa allo Yankee stadium, comunque, la nebbia di New York era svanita e uno scroscio di applausi ha seguito il papa-mobile come una sorta di trionfo ottenuto dopo aver attraversato sentieri perigliosi. Quando si è fermato e Benedetto è sceso, c’è stato un vociare osannante. Il papa è sceso osservando da lontano il pubblico della sua tappa finale, e sembrava risplendere.

 

Martedì, 22 aprile 2008


Has he cleaned up the Church?

http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1077&Itemid=1

Pochi giorni prima che iniziasse la visita del Papa negli Stati Uniti, Good morning America, il popolare programma televisivo americano, ha mandato in onda un servizio sui vescovi accusati di abusi sessuali a cui ha dato il titolo “Ha ripulito la Chiesa?” che allude con sottile ironia allo scetticismo sulla possibilità che le sue parole possano estirpare dalla società americana, come per incanto, il fenomeno che l’ha sconvolta per quattro decenni.
Più o meno nello stesso tempo Bishop Accountability – il website che ha creato un database di 4.500 ecclesiastici coinvolti nello scandalo dei preti pedofili – ha pubblicato un elenco delle malefatte dei diciannove vescovi accusati di abusi sessuali, che assomiglia a una galleria degli orrori. In esso sono descritti, infatti, abusi su minori, molestie a donne e chierichetti, stupri di ragazzi e ragazze, atti osceni ai danni di orfanelli, tentativi di assassinio delle vittime, sodomia, sesso orale e relazioni omosessuali multiple.
Lo SNAP – il sito gestito dai sopravvissuti agli abusi del clero – ha reso noto l’elenco dei cardinali americani che non hanno mosso un dito a salvaguardia delle vittime e ha assegnato la palma del peggiore a Francis George, cardinale di Chicago, che non presentò ricorso contro l’elezione di Padre David McCormack a Presidente dei Vescovi cattolici americani, pur essendo a conoscenza dei suoi trascorsi di pedofilo.
Questi eventi non hanno avuto il rilievo che meritavano sui media, cosicché le persone attente a queste tematiche non hanno potuto cogliere nelle parole del Papa l’intenzione di addossare le colpe della Chiesa a una società troppo permissiva.
Il responsabile di Bishop Accountability, Terence McKierner, ha detto che le gerarchie ecclesiastiche devono cacciare i vescovi coinvolti negli scandali e rendere pubblici i nomi degli oltre 2.000 preti sotto accusa dei quali mantengono ancora segreta l’identità, se vogliono debellare davvero la cultura della pedofilia che alligna nella Chiesa.
Un altro punto su cui McKierner si è mostrato critico sul modo di gestire il dossier pedofilia è il non voler riconoscere che questa è connessa all’obbigo del celibato.
Tutto questo dimostra che gli americani non credono che le sue scuse e le promesse di liberare la Chiesa dalla vergogna che la opprime riusciranno mai a far cadere nell’oblio uno scandalo di tale portata.



Sabato, 26 aprile 2008


Un itinerario sconvolto

di Rosario Amico Roxas

NON si arriva al capolinea se non si percorre il giusto itinerario, seguendo le tappe fondamentali come le fermate di una metropolitana.

Invertendo la rotta o l’itinerario, scavalcando le tappe e le fermate, sfugge la meta finale e non si raggiunge la destinazione prefissata.

Cristo nel processo che gli uomini vollero intentare contro Dio non rinnegò se stesso, né rinnegò il ruolo che sapeva di dovere sostenere; rispose alle domande ponendo ulteriori problemi che gli accusatori non sapevano capire. Finalmente affermò solennemente:

“Il mio regno non è di questo mondo”.

Subì la condanna e santificò la morte che sarebbe stata vinta nella Resurrezione e nella promessa della Vita Eterna.

Anche il successore di Cristo, Benedetto XVI, è stato coinvolto in un processo intentato dalla

Corte distrettuale di Harris County (Texas), la quale ritiene che la Chiesa abbia preferito gestire il reato dei preti pedofili in USA restando esclusivamente nell’ambito del diritto canonico, quindi come peccato da confessare e assolvere, senza coinvolgere le autorità civili, con una depenalizzazione del reato che non tiene in nessun conto le vittime; risarcendo le medesime con denaro pur di impedire la testimonianza in un legittimo procedimento penale. Per questo motivo la Corte distrettuale di Harris County ha indagato e nel gennaio 2005 ha imputato Joseph Ratzinger , allora prefetto per la congregazione della fede e riaffermatore della lettera “Crimen sollecitationis” per sospetta copertura dei casi di abusi da parte di preti negli Stati Uniti con imputazione di «ostruzione alla giustizia».

Tale imputazione è tutt’ora in vigore, ma Ratzinger non può essere processato dopo aver inviato al presidente Bush formale richiesta di immunità in quanto «Capo di Stato in carica», affermando, così, che “il suo regno è di questo mondo” e vanta tutte le prerogative che ogni regno che si rispetti esige.



La richiesta di immunità perché capo di Stato in carica è stata accolta e l’itinerario di Cristo sconvolto.

Rosario Amico Roxas



Sabato, 26 aprile 2008


Preti pedofili – La visita del Papa in USA
Il libro dei nomi

Fra tutti gli eventi pubblici e gli incontri avvenuti durante La Visita, sembra che l’evento che sarà il più ricordato abbia avuto luogo in privato: l’incontro con lo sparuto gruppo delle vittime di abusi di Boston.
Organizzato solo dopo che il papa ha superato la forte corrente di resistenza all’incontro operata dalle gerarchie Vaticane, il sostenitore del primo incontro in assoluto – il Cardinale Sean O’Malley di Beantown – ha raccontato l’esperienza sul bollettino dell’arcidiocesi “Pilot”:

Domanda: Può spiegarci il suo coinvolgimento in quell’incontro di Washington, mai annunciato, che ha visto il Santo Padre incontrare cinque delle vittime degli abusi sessuali del clero?


Risposta: Dopo l’annuncio che il Santo Padre avrebbe visitato Washington e New York, e che Boston quindi non era una tappa prevista, i vescovi locali si sono uniti a me nello scrivere una lettera al Santo Padre chiedendogli di riconsiderare la cosa, per parlare anche delle esigenze pastorali che abbiamo qui nel New England. La risposta fu che, data la densità degli incontri previsti, essi (gli ufficiali Vaticani) ritenevano non fosse il caso di intensificare ulteriormente l’agenda. Così ho scritto di nuovo chiedendo al Santo Padre di incontrare le vittime; il Santo Padre mi ha risposto e mi ha chiesto di organizzare il tutto.


D: Perché questo incontro non è stato mai inserito nell’agenda ufficiale?

R: Abbiamo fatto il possibile affinché questo incontro fosse il più discreto possibile, poiché non volevamo il solito circo mediatico e temevamo che se la gente lo avesse saputo, sarebbe accaduto proprio questo. Inoltre, alcune vittime che abbiamo contattato volevano restare anonime e ciò non sarebbe stato possibile se l’incontro fosse stato pubblico. Quindi, non posso che essere soddisfatto di essere riuscito a tenere la cosa riservata fino alla data dell’incontro.

Sono stato molto grato al Santo Padre. La innumerevole quantità di volte in cui ha accennato agli abusi sessuali durante la sua visita, non può che indicare quanto profondamente egli comprenda la situazione della nostra chiesa e ciò che è accaduto qui. Ovviamente egli prova una grande amarezza per ciò che è accaduto e se ne vergogna, ma, allo stesso tempo, intende sospingerci sulla via della guarigione e della riconciliazione.

Durante la messa di giovedì mattina al National Stadium egli ha parlato della necessità di offrire cure pastorali alle vittime e poi, lo stesso pomeriggio, ce ne ha dato un esempio concreto nel suo incontro con loro.


D: Perché ritiene che questo incontro fosse cruciale?


R: Ritengo che fosse importante per le vittime percepire di poter raggiungere il Santo Padre. Ovviamente, non tutte le vittime, ma un piccolo gruppo in rappresentanza di tutte, in un contesto che avrebbe permesso un profondo scambio emotivo e personale del Santo Padre con le vittime. Non è stato un incontro formale; il Santo Padre ha fatto prima un commento iniziale e poi ha parlato a tu per tu con ciascuna di loro, ha stretto le loro mani, li ha benedetti e ha pregato con loro.

Credo che per il Santo Padre sia stata una esperienza pastorale molto importante. Certamente era già a conoscenza, attraverso il racconto dei vescovi e di altri, del devastante fenomeno degli abusi, ma incontrare le vittime personalmente è un’altra cosa, conoscere la loro sofferenza e il loro dolore dalla loro stessa voce.


D: C’è stato un momento saliente, quando ha dato al Santo padre un libro che conteneva più di 1.000 nomi di vittime…


R: Si, più di 1.000 nomi, scritti bene, in corsivo, preparati in modo estetico, con preghiere ed altre riflessioni che si alternavano ai nomi. E’ stato un modo per cercare di sottolineare il fatto che l’incontro doveva rappresentare tutte le vittime, non solo quelle presenti, e non solo quelle nominate nel libro, per evidenziare la dimensione del fenomeno. I nomi del libro erano quelli di cui siamo venuti a conoscenza negli ultimi 50 anni.
Era evidente dall’atteggiamento del Santo Padre che quello è stato un momento emozionante durante la sua visita.


* * *
…parlando del libro dei nomi, di come è nato, su un articolo di domenica del Globe:
Il libro non ha titolo, non ha autore, non ha didascalie – solo alcuni brani della Bibbia, e, pagina dopo pagina, i nomi di battesimo.
Keith Robert Jeffrey Michael Michael Kim Curtis

Richard Scott John Steven Peter Michael

Jackie Robert Wayne Stephen Paul Linda

E’ stato usato molto inchiostro sul fenomeno degli abusi sessuali del clero negli ultimo sei anni, ma questo lavoro è differente: una lista scritta a mano con i nomi di 1.476, tra uomini e donne, che hanno denunciato abusi sessuali perpetuati da preti, diaconi o suore cattoliche dell’Arcidiocesi di Boston.

Come il Vietnam Veterans Memorial o l’ AIDS Memorial Quilt, il libro dei nomi dell’Arcidiocesi di Boston, consegnato a papa Benedetto XVI, ha rappresentato un inusuale tentative di umanizzare una crisi di portata inimmaginabile, per un pontefice che un tempo soleva minimizzare la vastità degli abusi nella chiesa.

Il Cardinale Sean P. O’Malley di Boston ha presentato il libro nell’incontro storico di Washington tra il pontefice e cinque tra le vittime degli abusi della diocese di Boston, il 17 aprile, a metà del viaggio papale negli Stati Uniti, in cui Benedetto ha citato ben quattro volte il dolore e il danno causato dagli abusi sessuali del clero.

O’Malley ha poi definito il libro come “un modo simbolico di aiutare il Santo Padre a prendere consapevolezza delle dimensioni del problema”.
“Stiamo cercando un modo per rappresentare tutti coloro che sono stati feriti”, ha detto Barbara Thorp, assistente sociale a capo del servizio che si occupa delle vittime dell’arcidiocesi. “Non si tratta solo dello scandalo degli abusi, ma si tratta di persone, con vite proprie, e sentiamo la grande responsabilità di sostenerle in modo tangibile”.

Il libro è stato realizzato dalla calligrafa Jan Boyd di West Roxbury, che la Thorp ha rintracciato attraverso una ricerca in rete. La Boyd non è cattolica e la gran parte del suo lavoro consiste nello scrivere partecipazioni per i matrimoni. In questo momento dell’anno di solito è intent a spedire invite per gli sposi ansiosi.

“E’ stato un superlavoro per me – prima mi ha dato cinquanta nomi per prova, e pensavo che fosse tutto”, ha detto la Boyd. “Poi mi ha dato una lista talmente lunga che non riuscivo neanche a mettere una graffetta”.

La Thorp non aveva una precisa idea di cosa stesse cercando, se non un modo per ricordare in nomi degli abusati. Lavora per l’arcidiocesi da 30 anni e ne ha viste di tutti i colori. Nella sua precedente mansione, a capo dell’ufficio per la tutela della vita dell’arcidiocesi, presentò al Cardinale Bernard F. Law una lista di nomi che le donne che avevano abortito avrebbero dato ai figli mai nati.

E lo scorso novembre in una messa conclusa con una fiaccolata in memoria di coloro che sono morti per suicidio o overdose a causa degli abusi sessuali subiti da parte del clero, fece scrivere alla gente i nomi delle vittime su dei pezzi di carta, raccolti in un cestino, e poi presentati a O’Malley durante la processione offertoriale…

“I nostri nomi sono molto preziosi”, ha detto. “Il Signore ci chiama per nome…”

La Boyd ha detto di aver avuto poco più di un mese per terminare il lavoro e che era diventata quasi un’ossessione per lei.

“Avevo la precisa sensazione di dover fare qualcosa per quelle 1.500 persone”, ci ha detto. “E quando arrivavo a un nome di cui conoscevo ad esempio un omonimo, minorenne, cattolico, non potevo non pensarci”.

Quando O’Malley ha consegnato il libro al papa, “ha quasi trattenuto il respiro” e poi è seguito da un gemito, ha riferito il Rev. John J. Connolly, un collaboratore di O’Malley che era presente. E il papa ha poi sfogliato il libro pagina per pagina, riferisce Cannolly…

Due giorni dopo, O’Malley è scoppiato di fronte alle domande dei reporters su quell momento. “Solo vedere il libro è già una cosa terribile. Sono certo che il papa è stato profondamente toccato”.

Il numero di nomi presenti nel libro è molto più alto rispetto ai casi conosciuti dall’arcidiocesi e lascia pensare che il numero delle vittime nel paese possa superare le 10.667 unità riportate dal John Jay College of Criminal Justice nel 2004.
La Thorp ha detto che la lista rappresenta tutti gli appartenenti all’arcidiocesi che sentono di poter denunciare un abuso da parte di un prete di Boston – l’arcidiocesi non ha inteso verificare l’attendibilità della lista e la lista era dolorosamente più lunga di quanto ci si aspettasse, poiché includeva anche tutti coloro che non hanno mai denunciato, nonché le accuse precedenti al periodo in cui lo scandalo è scoppiato.

“Abbiamo cercare di includerne il più possibile, senza lasciare fuori nessuno”.


Faith Johnston, 23 anni, di Haverhill, una delle cinque vittime che ha incontrato il nome, ha pronunciato il suo nome, Faith “mi è balzato subito agli occhi” appena ho visto il libro. La Johnston aveva solo 15 anni e lavorava part time nella rettoria della parrocchia dove è stata violentata dal Rev. Kelvin Iguabita. Il prete fu condannato e sta scontando la pena in prigione.

“Quando il papa l’ha visto, credo che sia trasalito di fronte alla vastità del problema”, dice la Johnston. “Lo ha aiutato a rendersi conto che davvero esistevano delle persone, degli individui, che ne portavano le ferite”.

Ora il libro appartiene al Vaticano, e gli ufficiali dell’arcidiocesi affermano che la loro speranza è che il papa lo mostri a tutti gli alti prelati e che un giorno possa tornare a Boston per essere esposto.

Secondo l’arcidiocesi, già alcune altre vittime di abusi sono venute allo scoperto, quale risultato della risonanza che l’incontro papale ha avuto nel paese.

“Alcuni hanno chiamato per chiedere se il loro nome era nella lista”, dice la Thorp. “Sembra che questa cosa abbia toccato il nervo scoperto di molti. E’ stato importante che questo incontro fosse proprio per loro”.
Come abbiamo già detto, nel libro sono state lasciate alcune pagine bianche, a simboleggiare coloro che non hanno mai denunciato.

 

Domenica, 04 maggio 2008


La Chiesa e i laici devono fare di più per sanare la crisi degli abusi

di Dan Yetter

4 maggio 2008

Come credente cattolico, impegnato in parrocchia per 40 anni, mi sono sentito incoraggiato dal riconoscimento di papa Benedetto che gli scandali degli abusi sessuali sono stati “mal gestiti”. Ha anche detto ai vescovi “di curare le ferite causate dalla sfiducia, di perseguire la guarigione, di promuovere la riconciliazione e raggiungere tutti coloro che sono stati gravemente feriti”. Incontrando i rappresentanti delle vittime, il papa ha mostrato un comportamento simile a Cristo che mi ha fatto sentire fiero di essere cattolico, dato che Gesù era esclusivamente amore e compassione.

Prego che questa non sia la fine della guarigione di coloro che hanno subito gli abusi. Meritano molto di più della nostra compassione, del nostro rispetto e del nostro sostegno.

In favore della chiesa, nella sua terza verifica annuale, il procuratore distrettuale del New Hampshire ha parlato di “significativo progresso” da parte della Diocesi del New Hampshire verso l’aderenza ai termini prescritti dagli accordi, gli stessi che hanno mantenuto la diocesi lontana dal tribunale. Ha inoltre parlato di “cambiamenti positivi in relazione alla visione complessiva del programma di conformità”.

Comunque il linguaggio utilizzato nel programma della diocesi ancora non fa alcun riferimento alla rimozione di qualcuno accusato di abusi, e nella precedente verifica, la diocesi aveva evitato l’accordo.

Inoltre, sia a livello locale che nazionale, coloro che consapevolmente e segretamente hanno trasferito i preti colpevoli di parrocchia in parrocchia, ricoprono ancora posizioni di responsabilità.

Oltre a ciò, nel Maryland, in Colorado e nel Wisconsin, la chiesa ha presentato dei conteggi che hanno temporaneamente esteso lo statuto delle limitazioni per cause intentate dalle vittime minorenni degli abusi sessuali. Questo è stato fatto attraverso la “Conferenza Cattolica”, un insieme di agenzie create dai vescovi di uno stato per prendere posizione nell’ambito di procedure penali.

Infine, durante la sua visita, il papa ha anche domandato: “Cosa significa parlare della protezione dei bambini quando pornografia e violenza sono presenti in molte case attraverso i media disponibili?” Ha poi incaricato i vescovi di affrontare la questione dell’immoralità sessuale nella cultura di oggi.

E’ con disappunto che rifletto sulla risposta della chiesa. Vedo chiari tentativi

1) Di essere meno cooperativi nei processi legali

2) Di anteporre i costi dei risarcimenti al benessere delle vittime

3) Di minimizzare le esigenze di cambiamento nella chiesa.

Il cambiamento non verrà comunque perseguito mantenendo in carica alcuni prelati o spostando l’attenzione dello scandalo dalla responsabilità della chiesa alla pornografia o alla violenza dei media.

Noi cattolici possiamo fare più di questo. La scorsa domenica nella chiesa di Maria Regina della Pace a Salem, abbiamo cantato l’inno “Here I Am, Lord” (Sono qui Signore). Riprendiamo le parole che arrivano al cuore: “Io che ho fatto le stelle nella notte, le farò brillare. Chi porterà loro la mia luce? A chi la manderò? Eccomi, Signore, sono io?”

Si, siamo proprio noi. Noi, i laici, dobbiamo rileggere i documenti del Vaticano II e riscoprire che “noi siamo la chiesa” attraverso il battesimo. Mettiamo da parte le nostre preoccupazioni sulla mancanza di preti o sui giovani che non frequentano più la chiesa, e raddrizziamo la crisi curando i feriti, usiamo la nostra meravigliosa fede cattolica per trasformare la chiesa. Forse solo allora gli altri problemi potranno trovare soluzione.

Dobbiamo occuparci delle cause alla base degli scandali:

1) Il clero che non è mai responsabile delle persone di cui è pastore

2) La cultura della segretezza.

Cambiando queste cose possiamo avere una chiesa responsabile, aperta e trasparente.

Inoltre, i laici, donne comprese, devono partecipare in modo significativo alle decisioni ecclesiali e alla gestione. Questo ci permetterà di usufruire dei talenti presenti all’interno della chiesa per il suo stesso bene.

Infine, con compassione ma con fermezza, dobbiamo insistere che tutti coloro che hanno trasferito i preti colpevoli di abusi di parrocchia in parrocchia, vengano rimossi dalle posizioni di responsabilità. E’ il minimo che possiamo fare per il progresso e la giustizia.

Per sostenerci in questa lotta per la guarigione degli abusati, potete iscrivervi all’associazione “Survivors Network of those Abused by Priests” (SNAP), snapnetwork.org.

Per la trasformazione della chiesa, invece, contattate “Voice of the Faifhtul” votf.org.
 

Mercoledì, 07 maggio 2008


preti pedofili vengono solo trasferiti in altre parrocchie e continuano a dire messa
La lunga scia di religiosi condannati dai tribunali ma sempre sull’altare

Riprendiamo questo articolo da: http://milano.cronacaqui.it/news-la-lunga-scia-di-religiosi-condannati-dai-tribunali-ma-sempre-sullaltare_6444.html
 

MILANO 09/05/2008 – Preti che, nonostante le condanne per pedofilia, continuano a dire messa. Religiosi che regolarmente vengono trasferiti di diocesi in diocesi.

Trasferiti e non sospesi. Continuano a dispensare sacramenti, a frequentare gli oratori. A stare sempre in contatto con i bambini. L’ultimo, in ordine di tempo, è don Siro Invernizzi. L’ex parroco di Cergnago, in provincia di Pavia, la sera del 6 settembre 2006 era stato arrestato a Milano, davanti al cimitero Maggiore, perché “pizzicato” in atteggiamenti intimi con un rom di 13 anni. A dicembre era stato condannato a 2 anni con pena sospesa e immediata libertà.

Ma archiviata la vicenda giudiziaria la competenza è passata alla Chiesa. Don Invernizzi Sarà solo trasferito in un’altra diocesi del Nord Italia. Ma sono tantissimi i casi di religiosi pedofili che, una volta condannati dai Tribunali, l’hanno “fatta franca”. Il 27 maggio del 2003 un frate, ex insegnante di un noto istituto privato di Milano, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato 5 bambine di una scuola elementare. Solo pochi giorni dopo, il 31 maggio, due preti della provincia di Milano finiscono nella rete degli indagati della polizia postale lombarda.

A Pavia, invece, il 22 settembre 2004 un’indagine su internet smaschera un giovane parroco. Identificato con altre 4 persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico, ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e venti giorni. Su don Vincenzo , 63 anni, l’1 marzo 2004 pende un’indagine per abusi sessuali su minorenni della procura di Varese: per anni avrebbe prodotto in proprio quel materiale pornografico con adolescenti trovato dalla polizia.

Sotto Natale, nel 2004, invece, viene arrestato (ai domiciliari) un sacerdote di 62 anni, parroco di un piccolo comune alle porte di Pavia. L’accusa è di violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini. Stessa sorte per don Renato Mariani, parroco di San Giuliano Milanese, che verrà condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su più minorenni, violenza privata e appropriazione indebita.
 



Venerdì, 09 maggio 2008


Nuovo prete pedofilo condannato

Come spesso accade gli organi di informazione tacciono i nomi dei preti condannati. Una vera vergogna.


http://www.tendenzeonline.info/apcom/view.php?s=20080509_000103.xml
Abuso’ di bimbe durante confessione, prete condannato a 4 anni
Roma, 9 mag. (Apcom) – Colpevole di atti sessuali su minore. Per questa accusa un sacerdote di 49 anni, E.M., è stato condannato all’esito del rito abbreviato, a 4 anni di reclusione, dal gup del tribunale di Roma, Marina Finiti. La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi, ma la notizia si è appresa solo oggi. Secondo l’accusa il prete avrebbe compiuto abusi sessuali su due bambine di 10 anni anche durante la confessione. A carico dell’imputato il pm Francesco Scavo aveva contestato l’articolo 609 quater del codice penale.
In base al capo d’imputazione, E.M., “avvalendosi della qualità di padre spirituale delle bambine che frequentavano il corso di catechismo presso la parrocchia Santa Rosa da Viterbo ed approfittando pertanto dell’autorità che tale qualifica rappresentava, in ripetute e diverse circostanze (anche in occasione del rito della confessione), dopo averle condotte nei locali della sagrestia e dell’appartamento all’interno della parrocchia ed adibito a sua privata dimora, accarezzava loro in più occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a sé e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua”.
Secondo le accuse, gli abusi sarebbero avvenuti, nella parrocchia, nella zona di Tor di Quinto, zona nord della Capitale, tra il 2005 ed il 2006.
Nav

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo412851.shtml
Molestò due bimbe:prete condannato
Roma, atti anche durante confessione
Un sacerdote 50enne abusò di due bambine di 10 anni al catechismo, ma anche durante il rito della confessione. Per questo il religioso, che operava in una parrocchia di Tor di Quinto a Roma, è stato condannato a quattro anni di carcere. Il prete agì dal 2005 al 2006, compiendo gli atti sessuali nella stessa sacrestia e nella casa parrocchiale della chiesa Santa Rosa da Viterbo.
Secondo la sentenza del giudice, il sacerdote si avvaleva delle sue qualità di padre spirituale e approfittando della sua autorità sulle due bambine. Le occasioni erano quelle offerte dal catechismo e dai momenti più intimi, come il rito della confessione. Gli abusi continuavano anche nei locali della sacrestia, nell’appartamento all’interno della parrocchia adibito a sua dimora privata e – si legge nella sentenza del giudice – “accarezzava loro in più occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a sè e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua”.

Contestate al prete anche le aggravanti per aver commesso il fatto su minori di 10 anni affidate alle sue cure per ragioni educative, religiose e comunque di istruzione e perchè il sacerdote aveva nei confronti delle due bimbe, nei momenti di ritrovo in parrocchia, “obbligo di custodia e vigilanza”.



Sabato, 10 maggio 2008


Pedofilia clericale
L’ex vescovo di Como Maggiolini indagato per favoreggiamento

Avrebbe aiutato un prete attualmente sotto processo per violenza sessuale

Maggiolini è il vescovo che si è distinto nel recente passato per le sue crociate contro l’omosessualità, i musulmani, e per il suo sostegno alle posizioni leghiste e ad una presunta superiorità morale dell’occidente.


Ex vescovo di Como Maggiolini indagato per favoreggiamento

Avrebbe rivelato a parroco esistenza indagine a suo carico

(ANSA) – COMO, 13 MAG – Il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini e’ stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como per favoreggiamento.Avrebbe aiutato don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio, attualmente a processo per violenza sessuale, convocandolo in Curia nel 2004 per riferirgli dell’esistenza dell’indagine penale nei suoi confronti. Dell’iscrizione nel registro degli indagati si e’ appreso a margine del processo a Stefanoni, per il quale il Pm ha chiesto ieri una condanna a 8 anni.



Como, 13:08

PEDOFILIA: EX VESCOVO COMO INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO

Il Vescovo Emerito di Como, Monsignor Alessandro Maggiolini e’ indagato dalla Procura di Como per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta che proprio ieri ha portato il vice procuratore capo Maria Vittoria Isella a chiedere 8 anni di reclusione nei confronti di Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio e Brienno (Como) finito a processo con l’accusa di violenze sessuali ai danni di un ragazzino disabile mentale, 14enne all’epoca dei fatti. Secondo l’ipotesi accusatoria mossa nei confronti dell’ex capo della Curia Comasca, Maggiolini nel novembre 2004 avrebbe convocato don Mauro mettendolo in guardia delle indagini in corso, dandogli cosi’ la possibilita’ di “mantenere un comportamento tale da sviare le indagini”. Proprio durante la sua requisitoria di ieri il Pm aveva detto a chiare lettere che “questo processo e’ padre di tanti altri”. Per ora non e’ ben chiaro a quando risalga l’iscrizione sul registro degli indagati di Monsignor Maggiolini che gia’ a suo tempo emise un duro comunicato stampa a difesa di don Mauro. Si propose come testimone a difesa ma il collegio giudicante del Tribunale di Como non ritenne di includerlo nella lista testimoni.

http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3118114.html?ref=hpsbdx4



Martedì, 13 maggio 2008


Il papa guarda all’esterno, mai all’interno

di John Dominic Crossan

Traduzione di Stefania Salomone


Washington Post
27 aprile 2008
http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/john_dominic_crossan/2008/04/is_the_roman_catholic_hierarch.html

La domanda: Nei suoi discorsi statunitensi della scorsa settimana, papa Benedetto XVI ha detto: ’Bisogna contrastare ogni tendenza a trattare la religione come cosa privata … Dal momento in cui la religione diviene ambito puramente privato, perde la sua essenza’. Sei d’accordo con questa affermazione? Perché?
La gerarchia cattolica romana non ha forse un limite strutturale e sistematico, l’abuso di potere, di cui la pedofilia clericale e la complicità dei vescovi sono state terribili manifestazioni?
Nel suo discorso ai vescovi statunitensi a Washington del 16 aprile, il papa ha affermato: “Bisogna contrastare ogni tendenza a trattare la religione come cosa private”. Una affermazione infelice se presa separatamente, sebbene il suo senso sia più chiaramente specificato nella successiva: “Solo quando la fede permea ogni aspetto della vita i cristiani sono completamente aperti alla trasformazione attraverso il Vangelo”.
Questo tema è venuto fuori ancora una volta quando ha messo in guardia contro “forme di pieta che a volte enfatizzano una relazione private con Dio, a scapito della nostra chiamata ad essere membri di una comunità redenta”. E di una comunità in via di redenzione?
E’ stato ripetuto ancor più chiaramente in una delle risposte del papa alle domande dei vescovi dopo il suo discorso. “Nel cristianesimo”, ha affermato, “non c’è posto per una religione privata: Cristo è il Salvatore del mondo. Dal momento in cui la religione diviene ambito puramente privato, perde la sua essenza”.
Tutto ciò è corretto e profondamente biblico. Pensate, ad esempio, al parallelismo presente nella prima frase del Salmo 24:

Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti
E notate la sequenza: ’ non noi da soli o il mondo da solo, ma noi nel mondo”. O ancora, pensate al passo famoso di Giovanni 3:16: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Cristo e il papa sono d’accordo: “Si tratta del mondo, ragazzi”.
Sulla base di tale principio assodato, il papa critica il materialismo, l’individualismo e il secolarismo degli Stati Uniti. La triade non rappresenta problemi privati degli individui, ma problemi strutturali e sistemici della nostra società. Ma quando il papa parlò degli abusi sessuali del clero, tale distinzione tra privato ed individuale e sistemico e strutturale fu posta al rovescio.
Primo, nessun cenno nel suo discorso che la colpa risieda tra i membri della gerarchia che hanno permesso al fenomeno di espandersi, spostando i preti criminali da una parrocchia all’altra, che hanno ostacolato la giustizia “sia moralmente che legalmente” pagando per il silenzio, o che hanno cercato in ogni modo di mantenere la faccenda “puramente privata”.
Secondo, ha detto qualcosa riguardo ciò che il papa precedente sapesse riguardo gli abusi o quando ne venne a conoscenza? I vescovi hanno rivelato i crimini al papa durante le visite ufficiali? Se si, cosa ha fatto lui? Se no, perché rimasero in silenzio?
Terzo, non è sufficiente soffermarsi solo sui preti criminali e sui vescovi indifferenti. Non è neanche abbastanza affermare che “qualche volta la cosa è stata mal-gestita”. Quando è stato fatto qualcosa di diverso? Cosa è necessario che un papa faccia e cosa è stato sempre taciuto anche oltre le parole “grande vergogna”, che ha pronunciato? Dov’è la consapevolezza dei problemi strutturali e sistemici all’interno dell’episcopato e della gerarchia che hanno facilitato il diffondersi del crimine?
Infine, poi, mentre il papa guardava all’esterno e faceva numerose critiche alla società, non ha mai guardato all’interno e rivolto simili critiche alla sua stessa gerarchia. Da qui la domanda: La gerarchia cattolica romana non ha forse un limite strutturale e sistematico, l’abuso di potere, di cui la pedofilia clericale e la complicità dei vescovi sono state terribili manifestazioni?

John Dominic Crossan



Martedì, 13 maggio 2008


Un prete pedofilo smascherato in diretta

Una PUNTATA DE “LE IENE” DI LUNEDÌ 12 MAGGIO 2008

TRASCRIZIONE A CURA DI STEFANIA SALOMONE


Una incredibile vicenda trasmessa il 12 maggio 2008 dalla trasmissione “Le Iene”. Per vedere la puntata in questione clicca sul link sottostante. Di seguito forniamo anche la trascrizione dei dialoghi del video curata da Stefania Salomone.

Clicca qui per vedere il video


Trascrizione della puntata a cura di Stefania Salomone 



Mercoledì, 14 maggio 2008


Prete siciliano processato per violenza sessuale

http://a.marsala.it/index.php?mod=page&nw=3:2:05:2008:9932

Prete marsalese a processo per violenza sessuale

Si è tenuta ieri la prima udienza in Tribunale a Marsala di un processo a carico di Don Vito Caradonna, cappellano delle carceri di Marsala e sacerdote della parrocchia di San Leonardo. Il prete è accusato di violenza sessuale verso una persona (probabilmente maggiorenne, dagli elementi che abbiamo raccolto) che è assistita in udienza dall’avvocato Gianfranco Zarzana. Altro non è dato sapere, poichè l’udienza si è tenuta a porte chiuse, per espressa disposizione dei legali di parte civile.
Don Vito Caradonna, parroco della chiesa di San Leonardo e non della parrocchia “Maria SS del Rosario” come erroneamente avevamo scritto (a tal riguardo ci scusiamo sentitamente con il prete che vi svolge il proprio servizio), è molto benvoluto e stimato dagli abitanti del quartiere S. Leonardo, che raccontano spesso la sua attività di coinvolgimento dei giovani nelle tante iniziative della parrocchia. E’ difeso dall’Avvocato Rosa Tumbarello, che ha preferito non fare dichiarazioni.


http://www.instablog.org/ultime/20809.html

Trapani: prete alla sbarra per violenza sessuale
15 Maggio 2008, 20:05
TRAPANI – Prima udienza, oggi, del processo ai danni di don Vito Caradonna, prete 34enne accusato di violenza sessuale. Il religioso, cappellano della casa circondariale di Marsala e parroco della chiesa di contrada San Leonardo, è accusato di avere commesso abusi su un ragazzo maggiorenne. Il processo si svolge a porte chiuse ed è partito dalla denuncia della presunta vittima. (Agr)



Venerdì, 16 maggio 2008


Fuga di notizie, al vaglio la posizione dei monsignori Cantoni e Bedetti

di Marco Romualdi

Confermata intanto l’iscrizione nel registro degli indagati del vescovo emerito Alessandro Maggiolini
 


http://www.corrieredicomo.it/frm_articoli.cfm?ID=86170

Le voci lasciano spazio alla certezza. In Procura a Como, il nome di Alessandro Maggiolini, vescovo emerito della Diocesi lariana, è nel registro degli indagati come appendice all’inchiesta più ampia e complessa che vede don Mauro Stefanoni accusato di violenza sessuale su un ragazzino. Per il vescovo emerito il pm Maria Vittoria Isella – la stessa che ha ereditato dal collega Vittorio Nessi il fascicolo sul religioso – ipotizza il favoreggiamento personale. In altre parole, una indebita “ingerenza” nell’inchiesta che la polizia ha portato avanti. Per il magistrato, Maggiolini avrebbe messo sul chi va là lo stesso don Mauro dell’esistenza di un’indagine sul suo conto. Maggiolini, da parte sua, la pensa diversamente. E lo ha voluto ribadire anche al giornale radio Rai commentando il polverone che si è sollevato: «Non sono mai stato lo 007 dei miei preti», così Maggiolini, che poi ha ribadito quello che da ieri dice a chi gli chiede conto di questa sua iscrizione nel registro degli indagati: «Ho parlato, è vero, con don Mauro, ma perché la notizia era già diffusa. È arrivata da altre fonti». E proprio su queste fonti si starebbero incentrando le attenzioni del pm Isella. Che vuole andare sino in fondo e capire come in Curia sia arrivata l’informazione dell’indagine sull’ex parroco di Laglio. Una “talpa”? Nessuna conferma anche ieri alla Procura di Como. Resta, di certo, solo l’iscrizione di Maggiolini nel registro delle persone sottoposte ad indagini mirate anche se lui continua a ribadire la sua serenità e l’assoluta estraneità da queste accuse. E resta, soprattutto, da definire la posizione dei due collaboratori del vescovo Maggiolini che materialmente per primi hanno incontrato il religioso sospettato della violenza sessuale su un ragazzino: Oscar Cantoni, ora vescovo a Crema, e monsignor Enrico Bedetti. La loro posizione sarà vagliata in queste ore dalla Procura. Nessuna conferma sul loro coinvolgimento anche se – per ammissione dello stesso don Mauro – furono loro i primi che incontrò in Curia e che gli fecero domande specifiche sulla vicenda.
 

Marco Romualdi



Venerdì, 16 maggio 2008


Sacerdote di Piacenza indagato per rapporti sessuali con un minore

Anche in questo caso “stranamente” non si fa il nome del pedofilo!!!


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=24289&sez=HOME_INITALIA

PIACENZA (16 maggio) – Un insospettabile sacerdote settantenne di Piacenza si è trovato nella duplice veste di parte lesa ed indagato: parte lesa per essere caduto vittima di un tentativo di estorsione da parte di quattro romeni, indagato per aver avuto rapporti sessuali a pagamento con minori. La notizia è trapelata oggi, dopo che al sacerdote è stato recapitato ieri l’avviso di garanzia dal Sostituto procuratore di Piacenza Antonio Colonna.

Del fatto si erano occupati i carabinieri della Compagnia di Piacenza, dopo che il sacerdote si era rivolto loro, dicendo di essere caduto vittima di un tentativo di ricatto da parte di quattro stranieri, tra cui un minorenne, che gli avrebbero chiesto 50.000 euro in cambio di foto compromettenti. I carabinieri hanno così preparato la trappola e arrestato in pieno centro i quattro romeni con l’accusa di estorsione e produzione di materiale pedopornografico. I carabinieri hanno trovato in possesso dei quattro, foto in cui il sacerdote avrebbe intrattenuto rapporti sessuali di gruppo, anche con il minore.
 



Domenica, 18 maggio 2008


Gli scandali nella chiesa – le accuse da parte di adulti pongono ulteriori dubbi

di JANE GARGAS

Traduzione di Stefania Salomone


YAKIMA HERALD-REPUBLIC
E’ uno spinoso problema di ordine etico, che qualunque cattolico sarebbe restio ad affrontare.
Quando un prete intrattiene rapporti sessuali con un adulto – si tratta di abuso? O no?
E’ una questione che qui è sorta in particolare dall’arresto di Juan Jose González Rios, un diocesano di 37 anni, accusato di detenere materiale pedo-pornografico.
Il fatto è stato reso noto nel marzo scorso. Ma la diocesi di Yakima ha taciuto un altro fatto legato a González – le sue accuse nei confronti di un altro prete che avrebbe abusato di lui negli anni ’90, quando aveva 21 anni.
La protezione dei minori è un fattore di indiscussa importanza, ha spesso sottolineato il vescovo Carlos Sevilla.
Ma cosa dovrebbe fare la chiesa se una condotta sessuale discutibile non riguarda un minore? Cosa fare se se la condotta, per quanto non illegale, risultasse decisamente inappropriata?
Secondo il Diritto Canonico, il prete fa promessa di celibato durante l’ordinazione, ma che succede se un prete viene accusato di intrattenere rapporti sessuali con un membro adulto della parrocchia?
“E’ una cosa moralmente inaccettabile”, dice Sevilla.
Assolutamente inappropriata, ha fatto eco il portavoce di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests).
Esiste un “problema di squilibrio” quando un prete viene personalmente coinvolto con un membro del gregge, ha detto David Clohessy, direttore nazionale di SNAP. Comunque, non c’è uniformità di pensiero su come andrebbe gestita una situazione del genere.
In una recente intervista telefonica, Sevilla ha spiegato che le procedure relative al clero diocesano si focalizzano sulla salvaguardia dei minori.
“C’è una distinzione tra le faccende di adulti e quelle che riguardano i minori”, ha aggiunto.
Questo significa che la diocesi non approfondisce le accuse di abusi relative a un adulto.
“Se si tratta di un adulto, non è necessario che la diocesi faccia rapporto alle autorità, ma potrebbe decidere di riportarle”, ha detto Sevilla.
La situazione di González, quindi, è difficile sotto due aspetti: primo, lui sta dichiarando di essere stato abusato da un prete, ma a quel tempo era adulto. Secondo, è stato accusato di possedere materiale pedo-pornografico.
Sevilla si è scusato lo scorso mese per aver assegnato González nel 2003 al Centro di Ritiro S. Peter di Cowiche, anche se sapeva di essere incriminato per le suddette ragioni.
González sarà chiamato in giudizio il 5 giugno in Oregon per le accuse di detenzione di materiale pedo-pornografico mentre era in seminario a Marion County, Oregon. Fino ad allora, è libero e vive in una casa a Tieton.
La questione ha cambiato forma quando la famiglia di González ha pubblicamente affermato alcune settimane fa che lui ha subito abusi da un prete negli anni ’90.
González ha detto che, subito dopo il suo trasferimento da Cowiche a Jalisco, Mexico, un prete della diocesi cominciò a fargli avance sessuali, letteralmente violentandolo circa sei anni fa.
Lo scorso mese, la famiglia di González ha distribuito una lettera in parrocchia rendendo noto l’abuso e nominando il colpevole che oggi vive in un altro stato. Il prete non ha mai negato le accuse e nemmeno le ha mai negate il Rev. Robert Siler, responsabile della diocesi Yakima.
Siler ha detto che il prete è stato sospeso per almeno tre anni e non è attualmente in ministero. La diocesi ha reso noto il fatto che è stato sottoposto ad un trattamento per abuso di alcolici.
Il vescovo, alla richiesta di commenti sulle accuse rivolte a González, ha dichiarato di ritenere attività sessuali tra adulti una faccenda privata.
In una email successiva Siler ha dichiarato: “L’obiettivo del vescovo, trattando queste vicende umane che spesso riguardano i preti, è aiutarli a non cadere di nuovo. E soprattutto aiutare le persone che sono state ferite dall’atteggiamento del prete”.
Quanto al comportamento di González mentre era a Cowiche, Siler afferma di non aver mai sentito alcuna lamentela, aggiungendo “Non credo che farebbe male ad una mosca”.
E’ una opinione condivisa dall’ex-responsabile di González, Renene Hudson deGoede, che attualmente risiede a Seattle, e che è stato supervisore di González all’inizio della sua attività a Cowiche. Ha affermato di essere rimasta “sbalordita” quando è venuta a conoscenza delle accuse rivolte a quel giovane timido ragazzo.
Robert Fontana, membro di Voice of the Faithful, ritiene che González è una persona rispettabile. Impiegato da 25 anni nella diocesi di Yakima prima delle dimissioni rassegnate nel 2005, Fontana conosceva González anche attraverso la sua precedente attività di responsabile diocesano per l’evangelizzazione.
Fontana afferma che la diocesi avrebbe dovuto gestire le accuse rivolte a González in modo differente. Il solo modo in cui la chiesa può sanare la questione degli abusi sessuali che hanno scioccato l’intera nazione è mantenere una certa apertura.
Anche se González non era minorenne all’epoca, sempre di abuso si tratta, particolarmente per il fatto che González era un membro del gruppo giovani della parrocchia.
“Si tratta di molestia psicologica, un abuso di potere”, ha detto.
Siler ritiene che González sia capace di prendere decisioni per proprio conto e quindi non bisogna considerarlo più vulnerabile di quanto non sia.
In una email Siler ha sottolineato: “Per quanto spiacevole e terribile sia stato l’episodio con il prete, mi sembra che stiamo parlando del sospetto di molestie sessuali più che di una condotta sessuale rivolta ad una persona vulnerabile”.
Russ Mazzola, un giudice di Yakima e presidente del consiglio diocesano laico, costituito nel 2003 per relazionare ai vescovi in materia di abusi sessuali, sostiene che le accuse di González non erano note al consiglio.
“Dato che gli episodi sotto accusa sono avvenuti tra adulti, per quanto inappropriati, non sono materia su cui il consigliao sia tenuto ad investigare”, dice Mazzola.
E’ in fase di definizione nella diocesi una nuova policy per affrontare gli abusi sessuali del clero, sia con minori che con adulti, che è parallela alle procedure definite dalla maggioranza degli altri consigli diocesani del paese. Questo lo afferma Teresa Kettelkamp, direttore esecutivo dell’Ufficio per la Protezione dei Minori e dei Giovani di Washington DC, costituito dalla Conferenza dei Vescovi statunitensi dopo che lo scandalo degli abusi sessuali è scoppiato nel 2002.
Ma tutto ciò non è giusto, afferma Bertha González, la sorella di Juan.
“Affermando che ’lui era adulto’, la chiesa se ne lava le mani”. E descrive la famiglia, composta da 10 tra fratelli e sorelle, emozionalmente distrutta dal tradimento della chiesa. L’intera famiglia, non solo suo fratello, è molto devota. Frequenta la messa ogni domenica, canta nel coro e la madre è stata catechista per molti anni.
Dopo il suo arresto, González ha rivelato alla sua famiglia l’episodio del prete; questa scoperta ha distrutto il rapporto della sua famiglia con la chiesa.
Sevilla ha detto che avrebbe voluto incontrare González e la sua famiglia, sottolineando di non essersene mai disinteressato.
Bertha González ha equiparato la condotta del fratello a quella di un coniuge ferito.
“Stava serbando un segreto e un dolore enorme. Si sentiva sporco per le molestie subite dal prete e si è sentito come coinvolto in una sorta di contaminazione”, ha aggiunto.
Richard Sipe di La Jolla, California, autore di “Sex, Priests and Power: Anatomy of a Crisis,” sostiene che descrivere qualcuno come González un coniuge ferito è inverosimile.
Noto psicoterapeuta, presidente della Interfaith Sexual Trauma Institute di Collegeville, Minnesota, ex-prete, Sipe afferma che il fatto che González fosse adulto all’epoca dell’abuso è irrilevante.
“Non ti aspetti comportamenti simili da un prete. Non si tratta propriamente dello stesso crimine, ma deve essere preso in considerazione”, dice Sipe.
Egli stesso ha ascoltato molte altre storie simili di accuse di preti coinvolti sessualmente con seminaristi.
“Sfortunatamente, questo tipo di conseguenze passano di generazione in generazione”, ha aggiunto.
 

Martedì, 20 maggio 2008


Diacono arrestato per abusi su minorenne

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_75215603.html


TARANTO – Un diacono di cui non è stato reso noto il nome è stato arrestato dai carabinieri in provincia di Taranto per abusi sessuali che sarebbero stati compiuti su un ragazzino di 13 anni. Il minorenne – secondo quanto accertato dagli investigatori – sarebbe stato costretto a subire violenza almeno in due occasioni, tra i primi giorni di gennaio e nel marzo scorsi, in una parrocchia di un comune del tarantino. Il diacono, a quanto si è appreso, è sposato ed è padre di due figli. L’inchiesta é stata avviata in seguito alla denuncia presentata dai genitori del ragazzino, i quali avevano notato qualcosa di strano negli atteggiamenti del figlio quando rientrava a casa dopo il catechismo. Il 13/enne, incalzato dalle domande dei genitori, ha poi raccontato di essere stato violentato. I carabinieri hanno raccolto la testimonianza del 13/enne ed avviato le indagini, che hanno portato all’arresto del diacono in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.

Accertamenti sono stati avviati dai carabinieri di Taranto per verificare se il diacono arrestato oggi per presunti abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni si sia reso responsabile di episodi di violenza nei confronti di altri minorenni che frequentano la parrocchia in cui svolge la propria opera di volontariato. Gli investigatori, infatti, non escludono la possibilità che l’uomo possa aver abusato anche di altri ragazzini. All’uomo, che ha 53 anni e assiste abitualmente i sacerdoti nelle messe, somministra la comunione e fa anche lezioni di catechismo per i bambini, sono stati concessi gli arresti domiciliari.



Giovedì, 22 maggio 2008


CHIESA POLACCA: CADONO I PRIMI VELI SULLA PEDOFILIA NEL CLERO. DENUNCE E OMISSIONI

di Agenzia Adista

34437. ROMA-ADISTA. Lo scandalo dei preti pedofili nella Chiesa cattolica è un caso chiuso? “C’era un problema da risolvere e lo abbiamo risolto. Ora si tratta di guardare al futuro”: così rispondeva, alla vigilia del viaggio negli Stati Uniti di papa Benedetto XVI, l’arcivescovo di Washington, mons. Donald Wuerl. Ma la fretta di dichiarare finita la questione degli abusi sessuali del clero è diffusa in tutta la Chiesa, e viene riaffermata con più convinzione man mano che arrivano a conclusione i processi milionari per danni intentati dalle vittime.

Eppure, malgrado le parole di Wuerl, i casi di pedofilia nel clero (e di copertura da parte delle gerarchie) continuano a venire alla luce, soprattutto in quei Paesi che sono stati, secondo il Vaticano, sostanzialmente ’risparmiati’ dalla bufera, e che quindi non si sono visti obbligati ad introdurre procedure di controllo più rigorose.

È il caso, ad esempio, della Polonia, dove lo scandalo più clamoroso ha iniziato a montare a metà marzo e ha messo in evidenza ancora una volta, come già in occasione delle dimissioni, agli inizi del 2007, dell’arcivescovo eletto di Varsavia, mons. Stanislaw Wielgus, le profonde divisioni presenti all’interno della Chiesa polacca. Un frate domenicano, Marcin Mogielski, ha infatti deciso di prendere la parola in nome delle vittime e denunciare alle autorità ecclesiastiche un prete, noto solo come ’padre Andrzej’, responsabile di numerosi e ripetuti abusi. ’Padre Andrzej’ sarebbe stato responsabile di un istituto cattolico per ragazzi nella diocesi di Szczecin-Kamien: secondo il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza che ha portato alla luce il caso, uno degli ospiti abusati avrebbe cercato di impiccarsi mentre un altro sarebbe stato costretto a lasciare il Paese. Le vittime hanno informato le autorità ecclesiastiche già nel 2003, anche se le proteste da parte delle famiglie sarebbero cominciate già molto prima. Ma l’allora arcivescovo di Szczecin-Kamien, mons. Marian Przykucki, aveva scelto di non ascoltarle e nel 1996 aveva anzi messo ’padre Andrzej’ alla guida delle scuole cattoliche della diocesi, carica che ha ricoperto fino al 2007.

L’iniziativa di p. Mogielski, però, non è stata presa bene dall’attuale arcivescovo di Szczecin-Kamien, mons. Zygmunt Kaminski, che in una lettera pastorale del 16 marzo, attacca violentemente il domenicano, accusandolo di aver infangato la reputazione della Chiesa. “Ci sono procedure apposite nella Chiesa”, scrive mons. Kaminski, secondo il quale il caso sarà “definitivamente risolto” dal processo ecclesiastico, “non riesco a capire le motivazioni degli autori [della denuncia] e di chi ha fornito loro il materiale. Mi addolora che la sfera intima di una persona sia stata messa in pubblico con tanta facilità”.

A prendere le difese di p. Mogielski è arrivato il provinciale dei Domenicani polacchi, Krzysztof Poplawski: “Come sicuramente sapete – ha detto pubblicamente rispondendo a mons. Kaminski – la Chiesa cattolica negli Stati Uniti ha pagato un prezzo enorme per il suo silenzio di fronte ai casi di abusi sessuali di preti, e per l’incapacità dei suoi leader di prendere decisioni chiare e responsabili”. “Non vedo nessuna chiara scorrettezza – ha aggiunto – nel comportamento del mio confratello, le cui azioni e decisioni sono mosse da preoccupazione per questa povera gente (le vittime, ndr), che ancora oggi portano dentro il dolore e il disinteresse da parte della gerarchia ecclesiastica”.

Nella polemica è entrato con durezza anche l’ex-segretario di papa Wojtyla, oggi arcivescovo di Cracovia, card. Stanislaw Dziwsz, invitando la Chiesa “a non cedere alle diverse forme di ingerenza e pressione da parte dei media, o alla tentazione del politically correct”. “Oggi, grazie a Dio, il sangue dei pastori non viene più versato nella nostra patria – ha detto durante un’omelia in riferimento agli ’attacchi’ degli organi di stampa – ma sono in atto degli sforzi per minare la loro autorità morale”, con lo scopo di “uccidere la verità del Vangelo proclamata dalla Chiesa”. Il caso di ’padre Andrzej’, infatti, è tutt’altro che isolato. Il vescovo di Plock, mons. Piotr Libera, si è ’lavato le mani’ della sorte di un gruppo di preti accusati di molestie e ha rinviato ogni decisione in merito al Vaticano: secondo la stampa polacca, però, nello scandalo sarebbero implicati altri sacerdoti e solo grazie a pressioni da parte della Santa Sede il vescovo si sarebbe deciso ad intervenire. Accuse di aver protetto preti pedofili sono state mosse anche contro l’ex-arcivescovo di Poznan, mons. Juliusz Paetz, costretto a dimettersi nel 2002 ma ancora invitato ad eventi pubblici e ritiri, e contro lo stesso mons. Wielgus.

In Italia, invece, è emersa recentemente la notizia che il vescovo emerito di Como, mons. Alessandro Maggiolini, è sotto inchiesta da parte della procura per aver informato delle indagini a suo carico un suo prete, don Mauro Stefanoni, accusato di abusi sessuali su un ragazzino di 14 anni con difficoltà cognitive. Dopo le scontate proteste di innocenza, mons. Maggiolini aveva proceduto, come da prassi, a trasferirlo ad altra parrocchia, da Laglio a Colico. Accusato di favoreggiamento, l’ex-vescovo di Como si è difeso affermando che, per un vescovo, tale crimine “non esiste, non può esistere”. “Mi sono soltanto comportato – spiega – come si comporterebbe un papà con un figlio. Ho saputo la notizia dell’indagine su don Mauro da chiacchiere che giravano da qualche giorno. Nessuno mi ha detto qualcosa di preciso, ma almeno tre persone me ne avevano parlato genericamente, senza sapere di che cosa si trattasse. Allora mi sono visto con il prete, gli ho detto delle voci che giravano e gli ho chiesto direttamente se vi fosse qualcosa di vero. Lui mi ha risposto di no. E a quel punto che cosa avrei dovuto fare? Il vescovo è come un papà, e cosa fa, si mette lui a fare lo 007 quando già c’è la polizia?”. (a. s.)
 

Articolo tratto da
ADISTA

La redazione di ADISTA si trova in via Acciaioli n.7 – 00186 Roma
Telefono +39 06 686.86.92 +39 06 688.019.24
Fax +39 06 686.58.98
E-mail info@adista.it
Sito www.adista.it



Lunedì, 26 maggio 2008


Le parrocchie dell’arcidiocesi di Los Angeles aiutano a pagare i 720 milioni di dollari di risarcimenti per gli abusi

di Rebecca Trounson, Los Angeles Times Staff Writer

Attraverso donazioni più o meno cospicue hanno raccolto l’appello di Mahony che chiedeva un aiuto per i risarcimenti alle vittime.



25 maggio 2008

Con una elargizione di circa 1,5 milioni di dollari, una parrocchia di Woodland Hills ha offerto un grosso contributo, lasciando nelle sue casse appena 1.000 dollari. Una chiesa di Encino ha offerto un prestito di 100.000 dollari senza interessi. E una parrocchia di Boyle Heights ha deciso di privarsi di 500 dollari guadagnati con la vendita di dolciumi.

Con donazioni più o meno cospicue, le parrocchie dell’arcidiocesi di Los Angeles hanno risposto all’appello del cardinal Roger M. Mahony che chiedeva aiuto per raccogliere i fondi necessari ai risarcimenti delle vittime degli abusi sessuali del clero.

“E’ importante che tutta la chiesa se ne faccia carico”, ha detto P. Scott Santarosa della Dolores Mission Catholic Churc di Boyle Heights, che ha donato 500 dollari dei suoi già scarsi fondi. “E’ come una famiglia che si prende cura di se stessa. Ogni famiglia ha membri bisognosi di attenzione. E quella è una parte della chiesa, non possiamo ignorarla”.

Alcune parrocchie hanno comunicato all’arcidiocesi di non poter contribuire a causa della scarsità di fondi dovuta a ingenti debiti derivati da progetti di ricostruzione o acquisto di strutture. Altre invece devono ancora decider, dicono alcuni parroci intervistati. Ma quali che siano le circostanze, la scelta non è facile, molti hanno confessato.

“E’ una questione controversa”, ha detto Mons. David A. Sork, parroco della St. John Fisher Church di Rancho Palos Verdes, che ha dichiarato di pregare per la soluzione del problema e di star consultando la comunità per definire il da farsi, ma ancora non si è deciso nulla. “E’ una cosa difficile”.

D’altro canto, dice Sork, i parrocchiani si chiedono perché dovrebbero essere loro a pagare per gli errori di qualcun altro. “Oppure si domandano perché dovrebbero pagare per qualcosa che è accaduto 30 anni fa”. “E’ difficile comprendere, ma scegliere di non aiutare significa negare all’arcidiocesi la possibilità di poter continuare a svolgere la sua funzione”.

Mahony ha promosso il suo appello in una seria di incontri in tutta l’arcidiocesi tra gennaio e marzo. Parlando sia al clero che ai laici, Mahony ha dettagliato le sue previsioni finanziarie per l’arcidiocesi, specificando il danno subito a causa dei 720 milioni di dollari dei risarcimenti, contando anche i 660 milioni della scorsa estate, dopo centinaia di processi civili.

Mahony, 72 anni, le cui dichiarazioni sono state riassunte e distribuite nelle parrocchie, si è scusato per “aver sbagliato i calcoli” durante la gestione dello scandalo degli abusi. Ha chiesto aiuto, sostenendo che l’ammontare era più del previsto. Per pagare la parte spettante, cioè 292 milioni di dollari, l’arcidiocesi ha effettuato tagli nel personale amministrativo, ha liquidato investimenti e venduto circa 50 proprietà, incluso il quartier generale di Wilshire Boulevard.
Gli uffici centrali dell’arcidiocesi stanno tentando di sistemare le finanze chiedendo un aumento del 2% della contribuzione annuale per almeno cinque anni, a partire dal 1 luglio.

Mahony afferma di aver deciso di non chiedere i fondi direttamente ai circa 5 milioni di fedeli dell’area di Los Angeles, perché temeva che questo potesse creare un ulteriore malcontento nei parrocchiani e potesse essere causa di risentimento verso le vittime. Ma ha chiesto alle parrocchie di fare donazioni volontarie, per coprire almeno parte dei 175 milioni di dollari chiesti in prestito da una banca irlandese per i risarcimenti.

“Devo dirvi molto onestamente: ho bisogno del vostro aiuto”, dice Mahony, con voce e volto triste. “Senza il vostro aiuto, ci vorrebbero 15 anni per coprire il debito e ciò comporterebbe ulteriori tagli nei servizi che l’arcidiocesi fornisce alle 288 parrocchie”.

Il cardinale ha anche inviato lettere chiedendo aiuto a circa 100 parrocchie che avevano precedentemente compartecipato agli investimenti della stessa arcidiocesi, quantificabili tra 100.000 e 1 milione di dollari, ha detto il portavoce Tod Tamberg.

Una di queste è St. Bernardine of Siena di Woodland Hills, che aveva notevoli liquidità; di queste circa 1 milione di dollari grazie a un lascito di un parrocchiano deceduto anni fa. Dopo l’appello di Mahony, il parroco, P. Robert McNamara, ha convocato due incontri del consiglio amministrativo, composto da chierici e laici.

Alla fine McNamara ha deciso di donare quasi tutti i suoi ricavi, circa 1,5 milioni di dollari. Non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni, ma ha scritto una lettera di spiegazioni a tutti i parrocchiani.


“Ho pregato molto, ho passato notti insonni…”, ha scritto McNamara il 27 aprile. “Continuavo a chiedermi che tipo di parrocchia fosse la mia”.


McNamara ha ricordato ai parrocchiani che sia la chiesa che la scuola adiacente avevano fondi sufficienti e che la parrocchia aveva anche un fondo speciale per le emergenze, pari a circa 540.000 dollari. Ha detto anche di essersi ispirato all’esempio di generosità dei parrocchiani quando avevano raccolto circa 170.000 dollari per le vittime dell’uragano Katrina nel Sud-Est Asiatico e per la carestia in Africa.

“Vi siete comportati come coloro che vogliono fare la differenza, e l’avete fatta”, ha scritto. “Questa generosità costante ha ispirato la mia decisione di elargire tutti i nostri risparmi tranne 1.000 dollari”. Questa cifra è stata trattenuta per mantenere aperto il conto di risparmio.

McNamara si è reso conto che la decisione è stata presa dopo lunghi incontri durante i quali ci sono state anche “accese discussioni”. C’era rabbia, disappunto, frustrazione, preoccupazione per le vittime, il tutto derivante da una sorta di vergogna e di empatia con le vittime”, ha scritto. Ma, dopo la discussione, si è deciso di offrire il supporto.

Una delle parrocchiane di St. Bernardine ha dichiarato di essere rimasta sconcertata riguardo la decisione del prete, sostenendo che avrebbero dovuto essere ascoltati tutti i parrocchiani. La donna ha preferito restare anonima, nel timore delle eventuali critiche alle sue affermazioni contrarie alla donazione.

“Quando è girato il cesto, ci hanno detto che ciò che avremmo messo dentro non sarebbe stato speso per i risarcimenti degli abusi. Ora che i soldi sono andati, purtroppo sono stati destinati proprio dove non avrebbero dovuto”.

Ma Eileen Fewless, direttrice per l’educazione religiosa nella stessa parrocchia, che ha presieduto alla discussione, era favorevole alla donazione. “Tutti i presenti alla riunione avevano una attitudine di preghiera e di comprensione, e molti di loro erano sicuramente favorevoli. La nostra parrocchia è fatta così”.

Charles Zech, direttore del Center for the Study of Church Management della Villanova University in Pennsylvania, ha detto che la richiesta di Mahony alle parrocchie non è certo inusuale, ma non senza precedenti. Anche le diocesi di San Diego e di Tucson sono tra quelle che hanno chiesto alle parrocchie di aiutare a pagare i risarcimenti per gli abusi.

“L’ultima risorsa economica per una arcidiocesi o una diocesi sono i parrocchiani. Ma ne pagheranno le conseguenze prima o poi”, dice Zech.

Inoltre afferma di considerare questo appello abbastanza giusto, dato che comunque la contribuzione è volontaria.


Alcune parrocchie, nonostante avessero fondi a sufficienza, hanno risposto di non poter contribuire poiché impegnate a pagare gli interessi per progetti di ristrutturazione interni.

E alcune altre, compresa la Resurrection Church di Boyle Heights semplicemente hanno risposto di non potere. “Non abbiamo fondi lasciati alla discrezionalità”, dice il parroco Mons. John Moretta. “Siamo appena al limite della sopravvivenza, ma grazie al cielo ce ne sono altre che stanno contribuendo”.

Alla chiesa di St. Anne di Santa Monica, P. Michael D. Gutierrez ha dichiarato che l’incontro al decanato di Westside con Mahony, è stato a tratti carico di tensione. “Sono state poste domande molto complesse, ma credo che il cardinale sia riuscito a spiegare le sue ragioni”.

Il parroco ha spiegato che la sua parrocchia, piuttosto povera, fa fatica a tenere aperta la scuola adiacente, sebbene avrebbe avuto piacere di contribuire. Ha confermato che darà 25.000 dollari – 5.000 per ognuno dei prossimi cinque anni. Gutierrez è tra quei preti che hanno rinunciato ad una paga mensile per contribuire a sanare il debito.

“Ritengo che abbiamo molto da imparare da questi errori e dobbiamo andare avanti. Ora faremo meglio e dobbiamo aiutare la chiesa a superare questo momento”.

Alla chiesa di St. Cirillo di Gerusalemme, una comunità di 1.400 famiglie di Encino, il Mons. Carl Bell ha deciso, insieme al consiglio amministrativo, di prestare all’arcidiocesi 100.000 dollari senza interessi, da restituirsi nei prossimi dieci anni. E nella parrocchia di St. Denis a Diamond Bar, Mons. James Loughnane ha dettodi aver consultato il consiglio parrocchiale, ma ancora non è stata presa nessuna decisione, sebbene spera che si potrà contribuire.

“Sono certo che comprendano che a questo punto, ricercare le colpe non serva a niente”, dice Loughnane. “Dobbiamo affrontare la situazione e risolverla”.

rebecca.trounson

@latimes.com

http://www.latimes.com/news/printedition/front/la-me-churches25-2008may25,0,4628018,full.story


 

Martedì, 27 maggio 2008


Condannato ad otto anni don Mauro Stefanoni

http://new.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=68401&rubrica=15

Confine: otto anni al prete pedofilo di Laglio
Don Mauro abusava di un ragazzino, all’epoca dei fatti minorenne. Il giovane lo denuncia. Lui si dice innocente ma i siti e le chat frequentate dicono il contrario
Don Mauro Stefanoni abusava di un ragazzino che all’epoca dei fatti era minorenne. Nel 2004 il giovane, un parrocchiano affetto da una lieve disabilità, lo denuncia. Il prete, ex parroco di Laglio, viene accusato di violenza sessuale. Oggi la condanna del tribunale di Como: otto anni di reclusione.
Il prete, che oggi non era presente in aula per la sentenza finale, si è sempre dichiarato innocente. Ma secondo i fatti ricostruiti in aula dal pm, appare il contrario: “La videocassetta omopornografica trovata nella casa parrocchiale, la tipologia dei film acquistati sulla tv via satellite, i siti internet navigati, le chat line frequentate, i soprannomi utilizzati per farlo e i rapporti intrattenuti con un suo ex parrocchiano di Ponte Tresa costituiscono una cornice perfetta per il quadro dipinto dalla vittima”.
A dar risalto alla vicenda è pure la notizia emersa poco tempo fa della “soffiata” che monsignor Alessandro Maggiolini, all’epoca dei fatti vescovo emerito di Como, fece a don Mauro Stefanoni nel 2004 per riferirgli dell’indagine in corso nei suoi confronti. Al Corriere della Sera, l’ex vescovo ha negato di aver ostacolato le indagini. “Come avrei potuto – si chiede monsignor Maggiolioni – visto che intervenni solo quando il fatto era ormai risaputo?”. Termina l’ex vescovo: “Se poi sono stati commessi abusi sessuali, è un fatto gravissimo. Lo è per una persona laica, figuriamoci per un religioso”.
Dopo tre ore di dibattimento, è giunta la sentenza: otto anni e risarcimento alle parti civili per un totale di 180’000 euro (120.000 al ragazzo, 30 mila ciascuno ai due genitori).

http://canali.libero.it/affaritaliani/milano/alessandromaggioliniMI29052008.htm
Como/ Condannato a 8 anni un prete per violenze sessuali. Nell’inchiesta anche il vescovo Alessandro Maggiolini
Colpevole dei reati a lui ascritti e per questo condannato a otto anni di reclusione. E’ la sentenza emessa oggi dal Collegio giudicante del Tribunale di Como nei confronti di don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio e Brienno accusato di violenze sessuali ai danni di un ragazzino con lieve disabilita’ mentale, all’epoca dei fatti (il 2004) appena 14enne.
La sentenza e’ stata pronunciata dopo quasi quattro ore di camera di Consiglio e accoglie le richieste avanzate un paio di settimane fa dal Sostituto Maria Vittoria Isella della Procura di Como. L’imputato aveva sempre partecipato alle udienze, oggi invece non si e’ presentato in aula.
C’erano i suoi avvocati Bomparola e Martinelli, che, pur riservandosi di conoscere le motivazioni della sentenza, gia’ pensano al ricorso in Appello. “Una giusta sentenza. Volevamo giustizia, l’abbiamo avuta”, dice l’avvocato Nuccia Quattrone, che rappresenta la parte civile e che auspica “sia fatta piena chiarezza anche nelle responsabilita’ degli altri indagati”, riferendosi al Vescovo Emerito di Como, Monsignor Alessandro Maggiolini (che proprio oggi festeggia il 25esimo anniversario dell’ordinazione episcopale), al Vescovo di Crema Oscar Cantoni e Monsignor Enrico Bedetti, all’epoca stretti collaboratori dell’allora Capo della Curia comasca.
Tutti indagati per favoreggiamento personale per aver informato don Mauro dell’inchiesta incorso prima che il diretto interessato fosse raggiunto da avviso di garanzia. L’imputato ha sempre respinto le accuse sostenendo di essere vittima di una macchinazione ordita dai famigliari del ragazzino.



Lunedì, 02 giugno 2008


Assolto in via definitiva padre Giancarlo Locatelli

Era stato accusato di possesso di materiale pedopornografico


Riceviamo oggi da Padre Giancarlo Locatelli la seguente lettera che molto volentieri pubblichiamo:

Sono Padre Giancarlo Locatelli

viene riportato ancora sul vostro sito una notizia (marzo 2004) circa il mio coinvolgimento in indagini di possesso di materiale pedopornografico.

Il 7 novembre 2006 il tribunale di Bari con sentenza passata in giudicato mi ha assolto perchè ’il fatto non sussiste’.
Richiesta di assoluzione dello stesso Pubblico Ministero dopo aver acclarato la mia totale estraneità ai fatti.
Prego di porre rimedio all’assenza della notizia, o forse fa più notizia sbattere il mostro in prima pagina e poi fregarsene se di ’mostro’ invece non si tratta?
Cordiali saluti


 

Risponde il direttore

Questa lettera di Padre Giancarlo Locatelli ci da l’opportunità per ribadire la nostra linea di condotta sul tema della pedofilia clericale.
Noi non siamo affatto interessati a sbattere il mostro in prima pagina. Altri siti e altri mezzi di comunicazione lo fanno quotidianamente, noi No!
Ci preme precisare, ma i frequentatori del nostro sito lo sanno, che sulle notizie di reato relativi alla pedofilia siamo largamente debitori dei mezzi di comunicazione locali o nazionali o delle agenzie di stampa perché non abbiamo una struttura redazionale capillare in tutta Italia. Non siamo “La Repubblica” o il “Corriere della sera” ma un piccolo spazio informativo costruito con lavoro volontario.
Riportiamo di solito, ed anche in questo caso ci siamo comportati così, solo notizie di iniziative giudiziarie certe, dove cioè ci si trovi di fronte a decisioni della magistratura come un rinvio a giudizio o una condanna. Rifiutiamo le lettere anonima, e ce ne arrivano spesso. Se ci sono assoluzioni di casi di cui abbiamo dato notizia le riportiamo. In questo caso non lo abbiamo fatto finora perchè sul web non c’è stata traccia alcuna di tale assoluzione che apprendiamo solo oggi e che immediatamente forniamo ai nostri lettori.
Dobbiamo dire con tutta franchezza, e ciò non va certo ad onore della stampa, che padre Locatelli ha perfettamente ragione quando parla dei “mostri sbattuti in prima pagina” a cui non corrisponde mai altrettanto clamore quando questi vengono assolti. E’ una esperienza che ci è capitato di vivere anche personalmente ed è per questo che da quando abbiamo dato vita a questo sito ci siamo sempre prodigati a dare a tutte le notizie il giusto rilievo per il rispetto che è dovuto ad ogni persona, anche a chi commette crimini. Non è certo un caso che siamo impegnati anche contro la pena di morte o per l’abolizione dell’ergastolo: tutti hanno diritto alla misericordia e ad emendarsi dai propri errori.
Ripetiamo lo scandalismo non ci interessa. Il nostro scopo sul tema della pedofilia clericale è di aiutare le chiese cristiane a debellare un fenomeno perverso e molto antico e crediamo che questo sia nell’interesse di ogni cristiano, qualsiasi sia la confessione a cui esso appartenga. Il nostro, cioè, crediamo sia un servizio ecumenico alle chiese e non certo una azione di discredito di una singola confessione.
Auguriamo a padre Giancarlo Locatelli di poter continuare a svolgere il suo ministero nel modo migliore possibile. Per Lui e per quanti sono accusati ingiustamente valgono le parole del Vangelo: “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi
” (Mt 5,11-12).
 

Giovanni Sarubbi

Clicca quì per leggere la notizia del 2004



Giovedì, 05 giugno 2008

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: