Fisicamente

di Roberto Renzetti

Chi era Gesù ? Era un ebreo del suo tempo ? Un esseno ? Uno zelota ? Dove nasce ? Storia, mito, leggende.

Roberto  Renzetti

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Prefazione di Crlo Bernardini al libro ALLA RICERCA DI UN UOMO CHIAMATO GESÙ (di Roberto Renzetti)

         La letteratura disponibile sulle origini del cristianesimo e le sue radici giudaiche è veramente sterminata: forse ci mancava un’opera rigorosamente laica costruita con innumerevoli mattoni che però formino tutti insieme una figura. E qui la troviamo, anche se per la sua natura di gigantesco “frullato” (mi si passi la parola) di fatti e personaggi che agiscono su un arco già plurisecolare nelle origini, richiede una registrazione di dati che va molto al di là di ciò che è in grado di fare un lettore umano normale. Non parliamo poi di ciò che può fare (più probabilmente non-fare) un lettore credente già trattato con l’educazione religiosa conservata nei freezer della chiesa cattolica. Si capisce, di fronte a questo livello di complessità integralista, che occorrerà dedicarsi, prima o poi, a un livello minimo di divulgazione che dica succintamente e altrettanto verosimilmente che “qualcosa” è accaduto perché “qualcuno” è veramente esistito in un momento in cui un superpotere (l’impero romano) gestiva suoi possedimenti molto turbolenti perché un calderone di popolazioni (ebrei, palestinesi) bolliva a causa di opzioni (monoteismi) conflittuali ma paralleli che sfornavano etiche e libri sacri con valore di leggi inviolabili. Non a caso, un iraniano naturalizzato olandese, Kader Abdolah, ha scritto un mirabile racconto, Il Messaggero, in cui un visionario Maometto detta un libro sacro suggeritogli dall’arcangelo inviato da Allah (che così si allinea come dio di un monoteismo tardivo ma nuovo di zecca) per avere un “Libro” al posto degli idoli di pietra della Mecca e per conquistare il potere assoluto che solo un Corano può dargli diventando legge soprannaturale: Il Messaggero si legge d’un fiato.

         In questo libro di Renzetti, invece, il multiforme terrorismo delle sette giudaiche produce una pirotecnia di imprevisti e di fondamentalismi implacabili che fanno sudare freddo anche chi, come noi a due millenni di distanza, sta tentando di scaricarne gli effetti, micidiali come un’epidemia, inespugnabili come i virus. Potremmo parafrasare Lenin: “L’estremismo, malattia infantile del monoteismo”, rivolgendoci al tempo stesso a una attualissima sinistra democratica senza pace che non si accorge di ripetere la storia nei suoi aspetti peggiori. Accanto a questo, possiamo anche valutare le occasioni mancate, dall’illuminismo al femminismo: l’idea di libertà che non ha impedito agli autoritarismi di succedersi senza tregua; l’idea di parità uomo-donna che è stata avversata da ogni monoteismo come se la sottomissione delle femmine fosse un tratto distintivo della volontà divina. Come non pensare che “il sonno della ragione genera mostri”? E in queste cose la ragione, drogata, ha dormito per secoli cincischiando con il potere temporale senza riconoscere in tempo utile che il potere “spirituale” imbevuto di ignoranza è molto più redditizio e può essere amministrato esattamente come il denaro. Renzetti fa un minuzioso resoconto di fatti e fonti, che lasciano sbalorditi sul livello della credulità umana: gli umani hanno a noia la realtà naturale sicché passano il tempo facendo a chi le sballa più grosse; e la più grossa è senza dubbio dio, nelle sue qualità umanizzate che aiutano la gente a illudersi di “percepirlo”. Le costruzioni superano ogni immaginazione: la trinità, che permette di usare  più di un dio vicario, lo spirito santo che metta in cinta la vergine sottraendola al coito con Giuseppe, il figlio che parli come un uomo riducendo il tasso di apparizioni del “principale” in persona già praticato nel Vecchio Testamento. Per fortuna, il Gesù che nasce in queste storie a più voci è generalmente buono e generoso, tollerante e pacifista e non minaccia di sterminio i nemici come fa il vecchio dio da guerra degli ebrei. Su queste basi nasce una fede, un’etica, una mitologia in cui molti umani si intrufoleranno rivendicando una rispettabilità certificata dall’alto. Finisce il divertimento licenzioso del paganesimo che non pretendeva  il controllo della religiosità individuale ma precorreva le moderne storie seriali televisive (diciamo, tipicamente, Beautiful): il popolo dei credenti deve dare prove di sottomissione e rispondere ad amministratori in abito talare, il clero. Ora che Gesù non c’è più e il clero si è autoinsediato e parla in suo nome, la guida delle anime sembra servire a puntino una pace sociale che la politica non è ancora in grado di garantire in modo incruento (perché la politica è sostanzialmente veterotestamentaria). Insomma, ciò che di buono sembrava esserci in questo Gesù di Gamala, è andato sprecato spostandosi sulla brama di potere del clero, senza produrre un pacifismo unificante e, anzi, disseminando i diritti umani di moniti disumani: la biologia contemporanea è continuamente molestata da precetti illiberali con cui la chiesa imbarazza i fedeli (a volte, basta un elemento esasperatamente “ortodosso” per paralizzare l’ammodernamento dei diritti; e faccio il nome della senatrice Binetti per un esempio contemporaneo da non dimenticare: si può forse attribuire sia pure al Gesù storico ciò che la senatrice propugna?).

         Procedendo nella lettura, in queso libro si trova una descrizione di tutto ciò che costituiva il gossip sulla divinità nelle diverse comunità ebraico-cristiane: i Vangeli Apocrifi; una miniera di problemi in fondo molto umani. Gesù aveva una donna? Cosa faceva con la Maddalena? E Maria era veramente vergine, prima e dopo il parto? E Giuseppe come digeriva tutto ciò? E come educava Gesù? Eccetera: veri rotocalchi ante-litteram; anche polizieschi, quando c’entra Giuda il traditore, che però si fa la sua “memoria a discolpa”… Ma la fantasia si scatena fertilissima quando entrano in ballo i miracoli: Gesù, li fa in proprio o li fa fare al Babbo di Lassù? Mai miracoli di interesse privato, sia chiaro: come può far vivere ciò che è morto o inanimato ben più facilmente potrebbe far morire ciò che è vivo e o infastidisce (anche se tutti possiamo farlo, in linea di principio, e quindi vale poco). I miracoli sono uno dei pochi superpoteri condivisi con gli dei pagani; ne differiscono solo nella scelta – gli dei sono più interessati al piacere che al bene; diciamo che sono più umani. Ma dalla capacità di fare miracoli si distinguevano i veri profeti; Gesù non poteva sottrarsi.

         E poi, oltre agli dei pagani, c’era la concorrenza monoteista. Il Medio Oriente sembrava avere un “deficit di trascendenza” insopprimibile proprio negli anni in cui il pensiero ellenista cercava di diventare una “cultura mondiale” del modo allora accessibile. La divinità più affine da cui sembravano attratti i colti e specie i romani era Mitra. I cristiani dovevano sudare duramente per battere Mitra; in questo, la molteplicità di testimonianze scritte non aiutava certo a venirne a capo, e forse a questo dobbiamo l’occultamento di molti testi d’epoca  e di molte leggende e varianti delle parti più mirabolanti delle divinità venerate. Ma Mitra ha lasciato tracce ovunque e molte pratiche gli sono state letteralmente scippate dal clero cattolico. A questo punto, senza che nessuno se ne accorga in tempo, compare il jolly del cristianesimo: Saulo, poi san Paolo. Un ometto che oggi sarebbe in analisi dando terribili grattacapi ad ogni psicanalista; ma che forse pensava semplicemente che fosse un peccato buttare tutta la “grazia di dio” (è il caso di dire) collezionata da quegli zoticoni degli apostoli e che apriva le porte di un potere con i fiocchi. Con un coup de theatre inscena una visione che lo porta sulla retta via mentre viaggia verso Damasco e prende le redini del governo delle anime. Ancora oggi succedono ogni tanto cose così, non ce ne meravigliamo di certo; anche se la storia “dovrebbe insegnare”. Di lì in poi, la letteratura cristiana accreditata porterà la sua firma, la firma di Paolo che, naturalmente, certifica per delega ciò che è bene e ciò che è male, dalla devozione all’antifemminismo e a una certa dose di razzismo primitivo.

         Il problema storico centrale diventa qui, però, quello di rimettere negli scaffali i testimoni e le loro biografie per identificare in una precisa figura storica il Gesù di cui ancora parla tanta parte dell’umanità. Il Gesù storico sembra difficilmente scindibile dal problema politico del suo tempo: quello della convivenza tra ebrei, romani e minoranze giudaiche autonome. Sembra molto verosimile che Gesù e i suoi discepoli si dibattessero per ottenere alcun diritti civili importanti e che, nel far ciò, dessero fastidio sia agli ebrei che ai romani. Teatro di questi scontri erano i luogi consacrati dalla tradizione o le campagne di cui disponevano alcune tribù. Fatto sta che un bel giorno le autorità decidono di dare una lezione ai “ribelli” che gettavano malcontento tra il popolo; e vanno a catturare il “capo”. Si chiama Gesù o Barabba? Oppure, Gesù Barabba è un’unica persona? Qui leggerete le speculazioni odierne al riguardo.

         Difficile venirne a capo da soli, senza l’aiuto di un buon libro come questo (di cui merita ammirare l’ordine e la completezza); ma ne parliamo ormai oggi quando una struttura efficientissima, la chiesa cattolica, ha compiuto per due millenni un’opera di attivazione capillare del culto di un Gesù divino che, oltre a essere un oppositore di poteri tramontati da un pezzo (il che ormai ha solo interesse storico anche se esemplare di una comistione sempre possibile di politica e misticismo), è un individuo annunciato come Messia da profeti precedenti, che ha predicato un qualche tipo di tolleranza, che ha vinto la morte risorgendo, ha guidato milioni di individui sulla via del conformismo etico in un bosco di comandamenti e sacramenti generalmente accettati, ha assunto una funzione di elemento regolatore di società evolute. L’apparato di note e riferimenti è da capogiro: Roberto Renzetti è un fisico; e nel libro si vede: perché fa parlare (o meglio, fa scrivere) gli autori da cui la storia proviene e si preoccupa di discernere le testimonianze dalle affermazioni interessate. Per questo, oggi non comune, va ringraziato.

Carlo Bernardini

Roma, 14 luglio 2011

MIA INTRODUZIONE AL LIBRO

        So bene che di questo argomento è stato scritto da studiosi molto più autorevoli di me, nell’ipotesi che io abbia una qualche autorevolezza. Nonostante ciò ho voluto raccogliere alcune delle cose che negli anni ho studiato e creduto di capire per comunicarle a chi vorrà leggerle. Posso garantire che questo lavoro è stato portato avanti con passione ed onestà e dico questo perché non ho fini nascosti e non posso averli perché io non ho una religione da difendere ed a cui iscrivere addetti. Piuttosto sono, questo sì, uno scienziato ed uno storico della fisica, una persona che ha tentato di applicare il metodo storico critico alle vicende che tutti noi che viviamo in un Paese Cristiano sappiamo fin da bambini. Alcuni tra noi non si sono posti alcun problema ed hanno seguito le tradizioni dei padri, altri hanno voluto capire a cosa fossero ancorate tali tradizioni. Ebbene tra questo secondo gruppo mi ritrovo ed ho cominciato a pormi problemi non su questioni di fede ma su questioni socio economico politiche che riguardavano e riguardano i comportamenti della Chiesa cattolica in Italia. Senza spiegare perché ci vorrebbe troppo spazio ma confidando nella conoscenza del mondo che ci circonda da parte del benevolo lettore, l’invadenza nella vita quotidiana, civile e morale, di tutti noi, di questa istituzione è intollerabile. Da dove trae i suoi principi, da dove le leggi che vuole imporci ? Qual è il fondamento teorico alla base di comandamenti riversati sulla nostra testa come lapidi ? Al di là del catechismo che il buon parroco ci ha raccontato tanti anni fa, restava in me il bisogno di comprendere meglio di cosa si trattava, di che tessuto era fatta la camicia che ci costringeva e le costrizioni si possono alla fine anche accettare ma sapendo di cosa si tratta, essendo critici, cercando di capire chi e perché agisce in un dato modo.

        E’ qui che ho intersecato alcune mie conoscenze di metodo per capire. Prima ciò che mi era più vicino, chiedendo a persone da me ritenute sagge e competenti. Ebbi vari incontri con una persona che poi fu mia amica per anni, con un grande cattolico e pittore americano, William Congdon, l’amico Bill. Questa eccellente persona venne a vivere per un periodo di tempo in un eremo vicino al paese nel quale vivevo, l’eremo di Beato Lorenzo a Subiaco. Ero giovane, avevo 20 anni, ma già ero interessato a capire cosa avevo intorno perché, già allora, per me la Chiesa era nemica. In quel Paese chi, come me, aveva scelto un impegno pubblico a sinistra, era emarginato. Con gli amici ci si vedeva la sera perché non si doveva sapere di amicizie con me per via di quel posto di lavoro che passava per la Curia. Bill invece  parlò con me per ore, per molto tempo, in molte passeggiate lunghissime. Mi invitò al Beato Lorenzo, mi fece vedere la sua celletta. Quando seppe della mia avversione, allora solo contro l’istituzione ma già verso i fondamenti teorici di essa (anche se in modo assolutamente confuso), fu lui che mi disse la cosa più bella che uno si possa aspettare da un credente: Dio è tanto grande che noi non potremo mai sapere se gli è più vicino chi lo adora o chi a lui non crede. E aggiunse che avrei sempre dovuto fare ciò che credevo e pensavo. Insomma un personaggio davvero eccellente soprattutto per quell’invito ad agire sempre secondo coscienza. Che è la stessa cosa che da anni consiglio anch’io ai miei amici e conoscenti. Lo seguii poi nella sua attività preso la Pro Civitate Christiana ad Assisi e nei suoi incontri con Pasolini. Poi non lo vidi più.

        Da quegli anni lontani iniziai a leggere in modo disordinato, nel senso che leggevo cosa si scriveva su differenti argomenti senza passare per i testi originali. Poi iniziai con i Vangeli ma mi risultavano slegati da un qualche contesto. Poi aggiunsi gli Atti degli Apostoli ma anche qui non riuscivo ad inserirli in qualcosa che mi appartenesse. Intanto iniziavo a scontrarmi con i teorici rappresentanti di Gesù in terra. Prima con il battesimo forzato della mia prima figlia. Quindi con gli scontri fisici davanti alla chiesa di Sant’Andrea con un prete militante che imponeva volantini contro il divorzio sul sagrato. E poi con una Chiesa sempre più nemica perché sempre, nei secoli dei secoli, legata al potere che è sempre stato avverso a persone normali e non potenti quale io sono. Volevo capire meglio le basi teoriche e, finalmente, ho cominciato con il Vecchio Testamento e mi sono letto tutto ciò che c’era. Con questa fondamentale premessa sono passato al Nuovo Testamento che, ora, mi risultava estremamente chiaro. Nel frattempo, per vicende politiche del tempo, imparai a conoscere Israele e alcune cose del popolo ebraico. Gli inserimenti di tali conoscenze con il Vecchio Testamento a me spiegarono moltissimo delle vicende tragiche che, dal 1967, iniziarono ad interessarmi. Poi le successive lotte per sostenere la Legge 194 (interruzione di gravidanza) e, finalmente, le intollerabili interferenze, sempre sostenute da ogni parte politica come voto di scambio, su Procreazione Assistita e Testamento Biologico. Il Dio del Vecchio Testamento, con la sua violenza criminale ed assassina, poteva anche essere il padrino di tale Chiesa ma la svolta di Gesù, almeno su certi aspetti, non era più conciliabile con gli interventi violenti della Chiesa sulla vita civile di un Paese. Ho approfondito gli studi ed ho visto con estrema chiarezza che questa Chiesa, ogni Chiesa, non c’entra nulla con Gesù perché Gesù non ha fondato alcuna Chiesa. Alcune persone si sono appropriate del marchio Gesù e Maria per costruire una religione come centro di potere e privilegio. Sono stati bravi e ci sono riusciti. Noi, la povera gente, comunque sempre tagliati fuori e sempre a dover subire dal potere civile e religioso.

        Dopo aver scritto dei pessimi esempi del Dio veterotestamentario e della pochissimo edificante storia dei Papi, fino a quest’ultimo, come sbocco naturale vi era il Gesù del Nuovo Testamento. Chi era, al di là degli stereotipi ? Qui, qualunque studioso che si muova senza pregiudizi, si trova di fronte a moltissimi problemi e contraddizioni. I testi sono stati manipolati nei primi secoli in modo da cambiare l’immagine di Gesù e farla somigliare a quella della Chiesa, il processo cioè inverso a quanto uno si aspetterebbe.

        Per parte mia debbo dire che le cose che ho scritto derivano tutte da una bibliografia secondaria. Non ho letto direttamente i testi degli studiosi che per secoli hanno sviscerato i Testi Sacri. Ho letto invece i testi di coloro che hanno attinto direttamente ai lavori degli studiosi suddetti. Di questi studiosi mi sono servito riportando spesso ampi brani dei loro lavori perché ritengo inutili le perifrasi che dovrebbero garantire una falsa paternità. Quindi io non ho inventato e/o scoperto nulla. Servendomi dei testi suddetti e, soprattutto della Bibbia, ho fatto la mia ricostruzione dei fatti, lasciando con interrogativi le parti più dubbie e discusse. Il lungo viaggio, iniziato idealmente moltissimi anni fa e materialmente da almeno un anno, è arrivato a quanto troverete scritto di seguito.

        Perché ho scritto queste cose ? Perché, probabilmente sbagliando, credo ancora che la conoscenza di alcune cose possa muovere delle coscienze. Al fine di togliere all’arroganza della Chiesa quella legittimità che non ha. Almeno come discendenza diretta da quell’Uomo chiamato Gesù.

        Un’avvertenza è necessaria. Le questioni di fede sono estremamente delicate perché toccano nel profondo le sensibilità della maggioranza delle persone. Io non ho nulla contro chi ha fede, contro la persona che affida se stessa ed i suoi cari ad un al di là che mi piacerebbe vi fosse. So che per molti vi è la fede, la fiducia nel sovrannaturale, come ultima e sola consolazione di fronte alla disperazione che una vita in determinate condizioni può provocare. Lungi da me l’idea di prendermela con costoro con i quali vorrei abbracciarmi. Chi legge capirà che l’eventuale bersaglio è proprio chi dalla sofferenza e speranza altrui trae beceri vantaggi. Intollerabile.

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[Lo scritto che segue è un transunto ridottissimo di quanto è riportato nel libro. Nel transunto sono riportati anche passi che nel testo sono citazioni di altri lavori che qui non risultano come tali]

Per cercare di capire la figura di Gesù, occorre fare riferimento alla storia della Palestina in quell’epoca.

Dopo una serie di avvenimenti che descrivono lo sfaldamento dell’Impero di Alessandro Magno attraverso i regni seleucidi, la zona di nostro interesse. E’ nel 164 a.C. che la Giudea con Gerusalemme (uno dei piccoli territori della Palestina) si rese indipendente dal Regno seleucide di Siria.

Dopo il regno di Erode il Grande lo stato ebraico viene suddiviso tra i suoi tre figli legittimi Filippo, Archelao e Erode Antipa. Archelao ereditò la parte più importante del regno, costituita da Giudea, Samaria ed Idumea. A est del Giordano si trovava la Decapoli, una confederazione di dieci città ellenistiche (Pella, Dione, Gadara, Ippo, Filadelfia, Gerasa, Rafana, Damasco, Canata, Scitopoli) che si opponeva al giudaismo. La Nabatea era invece una regione araba probabilmente sorta dopo la deportazione degli ebrei al tempo di Nabucodonosor

Nel 63 a.C. la Giudea (con Gerusalemme) fu conquistata da Gneo Pompeo che però lasciò autonomia a quei territori.

Le lotte intestine tra regnanti, corredate da tradimenti ed assassini vari all’interno delle famiglie ebree, caratterizzarono il periodo fino ad Erode il Grande che regnò da 37 al 4 a.C. Nel 30 a.C. Erode ottenne anche la riconferma di Ottaviano Augusto, che aveva vinto Antonio e Cleopatra ad Azio restando unico padrone di tutto l’impero, anche se risultava odiato dalla maggioranza dei suoi sudditi per i suoi stretti legami con gli occupanti romani e perché stava sterminando la famiglia degli Asmonei che gli Ebrei consideravano la famiglia reale giudaica simbolo della nazione.

Alla morte di  Erode, Augusto divise il regno in tre parti, ognuna delle quali ad un figlio di Erode con Archelao (in posizione dominante) in Giudea, Erode Antipa in Galilea e Filippo in Gaulanitide. Ma Archelao (con gli altri fratelli) deluse Augusto che nel 6 d. C. lo destituì facendo della Giudea una provincia di Roma. E con la nascita di Gesù verso il 7 a.C. finiva l’era veterotestamentaria ed iniziavano i fatti narrati dai Vangeli.

Dopo la morte di Erode seguì un periodo lungo di disordini e rivolte in tutta la Palestina (fonte di grande preoccupazione per i romani), tutte di matrice popolare e tutte caratterizzate da uno o più capi che venivano riconosciuti dalla folla come i messia o i liberatori di turno. Queste rivolte erano dirette sia contro i Romani, che controllavano di fatto militarmente il paese, sia contro Archelao accusato di collaborazionismo e complicità con i romani e di non attenersi scrupolosamente ai principi della religione ebraica. Nella società ebraica del tempo andavano infatti sempre più diffondendosi posizioni nazionalistiche estremiste. Scriveva Giuseppe Flavio: “la Giudea era piena di brigantaggio, ognuno poteva farsi re come capo di una banda di ribelli tra i quali capitava e in seguito avrebbe esercitato pressione per distruggere la comunità causando torbidi a un piccolo numero di Romani e provocare una carneficina al suo popolo” (Ant. 17,10,8).  Il legato della vicina provincia romana di Siria Quintilio Varo occupò Gerusalemme e represse nel sangue le rivolte giudaiche (Guerra Giud., 2,66 e segg.; Ant. 17,10,9 e segg.) stabilizzando la situazione. Il censimento del 6 d.C. organizzato da Sulpicio Quirinio e Coponio fu la scintilla che fece scoppiare alcune rivolte. A nord in Galilea sotto Erode Antipa si scatenò la rivolta di Giuda di Gamala (detto anche Giuda il Galileo anche se la sua città di origine Gamala non si trova in Galilea ma nel Golan) che dette il via a una sommossa di tipo messianico e arrivò sino a Gerusalemme con l’appoggio di alcuni farisei. La rivolta venne repressa nel sangue dai romani. Molti ribelli, compreso il loro capo, vennero giustiziati. Pare che Giuda fosse figlio di un brigante detto Eleazaro che era stato giustiziato al tempo di Erode il Grande. Il termine “brigante” definisce negli scritti di Giuseppe Flavio non solo delinquenti ordinari ma anche i capi delle rivolte contro i romani. Gesù e Giovanni in Battista vengono menzionati nelle Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio, non sono in alcun modo accostati a questi movimenti insurrezionali stando ai testi che ci sono pervenuti. Il riferimento a Gesù nelle Antichità Giudaiche (Ant., 18,3,3) di Giuseppe Flavio (viene condannato a morte Gesù Cristo) è un passo noto come Testimonium Flavianum ed è sospettato di essere una interpolazione cristiana.

Dopo il breve regno di Archelao, la tensione a Gerusalemme e nelle regioni circostanti sale enormemente, crescono i fermenti rivoluzionari e nazionalistici. E’ soprattutto durante la seconda amministrazione romana, dopo il regno di Agrippa I, che il clima si fa insopportabile, da un lato abbiamo l’arroganza di alcuni procuratori, soprattutto Floro, il crescere dei movimenti rivoluzionari che si oppongono ai Romani e agli stranieri e mediare tra queste posizioni inconciliabili si trova la classe dirigente dei Giudei, soprattutto i sacerdoti sadducei del Tempio, consapevoli che una guerra contro il forte esercito Romano non può essere condotta vittoriosamente se non per un breve periodo.

Furono gli zeloti, un partito nazionalista ebraico formato in principio solo da sacerdoti di Gerusalemme, a organizzare la reazione contro l’occupazione romana. Nonostante sostanziali differenze, esistono tra gli zeloti e i cristiani alcuni punti di contatto. Non è un caso che uno dei discepoli di Gesù, un certo Simone, nel Vangelo di Luca, venga chiamato lo “zelota”, e in quello di Matteo “il cananeo”, trascrizione letterale dell’aramaico qanna’i, cioè “lo zelante”. Gli zeloti, cui la ricerca più recente ascrive sempre maggiore importanza nella ricostruzione della storia di Gesù, erano fortemente sensibili alle profezie apocalittiche di ogni sorta che circolavano in seno alla società ebraica, in particolare a quella secondo cui “uno di loro avrebbe conquistato il dominio del mondo”. Pertanto, già due decenni prima che scoppiasse il conflitto vero e proprio, essi erano impegnati nella lotta contro quei Giudei che sembravano ai loro occhi dimentichi della propria patria, e contro i Romani.

E’ poi durante il mandato di Pilato (iniziato nel 26 d.C.) che viene condannato a morte Gesù Cristo verso il 30 (o forse il 33) d.C.  Un’altra pesante azione di Pilato venne compiuta ai danni dei samaritani, per questo è passata alla storia come l’episodio dei samaritani; Giuseppe Flavio racconta che sotto la direzione di un loro leader alcuni samaritani tentarono di radunarsi sul monte Garizim, sacro per i samaritani, probabilmente per preparare una rivolta contro i Romani. Pilato prevenne la sedizione inviando l’esercito, molti samaritani vennero uccisi e i capi della rivolta furono giustiziati (Ant. 18.4.1).

Antonio Felice (procuratore nel periodo 52-60 d.C.) tentò di stroncare i movimenti messianici che crescevano come funghi in quel periodo e fece catturare un pericoloso brigante egiziano che si definiva un profeta. Giuseppe Flavio (Guerra Giudaica, Libro II, 13.5) asserisce che questo profeta egiziano raccolse una turba di circa trentamila persone con la quale si preparava ad entrare con la forza a Gerusalemme dal Monte degli Ulivi.  
 

I DIFFERENTI GRUPPI DEGLI EBREI DI PALESTINA

(con potere politico degli Asmonei)

SADDUCEI (~ II sec. a.C.)  => Aristocrazia conservatrice => Sacerdoti custodi del Tempio (vale solo la legge scritta) => Per ogni scelta difendono dai Farisei => sono ricchi e privilegiati => sono collaborazionisti con Roma => Furono sterminati da altri ebrei nella I Guerra Giudaica

FARISEI => Aristocrazia colta della conoscenza biblica => contrari all’ellenismo => si separarono dagli Asmonei => rigidi esecutori della dottrina (accettano anche la tradizione orale) => un fariseo fu maestro di Paolo => tolleranti con Roma => dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.) si aggregarono a loro le varie correnti del giudaismo

ESSENI (~ II sec. a. C.) => ogni cosa è nelle mani di Dio => ricerca di giustizia => officiano fuori dal Tempio => persone eccellenti dedite ai campi => hanno averi in comune => nemici di Roma hanno come fine la liberazione della Giudea

ZELOTI (~ I sec. a. C.) => gruppo fondato da Giuda il Galileo di Gamala => concordano con i Farisei su tutto ma  sono difensori strenui della libertà => solo  Dio è guida e padrone => sono nemici di Roma

=> furono sterminati dai romani a Masada

ESSENI DI QUMRAN (una sorta di miscuglio tra Esseni e Zeloti) => intransigenti teocratici ed ortodossi = > fondamentalisti => non si sposavano => nel Vangelo di Matteo troviamo passi tratti da loro documenti => Maestro di Giustizia

GESÙ NAZARENO

Che vuol dire Nazareno ?

Che Gesù era di Nazaret ?  NO !

Nazaret dista 30 Km dal Lago di Tiberiade ed i Vangeli descrivono la città di Gesù vicina al Lago. Inoltre Nazaret è in colina e non ha dirupi dei quali invece i Vangeli parlano. Gesù era di Gamala (i cui resti sono stati scoperti nel 1967) e di Gamala era anche quel Giuda il Galileo che aveva fondato la setta zelota.

I Nazorei o Nazirei o Nazareni erano una frangia estremista degli zeloti. Il nome deriva da “Nazor” il “maestro di giustizia”. Il Vangelo apocrifo dei Nazirei è stato fatto sparire. Ancora oggi esistono in Iraq i seguaci di Giovanni Battista e si chiamano Nazirei.

Il vocabolo aramaico Nazirà indicava chi aveva fatto voto di castità e di astinenza mantenendo le chiome intonse per tutto il periodo dell’astinenza.

Le rovine di Gamala sul lato nord del monte con uno scorcio dei precipizi. Sullo sfondo si intravede il Lago di Tiberiade

E perché la nascita di Gesù viene fissata a Betlemme ?

Perché quel villaggio aveva un grande precedente: mille anni prima il pastorello Davide, ultimo figlio maschio di Isai (Jesse), della tribù di Giuda, aveva visto la luce nella piccola Betlemme ed aveva trascorso la sua infanzia pascolando le capre nelle campagne circostanti, prima di essere indicato da Samuele come l’Unto di Jahvè, di diventare il re che seppe sconfiggere tanti nemici di Israele, di unificare le dodici tribù e di dar loro una grande capitale: Gerusalemme.

Da allora numerosi profeti individuarono in Betlemme, nella tribù di Giuda e nella discendenza di Isai, le coordinate geografiche, tribali e genealogiche dell’atteso messia, il novello Unto di Jahvè che, come Davide aveva creato il regno, avrebbe dovuto liberarlo e ricostruirlo dopo che questo era stato diviso e più volte assoggettato agli imperi pagani degli Assiri, dei Babilonesi, dei Persiani, dei Greci e dei Romani.

Su questo fatto l’evangelista Matteo è estremamente esplicito, i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, interrogati dal re Erode sul luogo in cui avrebbe dovuto nascere l’atteso messia, avrebbero risposto con un passo delle sacre scritture: “E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te infatti uscirà un capo che pascerà il mio popolo Israele

Anche Luca sostiene che Gesù sarebbe nato a Betlemme: “Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea e alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito“.

Il terzo evangelista, un presunto medico siriano che avrebbe subito la conversione in Antiochia, dopo aver conosciuto lo stesso San Paolo, si sofferma nel precisare che Giuseppe, padre di Gesù, era della casa e della famiglia di Davide, volendo così confermare il pieno possesso di questo importante requisito messianico [Donnini].

LA STORICITÀ DEL GESÙ DEL NUOVO TESTAMENTO

 Gesù Cristo è un personaggio che conosciamo soprattutto dai racconti che ci sono pervenuti dagli scritti del Nuovo Testamento, una raccolta di 27 libri che, insieme a quelli che costituiscono il Vecchio Testamento, formano la Bibbia Cristiana. Tali libri vennero scritti per raccontare la vita e la predicazione di Gesù. Sappiamo già che il Testamento era il Patto con Dio degli uomini del suo popolo, Patto che attraverso Gesù viene rinnovato.

Testimonium Flavianum.

“Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani” (Ant. XVIII, 63-64).
 

E’ evidente che affermazioni, evidenziate dal carattere corsivo, presentate in tal modo sono di uno scrittore che crede alla divinità di Gesù, alla sua risurrezione, alla sua qualità di Messia (Cristo) predetto dai profeti; un giudeo non convertito al cristianesimo, qual era Giuseppe, non avrebbe mai potuto scrivere tali cose. 
 

Una svolta decisiva nell’analisi del testo fu impressa nel 1971 dalla scoperta di una Storia universale scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoli (in Frigia, Asia Minore), che riporta una traduzione araba del Testimonium. Essa rappresenta un testo migliore di quello greco tramandato, compatibile con il pensiero di Giuseppe e privo di quelle rielaborazioni cristiane che sono state contestate dai critici; in tal modo, parve confermare sia la sostanziale autenticità del passo, sia la teoria di coloro che già prima avevano ipotizzato un’interpolazione successiva con i soli metodi della critica interna.

Ecco il testo arabo:


“Similmente dice Giuseppe l’ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: “Ci fu verso quel tempo un uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o: dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o: dottrina) e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo, ed era probabilmente il Cristo del quale i profeti hanno detto meraviglie”.

A quanto qui discusso, a proposito della interpolazione posteriore, si può portare altra prova indiretta. Origene di Alessandria (185-254), uno dei principali scrittori e teologi cristiani, afferma che Giuseppe Flavio “non credeva in Gesù come il Cristo”, (Commentario a Matteo, 10.17 e Contra Celsum, 1.47). Pertanto è impossibile che Origine fosse a conoscenza del testimonium flavianum esattamente così come lo conosciamo oggi, nel quale è scritto: “Egli era il Cristo”, oltre ad altre frasi spiccatamente filo cristiane. Quindi o il passo di Giuseppe Flavio ha ricevuto una o più modifiche (interpolazioni) oppure è stato ad un certo punto completamente inserito da mano (cristiana) ignota nelle Antichità Giudaiche. In ogni caso la discussione sull’originalità del
Testimonium Favianum è estesissima ed articolata.

Tacito, Annali (44)

“Perciò, per far cessare tale diceria [che avesse lui appiccato l’incendio di Roma, ndr], Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale superstizione di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso”.

Vi sono poi, in altri autori (Svetonio, Plinio il Giovane, …) vari riferimenti ai cristiani creatori di disordini in Roma.

Questo è tutto ciò che si sa di Gesù da autori non cristiani. Molto poco, davvero poco. Un personaggio che aveva stupito tutti, compresi i Romani occupanti, con i suoi miracoli, portatore di una filosofia apparentemente nuova (per chi non conosceva gli Esseni), un uomo che era stato osannato quando nella Domenica delle Palme entrava a Gerusalemme, colui che aveva resuscitato un cadavere già in putrefazione, colui che era stato imputato in un processo clamoroso, colui che era resuscitato, … ebbene nessuno dice di più. E’ un episodio e basta. Viene preso in considerazione solo per le conseguenze e cioè per quei seguaci che daranno molto fastidio. Quel cenno alla resurrezione in Flavio Giuseppe è uno dei tanti falsi che la Chiesa ha operato nei secoli. Insomma, nella storia, Gesù non esiste.

PASSAGGIO DAL VECCHIO AL NUOVO TESTAMENTO

          Sappiamo che il Vecchio Testamento era un patto di Dio con il suo popolo, quello di Israele: quel popolo avrebbe rispettato le Leggi che Dio forniva e soprattutto non avrebbe mai discusso quella divinità e Dio sarebbe stato al suo fianco per dargli una Terra, quella Promessa, e per aiutarli in ogni occasione attraverso lo sterminio di coloro che si fossero opposti.

Un esempio chiaro è nel Deuteronomio (4; 23-30):

23 Guardatevi dal dimenticare l’alleanza che il Signore vostro Dio ha stabilito con voi e dal farvi alcuna immagine scolpita di qualunque cosa, riguardo alla quale il Signore tuo Dio ti ha dato un comando. 24 Poiché il Signore tuo Dio è fuoco divoratore, un Dio geloso. 25 Quando avrete generato figli e nipoti e sarete invecchiati nel paese, se vi corromperete, se vi farete immagini scolpite di qualunque cosa, se farete ciò che è male agli occhi del Signore vostro Dio per irritarlo, 26 io chiamo oggi in testimonio contro di voi il cielo e la terra: voi certo perirete, scomparendo dal paese di cui state per prendere possesso oltre il Giordano. Voi non vi rimarrete lunghi giorni, ma sarete tutti sterminati. 27 Il Signore vi disperderà fra i popoli e non resterete più di un piccolo numero fra le nazioni dove il Signore vi condurrà. 28 Là servirete a dèi fatti da mano d’uomo, dèi di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano. 29 Ma di là cercherai il Signore tuo Dio e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima. 30 Con angoscia, quando tutte queste cose ti saranno avvenute, negli ultimi giorni, tornerai al Signore tuo Dio e ascolterai la sua voce, […]

58 Se non cercherai di eseguire tutte le parole di questa legge, scritte in questo libro, avendo timore di questo nome glorioso e terribile del Signore tuo Dio, 59 allora il Signore colpirà te e i tuoi discendenti con flagelli prodigiosi: flagelli grandi e duraturi, malattie maligne e ostinate. 60 Farà tornare su di te le infermità dell’Egitto, delle quali tu avevi paura, e si attaccheranno a te. 61 Anche ogni altra malattia e ogni flagello, che non sta scritto nel libro di questa legge, il Signore manderà contro di te, finché tu non sia distrutto. [Dt. 28, 58-61]

        Occorre ora capire come si passa al Nuovo Patto o al Nuovo Testamento e per farlo occorre rifarsi ai testi della Bibbia che riguardano appunto questo Nuovo Testamento (NT). Iniziamo però ad addentrarci in un terreno minato con documenti originali sempre molto distanti dai fatti raccontati ed io non posso far altro che indicare le date più probabili di redazione dei documenti che di volta in volta dovrò citare.

        Si pensi solo a quella semplice frase nella quale si dice che ormai quel Dio non è più un Dio per la sola Israele ma per tutto il mondo. Dove è scritta una cosa del genere nel Nuovo Testamento ? E’ una invenzione di preti protocristiani che dovevano dare una sistemazione ad una NUOVA religione legandola a quella con la maggiore tradizione nella regione, l’ebraica. Per questo occorre andare a ricercare sempre meglio la figura di Gesù che viene abusata continuamente da gerarchie fasulle per interessi che poco hanno a che fare con religione e fede.

        A chi ci si sta riferendo per annunciare il cambiamento del Patto ? Pensate un poco: ad un neoconverso come Paolo di Tarso ! E’ lui che spiega ai fedeli cosa è il Cristianesimo. E, per ulteriore combinazione, Paolo è un benestante che non ha nulla a che vedere con il popolo di Gesù. I suoi rapporti con Gesù sarebbero al massimo dovuti essere una petizione di grazia per la deformità che si portava dietro: era molto basso, pelato, corpo tozzo e gambe sottili, … e dico questo non perché mi appassioni il fisico di una persona, che tra persone civili non conta nulla, ma perché quel fisico spiega bene la misoginia del personaggio, altro elemento di completa trasformazione del Gesù evangelico in un bigotto squallido.

        L’unica continuità con il Vecchio Testamento sembra essere l’ennesimo sacrificio cruento ed orrendo ad un Dio, questa volta, di un uomo, Gesù, sulla croce. Non vi è dubbio, si tratta di due Dio e la cosa mette in imbarazzo il credente con un minimo di quella intelligenza che Dio dovrebbe aver dispensato agli uomini: se anche alla base di una religione monoteista vi sono due dei, quale congruenza logica vi può essere in tutto il seguito della dottrina ?

        Occorre  iniziare a dire con chiarezza che Gesù predica per gli ebrei e non per l’intera umanità. E’ Egli stesso che lo dice, e lo abbiamo già letto in due occasioni:

5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. [Mt. 10, 5-6]

 sono le pecore perdute del popolo di Israele le persone che ha interesse a raggiungere. E ciò è ribadito più oltre:

21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».  [Mt. 15, 21-24]

poi Gesù guarì quella giovane ma affermò, anche con durezza, quale era il suo scopo.  E leggendo l’insieme del Nuovo Testamento, non si troverà mai Gesù che tenta di avvicinare per convertire un o per far abbandonare il politeismo ad un non ebreo. E quella frase che leggiamo alla fine dei tre Vangeli sinottici:

19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo [Mt. 28, 19]

è un falso inserito posteriormente, addirittura dopo l’invenzione della Trinità.

        Il vero NT è all’interno di una frase che emerge dalla lettura dei Vangeli: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

I QUATTRO VANGELI ED ALTRI SESSANTA

        Alla fine di un minimo resoconto di tutti i testi del NT, scopriamo che circa l’80 % di essi è stato scritto da persone che non conobbero Gesù e raccontano dei sentito dire che danno per certi. I teologi cristiani che sono imbroglioni ma non scemi cercarono di rimediare a questo sproposito con ciò che hanno detto anche del Vecchio Testamento: i testi neotestamentari sono stati ispirati direttamente da Dio. Questa è una sciocchezza che può andare bene per il gregge dei fedeli a meno di non certificare che Dio è uno smemorato ed un pasticcione infinito. E dico questo perché, come vedremo, le cose che  leggiamo negli scritti neotestamentari si contraddicono molto spesso in modo anche clamoroso. Se poi si riflette sui Vangeli che sono stati scartati perché apocrifi ci si rende conto di bieche operazioni di potere. Infatti molti di tali Vangeli sono precedenti a quelli canonici e tra di essi ve ne sono molti la cui redazione è attribuita a veri apostoli o personaggi di grande rilievo come Tommaso, Pietro, Andrea, Taddeo, Bartolomeo, Paolo, Mattatia, Nicodemo, Giacomo oltre a quel Vangelo che all’inizio del Cristianesimo aveva grandissima influenza, il Vangelo dei Dodici Apostoli.  Tutto ciò suona addirittura ridicolo se si pensa che nei 4 Vangeli canonici vengono spesso citati testi apocrifi e che alcuni Padri della Chiesa (Giacomo, Clemente, Barnaba, Paolo, …) nei loro scritti riportano parole di Gesù tratte dagli apocrifi. Queste preliminari osservazioni dovrebbero far capire perché, varie volte nei secoli, la gerarchia ecclesiastica ha vietato la lettura dei resti biblici (Vecchio e Nuovo Testamento):

Ai laici non è consentito il possesso né dei libri del Vecchio Testamento né di quelli del Nuovo Testamento  (Disposizione del Sinodo di Tolosa del 1229, can. 14)

E infine, fra tutte le raccomandazioni che per ora ci limitiamo a impartirvi, la più importante è darsi da fare in tutti i modi e con tutte le forze, affinché a nessuno venga consentito né oggi né in futuro la lettura, anche solo frammentaria, del Vangelo in lingua volgare… (Da un regolamento ecclesiastico sotto il Papato di Giulio III [1550-1555]).

        Il ragionamento di Sant’Ireneo (circa 130 – 200) per giustificare il fatto che i Vangeli dovessero essere quattro:

«Il Vangelo è la colonna della Chiesa, la Chiesa è diffusa in tutto il mondo, il mondo ha quattro regioni e conviene, perciò, che ci siano quattro Vangeli.  …] Il Vangelo è per gli uomini il soffio o il racconto divino della vita, come ci sono quattro punti cardinali, sono necessari quattro Vangeli. […] Il Verbo creatore dell’universo regna e brilla sui cherubini, i cherubini hanno quattro forme e perciò il Verbo ci offre il dono di quattro Vangeli».

Ireneo non lo dice ma la sua affermazione discende dal libro dell’Apocalisse nel passo:

«Dopo ciò vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta». [Ap. 7, 1]

        Certo, per essere stata l’Apocalisse scritta direttamente da Dio, non poteva far altro che dare prova di continuità con il Dio del Vecchio Testamento, ignorante come lui in scienze. Ai raffinati teologi come Ireneo verrebbe da domandare quanti Vangeli assocerebbe ad una Terra sferica. Ma credo sia del tutto inutile.

I VANGELI CANONICI

        I Vangeli, quelli oggi ritenuti canonici, furono tramandati anonimi dalla loro redazione fino a quando la Chiesa non si decise ad assegnar loro i nomi degli autori. Il fatto che il primo Vangelo, quello di Marco, fosse di Marco fu sostenuto per la prima volta dal vescovo Papias di Ierapoli nel 140. A Papias è attribuita la fantastica leggenda secondo cui i Vangeli canonici si sarebbero scelti da soli: messi tutti i Vangeli in una stanza, quelli canonici si sarebbero sollevati in volo e, delicatamente, sarebbero atterrati sul tavolo. Fu ancora Papias a dichiarare che Marco non avrebbe mai ascoltato personalmente Gesù ma solo racconti di Pietro. Le cose non migliorano di certo con i successivi Vangeli, quello di Matteo e Luca in particolare. Sono più tardi e si rifanno a quello di Marco con aggiunte leggendarie tese a glorificare e divinizzare l’immagine di Gesù. Ancora più tardo è quello di Giovanni. Apprendiamo così una cosa molto utilizzata all’epoca ma che ora fa storcere il naso. La tradizione fu per decenni una tradizione orale. Non conosciamo nulla di Gesù se non attraverso le mediazioni iniziali tra gli eventuali fatti ed i loro racconti per non dire degli interventi di comodo che vispi chierici hanno realizzato nel corso dei secoli. D’altra parte vi è un comune accordo tra i testi più antichi che Gesù in quanto tale, cioè uomo di carne, non interessava troppo in quanto nella predicazione si attendeva il suo ritorno come Signore per giudicare i vivi ed i morti dopo l’imminente fine del mondo. Se si vuole essere più drastici, senza forzare alcun fatto, diciamo che a posteriori noi abbiamo rincorso quanto la Chiesa in secoli ha costruito. Il nostro compito è stato più quello di cercare conferme che di cercare. Se si riflette un poco sulle nostre conoscenze noi non sappiamo davvero chi erano gli evangelisti (a parte, forse, Giovanni).

Prima del III secolo ed inizi del IV non possediamo dei Vangeli che piccolissimi frammenti su differenti papiri. Oltre a questi papiri disponiamo di molti codici antichi su pergamena, due dei quali, il Codice Siniatico ed il Codice Vaticano contengono i 4 Vangeli completi e gran parte del NT (in ambedue i Codici manca l’episodio della pericope dell’adultera e l’agonia di Gesù nel Getsemani del Vangelo di Giovanni. Il Codice Siniatico è invece in gran parte un falso con moltissime correzioni tra di esse l’introduzione successiva dell’agonia di Gesù). Siamo qui al IV secolo. Ciò vuol dire che non disponiamo di nessun originale e che i testi dei 4 Vangeli a nostra disposizione furono scritti dopo le vicende scandalose del Concilio di Nicea del 325 e poco prima del Terzo Concilio di Cartagine del 397. A questi due Codici occorre aggiungere il Codice Alessandrino del V secolo che contiene il VT ed il NT oltre ad altri scritti non canonici (anche in questo Codice mancano i due episodi mancanti nei precedenti due). Per essere più precisi non solo non possediamo gli originali ma neppure disponiamo delle prime copie o delle seconde o … Abbiamo solo degli scritti posteriori di secoli dagli eventi che coinvolsero Gesù. Non sappiamo cosa possa essere accaduto tra la redazione degli originali e le copie lontane da tali originali a noi pervenute. Per certo invece sappiamo che tra i Vangeli, almeno tra i tre sinottici, vi sono un’a grandissima quantità di differenze. Alcune di esse sono banali, dovute alla trascrizione delle copie fatte dagli scribi. Altre differenze sono macroscopiche e sono dovute a falsificazioni, interpolazioni, aggiunte e/o sottrazioni. Altre ancora derivano a piccole frasi e/o parole non tradotte ma lasciate con la loro scrittura in aramaico confondendo spesso nomi con titoli. Quante sono tali falsificazioni ? Molte le conosciamo ed alcune le riporto in questo lavoro, ma non le conosciamo tutte. In alcuni passi potrebbe essere nascosta qualche bugia che però gli studiosi non sono ancora riusciti a cogliere.

    E dove furono scritti i Vangeli ? A Roma ? ad Alessandria ? ad Antiochia ? ad Efeso ? Possono essere stati scritti ovunque ma, da un dato elementare evidente a chi li legga, certamente non in Palestina (sembra che Matteo abbia scritto ad Alessandria d’Egitto; Luca a Roma; Marco o a Roma o ad Alessandria d’Egitto o in Siria; Giovanni probabilmente ad Efeso). Il dato elementare è che chi scriveva non conosceva la geografia del luogo (oppure i cambiamenti effettuati sono stati tali da deformare completamente il testo iniziale).

    Infine sui Vangeli dettati direttamente da Dio (gli Evangelisti esprimono con infallibile veridicità tutto ciò che Dio ha ordinato loro di scrivere e soltanto quello [Dall’Enciclica Providentissimus Deus, 18 novembre 1893]) occorre dire che o l’affermazione di Papa Leone XIII che lo scrisse è blasfema o Dio è un bugiardo privo di memoria. L’esempio più clamoroso è nella genealogia di Gesù fatta da Matteo e da Luca (in mille anni di genealogia solo due nomi coincidono).

    In generale, particolarmente in Matteo, si tenta di scrivere la vita di Gesù come il successivo compimento di profezie antiche (VT). In questa operazione si sono potuti scatenare i teologi nel modificare passi fondamentali. Ad esempio, quando si richiama la profezia di Isaia, la vergine concepirà e partorirà un figlio [7, 14], si dice una menzogna pacchiana che fa comodo agli imbroglioni per poter pascolare a piacere il proprio gregge. Vediamo perché. In ebraico vergine si dice betulah mentre giovane donna si dice almah. Nel brano originale ebraico c’è scritto almah e non betulah, cosicché la profezia di Isaia, peraltro rivolta al Re di Giudea, Acaz, a proposito dei Re di Siria ed Israele che stavano per attaccarlo, è diversa. E Matteo ha anche operato sul verbo che nell’originale ebraico è harah, cioè ha concepito, mentre egli lo ha reso al futuro, concepirà. In definitiva il brano originale ebraico così recita: la giovane ha concepito un figlio che è ben differente. In questa frase c’è scritto, a consolazione di Acaz, che già una giovane ha concepito un figlio e che questa giovane presto darà alla luce questo figlio che poi verrà a vendicare Acaz.

    E così via …

    Notevole è il fatto che in Marco Gesù, l’eccellente UOMO, va a battezzarsi da Giovanni il Battista che avrebbe dovuto conoscere il battesimo cristiano prima del Cristianesimo. Che vuol dire ? E Gesù di cosa si deve mondare (negli Apocrifi di molte cose) ? E sua madre sempre vergine (prima, durante e dopo) perché deve fare i 40 giorni di purificazione ?  Gli altri evangelisti modificano l’evento e Matteo aggiunse fatti miracolosi al Battesimo che attestavano essere quello il Figlio del Padre (!).

GLI APOCRIFI

Tutti i Vangeli non affidabili secondo la Chiesa (quelli che non hanno preso il volo), furono definiti apocrifi in un modo curioso e come sempre ambiguo perché non sono credibili anche se molti particolari sono invece accettati come veri in quanto, si afferma, sono frammenti di documenti perduti e certificanti la storicità di Gesù: il bue e l’asinello che riscalderebbero Gesù nella capanna non hanno posto nei canonici ma solo negli apocrifi; la presentazione al Tempio di Maria e le sue nozze con Giuseppe sono solo negli apocrifi; analogamente per i miracoli di Gesù bambino; allo stesso modo degli scontri di Gesù con i suoi maestri, delle discussioni tra Nicodemo ed il Gran Consiglio dopo la Resurrezione, della discesa di Gesù all’Inferno, …

Tra questi apocrifi, vi sono quelli più antichi, addirittura precedenti al Vangelo di Marco (Vangelo di Tommaso, Vangelo Oss. 1224, Sofia di Gesù Cristo) o redatti tra quello di Marco e quelli di Matteo e Luca (Vangelo Egerton, Vangelo di Pietro, Vangelo segreto di Marco, Papiro di al Fayyum), che aprono squarci interessanti di conoscenza sia di Gesù, che della madre, che delle persone che lo circondavano, sempre nei limiti di testi religiosi e non storici. A questi apocrifi, noti da secoli, vanno aggiunti quelli scoperti recentemente come i Codici di Nag Hâmmadi (15 papiri di testi gnostici cristiani tra cui vi è l’importante Vangelo di Tommaso) ritrovati in Egitto nel 1945, e addirittura verso la fine degli anni Settanta del Novecento, come il Vangelo di Giuda ritrovato in Egitto nel 1978, ed alle soglie del II millennio, come il Vangelo di Taddeo ritrovato ancora in Egitto nel 1999.

Interessante l’episodio dell’affidamento di Maria a Giuseppe con Maria trovata incinta e Giuseppe incolpato (!) ma scagionato dopo la prova su Maria dell’acqua amara. Poi nasce Gesù e la levatrice si ustiona la mano

Tra questi episodi vi è da sottolineare il comportamento umano di Gesù che ha una donna (Maria di Magdala) e che ha in questa donna maggior fiducia che in Pietro e gli altri apostoli (Vangelo di Maria Maddalena). 

190. Simon Pietro si rivolse a Myriam con voce alta:
191. «Tu che sei una Sorella per ciascuno di noi,
192. tutti sanno che il Maestro ti ha amata in modo diverso dalle altre donne.
193. Secondo le parole che Lui ti ha affidato, insegnaci ora.
194. Dicci le parole che la tua memoria privilegia
195. e alle quali non abbiamo potuto avere accesso». 
196. Myriam si avvicinò e disse loro:
197. «Ciò che non siete stati capaci di intendere,
198. Io sono incaricata di annunciarvelo;
199. Ho avuto una visione del Maestro
200. ed ecco ciò che Gli ho detto:
201. “Maestro, perché Ti vedo qui, sotto questa forma?”

[…]

367. Simon Pietro guardò Andrea e si alzò:
368. «Accetteremo la possibilità
369. che una donna abbia ricevuto simili parole dalla bocca del
Maestro?
370. Che Egli le abbia confidato dei segreti a cui non abbiamo avuto
accesso?
371. Dovremo cambiare sguardo e cammino
372. accettando di aprire le orecchie a questa donna?
373. Vi chiedo: è lei che Lui ha scelto, preferendola a noi?». 

[…]

380. «Simon Pietro, ti abbiamo sempre visto focoso.
381. Perché ora ti ribelli contro la Donna
382. come se fosse un nostro avversario?
383. Se il Maestro l’ha resa degna del Suo Cuore,
384. chi sei, tu, per respingerla?
385. In verità, l’Insegnante che la conosceva bene
386. l’ha amata più di noi
387. perché la sua anima ha fatto un grande viaggio.

Ritroviamo quanto ora detto anche nel Vangelo di Filippo:

55 La Sofia, chiamata “sterile”, è la madre degli angeli; la compagna del Figlio è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli, e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli, vedendolo con Maria, gli domandarono: “Perché l’ami più di noi tutti ?”. Il Salvatore rispose e disse loro: “Com’è ch’io non vi amo quanto lei ?” [Fl. 55]

Nel Vangelo di Giuda è Gesù che chiede a Giuda di denunciarlo affinché la storia progettata avesse potuto compiersi. La morte avrebbe poi permesso a Gesù di liberarsi da quell’involucro materiale, il corpo, che è l’origine del male. Nelle conversazioni Gesù racconta a Giuda il significato della Genesi con il racconto di una cosmogonia complessa popolata da strani personaggi sovrumani.

GESU’ PRIMA DI GESU’

        Per esemplificare in modo esauriente prendo in considerazione Mitra, una divinità ben nota al popolo ebraico che aveva iniziato la sua storia a partire dalla Mesopotamia con Abramo. Mitra è alla base di una religione, il culto mitraico, che, partito dalla Persia, si diffuse in Mesopotamia per poi trovare ampio seguito in Grecia, in tutte le terre interessate all’ellenismo, in Roma. Il culto di Mitra è una delle tante derivazioni del culto del dio Solea cui si rivolgeva con passione Zarathustra (tra XVIII e XV secolo a.C.) e che Amenofi IV (XIV secolo a.C.) convertì nel dio Aton del primo monoteismo della storia, dal quale trassero ispirazione gli ebrei attraverso l’egiziano Mosè.

         Il culto mitraico deriva da antiche religioni indo iraniche  con delle intersezioni con il culto di Zoroastro o Zarathustra che è il profeta che diffonde nel mondo gli insegnamenti del Dio supremo Ahura Mazdā, battezzato a 30 anni sulle rive di un fiume. Nello zoroastrismo, che conosciamo attraverso i testi dell’Avestā [i cui brani originali e non manomessi risalgono al VII e VI secolo a.C.), Mitra era un inviato della potenza del bene Ahura Mazda (in eterna lotta con Angra Mainyu, lo spirito del male) che creò il mondo in sei periodi alla fine dei quali creò Maŝya e Maŝyana, la prima coppia di esseri umani. Ahura Mazdā è inoltre considerato il protettore di tutte le creature che premia e punisce secondo meriti e colpe e che sarà il giudice supremo alla fine dei tempi. La sua azione sul mondo avveniva attraverso suo figlio Spena Mainyu, cioè lo Spirito Santo, ed attraverso sei angeli superiori, gli amesha spenta che sono come delle divinità protettrici di entità terrestri (bestiame, terra, fuoco, acqua, piante, …). A lato di questi aiuti Ahura Mazdā dispone anche degli yazata, cioè di angeli minori tra i quali spicca Mitra. Vi sono infine gli spiriti eterni degli uomini, i fravaschi, che hanno deciso di assumere forme materiali per poter combattere direttamente contro il male in terra.

        Il culto misterico di Mitra, discendente direttamente dagli insegnamenti di Ahura Mazda e divenuta una divinità trascendente autonoma, penetrò nelle zone di influenza ellenistiche, ebbe importanti influenze sul giudaismo durante l’occupazione persiana della Palestina e, già nel III secolo a.C., era molto diffuso in Egitto per poi arrivare a Roma tramite i soldati dell’esercito, commercianti e schiavi che arrivavano nella capitale dell’Impero dal Vicino, Medio e Lontano Oriente e sui quali aveva avuto grande presa con un proselitismo ed una devozione di grande rilievo. E’ da notare che il centro da cui si ebbe l’espansione in Europa del mitraismo fu la Cilicia (a Sud della attuale Turchia, affacciata a Cipro), dove si trova Tarso, la città di Paolo.

        Mitra si pone come intermediario tra cielo e terra, tra dio ed uomo. E’ colui che opera sulla terra per la salvezza dell’uomo, è quindi il Salvatore, il Dio-Uomo. E’ lui che garantisce la salvezza ed in tal senso è inteso come salvezza materiale dai soldati iniziati in combattimento. Mitra era il guerriero invincibile, il sol invictus, che offriva la luce celestiale, la vita e la forza rinnovata, contro i poteri delle tenebre, a tutti coloro che abbracciavano il suo cammino di salvezza. Nella scala che permetteva agli iniziati il raggiungimento alla sfera superiore quando si arrivava all’ultimo gradino, il settimo, dove c’era Mitra, si conquistava una completa spiritualità. Quest’ultima fu però vinta da quella cristiana perché, comunque, il mitraismo si poneva sempre come una delle altre religioni, in definitiva ad esse assimilabile, e non sosteneva la propria unicità come il Cristianesimo. Ciò comportò la sua fine nel secolo IV d.C., proprio in concomitanza dell’affermazione del Cristianesimo con Costantino il Grande.

        Oltre a questi dati di carattere generale che già adombra i caratteri del Dio cristiano, vi sono altri aspetti di una analogia sorprendente. Mitra nasce da una roccia (petra genetrix) e così è rappresentato in alcune statue e bassorilievi. Allo stesso modo Gesù, nella Prima Lettera ai Corinzi (non a caso) di  Paolo, è definito roccia:

4 tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo [1 Cor. 10, 4]

        Il giorno consacrato a Mitra era il dies solis, il giorno del sole, il primo giorno della settimana. Ricordo che nella tradizione ebraica la settimana si chiudeva con il sabato (il settimo giorno) e quindi il primo giorno della settimana era quello successivo al sabato che i cristiani chiamarono dies dominicus, il giorno che Paolo dedicò alla colletta, attività di primaria importanza all’interno della primitiva comunità cristiana (e non solo). Quindi il dies solis coincideva con il dies dominicus. Ma vi è di più. Il Natale di Mitra che, ricordo, era un dio sole, si festeggiava in occasione del solstizio d’inverno, quando ci si rendeva conto che il Sole non continuava a calare all’orizzonte ma vinceva la sua battaglia con le tenebre iniziando di nuovo a salire. Il solstizio era localizzato al 25 dicembre e questa data era il Natale di Mitra, Dies Natalis Solis Invicti.  Dal punto di vista civile, il primo Dies Natalis Solis Invicti venne festeggiato a Roma e in tutto l’impero il 25 dicembre del 274 d.C. per ordine dell’ Imperatore Aureliano, che aveva appena concluso la riunificazione dell’Impero Romano. E questa data era condivisa in termini religiosi da Mitra con altri dei dell’antichità (Adonis, Krishna, Zarathustra, Eracle, Dioniso, Attis, …) perché quel momento del cambiamento di rotta del Sole era fondamentale per la vita, l’agricoltura, la caccia, … In quella data, fino al IV secolo, non figurava Gesù per il quale l’unica ricorrenza di rilievo era la Pasqua (a cui si era aggiunta la Pentecoste). Se si mettono insieme varie questioni come la storicità di Gesù e l’incertezza del suo anno di nascita, ci si rende conto dell’assoluta aleatorietà del giorno della sua nascita. Nel II secolo vennero avanzate varie date ma solo nel 353 si decise di fissare la nascita di Gesù al 25 dicembre ed il fine era quello di offuscare il mitraismo con questa ulteriore sovrapposizione. Come la reintroduzione di ogni festa pagana, in questo caso quella del solstizio,  il successo fu notevole. Ancora due secoli dopo si introdussero i riti che precedono il Natale, quelli dell’Avvento. Insomma abbiamo assistito alla creazione a tavolino di una religione e non parlo di quella di Mitra.

        La notte tra il 24 ed il 25 dicembre gli iniziati si riunivano nelle loro caverne (le loro chiese) da dove ne uscivano in processione all’alba portando con loro la statuetta di un bambino nato da una madre vergine, la Dea Caelestis [si noti che la parola caverna era presente nei codici che riportavano le trascrizioni dei Vangeli risalenti al V secolo. Fu via via abbandonata proprio per recidere ogni legame con il mitraismo]. Ed anche qui sulle madri vergini di diverse divinità vi è ampia letteratura. Una vergine o divinità femminile è sempre presente nelle religioni del Vicino e Medio Oriente. Si può ricordare Isis in Egitto, Astarte (o Grande Madre) in Fenicia, Canaan e Babilonia, Cibeles in Asia Minore. Il culto della Vergine Maria nacque, quindi, ad imitazione di alcune religioni orientali e particolarmente quella egiziana. A sostegno di ciò ricordo solo che Isis era nota come la dea dai mille nomi, analogamente a Maria che anche nelle litanie mariane è ricordata con una imponente quantità di appellativi. Vi è inoltre la rappresentazione di Maria con i piedi posti su un quarto di luna crescente che la rende Signora della luna, proprio come Isis. 

PAOLO DI TARSO DEFORMA IL PENSIERO DI GESÙ

        Nacque a Tarso (Cilicia) nel primo decennio dell’era cristiana da una famiglia ebrea farisaica, di cultura ellenista, di fabbricanti di tende e tendaggi. Questi oggetti erano in grande uso tra i romani e quindi non è azzardato sostenere che Saulo avesse un commercio con loro. Era nella condizione privilegiata di cives romanus, importante riconoscimento di Roma per un barbaro a seguito di qualche merito verso l’Impero di suoi antenati o forse solo per essere loro fornitore di mercanzia. Nella sua condizione di ebreo-ellenista educato ad uno stretto farisaismo, avversò con fare persecutorio le prime comunità cristiane.Abbiamo da qualche testo (l’apocrifo Atti di Paolo e Tecla del II secolo) una sua descrizione fisica che non è inessenziale per capire il personaggio: era un uomo di bassa statura, la testa calva, le gambe arcuate, il corpo vigoroso, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente [Atti di Paolo e Tecla 1, 2]. Un testo del V secolo dello Pseudo-Crisostomo gli assegnava un’altezza di 3 cubiti, cioè di circa 130 centimetri. Si sa per certo, perché i testi neotestamentari ne parlano, che era sofferente di una malattia definita spina nella carne che è stata via via interpretata come: tentazioni carnali, epilessia, isteria, mal di testa, depressione, … (alcuni storici affermano che, a causa della Legge mosaica, codificata nel Levitico 21, Paolo non poté ottenere un pubblico impiego presso i sacerdoti Sadducei a causa delle sue deformità fisiche).

        Paolo sostiene in differenti occasioni di essere stato chiamato direttamente dal Signore e di non dover nulla né ad un qualche Vangelo né agli apostoli, dei quali non ha stima considerandoli degli ignoranti e non in grado di essere portatori di un qualche messaggio. Questo apostolo per vocazione non ha conosciuto Gesù e  non accetta racconti dagli apostoli, da coloro che hanno vissuto con Gesù per un paio di anni addirittura schernendoli e minimizzando il loro ruolo. Egli, non solo non cerca accordi e mediazioni con i testimoni, ma vuole addirittura indottrinare i naturali depositari del messaggio di Gesù. Si considera il vero portatore del messaggio del Signore del quale possiede la conoscenza rivelata, o meglio è egli stesso che costruisce il suo messaggio, si fa Messia, Signore, vero interprete di Gesù, che distorce senza scrupoli. Ed egli si fa vanto o mente affermando di aver conosciuto a Gerusalemme, attraverso Barnaba presso il quale dimorava, solo Pietro e Giacomo, fratello di Gesù. Aggiunge di aver appreso su Gesù molto di più dalla rivelazione che ha avuto che dagli apostoli.  Le divergenze tra lui e questi o tutti gli apostoli sorgono immediatamente e possono essere in breve riassunte con quanto già detto: gli apostoli sono quella fazione che è in contrasto da tempo con i cristiani di cultura ellenizzante come lo era Paolo, un duro avversario degli Ebrei (cristiani e non) che si batteva per l’abbandono dell’obbligo della Legge mosaica che, ricordiamolo, era il sigillo dell’Alleanza del popolo ebraico con Jahvè. Uno degli obblighi della Legge che Paolo abolì fu quello della necessità di circoncidersi prima di abbracciare la nuova fede, così come avveniva con Gesù (come richiedere una tale pratica agli adulti gentili ?). Il suo impegno teologico fu indirizzato principalmente a scrollare di dosso ai cristiani-ebrei ogni residuo di ebraismo.  Così come Paolo teneva a distanza la tradizione cristiana apostolica, gli apostoli passarono dalla diffidenza ad odiare Paolo considerato un arrivista senza scrupoli.

        Gli apostolici vengono accusati di ipocrisia e di simulazione tanto che Paolo deciderà da quel momento di non riconoscere più Giacomo e quindi Pietro come uniche autorità di riferimento. E la cosa è incredibile se confrontata con le favole che la Chiesa ha costruito (Pietro e Paolo insieme a Roma), particolarmente con la frase di Matteo [16, 18] 18 … Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa (questa frase fa perno sulla parola Chiesa e l’equivalente semitico di questa parola nell’Antico Testamento aveva il significato di Assemblea generale del popolo  giudaico dinnanzi a Dio. Vi è da aggiungere che la frase è riportata dal solo Matteo e posta in dubbio di autenticità), frase che, nessuno lo ricorda, è immediatamente seguita dall’altra: 23 Ma Gesù, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» [Mt. 16, 23]. Sta di fatto che le aperture di Paolo ai gentili con il rifiuto della Legge mosaica aprì ad un Gesù che lascia le sue caratteristiche umane per guadagnare quelle di un dio incarnato e risuscitato delle varie religioni gentili alle quali ho accennato in precedenza e che Paolo, originario della Cilicia, doveva conoscere. La concessione alle religioni dei gentili, come quelle misteriche, spunta qua e là in modo inaspettato. Una contraddizione netta con quanto Gesù dice in Matteo: «non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani, rivolgetevi, piuttosto, alle pecore perdute della casa d’Israele» [Mt. 10, 5-6].

        A parte ogni altra considerazione il vangelo di cui Paolo si fa portatore era necessario per gli ebrei della prima diaspora (prima cioè della distruzione del Tempio da parte di Tito) che si trovavano ad operare in terre diverse da Israele, in Province dell’Impero di Roma, con una religione, quella ebraica, che non li faceva bene accetti in quanto non potevano sottomettersi ad altro potere che non fosse il Dio d’Israele, Jahvè. L’operazione di creare una nuova religione non più centrata su Israele ma su dovunque uno si trovasse fu un’operazione realizzata da ebrei che vedevano il messianismo zelota come disperato e fallimentare e volevano adattarsi alla terra ed all’epoca che vivevano senza ulteriore speranza nella riconquista della loro terra.

        Paolo aveva capito, in definitiva, che il grimaldello per la diffusione del Cristianesimo era la sostituzione dell’insegnamento di Gesù con il culto della persona Gesù, del suo corpo, del suo sangue che avrebbe avuto il carattere di espiazione per l’intera umanità e non più solo per Israele. Dalla fede nella predicazione di Gesù si passò nella fede in Gesù, dall’amore e dall’agire alla fede, dall’etica alla metafisica ed al dogma. E da questo momento, mentre Gesù restava saldamente ebreo, Paolo diventava cristiano aprendo il vaso di Pandora di tutti i dogmi che hanno costruito la Chiesa della fede in luogo di quella del discorso della montagna.

         Ma vi è molto di più in Paolo ed è un di più che lo distanzia radicalmente da Gesù. Lo possiamo vedere da come egli è uomo del suo tempo con una concezione delle donne arcaica ed offensiva, concezione che non è mai appartenuta a Gesù, in questo vero rivoluzionario. Spulciando nelle Lettere di Paolo troviamo affermazioni, non altrove corrette, che definiscono l’atteggiamento di Paolo nei riguardi delle donne, del sesso e del matrimonio che corrispondono a quelle della Chiesa oggi. Debbo però premettere che la posizione di Paolo è tutta interna al Vecchio Testamento che aveva concezioni analoghe sulle donne, molto più retrive di altre che dovevano essere note alla comunità ebraica perché sviluppate in Mesopotamia quando ancora gli ebrei stanziavano da quelle parti. Nel Codice Ammurabi del 2000 a.C., ad esempio, era vietato il ripudio della donna che invece il Dio crudele del VT ammetteva olimpicamente considerando addirittura una punizione il dover mantenere una moglie per tutta la vita. Paolo non è da meno.

UNA IPOTESI SU GESU’

        Si affronta qui tutta la discussione su Gesù Esseno o Zelota e, comunque, su alcuni apostoli che lo erano. Il caso di Simone sul Monte degli Ulivi è emblematico. Una coorte (600 uomini armati) di soldati romani va per prendere dei pacifici apostoli con Gesù ? E Simone tira fuori la spada ? E taglia un orecchio al comandante dei soldati.

        E se alcuni apostoli fossero stati zeloti, Gesù, capo riconosciuto di quella comunità, pur non condividendo le posizioni di alcuni suoi apostoli, sarebbe stato comunque individuato come capo di una organizzazione terroristica. Prima però di andare oltre, vediamo un altro esempio di come le traduzioni possono cambiare la situazione. Alla presenza di Pilato vi sono due personaggi: Gesù e Barabba. Il primo si chiama Gesù Cristoς (Gesù  Cristo, cioè il Messia) e l’altro Gesù Barabbaς (Gesù figlio di Dio). E’ straordinario ma barabba, in aramaico, vuol dire figlio di Dio. Sembrerebbe che il prefetto di Roma, Pilato, debba decidere tra il Gesù esseno o Galileo (e quindi zelota ?), il Cristo, il combattente, ed il Gesù riconosciuto figlio di Dio dai sacerdoti sadducei ebrei, il Barabba. Questa eventualità spiegherebbe molte cose: la scelta popolare per la salvezza di di Barabba ed il cambiamento di umore popolare in pochissimo tempo (si ricordi la Domenica delle Palme con la gioia popolare nell’accogliere Gesù ed il momento del processo con la violenza ed il disprezzo popolare per la stessa persona). Ma anche la scelta di chi crocifiggere da parte degli ebrei: colui che non metteva a rischio il Tempio che i romani avrebbero distrutto in caso di sommosse. Secondo altre fonti il bar-abbaς, bar-abba, sarebbe il resistente, il guerrigliero. La cosa sembrerebbe avere sostegno nelle vecchie edizioni del Vangelo di Matteo in cui si legge: Avevamo in quel tempo un prigioniero famoso, Gesù Barabba, il quale era stato messo in carcere in occasione di una sommossa scoppiata in città e di un omicidio. Oggi invece si è sostituita questa frase con: ” … in quel tempo c’era un prigioniero distinto di nome Barabba….”. Donnini fornisce un’analisi dettagliata di questa storia. Egli riporta alcuni passi tratti dalla pagina 101 del Novum Testamentum Graece et Latine:

é un passo in greco del Vangelo di Matteo [27, 16] (con la nota ad esso relativa in basso), in cui si dice che vi era un detenuto soprannominato (o detto o chiamato) Barabba (legomenon Barabban). Nella nota vi sono invece le varianti che si possono trovare in alcuni antichi manoscritti evangelici. Nella prima parte della nota vi è scritto Iesoun Barabban, cioè Gesù Barabba, e ciò vuol dire che Barabba non era un nome ma un titolo, dopo la linea verticale vi è una frase che dice: il quale era stato messo in carcere in occasione di una sommossa scoppiata in città e di un omicidio.

        Il fatto che questo personaggio si chiamasse Gesù mostra che davanti a Pilato vi erano due Gesù: per ora un Gesù figlio di Dio ed un Gesù Barabba. Non resta che stabilire il significato di Barabba ricordando che per gli ebrei era vietato pronunciare il nome di Dio. Gesù, nei Vangeli, non usa mai la parola Dio ma delle circonlocuzioni, Padre, Padre mio, Padre che sei nei cieli, … dovendo però rivolgersi a lui direttamente usa una parola diversa. Vediamolo in Marco:

36 [Gesù] diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».[Mc. 14, 36]

quindi Abbà è il nome utilizzato per nominare Dio senza commettere un grave peccato. Noi già sappiamo che bar vuol dire figlio e quindi … ahimé, ci troviamo con Barabba, cioè Bar-abbà, che vuol dire figlio di Dio. In definitiva Pilato aveva di fronte due persone, ambedue, in ambiti diversi, Figli di Dio.

        Resta una osservazione di base che deve però essere conosciuta. Gesù, non importa quale, morì sulla croce e la croce era una morte (atroce) romana, morte che veniva comminata a chi commetteva reati contro Roma, a chi avesse commesso un delitto di Stato, a chi, ad esempio, avesse attentato contro il potere romano, come, ancora ad esempio, gli esseno-zeloti … Pilato non avrebbe mai potuto condannare un personaggio perché si proclamava Re dei Giudei. Questo reato non era contemplato nel diritto romano e ricadeva invece sotto la gestione locale del potere. Se si fosse trattato di un reato contro la Legge mosaica sarebbero dovuti intervenire i sacerdoti e la condanna sarebbe stata la lapidazione. Ma ammettiamo pure che i romani si fossero lasciati convincere che il Regno a cui Gesù aspirava era quello materiale e terreno. Poiché tutto si può dire di Roma meno che vi fossero degli sprovveduti, evidentemente vi era qualcosa che sosteneva questa tesi (certamente l’aspettativa messianica delle folle che lo seguivano e lo acclamavano come figlio di Davide, che non era certamente un predicatore ma un combattente). Purtroppo questo qualcosa ci riallaccia all’ipotesi di Gesù che volente o nolente si ritrovava a capo di un gruppo di esseno-zeloti che lavorava proprio per cacciare i romani dalla Giudea e ripristinare un Regno ebraico. Questa seconda ipotesi può trovare un qualche raccordo con quell’iscrizione che si dice fosse sulla croce: INRI, iniziali dell’espressione latina Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum (Gesù Nazzareno, Re dei Giudei). Basta ora ricordare il significato che abbiamo discusso di Nazareno (sinonimo di zelota) per chiudere con la seconda ipotesi. Comunque si guardino le cose, si creda o no alle ipotesi fatte, la vicenda del processo e condanna alla croce di Gesù resta, nei racconti neotestamentari, un problema irrisolto.

… questa generazione non passerà prima che tutto sia avvenuto … e poiché non è avvenuto …
 

        E’ utile soffermarsi su un aspetto della predicazione di Gesù, quello che ebbe una grande presa tra coloro che lo ascoltavano: la resurrezione dopo la morte e la chiamata dei credenti nel regno dei cieli. Prima però riporto il racconto del prodigioso evento come lo leggiamo in Matteo:

50 E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
51 Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, 52 i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. 53 E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 54 Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
 [Mt. 27, 50-54]

da questa lettura emerge con chiarezza che le favole sono davvero in grado di affascinare il prossimo. Dico favole perché un evento del genere, con morti che si levano dalle tombe e passeggiano tranquilli andando a trovare amici e parenti è tanto straordinario che tutti gli storici ne avrebbero parlato. Invece ne parla solo Matteo perché gli altri si mantengono molto più parchi negli eventi straordinari. Con l’ipocrisia e la disinformazione tipica della Chiesa di Roma, nella Bibbia, relativamente ai versi dal 52 ai seguenti, vi è una nota che giustifica la resurrezione di quei santi precedente a quella di Gesù come un errore di inversione fatto da Matteo e nella quale si dice che l’intero episodio è un mistero (sic!). Quanto qui detto inoltre ci ricollega al Gesù storico: l’artefice diretto o indiretto di tali prodigi doveva essere ben noto a tutti gli storici ! Invece NO.

        E perché passarono al minimo due generazioni prima che queste favole fossero raccontate ? Perché Gesù non pensava minimamente ad una Chiesa ma predicava la conversione per la fine prossima del mondo. Tutti attendevano da subito il ritorno del Signore crocifisso e la realizzazione in terra del regno di Dio. A che serve una redazione se dobbiamo morire e, prima, purificarci dai peccati ?

LA CROCIFISSIONE E RESURREZIONE DI GESÙ

32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. [Gv. 19, 32-37]

        Vi sono delle cose che non vanno in questo racconto. Perché spezzare le gambe a dei crocefissi esposti meno di un giorno ?  Con questi tre viene meno l’uso di mantenerli appesi come monito ? Riguardo al colpo di lancia che viene raccontato esso servì per vedere se Gesù era morto ma non ci si dovrebbe stupire se quel colpo fosse stato dato per ammazzarlo. Il fatto, comunque, 0che dalla ferita uscisse sangue con dell’acqua  avrebbe mostrato che Gesù era già morto. Resta il problema che, per quanto se ne sa, nessuno aveva richiesto una morte accelerata (quel colpo era servito per vedere se Gesù era morto e non per provocargli ulteriore sofferenza o ammazzarlo). Per inciso, poiché parliamo di crocifissione di Gesù con i due ladroni, è utile soffermarsi su quel ladroni. Osservo solo che il termine latrones era utilizzato dai romani per indicare gli zeloti.

        Vi è un altro motivo per cui Gesù doveva essere morto ed evitarsi quindi la rottura delle ossa. Vi è un’altra profezia da rispettare e più sono, più Gesù è accreditato come il Messia atteso:

20 Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore.
21 Preserva tutte le sue ossa,
neppure uno sarà spezzato.
 [Sal. 33, 20-21]

        A Gesù non doveva essere spezzato neanche un osso come leggiamo nei Salmi ! E che dire dell’inutile colpo di lancia perché due bastonate in più alle gambe non erano così impegnative ed  avrebbero certo evitato il porsi problemi di morto o no. Vi è un’altra profezia che doveva essere realizzata, questa volta è di Zaccaria:

10 Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. 11 In quel giorno grande sarà il lamento in Gerusalemme [Zc. 12, 10-11]

        Profezia per profezia, non risulta che Gerusalemme abbia pianto.

        E’ istruttivo il modo in cui i cristiani andarono via via rielaborando la storia del sepolcro vuoto, per renderla più plausibile. Paolo, l’autore cristiano più antico, non ne sa ancora nulla, o perlomeno non ne fa cenno, per quanto almeno un’allusione al sepolcro vuoto sarebbe stata del tutto ovvia, ad esempio nel capitolo XV della Prima Lettera ai Corinzi. Inoltre, sembra che nulla sapesse neppure della storiella delle donne e dell’angelo seduto sulla tomba. Per ovviare all’accusa di imbroglio, Matteo inventò la storia della guardia posta a custodia del sepolcro [Mt. 27, 62 sgg.; 28,11 sgg.], di cui manca ogni traccia anche in Marco, secondo il quale le donne incontrano un angelo che siede silenzioso presso l’avello vuoto. In Matteo l’angelo discende dal cielo e le guardie, assenti in Marco, cadono a terra come folgorate [Cfr. Marco; 16,1 sgg. con Matteo; 28,1 sgg.]. In Marco, la mattina della domenica di Pasqua le donne si recano con unguenti profumati al sepolcro per «l’unzione». Questa decisione presa dopo tre giorni, quando, date le condizioni climatiche orientali, non si poteva non tener conto del fatto che il processo di putrefazione fosse già iniziato, era inverosimile. Perciò Matteo la espunge e manda le donne solo «a dare uno sguardo alla tomba», senza più parlare di unzione [Cfr. Marco; 16, 1 con Matteo; 28, 1]. Matteo s’accorge anche di un’altra incongruenza di Marco, secondo il quale il seppellimento è ormai cosa fatta da parte di Giuseppe di Arimatea già alla fine del XV capitolo. Nel Vangelo di Giovanni quegli, insieme a Nicodemo, utilizza per l’unzione di Gesù una quantità di spezie del peso di «ben cento libbre». Ora, la decisione delle donne di procedere all’imbalsamazione, raccontata da Marco al principio del XVI capitolo, non era soltanto poco credibile, ma anche completamente fuori posto [Cfr. Marco; 15, 46 sgg. con 16, 1 sgg.]. Per altro, in Marco le donne acquistano gli unguenti il giorno successivo al sabato, in Luca se li procurano il giorno prima [Cfr. Marco; 16, 1 con Luca; 23, 56]. In Marco si recano presso il sepolcro tre donne, in Matteo solo due, variante suggerita probabilmente dalla storia della resurrezione di Osiride, nella quale una versione parla di tre persone giunte alla sua tomba, come poi in Marco, un’altra invece solo di due donne, come poi in Matteo. Anche in questa narrazione, esattamente come nella Bibbia, le donne recano con sé dei balsami . Inoltre, in Marco le donne, con una leggerezza davvero assai poco credibile, si ricordano solo cammin facendo che avrebbero avuto bisogno d’aiuto per rovesciare la pietra tombale, poiché avevano già osservato «attentamente» il sepolcro sigillato; così Matteo e Luca non fanno più menzione della loro preoccupazione per le dimensioni enormi della pietra sepolcrale [Cfr. Marco;  16, 1 sgg. con Matteo; 28, 1 sgg. e Luca; 24, 1 sgg.]. E infine, sulle donne e sulla scoperta del sepolcro vuoto, Marco così scrive: «di questo non dissero nulla a nessuno» [Marco; 16, 8], con questo volendo semplicemente spiegare perché la storia fosse rimasta sconosciuta per tanto tempo (nemmeno Paolo ne fu al corrente). Ma il silenzio delle donne, sostenuto da Marco, non solo era totalmente inverosimile da un punto di vista psicologico, ma si trovava in aperto contrasto con quanto affermato appena un versetto prima, quando l’angelo raccomanda alle donne di portare ai discepoli la notizia dell’avvenuta Resurrezione! [Cfr. Marco; 16, 7 con 16, 8]. Perciò Matteo fornisce un’altra versione, assolutamente opposta, nella quale le donne si precipitano immediatamente «a portare la notizia ai discepoli» [Cfr. Marco; 16, 8 con Matteo; 28, 8]. In Luca, poi, esse recano la notizia «a tutti gli altri» [Luca; 24, 9. Cfr. anche 24, 22 sgg.], e nel quarto Vangelo, il più tardo, Giovanni opera ulteriori aggiustamenti. Insomma, l’inverosimile e incredibile silenzio delle donne riferito da Marco viene eliminato da tutti gli evangelisti successivi, che in luogo di tremori, fughe e terrori descrivono l’immediata diffusione della lieta novella.

GESÙ DIVINIZZATO

        A cavallo tra I e II secolo, epoca di redazione del Nuovo Testamento,  iniziano oltre quattro secoli di incertezze e dibattiti sulla divinità di Gesù che non era per nulla scontata e che si affermerà per decisioni di vescovi. La prima violenta crisi tra cristiani, dopo varie precedenti avvisaglie, si ebbe con Ario l’egiziano che, a cavallo tra II e III secolo, sostenne l’unicità di Dio con la conseguenza che Gesù non poteva essere considerato Dio. Gli argomenti di Ario erano molto comprensibili ed ebbero molta presa tra i cristiani. Intanto il Figlio deve essere stato creato e non generato in quanto la natura di Dio non è divisibile quindi un Figlio che inizia ad un dato istante non ha gli attributi di Dio come l’eternità. Per Ario, in definitiva, il Figlio è subordinato al Padre. Qui si aprirebbe un altro capitolo, drammatico e violento, sull’inizio delle eresie e l’affermazione della divinità a colpi di maggioranze o con esecuzioni varie a partire dalla Chiesa al potere a fianco e sostegno dell’Impero. Non andrò su questa strada perché è fuori dagli scopi che mi ero proposto. Ora mi serve solo dire che saranno via via dei Concili a stabilire le verità di fede, i dogmi. Per sommi capi: sarà il Concilio di Nicea del 325, il Primo Concilio ecumenico voluto dall’Imperatore Costantino il Grande (pratica seguita poi da altri imperatori), a stabilire (per ragioni di politica dell’Impero) che il Figlio di Dio è uguale (consustanziale) al Padre (a ciò si accompagnerà la sostituzione della festività del Natale del Sole Invitto con il Natale di Gesù). Ario risultò condannato insieme ad ogni ipotesi subordinazionista. Nel Secondo Concilio ecumenico, quello di Costantinopoli del 381 diretto dall’Imperatore Teodosio, si stabilirono due cose di enorme rilievo: da una parte venne riconosciuta la piena divinità allo Spirito Santo e, dall’altra, venne stabilito il dogma della Trinità che divenne legge dello Stato. Alcuni vescovi, che un cronista contemporaneo definì un’accolita di cretini, stabilirono una verità della quale nel Nuovo Testamento non si parla in alcun modo. Vi è una sola citazione in proposito, citazione che tutti gli storici ritengono un falso aggiunto posteriormente. In Matteo, Gesù risorto, dice agli apostoli:

19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo [Mt. 28, 19] [un falso inserito posteriormente, addirittura dopo l’invenzione della Trinità].

Deschner spiega che “se Gesù pensò ad uno spirito di Dio, lo fece forse nel senso della concezione veterotestamentaria dello spirito di Jahvè menzionato nel Vecchio Testamento ben 378 volte”.

        Un successivo scontro si avrà nel V secolo tra Nestorio, patriarca di Costantinopoli, e Cirillo, il patriarca di Alessandria (mandante dell’assassinio di Ipazia) nel Concilio di Efeso del 431. Il problema che poneva Nestorio era: come può Gesù unire in un’unica persona la natura umana e divina ? Il Concilio, diretto in modo violento ed autoritario da Cirillo, concluse con quanto l’alessandrino aveva sostenuto: «Siccome la Vergine generò secondo la carne Dio unito personalmente alla carne, diciamo che ella è madre di Dio, non nel senso che la natura del Verbo prese dalla carne l’inizio della sua esistenza ma nel senso che, avendo il Verbo assunto personalmente la natura umana, accettò di essere generato dal suo seno secondo la carne». Questa tesi l’ho riportata solo per mostrare, almeno una volta, l’imbarbarimento delle disquisizioni metateologiche che sono a fondamento della Chiesa.

        Finalmente, il Concilio di Calcedonia del 451 stabilì che Gesù è veramente Dio e veramente uomo.

GESÙ RITROVATO

        Questa persona, per questo rivoluzionaria, non si accontenta di parlare ai generici poveri ma ai diseredati, a coloro che non avevano speranza alcuna. Dà voce a chi non ne aveva mai avuta, come le donne ed i bambini; è duramente critico con la ricchezza che all’epoca (e non solo) qualificava il successo ed il potere e quindi il valore di una persona. Moltissimi suoi interventi sono con i cosiddetti indemoniati, coloro che soffrivano di malattie tipo epilessia, isteria e consimili. A quell’epoca erano poche le famiglie che potevano sobbarcarsi il mantenimento di queste persone e, in molti casi, venivano lasciate andare al loro destino. Le città pullulavano di questi reietti che si trascinavano in cerca di qualcosa per mangiare e vestirsi. Ecco, oltre che ai poveri era a questi che Gesù si rivolgeva. E loro lo avevano saputo cosicché in ogni città dove si recava gli si accalcavano intorno tentando di toccarlo, almeno nelle frange del suo mantello, frange tipicamente ebraiche, con quella infinita speranza di guarire. Quando poteva imponeva le mani e tentava di guarire, a volte riuscendovi per l’immensa devozione di chi lo toccava. Queste erano altre pecore, non quelle perdute per il peccato, ma perdute per la mancanza di ogni fiducia. E Gesù, contrariamente allo spirito del tempo che esaltava i ricchi e disprezzava i poveri, chiama a sé ogni pecora perduta, compresi i peccatori che vengono prima dei giusti.

       Gesù è un uomo, è profondamente religioso, è di famiglia benestante e, soprattutto, è un ebreo che, da un dato momento della sua vita, decide di dedicare se stesso alla predicazione finalizzata ad una riforma del Giudaismo (se si riflette su questo ci si rende conto di quanto differente sia l’immagine di Gesù che tramanda la Chiesa). La Legge mosaica, che egli segue costantemente con totale dedizione:

17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. [Mt. 5, 17]

tale Legge doveva tornare alle origini, doveva essere preservata, riaffermata ed anche spogliata di quei vincoli, precetti e proibizioni ritenuti inutili soprattutto per la vita dei più indifesi, per i quali dovevano apparire artificiosi paradossi (dire questo sembrerebbe escludere che Gesù facesse parte della comunità essena che era rispettosissima della Legge). La Legge per Gesù diventa qualcosa di apparentemente più semplice di quanto è scritto nei testi sacri. Quando gli viene fatta la domanda su quale sia il comandamento più importante, risponde nel modo seguente:

35 uno [tra i farisei], un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». [Mt. 22, 35-40]

e questa risposta racchiude in sé tutto l’insegnamento di Gesù. Prescindendo dalla evidente e logica risposta che richiama la metafisica, vi è un richiamo fortissimo al rispetto ed all’amore per il prossimo che merita un profondissimo rispetto. La Legge non è più un qualcosa di assoluto per il solo fatto di essere Legge. Essa va vista solo in funzione del bene del prossimo perché più importante della Legge è l’Amore.

          Questi esempi, e ve ne sono altri simili, mostrano solo che Gesù era uomo del suo tempo che lavorava alla riforma del Giudaismo di cui dicevo. Gesù era persona che si presentava come saggio e giusto. Qualcuno lo indicava come Profeta, Messia, Unto, Cristo, Figlio di Dio, Rabbi, … poteva Egli negare tali attributi a chi glieli assegnava ? Se teneva a ciò che faceva doveva accettare per sé questi titoli, lo avrebbero aiutato. Ed Egli aveva bisogno di aiuto perché intorno aveva poveri pescatori, contadini ed allevatori. Persone generalmente ignoranti e non in grado di sostenerlo adeguatamente. Anche lo stesso Gesù si mostra qualche volta umanamente claudicante.

        E se Gesù fosse stato un esseno-zelota ? Non avrei nulla da togliere a quanto ho detto. E credo davvero che le sue figure, quella di Renan e quella ora accennata, non siano separabili. L’aspirazione alla liberazione ed alla riforma del Giudaismo, per sottrarlo dalla gestione ottusamente ortodossa dei farisei (che pur credevano ad un uomo-messia biblico che avrebbe vinto contro i nemici di Dio) ed all’aristocrazia sacerdotale dei sadducei (che, come detto, non volevano sentir parlare neppure di messia), doveva essere alla base dell’operato di Gesù ed in tal senso il tutto si sarebbe accordato con le aspirazioni di liberazione dalla dominazione romana del popolo ebraico, aspirazioni che erano alla base della comunità essena, comunità di ebrei osservanti in forte critica alla gestione del Tempio da parte dei Sadducei. Anzi l’idea di un Gesù esseno-zelota si rafforza. Forse non di partecipazione diretta al movimento ma certamente di affinità, di protezione di qualche adepto che ne avesse avuto bisogno. Vari apostoli facevano parte dell’organizzazione zelota definita terrorista da Roma.

        Una persona come quella descritta non ha bisogno di fare miracoli, basta così come è. I miracoli servono a convincere gli imbecilli. Ed infatti … Mi spiace comunque dire che, nonostante si possa ritrovare Gesù, è una vera gran fatica scrostarlo dagli ammennicoli che gli hanno inchiodato addosso, come vera nuova croce. Credo che lo abbiano imbalsamato definitivamente e sarà sempre più difficile recuperarlo. Ci vuole la pazienza e l’attenzione di  qualche lettore, non credente, per ritrovarlo. I credenti, in massima parte sono in stato di trance ed a loro a fianco della figura di Gesù, mai davvero compresa, debbono affibbiare anche una Chiesa parassita che ha cambiato la moneta buona con moneta falsa facendo diventare Gesù un povero sciocco a sostegno di ogni monarchia, di ogni dittatura, di ogni criminale al potere nel mondo.

        E’ davvero incredibile che oggi Gesù, l’uomo eccellente, sia riscoperto da un ateo.

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