Fisicamente

di Roberto Renzetti

(come essere stupidamente autoritari in un forum)

 

 Riporto di seguito alcuni miei interventi nel forum CGIL Scuola. Ve ne sono anche degli altri che sono necessari per capire come va avanti la discussione.

        Vorrei avvertire che si è capito che questo forum ha discreti direttori di orchestra che hanno il compito di indirizzare la discussione e di “stoppare” i fuori linea. Generalmente si tratta di sciocchi esecutori del potere (si trovano in ogni organizzazione). In particolare io ne ho avuti di vari tipi (principalmente una tal Coronella, quindi Mambo, Alepz, Dante, Marilena, Olmo, Marconi,..). Vi sono poi i dirigenti importanti che intervengono quando il clima si fa caldo (Corrado, Frame 52, …). Infine i Big come De Anna e Bonezzi.

        Vi è una volontà neppure nascosta di annientare l’avversario e lo si fa anche con i mezzi più subdoli. Inizia la Coronella a starmi appiccicata e già da ottobre, più volte, le dico di stare lontana. Continua Olmo che il 1/11 solleva qualche dubbio sulla mia permanenza all’estero. Segue Bonezzi che mi dice che sono un fissato per il mio occuparmi della stupida politica Cgil Scuola sui dirigenti scolastici. Prima del 14 febbraio Bonezzi mi dice perché non cambio sindacato visto che non sono d’accordo con questo (ma questi post sono misteriosamente spariti). Il 14 febbraio Dante mi chiede il perché non mi iscrivo ai Cobas. Il 24 febbraio Alepz fa sparire dei messaggi. Altri messaggi spariscono per eslicita censura CGIL scuola. Altri ancora sono cancellati dalla Coronella. Infine non si sa bene che fine abbia fatto un mio messaggio in cui me la prendevo per la sparizione di un messaggio di Stefano.

        Quindi uno che esprime dissenso è circondato, gli si cancellano gli interventi, qualcuno sparisce per caso, e, proprio quando non se ne può fare a meno, viene duramente redarguito. E’ proprio una chiesa con i suoi eretici. I metodi, dato il cambiamento dei tempi, sono gli stessi solo che ora virtuali. Sempre di rogo si tratta. E questo perché? per maggior gloria del sindacato? Per portare avanti la causa dei lavoratori della scuola? No! solo per difendere le loro posizioni di potere.

        Per chi non conoscesse il sindacato in genere, deve sapere che è fatto di molti “distacchi” (coloro che continuano ad essere pagati dallo Stato, ma non debbono andare al lavoro nella scuola ma solo occuparsi del sindacato). Quando i distacchi si perpetuano accade che il distaccato diventa analfabeta di ritorno e la sua reimmissione nella scuola sarebbe un vero disastro. Allora costoro tendono a mantenere il distacco con le unghie ed i denti. Quando si va a trattare per un qualunque contratto che riguardi i lavoratori della scuola vi è di mezzo anche il trattare quanti distacchi verranno concessi (ed anche quanti soldi andranno alle scuole private professionali gestite dai vari sindacati, ECAP, ENAIP, ANCIFAP,…). Un governo che volesse colpire il sindacato potrebbe stringere di molto sui distacchi, ma se quel sindacato cede un poco (relativamente al contratto degli insegnanti) si va a guadagnare (quantomeno a mantenere) i distacchi.

        Comincio a riportare gli interventi di cui dicevo a partire dal 23 ottobre 2001 (ricordando che il forum si è aperto l’11 ottobre). Il numero a sinistra rappresenta il numero del messaggio. Gli originali ed il resto della discussione si trovano su www.cgilscuola.it nella sezione “Forum”.

883 del 23 ottobre 2001

Esami di stato

Perché nessuno del mio sindacato denuncia con forza la vergogna dell’esame finale così come previsto dalla Moratti?
È questo il pezzo più pericoloso per tutti noi che lavoriamo nella scuola.
Occorre aspettare segnali di fumo?
Non ho visto assemblee sindacali nelle scuole del mio distretto. La gestione è privatistica da parte di dirigenti che hanno capito tutto e poi ci spiegheranno.
Non posso restare alla finestra sperando quella fumata che non si sa bene se vi sarà o no.
Io concordo con AP. Occorre dare un segnale forte e l’unico posto esistente è quello del 31 ottobre. Se sapessi di scadenze del mio sindacato sarei già pronto, ma credo si stia cadendo nella solita trappola del tira e molla che serve appunto a sfrangiare il fronte sindacale. Alla fine ci si spiegherà che siccome CISL, UIL, SNALS, non vogliono, allora noi….
Dopo questo attacco teso più che a distruggere noi come operatori della scuola, la scuola stessa?
Roberto Renzetti

911 del 23 ottobre

(in risposta a Coronella)

Naturalmente scherzi! Quando dico che non vi sono indicazioni di sorta, che non si fanno assemblee di base, che non si sa se si sciopererà o no, che alla fine si farà qualcosa a babbo morto, supposizioni?
Poi vedremo.

Ma già che ci sono aggiungo: le tue non sono supposizioni? Da una critica radicale che ti porta ad andartene dalla CGIL, di ritorno da un mese sei diventata più fedele di me che ci sto da 31 anni?
Che strano Paese è il nostro!

1392 del 29 ottobre

Allora io ero quello che facevo illazioni. Altri, molto preparati, parlavano di grnade unità. Io dicevo che la Moratti voleva sfrangiarci ed altri dicevano che non era vero.
Continuiamo così compagni, fino alla vittoria definitiva (della Moratti!).
Ma dite la verità: qualcuno credeva di poter ottenere qualcosa?
Qualcuno credeva in CISL ed UIL?
Noto con dispiacere che si crede in Gilda.
Per informazione di tutti invio un articolo dell’Espresso. Leggete ciò che dice. Non che sia la verità, ma fornisce la misura di come siamo ridotti.

“E Letizia spaccò il sindacato
La Cgil proclama una giornata di sciopero. Cisl e Uil solo un’ora. Mentre gli aderenti a Snals e Gilda lavoreranno. Ecco come la Moratti ha rotto l’assedio. E disinnescato l’autunno caldo della scuola

di Andrea Benvenuti

È durato poche ore il sogno di Enrico Panini, segretario generale della Cgil Scuola, di convincere Cisl, Uil e Snals, a mettere in campo una grande manifestazione unitaria contro il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti. I presupposti c’erano tutti: i tagli nella Finanziaria per 1200 miliardi, neanche una lira per il rinnovo del contratto e per il recupero del differenziale sull’inflazione, la riduzione degli organici e l’imposizione dall’alto dell’aumento delle ore di insegnamento.

In Cgil, la potente macchina nazionale si era già messa in moto per lo sciopero generale. Ma si è dovuta fermare in corsa. E, in un batter d’occhio, dopo l’ultimo incontro di giovedì scorso a viale Trastevere, a Roma, il fronte dei sindacati si è spezzato: Cisl e Uil da una parte, Cgil dall’altra, Snals e Gilda, liberi battitori.

Una vera è propria Waterloo sindacale? A sentire i diretti interessati, chiaramente, non si parla di disfatta ma di una vittoria sul campo contro un governo che era partito intenzionato a usare il bastone senza la carota. «Ma quale disfatta sindacale. È stata una vittoria compatta», dice Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola. «Moratti è tornata indietro sui suoi stessi passi e ha soddisfatto tutte le nostre richieste. Lo sciopero proposto dalla Cgil era improponibile».

Del resto, modifiche sostanziali all’articolato ci sono state. In contestatissimo articolo 13 della Finanziaria è stato praticamente cancellato. Le norme sulle supplenze sono state affondate e adesso, in caso di assenza dell’insegnante di ruolo, non si ricorrerà più, come proponeva Moratti, a un supplente dopo 30 giorni ma, come era prima, dopo 15 giorni per le secondarie e dopo 5 per le primarie.

Anche il tetto obbligatorio di 24 ore settimanali rimane volontario. Chi vorrà potrà aumentare l’orario di lavoro aiutando il ministro a risparmiare sulle supplenze ma senza imposizioni dal governo centrale. Del resto, in tempi di autonomia scolastica e decentramento, un governo come quello in carica, votato al federalismo regionale, non poteva usare la mano di ferro proprio dalla capitale.

«L’unico neo», aggiunge Di Menna, «è il disaccordo con il governo sul recupero del differenziale: 50 mila lire a testa che la Moratti ci nega e per questo motivo abbiamo deciso di scioperare un’ora il 12 novembre». I primi giorni del prossimo mese sono stati decisi scioperi a grappoli. Il 9 scioperano gli autonomi, il 12 Cisl e Uil e anche la Cgil che però ha indetto uno sciopero per tutta la giornata. Lavoreranno invece gli insegnanti aderenti a Snals e Gilda.

La sensazione, comunque, è che abbia vinto il ministro dell’Istruzione. Anche se ha rinunciato ai tagli degli organici e ha inghiottito il boccone amaro sull’orario e le supplenze, il ministro ha isolato la Cgil, ha provocato la rottura del fronte sindacale su quattro posizioni diverse e ha fatto capire che, a dicembre, per il rinnovo del contratto, non farà alcuna concessione.

In politica come attorno ai tavoli della contrattazione, alla fine sono sempre tutti soddisfatti. È gioco delle parti. Ma questa volta Moratti sembra aver preso le misure con il passo da maratoneta e, sulle lunghe distanze, è possibile che riuscirà a far passare quei tagli che, per adesso, ha accettato di congelare dividendo i sindacati confederali.
29.10.2001″

E già che ci sono giro il coltello nella piaga.
Sapete che ci hanno scippato il contratto?
Sapete che il “vicepreside” non è più una funzione obiettivo separata ma fa parte delle funzioni obiettivo?
Qualcuno di noi lo diceva: gli aumenti in busta paga e non volanti.
Ma chi lo diceva era uno che non capiva nulla!
Come si recupera la perdita secca di questi soldi per i lavoratori della scuola?
Mi faccio tanti auguri…

1529 del 31 ottobre

Meno male che ci sono compagni come te, Patroncini.
Caro Patroncini, un poco mi conosci e sai che il mio fine non è la denigrazione del sindacato ma di correggere (aiutare forse a farlo) cose che a me sembrano non andare.
È con questo spirito che ti dico che ciò che misuro tra gli insegnanti che incontro è una profonda insoddisfazione proprio per ciò che tu hai spiegato bene.
Aggiungo qualcosa. Io ho letto l”articolo 13 (ma vi sono anche altri riferimenti che avranno ricadute sulla scuola nella finanziaria). A me sembra che la cosa sia veramente a punti di rottura sociale clamorosi.
Si parla di deleghe al ministro per tutta una serie di cose (abolizione cattedre orario, sparizione del precariato, gestione amministrativa della scuola da parte di agenzie esterne, gestione di pulizie e servizi da parte di altre agenzie esterne, aumenti truffa perché legati al numero di ore che vuole anche dire altri consigli di classe e altri spaventosi orpelli, abolizione dei decreti delegati, scuola con esami farsa, cancellazione di 134 miliardi alla scuola pubblica e assegnazione di 100 miliardi alla scuola privata, promessa di riduzione della spesa per i salari degli insegnanti dal 98% della spesa per l”istruzione all”80%,….).
La chiave di volta sono gli esami. Così fatti, con l’abolizione del precariato, con gli insegnanti sempre più proletarizzati, con gli alunni per classe che saliranno, la scuola pubblica perderà quella parte di prestigio che ancora conserva. Allora si che i figli di papà si indirizzeranno verso una scuola che non ha vincoli con le leggi dello Stato. Inoltre coloro che perdono il posto (circa il 20%) nella scuola pubblica non lo troveranno nella scuola privata perché lì si cercano servi docili allineati e coperti ideologicamente.
Insomma si entra in un processo infernale che se non si blocca siamo (ma io ho la fortuna di potermene andare!) fregati! Immagino gli amici ed i compagni che ancora stanno a scuola e sono ontani dalla pensione: quel luogo diventerà peggio di una prigione.
I tempi di decisione infine sono fondamentali. Non si può cadere in tranelli analoghi a quelli usati da Berlusconi con D”Alema nella bicamnerale. Passa il tempo e poi io faccio ciò che voglio e tu non hai più tempi di reazione.
Non si può farsi fregare, pena la nostra stessa esistenza a causa di perdita di credibilità.
Riguardo alla posizione degli altri sindacati racconto una storiella che ho letto sul forum della scuola di Repubblica.it:
“In un villaggio un povero disgraziato si va a lamentare con il capo per le disgraziate condizioni della sua casa: sono in 8 dentro una stanza, poi vi sono due cani, una capra e 4 gatti. Non ce la fa più.
Il capo villagio risolve la situazione così. Prendi la vacca che hai nel prato e portala dentro la tua stanza.
Il disgraziato ubbidisce incredulo.
Dopo un mese torna dal capo villaggio e dice che le cose sono diventate tragiche, addirittura insopportabili per la puzza e lo sporco e sul fatto che ormai occorre dormire in piedi.
Il capo villaggio gli dice che è giunto il momento di togliere la vacca.
A questo punto il disgraziato è felicissimo e torna a casa non pensando più a lamentarsi”

Credo che ciò descriva bene l”operazione Moratti: ha sparato quattro o cinque vacche, poi ne ha tolta una (o due), e tutti felici.
Spero sia così e non vi sia malafede o accordi sottobanco. A questo punto i livelli di esasperazione sono tali che potrebbe venir meno la buona educazione.
Un caro saluto, Pino
 

1579 del 1/11/01    

Assolutamente d”accordo. (sulla dirigenza)
Questa è una cialtronata bella e buona. Prima si parla di meritocrazia e poi si riservano posti ad incaricati non si sa bene come!
Coloro che hanno fatto i presidi incaricati (l”ho detto già decine di volte, ma evidentemente un iscritto non conta assolutamente niente) sono in linea di principio più bravi di chi fa l”insegnate. O no? Loro hanno poi avuto una esperiemnza sul campo che li rende migliori. O no?
Loro sono di gran lunga più avanti di ogni insegnante come punteggio. O no?
Ed alla fine, un insegnante che vuole fare un concorso MISURANDOSI SUL MERITO, viene azzoppato prima della gara. Ma che cavolo dite?
Finitela con le sciocchezze che fanno di chi fa queste proposte dei perfetti schizofrenici.
E, poiché ledono i diritti della maggioranza degli iscritti, rischiano di vedere molti emigrare. Basta con questa storia!
Sono stufo di cose decise senza nessun confronto con gli iscritti!
Cassate questa stupida richiesta dalla piattaforma CGIL!

1668 del 2 novembre

Insomma, alla fine si possono trarre delle conclusioni piuttosto brutte.
L”unità comunque non mi interessa e meno male che la CGIL non è una formazione politica di centralista memoria. Vi sono posizioni diverse ed il richiamo all”unità non si può fare solo quando fa piacere.
L”unità non c”è stata nel caso degli schiaffoni che abbiamo preso con il concorsone (si richiamava il merito no? Invece qui non più. Perché?) Legge dello Stato qualcuno dice? E che vuol dire? Vi sono leggi che fanno schifo ed errori macroscopici della “sinistra” che con qualche complicità CGIL Scuola (per fortuna Cofferati mantiene la barra ferma!) hanno portato alla disfatta elettorale. Ora vi sono i grilli parlanti che assegnano la colpa a chi ha lavorato a sinistra per recuperare enormi fasce di astensione provocate dalla politica perversa di chi ha fatto guerre di aggressione, di chi ha finanziato la scuola confessionale, di chi ha costruito questa figura di dirigente, di chi ha avviato il “giusto processo”, … e se ne potevan dire.
Quindi, nel sindacato parliamo di sindacato. Se qualcuno prova a spiegarmi quanto è stato bravo D”Alema gli scrivo un romanzo.
E giacché siamo nel sindacato io, da insegnante iscritto che vuole fare la prova di concorso a dirigente, dico che legge o non legge, la riserva del 50% dei posti per chi ha avuto incarichi (riserva per il privilegiato, Olmo!) è una cialtroneria.
Ed è argomento di discussione sindacale. Poi allo sciopero ci vado e porterò quante più persone potrò. Ma questi momenti di esaltazione (rari) non dovrebbero far nascondere la testa sotto terra. Vi sono nodi che vanno sciolti. Occorre chiarezza. Nell”Aseemblea che FINALMENTE (!!!!!!!!!!!!) la CGIL ha indetto per l”8 di novembre, vorrò capire BENE come stanno le cose.
Il compagno che verrà a parlare dovrà essere molto esauriente. Poi io lo sciopero lo faccio lo stesso. La prossima volta ne farò due e, se continua così, la volta successiva tornerò a farne uno solo.
Il forum dovrebbe essere un momento di discussione. Si entri NEL MERITO e non si richiamino inutili sentimenti strappalacrime.
Io rifiuto di schierarmi per il 50% di riserva dei posti.
VIVA IL MERITO!!!!! (Sono in linea: ciò sosteneva il nostro segretario un anno fa alle trattative con De Mauro).

2379 del 10 novembre

CONGRESSO

Compagni (mi rivolgo a voi!),
non mi piace che le assemblee precongressuali si svolgano a ridosso dello sciopero facendo una operazione di “tutti uniti sotto la bandiera!”.
I temi da dibattere sono infiniti ed i tempi vicini allo zero.
Si aggiunga a questo che i candidati (di ambedue le mozioni) sono stabiliti preassemblearmente, senza poter presentare proprie candidature e motivarle. Nonostante qualche intervento, gli eletti sono poi quelli prestabiliti (a seconda delle percentuali delle due mozioni). Ciò non ha senso. Dopo 5 anni ed un anno di rinvio, non si strangola così un dibattito precongressuale!
I delegati eletti non debbono poi PERPETUARE una dirigenza SENZA EFFETTIVI RICAMBI.
Prendete nota del nazionale attuale e di quello che uscirà dal Congresso. O sono una mala lingua oppure ho una qualche ragione.
Certo che al Congresso l’intervento di Renzetti non vale quello di nessun altro, ma il parlare sempre alle 15, dopo l’intervallo pranzo, con la sala vuota (che per di più va piano piano riempendosi) dispiace un poco (dolce eufemismo).
Tutto ciò avrebbe un senso preciso se le assemblee precongressuali non fossero, come ho detto, strangolate (non è forse problema di colpe ma un dato che io ritengo grave) ed il dibattito congressuale fosse stato preceduto da un sostanzioso dibattito precongressuale.
Sono un illuso, vero?

3507 del 25 novembre

(sulle censure a Cagliostro)

Io sono dentro il Sindacato!
Spero di poter parlare. Soprattutto quando qualcuno si assume questi ruoli censori inaccettabili.

Il riduzionismo non aiuta nessuno.
Quando si cita Panini, non si parla della persona Panini, ma del gruppo dirigente! Varie persone più volte fanno confusione.
Allora diciamo bene:
“Il gruppo dirigente della CGIL HA in piattaforma la riserva del 50% dei posti per i presidi incaricati.
Ciò è una cosa assolutamente inaccettabile da parte di tutti noi insegnanti iscritti.
Noi dobbiamo avere stesse opportunità nel concorrere a dirigente. Non possiamo avere degli handicap che, tra l”altro, negano la tanto sbandierata meritocrazia (che fine ha fatto il concorsone per noi insegnanti SOSTENUTO dal gruppo dirigente CGIL?). E quando dico gruppo dirigente si parla di coloro i quali costituiscono l”aggressiva (solo con gli altri compagni) maggioranza della CGIL.”
Si tolga quel punto dalla piattaforma! si discutano le piattaforme con la base: sarebbe ora che fossimo coinvolti in una politica condivisa.
Sarebbe interessante sapere quanti iscritti CGIL insegnanti sono d”accordo con questa riserva.

3521 del 25/11/01

Non sopporto questa personalizzazione della politica e queste insinuazioni sull’attenzione ai presidi . Mi sembrano atti di imbarbarimento politico. Ritengo davvero che di fronte a quello che sta succedendo quella sui presidi incaricati sia una roba un po’ da fissati.BONEZZI

3592 del 26/11/01

Prendo atto, Bonezzi, che con i tempi che corrono tu ammmetti che stare appresso ai Presidi è un poco da fissati.
Purtroppo il nostro sindacato lo fa senza sentire, come sempre, gli iscritti. Fammi capire da dove discende questo amore per i Dirigenti, che riesce addirittura a far venire meno il credo principale del nazionale: “MERITOCRAZIA”.
La meritocrazia, e tu me lo insegni, consiste nel misurarsi ALLA PARI e mostrare chi è più bravo. Non sono certamente più bravi coloro che partono non avvantaggiati ma, addirittura, con posti garantiti al 50%. Aggiungo poi che nelle prese di posizione del sindacato c”è la richiesta di importanti punteggi aggiuntivi ai presidi incaricati che non abbiano esaurito l”incarico triennale. Ciò vuol dire che gli insegnanti non avranno nessuna possibilità di riuscire in tale concorso. Tali insegnanti debbono sapere che questa opportunità gli viene negata anche dalla CGIL Scuola.
Quindi condivido ciò che dici: il nazionale si tolga questa “fissazione” ed andremo avanti a parlare di cose molto più importanti, come ad esempio del livello di preparazione di molti dei dirigenti esistenti elevati a tale rango (da burocrati a manager) con un corsetto che non esalta certo la meritocrazia.

4211 del 13/12/01

Assenza completa del sindacato meno sul fronte dei distacchi

Siamo soli.
Qualcuno sta forse facendo qualcosa, ma non ne siamo informati.
Vecchi metodi da centralismo democratico? Chi sa qualcosa, lo dica!
Cosa dire ai colleghi con cui ci incontriamo giorno dopo giorno? Cosa dire sulle proposte (?) Cgil Scuola?
La preoccupazione per il mantenimento del distacco, fa perdere di vista il fine per cui sono in quel posto?
Se le cose stanno così meglio non fare congressi.
Buio su tutti i fronti. Neppure uno straccio di volantino, neppure uno schifo di informazione, quando le bacheche scolastiche hanno puntuali informazioni che vanno dai Cobas allo Snals.
Qualcuno dica ai nostri dirigenti che:
-sta scadendo il contratto
-la Moratti sta cambiando in modo disastroso la scuola
-si stanno per fare i cosiddetti “stati generali”
-molti studenti (e pezzi della società civile) si stanno mobilitando contro la scuola della Moratti
-noi siamo al palo, con la speranza che non venga usato in modo improprio.
Porca miseria, che bisogna fare?
Ci sono iniziative urgenti da prendere!

4748 dell’8/2

CI SONO MOLTI COMPAGNI…….

…che vogliono esprimere le proprie idee senza i grilli parlanti che hanno visioni legate alla scuoletta e che devono intervenire sempre, su tutti e su tutto. Se la si finisse di essere così asfissianti e di comprendere che certe posizioni sono notissime, si farebbe un gran dfavore all’intero forum. Non sarebbe certamente piacevole che uno come me continuasse con le sue rotture 30 volte al giorno. Occorrerebbe lo stesso rispetto.
Voler comunque dire che il sindacato ha sempre ragione, rintuzzare continuamente le posizioni di compagni che danneggerebbero il sindacato, intervenire su tutti, NON è una posizione che rispetta la dialettica che dovrebbe esistere nella CGIL Scuola.

Questa mattina, a scuola, è arrivata la convocazione con una lettera per una assemblea sindacale CGIL Scuola per lunedi. Il dirigente ha telefonato in CGIL per chiedere se, visto che lo sciopero è disdetto, l’assemblea si manteneva. “Certo, è stato risposto, dobbiamo illustrare i vantaggi del contratto”. Quale contratto? Chi lo sa ce lo spieghi! Io, a parte quel ridicolo aumento, non ho letto né di contratti né di piattaforme sindacali.
Insisto: fino ad ora ci siamo “ammazzati” (su precisa indicazione dei dirigenti) per convincere gli insegnanti a scioperare; a questo punto gli dobbiamo dire che “abbiamo scherzato!” Perché è uno scherzo sospendere uno sciopero non per un contratto ma per 100 euro. Naturalmente quando parlavamo a colleghi e compagni non dicevamo che la mobilitazione nasceva per avere un poco di denaro a fine mese. Credo che tutti i compagni preparassero lo sciopero impostando un discorso politico sull’indecenza delle proposte Moratti.
Ma, dicono i grilli parlanti, abbiamo ottenuto di non dividere CGIL, CISL ed UIL. Io personalmente sono iscritto alla CGIL e non ai tre sindacati insieme. Se si ritiene che i tre sindacati costituiscano una entità politica importante si faccia l’unità e ciascuno di noi deciderà se iscriversi o no a tale formazione.
Io non sono interessato a strategie di rincorsa verso posizioni opportuniste quali quelle oggi di CISL ed UIL. E d’altra parte nessuno di noi era un “politico” tanto raffinato da prospettare ai colleghi che il fine fosse l’unità con CISL ed UIL. Ma quando mai?
E lo SNALS invece sciopera. Perché?
E’ proprio questo atteggiamento MAI certo, MAI deciso che allontana i lavoratori della scuola dal sindacato.
Sono le RSU il termometro che la stessa CGIL aveva individuato come il momento di estensione della democrazia nella scuola. E il coordinamento delle RSU sciopera. Come mai? Hanno perso il senso della realtà? Sono fuori linea? O è la linea del sindacato che è carente, che è fatta da compagni che hanno perso contatti con le realtà quotidiane dei luoghi di lavoro?
E, al di là di enunciazioni di vari intervenuti al forum (noi lotteremo contro Moratti e la sua riforma! noi siamo meglio dei falsi rivoluzionari! noi, noi, noi,…qualcuno ha anche detto che gli dà fastidio sentir parlare di “scendere in piazza”, al giovanetto vorrei ricordare che questa è stata l’espressione che il sindacato ha usato dal 1947 e che quello scuola ha usato dal 1968). Ma nei fatti, cosa si farà? Qual’è la piattaforma su cui mobilitare? Sulla scuola della Moratti che fa schifo? Questo glielo diciamo in altra occasione (quando non ci crederanno più): ora basta solo dire che abbiamo raggiunto un grosso successo con i 100 euro.
Spero vi rendiate conto compagni che così non si va da nessuna parte. Senza neppure sentire il bisogno di rintuzzare quella parte dell’offerta in denaro in cui si dice che parte degli aumenti saranno dati per merito. Ma di che? Ancora senza autocritica? Ancora con la folle posizione del concorsone? Ma lo sapete che questi fondi incentivanti e queste funzioni obiettivo, insieme alle figure dei dirigenti, hanno reso la scuola una corte dei miracoli? E tutto questo per riforme fatte, volute e portate avanti (insieme ad altre cosucce indegne) da Berlinguer con nessuna opposizione CGIL. Ora si procede così: prima si richiamano tutti all’unità contro questo governo di destra, quindi si fanno accordi miseri, ed alla fine accettiamo questa scuola di classe (e sbagliata in ogni sua impostazione tanto da far pensare che forse era un poco meglio quella Berlinguer). Uniti si….ma per far che? Unità al centro? E serve essere iscritti alla CGIL per far questo? Facciamoci subito una iscrizione a forza italia e vi accorgerete che si ottiene di più (da quelle parti vanno avanti con favori personali, con leggi per gruppi di amici!).

Comunque stiano le cose io:
– non conosco la piattaforma contrattuale del sindacato CGIL Scuola.
– non so nulla di future mobilitazioni.
– non ho sentito nessuno fare un piccolissimo cenno al nefasto recente passato.
– non sento nessuno che almeno abbia il coraggio di rivendicare “i successi della categoria” durante l’era Berlinguer.
– ho sentito (spero sia vero) che si andrà ad un referendum tra gli iscritti sul contratto. Lo si faccia ma prima che venga firmato.
– lo statuto del nostro sindacato parla degli iscritti che devono tempestivamente essere informati di quanto si fa nei direttivi. Lo richiamo.
Adesso per noi che non siamo semplici iscritti ma militiamo, tutto sarà estremamente più difficile.
Roberto Renzetti

4782 del 9/02

Più cresce la stima per  Cofferati…

…più si capiscono gli sbandamenti Cisl ed Uil che rincorrono i loro referenti spariti in Forza Italia e destra varia.
E questo vale per tutte le categorie, o no?
Oppure i nostri dirigenti (CGIL Scuola) sono amici intimi di Pezzotta e di Angeletti?

Dopo i “dotti” (a parte uno) interventi che si sono susseguiti alle mie provocazioni, noto con dispiacere che nel merito dei quesiti che pongo nessuno interviene (anche Francesco lamenta la stessa cosa).

-Qual è il contratto? Chi lo conosce?
A parte i 30 denari io ho visto solo del concorso riservato agli incaricati presidi triennalisti ed al punteggio “pesante” per chi ha avuto incarico a preside.
-C’è un minimissimo di autocritica sulla gestione del centrosinistra (supporto acritico ai disastri di Berlinguer)?
-Oppure c’è qualcuno che mi dice quali sono le cose che ha fatto Berlinguer che vanno salvate? e perchè?
-Qual è la strategia (almeno la tattica) per il futuro contro l’indecente riforma (?) Moratti?
-Nella contrattazione con il MIUR, che peso ha la quantità delle deleghe sul tavolo delle trattative?
-Lo facciamo il referendum sul fantomatico contratto?
Sto riprendendo la pittura. Tra poco ritornerò artista. Allora parlerò a Piazza Farnese.
A rileggerci, compagni!
Roberto Renzetti


4784 del 9/02

Chi scommette che la manifestazione contro la scuola della Moratti e contro la vergogna di questo governo che si terrà a Roma il giorno 15 febbraio sarà un grande successo?

Ci rileggiamo il giorno dopo, con i commenti delle Cassandre che sanno tutto, come Bonezzi.

4990 del 14 /02

Il 9 marzo la prima manifestazione non ambigua contro la moratti (di Bonezzi)

Un conto è accodarsi ad una manifestazione su contenuti chiari, quelli confederali. Un conto è stabilire i contenuti: dopo la revoca i contenuti li decide nell”ordine:
Snals, Gilda e Cobas. Io non li condivido.
Buon San Valentino naturalemente

4996 del 14/02 

Bonezzi fa confusione

Ma poiché non è l”ultimo arrivato lo fa a proposito.
Crede di avere a che fare con il popolo bue e ci vuole far sapere che nella manifestazione di domani gli obiettivi sono nell”ordine di Snals, Gilda e Cobas.
Sbagli, Bonezzi e di grosso. Domani si sciopera contro la scuola della Moratti su una piattaforma decisa in assemblee pre 5 febbraio dalla CGIL Scuola.
Riguardo alla manifestazione sai meglio di e che essa è dei COBAS con altre sigle di sindacati di base. Non ci sarà né Gilda né Snals il quale (è la terza volta che lo dico ma non vi è peggior sordo…) si vedrè a Piazza Montecitorio (per te che sei di fuori Roma una notiziola: Piazza Esedra e Piazza Montecitorio distano almeno 4 km seguendo la strada; anni luce seguendo gli intenti).
Il vecchio vizio non cessa? sempre con la criminalizzazione non tanto dell”avversrio quanto di un concorrente? perché? perché chiedi a Bernocchi (degli altri nun me pò fregà de meno)se è d”accordo su una piattaforma che comprenda la difesa dello Stato e della magistratura? hai indizi contrari o sono solo veleni? io conosco Piero Bernocchi da oltre trenta anni dal 68. Sempre in prima fila per la difesa della democrazia in una lotta come i padroni di allora e di oggi. Nessuna sbavatura in un leader proveniente dalle lotte e non dalle scrivanie. Non c”èe accordo politico. Possibile. Chi ha ragione? non è questo il problema. Il problema è che si tenti di diffondere dubbi su persone limpide solo perché non si condivide la loro politica. E” gravissimo per chi ha abbracciato amorevolmente Cossiga e continua con Mastella, non rifiutando un Misserville al governo.
Bonezzi, la manifestazione del 9 è una bufala alla rincorsa di un appuntamento mancato!
Vedremo di nuovo il 9 marzo come saranno andate le cose. Comincia a preparare i due editoriali da pubblicare nelle due eventualità.
E cerca di non confondere più i compagni della CGIL con sciocchini che si aggregano al primo pifferaio. E” il nostro pifferaio che deve cambiare RADICALMENTE musica.
E qui debbo prendere atto che non ci sono ”cambiamenti di rotta” che tengano. I compagni per i quali si è fatta battaglia congressuale non ci sono.
CAMBIARE “cambiare rotta” per trovare il giusto cammino.

Così ci deliziava Bonezzi l’1/02 sullo sciopero

4554 dell’1/02 

Anche la Gilda sciopera il 15

Lo sciopero del 15 è corale. Tutte le organizzazioni sindacali della scuola scioperano cgil, cisl, uil, snals, unicobas,cobas, gilda, tranne l’ADI ( Cenerini)e l’ AMEF ( Giliotti).
Manca però la consapevolezza tra la categoria su alcuni elementi generali, ad esempio, Pensioni.
La decontribuzione pensionistica di 4 o 5 punti sui giovani significa: che i giovani la pensione sen la sognano e noi possiamo scordarcela.
Infatti il ragioniere dello stato Monorchio, filo
Polo, sostiene che la decontribuzione aprirà un buco di 13 mila miliardi all’anno, 130 mila in dieci e via contando.
Il sistema stava risanandosi e viene distrutto.I giovani potranno farsi una pensione integrativa presso la Mediolanum del cav. Berlusconi, quelli della nostra età dovranno accomodarsi sotto i ponti.
L’Argentina è vicina. Ammetto questa è una delle ragioni che mi fanno partecipare con forza allo sciopero del 15. Alla manifestazione poi lato sinistro guardando dal palco: bandiera rossa della cgil-scuola, molto in alto con bandiera dell’Europa, sopra la rossa, sotto quella europea potremmo vederci sono interessato a conscere Cagliostro ed altri.
Ognuno di noi provi a convincere tre amici e tramite le e-mail inviti tutti a partecipare allo sciopero.

Questo dice Bonezzi il 14/02

L’ accordo del 5 Febbraio è un buon accordo
Infatti si è fermato il progetto di Berlusconi di stravolgere lo stato italiano attraverso l’asservimento dei dirigenti al potere politico. Si è ripristinata una logica contrattuale si sono ottenute risorse per iniziare a fare i contratti. Nella piattaforma scuola che va velocemente formalizzata, riproporremo i salari europei ed avremo spazi per farlo grazie all’ accordo del 5.
L’accordo del 5 ha fermato lo snaturamento dello stato ed è stato giusto fermare tutto con la firma.

Cgil cisl uil unite possono fermare la Moratti
E’ un fatto enorme che il 9 Marzo venga indetta una manifestazione contro la Moratti da parte delle più grandi e rappresentative organizzazioni della scuola. Insperato ma significativo, in se, la cosa è già un fatto politico di rilievo.Ci sono le condizione per ottenere la revoca della delega alla Moratti e non solo per manifestare una rabbia impotente. Ritengo invece lo sciopero del 15 pericoloso politicamente, seppur rispetto le scelte di ciascuno, perché le sigle proponenti hanno obiettivi ben distanti dall’idea di chiedere la revoca della delega sulla controriforma Moratti.. Pensano piuttosto a seminare disinformazione e questo oggettivamente indebolisce il fronte e la massa d’urto che sarà necessaria per fermare in Parlamento l’approvazione della delega.

Un appello agli scioperanti del 15
Non mi rivolgo ai loro dirigenti , ma a coloro che in buona fede hanno scambiato la lotta del 15 per una manifestazione contro la Moratti, chiedano ad Ameli, segretario nazionale della Gilda e a Ricciuto dello Snals cosa intendono fare a marzo contro la delega alla legge Moratti? Devono dire a chiare lettere e senza giri di parole, se sono contro o meno questa controriforma e che faranno per fermarla. Il segretario dei Cobas Bernocchi deve dire se oltre al movimento, è interessato al raggiungimento di qualche obiettivo e quale o se ritiene sufficiente mobilitare tutti i no, indifferente agli esiti. Chi scrive, mi ripeto, pensa che per difendere la scuola si debba difendere il ruolo e la funzione della stato di tutti e che di conseguenza i docenti debbono farsi parte attiva di un movimento che si deve saldare con chi difende l’indipendenza della Magistratura. Una volta “regolati i conti” con la Magistratura, vorranno regolarli con la scuola: il telefono spia e l’attuale criminalizzazione del preside dell’ Avogadro di Roma sono solo un assaggio.

Bonezzi così prosegue

5108 del 16/02


La domanda politica del 15 febbraio
Il dato generale è una forte domanda di rappresentanza politica.
Moretti, Firenze, Milano, Torino si muovono pezzi di società e la società come un fiume in piena cerca di difendersi. La fascinazione del 15 era questa: la scuola unita contro la Moratti.
L’errore: i soggetti erano uniti per il contratto non contro la riforma Moratti: Gli apparati concettuali di troppi soggetti sindacali erano in realtà con la visione rivolta al passato ed erano incapaci di leggere il presente. L’illusione della base era quella di utilizzare una scadenza importante per fini politici o meglio c’era una domanda d’azione politica con mezzi impropri.
Dice il Gianni con una bella metafora: c’è un orfano ( domanda di azione politica) che ha perso il padre ( strutture di azione politica) che chiede allo zio ( sindacato- struttura d’azione sociale )- di fare il padre, alla fine resta zio .E vero: zio resta e non lo deve dimenticare, ma deve svolgere anche la funzione vicaria di padre. Questo è .

Il dopo 15
Dopo l’esito dello sciopero che è politicamente fallito nel suo obiettivo più insidioso, giocare lo scontento contro la cgil -anziché contro il Governo- per indebolirla ed avere quindi spazi propri. Dobbiamo agire su due livelli quello del Sindacato: subito una buona piattaforma contrattuale, breve ma chiara: salari europei, carriere riformate in modo gentile e non giacobino, una piattaforma giocata sull’affermazione dell’autonomia professionale della docenza, sull’autonomia della scuola garantita dalla Costituzione che difenda gli organici . Facciamoci come cgil, temporaneamente soggetto prepolitico affianacando il movimento e suscitarlo laddove non c’è. . Ha un effetto dirompente che i colleghi, ad esempio, prendano il volantino sugli esami della cgil col taglia e cuci lo rielaborino, lo firmino e lo diffondano presso i loro studenti. La cgil metta a disposizione le sue tipografie.Questo è l’esempio di Firenze.. Le azioni delle persone spostano le coscienze. Oggi la domanda d’azione politica si fa con azioni pre-politiche possibilmente sostenute dalla politica. La protesta sociale deve invadere la politica.Tutti quei genitori che non avranno il tempo pieno e che protestano e sono tanti e tanti hanno votato per Berlusconi, vanno coinvolti in forme di lotta. I Genitori di ogni mancata classe devono chiedere l’incontro col Prefetto e devono essere accompagnati possibilmente dai segretari locali di tutti i sindacati, comunque quello della cgil-scuola non manchi.
Recuperare il brandello di cuore cgil lacerato il 15
La cgil sa distinguere tra chi protestava il 15 contro la Moratti ( la base) e chi contro i sindacati confederali ( I vertici). A quei colleghi che si riconoscono nello Snals, nella Gilda non si deve chiedere nulla, se non che devono esigere dai loro vertici parole chiare contro la delega della Moratti . Per i vertici, lo sciopero del 15 gli si rivolta contro, la base scioperava davvero contro la Moratti. Adesso sono obbligati ad essere conseguenti. Nelle scuole e questo lo possono fare meglio coloro della cgil che hanno scioperato, devono chiedere, poniamo a Tiziana, “ Tu hai scioperato contro la Moratti, perché Ameli su questo non dice parole chiare?Perché non chiede il ritiro della delega della Moratti come fa il mio sindacato la cgil?”.
A marzo, mese decisivo per al Controriforma, lo scontro sarà incandescente e dovremo lavorare per essere uniti tutti, in questo ci aiuteranno gli scioperanti che nella loro maggioranza hanno scioperato contro la Moratti e i non scioperanti che non hanno voluto scioperare contro altri sindacati.

La posizione dei vertici
A chiare lettere va detto ai dirigenti di Sanls e Gilda che il 15 è stato sconfitto i il tatticismo da prima Repubblica: Non ci sono spazi per loro se non in quello di esercitare fino in fondo e bene il loro ruolo di rappresentanza della categoria della scuola. Facciamo una piattaforma unitaria tutti, minima ma chiara ed insieme facciamo del 9 una grande appuntamento della scuola tutta, senza tatticismi contro una brutta riforma. Brutta non solo nell’impianto istituzionale ma brutta perché stravolge l’anima ed il senso della scuola. Quando la scuola sarà stavolta non ci sarà spazio per Gilda per Snals, per la cgil-scuola

Ai cobas
Chiediamo di abbandonare la sciagurata teoria del socialfascismo in salsa attuale, ovvero che c’è continuità tra il vecchio ed il nuovo governo. Non è vero perché questi stanno facendo qualcosa di mai visto,non è vero, perché la riforma dei cicli si proponeva di migliorare la scuola, almeno nelle intenzione, questi la vogliono comprimere e trasformare da diritto a caso personale.Quella teoria ha regalato solo 10 anni di fascismo in più all’ Europa, non commettiamo gli stessi errori.
Anche loro dicano se la delega al Governo sulla riforma della scuola debba essere ritirata o meno.
E’ un obiettivo minimo, ma importante, che potrebbe unificare tutti.


ARRIVA DE ANNA (sul mio aver riportato stralci di biografie della commissione dei saggi)

5197 del 20/02

Credo che abbondenerò questo forum

Ce ne erano già i presupposti per altri interventi, ma credo che lascerò questo ambito di “discussione” (si fa per dire:
Lo lascio volentieri a Renzetti, con il quale credo non ho più nulla da dire, non ostante scambi anche “privati”.
Sarà un peccato di ingenuità: pensavo ad uno spazio di discussione. Non importa. Si tratta di altro e di assolutamente legittimo… ma non so che abbia a che fare con scambio di ideee, di ipotesi, di dubbi, e di rielaboazioni…
le “biografie” di Renzetti che lui se ne renda conto o meno, sono drammatiche…. Chissà almeno una volta Benedetto Croce, nella sua vita, deve avere pensato “chi la fa l”aspetti”…. ebbene “dica il candidato, commentando questa frase, quale è il nucleo del pensiero del filosofo che tanta parte ebbe nella cultua italiana….. ecc.” Roberto, vergognati!!!!
Non so dire altro….
Ma che tristezza…
Così non potremo mai “parlare” ne tra noi ne con gli altri.

Mia risposta

5206 del 20/02

No, non mi vergogno, Deanna.
Prendo atto che nella scuola italiana i massimi rappresentanti in grado di mettere insieme un piano per la scuola in due mesi (ed accettano di farlo!) sono i signori suddetti, tutti facenti parte di un”area culturale.
Fine, non ho altro da dire.
Anche qui, nonostante le diversità che si esprimono in molte a volte aspro, io non ho mai detto a nessuno dei compagni della CGIL di vergognarsi.
Ma, visto il fastidio che sento in molti e le demolizioni a spirale, mi ritiro io in buon ordine augurando a tutti un buon lavoro.

Bonezzi bacchetta Pino Patroncini

5328 del 24 /02/

Pino, cӏ un eccesso che davvero non capisco!
Non è bello ed è inutile il livello di criminalizzazione che provochi,noi dovremmo sforzarci di stare uniti, non dovremmo fomentare
divisioni. almeno chi è dirigente nazionale della cgil-scuola, come te, ci provi.

5346 del 24/02

Forum aperto o con password?


E’ una questione non di metodo ma politica: occorre sapere se è possibile avanzare critiche, anche aspre, al proprio sindacato in un forum pubblico o no. Sono abbastanza stufo di sentire interventi demolitori (sia nel forum che nella casella personale) in cui mi si spiega di non fare il discolo. Se i compagni dirigenti ritengono che ciò non vada bene possono o non aprire i forum o farli “chiusi” mediante password.
Io credo che, se si mantiene un forum pubblico aperto, si debba poter dire ciò che si pensa e non bisogna cedere allo sciovinismo. Ma, se vi sono opinioni diverse da chi può decidere sono assolutamente legittime e ognuno giudicherà della valenza di tali decisioni.
Vi sono delle cose che vanno ripensate da parte del nostro sindacato e questa volta sono di democrazia. Non ho da difendere altro che le mie idee e quindi non ho scrupoli a sostenere che i comportamenti dei massimi dirigenti del sindacato sono miopi. Dal loro posto non sanno vedere altro che chi si confronta con loro. Hanno perso la visione reale dei problemi (e poi vi sono sempre i servi docili ed anche da queste parti dobbiamo sorbirceli). Neppure capiscono che una minoranza interna è un grande alibi che potrebbero usare in termini di pluralismo e diversità. E non dico questo a caso ma in relazione a quanto accaduto in un recente direttivo nazionale in cui sono stati attaccati duramente i compagni di “cambiare rotta” per aver diffuso un comunicato “di dissenso” rispetto alle posizioni ufficiali del sindacato rispetto al 15 febbraio. Cioè si confonde da pretesi dirigenti una spinta unitaria che VUOLE e DEVE esservi CONTRO una situazione drammatica di attacco alla scuola, con una uniformità ed un conformismo suicida verso una linea tanto unanimista quanto perdente.
Anche in queste poche cose lette in relazione al mio modestissimo intervento, evidenziano l’intolleranza dei big ed il servilismo sciocco di altri. Molte cose le ha ben dette Patroncini e la sua persona come quella di altri stimabilissimi compagni dirigenti, a lato dei compagni che incontro quotidianamente sul posto di lavoro, appunto sono ciò che mi lega al sindacato. Ma a sentire qualcuno che usa ancora termini ricattatori verso Patroncini (il parafulmine?) del tipo: “criminalizzazione”, “divisione”, “eccessi” e che si bea dell’immobilismo a lato dell’assenza completa di proposte fa un poco impressione.
IMMOBILISMO: dal 13 maggio non è accaduto nulla, a meno che non si voglia scambiare per successo lo sciopero di novembre dove, sotto il ministero eravamo neppure 1000 tra CGIL, Unicobas, Gilda, e altre varie sigle.
ASSENZA DI PROPOSTE: qual è la piattaforma contrattuale compagni? E’ scaduto da due mesi il contratto ed io come gli altri compagni di base non la conosciamo. Dove si costruisce? Chi? Su che basi? Abbiamo diritto di sapere qualcosa? Oppure dobbiamo “tacendo obbedir”? Se un sindacato non è in grado di far conoscere (ma esiste?) una sua proposta contrattuale prima della scadenza del precedente è fallimentare.
Ma vi sono altre questioni che meritano attenzione, oltre a chi crede che si debbano redarguire i compagni che tengono insieme nella CGIL più del peso dei delegati congressuali (qui sì che non parlo in pubblico e vorrei un forum con password).
Berlusconi in occasione dello sciopero di fine 1994 ebbe a dire che se tre milioni avevano scioperato e manifestato, 54 milioni se ne erano stati a casa. Noto con dispiacere che abbiamo logiche analoghe dalle parti nostre. Il 15 febbraio diciamo pure che vi erano zero persone in piazza. Ma il rumore più sordo lo faceva l’assenza della CGIL Scuola! Fa piacere detta così? Piace di più denigrare che non tentare un minimo di autocritica che non arriva. Con un nuovo centrosinistra la CGIL sosterrà le stesse stupide cose fatte da Berlinguer? Io oggi lotterò con tutte le mie forze contro la Banda Bassotti ma vorrei sapere se dopo essere stato attaccato con fiamma ossidrica, dovrè essere bruciato a fuoco lento. Insomma: che idea ha OGGI la CGIL Scuola della scuola? Qual’è il ruolo degli insegnanti? Su cosa devono sperare nelle lotte che fanno? Oggi vi è un richiamo di bandiera (neppure convinto se continuiamo a starcene a casa e guardate che a me, come a tutti noi insegnanti – dei Dirigenti non parlo perché non scioperano – uno sciopero COSTA CARO!).
La vicenda della dirigenza considerata marginale o antropologica da qualcuno è emblematica di una linea politica precisa che CREA DIVISIONE nel sindacato. Mi spiego. Intorno al 1992 a Trentin venne chiesto se gli insegnanti che lavoravano negli Istituti Italiani di Cultura, potevano passare alla funzione pubblica. Trentin disse (stupidamente) si. Questi hanno seguito una carriera che li ha portati ad altra carriera rispetto agli insegnanti delle scuole italiane all’estero. Oggi guadagnano il doppio e sono diventati dipendenti degli Esteri con il privilegio di restare alkl’estero a vita (con piccoli ritorni in Italia). Con i Dirigenti si segue la stessa strada: una categoria che nel bilancio dello Stato sta in un capitolo diverso, può manovrare come crede senza doversi confrontare con il nostro capitolo VUOTO di insegnanti ed inoltre con la spocchia ed il potere indebito che è stato loro assegnato. Come si può restare in uno stesso sindacato? Come si possono sostenere simultaneamente le esigenze dei SOTTOMESSI e dei PADRONI. Chi non si è accorto di questa piccola differenza NON sa nulla di scuola e non merita di essere sindacalista di nulla oltre che (come già egregiamente fa) di se stesso!
C’è anche il riferimento di qualche solito noto al “rifare il Congresso”. A parte che questi congressi sono una iattura che provocano paralisi per tempi troppo lunghi. Ma chi è il “commissario del popolo” che crede che un congresso sancisca una fotografia dell’esistente per 5 anni? Benvenuto il dissenso, benvenuta ogni cosa che svegli dal sonno ideologico e dall’immobilismo della ragione coloro che, a vita, hanno cambiato mestiere e non ricordano ciò che c’era prima e come nel frattempo sia DURAMENTE peggiorato.
Ci sono coloro che si chiudono in privilegi e certezze. Poi scoprono che il mondo li porta ad essere partiti del 15%. Ma come, non hanno capito quanto noi abbiamo capito del mondo? No. Vi sono persone che non capiscono certi contorcimenti intellettuali. IO vorrei che si capisse PRIMA che noi CGIL Scuola viviamo (a parte altre considerazioni da discutere con password) per il prestigio della CGIL e basta, per Cofferati, la FIOM, eccetera. Occorre anticipare gli eventi e prevedere un disastro se non si interviene a tempo debito. Compito della CGIL Scuola non è quello della gestione del cadavere (truccarlo ed imbellettarlo) prima della chiusura della bara. Noi dobbiamo prevedere, proporre, anticipare, ascoltare, fare referendum, assemblee e quanto si ritenga opportuno per crescere e non per stare in trincea a ricevere le bastonate di un nemico ignorante e demolitore.
Roberto Renzetti
PS. Ai giustificatori del nulla vorrei chiedere: come faccio io insegnante ad arricchire le news degli affari della mia categoria? Basta che vi sciva 50 lettere al giorno? Se serve lo faccio!


Risposta ad una bozza di contratto da Frame

5409 del 25/02

Caro Francesco,
ti fornisco il mio parere sulla tua bozza di contratto.
Credo tu voglia la franchezza con cui provo ad intervenire.
Credo che i lavaggi del cervello provenienti da tutti ed in particolare dal CEDE di un paio di anni fa (ma con un lavoro sotterraneo almeno ventennale) ci abbiano convinto a fare penitenza ed a cospargerci il capo di cenere. Provo a rigirarti il discorso con la speranza di farmi capire.
La valutazione del nostro lavoro è certamente importante ma VIENE DOPO, dopo che si sia fissata una meta verso cui la scuola corre.
E’ un poco ciò che accade a scuola: come si fa a valutare dei ragazzi se non si programma, se non si fissano gli obiettivi e se, conseguentemente, non si sa cosa misurare?
Vi sono scuole dove si ritiene importante lavorare sugli ultimi chip. L’insegnante di elettronica dovrà passare tutto il suo tempo a studiare e non avrà molto tempo per altre cose. In altri luoghi si ritiene importante lavorare sulla socializzazione ed in questo caso la parte disciplinare sarà meno necessario.
Su una scuola che sa cosa vuole si può impostare un discorso sulla valutazione degli insegnanti chiamati a quello scopo. Se, per assurdo, portassimo alle estreme conseguenze il discorso aprioristico della preparazione degli insegnanti e della loro valutazione in itinere, avremmo fatto come nelle scuole inglesi odo americane dove non esiste un contratto collettivo ma ognuno si mette sul mercato e viene assunto come un giocatore di calcio da una certa squadra.
Con discussioni avute in un recente passato e sulle quale non intendo ritornare, occorre capire che scuola si vuole per fare ciò che si ritiene indispensabile ad essa.
Il tentativo di richiamarci ad una astratta nostra valutazione mi sembra rispondere al solo fine di fare contento il pubblico degli utenti.
Si ritiene o no che il nostro lavoro sia un lavoro a tempo pieno? Se si deve essere pagato dal momento dell’assunzione come tale. Da questo punto poi possono iniziare a funzionare gli aumenti per merito. Un insegnante oggi entra con laurea, con un apprendistato defatigante ed incerto (o con le SSIS). A questo punto la persona ha 30 anni (laurea, abilitazione e tirocini, supplenze, incarichi,…) e deve potere avere un salario che parta almeno dai tre milioni. Poi occorre vedere il lavoro che ciascuno svolge (i lavori nella scuola sono diversi tra diversi insegnamenti e le cattedre dovrebbero essere costituite a seconda dell’impegno orario di un dato insegnamento. Per intenderci la cattedra di educazione fisica non può essere di 18 ore, quella di matematica e fisica nel classico non può avere le stesse ore di matematica e fisica allo scientifico (viceversa per italiano e latino nel classico e nello scientifico). Occorre distinguere chi ha compiti in classe e chi no, chi ha laboratori con o senza assistenti e chi no,…Tutto questo rappresenta la situazione di partenza. Poi vi sono le varie attività scolastiche a cui tutti siamo chiamati. Queste, in un pacchetto non rigido di ore annuali dovrebbe rientrare nel salario di base. Vi sono poi ore che si fanno in più, ore che non fanno tutti i colleghi. Queste vanno pagate, dove ve ne sia bisogno, PER CHIUNQUE le faccia, a prezzi da professionista (minimo 40 euro l’ora netti; altrimenti si assume qualcuno che faccia quel lavoro).
Dovrebbe essere possibile ripensare la scuola in modo da renderla servizio per la comunità, il paese, il municipio, la zona,…Tanti metri quadri, aula magna, biblioteca, laboratori, computers,… tutto questo per un uso di 30 ore settimanali è un gigantesco spreco. Si potrebbe chiedere la disponibilità ad insegnanti appositi per seguire tali attività (insegnante di lettere e filosofia o scienze per la biblioteca; insegnante che conosca i computers e vi sappia lavorare per l’aula di informatica; insegnante di fisica o scienze per i laboratori; insegnante di educazione fisica per la palestra; insegnanti vari per l’apertura di cineforum & Co;….). Questo insieme di persone permetterebbe di costituire il primo nucleo di insegnanti a tempo pieno (36 ore a settimana, nelle quali vi sono le 18 ore – o più – di didattica frontale). Costoro che garantiscono l’apertura della scuola a tutti (particolarmente ai ragazzi che hanno bisogno di sostegno, ma anche ad adulti su quegli eterni e sempre disattesi piani di educazione permanente) hanno il salario europeo che deve essere pensato intorno ai 5 milioni netti al mese.
Poi passano gli anni e nasce il problema anche della nostra formazione con il tempo e quindi della nostra valutazione. Intanto sarebbe ora di iniziare a capire chi valuta chi (io rifiuterei valutazioni di solo psicopedagoghi che sanno solo predicare e non sanno mai risolvere problemi concreti e non sanno proprio cosa sia lo stare in una classe). Una volta stabilita questa questione, sarebbe possibile avviare procedure continue di valutazione sui POF e sugli esami finali (è una cosa che si è dimenticata per inefficienze ministeriali ma quello dell’esame dei ragazzi è un ottimo momento per l’esame nostro. Ma si possono anche fare degli esami scritto-orale su tematiche nuove, su ciò che si vuole. Un professionista della scuola non scapperà da queste cose.
Quindi due partenze con carriere legate davvero al merito e non per ridere: le pubblicazioni (su riviste scelte a priori ed elencate, come il CNR, ad evitare articoli su giornali parrocchiali) devono contare e non “fino ad un massimo di punti 2”. Ogni fatto culturale, preparazione mostre, corsi tenuti o seguiti all’università, tutto ciò che è aggiornamento di capacità, abilità, conoscenze e competenze deve poter essere valutato. Con quegli stipendi iniziali e con la carriera, l’anzianità in quanto tale ed i meriti familiari devono sparire.
Un pezzo non secondario che serve in modo sensazionale alla didattica è l’anno sabbatico. Dopo sei anni di insegnamento ci si reinserisce in gruppo di ricerca presso un ente, un istituto, una università. Alla fine dell’anno si presenta a qualche ente valutatore (o al capogruppo del dove ci si è inseriti) una tesaina sul lavoro svolto che verrà valutata ed entrerà opportunamente nel curriculum.
Altri pezzi sono il prendere dei giovani in tirocinio, quelli provenienti dalle SSIS. Anche questo è un elemento di scambio proficuo: io ti dico un poco come si insegna e tu mi rimetti dentro il mondo della preparazione universitaria fresca.
Avrai già letto qualcosa del genere scritto da me. Non è solo fantadidattica ma il modo per essere riconosciuti come dei professionisti a tempo pieno (NON CONVINCERAI MAI NESSUNO DEL GRAN LAVORO CHE FAI A CASA, salvo ritornare un analfabeta di ritorno, momento nel quale tutti ti tireranno pomodori marci). E qui serve il coraggio di un sindacato che non si metta da una parte con protezionismi ed egualitarismi e dall’altra, schizofrenicamente, chiede salari per noi su fondi incentivanti, sul merito, sulle funzioni obiettivo (francamente, compagno, pensaci tre secondi e dimmi se provi conati di vomito). Quindi il sindacato vivo attivo e propositivo su un terreno che spiazza tutti. Priam pagina dei giornali: gli insegnanti chiedono di lavorare di più! (anche se molti ignoranti giornalisti, che noi abbiamo promosso con i circoletti, non sanno che queste 36 ore sarebbero per noi una liberazione, un lavorare molto meno, con il computer della scuola e tutto il materiale della scuola e scusa se ti pare poco).
Quindi Francesco non mi appassionano le proposte minimaliste. Il rincorrere chi ci ha bastonato sulla sua strada. Vedi, caro Francesco, una volta che noi avremmo trovato il modo di farci valutare, poi chi glielo impedirà di licenziarci SENZA GIUSTA CAUSA dati i livelli degli esaminatori che si prefigurano, tra cui emerge il Dirigente? Ho esperienze di mobbing per rifiuto del livello del dirigente e per suo rifiuto del mio livello di politicizzazione e di comunicazione in ogni vicenda della scuola delle mie posizioni su tutto (non so quanti anni hai ma io, da ragazzo, vedevo ancora quelle scritte nelle osterie dove andavo a comprare il vino con su scritto: “Qui non si bestemmia”; “Vietato sputare”; “Qui non si fa politica”).
Non credi si possa partire con una richiesta al nostro sindacato di referendum tra gli iscritti su questa bozza di CONTRATTI per il futuro in modo da capire il livello delle disponibilità ad un piano che sarebbe sicuramente diverso, che avrebbe tra gli avversari coloro che hanno la scuola come secondo lavoro e che, generalmente, sono quelli che la dequalificano (non per volontà ma per necessità).
E’ un sasso nello stagno che si aggiunge al tuo, non lo sostituisce. E’ un modo per far pensare i compagni che non si fossero posti questi problemi.
Un caro saluto
Roberto Renzetti
PS. Quanto detto vale anche come risposta alle proposte delle RSU dell’ITA di Finale Ligure che ci hai fatto conoscere.

Risposta ad alcune osservazioni di Vittorio

5456 del 26/02

Caro Vittorio,
le differeziazioni sono nei fatti. Nell”ipotesi che ciascuno faccia il suo lavoro, le 18 ore di un insegnante di matematica e fisica in un liceo classico non sono paragonabili alle 18 ore di un collega di latino e greco (quest”ultimo ha un carico di lavoro superiore). Ci si può sedere intorno ad un tavolo e capire come stanno le cose con parametri affidabili del tipo: chi ha gli scritti e chi no, chi ha il laboratorio e chi no,…
Riguardo alle 36 ore, non le ho poste come obbligatorie ma come una scelta facoltativa tra due carriere diverse con salari diversi.
Io so come te che la scuola, proprio per il suo carattere di lavoro con orari “strani”, è quello che è stato scelto dalle famiglie italiane per sopperire alle assenze di Stato Sociale (mancanza di asili ed ogni cosa di tal genere). Di fatto la scuola è per la gran parte dei colleghi (come dato di fatto direi delle colleghe, se non altro perché esse costituiscono pèiù del 75% del personale insegnante) che non vogliono sentir parlare di cambiamento di questo status. Preferiscono prendere poco ma avere questi orari elastici. Tali colleghi sono in gran parte quelli non sindacalizzati (i sindacalizzati nella scuola sfiorano il 30%). Sono quelli che non scioperano con te e non te li trovi mai alleati.
Prendiamo realisticasmente atto di ciò e costruiamo le DUE carriere. Io aggiungerei che una delle due dovrebbe essere, tendenzialmente, ad esaurimento.
Comunque è tutto discutibile con una osservazione: se continuiamo con le 18 ore, per quanto i colleghi dell”ITA di Finale Ligure facciano dei conti sacroìsanti, noi saremo sempre perdenti. Sono oltre trenta anni che leggo di noi insegnanti che lavoriamo poco e facciamo 3 mesi di vacanza.
Non cambi questo con atti di razionalizzazione, di discussione intelligente, di spiegazioni.
Ci vuole un cambio radicale di impostazione. Io ne propongo uno e neppure in modo rigido. Se ne proponga un altro e si prosegua la discussione.
Se si vuole cambiare davvero la nostra condizione …
Con le tue stesse preoccupazioni, ti saluto
RR

5450 del 26/02

Caro Francesco, (E’ FRAME)
provo a spiegare meglio facendo diretto riferimento a quello che tu hai scritto.
La premessa per me OGGI indispensabile è quella di dare il massimo di enfasi al ruolo della scuola come veicolo di formazione culturale, professionale e civile. Dato questo segue l’insegnante (e tutto lo staff della scuola compreso il Dirigente preparato; parlerò solo degli insegnanti perché dei dirigenti ho già detto abbastanza degli ATA e dei collaboratori non sono in grado di dire nulla). Prima di dire come aggiornarlo o come formarlo in itinere mi interessa sostenere che l’insegnante esce (ma non servivano a questo le SSIS?) da una preparazione APPOSITA che lo rende titolato per quella PROFESSIONE. Io credo si debba prevedere una preparazione a fare l’insegnante con lauree seguite da corsi tipo SSIS nei quali sarà indispensabile (per quello che sento in giro aggiustare il tiro). Sicuramente, SSIS o no, deve essere previsto un tirocinio (magari pagato in qualche modo, se non altro per ripagarsi l’alto costo di tali studi). In questo gli insegnanti già in servizio con un certo numero di anni di servizio possono giocare un ruolo molto importante (con o senza l’Università dietro). Ma queste sono cose che tu dici. Io solo sposto gli accenti.
Dato tutto questo allora io prevedo una valutazione della qualità almeno ogni tre anni perché conosco le esperienze degli ultimi 8 anni. Ogni anno cambiavano norme, tipologie, relazioni da fare, tipo di esame, ….Quelle che io ( ma non solo) chiamo riforme cartacee. Qui viene l’altro pezzo preliminare: fermo restando quello che tu dici sul dover essere un insegnante che sa di tutti gli strumenti indispensabili all’insegnamento, non ammetto che ogni anno, qualcuno dall’esterno intervenga in modo estemporaneo ( e tu sai che ciò è avvenuto con una frequenza intollerabile da D’Onofrio ad ora, passando per Berlinguer, il campione del mondo). Il processo di autovalutazione prevede il feed-back che non può esservi su una programmazione a breve termine (se accettassimo questa logica dovremmo ammettere che le continuità didattiche, le programmazioni su un ciclo, tutte le cose che abbiamo appreso non hanno senso). Quindi d’accordo con quanto tu sostieni ma non posso condividere un percorso per l’insegnante che anno per anno debba rispondere a qualche non ben individuato comitato di saggi. So che tu hai iniziato con una definizione di tale comitato in cui gli insegnanti hanno una parte attiva, ma qui sono io che pongo problemi del tipo: “attenti alle camarille”. E tu sai cosa voglio dire. In tal senso un buon dirigente sarebbe personaggio importante ma con modi di reclutamento differenti da quelli che ha previsto e prevede il nostro sindacato.
Altra premessa riguarda la valutazione degli STUDENTI. Se non usciamo dall’equivoco di TUTTI PROMOSSI stiamo facendo un cattivo servizio a tutta la società, agli studenti stessi ed a noi (scusa se mi ci metto anche io). Perché a noi ? Perché (e qui parlo per gli studenti che escono dalla terza media) è impensabile trascinarsi persone che o hanno ritmi di apprendimento differenti, o non studiano, o …. ciò che vuoi.
Se tutte queste cose vanno chiarite e lavorare in gruppo classe vuol anche dire espellere dal gruppo chi ‘non lavora’ (ed in tal senso c’è pure l’insegnante), allora ci si può iniziare a capire.
Prima di proseguire ti dico che il 7 gennaio ho presentato domanda di pensione che, salvo ripensamenti del MIUR, è irrevocabile. Quindi, evidentemente parlo da cittadino e non più da insegnante.
Allora io sono disposto a tutte le cose che tu dici: formazione su “relazione d’apprendimento, pedagogia del fatto formativo, apprendimento collaborativi, metacognizione e apprendimento, analisi disciplinare”. Ed io aggiungerei: psicologia dell’età evolutiva, docimologia e dinamiche di gruppo. Sono disposto, dicevo, date le premesse che vedono in noi dei professionisti che guadagnano tanto a priori (cioè dopo che sono stati ammessi, con un percorso che non ho deciso io ma che vorrei che fosse quello che ho detto, ad insegnare); altrimenti no, no, no! Permetti che mi ritenga un cittadino come gli altri e chieda: ed il medico? Ed il magistrato? E l’avvocato? Ed il macellaio?…. Non mi riferisco a te, Francesco, ma non vorrei che noi continuassimo ad autoflaggelarci sul nulla, solo perché, con fatica e con condizioni al contorno insopportabili, continuiamo a fare il nostro lavoro. Per questo, e solo per questo, mi sono permesso ai miei 58 anni (per cui lo zio va bene, mentre il nonno mi parrebbe troppo anche se, data la situazione, va bene pure Tutankamon) di spostare gli accenti.
Vedi Francesco, ho lavorato per anni in un gruppo di ricerca di didattica della fisica (gratis, altrimenti il nostro masochismo non ne esce soddisfatto). Ho insegnato per anni in un liceo sperimentale di quelli che facevano paura e che sono stati chiusi d’autorità da Malfatti. Eravamo l’ideale proseguimento al Liceo dei ragazzi delle medie Montessori. La signora Eleonora Moro POTEVA farsi la scuola che voleva e pescò nell’università quelli che gli venivano indicati come i migliori per lo scopo. Io fui indicato (con me fu indicato anche Filippo Ottone, che probabilmente avrai sentito ed altri come Alessando Anselmi, Mariella Gramaglia, e tanti altri ORA noti). Dopo un paio di anni di lavoro insieme la scuola l’abbiamo sfilata dalle mani della signora Moro e siamo andati a velle spiegate per conto nostro, I decreti delegati nascono da NOSTRA esperienza (e poi sono stati applicati in modo riduttivo perché noi avevamo previsto presenze paritarie delle componenti scolastiche) nel 1971/72. Perché dico questo? Per dirti che sempre si passa attraverso il rivendicare la formazione (nel senso mobilissimo e condivisibile che tu dici), il lavoro quotidiano come ricerca, la scuola come fonte di ogni arricchimento. Poi, passano gli anni, e tu ti sei ammazzato con questo. Da giovane i soldi valgono molto meno degli ideali. Poi, piano piano, ti accorgi che ti hanno stritolato giocando sul tuo entusiasmo, sulla tua ottima fede e ti trovi in situazioni economiche tali da non poter far fronte, ad esempio, ad una esigenza di un tuo figlio.
Ecco ciò è immorale. Ma è un circuito che non si spezza perché sempre vi saranno giovani come te su cui governi ingrati speculeranno, tra l’altro, criminalizzando gli altri, quelli che dopo tanti anni di lavoro onesto e serio, si trovano relegati al nulla. La formazione in servizio è gratificante per chi ha una carriera. Per gli altri è una sciocchezza.
DETTO QUESTO, concordo con i tuoi punti dall’1 all’8 (il 9 non mi piace: non voglio che il sindacato entri in questioni che devono nascere da un contratto a monte e non da decidere anno per anno) con qualche distinguo che ti elenco:
1) il sistema pur condivisibile mi sembra farraginoso, al di là delle tue intenzioni, soprattutto per il prevedere valutazioni e fondi annuali (sarò prevenuto ma vedo un modo più razionale di distribuire i fondi incentivanti che io aborrisco)
2) non cadrei negli inghippi psicopedagogici come detti nel punto 4
3) vorrei capire meglio il calcolo della pensione su soldi strani che arrivano o no anno per anno

A questo punto spero di avere spiegato la mia posizione rispetto alla tua. Non mi pare che siano contrapposte ma che, data una disponibilità di incontro, si possano integrare.
In tal senso vengo all’importante lavoro fatto dall’ITA di Finale Ligure.
Lo avevo letto Francesco e, ti prego di non credere che io me ne vada per conto mio senza sentire le opinioni degli altri.
Anche per le posizioni dell’ITA ho le riserve degli accenti. Pur condividendo i calcoli che loro fanno e ritrovando orari diversi per funzioni diversi e varie altre cose, non solo manca la premessa che a me sembra irrinunciabile, ma vi è un dare per buono che basta l’annuncio del “noi facciamo di più delle 18 ore per convincere il prossimo. Qui io vedo un peccato d’illuminismo che, me ne sono convinto da anni dopo molti anni di tentativi nel senso dell’ITA: o proponi di fare le 18 + 18 ore in un luogo fisico o non sei creduto. Non ci credono neppure i tuoi (e miei) sindacalisti: a loro era affidata la difesa della nostra professione negli ultimi decenni. Il loro operato a me sembra (mi si corregga dove sbaglio) è stato sempre di rincorsa a difendere un qualcosa in cui loro stessi non credevano: l’insegnante lavora molto (fermo restando che vi sono i “figlie en trocchia” come in ogni altra professione). In tal senso un piccolo aneddoto. In una delle scuole dove ho insegnato un tal professore di filosofia era un nullafacente. Il Preside fece relazioni a tutte le autorità superiori possibili per vari anni. Non accadde nulla. Io ero la RSA in quella scuola e sottoscrivevo l’operato del Preside. Nulla. Questo per dirti che un sistema completo deve prevedere promozioni e sanzioni.
Allo stesso modo di quanto ti dicevo all’inizio per i ragazzi.
Il nostro sindacato ( e non solo) spesso si è mosso in difesa dell’indifendibile perdendo occasioni per battaglie qualificanti.
Sperando di essermi spiegato Francesco chiudo con una specie di promemoria: va tutto bene e comunque tutto si può discutere ed elaborare a tavolino. Soluzioni, mediazioni, compromessi, sulla strada che tu hai aperto sono sempre possibili ma non inviterò mai nessuno a muoversi in tal senso se non si sa prima che lo si fa in un ambito definito di una professione e non di una persona qualunque che sta a mezzo servizio e per di più con problemi relativi alla sua autovalutazione o simili.
Un caro saluto da zio Roberto.


5478 del 27/02

Francesco,
probabilmente ci separa l”esperienza in ordini diversi di scuola. Il tuo riferimento ai bimbi mi pare significativo.
Io ho sempre insegnato al triennio di uno scientifico e quest”anno sui 5 anni di un classico.
Non conosco le tue esperienze ma, ti assicuro che il problema non è tanto recuperare i ragazzi quanto vari colleghi che hanno introiettato psicologie da salotto (di tipo giustificazionistico) che è veramente difficile a livelli preuniversitari di bocciare qualcuno. Guarda che ti parlo di ragazzi di 18 anni, che fanno lo scientifico, che hanno ben capito come funzionano i 6 rossi (o con circoletto), che decidono dal 1° liceo di non studiare MAI matematica e fisica e che escono tranquilli con i “percorsi” che nessuna commissione discute e che permette loro di aver superato un esame di stato scientifico non sapendo cosa è la matematica e la fisica. Non ti parlo di un caso. Se non vi fosse il segreto di uffico ti farei un elenco che, per gli ultimi 5 anni, riguarda almeno 100 ragazzi.
I recuperi li abbiamo provati tutti. Lavoro notte e giorno. Coinvolgimentoo delle famiglie (che ormai non sono tue alleate, ma complici dei ragazzi). Insomma racconto cose che tutti coloreo che insegnano ai livelli scolari che ho deto sanno.
Io non voglio bocciare per forza. Ma vorrei che vi fosse una quota alla quale disporre l”asta da saltare. Senza di essa è inutile ogni programmazione e valutazione del nostro lavoro. Sono particolarmente arrabbiato perché questi comportamenti irresponsabili squalificano proprio dalle fondamenta la scuola (anzi la Scuola) nella quale credo.
Si va avanti a valanga e ad entropia tendente all”infinito. Sparito ogni ordine, ogni regola.
Ogni “lamentela” al dirigente finisce nel nulla per quieto vivere.
Insomma io sarei una Funzione Obiettivo che tenta di programmare cose che non vengono mai negate da chi può, ma non vengono mai fatte. Con la conseguenza che i colleghi credono che io rubi quei soldi e con l”ulteriore conseguenza che io ho detto che quei soldi non li voglio e che mi dimetto dalla FO.
Ma come si può lavorare così? Quando il laboratorio di fisica è stato “messo a norma” con 270 milioni di lire ma non può funzionare perché mancano gli alimentatori e oggetti di base?
Caro Francesco io non ne posso più di mettere l”anima in progetti ed essere massacrato nei fatti, nell”operare quotidiano!
Scusa lo sfogo, ma davvero non reggo più.
Un caro saluto
Roberto

5786 del 12/03

Ho il contratto!

Una questione di metodo che qualcuno ha sollevato (Frame) e che non dovrebbe sfuggire a nessuno. Si va ad una trattativa con un proprio progetto e poi si media e si fa il progetto unitario CGIL, CISL ed UIL. Il progetto CGIL non esiste o non ci è stato comunicato. In ogni caso vi sono tempi per ogni cosa: se il problema era il preparare noi il contratto l’avremmo fatto in tempo utile perché fosse pronto al massimo il 31 dicembre 2001. Non vi sono obiezioni ad una proposta contrattuale che tenga conto del governo e delle sue scelte. Chi se ne fa carico a priori è uno sciocchino. Si va alla contrattazione (e non alla concertazione che, ricordo, dal 1993 dall’infausta decisione di Trentin di abolizione della scala mobile ha visto i nostri salari perdere il 30% del valore d’acquisto) con la TUA proposta. Tu sai che non verrà accettata ma, A PRIORI, non si dice “ma il governo non ha stanziato i soldi, ma la finanziaria, … e bossate del genere”. E comunque le battaglie si possono anche perdere, ma si devono fare!
Riguardo alle proposte che dovrebbe avere un contratto OGGI, molte cose importanti sono state dette da Isa. Provo ad aggiungerne qualche altra o a specificare meglio.
Il contratto deve contenere punti fondamentali per l’affermazione della scuola di Stato come trainante nel nostro Paese. Il regime liberista del confronto con la scuola privata a noi non interessa (la valutazione del nostro operato di cui tanto si parla e che sembra essere diventata il cavallo di battaglia di vari sindacalisti è sufficiente, oppure dobbiamo anche farci picchiare con un frustino?). Ne dico qualcuno.
1) orario di servizio (didattica frontale) a 18 ore (medie e scuole di secondo grado) e 24 ore (scuola dell’infanzia e elementare). Ci si tolga dalla testa che gli aumenti discendono dalle cattedre che vanno progressivamente a 24 ore!
2) ogni ora in più per servizi accessori ai fini del funzionamento della scuola (e non per fregare ore al prossimo) sarà pagata da tariffario di qualunque professionista laureato (ormai non si creano più discriminazioni: ogni maestro è laureato!)
3) Vi è possibilità di due diverse carriere: a) coloro che restano con l’orario che fanno ora e che avranno aumenti da definire ma di almeno il 10% netto; b) coloro che aggiungeranno alle 18 ore di didattica frontale (o alle 24), 18 ore (12 ore) di servizio nella scuola per garantire il funzionamento della scuola (laboratori, biblioteche, verbali, consulenze, corsi di recupero,….). Chi sceglierà questa seconda opzione avrà il suo stipendio aumentato di netto del 50%.
4) Eliminazione della discrezionalità del dirigente nello stabilire a chi assegnare fondi incentivanti o FO. Sarà una commissione elettiva (emanazione del Collegio Docenti) nella scuola che lo farà.
5) Si stabilisce PRIMA quante sono le F.O. che servono alla scuola e quindi si assegneranno. Per ogni F.O. si avrà il dovuto finanziamento.
6) Il collaboratore del Dirigente torna ad essere elettivo.
7) Le scuole debbono avere una disponibilità economica che le metta in grado di provvedere alle loro necessità strutturali.
8) La valutazione dei docenti è fatta da un organo costituito da docenti con un servizio di almeno 20 anni, da ispettori delle discipline specifiche, da dirigenti con un servizio di almeno 10 anni.
8) La valutazione degli studenti è fatta dai Consigli di Classe con l’abolizione di ogni norma che ne limiti la discrezionalità.
9) Gli esami finali di ogni ciclo di studi superiore sono fatti da docenti esterni alla scuola con la presenza di un solo rappresentante della scuola che turnerà tra TUTTE le discipline.

Ora questa è una bozza preparata in 5 minuti, ma su di essa ero intervenuto varie volte. E’ TUTTA emendabile. Ma gli emendamenti o le cassazioni non debbono nascere dal fatto che “questo non passerà!” o da “non vi sono i soldi!” Ma solo da nostre valutazioni. Poi la nostra bozza si confronta con CISL ed UIL. E quindi ritorna a tutti noi iscritti (e non) per un bel referendum. Infine, con l’ulteriore mediazione, si va all’incontro/scontro con il governo. Quest’anno siamo in ritardo di sei mesi.
Non ve la prendete, ortodossi, se vi dico che questo ritardo è dovuto al Congresso che a noi, in quanto iscritti ad un servizio, interessa poco; aggiungo poi che le grandi difficoltà che abbiamo a rapportarci con i nostri vertici è dovuta al fatto che questi vertici non conoscono più la scuola, almeno come è drammaticamente cambiata a partire dall’abolizione degli esami di riparazione di D’Onofrio fino a cose che per amor di Patria è meglio non sollevare qui.
Le proposte che si sentono, anche in questo forum, sono un bla, bla, bla, di chi non conosce più dove e come si lavora. La linea è quella delle riforme cartacee che tutti abbiamo subito ma che pochi riescono a DENUNCIARE qui. Tranquilli compagni, questo non è un partito e non esiste il centralismo democratico. Si può e si deve criticare (ed anche esaltare) il gruppo dirigente quando c’è qualcosa che non va (quando le cose vanno bene). Chi è affetto da miopia e neanche conosce le forme retoriche per cui si indica il segretario per parlare dell’intero gruppo dirigente deve passare per quei comitati di valutazione che egli stesso reclama.
Insomma, per cosa credete che uno intervenga in un forum (al di là delle sciocchezze di chi ha letto qualche libro di Alberoni) come questo se non per, ATTRAVERSO LA CRITICA, essere propositivo di dibattiti, anche duri, ma dibattiti che permettano la crescita di ciascuno di noi?
Io al prossimo contratto dovrò preoccuparmi di quello dei pensionati. Ma vi assicuro che se me lo fate sapere due mesi prima della scadenza ci lavoro su e ve lo fornisco in articolato completo.
Il problema è che non sapevo che alla fine spetti a noi, quando la delega serve a quello e quando, quello si, da tempo chiediamo che, data una proposta qualunque, sia sottoposta a referendum tra gli iscritti (ripeto: ma nei tempi!).
A cosa serve l’apparato sindacale? Per dirci ogni tanto: quanti siamo compagni, che bello! E poi, quando un compagno ha qualche problema legale, è quasi sempre solo di fronte al mostro burocratico?
Io chiedo al nostro apparato (lascio le figure retoriche perché l’aureo libretto di Aurigemma è ormai fuori catalogo) che si faccia carico di ESSERE SINDACATO PER I SUOI ISCRITTI. Non vi sembra una richiesta normale?
A sentire parlare alcuni di voi sembrerebbe che tutto vada bene e dobbiamo solo annuire. Sono solo io che vivo un disagio infinito nella scuola e non per la Moratti che non è ancora operativa, ma …. indovinate per chi?

5817 del 13/03

Risposta ad alcune obiezioni di De Anna

Ho più volte detto che l’iscrizione ad un sindacato rappresenta anche un pezzo di adesione ideologica. Chi vuole solo vedere il servizio non ha letto altri interventi. Egli risulta smentito dal fatto che alla fine sarei veramente sciocco a stare nella CGIL, vecchi marpioni di altri sindacati danno dei servizi molto migliori. Ma è proprio qui che si gioca la struttura stessa, la vita, del nostro sindacato: costretto a seguire strade che necessariamente sono ideologiche e dovere poi contrattare l’esistente con CISL ed UIL quando non con lo Snals.
Ma ora mi interessa lo statuto del mio sindacato perché è stato richiamato, secondo me, a sproposito. E’ vero che questo statuto permette tutto, anche di iscriversi al sindacato il giorno prima del congresso e poter votare per i delegati. La cosa è stata ampiamente usata spostando spesso equilibri ma, vista dal lato buono rappresenta certo la “democrazia”. L’unica avvertenza è semmai quella di non far sapere la cosa a Berlusconi, altrimenti ci troviamo Valentina Aprea come segretaria CGIL Scuola (se non decide egli stesso di prendere ad interim la segreteria). Ma nello statuto vi sono scritte cose fondamentali per interpretare gli accadimenti di questi giorni. L’articolo 4 dice che ogni iscritto ha diritto di essere informato nel modo più rapido possibile di ogni decisione o fatto che riguardi il sindacato. L’articolo 6 dice letteralmente:
“La democrazia di mandato rappresenta un valore irrinunciabile nella vita interna del sindacato, CON LE CONSEGUENTI RESPONSABILITA’ DEI DIRIGENTI E DEGLI ISCRITTI SUGLI EFFETTI DELLE DECISIONI, sia nella azione sindacale ad ogni livello”
….
“La vita della CGIL Scuola si basa sull’adozione di regole democratiche per la formazione e la realizzazione delle decisioni dell’organizzazione dei vari livelli, prevedendo le materie per le quali sia necessario lo strumento della consultazione degli iscritti…”.
Più oltre, l’articolo 13 dice:
“…competono alla struttura nazionale, in particolare: 1) LA DEFINIZIONE DELLE POLITICHE CONTRATTUALI E VERTENZIALI….”.
Da quanto ho riportato discende che sono inutili gli appelli del tipo: “compagni fate proposte!”. C’è chi per statuto le deve fare e che deve poi (e sarebbe ora) confrontarle con referendum con gli iscritti. Altro fatto è poi il dover concordare ulteriormente la piattaforma CGIL Scuola con quella degli altri confederali. Ma vi è molto di più. Vi è il riconoscimento di una doppia responsabilità: quella del dirigente come persona e quella degli iscritti. Se un iscritto che non ha cariche vuole intervenire nel dibattito per la parte che lo riguarda, o è messo al corrente di ciò che accade in tempo utile perché possa fare un suo intervento non inutile, oppure è tagliato fuori da ogni responsabilità che lo statuto gli assegna. Le responsabilità dei dirigenti sono invece riconosciute in prima persona ed in questo senso, essendo chiaro a chiunque che dire Panini è dire gruppo dirigente (o abbiamo a che fare con neofiti), Panini ha il merito di avere portato il sindacato scuola a dire no alla guerra all’Afghanistan, ad aderire al Gay Pride, eccetera, …ma ha il demerito di avere accettato l’accordo del 5 febbraio, di aver disdetto lo sciopero del 15 febbraio, di aver appoggiato la politica del concorsone di Berlinguer (e qui mi fermo).
Quindi è ancora più evidente l’adesione ideologica ad un sindacato. Dal quale vorrei, ad esempio, che dicesse che il non voler far parlare i no global il giorno 23 è una sciocchezza. Ma qui faccio politica ed è una politica che sicuramente ci troverà trasversali. Per questo tentavo di dire che mi occupavo del servizio sindacato (quello del contratto); se andiamo alla politica cominciano guai più seri.
Nello statuto vi è poi il fatto che da una parte chi riceve la delega è responsabile e quindi è citabile con nome e cognome ben sapendo tutti che si parla di un gruppo dirigente; dall’altra si parla pure degli iscritti come responsabili e questi lo potranno essere solo se si saranno espressi. Data l’assenza di assemblee di base da circa un anno, il forum è un luogo di dibattito che deve poter essere APERTO per statuto. Quindi non è sbagliato tagliare interventi. E’ intollerabile. E’ lo statuto del sindacato che viene stracciato. Frame ha detto queste cose molto bene e, contemporaneamente ha fatto l’operazione che ha ritenuto corretta: fare una critica serrata ai contenuti espressi da Vittorio (al quale va tutta la mia solidarietà, per quel che vale). Ma qui il problema non va personalizzato (questa volta si) sul buon Ivo Vacca che fa egregiamente il suo mestiere. Il problema nasce dalle intolleranze dei neofiti di cui dicevo che neppure sanno stare in maggioranza. Le censure sono state invocate da due compagne del forum, una delle quali addirittura recidiva. Io che di minoranza ho vissuto tutta la vita, assicuro, me ne intendo e so che è possibile intervenire sulla linea del sindacato, del suo segretario, di qualche rappresentante della segreteria. Ciò che non si può fare è passare ad accuse che investono la sfera personale e vanno sulla denigrazione (ha rubato, ha fatto chissacché,…). Il resto che vada sulla politica di cui ci si occupa non solo è un diritto dell’iscritto ma un sacrosanto dovere.
Passo ora alla seconda parte dell’intervento che riguarda il contratto.
Perché due carriere? Perché un miscuglio di politiche sbagliate da decenni ci fa apparire all’opinione pubblica come ben pagati e persone che lavorano poco. Questo fatto è anche alimentato da colleghi che fanno questo come secondo lavoro (la flessibilità dell’orario lo rende adatto allo scopo). Non sono un massimalista e capisco che questi colleghi devono poter concludere la loro carriera nelle condizioni in cui l’hanno iniziata. Per loro stesso orario che è una sorta di part-time europeo e quindi ad esso va assegnato un salario non europeo.
Il tempo pieno proposto (18+18 o 24 +12) deve poter essere introdotto facoltativamente e piano piano diventare l’unica possibilità di lavoro nella scuola. Il 50% netto di salario in più è il salario europeo. L’articolato, gli scaglioni e tutto il resto si discuteranno a tavolino.
Siamo noi che comunichiamo alla società civile che lavoriamo come qualunque altro lavoratore, che teniamo aperta la scuola per il sostegno ai figli o magari per fare dei corsi di alfabetizzazione informatica ai genitori. Siamo noi che stiamo a scuola mantenendola aperta per ogni necessità. Siamo noi che diciamo che non vogliamo cannibalizzare i giovani avendo aumenti che nascono da ore tolte loro.
Siamo noi che diciamo, in simultanea, che l’immagine idilliaca del dirigente che dall’alto controlla le dinamiche del Collegio senza intervenire è una visione platonica che non ha riscontro in moltissimi casi. La struttura variabile dei nostri salari ci rende particolarmente deboli e scoperti. A tale struttura variabile e flessibile, la CGIL Scuola non ha opposto resistenza ed io debbo potermi lamentare. Cosa accade nelle scuole? Vi è la corte dei miracoli di insegnanti che fanno la coda dal dirigente per avere ore in più, per avere fondi incentivanti, per avere una F.O., per qualche giorno di permesso, …Tutti questi costituiscono generalmente la maggioranza che, al Collegio, non lascia scampo. Hai voglia parlare di POF, di sperimentazione, di quel corso, del pomeriggio, …. Sei maltratta e trattato da rompi… quando non messo in mobbing. Il dirigente vince e la scuola affonda.
Vi è poi la vicenda del privato che se non fosse tragica sarebbe comica. Vediamo.
Io non ho nulla contro il privato: che belle scuole private avanzino e mostrino ciò che valgono. Ci batteremo lealmente noi della scuola pubblica per far vedere quello di cui siamo capaci. Questo è un discorso privo di senso in Italia e corrisponde al bambino che si crea il mostro per poterlo combattere. La scuola privata in Italia praticamente non esisteva (diplomifici e scuole per ricchi e basta). Come fare a fare competizione con chi non c’è? Il governo passato dice che vi èe una legge di parità. Berlinguer e Bassanini scavalcano olimpicamente la Costituzione con l’invenzione dei buoni scuola. Si finanziano di fatto le scuole private che così possono crescere per poter (udite, udite) fare poi concorrenza a quelle pubbliche. Ma siamo matti? Il privato pagato dal pubblico perché faccia concorrenza al pubblico? Ma davvero non conoscete gli imbrogli che marciano in tali scuole? (ne dico solo uno: i professori che fanno lezioni private ai propri alunni!). E poi: quel bel parco, con quella piscina, con i campi di calcio e da tennis, con teatro e settimana bianca a Cortina. A fianco la scuoletta con i vetri rotti, tutta “sgarrupata” che sono anni che tenta di rifare l’intonaco.
E noi diamo i soldi alla prima e ne sottraiamo di più alla seconda? NON CI STARO’ MAI!
Potrei anche accettare che si aiuti una cooperativa di giovani laureati che mette su una scuola che si qualifica come privata e si mette sul mercato. Il resto è una truffa ai danni dei cittadini.
Riguardo poi allo scambio di un contratto (datece li sordi) con la delega sulla “riforma” io non accetterei mai e, da dirigente sindacale che non sono, preparerei fin da ora gli iscritti ad uno scontro duro. Purtroppo vi sono altri possibili scambi che sono indicibili.
Riguardo alla valutazione degli insegnanti non ho problemi che la facciano i colleghi della scuola o chi si vuole. Purché si capisca cosa valutare va tutto bene. Ciò che mi vedrà violentemente contrario sono le valutazioni degli psicopedagoghi e di chiunque non ha mai esercitato la professione di insegnante. Altro pezzo da rifiutare due volte è il concorsone. La prima per l’ovvio motivo che con un gigantesco quiz non si valuta nessuno. La seconda, la meno nota, è la seguente: non si capisce perché si fa un concorso per assegnare del denaro a chi è bravo e poi questo denaro, a priori, è solo per un 20% degli insegnanti. In ciò che dico è detto che sarebbe possibile avere i due estremi: tutti sono bravi e tutti hanno i soldi; nessuno è bravo e nessuno ha i soldi. Quella quota a priori è offensiva e discriminatoria (un poco come il metodo dell’assegnazione a priori delle funzioni obiettivo). Ma l’ortodosso osserva sagace:” Ma non vi sono i soldi!” “Caspita!” dico io “ma come, per le private escono e per noi spariscono?”.
La valutazione degli studenti. Se non usciamo fuori dal circolo vizioso delle circolari che invitano a promuovere, dalle minacce di accorpamento di classi che per il principio del “si salvi chi può” faranno promuovere tutti, se non ci si libera da tutti quegli orpelli che ci fanno dipendere dai TAR, noi non possiamo operare liberamente. Tanto meno con commissioni interne che ancora possono avere un senso nella scuola pubblica in una grande città, molto meno in un paese, nessun senso in una scuola privata. Se non si definiscono piani di lavoro, obiettivi condivisi su cui lavorare e su sui ci valutiamo noi MA si valutano anche gli alunni giochiamo con una asimmetria non salutare per nessuno. Oggi vanno avanti studenti incapaci di saper leggere scrivere e far di conto (e non parlo delle scuole elementari ma di licei). Ad evitare ciò basterebbe ad esempio assegnare agli insegnanti il voto per materia e non per persona (matematica e fisica; italiano e latino: storia e filosofia, sono tre persone che dicono di bocciare. Stoppate da religione, educazione fisica e storia dell’arte con il Dirigente che, non conoscendo i ragazzi, si schiera sempre per l’assoluzione).
Insomma è proprio l’impianto che va rivisto e tale impianto da cittadino in parte l’ho delegato alla politica (ho votato Ulivo sia nel 1996 che nel 2001 ed ho fatto campagna per esso: oggi o cambiano o mi taglio il braccio piuttosto che andare a votare) ed in parte al sindacato. Il sindacato ha fatto un lungo percorso a fianco al governo amico e ci ha fregato a tutti. Io non ho il potere di modificare la politica del sindacato ma vorrei poter fare le mie critiche ed osservazioni senza che arrivino i più bravi ed i soliti noti a dire che “non sta bene”, “non si fa così”, quelli che leggono che pensano di noi?”,….una volta addirittura che avevo parlato di un certo rappresentante CISL come di una persona su cui non fare affidamento, ebbi una dura reprimenda da uno sciocco della segreteria e lascio perdere per il solito stupido amor di Patria.
In definitiva: vorrei conoscere ciò che per statuto spetta alla segreteria e per cui essa è inadempiente: IL CONTRATTO; vorrei poi che ci fosse una consultazione della base sempre per quella cosa dello statuto; vorrei infine che ognuno si possa esprimere su linee politiche che necessariamente investono la persona che ha la massima responsabilità nel nostro sindacato (da ora: l’innominabile) e, se per caso l’innominabile è chiamato in causa lo è perché riveste quella carica e non perché è bello o brutto o antipatico.
Roberto Renzetti

5993 del 19/03

Caro Francesco. Tu sei saggio ed io no. Mi accorgo che tu ascolti De Anna e ti sei perso il mio post di risposta (il 5835).
Torno a ciurlare nel manico. Le divisioni tra la categoria sono iniziate con allegria da parte di tutti i confederali, Gilda e Snals compresi (se mi sono perso il cane dimmelo).
Le vicende della dirigenza dovrebbero essere illuminanti. Ma vi sono altre vicende del passato che andrebbero ricordate: Trentin disse di si ai docenti che lavoravano presso gli Istituti Italiani di Cultura che volevano passare dalla scuola alla funzione pubblica (cioè agli Esteri). Quelli si sono involati con una loro carriera fuori da ogni raffronto. Ora partono i dirigenti. E la CGIL non solo dice si ma è pure contenta. Vorrei ricordare a Pino Patroncini (perché queste cose le conosce bene), all”amico Cagliostro e a qualche provocatore straordinario che in Francia già esiste il sindacato degli insegnanti di fisica e matematica (prendono circa il doppio dei loro colleghi di altre discipline). Vedete compagni (per giove: compagni!) che le fughe corporative per i più forti sono facili. E gli insegnanti di fisica e matematica sono di gran lunga più forti dei dirigenti. Ma quando qualcuno si fa forte del proprio burocratese misto a sindacalese, a qualcun altro scattano i nervi. La domanda ovvia del non masochista è:
“Ma io chi sono? lo scemo della famiglia?”. Quindi, si salvi chi può e ognuno per sé.
In questo momento sono impegnato con ogni forza per il 23 e per ogni futura scadenza CGIL (quella scuola sarà benvenuta quando ci sarà). Dopo parleremo in dettaglio dei madornali errori che proseguono. Io vorrei dire a tutti i compagni che, se è giusto esultare per ogni successo, è doveroso dover intervenire per ogni cappellata.
Allora o si lavora per l”unità della categoria (personale ausiliario, ATA, docenti di ogni ordine e grado, tenendo conto che i Dirigenti sono controparte senza che nessuno dica di no perché è, da ora, sfidato a duello!) oppure ognuno è autorizzato a ciò che ritiene sia la cosa migliore e, poiché sono più bravo dei dirigenti, lavorerò perché nasca una organizzazione (non scissionista, ma interna alla CGIL) che si preoccupi del giusto salario ai docenti di matematica e fisica! Vi assicuro che in un anno avrò un sindacato (la CGIL Fisica e matematica)con forte potere contrattuale. I Dirigenti ce li sbattiamo!
Roberto Renzetti

6015 del 19/03

Per carità Francesco, sgombro subiito il campo dalle supposte ambiguità cui mi riferirei. No, non c”è retropensiero.
Però la discussione è di interesse, non tanto perché i dirigenti prendono di più, quanto per il fatto che, continuando così si selezionano aree sempre più protette e gli altri restano degli impiegati. Io non credo che il dirigente debba prendere di più solo in quanto esercita un”altra funzione e per questo insistevo in modo provocatorio con il mio essere uno che insegna fisica.
Tanto per darti un riferimento, in Spagna, il Preside è elettivo. Credo che solo questo basti a far capire che, tra tanti lavori possibili nella scuola, ve ne è uno che viene fatto da un collega. Oppure chi insegna informatica (anche agli altri colleghi, come faccio io) è più bravo e deve prendere di più. Aggiungo che, secondo me, in assoluto dovrebbero essere i maestri a prendere un salrio maggiore e non spiego perché ma credo si capisca. Se ci infiliamo dentro queste diatribe non ne usciamo, perdiamo di vista gli obiettivi e diamo ragione alla Moratti (contratti separati). Aggiungo che, forse a qualcuno è sfuggito ma OGGI abbiamo salari differenziati. E lo sono in base a criteri non oggettivi come potrebbero essere numero di ore, compiti scritti, laboratorio,…Ma in base a criteri molto spesso soggettivi del dirigente che assegna FO e fondi incentivanti a discrezione sua e della corte. Chiedi in qualche scuola e vedrai che ci sono colleghi che mettono insieme una decina di milioni l”anno in più, altri un poco meno e così via. Se non sono salari differenziati questi…
Le tabelle (che sono più di una proprio perché tengono conto delle tue preoccupazioni, del fatto ciò che occorre confrontare varie cose) esistono. Io le ho trovate e scaricate dal sito
http://www.cobas-scuola.org (Dalla home page si apre “archivio”, sotto la voce “documenti ufficiali” si apre “archivio 2001″ e si va alla data del 23 ottobre 2001). E” un primo contributo al quale chiediamo a tutti di affiancare altre notizie, altri dati, altre informazioni.
Dico ancora una cosa. La parola d”ordine STIPENDI EUROPEI può essere aggreagante per la categoria ma non è politicamente valida. L”informazione schifosa viaggiante in questo Paese ci ha descritto da anni come nullafacenti. Con una tale parola d”ordine avremmo per primi i cittadini contro. Questo è il motivo per il quale continuo sempre a sostenere che non vi sono PEi o POF o FO o come cavolo vuoi chiamare le cose. L”unica cosa che si ascolta davvero è l”orario di lavoro! Prego i compagni di riflettere su questo. Altrimenti si va allo sbaraglio con una ulteriore frustrazione.
Per ora la finisco e ti saluto caramente
Roberto

6338 del 30/03

Dalla Coronella

Una cosa che non capisco, da osservatore esterno, (ma magari me la spiegate dopo Pasqua…) è questa:

Come si fa a gestire contrattualmente una proposta come questa dell”orario 18 o 36 ore?

Che differenza di stipendio ci dovrebbe essere?
(Stiamo parlando di part-time e full-time, con metà ore…quindi…)

E cosa si proporrebbe; che chi resta a 18 ore non prenda nessun aumento e chi *raddoppia* invece…?

E non è una specie di *tirarsi la zappa sui piedi* (come si dice dalle mie parti)visto che avete sempre detto che le 18 ore si tirano dietro altri oneri tanto da equivalere alle 36 di un altro lavoratore?
Come si fa allora a dire ora che nelle 36 ci starebbe *la FO e quant”altro?*

E infine, non è questo un avallare il fatto che coloro che scelgono le 18 ore ne fanno 18 e solo 18?
E il resto quando e come lo fanno?

E infine strategicamente, in una situazione in cui il governo cerca di imporre un orario di *tutto insegnamento frontale* puntando ad arrivare a 24 ore o anche più, non è che una proposta di questo genere apre un varco? (Accettiamo le ore in più purchè pagate?)

Non sarebbe meglio definire bene *quanto* in termini di ore è l”orario di lavoro frontale e precisare e riconoscere formalmente una volta per tutte *quanto* accessorio (chiamiamolo così) è necessario per correzione compiti, preparazione, colloqui e quant”altro, distinguendo questo dalle ore che invece servono per attività extra (a servizio della scuola, dei progetti, del POF, ecc…?)

Voglio precisare, a scanso di equivoci, che non sto *facendo le pulci* (come direbbe Renzetti) alla vostra idea.
Credo solo che vada sviscerata bene, e fatta la massima chiarezza possibile.

Mi scuso se non conosco l”elaborazione precedente.
Nell”87-89 ero da tutt”altra parte…;-)

6340 del 30/03

Sandra, mi stupisce che a te, attentissima ad ogni mosca che circoli per il forum, sia sfuggita la proposta che continuo a fare.
Ne abbiamo parlato nei post scambiatici con De Anna ed io avevo detto qualcosa che poi mi era stato ripreso nel senso delle cose che dici tu.
Provo a dire. Chi resta con le 18 ore resta svincolato da ogni altra funzione nella scuola (ad esempio, con il tuttoraggio, si può anche svincolare il collega dal ricevimento famiglie) dai verbali,dai laboratori, dalle riunioni e dalle assemblee. Il salario resterbbe questo con un aumento del 10% per il recupero dell”inflazione.
Gli altri, quelli delle 36 ore, partono con un netto di 4 milioni netti al mese d”ingresso e con un salario che, con le opportune valutazioni intermedie, arriva ai 6 milioni a fine carriera. Deve essere chiaro che la didattica frontale è di 18 ore o 24 come è ora a seconda dei differenti tipi di scuola.
E” complicato? No! Basta volerlo.
E sai perché se si fa questo si avanza?
-perché saremmo l”unica categoria che (rispetto agli occhi dei cittadini) chiede un aumento dell”orario di servizio
-perché in qualche modo diventiamo dei professionisti con la conseguenza che
-coloro che hanno preso l”insegnamento come secondo lavoro e non sono mai nostri alleati in ogni rivendicazione iniziano a stare in una categoria differente dai professionisti (questo se vuoi lo dico meglio prossimamente)
-perché è ora di finirla con la “missione”! ed anche con il fatto che 16 metri quadri di casa nostra sono al servizio del MIUR (per non dire di luce, acqua, riscaldamento, materiali di consumo e computer).
Insomma è un”opportunità unica per chi crede nella scuola e nella professione docente!
Dirò di più: questa doppia situazione oraria e salariale dovrebbe essere transitoria e ad esaurimento (permessa solo in casi eccezionali per professori di diritto, ingegneri, e cose simili).
Discutiamone perché noi ci aggiriamo per selve oscure. Se superiamo il geocentrismo e ci avviamo su un”altra concezione della nostra professione forse vinciamo. Tutti però si renderanno conto che cose del genere non passano senza uno studio serio di tutte le implicazioni ed una campagna di massa per spiegare la cosa.

6344 del 31/03 (scrive la coronella)

A suo tempo non avevo seguito nei particolari il tuo scambio con De Anna su questo argomento, e comunque non mi ricordo tutto. Non mi pare sia male riprendere il discorso.

Ora, ti dico i punti deboli che ci vedo io.

Credo che per una serie di ovvi motivi non tutti potrebbero accettare l”orario di 36 ore (una banalità: per un”insegnante donna è molto diverso preparare lezioni e correggere compiti a casa di notte, come fanno tante ottime insegnanti che conosco, piuttosto che farlo di pomeriggio).

Allora, a queste persone che appunto sono in molti casi ottimi insegnanti, tu togli tutto: dal ricevimento genitori alle riunioni, il tempo per lo scambio peri colleghi,ecc…
Non mi sembra giusto, e neppure mi sembra giusto chiedere che lo facciano *clandestinamente*, come avverrebbe con la tua proposta.
Credo più giusto che anche per questi sia riconosciuto che a un certo numero (18 o 24) di ore di lezione frontale corrisponde un certo numero di ore accessorie, e quindi pagate.

Altro dubbio: i 4 milioni. A parte che non credo che ci siano disponibili tanti soldi – e fare 36 ore a scuola per meno di così sarebbe una presa in giro..cade anche il discorso che tu dici dell”opinione pubblica.
In realtà la categoria propone di aumentare (raddoppiare) quello che sembra essere oggi il suo orario, ma propone anche un raddoppio di stipendio (4 milioni è quasi il doppio dell”iniziale).
Non so se regge.

Allora io credo più giusto prevedere:
– un certo numero di ore di lezione frontale;

– un certo numero di ore obbligatorie per riunioni, correzione compiti, preparazione, ecc…OBBLIGATORIE e quantificate (da fare in parte a scuola e in parte dove si vuole, ma con l”obbligo per la scuola di predisporre idonee strutture, stanze, computer, armadietti, ecc…);
Questo forse comporta anche una certa differenziazione per tipo di materie…

– un certo numero di ore facoltative da fare per elaborazione POF, progetti, ex FO e così via…

E ogni voce quantificata, sancita nel contratto e …pagata.
Mi sembra più chiaro e anche più semplice da spiegare.

Ho scritto di premura (è Pasqua, per oggi devo dedicarmi ad altro), e forse la cosa andrebbe meglio approfondita, ma comunque è solo la mia idea…se ne riparla.

Ciao

sandra

6359 del 31/03

(rispondo)

La si può pensare ed elaborare nel modo migliore per tutti. Ma io non mi preoccupo più di tanto di chi fa questo come secondo lavoro (essendo il primo un degnissimo lavoro). L”affermazione della nostra professionalità non passa attraverso lo scrivere da qualche parte che noi facciamo tante ore a casa. Lo abbiamo fatto almeno dai decreti delegati (1974) abbiamo fissato il numero delle ore mensili, quelle annuali eccetera (ricordo che il decreto delegato, l”ultimo, che doveva fissare il pagamento di queste prestazioni pubbliche aggiuntive non è mai stato approvato).
Su questa strada non si è mai passati e comunque è nelle pieghe di essa che, a fianco delle serie professioniste cui ti riferisci, si annidano gli squalificatori della scuola che, tra l”altro, sono quelli che non sono mai nostri alleati in manifestazioni, scioperi, eccetera.
Occorre affermare la nostra posizione con questa proposta forte. Poi si parlerà di livelli diversi, di part time, di part time con ore aggiuntive o quello che vuoi (ci si mette a tavolino e si STUDIANO le varie opzioni per le differenti posizioni scolastiche). Riguardo al salario, non me lo sono inventato ma proviene dallo studio di quelle tabelle che ho già consigliato di andare a vedere (sono dati OCSE).
Anche qui si può giocare con le cifre ma occorre sapere che noi non siamo i primi a doverci dire di no! Sandra, ma come, rubi il mestiere alla Moratti ed a Tremonti (detto Trecolline)? Devi sapere che dal 1972 non vi sono i soldi per noi. I soldi vennero allora a pioggia. Era il governo di Centro Destra detto Andreotti Malagodi. Da un giorno all”altro ci hanno raddoppiato lo stipendio!
Noi dobbiamo chiedere ciò che riteniamo ci sia dovuto, anche confrontando alcuni parametri a livello europeo. Poi certamente non ci porteremo un mitra. Ma la trattativa non si fa con “vediamo un poco”, “per piacere”, eccetera.
Per questo sarebbe utilissimo per tutti noi sapere qualcosa su che cosa si ha in mente a livello di dirigenti CGIL Scuola della Nostra piattaforma che dovrà poi essere prima mediata con gli altri sindacati e poi contrattata con il Ministero. Come, dove, quando?
Ce la fa la Moratti la piattaforma?
Oppure mi sono perso il lavoro della CGIL Scuola fatto per preparare il contratto entro il 31 dicembre 2001.
Non c”è niente da fare noi, nel nostro piccolo, delle cose le abbiamo dette. A me non risulta altrettanto da parte di chi è deputato a ciò. Se si entra su questo i livelli di inc…tura crescono, quindi è meglio parlare di questioni di carattere generale. Ad esempio: “avete notato che al Sud fa più freddo che al Nord?”.

6360 del 31/03

(ancora la coronella)

Il 4 aprile e il 5 cӏ un primo comitato direttivo.
Credo che parli di piattaforma contrattuale.
Intendo per entrare nel merito.

Perchè (come già detto cinquanta volte) le basi ci sono già nei nostri documenti congressuali – e quelle unitarie nella lettera inviata al Ministero pochi giorni fa e riportata nelle news.

Quanto all’aspetto finanziario, certo non si deve aver paura di chiedere.
Si possono chiedere anche cinque milioni al mese, il che non toglie che bisogna sapere quanti soldi sono stanziati in finanziaria (2002 e 2003) e quanti ne possono altrimenti essere resi disponibili (nella lettera di cui sopra si parla di piano pluriennale); questo mi pare – per metodo – prioritario, se no si rischia di fare proposte a vanvera.
Nel senso che un contratto non è un’enunciazione di principi, ma di richieste concrete, e quindi è prioritario sapere quanti soldi ci sono.
Non ho esperienza di queste cose, ma credo proprio che la trattativa proceda così (chi ne sa di più potrebbe illuminarci

6369 dell’1/04

(risposta mia)

Ecco Sandra, fatti illuminare.
Io non sono un minimalista e per questo sono in CGIL. Non so tu!

6372 dell’1/04

(ancora la coronella)

Io sono in CGIL (da 29 anni) perchè condivido le sue idee e il suo programma e perchè non sono….

….l”opposto di minimalista com”è?

Ecco io non sono quello.

Se no sarei nei COBAS. O nei gruppi extraparlamentari.
Ci sono stata fino a 19 anni.
Poi sono cresciuta.

sandra

6376 dell’1/04

(mia risposta)

Consiglio Sandra di saltare i miei messaggi e di farsi delle passeggiate ideologiche dove vuole, evitandomi accuratamente.

Coronella, a me diretta, scrive:

“Io sono in CGIL (da 29 anni) perchè condivido le sue idee e il suo programma e perchè non sono….

….l”opposto di minimalista com”è?
R
Ecco io non sono quello.

Se no sarei nei COBAS. O nei gruppi extraparlamentari.
Ci sono stata fino a 19 anni.
Poi sono cresciuta.

sandra “

Allora, agli intolleranti come te è dovuta una risposta CHIARA.
Punto per punto.
Io sono in CGIL da più anni di te: ottobre 1970. Allora sono più bravo?
Io non me ne sono mai andato ramengo come te per poi tornare alle certezze di mamma CGIL. Io sono sempre restato in CGIL facendomele tutte le battaglie, perdendo quasi sempre, ma RESTANDO.
Non mi fido molto di chi, non più gratificata, tra qualche anno deciderà di andarsene di nuovo, dando vita al cosiddetto “sindacato intermittente”.
L’opposto di minimalista sono gli ex amici tuoi socialisti. Io, sempre comunista, conosco bene le lotte che dal 1921 si sono fatte contro i massimalisti. Ma solo chi vede il mondo in bianco e nero può pensare che il non essere è il contrario dell’essere.Io sono. E non sono minimalista. Le tue conclusioni corrispondono ad un ragionamento alla Sgarbi.
Riguardo ai COBAS credo sia proprio vero che molti compagni dovrebbero uscire dalla fase del seno materno. Dovrebbero cominciare a guardarsi dialetticamente intorno. Dividere separare, demonizzare,…dare visioni distorte,…nel far questo corteggiare chi indugia sulla CGIL collaterale con qualche violento (ricordare Pezzotta!). Abbi l’opinione che vuoi dei COBAS, ma cerca di sapere cosa dicono ed elaborano. Io ho tra loro degli eccezionali compagni di lotte. Là dove spesso mi mancano i colleghi della CGIL.
Il fatto che tu sia stata fino a 19 anni nei gruppi extraparlamentari non mostra nulla, né nel bene né nel male. E neppure che sei cresciuta. Anagraficamente sicuro, per il resto non so.
Al fin della licenza, Sandra, una piccolissima osservazione.
Come si può occupare il posto che occupi senza un minimo di conoscenza della storia del sindacato?
Nessuno ti ha mai detto quella cosa del chiedere una cosa in più e poi trattando prenderne metà?
Tu sei organica al sistema Berlusconi: loro fanno una finanziaria e dicono che ci sono pochi soldi; a te sta bene e vuoi convincere tutti gli altri che è giusto così.
E l’anno prossimo, alla prossima finanziaria? Tutta la vita così? Posso anche capire il disagio che nasce da mancanze da parte del gruppo dirigente (avevo detto di non insistere su questa strada, ma le vocazioni masochiste vengono poi soddisfatte)ma tu non ti mettere a difendere cose che non esistono (una bozza di contratto! E chissenefrega se nel Congresso…Io, da iscritto non so nulla. Io non sono stato bravo come te a farmi eleggere delegato. Qui a Roma è pieno di compagni di gran lunga più bravi di quanto io possa lontanamente immaginare e, loro, son venuti al congresso. Solo che poi non mi hanno detto nulla, oppure mi sono distratto…). Se (questi maledetti condizionali!)il gruppo dirigente avesse preparato il contratto prima della finanziaria, si sarebbe potuto recriminare con il governo. Ora solo con il sindacato! Quale dovrebbe essere il processo ordinario? Tu fai una bozza di contratto PRIMA che si stanzino i fondi. Chi stanzia i fondi avrà o no presente le tue richieste. Se si, si va ad una trattativa tranquilla, se no, occorre attrezzare gli iscritti ad una lotta in sostegno di obiettivi che conoscono e sono condivisi (come vado ripetendo le lotte si possono anche perdere, ma si fanno).
Oggi di cosa parliamo?
Prendiamo atto dalle tue parole e cioè del fatto che il governo non ha (non vuole) stanziare fondi per la scuola?
Dobbiamo aspettarci dall’alto tutto? Seguendo le tue indicazioni saremmo ancora alle 16 ore di lavoro giornaliere, a pane ed acqua e con lo “ius primae noctis”.
Insomma, credo che dovresti quantomeno essere tollerante con chi ha tentato di evitare la polemica in tutti i modi. Ma se mi ci chiami, sono tutto per te, compagna!
E, come il grande Cyrano, …”se ne potevan dire…”.
Ma io, per rispetto degli altri compagni, mi fermo. Ma tu non insistere perché il discorso si allarga e poi vengono fuori argomenti molto più seri.
Parliamo di funzioni obiettivo, tu parlaci delle tue proposte di salario magrebino, raccontaci ciò che vuoi, ma non tentare di starmi attacata alle calcagna perché io mordo.
Con il dovuto rispetto
Roberto Renzetti

A questo punto inizia la “solidarietà a Sandra”: Si distingue Marilena che mi dà del fascista.

Trovo aggressione a Sandra di Renzetti squallida ed inqualificabile, direi anche un po” fascista.
Solidarietà a Sandra di cuore.
Marilena Morri

6389 dell’1/04

Ogni tanto arriva qualcuno a fare prediche

Ma cosa volete, compagni? Non è con il metodo che si risolvono i problemi ma affrontandoli.
Vediamo come stanno le cose. Siamo almeno sei mesi in ritardo con il contratto. Io non debbo essere andato al Congresso per sapere cosa è accaduto e per tentare di capire cosa accadrà. Dovrei saperlo per altra via, o l’unico canale del sindacato è il congresso quinquennale?
Poi, a me sembra che scopo di un sindacato sia quello di chiedere le risorse per rendere operativo ciò che è una sua parola d’ordine: “salario europeo”. O lo diciamo solo per dire e poi ci accontentiamo del salario magrebino?
In ogni caso, l’ultima cosa che ci si aspetta da un iscritto CGIL è:
1-che ci spieghi perché non ci possono essere dati gli aumenti (e già che c’è, la politica economica di questo governo e, perché no?, del precedente!)invocando le difficoltà economiche del Paese. Vorrei capire se la politica è un dato oggettivo o vi sono scelte che si debbono fare. Vorrei capire se, fatte determinate scelte, si debbano per forza condividere. Insomma il governo Berlusconi fa ciò che può per noi insegnanti? Come quello D’Alema e Amato?
2-che invochi calma e tranquillità in chi discute di fatti e si trova sempre un post di regime dietro. Questa pratica ha portato a sgradevoli episodi in questo stesso forum (richieste di censure poi operate). Pregherei coloro che chiedono la calma di essere propositivi piuttosto che aggressivi. Ho fatto uno sforzo a cercare contributi positivi dei cercatori di calma. Fatica inutile! I metodologhi del CEDE hanno fatto scuola. Siamo fregati tutti compagni, dei problemi si occupano solo in pochissimi.
Ma non si era detto che dovevamo fare delle proposte qui, nel forum? E quando le facciamo ci si dice in modo asfittico che non ci sono i soldi quando, come detto bene da Alberto, per i Dirigenti e per Tronchetti Provera se ne trovano a iosa. E’ vero che qui non sta bene parlare di politica generale. Ma se qualcuno vuole spiego DOVE stanno i soldi (meglio chiamarlo malloppo). Oppure già siamo tutti omologati ed accettiamo ogni cosa come ineluttabile?
Io dico semplicemente che, se i soldi non ci sono è per precise scelte politiche. Non è un dato ineluttabile! Dico poi che si segue una politica che dura dal 1972 con nessuna interruzione in epoca di centro sinistra. Noi zitti e buoni, con anche i tuoi compagni di lotta (?) che ti dicono di calmarti. Mi sembra il colmo.
Aggiungo un dettaglio. Nel sindacato, nonostante le unanimità congressuali vi sono chiaramente almeno due linee politiche. Io non sono tra i compagni della maggioranza (ed in minoranza sono probabilmente in minoranza). Io non ho l’onere della decisione ma, per statuto, ho il diritto-dovere di intervenire nel dibattito. Allora, invece di avere dei mastini che tentano di riportarti alla linea di maggioranza, sarebbe più proficuo che questi compagni che sono appunto maggioranza, dedicassero le loro energie a spiegarci la politica che si porta avanti perché, nel gran macello che sta succedendo su problemi certamente che travalicano la scuola (ma che drammaticamente la comprendono), la scuola stessa sta sparendo a tutti i livelli.
Si continua con la politica (che non condivido) di non fare assemblee, ci si nasconde evitando manifestazioni della scuola per la paura di flop legati ai compagni che due scioperi non li reggerebbero (ma che iscritti sono, quelli delle nuove leve, quelli che hanno fatto tanto crescere il sindacato?).
Quindi, date delle stupide proposte, come le mie, gli altri che hanno la verità per alzata di mano ce la facessero conoscere. In fondo è un grido di dolore il mio. Quello di chi è orfano di informazioni relative, non dico ad una strategia, ma almeno ad una tattica. Io non so niente. I compagni che sanno e che sono della maggioranza del sindacato ci raccontassero ciò che accade.
So che abbiamo scadenze importanti e la prima è il 16 di aprile.
Poi, la scuola avrà un suo momento non al chiuso di un Ergife?
Vi sarà modo di dire tutto sul completamento dell’assassinio della scuola da parte di Moratti? Oppure dovrò andare al girotondo intorno a quel mostro di MIUR? Magari guidato da Moretti e non dall’innominabile nostro segretario?
Adesso mi si dica se si tratta di bazzeccole e pinzillacchere, allora capirò che ho sbagliato forum e mi riposerò un poco facendo cose che, data questa presunta posizione, sono molto più importanti.
Se poi sono fuori linea dovete sopportarlo con cristiana carità. I rompiballe vanno redenti e portati verso la verità della maggioranza.
Aspettando la redenzione di chi mi spiegherà, entrando nel merito dei problemi, continuerò con il mestiere del rompiballe! 

ARRIVA QUESTO POST DI FRAME

6394 del 2/04

Siccome:

-le nostre rischiano di essere parole in libertà a parte gli insulti che, comunque, disgustano e sarebbe bene lasciare fuori dalla porta

-pare che pochi di quelli che scrivono sul forum abbiano letto la lettera unitaria sulla futura tornata contrattuale

-è utile confrontarsi con quello che realisticamente sarà l’oggetto della contrattazione, anche perchè se si vuole contestare qualcosa bisogna conoscerlo bene

Per tutti questi motivi ho deciso di incollare qui nel forum la lettera unitaria del 21 marzo con cui CGIL CISL e UIL hanno comunicato a Ministero, ARAN e, bontà loro, a tutti noi, le linee rivendicative per il prossimo quadriennio 2002-2005.

E’ una lettura utile, che fissa alcuni paletti lasciando ampio margine alla discussione interna a ciascuna organizzazione che, speriamo, si concretizzerà in un articolato chiaro e condiviso.

Faccio una previsione che io vedo come realistica, ma che qualcuno leggerà come pessimista e di retroguardia. Io penso, vedo, che con questo governo siamo in difesa e quindi non prevedo che ci siano le condizioni per un contratto d’attacco. Un governo che mette discussione lo stesso diritto di contrattare, che decide per legge su argomenti di natura squisitamente contrattuale, ci dà la misura di quanta energia dovremo spendere per difendere quanto già acquisito, altro che ipotesi di contr-attack.

Non che la mia indole non si ribelli a questo stato cose, anzi, penso che comunque il nostro atteggiamento debba essere spavaldo e deciso, ma in un angolino teniamo per mano un po’ di sano realismo, ben stretto, che non ci sfugga il suo contatto epidermico.

Sull’orario condivido le perplessità di Vittorio ma la differenziazione è necessaria e io individuavo alcune ipotesi di lavoro in un mio vecchio post su qualità e professionalità (n° 5343 del 24-2-02 ora a pag. 22).

Sui litigi ho già fatto numerosi appelli e anatemi ma vedo che la natura umana fa fatica ad essere contenuta e a contenersi, non è da tutti mi rendo conto, chiedo solo qualche riflessione e faccio un ulteriore appello:

• sono pochi quelli che scrivono, sempre meno, anzi ormai quasi solo la corte Renzetti presidia il forum (perdonatemi il termine corte ma mi rifaccio ad un post di Vittorio che ha consegnato nelle mani di Roberto il titolo di vera anima e quindi di principe del forum)

• sono in egual numero quelli che leggono, così sembrerebbe almeno dai numerini (il diminutivo è riferito all’entità degli stessi) che compaiono nella colonna Hits; il che vuol dire che sono sempre pochi e che non trovano alcuno stimolo ad intervenire

• le due considerazioni precedenti dovrebbero farci pensare che qualcosa non funziona e che anche noi che diamo la parola a questa piazza virtuale possiamo e dobbiamo fare qualcosa per creare le condizioni perché sempre più compagni siano stimolati ad intervenire e non a fuggire; penso che per questo non ci servano né guru, né insulti, né litigi, né appelli alla diserzione; la nostra piazza virtuale non deve diventare semplicemente il luogo in cui sfogare le proprie frustrazioni, in cui mettere in libertà la rabbia inconsulta dei delusi, in cui scatenare l’astio contro chi non la pensa come noi. Queste condizioni non stimolano all’intervento, col rischio di essere azzannati, ma solo allo studio degli aspetti psicopatologici che sottendono tali comportamenti.

Fortunatamente qualcuno ci apprezza ancora per la passione che ci mettiamo in quello che facciamo e diciamo, ma non sposta di un grammo il peso delle cose che ho detto.

Saluti preoccupati
Francesco

LA LETTERA UNITARIA

I sindacati scuola Cgil, Cisl e Uil nel mese di settembre 2001 hanno trasmesso la disdetta del contratto 1998 – 2001 e hanno sollecitato l’apertura delle trattative.
Rinnoviamo con decisione questa richiesta, considerato che il precedente contratto è scaduto il 31 dicembre 2001, per garantire tempestivamente:

a) la tutela delle retribuzioni in relazione ai processi inflattivi;

b) ulteriori incrementi retributivi e gli indispensabili miglioramenti normativi connessi alle specificità del lavoro organizzato nel comparto scuola.



Avviare subito le trattative.

La sottoscrizione dell’Accordo del 4 febbraio tra Governo e Parti Sociali, unitamente all’istituzione di un tavolo permanente di confronto con il Governo per il tramite del MIUR sul Piano Pluriennale di Investimenti, impone l’immediata apertura della stagione del rinnovo contrattuale del personale della scuola.

Dell’Accordo del 4 febbraio vogliamo richiamare, in particolare, la definizione delle risorse disponibili per la tutela delle retribuzioni, che si aggiungono a quelle stanziate con Leggi; la conferma delle regole del luglio 1993 e dei due livelli di contrattazione, nazionale e di scuola; il rispetto delle materie di competenza della contrattazione e l’esplicito impegno ad evitare che la Legge invada le prerogative della contrattazione.


La struttura del comparto contrattuale della scuola.

Un adempimento connesso all’apertura delle trattative si riferisce alla definizione dei comparti di contrattazione, questione di competenza di un apposito accordo contrattuale fra Aran e Confederazioni.

Al riguardo Cgil, Cisl e Uil Scuola, unitamente alle rispettive Confederazioni, non ritengono necessaria alcuna modifica nell’attuale comparto di contrattazione.

Per i sindacati confederali è del tutto evidente che la contrattazione non potrà che tener conto delle specificità e peculiarità delle professionalità docente ed ata, e delle eventuali articolazioni interne ad ognuna di queste, allo scopo di rappresentare al meglio tutti i lavori.

Inoltre la contrattazione dovrà riguardare con opportune norme anche i lavoratori che operano nell’educazione degli adulti, all’estero, nelle carceri, negli ospedali o che sono comandati o semiesonerati presso l’amministrazione, negli IRRE e nell’Università, il personale che lavora negli Educandati e nei Convitti, ecc..
Valorizzare il lavoro nella scuola dell’autonomia, verso l’Europa.

Il precedente rinnovo contrattuale si è misurato con una stagione riformatrice in corso di realizzazione.

Questo contratto, mentre deve a sua volta misurarsi con processi in corso che una volta consolidati dovranno portare alla possibilità di modificare norme preesistenti, può e deve misurarsi con processi riformatori già consolidati, in particolare l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

La stagione contrattuale 2002 – 2005 deve perseguire l’obiettivo di valorizzare contrattualmente i lavori nella scuola dell’autonomia.

Questo contenuto rivendicativo è coerente con una dimensione dei processi di istruzione e formazione che guarda all’Europa dell’istruzione e della cultura, che deve realizzare l’obiettivo di innalzare i livelli di istruzione dei giovani e degli adulti, che deve essere di qualità per tutti.

Nel merito degli obiettivi contrattuali, Cgil, Cisl e Uil scuola ritengono prioritario che la trattativa affronti i seguenti punti.



Relazioni sindacali e contrattazione.

Dal punto di vista istituzionale sono giunti a conclusione, per quanto riguarda il quadro normativo e la sua applicazione, la riforma del MIUR (ci riferiamo, in particolare, al decentramento di responsabilità sui livelli regionali) ed i processi relativi all’autonomia scolastica.

Non solo. Per quanto riguarda l’autonomia scolastica essa è diventata, con la Legge di riforma costituzionale n° 3 del 2001, una precisa previsione di carattere costituzionale.

Questo quadro di riferimento comporta, sul versante delle relazioni sindacali e della contrattazione integrativa, la necessità di un forte trasferimento di competenze sui livelli regionali e/o di scuola, in relazione alle diverse materie definite nel contratto, e questo rappresenta una nostra precisa rivendicazione.

Contemporaneamente, a livello di scuola dovranno collocarsi relazioni sindacali ed opportunità contrattuali che favoriscano lo sviluppo delle scelte, la specificità dei POF e la valorizzazione delle sedi di programmazione, in modo tale da sostenere positivamente l’autonomia decisionale delle singole scuole.

In questa direzione andranno verificati ed eventualmente modificati istituti del precedente contratto e dovrà essere valorizzata la funzione delle RSU.

In ciò c’è piena consapevolezza che istituti definiti nel CCNL 1998 – 2001 dovranno essere rivisti adattandoli ad un contesto nel quale le scuole devono poter esprimere al meglio le loro scelte progettuali.

Contemporaneamente è necessario modificare le attuali misure amministrative allo scopo di dare certezza e tempestività nel pagamento delle prestazioni effettuate a scuola.



Le risorse per il contratto

Per quanto riguarda gli stanziamenti specifici destinati alla valorizzazione delle professionalità, accanto alle risorse definite nell’Intesa con il Governo Amato del dicembre 2000 e recepite nella Finanziaria per il 2001 si collocano:

– le risorse stanziate dalla Finanziaria per il 2002;

– le ulteriori risorse che rivendichiamo siano destinate con il Piano Pluriennale di Investimenti per la scuola, già oggetto di precise richieste avanzate al Ministro Moratti e ripreso nell’Accordo siglato il 5 febbraio 2002 fra Governo e Confederazioni.

Il Piano Pluriennale dovrà indicare rapidamente e con precisione le ulteriori risorse disponibili per la contrattazione da utilizzare già nell’ambito della trattativa della quale rivendichiamo l’apertura.

Per quanto riguarda la Legge Finanziaria rivendichiamo che le risorse stanziate per l’anno 2003 siano da considerare disponibili per la contrattazione nel loro intero ammontare immediatamente, come già avvenuto nel contratto 1998 – 2001.

Andrà compiuta una puntuale ricognizione di tutte le risorse disponibili e da destinare alla contrattazione.

Contemporaneamente, Cgil, Cisl e Uil scuola ribadiscono che tutte le risorse già disponibili per il contratto, ed eventualmente non utilizzate, devono essere riattribuite alla contrattazione così come chiaramente indicato nei CCNNLL 1999 e 2001.



Le retribuzioni.

Sul versante della tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni per tutto il personale dovrà essere data attuazione all’Accordo sottoscritto il 5 febbraio per il biennio economico 2002 e 2003.

Per quanto riguarda gli insegnanti, il contratto 2002 – 2005 dovrà perseguire il percorso di equiparazione retributiva in riferimento ai parametri europei.

Questo rappresenta un obiettivo già oggetto di Intese con il precedente Governo, sottoscritte al termine di un’aspra vertenza sindacale, rispetto al quale il biennio economico 2000 e 2001 ha avviato solo un avvicinamento.

Contemporaneamente deve essere data soluzione alla durata della progressione economica, fra le più lunghe in Europa, individuando risposte condivise dai lavoratori ad una questione che da troppo tempo attraversa la scuola italiana, favorendo anche una equiparazione nel rapporto di lavoro fra servizi di ruolo e servizi non di ruolo.

Il rinnovo contrattuale dovrà inoltre realizzare il riconoscimento di voci dell’accessorio nello stipendio.



I lavori nella scuola.

Il rinnovo contrattuale deve considerare i livelli istituzionali, deve valorizzare e sostenere professionalità e lavoro del personale, deve intervenire su istituti che interagiscono con l’organizzazione del lavoro nella scuola dell’autonomia.

Al solo scopo di indicare alcune questioni, facciamo riferimento alla necessità di adattare complessivamente il precedente quadro contrattuale ai cambiamenti consolidati e richiamati sopra.

Dovranno essere affrontati i problemi connessi all’orario di lavoro, che comunque devono tenere conto della specificità del lavoro docente e della possibile ricaduta dei processi di riforma attualmente all’esame del Parlamento. Anche in riferimento ai cambiamenti in corso il contratto dovrà mantenere gli elementi di certezza sul proprio impegno orario.

Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, il CCNL dovrà individuare a livello nazionale garanzie che riconoscano lo specifico impegno nella didattica nonché quello nella ricerca, nella gestione e realizzazione dei Piani dell’Offerta Formativa.

Un altro blocco di problemi riguarda il tema della formazione in servizio che, liberata da vincoli e procedure rigide, dovrà valorizzare il ruolo delle scuole, superando un sistema di offerta dell’amministrazione sovrapposto a quello delle scuole se non in contrasto con esso.

Da ultimo, in una stagione contrattuale che deve valorizzare il valore fondante del lavoro in un sistema nazionale di istruzione e nelle scuole dell’autonomia, occorre misurarsi con le specifiche condizioni di esercizio del lavoro. Vi sono condizioni oggettive che cambiano l’attività sia in termini di impegno, che di responsabilità e di tempo di lavoro.
Queste condizioni devono iniziare a trovare adeguate forme di riconoscimento.

Altro tema è quello del rapporto con l’Università. Esso riguarda il versante delle competenze scolastiche che dovranno essere utilizzate per la formazione dei nuovi insegnanti, la possibilità di accedere a periodi di formazione, l’acquisizione di titoli di studio superiori o diversi da quelli posseduti.

Infine, deve essere ripreso ed affrontato definitivamente quel blocco di problemi che ruotano attorno al tema dei “benefit”.
I lavoratori della scuola devono poter contare sulla defiscalizzazione di spese connesse all’esercizio della professione, sulla copertura assicurativa per incidenti derivanti dallo svolgimento della loro attività. Inoltre, con un’attività scolastica che copre sempre più l’arco della giornata, deve essere attribuito il buono pasto. Sul versante più generale, ingresso ai musei, acquisto di libri e strumenti tecnologici, attività di formazione sono fatti da riconoscere come costitutivi della crescita professionale.

Per quanto riguarda il personale ata il rinnovo contrattuale, oltre che al raggiungimento dell’obiettivo della tutela del salario, dovrà avere a disposizione le risorse necessarie per riconoscere l’aumento e la maggiore complessità del lavoro di questi lavoratori.

Per i Direttori dei Servizi deve essere completato l’inquadramento.

Sugli istituti indicati sopra (organizzazione del lavoro; orario; formazione; ecc.) dovranno essere individuate soluzioni molto specifiche connesse alle peculiari caratteristiche del lavoro del personale ata.
Anche per questi lavoratori c’è una specificità che deve essere affrontata nel contratto con risposte adeguate, mentre il Ministero deve dare risposte positive ai problemi che riguardano il personale ata trasferito dagli enti locali in particolare per quanto riguarda l’integrale riconoscimento dell’anzianità di servizio.
Infatti, l’autonomia scolastica ha portato nell’organizzazione materiale del lavoro modifiche rilevanti e un forte aumento dei carichi di lavoro; inoltre il decentramento delle competenze conseguente alla riorganizzazione dell’amministrazione ha aumentato le competenze richieste e le responsabilità dei singoli lavoratori, in modo molto particolare per le attività amministrative.

La sottoscrizione definitiva della sequenza contrattuale dell’8 marzo pone la necessità di attuarla ed estenderla e di portare a termine il percorso di riorganizzazione del sistema dei servizi scolastici per la scuola dell’autonomia avviato con il CCNL 1998 – 2001 modificando l’attuale sistema delle funzioni aggiuntive.
Il principio organizzativo dell’istituzione dell’Unità dei servizi generali e amministrativi deve trovare radicamento attraverso l’adeguamento dei profili professionali esistenti, l’istituzione di nuove figure professionali per rispondere ulteriormente alle esigenze che la realtà lavorativa odierna pone. Occorre rispondere ad una organizzazione del lavoro basata su progetti e obiettivi, attività di laboratorio e nuove tecnologie.

Anche per questo non è più rinviabile l’istituzione di figure professionali operanti nell’ambito della gestione e manutenzione dei servizi informatici nonché nella funzione tecnica per integrare l’intervento e l’attività didattica svolta nei laboratori.

Infine, a fronte dell’aumento del numero delle richieste di interventi qualificati per attività di supporto agli alunni in situazione di handicap nonché per l’attività di mensa e supporto ai bambini della scuola dell’infanzia ed elementare è necessario trovare risposte nella qualità delle prestazioni mediante una formazione adeguata e nella quantità di personale impegnato, valorizzando anche la qualità e l’offerta integrata di questi servizi da parte delle scuole e degli enti locali.

Al personale ata deve essere attribuito il buono pasto in relazione alle condizioni di lavoro che verranno individuate in sede di contrattazione.



Conclusioni.

Sulla base di questi obiettivi, Cgil, Cisl e Uil Scuola chiedono l’apertura delle trattative.
I sindacati scuola CGIL, CISL e UIL si riservano, in ogni caso, di presentare, all’apertura delle trattative, una più dettagliata piattaforma rivendicativa, in relazione alle richieste contrattuali sopra delineate.

Su di esse sono impegnate fin da ora ad un forte coinvolgimento e ad una ampia consultazione della categoria e degli eletti nelle RSU.

Cgil, Cisl e Uil Scuola preannunciano, fin da ora, la richiesta di tempi rapidi per la chiusura del confronto negoziale per consentire al personale della scuola di apprezzarne i risultati e di usufruire rapidamente dei miglioramenti economici.

In attesa di un rapido cenno di riscontro si porgono cordiali saluti.


CGIL SCUOLA CISL SCUOLA UIL SCUOLA

21 marzo 2002

RISPONDO

6410 del 2/04

Nella lettera inviata al Ministro (che avevo letto, Francesco) i sindacati confederali della scuola (minacciando la presentazione di una bozza di contratto) chiedono:
-trasferimento di competenze a livelli regionali e/o di scuola
-incremento degli incentivi scolastici per i POF
-valorizzazione RSU
-pagamento tempestivo delle prestazioni
-reperire risorse
-avvicinamento ai salari europei
-progressione economica da accelerare
-prestazioni accessorie che entrino a far parte dello stipendio
-impegno orario certo
-riconoscere l’impegno dei docenti che lavorano nei POF (e due!)
-formazione in servizio che privilegi il ruolo delle scuole
-defiscalizzazione delle spese per la professione docente, ingresso ai musei, sconti sui libri, buoni pasto,…


Un piccolo commento.
Al di là di cose assolutamente condivisibili e quasi ovvie, vi sono cose che a me preoccupano moltissimo. E si possono riassumere così: il salario dell’insegnante diventerà rapidamente sempre più una variabile indipendente; si andrà a salari individuali con l’impossibilità sempre maggiore di poter gestire una categoria (la nostra) in modo unitario; se possibile è una zappa sui piedi del sindacato stesso che presto vedrà sfilarsi gli iscritti, ognuno alla ricerca del meglio per sé e chi lo offre.
E’ proprio ciò che si paventava qualche giorno fa quando si parlava di contratto separato e sono nate varie provocazioni per ognuno far intendere che egli è il più bravo e lavora di più.
Tanto perché si capisca, in tal senso va l’idea cara a Bossi dei trasferimenti di competenze a livelli regionali e di scuola (che si facciano è un conto che lo richieda il sindacato è un altro).
In tal senso va l’idea degli incentivi ad ogni pié sospinto (senza POF gli insegnanti sarebbero morti di fame).In tal senso va una busta paga che includa in sé le prestazioni accessorie.
Io sono assolutamente in disaccordo su questo, ma sono convinto che gli altri sono d’accordo ed io non dico più nulla su questa vicenda.

Vi è poi la parte dei salari europei e della progressione di carriera. Detta in modo rituale, senza convinzione alcuna, come qualcosa che si può anche mettere da parte in cambio dei buoni pasto per una scuola che non farà più tempi prolungati. Il fatto che si chieda di reperire fondi quando avanza una delega TRUFFALDINA ed anticostituzionale che vuole divedere i cittadini rispetto all’IRPEF in 23% e 33% (sono migliaia di miliardi che sapriscono nelle tasche dei super ricchi alla faccia nostra). Leggete l’intervista di Cofferati su Repubblica e capirete bene il senso di questi governanti da operetta che però fanno danni da tragedia.

Francesco dice che questo deve essere un contratto di difesa e non può essere d’attacco. Francesco posso anche capire la ragionevolezza del tuo intervento OGGI.Ma allora a me servirebbe capire SE è stato ragionevole l’intervento del sindacato nel contratto 1998-2001 quando vi era il governo amico e quando vi sono state mobilitazioni di insegnanti CONTRO!
Vorrei capire se dobbiamo ora attraversare il deserto (e quindi ci attrezziamo con un sorso d’acqua al giorno), sperando poi di trovare una cascata a cui abbeverarci, oppure se POI, con un altro governo amico, dovremo ancora attraversare qualche altro deserto.
Sai Francesco, dico questo perché, nonostante lo vada ripetendo ossessivamente NON HO MAI SENTITO UNA SOLA PAROLA DI AUTOCRITICA DA PARTE DI CHI HA LE MAGGIORI RESPONSABILITA’ POLITICHE DEL SINDACATO. Senza quella vuol dire che non si rinuncia alla politica del passato e la cosa mi preoccupa.
Mettendo insieme queste considerazioni con quelle fatte prima relativamente ai salari individuali, a me sembra che andiamo su una china pericolosissima e PERDENTE.
Io certamente sbaglio, ma non serve una generazione per accorgersene. Abbiamo tempo per piangerci addosso ora e per vedere un meraviglioso futuro alle nostre spalle quando il governo amico riprenderà Palazzo Chigi.

Sono comunque certissimo che si faranno assemblee di base ed i compagni (e non) iscritti (e non), potranno liberamente esprimere la propria opinione.
Roberto Renzetti

Per una piccola vicenda personale mi rivolgo ad Ivo . Rileggiti i post e vedi se tutto ciò che è detto è ammissibile [mi riferivo al fascista che mi aveva affibbiato tal Marilena,n.d.r.].

6528 del 5/04

Metodo? Anch’io!

Mi sono isolato per qualche giorno per vedere cosa portasse il silenzio di “chi soffocava il forum”. Aspettavo che gli interventi dei soffocati finalmente emergessero.
NIENTE!
Pongo un quesito per me retorico: chi crede ancora all’unanimismo e al democraticismo e al fatto che TUTTI debbono parlare ed esprimersi?
Ma coloro che sostengono questo hanno mai fatto vita politica e sindacale? Sanno o no che la maggioranza dei compagni non interviene alle assemblee? sanno o no che la maggioranza preferisce delegare riconoscendosi o meno in una o in un’altra posizione? Sanno che mai le mozioni sono nate nell’Assemblea, ma prima (l’Assemblea al massimo modifica)? Conoscono i meccanismi che permettono la crescita del dibattito? Sanno che se non c’è chi pone questioni diverse, non si fa un passo avanti e si resta al palo dell’assenza di proposte?
Riguardo al forum, ogni persona con giudizio sa che vi sono persone che amano leggere e farsi una opinione e decideranno di intervenire in altro momento quando sarà sollevata la questione che a loro più interessa. Poi vi sono coloro i quali intervengono per porre questioni particolari (tutte degnissime) e chi questioni generali (discutibili proprio come un forum prevede che siano, altrimenti che forum è?).
Tanto più che qui non siamo in una assemblea in cui l’intervento di uno impedisce, nell’orario limitato, l’intervento di un altro! Un forum telematico può prendere fino a 500 interventi l’ora. Aggiungo poi a coloro che si scandalizzano dei toni accesi che i problemi sono enormi e i toni pacati sono solo di coloro che non hanno ben presente la situazione.
Dico inoltre che, dato il nome di uno che interviene e che non è gradito, si può saltare il suo intervento in modo più semplice che alle Olimpiadi, basta spostare il puntatore (la freccetta) di un gradino.
Cosa leggo, a fronte di problemi clamorosi che cadono a valanga giorno dopo giorno (poi se volete li riassumiamo, tanto per non dormire)?
Una ripetizione dell’ “I CARE” di Veltroni che ha portato i DS a livelli di gruppi extraparlamentari.
Vorrei capire cosa c’entra oggi la degna iniziativa della Scuola di Barbiana con i problemi che abbiamo?
Vorrei capire cosa rappresentano i copia-incolla estenuanti ripetuti in tutti i forum sulla piazza (chiedo scusa ho controllato solo l’Italia) di questa nobile iniziativa che comunque non ci vede come soggetti.
Dove sono le proposte? Dove vi è un accenno a ciò che NOI dobbiamo pretendere come nostro contratto. La lettera CGIL, CISL, UIL è penosa. Nasce da autori che non sanno più cosa è la scuola.
Oppure, se qualcuno ci si ritrova, farebbe opera buona con me (ricordo che sono il cretino e pure il fascista – Ivo non ti interessa questo, nonostante il mio richiamo, vero? Per Panini si censura, per un compagno qualunque come me può anche restare l’insulto!-) se mi spiegasse quali sono i motivi per cui uno dovrebbe sostenere quel contratto. Qualcun altro dovrebbe dirmi perché dobbiamo difenderci e non attacare. La miglior difesa è l’attacco e, prima di scagliarvi addosso a me, compagni (a parte una sciocca di Lucca) sappiate che sono in linea con Cofferati. Nei fatti! (Non avrei scrupoli ad affermare che condivido in pieno l’intervento di Stefano Trieste se non avessi il timore che poi Stefano venga squalificato con la sua iscrizione di autorità alla mia “corte”. Di interesse questa cosa. Alla fine della storia, la corte l’ho io? Caspita, inversione dei termini logici del problema!)
Allora galleggiamo? Non diciamo nulla? Aspettiamo la Moratti? Ci vanno bene gli aumenti futuribili del tipo previsto da idioti ministeriali mediante corsi universitari?
E poi, le risorse ancora non ci sono neppure per lo sciocco accordo del 5 febbraio! Lo sapevate? e lo sciopero del 15 febbraio è sparito per NULLA! Questo si che lo sapete!
E poi, si era detto, la scuola avrà la sua visibilità. Grazie Cofferati per darcela. Dalle parti nostre non si vede.
Ecco questo è un intervento di metodo con cui varie persone mi hanno esaurito per diverso tempo.
Adesso lo faccio io. Rispondete se vi va.
Gli slogan del tipo: “avanti compagni!”, “tutti insieme”, “silenzio, il nemico ci ascolta”, “non diciamoci cose che denigrano il sindacato”, “questo spazio è per chi è d’accordo!”, …non servono a nessuno. Piuttosto una seria proposta è:
– o si dibatte apertamente senza vincoli e senza persone che dirigono la discussione dove dicono loro
– o chiudiamo un forum che vorrebbe essere di dibattito ma è solo convenzionale
– o ne apriamo uno con password per i soli iscritti in cui ci diciamo TUTTO.
Le questioni legittime,qui poste,possono trovare spazio in un forum del tipo di altri qui presenti in cui l’iscritto (o no) fa la domanda ed il responsabile sindacale risponde.
In attesa di cortese (?) riscontro mi ritiro salutando tutti (meno quella).

6614 del 7/04

Sull’autocritica

…che chi scrive su questo forum è persona isolata che racconta i suoi incubi notturni?
Si crede che noi abbiamo bisogno di sollecitazioni per parlare con colleghi e compagni? ed agire quotidianamente?
Il problema è invece simmetrico. Noi (la base), da tempo, percepiamo la voglia di fare qualcosa contro questa oscena valanga che sta travolgendo la scuola (e tutto il resto!). La percepiamo PROPRIO a livello di base. Dove quotidianamente operiamo e dove, se sei CGIL, sei indicato come quello che dovrebbe fare di più e che invece non ha risposte a livelli di dirigenza. Altrimenti si crede che sia un vezzo personale? Un far vedere di essere il più bravo a criticare e poi nella pratica strafegarsene?
No, no. Le cose che dico io, come credo tutti, nascono da vicende che hanno una storia. E se non ci riferiamo a questa storia non capiamo. Tanto per far capire cosa è la storia, dico solo che siamo iscritti alla CGIL e non ad altro sindacato.
Questo potrebbe far capire il senso della storia. Ma questa storia non la troviamo più in molti.
E basta osservare l’assenza di mobilitazioni ed assemblee da più di un anno (il 12 novembre, davanti al MIUR c’ero anche io: pochi (500?) compagni CGIL, pochissimi unicobas, molti studenti).
Il fatto è che, ancora oggi, si sente fortissimo il disagio di credibilità da assegnare ad un sindacato che è stato con Berlinguer. Te lo ripetono continuamente i politicizzati, quelli che seguono davvero la vita del sindacato insieme a quella politica. E su questo non si hanno ancora risposte chiare da parte della dirigenza CGIL Scuola. E’ chiaro che ora, dovendo parlare dimenticando la storia, la mobilitazione di ogni democratico sarebbe un dato addirittura banale. Allora da dove nasce la difficoltà di rapporti? Insieme ai compagni che frequento, l’abbiamo individuata proprio in questo voler cavalcare una protesta su provvedimenti che hanno visto, al loro nascere, l’accordo della CGIL.
Ci vorrebbe pochissimo a dire, “compagni, credevamo davvero che quelle cose rendessero la scuola più moderna, più vicina ai cittadini, più democratica. Ci siamo sbagliati e lavoreremo da ora perché la lotta si diriga all’origine dei mali” (e si vada qui, nel nostro sito, a vedere la “mappa delle riforme” di Berlinguer. Chi non lo avesse fatto avrà sorprese, credo, sgradevoli).
I compagni e non solo, sono disponibili (pur in una situazione sfrangiata come la scuola) a lottare se hanno chiaro il fine. Oggi è un fine contro (già molto). Ma la parte propositiva non può restare la “mappa” Berlinguer da una parte ed un’ipotesi di contratto che non esiste (a parte quella lettera sganciata dai problemi reali e scritta da marziani).
E’ vero che i dirigenti senza la base non marciano. Ma, anche qui, il problema è che questa nobile cosa va detta ai dirigenti e non alla base.
Le iniziative di lotta tipo fazzoletti bianchi o Barbiana, vanno bene. Ma se riduciamo il sindacato scuola a questo siamo perdenti. Anche il 16 aprile. Chi può non essere d’accordo che è una giornata di TUTTI e quindi anche della scuola. Come il 23 marzo! Nessuno di noi ha criticato queste date FONDAMENTALI. Semmai la critica nasce dalla mancanza di un momento specifico scuola. Io so che la debolezza misurata il 12 novembre fa paura. So che questo spinge ad assemblee al chiuso.Ma io mi chiederei come togliersi questa paura (e non credo lo si faccia rinunciando a date come il 15 febbraio). Mi chiederei se non è il caso di aprire il confronto anche con sigle sindacali che alla fine sono formate da nostri compagni. E se pensiamo di poter essere maggiormente d’accordo con Snals e chi tra i confederali fa l’occhiolino al finanziamentoi delle scuole confessionali, secondo la mia opinione, seguiremo a non trovarci in piazza che in pochissimi e quindi a non trovarci.
E’ una questione un poco speculare a quella politica. Solo che da noi, la CGIL di Cofferati ha anticipato tutti (anche i DS e Rifondazione ed addirittura la Margherita da qualche giorno dicono di voler stare insieme per BATTERE il cav. S. Banana e la sua banda), la CGIL Scuola mi sembra al palo. Occorre riprendere in mano CON FORZA l’iniziativa, uscendo dal piano burocratico ed acquisendo coraggio.
In queste situazioni occorre “sparigliare”, inventare la mossa che sgombra il campo da sclerosi del passato e TENTA il dialogo con altre forze antagoniste a questo sistema di potere, per BATTERLO. E noi che siamo vetero marxisti, dovremmo aver studiato bene la politica delle alleanze (pena la bocciatura).

Insomma, l’invito a lavorare è sempre ben ricevuto. Non vorrei però che si pensasse che stiamo con le mani in mano guardando da un monitor gli eventi. Per il 16 l’impegno sarà totale di tutti i compagni. Neppure un istante sarà perso per questa data importantissima nella storia del vivere civile di questo Paese.

Riguardo alle scuole del centro di Roma di cui mi chiedeva Bonezzi le conosco di nome ma non conosco i compagni (o no) cui far riferimento. Come scuole penserei al Tasso, al Mamiani, al Visconti, al Virgilio, al Cavour,…ma qui una risposta sui compagni di riferimento in queste scuole te la possono dare alla CGIL del Lazio.
Io sono in una scuola di periferia (nobile, ma periferia).
Roberto Renzetti

6689 del 9/04 (ancora Coronella)

Trovo importante, molto importante, che la CGIL scuola aderisca, e soprattutto che i compagni collaborino a tutte le iniziative in corso per la difesa della scuola pubblica, oltre che per la democrazia. Anche non promosse da noi direttamente.
Manifestazioni come *fazzoletti bianchi*, o come la marcia di Barbiana, o i girotondi del 13 aprile o le raccolte di firme.
Soprattutto quando si tratta di iniziative che uniscono.
In questa fase il patrimonio comune di valori è molto più ampio delle possibili differenziazioni.
E’ importante quindi dimostrare che non ci interessano le bandierine o le conte, ma le idee.

Una domanda andrebbe rivolta a tutti noi:

Siamo consapevoli, siamo VERAMENTE consapevoli che al governo del nostro Paese ci sono oggi forze di destra?
Siamo consapevoli che quindi la situazione di oggi è diversa, diversissima rispetto a quella di due-tre anni fa?
E’ questa incomprensione che maggiormente critico e non condivido in alcuni che ritengono di schierarsi alla nostra sinistra.
Questo mettere sullo stesso piano, nello stesso caderone, le critiche (in parte anche condivisibili) a scelte della sinistra con la lotta a questo governo.
Come non capire che è questo l’atteggiamento più distruttivo?
Come non capire che la tendenza diffusa ad *aggiustarsi* all’interno delle situazioni, è il vero nemico da battere?
Come non capire che questo creare dei polveroni, questo rimuginare, questo confondere responsabilità diversissime, dà invece fiato proprio a una simile tendenza?

Guardiamo al nostro specifico. I provvedimenti governativi, la riforma Moratti, ecc…

Una parte del mondo della scuola è davvero in allarme, così come lo è una parte dell’opinione pubblica per l’attacco alla libertà e alla democrazia su tutti i fronti.

Sono in fermento i docenti delle professionali, per il loro futuro, i precari, per il lavoro che sfuma loro davanti, i docenti interessati ai tagli, la scuola materna e le elementari per i problemi legati alle fasce d’età, al tempo pieno, ecc…

Ma – non nascondiamocelo – c’è anche una parte che si va adeguando, autoconvincendosi all’italiana che niente cambia mai veramente e che tutto si aggiusta….e che anzi, forse si troverà un angolino giusto per sè (qualche ora in più? Qualche premietto? …)

E’ qui che dobbiamo incidere, non accontentandoci mai di quelli che siamo, di quanti siamo, e neppure quando siamo tanti – come a Roma il 23 – perchè non basta.

E per andare oltre serve parlare a quelli che non sono con noi più che a noi stessi.
Non serve tanto dimostrare che siamo duri e forti.
Serve convincere delle nostre ragioni e far sentire a ciascuno quanto quello che accade può toccarlo da vicino, non solo per ragioni di solidarietà.
Spostare forze, non semplicemente schierare i nostri eserciti a difesa (che pure è importante).

Serve – ancora una volta – darsi degli obiettivi;
Cofferati, che ora tanti osannano, ha detto chiaramente che intende *imporre una cambiamento delle politiche di questo Governo*, non semplicemente mostrare che in tanti ci opponiamo ad esso.
Più che mitizzarlo, andrebbe ascoltato e capito.


**************************************************
*Anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti….*
(Fabrizio de Andrè – la canzone del Maggio)

6719 del 9/04

Usque tandem

Che tenerezza mi fanno gli strateghi del nulla! Quelli che cercano l’isola che non c’è! Quelli che fanno appelli al tutti uniti perché c’è il nemico comune. Poi su cosa siamo uniti è poco importante. Si continua con frasi fatte senza nessun costrutto, sempre allineati e coperti, con l’elmetto che chiude gli occhi. Si crede di avere davanti il pubblico della Filippi (moglie del piduista) o della D’Eusanio (moglie del craxista).

Poiché qualche incauto parla del governo, ne parlo anch’io. Questo governo è un governo definito dai più avveduti (non D’Alema) il fascismo del 2000, un regime strisciante, un regime che attraverso montagne di conflitti di interessi ed operazioni mediatiche tende a mantenersi con il fine di distruggere ogni opposizione per presentarsi solo e continuare come ai bei tempi, quelli dell’altro unto.
E’ il nemico principale contro cui concentrare tutti i nostri sforzi, NON C’E’ DUBBIO. Ma lo storico “Che fare?” incombe.
Oggi, alla domanda: “Che facciamo contro il governo Berlusconi?” si risponde con una tautologia. “Dobbiamo lottare contro il governo Berlusconi!”. Uno chiede: “Tattiche? Strategie?”, si risponde: “Niente distinguo, lottiamo!”. Altra domanda: “Ma come aggreghiamo?”. Risposta:”Dobbiamo aggregare!”
Osservazione conclusiva mia:”Caz…! Questi hanno capito tutto. Lo scemo al solito, sono io”.

Allora, ai novelli Napoleoni, che dovrebbero evitare di farsi suggerire perché poi la brutta figura la fanno loro non il suggeritore, vorrei dire alcune cose.
Prima questione da dirimere è: “Partito o sindacato?”. La prima la lascio, invitando chi ha questa sciocca idea nella testa di togliersela subito (si tolga pure, già che c’è, quella di centralismoo democratico). Se siamo sulla seconda ipotesi allora i riferimenti di cui sopra sono di poco interesse. Dico meglio: dovrebbero essere. Ma l’equivoco nasce proprio dal fatto che il nostro sindacato è stato alleato con il governo dimenticando i suoi iscritti. Per questo non si può chiedere un atto di fede all’iscritto. Occorre spiegare come ci si muove per raggiungere determinati obiettivi a breve, medio e lungo termine!
E, nonostante le ripetute richieste in varie sedi, le risposte sono vicine allo zero. Allora dovremmo lottare con chi non ci dice perché e come? Solo per un atto di fede, già fatto e già pagato. Altrimenti mi si risponda ad alcune sciocchezze.

GOVERNO AMICO
-E’ quello che ha fatto una guerra ignobile contro uno Stato indipendente violando la nostra Costituzione?
-E’ quello che ha fatto passare il finanziamento alla scuola privata violando la nostra Costituzione?
-E’ quello che ha consegnato Ocalan ai fascisti turchi?
-E’ quello delle privatizzazioni?
-E’ quello dei lavori interinali?

OPPOSIZIONE AMICA (quella di oggi)
-Vota con Berlusconi sulla guerra contro l’Afghanistan?
-Fa leggi in comune con la maggioranza su fatti vergognosi (legge Previti-Minniti sul traffico di armi)?
-Contratta poltrone in RAI con Berlusconi?
-Accetta la Terza Camera, quella di quel viscidume di Vespa?

SCUOLA
Questo ci interessa di più. La CGIL viene scelta (veniva scelta) perché, a lato della difesa ed al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli operatori della scuola, ha una visione di essa come servizio sociale da migliorare sempre. La scuola è un volano motore dell’intera società, è servizio sociale, è tutto.
Questa scuola la stanno smantellando questi cialtroni di berluscones e coloro che operano in essa stanno proletarizzandosi. Governo infame!

E pensare che con il governo precedente, i lavoratori della scuola hanno ottenuto miglioramenti importanti nel salario e nelle condizioni di lavoro. Hanno visto crescere la democrazia nella scuola ed hanno visto i suoi finanziamenti crescere.

Ecco se potessi dire questo (le ultime due frasi) sarei una persona che non ha capito nulla e critica cose inesistenti facendo il grillo parlante che poi, giustamente, si becca una scarpata in fronte (non so se i grilli hanno fronte). Purtroppo per noi tutti, che lavoriamo nella scuola e contemporaneamente vogliamo che la struttura, l’istituzione, cresca e migliori, le cose non sono andate così. Ma addirittura in senso contrario.
Con il centro sinistra:
-le condizioni di lavoro sono peggiorate
-il potere d’acquisto dei salari è sceso
-la democrazia non c’è più (è sparita pure quella cosa vaga che pure c’era); oggi vi è un dirigente che può tutto
-le strutture sono sempre più fatiscenti
-risorse sono andate alle scuole private
-gli insegnanti delle private sono entrati nelle graduatorie di coloro che sono anni che si fanno il “mazzo”
-i professori di religione in ruolo (con privilegi di precedenza nell’occupazione di altre cattedre in caso di perdita di posto)
……………………………
(ed anche se qualcuno di questi provvedimenti ha visto la luce ora, è nato PRIMA).
Allora, qui non si tratta di essere più o meno di sinistra (ancora con queste sciocchezze?). Semplicemente di indirizzare la lotta contro questo governo della vergogna, dicendo che noi puntiamo ad altro. A cosa? Allora qui viene fuori la necessità di chiarire il pensiero del nostro sindacato su cose NON DETTE. Cosa pensa la dirigenza Cgil Scuola dell’insieme delle vessazioni di Berlinguer alla scuola ed ai suoi operatori? Ci sono pezzi da salvare o no? Buttiamo tutto? Se il compagno storico resta in Cgil è SOLO per fare queste lotte nel sindacato, per cercare di capire. Non può essere soddisfatto di cosa è accaduto sia da parte del precedente governo sia (almeno a posteriori) da parte del sindacato. Gli altri ti chiedono: “Si, ma che propone la CGIL scuola?” E cosa rispondo io? Io rispondo che vorrei così e così. Loro mi dicono che questa non è la CGIL scuola ma sono mie fantasie. Allora io chiedo ai miei dirigenti. “Compagni, per favore, fateci sapere la linea del sindacato! Dobbiamo comunicare alle persone che lavorano con noi cosa accade. E chi sta con noi non è propriamente persona tranquilla.”
Tra coloro che ci interrogano si trovano (meno male che ce lo ricordano!):
-quelli che comunque accettano tutto (generalmente in sindacati con cui la CGIL scuola cerca accordi)
-quelli imbufaliti che se ti avvicini e, non conoscendoti di persona, sanno che sei Cgil, ti aggrediscono verbalmente (moltissimi nostri compagni CGIL o ex sono stati eletti RSU per loro prestigio personale, nessuno si illuda e tragga conforti alla Berlusconi)
-quelli con cui si lavora insieme per cambiare le cose, per smuovere, per convincere,…generalmente compagni nostri di altre parrocchie (non dico quali perché qualcuno ha allergie primaverili).

Qui si poteva anche aprire il vaso di Pandora. Lasciamolo chiuso e cerchiamo di coalizzarci (ANIME SICURAMENTE DIVERSE) contro il governo del cav. S. Banana ed in particolare contro la sua politica della scuola. Oggi (sottolineo, oggi) il leader naturale è Sergio Cofferati. Lo è stato (lui ma non gli innominabili dirigenti CGIL Scuola!) anche contro D’Alema e Amato. L’unico a tenere il timone diritto. D’Alema lo ha anche accusato di essere un conservatore, uno che si arrocca. Più o meno quello che dicono Fini, Maroni ed oscenità varie. Non lo era 9 anni fa, quando insieme a Trentin, ha giocato contro i lavoratori per un bene superiore mai visto, l’unica difesa che avevano: la scala mobile. Ma questo è un giudizio ideologico? No, no, basta prendere i dati Istat e ci si accorge che i nostri salari (credo valga per ogni lavoratore dipendente) sono scesi nel valore d’acquisto del 30%. Il beneficio so che c’è stato: l’inflazione è la tassa più iniqua… ecc., ecc. Ma i veri affari li ha fatti il padrone, come sempre.
Ma poi, Berlusconi e Banda Bassotti sono al potere per grazia divina o perché D’Alema e Don Veltroni ce li hanno accompagnati per mano? Interroghiamoci su tutto compagni, su tutto!
Non si venga con prediche da oratorio. Le lotte si fanno. Facciamole non ad excludendum. Nessuno si tira indietro (là dove vorrei proprio vedere chi sciopera e chi no tra i miei compagni CGIL). Saremo in prima fila CON TUTTI, sempre. C’ero anche il 15 febbraio. Ci sarò in qualunque altra data proclamata da qualunque sigla contro questo governo e per una piattaforma che mi trovi d’accordo (devo dire questo per la latitanza del mio sindacato, i decreti delegati sono in via di approvazione e, a parte i fazzoletti bianchi, non accade nulla).
Non ho né miti né tabù. I guai nascono sempre con le chiese. Occorre decidere di volta in volta rispetto a ciò che intimamente si sente. Non si possono cambiare le idee per gli opportunismi di qualcuno o di più di qualcuno. Questo parlare chiaro fa crescere la fiducia nel prossimo. Non ci fa una massoneria con riti segreti. E chi non ha capito questo è pronto per l’Opus Dei o Comunione e Liberazione.
Un discorso serio, anche per capire qual è la proposta di contratto che non c’è e si sta costruendo empiricamente, deve prevedere una chiara presa di posizione sulla legislazione esistente sulla scuola: dirigenza, autonomia, parità, professori di religione, precari (uscendo allo scoperto su SSIS e gli altri),….(“salari europei” è solo una parola d’ordine che deve concretizzarsi in qualcosa di operativo, in una piattaforma, in uno studio che preveda la fattibilità in un ambito in cui gli impegni di lavoro sono diversi, vogliono in alcuni casi restare tali, eccetera).

Concludo con la frase di rito che, se non la metto, faccio la parte del disfattista (tipica posizione di chi non capisce o non vuole: ma ormai ho la pelle dura e semmai scortico gli altri!):
COMPAGNI OGNI SFORZO DEVE ESSERE FATTO PER LO SCIOPERO GENERALE!!!!

PS. Il D’André come teorico della sinistra è un poco azzardato, qualche maligno potrebbe accostare il tutto a Bocca di Rosa [visti i livelli di comprensione sperimentati, occorre dire che la “puttana” è rivolto alla “sinistra” e a nessuna persona fisica. Si rilegga l’altra citazione e si scoprirà ciò che dico.n.d.r.]

6883 del 14/04 

Scrive ISA

“Ma lei quanta gente si aspettava al girotondo anti-Moratti?
«Sapevamo che sarebbe andata meno bene delle altre volte: sulla scuola è difficile coinvolgere, non è un tema aggregante evidentemente, interessa più gli addetti ai lavori e la riforma Moratti nessuno sa cos´è. “

Beh, lo impareranno presto i “non addetti ai lavori” cos’è, la riforma Moratti.. ci penserà lei con un bombardamento mediatico da tutte le tribune possibili.. a cominciare dai famosi “libretti”.
Ma perchè sulla scuola “è difficile coinvolgere” ??
Io ho visto molta partecipazione agli incontri organizzati da diverse associazioni, per informare la gente sui cambiamenti proposti.
E al giro-tondo di Modena non c’erano solo insegnanti.
Ma forse è vero..non è un tema “scottante” quello della scuola, se non per gli “addetti”..
Alla fine, molte famiglie chiedono di poter avere lo stesso numero di ore di “assistenza” dei propri figli..
Dei cambiamenti organizzativi nella scuola, della continuità didattica, dei problemi dei precari, del ritorno ad una scuola che divide i “bravi e ricchi” dagli altri, del prestigio dell’insegnante e della sua formazione, del loro stipendio, degli investimenti nella privata a discapito della pubblica, della “qualità” come la intendiamo noi.. forse è vero, NON è un tema aggregante..
Ma siamo arrivati a questi livelli? E’ possibile che alla maggioranza della gente non interessi quale fine sta per fare la “nostra” scuola pubblica?
Non sarà anche un poco dovuto al fatto che ci siamo tenuti molto distanti dalle altre categorie di lavoratori e siamo stati poco solidali con i loro problemi..
Insomma, in una giornata un pò strana come oggi, dopo aver letto questi articoli sulla rassegna stampa.. mi è venuta un pò di nostalgia degli anni in cui invece riuscivamo a coinvolgere l’opinione pubbica e ad avere il loro sostegno.. alla nascita dei tempi pieni, agli organi colegiali.. e poi..

ma cosa è successo ? O è giusto così?

Capisco, la scuola ha sue specifiche esigenze che solo “gli addetti ai lavori” conoscono a fondo.. ma alla fine noi teniamo in classe per più di metà giornata i ragazzi.. e la “gente” si dovrebbe sentire distante? non coinvolta in questo momento?

isa

..ma chi ha partecipato ai girotondi..ha avuto le stesse sensazioni di chi ha scritto quell’articolo?

6897 del 14/04 

aggiungo considerazioni

I problemi sollevati da Isa sono, come sempre, molto stimolanti. Voglio provare a dare la mia opinione riallacciandomi a molte delle cose che da tempo vado sostenendo anche in questo forum.
Ieri a Roma (e per quello che ho visto in tutta Italia) eravamo meno che in altri girotondi. Chi c’era? E qui parlo di quello di Roma. Ho visto non addetti ai lavori ma persone che normalmente passano per alto su queste piccole vicende umane che sono le manifestazioni. Ho ritrovato lì miei professori universitari ormai avanti negli anni che erano indignati (e lo si vedeva nel gesto, nel viso), persone appunto anziane che correvano tenendosi forte per mano perché il “tiro” era fortissimo. Il viso arrossato, stanchi ma vogliosi di dire che non ci stanno più, che anche loro si mettono in gioco. Molta gente così in giro e, personalmente, ritengo che l’assenza di VIP sia un bene (da una parte riconosco il loro ruolo motore iniziale, dall’altra guai se si dovesse andare ai girotondi perché c’è Jovanotti, fermo restando che se viene è il benvenuto). Non ho visto studenti (pochissimi), neppure colleghi (pochissimi), ho visto un solo politico (Rizzo), c’era De Mauro che secondo me ha fatto un’ottima figura a venire (ma non è stato applaudito, chissà chi mette in giro queste sciocchezze! ma solo salutato da persone che lo conoscevano) mostrando il coraggio delle sue azioni che poi non erano proprio sue ma del suo predecessore, la stessa CGIL ufficiale era rappresentata dall’innominabile che ha rilasciato le interviste e se ne è andato, e da altri 3 dirigenti nazionali che non si sono mescolati con noi giocherelloni che facevamo il girotondo, hanno preferito il ruolo distaccato di chi discute in un piccolo capannello sotto la scalinata del MIUR.
Quindi gente, solo gente, solo base. I discorsi che si sentivano erano costantemente diretti contro la svendita dell’argenteria fatta dal governo di centrosinistra.

Ma, e qui vengo alle domande (credo retoriche) di Isa, perché la scuola è fattore differenziale quando non lo era all’epoca dei decreti delegati, intorno alla metà degli anni 70?
Vi è una differenza abissale tra i due momenti. In 30 anni si è creata una gigantesca faglia.
La differenza inizia a risiedere nel fatto che 30 anni fa, fare l’insegnante era una PROFESSIONE, oggi no! Riferendoci a quel passato scopriamo che andare ad insegnare era IL PRIMO LAVORO per la famiglia di quell’insegnante. La distribuzione per sesso tra i lavoratori della scuola era intorno al 50%. Oggi tale distribuzione è 80% donne e 20% uomini. (dico ciò con una doppia premessa: questa è una società maschilista e questi numeri discendono da questo, le colleghe professioniste della scuola valgono esattamente come un uomo). Questi numeri indicano che la scuola è diventata un secondo lavoro. Vi è il maschietto della famiglia che non può più essere considerato un “fallito” con il mezzo servizio del lavoro di insegnante. Egli ormai sceglie altre vie (io, ad esempio, a suo tempo SCELSI l’insegnamento. Oggi cercherei in tutte altre strade scappando da questo covo di impiegati considerati di basso livello). E’ la “moglie” e la “mamma” che arrotonda lo stipendio famigliare con l’insegnamento. Questo mestiere, prima di moglie e mamma e poi il resto, è un vergognoso portato sociale in un Paese in cui, pur avendo avuto al potere quelli che la difendono , hanno operato in modo da non dare alla famiglia alcun sostegno! E questo sciagurato governo dei Casini, Follini e Bruttiglione (detti: foglie di fico. Ma poi, che nomi hanno costoro?) tagliano ancora ogni sostegno alle famiglie togliendo tempi pieni e prolungati. Ogni tanto nel forum si è parlato di coloro che sono refrattari a sindacalizzazione, a scioperi, a manifestazioni, a tutto. Si è parlato anche delle signore bene, nostre colleghe (marito: chirurgo, avvocato, ingegnere,…). Ma come si può pensare che chi si è ritagliato tale spazio possa richiedere professionalità? La gran parte di queste nostre colleghe (ma anche vari colleghi) non le si incontra mai in nessun luogo. Partecipano agli scioperi solo perché fanno ponti lunghi e vanno a fare una vacanzina.
So bene che vi sono tante donne che pur essendo “mamme” e “mogli” sono delle eccellenti professioniste che fanno esattamente lo stesso identico lavoro, fanno esattamente le stesse lotte di coloro che ambiscono alla scuola come PRIMO LAVORO. Ma se non si rompe questo circuito, la scuola diventerà sempre più un ghetto da cui coloro che vogliono dare se stessi come professionisti sfuggiranno. E già queste cose le vedo in giro. Quelli che stanno entrando ora hanno in gran parte spiriti di collaborazione quasi fantozziana con il dirigente.
In tutto ciò reputo vi siano stati errori importanti di tutti i sindacati, più che mai di quelli corporativi (che però avevano buon gioco e potevano crescere proprio in una situazione atipica di secondo lavoro). Se non altro, come diceva Isa, nell’isolarci e nel non far intendere che siamo parte del mondo del lavoro con mansioni differenti. Ecco, questo, 30 anni fa, era un dato. Si manifestava con scioperi generali a valenza sociale: INSIEME TUTTI. Ricordate gli scioperi generali per le pensioni? Per la casa? Per il lavoro? Si fermava il Paese! Non volava una mosca! E noi insegnanti, parte del mondo del lavoro, insieme e mescolati a tutti gli altri.
Poi sono iniziate alcune spinte corporative. Alcuni pezzi di sindacato hanno iniziato ad utilizzare il loro essere più forti (potere legato al fermare certi servizi) per ottenere di più. E’ stato l’inizio della fine, perché in questo mercato noi non potevamo competere. Vi sarebbe stato un pezzo: il blocco di scrutini ed esami. Ma ci si è subito premuniti, eliminando la cosa nel regolamentare gli scioperi fino al punto da rendere i nostri inutili.
E’ chiaro che la scuola da sola, con i suoi dipendenti da soli, non può essere rivendicativa. Non ne ha la forza, anche se i sindacalizzati passassero dal 30% attuale al 70% dei lavoratori della scuola.
Noi tentiamo di dire che la scuola è un problema di tutti. Noi CGIL ne siamo tutti convinti. Ma le politiche fatte (anche dai nostri sindacati) ci hanno mazziato con i salari riuscendo addirittura a farci vedere da una opinione pubblica (comunque distratta) come corpo separato.
Questo non si recupera se non attraverso il nostro offrirci con un contratto che ritorni a riconoscere la professione docente come tale. E lo si fa togliendo dalla circolazione i luoghi comuni (lavoriamo solo 18 ore a settimana ed abbiamo 4 mesi di vacanza). Se facciamo questo ci togliamo pure la zavorra delle signore bene. Se poi accertiamo il diritto all’accesso alla PROFESSIONE, evitando le continue sanatorie che squalificano tutti noi (compresi i sanati), se aggiungiamo una valutazione (biennale?) del nostro lavoro, se reintroduciamo per gli studenti un sistema di selezione-borse di studio (le due cose insieme evitano la selezione per censo), se diamo effettività alla gestione democratica (non come con i decreti delegati truffa), con aggiornamenti in gran parte a livello di istituto, allora nell’arco di 10 anni ritorniamo ad avere un accesso nella scuola di chi lo ha scelto perché è una professione che garantisce un salario con il quale (DA SOLO) sia possibile mantenere dignitosamente una famiglia. Ed otteniamo il riconoscimento sociale del nostro lavoro.

Ritornando ai girotondi, ciò che è venuto fuori è proprio la comprensione del problema scuola da parte di una intellighenzia che sta diventando motore per cambiamenti che dovevano vedere soprattutto il nostro sindacato come trainante (e non come gestore dell’esistente). Non c’erano altri ceti sociali perché la situazione creatasi fa sì che non ci si schiera con dei “privilegiati” come noi (sic!). Perché la scuola pubblica, così come è, sta andando allo sfascio. Perché si è smantellato Gentile a partire dal primo anno delle “superiori”senza sostituirlo con nulla (se non con centinaia di sperimentazioni diverse tra loro e non in grado di essere valutate in contesti omogenei). Le promozioni generalizzate fanno rendere conto che non solo la scuola non fornisce più la promozione sociale, ma neppure una preparazione accettabile.
Io credo ci sia molto da fare. Credo occorra ripartire da molto indietro per riprendere le fila di un discorso molto complesso che deve toccare la scuola anche per farla diventare servizio per le famiglie con aperture alle 7 (ed anche le 6!) di mattina, con i tempi pieni, con tutto ciò che serva di assistenza a famiglie che vanno presto al lavoro ed hanno bisogno di due salari.
Iniziando su questa strada, il contratto discende come conseguenza, non è più un esercizio teorico del chi chiede cose che non si capisce bene dove si agganciano e non si sa bene come spiegarlo ai cittadini che usano la scuola.

ARRIVA UNA SIGNORA DI PASSAGGIO (per sua ammissione)  (Tania)

6900 del 14/04

A me pare un po” semplicistico.

Negli anni 70-80 mi sono impegnata nella mia città sia per il tempo pieno che per gli asili e per gli organi collegiali.

Ma allora ci si mobilitava per la scuola, non per gli insegnanti.

Se ora nessuno ha più voglia di impegnarsi su questo non credo che basti pensare a risolvere problemi legati alla figura dell”insegnante.

Questi sono importanti, ma con “gli altri” è specialmente importante discutere proprio sulla scuola e sulla sua funzione nella società di oggi.

Altrimenti per forza sembra un discorso solo da addetti ai lavori.
Del resto molti si mobiliterebbero per la sanità, ma credo pochi sul contratto degli infermieri o dei medici, il che non toglie che un buon contratto per questi sia importante per una buona sanità pubblica.

Non so se sono stata chiara, dal mio punto di vista è proprio il vedere tutto in funzione di sè stessi, e la chiusura in sè stessi che crea problemi.

E non è un caso se alcune cose “nuove” degli scorsi anni, a cominciare dall”autonomia, avevano cominciato a ricreare un certo interesse dell”esterno e dei genitori verso la scuola, ma poi…è finita come è finita….e rischiamo di tornare indietro.

6902 del 14/04

TANIAAAAAA!
Si parlava di scuola e non di insegnanti!
Ma dove lo hai letto che il problema principale sono gli insegnanti?
Si parlava di sciopero della SCUOLA e si conclude dicendo che se la SCUOLA riacquista il suo ruolo, allora gli insegnanti….
Dai che con un piccolo sforzo ce la fai…

6906 del 14/04

arriva Frame con i suoi attacchi da Dama di San Vincenzo rivolgendosi a me:

saccente e intollerante come spesso ti succede; questo è un esempio di come i tuoi interventi e commenti possano risultare offensivi e, comunque, non aiutano i compagni a dire la propria opinione, qualunque; e, bada, non mi riferisco al merito delle cose che dici, ma ai modi e al tono, dequalificanti prima di tutto per la tua persona e per la tua intelligenza,
pensaci…
A Tania voglio dire che condivido l”idea che si tratta di coinvolgere i cittadini (genitori) nel dibattito che c”è intorno alla scuola, questa è la scommessa oggi, la riforma Moratti ce ne offre l”opportunità e gli argomenti, ma ci scontriamo con un distacco tra noi e l”opinione pubblica che va colmato culturalmente, con un percorso forse lungo ma che può accorciarsi solo iniziando ad operare in tal senso con iniziative sì legate al contingente ma anche e soprattutto con un respiro più lungo, legate ad esempio a potenziare, migliorare, riqualificare il coinvolgimento dei genitori nella gestione della scuola, agendo sui regolamenti di istituto laddove la nuova legge sugli organi collegiali tende ad svuotare anche la rappresentanza dei genitori (consigli di classe).
Altro esempio con il gruppo di lavoro ScuolaFutura di Carpi, dopo l”assemblea pubblica sulla riforma, abbiamo deciso di dare la parola ai bimbi di scuola d”infanzia ed elementare con un concorso dal titolo “La scuola che vorrei: edificio, argomenti-attività, aiutanti adulti, relazioni” proponendo come giuria il consiglio comunale dei bambini operante nella nostra città. Lo scopo di questa proposta non è certamente quello di utilizzare in funzione antigovernativa quanto verrà proposto dai bimbi, ma affermare con forza il principio che se si vuole cambiare la scuola i primi che bisogna cercare di coinvolgere sono i suoi fruitori, gli allievi; mi dirai, cosa c”entrano i cittadini-genitori? Noi pensiamo che coinvolgere i bimbi sulla scuola che vorrebbero, significa chiamare dentro anche i genitori o per lo meno proporsi loro come interlocutori qualificati per un dialogo sui bisogni che inevitabilmente si troverà ad affrontare le questioni legate all”organizzazione e a ruolo e professionalità del corpo docente, ma questa è la cosa più difficile.

Ciao

Francesco

6932 del 14/04

rispondo a Frame (Ad uno dei pretoriani senza affetto)

Era inevitabile che si arrivasse a questo. Ed allora, visto che si insiste, rispondo direttamente a Francesco (FRAME 52). Caro Francesco, un’altra predica? Non ti sei scocciato di stare a fare il pretoriano del forum?

Io non sono mai intervenuto contro di te ed ho addirittura rispettato il tuo invito a stare zitto per far esprimere gli altri. Il forum non ha prodotto più nulla per due giorni!
C’è qualcuno che dice che dobbiamo fare proposte, io ne faccio e qualcun altro mi dice che non ci sono i soldi.
Poi te ne esci con questo pezzo offensivo principalmente per tutte le persone che coinvolgi (nell’intenzione “squalifichi”):


“- sono pochi quelli che scrivono, sempre meno, anzi ormai quasi solo la corte Renzetti presidia il forum (perdonatemi il termine corte ma mi rifaccio ad un post di Vittorio che ha consegnato nelle mani di Roberto il titolo di vera anima e quindi di principe del forum)

– sono in egual numero quelli che leggono, così sembrerebbe almeno dai numerini (il diminutivo è riferito all’entità degli stessi) che compaiono nella colonna Hits; il che vuol dire che sono sempre pochi e che non trovano alcuno stimolo ad intervenire

– le due considerazioni precedenti dovrebbero farci pensare che qualcosa non funziona e che anche noi che diamo la parola a questa piazza virtuale possiamo e dobbiamo fare qualcosa per creare le condizioni perché sempre più compagni siano stimolati ad intervenire e non a fuggire; penso che per questo non ci servano né guru, né insulti, né litigi, né appelli alla diserzione; la nostra piazza virtuale non deve diventare semplicemente il luogo in cui sfogare le proprie frustrazioni, in cui mettere in libertà la rabbia inconsulta dei delusi, in cui scatenare l’astio contro chi non la pensa come noi. Queste condizioni non stimolano all’intervento, col rischio di essere azzannati, ma solo allo studio degli aspetti psicopatologici che sottendono tali comportamenti.”

Ti sei ben reso conto di quanto hai scritto?
Sai cosa non funziona? Il continuo richiamo al metodo. Possibile che la possente maggioranza CGIL non sia in grado di intervenire in questo forum a fare proposte? Possibile che anche tu non ne fai e chiedi a noi di leggere quella sciocca lettera di intenti di CGIL, CISL ed UIL?
Possibile che l’unico che si prende insulti sono io (ricorda il “vergognati” di De Anna e ricorda il “fascista” di Marilena, la lucchese-viareggina che presto o tardi incontrerò, ed ora il “saccente ed intollerante” detto da te)? Questi sono metodi stalinisti: l’opposizione deve essere annientata!
Per fortuna i burocrati come te contano e conteranno sempre meno.
Se vuoi discutere prova a farlo sostenendo delle tesi ed argomentandole. Mamma Cgil Scuola, purtroppo per tutti noi, oggi , non ci aiuta..
Vedi Francesco io lavoro sui temi della scuola da 35 anni e non da un retrobottega o da un distacco.
Quando arriva qualche superficiale che mi dice che le cose che dico sono semplicistiche, mi arrabbio. E se rispondo come rispondo dovrebbero essere fatti miei e di chi mi dice questo. Che cavolo c’entri tu! Ma allora è vero che vi sono i pretoriani! Allora è vero che questo forum DEVE essere diretto e non è libero. Spiega altrimenti perché le cose che tu dici (poche per la verità) sono più giuste di quelle che dico io. Perché tu puoi piombare con giudizi che io non mi sono mai permesso se non a quelli che si rivolgevano direttamente a me ? Chi sei in CGIL scuola? che ruolo occupi? Perché intervieni con tale sicumera nel forum.
Io sono un iscritto di base. Uno che già Bonezzi vorrebbe che se ne andasse altrove. Dillo pure tu, avanti… Ti assicuro che manca solo questo! E se è vero che vi sono vari burocrati qui presenti è anche vero che, a lato delle Tanie, vi sono molti compagni che seguono con attenzione quanto accade. Ora chiama pure le truppe cammellate.
E tu che ti riferisci agli HITS, guarda gli hits che mi riguardano e confrontali con quelli di altre persone.
Da ultimo. Sono vari mesi che giriamo su un argomento che teoricamente è straesaurito. Chi prova a dire qualcosa viene regolarmente circondato e attaccato in modo intollerabile. Cambiamo forum: parliamo di CONTRATTO. Perché, lo sai, non c’è nessuna bozza di contratto.
Purtroppo io so anche il perché. Vi sono troppe cose da mettere sul tavolo delle trattative oltre al nostro contratto. Tu lo sai no? Questo governo minaccia il taglio di molti posti anche sindacali…
E qui mi fermo.

PS. Si continua a credere che chi interviene qui non parli con genitori, alunni, colleghi? Ma perché date i numeri

ARRIVA BONEZZI

6945 del 15/04

QUESTO FORUM HA ESAURITO LA SUA SPINTA PROPULSIVA AL SOCIALISMO

Renzetti insulta e Cagliostro lo segue, nessuno osa più intervenire per timore di prendere insulti. Non è tollerabile che chi non è d’accordo con Renzetti venga definito pretoriano.
Delle due o Renzetti si controlla col fido Cagliostro oppure viene espulso dal forum, sempre con Cagliostro. Alternativa: chiudiamo tutto.
Per la precisone quando il Renzetti mnacciava d’andarsene dalla cgil ho semplicemente detto che poteva andarsene. Io se fossi così indignato
ed addirttura sapessi tutto sul nuovo contratto, cambi segreti ecc. lo farei.
Invito a leggere il forum sugli ata, parlano di contratto e si chiamano tra loro signori.
Perchè loro ci riescono e noi no?
Renzettiper loro fortuna non ce l’hanno.
Mi convincono le regole sul forum, Renzetti col suo tono non reggerebbe un minuto in qualsiasi altro forum anche di patiti di figurine, il moderatore l’avrebbe già cancellato e non per censura ma perchè offende, offende le persone. 

Bonezzi

Naturalmente vi sono gli utili sciocchini che si aggregano a Bonezzi: MarcellaS, Mambo, Loredana

DALL’ALTRO FORUM

(riporto questi interventi, un dialogo con De Anna che ritengo utile per tutti proprio per capire le differenze abissali di concezione della scuola, solo per far vedere che la mia volontà andava nel senso di costruire e quindi dare il massimo di contributo, per vedere l’intero dibattito si vada sul forum parallelo a quello a cui ora ci siamo riferiti)

4787 del 9/02

Le prime osservazioni sono relative ad una scuola che viene uccisa.

Vediamo i dettagli dell’assassinio.

Cosa è cambiato con questo abbozzo di riforma (sarà formalizzata in Parlamento) rispetto all’esistente e rispetto a Berlinguer? Si tratta di sciocchezze verbali nelle enunciazioni e delle mazzate violente nei fatti.

Per leggere questa riforma occorre rifarsi alla finanziaria che taglia i fondi dell’Istruzione di un 19% e che ha introdotto il fatto che tutti i servizi scolastici saranno effettuati da aziende esterne alla scuola.

Le due cose insieme vogliono dire ciò che già è stato detto da vari quotidiani:

1) riduzione da qui al 1° settembre 2004 (due anni scolastici) di 56.000 posti di insegnanti “di ruolo” nella scuola,

2) ciò va aggiunto al fatto che non sarà più possibile avere precari e supplenti (circa 60 000 persone)

3) occorre ancora pensare a 20 000 posti di bidelli e personale di segreteria che spariranno.

Come si realizzerà tutto ciò?

1) Il numero massimo di ore che i ragazzi faranno a scuola sarà di 25 a settimana

2) Le materie saranno ridotte, da quelle che sono, ad 8 (o massimo 10)

3) Spariranno (ciò che ora si sa) educazione tecnica, educazione musicale, educazione artistica, educazione fisica (chi vorrà fare di queste cose se le pagherà con corsi a pagamento)

4) Se una scuola parte, ad esempio, con 10 prime classi con 25 alunni ciascuna e l’anno successivo vi sono un totale di 200 alunni (50 sono stati bocciati o si sono ritirati), si rifanno le classi che non potranno essere più di 8 (minimo 25 alunni per classe con conseguente sparizione della continuità didattica). Questa operazione di accorpamento delle classi può avvenire ogni anno.

5) Non si potranno nominare supplenti per assenze fino ai 16 giorni. Saranno i professori della scuola che dovranno fare fronte all’assente (pagati 27.000 lire nette l’ora). Chi conosce la scuola sa cosa ciò vuol dire: è praticamente impossibile fare qualcosa di utile in una sarabanda di supplenze non continue con lo stesso insegnante.

6) Le lingue così come sono previste sono l’esatto identico della riforma Berlinguer, con una aggravante Moratti: saranno licenziati tutti quelli che davvero facevano imparare le lingue, gli 11 000 insegnanti di madrelingua che attuavano nei laboratori linguistici

7) La prima elementare che inizia a 5 anni è l’esatto identico di quanto previsto dalla prima versione della riforma Berlinguer, bocciato per il buonismo del centrosinistra, a seguito delle violente proteste del Polo (e della sua ala cattolica in combutta con i cattolici dell’Ulivo). Si tenga conto che questo cedimento del centrosinistra è quello che ha poi creato il maggior malcontento tra insegnanti ed utenti (i cicli che vedevano una riduzione di un anno tra elementari e medie)

8) Chi conosce la scuola sa quanto siano importanti i bidelli agli ingressi ed ai piani. Questa riforma li vede solo come addetti alle pulizie. Saranno aziende esterne alla scuola ad occuparsi di pulizie, con la sparizione di bidelli e la scuola lasciata in balia di se stessa con ogni nefandezza che può accadere nei corridoi

9) Anche le segreterie spariscono con il solito sistema delle agenzie esterne

10) Gli insegnanti non avranno nessun miglioramento economico ma, a seguito degli accorpamenti, dovranno certamente avere cattedre di 18 ore che possono arrivare fino alle 24. Con 24 ore si moltiplicano compiti in classe , lezioni da preparare, consigli di classeì, ricevimenti genitori. La qualità scende. I rapporti con i singoli studenti pure. Andremo al trionfo dei quiz ed alla sparizione delle interrogazioni. La contropartita, quello che è considerato aumento di stipendio? Sono le 27.000 nette l’ora per i servizi accessori.

11) Fine di ogni programmazione didattica. La scuola è determinata dal consiglio di amministrazione che potrà farla virare su gli interessi di una fabbrichetta vicina che sponsorizza. Naturalmente anche la gestione democratica non esiste più

12) Sperimentazioni e simili decadono dall’inizio dell’anno prossimo per legge

13) La cosa più grave di tutte è la scelta a 12 anni (inizio della seconda media) tra licealizzazione e professionalizzazione. E’ detto che saranno possibili dei passaggi orizzontali. E’ una menzogna. Nessuno, dopo due anni di programmi così divaricati, potrà passare da una parte all’altra (è vero invece che si fornisce giovane manodopera alle fabbrichette del nord, poiché tale manodopera gratuita sarà poi un titolo di merito agli esami finali). Altro che abolizioni dei crediti e prosopopee varie sui giovani avviati al lavoro!

14) Tutti coloro che hanno affrontato tali questioni sanno che una preparazione professionale specialistica NON è vendibile su nessun mercato. Iniziando oggi una data specializzazione essa sarà terminata tra 5 anni. Che valenza avrà allora? Ciò che tutti chiedono non è questa sciocca operazione ma una preparazione più generale che permetta di acquisire le abilità mentali che permettono la tanto lodata flessibilità. Qui si gioca su persone che saranno magari usate qualche anno , ma poi saranno gettate perché non in grado di reinserirsi in un nuovo modo di produzione!

15) Gli esami finali affidati a commissioni interne sono un gravissimo attacco al valore legale del titolo di studio e la molla più potente per scardinare la qualificazione della scuola pubblica: i professori dell’ultimo anno che non volessero lavorare dovrebbero solo garantire la promozione a tutti. Si ottengono due perfidi risultati: tutti promossi con livelli indecenti di preparazione; degli insegnanti completamente nullafacenti.

16) Checché ne dica qualche buontempone gli insegnanti NON HANNO CARRIERA e non l’avranno! La valutazione del merito era esattamente quanto aveva messo in piedi Berlinguer con l’Istituto della valutazione del lavoro degli insegnanti gestito dal CEDE di Frascati e dalla Biblioteca Pedagogica e Didattica di Firenze. Qui valgono le stesse obiezioni a Berlinguer: chi valuta chi? Ho fatto decine di concorsi ed esami in vita mia. L’ultimo 2 anni fa. NON HO MAI TROVATO, dagli anni dell’Università, persone all’altezza di esaminarmi.

17) Il tutto è una regalia alle scuole private (che tra l’altro godranno di lauti finanziamenti). Tutto il caos che verrà indotto nelle scuole di Stato convincerà molti a dirottare i propri figli verso le scuole private che non hanno i vincoli delle scuole pubbliche (è un poco come Mediaset che non ha i vincoli della Rai). I diplomifici potranno funzionare a pieno ritmo, infatti, essendo stata abolita l’ammissione agli esami finali, ed essendo possibile che una scuola di salesiani faccia gli esami ai suoi alunni, saranno possibili salti olimpici. In pochissimi anni tutta la borghesia ignorante del nostro Paese si addottorerà passando attraverso questi diplomifici e certe università di campioni del calcio. La moneta di scambio è oggi l’euro.

18) L’impianto è gentiliano e chiunque ha visto i servizi TV se ne sarà accorto. Si dice: “resta l’impianto umanistico letterario dei licei a cui si affianca la formazione professionale”. Quindi si continua a spacciare il liceo scientifico per un liceo umanistico (e se il tutto resta così lo è senza ombra di dubbio). Ma poi si parla del liceo tecnologico. Ma anch’esso non è scientifico. Insomma, ancora oggi, le scienze non hanno dignità. Sono, alla Gentile, mere tecniche che nulla danno all’uomo ed alla sua formazione.

Questo è un suntino per gli sprovveduti. Per coloro che con 100 euro al mese hanno risolto i problemi del “contratto”.

4969 del 14/02

Intanto ringrazio la prima persona, spero compagno, che, dopo vari miei interventi al forum, non parte in quarta contro il nemico ma tenta un argomentato ragionamento.

Ciò premesso il mio cortese interlocutore ammetterà che i sistemi binari sono esemplificativi di una comunicazione che avviene in sistema binario. Più si articola e meno si viene letti e minore è l’effetto del messaggio. In ogni caso la “provocazione” è stuzzicante per poter argomentare.

Possiamo iniziare dal blocco governativo. Sono convinto che non è monolitico e che vi sono una infinità di contraddizioni. Credo anche che SU UNA LOTTA DI LUNGA DURATA tutte queste contraddizioni esploderebbero lasciando campo libero a dei supposti “illuminati”antagonisti.

Il problema è almeno duplice:
– i tempi di realizzazione legislativa annunciati prevedono marzo come compimento della fase legislativa che, in accordo con la finanziaria, prevede quanto annunciato e cioè tutti i tagli di cui parlavo nel mio primo messaggio ed una sostanziale degradazione della scuola pubblica a mero parcheggio per meno abbienti;
– la speranza che il centrosinistra offra qualcosa di meglio è immediatamente uccisa nella culla dell’esperienza elitaria di 5 anni di centrosinistra in cui gli insegnanti sono stati trattati come parco buoi da parte di chi deteneva il potere (e pensare che molti di quelli che sono stati bistrattati sono stati quelli che hanno fatto la crocetta sull’ulivo in quel fatidico 1996).
A ciò possiamo aggiungere l’osservazione correttissima di chi detiene davvero il potere nel MIUR (ma in qualunque altro ministero). Direttori generali &Co. La fanno sempre da padroni e non vengono mai disarcionati (il solo pensare all’immortale Augenti mi fa venire la pelle d’oca).
Ma, si osserva, non è detto che tutte le componenti della maggioranza governativa debbano sostenere il progetto “aziendalista” della Moratti. Posso lontanamente convenire. Dico lontanamente perché le esperienze di funzionamento parlamentare, fino al momento, mostrano che questa accolita di governo è lì per il POTERE, e non riesco a vedere formazione che sia capace di smarcarsi da quanto sta accadendo in tempi tanto rapidi. La Lega è ai minimi storici: nessuno crede che azzarderà più di tanto (già si gioca molto con il CdA della RAI); AN trova rispondente alla sua politica una scuola che da una parte riporta l’asse formativo sui licei (su questo anche Berlinguer era d’accordo) e dall’altra si sbarazza rapidamente dei meno abbienti; FI ottiene una scuola che riscuote il plauso di Confindustria; il CCD-CDU (con la CISL), la foglia di fico, si accontenta di non disturbare nei loro affari le scuole confessionali. Ma, nell’ipotesi che qualcosa non dovesse funzionare e qualcuno dovesse puntare i piedi, dopo 5 minuti tutto sarebbe risolto per quella alleanza per il potere in cui tutti sanno che se qualcuno viene meno, tutti perdono. Il primo stop alla Moratti in Consiglio dei Ministri ha già fatto suonare un allarme che Berlusconi a saputo raccogliere schieradoi con Moratti e PARLANDO agli alleati. La Lega prenderà per le regioni che controlla un 25% di Istruzione Professionale; al massimo potrà otenere che, nell’ambito dell’autonomia, le sia riconosciuto quel 15% di ore che andranno sul “lumbard” ed il “veneto”.
Ma questo pezzo già accertato deve subito far scattare il secondo campanello di allarme: la truffa dei passaggi orizzontali tra scuole professionali e “licei”. Quanto più si regionalizza l’una, quanto meno sono possibili i passaggi orizzontali. Vi è un altro elemento che introduce il sospetto: un grde pezzo di scuole professionali è gestita dalle OO.SS. Che ruolo giocano in questa vicenda nei rapporti con le Regioni ?
Ma veniamo alla finanziaria. Questa volta, più che in qualunque precedente repubblicano, si è dato ampio spazio alle deleghe e non su questioni marginali, ma proprio su questioni di fondo, qualificanti della finanziaria stessa. Gli articoli di finanziaria che vanno nel senso di smantellare la gestione dei collaboratori scolastici e dei “bidelli” mediante aziende esterne, non è una mia invenzione e, per quanto è dato osservare, questo governo porterà a termine i suoi propositi. Nessuno si lasci confondere dal contratto del pubblico impiego (a cui IMPROPRIAMENTE è stata legata la vertenza scuola): qui si interveniva in un settore storicamente legato ad AN e, non a caso, si è fatto garante di tale accordo lo stesso Fini. La vicenda dei metalmeccanici dovrebbe essere emblematica ma vi sono anche le dure prese di posizione di Maroni sulle deleghe per Pensioni, art. 18 e TFR. Il governo fila in accordo con Confindustria e ciò che è peggio ha come interlocutore la parte più becera ed arretrata del nostro settore industriale, quello che, non essendosi modernizzato, ha bisogno di mano d’opera non avanzata, ma arretrata ed a bassissimo costo. La scuola della Moratti si innesta su quella Berlinguer come Jeckill si rapportava ad Hide.
Le buone intenzioni di Berliguer sono quelle che hanno aperto brecce che hanno poi permesso con una semplice leva di fare un varco gigantesco in cui infilare il peggio della struttura che nasceva con qualche gene sistemato male. Si può ricordare l’autonomia; la stupida dirigenza che ne discende; quegli oboli che sono i fondi incentivanti e le funzioni obiettivo che, oltre a scatenare la guerra tra i poveri, hanno creato un gruppo di servi del dirigente nel collegio docenti (i disgraziati colleghi questuanti) tale da non permettere più maggioranze trasversali (passa sempre ciò che il dirigente vuole); la legge della parità che ha aperto le porte ad ogni ignobile finanziamento della scuola confessionale (la referenza in questo proposito non sono i cobas ma gli ultimi liberali italiani che hanno scritto il famoso “MANIFESTO LAICO” pubblicato da Laterza – Sylos Labini, Scalari,…); la stessa riforma degli organi collegiali apre drammaticamente al consiglio di amministrazione della Moratti e, in definitiva, non vi è un solo pezzo della prolifica produzione berlingueriana che non possa essere reclamata come anticamera del mostro Moratti.
Bertagna poi. E’ un signore che insieme agli altri 5 “esperti” (a parte Tagliagambe) è un cattolico militante. E’ uno di quelli che girano intorno alla editrice La Scuola, è uno psicopedagogo al servizio dei padroni. Ma sempre psicopedagogo è. Voglio dire che, ad una riforma cartacea Berlinguer, seguono le cartuccelle di altri psciopedagoghi. E gli insegnanti? Non ci sono mai, né nella proposta Berlinguer né in quella Moratti. Ed a questo punto, data la sede che ci ospita, dobbiamo chiederci se è ragionevole rivendicare un ruolo per gli insegnanti. Abbiamo una qualche dignità o siamo solo carne da macello, o meglio carne da aggiornare istante per istante se vuole avere un salario degno? Tutto questo lo dico quando molti colleghi inferociti scesero in piazza in occasione del concorsone (contro Berlinguer che si muoveva con l’incosciente sostegno CGIL Scuola) e quando oggi, come se il passato fosse cancellato, si accetta un accordo (quello che ha fatto revocare lo sciopero) in cui, ancora si destina una parte del denaro stanziato per la scuola al merito. Al mio sindacato mi sento di dover chiedere ragione di un comportamento bifronte: perché il merito, il dover dimostrare di valere qualcosa è sempre richiesto agli insegnanti (che pure sono iscritti in grna numero a tale sindacato) e non ai dirigenti? Questi ultimi, con il sostegno CGIL, sono passati da burocrati a dirigenti (con aumenti per noi insegnanti impensabili) con un corsetto di qualche ora. Tale corsetto era talmente selettivo che tutti i presidi o direttori didattici sono diventati dirigenti. Analogamente per la destinazione all’estero: basta con il merito, avanti la rotazione!
Analogamente per il prossimo concorso a dirigente: concorso riservato per chi ha incarico triennale di presidenza e punteggio pesante per chi ha un semplice incarico (tutto ciò rivendicato come successo contrattuale del sindacato). Io sono per il merito! Scusami se pretendo che questo criterio debba valere per tutti! E scusami se, dal punto di vista degli insegnanti, la richiesta di merito debba essere accompagnata non da una elemosina ma da uno stipendio degno che si allinei a quelli europei (parlo di salario in proporzione ad orario di servizio). E, vedi che siamo venuti all’altra questione che poni: non tutti in questa pretesa sinistra vogliono le stesse cose. Io credo che la ragione sia dalla parte di chi vuole certezza di diritto e non scappatoie ed eccezioni. Io credo che l’unità occorra cercarla con i compagni (Rifondazione, No global, Social Forum, Coordinamento RSU,…) piuttosto che rincorrere sigle straordinarie che oggi sono in cerca di referenti politici e si muovono come funamboli sui una corda neppure ben tesa. La CGIL affronta uno scontro duro con parte dei suoi iscritti per la revoca dello sciopero? Che fa la CISL? Si fa in silenzio la sua manifestazione il 9 marzo e, di nuovo, la CGIL ha perso la battuta!
Vedi, De Anna, io non voglio avere ragione. Ma osservo una marea montante rapidamente, molto rapidamente! E vedo una sorta di inerzia (rassegnazione!) da parte di chi, per me, è deputato a reagire in tempi rapidi! Lasciando perdere il moribondo DS oggi è solo la CGIL che ha la struttura ed i contenuti della opposizione. La CGIL Scuola si prepara invece a gestire il cadavere della scuola morattiana inventandosi il fatto che, sedendosi ad un tavolo, ci sia da contrattare. A questo punto non posso dirti te l’avevo detto, ma ti dico: vedrai! I cuori diversi, le anime diverse del governo sono unite per il potere, come ti osservavo già. Berlusconi non rischia che un altro suo tecnico se ne vada. Tremonti si è tranquillizzato con i forti tagli che la Moratti ha garantito, gli altri sono giè accontentati e con piccoli spostamenti, saranno completamente soddisfatti. Ma poi, davvero tu credi di poter avere una qualche forza politica che si possa incuneare in mezzo a questi lanzichenecchi, con la speranza di rompere il loro fronte? Cte tu lo creda, va bene; ma a me lascia un qualche dubbio.
Chi, invece, discuterà il ritorno dell’”avviamento professionale” ai 12/13 anni? Chi inizia una campagna contro una scuola che nell’arco di un mese sarà trasformata in modo da essere uccisa (si veda in proposito l’altro mio messaggio)? Tutti quelli che sono attenti sanno che dalla Liberazione mai vi è stato un tale attacco non solo alla scuola ma all’intero stato sociale. L’introduzione di clientele, sotto forma di direttori di fascia diversa, mostra proprio la necessità, da una parte, di pagare i servizi a tutte le mezze figure che si sono mosse in sostegno di questa coalizione e dall’altra di avere servi docili che facciano passare i veri tagli che sono sul personale indifeso e non legato ad alcun carro. Qualche milione in più a mille persone è una sciocchezza rispetto alla mortificazione di quasi un milione di docenti ed al licenziamento o non assunzione di oltre centomila persone. L’impresa vive anche con le tangenti, lo sai no? E tutto quello che tu vedi come un qualche progetto con una sua logica all’interno della prima repubblica non è altro che il sistema di tangenti della seconda.
Detto questo vediamo le strategie. Io sono una persona sola ed il sindacato “dovrebbe” essere il soggetto pensante delegato a difendere i nostri interessi Lo sta facendo. No! Se lo fa senza che ce lo dice lavora fuori statuto, se fa ciò non mi interessa: non voglio essere carne da manifestazione con interruttore.
In questo quadro non mi pare che io abbia sostenuto che tutto rimanga come prima. Mai ho fatto ciò in almeno 35 anni di lavoro sul campo nella didattica (teoria + pratica). Da nessuna parte si leggerà in un mio scritto questa affermazione che suona un poco strana, perché richiama piattaforme che non sono mie e che servono a screditare l’interlocutore su cose che non hanno nessun fondamento di pensiero. Io ritenevo si potesse intervenire sulla riforma Berlinguer con molta durezza, ma ritenevo che fosse possibile. Oggi non credo più ad alcuna possibilità di intervento. Ciò che è peggio è che non credo neppure sia possibile quell’aggiustamento nella riforma Berlinguer a seguito di comportamenti irresponsabili di nostri sindacalisti. Per farla breve: oggi siamo uniti per la bandiera contro il nemico comune, ma tra qualche anno, nell’ipotesi del centrosinistra di nuovo al potere, dovremo sorbirci di nuovo la sbobba Berlinguer considerato il fatto che da parte della CGIL Scuola non è uscita neppure una sillaba di autocritica. E neppure occorre riferirsi al voto del popolo italiano che avrebbe scelto…Qui le dinamiche sono moto più complesse e, tagliando con l’accetta i giudizi, dico che il centrosinistra ha voluto perdere non facendo niente che lo qualificasse almeno un poco per quella parte che si chiama “sinistra”.
I costi dell’istruzione sono in linea con i Paesi avanzati europei ma vi è quella forbice maledetta che rende i salari degli insegnanti molto più bassi in Italia a parità di prestazione. Nessuno si è chiesto nel sindacato se le politiche di aumento del personale occupato (via via sottoccupato) nella scuola non sia stato un boomerang? Prova a chiedere una cosa che richiedo da anni alla CGIL Scuola: mettere in piattaforma contrattuale 36 ore di servizio a scuola (18 + 18) in modo che tutto ciò che facciamo fuori sia ufficialmente riconosciuto come fatto dentro! Non te la anticipo io la risposta, la sai o te la farai dire. Con queste politiche minimaliste il sindacato si è garantito una scuola che è ormai un secondo lavoro, con una base sociale di disinteressati al sindacato (solo un terzo degli insegnanti è sindacalizzata e lo è su 55 sigle!), con la gran parte dei colleghi che ce l’ha con te se proponi lavori in quell’edificio che si prolunghino oltre le 18 ore. Alla fine abbiamo creato un mostro che si rivolta contro di noi. Ma anche le sciagurate politiche di sanatorie, di passaggi di cattedra, di nessuna certezza di diritto, rendono il terreno così melmoso che risulta veramente difficile avere paletti.
Ecco, discutere di questo è di sinistra. Ma la sinistra non deve essere sbraco. Eppure ha fatto la politica dello sbraco per 5 anni! La sola idea dell’autonomia mostra la completa ignoranza di Berlinguer e collaboratori di questo concetto mutuato dai Paesi anglosassoni. Basterebbe leggersi una letteratura di base alla portata di tutti (si veda Chiara Nappi su Sapere del Dicembre del 2000). Cosa rappresenta in Italia un POF (ex PEI)? Ci facciamo concorrenza? Su cosa? Sul fatto che qualche fabbrichetta finanzia? Benissimo, ma in provincia di Enna? E qui è inutile proseguire anche perché se autonomia non si coniuga con indipendenza economica e ricchezza diffusa nel Paese è una truffa, uno strappo allo stesso concetto di Unità d’Italia. E neppure a dire che il welfare nel nostro Paese superi le percentuali di PIL di altri Paesi ricchi: noi abbiamo un deficit di almeno il 3,5% rispetto alla media dei Paesi avanzati. Li introduciamo ed investiamo in scuole per l’infanzia? Ma poi come facciamo con i cattolici margheriti? Li diamo alla ricerca? Ma poi come facciamo con la nostra cronica dipendenza dagli USA? No, noi siamo a sovranità limitata. Certe politiche non ci sono state permesse e non lo saranno!
Il proletariato poi, come categoria non esiste più. Ormai, si legga l’indagine Itanes, pubblicata dal Mulino, i lavoratori che votano DS e Rifondazione insieme non fanno quelli che votano FI. Ormai il voto è tra gente con capacità critiche (Ulivo e resto della sinistra) e servi della TV. Allora o la sinistra sa SFRUTTARE la sua egemonia critico-culturale o è fregata. Ed i fatti hanno dimostrato questo: la rincorsa verso il centro serve solo a perdere consensi, serve a creare quell’enorme area di astensione in cui molti compagni si sono rifugiati vista la SORDITA’ delle strutture che a noi sono o dovrebbero essere più vicine. La revoca dello sciopero è emblematica: è incredibile come la CGIL Scuola (meno male che c’è Cofferati) da una vicenda, la scuola, che la dovrebbe vedere all’attacco con ogni argomento possibile, la vede in difficoltà, in difesa, inseguendo sciocchi miti di unità con chi va tranquillo avanti per conto suo ed anzi lavora proprio per tranciare questa unità. La risposta nostra è debole anche rispetto all’inerzia del sistema. Abbiamo preso un pugno ed ancora non ci siamo ripresi e sragioniamo. La concertazione non c’è più (quella che dal luglio 93 ad oggi ci ha fatto perdere il 30% del potere d’acquisTo del salario però, compagni, abbiamo salvato l’Italia dalla Bancarotta!). Ora che le cose si mettevano un poco meglio ci prendono a calci in bocca. Il sindacato dice: compagni sopportate che poi ci rifaremo con la guerra di lunga durata (quella che intanto ci fa sotterrare l’ascia). Domando: quale inerzia virtuosa con i carriarmati ed i cannoni puntati? Siamo coscienti che approvata la legge (entro marzo) non ci resterà che leccarci le ferite? Questi marciano decisi e, se neppure la CGIL si muove, chi dovrebbe far capire alla gente che potrebbe fare massa da trasformare in inerzia virtuosa. Ti dirò di più: molta gente, dopo che ha letto i giornali e su di essi che agli insegnanti era stato dato un aumento di circa 100 euro e che quindi avevano disdetto lo sciopero, questa gente ha detto che agli insegnanti interessava sempre (e solo) quello. A questa gente come glielo spiegherò, fra qualche giorno che avevamo scherzato?
Io non riesco a pensare al federalismo, soprattutto in questi giorni in cui vedo i disastri delle singole Regioni ed in cui tali regioni ricorrono a Papà Stato. Condivido il fatto che se si vogliono investire risorse occorre dire da dove si prendono. Si deve certamente trovare una tale strada che potrebbe essere, ad esempio, il pagamento di una quota non ridicola d’iscrizione. Che potrebbe essere l’uso degli edifici scolastici sulle 24 ore e non solo per 5 ore al giorno. Che potrebbe prevedere sinergie tra scuola e quartieri o cittadine (alfabetizzazione informatica, biblioteche, cineforum,…). Che potrebbe essere semplicemente un investimento che viene restituito allo Stato con stage lavorativi presso suoi uffici pubblici,…Ed io sono una persona sola. Con uno staff pagato allo scopo si trova il modo di aumentare le risorse per un bene che è alla base della crescita morale e civile del Paese.
Concludo anch’io con Napoleone. Poi lo hanno fatto a fettine!
Non sono richiami come questi che ci aiutano. Occorre capire se il sindacato è in grado di gestire una lotta in modo che le “truppe” sappiano cosa si sta facendo e possano intervenire nei momenti di decisione tattica e strategica. Perché questo è un esercito di mercenari alla rovescia: siamo noi che paghiamo i nostri generali.
L’impressione è che qualcuno si creda Napoleone e pensi di poter andare avanti forte di una qualche dubbia rendita di posizione. Oggi più che mai mi parrebbe indispensabile una ampia discussione con tutte le istanze di base per chiarirci molte cose non dette. Sono invece otto mesi che ogni attività CGIL Scuola nei posti di lavoro è sparita. In questa situazione, neppure il congresso era tanto importante.
Roberto Renzetti


5013 del 14/02

Allora, caro De Anna, mi accingo a risponderti con una sensazione di distanza rispetto ai problemi che abbiamo intorno. Come se si discutesse di cose viste attraverso un vetro translucido.
Sulla comunicazione se non è diretta, personale, sono d’accordo che si possano verificare moltissimi equivoci ed il messaggio non sia univocamente leggibile. Io rappresento una netta minoranza nel forum e, a me sembra, di non essere la persona dei toni sopra le righe. A me sembra di essere soggetto ad attacchi che nulla hanno di politico (e che, tantomeno, entrano nel merito) che ricordano i tempi bui dello stalinismo. Comunque prenderò certamente atto dei consigli e controllerò il tono anche se il parlare all’indicativo mostra una consecutio della realtà di cui sono convinto. La possibilità o l’impossibilità la riservo a messaggi pacati come i tuoi. Con i ragazzi, naturalmente, le cose stanno in modo diverso, anche se il teorema di Pitagora, nella geometria euclidea prevede l’indicativo.
Sul fatto che non si sia d’accordo su posizioni reciproche sono assolutamente cosciente e la cosa non dovrebbe preoccupare nessuno. Il nostro sindacato non è né un partito né una chiesa e pertanto è possibile (quando è permesso) esprimere liberamente le proprie opinioni. Non vi sono verità a priori ma solo certe esperienze e dimostrazioni che possano mostrare la correttezza di un operato, di una linea politica che lo stesso sindacato intraprende. Ricordo che ancora due anni fa la CGIL Scuola ebbe un grande rovescio per le posizioni che aveva assunto sul “concorsone”. E questo è un dato dell’esperienza. Oggi si prosegue sulla stessa strada accettando di firmare un accordo che prevede DI NUOVO incentivi sul merito. A me sembra che la teoria del gruppo dirigente ne esca completamente falsificata. Si lavora in modo aristotelico rifiutando di guardare nel logoscopio dei dati sperimentali. La controparita da digerire è ideologica: vedrete, faremo, reagiremo. Ho ascoltato la Moratti e la sua intenzione di far approvare entro marzo dal Parlamento la sua proposta scellerata. Io credo che un sindacato non possa, CON QUESTO GOVERNO più che mai, avere alcuna fiducia. Più volte hanno preso in giro bellamente l’opposizione e non avranno dubbi a farlo con il sindacato.
Faranno passare del tempo. Fermeranno le agitazioni, otterranno intanto la separazione delle tre confederazioni dal resto dell”arcipelago sindacale. Quindi, a tempo scaduto faranno passare la legge. E, a babbo morto, moriranno le speranze e le velleità di lotta.
Riguardo alla proposta OCSE che riassumo in breve così:

“Raccomandiamo un approccio flessibile alla differenziazione… si dovrebbe evitare a tutti i costi una specializzazione o una differenziazione precoce.”

sono assolutamente d’accordo. E’ una delle cose che ho evidenziato nel mio primo messaggio. Ritengo si debba andare avanti con due cicli 5+3 assolutamente comuni e con inizio ai cinque anni. Dopo dovrebbe seguire un biennio orientativo con poche materie comuni, molte opzionali con estrema facilità di passaggio anche con corsi appositi all’interno della scuola stessa. Quindi un triennio di indirizzo preciso con difficoltà sempre maggiori di passaggi. L’università dovrebbe essere aperta con una corrispondenza precisa con il tipo di triennio che si è fatto. I piani di studio dovrebbero essere lontani da quelli Brocca (tutto lo scibile) ma indicare di contenuti minimi su cui lavorare, ampliare ed elaborare. La selezione sul merito diventa importante. Via ogni psicopedagogia ed ogni riforma cartacea. Ecco il complesso delle riforme di Brlinguer non andavano assolutamente in questa direzione.
Anche sulle riforme Bassanini non posso che concordare.
Sull’autonomia è certo quello che dici. La parola è affascinante ma i contenuti di cui è stata riempita nel mondo e principalmente nei Paesi anglosassoni è aberrante. E’ l’anticamera dello sbarazzarsi della scuola pubblica costruendo un sistema competitivo con la scuola privata. Ma vi è un piccolo inconveniente: in Italia la scuola privata praticamente non esiste e non dobbiamo essere noi a regalarla ai privati. Noi possiamo impegnarci quanto vogliamo perché l’autonomia divenga ciò che noi pensiamo ma gireremo sempre intorno a un concetto in sé mentre gli altri manovrano le cose di per sé. E la dimostrazione è ciò che sta facendo questo governo inserendosi sulla legge di parità e sul potere che l’autonomia di Berlinguer ha assegnato ai dirigenti SNATURANDO completamente la gestione democratica della scuola. Oggi con quei pochi fondi incentivanti, mi ripeto, il dirigente si è creata una corte nel Collegio Docenti, corte che gli dà le maggioranze che vuole, quando vuole. Il fatto è che parliamo di una categoria, gli insegnanti che è tra le meno sindacalizzate d’Italia (solo un terzo degli insegnanti è iscritto ad un qualche sindacato). Abbiamo messo su una guerra tra poveri che, inoltre, non hanno davanti a sé ipotesi di crescita o, quando c’è, ancora il sindacato si schiera (concorso a Dirigente che sta per essere bandito) con i privilegiati, quelli che a suo tempo (non si sa come) hanno avuto gli incarichi di presidenza. Chiusi in fondo ad un sacco.
Quindi non è questione di litigare poi per promesse non mantenute, ma per cose non dette prima per opportunismo. Come sulla vicenda di questo sciopero. Ancora qualche giorno prima del 5 febbraio un dirigente importante della CGIL è venuto a raccontare in un direttivo di zona che era fondamentale la buona riuscita dello sciopero del 15 CONTRO LA SCUOLA DELLA MORATTI e tutto ciò che rappresenta nel contesto del governo Berlusconi (neppure una parola ai pochi euro). Poi si scopre che si mobilitava la categoria per pochi euro. Ecco, qui lo Snals dovrebbe servire da indicatore. Loro quando si tratta di soldi prendono sempre e scappano. Questa volta no. Perché?
Vi è poi la vicenda della professionalizzazione dell’insegnamento. Tu dici che la sinistra allora (fine anni 70) bloccò la cosa insieme alla CISL per quel ‘patto di scambio’. Io non ricordo quei momenti ma posso capire che all’epoca quella cosa non fosse al centro delle problematiche in discussione (basta ricordare il periodo stragista e terrorista). E’ un poco come oggi. Pur essendo io favorevole in assoluto ad una seria selezione e valutazione degli insegnanti, OGGI, non ritengo che questo sia prioritario. Ritengo che prima occorre dare dignità a questo lavoro ad esempio introducendo proprio le 18+ 18 e chiedere l’adesione di chi ci sta. A questi: salario europeo e valutazione. Gli altri, ad esaurimento, con il salario che hanno. Oggi, credo, si debba avanzare su questa strada anche e soprattutto perché i mezzi di comunicazione hanno sempre sparato addosso a noi indicandoci come i nullafacenti benpagati. Se si vuole rompere questo cerchio occorre che siamo noi ad avanzare proposte del genere. Comunque io continuo ad essere una persona. Richiedere che di questo si discuta mi pare legittimo. Io lo faccio da vari anni e non riesco mai ad aprire una tale discussione con chi ha la forza e l’autorità per portarla avanti.
La presenza cattolica, quella malefica presenza di Ruini, Biffi & Co, la conosco bene. Oggi, ancora sulla strada aperta da Berlinguer, iniziano le procedure per l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione, fatto gravissimo perché assegna un ruolo a gente assunta non si sa come da un vescovo e comunque dalla Curia (eppure non ho sentito troppe proteste CGIL Scuola: è sintomo di una piattaforma politica non detta e contro la quale mi batterò con tutte le forze di cui dispongo?). Occorre alla parte cattolica del Paese ricordare l’articolo 7 della Costituzione e minacciare campagne per l’abrogazione del Concordato (finanziamenti vari). Si era addivenuti ad accordi che via via vengono rimangiati dalla pratica quotidiana (cosa fatta anche da Berlinguer e da varie giunte regionali di sinistra – ricordi l’Emilia? E la giunta Rutelli?).
Sul fascismo o sul regime che avanza a passi rapidi non serve andare lontano. Un autorevole rappresentante CGIL lo ha richiamato nell’altro Forum riportando un suo articolo su Proteo Sapere.
Ma, a parte ciò, gli allarmi vengono da molte parti e da molti settori, anche internazionali.
Se non fosse così non potrei che rallegrarmi. Ma non ci riesco in alcun modo.
So che occorrerà stringere i denti e prepararsi a scontri durissimi. E qui il sindacato scuola diventa marginale. O decide di restare marginale con la firma di accordi che servono solo a dividere e non ad unire la categoria. Ma i nostri grandi comandanti hanno deciso così e, naturalmente, hanno ragione loro.
Io ho solo il dispiacere di dover aspettare per poi dire qualcosa che mi fa profondamente infelice: non ci siamo ben attrezzati.
Concludo dicendo che tu puoi continuare con il tono didascalico sentenzioso. Non ne sono in alcun modo dispiaciuto.
Con altrettanto affetto
Roberto Renzetti

5038 del 15/02

Caro De Anna,
ho inviato un”articolo di una mia collega, fisica a Princeton. Lei vive lì con la sua famiglia da vari anni (quando si dice fudìga di cervelli!) e, in accordo con quallunque spirito “democratico” italiano, invia i suoi figli nelle scuole pubbliche. L”articolo parla di quel disastro e di quello a cui ci avviciniamo noi se seguiamo su questa strada. Con l”aggravante, aggiungo io, che nel nostro Paese dovremo iniziare a pensare a prigioni più capienti per ulteriori corruzioni in ambito Dirigenti.
Non saprei esprimere meglio i concetti che esprime Nappi e, credo, sia necessario meditare su questa esprerienza che non è del “profondo sud” USA, ma di una delle zone più ricche e sviluppate.
L”autonomia è un poco come la democrazia: bella parola che nasconde opportunismi ed oligarchie. Altrimenti non capisco proprio le vicende del nostro Paese. E per non fare il generale tra gli eserciti avversari, provo a fgare il sergentuccio dalle parti mie. Ti pare possibile che anche Moretti che pure è stato il profeta del disimpegno, quello del “dibattito no!”, quello del rifugio nel personale, del riflusso, …anch”egli (o “lui” come sostiene Parboni dell”Università di Venezia?) debba dire che “con questi dirigenti non si va da nessuna parte!”? Non vi dovrebbero essere investirture a vita, non dovrebbero esservi dei sindacati che fanno congressi drogati per riproporre sempre gli stessi pur bravi dirigenti. Io rivendico la capacità ed abilità di molti compagni CGIL che sono schiacciati da meccanismi di non consenso, dal non essere inseriti nelle filiere giuste. Possibile che da anni noi possiamo vantare il meglio sul mercato del sindacalismo? perché nulla cambia ai vertici e, ti assicuro, la base ribolle.
A me sembra tu sia un gran teorico che però forse è già in pensione. Posso prendere un granchio, ma a me sembtra tiu parli senza conoscere la vita quotidiana in una scuola oggi. Da tre anni a questa parte si è in regime monarchico e se tale monarchia è costituzionale lo si deve solo alla benevolenza del dirigente. Questa volta sono io a chiedere il ricambio che i DS (con i silenti dirigenti CGIL) hanno richiesto a me rimandandomi in Italia perché, dicevano, dopo troppo tempo fuori non ero aggiornato.
Sarebbe utile che chi vive una vita da distaccato tornasse ad insegnare. Una regola del tipo di quella imposta agli operatori all”estero: 5 anni di distacco, poi tre anni nella scuola (per quella cosa dell”aggiornamento), poi altro distacco quinquennale e poi BASTA!
Fai tu una piccola indagine sui nostri dirigenti e poi mi dirai. A me sembra che non cambino (almeno quelli dei distacchi). Tu che dici?
Se vi sono dei leader (così ha detto la Crusca: per parole straniere non si fa il plurale) che non conoscono ciò che accade nella scuola, che non hanno conoscenza dei sitemi scolastici di altri Paesi, come si può iniziare a discutere?
E” un poco il problema che ponevi tu l”altra volta per capire se certi punti di partenza fossero o meno comuni.
Se Veretecchi avese visitato l”ex arretrata Spagna avrebbe scoperto varie cose. La prima è che lì i socialisti hanno riconquistato dignità ad una scuola pubblica inesistente conquistando fette importanti del mercato privato. La seconda è che anche il “Preside” in un centro escolar è elettivo. Che vi sono funzioni che sono pagate per il solo fatto che esistono. Non si può sostenere che le funzioni obiettivo in una scuola sono 2 quando da sempre se ne fanno 7. Il grave errore fatto è il seguente: si sono invertiti i termini del problema. Prima si chiede quali sono le attività che una scuola ha da incentivare (brutto termine entrato dalla terminologia berlingueriana), fermo restando che ve ne sono alcune ovvie ed onnipresenti, quindi si passa ad assegnarle. Qui, potenza della logica, è successo il contrario: prima si sono assegnate le funzioni obiettivo alle varie scuole (sempre in numero inferiore alle necessità) e poi i “poveri” a scannarsi. Divisioni tra lavorartori ed inizio di quel processo che descrive Chiara Nappi che porterà ad insegnanti impreparati, corporativi ed esosi (oltreché assolutamente indifferenti al fine educativo che dovrebbero avere e che in Italia, ancora hanno).
I privati non fanno Stato Sociale. La democrazia non è un regalo (se dobbiamo difenderci anche da leader che abbiamo eletto). Occorre sgombrare il campo da un liberismo che è servito a qualche nostro ex compagno di arrivare alla Presidenza del Consiglio. Troppe mode, troppi slogan fasulli inventati dai D”Alema (“Cofferati conservatore”, l”ho ha detto per primo D”Alema quando avrebbe voluto – D”Alema – fare un deserto delle pensioni e dello stato sociale).
Concludo sui tempi ed i modi dei verbi.
Al di lè delle giuste indicazioni metodologiche e sintattiche, oggi vi è un problema di rapporto con persone che hanno perso (GRAZIE TV!) l”uso della lingua nelle sue stupende articolazioni.
Troppi congiuntivi ti spacciano per snob. L”indicativo ti rimette in carreggiata e non ti avvicina certo a Tacito o a Cesare (di Cristo non mi occupo).
Ora io lascio il congiuntivo e faccio non il Tacito ma “er sor Capanna” che ti dice che oggi non vi sono troppi distinguo da fare. Al potere il pezzo con parvenze democrativhe è fortemente minoritario (la foglia di fico). Vi sono dei violenti, corrotti, plurindagati, ex squadristi, xenofobi, razzisti, fascisti,… e, ti chiedo scusa, ma io non faccio troppi distinguo ma mi attrezzo a RESISTERE con tute le forze di cui dispongo e con tutte quelle che riesco e riuscirò a coinvolgere. Basterebbe Hume per pensare solo di risvegliarsi dal “sonno dogmatico…”.
Un caro saluto
Roberto

5177 del 19/02

La cosa straordinaria è che, in base ad una premessa da dimostrare (la scientificità dell’oggetto) si parte in quarta violentando due cose: l’osservazione empirica ed i dati sperimentali.
Proviamo a capire per punti.
1) In ambito fisico si tenta di costruire dei modelli che rappresentino il limite massimo di prestazioni di una macchina, di un sistema. Si pensano macchine perfette, rendimenti impossibili, velocità limite. Tutto questo per tentare di capire quali sono i limiti verso cui si tende, sapendo che essi non possono essere superati. Si cerca un asintoto una tendenza, appunto. Nel mondo in cui viviamo e con le vicende politiche che ci circondano, l’asintoto politico-culturale (e militare) sono gli USA (se in questi ultimi 40 anni mi sono perso qualcosa gradisco bibliografia). Gli Usa estraggono la loro tradizione dalla Gran Bretagna, naturalmente accentuando gli aspetti elitari di un sistema neoliberista che, anche con il G8, individua nell’istruzione un asse su cui deve muoversi il neoliberismo. Ed il neoliberismo reclama l’autonomia scolastica. A me sembra che il modello USA non piaccia De Anna ma, che egli lo voglia o no, è quello il modello verso cui i neoliberismi ci trascinano. Vi possono essere maggiori o minori correttivi che nascono dalla FORZA di un impianto scolastico sperimentato e sedimentato, ma è innegabile che tutti, in prima linea la Confindustria per ammissione esplicita, tendano a quel sistema.
2) Si possono andare a cercare altri sistemi scolastici. L’autonomia produce scuole dequalificate OVUNQUE: Canada, Olanda, Belgio, ….Altri sistemi scolastici come la Spagna, sono ancora in via di assestamento e non hanno una storia da contrapporre ad altri sistemi, la Francia e la Germania vivono crisi profonde che hanno fatto scegliere alla prima riforme che portino quel sistema vicino a quello italiano preberlinguer ed alla seconda un ripensamento complessivo che ancora non sfocia in un progetto organico. Eppure la Francia è la madre delle scuole che sono state le più prestigiose del mondo, quelle politecniche nate dalla Rivoluzione Francese, dalle quali hanno preso ispirazione proprio quelle tedesche al momento della nascita della Germania stessa (e queste scuole sono andate in crisi negli anni 8° proprio quando si tentò di avvicinarle al mondo del lavoro: una preparazione troppo specifica non era utilizzabile dall’industria che si riciclava; occorrevano menti aperte che fossero in grado di cambiare).
Per quanto possa sembrare strano la nostra esperienza scolastica preberlinguer (meglio dire gentiliana) ha prodotto e (nonostante il MPI ed il MIUR) produce gli studenti che riescono, a qualunque livello, ad inserirsi come i migliori in qualunque scuola del mondo. Il viceversa non accade. Sul viceversa ho da dire che ho avuto studenti provenienti dalle autonomie di vari Paesi del mondo e, confrontati con i nostri men che mediocri studenti, erano un vero disastro. Per altri versi tutti sanno che nostri diplomati si inseriscono ai vertici dei vari corsi di laurea nel mondo, mentre il viceversa è quasi impossibile. E’ vero che noi produciamo giovani ben preparati ma non credo si tratti di persone tutte a livelli eccezionali. Eppure, tutti i nostri giovani che si trasferiscono all’estero trovano sempre sistemazioni almeno buone.
3) Noi abbiamo una autonomia, in Italia, praticamente da sempre: le scuole professionali (tra
l’altro a gestione sindacale, anche CGIL) che sono le più arretrate nel panorama educativo
italiano. E tanto è vero quanto sostengo che gli strali (comunque stupidi) della
Confindustria puntano soprattutto lì. Cosa hanno fatto i gestori cattolici o sindacali delle
scuole professionali? Un ghetto e basta!
4) Ma l’autonomia non può essere solo argomento di seminari ed incontri in cui ci si racconta
TRA TEORICI di cosa si tratta. Occorrerebbe conoscere la realtà sul campo ed avere una
informazione non drogata da chi esercita la professione docente. Nelle note alla
brava Nappi, De Anna cita la questione della valutazione del sistema educativo. Vediamo allora come tutto ciò abbia riscontro nell’autonomia progettata da Bassanini-Berlinguer. L’autonomia nasce con “l’invenzione” della dirigenza (la cosa più orrenda che si sia potuta fare). E nasce pure male perché nasce in un ambito di spartizione di posti e potere tra sigle sindacali e potentati politici. Il 5 agosto del 1998 vengono istituiti i corsi delle 300 (ma anche 240) ore per Dirigenti. I “vecchi” presidi e direttori didattici partecipano ad una selezione che avrebbe dovuto trasformare ranocchie in principesse. Il fatto straordinario che il miracolo è riuscito! Tutte le oltre 10 mila ranocchie sono diventate principesse! Nessun bocciato! Vuol dire che tutti i burocrati italiani con circa 250 ore di corsetti (con qualche aiuto sindacale e qualche costoso corsetto dei vari Maragliano) possono diventare dirigenti.
Ed i dirigenti sono i gestori dell’autonomia. Ora, dal punto di vista di chi, come te, crede all’autonomia, la qualificazione dei dirigenti dovrebbe essere irrinunciabile. Ma neanche a pensare che l’autonomia potesse nascere con un concorso aperto a TUTTI (!) e che i migliori diventassero i manager di essa! Il concorso è riservato. Ma ora il sindacato cambia. NO! Continua nella sua politica che nega tutto ciò per cui varrebbe la pena battersi. Nel futuro concorso a Dirigente, su asfissiante pressione CGIL, CISL ed UIL, ancora vi è quello riservato ai presidi incaricati triennali (50% dei posti) ed un punteggio “pesante” ai semplici incaricati. Di nuovo i controllori dell’autonomia sono truccati. Ed anche Bonezzi non coglie questo aspetto quando mi taccia di “fissato” per l’insistere su questa questione che, per l’autonomia è vitale. Invece si continua sulla strada della FAMIGLIA. L’Italia ama la famiglia (nella sua accezione allargata). Se la gestione di una data cosa è fatta da un amico mio va certamente bene. E questa è la premessa del Paese culla del NON DIRITTO. Ed io alla mia veneranda età dovrei fare un atto di fede su una autonomia che, dalle parti nostre , sarà migliore, andrà bene? Il Ministero dovrebbe controllare una cosa che conosce da vaghe relazioni di persone pure preparate ma certamente non docenti in servizio attivo. E nessuno di noi ha strumenti di controllo per quel Ministero. Non lo conosciamo e non conosciamo le competenze di chi entra con Berlinguer e deve poi operare con Moratti. Ci si rende conto che la gran parte delle riforme sono RIFORME CARTACEE? I POF che dovrebbero stabilire quale scuola è migliore, in modo che gli utenti (bruttissimo!) possano scegliere. Come dove e quando per gli ottomila comuni in gran parte sparpagliati sul territorio nazionale? Come controllare l’intreccio con il potere locale o la deriva di un suo disinteresse che potrebbe avvicinare ad un intervento privato che pieghi l’istituzione ai suoi fini, quantomeno di lucro? Come è possibile burocraticamente stabilire griglie di conoscense, competenze e capacità? Non è che pedagoghi e docimologi hanno preso il potere a scapito di tutti coloro che sanno come lavorare da anni e non hanno bisogno di tassonomie che si aggiungono a tassonomie ? La brava Giovannini ci fece un paio di corsi di docimologia un paio di anni fa. Griglie a tutto spiano: un lavoro infernale per preparare e correggere una singola prova di un singolo ragazzo. Poi usciva sempre che con quella valutazione analitica non si andava oltre il quattro. E la Giovannini diceva tranquilla che, alla fine, occorre usare la valutazione globale. Cioè: ammazzatevi pure e poi promuovete. Il masochismo eretto a sistema. Questo insistere su valutazioni oggettive su prove strutturate, su terze prove, tutto questo ha caricato di lavoro i docenti distraendoli dalla loro professione e dall’aggiornamento disciplinare; e, per tutta ricompensa, alla nascita dell’autonomia faceva da contraltare il dimezzamento delle risorse del Ministero. Ma la cosa era ben chiara a chi scriveva quelle cose. I soldi sarebbero provenuti da “piani di ridimensionamento della rete scolastica” [letterale, n.d.r.] che vogliono dire ciò che sta facendo la Moratti in modo esplosivo: eliminazione di personale, accorpamenti, verticalizzazione, ..In proposito, osserva “Mani Tese”: “è un quadro poco confortante reso ancora meno incoraggiante dalla decisione politica di accordare , contrariamente a quanto è scritto nella Costituzione, gli stanzianti alle scuole private, le quali ottengono la parità nonostante il loro arbitrario sistema di reclutamento e di valutazione [ancora!] degli insegnanti differisca notevolmente da quello delle scuole statali”. E tanto si risparmiava che spariscono le “figure di sistema” che erano all’interno dei piani dell’autonomia (ed ogni cosa di queste ricade sempre sugli insegnanti a costo zero, ma d’altra parte era il sacro impegno di Berlinguer, una grande riforma a costo zero). Come osserva il citato Dirigente Ligabue (Liceo Avogadro di Roma): “mentre si lancia l’autonomia si dimezzano i fondi e ciò vuol dire andare a cercare finanziamenti altrove. Questo apre ad una strada dagli sviluppi discutibili, perché la forbice tra scuole di serie A e di serie B si aprirà sul serio.
Ma poi, come si controlla una autonomia se non si hanno sistemi di riferimento inerziali? Oppure è previsto che ognuno vada davvero per conto suo? In questa mancanza di riferimenti (valutare cosa con quali obiettivi che, nella stessa legge sono generici e non definiti?). Certo che le varie leggi in proposito di questo non parlano ed a partire dal 1999-2000, quando è partita la sperimentazione dell’autonomia, i dati sperimentali sono assolutamente non incoraggianti.
Proprio quei dirigenti raccattati in quel modo indegno (la madre di ogni fallimento), insieme alle prebende di fondi incentivanti e funzioni obiettivo ha snaturato addirittura la gestione democratica della scuola. Tutti quelli che lavorano DENTRO la scuola sanno che da quella data si è creato un circolo vizioso: la gestione dei fondi è a discrezione del dirigente; i livelli miserabili dei salari degli insegnanti hanno creato una corte dei miracoli; il dirigente elargisce denari a coloro che sono fedeli esecutori, non tanto di un POF, quanto dei suoi voleri; si crea una corte del dirigente che è la sua maggioranza nel Collegio Docenti; fine della storia; in tragedia. Ma vi è un altro aspetto non marginale da discutere sul quale la stessa CGIL ancora insiste, per me, incomprensibilemente: l’assegnare i denari per un presunto merito con la nefasta conseguenza di creare una categoria a salario variabile da scuola a scuola e all’interno della stessa scuola. E tutto ciò, io credo, sarà fuori di una qualunque valutazione oggettiva di merito (chi valuta chi? Stando le premesse nel modo che tento di dire).
E questa storia dei POF è uno dei peccati originali dell’intero impianto perché non si assegnano dei fondi per alcune funzioni obiettivo perché poi la scuola li suddivida ai meritevoli. Il processo dovrebbe essere esattamente inverso, nell’ipotesi si voglia proseguire su questa strada: quante sono le funzioni obiettivo individuate da una data scuola? Quelle si finanziano! E questo evita quella guerra tra poveri di cui si diceva. Tutto funziona così? Certamente no ma, altrettanto certamente, è così in moltissime scuole e per inerzia o anche per il principio del minimo sforzo tutto si siederà su questo (è il nostro asintoto). Nella mia scuola di tre anni fa costruimmo un POF di 500 pagine. Lavorammo con lena. Poi arrivo in altra scuola e mi accorgo che, dato un POF, si copia anno dopo anno.
E nell’altra scuola. Lo stesso. Si va avanti con un POF per la vita. E sono i dirigenti che vogliono un POF per mostrarlo ai loro incontri. Della loro esecutività importa molto meno.
Ma è possibile che, a parte la situazione docente che pure è elemento fondamentale, nessuno al MIUR si accorga (o al MPI si sia accorto) di una valanga che sta travolgendo la scuola, valanga che nasce da elementi psicopedagocici di origine cattolica ed in parte di certi strati marxisti poco acculturati. Maria Montessori e Rogers (il campione USA non citato da De Anna) sono stati le levatrici della scuola del disimpegno. La classe politica, invece di recepire i ceffoni di Don Milani, ha recepito la non direttività, il bambino e l’adolescente che non si toccano neppure con un dito. Così arriviamo alle docimologie che devono essere nostro patrimonio, passiamo attraverso griglie di ogni tipo, terze prove, prove oggettive, a scelta multipla, vero o falso, a risposta aperta, max 20 righe o ciò che vi pare e poi…. Per poter bocciare un alunno occorre che ti spari in faccia. Con la riforma Berlinguer dei soli esami infatti (e tenuto conto di tutte le circolari che invitavano a promuovere e di tutti gli orpelli formali che ti fanno promuovere, altrimenti il professore boccia ma il Tar no) la percentuale dei promossi è apparentemente restata la stessa ma in realtà è aumentata abbastanza. E’ l’effetto dell’abolizione della non ammissione: mentre infatti prima qualcuno veniva fermato dalla scuola, oggi tutti vanno agli esami e quella percentuale che si mantiene costante nasconde un aumento percentuale dei promossi. A lato della frustrazione che nasce dal fare un lavoro che vede tutti promossi a priori con la conseguenza che solo qualcuno lavora (e qualche altro se lo corrompi!), vi è anche la perdita di quel pezzo che la nostra scuola poteva vantare come un suo successo: le interrogazioni. Purtroppo non sono prove oggettive, ma sono le uniche prove che insegnano a discutere ad interloquire e ad argomentare. Tali interrogazioni non esistono in gran parte del mondo. Crocette e quasi basta. Infatti si è perso il senso della “discussione”. Si litiga e si tenta piuttosto di distruggere l’avversario piuttosto che sentirne le ragioni. E noi allegramente ci avviamo lì per il grande ingegno del cattivo copiatore Vertecchi. E, caro De Anna, il riferimento Vertecchi lo aveva e tu lo sai. E’ proprio in quel Paese in cui 61 professori universitari scrivono tante belle cose sulla guerra, definendo le guerre giuste ed affermando che sono solo loro a poterle fare!
5) Dice Michel Bosquet nella sua “Critica al capitalismo di ogni giorno” che: “Non può esserci
sistema educativo di ogni giorno quando l’autonomia degli individui non si compie né nel lavoro né nel tempo libero. Quando tutto insomma diseduca. Perché l’educazione diventi possibile, occorrerebbe che la società tutta intera diventasse educativa e che scomparisse la
separazione tra imparare e produrre, studio e lavoro, lavoro e tempo libero, favorendo allo stesso modo in tutte le attività sociali la compiutezza degli uomini”. Ora so bene che tutto questo è come un elastico che ognuno può tirare come e dove vuole ma il riferimento dalla mia posizione culturale antiliberista mi porta a intravedere pericoli immensi nella scuola dell’autonomia. La rincorsa appunto ad una scuola che prepari a quei fini che sono di quell’ideologia e di quella visione politica orrenda e macinatrice di milioni di morti l’anno. Ancora oggi Emma Marcegaglia indicava gli USA come riferimento produttivo e tutti sappiamo quanto la Confindustria spinga per questa scuola (Berlinguer, sistemata da Moratti). Tutti sappiamo inoltre, come ho già detto, quanto il G8 tenga ad una scuola finalizzata al liberismo.
D’Alema, lungi dal fare un filo di autocritica, ancora due giorni fa a Roma parlava di autonomia come del baluardo dell’unità nazionale (credo che il Discorso della Montagna potrebbe aiutare il povero di spirito suddetto che, se non altro, vedrà Dio), facendo finta di ignorare che il 50% della scuola, quella professionale, sarà regionalizzata con tutto ciò che è prevedibile (a parte il mercimonio e la privatizzazione) in termini di squilibri geo-socio-economici (e tale processo è iniziato con Berlinguer! Come del resto il ruolo dei professori di religione, checché si scandalizzi oggi la CGIL!).
Ma che c’entra, più in dettaglio, la globalizzazione con la scuola italiana? Vediamolo . [mi riferisco al periodico “Classe Struggle” del gennaio-febbraio 2000 intitolato Stati Uniti – L’impresa privata all’assalto della scuola pubblica, al manifesto neoliberista Scuola libera! Appunti per la nascita di un movimento, all’articolo di “Le Monde Diplomatique”, del 16 giugno 1998, dal titolo La scuola, grande affare del XXI secolo. Inoltre ritengo molto inetressante e istruttivo anche il cap. 4 del libro di Naomi Klein, No Logo. Economia globale e nuova contestazione, dal titolo “Il branding dell’istruzione. Pubblicità nelle scuole e nelle università”.]
Già nel 1955, Milton Friedman, professore di economia all’Università di Chicago e più tardi consigliere dei presidenti Nixon e Reagan, affermava che le scuole saranno più efficienti se saranno sottoposte alle leggi del mercato capitalistico e, come tutte le aziende, entreranno in concorrenza le une con le altre per attirare i loro clienti: gli studenti. A questo scopo, proponeva un sistema di buoni-scuola emessi all’ordine dei genitori di un figlio in età scolare, che questi avrebbero potuto girare alla scuola di loro scelta, compresa una scuola privata o confessionale. Oggi in Italia questa stessa politica è quella che intende perseguire la Moratti sulla strada aperta da Berlinguer. Poco prima delle elezioni, insieme a intellettuali e politici del centrodestra e a esponenti del mondo imprenditoriale, tra cui Ferdinando Adornato, Innocenzo Cipolletta, Antonio Martino, Angelo Panebianco, Sergio Romano, Cesare Romiti, Marco Tronchetti Provera, Giorgio Vittadini, la Moratti ha sottoscritto un documento dal titolo Scuola libera! Appunti per la nascita di un movimento. In esso in sostanza si riconosce che la scolarizzazione di massa degli anni 60-70 ha permesso anche ai figli delle classi meno abbienti di studiare e diventare medici, ingegneri, professionisti, ma che oggi la scuola statale è diventata una specie di gabbia classista: chi ha più soldi può mandare i propri figli a studiare all’estero o in scuole private d’eccellenza; chi invece si trova in condizioni di disagio è costretto a parcheggiarli in una scuola sempre più dequalificata. Quale la soluzione proposta? Il buono scuola, che permette anche ai figli dei più poveri di accedere agli istituti migliori.
Inoltre si dice: “La globalizzazione economica richiede standard sempre più elevati di preparazione per ogni tipo di lavoro e professione. Riteniamo perciò doveroso dire ai nostri concittadini che, se l’Europa e in essa l’Italia vorranno mantenere i livelli di benessere raggiunti, dovranno portare la propria efficienza economica e tecnologica a livelli di eccellenza”.
La globalizzazione viene da questi esponenti del nostro padronato assunta come un dato di fatto che non merita neppure di essere definita, tanto meno analizzata e giudicata. E
non sono solo le aree geografiche, del Sud o dell’Est, a interessare il mercato e a essere mira dei potentati economici, ma anche nuovi settori soprattutto dei servizi, tradizionalmente gestiti dal potere pubblico, e che oggi fanno gola agli interessi privati. Che la scuola sia per il capitale una nuova frontiera di investimento e di profitto impone la necessità ovunque di riformarla. Nel nostro paese ciò costituisce il motivo per cui, da vari anni, anche “a sinistra”, parlando di riforma non si intende più allargamento degli ambiti democratici e innalzamento dei livelli culturali e della scolarizzazione, ma efficienza, aziendalizzazione, legame col mondo del lavoro. Gli interventi riformatori del governo di centrosinistra sono stati tutti informati di questa stessa ideologia neoliberista. Ad esso dobbiamo la privatizzazione del lavoro nella pubblica amministrazione, la legge di autonomia di cui parliamo, la regionalizzazione della formazione professionale (di cui si diceva) e dei corsi post-diploma, la legge di parità (funzionale a scaricare parte dell’istruzione pubblica ai privati per poter poi parlare di “competizione”), ecc. Su questa strada tracciata da tempo dai governi attraverso sperimentazioni e innovazioni legislative di portata ancora minima, ampliata decisamente dai ministri Berlinguer e De Mauro, si inserisce ora la neo-ministra della Casa delle libertà, con l’intenzione di imprimere alla dinamica in atto una velocità maggiore. La conclusione che si legge nel manifesto sopra citato è la seguente: “La scuola italiana ha e avrà bisogno in prospettiva di risorse crescenti e la nostra proposta vuole contribuire a mobilitarle. Noi pensiamo che vi siano molte energie che possono progressivamente rafforzare il nostro apparato formativo. Esse vanno fatte scattare come una molla. Il sapere è una risorsa. L’impresa deve quindi trovare proficuo e vantaggioso investire nella scuola. Da questo punto di vista gli Stati Uniti possono insegnarci qualcosa” . Quindi sono proprio gli USA che sono continuamente richiamati e la Moratti lo può fare perché si è aperta una breccia (in modo avventuristico o con coscienza precisa?) tra le maglie delle riforme Berlinguer (si vada in questo sito alla pagina principale e, sulla sinistra, si apra “mappa riforme”: si troveranno tragicamente concatenate le cose che tento di dire). Ed è vero che gli Stati Uniti possono insegnarci qualcosa, in quanto per almeno un ventennio hanno sperimentato quelle formule tanto care ai nostri magnati dell’industria e del capitale e delle quali parlava Nappi. Ma cosa ci possono insegnare? Anzitutto che proprio negli Stati Uniti viene oggi messo decisamente in discussione uno degli aspetti centrali di questo modello della scuola libera: quello della privatizzazione e soprattutto del finanziamento statale delle scuole private. Il buono scuola incontra fortissime resistenze sia da parte dell’opinione pubblica che delle forze politiche e istituzionali. È recentissima la sconfitta del neopresidente Bush sulla questione del buono scuola al Senato, dove si è creato un fronte anti-vaucher formato dai democratici e da tredici senatori repubblicani. La campagna anti-vaucher dei democratici è sostenuta anche dai sindacati degli insegnanti americani, in particolare dall’Aft, che hanno ben chiaro come il buono scuola significhi sottrazione di fondi alle scuole pubbliche (e questo può far capire quella cosa della potenza dei sindacati USA, nel senso di “sindacato”, parola ascoltata più volte nei film sui gangster). Non bisogna dimenticare che questa battuta d’arresto giunge dopo le altrettanto sonore sconfitte nei referendum della California e del Michigan dei mesi scorsi. La proposta del buono scuola è stata bocciata anche in Svizzera e incontra ostacoli anche da noi. Il Comitato per la scuola pubblica informa con un comunicato del 26 giugno 2001 che a Bologna sono state raccolte in poche settimane le 9.000 firme necessarie per sottoporre a referendum i buoni emessi per asili nido e scuole materne comunali dalla giunta Guazzaloca.
Negli Stati Uniti già da diversi anni le difficoltà che incontra oggi il buono scuola erano chiare agli stessi uomini d’affari e profittatori che da tale strumento sono stati favoriti nella creazione di nuove scuole private. Dall’articolo di Classe Struggle del gennaio-febbraio 2000 si apprende che “un certo numero di aziende a scopo dichiaratamente di lucro si sono lanciate sul mercato e controllano già il 10% circa delle scuole sotto contratto” (cioè scuole private che sottoscrivono un accordo con lo stato ricevendo da esso finanziamenti). A questi dati va contrapposto quanto emerso in una conferenza su impresa ed educazione tenuta a Nashville nell’agosto 1997, nella quale alcuni investitori hanno mostrato di essere “inquietati per il timore del fallimento politico del sistema dei «buoni», poiché tutti i sondaggi effettuati fino a oggi mostrano che la maggior parte dei genitori è contraria”. Di fronte a tale rischio i partecipanti erano però tutti “d’accordo sulle misure suscettibili di rendere la «industria» scolastica redditizia: ridurre il numero di insegnanti (cioè aumentare il numero di alunni per classe); ridurre la massa salariale degli insegnanti arruolando un maggior numero di giovani e di professori non abilitati; ridurre o sopprimere gli organismi che rilasciano i diplomi di insegnamento e affidare la valutazione delle competenze degli insegnanti ai «manager» delle scuole (parola che essi preferiscono a «direttore»)”.
I tagli agli investimenti sono quindi uno degli aspetti fondamentali della politica neoliberale sul piano scolastico. E’ inutile discutere dei tagli nei Paesi Poveri. Nei Paesi sviluppati simili tagli si sono fatti con la giustificazione che si stanno assottigliando i margini nella lotta per la concorrenza globale, il che comporterebbe la riduzione di tasse e dunque una minore consistenza dei beni erogati dal servizio pubblico. In tutti i luoghi il processo è accompagnato da un incremento dell’istruzione privata, stabilendo così due livelli di educazione”.
La globalizzazione neoliberale persegue quindi l’obiettivo di creare un sistema integrato pubblico-privato secondo il quale lo stato finanzia il sistema e il privato lo gestisce, introducendo le regole e i valori del mercato e della competizione, e nel contempo aprire completamente il mondo della scuola a tutte le esigenze dell’impresa.
Moratti e soci, che di questa linea come abbiamo visto sono i portavoce, sostengono: “Particolarmente per le scuole professionali, snodo decisivo […] del sistema formativo, le imprese, le aziende artigianali, le associazioni di categoria potrebbero essere interessate a partecipare alla gestione di istituti che hanno per scopo quello di preparare i lavoratori di cui esse hanno bisogno. Tutto ciò favorirebbe una maggiore osmosi tra mondo della scuola e mondo del lavoro”.
Alle imprese e alle aziende artigianali, a sostegno delle quali intervengono gli enti locali erogatori dei fondi sociali UE e che gestirebbero la scuola né più né meno che come un’agenzia di collocamento, si affiancano le grandi imprese multinazionali specializzate nella formazione a distanza, che trovano nel WTO e negli altri organismi multilaterali e politici (FMI, G8, UE, ecc.) validi strumenti per le loro politiche.
Il disegno è chiaro e si delinea su scala mondiale. La scuola pubblica, in ogni parte del mondo, è attaccata da più direzioni, da soggetti che se è vero che sono tra loro in forte concorrenza, hanno in comune però l’obiettivo di scardinarne le difese per poi lanciarsi nella competizione per la conquista di questo mercato globale lasciato finalmente libero. Anche i governi, che agiscono per conto delle imprese nazionali sono impegnati in questa competizione, all’interno e al di fuori dei propri confini. All’interno, come abbiamo visto, con le opere di ristrutturazione che assumono l’ambigua denominazione di “riforma”. All’esterno, in compagnia e in competizione con altri enti politici ed economici sovranazionali, promuovendo lo sviluppo di agenzie formative a distanza. In Francia, ad esempio, il ministro della pubblica istruzione Claude Allègre, lo stesso che ha definito “immotivato” lo sciopero degli insegnanti, ha lanciato nel febbraio ’98 un’agenzia per la promozione della formazione all’estero sostenendo: “Venderemo all’estero il nostro savoir-faire; ci siamo fissati un obiettivo di due miliardi di franchi di fatturato in tre anni. Sono convinto che questo sia il grande mercato del XXI secolo. Un solo esempio: un paese come l’Australia guadagna 7 miliardi di franchi esportando formazione”. In questo articolo, il giornalista Gerard De Sélys, autore di uno studio contro l’aziendalizzazione e la globalizzazione neoliberista dell’istruzione (“Tableau noir, appel à la résistence contre la privatisation de l’enseignement”, EPO, Bruxelles, maggio 1998), analizza efficacemente i nessi tra istruzione, politica, mercato e imprese, descrivendone le iniziative e i progetti sostenuti a livello europeo negli anni ’90.
Il Rapporto della tavola rotonda degli industriali europei, Ert, del febbraio 1995 sosteneva in maniera perentoria: “La responsabilità della formazione deve, in definitiva, essere assunta dall’industria. Sembra che nel mondo della scuola non si percepisca chiaramente quale sia il profilo dei collaboratori di cui l’industria ha bisogno. L’istruzione deve essere considerata come un servizio reso al mondo economico. I governi nazionali dovrebbero vedere l’istruzione come un processo esteso dalla culla fino alla tomba. Istruzione significa apprendere, non ricevere un insegnamento. Non abbiamo tempo da perdere”. A questo si ricollegano tutti i discorsi di questi anni sull’educazione permanente o continua. Una intenzione di per sé lodevole ma determinata e sottoposta anch’essa alle esigenze del profitto! Nel 1996 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) aggiungeva: “l’apprendimento a vita non può fondarsi sulla presenza permanente di insegnanti”, ma deve essere assicurato “da prestatori di servizi educativi. La tecnologia crea un mercato mondiale nel settore della formazione. La nuova possibilità di proporre programmi didattici in altri paesi, senza obbligare studenti e insegnanti a spostarsi, potrebbe avere senz’altro importanti ripercussioni sulla struttura del sistema scolastico e formativo su scala mondiale”. Se il ruolo dei pubblici poteri non viene disconosciuto, è comunque limitato ad “assicurare l’accesso all’apprendimento a coloro che non costituiranno mai un mercato redditizio, e la cui esclusione dalla società in generale si accentuerà nella misura in cui gli altri continueranno a progredire”. Qui l’Ocse esprime a chiare lettere ciò che l’Ert e la Commissione non avevano osato dire: gli insegnanti residuali si occuperanno della popolazione “non redditizia”.
Tornando al nostro Paese, è anche per agevolare queste dinamiche privatistiche che nel citato documento del centrodestra leggiamo: “si giunga all’abolizione del valore legale del titolo di studio”. Fino a ieri invece abbiamo avuto una più cauta insistenza all’interno della riforma sulla “certificazione oggettiva delle competenze” (libretto o portfolio). Ciò corrispondeva all’idea messa in campo dalla Commissione europea di una «carta di accreditamento delle competenze», pensata per aggirare le normative nazionali in fatto di attribuzione e riconoscimento dei diplomi. Gerard De Sélys scrive: “L’idea è semplice. Immaginiamo che un giovane acceda a vari fornitori commerciali di insegnamento attraverso Internet, ottenendo così, dietro pagamento, «competenze» in materia tecnica, linguistica e di gestione. A seconda del suo autoapprendimento, i fornitori di insegnamento gli «accrediteranno» le conoscenze acquisite. Questo «accreditamento» sarà contabilizzato su un dischetto (definito «carta»), che lo studente avrà inserito nel suo computer, collegato con i suoi fornitori. Quando cercherà un lavoro, introdurrà nel suo computer questo dischetto e si collegherà a un sito di «offerte di lavoro» gestito da un’associazione padronale. Il suo profilo sarà allora analizzato da un software, e se le sue «competenze» corrisponderanno a quelle richieste da un datore di lavoro, sarà assunto. I diplomi dunque non serviranno più: il padronato gestirà il suo proprio sistema senza preoccuparsi del controllo degli stati e del mondo universitario”.
Oltre ad essere un mercato da sfruttare, l’educazione è quindi una delle chiavi per la nuova fase dello sviluppo economico capitalistico. La diffusione della tecnologia sta riducendo la quantità di produzione lavorativa che non richiede addestramento. Le imprese dimostrano quindi un crescente interesse nell’educazione orientata a soddisfare le necessità dell’impresa. Va da sé che quando l’istruzione si privatizza ed acquisisce fini commerciali, le aree didattiche culturali e sociali perdono interesse a meno che non possano essere utilizzate anche loro come oggetti commerciali.. Pubblicità nelle scuole e nelle università”. In esso l’autrice descrive le fasi del processo di inserimento a vari livelli delle aziende produttrici nel mercato scolastico e le conseguenze che esso produce sul piano della didattica e della ricerca. Tale inserimento è stato facilitato dalle politiche neoliberiste di tagli e ristrutturazioni che hanno costretto le istituzioni scolastiche a sottoporsi ai ricatti delle imprese per sopravvivere. “È stata la tecnologia a rinnovare l’urgenza di far fronte alla cronica mancanza di fondi degli anni Novanta: nel momento in cui le scuole si trovavano ad affrontare tagli di bilancio sempre più drastici, i costi per fornire un’educazione moderna aumentavano in modo esponenziale, costringendo molti istituti a cercare fonti di finanziamento alternative. L’incalzare della moderna info-tecnologia ha fatto sì che, improvvisamente, ci si aspettasse che scuole che non potevano permettersi testi aggiornati mettessero a disposizione degli studenti apparecchiature audiovisive, videocamere, aule di informatica, i più recenti programmi software, l’accesso a Internet, e, in alcuni casi, persino impianti di videoconferenza”. Chi crede nella funzione civile e democratica della scuola ed è convinto che suo compito sia quello di favorire la crescita serena dell’individuo in rapporto con la società, fornendolo di strumenti di lettura e comprensione della realtà; chi si pone come obiettivo quello di capacitare i giovani ad affrontare i problemi e gli aspetti contraddittori del nostro mondo e della relazione con il prossimo, senza contribuire a ridurli al rango passivo di clienti e consumatori non può che opporsi con forza ai processi sopra descritti, che trovano espressione nell’ideologia ora dominante del neoliberismo e concretizzazione nelle politiche governative. Chi è convinto di ciò può vedere oggi nel movimento cosiddetto “di Seattle”, che si oppone alle logiche neoliberiste, uno strumento efficace di opposizione e di rilancio di una nuova politica, anche scolastica, in cui siano centrali non i bisogni del mercato ma quelli della persona e delle comunità civili e democratiche [la parte relativa alla globalizzazione è un transunto da REDS, se occorresse fornisco bibliografia specifica dei brani tra virgolette].
Una piccola notarella relativa alla globalizzazione è d’obbligo: noi politicamente schierati facciamo una dura opposizione alla Banda Bassotti al potere. Poi leggiamo di accordi amorevoli tra Minniti (il vice presidente del consiglio ed il più ascoltato consigliere di D’Alema) e Previti (si, proprio quello) su leggi che regolano la vendita di armi a Paesi e a terroristi (si legga l’ultimo numero di Charta).
6) Alla fine della licenza debbo toccare. Io non ho i padri nobili di una cultura che poi viene negata alle estreme conseguenze, come fai tu De Anna nel chiedermi se rinnegavo tanti personaggi. Alcune delle persone che citi le apprezzo, altre no. Io discuto degli USA di oggi e dell’autonomia che si vorrebbe e che invece è.
A parte Diderot e D’Alembert, preferisco riferirmi a Piaget e a Vigotskij. Ma, ancora più semplicemente ai progetti NON LIBERISTICI di PCI e PSI della metà degli anni ’70. Una scuola che avesse i primi due cicli di 8 anni complessivi (qui, oggi, aggiusterei solo il tiro su l’inizio del primo ciclo a 5 anni, per quel fatto del doversi porre alla pari sul mercato europeo e non far perdere un anno ai nostri giovani; aggiungerei poi la reintroduzione non del latino ma dell’analisi logica e grammaticale). Quindi un biennio UNITARIO con una piccola area comune e molte materie opzionali per poter permettere facilmente di comprendere come e dove si vuole proseguire. Infine un triennio “professionalizzante” o di indirizzo a specifiche facoltà. Qui si possono aggiungere tutte le cose ( ridurre il numero degli sbocchi dopo la terza media; non fare dei ragazzi dei contenitori vuoti da riempire e quindi occuparsi di “contenuti minimi”;….) ma questo è l’asse che ha vinto in Italia. E tutte queste cose, naturalmente articolate in lavori, nascevano in gruppi di lavoro che vedevano impegnati alcuni tra gli studiosi che più tempo ed energie hanno dedicato a tali problemi: C. Bernardini, P. Guidoni, M. Vicentini Missoni, G. Conforto,…..e, a livello ministeriale, sotto l’ala protettrice di Ersilia Oricchio, E. Orlandini (il grande), Piromalli, Dalla Valle,…..
Come potrai vedere era l’intersezione di culture diverse. Ma sul 90% di quanto sostenuto da quei progetti di legge ci si riconosceva perché non tentavano l’allineamento con i progetti del Capitale per mostrare di essere ossequienti e meritare una Presidenza del Consiglio.
Quindi hai ragione: differenze RADICALI. E la cosa merita almeno una osservazione che mi riallaccia all’inizio del tuo intervento: che cosa ha fatto il sindacato in questi anni? Perché non ha spiegato? Perché non ha parlato del grande cambiamento che vedeva i suoi iscritti pagare i prezzi maggiori? Perché fidarsi sempre di qualcosa che verrà con la certezza di dover NOI OGGI dare. La cosa non è nuova ha almeno un illustre precedente nei decreti delegati. L’ultimo decreto, quello economico che avrebbe ripagato gli insegnanti dell’accresciuto lavoro che sarebbe seguito ai DD, NON E’ MAI PASSATO. E qui su un sindacato che fa errori (normalissimo) e che non riesce mai a fare un minimo di autocritica (come D’Alema che continua ad imperversare senza che nessuno gli dica che è un pugile suonato) è preoccupante.
E questo è un poco il problema della sinistra oggi: capire se è carne o pesce. Io sono restato lo stesso e non sono un conservatore che si arrocca, come D’Alema definisce Cofferati. Non voglio sorbirmi scelte non discusse e che portano le persone in buona fede in un baratro da cui non c’è ritorno.
Uno dei miei maestri, G. Salvini (ministro della ricerca nel governo Ciampi), mi disse una volta: “Guarda Roberto che a costruire una scuola possono non bastare 100 anni. A distruggerla può andare bene un solo giorno.”Si parlava di scuole di fisica. Ma credo che il tutto si possa estendere alla SCUOLA tout-court.
Un caro saluto Franco, non invidiando il tuo ruolo di Ispettore che rischia di diventare come Pulcinella, stritolato da due padroni (e poi chissà?).
Riguardo invece alla CGIL Scuola sarebbe di grande interesse che chiarisse la sua posizione. L’ambiguità fa navigare a vista, ma come si alza un poco di nebbia si becca uno scoglio.
Per intenderci, fatto certa l’opposizione durissima alla Moratti, c’è un minimo di autocritica? Oppure, in un invocato POI, dovremmo ricominciare la lotta proprio contro la CGIL come già accadde il 17 febbraio del 2000? Insomma, DOPO LA VITTORIA SULLA MORATTI, ci riproporrà i polpettoni di Berlinguer?
E’ meglio che avvisi subito perché è il caso che le diversità (una risorsa!) vengano fuori in tutta la loro potenza e drammaticità. Io avrei un’enormità di dubbi nello stare in un sindacato che difendesse una struttura come quella della scuola dell’autonomia di cui si è parlato. Capisco anche che non è conveniente fare una tale chiarezza. La richiedo da tempo ma non accade nulla.
Sull’equivoco molti colleghi accettano una bandiera che potrebbe non essere più la loro (per buon peso: il continuo richiamo alla concertazione è pura follia da parte dei lavoratori. Gli insegnanti da quando Trentin fece quegli accordi con il governo Ciampi – 10 anni fa – hanno perso il 30% del potere d’acquisto dei loro salari. Di che discutiamo, compagni? Del recupero A POSTERIORI del differenziale tra inflazione programmata e reale? Di sciocchezze? Per favore!).
Un caro saluto con molta stima caro De Anna (e con la consapevolezza che ci leggiamo in pochi e quindi forse vale la pena scriverci in privato)
Roberto Renzetti


CIO’ CHE NON HO RISPOSTO LI’ E CHE RIPORTO QUI

        Il titolo di un post può spesso indicare il suo contenuto. Altre volte delle idee straordinarie che se confrontate con il post mostrano livelli di schizofrenia preoccupanti.

        Uno dei dirigenti della CGIL Scuola, un mostro sacro distaccato da sempre e mai stato a scuola se non per il suo uso come piattaforma delle italiche aspirazioni al “dolce far niente”, ogni tanto interviene nel forum della CGIL Scuola. Da molto tempo cerco di capire dalle cose che dice di chi si tratti ed ultimamente sono usciti tratti caratteristici di un mondo che fu.

        Egli titola un suo post nel forum della CGIL Scuola così:” Questo forum ha esaurito la sua spinta propulsiva al socialismo!”.

        Caz…, mi sono detto, Bonezzi mi fa più giovane di 30 anni o è lui che è rimasto a 30 anni fa? La seconda che ho detto.

        Come è possibile confondere la CGIL Scuola, un suo forum che parla della condizione degli insegnanti, con delle inevase proposte di contratto, con la riforma Berlinguer, … come è possibile, appunto, confondere tutto questo, pur importante, addirittura con il Socialismo ? Per quanto Bonezzi possa provarci, impossibile. Ma poi solo Bonezzi conosce le differenze tra Socialismo (cos’è?) e Socialismo Reale (tragicamente lo sanno tutti, meno Bonezzi che, avendo mal compreso quella lezione, continua a portarlo a riferimento).

        In tal senso il titolo del suo messaggio sarebbe stato perfetto se avesse contenuto l’aggettivo “REALE”. Ma andava cambiato l’ordine delle parole ed il titolo sarebbe diventato qualcosa del tipo: “poiché non so cos’è il socialismo, atteniamoci a quello reale”. Oppure:”per far ritornare al socialismo reale questo forum”. Oppure: “ questo forum deve riconquistare lo spirito del socialismo reale ”.… Tutti questi titoli sarebbero stati perfetti perché l’intervento di Bonezzi è coerente con la sua natura di burocrate, etimologicamente ignorante di scuola e socialismo. E’ rimasto a Viscinskij ed è solo capace di mettere sotto accusa. Di proposte da costui non si ha il piacere di averne. So di suoi pellegrinaggi con fazzoletti bianchi, di sue andate a Barbiana da Don Milani,  mostrando altra ignoranza e confusione con chi non c’entra nulla con la scuola di oggi e può solo diventare il riferimento di Don Veltroni.

        Qual è il risultato pratico del suo intervento sul forum?

-Intanto il dire “IO sono il padrone e tu stai zitto e non mi rompere!”. Non è poco per un “socialista”. Ha grandi capacità espressive e sintetiche e vertecchianamente è nella lista dei possibili 100 all’esame finale.

-Il rendere il forum anestetizzato mostrando una sua abilità medica che continua a non conciliarsi con il libero dibattito.

-Il lasciare il forum in mano ad un personaggio deleterio che opina su tutto dicendo che lei non se ne intende ma che lo dice lo stesso.

-Il lasciare il forum agli incensatori di Berlinguer che hanno portato al disastro la politica del centrosinistra nel settore della scuola (al procuratore del PCUS ricordo che “perseverare….”).

-Il tacitare ogni opposizione con lo spirito berlusconiano de “Il forum sono io!”

-Il convincere i lettori che il forum c’è (quanto siamo democratici!) ma è meglio che non ci sia (quanto siamo socialisti reali!).

-In ogni caso, E QUESTA E’ LA COSA PIU’ GRAVE, arriva un preteso pensatore della maggioranza ultrabulgara della CGIL (la minoranza non esiste, si è dissolta come neve al sol dell’avvenir) e di fronte a problemi di sostanza posti (contratto, che per statuto i dirigenti devono proporre alla controparte governativa; posizione di tale maggioranza di fronte a ciò che sarà la scuola quando avremo cacciato la Banda Bassotti e quindi un giudizio, oltre che sulle vergogne Moratti, sul complesso delle riforme di Berlinguer, che a Moratti hanno aperto la strada)non è in grado di dire o non vuole dire UNA SOLA PAROLA NEL MERITO della gran mole dei problemi(è però ammirevole per la sua devozione a Barbiana ed ai fazzoletti bianchi).

-L’aver dimostrato che, a parte il Bonezzi che è solo capace di fare il Procuratore del PCUS, non c’è un solo sindacalista CGIL che entri in queste vicende diversamente che con affermazioni generiche e sciocchine (e forse anche un poco menzognere).

-L’avallare dei sospetti gravi sul rimandare le proposte a quando gli insegnanti, fra al massimo due mesi, saranno smobilitati e non potranno più venire con forconi a Via Leopoldo Serra.

-L’avallare quindi una trattativa non “disturbata” da queruli insegnanti rompiballe, che di queste cose capiscono poco, nella quale si possa davvero portare avanti l’interesse del sindacato come corporazione di chi vi lavora. E qui occorre aprire una parentesi chiarificatrice di cose che molti iscritti non conoscono. Quando si va alla trattativa vi sono vari argomenti che vengono affrontati. Uno di questi è il  numero dei distacchi che alcun sindacato chiede. Queste concessioni di distacco sono un onere  importante per lo stato e non previste da nulla che non sia la trattativa diretta. Un  ministro che ritenesse i sindacati degli sfasciatori, potrebbe facilmente intervenire riducendoli drasticamente. Questa operazione sarebbe la jattura per chi è distaccato a vita, pontifica sulla vita degli insegnanti e non sa nulla di essa perché non l’ ha mai vissuta sulle sue spalle. La jattura nasce dal fatto che occorrerebbe ricominciare a lavorare e ci si troverebbe in un ambiente in cui si è analfabeti di ritorno (con espulsione morale dal corpo docente tutto, anche quello Cgil!). Quando quindi ci si reca al MIUR si sa che c’è prima da contrattare questo, poi quanti soldi andranno alle scuole professionali ed enti privati dei singoli sindacati. Infine si parla della condizione degli insegnanti. Solo il cedimento su questa ultima posizione permette il sostegno importante delle prime due. Ecco di questo si parla in giro. Io sono convinto che tutto questo non riguarda e non riguarderà mai la CGIL Scuola. Ma di questo si discute in varie riunioni ed io non so cosa rispondere. Nessuno me lo dice. Eppure l’ ho chiesto in varie occasioni. Su questo occorrerebbe che gli iscritti chiedessero definitivamente una parola chiarificatrice.

        Questi sono alcuni dei risultati del grande pensatore del nulla. Di uno che sta in un sindacato nel quale si è partiti come insegnanti e, usufruendo di distacco (ed essendo quindi fuori ruolo), si è fatto il concorso (?) a dirigente (e fin qui nulla di male), ma si è fatto anche l’anno di straordinariato in tale condizione, senza mollare mai il posto da sindacalista (e questo è grave).

        Alla fine oggi i nostri rappresentanti, a parte alcuni ATA che non potevano ambire alla Dirigenza, sono dirigenti, sono cioè ad un contratto che li vede con salari doppi rispetto ai nostri, salari che dovranno crescere per arrivare, come si richiede dalla CGIL Scuola, alla prima fascia della dirigenza. Disquisiscono di una condizione che non li riguarda professionalmente (?) e che li vede nel lavoro quotidiano, in gran parte, come controparte.

        Tutta questa è una anomalia. Che va corretta almeno discutendo. Ma neppure la discussione è ammessa là dove si ritorna a processi politici sul nulla contro quelli che denunciano le degenerazioni del regime.

        Una anomalia che mi riguarda e con me tutti coloro che lavorano in Scuole Secondarie di Secondo Grado è quella relativa al fatto che quasi nessuno dei nostri dirigenti conosce l’argomento specifico. Vi era il buon Gennari che aveva competenze in materia. Ma ora nessuno all’orizzonte. Così che si riescono a dire delle bestialità dovunque  e si continuano a sostenere nel forum. Una tra queste è il vedere tale scuola di secondo grado come una scuola media “per bambini più grandi”. Quando leggo sciocchezze su sciocchezze su piani di studio, su percorsi che si costruiscono i ragazzi, su POF presi per i capelli e mai resi effettivi, quando leggo di insegnanti come dovrebbero essere,….tutto questo in un sindacato, mi viene da piangere,…ma di commozione. Per tanti spiriti buoni e per tanti missionari che hanno dimenticato che vi è una PROFESSIONE innanzitutto.

        Se poi l’insegnante è affascinante o meno viene dopo. Se l’insegnante è bravo o meno viene valutato opportunamente in un sistema di salari europei. Ma in un forum sindacale, indirizzare la discussione da chi è incaricato a questo su tale binario è sciocco e suicida.

        Andate a vedere le sciocchezze che vengono dette da cialtroni. Da coloro che non sanno di cosa parlano, ma parlano. Anche qui in una logica berlusconiana che vuole il presenzialismo anche se il presenzialista non c’entra nulla con l’argomento del contendere.

        E c’è qualcuno che parla di qualcun altro come dell’estremista che vuole far del male, come in uso nella sinistra. Io ribalto l’accusa in termini molto più gravi. Vi sono estremisti di destra nel nostro sindacato. Parolai di sinistra che operano in regime liberista facendo dell’insegnamento un part time a salario differenziato. E neppure hanno capacità di guardare avanti a medio termine nel vedere lo sfrangiamento della categoria fino a livelli di contratti non solo separati ma addirittura individualizzati. A questo punto non servirà più a nessuno una CGIL Scuola. Avremo ciascuno un nostro bell’ordine che ci salvaguarderà dagli attacchi ai nostri privilegi. A quel punto ognuno per sé e poveracci i precari o chi tenterà l’avvicinamento a questa sarabanda.

        Perché non dire queste cose sul forum CGIL? Perché non ho voglia di stare ancora a litigare sul metodo e non avere mai nessun CGIL che entri in argomenti che non siano vaghi e privi di sostanza sindacale. Cose eccellenti ho letto di persone che intervengono. Moltissimi di loro non sono CGIL. Altri lo sono ma sono tampinati dalla solita rottura (che esiste per volontà superiori, ormai non vi è alcun dubbio!).

        E’ un argomento che andrebbe trattato bene nelle cliniche psichiatriche in cui il procuratore della Repubblica dell’URSS inviava i suoi accusati.

        E’ esempio di forum non forum. Una cosa chiusa in un trivio o angiporto. Certamente non in una piazza.

        E’ il lavaggio di coscienze sporche che, dopo aver avallato e costruito la politica di Berlinguer, oggi ci richiamano all’unità di Patria senza dire una parola sul passato e sul futuro prossimo. Ci vengono richiesti atti di fede che non diamo più. Saremo inesorabili a mazziarvi, come assolutamente pronti a dire bravi quando vi muoverete con trasparenza e comunicazione reciproca con gli iscritti. Ciò fino ad ora non è e, per di più all’orizzonte si vede solo grave intolleranza per chi dissente dalla “voce del padrone”.

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