Fisicamente

di Roberto Renzetti

di Emiliano Condò

ROMA – Una piccola guerra, combattuta a colpi di ambasciatori, inviati e visite ufficiali: è una guerra combattuta sul territorio nazionale italiano senza che nessuno, governo in testa, se ne sia reso conto. E’ stata la “piccola guerra del nucleare”, quella che ha visto fronteggiarsi francesi da una parte e statunitensi dall’altra, con l’obiettivo di fare affari sulle nuove centrali nucleari italiane, quelle che il governo Berlusconi voleva costruire (anche se non si è mai saputo bene dove e quando), prima che il disastro giapponese obbligasse tutti ad una frettolosa retromarcia poi divenuta “sospensione”.

Il nucleare italiano era, insomma, un affare che faceva gola. Affare vinto e virtualmente chiuso dai francesi, pronti, dietro adeguato compenso, a fornire la tecnologia per fare le centrali. Non solo: la Francia era interessata (come Usa e Russia) anche al trattamento delle scorie. Come sia andata davvero la partita, combattuta un paio di anni fa, oggi lo scopriamo grazie a Wikileaks e ai documenti riservati (proibita la visione agli stranieri) diffusi dal sito di Julian Assange.

Tutto inizia nella calda estate del 2009. Dall’ambasciata Usa a Roma partono una serie di cablogrammi firmati da Elizabeth Dibble, di fatto la numero due dell’ambasciata. Si tratta della stessa persona che il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, punto nel vivo per certi commenti sul suo stile di vita, bollò come “funzionaria di quart’ordine”. Le carte di Wikilieaks, provano che non lo è affatto.

In Italia, in quel luglio, si accelera sul nucleare: il 23 luglio arriva in Senato il via libera al rilancio e la nascita dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. La Dibble fiuta l’affare e sente “puzza” di francesi che vogliono banchettare da soli sul pasto delle nuove centrali  italiane. Così scrive direttamente a una certa Sarah Lopp, responsabile proprio dell’energia nucleare per il dipartimento Usa che cura gli affari internazionali.

Dopo aver informato sul “semaforo verde” del nucleare in Italia, la Dibble spiega i dettagli relativi alla tempistica: il governo punta a formulare in appena sei mesi il piano che risolva tutti gli aspetti controversi, dalla sede delle centrali fino allo smaltimento dei rifiuti fino alla questione (centrale per gli interessi Usa) della tecnologia da scegliere per costruire.

I dubbi non mancano: alla Dibble sei mesi sembrano pochi per un progetto così ambizioso. Ha ragione. Con scrupolo, invita i suoi a non mollare l’osso: “Un impegno continuativo del governo statunitense è cruciale per sostenere gli interessi delle compagnie Usa che si occupano di nucleare interessate ad entrare nel mercato italiano”. La Dibble, quindi, individua uomo e data per gettare un ponte che aiuti la conclusione dell’affare.

L’uomo giusto, secondo la diplomatica, è Claudio Scajola, allora ancora ministro dello Sviluppo Economico e in procinto di partire per gli Usa ad ottobre 2009. “Questa – scrive la Dibble concludendo il suo primo cablo – è un’ottima occasione per coinvolgere l’Italia e gettare le basi per una solida cooperazione sul fronte dell’energia nucleare”.

Il cablogramma successivo  è invece un riassunto sintetico ed efficace del rapporto tra Italia e nucleare: si parta dal pre-Chernobyl, quando l’Italia, scrive la Dibble “era un Paese all’avanguardia” nella tecnologia nucleare. Poi vennero il disastro in Urss, il panico, le verdure non commestibili e un referendum che decise per lo spegnimento degli impianti. Fino al luglio 2009

Nucleare Italia: centrali, scorie e lobby, la “guerra” Francia-Usa, secondo Wikileaks

di Emiliano Condò

Nel cablo successivo la Dibble torna precipitosamente al presente citando il presidente dell’Ansaldo Nucleare Francesco Mazzucca secondo cui, scrive la funzionaria, “il Ministero dello Sviluppo Economico ha già lavorato per diversi mesi sul progetto del regolamento per il disegno di legge approvato”. La questione cruciale, però, resta il dove ovvero la scelta dei siti dove costruire le centrali nucleari. Mazzuca, spiega la Dibble, è per “l’approccio pratico. Il governo, come primo lotto, potrebbe partire dai quattro siti degli impianti nucleari dismessi”. Siti che, ovviamente, potrebbero essere pronti in tempi più brevi. Quanto agli altri impianti, nel cablogramma si legge: “Mazzuca ha aggiunto che altri siti incontaminati potrebbero essere identificati in seguito”.

Uno dei problemi centrali e quindi uno degli affari centrali è quello delle scorie. Cosa farne? La soluzione di Mazzucca ingolosisce la Dibble: l’italiano spiega che l’unica strada percorribile è quella di inviare il materiale all’estero (Francia, Usa e Russia i Paesi indicati) per lo stoccaggio e il trattamento. Con la Francia c’è già un accordo, che risale al 2006, per il trattamento delle scorie dei vecchi impianti. Anche le aziende Usa, però, sono interessate alla torta.

Non a caso il cablogramma prosegue parlando delle nomine al vertice dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare, quella che poi verrà affidata alla presidenza dell’oncologo Umberto Veronesi. I posti da assegnare sono cinque e la Dibble sponsorizza e caldeggia un nome, quello di Maurizio Cumo, docente di “impianti nucleari” alla Sapienza di Roma e, secondo la diplomatica, ”dotato di una grande esperienza in materia”.

Il motivo per cui Cumo piace tanto alla Dibble, però, è un altro: “Cumo è a favore della tecnologia nucleare Usa e ha detto al (Washington) Post che il  [modello di centrale] Westinghouse AP-1000
è la tecnologia nucleare più adatta per l’Italia”. Insomma il docente è l’uomo adatto per fare uno sgambetto ai francesi che vogliono chiudere la partita nucleare da soli. Quindi ben venga il professore che, a giochi fatti, è tra i cinque che compongono la squadra di Veronesi.

La diplomatica è convinta che la partita con la Francia per ottenere i contratti  non sia  ancora perduta. Il gioco, però, deve farsi duro. Scrive la Dibble nell’ennesimo cablogramma: ”E’ fondamentale  il coinvolgimento del Governo Usa ai massimi livelli con Governo italiano per controbilanciare l’attività lobbystica del governo francese per favorire le proprie compagnie nucleari”. Anche perché i francesi non stanno certo a guardare e non hanno nessuna intenzione di lasciarsi sfuggire l’affare. Così, oltre all’accordo già in essere con l’Enel per la realizzazione di quattro centrali modello Areva da oltralpe, appunta la Dibble, arriva nell’ambasciata francese un secondo funzionario con lo scopo di stringere l’affare.

Gli Usa sembrano avere dalla loro parte anche Mazzucca secondo il quale la soluzione ottimale sarebbe quella di adottare due diverse tecnologie nucleari, quella francese per cui c’è già l’impegno e quella statunitense. In un ultimo cablogramma la diplomatica ricorda l’imminente visita di Scajola negli Usa. Suggerisce di organizzare per l’ignaro ministro un tour in alcune strutture nucleari. Il tutto per favorire, in primo luogo, la firma di un accordo energetico proprio sulla cooperazione nucleare. Una strategia pianificata nei dettagli, non c’è che dire. Poi però, è arrivato lo tsunami e gli italiani si sono ricordati che il nucleare fa paura.

24 marzo 2011 | 14:46

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/nucleare-italia-guerra-francia-usa-wikileak-796182/2/

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