Fisicamente

di Roberto Renzetti

Le riporto quanto mi è stato replicato dopo aver riportato i suoi scritti: (le frasi tra virgolette sono riportate dal suo articolo o da mie frasi e quelle sotto sono la risposta del cattolico)


“Cotanta superficialità storica e scientifica è imbarazzante” [mia frase]

Grazie, ma accetterei una simile predica solo da un laureato in scienze storiche o da un filosofo epistemologo, e non è il tuo caso. Inoltre ti ringrazio per aver dato ad un’intera commissione di storici la patente di idioti. Per quanto riguarda il saggio che proponi, per i suoi 3/4 tratta di cose che io non ho mai affrontato, mi limiterò dunque a rispondere alle parti che interessano questo dibattito e cioè:
-era possibile parlare di copernicanesimo presentandolo solo come teoria?
-Galileo dimostrò il copernicanesimo?

“Béné, l’ultimo del libro ma che lo stesso Cardinal Garrone consiglia di leggere per primo. Secondo Béné, i comunisti si sono appropriati di Galileo ed hanno fatto di esso un’arma contro la Chiesa. Ora, poiché comunista è sinonimo di ateo, nella logica delle gerarchie l’affare Galileo è un affare che esiste solo in quanto esistono i comunisti.”

Si riferisce al fatto che opere letterarie del tutto travisanti come la “Vita di Galileo” di Brecht hanno vinto, non a caso, il premio Stalin.

“l’unico non compromesso con le gerarchie della Chiesa”

Si cerca subito di far passare l’essere cattolici come qualcosa che debilita l’obiettività, un insulto a tutti i ricercatori e alle università cattoliche del nostro pianeta. (Per non parlare del fatto che le università stesse sono un’invenzione medioevale della Chiesa).

“Per coloro che non avessero letto l’opera o gli studi non sciovinisti su Galileo, ricordo che lo scienziato toscano ricerca la ‘prova’ del moto della Terra nei principi di relatività e di inerzia; all’affermazione di questi due principi è dedicata gran parte della sua opera della maturità (si vedano il “Dialogo” ed i “Discorsi”).”

Affermazione molto equivoca. “Cerca la prova” non equivale ad affermare “trovò la prova”, e l’autore del saggio lo sa benissimo, visto che la rotazione terrestre è stata dimostrata solo dal pendolo di Foucault.
Se l’autore fosse così gentile da dirci quali prove della rotazione terrestre si troverebbero negli scritti di Galileo farebbe un favore alla storia della scienza.

“Ma chi è, allora, Galileo? Sorvolando sui suoi (di Galileo) toni di sprezzante superiorità (sic!) egli è in primo luogo un fisico che si eleva a considerazioni metafìsiche. È un infortunio di passaggio al quale non si deve alcuna rivoluzione, che semmai spetta a Copernico. Tant’è che Copernico non fu messo all’indice e servì anzi per la riforma del Calendario.”

Qui riporta la tesi del libro ma non prova neppure a confutarla. E’ vero infatti sia che l’eliocentrismo non si deve a Galileo sia che egli giocasse con la metafisica.

“Inoltre lo scienziato voleva dimostrare il moto della Terra attraverso le maree (è un chiodo fisso di vari relatori, n.d.r.)”

Il chiodo fisso l’aveva Galileo, basta leggere il Dialogo per sincerarsene.

“Purtroppo la malafede è manifesta in chi dimentica la prefazione di Osiander, proprio per far uscire l’opera di Copernico dalla quale, Galileo subì la sua condanna (e da quel punto tutti e due all’Indice!);”

Quello che sto ripetendo da un secolo è appunto che, purché si presentasse l’eliocentrismo come ipotesi di lavoro, non c’era problema a discuterlo. Il problema di Galileo fu esibirlo come un fatto sicuro, cosa che non era per nulla. Inserì poi una frase del papa sulla bocca di Simplicio, ossia l’aristotelico che nel Dialogo fa la figura dello scemo. Galileo voleva fare della scienza una nuova religione, mischiandola in modo improprio con la fede cristiana. E non siamo noi cattolici a sostenerlo bensì il più grande epistemologo del XX secolo, K. Popper, che vede in Galileo la nascita dello scientismo (cioè il culto della scienza elevata ad unico paradigma di verità). Fu Galileo a far precipitare la questione poiché usava l’eliocentrismo come macchina da guerra. La gerarchia non poté fare altro che revocare l’imprimatur al “De revolutionibus” di Copernico, ma solo donec corrigatur, cioè finché il testo non fosse stato corretto in modo da portare in forma ipotetica le dichiarazioni che davano per certo l’eliocentrismo.

“il Nuncius Sidereus ? le opere in cui Galileo tratta di meccanica ? di fortificazioni ? del compasso ? … II Nuncius Sidereus sembrerebbe la più incriminabile ma l’averlo fatto avrebbe ridicolizzato l’intera Corte Pontificia per il semplice fatto che al momento in cui questo libro uscì tutti lo applaudirono freneticamente;”

Costui tenta di far passare come prova a suo favore un fatto che invece lo squalifica. Se infatti gli scienziati pontifici applaudirono alla pubblicazione del Nuncius allora la sua tesi, secondo cui erano a priori avversi al copernicanesimo, cade.

“Raccontano sciocchezze appigliandosi a citazioni random”

Citare Bloch e Feyerabend sarebbe un citare a caso?

“Così come è discorso pasticciato quello di affermare che per la relatività (del moto, Ratzinger, del moto, cioè quella galileiana, appunto; da non confondersi con quella di Einstein che si sbarazzò, lui si, dello spazio assoluto) serve lo spazio assoluto.”

E questo nello scritto di Ratzinger dove lo avrebbe letto?

“E’ falso che i presupposti geocentrici o eliocentrici sono indimostrabili. Vero è che è molto difficile.”

Ovviamente Ratzinger si riferiva al periodo di Galileo, non certo ad oggi. O secondo l’autore per il papa ancora oggi non è stato dimostrato l’eliocentrismo?

“Feyerabend di Galileo di Galileo”

Non si vede come quest’altra citazione cancelli la prima, visto che si implementano a vicenda. Feyerabend ammira Galileo come uomo, ma essendo il fautore di quella che noi filosofi chiamiamo “teoria anarchica della conoscenza” ritiene che Galileo sia uno dei padri delle pretese assolutiste dei positivisti.

“Io l’ho riportato in toto per dovere espositivo ed ho scelto questo lavoro solamente per la grande competenza e precisione scentifica.”  [frase mia]

Quando si tratta di un caso come Galileo ad un certo punto la storiografia si ferma ed entra in campo l’ermeneutica storica. I fatti sono muti senza qualcuno che li interpreti, e ognuno lo fa alla sua maniera. I più adatti a questo compito non sono i semplici scienziati ma gli storici della scienza e gli epistemologici (cioè i filosofi della scienza).

Alla fine di questo tragitto potrei anche riportare le mie affermazioni che sono state giudicate da Andrea  “imbarazzanti”, e vi chiedo, cari lettori, quali di queste siano state confutate, o anche solo affrontate dall’articolo. Resta vero infatti sia che bastava presentare l’eliocentrismo come ipotesi per non subire condanne, sia che Galileo non presentò prove delle sue teorie. L’autore si limita ad affermare che “lo scienziato ricerca la ‘prova’ del moto della Terra nei principi di relatività e di inerzia”, ma cercare qualcosa non significa trovarla ed in effetti non la trovò.



Nel ringraziarLa anticipatamente le porgo i miei più cordiali saluti.
Andrea Foti
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Premetto che sono un fisico ed ho lavorato per 35 anni in storia della fisica, avendo insegnato presso l’Istituto di Fisica dell’Università di Roma per 10 anni, a fianco del prof. Salvo D’Agostino.  Miei lavori sono stati pubblicate in varie riviste specialistiche come documentato da quanto scritto nel sito. Spero che questo sia sufficiente come lettera di presentazione.

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“Cotanta superficialità storica e scientifica è imbarazzante” [mia frase]

Io avrei detto che i pretesi studi di questa congrega di personaggi sono a tesi. In tempi recenti abbiamo assistito ad altri processi del genere, quelli stalinisti ed anche quegli storici erano grandi storici (naturalmente dipende dal punto di vista). Tra l’altro sarebbe d’interesse conoscere i contributi scientifici e/o storici dei pretesi studiosi. Il fatto che emerge in gran parte di questi pretesi studi è l’impronta teologica e delle pretese epistemolgogiche completamente sballate (nessun epistemologo mai si è sognato di richiedere un certo risultato a priori; gli studi storici ed epistemologici si indirizzano su cosa è stato fatto e non su cosa si sarebbe potuto fare.

Grazie, ma accetterei una simile predica solo da un laureato in scienze storiche o da un filosofo epistemologo, e non è il tuo caso. Inoltre ti ringrazio per aver dato ad un’intera commissione di storici la patente di idioti. Per quanto riguarda il saggio che proponi, per i suoi 3/4 tratta di cose che io non ho mai affrontato, mi limiterò dunque a rispondere alle parti che interessano questo dibattito e cioè:


– era possibile parlare di copernicanesimo presentandolo solo come teoria?
– Galileo dimostrò il copernicanesimo?

Il copernicanesimo di Copernico era una sciocchezza in un mondo completamente aristotelico. L’opera di Aristotele è consistente e priva di contraddizioni interne. Assegnare il moto alla Terra e farla ruotare intorno al Sole, in quella visione, è una completa sciocchezza. La Terra, materiale e dotata di pesantezza non disporrebbe del motore sufficiente; sfonderebbe le varie sfere cristalline che servono da sostegno agli altri pianeti eterei; eccetera.

Ma l’idea solleticò molti studiosi della Filosofia della Natura. Alcuni teorizzarono sopra questa fantasia (Bruno, ad esempio). Galileo fu il primo che tentò di mostrare la validità del copernicanesimo. Poiché la cosa sembra indimostrabile a seguito del fatto che da qui si vede il Sole ruotare intorno alla Terra, Galileo si mosse su strade molto complesse che raggiunsero lo scopo. Occorreva mostrare che ciò che si vede qui si sarebbe visto dal Sole (principio di relatività: quando due navi si incrociano camminando parallele in versi opposti, non si sa mai con certezza quale delle due è in moto o se lo sono tutte e due). Occorreva mostrare che le obiezioni al moto della Terra non erano fondate. Una di queste voleva che tutti gli oggetti che stanno sulla Terra dovrebbero essere scagliati fvia da essa za seguito del moto. E qui Galileo sviluppò un qualcosa già intuita da Bruno, il principio di Inerzia (tutte le cose che hanno attinenza con un oggetto in moto si muovono con esso). Quest’ultimo successo di Galileo è quello illustrato dal celebre brano della stiva della nave nel Dialogo (qualcosa di simile aveva scritto Giordano Bruno).

Ma il grande merito di Galileo non risiede tanto nell’aver dimostrato il copernicanesimo (anche se ciò non fosse stato la sua fama sarebbe stata ugualmente immensa). Egli, dato il copernicanesimo, costruì una fisica impensabile in un mondo geocentrico e regolato dalla fisica aristotelica. Egli studia la caduta dei gravi mostrando che lo spazio percorso da un oggetto in caduta è proporzionale al quadrato del tempo ed è indipendente dalla sua massa (contrariamente a quanto ammetteva Aristotele: un oggetto di massa grande impiegava meno tempo a cadere di uno di massa più piccola (nel far questo passa attraverso un pezzo di fisica molto avanzata. la distinzione di principio tra massa inerziale e massa gravitazionale: se lasciamo cadere due pietre piane, l’una sovrapposta all’altra, le due non si separano durante la caduta anche se quella che sta sopra ha massa metà di quella che sta sotto ed inoltre la pietra superiore non esercita ‘peso’ sulla pietra che sta sotto. Per realizzare tali esperienze in una situazione un cui la misura del tempo era molto precaria e la caduta di un oggetto avviene appunto in tempi brevissimi, Galileo dà mostra di tutto il suo talento “rallentando” il moto di caduta. Come è possibile ciò ? Attraverso l’introduzione di piani (poco) inclinati su cui era realizzata una sottile scanalatura lungo cui si facevano rotolare delle sferette di varia massa. Ad ogni data distanza un campanellino urtato dalla sferetta in caduta dava il tempo. È l’esempio del “metodo” di Galileo: l’esperienza è ideata come appropriata domanda posta al termine di un processo deduttivo, il quale prende le mosse da determinate ipotesi di significato più generale. Svariate altre questioni di cinematica e meccanica sono poste ed alla fine la fisica aristotelica ne esce distrutta mentre si aprono enormi brecce ad una fisica appena abbozzata ma tutta da costruire. Anche qui insiste con le maree come prova del moto della Terra.

Ora capisco che a dei teologi queste cose non creino emozione, ma in questo è la nascita della fisica moderna che, da questo momento può iniziare a volare. L’opera sarà completata con la Rivoluzione Francese che stabilirà definitivamente la separazione tra libero pensiero e religione.

“Béné, l’ultimo del libro ma che lo stesso Cardinal Garrone consiglia di leggere per primo. Secondo Béné, i comunisti si sono appropriati di Galileo ed hanno fatto di esso un’arma contro la Chiesa. Ora, poiché comunista è sinonimo di ateo, nella logica delle gerarchie l’affare Galileo è un affare che esiste solo in quanto esistono i comunisti.”

Si riferisce al fatto che opere letterarie del tutto travisanti come la “Vita di Galileo” di Brecht hanno vinto, non a caso, il premio Stalin.

A scambiare Brecht per uno storico ce ne vuole.  La vicenda di Galileo è un’opera letteraria. Il fatto che abbia avuto il premio Stalin nulla aggiunge o toglie a quel capolavoro, interpretato magistralmente in Italia da Tino Buazzelli. Se questo è l’uso che ne fanno i comunisti, il Galileo da questo esce indenne perché risulta martire da prima che il comunismo vedesse la luce.

“l’unico non compromesso con le gerarchie della Chiesa”

Si cerca subito di far passare l’essere cattolici come qualcosa che debilita l’obiettività, un insulto a tutti i ricercatori e alle università cattoliche del nostro pianeta. (Per non parlare del fatto che le università stesse sono un’invenzione medioevale della Chiesa).

La visione cattolica delle vicende di Galileo è una visione quantomeno sospetta. Sta allo studioso far emergere le bugie che abbondano nei pretesi studiosi: far descrivere le vicende di Galileo da personaggi della gerarchia corrisponde a far fare la storia dello stalinismo da storici dell’Accademia delle scienze dell’ex URSS.

“Per coloro che non avessero letto l’opera o gli studi non sciovinisti su Galileo, ricordo che lo scienziato toscano ricerca la ‘prova’ del moto della Terra nei principi di relatività e di inerzia; all’affermazione di questi due principi è dedicata gran parte della sua opera della maturità (si vedano il “Dialogo” ed i “Discorsi”).”

Affermazione molto equivoca. “Cerca la prova” non equivale ad affermare “trovò la prova”, e l’autore del saggio lo sa benissimo, visto che la rotazione terrestre è stata dimostrata solo dal pendolo di Foucault.

Errato! Il Pendolo di Foucault mostra solo la rotazione della Terra su se stessa. Ciò che occorre è la scoperta della parallasse stellare con strumenti ottici evolutissimi (rivoluzione industriale). La cosa fu realizzata circa 200 anni dopo (aveva iniziato Cassini nel 1738 a capire che le stelle non sono fisse con misure accurate, aveva proseguito Lambert nel 1761 stabilendo un metodo per determinare la posizione reale e quella apparente di una stella, altri contributi li dette Bradley nel 1783 capendo che occorreva tener conto del fenomeno dell’aberrazione stellare, aveva concluso Bessel nel 1837 osservando con gli eccellenti telescopi di Herschel la prima parallasse stellare che, spiegata ai filosofi, consiste nell’angolo g sotto cui è osservata una data stella osservata dalla Terra sei mesi di distanza:

E’ evidente che se quell’angolo è nullo, non vi è movimento della Terra. E senza gli strumenti perfezionatissimi sarebbe stata impossibile l’impresa, quell’angolo era di 1/3 di secondo!

Insisto poi sul fatto che Galileo cercava. E la cosa (il copernicanesimo) la rese completamente plausibile. Si dica in quale testo o trattato o Bibbia o ciò che si vuole è scritto che il ricercare significa trovare. Si dica anche perché Galileo sarebbe stato assolto dalla Chiesa se avesse trovato (invece di aver reso plausibile).


Se l’autore fosse così gentile da dirci quali prove della rotazione terrestre si troverebbero negli scritti di Galileo farebbe un favore alla storia della scienza.

Evidentemente non si riesce a capire l’immensa portata dell’inerzia e della relatività. Ma questo è un problema di chi non lo capisce.

“Ma chi è, allora, Galileo? Sorvolando sui suoi (di Galileo) toni di sprezzante superiorità (sic!) egli è in primo luogo un fisico che si eleva a considerazioni metafìsiche. È un infortunio di passaggio al quale non si deve alcuna rivoluzione, che semmai spetta a Copernico. Tant’è che Copernico non fu messo all’indice e servì anzi per la riforma del Calendario.”

Qui riporta la tesi del libro ma non prova neppure a confutarla. E’ vero infatti sia che l’eliocentrismo non si deve a Galileo sia che egli giocasse con la metafisica.

Effettivamente chi ha scritto soffre di Illuminismo acuto. Si illude che la sola citazione faccia capire l’abisso di ignoranza che c’è dietro.

L’autore sa bene che l’eliocentrismo è della Grecia classica ma quell’eliocentrismo, come quello di Copernico erano povere cose buone solo per filosofi.

La conclusione è d’interesse! Una sorta di anticipazione del copyright di Ratzinger. Cosicché un filosofo naturale (questa era la sua nomina universitaria) non può fare il filosofo naturale. La logica, anche quella aristotelica, fa dei salti di stupore.

“Inoltre lo scienziato voleva dimostrare il moto della Terra attraverso le maree (è un chiodo fisso di vari relatori, n.d.r.)”

Il chiodo fisso l’aveva Galileo, basta leggere il Dialogo per sincerarsene.

Non è vero che Galileo voleva dimostrare il moto della Terra solo attraverso le maree. Ho già detto come Galileo prova la diversa possibilità di osservazione dei fatti naturali attraverso relatività ed inerzia. Riguardo alle maree debbo osservare che in teologi sanno tutto di Bibbia e zero di fisica. A cosa si crede siano dovute le maree ? Mi riferisco al fatto che vanno spostandosi seguendo la Luna  ed al f atto che esiste quella sciocchezza chiamata quadratura. Al fatto cioè che la marea cresce o no a seconda si come è situata la terna Sole, Terra, Luna.

Ho letto il Dialogo ma, proprio nel Dialogo, la cosa è del tutto marginale (non a caso Galileo inserisce la discussione sulle maree nell’ultima parte del suo celebre Dialogo…, quale possibile “prova” del moto reale della Terra: <<il medesimo flusso e reflusso [del mare] comparisca a confermare la terrestre mobilità>>).  Il cortese interlocutore voleva forse dire “Il Saggiatore” ? Credo comunque che si dimenticano le fasi di Venere. Esse sono possibili SOLO se il centro del moto è il Sole.

“Purtroppo la malafede è manifesta in chi dimentica la prefazione di Osiander, proprio per far uscire l’opera di Copernico dalla quale, Galileo subì la sua condanna (e da quel punto tutti e due all’Indice!);”

Quello che sto ripetendo da un secolo è appunto che, purché si presentasse l’eliocentrismo come ipotesi di lavoro, non c’era problema a discuterlo.

Perché, rispetto a quale Dio se non alla lettura pedissequa e quindi limitativa dello stesso Dio, della Bibbia ? La cosa era stata spiegata, con Sant’Agostino, nella Lettera a Cristina di Lorena (Dio parla alla gente in modo che essa possa capire e, l’idea che Giosuè avesse detto “fermati o Terra!” fa ridere anche i leghisti).

 Il problema di Galileo fu esibirlo come un fatto sicuro, cosa che non era per nulla.

Caspita! Qui vi è chi da sempre si arroga le verità rivelate e non ammette neppure che un ricercatore creda in ciò che ha fatto ! Prego chiunque dubiti di Galileo di fare un’indagine su quanti sanno dire su quali basi dicono che è la Terra che gira introno al Sole, compreso Ruini.

In ogni caso: se fosse stato vero, Galileo sarebbe stato assolto ?

Inserì poi una frase del papa sulla bocca di Simplicio, ossia l’aristotelico che nel Dialogo fa la figura dello scemo.

Non è così. Galileo era andato dal suo ex amico, cardinal Barberini (mai fidarsi di un prete!), a raccontargli delle sue scoperte. Il futuro Urbano VIII, dopo lunghi colloqui (in cui fece a Galileo  le osservazioni della cultura dell’epoca) lo elogiò tanto da incoraggiarlo a proseguire.

Galileo, nella stesura del Dialogo, volle dare maggior risalto alle obiezioni (non una, ma tutte) che comunemente venivano fatte contro l’eliocentrismo. Per fare ciò utilizzò le frasi che aveva utilizzato il futuro Papa. L’idea del trattarlo per scemo non vi era, semmai vi era la volontà di riprodurre una conversazione al massimo livello. In realtà ciò che fece infuriare il Barberini fu il logo della casa editrice fiorentina, tre delfini che si chiudono a cerchio. Poiché Barberini aveva tre “nipoti” (così all’epoca si chiamavano i figli), pensò ad offese personali (in realtà la casa editrice aveva già pubblicato libri con quel logo).

Galileo voleva fare della scienza una nuova religione, mischiandola in modo improprio con la fede cristiana.

Questa è una sciocchezza. Quando si afferma che la scienza sarebbe una nuova religione ? Quando l’avrebbe mescolata con la fede ? Piuttosto la citata Lettera a Cristina di Lorena tenta di far capire proprio che vi sono ambiti diversi tra scienza e fede.

E non siamo noi cattolici a sostenerlo bensì il più grande epistemologo del XX secolo, K. Popper, che vede in Galileo la nascita dello scientismo (cioè il culto della scienza elevata ad unico paradigma di verità).

E Popper quale autorità ha ?  E’ un sociologo fattosi filosofo che scrisse dalla Nuova Zelanda, Paese nel quale non disponeva di testi. Il richiamo a Popper è poi temerario. Il  Popper enuncia il suo principio di falsificazione COPIANDOLO  di sana pianta proprio da Galileo. L’esperimento è quindi il banco di prova di una teoria e nel “Dialogo” Galileo ha modo di sottolinearlo con molta chiarezza:

“. . . benissimo intendo che una sola esperienza o concludente dimostrazione che si avesse in contrario, basta a battere in terra questi ed altri centomila argomenti probabili”.

Fu Galileo a far precipitare la questione poiché usava l’eliocentrismo come macchina da guerra.

Ma davvero? E dove, di grazia ? E perché, nonostante i suoi amici fiorentini gli dicevano di non andare a Roma, egli volle andare ? Non aveva completa fiducia nella Chiesa e nel presunto amico Papa ?

La gerarchia non poté fare altro che revocare l’imprimatur al “De revolutionibus” di Copernico, ma solo donec corrigatur, cioè finché il testo non fosse stato corretto in modo da portare in forma ipotetica le dichiarazioni che davano per certo l’eliocentrismo.

E perché non poté fare altro ? Si danno queste affermazioni apodittiche senza necessitàdi spiegare. Se poi la spiegazione è metafisica non serve a nessuno se non alla Chiesa medesima.

Insisto: con questo sistema ogni processo staliniano ha la sua giustificazione in una fede diversa ma in una fede. Sta di fatto che il copernicanesimo è stato potuto insegnare in istituti religiosi solo a partire dal primo quarto del 1800.

“il Nuncius Sidereus ? le opere in cui Galileo tratta di meccanica ? di fortificazioni ? del compasso ? … II Nuncius Sidereus sembrerebbe la più incriminabile ma l’averlo fatto avrebbe ridicolizzato l’intera Corte Pontificia per il semplice fatto che al momento in cui questo libro uscì tutti lo applaudirono freneticamente;”

Costui tenta di far passare come prova a suo favore un fatto che invece lo squalifica. Se infatti gli scienziati pontifici applaudirono alla pubblicazione del Nuncius allora la sua tesi, secondo cui erano a priori avversi al copernicanesimo, cade.

Io (il costui) si riferisce all’accoglienza che Galileo ebbe al Collegio Romano (gesuiti e non gerarchie) dopo la pubblicazione del Nuncius Sidereus. Fu allora che Galileo fu festeggiato anche dalla corte papale e fu allora che divenne “amico” del cardinal Barberini”. Ma vorrei osservare a chi ha gli occhi foderati di becero oscurantismo che il Nuncius riporta solo fatti sperimentali. In questa opera non si dice ancora nulla del copernicanesimo.  Da cui discende che l’osservazione dell’interlocutore è sciocca e fa intendere che l’opera di Galileo non è stata letta (forse qualche sunto fatto da Messori).

“Raccontano sciocchezze appigliandosi a citazioni random”

Citare Bloch e Feyerabend sarebbe un citare a caso?

Si!

Mi riferisco solo a quel giocherellone di Feyereband.

Nel 1987 la Chiesa di Roma, riunita a Cracovia in un Congresso dell’Accademia pontificia, invitò Feyerabend a tenere una relazione. Il nostro inviò una registrazione che fu poi pubblicata in una raccolta a cura di Marcello Pera (proprio lui! ndr) sotto il titolo Addio alla ragione (Armando 1990). Qui si tenta una denigrazione di Galileo, attraverso considerazioni capziose. Oggi Galileo non sarebbe più libero di ieri. Galilei non aveva prove nell’affermare il copernicanesimo. Galileo insisteva in campi che non gli competevano. 

Galileo non rivendicava solo la libertà di pubblicare i suoi risultati, voleva imporli agli altri. Sotto questo aspetto era altrettanto dogmatico e totalitario di molti moderni profeti della scienza, e anche altrettanto disinformato. Dava semplicemente per scontato che metodi particolari e molto limitati usati dagli astronomi (e da quei fisici che li seguivano) costituissero il modo corretto di avere accesso alla Verità e alla Realtà. 

Galileo aveva di fronte un personaggio ragionevole, come Bellarmino. Quest’ultimo non era chiuso al nuovo, tanto è vero che in uno scritto dice a Galileo che la Chiesa è aperta a dimostrazioni (queste limitazioni dirette e razionali che venivano imposte alla ricerca non erano inamovibili). 

     La Chiesa, allora, non solo era sulla via giusta quando usava le preoccupazioni umane come metro della realtà, ma era notevolmente più razionale di molti scienziati e filosofi moderni che tracciano una netta distinzione fra fatti e valori e danno per scontato che il solo modo per arrivare ai fatti,  e quindi alla realtà, sia quello di accettare i valori della scienza. (…)

Dunque, gli scienziati possono contribuire alla cultura, ma non possono fornirle un fondamento; e, vincolati e accecati come sono dai loro pregiudizi “esperti”, certamente non possono essere autorizzati a decidere, senza controllo da parte degli altri cittadini, quale fondamento i cittadini dovrebbero accettare.

Le Chiese hanno molte ragioni per sostenere un simile punto di vista e usarlo per criticare risultati scientifici particolari come anche il ruolo della scienza nella nostra cultura. Dovrebbero superare la loro cautela (o è paura?) e ridare vita all’equilibrata saggezza di Roberto Bellarmino, proprio come gli scienziati costantemente traggono forza dalle opinioni di Democrito, Platone, Aristotele e del loro presuntuoso Patrono San Galileo.

In quanto scritto si nota una conversione del nostro epistemologo anarchico al gesuitismo. Invia un suo intervento ai rappresentanti del Vaticano dicendo ciò che questi ultimi volevano sentirsi dire. Parla di maggiori difficoltà di Galileo oggi MA dimentica che oggi nessuno brucia chi la pensa in modo diverso e Galileo non fu bruciato solo per l’enorme fama che aveva nel mondo intero (anche se la galera coatta ad un anziano, l’obbligo al silenzio e la minaccia di tortura, restano fatti orrendi). Ma Feyereband è famoso per aver preso in giro più d’uno ed in questo caso ha preso in giro nientepopodimenoche il Papa. Infatti, se i gerarchi ecclesiali avessero conosciuto altri lavori del nostro epistemologo avrebbero avuto un qualche dubbio ad esaltarlo. Il teorico della ricerca anarchica dice delle cose di molto interesse su Galileo ed anche sulla Chiesa. La frase riportata dal nostro inquisitore è all’interno del seguente contesto. Galileo è una mente avanzatissima per il suo tempo. Spesso deve scendere a patti con esso. La Chiesa lo condanna in quanto entità conservatrice ed arretrata che non può in alcun modo comprendere la sua grandezza, il suo modo di fare scienza, al di là di ogni schema e metodo. Dice Feyerabend di Galileo: “Procedendo in questo modo Galileo esibì uno stile, un sense of humour, un’elasticità ed eleganza e una consapevolezza della preziosa debolezza del pensiero umano, che non è stata mai eguagliata nella storia della scienza. Nell’opera di Galileo abbiamo una fonte quasi inesauribile di materiale per la speculazione metodologica e, fatto molto più importante, per il recupero di quei caratteri della conoscenza che non soltanto ci informano ma anche ci deliziano” (Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979, pagg. 131-132). Dice Feyerabend, in quasi chiusura ed a proposito del colonialismo al quale si accompagna l’imperialismo culturale che opprime altri popoli, che il cristianesimo è la religione assetata del sangue dei fratelli (ibidem, pag. 243). Basta questo ?

Di Bloch c’è poco da dire. Il filosofo che tenta di intrecciare ebraismo e marxismo introducendo la Speranza nei concetti filosofici, si è occupato molto poco di Galileo. E comunque non vi è neppure un suo scritto in cui parli con competenza delle questioni di relatività, di inerzia e di meccanica poste da Galileo. Bloch non conosce la matematica e le problematiche di calcolo. Racconta cose su Galileo che non corrispondono al vero. Punto. Incredibilmente il sistema copernicano era molto più complesso di quello aristotelico per fare i conti ai quali si riferisce Bloch. E’ vero che uno degli scopi di Copernico nell’elaborare il suo sistema era quello di tentare di semplificare i calcoli ma ciò non avvenne, probabilmente anche perché non si aveva alcuna pratica con il nuovo sistema. Ma c’è di più e mi ripeto. E’ falso che i presupposti geocentrici o eliocentrici sono indimostrabili. Vero è che è molto difficile. Intanto la questione della relatività del moto. Non è mica una cosa così banale e scontata! Fu Galileo ad introdurla per dare credibilità al sistema Copernicano perché è vero che dalla Terra, il mondo sembra aristotelico. Rovesciare questo contro Galileo rappresenta non solo una falsificazione ma anche una sciocchezza conseguente all’ignoranza delle questioni in gioco. Ma qui coloro che provengono da studi letterari ed hanno studiato la fisica di Asimov o di Star Trek non possono seguire gli argomenti in gioco.

L’affermazione di Bloch “Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso  ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo»“ che Ratzinger fa sua è intrisa di misticismo, descrive un dato metafisico che non può diventare un capo d’accusa contro una persona che sostiene cose diverse. Questo modo di porsi di Bloch lo rende estraneo all’argomento del contendere.

“Così come è discorso pasticciato quello di affermare che per la relatività (del moto, Ratzinger, del moto, cioè quella galileiana, appunto; da non confondersi con quella di Einstein che si sbarazzò, lui si, dello spazio assoluto) serve lo spazio assoluto.”

E questo nello scritto di Ratzinger dove lo avrebbe letto?

Ciò che è tra parentesi non è detto da nessuna parte. Si trattava di un gioco che voleva ricordare la fiera battaglia contro il relativismo del Papa.  La parte non tra parentesi mostra invece quale grave ignoranza sia di Bloch e del suo estimatore Benedetto XVI. Il Ratzinger, che non conosce neppure l’argomento della secchia di Newton (e le critiche di Mach), non sa che il problema fu posto da Newton ma esattamente rovesciato: Newton credeva che se avesse individuato un moto assoluto, avrebbe potuto affermare uno spazio assoluto. Egli si convinse che tale moto assoluto era quello originato da forze centrifughe sbagliando come poi mostrò Mach. Ma qui si parla degli sviluppi di quanto aveva seminato Galileo, non delle problematiche che si posero con Galileo.

“E’ falso che i presupposti geocentrici o eliocentrici sono indimostrabili. Vero è che è molto difficile.”

Ovviamente Ratzinger si riferiva al periodo di Galileo, non certo ad oggi. O secondo l’autore per il papa ancora oggi non è stato dimostrato l’eliocentrismo?

Strano che chi scrive non si sia accorto che la frase citata non è di Ratzinger ma è Ratzinger che cita Bloch.

“Feyerabend di Galileo di Galileo”

Non si vede come quest’altra citazione cancelli la prima, visto che si implementano a vicenda. Feyerabend ammira Galileo come uomo, ma essendo il fautore di quella che noi filosofi chiamiamo “teoria anarchica della conoscenza” ritiene che Galileo sia uno dei padri delle pretese assolutiste dei positivisti.

Non la cancella ma descrive Feyerabend non Galileo.

Più in generale la scienza non è il positivismo. Di gran lunga la maggioranza degli scienziati rifiuta il positivismo che, non  a caso è stato costruito a tavolino da un filosofo. Le speranze in una scienza onnipossente discendono dalle visioni distorte dei positivisti, dei metafisici della scienza. Chi occorre citare  per farsi capire ? Fermi ? Planck ? Einstein ? Heisenberg ? Faraday ? Maxwell ? Rubbia ? Non vi sono positivisti tra gli scienziati. Non vi sono tracce di quella genia infame che ha inventato le pseudoscienze, come le sociologie, le psicologie e tante altre sciocchezze del genere, negando in questa affermazione la misurabilità e la riproducibilità che era di Galileo e che nega alla radice il Positivismo medesimo.

“Io l’ho riportato in toto per dovere espositivo ed ho scelto questo lavoro solamente per la grande competenza e precisione scentifica.”  [frase mia]

Quando si tratta di un caso come Galileo ad un certo punto la storiografia si ferma ed entra in campo l’ermeneutica storica.

Ma davvero ? Non vi sono i fatti che descrivono ciò che è accaduto ? E, se non bastasse, non vi è tutta una sequela di posizioni oscurantiste della Chiesa nei secoli, fino ad oggi ? L’erede di Bellarmino e dei Torquemada, fino ad ieri Ratzinger, lo sa bene.

I fatti sono muti senza qualcuno che li interpreti, e ognuno lo fa alla sua maniera. I più adatti a questo compito non sono i semplici scienziati ma gli storici della scienza e gli epistemologici (cioè i filosofi della scienza).


Possibile che ci siano ancora delle persone che si sentono investite del sapere divino ? E chi ha detto le cose roboanti che stanno scritte qui su ?

Una domandina facile facile, nell’ipotetica del terzo tipo che quanto affermato dall’interlocutore sia vero.

Si può fare lo storico della scienza o l’epistemologo senza conoscere la matematica, senza conoscere la formalizzazione anche la più spinta ? Si può avere questa presunzione, che corrisponde ad uno storico della musica che non sa leggere il pentagramma ? Questa stupida credenza porta ai Di Trocchio, a personaggi che ci provano ma non riescono mai a comprendere fino in fondo di cosa si sta parlando. E’ d’interesse comunque vedere che i Papi si servono dei più raffinati prodotti della ricerca scientifica. Oltre a viaggiare in aereo, si curano con la penicillina, con gli antibiotici, con la TAC, con l’acceleratore lineare (LINAC), telefonano, ascoltano radio e Tv quando non utilizzano DVD, LCD, PC, …. E pensare che tutte queste cose cominciano a marciare, TUTTE, da quel miserabile di Galileo processato in modo indegno.

Osservo a parte che l’Italia era fino a Galileo meta di pellegrinaggi di ogni studioso europeo che volesse essere all’avanguardia. Il baricentro della ricerca scientifica mondiale di allora era situato intorno a Firenze. Da allora, passati alcuni allievi, come Baliani e Torricelli, tutto è finito ed il baricentro si è spostato su Parigi con l’inizio della tragica migrazione dei nostri scienziati. Gli unici che hanno resistito sono stati botanici, matematici, astronomi d’osservazione, con veramente scarsissimi contributi della Chiesa in quanto tale. Se solo si conoscesse lo stato in cui fu trovata la fisica della Sapienza (“cattedra di fisica sacra” con la materia suddivisa secondo quanto Dio ha fatto nella creazione!) dai bersaglieri nel 1870, ci si metterebbe a piangere.

Solo a partire dai primi anni 20 del Novecento si è ricominciata una tradizione importantissima, con Fermi. Purtroppo anche questa volta con le mazzate di un altro potere oscurantista, il Fascismo.


Alla fine di questo tragitto potrei anche riportare le mie affermazioni che sono state giudicate da Andrea  “imbarazzanti”, e vi chiedo, cari lettori, quali di queste siano state confutate, o anche solo affrontate dall’articolo. Resta vero infatti sia che bastava presentare l’eliocentrismo come ipotesi per non subire condanne 
(ma dove sta scritto ?), sia che Galileo non presentò prove delle sue teorie (ma perché doveva?). L’autore si limita ad affermare che “lo scienziato ricerca la ‘prova’ del moto della Terra nei principi di relatività e di inerzia” (questa affermazione liquidatoria mostra che le maieutiche sono incapaci di capire l’essenza dei problemi, mostra inoltre la completa ignoranza della infinita letteratura su Galileo, non per caso in contrasto con gli autori citati dall’ex capo del Sant’Uffizio), ma cercare qualcosa non significa trovarla ed in effetti non la trovò (i bambini usano inventarsi i mostri per poi chiudere gli occhi e cancellarli: il fatto che sia stata o meno trovata la prova è del tutto inessenziale per giudicare il processo a Galileo perché tale richiesta non era venuta da nessuno). In ogni caso la conclusione è degna di Monsieur de Lapalisse. Si tratta di una semplice tautologia.

O ci si occupa di queste cose o si lascia perdere. Non si tratta di argomenti da dopolavoro o da bar dello sport.

Insistere su una Chiesa che aveva ragione nel processare Galileo in quel tempo o è un lapsus o è un’affermazione di relativismo per altri versi negato dal Papa. In realtà continua a processarlo ma grazie a quel male universale chiamato ipocrisia non riesce a dirlo a chiare lettere.

E’ legittimo per una religione parlare di verità rivelata. Il fatto è che tale religione non riuscirà mai ad ammettere che vi siano altri modi di pensare, di interpretare il mondo. Per questo è fondamentale che la Chiesa segui libera con i suoi seguaci o fedeli, lasciando liberi tutti gli altri di pensarla in modo diverso. In questo senso la libertà di ricerca deve solo rispondere alla coscienza dello scienziato. L’applicazione del prodotto della ricerca scientifica spetterà alla società. La si può pensare in modo diverso ma non si deve imporre un credo religioso come legge dello Stato.


 



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Qui oltre che alla scienza entrano in gioco la storia del pensiero, la filosofia della cultura, la storia della scienza, e l’epistemologia, ecc. A me interessa commentare un’epoca, e per farlo occorre conoscerne il contesto culturale.

“E qui Galileo sviluppò un qualcosa già intuita da Bruno, il principio di Inerzia (tutte le cose che hanno attinenza con un oggetto in moto si muovono con esso). Quest’ultimo successo di Galileo è quello illustrato dal celebre brano della stiva della nave nel Dialogo (qualcosa di simile aveva scritto Giordano Bruno).”

Tutto l’intervento a mio avviso gioco su un equivoco. I principi di relatività e di inerzia non dimostrano il copernicanesimo, si limitano a confutare le obiezioni della fisica aristotelica al moto di rivoluzione della terra.

“L’opera sarà completata con la Rivoluzione Francese che stabilirà definitivamente la separazione tra libero pensiero e religione.”

Dipende da cosa si intende con questa frase. Che la Bibbia non sia un libro di scienza è ovvio, che la scienza in generale non debba trattare del trascendente per darsi solo immanente è invece discutibile. Non che la scienza debba fare metafisica, bensì è lecito cercare nella natura le prove a posteriori dell’esistenza di Dio, quelle che potremmo definire “le tracce” lasciate dal Creatore. Su questo punto c’è una frattura nel mondo scientifico. Abbiamo infatti i pensatori del “caso” come Monod o Dawkins (cf. “L’orologiaio cieco”) che tolgono ogni tipo di senso all’ordine che si presenta nella creazione, mentre altri sono convinti che l’orologio chiamato universo implichi l’esistenza dell’orologiaio.

“A scambiare Brecht per uno storico ce ne vuole.”

Mai detto questo. Si stava discutendo della possibilità che i comunisti abbiano fatto un uso strumentale del caso Galileo, il che è indubitabile guardando proprio Brecht.

“far descrivere le vicende di Galileo da personaggi della gerarchia corrisponde equivale a far fare la storia dello stalinismo da storici dell’Accademia delle scienze dell’ex URSS.”

Io credo invece che i cattolici siano malati di “mea culpa”. Far redigere a dei cattolici dei saggi sull’inquisizione o su Galileo equivale a far vedere le cose in nero, basti pensare a Coyne, ultimamente lanciato in un’apologia senza fine dell’astronomo pisano.

“Galileo, nella stesura del Dialogo, volle dare maggior risalto alle obiezioni (non una, ma tutte) che comunemente venivano fatte contro l’eliocentrismo.”

Questo fatto è soggetto a pura interpretazione. Il nome del personaggio, cioè Simplicio, è estremamente indicativo della figura che gli è riservata nel Dialogo. Ridicolizzare la soluzione del problema che era stata data da Urbano VIII mettendola in bocca all’inetto aristotelico non fu una buona idea.

“Questa è una sciocchezza. Quando si afferma che la scienza sarebbe una nuova religione ? Quando l’avrebbe mescolata con la fede ? Piuttosto la citata Lettera a Cristina di Lorena tenta di far capire proprio che vi sono ambiti diversi tra scienza e fede.”



E’ presto detto cosa intendo. L’ermeneutica biblica proposta nella lettera a Cristina di Lorena è solo apparentemente simile a quella dei biblisti contemporanei. Infatti Galileo affermava che dinnanzi a passi della Bibbia che appaiono antiscientifici occorre ricordare che l’agiografo s’è così espresso per adattarsi alla capacità del volgo, ma ammette anche che l’autore sacro NON fosse all’oscuro del contenuto scientifico. In altre parole secondo Galileo è possibile dimostrare che l’autore di Giosuè fosse al corrente dell’eliocetrismo, seppure celò il messaggio sotto una coltre metaforica per non turbare la plebe. E’ dunque lecito cercare all’interno della scrittura dei rimandi nascosti che l’agiografo vi ha infilato per far trasparire la sua vera credenza, e che risultano del tutto comprensibili una volta che si abbia presente la dottrina scientifica. A questo proposito scansiono qualche pagina di un saggio del Cardinal Marini su Galileo:

Sì muta dj riiikssiom generali che invitano alla prudenza, a ntìrt impegnare la Bibbia nel campo sdemifktì, luscuimlolo libero r»llu rii-i’rca degli studiosi, F,m» avrebbero dovu’.u rendere cauli i teologi, e w? ascoltate avreWicro evitalo i mali che seguirono. EWB lasciano però son*a risposili l’imcmipativii fondamcntutc: posto che la *ckti/a sembri dÌ5r»<isir;trc una iktcrminuta dolti ina riguardo alla cuMiiu/iune ùclb naiura. carne awnponaisi dì fronte a quei luoghi della Seritiura che ombrano asserire il con-t«ario’:’ Certamente e già fare un passo notevole ver-,0 la colazione dire che i» lali casi gli scriiton si uccomovlaronn alla « corrente opinione», alfonso rivevuto-. alla -capsciti del vulgo». Ma

occorre anche afla fine dichiarare quul valore sia dunque da darsi alle loro asserzioni. Su questo punto Galileo sembra ftre un passo indietro, ritenendo ehi», una volta dimavrram la verità di un dato scientifico, sia possibile agii interpreti trovare sensi che di-Humnanu hi sua presenza anche rtelle parole dui te«u suero. Iti realtà nel c;isu del sistema coperakatit), che f£li ritiene j:>er parte Mia dimostrato, non sa suggerire altra via per spiegare il capitolo 10 ili Giosuè che quella di un’aderenza così rif.ida iiSIa lettera del lesto (!.i far ritornare latto il problema alle posi/ioni di partenza.
Perché Galileo non è riuscito, pur avendo posto in maniera eccellente il principio dello scopo valutare e non scientifico di-li’in-segnavento biblico, e quello ddle «ttcctimodii/inni» del lin guaggio. a unificare i due principi cosi da suggerire una spiegazione positiva adeguala per i passi che sembravano rnscgmtre rinmiobiJiià tfclla lerni e il moto dt;f sole? Bisogna qui ricorrere a una mentalità di fondo, quasi incunkcia, comune a Galileo e ai suoi eoalraddinori, che grava su tufi;» la loro problematica o t’a HÌ che ìÉiidie le solu/ioni di G;t!ileo die appaiono «moderne» lo siano più per il siiuno delle parure e per le esigenze che esprimono che per ciò cte veramente contengono. Due clementi caratte-ri?7,’tno questa rnetó.ilJUi: la eonfusione tra l’iitiività delio scrittore sacro e l’attività divina nella ispirazione; la persuasione che in ogni proporzione scritta dali’aiTiopnilo si dobba ritrovare uu contenuto dottrinak1 di insegnamento.
lini-ambi qaesti elejuenti aff’ìtirano nella lettera alla Gnsndu-chcssii. Per Galileo. uo:i solo l>iu, autore principale, ma anche lo scrittore umano sembra dotato ili una specie di onniscienza riaperto a tutto ciò di cui r.MlUt. Così Oalilcc» può affermare senza esitazione che «li autori delie Sacre Lettere non h;inno preteso di insegnarci la costituzione «Sci cicli « bi’.n che tutte queste cose iiis-sero a loro notissime ». Ne segue che il loro nkxlodi parlare delle realtà naturali non può non apparire se non unno quelfii di chi occuìta ciò che m rea luì conosce. In Ude ipotesi iiusciv;i dit’liciìe far compretKkre perche lo scrittore sacro avrebbe dovuto nascondere a bella posta cose is Ini pi-rfcttaniente noie, e uecuitarle in nnxlo da lar credere che egli ritenesse esattamente il contrario.

Confondendo l’azione dì Dio con quella dell’uomo si venivano così a porre diffii-oltà teologiche e psicologice non lievi. Soltanto fruendo le eouscgueri/e da! principio della finalità ^ulvrfica della rivcSa/ìone. o ammettendo perciò che l’autore sacro poteva ignorare molle CCKC che non riguardavano il suo messaggio ed esprimersi in osse .wondo l’opinione comune, anche se scientificamente erronea, w.-nz.a però l’urne parie del suo insegnamento, era pmsibib avviarsi a una soluzione piit sodi I i* lucente titilli; dif-tìeultà. M.t qui entrava in campa, nella mentalità del iciiipo, il set-ondo postulato .vtpra accennato. Riusciva cioè difficile, per un mancalo apprM./amento dellti diversità tic i generi letterali della Bibbia e del valori: proprio dì ciascuno i!ì essi, i’astenersi dui cercare in opri i singulti proposizione sensi «culti e misteriosi sotto alle duscrixiom die la Bibbia i’u del sole- e della terra, sensi che sareb’wro stati acccssihih dopi) aver riconosciuto la verità di un ceno sistema dvJ mondo, i- avrebbero allora svelato che l’autore sacro si era {;ià pcrteltamcnte aìlinoiito ai risultati delle nuove scoperte.
Perciò andie il principio delia <• uceonisxia^ione , thè sembra in Galileo anticipare dirctlamciuc le teorie odierne vulFargo-nicnio, r.uti poteva venire compreso nel modo con cui oggi lo intendiamo. Per jj’i tfsegcti niodcmi si tratta dui fatto che, nelle descrizioni iti renila fisidie che non sonn COTmesse con finse frumento itiicso tialTauiore sacro, egli ii liitiila a esprimersi se rondc» \’t quadro mentale del suo tempo, che è anche ÌE suo personale e che non cade come t;ilc sotto una qualifica di verità o tal-sita, DIM solo di attitudine ad essere veicolo del messaggio del-l’autore: nìessa^jik) che anch’esso non e sollanto di natura dot trinale, ma può ancte essere sempliccmcnti* esortativo, emotivo, espressivo di sentimenti relìgiiisi cce. P;*r Galileo invece, e per i suoi contemporanei, la Bihhia e vista cauisi esclusivamente conte un arsenale di iivx%lazkn>i e di insegnamenti. iSon si concepisce che l’autore non insegni qualcosa in ogni su;j frase, li siccome nel scn^n letleraJe il supposto inst-gnaii’viito delle frasi in questione è falso, si postula un ììliro « senso ~ in cui tati espressioni sarebbero vere, fnvcee dunjac tli dedurre dal principio dello scopo salvifico delta Bibbia che «sa non vuoi insegnarci nulla di speculativo quando paridi tose naturali, se ne deduce” piuttosto che essa parla dì queste co<e set ondo sun^i reconditi e dm investigar?. Non si distingue tra autore umano e Dio, né tra insegna incnro teorctku e quadro mentale clic io accompagna. L’acvo-moda/ione appare come una semplice astuzia pedagogica di uno .scrittore .scien/iato che Don vuoi turbo re i semplici pur suggerendo la venti ai dotti.
Quale dunque ci appare, aita luce di queste considerazioni, il contributo teologico di Galileo al problema dei l’interpretazione della Scrittura? Per remierjrfi giustizia, esso va visto naturalmente tenendo presente lo scopo dei suoi interventi. Ora es<»o fu soprattutto pratico: salvare Copernico dalla condanna, impedire che si liinitas.se la libertà della ricerca con decisioni affrettate, ottenere tranquillità e fiducia per gli scieti/iari nella loro indagine rigorosa del vero, nella persuasione che essa non può portare se non u una maggiore conoscenza dello stesso Iddio che si è rivelato nella Bibbia. Sono questo aspello it contributo di Galileo è di importanza somma, e le sue parole conservano if valore di una lucida e purtroppo tragica testimonianza. Ma egli hn cercato anche di fondare teologicamente queste sue richieste, suggerendo alcuno considerazioni sull’ermene-iitica biblica. Un equine dì esse ci ha fatto concludere che, benché la loro formulazione sia talora molto felice e .si avvicini assai ad alcuni principi dell’odierna metodologia, tuttavia l’influsso della mentalità nel tempo e la mancanza di una reale penetra/ione delle condizioni proprie tiel linguaggio bìblico gli impedirono di portare a maturazione quanto sembrava promettere, Occorreranno quasi tre secoli di faticoso approfondimento teologico e critico-letterario, e le nuove visuali offerte dalla riscojMirta delle antiche letterature urien tali, perché le intuizioni ermeneutiche di Gaiileo, liberate dai condizionamenti dell’epoca, potessero mostrare il saldo nucleo di verità che esse contengono.

Carlo Maria Martini, L’ira di Dio e altri scritti, Milano, 1995, pagg. 239-248



“Ma davvero ? Non vi sono i fatti che descrivono ciò che è accaduto ?”

I fatti esistono, ma sono muti senza una mente che li interpreta. Il trattamento che fu riservato a Galileo visti gli standard dei tribunali “laici” dell’epoca fu segno di civiltà e non di oscurantismo.

“Si può fare lo storico della scienza o l’epistemologo senza conoscere la matematica, senza conoscere la formalizzazione anche la più spinta ?”

Ovviamente no, si presume che un filosofo della scienza non abbia una formazione solo umanistica.
Non sto dicendo che l’epistemologo è adatto a parlare di Galileo senza conoscere la storia della fisica, sto dicendo che il semplice fisico non è la persona già adatta a parlare di epistemologia o di storia della scienza. Per giudicare il caso Galileo non è rilevante conoscere i quanti bensì la storia e la filosofia naturale del seicento.

“Resta vero infatti sia che bastava presentare l’eliocentrismo come ipotesi per non subire condanne
R.:
ma dove sta scritto ?”

Nella banale contestazione che il De revolutionibus con l’introduzione che spiegava il carattere ipotetico della teoria poté uscire con l’imprimatur, e che dopo il 1616 fu messo all’indice solo donec corrigatur. Abbiamo poi una lettera di Bellarmino a Foscarini e Galileo in cui si sostiene la liceità di parlare del copernicanesimo solo ex suppositione, e, qualora fosse stato dimostrato, sarebbe stato necessario conciliarlo con le Scritture: “«Dico che mi pare che V.P. e il Sig. Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che abbia parlato il Copernico. Perché il dire che, supposto che la terra si muova et il sole stia fermo si salvano tutte l’apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno […]. Dico che quando ci fusse vera demonstratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allhora bisognerà andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più tosto dire che non l’intendiamo, che dire che sia falso quello che si dimostra» ( Opere , vol. XII, p. 171).

“Non è vero che Galileo voleva dimostrare il moto della Terra solo attraverso le maree.”

Infatti nessuno ha mai affermato che voleva dimostrare l’eliocentrismo solo grazie alle maree, semplicemente le altre “prove” non sono dimostrazioni del copernicanesimo quanto piuttosto la soluzioni di problemi che l’aristotelismo avrebbe opposto al moto della terra, ad esempio chiedersi come mai non siamo sbalzati nello spazio se la terra davvero si muovesse. Ma risolvere le confutazioni non implica dimostrare le nostre asserzioni. Ad ogni modo all’argomento delle maree dedica anche una lettera “Discorso del flusso e reflusso del mare” ( Opere , vol. V, pp. 377-395).
Inutile poi insistere sulle fasi di Venere quale presunta prova, infatti se è vero che scardinano il sistema tolemaico non mettono comunque in crisi altri sistemi geocentrici come quello di Tycho Brahe (1543-1601) che assumeva al suo interno anche le fasi di Venere.

“il fatto che sia stata o meno trovata la prova è del tutto inessenziale per giudicare il processo a Galileo perché tale richiesta non era venuta da nessuno.”

A me invece pare essenziale giacché non fu solo il clero ad osteggiare Galileo ma anche i suoi colleghi laici dell’epoca. Il mondo scientifico ruotava intorno al sistema aristotelico-telemaico, pretendere di distruggerlo senza proporne un altro ugualmente solido pareva un’empietà.

“In questo senso la libertà di ricerca deve solo rispondere alla coscienza dello scienziato.”

Affermazione molto pericolosa. Giacché i singoli sono spesso amorali.

“E Popper quale autorità ha ?”

Quella di più grande epistemologo del XX secolo insieme a Lakatos, Kuhn e Feyerabend.



“Fu Galileo a far precipitare la questione poiché usava l’eliocentrismo come macchina da guerra.

R.

Ma davvero? E dove, di grazia ?”

Tutto il Dialogo è una macchina da guerra e una messa in ridicola dell’aristotelismo.

“Parla di maggiori difficoltà di Galileo oggi MA dimentica che oggi nessuno brucia chi la pensa in modo diverso e Galileo non fu bruciato solo per l’enorme fama che aveva nel mondo intero”

No, bensì perché era un buon cristiano e la sua opinione non così eretica. L’inquisizione non s’è mai fatta problemi a condannare gente “famosa”, basti pensare a Bruno o a Giovanna d’Arco.

“anche se la galera coatta ad un anziano, l’obbligo al silenzio e la minaccia di tortura, restano fatti orrendi”

La galera nella sua villa di Arretri, l’obbligo del silenzio così poco coatto che continuò a scrivere, e la territio verbalis della tortura poi non eseguita.

Cito per chi volesse approfondire, l’articolo pubblicato in questo link: www.disf.org/Voci/142.asp

Quell’articolo è tratto dal dizionario interdisciplinare di scienza e fede, un’opera rigorosamente scientifica. Nel nostro vaso l’autore è professore di Filosofia all’ University of Maryland, College Park e professore emerito di Filosofia e storia della scienza, Catholic University of America, Washington D.C. Ergo è un epistemologo. Tra l’altro laureato all’università di Friburgo in “Storia e filosofia della scienza” proprio con una tesi su Aristotele e Galileo.

Ad maiora

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