Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

Fornisco ora, per far felici i preti in incognito che circolano nel sito, un cenno alla leggenda della Papessa Giovanna, allo strano racconto che ebbe molto seguito nella vulgata popolare e non solo, anche perché, per un certo periodo, nell’elenco dei Papi, fra Leone IV (847-855) e Benedetto III (855-858), figurò una donna, la famosa di nome ma non nella storia Papessa Giovanna. Ricordo qui che il Papa che successe a Leone IV, o a Giovanna, fu eletto in mezzo a violenti disordini che interessarono tutta la città e dovette attendere molto tempo perché il partito favorevole all’imperatore carolingio Lotario (quello a cui fu assegnata l’Italia, delle tre regioni in cui fu diviso l’Impero di Carlo Magno, morto nell’843. Lotario fu incoronato Imperatore a Roma da Papa Pasquale I nell’823) aveva eletto (anti)papa il cardinale Anastasio che era stato deposto da Leone IV. Costui era arrivato minaccioso a Roma imprigionando, uccidendo e distruggendo ogni immagine sacra essendo un iconoclasta. La popolazione si schierò però con Benedetto ed i delegati di Lotario, vista la mal parata, fecero ritirare l’antipapa Anastasio dal Laterano. Scrive Gregorovius in proposito:

Questi incidenti annunciavano una delle epoche più terribili della storia del papato. Essi avevano svelato le discordie che serpeggiavano nell’interno della città e che si facevano di giorno in giorno più gravi, e avevano inoltre messo in luce le consorterie della nobiltà e del popolo, l’arroganza dei cardinali ribelli, la tensione dei rapporti della Chiesa con l’impero. Oltre a ciò, la inaudita condotta dei legati imperiali, che avevano cercato con la violenza di elevare alla sedia gestatoria un cardinale solennemente condannato per decisione sinodale, insegnava che l’imperatore … mostrava di non gradire affatto la reggenza di un papa della tempra di Leone IV e mirava a consegnare la cattedra di Pietro ad una creatura a lui sottomessa. Questo progetto era però naufragato miseramente contro l’incrollabile fermezza dei Romani, e il suo unico effetto era stato quello di minare pericolosamente l’autorità dell’imperatore.

LA PAPESSA GIOVANNA

      Si può introdurre questo argomento con un sonetto del Belli, citato da Rendina [1], dedicato appunto alla pretesa Papessa:

Fu ppropio donna. Buttò via ‘r zinale

Prima de tutto e ss’ingaggiò ssordato;

Doppo se fece prete, poi prelato,

E ppoi vescovo, e arfine cardinale.

E quanno er Papa maschio stiede male,

E morze, c’è chi dice, avvelenato,

Fu ffatto Papa lei, e straportato

A Ssan Giuvanni su in zedia papale.

Ma qua sse sciorze er nodo a la commedia;

Ché ssanbruto je preseno le doje,

E sficò un pupo li ssopra la ssedia.

D’allora st’antra ssedia ce fu messa

Pe ttastà ssotto ar zito de le voje

Si er Pontecife sii Papa o Ppapessa.

L’origine più probabile della leggenda della “Papessa Giovanna”, una donna, travestita da uomo, che sarebbe ascesa al seggio papale, salvo poi essere scoperta a causa di una gravidanza inopportuna: più semplicemente la leggenda era una metafora di una donna, Marozia (della quale parlerò diffusamente più oltre), che aveva talmente condizionato con sesso ed intrighi più di un Papa da essere lei stessa considerata Papa. La leggenda, ampiamente diffusa a partire dal XIII secolo, vuole che per due anni, all’incirca dall’853 all’855 (fin quando non fu scoperta per la nascita di un figlio durante una processione), venne eletta la Papessa, travestita da uomo, con il nome di Papa Giovanni VIII.

         Seguiamo più in dettaglio lo svolgersi dei fatti leggendari cercando anche di cogliere il motivo della nascita di tali fantasie e di come esse siano state credute dalla popolazione perché per nulla inverosimili per un papato che aveva abituato tutti, soprattutto i fedeli, a quanto di peggio si potesse (e possa) pensare.

         Secondo Rendina [6] la prima brevissima notizia della Papessa la troviamo nel Chronicon (1080 circa) del benedettino Mariano Scoto in cui si legge che a Leone IV successe Giovanna, una donna, per due anni, cinque mesi e quattro giorni. Questa notizia la ritroviamo poi in altre cronologie di Papi: quella del benedettino francese Sigeberto di Gembloux (1110 circa) e del benedettino Goffredo da Viterbo (1185 circa). Qualcosa di più possiamo leggere nella Cronica universalis (1225 circa) del domenicano francese Jean de Mailly (senza osare però chiedersi quali fossero le fonti sia qui che in storie successive): vi è la storia, anche se da verificare, su un certo papa o piuttosto papessa, perché era femina, simulando di essere uomo, divnuto notaio di Curia per acutezza d’ingegno, quindi cardinale ed infine papa. Un giorno, mentre saliva a cavallo, partorì un fanciullo e subito la giustizia romana, legatigli i piedi alla coda di un cavallo, lo trascinò e fu lapidato dal popolo per mezza lega e, dove morì, lì fu sepolto e venne scritto Parce Pater Patrum Papissa Pandito Partum (Pietro, Padre dei Padri, Palesa il Parto della Papessa). Sotto di lui fu istituito il digiuno delle Quattro Tempora, detto digiuno della papessa. Altri racconti dicono che durante una processione che riportava il Papa in Laterano, proveniente da San Pietro, il cavallo del Papa si imbizzarrì all’altezza dell’angolo tra Via dei SS. Quattro e Via dei Querceti per lo strepitare della folla in luogo angusto. E fu lì che Giovanna dette alla luce il suo piccolo. In ogni caso quell’iscrizione sulla tomba contenente sei P doveva richiamare qualche strano mistero che spiegò un ignoto francescano tedesco (1260 circa) come una frase detta dal Diavolo (da una persona che assistette agli eventi e la gridò ispirato dal demonio) per far scoprire che quel Papa era una Papessa (ben strano Diavolo quello che collabora con la Chiesa per smascherare un impostore). Da notare che sul luogo in cui fu svelata la natura della papessa, all’angolo tra via dei SS. Quattro e Via dei Querceti, fu eretta una piccola edicola votiva tuttora esistente, buia e in stato d’abbandono, nota come il Sacello. A questo punto abbiamo quasi l’intera storia che sarà completata in qualche dettaglio mancante dal cardinale domenicano boemo Martino Polono (1277 circa), cappellano di diversi pontefici e storico della Curia. Apprendiamo dalla sua Chronica che la Papessa, qui battezzata come Giovanni Anglico con il cognome che richiama il fatto che fosse di origine inglese, cognome che Boccaccio farà diventare Angelica), era di origine inglese ma nata nella città tedesca di Magonza. Da qui, travestita da uomo, anzi da chierico, si reca ad Atene dove diventa una preparatissima teologa. Trasferitasi a Roma, sempre travestita da chierico, viene molto apprezzata per la sua preparazione con la quale riesce a scalare i vari gradi delle gerarchie della Chiesa fino a farsi eleggere Papa. Arrivata a questo sommo incarico, come tutti i Papi, non poteva non dedicarsi a libidine e lussuria ma, mentre i Papi non hanno problemi di verginità e non gli si ingrossa il ventre (nascosto però in questo caso dall’ampio abito papale), una donna in quelle vesti è, anche da questo punto di vista, fregata e Giovanna sembra amoreggiasse con devoto cameriere.

Una piantina dei luoghi interessati alla processione (in spagnolo) tratta da Boureau. Credo si capisca ma alcune parole le traduco: Letran è Laterano; callejon è vicolo; desvio è deviazione; capilla de la papisa è l’edicola votiva nota come Sacello. Aggiungo che la Via Directa (indicata con la freccia in grassetto) era quella che veniva percorsa fino al XII secolo. Solo successivamente si seguì la deviazione verso Via Labicana

Una miniatura francese del 1403 in cui è rappresentato il momento della nascita del bambino della Papessa (Da Rendina 1).

         Questa storia, ripeto, leggendaria ha però dietro qualche fantasia e fatto realmente avvenuto da cui può aver preso spunto (ed ora non parlo di Marozia). Li accenna Rendina [6]. Il primo fatto, quello di fantasia, è il racconto fatto dallo stesso Rendina della tragica storia di una donna che si chiamava Giovanna di nome e Papa di cognome. Per comprendere però da dove nacque la peculiarità equivoca di questa storia occorre riferirsi al Liber Censuum del 1192 (redatto dal Cardinale Savelli, futuro Papa Onorio III), quello che spiegava, tra l’altro, dove erano spesi i soldi della Chiesa. In tale libro vi era segnato quale compenso dare ad una nota famiglia di Roma, la famiglia Papa, per gli adorni che faceva nella strada dove era situata la sua casa, Via dei SS. Quattro, al passaggio obbligato del corteo papale che muoveva dal Laterano verso San Pietro in Vaticano o viceversa (il tragitto da o per Via San Giovanni in Laterano prevedeva tra l’altro il passaggio in una strettoia, Via dei Querceti, che immetteva in Via dei SS. Quattro). Tale compenso era di 8 soldi provisini (il soldo provisino era una moneta battuta dal Senato romano). Nel Liber Censuum era scritto così: Deinde usque ad domum Joannis Pape VIII solidi provesini che vuol dire “Di qui, (per gli arredi) fino alla casa di Giovanni Papa (sono dovuti) VIII soldi provisini”. Vediamo ora la storia e dopo torneremo alla frase suddetta.

         Nel maggio dell’847 i Saraceni, che già nell’840 avevano attaccato i monasteri benedettini di Subiaco, invasero Roma attaccando la città da tre direzioni, dal centro mediante una flotta entrata attraverso il Tevere, da una flotta sbarcata a Civitavecchia, a Nord di Roma, e da una sbarcata a sud. I Saraceni saccheggiarono e devastarono ogni cosa. Entrarono in tre nella casa per le vacanze estive che i Papa avevano a Portus (l’antico porto di Roma, situato sulla riva del Tevere prospiciente Ostia) dove violentarono Giovanna, lì restata senza possibilità di fuga perché non avvertita del pericolo, e uccisero i suoi due bambini. Finita l’invasione saracena a settembre, i servi dei Papa che avevano avuto cura della disgraziata la riportarono da suo marito, Giovanni, nella casa di Roma in Via dei SS. Quattro. Ma Giovanna non era più la stessa: non parlava, non mangiava, strabuzzava gli occhi, emetteva bava.  I medici sentenziarono che era indemoniata ma la vecchia nutrice più semplicemente disse al marito che aspettava un bambino. Il marito che voleva aiutare la moglie a guarire, di fronte a questa notizia pensò solo allo scandalo che ne sarebbe venuto fuori, scandalo che voleva evitare ad ogni costo perché la sua era famiglia di chiesa, di vescovi e cardinali. Lasciò quindi che si diffondesse la voce che Giovanna era indemoniata anche se restava il problema del nascituro. Il pontefice Leone IV che conosceva bene la famiglia Papa, venne a sapere di Giovanna indemoniata e, all’inizio non dette importanza alla cosa ma poi … Tutta una serie di fatti che si susseguirono, un terremoto a febbraio dell’848 con distruzioni di case e crollo di torri seguito da un incendio nel quartiere di Borgo che distrusse tutte le case, fecero collegare l’indemoniata con i disastri avvenuti. Quando poi, a metà maggio, vi fu lo straripamento del Tevere con danni enormi all’agricoltura e vi fu un’invasione di locuste che distrussero ogni raccolto e particolarmente il grano e le riserve di pane delle famiglie, ebbene allora i collegamenti dei disastri con Giovanna crebbero a dismisura. Intanto la poveretta era all’ottavo mese e la nutrice la portò da una fattucchiera per capire cosa fare. L’aborto fu scartato perché vi era il forte rischio che anche la madre morisse. Si pensò allora di far partorire la donna in modo che il diavolo sarebbe stato espulso con il bambino. Meglio questa soluzione anche se restava da capire cosa fare del bambino che mai Giovanni Papa avrebbe accettato. Nell’attesa di una decisione, la fattucchiera sfruttò i fatti dicendo a tutti i clienti che i loro problemi di malocchio non si sarebbero risolti finché Giovanna non avesse espulso il demonio. Questa diceria volò e la gente iniziò a radunarsi sotto la casa dei Papa gridando oscenità verso l’indemoniata. E’ qui che intervenne Leone IV facendo organizzare una processione che passasse sotto la casa dei Papa. La solenne processione sostò sotto la casa che era addobbata per l’occasione con Giovanni affacciato al balcone e con Giovanna dimenticata all’interno della casa, e lì Leone IV in persona scese da cavallo e fece solenni benedizioni al fine di liberare la città dai malanni che si susseguivano. Un gran trambusto sviò l’attenzione di tutti. Giovanna era scesa da casa per partecipare alla cerimonia e la gente, riconosciutala, prende ad inveire contro di lei mentre grida Parce Pater Patrum Papissa Pandito Partum. E’ il demonio che parla ! Molti si scagliano contro la poveretta per linciarla. Lei sta male perché sta avendo le doglie. Arriva un famoso esorcista, il vescovo di Porto, che le spruzza acqua santa e recita le preghiere adeguate. Tutti si aspettano un demone uscire dalla bocca della donna ma esce un bambino dal suo ventre. Giovanna finalmente sorride perché non soffre più. La gente è sollevata dall’eliminazione del demonio con la nascita del bimbo e, alzando lo sguardo verso il balcone dove era Giovanni facendogli gli auguri per quella nascita. Anche Giovanni, a questo punto e benedetto da Leone IV, sorride. Accetterà il bambino che chiameranno Giovanni. La strettoia di Via dei Querceti verrà chiamata Vicolo della Papessa.

         Torniamo ora alla frase del Liber Censuum. Essa, successivamente ai fatti narrati ed in concomitanza di vaghe notizie sulla Papessa Giovanna, venne letta così: “Di qui, fino alla casa di Papa Giovanni VIII soldi provesini” dando ad intendere che quella fosse la casa di Giovanni VIII, Giovanni Anglico, e quindi la Papessa.

         Prima di passare al secondo fatto che Rendina racconta e che avrebbe ispirato la leggenda della Papessa credo di dover fare alcune considerazioni. La Chiesa nega con vigore l’esistenza di questo Papa donna; parla di una campagna antipapista di anticlericali ed atei. Ho già scritto che la prima notizia scritta su Giovanna la troviamo nel 1080 circa ed è di un frate italiano. A quest’epoca non ha senso pensare a complotti contro la Chiesa che riusciva da sola ad essere indegna, indegnità alla quale Giovanna avrebbe aggiunto poco. Insomma la Riforma era lontanissima così come l’Illuminismo o altri movimenti anticlericali. La durata del pontificato di questa donna rientra nella media della durata dei pontificati dell’epoca. E’ citata centinaia di volte in autori non sospetti, frati benedettini, francescani e domenicani ma anche da autori molto seri come il Boccaccio. A chi poi dice che su Giovanna si hanno pochi documenti, si può facilmente rispondere che non sono meno di tutti i Papi dell’epoca. Ma, a mio giudizio, la citazione estesa in un racconto con molti particolari più intrigante è di una persona che aveva accesso ai documenti segreti vaticani essendo stato per lungo tempo Prefetto della Biblioteca Vaticana con Papa Sisto IV, umanista ed uomo di fiducia di vari Papi. Parlo di Bartolomeo Sacchi, detto il Platina (1421-1481), che raccontò della Papessa addirittura nella prima storia dei pontefici da lui scritta, Vitae pontificum romanorum (1474). Come ricorda Rendina, Platina scrive che questa elezione fu un errore da non ripetersi e, a tal fine fu introdotta una sedia speciale, dotata di un ampio foro in basso, in modo che i due più disgraziati dei diaconi, dopo l’elezione del Papa, infilassero la mano per controllare l’esistenza della virilità. Sempre nel Liber Censuum è descritta l’intera cerimonia. Il Papa appena eletto, dopo alcuni preliminari, dai cardinali viene condotto attraverso il portico alla sedia marmorea detta stercoraria. Il Papa era tenuto per le braccia e le gambe in modo che fosse in una posizione comoda sulla stercoraria ma soprattutto in modo che potesse venir sollevato in simultanea al canto corale del Salmo CXII: Suscitans de pulvere egenum et de stercore erigens pauperum. Il salmo stava a significare che Dio poteva elevare alla gloria chiunque a partire anche dallo sterco (da qui il nome della sedia). In questa sedia avveniva il controllo di virilità. In caso positivo i diaconi tastatori gridavano Virgam et Testiculos habet ! mentre un coro di sollievo accompagnava il Deo gratias ! Questa sedia speciale, chiamata porphyreticae (il porfido comunque non c’entra), era anche una sedia da parto, silla obstetricae, cioè per donne, quindi facilmente interpretabile come un qualcosa legato ad un Papa donna (nell’antichità, tra i ricchi, era molto usato il parto seduto). Qui iniziano i giochi intorno al significato di una tale sedia che sarebbe stata usata solo per ricordare che la Chiesa è Mater Ecclesia e, dico io, poiché la Chiesa è estremamente materialista e non dotata di pensiero astratto ma solo di quello concreto non ha trovato di meglio che mimare il suo più alto rappresentante come nell’atto continuo di generare. Ma poi, e lo dice un ateo impenitente, quel Mater non ha più il senso della protettrice piuttosto che della generatrice? Infine in nessun documento ufficiale della Chiesa si fa riferimento a questa presunta Mater Ecclesia (sarà per non far capire qual è la vera professione di questa donna che si definisce Mater). Secondo altre versioni questa sedia, di cui un esemplare si può ammirare nei Musei Vaticani (Museo Pio Clementino Vaticano), uno al Louvre ed uno in marmo nel portico del Laterano, era un accessorio per liberare il ventre senza alzarsi da un comodo sedile, si trattava quindi di una sedia escretoria (non mi azzardo qui a dare spiegazioni possibili). Platina che non voleva rischiare quantomeno il posto si schiera con questa funzione della sedia scrivendo che “Questa sedia è stata così predisposta affinché colui che è investito da un sì grande potere sappia che egli non è Dio, ma un uomo, e pertanto è sottomesso alle necessità della natura”. 

        Ci racconta l’inizio dell’uso di questa sedia, poi ripreso da Platina, Felix Hammerlein, detto il Malleolus, nel suo De nobilitate et rusticitate dialogus del 1447. In questo libro si racconta che l’introduzione di questa sedia fu voluta dal presunto successore della Papessa (o di Leone IV, nel caso la Papessa non fosse esistita), Papa Benedetto III. La cerimonia dell’accertamento del sesso si svolgeva nel Laterano e fu in uso dall’inizio del secondo millennio, con Benedetto III fino al 1560, con l’elezione di Pio IV.

La sedia con il foro sul pianale

La cerimonia dell’accertamento del sesso durante un’elezione papale

         Più interessante è invece il secondo fatto che Rendina [6] cita come possibile equivoco che ha indirizzato a parlare di Papessa Giovanna, che poi sarebbe Papa Giovanni VIII (su questa interpretazione sono d’accordo molti altri storici che, come Alain Boureau, hanno indagato ogni piccola citazione ed ogni storia – moltissime –  relativa alla Papessa). Poco dopo il pontificato di Leone IV, nell’872 venne eletto un Papa (si tratta di un vero Papa) che assunse il nome di Giovanni VIII (872-882). Sotto il suo pontificato, e con egli stesso alla guida di una flotta, furono duramente sconfitti i Saraceni nella battaglia del Circeo dell’877. Ancora per sua iniziativa furono aumentate tutte le fortificazioni per evitare ulteriori attacchi di questa calamità. Altri fatti di rilievo riguardano i rapporti della Chiesa con l’Impero ormai passato nelle mani dell’ultimo erede, Ludovico II, prima del definitivo disfacimento dei carolingi. Alla morte di costui nell’875 l’Impero, o almeno quella parte che amministrava l’Italia, perse ogni sua forza e prestigio divenendo un fantoccio nelle mani della Chiesa e quindi di Papa Giovanni VIII che trattò i successori di Ludovico II come dei meri fantocci. Questa caduta dell’Impero rese ostili i nobili verso il Papa e l’Italia, soprattutto Roma, divenne un territorio in cui dominava la completa anarchia. Inoltre la vittoria di cui sopra rese più debole la Chiesa ormai non più sostenuta dalla potenza imperiale. Dal punto di vista più dottrinale (in realtà il Papa, visto dissolversi l’Impero carolingio, cercava di riannodare rapporti con l’Impero d’Oriente), Giovanni VIII riabilitò il Patriarca di Costantinopoli, Fozio (820-893). Quest’ultimo era stato condannato e deposto con solenni anatemi dai due precedenti Papi e Giovanni lo riabilitò a determinate condizioni che però Fozio non rispettò, lanciando nel Concilio di Costantinopoli dell’879-880 pesanti accuse di immoralità a Giovanni VIII (che subito lo scomunicò). Intanto a Roma iniziava a formarsi, tra i nobili, il partito filotedesco che poteva contare su persone molto influenti come generali e ministri, sui nobili di Spoleto, Camerino e Tuscia, e su alcuni prelati tra cui il vescovo di Portus, Formoso (864-876), futuro Papa Formoso (891-896). Tutti costoro, accusati dal Papa di aver congiurato con i Saraceni (accusa falsa), dovettero abbandonare Roma in gran fretta mentre nell’876 i Saraceni attaccarono in massa depredando tutto il depredabile, trucidando, violentando e facendo schiavi in tutta la campagna romana fin alle porte di Roma, fortunatamente difesa da alte mura.

         Tra un susseguirsi di avvenimenti, spesso tragici, il partito tedesco avanzava fino ad affermarsi definitivamente. Roma fu attaccata da truppe al comando di Lamberto di Spoleto (e Camerino) alleato del cognato, il duca Adalberto di Tuscia, ed il Papa, arrestato, riuscì a fuggire in Francia. Tornato in Italia, dopo diverse vicende, si avvicinò al sovrano di Germania, Ludovico, offrendogli la corona del Sacro Romano Impero. Ludovico, in accordo con i suoi due fratelli, decise che l’Italia sarebbe toccata al fratello Carlo il Grosso che fu incoronato a Pavia nell’879 e nell’881 a Roma dallo stesso Papa. Carlo però non apprezzava le posizioni politiche filofrancesi del passato del Papa e lasciò la città a se stessa, senza garantirgli alcuna difesa, operando in modo che decadesse ogni diritto imperiale. In questa situazione di totale sbandamento si trovò Roma quando nell’882 Giovanni VIII morì ma non di morte naturale. Sembra certo che fu avvelenato (pratica, ancora oggi, di uso comune in Vaticano) dai genitori di una donna il cui marito era stato fatto oggetto delle sue voglie sessuali e, poiché il veleno tardava a fare effetto, fu finito a martellate dalle medesime persone, come si legge negli Annales Fuldenses (cronache medioevali dell’VIII e IX secolo) in cui espressamente si dice che costoro lo colpirono così a lungo con un martello che questo gli restò conficcato nel cranio

         Questa è la storia ufficiale che farebbe di Giovanni VIII un Papa degno ma occorre a questo punto raccontare cose che l’ufficialità nasconde (la parte indegna) e che furono invece raccontate dal patriarca di Costantinopoli, Fozio, che riprese cronache anonime che parlavano del Papa. Secondo queste cronache Giovanni VIII era omosessuale e pedofilo (dico qui, una volta per tutte, che per me non vi è alcuna differenza tra l’essere omo o eterosessuale. Allo stesso modo, per un Papa che ha fatto voto di castità, continua a non esservi differenza, a patto che mantenga il voto di castità).  Per tutti i 10 anni del suo pontificato riempì la sua corte di giovanetti, financo di bambini, che fece sacerdoti e vescovi senza alcuna preparazione se non quella di essere giovani prestanti e di bella presenza. A tale criterio rispondevano anche tutti i servitori, paggi e maggiordomi. Scrive Rendina [6]:

Tutti sono in definitiva suoi amanti, compagni di un amore sodomita e pedofilo, che si esprime in forma bestiale, se accade persino che, una notte, un giovane Aiutante di Camera del papa viene aggredito sessualmente da Sua Santità, che lo sodomizza con l’aiuto di due diaconi, anche questi giovanissimi. La notizia di queste azioni si diffonde tra gli stessi cittadini romani, accreditando la voce che sul trono pontificio sieda non un uomo ma una donna, quindi una papessa. Le accuse di Fozio arrivano anche alle orecchie del duca Lamberto di Spoleto e di suo cognato, il duca Adalberto di Tuscia, così che i due nobili feudatari pontifici, istigati da Formoso, vescovo di Porto, si ergono a moralizzatori della sede papale e occupano Roma, minacciando di detronizzare Giovanni. A Lamberto arrivano anche le proteste di una nobile famiglia romana che accusa il papa di aver tentato di sequestrare uno dei suoi figli, un bambino dai bei capelli biondi, con chiare intenzioni sodomitiche. Infatti Formoso gli conferma che, dopo la celebrazione di una messa, Giovanni aveva convocato il bambino nelle sue stanze e il padre del giovane aveva fatto in tempo a seguirli e sorprendere il papa che, con il pene eretto, inseguiva l’impaurito fanciullo. A questo punto i duchi occupano Roma, ma non riescono a impedire la fuga di Giovanni, che scappa in Francia, e da lì lancia la scomunica ai due duchi.

Dalla Francia, come già discusso, Giovanni rientrò in Italia dopo circa un anno. Dopo una nuova fuga da Roma, si trovò a Genova dove, segue Rendina:

a causa dell’impunita brama sessuale, ha termine la sua vita con una fine degna di quella natura così poco cristiana. Si dà il caso che riesca ad appagare le sue voglie con il marito di una giovane nobile; i genitori della donna per evitare uno scandalo pensano di nascondere il fatto uccidendo il papa. Lo invitano a un banchetto il 12 dicembre 882 e il papa mangia un buon numero di pernici avvelenate, che però non sono sufficienti a farlo morire. Va avanti per tre giorni con un forte mal di stomaco e i medici lo mettono a dieta stretta, pensando che si tratti di una indigestione. Allora, la notte del 15 dicembre, il suocero dell’amante del papa entra nella stanza e lo prende a martellate in testa

come abbiamo già scritto.

         Ecco dunque da dove sarebbe sorta, secondo Rendina, la leggenda della Papessa: non sarebbe stata altra persona che questo Papa con voglie femminili distorte e portate all’eccesso. La Chiesa sarebbe stata colpita da imperitura vergogna per questa ferita mai rimarginata. Avrebbe così dato lo stesso nome e numero ad altro Papa proprio per cancellare ogni traccia di quell’altra intrusa.

         Naturalmente sulla vicenda, durante la Riforma, si speculò molto, anche con racconti che ridicolizzavano il Papato (insisto: non serviva proprio la Papessa per dare discredito a quella congrega di criminali). Tra i molti racconti, tutti spacciati per la vera storia della Papessa, che fiorirono uno in particolare merita attenzione ed è quello del luterano italiano Pier Paolo Vergerio che nel 1557 che, nel suo Historia di papa Giovanni VIII che fu meretrice e strega, dimostrò essere la Papessa una negromante, strega e prostituta. I cattolici, dapprima non reagirono ma poi si schierarono all’unisono (senza essere troppo convincenti) sulla storia della papessa come leggenda utile al discredito. In tal senso lavorò Onofrio Panvinio che nel 1563 riprese in mano le Vitae del Platina, ne fece una nuova edizione opportunamente annotata nel senso della leggenda a discredito. Sia il racconto di Vergerio che la parte della riedizione delle Vitae di Panvinio si possono leggere in Rendina [7].

BIBLIOGRAFIA

Claudio Rendina – I Papi, storia e segreti – Newton Compton 1999 [1]

Claudio Rendina – Cardinali e cortigiane – Newton Compton 2007 [2]

Claudio Rendina – La vita proibita dei Papi – Newton Compton 2008 [3]

Claudio Rendina – I peccati del Vaticano – Newton Compton 2009 [4]

Claudio Rendina – La santa casta della Chiesa – Newton Compton 2009 [5]

Claudio Rendina – Le papesse – Newton Compton 2011 [6]

Claudio Rendina – La papessa Giovanna – Edizioni della città, Roma 1994 [7]

Ferdinand Gregorovius – Storia di Roma nel Medio Evo – Avanzini e Torraca, Roma 1967

Alain Boureau – La papisa Juana – EDAF, Madrid 1989

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