Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

24 maggio 2010

        Come ha detto Carlo Bernardini in un’intervista rilasciata a quel giornale clandestino di nome il Riformista il 18 maggio, faccio parte di quella frangia integralista di contrari alla produzione di energia per via nucleare (in Italia ed oggi).

Poiché Bernardini è persona che ho sempre stimato e stimo, pur conoscendo le sue posizioni sul nucleare, e poiché il suo nome figura insieme a quello di Salvini ed Hack, persone che ho stimato e stimo, in una lettera che fu indirizzata a Bersani il giorno 11 maggio, sento il bisogno di ribadire alcune cose che dico da anni ma che qualche integralista sostenitore dell’energia nucleare non prende mai in considerazione.

Vi è un uso indegno dei termini del dibattito. Gli antinucleari sarebbero quelli che continuano a ripetere che una centrale nucleare è pericolosissima. I filonucleari rispondono su questo avendo buon gioco. Gli antinucleari non pensano alle dipendenze da altri Paesi per l’approvvigionamento energetico mentre i filonucleari si ed un’altra volta vincono loro. I filonucleari non fanno riferimento all’Italia quando parlano della scelta nucleare e affibbiano analoga posizione agli antinucleari cosicché vincono ancora loro.

E potrei continuare ma mi fermo qui. Dico solo che questo è un dibattito per i poveri e non certo per chiarire alcuni punti fondamentali per scegliere con criteri di interesse per il Paese e razionalità scientifica. E qui sono stupito di firme molto serie a fianco di venditori ambulanti che spaccano la faccia gli avversari come tal Testa di Chicco.

Con la pazienza di chi ha didascalicamente spiegato per anni alcuni concetti complessi ricomincio daccapo.

Iniziamo a sgombrare il campo dai favorevoli e contrari che fanno parte di tifoserie ineliminabili ma occupiamoci dei contenuti. Leggere ad esempio di un tal Urso, un neofita strillone che non sa bene di cosa parla, che dice che gli antinucleari sono degli scienziati da bar, mi fa, più che indignare, sorridere. Eh si, perché lo ricordo il personaggio, a Pisa nel dicembre 2007, quando io, scienziato da bar, gli feci qualche obiezione vedendolo arrossire e chiudersi in religioso silenzio.

Primo argomento al quale attendo risposta. Sono coscienti i firmatari della lettera a Bersani che siamo in Italia nel 2010 ?

Nel ricordare cosa ciò vuol dire rispondo alle obiezioni che vengono fatte da tanti alicetti nel Paese delle meraviglie. Dicono lor signori che l’energia elettrica costa in Italia  il 30 % in più che nel resto d’Europa. Segue la facile conseguenza che è colpa della mancanza di energia nucleare che costerebbe meno.

In queste affermazioni vi sono vari falsi dovuti alla superiorità manifesta di tante menti rispetto a chi fa la scienza nei bar. Lor signori non scendono nei dettagli che invece riguardano, ad esempio, me. Il costo dell’energia elettrica è così elevato perché in ogni cosa che compriamo in Italia le tasse sono tra le più alte di Europa (a fronte dei salari più bassi). La benzina alla pompa in Italia costa di più che nel resto d’Europa, volete sostenere che ciò avviene perché non abbiamo centrali nucleari ? Ed il costo dell’ADSL che in Italia è quasi il triplo che la media europea ? Ed il costo del mantenimento di un conto bancario ? Ed il costo delle assicurazioni auto ? Volete che continui e vi porti ricevute che confrontino i vari Paesi ? So che non c’è limite alla vergogna, ma sostenere che Unicredit raddoppia i costi dei conti correnti perché non c’è la centrale di Montalto di Castro irrita pure un morto.

A proposito di prezzi una aggiuntina per buon peso. Mi si citi una sola fonte scientifica che dica che il nucleare ha un costo dell’energia prodotta inferiore a quella prodotta per via di combustibili fossili. Così, tanto per andare a dormire tranquillo.

Noi utilizziamo energia nucleare importata soprattutto dalla Francia. Il fatto è che importiamo energia elettrica. Ciò è dovuto in larga parte alle politiche fallimentari dell’ENEL che si è distinta per la cattiva gestione in epoca di un tal Testa di Chicco: gestione privatistica, mancanza di investimenti, nessuna politica tariffaria atta a scoraggiare i picchi, …. poi un incompetente al vertice che squalifica tutto e per buon peso la fallimentare privatizzazione voluta da D’Alema  della Chigi Merchant Bank.  La prima cosa che un ente elettrico deve fare è spianare le gobbe da cammello dei consumi elettrici nell’arco del giorno. Per farlo deve incentivare le tariffe differenziate in modo da invogliare la gran parte degli utenti ad usare energia elettrica fuori gobba. Io, dopo averlo tentato per circa 8 anni, sono riuscito ad avere la tariffa bioraria solo dal 1° gennaio di quest’anno. Ho chiesto a vari conoscenti e nessuno sa come fare per avere un tale contratto. E’ interessante che i 72 firmatari sappiano che il biorario incide solo su poco più del 50% della fatturazione. Perché ? Ma per gli infiniti ed eterni oneri che poi vogliono dire: tasse, soprattasse e contributi (una bufera di cetrioli !). Altra questione che non sarà sfuggita a coloro che impegnano il loro talento civico in tali questioni. La nostra rete elettrica è un colabrodo paragonabile solo ai nostri acquedotti. Perdiamo circa il 50% dell’elettricità lungo le linee di trasmissione (TERNA, di quel grande imprenditore di cose altrui che è Cattaneo, amico del cuore di Berlusca).  Un intervento sulle linee di trasmissione per portarle ad una perdita del 30 % (accettabile, ma non il meglio ottenibile) costerebbe un decimo e ci darebbe il doppio del piano nucleare di colui a cui comprano case da ignavo. Ma poi c’è dell’altro, molto più interessante, per le anime candide (non tutte, come dirò) dei firmatari. L’energia nucleare che compriamo dalla Francia è economicissima ma nessuno dica che lo è perché è nucleare. Lo è perché è nucleare ma in un significato opposto al previsto ed al propagandato da tante menti che firmano cose di un Testa di Chicco. La centrale nucleare, sicurissima, ha un problema nel suo funzionamento. Non si può accendere e spegnere a piacimento. Non si può ridurre la sua potenza in tempi brevi. E’ come un’automobile accelerata con l’acceleratore quasi bloccato. Ciò vuol dire che, dopo le ore 20 di sera la centrale continua a funzionare ma ha molto meno utenti e quindi getta via energia, come un’automobile che cammini senza fare alcun servizio di trasporto di qualcosa. E’ qui che entra in gioco l’acquisto italiano. Noi compriamo materiale di scarto, energia che sarebbe gettata, a prezzi vantaggiosi minori di quello che sarebbero i prezzi se quell’energia la dovessimo produrre noi. Insomma, come accade in economie liberali, si compra a prezzi di mercato ed il costo del nucleare francese è da saldo! Ma c’è di più perché la stessa Francia compra energia elettrica da noi in ore di punta, quando c’è la gobba pagandola l’ira di Dio. Ma come non lo sanno i grandi scienziati che piacciono ad Urso, quelli da salotto, non da bar ? Peccato perché decontestualizzano tutto e fanno la figura degli scientisti che se ne strafottono di altre questioni. Sanno almeno che, solo per questo, non contano mai da nessuna parte ?

Il pericolo di avere centrali nucleari ai confini sarebbe lo stesso che averle in Italia. Andatelo a raccontare agli abitanti di Kiev che avrebbero ben gradito la centrale di Chernobyl in territorio russo. Sarebbero stati colpiti ma molto ma molto meno (oppure risulta ignota ai firmatari quella sciocchezza dell’area di rischio e della sua variabilità con la distanza dalla centrale ? Ma poi, vi immaginate un cane che vi fa la cacchetta sulla porta di casa e voi lo invitate ad entrare e a farla in cucina, tanto è lo stesso ?

I nostri mostrano di essere anche ferrati in geopolitica, ci parlano di rifornimenti di combustibili fossili non sicuri per ragioni che potrebbero discendere da crisi internazionali come, ad esempio, quella dell’Ukraina. Verissimo ! Caspita ! Chiedo solo che lor signori mi spieghino (al bar) un paio di cosette: dove abbiamo noi miniere di uranio ? Supposto che me ne indichiate qualcuna la seconda questione è: chi ci arricchisce l’uranio ? Non spiegate che, con le filiere scelte, l’uranio naturale non va bene ma ne occorre uno trattato in modo supertecnologico, tanto che è segreto militare in mano alle sole potenze atomiche (con lo stesso procedimento, più spinto, si fabbricano ordigni nucleari). Per capirci si tratta del procedimento per cui è sotto attacco internazionale l’Iran. Ebbene, in caso di remoto conflitto o di stesse crisi internazionali che valgono per i combustibili fossili, chi ci rifornirebbe di uranio trattato ? Ma poi, tanto per non lasciare le sciocchezze in sospeso, qual è l’evoluzione del prezzo dell’uranio negli ultimi 10 anni ? E’ una curva esponenziale o sbaglio ? Per non entrare nella sciocchezza del quanto ce n’è nel mondo.

Gli illustri studiosi alla Testa ci spiegano anche che tutti i Paesi industrializzati utilizzano il nucleare. Non so se Testa si riferisce a Paesi asiatici o a cos’altro. Sta di fatto che non ci prende, neppure un poco. Tra i Paesi cui si riferisce vi è il Canada che ha un programma di due centrali nucleari. Gli USA che hanno un piano di due centrali nucleari. La Francia che ha un piano di una centrale nucleare. La Gran Bretagna che ha un piano per una centrale nucleare. Il Giappone che ha in previsione due o tre centrali nucleari. Ciascuno di questi Paesi immette alcune centrali per chiuderne molte di più. Ciascuno di questi Paesi è produttore di centrali nucleari (le fabbricano loro con tecnologia loro). La spinta iniziata dalla Francia per ravvivare quell’industria obsoleta è stata seguita da Canada ed USA. Non possono lasciare il mercato alla sola Francia. E come la Francia ha tentato di mettersi in vetrina con lo sgorbio di Flamaville (la stessa agenzia francese per la sicurezza l”ha bocciata e fatta chiudere più volte), lo stesso devono fare gli altri produttori di centrali. Con in più il fatto che Obama ha detto che

Nascoste nel suolo americano, nel vento e nel sole, abbiamo le risorse per cambiare. I nostri scienziati, imprenditori e lavoratori hanno la capacità di farci andare avanti. Ricade su di noi la scelta se rischiare i pericoli della via vecchia, o perseguire l’indipendenza energetica. E per il bene della nostra sicurezza, dell’economia e del pianeta dobbiamo avere il coraggio e l’impegno di cambiare. […] Abbiamo necessità di maggiore produzione, maggiore efficienza, maggiori incentivi, e questo vuol dire costruire una nuova generazione di sicure, pulite centrali nucleari in questo paese.

Lo traduco per chi non conosca la lingua. C’è scritto che vi sono scienziati al lavoro. Che tale lavoro verrà ulteriormente finanziato. Che servono centrali con caratteristiche tali da rappresentare una nuova generazione di sicure, pulite centrali nucleari (leggi: la quarta generazione che ancora non esiste). Confrontiamo questo con quello che si pensa di fare in Italia. Da anni non si fa ricerca nucleare (quei pochi che l’hanno fatta sono stati soppiantati dai progetti francesi) e quindi non abbiamo gente preparata alla sua gestione (senza ottimi tecnici il nucleare da chi sarebbe gestito ?). Si stanno tagliando i fondi di ogni ricerca. Acquistiamo a scatola chiusa centrali francesi che non sono la nuova generazione di cui parla Obama ma una vecchia generazione che ha messo la dentiera ed ha le stampelle (e che quando arriveranno i prodotti lanciati da Obama sarà morta e sepolta). Ma davvero ? Ecco che introduco l’altro Paese occidentale che ha avviato il programma per un reattore, la Finlandia. La Finlandia è un Paese nordico che risulta molto serio e con economia ed impegni alla tedesca. Ebbene quella centrale doveva andare in funzione nel 2009. Ora si spera di poterla fa funzionare nel 2013. Anche per i finlandesi i tempi di costruzione ed i costi sono raddoppiati. Se spostiamo quelle vicende in territorio patrio c’è da inorridire e, se li avesse, anche Berlusca si metterebbe le mani nei capelli. Ogni opera pubblica in Italia costa quattro volte la media del costo europeo. I tempi hanno stesse cadenze. Se dovessimo prendere a riferimento i tedeschi di Finlandia, dovremmo moltiplicare per otto tempi e costi previsti per questo disgraziato Paese. Se poi c’è Berlusca che garantisce di no e che i piani saranno rispettati io lo credo ma, per sicurezza, gradirei che firmasse un impegno personale a risanare in solido ogni sforamento (se lo può permettere con i soldi che ha accumulato a spese nostre). In fondo è giocare sul sicuro, o no ?

Altre sciocchezzuole da tenere in conto. Il nucleare finlandese è pagato dagli imprenditori e non dallo Stato. Da noi chi lo paga ? sempre noi pagatori di tasse ? Ed i profitti sono di chi ? Il nucleare americano non trova finanziatori perché antieconomico, infatti è lo Stato che si è imbarcato. Ma non trova neanche compagnie di assicurazioni che facciano uno straccio di polizza. Perché ?

Chi costruisce materialmente le centrali in Italia ? A meno che non lo faccia Anemone, abbiamo una legge sugli appalti nel nostro Paese che è stata progettata da Lucifero in persona. Arriva un gigante dell’industria e vince l’appalto (anche perché, in genere, nessuno osa opporsi). Poi inizia la subasta ai maggiori offerenti per i subappalti che durano molto tempo interessando moltissime aziende. A Montalto di Castro, dopo questa sarabanda, nel 1978 a costruire era il 18° subappaltatore. Da 1 a 18 vi sono appunto 18 posti. Di questi 17 hanno guadagnato fior di quattrini senza fare nulla. Ad un certo punto il 18° deve fare tutto il lavoro e guadagnarci pure. Dove credete che escano quei soldi ? Può sorgere qualche dubbio relativo alla qualità di materiali e delle opere ? Ricordate lo scandalo di qualche mese fa della più grande azienda italiana del cemento che lavorava amabilmente con la mafia per realizzare giganteschi extraprofitti giocando sulle percentuali di cemento ? Gallerie e cavalcavia sono stati fabbricati così per anni … aspettiamo solo i crolli. E con il nucleare che accadrà ?

La centrale nucleare, nell’ipotesi che non sia costruita da imprese infiltrate da mafia (chi lo garantisce, Berlusconi ?), è un oggetto molto sicuro che ha standard di sicurezza superiori ad ogni altro impianto produttore di energia. Il fatto è che la centrale è un solo pezzo della filiera che è composta da moltissimi passi prima e dopo la centrale. Paesi produttori, estrazione del combustibile, multinazionali che sfruttano le miniere (le stesse del petrolio), colpi di stato e stragi di povera gente, trasporto materiale grezzo all’arricchimento, arricchimento, trasporto alle centrali, funzionamento, estrazione del combustibile utilizzato, stazionamento in piscine per il raffreddamento, trasporto per il ritrattamento, ritrasporto in centrale, primo immagazzinaggio delle scorie radioattive con separazione a seconda della loro attività. In tutto questo ciclo vi sono alcuni pericoli (terrorismo) che richiedono controlli militari molto stretti. Vi sono poi alcune fasi molto pericolose con rilascio continuo nelle acque e nell’atmosfera di materiali radioattivi, fino al problema non risolto (neppure negli USA) dello stazionamento delle scorie radioattive. Spiace che Bernardini insista sulla foresta pietrificata in Umbria, e delle cave di argilla lì vicine, perché la cosa non è stata mai considerata da nessuno (a parte un articolo su Sapere), neppure da Possa, Urso, Angelo Ricci, Forasassi, … chissà perché ? Ma poi, nel bacino dentro cui è situata l’Aquila, vi è un giacimento gigante d’argilla, e molti terremoti che, per combinazione hanno luogo anche in Umbria. In ogni caso dovrebbe essere noto a tutti che in Italia non esiste un sito dove depositare le scorie. Coniugando questo con la sismicità del territorio risulterà molto difficile trovare un buco. Intanto abbiamo già a cielo aperto le scorie accumulate in anni di funzionamento di centrali nucleari e abbiamo speso miliardi di euro per mantenere la Sogin, diretta dal generale Jean, per discutere dove mettere le scorie senza che si sia addivenuti a nulla. Intanto le centrali da smantellare sono ancora lì anche se abbiamo già pagato in bolletta elettrica il loro smantellamento e stoccaggio al sicuro (sic!).

Veniamo ai nemici delle innovazioni scientifiche, tra cui sarei io che nel bar bevo grappini scaldandomi con la legna. Il nucleare è vecchio, molto vecchio e lo è senza essere cresciuto, per difetti congeniti. E’ uno dei pochi rami della scienza che è chiuso senza possibilità alcuna se non di sistemazione di qualche cifra significativa dopo la virgola. In compenso vi sono rami della scienza che sono ancora apertissimi e da investigare. Celle fotovoltaiche, efficienza, batterie per accumulo di energia, sistemi ad energia totale, materiali isolanti, … Anche il pluricitato Obama si riferiva a ricerche che riguardassero vento e sole. Da noi il vento è in mano a Verdini e Cappellacci (con qualche mafioso al seguito), il sole è stato fermato con progetti costosi che servivano da fiore all’occhiello (l’incentivo era la vendita di quanto prodotto all’ENEL. Chiedete a chi ha messo pannelli fotovoltaici la trafila che ha dovuto fare per non ottenere nulla). Informarsi poi del solare termodinamico che da noi non decolla per mancanza di fondi e perché i nostri politici sono ignoranti come caprette leghiste del Nord.

In ogni caso dalle parti nostre le cose vanno sempre così (ed è successo varie volte): si invoca tutto l’alternativo per poi concentrarsi SOLO sul nucleare. Sono  anni che si continua così e, grazie a gestioni ENEL di incompetenti come Testa di Chicco, siamo sempre alle dipendenze delle multinazionali del petrolio che in compenso hanno pagato lucrosissime tangenti (ricordate i pretori d’assalto del 1974 ?)  ai politici a cominciare dal pio e casto Andreotti.

        Ancora una osservazione. Con i tempi di costruzione delle centrali, noi blocchiamo oggi una quantità enorme di denaro e di energia che, se va bene, inizieremo a rivedere tra 15 anni. L’occupazione sarà solo per mano d’opera edilizia e di metallurgia. La parte qualificante in termini scientifici viene dalla Francia. L’Ansaldo che si fa socia è una bufala italiana che vive in quanto azienda protetta. Sul libero mercato sarebbe morta da anni. Fornisco un solo riferimento. Quando si tentò la realizzazione, abortita, del Superphenix a Cleys Malville (Francia), un quarto di secolo fa, un gigantesco contributo al fallimento dell’impresa lo dette l’Ansaldo che fornì il vessel, il nocciolo che avrebbe dovuto contenere il nocciolo del reattore, FESSURATO e quindi inutilizzabile. Danno di molti miliardi di lire di allora, pagati non dall’Ansaldo ma dall’Enel, cioè da noi. 

        Vi è poi un ultimo aspetto ma non per la sua importanza. Chiunque ci viene a parlare di nucleare deve spiegare che: l’energia nucleare serve solo per produrre elettricità e non risponde, ad esempio, alle esigenze dei trasporti; che non è realizzabile in tempi rapidi (se parte la folle impresa, in Italia, con stime reali, non sarà pronta prima di 15 anni con costi triplicati rispetto ai preventivati) quando invece è possibile da subito mettere in campo tecnologie alternative note e già diffusamente operative nel resto d’Europa (quella occidentale) e molto denaro da impiegare per le centinaia di migliaia di lavoratori che hanno drammaticamente perso il posto di lavoro. Tutto ciò significa che una politica energetica che intenda liberarci da tutti i fardelli che ho tentato di mettere insieme è una politica che vola molto alto e che, molto probabilmente, non ha ancora alcun interprete tra le menti che si aggirano nei palazzi del potere e che firmano inopinatamente appelli scritti da teste di chicco (tralasciando la destra che da sempre aggredisce il territorio e lavora SOLO per il profitto, vi è una sinistra-centro che ha perso ogni cultura ambientalista ed è in mano  o a cacciottari di Sora o a persone che non considerano questo problema, insieme a quello della scuola, come fondamentale).

            Non si trattino queste indicazioni come fantasie. Si portino invece i conti su quanto si potrebbe ottenere con una politica indirizzata seriamente nel senso dell’utilizzo di ogni possibile alternativa ed allora si potrà discutere anche di nucleare. Chi scrive è comunque scettico perché da anni si è accorto che le imprese di risparmio, poiché non portano appalti e rotazione di molti soldi, sono disattese da chi ha solo quegli altri come obiettivi. Inoltre, la tollerabilità dei rischi è solo una condizione necessaria e non sufficiente per l’adozione di una soluzione. Occorre anche una concreta fattibilità e la capacità di coprire una parte importante dei fabbisogni di energia. Non è pensabile un uso di una energia qualunque che non crei alterazioni nell’ambiente. Ad esempio, come è possibile capire il ruolo del nucleare, di questo nucleare, di quanto nucleare, se non si hanno studi che affrontino le disponibilità e le esigenze energetiche italiane con dati quantitativi certi a confronto tra le varie fonti ? Dobbiamo convincerci che serve il meglio delle nostre capacità scientifiche e tecniche per mettere insieme i dati di cui abbiamo bisogno. Inoltre la nostra società industriale ha bisogno oltre che di energia, di potenza (in casa, una lavatrice non la metteremmo mai in funzione con pannelli fotovoltaici per uso familiare), pena licenziamenti e disastri a catena in tutto il mondo. La sola cosa che noi possiamo fare e che dobbiamo fare è scegliere i minori impatti sull’ambiente e sulla salute, sapendo che fermi non si può restare perché a rischio vi sono catastrofi immani (ci si è mai chiesti cosa accadrebbe al nostro mondo se smettessimo di produrre energia ? e, di contro, ci si è mai chiesti cosa accadrà se continuiamo a produrre e consumare energia nel modo indegno in cui lo facciamo ?). In questo senso resto sempre più stupito dal fatto che alcune grandi intelligenze si siano ridotte a firmare un appello a Bersani per tenere in conto il nucleare, invece di sollecitarlo ad un’impresa di molto più ampio respiro. Impresa che, questa sì, avrebbe messo (o dovuto mettere)in campo investimenti consistenti per la ricerca.

        Concludo con una avvertenza. Le informazioni sulle disponibilità energetiche mondiali sono quanto di più discutibile vi sia. Non vi è un accesso ad esse che sia certo. Tale accesso è sempre per gentile concessione di qualche multinazionale che ha interesse a nascondere i dati per politiche di mercato essenzialmente legate alla domanda ed all’offerta. Per avere poi dati certi sui contributi delle energie alternative  occorrerebbero ricerche di enti di Stato che impiegassero un gran numero di ricercatori, tali per merito (è invece facile la denigrazione fuori dal bar). E’ fuori dalla portata di un singolo (o anche di più singoli) al di fuori da centri di ricerca organizzati e da finanziamenti appositi, riuscire nell’impresa. I nostri attuali politici, con i loro esperti poi …. Ci sono troppi parametri in gioco e molte intelligenze e competenze occorrono per tali studi. Anche qui, comunque, siamo fuori dalla possibilità di affrontare questi seri studi: nell’ipotesi che nasca un piano energetico proiettato al futuro e non al dané tutto e subito, non si potrebbe andare avanti perché i finanziamenti alla ricerca sono stati tagliati brutalmente da un governo incapace di guardare oltre il suo pur collodiano naso (ma gli altri non hanno mai brillato in questo senso). E restiamo ultimi tra i Paesi che si pretendono avanzati. Senza speranza di cambiamento in vista.

Roberto Renzetti

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PS1. Per approfondimenti si veda:

http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1834.htm ;  http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1838.htm ; http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1762.htm ;

PS2. In particolare mi rivolgo a Margherita Hack, persona eccellente. Non è come lei dice. Non c’è nessun rifiuto irrazionale della scienza. Non confonda noi con i teocon, con la Binetti ed orrenda compagnia. E neeppure ci confonda con gli scientisti neopositivisti come Bellone. Ci sono migliaia di fisici ed ingegneri attivi sul campo per il no al nucleare in Italia oggi. Piuttosto si chieda come mai uno dei giornali più reazionari italiani, il Riformista, che fa riferimento, pensi un poco, a Massimo D’Alema si è fatto portavoce della campagna pro nucleare. E guardi anche i nomi dei firmatari. A parte chi ha scritto l’orrido testo (Testa di Chicco e Umberto Minopoli) vi sono Ichino, Treu, Franco Debenedetti, Morando, Rondolino, …. è possibile essere “a sinistra” più a destra di così ?

PS3. Pubblico qui di seguito:

1) La lettera dei 72 a Bersani

2) La risposta breve di Bersani.

3) La lettera di altri che contestano la lettera dei 72

4) Il link dove si trova l’elenco delle centrali nucleari in progetto nel mondo.

5) Così scrivevano su Testa di Chicco.

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1) LETTERA DEI 72 A BERSANI   

11 maggio 2010

Caro Segretario, chi ti scrive segue con attenzione l’esperienza del Partito democratico. Alcuni sono impegnati anche nella vita del Pd. E apprezzano il lavoro che stai facendo per dare al Pd concretezza e radicamento, ponendo al centro della sua iniziativa i temi del lavoro e della insufficiente struttura produttiva italiana. Oltre naturalmente alla questione più generale e importante delle regole della democrazia italiana. Vorremmo dare un contributo serio a questa discussione. Tornando ai fondamentali come si dice e cercando di approfondire le questioni con rigore intellettuale e scientifico. E con spirito concreto.

Fra le grandi questioni irrisolte del nostro Paese vi è il problema energetico. I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili. Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento. Con le rinnovabili, se escludiamo l’idroelettrico, patrimonio storico del nostro Paese, ma praticamente non aumentabile, produciamo circa il 6 per cento. L’energia solare per la quale sono stati investiti fino a ora circa 4 miliardi, ben ripagati dai generosi incentivi concessi fino a oggi dal sistema elettrico italiano, contribuisce al nostro fabbisogno elettrico per lo 0,2 per cento.

Risultato: emissioni di CO2 e di inquinanti atmosferici molto alte, costo delle importazioni molto elevate e continuamente esposto al rischio “prezzo del petrolio”, sicurezza energetica in discussione, come si è visto qualche anno fa con la crisi fra Russia e Ucraina, prezzi dell’energia elettrica mediamente più elevati del 30 per cento rispetto agli altri Paesi, in particolar modo europei.

Una situazione che richiederebbe scelte ragionate, risposte strutturali “sostenibili” oltre che efficaci sia in termini di riduzione dello sbilanciamento strategico del mix energetico nazionale, sia in termini di miglioramento del suo impatto ambientale complessivo.
Per definire tali scelte a nostro avviso tutte le opzioni dovrebbero essere considerate, nessuna esclusa, inclusa quella nucleare, non come “la” soluzione ma come “parte della” soluzione.

L’energia nucleare, quasi ovunque, nel mondo industrializzato è vista come un’insostituibile opportunità che contribuisce alla riduzione del peso delle fonti fossili sulla generazione di energia elettrica, compatibile con un modello di sviluppo eco-sostenibile.

Dal punto di vista ambientale non vi è programma internazionale accreditato per la riduzione della CO2 che non preveda anche il ricorso all’energia nucleare e non vi è un solo studio internazionale che affidi alle sole rinnovabili il compito di ridurre il peso dei combustibili fossili.

Ed invece tutti gli accenti che sentiamo oggi nel Pd prescindono dall’analisi di questi dati e fatti.

Come ha autorevolmente affermato il presidente americano Barack Obama: «Io credo che la creazione di lavori verdi sarà il traino della nostra economia per un lungo periodo. Per questo abbiamo destinato un grande ammontare di denaro per l’energia solare, quella eolica, il biodisel e tutte le altre fonti di energia pulita. Nello stesso tempo, sfortunatamente, per quanto velocemente crescano queste fonti avremo un enorme fabbisogno di energia, che non potrà essere soddisfatto da queste fonti. E la domanda è: “Da dove verrà quest’energia?” L’energia nucleare ha il vantaggio di non emettere gas serra e dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che Paesi come la Francia e il Giappone e altri Paesi sono stati molto più aggressivi nel ricorrere all’energia nucleare e con molto più successo, senza alcun incidente. Siamo consapevoli dei problemi legati al combustibile esausto e alla sicurezza, ma siamo fermamente convinti che questa via sia da percorrere se siamo preoccupati per il cambiamento climatico».

Ed è proprio, a nostro parere, dalla cooperazione fra le diverse opzioni, innovazione tecnologica ed efficienza energetica nella produzione e nel consumo, rinnovabili, fossili sempre più puliti e nucleare, che si può individuare la soluzione al duplice problema che abbiamo di fronte: disporre di energia elettrica e ridurre l’impatto ambientale. Senza preclusioni.

Siamo l’unico Paese del G8 che non produce energia dal nucleare. L’Europa produce circa il 30 per cento della sua energia elettrica con il nucleare. Nell’Europa dei 27 ben 15 Paesi possiedono impianti nucleari, 12 (Gran Bretagna, Francia, Svezia, Polonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia) hanno annunciato nuovi piani di espansione nucleare. Paesi, un tempo considerati in via di sviluppo, come la Cina, l’India, il Brasile sono fra i primi investitori mondiali in nuovi impianti nucleari. Grandi Paesi produttori di petrolio stanno oggi lanciandosi convintamente nella costruzione di nuove centrali.

Sebbene la legge che reintroduce la possibilità di utilizzo del nucleare contenga forzature e punti sbagliati e ci siano limiti nell’azione di governo per la realizzazione dell’annunciato programma nucleare, riteniamo che non sia in alcun modo giustificata l’avversione al reingresso dell’Italia nelle tecnologie nucleari .
Gli errori del Governo meritano una puntuale sottolineatura da parte dell’opposizione e le prese di posizione dei gruppi parlamentari del Pd nelle sedi competenti si sono ispirate a una logica di contestazione di merito.

È incomprensibile, invece, la sbrigatività e il pressapochismo con cui, spesso, da parte di esponenti del Pd, vengono affrontati temi che meriterebbero una discussione informata e con dati di fatto.
Abbiamo nel Paese sentito parlare di “masserie fosforescenti” e altre falsità di questo genere, che cozzano contro il buon senso e ogni spirito di razionale e serio approccio al problema.

Basterebbe attraversare il confine e visitare centrali nucleari francesi vicine ai castelli della Loira o quelle nelle vallate svizzere per capire l’enormità di tali affermazioni.

O ancora per quel che riguarda i costi del programma nucleare: incomprensibile senza una discussione completa su tutti i dati di riferimento (costi di generazione del KWh, costo del combustibile, durata di vita delle centrali eccetera) e senza confronti con i costi delle alternative in caso di rinuncia al programma nucleare.

Per non dire del tema della sicurezza che punta a sottacere il track record di sicurezza degli impianti nucleari che non ha paragoni con quello di ogni altra filiera energetica .
Le tecnologie nucleari sono, ormai, essenziali e diffuse nel campo sanitario, industriale e della ricerca.
Il tema dello smaltimento, del deposito e della sicurezza di tutti i rifiuti nucleari, ad esempio, ci riguarda indipendentemente dalla scelta di costruire nuove centrali. E costituisce un grande tema di ricerca e innovazione tecnologica.

Infine. Crediamo che a te non faccia difetto la sensibilità di capire l’importanza per l’industria italiana di partecipare di nuovo a un processo internazionale di sviluppo del nucleare che significherà investimenti significativi in tecnologia, infrastrutture e servizi. E nello sviluppo di occupazione qualificata.

Caro Segretario, occorre evitare il rischio che nel Pd prenda piede uno spirito antiscientifico, un atteggiamento elitario e snobistico che isolerebbe l’Italia, non solo in questo campo, dalle frontiere dell’innovazione. Ampi settori di intellettualità tecnica e scientifica, che un tempo guardavano al centrosinistra come alla parte più aperta e moderna dell’Italia, non ci capiscono più e guardano altrove. Noi ti chiediamo di prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown.
Noi ti chiediamo di garantire che le sedi nazionali e locali del Pd, gli organi di stampa, le sedi di riflessione esterna consentano un confronto aperto e pragmatico.
Riterremmo innaturale e incomprensibile ogni chiusura preventiva su un tema che riguarda scelte strategiche di politica energetica, innovazione tecnologica e sviluppo industriale così critiche e con impatto di così lungo termine per il nostro Paese.

Sen. Umberto Veronesi direttore scientifico Istituto Europeo di Oncologia,
Giorgio Salvini presidente onorario Accademia Lincei
Margherita Hack astrofisica,
Carlo Bernardini professore emerito di Fisica Università di Roma – Direttore di “Sapere”,
Enrico Bellone ordinario di Storia della Scienza,
Edoardo Boncinelli professore di Biologia e Genetica,
Gilberto Corbellini docente di Storia della medicina – Università di Roma,
Marco Ricotti professore Politecnico di Milano,
Ernesto Pedrocchi professore Politecnico di Milano,
Roberto Vacca scienziato e scrittore,
Franco Debenedetti economista,
Emilio Sassoni Corsi presidente Unione Astrofili Italiani,
Marco Carrai ad Firenze Parcheggi,
Luigi de Paolis professore Università Bocconi,
Chicco Testa imprenditore,
Umberto Minopoli manager,
On. Erminio Quartiani,
On. Francesco Tempestini,
Sen. Enrico Morando,
Sen. Tiziano Treu,
Sen. Pietro Ichino,
Sen. Andrea Margheri,
Amedeo Lepore professore Università di Napoli,
Carlo Pedata professore,
Mario Bianchi professore,
Riccardo Casale professore,
Marino Mazzini professore Università di Pisa,
Bruno Neri, professore Università di Pisa,
Giovanni Forasassi Professore Università di Pisa,
Giorgio Turchetti docente Università Bologna, presidente Centro A. Volta,
Carlo Artioli ingegnere nucleare Enea, docente Master Nucleare Bologna,
Sandro Paci Università di Pisa – docente di Impianti Nucleari – presidente Corso di Laurea, Davide Giusti ingegnere nucleare Enea – docente Master Nucleare Bologna,
Ettore Lomaglio Silvestri professore,
Domiziano Mostacci ingegnere nucleare – docente Università di Bologna,
Roberta Musolesi insegnante,
Guido Fano fisico – docente Università di Bologna,
Giorgio Giacomelli fisico – docente Università di Bologna,
Vincenzo Molinari professore emerito di Fisica Università di Bologna,
Marco Valenzi ricercatore,
Paolo Mautino, Francesco Romano ingegnere,
Aldo Amoretti sindacalista e consigliere Cnel,
Fabrizio Rondolino giornalista,
Maria Giovanna Poli giornalista,
Myrta Merlino giornalista,
Gianfranco Bangone direttore di “Darwin”,
Anna Meldolesi giornalista scientifica,
Vincenzo Rosselli imprenditore,
Angelo Tromboni imprenditore,
Antonio Napoli imprenditore,
Maria Luisa Mello imprenditore e fisico,
Giuseppe Gherardi ingegnere nucleare Enea,
Francesco Pizzio ingegnere nucleare,
Silvia De Grandis ingegnere nucleare e imprenditrice,
Giuseppe Bolla ingegnere,
Giulio Bettanini ingegnere elettrotecnico,
Andrea Gemignani presidente Confindustria Livorno,
Herman Zampariolo presidente Vona Energy,
Giulio Valli dirigente Enea – Galileo 2001,
Adolfo Spaziani direttore generale Federutility,
Giovanni Bignami astrofisico,
Massimo Locicero economista,
Paolo Saracco fisico,
Mauro Giannini direttore Dipartimento di Fisica Università di Genova,
Fabrizio Candoni manager,
Anna Ascani manager,
Francesco Semino manager,
Raffaella Di Sipio manager,
Pietro Costantino manager,
Silvio Simi manager
 

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2) RISPOSTA DI BERSANI A MEZZO STAMPA

11 maggio 2010  

(AGI) – Roma, 11 mag. – Il no del Pd al nucleare non e’ ideologico ma di merito rispetto al piano proposto fin ora dal governo. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, risponde all’appello “amichevole” di alcuni scienziati e afferma che “nel nostro ‘no’ fermo al programma del governo non c’e’ nulla di ideologico. Noi contestiamo la velleita’ di un piano che non si occupa di dipendenza tecnologica, di condizioni di sicurezza, che non ha alle spalle soluzioni e gestione degli esiti del vecchio nucleare dalla decomissioning alle scorie francesi. Senza parlare delle procedure di delocalizzazione messe su un binario a dir poco complicato e incerto per finire al tema dei costi, perche’ e’ facile dire solo ‘si risparmia’”.
  Dunque “nella situazione italiana e senza remore ideologiche per il Pd quella del governo e’ una scelta sbagliata che ci distoglie da quel che potremmo fare in termini di politica energetica”. (AGI) .
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3) LETTERA DEI 24 (PIU’ 2129) SUL PERCHE’ NO AL NUCLEARE

14 maggio 2010

Perché l’Italia
non deve tornare al nucleare
e deve invece sviluppare le energie rinnovabili

Lettera Aperta
All’on. Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico

Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, abbiamo già da tempo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione sul problema energetico con l’appello riportato sul sito: http://www.energiaperilfuturo.it.
Di fronte ad un argomento complesso come quello delle scelte nella politica energetica, l’opinione pubblica oggi è frastornata dalla faciloneria di taluni ambienti governativi ed industriali che danno già per acquisito il ritorno dell’Italia al nucleare, dal rifiuto di quasi tutte le Regioni di ospitare centrali nucleari e da un proliferare di appelli da parte di gruppi più o meno politicamente caratterizzati. In questa situazione confusa, il nostro gruppo di ricercatori e scienziati si rivolge a Lei, segretario di un importante partito politico nel quale in questi giorni ferve il dibattito sul nucleare, per illustrare i motivi in base ai quali riteniamo, in scienza e coscienza, che il ritorno dell’Italia al nucleare sia una scelta strategicamente sbagliata e ogni sforzo debba invece essere concentrato sullo sviluppo delle energie rinnovabili.
Una corretta politica energetica deve basarsi anzitutto sulla riduzione dei consumi mediante l’eliminazione degli sprechi e l’aumento dell’efficienza energetica, poi sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili. La direttiva europea 28/2009 obbliga l’Italia, entro il 2020, a ridurre i consumi, ridurre le emissioni di CO2 e a coprire il 17% dei consumi finali con energie rinnovabili. E’ un percorso virtuoso, nel quale non c’è spazio per il nucleare.
Mentre i costi delle energie rinnovabili scenderanno certamente nei prossimi 10 anni, i costi del nucleare sono per loro natura non ben definiti e destinati ad aumentare, tanto che probabilmente la costruzione delle centrali, se mai inizierà, dovrà essere molto probabilmente sospesa perché fra dieci anni il nucleare non sarà più economicamente conveniente.
In molti paesi d’Europa, Germania in testa, è in atto una silenziosa rivoluzione basata su una filiera che parte dalle attività di ricerca nelle Università, negli enti pubblici e nelle aziende e si estende alla produzione di materiali, alla sperimentazione di impianti su larga scala e all’installazione diffusa di impianti domestici. L’idea di un abbattimento sostanziale delle emissioni di CO2 e di una forte indipendenza energetica sta, in quei paesi, uscendo dalla dimensione del sogno utopico e entrando in quella di un concreto fattore di sviluppo che traina l’economia e produce posti di lavoro. L’enorme ulteriore vantaggio di una scelta in favore delle energie rinnovabili sta nel fatto che un euro di investimento oggi può cominciare a produrre energia e a contribuire all’indipendenza energetica in pochi mesi. Nel caso del nucleare, invece gli enormi investimenti di oggi porteranno a produrre nuova energia nel migliore dei casi tra dieci o quindici anni.
Una politica rivolta allo sfruttamento delle potenzialità del solare e delle altre fonti rinnovabili e alla riduzione razionale dei consumi sarà un motore importante per una nuova fase di sviluppo nel nostro paese.
Nel documento allegato vengono esaminati in dettaglio i motivi per un no al nucleare. Il nostro appello sulle scelte energetiche pubblicato sul sito http://www.energiaperilfuturo.it, è già stato firmato da più di 2000 docenti e ricercatori e da oltre 8000 cittadini.
Siamo disponibili a discutere con Lei e con chiunque rappresenti le istituzioni e la società civile per approfondire il problema nelle sedi opportune.

Il Comitato energiaperilfuturo.it

Vincenzo Balzani (Presidente), Università di Bologna
Vincenzo Aquilanti, Università di Perugia
Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Ugo Bardi, Università di Firenze
Salvatore Califano, Università di Firenze
Sebastiano Campagna, Università di Messina
Marco Cervino, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Luigi Fabbrizzi, Università di Pavia
Michele Floriano, Università di Palermo
Giovanni Giacometti, Università di Padova
Elio Giamello, Università di Torino
Nazareno Gottardi, già ricercatore dell’EURATOM (Commissione Europea)
Giuseppe Grazzini, Università di Firenze
Francesco Lelj Garolla, Università della Basilicata
Luigi Mandolini, Università “La Sapienza”, Roma
Giovanni Natile, Università di Bari
Giorgio Nebbia, Università di Bari
Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca
Giorgio Parisi, Università “La Sapienza”, Roma
Paolo Rognini, Università di Pisa
Renzo Rosei, Università di Trieste
Leonardo Setti, Università di Bologna
Franco Scandola, Università di Ferrara
Rocco Ungaro, Università di Parma

Allegato
I motivi del no al nucleare

Come è noto, il Governo centrale spinge per il ritorno dell’Italia al nucleare e l’ENEL ha stipulato un accordo preliminare con la ditta francese AREVA per l’acquisto di quattro centrali di tipo EPR da 1650 MW. Per dar ragione di questa scelta si fa ricorso ad argomentazioni che a prima vista possono apparire fondate (si veda, ad esempio, l’opuscolo propagandistico pro-nucleare distribuito dall’ENEL), ma che in realtà sono facilmente confutabili sulla base di dati ampiamente disponibili nella letteratura scientifica ed economica internazionale.
Si sostiene che l’energia nucleare è in forte espansione in tutto il mondo, ma si tratta di un’informazione smentita dai fatti. Da vent’anni il numero di centrali nel mondo è di circa 440 unità e nei prossimi anni le centrali nucleari che saranno spente per ragioni tecniche od economiche sono in numero maggiore di quelle che entreranno in funzione. In Europa il contributo del nucleare alla potenza elettrica installata è sceso dal 24% del 1995 al 16% del 2008. L’energia elettrica prodotta col nucleare nel mondo è diminuita di 60 TWh dal 2006 al 2008. In realtà, quindi, il nucleare è in declino, semplicemente perché non è economicamente conveniente in un regime di libero mercato. Se lo Stato non si fa carico dei costi nascosti (sistemazione delle scorie, dismissione degli impianti, assicurazioni), oppure non garantisce ai produttori di energia nucleare consumi e prezzi alti, il tutto ovviamente a svantaggio dei cittadini, nessuna impresa privata è disposta ad investire in progetti che presentano alti rischi finanziari di vario tipo, a cominciare dalla incertezza sui tempi di realizzazione. Negli Stati Uniti, dove non si costruiscono centrali nucleari dal 1978, il Presidente Obama, nel suo discorso di insediamento ha detto: “utilizzeremo l’energia del sole, del vento e della terra per alimentare le nostre automobili e per far funzionare le nostre industrie”. La recente decisione del Governo americano di concedere 8,3 miliardi di dollari come prestito garantito ad un’impresa che intenderebbe costruire due reattori nucleari non modifica sostanzialmente la situazione. Obama è evidentemente condizionato dalla fortissima lobby nucleare americana, capeggiata dalla Westinghouse che, volendo vendere all’estero i suoi reattori, deve costruirne almeno qualcuno in patria. La notizia, peraltro, conferma la necessità per il nucleare di ricevere aiuti statali ed è accompagnata (si veda Chem. Eng. News 2010, 88(8), p. 8, February 22, on line February 18) da due interessanti informazioni: la Commissione di sicurezza ha riscontrato difetti nei progetti della Westinghouse e non ha dato il suo benestare alla costruzione dei reattori in oggetto, e l’Ufficio del Bilancio del Congresso ha manifestato preoccupazione perché c’è un’alta probabilità che il progetto fallisca e vadano così perduti gli 8,3 miliardi di dollari dei contribuenti.
Si sostiene che lo sviluppo dell’energia nucleare è un passo verso l’indipendenza energetica del nostro Paese, ma anche questa è una notizia falsa, semplicemente perché l’Italia non ha uranio. Quindi, nella misura in cui il settore elettrico si volesse liberare dalla dipendenza dei combustibili fossili utilizzando energia nucleare, finirebbe per entrare in un’altra dipendenza, quella dall’uranio, anch’esso da importare e anch’esso in via di esaurimento.
Si sostiene che con l’uso dell’energia nucleare si salva il clima perché non si producono gas serra. In realtà le centrali nucleari, per essere costruite, alimentate con uranio, liberate dalle scorie che producono e, infine, smantellate, richiedono un forte investimento energetico basato sui combustibili fossili. In ogni caso, le centrali nucleari che si intenderebbe installare in Italia non entreranno in funzione prima del 2020 e quindi non potranno contribuire a farci rispettare i parametri dettati dall’Unione Europea (riduzione della produzione di CO2 del 17% per il 2020).
Si afferma anche che la Francia, grazie al nucleare, è energeticamente indipendente e dispone di energia elettrica a basso prezzo. In realtà la Francia, nonostante le sue 58 centrali nucleari, importa addirittura più petrolio dell’Italia. E’ vero che importa il 40% in meno di gas rispetto all’Italia, ma è anche vero che è costretta ad importare uranio. Che poi l’energia nucleare non sia il toccasana per risolvere i problemi energetici, lo dimostra una notizia pubblicata su Le Monde del 17 novembre scorso e passata sotto silenzio in Italia: pur avendo 58 reattori nucleari, la Francia attualmente importa energia elettrica.
Secondo voci ufficiali, la costruzione (si noti, solo la costruzione) delle quattro centrali EPR AREVA che si vorrebbero installare in Italia, costerebbe complessivamente 12-15 miliardi di €, ma la costruzione in Finlandia di un reattore dello stesso tipo si è rivelata un’impresa disastrosa. Il contratto prevedeva la consegna del reattore nel settembre 2009, al costo di 3 miliardi di €: a tale data, i lavori erano in ritardo di 3,5 anni ed il costo era aumentato di 1,7 miliardi di €; ma non è finita, perché in novembre le autorità per la sicurezza nucleare di Finlandia e Francia hanno chiesto drastiche modifiche nei sistemi di controllo del reattore, cosa che da una parte causerà ulteriori spese e ritardi e dall’altra conferma che il problema della sicurezza non è facile da risolvere.
L’Italia non solo non ha uranio, ma non ha neppure la filiera che porta, con operazioni di una certa complessità, dall’uranio grezzo estratto dalle miniere all’uranio arricchito utilizzato nei reattori. Per il combustibile dipenderemo quindi totalmente da paesi stranieri, seppure amici come la Francia. Non bisogna però dimenticare che la Francia a sua volta non ha uranio e che per far funzionare i suoi reattori ne importa il 30% da una nazione politicamente instabile come il Niger.
C’è poi il problema dello smaltimento delle scorie, radioattive per decine o centinaia di migliaia di anni, che neppure negli USA ha finora trovato una soluzione. E c’è il problema dello smantellamento delle centrali nucleari a fine ciclo, operazione complessa, pericolosa e molto costosa, che in genere viene rimandata (di 100 anni in Gran Bretagna), in attesa che la radioattività diminuisca e nella speranza che gli sviluppi della tecnologia rendano più facili le operazioni. Si tratta di due fardelli che passano sulle spalle delle ignare ed incolpevoli future generazioni!
Il rientro nel nucleare, quindi, è un’avventura piena di incognite. A causa dei lunghi tempi per il rilascio dei permessi e l’individuazione dei siti (3-5 anni), la costruzione delle centrali (5-10 anni), il periodo di funzionamento per ammortizzare gli impianti (40-60 anni), i tempi per lo smantellamento alla fine della operatività (100 anni), la radioattività del combustibile esausto (decine o centinaia di migliaia di anni), il nucleare è una scommessa che si protende nel lontano futuro, con un rischio difficilmente valutabile in termini economici e sociali.
Di fronte ad una domanda di energia sempre crescente,fino ad oggi la politica adottata in Italia e negli altri Paesi sviluppati è stata quella di aumentarne le importazioni. Continuare in questo modo significa correre verso un collasso economico, ambientale e sociale. Oggi la prima cosa da fare è mettere in atto provvedimenti mirati a consumare di meno, cioè a risparmiare energia e ad usarla in modo più efficiente. Autorevoli studi mostrano che nei paesi sviluppati circa il 50% dell’energia primaria viene sprecata e che l’aumento dei consumi energetici non porta ad un aumento del benessere, ma semmai causa nuovi problemi: in Europa nel 2008 gli incidenti stradali causati dall’eccessivo uso dell’automobile hanno provocato 39 mila morti e 1.700.000 feriti. E’ possibile diminuire i consumi energetici in modo sostanziale con opportuni interventi quali l’isolamento degli edifici, il potenziamento del trasporto pubblico, lo spostamento del traffico merci su rotaia e via mare, l’uso di apparecchiature elettriche più efficienti, l’ottimizzazione degli usi energetici finali. Anche in sede Europea, la strategia principale adottata per limitare la produzione di gas serra consiste nel ridurre il consumo di energia (20% in meno entro il 2020).
Quanto alle fonti di energia, l’Italia non ha petrolio, non ha metano, non ha carbone e non ha neppure uranio. La sua unica, grande risorsa è il Sole, una fonte di energia che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Una corretta politica energetica deve basarsi sulla riduzione degli sprechi e dei consumi e sullo sviluppo dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili. Come è già accaduto in altri paesi europei, una diffusa applicazione delle energie rinnovabili creerebbe in tempi brevi nuove imprese industriali ed artigianali e nuovi posti di lavoro.
Bisogna anche sottolineare che l’eventuale rientro nel nucleare, proprio a causa dei gravi problemi che pone e dei tempi che ipotecano largamente il futuro, non può avvenire senza il consenso politico della grande maggioranza del Parlamento e delle Regioni, alle quali spetta la competenza dell’uso del territorio.
L’espansione del nucleare non è una strada auspicabile neppure a livello mondiale in quanto si tratta di una tecnologia per vari aspetti pericolosa. C’è infatti una stretta connessione dal punto di vista tecnico, oltre che una forte sinergia sul piano economico, fra nucleare civile e nucleare militare, come è dimostrato dalle continue discussioni per lo sviluppo del nucleare in Iran. Una generalizzata diffusione del nucleare civile porterebbe inevitabilmente alla proliferazione di armi nucleari e quindi a forti tensioni fra gli Stati, aumentando anche la probabilità di furti di materiale radioattivo che potrebbe essere utilizzato per devastanti attacchi terroristici.
Infine, è evidente che, a causa del suo altissimo contenuto tecnologico, l’energia nucleare aumenta la disuguaglianza fra le nazioni. Risolvere il problema energetico su scala globale mediante l’espansione del nucleare porterebbe inevitabilmente ad una nuova forma di colonizzazione: quella dei paesi tecnologicamente più avanzati su quelli meno sviluppati.

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AL LINK SEGUENTE ALTRE 2129 FIRME DI SCIENZIATI DA BAR O INTEGRALISTI:

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4) NUOVE CENTRALI IN PROGETTO NEL MONDO

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5) COSI’ SCRIVEVANO

Il suo nome per il gruppo di lavoro sulla competitività industriale

Chicco Testa meta’ ” boiardo ” meta’ Pds

 “Non partecipo al congresso del Pds. Devo presiedere l’Enel e rinuncio alla militanza”. Solo due mesi fa Chicco Testa spiegava cosi’ in un’intervista i suoi rapporti con Botteghe Oscure e arrivava a definire “un mito metropolitano” qualsiasi accenno a un rapporto privilegiato fra il segretario della Quercia D’Alema e il nuovo vertice dell’Enel. Ora pero’ Testa, nonostante l’impegno a praticare la virtu’ dell’astinenza, deve essere caduto in tentazione perche’ il suo nome compare in bella vista tra quelli indicati dal Pds nel gruppo di lavoro sulla competitivita’ industriale, uno dei quattro istituiti in pompa magna dall’ultimo comitato politico del Pds. Ma e’ opportuno che il numero uno dell’Enel prenda direttamente parte alla vita di partito? La sua scelta non lede l’autonomia di una Spa controllata dal governo? E in questa maniera la Quercia non da’ ragione ai critici, di destra e di sinistra, che ravvisano nei suoi comportamenti una sorta di replica dei comportamenti della vecchia Dc? Di sicuro il “caso Testa” dimostra che anche nella Seconda Repubblica un po’ di vita di partito rimane un appuntamento obbligato nell’agenda e nella carriera del manager pubblico. Testa, tra l’altro, non e’ l’unico “boiardo” che figura negli elenchi diffusi dalla Quercia: c’e’ anche il potente segretario del consiglio d’amministrazione della Rai, l’ex socialista Luigi Mattucci. Non manca poi un candidato eccellente: Silvano Andriani, consigliere d’amministrazione della Banca Monte dei Paschi, in corsa per diventarne il presidente. Un altro consigliere d’amministrazione che partecipera’ alle commissioni della Quercia e’ Mario Sebastiani, designato di recente alle Ferrovie dal ministro pidiessino dei Trasporti, Claudio Burlando.

Pagina 9
(22 aprile 1997) – Corriere della Sera

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CHICCO TESTA (ENEL) NON E’ PIU’ VERDE


Chicco Testa quando era alla presidenza di Legambiente era stato protagonista di numerose battaglie giudiziarie contro l’Enel al punto di firmare decine di ricorsi. Lo ricorda in una nota polemica, il Codacons che ha annunciato di volersi costituire parte civile assieme a Greenpeace nel procedimento avviato dalla procura di Torino che vede proprio Testa indagato, come presidente dell’Enel, per inquinamento elettromagnetico a causa delle emissioni di alcuni elettrodotti. “Nonostante da anni si continui a chiedere all’Enel di non costruire tralicci dell’energia elettrica in prossimità di abitazioni, case, ospedali e scuole, e di adottare repentinamente piani di risanamento per quelli già esistenti, l’azienda ed il presidente, sono rimasti sordi alle richieste”. Continuando così, concludono sarcasticamente i consumatori “sottoporranno tutta la popolazione mondiale all’irraggiamento delle onde per almeno una ventina di anni e dopo che le lobbies delle telecomunicazioni si saranno arricchite, sottopone la popolazione a massicce dosi di chemioterapia e fare così arricchire le lobbies farmaceutiche”.
– 20 marzo 2001 –

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La stanza dei bottoni

Del 7 giugno 2002

Finito il suo impegno all’Enel, Chicco Testa è il nuovo presidente di Fb Ambiente, società capogruppo del settore ambientale di Franco Barnabè Group.

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Eccolo oggi l’ex comunista dalemiano Testa di Chicco, altro crimine del comunismo:

Martedì 25 maggio, ore 19.00
Roma
Incontro con Chicco Testa
Managing Director Rothschild Italia, già Presidente Enel
Sul tema: “Tornare al nucleare?”
Presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate, via XX Settembre 2 (Palazzo Barberini)
A seguire, cena
In collaborazione con Associazione Scuola D’Atene
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Insomma siamo in ottime mani. Le mani degli italiani da cacciare a calci in culo.

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