Fisicamente

di Roberto Renzetti

di Giorgio Parisi

Giorgio Parisi, nello scritto che segue, esprime il suo parere sulla scelta nucleare. Qui non mi dilungo in elogi perché sarebbe troppo facile. Prego solo di essere molto attenti a quanto ci dice un fisico di tale levatura.

Roberto Renzetti

La civiltà umana deve fare con urgenza scelte drammatiche che influenzeranno profondamente il suo futuro e forse la sua stessa sopravvivenza. Potrebbe anche decidere di non fare apparentemente nessuna scelta, ma in realtà anche questa sarebbe una scelta, forse la piú disastrosa.

I nodi da affrontare sono legati all’effetto sempre piú grande che le attività di origine antropica hanno sul pianeta e alla limitatezza delle risorse disponibili. Già una quarantina d’anni fa il Club di Roma aveva lanciato il suo autorevole grido d’allarme, facendo previsioni che, nonostante la loro schematicità, si sono sostanzialmente realizzate. Tuttavia quest’inizio di consapevolezza non ha prodotto gli effetti auspicabili e, in prima approssimazione, il mondo è andato avanti come se nulla fosse. Se proviamo a guardarci dall’esterno e a vedere gli avvenimenti degli ultimi quarant’anni in una prospettiva storica di lungo periodo, abbiamo l’impressione di vedere un grande bastimento, che scendendo lentamente lungo un fiume, si avvicina a delle orride cascate. L’orchestra continua a suonare, i passeggeri a danzare, il capitano a dormire, qualche ospite, tra i piú accorti, cerca di remare controcorrente, ma senza effetti apprezzabili. Chissà come ci giudicheranno i nostri pronipoti?

Le risorse del pianeta si stanno rapidamente esaurendo e l’umanità si trova di fronte a un bivio: o si riesce a compiere la transizione a un’economia che sfrutti solo fonti rinnovabili, o si rischia di tornare ai livelli di vita prima della Rivoluzione Industriale. L’energia è la risorsa piú critica: la richiesta aumenta quasi ogni anno e la produzione ha raggiunto i valori massimi. Anche se le riserve di petrolio e di carbone fossero infinite, l’attuale uso massiccio di combustibili fossili non sarebbe sostenibile: abbiamo immesso nell’atmosfera in pochi secoli una parte sostanziale dei depositi che erano accumulati nelle viscere del pianeta e questo massiccio intervento ha fatto aumentare enormemente la quantità di CO2 nell’atmosfera e ha prodotto un effetto serra che surriscalda il pianeta. L’inquinamento industriale aumenta su scala planetaria in maniera drammatica: città come Pechino, una volta famose per i loro cieli azzurri, sono avvolte da una nebbiolina perenne e il sole è ormai solo un ricordo che si affievolisce sempre di piú. Fortunatamente questi problemi sono collegati e tutti i provvedimenti che contribuiscono a risolverne uno hanno effetti positivi sugli altri.

L’energia nucleare ci salverà?

L’energia nucleare può aiutarci ad affrontare queste sfide? È una scelta necessaria per il futuro dell’umanità, come sostengono alcuni scienziati? Se volessimo abolire completamente i combustibili fossili, le riserve di uranio stimate (di cui solo un terzo è estraibile ai costi attuali) potrebbero fornirci l’energia necessaria per altri tre soli anni: l’energia che potremmo produrre con l’uranio è qualche frazione percentuale di quella producibile con i combustibili fossili. È del tutto evidente che l’energia nucleare è irrilevante per risolvere i problemi dell’umanità.

Non ha senso chiedersi che cosa deve fare l’Italia per contribuire alla riduzione dell’effetto serra e del consumo di fonti non rinnovabili. Le decisioni sono già state prese; l’Europa e l’Italia hanno già scelto l’obiettivo che vogliono raggiungere per fare la loro parte: le nostre immissioni nell’atmosfera di CO2 devono essere ridotte del 20% per 2020. La domanda giusta è quindi come arrivare a realizzare quest’obiettivo. Concentrare l’attenzione sulla costruzione di quattro centrali nucleari, che nella migliore delle ipotesi potrebbero contribuire a una riduzione pari al solo 2% delle emissioni del nostro paese nel 2020, significa concentrarsi su un irrilevante dettaglio.

Dato che bisogna cercare altrove la soluzione (fonti rinnovabili di energia e risparmio energetico), l’uso dell’energia nucleare è dannoso: richiede grandi investimenti e sovvenzioni statali che necessariamente utilizzerebbero risorse da destinare a scopi piú utili.

Dobbiamo sempre ricordarci che solo un terzo delle risorse energetiche totali è impiegato dalle centrali elettriche e quantità simili di energia sono dedicate sia al riscaldamento delle case e che ai trasporti. Oltre all’incentivazione del solare e dell’eolico, ci sono provvedimenti palesi che devono essere presi urgentemente, per evitare che siano costruite nuove case che sprechino energia come le attuali e per diffondere il piú possibile il risparmio energetico e la produzione di energia elettrica mediante la cogenerazione (essenzialmente impianti di produzione di energia elettrica in cui il calore prodotto, invece di essere disperso nell’ambiente, è utilizzato per riscaldare le case). Bisogna anche incominciare a utilizzare su grande scala l’energia geotermica, ottima per il riscaldamento (settore nel quale una volta l’Italia era all’avanguardia nel mondo con i suoi impianti a Lardarello), e diffondere il mini e micro idroelettrico: piccoli impianti che contemporaneamente producono energia e possono, nei casi favorevoli, contribuire a regolare le piene dei fiumi ed evitare disastrose alluvioni.

Tuttavia una riduzione del 20% non si ottiene mediante una serie di azioni scollegate. Bisogna studiare un piano energetico in cui si tenga conto di tutti i processi energetici, con una stima precisa ed esaustiva dei costi per il paese. Fare bene questo piano non è facile, servono competenze, fantasia e imparzialità; è necessario un forte coinvolgimento della comunità scientifica nazionale e internazionale: dovremmo prendere esempio da quello che si fa in altri paesi piú avanzati. È assolutamente necessario procedere in questa direzione, altrimenti qualunque scelta impegnativa risulterà frutto non di una decisione meditata ma solo di ignoranza, o peggio della pressione delle varie lobby.

Sfortunatamente in Italia non è stato fatto niente di tutto ciò: non esistono piani complessivi a lungo termine. Inoltre il governo attuale ha messo in atto un’opera sistematica per bloccare gli incentivi al risparmio energetico approvati durante l’ultimo Governo Prodi e recentemente ha deciso inoltre di eliminare gli incentivi alla produzione di energia rinnovabile, anche allo scopo di reperire le risorse necessarie per costruire le centrali nucleari.

Spesso nel dibattito ci si dimentica che l’Italia è uno dei paesi meno adatti per costruire centrali nucleari. Le centrali nucleari devono stare in zone non sismiche, con una bassa densità di popolazione. Non è una politica astuta installare centrali nucleari in Italia e impianti solari in Svezia. I rischi per noi sono eccessivi perché si possano assumere. Il doppio incidente di Fukushima (reattore e deposito scorie) ci insegna che non è possibile prevedere l’imprevedibile e che gli esperti che dicevano che le centrali nucleari non presentavano nessun pericolo mentivano sapendo di mentire. Nella Pianura padana non c’è rischio di tsunami, ma ci sono le piene del Po. E se una piena smisurata provocasse un incidente nucleare tale da far evacuare Milano, non sarà una grande consolazione sentirci dire che una piena di portata così ampia era imprevedibile.

Ma anche se mettiamo da parte i problemi irrisolti della sicurezza e della gestione delle scorie, gestione che deve essere assicurata per decine di migliaia di anni, il nucleare non è conveniente dal punto di visto economico, specialmente per un paese come il nostro in cui a oggi le centrali elettriche esistenti sono in grado di produrre energia di gran lunga superiore alle necessità. È vero che importiamo dalla Francia elettricità prodotta mediante energia nucleare, ma solo di notte quando i francesi sono costretti a venderla sotto costo. Infatti la Francia, che ha sviluppato in maniera sconsiderata il nucleare civile, anche per ammortizzare i suoi investimenti per la costruzione di bombe atomiche, di notte produce troppa energia elettrica: le centrali nucleari non sono flessibili e devono produrre, se accese, sempre la stessa quantità di energia e se spente, non possono essere riaccese prima di tre giorni (a Chernobyl hanno violato questo divieto e sappiamo tutti come è andata a finire). L’Italia, che non ha il nucleare, può tranquillamente accumulare l’energia in eccesso prodotta dai francesi di notte e rivenderla di giorno, a prezzi raddoppiati, dopo averla immagazzinata nei suoi bacini idroelettrici: le centrali idroelettriche di notte consumano energia elettrica per portare acqua dalla valle al bacino e di giorno fanno riscendere nella valle la stessa acqua, recuperando l’energia accumulata.

Per una nuova idea di Natura

La Natura dovrebbe essere considerata come un bene di tutti, anzi come il bene primario da cui dipende la sopravvivenza dei nostri discendenti. Al contrario spesso è considerata come un oggetto di nessuno, una risorsa a disposizione del primo che arriva, che se ne appropria in base al diritto di conquista o di scoperta. Il problema ha un’enorme valenza politica: basta pensare alle accanite resistenze contro il Trattato di Kyoto che, pur essendo poco piú che un pannicello caldo rispetto all’ampiezza dei problemi aperti, ha suscitato resistenze accanite in quanto prima affermazione del principio che l’ambiente è un bene collettivo.

È assolutamente necessario porre dei limiti al capitale per fermare uno sfruttamento spesso irragionevole della Natura. Dobbiamo capire che l’unica soluzione sostenibile su lunga scala è costituita da un equilibrio fra le risorse che diamo e quelle che prendiamo dalla Natura, e quest’obiettivo si può raggiungere solo utilizzando energie rinnovabili. Forse in futuro la fusione del deuterio o gli amplificatori di energia di Rubbia basati sul torio potrebbero cambiare questa situazione, ma per il momento sono pure speculazioni. Ovviamente, gli investimenti necessari per il risparmio energetico e per sfruttare energie rinnovabili sono molto grandi e i tempi necessari per la riconversione dell’economia molto lunghi: è cruciale incominciare subito a muoversi in questa direzione. La tecnologia può venirci in aiuto, ma da sola non è capace di risolvere i problemi, ma di spostarli un poco piú in là nel tempo. Se vogliamo che qualcosa sopravviva della nostra civiltà tecnologica, oltre che nelle future leggende, è necessario che un nuovo concetto di Natura, piú valido e piú rispondente alla realtà, diventi patrimonio di tutti e sia alla base delle decisioni cruciali che l’umanità deve prendere fin da adesso per progettarsi e costruirsi un futuro sostenibile.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: