Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

24 novembre 2004

Lo hanno dovuto fare ma ci rigirano sopra in modo vergognoso. In realtà poi non l’hanno fatto (http://www.fisicamente.net/index-44.htm; http://www.fisicamente.net/index-554.htm; http://www.fisicamente.net/index-553.htm) ma il solo annuncio li ha messi a tappeto. Hanno preso in giro il Papa che suppostamente voleva davvero riabilitare Galileo (resta sempre il problema di chi riabilita chi ?). Raccontano sciocchezze appigliandosi a citazioni random di epistemologi e storici che hanno solo il compito di scandalizzare. Insomma Galileo è nel gozzo delle gerarchie ecclesiastiche e non andrà mai giù. Ecco Ratzinger, il perfetto inquisitore, tanto mellifluo e stropicciamani, quanto duro ed inflessibile, che si cimenta sulla stessa denigrazione. Pensate ai Bellarmino e non troverete differenze salvo la boria, ora trasformata in lamento infingardo.

            Due parole prima di passare a leggere il pezzo di Ratzinger, esemplificativo della cattiva fede della Chiesa e del modo subdolo con cui tenta sempre di squalificare i suoi critici.

            Di Bloch c’è poco da dire. Il filosofo che tenta di intrecciare ebraismo e marxismo introducendo la Speranza nei concetti filosofici, si è occupato molto poco di Galileo. Bloch non conosce la matematica e le problematiche di calcolo. Racconta cose su Galileo che non corrispondono al vero. Punto. Incredibilmente il sistema copernicano era molto più complesso di quello aristotelico per fare i conti ai quali si riferisce Bloch. E’ vero che uno degli scopi di Copernico nell’elaborare il suo sistema era quello di tentare di semplificare i calcoli ma ciò non avvenne, probabilmente anche perché non si aveva alcuna pratica con il nuovo sistema. Ma c’è di più. E’ falso che i presupposti geocentrici o eliocentrici sono indimostrabili. Vero è che è molto difficile. Intanto la questione della relatività del moto. Non è mica una cosa così banale e scontata! Fu Galileo ad introdurla per dare credibilità al sistema Copernicano perché è vero che dalla Terra, il mondo sembra aristotelico. Rovesciare questo contro Galileo rappresenta non solo una falsificazione ma anche una sciocchezza conseguente all’ignoranza delle questioni in gioco. Così come è discorso pasticciato quello di affermare che per la relatività (del moto, Ratzinger, del moto, cioè quella galileiana, appunto; da non confondersi con quella di Einstein che si sbarazzò, lui si, dello spazio assoluto) serve lo spazio assoluto. Il Ratzinger, che non conosce neppure l’argomento della secchia di Newton (e le critiche di Mach), non sa che il problema fu posto da Newton ma esattamente rovesciato: Newton credeva che se avesse individuato un moto assoluto, avrebbe potuto affermare uno spazio assoluto. Egli si convinse che tale moto assoluto era quello originato da forze centrifughe (in proposito si può leggere http://www.fisicamente.net/index-65.htm ), sbagliando come poi mostrò Mach (anche qui: http://www.fisicamente.net/index-137.htm ). Ma qui si parla degli sviluppi di quanto aveva seminato Galileo, non delle problematiche che si posero con Galileo. Più in particolare informo Ratzinger, affinché usi un esorcista, per comunicare a Bloch che, nel 1851, con il suo pendolo, Foucault dimostrò la rotazione della Terra su se stessa e che, mediante misure di  parallasse annuale di una stella, Bessel mostrò nel 1837 il moto della Terra intorno al Sole. Spiacente ma, anche nella fisica dura non vi è il relativismo di cui si riempiono la bocca le gerarchie (osservo a parte che lo stesso Einstein era alla ricerca delle grandezze fisiche che si mantenessero assolute, in proposito occorre leggersi Planck in Scienza, Filosofia, Religione – Fratelli Fabbri Editori, Milano 1973 e ne La conoscenza del mondo fisico – Einaudi, Torino 1943. Queste cose sono discusse con un qualche dettaglio in http://www.fisicamente.net/index-44.htm , pagina alla quale rimando). Ripassi Ratzinger, per ora è bocciato senza appello.

            Tralasciando l’esegeta cattolico W. Brandmüller perché non solo non dice ma non è in grado di dire nulla, passiamo a P. Feyerabend. Il teorico della ricerca anarchica dice delle cose di molto interesse su Galileo ed anche sulla Chiesa. La frase riportata dal nostro inquisitore è all’interno del seguente contesto. Galileo è una mente avanzatissima per il suo tempo. Spesso deve scendere a patti con esso. La Chiesa lo condanna in quanto entità conservatrice ed arretrata che non può in alcun modo comprendere la sua grandezza, il suo modo di fare scienza, al di là di ogni schema e metodo. Dice Feyerabend di Galileo: “Procedendo in questo modo Galileo esibì uno stile, un sense of humour, un’elasticità ed eleganza e una consapevolezza della preziosa debolezza del pensiero umano, che non è stata mai eguagliata nella storia della scienza. Nell’opera di Galileo abbiamo una fonte quasi inesauribile di materiale per la speculazione metodologica e, fatto molto più importante, per il recupero di quei caratteri della conoscenza che non soltanto ci informano ma anche ci deliziano” (Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979, pagg. 131-132). Dice Feyerabend, in quasi chiusura ed a proposito delcolonialismo al quale si accompagna l’imperialismo culturale che opprime altri popoli, che il cristianesimo è la religione assetata del sangue dei fratelli (ibidem, pag. 243).

            E qui mi fermo, lasciando la parola all’inquisitore Ratzinger.  

Roberto Renzetti

PS. Ma chi ha fede nella scienza ? Per carità, ci mancherebbe altro !


Joseph RATZINGER

La crisi della fede nella scienza
tratto da Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti,

Ed. Paoline, Roma 1992, p. 76-79.

“Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.

Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne -già nel secolo successivo- elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo (1).

Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Egli scrive testualmente: «Dal momento che, con l’abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così ?qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l’ipotesi? adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile» (2).

Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto.

Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo» (3).

Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (4). Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica.

Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?».

Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. […] Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica”.

(1) Cfr. W. Brandmüller, Galilei und die Kirche oder das Recht auf Irrtum, Regensburg 1982.
(2) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920; Cfr F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 110.
(3) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920s.; F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 111.
(4) P. Feyerabend, Wider den Methodenzwang, FrankfurtM/Main 1976, 1983, p. 206.

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