Fisicamente

di Roberto Renzetti

www.fabiandarchi.com/ma_le_notizie_sono_false.htm

La bufala dell’anno

L’apice della demenzialità giornalistica (e non) è stata raggiunta della notizia che il 1999 fosse l’ultimo del 2° millennio. A questa bufala hanno partecipato tutti, anche, paradossalmente, coloro che in alcuni servizi ne dimostravano l’infondatezza. Sarebbe come se il papa, dopo una benedizione “Urbi ed orbi”, bestemmiasse. Cosa è possibile dire di questi giornalisti? Sulla loro professionalità e buona fede? E sugli accademici? Chi ha ascoltato le risposte di Zichichi in proposito in tv che ha tirato in ballo il paradosso di Zenone su Achille e la tartaruga non ha potuto che mettersi a ridere. E che dire dell’accademico che a fine dicembre alla radio sostenne addirittura che con il 2000 inizia il secolo, ma non il millennio (sic!). Bestialità del genere non la raccontano nemmeno i bambini! Non solo, ma a proposito di questo argomento, in omaggio come sempre alla democrazia, vengono accettate tutte le idee degli ascoltatori, aprendo un dibattito, come se si trattasse di opinioni politiche, sportive o estetiche e non semplicemente di matematica (la quale, come si sa non è un’opinione). Ma la democrazia è nemica dell’incultura e la straordinaria diffusione di quest’ultima dimostra che la democrazia di cui parliamo è fasulla. 


http://www.enel.it/magazine/boiler/libri_dett.asp?idDoc=554367

I LIBRI DI BOILER
Le sorprese di Antonino Zichichi…

di DOMENICO BASA

«UNA RECENSIONE dovrebbe terminare dicendo a chi si consiglia la lettura del libro. Per persone cui la scienza abbia sempre interessato poco, l’opera potrebbe essere fuorviante. Per chi invece non è digiuno di storia della scienza, e quindi capace di cogliere i motivi di meraviglia di cui si è detto, allora il “libro delle sorprese” dello Zichichi può essere consigliato per un’amena lettura». Perché iniziamo dai “consigli di lettura”? Perché questa divertita, e allo stesso tempo esasperata, conclusione di Floriano Papi – chiamato a recensire sull’Indice del febbraio 2002 l’opera Galilei, divin uomo – è esemplare della maggior parte dei contributi raccolti da Piergiorgio Odifreddi in Zichicche. Pensieri su uno scienziato a cavallo tra politica e religione. Articoli, recensioni, commenti di fisici (Carlo Bernardini, Enrico Bellone, Andrea Frova, Marcello Cini, Roberto Fieschi), giornalisti scientifici (Giovanni Maria Pace, Piero Bianucci, Franco Prattico) e intellettuali (Luigi Firpo, Giorgio Israel) che negli anni si sono imbattuti nel fenomeno Zichichi.

Sì, perché più che un semplice scienziato Antonino Zichichi da Erice è un vero fenomeno. Un divulgatore, noto al grande pubblico che spedisce le sue opere ai primi posti delle classifiche di vendita. Un organizzatore, che con il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana convoglia sulla rocca di Erice colleghi da tutto il mondo. Un manager, capace di unire alla docenza la presidenza dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e della Società europea di fisica. Un consigliere ascoltato e apprezzato, almeno a giudicare dalla breve prefazione al libro di Giulio Andreotti e dalla sua consuetudine con papa Giovanni Paolo II, al quale avrebbe ispirato niente meno che un celebre discorso sull’Apocalisse e la “riabilitazione” di Galileo. E, ovviamente, un uomo ambizioso come dimostra il can can determinato dal suo tentativo “sponsorizzato” di approdare alla presidenza del Cern o la malcelata aspirazione al Nobel (se non per la fisica, aggiungono i maligni, almeno per la pace dopo anni di “dialoghi” tra scienziati americani e sovietici…).

In questa messe di incarichi e impegni, come non inciampare in qualche trappola? Certo, bisogna dire che Zichichi ci mette del suo, come quando sostiene di avere «al suo attivo la scoperta dell’antimateria nucleare», trascurando il fatto che nel 1933 Paul Dirac aveva già vinto il Nobel proprio per questa scoperta. Oppure quando scrive che «ci sono teoremi impossibili da dimostrare» nonostante un teorema sia, per definizione, una qualunque proposizione dimostrabile. O ancora: «Il padre della bomba che distrusse Hiroshima e Nagasaki è Hitler». D’altra parte, sempre scorrendo questo florilegio di amenità che è Zichicche, scopriamo che se Karol Woityla è «il Papa che ama la Scienza», invece Albert Einstein «è famoso per due cose non sue: la Relatività e la luce che “cade”» (già scoperte rispettivamente da Galileo e Newton). Ma lasciamo la parola a Enrico Bellone, direttore di Le scienze, sempre alle prese con Galilei, divin uomo: «Il volume ruota attorno a tre tesi. Il rapporto difficile tra religione e Galilei è un’invenzione degli atei; la teoria dell’evoluzione è ben vista da una banda di fanatici; e tre persone non hanno mai capito alcunché di scienza: David Hume, Immanuel Kant e Karl Popper». Come scrivevano gli studenti della Normale di Pisa, ai tempi dei dazebao: «Pronto chi parla? Chi, Dio? Ah, il vice di Zichichi».


http://www.nemesi.net/zichichi.htm

20 marzo 2001 – copyright Marcello Guidotti

L’evoluzione umana: annose polemiche

Una signora mi ha inviato una e-mail (non firmata) con la quale m’informava di aver letto casualmente – in quanto cercava un’altra cosa – il mio articolo “La scimmia sul banco degli accusati“. La lettrice non era d’accordo con quanto ho scritto; anzi, era contrariata dal fatto che si producessero simili film di gusto discutibile. Fortunatamente – continuava la lettera – qualche persona autorevole le dà ragione, ed a conferma citava un articolo apparso su Il Messaggero a firma di Antonino Zichichi, scienziato di notorietà internazionale.

Non ho risposto direttamente alla “signora” che non si firma; tuttavia, ho cercato nell’archivio de Il Messaggero-on line, l’articolo citato. E’ accessibile solo la pagina interna e non la prima dal quale inizia.

 
Il Messaggero 11 febbraio 2001

di ANTONINO ZICHIHI

(Ebsu) presentato come l’ultima frontiera della Scienza galileiana. In diverse occasioni ho posto una domanda semplicissima: qual è l’equazione che descrive l’evoluzione biologica della specie umana e quali sono i risultati degli esperimenti di stampo galileiano che corroborano la validità di quella equazione? Una domanda semplicissima che rimane, ancora oggi, senza risposta. L’unica novità è il ritorno all’attacco degli evoluzionisti. Purtuttavia l’Ebsu può essere tutto — poesia, prosa, filosofia, arte, fantasia elaborativa — eccetto che Scienza galileiana. Vediamo perché.
L’Ebsu è come pretendere di avere scoperto una civiltà capace di volare con jet supersonici senza avere ancora capito cos’è il suono. Prima di potere capire le origini dell’Ebsu è necessario sapere rispondere a domande di gran lunga più semplici. Una di queste è se esiste o no il Supermondo.
I sostenitori dell’Ebsu dovrebbero meditare sull’equazione di Dirac, incisa nell’Aula Magna del Centro Majorana a Erice. I partecipanti alle attività del Centro di Erice — migliaia e migliaia di scienziati, studiosi e tecnici provenienti da Università e Laboratori di ricerca tra i più prestigiosi di oltre cento Nazioni — rappresentano la parte più viva della ricerca scientifica internazionale impegnata nello studio dei problemi più importanti per il progresso delle nostre conoscenze su come è fatto il mondo. L’equazione di Dirac è costantemente sotto i loro occhi. Quell’equazione e i risultati che ne corroborano la validità, sono l’esempio limpido di rigore scientifico di stampo galileiano; e la prova lampante dell’abisso che c’è tra la Scienza galileiana e l’evoluzionismo biologico della specie umana.
Quell’equazione ha aperto orizzonti nuovi che vanno dall’Antimateria ai transistor, ai circuiti integrati e a quell’innumerevole quantità di strumenti tecnologici da cui è nata la nuova frontiera della medicina moderna e della stessa ingegneria genetica. E’ l’equazione di Dirac che ci ha portato alle soglie del Supermondo.
Gli evoluzionisti affermano di sapere che l’uomo è certamente un animale come tanti altri. Così non è. La specie animale cui noi apparteniamo è dotata di un privilegio unico: la Ragione. E’ grazie a questo privilegio che siamo riusciti a inventare la memoria collettiva (scrittura), la logica rigorosa (matematica), e a scoprire la Scienza. E’ proprio la Scienza che ci dà la certezza di non essere figli del caos, ma delle Leggi Fondamentali che reggono il Creato, dal cuore di un protone ai confini del Cosmo.
Platone, Aristotele, Galilei non sono più con noi. E’ grazie alla invenzione della scrittura che possiamo sapere cosa pensavano. I leoni, gli elefanti, le aquile, le scimmie, tanto citate dagli evoluzionisti, non hanno lasciato tracce di memoria collettiva. Nessuna forma di vita animale ha saputo scoprire il Teorema di Pitagora né sa che esiste la Scienza.
Un argomento forte dell’evoluzionismo sono le caratteristiche comuni alle innumerevoli forme di vita animale. C’è una caratteristica di gran lunga più importante. Essa è comune, non solo alle forme di vita animale, ma anche a quelle di vita vegetale, e addirittura della stessa materia inerte. Questa radice comune non l’hanno scoperta gli evoluzionisti. Siamo stati noi fisici a scoprirla, seguendo l’insegnamento galileiano. Una pietra, un albero, un’aquila, un uomo sono fatti con le stesse particelle: protoni, neutroni ed elettroni. Non per questo noi fisici concludiamo dicendo che pietre, alberi, aquile e uomo sono realtà identiche. La diversità della nostra specie è nell’esistenza della Ragione: nessuno la sa dedurre in modo rigoroso da principi fondamentali legati a equazioni e ad esperimenti riproducibili. Ecco perché nessuno si può arrogare il diritto di avere «scoperto la vera origine della nostra specie». Nessuno che sappia cosa vuol dire Scienza oserebbe fare simili affermazioni.
C’è chi pretende di avere dimostrato che l’Ebsu ha radici nel rigore scientifico. Se io usassi lo stesso rigore di cui parlano gli evoluzionisti, potrei dire che il Supermondo esiste. Infatti di esso conosco le equazioni e con esse ho saputo scoprire un fenomeno nuovo (in sigla Egm: Evolution of Gaugino Masses) che permette di prevedere tanti dettagli molto importanti sulla struttura del Supermondo. Pur avendo elaborato la struttura matematica di questa nuova e formidabile ipotetica realtà, non posso dire se esiste il Supermondo in quanto manca all’appello la prova sperimentale di stampo galileiano.
Gli evoluzionisti affermano — come detto in apertura — che l’Ebsu è l’ultima frontiera della Scienza galileiana. Se Galilei foss con noi direbbe a questi studiosi: «scrivete l’equazione in grado di sintetizzare in modo rigoroso questa ’’vera origine’’ e ditemi quali sono i risultati sperimentali ’’riproducibili’’ che hanno corroborato la validità della vostra equazione».
Galilei insegna che non basta la matematica per sapere com’è fatto il mondo: ci vuole la prova sperimentale riproducibile. L’evoluzionismo biologico della specie umana non si basa su alcuna formulazione matematica, né su alcuna prova sperimentale di stampo galileiano. E Galilei insegna che dove non ci sono né formalismo matematico né risultati riproducibili, non c’è Scienza.”

Questo articolo, evocatore di tragiche memorie («al rogo le streghe»), che rimandano al dramma irrisolto di Giordano Bruno, è espressione di pensiero debole (sempre che di pensiero si tratti), fazioso e provocatorio. Pensiero debole, perché le erudite argomentazioni sono disordinate; fazioso, perché evidentemente di parte; provocatorio, perché grida vendetta! E’ del tutto improbabile che Il Messaggero mi conceda lo spazio per questa risposta (i cui elementi riassumono le obiezioni all’articolo di Zichichi), e quindi posso solo affidarla all’oceano di Internet.

Galileo Galilei, è tradizionalmente il fondatore del metodo sperimentale, ma certo non di quello matematico. Infatti, con i suoi esperimenti a proposito del moto dei corpi, Galilei capovolse i termini della questione: «non dobbiamo chiederci perché i corpi si muovono, piuttosto perché si fermano».
Un’osservazione oggi ovvia, ma foriera di fondamentali conseguenze. I sostenitori del sistema tolemaico, affermavano infatti che la terra era immobile al centro dell’universo, con il Sole ed i pianeti che gli orbitavano attorno seguendo complicate traiettorie (epicicli).

Nel 1633 – durante il processo a Galilei – Scipio Chiaramonti (professore di filosofia e matematica nell’Università di Pisa) scriveva: «Gli animali si muovono perché sono dotati di arti e di muscoli; pertanto la Terra, che non possiede né arti né muscoli, non può muoversi»

In effetti, questo è un tipico ragionamento deduttivo (metodo Aristotelico) che porta a conclusioni direttamente correlate alle premesse. Tuttavia, si farebbe torto d’intelligenza a questo docente pensando che credesse veramente (uhm, se una sciocchezza non produce discredito, e non dirla può produrre pericolose conseguenze, forse è meglio dirla) a quanto sosteneva… secondo Tolomeo, erano i pianeti ed il Sole ad orbitare attorno alla Terra, e dunque, non avendo né arti né muscoli, erano evidentemente mossi dalla spinta di angeli (notoriamente invisibili)!
Con Galilei, non c’era bisogno di invocare l’azione degli angeli quale forza motrice dei pianeti: questi continuavano a muoversi dalla notte dei tempi in quanto nel vuoto non c’è alcuna forza frenante in grado di rallentarne il movimento, determinato dalle cause iniziali che formarono il sistema solare: la condensazione di una nuvola di materia gassosa in rotazione attorno a sé stessa.

Quanto sopra è un’indispensabile precisazione del metodo di Galilei; però, Il prof. Chiaramonti… oops, Zichichi ha citato Dirac ed i modelli matematici.
Per esempio, consideriamo un modello matematico (ossia la traduzione in formule) legato ad un problema concreto. Le sue soluzioni matematiche – quando esistono – sono formalmente corrette, ma non necessariamente hanno senso fisico. Così, si consideri un quadrato di area S; il lato, a, di questo quadrato è la radice quadrata dell’area. Ora, una radice quadrata ha due soluzioni (+a e –a): matematicamente sono entrambe corrette, ma fisicamente ha senso solo la soluzione positiva in quanto non esistono quadrati con lati negativi!
Però, a volte, scartare alcune soluzioni può non essere corretto. Ad esempio, nel 1928, il fisico Paul Dirac stava studiando le nuovissime equazioni della meccanica quantistica. Ne ricavò che le equazioni ammettevano l’esistenza di due tipi di elettrone: quello allora noto, ed un altro del tutto identico ma con carica opposta, ossia positiva.
Un elettrone con carica positiva non era mai stato osservato, e così ben pochi scienziati presero sul serio le soluzioni di Dirac. O meglio, le soluzioni erano matematicamente corrette, ma fisicamente prive di significato empirico.Quattro anni dopo, nel 1932, Carl Anderson, un altro fisico che stava studiando i raggi cosmici, scoprì la traccia di una particella che si creava quando i raggi cosmici entravano nell’atmosfera. Questa particella lasciava una traccia esattamente identica a quella di un elettrone, però curvava nella direzione opposta, come se avesse una carica positiva. Si trattava di un antielettrone o, come lo chiamò Anderson, positrone.
A Dirac e ad Anderson venne conferito il premio Nobel, rispettivamente nel 1933 e nel 1936.

Quella citata è stata una verifica sperimentale di quanto anticipato dalla teoria; tuttavia, a volte sono proprio nuovi dati sperimentali che costringono i ricercatori ad aggiornare le loro teorie.

Nel 1845, Adams e Leverrier, per spiegare le irregolarità del moto di Urano (non compatibili con la teoria della gravitazione di Newton), indipendentemente l’uno dall’altro, ipotizzarono e calcolarono l’esistenza e la posizione di un nuovo pianeta: Nettuno. Un anno dopo, Nettuno fu individuato esattamente nella regione prevista. L’aver supposto solo attraverso calcoli teorici l’esistenza di un pianeta fino ad allora non visibile, destò grande ammirazione tra il pubblico colto dell’epoca.
Il fatto sconcertante è che Leverrier si rifiutò di confermare col telescopio l’esistenza di Nettuno in quanto era assolutamente sicuro dei calcoli derivanti dalle sue equazioni. Così, nel 1859, rivolse la sua attenzione al moto di Mercurio, supponendo che fosse influenzato da un altro pianeta: Vulcano. Ma questa volta il pianeta non fu trovato… però, nel 1915, Albert Einstein dimostrò che le irregolarità nel moto di Mercurio erano previste dalla sua teoria della Relatività Generale, e dunque non c’era bisogno di invocare l’esistenza di un nuovo pianeta. Dunque, la previsione del metodo deduttivo era errata, in quanto le equazioni di Newton erano meno precise di quelle della Relatività.
Nello stesso anno, Lowell, dall’esistenza di residue perturbazioni di Urano, ancóra tramite le equazioni di Newton, dedusse l’esistenza di un altro pianeta: Plutone. Effettivamente Plutone venne scoperto nella regione prevista, ma la sua massa risultò troppo piccola per spiegare le perturbazioni di Urano. In conclusione, su tre predizioni, una risultò esatta, una sbagliata ed una il risultato di un colpo di fortuna!

Dunque, non è vero in generale che la teoria deve precedere l’osservazione sperimentale. Una teoria è la sintesi di osservazioni sperimentali, e può essere una traccia per suggerire nuove osservazioni, alle quali può seguire una nuova teoria che comprenda la precedente (la Relatività comprende le equazioni di Newton), oppure anche una teoria del tutto differente.

L’equazione che descrive la ragione… No, non esiste l’equazione del pensiero astratto. Però, a meno che per pensiero astratto s’intenda la capacità di comprendere il teorema di Pitagora, questo non significa che gli animali ne siano privi. Gli animali, come è stato provato con inconfutabili esperimenti, sanno quello che fanno in quanto le loro azioni non sono sempre esclusivamente istintive; gli uomini anche, ma spesso non sembra che se ne preoccupino molto!
In realtà, Galilei ha dimostrato l’importanza del metodo induttivo rispetto a quello deduttivo (di Aristotele). Precisamente, il metodo deduttivo non è realmente conoscitivo in quanto le conclusioni che permette di ottenere sono contenute nelle premesse, che possono essere corrette (l’esistenza di Nettuno), ipotetiche (Vulcano) o sbagliate (Plutone, scoperto per caso). Al contrario, il metodo induttivo (Galilei), che comporta generalizzazioni a partire dalle osservazioni sperimentali, permette di ottenere risposte non legate alle premesse e dunque, pur essendo una sorta di “salto nel vuoto” (in quanto le previsioni potrebbero rivelarsi sbagliate alla prova dei fatti), porta per lo più ad esplorare strade diverse.

nemesi: gioco simlifeLe equazioni dell’evoluzione… Certo, la teoria dell’evoluzione – sebbene corroborata da adeguate prove sperimentali – non è formalizzata in termini matematici, ma una simulazione al calcolatore non è impossibile. Per esempio, esiste un gioco SimLife, il cui scopo è controllare l’evoluzione di nuove specie animali – immaginate dal giocatore – in rapporto all’ambiente. Si obietterà che è un gioco, certo sofisticato, ma pur sempre un gioco. E’ vero, ma lo scopo non è provare la teoria dell’evoluzione, bensì mostrare come si comportano differenti organismi (anche improbabili) in rapporto all’ambiente. D’altra parte, esiste un altro gioco SimHearth, il cui scopo è comprendere l’interazione dei fattori climatici … ma i fenomeni climatici (in senso lato, quindi comprendenti terremoti, eruzioni, ecc.)- si obietterà – esistono o sono un’invenzione di certi scienziati agnostici che non credono alla volontà divina?

D’altra parte, le prove dell’evoluzione sono frammentarie: mancano infatti tutti gli elementi che hanno portato alla formazione della specie umana a partire da un progenitore comune anche alle scimmie. Questa discontinuità delle prove, offre ai creazionisti alcune argomentazioni contro l’evoluzionismo:

  • La prima obiezione: la nostra ipotetica scimmia progenitrice ha originato altre scimmie differenti per caratteristiche , ma questa era la sua attività: generare altre scimmie, non uomini. Una catena di montaggio progettata per costruire bottiglie, ne produrrà con tappo a vite, a corona, in sughero… ma certo non produrrà lattine! In sostanza questo è il provocatorio ragionamento di Zichichi: sassi e uomini, sono fatti dalle stesse particelle elementari combinate diversamente; però una pietra resta comunque una pietra!.

I creazionisti, dunque, sostengono che le varie specie di proscimmie siano state create insieme e non discendano una dall’altra. D’altra parte, gli evoluzionisti affermano la discendenza di una scimmia da un’altra, e dell’uomo da altre scimmie, sebbene non abbiamo trovato traccia di tutte le specie intermedie. Ed è proprio su queste manchevolezza che i creazionisti puntano il dito. Quanto alle lattine, è vero: una bottiglia non è una lattina! Tuttavia (a parte che esistono i barattoli di vetro), l’uomo – senza citare (provocatoriamente) le particelle elementari – non solo è fatto delle stesse molecole organiche comuni a tutte le specie viventi, è anche il risultato della stessa catena di montaggio: il DNA.


  • Un’altra obiezione suggerisce di rifiutare l’evoluzionismo perché non vi sono prove dirette: dopotutto, nessuno ha mai assistito alla nascita di una nuova specie. Al più, si sono osservate mutazioni genetiche, ma che certo non possono provare inequivocabilmente la nascita di una nuova specie.

Qui, occorre precisare che per nuova specie s’intende un organismo incapace di procreare accoppiandosi con organismi della specie dalla quale ha avuto origine. Per esempio, sebbene tutti i cànidi derivino dal lupo, cani e lupi appartengono alla stessa specie in quanto possono avere unioni fertili. La speciazione, in realtà non può essere verificata sperimentalmente nell’arco di uno o due secoli… occorrono millenni!


  • Da ultimo, il fine. Perché? Perché una scimmia, essere con modeste capacità mentali dovrebbe voler diventare un qualcosa che non può nemmeno concepire? Una specie capace di sviluppare il pensiero astratto!

In realtà, l’evoluzione non è proiettiva: è cieca, produce nuove specie che sopravvivono e sostituiscono la precedente se sono più adatte all’ambiente in cui vivono. Alla “natura” non interessa un fine ultimo (le scimmie, per il loro ambiente, vanno bene come sono), bensì la sopravvivenza di un organismo, anche se questo si differenzia sempre più marcatamente fino a dare origine ad una nuova specie.


Se queste precisazioni non sono sufficienti, proviamo ad affrontare la questione da un altro punto di vista.
Isaac Asimov (1920-92), biologo e noto divulgatore scientifico, propose un interessante paragone a proposito dell’evoluzione, particolarmente adatto per riassumere e rispondere alle obiezioni citate. Eccolo:
«Io guido un’automobile e voi anche. Io, per esempio, non conosco esattamente il funzionamento del motore. Forse neanche voi. E può darsi che le nostre idee confuse e approssimate sul funzionamento di un’automobile siano un po’ contraddittorie. Dobbiamo dedurre da questo disaccordo che l’automobile non funziona o non esiste? O, se i nostri sensi ci obbligano ad ammettere che l’automobile esiste e funziona, dobbiamo concludere che è spinta da un cavallo invisibile perché la nostra teoria sul motore è imperfetta?».

Allora, perché rifiutare la teoria dell’evoluzione? Proprio perché è una teoria, ossia una congettura come un’altra, che magari ha una certa probabilità di essere vera, si risponde. Se la pensate così, siete fuori strada.
Una teoria nasce per spiegare un insieme di fenomeni osservati in natura o prodotti nei laboratori scientifici. Tuttavia, una teoria non è un teorema matematico, che può essere dimostrato a partire da certi presupposti, non importa se siano veri o falsi. E proprio perché una teoria non è un teorema matematico, secondo il filosofo Karl Popper, non si può provare che sia “vera”, giacché non si può escludere che la vera descrizione della realtà risieda in un’altra teoria. In effetti, nel formulare una teoria, teniamo sotto osservazione i soli fenomeni che riteniamo significativi. Ad esempio, per la teoria dell’evoluzione di Darwin, non è significativa l’influenza delle macchie solari: se le macchie solari hanno (in tempi lunghi) qualche influenza sull’evoluzione, non potremo spiegare completamente i fatti osservati finché non troveremo il modo di includerne gli effetti nella teoria dell’evoluzione.
Ma se non si può provare che una teoria è vera, dice ancora Popper, si può sempre provare che è falsa. Ad esempio, la “teoria della Terra vuota” si è dimostrata falsa; invece, la “teoria della relatività ristretta” ha superato tutte le verifiche sperimentali. Anche la “teoria di Darwin”, finora, si è rivelata abbastanza soddisfacente ed in grado di spiegare moltissime osservazioni. Quanto alla ragione… se volete, pensate pure che coincida con l’anima. Però, ricordate che – come ha chiarito la Chiesa – l’evoluzione è accettabile, purché si ammetta l’intervento divino per spiegare l’intelligenza umana. Questa, in conclusione sembra una posizione salomonica; tuttavia, potrebbe prestarsi ad interpretazioni eugenetiche. Così, è bene concludere con un’ulteriore precisazione sul metodo scientifico…

Lo scrittore arabo Zakaryya ibn Mohamed Hibn-Mahmud al Qazwini deve la sua notorietà al fatto di aver affermato per primo che la provvidenza di Allah si può dedurre dal fatto che egli lascia cadere la pioggia sulla terra fertile e non sul deserto, dove nulla potrebbe germogliare.
L’osservazione che non piove sulla terra desertica permise allo scrittore di offrire un’interpretazione finalistica: sulla terra non piove perché, se piovesse, la pioggia sarebbe sprecata.
Ovviamente, la stessa osservazione si presta ad una spiegazione causale: per ragioni non completamente chiarite, su certe terre non piove e per questo motivo sono desertiche in quanto non possono offrire che uno scarso supporto alla vegetazione.
Entrambe le interpretazioni affondano le loro radici nell’ignoto, in quanto ignoti ci sono i fini della prima, ed altrettanto ignote le cause della seconda. D’altra parte, se quest’ultima, dà una risposta alla domanda: «perché certe terre sono desertiche?», non può spiegare soddisfacentemente perché su certe terre non piove.
E’ certo, però che l’interpretazione causale permette di giustificare altri fatti del tutto estranei all’interpretazione finalistica. Per esempio, spiega come mai il terreno fertile inaridisce durante una siccità prolungata e diventa tanto più simile a un deserto quanto maggiore è la durata della siccità. Ancóra, l’interpetazione causale permette di dare ragione del fatto che se non annaffiamo le piante da vaso, la terra inaridisce e le piante si seccano. In questo senso, l’interpretazione causale trova, sebbene su sala limitata, una prova dall’esperienza. In conclusione, l’interpertazione causale permette di spiegare molte più cose di quanto sia possibile con l’interpretazione finalistica.


http://www.unict.it/psmfn/La_Greca.htm 

LA SICILIA 21.02.2001

I MODELLI MATEMATICI E LA NUOVA SCIENZA

La recente scomparsa di Marcello La Greca richiede che qualcuno di quelli più vicini alle sue idee, risponda a Zichichi, in sua memoria.

Zichichi sembra prospettare l’idea (La Sicilia, 11.2.01) che problemi tipo l’origine dell’uomo non abbiano una risposta matematica (non c’è un’equazione che li descriva), e pertanto che le ipotesi correnti intorno a queste origini non siano scientificamente valide. Con questa affermazione, Zichichi apparentemente si richiama ad una concezione gerarchica delle “teorie scientifiche”, che sarebbero superiori alle “teorie empiriche”. Secondo Zichichi, la fisica appartiene ala prima categoria, mentre la biologia animale deve essere annoverata fra le seconde. Ma quale ruolo ha la matematica nel legittimare la fisica o qualunque altra disciplina, promuovendola al rango di “teoria scientifica”?. Nella citata concezione gerarchica, la matematica non appartiene a nessuno dei due tipi di teorie sopra menzionati, perché manca delle cosiddette “regole di corrispondenza”, che trovano nel metodo sperimentale il mezzo di controllare la rispondenza fra gli enti della teoria e gli oggetti del mondo reale. In realtà, la matematica appartiene alle “teorie di ordine superiore”, che sono applicabili alle “teorie scientifiche”, ma non al mondo reale.

Galilei applicò sistematicamente la matematica alla fisica, facendo della fisica la prima “teoria scientifica”, e ponendo le basi del formalismo fisico-matematico. Per formalismo qui s’intende una struttura logica rigorosamente deduttiva, che serve da guida per risolvere i singoli problemi e garantisce la correttezza delle soluzioni. Talvolta, viene usato il termine “linguaggio”, come sinonimo di formalismo.

Tuttavia, dal tempo di Galilei ad oggi altri formalismi si sono affermati. La chimica era stata una “teoria empirica” fino agli inizi dell’800, ma l’avvento della teoria atomica e molecolare ne ha permesso la formalizzazione, e l’ingresso fra le “teorie Scientifiche”. Il formalismo (linguaggio), chimico è costituito dalle formule di struttura (formule chimiche) e dalle regole di reattività dei composti chimici. Esso è diverso dal formalismo fisico-matematico, benché la matematica sia applicabilissima alla chimica. Se vogliamo descrivere un composto chimico, una proteina per esempio, ricorriamo al formalismo delle formule chimiche, non scriviamo certo un’equazione matematica. Ancora più recente è l’assunzione della biologia fra le “teorie scientifiche”. Condannata fra le “teorie empiriche” fino al 1953 (la doppia elica del DNA), la biologia acquistò il suo formalismo con la decifrazione del codice genetico. Un codice a quattro lettere in questo caso, che permette la descrizione dei caratteri genetici di tutti gli esseri viventi. Il formalismo genetico è, ancora una volta, diverso da quello fisico-matematico, e per descrivere il genoma umano (o del moscerino) nessuno si sogna di scrivere un’equazione matematica, si usa il codice genetico.

Seguendo il discorso di Zichichi, si potrebbe essere portati a credere che una volta giunti alla formulazione matematica di una teoria, questa teoria sia provata in modo assoluto e definitivo. Questa concezione della scienza, come insieme di teorie dimostrate una volta per sempre (appunto, le scienze esatte), è proprio il contrario di quello che la moderna epistemologia è venuta definendo nell’arco del secolo trascorso. Troppo noti sono i nomi di B.Russell, K.Popper, T.Kuhn, K.Feyerabend. Oggi si pensa che le teorie scientifiche siano tutte descrizioni approssimative della realtà (sono dei modelli ideati al fine di spiegare i fenomeni), e che esse sono tutte sostituibili con altre che raggiungano una maggiore approssimazione e spieghino un numero maggiore di fenomeni. L’ipotesi di un’evoluzione delle specie è stata prospettata più volte nella storia antica e recente dell’umanità. Il vero problema non è tuttavia l’evoluzione, che è innegabile e sotto gli occhi di tutti. Si tratta invece di stabilire il perché essa avviene spontaneamente e con quali meccanismi.

Fu Darwin a sostenere che l’evoluzione avviene spontaneamente mediante l’effetto combinato delle mutazioni e della selezione naturale, la quale privilegia le specie più adatte. Quella di Darwin era solo un’ipotesi di lavoro. In effetti, egli ebbe molta fortuna ed oggi si sa che le cose stanno proprio così, sebbene il ruolo dei meccanismi evolutivi proposti da Lamarck sia in continua fase di rivalutazione. Accanto alla paleontologia, che fu la prima disciplina utilizzata in quegli studi, oggi abbiamo la biochimica e la genetica che offrono conferme a livello molecolare (replicazione del DNA, sintesi proteica, mutazioni molecolari, etc.).

Sulla base di queste premesse, Zichichi non sembra aver molto spazio per le sue asserzioni. La scienza non si è fermata al tempo di Galilei. La fisica non è sola.

L’evoluzionismo è un settore aperto alla ricerca e al confronto, specie per i problemi che il Darwinismo ed il Lamarckismo pongono. Un corretto dibattito, tuttavia, non può partire da posizioni preconcette, né da accuse d’empirismo nei confronti della biologia.

GIORGIO MONTAUDO


http://www3.unibo.it/annuari/Annu0103/INDICE/PARTE4/P4S1A-4.HTM 

PROLUSIONE DEL PROF. ANTONINO ZICHICHI
DA GALILEI AL SUPERMONDO

Galilei, convinto che non siamo figli del caos, studia le pietre per cercare di scoprire le prime leggi fondamentali della Natura che lui considera “impronte del Creatore”.

Questo ci ha portato, in appena quattro secoli, a concepire l’esistenza del “supermondo”: la più alta vetta delle conoscenze scientifiche galileiane quindi del sapere rigoroso, dell’Immanente.

La pagina seguente è la sintesi dell’enorme salto concettuale che, partendo dal battito del nostro cuore, come misura del tempo, ci ha portato ai circuiti elettronici in grado di misurare millesimi di miliardesimi di secondo. Sono invenzioni tecnologiche di questo tipo che ci hanno permesso di capire le leggi di simmetria – operanti nello spazio, nel tempo, nelle Cariche e Anticariche, nella Materia e nell’Antimateria, nello spin (moto a trottola) – da cui nascono anche le Leggi Fondamentali.

Siamo pur tuttavia ancora lungi dal poter dire di aver capito il GRANDE DISEGNO.

Una quantità di straordinaria importanza: lo spin

C’è una quantità di straordinaria importanza nella struttura della materia: essa è la “quantità di moto a trottola” (cui si dà il nome di “spin” che in inglese vuol dire proprio “trottola”).

Lo “spin” di un elettrone ha il valore minimo che possa esistere. Nelle unità di Planck esso vale 1/2. Le particelle con spin-semintero si chiamano Fermioni. Ecco perché si dice che l’elettrone è un Fermione.

Lo “spin” di un fotone (quanto di luce) è il doppio di quello dell’elettrone. Le particelle con “spin-intero” si chiamano Bosoni. Ecco perché si dice che il fotone è un Bosone.

Com’è fatto il mondo

Un fiore, il mare, l’aria che respiriamo, la Luna, le Stelle, lo stesso Sole, tutto ciò che chiamiamo Mondo è fatto con Fermioni e Bosoni.

a. Fermioni: (spin “semintero” come quello dell’elettrone). Queste particelle – dette quark e lentoni – sono i “mattoni”, più esattamente, le “trottoline” della nostra esistenza materiale.

b. Bosoni: (spin “intero” come quello del fotone). Le particelle con questo valore di “spin” sono le “colle” delle Forze Fondamentali che agiscono tra i “mattoni”. Anche le “colle” sono “trottoline” .

La legge di Supersimmetria da cui nasce il Supermondo

È il sogno di noi fisici cercare nuove Leggi di Simmetria. Esse permettono di aprire nuovi spazi e nuove strade nello studio di ciò che chiamimao il mondo. Alla Legge di simmetria tra Fermioni (F) e Bosoni (B) si dà il nome di Supersimmetria. Dal valore dello spin (intero o semintero) dipende la legge di statistica cui obbediscono gli insiemi fatti con tanti Bosoni e quelli fatti con tanti Fermioni.

I fotoni (spin-intero, quindi Rosoni) obbediscono alla legge “in uno stesso posto più ce n’è, meglio è”.

Gli elettroni (spin-semintero, quindi Fermioni) invece obbediscono alla legge “non più di un elettrone nello stesso posto”.

Se fossimo fatti di fotoni potremmo mettere un miliardo di persone in un teatro da mille posti. Non potremmo però essere così come siamo.

Il principio di impenetrabilità dei corpi nasce dal fatto che noi siamo fatti con trottoline (protoni, neutroni ed elettroni) che hanno spin-semintero.

Dalla nuova Legge di Simmetria tra Fermioni e Bosoni (F ≡B) nasce il Supermondo.

Il fascino del Supermondo

Il fascino del Supermondo sta nel fatto che il nostro Mondo avrebbe le sue radici in una realtà con 43 dimensioni, di cui una, e una sola, dedicata al “Tempo”. Il Mondo a noi familiare ha appena 3 dimensioni di Spazio (lunghezza, larghezza, altezza) e una di Tempo: totale 4. Dove sono le altre dimensioni? Risposta: sono rimaste incapsulate – entro minuscole frazioni di miliardesimi di miliardesimi di centimetro – senza possibilità di espandersi. Le 4 dimensioni a noi familiari si sono “espanse”. Ecco perché possiamo vivere avendo a nostra disposizione enormi quantità di Spazio e di Tempo. E le dimensioni rimaste incapsulate come si manifestano? Risposta: tramite le cariche subnucleari e le regolarità che ci portano alle Tre Colonne e alle Tre Forze. Insomma, se è vero che esiste il supermondo, potremmo finalmente sperare di capire perché il nostro mondo è fatto con Tre Colonne e Tre Forze. L’esistenza del Supermondo non è descritta a parole ma tramite strutture rigorosamente matematiche fondate sulla Simmetria (F ≡ B) tra particelle con spin-semintero (Fermioni) e particelle con spin-intero (Bosoni).

Il Supermondo mette su basi di pari dignità esistenziale i Fermioni e i Bosoni. Se fossero vere le nostre formulazioni matematiche di questa nuova e formidabile Legge di simmetria (detta Supersimmetria), tutto dovrebbe nascere come “Supermondo”, e poi una parte diventare Mondo. Purtroppo manca la prova sperimentale per dire che il Supermondo è la Scienza galileiana di primo livello.

C’è il rigore matematico; manca la prova. Siamo impegnati a cercarla. E continueremo.

Dove potrebbe essere la prova che veniamo dal Supermondo

La cenere del Supermondo (i cosiddetti neutralini) potrebbero spiegare la compattezza della nostra Galassia.

I neutralini non possono aggregarsi in Stelle in quanto essendo neutri perdono poca energia. Questo permetterebbe ai neutralini di restare in una sfera concentrica al nostro centro galattico. Anche se si aggregassero in Stelle, i neutralini, non potrebbero accendere alcun tipo di fuoco come invece fa il plasma di protoni ed elettroni. Ecco perché non possono esistere Superstelle.

Perché è necessario il Supermondo

Ci sono motivi fondamentali che rendono necessario il Supermondo.

1) Bisogna tenere separate le due scale d’Energia: 1019 GeV (Planck) e 102 GeV (Fermi).

2) Bisogna evitare che l’attrazione gravitazionale della luce sua infinita. Se così fosse non potremmo vedere la luce delle Stelle. È anche la nostra luce. Il “gravitino” (Supergravità) permette di rendere finita l’attrazione gravitazionale della luce.

3) L’attrazione gravitazionale è potente ma non può essere infinita. Noi saremmo appiccicati al Sole. Non potrebbe esistere lo Spazio tra le Stelle e tra le Galassie. Non potrebbe esistere l’espansione del Cosmo. Per avere un’attrazione gravitazionale finita sono necessarie le teorie in cui si abbandona il concetto euclideo di Punto. Il Punto viene sostituito con una “cordicella” (string). Niente più Teorie Puntiformi bensì Superstring Theory.

4) La Supersimmetria non vale alla nostra scala d’Energia (no-Scale-Supergavity ≡ Infrared Solution of Superstring Theory).

Senza nuovi progetti non possono esserci nuove scoperte

I cinque progetti che hanno permesso le cinque grandi conquiste nella comprensione della natura.

I cinque passi fondamentali nella nostra comprensione della natura: 1. Le Equazioni del Gruppo di Rinormalizzazione (RGE) le quali implicano la dipendenza delle cariche fondamentali e delle masse dell’energia. È proprio tale dipendenza che conduce alla Grande unificazione (GUI), alla Supersimmetria (SUSY), alla descrizione tramite stringhe dei processi fisici (RQST) e alla gravitazione quantistica; 2. Il principio di gauge dal quale hanno origine tutte le forze; 3. Le masse immaginarie che rivestono un ruolo centrale nella descrizione della Natura; 4. Il miscelamento degli autostati di massa con violazione di Leggi di Simmetria ; 5. L’esistenza di effetti dovuti a forze di gauge non-abeliane.

Conclusione

Le frontiere del Supermondo ci inducono a una semplice riflessione: siamo l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione.

Grazie ad essa abbiamo scoperto la Memoria Collettiva (linguaggio scritto), la Logica rigorosa (Matematica) e la Scienza che, tra tutte le logiche possibili, è quella scelta per fare il mondo così come noi lo possiamo oggi vedere e studiare.

Alla frontiera estrema di questa Logica, il Supermondo, siamo arrivati in appena quattro secoli, grazie all’atto di umiltà galileiano.

Atto che si traduce nella realizzazione di esperimenti riproducibili alla fine di ottenere risposte rigorose ai quesiti sulla struttura logica della realtà in cui viviamo e di cui siamo fatti.

Logica che ci è permesso di studiare e capire ma che nessuno saprà mai – anche minimamente – alterare.


http://www.cicap.org/articoli/at101733.htm

Recensione di Andrea Frova a:

Zichicche

di Piergiorgio Odifreddi
Edizioni Didalo, Bari 2003

In questo libretto, da birbo par suo, Piergiorgio Odifreddi cala sul capo di Antonino Zichichi una tal pioggia di fendenti – parlare di “chicche” è un eufemismo – da ridurre lo zazzeruto professore a malpartito. Articoli, lettere a giornali, recensioni di suoi libri, tutto converge nel suggerire al lettore che scienziati e giornalisti italiani nutrano per lui scarsa stima e meno ancora simpatia. Persino il suo antico protettore Giulio Andreotti, nella prefazione, traccia una poco lusinghiera similitudine tra lui e un altro fisico del passato (lapsus volontario?). Profili a dir poco impietosi sono tracciati da due grandi giornalisti scientifici, il compianto Giovanni Maria Pace su L’Espresso e Franco Prattico su Repubblica. Un assaggio di Pace: “Questi atteggiamenti di Zich fanno dire a qualcuno che il “caso Zichichi” può diventare, per la fisica italiana, quello fu il “caso Lysenko” per la biologia sovietica negli anni bui dello stalinismo” (p. 67). E più avanti: “Quella girandola di parole, quelle semplificazioni fuorvianti di cui sono infarciti i “pezzi” di Zichichi, presuppongono un lettore a basso quoziente di intelligenza…” (p. 71). Affermazione questa che ricorre sovente nelle varie stroncature dei libri del professore.

Il libro si apre con un monito di Aristotele: “… uno scienziato non dovrà rispondere a ogni domanda su qualsiasi argomento”. Sembra scritto a pennello: mi riporta subito alla mente ciò che a bruciapelo mi chiese Marcello Mastroianni durante un ricevimento all’ambasciata italiana di Mosca nel 1987, durante il forum sul disarmo nucleare indetto da Gorbaciov: “Voi fisici dovreste togliermi una curiosità: ma Zichichi, è davvero quel cia… che sembra in TV?”. Al che io, imbarazzato dalla presenza di tante persone: “Che cosa glielo fa pensare?”. E lui: “Non c’è cosa di cui non parli… domanda a cui non risponda… e poi quel look, quel look da attore…”. La chioma appunto…

Il Prologo contiene il noto articolo “Se la torre di Pisa fosse orizzontale”, che Zichichi scrisse nel 1979 per Repubblica – primo e ultimo (o forse penultimo) della serie – e che gli guadagnò, da parte del collega Carlo Bernardini, l’ancor più celebre “L’algebra delle caramelle”, una presa in giro che Zichichi mai gli ha perdonato. Per chi non ricordasse, l’essenza era: se uno acquista 5 matite e per ciascuna riceve in regalo 2 caramelle, non può dire di avere totalizzato 10 caramelle, perché secondo Zichichi “la moltiplicazione implica, anche se nessuno lo dice, che si abbia a che fare con cose identiche: […] tutte matite o tutte caramelle” (p. 16). Una svista, direi, benché abbia l’effetto di invalidare la legge di Newton, un peccatuccio veniale.

Segue “Lo scienziato”, dove si documenta la battaglia combattuta, sempre nel 1979, dall’allora ministro Vito Scalia per far eleggere Zichichi alla direzione del CERN di Ginevra. Fu un’iniziativa infelice, giacché tutti i membri del Consiglio del CERN votarono per il tedesco Schopper (salvo il rappresentante italiano che si assentò). Scalia, un po’ come il marito che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi, minacciò di far uscire l’Italia dal CERN, ma la scienza italiana – in testa Edoardo Amaldi, uno dei principali artefici del CERN – insorse all’unisono. Un interessante fatto di costume è che ci fu un tentativo di screditare il padre della fisica italiana del dopoguerra con accuse di simpatie comuniste e di scarso rigore morale (si vedano per questo l’articolo di De Simone a p. 33 e le lettere di replica dei fisici Pallottino, Pizzella, Ruffini, nonché l’accurata disamina dei fatti di un altro fisico, l’indimenticabile Marcello Conversi).

Nella sezione “Il politico” si parla del Centro Internazionale di Erice e della diserzione da parte dei sovietici, nel 1985, di un convegno sulla “scienza senza frontiere”. Anche se allora la partecipazione dei sovietici agli eventi in occidente era sempre un fatto aleatorio, la vicenda produsse un gran baccano sui giornali e Zichichi fu criticato sia da destra (Il secolo d’Italia, p. 119), che da sinistra (L’Unità, p. 131) per aver invitato scienziati americani che, come Edward Teller, erano notoriamente dei falchi. Il giornalista Franco Prattico, in un ironico articolo su Repubblica (p. 135), scrisse che le iniziative di Erice sono uno strumento “che consentirebbe a Zichichi di riprendere la sua corsa per il Nobel. Se non a quello per la fisica, commentano i suoi colleghi, almeno a quello per la pace. Da condividere, eventualmente, con Andreotti”.

Dopo un capitolo intitolato “L’amministratore”, sul quale preferisco non addentrarmi, si arriva finalmente alla divulgazione scientifica, quello che per molti è il vero tallone di Achille del professore Zichichi: un serbatoio da cui i suoi detrattori pescano per ridere nell’ombra dei laboratori o allietare le bacheche. Di persona cura intere pagine del Tempo – ce ne parla il direttore Gianni Letta a p. 99 – e tiene una regolare rubrica alla TV che secondo alcuni, (p. 9), è alquanto amena. Poi scrive libri. Le recensioni – tutte in negativo tranne quella debole e inaspettata di Venzo De Sabbata – lo accusano di muoversi fra tre “M”, quelle di Metafisica, Mitizzazione e Misticismo: per uno che si presenta come erede e interprete di Galileo, più a-galileiano di così non si può. Dice Andreotti (pag 7): “Quello che può sottrarre alla ricerca e allo studio lo dona volentieri alla missione apologetica della fede”. Legittimo, se non fosse, come alcuni gli rimprovano, di farlo in nome della scienza (ad esempio, p. 203). In un paese dominato da pregiudizi, dogmatismi e oggi persino da spinte creazionistiche, sarebbe questo un peccato più grave che non incorrere in qualche svarione.

Nei confronti di Zichichi, tra i venerabili della fisica italiana si sono espressi pubblicamente in termini negativi soltanto alcuni. Molti hanno scelto di tacere e tacciono ancora, malgrado la credibilità scientifica e/o l’età veneranda li mettano al riparo dai rischi. Si tratta certo di fair play – i fisici, si sa, sono dei gentiluomini – ma un ignoto poeta vernacolare a fine libro insinua che alla base di tutto ci sia er sordo (p. 275). “Sordo” starebbe, ovviamente, per fondi di ricerca. Ma anche per onori, favori, titoli, promozioni, di cui Zichichi – forte delle sue amicizie politiche ed ecclesiastiche – è stato largo dispensatore. È un fatto che il professore è in grado di esibire lettere di elogio scritte da premi Nobel come Samuel Ting, credenziali che lo hanno aiutato a vincere il Premio per il Centenario di Fermi della Società Italiana di Fisica, assegnatogli per lavori nel campo dell’antimateria. È un fatto che il professore riesce a divenire via via presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (dove peraltro ha ben meritato, riuscendo a farvi confluire ingenti finanziamenti) e presidente della Società Europea di Fisica. È un fatto che riesce a promuovere iniziative importanti, quali il Centro Majorana di Erice e il laboratorio nel tunnel del Gran Sasso. È un fatto, infine, che c’è sempre qualcuno pronto a organizzare campagne in suo sostegno o a difenderlo allorché mette il piede in fallo. Il fisico Marcello Cini non esita ad affermare (p. 73): “Parlar male di Nino è quasi come mettersi contro don Calò Vizzini nella Palermo degli anni ‘30”. Effettivamente, io stesso mi sono visto addentare ai polpacci da ben 22 (ventidue) colleghi – agenti in solido – per aver espresso parere negativo circa il suo fantasmagorico libro Galilei divin uomo (p. 213), nel quale il malcapitato Galileo viene di fatto spogliato di quel grande spirito laico e razionale che informa tutti i suoi scritti, e dipinto come una specie di Santa Caterina da Siena. Anche questo, peccato non veniale. “Una operazione già vista molte volte, quella della riconquista da parte cattolica dello scienziato più cristallinamente laico e più perseguitato dall’Inquisizione” scrive Paolo Galluzzi, direttore del museo di Storia della Scienza a Firenze (p. 101).

Pare che quest’idea fissa di Zichichi di voler far nascere la scienza dalla religione grazie all’intermediazione di Galileo – arrivata fino al punto di fargli promuovere la beatificazione dello scienziato (p. 66) – preoccupi persino alcuni vertici della Chiesa, che su Galileo si muove oggi con i piedi di piombo. Sicuro è invece che apre un varco alle “chicche” più gustose, riunite nei capitoli intitolati “Il predicatore” e “Il divulgatore”. Oltre agli spassosi ma inesorabili saggi di Odifreddi stesso e al tagliente medaglione di Bellone su Le Scienze a proposito di Galilei divin uomo (p. 203), vale la pena di leggere il testo di Fantoli, autore sostenuto dai gesuiti della Specola Vaticana, un tempo avversari di Galileo, oggi suoi difensori contro le ambigue operazioni di “riabilitazione”.

Il pamphlet di Odifreddi, insomma, rischia di avere una certa efficacia. L’autore, che è un logico matematico, afferma di averlo messo assieme come testimonianza di impegno civile, implicitamente insinuando che nessun fisico ha voluto assumersene l’onere. Però, diciamolo, dagli abituali lettori di Zichichi e dai suoi seguaci non verrà letto o preso in considerazione, e negli altri avrà il solo effetto di accrescere il disagio al pensiero che egli guidi oggi una commissione di consulenti del ministro Moratti e presieda, ironia della sorte, il consiglio di amministrazione del Museo Centro Ricerche E. Fermi di via Panisperna, nato sulle glorie di Fermi e Amaldi e della loro scuola romana. “Auguri e preghiere”, è il commiato di Andreotti nella prefazione: la consueta, sottile ironia del senatore?

Tratto da Scienza & Paranormale n. 51


http://www.mountains.it/message_36294.asp 

ZICHICCHE

Subject: Zichicche

Posted by: Aldo Vincent

Date: 08-05-2004 15:41:11

Ho ricevuto molte critiche e molte precisazioni a proposito della sciocchezzuola che ho scritto su Zichichi e cogl’ioni con cui fa ricerca. 

Alcuni post mi arrivano addirittura da scienziati che stimo a cui, naturalmente non so rispondere. 

Per chi scienziato non è, però tengo a precisare che io faccio il giullare e la mia specializzazione è quella di usare la lente deformante della satira per riderci sopra. 

Nel caso di Zichichi, che io seguo da anni archiviando le sue frasi più significative, sono certo di condividere con altri, le mie perplessità sulla persona specie da quando alla fine del millennio si mise a bacchettare gli scienziati di Greenwich che secondo lui si sbagliavano a considerare il millennio finito con il 2.000.

Ma prendiamo qualche perla tra le ultime cose scritte da lui: 

“Ancora oggi sorprende la velocità con cui cadono le pietre: troppo veloci per essere misurate. E invece no.” 

“Non accetto incarichi prima che me li abbiano offerti.” 

“Se il Creatore m’avesse regalato un altro cervello io avrei potuto fare altre cose” 

“Se l’ipotesi che Dio non esiste fosse valida, la Logica Matematica dovrebbe scoprire il teorema della completezza” ( Teorema dimostrato da Kurt Gödel nel 1930 ) 

“Lunedì vuol dire Luna; Martedì, Marte; Mercoledì, Mercurio; Giovedì, Giove; Venerdì, Venere; Sabato, Saturno; Domenica, Sole” (Sabato deriva da Shabbat ebraico e domenica da Dominus, il giorno del Signore) 

“La Pietà, Michelangelo, l’ha saputa concepire, sentire e realizzare lui” 

“Le Tre Forze Fondamentali sono: la Forza Elettrodebole.” 

“Mangiare dieci chili di pane non è come mangiarne un chilo. Bere dieci litri di vino non è come berne uno solo. Però, anche se pane e vino hanno sapore diverso, la loro massa può essere esattamente la stessa” 

“La forma più elementare di Logica corrisponde a dire: patti chiari, amicizia lunga”

“La più grande conquista della Logica Matematica è l’Infinito” 

“L’esistenza della Scienza la dobbiamo alla cultura cristiana” 

“E’ nel seno della Chiesa di Cristo che ha avuto origine la Scienza” 

“Il caso Galileo è ancora cronaca. Dobbiamo aspettare qualche migliaio di anni per avere, di esso, una lettura fedele” 

….. 

Ecco, amici miei, ma voi ad uno così, non glielo dareste il Nobel? 

P.S. Frasi in maggior parte tratte da: Antonino Zichichi, Perché io credo in colui che ha fatto il mondo, Saggiatore, 1999. Appropo’ sulla copertina è scritto che il Professor Zichichi “ha al suo attivo la scoperta dell’antimateria nucleare” che starebbe a significare che a Stoccolma sono degli emeriti coglioni perché il Nobel lo hanno dato nel 1933 a Paul Dirac, per la teoria dell’esistenza dell’antimateria, nel 1936 a Carl Anderson, per la scoperta del positrone, e nel 1959 a Owen Chamberlain ed Emilio Segrè per l’antiprotone. 

Aldo Vincent Il Gelataio di Corfù.


EEE Scienza nelle scuole

Posted by: Aldo Vincent

Date: 07-05-2004 5:33:45

Il Ministro d’istruzione Letizia Moratti, e Antonino Zichichi, hanno presentato un’iniziativa didattica fortemente innovativa. 

Il Ministro Moratti: “Ragazzi, costruite in classe un rilevatore di raggi cosmici”. 

Certo, pensare che sono trent’anni che Zichichi sta cercando questi famosi raggi facendo spendere camionate di soldi per scavare una galleria sotto il Gran Sasso dove ha fatto trasportare miliardi di metri cubi d’acqua, per non trovare nulla, stringe il cuore. Per la verità anche alcune Università estere hanno compiuto la stessa ricerca, senza esito.

Però loro l’hanno organizzata immergendo sensori nell’Oceano Pacifico, ottenendo una trappola per raggi cosmici un miliardo di volte più grande di quella di Zichichi, ma spendendo il 10 per cento della somma sprecata in Italia. 

Povero Zichichi, ha cominciato la sua carriera cogl’ioni e vedrai che cogl’ioni lo faranno continuare. 

Per intanto la Moratti & Zichichi fanno costruire agli alunni trappole per raggi cosmici…

Cogl’ioni 

Aldo Vincent Il Gelataio di Corfu’


IL ZICHICHI GOVERNATIVO

Date:         Wed, 12 Feb 2003 14:42:05 +0100

Reply-To:     Mailing list di POLitica della RICerca <POL-RIC@IAC.RM.CNR.IT>

Sender:       Mailing list di POLitica della RICerca <POL-RIC@IAC.RM.CNR.IT>

From:         Sergio Molinari <nemasm04@AREA.BA.CNR.IT>

Subject:      articolo manifesto sul terremoto ricerca

Comments: To: pol-ric@iac.rm.cnr.it

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Vi invito a leggere questo articolo per capire il gioco di potere nascosto dalla controriforma Moratti.

 Sergio Molinari 

RICERCATORI 

La scienza di governo, Assemblea dei berlusconiani. Oggi la protesta. Amici del potere guidati da Antonio Zichichi e un gruppo di capi d’istituto, cerca di spezzare la protesta del mondo della ricerca contro i tagli di bilancio e l’asservimento politico decisi dal governo

LUCA TANCREDI BARONE 

ROMA – «Per ottenere qualche modifica alla riforma, magari in vostro favore, o se puntate a maggiori finanziamenti da questo governo, vi conviene passare da qui». 

Non era così esplicito, forse, ma il segnale mandato ieri dal «Gruppo per la riforma ed il potenziamento del sistema scientifico nazionale» era molto chiaro. E in un periodo di tagli selvaggi, con un governo che neppure riceve i presidenti degli enti di ricerca nemici (al massimo, tenta di commissariarli), anche i ricercatori «tengono famiglia» e qualcuno finirà per raccogliere l’invito. Contribuendo a spezzare il fronte della protesta prevista per oggi alle 11 davanti al parlamento, forte di più di 8000 firme raccolte sul sito lescienze.it. Mentre il Nobel Montalcini si sfilava dalla protesta, preoccupata dei toni troppo accesi, il gruppetto – tutti rigorosamente uomini – si è visto ieri mattina a Roma, ospitato dal presidente dell’Istituto nazionale di geofisica (Ingv), Enzo Boschi, al grido di «Noi non spegniamo il cervello e non riconsegnamo né camici né provette». Per la verità, di persone ce n’erano pochine: più che altro molta stampa, grazie a una ditta specializzata chiamata a organizzare l’incontro. Ma scarsi i ricercatori, benché il direttore generale fosse passato nei corridoi per trascinare gente. Padrino di tutto lo show, l’immancabile Antonino Zichichi, fisico noto per le sue frequentazioni governative. Non sarà un caso che proprio l’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) di cui il nostro è stato fondatore e l’Ingv – presieduto dal suo pupillo – non siano stati toccati dalla riforma. 

Fra una citazione di Fermi e l’altra, Zichichi ha segnato il punto: solo noi abbiamo i titoli per parlare a nome della scienza, la scienza non si mette ai voti ed è il motore del progresso (scoperta-invenzione-mercato-progresso, uno schema semplicistico che Franco Carlini sul manifesto smontava proprio domenica scorsa). «Siamo gli >amici del governo», ha detto Zichichi, sottolineando che «fare cultura scientifica vuol dire che il pubblico sta dalla nostra parte». Ma noi, ha concluso candido, «siamo scienziati, mica vogliamo entrare nella lotta politica». 

Fra gli altri promotori, il fondatore dell’Infn (fisica della materia) Carlo Rizzuto. Che ora evidentemente vede con favore la sua morte: la riforma prevede lo scioglimento nel Cnr con la risibile giustificazione che così migliorerebbero entrambi. Come altri, Rizzuto valuta positivamente l’introduzione di dipartimenti interdisciplinari nel Cnr. Peccato che il vero punto del contendere sia che il controllo dell’ente diventa politico e che la riforma non è stata discussa con nessuno, ma imposta dall’alto. Anche Sergio Vetrella, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, si schiera col «buon Berlusconi»: «Sono a favore della libertà di ricerca, ma solo se è ricerca ordinata: così potremo ottenere più soldi». 

Già, i tagli: mentre tutti citano le Linee guida sulla ricerca dell’anno scorso («nessuno allora protestò», dicono, e hanno ragione: il disegno di una scienza asservita al potere e al mercato era già scritto lì), nessuno dice che i previsti impegni di aumentare il finanziamento sono già stati disattesi. Fabio Pistella, presidente dell’Istituto di ottica applicata (inglobato nel Cnr), ha buon gioco nel dire: «La domanda è cosa fare, non se farlo: nessuno può dire che l’organizzazione della ricerca in Italia sia buona. E poi sono cambiati i bilanci delle imprese, sono scomparse quelle pubbliche: nessun privato investe più in ricerca. I punti qualificanti della ricerca – continua Pistella – dovrebbero essere eccellenza, rilevanza rispetto agli obiettivi fissati e impatto. L’Italia deve entrare nella rete della ricerca europea non come un filo volante, importante ma isolato, bensì come una maglia autonoma e condizionante». 

Ultimo salito sul carro, Enzo Iarocci, attuale presidente dell’Infn: «Questo canale di discussione è alternativo alla protesta irrazionale», dice. «E poi il governo è intervenuto solo dove c’era un problema, per risolverlo». Senza interpellare gli interessati, naturalmente. Nel discorso non sono mancati anche riferimenti di dubbio gusto sulla guerra: «Meno male che abbiamo spezzato l’asse franco tedesco», diceva Zichichi parlando di ricerca. Ma era chiaro a cosa si riferisse. 

Fra gli interventi – in una riunione gerarchica, come la riforma: solo oratori e nessun feedback dal pubblico – anche un clamoroso autogol. Il presidente dell’Istituto di diritto agrario (nonché ex vicepresidente del Csm ed ex ministro dell’Istruzione) Giovanni Galloni ha detto che veramente lui non sarebbe d’accordo sulla fusione del proprio istituto col Cnr e che il governo avrebbe dovuto aspettare un confronto prima di licenziare il testo. Forse aveva sbagliato riunione. 

Nel comunicato finale naturalmente non si parla di questo né della proposta fatta da qualcuno di inserire giovani ricercatori ai vertici dei nuovi dipartimenti (ora di nomina dall’alto), ma solo di «disponibilità» di Moratti, cui il gruppo è pronto a rispondere, invitando la comunità scientifica a «presentare valutazioni e proposte».

Naturalmente, sul sito dell’accogliente Ingv.


http://www.dottorato.it/archivi/adi-discussione/msg10559.html

TANTI PRESIDENTI 

Ieri si è palesato un ampio schieramento che qualcuno ha definito «l’alleanza dei presidenti». C’erano, infatti, Antonino Zichichi, presidente del Centro Ettore Maiorana di Erice e del Centro Enrico Fermi di Roma; Enzo Iarocci, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn); Sergio Vetrella, presidente dell’Agenzia spaziale Italiana (Asi); Carlo Rizzuto, presidente del Sincrotrone di Trieste; Fabio Pistella, presidente dell’Istituto nazionale di ottica applicata; e numerosi altri titolati della ricerca scientifica. «Non è con la protesta in piazza che si migliora il sistema della ricerca in Italia – ha esordito Zichichi -. Sono altre le vie da seguire per recuperare il gap con gli altri Paesi: risiedono, innanzitutto, nella collaborazione di tutta la comunità scientifica per migliorare la proposta di riforma».
Il fronte pro Moratti ha affidato a Zichichi una nuova presidenza, quella del «Gruppo per la riforma e il potenziamento del sistema scientifico nazionale» [
siamo fregati! n.d.r]; e a un documento in sei punti le richieste. Si sottolinea la necessità di integrare le tre reti di ricerca nazionale rappresentate da università, enti e industrie, e di elaborare proposte migliorative dei decreti Moratti, raccogliendo l’invito formulato dallo stesso ministro.

 Segue

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