Fisicamente

di Roberto Renzetti

(dal sito delle donne che aspirano a diventare prete

http://www.womenpriests.org/it/traditio/unclean.asp)

Nel corso di gran parte della storia, specialmente in Occidente, le donne sono state considerate ritualmente impure .
Secondo la tradizione Ebraica, una donna, durante il flusso mensile, era regolarmente in uno stato di corrompimento rituale .
Simili tabù contro le mestruazioni esistevano anche nelle culture pagane Greche e Romane.
Attraverso la loro sessuofobia, i Padri della Chiesa hanno aggravato la paura della impurità rituale delle donne.

Coloro che guidavano la Chiesa erano atterriti che l’impurità potesse profanare la santità degli edifici sacri, del santuario e soprattutto dell’altare.
In un tale clima, ed in modo via via crescente, tutti gli aspetti relativi al sesso ed alla procreazione vennero considerati come contaminati dal peccato,ed i teologi giunsero alla conclusione che ad una ‘creatura impura’ come la donna non può essere affidata la cura delle cose sacre a Dio..
Una lunga serie di proibizioni fondate sul presupposto della ‘impurità rituale’ delle donne è rimasta nel Codice di Diritto Canonico negli ultimi 700 anni.

Sulla base di questo scenario, non dobbiamo sorprenderci se scopriamo che la grande maggioranza dei Padri, dei legislatori canonici, dei teologi e dei capi della Chiesa fossero dell’opinione che ad una persona ‘ritualmente impura’ non potesse essere affidato il ministero dell’Eucarestia .
Ma è anche chiaro che questo tipo di prevenzione sociale e culturale invalida il loro giudizio sulla opportunità dell’ordinazione delle donne.

La paura Ebraica della contaminazione col sangue mestruale

Il testo chiave del Vecchio Testamento sulla contaminazione nei periodi mensili è il Levitico 15,19-30 che contiene le seguenti prescrizioni:

  • “La donna che al ricorso mensile ha il suo flusso di sangue, sarà segregata per sette giorni.”
  • “Chiunque la toccherà sarà impuro sino a sera.”
  • “E ciò su cui essa abbia dormito o si sia seduta nei giorni di quella sua segregazione, sarà impuro.
    Chi toccherà il suo letto si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro sino a sera.
    Chiunque toccherà una cosa qualsiasi sulla quale essa si sia seduta, si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro fino a sera.”
  • “Se un uomo si sarà congiunto con lei nel tempo del suo flusso mensile, sarà impuro per sette giorni, ed ogni letto ove dormirà diverrà impuro.”
  • “La donna che fuori del ricorso mensile abbia per più giorni perdite di sangue, o alla quale il sangue non cessi dopo il detto ricorso, sarà impura per la durata di tale incomodo, come durante il flusso mensile.”
  • “Ogni letto ove avrà dormito, come ogni oggetto sul quale si sarà seduta, sarà impuro.
    Chiunque la toccherà si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro sino a sera. Se il sangue si fermerà, e cesserà di fluire, essa conterà sette giorni dalla sua guarigione.
    Il giorno ottavo, offrirà per sé al sacerdote due tortore o due colombine, all’ingresso del tabernacolo della testimonianza.
    Il sacerdote ne sacrificherà uno per il peccato, e l’altro in olocausto; e pregherà innanzi al Signore per lei e per la sua purificazione.”
  • “Insegnate dunque ai figli d’Israele a guardarsi dall’impurità acciò non muoiano nella loro impurità, dopo aver macchiato il mio tabernacolo che sta in mezzo a loro.”

Queste leggi vennero rese ancora più onerose e complicate dalla tradizione rabbinica che seguì. Le conseguenze per le donne erano:

  • Ogni mese, c’erano sette o più giorni duranti i quali erano considerate ritualmente impure.
  • Dovevano purificarsi dopo il parto; dopo la nascita di un figlio la madre rimaneva impura per 40 giorni, se nasceva invece una bambina, la madre era considerata impura per un periodo doppio, 80 giorni (Levitico 12,1-8).

Il tabù delle mestruazioni nella cultura Greco-Romana

Il tabù contro le donne durante la gravidanza e le mestruazioni erano comuni a molte civiltà antiche nei secoli pre-Cristiani. Non solo le donne erano considerate esseri “impuri” durante questi periodi, ma correvano il pericolo di comunicare ad altri la loro impurità .

In seguito al contatto con una donna in questo stato, il mosto inacidisce, i semi diventano sterili, gli alberi appassiscono, quelli da frutto si seccano e i loro frutti cadono solo che essa si sieda sotto; … solo che ne venga guardato uno sciame d’api immediatamente morrà, mentre il bronzo e il ferro immediatamente arrugginiranno … un cane che ne assaggi il sangue, impazzirà ed il suo morso diventerà velenoso come nella rabbia. Inoltre, il bitume che in certi periodi dell’anno si vede galleggiare sulla superficie del lago di Galilea può essere ridotto in pezzi unicamente mediante un filo che sia stato immerso in detta infetta materia. Un filo da un vestito infetto è sufficiente. Il lino, toccato da una donna durante la bollitura o la lavatura in acqua diventa nero. Così magico è il potere delle donne durante i periodi mestruali che la grandine ed i turbini sono trascinati se il sangue mestruale è esposto ai bagliori dei lampi” da Plinio il Vecchio, Storia Naturale , libro 28, cap. 23, 78-80; libro 7, cap. 65.

Le viti giovani soffrono irrimediabilmente del contatto con una donna in tale stato, mentre la ruta e l’edera seccano all’istante”

“Le piante perdono il colore, se toccate da una donna che abbia su di sé lo spurgo mestruale”

I Padri Latini ed il tabù delle mestruazioni

Durante i primi cinque secoli dell’era Cristiana, la Chiesa di lingua Greca e Siriaca protesse le donne dagli effetti peggiori del tabù delle mestruazioni. Nel 3° secolo la Didascalia spiega che le donne non sono impure durante questi periodi, che non hanno bisogno di abluzioni rituali e che i loro mariti non dovrebbero abbandonarle. Le Costituzioni Apostoliche hanno ripetuto questo messaggio rassicurante. Nel 601, Papa Gregorio I accolse questa visione. Le donne mestruate non dovrebbero essere tenute fuori dalla chiesa e allontanate dalla comunione. Ma questo messaggio veramente cristiano fu sfortunatamente travolto da un intensificato pregiudizio nei secoli successivi.

Furono i Padri Latini che reintrodussero un’isterìa sessuofobica nella morale Cristiana. Cominciò Tertulliano (155-245) quando dichiarò che anche il matrimonio legale ‘è contaminato dalla concupiscenza’. San Gerolamo (347-419 ) continuò su questa linea di pensiero , insegnando che la corruzione intacca tutti gli aspetti dei rapporti sessuali, anche nel matrimonio legittimo. Il matrimonio, con tutta la sporcizia del sesso, sarebbe venuto solo dopo la caduta di Eva. Nessuna meraviglia dunque se San Gerolamo ritenga che ‘il fluido mestruale’ renda le donne impure.

Sant’ Agostino (354-430) non fu da meno. ‘Il piacere’ durante i rapporti viene associato alla concupiscenza , conseguenza del peccato. Nel matrimonio, il sesso è peccato, anche se ‘veniale’. Il ‘piacere’ dei rapporti è, nei fatti, il mezzo attraverso il quale si è manifestato il peccato originale. Perciò il seme umano è corrotto. Anche a lui era chiaro che una donna mestruata non avrebbe mai potuto servire all’altare come sacerdote.

La prassi nella Chiesa nei secoli successivi

Già nel 241 Dionisio, Arcivescovo di Alessandria, scriveva: “le donne mestruate non devono venire all’altare, o toccare il Santo dei Santi, né venire in chiesa, ma pregare altrove.” Queste erano voci rare nella Chiesa d’oriente, dove le diaconesse servivano in tutte le diocesi.

Il vero problema però fu in Occidente, nelle diocesi di lingua Latina, l’ Africa del Nord, l’ Italia, la Francia e la Britannia.

  • Il Concilio di Cartagine (concilio locale) nel Nord Africa (nel 345) introdusse severe regole di astinenza per i vescovi, i sacerdoti ed i diaconi.
  • I Concili locali in Francia: Orange (441) ed Epaon (517), decretarono che nella loro regione nessuna donna venisse ordinata diacono. L’ovvia ragione era la paura che le donne mestruate profanassero la chiesa.
  • Papa Gelasio I (494) protestò per il fatto che le donne servissero all’altare.
  • Il Sinodo diocesano di Auxerre (588) decretò che le donne dovessero coprirsi le mani con un panno nel momento di ricevere la comunione.
  • Il Sinodo di Rouen (650) proibì che i sacerdoti porgessero il calice nelle mani delle donne o che li aiutassero nella distribuzione della comunione.
  • Il vescovo Timoteo di Alessandria (680) stabilì che le coppie si astenessero dai rapporti il sabato e la domenica ed il giorno prima di ricevere la comunione. Stabilì inoltre che le donne mestruate non ricevessero la comunione, non potessero ricevere il battesimo o visitare la Chiesa nel giorno di Pasqua.
  • Il vescovo Teodoro di Canterbury (690), ignorando la lettera di Papa Gregorio al suo predecessore, proibì che le donne mestruate visitassero la chiesa o ricevessero la santa comunione. Le madri rimanevano impure per quaranta giorni dopo aver dato la vita.
  • Il vescovo Teodolfo di Orléans (820) proibì alle donne di entrare nel santuario. Inoltre: “Le donne dovrebbero ricordare la loro debolezza, e l’inferiorità del loro sesso: e perciò dovrebbero aver paura di toccare qualsiasi cosa sacra che sia nel ministero della Chiesa.

I teologi Scolastici e l’ impurità rituale delle donne

La retorica contro la presunta impurità rituale delle donne venne proseguita dai teologi del Medio Evo.

  • Alle donne non è permesso visitare la chiesa durante le mestruazioni o dopo la nascita di un figlio. Perché la donna è un animale mestruato. Attraverso il contatto col suo sangue i frutti non matureranno. Il mosto degenera, l’erba si secca e gli alberi perdono i loro frutti anzi tempo. Il ferro arrugginisce e l’aria diventa scura. Quando i cani lo assaggiano, diventano rabbiosi.” Paucapalea, Summa, Dist. 5, p. § 1 v.
  • Una donna non può distribuire la comunione agli infermi e deve rimanere fuori dalla chiesa dopo il parto. Ecco le ragioni: “Quel sangue è così esecrabile ed impuro che, come ha scritto Giulio Solinus nel libro ‘i miracoli del mondo’, al suo contatto i frutti non maturano, le piante seccano, l’erba muore, gli alberi perdono i loro frutti, l’aria diventa scura, i cani diventano rabbiosi … Ed i rapporti al tempo del periodo mestruale diventano molto rischiosi. Non solo a causa dell’impurità del sangue devono essere evitati i contatti con una donna mestruata: da tali rapporti vengono generati feti alterati.” Rufinus, Summa Decretorum, passim.
  • Le donne non possono toccare alcun oggetto sacro. La nascita di un bambino porta con sé una duplice maledizione: “C’erano due comandamenti nella Legge (il Vecchio Testamento), il primo relativo alla madre che dà la nascita, il secondo a colui che nasce. Riguardo alla madre, se dava alla luce un figlio maschio, essa doveva guardarsi dall’entrare nel Tempio per quaranta giorni come una persona impura: perchè il feto, concepito nell’impurità, pare che rimanga informe per quaranta giorni. Ma se nasce una femmina, lo spazio di tempo veniva raddoppiato, per il sangue mestruale, che accompagna la nascita, considerato particolarmente impuro perchè al suo contatto, come afferma Solinus, i frutti e le erbe appassiscono. Ma perchè il tempo per una bambina femmina è stato raddoppiato? Questa è la soluzione: perchè una duplice maledizione grava sulla donna. Perchè su di lei grava la maledizione di Adamo e per la punizione ‘tu partorirai con dolore’. O, forse, perché, come la scienza medica rivela, durante il concepimento le figlie femmine restano informi per un tempo doppio rispetto ai maschi.” Sicardo di Cremona, Mitrale V, cap. 11.

Il pregiudizio relativo ‘all’impurità rituale’ delle donne ha determinato una lunga serie di proibizioni nella Legge Ecclesiastica

La presunta ‘impurità rituale’ delle donne entrò nella Legge Ecclesiastica specialmente attraverso il Decretum Gratiani (1140), che divenne legge ufficiale della Chiesa nel 1234, come parte vitale del Corpus Iuris Canonici che restò in vigore fino al 1916.

Le proibizioni rituali contro le donne nel Corpus Iuris Canonici (composto da collezioni normative formatesi tra i secc. XIII e XV e “ufficializzate” col concilio di Trento nel sec. XVI e poi, nel sec. XX, dal Codice di diritto canonico Codex iuris canonici del 1917) possono essere evidenziate con altri esempi :

La proibizione per le donne di ‘cantare in chiesa’ venne ripetuta più volte dalla Sacra Congregazione per la Liturgia . ‘Le ragazze o le donne non possono essere membri di nessun coro‘ (decreto 17 settembre.1897). “Le donne non possono essere parte del coro. Cori di donne separati sono assolutamente vietati, eccetto che per particolari motivi e con l’autorizzazione del vescovo” (decreto 22 novembre 1907). “Qualunque tipo di coro misto di uomini e donne , anche se stanno in piedi lontano dall’altare, è totalmente vietato” (decreto 18 dicembre 1908).

IlCodice di Diritto Canonicopromulgato nel 1917, contiene i seguenti canoni fondati sul presupposto della impurità rituale delle donne:

L’inversione nel 1983 (?)

Il nuovo Codice di Diritto Canonico (1983) segna molti miglioramenti nello ‘status’ delle donne nella Chiesa. Sebbene esso mantenga la proibizione contro l’ordinazione delle donne, e riserva anche il lettorato ed il ministero di acolito ai soli uomini, ha finalmente invertito la posizione della Chiesa per affermare che le donne, ‘per delega temporanea‘, possono compiere questi ministeri in Chiesa.

  • Le donne possono essere lettori delle Sacre Scritture durante le funzioni liturgiche
  • Servire messa;
  • Commentatori durante l’Eucarestia;
  • Predicatori della Parola;
  • Cantori e cantanti, sia come solisti che come membri del coro;
  • Dirigenti dei servizi liturgici;
  • Ministri del battesimo
  • Possono distribuire la comunione.

Attraverso queste modifiche della Legge Ecclesiastica e della prassi, la Chiesa ufficiale ha finalmente riconosciuto, con alcune eccezioni, che il suo pregiudizio contro le donne basato sulla ‘impurità rituale’ era infondato. Perché le gerarchie della Chiesa non giungono all’ovvia conclusione che il divieto dell’ordinazione delle donne, fondato su questo ed altri pregiudizi, è totalmente nullo?

Nel passato molti Padri, legislatori canonici, teologi e Capi della Chiesa erano dell’opinione che le donne non potessero essere ordinate sacerdoti perché i loro periodi mestruali le rendevano ‘ritualmente impure’.
Se alle donne non era permesso avvicinarsi all’altare, toccare i paramenti dell’altare o i sacri calici ,se non potevano entrare in una chiesa durante le mestruazioni o dopo il parto, e così via, come si poteva immaginare che le donne potessero presiedere all’Eucaristia sull’altare?
E’ innegabile, perciò, che la loro opposizione al sacerdozio femminile si giustificava, in larga misura, col pregiudizio che le donne rappresentassero un rischio rituale.
E’ chiaro anche questa prevenzione sociale e culturale ha invalidato il loro giudizio sull’opportunità dell’ordinazione delle donne.

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