Fisicamente

di Roberto Renzetti

di Luigi Benfratello , Giuseppe Sorrenti Gilberto Turati 01.03.2011 da la voce.info

Un’analisi dei test di ingresso alla facoltà di economia dell’università di Torino evidenzia come i risultati degli studenti varino in funzione del tipo di scuola di provenienza: liceo o istituto tecnico oppure scuola pubblica o privata. Ma non solo: anche a parità di percorso seguito, si registrano differenze tra le singole scuole superiori frequentate. È necessario dunque potenziare l’applicazione di strumenti di valutazione standardizzati dell’apprendimento degli studenti per identificare le differenze qualitative fra scuole. E forse pensare a una gestione regionale dell’istruzione.

La recente pubblicazione delle prime analisi sul test Pisa 2009 ha riproposto il tema della performance della scuola italiana. (1) Come sempre dal 2000 (anno del primo test Pisa) le competenze acquisite dai quindicenni italiani nella lettura, in matematica e nelle scienze sono sotto la media dei paesi partecipanti all’indagine, sebbene si siano registrati dei miglioramenti rispetto al passato. Dall’indagine emerge anche l’elevata variabilità dei risultati, sia tra regioni (con una migliore performance degli studenti del Centro-Nord) che all’interno di esse, così come tra tipi di scuole (i licei meglio degli altri istituti) e tra scuole pubbliche e scuole private (con le prime che presentano le performance migliori).

COSA DICE IL TEST D’INGRESSO

Il tema della variabilità introduce quello – per nulla univoco – dell’uguaglianza e del ruolo che può giocare su questo terreno la spesa pubblica in istruzione. Focalizzando l’analisi sull’istruzione superiore, una scuola equa dovrebbe, in una prima accezione più restrittiva, garantire a tutti gli studenti eguali opportunità di apprendimento, indipendentemente dal loro background socio-economico, dalla loro abilità e dal tipo di indirizzo scelto (licei o istituti tecnici). Una versione più edulcorata riconosce invece che le abilità individuali possano portare a differenze di performance degli studenti, così che le medesime opportunità dovrebbero essere garantite indipendentemente dal background famigliare e dal tipo di percorso. (2) Poiché tuttavia nel nostro paese i percorsi della scuola superiore sono estremamente differenziati ed è molto difficile che il milieu di provenienza dello studente non conti, una versione ancora più attenuata di equità prevede che gli studenti abbiano almeno le stesse opportunità di apprendimento, a parità di abilità, di percorso scolastico e di condizioni socio-economiche della famiglia di origine.
I risultati del test di ingresso alla facoltà di economia dell’università di Torino, un test standardizzato e a carattere generale sostenuto da circa tremila studenti torinesi tra gli anni accademici 2006/2007 e 2009/2010, ci hanno permesso di analizzare, su una realtà geografica molto specifica (il comune di Torino) come la performance degli studenti possa variare in funzione non solo del tipo di scuola di provenienza (liceo vs istituti tecnici e/o scuola pubblica vs scuola privata), ma anche del singolo istituto superiore frequentato. In particolare, l’uso di un campione dal ristretto ambito geografico e focalizzato su studenti già alla fine degli studi secondari ha permesso di fornire un’evidenza complementare rispetto a quella dei dati Pisa, sebbene il nostro campione, a differenza di quello dell’indagine Ocse, non si possa considerare casuale e quindi i risultati debbano essere presi con cautela.
In primo luogo, si conferma la notevole influenza sulla performance del test indotta dal tipo di percorso secondario superiore. Il conseguimento di una maturità liceale piuttosto che tecnica o professionale determina infatti un sostanziale miglioramento della performance (si veda la figura 1). Poiché gli studenti non sono assegnati in maniera casuale alle varie scuole, non è chiaro quanto questo effetto sia dovuto ad autoselezione degli studenti migliori nei licei classici o scientifici o al trattamento scolastico ricevuto. Tuttavia, si noti come i risultati siano ottenuti condizionando al reddito delle famiglie, il che dovrebbe eliminare parte dell’effetto di autoselezione. (3)
Vi è un altro risultato che emerge dall’analisi e che riveste maggiore importanza per la questione dell’equità della scuola pubblica italiana: a parità di tipo di percorso frequentato (liceo o istituto tecnico), alcuni istituti sono caratterizzati da risultati migliori di altri. Ad esempio, nel caso dei licei scientifici, gli studenti del liceo B fanno meglio di quelli del liceo C di ben 10 punti, mentre per gli istituti tecnici gli studenti dell’istituto F fanno meglio di quelli del G di 8 punti. Si evidenzia pertanto una stratificazione delle scuole per risultato al test, come mostra la figura 2, su un’area dove i costi di trasporto non dovrebbero influenzare la scelta della scuola e comportare – da parte delle famiglie – la scelta della miglior opportunità. Anche in questo caso, i risultati sono ottenuti controllando per il reddito della famiglia di provenienza ed evitando pertanto possibili distorsioni derivanti da stratificazione degli studenti più ricchi nei licei pubblici migliori. In ogni caso, le differenze sono talmente marcate da escludere che non siano frutto di una sistematica differenza di istruzione ricevuta.

MEGLIO LA GESTIONE LOCALE?

Sono almeno due i suggerimenti che derivano da questi risultati.
Il primo è la necessità di potenziare l’applicazione di strumenti di valutazione standardizzati dell’apprendimento degli studenti per identificare le differenze qualitative fra scuole. Un esempio in questo senso è fornito dall’Invalsi che dal 2006/2007 provvede a una valutazione sistematica del sistema di istruzione del nostro paese. Solo potenziando la valutazione e diffondendo i relativi risultati, infatti, si potranno, da un lato, mettere in moto meccanismi di scelta consapevole da parte delle famiglie e, dall’altro, provare a migliorare la performance delle scuole peggiori allineandole con quelle delle migliori.
Il secondo riguarda il dibattito sul decentramento dell’istruzione: la centralizzazione della politica dell’istruzione non ha portato ai risultati sperati dal punto di vista dell’eguaglianza delle opportunità. Modelli alternativi, dove – a differenza del nostro paese – l’istruzione è gestita a livello regionale sono naturalmente possibili e non è detto che conducano a risultati peggiori. Per esempio, in Spagna, un paese molto simile al nostro per background culturale e dove l’istruzione è gestita a livello regionale, il test Pisa mostra una più contenuta variabilità dei risultati fra scuole rispetto all’Italia. Rigorose analisi quantitative che valutino il ruolo svolto dal livello di governo nella gestione della politica di istruzione sull’equità dei risultati scolastici sono, pertanto, auspicabili.

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(1) Disponibili sul sito dell’Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, http://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisa2009.php?page=pisa2009_it_00.
(2) Il tema degli effetti negativi del “tracking” (cioè l’obbligo di scelta, sulla base delle capacità e delle aspettative degli studenti e/o delle loro famiglie, tra curricula distinti fortemente differenziati) sul livello medio e sulla variabilità dell’apprendimento è oggetto di ampia letteratura. Si veda per esempio il commento di Daniele Checchi alla riforma Gelmini del 2009 disponibile a http://www.lavoce.info/articoli/-scuola_universita/pagina1001171.html.
(3) L’analisi mostra quanto sia importante, purtroppo, l’effetto reddito per la performance nel test. Passando dal 25mo al 75mo percentile della distribuzione si registra un aumento di circa 2 punti, che equivale a oltre il 5 per cento del risultato medio. Tale effetto gioca un ruolo importante anche nel confronto tra scuole pubbliche e private, essendo queste ultime caratterizzate da studenti mediamente più abbienti. Tenendo conto dell’effetto reddito, oltre che per tipo di istituto, la superiorità delle scuole pubbliche si attesta a più del 10 per cento del risultato medio.

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TRA SCUOLA PUBBLICA E PRIVATA: UNA DOMANDA AL MINISTRO GELMINI

01.03.2011 da la voce.info

Il ministro Gelmini, nel difendere le parole di contrapposizione della scuola privata e scuola pubblica pronunciate dal Presidente del Consiglio al congresso dei Cristiano riformisti, ha sostenuto:
“Noi vogliamo un sistema educativo che abbandoni vecchi slogan e punti sul merito, sull’efficienza e sulla valutazione per valorizzare ancora di più il ruolo dei docenti e dare agli studenti una formazione di qualità.”
Affermazione più che condivisibile. Vediamo allora di applicare i parametri suggeriti dal Ministro Gelmini alla scuola pubblica e privata.
Il grafico qui sotto mostra i punteggi di scuole pubbliche e private nei test Pisa condotti nel 2006 in Italia. Pisa (acronimo di Programme for international student assessment) è una indagine internazionale promossa dall’Ocse nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di competenze dei quindicenni dei principali paesi industrializzati Come si vede chiaramente, gli studenti delle scuole private hanno un livello di competenze acquisite nettamente inferiore a quello degli studenti delle scuole pubbliche sia nelle conoscenze matematiche, sia nella comprensione del testo, sia nelle competenze scientifiche. Si noti che queste statistiche non tengono conto del livello di istruzione e di reddito dei genitori (più alto nella scuola privata) che mediamente porta a risultati migliori dei figli. Qualora si controllasse per questi fattori il divario sarebbe ancora più accentuato.
Spesso in Italia la scuola privata ospita figli di famiglie ricche che cercano di recuperare anni persi nell’istruzione pubblica. In altre parole la scuola privata serve come canale per evitare la selezione della scuola pubblica e contribuisce ad abbassare il livello qualitativo medio del sistema educativo.

Ministro Gelmini, alla luce dei test Pisa non crede che, almeno sin quando i rendimenti della scuola privata non miglioreranno, andrebbe riconsiderata la sua scelta di tagliare i fondi alla scuola pubblica e di aumentare i trasferimenti alla scuola privata?

Valore mediano misurato sugli studenti quindicenni italiani che frequentano il secondo anno degli istituti classificati sulla base dell’assetto istituzionale.

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