Fisicamente

di Roberto Renzetti

(Uno statunitense mette a confronto la religiosità e la conseguenzalità nella fede degli statunitensi e degli europei)

Jeremy Rifkin

(Tratto da l’Espresso n° 17 del 5 maggio 2005)

 Gli americani sono i cristiani più devoti di qualsiasi altro paese industrializzato del mondo. Sei americani su dieci hanno dichiarato che la loro fede è parte integrante di ogni aspetto della loro vita. L’85 per cento degli americani prega almeno una volta al giorno e quasi la metà partecipa alle funzioni religiose una volta a settimana.

            Le convinzioni religiose in America hanno radici profonde: oltre un terzo di tutti gli americani crede che ogni riga della Bibbia sia l’autentica parola di Dio, e non una semplice interpretazione ispirata o un insieme di storie inventate (possiede una Bibbia il 93 per cento degli americani). Tra gli americani è il 45 per cento a credere che Dio creò gli esseri umani 10 mila anni fa. Il 56 per cento ritiene che nelle scuole oltre all’evoluzione occorrerebbe insegnare il creazionismo. Il 68 per cento degli americani crede nel diavolo, l’82 per cento nel paradiso e il 40 per cento che la fine del mondo  avrà luogo con la battaglia di Armageddon tra Gesù e l’anticristo.

             Dunque, mentre sei americani su dieci affermano che la religione occupa un posto di rilievo nella loro vita, nei Paesi europei la religione a stento rientra nella vita di tutti i giorni della gente. In Germania soltanto il 21 per cento delle persone considera la religione molto importante, mentre in Gran Bretagna tale percentuale crolla al 16 per cento, in Francia al 14 e nella Repubblica Ceca all’11. In Svezia e in Danimarca la percentuale è ancora più modesta, inferiore al 10 per cento.

            Nonostante ciò, però, sconcerta vivamente che più spesso siano gli europei a camminare seguendo gli insegnamenti di Gesù, anche se, senza alcun dubbio, essi potranno essere colti alla sprovvista, o forse persino risentirsi, per tale descrizione. È vero, nella Costituzione europea attualmente all’esame dei 25 Stati membri dell’Unione europea non compare nemmeno un riferimento a Dio. Ciò nonostante, quando si tratta di mettere in pratica quello che predicò Gesù, i gli europei avrebbero qualcosa da insegnare agli americani, assidui frequentatori di chiese.

            Si pensi a quanto segue: mentre agonizzava, Cristo supplicò Dio di perdonare i suoi aguzzini «perché non sanno quello che fanno». Credere nel perdono e nell’espiazione è il nocciolo della dottrina cristiana: persino i peggiori peccatori possono essere salvati. Nel suo Discorso della Montagna disse: «Voi avete udito che è stato detto “Occhio per occhio, dente per dente”, ma io vi dico: non opponete resistenza ai malvagi; se qualcuno vi schiaffeggia sulla guancia destra, voi porgetegli anche l’altra».

            Gli europei hanno collocato il concetto di perdono e di redenzione al cuore stesso della politica pubblica: la pena capitale è stata abolita in tutti i 25 Stati membri dell’Unione europea. Laddove l’Ue ha sostituito alla parola “redenzione” la parola “riabilitazione”, laicizzando di conseguenza la moralità, il loro proposito è chiaramente in linea con quanto ha predicato Gesù.

            Al contrario, in America la stragrande maggioranza della popolazione, due persone su tre, è favorevole alla pena di morte e il 37 per cento della popolazione statunitense afferma di credere nel principio dell'”occhio per occhio”, invece che nel porgere l’altra guancia. Per molti americani il castigo conta più della riabilitazione. Attualmente sono 38 gli Stati che ammettono la pena capitale e negli ultimi 29 anni oltre 800 persone sono state giustiziate.

            E che dire della guerra? Gesù disse: «Beati gli operatori di pace». Cristo va anche oltre, dicendo: «Voi avete udito che è stato detto “ama il prossimo tuo e odia il tuo nemico”, ma io vi dico: amate i vostri nemici; e pregate per coloro che imprecano contro di voi e vi perseguitano». Gesù ammonì di continuo i propri seguaci affinché deponessero la spada. Paradossalmente, invece, il paese più cristiano del mondo, l’America, vanta l’apparato militare più imponente della storia. Le sole spese militari americane sono superiori ai nove più cospicui budget per la difesa. Gli Stati Uniti oggi rappresentano l’80 per cento della ricerca e dello sviluppo militare e il 40 per cento della spesa complessiva militare nel mondo.

            L’Unione europea, al contrario, è stata fondata sul presupposto della “pace permanente”. Se da un lato l’Ue può giustamente essere rimproverata per aver fatto affidamento sugli Stati Uniti in modo eccessivo, affinché fossero gli americani a proteggere i loro vitali interessi e la loro sicurezza durante la Guerra Fredda e in tempi più recenti nei conflitti in Bosnia e in Kosovo, è altrettanto vero che gli europei prendono molto sul serio l’idea di essere portatori di pace. Nel corso degli ultimi cinquant’anni, gli Stati membri dell’Ue hanno messo a disposizione l’80 per cento delle forze di peacekeeping dispiegate nei conflitti di tutto il mondo. Sempre l’Ue fornisce altresì il 70 per cento di tutti i fondi necessari alla ricostruzione, il 50 per cento dell’assistenza civile per lo sviluppo e il 47 per cento di tutti gli aiuti umanitari del mondo. Gli Stati Uniti vi partecipano soltanto nella misura del 36 per cento.

            Gesù dedicò gran parte delle sue prediche alla questione dell’assistenza ai meno fortunati e ai più poveri: nel Nuovo Testamento un versetto ogni 16 è dedicato al tema dell’equa distribuzione delle ricchezze, all’aiuto che va assicurato ai membri più deboli e più indigenti della società. Gesù dice: «Lo spirito del Signore è in me, perché egli mi ha consacrato affinché io portassi la buona novella ai poveri. Egli mi ha mandato a proclamare ai prigionieri la scarcerazione, ai ciechi il recupero della vista, agli oppressi la libertà…».

            L’America si è allontanata molto dai precetti di Cristo. Oggi gli Stati Uniti si collocano al ventiquattresimo posto nella classifica per disparità di reddito delle nazioni industrializzate, ovvero la classifica elaborata in base alla sperequazione esistente tra i ricchissimi al vertice della piramide e la moltitudine di poveri alla sua base.

            Tutti i 25 paesi facenti parte dell’Unione europea godono di una più equa ripartizione delle ricchezze. Inoltre in America ci sono molte più persone che vivono nell’indigenza di quante ve ne siano nei 16 paesi europei per i quali ci sono i dati. Vive nella miseria uno strabiliante 22 per cento di bambini Usa. Attualmente gli Usa si piazzano al ventiduesimo posto nella classifica della povertà infantile nelle nazioni sviluppate, ovvero al penultimo. Soltanto il Messico si colloca in posizione peggiore.

            È desolante, ma l’85 per cento degli americani ritiene che è «più importante perseguire gli obiettivi personali senza ingerenze da parte del governo», mentre solo un terzo degli americani pensa che «è più importante che il governo si faccia garante che nessuno è in stato di necessità».

            Gesù predicò la non violenza, ma in America, dove si registra la più alta affluenza nelle chiese del mondo industrializzato, ci sono in circolazione 250 milioni di armi da fuoco. Non stupisce pertanto che il tasso di omicidi negli Stati Uniti sia di quasi quattro volte superiore a quello europeo. Cosa ancor più agghiacciante è quanto si legge nel rapporto dei Centers for Disease Control americani, ai quali risulta che le percentuali di omicidi, suicidi e morti nell’infanzia dovute ad armi da fuoco superano quelle delle altre 25 nazioni più ricche del mondo, compresi 14 dei paesi europei più ricchi.

            Infine, Gesù chiede ai suoi fedeli di rispettare e preservare la creazione: gli europei, sebbene siano di gran lunga meno religiosi, hanno mostrato maggiore considerazione per la protezione della biosfera dalla quale dipende la nostra vita. A farsi paladina del Global Warming Treaty (Trattato contro il riscaldamento globale) e del Biodiversity Treaty (Trattato per la Biodiversità) è stata l’Unione europea, mentre gli Stati Uniti si sono rifiutati di sottoscriverli entrambi. Molti dei Paesi facenti parte dell’Ue stanno già sperimentando il passaggio alle energie rinnovabili e all’agricoltura organica, e sono persino arrivati a riconoscere per legge i diritti delle altre creature viventi. Gli Stati Uniti no.

            Tutto questo induce a chiedersi: andare in chiesa è davvero la cartina di tornasole di una vita morale, di un’effettiva messa in pratica degli insegnamenti di Gesù? Ciò che Cristo ha predicato può dirsi maggiormente vissuto in America o in Europa? Ecco qualcosa su cui meditare.

Traduzione di Anna Bissanti

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