Fisicamente

di Roberto Renzetti

ALLA RICERCA DI UN UOMO CHIAMATO GESU’

LA CHIESA DOPO GESU’

LA CHIESA CONTRO GESU’ I

LA CHIESA CONTRO GESU’ II

 GLI INSEGAMENTI MORALI DELLA BIBBIA CHE NON TI HANNO FATTO CONOSCERE

        I lettori di Fisicamente mi conoscono ormai da moltissimo tempo. Ho portato avanti una critica ferma e continua alla Chiesa ricostruendo molte vicende che hanno visto protagonista la Chiesa dei satrapi e gaudenti. Ho fatto ricerche sulla Bibbia (Vecchio Testamento) andando a documentare i crimini di quel Dio assassino. Tutto questo è pubblicato nel sito. Mi sono occupato con ampi dettagli delle varie Inquisizioni. Ho indagato la storia dei Papi andando a ricercare quelle pochissime oneste persone a confronto con una banda di violenti, bugiardi, crapuloni e, come no !, criminali lussuriosi e blasfemi. Stavo affrontando la storia del Cristianesimo per pubblicarla nel sito quando un editore (che non è lo stesso che ha poi pubblicato il libro) mi ha scritto chiedendomi di non seguire pubblicando nel sito perché l’argomento lo interessava. Non pubblicai più sul web ma portai avanti il mio lavoro che comunque mi interessava. Eravamo alla fine del 2010. L’editore che si era proposto di pubblicare prendeva tempo in un modo che io ho ritenuto autolesionista: il mio libro era pronto a fine 2010 e nei primi mesi del 2011 uscivano altri libri, sicuramente di interesse sull’argomento (Ratzinger, Flores D’Arcais, …). Poi ricevetti una mail da questo editore che rimandava tutto a data da destinarsi. Fu allora che chiesi all’amico Montesi se conoscesse qualche editore interessato a questo lavoro. Fu così che conobbi Riccardo, colui che, insieme alla sua compagna Chiara, dirige le Edizioni Tempesta. Persone eccellenti che mi hanno dato fiducia ed ogni facilitazione. Mio compito è ricambiare questa fiducia cercando di vendere il maggior numero di copie del libro al fine di ripagare le ingenti spese che sono state sostenute per pubblicarlo. Se il tutto va come spero sarà possibile per me pubblicare altri lavori su argomenti similari. Mi affido quindi a voi lettori per dare una mano a me ed all’editore e, vi assicuro, i libri valgono la pena.

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        Riporto di seguito le Copertine dei libri e l’Indice per capire meglio di cosa trattano i lavori.

Riporto la Prefazione di Carlo Bernardini al primo dei volumi ora presentati:

         La letteratura disponibile sulle origini del cristianesimo e le sue radici giudaiche è veramente sterminata: forse ci mancava un’opera rigorosamente laica costruita con innumerevoli mattoni che però formino tutti insieme una figura. E qui la troviamo, anche se per la sua natura di gigantesco “frullato” (mi si passi la parola) di fatti e personaggi che agiscono su un arco già plurisecolare nelle origini, richiede una registrazione di dati che va molto al di là di ciò che è in grado di fare un lettore umano normale. Non parliamo poi di ciò che può fare (più probabilmente non-fare) un lettore credente già trattato con l’educazione religiosa conservata nei freezer della chiesa cattolica. Si capisce, di fronte a questo livello di complessità integralista, che occorrerà dedicarsi, prima o poi, a un livello minimo di divulgazione che dica succintamente e altrettanto verosimilmente che “qualcosa” è accaduto perché “qualcuno” è veramente esistito in un momento in cui un superpotere (l’impero romano) gestiva suoi possedimenti molto turbolenti perché un calderone di popolazioni (ebrei, palestinesi) bolliva a causa di opzioni (monoteismi) conflittuali ma paralleli che sfornavano etiche e libri sacri con valore di leggi inviolabili. Non a caso, un iraniano naturalizzato olandese, Kader Abdolah, ha scritto un mirabile racconto, Il Messaggero, in cui un visionario Maometto detta un libro sacro suggeritogli dall’arcangelo inviato da Allah (che così si allinea come dio di un monoteismo tardivo ma nuovo di zecca) per avere un “Libro” al posto degli idoli di pietra della Mecca e per conquistare il potere assoluto che solo un Corano può dargli diventando legge soprannaturale: Il Messaggero si legge d’un fiato.

         In questo libro di Renzetti, invece, il multiforme terrorismo delle sette giudaiche produce una pirotecnia di imprevisti e di fondamentalismi implacabili che fanno sudare freddo anche chi, come noi a due millenni di distanza, sta tentando di scaricarne gli effetti, micidiali come un’epidemia, inespugnabili come i virus. Potremmo parafrasare Lenin: “L’estremismo, malattia infantile del monoteismo”, rivolgendoci al tempo stesso a una attualissima sinistra democratica senza pace che non si accorge di ripetere la storia nei suoi aspetti peggiori. Accanto a questo, possiamo anche valutare le occasioni mancate, dall’illuminismo al femminismo: l’idea di libertà che non ha impedito agli autoritarismi di succedersi senza tregua; l’idea di parità uomo-donna che è stata avversata da ogni monoteismo come se la sottomissione delle femmine fosse un tratto distintivo della volontà divina. Come non pensare che “il sonno della ragione genera mostri”? E in queste cose la ragione, drogata, ha dormito per secoli cincischiando con il potere temporale senza riconoscere in tempo utile che il potere “spirituale” imbevuto di ignoranza è molto più redditizio e può essere amministrato esattamente come il denaro. Renzetti fa un minuzioso resoconto di fatti e fonti, che lasciano sbalorditi sul livello della credulità umana: gli umani hanno a noia la realtà naturale sicché passano il tempo facendo a chi le sballa più grosse; e la più grossa è senza dubbio dio, nelle sue qualità umanizzate che aiutano la gente a illudersi di “percepirlo”. Le costruzioni superano ogni immaginazione: la trinità, che permette di usare  più di un dio vicario, lo spirito santo che metta in cinta la vergine sottraendola al coito con Giuseppe, il figlio che parli come un uomo riducendo il tasso di apparizioni del “principale” in persona già praticato nel Vecchio Testamento. Per fortuna, il Gesù che nasce in queste storie a più voci è generalmente buono e generoso, tollerante e pacifista e non minaccia di sterminio i nemici come fa il vecchio dio da guerra degli ebrei. Su queste basi nasce una fede, un’etica, una mitologia in cui molti umani si intrufoleranno rivendicando una rispettabilità certificata dall’alto. Finisce il divertimento licenzioso del paganesimo che non pretendeva  il controllo della religiosità individuale ma precorreva le moderne storie seriali televisive (diciamo, tipicamente, Beautiful): il popolo dei credenti deve dare prove di sottomissione e rispondere ad amministratori in abito talare, il clero. Ora che Gesù non c’è più e il clero si è autoinsediato e parla in suo nome, la guida delle anime sembra servire a puntino una pace sociale che la politica non è ancora in grado di garantire in modo incruento (perché la politica è sostanzialmente veterotestamentaria). Insomma, ciò che di buono sembrava esserci in questo Gesù di Gamala, è andato sprecato spostandosi sulla brama di potere del clero, senza produrre un pacifismo unificante e, anzi, disseminando i diritti umani di moniti disumani: la biologia contemporanea è continuamente molestata da precetti illiberali con cui la chiesa imbarazza i fedeli (a volte, basta un elemento esasperatamente “ortodosso” per paralizzare l’ammodernamento dei diritti; e faccio il nome della senatrice Binetti per un esempio contemporaneo da non dimenticare: si può forse attribuire sia pure al Gesù storico ciò che la senatrice propugna?).

         Procedendo nella lettura, in queso libro si trova una descrizione di tutto ciò che costituiva il gossip sulla divinità nelle diverse comunità ebraico-cristiane: i Vangeli Apocrifi; una miniera di problemi in fondo molto umani. Gesù aveva una donna? Cosa faceva con la Maddalena? E Maria era veramente vergine, prima e dopo il parto? E Giuseppe come digeriva tutto ciò? E come educava Gesù? Eccetera: veri rotocalchi ante-litteram; anche polizieschi, quando c’entra Giuda il traditore, che però si fa la sua “memoria a discolpa”… Ma la fantasia si scatena fertilissima quando entrano in ballo i miracoli: Gesù, li fa in proprio o li fa fare al Babbo di Lassù? Mai miracoli di interesse privato, sia chiaro: come può far vivere ciò che è morto o inanimato ben più facilmente potrebbe far morire ciò che è vivo e o infastidisce (anche se tutti possiamo farlo, in linea di principio, e quindi vale poco). I miracoli sono uno dei pochi superpoteri condivisi con gli dei pagani; ne differiscono solo nella scelta – gli dei sono più interessati al piacere che al bene; diciamo che sono più umani. Ma dalla capacità di fare miracoli si distinguevano i veri profeti; Gesù non poteva sottrarsi.

         E poi, oltre agli dei pagani, c’era la concorrenza monoteista. Il Medio Oriente sembrava avere un “deficit di trascendenza” insopprimibile proprio negli anni in cui il pensiero ellenista cercava di diventare una “cultura mondiale” del modo allora accessibile. La divinità più affine da cui sembravano attratti i colti e specie i romani era Mitra. I cristiani dovevano sudare duramente per battere Mitra; in questo, la molteplicità di testimonianze scritte non aiutava certo a venirne a capo, e forse a questo dobbiamo l’occultamento di molti testi d’epoca  e di molte leggende e varianti delle parti più mirabolanti delle divinità venerate. Ma Mitra ha lasciato tracce ovunque e molte pratiche gli sono state letteralmente scippate dal clero cattolico. A questo punto, senza che nessuno se ne accorga in tempo, compare il jolly del cristianesimo: Saulo, poi san Paolo. Un ometto che oggi sarebbe in analisi dando terribili grattacapi ad ogni psicanalista; ma che forse pensava semplicemente che fosse un peccato buttare tutta la “grazia di dio” (è il caso di dire) collezionata da quegli zoticoni degli apostoli e che apriva le porte di un potere con i fiocchi. Con un coup de theatre inscena una visione che lo porta sulla retta via mentre viaggia verso Damasco e prende le redini del governo delle anime. Ancora oggi succedono ogni tanto cose così, non ce ne meravigliamo di certo; anche se la storia “dovrebbe insegnare”. Di lì in poi, la letteratura cristiana accreditata porterà la sua firma, la firma di Paolo che, naturalmente, certifica per delega ciò che è bene e ciò che è male, dalla devozione all’antifemminismo e a una certa dose di razzismo primitivo.

         Il problema storico centrale diventa qui, però, quello di rimettere negli scaffali i testimoni e le loro biografie per identificare in una precisa figura storica il Gesù di cui ancora parla tanta parte dell’umanità. Il Gesù storico sembra difficilmente scindibile dal problema politico del suo tempo: quello della convivenza tra ebrei, romani e minoranze giudaiche autonome. Sembra molto verosimile che Gesù e i suoi discepoli si dibattessero per ottenere alcun diritti civili importanti e che, nel far ciò, dessero fastidio sia agli ebrei che ai romani. Teatro di questi scontri erano i luogi consacrati dalla tradizione o le campagne di cui disponevano alcune tribù. Fatto sta che un bel giorno le autorità decidono di dare una lezione ai “ribelli” che gettavano malcontento tra il popolo; e vanno a catturare il “capo”. Si chiama Gesù o Barabba? Oppure, Gesù Barabba è un’unica persona? Qui leggerete le speculazioni odierne al riguardo.

         Difficile venirne a capo da soli, senza l’aiuto di un buon libro come questo (di cui merita ammirare l’ordine e la completezza); ma ne parliamo ormai oggi quando una struttura efficientissima, la chiesa cattolica, ha compiuto per due millenni un’opera di attivazione capillare del culto di un Gesù divino che, oltre a essere un oppositore di poteri tramontati da un pezzo (il che ormai ha solo interesse storico anche se esemplare di una comistione sempre possibile di politica e misticismo), è un individuo annunciato come Messia da profeti precedenti, che ha predicato un qualche tipo di tolleranza, che ha vinto la morte risorgendo, ha guidato milioni di individui sulla via del conformismo etico in un bosco di comandamenti e sacramenti generalmente accettati, ha assunto una funzione di elemento regolatore di società evolute. L’apparato di note e riferimenti è da capogiro: Roberto Renzetti è un fisico; e nel libro si vede: perché fa parlare (o meglio, fa scrivere) gli autori da cui la storia proviene e si preoccupa di discernere le testimonianze dalle affermazioni interessate. Per questo, oggi non comune, va ringraziato.

Carlo Bernardini

Roma, 14 luglio 2011

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Ed ora la mia introduzione e alcune prime considerazioni sul contesto storico:

INTRODUZIONE

        So bene che di questo argomento è stato scritto da studiosi molto più autorevoli di me, nell’ipotesi che io abbia una qualche autorevolezza. Nonostante ciò ho voluto raccogliere alcune delle cose che negli anni ho studiato e creduto di capire per comunicarle a chi vorrà leggerle. Posso garantire che questo lavoro è stato portato avanti con passione ed onestà e dico questo perché non ho fini nascosti e non posso averli perché io non ho una religione da difendere ed a cui iscrivere addetti. Piuttosto sono, questo sì, uno scienziato ed uno storico della fisica, una persona che ha tentato di applicare il metodo storico critico alle vicende che tutti noi che viviamo in un Paese Cristiano sappiamo fin da bambini. Alcuni tra noi non si sono posti alcun problema ed hanno seguito le tradizioni dei padri, altri hanno voluto capire a cosa fossero ancorate tali tradizioni. Ebbene tra questo secondo gruppo mi ritrovo ed ho cominciato a pormi problemi non su questioni di fede ma su questioni socio economico politiche che riguardavano e riguardano i comportamenti della Chiesa cattolica in Italia. Senza spiegare perché ci vorrebbe troppo spazio ma confidando nella conoscenza del mondo che ci circonda da parte del benevolo lettore, l’invadenza nella vita quotidiana, civile e morale, di tutti noi, di questa istituzione è intollerabile. Da dove trae i suoi principi, da dove le leggi che vuole imporci ? Qual è il fondamento teorico alla base di comandamenti riversati sulla nostra testa come lapidi ? Al di là del catechismo che il buon parroco ci ha raccontato tanti anni fa, restava in me il bisogno di comprendere meglio di cosa si trattava, di che tessuto era fatta la camicia che ci costringeva e le costrizioni si possono alla fine anche accettare ma sapendo di cosa si tratta, essendo critici, cercando di capire chi e perché agisce in un dato modo.

        E’ qui che ho intersecato alcune mie conoscenze di metodo per capire. Prima ciò che mi era più vicino, chiedendo a persone da me ritenute sagge e competenti. Ebbi vari incontri con una persona che poi fu mia amica per anni, con un grande cattolico e pittore americano, William Congdon, l’amico Bill. Questa eccellente persona venne a vivere per un periodo di tempo in un eremo vicino al paese nel quale vivevo, l’eremo di Beato Lorenzo a Subiaco. Ero giovane, avevo 20 anni, ma già ero interessato a capire cosa avevo intorno perché, già allora, per me la Chiesa era nemica. In quel Paese chi, come me, aveva scelto un impegno pubblico a sinistra, era emarginato. Con gli amici ci si vedeva la sera perché non si doveva sapere di amicizie con me per via di quel posto di lavoro che passava per la Curia. Bill invece  parlò con me per ore, per molto tempo, in molte passeggiate lunghissime. Mi invitò al Beato Lorenzo, mi fece vedere la sua celletta. Quando seppe della mia avversione, allora solo contro l’istituzione ma già verso i fondamenti teorici di essa (anche se in modo assolutamente confuso), fu lui che mi disse la cosa più bella che uno si possa aspettare da un credente: Dio è tanto grande che noi non potremo mai sapere se gli è più vicino chi lo adora o chi a lui non crede. E aggiunse che avrei sempre dovuto fare ciò che credevo e pensavo. Insomma un personaggio davvero eccellente soprattutto per quell’invito ad agire sempre secondo coscienza. Che è la stessa cosa che da anni consiglio anch’io ai miei amici e conoscenti. Lo seguii poi nella sua attività preso la Pro Civitate Christiana ad Assisi e nei suoi incontri con Pasolini. Poi non lo vidi più.

        Da quegli anni lontani iniziai a leggere in modo disordinato, nel senso che leggevo cosa si scriveva su differenti argomenti senza passare per i testi originali. Poi iniziai con i Vangeli ma mi risultavano slegati da un qualche contesto. Poi aggiunsi gli Atti degli Apostoli ma anche qui non riuscivo ad inserirli in qualcosa che mi appartenesse. Intanto iniziavo a scontrarmi con i teorici rappresentanti di Gesù in terra. Prima con il battesimo forzato della mia prima figlia. Quindi con gli scontri fisici davanti alla chiesa di Sant’Andrea con un prete militante che imponeva volantini contro il divorzio sul sagrato. E poi con una Chiesa sempre più nemica perché sempre, nei secoli dei secoli, legata al potere che è sempre stato avverso a persone normali e non potenti quale io sono. Volevo capire meglio le basi teoriche e, finalmente, ho cominciato con il Vecchio Testamento e mi sono letto tutto ciò che c’era. Con questa fondamentale premessa sono passato al Nuovo Testamento che, ora, mi risultava estremamente chiaro. Nel frattempo, per vicende politiche del tempo, imparai a conoscere Israele e alcune cose del popolo ebraico. Gli inserimenti di tali conoscenze con il Vecchio Testamento a me spiegarono moltissimo delle vicende tragiche che, dal 1967, iniziarono ad interessarmi. Poi le successive lotte per sostenere la Legge 194 (interruzione di gravidanza) e, finalmente, le intollerabili interferenze, sempre sostenute da ogni parte politica come voto di scambio, su Procreazione Assistita e Testamento Biologico. Il Dio del Vecchio Testamento, con la sua violenza criminale ed assassina, poteva anche essere il padrino di tale Chiesa ma la svolta di Gesù, almeno su certi aspetti, non era più conciliabile con gli interventi violenti della Chiesa sulla vita civile di un Paese. Ho approfondito gli studi ed ho visto con estrema chiarezza che questa Chiesa, ogni Chiesa, non c’entra nulla con Gesù perché Gesù non ha fondato alcuna Chiesa. Alcune persone si sono appropriate del marchio Gesù e Maria per costruire una religione come centro di potere e privilegio. Sono stati bravi e ci sono riusciti. Noi, la povera gente, comunque sempre tagliati fuori e sempre a dover subire dal potere civile e religioso.

        Dopo aver scritto dei pessimi esempi del Dio veterotestamentario e della pochissimo edificante storia dei Papi, fino a quest’ultimo, come sbocco naturale vi era il Gesù del Nuovo Testamento. Chi era, al di là degli stereotipi ? Qui, qualunque studioso che si muova senza pregiudizi, si trova di fronte a moltissimi problemi e contraddizioni. I testi sono stati manipolati nei primi secoli in modo da cambiare l’immagine di Gesù e farla somigliare a quella della Chiesa, il processo cioè inverso a quanto uno si aspetterebbe.

        Per parte mia debbo dire che le cose che ho scritto derivano tutte da una bibliografia secondaria. Non ho letto direttamente i testi degli studiosi che per secoli hanno sviscerato i Testi Sacri. Ho letto invece i testi di coloro che hanno attinto direttamente ai lavori degli studiosi suddetti. Di questi studiosi mi sono servito riportando spesso ampi brani dei loro lavori perché ritengo inutili le perifrasi che dovrebbero garantire una falsa paternità. Quindi io non ho inventato e/o scoperto nulla. Servendomi dei testi suddetti e, soprattutto della Bibbia, ho fatto la mia ricostruzione dei fatti, lasciando con interrogativi le parti più dubbie e discusse. Il lungo viaggio, iniziato idealmente moltissimi anni fa e materialmente da almeno un anno, è arrivato a quanto troverete scritto di seguito.

        Perché ho scritto queste cose ? Perché, probabilmente sbagliando, credo ancora che la conoscenza di alcune cose possa muovere delle coscienze. Al fine di togliere all’arroganza della Chiesa quella legittimità che non ha. Almeno come discendenza diretta da quell’Uomo chiamato Gesù.

        Un’avvertenza è necessaria. Le questioni di fede sono estremamente delicate perché toccano nel profondo le sensibilità della maggioranza delle persone. Io non ho nulla contro chi ha fede, contro la persona che affida se stessa ed i suoi cari ad un al di là che mi piacerebbe vi fosse. So che per molti vi è la fede, la fiducia nel sovrannaturale, come ultima e sola consolazione di fronte alla disperazione che una vita in determinate condizioni può provocare. Lungi da me l’idea di prendermela con costoro con i quali vorrei abbracciarmi. Chi legge capirà che l’eventuale bersaglio è proprio chi dalla sofferenza e speranza altrui trae beceri vantaggi. Intollerabile.

IL CONTESTO STORICO

          Su Gesù si è scritto e riscritto ormai da secoli. Tento anche io un’indagine che vuole partire da ciò che era la Palestina all’epoca in cui viene situata la nascita e la vita di Gesù e, attraverso le varie tappe che hanno segnato questa vita (quelle vere e quelle leggendarie), e arrivare a comprendere quanto possibile dell’uomo Gesù. Avverto subito che la mia è la visione di un ateo che, con l’ebreo Gesù, va a ricercare quali siano le novità nella predicazione di quest’uomo rispetto all’intollerabile violenza del Vecchio Testamento.

        Gli eventi si collocano in Palestina che, non occorre dimenticarlo, rispetto al successivo dispiegarsi degli imperi assiro-babilonese, egiziano, alessandrino, romano, era una zona geograficamente insignificante, anche se corridoio importante di collegamento tra Asia Minore e Nord Africa. Dico questo per dire che notizie relative agli avvenimenti di 2000 anni fa di una piccola zona sono difficili da reperire. Abbiamo la fortuna di disporre di alcuni scritti di uno storico, Giuseppe Flavio  (37-100 d.C. circa). Questi era un comandante militare ebreo durante la guerra giudaica contro i romani del 66-74 d.C., oltre che legato del Sinedrio di Gerusalemme e governatore della Galilea durante la suddetta guerra giudaica. Costretto presto ad arrendersi con tutta la sua guarnigione verso il 67 d.C., venne deportato a Roma dove collaborò con i romani diventando un protetto dell’imperatore Vespasiano e assumendo persino il patronimico della famiglia imperiale (Flavio). Le sue opere più importanti sono le Antichità Giudaiche, una storia dei giudei in venti libri dalle origini fino all’inizio della guerra giudaica, e la Guerra Giudaica, che narra gli eventi della prima grande rivolta giudaica contro i Romani culminata con la distruzione del tempio di Gerusalemme del 70 d.C., in sette libri. Un breve accenno alla rivolta giudaica e alla storia di quegli anni compare anche nel Libro V delle Historiae scritte dallo storico romano Tacito (70-126 d.C. circa). Purtroppo questa opera di Tacito è andata perduta nella parte finale di nostro interesse, tuttavia contiene alcune interessanti indicazioni sulla storia dei Giudei in quel periodo. Queste sono le due opere che ci forniscono le maggiorin informazioni sulla storia della Palestina in quegli anni, negli anni in cui è collocata la vita di Gesù. Altre notizie, non più relative a Gesù ma ai cristiani, le troviamo in scrittori posteriori come Plinio il Vecchio (23-79 d.C), Plinio il Giovane (61-112/113 d.C.), Svetonio (70-126 circa d.C.), l’Imperatore Adriano (76-138 d.C.), Trifone Giudeo (inizi II secolo d.C.), Marco Aurelio (121-180 d.C.), Epitteto (50-120 d.C.), Galeno (129-200 circa d.C.), Frontone (100-166 d.C.), Luciano di Samosata (120-180 circa d.C.), Celso (fine II secolo d.C.), Porfirio (233-305), Apuleio (120-180 circa d.C.).

           […]


Il commento di un lettore:

Mi sento come in dovere di ringraziare il prof. Roberto Renzetti per il suo lavoro “Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù“.
Sto terminando di “studiare” il testo. La chiara impostazione degli argomenti, la precisa e consequenziale citazione documentaria, la limpida fraseologia e l’apparato in nota ne fanno un testo unico in un campo di ricerca tra i più ostici, “in cui – come scriveva Max Weber – la padronanza effettiva richiede più del lavoro di una vita umana” [Sociologia della religione. Volume IV. L’etica economica delle religioni universali. Il giudaismo antico]. Il fatto per di più di essere uno stimato ed illustre fisico depone a garanzia di concreta precisione e assenza di secondi scopi. Grazie davvero. E lo dico con cognizione di causa.

Rolando Gaspari

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Il commento di Cattolicesimo Reale:

Un uomo eccellente

Più problematica la figura di Gesù proposta dal saggio Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù (Tempesta editore) di Roberto Renzetti, curatore dell’ottimo sito “Fisica/mente”, dove da anni va raccogliendo materiali propri ed altrui di politica, filosofia, scienza e critica della religione, quella cattolica in particolare.

La ricerca di Renzetti condotta, come egli stesso avverte, solo su fonti secondarie, parte da una ricostruzione a volte perfino troppo minuziosa del periodo storico in cui sarebbe vissuto Gesù e delle notizie assai scarse o manipolate che forniscono Giuseppe Flavio e altri contemporanei sicché «nella storia, Gesù non esiste. Esiste invece nei testi del Nuovo Testamento come costruzione di suoi discepoli e seguaci», discutibili anche «per i falsi operati in differenti epoche» (p. 105).

Si entra quindi in una analisi dei Vangeli, ricca di citazioni testuali e con riferimenti anche a quelli apocrifi, ad altri testi del Nuovo Testamento o a ipotesi critiche di storici moderni. Un motivo d’interesse del libro sta senz’altro nel modo circostanziato con cui mette in evidenza contraddizioni dei testi sacri, interpolazioni o manipolazioni funzionali a divinizzare e trasformare Gesù nel fondatore di una religione. Falsificato sarebbe il suo stesso luogo di nascita, identificabile con Gamala e non con Nazaret, forse usata per occultare il fatto che Gesù fosse nazireo (setta riconducibile agli Esseni, come agli Zeloti rimandano i termini cananeo e galileo, pp. 83-93). Sono sette rivoluzionarie e antiromane: il che fa pensare che la sua condanna fosse voluta dai romani più che dagli ebrei. Controverse anche l’identità di Gesù, che tende a sovrapporsi al Battista o a Barabba, o i suoi stessi insegnamenti, al punto da dover ritenere «il cristianesimo che oggi conosciamo non… figlio di Gesù ma di Paolo» (p. 217). Non credibili e incongrue la risurrezione o i miracoli; contraddetta da vari passi evangelici, infine, la divinità di Cristo, «considerato dagli Apostoli un profeta, un grande saggio, una persona dotata di poteri speciali … ma non un dio» (p. 295), divinizzato via via nel passare dal primo all’ultimo Vangelo ma in modo definitivo dai concili del IV-V secolo mentre era solo, anche per Renzetti come per gli altri autori da noi citati, un «uomo eccellente» (p. 309).

Senonché nell’ultimo capitolo del libro (“Gesù ritrovato”) Renzetti cerca di recuperare e proporre in una sua supposta verità storica, libera da tutte le “incrostazioni”, questa figura leggendaria, forse mai esistita, distorta e manipolata dalla Chiesa per costruire una religione legata al potere: «la conclusione», riconosce Renzetti, «dovrebbe essere che Gesù è un mucchio di invenzioni, sciocchezze, di miti e leggende», data «la completa inattendibilità storica del Vangeli», ma «voglio ammettere l’esistenza di Gesù» (p. 298) – un grande saggio, forse un rivoluzionario esseno o zelota, che tese a riformare il giudaismo (non l’umanità intera) per riportarlo «verso la difesa degli umili» cui dedicò la sua predicazione. Conclusione poco motivata, fondata su testi che l’autore stesso dichiara inattendibili, e che risulta quindi poco persuasiva.

http://www.cattolicesimo-reale.it/ora-di-religione/ma-chi-era-gesu2-2/

RIPORTO QUALCHE BRANO DEL CAPITOLO DISCUSSO DA CATTOLICESIMO REALE:

        Dopo questa lunga ricerca la conclusione dovrebbe essere che Gesù è un mucchio di invenzioni, di sciocchezze, di miti e leggende utili a costruire una religione. Questo è certamente vero per l’immagine esteriore di Gesù che è stata fornita nei secoli. Si potrebbe addirittura sostenere, come molti storici hanno fatto, che Gesù non è mai esistito vista la completa inattendibilità storica dei Vangeli. Sembrerebbe tutto da buttare ma non è così. Voglio ammettere l’esistenza di Gesù (*)ma, subito dopo, occorre iniziare a spogliare il personaggio da tutte le incrostazioni, aggiunte ed omissioni, che gli hanno costruito addosso e lo hanno di fatto nascosto. Questa operazione è indispensabile se si vuole tentare di cogliere ciò che rappresenta Gesù alla sua radice, nella sua essenza […]

        Questa persona, per questo rivoluzionaria, non si accontenta di parlare ai generici poveri ma ai diseredati, a coloro che non avevano speranza alcuna. Dà voce a chi non ne aveva mai avuta, come le donne ed i bambini; è duramente critico con la ricchezza che all’epoca (e non solo) qualificava il successo ed il potere e quindi il valore di una persona. Moltissimi suoi interventi sono con i cosiddetti indemoniati, coloro che soffrivano di malattie tipo epilessia, isteria e consimili. A quell’epoca erano poche le famiglie che potevano sobbarcarsi il mantenimento di queste persone e, in molti casi, venivano lasciate andare al loro destino. Le città pullulavano di questi reietti che si trascinavano in cerca di qualcosa per mangiare e vestirsi. Ecco, oltre che ai poveri era a questi che Gesù si rivolgeva. E loro lo avevano saputo cosicché in ogni città dove si recava gli si accalcavano intorno tentando di toccarlo, almeno nelle frange del suo mantello, frange tipicamente ebraiche, con quella infinita speranza di guarire. Quando poteva imponeva le mani e tentava di guarire, a volte riuscendovi per l’immensa devozione di chi lo toccava. Queste erano altre pecore, non quelle perdute per il peccato, ma perdute per la mancanza di ogni fiducia. […]

        La Legge non è più un qualcosa di assoluto per il solo fatto di essere Legge. Essa va vista solo in funzione del bene del prossimo perché più importante della Legge è l’Amore. […]

        In tal caso si sarebbe trattato di riportare tale insegnamento, visto valido tra popoli, all’interno del suo popolo. In ogni caso il Cristo non allontanò mai da sé un miserabile, un sofferente che gli si avvicinava. Spesso era lui ad avvicinarsi a qualche sofferente che incontrava. Tralasciamo la parte miracolistica ed accettiamo la parte della consolazione che cura. Ebbene in tal senso Gesù fece miracoli quasi sempre. Ed il quasi tende solo a mostrare che Gesù era uomo del suo tempo. Certamente persona avanzata in moltissime cose, soprattutto nei riguardi del suo confronto con la religione che praticava, ma altrettanto certamente senza una visione che superasse l’allora stato presente delle cose. E tra questo stato vi era quello drammatico della schiavitù contro la quale Gesù non disse mai nulla, anche se molte parabole hanno per interpreti padroni e schiavi. […]

        E se Gesù fosse stato un esseno-zelota ? Non avrei nulla da togliere a quanto ho detto. E credo davvero che le sue figure, quella di Renan e quella ora accennata, non siano separabili. L’aspirazione alla liberazione ed alla riforma del Giudaismo, per sottrarlo dalla gestione ottusamente ortodossa dei farisei (che pur credevano ad un uomo-messia biblico che avrebbe vinto contro i nemici di Dio) ed all’aristocrazia sacerdotale dei sadducei (che, come detto, non volevano sentir parlare neppure di messia), doveva essere alla base dell’operato di Gesù ed in tal senso il tutto si sarebbe accordato con le aspirazioni di liberazione dalla dominazione romana del popolo ebraico, aspirazioni che erano alla base della comunità essena, comunità di ebrei osservanti in forte critica alla gestione del Tempio da parte dei Sadducei. Anzi l’idea di un Gesù esseno-zelota si rafforza. Forse non di partecipazione diretta al movimento ma certamente di affinità, di protezione di qualche adepto che ne avesse avuto bisogno. Vari apostoli facevano parte dell’organizzazione zelota definita terrorista da Roma.

        Una persona come quella descritta non ha bisogno di fare miracoli, basta così come è. I miracoli servono a convincere gli imbecilli. Ed infatti … Mi spiace comunque dire che, nonostante si possa ritrovare Gesù, è una vera gran fatica scrostarlo dagli ammennicoli che gli hanno inchiodato addosso, come vera nuova croce. Credo che lo abbiano imbalsamato definitivamente e sarà sempre più difficile recuperarlo. Ci vuole la pazienza e l’attenzione di  qualche lettore, non credente, per ritrovarlo. I credenti, in massima parte sono in stato di trance ed a loro a fianco della figura di Gesù, mai davvero compresa, debbono affibbiare anche una Chiesa parassita che ha cambiato la moneta buona con moneta falsa facendo diventare Gesù un povero sciocco a sostegno di ogni monarchia, di ogni dittatura, di ogni criminale al potere nel mondo.

(*) Mi pare che il recensore cada in contraddizione: prima sostiene che nel libro l’esistenza di Gesù è negata poi me l’assegna come fatto certo. Per ben 297 pagine discuto puntigliosamente la storicità di Gesù e solo nelle ultime 11 ammetto la sua esistenza di uomo eccellente come artificio che mi permette di evidenziare le cose che riporto in questo breve passo.

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Il commento di un altro lettore:

Caro professore,


ho finito di leggere il suo libro su Gesù. Ecco le prime impressioni.

1  – molto scrupoloso e preciso; non si lascia andare a prese di posizioni apertamente polemiche né prevenute ma anzi sembra assai prudente in ogni affermazione.

2  – traspare un modo quasi asettico nell’affrontare questioni così ingarbugliate, come l’autenticità delle fonti o le date;

3  – alcune informazioni le avevo lette già nel suo sito, sparse in maniera non organica e i libro è sicuramente servito a riordinarle e sistematizzarle;

4  – la sua posizione sui miracoli coincide con la mia: è un fatto di logica non accettarli; se li si accetta crolla l’essenza stessa della natura, Physis;

5  – per questo mi piace Spinoza: Deus sive natura La sostanza unica, infinita ed eterna di cui parla Spinoza non é altro che Dio stesso;

6  – per questo Spinoza è stato perseguitato dai suoi fratelli ebrei e, ovviamente non potevano mancare, dai suoi cugini cristiani;

7  – san Paolo è stato (pessimo) colui che ha creato “l’ebraismo per pagani” ossia che ha piegato una religione per farla diventare adatta alla nazione romana: a tavolino, terrificante;

8  – terrificanti anche le profezie a posteriori; mi ha sconcertato ciò che mi ha sempre toccato il cuore: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”. Anche questa, purtroppo, una profezia a posteriori;

9  – ascolti la puntata di “Uomini e profeti” (Radiotre: www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/)in podcast: parla degli esseni, molto interessante (molte cose già lette nel suo libro)
http://www.rai.it/dl/audio/1333368726273Leggere_la_Bibbia2012_04_01.ram

10 – molto bello e toccante il capitolo “Gesù ritrovato”;

11 – una lettura che le consiglio:
Uta Ranke-Heinemann
http://it.wikipedia.org/wiki/Uta_Ranke-Heinemann
“[…]è stata la prima donna abilitata dalla Chiesa cattolica ad insegnare teologia nelle università (1970), ma anche la prima donna che la Chiesa cattolica ha allontanato dall’insegnamento[…]”
“Cosi non sia, introduzione al dubbio di fede” (Rizzoli), libro estremamente interessante che ho letto.
http://archiviostorico.corriere.it/1993/novembre/12/Gesu_Madonna_Isacco_tutte_fiabe_co_0_9311124910.shtml
La signora Uta Ranke-Heinemann ormai non si può definire
più non solo cattolica ma neanche cristiana:
http://en.wikipedia.org/wiki/Uta_Ranke-Heinemann
è interessante come una donna così profonda abbia abbandonato (dopo
lunghe riflessioni) la sua fede, o almeno così traspare dalla pagina
di wikipedia in inglese

Un saluto, ha fatto un ottimo lavoro


A.M.

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La recensione di Cronache Laiche:

http://www.cronachelaiche.it/2012/04/un-uomo-eccellente/
 

Critiche laiche    Recensioni   

Un uomo eccellente

di Walter Peruzzi


[25 apr 2012]
 

Fra i saggi più recenti su Gesù, anzi sull’uomo Gesù contrapposto al Cristo-Dio della Chiesa, va segnalato  Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù (Tempesta editore) di Roberto Renzetti, curatore dell’ottimo sito “Fisica/mente”, dove da anni raccoglie materiali propri e altrui di politica, filosofia, scienza e critica della religione, compresa una sua incisiva e utile storia dei papi.

La ricerca di Renzetti, che costituisce il libro d’esordio di una nuova e vivace casa editrice laica – Tempesta editore – si fonda solo su fonti secondarie, come lui stesso avverte. Partendo da una ricostruzione molto attenta del periodo in cui sarebbe vissuto Gesù e dalle notizie assai scarse o manipolate che forniscono Giuseppe Flavio e altri contemporanei, l’autore conclude che «nella storia, Gesù non esiste. Esiste invece nei testi del Nuovo Testamento come costruzione di suoi discepoli e seguaci», discutibili anche «per i falsi operati in differenti epoche» (p. 105).

Il libro prosegue – e questo è uno dei maggiori motivi d’interesse – attraverso un’analisi dei Vangeli ricca di citazioni testuali e con riferimenti anche a quelli apocrifi, a altri testi del Nuovo Testamento o a ipotesi critiche di storici moderni. Sono così messe puntualmente in evidenza le interpolazioni, falsificazioni e manipolazioni dei testi sacri operate dalla Chiesa per divinizzare il Cristo e farne il fondatore di una nuova religione. Falsificato sarebbe il suo stesso luogo di nascita, identificabile con Gamala e non con Nazaret (usata forse per occultare il fatto che Gesù fosse nazireo, ossia di una setta riconducibile agli Esseni, così come agli Zeloti rimandano i termini cananeo e galileo, pp. 83-93).

Anche la possibile appartenenza di Gesù a queste sette rivoluzionarie antiromane fa pensare che la sua condanna a morte sia stata voluta dai romani più che dagli ebrei. Controverse sono inoltre la sua identità, che tende a sovrapporsi a quella di Battista o di Barabba, e la sua dottrina, al punto da dover ritenere «il cristianesimo che oggi conosciamo non… figlio di Gesù ma di Paolo» (p. 217). Non credibili e incongrue la risurrezione o i miracoli; contraddetta da vari passi evangelici, infine, la divinità di Cristo, «considerato dagli Apostoli un profeta, un grande saggio, una persona dotata di poteri speciali … ma non un dio» (p. 295) e divinizzato via via con il passare dal primo all’ultimo Vangelo e poi dai concili del IV-V secolo.

Si potrebbe in definitiva sostenere, conclude l’autore nell’ultimo capitolo (“Gesù ritrovato”), «che Gesù è un mucchio di invenzioni, sciocchezze, di miti e leggende», anzi «come molti storici hanno fatto, che Gesù non è mai esistito vista lacompleta inattendibilità storica dei Vangeli». Renzetti è tuttavia convinto che non sia così ed aggiunge: «Voglio ammettere l’esistenza di Gesù ma, subito dopo, occorre iniziare a spogliare il personaggio da tutte le incrostazioni, aggiunte ed omissioni, che gli hanno costruito addosso e lo hanno di fatto nascosto», in modo da «tentare di cogliere ciò che rappresenta Gesù alla sua radice, nella sua essenza» (p. 298): un saggio, forse un rivoluzionario esseno o zelota, che tese a riformare il giudaismo (non l’umanità intera) per riportarlo «verso la difesa degli umili» cui dedicò la sua predicazione; non un dio come vuol far credere la Chiesa ma un «uomo eccellente» (p. 309).

In altre parole Renzetti ritiene possibile tentare di restituire in positivo, nella sua realtà-verità (in opposizione al Gesù inventato dalla Chiesa), quel che fu, o quel che significò, Gesù. E’ una tesi a mio parere non sufficientemente fondata, proprio per l’inattendibilità delle fonti disponibili, ma che nulla toglie all’importanza del libro come strumento capace di far venire allo scoperto, documentare e criticare falsità e leggende costruite dalla Chiesa sul suo preteso  fondatore “divino”.

Roberto Renzetti


Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù
prefazione di Carlo Bernardini
Tempesta editore, 370 pagine, euro 21,50

Walter Peruzzi

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Recensione del Venerdì di Repubblica dell’11 maggio 2012:

 (4) ALLA RICERCA DI UN UOMO CHIAMATO GESÙ

Roberto Renzetti TEMPESTA EDITORE

pp. 365, euro 21,50 Prefazione di Carlo Bernardini

 Un fisico non credente si cimenta con la figura di Gesù Cristo. Ricorda Saramago, e il suo Vangelo secondo Gesù Cristo, ma questo non è un romanzo, è un saggio storico, dal quale emerge un uomo, che fa a pezzi la leggenda interessata che ha circondato la sua figura. Realmente esistito o meno, questo Cristo non è quello che la Chiesa ci ha raccontato. (Arturo Camilli)

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 INTRODUZIONE A “LA CHIESA DOPO GESU’

            Il progetto che mi ha portato a scrivere il libro ora discusso non si esauriva in esso. Sulla storicità di Gesù vi sono già molti libri, alcuni dei quali di gran rilievo (in tal senso i vari lavori di Donnini sono esemplari). E’ il seguito della storia che non è molto raccontato, se si escludono libri specialistici. Il mio scopo è stato quindi quello di andare ad indagare il seguito della storia del supposto Gesù (o dei molti Gesù). Cosa accade alla sua morte ? Chi si spartisce le spoglie ? Al di là della leggenda e dei Vangeli canonici, che tutto sono meno che libri di storia, si tratta di sciogliere i nodi di un popolo costituito da svariate tribù di “ebrei” che cerca di liberarsi dall’occupazione oppressiva di Roma. La guerra giudaica è persa con la distruzione del Tempio del 70 d.C. ed i Vangeli sono il pianto di un popolo che dopo ogni sconfitta si chiude in se stesso chiedendosi dove ha peccato per essere così punito dal suo Dio. I Vangeli sono 4 su molte decine e rappresentano la descrizione del Gesù che conviene ad una delle molteplici eresie (interpretazioni, scelte) che nascevano, quella che ha vinto. Mi occupo quindi di discutere le principali eresie e di come vennero letteralmente sterminate dall’eresia vincente. Argomenti di discussione sono quindi: il riconoscimento del Cristianesimo da parte di Costantino, il Concilio di Nicea che getta le basi dei dogmi del Cristianesimo, l’avvento del criminale Teodosio che permette la nascita del Cristianesimo come religione di Stato con il divieto di ogni altro culto, la dissoluzione dell’Impero Romano con la nascita delle due Chiese, la nascita dell’Islam che riesce ad espandersi con estrema rapidità anche perché garantisce la protezione delle miriade di comunità eretiche perseguitate dai cristiani dell’ortodossia. La storia qui discussa termina nella nascita del Sacro Romano Impero con l’alleanza della Chiesa con l’Impero di Carlo Magno.

Sono in stampa altri due volumi che porteranno questa storia da Carlo Magno a Papa Francesco, attraverso Crociate, Inquisizioni, Caccia alle Streghe, IOR, assassini vari, rapporti con la Mafia ed ogni degenerazione della Chiesa.

Negli intermezzi scrivo alcuni libri di più facile lettura come quello sui Santi. Beh, nessuno si sofferma sull’assoluta inconsistenza e sugli imbrogli che si nascondono dietro questi personaggi. Varrebbe la pena farlo perché si scoprirebbero mondi favolistici impensabili.

PRESENTAZIONE DI   LA CHIESA DOPO GESU’

La Chiesa di Roma è uno dei più grandi fenomeni religiosi che da 2000 anni abbiano interessato ed interessino l’Europa, i Paesi africani e mediorientali dell’area Mediterranea. Questa Chiesa si richiama a Cristo che sarebbe il fondatore di essa e gli insegnamenti di Cristo sarebbero alla base del suo operato. Vi sono milioni di persone che, in buona fede, credono a questo e sono fedeli e devote ad una autorità che discenderebbe da quanto i Vangeki cicono abbia detto Gesù. Ma quanti davvero sono cattolici ? Quanti lo sono per convinzione profonda ? Quanti per quella convenzione, pigrizia mentale, che li avrebbe fatti musulmani o buddhisti o politeisti se nati in altri luoghi ? Quanti con problemi interiori sull’oggetto della loro fede e voglia di capire ? Quanti che conoscono davvero i fondamenti del loro credo ? Nei molti anni della mia vita ho conosciuto tanti credenti, tanti cattolici, e pochi, davvero molto pochi, che sanno in cosa consiste il loro credo. Sono cattolici perché vanno a messa, perché battezzano i figli, perché si sposano in Chiesa, …. Ma perché si fanno queste cerimonie, questi riti, nessuno lo sa. Si è cattolici perché si partecipa ai riti. E poi ? Come si interviene nel mondo per essere vicini ai bisognosi e sofferenti ? Questa parte generalmente manca e, nella migliore delle ipotesi, è delegata alla Chiesa delle gerarchie che, allo scopo, prende 100 da tutti noi per ridare meno di 20. Nel dire questo sono cosciente che non è tutto così. Vi è una minoranza di credenti che dedica tutta la sua persona agli altri. Ma, mi chiedo, queste persone agiscono così perché sono cattoliche o perché lo farebbero con qualunque credo o senza di esso ? Io propendo acché l’interrogativa sia retorica ma è solo un’illazione perché non ho elementi per essere certo di ciò.

         Parto comunque da questa premessa, dall’ammettere cioè che solo pochi cattolici conoscono i testi sacri, sanno come e quando sono stati scritti e, soprattutto, conoscono le vicende che hanno seguito la morte di Gesù, fino all’affermazione del Cristianesimo nell’Impero romano con tutta la storia che ne è seguita, di Concili, lotte violente, persecuzione di cristiani da cristiani, dogmi ed atti di fede, che hanno portato  all’affermazione di un Nuovo Impero, il Sacro Romano.

         In un precedente libro (Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù) ho mostrato il rosario di bugie che sono state scritte su quel brav’uomo di Gesù, seppure è mai esistito. Lo hanno preso ed immolato sull’altare della menzogna per neppure nascosti fini di potere. E qui viene una delle prime vicende che i credenti, in gran parte, non conoscono: la Chiesa di Roma non è Chiesa di Gesù ma Chiesa di Paolo di Tarso, un furbastro che ha millantato il suo essere Apostolo per vendere, come un vu cumprà qualunque, merce contraffatta malamente per merce buona. Gli apostoli di Gesù, quelli che avevano condiviso con lui i suoi ultimi anni, erano in profondo dissidio con Paolo e quest’ultimo li aveva praticamente squalificati al rango di poveri ignoranti (ed i seguaci di costoro finiranno come una setta qualunque, gli ebioniti, che si estinguerà nel IV secolo). Ma ancora più grottesca è la storia di un Gesù che avrebbe indicato Pietro come costruttore della Sua Chiesa. Mai Gesù, che aveva ben altre finalità, si sognò di fondare e costruire una Chiesa eppure … eccola lì, viva, vegeta, in ottima salute (insomma …) e, soprattutto, sempre al lato dei potenti, di ogni criminale al mondo (quando non ha più potuto esercitare il crimine in prima santa persona) e ricchissima. 

         In questo lavoro tento una ricostruzione storica di quanto accadde dopo la morte di Gesù, con un cenno alle persecuzioni ed al perché vi furono, fino al riconoscimento del Cristianesimo come religio licita da parte di Costantino. E’ a questo punto che inizia l’incredibile storia di cristiani che perseguitano altri cristiani, una storia di supposte verità di fede raggiunte per indicazioni ed imposizioni, imperiali e per alzata guidata di mano. La Chiesa inizia a forgiarsi all’ombra dell’Impero per, piano piano, prendere le sue sembianze in termini di potere, assumerne e mantenerne, ancora oggi, lo sfarzo e l’arroganza. Gli esclusi, le donne, i sofferenti, gli emarginati che con Gesù erano i primi ad essere accolti, ad essere protetti e consolati, ora vengono considerati con fastidio ed allontanati. La Chiesa diventa una perfetta struttura di potere che inizia a difendere con passione la sua gerarchia ed a considerare la sofferenza, la schiavitù, il dolore, come conseguenze del Peccato Originale. Insomma ognuna di queste cose che pesano sulle spalle degli individui è lì come conseguenza del peccato. Il semplice e chiaro insegnamento di Gesù è nascosto in interminabili discussioni teologiche che avrebbero fatto prendere la frusta al buon Gesù. E’ comunque inutile il recriminare o il rinfacciare  a qualcuno una fede troppo ingenua. Questa fede, così com’è, è ciò che i fedeli (tutti) vogliono. A chi scrive queste note resta almeno la soddisfazione di raccontare le cose come stanno, indipendentemente da questioni di fede ma solo relativamente a questioni storiche. La fede, come scrissi nell’introduzione del citato precedente lavoro, è cosa troppo seria per essere discussa in chi ce l’ha. E’ un rifugio, a volte unico ed ultimo, per chi soffre in qualunque modo. Ed io non posso e non potrò mai prendermela con costoro che, anzi, vorrei abbracciare, perché li rispetto, li comprendo ed in definitiva li amo. Semmai, scrivevo ancora, il dito è puntato contro i gerarchi che, vestiti da faraoni cui si bacia la sacra pantofola, predicano cose che con Gesù non c’entrano nulla ed agiscono ancor peggio, da almeno 1700 anni, da quando, con Teodosio, poterono diventare l’unica religione ammessa, la religione dello Stato imperiale, con l’inizio delle peggiori e secolari persecuzioni non già contro i pagani ma contro i fratelli cristiani.

         Serve ricordare ? Credo di sì, poiché in troppi sono acriticamente accondiscendenti. Dopo le crudeli lotte contro l’eresia che misero al margine, se non fatto fuori, tutti coloro che avevano idee diverse sul messaggio evangelico, si è passati alla gestione del potere con metodi molto più crudeli ed assoluti dei detentori dell’autorità del passato. La religione, che nella Chiesa primitiva era strumento di consolazione per i bisognosi e sofferenti, è stata resa totalizzante con obbligo di accettazione per tutti. Quando il Cristianesimo si è coniugato con i Regni secolari europei sono iniziate le orrende Crociate con lo sterminio di moltitudini di persone, anche in Europa dove la dissidenza degli Albigesi ha visto massacri realizzati dalle armi di Dio, quello vero. Ma l’alimento della religione è la violenza contro tutti coloro che non accettano il pensiero unico ed allora secoli di Inquisizione con lo sterminio delle migliori menti, delle più feconde di secoli e secoli. Nel frattempo, dove le gerarchie non erano direttamente al potere, si è assistito alle oscene alleanze con ogni potere reazionario nel mondo intero; la Chiesa è stata con Massera, con Pinochet, con Stroessner, con Hitler, Franco, Mussolini e Berlusconi, con tutti coloro che hanno il solo merito di finanziarla in cambio del sostegno popolare, del gregge; nessuno la troverà mai come istituzione con un progressista; anzi, la troverà contro ogni movimento, anche piccolo, di emancipazione, contro la Teologia della Liberazione, contro Ernesto Cardenal e l’arcivescovo Romero. Ma la troverà anche a lato degli eserciti con i suoi osceni cappellani che hanno ricamato sulla stola il non uccidere. E qui mi fermo perché l’elencare a partire da Carlo Magno sarebbe il raccogliere tutti i regnanti criminali degli Ottoni, dei Salici, degli Asburgo, degli Hohenstaufen,‎ dei Borbone, dei Savoia, …

         Nel dire tutto questo so bene che la Chiesa ha un alibi, un alibi molto ma molto importante. Le innumerevoli persone, l’esercito di cristiani che umilmente e senza chiedere nulla in cambio, giorno dopo giorno, lavorano per alleviare pene e sofferenze. A loro va ogni ringraziamento, ogni affetto. Sono tanti, tantissimi, la maggioranza dei cristiani. Ma non contano nulla. La Chiesa non è cosa loro ma delle gerarchie. Solo questo, se ribaltato, dovrebbe far cogliere le profonde deformazioni che una religione origina nel libero sentire degli esseri umani. Liberatevi o credenti in buona fede ! Voi non avete nulla a che fare con una cricca di gerarchi crapuloni, in gonnella e zucchetto. Se vi liberate voi aiutate anche noi a liberarci. Siate, come dite voi, misericordiosi in Cristo con tutti noi che viviamo un’etica forte e vera senza fede. Gli altri, i cristiani felici delle gerarchie, sono nemici vostri e nostri. Anche qui si tratta di moltissime persone che scelgono la Chiesa non già perché portatrice degli insegnamenti di Gesù, ma proprio per la sua posizione autoritaria, reazionaria, al servizio di ogni potere corrotto, violento e dittatoriale. Questi sono il gregge che si merita tanto pastore.

Ed oggi, proprio oggi, cosa fa la Chiesa delle gerarchie qui in Italia ? E’ la peggiore nemica dell’uomo e della sua liberazione da magie, oroscopi, superstizioni. E’ l’archetipo di ogni credenza metafisica lontana anni luce dalla ragione e che affonda radici nell’ignoranza (volutamente mantenuta in larghi strati popolari), nella credulità e nella speranza di un mondo migliore. Cosa c’entra Gesù con la negazione del divorzio ? Cosa con la negazione dell’aborto terapeutico ? Cosa con la ricerca sulle cellule staminali embrionali ? Cosa con il testamento biologico ? Cosa, financo, con l’eutanasia ? Cosa con il rapporto tra omosessuali che vogliono avere stessi diritti davanti alla legge ?  Si citino i testi ! Si dica dove Gesù e non il misogino Paolo e non il crudele Vecchio Testamento hanno detto cose chiare in proposito ! Eppoi, per dire tutto a viso aperto: anche se qualche cenno vi fosse sperduto da qualche parte e richiamato dai legulei di Dio, perché dei cittadini liberi in un Paese non confessionale (ahimé, lo è ?) dovrebbero attenersi ad esso, a ciò che dei violenti autoritari definiscono non negoziabile ? Viene subito da rispondere che prendiamo atto della non negoziabilità, ma lo Stato non ha proprio mai voluto negoziare, non lo vuole e non lo farà, deciderà del tutto indipendentemente. Ma quella frase, la non negoziabilità, mostra ancora la violenza di una Chiesa che si fa padrona di tutti e che ognuno, invece, dovrebbe cacciare via, lontano da sé, perché questo ognuno possa crescere, maturare, decidere per sé solo e non in quanto pecorella del gregge che viene tosata ed ammazzata a piacere del padrone-pastore. Ma queste sono scelte che riguardano l’individuo che vanno salvaguardate finché non interferiscono pesantissimamente sulle scelte degli altri. Allora, ogni rivolta è giusta. Fino all’affermazione civile, morale e legislativa della vera libertà religiosa, di coscienza e di ragione. E ritorniamo allora alla natura stessa della Chiesa. Cos’è, dove è nata ? come fa ad arrogarsi diritti che non riguardano solo i suoi sudditi ma l’intera cittadinanza ? Per capire occorre tornare indietro fino ai suoi primordi, a dopo la scomparsa di Gesù.

La vicenda di Gesù, come ho tentato di raccontare in Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù, è estremamente controversa. Da quando la ricerca storica si è addentrata in documenti che, anche in tempi recenti, sono stati scoperti, l’esistenza del personaggio si è sempre più fatta evanescente. Le sue tracce sono state create da infinite manipolazioni operate da malaccorti falsificatori e tali tracce si dissolvono rapidamente dal confronto di esse con testi sfuggiti al ritocco truffaldino. Se proprio si volesse dar credito a quanto emerge dai falsi, di Gesù ve ne dovrebbero essere molti, rispondenti a differenti filoni dell’ebraismo ed a differenti storie fantastiche create da un popolo disperato alla ricerca della sua liberazione. Se si tiene conto che il nome Gesù deriva dall’aramaico Yehoshua che vuol dire, in sintesi, YHWH, la salvezza e quindi Salvatore in nome di Dio, si comprende che con Gesù si poteva indicare in modo più compiuto non un nome di persona ma un suo appellativo, quel ricorrente appellativo sinonimo di Messia (l’unto da Dio, il designato da Dio per la salvezza, che è la liberazione del suo popolo). Le varie storie che raccontavano dei messia di ogni setta ebraico-cristiana, in una centenaria tradizione orale, storie che risentivano delle influenze delle civiltà con le quali l’ebraismo era stato ed era in contatto, possono essere state raccolte successivamente in forma scritta o come opere individuali o come opere unitarie di gruppi di fedeli, di comunità cristiane, come evangeli, liete novelle. L’indagine su questi presunti Gesù è estremamente complessa perché, a volte, si ritrovano storie di personaggi differenti, mitici o meno, che si intersecano. Almeno due di questi emergono chiaramente: il Gesù buono dei sacerdoti, della tradizione ufficiale ebraica, ed il Gesù che si propone come il liberatore della Palestina dall’occupazione romana. Si tratterebbe in definitiva dei due Gesù, Cristo e Barabba (Figlio del Padre, come era il Cristo, poiché il nome Dio tra gli ebrei non si poteva pronunciare ed era sostituito anche da Padre), che compaiono davanti a Pilato con la crocifissione per il presunto terrorista zelota (o esseno ma comunque amico e protettore degli zeloti) e la liberazione del pio Barabba, Messia dei Sacerdoti del Tempio (vari documenti esseni affermano che tra gli ebrei vi fosse l’attesa di ben due Messia, uno nella linea di discendenza dal sacerdote Aaron, fratello di Mosè, e l’altro dal Re Davide, con ovvio significato delle due discendenze in termini di potere spirituale e secolare. Vedi in proposito: G. Bastia in webografia). E quel gesù-salvatore esseno-zelota era per caso l’innominabile capo della comunità essena, il maestro di giustizia, figlio dello zelota Giuda di Gamala ? Molti indizi, compreso quello della città d’origine, sembrerebbero portare in tale direzione.

         Comunque siano andate le cose, per quel che sappiamo con certezza, le comunità cristiane primitive si moltiplicavano in nome dell’eresia (dal greco hairèō che vuol dire scegliere), della libera scelta cioè, tra le varie buone novelle che la tradizione offriva e che la popolazione disperata era affamata di ascoltare.

         Basterebbero solo queste osservazioni per comprendere che il Cristianesimo è la storia dell’imposizione di una tra le possibili eresie a tutte le altre. Per comprendere che l’idea di chiesa (dal greco ekklēsia, che vuol dire assemblea del popolo), lungi dall’essere quell’entità idilliaca che ci viene raccontata come espresso lascito di Gesù (?), è quella di tante chiese, di tante teologie in duro ed aperto contrasto tra loro, con una di esse che si è imposta, come vedremo, in modo violento su tutte le altre, con il decisivo sostegno dell’Impero di Roma da Costantino in poi fino al criminale Teodosio ed oltre. 

         La vulgata corrente, alimentata da un Catechismo imbroglione, racconta invece la favola di una Chiesa nata con la morte e per volere di Gesù ed organizzata dai suoi seguaci diretti, gli apostoli. Raccontano ai bambini che il Cristianesimo è nato un certo giorno come un qualcosa di compiuto, coerente ed immutabile. Che la sua dottrina era completamente definita, includendo dogmi, misteri ed atti di fede. Che le Sacre Scritture non possono dire cose non vere. Che sono quelle da sempre, non emendabili e vere. Non è così, come accennato e come proverò a mostrare, smontando questo primo falso clamoroso alla radice del Cristianesimo che va a braccetto con le misere giustificazioni dei più avveduti secondo le quali quanto avvenuto fa parte di un piano divino e, comunque, le infinite vie del Signore sono imperscrutabili.     

Devo però avvertire che documenti affidabili sui quali poter contare sono pochi, molto pochi. La Chiesa, nei secoli, ha operato distruzioni, falsificazioni e occultamenti che rendono molto difficoltosa una ricostruzione razionale del periodo storico che riguarda, non già le vicende dell’umanità, ma quelle che la riguardano. Ci restano solo testi agiografici, apologetici, esegetici; testi dai quali, con fatica, è possibile capire cosa accadeva, ad esempio, di chi non condivideva le posizioni ufficiali. Ben più autorevole di chi scrive è lo storico inglese Edward Gibbon che alla fine del Settecento affermava nella sua Storia del declino e della caduta dell’Impero romano:

Ma per quanto l’indagine obiettiva e razionale sui progressi e l’affermazione del cristianesimo sia utile o dilettevole, è accompagnata da due peculiari difficoltà. Gli scarsi e sospetti materiali della storia ecclesiastica raramente ci consentono di dissipare la fitta nube che copre i primi secoli della chiesa. La grande legge dell’imparzialità ci costringe troppo spesso a rivelare le imperfezioni dei non ispirati maestri e credenti del vangelo, mentre a un osservatore disattento può sembrare che le loro mancanze gettino un’ombra sulla fede che professarono. Ma lo scandalo dei pii cristiani come il fallace trionfo degl’infedeli dovrebbero cessare, ricordando non solo da chi, ma anche a chi fu fatta la divina rivelazione. Il teologo può abbandonarsi al grato compito di rappresentare la religione quale ci venne dal cielo, ammantata della sua nativa purezza; ma allo storico s’impone l’ingrato dovere di mostrare l’inevitabile miscuglio di corruzione e di errore, che essa contrasse nella sua lunga dimora sulla terra, tra esseri deboli e degenerati.

         Quanto sostiene Gibbon era relativo ad un’epoca in cui si sapeva meno di quanto si sa oggi sulla falsificazione, la corruzione e l’errore. Dati i documenti oggi ritrovati (al­-Fayyum 1930, Nag Hammadi 1945, Qumran 1947, Masada circa 1965 e 1995, El Minya circa 1978 e Tel-al-Faron 1997, principalmente, e con alcuni documenti non ancora pubblicati), uniti a moltissimi studi, a scoperte archeologiche, alla più approfondita conoscenza di religioni primitive e limitrofe, si può dire con certezza che  il Nuovo Testamento ebbe una mole infinita di falsificazioni e fu manipolato in tutti quei passi, aggettivi o parole che pregiudicavano o avrebbero potuto farlo, tutti i nuovi profeti. Sono testi a carattere mitico, religioso  che, oltre ad avere queste finalità, che con la storia non hanno nulla a che fare, sono stati anche aggiustati per soddisfare una massa di analfabeti con vocazioni verso l’ultraterreno. Le copie che noi possediamo sono tutte posteriori al Concilio di Nicea, le precedenti, pur note ai primi Padri della Chiesa, sono state fatte sparire. Tutti i passaggi che non convincevano i Padri della Chiesa furono cancellati (si veda in proposito l’esemplificazione che troverete nel testo e relativa al Vangelo segreto di Marco), sono stati eliminati tutti quei racconti che potevano avere implicazioni esoteriche che avessero permesso all’uomo di trovare se stesso in se stesso (il Γνῶθι σεαυτόν, gnôthi seautón di Socrate) senza ricorrere ad entità esterne, si tolsero anche quelle storie che insegnassero l’incontro individuale con Dio (la Chiesa ha bisogno di clienti), si fece di tutto per eliminare i riferimenti alla lotta di resistenza contro Roma, si costruirono storie digeribili e, piano piano, condivisibili dai gentili, dal mondo pagano. Insomma si può dire che, ad una lettura attenta, anche chi non è teologo può evidenziare gli errori marchiani fatti dai censori. Niente però possiamo dire su tutto ciò che è stato fatto sparire, bruciato, nascosto, distrutto. Ed è un universo intero di conoscenze che abbiamo perso. Riguardo ad altra letteratura, non immediatamente religiosa, abbiamo interventi analoghi anche se di minore entità. Si sono toccati alcuni punti per creare accordo con vicende neotestamentarie e quindi legittimare personaggi ed episodi. Tutto ciò è stato possibile dato il monopolio della Chiesa su ogni testo, copia, traduzione nei molti secoli di loro dominio incontrastato. Anche qui, la riscoperta di medesime opere in sperdute biblioteche orientali e nordafricane, ed il confronto di esse con quelle modificate in modo truffaldino, ha svelato varie manipolazioni. Naturalmente non conosciamo tutta la storia e, da qui, dobbiamo coincidere con Gibbon. Ma questo non conoscere, nel senso di non avere documenti, non ci può ridurre al silenzio. Si può raccontare fin dove razionalmente possiamo, ogni volta citando fonti di ogni tipo e dicendo di che tipo, ma possiamo anche, senza fare romanzi scandalistici (e vi sarebbe una mole infinita di materiale per farlo), avanzare delle ipotesi di lavoro sapendo che non resteranno appese in aria all’infinito ma che, con l’avanzare della ricerca di documenti di ogni tipo, sarà possibile falsificarle o meno.

         Si tratta di affermazioni malevole di un ateo impenitente ? No e lo dimostro, non già attraverso citazioni di altri miscredenti, ma attraverso quelle di Padri della Chiesa che soffrirono, sui loro stessi scritti, la violenza delle falsificazioni. Ehrman, nel suo Gesù non l’ha mai detto, fornisce moltissimi esempi di questa natura, vediamo di cosa si tratta.

         A quell’epoca, scritto un libro, erano gli scribi, dei copisti di professione, che facevano delle copie. A costoro spesso sono dovuti errori materiali nella trascrizione o letture errate di un dato manoscritto non troppo chiaro. Si trattava: di errori di omissione e/o aggiunta di una sola lettera, di una sillaba, di un’intera parola, di un’intera frase; di errori per mutazione o scambio tra loro di lettere simili, di parole simili; di errori per inversione di lettere, parole o anche frasi intere. Tutto questo fatto in buona fede dai professionisti. Le copie di cui noi parliamo non erano però fatte da professionisti ma dai cristiani stessi di buona volontà. Costoro facevano errori analoghi a quelli dei copisti ma in numero maggiore per la loro mancanza di esperienza. Ma non è questo che preoccupa se non il fatto che queste persone inserivano nella lettura dell’originale da copiare loro interpretazioni che facevano aggiungere o togliere frasi, che facevano cambiare nomi e/o parole per cambiare il senso e renderlo più vicino al proprio modo di pensare le cose. Un esempio di ciò ce lo fornisce Origene (III secolo) che si lamentava delle copie dei Vangeli di cui disponeva [tutte le citazioni provengono da Ehrman]: Le differenze tra i manoscritti sono diventate grandi, per la negligenza di alcuni copisti o per la perversa audacia di altri; dimenticano di controllare ciò che hanno trascritto, oppure, mentre lo controllano, effettuano aggiunte o cancellazioni a loro piacimento. Questa denuncia seguiva quella di Celso, un avversario del Cristianesimo, che aveva scritto una settantina d’anni prima le cose seguenti: Alcuni fedeli, come gente che ha bevuto troppo, giungono ad altercare tra loro, e alterare il testo originale del vangelo, tre o quattro volte o più ancora, e cambiar la sua natura per avere la possibilità di difendersi dalle accuse. Ed Origene, nel suo Contro Celso, non solo non negava ma affermava che i falsificatori erano coloro che volevano diffondere false dottrine corrompendo i Vangeli ed introducendo eresie opposte alla dottrina di Gesù [Contro Celso, II, 27]. Ma i Marcioniti sostenevano che erano stati gli apostoli a falsificare i Vangeli. Ireneo [Adversus Haereses, 3, 12, 12] e Tertulliano [Adversus Marcionem, 4, 2] affermavano invece che erano stati i Marcioniti a mutilare i Vangeli e le Lettere di Paolo. Lo stesso Origene affermava che Paolo non era l’autore della Lettera agli Ebrei ed un allievo di Origene, Dionisio, respinse l’idea che Giovanni fosse l’autore dell’Apocalisse. Eusebio, per parte sua, esprimeva tutti i suoi dubbi su cinque delle Lettere non paoline che già erano state ritenute canoniche nel Concilio di Cartagine del 397. Mentre, ancora Eusebio, dava per buona la lettera del Re Abgar V (? – 50) a Gesù (gli chiedeva che lo guarisse dalla lebbra) e la lettera di Gesù che rispondeva così:

Tu beato che hai creduto in me, senza avermi visto! A proposito di me sta scritto che coloro che mi hanno visto non crederanno in me affinché coloro che non mi vedranno credano in me e vivano. A proposito dell’invito che mi hai fatto di venire da te, è necessario ch’io compia le cose per cui sono stato mandato e, dopo aver compiuto questo, ch’io salga presso colui che mi ha mandato. Dopo che sarò salito, ti manderò uno dei miei discepoli affinché ti guarisca dalla malattia ed offra a te e ai tuoi la vita.

E dopo tutto il rosario di falsari noti ed ignoti, che pullulano tra i testi sacri, viene da chiedere: chi è il falso profeta dal quale metteva in guardia Gesù [Matteo 7,15-20]  ?

Se ora ci si sofferma a pensare alle falsificazioni incrociate come pratica estesa alle diverse eresie che incontreremo possiamo avvicinarci a capire molto bene cosa accadeva nella diffusione degli scritti e cosa sia arrivato a noi. Gli stessi autori affidavano i loro testi a copisti senza alcuna garanzia di trascrizione fedele ed a volte lo stesso autore lanciava nel suo testo maledizioni a chi lo avesse modificato. E’ il caso dell’Apocalisse, in cui, alla fine, troviamo scritto:

[18]Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; [19]e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro [Ap. 21, 18-19]

Analoga preoccupazione aveva il cristiano Rufino che aveva tradotto in latino un’opera di Origene e che scagliava anatemi contro chi avesse modificato il suo lavoro:

Su questo davvero, al cospetto di Dio Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, io mi appello a chiunque intenda trascrivere o leggere questi libri e lo chiamo a risponderne, in nome della fede nel regno che verrà, del mistero della resurrezione dai morti, e di quel fuoco eterno preparato per il diavolo ed i suoi angeli – possa egli non avere in eterna eredità quel luogo dove è pianto e stridore di denti e dove il loro fuoco non si estinguerà e il loro verme non morrà – : non aggiunga nulla a quel che ho scritto, non tolga, non inserisca, non modifichi alcunché, ma confronti la sua trascrizione cobn gli esemplari da cui l’ha ricavata.

            Da lor signori apprendiamo tutto questo e lor signori, come sempre, sono maestri. Immaginate allora cosa hanno potuto organizzare per offrirci testi che raccontano ciò che fa loro più comodo. Uno degli esempi, impercettibile, è la traduzione dal greco che troviamo in Luca 23, 32. Il versetto recita: anche altri due, che erano malfattori, venivano condotti per essere giustiziati con lui ma la frase dal greco può essere tradotta così: altri due, anch’essi malfattori, venivano condotti per essere giustiziati insieme con lui. Spostare un anche cambia il senso della frase. E l’ultima traduzione sembra la migliore se solo ricordiamo le parole dello stesso Gesù dopo l’ultima cena:

35 Poi disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». 36 Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37 Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». 38 Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose «Basta!» [Lc. 22, 35-38]

e quel richiamo alla Scrittura è al IV Canto del Servo del profeta Isaia:

12 io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato se stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori [Is. 53,12].

Ehrman, con un lavoro molto accurato, va a ricercare tutte le mistificazioni e le modificazioni dai testi supposti originali che sono servite alla Chiesa per far fronte alle varie eresie che la insidiavano (adozionismo, docetismo, …) ed anche per argomentare contro i rivali giudei. Davvero utilissimo ed istruttivo ma purtroppo io mi devo fermare qui.

        Si può aggiungere poco, forse solo il modo con cui ho operato. Il riferimento costante sono stati i testi di bibliografia ai quali ho aggiunto vari siti web da me ritenuti attendibili. Si tratta quindi di letteratura, fin dove possibile, primaria, quindi secondaria. Tra i testi originali, che mi è stato possibile avere, vi sono: naturalmente la Bibbia, i Padri e Dottori della Chiesa, i manoscritti di Qumran, i lavori di Flavio Giuseppe e di Filone Alessandrino, Tacito e Svetonio che, purtroppo, sono quasi le uniche fonti primarie. Ho tentato di estrarre da tali testi quanto ritenevo utile, importante e, a mia conoscenza, poco noto anche a coloro che si interessano di questi problemi. Ne viene fuori una storia che può piacere o meno ma che, indubbiamente, segna una totale deviazione dal cammino che il povero supposto Gesù aveva tentato di indicare. Molti utilitaristi, affaristi e procacciatori di fortune, si sono buttati sulle spoglie del Cristo per sbranarlo ed offrirlo ancora in modo sacrificale, con croce e sangue, alle brame di un gregge poco aduso a pensare. E così nacque un centro di potere piagnone quando ha bisogno ma crudele quando può che è la nostra Chiesa di Roma. In compenso, occorre ammetterlo, la Chiesa è stata molto più brava dei traditori biblici. In luogo dei 30 denari ha preteso molto ma molto di più, come testimoniano palazzi e lussi nelle residenze dorate dei gerarchi.

         Per tutto questo quel brav’uomo di Gesù, si avvia ogni giorno, con la testa coronata di spine, con lacrime e sangue, con continue cadute, verso il suo quotidiano Calvario sul quale, volenti o nolenti, i suoi fedeli hanno innalzato nuove croci per lui e per tutti noi. Condivido quanto affermava Schopenhauer: o si pensa o si crede.

Segue l’Indice:

INDICE

–         Prefazione di Giulietto Chiesa

         Introduzione

    PARTE I

–         Un certo giorno …

         Le prime comunità cristiane

         La comunità cristiana di Roma

         Espansione in Asia e Africa

         Le eresie

         Le eresie di Montano e Marcione

         I Carpocraziani ed il Vangelo segreto di Marco

         Lo Gnosticismo

         Il Vangelo di Marcione

         La sconfitta del Montanismo

         Perché i cristiani si affermarono e furono poi perseguitati

         Cristianesimo antico e cultura greca

         Costantino il Grande

         Ario

–         Verso il Concilio di Nicea. Il Donatismo

         Il Concilio di Nicea

         Da Costantino a Teodosio

         Giuliano l’Apostata

         Teodosio, l’Imperatore di Dio

         L’Impero d’Occidente dopo Teodosio

         Contro Origene e contro Pelagio

         L’Impero d’Oriente dopo Teodosio. I Concili di Efeso

         Il Concilio di Calcedonia

         Ritorniamo in Occidente

         L’ascesa del Papato

         Ancora in Oriente: Giustiniano e Teodora

    PARTE II

–         Ma Gesù è Dio ?

         Cos’è lo Spirito Santo ?

         Maria, prima ignorata dai Vangeli, viene poi scoperta vergine

         Ed i Papi, cosa rappresentano ?

    PARTE III

–         L’Arabia preislamica

         Maometto

         L’espansione musulmana

         I Musulmani vengono definitivamente fermati

         Considerazioni sull’Islam

         La Chiesa, i Papi, le credenze popolari alimentate ad arte

         Carlo Magno e la donazione di Costantino

APPENDICE (Altre cose che so di Lui)

–         Il bue e l’asinello

         I Magi

         Una storia ipotetica

         Aggiungiamo un’ipotesi: gli Esseni

         La Crocifissione

   NOTE

   BIBLIOGRAFIA

   WEBOGRAFIA

   ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI

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Ed ora parte della Prefazione di Giulietto Chiesa e parte della mia Introduzione a LA CHIESA DOPO GESU’:

PREFAZIONE

        Dopo avere letto “Storia di un uomo chiamato Gesù”, e dopo avere scoperto una miriade di cose che, da ex chierichetto, non avevo mai saputo, mi sono preso la libertà di effettuare alcune sperimentazioni sul campo. I risultati di una di queste mi colpirono in modo particolare. Ero stato invitato da una organizzazione cattolica a parlare della crisi planetaria in corso. E trovai, con piacere, che quei giovani cattolici, molto praticanti, erano d’accordo con me – laico agnostico – su quasi tutte le questioni principali che erano state trattate durante l’incontro: sulle cause della guerra, sul debito, sullo strapotere delle banche, sulla violenza specifica che i ricchi di oggi esercitano nei confronti dei poveri di oggi, ecc.

A tavola, dopo l’incontro, proposi all’improvviso una deviazione dai temi della politica e chiesi, a bruciapelo, alla tavolata (una ventina di persone, quasi tutti giovani al di sotto dei trent’anni, tutti cattolici praticanti) se essi ritenevano che i quattro  evangelisti fossero discepoli di Gesù, cioè suoi contemporanei. La mia domanda colse tutti di sorpresa, ma questa era dovuta allo stupore che una persona come me, d’età non più verde, si ponesse una questione così ovvia, per loro così scontata. Tutti i presenti, senza nessuna eccezione, risposero che, “ovviamente”, i quattro evangelisti erano discepoli di Gesù, contemporanei di Gesù. I dettagli si moltiplicarono: come avrebbero potuto raccogliere la parola di Dio se non fossero stati testimoni diretti del suo insegnamento? A cominciare da Pietro, al quale Gesù Cristo avrebbe detto che era su di lui che la Chiesa veniva fondata in quel preciso momento in cui glielo comunicava. Parola del Vangelo, dunque parola di Dio, dunque questione che non era possibile mettere in discussione. Inutile fu il tentativo di confrontare questa citazione con altre, che Renzetti puntualmente riporta, dalle quali, per esempio risulta inequivocabilmente, in base alla stessa parola di Dio, che non c’era da fidarsi di Pietro, sul quale la Chiesa era stata appena fondata. Incongruenze sulle quali nessuno dei presenti era stato, ovviamente, invitato a riflettere – per definizione – dal Catechismo. Altrimenti cosa sarebbe il Catechismo?

Questo era ciò che è stato loro insegnato, e questo era ciò che era stato insegnato a me alcuni decenni prima. E questo è quanto viene insegnato da 17 secoli all’incirca. Provai a rifare l’esperimento in contesti diversi, con persone di ambo i sessi, variamente definibili come credenti, diversamente praticanti, certamente battezzati e quindi ufficialmente cattolici, quale io sono. Il risultato è stato invariabilmente lo stesso. Sono certo, per esperienza, che questa circostanza riguarda la quasi totalità dei cattolici. La qual cosa conferma l’eccezionale potenza dei sistemi catechistici usati dalla Chiesa cattolica, e spiega non poco del suo successo bi millenario. Poiché il lavoro di Renzetti ha, tra gli altri numerosi pregi, quello di costituire una raccolta sistematica e rigorosa delle fonti oggi disponibili, ho dovuto concludere che la Chiesa Cattolica, Apostolica Romana è stata capace di imporre una clamorosa mistificazione fattuale, in quasi 2000 anni, a qualche miliardo di persone. Impresa davvero gigantesca, a ben pensarci, che merita la massima attenzione in questi tempi moderni in cui la comunicazione è divenuta l’arte essenziale per il dominio delle menti, oltre che “instrumentum regni” per eccellenza.

E’ dunque nella mia qualità di studioso e di curioso della comunicazione che mi sono accinto alla lettura di questo secondo libro, più che in qualità di laico-agnostico che va a cercare il “pelo nell’uovo” per portare acqua al mulino della razionalità illuministica contro la religione, o le religioni in generale.  Impresa dalla quale preferisco astenermi: non tanto perché destinata all’insuccesso (personalmente ne ho tentata un’altra, come la ricerca della verità sull’11 Settembre, ben sapendo che anch’essa sarebbe stata impresa disperata) quanto perché, in questo caso, si va a gettare lo sguardo,  immediatamente, sul bordo delle “cime abissali” di cui è capace la natura dell’Uomo.  Luoghi nei quali è possibile spingersi soltanto muniti di strumenti filosofici adeguati, dei quali io sono sprovvisto; e dai quali è poi impossibile emergere con qualche acquisizione definitiva. E’ una situazione simile a quella di uno speleologo che entra in una grotta di cui non si vede il fondo. In ogni caso, visti i risultati  dei due “secoli dei lumi” che ci precedono, proclamo la mia diffidenza nella loro efficacia ai fini della comprensione della natura umana.

Ma dalle constatazioni è impossibile astenersi. La prima delle quali è che solo pochi cattolici conoscono i testi sacri:  quando furono scritti, da chi furono scritti, come sono arrivati ai tempi nostri. Cosa, di per sé niente affatto inconsueta. I fedeli di ogni credenza quasi mai conoscono i testi ai quali quella credenza fa necessariamente riferimento.

La seconda constatazione è – essa emerge prepotente da queste pagine – che la Chiesa cattolica che tutti noi conosciamo è lontana anni luce rispetto all’insegnamento che fu di Gesù Cristo, o comunque attribuito a lui. La Chiesa che si definisce “di Pietro” è in realtà la Chiesa di Paolo di Tarso. E, tra le due chiese, c’è un tale abisso di differenza che occorre una disamina storica accurata per poterne venire a capo. E non è questione di lana caprina. Se le cose fossero andate in altro modo l’intera storia del mondo moderno sarebbe risultata radicalmente diversa da questa. Noi, ciascuno di coloro che leggono queste pagine, sarebbero stati altri individui. Queste pagine non esisterebbero. Avere riaperto quelle altre pagine, delle quali sappiamo pochissimo, ma abbiamo molteplici motivi per esserne diffidenti,  rappresenta il contenuto e il valore di questo libro.

[…]

Giulietto Chiesa

Agosto 2012

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INDICI DI   LA CHIESA CONTRO GESU’  (Parte I e Parte II)

LA CHIESA

CONTRO GESÙ

QUALCHE COSA CHE SO DELLA CHIESA,

E DEI SUOI CRIMINI

PARTE I

PREFAZIONE DI ANDREA FROVA

INTRODUZIONE

1 – 1 – I PAPI VICARI DI CRISTO

1 – 2 – VERSO LE CROCIATE

1 – 3 – LE CROCIATE

1 – 4 – LA CROCIATA CONTRO GLI ALBIGESI

1 – 5 – NASCE L’INQUISIZIONE MEDIEVALE

1 – 6 – LA CROCIATA CONTRO I DOLCINIANI

1 – 7 – IL ROGO DI JAN HUS

1 – 8 – UN SEGUITO DI ORDINARIA CRIMINALITA’

1 – 9 – LA CACCIA ALLE STREGHE

1 – 10 – SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE: LA DELIZIA DELLA TORTURA

1 – 11 – L’INQUISIZIONE SPAGNOLA

1 – 12 – L’ANIMA DEGLI INDIOS. LA CHIESA EVANGELIZZA GLI INDIANI D’AMERICA

1 – 13 – IL PREZZO PER SALVARE L’ANIMA

1 – 14 –  LA RIFORMA

1 – 15 – ALCUNE RIFLESSIONI SI IMPONGONO. MAGIA, ASTROLOGIA, ESORCISMI. SUPERSTIZIONE.

1 – 16 – LA CONTRORIFORMA

1 – 17 – L’INQUISIZIONE ROMANA

1 – 18 – QUALCHE PROCESSO ESEMPLARE

1 – 19 – LA FISICA SACRA

1 – 20 – IL SESSO. LE DONNE

1 – 21 – LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME

1 – 22  – RITORNIAMO ALL’ORDINARIA CRIMINALITA’ DEI PAPI

APPENDICE  – Strumenti di tortura

Note

Bibliografia

Webografia

PARTE II

PREFAZIONE DI ANDREA FROVA

2 – 1 – NASCITA DEL FASCISMO, FINANZA, ARMI E GUERRE. I COMUNISTI DA SCOMUNICARE E PAPA LUCIANI DA AMMAZZARE. I PAPI POLACCO E TEDESCO. L’IMBROGLIO DELLA SAPIENZA

2 – 2  – LA CHIESA, LA SCHIAVITU’, IL LAVORO

2 – 3  – LA CHIESA E I BENI MATERIALI. L’8 x 1000. LO IOR. LA MAFIA

2 – 4  – IL BEATO CRIMINALE STEPINAC

2 – 5  – RATLINES

2 – 6  – EIA, EIA, ALALA’

2 – 7  – IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

2 – 8  – L’OPUS DEI. I LEGIONARI DI CRISTO. COMUNIONE E LIBERAZIONE. FOCOLARINI, NEOCATECUMENALI ED ALTRE BANDE

2 – 9  – IL SANTO IMBROGLIONE: PADRE PIO

2 – 10  – LA CHIESA E LA SCUOLA
2 – 11  – LE MADONNE PIANGONO

2 – 12  – SCIENZA E FEDE (ILLUMINISMO, POSITIVISMO E NEOPOSITIVISMO). BIOETICA E NON NEGOZIABILITA’. LA CURA DEGLI OMOSESSUALI E DEGLI INDEMONIATI

2 – 13 – ANCORA BAMBINI VIOLENTATI

2 – 14  – NUNC ET (SPERIAMO NON PER) SEMPER

2 – 15 – IL PAPA REAZIONARIO RATZINGER, TEOLOGO DEBOLE RISPETTO ALLA CURIA, SE NE VA. CI LASCIA UN ALTRO PAPA COSI’ CHE, ALLA FINE E PER SOMMA DISGRAZIA, ORA NE ABBIAMO DUE

APPENDICE  – Preti, suore, vescovi e cardinali in manifestazioni fasciste

Note

Bibliografia

Webografia

INDICI

PARTE I

PREFAZIONE DI ANDREA FROVA (I)

INTRODUZIONE

1 – 1 – I PAPI VICARI DI CRISTO

1 – 2 – VERSO LE CROCIATE

1 – 3 – LE CROCIATE

1 – 4 – LA CROCIATA CONTRO GLI ALBIGESI

1 – 5 – NASCE L’INQUISIZIONE MEDIEVALE

1 – 6 – LA CROCIATA CONTRO I DOLCINIANI

1 – 7 – IL ROGO DI JAN HUS

1 – 8 – UN SEGUITO DI ORDINARIA CRIMINALITA’

1 – 9 – LA CACCIA ALLE STREGHE

1 – 10 – SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE: LA DELIZIA DELLA TORTURA

1 – 11 – L’INQUISIZIONE SPAGNOLA

1 – 12 – L’ANIMA DEGLI INDIOS. LA CHIESA EVANGELIZZA GLI INDIANI D’AMERICA

1 – 13 – IL PREZZO PER SALVARE L’ANIMA

1 – 14 –  LA RIFORMA

1 – 15 – ALCUNE RIFLESSIONI SI IMPONGONO. MAGIA, ASTROLOGIA, ESORCISMI. SUPERSTIZIONE.

1 – 16 – LA CONTRORIFORMA

1 – 17 – L’INQUISIZIONE ROMANA

1 – 18 – QUALCHE PROCESSO ESEMPLARE

 1 – 19 – LA FISICA SACRA

 1 – 20 – IL SESSO. LE DONNE

1 – 21 – LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME

1 – 22  – RITORNIAMO ALL’ORDINARIA CRIMINALITA’ NELLA CHIESA

APPENDICE  – Strumenti di tortura

Note

Bibliografia

Webografia

PARTE II

PREFAZIONE DI ANDREA FROVA (II)

2 – 1 – NASCITA DEL FASCISMO, FINANZA, ARMI E GUERRE. I COMUNISTI DA SCOMUNICARE E PAPA LUCIANI DA AMMAZZARE. I PAPI POLACCO E TEDESCO. L’IMBROGLIO DELLA SAPIENZA

2 – 2  – LA CHIESA, LA SCHIAVITU’, IL LAVORO

 2 – 3  – LA CHIESA E I BENI MATERIALI. L’8 x 1000. LO IOR. LA MAFIA

2 – 4  – IL BEATO CRIMINALE STEPINAC

2 – 5  – RATLINES

2 – 6  – EIA, EIA, ALALA’

 2 – 7  – IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

 2 – 8  – L’OPUS DEI. I LEGIONARI DI CRISTO. COMUNIONE E LIBERAZIONE. FOCOLARINI, NEOCATECUMENALI ED ALTRE BANDE

2 – 9  – IL SANTO IMBROGLIONE: PADRE PIO

2 – 10  – LA CHIESA E LA SCUOLA

2 – 11  – LE MADONNE PIANGONO

 2 – 12  – SCIENZA E FEDE (ILLUMINISMO, POSITIVISMO E NEOPOSITIVISMO). BIOETICA E NON NEGOZIABILITA’. LA CURA DEGLI OMOSESSUALI E DEGLI INDEMONIATI

2 – 13 – ANCORA BAMBINI VIOLENTATI

2 – 14  – NUNC ET (SPERIAMO NON PER) SEMPER

2 – 15 – IL PAPA REAZIONARIO RATZINGER, TEOLOGO DEBOLE RISPETTO ALLA CURIA, SE NE VA. CI LASCIA UN ALTRO PAPA COSI’ CHE, ALLA FINE E PER SOMMA DISGRAZIA, ORA NE ABBIAMO DUE

APPENDICE  – Preti, suore, vescovi e cardinali in manifestazioni fasciste

Note

Bibliografia

Webografia

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Ed ora parte della Prefazione di Andrea Frova e parte della mia Introduzione a LA CHIESA CONTRO GESU’:

PREFAZIONE

di Andrea Frova (Aprile 2013)

Scrivere una prefazione a questo libro, per me uomo di scienza che considera un dovere civile essere anticlericale, direi quasi antireligioso, è stato un notevole motivo di piacere, ma anche un compito tutt’altro che facile. Per cominciare, a chiarimento del titolo in copertina si legge una significativa frase programmatica: “Qualcosa che so della Chiesa, la multinazionale del crimine”. Appare subito chiaro che l’autore non ha alcuna intenzione di fare sconti. Questo “qualcosa” si rivela infatti un vero e proprio compendio di tutte le nefandezze commesse dai vertici della Chiesa cattolica a danno del genere umano. Niente mezze parole o inutili riguardi per denunciare con abbondanza di particolari e di riferimenti storici e bibliografici le gesta di una potente organizzazione che, sfruttando un presunto collegamento con il Creatore, ha imperversato nei millenni nella gestione delle nostre vite e nell’organizzazione delle nostre società. E, come si rammarica Renzetti, spadroneggia tuttora.

         Facendo leva sull’umana esigenza di credere nell’inverosimile (come diceva Lèon Foucault, l’inventore dell’omonimo pendolo) e di vivere di chimere (come prima di lui aveva scritto Laplace), gli ideatori del cristianesimo e i loro successori hanno saputo allestire una grandiosa recita che, a duemila anni di distanza, non solo non è stata smascherata e debitamente castigata come altri generi di imbroglio, ma è riuscita a crearsi un’aureola di rispetto che la rende diversa da ogni altra forma di superstizione o di elucubrazione metafisica. Basti pensare alle forme di parossistica adorazione tributata a recentissimi papi, anche quando hanno fatto del loro meglio per non meritarla.

         Benedetto XVI, ad esempio, prima di lasciare il trono papale, ha goduto di una forma fanatica di idolatria. Ne è prova l’universale levata di scudi in sua difesa quando, nel 2008, alcuni docenti misero in dubbio, in una lettera privata al loro rettore, l’opportunità che un papa apertamente avverso alla scienza e alla ragione – e a Galileo in particolare[1] – tenesse un discorso ufficiale all’Università La Sapienza in occasione della cerimonia di apertura dell’Anno Accademico  (senza contraddittorio, naturalmente). Parere che, sommato alle proteste studentesche, spinse il papa a non presentarsi e a far leggere il suo discorso da un compiacente prorettore.

         Nel testo papale veniva affermato, quasi a conferma dei timori espressi dai docenti, che “se la ragione – sollecita della suapresunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana (sic!) e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita”.[2] Una vera bestemmia per gli scienziati. Sarà uno degli argomenti trattati da Renzetti nella seconda parte di questo libro, che verrà pubblicata a breve. Ma già qui egli anticipa il suo punto di vista sulla questione del rapporto tra fede e ragione. Dice testualmente, a proposito dell’enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II: “Che vi siano dei preti… che continuano a dire sciocchezze non è da stupire, ma che vi sia tanta gente che li segue è veramente preoccupante sullo stato di salute della razza umana”. Il fatto è che la specie umana, in materia di fantasticherie soprannaturali, è purtroppo forgiata in modo da andare in cerca di questi inganni. Anche per il nuovo Papa Francesco va palesemente montando la stessa forma di adorazione idolatrica, incoraggiata anche dalle reti televisive, che non perdono occasione per attrarre l’attenzione su questo personaggio, e persino dai giornali più laici, come La Repubblica e L’Espresso.

         La prima parte del libro, cui ora mi confino, copre la storia della Chiesa dai primi papi a tempi abbastanza prossimi a noi, e rappresenta il naturale seguito storico di quanto già trattato nei due volumi di Renzetti con lo stesso editore, “Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù” e “La Chiesa… dopo Gesù”. L’insieme di questi testi costituisce una poderosa raccolta di notizie, fatti, figure, pratiche, suffragati da ampia documentazione. Essa va oltre quanto si può trovare in tanti altri scritti antireligiosi e anticlericali – pur meritori, ma in genere insufficienti dal punto di vista dell’approfondimento storico e scientifico – offrendosi come esaustiva opera di consultazione su aspetti specifici e fornendo al lettore una base documentaria al naturale scetticismo sull’origine e sulla natura divina della più grande multinazionale esistente. Perché, se da un lato è alquanto immediato rifiutare, con l’uso della ragione o anche del semplice buon senso, le favole che infiorano le credenze religiose – dogmi, miracoli, resurrezioni, eventi impossibili, assurde e disumane prese di posizione[3] – dall’altro non è altrettanto facile rendersi conto di quanto nei secoli l’esistenza delle religioni costituite abbia influito negativamente sullo sviluppo della civiltà, sulla formulazione di una scala di valori autentici e anche, come si verifica ancora al nostro tempo, sul mantenimento della pace. Così come può non essere semplice avvertire quanto le religioni continuino a condizionare in senso negativo la legislazione, la politica, l’organizzazione sociale, il libero pensiero, il progresso della scienza e della filosofia.


[…]

         Per riassumere, il libro è una preziosa rassegna delle delittuose imprese della Chiesa attraverso il tempo. Pervaso da una pesante ma giustificata ironia e da una sacrosanta indignazione, esso costituisce un autentico thesaurum per coloro che alle fole della religione non prestano fede e che deprecano le pompe dei suoi gestori. Ma anche un’utile fonte di informazioni per coloro che, pur credenti, avessero la buona intenzione e l’umiltà di volersi documentare. Non c’è molto da sperare, tuttavia: assai pochi verranno scalfiti nella loro fede, per forti che siano le evidenze avverse alla Chiesa. C’è anzi da temere che i più accuseranno l’opera di Renzetti di intolleranza, o quanto meno di scarsa obiettività. In duemila anni di storia, infatti, tanto profondamente si è radicato nella specie umana il rispetto del “sacro”, che i credenti rifiutano a priori, anzi nemmeno tollerano, che si parli della Chiesa senza peli sulla lingua. Siamo giunti alla grottesca situazione che sono gli agnostici, e non i credenti, a dover rendere ragione delle loro convinzioni. È proprio il caso di dire: non c’è più religione!

         Cade a proposito una frase di George Bernard Shaw: “Il fatto che un credente sia più felice di uno scettico non è diverso dal fatto che un ubriaco è più felice di una persona sobria”. E una di Polibio nel II secolo a.C., che pure si confrontava con una religione più naturale e tollerante di quelle monoteistiche con cui abbiamo a che fare oggi: “Quando si può trovare la causa di un fenomeno, si eviti di ricorrere agli dei”. Precursore della moderna scienza, come, un secolo più tardi, Lucrezio: “Mi dispongo a liberare la mente dai nodi della religione”. Concetti che sono impliciti, anche se prudentemente mai palesati, nella filosofia innovatrice di Galileo.

         Desidero concludere il discorso con un illuminante pensiero di Goethe, panteista spinoziano, tratto dal Viaggio in Italia (traduzione E. Castellani): “Il primo giorno di Natale vidi in S. Pietro il papa, che con tutto il pretume celebrava la messa solenne, in parte davanti al trono, in parte dall’alto di esso. È uno spettacolo unico nel suo genere, molto sfarzoso e imponente, ma io ormai sono così invecchiato nel mio diogenismo protestante,[4] che tanta magnificenza mi disturba più di quanto mi affascini, e avrei voglia di dire, come il mio valente predecessore, a codesti conquistatori religiosi del mondo: «Non nascondetemi il sole dell’arte somma e della pura umanità”.

Mi religión es buscar la verdad en la vida y la vida en la verdad

Miguel de Unamuno


[1] Si veda ad esempio J. Ratzinger, La crisi della fede nella scienza, tratto da “Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti”, Edizioni Paoline, Roma 1992, p. 76-79. Si può trovare in rete: <http://www.culturanuova.net/filosofia/testi/galileo_ratzinger.php>, o anche <http://www.ratzinger.us/modules.php?name=News&file=article&sid=210> (sito Amici di Joseph Ratzinger).

[2] Si veda in rete ad esempio: <http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20080117_la-sapienza_it.html>.

[3] Il nuovo Papa assurto al soglio pontificio, Jorge Mario Bergoglio, nel suo libro Sobre cielo y terra del 2011, pur dicendosi contrario all’accanimento terapeutico, condanna duramente l’eutanasia (“eutanasia è uccidere”) e l’aborto (“non consentire lo sviluppo di chi  ha già tutto il codice genetico di un essere umano non è etico.  Il diritto di vivere è il primo fra i diritti umani”). Concezioni antiquate e superficiali, che non lasciano ben sperare in un futuro della Chiesa più illuminato e sensibile alle esigenze degli esseri umani e all’evoluzione dei costumi.

[4] Per Diogene di Sinope, detto il cinico, la virtù consisteva nell’evitare qualsiasi piacere fisico superfluo: rifiutava drasticamente, oltre ai valori tradizionali come la ricchezza, il potere, la gloria, anche le convenzioni e i tabù sessuali. Nelle sue parole “l’uomo ha complicato ogni singolo semplice dono degli Dei”.

Andrea Frova

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 INTRODUZIONE

La Chiesa è in cielo, in terra e in ogni luogo. Penetra tutto e tutti. Controlla minuziosamente ogni aspetto della vita umana intervenendo per modificarlo a suo uso e, è il caso di dirlo, consumo. Definisce costume, morale, etica e comportamenti minuti apparentemente insignificanti. E’ onnivora e schiaccia chiunque non si adegui. Presto o tardi. Clamorosamente e con rumore, o silenziosamente in modo felpato. Dispone di molti sicari che operano in nome di Dio, felici di prostrarsi ai piedi di persone con gonnellino, zucchetto e sacre pantofole. Persone suadenti, melliflue e untuose che ti ascoltano con attenzione per consolarti mentre ti pugnalano. Sto esagerando ? No, anzi, mancano le parole adeguate per raccontare questa genìa che si propone al di là del bene e del male. In ogni caso per i distratti, per quel gregge che non sa fare le somme, conviene presentare una qualche rassegna delle realizzazioni stellari dei gerarchi della Chiesa nei secoli dei secoli, … amen !

Arrivati al Sacro Romano Impero, dopo aver fagocitato l’Impero romano di Occidente, la storia della Chiesa si lega a quella secolare di ogni Impero. Dove c’è stato o c’è potere, c’è la Chiesa. Una volta per tutte debbo dire che la Chiesa della quale parlo è la Chiesa delle gerarchie che non ha nulla a che vedere con quella dei fedeli. Questi ultimi sono tanti ma purtroppo, se in buona fede, non contano nulla. Come del resto alcune comunità che lavorano con passione per il bene del prossimo e che, con la loro azione, forniscono alibi continui alle gerarchie. Il mito dell’ubbidienza li fa gregge e, francamente, mi pare inutile scrivere qualcosa su un gregge. Pascola, è felice, si esalta, soffre, chiede aiuto a Dio o ai Santi o a qualche statua o quadro, plaude ed ubbidisce al parroco, sostiene il potere che sostiene il gerarca, … tutto per maggior gloria di Gesù che, esistito o no e per ciò che raccontano i Vangeli, non era certamente una persona remissiva e quindi non aveva nulla a che fare con il gregge. E neppure educava a divenire gregge. Poi fu inventata la Chiesa che ha riprodotto tutto ciò contro cui Gesù lottava. Ed ecco il gregge che non ha capito nulla di Gesù semmai ha letto qualcosa che lo riguarda. Gli altri, i fedeli e le comunità che non gradiscono le gerarchie, sono persone ammirabili, dicono cose in gran parte condivisibili, ma la loro azione conta poco, anzi è utilizzata per dare maggior forza a quelle gerarchie che tutto schiacciano e omogeneizzano a loro fini. Dando un’occhiata indietro, fino ad arrivare al I secolo, si scopre che di queste brave persone ve ne sono state molte ma non hanno mai contato nulla. Lo schiacciasassi avanza inesorabile contro l’intera umanità e ora può fare addirittura mostra di pluralismo. Mostra, appunto, e basta.

Per raccontare la Chiesa, da questo momento lascio la stretta cronologia che ho invece seguito sia in Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù, sia in La Chiesa … dopo Gesù, libri ai quali rimando per tutto ciò che concerne la storia del Cristianesimo da Gesù al Sacro Romano Impero. In questo lavoro, diviso in due parti delle quali questa è la prima, che inizio qui ad intraprendere non seguirò più il giorno per giorno. Affronterò il problema Chiesa per temi, per argomenti, per cercare di focalizzare meglio il pensiero del lettore sull’opera nefasta di questa Istituzione che interviene sempre, dovunque, su tutto. Da dove iniziare ? Non vi sono aspetti meno importanti di altri ma forse è utile cominciare a dare un’occhiata ai massimi esponenti delle gerarchie, i papi. Ecco, attraverso la storia di questi delinquenti (mostrerò quanto dico) che prenderò come filo conduttore, inserirò la discussione di argomenti nati e sviluppatisi sotto la loro nefasta egida, riservandomi una trattazione più completa in capitoli a parte.

I papi rappresentano la Chiesa da quando qualche furbastro l’ha inventata. Una invenzione redditizia che inizia il rosario delle falsificazioni sfacciate del pensiero di Gesù.

       A parte ogni altro titolo tra i tanti, un Papa è la massima autorità della Chiesa cattolica, una specie di vicario di Gesù Cristo sulla Terra. Il tutto discende da una frase, una sola, scritta dall’evangelista Matteo, e solo da lui:

… Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa [Mt. 16, 18]

La frase è rivolta all’apostolo Pietro al quale Gesù dice che egli è Pietro e su quella pietra costruirà la sua Chiesa, cioè l’assemblea, la comunità dei fedeli. Gli altri evangelisti non riportano questa frase e neppure frasi simili, tanto che il suo contenuto doveva essere marginale e non fondante una parte essenziale della fede di cui Cristo era portatore. Insomma Gesù non aveva alcuna intenzione di fondare una struttura perenne che fosse portatrice dei suoi insegnamenti. Il Cristo, infatti, veniva sulla Terra per salvare in tempi rapidi tutti i peccatori del popolo ebraico  (sarà Paolo a falsificare ed estendere il pensiero di Gesù all’intera umanità) perché, Egli stesso lo dice e ripete più e più volte, sta finendo il mondo, sta per venire il Giudizio Universale, ed occorre procedere alla salvezza prima che ciò accada. E quando il mondo sta crollando non si fondano chiese e non si lasciano scritti come, coerentemente, Gesù non ha fatto. Ma, se leggiamo un poco oltre Matteo, troviamo che Gesù, ancora rivolto a Pietro, dice:

Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! [Mt. 16, 23]

dice cioè che Pietro è come un satana che dà scandalo e ragiona come gli uomini, dimenticando il modo di pensare di Dio. Se dobbiamo credere a Gesù e dare un minimo di valore alla ragione è d’obbligo allora ammettere che quella che conosciamo è la Chiesa.

[…]

Così come non si conoscono con certezza i primi Papi, essendo certo che i primi 4, con la gigantesca bufala di Pietro Papa che serviva solo ad accreditare la continuità con gli apostoli e quindi il primato di Roma su Costantinopoli, sono frutto di una ricostruzione leggendaria, le biografie di gran parte di loro o non le conosciamo o sono frutto di fantastiche ricostruzioni a partire da qualche nota biografica che ci è stata fornita dal Liber Pontificalis (di anonimo del VI secolo), che perciò stesso, almeno fino al III secolo, è in gran parte inattendibile. Tra i Vescovi di Roma, che per semplificare chiamerò Papi anche se questo nome verrà adottato molto più tardi (nel 608 ma con regolarità a partire dall’VIII secolo) con l’acquisizione di un’autorità sempre più estesa, vi furono certamente delle personalità rilevanti almeno fino al riconoscimento  del Cristianesimo da parte di Costantino (313). Si tratta di persone che sfidarono l’Impero, spesso pagando con la vita ed a volte tradendo per paura la propria fede (denunciando i correligionari, consegnando libri sacri, facendo sacrifici agli dei pagani, …). Ma è inutile addentrarsi in scampoli di storie, seguiamo invece ciò che sappiamo con qualche riscontro, non dimenticando di indagare i rapporti che si instaurano tra clero e potere in Roma. Per fare ciò è utile iniziare dal primo Papa del nuovo corso, Silvestro I (314-335).

Tralascio quindi le patetiche invenzioni che vorrebbero Pietro come primo Papa (con successori dei quali non si sa nulla), e mi occupo invece di alcuni papi che ben rappresentano la Chiesa, perché laidi e criminali al punto giusto (non è altrimenti possibile raccontare tutto di tutti, troppi papi e troppe imprese purtroppo emblematiche), avvertendo solo che l’ordine della scelta dei personaggi è cronologico e non riguarda l’entità del crimine. I papi che tralascio o sono stati insignificanti o hanno regnato per un tempo troppo breve o hanno fatto mascalzonate relativamente meno gravi dei colleghi citati.

[…]

PRESENTAZIONE DE

LA CHIESA CONTRO GESU’ (I e II)

Riporto alcuni brani dei due libri per far comprendere fino in fondo il loro contenuto.

PARTE I

CHIESA E PAPATO

18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». [Mt. 16, 18-19]

 23 «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» [Mt. 16, 23]

Inoltre

5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. [Mt. 6, 5-6]

24 Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo 25 né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. siamo[At. 17, 24-25]

  • Ricordo che Gesù predicava solo per il popolo di Israele e chiedeva la conversione ed il pentimento per il mondo che stava per finire.
  • In questa situazione non vi è nessuna chiesa da dover costruire.

PAPI CRIMINALI

Ammiano Marcellino (storico romano del IV secolo), scriveva “Non c’è comunque da meravigliarsi, considerando lo splendore di Roma, che un premio così ambito accendesse il desiderio di uomini maliziosi e determinasse le lotte più feroci e ostinate. Una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace della fortuna assicurata dalle donazioni delle matrone, si va in giro su un cocchio vestiti elegantemente, si partecipa a banchetti il cui lusso supera quello della tavola imperiale”.  E San Girolamo, segretario di Papa Damaso, era più esplicito: “Ci sono alcuni che si fanno consacrare diaconi e preti solo per poter fare visita liberamente alle donne … Pensano solo a vestirsi bene e profumarsi di mille odori. I calzari devono essere perfetti. Si arricciano i capelli col calamistri (ferro per arricciare i capelli, ndr); le dita sono sfolgoranti di anelli e per timore di sporcarsi le scarpe di fango li vedi camminare come in punta di piedi. A guardarli andare in giro in questo modo li prendi più per vagheggini che per chierici. L’operosità e la scienza di molti consiste esclusivamente nel conoscere nomi, case e tenore di vita delle matrone”.

Così scriveva nel 599 il “santo padre” Gregorio I detto Magno a Gianuario, vescovo di Cagliari, su alcuni pagani presenti nell’isola: i pagani ed idolatri devono essere convertiti mediante un convincente ammonimento e se tuttavia Voi notate che non sono disposti a modificare la loro condotta, desideriamo che con grande zelo Voi li arrestiate. Se sono schiavi, domateli con botte e torture al fine di ottenerne il miglioramento; ma se sono liberi, devono essere indotti al pentimento con una dura carcerazione, adeguata alle circostanze, affinché coloro che disdegnano d’ascoltare le parole di redenzione, che li salvano dal pericolo della morte, in tutti i casi possano essere ricondotti alla sana fede augurata per mezzo dei tormenti fisici.

DONAZIONE DI COSTANTINO

Papa Giovanni VIII (872-882) subì un tentativo di avvelenamento, dopo il quale fu ucciso a martellate da membri del suo seguito (Alberico di Toscana e Lamberto di Spoleto). L’analfabeta e depravato Papa Stefano VI (896-897), che fece dissotterrare, vestire e sedere sul trono papale Papa Formoso per processarlo del delitto di avergli impedito un anno prima di essere eletto Papa e condannarlo alla mutilazione del corpo, fu strangolato per ordine di chi voleva far diventare Papa un proprio protetto. Papa Leone V (903) fu assassinato dal suo successore Sergio III (904-911). Papa Giovanni X (914-928) è il crocevia del governo delle prostitute.

Mariozza, bella come una dea e focosa come una cagna, viveva nel cubicolo del Papa e non usciva mai dal Laterano

Dalla relazione tra Marozia e Sergio III nacque il futuro Papa Giovanni XI, che Marozia impose come Papa quando aveva solo 21 anni, ma poi Marozia si stancò del suo amante Papa Sergio e lo fece assassinare. Per completare l’opera Marozia, autodefinitasi senatrix e patricia, tra il 925 ed il 935, decise l’elezione di altri tre papi (facendo uccidere anche Papa Leone VI) mentre suo marito, Alberico I (cavaliere di origine germanica che dominava su buona parte dell’Italia centrale poi fatto uccidere da Marozia), di altri sei: Anastasio III (forse pure figlio di Sergio III), Landone, Giovanni X, Leone VI, Stefano VII, Leone VII, Stefano VIII, Marino II, Agapito II.

La pornocrazia era davvero trionfante nella Chiesa dove i Vangeli erano in mano alle puttane che generavano, imponevano ed ammazzavano papi … per maggior gloria di Gesù. Papa Leone VI (928), Papa Stefano VII (928-931) e Papa Giovanni XI (931-935) furono creati da Marozia. Papa Stefano VIII (939-942), in una rivolta popolare contro di lui, fu mutilato e costretto a ritirarsi in un eremo. Papa Giovanni XII (955-964) era il figlio Ottaviano di Alberico II, la ignobile famiglia dei Conti di Tuscolo. Questa elezione, di uno che aveva solo 18 anni ed era estraneo alla Chiesa, era stata pretesa da Alberico II al clero e alla nobiltà di Roma, che ubbidirono. Eletto Papa non cambiò la sua vita lussuosa, lussuriosa e libertina. Trasformò il Laterano in un vero postribolo in cui navigavano cortigiane, belle donne e bei ragazzi. Ubriaco fece come Caligola nominando diacono uno stalliere. Non ubriaco nominò vescovo il suo amore pedofilo, un bambinodi 10 anni. Era uso regalare oggetti sacri di valore alle molte prostitute che frequentavano il palazzo del Laterano. Tentò di fare il politico con l’Imperatore Ottone del Sacro Romano Impero ma riuscì solo a farsi incriminare per ogni vergogna che aveva realizzato (omicidio, spergiuro, sacrilegio, incesto con parenti e due sorelle, … giocato a dadi, brindato con il Diavolo, invocato Zeus, Venere ed altri demoni). A seguito di ciò fu destituito ed al suo posto fu fatto eleggere, da Ottone, il laico Papa Leone VIII (963-965). Giovanni XII, dall’esilio in Corsica, fomentò un paio di rivolte. La prima del 964 fu repressa nel sangue da Ottone, la seconda, avvenuta quando Ottone era partito da Roma, ottenne la cacciata di Leone VIII che fu deposto. Ed iniziarono feroci vendette con taglio di naso e lingua ad ogni suo oppositore. Ottone e Leone VIII marciarono su Roma ma non fecero in tempo ad arrivare perché, nel frattempo, quel delinquente di Giovanni era morto. Fu ammazzato, lanciato dalla finestra, scoperto a letto con una sua amante, Stefanetta, probabilmente dal marito di lei. Non è tutto ciò estremamente edificante ? Non è il meglio dei racconti pornografici e del terrore ? E chi è l’interprete principale ? Ma sempre il rappresentante di Gesù in terra !

FINE MILLENNIO

Uno spiraglio si aprì con un Papa eccellente, vera perla ai porci. Parlo di Gerberto di Aurillac, un monaco benedettino dell’abbazia di Cluny, di eccezionale preparazione in tutti i campi del sapere tra cui la matematica e l’astronomia (tanto preparato e competente che veniva considerato un mago !), che fu eletto Papa con il nome di Silvestro II nell’anno 999. La fine del millennio aiutò indirettamente la crescita dello spirito monastico di Cluny per la cattiva coscienza dei ricchi padroni che si recavano imploranti perdono dove riconoscevano vi fosse la vera dedizione a Dio.

Ci volle molto poco perché nel 1032, dopo papi inutili ed ignavi, arrivasse al papato a soli 12 anni uno dei massimi delinquenti di Santa Romana Chiesa, Benedetto IX (1032-1044) della già a noi nota famiglia criminale dei Conti di Tuscolo. Debbo solo ricordare che il predecessore di Benedetto IX, lo squalificato Papa Giovanni XIX (1024-1032), arrivato al papato senza essere stato neppure prete ma solo pagando e corrompendo, stava vendendo per lucro personale il primato di Roma ad Eustazio di Costantinopoli (fu fermato dalla rivolta dei vescovi, particolarmente quelli di Cluny)

Urbano II (1088-1099) dette il via alla Prima Crociata che iniziò nel 1096. [A maggio del 1291 era finita l’esistenza dei cristiani in Terra Santa]

Tra le crociate vi fu anche quella europea contro gli albigesi (iniziata nel 1204, in concomitanza con la fine della IV crociata e con il riconoscimento dell’ordine francescano). E contro i dolciniani (a cavallo tra il 1200 ed il 1300).

Nasce l’Inquisizione (medioevale nel 1233 con l’ufficializzazione della tortura nel 1252, vescovile, la Spagnola il 1° novembre 1478 con Sisto IV estesa agli indios, la Romana 21 luglio 1542).

Inutile insistere nel seguire questi criminali comuni (sia papi che antipapi), tutti con le stesse smanie di ricchezza, di lusso, di nepotismo, di lussuria, di pedofilia, di ricerca di eretici  da mettere al rogo, ne faccio solo i nomi, prima di passare a casi più clamorosi: Bonifacio IX (1389-1404); Benedetto XIII (1394-1423); Innocenzo VII (1404-1406); Gregorio XII (1406-1415); Alessandro V (1409-1410) che fu antipapa di un altro antipapa (si ebbero così 3 papi in simultanea); Giovanni XXIII (1410-1415) che fu antipapa (pedofilo) e per questo il più famoso omonimo assunse quel nome; Martino V (1417-1431) che mise fine al doppio Papa.

Ed eccoci a Sisto IV (1471-1484) un famoso sodomita che venne così descritto da un cronista dell’epoca, Stefano Infessura, nel suo Diario in latino del 1484:

“Costui, come è tramandato dal popolo, e i fatti dimostrarono, fu amante dei ragazzi e sodomita, infatti cosa abbia fatto per i ragazzi che lo servivano in camera lo insegna l’esperienza; a loro non solo donò un reddito di molte migliaia di ducati, ma osò addirittura elargire il cardinalato e importanti vescovati.

Infatti fu forse per altro motivo, come dicono certi, che abbia prediletto il conte Girolamo,e Pietro [Riario], suo fratello e poi cardinale di san Sisto, se non per via della sodomia?

E che dire del figlio del barbiere? Costui, fanciullo di nemmeno dodici anni, stava di continuo con lui, e lo dotò di tali e tante ricchezze, buone rendite e, come dicono, di un importante vescovato; costui, si dice, voleva elevarlo al cardinalato, contro ogni giustizia, anche se era bambino, ma Dio vanificò il suo desiderio”.

        Fu un nepotista sfrontato in favore di due suoi fratelli, quattro sorelle e quindici nipoti. Osserva Gregorovius che se sotto Callisto III era stata spagnola e sotto Pio II senese, Roma diventò ligure con Sisto IV. Alcuni dei suoi protetti, in verità emeriti ignoranti educati in conventi francescani e giovanissimi privi di ogni ingegno, furono fatti cardinali (Giuliano della Rovere che diventerà Papa Giulio II ed il citato gran delinquente Pietro Riario) ed altri conti (il citato Girolamo Riario che, nella sua totale ignoranza in politica, creò numerosissimi e grandissimi problemi, appunto, politici allo Stato Pontificio).

Per far cassa anche con Sisto IV servì anche qualcosa che non si dice mai: la Roma con un via vai di preti aveva circa 50 mila abitanti ed era allietata da un numero spropositato di prostitute, 7 mila censite, che operavano in svariati bordelli allietando la città. Il Papa Sisto IV prendeva tangenti sotto forma di tasse dai tenutari dei bordelli per una quantità calcolata in circa 30 mila ducati ogni anno. A ciò va aggiunto il pizzo che i preti pagavano alla Chiesa per poter avere in casa una concubina. Ed i poveri della città si fecero consolare da feste di tipo pagano che il Papa fece organizzare (ma non pagava la Chiesa perché il conto era per la comunità ebraica).

Alleandosi con Napoli Sisto IV sperava di garantire il successo alla propria politica nepotesca anche al di là degli Appennini; ne fece infatti pomposa ostentazione allorché, nel giugno 1473, passò a Roma Leonora, altra figlia naturale del re [di Napoli, Ferdinando I d’Aragona], per andare sposa a Ercole di Ferrara. Le feste indette dal Riario in onore della sua ospite superarono in lusso e prodigalità tutto ciò che fin allora si era veduto in materia di cerimonie e spettacoli.

La giovane principessa giunse a Roma la vigilia di Pentecoste con un magnifico seguito. Il cardinale nipote [Riario], che poco prima aveva ospitato con lusso sardanapalesco gli ambasciatori di Francia, le diede alloggio nel proprio palazzo situato presso la chiesa dei SS. Apostoli. La piazza antistante era stata coperta con un immenso tendaggio formato di vele di nave cucite insieme e sembrava un teatro parato a festa; nell’interno erano stati nascosti numerosi ventilatori che servivano a rinnovare l’aria e a renderla fresca. Inoltre i migliori artisti di Roma avevano lavorato a decorare le camere. Bellissimi arazzi fiamminghi, fra cui quello celebre di Nicolò V, che rappresentava la Creazione, erano appesi alle cinque porte della sala maggiore. Le stanze attigue, addobbate tutte in porpora e oro, contenevano vasi preziosi e i sedili coperti di cuscini finisssimi, poggiavano su piedi d’argento. Forse, coricandosi nel suo delizioso giaciglio, la giovane donna avrà sognato di essere Cleopatra e al mattino, svegliandosi, avrà riso delle fantasie notturne che le avevano fatto scambiare per Antonio un francescano porporato. Le procaci dame di corte, a loro volta, ritirandosi nelle proprie stanze da letto avranno battute le mani per la meraviglia e sogghignando avranno notato che persino gli arnesi destinati alle più vili necessità erano d’argento dorato. Paganesimo e cristianesimo si intrecciavano insieme in un’orgia di magnificenza che superava ogni misura: e il primo lo vedevi dovunque rappresentato in ogni sorta di figure mitologiche, persino sugli altari da messa ricoperti di velluto, sugli stemmi pontifici, sugli arazzi raffiguranti grandiose scene bibliche. Il giorno di Pentecoste la principessa entrò in S. Pietro, dove il papa celebrò la messa. A mezzogiorno il cardinale fece rappresentare la storia di Susanna da alcuni comici fiorentini; il lunedì seguente diede un banchetto che per l’abbondanza e il fasto con cui fu allestito suscitò lo stupore di tutti i commensali. Valletti in seriche vesti servirono a tavola con abilità magistrale e il siniscalco mutò quattro volte il suo preziosissimo abito. Persino Vitellio avrebbe dovuto inchinarsi ammirato di fronte alla tavola di frate Riario. Su di essa comparve tutto quanto la terra poteva produrre, ammannito con gusto squisito. Prima di sedersi, i convitati assaggiarono aranci dorati e zuccherati alla malvasia e si lavarono le mani in acqua di rose. Poi il cardinale prese posto a fianco della principessa e allora, al suono delle trombe e dei flauti, entrarono innumerevoli portate i cui nomi e la cui preparazione avrebbero confuso anche la più succulenta cucina asiatica. Se le sette persone che sedevano alla mensa maggiore avessero soltanto assaggiato tutti i piatti che furono serviti, sarebbero morte senza dubbio d’indigestione. Innanzi a loro sfilarono interi cinghiali arrostiti coperti ancora delle loro pelli, daini interi, capre, lepri, conigli, pesci inargentati, pavoni con le loro penne, fagiani, cicogne, gru, perfino un orso coperto della sua pelle con un bastone in bocca; e torte innumerevoli, gelatine, frutti canditi e confetti. Fu portata anche una montagna artificiale e ne uscì un uomo in carne ed ossa che, fingendo di essere sbigottito di fronte a tanta magnificenza, recitò alcuni versi e scomparve. Figure mitologiche servivano di coperchio alle vivande e su piatti di argento erano istoriate le favole di Atlante, di Perseo e di Andromeda, delle fatiche d’Ercole, tutte in dimensioni naturali. Castelli di confetti, ripieni di cibo, furono saccheggiati e poi gettati al popolo che stava sotto la loggia della sala schiamazzando: navi a vela, frattanto versavano il loro carico di mandorle zuccherate. Alla fine del pranzo si rappresentarono scene mitologiche e si assisté a giochi di buffoni e a sinfonie musicali. Quando partì da Roma, madonna Leonora era convinta che non vi fosse altra corte al mondo degna di accostarsi per prodigalità e splendore a quella di un nipote di papi romani.

Papa Innocenzo VIII (1484-1492) aveva corrotto tutti con promesse strabilianti ed era stato eletto nonostante la sua vita ben nota di libertino che aveva già ben otto figli, due dei quali riconosciuti (Franceschetto e Teodorina), otto figlie ed altri che passarono (questa volta è certo) come nipoti alla corte pontificia (l’età d’oro dei bastardi !). Ed il personaggio dal bel fisico attraente e dalle strane (per un ecclesiastico, diamine !) voglie era anche un noto sodomita esercitatosi a lungo in quel di Napoli.  Passato a Roma fu egli stesso a dover soddisfare i piaceri del cardinale Filippo di Bologna che lo adorava.

Papa Alessandro VI (1492-1503), ex cardinale Rodrigo Borgia, nipote (o figlio ?) di Callisto III, dette  credito a due inquisitori domenicani Enrico Institoris e Giovanni Sprenger, cacciati dalla Germania, che gli chiesero di intervenire. Con la bolla Summis desiderantes affectibus (1484) incaricò gli stessi domenicani di sradicare l’errore con la zappa del saggio agricoltore; il  Malleus Maleficarum (1487), un libro redatto dai due domenicani e basato sui principi espressi in questa bolla, codificò la caccia alle streghe con torture e roghi che continueranno per moltissimi anni.

Aveva una relazione con una romana, Vannozza de’ Cattanei, dalla quale aveva avuto quattro figli (prima di Vannozza aveva goduto di mamma e sorella); da altre relazioni i figli noti erano altri tre. Anche da Papa continuò senza pudore avendo ancora almeno due figli, uno dei quali prima di morire o forse appena dopo morto. Ebbe un’amante ufficiale, la moglie di Orsino Orsini (begli ambienti, eh?), la bella Giulia Farnese nota ai Romani come la sposa di Cristo. Naturalmente il fratello di Giulia, Alessandro, fu fatto cardinale. Molti storici e psicologi hanno tentato di capire la smodata lussuria di questa saga dell’erotismo con la ricerca spasmodica di amori profani da parte di Alessandro, non dissimile da un personaggio oggi noto nella politica italiana, ed hanno concluso che si è trattato di forme patologiche che hanno avuto come conseguenza una tiara portata dal più indegno vicario di Cristo che si sia mai avuto. E gli eredi di queste famiglie di banditi, la nobiltà nera, sono ancora padroni a Roma e dintorni. Posseggono terre sconfinate che sono l’humus di ogni speculazione edilizia che inquina e distrugge l’intero Paese.

Alessandro VI era conosciuto come il Papa delle orge.  L’orgia più famosa che vide al centro questo Vicario di Cristo (povero Gesù ….) è nota come El Torneo de las Rameras (Il torneo delle prostitute) ed ebbe luogo nella notte di domenica 30 ottobre 1501. Ne siamo a conoscenza perché il maestro di cerimonie del Papa, JohannesBurckardt, la raccontò nel suo diario, il Liber notarum. Il Papa, invitato da Lucrezia, arrivò accompagnato da Cesare in un salone per banchetti dove, allietate dalla musica proveniente da un nascosto anfratto, una cinquantina delle più belle e giovani (alcune adolescenti) prostitute di Roma ballavano, coperte di soli veli, in modo lascivo. Di qualcuna abbiamo anche il nome: Ludovica con i capelli rossi, le giovanissime Giovanna e Lisa arrivate dal Sud d’Italia per il loro essere di capelli neri, Giuliana con dei grossi bracciali che tintinnavano al muoversi delle braccia, … Iniziò il banchetto mentre le fanciulle ballavano e si spogliavano. Ad un certo punte tutte, ormai nude, si disposero in circolo intorno alla tavola. Ed una volta assalite carnalmente le prostitute e soddisfatte le passioni, il Papa lanciò loro delle castagne in atteggiamento analogo a quello in cui si spruzza acqua benedetta. Le giovani fanciulle dovevano contendersi le castagne sparse al suolo «nude e strisciando carponi» a «raccoglierle con la bocca». L’assemblea era presieduta da Lucrezia che, alla fine del Torneo, distribuì i premi.

INDULGENZE, LEONE X (1513-1521), TAXA CAMARAE

La Taxa Camarae è un elenco tariffario divulgato nel 1517 da papa Leone X allo scopo di vendere indulgenze, cioè perdonare le colpe a tutti coloro in grado di pagare le alte somme richieste dal pontefice. L’elenco raccoglieva e completava una serie di norme che erano state elaborate da altri papi tra i quali distacca il già noto criminale Giovanni XXII (1305-1314). Come si vedrà nella trascrizione che segue, non ci sarà alcun delitto, nemmeno il più orrendo, che non possa ricevere il perdono in cambio di denaro. Leone X dichiarò aperto il cielo a clerici o laici, non importa se avessero violentato bambini e adulti, assassinato uno o più, truffato creditori, abortito… se avevano l’accortezza d’essere generosi con l’arca papale. Vediamo i suoi trentacinque articoli:

1. L’ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre,  12 soldi.

2. Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.

3. Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi.

4. La religiosa che ambisse la dignità di abbadessa dopo essersi data a uno o più uomini simultaneamente o successivamente, all’interno o fuori del convento, pagherà 131 libre, 15 soldi.

5. I sacerdoti che volessero vivere in concubinato con i loro parenti, pagheranno 76 libbre, 1 soldo.

6. Per ogni peccato di lussuria commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo; per gli incesti si aggiungerà a coscienza 4 libbre.

7. La donna adultera che chieda l’assoluzione per restare libera da ogni processo e avere ampie dispense per proseguire i propri rapporti illeciti, pagherà al Papa 87 libbre, 3 soldi. In un caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con i propri figli aggiungeranno a coscienza 6 libbre.

8. L’assoluzione e la sicurezza di non essere perseguiti per i crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai colpevoli 131 libbre, 7 soldi.

9. L’assoluzione dell’assassinio semplice commesso sulla persona di un laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi, 3 denari.

10. Se l’assassino avesse dato la morte a due o più uomini in uno stesso giorno, pagherà come se ne avesse assassinato uno solo.

11. Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie, pagherà alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le avesse dato morte per sposarsi con un’altra, pagherà, inoltre, 32 libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno assolti mediante il pagamento di 2 libbre a testa.

12. Chi affogasse suo figlio, pagherà 17 libbre, 15 soldi (o sia 2 libbre in più che per uccidere uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di comune accordo, pagheranno 27 libbre, 1 soldo per l’assoluzione.

13. La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e il padre che avesse contribuito alla realizzazione del crimine, pagheranno 17 libbre, 15 soldi ognuno. Colui che facilitasse l’aborto di una creatura che non fosse suo figlio, pagherà 1 libbra di meno.

14. Per l’assassinio di un fratello, una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libbre, 5 soldi.

15. Colui che uccidesse un vescovo o un prelato di gerarchia superiore, pagherà 131 libbre, 14 soldi, 6 denari.

16. Se l’assassino avesse dato morte a più sacerdoti in varie occasioni, pagherà 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e la metà per quelle successive.

17. Il vescovo o abate che commettesse omicidio per imboscata, incidente o per necessità, pagherà, per raggiungere l’assoluzione, 179 libbre, 14 soldi.

18. Colui che in anticipo volesse comperare l’assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpetrare in futuro, pagherà 168 libbre, 15 soldi.

19. L’eretico che si convertisse, pagherà per l’assoluzione 269 libbre. Il figlio dell’eretico arso, impiccato o giustiziato in qualsiasi altra forma potrà essere riabilitato solo mediante il pagamento di 218 libbre, 16 soldi, 9 denari.

20. L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi dall’essere processato dai creditori, consegnerà al Pontefice 17 libbre, 8 soldi, 6 denari, e gli sarà perdonato il debito.

21. Sarà concessa la licenza per installare posti di vendita di vari generi sotto i portici delle chiese, sarà concesso mediante il pagamento di 45 libbre, 19 soldi, 3 denari.

22. Il delitto di contrabbando e frode ai diritti del principe costerà 87 libbre, 3 denari.

23. La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o monache, la licenza di mangiare carne e latticini in epoche in cui è proibito, pagherà 781 libbre, 10 soldi.

24. Il monastero che volesse variare la regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta, pagherà 146 libbre, 5 soldi.

25. Il frate che per migliore convenienza o gusto volesse passare la vita in un eremo con una donna, consegnerà al tesoro pontificio 45 libbre, 19 soldi.

26. L’apostata vagabondo che volesse vivere senza ostacoli, pagherà uguale quantità per l’assoluzione.

27. Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico.

28. Il figlio bastardo di un sacerdote che volesse essere preferito per succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo.

29. Il bastardo che volesse ricevere ordini sacri e goderne i benefici, pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari.

30. Il figlio di genitori sconosciuti che voglia entrare negli ordini, pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1 soldo.

31. I laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre, 2 soldi.

32. Uguale somma pagherà il guercio dell’occhio destro, mentre il guercio dell’occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi.

33. Gli eunuchi che volessero entrare negli ordini, pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi.

34. Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s’indirizzerà ai tesorieri del Papa, che gli venderanno il diritto a un prezzo modico.

  • Colui che per avere mancato un giuramento volesse evitare ogni persecuzione e liberarsi di ogni tipo d’infamia, pagherà al Papa 131 libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro che erano stati garantiti.

Gli antichi baccanali romani si svolgevano grazie al dominio esercitato da Roma sul mondo intero; ora si dilapidavano le

rendite ecclesiastiche estorte ai paesi dell’intera cristianità. In un

solo banchetto, i cardinali buttavano via migliaia di ducati, e senza

alcuna vergogna prendevano posto accanto alle più celebri

cortigiane di Roma. Agostino Chigi fece parlare di sé tutta l’Italia

una volta che, per festeggiare il battesimo di un suo figlio

bastardo, ospitò nella sua villa il pontefice; basti dire che vi furono

servite come pietanze lingue di pappagallo e pesci fatti arrivare

vivi da Bisanzio; i piatti e la posateria di oro fino dopo ogni

portata furono gettati con puerile ostentazione nel Tevere, dove

erano tese di nascosto delle reti per raccoglierli.

LA RIFORMA  (31 ottobre 1517)

MAGIA, ASTROLOGIA, SUPERSTIZIONE, ERMETISMO, MARSILIO FICINO, …

IL SACCO DI ROMA. LA CONTRORIFORMA (Chiusura Concilio di Trento 1563)

Index librorum prohibitorum 1559 (divieto di lettura Bibbia)

Deformazione delle opere edite:

notoria la poderosa e allucinante trasformazione del Canzoniere del Petrarca fatta da fra Girolamo Malipiero nel Petrarca spirituale, stampato nel 1536. A unico e brevissimo esempio, si veda l’inizio di una nota canzone:

    Chiare fresche e dolci acque

ove le belle membra

pose colei che solo a me par donna;

gentil ramo, ove piacque,

(con sospir mi rimembra)

a lei di fare al bel fianco colonna;

erba e Fior che la gonna

leggiadra ricoverse con l’angelico seno;

aere sacro sereno

ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:

date udienza insieme

a le dolenti mie parole estreme.

[che divenne nella curiale prosa di Malipiero]:

Sono smarrite l’acque

là, dove le sue membra

lavar soleva quell’antica donna,

          ch’a Dio già tanto piacque;

(con sospir mi rimembra)

    et rotta è del suo seggio ogni colonna

    squarciata l’aurea gonna,

    con che già ricoverse l’alme in materno seno

     quando fu il ciel sereno

     aperto da chi in croce il lato aperse

     e i due liquor insieme

     sparse, per trarci dalle pene estreme.

BRUNO E GALILEO

con le sciocchezze messe insieme da Ratzinger

Nel 1992, l’allora cardinale Ratzinger, un vero prezzemolo da OGM, scriveva delle cose su Galileo prendendo spunto dalle prime notizie sulla clonazione. Leggiamo le obiezioni a Galileo, così originali e cólte, di un Papa:

… La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi [solo un teologo può sostenere queste sciocchezze transgeniche, ndr] si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo. Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne – già nel secolo successivo – elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo (qui il cardinale fa riferimento ad uno scritto di Brandmüller del quale dirò qualcosa più oltre, ndr).

Il Papa si addentra ora in un terreno minato e si fa guidare da non vedenti. Inizia con il marxista romantico (io non so cosa vuol dire quell’aggettivo) E. Bloch:

Secondo Bloch, il sistema eliocentrico – così come quello geocentrico – si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. … 

Sciocchezza 1 – Il Papa dice che il mito di Galileo sarebbe nato con l’Illuminismo e che prima non sarebbe quasi esistito. Sono spiacente ma fu Milton (1608 – 1674) che rese sommi onori a chi era stato vittima dell’oscurantismo. Inoltre il mito di Galileo era di tutto il mondo avanzato dell’epoca. A Galileo arrivavano offerte di lavoro da tutte le parti, tutti volevano che, ad esempio, un nuovo astro scoperto portasse il nome di un dato Principe, … Più in particolare non vi era scienziato che non citasse Galileo, compreso  il cattolicissimo Descartes. L’accademico pontificio Brandmüller ha ben ragione di parlare di Galileo come stella della modernità in un Medioevo che la Chiesa ha trascinato avanti fino, appunto, all’età dell’Illuminismo (ed oggi in che epoca siamo per la Chiesa ?). Ma Brandmüllerdice di più mettendo insieme lo sciocchezzaio clericale del quale riporto un esempio: non si può parlare di una paralisi della ricerca scientifica nei paesi cattolici in conseguenza del processo di Galileo. La miglior prova è costituita dal fatto che Galileo stesso – e ciò avvenne sotto la sorveglianza dell’Inquisizione, comunque la si intenda, – poté scoprire nel 1637 le oscillazioni della luna grazie ad ulteriori osservazioni astronomiche. Negli ambienti interessati, d’altronde, si sapeva valutare correttamente la portata dei decreti romani: ci si serviva del sistema di Copernico come di una – così sarebbe dovuto risultare – fruttuosa ipotesi di lavoro, cioè, Galileo in prigione coatta fa delle osservazioni astronomiche e ciò vuol dire che la ricerca nei Paesi Cattolici avanza ? Ed il fatto che di nascosto (quel libro e quel riferimento erano vietati!) si utilizzasse Copernico è un avanzamento della ricerca ? E la spudoratezza prosegue nel dire che  nel secolo successivo alla morte di Galileo non si registrò nessun conflitto fra le scienze naturali e la Chiesa (nei Paesi cattolici non ci poteva essere conflitto, la ricerca non c’era più, ndr). La spaccatura si allargò nell’epoca seguente, nella misura in cui il razionalismo e finalmente il materialismo raggiunsero un’egemonia pressoché illimitata nell’ambito delle scienze naturali. In questo contesto Galileo diventò la figura di Gallione di una scienza consapevolmente atea (ci si rende conto di che accademici ha il Vaticano ?, ndr).

Sciocchezza 2 – Il bene ed il male, durante l’epoca del processo a Galileo, non sarebbero stati divisi nettamente. In verità la divisione non la facciamo ora e neppure fu fatta allora dagli studiosi, da coloro che tentavano la via della ragione e del libero pensiero. Fu la Chiesa che divise il mondo tra suoi sostenitori e suoi nemici, ai quali ultimi era data solo persecuzione, torture, braceri e morte. Non si scambino cause con effetti, oggi è più difficile fare i furbi di quanto non lo fosse  400 anni fa, anche se l’imbroglio, con un pubblico ignorante ed apatico, è sempre possibile. Esempio eccellente è il referendum sulla procreazione assistita in cui veniva usata dalla CEI una norma legalmente legittima ma moralmente infame. Si pensi che i fautori del mantenimento di quell’obbrobrio della Legge 40 sulla procreazione assistita, sotto la guida di quel falco di Ruini, invitano non a votare no all’abrogazione, ma ad astenersi dall’andare a votare. E perché ? Perché in tal modo mettono insieme i loro voti con la massa di indifferenti che non votano mai e vincono. Legittimo ma moralmente vergognoso soprattutto se fatto da chi si proclama portatore di etica, di giustizia e consimili.

Sciocchezza 3 – Il pensiero di Bloch, filosofo ebreo tedesco marxista messianico (la speranza) e non romantico (che caspita vuol dire marxista romantico ?), relativo ai due massimi sistemi che si fonderebbero su presupposti indimostrabili non è completo, ma la cosa si può capire da parte di chi, Ratzinger, non conosce la fisica e la sua storia (e neppure la filosofia di Bloch se non ricorda che proprio Bloch definiva Bruno addirittura il cantore dell’infinito). Lo spazio assoluto che sarebbe servito ai due sistemi è introdotto da Bloch con un discorso che tiene già conto dei Principia Mathematica di Newton. E’ un guardare indietro tentando di dire a Galileo che gli sarebbe servito quel riferimento assoluto, riferimento che lo stesso Newton (non la relatività di Einstein) discusse a fondo con l’argomento della secchia (poi ripreso da Mach). Quello spazio assoluto cui accenna Bloch è completamente fuori da ogni discussione in Galileo. Piuttosto è Galileo che costruisce la relatività del moto in uno spazio non assoluto ma semplicemente inerte (e non quello pieno di angioletti di San Tommaso). Questa relatività, insieme al principio d’inerzia, gli serve per dimostrare che, se guardiamo dalla Terra, è il Sole che ci sembra girare intorno ma, se guardassimo dal Sole, troveremmo la cosa simmetrica. La relatività di Einstein semplicemente non c’entra.

Inoltre, la successiva citazione virgolettata di Bloch è correttissima ma non è stata capita da Ratzinger. Vi si dice che una descrizione cinematica dei moti Terra-Sole è equivalente. Ma Ratzinger non sa (?) che il problema non era solo cinematico ma soprattutto fisico in senso lato ? Non sa che quella Terra al centro dell’universo (Aristotele + San Tommaso) era circondata da tante sfere cristalline che sostenevano i pianeti ? Che vi erano due mondi, quello sublunare e quello sopra il cielo della Luna ? Che il primo cambiava ed era soggetto a generazione e corruzione mentre l’altro era perfetto, etereo, eterno ed immutabile ? Che il Dio di San Tommaso, quale motore immobile, aveva la sua corretta sede al di là del cielo delle stelle fisse quasi abbracciando quel piccolo mondo, ma che lo stesso Dio in un mondo copernicano si sarebbe prese continue sberle in faccia dai vari pianeti che circolavano in modo anarchico infilandosi tra le sfere cristalline mandandole in frantumi ? Sembra poco al futuro Papa che Galileo dimostri che i cieli sono corruttibili ? che il Sole, il fuoco, il più vicino a Dio ha delle macchie ? che non solo la Terra è centro di moti circolari ma anche Giove? che anche Venere ha le fasi ? che la Via Lattea è formata da una miriade di stelle ? Che la Luna è strutturalmente come la Terra con montagne altissime ? che con i sillogismi aristotelici non si spiega nulla ? che i luoghi naturali non esistono come già aveva dimostrato Bruno (un chiodo cade in su, verso la calamita, e non in giù verso la Terra) ? che un masso ed un granellino di sabbia, lanciati dalla stessa quota raggiungono la Terra nel medesimo tempo ?  che un sasso che cade poggiato sopra un altro sasso, non pesa su di esso ? E’ una operazione di disinformazia far finta si tratti solo di cambiare di posto a Terra e Sole con il tutto che resta immutato !

Sciocchezza 4 – La cosa sostenuta successivamente, la maggiore facilità di calcolo del sistema copernicano rispetto all’aristotelico-tolemaico, è semplicemente falsa. E’ vero che Copernico affrontò il problema soprattutto a questo fine ma è altrettanto vero che la cosa non gli riuscì. Anche Bloch prende una papera. Spero che l’errore non lo condanni al rogo come si vorrebbe ancor oggi fare da parte della Chiesa per gli errori di Galileo (le maree) ma non per quelli di Padre Pio (una vita intera da imbroglione e per questo santificato).

Sciocchezza 5 – Feyereband dice che, data la Chiesa dell’epoca, i suoi riferimenti culturali, la sua storia, le contingenze della Controriforma, non poteva far altro che condannare Galileo. Una posizione blanda della Chiesa in questo processo avrebbe potuto aprire controversie ben più gravi in campo teologico con ulteriori scismi. E’ quindi inutile stare a cincischiare sul riaprire il processo, la condanna sarebbe ripetuta (Feyereband ha tanta ragione che quanto diceva si è avverato come abbiamo or ora visto). Sua eminenza deve leggere le cose non in quanto apodittiche ma in quanto premesse a determinate conclusioni. E deve anche leggere un poco più oltre Feyereband quando in Contro il metodo, scrive che il cristianesimo è la religione assetata del sangue dei fratelli. Non lo sapeva eminenza ?

Sciocchezza 6 – L’autore che viene citato da Ratzinger, C. F. Von Weizsacker, dice che la svolta di Galileo è quella che ha prodotto l’atomica. Purtroppo sto bacchettando un futuro Papa e non posso trascendere. Ma la cosa, l’aver preso questa frase fuori di contesto, è una sciocchezza solenne. Stupisce il determinismo della Chiesa. Dal suo punto di vista avrei dato maggiore spazio al libero arbitrio che pure dovrebbe essere un suo caposaldo, molto vacillante per la verità, tanto da mettere in pericolo l’intero edificio. 

Ma vi è di più. La parte di Galileo che eventualmente avrebbe portato all’atomica era quella tecnica, cioè il compasso geometrico-militare, le fortificazioni, … straordinario, proprio le cose che la Chiesa non ha MAI messo in discussione. Inoltre il comunista Brecht ha indugiato su pensieri analoghi a quelli dell’autore citato da Ratzinger. Il resto è scienza pura, che nulla ha a che fare con l’applicativo.

Ed ancora. Ricordo ciò che il futuro pontefice fa finta di non sapere.  Il fisico credente e pacifista C. F. Von Weizsacker sosteneva anche: “Il cristianesimo ha fatto una distinzione tra la guerra giusta e la guerra ingiusta e tra un modo giusto e uno ingiusto di condurla. Ha fatto una distinzione tra l’etica individuale, che tendeva a riferirsi al Sermone sul monte, e l’etica di responsabilità politica, che comandava di proteggere i propri simili facendo uso delle armi. Tutto ciò ispira rispetto quando implica serietà di impegno. Ma mi chiedo se, dopo aver letto il Nuovo testamento, posso ancora lanciare una bomba H, e so che la risposta è “No!”. E se non ho il diritto di lanciarla non posso neppure fabbricarla perché un altro possa adoperarla, mi è lecito fabbricarla a scopo intimidatorio? … Non credo che la chiesa possa approvare l’uso della bomba H. Se non è capace di dire di no, dovrà ammettere la sua perplessità sia apertamente sia riducendosi al silenzio. Tuttavia credo che i membri della chiesa possano essere utili a se stessi e al mondo intero se, in base a presupposti inequivocabili, dicono chiaramente “No!””. A queste cose la Chiesa non risponde, non dice nulla, non risulta la scomunica o la condanna nei fatti per chi produce e minaccia il mondo con le bombe H. Giovanni Paolo II ha ricevuto amorevolmente il guerrafondaio  e credente Bush che di atomiche ne ha a iosa.

Sciocchezza 7 – Dice Ratzinger: “Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?»”. Rispondo alla sorpresa. Se Ratzinger continua a frequentare le parrocchie, gli oratori, Scienza e Vita, … che domande si aspetta ? Riguardo  alla seconda domanda essa è evidentemente  retorica, è fatta da chi non ha mai digerito una scienza che mette sempre più all’angolo la fede (e non perché persegua questo fine ma perché semplicemente si faccia scienza). Si dice che la scoperta scientifica è il vaso di Pandora. Chi ha fatto questa domanda a Ratzinger è semplicemente un poveretto che ha bisogno di cure da un neuropsichiatra, pardòn, da uno sciamano o da uno stregone o da un esorcista..

FISICA SACRA

“In un ramo della pubblica istruzione, che ha per oggetto l’applicazione delle scienze naturali alla considerazione di Dio, non può immaginarsi sistema né più ordinato né più sublime di quello, che la stessa divina sapienza ne tratteggiò laonde con saggio divisamento dal primo libro della Genesi desunse la nostra cattedra l’ordine e la distribuzione delle materie, nonché l’appellazione di Fisica mosaica, fisica sacra, cosmologia teologica. Pertanto in sei grandi trattati se ne divise l’ampio argomento, essendoché in sei giorni divise Mosè l’opera divina della creazione, ed a ciascun trattato serve di tema ciò che creò Iddio nella corrispondente giornata. Quindi è che il I si occupa della creazione del mondo, o piuttosto della creazione delle sostanze elementari; il II del firmamento, o sia dell’aria, e della divisione delle acque sopra la Terra divisa in continenti e mari; il III della produzione dei vegetabili; il IV dei corpi celesti, e de’ loro uffici; il V della produzione dei pesci e dei volatili; il VI finalmente della produzione degli altri animali e della formazione dell’uomo …”

SESSO E DONNE

     Tralascio ora la miriade di misogini, come S. Ambrogio, come  l’amore di Papa Ratzinger a S. Giovanni Crisostomo che sosteneva:

La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini.  […] Verso il tuo uomo dovrà andare il tuo anelito ed egli sarà il tuo signore, così dunque discendi alla sua dipendenza, così sii una delle subordinate. Le donne sono destinate principalmente a soddisfare la lussuria degli uomini. Dove c’è la morte ivi c’è il matrimonio e dove non c’è matrimonio ivi non c’è morte.

o come S. Girolamo che non era da meno:

Se è un bene non toccare una donna, allora è un male toccarla: gli sposati vivono come le bestie, infatti nel coito con le donne gli uomini non si distinguono in nulla dai porci e dagli animali irragionevoli

Alberto Magno, ripreso diligentemente da Tommaso, dice che una donna nasce tale per la corruptio instrumenti, dal fatto cioè che il pene ha operato male (Tommaso dirà che il difetto sta nel seme maschile o nel sangue uterino). In ogni caso ciò accade quando soffiano particolari venti. Quando nasce una femmina l’impasto si è guastato perché spirano venti dal sud, gli australes. Questi venti sono umidi, generano piogge ed impregnano la nascitura di umidità, cioè di quel liquido che è un qualcosa di volatile, non stabile:

Il vento del nord dà forza, quello del sud la toglie […]. Il vento del nord favorisce la generazione di maschi, il vento del sud quella delle femmine, poiché il vento del nord è puro e purifica completamente l’aria e le esalazioni e stimola la forza naturale. II vento del sud invece è umido e carico di pioggia [Quaestiones super de animalibus XVIII q. 1].

E Tommaso chiosa: poiché nelle donne c’è un maggior contenuto d’acqua, esse possono essere più facilmente sedotte dal piacere sessuale [Summa Theologiae III q. 42 a. 4 ad 5]. Povere donne, che non è che non sanno, ma non possono opporsi al piacere sessuale poiché possiedono una forza spirituale minore di quella degli uomini [Summa Theologiae II-II q. 49 a. 4]. E la maggiore presenza di liquido nella donna la rende più propensa al sesso, più attratta da esso, meno capace di resistere. E ciò avviene perché la donna ha meno forza di volontà dell’uomo, meno forza di spirito, è più debole di mente (è come un bambino o un malato di mente, Summa Theologiae II-II q. 70 a. 3). Insomma, senza ulteriori indugi, la donna è un uomo riuscito male.

Vien da chiedere, se prevalessero per qualche anno venti del Nord, dovremmo rassegnarci alla fine della razza umana ? Ma poi, Dio avrebbe creato Eva solo per far procreare Adamo ? Non bastava un buco in terra dove depositare il seme ? E quella sciocchezza del piacere sessuale che ci sta a fare ? Non è che quel piacere esiste proprio perché gli umani procreino con l’inganno del piacere ? Io, che sono un ateo impenitente, ringrazio i venti del Sud che rendono la vita gradevole. Ma viene anche da chiedere se l’omosessualità è all’interno di questa chiave interpretativa. Se fosse figlia di venti da Est o da Ovest. Ma poi, è un prodotto meglio riuscito un omosessuale o una donna ?

La donna è quindi un errore (di Dio ?) è un qualcosa non ben fatto, mal costruito. Rispetto all’uomo la donna è un fallimento, è manchevole, mutilata e Tommaso, in linea con Alberto, spiega cosa manca e quale sarebbe la causa delle mancanze.

Il padre deve essere amato più della madre, perché egli è il principio attivo della generazione, la madre quello passivo” [Summa Theologiae II-II q. 26 a. 10].

CACCIA ALLE STREGHE

 Ogni notte si spalmavano di olio del diavolo, fabbricato con il grasso di bambini ammazzati, per essere lubrificate al punto di poter passare attraverso crepe nei muri o buchi di serratura, poter salire nei camini, sistemarsi su manici di scopa o caproni volanti per poter volare al luogo dell’assemblea delle streghe. Quando la strega arrivava per la prima volta al luogo di riunione provava stupore nel trovare intorno a sé molte persone conosciute, molti suoi amici e vicini insospettabili. Incontrava poi una grande quantità di demoni che avevano oscene amanti (da notare che anche nella depravazione che tento di descrivere l’omosessualità non figura perché ripudiata anche dai demoni … ma non dai papi); tutti avevano lo sguardo rivolto verso il centro dell’assemblea dove troneggiava il dio adorato, il Diavolo, che appariva o come un uomo scuro e corpulento con barba o come un caprone puzzolente o come un gigantesco rospo. Tutti erano in adorazione del Diavolo ballando su una musica macabra suonata con crani di cavallo, tronchi d’albero vuoti, battuti con ossa umane. Il sommo omaggio era il bacio: sull’ano del caprone o dell’uomo repellente o sulla bocca del rospo. Finito l’omaggio si scatenava un’orgia sessuale indicibile e, è il caso di dirlo, infernale, orgia accompagnata con banchetti, anch’essi, osceni con cibi diversi a seconda del luogo dell’assemblea: radici tagliate in modo da somigliare ad ostie; bambini arrosto o lessati; cadaveri esumati; stufati di pipistrello; … Prelibatezze diverse con un carattere comune: tutto freddo e privo di sapore perché (non si conosce il motivo di ciò) il sale era vietato.

E’ importante sottolineare che la caccia alle streghe iniziata virulentemente con il Malleus maleficarum si richiama continuamente ai più eminenti padri della Chiesa, da Agostino a Tommaso d’Aquino che diffamarono in modo osceno le donne facendole responsabili di ogni lordura presente nel mondo. Dal libro viene chiaramente fuori l’idea di donne con una natura più stupida e carnale, oltreché una fede più labile, degli uomini. La prova di una fede raccogliticcia da parte della donna è nell’etimologia del suo stesso nome, femmina, composto da fe e minus: cioè meno fede (vedi oltre).  E questa infima considerazione della donna era inculcata dagli altari. L’arcivescovo di Firenze, Sant’Antonino Pierozzi, pubblicò nel XV secolo un elenco di tutti gli attributi delle donne:

«Avidum animal, Bestiale baratrum, Concupiscienza carnis. Damnosum duellum, Estuans estus, Falsa fides, Garrulum guttur, Herinnis armata, Invidiosus ignis, Kalumniarum chaos, Lepda lues, Monstruosum mendacium, Naufragium nutrix, Opifex odii, Prima peccatrix, Quietis quassatio, Ruina regnorum. Sylva superbie, Truculenta tyrannis, Vanitas vanitatum, Xania sernis, Ymago idolorum, Zelus zelotipus».

E questo santo arcivescovo è così definito da Wikipedia: “fu un personaggio pienamente rinascimentale e applicò quella ragione ordinatrice tipicamente umanista all’organizzazione cristiana della città: riorganizzò le istituzioni caritative indirizzandole ciascuna verso un preciso compito, affinché potessero al meglio specializzarsi con risparmio di energie e di mezzi, con le cosiddette Compagnie di Dottrina”. Ho riportato questo brano perché, almeno una volta, si sappia qual è l’opera continua di disinformazione che la Chiesa fa intervenendo dovunque fornendo le sue false versioni. Per accertarsi di quanto questo personaggio fosse almeno misogino (vi sono altre ipotesi che non posso sostenere) basta soffermarsi sul titolo che la Chiesa gli ha dato. Quel “santo” è stato quasi sempre risevato ad emeriti delinquenti.

Anche l’atto sessuale è ossessione della Chiesa e Tommaso ne elenca tutti i pregi: “sozzura” (immunditia), “macchia” (macula), “vergogna” (foeditas), “turpitudine” (turpitudo), “disonore” (ignominia), “deformità” (deformitas), “malattia” (morbus), “corruzione della integrità” (corruptio integritatis), motivo di “avversione” e “ribrezzo” (repugnantia). E naturalmente il rapporto sessuale è tra le cose più vili.

Se poi due coniugi muovendosi disordinatamente arrivassero a posizioni diverse da quella del missionario, esse sono ritenute contro natura (con qualche eccezione di tipo medico, corporatura o altro). E Tommaso, interprete della natura di Dio, obbliga la posizione definita normale. La specie e il modo del rapporto sono prescritti dalla natura [In IV Sententiarum 31, exp. text.]. Altre orrende depravazioni peggiori dell’incesto, dello stupro e dell’adulterio, vengono elencate da Tommaso: la masturbazione (chiamata erroneamente onanismo perché Onan, in realtà, praticava il coitus interruptus), il rapporto sessuale con gli animali, l’omosessualità, il rapporto anale, quello orale e il coitus interruptus [Summa Theologiae II-II q. 154 a. 11].

E non è finita perché l’indagine sul peccato sessuale assurse alle sue massime vette nel XVIII secolo con il povero represso e forse impotente Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Il nostro santo nella sua Theologia Moralis estese le attenzioni: al peccato dei baci matrimoniali o con o senza eiaculazione; al guardare le parti indegne (sesso e vicinanze) di un altro corpo sia da vicino che da lontano (poveretto !); al guardare le parti poco degne (petto, braccia e gambe); ai medici che dovessero eiaculare nel toccare i genitali di una donna inferma. Indagò poi su quale fosse la migliore posizione che una coppia deve assumere per una migliore fertilizzazione. Indagò tutte le posizioni possibili, in piedi, seduti, distesi, di fianco, di dietro, con scambi reciproci uomo-donna con eiaculazione extra vas naturale. Approfondì la relazione sessuale con il cadavere di una donna (coire cum femina mortua). Si pose il problema serio se fosse peccato o meno il rifiutare il quarto rapporto sessuale dopo i primi tre nella stessa notte; se fosse peccato negarsi una volta a chi richiede cinque atti sessuali al mese. Una vera e propria Imitazione di Cristo in trattati che in negativo possono essere considerati enciclopedie dell’uso del sesso, anche bassamente pornografiche con il tipico cattivo gusto curiale. E questi sono i santi che la Chiesa ci propone.

PEDOFILIA

ILLUMINISMO. RIVOLUZIONE FRANCESE

. L’Illuminismo non fu una corrente di pensiero filosofico ma un movimento culturale variegato che aveva in linea di massima alcuni ideali di fondo: la libertà e l’uguaglianza sociale, i diritti umani, la laicità dello Stato, la scienza e il pensiero razionale. Esso si muoveva contro ogni metafisica essenzialmente su tre grandi linee-guida:

  1. La ragione è in grado di spiegare tutti i più grandi problemi dell’uomo. Lo spirito scientifico ha il primato su ogni forma di oscurantismo.

 2) L’uomo ‘illuminato’ ha il dovere di difendere la cultura. Occorre che i filosofi naturali, essi stessi, facciano i divulgatori dello spirito scientifico. L’operazione di divulgazione porta con sé il superamento delle vecchie credenze che sono ancora alla base della diffusione, e quindi del potere, della religione. A tale proposito Locke aveva osservato: C’è ragione di credere che se gli uomini fossero più istruiti, tenterebbero molto meno di imporsi al proprio prossimo. Si noti che la più grande opera di divulgazione che fino ad allora fosse stata intrapresa è l’Encyclopedie, alla cui realizzazione lavorarono quasi tutti i principali pensatori francesi sotto la direzione di D’Alembert e Diderot. Dopo gli attacchi dei Gesuiti (1752), che vi trovarono frasi eretiche tanto da invocare l’Inquisizione, e varie proibizioni e censure da parte del Consiglio di Stato fino al divieto di vendere o possedere l’opera, l’Encyclopedie fu condannata da Clemente XIII nel 1759.

 3) La condizione umana può essere radicalmente migliorata proprio dall’abbattimento di miti, pregiudizi, superstizioni. L’uomo che si è impadronito dello spirito scientifico può progredire.

REPUBBLICA ROMANA

Repubblica Romana con un Decreto Fondamentale del 9 febbraio, nel quale era scritto:

  • Art. 1: Il papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano.
  • Art. 2: Il Pontefice Romano avrà tutte le guarentigie necessarie per l’indipendenza nell’esercizio della sua potestà spirituale.
  • Art. 3: La forma del governo dello Stato Romano sarà la democrazia pura e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana.
  • Art. 4: La Repubblica Romana avrà col resto d’Italia le relazioni che esige la nazionalità comune. 

PIO IX, PAPA PORCO

LEONE XIII, SUO CONFRATELLO

Nel 1885 vide la luce l’enciclica Immortale Dei nella quale, con l’ipocrisia e la menzogna tipica di ogni Papa, Leone XIII dichiarava che la Chiesa era indifferente ad ogni forma di governo, purché lavorasse per il benessere dei cittadini ed i governanti avessero riguardo a Dio, padrone supremo del mondo. Più oltre si diceva che i cattolici devono partecipare alla vita politica meno che in qualche luogo come l’Italia (anche se questa negazione contrastava clamorosamente con l’affermazione precedente). Intanto ebbe modo di scrivere cose che avrebbero richiesto l’intervento immediato di Gesù con una frusta: La libertà illimitata di pensiero e la pubblicazione delle opinioni di una persona non appartengono ai diritti dei cittadini e che è totalmente ingiustificata l’esigenza, difesa o concessione della libertà di pensiero senza restrizioni, di espressione parlata o scritta e di culto a Dio come se si trattasse di diritti impliciti alla natura dell’uomo perché, riguardo alla libertà di culto, la giustizia e la ragione proibiscono di mettere su un piano di uguaglianza le diverse religioni, qualunque sia il suo nome, e concederle erroneamente gli stessi diritti e privilegi. Altra enciclica di rilievo fu la Aeterni Patris del 1879 perché in essa Leone trattò il problema dei rapporti della fede con la scienza. Si inizia il rosario di sciocchezze nel quale era già entrato Pio IX che porteranno fino a Giovanni Paolo II.

Nell’enciclica più famosa di Leone XIII, la Rerum Novarum del 1891 è enunciata la cosiddetta Dottrina Sociale della Chiesa che ancora oggi imperversa richiamata anche in ambienti che si dicono progressisti (la democratica Rosy Bindi, ad esempio). Vale la pena ricordare che illustre precedente di questa Enciclica è stata la Quod apostolici muneris del 1878. In questo altro parto scellerato Leone XIII parlava della torbida plebe e di uomini della plebe, ai quali venne in fastidio la povera casa e l’officina, che anelano bramosi di lanciarsi sui palagi e sulle fortune dei più doviziosi. […] Oggi in tanto ardore di sfrenate cupidigie (si noti che non parla dei ricconi ma degli operai, ndr), bisogna che le plebi siano tenute a dovere, infatti, né la giustizia né il pubblico bene consentono che si rechi danno ad altri nella roba, e sotto colore di non so quale eguaglianza si invada l’altrui. E poiché vi sono molti operai che fanno in silenzio e con impegno il loro dovere ma ve ne sono molti imbevuti di massime false e smaniosi di novità, che cercano ad ogni costo di eccitare tumulti e sospingere gli altri alla violenza […] intervenga l’autorità dello Stato e, posto freno ai sommovitori, preservi i buoni operai dal pericolo della seduzione, i legittimi padroni da quello dello spogliamento [come dire che il Fascismo era l’ala più moderata della Chiesa].

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Pio IX (e successivamente Leone XIII) si scagliò con durezza anche contro il suffragio universale (piaga distruggitrice dell’ordine sociale che aizza le popolari cupidigie e che porta alle pesti che sono il Comunismo, il Socialismo, il Nichilismo, orrendi mali e quasi morte della civile società. E’ infine assurdo che la volontà della maggioranza sia sorgente di diritti e di doveri).

Leone XIII: La libertà illimitata di pensiero e la pubblicazione delle opinioni di una persona non appartengono ai diritti dei cittadini e che è totalmente ingiustificata l’esigenza, difesa o concessione della libertà di pensiero senza restrizioni, di espressione parlata o scritta e di culto a Dio come se si trattasse di diritti impliciti alla natura dell’uomo perché, riguardo alla libertà di culto, la giustizia e la ragione proibiscono di mettere su un piano di uguaglianza le diverse religioni, qualunque sia il suo nome, e concederle erroneamente gli stessi diritti e privilegi.

La Rerum Novarum del 1891 (sempre di Leone XIII) iniziava non con le parole di Gesù ma con la condanna delle lotte operaie: “A rimedio di questi disordini, i socialisti, attizzando nei poveri l’odio ai ricchi, pretendono si debba abolire la proprietà, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo del municipio e dello stato. Con questa trasformazione della proprietà da personale in collettiva, e con l’eguale distribuzione degli utili e degli agi tra i cittadini, credono che il male sia radicalmente riparato. Ma questa via, non che risolvere le contese, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed è inoltre ingiusta per molti motivi, giacché manomette i diritti dei legittimi proprietari, altera le competenze degli uffici dello Stato, e scompiglia tutto l’ordine sociale”. Risultava e risulta chiaro alla Chiesa che il problema erano gli sfruttati, i poveri padroni avavano tutti le belle braghe bianche e non potevano essere colpevoli di fronte a quegli sporchi straccioni. Ma Leone non era contento di questo comizio, doveva aggiungere altro: “Ora, i socialisti, sostituendo alla provvidenza dei genitori quella dello Stato, vanno contro la giustizia naturale e disciolgono la compagine delle famiglie. Ed oltre l’ingiustizia, troppo chiaro appare quale confusione e scompiglio ne seguirebbe in tutti gli ordini della cittadinanza, e quale dura e odiosa schiavitù nei cittadini. Si aprirebbe la via agli asti, alle recriminazioni, alle discordie: le fonti stesse della ricchezza, inaridirebbero, tolto ogni stimolo all’ingegno e all’industria individuale: e la sognata uguaglianza non sarebbe di fatto che una condizione universale di abiezione e di miseria. Tutte queste ragioni danno diritto a concludere che la comunanza dei beni proposta dal socialismo va del tutto rigettata, perché nuoce a quei medesimi a cui si deve recar soccorso, offende i diritti naturali di ciascuno, altera gli uffici dello Stato e turba la pace comune. Resti fermo adunque, che nell’opera di migliorare le sorti delle classi operaie, deve porsi come fondamento inconcusso il diritto di proprietà privata. Presupposto ciò, esporremo donde si abbia a trarre il rimedio”. Dove, di grazia ? Domanda oziosa perché la Chiesa non ha vergogna a proporsi: “Difatti la Chiesa è quella che trae dal Vangelo dottrine atte a comporre, o certamente a rendere assai meno aspro il conflitto: essa procura con gli insegnamenti suoi, non solo d’illuminare la mente, ma d’informare la vita e i costumi di ognuno: con un gran numero di benefiche istituzioni migliora le condizioni medesime del proletario”. Quindi le contraddizioni in atto non si possono risolvere senza ricorrere alla religione ed alla Chiesa anzi, le gravi sofferenze operaie nascono perché si è abbandonata la fede ! Leone inizia con il sostenere che la  proprietà privata è intoccabile perché, secondo Leone, tale proprietà è un sostegno alla libertà della persona e della famiglia (anche perché un comandamento vieta di desiderare la roba d’altri – sic !) e le differenze di classe (ieri la schiavitù oggi le differenze di classe) sono volute da Dio [e pensare che San Benedetto usava la locuzione: il vizio della proprietà e nella sua Regola aggiungeva: “Tutto sia comune a tutti”, come dice la Scrittura, e “nessuno dica o consideri propria qualsiasi cosa“].

Innanzi tutto, l’insegnamento cristiano, di cui è interprete e custode la Chiesa, è potentissimo a conciliare e mettere in accordo fra loro i ricchi e i proletari, ricordando agli uni e agli altri i mutui doveri incominciando da quello imposto dalla giustizia. Obblighi di giustizia, quanto al proletario e all’operaio, sono questi: prestare interamente e fedelmente l’opera che liberamente e secondo equità fu pattuita; non recar danno alla roba, né offesa alla persona dei padroni; nella difesa stessa dei propri diritti astenersi da atti violenti, né mai trasformarla in ammutinamento; non mescolarsi con uomini malvagi, promettitori di cose grandi, senza altro frutto che quello di inutili pentimenti e di perdite rovinose. E questi sono i doveri dei capitalisti e dei padroni: non tenere gli operai schiavi; rispettare in essi la dignità della persona umana, nobilitata dal carattere cristiano. […]Ricordiamo fatti e cose poste fuori di ogni dubbio: cioè che per opera del cristianesimo fu trasformata da capo a fondo la società; che questa trasformazione fu un vero progresso del genere umano, anzi una risurrezione dalla morte alla vita morale, e un perfezionamento non mai visto per l’innanzi né sperabile maggiore per l’avvenire. […] Perciò, se ai mali del mondo v’è un rimedio, questi non può essere altro che il ritorno alla vita e ai costumi cristiani.

Il troppo lungo e gravoso lavoro e la mercede giudicata scarsa porgono non di rado agli operai motivo di sciopero. A questo disordine grave e frequente occorre che ripari lo Stato, perché tali scioperi non recano danno solamente ai padroni e agli operai medesimi, ma al commercio e ai comuni interessi e, per le violenze e i tumulti a cui d’ordinario danno occasione, mettono spesso a rischio la pubblica tranquillità.[…] Certo, la massima parte degli operai vorrebbe migliorare la propria condizione onestamente, senza far torto ad alcuni; tuttavia non sono pochi coloro i quali, imbevuti di massime false e smaniosi di novità, cercano ad ogni costo di eccitare tumulti e sospingere gli altri alla violenza. Intervenga dunque l’autorità dello Stato e, posto freno ai sobillatori, preservi i buoni operai dal pericolo della seduzione e i legittimi padroni da quello dello spogliamento. […] Il rimedio, poi, in questa parte, più efficace e salutare, si é prevenire il male con l’autorità delle leggi e impedire lo scoppio, rimovendo a tempo le cause da cui si prevede che possa nascere il conflitto tra operai e padroni.

PARTE II

2 – 1 – NASCITA DEL FASCISMO, FINANZA, ARMI E GUERRE. I COMUNISTI DA SCOMUNICARE E PAPA LUCIANI DA AMMAZZARE. I PAPI POLACCO E TEDESCO. L’IMBROGLIO DELLA SAPIENZA

La Chiesa aderì volentieri alle campagne fasciste contro l’Abissinia, la Spagna, la Croazia, la Russia. Ma la Chiesa ebbe modo di benedire tramite il Cardinale Spellman lo sterminio di massa del Viet Nam. E non ci si stupisca se un prete gesuita vicino a Papa Pacelli, tal Gundlach, avesse auspicato l’uso delle bombe atomiche, bombe che l’altro gesuita, Hirschmann, desiderava fossero costruite in quantità, … Solo Hitler, ma per un arco di tempo ridottissimo (dal 1933 al 1945), ebbe un’uguale amore ed esaltazione per la guerra, meglio se accompagnate da stragi, genocidi e soluzioni finali.

Dopo il Concordato (1929) un senatore fascista, Vincenzo Morello, di fronte alle esosissime richieste della Chiesa ebbe a scrivere: Certamente è l’Italia che provvede all’indipendenza economica della Santa Sede, non la Santa Sede stessa. E quanto al computo dei debiti e crediti, se l’Italia dovesse capitalizzare tutti i danni che il papato le ha arrecato nei secoli, con le sue chiamate degli stranieri, con le guerre, le taglie, le devastazioni di ogni genere, vi sarebbe consulta di ragionieri capaci di fare il calcolo? Diritto dunque, da parte del Vaticano, alle indennità, nessuno. Buon volere da parte dell’Italia, sì, e bisogna riconoscerlo.

 GRAMSCI

Nei suoi Quaderni dal carcere, già anni prima Gramsci aveva scritto: “Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la Chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono”.

GUERRA IN SPAGNA 1936

Divenuto Papa Pio XII telegrafò a Franco con queste parole: Levando il nostro cuore a Dio, ringraziamo sinceramente Vostra Eccellenza per la vittoria della Spagna cattolica. E via radio inviò questo messaggio alla nazione spagnola: I disegni della Provvidenza, amatissimi figlioli, si sono manifestati una volta ancora sopra l’eroica Spagna. La nazione eletta da Dio …  ha testé dato ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito.

LEGGI RAZZIALI 1938

Sulle Leggi razziali del 1938, vi fu un assordante silenzio. Il Papa agì puntando di più ed ancora ai suoi interessi di bottega

FINITA LA GUERRA

L’orrido Papa Pio XII non ebbe scrupolo a sostenere il Fascismo con le seguenti untuose parole: Ben riflettendo sulle conseguenze deleterie che una Costituzione la quale abbandonando “la pietra angolare” della concezione cristiana della vita, tentasse di fondarsi sull’agnosticismo morale e religioso, porterebbe in seno  alla società e nella sua labile storia, ogni cattolico dovrà impegnarsi ad assicurare alla generazione presente e alle future il bene di una legge fondamentale dello Stato, che non si opponga ai sani principi religiosi e morali […]. Infatti non sempre la novità delle leggi è fonte di salute per il popolo: sovente anzi la precipitosa ricerca di rdicali innovazioni è indice d’oblio della propria dignità e della propria storia e di facile resa  ad estranei influssi e a non meditate idee.

SCOMUNICA AI COMUNISTI

Congregazione per la Dottrina della Fede, 1-7-1949

E’ stato chiesto a questa Congregazione:

1 – Se sia lecito iscriversi ai partiti comunisti, od approvarli.

No: il Comunismo infatti è materialistico ed anticristiano; i capi dei comunisti, poi, anche se a parole dichiarano di non avversare la religione, tuttavia mostrano di essere ostili sia nella teoria che nella pratica a Dio e alla vera religione e alla Chiesa di Cristo.

2 – Se sia lecito pubblicare, diffondere o leggere libri, periodici, giornali e pubblicazioni che sostengono dottrine o azioni di comunisti, o scrivere in essi.

No: ciò infatti è proibito dalla legge stessa  [che era la legislazione fascista tanto cara alla Chiesa, ndr]

3 – Se i fedeli di Cristo, che avessero messo in pratica consapevolmente e in piena libertà ciò di cui si è trattato nei punti 1 e 2, possano essere ammessi ai sacramenti.

No, secondo i principi generali che riguardano l’esclusione dai sacramenti di coloro che non sono disposti.

4 – Se i fedeli di Cristo, che professano la dottrina materialistica e anticristiana dei comunisti, e per primi coloro che la difendono o la divulgano, incorrano per ciò stesso, come apostati dalla fede cattolica, nella scomunica riservata in modo speciale alla Sede Apostolica.

Si.

LA SAPIENZA

INNO A BERLUSCONI

E l’avventura di Papa RATZINGER si chiude sul vero cattolico del tempo presente, colui che più di qualunque altro racchiude in sé gli insegnamenti evangelici, Silvio Berlusconi. Quelli che seguono sono infatti brani dell’articolo dell’Osservatore Romano del 31 marzo del 2009:

           Il congresso con cui è stato fondato il Popolo delle Libertà (PdL) ha mostrato l’immagine di una formazione forte, già più forte, secondo molti analisti, dello stesso Partito democratico, il primo nato con l’ambizione di unire differenti culture politiche. Il PdL appare: più forte non solo in termini percentuali: stando ai più recenti risultati elettorali, il PdL appare, alla prova dei fatti, maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria […] nel partito si è affermata, in linea di principio, la libertà di coscienza sui temi etici più sensibili [da  L’Osservatore Romano, 30-31 marzo 2009]

2 – 3  – LA CHIESA E I BENI MATERIALI. L’8 x 1000. LO IOR. LA MAFIA

PROPRIETA’  IMMOBILIARI DELLA CHIESA

Oltre a questi immobili “privilegiati”, il Concordato prevedeva speciali esenzioni fiscali e tributarie per le proprietà della Santa Sede e degli «enti ecclesiastici o religiosi». Il tutto fu condito da una sanatoria degli strascichi della “questione romana” che costò allo Stato 750 milioni del 1929 (oltre 700 miliardi di euro attuali). A quasi cinquant’anni di distanza le cose sono rimaste immutate. Un quarto della città è ancora saldamente in mano ad aspirantati, titoli cardinalizi, parrocchie, caritas, apostolica santa sede, provincie, commissariati, segretariati, conventi, istituti, monasteri, congregazioni, collegi e collegiate, case sante, generalizie, provinciali, religiose e di procura, oratori, seminari, studentati,   basiliche e arcibasiliche, compagnie, società, opus, domus, pie società, pie case, atenei, università, istituti e seminari pontifici, pellegrinaggi, curie vescovili, vescovadi, episcopati, diocesi, arcidiocesi, asili, capitoli, comitati, conferenze episcopali, curati, comunità, ordini, chiese, curie generalizie, stabilimenti, sodalizi, apostolati, conservatori, confraternite e arciconfratemite, postulazioni generali, procure generali, rettorìe, nunziature e segnature apostoliche, suore (adoratrici, amanti, ancelle, apostole, ausiliatrici, bigie, bianche, canonichesse, catechiste, crocifisse, clarisse, dame apostoliche, donne, diaconesse, insegnanti, infermiere, figlie, mantellate, maestre, mercedarie, minime, ministre, misericordine, missionarie, monache, oblate, nobili oblate, ospitaliere, passioniste, piccole apostole, piccole suore, piccole sorelle, piccole ancelle, piccole figlie, piccole discepole, piccole serve, operaie, povere, predilette, rosarie, riparatrici, sacramentine, serve, stigmatine, terziarie, trinitarie, visitatrici, signorine operaie e vocazioniste), frati (che in tutti gli ordini religiosi compaiono come: padri, sacerdoti, servi, missionari, terziari, fratelli, figli, legionari, abati, arcipreti, minimi, scalzi, bigi, regolari, chierici, diaconi, reverendi, priori, minori, canonici, ospitalieri, regolari, trinitari, riformati). Insomma, i soli ordini femminili che compaiono come proprietari di immobili nella città di Roma sono 325. I maschili sono un po’ di meno: 87.

Questo gigantesco patrimonio immobiliare di pregio inestimabile è attualmente in gran parte sfruttato in locazioni e, mediante opportune trasformazioni, trasformato in alberghi di lusso ma anche economici verso i quali viene canalizzata l’enorme massa di pellegrini che visitano Roma. Fu invenzione del governo Berlusconi esonerare dall’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI ora diventata IMU o Imposta Municipale Unica) tutte queste costruzioni. Ora è a me evidente che gli edifici di culto di qualsiasi religione debbano essere esonerati dall’ICI ma che siano solo quelli. Invece i creativi di Tremonti, che incontreremo sempre prono ai voleri del Vaticano, hanno sostenuto che ogni edificio ecclesiastico che avesse dentro una cappellina, una madonnina, dovesse essere esonerato. L’evasione legalizzata è valutata a circa 3 miliardi di euro l’anno. Il governo Monti sembrava intenzionato a cambiare un poco questo scempio (ancora sulla carta) ma intanto ha dato un anno di esenzione da questa tassa (ma perché, per Giove ?). Poi, a fine legislatura, ha regalato una norma, scritta da legislatori imbroglioni, che ancora prevederà l’esenzione dall’IMU per quasi l’intero patrimonio immobiliare della Chiesa. Il governo Monti ha regalato agli enti ecclesiastici una nutrita serie di scappatoie per esentarsi dall’Imu.

[Esenzioni fiscali della Chiesa intorno ai 6 miliardi di euro. A questo occorre aggiungere i contributi dati dallo Stato alla Chiesa ???]

2 – 4  – IL BEATO CRIMINALE STEPINAC

Il campo di concentramento di Jasenovac ebbe per un periodo il francescano Filipovic-Majstorovic per comandante, che fece ivi liquidare 40.000 esseri umani in quattro mesi. Il seminarista francescano Brzien ha decapitato qui, nella notte del 29 agosto 1942, 1360 persone con una mannaia.

Non per caso il primate del paradiso dei gangsters cattolici, arcivescovo Stepinac, ringraziò il clero croato “ed in primo luogo i Francescani” quando nel maggio 1943, in Vaticano, sottolineò le conquiste degli ustascia. E naturalmente il primate, entusiasta degli ustascia, vicario militare degli ustascia, membro del parlamento degli ustascia, era bene informato di tutto quanto accadeva in questo criminale eldorado di preti, come d’altronde Sua Santità lo stesso Pio XII, che in quel tempo concedeva una udienza dopo l’altra ai Croati, a ministri ustascia, a diplomatici ustascia, e che alla fine del 1942 si rivolse alla Gioventù Ustascia (sulle cui uniformi campeggiava la grande “U” con la bomba che esplode all’interno) con un: “Viva i Croati!”. I Serbi morirono allora, circa 750.000, per ripeterlo, spesso in seguito a torture atroci, in misura del 10-15% della popolazione della Grande Croazia. – tutto ciò esaurientemente documentato e descritto nel mio libro La politica dei papi nel XX secolo [Die Politik der Pëpste im XX Jahrhundert, Rohwohl 1993]

              Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza di Hitler scrisse al comando centrale delle SS: «È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati… In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l’aiuto degli Ustascia… È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case… La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa» (dagli archivi della Gestapo).

La prima voce di Pio XII su quanto accadeva in Yugoslavia vi fu quando Tito liberò il suo Paese, il 2 Giugno del 1945: «Dobbiamo purtroppo lamentare in più di un paese uccisioni di preti, deportazioni di civili, esecuzioni di cittadini senza processo o per vendette private: e non meno tristi sono le notizie che ci provengono dalla Slovenia e dalla Croazia…». Questo Papa ignavo e criminale si accorgeva solo dopo la liberazione  che qualche prete collaborazionista veniva ammazzato. Degli 800 mila ammazzamenti con le benedizioni di Stepinac e la partecipazione attiva dei boia francescani, niente ! Occorrerebbe che qualcuno informasse di questi fatti il Presidente Napolitano di modo che anche lui sia messo al corrente della storia tragica delle Foibe che sembra non conoscere viste le sue dichiarazioni, negazioniste dei precedenti orrendi crimini italiani, rivolte al Presidente della Slovenia.

2 – 5  – RATLINES

2 – 6  – EIA, EIA, ALALA’

Prima delle elezioni del 1925 Mussolini operò in modo da avere il chiaro appoggiò della Chiesa: fece del cattolicesimo la religione di Stato, reintrodusse il crocifisso nelle aule scolastiche, nei tribunali, negli uffici e nelle caserme, permise che la Chiesa approvasse i libri di testo scolastici, allentò il controllo sulla qualità dell’insegnamento nelle scuole confessionali, fece eliminare il controllo di polizia sulle affissioni in Chiesa, fece nominare dei cappellani presso la Milizia, sopresse la Massoneria, destinò una gran quantità di denaro pubblico al restauro di chiese e beni ecclesiastici danneggiati dalla guerra (con il vergognoso regalo di 600 quadri del patrimonio artistico italiano alla Chiesa), fece esentare ampiamente ecclesiastici e seminaristi dal servizio militare, fece aumentare di molto le congrue per il clero, fece partecipare i gerarchi fascisti alle cerimonie religiose, fece precedere da una benedizione le riunioni di partito, sostituì come ministro della Pubblica Istruzione l’anticlericale Giovanni Gentile con il cattolico (ed ignorante servo del Papa) Fedele, fece battezzare i figli (nel 1928 poi si sposò in chiesa con donna Rachele). La Chiesa, dopo questo totale cedimento del Fascismo ai suoi voleri, si schierò con Mussolini e con ogni suo crimine (fece finta di nulla in coccasione del delitto Matteotti) fino al punto di mettere a tacere i neonati movimenti democratici cristiani (don Sturzo ed il Partito Popolare) e di condannare l’unità d’azione di socialisti e popolari nell’Aventino (empia unione). Era tutto pronto per il Concordato del 1929 che concesse alla Chiesa l’Italia laica e democratica in cambio del lurido sostegno al Fascismo, mai condannato. Dopo la firma di quell’atto che arricchì la Chiesa e spogliò l’Italia, Pio XI ebbe a dire che Mussolini è l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, in un contesto di un reiterato attacco alla scuola liberale e di una riaffermazione del Sillabo (come dire che Dio e Gesù sono fascisti). Infatti Mussolini non aveva le preoccupazione della scuola liberale ed aveva ripudiato il socialismo. Intanto le squadracce fasciste imperversavano in tutta Italia, picchiando oltre a coloro che si raccoglievano in Case del popolo, anche lavoratori cattolici (don Minzoni venne ammazzato nel 1923 con una bastonata). Osserva Giordano Bruno Guerri che:

  “La Chiesa aveva in comune con il fascismo tutti i nemici: la democrazia, il liberalismo, il comunismo, la massoneria, e con il fascismo condivideva «il bisogno d’ordine, di disciplina, di autorità, di gerarchia, il sostanziale disprezzo e pessimismo sull’uomo come essere sociale, sempre da guidare, da correggere, da costringere e da limitare, la sfiducia quindi per ogni forma di discussione e di ricerca, per ogni atteggiamento che non fosse di obbedienza e di sottomissione». Il modello autoritario e gerarchico del fascismo corrispondeva a quello della Chiesa, e sembrava il più idoneo a riportare l’Italia a una restaurazione pre-Rivoluzione francese”

Vi fu così l’entusiasta sostegno della Chiesa alle tristi avventure del Fascismo nella guerra civile in Spagna e nella guerra d’Etiopia. Benedizioni ripetute ai carnefici che partivano condite da retorica da un lato anticomunista e dall’altro missionaria per la conversione dei primitivi abissini, una vera e propria opera di «civilizzazione». Il cardinale Shuster di Milano inneggiò nel 1935 alla guerra durante un’omelia in duomo, guerra che reca il trionfo della Croce di Cristo, spezza le catene, spiana la strada ai missionari del Vangelo e benedisse l’esercito valoroso che, in obbedienza ed intrepido al comando della atria, a prezzo di sangue apre le porte di Etiopia alla Fede Cattolica ed alla civiltà romana [ma anche al criminale Graziani, alle deportazioni di massa, al genocidio, alle torture ed all’uso dei gas contro popolazioni inermi, giustificato da Mussolini con il fatto che da quelle parti vi erano cristiani monofisiti, ndr]. La conquista dell’Etiopia, dopo nove mesi di guerra, fu considerata come la conclusione, guidata da Dio, di una vera e propria crociata da festeggiare con messe e ringraziamenti solenni. Gli africani, nel loro insieme, eranoun popolo «maledetto» fin dai tempi di Noè, «traviato» dall’eresia, imbarbarito e incapace di provvedere a se stesso, che doveva sopportare l’inevitabile impatto con le «ragioni di difesa e di civiltà». […] L’Italia doveva «difendersi» dalle popolazioni abissine che d’altronde, come le altre genti nere, avevano bisogno urgente di essere civilizzate; non si doveva parlare dunque di guerra in senso spregiativo, ma di una missione che sarebbe stato addirittura una colpa non intraprendere al piú presto [Marchi].

Neppure una parola fu detta sull’invasione dell’Albania, sull’attacco alla Grecia e, come già detto, sulle carneficine in Yugoslavia (territori non cattolici). E che dire dei colpi di stato o dei gioverni di estrema destra nell’Europa Centrale ? Sempre sostenuti dalla Chiesa. L’altra indegnità della Chiesa riguardò il silenzio sulle leggi razziali, anticipate da un Manifesto della razza firmato da molti esponenti cattolici di rilievo (tra cui, come già detto, padre Agostino Genelli). Da notare che la campagna preparatoria a queste leggi infami era tutta basata su articoli pubblicati in passato dalla rivista dei Gesuiti,  La Civiltà Cattolica che, tanto per esemplificare, scriveva ancora in quel 1938: gli ebrei medesimi hanno richiamato in ogni tempo e richiamano tuttora su di sé le giuste avversioni dei popoli coi lor soprusi troppo frequenti e con l’odio verso Cristo medesimo, la sua religione e la sua Chiesa cattolica. E Giordano Bruno Guerri chiude amaramente il suo lavoro affermando che gli italiani hanno generalmente deciso di fingere obbedienza e poi fare come gli pare, sviluppando un’ipocrisia collettiva che non ha uguale neanche negli altri paesi cattolici. […] Gli italiani hanno imparato a convivere con una doppia morale, necessaria per conciliare l’esistenza eterna con quella quotidiana, i peccati con i desideri, l’apparenza con la realtà, la morale con il moralismo. […] Per cui sì, gli italiani saranno “cattivi”; fino a quando, fingendo di essere cristiani, saranno cattolici senza via di scampo e senza Stato.

2 – 7  – IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

2 – 8  – L’OPUS DEI. I LEGIONARI DI CRISTO. COMUNIONE E LIBERAZIONE. FOCOLARINI, NEOCATECUMENALI ED ALTRE BANDE

2 – 9  – IL SANTO IMBROGLIONE: PADRE PIO

2 – 10  – LA CHIESA E LA SCUOLA

 Il flagello dell’istruzione obbligatoria [da una lettera di Pio IX a Vittorio Emanuele II del 3 gennaio 1870]

«Maestà, non ho dato corso alla prima lettera qui unita, e che ho diretto a Vostra Maestà, perché il Sig. Ministro del Portogallo mi assicurò di aver scritto in proposito, ma non vedendo riscontro, invio a V.M. la stessa lettera. Vi unisco poi la presente per pregarLa a fare tutto quello che può affine di allontanare un altro flagello, e cioè una legge progettata, per quanto si dice relativa alla istruzione obbligatoria. Questa legge parmi ordinata ad abbattere totalmente le scuole cattoliche, soprattutto i Seminari. Oh quanto è fiera la guerra che si fa alla religione di Gesù Cristo! Spero dunque che la V.M. farà sì che, in questa parte almeno, la Chiesa sia risparmiata. Faccia quello che può, Maestà, e vedrà che Iddio avrà pietà di Lei. Lo abbraccio nel Signore».


La libertà di insegnamento è la cosa più empia del mondo
[dall’Enciclica Libertas, di Leone XIII, 20 giugno 1888].

«Un giudizio non dissimile va fatto di quella che chiamiamo libertà d’insegnamento. Essendo fuor di dubbio che la sola verità debba informare le menti, perché in essa sola sta il bene, il fine e la perfezione delle nature intellettuali, l’insegnamento non deve perciò dettar altro che il vero, tanto a chi l’ignora quanto a chi lo sa, affinché ne rechi agli uni la notizia, la conservi negli altri. Per questa ragione è stretto dovere degli insegnamenti affrancare gli animi dall’errore, e premunirli contro di esso mediante efficaci argomenti. Dal che apparisce, essere al tutto contraria alla ragione, e tale da pervertire totalmente le intelligenze, quella libertà di cui parliamo, la quale si arroga una sconfinata licenza d’insegnar ciò che le piace; licenza che ai cittadini il pubblico potere non può accordare senza fallire ai suoi doveri. Tanto più che l’autorità dei maestri ha grande influenza sopra i discepoli, e raro è assai che questi possano discernere da se stessi se le dottrine di quelli siano vere o false.
«È necessario dunque, che anche questa libertà, perché sia onesta, contengasi entro certi confini, e ciò per non lasciare impunemente che in istrumento di corruttela si converta il magistero. Il vero poi, che ha da essere l’unico oggetto dell’insegnamento, si distingue in due specie, naturale e rivelato. Le verità naturali, quali sono i primi princìpi e le prossime conseguenze che ne trae la ragione, formano nell’ordine delle idee il patrimonio comune del genere umano: e poiché su quei veri riposano, come su fondamento saldissimo, morale, giustizia, religione, lo stesso umano consorzio, sarebbe la cosa più empia del mondo e più stolidamente disumana permettere che questo sacro retaggio sia impunemente dilapidato. Né va conservato meno gelosamente il preziosissimo e santissimo tesoro della verità che conosciamo per divina rivelazione. Per molte luminose prove si giunge a stabilire, come usarono spesso gli Apologisti, certi punti principalissimi, quali sono: che Iddio ha divinamente rivelato alcune verità; che per rendere testimonianza alla verità l’Unigenito Figlio di Dio si è incarnato; ch’Egli ha fondato una società perfetta, cioè la Chiesa, della quale è capo Egli stesso, e con la quale promise di rimanere sino alla consumazione dei secoli. Tutte le verità insegnate col divino suo labbro Egli volle affidate a questa società, con ordine di custodirle, difenderle e autorevolmente dichiararle; comandando nel medesimo tempo a tutti i popoli di credere e obbedire alla Chiesa sua, come a Lui stesso, pena, chi facesse il contrario, l’eterna dannazione. Così è chiaro, che Iddio è all’uomo il migliore e più sicuro maestro, fonte e principio d’ogni verità: è l’Unigenito, ch’è nel seno del Padre, è via, verità, vita, luce vera che illumina l’uomo, e di cui tutti gli uomini devono essere docili ed ossequiosi discepoli. “E saranno tutti ammaestrati da Dio” (Giovanni, VI, 45)»

 Priorità della scuola privata su quella pubblica [dal Discorso ai partecipanti del I Congresso internazionale delle scuole private europee, Pio XII, 10 novembre 1957].

«Lungi quindi dal considerare la scuola privata come interamente subordinata al potere politico, bisogna riconoscerle una reale indipendenza nella sua propria funzione e il diritto d’ispirarsi ai princìpi familiari che regolano la crescita e lo sviluppo delle persone umane, senza certo dimenticare le necessità richieste dall’ambiente sociale. L’organismo amministrativo degli Stati moderni si è, infatti, ampliato a dismisura, assorbendo settori sempre più estesi della vita pubblica e quello della scuola in particolare. Tale intervento quanto rimane legittimo, allorché l’azione degli individui è impotente a soddisfare ai bisogni di tutti, altrettanto si rivela nocivo ove soppianti l’iniziativa privata competente. A buon diritto, quindi, voi sottolineate la priorità della scuola privata su quella la cui gestione dipende dai poteri pubblici, e i servizi eminenti ch’essa ha reso ovunque le si è lasciata una sufficiente libertà».

Ed allora come erano concepite le scuole nello Stato Pontificio ? Vi erano intanto le scuole per aristocratici e ricchi basate su quanto i gesuiti, che possedevano ampia esperienza nell’educazione (più che istruzione) dei giovani, avevano teorizzato e realizzato (1832). Erano loro le scuole per nobili diffuse nei vari Paesi cattolici che funzionavano insieme a quelle militari (per i futuri ufficiali, tutti di controllata discendenza). Tanto per esemplificare, in una scuola superiore si insegnavano: classici greci, latini, del regno in cui ci si trovava, arte di comportarsi. Vi erano anche scuole avanzate nelle quali, oltre a queste cose, si insegnava danza, musica e scherma. Vi era una carenza generalizzata nell’insegnamento di matematica e scienze: al più vi erano cenni ad Euclide ed all’astronomia di Tolomeo. In ogni caso la didattica ruotava intorno ad Aristotele, le scuole, a tutti i livelli, lavorano con dispute e sillogismi su date affermazioni. Norma da rispettare scrupolosamente restava il non bisogna essere amici o avere confidenza con ragazzi umili di nascita.

La Constitutio de recta ordinatione studiorum in ditione ecclesiastica (1824) prevedeva che tornasse obbligatorio lo scrivere e il parlare in latino, che non avesse spazio alcuna materia di ordine pratico, ma dominasse incontrastato l’insegnamento del pensiero metafisico. Veniva negata l’istruzione tecnica, scientifica, ginnica e militare, non permessi i congressi scientifici. Era fatto obbligo ai maestri di tenere un registro di iscrizione e giornaliero; di iniziare le lezioni con qualche preghiera, di mettersi d’accordo con i parroci affinché i fanciulli, per quanto fosse possibile, avessero la possibilità di sentire la messa ogni mattina e di controllare che vi assistessero con ogni modestia e devozione e si confessassero almeno una volta in ciascun mese. Nel pomeriggio, sul finire della scuola, si dovevano recitare gli atti delle virtù teologali (fede, speranza e carità) e nei giorni di mercoledì e sabato le litanie della B. Vergine. […] Le materie d’insegnamento comprendevano la dottrina cristiana, leggere e scrivere, elementi li lingua italiana, rudimenti della grammatica latina, aritmetica, principi di geografia e di storia sacra e profana […] Era obbligo del maestro insegnare la buona creanza, usando un apposito libro da leggersi in un giorno determinato. Fra le punizioni previste era compreso l’uso moderato della sferza, formata di semplici funicelle senza nodi, percotendo la palma delle mani. […] Le maestre per il loro profitto spirituale avevano precise regole relative agli esercizi spirituali,  alle orazioni vocali e mentali, alla  comunione, all’esame giornaliero di coscienza, alla lettura di libri spirituali, alla recitazione del rosario, alle astinenze, alla messa (che si doveva sentire ogni mattina) ed alla “disciplina da farsi in tutti i venerdì in memoria della passione del nostro Signor Gesù Cristo e dei dolori detta sua santissima madre” [da Maria Giuseppina Damiani e 3ª B – Scuola e società a Monterubbiano – Istituto Comprensivo di Monterubbiano, AP, 2005].

Manacorda ci ricorda i giudizi papali sulla scuola di Stato:

ecco Pio VII definire lupi rapaci i maestri laici, e i aggiungere: «Spingeteli fuori e sterminateli immantinente»; ecco Pio IX dichiarare che i libri erano «da distruggere completamente, bruciandoli»; e denunciare i «mostruosi e fraudolenti errori delle astutissime società bibliche», e «l’orribile infezione delle dottrine pestilenziali e la sfrenata libertà di pensare, di parlare, di scrivere», e «i perversi insegnamenti che corrompono in modo compassionevole la gioventù e le somministrano fiele di drago nel calice di Babilonia». Altro, dunque, che libertà d’insegnamento! E finalmente Leone XIII, con l’enciclica Libertas del 1888, tagliò corto, rifacendosi ad altre dichiarazioni dei suoi predecessori: «La libertà d’insegnamento è al tutto contraria alla ragione e nata per pervertire totalmente le intelligenze». Questa era dunque, nonostante tutte le confusioni verbali, la posizione cattolica, ripetuta del resto a ogni pié sospinto sulla stampa clericale colta e popolare. E, a scanso di equivoci, Leone XIII aggiungeva: «Non esser lecito concedere illimitata libertà di pensiero, di stampa, di insegnamento e di culto»; e conseguentemente chiedeva che queste libertà fossero «legalmente represse». Un bel programma poliziesco, da parte di un papa esaltato oggi come un innovatore quasi liberale e democratico. Il quale, per togliere ogni dubbio, dichiarava infine che la Chiesa «attendeva tempi migliori per valersi della libertà sua». E questi tempi migliori verranno,

2 – 11  – LE MADONNE PIANGONO

2 – 12  – SCIENZA E FEDE (ILLUMINISMO, POSITIVISMO E NEOPOSITIVISMO). BIOETICA E NON NEGOZIABILITA’. LA CURA DEGLI OMOSESSUALI E DEGLI INDEMONIATI

San Tommaso: La luce della ragione e quella della fede provengono entrambe da Dio, perciò non possono contraddirsi tra loro. Fides et Ratio di Giovanni Paolo II: ciò che il pensiero patristico e medievale aveva concepito e attuato come unità profonda, generatrice di una conoscenza capace di arrivare alle forme più alte della speculazione [dispute sillogistiche e niente più, ndr], venne di fatto distrutto dai sistemi che sposarono la causa di una conoscenza razionale separata dalla fede e alternativa ad essa [Bruno, Galileo, Huygens, Newton, Descartes, … cioè il mondo moderno che la Chiesa non è in grado né di capire né di accettare, ndr].

Nell’ambito della ricerca scientifica si è venuta imponendo una mentalità positivista che non soltanto si è allontanata da ogni riferimento alla visione cristiana del mondo, ma ha anche, e soprattutto, lasciato cadere ogni richiamo alla visione metafisica e morale. La conseguenza di ciò è che certi scienziati, privi di ogni riferimento etico, rischiano di non avere più al centro del loro interesse la persona e la globalità della sua vita. Di più: alcuni di essi, consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere, oltre che alla logica del mercato, alla tentazione di un potere demiurgico sulla natura e sullo stesso essere umano.

L’orrido Sgreccia nel suo Manuale di bioetica indica il programma della Chiesa (principi non negoziabili):

–         “Aborto mai. Anche se questi bambini non hanno speranza di vivere, però un conto è lasciarli morire dopo che sono nati, un conto è ucciderli prima che vedano la luce. E questo anche per l’impatto che un atto del genere può avere sulla madre. E per dar loro il battesimo”.

 –         “Per noi  è  aborto anche la spirale perché impedisce l’impianto nell’utero dell’embrione già formato”.

–         “La pillola RU 486 [la pillola del giorno dopo, ndr] procura l’aborto e la Chiesa cattolica ricorda che non è lecito usarla perché è contro la vita umana”.

–         “Assolutizzare il metodo sperimentale in medicina rischia di far dimenticare il valore della persona su cui si agisce”.

–          “Non chiediamo certamente troppo se domandiamo che, come prima proposta

educativa in fatto di prevenzione dell’AIDS, sia presentata quella di evitare i  comportamenti a rischio, nell’ottica di una sessualità pienamente umana e orientata al

matrimonio”.

–          “Un conto è rinunciare ad un accanimento terapeutico e un altro è ammettere che l’uomo può essere padrone egli stesso della vita, mentre non ha questo diritto … Staccare il respiratore è stato un atto indebito di anticipazione della morte. E il giudice si è sostituito al medico con una sentenza provocatoria e programmatica”.

–       “La sperimentazione biomedica selettiva e discriminatoria  non può essere giustificata, neppure di fronte a ipotetici vantaggi, che per altro sono raggiungibili con altre metodologie”.

–       “I temi fondamentali del discorso che il Papa ha fatto oggi al convegno dei trapiantologi riguardano il criterio dell’ accertamento della morte cerebrale, la possibilità della ricerca sugli xenotrapianti e l’esortazione positiva alla donazione degli organi. Quanto all’accertamento della morte è accettato il criterio della morte cerebrale secondo metodi oggettivi.”

–    “In primo piano c’è la difesa della dignità della persona umana in contrapposizione ad una certa mentalità che sembra emergere e che individua le tecniche di fecondazione artificiale quasi come via preferenziale per concepire un figlio, considerato alla stregua di un “prodotto” selezionato nei processi di laboratorio.”

–       “Le tecniche di fecondazione artificiale non sono una terapia, tanto meno una prevenzione. Con queste tecniche si va al di là del processo naturale ed è quello che la Chiesa non può accettare. L’unica via lecita è quella naturale, coniugale, quella che fa si che attraverso l’unione sponsale gli sposi possano avere figli naturali, attraverso il loro amore coniugale”.

–         “Nel campo delle scienze sperimentali c’è sempre di più l’esigenza del dialogo con l’etica. Proprio per alcune minacce che possono essere rappresentate da progressi scientifici e tecnologici, si avverte ovunque il bisogno di una razionalità etica.”

–     “La Chiesa non considera vera famiglia quella dei conviventi e dunque – conseguentemente – ritiene improprio abilitarla alla procreazione dei figli. La ragione di questo giudizio è nella carenza di stabilità che caratterizza la convivenza senza matrimonio. Quell’articolo cinque costituisce poi una prima legalizzazione indiretta delle convivenze nell’ordinamento italiano! Era un passo di tale portata che avrebbe richiesto un esame più ampio e più diretto”.

–         “La fecondazione eterologa dà luogo a una paternità plurima e come suddivisa tra padre, madre e donatore. Questa pluralità contraddice la natura della famiglia, la rompe in immagine e può romperla di fatto. L’esclusione dell’eterologa avrà un’efficacia indiretta nello stimolare le coppie infertili a ricorrere all’affido e all’adozione”.

–         “Questa levata di scudi in difesa della 194 è per me una meraviglia. Ormai l’Italia è restata quasi sola in Europa a considerare intoccabile quella legge, mentre si afferma dappertutto la tendenza a rivedere in senso restrittivo le norme sull’aborto. E pensare che la nostra legge sull’aborto è una delle peggiori, nel senso che è una delle più permissive”.

–         “Bisognerebbe chiedere agli omosessuali cosa c’entri l’orgoglio. Il gay pride è una forma di aggressività che va contro le famiglie, non contro un’idea religiosa”.

–         “Le coppie di fatto non si assumono doveri di fronte alla società, mentre allo stesso tempo chiedono diritti nella società. La rivendicazione di una parità con le famiglie eterosessuali rappresenta una contraddizione con la natura complementare dei sessi, che non è solo nella corporeità nella struttura della personalità” (sarebbe d’interesse sapere quali doveri si assume la Chiesa rispetto alla società, ndr).

–         “Dobbiamo vigilare [sul progetto Genoma] sulle possibili applicazioni negative della nuova scoperta che potrebbero essere causa di grave offesa alla dignità e alla uguaglianza di tutti gli individui umani.”

–      “Immorale utilizzare embrioni umani” [in altro scritto Sgreccia sosterrà che anche utilizzando gli ovociti congelati e non gli embrioni “si tratta di procreazione artificiale, fuori dall’atto coniugale“. Dunque, “per evitare problemi etici bisogna evitare la procreazione artificiale tout court“].  

–        “Che differenza c’è tra questa sperimentazione e la sperimentazione letale su esseri umani, senza consenso, già proibita dai tempi hitleriani?”

–         “Viene molto spesso da pensare che i veri galileiani oggi stanno tra i credenti”.

–       “Ogni tipo di clonazione terapeutica, che implichi la produzione di embrioni umani e la susseguente distruzione di embrioni prodotti, al fine di ottenere cellule staminali è illecita. Esso è un atto gravemente immorale … Dietro la libertà di ricerca c’è dell’utilitarismo finanziario. Penso che ci troviamo di fronte a un cedimento alle pressioni delle industrie”.

2 – 13 – ANCORA BAMBINI VIOLENTATI

2 – 14  – NUNC ET (SPERIAMO NON PER) SEMPER

2 – 15 – IL PAPA REAZIONARIO RATZINGER, TEOLOGO DEBOLE RISPETTO ALLA CURIA, SE NE VA. CI LASCIA UN ALTRO PAPA COSI’ CHE, ALLA FINE E PER SOMMA DISGRAZIA, ORA NE ABBIAMO DUE

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Anche per la Parte II riporto alcuni brani della prefazione di Andrea Frova:

PREFAZIONE DI ANDREA FROVA

Scrivere una prefazione a questo libro, per un uomo di scienza che considera un dovere civile essere anticlericale, direi quasi essere antireligioso, è stato un notevole motivo di soddisfazione, ma anche un compito non facile. Per cominciare si legge in copertina, a chiarimento del titolo, una significativa frase programmatica: “Qualcosa che so della Chiesa, la multinazionale del crimine”. Appare subito chiaro che l’autore non ha alcuna intenzione di fare sconti. Questo “qualcosa” si rivela infatti un vero e proprio compendio di tutte le nefandezze commesse dai vertici della Chiesa cattolica ai danni del genere umano. Niente mezze parole o ipocriti riguardi per denunciare con abbondanza di particolari e di riferimenti storici e bibliografici le gesta di una potente organizzazione che, sfruttando un presunto collegamento con il Creatore, ha imperversato nei millenni nella gestione delle nostre vite e nell’organizzazione delle nostre società. E, come si rammarica Renzetti, spadroneggia tuttora.
Facendo leva sull’umana esigenza di credere nell’inverosimile (come diceva Lèon Foucault, l’inventore dell’omonimo pendolo) e di vivere di chimere (come prima di lui aveva scritto Laplace), gli ideatori del cristianesimo e i loro successori hanno saputo allestire una grandiosa recita che, a duemila anni di distanza, non solo non è stata smascherata e debitamente castigata come altri generi d’imbroglio, ma è riuscita a crearsi un’aureola di rispetto che la rende diversa da ogni altra forma di superstizione o di elucubrazione metafisica.
[…]
La seconda parte del libro, cui da questo momento mi confino, copre la storia della Chiesa nell’ultimo secolo, fino ai giorni nostri. Insieme alla prima parte, rappresenta il naturale seguito storico di quanto già trattato nei due volumi di Renzetti con lo stesso editore, “Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù” e “La CHIESA… dopo Gesù”. L’insieme di questi tre testi – di cui uno sdoppiato – costituisce una poderosa raccolta di notizie, fatti, figure, pratiche, suffragati da ampia documentazione. Essa va oltre quanto si può trovare in tanti altri scritti antireligiosi e anticlericali – pur meritori, ma in genere insufficienti dal punto di vista dell’approfondimento storico e scientifico – offrendosi come esaustiva opera di consultazione su aspetti specifici e fornendo al lettore una base documentaria al naturale scetticismo sull’origine e sulla natura divina della più grande multinazionale esistente. Perché, se da un lato è alquanto immediato rifiutare, con l’uso della ragione o anche del semplice buon senso, le favole che infiorano le credenze religiose – dogmi, miracoli, resurrezioni, eventi contro le leggi di natura, assurde e disumane prese di posizione – dall’altro non è altrettanto facile rendersi conto di quanto nei secoli l’esistenza delle religioni costituite abbia influito negativamente sullo sviluppo della civiltà, sulla formulazione di una scala di valori autentici e anche, come si verifica ancora al nostro tempo, sul mantenimento della pace. Così come può non essere semplice avvertire quanto le religioni continuino a condizionare in senso negativo la legislazione, la politica, l’organizzazione sociale, il libero pensiero, il progresso della scienza e della filosofia.
Nella prima parte di questo volume, Renzetti si arrestava alla fine dell’Ottocento con papa Leone XIII, quando si poneva il problema della pacificazione tra il neonato Stato italiano e la Chiesa: da lì prende le mosse questa seconda parte. Se dalla lettura dei precedenti libri di Renzetti il lettore poteva essere indotto a relegare il malaffare nella Curia e le colpe dei papi al lontano passato, in tempi caratterizzati dal potere assoluto dei padroni, dall’assenza di democrazia e di diritti civili, dal prevalere di ignoranza e superstizione – terreno propizio al dominio sulle masse – dovrà presto ricredersi leggendo di quali nefande azioni, mutatis mutandis, siano stati capaci i leader della Chiesa in tempi recenti. Persino una persona come me, del tutto vaccinata contro i miti delle religioni e diffidente per istinto e per raziocinio nei confronti delle loro predicazioni, stenta a credere che ancora nel secolo scorso, e addirittura al tempo presente, nella Chiesa possano essere stati commessi tanti ignobili atti contro l’umanità. Viene da chiedersi come mai, ancora oggi, per la Chiesa si nutra tanto rispetto, ciò che non avviene per altre grandi organizzazioni dedite all’accumulo di ricchezza, e cioè mafie, dittature, lobby e cosche dei generi più vari. Lo stesso neo-eletto papa Bergoglio, nel suo disarmante candore, ha riconosciuto che “nella Curia, accanto a gente sana, veramente sana, esiste anche una corrente di corruzione, davvero. Si parla di lobby gay, ed è vero… dobbiamo vedere cosa possiamo fare…”. Illusione: non potrà fare nulla, né su questo fronte né su tanti altri che ancora non ha avuto tempo di esplorare.
È tale e tanto il materiale contenuto nel presente scritto, davvero onnicomprensivo, che si può tentare solo una succinta presentazione dei contenuti. Mi limiterò a qualche spunto, nella speranza di invogliare il lettore ad approfondire gli argomenti più stimolanti. Per molti, certe storie suoneranno come ordigni esplosivi, per altri saranno conferma di quanto già sospettato.
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ALCUNI PASSI DEL TESTO

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Già la Marcia su Roma (28 ottobre 1922) aveva acceso qualche speranza in Vaticano, quella comunque di liberarsi dei governi liberali e di allontanare la minaccia comunista (Mussolini era stato socialista ma era ora in forte contrasto con il suo ex partito). E l’Osservatore Romano registrò la più viva soddisfazione per l’evento invitando i popolari a collaborare con Mussolini. Per un poco di tempo la Chiesa mantenne la sua indipendenza anche perché Mussolini si era ripetutamente vantato di non essere credente dandone continua mostra con la sua irriverenza (aveva elogiato l’eretico Hus ed aveva chiamato un suo figlio Giordano Bruno) in un Paese irreligioso. Un suo primo programma politico del 1919 prevedeva la confisca di tutti i beni della Chiesa ma già nel 1922 alcuni suoi uomini avevano portato avanti concilianti trattative con plenipotenziari vaticani ed egli stesso si era incontrato segretamente il 20 gennaio del 1923 con il Segretario di Stato del Vaticano Gasparri in casa del Presidente del Banco di Roma, Santucci (gli incontri successivi avverrano tra Mussolini ed il delegatio del Vaticano Pietro Tacchi Venturi, un buon gesuita ed un buon fascista)E prima delle elezioni del 1925 Mussolini operò in modo da avere il chiaro appoggiò della Chiesa: fece del cattolicesimo la religione di Stato, reintrodusse il crocifisso nelle aule scolastiche, nei tribunali, negli uffici e nelle caserme, permise che la Chiesa approvasse i libri di testo scolastici, allentò il controllo sulla qualità dell’insegnamento nelle scuole confessionali, fece eliminare il controllo di polizia sulle affissioni in Chiesa, fece nominare dei cappellani presso la Milizia, sopresse la Massoneria, destinò una gran quantità di denaro pubblico al restauro di chiese e beni ecclesiastici danneggiati dalla guerra (con il vergognoso regalo di 600 quadri del patrimonio artistico italiano alla Chiesa), fece esentare ampiamente ecclesiastici e seminaristi dal servizio militare, fece aumentare di molto le congrue per il clero, fece partecipare i gerarchi fascisti alle cerimonie religiose, fece precedere da una benedizione le riunioni di partito, sostituì come ministro della Pubblica Istruzione l’anticlericale Giovanni Gentile con il cattolico (ed ignorante servo del Papa) Fedele, fece battezzare i figli (nel 1928 poi si sposò in chiesa con donna Rachele). La Chiesa, dopo questo totale cedimento del Fascismo ai suoi voleri, si schierò con Mussolini e con ogni suo crimine (fece finta di nulla in coccasione del delitto Matteotti) fino al punto di mettere a tacere i neonati movimenti democratici cristiani (don Sturzo ed il Partito Popolare) e di condannare l’unità d’azione di socialisti e popolari nell’Aventino (empia unione). Era tutto pronto per il Concordato del 1929 che concesse alla Chiesa l’Italia laica e democratica in cambio del lurido sostegno al Fascismo, mai condannato. Dopo la firma di quell’atto che arricchì la Chiesa e spogliò l’Italia, Pio XI ebbe a dire che Mussolini è l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, in un contesto di un reiterato attacco alla scuola liberale e di una riaffermazione del Sillabo (come dire che Dio e Gesù sono fascisti). Infatti Mussolini non aveva le preoccupazione della scuola liberale ed aveva ripudiato il socialismo. Intanto le squadracce fasciste imperversavano in tutta Italia, picchiando oltre a coloro che si raccoglievano in Case del popolo, anche lavoratori cattolici (don Minzoni venne ammazzato nel 1923 con una bastonata). Osserva Giordano Bruno Guerri che:

  “La Chiesa aveva in comune con il fascismo tutti i nemici: la democrazia, il liberalismo, il comunismo, la massoneria, e con il fascismo condivideva «il bisogno d’ordine, di disciplina, di autorità, di gerarchia, il sostanziale disprezzo e pessimismo sull’uomo come essere sociale, sempre da guidare, da correggere, da costringere e da limitare, la sfiducia quindi per ogni forma di discussione e di ricerca, per ogni atteggiamento che non fosse di obbedienza e di sottomissione». Il modello autoritario e gerarchico del fascismo corrispondeva a quello della Chiesa, e sembrava il più idoneo a riportare l’Italia a una restaurazione pre-Rivoluzione francese”

In definitiva Fascismo e Chiesa privilegiavano entrambi principi di ordine, autorità, gerarchia, obbedienza, sottomissione e assolutismo, il mito di Roma, gli apparati e i riti esteriori, l’uso massiccio della psicologia di massa, la tutela della famiglia (meglio se numerosa),  ed entrambi avevano, almeno apparentemente, nemici comuni come l’irreligiosità, l’individualismo, l’eresia, l’anarchia, la massoneria internazionale, il protestantesimo, soprattutto il bolscevismo e il liberalismo, il materialismo, il libero pensiero, la democrazia, il modernismo. Era una vera corrispondenza di amorosi sensi che si consumò in luridi amplessi.

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Ritorno quindi a qualche pagina più su, riguardo al modo con cui la Chiesa cerca di discutere le teorie scientifiche, debbo intervenire brevemente ma con la chiarezza che lor signori non hanno perché, più che in malafede, sono proprio ignoranti. Non intendo spiegare ad un Papa defunto come quello Polacco e tanto meno ai suoi accoliti cosa sia una teoria scientifica. Sarebbe del tutto inutile perché per comprendere davvero occorrerebbe togliere dal campo non la metascienza ma la metafisica e partire con animo sgombro da dogmi. Basti dire che per la scienza una teoria è l’inizio di una qualunque investigazione. Senza una teoria a priori non si fa nulla. Poi, ma il quando poi non è definibile, servirà il sostegno dell’esperienza per fortificare la teoria o per falsificarla. Che vuol dire ? Solo che si possono mettere insieme moltissime prove a favore di una teoria ed essa, all’aumentare di quelle, diventa sempre più credibile, più forte, ma mai VERA definitivamente. Al contrario, pur avendo montagne di prove a favore di una teoria, se solo ne viene fuori una che la nega, la teoria è subito FALSA, da buttare o da sistemare nei punti falsificati o da rivedere in qualche sua ipotesi, assunto o ciò che si individui essere difettoso o, infine, delimitandone l’ambito di validità. Aggiungo una cosa ovvia ma incomprensibile ai teologi: la scienza non ha mai preteso di fondare una morale, i fatti scientifici non sono valori da mettere in un libro sacro, per fare una religione che permetta ai suoi adepti una vita di crapula per l’eternità. E’ pura fantascienza o fantareligione ma se applicassimo lo stesso criterio alle teorie (come chiamarle altrimenti ? Sciocchezze ? Invenzioni ? Gabella gonzi ? …) di una religione, ad esempio la cattolica, cosa ne verrebbe fuori ? Non vi è una sola ammissione di qualunque religione che reggerebbe alla prova. Basterebbe questa banale osservazione per spiegare agli infidi teologi che scienza e fede sono due cose non solo differenti ma del tutto agli antipodi, incompatibili!

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         La Chiesa è un coacervo di interessi materiali. Il sommo Dio è il denaro insieme ai privilegi. Ultimamente si sta vendendo, tramite annunci immobiliari, pure vecchie,  pittoresche chiese di valore storico ed artistico, con conventi, monasteri e terre annesse per realizzare ristoranti, banche, grandi magazzini, locali non certo ispirati a Gesù, speculazioni edilizie; vi è anche il caso di chiese vendute ad altre confessioni religiose visto che il denaro viene prima di tutto (a proposito, chiese e consimili di questo tipo non sono luoghi di culto. Come stiamo con l’IMU ? Cosa fanno i nostri custodi dell’evasione ?). Si tratta di 25.000 chiese (solo in Italia, poiché le vendite sono iniziate anche in Spagna e Stati Uniti) abbandonate e sconsacrate, perlopiù chiuse, destinate a saltuari usi alternativi alla religione e affittate anche come sale per concerti, conferenze e mostre. Gesù è sparito da secoli ed è un nome che serve solo per il gregge. Intanto proliferano scandali sessuali con la pedofilia in prima fila, prolificano scandali economici (Policlinico Gemelli, Istituto Dermatologico dell’Immacolata – IDI -, San Raffaele, …), prolificano scandali finanziari con lo IOR al centro di ogni indagine su riciclaggi vari, anche mafiosi (con implicazioni della Banca Intesa San Paolo, della J.P. Morgan di Francoforte, della Banca del Fucino, della BNL e del Credito Artigiano Per non dire delle implicazioni in questioni delinquenziali italiane come la P3 e la P4 che vede emergere don Bancomat, al secolo don Evaldo Biasini legato strettamente ad Angelo Balducci e Diego Anemone). Vi sono poi gli arrampicatori che hanno come soli ostacoli quelli di altri arrampicatori. Vi è uno scontro feroce degli ambienti papali con la Curia oggi in mano al Cardinal Bertone. Un vero vespaio di problemi che Ratzinger ha accresciuto con la sua completa incapacità di operare politicamente (di questo si tratta anche se può far storcere la bocca).

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        La predicazione di Francesco I è fatta di annunci contro le ingiustizie, contro la ricerca spasmodica di denaro più che del bene agire verso il prossimo, contro il lusso, l’ingordigia, il culto della personalità … sembra un rituale al quale non sembra mai seguire l’azione. Probabilmente, con tutte le cose che ha avuto da fare, Francesco ha dovuto rimandare suoi interventi concreti e gli è sfuggita (non ha ancora fustigato costoro) quella violazione di tali sacrosanti principi da parte dei vescovi italiani guidati da Bagnasco a capo della CEI (e non a caso Avvenire, quotidiano dei vescovi, non è particolarmente devoto con Francesco: non ha citato quella frase di Bergoglio sui preti che fanno schifo e non ha condiviso il suo viaggio a Lampedusa). Gentile Papa, oltre ad indignarsi giustamente per quei preti che viaggiano in auto di lusso, ricordi a quel furbastro di Bagnasco che deve pagare l’IMU, come fanno tutti (se un ente come la Chiesa, massimo proprietario immobiliare italiano, non paga, quei soldi li pagheranno i poveri e comunque le persone normali). Che chi ha più del 25% dei beni immobili in Italia non può pagare meno di 100 milioni di euro mentre l’altro 75% paga 24 miliardi. Che conventi trasformati in hotels di lusso non sono case addette al culto, che scuole in cui si pagano rette faraoniche non sono scuole al servizio del Paese. Francesco, accetti una preghiera atea: faccia pagare l’IMU ai beni della Chiesa non di culto. E lo chiedo a lei che può convincere nostri politici al suo servizio. I nostri politici esistenti in Parlamento, infatti, sono proni verso la Chiesa a pigrecomezzi radianti. E lei sa certamente che per loro massima gloria, ingiuria ed arricchimento paghiamo sempre e soltanto noi. Avrei voglia di adire alle vie di fatto contro personaggi alla Enrico Letta, che segue Monti, che segue Berlusconi, che segue Prodi, … Tutti in quella posizione vergognosa che a me fa schifo.

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L’Italia è un Paese che ha visto un degrado continuo a partire dall’assassinio di Aldo Moro (1978). Forse prima era possibile trovare qualche politico attento alle problematiche che via via ho posto e che tra un poco riassumerò. Oggi si è venuta a creare una situazione in cui la politica è generalmente in mano a persone che se non sono squalificate sono molto ma molto ignoranti. La politica è diventata un investimento tra i più redditizi. Basta portare qualche borsa e dire sempre sì che si può essere proiettati in un mondo di privilegi inimmaginabile alla gente comune alla quale io appartengo. Gli ideali, le convinzioni, l’agire per il bene del Paese è forse di qualche sciocco. Oggi si punta a perpetuare il privilegio e per farlo risulta molto più facile se si ha a fianco una potenza come la Chiesa ed i suoi gerarchi.

         E perché la gente per bene, ad esempio un professionista in un dato campo, non prova a fare politica per cambiare lo stato esistente delle cose ? Costui dovrebbe entrare in quel sistema tritatutto che è quello che genera gli attuali politici. Non c’è posto per le proprie conoscenze che, dopo un certo tempo perso così, diventano obsolete. E cosa dovrebbe fare costui a questo punto ? O entrare ancora di più nel sistema della politica, di questa politica, o ritornare faticosamente al vivere civile avendo perso le competenze che prima ti facevano vivere.

E come si fa a chiedere a questi politici di portare avanti la laicità dello Stato se questa è cosa che è stata fatta passare per marginale rispetto ai problemi del Paese ? Viene a questo punto allo scopo di spiegare meglio quanto intendo dire, riportare le frasi di un grande intellettuale, di una grande mente, di un grande politico del passato che ha regalato a questo Paese gran quantità di cultura e di argomenti su cui riflettere seriamente, molto seriamente. Parlo di Ernesto Rossi. Ecco di questo esimio pensatore e politico riporto un brano che egli sistemò come introduzione al suo Il manganello e l’aspersorio che scrisse nel 1957 per i tipi delle edizioni fiorentine Parenti (ripubblicato da Kaos nel 2000).

Pochi italiani conoscono quale centro di coordinamento e di guida delle forze più reazionarie è il Vaticano, e quale fattore di corruzione esso costituisce nella nostra vita pubblica, con la sua morale gesuitica, con la continua pratica del doppio gioco, con l’insegnamento della cieca obbedienza ai governanti, comunque delinquenti e in qualsiasi modo arrivati al potere purché prestino l’ossequio dovuto al Santo Padre.

Lo stesso Gaetano Salvemini [in Clericali e laici, Firenze 1957, pag. 36] scrisse che solo dopo essere vissuto a lungo nei Paesi protestanti era riuscito a capire pienamente quale disastro morale fosse il cattolicesimo per il nostro Paese.

Prima di mettermi a studiare il tema che ho sviluppato in questo libro, neppure io avevo piena consapevolezza del pericolo che il Vaticano rappresenta per la democrazia in Italia; anzi ero quasi disposto a consentire alla tesi di coloro che sostengono che l’anticlericalismo è un atteggiamento demagogico, non rispondente alle esigenze dei nostri tempi.

Abbiamo da risolvere – dicono – tanti problemi più imporrtanti: assicurare la pace; organizzare un serio controllo dei cittadini sui governanti; eliminare la disoccupazione; consolidare la libertà della stampa e la indipendenza della magistratura. Perché dividere le forze democratiche e perdere il nostro tempo in una questione non essenziale, com’è quella della libertà di coscienza?

D’altra parte, ricordando gli ingenui sentimenti religiosi della mia prima infanzia – quando il mondo era tutto per me un miracolo e non avevo ancora sottoposto alla critica le leggende e le idee tradizionali apprese col linguaggio – e conoscendo la devozione di molte persone a me care che nella Chiesa vedevano soltanto la messa e i sacramenti, temevo che una campagna anticlericale avrebbe offeso chi cerca nel catechismo la risposta alle domande che non possono trovare risposta, e tanta umile gente che nelle pratiche del culto e nella preghiera trova un conforto alle innumerevoli ingiustizie e tribolazioni di cui è piena la vita.

Invece no. Invece, approfondendo l’argomento, oggi mi sono dovuto convincere che la soluzione di tutti i problemi – anche di quelli che riteniamo più spiccatamente economici e tecnici – della convivenza civile, è in funzione del modo in cui si riesce a risolvere il problema della libertà di coscienza, cioè del modo in cui vengono regolati i rapporti fra lo Stato e la Chiesa. Solo una netta separazione del potere civile dal potere eccclesiastico; solo il divieto rigoroso a tutti i preti di intervenire, come preti, nella vita politica; solo la riduzione della religione ad affare strettamente privato, può consentire alla democrazia di svilupparsi nel senso da noi desiderato.

Siamo ad oltre cinquantanni e non possiamo contare su nessun Ernesto Rossi, Salvemini, Parri, … I problemi si ripetono uguali. Anzi, molto peggiorati. Eppure la speranza del pieno dispiegarsi della democrazia invocata da Ernesto Rossi, è sempre viva.

[…]

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 PREFAZIONE A

GLI INSEGAMENTI MORALI DELLA BIBBIA CHE NON TIHANNO FATTO CONOSCERE

di Silvano Fuso

Penso che tutte le grandi religioni del mondo: buddhismo, induismo, cristianesimo, islamismo e comunismo, siano, ad un tempo, false e dannose. A rigor di logica, poiché contrastano fra loro, non più di una dovrebbe essere quella vera. Con pochissime eccezioni, la religione che l’uomo accetta è la stessa professata dalla comunità dove vive, sicché è l’influenza dell’ambiente che lo spinge ad accettarla.

   B.Russell, Perché non sono cristiano (1957)

Se voi foste chiamati a deporre in tribunale, o in altro consesso austero, giurereste tenendo in mano un romanzaccio splatter? Magari pieno di nefandezze, crudeltà, indicibili sofferenze inflitte a poveri innocenti, oscenità degne della peggiore pornografia, incesti, abusi di ogni sorta, il tutto costruito con ben poca logica e quasi inesistente raziocinio, zeppo di incongruenze, assurdità, nonsensi e contraddizioni? Sono sicuro di no. Eppure, per secoli, questo è stato fatto come se fosse la cosa più normale al mondo, anzi, persino con estrema solennità. E c’è gente che lo fa ancora oggi. Persino un capo di stato illuminato come Barack Obama lo ha fatto in occasione del suo insediamento come quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti d’America, il 20 gennaio 2009. E lo ha fatto con lo stesso volume (gentilmente sorretto dalla consorte Michelle LaVaughn Robinson) che era stato usato per l’analogo giuramento, poco meno di 150 anni prima, dall’altrettanto illuminato sedicesimo presidente Abramo Lincoln.

Beh, a questo punto, non ci vuole molto a capire di che libro si tratta. Stiamo parlando della Bibbia, ovvero niente meno che il “libro dei libri”.

Qualcuno si affretterà a obiettare che i testi biblici non si devono interpretare letteralmente e ciò che appaiono crudeltà e gesti ignobili devono essere considerati in un ottica simbolica e/o metaforica. Può darsi. Ma le interpretazioni non letterali sono inevitabilmente soggettive e quindi opinabili. L’autore del presente libro, Roberto Renzetti, (come pure chi sta scrivendo la presente prefazione) possiede una formazione scientifica e quindi è abituato a dare un valore preciso alle parole. Chi ha questa forma mentis, in pratica, ha il “brutto” (e oramai sempre più raro) vizio di dire “pane al pane e vino al vino”. Quindi non può che fare riferimento a ciò che è scritto e al significato che le parole possiedono nel comune intendere.

Preciso subito che se qualcuno trova scandaloso il mio paragone tra il romanzaccio splatter e il sacro testo giudaico-cristiano, deve assolutamente leggere il presente libro (e, caso mai avesse dei dubbi sui suoi contenuti, deve leggere direttamente la Bibbia). Se qualcun altro trova invece il mio accostamento intrigante o ha comunque dei dubbi in proposito, lo deve leggere ugualmente (idem per la Bibbia).

Come afferma lo stesso Renzetti nell’introduzione:

[la Bibbia] è forse il [libro] più venduto tra i cattolici ma NON è certamente il più letto. Direi anzi che è il libro meno letto nella biblioteca dei cattolici.

Il problema è proprio questo. Moltissime persone venerano la Bibbia come testo sacro (considerandolo fonte di preziosi ed edificanti insegnamenti e ispirazioni) e magari ci giurano pure sopra, ma pochissime lo hanno letto. Le gerarchie cattoliche hanno in tal senso qualche responsabilità. A differenza di quel che accade in altre confessioni religiose (ad esempio, i protestanti), tra i cattolici la lettura della Bibbia è scarsamente incentivata, preferendo affidare al clero il ruolo di mediatori e unici interpreti di quanto in essa è scritto. Il che è abbastanza curioso e pone qualche problema di ordine logico. I cattolici affermano infatti che la Bibbia sia stata scritta sì da uomini, ma su ispirazione diretta di Dio con lo scopo di auto-rivelarsi. Gli stessi cattolici sostengono contemporaneamente che Dio è infallibile e onnipotente. Se così fosse, chiunque legga la Bibbia dovrebbe immediatamente comprendere la parola di Dio e accettarne l’auto-rivelazione. E invece no. Per i ministri del culto cattolico solamente loro stessi possono interpretare correttamente la parola di Dio e divulgarla al popolo (bue?). Non rendendosi conto, in tal modo, di contraddire la stessa onnipotenza e infallibilità di Dio in cui loro stessi affermano di credere. Ma lasciamo perdere le sottigliezze logiche e veniamo ai contenuti.

La lettura del libro di Renzetti mi ha fatto venire in mente un episodio autobiografico che mi permetto di raccontare al lettore. Quand’ero poco più che ventenne, studente universitario, dedicai le prime ore mattutine di una mia vacanza estiva (sono sempre stato molto mattiniero) proprio alla lettura della Bibbia. Mi ero già da tempo allontanato completamente dalla fede cattolica cui ero stato educato da bambino e, in accordo con quanto dicevo sopra, mi resi conto che non avevo mai letto la Bibbia. La considerai una mancanza: se volevo essere in grado di difendere efficacemente la mia posizione di non credente razionalista, dovevo colmare questa lacuna.

La lettura fu una vera sorpresa. Vi trovai cose che non mi sarei mai aspettato di trovare in un testo considerato sacro da millenni. Mentre leggevo, prendevo diligentemente appunti (proprio come suggerisce di fare Renzetti: “a tavolino, con carta e penna a fianco”). Mi ricordo di aver annotato molti episodi che mi colpirono particolarmente e che oggi ho ritrovato, con piacevole sorpresa, evidenziati e argutamente commentati nel libro di Renzetti. Confesso che (vista la mia giovane età dell’epoca) gli episodi che mi colpirono e intrigarono maggiormente furono quelli di natura sessuale. Sono piuttosto numerosi e mi fecero anche capire come mai i vari insegnanti di religione che avevo conosciuto a scuola e a catechismo non ci avevano mai consigliato di leggere direttamente la Bibbia! A questo proposito, lo stesso Renzetti, a commento di un versetto particolarmente piccante, scrive:

Di queste storie altamente educative ve ne sono molte nella Bibbia, anche se con linguaggi un poco meno da carrettiere e forse non tutti sanno che, in epoca vittoriana, la Bibbia evocava fantasie che avviavano alla masturbazione.

Il sesso, si sa, ha sempre creato non pochi problemi ai cattolici e la lettura della Bibbia e del libro di Renzetti consente di comprendere l’origine di molti tabù sessuali che hanno contribuito a rovinare la vita a milioni di persone per secoli. Oppressione dell’uomo sulla donna, orrore per il sangue mestruale, condanna senza appello dell’omosessualità (curiosamente solo maschile, mentre non si parla mai di quella femminile), divieto assoluto di disperdere il seme (e quindi di ogni metodo contraccettivo), ossessione per la verginità e tutte le altre fissazioni, frustrazioni e fobie sessuali di un popolo di pastori nomadi, vissuti quasi tremila anni fa e inevitabilmente arretrati e incolti, sono state per millenni spacciate per volontà di Dio e di conseguenza imposte a tutti, senza possibilità di appello.

Se dal sesso passiamo poi al concetto di giustizia, c’è da mettersi le mani nei capelli. Il Dio dell’Antico Testamento presenta caratteristiche che, se fossero possedute da un essere umano, lo farebbero additare come un vero pazzo criminale dalla maggioranza delle persone di buon senso. Irascibile, vendicativo, sanguinario, smemorato (spesso e volentieri dimentica infatti i precetti da lui stesso stabiliti), schizofrenico, al punto che è difficile trovare nella storia umana un dittatore che ne eguagli la crudeltà e la follia. D’altronde è lo stesso Jahvè a dichiarare apertamente “io sono un dio geloso” (se qualche lettore trovasse blasfeme certe mie affermazioni, rifletta in cuor suo se le riterrebbe egualmente sacrileghe se fossero riferite, ad esempio, allo Zeus della mitologia greca e si chieda lucidamente dove sta la differenza).

Renzetti illustra con sapienza e commenta con arguzia i numerosi episodi biblici che descrivono le nefandezze divine e non voglio certo privare il lettore dal gusto (un po’ orrido) di scoprirle da sé. Vale però la pena anticipare la sintetica, ma efficace, interpretazione antropologica e socio-politica che Renzetti fornisce di una simile divinità, contrapponendola a quella solare, egualmente monoteistica, del faraone egiziano Akhenaton (1378-1362 a.C.):

Il dio unico di Israele non è più quel sole equanime che splende per tutti, i cui raggi scendono sulla terra come mani amorose che accarezzano tutte le creature. Il dio di Israele diventa molto partigiano, intende sterminare coloro che non vogliono essere suoi fedeli, incarica un popolo prediletto di farsi esecutore impietoso di questo piano finalizzato al risanamento spirituale dell’umanità. Questa è ovviamente la proiezione narcisistica eseguita da un gruppo umano che, a differenza di Akhenaton, non ha ereditato lo splendore di un antico e ricco paese, bensì non ha ancora una terra, non ha una storia comune, non ha altro che povertà, nemici ostili e crisi di identità collettiva.

Renzetti è un fisico, da anni impegnato nella divulgazione scientifica. Chi scrive la presente prefazione è un chimico, anch’egli impegnato da anni nello stesso difficile compito di diffondere razionalità e spirito critico. È quindi inevitabile che entrambi abbiamo un occhio di riguardo per quelle che potremmo chiamare le “questioni scientifiche” inerenti la Bibbia. È ovvio che non si pretende certo di ritrovare nella Bibbia affermazioni in linea con la scienza moderna. Da anni (anche se, a dire il vero, non moltissimi) i suoi estimatori e difensori si affannano a dire che esso non è un libro scientifico. Siamo d’accordo. Tuttavia da un testo che ambirebbe a essere considerato il prodotto diretto di una divinità onnisciente, ci si aspetterebbe almeno un po’ di buon senso e coerenza. E invece, anche da questo punto di vista siamo messi maluccio. Renzetti dedica diversi capitoli a queste tematiche: Le conoscenze scientifiche nella Bibbia, L’astronomia nell’Antico Testamento, Il calendario biblico. Dall’accurato esame fatto dall’autore scaturisce un quadro desolante fatto di ignoranza, arretratezza e superstizione, tanto da indurlo a esclamare:

Caspita, possibile che Dio sia così ignorante o abbia deciso di mantenere il suo popolo a livelli culturali estremamente più bassi dei vicini della Mesopotamia e dell’Egitto? Non vi è dubbio quindi che l’arretratezza culturale del popolo di Dio era dovuta all’oppressione di Jahve con i suoi sacerdoti, la loro morsa, ad impedire ogni avanzamento nella conoscenza del cosmo.

Per citare ancora l’autore:

[il Dio della Bibbia] è entità che non conosce cosa ha creato, non sa come funziona o, comunque, non sa spiegarlo almeno ai suoi figli.

L’analisi di Renzetti è accurata e convincente, ma al lettore che volesse approfondire ulteriormente questi aspetti, mi permetto di consigliare anche la lettura del libro di Isaac Asimov, In principio. Il libro della Genesi interpretato alla luce della scienza (Mondadori, Milano 1991).

Si potrebbe pensare che le critiche finora espresse riguardino solamente l’Antico Testamento, mentre nel Nuovo si svilupperebbe in pieno quella religione dell’amore e della fratellanza, tanto esaltata dai cattolici e dai cristiani in genere. Nel Nuovo Testamento, è vero, non si ritrovano più le efferatezze presenti nell’Antico. Tuttavia i problemi non mancano neppure qui. Incongruenze storiche e contraddizioni (soprattutto con i Vangeli cosiddetti apocrifi, opportunamente scartati dalle gerarchie ecclesiastiche) sono all’ordine del giorno e vengono ben evidenziate da Renzetti nella seconda parte della sua opera. L’autore fornisce poi un’originale visione della figura di Gesù Cristo, di cui non dirò nulla lasciando il piacere di scoprirlo al lettore.

Quanto esposto nella seconda parte del libro di Renzetti mi ha fatto inevitabilmente venire in mente un’altra lettura giovanile che influenzò profondamente il mio atteggiamento nei confronti delle religioni. Mi riferisco a Perché non sono cristiano di Bertand Russell (Longanesi, Milano 1960). Ricordo che Russell mette bene in evidenza alcuni aspetti caratteriali di Gesù Cristo che sono ben lontani dal messaggio di amore, fratellanza e carità cui i cristiani, almeno a parole, dicono di ispirarsi. Episodi d’ira, parole violente, intenti vendicativi non sono affatto estranei al comportamento di Gesù, così come appare dai Vangeli. Al punto di portare Russell ad affermare (sono andato a riprendere il libro, dopo molti anni):

Concludendo, la storia ci presenta persone ben più sagge e virtuose di Cristo; citerò soltanto Buddha e Socrate, che, sotto questo aspetto, mi appaiono molto superiori.

Ritengo, a questo punto, di aver scritto abbastanza ed è giunto il momento che il lettore affronti i contenuti del bel libro di Renzetti. Mi accomiato però con un auspicio.

Esaminando la storia dell’umanità ci si rende conto che la fede (stavo per scrivere cieca, ma penso che l’aggettivo non sia affatto necessario) non ha mai prodotto nulla di buono. Al contrario, l’intelligenza, la razionalità, lo spirito critico e lo scetticismo hanno consentito di alleviare molte sofferenze, migliorando enormemente le condizioni di vita dell’uomo. Mi auguro che queste ultime caratteristiche, che per fortuna l’essere umano sa esprimere, possano avere la meglio. In tutta sincerità, non sono molto ottimista in tal senso. Ma sicuramente libri come quello di Renzetti danno un utilissimo contributo in questa direzione. Buona lettura!

                                                                                                                                  Silvano Fuso

LA BIBBIA

INDICE

I PARTE

Dove e come nasce la Bibbia

Monoteismo?  [1]

Parola di Dio (spesso smemorato)

Il popolo di Israele

Pessima divulgazione scientifica di Dio

La creazione

Abramo prostituisce Sara due volte (iniziamo con il sesso)

Lot, figlio di Aran (fratello di Abramo), e Sodoma

Lot sedotto dalle figlie che generano due figli

Abramo ed Isacco (l’orrido)

L’onanismo (Giuda, Onan e Tamar)

Giuseppe in Egitto (con gli Hyksos?)

Mosè ed Esodo verso la terra dei Filistei (Palestina) [2]

Violenze e vendette di Dio [3]

I Comandamenti (varie altre norme per l’Alleanza con il Popolo d’Israele in Levitico, Numeri e Deuteronomio) [4]

I Comandamenti immorali [5]

Giosuè (storia e leggenda)

Violenze e vendette di Dio [come in 3]

Giudici, David e Betsabea con il povero Uria. I figli di David, Amnon e Tamar, con pornografia inclusa [6].

Dio ubriaco e folle [7].

Salomone (ma David e Salomone sono esistiti?) [8] [9]

Divisione del regno in due regni: Israele e Giudea.

Sconfitte e stragi continue: Elia [10]. Umiliazioni (distruzione Tempio da parte di Nabucodonosor nel 5) e deportazioni [11]

Redazione della Bibbia sotto Giosia (VII secolo a.C) [12]

II PARTE

Crisi ebraismo, egemonia della casta sacerdotale, fine del sogno della Terra Promessa

I Maccabei

Palestina Romana con Erode

Movimenti politici, religiosi e sociali

Gesù ed i suoi seguaci ebrei

Barabba ed i ladroni

La Prima Guerra Giudaica (66-70 d.C.)

Distruzione del Tempio

Nascita dei Vangeli

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