Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

Un esempio di grandissimo spessore del come era stata ridotta la fisica ed il suo insegnamento nello Stato della Chiesa lo abbiamo raccontando le vicende della Cattedra di Fisica Sacra alla Sapienza di Roma. Proprio la liberazione di Roma ed il disastro lì trovato nell’insegnamento della fisica (ma anche della matematica e della biologia) presso l’Università la Sapienza (ed in tutte le università pontificie), può far rendere conto dello stato in cui ci trovavamo. La cosa fu denunciata con toni allarmati dagli ispettori del Ministero della Pubblica Istruzione dell’Italia Unita, Matteucci e Brioschi, nel 1870 i quali aggiunsero che tutti gli insegnamenti erano influenzati dalla tradizione aristotelica nelle scienze naturali (e la cosa avveniva anche nei seminari arcivescovili). Gli stessi ispettori apprezzarono l’osservatorio del Collegio Romano, e la medicina insegnata nella Scuola degli Ingegneri.

Dopo aver represso duramente ogni cosa si muovesse intorno a Copernico e Galileo per circa duecento anni (!), nella prima metà del XIX secolo la Chiesa si propose di tentare un aggiornamento culturale stimolato in vario modo dalla crisi dei valori politici, culturali ed istituzionali provocata dall’occupazione napoleonica. Il periodo precedente era stato caratterizzato da un clima di pesante restaurazione politica e culturale, soprattutto nelle università dove si esercitava un rigido controllo ideologico sui docenti scientifici (la cosa proveniva dall’Enciclica del 1824 di Leone XII, Quod divina sapientia, che prevedeva la costituzione di vere e proprie commissioni di controllo per combattere infiltrazioni di Illuminismo). Ci fu allora questo tentativo di aprirsi alle scienze con un fine (neppure recondito) apologetico (c’è da notare che nel 1825, in occasione del Giubileo, lo stesso Leone XII fece togliere dall’Indice alcune opere di Galileo che erano restate in quel luogo infame per ben 187 anni). Questo compito fu affidato, come no?, ai gesuiti, con il fine di raccordare di nuovo la fede con la scienza che discendeva dalla visione positivista. La Chiesa coglieva così la grande opportunità che il Positivismo le offriva: superare il materialismo illuminista per tentare di far penetrare la teologia cattolica nel pensiero della società industriale, che stava esplodendo, con grande fiducia nelle scienze positive (e si tenga ben presente questo quando si agita il Positivismo come padre dello scientismo, chi dice questo non conosce neppure la storia della Chiesa. Chi fa scienza sa invece che il Positivismo è proprio la metafisica della scienza ed in questo ben si accorda con la religione). Come ci racconta (1886) l’abate Stoppani, la Chiesa voleva combattere scienza con scienza e per farlo occorreva

impadronirsi delle conoscenze scientifiche del tempo per usarle in modo spregiudicato contro le conseguenze filosofiche di tale scienza giudicate (ancora!) empie.

           Nel 1816 il cardinale Consalvi affidava all’abate Scarpellini la cattedra di “fisica sacra” al fine di rimettere a posto le conoscenze “segnatamente nel tempo presente, in cui si abbusa dei progressi delle scienze naturali, o delle nuove cognizioni, per introdurre degli errori a danno della religione cattolica“.

C’è dietro la paura della Rivoluzione francese e l’esempio negativo dell’Encyclopédie che aveva permesso la diffusione di un sapere scientifico di massa, diffusione con la quale si poteva trasmettere l’idea di progresso sociale, culturale e politico aborrito dalla Chiesa.

             Nel 1837, il matematico S. Proja, nel “Giornale accademico di scienze, lettere ed arti” (nº 74, pagg. 106-110), così descrive la cattedra di Fisica sacra di Scarpellini alla Sapienza di Roma:

“In un ramo della pubblica istruzione, che ha per oggetto l’applicazione delle scienze naturali alla considerazione di Dio, non può immaginarsi sistema né più ordinato né più sublime di quello, che la stessa divina sapienza ne tratteggiò laonde con saggio divisamento dal primo libro della Genesi desunse la nostra cattedra l’ordine e la distribuzione delle materie, nonché l’appellazione di Fisica mosaica, fisica sacra, cosmologia teologica. Pertanto in sei grandi trattati se ne divise l’ampio argomento, essendoché in sei giorni divise Mosè l’opera divina della creazione, ed a ciascun trattato serve di tema ciò che creò Iddio nella corrispondente giornata. Quindi è che il I si occupa della creazione del mondo, o piuttosto della creazione delle sostanze elementari; il II del firmamento, o sia dell’aria, e della divisione delle acque sopra la Terra divisa in continenti e mari; il III della produzione dei vegetabili; il IV dei corpi celesti, e de’ loro uffici; il V della produzione dei pesci e dei volatili; il VI finalmente della produzione degli altri animali e della formazione dell’uomo … Sebbene il genere di istruzione che questa facoltà si propone richieggia che sian cognite agli uditori le generali teorie delle scienze, nondimeno basando sopra di questo il più bello e il più sublime dell’applicazione, che dee farsene con bene intesa maestria vi si sviluppano a minuto, e persino con apposite dimostrazioni sperimentali, le principali non meno che le più recenti dottrine della fisico-chimica, dell’ottica, della geologia, dell’astronomia, della storia naturale. Né questo è già un uscire di via, come talvolta la maledicenza andò divulgando e cornando per diminuire alla nostra cattedra il credito a cui in breve pervenne; … Sapea bene egli quel supremo padre e pastore della cattolica Chiesa che d’ordinario gli allievi delle scuole ove cotali scienze si apparano, sono sapienti del secolo, e giganti che assalir vorrebbono il Ciclo; per cui con assai provvido consiglio dispose che i giovani ecclesiastici dalla nuova cattedra le apparassero, e così eglino pure sapienti addivenissero, ma di quella sapienza che da Dio scaturendo a Dio conduce”.

La cattedra di Scarpellini durò fino al 1840, ma il suo spirito restò. Esso andava sotto il nome di “concordismo”, il mettere sempre d’accordo Bibbia con fatti scientifici. Osserva Redondi che:

Dall’ordinamento della materia d’insegnamento che abbiamo prima citato risulta chiaro che le difficoltà di questo reciproco adattamento erano notevolissime. Per esempio, gli esegeti scientifici cattolici e protestanti facevano ricorso alla cosmologia di Laplace e all’ipotesi della nebulosa originaria per spiegare la creazione della luce prima degli astri. La creazione del sole e della luna dopo quella delle piante veniva fatta corrispondere al dissolversi, con le precipitazioni, di densi strati di vapore. Ma è anche evidente che questo sforzo esegetico per adattare il testo biblico alle nuove ipotesi scientifiche e viceversa si rivelò ben presto, agli occhi della stessa cultura cattolica, un progetto illusorio e controproducente. Gli entusiasmi e anche i successi iniziali di questa apologetica in chiave scientifica si infransero irrimediabilmente, alla metà del secolo, di fronte al darwinismo e alla sua inconciliabilità con la rivelazione.

        E così le scienze restavano in grandissima parte insegnate in modo aristotelico, con inutili e superficiali classificazioni. Anche quei pochi scienziati (astronomi gesuiti) che tentarono ricerche (Secchi, Pianciani, De Vecchi) dovettero abbandonare Roma nel 1848, a seguito dell’allontanamento della Compagnia di Gesù, per recarsi in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Allo stesso modo l’altro scienziato in tonaca, Schiapparelli, non ebbe vita facile. Serve ricordare che in Europa, in questi anni, lavoravano gli Ampère, i Faraday, i Joule, … mentre il nostro Melloni si aggirava esule in Francia cercando di che vivere. Vi fu un barlume di libertà e laicità proprio l’anno dopo la cacciata dei gesuiti con la Repubblica Romana, che cito solo perché fu l’occasione per conoscere documenti vaticani sui processi di vari eretici o comunque condannati dall’Inquisizione tra cui Giordano Bruno e Galileo. In particolare l’aver avuto accesso ai documenti del Processo a Galileo da parte di Silvestro Gherardi (che scoprì i documenti che convinsero gli studiosi – Gherardi, Wohlwill, Cantor, Scartazzini, Banfi, De Santillana – che il precetto del 1616 era un falso) fece si che il Vaticano si decidesse a pubblicarli nel 1868 (in realtà non sappiamo e non sapremo mai quanti di questi documenti continuano a giacere negli Archivi). E poco prima che i bersaglieri entrassero in Roma, anche il darwinismo veniva a dare altri colpi al concordismo.

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