Fisicamente

di Roberto Renzetti

QUALCHE COSA CHE SO DELLA CHIESA,

E DEI SUOI CRIMINI

PARTE II

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Peter Paul Rubens – Saturno che divora suo figlio – Museo del Prado (Madrid)

Roberto Renzetti

INDICE

PARTE I

PREFAZIONE DI ANDREA FROVA

INTRODUZIONE

1 – 1 – I PAPI VICARI DI CRISTO

1 – 2 – VERSO LE CROCIATE

1 – 3 – LE CROCIATE

1 – 4 – LA CROCIATA CONTRO GLI ALBIGESI

1 – 5 – NASCE L’INQUISIZIONE MEDIEVALE

1 – 6 – LA CROCIATA CONTRO I DOLCINIANI

1 – 7 – IL ROGO DI JAN HUS

1 – 8 – UN SEGUITO DI ORDINARIA CRIMINALITA’

1 – 9 – LA CACCIA ALLE STREGHE

1 – 10 – SENZA SPARGIMENTO DI SANGUE: LA DELIZIA DELLA TORTURA

1 – 11 – L’INQUISIZIONE SPAGNOLA

1 – 12 – L’ANIMA DEGLI INDIOS. LA CHIESA EVANGELIZZA GLI INDIANI D’AMERICA

1 – 13 – IL PREZZO PER SALVARE L’ANIMA

1 – 14 –  LA RIFORMA

1 – 15 – ALCUNE RIFLESSIONI SI IMPONGONO. MAGIA, ASTROLOGIA, ESORCISMI. SUPERSTIZIONE.

1 – 16 – LA CONTRORIFORMA

1 – 17 – L’INQUISIZIONE ROMANA

1 – 18 – QUALCHE PROCESSO ESEMPLARE

1 – 19 – LA FISICA SACRA

1 – 20 – IL SESSO. LE DONNE

1 – 21 – LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME

1 – 22  – RITORNIAMO ALL’ORDINARIA CRIMINALITA’ DEI PAPI

APPENDICE  – Strumenti di tortura

Note

Bibliografia

Webografia

PARTE II

PREFAZIONE DI ANDREA FROVA

2 – 1 – NASCITA DEL FASCISMO, FINANZA, ARMI E GUERRE. I COMUNISTI DA SCOMUNICARE E PAPA LUCIANI DA AMMAZZARE. I PAPI POLACCO E TEDESCO. L’IMBROGLIO DELLA SAPIENZA

2 – 2  – LA CHIESA, LA SCHIAVITU’, IL LAVORO

2 – 3  – LA CHIESA E I BENI MATERIALI. L’8 x 1000. LO IOR. LA MAFIA

2 – 4  – IL BEATO CRIMINALE STEPINAC

2 – 5  – RATLINES

2 – 6  – EIA, EIA, ALALA’

2 – 7  – IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

2 – 8  – L’OPUS DEI. I LEGIONARI DI CRISTO. COMUNIONE E LIBERAZIONE. FOCOLARINI, NEOCATECUMENALI ED ALTRE BANDE

2 – 9  – IL SANTO IMBROGLIONE: PADRE PIO

2 – 10  – LA CHIESA E LA SCUOLA
2 – 11  – LE MADONNE PIANGONO

2 – 12  – SCIENZA E FEDE (ILLUMINISMO, POSITIVISMO E NEOPOSITIVISMO). BIOETICA E NON NEGOZIABILITA’. LA CURA DEGLI OMOSESSUALI E DEGLI INDEMONIATI

2 – 13 – ANCORA BAMBINI VIOLENTATI

2 – 14  – NUNC ET (SPERIAMO NON PER) SEMPER

2 – 15 – IL PAPA REAZIONARIO RATZINGER, TEOLOGO DEBOLE RISPETTO ALLA CURIA, SE NE VA. CI LASCIA UN ALTRO PAPA COSI’ CHE, ALLA FINE E PER SOMMA DISGRAZIA, ORA NE ABBIAMO DUE

APPENDICE  – Preti, suore, vescovi e cardinali in manifestazioni fasciste

Note

Bibliografia

Webografia

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PREFAZIONE

Scrivere una prefazione a questo libro, per un uomo di scienza che considera un dovere civile essere anticlericale, direi quasi essere antireligioso, è stato un notevole motivo di soddisfazione, ma anche un compito non facile. Per cominciare si legge in copertina, a chiarimento del titolo, una significativa frase programmatica: “Qualcosa che so della Chiesa, la multinazionale del crimine”. Appare subito chiaro che l’autore non ha alcuna intenzione di fare sconti. Questo “qualcosa” si rivela infatti un vero e proprio compendio di tutte le nefandezze commesse dai vertici della Chiesa cattolica ai danni del genere umano. Niente mezze parole o ipocriti riguardi per denunciare con abbondanza di particolari e di riferimenti storici e bibliografici le gesta di una potente organizzazione che, sfruttando un presunto collegamento con il Creatore, ha imperversato nei millenni nella gestione delle nostre vite e nell’organizzazione delle nostre società. E, come si rammarica Renzetti, spadroneggia tuttora.

         Facendo leva sull’umana esigenza di credere nell’inverosimile (come diceva Lèon Foucault, l’inventore dell’omonimo pendolo) e di vivere di chimere (come prima di lui aveva scritto Laplace), gli ideatori del cristianesimo e i loro successori hanno saputo allestire una grandiosa recita che, a duemila anni di distanza, non solo non è stata smascherata e debitamente castigata come altri generi d’imbroglio, ma è riuscita a crearsi un’aureola di rispetto che la rende diversa da ogni altra forma di superstizione o di elucubrazione metafisica.

         Voglio citare in proposito un episodio vissuto in prima persona. Una grossa casa editrice pubblicò anni fa Il Dialogo di Galileo commentato da uno storico della scienza spagnolo, Antonio Beltràn Marì. Nella sua prefazione, l’autore parlava, documentando le sue affermazioni, di “bassezza morale” in merito a certe posizioni di Giovanni Paolo II e di “guardaspalle del papa” con riferimento a Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. E varie altre analoghe definizioni. Nell’edizione originale spagnola questi termini erano tranquillamente andati in stampa, ma nella versione italiana furono censurati e sostituiti da circonlocuzioni assai meno pregnanti. A me toccò l’ingrato compito di mediare tra editore e autore, quando questi rifiutò di approvare l’andata in stampa del testo storpiato.

         Sul versante dei credenti, basti pensare alle forme di pubblica adorazione tributata a certi papi recenti, anche quando hanno fatto molto per non meritarla. Ad esempio, lo stesso Ratzinger, alias Benedetto XVI, prima di lasciare il trono papale, ha goduto di una forma d’idolatria fanatica. Ne è prova un evento di cui sono stato testimone: l’universale levata di scudi in sua difesa quando, nel 2008, alcuni docenti della Sapienza misero in dubbio, in una lettera privata al loro rettore, l’opportunità che un papa apertamente avverso alla scienza e alla ragione – e a Galileo in particolare[1] – tenesse un discorso ufficiale all’Università in occasione della cerimonia di apertura dell’Anno Accademico  (senza contraddittorio, naturalmente). Parere che, sommato alle proteste studentesche, spinse il papa a non presentarsi e a far leggere il suo discorso da un compiacente prorettore.

         Nel testo papale veniva affermato, quasi a conferma dei timori espressi dai docenti, che “se la ragione – sollecita della suapresunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana (sic!) e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita”.[2] Una vera bestemmia per gli scienziati, soprattutto se agnostici, induisti, buddisti o musulmani. L’argomento è uno di quelli trattati da Renzetti in questa seconda parte del libro, che è ambientato in tempi a noi più vicini, ma già nella prima parte l’autore aveva voluto anticipare il suo punto di vista sulla questione del rapporto tra fede e ragione. Diceva testualmente, a proposito dell’enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II: “Che vi siano dei preti… che continuano a dire sciocchezze non è da stupire, ma che vi sia tanta gente che li segue è veramente preoccupante sullo stato di salute della razza umana”. Il fatto è che la specie umana, in materia di fantasticherie soprannaturali, è purtroppo forgiata in modo da andare in cerca di questi inganni.

         La seconda parte del libro, cui da questo momento mi confino, copre la storia della Chiesa nell’ultimo secolo, fino ai giorni nostri. Insieme alla prima parte, rappresenta il naturale seguito storico di quanto già trattato nei due volumi di Renzetti con lo stesso editore, “Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù” e “La CHIESA… dopo Gesù”. L’insieme di questi tre testi – di cui uno sdoppiato – costituisce una poderosa raccolta di notizie, fatti, figure, pratiche, suffragati da ampia documentazione. Essa va oltre quanto si può trovare in tanti altri scritti antireligiosi e anticlericali – pur meritori, ma in genere insufficienti dal punto di vista dell’approfondimento storico e scientifico – offrendosi come esaustiva opera di consultazione su aspetti specifici e fornendo al lettore una base documentaria al naturale scetticismo sull’origine e sulla natura divina della più grande multinazionale esistente. Perché, se da un lato è alquanto immediato rifiutare, con l’uso della ragione o anche del semplice buon senso, le favole che infiorano le credenze religiose – dogmi, miracoli, resurrezioni, eventi contro le leggi di natura, assurde e disumane prese di posizione – dall’altro non è altrettanto facile rendersi conto di quanto nei secoli l’esistenza delle religioni costituite abbia influito negativamente sullo sviluppo della civiltà, sulla formulazione di una scala di valori autentici e anche, come si verifica ancora al nostro tempo, sul mantenimento della pace. Così come può non essere semplice avvertire quanto le religioni continuino a condizionare in senso negativo la legislazione, la politica, l’organizzazione sociale, il libero pensiero, il progresso della scienza e della filosofia.

         Nella prima parte di questo volume, Renzetti si arrestava alla fine dell’Ottocento con papa Leone XIII, quando si poneva il problema della pacificazione tra il neonato Stato italiano e la Chiesa: da lì prende le mosse questa seconda parte. Se dalla lettura dei precedenti libri di Renzetti il lettore poteva essere indotto a relegare il malaffare nella Curia e le colpe dei papi al lontano passato, in tempi caratterizzati dal potere assoluto dei padroni, dall’assenza di democrazia e di diritti civili, dal prevalere di ignoranza e superstizione – terreno propizio al dominio sulle masse – dovrà presto ricredersi leggendo di quali nefande azioni, mutatis mutandis, siano stati capaci i leader della Chiesa in tempi recenti. Persino una persona come me, del tutto vaccinata contro i miti delle religioni e diffidente per istinto e per raziocinio nei confronti delle loro predicazioni, stenta a credere che ancora nel secolo scorso, e addirittura al tempo presente, nella Chiesa possano essere stati commessi tanti ignobili atti contro l’umanità. Viene da chiedersi come mai, ancora oggi, per la Chiesa si nutra tanto rispetto, ciò che non avviene per altre grandi organizzazioni dedite all’accumulo di ricchezza, e cioè mafie, dittature, lobby e cosche dei generi più vari. Lo stesso neo-eletto papa Bergoglio, nel suo disarmante candore, ha riconosciuto che “nella Curia, accanto a gente sana, veramente sana, esiste anche una corrente di corruzione, davvero. Si parla di lobby gay, ed è vero… dobbiamo vedere cosa possiamo fare…”. Illusione: non potrà fare nulla, né su questo fronte né su tanti altri che ancora non ha avuto tempo di esplorare.

         È tale e tanto il materiale contenuto nel presente scritto, davvero onnicomprensivo, che si può tentare solo una succinta presentazione dei contenuti. Mi limiterò a qualche spunto, nella speranza di invogliare il lettore ad approfondire gli argomenti più stimolanti. Per molti, certe storie suoneranno come ordigni esplosivi, per altri saranno conferma di quanto già sospettato.

         Si comincia con la nascita del fascismo e il coinvolgimento della Chiesa nelle guerre, nelle persecuzioni, nella vita delle dittature; in parallelo si annuncia la sua irresistibile penetrazione nell’universo immobiliare e finanziario, che ebbe inizio con la perdita del potere temporale. Una vocazione padronale, questa, che si era rivelata con Leone XIII e la sua enciclica Rerum Novarum del 1881 e che si era subito concretizzata in speculazioni edilizie e giochi di borsa, pilotati dai vertici della Curia. In quegli anni, allorché presidente del consiglio era Francesco Crispi, ci furono grandi battaglie tra Stato e Chiesa in merito a matrimonio civile e divorzio, battaglie che si sono ripresentate un secolo più tardi e sono state vinte solo in parte. A proposito del divorzio, in un caso la Chiesa riuscì a mobilitare tre milioni e mezzo di persone che firmarono contro una moderata proposta di legge in tal senso, facendola cadere. Oggi pesanti e sistematici interventi della Chiesa contro tutte le istanze di crescita civile – controllo delle nascite, aborto, eutanasia, ricerca biologica, e via dicendo – sono ancora all’ordine del giorno, più vivi che mai, indicando che quanto Labriola auspicava a quel tempo come rimedio alle posizioni arretrate della Chiesa, e cioè che gli italiani si portassero a livelli intellettuali e morali più elevati, non si è avverato che in minima parte. Se non ci fosse l’esempio delle nazioni più progredite a a trascinarci, saremmo ancora fermi al tempo di Giordano Bruno.

         Dopo Leone XIII, si leggono le imprese dei vari papi che si sono susseguiti fino al nostro tempo. Pio X si rivela un bigotto, affarista e guerrafondaio, che additava i modernisti come i peggiori nemici della Chiesa, tanto da giungere a imporre ai sacerdoti un giuramento antimodernista. Papa fanatico e stolto, è il giudizio di Renzetti. ll suo successore, Benedetto XV, si trovò a esercitare il suo ruolo durante la prima guerra mondiale. Qui Renzetti approfitta per discutere la posizione della Chiesa in tempi di belligeranza, raramente in sintonia con il messaggio di pace del cristianesimo. A Benedetto XV riconosce alcuni meriti e lo definisce persona degna, in grado di far dimenticare le vergogne degli ultimi vicari di Cristo. Viene poi Pio XI con i Patti Lateranensi, con cui la Chiesa si garantì enormi vantaggi nel settore edilizio in cambio di un appoggio al Fascismo e di un sostegno, in seguito, alle aggressioni colonialiste di Mussolini in Africa. Orribili e grondanti razzismo le parole che nel 1935 venivano pubblicate sugli organi di stampa vaticani. Nei suoi Quaderni dal carcere, già anni prima Gramsci aveva scritto: “Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la Chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono”.

         Gli intrecci d’interessi di Chiesa e Fascismo, durante il papato di Pio XI, furono innumerevoli. “Uomo della Provvidenza”, il papa avrebbe definito Mussolini, a dispetto delle leggi razziali, degli omicidi e delle violenze di regime. Circa le leggi razziali, la Chiesa ebbe addirittura un ruolo attivo attraverso gli scritti di padre Agostino Gemelli, Rettore dell’Università Cattolica e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, quella stessa che respinse la candidatura di Albert Einstein, perché di famiglia ebraica. Pio XI appoggiò anche la dittatura franchista, passando sopra alle torture ed esecuzioni di qualche migliaio di religiosi cattolici ad essa ostili. Secondo una rivelazione del cardinale Tisserant, malgrado tutta la devozione del papa per Mussolini, costui lo avrebbe fatto avvelenare per un progettato discorso di condanna del regime riguardante violazioni concordatarie. Il successore Pio XII completerà l’opera telegrafando a Franco, a guerra civile terminata, che “l’eroica Spagna… ha testé dato ai proseliti dell’ateismo materialista… la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito”. E ciò, come racconta Ciano, mentre i plotoni d’esecuzione stavano ancora liquidando, nel silenzio della Chiesa, migliaia e migliaia di possibili avversari del regime. Le parole di Renzetti, su questi temi, traboccano di giusta indignazione.

         Esemplare è la storia di Pio XII, eletto al soglio papale con la seconda guerra mondiale in arrivo. I particolari che emergono dal racconto ci dicono, in merito alle critiche circa il suo benevolo atteggiamento nei confronti del nazismo, più di quanto comunemente si sappia. Se occasionalmente qualche nota di protesta fu inviata al governo del Reich fu sempre ed esclusivamente una rivendicazione della libertà della Chiesa e solo di quella cattolica. La condotta di Pio XII, nel suo insieme, fu rigorosamente allineata con l’asse nazifascista: il Vaticano fu sempre connivente, così come lo fu con il governo collaborazionista di Pétain in Francia. È realismo politico adattarsi ai tempi e la Chiesa, in questo, è sempre stata maestra.

         Lo stile schietto e disinibito, spesso amaramente ironico, con cui l’autore presenta i fatti e le persone è degno di nota. Suona un po’ come la reazione di un innocente fanciullo di fronte a delitti al di fuori della sua immaginazione. Lo rivela, tra l’altro, l’abbondante uso di aggettivi qualificativi. Pio XII viene di volta in volta chiamato sciocco, criminale, orrido, indegno, perfido, privo di ogni ritegno, e così via. Altri papi vengono etichettati in modo non meno colorito. Per un anticlericale è come una musica, una colonna sonora che arricchisce il testo.

         A Pio XII succede il papa innovatore Roncalli, Giovanni XXIII. Troppo noto e troppo celebrato perché sia necessario soffermarsi sulla sua figura, anche se fu misogino e invece tenero con Francisco Franco. Del suo successore Paolo VI Montini basterà ricordare che fu anch’egli un estimatore di Franco, che diede un contributo alla fuga dei criminali nazisti e che fregiò il finanziere massone Umberto Ortolani della P2 del titolo di Gentiluomo di Camera di Sua Santità, un onore riservato a personaggi che sono stati di grande sostegno per il Vaticano. Fece marcia indietro su vari aspetti progressisti che erano sortiti dal Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII – nell’enciclica Humanae vitae del 1968 ribaltò le deliberazioni conciliari favorevoli al controllo delle nascite – tanto da perdere molte simpatie, fino al punto di venir preso a sassate dalla folla in quel di Cagliari.

         Poche parole sul brevissimo papato di Luciani, Giovanni Paolo I, probabilmente assassinato, come Calvi e Sindona, perché d’intralcio alle trame dello IOR guidato da Marcincus, che si allargavano a includere le grandi banche, la mafia e la massoneria, alla quale un discreto numero di alti membri della Curia risultava e risulta tuttora affiliato. Basandosi in parte sul libro dell’inglese David Yallop, che si occupò a fondo della vicenda Luciani, Renzetti ci porta a toccare con mano come la Chiesa sia connessa con i loschi affari sia della mafia, sia della criminalità organizzata, e come questo la esponga a tali rischi di scandali internazionali da richiedere  rimedi estremi.

         Sotto il pontificato di papa Wojtyla, del denaro incamerato in questi traffici parte andò a talune sette clericali, parte a sostenere la battaglia anticomunista, soprattutto nella sua Polonia. Intanto fioriva l’intesa con il governo criminale di Pinochet in Cile. Era uno dei fronti su cui si attuò la politica reazionaria di Giovanni Paolo II, allineata con la destra clericale e retriva degli Stati Uniti e avversa a ogni governo dell’America centro-meridionale che apparisse progressista. Questo papa si rese famoso anche per l’enorme numero di santificazioni operate, quasi 1500 tra santi e beati, nelle quali inserì anche quelle di individui poco raccomandabili, come Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, l’arcivescovo Stepinac, spalleggiatore di Ante Pavelic e degli sterminatori ustascia (Renzetti gli dedica un capitolo a parte) e Padre Pio, impostore, trafficante, fornicatore, simulatore, millantatore, secondo rapporti di investigatori inviati dal Vaticano al tempo di Giovanni XXIII (anche per lui un capitolo a sé). Il caso di Padre Pio è emblematico di come nella Chiesa il falso, per quanto conclamato, possa avere la meglio sulla verità, quando comporta vantaggi. D’altronde, commenta Renzetti, è normale per la Chiesa santificare gli imbroglioni e i criminali di ogni risma per racimolare prebende.

         La battaglia di Wojtyla contro l’uso del preservativo, costata la vita per AIDS a oltre un milione di africani, è cosa nota anche al vasto pubblico. Alla sua morte, un noto giornalista inglese giunse a scrivere che le mani del pontefice grondavano sangue. La rassegna delle sue azioni porta Renzetti a chiedersi se il papa polacco era un ignavo o un perfido bugiardo. La pratica per la sua santificazione è stata avviata seduta stante dal suo successore Ratzinger.

         Quanto a quest’ultimo, eletto con il sostegno determinante dell’Opus Dei, si è mostrato ancora più reazionario di Wojtyla (e altrettanto ignorante di scienza). Benedetto XVI è ossessionato dal relativismo, che definisce “trionfo del proprio io e delle proprie voglie”. L’attacco al relativismo – rileva Renzetti – è equivalente all’attacco al copernicanesimo, significa togliere centralità alla Chiesa e alla sua (unica) verità. In carattere, questa fisima di Ratzinger, col suo basilare atteggiamento antiscientifico e antigalileiano (“La scienza è incompleta, non ha fatto tutto, e come tale non può rispondere alle vere domande dell’uomo. Essa risulta quindi inutile”). Manco a dirlo, nemico assoluto dell’illuminismo, padre di tutte le sventure.

         Di Ratzinger si è detto che, se non altro, era un fine teologo. A parte le sue clamorose uscite prive di tatto e di saggezza, basta riandare al discorso di Ratisbona, la sua levatura è piuttosto quella di un curato di campagna che nella sua predica domenicale mette in fila parole in libertà per un uditorio di sprovveduti. Leggiamo insieme un passo con cui Renzetti lo caratterizza: “Nel cristianesimo, la razionalità divenne religione e non più sua avversaria. Stando così le cose, il cristianesimo, comprendendo se stesso come vittoria della demitologizzazione, vittoria della conoscenza e con essa della verità, dovette necessariamente considerarsi come universale ed essere portato a tutti i popoli: non come una religione particolare che ne reprimeva delle altre, non come una sorta di imperialismo religioso, ma piuttosto come la verità che rendeva superflua l’apparenza”. Baloney! Dei passi falsi di Ratzinger in fatto di etica, di sessualità e di scienza è cosparso tutto il libro: un papa che alla fine del XX secolo non prova vergogna a mostrare di credere negli esorcismi! Un papa da poco, conclude Renzetti con la consueta lodevole assenza di falsi riguardi. Ed è qui che passa a raccontare nei minimi dettagli l’incredibile episodio della Sapienza, quello stesso che ho ricordato all’inizio.

         A questa rassegna di papi segue una disamina dei rapporti tra Chiesa e lavoro e poi tra Chiesa e capitale. Si scopre che i possedimenti immobiliari del Vaticano, a Roma, assommano a circa un quarto del totale. Uno spasso la lista dei possessori al dettaglio, che riempie un’intera pagina degna di Rabelais, partendo da “aspirantati” e finendo con i vari ordini di frati e suore (per un totale di oltre 150 voci). Impossibile dare un valore a questo impero edilizio e commerciale. Eppure c’è chi trova tollerabile che la Chiesa sia sostanzialmente esentata dal pagare le tasse, benché i suoi beni poggino sul suolo italiano (le esenzioni fiscali ammonterebbero a 6 miliardi di euro all’anno). Poco più di una goccia, comunque, di fronte all’oceano di quattrini sottratti al popolo italiano attraverso mille altri canali: attività bancarie, sanità, scuole paritarie, istituzioni universitarie, stipendi ai preti, attività alberghiere, oboli, mercimoni vari, turismo religioso… L’analisi di Renzetti fa rizzare i capelli. Inutile scandalizzarsi, commenta l’autore, il cardinale Bagnasco ha detto che “i beni della Chiesa sono a disposizione dei poveri”.

         Facendo un passo indietro nel tempo, Renzetti discute nei particolari un altro tema scottante, quello delle ratlines, i canali di fuga organizzati per  i criminali nazifascisti e per i capi ustascia nell’immediato dopoguerra. Sono vari – il più noto quello denominato Odessa, che permise ad Eichmann, Mengele, Borman di riparare in Sudamerica – e passano spesso per l’Italia, con il concorso determinante delle gerarchie ecclesiastiche (la “via dei conventi”). Troviamo ad esempio la tipografia francescana impegnata a stampare carte di identità false! La protezione di responsabili di genocidi da parte della Chiesa non è un fatto isolato: basta ricordare lo sterminio dei tutsi in Rwanda, dove il prete cattolico Athanase Seromba ebbe importanti responsabilità, eppure per vari anni fu difeso e custodito “in un abbraccio protettivo impenetrabile”.

         Il capitolo seguente è un approfondimento di uno dei temi in precedenza solo accennati: l’osceno connubio tra Chiesa e Fascismo, come lo chiama in modo colorito l’autore. Vi si parla del Concordato con cui Mussolini sacrificò alla Chiesa l’Italia laica e democratica in cambio del sostegno al Fascismo, mai condannato. Scrive Renzetti, citando un’illuminante considerazione di Giordano Bruno Guerri: “La Chiesa aveva in comune con il fascismo tutti i nemici: la democrazia, il liberalismo, il comunismo, la massoneria, e con il fascismo condivideva «il bisogno d’ordine, di disciplina, di autorità, di gerarchia, il sostanziale disprezzo e pessimismo sull’uomo come essere sociale, sempre da guidare, da correggere, da costringere e da limitare, la sfiducia quindi per ogni forma di discussione e di ricerca, per ogni atteggiamento che non fosse di obbedienza e di sottomissione». Il modello autoritario e gerarchico del fascismo corrispondeva a quello della Chiesa, e sembrava il più idoneo a riportare l’Italia a una restaurazione pre-Rivoluzione francese”. Una vera corrispondenza di amorosi che presenta una certa somiglianza con l’atteggiamento assunto dalla Chiesa nei confronti di Berlusconi. Chissà se lo avrebbe appoggiato, come fece con Mussolini, anche in azioni belliche. Emblematici furono gli articoli pro-conflitto confezionati da don Carlo Gnocchi  (leggano, per credere, i giovani soprattutto). Memorabile, e quasi incredibile, la grande adunata di circa 2400 tra vescovi, arcivescovi e sacerdoti che nel 1938 applaudirono un discorso di Mussolini a Palazzo Venezia. E che dire del fatto che la Chiesa affittava al regime propri edifici per internare avversari del regime?

         Il Concilio Vaticano II e l’operato di Giovanni XXIII, con gli sviluppi restauratori che seguirono ad opera prima di Paolo VI, poi di Wojtyla e del suo guardaspalle Ratzinger (che senso di libertà poter qui scrivere ciò che fu vietato a Beltrán-Marí!), sono oggetto del successivo capitolo. Parlando dell’involuzione restauratoria, Renzetti si chiede perché le critiche vengano solo e sempre dagli atei: “Perché non nasce un moto di indignazione [dei credenti] che cacci via tutti gli Anticristi abbondanti tra le mura vaticane e altrove?”. In realtà ci sono eccezioni, ad esempio quella di Tito Mancuso[3] che spara a zero sui gerarchi del Vaticano, ma rimane cattolico: gli uomini possono essere in peccato, la Chiesa no, essa è sempre nel giusto. Quanti credenti acculturati guardano a lui come a un’ancora di salvezza!

         Si passano poi in rassegna le varie organizzazioni su cui la Chiesa fa leva per esercitare un controllo capillare in tutti i settori della vita del nostro Paese. Il vasto pubblico ignora quanto sia grande la potenza di queste lobby e sarà sorpreso nell’apprendere quanto profonde e difficilmente eradicabili siano le loro radici. In ordine di peso, Renzetti ci svela nella sua intimità l’Opus Dei, una vera e propria sétta che, con l’appoggio di papa Wojtyla, è cresciuta e si è estesa come una metastasi. Il celebre teologo dissidente Hans Küng la descrive come “… organizzazione segreta spagnola Opus Dei, un’istituzione teologicamente  e politicamente reazionaria, immischiata nelle banche, nelle università e nei governi, che ostenta tratti medievali e controriformistici, e che questo Papa, il quale le era già vicino a Cracovia, ha sottratto al controllo dei vescovi”.

         Segue la Congregazione dei Legionari di Cristo, fondata in Messico dal tristemente noto Marcial Maciel Degollado, accanito pedofilo, drogato, mentitore, faccendiere capace di accumulare enormi somme di denaro. I Legionari oggi possiedono quasi 2000 tra università, istituti superiori, collegi, centri educativi oratori e altro ancora. Maciel, dopo un periodo di gloria in Vaticano – Wojtyla gli affidò incarichi di prestigio e lo definì guida efficace per i giovani – fu sospeso da Benedetto XVI nel 2006, quando divenne impossibile tenere nascosto il fatto che era uno dei più grandi “predatori sessuali” nella storia della Chiesa (per lo più a danno di giovani in via di formazione). Interessante notare che Ratzinger non poteva non essere al corrente dei crimini di Maciel da molti anni, ossia da quando era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede e dunque gestiva in prima persona questo genere di problemi. Aveva taciuto per proteggere la reputazione di Wojtyla, in via di beatificazione?

         Tocca adesso a Comunione e Liberazione, altra conventicola riconosciuta da papa Giovanni Paolo II, grande sostenitore dei movimenti cattolici fondamentalisti. L’intreccio tra affari e politica è la caratteristica saliente di questa organizzazione, che ha messo le mani su numerosi enti, ospedali e istituti, acquisendo un potere che in Italia non ha eguali. Detiene forse il record degli scandali. Si passa poi ai Focolarini e ai Neocatecumenali, quest’ultima una sétta che sa come arricchirsi sulla credulità del prossimo, dice Renzetti, descrivendo le sue peculiari (e alquanto risibili) regole. Io ne so una per diretta conoscenza, e mi pare che sia sufficientemente degna di esecrazione: nella comunità si acquisiscono rispetto e autorevolezza facendo un gran numero di figli. E se l’usanza divenisse generalizzata? Infine, i Cavalieri di Colombo, potentissima lobby americana di destra, i cui tentacoli non mancano di avvolgere l’Italia, come si intuisce dal nome. Queste sétte detengono il potere nella Chiesa e condizionano la politica e la legislazione del nostro Paese.

         Il capitolo successivo è dedicato al rapporto della Chiesa con la scuola, dove si infrange sistematicamente la costituzione. Nota dolente che, a differenza di altri argomenti trattati nel libro, è ben presente a tutti. Mi limito a riprendere un’emblematica dichiarazione di Pio XI, tratta dalle sue ineffabili encicliche contro l’insegnamento laico: “Da ciò appunto consegue, essere contraria ai princìpi fondamentali dell’educazione la scuola così detta neutra o laica, dalla quale viene esclusa la religione. Una tale scuola, del resto, non è praticamente possibile, giacché nel fatto essa diviene irreligiosa”. E magari lo fosse, invece di essere strumento per inoculare nell’animo di innocenti fanciulli il germe della fede e la tendenza all’irrazionalità che esso porta con sé!

         Le madonne che piangono è lo spassoso argomento in cui ci si imbatte a questo punto. Madonne che appaiono a bambinelli ignoranti, santuari che sorgono a iosa con annessi centri di guarigione miracolosa, turismo di massa, quattrini che si tolgono di tasca ai creduloni. Di cinquecento pagine è il catalogo delle apparizioni in 2000 anni di storia; e da un censimento fatto in Spagna risulta che vi sono ben 55 mila madonne con 1300 santuari di rilievo e 20000 di importanza minore. Gustosa la descrizione scientifica che Renzetti ci propone di come farsi comodamente una propria madonna piangente (acqua o sangue, o magari whisky, a seconda dei gusti). La riporto testualmente: “Per parte mia posso fornire una ricetta buona per far piangere qualunque liquido a bassa densità ad una Madonna. Si prenda una statuetta di Maria di gesso. La si colori (con il celeste per carità!) di una vernice a smalto. Il colore dovrà essere presente su tutto il corpo meno che sulla base della statuetta. Con uno spillo si facciano due piccoli buchini alla vernice in corrispondenza delle ghiadole lacrimali. Si metta la statuetta con la base poggiata in un recipiente contenente il liquido del pianto. Ebbene, la Madonna piangerà per effetto di quel fenomeno che va sotto il nome di capillarità: il liquido sale nel gesso uscendo solo là dove non ne è impedito dalla vernice impermeabile”. Per chi non lo ricordasse, la capillarità fa salire la linfa alla cima di alberi alti oltre cento metri, quali le sequoie.

         Di interessante lettura la rocambolesca storia della madonna di Medjugorje, legata a cupe vicende di guerra e di sterminio. Renzetti ci fornisce una specie di diario dei messaggi della Madre di Gesù raccolti a Medjugorje, nella speranza – dice il mattacchione – di convertire qualche altro scemo a questo outlet dell’imbecillità.

         E finalmente siamo al grande tema del rapporto tra scienza e fede. Capitolo denso di storie, di persone di importanti considerazioni. Salto tutto a pie’ pari, tanto l’argomento mi rattrista e mi è venuto a noia. Una volta si discuteva sul sesso degli angeli… aveva forse meno senso che porre a confronto due atteggiamenti inconciliabili, che stanno agli antipodi? Renzetti si chiede: “Come si possono confrontare queste cose con chi ha una verità a priori? Di cosa discutiamo se tutto va rapportato alla fede nei testi sacri ed in alcuni teologi medioevali? Se, alla fine, vi è solo quella verità e le altre sono giochi che vengono concessi a scienziati giocherelloni? Si può continuare a perdere tempo con discorsi che equivalgono a partite di giro che non ci fanno mai fare passi in avanti?”. Il lettore resterà stupito di fronte alle tesi di parte cattolica, a cominciare da quelle, davvero ottuse e sconcertanti, di Monsignor Sgreccia, microfono ufficiale del Vaticano. Del resto, “o si pensa o si crede“, scriveva Arthur Schopenhauer: un’affermazione condivisa da quasi tutti gli scienziati che, più che offendere i credenti, offre loro un comodo alibi.

         L’analisi dell’ultima enciclica di Wojtyla, Fides et Ratio, conclude Renzetti, “dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio che la cultura cattolica ufficiale non ha più nulla da dire alla cultura tout court”. E prende atto che nulla è cambiato nei secoli, i principi non negoziabili della Chiesa in fatto di esigenze vitali per la persona – libertà di educazione, difesa della vita e difesa della famiglia tradizionale – sono rimasti immutati. Dopo un ampio discorso su questi temi scottanti Renzetti si arresta con questa significativa esclamazione: “Non dico altro perché mi tremano le mani mentre scrivo questo e sono furioso. FURIOSO”. Per fortuna c’è ancora qualcuno in giro che sa indignarsi.

         Il libro si chiude con due argomenti di attualità: primo, il problema della pedofilia e delle coperture che la Chiesa – Ratzinger benedicente – ha sempre fornito ai preti stupratori; secondo, le ragioni della rinuncia improvvisa del tedesco alla poltrona papale. Se ne leggono delle belle, certo di più – quanto a nomi e azioni – di quel poco che è trapelato sulla stampa. Si scopre il verminaio che pullula sotto la pietra di Pietro. Verminaio che si è aperto agli occhi di Benedetto XVI quando gli è stato presentato il segretissimo rapporto steso da un trio di cardinali guidato da Julián Herranz Casado. Un giovane teologo aveva scritto, una trentina d’anni fa: “La Chiesa sta divenendo per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo”. Quel teologo era Ratzinger stesso, davvero profetico. Di fronte alla constatazione di tale scempio, avvenuto lui regnante e forse anche col suo contributo, il buon papa tedesco ha gettato la spugna. È probabile che abbiano giocato anche le sue condizioni di salute e il senso d’impotenza di fronte alle difficoltà. C’è chi preferisce semplificare affermando che la rinuncia al soglio non è altro che il segno del fallimento della sua teologia.

         In chiusura di libro, Renzetti ribadisce l’assoluta necessità di essere anticlericali, sostenendo il suo discorso con stralci da scritti di Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Ferruccio Parri, Gustavo Zagrebelsky, scritti di valore universale. Confessa di essersi chiesto se tale militanza non sia altro che una forma di demonizzazione della Chiesa, ma la risposta che ritiene di poter dare oggi, dopo aver dedicato tanti anni della sua vita allo studio di questa materia è: NO. Nelle sue parole: “Oggi mi sono dovuto convincere che la soluzione di tutti i problemi – anche di quelli che riteniamo più spiccatamente economici e tecnici – della convivenza civile, è in funzione del modo in cui si riesce a risolvere il problema della libertà di coscienza, cioè del modo in cui vengono regolati i rapporti fra lo Stato e la Chiesa. Solo una netta separazione del potere civile dal potere ecclesiastico; solo il divieto rigoroso a tutti i preti di intervenire, come preti, nella vita politica; solo la riduzione della religione ad affare strettamente privato, può consentire alla democrazia di svilupparsi nel senso da noi desiderato”. E con Feuerbach: “Là dove il diritto è qualche cosa di serio, non ha bisogno alcuno di essere puntellato e assistito dall’alto. Non abbiamo bisogno di una legislazione cristiana; abbiamo bisogno soltanto di un diritto ragionevole, giusto, umano. Il bene, il vero, il giusto hanno sempre la loro consacrazione in sé stessi, nella loro qualità. Dove la morale è una cosa seria, è sentita in sé e per se stessa come una potenza divina; se invece non ha in se stessa fondamento alcuno, non v’è alcuna intima necessità che esista, e allora cade in balìa dell’arbitrio della religione”.

         Pervaso da una pesante ma giustificata ironia e da una sacrosanta indignazione, questo è un autentico thesaurum per coloro che alle fole della religione non prestano fede e che deprecano le pompe e gli intrighi dei suoi gestori. Ma anche un’utile fonte di informazioni per coloro che, pur credenti, avessero la buona intenzione e l’umiltà di volersi documentare. C’è però da temere che molti accuseranno l’opera di Renzetti di intolleranza, o quanto meno di scarsa obiettività. In duemila anni di storia, infatti, tanto profondamente si è radicato nella specie umana il rispetto del “sacro” – virgolette molto intenzionali – che i credenti rifiutano a priori, anzi nemmeno tollerano, che si parli negativamente della Chiesa senza prudenti restrizioni. Siamo ancora oggi alla grottesca situazione in cui tocca agli agnostici, e non ai credenti, dover rendere ragione delle loro convinzioni.

“Sapere aude!”

Quinto Orazio Flacco

(65 a.C. – 8 a.C.)

2 – 1 – NASCITA DEL FASCISMO, FINANZA, ARMI E GUERRE. I COMUNISTI DA SCOMUNICARE E PAPA LUCIANI DA AMMAZZARE. I PAPI POLACCO E TEDESCO. L’IMBROGLIO DELLA SAPIENZA

        Avevamo lasciato la prima parte con una qualche speranza che si riponeva in Leone XIII per la pacificazione tra il neonato Stato Italiano e la Chiesa. Purtroppo, Leone XIII operava con la solita doppia faccia dei vicari di Cristo perché, se da un lato nasceva il movimento democratico cristiano, dall’altro egli impediva a questo movimento di agire con l’enciclica Gravis de communi re del 1901. Con questa presa di posizione Leone si allontanerà sempre più dagli intellettuali cattolici che per un momento avevano creduto in lui. Resta un aspetto che in genere non viene trattato, quello delle finanze vaticane in un periodo di fine del potere temporale. Dapprima iniziano a crescere gli investimenti in azioni straniere e, cosa sorprendente, si ritrova il Vaticano ad investire grandi capitali su titoli degli Stati Uniti, un Paese con una Costituzione simile a quella francese. Ancora più sorprendente è l’investimento in titoli dell’Impero ottomano. Ma ormai entriamo nella pecunia non olet e tutto potrà accadere con la Chiesa nei mercati azionari e criminali mondiali, tutto fino a Marcinkus ed oltre. E’ infatti con Leone XIII che iniziano speculazioni finanziarie vaticane che porteranno a grandi scandali. Nel 1887 si costituisce una sorta di banca del Vaticano, la Commissione per le Opere Pie o COP, ristrutturazione di un’antica organizzazione cardinalizia, Ad pias causas. Tale istituzione opera in assoluto segreto, pena la scomunica, ed ha per fine la gestione delle ingenti donazioni immobiliari, dell’oro monetario e dai biglietti di banca lasciati dai pellegrini. Il primo che si occupò di tali finanze fu il monsignore Enrico Folchi [da notare che, dopo molti anni di servizio, Folchi, accusato di un ammanco, fu denunciato all’Inquisizione al fine di farlo dimettere dalla gestione delle finanze vaticane (Leone XIII), cosa che fece nel 1891. Salvo essere riabilitato da Pio X nel 1903. Confrontando queste notizie, ampiamente discusse da Lai, con avvenimenti recenti si comprende come le cose non sono mai cambiate in Vaticano e sono sempre gli stracci a volare, ndr]. Perché tutto funzioni serve una banca referente esterna e Leone XIII sceglie il Banco di Roma in cui nel 1889 apre un conto personale ingentissimo con l’assenso fiducioso di Folchi. Iniziano così una serie di speculazioni attraverso prestiti che utilizzavano i fondi della Santa Sede ed anche di altri aristocratici e notabili papalini convinti ad entrare nell’affare di obbligazioni ed azioni. Ma nel 1890 vi è una crisi di borsa di grosse dimensioni. Il Papa riprende la quantità di denaro con cui aveva aperto il conto ma vi sono infinite perdite complessive in titoli ed azioni oltre alla perdita di Palazzo Marescotti passato alla Banca d’Italia. A seguito di queste perdite, anche di prestigio, Leone si dedica a ristrutturare la COP (male, molto male perché la mania della segretezza porterà a non poter denunciare un furto che si ebbe nel 1900 con una trafila di sospetti) ma la libidine degli affari non se n’è andata perché nel 1895, quando il Banco di Roma esce dalla crisi, egli ritenta la speculazione affidandosi ai consigli di Ernesto Pacelli allora Presidente del Consiglio di Amministrazione del Banco e fratello del futuro Papa Pio XII. Pacelli prospetta ingenti affari con la Propaganda Fide del Vaticano come apripista, attraverso le missioni, e la politica coloniale italiana e il Papa, da perfetto cristiano, ne è entusiasta tanto che in poco tempo arriva a possedere la metà delle azioni del Banco di Roma che Pacelli userà a suo giudizio in varie speculazioni favorendo le fortune economiche della famiglia Pacelli che, poveri noi, ci darà un Pio XII, e vari amministratori delle finanze vaticane fino agli anni Sessanta del Novecento.

        La conversione iniziale delle finanze vaticane dagli interessi immobiliari a quelli finanziari nacque dalla perdita del potere temporale. Anche la Rivoluzione Industriale aiutava a fare investimenti in borsa, investimenti con rendite più immediate di quanto non ne dessero gli investimenti immobiliari. Insomma la Chiesa si modellava all’organizzazione capitalistica lottando contro i liberali ma non contro il liberismo economico. In poco tempo gli interessi, soprattutto piemontesi, provocarono la trasformazione socioeconomica di Roma. La città era diventata la capitale e doveva ospitare edifici ed abitazioni per una pletora di istituzioni e di impiegati. Con questa prospettiva ritornavano di enorme interesse gli investimenti immobiliari e la richiesta e concessione di mutui.

A questo proposito scrive Lai, nel suo Affari del Papa:

          Per secoli, fino all’arrivo dei «piemontesi», gli abitanti di Roma erano stati sudditi sostanzialmente tranquilli e fedeli di un regime che assicurava loro una esistenza semplice anche se grama, assolutamente priva delle lotte politiche delle altre grandi città. Nel decennio successivo alla conquista di Roma tutte le categorie sociali erano state costrette a rivedere forme di vita un tempo giudicate immutabili, dalla neghittosa e altera nobiltà, alla gracile borghesia, al misero popolino. Classi per certi versi cristallizzate nelle loro funzioni che d’improvviso s’erano trovate alle prese con gente di modi e di mentalità diversi, con usi, abitudini e linguaggio differenti, completamente protesa alla conquista dei posti di comando e alla ricerca di far quattrini in qualsiasi maniera. Sollecitata dalla competizione con i nuovi arrivati, anche l’aristocrazia romana aveva archiviato il tradizionale disprezzo per le questioni economiche.
        Prima del 1870, i membri delle famiglie nobili raramente si occupavano del patrimonio immobiliare, lasciato nelle mani di agenti che provvedevano a ogni cosa: affittavano i terreni a pascolo, si occupavano della vendita dei prodotti degli orti e delle vigne, dirigevano la vita dei palazzi. Un patrizio non metteva mai piede nelle stanze adibite alla «computisteria», dove regnava l’amministratore, così come le dame in cucina. Più volte i pontefici, informati delle rovinose condizioni finanziarie di antiche casate, erano stati costretti a intervenire, nominando «cardinali economi»: porporati cui spettava imporre rigide misure per restaurare dissestate fortune. Con l’arrivo dei piemontesi le famiglie nobiliari, gravate dalle tasse e con redditi agricoli ridotti a causa della concorrenza delle altre regioni italiane, avevano dovuto rinunciare al vecchio modo di vivere per contendere il passo ai nuovi venuti e conservare il prestigio un tempo accordato al loro rango dalla Chiesa. Obiettivo approvato dal papa, il quale sovente stimolava gli uomini rimastigli fedeli – a volte chiamati «vaticanisti» come gli impiegati della Curia – a dare un fattivo apporto alla riconquista cattolica della società.
        Leone XIII contava infatti sul sostegno dei nobili nella contesa con l’Italia, aggravata dall’ astensione dei cattolici nelle elezioni politiche e da nuovi episodi, come l’incameramento da parte dello Stato delle proprietà immobiliari del dicastero vaticano Propaganda Fide, che dette luogo a una lunga vertenza giudiziaria con echi internazionali. Spettava loro, quali appartenenti al ceto elevato, testimoniare con l’attività imprenditoriale l’aiuto che la Chiesa poteva dare contro il pericolo socialista, praticando quella soluzione della «questione sociale» che era fondata sulla funzione mediatrice tra le classi: le superiori con il compito di educare e di dirigere, le inferiori meritandosi, con la docilità, il lavoro e il pane. Un disegno che giustificava sia la benevolenza accordata da papa Pecci al Banco di Roma, i cui azionisti erano membri del patriziato o alle dirette dipendenze del Vaticano, che il finanziamento concesso alla Banca Artistica Operaia, filiazione dell’omonima associazione costituita dai medesimi personaggi con il compito di «promuovere, sovvenire, utilizzare il credito degli artisti e dei piccoli industriali e commercianti».

        Il Banco di Roma era stato fondato nel 1880 da nobili romani che avevano intenzione proprio di sfruttare lo sviluppo urbanistico ed economico dellaq città divenuta capitale. Come detto da Lai, il Banco aveva la protezione e simpatia del Papa che si appoggiava a tale istituto per i mutui e le attività di speculazione economico-finanziaria. Prosegue Lai:

         Le azioni e le obbligazioni depositate a garanzia dei mutui e la loro gestione avevano costretto Folchi a seguire il mercato mobiliare. Oltre alla giornaliera lettura delle quotazioni della Borsa di Roma egli si avvaleva dei suggerimenti dell’agente di cambio Augusto Pericoli e dell’avvocato Pietro Carini, i quali agivano pure per conto di monsignor Nazareno Marzolini, il «perugino» addetto alle «finanze private» del pontefice. Per questo motivo aveva notato che l’attività dei gruppi finanziari, fino ad allora concentrata sui prestiti pubblici e sugli investimenti ferroviari, cominciava a privilegiare altre attività, in primo luogo gli intensificati lavori edilizi; e s’era accodato alla tendenza. La validità dell’indirizzo, approvato da accorti banchieri come Cerasi, era comprovata dagli utili. «I guadagni erano facili, senza nessun azzardo – annotava Folchi – si guadagnava, dirò così, non volendo».

       Il monsignore si riferiva ai ragguardevoli profitti connessi all’espansione urbanistica, avviata sotto il governo papale degli anni Sessanta e sviluppata dalla massiccia immigrazione, nonché dall’impulso della autorità italiane ad ammodernare la capitale, la nascente «Terza Roma». Dapprima l’urbanizzazione ebbe inizio sfruttando gli spazi edificabili all’interno delle mura, dando vita a un nuovo rione, l’Esquilino, poi continuò con l’incorporazione parziale e quindi totale dell’ ampia distesa suburbana, dove si estendevano campi, paludi e qualche casolare, zona chiamata i Prati di Castel Sant’Angelo. Operazioni nelle quali erano stati coinvolti anche membri del patriziato, sospinti dai forti ricavi a prendere parte alla speculazione edilizia a nome proprio o partecipando a combinazioni finanziarie in cui erano presenti capitali italiani e stranieri.

         In definitiva, la vocazione padronale di Leone XIII  non emerse solo con la Rerum Novarum ma anche con speculazioni edilizie ed in borsa autorizzate, anche dal Segretario di Stato Cardinale Nina, al gestore delle finanze vaticane, monsignor Enrico Folchi. Ed in quegli anni il cardinale Simeoni, successore di Antonelli alle finanze vaticane, aveva imposto il segreto su ogni questione riguardante l’attività finanziaria con pena la scomunica. Anche per quelle notizie uscite di moltissimi denari in oro trovati nella cassaforte di Antonelli senza alcuna giustificazione come di quell’ingente quantità di titoli americani spariti. Sta di fatto che Antonelli aveva accumulato in pochissimi anni ingentissime fortune probabilmente sottratte ad elargizioni alla Chiesa di svariati fedeli.

        Iniziava il Sacco Edilizio di Roma con capitali del Nord (il Credito Immobiliare di Torino), con la terra messa a disposizione dai nobili romani, la nobiltà nera creata dai papi nei secoli, nobiltà che si era impadronita di tutte le terre intorno a Roma e che ancora oggi gestisce i peggiori affari e corruzioni edilizie, con la Chiesa dietro a tutto pronta a riscuotere ogni beneficio vista l’inerzia, la connivenza e la prona disponibilità dei politici di ogni partito. I costruttori e gli investitori iniziarono con il porre l’occhio su una parte di Villa Borghese. Leggiamo da Lai:

        La gelosa attenzione delle autorità cittadine per villa Borghese non si estendeva agli adiacenti, famosi giardini dei Boncompagni Ludovisi, per buona parte racchiusi nel tratto delle mura Aureliane da Porta Pinciana all’allora Porta Salara o Salaria. La villa, costruita dal cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di papa Gregorio XV, e ingrandita dopo che Ippolita, l’ultima discendente della principesca casata, l’aveva portata in dote ai Boncompagni, era considerata fra le più belle d’Europa. Ma si trovava così a ridosso del centro barocco della città da renderla un’appetibile area edificabile.

     A renderla tale, del resto, provvide lo stesso governo che, nel 1884, avviò una trattativa al fine di costruirvi le sedi della Camera e del Senato e una «aula magna» per le sedute reali. Progetto che non ebbe seguito, deludendo i Boncompagni Ludovisi, i quali, abolito l’obbligo per il primogenito di conservare intatto il patrimonio familiare, erano incerti se spartirsi giardini e fabbricati o vendere ogni cosa e dividere il ricavato. Fu a questo punto che la Generale Immobiliare (società torinese controllata da un forte organismo bancario, il Credito Immobiliare) offrì al principe Rodolfo di lottizzare a proprie spese i terreni, duecentomila metri quadri, provvedendo poi alla vendita delle aree edificabili, i cui ricavi sarebbero stati proporzionalmente divisi tra di loro. Accordi del genere, che addebitavano al Comune lavori stradali, impianti fognari, illuminazione, erano divenuti usuali tra gruppi finanziari del Nord e clericali romani pronti ad accantonare ogni pregiudizio ideologico in cambio di profitti [duecento anni dopo tutto marcia esattamente allo stesso modo, ndr].

        La società torinese impegnata nei lavori di pubblica utilità, che voleva imporre la sua presenza a Roma, lusingò il principe programmando la costruzione di un quartiere residenziale ispirato al Parc Monceau di Parigi: sostituire ai «viali oscuri sagomati da secoli con le forbici, alle radure, boschetti e fontane rimboccanti di calami» palazzine e villini lungo strade prive di negozi. Alla cura architettonica avrebbe badato l’immobiliare, ponendola come condizione nel sovvenzionare gli edifici degli acquirenti dei lotti. Occorreva, però, che tutti gli eredi fossero d’accordo e che il Comune di Roma acconsentisse a una lottizzazione non compresa nel piano regolatore. Fu Ugo Boncompagni Ludovisi, nel 1880, a negoziare con lo zio Ignazio, principe di Venosa, e con le tre zie la somma da versare loro; e fu la società immobiliare a superare gli ostacoli posti da un sindaco, il duca Leopoldo Torlonia, nipote del principe Alessandro, che, pur essendo stato eletto dalla maggioranza liberale, non poteva dimenticare né la tradizionale solidarietà del suo ceto né il peso della minoranza clericale, schierata al Campidoglio a favore dei Boncompagni Ludovisi.

     Per di più il principe Rodolfo aveva associato all’impresa il principe Emilio Altieri, comandante delle guardie nobili pontificie, e il fratello del cardinale Theodoli, marchese Gerolamo. Non a caso parecchi mesi prima dell’approvazione comunale del progetto l’Immobiliare aveva messo mano alla rimozione di statue, colonne, piedistalli, vasi, decorazioni e al tracciato delle nuove strade, una delle quali – la più vicina al centro della città – avrebbe preso, nella prima porzione, il nome di Ludovisi e, nella seconda, di Boncompagni per ricordare le due famiglie.

        Questo è solo un esempio, il primo e clamoroso, del modo di operare della speculazione su Roma. Si partì dalla lottizzazione del rione Monti passando poi alla riva destra del Tevere (Prati) e quindi a settentrione del Vaticano, ai Borghi, a Castel Sant’Angelo. Presto anche gli indigeni entrarono in affari costruendo infiniti palazzoni, grigi, tutti uguali. Qualche anno dopo era L’Osservatore Romano (30/31 gennaio 1894), che accortamente Leone XIII aveva acquistato come quotidiano vaticano, a riassumere con queste parole il cosiddetto Risorgimento di Roma:

«1. Vi sono tutt’ora 285 fabbricati nuovi non finiti e che non si possono condurre a termine; 2. Vi sono 40.000 ambienti fra camere ammobiliate e appartamenti vuoti, che sono affittati; 3. Vi sono 700 e più cartellini ed affissi che annunziano liquidazioni, fallimenti, vendite, cessioni, e via discorrendo; 4. Vi sono circa 500 botteghe o chiusi. E siccome nel percorrere le vie di Roma per fare questa inchiesta, ci incontravamo ad ogni piè sospinto in qualche povero che ci chiedeva 1’elemosina, così pensammo che per completare il ‘risorgimento in Roma’ sotto il punto di vista della prosperità materiale ed economica dei romani occorreva una statistica, almeno approssimativa degli accattoni e dei questuanti che in una guisa o nell’altra si aggirano adesso per Roma».

        Questo fermo nell’edilizia romana comportò grosse perdite per le finanze vaticane. Ogni operazione di Folchi era stata sempre autorizzata verbalmente dal Papa che aveva sempre esultato per i lauti guadagni che Folchi gli aveva procurato. Ma quando iniziarono le perdite il colpevole fu trovato in Folchi che venne processato. Ma la stampa libera, anche quella d’oltralpe, capì subito quale era l’andazzo in Vaticano (e quale sarebbe stato nel futuro). Il francese l’Eclaire, dopo aver raccontato la storia ed aver sostenuto che i soldi mancanti erano prestiti sulla fiducia a famiglie nobili romane come i Boncompagni Ludovisi, i Borghese, gli Altieri, i Torlonia, i Del Drago, i Giustiniani Bandini, i Gabrielli, i Salviati, i Pecci (famiglia del Papa), i Theodoli, i Bracceschi, Ferdinado IV ex di Toscana, … (prestiti che il Papa amorevolmente autorizzava ad accordare, ndr), parlava di Folchi come colpevole soltanto di soverchia fiducia, non di malversazione. Il quotidiano francese, più oltre, poteva però scrivere: Un papa che può perdere una cinquantina di milioni non è poi un prigioniero poco invidiabile che dorme sulla paglia. Il denaro che gli giunge da ogni parte del mondo per essere dedicato a vantaggio della religione, serve così poco ai bisogni della Chiesa che si è potuto dissiparlo in speculazioni sbagliate. E vi era anche chi, come la stampa tedesca, insinuava il buon approdo della Chiesa nella capitale d’Italia: L’impegno finanziario di Leone XIII nelle imprese romane testimonia quanto egli fosse fiducioso nella loro bontà e nel prospero avvenire  della capitale del Regno d’Italia. E la questione, che il Papa tentava di addossare a Folchi, non era tanto,  come sostenne il quotidiano del governo italiano la Tribuna, di chi fosse il colpevole ma che i milioni mandati dai credenti non c’erano più

        Un’ultima vicenda che merita di essere ricordata è quella relativa alla legislazione su matrimonio civile e divorzio. Crispi era un deciso anticlericale ma era un politico molto accorto. Sapeva bene che tra la borghesia liberale che sedeva in Parlamento vi erano in maggioranza coloro che erano soddisfatti dell’Unità e non volevano spingere oltre contro la Chiesa anche per la paura di trovarsi contro i contadini aizzati dai parroci che li sottraevano al socialismo. Insomma il governo Crispi fece un’enormità di leggi e di riforme ma quelle definibili anticlericali furono davvero poche. Sulla questione delle unioni matrimoniali già vi erano stati vari fallimenti di due riforme: la prima che voleva il matrimonio civile precedere quello religioso e la seconda relativa all’annoso problema del divorzio. Dopo tentativi tanto timidi quanto infruttuosi che iniziarono nel 1867, si arrivò ad un progetto di legge divorzista presentato dal Ministro della Giustizia Tommaso Villa. Il Villa, tra l’altro, presentò al Parlamento una documentata relazione in cui mostrava che nel 1880 si era avuto mediamente un processo l’anno (la metà tra Napoli e Palermo) per omicidi tra coniugi. Immediatamente scattò la reazione di una delle organizzazioni cattoliche costituite e citata, l’Opera dei Congressi. L’Italia era un Paese di analfabeti in cui vi erano all’incirca 2 milioni e mezzo di elettori. Ebbene l’Opera riuscì in poco tempo a raccogliere oltre due milioni di firme contro il paventato divorzio, firme che raccoglievano anche le volontà di alcuni liberali conservatori. Ciò descrive i livelli paurosi di arretratezza socio-culturale del Paese, arretratezza su cui la Chiesa aveva ed ha sempre buon gioco. In ogni caso del divorzio non si fece più nulla né allora né negli anni seguenti, fino al 1902, quando una nuova proposta, moderatissima che prevedeva il divorzio solo in casi di estrema gravità, fu presentata da Zanardelli. Ancora una volta vi fu la mobilitazione massiccia della Chiesa che raccolse circa 3 milioni e mezzo di firme contrarie con l’evidente conseguenza della morte di quel progetto di legge. Fu Antonio Labriola che descrisse bene in un suo articolo cosa stava avvenendo in Italia. La Chiesa stava rinunciando al potere temporale che vedeva difficilissimo riconquistare e stava cambiando sistema di potere: Con nuova tattica, si misero a rendere clericale la società, e han portato ormai le cose a tal punto, da far credere a molti … che il cattolicesimo sia tutta una cosa sola col temperamento italiano … . Così essi mirano a provare che, senza divenire un partito, e per sole vie indirette, possono arrestare l’azione dello Stato, quando questa tocchi ad Istituti che la Chiesa ha bisogno di padroneggiare. Labriola indicava il modo per superare questa palude che minacciava la crescita civile e sociale del Paese, quello del progresso intellettuale e morale degli italiani. Si dovrà però aspettare il 1974 per avere, con Referendum popolare, una legge molto blanda sul divorzio. Ciò vuol dire che quell’auspicato progresso intellettuale e morale ha tardato e contina a tardare molto.

        Si tenga comunque conto di questa imponente facoltà di mobilitazione della Chiesa per capire come essa sia stata dentro e determinante per la nascita del Fascismo.

         Successe a Leone un Papa che è stato spacciato per Santo, Papa Pio X (1903-1914). Il nuovo Papa, come ricorda Rendina, aveva in comune con Leone XIII solo una cosa, l’uccellagione, quella pratica barbara di catturare gli uccellini, accecarli, in modo che poi cantassero di più ed in modo migliore. Il personaggio era certamente un pio religioso ma anche un presuntuoso, che credeva che lo stesso Spirito Santo lo avesse scelto, ed un teocrate, che credeva più che mai al dogma dell’infallibilità del Papa. Non si era trovato d’accordo in passato con Leone e non per un’apertura maggiore ma perché era più in sintonia con Pio IX. Era infatti un intransigente bigotto conservatore che proibì ai religiosi gli spettacoli teatrali ed alle donne di far parte della Schola cantorum, introdusse l’obbligo di imparare il Catechismo del 1912, con domande e risposte a memoria, quando si doveva fare la comunione, che vietò nella musica ecclesiastica l’uso di tamburi, pianoforti e fanfare perché strumenti troppo profani, che permise solo i canti in latino, … insomma un vero reazionario che si muoveva in linea con l’intransigentismo veneto (Ernesto Ragionieri), come veneto era (ed è) la gran parte del conservatorismo italiano che aveva esordito nell’Opera dei Congressi [organizzazione con sede a Venezia nata nel 1874 per tutelare i diritti della Chiesa cattolica a seguito del Non Expedit]. Definiva i cattolici liberali (cioè non intransigenti) dei lupi travestiti da agnelli e fuun fiero oppositore del movimento del rinnovamento sociale della democrazia cristiana che prendeva le mosse da Murri. Intanto tentava di organizzare alleanze tra cattolici moderati a lui congeniali con liberali moderati da cui nel 1913 nascerà il Patto Gentiloni. Ai socialisti diceva invece che è conforme all’ordine stabilito da Dio che ci siano, nella società, principi e sudditi, padroni e proletari, ricchi e poveri, sapienti e ignoranti. Insomma talmente estraneo al sentire della popolazione da provocare una ulteriore frattura tra società e Chiesa. Si andavano delineando, anche in ambito cattolico, due schieramenti, quello degli antichi e quello dei moderni.

        Ed appunto, la maggiore ossessione di questo Papa, in accordo con il rifiuto di ogni avanzamento e novità di tutti i Papi, fu il modernismo in salsa teologica che traeva il nome dalle posizioni dei moderni. La spaccatura emerse nel Congresso del 1903 dell’Opera a Bologna. Per la prima volta si dibatteva non di questioni curiali ma di temi sociali come la partecipazione della donna alla vita sociale e la questione dell’arretratezza del Meridione. In questo Congresso, tra le fila dei modernisti emerse un giovane prete, don Luigi Sturzo, che denunciò l’inadeguatezza della Chiesa al Sud, dei preti che facevano solo feste religiose e che erano strenuamente abbarbicati ai signorotti locali, rimpiangendo i bei tempi grassi dei Borbone e fregandosene delle condizioni dei contadini poveri. La reazione di Pio X a questi avvenimenti fu da par suo: pubblicò un motu proprio in cui ribadiva l’intoccabilità della proprietà privata e la dura condanna della lotta di classe, ossessione dei Papi utili idioti del padrone, che poi coincide con la Chiesa stessa, ma ben remunerati, fino ad oggi. Chi come l’Opera credette di poter camminare sulla via della democrazia cristiana fu smentito da una precisa e dura presa di posizione fatta conoscere attraverso l’Osservatore Romano (19 luglio 1904). E, ad evitare ulteriori equivoci, il Papa sciolse la medesima organizzazione riconducendola sotto la direzione dei vescovi. Anche se ignorante in politica estera, le notizie della separazione tra Stato e Chiesa che provenivano dalla Francia fecero pensare a Pio X che qualcosa di analogo potesse accadere anche nel territorio dove risiedeva il suo gregge. Si disinteressò malauguratamente della Francia dove, mentre Pio X tramava per un anacronistico ritorno alla monarchia, alleato con i movimenti più reazionari del Paese come Action française (con la conseguenza che la Francia ruppe il Concordato del 1801 con la Santa Sede decretando nel 1905 la netta separazione tra Stato e Chiesa), avanzavano leggi molto dure per la Chiesa (1905) che disgraziatamente (per noi) si stava ossessivamente occupando dell’Italia. Ed in Italia vi era il non voto cattolico ed i socialisti che crescevano ovunque soprattutto al Nord mettendo in minoranza i liberali moderati. Fu Giolitti che, arrivato al potere nel 1903, convinse i cattolici a partecipare al voto proprio per battere i socialisti (il primo esperimento si fece a Bergamo). Ma questa operazione era diretta dalla Chiesa e non rappresentava una crescita autonoma di un partito cattolico come auspicavano Murri e don Sturzo che definirono l’operazione come un partito delle stampelle che schierava la Chiesa con i moderati ed i conservatori contro le richieste ed esigenze popolari [comportamento che ciascuno può riconoscere almeno nella storia recente ed addirittura contemporanea].

        Questioni simili ma con esiti del tutto diversi si erano vissute ad esempio con gli Stati Uniti. Già Leone si era rallegrato del fatto che la separazione Stato Chiesa lì realizzata avesse lasciato piena libertà di operare alla Chiesa. Ma, quando i cattolici richiesero questa libertà di operare per loro rispetto alle gerarchie vi fu la pronta mannaia del Papa. Cosa volevano i cattolici statunitensi ? L’esaltazione delle virtù umane, della sincerità, della lealtà, mettendo in second’ordine quelle dell’umiltà, dell’obbedienza, dello spirito di sacrificio. Volevano inoltre che si fosse tolleranti con chi non la pensava esattamente allo stesso modo, che fosse possibile auspicare per sé e gli altri migliori condizioni di vita e di lavoro. Leone avversò tutto ciò con dure condanne, mettendo all’Indice ogni libro che sostenesse tali peccaminose proposte (che avanzavano anche in Francia e Germania). I più avveduti cattolici del mondo cristiano stavano capendo che in questa fase espansiva della società non ci si doveva rinchiudere in un anacronistico Medio Evo. Non era possibile misconoscere ogni novità e mettersi contro ogni scoperta scientifica, come l’Evoluzionismo. Non vi erano in Italia cattolici che attaccassero la Chiesa sui dogmi ma solo persone che richiedevano studi più aperti, la possibilità, ad esempio, di leggere la Bibbia con metodo storico-critico. Su tutto ciò la risposta fu di totale chiusura, sempre più estesa ai diversi temi, da parte di Pio X. La sua condanna fu anticipata dal decreto Lamentabili sane exitu del Sant’Uffizio del 3 luglio 1907 (in questo decreto si elencano 65 proposizioni che stravolgono la dottrina cattolica pur presentandosi come derivate e fondate sulla stessa dottrina). Venne quindi, l’8 settembre, l’enciclica Pascendi Dominici gregis nella quale il modernismo è definito come il compendio di tutte le eresie ed i modernisti vengono additati come i peggiori nemici della Chiesa (Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond’è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro). Come ricorda Rendina, più oltre, nel 1910, si aggiunse il motu proprio Sacrorum antistitum con il quale Pio X impose ai sacerdoti il giuramento antimodernista. Queste encicliche e documenti avevano effetti solo in Italia dove si usarono metodi inquisitoriali e persecutori perché altrove i cattolici si emancipavano in accordo con la loro coscienza. Ed in Italia esse riuscivano a dividere sempre più il Nord dal Centro-Sud, con un Nord molto più aperto verso lo Stato nazionale. Vi fu addirittura il vescovo di Milano, Andrea Ferrari, stimato dai cattolici del Nord molto più del Papa, che per essersi occupato di problemi sociali (molto acuti all’epoca) e per aver prestato attenzione ai problemi del laicato, fu accusato di modernismo e punito dal Papa che non volle riceverlo per ben 5 anni. Ma i veri anatemi del Papa caddero su Murri che fu sospeso a divinis (1907) e poi scomunicato (1909). Ne approfitterà per sposarsi e successivamente alla Grande Guerra (era un interventista) per aderire brevemente al Fascismo e poi diventare antifascista fino alla morte (1944). Mentre i trattamenti per Murri furono questi, Pio X sosteneva altri movimenti come l’Unione elettorale diretta da Gentiloni, che doveva controllare i voti cattolici, mostrando che era in atto la mutazione della Chiesa dal non expedit ad una alleanza con le forze reazionarie del Paese che erano impegnate contro il socialismo. A partire dal 1913, Giolitti operò una serie di riforme elettorali che in pratica costrinsero al superamento del non expedit.

        Avversario del modernismo, abbiamo detto, ma non degli affari finanziari e della borsa. Iniziò infatti a ristrutturare la COP (Commissione per le Opere Pie), che chiamò Commissione per le Opere di Religione (COR), per metterla in grado di acquistare immobili con i ricavi di borsa (l’ulteriore cambiamento da COR ad Istituto per le Opere di Religione, cioè IOR, sarà realizzato da Pio XII nel giugno del 1942 affinché l’istituto funzionasse come una vera banca e quindi fosse in grado di accettare denari da istituzioni e persone laiche. Si noti che il governo fascista esonerò nel dicembre 1942 lo IOR dalla tassazione dei dividendi delle azioni). Altre grandiose iniziative che portarono molti soldi al Vaticano furono gli incrementi dei viaggi organizzati e con accompagnamento a Lourdes (mentre accadono queste cose a partire dal 1904 scoppiano i primi scandali di pedofilia ecclesiastica, violenze su minori e spettacoli indegni davanti a bambini e bambine: Collegio dei marinisti di Pallanza;  scandalo Fumagalli a Milano; educatorio di Alassio; scuola di Trani; collegio salesiano e collegio Santa Caterina di Varazze). L’ultimo è il più grave. I salesiani accusati fuggono. La popolazione inferocita assalta il collegio (bei tempi !). Vi sono scontri con feriti. E che fa il Vaticano ? Un comunicato in cui si dice che si tratta di campagne anticlericali sostenute dai soldi della massoneria francese. Vi è un teppismo di penna e di piazza contro le case religiose.

        Questo fanatico e stolto, Pio X, che isolò la Chiesa dalle problematiche sociali più urgenti fu fatto santo dai gerarchi che seguirono fors’anche perché costui addirittura era avversario della Rerum novarum perché troppo permissiva. Se ne andò proprio mentre scoppiava quella immane tragedia che fu la Prima Guerra Mondiale, senza che dalla parte del vicario di Cristo fosse detta una sola parola contro la guerra. Anzi, vi furono comunicazioni degli incaricati di affari bavaresi ed austriaci ai loro governi, prima dello scoppio della guerra, in cui si diceva rispettivamente:

Il Papa [Pio X]  approva che l’Austria proceda con durezza contro la Serbia. Il Cardinale Segretario di Stato spera che questa volta l’Austria resista. […]

Sua Santità ha espresso in varie occasioni il suo rammarico per il fatto che l’Austria-Ungheria abbia perso l’occasione di punire i suoi pericolosi vicini danubiani [come si potrà notare e come vedremo ancora più oltre, la Chiesa è stata sempre ossessionata da quella parte del mondo, ndr].

Ed il Segretario di Stato, Merry del Val, aggiungeva di essere speranzoso che questa volta la monarchia austriaca sarebbe andata avanti fino in fondo.

Cosa fece Benedetto XV che sostituì il santo Papa all’inizio della guerra ? La solita politica della Chiesa: poiché si aspettava la vittoria delle potenze centrali il Vaticano si schierò con esse ed il Papa dette l’informazione dell’entrata in guerra dell’Italia allo stato maggiore di queste potenze, nella pratica avvertendole in anticipo (il 6 maggio 1915). L’Austria si preparò sul fronte italiano in seguito a tale informazione. Appena però la guerra virava in favore delle forze dell’Intesa, la Chiesa si schierava con l’Intesa addirittura mentendo con il far scrivere sull’Osservatore Romano che sempre la Chiesa condivideva la posizione dell’Intesa.

La Chiesa sarebbe stata obbligata a dirigere i voti controllati ad accordi di ogni tipo con i liberali. Sempre al fine di mettere in minoranza i socialisti. Questo fine fu raggiunto a caro prezzo per lo Stato laico che dopo 50 anni dovette ammettere l’impossibilità di governare l’Italia senza la Chiesa. Le trattative segrete furono portate avanti per parte ecclesiastica da Gentiloni, il Presidente dell’Unione elettorale. Non vi era un partito cattolico ma si decise di dirigere i voti su candidati che avessero sottoscritto i seguenti impegni elettorali:

1) opporsi ad ogni proposta di legge contro istituzioni religiose;

2) non ostacolare l’insegnamento privato;

3) battersi per l’istruzione religiosa nelle scuole pubbliche;

4) respingere qualsiasi legge divorzista;

5) sostenere il diritto delle organizzazioni cattoliche di essere rappresentate nei Consigli di Stato;

6) impegnarsi in riforme erariali e giuridiche graduali per un miglioramento della giustizia sociale;

7) rafforzare le energie morali ed economiche del paese.

        Il Patto Gentiloni fu applicato in 330 collegi elettorali su 508, in quei collegi dove era maggiore il pericolo socialista. La segretezza fu violata da Gentiloni dopo le elezioni quando, per vanità o per assoggettare di più gli eletti agli impegni sottoscritti, fece i nomi degli eletti. Si scoprì che in grande maggioranza erano massoni, cioè nemici mortali della Chiesa. A parte questo inconveniente risultarono 228 su 310 i deputati eletti con il Patto. Tra questi i veri cattolici contabilizzati furono una sessantina che era già un buon numero per un eventuale partito.

         Il Papa che seguì, Benedetto XV (1914-1922), si trovò ad operare con la Prima Guerra Mondiale. E chi pensa che comunque la Chiesa debba essere contraria ad una guerra è vittima dell’illusione del credere che la Chiesa sia una sorta di istituzione pacifista. La Chiesa, come scrive Weigel, non è pacifista ed ammette il diritto ed il dovere morale di fare la guerra purché sia una guerra giusta, sia cioè una guerra per difendere la libertà e per mettere ordine negli affari internazionali. Inoltre chi la fa  deve essere un’autorità pubblica responsabile (e chi altrimenti ? ndr), animata da un’intenzione onesta e non da voglie di vendetta o rappresaglia, ed infine che la guerra sia proporzionata senza provocare danni ai civili. Naturalmente la giustezza di una guerra, con tutte le condizioni ora dette, la decide la Chiesa in modo non dissimile da qualunque altro Stato. Ed il bello è che lo decide dai due bandi in guerra, due eserciti cristiani che si scontrano perseguono, ambedue, una guerra giusta ed ambedue hanno la vergogna dei cappellani militari. Scrive don Paolo Farinella (Adista, n°66 – 25.9.2004):

Può mai essere compatibile il Crocifisso con luoghi e contesti che sono palestre di formazione alla violenza scientifica, alla crudeltà e all’uso delle armi per uccidere? È quantomeno contraddittorio vedere il Crocifisso che impose a Pietro di riporre la spada nel fodero per non difendersi con violenza (Mt 25,52), ricevere il saluto militare o gli “onori” (!?) militari da soldati che impugnano armi sofisticate, pensate esclusivamente per uccidere. Oggi siamo andati ancora oltre, con cardinali che provano sofisticate armi da guerra e preti che benedicono strumenti di morte:

Durante l’ultima guerra mondiale, da una parte c’erano l’Italia e la Germania e dall’altra l’Inghilterra, gli Stati Uniti e la resistenza della Francia e dell’Italia. Ogni esercito aveva i suoi cappellani militari, gli uni contro gli altri armati. Se era lo stesso Dio per tutti, un po’ cattolico e un po’ più tanto protestante, è lecito domandarsi da che parte stesse Dio. Stava con i cattolici italiani e protestanti tedeschi contro i protestanti e qualche cattolico inglese, americano e resistente? Come gestiva il traffico delle bombe? Secondo il peso specifico della preghiera dell’uno o dell’altro? La Madonna per quali figli tifava: per i fascisti o per i resistenti? Per i cattolici o per i protestanti? Se consideriamo i 50 milioni di morti, Dio non è stato da nessuna parte perché in quell’inferno di esclusiva fattura umana, non ci fu posto per lui, nonostante i cappellani militari. Se invece consideriamo l’esito finale, dobbiamo convenire che è stato contro l’Italia cattolica e fascista e la Germania nazista e il Giappone buddista, ma a favore di due nazioni a maggioranza protestanti, America e Inghilterra, e con i cattolici, comunisti e socialisti che militarono nelle fila della Resistenza. Anche Dio è traditore della “patria nostra”? I cappellani militari italiani che militavano da patrioti nell’esercito fascista esercitavano il loro ministero anche quando davano la comunione ai militari che obbedivano alle leggi razziali e ai rastrellamenti della popolazione civile? In tutte le chiese si pregava lo stesso Dio per i propri soldati cristiani contro i soldati cristiani in campo avverso: Dio chi doveva ascoltare ed esaudire, visto che non poteva accontentarli tutti? Ho visto documentari d’epoca con preti e frati, orgogliosi di mostrare le stellette sulla tunica e sul saio e alcuni addirittura che sventolavano la bandiera fascista come fosse uno stendardo processionale, senza un minimo rigurgito di sdegno verso un regime ignobile, per giunta ateo e anticlericale. La patria era rappresentata dai gagliardetti blasfemi del fascismo o dalla minoranza che resisteva sulle montagne? Chi ha servito “Dio, Patria e Famiglia”: i cappellani militari fascisti o i preti che nascondevano gli ebrei a costo della loro vita? Qualche cappellano può rispondere?

I cappellani militari nella guerra di Etiopia benedicevano i soldati italiani che bruciavano i villaggi o usavano il gas contro la popolazione inerme […]. Dov’erano i cappellani e che cosa facevano in questi frangenti? Pregavano che il fuoco non bruciasse del tutto i poveri etiopi visto che erano già “neri” per loro conto? o che il gas non li asfissiasse troppo? O benedicevano anche le armi all’uranio, usato in Bosnia, lasciando segni indelebili di morte nella missione di pace sulla pelle degli stessi poveri militari che sono morti dopo il loro rientro a casa?

Solo un caso può giustificare la presenza di un cappellano non-militare: quando si assume l’impegno di educare i soldati cristiani a disertare in massa da ogni esercito, da ogni arma, da ogni governo che calpesta la propria Costituzione, specialmente quando questa usa parole da leggersi come una profezia perenne: “l’Italia ripudia la guerra”. Un cappellano si giustifica se aiuta i soldati a redigere il libello del ripudio per consegnarlo al governo e alla coscienza del proprio popolo.

Ed è utile ricordare che la guerra è una grande ambizione della Chiesa, meglio se guerre dal carattere fascista che sono facilmente identificabili come guerre evangelizzatrici di poveri ritardati mentali rispetto alla superiorità dei bianchi. La Chiesa aderì volentieri alle campagne fasciste contro l’Abissinia, la Spagna, la Croazia, la Russia. Ma la Chiesa ebbe modo di benedire tramite il Cardinale Spellman lo sterminio di massa del Viet Nam. E non ci si stupisca se un prete gesuita vicino a Papa Pacelli, tal Gundlach, avesse auspicato l’uso delle bombe atomiche, bombe che l’altro gesuita, Hirschmann, desiderava fossero costruite in quantità, … Solo Hitler, ma per un arco di tempo ridottissimo (dal 1933 al 1945), ebbe un’uguale amore ed esaltazione per la guerra, meglio se accompagnate da stragi, genocidi e soluzioni finali. Come osservano alcuni parroci, ma non le gerarchie che da ciò traggono enormi profitti, mischiare armi, preghiere, privilegi, guerre ed Eucarestia è il massimo della profanazione. Ma questa è la Chiesa di Roma, non altra. E’ quella che difende l’embrione ma si adopera per ammazzare nei modi più orrendi milioni di embrioni cresciuti.

Tornando a quanto discutevo (con Rendina) sulla Guerra, la prima cosa che fece Benedetto XV fu il dichiarare la neutralità della Chiesa e si trattava di una neutralità che teneva conto del fatto che i cattolici erano nei due schieramenti (strizzando però l’occhio al cattolico Impero Austro-Ungarico ed alla Germania con la quale vi erano buone relazioni da molto tempo, Paesi per i quali provava profonda simpatia visto che nell’altro schieramento vi era la Francia con cui dal 1905 non vi erano più relazioni diplomatiche, la Gran Bretagna con la Chiesa Anglicana e la Russia con la Chiesa Ortodossa), ma eravamo ancora in epoca in cui l’Italia non era ancora entrata in conflitto pur essendo alleata di Germania ed Austria. Benedetto poté fare il bel discorso in cui diceva che la guerra nasceva perché gli Stati si erano allontanati dai precetti cristiani (8 settembre 1914), perché avevano aderito al positivismo ed al darwinismo e perché la Chiesa non era libera di operare (da quel 20 settembre 1870), naturalmente queste sciocchezze venivano dette fidando dell’ignoranza o della scarsa memoria degli uditori poiché la Chiesa aveva fatto ed appoggiato tutte le guerre da 1600 anni. Un analogo discorso che aggiungeva il concetto di orrenda carneficina fu pronunciato il 28 luglio 1915, in occasione dell’entrata in guerra dell’Italia. Ed altri ne seguirono. Dal punto di vista pratico vi fu un attivo sostegno a chi soffriva, ai prigionieri, ai malati, alle famiglie. E fece ciò senza chiedersi l’ideologia o la fede della persona aiutata. Abrogò poi il non expedit (12 novembre 1919), accettò senza commenti né positivi né negativi il Partito Popolare fondato da Don Sturzo, istituì l’Azione Cattolica che volle fosse separata (almeno in apparenza) dalla politica (lo pseudo partito Azione Cattolica fu imitato in numerosi altri paesi come in Spagna, in Portogallo e in Croazia). Dal punto di vista finanziario, partito con un buon attivo di bilancio, dovette rassegnarsi a grosse perdite della Banca di Roma per investimenti sbagliati nella guerra italo-turca. Anch’egli si affidò prima ad Ernesto Pacelli e quindi, quando questi fu cacciato dalla presidenza della Banca nel 1916, al successore, conte papalino e senatore Santucci. Durante il suo pontificato si verificò un evento che contribuì ad arricchire le finanze vaticane, le apparizioni della Madre di Gesù a Fatima del 1916. I viaggi delle organizzazioni della Chiesa. prima diretti solo a Lourdes, ebbero un forte incremento con Fatima come ulteriore meta. Intanto nascevano svariate banche cattoliche nel Nord d’Italia e ciò avveniva proprio quando il Banco di Roma entrava in una profonda crisi. Ma insieme a Fatima altri eventi miracoloso-truffaldini si verificarono a San Giovanni Rotondo dove un tal Padre Pio aveva visioni e gli erano comparse (sic!) le stigmate (delle apparizioni mariane e dei santi truffatori parlerò più oltre), intanto vale la pena anticipare che le visite del razzista Padre Agostino Gemelli daranno esito negativo ed il Papa Pio XI, nel 1923, condannerà Padre Pio come impostore (non constat de supernaturalitate). In definitiva, pur insultato da tutti, questo Papa, a prescindere dai predecessori, fu persona degna, certamente in grado di far dimenticare le vergogne degli ultimi vicari di Cristo.

         Ed eccoci a Pio XI (1922-1939), Papa con cui andrà a soluzione la questione romana e si normalizzeranno i rapporti tra Stato e Chiesa e che rimetterà al centro del suo programma, e neppure nascostamente, il ritorno al potere temporale della Chiesa. Pochi mesi dopo la sua elezione, in ottobre, vi fu la Marcia su Roma i cui dirigenti non solo avevano avuto ordine di non dare alcun fastidio alla Chiesa ma anche di radunarsi poi in Piazza San Pietro a Roma per manifestare in favore del Papa. L’Osservatore Romano del 29 ottobre dava un’apertura di credito a Mussolini dando per buona la sua volontà di istituire un governo con tutti coloro che aspirassero il benessere popolare. Mussolini si muoverà in sintonia con la Chiesa dettando però le regole. Non vorrà avere a che fare con accordi di base, democratici. Gli interessano accordi di vertice. Non vorrà avere a che fare con il partito Popolare di Don Sturzo (che se ne andò dall’Italia) ma con l’Azione Cattolica (anche se ai preti verrà vietata l’iscrizione a qualsiasi partito), e con le varie Unioni alle dirette dipendenze del Papa. Al Papa tutto questo stava bene perché ridava auge ad un nuovo temporalismo della Chiesa che verrà sancito dai Patti Lateranensi firmati l’11 febbraio 1929, data in corrispondenza della quale nasceva la Città del Vaticano che sostituiva lo Stato Pontificio. La Chiesa otteneva una lunga lista di beni immobili tutti esenti da ogni tassazione presente e futura; otteneva l’extraterritorialità per una innumerevole serie di edifici (ai quali, nel 1951, tra le altre concessioni che si accumuleranno senza fine con i governi democristiani, si aggiungeranno i 400 ettari del nuovo centro radiotrasmittente vaticano di Santa Maria in Galeria, alle porte di Roma, che dispone di antenne gigantesche e trasmettitori di grandissima potenza che avvelenano di onde elettromagnetiche l’intera zona); 750 milioni di allora in contanti; un miliardo in consolidato (queste due cifre messe insieme corrispondono ad oltre 700 miliardi di euro); gratuità di fatto dei servizi pubblici (acqua, elettricità, …);  partecipazioni delle industrie belliche di cui deteneva azioni ai profitti di guerra; abrogazione definitiva della legge sulla nominatività obbligatoria dei titoli a cui seguì il “salvataggio” del Banco di Roma (1923), con intervento diretto di Mussolini, la cui amministrazione era caratterizzata da favori e da incarichi ad esponenti del Partito popolare, compensati con larghe interessenze, collocamento di familiari, indennità e propine di tutti i generi [«Le partite di trapasso dal Banco di Roma alla Società Finanziaria, che ne assunse la gestione e il realizzo, ammontarono contabilmente a 1.743 milioni; i recuperi realizzati o presunti al 31 dicembre 1926 ammontavano a 640 milioni, esclusi gli utili netti, le tasse di bollo e il premio dovuto dal Banco di Roma. Una perdita, dunque, su queste partite, di 1.104 milioni, alcune delle quali vuote, si può dire dall’origine, di qualsiasi contenuto economico e giuridico (312 milioni)». Da Ernesto Rossi, Il Sillabo e dopo, Kaos 2000]. Da notare che nei trattati vi è una particolare difesa del Papa equiparato al Re: chi attenta a lui è condannato a morte. Un senatore fascista, Vincenzo Morello, di fronte alle esosissime richieste della Chiesa ebbe a scrivere: Certamente è l’Italia che provvede all’indipendenza economica della Santa Sede, non la Santa Sede stessa. E quanto al computo dei debiti e crediti, se l’Italia dovesse capitalizzare tutti i danni che il papato le ha arrecato nei secoli, con le sue chiamate degli stranieri, con le guerre, le taglie, le devastazioni di ogni genere, vi sarebbe consulta di ragionieri capaci di fare il calcolo? Diritto dunque, da parte del Vaticano, alle indennità, nessuno. Buon volere da parte dell’Italia, sì, e bisogna riconoscerlo. Tutto questo profluvio di beni e denaro contante  fu dato alla Chiesa in cambio del sostegno dei cattolici al Fascismo. La Chiesa rientrava in gioco in Italia con molto maggiore potere, nelle scuole, nel matrimonio, in ogni funzione civile che diventava simultaneamente religiosa. Pio XI riorganizzò anche la parte economica fondando una amministrazione finanziaria speciale (La speciale) che iniziò a muoversi come una banca ma senza controlli. Alla sua testa fu messo un laico, Nogara, che accettò a condizione di essere libero di operare indipendentemente da giudizi morali o religiosi (iniziarono investimenti a tutto campo in pistole, bombe, carri armati, preservativi, …). Nogara sarà il primo ad essere chiamato banchiere di Dio. L’altra parte dello stretto legame che si creò tra Chiesa e Fascismo era relativo all’ammissione gratuita della Chiesa in tutte le industrie dello Stato italiano (Breda, Dalmine, ferrovie, società elettriche, …) con suoi rappresentanti che, per combinazione, erano: Franco Ratti (nipote di Pio XI che nel 1939 entrerà anche nella Banca Nazionale dell’Agricoltura, nella SNIA e nella gestione di aziende belliche attraverso il Banco Ambrosiano di cui Ratti diventerà presidente) ed i 3 nipoti di Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII, all’epoca Segretario di Stato. Oltre a La speciale il Vaticano mise in piedi altri istituti finanziari operanti in territorio italiano. Lo poté fare per il sostegno attivo che aveva da vari gerarchi fascisti interessati a forme non proprio ortodosse di flussi di denaro. Ed il sostegno si manterrà anche negli anni Trenta quando una violenta crisi economica metterà in ginocchio le banche (tra cui le banche cattoliche come il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito ed altre nelle quali la Chiesa aveva ingenti interessi). Ma il Fascismo arrivò sempre in aiuto ed i rapporti con la Chiesa si strinsero, se possibile, ancora di più. La crisi aveva fatto acquisire allo Stato italiano tutte le aziende condannate alla chiusura per essere riconvertite all’interno di un nuovo Ente, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI). Ebbene il governo fascista intervenne con un trasferimento, senza perdite ed addirittura con forti rivalutazioni, di tutti i titoli bancari vaticani nell’IRI. Il costo fu addossato all’IRI e cioè a tutti i lavoratori italiani che nel 1934 pagarono un corrispettivo di circa 4,5 miliardi di euro per maggior gloria di Gesù, che fustiga sempre i poveri, attraverso il Vaticano. Ma il Fascismo sapeva utilizzare bene la gratitudine del Vicario di Cristo che, quando l’Italia aggredirà l’Etiopia nel 1935 (il regime, con una logica tipicamente fascista, definirà questa aggressione una guerra difensiva finalizzata all’espansione !), sarà rifornita di armi da una fabbrica della Santa Sede.  E l’infame spedizione coloniale fu anticipata dai gesuiti il 22 febbraio 1935 con un articolo su la Civiltà Cattolica al quale seguì quello sull’Osservatore Romano del 24 febbraio che citava Sant’Agostino (gli stati si fondano con la forza) e che sprizzava razzismo da ogni sillaba:

«Le grandi ricchezze materiali che Iddio ha largamente profuso sulla terra per dare all’umanità benessere e pace, debbono essere poste a disposizione di tutti, né debbono più oltre giacere in uno stato di perfetto abbandono; restando così quasi totalmente improdutttive per i popoli che le detengono e per il mondo intero».

«Caduto il concetto dello sfruttamento barbaro, illegale e anticristiano, che una razza si credeva in diritto – ed a torto – di esercitare sull’altra, si impone oggi il concetto, largamente diffuso ed attuato, della collaborazione leale e concorde tra le razze: fra dominatori e dominati».

«Le masse indigene, in generale, si mostrano assai soddisfatte della nuova condizione e del nuovo stato loro apportato, od imposto, dall’opera e dalla pacifica penetrazione di elementi più evoluti e più largamente forniti di strumenti e di mezzi; sentono, sia pur lentamente, i benefici immensi che la civiltà porta». […]

«Il problema della colonizzazione, oggi come giammai in pieno sviluppo, così vitale e così dominante per la sua alta e indiscussa importanza e contingenza, per la sua piena attualità, strettamente legato alla espansione demografica, giustamente e lodevolmente indirizzato su sani princìpi, non cesserà di essere problema eminentemente e squisitamente morale: non dovrà quindi essere consideraato come problema di esclusivo impiego di pura forza; ma sarà sempre principalmente problema di pacifica penetrazione, di persuasioone, di conquista perenne, certamente molto faticosa e lenta, di volontà e di animo. Per questo, solo per questo, noi ne sentiamo l’enorme bellezza, ne subiamo il fascino immenso e inestinguibile».

Ed infatti Mussolini ordinò al generale Graziani di usare i gas contro gli etiopi. Anche Gesù avrebbe approvato: il traffico d’armi per massacrare popolazioni inermi era la sua passione.

Non contenti degli scempi e stragi coloniali i gesuiti seguivano con la loro opera razzista:

«L’Etiopia è l’esempio più tipico dell’imputridimento morale e del decadimento intellettuale di un popolo cristiano staccato da Roma per lo scisma e l’eresia [copta, ndr], e rimasto chiuso ad ogni influsso, anche indiiretto, del cattolicesimo nelle istituzioni civili che da esso derivano presso i popoli europei. Superiore agli altri popoli non cristiani dell’Africa per il suo cristianesimo, benché guasto e corrotto, il popolo abissino è rimasto, per lo scisma, di gran lunga inferiore a tutti gli altri popoli anche mediocremente civili, privo di svolgimento e di progresso, fino ai nostri tempi». 

         Come ricorda Curzio Maltese, in una corrispondenza del 1924, il massimo pensatore italiano del Novecento, Gramsci, descrive così all’Internazionale la Chiesa:

“In Italia, l’apparato ecclesiastico del Vaticano comprende circa 200.000 persone: cifra impressionante, soprattutto se si tiene conto che comprende migliaia e migliaia di persone dotate di intelligenza, cultura, abilità consumata nell’arte dell’intrigo e della preparazione e condotta metodica e silenziosa di disegni politici. Molte di queste persone incarnano le più antiche e sperimentate tradizioni di organizzazione delle masse e, di conseguenza, costituiscono la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Forza tanto più temibile in quanto insidiosa e inafferrabile. Il fascismo prima di tentare il suo colpo di Stato dovette trovare un accordo con essa. Si dice che il Vaticano, benché molto interessato all’avvento del fascismo al potere, ha fatto pagare molto caro il suo appoggio. Il salvataggio del Banco di Roma, dove erano depositati molti fondi ecclesiastici, è costato, a quel che si dice, più di un miliardo di lire al popolo italiano”.

E nei Quaderni dal carcere, ancora Gramsci, con una osservazione facilmente verificabile ancora oggi, sosteneva:

“Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la Chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono”.

          Il riconoscimento dello Stato della Chiesa da parte dell’Italia aprì anche a quello di altri Concordati fatti con altri Paesi del mondo. Al Papa non importa allearsi con i peggiori dittatori anche assassini. Lo farà con Mussolini, con Dollfuss, Horthy, Salazar, Hitler, Franco. Resterà ferreo alleato di Mussolini anche dopo l’assassinio Matteotti ma protesterà quando il Fascismo, già forte dei riconoscimenti internazionali, se la prenderà con l’Azione Cattolica. Lo farà con l’enciclica Non abbiamo bisogno del 5 luglio 1931. Fece ciò, appena qualche settimana dopo aver pubblicato l’enciclica Quadragesimo Anno (15 maggio 1931) dove aveva sostenuto con Mussolini l’impegno comune contro i partiti sovversivi (che avevano i propri rappresentanti o in galera o esuli o al confino) al quale fine aveva di buon grado rinunciato ai sindacati cattolici, inaugurando ilo connubio clerico-fascista mai terminato in Italia. Nel 1937 vi fu poi una energica protesta contro il Nazismo in una enciclica in tedesco, la Mit Brennender Sorge. In essa si definiva il nazionalsocialismo come paganesimo hitleriano perché erano stati attaccati beni della Chiesa e non si rispettava il Concordato quando non si poteva esercitare in pieno la libertà religiosa, si esaltava la razza ed il sangue, si facevano campagne scandalistiche contro il clero, si limitava la scuola cattolica, si soffocava la stampa. Peccato che gran parte degli italiani vivevano in un paese in cui la stampa era soffocata e non conoscevano il tedesco perché avrebbero così appreso dal Papa cosa pensava del principale alleato di Mussolini. In quello stesso anno scrisse un’altra enciclica questa ben diffusa in Italia. Era la Divini Redemptoris in cui si attaccava frontalmente il Comunismo. Pio XI avrebbe voluto rompere le relazioni diplomatiche con la Germania ma fu trattenuto dal suo Segretario di Stato Pacelli, futuro Pio XII. Siamo in pieno Fascismo, Franchismo e Nazismo con persecuzioni di ogni oppositore e la Chiesa se la prende con il Comunismo. Se qualcuno osservasse che ancora non siamo all’invasione della Polonia, allo scatenamento della Seconda Guerra Mondiale, alle leggi razziali, risponderei che il Fascismo già aveva dato importante mostra di sé in Italia con assalti alle case del Popolo ed alle cooperative anche cattoliche, che le imprese africane con massacro di indigeni erano a buon punto ed esaltate dalle truppe d’assalto della Chiesa (gesuiti), che il cadavere di Matteotti e vari altri erano già freddi da un pezzo, che l’appellativo di Uomo della Provvidenza assegnato a Mussolini era dello stesso Papa Pio XI, … Nonostante quanto ogni persona con un minimo di conoscenza della storia sa, Pio XI restava alleato ferreo di Mussolini.

Quando stava per morire sarebbero accadute delle cose che lo avrebbero riscattato. Si usa così in Vaticano che è una vera fabbrica di falsi documenti. Niente che esce da quell’ambiente è attendibile. Secondo quanto trapelò nel 1959, avrebbe dovuto pronunciare un discorso di condanna contro le violazioni concordatarie in Italia, le persecuzioni razziali in Germania ed i preparativi di guerra in quest’ultimo Paese. Non lo pronunciò perché morì prima, anche qui in un mistero, il mistero Tisserant dal nome del cardinale che rivelò la circostanza criminale dell’avvelenamento del Papa. Pio XI sarebbe stato fatto uccidere da Mussolini con una iniezione di veleno fattagli dal Dottor Petacci, padre di Claretta, l’amante del Duce. Sembra che Mussolini avesse udito voci che parlavano di una sua scomunica e la cosa gli avrebbe alienato le simpatie di milioni di cattolici in un momento in cui aveva bisogno di 8 milioni di baionette. Articoli di varie testate parlarono di ciò nel 1972. Non risulta però che qualcuno abbia osservato che in 17 anni di pontificato non solo non abbia mosso un dito contro Mussolini ed il Fascismo ma abbia invece dato credibilità e sostenuto nei fatti ogni crimine.

        Comunque, al di là delle notizie cui ho accennato non confermate da documenti vi sono invece delle non azioni di Pio XI su fatti che accaddero durante il suo pontificato e sui quali non disse nulla o cose oscene: la Guerra civile spagnola (1936) e le Leggi razziali in Italia (1938). Queste ultime meritano un qualche commento. A parte lo scimmiottamento delle leggi tedesche, le basi culturali (sic!) di tali leggi sono da rintracciarsi (e come no ?) in un opuscolo di 90 pagine, Della questione giudaica in Europa, che raccoglieva tre precedenti articoli (1889) della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, edito nel 1891 (l’opuscolo venne fatto suo dal Fascismo e ristampato più volte dopo il 1938). E’ inutile ritornare sugli infiniti luoghi comuni antiebraici, i loro caratteristici delitti, ripresi ed ordinati dai gesuiti: gli scrocchi, il falso, l’usura, la captzione, il fallimento doloso, il contrabbando, la falsa moneta, la concussione, la frode e l’inganno sotto ogni forma e con ogni specie di aggravanti. Insomma si tratta di una vera peste che manovra la Massoneria (tra cui Garibaldi, Mazzini, Cavour, Farini, Depretis). Occorreva ora abolire i regimi democratici a cominciare dai diritti dell’uomo del 1789 per liberarsi definitivamente dal giogo ebraico-massonico che spossa e perverte le popolazioni. Si poteva iniziare con la confisca di tutti i loro beni (riprendere ai ladri il maltolto è lecitissimo) accompagnata dalla loro espulsione dai Paesi cristiani. Per far ciò occorreva muoversi con la consueta carità cristiana, anche perché l’espulsione in altri Paesi sarebbe risultata complessa. E questa carità consigliava di togliere agli ebrei i diritti civili o di convertirli tutti al Cristianesimo o di segregarli o di eliminarli tutti (Civilà Cattolica, Vol. II, pag. 418, 1937). E’ da qui, con altri articoli e pressioni su politici fascisti, che maturarono le leggi razziali e Mussolini ebbe ad elogiare quanto era stato scritto sugli ebrei in quegli anni (Ciano, nei Diari, racconta che il Duce stesso ha definito il pezzo [elaborato dai gesuiti, ndr], che nella forma è quasi conciliante, un capolavoro di propaganda antisemita).

Pio XI non disse nulla neppure sulla Guerra civile in Spagna, scatenata dall’ammutinamento di Francisco Franco al governo legittimo, con l’appoggio di Mussolini ed i suoi bombardamenti (tra cui quello criminale su Barcellona che provocò in un sol giorno 3000 morti) e di Hitler (ad esempio su Guernica ricordando che l’intervento di Hitler era stato richiesto anche dalla Chiesa), vi sono delle ispirate parole di Pio XI nell’enciclica citata Divini Redemptoris:

Anche là dove, come nella Nostra carissima Spagna, il flagello comunista non ha avuto ancora il tempo di far sentire tutti gli effetti delle sue teorie, vi si è, in compenso, scatenato purtroppo con una violenza più furibonda. Non si è abbattuta l’una o l’altra chiesa, questo o quel chiostro, ma quando fu possibile si distrusse ogni chiesa e ogni chiostro e qualsiasi traccia di religione cristiana, anche se legata ai più insigni monumenti d’arte e di scienza! Il furore comunista non si è limitato ad uccidere Vescovi e migliaia di sacerdoti, di religiosi e religiose, cercando in modo particolare quelli e quelle che proprio si occupavano con maggior impegno degli operai e dei poveri; ma fece un numero molto maggiore di vittime tra i laici di ogni ceto, che fino al presente vengono, si può dire ogni giorno, trucidati a schiere per il fatto di essere buoni cristiani o almeno contrari all’ateismo comunista. E una tale spaventevole distruzione viene eseguita con un odio, una barbarie e una efferatezza che non si sarebbe creduta possibile nel nostro secolo.

Non vi può essere uomo privato, che pensi saggiamente, né uomo di Stato, consapevole della sua responsabilità, che non rabbrividisca al pensiero che quanto oggi accade in Ispagna non abbia forse a ripetersi domani in altre nazioni civili.

        Naturalmente i cittadini spagnoli che si rivoltarono contro la Chiesa lo fecero perché essa era sempre stata dalla parte degli oppressori, dei latifondisti, dei regnanti, di un’Inquisizione durata 450 anni !. La Chiesa prese una posizione, come sempre, ottusa facendo seguire il rapido riconoscimento del governo golpista di Franco il 16 maggio 1638, prima della fine della guerra. Fece credere, insieme ad Hitler e Mussolini, che quella guerra era contro i comunisti, mentendo spudoratamente: di 473 deputati eletti solo 15 erano comunisti e il partito di quei comunisti aveva solo 10 mila iscritti ! E la Chiesa fu noncurante anche dei molti sacerdoti e vescovi fatti fucilare, bruciare o crocifiggere (ma prima mutilare) da Franco (12 vescovi, circa 2500 sacerdoti, circa 300 suore, circa 400 chierici baschi) perché fedeli al governo. In Spagna tra i cattolici che difendevano la loro civiltà vi era anche uno squadrista di Bologna che aveva una croce bianca cucita sulla camicia nera. Si trattava di Arconovaldo Bonaccorsi che in Spagna, come ufficiale della milizia, trucidò da due a tre mila civili guadagnandosi il nome di Boia delle Baleari. Giovanni Paolo II beatificherà i martiri franchisti caduti (11 marzo 2001), senza occuparsi minimamente delle migliaia di preti e persone normali caduti da parte repubblicana. Altro crimine da affiancare senza esitazione al fascismo divenuto endemico nella Chiesa. Naturalmente per maggior gloria di Gesù.

        Questo orrendo conflitto terminò quando era divenuto Papa Pio XII. Egli telegrafò a Franco con queste parole: Levando il nostro cuore a Dio, ringraziamo sinceramente Vostra Eccellenza per la vittoria della Spagna cattolica. E via radio inviò questo messaggio alla nazione spagnola: I disegni della Provvidenza, amatissimi figlioli, si sono manifestati una volta ancora sopra l’eroica Spagna. La nazione eletta da Dio …  ha testé dato ai proseliti dell’ateismo materialista del nostro secolo la più elevata prova che al di sopra di ogni cosa stanno i valori eterni della religione e dello spirito.

         Tutto ciò, come scrive Ciano nei suoi Diari, mentre continuavano i massacri franchisti con i plotoni di esecuzione che funzionavano senza sosta fucilando ogni giorno circa 80 persone a Siviglia, 150 a Barcellona e 250 a Madrid con un bilamcio tra il 1939 ed il 1942 di 200 mila fucilati con il silenzio e la tacita approvazione della Chiesa che vedeva sterminare solo dei comunisti.

        Sulle Leggi razziali del 1938, vi fu un assordante silenzio. Il Papa agì puntando di più ed ancora ai suoi interessi di bottega. Non denunciò con la stessa fermezza usata con il governo tedesco il razzismo antiebraico con i sottili distinguo dei Gesuiti che commentando l’orrido Manifesto degli scienziati razzisti, credettero allora di rilevarvi una notevole differenza rispetto al razzismo nazista: Chi ha presente le tesi del razzismo tedesco, rileverà la notevole differenza di quelle proposte da questo gruppo di studiosi fascisti italiani. Questo confermerebbe che il fascismo italiano non vuol confondersi col nazismo o razzismo tedesco intrinsecamente ed esplicitamente materialistico ed anticristiano. Così i Gesuiti,sempre più svergognati, su La Civiltà Cattolica del 1938 (fasc. 2115, pp. 277–278). Ed il Papa era allegramente su questa posizione preoccupato di ottenere dal governo le garanzie per gli ebrei convertiti e per la libertà dei matrimoni razzialmente misti. Vi era però una rimostranza che le gerarchie facevano (sempre in segreto) al governo fascista e riguardava l’attacco agli ebrei che aveva scelto la via della razza e non quello della religione. Vi furono prese di posizione non pubbliche sulla questione come una lettera di Pio XI a Vittorio Emanuele III ma, di fronte a Mussolini che minacciava, si preferì non disturbare troppo e si scelse il pubblico silenzio. Questo seguirà anche con il degno Pio XII che, pur sapendo dell’esistenza di campi di concentramento fascisti in Italia, non dirà mai nulla. Di gran rilievo è l’orrido silenzio di Pio XII di fronte alla deportazione degli ebrei romani, rastrellati nel ghetto, nell’ottobre del 1943. L’ambasciatore tedesco Weizsäcker, il 28 ottobre riferiva al suo governo:

Nonostante le pressioni da tutte le parti, il papa stesso si è astenuto da qualsiasi censura dimostrativa per la deportazione di ebrei da Roma.

        E pensare che quelle leggi furono auspicate da un tal Padre Agostino Gemelli, Rettore dell’Università Cattolica e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, che firmò il Manifesto degli scienziati razzisti e dopo averlo fatto scrisse: Tragica senza dubbio, e dolorosa la situazione di coloro che non possono far parte, e per il loro sangue e per la loro religione, di questa magnifica patria; tragica situazione in cui vediamo una volta di più, come molte altre nei secoli, attuarsi quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé e per la quale va ramingo per il mondo, incapace di trovare la pace di una patria, mentre le conseguenze dell’orribile delitto lo perseguitano ovunque e in ogni tempo. E che fece mostra del suo antisemitismo scrivendo nell’agosto del 1924 in Vita e Pensiero, rivista dell’Università Cattolica  di Milano, vero punto d’incontro tra Chiesa e Fascismo: Un ebreo, professore di scuole medie, gran filosofo, grande socialista, Felice Momigliano, è morto suicida. I giornalisti senza spina dorsale hanno scritto necrologi piagnucolosi. Qualcuno ha accennato che era il Rettore dell’Università Mazziniana. Qualche altro ha ricordato che era un positivista in ritardo. Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano l’opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero l’acqua del Battesimo. Questo prete criminale  visse felice e contento tra le braccia di Santa Madre Chiesa rappresentandola in toto e nessuno gli disse mai nulla, nessuno lo rimproverò, nessuno lo cacciò. E’ un eroe della Chiesa che gli dedica anche un grande ospedale a Roma ma che paghiamo noi, cittadini italiani, senza vergogna per i governi del nostro Paese. Seguì la sua infausta carriera anche e soprattutto con Pio XII.

      Prima però di passare al criminale Pio XII è utile una ricognizione pastorale su una santificazione fatta da Pio XI. E non un santo, meglio una santa, da poco ma nientepopodimeno che Santa Teresa di Lisieux. E’ del dicembre 2012 la scoperta che una delle massime sante della Chiesa, per di più anche teologa, Teresa di Lisieux (o Santa Teresa del Bambin Gesù), è stata una montatura. Ne parlo ora perché questa donna,Thérèse Françoise Marie Martin,  fu santificata nel 1925, a soli 28 anni dalla morte, da Papa Pio XI, mentre Papa Wojtyla l’ha proclamata Dottore della Chiesa e Benedetto XVI l’ha definita «maestra nella scienza dell’amore» e per tutti «i teologi». Teresa, nel convento del Carmelo di Lisieux, scrisse un libro, una sorta di diario, Storia di un’anima. Questo libro, edito nel 1898, suscitò emozioni e tenerezze popolari che Pio XI corresse raccomandando al vescovo di Bayeux: “Dite e fate dire che si è resa un po’ troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com’è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand’uomo“. Con queste parole Pio XI riesce ad offendere la donna Teresa che, secondo la sua perversa sensibilità, è un uomo. Questo libro e le sue riflessioni sull’amore verso Dio con le rinunce e le sofferenze collegate, porteranno Teresa ad essere santificata (contribuì molto il fatto che Teresa fosse francese, del Paese nel quale la Rivoluzione aveva messo la Chiesa in secondo piano). Ebbene i manoscritti di Teresa sono stati riletti, ricostruiti e studiati recentemente. Si è scoperto che essi sono stati manipolati brutalmente con aggiunte posticce, con la soppressione di interi passaggi teologici. Ciò fornì di lei una immagine stereotipata e trasse in inganno addirittura tre papi. Il teologo Gianni Gennari dopo un lavoro durato molti anni, ha svelato tutti i retroscena di questa ennesima truffa riportando il tutto in una monumentale biografia intitolata Teresina di Lisieux, il fascino della santità (Lindau editore). Le anticipazioni raccontano che furono le sorelle di Teresa  a manipolare il suo diario. La famiglia di Teresa si sentiva infatti la vera interprete del pensiero della religiosa e probabilmente per senso materno e di protezione fu cancellato tutto ciò che avrebbe potuto suscitare dibattiti in seno alla Chiesa. Il testo artefatto doveva soprattutto esaltare la parte devozionale tralasciando tutto il resto […]Dalle pagine del volume di Gennari vengono segnalati i 7 mila cambiamenti al testo originale, ripristinandolo [Franca Giansoldati].

         L’imbroglio era stato scoperto in 4 anni di lavoro, dal 1946 al 1950, a Lisieux da don André Combes, parlando anche con la superiora del convento, madre Agnese, sorella di Teresa e responsabile della maggior parte delle manipolazioni. Quando chiederà di pubblicare i risultati delle sue scoperte, don André sarà cacciato dal convento da un non meglio noto Visitatore Apostolico. L’anno seguente anche madre Agnese sarà deposta. Colei che le succede, alla richiesta di un nuovo Visitatore Apostolico di vedere i manoscritti di Teresa, brucerà alcuni documenti manoscritti di Teresa ed in particolare il Petit Carnet, il testo più antico degli scritti di Teresa.

         Quando si dice la fabbrica dei santi i si riferisce anche a questo che certamente non è un caso isolato e che certamente aggiunge una ulteriore aura di santità a Pio XI.

   Con la guerra alle porte si elesse subito il nuovo Papa nella persona del cardinale Eugenio Pacelli che assunse il nome di Papa Pio XII (1939-1958). Era il cardinale preferito dal Terzo Reich. Prima di diventare Segretario di Stato nel 1930, Pacelli era stato nunzio in Germania dal 1917 al 1929 e, tra gli altri concordati, fece quello con la Germania di Hitler, il Reichskonkordat, il 20 luglio 1933, concordato che dava credibilità internazionale al regime di quel pazzo già noto nel mondo e che già aveva messo fuori legge il partito cattolico tedesco, il  Zentrumspartei. In tale concordato, all’articolo 16, il clero tedesco giurava davanti al Reichsstatthalter, la seguente formula: Giuro davanti a Dio e sui Santi Vangeli e prometto che, quando diventerò vescovo, sarò fedele al Reich Tedesco e allo Stato. Giuro e prometto di rispettare il governo costituzionale e di farlo rispettare al mio clero. E non va dimenticato che, anche in Germania, Hitler salì al potere con l’aiuto attivo del Partito Cattolico di Centro e delle forze ecclesiastiche della Chiesa Cattolica Romana. In Germania, da ogni angolo, gli oratori fascisti proclamavano che il paese doveva scegliere tra l’anarchia del bolscevismo e l’ordine del nazionalsocialismo. I rappresentanti della Chiesa si unirono nella protesta generale, proclamando che il Comunismo avrebbe ucciso la nazione, e che il compito supremo era quello di salvare il paese. Con i voti cattolici e il sostegno ideologico cattolico, Hitler finalmente prese il potere e iniziò la sua campagna di terrore e assassinio per sterminare le forze sociali che si opponevano al fascismo. Ci fu il cattolicesimo tra queste forze? La Chiesa e i suoi rappresentanti protestarono contro l’orrendo e barbaro teppismo che proveniva dalla politica e dal governo della Germania, che violava la vita e i più elementari diritti degli esseri umani?  Non lo fecero mai !

        Nell’aprile del 1939, subito dopo la sua elezione, con l’infinità di problemi in sospeso ed impellenti, fu cura di Pio XII far togliere dall’Indice i libri del fascista Maurras di Action Française (organizzazione molto apprezzata dai cattolici di destra francesi), vecchio amore di Pio X, che erano smaccatamente antisemiti oltreché anticomunisti.

        Il discorso sulla Seconda Guerra Mondiale e sui silenzi di Pio XII sarebbe lungo per la quantità di episodi da citare. Mi limiterò a cose essenziali. Intanto funzionavano in tutte le nunziature ed anche in collegi soprattutto di Gesuiti delle organizzazioni di preti che lavoravano per la propaganda antisovietica (si pensi al Russicum a Roma). Ciò serve per capire che nella mente di Pio XII vi era il raggiungimento dell’obiettivo primario: la distruzione della Russia Sovietica. Ogni azione quindi del Terzo Reich era vista in questa ottica ed in questa ottica, al di là di flebili voci mai chiare, non potevano esservi condanne nette. Già quando il 23 agosto del 1939 Hitler e Stalin annunciarono la spartizione della Polonia vi fu l’accorato appello dell’ambasciatore francese presso la Santa Sede a chiedere la condanna di quella operazione, anche perché la Polonia era un Paese cattolico. Il Papa rispose che non era il caso di condannare perché in tal modo si sarebbero incoraggiati gli aggressori. Quando, dopo le più diverse sollecitazioni, il 20 ottobre del 1939 si decise a scrivere in proposito un’enciclica, la Summi Pontificatus, fu vago sugli invasori della Polonia e non li citò direttamente. Parlò di statolatria delle dittature. A posteriori sappiamo che non avrebbe avuto problemi a denunciare il comunismo sovietico se fosse stato il solo ad invadere la Polonia. Ma vi era anche Hitler e non si poteva mettere in un calderone con i comunisti. Qui inizia ciò che va sotto il nome di silenzi di Pio XII. Lo stesso Osservatore Romano in una edizione speciale del 13 dicembre 1981 scrisse: “è vero che Pio XII, accusato di essere ‘un Papa diplomatico’, non esercitò ‘la grande diplomazia’. Non fece un appello ai belligeranti per la cessazione della guerra, come aveva fatto Benedetto XV nell’agosto 1917, non bandì crociate, non lanciò scomuniche, né  pronunziò quella solenne, clamorosa ‘denuncia’, con l’elenco dei crimini e dei criminali nazisti, richiestagli da Hochhuth nel dramma Il Vicario”. Ma vi è di più, vi è addirittura la sua testimonianza contro se stesso. Dopo che l’ambasciatore italiano Alfieri tornò nel maggio 1940 da Varsavia e riferì delle crudeltà viste, Pio XII ebbe a dire: Dovremmo dire parole di fuoco contro simili cose e solo ci trattiene dal farlo il sapere che renderemmo la condizione di quegli infelici, se parlassimo, più dura. Era passato un anno da quando di fronte ad eventi drammatici disse le stesse cose e il Vicario di Cristo continuava incoscientemente, colpevolmente e in atteggiamento complice, a dire le stesse stupide cose. Inoltre, cos’è più duro dello sterminio ? Cosa della deportazione di bambini, donne, anziani ? Cosa di più di vedere le proprie figlie deportate dalla Cecoslovacchia, perché ebree, in case in cui divenivano le prostitute dei soldati del Reich ? Pio XII era incapace di intendere e di volere o era complice ? Non aveva informazioni ? Ma scherziamo ? Grazie alle relazioni particolari, a devoti che per fede si farebbero uccidere, ai curati con diffusione capillare che  ascoltano ed hanno informazioni da fedeli sparsi ovunque nel territorio, ad un semplice sistema di trasmissione di notizie semplice e rapido, i papi sono tra i politici più informati al mondo. La sciocchezza della disinformazione fu tirata in ballo dagli sciocchi servi docili al fine di giustificare dopo la guerra. Si scomponeva l’alto prelato solo quando era in gioco la Chiesa, la politica religiosa, il concordato. Non si scompose per i campi di concentramento in Germania, per il disprezzo brutale di ogni diritto umano, per lo sterminio di liberali, socialisti e comunisti, per quello degli ebrei, dei gitani, degli infermi mentali, degli omosessuali, dei disabili, degli intellettuali, … tutto questo lo lasciò indifferente perché era solo preoccupato delle offese di Hitler alla Chiesa. Se la Polonia veniva distrutta era fatto meno grave di qualche sacerdote polacco ammazzato (anche se Hitler ne ammazzava in quantità). Ogni nota di protesta al governo del Reich era sempre e solo una rivendicazione della libertà della Chiesa e solo di quella cattolica. Un cattolico polacco scrisse al Papa queste parole: Le chiese sono profanate o chiuse; i fedeli sono decimati; le funzioni religiose sono cessate nella gran parte delle chiese; i vescovi sono cacciati; centinaia di sacerdoti sono assassinati o imprigionati; le suore sono violentate; non passa giorno senza fucilazioni di ostaggi innocenti davanti agli occhi dei propri figli. La popolazione è privata degli elementi indispensabili per sopravvivere e perché non muoia di fame: ed il Papa sta zitto come se si disinteressasse del suo gregge. E questi sentimenti erano ripresi continuamente dalla stampa clandestina polacca (Wie’s i Miasto) dove Pio XII è definito come un semplice vescovo italiano seguace di Mussolini. Un altro giornale clandestino cattolico, Glos Pracy, così scriveva il 15 agosto 1943: Il Papa è commosso per la sorte della Polonia, ma non si è udita una sola sua parola di condanna della condotta degli invasori. Le dichiarazioni ingenue furono inventate dagli incaricati d’affari del Vaticano. La vera condotta di Pio XII … era quella dell’ardente sostenitore della politica dell’asse. Politicamente, Pio XII si è allineato con l’Italia di Mussolini e di conseguenza con i nazisti. Da notare che il 10 giugno 1940, subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il nunzio del Papa in Germania, Orsenigo, espresse le più vive congratulazioni al governo tedesco per le vittorie fin lì conseguite augurandosi, in tono scherzoso ma non troppo, che Hitler marciasse su Parigi. E quando l’11 luglio Parigi era caduta, nuove entusiaste congratulazioni da parte di Orsenigo con l’augurio che anche Churcill ed altri cadessero. E qui intervenne di nuovo il Papa che ordinò all’episcopato tedesco di celebrare in tutte le chiese messe di ringraziamento in onore del Führer mentre i vescovi elogiavano l’esercito tedesco per le sue splendide vittorie. Per una settimana le campane suonarono a festa a mezzogiorno e le bandiere furono esposte nelle chiese per 10 giorni. Intanto, il 9 luglio, l’Osservatore Romano, che già da tempo dedicava spazi elogiativi al generale francese Pétain, collaborazionista di Hitler, anticomunista e clericale, in un nuovo articolo si mise a tessere le lodi del bravo maresciallo che meglio di chiunque altro rappresenta le migliori tradizioni della sua nazione. Tutto ciò in accordo con la maggior parte del clero francese che continuava con gli elogi a Pétain (per i privilegi che aveva restituito), la denigrazione della resistenza e a non vedere cosa accadeva agli ebrei ed agli esponenti della sinistra (20 mila francesi fucilati e 60 mila deportati). Quando nel 1944 il governo De Gaulle sciolse quello collaborazionista ed incarcerò Pétain, il Papa  lo dimenticò e non volle né ricevere un suo rappresentante né inviargli una benedizione (occorre sempre adattarsi ai tempi che cambiano e la Chiesa è maestra in questo). Riporto un’ultima citazione da altra stampa clandestina e lo faccio relativamente alla Polonia per i maggiori disastri in quel Paese e perché era nella quasi totalità cattolico da secoli. Il Wólnosc scriveva il 6 aprile 1943: Quando le bombe distruggevano le città polacche … il Vaticano, verso il quale tutti dirigevano i loro occhi, stette in silenzio come se non sapesse ciò che accadeva in Polonia, Danimarca, Belgio,  Olanda, Francia, Norvegia, Grecia, Yugoslavia, … Il Vaticano si chiuse in un silenzio tenace ed i vescovi italiani consacravano gli stendardi fascisti e benedicevano i soldati nazisti che, diretti in Africa, visitavano il Vaticano. Mi fermo qui, anche se la lista è lunghissima e riguarda solo voci di cattolici. Sulla drammatica verità di quanto letto vi è ancora la testimonianza dello sciocco Papa su se stesso quando nel 1943 confessò ad un agente del servizio segreto tedesco che portiamo da sempre il popolo tedesco nel profondo del nostro cuore e che è questo popolo, tanto provato dal dolore, quello che esige, prima di qualunque altra nazione, i nostri speciali sentimenti di affetto e solidarietà. Insomma un essere indegno come uomo e impresentabile come Vicario di Cristo e quindi giustamente, nell’ottica della Chiesa, da santificare.

        Strettamente connessa alla guerra merita un cenno anche l’altra questione, quella ancora del silenzio di questo Papa criminale quando vi fu la rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine a Roma, la città della quale un Papa è vescovo ed in quanto vescovo di questa città è Papa della cristianità. La prima reazione a chi gli chiedeva un qualche intervento, prima che la strage fosse consumata, fu il solito osceno non sapere. Ma poi fu informato dal suo cameriere segreto e cappellano al carcere romano di Regina Coeli, il cardinale Nasalli Rocca. Costui venne a sapere cosa stava accadendo nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 1944 e riferì immediatamente tutto al Papa. Il Santo Padre, dopo aver detto che non poteva crederci, inviò il prete Pancrazio Pfeifter, che teneva i rapporti tra occupanti e Vaticano, a chiedere clemenza al comando tedesco. Vi fu una risposta in stile nazista, del tipo che occorreva ringraziare Dio che si era moltiplicato solo per 10 e non per 100 le persone da giustiziare in rappresaglia. Fine della storia. E dov’è il Papa ? dov’è la persona che non scende per strada a gridare contro questa mattanza crudele ? perché qui ed in questo momento non gridare al mondo l’orrore del nazismo ? Opportunismo e basta ! Sopravvivere e basta ! Una Chiesa che serve solo ai gerarchi per ingrassarsi alla faccia dei fedeli. Aveva ragione Leone X, la favola di Gesù è stata una vera pacchia per il clero. E pensare che anche i preti, quelli in prima linea e senza le babbucce, morivano ammazzati dalla furia nazista e fascista.

        Ma ormai la guerra finiva ed il Papa, dopo di essa poté esercitarsi a parlare. A lanciare invettive, come no ?, contro i comunisti che impedivano la libertà religiosa nei Paesi che l’URSS inserì nella sua orbita. Come spiegare agli allocchi che lo sono stati a sentire che quei Paesi erano alleati dei nazisti, che inviarono truppe ad invadere l’URSS, che furono complici del massacro di 21 milioni di sovietici (a fronte, ad esempio, degli USA che, su tutti i fronti, ebbero meno di 300 mila morti e degli eroici connazionali che, pur avendo contribuito a scatenare la guerra, ebbero solo 400 mila morti), e che per buon peso, su questi crimini, come già detto, non vi fu mai una parola della Chiesa perché quando si ammazzano i comunisti va tutto per il meglio. Alla fine di questa vicenda i cattivi sono stati i comunisti, scomunicati come vedremo, di fronte alla splendida immagine di Fascismo e Nazismo.

        Non entrerò nella polemica su Pio XII accondiscendente con le deportazioni di ebrei a sua conoscenza. Certo è che non risultano documenti in cui egli abbia detto una sola parola su, ad esempio, Fossoli. Il fatto che migliaia di cattolici, tra cui moltissimi parroci, abbiano salvato materialmente molti ebrei è certamente vero ma in questa operazione la Chiesa ufficiale, quella del Papa non c’entrò che molto marginalmente. Ma neppure disse qualcosa in termini di carità cristiana sulle migliaia di antifascisti al confino o in galera. Era il Papa migliore che il Nazifascismo potesse desiderare.

        Finita la guerra, dopo le solite piroette papali che lo fecero passare dal ricevere solo personalità dell’Asse (fino al 1942 quando iniziò a convincersi che l’Asse non avrebbe vinto) ad avere  rapporti sempre più frequenti con i vincitori,  si schierò sfacciatamente con la Democrazia Cristiana contro il Fronte Popolare, favorendo la vittoria della peggiore reazione che aveva dentro molti fascisti. Scrisse una lettera destinata all’Azione Cattolica che si riuniva a Firenze nell’ottobre del 1945, quando già era in programma in Italia l’Assemblea Costituente. L’orrido Papa non ebbe scrupolo a sostenere il Fascismo con le seguenti untuose parole: Ben riflettendo sulle conseguenze deleterie che una Costituzione la quale abbandonando “la pietra angolare” della concezione cristiana della vita, tentasse di fondarsi sull’agnosticismo morale e religioso, porterebbe in seno  alla società e nella sua labile storia, ogni cattolico dovrà impegnarsi ad assicurare alla generazione presente e alle future il bene di una legge fondamentale dello Stato, che non si opponga ai sani principi religiosi e morali […]. Infatti non sempre la novità delle leggi è fonte di salute per il popolo: sovente anzi la precipitosa ricerca di rdicali innovazioni è indice d’oblio della propria dignità e della propria storia e di facile resa  ad estranei influssi e a non meditate idee [nessuno si stupisca quindi del fatto che nella strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) fossero implicati anche alti prelati come ha mostrato Giuseppe Casarrubea nella sua Storia segreta della Sicilia dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra (Bompiani 2005) riportando documenti tratti dagli archivi del Dipartimento di Stato USA].

Pio XII tentò anche di convincere De Gasperi a schierarsi con i partiti dell’estrema destra, praticamente i fascisti in abito differente, ma De Gasperi rifiutò. Il gesto più odioso di questo Papa, che rese la Chiesa ridicola di fronte al mondo, fu la scomunica di tutti i comunisti (vedi oltre) che, attenzione, fu ribadita da Giovanni XXIII, il Papa buono che diceva di Don Milani: è “un pazzerello scappato dal manicomio” e che ebbe altri comportamenti in linea con le becere interferenze vaticane nella vita dell’Italia repubblicana. Giovanni XXIII, peccò molto, anche se in modo veniale come usano dir lor signori, nel senso ora detto per la sua idiosincrasia della parola sinistra. Quando nel 1956, dopo la scomparsa di De Gasperi e con Fanfani si iniziò a parlare di svolta a sinistra in Italia, l’allora patriarca di Venezia se la prese molto e disse che si stava seguendo un cammino sbagliato affermando che occorreva agire contro quei compromessi pericolosi e peccaminosi con ideologie e strutture sociali che, in virtù dei suoi medesimi presupposti di base, costituiscono l’antitesi e l’eversione di ogni ordine sociale e umano come quelli che il Cristianesimo portò al mondo.  Nel dir questo se la prendeva esplicitamente con quei politici democristiani che così facendo diventavano compartecipi dell’ideologia marxista contro il volere dell’alto clero e del Papa. Ed anche sulla questione lavoro, legata all’accesso al potere di nuove forze politiche, il Papa buono si fermò alla Mater et Magistra che con parole più soavi ricalcava la Rerum Novarum. Un pilastro fondamentale della sua politica fu comunque il Concilio Vaticano II, il più grande della storia della Chiesa con circa 2500 partecipanti con diritto di voto, del quale parlerò più oltre. La Chiesa sembrò aver cambiato radicalmente. Per la prima volta si sentiva parlare di democrazia, di mondo moderno, di pluralismo, di svolta verso il secolarismo e la borghesia. Infatti se ne parlò molto e molte speranze si accesero, … inutilmente. A partire da Giovanni Paolo II e con Ratzinger quelle speranze sono TUTTE morte e la Chiesa è tornata ad essere l’ossessiva, oppressiva, autoritaria, fondamentalista e criminale di sempre. Insomma il seguito della storia con persona più bonaria e simpatica.

 Queste condanne di movimenti di massa per una migliore condizione di vita dei lavoratori sono inaccettabili. Vengono sovrapposte questioni di fede con questioni politiche. Si sta parlando di milioni di persone che in Italia erano credenti ma aspiravano a condizioni di lavoro e vita migliori. Scomunicati da un Papa indegno, Pio XII, che entra a pieno diritto nella classifica dei criminali della Chiesa. Anche per l’operato che egli coprì in silenzio durante il suo pontificato: l’aiuto fattivo ai criminali nazisti di mettersi in salvo in Argentina e Brasile con falsi passaporti. E’ la storia di Ratlines, la linea di fuga dei topi (letteralmente la corda che unisce una nave al molo) nota anche come Odessa, quella via che partiva da Monaco e attraverso Vienna, Zagabria, toccava Trieste, Roma, Genova ed aveva Buenos Aires come punto d’arrivo.. Si era costituita una rete di alti prelati che fornivano passaporti della Croce Rossa ai ricercati per crimini contro l’umanità. Uno dei porti in cui i criminali nazisti imbarcavano era Genova ed uno dei più attivi organizzatori delle fughe era monsignor Montini, futuro Paolo VI (per questo in via di canonizzazione). Ed in questo modo scappò Martin Borman così come, secondo la denuncia di Wiesenthal, l’allora arcivescovo di Genova Giuseppe Siri fece fuggire nientemeno che Mengele. Ma tutti gli atti dal 1945 al 1950 relativi a questa ignobile vicenda sono in 12 volumi negli Archivi che il Vaticano si rifiuta di aprire.

        Dal punto di vista strettamente dottrinale indicò ai giovani sposi la Sacra Famiglia come modello da imitare. Ma questa, a rifletterci, sembra una boutade di un buontempone. La donna deve essere vergine ed avere un impianto eterologo per avere un figlio. L’uomo deve essere un padre putativo e basta. Ed il figlio deve essere un Dio. Tutto contro natura per maggiore gloria di Gesù.

         Altra perla di Pio XII, da aggiungere alle fantasiose e stupide cure rivitalizzanti del ciarlatano svizzero Paul Niehans, fu la scomunica ai comunisti che merita almeno un cenno. Della scomunica si occupò l’Inquisizione che, come sappiamo, era diventata Congregazione per la Dottrina della Fede. Ebbene questa indegna istituzione vaticana, il primo luglio del 1949 emanò il decreto di scomunica che fu affisso in tutte le chiese d’Italia. Lo riporto per far capire quali furono le profonde argomentazioni alla base della scomunica:

Congregazione per la Dottrina della Fede, 1-7-1949

E’ stato chiesto a questa Congregazione:

1 – Se sia lecito iscriversi ai partiti comunisti, od approvarli.

No: il Comunismo infatti è materialistico ed anticristiano; i capi dei comunisti, poi, anche se a parole dichiarano di non avversare la religione, tuttavia mostrano di essere ostili sia nella teoria che nella pratica a Dio e alla vera religione e alla Chiesa di Cristo.

2 – Se sia lecito pubblicare, diffondere o leggere libri, periodici, giornali e pubblicazioni che sostengono dottrine o azioni di comunisti, o scrivere in essi.

No: ciò infatti è proibito dalla legge stessa  [che era la legislazione fascista tanto cara alla Chiesa, ndr]

3 – Se i fedeli di Cristo, che avessero messo in pratica consapevolmente e in piena libertà ciò di cui si è trattato nei punti 1 e 2, possano essere ammessi ai sacramenti.

No, secondo i principi generali che riguardano l’esclusione dai sacramenti di coloro che non sono disposti.

4 – Se i fedeli di Cristo, che professano la dottrina materialistica e anticristiana dei comunisti, e per primi coloro che la difendono o la divulgano, incorrano per ciò stesso, come apostati dalla fede cattolica, nella scomunica riservata in modo speciale alla Sede Apostolica.

Si.

         In definitiva un Papa che non aveva mai detto nulla ai nazifascisti del mondo, che li aveva sostenuti, aiutati, salvati, se la prende con chi quel nazifascismo ha aiutato a sconfiggere. Ma l’intervento di questo figlio … della chiesa fu drammatico in vari campi. Alla vigilia delle elezioni per l’Assemblea Costituente disse: “Di cosa si tratta? Si tratta di sapere se l’una o l’altra di queste nazioni, di queste due sorelle latine [il papa si riferiva anche alle elezioni politiche francesi] di ultramillenaria civiltà continueranno ad appoggiarsi sulla salda rocca del cristianesimo […] o se invece vorranno rimettere le sorti del loro avvenire all’impossibile onnipotenza di uno stato materialista, senza ideale ultraterreno, senza religione e senza Dio. Di questi due casi si avvererà l’uno o l’altro secondo che dalle urne usciranno vittoriosi i nomi dei campioni ovvero dei distruttori della civiltà cristiana”. Sembra chiaro che questo Papa, privo di ogni ritegno, alla vigilia di un’importantissima scelta elettorale, alle origini stesse della vita democratica italiana, poneva un’ipoteca ricattatoria sulle coscienze e sulle scelte politiche degli italiani, che ben sintetizza tutte le continue ingerenze clericali nella politica e nel costume del Paese, tutto il moralismo oscurantista che caratterizzò la fine degli anni Quaranta, Cinquanta e oltre. Le truppe del Papa erano state in prima fila nei massacri in Croazia e la loro sconfitta da parte di Tito aveva eccitato la vendetta del Papa miserabile che poteva solo scomunicare con l’approvazione del gregge, sempre più ignorante ed a capo chino. L’impegno di Pio XII contro il marxismo in genere sarà portato avanti dalla scomunica suddetta fino alla sua morte. Era talmente ossessionato che anche persone come La Pira e Dossetti erano guardate con sommo sospetto. Aveva invece fiducia in piccoli comizianti di sacrestia che schiererà con i famigerati Comitati Civici nelle elezioni politiche del 1948. Si tratta del trio: padre Riccardo Lombardi (microfono di Dio) e predicatore contro i rossi; il laico Luigi Gedda, altro predicatore per la supremazia della civiltà occidentale; Enrico Medi, un fisico che fece carriera per i suoi meriti da comiziante e che fece all’Italia il massimo danno compatibile con le sue scarse capacità intellettuali, quando, solo per suoi meriti democristiani, assurse alla vicepresidenza dell’Euratom (in un incontro internazionale negli USA che discuteva dei reattori nucleari gli fu chiesto qual era la migliore percentuale di arricchimento dell’uranio. Il predicatore democristiano rispose: Un pochino).

         Si discute ancora da parte di miseri chierichetti della storia sulle posizioni di Pio XII (a parte il suo attaccamento ai privilegi concessi a suo fratello Giulio che nel 1957 fu esonerato dal pagare le tasse, per il suo status diplomatico, da un sempre inginocchiato Andreotti). Non servirà perché ad un gregge non si può comunicare nulla ma è utile ricordare che quel franchista filo assassino di Escrivá de Balaguer, fondatore nel 1928 dell’Opus Dei, era accolto a Roma qualche anno prima, nel 1946.  E le glorie di cui si fregiava erano le stesse di ogni cristiano che si schiera con il fascismo per avvicinarsi a Dio, anche se suoi compagni di seminario dicevano di lui: un uomo tenebroso, introverso e con notevole mancanza di intelligenza; un uomo che vive molto al margine dei suoi condiscepoli …, di temperamento a volte rigido a volte ardente, che a volte perdeva il controllo lasciandosi andare a brusche e violente collere. Ed Escrivà, che sapeva cosa è potere, aveva arruolato la sua Opus nella División Azul di Francisco Franco per combattere con i nazisti contro i comunisti nell’invasione tedesca dell’URSS (molti gesuiti del Collegium Russicum di Roma erano entrati in Russia travestiti e sotto falso nome per fare opera di spionaggio in favore del Vaticano, con informazioni che poi arrivavano sul tavolo del comando militare del Reich). Pio XII apprezzava molto queste cose (molto meno il fatto che i cristiani ortodossi insieme a molti cattolici, soprattutto polacchi – o rifugiati in URSS dopo l’invasione nazista o deportati da Stalin -, si erano schierati con Stalin per difendersi dall’invasione nazista). Escrivà con Stepinac (si legga oltre) erano gli emissari di Dio nei fascismi del mondo. E fu Pio XII a riconoscere l’Opus nel 1947 elevandola ad Istituto Secolare e concedendogli l’apertura del Collegio Romano di Santa Croce come scuola di formazione degli opusdeisti. Non c’è quindi da stupirsi se l’Opus Dei rappresenta la più potente multinazionale dell’educazione religiosa che fattura non meno di 30 milioni di dollari al mese (stime del 2002) e che proprio per questo è entrata nelle grazie di Giovanni Paolo II, subito dopo la morte di chi, come Giovanni Paolo I, la aveva in odio (l’Opus tenterà di entrare nelle stanze del potere vaticano per molti anni ma sia Giovanni XXIII, sia Paolo VI la fermarono. Poi vi fu la strana morte di Giovanni Paolo I e quindi il miracolo del papa Polacco che contrattò la sua elezione e quella del successore Ratzinger in un incontro con i cardinali dell’Opus, tra cui l’arcivescovo di Colonia Joseph Höffner ed il vescovo di Essen Franz Hengsbach, nella prelatura dell’Opera in viale Bruno Buozzi a Roma …). Nel 1958 questo perfido Papa se ne andò lasciando, oltre ad un incredibile tanfo intorno alla sua salma, un qualche rimpianto solo nell’estrema destra italiana.

         Ed arriviamo a Giovanni XXIII del quale si può solo dire che era un misogino  che però lavorò seriamente al rinnovamento della Chiesa con la convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, anche se i pruriti fascisti endemici nella Chiesa erano con lui. Pochi ricordano che questo Papa della carezza ai bambini inviò a Francisco Franco, tramite un cardinale romano, una benedizione specialissima accompagnata da grande stima ed affetto. Tempo perso perché la Chiesa è tutt’altro come, subito dopo, hanno riaffermato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Vi fu l’intermezzo di Papa Montini, Paolo VI (1963-1978) anch’egli estimatore di Franco, ma è l’intermezzo di persona implicata fino al midollo nella Ratlines. In ogni caso va a tutto suo merito l’abrogazione dell’Indice che aveva carattere inquisitoriale, anche se viene sostituito con la Congregazione per la dottrina della fede che avrà finalità analoghe ma non inquisitoriali (l’Indice verrà reintrodotto dal Papa polacco). Nel 1967 vedrà la luce una sua importante enciclica, la Popolorum Progressio, che è un deciso superamento della dottrina sociale della Chiesa. Qui la Chiesa risulta impegnata in mezzo alla gente in una sorta di teologia della liberazione che incoraggia a reagire contro i soprusi e le sopraffazioni in nome di Dio. Da questa enciclica prenderanno spunto vivificatore tanti cattolici latino americani che, insieme a movimenti di natura marxista, inizieranno la lunga via della loro liberazione. E poiché iniziano gli anni della contestazione in tutto il mondo, Paolo VI si sentirà obbligato a correggere il tiro della sua enciclica e di altre aperture. Nell’enciclica Sacerdotalis coelibatus del 1967, si ritornava praticamente indietro su ogni questione che aveva visto il Concilio disponibile, anche sul dialogo con altre confessioni (Ginevra 1969). La Popolorum Progressio sarà ridiscussa a Bogotà nel 1968 con l’affermazione che l’arma per vincere le ingiustizie è la carità e non la violenza. E più oltre con la marcia indietro dell’Humanae vitae del 1968 in cui si ribaltavano le deliberazioni conciliari favorevoli al controllo delle nascite ed all’uso di anticoncezionali. Si cominciava a capire che questo Papa non era capace di uscire dal solco millenario dell’assolutismo della tradizione conservatrice e da questo momento non era più un Papa che viaggiava come pellegrino ma solo come turista. Non attirava più le genti, anzi alcuni giovani lo presero a sassate a Cagliari (1970).

         Alla sua morte (1978) venne eletto un Papa, Giovanni Paolo I (Albino Luciani) che durò poco (33 giorni) perché (si dice) fu ucciso avvelenato in quanto intransigente con l’Opus Dei, con gli imbrogli dello IOR del cardinale Marcinkus e tutto il verminaio del Banco Ambrosiano, di Calvi, di Sindona, di Licio Gelli ed un lungo eccetera. Tanto per non dimenticare, lo scandalo IOR-Ambrosiano (oltre mille miliardi di lire spariti) ebbe una notevole scia di morti. Oltre a Papa Luciani, furono ammazzati anche per vie molto traverse: Michele Sindona avvelenato in carcere, Roberto Calvi impiccato sotto un ponte a Londra, il giornalista Mino Pecorelli freddato (1979) con 4 colpi di pistola (non si sa bene da chi ma con i NAR e la Banda della Magliana indagati e poi assolti come esecutori e con Andreotti e Badalamenti indagati come mandanti in un processo che prima li vide condannati a 24 anni e quindi assolti in Cassazione nel 2003. Qualcuno avanzò anche un legame con l’assassinio di Aldo Moro), il giudice istruttore Emilio Alessandrini ammazzato da Prima Linea, l’avvocato liquidatore Giorgio Ambrosoli ammazzato da un mafioso proveniente dagli USA. Quando fu eletto Papa Luciani vi furono molti scontenti ma il più scontento di tutti fu monsignor Marcinkus che fino all’ultimo istante aveva sperato nell’elezione del candidato Giuseppe Siri. Tanto per essere chiari, rispetto al mondo esterno, Papa Luciani era un bigotto e reazionario ma anche così, in Vaticano, si diventa rivoluzionari tanto da essere eliminati. Il fatto è che non sono i buoni sentimenti o propositi, anche reazionari, che comandano ma solo ed esclusivamente interessi, loschi interessi criminali. La vicenda, ancora molto oscura, la racconta Giuseppe Ardagna:

Ma chi era questo Marcinkus? Era una delle pedine fondamentali di quella partita a scacchi che da anni si giocava fra Vaticano e grandi banche e che metteva in palio la possibilità di vedere il proprio capitale aumentare sempre di più. Marcinkus era il più alto in grado all’interno dello I.O.R., l’Istituto per le Opere Religiose. Egli intuì immediatamente i pericoli dell’elezione di questo pontefice che, sin dai suoi primi discorsi, aveva lasciato chiaramente intendere di voler far tornare la chiesa cattolica a quegli ideali di carità cristiana propri del primo cattolicesimo, rinunciando alle ricchezze superflue che troppo avevano distolto gli uomini di chiesa dai propri sacri compiti. Figuratevi il capo della banca vaticana come avrebbe mai potuto vedere un tipo del genere sul più alto gradino del proprio stato …

Marcinkus diceva ai suoi colleghi: «Questo Papa non è come quello di prima, vedrete che le cose cambieranno».

Su due punti Luciani sembrava irremovibile: l’iscrizione degli ecclesiastici alla massoneria, e l’uso del denaro della chiesa alla stregua di una banca qualunque. E l’irritazione del Papa peggiorava al solo sentire nominare personaggi come Calvi e Sindona dei quali aveva saputo qualcosa facendo discrete indagini.
In coincidenza con l’elezione di Luciani venne pubblicato un elenco di 131 ecclesiastici iscritti alla massoneria, buona parte dei quali, erano del Vaticano. La lista era stata diffusa da un piccolo periodico «O.P. Osservatore Politico» di quel Mino Pecorelli destinato a scomparire un anno dopo l’elezione di Albino Luciani. Secondo molti, O.P. era una sorta di «strumento di comunicazione» adoperato dai servizi segreti italiani per far arrivare messaggi all’ambiente politico. Pecorelli, tra l’altro, era legato a filo doppio con Gelli come lo erano Sindona e Calvi.

Ma, tornando alla lista ecclesiastico-massonica, questa comprendeva, fra gli altri, i nomi di: Jean Villot (Segretario di Stato, matr. 041/3, iniziato a Zurigo il 6/8/66, nome in codice Jeanni), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano, matr. 41/076, 28/9/57, Casa), Paul Marcinkus (43/649, 21/8/67, Marpa), il vicedirettore de «L’osservatore Romano» don Virgilio Levi (241/3, 4/7/58, Vile), Roberto Tucci (direttore di Radio Vaticana, 42/58, 21/6/57, Turo). Di Albino Luciani cominciò a circolare per la curia l’immagine di uomo poco adatto all’incarico, troppo «puro di cuore», troppo semplice per la complessità dell’apparato che doveva governare.

La morte subitanea, dopo trentatre giorni di pontificato, suscitò incredulità e stupore, sentimenti accresciuti dalle titubanze del Vaticano nello spiegare il come, il quando ed il perché dell’evento. In questo modo, l’incredulità diventò prima dubbio e poi sospetto. Era morto o l’avevano ucciso?

 Fu detto all’inizio che Luciani era stato trovato morto con in mano il libro «l’imitazione di Cristo», successivamente il libro si trasformò in fogli di appunti, quindi in un discorso da tenere ai gesuiti ed infine, qualche versione ufficiosa volle che tra le sue mani ci fosse l’elenco delle nomine che il Papa intendeva rendere pubbliche il giorno dopo.

Dapprima, l’ora della morte fu fissata verso le 23 e, quindi, posticipata alle 4 del mattino. Secondo le prime informazioni, il corpo senza vita era stato trovato da uno dei segretari personali del Papa, dopo circolò la voce che a scoprirlo fosse stata una delle suore che lo assistevano. C’erano veramente motivi per credere che qualcosa non andasse per il verso giusto.

Qualcuno insinuò che forse sarebbe stato il caso di eseguire un’autopsia e questa voce, dapprima sussurrata, arrivò ad essere gridata dalla stampa italiana e da una parte del clero. Naturalmente l’autopsia non venne mai eseguita ed i dubbi permangono ancora oggi.

Di questo argomento si occuperà approfonditamente l’inglese David Yallop, convinto della morte violenta di Giovanni Paolo I.

Il libro dello scrittore inglese passa in rassegna tutti gli elementi di quel fatidico 1978 fino a sospettare sei persone dell’omicidio di Albino Luciani: il Segretario di Stato Jean Villot, il cardinale di Chicago John Cody, il presidente dello I.O.R. Marcinkus, il banchiere Michele Sindona, il banchiere Roberto Calvi e Licio Gelli maestro venerabile della Loggia P2.

 Secondo Yallop, Gelli decise l’assassinio, Sindona e Calvi avevano buone ragioni per desiderare la morte del Papa ed avevano le capacità ed i mezzi per organizzarlo, Marcinkus sarebbe stato il catalizzatore dell’operazione mentre Cody (strettamente legato a Marcinkus) era assenziente in quanto Luciani era intenzionato ad esonerarlo dalla sede di Chicago perché per motivi finanziari si era attirato le attenzioni non solo della sua chiesa ma addirittura della giustizia cittadina e della corte federale. Villot, infine, avrebbe facilitato materialmente l’operazione.
La ricostruzione fatta da Yallop degli affari di Sindona, di Calvi, di Gelli e dello I.O.R., conduce inevitabilmente all’eliminazione del Papa.

Tuttavia la ricostruzione dello scrittore inglese pone alcuni problemi, primo fra tutti la netta sensazione che, in alcuni passi della ricostruzione, gli episodi, le date e le circostanze, tendano ad «esser fatte coincidere» troppo forzatamente.

In ogni caso il lavoro investigativo di Yallop è comunque buono e non si può non tener conto del lavoro dell’inglese soprattutto considerando il fatto che troppi sono i dubbi inerenti le ultime ore di vita del Papa.

Perché e soprattutto chi ha fatto sparire dalla camera del Papa i suoi oggetti personali? Dalla stanza di Luciani scompariranno gli occhiali, le pantofole, degli appunti ed il flacone del medicinale Efortil. La prima autorità di rango ad entrare nella stanza del defunto fu proprio Villot, accompagnato da suor Vincenza (la stessa che ogni mattina portava una tazzina di caffè al Papa) che verosimilmente fu l’autrice materiale di quella sottrazione.

Perché la donna si sarebbe adoperata con tanta solerzia per far sparire gli oggetti personali di Luciani? Perché quegli oggetti dovevano sparire?

Domande destinate a restare senza risposta anche in considerazione del fatto che la diretta interessata è passata a miglior vita.

Una curiosità per chiudere l’argomento: sulla scrivania di Luciani fu trovata una copia del settimanale «Il mondo» aperta su di un’inchiesta che il periodico stava conducendo dal titolo: «Santità…è giusto?» che trattava, sotto forma di lettera aperta al pontefice, il tema delle esportazioni e delle operazioni finanziarie della banca Vaticana. «E’ giusto…» recita l’articolo «…che il Vaticano operi sui mercati di tutto il mondo come un normale speculatore? E’ giusto che abbia una banca con la quale favorisce di fatto l’esportazione di capitali e l’evasione fiscale di italiani?».

        Lo IOR, la Banca Vaticana, divenne parte integrante dei numerosi programmi papali e mafiosi per il riciclaggio del denaro, in cui era difficile determinare dove finiva l’opera del Vaticano e dove cominciava quella della mafia. Il Banco Ambrosiano dei Calvi e numerose società fantasma dirette dallo IOR di Panama e del Lussemburgo presero il controllo degli affari bancari italiani ed ebbero la funzione di canale sotterraneo per il flusso di fondi verso l’Europa dell’Est, in appoggio all’Unione nazionale anticomunista. Marcinkus, capo dello IOR, fu Direttore del Banco Ambrosiano (a Nassau e alle Bahamas), ed esisteva una stretta relazione personale e bancaria fra Calvi e Marcinkus. Sfortunatamente, molti di quelli coinvolti non erano solo collegati alla mafia, ma erano anche membri della famigerata loggia massonica P2, con il risultato finale della spartizione del denaro di altre persone, inclusa una singola transazione di 95 milioni di dollari (documentata dalla Corte Suprema irlandese). Non appena le macchinazioni vennero a galla a causa di un errore di calcolo attribuito a Calvi, le teste cominciarono letteralmente a rotolare. L’impero bancario Ambrosiano fu destabilizzato da uno scontro ai vertici del potere interno, che coinvolgeva la Banca Vaticana, la Mafia e il braccio finanziario dell’oscuro ordine cattolico dell’Opus Dei. L’Opus Dei, in ogni caso, decise di non garantire per il Banco Ambrosiano e Calvi fu trovato «suicidato», impiccato sotto il ponte di Blackfriars a Londra, con alcuni sassi nascosti nelle tasche, una scena ricca di simbolismo massonico.

         E’ utile aggiungere qualche dettaglio per capire bene come la Chiesa sia strettamente connessa con i loschi affari sia della mafia che della criminalità organizzata, dopo un breve antipasto: nel 1973 il responsabile del reparto per la criminalità organizzata e per la corruzione presso il Ministero della Giustizia degli Stati Uniti, Lynch, si presentò in Vaticano con documenti originali alla mano, documenti nei quali era scritto che il Vaticano aveva ordinato presso la Mafia di New York, tramite il cardinale Tisserant, titoli azionari falsi per il controvalore fittizio di quasi un miliardo di dollari (l’intera storia è raccontata da Hammer). Ed ora passiamo al pasto vero e proprio.

            Nel 1970 la Banca Rasini di Milano (procuratore Luigi Berlusconi, padre del noto Silvio) assume una quota di capitale di una finanziaria di Nassau, nelle Bahamas, la Brittener Anstalt, che ha rapporti nell’isola con la Cisalpina Overseas Nassau Bank. Qui troviamo nel consiglio di amministrazione alcuni nomi che diventeranno presto famosi: Calvi, Sindona, Gelli, e il cardinale Marcinkus della banca vaticana IOR. Famosi per il crack dell’Ambrosiano, della Italcasse, famosi per la lista dei 500 esportatori di valuta, e famosi per la successiva lista dei 962 della loggia P2, e tutto quello che accadrà. Il crak di tutti questi banditi inizia il 10 maggio 1974, prima con le difficoltà della Franklyn Bank di New York, controllata da Sindona, poi, il 28 settembre, con la chiusura degli sportelli della Banca Privata Italiana. In ottobre Michele Sindona è colpito da un mandato di cattura per falso contabile e fugge negli Stati Uniti. L’8 settembre del 1976 viene arrestato a New York. Nel 1977 si diffondono indiscrezioni su un “tabulato dei 500”: cinquecento nomi (che non si conosceranno mai) di persone che, attraverso una Banca di Sindona, hanno esportato all’estero 37 milioni di dollari. In tutti questi anni Settanta i rapporti tra la Banca Rasini di Milano (o quello che rimase della Banca poi assorbita da un’altra) e Gelli dovevano essere molto buoni. Un suo reclutatore è  molto amico di un personaggio che diventerà drammaticamente molto noto: Mino Pecorelli noto, oltre per quanto detto, per le rivelazioni su corruzione e passaggi di denaro Andreotti-Lima, e anche ben altro (dossier Moro, Petroli, Esportazione valuta, ecc). Questo stesso reclutatore che gli ha dato la tessera, farà entrare alla loggia P2, il 26 Gennaio 1978, il figlio Silvio del procuratore della famosa Banca Rasini (non va, contemporaneamente dimenticato che proprietario fondatore della Rasini, non era uno qualunque, ma era nativo di Misilmeri, e marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta).  Questo nuovo affiliato entra nella P2 con la tessera n. 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625 e col versamento di lire 100.000. E’ un “palazzinaro”, un uomo che sta decollando verso le alte vette “in tutto” e che ha grandi disponibilità di denaro che proviene (e chissà da chi) dalla Svizzera. L’iniziato entra nella Loggia P2 proprio nel ’78, mentre si sta parlando già da molto tempo di “reti televisive” con le “potenti famiglie” della Sicilia; che in effetti ne hanno già due di Tv sull’isola e un’altra proprio a Milano, creata da un altro nativo di Misilmeri. Che però dovrà darsi alla latitanza con il suo impero che passa al suo segretario che diventa segretario del palazzinaro.  Nel progetto di Gelli-Sindona-Calvi, si parla di concentrazione giornalistiche, televisive, editoriali per condizionare tutta l’informazione il Paese; ma si parla anche di secessione della Sicilia, per poi “colonizzare” il continente.

            Siamo, a questo punto, di fronte ad una Chiesa indebitata e immersa fino al collo in scandali internazionali. Il gestore delle finanze del Vaticano (IOR), cardinale Marcinkus (che intanto era entrato nelle simpatie e fiducia del Papa polacco), era ricercato dalla magistratura italiana per bancarotta fraudolenta e si era richiesta la sua estradizione (non concessa) dallo Stato della Città del Vaticano. Il banchiere di riferimento del Vaticano, noto anche come uno dei Banchiere di Dio, Sindona (l’altro era Roberto Calvi, prima citato, del Banco Ambrosiano), era un mafioso arrestato in Usa e ricercato in Italia (va almeno ricordato il fatto che il trio Marcinkus, Sindona e Calvi gestiva la Società Bellatrix della quale si serviva il dittatore panamense Noriega per riciclare gli ingenti capitali del narcotraffico. Noriega e Pablo Escobar, capo del cartello della droga di Medellin, si servivano poi dell’Istituto di credito colombiano Banco Mercantil Agricolo, che godeva di ampia partecipazione del Banco Ambrosiano, per altre operazioni di riciclaggio).  Spira il pontificato di Paolo VI che aveva tentato di mettere ordine, senza riuscire ma, almeno, mantenendo una linea che prevedeva i delinquenti fuori dalla Chiesa medesima.

            Nell’estate del 1978 muore Paolo VI e, sorprendentemente, viene eletto un pontefice mistico, che è fuori da ogni sospetto di legame con traffici di ogni genere, Giovanni Paolo I, noto come Papa Luciani. Ricapitolando un poco, al di là della fede, la Chiesa non poteva sopportare un pontificato ordinario (vari anni) nella situazione in cui si trovava. Doveva intervenire pena l’esplosione di scandali a catena che avrebbero travolto Cristo a Wall Street (questo il Profeta non lo aveva previsto). Tra l’altro, proprio nell’anno 1978 in cui si sarebbe dovuta avere l’elezione del Papa, viene pubblicato un elenco (non si sa quanto attendibile) di 131 massoni vaticani tra cui spiccano: Jean Marie Villot, Segretario di Stato Vaticano ed Agostino Casaroli, Ministro degli Esteri Vaticano, Sebastiano Baggio, Salvatore Pappalardo, Paul Marcinkus segretario IOR ed altri con importanti incarichi dirigenziali nei media vaticani. Il Papa sbagliato viene eliminato nell’arco di un mese (si vedano le ricostruzioni del citato David A. Yallop, In Good’s name, Pironti 1992) come verrà ucciso l’anno seguente il giornalista Mino Pecorelli che, tra l’altro, aveva diffuso la notizia dei massoni vaticani. Ed in pochi giorni viene eletto il Papa giusto, frutto dell’intesa tra Opus Dei e la frazione tedesca dei cardinali guidati dal cardinale Höffner: Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II (che, come già detto, prima dell’elezione si era recato a Villa Tevere, sede romana dell’Opus Dei, dove ha luogo una riunione che metterà insieme tutti i cardinali che sosterranno Wojtyla). Cosa fa il Papa giusto ? Ufficializza una setta sempre tenuta fuori dalla Chiesa nonostante l’enorme potere economico, i legami fascisti e padronali, l’Opus Dei, addirittura santificando il suo fondatore, il franchista Escrivà de Balaguer (all’annuncio di tale evento alla Segreteria di Stato vi fu chi invocò il perdono di Dio perché il Santo Padre non sa quello che fa). Questa potenza economica, legata a tutta la reazione mondiale, paga i debiti della Chiesa, viene riconosciuta (con tutte le appendici reazionarie ed oscure, come i Legionari di Cristo) e impone suoi uomini ai vertici della Chiesa oltre ad un controllore diretto del Papa, il franchista ed opusdeista Navarro Valls nominato direttore della sala stampa vaticana (ricordo ai biografi disinformati che ABC, dove scriveva Valls, è un giornale di Madrid con tiratura infima, espressione dei franchisti duri e puri). Tra coloro che il Papa sostenne, in bilico con Giovanni Paolo I, vi è Marcinkus che può continuare i suoi traffici con Calvi, nonostante Sindona sia già in galera negli USA (con l’avvocato Ambrosoli, liquidatore di una delle sue banche e vero galantuomo, che verrà assassinato a Milano il 12 luglio 1979) e il Banco Ambrosiano sia sotto inchiesta. Marcinkus ricambierà incanalando notevoli flussi di denaro del Vaticano verso il Sindacato polacco Solidarnosc, capeggiato dall’omofobo reazionario L. Walesa, con il pieno appoggio dell’Opus Dei, ed anche quando nel 1987 i magistrati milanesi spiccano un mandato di cattura verso questo galantuomo, il Papa polacco lo manterrà al vertice dello IOR per altri due anni (anche Gelli, tramite il Banco Ambrosiano, fece avere a Solidarnosc 50 milioni di dollari da aggiungere agli altri 80 che Calvi disse essere stato costretto a versare. Vi furono inoltre alcuni milioni di dollari provenienti dal conto svizzero protezione che la P2 elargiva al politico anticomunista e sedicente socialista Craxi). L’Opus poteva ricattare la Santa Sede perché era ed è nella piena disponibilità economica di sanare le perdite dello IOR, perdite clamorose in epoca Marcinkus sul quale non a caso quel mandato di cattura fu spiccato per bancarotta fraudolenta, mandato che non fu possibile eseguire perché il Vaticano di Giovanni Paolo II reclamò l’immunità diplomatica. Così nasce il pontificato di Giovanni Paolo II. Le vicende immediatamente successive si riassumono in breve: Sindona viene estradato in Italia ed ammazzato in prigione con una tazzina di caffè (!). Calvi, che richiedeva allo Ior i denari che aveva prestato all’ente vaticano, viene suicidato mediante impiccagione a Londra dalla mafia per incarico di … ??? La Chiesa, al solito, esce pulita ma solo il gregge lo crede. E quando oggi vedo tanti sinistri piangenti (gli altri sono nello stesso sistema di potere e gli ingenui mi hanno stufato) mi viene voglia di portarli sotto il Ponte dei Frati Neri per vedere, quando non c’è la marea del fiume, che effetto fa oscillare come un pendolo composto. E tutte queste esaltanti vicende furono digerite dal capiente stomaco di Giovanni Paolo II, il Papa polacco che utilizzava anche molti denari per sostenere l’anticomunismo in Polonia attraverso i finanziamenti a Solidarnosc. Le anime candide non mi vengano a dire che Karol non sapesse nulla. Avrei disprezzo per loro. Ed è in mezzo a queste esaltanti vicende e certamente proprio per il loro svolgersi, con ricatti economici e con storie criminali, che venne eletto il successore di Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II (1978-2005).

        Nonostante la giovane età e le apparenze, che egli seppe vendere mediaticamente molto bene, fu un Pontefice che lavorò per la restaurazione, per far fuori molte parti delle conquiste conciliari, per risolvere i guai finanziari del Vaticano con il sostegno dell’Opus Dei (divenuta, con Wojtyla, una potenza all’interno della Chiesa, e nel 1982 prelatura personale del Papa, ed ormai addentro in ogni ganglio vitale della Chiesa e non solo se è stata implicata nel 2010 nelle assunzioni all’AMA di parenti di assessori capitolini della giunta Alemanno e monsignori), per sostenere la causa anticomunista soprattutto nella sua Polonia. E per buon peso dette ampio credito ad un’altra setta come i Legionari di Cristo, fondati dal messicano pedofilo Maciel e sviluppatisi in Spagna.

        Alla liberazione della Polonia corrispose l’abbraccio di Giovanni Paolo II al feroce dittatore Pinochet e la messa al bando della Teologia della Liberazione. Su questo problema aveva iniziato il progressista pentito Ratzinger nel 1984 condannando il domenicano peruviano Gutiérrez, che nel 1971 aveva pubblicato il libro Teologia della Liberazione. Gutiérrez fu anche cacciato dall’Ordine Domenicano e destituito dalla cattedra di Teologia. E Giovanni Paolo II, tramite l’Inquisitore Ratzinger che si rese vero persecutore del suo ex allievo, seguì sulla stessa strada condannando nel 1985 il francescano argentino Boff ad un anno di silenzio volontario, per il libro Chiesa: Carisma e Potere, basato sulla Teologia della Liberazione. Boff terminò il silenzio nel 1986 pubblicando l’altro libro, E la Chiesa si fa popolo.  Per questo suo comportamento venne di nuovo ripreso da Roma nel 1989 e, nel 1991, fu sostituito dal caporedattore della rivista cattolica Voces. Boff si sospese per un anno dalla sua cattedra universitaria presso l’Istituto di Teologia di Petropolis per le sue divergenze con Ratzinger. Finalmente nel giugno del 1992 Boff annunciò la decisione di abbandonare il sacerdozio mettendo i cristiani sull’avviso del pericolo di cadere nella papolatria. Sosteneva Boff nelle sue lettere che il potere dottrinale è crudele e spietato; niente dimentica, niente perdona, tutto esige. La Chiesa soffre una crisi grave riassunta dallo scontro di due tendenze: quella che crede nella forza della disciplina e colloca tutto il suo peso nell’obbedienza e la sottomissione  e quella che pensa che la Chiesa ha bisogno di liberarsi e per questo pone la sua fede nello spirito che fermenta la storia e nelle forze vitali che come un humus feconda il millenario corpo ecclesiale. E si spingeva oltre affermando che anticamente la repressione della Chiesa si chiamava Inquisizione e bruciavano la gente sul rogo. In seguito si vergognò ed assunse il nome di Sant’Uffizio per poi vergognarsi ancora ed assumere il nome di Santa Congregazione per la Dottrina della Fede. Oggi la tortura non è più fisica ma psichica, e con un grande meccanismo di delazione e di informazione somigliante ai corpi di sicurezza dello Stato. Ma il motivo principale della persecuzione di Boff risiede nella sua accusa alla Chiesa che infantilizzerebbe i fedeli che devono solo ascoltare il prete che dice messa senza poter intervenire, qualunque idiozia teologica quel prete dica. Più in generale, ciò che fa tremare la Chiesa è la posizione di Boff sulle altre religioni che sono tutte la stessa cosa con un dio che non importa si chiami Dio, Allah, Budda, Visnù (il relativismo aborrito dai papi fondamentalisti e reazionari). E quindi l’esigenza da lui rivendicata del pluralismo nella Chiesa, come del resto annunciato dal Concilio  Ecumenico Vaticano II (si veda oltre). [Con tutta la simpatia che ho per Boff, viene da chiedergli retoricamente se sa che la Chiesa non è questo ora ma lo è da sempre. Se uno come lui aveva aderito per voglia di masochismo o per somma presunzione di poter cambiare qualcosa. Ognuno di questi personaggi che invitano al rispetto sembra un pio bambino che scopre un mondo nuovo e ne esce fuori terrorizzato. La Chiesa è un’associazione criminale ed occorre saperlo per evitarla. Le persone di buona volontà si impegnino in altro, non mancano le organizzazioni e le occasioni per aiutare l’umanità sofferente]. Ma il Papa Polacco, con l’Inquisitore Ratzinger al fianco, non si fermò con Boff, seguì condannando il poeta nicaraguense Cardenal e molti altri al silenzio e cacciando nel 1985 dalla sua carica vescovile in Brasile Helder Cámara anticipatore nella predicazione della teologia della liberazione. Ma non basta perché Giovanni Paolo II operò con una politica profondamente reazionaria ed allineata con la peggiore destra USA contro ogni governo che apparisse minimamente progressista nel Centro e Sud America. Mentre il Papa teneva ferma la popolazione, gli USA picchiavano a morte. Il Dipartimento di Stato ringraziò pubblicamente il Papa per i suoi personali interventi in Guatemala ed in Salvador (in questo Paese fu cordialissimo con Roberto D’Aubuisson, il capo degli squadroni della morte che, tra l’altro, aveva ammazzato nel 1980 l’arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero, quell’ottimo personaggio che non viene santificato perché troppo serio, onesto e scioccamente seguace di Gesù). Poco noto è il sostegno del Papa polacco al pluriassassino Ríos Montt. Stesso personaggio che cinguettò con il criminale Pinochet, che simpatizzò per il regime golpista argentino mantenendo come nunzio vaticano in Cile quel complice di Videla che era il Cardinale Pio Laghi, che in Brasile chiamò i generali golpisti rappresentanti del popolo, e che in Argentina sostenne il golpe come legittima difesa dall’ideologia marxista rifiutata dal popolo, che fece una predica ai soldati in cui affermò che dovevano eseguire gli ordini agendo con serenità e che passava deliziosi momenti giocando a tennis con il criminale assassino ammiraglio Massera, massone, piduista e ricevuto in udienza privata con la moglie nel 1977 da Paolo VI … Attenzione: il Papa polacco non disse una sola parola in difesa dei molti credenti, anche parroci (oltre 900 furono le vittime delle dittature latino americane), che furono massacrati dalle dittature latino americane (forse perché Videla li portava in cielo … fino a tremila metri di quota per poi lanciarli in mare). Non disse nulla contro la miriade di vescovi e preti, in massima parte dell’Opus, che collaborarono con i golpisti anche con delazioni addirittura promuovendo a cardinale quel delinquente di Pio Laghi. Non disse nulla (come farà il suo successore) contro le implicazioni dell’Opus, in combutta con la CIA, in tentativi di colpo di Stato reazionario in America Latina come in Salvador ed in Venezuela. Non disse nulla contro il criminale Somoza che bombardava la sua gente (durante uno di questi bombardamenti sulla città di León il Nunzio vaticano, Montalbo, era ad una festa con Somoza). Dopo la caduta di Somoza ad opera dei sandinisti, quelli che nel governo avevano rappresentanti della Teologia della Liberazione, il Papa ebbe la faccia tosta (cara de tolla) di nominare come Vescovo di Managua un nipote di Somoza. Parafrasando Alberto Sordi ne Il tassinaro: con tanti delinquenti che abbiamo dalle nostre parti ci serviva uno importato dalla Polonia ?

        Il Papa polacco visse avvenimenti importanti e gravi per la Chiesa. In un intrigo politico internazionale il 13 maggio 1981 si attentò alla sua vita in Piazza San Pietro. Fu implicato nello scandalo dello IOR al quale ho accennato. Di conseguenza nel fallimento del Banco Ambrosiano e nell’assassinio del suo Presidente, Calvi. Nel premio ad un rappresentante della Banda della Magliana (probabilmente implicato nel caso Calvi) che ottenne sepoltura in una Basilica extraterritoriale, quella di Sant’Apollinare che, per combinazione, è di proprietà dell’Opus Dei dal 1992. Nei finanziamenti a Solidarnosc con sottrazione di fondi allo IOR. In nuove gravi interferenze con lo Stato italiano in occasione del Referendum sull’Aborto (Legge 194). Come il Fascismo ebbe bisogno della Chiesa e regalò ad essa un orrido Concordato nel 1929, anche un Craxi ebbe bisogno della Chiesa e nel 1984 revisionò il Concordato con il cardinale Casaroli regalando alla Chiesa fior di miliardi di lire ogni anno tramite la vergogna dell’8 per mille i cui osceni meccanismi furono ideati da Giulio Tremonti, il ministro berlusconiano che ci ha ammazzato tutti, quando era un socialista craxista al Ministero del Tesoro con Reviglio (Rendina riporta le somme devolute alla Chiesa cattolica dal 1990 al 2008 rapportati tutti in euro: 1990, 398 milioni; 1991, 446 milioni;1992, 529 milioni; 1993, 573 milioni; 1994, 569 milioni; 1995, 590 milioni; 1996, 653 milioni; 1997, 680 milioni; 1998, 756 milioni; 1999, 839 milioni; 2000, 904 milioni; 2001, 897 milioni; 2002, 961 milioni; 2003, 1016 milioni; 2004, 937 milioni; 2005, 984 milioni; 2006, 930 milioni; 2007, 991 milioni; 2008, 1002 milioni).

        E’ infine utile ricordare che Giovanni Paolo II fu aiutato a morire al Policlico Gemelli con una pratica che scatena le ire dei bigotti di Scienza e Vita e di Ruini al servizio della Chiesa, l’eutanasia, ma che un Papa può permettersi. (eutanasia passiva come previsto dal Catechismo della Chiesa Cattolica: «Si intende che può essere legittima l’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate ai risultati sperati. In questo modo non si vuole provocare la morte; si accetta il fatto di non poterla impedire. In questi casi la decisione deve essere presa dal paziente, se ha la competenza e la capacità per farlo; in caso contrario da quanti hanno diritti legali, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente». Purtroppo i vecchiacci con gonnellino e zucchetto che hanno deciso per lui  ma anche per il Cardinale Martini, hanno avuto ben altri comportamenti in altre occasioni drammatiche). Colgo l’occasione per ricordare che il policlinico Gemelli prende il nome dal famoso razzista. Lor signori tutto possono in Italia, soprattutto ciò che le leggi violente volute dalla Chiesa medesima ed approvate da politici servizievoli, impediscono ai normali cittadini.

         Anche le santificazioni di questo Papa sono da primato (ha proclamato 994 beati e 447 santi). Se si va a consultare, ad esempio, l’elenco dei santi e beati spagnoli si troverà una caterva di franchisti. Mi chiedo: è possibile che uno, almeno un repubblicano, uno solo, ad esempio tra i preti baschi trucidati dai franchisti, non fosse degno della santità ? E che dire del santo impostore da Pietralcina ? E dei santi cinesi, note spie ? E del santo criminale Stepinac, che benediva gli Ustascia massacratori di oltre un milione di persone insieme a fascisti italiani e nazisti ? Un Papa nella tradizione dell’esaltazione del fascismo e dell’oppressione padronale. Basti ricordare proprio l’aggressione alla Yugoslavia auspicata per smembrare il Paese e rimettere le mani sopra terre cattoliche, particolarmente la Croazia e la Slovenia. Non se ne parla ma vi furono, specie nel clero della Milizia, sacerdoti che benedissero e sollecitarono le azioni contro i “ribelli”, adempiendo così ad una funzione di legittimazione del conflitto agli occhi dei combattenti. Tra di essi spicca la figura di un prete-squadrista, padre Cesare Romiti, della 105a Legione camicie nere, impegnato in Slovenia ed in Croazia. Egli glorificò in pubblico ed in privato le sopraffazioni attuate dai reparti fascisti contro i nativi: “Qui regna sempre e specialmente in questi giorni un’atmosfera di lotta senza quartiere a questi fuori legge che hanno subito sensibilissime perdite, oltre 170 morti, mentre la 2a Legione Camicie nere alla quale insieme a don Muzzi ho portato il mio modesto contributo ha avuti 31 morti. È stato un susseguirsi di spostamenti da una zona all’altra, alla caccia di briganti comunisti, che ovunque sono stati sbaragliati dall’impeto dei nostri legionari. In questo duro periodo i partigiani hanno avuto sensibilissime perdite: ammontano a più di 400 fra morti e feriti”. Cappellani militari ? No, solo fascisti, tra i peggiori che torturano ed ammazzano per maggior gloria di Gesù.

            E’ lo stesso Papa che ha ritirato la mano al prete sandinista Ernesto Cardenal che si era inchinato per baciarla intimandogli stizzito e segnandolo a dito: “Sistemi la sua posizione con la Chiesa !”. Quando poco dopo il Papa parlò dopo la messa attaccando brutalmente la Teologia della Liberazione, per la prima volta, la folla rispose con un boato di disapprovazione, disapprovazione che seguì durante l’intero discorso con urla, grida, proteste e fischi. Nello stesso viaggio si era amichevolmente intrattenuto con il boia  Pinochet, e con la sua famiglia (suocera, moglie, 5 figli e 17 nipoti), dicendo per il criminale e signora una messa nella loro cappella privata nel palazzo delle Moneda dove Pinochet aveva ammazzato il legittimo Presidente Salvador Allende. Infine aveva disquisito amorevolmente con Pio Laghi, cardinale di Buenos Aires durante le giunte assassine di Videla, Bignone e Massera, dei quali Laghi era assiduo frequentatore in cordiali convivi nelle fazendas dei dittatori assassini. Il peggio del mondo, insomma … senza mai profferir parola contro (cosa che gli riusciva benissimo come contro l’ex URSS, Cuba, …). Mai questo grand’uomo disse una sola parola almeno in difesa delle elementari libertà civili brutalmente calpestate, quelle che gli stavano tanto a cuore per la Polonia (un uomo, Mario Nella, era riuscito durante la visita papale a dire al Papa cosa accadeva in Cile, e non che il polacco non lo sapesse, ma quando il polacco partì il povero Nella fu sequestrato dalla polizia di Pinochet e torturato, non so dire cosa sia poi accaduto di lui). E’ utile ricordare un altro  vergognoso episodio riguardante ancora Pinochet. Quando nel 1998 Pinochet, già decaduto da dittatore del Cile, si recò sotto falso nome in Gran Bretagna, fu arrestato per crimini contro l’umanità. Inutile che dica chi intervenne con passi ufficiali per chiedere la liberazione del criminale, addirittura per motivi umanitari ! Ha fatto tacere tutta la Teologia della Liberazione, i vari Padre Boff che purtroppo hanno taciuto … ed è stato artefice di altri 2000 atti repressivi, un record per un Papa.

            A parte queste sciocchezze, il papato del polacco ha rappresentato un grandissimo passo indietro rispetto alla Chiesa conciliare. Ricordo solo che l’Index librorum Prohibitorum (il famigerato Indice) che in silenzio Paolo VI aveva abrogato, fragorosamente è stato reintrodotto da Giovanni Paolo II. L’ostinazione della Chiesa contro il profilattico, accentuatasi con questo Papa, ha ammazzato almeno 1 milione di persone per AIDS in Africa. Continua poi la discriminazione contro gli omosessuali, contro le coppie di fatto [contro un ventilato progetto di legge del governo Prodi 2 che tentava un blando riconoscimento, i DICO, un editoriale del quotidiano dei vescovi, Avvenire, del 6 febbraio 2007 dettava un ultimatum all’Italia con un lapidario non possumus], contro la donna (costruire l’immagine di una vergine perfetta significa condannare le nostre mamme e figlie a mere ancelle degli uomini) e, infine, continua la battaglia della medesima Chiesa contro la procreazione assistita (Hans Küng sostiene che terapie del dolore, procreazione assistita ed uso del profilattico sono conquiste dello spirito umano, e in quanto tali, doni di Dio da non rifiutare ma Küng, compagno di studi di Ratzinger, è peggio di un appestato in questa Chiesa).  E, ormai il lettore avrà capito, sempre riferendosi alla bestialità del non è naturale. Se ne è andato assistito in una dolce morte, come non ha fatto Gesù, ha goduto delle migliori cure mediche di quella scienza che ha osteggiato e dileggiato. E’ stato un Papa nella tradizione del potere imperiale, che è vissuto sulla credulità della gente, che ha sfruttato al massimo i media, che ha rappresentato ogni imbroglio della Chiesa nei secoli. Mi dispiaccio che il signor Karol abbia sofferto ma ricordo che, a causa della filosofia della Chiesa, siamo molto indietro nelle terapie del dolore. Inoltre non vedo la tragedia nella morte per un credente. Il problema semmai è mio: perché per me morte vuol dire fine di tutto e dissoluzione del legame idrogeno che mi tiene in vita. Un credente va in cielo, va da Dio Padre. In particolare Karol va in braccio alla Madonna della quale si è dichiarato Totus Tuus. Chi crede non vede l’ora di lasciare la valle di lacrime per ricongiungersi alla Vera Vita. Quindi i cattolici cantino lodi al Signore per aver dato accesso al cospetto di Dio del loro Papa. Se così non è non capisco più. Quale Vangelo prendo per buono: quello che fa dire a Gesù: Padre mi hai abbandonato ? O quello che fa dire: Padre mi ricongiungo a te ! ?

         Ed eccoci a Papa Benedetto XVI (2005 – ?), fatto cardinale da Paolo VI nel 1977, eletto con il sostegno determinante dell’Opus Dei. Aveva iniziato come sostenitore di una Chiesa aperta, come sostenitore del Concilio Vaticano II. Poi, ricorda Ratzinger già cardinale, si spaventò con il 1968, una rivoluzione nelle università che minacciava la Chiesa. Da questo momento iniziò un cammino che lo fece diventare un rigido e freddo reazionario, ma con inutili chiacchiere di un inesistente progressismo, un vero campione di doppiezza e perfidia, sodale con la destra politica bavarese di Strauss, che ha riportato la Chiesa indietro di secoli e l’ha allontanata sempre più dai fedeli, ormai ridotti ai soli bigotti ed agli ipocriti. Nell’intervento a Subiaco, poco prima di diventare Papa, riecheggiava il Sillabo di Pio IX con una ulteriore condanna dell’Illuminismo il male non solo del Cristianesimo ma dell’intera umanità. Qualche giorno dopo, in occasione dell’omelia per la morte di Giovanni Paolo II, pronunciò altri anatemi contro ciò che sarà uno dei mantra del suo pontificato: il relativismo che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie. Ed al relativismo egli opponeva ed oppone la fede in Cristo che è l’unica in grado di far discernere tra verità e menzogna. Un vero manifesto fondamentalista che non lascia spazio a nessuno che non la pensi come il Vicario di Cristo (a parte forse solo la Comunità ultrareazionaria di San Pio X e S.E. Mons. Richard Williamson, il vescovo antisemita e negazionista). E per buon peso ha reintrodotto la messa in latino con il sacerdote che volta le spalle ai fedeli che non capiscono nulla del latinorum e non sono in grado di partecipare rispondendo sapendo cosa dicono. Inutile discutere di ciò i fedeli sono e sarebbero tali anche se nella messa si declamasse la Vispa Teresa in turco.

Ratzinger, in questo anticipato da Wojtyla e da tutti i papi spodestati finalmente, è un determinato nemico dell’Illuminismo, la vera bestia nera della Chiesa. Ed è istruttivo capire il contorcersi della sua logica (delle loro logiche) per portare acqua al suo (loro) povero mulino. L’Illuminismo è l’inizio della negazione di Dio che ci ha portato verso una modernità che ha perso la sua umanità proprio per aver negato Dio. E ciò vuol dire, nel contorto argomentare di Ratzinger, che quando si utilizza il metodo scientifico (sic!), che pretende essere indipendente da istanze metafisiche, si generano mostri. Quindi il Nazismo risulta figlio dell’Illuminismo ! Caspita, allora la Chiesa che con il Nazismo ci ha civettato, facendoci pure un Concordato, è figlia dell’Illuminismo ? A questo non avevo e non avrei mai pensato. Non è che sbagli parentele il nostro Papa ? Non è che confonde l’Illuminismo con l’irrazionalismo del tardo Romanticismo (in contrasto con Hegel e soprattutto Marx), spiegabile in chi difficilmente va al di là del medioevalista San Tommaso ? Ma poi, i sistemi di tortura della Santa Inquisizione, che ha visto proprio Ratzinger come massimo rappresentante negli ultimi anni, non abbondavano di ricorso a macchine e marchingegni, mal protesi nervi, di quella tecnica che si aborrisce ? Ed ancora: ma ci si rende conto delle associazioni di idee che vengono richiamate ? Illuminismo-nazismo-scienza. E questo oggi, quando Ratzinger utilizza abbondantemente dei prodotti della tecnica figlia di quella scienza per risolvere i suoi problemi di salute (altrimenti annunci subito e lasci scritto che si affida a salassi ed alchimisti e rinuncia ai vezzosi e ahimé moderni twitter).

Ma Ratzinger ha avuto a che fare con il Nazismo. Direttamente, perché nel 1945, quando aveva diciott’anni, era inquadrato nella Flak, l’artiglieria contraerea del Reich. E quando ricordava in modo bucolico la sua giovinezza a Maklt sull’Inn in Baviera, dimenticava di ricordare un piccolo dettaglio geografico, quel paesino cartolina era a 16,5 chilometri da Branau dove, 38 anni prima, era nato Hitler. Caspita, non è un dettaglio da poco, la coincidenza poteva essere ricordata, no ? Ebbene non lo è stata. Ed anche i ricordi sul nazismo sono distaccati come quando si discuteva delle colpe della Chiesa: un qualcosa che non ci riguarda e comunque è di qualche persona e non dell’istituzione. Tutto talmente asettico che non viene alla mente all’alto prelato nessun ricordo vero, di autentica sopraffazione. In fondo era un contadino e, come tale, estraneo a quegli eventi. E poi, nei suoi ricordi, spunta il 1940, l‘anno dei grandi trionfi di Hitler, un periodo di gloria che è ricordato come il riscatto (dalle umiliazioni dei trattati di fine Prima Guerra Mondiale) e che convertì tutti al nazionalsocialismo. All’età di 16 anni il giovane Joseph, come membro delle Hitlerjugend, venne assegnato al programma Luftwaffenhelfer, cioè al personale di supporto alla Luftwaffe (l’aviazione militare del Reich) a Monaco e fu assegnato in un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW. Fu assegnato per un anno ad un reparto di intercettazioni radiofoniche. Con il peggioramento delle sorti tedesche nel conflitto fu trasferito e incaricato allo scavo di trincee, quindi inviato insieme a gruppi di coetanei a compiere marce in alcune città tedesche cantando canti nazionalsocialisti per sollevare il morale della popolazione. Certamente dirà che fu costretto e noi certamente gli crederemo, quasi che il Fascismo non sia un buon viatico per fare il prete d’assalto. E come non tener conto che appena salito al potere Hitler firmò il Concordato con la Chiesa ?

La carriera di tal personaggio lo portò ai più alti incarichi nella Chiesa, fino a diventare un influentissimo consigliere del Papa polacco (tanto che non si riesce bene a distinguere dove inizia il pensiero dell’uno e dove finisce quello dell’altro). Di sua iniziativa, certo non osteggiato dal polacco, rianimò l’Inquisizione e la portò a pieno ritmo di efficienza. Ripulì la Curia dai progressisti, da coloro che continuavano a sperare nel Concilio. Emarginò, condannò, isolò, riportò nelle braccia di Santa Madre Chiesa decine di teologi e sacerdoti. Si entusiasmò per chi con successo aveva coniugato fede ed affari  e cioè per il franchista Escrivà de Balaguer e la sua setta oscuramente affaristica Opus Dei senza disdegnare Don Giussani e Comunione e Liberazione, quel Don Giussani che aveva dato eccellenti prove di sé con la creazione del Movimento Popolare (sotto la guida dell’ex Presidente della Regione Lombardia, Formigoni, e dell’attuale arcivescovo di Milano, Scola), movimento sponsorizzato nel 1975, su richiesta di Don Giussani al console americano a Milano, dagli USA in funzione anticomunista (poteva essere altrimenti ?). Intanto si riappacificava con i peggiori figuri anticonciliari, come i lefebvriani, ed attaccava, fino a portarla al silenzio, la Teologia della Liberazione, unica speranza degli emarginati del Sud del mondo (alla cosa si accompagnavano gli sfregi ai cattolici sandinisti da parte del polacco).

Questo Papa, il tedesco, fa professione di ferreo assolutismo e iniziò a darne prova pubblica il 9 giugno del 2000 quando fece seguire all’apertura del Polacco alle Chiese cristiane d’Oriente, il documento dal titolo Nota sull’espressione “Chiese sorelle”. In tale documento, senza che Wojtyla abbia obiettato, l’allora capo dell’Inquisizione così scriveva:

Deve essere sempre chiaro, quando l’espressione Chiese sorelle viene usata in questo senso proprio, che l’una, santa, cattolica e apostolica Chiesa universale non è sorella ma madre di tutte le Chiese particolari“.

Quindi era già chiaro da questo solo qual era e resta il programma del tedesco, la Chiesa di Roma come valore assoluto non discutibile.

Il 7 marzo 2000 fu pubblicato un ponderoso documento, La chiesa e le colpe del passato, che proveniva certamente da elaborazioni e/o censure dell’Inquisizione. In esso, dopo le seguenti premesse:

«Non sono però mancate alcune riserve, espressione soprattutto del disagio legato a particolari contesti storici e culturali, nei quali la semplice ammissione di colpe commesse dai figli della Chiesa può assumere il significato di un cedimento di fronte alle accuse di chi è pregiudizialmente ostile ad essa»,

si sosteneva:

«La difficoltà che si profila è quella di definire le colpe passate, a causa anzitutto del giudizio storico che ciò esige, perché in ciò che è avvenuto va sempre distinta la responsabilità o la colpa attribuibile ai membri della Chiesa in quanto credenti, da quella riferibile alla società dei secoli detti “di cristianità” o alle strutture di potere nelle quali il temporale e lo spirituale erano allora strettamente intrecciati»

«Si profilano, così, diversi interrogativi: si può investire la coscienza attuale di una “colpa” collegata a fenomeni storici irripetibili, come le crociate o l’Inquisizione?»

Si sta cioè dicendo che i fatti vanno riferiti a determinate epoche storiche, che sono RELATIVI ad esse. E la cosa mi trova d’accordo anche se non so come il tedesco possa mettersi d’accordo con se stesso. Ma si dice di più: gli sbagli, l’errore, le colpe, sono di singole persone, non della Chiesa (e come no?). E qui, con un triplo salto mortale all’indietro carpiato, il tedesco riacquista l’assolutismo della Chiesa e lo fa addirittura in contrasto con il Polacco, che aveva tentata l’ipocrita assunzione di colpe per il passato della Chiesa, inventandosi (cosa non è in grado di fare la teologia ?) il giudizio storico distinto da quello teologico:

L’individuazione delle colpe del passato di cui fare ammenda implica anzitutto un corretto giudizio storico, che sia alla base anche della valutazione teologica. Ci si deve domandare: che cosa è precisamente avvenuto? che cosa è stato propriamente detto e fatto? Solo quando a questi interrogativi sarà stata data una risposta adeguata, frutto di un rigoroso giudizio storico, ci si potrà anche chiedere se ciò che è avvenuto, che è stato detto o compiuto può essere interpretato come conforme o no al Vangelo, e, nel caso non lo fosse, se i figli della Chiesa che hanno agito così avrebbero potuto rendersene conto a partire dal contesto in cui operavano. Unicamente quando si perviene alla certezza morale che quanto è stato fatto contro il Vangelo da alcuni figli della Chiesa ed a suo nome avrebbe potuto essere compreso da essi come tale ed evitato, può aver significato per la Chiesa di oggi fare ammenda di colpe del passato.

Sarebbe qui d’interesse capire se la feroce lotta contro il relativismo di tale figlio della Chiesa (ha quindi una madre) sia storica o teologica. Se cioè la teologia non ammette relativismi ma la storia sì. E, se è vera questa ultima ipotesi, se storicamente occorre mettersi la Chiesa sotto i piedi scalciandola e, nel contempo, esaltarla teologicamente.  E dico questo ben sapendo che con un paio di voli pindarici, un qualunque teologo è in grado di affermare tutto ciò che uno vuole purché contrario al normale modo di procedere della ragione. Ed è lo stesso cardinale Ratzinger che, più oltre, nel documento, mi risponde con una prosa comprensibile ad ogni fedele:

Se queste operazioni sono presenti in ogni atto ermeneutico, esse non possono mancare neanche nell’interpretazione in cui giudizio storico e giudizio teologico vengono a integrarsi: ciò esige in primo luogo che in questo tipo di interpretazione si presti la massima attenzione agli elementi di differenziazione ed estraneità fra presente e passato. In particolare, quando si intende giudicare di possibili colpe del passato occorre tener presente che diversi sono i tempi storici, diversi i tempi sociologici e culturali dell’agire ecclesiale, per cui paradigmi e giudizi propri di una società e di un’epoca potrebbero essere erroneamente applicati nella valutazione di altre fasi della storia, generando non pochi equivoci; diverse sono le persone, le istituzioni e le loro rispettive competenze; diverse le maniere di pensare e diversi i condizionamenti. Vanno perciò precisate le responsabilità degli eventi e delle parole dette, tenendo conto del fatto che una richiesta ecclesiale di perdono impegna lo stesso soggetto teologico – la Chiesa – nella varietà dei modi e dei gradi con cui i singoli rappresentano la comunità ecclesiale e nella diversità delle situazioni storiche e geografiche, fra di loro spesso molto differenti. Ogni generalizzazione va evitata. Ogni eventuale pronunciamento attuale va situato e deve essere prodotto dai soggetti più propriamente chiamati in causa (Chiesa universale, Episcopati nazionali, Chiese particolari, ecc.).

In secondo luogo, la correlazione di giudizio storico e giudizio teologico deve tener conto del fatto che, per l’interpretazione della fede, il legame fra passato e presente non è motivato solo dall’interesse attuale e dalla comune appartenenza di ogni essere umano alla storia e alle sue mediazioni espressive, ma si fonda anche sull’azione.

Ed io che sono ad un livello di comprensione più basso della media dei fedeli continuo con il chiedermi se in questa prosaè compreso il giudizio di criminale per, ad esempio, Papa Giovanni XXII e se questo giudizio è del solo Papa o di tutta la Chiesa che egli rappresentava.

E per compenetrarsi nel fatto che la Chiesa non sbaglia ma egli si, vale la pena leggere cosa aveva scritto qualche anno prima contro i teologi della liberazione in due documenti importanti: Istruzioni su alcuni aspetti della teologia della liberazione (1984) e Libertà cristiana e liberazione (1986). Due documenti in pieno reaganismo, in epoca di attacchi criminali dei contras e di ogni provocazione nel Cile di Pinochet e nell’Argentina appena uscita dalla dittatura, contro ogni aspirazione dei Paesi del Centro-Sud America. Insomma, mentre il nunzio in Argentina Pio Laghi si intratteneva con i generali golpisti e mentre il Polacco fraternizzava con Pinochet e famiglia, ci si scagliava violentemente, fino alla riduzione al silenzio, contro la chiesa dei poveri e della speranza. Predicò, con il plauso dell’opusdeista monsignor Alfonso López Trujillo, Presidente della Conferenza Episcopale di Latino America ed uomo dell’Opus (fatto quindi cardinale dal polacco nel 1983 ed elevato al rango di Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia), contro questa speranza della fede affermando la falsità di un Gesù che lottava contro Roma e contro i potenti e che la vera liberazione si ottiene attraverso un amore trasformante, pacificatore, di perdono e riconciliazione e, dico io, con il sostegno dei fondi dello IOR ottenuti attraverso il riciclaggio di narcotraffico ed ogni atto delinquenziale al mondo, compreeo qualche assassinio. A questo punto c’è davvero da chiedersi se il Papa Polacco era un ignavo o un perfido bugiardo.

Naturalmente queste posizioni discendono dalla reazionaria dottrina sociale della Chiesa che, parte dal reazionario Leone XIII (Rerum novarum, 1891: le condizioni bestiali di vita operaia non si possono risolvere senza ricorrere alla religione ed alla Chiesa. La proprietà privata è intoccabile e le differenze di classe sono volute da Dio. L’operaio deve servire fedelmente il padrone e questo deve essere giusto con l’operaio) passa per Paolo VI (Populorum Progressio, 1967 ed Octuagesima Adveniens, 1971) ed ha interessanti elaborazioni del polacco con la supervisione del tedesco (Laborem exercens, 1981; Sollicitudo rei socialis, 1987; Centesimus annus, 1991), del tedesco in proprio nella sua prima enciclica (Deus caritas est, 2005 purtroppo questo documento occorre comprarlo, così ha voluto Ratzinger, basta con i documenti di fede gratuiti!) e del tedesco che ancora nel dicembre 2012, alla sessione plenaria della commissione teologica internazionale riesce a dire che la dottrina sociale della Chiesa non è un’aggiunta estrinseca, ma, senza trascurare l’apporto di una filosofia sociale, attinge i suoi principi di fondo alle sorgenti stesse della fede. Tale dottrina cerca di rendere effettivo, nella grande diversità delle situazioni sociali, il comandamento nuovo che il Signore Gesù ci ha lasciato: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34). Chiaro no ? e soprattutto chiaro deve essere il modo osceno con cui si modificano, interpretandoli ad uso del potere, i Vangeli.

La Centesimus annus del Papa Polaccomerita un breve commento. Si richiamava la Rerum novarum di Leone XIII a 100 anni dalla sua promulgazione. Un ingenuo lettore può pensare ad una qualche evoluzione invece quel lettore deve, come la premessa dell’ingenuo suggerisce, ricredersi: nessun avanzamento. Ora era possibile, nella ristretta capacità argomentativa del Polacco, aggiungere argomenti dirimenti contro il socialismo: Marx risultava assimilato ai Paesi a socialismo reale, come dire che i Vangeli sono la stessa cosa che il papato e che il discorso della montagna ha affinità ideologiche con i roghi dell’Inquisizione. Questo vicario di Cristo suonava proprio offesa al Cristo mostrandosi o estremamente ignorante o in mala fede. Riesce infatti a continuare la campagna di Leone XIII per la difesa della proprietà privata, la roba, e, nel far questo, attaccare duramente Marx. Peccato che il Polacco parli per luoghi comuni orecchiati in sacrestia, come due prossimi ubriachi in una osteria. La difesa della proprietà privata è per lui la difesa del possesso di una villa, di ricchezze di ogni tipo. Cosa può conoscere di Marx chi dice queste sciocchezze ? Chi confonde la proprietà di un bene (di una ricchezza, di un qualcosa di individuale anche preziosa), con la proprietà dei mezzi di produzione (come la terra, le miniere, le materie prime, le fabbriche, le banche, tutti quei beni che vengono giocati in borsa) è un analfabeta. E Wojtyla è un vero analfabeta su queste questioni risultando addirittura più miserabile di Leone XIII.

Vale la pena, a proposito delle sciocchezze della Chiesa sul lavoro salariato ed i suoi rapporti con il capitale, ricordare alcune cose non tanto alle gerarchie, che o le sanno o sono da ricoverare, quanto al gregge. Riporto un brano di Deschner [4]:

In Inghilterra, dove si mantiene la schiavitù fino al XVIII secolo, dove fino al XIX dominano poche centinaia di famiglie feudali, fino al 1832 hanno diritto di voto 400.000 cittadini su 15 milioni. E ancora al tempo di Schopenhauer «due terzi della nazione non sanno leggere», il clero e i latifondisti trattano il contadino peggio degli animali da tiro. Ancora nel tardo XIX secolo esso viene nutrito la metà, ma lavora il dopppio dei detenuti nei penitenziari inglesi. «Egli è uno zero nei conti degli affittuari», registra nel 1865 un bollettino ufficiale. «Non ha timori per il futuro perché non possiede niente se non ciò che è assolutamente indispensabile alla sua esistenza … Accada quel che accada, egli non ha parte alcuna nella fortuna o nella sfortuna.» La stampa liberale taccia di sanguinario sarcasmo la nobiltà e l’alto clero, che mandano nei paesi lontani «missioni per migliorare i costumi dei selvaggi dei mari del Sud». «E vi posso assicurare», conclude un corrispondente del «Morning Chronicle», «che la condizione di queste persone, la loro povertà, il loro odio. contro la Chiesa, la loro docilità esteriore e la loro interna ribellione contro i dignitari ecclesiastici sono la regola nelle comunità rurali inglesi, e il contrario è semplicemente l’eccezione». Solamente alcune sette cristiane furono vicine a questi miseri e li aiutarono. L’alto clero però, scrive Marx, perdona «un attacco a trentotto dei suoi trentanove articoli di fede piuttosto che a una trentanovesima parte delle sue rendite».

         L’Europa non trattò in modo meno infame gli operai dell’industria, come si può vedere soprattutto nel paese dove è nata l’industrializzazione.

         Ancora a metà Ottocento molti “liberi inglesi” sono animali da lavoro meno costosi degli antichi schiavi. Essi vivono seminudi in buchi inimmaginabili, su paglia marcia, nutrendosi di cibi guasti. Ovunque sporcizia, escrementi, umidità, mortalità infantile, malati e storpi, tubercolosi, tifo, cecità. Mentre i profitti degli industriali diventavano sempre più alti, la miseria degli operai diventa sempre più raccapricciante, e nel 1834 la legge sui poveri del 1601 viene sostituita con una legge che ai poveri non concede più alcun sostegno.

A Londra, William Blake, riconoscendo nella Chiesa e nello Stato i colpevoli, sente da tutte le ciminiere e da tutte le vie il grido della creatura sfinita. Nel 1866 vi erano lì 200.000 uomini, «la cui misera condizione», secondo un resoconto di Julian Hunter, «supera tutto ciò che si è mai visto in qualsiasi altro luogo d’Inghilterra». Nel 1867, lo «Standard», giornale fedele ai conservatori, ammonisce: «Ricordiamoci di quanto sta soffrendo questa popolazione. Muore di fame. Questa è la semplice e terribile realtà … Al giorno d’oggi, in un quartiere di questa meravigliosa metropoli, nelle immediate vicinanze della più enorme accumulazione di ricchezza che il mondo abbia mai visto, vicinissimo a essa, 40.000 persone abbandonate muoiono di fame.» Né la ricerca di lavoro né il mendiicare servono a qualcosa, poiché «i contribuenti locali a favore dei poveri sono stati spinti essi stessi al limite della povertà dalle richieste delle parrocchie».         Nel 1840, a Liverpool la vita media degli operai è di soli 15 anni. A Manchester muore prima dei cinque anni il 57 per cento dei figli degli operai. Bambini di nove, dieci anni sgobbano spesso ininterrottamente per 24 o 36 ore. Vengono spinti di notte nelle fabbriche e tenuti svegli con la frusta. Ancora nel 1860 si chiede in petizioni pubbliche una riduzione delll’orario di lavoro a 18 ore. Nelle fabbriche di merletti, bambini di tre o quattro anni lavorano stando in piedi sulle sedie. Nelle fabbriche di impagliatura spesso hanno meno spazio di un cane nella cuccia. Marx definisce ciò «la trasformazione del sangue dei bambini in capitale». Nelle miniere, bambini di quattro o cinque anni strisciano insieme a uomini e donne seminudi o nudi, attaccati a catene, nelle strette gallerie surriscaldate. Chi si lamenta viene licenziato e non trova più lavooro in quanto “segnato’: I morti vengono scaricati nei fossi al lato delle strade o vengono seppelliti in buche e pantani. Questa gente non riceve alcuna istruzione, tranne che su argoomenti religiosi.

In Irlanda, nel 1846 più di un milione di persone muore di fame; due milioni emigrano.

In Slesia, dove i cattolici e i protestanti si danno la caccia a vicenda, i tessitori, nonostante il maggior lavoro, precipitano in una miseria sempre più nera. Sarebbero felici, assicura nel 1844 Wilhelm Wolff, di poter partecipare al ricco pasto a base di patate di quel grasso maiale del loro datore di lavoro. E abitano in alloggi «al cui confronto la stalla del bestiame di un proprietario può essere definita un salone di gala». Il governo cristiano li fa abbattere a fucilate.

A Colonia, intorno al 1800, un terzo della popolazione è costretto a mendicare. La Baviera raccoglie, alla fine degli anni Trenta, circa 146.000 mendicanti, 24.960 dei quali sono bambini. La Prussia vieta le discussioni politiche a tutti i professsori universitari (anch’ essi per tradizione servi dello Stato). Negli anni Quaranta emigrano dalla Germania ogni anno 100.000 persone, 250.000 all’anno dopo il 1849.

         In Francia, nel 1801 Napoleone I stipula un concordato. Egli non conosce persone «che si comprendono meglio tra loro dei preti e dei soldati». Sa anche che «se si è in armonia con il papa si domina ancora oggi la coscienza di centinaia di milioni di persone»; Mussolini ripete tale concetto in occasione dei Patti Lateranensi. Nel 1808 Napoleone pone a base dell’inseegnamento innanzitutto i precetti della religione cattolica, poi la devozione verso l’imperatore – le cause prime dell’infeliciità dei popoli europei. Negli slums i bambini scorrazzano nudi. Intorno al 1830, due terzi dei Francesi non mangiano mai carne. Nelle fabbriche, uomini, donne e bambini si distruggono per salari da cane dalle cinque del mattino alle otto, nove di sera. La vita media dei lavoratori francesi è di 21 anni.

        Nel 1848, a Parigi vengono uccisi migliaia di operai. A Berlino infuriano combattimenti per strada. A Baden, Poznan e Praga vengono repressi tumulti. A Roma il papa è costretto a fuggire; il suo ministro, conte Rossi, viene assassinato. Dopo dure battaglie i reazionari riconquistano Vienna. Uomini, donne e bambini vengono uccisi. Friedrich Hebbel, come teestimone oculare, non perde 1’occasione di riferire al principe Schwarzenberg: «… i cadaveri degli uomini avevano in bocca il loro membro come sigaro; ciò fa sempre impressione e, garantisco … la storia non lo dimenticherà».

         Ovunque gli schiavi insorgono, ovunque vengono uccisi, rinchiusi in carcere, costretti a emigrare. In tutta Europa la polizia è il puntello della religione, e il numero degli aventi diritto al voto fino al xx secolo è più esiguo che mai.

          L’8 aprile del 1850, Victor Hugo, ultra-realista monarchico e cattolico di vecchia data, grida nell’ Assemblea nazionale convocata dai cattolici: «Sollevatevi, cattolici, preti, vescovi, uoomini di religione, voi che sedete in questa Assemblea nazionale e che vedo in mezzo a noi! Sollevatevi! Questo è il vostro ruolo! Cosa fate lì nei vostri banchi?!» Unica reazione: risate. Nel 1851 Napoleone III fa reprimere nel sangue nuovi tentaativi di rivolta. «Abbiamo la Chiesa, l’esercito, la banca!», commmenta Hugo, nominando tutto ciò che ancora oggi domina nel mondo. Nel 1871 un’ulteriore sommossa della Comune viene soffocata nel sangue. Per 64 ostaggi uccisi dai rivoltosi il governo stermina 6000 lavoratori.

          Già a metà del XIX secolo i reazionari di tutte le parti desiderano l’annientamento del proletariato europeo in una grande guerra. Essi lavorano febbrilmente a ciò nei primi anni del XX secolo. Ovunque, Chiesa e Stato predicano patriottismo. Presto c’è un Cristo tedesco, uno russo, uno francese, e 27.000 cannoni costruiti da Krupp stanno, già prima del 1914, dalla parte degli avversari dei Tedeschi; tutti i brevetti di gas tossico della I. G. Farben sono venduti alle industrie chimiche francesi.

          E mentre i soldati tedeschi muoiono cantando l’inno naazionale, la ditta Thyssen, in seguito finanziatrice di Hitler, consegna alla Francia scudi per la fanteria quasi alla metà del prezzo che all’ amministrazione militare tedesca. Solo nel primo semestre 1916 il trust dell’acciaio tedesco porta in Francia 30 milioni di libbre di acciaio e di ferro. E subito dopo la guerra, Krupp ottiene, per il brevetto della spoletta da granaata KPz 96/04, venduto in Inghilterra prima della guerra (con il beneplacito del ministero della guerra del Reich e con una royalty su ogni singola granata!), 123 milioni di marchi in oro; e Krupp prospera ancora oggi.

          Il clero, però, imperversa dietro tutti i fronti, loda mille volte quello sterminio di massa come «elevazione religiosa», «rinascita religiosa, morale e sociale», «crociata», «guerra santa», «serviizo divino», «comando di Nostro Signore», «volontà divina», etc. etc. Da «Dio lo vuole!» nelle crociate, a «Dio vuole anche questo» nella Guerra dei contadini, attraverso «la volontà divina» nella Prima guerra mondiale, fino a «la santa volontà di Dio» nella Seconda: che non prova schifo davanti a questo cristianesimo, ne fa parte. E mentre le spudorate, vuote parole episcopali, gesuitiche e protestanti si abbattono, in un mare di prediche e di carte, sulle teste rimbecillite e tradite dei credenti [il gregge, ndr], l’uccisione di ogni singolo soldato viene a costare 100.000 marchi, di cui 60.000 finiscono nelle casse dell’industria bellica. Utile netto: 12 milioni di morti.

        Dunque, ecco la guerra tanto attesa, finalmente era arrivata. «La guerra è stata diligentemente preparata da anni. L’esercito era da anni in stato d’allerta. Ma uno dei più importanti preparativi è stato il Congresso eucaristico di Vienna.» CosÌ spiega nel 1916 uno che deve ben saperlo, il vescovo auusiliario austriaco Waitz, lo stesso che nel 1938, come arcivescovo principe, festeggia, con il cardinale Innitzer di Vienna, l’ingresso di Hitler in Austria come realizzazione della «millenaria nostalgia del nostro popolo». Nello stesso anno il Congresso eucaristico (già precursore a Vienna nel 1912) si raduna a Budapest. Il complice dei fascisti Eugenio Pacelli scongiura in questa occasione, come legato papale, il «pericolo del bolscevismo».

         Un anno dopo scoppia la Seconda guerra mondiale: 25.000 morti al giorno; fatturato giornaliero: due miliardi di marchi. Nel 1960, in un momento cruciale della Guerra fredda, il Congresso eucaristico si riunisce a Monaco. Il cardinale Spellman, intimo di Pacelli e uno dei più attivi reazionari del mondo, predice il tempo in cui i dominatori comunisti verranno spazzati via, vola in elicottero lungo la “cortina di ferro”, celebra davanti alle truppe una messa pontificale, non dimenticando di chiamare «suoi cari amici» i soldati. (Preti e soldati, come ben sapeva Napoleone, e prima ancora Costantino).

         E’ solo un breve elenco delle nefandezze padronali, con l’accordo untuoso ed interessato della Chiesa, nefandezze alle quali solo il socialismo, Marx, aveva tentato di opporsi. E dove vede i nemici la Chiesa ? Quella che si definisce apostolica per richiamarsi proprio a Gesù (povero disgraziato, usato come una mazza contro chi cercava di difendere) ? I nemici sono tra chi tenta la difesa degli operai, degli sfruttati a morte, degli ultimi. E cosa propone la Chiesa ? Quello che proponeva a proposito della schiavitù: non bisogna ribellarsi al padrone. Scriveva infatti il benestante Agostino (argomento sul quale tornerò più oltre), facendo riferimento (e come no !) a San Paolo che anche la servitù è imposta come pena, è soggetta a quella legge che comanda di osservare l’ordine naturale [sempre la natura, quando fa comodo ! ndr] e vieta di turbarlo [… ]. [Ed] anche gli schiavi, che siano soggetti ai loro signori, e che li servano con animo leggero e con buona volontà […]servendo non con fraudolento timore, ma con fedele affezione [De Civitate Dei, XIX, 15]. E la Chiesa propone analoghe bestialità in quel manifesto scritto in combutta con i padroni,  la vergognosa ed oscena dottrina sociale della Chiesa (sostenuta ancora oggi dai cattolici italiani, anche quelli alleati con forze che dovrebbero essere di sinistra).

         Questa infame dottrina nasce, come visto, con Leone XIII (Rerum novarum, 1891), quando il socialismo non era una minaccia per la libertà ma solo della ricchezza. Scrive Manacorda: Il 14 luglio 1889 era stata fondata a Parigi la Seconda Internazionale. Leone XIII, che già nell’enciclica Libertas (1888) aveva denunciato ogni rivendicazione popolare come violenza della «torbida plebe, anelante di lanciarsi sui palazzi dei più doviziosi», nel 1891 ribadisce l’attacco contro i «sediziosi», anarchici e socialisti, che sobillano la classe operaia, e invoca: «Intervenga lo Stato!». E lo Stato intervenne in tutto il decennio successivo, reprimendo con l’esercito nel 1893 i fasci siciliani e i moti anarchici dell’Apuania, nel 1896 le manifestazioni contro la guerra in Eritrea, e nel 1898, i moti per fame dilagati dalla Puglia a Milano. Quella repressione (centocinquanta morti solo a Milano, pochi meno di quanti ne aveva fatti Radetzki cinquant’anni prima) fu premiata dal «re buono» Umberto I con la medaglia d’oro al generale Bava Beccaris. Seguirono le repressioni giudiziarie contro i socialisti e il primo barlume di una «democrazia cristiana» auspicata da Romolo Murri. A Leone XIII non dispiacquero.

         Ebbene, arriviamo al XXI secolo quando di comunisti, parlo di gente seria non di adepti a sette varie,  purtroppo non vi è traccia, e cosa dice il Benedetto XVI ? (Seguo le argomentazioni dell’anonimo che ha scritto il pamphlet, Contro Ratzinger).

«la dottrina sociale della Chiesa è diventata un’indicazione fondamentale, che propone orientamenti» da affrontare «nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell’uomo e del suo mondo».

         Quella dottrina di fondamentale ha solo il fatto che il padronato l’ha fatta sua addirittura prima che la Chiesa aprisse bocca sulla questione. Occorre invece dire con forza che, nonostante la Chiesa, qualcosa si è fatto, proprio quando la Chiesa, con la Rivoluzione Francese (frutto dell’odiato Illuminismo), è stata tolta via dalla commistione invereconda con il potere (in Italia ci si era riusciti nel 1870, poi grazie ai politici cattolici e soprattutto a Mussolini, dobbiamo ricominciare da capo). In definitiva se il sogno che presiedeva il comunismo va rigettato sulla base del suo fallimento, a maggior ragione è il cristianesimo che va rifiutato. Non ci si stupisca comunque. Il tedesco è aduso ad usare furbescamente la parola ma non in modo intelligente. Si va sempre ad infilare in contraddizioni inestricabili, va sempre dentro un cul de sac, anche perché, in fondo, nonostante lo sfoggio culturale (appiccicato più che posseduto), se non ci si distacca dall’aristotelismo di San Tommaso e da quella logica, la fine che si fa è sempre quella di Ratzinger, anche perché rifiuta il dono del metodo scientifico, che equipara ad illuminismo e nazismo (più facile credere che questo Ratzinger lo sa: l’uso del metodo scientifico ci sbarazzerebbe di Gesù e soprattutto della Chiesa). Inoltre il tedesco forza e crede di poter semplificare tutto. Mentre Wojtyla differenziava il comunismo (male necessario) dal male assoluto che era il nazismo, Ratzinger mette insieme tutto, compreso il liberalismo ed il relativismo. In realtà il suo nemico principale, oltre a Satana che egli ha riscoperto affermando che esiste ed opera tra di noi, è il pensiero laico è la ragione che si fa scienza e che si allontana da dogmi, superstizioni e metafisica. Ecco perché il nemico principale per la Chiesa è ancora oggi (come del resto sempre) la scuola pubblica, la diffusione di informazioni, di cultura. Più si avanza su questa strada e più la Chiesa è in un angolo. Ratzinger vede il mondo ad una sola dimensione: tutto è figlio dell’aver sciolto le righe alla fine del Settecento: senza quel maledetto Illuminismo, nessuna di tutte queste degenerazioni sarebbe mai nata.

        Il pensiero moderno, secondo Ratzinger, quello che si fonda sulla sola ragione, afferma che Dio è irrilevante ed inutile. Ma chi pensa questo si sbaglia perché, per Ratzinger, l’erede unico della ragione sviluppata dal pensiero greco è proprio la Chiesa  (su questa sciocchezza Ratzinger ha anche intrattenuto i presenti nella sua lezione del 2006 a Ratisbona). E’ un escamotage che tenta di bypassare i problemi: poiché le radici d’Europa sono lì e non sono giudaico-cristiane, conviene assumere in sé quella cultura che, risulta quanto meno posticcia perché la Chiesa ha fatto di tutto per cancellarla e con l’Inquisizione di bruciarla. Peggio ancora, Ratzinger tenta di far credere che vi sia stata un’influenza del cristianesimo sul pensiero greco. Se questa cosa gli funzionasse, Ratzinger avrebbe messo il cappello all’Europa. Per il suo scopo di chi si serve il tedesco ? Ma di SantAgostino, il jolly intercambiabile con San Tommaso. Nella sua conferenza alla Sorbona del 27 novembre 1999, Verità del cristianesimo, il nostro, riferendosi a Sant’Agostino, argomentava nel modo seguente:

«Meraviglia il fatto che, senza la minima esitazione, egli individuasse il posto del cristianesimo nel campo della “teologia fisica”, nel campo della razionalità filosofica … In tale prospettiva, il cristianesimo aveva i suoi precursori e la sua preparazione interna nell’ambito della razionalità filosofica e non in quello delle religioni».

Teologia fisica !?!? ma ne dice il vecchietto col zucchetto ! Non contento aggiunge parole in libertà, parole che chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui sa essere false, un vero bidone che si accatasta a fianco agli infiniti bidoni che la Chiesa ha fatto all’umanità::

«Nel cristianesimo, la razionalità divenne religione e non più sua avversaria. Stando così le cose, il cristianesimo, comprendendo se stesso come vittoria della demitologizzazione, vittoria della conoscenza e con essa della verità, dovette necessariamente considerarsi come universale ed essere portato a tutti i popoli: non come una religione particolare che ne reprimeva delle altre, non come una sorta di imperialismo religioso, ma piuttosto come la verità che rendeva superflua l’apparenza».

         E’ imbarazzante commentare questo modo di ragionare. Dice il tedesco, per di più meravigliandosene, che Sant’Agostino considerava il cristianesimo come una teologia fisica e quindi come un corpo con una sua razionalità filosofica. Fin qui nulla di male. L’imbarazzo viene dopo quando da questo si conclude che quindi il cristianesimo è ciò che ha detto Sant’Agostino. Ed allora è la razionalità che si converte alla religione non risultandone più avversaria. Visto che vi sarebbe stato questo cambio radicale, la conversione, sarebbe di interesse sapere quando la razionalità sarebbe stata avversaria della religione, prima di Sant’Agostino. E’ un punto importante che il tedesco non tocca poiché, definitosi razionale, della razionalità può farne tranquillamente a meno. Il passo che viene fatto è una capriola: poiché vi è la dicotomia fede-ragione, Ratzinger ammazza la ragione facendola mangiare dalla fede. Si può facilmente capire che il tutto è solo frutto di abilità dialettica che, come il venditore di tappeti, tenta di convincere di una tesi inesistente e con il gregge ci riesce …. E la razionalità viene ritrovata in un Dio che non è solo metafisica, come ad esempio il Dio degli ebrei o dei musulmani, ma un Dio che si è fatto carne. E qui segue il venditore di tappeti con altre capriole: la divinità di Gesù è un atto di fede! Che qualcuno glielo spieghi al tedesco! E, su questo fatto incontrovertibile su cui il Papa imbroglia, l’intero ragionamento è buono solo per i gonzi. Ciò che stupisce di più è il voler parlare di queste cose a persone presumibilmente colte (lo fa in università di prestigio) le quali hanno gli strumenti concettuali per capire l’imbroglio. Quindi si comprendono due cose: da una parte l’ipocrisia di chi lo applaude e gli dice di si; dall’altra l’inutilità dell’impresa poiché tante sofisticazioni dialettiche mentre non servono in alcun modo al gregge di cui è pastore, fanno cadere le braccia a chi vorrebbe aver solo fede e non comprare tappeti. E se solo si dicesse che il Papa è nudo, che è un ignorantello a cui sono offerti palcoscenici di carta, che è un teologo e cioè uno che studia il nulla con i risultati che evidenzia spesso. Più in generale viene spontanea la considerazione seguente. Come si può tentare con artifici dialettici, usando lo storicismo come una clava, cercare di convincere il prossimo della verità assoluta della propria posizione metafisica ? Come è possibile pensare di legalizzare il falso ? Fare un ragionamento contorto per spacciare un atto di fede come un atto razionale ? Tanto più che la storicità di Cristo non è dimostrata come lo stesso Ratzinger deve ammettere.

         Ma Ratzinger  è inamovibile e fa della battaglia contro il relativismo la sua bandiera. Non si può assumere il relativismo come valore assoluto perché contraddirebbe se stesso, dice il tedesco, non resterebbe quindi che affidarsi all’unica ragione assoluta, quella delle scienze. Intanto il Papa mostra una totale ignoranza di tale argomento e spara sciocchezze su un concetto di scienza  che ricava dal neopositivismo (è una vera fissazione. Chi può spiegare a questi sacrestani e cristianisti che il neopositivismo è la metafisica della scienza ? e che gli scienziati lo aborriscono ?). Quindi usa questo argomento che ci fa sperare in una sua conversione, solo per comunicarci altrove che la scienza è incompleta (non ha fatto tutto) e come tale non può rispondere alle vere domande dell’uomo. Essa risulta quindi inutile. E qui siamo all’apoteosi di un alto prelato e teologo che rigetta un argomento non in quanto non vero ma in quanto inutile perché incompleto. Figuriamoci quale può essere la reazione di un essere razionale di fronte alla metafisica, alla religione, alla fede, ai misteri, ai miracoli, alle reliquie,  … Mentre, secondo il tedesco, risulta utile la religiosità in quanto desiderio ineliminabile del cuore dell’uomo [il cuore, ovvero la pompa del sangue, ndr]. Come dire che è anche utile la pedofilia, la pornografia, lo stupro, l’odio, … Cioè, ciò che dura è vero anche se non sappiamo se è un bene o un male.

         D’altra parte l’inizio del pontificato di questo Papa fu segnato nel 2006 dalla citata Lezione di Ratisbona che scatenò le ire dell’intero mondo musulmano e di ogni persona colta che vedeva in esso una chiusura settaria e pericolosissima contro l’Islam. Parlando ad un pubblico di uomini di scienza esordì affermando che Dio non si compiace del sangue, la fede è frutto dell’anima, non del corpo. Citando poi l’Imperatore di Bisanzio Michele VIII Paleologo (imperatore tra il 1261 ed il 1282) disse: Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che predicava. Citazione sballata, fatto abituale in Ratzinger che ha una cultura abborracciata tipica dei teologi, tipicamente rispondente ad un pregiudizio di fede, e molto lacunosa, perché prescinde totalmente dal contesto di cui dovrebbe vergognarsi: in quell’epoca la Chiesa era alla testa delle criminali Crociate. Anche delle  crociate,  dei  cristiani contro i cristiani: proprio contro i cristiani greci di Bisanzio nella Quarta Crociata (1203-1204) con indicibili massacri e saccheggi, contro gli albigesi (1209-1229), contro i Serbi (1227 -1234), contro i contadini di Steding (1234). Ma si combatteva anche l’Ottava Crociata (1270) con la premessa di quella dei Pastorelli (1250), la Nona Crociata (iniziata nel 1271) e così via trucidando per amore di Gesù.

In sintesi il Papa iniziò la sua lezione magistrale affermando, come detto, che l’Islam ammette anche il ricorso alla violenza per la diffusione della fede mentre la grande tradizione cristiana, no.  Dopo questa menzogna ne aggiunse almeno altre due. Secondo Ratzinger la tesi, sostenuta da alcuni, secondo la quale la Chiesa avrebbe combattuto e rinnegato la cultura greca è falsa perché in realtà il patrimonio greco, criticamente purificato, è una parte integrante della fede cristiana. Sulla stessa linea, che vedrebbe una separazione tra ragione e fede, Razinger contestava la ragione moderna che si era appiattita su uno scientismo di stampo positivista rinnegando le questioni metafisiche e le ragioni esistenziali con la conseguenza che assistiamo ad un generale impoverimento dell’uomo e della fede che invece doveva essere rivitalizzata.

Da Napolitani: Una pagina del Palinsesto di Archimede. Un palinsesto è un manoscritto che ha avuto sullo stesso supporto più di una scrittura; in questo caso un testo greco di preghiera del XIII secolo si sovrappone alla scrittura originale del trattato risalente al X secolo. Le pagine sono state spiegazzate, strappate, sporcate di cera, bruciacchiate ed intaccate dai funghi. Varie preziose opere dell’antichità ci sono giunte grazie alla Chiesa in un senso diverso da ciò che comunemente si dice. Un decreto del Sinodo del 691 vietava la distruzione dei manoscritti delle sacre scritture o dei padri della chiesa, ad eccezione dei volumi imperfetti o danneggiati. Sotto tali testi sacri vi era spesso un’opera classica che ci è così pervenuta (sic!).

Da http://www.laportadeltempo.com/Scienza%20App/scie_060605.htm. Una pagina del Palinsesto di Archimede ancora ricoperta da un’immagine sacra. In questo caso, l’inchiostro sulla pergamena di pelle di capra è stata erosa con un acido debole, probabilmente succo di limone, e grattata via con una pietra pomice così da poter essere riutilizzata come libro di preghiere

Da Napolitani. Una pagina del Palinsesto di Archimede in cui è ben visibile il testo originale (in un verso della pagina) su cui è sovrascritto un testo sacro (nell’altro verso).

Ci troviamo di fronte ad un Papa che tenta di farsi filosofo, sbagliando tutto e nelle premesse e nelle conclusioni. E non può essere filosofo chi ha SOLO preconcetti, non può essere né filosofo né tanto meno scienziato (al massimo può battezzare, nel giorno Santo di Pasqua ed in pompa magna, un personaggio come Magdi – ora Cristiano – Allam che come minimo porta al pianto dirotto). Il preconcetto, meglio pregiudizio, guida ogni ricerca sia in campo filosofico che scientifico. Ma la differenza con chi ha una religione è che quella religione è un limite invalicabile che invece non può esserlo né per il filosofo né tanto meno per lo scienziato. Per intenderci, uno scienziato può anche lasciar cadere un martello avendo in mente il pregiudizio che va più veloce di un chiodo in caduta, ma quando sottopone a trattamento teorico e ad indagine sperimentale il fenomeno, deve addrizzare il pregiudizio e riconoscere che chiodi e martelli cadono con la stessa velocità (meglio: accelerazione). Questa pratica non è della persona di fede. Per costui non vi è nulla che possa negare la divinità, nessuna evidenza scientifica è in grado di scalfire una convinzione religiosa. Invece questo Papa da poco, con camurro e scarpette rosse (per non dir del ricciolo vezzoso), ci prova con tutti i mezzi e crede di essere più convincente entrando in disquisizioni filosofiche dal carattere greco, ma sofista. Sembra un povero orfano che soffre del problema del padre e non abbia il coraggio di ammazzare il suo credo per potersi finalmente liberare verso liberi pensieri. Fa pena e fors’anche tenerezza (se non fosse per il fatto che altrove è un avido cercatore dei denari altrui con i quali vive da gran nababbo).  E’ ancora triste questo Papa, e non per me, perché è la negazione del “pastore di anime”. Non sa parlare al prossimo, a quello che gli è devoto. E per questo dico “non per me”. Lo vedo ultimo epigono di una Chiesa che si chiude su di sé in modo inglorioso e che non sa dire assolutamente nulla alle generazioni del nuovo millennio: o crede che verginità, contraccezione, castità, famiglia, vita, … siano le cose che muovono la fede ? Insieme allo IOR ? Se si illude di stupidi successi secolari e mondani (referendum sulla procreazione assistita) è doppiamente sciocco perché deve ammettere la truffa econtemporaneamente il fatto che sul non fare può aggregare, restando ancora dadimostrare che taleaggregazione sia possibile relativamente al fare. Comunque affari suoi e di una Chiesa fatta da personaggi sempre più impresentabili, personaggi in gonnella votati alla castità che hanno l’hobby della pedofilia e dello spiegare agli altri cosa è il vero amore. Stravagante!

Inizia Ratzinger a Ratisbona riportando la frase di un dotto sovrano bizantino: “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio” traducendo in altri termini “nessuna costrizione nelle cose di fede“. Intanto è d’interesse che Ratzinger ci racconti di cose che fanno a pugni con i secoli di conversioni forzate che la Chiesa ha praticato e che oggi olimpicamente dimentica. Anche nell’elenco dei secoli che sviluppa mancano stranamente il XVII ed il XVIII, quelli della nascita della ragione scientifica contro l’aristotelismo che, nella Chiesa, era il credo in San Tommaso, e della nascita dell’Illuminismo (quello “falso” visto che maldestramente Ratzinger quello vero se lo prende per sé). La bella frase viene assunta come fondante della Chiesa ed in tal modo egli vorrebbe dirci che sta qui la prova che la Chiesa ha preso in sé il meglio della cultura greca. Certo, ammette, qualche problemino vi è stato … Ma la sostanza è in quella ragione che è della Chiesa. Naturalmente il Papa non è tanto ignorante. Solo che, in questa epoca in cui va di moda, si è messo a vendere tappeti. Mente, spero, sapendolo. Intanto descrive la scienza come qualcosa di aridamente sistemato tra matematica ed empiria (non è empiria, Ratzinger! Non lo è, studi un poco di più e scoprirà un certo Galileo … Ma poi questo signore sa cos’è empiria e cos’è ricerca scientifica ?). Altrove è invece l’ethos che solo la fede può dare … Ecco un’altra delle innumerevoli sciocchezze papali: ma come si fa, possedendo la verità, a dialogare con gli altri che non sono correligionari ? E’ una pura operazione di belleto, di trucco, di marketing. Poi faccio sempre come mi pare, o no? Secondo il nostro vi sarebbe comunque stato un incontro tra Dio ed il pensiero greco (meno male che Dio si è ricordato che da qualche parte aveva reso possibile un pensiero) e tale incontro sarebbe avvenuto attraverso il Nuovo Testamento scritto, pensate un poco, in greco. Come dire che Renzetti ha un incontro con la civiltà americana perché ha studiato su Atomic Physics di Born, su Theory of solids di Ziman, su Lectures on Physics di Feynman. Poi però, in epoca ellenistica vi era l’idolatria e la cultura biblica ha dovuto allontanarsi dal pensiero greco. La cultura biblica infatti ha trovato un Costantino che se la è allevata e coccolata di modo che dal pensiero greco è passata a quello romano. Ma nella letteratura sapienziale, quella del tentativo di rendere scientificamente accettabile il Cristo, allora si ritorna (?) alla vicinanza con il pensiero greco (qui davvero non si sa bene come reagire; viene il dubbio che il Papa non sappia cosa sia il pensiero greco o …). Solo nel tardo medioevo, secondo Ratzinger nasce una rottura che però, udite udite, contrasta con Agostino e Tommaso. Come dire se fosse stato per questi due non si sarebbe rotto nulla. Ma senza (soprattutto) Tommaso, cosa resta del pensiero cristiano ? Io ritengo che nulla ma la Chiesa crede che quello sia il tutto. Se solo si torna a leggere l’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II ci si accorge che al di là di Tommaso non è ammesso nulla e nessuno con l’eterna riaffermazione della filosofia ancella della teologia. In tal senso è vero che la Chiesa è ancorata al pensiero greco, ma a quello imbalsamato di Aristotele, opportunamente modificato in modo da renderlo irriconoscibile da quel Tommaso che operava al fine di renderlo non ateo. Per poi sostenere un tale pensiero greco  si è passati attraverso braceri, roghi, torture e condanne a morte. Questo sarebbe il legame tra il meglio del pensiero greco e quello cristiano ? Qui viene fuori la grande abilità del venditore di tappeti. Riesce a spacciare merce tarlata ad ascoltatori che sempre più sono bipedi, implumi, acefali (come amava dire Platone). Basterebbe chiedere dov’è Pericle per sentirsi dire: nel Pontifex Maximus, nell’indiscutibile potere di una monarchia assoluta.

Ma i vaneggiamenti continuano quando si sostiene che altra prova del legame con il pensiero greco la si ha dal fatto che il culto cristiano è “spirituale” – un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione. Ecco, appunto. Qui vi è il discrimine che nessun discorso filosofico (smercio di tappeti tarlati) può occultare. Quando si dice nostra ragione si sta parlando della loro ragione. Il che va benissimo, purché non si faccia confusione e non vi siano operazioni di imposizione come quelle che viviamo quotidianamente. Si tratterebbe di un avvicinamento tra fede biblica e pensiero greco, un avvicinarsi che nasce dall’interrogarsi. Anche qui l’interrogarsi è aperto o è in un vicolo cieco scelto a priori ? Nel primo caso è d’interesse, nel secondo è legittimo ma estraneo sia al pensiero greco che a quello contemporaneo (al libero pensiero intendo).

Ma la lingua batte dove il dente proprio non c’è perché doleva tanto che è stato tolto. E dice Ratzinger che “il metodo [scientifico] come tale esclude il problema Dio, facendolo apparire come problema ascientifico o pre-scientifico”. Sbagliato, Papa. Nessuno si occupa, in ambito scientifico, di fare apparire una cosa in un modo o in un altro. Soprattutto nessuno si occupa della metafisica che è un accessorio che a qualcuno serve ed a qualcuno no. La ricchezza dell’ethos non ha poi né sistemi né unità di misura. Il nominalismo, l’autodefinizione sono sciocchezze delle quali la scienza in quanto tale fa volentieri a meno (ricorda Galileo? Non mi par tempo ora di dare nomi …). Non così la fede che vive solo di riti che sono castelli di parole buone per coloro che le accettano in silenzio: il gregge. E questa cosa del silenzio non si addice alla scienza. Ad essa non si addicono dogmi, infallibilità, miracoli e verità rivelate. Ed è stato il Cristianesimo che si è messo in cattedra affermando che “IO SONO LA VERITA'”. La scienza, la ragione, è l’esatto contrario di questa colossale sciocchezza che, ripeto, la Chiesa può continuare a sostenere (l’Illuminismo ha fatto anche questo, Santità! ha reso gli uomini liberi di sostenere le propeie idee, anche se da altri ritenute balzane) senza voler imporla a nessuno (cosa che regolarmente fa da 1700 anni). E neppure ci si deve stupire che dal caos nasca un ordine descrivibile matematicamente. Se studiasse un poco, il Papa apprenderebbe che vi sono quelle che sono chiamate fluttuazioni. Per evitargli mal di capo glielo esemplifico in breve: ha presente il caos che è alla base del concepimento ? un miscuglio di cellule che va ad ordinarsi e sistemarsi in modo da originare una vita perfettamente riconoscibile come tale ? Beh, impari da questo. Semmai il problema nasce poi, dal disordine che occorre fare per mantenere in vita ed in peso quella creatura (cosa che alla Chiesa non interessa: basta che nasca, muoia poi anche di fame).

Ed il Papa è in grado anche di mostrare grande fantasia nell’intervenire ancora (velatamente qui) contro l’evoluzionismo che non avrebbe la stessa valenza scientifica (sic!) del disegno intelligente. Per l’ennesima volta: tutte queste cose sono legittime, ma perché voler spacciare ciòcome il dialogo tra scienza e fede ? Le due cose hanno valenze diverse. Mentre la scienza tenta faticosamente, piano piano, di scoprire i meccanismi della natura senza spiegazioni metafisiche, altrimenti si negherebbe da sé, la fede riguarda l’individualità di ciascuno di noi e non è razionalizzabile o descrivibile o spiegabile (e tantomeno è verità). Esemplificativo in tal senso è quanto sostiene il teologo Hans Küng, altrimenti molto aperto. Egli racconta a Wlodek Goldkorn che lo intervista (Espresso 51, 2012): Ho fatto dibattiti con fisici. Anche loro si pongono domande sull’origine del mondo, a cui la fisica non ha una risposta. Si dice che le leggi della natura risalgano al Big Bang [ormai superato, ndr]. Ma poi da dove vengono ? E Küng afferma che anche sulla sofferenza i fisici, i ricercatori e gli atei non hanno risposte. Si applica qui esattamente quanto dicevo prima: da un lato i fisici non sanno nulla sull’origine dell’universo (ed un’infinità di altre cose) ma non ci mettono la pezza colorata del mistero, del Dio. Semplicemente ricercano senza sosta per arricchire sempre più le conoscenze anche quelle che dovrebbero alleviare la sofferenza e che certamente non prevedono la scoperta di Dio. Voler cercare sovrapposizioni tra le due sfere, fede e scienza, è un fatto autoritario che prevederebbe sempre e comunque il primato della fede sulla scienza (chi sostiene il contrario lo dica chiaramente). Per tranquillizzare Ratzinger, che spesso viene fuori con simili sciocchezze, qualcuno gli dica che la scienza non sta operando per mettere in un angolo la religione, semplicemente per la scienza questo problema non esiste. Altra cosa è se Ratzinger si sente in un angolo. Forse qualche ragione l’avrà, ma sono affari suoi personali. Il discorso magistrale si ferma alla Riforma, al XVI secolo. Peccato perché sarebbe d’interesse capire cosa fa, dopo, il pensiero greco. Ma per rendere conto dell’instancabilità della vendita di tappeti (tarlati), poiché il Papa parla nella Germania (terra della Riforma), deve giustificare i protestanti lì abbondanti. E come lo fa ? Con il pensiero greco! Poiché la Chiesa ne aveva tanto dentro, i protestanti hanno capito che il Cristianesimo in questo modo sarebbe diventato solo un sistema filosofico e quindi si sono ribellati. Naturalmente Ratzinger mente. Dimentica il problema delle indulgenze e le 95 tesi di Lutero. Per chi volesse vedere ancora il già citato abisso di corruzione della Chiesa può consultare la Taxa Camarae di Leone XIII e per chi volesse ripassare alcune cosette di Lutero può vedere le 95 tesi sulle indulgenze. Da ultimo vi è una divertente rivendicazione,  quello di  inserire la teologia tra gli insegnamenti  scientifici. Che dire ? Silenzio!

         Qualche altra perla qua e là può essere estratta. Ad esempio, il fatto che l’Islam faccia conversioni forzate è del tutto falso. Questa pratica che non è vera neppure per l’Ebraismo è stata, tra le religioni monoteiste, solo del Cristianesimo e, senza andare troppo lontano, basti ricordare le conversioni forzate di ebrei ed islamici nella Spagna del 1500, quelle degli ebrei del Ghetto di Roma, il delinquenziale caso Mortara, i tragici eventi della Croazia nella Seconda Guerra Mondiale. Per le altre due questioni rimando a quanto fin qui discusso. La Chiesa ha tentato di cancellare la cultura greca ammazzando pensatori e bruciando libri e quando parla di Fede e Ragione si riferisce al fatto che possono coesistere solo se la Ragione si assoggetta alla Fede come sostenuto da San Tommaso e dalla Fides et Ratio del Papa Polacco. D’altra parte siamo di fronte ad un altro chiodo fisso di Ratzinger. Infatti se si confronta la Lezione di Ratisbona con  il discorso, L’Europa nella crisi delle culture, che Ratzinger tenne a Subiaco poco prima di essere eletto Papa, il 1° aprile 2005, si scopre che il personaggio sa dire solo le due cose ora accennate insieme a varie altre che delineano un manifesto reazionario e che sono le rimasticature dei predecessori rispetto ad Illuminismo, Positivismo (Razionalismo) e Stato democratico da rifuggire. Insomma la Chiesa di Ratzinger, in modo non dissimile dai suoi predecessori, richiama un mondo medioevale in cui ogni cosa doveva essere riferita alla Chiesa medesima. Sullo scientismo poi vorrei dire una volta per tutte che ha la stessa valenza del cristianismo.

         Prima di lasciare questo vezzoso Papa con ricciolo, camurro e scarpette rosse è utile riferire un recente episodio.

Sul finire del 2007 uno strano rettore della Sapienza, tal Renato Guarini (indagato dalla Procura di Roma per una parentopoli riguardante due figlie ed un genero), invitò Papa Ratzinger a tenere una lectio magistralis (poi, dopo la figuraccia fatta, maldestramente trasformato da Guarini in un saluto alla comunità accademica) in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno Accademico il 17 gennaio 2008. Sarebbe stata la prima volta che un Papa in veste di capo di Stato straniero inaugurava un Anno Accademico a Roma in ben sette secoli di storia. Un conto è invitare all’inaugurazione un conto è far inaugurare. La cosa fu notata per primo da Marcello Cini che scrisse una lettera, pubblicata da il manifesto il 14 novembre 2007. Dopo questa lettera al quotidiano, il 23 novembre 2007 (attenzione alla data), sessantasette docenti della Sapienza hanno scritto al proprio rettore la seguente lettera:

«Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza. «Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso l’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto“. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
«In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato».

E’ evidente che la Lettera dei 67 ricercatori del Dipartimento di Fisica della Facoltà di scienze è un evento tutto interno alla dialettica universitaria: alcuni docenti chiedono al loro rettore che un certo atto non si compia. La lettera, miracolosamente uscita dai cassetti di Guarini, è rispuntata fuori su Repubblica il 10 gennaio 2008, in maniera misteriosa, senza la data originale e senza l’intestazione «al rettore». Molti giornali hanno preso un abbaglio e hanno pensato che fosse stata scritta il 10 gennaio. Inoltre sembrava un appello al pubblico. Il 15 pomeriggio il Papa ha annullato la visita ed è incominciato il «linciaggio mediatico» a cui hanno partecipato Franco Marini, Presidente del Senato, Fabio Mussi, ministro del MIUR, Veltroni, sindaco di Roma, Franceschini, vicesegretario PD, Berlusconi, candidato alla Presidenza del Consiglio, Casini, leader UDC, Calderoli, esponente di un altro gregge ed Alleanza Nazionale in blocco che invitava tutti i cittadini all’Angelus in Piazza San Pietro per “far capire al Papa che non ci sono solo questo pugno di professori, grumo di vergogna per la nazione, ma un popolo che crede nel grande messaggio della Chiesa e ha un’altissima considerazione di Benedetto XVI“. In una lettera scritta da Giorgio Parisi, uno dei massimi fisici italiani ed uno dei 67 firmatari della lettera, si può leggere:

Non c’è stata quindi dai 67 docenti nessuna forma di prevaricazione verso gli altri colleghi, ma semplicemente l’esposizione di una tesi culturale mediante una dichiarazione fatta nei dovuti modi e tempi. La riscoperta da parte della grande stampa di questa tesi, a ridosso della visita del Papa, ha aperto su scala nazionale un dibattito che si sarebbe potuto e dovuto fare con maggior calma e senza toni concitati nel mese di novembre. I problemi culturali devono essere discussi pacatamente e se arrivano in maniera clamorosa sui talk show televisivi o sulle prime pagine dei telegiornali, abbiamo un scontro frontale senza che per l’ascoltatore sia possibile afferrare il bandolo della matassa.

 Come docente di un’università ritengo mio diritto e dovere interloquire col mio Rettore su chi far intervenire alla cerimonia di apertura dell’anno accademico, che è un momento simbolico per l’inizio del percorso formativo universitario. Mi pare che tutto ciò faccia parte della normale dialettica interna di un’università che deve scegliere chi far parlare all’Inaugurazione dell’Anno Accademico in base a considerazioni di varia natura.

         Su questa vicenda, passata appunto nelle mani di ignoranti e mestatori, si è imbastita una colossale provocazione. Il Corriere della Sera, il 14 gennaio 2008 ha aperto le ostilità con un articolo di Piggi Battista (credo proprio che il personaggio non c’entri nulla con fede e ragione perché non sa cos’è la ragione) in cui si affermava che non sta bene chiudere la bocca a qualcuno. Sulla stessa linea il 15 gennaio sproloquia il marito di Lucetta Scaraffia (editorialista dell’Osservatore Romano), tal Galli della Loggia. Tralasciando un’altra chicca di Zichichi, arriva il buon pastore, ex persona autorevole, tal Adriano Sofri che, udite udite, scrive che, in nome di Galileo, occorre fare parlare il Papa. Sulla stessa linea di chi non ha capito un tubo, Massimo Cacciari e, come no ?, l’operaista Franco Piperno che con sprezzo del pericolo e soprattutto del ridicolo si faceva intervistare dal Secolo d’Italia. E così via con gli scontati commenti dell’avvocato Buttiglione, di Rosy Bindi, Marcello Pera e Giuliano Ferrara (senza rossettto) ed i meno scontati sciocchi discorsi dei citati Veltroni e Mussi (ma esiste un sinistro istituzionale che sia laico ?). Poteva mancare Napolitano ? Colui che era anima e corpo con le truppe del Patto di Varsavia che entravano a Budapest ? Ebbene il Presidente si rivolge al Papa “con sincero e vivo rammarico”. Qualcuno ha detto che il Papa non doveva andare alla Sapienza perché sarebbe stato in pericolo (sic!). Il questore di Roma in persona ha detto che non vi era assolutamente da temere nulla. Il ministro degli interni Giuliano Amato, ribadendo quanto detto dal questore, aveva già destinato alla Sapienza un contingente di polizia pari al doppio del nostro contingente in Afghanistan (lunedì 21 però Bagnasco dirà, mentendo spudoratamente, che è stato il governo Prodi a suggerire la ritirata del Papa in quanto non in grado di garantire la sicurezza). Il Papa ha però rinunciato alla visita scatenando polemiche infinite tutte passate dai 67 docenti all’intolleranza (arisic!) del Governo Prodi che, anche per questo e con il ministro della giustizia (sic!) Mastella che, insieme ad una sfilza di clerico-fascisti e berluscones, ha cavalcato la vicenda (in prima fila all’angelus di riparazione di domenica 20 in Piazza San Pietro), è caduto poche settimane dopo con l’uscita di Rinnovamento Italiano (Dini) e dell’Udeur dalla maggioranza poiché Mastella, dopo consultazioni con il Segretario di Stato Vaticano, Bertone ed il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Bagnasco, fu illuminato dalla folla in Piazza San Pietro (ma anche dagli arresti domiciliari della moglie e da varie indagini su di lui che si accompagnavano a quelle sulla moglie di Dini). L’ingerenza vaticana era arrivata a far cadere il Governo Prodi (anche con un intervento di Ruini su Casini) anche attraverso interventi papali sul degrado della città di Roma del sindaco Veltroni (questo Papa tedesco fa il furbetto credendo che tutti i cittadini siano come i suoi fedeli e pensando che possa riacquistare potere e dignità attraverso piccole operazioni da bottegaio. Perché non è MAI intervenuto sull’affossamento di Roma operato da Alemanno e sui bunga-bunga di Berlusconi ?).

         E l’avventura di questo Papa si chiude sul vero cattolico del tempo presente, colui che più di qualunque altro racchiude in sé gli insegnamenti evangelici, Silvio Berlusconi. Quelli che seguono sono infatti brani dell’articolo dell’Osservatore Romano del 31 marzo del 2009:

           Il congresso con cui è stato fondato il Popolo delle Libertà (PdL) ha mostrato l’immagine di una formazione forte, già più forte, secondo molti analisti, dello stesso Partito democratico, il primo nato con l’ambizione di unire differenti culture politiche. Il PdL appare: più forte non solo in termini percentuali: stando ai più recenti risultati elettorali, il PdL appare, alla prova dei fatti, maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria […] nel partito si è affermata, in linea di principio, la libertà di coscienza sui temi etici più sensibili[da  L’Osservatore Romano, 30-31 marzo 2009, articolo, come d’uso, sparito dagli archivi].

        Inutile aggiungere altro per capire quanto poco intenda di politica, quanto reazionario, cieco ed ottuso sia il Papa che se ne va.  Non ne ha azeccata neppure una, un vero e completo fallimento dal quale si salva con la fuga. Basta prendere atto che la Chiesa tifa per corruzione, criminalità diffusa, politica delle veline e delle escort, l’impunità, il sostegno alla mafia, la concussione, la prostituzione minorile, l’evasione fiscale, la bugia fatta sistema … per tutto ciò che rappresenta il Popolo della Vita e dell’Amore (che si sposa indecentemente con Scienza e Vita, creatura mefitica di Camillo Ruini) nelle sue infinite concessioni alle gerarchie e nella sua immensa ipocrisia. I papi sono questo e sono anni luce lontani dalla favola di Gesù. L’unico che si dispiace di quella bella favola sono io. Basterebbe una sua presenza per qualche giorno per fare piazza pulita di questi personaggi da tregenda.


[1] Si veda ad esempio J. Ratzinger, La crisi della fede nella scienza, tratto da “Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti”, Edizioni Paoline, Roma 1992, p. 76-79. Si può trovare in rete: <http://www.culturanuova.net/filosofia/testi/galileo_ratzinger.php>, o anche <http://www.ratzinger.us/modules.php?name=News&file=article&sid=210> (sito Amici di Joseph Ratzinger).

[2] Si veda in rete ad esempio: <http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2008/january/documents/hf_ben-xvi_spe_20080117_la-sapienza_it.html>.

[3] Si veda ad esempio: C. Augias e V. Mancuso: Disputa su Dio e dintorni, Mondadori 2009. Si vedano anche i molti articoli di Mancuso sul quotidiano La Repubblica.

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