Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

La religione è considerata vera dalla gente comune, falsa dalle persone sagge, utile dai governanti. (Seneca)

INDICE

 Premessa 7

Introduzione 15

Alcuni riti di antiche religioni 23

Culti misterici 36

La magia interseca la religione 44

Una trinità egizia: Iside, Osiride, Horus 55

Un altro Gesù: Mitra 67

L’Eucarestia 90

Festività pagane che diventano cristiane

92 Dioniso, Bacco, Orfeo, Eracle

99 Altre festività pagane 107

Il culto dei santi 126 Continua il saccheggio 142

I pellegrinaggi 177

Sante vergini 183

La grande Madre e la vergine Maria 187

I miracoli prima di Gesù 205

 Un cenno ad Apollonio di Tiana 214

Il caso di san Cristoforo 216

Sulle reliquie di eroi e santi 222

La Sacra Sindone 233

I Dioscuri 242

Curiosità sulle reliquie pagane e cristiane

251 Culto dei morti e degli antenati 255

 La genesi di qualche santo e sante divinità pagane e no 266

Thot, Hermes e san Michele 272

Da Didone alla figlia di san Pietro 286

Una storia infinita 292

Bibliografia 295

Webografia 297

PREMESSA

La religione è uno strumento potentissimo per vari usi. La maggior parte dei milioni di persone appartenenti ad una qualunque religione non lo sa ma con un uso opportuno della religione si possono ottenere una quantità impensabile ed incredibile di risultati.

Noi siamo oggi al terzo millennio dopo Cristo e dovremmo sapere, se solo riflettessimo, cosa sono le religioni, il loro senso profondo e, soprattutto, quello superficiale. Eppure siamo tranquillamente passati da religioni dette pagane a differenti monoteismi, apparentemente, in modo indifferente. Ma davvero è la medesima cosa venerare Marte o San Francesco?

Una prima risposta è tanto semplice quanto inaspettata e per darla faccio riferimento all’oggi. Io sono nato in Italia, vicino Roma, negli anni quaranta. La mia famiglia era religiosa ed era cattolica. Sono convinto che sarebbe stata religiosa allo stesso modo ma musulmana se i miei genitori fossero nati e vissuti a Tunisi. Ancora allo stesso modo, sarebbe stata religiosa e buddhista se fossero nati e vissuti a Shangai. Sto dicendo che, nella gran maggioranza dei casi, si acquisisce la religione maggioritaria del luogo dove si nasce e ci si forma.

Resta da discutere la transizione culturale di un intero sistema consolidato da usi e costumi centenari verso un altro sistema, da una verso un’altra religione. Il Cristianesimo che voleva affermarsi sulla miriade di culti pagani non poteva pensare, e non lo pensò, di farlo attraverso una semplice soppressione del paganesimo, anche se sostenuto dall’intero apparato e dalla forza dell’Impero di Roma. Le consuetudini, i culti seguiti, i riti, la dedizione, la fede di milioni di cittadini prevedevano si dovessero sopprimere i culti e i riti connessi, non combattere una fede con la conversione a un’altra, vera fede. Doveva essere un’operazione subdola che trasferisse in modo indolore tutto ciò a cui si era legati a ciò che si voleva affermare. L’operazione risultò particolarmente difficile nelle campagne dove ancora sul finire del IV secolo vi erano persone, che neppure erano particolarmente affezionate alle divinità romane (di provenienza greca), le quali erano legate alle loro divinità arcaiche, quelle da sempre invocate per proteggere il raccolto da grandine, inondazioni e tempeste, quelle che avevano da sempre protetto da topi e tignole i granai e le stalle, quelle che proteggevano i cari di famiglia. Come estirpare queste credenze? Molto ma molto difficile almeno finché, allo scopo, non fu inventato il culto dei santi. Scrive Guido Clemente:

“La profonda trasformazione che la vittoria del Cristianesimo produsse si coglie meglio se osservata nel lungo periodo. Lo stesso cristianesimo si trasformò, a contatto con il potere. Il ritmo e lo stile del mutamento non furono gli stessi per le classi dirigenti e per il popolo, per le donne e per gli uomini, ma variarono da regione a regione, da Oriente a Occidente. Cambiò infine il rapporto tra istituzioni e religione, e tra il governo e gli individui, in un ambito straordinariamente importante: la fede e la libertà di professarla, la tolleranza o repressione da parte del potere politico, l’ortodossia e chi la decide e impone, la definizione e conseguente punizione dell’eresia. Il mutamento della mentalità fu profondo, ma non privo di ambiguità e contraddizioni. Il Cristianesimo era l’unica religione che faceva proseliti e ne escludeva ogni altra; soprattutto, essa non consentiva che gli abitanti dell’Impero partecipassero ai culti pubblici, i riti tradizionali della religione capitolina – praticati per secoli senza alcun conflitto tra fede personale e adesione collettiva, in quanto comunità di cittadini e sudditi –, in particolare il culto imperiale.

Il politeismo, aspetto essenziale della religione definita capitolina, in realtà un complesso di riti e culti praticati in tutto l’Impero, lasciava per definizione spazio alla diversità dei culti; soprattutto, non interferiva nelle scelte individuali legate a una specifica fede, che chiunque poteva professare. Le tendenze monoteiste avevano largo spazio e ogni imperatore, da secoli, aveva mostrato una particolare predilezione, più o meno marcata, per una speciale divinità. Quando i caratteri di queste divinità entravano in conflitto con la tradizione, e minacciavano di modificare il rapporto tra cittadini e imperatore, l’equilibrio si spezzava.

L’imperatore rendeva il Cristianesimo una religione lecita, ma non poteva in poco tempo eliminare, o fagocitare, tutto ciò che per i pagani rispettabili era parte della loro condizione sociale e politica esclusiva. Nel proibire i culti pagani, la legislazione imperiale agiva, per così dire, per sottrazione: proibiva i sacrifici notturni, le manifestazioni che potevano essere assimilate a pratiche magiche e malefici, i sacrifici cruenti, infine sottraeva risorse finanziarie ai sacerdoti”.

Gibbon porta invece cinque ragioni alla base dello sviluppo del Cristianesimo:

Ma poiché la verità e la ragione raramente hanno una favorevole accoglienza nel mondo, e la Provvidenza si compiace sovente di servirsi delle passioni del cuore umano e delle circostanze generali degli uomini come di strumenti per eseguire i propri disegni ci si permetterà d’indagare con la conveniente sottomissione, non già quali furono le prime, ma le seconde cause del rapido sviluppo della chiesa di Cristo. Apparirà allora forse che essa fu con la massima efficacia favorita e sostenuta dalle cinque cause seguenti: 1) l’inflessibile, e se cosi è lecito dire, intollerante zelo dei cristiani derivato bensì dalla religione giudaica, ma spogliato di quello spirito angusto e insocievole, che anziché invitare, aveva allontanato i gentili dall’abbracciare la legge di Mosè. 2) La dottrina di una vita futura, abbellita da tutte quelle circostanze che potessero corroborare e rendere efficace questa importante verità. 3)1 poteri taumaturgici attribuiti alla chiesa primitiva. 4) La pura e austera morale dei cristiani. 5) L’unità e disciplina della repubblica cristiana, che gradatamente formò uno stato indipendente e sempre crescente nel seno dell’impero romano.

Insomma la transizione che si trascinò per centinaia di anni fu un fatto epocale che andava a modificare, insieme alle strutture religiose, anche le strutture di potere. Occorre prendere atto della grande capacità di adattamento, unita all’incessante propaganda e dedizione, del Cristianesimo delle origini che aiutò i cristiani a vincere, e che toccò il suo culmine con Agostino (ma anche Clemente non scherzò) il quale, con Deschner, “rimise di nuovo consciamente il sapere antico, nella misura in cui poteva servire, al servizio della causa cristiana, in modo addirittura programmatico nel suo scritto De doctrina christiana; Agostino anzi, col cinismo che gli è peculiare (solitamente ammantato da frasi di umiltà) arrivò ad asserire: Ciò che oggi si caratterizza come religione cristiana esisteva già presso gli antichi, e non mancò mai fin dall’inizio della specie umana, fino a quando Cristo apparve in carne ed ossa, da quando cioè la vera religione, che già preesisteva, incominciò ad essere chiamata cristiana”. Era il prezzo che si doveva pagare per conquistare il primato nel mondo, prendere atto della sua complessità, far propri i suoi tesori e cambiare radicalmente le premesse da cui si partiva e che avevano permesso una grande adesione di fedeli. E testimonianza di ciò, addirittura sostenuta dal fondamentalista Tertulliano, è il fatto che i bambini cristiani frequentarono fino al VI secolo la scuola dei pagani, scuola che si muoveva con gli stessi programmi, piani di studio e materie d’insegnamento. Si era preso atto che le persone colte consideravano il Cristianesimo una religione per poveri disgraziati ed incolti, occorreva quindi entrare in quella cultura per cambiarla ai propri fini. Del resto quella era la cultura di Paolo di Tarso, di loro stessi, dell’ambiente in cui erano nati, cresciuti e vivevano.

Vi è poi un altro aspetto della religione che è importantissimo: la fede dei praticanti. E’ la parte fondamentale, quella che rende necessaria una religione per la gran parte delle persone. L’uomo si sente potente, quando lo è. Invincibile quando è giovane e non ha malattie invalidanti. Eccetera. Ma poi vi sono gli affetti che si sovrappongono allo stato del singolo individuo ed in definitiva vi è il dolore, quello fisico è marginale, la sofferenza, la preoccupazione, la fine di un rapporto. Vi è la necessità di non cedere alla fredda razionalità. Mi manca il papà e non è vero che non lo rivedrò più. Meglio non pensare a quando viene a mancarti un figlio. E poi se un tuo caro è invalido o malato terminale? Ci diciamo che è inevitabile, che la morte è un pezzo della vita, che la malattia è parte del corpo che ci ospita? Non possiamo fare nulla? Nulla?

E qui nasce, come fatto biologico e psicologico, l’autodifesa del corpo di fronte all’enormità del dolore, come quando si sviene se sottoposti ad un insopportabile dolore: vi è qualcuno che ci darà una mano, che ci farà rincontrare il nostro caro, almeno per una carezza, che lo accudirà in nostra assenza. E’ la mente che elabora la difesa e si consola. Meno male che c’è questa valvola di sfogo. In questo senso la religione, qualunque essa sia, è un rifugio di consolazione. E’ un piangere su una spalla anche se non vi è una persona. E tutte le religioni hanno questa consolazione del dopo morte, del viaggio che occorre fare per raggiungere il regno dei morti in cui si torna vivi e ci si ritrova. E noi che siamo rimasti vivi accompagniamo il nostro caro, quasi carezzandolo ed inchinandoci amorevolmente verso di lui. Non lo rivedremo più, non sentiremo più la sua voce, non ci farà più compagnia ma, almeno, ci riempirà il cuore l’ultimo saluto, la forte credenza della sua immortalità, del suo passaggio a nuova vita e finalmente migliore. L’insieme di questi sentimenti, sensazioni, consolazioni potrebbero esservi senza una religione? Certo che sì, ma sarebbe diverso. Abbiamo quasi bisogno di altri che credano come noi, che sappiano quanto soffriamo e che dedichiamo pianti ed amore a chi non c’è più. E la religione è il credere insieme alla stessa cosa, a quanto può aiutarci nei momenti di grave difficoltà ed insopprimibile dolore. La religione, per ora un’entità astratta, sa questo e non solo riconosce la nostra sofferenza ma la codifica in cerimonie, in riti, in qualcosa che ci fa riconoscere tutti appartenenti alla stessa umanità sofferente bisognosa di un aiuto ultraterreno. Le religioni sono nate per questo. Alla loro origine vi è sempre la morte e la sofferenza, quindi la sopravvivenza. Poi si sono strutturate ed hanno cambiato pelle diventando centri di potere assoluto ed incontrollato. Si gioca tutto sulle debolezze, sui dolori, sulla disperazione della gente.

Naturalmente non era possibile una religione che limitasse i suoi ambiti a quello, pur fondamentale, accennato (morte, sofferenza, sopravvivenza). Altri sentimenti e passioni umane dovevano trovar posto nell’organizzazione complessiva di una data religione. La protezione della gravidanze e del parto; l’aiuto ad un raccolto abbondante; la salvaguardia da tempeste ed inondazioni; … insomma tutto l’ambito della vita umana era raccomandato alla religione ed alle sue divinità. E di religioni, intorno all’epoca di Cristo, se ne contavano molte: il culto di Cibele proveniente dall’Asia Minore; quelli di Giove Dolicheno, Giove Eliopolitano e Atargaide provenienti dalla Siria; quelli di Iside, Serapide e divinità collegate, provenienti dall’Egitto; quello di Mitra proveniente dalla Persia ma con una fisionomia diversa nell’Impero Romano, dove, ad esempio, Giove diventa Capitolino; il giudaismo e vari altri.

Si deve aggiungere un aspetto del quale occorre tener conto: con il passare dei secoli le religioni si sono evolute, si sono specializzate.

INTRODUZIONE

         Gli argomenti dei quali parlerò riguardano la sovrapposizione di mitologia e storia. Sulla storia c’è poco da dire, a parte l’accumularsi negli ultimi decenni di una quantità incredibile di ritrovamenti archeologici, sulla mitologia c’è da osservare che fino a non molto tempo fa sembrava semplice il raccontare leggende, storie epiche, divertenti e tragiche ma, anche qui, lo studio affinatosi ha portato a comprendere la straordinaria difficoltà nello sciogliere mitologie di culture estremamente differenti e varie che si sono sovrapposte, hanno prevaricato, cancellato, falsificato o sistemato l’esistente.

         Si riflette generalmente poco su quanto sto dicendo, a parte naturalmente gli studiosi dei problemi in questione, ma occorre soffermarsi a pensare che questi argomenti hanno origine almeno 5 mila anni prima di Cristo. Vi sono anche questioni che risalgono ad anni prima, anche moltissimi, ma da quelle parti la documentazione è estremamente carente e non possiamo dire molto (sono state ritrovate tombe del periodo di Neandertal, circa 150 mila anni fa, in cui i resti risultano curati in modo particolare. A fianco del cadavere venivano deposti fiori e semplici oggetti che dovevano aiutare il defunto nella vita dell’aldilà. Si tratta della credenza di una vita oltre la vita che è ciò che possiamo chiamare religione primitiva, ma religione).

         Ebbene fissiamo come riferimento i 5 mila anni avanti Cristo e cerchiamo di capire cosa da allora è accaduto, senza alcuna pretesa di esaustività ma solo per grandi linee. Vari popoli, varie culture, vari rapporti sociali hanno cominciato ad incontrarsi ed a scambiarsi prodotti, merci, sementi e con essi cultura e religione. Vi sono poi state grandi migrazioni che hanno spostato mondi interi su altri mondi, vi sono stati eserciti di conquista che sono dilagati in Africa, Europa, Asia. In un periodo precedente a quello indicato, nonostante l’invenzione dell’agricoltura (Neolitico, circa 10 mila anni a.C.), vi erano migrazioni dovute al nomadismo perché alcune popolazioni praticavano pastorizia, commerci o si muovevano per mare, ma anche migrazioni dovute a cambiamenti climatici, a siccità, carestie, inondazioni, epidemie, … Questi fenomeni riguarderanno almeno tutto il bacino del Mediterraneo, l’Europa e la regione compresa tra Iran ed India (definendo come Indoeuropei i popoli che condivisero lo stesso gruppo linguistico situati appunto in Europa, Iran ed India) uniformando in qualche modo i dati culturali, ma anche quelli biologici, di tutte le popolazioni che sono venute a contatto. Solo quando la “rivoluzione agricola” si diffuse ed affermò, nei territori citati di cui mi occupo, nacquero i primi villaggi e le prime civiltà urbane in Mesopotamia. Le migrazioni, le influenze e gli scambi culturali però non cessarono e segnarono di frequente la vita dei popoli antichi. Il nomadismo, seppure in popolazioni sempre più ristrette, proseguì come migrazioni dovute a guerre, carestie ed epidemie. Intorno al 4 mila avanti Cristo furono gli indoeuropei, per differenti motivi, a dare origine a grandi migrazioni di massa.

          Servendosi di studi linguistici, come racconta Geostoria, si sono ricostruite alcune migrazioni che seguirono

due grandi direttrici, una verso l’Europa (dove giunsero Ittiti, Armeni, Slavi, Latini, Celti, Germani, Micenei) e l’altra verso l’Irane l’India (dove arrivarono Medi e Persiani, che si insediarono nell’altopiano iranico, e gli Arya [o Indoariani, ndr], che penetrarono nel nord dell’India). 

Si trattava in ogni caso di popoli guerrieri, che penetrarono talvolta in modo violento nelle zone di insediamento e si imposero come dominatori sui gruppi indigeni: quasi tutti conoscevano la metallurgia del ferro, che presentava notevoli vantaggi rispetto a quella del bronzo e che gli Ittiti, ad esempio, portarono in Asia Minore già nel 2000 a.C. Gli Ittiti conoscevano anche il carro da guerra e si servirono di queste risorse militari per conquistare numerosi territori oltre alla penisola dell’Anatolia(l’attuale Turchia dove si insediarono pacificamente), formando un impero che comprendeva Siria e Mesopotamia e cadde per le invasioni dei Popoli del mare [popoli ancora misteriosi dell’Europa del Sud, localizzati soprattutto nell’Egeo, che invasero gran parte dell’Asia Minore e dell’Africa del Nord, ndr], intorno al 1200 a.C. Destino simile ebbero anche i Persiani, prima sottomessi ai Medi e poi alla conquista di un vastissimo impero che si estendeva dall’Asia Minore sino alla valle dell’Indo …

Qualcosa di simile avvenne anche con gli Arya, il popolo indoeuropeo che penetrò nel nord dell’India intorno al 1600 a.C.: parlavano il sanscrito ed erano abili guerrieri, cosicché respinsero a sud le popolazioni indigene di stirpe dravidica e imposero un dominio militare che si sarebbe mantenuto per molti secoli.

Tra i popoli indoeuropei protagonisti di queste migrazioni vi furono anche i Micenei, gli antenati dei Greci che giunsero da nord nella Penisola Balcanica intorno al 1900 a.C. e vi si insediarono in modo violento, sottomettendo gli abitanti indigeni di diversa cultura (i cosiddetti Pelasgi).

Crearono una serie di città nel Peloponneso e in Argolide, tra cui Micene, … dove costruirono splendidi palazzi protetti da mura gigantesche che furono dette ciclopiche (gli antichi miti greci ne attribuivano la costruzione agli dei). Erano abili navigatori e praticavano occasionalmente la pirateria, tanto che furono identificati con i cosiddetti Popoli del mare ed è accertato che estesero il loro dominio sull’isola di Cretadopo il 1400 a.C., quando cioè i palazzi minoici vennero distrutti da un’imprecisata catastrofe. Verso il 1200 a.C., probabilmente in seguito a delle scorrerie, attaccarono e distrussero Troia, la principale città marittima dell’Asia Minore (il fatto è narrato nell’Iliade, il più antico dei cosiddetti poemi omerici che riflette proprio la civiltà guerriera dei Micenei). …

Gli storici ritengono che i Micenei siano da identificare con gli Achei di cui si parla nell’Iliade e probabilmente essi furono tra i cosiddetti Popoli del mare, un gruppo di genti violente che intorno al 1200 a.C. assalirono in una serie di scorrerie l’Egitto, l’Anatolia (dove travolsero l’impero degli Ittiti) e la costa siriana, seminando ovunque distruzione. …

Dopo il 1100 a.C. in Grecia penetrarono nuove genti indoeuropee, a cominciare dai Dori(che si insediarono nel Peloponneso e in Argolide), seguiti poi da Ionied Eoli, che fondarono varie città in Tessaglia e Attica gettando le basi della successiva civiltà greca. Gli Ioni fondarono alcune città anche sulle coste dell’Asia Minore, tra cui Mileto, Efeso e Smirne, le cosiddette poleis ioniche d’Asia che nel VI sec. a.C. sarebbero cadute sotto il dominio dei Persiani di Ciro II. …

Tra VIII e VI sec. a.C. le città della Grecia continentale furono protagoniste di una gigantesca ondata migratoria, che a differenza di quelle passate dei popoli indoeuropei portò a una massiccia opera di colonizzazione …

Le migrazioni interessarono soprattutto l’Italia meridionale(la cosiddetta Magna Graecia), …

L’espansione coloniale greca trovò ben presto un limite nella presenza dei Fenicinel Mediterraneo occidentale, i quali avevano fondato a loro volta numerose colonie …

In Italia, invece, i Greci si scontrarono più volte con gli Etruschi …

L’espansione coloniale dei Greci trovò un freno nella presenza dei Fenicinel Mediterraneo occidentale, dove essi crearono un vero e proprio impero commerciale e navale destinato a mantenere a lungo il predominio sui mari: i Fenici … erano di cultura semita e provenivano dall’odierno Libano, dove avevano fondato importanti città ….

Non serve certo ricordare ognuno di questi passaggi, che sono solo i principali, ma tenere a mente gli infiniti scambi, pacifici o meno, tra popoli, culture, religioni, divinità a cui dettero origine. A volte nasceva il rifiuto per ciò che era il portato del violento occupante, a volte vi era il tranquillo scambio commerciale tra popolazioni che comportava altri scambi di tipo culturale. Per farla breve si può dire che quando dei popoli si incontrano, volenti o nolenti, vi sono usi e costumi dell’uno che vengono conosciuti ed a volte sposati o fusi con quelli dell’altro. Attraverso le linee migratorie accennate migrava di tutto e certamente le credenze religiose. E non si trattava di uno scambio a senso unico ma almeno a doppio senso.

         Restringendo il nostro sguardo ad eventi particolari che interessano quanto diremo più oltre, possiamo pensare alle migrazioni nomadi delle tribù che facevano capo ad Abramo (figura non storica) per cercare terre dove il pascolo fosse abbondante (intorno al 2 mila a.C. ma con molti dubbi). Queste tribù arrivarono fino all’Egitto da dove appresero molto dalle religioni che in questo Paese erano dominanti. Quando andarono via dall’Egitto si portarono dietro un cumulo enorme di credenze religiose egizie. Queste credenze, oltre a restare come patrimonio di quelle tribù definite ebraiche furono successivamente trasferite ai cristiani di Palestina. Per altre credenze (che a loro volta nascevano da sovrapposizioni ed influssi di altri popoli) anche le legioni di Roma funzionarono da spugne assorbendo vari culti, storie e riti dei popoli che conquistavano ed in particolare da: Egitto, Iran, Mesopotamia, India. Quando più tardi parte dell’Egitto fu cristianizzato con la nascita in particolare dei cristiani copti, questi ultimi fusero in uno straordinario sincretismo molte delle divinità locali con santi e martiri cristiani come vedremo a proposito di San Cristoforo ed Anubis.

Queste divinità, riti, culti furono portati a Roma e da Roma in tutto l’Impero influenzando ed essendo influenzati dai culti locali. Furono i cammini di Iside, di Mitra, di Dioniso e varie altre divinità che discuteremo in seguito.

         Uno dei massimi studiosi degli argomenti oggetto di questo lavoro, Pierre Saintyves, inizia il suo I santi successori degli dei, dicendo:

Le religioni pagane del mondo antico, prima di perire sotto i colpi dei missionari evangelizzatori, ebbero spesso occasione di confrontar­si tra loro. Il commercio, i viaggi, la guerra, la scienza e le arti furono altrettanti motivi di contatto. L’incontro fu sempre fecondo di risultati inattesi; ma i contatti più caratteristici furono senza ombra di dubbio quelli provocati dalla migrazione degli dei.

Man mano che si stabilivano tra i popoli nuovi legami, si trasmettevano reciprocamente le proprie divinità; i greci, che avevano portato in Egit­to gli dei del loro paese, portarono al ritorno quelli egiziani, e ricono­scenti per la protezione che essi gli avevano accordato in terra stranie­ra, gli eressero in patria templi e altari. Ammone, Iside, Serapide, Dia­na efesina, la dea Siria avevano, al tempo di Pausania e di Luciano, dei templi in Grecia. Si stabilì così fra le diverse province dell’impero uno scambio continuo di divinità: ogni città, oltre alle proprie cui rendeva un culto particolare, ne riceveva di nuove e di straniere e il genio dei greci si nobilitava a cogliere legami e analogie tra quegli dei convenuti da ogni parte del mondo. Antiochia era un vero Olimpo, così la battez­zò Libanio. L’Attica, secondo l’espressione di Egesìa, è piena di dei che l’avevano scelta come residenza, e invocava a sua volta gli dei dell’Euro­pa, dell’Asia, dell’Africa e, per tema di scordarne qualcuno, eresse altari anche agli dei ignoti (Boeck e Franz).

Nulla di più meraviglioso per il viaggiatore o per l’invasore che que­sti nuovi dei che incontrava a ogni passo. Niente di più straordinario per i nativi degli dei portati dai nuovi arrivati. Il timore di questi pa­droni soprannaturali, la novità delle leggende divine, la curiosità sti­molata dalle immagini di quelle potenze invisibili, determinarono pa­ragoni, assimilazioni e sostituzioni la cui dinamica è un’arte difficile e congetturale.

         Le influenze tra culti sono dimostrate da ritrovamenti archeologici in Egitto. In una stele si trovano riportati i nomi delle divinità egizie affiancati dai nomi di quelle che erano ritenute (ma non certe) le corrispettive divinità greche: Amon e Zeus, Hathor e Afrodite, Iside e Demetra, Khem e Perseo. Queste presunte identità, come quelle che farà Erodoto, sono frutto di fantasia alla quale molti ricorrevano spesso dando associazioni del tutto prive di ogni logica.

               Questo fenomeno fu molto esteso nella trasmigrazione dalle divinità greche in romane. A parte la traduzione dei nomi, le funzioni, le leggende, le storie dei singoli dei a volte era del tutto diverso. E lo stesso fece Roma con le divinità dei popoli conquistati: le associò a quelle che essa aveva derivato dalla Grecia. Ma questo per Roma non era un problema di imperialismo religioso ma semplicemente mostra di una tolleranza totale in ambito religioso. In ogni caso, come osserva Saintyves, la sintesi oggettiva che i pagani riuscivano così ad avere di varie religioni si spiega comunque con la comune base naturalistica propria a tutte. Certo, la grossolanità delle comparazioni che determinano una simile maschera di saggezza nell’applicarsi alla figura buffonesca di qualche dio di campagna ci può sorprendere, ma il culto delle forze di natura è profondamente identi­co, e al sentimento religioso non importa affatto che il dio del cielo si chiami Zeus, Giove, Thor o Taranis o che abbia per attributo il fulmi­ne, il martello o la ruota. … L’incontro del Cristianesimo col paganesimo dovette produrre un fenomeno analogo, e molti di questi dei già truccati e tremendamente sfigurati vennero cristianizzati, ricoperti di un’aureola d’oro e posti nel cielo cristiano per godervi le glorie e i trionfi del nuovo Olimpo. L’ignoranza, l’interesse e anche la politica apostolica contribuirono, di volta in volta, ad aggra­vare l’azione della devozione campagnola. Si videro Giove o Thor tra­sformati in san Pietro, Apollo in san Michele, Wodan o Marte in san Martino, le Madri celtiche nelle tre sante Marie; Iside, la vergine che deve partorire, assimilata alla madre di Cristo e, cosa ancor più strana, il fondatore del Buddhismo messo sugli altari cristiani sotto il nome di san Giosafatte.

            Poiché nel seguito vi farò riferimento, è utile dare qui un minimo di informazione sullo gnosticismo, movimento molto complesso ed articolato in diversi filoni, che ebbe il massimo sviluppo tra il II ed il IV secolo d.C. Per cominciare ad intuire di cosa si tratti si può far riferimento al nome, di origine greca, gnosi (γνῶσις), che vuol dire conoscenza. Un riassunto quindi della parola gnosticismo potrebbe essere come raggiungere la salvezza attraverso la conoscenza.

        La ricerca sulle antiche origini precristiane del pensiero gnostico sono ancora argomento di serrata discussione. Nello gnosticismo si intravvede il confluire di diversi elementi filosofici, culturali e religiosi. Si tratta di una sorta di sincretismo tra antichi culti misterici di provenienza orientale (Iran ed India) già presenti nella religione che si sviluppò a Babilonia dopo la conquista di Ciro il Grande (539 a.C.). Ad essi via via si sono aggiunti: l’astrologia magica, lo zoroastrismo, l’ermetismo, la cabala ebraica, … Ciò solo basterebbe a mostrare che questo movimento nacque indipendentemente dal Cristianesimo e che solo successivamente si originò una sorta di fusione con esso. Successivi contributi allo sviluppo dello gnosticismo vennero dalla filosofia greca, a partire da Platone, e quindi dall’ellenismo di Alessandria d’Egitto.

         Nello svolgimento del lavoro non seguirò una linea cronologica e neppure per argomenti. Quanto scriverò è così intricato che risulta più gradevole (almeno spero) se presentato in modo articolato. Alcuni argomenti verranno accennati in qualche capitolo e poi trattati in un altro. Insomma il lavoro è complesso e spero di essere in grado di svolgerlo.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: