Fisicamente

di Roberto Renzetti

«Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» [Mt. 16, 23]

Francisco Goya, Il Sabbah delle streghe, 1797-1798. (Museo Lázaro Galdiano, Madrid)

COSA ACCADDE DOPO LA MORTE DI GESÙ ?

DALL’INVENZIONE DELLA CHIESA ALLE FURIBONDE LOTTE PER IL POTERE, ATTRAVERSO LE PERSECUZIONI DEI CRISTIANI CONTRO I CRISTIANI, FINO AL SACRO ROMANO IMPERO

A papà Francesco e mamma Angelica, cattolici praticanti che mi hanno educato come persona libera.

Roberto Renzetti

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DICEMBRE 2011

INDICE

  • Prefazione  di Giulietto Chiesa
  • Introduzione

    PARTE I

  • Un certo giorno …
  • Le prime comunità cristiane
  • La comunità cristiana di Roma
  • Espansione in Asia e Africa
  • Le eresie
  • Le eresie di Montano e Marcione
  • I Carpocraziani ed il Vangelo segreto di Marco
  • Lo Gnosticismo
  • Il Vangelo di Marcione
  • La sconfitta del Montanismo
  • Perché i cristiani si affermarono e furono poi perseguitati
  • Cristianesimo antico e cultura greca
  • Costantino il Grande
  • Ario
  • Verso il Concilio di Nicea. Il Donatismo
  • Il Concilio di Nicea
  • Da Costantino a Teodosio
  • Giuliano l’Apostata
  • Teodosio, l’Imperatore di Dio
  • L’Impero d’Occidente dopo Teodosio
  • Contro Origene e contro Pelagio
  • L’Impero d’Oriente dopo Teodosio. I Concili di Efeso
  • Il Concilio di Calcedonia
  • Ritorniamo in Occidente
  • L’ascesa del Papato
  • Ancora in Oriente: Giustiniano e Teodora

    PARTE II

  • Ma Gesù è Dio ?
  • Cos’è lo Spirito Santo ?
  • Maria, prima ignorata dai Vangeli, viene poi scoperta vergine
  • Ed i Papi, cosa rappresentano ?

    PARTE III

  • L’Arabia preislamica
  • Maometto
  • L’espansione musulmana
  • I Musulmani vengono definitivamente fermati
  • Considerazioni sull’Islam
  • La Chiesa, i Papi, le credenze popolari alimentate ad arte
  • Carlo Magno e la donazione di Costantino

APPENDICE (Altre cose che so di Lui)

  • Il bue e l’asinello
  • I Magi
  • Una storia ipotetica
  • Aggiungiamo un’ipotesi: gli Esseni
  • La Crocifissione

   NOTE

   BIBLIOGRAFIA

   WEBOGRAFIA

   ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI

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 INTRODUZIONE

         La Chiesa di Roma è uno dei più grandi fenomeni religiosi che da 2000 anni abbiano interessato ed interessino l’Europa, i Paesi africani e mediorientali dell’area Mediterranea. Questa Chiesa si richiama a Cristo che sarebbe il fondatore di essa e gli insegnamenti di Cristo sarebbero alla base del suo operato. Vi sono milioni di persone che, in buona fede, credono a questo e sono fedeli e devote ad una autorità che discenderebbe da quanto i Vangeki cicono abbia detto Gesù. Ma quanti davvero sono cattolici ? Quanti lo sono per convinzione profonda ? Quanti per quella convenzione, pigrizia mentale, che li avrebbe fatti musulmani o buddhisti o politeisti se nati in altri luoghi ? Quanti con problemi interiori sull’oggetto della loro fede e voglia di capire ? Quanti che conoscono davvero i fondamenti del loro credo ? Nei molti anni della mia vita ho conosciuto tanti credenti, tanti cattolici, e pochi, davvero molto pochi, che sanno in cosa consiste il loro credo. Sono cattolici perché vanno a messa, perché battezzano i figli, perché si sposano in Chiesa, …. Ma perché si fanno queste cerimonie, questi riti, nessuno lo sa. Si è cattolici perché si partecipa ai riti. E poi ? Come si interviene nel mondo per essere vicini ai bisognosi e sofferenti ? Questa parte generalmente manca e, nella migliore delle ipotesi, è delegata alla Chiesa delle gerarchie che, allo scopo, prende 100 da tutti noi per ridare meno di 20. Nel dire questo sono cosciente che non è tutto così. Vi è una minoranza di credenti che dedica tutta la sua persona agli altri. Ma, mi chiedo, queste persone agiscono così perché sono cattoliche o perché lo farebbero con qualunque credo o senza di esso ? Io propendo acché l’interrogativa sia retorica ma è solo un’illazione perché non ho elementi per essere certo di ciò.

         Parto comunque da questa premessa, dall’ammettere cioè che solo pochi cattolici conoscono i testi sacri, sanno come e quando sono stati scritti e, soprattutto, conoscono le vicende che hanno seguito la morte di Gesù, fino all’affermazione del Cristianesimo nell’Impero romano con tutta la storia che ne è seguita, di Concili, lotte violente, persecuzione di cristiani da cristiani, dogmi ed atti di fede, che hanno portato  all’affermazione di un Nuovo Impero, il Sacro Romano.

         In un precedente libro (Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù) ho mostrato il rosario di bugie che sono state scritte su quel brav’uomo di Gesù, seppure è mai esistito. Lo hanno preso ed immolato sull’altare della menzogna per neppure nascosti fini di potere. E qui viene una delle prime vicende che i credenti, in gran parte, non conoscono: la Chiesa di Roma non è Chiesa di Gesù ma Chiesa di Paolo di Tarso, un furbastro che ha millantato il suo essere Apostolo per vendere, come un vu cumprà qualunque, merce contraffatta malamente per merce buona. Gli apostoli di Gesù, quelli che avevano condiviso con lui i suoi ultimi anni, erano in profondo dissidio con Paolo e quest’ultimo li aveva praticamente squalificati al rango di poveri ignoranti (ed i seguaci di costoro finiranno come una setta qualunque, gli ebioniti, che si estinguerà nel IV secolo). Ma ancora più grottesca è la storia di un Gesù che avrebbe indicato Pietro come costruttore della Sua Chiesa. Mai Gesù, che aveva ben altre finalità, si sognò di fondare e costruire una Chiesa eppure … eccola lì, viva, vegeta, in ottima salute (insomma …) e, soprattutto, sempre al lato dei potenti, di ogni criminale al mondo (quando non ha più potuto esercitare il crimine in prima santa persona) e ricchissima.  

         In questo lavoro tento una ricostruzione storica di quanto accadde dopo la morte di Gesù, con un cenno alle persecuzioni ed al perché vi furono, fino al riconoscimento del Cristianesimo come religio licita da parte di Costantino. E’ a questo punto che inizia l’incredibile storia di cristiani che perseguitano altri cristiani, una storia di supposte verità di fede raggiunte per indicazioni ed imposizioni, imperiali e per alzata guidata di mano. La Chiesa inizia a forgiarsi all’ombra dell’Impero per, piano piano, prendere le sue sembianze in termini di potere, assumerne e mantenerne, ancora oggi, lo sfarzo e l’arroganza. Gli esclusi, le donne, i sofferenti, gli emarginati che con Gesù erano i primi ad essere accolti, ad essere protetti e consolati, ora vengono considerati con fastidio ed allontanati. La Chiesa diventa una perfetta struttura di potere che inizia a difendere con passione la sua gerarchia ed a considerare la sofferenza, la schiavitù, il dolore, come conseguenze del Peccato Originale. Insomma ognuna di queste cose che pesano sulle spalle degli individui è lì come conseguenza del peccato. Il semplice e chiaro insegnamento di Gesù è nascosto in interminabili discussioni teologiche che avrebbero fatto prendere la frusta al buon Gesù. E’ comunque inutile il recriminare o il rinfacciare  a qualcuno una fede troppo ingenua. Questa fede, così com’è, è ciò che i fedeli (tutti) vogliono. A chi scrive queste note resta almeno la soddisfazione di raccontare le cose come stanno, indipendentemente da questioni di fede ma solo relativamente a questioni storiche. La fede, come scrissi nell’introduzione del citato precedente lavoro, è cosa troppo seria per essere discussa in chi ce l’ha. E’ un rifugio, a volte unico ed ultimo, per chi soffre in qualunque modo. Ed io non posso e non potrò mai prendermela con costoro che, anzi, vorrei abbracciare, perché li rispetto, li comprendo ed in definitiva li amo. Semmai, scrivevo ancora, il dito è puntato contro i gerarchi che, vestiti da faraoni cui si bacia la sacra pantofola, predicano cose che con Gesù non c’entrano nulla ed agiscono ancor peggio, da almeno 1700 anni, da quando, con Teodosio, poterono diventare l’unica religione ammessa, la religione dello Stato imperiale, con l’inizio delle peggiori e secolari persecuzioni non già contro i pagani ma contro i fratelli cristiani.

         Serve ricordare ? Credo di sì, poiché in troppi sono acriticamente accondiscendenti. Dopo le crudeli lotte contro l’eresia che misero al margine, se non fatto fuori, tutti coloro che avevano idee diverse sul messaggio evangelico, si è passati alla gestione del potere con metodi molto più crudeli ed assoluti dei detentori dell’autorità del passato. La religione, che nella Chiesa primitiva era strumento di consolazione per i bisognosi e sofferenti, è stata resa totalizzante con obbligo di accettazione per tutti. Quando il Cristianesimo si è coniugato con i Regni secolari europei sono iniziate le orrende Crociate con lo sterminio di moltitudini di persone, anche in Europa dove la dissidenza degli Albigesi ha visto massacri realizzati dalle armi di Dio, quello vero. Ma l’alimento della religione è la violenza contro tutti coloro che non accettano il pensiero unico ed allora secoli di Inquisizione con lo sterminio delle migliori menti, delle più feconde di secoli e secoli. Nel frattempo, dove le gerarchie non erano direttamente al potere, si è assistito alle oscene alleanze con ogni potere reazionario nel mondo intero; la Chiesa è stata con Massera, con Pinochet, con Stroessner, con Hitler, Franco, Mussolini e Berlusconi, con tutti coloro che hanno il solo merito di finanziarla in cambio del sostegno popolare, del gregge; nessuno la troverà mai come istituzione con un progressista; anzi, la troverà contro ogni movimento, anche piccolo, di emancipazione, contro la Teologia della Liberazione, contro Ernesto Cardenal e l’arcivescovo Romero. Ma la troverà anche a lato degli eserciti con i suoi osceni cappellani che hanno ricamato sulla stola il non uccidere. E qui mi fermo perché l’elencare a partire da Carlo Magno sarebbe il raccogliere tutti i regnanti criminali degli Ottoni, dei Salici, degli Asburgo, degli Hohenstaufen,‎ dei Borbone, dei Savoia, …

         Nel dire tutto questo so bene che la Chiesa ha un alibi, un alibi molto ma molto importante. Le innumerevoli persone, l’esercito di cristiani che umilmente e senza chiedere nulla in cambio, giorno dopo giorno, lavorano per alleviare pene e sofferenze. A loro va ogni ringraziamento, ogni affetto. Sono tanti, tantissimi, la maggioranza dei cristiani. Ma non contano nulla. La Chiesa non è cosa loro ma delle gerarchie. Solo questo, se ribaltato, dovrebbe far cogliere le profonde deformazioni che una religione origina nel libero sentire degli esseri umani. Liberatevi o credenti in buona fede ! Voi non avete nulla a che fare con una cricca di gerarchi crapuloni, in gonnella e zucchetto. Se vi liberate voi aiutate anche noi a liberarci. Siate, come dite voi, misericordiosi in Cristo con tutti noi che viviamo un’etica forte e vera senza fede. Gli altri, i cristiani felici delle gerarchie, sono nemici vostri e nostri. Anche qui si tratta di moltissime persone che scelgono la Chiesa non già perché portatrice degli insegnamenti di Gesù, ma proprio per la sua posizione autoritaria, reazionaria, al servizio di ogni potere corrotto, violento e dittatoriale. Questi sono il gregge che si merita tanto pastore.

Ed oggi, proprio oggi, cosa fa la Chiesa delle gerarchie qui in Italia ? E’ la peggiore nemica dell’uomo e della sua liberazione da magie, oroscopi, superstizioni. E’ l’archetipo di ogni credenza metafisica lontana anni luce dalla ragione e che affonda radici nell’ignoranza (volutamente mantenuta in larghi strati popolari), nella credulità e nella speranza di un mondo migliore. Cosa c’entra Gesù con la negazione del divorzio ? Cosa con la negazione dell’aborto terapeutico ? Cosa con la ricerca sulle cellule staminali embrionali ? Cosa con il testamento biologico ? Cosa, financo, con l’eutanasia ? Cosa con il rapporto tra omosessuali che vogliono avere stessi diritti davanti alla legge ?  Si citino i testi ! Si dica dove Gesù e non il misogino Paolo e non il crudele Vecchio Testamento hanno detto cose chiare in proposito ! Eppoi, per dire tutto a viso aperto: anche se qualche cenno vi fosse sperduto da qualche parte e richiamato dai legulei di Dio, perché dei cittadini liberi in un Paese non confessionale (ahimé, lo è ?) dovrebbero attenersi ad esso, a ciò che dei violenti autoritari definiscono non negoziabile ? Viene subito da rispondere che prendiamo atto della non negoziabilità, ma lo Stato non ha proprio mai voluto negoziare, non lo vuole e non lo farà, deciderà del tutto indipendentemente. Ma quella frase, la non negoziabilità, mostra ancora la violenza di una Chiesa che si fa padrona di tutti e che ognuno, invece, dovrebbe cacciare via, lontano da sé, perché questo ognuno possa crescere, maturare, decidere per sé solo e non in quanto pecorella del gregge che viene tosata ed ammazzata a piacere del padrone-pastore. Ma queste sono scelte che riguardano l’individuo che vanno salvaguardate finché non interferiscono pesantissimamente sulle scelte degli altri. Allora, ogni rivolta è giusta. Fino all’affermazione civile, morale e legislativa della vera libertà religiosa, di coscienza e di ragione. E ritorniamo allora alla natura stessa della Chiesa. Cos’è, dove è nata ? come fa ad arrogarsi diritti che non riguardano solo i suoi sudditi ma l’intera cittadinanza ? Per capire occorre tornare indietro fino ai suoi primordi, a dopo la scomparsa di Gesù.

La vicenda di Gesù, come ho tentato di raccontare in Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù, è estremamente controversa. Da quando la ricerca storica si è addentrata in documenti che, anche in tempi recenti, sono stati scoperti, l’esistenza del personaggio si è sempre più fatta evanescente. Le sue tracce sono state create da infinite manipolazioni operate da malaccorti falsificatori e tali tracce si dissolvono rapidamente dal confronto di esse con testi sfuggiti al ritocco truffaldino. Se proprio si volesse dar credito a quanto emerge dai falsi, di Gesù ve ne dovrebbero essere molti, rispondenti a differenti filoni dell’ebraismo ed a differenti storie fantastiche create da un popolo disperato alla ricerca della sua liberazione. Se si tiene conto che il nome Gesù deriva dall’aramaico Yehoshua che vuol dire, in sintesi, YHWH, la salvezza e quindi Salvatore in nome di Dio, si comprende che con Gesù si poteva indicare in modo più compiuto non un nome di persona ma un suo appellativo, quel ricorrente appellativo sinonimo di Messia (l’unto da Dio, il designato da Dio per la salvezza, che è la liberazione del suo popolo). Le varie storie che raccontavano dei messia di ogni setta ebraico-cristiana, in una centenaria tradizione orale, storie che risentivano delle influenze delle civiltà con le quali l’ebraismo era stato ed era in contatto, possono essere state raccolte successivamente in forma scritta o come opere individuali o come opere unitarie di gruppi di fedeli, di comunità cristiane, come evangeli, liete novelle. L’indagine su questi presunti Gesù è estremamente complessa perché, a volte, si ritrovano storie di personaggi differenti, mitici o meno, che si intersecano. Almeno due di questi emergono chiaramente: il Gesù buono dei sacerdoti, della tradizione ufficiale ebraica, ed il Gesù che si propone come il liberatore della Palestina dall’occupazione romana. Si tratterebbe in definitiva dei due Gesù, Cristo e Barabba (Figlio del Padre, come era il Cristo, poiché il nome Dio tra gli ebrei non si poteva pronunciare ed era sostituito anche da Padre), che compaiono davanti a Pilato con la crocifissione per il presunto terrorista zelota (o esseno ma comunque amico e protettore degli zeloti) e la liberazione del pio Barabba, Messia dei Sacerdoti del Tempio (vari documenti esseni affermano che tra gli ebrei vi fosse l’attesa di ben due Messia, uno nella linea di discendenza dal sacerdote Aaron, fratello di Mosè, e l’altro dal Re Davide, con ovvio significato delle due discendenze in termini di potere spirituale e secolare. Vedi in proposito: G. Bastia in webografia). E quel gesù-salvatore esseno-zelota era per caso l’innominabile capo della comunità essena, il maestro di giustizia, figlio dello zelota Giuda di Gamala ? Molti indizi, compreso quello della città d’origine, sembrerebbero portare in tale direzione.

         Comunque siano andate le cose, per quel che sappiamo con certezza, le comunità cristiane primitive si moltiplicavano in nome dell’eresia (dal greco hairèō che vuol dire scegliere), della libera scelta cioè, tra le varie buone novelle che la tradizione offriva e che la popolazione disperata era affamata di ascoltare.

         Basterebbero solo queste osservazioni per comprendere che il Cristianesimo è la storia dell’imposizione di una tra le possibili eresie a tutte le altre. Per comprendere che l’idea di chiesa (dal greco ekklēsia, che vuol dire assemblea del popolo), lungi dall’essere quell’entità idilliaca che ci viene raccontata come espresso lascito di Gesù (?), è quella di tante chiese, di tante teologie in duro ed aperto contrasto tra loro, con una di esse che si è imposta, come vedremo, in modo violento su tutte le altre, con il decisivo sostegno dell’Impero di Roma da Costantino in poi fino al criminale Teodosio ed oltre. 

         La vulgata corrente, alimentata da un Catechismo imbroglione, racconta invece la favola di una Chiesa nata con la morte e per volere di Gesù ed organizzata dai suoi seguaci diretti, gli apostoli. Raccontano ai bambini che il Cristianesimo è nato un certo giorno come un qualcosa di compiuto, coerente ed immutabile. Che la sua dottrina era completamente definita, includendo dogmi, misteri ed atti di fede. Che le Sacre Scritture non possono dire cose non vere. Che sono quelle da sempre, non emendabili e vere. Non è così, come accennato e come proverò a mostrare, smontando questo primo falso clamoroso alla radice del Cristianesimo che va a braccetto con le misere giustificazioni dei più avveduti secondo le quali quanto avvenuto fa parte di un piano divino e, comunque, le infinite vie del Signore sono imperscrutabili.      

Devo però avvertire che documenti affidabili sui quali poter contare sono pochi, molto pochi. La Chiesa, nei secoli, ha operato distruzioni, falsificazioni e occultamenti che rendono molto difficoltosa una ricostruzione razionale del periodo storico che riguarda, non già le vicende dell’umanità, ma quelle che la riguardano. Ci restano solo testi agiografici, apologetici, esegetici; testi dai quali, con fatica, è possibile capire cosa accadeva, ad esempio, di chi non condivideva le posizioni ufficiali. Ben più autorevole di chi scrive è lo storico inglese Edward Gibbon che alla fine del Settecento affermava nella sua Storia del declino e della caduta dell’Impero romano:

Ma per quanto l’indagine obiettiva e razionale sui progressi e l’affermazione del cristianesimo sia utile o dilettevole, è accompagnata da due peculiari difficoltà. Gli scarsi e sospetti materiali della storia ecclesiastica raramente ci consentono di dissipare la fitta nube che copre i primi secoli della chiesa. La grande legge dell’imparzialità ci costringe troppo spesso a rivelare le imperfezioni dei non ispirati maestri e credenti del vangelo, mentre a un osservatore disattento può sembrare che le loro mancanze gettino un’ombra sulla fede che professarono. Ma lo scandalo dei pii cristiani come il fallace trionfo degl’infedeli dovrebbero cessare, ricordando non solo da chi, ma anche a chi fu fatta la divina rivelazione. Il teologo può abbandonarsi al grato compito di rappresentare la religione quale ci venne dal cielo, ammantata della sua nativa purezza; ma allo storico s’impone l’ingrato dovere di mostrare l’inevitabile miscuglio di corruzione e di errore, che essa contrasse nella sua lunga dimora sulla terra, tra esseri deboli e degenerati.

         Quanto sostiene Gibbon era relativo ad un’epoca in cui si sapeva meno di quanto si sa oggi sulla falsificazione, la corruzione e l’errore. Dati i documenti oggi ritrovati (al­-Fayyum 1930, Nag Hammadi 1945, Qumran 1947, Masada circa 1965 e 1995, El Minya circa 1978 e Tel-al-Faron 1997, principalmente, e con alcuni documenti non ancora pubblicati), uniti a moltissimi studi, a scoperte archeologiche, alla più approfondita conoscenza di religioni primitive e limitrofe, si può dire con certezza che  il Nuovo Testamento ebbe una mole infinita di falsificazioni e fu manipolato in tutti quei passi, aggettivi o parole che pregiudicavano o avrebbero potuto farlo, tutti i nuovi profeti. Sono testi a carattere mitico, religioso  che, oltre ad avere queste finalità, che con la storia non hanno nulla a che fare, sono stati anche aggiustati per soddisfare una massa di analfabeti con vocazioni verso l’ultraterreno. Le copie che noi possediamo sono tutte posteriori al Concilio di Nicea, le precedenti, pur note ai primi Padri della Chiesa, sono state fatte sparire. Tutti i passaggi che non convincevano i Padri della Chiesa furono cancellati (si veda in proposito l’esemplificazione che troverete nel testo e relativa al Vangelo segreto di Marco), sono stati eliminati tutti quei racconti che potevano avere implicazioni esoteriche che avessero permesso all’uomo di trovare se stesso in se stesso (il Γνῶθι σεαυτόν, gnôthi seautón di Socrate) senza ricorrere ad entità esterne, si tolsero anche quelle storie che insegnassero l’incontro individuale con Dio (la Chiesa ha bisogno di clienti), si fece di tutto per eliminare i riferimenti alla lotta di resistenza contro Roma, si costruirono storie digeribili e, piano piano, condivisibili dai gentili, dal mondo pagano. Insomma si può dire che, ad una lettura attenta, anche chi non è teologo può evidenziare gli errori marchiani fatti dai censori. Niente però possiamo dire su tutto ciò che è stato fatto sparire, bruciato, nascosto, distrutto. Ed è un universo intero di conoscenze che abbiamo perso. Riguardo ad altra letteratura, non immediatamente religiosa, abbiamo interventi analoghi anche se di minore entità. Si sono toccati alcuni punti per creare accordo con vicende neotestamentarie e quindi legittimare personaggi ed episodi. Tutto ciò è stato possibile dato il monopolio della Chiesa su ogni testo, copia, traduzione nei molti secoli di loro dominio incontrastato. Anche qui, la riscoperta di medesime opere in sperdute biblioteche orientali e nordafricane, ed il confronto di esse con quelle modificate in modo truffaldino, ha svelato varie manipolazioni. Naturalmente non conosciamo tutta la storia e, da qui, dobbiamo coincidere con Gibbon. Ma questo non conoscere, nel senso di non avere documenti, non ci può ridurre al silenzio. Si può raccontare fin dove razionalmente possiamo, ogni volta citando fonti di ogni tipo e dicendo di che tipo, ma possiamo anche, senza fare romanzi scandalistici (e vi sarebbe una mole infinita di materiale per farlo), avanzare delle ipotesi di lavoro sapendo che non resteranno appese in aria all’infinito ma che, con l’avanzare della ricerca di documenti di ogni tipo, sarà possibile falsificarle o meno.

         Si tratta di affermazioni malevole di un ateo impenitente ? No e lo dimostro, non già attraverso citazioni di altri miscredenti, ma attraverso quelle di Padri della Chiesa che soffrirono, sui loro stessi scritti, la violenza delle falsificazioni. Ehrman, nel suo Gesù non l’ha mai detto, fornisce moltissimi esempi di questa natura, vediamo di cosa si tratta.

         A quell’epoca, scritto un libro, erano gli scribi, dei copisti di professione, che facevano delle copie. A costoro spesso sono dovuti errori materiali nella trascrizione o letture errate di un dato manoscritto non troppo chiaro. Si trattava: di errori di omissione e/o aggiunta di una sola lettera, di una sillaba, di un’intera parola, di un’intera frase; di errori per mutazione o scambio tra loro di lettere simili, di parole simili; di errori per inversione di lettere, parole o anche frasi intere. Tutto questo fatto in buona fede dai professionisti. Le copie di cui noi parliamo non erano però fatte da professionisti ma dai cristiani stessi di buona volontà. Costoro facevano errori analoghi a quelli dei copisti ma in numero maggiore per la loro mancanza di esperienza. Ma non è questo che preoccupa se non il fatto che queste persone inserivano nella lettura dell’originale da copiare loro interpretazioni che facevano aggiungere o togliere frasi, che facevano cambiare nomi e/o parole per cambiare il senso e renderlo più vicino al proprio modo di pensare le cose. Un esempio di ciò ce lo fornisce Origene (III secolo) che si lamentava delle copie dei Vangeli di cui disponeva [tutte le citazioni provengono da Ehrman]: Le differenze tra i manoscritti sono diventate grandi, per la negligenza di alcuni copisti o per la perversa audacia di altri; dimenticano di controllare ciò che hanno trascritto, oppure, mentre lo controllano, effettuano aggiunte o cancellazioni a loro piacimento. Questa denuncia seguiva quella di Celso, un avversario del Cristianesimo, che aveva scritto una settantina d’anni prima le cose seguenti: Alcuni fedeli, come gente che ha bevuto troppo, giungono ad altercare tra loro, e alterare il testo originale del vangelo, tre o quattro volte o più ancora, e cambiar la sua natura per avere la possibilità di difendersi dalle accuse. Ed Origene, nel suo Contro Celso, non solo non negava ma affermava che i falsificatori erano coloro che volevano diffondere false dottrine corrompendo i Vangeli ed introducendo eresie opposte alla dottrina di Gesù [Contro Celso, II, 27]. Ma i Marcioniti sostenevano che erano stati gli apostoli a falsificare i Vangeli. Ireneo [Adversus Haereses, 3, 12, 12] e Tertulliano [Adversus Marcionem, 4, 2] affermavano invece che erano stati i Marcioniti a mutilare i Vangeli e le Lettere di Paolo. Lo stesso Origene affermava che Paolo non era l’autore della Lettera agli Ebrei ed un allievo di Origene, Dionisio, respinse l’idea che Giovanni fosse l’autore dell’Apocalisse. Eusebio, per parte sua, esprimeva tutti i suoi dubbi su cinque delle Lettere non paoline che già erano state ritenute canoniche nel Concilio di Cartagine del 397. Mentre, ancora Eusebio, dava per buona la lettera del Re Abgar V (? – 50) a Gesù (gli chiedeva che lo guarisse dalla lebbra) e la lettera di Gesù che rispondeva così:

Tu beato che hai creduto in me, senza avermi visto! A proposito di me sta scritto che coloro che mi hanno visto non crederanno in me affinché coloro che non mi vedranno credano in me e vivano. A proposito dell’invito che mi hai fatto di venire da te, è necessario ch’io compia le cose per cui sono stato mandato e, dopo aver compiuto questo, ch’io salga presso colui che mi ha mandato. Dopo che sarò salito, ti manderò uno dei miei discepoli affinché ti guarisca dalla malattia ed offra a te e ai tuoi la vita.

E dopo tutto il rosario di falsari noti ed ignoti, che pullulano tra i testi sacri, viene da chiedere: chi è il falso profeta dal quale metteva in guardia Gesù [Matteo 7,15-20]  ?

Se ora ci si sofferma a pensare alle falsificazioni incrociate come pratica estesa alle diverse eresie che incontreremo possiamo avvicinarci a capire molto bene cosa accadeva nella diffusione degli scritti e cosa sia arrivato a noi. Gli stessi autori affidavano i loro testi a copisti senza alcuna garanzia di trascrizione fedele ed a volte lo stesso autore lanciava nel suo testo maledizioni a chi lo avesse modificato. E’ il caso dell’Apocalisse, in cui, alla fine, troviamo scritto:

[18]Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; [19]e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro [Ap. 21, 18-19]

Analoga preoccupazione aveva il cristiano Rufino che aveva tradotto in latino un’opera di Origene e che scagliava anatemi contro chi avesse modificato il suo lavoro:

Su questo davvero, al cospetto di Dio Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, io mi appello a chiunque intenda trascrivere o leggere questi libri e lo chiamo a risponderne, in nome della fede nel regno che verrà, del mistero della resurrezione dai morti, e di quel fuoco eterno preparato per il diavolo ed i suoi angeli – possa egli non avere in eterna eredità quel luogo dove è pianto e stridore di denti e dove il loro fuoco non si estinguerà e il loro verme non morrà – : non aggiunga nulla a quel che ho scritto, non tolga, non inserisca, non modifichi alcunché, ma confronti la sua trascrizione cobn gli esemplari da cui l’ha ricavata.

            Da lor signori apprendiamo tutto questo e lor signori, come sempre, sono maestri. Immaginate allora cosa hanno potuto organizzare per offrirci testi che raccontano ciò che fa loro più comodo. Uno degli esempi, impercettibile, è la traduzione dal greco che troviamo in Luca 23, 32. Il versetto recita: anche altri due, che erano malfattori, venivano condotti per essere giustiziati con lui ma la frase dal greco può essere tradotta così: altri due, anch’essi malfattori, venivano condotti per essere giustiziati insieme con lui. Spostare un anche cambia il senso della frase. E l’ultima traduzione sembra la migliore se solo ricordiamo le parole dello stesso Gesù dopo l’ultima cena:

35 Poi disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». 36 Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37 Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». 38 Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose «Basta!» [Lc. 22, 35-38]

e quel richiamo alla Scrittura è al IV Canto del Servo del profeta Isaia:

12 io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato se stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori [Is. 53,12].

Ehrman, con un lavoro molto accurato, va a ricercare tutte le mistificazioni e le modificazioni dai testi supposti originali che sono servite alla Chiesa per far fronte alle varie eresie che la insidiavano (adozionismo, docetismo, …) ed anche per argomentare contro i rivali giudei. Davvero utilissimo ed istruttivo ma purtroppo io mi devo fermare qui.

        Si può aggiungere poco, forse solo il modo con cui ho operato. Il riferimento costante sono stati i testi di bibliografia ai quali ho aggiunto vari siti web da me ritenuti attendibili. Si tratta quindi di letteratura, fin dove possibile, primaria, quindi secondaria. Tra i testi originali, che mi è stato possibile avere, vi sono: naturalmente la Bibbia, i Padri e Dottori della Chiesa, i manoscritti di Qumran, i lavori di Flavio Giuseppe e di Filone Alessandrino, Tacito e Svetonio che, purtroppo, sono quasi le uniche fonti primarie. Ho tentato di estrarre da tali testi quanto ritenevo utile, importante e, a mia conoscenza, poco noto anche a coloro che si interessano di questi problemi. Ne viene fuori una storia che può piacere o meno ma che, indubbiamente, segna una totale deviazione dal cammino che il povero supposto Gesù aveva tentato di indicare. Molti utilitaristi, affaristi e procacciatori di fortune, si sono buttati sulle spoglie del Cristo per sbranarlo ed offrirlo ancora in modo sacrificale, con croce e sangue, alle brame di un gregge poco aduso a pensare. E così nacque un centro di potere piagnone quando ha bisogno ma crudele quando può che è la nostra Chiesa di Roma. In compenso, occorre ammetterlo, la Chiesa è stata molto più brava dei traditori biblici. In luogo dei 30 denari ha preteso molto ma molto di più, come testimoniano palazzi e lussi nelle residenze dorate dei gerarchi.

         Per tutto questo quel brav’uomo di Gesù, si avvia ogni giorno, con la testa coronata di spine, con lacrime e sangue, con continue cadute, verso il suo quotidiano Calvario sul quale, volenti o nolenti, i suoi fedeli hanno innalzato nuove croci per lui e per tutti noi. Condivido quanto affermava Schopenhauer: o si pensa o si crede.

La Chiesa di Roma è uno dei più grandi fenomeni religiosi che da duemila anni abbiano interessato e interessino l’Europa, i Paesi africani e mediorientali dell’area Mediterranea. Questa Chiesa si richiama a Cristo che ne sarebbe il fondatore e i suoi insegnamenti sarebbero alla base del suo operato. […] Parto da questa premessa e dall’evidenza che solo pochi cattolici conoscono i testi sacri, sanno come e quando sono stati scritti e, soprattutto, conoscono le vicende che hanno seguito la morte di Gesù fi no all’affermazione del Cristianesimo nell’Impero romano con tutta la storia che ne è seguita, di Concili, lotte violente, persecuzione di cristiani da cristiani, dogmi e atti di fede, che hanno portato all’affermazione di un Nuovo Impero, il Sacro Romano Impero… (L’Autore)

[…] Sto dalla parte di Renzetti nella sua impresa, davvero titanica, di smantellare una menzogna così grande. Perché è su queste menzogne che gruppi ristretti di individui hanno sempre costruito poteri, per opprimere le moltitudini. Non si potrà vincere, questo è certo. Ma è un obbligo morale quello [citando EdgarMorin] di “armare ogni mente nel combattimento vitale per la lucidità”… (Giulietto Chiesa)

PARTE I

Introduzione.  Falsi

Gesù voleva una Chiesa ?    Fine del mondo, pregava solo per gli ebrei, FALSI.

Situazione politica in Palestina che sfocerà nell’anno 70 d.C. Governatori corrotti (Albino e Cessio Floro). Resistenza di vari gruppi.

Lotta di Paolo contro gli Apostoli. Paolo deve tenersi buoni i romani e distinguersi dagli ebrei. Inizio organizzazione con i diaconi. Mentre gli ebrei-cristiani si erano messi in salvo in Siria (Pella). Tra I e II secolo finisce la credenza di fine del mondo con la sostituzione del profeta con l’episkopo. Lotta dura tra coloro che vogliono la delega e chi vuole  essere continuamente partecipe. Vincono i primi. Gerolamo (IV-V secolo) si scaglia contri vescovi e nella sua traduzione della Bibbia insiste addirittura chiamando gli stessi diaconi minis ter (che la Chiesa successivamente fece diventare magis ter). Su questa organizzazione e con i vescovi che da organizzatori diventano vicari di Cristo nascono le prime eresie.

Cristiani a Roma: probabilmente schiavi portati dalla Palestina (circa nell’anno 40). Lotte tra varie fazioni di ebrei, ebrei-cristiani, cristiani. Le autorità di Roma (Claudio) espulsero nel 49  i giudei (ancora non distinti dai cristiani).

Nel 64 persecuzione di Nerone (300 vittime tra cui, sembra, Paolo ma mai Pietro).

Si possono  stabilire con certezza solo le persecuzioni avvenute sotto cinque imperatori [il libico Settimio Severo (198)(4), l’illirico Decio (250)(5), Valeriano (258)(6), illirici Diocleziano e Galerio (303)(7), ndr], dei cinquanta che hanno regnato fra Nerone e Costantino. «Tutte ebbero breve durata e un numero relativamente basso di martiri autentici [contati complessivamente in 2000 da Gibbon ed in 1500 da Drews, ndr]»

Tra il 70 ed il 135 furono sempre più evidenti le differenze tra ebrei e cristiani.

Lettere tra Plinio e Traiano

ERESIE

Montano à Ritorno al Cristianesimo delle origini à Via la cultura greca e via la gerarchizzazione à Estremo rigore nella morale, nel cibo, …

Remissione dei peccati una sola volta. Problema di tutta la Chiesa (la cosa fu eliminata quando ci si rese conto che il mondo non finiva). Da una sola volta (II secolo) si passò a sempre (III secolo).  Prima poteva perdonare solo il Papa, poi i soli vescovi, infine ogni prete.

Marcione à Ritorno alle origini (ma di Paolo) à Integrazione sempre maggiore con la cultura dell’ellenismo, lotta senza quartiere contro il giudaismo à Dio giusto del VT, Dio clemente quello di Gesù à Occorre eliminare dai testi sacri ogni riferimento al VT à Poiché il mondo fu creato dal Dio giusto va rifiutato e quindi occorre vivere privandosi di tutto. Vangelo di Marcione.

Carpocrate à All’inizio dei tempi Dio avrebbe creato Angeli e Demoni che si accoppiarono tra loro originando il mondo che conosciamo fatto di cose materiali, animali ed esseri umani. I Demoni sfogarono la loro naturale malvagità imprigionando le anime degli uomini dentro corpi materiali e lasciandole lì recluse per secoli a causa della loro trasmigrazione, dopo la morte di un corpo, in altri corpi. Questa situazione ha rappresentato una enorme sofferenza per queste anime finché non è nata la speranza di liberazione di cui Gesù fu portatore. Secondo quest’uomo l’anima si può liberare dal corpo ricordando la sua antica dimora vicino a Dio Padre. Per raggiungere la condizione di memoria di tempi tanto antichi occorreva sconfiggere i desideri mediante la loro accettazione passiva, senza cioè opporsi ad essi. In tal modo si sarebbe raggiunta la condizione che avrebbe riportato l’anima in cielo, vicina a Dio. La messa in pratica delle teorie carpocraziane, secondo il racconto di Ireneo, prevedeva come rituale il totale abbandono ad ogni libertinaggio, accoppiamenti continui di tutti con tutti, la proibizione del matrimonio, la messa in comune di ogni bene, l’abolizione dei ranghi sociali. Inoltre i carpocraziani erano dediti alle arti magiche e alla preparazione di filtri d’amore.

Gnosticismo à come raggiungere la salvezza attraverso la conoscenza. Si tratta di una sorta di sincretismo tra antichi culti misterici di provenienza orientale (Iran ed India) già presenti nella religione che si sviluppò a Babilonia dopo la conquista di Ciro il Grande (539 a.C.). Ad essi via via si sono aggiunti: l’astrologia magica, lo zoroastrismo, l’ermetismo, la cabala ebraica, … Ciò solo basterebbe a mostrare che questo movimento nacque indipendentemente dal Cristianesimo e che solo successivamente vi fu una sorta di fusione con esso

Perché, in concomitanza con il disfacimento dell’Impero, si affermò il Cristianesimo: 1) L’inflessibile, e se così è lecito dire, intollerante zelo dei cristiani, derivato bensì dalla religione giudaica, ma spogliato di quello spirito angusto e insocievole, che anziché invitare, aveva allontanato i gentili dall’abbracciare la legge di Mosè. 2) La dottrina di una vita futura, abbellita da tutte quelle circostanze che potessero corroborare e rendere efficace questa importante verità. 3) I poteri taumaturgici attribuiti alla chiesa primitiva. 4) La pura e austera morale dei cristiani (L’essere cristiani significò essere disposti al martirio e ciò era una presentazione eccellente tra le grandi masse di oppressi e diseredati dall’Impero). 5) L’unità e disciplina della repubblica cristiana, che gradatamente formò uno stato indipendente e sempre crescente nel seno dell’impero romano.

La nuova religione parlava di uguaglianza tra tutti gli uomini, della loro liberazione dalla schiavitù, di amore per il prossimo, di pace e fratellanza in un mondo devastato da ingiustizie, violenze e guerre, quindi contro la guerra. Scriveva Paolo: Qui non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.

 Semplificazione dei riti (via la circoncisione, via i sacrifici, si può pregare dovunque). Abilità nel sostituire i santi eroi pagani con santi martiri

Si noti che mentre in Luca si parla di vera povertà, in Matteo si passa da poveri a poveri di spirito e questo è uno dei momenti fondamentali dell’adattamento del Cristianesimo alle condizioni sociali dominanti. I ricchi hanno la possibilità di salvarsi se impegnano parte delle loro ricchezze in carità e, soprattutto, se i poveri pregano per la salvezza della loro anima. Paolo poi aveva scritto: Ricorda [ai cittadini] di esser sottomessi ai magistrati e alle autorità, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona; di non parlar male di nessuno, di evitare le contese, di esser mansueti, mostrando ogni dolcezza verso tutti gli uomini. […] Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo […] Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni

Queste posizioni facevano della Chiesa cristiana il miglior candidato a sostegno dell’Impero, una vera panacea per i ricchi dell’Impero. Il Cristianesimo predicava una subordinazione incondizionata di tutti gli strati sociali di tutte le province dell’Impero. Inoltre questa religione aveva già una certa organizzazione piramidale che permetteva alla autorità imperiali di trattare con pochi. Inoltre, e questo è un fatto di straordinaria importanza, il Cristianesimo stava trasformandosi da monoteista in politeista, riproducendo tutto il vecchio Olimpo e molto di più, con il culto dei Santi che facevano ritrovare ai pagani le loro divinità preferite (come discuterò nel capitolo dedicato a Teodosio). Infine era ancora ideologicamente da strutturare viste le molte eresie e quindi era possibile intervenire teologicamente su di essa in punti utili ai fini degli interessi dell’Impero.

Perché i cristiani delle origini furono oggetto di persecuzioni da parte dell’Impero.

Il Cristianesimo, fin dai suoi esordi, cresceva e si fortificava perché si poneva come una religione che avversava l’Impero, costituendo un contropotere che marciava parallelamente ad esso, senza intersezioni. Chi entrava nelle sue fila lo faceva, o almeno credeva di farlo, per protestare contro le ingiustizie e l’oppressione dei governi.

A partire dal II secolo iniziò una reazione al Cristianesimo anche da parte dei pagani colti ed evoluti appartenenti all’aristocrazia intellettuale, come Tacito, Plinio, Svetonio, Plutarco. Costoro chiamavano questa religione una nuova superstizione che disprezzava gli dei che Roma si era dati, non era interessata alla vita pubblica, non faceva sacrifici se non al suo dio, non riconosceva l’Imperatore come Dio, era fanatica ed intollerante. E l’insieme di queste cose rendeva i cristiani un corpo separato, di per sé destrutturante la convivenza civile. La frase di Gesù, rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, era, oltreché eversiva, blasfema rispetto al Dio-Imperatore e creava un conflitto perché non riconosceva come Dio l’Imperatore medesimo

Da un certo punto la Chiesa, resasi conto di queste critiche, si mosse con fare accondiscendente verso l’Impero con atteggiamento troppo tollerante e questo suo cambiamento di posizione fu uno dei motivi della nascita di varie sétte che si allontanavano dal filone principale.

Costantino capì che era conveniente allearsi con i cristiani nell’opera di rifondazione dell’Impero pur lasciando le altre religioni libere di esistere e di praticare i loro riti. Ciò fu sancito dall’Editto di Milano del 313.

Costantino concesse moltissime cose al Cristianesimo ed anche una bestialità: il riconoscimento giuridico dell’eretico, un morbo letale,una sciagura da trattare con misure di pubblica sicurezza per reciderne al più presto le radici, come consigliava Lattanzio. 

Vi fu qualche turpe mercimonio ? La Chiesa ricambiò i favori dell’Imperatore ? Lo fece già nel 314 quando nel Sinodo di Arelate (l’odierna Arles, in Francia), il primo Sinodo della storia, dopo la dura condanna del donatismo, decretò la scomunica per i soldati cristiani che abbandonassero il servizio militare e rifiutassero di combattere. E questo non era poco se si pensa che molti soldati cristianizzati avevano creduto nell’ama il prossimo tuo come te stesso e disertavano sempre più le legioni romane. Ma vi è qualcosa di più sottile e grave perché Costantino fu riconosciuto dalla Chiesa paolina come nuovo Messia, messo sullo stesso piano di Gesù (ma vi è la possibilità che quest’ultima frase sia del tutto sballata perché quella Chiesa cercava proprio un Messia come Costantino che fosse vincente e liberasse le sue gerarchie dalla miseria e dalla sofferenza). La Chiesa iniziò a trasformarsi da assemblea che accoglie i seguaci di Gesù a strumento di potere.

Ario à prima eresia teologica. Iniziò Paolo che lavorò alacremente alla divinizzazione di Gesù anche se non lo considerava identico al padre, iniziando la teoria subordinazionista (il padre è più importante del figlio). Dal IV secolo Ario, riprendendo concetti sostenuti da vari Padrio della Chiesa, sostenne che il figlio non può essere suo padre perché il concetto di essere figlio è in stretta relazione con la nascita che è una apparizione in un dato tempo. Dio è uno ed eterno, non generato. Gli altri esseri sono creature, il Logos per primo. Come le altre creature, esso è stato tratto dal nulla, non già dalla sostanza divina; ci fu un tempo in cui non esisteva. il Padre era l’unico Dio in senso pieno e completo mentre il Figlio era una creazione dal nulla del Padre. Il Figlio era subordinato al Padre e lo Spirito Santo era subordinato al Figlio

Si trattava nientemeno di stabilire la natura di Gesù in relazione al Padre; in particolare, stabilire se il Figlio fosse della stessa ousìa, sostanza, del Padre.

Monarchianismo à Dio è una sola persona (ipostasi) in una unità inscindibile che si manifesta nelle tre forme di Padre, Figlio e Spirito Santo che sono solo tre nomi di tre modi diversi di rivelazione successiva del medesimo Dio nei vari momenti del Vecchio e Nuovo Testamento: il Padre nella creazione del mondo, il Figlio nell’incarnazione e lo Spirito Santo nella Pentecoste.

Donatismo à Donato, con un gran seguito di vescovi, sosteneva che solo coloro che non erano stati collaborazionisti con Roma potevano aspirare a cariche religiose con molti che addirittura pretendevano la cacciata dalle comunità cristiane costituite da coloro che avevano avuto comportamenti codardi ed indegni durante le persecuzioni. Fu un problema di notevole rilievo quello dei lapsi, i cristiani che, minacciati di essere perseguitati durante il regno di Decio e Valeriano, avevano abiurato e adorato le divinità dei pagani consegnando loro i libri sacri del Cristianesimo.  

Poiché la posizione indulgente proveniva da Roma, vi è la possibilità che i motivi religiosi (?) dei donatisti si siano sommati alla (o siano nati proprio per la) resistenza civile africana contro l’occupazione di Roma. Nacquero anche dei veri e propri guerriglieri, gli agonisti o asceti combattenti per la vera fede contro i circumcellioni (circum cellas vagantur)o vagabondi o militia Christi, che assaltavano le proprietà terriere dei ricchi, le smembravano e le distribuivano ai poveri, giacché i proprietari erano scappati. Il movimento, con il passare del tempo, assunse sempre più valenza sociale lottando contro l’Impero satanico e la Chiesa al suo servizio e raccolse intorno a sé i movimenti rivoluzionari degli schiavi e dei coloni d’Africa.

Dispute teologiche divennero dispute politiche.

Nicea à 300 vescovi dei quali 296 erano appunto asiatici ed africani. Secondo la Historia Ecclesiastica I, 8 ed I, 13 – del 439 di Socrate Scolastico, si trattava di un sinodo di veri e propri cretini.  In occasione di un banchetto,  racconta Eusebio di Cesarea [Vita Constantini 2,64; 3,7 e segg; 3,15 e segg.], alcuni sedettero al tavolo sullo stesso cuscino dell’imperatore, altri su cuscini posti ai lati, tanto che la scena sembrava una prefigurazione del regno celeste. Tutto aveva l’aspetto del sogno, non della realtà.

Costantino aprì il concilio e, come ricorda Eusebio, quando fece il suo ingresso nella sfarzosa sala del palazzo imperiale, dette l’impressione di essere un angelo di Dio, sceso dal cielo, luminoso nei suoi vestiti lucenti, radioso della focosa vampa della porpora e ornato dello scintillio chiaro dell’oro e delle pietre preziose. L’Imperatore intervenne molto attivamente nel dibattito e ne determinò l’andamento poiché, di fronte a qualunque controversia, il suo schierarsi risultava decisivo. Non furono approntati protocolli oppure essi furono fatti sparire ad opera della Chiesa che ha moltissimo da nascondere su questo Concilio.

Filoramo e Menozzi: la storiografia moderna suole indicare nei due secoli che seguirono a Nicea l’epoca classica  della dogmatica antica e il massimo stadio dell’evoluzione dottrinale cristiana, ma ha anche sottolineato gli aspetti eterogenei e inquinanti di questi concili a patrocinio imperiale.

Sulla Trinità si adottò una formula che forse non fu neppure capita dalla maggioranza dei vescovi, si affermò che il Figlio era consustanziale (homooùsion)al Padre, cioè fatto della stessa essenza (Credo o simbolo niceno). Abbiamo quindi un Dio Padre, creatore del cielo e della terra; del Figlio unigenito, generato ma non fatto, il quale, incarnato di Spirito Santo e da Maria Vergine, si è fatto uomo.

Nel 381 a Costantinopoli si dovette aggiungere che procede dal Padre (senza peraltro definirlo figlio, dato che Cristo è figlio unico), ma dimenticando di dire che procede anche dal Figlio, sì che si dovrà provvedervi più tardi dicendo che procede dall’uno e dall’altro (procedenti ab utroque). E la Trinità divenne legge dello Stato.

Costantino fece sapere che chi non avesse controfirmato quel documento sarebbe stato esiliato. Solo Ario e gli egiziani, che la pensavano come lui, non firmarono andando in esilio verso regioni danubiane (gli oppositori alle tesi ufficiali erano 17 e, dopo la minaccia dell’esilio, divennero due). I loro libri furono bruciati. Era Costantino il vero capo della Chiesa che inaugurava il connubio nefasto tra Stato e Chiesa datando l’inizio delle feroci persecuzioni dei cristiani contro pagani, ebrei ed eretici. L’atteggiamento conciliante mostrato da questo Imperatore cambiò subito quando alcuni vescovi ritrattarono (tra cui Eusebio di Nicomedia); li esiliò subito in Gallia e minacciò di dura pena chi titubava. I vescovi ossequienti erano ormai nelle mani dell’Impero ma si erano arricchiti rafforzando il loro potere temporale. Nel 337 Costantino morì, secondo alcuni fu battezzato ma dal suo amico Eusebio che era ariano.

Cosa fare degli eretici ? Vi erano gli editti del persecutore di cristiani, Diocleziano, da adattare alla conversione degli eretici alla vera religione, quella ortodossa. Quegli editti, soprattutto nella loro parte di legislazione penale, vennero applicati agli eretici (con l’esclusione dei novaziani per una indagine scrupolosa sui loro principi di fede che Costantino fece fare da autorità civili di sua fiducia) con gli applausi dei cristiani che conoscevano la loro durezza per averla sperimentata. Ma mentre si combattevano queste eresie, iniziarono a crearsene altre ben più estese e minacciose.

Con Teodosio si ebbe la drastica svolta e nessuna concessione fu più ammessa. Anche le persecuzioni si estesero dagli eretici ai pagani: nel 381 vennero vietati tutti i riti di altre religioni e si stabilì che i cristiani apostati non avessero diritto ad un testamento; nel 382 furono permessi gli oggetti pagani solo nel caso avessero valore artistico; nel 383 il giorno dedicato al Sole (dies solis) divenne il giorno dedicato al Signore (dies dominicus); nel 385 fu ribadito il divieto di cerimonie pagane.

Tutti i templi furono incendiati e distrutti con tutte le statue e le opere d’arte che contenevano, gli strumenti dell’idolatria sequestrati e distrutti, aboliti i privilegi dei sacerdoti, confiscati tutti i beni dei differenti culti a beneficio della Chiesa, dell’Imperatore, dell’esercito, unico esempio al mondo di un violento genocidio religioso con tutta l’infinita cultura che vi era dietro, come quella della superba biblioteca annessa al Tempio di Serapide in Alessandria, il cui vescovo era il criminale Teofilo (non santo perché ariano), saccheggiata e distrutta nel 391.

Mai nessuna persecuzione pagana raggiunse queste vette, mai si raggiunse una tale violenza, ferocia e crudeltà, perché, con Gibbon, uno zelo così ostinato non era congeniale allo spirito scettico ed indifferente del politeismo

Va ricordato che le peggiori atrocità furono rivolte agli eretici e che tra le atrocità contro i pagani vi furono gli interessi particolari di vari imperatori, a partire da Costantino, di depredare tutti i beni (moltissimi) dei vari templi pagani. Tutte queste meraviglie in statue, marmi, ori ed argenti furono utilizzate per decorare i palazzi, le strade e le piazze di Costantinopoli, la nuova Roma.

Bande di cristiani iniziarono (357) ad Oriente la distruzione di tutti i templi pagani con le statue che contenevano e che si erano salvate dai precedenti saccheggi. Erano i vescovi ed i teologi che istigavano e guidavano questi fanatici con l’affermazione che dentro quelle statue vi erano diavoli.  Nel 359, a Skytopolis in Palestina, viene organizzato uno dei tanti campi di concentramento per la tortura e l’esecuzione dei pagani arrestati in qualsiasi parte dell’Impero. Nel 364 l’Imperatore Flavio ordina la distruzione della biblioteca di Antiochia e la pena di morte per chiunque ancora veneri con qualunque cerimonia gli dèi pagani e pratichi la divinazione anche mediante l’astrologia. E le persecuzioni proseguono in modo meticoloso in ogni regione dell’Impero, ininterrotte per decine di anni con ogni sevizia per chi anche solo abbia libri classici nella propria casa. Ogni biblioteca viene data alle fiamme. Tutti questi orrori, se possibile, si incrementeranno con Teodosio, dal 385. Scrive lo storico pagano Ammiano Marcellino riferendosi alle stragi continue in tutti i campi di concentramento, con particolare virulenza a Skytopolis: “E dalle più remote località dell’Impero trascinavano incatenati innumerevoli cittadini di ogni età, e classe sociale. E molti di loro morivano nel percorso o nelle prigioni locali. E coloro che riuscivano a sopravvivere, finivano a Skithopolis, una remota città della Palestina, dove avevano piazzato gli strumenti delle torture e delle esecuzioni“. Nel 391, come scrive Eunapio, storico dell’ultimo periodo neoplatonico, inorridito per ciò che accadeva ad Alessandria: “senza una ragione plausibile, senza il minimo rumore di guerra, il tempio di Serapide venne distrutto. Le statue e le offerte votive furono rubate. Solo il pavimento del tempio non venne asportato, dato che le pietre erano troppo pesanti. E dopo quella distruzione si vantavano di aver distrutto gli dei. In seguito, introdussero in quei luoghi sacri i cosiddetti monaci, uomini nella forma ma porci nel vestire e nel mangiare“. In questa occasione scheletri umani di criminali e di schiavi, spacciati per cristiani uccisi dai pagani, vengono posti nelle chiese e venerati come martiri. L’elenco delle persecuzioni è infinito e, dato il clima, non vi furono che pochi coraggiosi a scrivere una qualche cronaca con la speranza che quello scritto potesse un giorno vedere la luce (pochissimi). Senza soluzione di continuità gli ultimi importanti fuochi furono tolti definitivamente di mezzo da Carlo Magno tra l’850 e l’860 con la decapitazione di 4500 sassoni di religione ariana.

        Uno dei primi atti di Teodosio, in ambito religioso, fu l’Editto di Tessalonica (Cunctos populos) del 380 in cui venne sancita la definitiva intolleranza di quello che fu il più grande Impero del mondo, Impero che aveva fatto della tolleranza il suo credo. Con poche parole si realizzava la più incredibile violenza all’intera umanità. Il Cristianesimo e per di più quello niceno, era religione di Stato con la minaccia di ogni persecuzione contro pagani e cristiani che non avessero aderito al credo niceno come religione unica ed obbligatoria dell’Impero romano.

Contro Origene, Pelagio, Novaziano, Nestorio [il Figlio aveva due nature, una umana ed una divina (difisismo) Conseguenza di ciò, la vergine Maria non doveva essere chiamata Madre di Dio, cioè Theotokos, (non si possono assegnare ad un Dio le categorie di nascita e morte) ma solo Madre di Gesù-persona, cioè Christokos in quanto madre della natura umana di Gesù]

Concilio di Efeso del 431 Cirillo (Maria  Theotokos)si recò al Concilio con bande armate

Dioscoro, patriarca di Alessandria dal 444 al 451, sostenne insieme ad altri che Gesù aveva una sola natura divina (monofisismo) e la cosa fu affermata nel Concilio di Efeso del 449 (altro Concilio con bande armate, questa volta di Dioscoro)

IV Concilio ecumenico di Calcedonia del 451 si stabilì che Cristo aveva due Nature (umana e divina) essendo una sola Persona  (difisismo).

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre [e dal Figlio],                                 filióque
e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.

Da questo momento iniziò a formarsi la Chiesa egiziana Copta, staccata da Bisanzio e la Chiesa d’Etiopia. Azioni repressive di nuovi imperatori (Giustino e suo nipote Giustiniano) provocarono il distacco della Chiesa di Siria, Persia ed Armenia. Tutte chiese monofisite che nel VII secolo caddero (o meglio: preferirono cadere) sotto la dominazione mussulmana continuando con la loro autonomia ed il loro apostolato. Il riconoscimento poi delle due sedi della Chiesa (Roma e Costantinopoli) con il loro primato su tutte le altre aprì la strada ad una vera autonomia e quindi ad una separazione sempre maggiore se non a dissidi continui.

Intanto l’Impero, soprattutto quello d’Occidente, era praticamente finito, in balìa di saccheggi continui e distruzioni. La Chiesa romana trasformò lentamente in papato l’organizzazione imperiale in cui essa stessa si era costituita come formazione gerarchica. L’apparato statale si tradusse in un sistema ecclesiastico il cui fulcro era il papa. L’antico senato imperiale, ora nelle persone dei cardinali e dei vescovi, circondava questo monarca spirituale elettivo per il quale, come per gli imperatori, non c’era distinzione di razza o di nazione.

Vale la pena soffermarsi ad un solo episodio che mostra la degenerazione della Chiesa nel Papato. Gregorio I detto Magno, l’inventore del Purgatorio, nel suo affanno di purificazione ordinò la distruzione delle ultime opere d’arte superstiti dell’Impero e fece bruciare tutti i libri “pagani” includendo l’intera Biblioteca Palatina e per questo fu chiamato Attila della letteratura. E, come tutti i Papi, fece molto di più perché ormai essere Papi significava essere padroni che possono disporre dei sudditi e degli schiavi. Ed infatti Gregorio aveva molti schiavi, in gran parte sardi, e chiedeva al rappresentante imperiale nell’isola che vigilasse perché gli fosse inviata la merce migliore. Schiavi cristiani oltre a quelli pagani ma guai se gli ebrei avessero avuto un solo schiavo cristiano, perché i malvagi avevano ammazzato Gesù ! Così scriveva nel 599 il “santo padre” a Gianuario, vescovo di Cagliari, su alcuni pagani presenti nell’isola: i pagani ed idolatri devono essere convertiti mediante un convincente ammonimento e se tuttavia Voi notate che non sono disposti a modificare la loro condotta, desideriamo che con grande zelo Voi li arrestiate. Se sono schiavi, domateli con botte e torture al fine di ottenerne il miglioramento; ma se sono liberi, devono essere indotti al pentimento con una dura carcerazione, adeguata alle circostanze, affinché coloro che disdegnano d’ascoltare le parole di redenzione, che li salvano dal pericolo della morte, in tutti i casi possano essere ricondotti alla sana fede augurata per mezzo dei tormenti fisici.

Sul potere dei Papi, Gregorovius commentava: Il declino di tutte le virtù politiche e virili ed il tramonto degli studi furono i necessari presupposti della potenza ecclesiastica poiché solo quanto decade la speculazione o quando la letteratura s’inselvatichisce, i preti possono conseguire il dominio del mondo.

PARTE II

Gesù è Dio ?         Una lettura attenta dei Vangeli mostra un Gesù devotissimo a Dio al quale rivolge delle preghiere ed un lamento disperato. E’ comprensibile che un profeta chiami il Dio come “padre mio” e comunque questa espressione non qualifica l’esser figlio ma solo un modo di rivolgersi a chi si adora. Fatta questa premessa ricordiamo le parole di Gesù nell’ultima cena:

36 E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». [Mc. 14, 36]

e sulla croce:

34 Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? [Mc. 15, 34]

esclamazione analoga a quella che riporta Matteo:

46 Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». [Mt. 27, 46]

32 Quanto poi a quel giorno o a quell’ora [in cui ci sarà la fine del mondo], nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. [Mc. 13, 32];

28io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me [Gv. 14, 28]

Maria à C’era chi diceva che Maria era vergine prima del parto di Gesù (ciò che non offende nessuno). Ma ciò non bastava perché serviva dire che Maria era vergine anche dopo il parto e questo offende, offende tanto che vari scrittori cristiani medioevali se ne resero conto e trovarono una via d’uscita differente al povero Gesù. Non è uscito da dove escono tutti i bambini ? Deve essere uscito da un orecchio. E Maria fece poi una recita di gran classe quando si recò a purificarsi come da costume ebraico.

Ma la versione di maggiore interesse fu quella del santo abate Radberto (831): Maria, affermò il sant’uomo, aveva generato Gesù con il “corpo chiuso”, utero clauso. Questo sarebbe il modo di salvare la verginità di Maria ? Così si fa diventare un mostro ! Comunque resta la definizione di Maria come vergine prima, durante e dopo il parto.

La questione della verginità di Maria non fu affrontata mai fino al III secolo in Oriente e fino alla metà del IV secolo in Occidente (e la stessa Maria nel Nuovo Testamento, sembra non sapere nulla della nascita sovrannaturale di suo figlio) sembrava a tutti scontato che la giovane fanciulla avesse avuto un parto normale anche se il concepimento era stato del tutto fantastico.

I teologi assegnano a Maria  un Giuseppe vecchio e rimbambito (anche se in molti passi del Vangelo è chiamato il padre di Gesù, come ad esempio in Luca 2, 33: Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui ma anche in 2, 48, in 4, 22 ed in Matteo 13, 55 ed in Giovanni 1, 45 e 6, 42). Dicono che il vecchio era vedovo ed aveva avuto dei figli in precedenza, figli che sarebbero i fratelli di Gesù. Inoltre il poveruomo viene fatto sparire da tutti gli evangelisti dopo la nascita di Gesù. Vi è Sant’Agostino che parla di Maria che concepisce senza ombra di concupiscenza, affermando che quel qualcosa che accadde funon concupiscentia carnis urente, sed fìdei caritate fervente  (Sermones 214, 6, Patrologia Latina 38, 1069). Insomma, ai piaceri della carne vengono sostituite le ineffabili e caste delizie dello spirito che solo quello Santo sa dare (a nessuno è comunque venuto in mente che lo Spirito Santo, concepito Gesù, abbia provato tale piacere da concepire con Maria anche gli altri suoi fratelli).

La tesi più spesso sostenuta è quella dei fratelli di Gesù che sarebbero tali per cattiva traduzione perché, in realtà e come accennato, sarebbero cugini. L’evenienza che i fratelli (quattro) e le sorelle (almeno tre) di Gesù sarebbero cugini, è scartata, purtroppo per i teologi, dalla lingua greca che fa brutti scherzi a persone d’accatto. Nella redazione dei Vangeli in greco vi sono due termini differenti per indicare fratelli (adelphoi) e cugini (anepsioi). I due termini sono sempre correttamente utilizzati e quando si parla dei fratelli di Gesù si usa adelphoi e non anepsioi. Ciò vuol dire che i redattori dei Vangeli erano sciocchi e non hanno pensato a quale danno sarebbe stato fatto ad una madre, foss’anche di Dio, nello spacciarla per non vergine ? Certamente no. Il fatto è che nell’epoca della redazione dei Vangeli il problema delle eresie legate alla doppia natura di Gesù (materiale e spirituale) non era ancora esploso.

Basilio, Dottore della Chiesa, sul finire del IV secolo, teorizzava che Maria avesse messo al mondo suo figlio come fanno gli avvoltoi che generano la prole perlopiù senza accoppiarsi 

La verginità di Maria divenne dogma in Oriente nel Concilio di Efeso del 431 (l’Imperatore era Teodosio II)

nel Concilio Laterano del 649 presieduto da Papa Martino I si stabilì: la santa Madre di Dio sempre vergine immacolata Maria… ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo e ha partorito senza corruzione, permanendo indissolubile anche dopo parto la sua verginità(38) ed una taleverità viene imposta sotto pena di scomunica. Le cose continuarono e continuano con altri dogmi sempre pià raffinati: Maria sarebbe stata concepita Immacolata, senza cioè peccato originale come stabilì Pio IX nel 1854 e Maria sarebbe stata Assunta in cielo con il suo corpo, allo stesso modo di Gesù, come stabilì in un dogma Pio XII nel 1950.

Possibile che una donna si qualifichi solo per la sua verginità ? Indipendentemente da ciò che pensa, da ciò che dice, da come opera ?  E sembrerebbe proprio di sì perché non abbiamo alcun insegnamento da Maria se non, appunto, il suo essere vergine (a sua insaputa). Si tratta di una vera diffamazione delle donne che, non a caso, la Chiesa tiene al margine della sua vita con la constatazione di un volontà masochista di tali donne che amano essere semplici appendici del mondo maschile. La costruzione di questa Maria definisce anche la famiglia perfetta per i cristiani, la Sacra Famiglia: una madre vergine, un padre putativo ed un figlio Dio. Caspita ! Tutte le nostre sono vere famiglie disastrate. Ed infine si può dire con convinzione che  una teologia può dire ciò che vuole senza tema di smentita (anche Popper  mette la metafisica tra ciò che non è falsificabile e quindi al di fuori di ogni possibile dibattito razionale) e noi non possiamo far altro che raccontare queste sciocchezze e prenderne atto.  

PARTE III

L’Arabia prima del 622 (anno in cui iniziò l’attività di Maometto) non esisteva come nazione vera e propria, ma solo come sistema tribale.

        La religione di queste tribù era strettamente connessa alle stelle del cielo che avevano suddiviso in 28 costellazioni, al Sole ed alla Luna. Erano gli astri che indicavano le stagioni e la strada da seguire in pianure e terre sterminate prive di altri riferimenti. Oltre agli astri venivano venerati gli spiriti che popolavano la terra (animismo), spiriti generalmente invisibili, ma con la possibilità di manifestarsi sotto forma di animali, di alberi o rocce. A queste divinità naturali, non assegnabili ad un particolare luogo, se ne aggiunsero altre, locali, quando iniziarono i primi processi di sedentarismo. In tal modo le divinità divennero numerose, ma nessuna prevaleva sulle altre. A queste divinità se ne aggiungeva una, Hubal, risalente alla preistoria e venerata da tutti gli arabi, ognuno dei quali vi riconosceva e venerava il proprio dio, in un tempio a forma di cubo (Kaaba) che si trovava (e si trova) nel centro de La Mecca. La leggenda parla di una primitiva Kaaba distrutta dal Diluvio Universale. Da tale distruzione si sarebbe salvata una pietra nera (probabilmente un meteorite) andata ad incastrarsi in una montagna. Essa fu recuperata da un personaggio mitico, Ibrāhīm, che, aiutato dal figlio Ismā’īl, iniziò la ricostruzione della nuova Kaaba della quale ci parla anche Diodoro Siculo nel I secolo a.C.. Da notare che questi due personaggi sono rispettivamente l’Abramo e l’Ismaele della Bibbia e che Maometto sosterrà che la Kaaba era il luogo dove Abramo, il progenitore di tutti gli arabi, aveva un tempo sacrificato all’unico vero Dio. Anche gli arabi, come ogni altra popolazione dell’epoca, credevano nella divinazione ed in particolare nel predire il futuro attraverso il volo degli uccelli, avevano timore del malocchio dal quale si proteggevano con amuleti. E’ d’interesse notare che il dio Hubal era chiamato da tempi remotissimi con l’appellativo di onnipotente che in arabo suona al-illah che ha come forma contratta Allah. Questo Dio è assimilabile direttamente alla denominazione biblica del Dio ha-heloim.

Questa situazione economica e spirituale del mondo arabo, situazione che dall’esterno sembrava immobile nel tempo, improvvisamente cambia agli inizi del VII secolo risvegliando interessi verso quelle terre e popoli anche da parte di quei distratti che hanno sempre e solo l’Europa come riferimento. Attacchi continui da parte degli etiopi verso le zone ricche dell’Arabia del Sud e le terre fertili della costa si erano incrementati nell’ultimo secolo. Ciò aveva fatto abbandonare queste terre ricche e con esse l’estendersi dell’operazione di fertilizzazione ed irrigazione. Restavano le carovane dirette verso, e provenienti dal, Mediterraneo che erano il bersaglio prediletto dei predoni provenienti ancora dall’Etiopia e da altre terre africane. Quelle rotte lungo il Mar Rosso erano ormai diventate troppo insicure e vennero sostituite con rotte più lunghe e faticose ma meno pericolose, rotte che, dopo l’attraversamento della penisola da Saba a Gerrha nel Golfo Persico, si addentravano nei territori dell’Impero Persiano Sassanide (attuale Iraq ed Iran), più sicuri, per poi entrare in quello Bizantino. L’insieme di questi eventi comportò un cambiamento radicale di vita che divenne sempre più precaria. Le città si impoverivano e le poche terre fertili tornavano a desertificarsi. Come è spesso accaduto nella storia, una popolazione in profonda crisi, che perde molte delle certezze di cui disponeva per andare in situazioni sempre più miserabili, è terreno fertile per rivolgimenti religiosi e, perché no, messianici. Insomma, in epoca in cui religione è politica senza intermediari, le popolazioni aspettano dalla religione la soluzione dei problemi che le assillano.

Maometto à la sua nascita sembra collocabile tra il 570 ed il 580

I suoi genitori ed il nonno morirono quand’egli era ancora ragazzo e gli zii lo depredarono dell’eredità lasciandolo con poche cose (5 cammelli ed una schiava etiopica). Qui però, come nel seguito, vi sono molti dubbi per la difficoltà di dipanare la leggenda dalla storia. Un suo zio, Abū Tālib, lo prese con sé e gli fece da tutore fino all’età di 25 anni. Durante questo periodo la leggenda racconta di Maometto che a 12 anni (da notare che è l’età della presentazione di Gesù al Tempio), al seguito di una carovana dello zio, incontra nella citata città di Bosra il monaco cristiano siriano Bahīra che intravede in lui potenzialità carismatiche ed il simbolo profetico in un neo che aveva in una determinata posizione dietro le spalle.

Ai 25 anni Maometto passò a servire una ricca e nobile vedova de La Mecca, Khadigia del clan degli Asad, che era dedita ai commerci. La cura e la fedeltà di Maometto verso la donna furono premiati con il matrimonio e con molte ricchezze (oltre ad un sostegno continuo anche contro i propri clan), eventi che riportarono Maometto al suo elevato rango. Maometto divenne allora carovaniere e tutto andò senza particolari da ricordare fino ai suoi 40 anni quando lo prese la vocazione religiosa e lo spirito nazionalista. Assunse allora il titolo di Profeta ed iniziò a predicare. Questo episodio è anch’esso ammantato di leggenda secondo la quale, in un dato giorno del ramadān (mese del digiuno) dell’anno (forse) 610, dopo un ritiro prolungato da eremita sui monti deserti che circondano La Mecca, gli apparve l’Arcangelo Gibrā’īl (il biblico Arcangelo Gabriele) che lo chiamò a diventare il messaggero di Allah(41), il tramite con il Popolo arabo delle rivelazioni di cui Dio lo faceva partecipe. Iniziarono quindi questi messaggi, queste rivelazioni, da parte di Allah … ma, ad un certo punto, si interruppero. Durante questo periodo di silenzio, Maometto pensò di suicidarsi. Poi tutto riprese con rivelazioni sulla vita che viene dopo la morte, una vita di delizie ma anche di pene che sarà definita nel Giorno del Giudizio. In tale giorno si avrà un Dio misericordioso per chi lo avrà servito ed un Dio implacabile per chi, con coscienza, si sarà allontanato da Lui. Ma l’essersi fatto Profeta non fu compreso dalla maggioranza della sua tribù, i Qurayš, che passò appunto dall’incomprensione (anche perché oggettivamente le prime rivelazioni sembravano incomprensibili ai più), al dileggio, all’aperta ostilità per il rifiuto delle differenti divinità dei singoli clan della tribù con quel passaggio ad un Dio unico che metteva fuori gioco i santuari dove si facevano pellegrinaggi, cerimonie, fiere e metteva in discussione gli dei. Queste rivelazioni che spesso avvenivano con il Profeta in stato di alterazione fisica (aveva freddo, tremava violentemente, rantolava, urlava) gli conquistarono i primi seguaci in famiglia e furono oggetto delle prime Sure del Corano (suddivisioni testuali del Corano a loro volta costituite da versetti), il libro sacro dei musulmani che raccoglie le rivelazioni di Allah a Maometto. Quando la predicazione uscì fuori dal clan familiare le Sure erano già diventate 70 (delle 114 che compongono il Sacro libro). Ma, a questo punto, la predicazione di Maometto passò, dalla curiosità che suscitava, ad essere osteggiata per gli effetti dirompenti che avrebbe prodotto la denigrazione delle differenti divinità nel tessuto sociale tribale.

Maometto si considera l’ultimo profeta che viene a chiudere il ciclo profetico con l’avvento dell’Islam nella storia dell’umanità ed è un profeta che si inserisce completamente all’interno del Vecchio (e Nuovo) Testamento e del Talmud facendo sua tutta quella storia, definendosi un continuatore di essa a partire dalla creazione, da Adamo ed Eva, passando per Noè e per la liberazione del popolo di Israele dall’Egitto da parte di Mosè, … fino ad arrivare al penultimo Profeta, Gesù (del quale però non si tiene conto del Padre, il Dio misericordioso, poiché il Dio resta il violento e vendicativo del Vecchio Testamento).  

Il tentativo di Maometto era quello di riprendere il filo delle due religioni monoteiste (ebraismo e cristianesimo) attraverso i loro testi sacri per una unificazione attraverso un Dio unico, le cui caratteristiche non erano dissimili da quello del Vecchio Testamento. I Giudei avevano ancora peccato ed erano stati abbandonati dal loro Dio. Anche l’uomo e Profeta Gesù era stato tradito dal suo popolo che lo aveva anche portato a morte (ma Gesù era stato sostituito all’ultimo momento da un altro, un fantasma o un malfattore, che morì per lui mentre la sua persona era stata elevata al settimo cielo). E Maometto, appunto l’ultimo messaggero di Dio, l’ultimo Profeta,  aveva tutti gli argomenti per scagliarsi contro i fallimenti delle altre religioni monoteiste: da una parte erano stati i cristiani a fornirgli quelli contro i giudei mentre erano stati gli gnostici e gli eretici scacciati dall’Impero di Roma che gli avevano fornito argomenti contro il cristianesimo.

Intorno al 619 lo zio morì, poco dopo la morte dell’altra sua grande protettrice, la moglie Khadigia. Il nuovo capoclan, Abū Lahab, era un nemico personale di Maometto che gli tolse ogni protezione tanto da farlo sentire in pericolo. Maometto tentò in tutti i modi di trovare una protezione, a questo punto, esterna al suo clan ed alla sua tribù, presso altre tribù che incontrava in occasione dei pellegrinaggi rituali, presso dei nomadi, … ma fu respinto, a volte anche in malo modo.

Solo alcuni pellegrini provenienti dall’oasi della città di Yathrib (detta la città, che in arabo è al Madīna cioè Medina), situata a circa 400 Km a nord di La Mecca, lo ascoltarono e furono disponibili ad offrirgli una nuova protezione tribale, codificata con la sottoscrizione di un Patto con alcuni clan medinesi (Sahīfa o Rescritto), cioè fra i credenti e musulmani Qurayš e quelli di Yathrib, ed estesa ai suoi seguaci convertiti

Da notare che le rivelazioni, dal momento in cui Maometto si insediò a Medina con ascendente e potere notevoli, divennero più forti, autoritarie, guerrafondaie, sanguinarie. Il tutto al fine di convertire e sottomettere gli infedeli dovunque si trovassero, trovando ogni giustificazione di ciò sui Testi Sacri, confondendo il Dio misericordioso di Gesù con quello assassino del Vecchio Testamento, ma con una tolleranza maggiore: non si trattava di distruggere sempre e comunque i nemici, come ordinava il Dio di Israele ma di dare ad essi la possibilità di  salvezza con la conversione.

Il 622, l’anno del trasferimento da La Mecca a Yathrib (Medina), è l’anno 1 della nuova era musulmana o Ègira (emigrazione), è lo stesso giorno dell’inizio delle vittorie dell’Imperatore bizantino Eraclio contro i persiani.

A Medina, con il sostegno di dodici adepti (si noti l’assonanza con gli apostoli) e vari seguaci emigrati con lui da La Mecca, tra cui il suo fedele Abū Bakr(del quale nel 622 sposò la figlia Aisha) Maometto continuò la predicazione facendo vari proseliti

In questa città i musulmani erano ospiti e questa condizione non si poteva mantenere indefinitamente. I musulmani sapevano commerciare, condurre carovane e difenderle, ma in mancanza di queste occupazioni ricorsero, al fine di procurarsi i mezzi di sussistenza e … molte donne, al brigantaggio, alle razzie delle ricche carovane in transito sulla frequentatissima via che collegava La Mecca con Siria ed Egitto. E poiché con il bottino delle razzie i predoni al seguito di Maometto si arricchivano con facilità, questa pratica funzionò da calamita per altre tribù, clan e sopratutto per beduini nomadi, con la conseguenza che l’esercito di Maometto cresceva continuamente.

Maometto in persona, nel corso dei suoi 10 anni di vita dall’Ègira, partecipò ad una sessantina tra battaglie, guerre ed assedi, incitando i suoi seguaci, cavalcando alla loro testa con la sua bandiera bianca ed impugnando una delle sue molte armi. In questi anni (624) si riformò anche la modalità di preghiera, spostando il luogo dove orientarla: da Gerusalemme alla Kaaba, il Tempio Sacro della Mecca, e questa scelta discese per la rottura definitiva tra Maometto e la comunità ebraica. Ciò rappresentava un distacco dagli ebrei di Medina che non avevano riconosciuto Maometto come Profeta nel solco biblico (sembra perché Maometto mostrava di non conoscere la Bibbia nei dettagli).

La politica delle razzie creò un ulteriore passo in avanti nella religione attraverso altre rivelazioni. Un nutrito gruppo di musulmani attaccò una carovana proveniente dalla Siria. Un contingente di molti armati, proveniente da La Mecca, arrivò ad aiutare la carovana ed in tal modo i musulmani si trovarono in netta inferiorità. A portare gli islamici alla netta vittoria (Battaglia di Badr, 623) fu la promessa del castigo di Allah per coloro che rifuggivano dalla battaglia e quella della salvezza eterna per coloro che avrebbero trovato la morte per sostenere il volere di Allah. I caduti, i martiri, sarebbero stati accompagnati in cielo da una fitta schiera di angeli. A parte il lauto bottino, quella vittoria mostrò che, quando si combatte con e per Allah, la vittoria è certa. Da La Mecca partì però un intero esercito (3000 uomini) di Quraysh, al comando di Abu Sufyan, con la decisa volontà di vendetta e per esaltare la potenza del loro dio Hubal. I musulmani (950 combattenti) furono sconfitti (Battaglia del Monte Uhud, vicino Medina, gennaio 625) e lo stesso Maometto fu ferito (dente e labbro rotti e colpo di scimitarra sulla spalla).

        Anche qui la sconfitta discendeva dal fatto che i combattenti non avevano ubbidito al Profeta. Ed i responsabili principali erano i demoralizzatori ipocriti della città, cioè gli ebrei che furono anche accusati di aver attentato alla vita del Profeta.

ripresero pian piano gli attacchi alle carovane mostrando così che quella sconfitta era stata episodica. Da La Mecca si mise su un nuovo esercito (10000 uomini) che marciò su Medina per mettere fine alle scorrerie delle bande musulmane che disponevano di un numero inferiore di uomini (3000) e peggio armati. Le difese approntate dai musulmani resero necessario assediare la città (Guerra delle nazioni o del fossato che fu necessario scavare, 627). Ma la stagione era diversa dalla precedente. Ora la mietitura dell’orzo era già avvenuta con la conseguenza che, per assediare Medina e quindi sfamare un esercito con gli animali al seguito, occorreva ammazzare ogni giorno decine di cavalli. Dopo qualche scontro da poco, l’esercito di La Mecca si ritirò. Fu un successo enorme per Maometto che ebbe subito il riconoscimento di varie tribù che cercarono amicizia con la Umma musulmana.

Prendendo a pretesto un episodio di sangue (beduini alleati ai Quraysh avrebbero aggredito altri beduini alleati dei musulmani) Maometto marciò a capo di un potente esercito verso La Mecca (630). I Quraysh, vista la sproporzione delle forze, decisero di arrendersi e di convertirsi all’Islam per avere salva la vita (solo in pochi non cedettero). La Mecca era ormai in balìa dei musulmani e Maometto tornò alla Kaaba e distrusse i 360 idoli presenti dentro e fuori il Tempio, lavò gli affreschi ivi presenti e, secondo alcune testimonianze, lasciò solo le immagini di Gesù e di sua madre Maria. Solo qualche giorno dopo tornò a Medina tranquillizzando gli abitanti che temevano di averlo perso, dicendo loro che gradiva morire in quel luogo che era stato così ospitale con lui.

        Maometto morì l’8 giugno del 632, anno undicesimo dell’ègira, tre mesi dopo essere tornato a Medina, lasciando il compito di guidare l’Islam al suo amico il califfo o halīfa (che vuol dire successore o vicario) Abū Bakr.

Maometto lasciò il suo libro, il Corano, ammantato anch’esso di leggenda. Riguardo alla redazione fu fatta dai fedeli più vicini al Profeta su foglie di palma e/o su pelli di agnello che, una volta riempite, erano messe senza alcun ordine dentro una cassa custodita da una delle sue mogli. Solo due anni dopo la morte di Maometto, il Corano fu pubblicato in un incerto ordine delle differenti Sure dal suo discepolo prediletto Abū Bakr. Passati altri 20 anni, il Califfo Othman riprese in mano il sacro libro modificando qua e là sia il testo che l’ordine delle Sure. Almeno sappiamo che il Corano è stato manipolato.

Siamo al 698 quando la maggior parte del Nord Africa era stato conquistata dai musulmani ai bizantini. Musa, un generale musulmano di origine yemenita, si incaricò di completare alcune conquiste.

Nel 719 furono conquistate Pamplona, Huesca e Barcellona. Da qui si entrò nel territorio del Regno visigoto in Gallia con la conquista di Narbonne (720).

Musa, ancora nel 714, disponeva di un imponente esercito e si preparava ad attaccare i Regni declinanti dei Franchi (i Re fannulloni Merovingi) e dei Longobardi per arrivare a Roma ad unificare il Dio Unico sugli altari del Vaticano. Come scrive Gibbon, la conquista sarebbe proseguita soggiogando i barbari della Germania. Seguendo poi il corso del Danubio fino alla sua foce, sarebbe stato possibile prendere Costantinopoli dal Nord mettendo fine all’Impero Romano d’Oriente. La corte musulmana di Damasco si insospettì di questi piani ad ampio respiro di Musa e della fama che lo accompagnava. Il califfo al-Walīd I lo richiamò a Damasco e Musa obbedì. Intraprese il viaggio di ritorno verso la Siria via terra portando con sé immensi tesori. Fu dovunque acclamato in vero trionfo fino al suo arrivo a Damasco nel 715.

Dopo aver attraversato la Garonna e la Dordogna, l’esercito musulmano si scontrò, vicino Bordeaux, con un esercito cristiano, guidato dal Conte Eudes, che fu distrutto nel 732 con un enorme numero di morti. Anche al Sud, da Narbonne, un esercito musulmano avanzò diritto verso il Rodano ed assediò Arles distruggendo, anche qui, l’esercito cristiano che era venuto in aiuto. L’esercito che aveva vinto a Bordeaux si spinse più oltre arrivando fino in Borgogna ed occupando Lione e  Besançon, saccheggiando ogni bene di valore e devastando ogni cosa, soprattutto nei monasteri e nelle chiese che incontrava (in quell’epoca era un sogno vano il pensare di trovare ricchezze altrove, a parte naturalmente i palazzi del potere). Lungo questa rotta si trovavano Tours e Poitiers che erano le mete più ambite per quanto si raccontava di ricchezze che si trovavano in quei monasteri dedicati uno a San Martino di Tours (quel santo del mantello …) e l’altro a Sant’Ilario di Poitiers. Commenta sarcastico Gibbon che i santi patroni in oggetto dimenticarono quel potere miracoloso che avrebbe dovuto difendere le loro tombe.

Fu a questo punto che Carlo Martello, figlio illegittimo di Pipino il Giovane (oppure Pipino II) e fondatore della dinastia Carolingia, intervenne.

Era la fine di ottobre del 732 quando Carlo marciò contro i musulmani localizzati tra Tours e Poitiers. La marcia avvenne al riparo di una catena di colline in modo da non essere notata e l’esercito di Carlo sorprese i musulmani che non se lo aspettavano. Vi furono alcuni scontri parziali e limitati che durarono sei giorni. Sembrava che la meglio andasse ai musulmani. Al settimo giorno vi fu invece lo scontro frontale che vide in primo piano i germani battere sonoramente quell’esercito che pareva invincibile ed uccidere il loro comandante Al-Rahmān. Arrivò la notte e si restò in attesa di un altro scontro per il giorno successivo. Ma in questo lasso di tempo vi furono scontri ma tra armati di diverse tribù musulmane, tra chi voleva restare e chi voleva scappare. Il mattino seguente l’esercito di Carlo non trovò i suoi nemici ed al principio pensò a qualche imboscata ma dopo un poco si convinse che i musulmani erano stati definitivamente sconfitti e messi in fuga.

        Il gran successo nella conquista così rapida di zone abitate a prevalenza ebraica e cristiana merita un minimo d’indagine. Tralasciando il punto di vista militare, vediamo perché vi fu una sorta di accettazione popolare degli invasori. Il fatto che Allah sia un Dio unico è del tutto evidente ai musulmani ma, contrariamente ai cristiani, i seguaci dell’Islam credono di avere una dote in più rispetto a coloro che hanno altri dei. Sono loro i fortunati che non debbono andare a pietire (o peggio, imporre) conversioni ma tranquilli aspettare le eventuali persone che hanno finalmente capito e desiderano convertirsi. Non sono i musulmani che devono chiedere qualcosa come conversione ai vinti. Si accontentano della sottomissione. Tra i barbari era il vincitore ad andare spontaneamente incontro al vinto. Tra gli arabi accade il fenomeno opposto, sarà il vinto ad andare verso il vincitore.

Ciò potrà avvenire solo se spontaneamente il vinto capirà che Allah è unico, che il Corano è il sacro testo, che l’arabo è la lingua santa. Quindi nessuna propaganda o oppressione ma assoluta libertà religiosa, anche per i cristiani monofisiti e nestoriani che erano invece perseguitati dalla casa madre del Cristianesimo. In tutte le zone conquistate dagli arabi erano le suddette religioni a dominare e si può quindi capire che, di fronte alla libertà religiosa garantita, e non per calcolo politico ma per quel senso di superiorità che si ha quando si è convinti di essere i migliori, tutti preferivano accettare tranquillamente il nuovo rispetto al duro passato oppressivo. I musulmani si sentivano magnanimi verso dei poveretti che non capivano la grandezza di Allah, accettavano tra loro persone degradate, spregevoli ed abiette. E’ l’infedele, del quale non viene attaccata la fede ma ignorata, che si sente demoralizzato e tenta di riconquistare una qualche dignità mondana, è lui che si dirige verso il musulmano e, nel farlo rompe i legami con la sua patria ed il suo popolo. Devo qui ricordare che con l’Ebraismo ed il Cristianesimo non vi era distinzione tra religione e politica con la conseguenza che i dominatori precedenti risultavano oppressori sia religiosi che politici. I nuovi conquistatori garantivano la completa libertà di culto e non chiedevano in tasse più di quanto non chiedessero i bizantini. Perché opporsi ?

APPENDICI

Bue ed Asinello

Magi

Una ipotesi 

  • Archeologi hanno mostrato che, all’epoca della nascita di Gesù, Nazaret non esisteva ancora.
  • Nazaret dista 30 km dal Lago di Tiberiade ed i Vangeli la descrivono vicina tanto che Gesù si recava spesso al lago.
  • Nazaret non ha dirupi mentre i Vangeli parlano di dirupi.
  • Luca dice che Gesù discese a Cafarnao  (Lc. 4; 31) e questa frase ha un senso soltanto se la discesa parte da Gàmala.
  • Matteo scrive: Gesù partì dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano (Mt. 19, 1). Ma per recarsi dalla Galilea alla Giudea non si deve attraversare il Giordano; ma, se si parte da Gàmala, il territorio della Giudea è al di là del Giordano.
  • La sinagoga di Nazaret dove Gesù sarebbe andato a pregare risale al II-III secolo mentre le rovine di quella di Gamala  sono antecedenti al I secolo.
  • Gamala (o Gamla), situata su una collina a gobba di cammello, è stata scoperta nel 1967 e corrisponde alle descrizioni dei Vangeli. E’ una città, su di un monte, ha un precipizio, la sinagoga, dista 9 Km dal lago, con case ed attività produttive (frantoi), tutto testimoniato da resti archeologici risalenti al tempo di Cristo, era conosciuta anche da Svetonio come una “città dei Giudei importantissima” (Tito 4). Mentre Nazaret è del tutto sconosciuta fino al III/IV secolo.

Proprio a Gamala vi era la potente famiglia del rabbino Ezechia di famiglia asmonea che rivendicava, per la sua discendenza da David, il trono di Israele. Costui fu ucciso da Erode il Grande nel 47 a.C. ed un suo figlio, Giuda, sarebbe stato il fondatore della setta zelota con finalità messianiche di liberazione. Anche Giuda era chiamato Galileo e non perché provenisse dalla Galilea ma perché le sue azioni terroristiche avvenivano nel territorio della Galilea. Anche Giuda venne ucciso in uno scontro con i romani in occasione della rivolta contro il censimento del 6-7 d.C. (il censimento serviva per far pagare le tasse). Furono i figli di Giuda il Galileo, Giuda (Taddeo), Giacomo, Simone, a proseguire la lotta messianica. Qui si deve iniziare a notare come questi nomi siano gli stessi dei fratelli di Gesù ed anche degli apostoli di Gesù. Si può anche ipotizzare che le prime storie che circolavano su Gesù, poi trascritte nei Vangeli che noi conosciamo come canonici, siano state opportunamente modificate togliendo ogni riferimento a Gamala e trasferendo Gesù lontano dai luoghi in cui vi era il centro della rivolta antiromana. Ciò sarebbe perfettamente in linea con quanto Paolo ed i suoi seguaci stavano costruendo: una religione che non si presentasse ostile ai romani e, più in generale, ai gentili. Insomma il Gesù di Gamala doveva essere fatto dimenticare perché era (?) il Gesù morto sulla croce come antiromano e come colui che rivendicava il trono di Israele in quanto erede, anche lui evidentemente, di David. Interessava un Gesù morto per la salvezza delle anime, anche se incomprensibilmente ammazzato dai romani con una morte che veniva data SOLO a chi ne metteva in discussione l’autorità. E morto tra due latrones che, come già detto, non sono ladroni ma, anche qui, zeloti (tra l’altro: ma che senso avrebbe avuto la crocifissione riservata a ribelli ed attentatori all’Impero per due ladri di galline o al massimo due delinquenti comuni ? E poi: perché due malfattori condannati a morte dovrebbero prendersela con un condannato per motivi politici (il riferimento è ai supposti insulti dei due malfattori a Gesù)?).

Taddeo, che vuol dire coraggioso, compare nei Vangeli con questo nome in Marco e Matteo mentre il Luca con il nome di Giuda di Giacomo ma nell’edizione del 1933 del Novum Testamentum graece et latine (a cura di A. Merk, Ist. Bibl. Pont.), quest’ultimo nome diventa anche Giuda Zelota.

Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, sono definiti boanerghes, cioè “figli del tuono“, ed in un passo di Luca (9, 51-56) vorrebbero incendiare un villaggio di samaritani, tipica pratica zelota per punire chi non collaborava con la resistenza, come raccontato da Flavio Giuseppe (Guerra Giudaica, II, 12, 223-227).

Simone, chiamato anche Pietro e Cefa, è detto esplicitamente lo zelota da Luca (6, 13-16) ma il tentativo d’imbroglio c’è stato perché in Marco (3, 16-18) e Matteo (10, 2-3) è definito il cananeo facendo intendere una provenienza dalla terra di Canaan. Ma ho già detto che in ebraico qanai vuol dire zelota e da qui si può capire come, sul gioco delle lingue, di traduzioni o non traduzioni, si realizza una truffa continua che esemplificherò ancora. Da osservare che anche Simone nel Novum Testamentum citato è definito boanerghe. E vi è di più perché altrove (Mt. 16, 17) ancora Simone è chiamato figlio di Giona. Ma nel Novum Testamentum in latino è scritto Simon bar Iona e non Simon filius Ioannis mentre nel testo originale greco troviamo Simon Bariona. Ebbene, anche qui come visto, abbiamo la parola che in ebraico vuol dire zelota (o partigiano o combattente) ed anche qui compare la truffa continua che certamente può funzionare con il gregge ma non con persone semplicemente ragionevoli e pensanti. Inoltre negli Atti degli Apostoli (At. 5, 1-10) Simone è artefice di esecuzioni sommarie. Infine nei Vangeli sinottici è colui che reagisce sguainando la spada e tagliando un orecchio al comandante dei 600 (seicento soldati per arrestare un umile predicatore di pace e tolleranza !) soldati romani che vengono ad arrestare il mite Gesù.

Stessa situazione per Tommaso, che vuol dire il gemello (di Taddeo o la medesima persona ?), e che in altri scrittièchiamato Giuda detto il gemello con l’aggettivo cananeo già discusso e quindi anch’egli zelota (il nome completo di questo apostolo è quindi Didimo Giuda Tommaso). E questo Teuda sarebbe il fratello di Giovanni di Gamala, detto il salvatore cioè gesù (minuscolo perché non è un nome), uno dei capi del movimento zelota e figlio di Giuda il Galileo di cui ho discusso qualche riga più su (quindi abbiamo un altro forte indizio che ci porta ad un apostolo che muore in quanto resistente. Di questi salvatori e messia, almeno fino al 70, ve ne furono molti e tutti caddero sotto l’implacabile giustizia di Roma). Di questo Giuda Taddeo (che vuol dire Giuda il coraggioso con quel nome Giuda che la Chiesa ha fatto di tutto per far sparire a lato di Taddeo-Tommaso-Teuda) abbiamo tracce anche negli Atti quando gli apostoli vengono interrogati nel sinedrio perché insistevano nel predicare in nome di Gesù.

Si capisce allora perché occorreva far sparire il Vangelo di un combattente, apostolo di Gesù, ammazzato dai romani. Non sarebbe stato possibile introdurre il Cristianesimo a Roma con queste credenziali. E qui c’è da notare qualcosa che avevo detto nell’introduzione. E’ estremamente complesso falsificare. Occorre intervenire anche in minuzie che si trovano in altri scritti. In questo caso abbiamo lo storico di regime (IV secolo), Eusebio di Cesarea, che scrive di questo aposotolo le seguenti parole: Dopo che Gesù tornò in cielo, Giuda, detto anche Tommaso … [h. e., I, 13, 11] svelando in poche parole l’identità dell’apostolo Tommaso che comunque dai mistificatori evangelici è stato squalificato e fatto diventare da incredulo a demente.

Si capisce allora perché occorreva far sparire il Vangelo di un combattente, apostolo di Gesù, ammazzato dai romani. Non sarebbe stato possibile introdurre il Cristianesimo a Roma con queste credenziali. E qui c’è da notare qualcosa che avevo detto nell’introduzione. E’ estremamente complesso falsificare. Occorre intervenire anche in minuzie che si trovano in altri scritti. In questo caso abbiamo lo storico di regime (IV secolo), Eusebio di Cesarea, che scrive di questo aposotolo le seguenti parole: Dopo che Gesù tornò in cielo, Giuda, detto anche Tommaso … [h. e., I, 13, 11] svelando in poche parole l’identità dell’apostolo Tommaso che comunque dai mistificatori evangelici è stato squalificato e fatto diventare da incredulo a demente.

    Insomma vi sono vari forti indizi del fatto che tra gli apostoli di Gesù, alcuni dei quali suoi fratelli (Giacomo, Simone, Giuda), c’erano zeloti e partigiani (ed un qualche sospetto di tal genere è rafforzato dal fatto che lo stesso Gesù – o uno dei Gesù evangelici – sembra aggirarsi da quelle parti). Niente di male. Riconoscere il diritto dei popoli alla loro liberazione mi pare sacrosanto. Ma qui si discute d’altro, del fatto cioè se questa ipotesi ha un senso perché, se lo ha, allora il seguito è tutto chiaro. Alla cattura di Gesù non poteva che seguire la sua condanna a morte da parte dei romani che mai sarebbero intervenuti su un mite predicatore venuto per riformare la legge mosaica e che se la prendeva con i sacerdoti per il loro essere corrotti.

Visto ciò che accadde negli anni immediatamente successivi, non è difficile credere che, di fronte alla sconfitta totale ebraica nella Guerra Giudaica nella quale si impegnarono fino alla morte i movimenti esseno e zelota, i resti degli sconfitti, ricercati e perseguitati da Roma, abbiano trovato protezione nella sétta dei cristiani, andando ad ingrossarla. Inoltre fu ancora a partire dal 70 che Gesù venne chiamato con il nome greco di christòs (Χριστός), che era l’equivalente aramaico di məšīah (ma anche dell’ebraico māšīāh) con il significato di unto, investito cioè come Re del suo popolo dal Dio d’Israele (e perché dovesse essere un Re, il Rex Judaeorum, sembra evidente: chi se non un Re poteva dar seguito alle gesta, vergognose per la verità, di Davide ?). Infine, e non è cosa da poco, fu ad Antiochia che i seguaci di Gesù, prima noti come Nazorei (o Nazirei o Nazareni), vennero chiamati, dispregiativamente dai non credenti, cristiani (circa 40).

            In definitiva, nel caso in cui le ipotesi del paragrafo precedente avessero un senso, avremmo a che fare con Gesù Cristo Nazareno (Nazor). Non sappiamo chi sia in realtà perché, come accennato, il nome del Maestro di Giustizia non è né rivelabile né pronunciabile, ma potrebbe essere uno dei Gesù di cui parlano i Vangeli con uno strano mescolamento di vite.

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