Fisicamente

di Roberto Renzetti

15 Novembre 2016 di: Andrea Cinquegrani

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Renzi sotto accusa per alto tradimento, atto secondo. Presentato alla procura di Roma il 16 novembre un nuovo esposto denuncia contro il premier – dopo il primo di fine ottobre – articolato in dieci, pesantissime ipotesi di reato, sia a carico di Matteo Renzi che del Ceo di Jp MorganJamie Dimon. Non basta, perchè segue a ruota un’altra bordata da novanta, ossia un esposto denuncia sul voto truffa degli italiani all’estero, soprattutto a base di “voto di scambio” e di quantomeno “anomalo” utilizzo di ingenti fondi per promuovere il SI al referendum del 4 dicembre.

Elio Lannutti. In apertura Matteo Renzi e Maria Elena Boschi

Autentici macigni che piovono sul capo del nostro primo ministro: ma incredibilmente ignorati e silenziati dai media, anche quelli di consolidata fede anti-renziana, che agli attacchi documentati preferiscono le punture di zanzara.

Autore del j’accuse Elio Lannutti, storico fondatore e animatore di Adusbef, la sigla da anni in prima linea per tutelare gli interessi dei risparmiatori vessati e tartassati da banche e assicurazioni, e per denunciare gli ormai “fisiologici” non controlli da parte degli organismi che, invece, per legge dovrebbero vigilare sulle spericolate operazioni finanziarie, come Bankitalia e Consob. E’ autore, Lannutti, del profetico “Bankster – Peggio di Al Capone i vampiri di Wall street e piazza Affari”, scritto nel 2010.

I GOLPISTI DELLO SPREAD

“Due ‘ennesimi’ esposti denuncia – commenta Lannutti – contro i ‘golpisti dello spread’, i banchieri d’affari e malaffare, auspicando che un giudice a Berlino possa chiarire i comportamenti per Alto Tradimento, articolo 90 della Costituzione, rilevati tra il capo del governo Renzi e il capo di Jp Morgan, Jamie Dimon, in dieci schiaccianti prove. Oltre a chiedere chi siano stati i manipolatori del voto estero ed i fornitori degli elenchi di 4 milioni di italiani, i finanziatori per la spedizione, finalizzata alla propaganda renziana”. E a proposito della denuncia sul voto all’estero, il presidente di Adusbef aggiunge: “si tratta di voto di scambio vero e proprio, e poi di totale mancanza di controlli sulle firme e sullo stesso voto nei consolati esteri, dove può succedere di tutto”. Va solo ricordato en passant che il “voto di scambio” fu uno dei primi ingredienti di Mani pulite: in alcune procure – come ad esempio quella di Napoli – rappresentò il vero grimaldello per scoperchiare il pentolone di Tangentopoli.

Partiamo allora proprio dal voto estero. Dove, a quanto pare, le truppe renziane ne hanno combinate di tutti i colori: e sarà opportuno capire quanto possa finire nella parodia e quanto, invece, nel codice penale. La scoperta del giallo sui voti è tutta merito di Maria Elena Boschi, che candidamente s’è lasciata sfuggire nel corso di uno streaming su Facebook con alcuni ragazzi residenti all’estero, per convertirli sulla via del SI: “Avete già ricevuto la lettera del premier?”, chiede Maria Elena. “No, non è ancora arrivata”, rispondono alcuni. E qualcuno, durante la diretta, aggiunge che la lettera dovrebbe arrivare “contemporaneamente alla busta-elettorale per gli italiani iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero”, ossia il registro ‘Aire’. La ministra delle Riforme, imbarazzata, li corregge e ‘si scopre’: “No, ragazzi, non dite che le lettere arrivano ‘contemporaneamente’ ma ‘insieme’, se no poi arriva la polemica. Diciamo che sarà… una contemporaneità cronologica”. Maga del tempo e degli astri, fata Maria. Ma la polemica scoppia.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano

Sbotta il capogruppo di Forza Italia in Senato, Renato Brunetta: “L’invio contemporaneo delle due lettere è un reato gravissimo: un soggetto privato ottiene di poter inviare una lettera insieme ad una comunicazione istituzionale. Non si tratta di un solo reato, ma di una collezione di reati. E’ una vicenda da impeachment per il presidente del consiglio”.

Cerca di buttare acqua sul fuoco il ministro degli Interni Angelino Alfano, che imitando la candida Boschi mette a segno un altro autogol: “E’ un’iniziativa assolutamente normale – osserva con acume da costituzionalista doc – che ha tutta l’istituzionalità che giustifica l’intervento di un presidente del Consiglio a promozione del voto”.

UNA PIOGGIA DI AUTOGOL

Peccato che lo stesso premier ne faccia due, di autogol: da guinness. Da un lato attribuisce la responsabilità dell’invio galeotto al suo maggiordomo al Viminale, dall’altro cerca comunque di mettere una pezza a colori sostenendo che “così avevan fatto altri”, a proposito di Silvio Berlusconi e dello stesso Pierluigi Bersani (suo predecessore alla guida del Pd): circostanza falsa, dal momento che i due, Berlusconi e Bersani, avevano inviato sì comunicazioni, ma da segretari di partito, non certo da premier.

Gli autogol non finiscono mai, e a riprova di quanto il partito del SI sia nel pallone c’è una vera chicca: nel messaggio di propaganda inviato dalle truppe renziane, dove campeggia la foto di Matteo abbracciato al presidente Usa Barack Obama, insieme ad una scritta “Caro Italiano, cara italiana”, in perfetto stile Dc ai tempi delle letterine pre voto, fa capolino un indirizzo internet, “www.bastausi.it”. Mai enne (n) fu tanto galeotta: e il marchiano errore di ortografia da alunni delle primine si trasforma presto in un boomerang, con quel dominio occupato al volo da alcuni aficionados del No (in particolare il comitato “Costituzione Bene Comune”) e utilizzato come veicolo di propaganda per le ragioni antitetiche!

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