Fisicamente

di Roberto Renzetti

Michel Collon

Edizioni EPO, Bruxelles, 1998, pp. 380 – editions@epo.be

(BOZZE CHE PREPARANO IL LIBRO, n.d.r.)

Introduzione e capitolo I

(traduzione di pp. 7-48, senza immagini)

Al rimpianto Sean Gervasi (USA), che ha lottato così coraggiosamente per la verità e la pace

A tutte le vittime di questa guerra, qualunque sia la loro nazionalità

  PER RENDERE CHIARA UNA GUERRA DICHIARATA “INCOMPRENSIBILE” ED ANCHE TUTTE LE ALTRE CHE SI AVVICINANO

            Qualche campanello suonava … Quello che ci raccontavano era o troppo semplice oppure troppo complicato. Cosa ci veniva nascosto in questo bluff, machiavellico e omicida?

            Governi e mezzi di comunicazione ci dicevano che questa guerra in Jugoslavia era semplice. Tutto era colpa degli aggressori serbi e le grandi potenze furono, sembrava, sorprese da questa esplosione del paese. Allora perché nascondere che Bonn – da almeno 12 anni – sosteneva, finanziava e persino armava i nazionalisti croati che preparavano la secessione?

            Oppure si metteva tutto sul conto dei famosi “secolari odi etnici”: Serbi, Croati e Mussulmani non avrebbero mai potuto vivere insieme in pace. Cosa che gli storici smentivano

            “Nazionalismo”? Esatto, ma da dove proveniva e perché esplodeva proprio adesso? Domanda importante per noi tutti, perché in questi periodi di crisi nazionalismo reazionario e razzismo proliferano ovunque. In breve questa spiegazioni semplicistiche non spiegavano niente. La chiave del mistero era altrove.

            Guardandola più da vicino questa guerra appariva invece molto complicata. Anche incomprensibile. Ci dicevano, per esempio, che le grandi potenze si disinteressavano della Jugoslavia dove non c’era petrolio. Ma allora per qual motivo gli Stati Uniti facevano pressioni sul dirigente mussulmano Alija Izetbegovic perché non firmasse alcun piano di pace per far così prolungare la guerra? E per qual motivo quegli stressi Stati Uniti finirono per imporre a Dayton un piano che essi stessi avevano rifiutato tre anni prima?

            Incomprensibile? Solo se si accetta la versione ufficiale dei media come fosse oro colato. Perché le guerre non cominciano con delle bombe, ma con delle menzogne. Dunque, come il nostro “Attention, medias!” questo libro comincia col verificare quello che ci hanno detto le televisioni ed i giornali americani, francesi, belgi … Il primo capitolo ci mostrerà che le menzogne dei mezzi di comunicazione sono state altrettanto enormi come di quelle dell’epoca della guerra del Golfo. Svelerà il meccanismo e gli scopi di questa disinformazione. È indispensabile togliere questo velo. Possiamo forse continuare a tollerare che ci si menta in lungo e in largo ad ogni intervento militare?

            I capitoli seguenti esporranno quanto ci è stato nascosto: i veri interessi delle grandi potenze. E le loro manovre segrete lungo tutti questi quattro anni di guerra. Poi analizzeremo da dove vengono questi famosi “nazionalismi”. Che interessi economici e finanziari nascondono? Infine trarremo delle conclusioni generali … Questa guerra verrà rilanciata? L’Europa si jugoslavizza? Quali guerre ci minacciano?

            Perché la Jugoslavia è servita come laboratorio. Non siamo noi a dirlo, bensì il Segretario generale della NATO, Javier Solana: “L’esperienza acquisita in Bosnia potrà servire da modello per delle operazioni future della Nato”. Dove si preparano a fare la guerra?

            Ma altri paesi non sono più importanti nell’attualità che la Jugoslavia? La questione non è questa. Ci facciamo manipolare saltando superficialmente da un paese all’altro e seguendo l’ordine del giorno impostoci dai mezzi di comunicazione dominanti. O meglio, dai governi. Diamoci il tempo di studiare il caso di questo specifico paese. Spazzando via l’insieme delle menzogne mediatiche, e scoprendo le vere poste in gioco, ci doteremo dei mezzi per capire i conflitti che verranno: Europa dell’Est, ex URSS, Asia Centrale, Africa, Medio Oriente, forse Cina …

            La crisi economica porta alla guerra? C’è un rapporto tra quello che viviamo oggi, cioè disoccupazione, estensione della miseria, malcontento sociale, e quello che predicono intuitivamente persone che hanno già molto vissuto: “Tutto questo finirà con una guerra!”. Non dobbiamo forse inquietarci quando, in poco note riviste specializzate, alcuni strateghi ufficiali scrivono che la guerra nei Balcani e gli scontri tra grandi potenze somigliano a quanto aveva preceduto la Prima guerra mondiale?

            Per tutte queste ragioni questa guerra ci riguarda da vicino. In qualche modo siamo tutti Jugoslavi. Non è mai troppo tardi per capire, non è mai troppo tardi per difendere la pace.

1. TEST SUI MEDIA: QUANTO VALE LA NOSTRA INFORMAZIONE?

La Jugoslavia, un paese “indivisibile”

            Dopo questo diluvio di informazioni, alla fin fine, cosa sappiamo della Jugoslavia? Un test realizzato personalmente ci ha dimostrato questo: anche le persone che si sono interessate molto non hanno mai ricevuto i dati storici e geografici di base che permettessero di comprendere il dramma …

* Occupata per secoli da imperi rivali la Jugoslavia ha visto le sue popolazioni divise, deportate, convertite a forza, mescolate in una vera … macedonia di nazionalità.

* dal 1945 al 1991 la Jugoslavia era composta da sei repubbliche, più due provincie autonome che facevano parte della Serbia.

* Spezzare la Jugoslavia in Stati “etnici” non ha senso. Per esempio su 8 milioni di serbi solamente 5,8 di essi vivevano in Serbia nel 1991. Gli altri risiedevano in Croazia, Bosnia ecc. Sono stati presentati come invasori mentre essi, di fatto, vivevano in quelle terre da molti secoli.

* Nel 1943 una commissione jugoslava aveva tracciato in maniera meticolosa le frontiere delle nuove repubbliche, dopo studi ed inchieste. Milovan Djilas era l’ultimo membro vivente di questa commissione: “Le popolazioni sono estremamente mescolate. Ma frontiere pure e rigide su un piano etnico sono impossibili e non solo nei Balcani, ma in tutta l’Europa”.

* La carta mostra: nessuno stato “monoetnico” poteva essere costituito senza giganteschi trasferimenti di popolazioni. O senza il loro massacro. Le guerre in Jugoslavia mostrano cosa può accadere nel mondo intero quando il nazionalismo e l’etnicismo diventano armi politiche.

** Carta etnica di pag. 11 da inserire

BOSNIA, LA REPUBBLICA PIU’ MISTA

* La Bosnia era la repubblica più “mista” della Jugoslavia: 43 % di “Mussulmani”, 31 % di Serbi, 17% di Croati e 7% di Jugoslavi (persone figli di matrimoni misti o che desideravano superare le nazionalità particolari).

* I mussulmani non presentano alcuna differenza “etnica” o linguistica con le altre nazionalità della Bosnia, Si tratta di Serbi o di Croati che da lungo tempo si sono convertiti alla religione mussulmana, sotto l’influenza dell’occupazione ottomana.

* Nel 1967 Tito decise che questi mussulmani -ma non quelli delle altre repubbliche (Macedonia, Kosovo, Montenegro …) diventassero una nazione, quindi Mussulmani con la maiuscola. È un fatto praticamente unico nella storia: una religione fonda una nazione. Come se i protestanti di Francia o i cattolici d’Inghilterra diventassero una “nazionalità”!

* La Bosnia non è mai stata uno Stato. Salvo per un brevissimo periodo alla fine del quattordicesimo ed all’inizio del quindicesimo secolo. Anticamente è stata una provincia dell’impero turco, prima, poi di quello Austro-Ungarico, infine della Jugoslavia.

* Non esistevano quindi dei “Bosniaci” in Bosnia. Solamente dei Serbi, generalmente ortodossi, dei Croati (cattolici) e dei mussulmani d’origine serba o croata.

* In questo libro scriveremo “Mussulmani” con la maiuscolo per indicare i nazionalisti mussulmani.

“Nessun territorio è omogeneo”

“In Bosnia non esiste parte del territorio estesa in maniera significativa che sia etnicamente omogenea. Repubblica più eterogenea delle altre, la Bosnia riunisce 31,3 % di Serbi, 17,3 % di Croati e 43,7% di Mussulmani. Definire delle divisioni etniche significa ridurre il 40% della popolazione al rango di minoranza. Una simile disposizione ridurrebbe considerevolmente i diritti politici e civili di queste persone (dr: questo testo è stato scritto all’inizio del 1992).

            Una città come Banja Luka diverrebbe immediatamente serba, e Sarajevo mussulmana; ma Banja Luka è un antico luogo storico mussulmano e Sarajevo, con 150.000 abitanti serbi, è la terza città serba del mondo. Da questa proposta di Lisbona i Croati diverrebbero una minoranza a Mostar dove rappresentano il 40% della popolazione”

Tihomir Loza, giornalista di Sarajevo, sulla rivista “Babel” (Francia) giugno 1992, p. 37

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“L’ONU offre aiuto alla pulizia etnica”

            “In Croazia l’ONU mette a disposizione degli autobus per evacuare i Serbi della Slavonia occidentale, offrendo così assistenza alla pulizia etnica (effettuata dai Croati) esattamente come aveva fatto in Bosnia Erzegovina all’epoca dell’espulsione dei Mussulmani”.

Magyar Szo, giornale della minoranza ungherese del Nord della Serbia, citato in “Courier international”, 1.6.1995

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“Il potere etnico causa dell’escalation”

            La formula del governo tripartitico in Bosnia Erzegovina è fondato sulla teoria dei tre popoli costitutivi e del loro diritto a stabilire un potere etnicamente basato sui territori ove sono maggioritari. Questa formula non ha portato alla pacificazione. Gli appetiti dei rappresentanti dei partiti non hanno fatto altro che aumentare e il loro governo è divenuto la causa fondamentale dell’escalation dei conflitti e delle rivalità”.

Muhamed Filipovic, professore di filosofia a Sarajevo, dirigente dell’organizzazione Mussulmana bosniaca (opposizione), febbraio 1992

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“La Bosnia poteva esistere solo all’interno della Jugoslavia”

            “L’esistenza della Bosnia era possibile solo all’interno della Jugoslavia. In quel quadro Serbi bosniaci e Croati bosniaci potevano coabitare senza interessi ed esigenze particolari e non essere spinti verso la loro “madre patria” e tutti gli altri abitanti potevano vivere in pace.

            La fine della Jugoslavia ha significato che i diversi gruppi della popolazione potevano essere nuovamente opposti fra loro in funzione delle lotte di potere delle rispettive borghesie, cosa che costituisce, per la Bosnia, una catastrofe senza pari. Soprattutto per quelli che non intendono parteggiare per gli uni o per gli altri”.

Renate Hennecke, avvocato, sul settimanale “KAZ” (Germania), novembre 1995

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“Non esistono né città Serbe né città Mussulmane”

            “Un fattore importante: il cosmopolitismo di tutte le città. Non esistono città serbe o mussulmane, anche se i mussulmani sono leggermente più urbanizzati degli altri due popoli. Del resto, anche considerando l’insieme, città e campagne, non esiste neppure una regione etnicamente omogenea, al massimo si può notare una dominanza, come la preponderanza croata nell’Erzegovina occidentale, o serba nell’Erzegovina orientale, come la “sacca” mussulmana del nord-ovest. Malgrado ciò, la mescolanza e la coesistenza rimangono ovunque la regola”.

Jean-Arnault, rivista “M” (Francia) ottobre 1992, p. 52

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“Dividere era assurdo e criminale”

            “Impossibile separare le nazionalità senza provocare pulizie etniche. Pretendere di dividere la Jugoslavia è altrettanto assurdo come dividere Bruxelles in comuni fiamminghi, francofoni, arabi, spagnoli, italiani ecc. Assurdo e criminale. Tuttavia è questo che hanno fatto la Germania, poi l’Europa e gli Stati Uniti, imponendo l’indipendenza della Slovenia e della Croazia nel 1991, della Bosnia nel 1992”.

Michel Collon, “Solidaire” (Belgio) 6 settembre 1995.

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** cartina delle etnie da inserire dopo la parte scritta

CHI ABITAVA DOVE?

* Questa carta della Bosnia si basa sulle cifre del censimento ufficiale realizzato nel 1991, quindi poco prima della guerra. Indica per ogni comune la nazionalità maggioritaria. In blu i Serbi, in bruno i Croati, in verde i Mussulmani. I Serbi, per la maggior parte contadini, occupano l’area più estesa.

* Maggioritario significa almeno 51 %, ma non significa unico. Quindi i comuni sono ben più misti di quanto lo indichi questa carta.

* Si vede che tutte le maggiori città -color malva- sono plurinazionali (non hanno maggioranze assolute).

* Così dunque, dividere la Bosnia, era inevitabilmente isolare delle comunità, “purificare” delle regioni intere e preparare deportazioni di massa.

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TEST SUI MEDIA: quanto vale la nostra informazione?

– Warren Christopher (ministro US degli esteri, ai negoziati di Ginevra): È colpa vostra, di voi europei, voi avete permesso che i Serbi invadano la Bosnia!

– David Owen (mediatore europeo): Ma ci vivevano!

– Warren Christopher: Da molto?

– David Owen: Da sempre. (1)

            Da dove deriva questo errore di Christopher? Dal fatto che gli organi d’informazione occidentali hanno costantemente presentato i Serbi come aggressori venuti dall’esterno per attaccare la Bosnia. Questo dialogo surrealista mostra che, se un ministro occidentale, se vuole comprendere una situazione politica, non dovrebbe leggere i giornali. Noi, del resto, ugualmente.

            Le forze nazionaliste mussulmane di Izetbegovic venivano presentate come le vittime. Questa è la prima menzogna mediatica, il primo atto di una colossale campagna di manipolazione dell’opinione pubblica. Di fatto una doppia campagna. Da una parte demonizzare i “nostri” avversari, i nazionalisti serbi. Dall’altra parte angelizzare i “nostri” protetti, i nazionalisti croati di Tudjman ed i nazionalisti  mussulmani di Izetbegovic. Angelizzazione e demonizzazione viaggiano obbligatoriamente in coppia.

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affianco

Come si può aggredire il proprio paese?

Il generale Charles G. Boyd è stato comandante in capo aggiunto dell’US European Command dal novembre 1992 al luglio 1995. Dopo l’uscita di scena ha scritto:

“Le opinioni che ho sviluppato mi derivano dall’aver visto questa guerra da vicino, praticamente costantemente, in tutto il suo lerciume. Queste opinioni divergono dalla maggior parte delle opinioni tradizionali di Washington … Tutte le fazioni della ex Jugoslavia hanno perseguito il medesimo obiettivo – evitare di ritrovarsi come minoranza in Jugoslavia o in qualunque altro stato le succedesse – e tutte hanno usato i mezzi disponibili per realizzare questo scopo. In questa atmosfera di paura, di incertezza e di rinascente nazionalismo, prima quelli della Croazia, poi i Serbi di Bosnia – con il sostegno serbo -hanno imbracciato le armi per fare quello che il riconoscimento internazionale aveva fatto per i Croati di Croazia ed i Mussulmani di Bosnia: assicurarli che non sarebbero stati una minoranza in uno stato sentito ostile …

Infatti molta parte di quelli che Zagabria considera territori occupati sono in effetti terre occupate dai Serbi da più di tre secoli, da quando l’Austria imperiale ha posto i Serbi sulla frontiere (Krajina) per proteggere i bottegai di Vienna e di Zagabria contro gli Ottomani

La stessa cosa vale per i territori serbi della Bosnia, quello che i mezzi d’informazione dell’Occidente chiamano il 70 % della Bosnia conquistato dai ribelli serbi. Non c’erano che 500 mila Serbi in meno dei Mussulmani in Bosnia al momento dell’indipendenza, ed i Serbi erano soprattutto contadini e proprietari delle maggiori aree. In una parola, i Serbi non cercano di conquistare nuovi territori, ma di conservare quelli che appartengono già loro”

Foreing Affairs (USA) settembre-ottobre 1995

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DEMONIZZAZIONE ED ANGELIZZAZIONE: sei bugie mediatiche che nascondono le reali cause.

            Il nostro libro “Attention, medias! manuel anti-manipulationa” descriveva, partendo dall’esempio della guerra del Golfo, i processi di disinformazione utilizzati dai mezzi d’informazione occidentali. Particolarmente la demonizzazione dell’avversario, processo che priva l’opinione dei mezzi di comprendere i veri scopi economici e strategici di una guerra. Rimandiamo a quel libro, soprattutto al capitolo 3 sulla demonizzazione (1) Anche se la situazione Jugoslava è più complessa, vi si ritrovano gli stesi metodi. Analizzeremo le sei tappe fondamentali di questa campagna:

1. Il mito degli invasori

2. i crimini dei “nostri amici” vengono tenuti nascosti

3. messa in scena attorno a Sarajevo

4. la demonizzazione se ne frega dei fatti

5. la demonizzazione di tutto un popolo

6. silenzio su un regime che spara sulla propria stessa gente.

            In questo primo capitolo ci limiteremo a dimostrare l’ampiezza della disinformazione. Alcuni aspetti non potranno essere approfonditi e compresi completamente se non nei capitoli successivi.

MENZOGNA MEDIATICA n. 1: il mito degli invasori

            Come hanno presentato i mezzi di comunicazione principali la situazione della Bosnia? Come un’aggressione operata dai Serbi venuti dall’esterno, dalla Serbia (capitale Belgrado), che attaccavano un paese confinante nel quale non avevano alcun motivo di essere. In alcuni media, più distinti, si parlava di una minoranza serba appoggiata dall’esterno da Belgrado. Ma senza rifiutare il mito degli “invasori”. Questo mito nascondeva due elementi essenziali.

            Primo elemento: la Jugoslavia era un paese multietnico e multiculturale, una vera macedonia di nazionalità (guardate le carte che vi presentiamo), impossibile da “suddividere”. Quando le grandi potenze hanno imposto questo spezzettamento con i loro piani di suddivisione Vance-Owen e altri, il tutto non poteva portare dunque che alla guerra civile, alle pulizie etniche ed alle deportazioni di massa. Secondo elemento: i Serbi non erano degli aggressori venuti da un altro paese, essi hanno semplicemente, quando sono scoppiate le ostilità, preso il controllo dei territori sui quali abitavano da molti secoli e di alcuni punti strategici.

            Per imporre questo mito degli “aggressori esterni”, mezzi di comunicazione come TF1, Le monde, Libération ed altri hanno usato costantemente un linguaggio ingannatore. Mentre la Bosnia era abitata da Mussulmani (43 %), da Serbi (31 %) e da Croati (17 %), quando tutti questi vi vivevano da secoli, i mezzi di comunicazione occidentali hanno riservato il termine “Bosniaco” ai soli mussulmani ed al regime di Izetbegovic. Al contrario i Serbi di Bosnia non venivano mai definiti “Bosniaci” ma solo ed esclusivamente Serbi. In questo modo si faceva credere al pubblico che essi fossero un elemento esterno, venuto dalla Serbia e che era quindi legittimo cacciarli

            Il trucco salta agli occhi non appena si apre un manualetto di geografia. Ma non è mai stato corretto. Perché? Perché il mito dell’aggressore e della vittima era necessario alla politica occidentale. Bonn e Washington lavoravano allo smantellamento della Jugoslavia: i Serbi che rifiutavano questo smantellamento dovevano dunque essere abbattuti. E per far questo prima di tutto demonizzati.

            Diffondendo il mito del Serbo aggressore e del Mussulmano vittima, i media hanno impedito all’opinione pubblica anche solo di capire cosa stesse veramente succedendo in Bosnia: una guerra tra tre fazioni nazionaliste della stessa natura. Tre forze che cercavano ognuna di impadronirsi, sulle spoglie della Jugoslavia, del massimo di territori, di potere, di privilegi. Esattamente i nazionalisti mussulmani di Izetbegovic (capitale Sarajevo), i nazionalisti serbi di Karadzic (capitale Pale, aiutati da Belgrado) ed i nazionalisti croati di Mate Boban (il suo esercito aveva le stesse armi, uniformi e mostrine dell’esercito di Zagabria, del resto Tudjman, nelle sue conversazioni, non faceva alcuna distinzione tra i due). Questi tre campi sono nella maniera più assoluta della stessa identica natura. Tutti e tre ingannano la loro popolazione. Hanno le stesse concezioni politiche di estrema destra, lo stesso sciovinismo, compiono gli stessi crimini di guerra allo scopo di costituire dei “terr

itori puri”. Il fatto che qualcuno, in certi periodi, abbia dominato militarmente gli altri non ha cambiato nulla in questo, tutti questi nazionalisti sono profondamente reazionari e criminali. Lo dimostreremo concretamente nei capitoli 14, 15 e 16.

            Ma queste tre forze non erano nella stessa situazione sul piano delle alleanze internazionali. I nazionalisti croati e musulmani erano sostenuti, finanziati ed armati dall’Occidente, soprattutto dalla Germania e dagli Stati Uniti. La Serbia non era sostenuta (ed ancora lo è) che dalla Russia. Ecco perché nei nostri media gli uni sono divenuti degli angeli e gli altri dei demoni.

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** (elementi affianco)

Una menzogna dalla vita lunga…

AFP nota 5 agosto 1995 <“Non avevamo scelta: i criminali che occupano un terzo della Croazia ed il 70 % della Bosnia non conoscono altra lingua che quella della forza” ha dichiarato il capo della comunità mussulmana di Zagabria, Sefko Omerbasic>

commento in didascalia  –  Si nasconde accuratamente che questi Serbi vivevano in quei luoghi da secoli

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ALCUNI HANNO DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE, ALTRI NO.

            Le grandi potenze -ed i media- hanno giustificato l’esplosione della Jugoslavia con il preteso “diritto all’autodeterminazione” dei popoli. Ma questo argomento solleva tre problemi …

1. Perché non assistiamo ad altrettanto grandi campagne in favore dell’autodeterminazione dei Palestinesi, dei Kurdi, dei Timoresi e di altre nazionalità massacrate con la compiacenza totale -o peggio con le armi ed il sostegno- delle grandi potenze?

2. Perché nessun media ha mostrato che applicata in questa maniera l'”autodeterminazione” in Jugoslavia doveva fatalmente condurre alla guerra? Perché non si è mostrato che, mentre l’Europa si unificava, era assurdo smembrare la Jugoslavia in una serie di stati piccoli, deboli e non vitali? Che la Slovenia (1,9 milioni di abitanti), il Montenegro (0,6 milioni) o la Bosnia (4,3 milioni) sarebbero fatalmente caduti sotto il controllo delle grandi potenze ed avrebbero perso ogni possibilità di autodeterminazione reale?

3. Perché si accordava questo diritto d’autodeterminazione a certi Jugoslavi e lo si rifiutava ad altri? Sforzatevi di seguire la “logica” delle grandi potenze … In un primo tempo l’Europa, diretta dalla Germania, decreta che il 19 % degli Jugoslavi, cioè i Croati, ha il diritto di separarsi dalla Jugoslavia, col pretesto che il 36 % di Serbi vi giocano un ruolo dominante. In seguito, dopo aver organizzato l’indipendenza della Bosnia, la stessa Europa giudica criminale che il 31 % di Serbi vogliano separarsi da questa Bosnia dove il 43 % di Mussulmani giocano il ruolo principale. Dov’è la logica? (nota) 3

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** affianco

SU COSA SI PUÒ’ ESSERE “SOMMARI”?

Biglietto indirizzato il 19 aprile 1993 da un caricaturista americano al suo caporedattore:

“Mi è stato chiesto stamattina di preparare un disegno sulla sentenza pronunciata per l’affare Rodney King (nero di Los Angeles massacrato di botte da tre poliziotti bianchi ndr.) che dovevo inviarvi via fax al pomeriggio.

Tuttavia, data la complessità razziale e giuridica di questo processo, abbiamo deciso che sarebbe preferibile non affrontare un problema simile con il linguaggio sommario di una vignetta d’attualità. Vi spedirei, al posto di quella, un disegno sulla guerra in Bosnia” Citato in Peter Brok, La presse partisane, Foreing Policy, inverno 1993-4

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MENZOGNA MEDIATICA N. 2: nascondere i crimini dei “nostri amici”.

            Nel marzo 1993, in un dossier de “L’evénement du Jeudi”, il giornalista Patrice Piquard denuncia la parzialità dei mezzi d’informazione francesi: “I silenzi della stampa parlano. Perché il caso del Transall tedesco colpito da un tiro serbo è stato messo in risalto … mentre i ripetuti colpi dei Croati sparati contro aerei dell’ONU non suscitano alcuna reazione? Per quale motivo le immagini riprese dalla televisione di Belgrado sulla recente offensiva mussulmana nell’est della Bosnia ed il tremendo impatto sui civili del bombardamento di Banjina Basta non sono state riprese da alcuna televisione occidentale? <Se le vittime ed i rifugiati non fossero stati dei Serbi lo stesso documento sarebbe passato molte volte sui canali CNN> dice sconfortato il responsabile di una organizzazione umanitaria con sede a Zagabria” (nota) 4

            Esatto. I mezzi di comunicazione occidentali hanno utilizzato il metodo “due pesi due misure” in maniera inimmaginabile. Facciamo un esempio, facile da valutare … Nella stessa settimana del gennaio 1993 due ministri del governo bosniaco sono stati uccisi a Sarajevo. Il primo è un Mussulmano assassinato da un Serbo. Esce in prima pagine sui media. Il secondo è di origine croata e ad ucciderlo sono state le milizie mussulmane. Muore in un silenzio totale (nota) 5. La prime di “Le Monde”, ad esempio, dedica un grande articolo al ministro mussulmano assassinato (nota) 6. Non nomina neppure l’altro. Anche “Libération” fa del primo la copertina (vedi a fianco), e richiede “un intervento militare”, “il mezzo per restaurare la credibilità della comunità internazionale”. Anche “Libé” lascia cadere la notizia dell’altro ministro assassinato, cattiva vittima perché ucciso dai “nostri amici”.

            Due pesi e due misure anche per quanto riguarda l’odiosa pratica degli “snipers”. Salvo rarissime eccezioni (RTBF, Envoyé spécial), è sempre stato sottinteso che questi erano serbi, ed unicamente serbi. Curioso a questo punto leggere, nell’estate del 1994, sul quotidiano di Sarajevo “Oslobodenje” questo interessante trafiletto: “Oggi degli snipers serbi hanno ucciso uno e ferito due dei nostri concittadini a Nezdarici mentre uno dei nostri snipers feriva una donna serba nel quartiere di Dobrinja controllato dai Serbi” (nota) 7 . In un informazione strettamente controllata dal potere di Izetbegovic era la prima volta che la popolazione di Sarajevo aveva il diritto di leggere che la parte bosniaco-mussulmana aveva pure essa degli snipers. Ma i lettori francesi, belgi, americani … non avevano questo diritto.

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affianco

foto da riprendere dall’originale

riquadro con testata Le Monde

“10-11 gennaio 1993

Assassinio di un dirigente bosniaco a Ginevra

Un miliziano serbo apre la porta posteriore … e spara su uno dei vice primi ministri bosniaci. Raggiunto da sette pallottole, muore sul colpo”.

commento: Questo ministro mussulmano esce in prima pagina su Le Monde e su Libération (foto in alto). Un altro ministro assassinato la stessa settimana – ma croato quest’ultimo ed ucciso da Mussulmani- non avrà diritto ad alcun accenno informativo.

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GENERALE BRIQUEMONT (ONU): “Totale disinformazione”

            Comandante delle forze dell’ONU in Bosnia dal luglio ’93 al gennaio ’94, il generale belga Briquemont è in buona posizione per giudicare il lavoro dei media su questa guerra. Conferma: “La disinformazione è totale … La televisione ha bisogno di un capro espiatorio. Per il momento esiste l’unanimità nel condannare i Serbi, e questo non facilita certo la ricerca di una soluzione. Non penso si possa guardare il problema della ex Jugoslavia e della Bosnia-Erzegovina esclusivamente dal punto di vista antiserbo. Tutto è molto più complicato di così. Non sto certo per dire che i Serbi non abbiano commesso quello che hanno commesso, ma si nascondono troppo spesso fatti avvenuti nel ’92, ’93 e ’94. Un giorno, nel pieno della guerra croato-mussulmana, abbiamo fornito una serie di informazioni su alcuni massacri compiuti in Bosnia dall’HVO, l’esercito croato, un giornalista americano mi ha detto: <Se date questo tipo di informazioni, i telespettatori americani non ci comprenderanno nulla>” (

nota) 8.

            È colpa del pubblico che sarebbe troppo stupido? No, questa scusa classica non regge. Non è per aiutare lo spettatore che i media occidentali hanno fatto queste semplificazioni. Non hanno mai semplificato in senso anticroato o antimussulmano. Perché questi due governi erano sostenuti dalle grandi potenze. Ci hanno mostrato foto spaventose delle vittime croate e mussulmane. Ma mai lo stesso genere di foto che mostrassero vittime serbe (nota) 9 Tuttavia foto altrettanto spaventose erano disponibili, noi ne abbiamo sotto gli occhi, ma la stampa occidentale le tralasciava. Non erano vittime “buone” …

            Quando gli scontri tra nazionalisti croati e mussulmani assunsero una portata tale che non fu più possibile ignorarli, si sono forse viste le televisioni occidentali trasmetterne delle immagini agghiaccianti? Si sono sentiti gli editorialisti pretendere sanzioni oppure bombardamenti contro queste truppe? I media dominanti hanno domandato perché si punissero solo le atrocità dei nazionalisti serbi, mentre quelle dei nazionalisti croati e mussulmani venivano ricompensate con l’invio di armi, di consiglieri militari e di assistenza tecnica?

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affianco

Tutti hanno commesso atrocità

Il comandante Jan Segers è stato capo dell’Ufficio informazioni militari dell’ONU a Zagabria a partire dall’ottobre 1992. Si trova quindi in ottima posizione per comparare le informazioni diffuse in occidente con quello che conosceva “dalla fonte”.

” – La pulizia etnica è una specialità dei Serbi?

– Jan Segers:. I Serbi sono stati, a ragione, criticati per il loro accanimento contro le minoranze della Bosnia. Ma i Croati hanno fatto la stessa identica cosa. Hanno bruciato tre quarti delle case serbe della Krajina. Hanno massacrato vecchi, hanno avuto i loro carnai.

Un fatto vissuto da un gruppo dell’UNMO tre settimane dopo l’offensiva in Krajina: una sera un anziano serbo batte alla loro porta e denuncia di essere stato bastonato, espulso da casa sua da soldati croati che avevano trattenuto sua moglie. Non essendo garantita la loro sicurezza gli uomini dell’UNMO dovettero attendere il mattino per recarsi sul luogo. Quando giunsero sul luogo trovarono la donna, di 72 anni, morta con una pallottola in testa …

Io non vedo “buoni” in questa guerra. A seconda delle loro situazioni o delle loro possibilità, tutti hanno compiuto saccheggi, violenze carnali, massacri”

Télémoustique, 30 novembre 1995

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CHI SPARA AI SOLDATI DELL’ONU?

            Altro esempio dei “due pesi, due misure”. Contro le forze serbe che avevano preso alcuni militari dell’ONU come ostaggi, i mezzi d’informazione hanno scatenato il mondo intero. Ma non hanno segnalato che la maggior parte degli attacchi contro i Caschi blu erano opera di forze … mussulmane, secondo il rapporto della stessa ONU. A titolo di confronto ciò veniva detto dalle radio jugoslave e russe, ma non da quelle del “nostro” campo (nota) 10.

            Il 3 settembre 1992 un aereo umanitario italiano della Nazioni Unite viene abbattuto da due missili vicino a Sarajevo. Quasi tutti i media accusano le forze serbe. Alcuni giorni dopo qualcuno pensa che possa essersi trattato dei Croati (nota) 11.. Ma quando l’ONU stabilì che la colpa era dell’esercito bosniaco, il caso scompare rapidamente. Né l’Italia né l’occidente protestano, nessuno richiede sanzioni contro il regime di Izetbegovic. Altro esempio: nel febbraio 1993 un proiettile da mortaio colpisce un blindato dell’ONU nell’aeroporto di Sarajevo. Muore un soldato francese. Scandalo. Quando il generale Morillon dichiara che i colpevoli sono le forze mussulmane il caso svanisce a sua volta (nota) 12.

            Le forze dell’ONU vengono aggredite molto frequentemente negli anni 93 e 94. I loro rapporti indicano che il 90 % di questi attacchi provengono dai mussulmani. Ma non si parla neppure di modificare il sacrosanto rapporto tra buoni e cattivi. Così un dispaccio dell’agenzia AFP del 7 febbraio 1994 passa invisibile al pubblico. Secondo l’ammiraglio francese Lanxade, dice il dispaccio, nessun responsabile francese desidera intervenire sul fatto che la maggior parte dei soldati francesi che erano in Bosnia come caschi blu sono stati uccisi dai Mussulmani. Una confessione simile, spiega l’ammiraglio, avrebbe del resto chiarito parecchi aspetti della crisi.

            Per demonizzare non si indietreggia neppure davanti alla falsificazione pura e semplice. Regolarmente vengono accusati i Serbi per crimini commessi dai loro avversari. Così, mentre i Croati bombardano il ponte di Mostar, il mensile “Actuel” (vedere pagine seguenti) denuncia i … Serbi quando ormai da tempo non ce ne sono più nella regione! Anche “Newsweek” accusa i Serbi.

BUGIA MEDIATICA n. 3: scene attorno a Sarajevo.

            La scenografia dell’assedio di Sarajevo ha giocato un ruolo cruciale. È servita ad imporre nel mondo intero lo stereotipo ingannevole stile western. I Serbi erano i cattivi, gli aggressori che circondavano ed affamavano la città. Gli assediati erano presentati come “400.000 civili indifesi”. In questo modo l’esercito e le milizie mussulmane di Izetbegovic erano lasciate nell’ombra oppure venivano presentate come meramente difensive. Mentre queste milizie, composte da detenuti liberati con un decreto di Izetbegovic, assalivano anche popolazioni mussulmane.

            In verità Sarajevo era piuttosto una città divisa che comprendeva anche dei quartieri serbi, a loro volta bombardati dalle forze mussulmane. Poco prima di lasciare il proprio posto di comandante della Forpronu a Sarajevo il generale Briquemont ha spiegato che ci si dimenticava generalmente del fatto che i Mussulmani attaccavano Grbavica ed altri quartieri serbi della città. Questa dichiarazione è stata a sua volta dimenticata.

            La Croce Rossa internazionale ha redatto un documento in cui si rendeva conto dei settemila serbi uccisi dalle forze mussulmane nella città di Sarajevo. Un ufficiale olandese ha parlato di questo rapporto ad alcuni giornalisti jugoslavi, ma solo fuori registrazione (nota) 13. Il documento rimane segreto, l’opinione pubblica non può vederlo.

            Le sofferenze, reali, della popolazione di Sarajevo sono state vergognosamente manipolate, quando non utilizzate come messinscena dai media e da certi intellettuali come Kouchner. Come in Somalia, non si è indietreggiati davanti a nessun imbroglio. Nella pagine seguente pubblichiamo due testi che smascherano questi imbrogli. Uno è stato scritto da un uomo della base, un soldato britannico dell’ONU. L’altro da un alto responsabile, un generale americano andato in pensione. Tutti e due annientano il mito dell’assedio di Sarajevo. Le loro testimonianze sono limpide: il governo di Izetbegovic provoca lui stesso grandi sofferenze alla sua popolazione e di fatto la tiene in ostaggio.

            Delle vere e proprie messinscena sono state orchestrate per rafforzare il mito dell’assedio “aggressore contro vittime impotenti”. Perché questo mito serviva a giustificare l’intervento occidentale per “aiutare i deboli”. Un esempio di messinscena … Nel gennaio 1993 un grande show televisivo ci mostra la nascita di un bambino nell’ospedale di Sarajevo, drammaticamente privato d’acqua “per colpa dei Serbi”. Ma, subito dopo che le telecamere hanno finito di girare, l’infermiera porta il neonato all’hotel Holiday Inn, distante solamente trecento metri e lo lava senza alcun problema. Le telecamere seguono il piccolo ma nella fase di montaggio le immagini finali spariranno per scuotere di più gli spettatori (nota) 14.

            E non è il caso di dirci che queste carenze d’acqua sono spesso state provocate … dalle stesse autorità di Sarajevo! Non è il caso di comunicarci che è stato lo stesso governo Izetbegovic che ha bloccato l’arrivo del gas naturale russo (nota) 15 o il ripristino dell’elettricità (nota) 16 E quando ci viene annunciato che l’arrivo degli aiuti umanitari a Sarajevo “è ripreso, ma si è dovuto sospenderlo immediatamente”, non ci viene comunicato che questa sospensione è stata imposta dalle autorità di Sarajevo perché i loro depositi erano pieni, ma riservati al mercato nero! (nota) 17

            Nel novembre 93, Jaques Toubon, all’epoca ministro della Cultura francese, lancia una proposta spettacolare: “la creazione di un corridoio di libertà” per permettere agli intellettuali ed agli artisti bosniaci di uscire da Sarajevo (nota) 18 Mai segnale però al pubblico che per far uscire questi artisti prigionieri sarebbe stato necessario battersi contro … i soldati di Izetbegovic!

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(affianco)

VA BENE TUTTO

Il giornalista americano Peter Brock ha rilevato alcuni “va bene tutto” nei media US.

“Alcune scene di strade distrutte a Vukovar nel 1991 sono state riutilizzate come <scene di combattimento a Dubrovnik> dove scontri simili non ci sono mai stati

Estate 1992. La BBC filma <Un Mussulmano bosniaco prigioniero in un campo di concentramento serbo>. In seguito i suoi familiari lo identificano: è Branko Velec, ufficiale in pensione dell’esercito jugoslavo. È un Serbo bosniaco, prigioniero in un campo mussulmano.

Agosto 1992, Sarajevo. In un autobus colpito da uno sniper ci sono molti <neonati e bambini mussulmani>. Nei fatti molti bambini sono serbi. Un piccolo ucciso viene presentato da molti reporters televisivi come mussulmano. Ma si vede eseguire un rituale funebre ortodosso.

4 gennaio 1993. Newsweek pubblica la foto di molti corpi: <Esiste qualche modo per fermare le atrocità serbe in Bosnia?> In verità queste vittime sono serbe. Il corpo di un uomo, ben riconoscibile dal vestito rosso, figurava in un reportage girato a Vukovar l’anno prima

Marzo 1993. La CNN mostra il “massacro di 14 mussulmani” supposti come uccisi da alcuni Serbi. Più tardi appare che le vittime sono Serbi. Nessuna rettifica. Segue un altro incidente simile con 10 vittime.

Inizio agosto 1993. Una foto del New York Times presenta una donna croata di Posusje che piange suo figlio ucciso da un attacco serbo. Nei fatti a Posusje combattimenti sanguinosi hanno opposto Croati e … Mussulmani (34 vittime croate)”

Star Tribune (USA), 17 dicembre 1993

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pag. 19

TI BATTEZZO SERBO. LO CHIEDE LA CAUSA.

Newsweek 1993

Foto: seppellimento di vittime mussulmane a Vitez  

“MOSTRARSI DECISI. AL FINE.

Warren Christopher è in volo in giro per l’Europa per consultare gli alleati. Fonti vicine a Clinton confermano che le opzioni includono anche raids di bombardamento per fermare i Serbi e togliere l’embargo sulle armi destinate ai Mussulmani”

fotografia con didascalia:

L’INGANNO

Una foto orribile, invero, usata per chiedere che si bombardino i Serbi. Solo che Newsweek nasconde accuratamente ai suoi lettori che sono i … Croati che hanno ucciso questi Mussulmani a Vitez

fotografia con didascalia:

“ACTUEL dicembre 1993

Punto strategico da eliminare per i Serbi il ponte di Vukovar era uno splendore del patrimonio architettonico e storico della città croata.

Dall’inizio della guerra, circa 500 chiese, castelli, musei ed altri monumenti storici dell’ex Jugoslavia sono stati distrutti dall’artiglieria serba e ridotti allo stato di ghiaia”

RIDICOLO

Il ponte nella foto è quello di Mostar. A Vukovar, vicino al Danubio (il più grande fiume d’Europa), non c’è nessun ponte. Sono i nazionalisti croati che, il 9 novembre 1993, hanno deliberatamente distrutto questo ponte di Mostar. L’hanno ammesso. In quella regione non c’era alcuna forza serba e la popolazione serba del luogo (30 % prima della guerra) era stata uccisa o cacciata già da tempo. Le tre parti in lotta hanno distrutto molti edifici religiosi. Su 156 chiese ortodosse situate in Croazia, 100 sono state rase al suolo, ha detto il giornalista americano Peter Brock. Su questo Actuel tace. Due mesi dopo si scusa per aver confuso le due città. Un pò’ poco!

fotografia con didascalia:

Le Nouvel Observateur n. 1468

Miliziani serbi: l’orrore non è più accettabile per i cittadini del mondo.”

MENZOGNA

In realtà si tratta di miliziani croati, perfettamente riconoscibili dallo stemma nazionale sul berretto.

fine pagina foto

CHI HA RAGIONE: Toubon, Kouchner o Merlino?

            Era tutto spiegato chiaramente nel libro di Jaques Merlino, redattore capo di politica internazionale a France “. Controcorrente rispetto ai suoi colleghi Merlino aveva, dall’ottobre 1993, rifiutato le favole di Kouchner o Bernard-Henri Lévy scrivendo: “Come non ricordare, come prima cosa, che questo popolo è prigioniero per volontà di Izetbegovic? Chi sa che dall’inizio della guerra le milizie mussulmane impediscono ai civili di lasciare la città? E che ogni notte, a rischio della vita, ci sono decine di persone che cercano di scappare attraversando la pista dell’aeroporto? … I bambini di Sarajevo sono altrettanti ostaggi detenuti per soddisfare il desiderio di potere di un pugno di uomini”. (nota) 19.

            In giugno dello stesso anno il generale francese Morillon, in un’intervista concessa al “Lidove Noviny” di Praga aveva “denunciato con fermezza il governo mussulmano di Bosnia per non aver permesso di togliere l’assedio a Sarajevo. Il regime bosniaco vuole mantenere Sarajevo come un punto di focalizzazione della simpatia del mondo ed ha, ripetutamente, rifiutato di autorizzare la Forpronu di mettere in atto un cessate il fuoco” (nota) 20. Ebbene, i dirigenti di Sarajevo si erano coscienziosamente preoccupati di portare i loro figli all’estero, al riparo dalla guerra, ma tenevano come ostaggi i figli del loro popolo.

            Questo libro di Merlino, pubblicato nell’ottobre del 1993 e bellamente censurato dai suoi colleghi, non è riuscito a cambiare l’informazione dopo la sua uscita. Le bugie mediatiche ed i miti sono stati mantenuti in vita. Perché? Esattamente come all’epoca della guerra del Golfo, non si trattava di informare, ma di condizionare. Per spingere le persone ad accettare la politica dei governi occidentali, non si trattava di permettere loro di capire. Al contrario, bisognava impedire loro di riflettere.. È per questo che il mito di “Sarajevo prigione dalla quale non si evade” è così duro da abbattere (vedi sotto).

            In realtà esisteva una galleria – controllata dalle forze di Izetbegovic – che collegava Sarajevo all’esterno. Ma il regime Mussulmano la utilizzava solamente per gli spostamenti di truppe. E ne proibiva l’accesso ai civili. Questo fatto è chiaramente stabilito nei rapporti della Forpronu che non sono stati resi pubblici. A che scopo il regime di Izetbegovic teneva prigionieri in tal maniera i cittadini si Sarajevo? Il rapporto della Forpronu del 20 ottobre 1994 risponde chiaramente: “Lo scopo dei Bosniaci non è cercare di spezzare l’accerchiamento serbo di Sarajevo, perché è loro interesse politico che l’assedio prosegua”.

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affianco

“Sarei certamente sorpreso se paragonassi le informazioni a quello che ho visto

<Nick Gowing, giornalista della TV britannica ITN, corregge l’impressione dominante sull’assedio di Sarajevo>

“Non si saprebbe esagerare l’orrore e la tragedia di una popolazione presa come bersaglio da colpi che partono dalle colline circostanti. Ma i responsabili dell’ONU incaricati di sorvegliare gli scambi di colpi tra Bosniaci (ndr: Mussulmani) e Serbi dicono che titoli del tipo <I Serbi bombardano Sarajevo, uccidendo venti persone> danno un’impressione ingannevole.

Un ufficiale di stanza a Sarajevo mi ha spiegato: <Sarei sorpreso se paragonassi l’informazione a quanto ho visto oggi>. Mi aveva detto che il bombardamento serbo sull’esercito bosniaco sarebbe stato presentato come <Sarajevo massicciamente bombardata>. I reportages diranno che i Serbi hanno sparato 500 proiettili su Sarajevo, senza dire che 480 erano destinati all’esercito bosniaco e forse 20 alla città.

A Sarajevo le forze serbe venivano regolarmente descritte come la parte colpevole mentre erano state a volte (non sempre) provocate da un’offensiva militare bosniaca.

<Una parte significativa dei bombardamenti serbi è provocata da attacchi mussulmani> dichiara un ufficiale superiore britannico. Secondo un altro, responsabile delle operazioni dell’ONU <La televisione spiega sempre la debolezza mussulmana e la forza serba, non parla mai della forza mussulmana>”

The independent on Sunday, 3 luglio 1994

CIO’ CHE CI È STATO DETTO

simbolo del Nouvel Observateur,    23 dicembre 1993

“Vivere qui significa vivere circondati. Davanti montagne coperte di neve e di cannoni. Dietro altre montagne ed altri cannoni. Da ogni lato strade bloccate dalle milizie serbe. Non si evade dal ghetto di Sarajevo”

note 

CENSURA: una galleria permetteva di uscire dalla città (vedi sopra). I responsabili politici occidentali ne erano perfettamente al corrente, altrettanto i loro conoscenti dell’informazione.

FALSO: I dirigenti mussulmani di Sarajevo avevano accuratamente mandato i propri figli all’estero. Ma impedivano agli altri abitanti di Sarajevo di lasciare la città.

QUELLO CHE CI È STATO NASCOSTO

Rapporto segreto della Forpronu del 7 dicembre 1994:

“Una galleria sotto l’aeroporto di Sarajevo è stata messa in uso durante l’estate del 1993. Permette l’entrata e l’uscita di personale e di prodotti vari. È ben equipaggiata: suolo stabile, aerazione, equipaggiamento elettrico, strada che permette il passaggio di carrelli a spinta. Permette il transito delle truppe di Sarajevo verso l’esterno e viceversa. Per esempio sono stati osservati durante i mesi di agosto e settembre 1994:

– da Butmir verso Sarajevo: 66.987 militari armati e 5.892 persone disarmate

– da Sarajevo verso Butmir: 66.080 militari armati e 9.827 persone disarmate.

Le autorizzazioni nominative vengono rilasciate dal ministero dell’interno bosniaco. Possono ottenerle, oltre all’esercito ed agli ufficiali bosniaci, i membri della difesa territoriale croata (HVO).

Nella città esistono poi delle reti di caverne e cantine che collegano i quartieri serbi ai quartieri mussulmani. Ma questi passaggi sono molto poco usati perché rigidamente controllati dalle autorità bosniache”

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pag 21, intermezzo

NOI, DEL QUARTO PARTITO

            Olga Djokovic, nata nel 1945 a Sarajevo, già campionessa di basket (169 selezioni nella squadra nazionale jugoslava, due volte campionessa di Francia) lavorava dal 1975 come corrispondente sportiva di Oslobodenje. Ha tenuto un diario dei suoi due anni di assedio. Ecco degli estratti dal diario e intervista…

“Sono viva. Parecchie persone non lo sono più. Non sono ferita. Ci sono migliaia di invalidi. Ho toccato il vertice della sofferenza e del malessere. Sono stata umiliata di trovarmi senza valori, impotente di fronte alla guerra. Annientata. Non sono nulla. Ecco cosa hanno fatto di noi. Dei “niente”. Di noi tutti.

            Gli orrori sono compiuti da quelli che stanno sulle montagne, ma anche da quelli che stanno in città. Siamo in un campo di concentramento. Una mosca non può entrarvi, una mosca non può uscirne. Mesi senza elettricità, senza candele, senza pile, senza TV, senza radio, senza cucina. Solo il nero. Si va a letto alle 18.

            Menzogne. Media massacratori di verità, che mentono senza scrupoli, venditori di panzane, che prendono in giro la verità. Ogni partito ha la sua contropropaganda, i suoi costruttori di male, chi incita alla vendetta.

            Ho cercato di salvare il mio buon senso. Ho cercato di amare tutti.. Non fare distinzioni etniche e nazionaliste, non fare separazioni per nome. Ho cercato di rimanere quella che ero. E continuo sempre a chiedermi: tre nazioni, tre gruppi etnici? E noi, il quarto? Nessuno pensa a noi. Noi che non vogliamo saperne della guerra, che non vogliamo odiare, che non vogliamo uccidere.

A NOI CHE NON VOGLIAMO UCCIDERE, NESSUNO PENSA A NOI

– Voi pensate che non si facesse niente per togliere l’assedio?

– Era tutto un gioco terribile. Sarajevo doveva giocare un ruolo, noi, noi eravamo delle pedine. Era la città vittima che doveva far protestare il mondo intero. I Serbi non cercavano affatto di conquistare tutta la città. Volevano esclusivamente i quartieri a maggioranza serba. Non hanno mai, ad esempio, voluto impadronirsi del quartiere di Mahala, popolato al 100 % da Mussulmani. D’altra parte i Mussulmani non hanno mai fatto nulla per far togliere l’assedio o mitigare le sofferenze. Noi, gli abitanti, eravamo assediati dai Serbi, ma erano i Mussulmani che ci impedivano di uscire dalla città. Non rilasciavano le autorizzazioni a partire. Sarajevo doveva rimanere più tempo possibile una città martire.

Eravamo tutti stanchi di morte, fame, freddo. D’inverno vivevo senza riscaldamento, con le finestre rotte, nella camera 7 gradi sotto zero. Andavo di tanto in tanto dal mio vicino che si riscaldava un pò’ con una batteria. Non avevo nulla da mangiare. Sono dimagrita 19 chili. Nel contempo vedevo alcuni leaders che non riuscivano a chiudere i bottoni dei loro gilets. Sapevamo tutti che le autorità, la gente ben piazzata, mantenevano l’assedio e, soprattutto, si arricchivano col mercato nero. C’erano dei banditi, dei criminali, dei mafiosi, che avevano l’interesse che la situazione si prolungasse. E questi erano tutti Mussulmani, per la semplice ragione che i posti di rilievo erano tutti nelle loro mani, che i Serbi non erano in posizione da poter tirare le corde, e che i Croati erano solo una debole minoranza.

– Avevate la sensazione di molte ineguaglianze?

– Evidentemente. Il mercato nero era florido. I privilegiati erano i militari, i ricchi ed i Mussulmani.

Per mesi non abbiamo avuto elettricità. Solo i vari stati-maggiori avevano la corrente. E quelli che pagavano, o le moschee o i caffè.

QUELLI CHE POTEVANO PAGARE POTEVANO COMPRARE TUTTO.

Un giorno un’ambulanza si ferma davanti al mio stabile. Sono sul balcone e guardo. Penso siano venuti per un ammalato o per un ferito. Gli infermieri hanno tra grandi casse di vino rosso che sono venuti a consegnare a qualcuno. Un altro giorno arriva un camion con un enorme carico di cetrioli sotto aceto. Penso che sono per tutti gli abitanti del quartiere. No, erano per un signore che voleva farsi una riserva per dieci anni. Ogni giorno era così. Quelli che potevano pagare potevano comprare tutto.

Non capitemi male. Ci sono a Sarajevo Mussulmani onesti, civili, pacifici. Tra loro anche persone veramente per bene. Ma purtroppo non sono loro quelli che hanno le armi, non sono loro ad aver diritto alla parola. Ce n’erano alcuni che pensavano esattamente come me, che ne avevano le scatole piene di questa vita terribile, di questa città marcia, ma non erano i “buoni” Mussulmani. Sono i fondamentalisti che dirigono tutto” (nota) 33

da Balkans Info, Francia, n. 10

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            I governi occidentali conoscono l’esistenza di questa galleria, ed anche i dirigenti degli organi di informazione che sono loro vicini. Ma la hanno nascosta al pubblico.. Le Monde svela questo mito solo quando ha finito il suo scopo. Il 7 ottobre 1995 il quotidiano francese riconosce -quando il fatto non ha più alcuna importanza politica- che “l’assedio di Sarajevo non è mai stato totale. L’esercito bosniaco controlla il monte Igman (ceduto dai Serbi su pressione della NATO ndr) e può circolare grazie ad un stretto tunnel scavato sotto l’aeroporto, poi prendere la strada del monte Igman. Da questo canale i militari ricevono le armi e le munizioni necessarie. (Ma) un abitante di Sarajevo che desideri partire deve riunire tante di quelle autorizzazioni che le pratiche durano spesso più di un anno e le strade sono di nuovo chiuse. Il governo … ha paura di un esodo”.

            Perché questi organi d’informazione che si piccano di investigare a fondo senza posizioni aprioristiche e senza timori non ci hanno informato con più tempestività sull’esistenza di questa famosa galleria? Perché se ne parla solo dopo la pace americana di Dayton? Perché ci hanno nascosto i rapporti della Forpronu che ne mostravano l’importanza (vedi i riquadri)? Per mantenere vivo il mito dei “400.000 civili disarmati”. Il fatto, tra l’altro, sarebbe stato un bell’argomento di inchiesta … La Forpronu aveva partecipato alla sua costruzione? Chi le ha dato l’ordine di tacere? Chi forniva quelle armi? Dove andavano a combattere i soldati? Ma tutto questo avrebbe distrutto il mito ufficiale. I media quindi non ne hanno parlato.

            Per di più l’informazione è stata focalizzata in modo irrazionale attorno a Sarajevo. Mentre gli scontri e le atrocità erano maggiori nella zona di Mostar. Ma in quei luoghi erano le milizia nazionalisti croate e mussulmane che si scontravano accanitamente fra di loro. Quindi i media occidentali non potevano puntare i loro obiettivi su Mostar: avrebbe nuociuto all’immagine di “vittime” di questi protetti dell’occidente.

            Per cercare di giustificare questa incredibile focalizzazione su Sarajevo sono state date alcune spiegazioni superficiali. Si è parlato del comfort dei giornalisti, ben piazzati nei loro alberghi, del fatto che i cittadini mussulmani ed intellettuali della capitale parlavano spesso l’inglese ed erano quindi dei testimoni più comodi che non i contadini serbi o croati. Questo fenomeno detto “Hilton-giornalismo” esiste. Ma non è la causa, e solo la conseguenza di una scelta politica: le autorità di Sarajevo, come quelle di Zagabria, erano la fonte accreditata, erano la Bibbia. Anche se i Serbi fossero stati cittadini anglofoni, non avrebbero mai beneficiato di un simile trattamento di favore. Perché non erano nel nostro campo.

            Dare al regime di Izetbegovic un’immagine di vittima ed ai Serbi di Bosnia una immagine di aggressori esterni è un fatto che avviene anche con piccole manipolazioni molto semplici, quotidiane. Un osservatore belga, Nikola Vukasinovic, ha comparato tra loro le immagini televisive degli uni e degli altri: ha constatato che i Serbi venivano sistematicamente presentati in uniforme militare mentre i Mussulmani erano in abiti civili. Del fatto ci si rende conto in modo impressionante in una piccola sequenza di TF1 del 3 gennaio 1995: il giornalista spiega che ” il mussulmano Suad Tabak, capo della sezione militare del suo caseggiato in un sobborgo di Sarajevo non ha avuto l’autorizzazione di mostrarsi in uniforme”. Perciò la telecamera mostra l’uniforme posata a terra. Secondo noi simili suggerimenti provengono dalla ditta americana di pubbliche relazioni Ruder Finn, incaricata di costruire al regime Izetbegovic l’immagine di vittima.

            Capiamoci bene. Non si tratta di negare le sofferenze reali causate alla popolazione di Sarajevo dalle milizie nazionaliste serbe. Ma non si possono invocare le sofferenze degli uni per nascondere quelle degli altri. Quando si vece che i media occidentali passano sotto silenzio “le vittime cattive”, quando li si vede demonizzare certi nazionalisti ed angelizzare altri, chiunque desidera veramente la pace deve domandarsi quali interessi difendono i mezzi d’informazione. Approfondiremo questo punto nei capitoli dedicati agli interessi nascosti delle grandi potenze sui Balcani.

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affianco

LE SOIR 11 marzo 1995

“Un rapporto accusatore della CIA. I Serbi, principali attuatori della pulizia etnica.

Un rapporto segreto della CIA, di cui il New York Times ha potuto avere copia, accolla il 90 % delle responsabilità della pulizia etnica in Bosnia ai Serbi. Il rapporto, giudicato da un responsabile americano non identificato, come molto obbiettivo e diretto, afferma anche che la natura sistematica delle azioni iniziate suggerisce che i dirigenti serbi hanno quasi sicuramente giocato un ruolo in questi crimini.

La CIA ha utilizzato, secondo un responsabile americano, per questo rapporto della fotografie aeree ed un’enorme quantità di analisi tecniche …”

(AFP)

note

INTOSSICAZIONE

Sono gli stessi intossicatori dell’informazione che affermano che essa è “molto obbiettiva”, poi rafforzano questa sensazione parlando di “analisi tecniche”, aggiungendo “impressioni” e “quasi certezze” per accusare Belgrado.

Questo articolo non è redatto da Le Soir, ma è ripreso puramente e semplicemente da un dispaccio dell’AFP. Rimane però la responsabilità politica di riprodurre tal quale, senza commenti, un comunicato della CIA.

MATCH 28 novembre 1991

“Dubrovnik la martire.

Gioiello medievale della Croazia, è stata distrutta dal fuoco dell’esercito jugoslavo. I 31.000 abitanti di questa enclave sono degli ostaggi di un massacro che non ha pari”

MENZOGNA

Paris Match vuol far credere che i Serbi distruggono questi tesori storici. Tutti quelli che si sono recati a Dubrovnik dopo i combattimenti hanno potuto constatare che la vecchia città non aveva subito, praticamente, nessun danno.

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L’ASSEDIO DI SARAJEVO PRESENTATO IN MANIERA INSOLITA DA UN SOLDATO BRITANNICO

Rod Thornton, soldato britannico, è stato per due mesi a Sarajevo nel quadro di una missione dell’ONU:

“Quando ero in Bosnia, mi ricordo che una troupe televisiva americana si è rifiutata di filmare le rovine di un villaggio serbo, col pretesto che questo avrebbe finito per disorientare i telespettatori. Questo esempio riassume l’atteggiamento dei giornalisti che irrita i soldati. Questi sono testimoni di una guerra civile nella quale tutte le forze commettono atrocità innominabili; tra l’altro si trovano sotto il fuoco dell’azione. I giornalisti, invece, adottano un atteggiamento moralizzatore, sostengono un solo campo e prendono una posizione chiaramente antiserba.

            Per i giornalisti Sarajevo è la Bosnia. Bisogna quindi fare di questa città il teatro più grande della guerra in Bosnia ed esagerare per descrivere le sofferenze della capitale. Non intendo minimizzare gli avvenimenti di Sarajevo, ma altre città bosniache hanno sofferto di più.

            Come prima cosa non si tratta di un assedio nel senso stretto del termine. I Serbi non intendono obbligare la città ad arrendersi. Dirò di più, se non vengono provocati non impediscono l’ingresso ai convogli umanitari.

            Durante il mio soggiorno a Sarajevo tutti i cessate il fuoco sono stati violati dalle forze governative. Per rimanere al centro dell’attenzione del mondo intero, Sarajevo non deve essere troppo calma; i bombardamenti devono continuare. L’ONU ha distribuito gruppi elettrogeni e carburante a sufficienza perché Sarajevo non sia più privata di energia elettrica. Nonostante ciò il black out continua perché le autorità governative hanno trafugato le forniture. La stampa continua così a mettere le interruzioni di corrente sul conto dell’assedio.

            I giornalisti hanno tra l’altro spesso la tendenza a dimenticare che gran parte degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite proviene dalla stessa Serbia, ed attraverso i territori controllati dai Serbo-bosniaci”.

Da South Slav Journal, Londra, giugno 1995

E DA UN GENERALE AMERICANO

Il generale Boyd è stato comandante in capo aggiunto dell’US European Command. Ha pubblicato questo testo dopo il suo pensionamento.

La sofferenza della città non cambia in nulla in verità: l’immagine di Sarajevo, martoriata ed assediata, è una buona carta per il governo bosniaco. Nel momento in cui questo governo celebrava il millesimo giorno dell’assedio, i mercati locali vendevano arance, limoni e banane a prezzi di poco superiori a quelli dell’Europa occidentale. Nello stesso momento il prezzo della benzina era del 35 % meno caro che in Germania. Uno studio del “World Food Programme”, del maggio m1994, ha constatato che dopo un pesante inverno, nessuno era mal nutrito in città e che solo una bassa percentuale della popolazione era sottonutrita. Anche la proporzione dei morti per violenza era diminuita nel 1994 (324 nell’anno, secondo le Nazioni Unite): proporzionalmente al numero degli abitanti la cifra era simile a quella di parecchie città dell’America del Nord e leggermente inferiore a quella di Washington DC, benché le informazioni mediatiche e le dichiarazioni governative facciano riferimento ad un assedi o impietoso.

            Alcune disgrazie della città le sono state imposte da atti del governo di Sarajevo … Alcuni soldati governativi, per esempio, hanno bombardato l’aeroporto, il principale punto d’arrivo dei soccorsi internazionali. La stampa ed alcuni governi, compreso quello degli USA, attribuiscono di solito questi colpi ai Serbi, ma nessun osservatore dubita, neppure per un attimo, che le forze mussulmane abbiano trovato di loro interesse bombardare alcuni obiettivi amici. In questi casi il bombardamento chiude per un certo periodo l’aeroporto, facendo crescere al mercato nero i prezzi delle mercanzie che entrano in città attraverso le strade controllate da alcuni comandanti dell’esercito bosniaco o dai responsabili del governo.

            Durante l’inverno 1993/94 la municipalità ha contribuito a togliere l’acqua ai suoi cittadini. Una fondazione americana aveva studiato un piano di pompaggio nella rete di alimentazione cittadina, ma si è scontrata con il rifiuto all’autorizzazione del governo per motivi di salute. Il rifiuto aveva a vedere con la purezza dell’acqua molto meno che non la resistenza di certi responsabili che rivendevano la benzina fornita dalle nazioni unite per aiutare nella distribuzione dell’acqua. E, sottinteso, la vista degli abitanti di Sarajevo in coda, per prendere l’acqua ai punti di distribuzione, magari sotto il tiro dei mortai o dei cecchini era un’immagine che colpiva.

            È un notevole successo della diplomazia bosniaca che i Mussulmani abbiano conquistato la parità militare con i Serbi pur mantenendo un’immagine di vittime impotenti per la maggior parte della comunità internazionale”.

Dalla rivista americana Foreign Affairs, settembre ottobre 1995

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MENZOGNA MEDIATICA N. 4: demonizzare calpestando i fatti

            Allo scopo di demonizzare i Serbi, e soltanto loro, gli organi d’informazione occidentali hanno calpestato le regole elementari della deontologia giornalistica. Esattamente come durante la guerra del Golfo.

            Contro i “cattivi” era, per esempio, possibile inventarsi dei fatti di sana pianta. Per dei mesi i nostri mezzi d’informazione hanno denunciato i Serbi per la distruzione della città storica di Dubrovnik a suon di “1.500 granate al giorno”. Non è mai stata pubblicata una sola foto di reali rovine. E ben a ragione: tutto quello che c’era stato era un rogo di pneumatici acceso dalla guardie nazionali croate nel porto, e una marea di comunicati allarmistici da parte delle autorità croate. Su questa base l’indignazione fu generale e vennero lanciate petizioni nelle università europee per salvare l’antica città. Un tema scelto accuratamente, poiché numerosi turisti europei avevano potuto ammirare la bellezza della città e con ciò si poté demonizzare a basso costo i Serbi.

            Immaginiamo un processo in corte d’assise. Supponiamo che il signor A abbia sparato al signor B e che il signor B abbia risposto al fuoco. Supponiamo che il procuratore accusi solamente il secondo sparatore e passi sotto silenzio il primo sparo del signor A … Non sarebbe un diniego di giustizia? Ebbene, questo fatto è avvenuto spessissimo in Bosnia, e gli organi d’informazione si sono comportati come quel procuratore …

            La testimonianza di un ufficiale belga della Forpronu, Jan Segers, ristabilisce la vera sequenza dei fatti: “A Sarajevo, mi trovo all’ospedale Kosevo e sento di colpo due esplosioni vicinissime. Guardo dalla finestra e vedo i due mortai che avevano appena sparato. Cinque minuti dopo i Serbi rispondono e colpiscono l’ospedale, Poi, davanti ai giornalisti di tutto il mondo, si dichiara che i cattivi Serbi bombardano gli ospedali” (nota) 21.

            Il generale Briquemont, che comandava all’epoca la Forpronu in Bosnia conferma: “A Sarajevo l’esercito bosniaco provoca quotidianamente l’esercito serbo. Per noi è molto facile constatarlo visto che le batterie dell’esercito bosniaco sono situate vicino alle unità della Forpronu” (nota) 22.

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affianco

Armi chimiche?

Durante la guerra del Golfo i media occidentali avevano accusato gli Irakeni di usare armi chimiche. Invenzioni pure e semplici per demonizzare gli avversari (cf. il libro “Attention! Medias” p. 108). Il trucco viene riutilizzato …

“NRC HANDELSBLAD  28 luglio 1995

I portavoce americani hanno stabilito che a Zepa i Serbi avevano utilizzato delle armi chimiche …”

Un termine che ha lo scopo di seminare l’orrore. Ma Le Soir, citato sotto, ci informa che si trattava di gas lacrimogeni. Simili a quelli che vengono utilizzati da tutte le polizie dei paesi occidentali per disperdere manifestazioni di lavoratori e studenti. In questi casi i media parlano anche di armi chimiche?

DIE WELT 10 aprile 1995

“I Mussulmani bosniaci:

I Serbi hanno usato dei gas.”

Dopo questo titolo roboante, la seconda parte dell’articolo indica al contrario che i responsabili locali dell’ONU hanno completamente smentito questa notizia. Ma i gas sono finiti nel titolo!

LE SOIR  10 aprile 1995

“I Serbi avrebbero utilizzato dei gas.

Delle fonti boniache ed occidentali hanno accusato i Serbi d’aver usato dei gas irritanti (del tipo di quelli utilizzati per mantenere l’ordine) nella notte tra giovedì e venerdì scorso durante i combattimenti sul monte Majevica, ad est di Tuzla. Molti soldati bosniaci hanno dovuto essere ospedalizzati …”

Si vede che i fatti sono ben poca cosa in questa notizia basata su dispacci delle agenzie AP e AFP. La “fonte” è sempre l’avversario. Ciò non impedisce a Le Soir di basare il titolo sui gas mentre il resto del pezzo riguarda soprattutto l’offensiva … mussulmana nel nord della Bosnia. Neanche una parola su ciò che i soldati mussulmani hanno commesso durante questa offensiva.

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IL NUMERO DELLE VITTIME VIENE ARBITRARIAMENTE GONFIATO

Un altro modo per demonizzare i Serbi è stato quello di gonfiare sistematicamente ed arbitrariamente il numero delle vittime. Procedimento che si ritrova in tutte le grandi campagne di propaganda mediatica (Vietnam, Romania, Irak …). Nulla è più difficile che valutare con precisione numeri rilevanti di vittime in situazioni così confuse e controverse. Ma i media occidentali non si premurano di usare alcuna precauzione quando si tratta di caricare i nostri avversari. In questo caso si utilizzano anche delle statistiche del ministero bosniaco della sanità che calcola il deficit di natalità e contabilizza come “vittime” i bambini non nati!

            Per ristabilire la verità su questo punto George Kenney è posto in una buona posizione. Capo dell’ufficio Jugoslavia allo State Departement (ministero degli esteri degli Stati Uniti), rassegna le dimissioni nel 1992 per protesta contro le bugie mediatiche della politica americana. Nel 1995 denuncerà tutta l’informazione diffusa …

            “”Non si può minimizzare ciò che i Serbi hanno fatto in Bosnia. Le loro violenze contro i Mussulmani superano largamente ciò che questi ultimi hanno fatto. Ma dai miei conti, il numero delle vittime in Bosnia non è di 200.000 ma tra i 25.000 ed i 60.000. Nell’agosto 1992, poco prima delle mie dimissioni, ho redatto una nota suggerendo l’invio di gruppi di verifica, cosa che è stata rifiutata … Le insistenti immagini dei “killing fields”, impersonate dagli uomini mussulmani scheletrici nei campi di concentramento serbi, permisero a Haris Silajdzic, all’epoca ministro degli esteri della Bosnia, di iniziare ad esagerare in maniera grossolana il numero delle vittime. Nel dicembre 1992 dichiarò ai giornalisti che c’erano 128.444 morti di parte bosniaca. Evidentemente otteneva queste cifre aggiungendo alle 17.466 vittime confermate le 110.000 persone che venivano considerate disperse dall’Istituto della salute pubblica bosniaco. Politico abile, Silajdzic comprese tutto il beneficio che

si poteva trarre da questo apparente massacro. Dall’occidente ciò gli portò sostegno politico: dal mondo islamico i regali necessari per sviluppare la macchina da guerra bosniaca.

            In un primo tempo queste cifre non vennero prese sul serio. Ma il 28 giugno 1993, la vice ministro bosniaca dell’Informazione dichiarò ai giornalisti che erano morte 200.000 persone. Avendola conosciuta per aver usato i suoi servigi come interprete e guida attorno a Sarajevo, credo che si trattasse, da parte sua, di una semplice manifestazione di spontaneo zelo. Sia come sia, i principali organi d’informazione scritti e audiovisivi cominciarono rapidamente a diffondere queste cifre, senza fonte né conferma” (nota) 23. Oggi, conclude questo anziano alto funzionario US, Silajdzic parla correntemente “del genocidio e dell’olocausto bosniaci” …

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affianco

SCONVOLGENTE, LA SUORA VIOLENTATA … NON ESISTEVA

LA LIBRE BELGIQUE  5 gennaio 1996

“La storia di Lucia Vetruse, religiosa bosniaca, violentata con altre due sorelle da miliziani serbi. <Un’esperienza atroce, incomunicabile>, scrive alla sua superiora. <Vi scrivo, Madre, non per ricevere la vostra consolazione, ma perché mi aiutiate .. ad accettare questa maternità non desiderata … Hanno distrutto il mio progetto di vita che consideravo definitivo. La mia storia si aggiunge a molte altre>.

Sublime, o semplice, -non si sa cosa dire- sorella Lucia assicura di non chiedere nulla alla sua congregazione che le ha già dato tutto. E spiega di voler andare con il suo bambino, non sa dove, ma Dio le indicherà la strada”.

LA LIBRE BELGIQUE  14 gennaio 1996

“Questa lettera di Maria Vetruse era stata pubblicata sul giornale Notizie dei gesuiti d’Italia, e ripresa da numerosi organi di stampa. I responsabili hanno appreso -purtroppo in ritardo- che questa lettera era un falso, ed era stata redatta (forse a partire da fatti reali) da un prete bosniaco allo scopo di sensibilizzare la comunità internazionale. Si è quindi abusato della buona fede della nostra collaboratrice esattamente come di quella del giornale francese La Croix che aveva a sua volta pubblicato questa testimonianza, presentandola in prima pagina”

Succede raramente che un organo d’informazione faccia simili autocritiche. Di solito queste vengono nascoste. Ma allora perché cercare di proseguire con quel “forse a partire da fatti reali” e tentare ugualmente di resuscitare la suora violentata?

Non sarebbe stato forse meglio cercar di capire perché tanti falsi racconti di questo tipo erano riportati nei media occidentali?

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BUGIA MEDIATICA N. 5: demonizzazione di tutto un popolo.

            Ogni volta che vengono commesse delle atrocità, i media dominanti accusano “i Serbi”. In realtà non si tratta di qualunque Serbo, ma di milizie nazionaliste di estrema destra. Per mostrare la vera natura di queste bande si dovrebbe usare il termine di “estremisti serbi” o “nazionalisti” oppure cetnici. Ma no, si generalizza a tutto un popolo. Perché? Per giustificare l’embargo ed i bombardamenti contro un popolo considerato ribelle al Nuovo Ordine Mondiale.

            Caricature che presentano bruti sanguinari, animali ripugnanti o mostri tipo Dracula, con la semplice scritta “Serbi” sul personaggio. Queste semplificazioni, questi collegamenti hanno provocato un vero razzismo antiserbo. Al punto che il settimanale francese Globe ha potuto intitolare un dibattito tra uno storico serbo ed uno croato “I Serbi hanno la pulizia etnica nel sangue?” (nota) 24. Al punto che molti organizzatori di dibattiti non osavano più invitare un Serbo per paura di venir tacciati di “tendenziosi” e di “complici”.

            La demonizzazione mediatica costituisce un vero fenomeno di ideologia dominante. Non si può fuggire da essa senza procedere ad un’analisi politica approfondita e senza sottometterla ad una critica sistematica.

            Veniamo al piatto forte della demonizzazione … Come all’epoca della guerra del Golfo, come in Romania (nota) 25, l’opinione pubblica si è vista presentare immagini orribili, scene di massacri, cadaveri orrendamente mutilati … Ma i commenti a queste immagini erano credibili? I media avevano veramente tratto, come promesso, la lezione dei fatti di Timisoara?

            Le immagini più terribili sono servite sistematicamente ad accusare i Serbi. Senza che si verificasse l’affidabilità delle spiegazioni fornite dai governi bosniaco ed occidentali. E senza che i media si interrogassero su una coincidenza angosciante: ogni volta che ha luogo un massacro, ogni volta che le immagini sconvolgono l’opinione pubblica, ciò avviene in un momento in cui il regime mussulmano di Izetbegovic si sforza di ottenere un maggior intervento occidentale (prima un embargo contro la Serbia, poi i bombardamenti). Tuttavia, e benché lo scenario si ripeta più volte, i media non si pongono mai il problema: a chi conviene il crimine?


   BUGIA MEDIATICA N. 6: silenzio quando un regime spara alla propria popolazione 

            Tuttavia alcune confidenze dei responsabili dell’ONU potrebbero mettere i giornalisti sulla giusta strada. Così un ufficiale belga della Forpronu di stanza a Sarajevo spiega: “Nel maggio scorso un mio collega vede che i mussulmani lanciano un razzo contro la propria televisione e stila un rapporto reso pubblico. Il governo bosniaco lo dichiara <Persona non grata> e deve immediatamente abbandonare Sarajevo” (nota) 26.

            Analogamente, dal 1 settembre 1992, un rapporto steso per i parlamentari americani del “House Committée on terrorism and unconventional warfare” indica le seguenti cose, che avrebbero dovuto far riflettere: “A proposito di parecchi avvenimenti cruciali, i gruppi di inchiesta dell’ONU hanno concluso che questi attacchi contro la popolazione civile sono stati realizzati dagli stessi Mussulmani, sotto l’attenzione dei media occidentali, allo scopo di deteriorare la situazione”. In specifico il bombardamento di una fila di persone davanti alla panetteria a Sarajevo (27 maggio), il bombardamento durante la visita di Douglas Hurd (17 luglio), l’esplosione al cimitero (4 agosto) e l’uccisione di un produttore della catena ABC (13 agosto): “In tutti questi casi le forze serbe erano tanto distanti che le vittime erano fuori dalla loro portata, e le armi usate differivano completamente da quelle citate nei rapporti delle autorità bosniache e dai media occidentali” (nota) 27.

            L’opinione pubblica è stata raggirata in modo machiavellico? Esamineremo i tre eventi le cui ricadute mediatiche hanno avuto la maggior influenza nell’escalation bellica. 1. Il bombardamento della fila davanti alla panetteria (27 maggio 1992). 2. Il primo massacro del mercato di Sarajevo (febbraio 1994). 3. Il secondo massacro del mercato di Sarajevo (agosto 1995).

            Abbiamo letto un’enorme quantità di informazioni e di analisi di questi avvenimenti, abbiamo studiato sistematicamente le contraddizioni, ricercato le testimonianze nascoste, interrogato degli esperti. La nostra conclusione: questi tre avvenimenti sono stati manipolati seguendo lo stesso procedimento in cinque fasi: 1. Preparazione di obbiettivi più o meno nascosti. 2. Immagini sconvolgenti. 3. Accuse infondate e non verificate. 4. Realizzazione degli obbiettivi pianificati. 5. Smentita tardiva e priva di effetto sul pubblico. Nelle pagine seguenti chiariremo come si concatenano queste cinque fasi che ritroveremo, uguali, a più riprese. Il nostro scopo è di permettere al lettore di scoprire analoghi scenari nel futuro. Perché è riutilizzabile.

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affianco  

SPARANO SUI LORO STESSI CIVILI

Un giornalista di un grande quotidiano belga mostra, a guerra finita, che l’opinione pubblica è stata tenuta nell’ignoranza …

“Alcuni soldati francesi delle forze di pace dell’ONU dicono che a Sarajevo, sino a metà giugno 1995, era attivo un certo numero di tiratori scelti mussulmani per sparare deliberatamente sui propri civili. Questi soldati francesi fanno parte di un’unità speciale che si occupa di combattere gli sniper. Dispongono di strumenti particolari per seguire i loro colpi. Sono così giunti alla conclusione che si sparava regolarmente dalla sommità della vecchia costruzione del parlamento, che era sotto controllo delle truppe governative. Essi hanno visto come dal tetto si sparasse sui civili e sui convogli dell’ONU.

I francesi pensano che l’obbiettivo degli snipers è di avere maggior simpatia internazionale per i Mussulmani. Questo solleva nuovamente la questione di una politica deliberata del governo bosniaco consistente in provocazioni perché il mondo sostenga la loro causa”.

Paul Vanden Bavière, De Standaard, Belgio, 3 agosto 1995

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NOTE

1) Citato in Vernet e Gonin, Le rêve sacrifié. Parigi 1994

2) Michel Collon, Attention, médias!, Bruxelles 1992, EPO

3) Solidaire, 5 maggio 1993

4) L’Evénement du jeudi, 4 marzo 1993

5) Le grand-père des chènaies, Radio Zinzine, gennaio 1993

6) Le Monde, 10 gennaio 1993

7) Citato nella rivista War Report, n° 28/94, p. 4

8) Intervista in Télémoustique, 30 novembre 1995

9) Confronta Attention, médias!, pag. 294, che menziona una esposizione vietata a Londra

10) Nota trasmessa da un corrispondente svizzero che aveva comparato varie radio internazionali

11) Libération (Francia), 7 settembre 1992

12) France Inter, 13 febbraio 1993, ore 13

13) Solidaire, 2 agosto 1995

14) Radio Yugoslavie International, 12 febbraio 1993

15) NRC (Hollande), 4 ottobre 1995

16) Nick Gowing (ITN) in Indipendent on Sunday

17) Deutsche Welle, 14 febbraio 1993, ore 17

18) Le Figaro (France) 4 novembre 1993

19) Merlino, Toutes les Vérités Yugoslaves ne sont pas  bonnes à dire, Parigi, ottobre 1993, p. 194-195

20) In Peter Brock, La stampa partigiana, rivista Foreing Policy (USA), inverno 1993/94

21) Intervista a Télémoustique (Belgio), 30 novembre 1995

22) Idem

23) Kenney, New York Magazine, 23 aprile 1995

24) Globe, 21 aprile 1993

25) Confronta Gérard de Sélys, Mediamensonges, EPO Bruxelles, 1991

26) Télémoustique (Belgio) 30 novembre 1995

27) House Committee on terrrorism and unconventional warfare, rapporto del 1 settembre 1992

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MASSACRO DAVANTI ALLA PANETTERIA

FASE 1. Ciò che l’Occidente prepara …

            Lo stesso giorno in cui si verifica questo massacro era previsto “un incontro dell’Unione Europea per esaminare l’imposizione di sanzioni alla Serbia” (nota) 1.

            Ogni volta che certe potenze occidentali preparano un’escalation nelle misure contro i Serbi “accade” un massacro. Sempre a Sarajevo, sede del governo di Izetbegovic e dei suoi servizi di polizia. Sempre li ove si è concentrata la quasi totalità dei reporter internazionali (benché i crimini commessi a Mostar dai nazionalisti croati, per esempio, si dimostrino più gravi). Ed ogni volta vengono diffuse nel mondo immagini sconvolgenti …

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FASE 2. Le immagini che sconvolgono l’opinione pubblica …

foto  

CBS  27 maggio 1992

“Il sangue colava a fiotti oggi nelle principali strade di Sarajevo. Almeno venti persone, uomini, donne e bambini, sono stati uccisi e più di cento feriti.

Le granate cadevano sui civili nella capitale della Bosnia.

Le atrocità commesse in diretta dai Serbi esigono un aiuto dall’estero per quelli che sono senza speranza in Bosnia.”

COMMENTI

CURIOSO: Perché le immagini non mostrano alcun cratere nel suolo, di quelli prodotti necessariamente dalle granate? Forse perché in realtà l’esplosione sarebbe stata provocata da una bomba posta prima sul luogo?

ERA UNA GRANATA? Il dottor Starovic: “Ho trovato molto strano che le vittime non presentassero ferite alla testa ed al tronco, ma solo nelle parti inferiori. Evidentemente queste ferite non erano dovute a colpi di artiglieria …” (nota) 2.

MESSA IN SCENA? Commento del generale MacKenzie, comandante dei Caschi blu: “Ci sono stati dei sospetti (contro il regime di Izetbegovic – ndr) per aver fatto si che i media fossero presenti: La strada era stata sbarrata, poi riaperta, davanti alla panetteria si era formata la coda ed in quel momento ebbe luogo l’esplosione” (nota) 3.

CENSURA? Perché il rapporto dell’ONU su questo massacro non è stato mai reso pubblico? Perché l’opinione pubblica, indignata contro i Serbi, approvi l’embargo che l’Occidente stava preparando?

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FASE 3. I media accusano senza investigare …

LE MONDE 29 maggio 1992

“<Data l’urgenza della situazione, soprattutto alla luce delle notizie di oggi, gli ambasciatori dei Dodici sono giunti ad un “accordo politico” su un embargo commerciale nei confronti di Belgrado>.

Sembra ci siano volute le immagini drammatiche del bombardamento del centro di Sarajevo da parte dell’esercito serbo perché la Comunità alzi la voce”

COMMENTO:

FALSO. Le sanzioni erano già pronte e decise in linea di principio. Con questa provocazione i nazionalisti mussulmani hanno aiutato i loro protettori a far passare la decisione.

“SEMBRA”? Ogni volta che l’Occidente si appresta ad attaccare i Serbi, simili immagini appaiono poco prima della decisione.

LE SOIR 30 maggio 1992

“L’orrore di Sarajevo scuote alfine il mondo. Belgrado alla fine sotto sanzione”.

DE STANDAARD 30 maggio 1992

“La Serbia è l’aggressore”  

LA DERNIERE HEURE 29 maggio 1992

“La Follia Serba ha ancora ucciso. Carnaio a Sarajevo”

COMMENTO

Tutti questi giornali riportano la versione ufficiale. I Serbi devono essere i cattivi ed i Mussulmani i buoni. Non si prova imbarazzo neppure davanti al fatto che sembra che la maggior parte delle vittime sia Serba.

Nessun giornale si chiede a chi giovi questo crimine. Ma il massacro della panetteria cade a puntino per “convincere”” l’ONU a decretare l’embargo contro la Serbia.

Alla fine del voto del Consiglio di sicurezza nessuno si stupirà che il rapporto del Segretario generale Boutros Ghali venga consegnato al Consiglio un’ora … dopo il voto! Questo rapporto dimostra che né la Serbia né il Montenegro controllano le principali milizie serbe che combattono in Bosnia. Inoltre denuncia il coinvolgimento di soldati croati negli scontri in Bosnia, ma nei confronti della Croazia non ci saranno sanzioni. Alcuni diplomatici hanno dichiarato che avrebbero votato in maniera diversa se avessero ricevuto il rapporto.

FASE 4. L’obbiettivo occidentale si realizza …

            Tre giorni dopo il massacro, il Consiglio di sicurezza decide che “tutte le esportazioni ed importazioni con la Serbia ed il Montenegro saranno chiuse”.

            Queste sanzioni avranno conseguenze drammatiche sulla salute di milioni di Serbi: prezzi alimentari fuori portata, ospedali privi di medicine e di materiale chirurgico, aumento della criminalità, dell’uso di droghe, di disturbi psichici, di suicidi tra le persone anziane in difficoltà. L’arma dell’embargo, utilizzata anche contro l’Irak, Cuba, Libia, Corea del Nord, serve a prendere un popolo come ostaggio per imporre la politica delle grandi potenze.

FASE 5. La smentita tardiva e senza effetti …

            Tre mesi dopo l’Independent britannico rivela per quale motivo il rapporto d’inchiesta dell’ONU non è stato pubblicato: “”I responsabili delle Nazioni Unite ed alcuni alti ufficiali occidentali valutano che alcuni dei peggiori massacri di Sarajevo, ed in specifico quello delle 16 persone in coda davanti alla panetteria, erano opera dei Mussulmani, principali difensori della città e non degli assedianti serbi.. Si trattava di una manovra per ottenere la simpatia del mondo e forzare un intervento militare  (occidentale).

            Questo punto di vista è stato espresso in alcuni rapporti confidenziali che circolavano al quartier generale dell’ONU a New York ed in alcune riunioni confidenziali dei potentati politici US a Washington. <Noi pensiamo si sia trattato di un’esplosione comandata con un detonatore, probabilmente in una scatola>, ha dichiarato un rappresentante dell’ONU”.

            Nonostante questa smentita, la quasi totalità dei mezzi d’informazione occidentali hanno continuato a parlare di “massacro commesso dai Serbi”.

NOTE

1) The independent, Inghilterra, 22 agosto 1992

2) The civil war in Bosnia, Canadian Serbian Council, Canada 1995

3) Petrovic-Pirocanac, Hadzivukovic, Kresovic, The media happened to be there, Belgrado 1994, p. 25

MASSACRO AL MERCATO DI SARAJEVO

FASE 1. Ciò che l’occidente prepara …

            Dei negoziati sono stati intavolati su pressione franco-britannica. Ma, incoraggiato dagli USA, Izetbegovic annuncia che non intende “firmare alcun trattato di pace ingiusti” (nota) 1. Il 20 gennaio, tre settimane prima del massacro, Izetbegovic, ricevuto alla sede della NATO, reclama azioni militari occidentali contro i Serbi.

            Gli Stati Uniti, attraverso la Nato, desiderano assumere un ruolo più importante: “La Nato sta studiando i piani dell’ONU per un eventuale ricorso a bombardamenti aerei” (nota) 2..

            Ma questa non è necessariamente la posizione di Parigi e di altri stati europei. Inoltre gli strateghi americani hanno un problema: l’opinione pubblica. Solo un quarto della popolazione degli USA sostiene l’idea di un impegno militare (nota) 3. Si deve far cambiare questa opinione …

            Il giornalista britannico Nick Gowing (Channel 4) spiega il reale concatenamento: “È tradizionalmente ammesso che la ferma risposta internazionale al massacro del mercato fu il risultato diretto delle tremende immagini televisive. La realtà è invece diversa. La televisione fu il catalizzatore ma importanti fattori diplomatici e militari di analoga importanza erano discretamente al lavoro già da parecchie settimane”.

FASE 2. Le immagini che sconvolgono l’opinione pubblica …

FOTO

            Anche questa volta la TV di Sarajevo e le TV occidentali sono immediatamente sul luogo e diffondono immagini impressionanti. Invece due ufficiali dell’ONU si vedono impedire l’accesso da poliziotti mussulmani. Non possono interrogare i testimoni (nota) 5.

            Perché è stata rifiutata la Commissione internazionale che i dirigenti serbi esigevano?

            Come si spiega il fatto che gli apparecchi rilevatori di bombardamento dell’ONU, che stabiliscono statistiche molto precise, non hanno registrato, per quel giorno, alcuno sparo serbo? (nota) 5.

            Perché i feriti furono condotti in un ospedale americano in Germania? Perché la responsabile di questo ospedale rifiutò di consegnare ai giornalisti la lista dei feriti “che si trova in mano al governo US ed a nessun altro”? (nota) 6

            Il comandante belga Jan Segers, allora sul posto: “L’ONU ha sempre detto che non si sapeva chi fossero i responsabili. Tuttavia si è quasi sicuri che non siano i Serbi” (nota) 7.

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affianco

Le Nouvel Observateur   10 febbraio 1994

“Se l’aggressione non viene punita si generalizzerà. … L’ultimo massacro ha reso inevitabile una reazione delle grandi potenze. Viene analizzata la possibilità di bombardare i Serbi.”

Libération  editoriale del 7 febbraio 1994

“Facciamo finta di credere che la responsabilità serba nel massacro di Sarajevo non sia chiaramente stabilita. Chi negherà il fatto che le vittime, loro, siano ben identificate? Sono dei Bosniaci”

COMMENTI

MALAFEDE. La Forpronu dichiara all’inizio che è “tecnicamente difficile determinare con certezza l’origine della granata assassina” (nota) 8. Il seguito non farà altro che confermare il carattere sospetto delle circostanze del dramma. La Libération reclama immediatamente che si attacchi il campo serbo …

LINGUAGGIO MANIPOLATORE: a Sarajevo i campi presenti sono entrambi “Bosniaci”, gli uni serbi, e gli altri mussulmani. Libération riutilizza il vecchio trucco, già denunciato prima. Per far credere che la parte serba sia un “aggressore venuto dall’esterno”.

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FASE 3. I media accusano senza investigare …

            Sin dal 7 febbraio La Dernière heure belga ha già deciso che la granata omicida è stata “più che probabilmente lanciata da postazioni serbe” (nota) 9. Pubblica una caricatura identificante Karadzic e Milosevic come appartenenti ai “vecchi stabilimenti Hitler” e pretende “bombardamenti aerei”.

            Remy Ourdan, corrispondente di Le Monde e di RTL osa scrivere che ” il 99 % delle bombe sparate su Sarajevo non può che provenire da artiglierie serbe”. Manifestamente falso, in quanto anche i mussulmani hanno dei mortai situati a corta distanza dal centro di Sarajevo. Newsweek pubblica una piantina informativa che cancella completamente questi cannoni mussulmani dallo scenario. (nota) 10

            “Nonostante la gravità, i reporters sul campo fecero pochi sforzi per ricostruire le circostanze del massacro”, constata David Binder, del New York Times. Egli ha analizzato dettagliatamente quattro rapporti successivi di esperti dell’ONU che hanno esaminato il cratere. La loro conclusione: la granata può essere stata lanciata sia da forze mussulmane che da forze serbe con uguale probabilità. “Alti funzionari delle Nazioni Unite e della UE mi hanno confidato di essere convinti che abbiano sparato le unità mussulmane. Perché era il governo bosniaco quello che aveva più da guadagnare dal massacro”. (nota) 11.

            Nessuno rileva che Madeleine Albright, portavoce degli USA all’ONU, usa un linguaggio di una morbidezza sospetta (senza dubbio lei è al corrente dei rapporti confidenziali): “È molto difficile credere che un paese farebbe ciò al proprio popolo, e benché noi non si sappia esattamente quali siano stati i fatti (sic), ci sembra (sic) che i Serbi sono quelli che probabilmente (sic) hanno una gran parte della responsabilità”.

FASE 4. L’obbiettivo occidentale viene realizzato …

            “Queste immagini hanno colpito profondamente il pubblico US -constaterà il quotidiano austriaco Die Presse- Mentre prima solo un terzo era favorevole ad un impegno militare americano in Bosnia, tre giorni dopo il massacro questa percentuale era del 50 %”.

            Il 9 febbraio la Nato lancia l’ultimatum: i Serbi devono ritirare le loro artiglierie. Il 28, poi in aprile, degli F 16 americani bombardano alcune postazioni serbe. Sarà il primo intervento militare della Nato dalla sua creazione. I media sono stati efficaci.  

FASE 5. La smentita: tardiva e senza effetto …

            Nelle sue memorie pubblicate dopo la guerra, Davi Owen, l’inviato speciale europeo, ha implicitamente riconosciuto che la granata era stata lanciata non dalle forze serbe, ma dalle stesse truppe di Izetbegovic, che le autorità occidentali lo sapevano di bel principio e lo avevano nascosto.

            Riproduciamo questo testo a pag, 47 (nota) e ne traiamo delle lezioni. Ma si vede qui sotto che alcuni media sapevano già ed hanno nascosto la verità ai loro lettori.

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affianco

LE NOUVEL OBSERVATEUR  editoriale di Jean Daniel, 21 agosto 1995

“Mi ricordo del primo attentato al mercato centrale, quello che ha provocato i primi bombardamenti della Nato. Devo dirlo oggi, ho sentito successivamente Edouard Balladur, Francois Leotard, Alain Juppé e due generali molto “responsabili” di cui non tradirò la fiducia, dirmi di essere convinti che parecchi francesi, soldati dell’ONU, uccisi o feriti in Bosnia, lo erano stati da sniper bosniaci. Ed anche che la granata tirata sul mercato era, pure essa, bosniaca! Avrebbero provocato una strage sui loro! ho osservato con angoscia. Si, mi ha risposto il primo ministro senza esitazioni, ma hanno fatto uscire la Nato dal suo guscio”

COMMENTI

Perché così tardi?

            Questa confessione di Jean Daniel, uno dei grandi “nomi” della stampa francese rivela tre cose:

1 I dirigenti francesi hanno deliberatamente ingannato l’opinione pubblica

2 Hanno sostenuto il governo bosniaco che sapevano essere criminale fino a questo punto

3 Jean Daniel ha nascosto ciò che sapeva. Il suo giornale ha continuato a svolgere una propaganda antiserba. Che credito accordare ancora ad un individuo simile?

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NOTE

1 Journal du dimanche, Francia, 6 febbraio 1994

2 Le Soir, Belgio, 17 gennaio 1994

3 Sondaggio citato in International Herald Tribune, USA, 9 febbraio 1992

5 Independent on Sunday, Gran Bretagna, 3 luglio 1994

5 David Binder (New York Times), Anatomy of a massacre, Foreing Policy USA inverno 1994/95

6 Europski Novoty, Belgrado

7 Télémoustique, Belgio, 30 novembre 1995

8 La dernière heure, Belgio, 7 febbraio 1994

9 Idem

10 Newsweek, 14 febbraio 1994

11 David Binder, op. cit.

NUOVO MASSACRO AL MERCATO DI SARAJEVO .

FASE 1. Ciò che l’Occidente prepara …

            Nel numero pubblicato prima del massacro il settimanale americano Newsweek annuncia che gli Stati Uniti preparano una campagna di bombardamenti per obbligare i Serbi ad accettare la soluzione americana.

            Un altro mezzo di comunicazione americano segnalerà, più tardi, che “spie americane, francesi e britanniche avevano operato per dei mesi in zona serba per individuare i radar ed altre installazioni da distruggere” (nota) 1. Questi bombardamenti della Nato sono stati quindi preparati da tempo e non sono una “risposta”, come pretendono i media.

            Jonathan Eyal, esperto della Royal United Services Institute di Londra spiega del resto: “Lo scopo principale dei bombardamenti della Nato non era rispondere a quello che era successo a Sarajevo. Le peggiori atrocità commesse a Sarajevo sono state eseguite con mortai estremamente mobili, che sono spostabili da un uomo solo. In realtà gli aerei della Nato sono impegnati a distruggere il sistema di difesa antiaerea integrato dei Serbi di Bosnia. Una rete diretta da Belgrado e che ha lo scopo di permettere al presidente Milosevic di individuare quali apparecchi entrino nello spazio aereo bosniaco. Eliminato quel sistema di difesa aerea la Nato avrà la libertà di agire come vuole sui Balcani” (nota) 2..

FASE 2. Le immagini che sconvolgono l’opinione pubblica …

fotografia

Le Monde  31 agosto 1995

“Gli occidentali replicano al macello di Sarajevo con un massiccio bombardamento delle postazioni Serbe.

I pregiudizi contro le forze serbe erano generali, lunedì 28 agosto, dopo il bombardamento …”

COMMENTO

PRESENTAZIONE DISONESTA:

Un mese prima del massacro un rapporto (rimasto segreto) della Forpronu avvertiva: “Dato che la pista del monte Igman e sotto controllo dell’esercito bosniaco, a questo sarebbe facile darsi a delle provocazioni: alcuni colpi di cui sarebbe difficile determinare l’origine potrebbero essere attribuiti ai Serbi”.

Come ha fatto l’ONU ad affermare così rapidamente che sono stati i Serbi a sparare? Perché è stata nuovamente rifiutata l’offerta serba di costituire una commissione d’inchiesta internazionale?

Perché l’ufficiale superiore americano incaricato dell’inchiesta ha respinto le conclusioni degli esperti francesi e britannici della Forpronu? (nota) 3

Un ufficiale russo della Forpronu dichiara: “La granata non può essere stata sparata dai Serbi con una simile precisione … Non avevano nessuna possibilità tecnica di colpire da una distanza di 3 o 4 chilometri un luogo in una strada larga nove metri in un luogo coperto da un gruppo di costruzioni”. Perché l’ONU ha posto sotto sanzione questo ufficiale? (nota) 4

“Alcuni componenti dei servizi americani ci hanno confermato -scrive la rivista US Strategic Policy- che non c’era stata alcuna traccia radar di entrata di proiettili. Non c’erano tra l’altro i danni connessi tipici dello scoppio di granata” (nota) 5.

FASE 3. I media accusano senza investigare …

            I governi occidentali rifiutano qualsiasi inchiesta in contraddittorio, scartando anche i rapporti dell’ONU. Essi preparano i bombardamenti contro i Serbi. Clinton esige “una risposta appropriata ai bombardamenti di Sarajevo”. Per Kinkel, i Serbi “meritano una risposta dura”. Il ministro olandese della difesa giudica i raids “inevitabili dopo il bagno di sangue” (nota) 6.

            La risposta attuale ha per obbiettivo, spiega il segretario generale della Nato, Willy Claes, di “ridurre la minaccia che pesa contro la zona di sicurezza di Sarajevo” (nota) 7. I media ripetono questo ritornello.

            Risposta? Nessun media si domanda come la Nato abbia potuto preparare in poche ore una operazione così vasta e complicata. Essi nascondono due dichiarazioni che chiariscono le vere intenzioni del campo occidentale … Il capo dell’esercito mussulmano ha detto prima del massacro “Abbiamo un solo orientamento possibili: continuare i combattimenti” (nota) 8. E un alto funzionario americano: “Non lo diciamo apertamente, ma non crediamo che il piano di pace funzionerà” (nota) 9. Per questo era necessario il massacro di via Titova …

FASE 4. L’obbiettivo occidentale si realizza …

            Il massacro avviene il 28 agosto alle 11. Il giorno dopo 60 aerei della Nato bombardano i Serbi attorno a Sarajevo, Gorazde e Tuzla (900 proiettili).

            Le bugie mediatiche hanno servito ad una nuova escalation bellica per imporre la vittoria dei protetti dell’occidente. Come spiega Gregory Copley nella rivista inglese Strategic Policy: “È pubblicamente noto che i gruppi di esperti britannici e poi francesi in materia di scoppi si trovavano sulla piazza del mercato quaranta minuti dopo l’incidente e che hanno confermato che l’attacco non poteva essere opera dei Serbi e che era stato eseguito dalle forze di Izetbegovic contro il proprio stesso popolo allo scopo di interrompere i negoziati di pace in corso. Noi oggi sappiamo che è grazie al bombardamento effettuato deliberatamente dalle forze di sicurezza di Izetbegovic contro il ,loro stesso popolo ed all’affannarsi della diplomazia americana che la guerra ha subito un’estensione che ha provocato lo spostamento in massa di moltissima popolazione”.

FASE 5. La smentita: tardiva e senza alcun effetto …

            Un mese dopo i fatti, il Sunday Times britannico scrive: “Gli esperti britannici della Forpronu non hanno trovato alcuna prova dell’origine della granata. Pensano che le truppe governative potrebbero esserne responsabili”. Alla fine di novembre un ufficiale belga della Forpronu, Jan Segers, dichiara: “Il portavoce dell’ONU ha affermato che la granata proveniva dalle linee serbe. Ma la UNMO (osservatori militari dell’ONU ndr) che hanno svolto un’inchiesta immediatamente dopo la catastrofe, come molti ufficiali dell’ONU, hanno indicato che era probabile che fosse stato lanciato dai Mussulmani” (nota) 10.

            Queste rettifiche rimangono senza effetto. James Harff, direttore dell’agenzia di pubbliche relazioni Ruder Finn, che ha “consigliato” il regime di Izetbegovic: “La rapidità è un elemento essenziale. Noi sappiamo perfettamente che è la prima affermazione che conta. Le smentite non hanno alcuna efficacia”. (nota) 11

NOTE

1) International Herald Tribune, USA, 31 agosto 1995

2) NRC Handelsblad, Olanda, 31 agosto 1995

3) Sunday Times, 1 ottobre 1995

4) La Libre Belgique, 31 agosto 1995

5) Rivista britannica Strategic Policy, n. 7-8/1995

6) Libération, 31 agosto 1995

7) Le Monde, 31 agosto 1995, Politika, Belgrado, 29 agosto 1995

8) De Morgen, Belgio, 30 agosto 1995

9) De morgen, Belgio, 30 agosto 1995

10) Intervista a Télémoustique, Belgio, 30 novembre 1995

11) J. Merlino, Toutes les vérités yougoslaves ne sont pas bonnes à dire, Parigi 1993, p. 126-127


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