Fisicamente

di Roberto Renzetti

  • 16 marzo: Alle 9,15 un commando di brigatisti rossi (composto, decondo le risultanze dei processi da nove persone piu’ una vedetta) tendono un agguato in via Mario Fani ad Aldo Moro, presidente del Consiglio Nazionale della Dc, mentre va a Montecitorio per il dibattito sulla fiducia al 4/o governo Andreotti, il primo governo con il sostegno del Pci. In pochi secondi i brigatisti uccidono i due carabinieri che accompagnano Moro (Domenico Ricci, Oreste Leonardi), e i tre poliziotti dell’ auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi). L’on. Moro viene caricato a forza su una Fiat 132 blu. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano l’azione con una telefonata all’ Ansa. Alle 10 il Presidente della Camera Pietro Ingrao sospende la seduta e annuncia il rapimento di Moro. Alle 11,05, Cgil, Cisl e Uil proclamano lo sciopero generale. Alle 12,46 riprendono i lavori alla Camera. Il 4/o governo Andreotti ottiene la fiducia alle 20,35: votano a favore Dc, Pci, Psi, Pri, Psdi, Dn e Sin. Ind.; contro, Pli, Msi-Dn e Dp; Svp si astiene. Nella notte anche il Senato vota la fiducia.
  • 18 marzo: una telefonata al ”Messaggero” fa trovare il ”Comunicato n.1” delle Br, che contiene la foto di Moro e annuncia l’inizio del suo ”processo”.
  • 19 marzo: Dalla finestra dello studio privato, Papa Paolo VI lancia il suo primo appello per Moro.
  • 20 marzo: Al processo di Torino, il ‘nucleo storico’ delle Br rivendica la responsabilita’ politica del rapimento.
  • 21 marzo: Il governo approva il decreto ”antiterrorismo”.
  • 23 marzo: il Pci approva la linea della ”non trattativa”.
  • 25 marzo: Alle 16 a Torino, Roma, Milano e Genova le Br fanno trovare il ”Comunicato n.2”. ”Il processo continua”.
  • 29 marzo: Il ”comunicato n. 3” reca una copia della lettera al ministro dell’Interno Francesco Cossiga in cui Moro dice di trovarsi ”sotto un dominio pieno e incontrollato dei terroristi” e accenna alla possibilita’ di uno scambio. I brigatisti scrivono di averla resa nota perche’ ”nulla deve essere nascosto al popolo”. La lettera e’ una delle tre consegnate. Le altre due sono indirizzate a Nicola Rana e alla moglie Eleonora.
  • 30 marzo: La direzione Dc decide di respingere ogni trattativa.
  • 2 aprile: nuovo appello, durante l’Angelus, di Paolo VI. Vicino Bologna, presente Romano Prodi, si svolge la ”seduta spiritica” in cui emerge il nome Gradoli.
  • 4 aprile: Arriva il ”Comunicato n. 4”, con copia della lettera al segretario della Dc Benigno Zaccagnini.
  • 6 aprile: Le Br consegnano alla moglie di Moro una lettera in cui il presidente Dc la invita a far pressioni contro la linea della fermazza.
  • 7 aprile: Il ”Giorno” pubblica una lettera di Eleonora Moro al marito in cui si dissocia dalla ‘linea dura’ e fa capire di voler condurre una linea ‘autonoma’ di comportamento. Zaccagnini in tv ribadisce: ”nessuno scambio”.
  • 8 aprile: la polizia intercetta una lettera di Moro alla moglie.
  • 10 aprile: Le Br recapitano il ”comunicato n.5” e una lettera di Moro al sen. Paolo Emilio Taviani, che contiene forti critiche.
  • 15 aprile: Il ”Comunicato n.6” annuncia la fine del ”processo popolare” e la condanna a morte di Aldo Moro.
  • 17 aprile: Amnesty International offre la sua mediazione. Il segretario dell’Onu Kurt Waldheim lancia il suo primo appello.
  • 18 aprile: grazie ad un’ infiltrazione d’ acqua, polizia e carabinieri scoprono in un appartamento in via Gradoli 96 un ”covo” delle Brigate Rosse. I brigatisti sono pero’ assenti. A Roma viene trovato il ”comunicato n.7” in cui si annuncia l’ avvenuta esecuzione di Moro e l’ abbandono del corpo nel Lago della Duchessa. Il comunicato si rivelera’ falso, preparato probabilmente da Tony Chichiarelli, un falsario con legami con la ”banda della Magliana”.
  • 20 aprile: Le Br fanno trovare il vero ”Comunicato n.7”, a cui e’ allegata una foto di Moro ritratto con una copia di ”Repubblica” del 19 aprile. Zaccagnini riceve una lettera in cui Moro lo rimprovera della sua ”intransigenza”.
  • 21 aprile: La direzione Dc ribadisce la ”linea dura”, ma la famiglia Moro le chiede di accettare le condizioni delle Br. La direzione Psi, all’ unanimita’, e’ favorevole alla trattativa.
  • 22 aprile: Messaggio di Paolo VI agli ”Uomini delle Brigate rosse” perche’ liberino Moro ”senza condizioni”.
  • 24 aprile: Il ‘Comunicato n.8′ delle Br chiede in cambio di Moro la liberazione di 13 Br detenuti, tra cui Renato Curcio. Zaccagnini riceve un’ altra lettera di Moro, che chiede funerali senza uomini di Stato e politici.
  • 25 aprile: Appello di Kurt Waldheim alle Brigate rosse.
  • 29 aprile: lettere di Moro sono recapitate al presidente della Repubblica Giovanni Leone, del Senato Amintore Fanfani, della Camera Ingrao, a Craxi, Piccoli, Pennacchini, Dell’ Andro, Andreotti e Tullio Ancora.
  • 30 aprile: Moretti telefona a casa Moro e dice che solo un intervento di Zaccagnini, immediato e chiarificatore puo’ salvare la vita del presidente Dc.
  • 2 maggio: Craxi indica a Zaccagnini i nomi di due terroristi ai quali si potrebbe concedere la grazia per motivi di salute.
  • 5 maggio: Andreotti ripete il ”no alle trattative”. Un’ora dopo arriva il ”Comunicato n. 9”: ”Concludiamo la battaglia cominciata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro e’ stato condannato”. Ultima lettera di Moro alla moglie: ”… mi hanno detto che tra poco mi uccideranno. Cara Norina, ti bacio per l’ultima volta”.
  • 8 maggio: Il presidente del Senato Fanfani viene incaricato di fare un discorso ”aperto alla trattativa” durante la direzione Dc del 9 maggio.
  • 9 maggio: In via Michelangelo Caetani (a meta’ strada tra la sede della Dc e quella del Pci), la polizia trova il corpo di Moro nel portabagagli di una Renault R4 rossa. Moro sarebbe stato ucciso da Moretti nel garage di via Montalcini, il covo usato dai brigatisti come ”prigione del popolo”.

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