Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

  • inquisitori in Europa
  • carnefici in Croazia
  • truffatori in Bosnia
  • gaudenti in Puglia

Maestro di San Gregorio, Frate Francesco, particolare, Cappella di San Gregorio, Sacro Speco, Subiaco. (Il ritratto fu fatto a Francesco in occasione della sua visita al monastero di San Benedetto a Subiaco. E’ rappresentato senza aureola e stimmate con l’iscrizione Fr. Franciscus: fu dipinto perciò mentre Francesco era ancora in vita, prima del 1224, anno in cui Francesco ebbe le stimmate).

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INTRODUZIONE

         Non credo vi sia santo più popolare e stimato di San Francesco. E la fama è certamente meritata: un ricco che decide di farsi povero, vivere con i poveri, aiutarli, avere apprezzamento per gli animali, disdegnare la violenza, … Insomma Francesco è proprio un santo per bene. Vediamolo con maggiori dettagli andando a riassumere la sua vita, soffermandoci su quegli aspetti d’interesse per il seguito della storia, quella dopo la sua morte.

         Giovanni di Bernardone dei Moriconi nacque nel 1181(o 1182) ad Assisi e successivamente assunse il nome di Francesco. La famiglia faceva parte della borghesia commerciale emergente e sua madre di origine francese, Pica Bourlemont, era addirittura nobile. Insomma con il commercio di stoffe pregiate tra il Ducato di Spoleto, di cui faceva parte Assisi, e la Provenza, la famiglia si era arricchita. Siamo sul finire del XII secolo ed è impossibile capire gli ulteriori sviluppi senza uno sguardo ai movimenti che predicavano il ritorno agli insegnamenti delle origini del Cristianesimo.

San Francesco e i crimini dei francescani

di Roberto Renzetti

© 2013 Roberto Renzetti

© 2013 Tempesta Editore

I edizione 15 novembre 2013

I quaderni di Tempesta Laica

ISBN 9788897309

Tempesta Editore

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PAUPERISMO ED ERESIA VERSUS LASCIVIA, LUSSO E CORRUZIONE

La storia la possiamo iniziare subito dopo l’anno 1000.  Quando questa data si presentò, tutti i profeti, gli asceti, gli eremiti, i bigotti predicavano la fine del mondo (con l’unico dubbio se tale fine dovesse avvenire proprio nell’anno 1000 dalla nascita di Gesù o nel 1033, anno mille dalla morte di Gesù. O fors’anche nell’anno in cui il Venerdì Santo sarebbe coinciso con la festa dell’Annunciazione, quando cioè Cristo sarebbe stato concepito il giorno della sua morte. Oppure … con il trionfo della numerologia e della Cabala). Per aiutare a comprendere l’insieme dei fenomeni, occorre considerare la rinascita economica, e quindi sociale, che, a partire dagli inizi del secolo XI, si manifestò in Europa. Si generò una sorta di entusiasmo che seguì la sventata minaccia del Giudizio Universale con conseguenze immediate di rinnovamento sia in ambito ecclesiastico (Riforma Gregoriana ed i 4 concili del Laterano che si susseguono dal 1123 al 1215) che nella vita monastica (si pensi a Cluny ed a Gerberto d’Aurillac, abate di Cluny, che fornì alla Chiesa uno dei più prestigiosi papi,  Papa Silvestro II tra il 999 ed il 1003). In particolare vennero superati radicalmente gli antichi ordini monastici, aristocratici, feudali ed in generale ritirati in eremi lontani dalla vita civile: quegli ordini vennero in qualche modo democratizzati con dei frati mendicanti che partecipavano alla vita civile guadagnandosi in tal modo il favore popolare esercitando grande influsso su ogni tipo di organizzazione sociale. La loro capacità di penetrazione li rese utili a bandire ogni crociata, ogni desiderio del Papa, ogni scomunica, a raccogliere elemosine e prebende, ad arruolare soldati, a benedire e consolare, … Ciò che insegnavano era il potere indiscutibile del papato, rappresentante di Dio. Insegnavano quindi ad essere ciecamente obbedienti all’infallibilità del Papa.  E poiché, all’epoca, la Chiesa tutto comprendeva, fu naturale una immediata ricaduta sociale.  L’intera società era spinta al rinnovamento, con i laici (ormai borghesi), liberatisi dal feudalesimo e diventati artigiani e commercianti, che si presentavano per la prima volta come attori e non più gregari, attratti dagli ideali di purezza e semplicità evangelica. Nascevano nuove religiosità e sembrava si tornasse ai tempi in cui Gesù sollecitava tutti a comportarsi bene perché la fine del Mondo ed il Giudizio Universale erano vicini. La Chiesa di Roma, che traeva enorme profitto da tali credenze e superstizioni, non ne traeva lezioni di moralità, anzi …  L’anno 1000 chiudeva il X secolo, un secolo in cui la barbarie trionfava in Roma. La corruzione dei costumi e di ogni cosa  non aveva neppure le coperture artistiche che saranno dei secoli successivi. Qui era solo malaffare, malcostume, corruzione, pornocrazia, crimine, violenza, per non parlare di cultura, parola che neppure si sapeva cosa volesse dire … ed alla testa di questa miscellanea di orrori vi era la Chiesa. Intorno al 1050 iniziarono a sentirsi, in Europa, i segnali della nascita di un’inquietudine religiosa diretta verso la ricerca di perfezione, di pulizia morale, di radicalità, di ritorno alle origini (per la verità, visto lo strettissimo legame tra religione e vita civile, l’inquietudine riguardava anche aspetti sociali, civili e, in senso lato, politici). Iniziarono a formarsi vari gruppi di credenti, vari movimenti, che sempre più radicalmente chiedevano la moralizzazione della Chiesa che solo si sarebbe potuta ottenere con un ritorno alla semplicità e povertà delle origini del Cristianesimo. La storia di tali movimenti pauperistici è lunga e complessa, riguardando anche il desiderio dei laici di poter avere un ruolo più importante nella vita religiosa, ed in massima parte è finita in movimenti che la Chiesa condannò come eretici. Per ciò che riguarda quanto ho intenzione di trattare il riferimento obbligato è il frate, poi abate, calabrese Gioacchino da Fiore (1140 circa – 1202). Come scrivono Gentile, Ronga e Salassa: Nei suoi scritti esegetici,  interpretò  in chiave allegorica e spirituale  i due Testamenti,  operando  una  suggestiva  trasposizione  dell’idea trinitaria sul piano storico: egli giunse così a prevedere, con accenti quasi profetici, l’avvento imminente di una nuova età, quella dello Spirito Santo, (successiva  all’età  del  Padre [o della Legge, ndr] —  l’Antico  Testamento —  e  a quella  del  Figlio —  il Nuovo),  nella  quale  si  sarebbe affermata  una  nuova  Chiesa,  puramente  spirituale [l’inizio di tale età, in accordo con una numerologia ricavata dall’Apocalisse di Giovanni, si sarebbe avuto nel 1260. La sua fine si sarebbe avuta con il Giudizio Universale quando avrebbe prevalso l’Anticristo, ndr]. Quantunque Gioacchino da Fiore non possa essere a rigore considerato un eretico,  il  suo pensiero  influì profondamente,  dopo  la metà  del XIII  secolo,  sul movimento  francescano, generando  la  corrente  radicale dei gioachimiti, condannata dalla Chiesa. Nelle elaborazioni di Gioacchino sono accennati anche i segni premonitori dell’inizio dell’età dello Spirito: quando nel mondo avrebbero avuto il sopravvento la pace e la concordia e la Chiesa sarebbe scomparsa; quando sarebbe avanzata la conoscenza fino alla perfezione e quando lo spirito umano sarebbe risultato completamente libero. Da notare che, contrariamente ad altre profezie, non ci si sarebbe dovuto attendere un’altra venuta di Cristo sulla terra ma solo di un saggio, un nuovo Elia, ed un nuovo ordine di monaci, non mondani ma spirituali, che avrebbe convertito il mondo intero allo Spirito.  Proprio in sintonia con queste teorie, che ebbero vasta diffusione soprattutto nel mondo dei laici che intendevano partecipare alla vita religiosa, la parte del movimento francescano (quello, non a caso e come vedremo, degli spirituali o fraticelli) si sentì identificato con quell’ordine di monaci predetto da Gioacchino. Se poi si pensa che lo scomunicato imperatore Federico II era all’epoca ritenuto l’Anticristo, il flagello della Chiesa corrotta, la puttana di Babilonia dell’Apocalisse, si può ben capire come le profezie di Gioacchino sembravano realizzarsi nel movimento francescano e nella sua guida, il saggio, Francesco. C’è solo da aggiungere che una sessione del IV Concilio Lateranense del 1215 condannò le dottrine di Gioacchino con l’accusa di essere triteiste, di presupporre l’esistenza nella Trinità di tre figure separate di Dio e, visto comunque il diffondersi di tale teorie soprattutto tra gli spirituali francescani, nel 1263, l’opera di Gioacchino fu dichiarata eretica. Nel Concilio del 1215 furono prese anche altre risoluzioni. Si decise che la fede che doveva essere accettata era quella definita da quel concilio e che chi rifiutava doveva essere scomunicato dalla Chiesa e consegnato alle autorità civili o secolari per essere punito, con confisca dei beni. Si iniziò a porre un problema che assumerà valenza legale. Non era credibile chi negava di essere eretico davanti al potere dell’autorità e quindi occorreva trovare un qualche sistema. Il primo fu quello delle testimonianze di amici o conoscenti a discarico che dovevano essere date entro un anno, altrimenti il sospetto diventava un eretico in piena regola. Poiché poi le norme stabilite dovevano essere fatte rispettare dall’autorità civile, si obbligarono i sovrani a giurare in tal senso.

E questa frenesia di ricerca di ortodossia dogmatica, nel Basso Medioevo, nasceva perché iniziavano a comparire e a rapidamente diffondersi le eresie in connessione appunto con i movimenti essenzialmente pauperistici e comunque di critica dura all’operato della Chiesa (che, per combattere efficacemente queste masnade di critici feroci, fu la Chiesa stessa, soprattutto con Papa Innocenzo III, a promuovere movimenti per la povertà tollerando addirittura predicatori ambulanti, poveri predicatori per diffondere l’apostolato della povertà. Ed ancora la Chiesa aiutò la nascita, accanto ai tradizionali Ordini monastici, di nuovi Ordini detti Mendicanti, che introducevano al posto della figura del monaco, quella del frate. Tra i predicatori va ricordato Pietro di Castelnau, poi santificato e, naturalmente, gli Ordini domenicano e francescano). Faccio solo qualche nome delle eresie o degli eretici maggiormente conosciuti(1), a partire dalla fine dell’XI secolo: Patarini, Berengario di Tours, Pietro Abelardo, Arnaldo da Brescia, Catari o Albigesi, Bogomili, Pierre de Vaux (Valdo) e Valdesi, Umiliati, Poveri cattolici, Poveri lombardi, Fratelli del Libero Spirito, Libera Intelligenza, Begardi e Beghine, Flagellanti, Francescani Spirituali o zeloti o Fraticelli, Ubertino da Casale, Gerardo Segalelli e gli apostolici, Fra Dolcino e dolciniani, Sigieri da Brabante, Ruggero Bacone, Cola di Rienzo, Lollardi, John Wycliffe, Jan Hus e gli hussiti, (i Templari, certamente non eretici, ma da sterminare perché da rapinare), … Mi sono soffermato nel riportare vari eresie ed eretici (che sono molte e molti di più) proprio per far intendere quanto diffuso fosse il fenomeno della critica radicale alla Chiesa anche se non veniva mai predicata una nuova Chiesa ma solo la moralizzazione dell’esistente. Non vi era una qualche dottrina eretica in sé ma solo una reazione all’imposizione della Chiesa della subordinazione dei laici al clero e la richiesta pressante dell’imitazione di Cristo. Gesù e gli apostoli erano poveri e tale doveva essere la condizione della Chiesa. E nei comportamenti dei gruppi considerati eretici dalla Chiesa si praticava la comunione dei beni, la condanna delle  ricchezze del clero e il rifiuto di pagare le decime (tasse inique al clero). Tra le eresie citate vi sono anche quelle che reclamavano: una uguale partecipazione e dignità della donna in affari religiosi, la  possibilità  di  poter leggere direttamente  e nelle lingue volgari le  Scritture,  senza  l’intermediazione  del  clero;  il  diritto  di  predicare  liberamente; quello di essere cristiani senza dover essere dei monaci che si estraniano dal mondo, non hanno famiglia e professione. Si richiedeva quindi una gigantesca riforma della Chiesa in un momento in cui si usciva dal feudalesimo, con un graduale affrancamento anche dal potere imperiale, iniziava ad avanzare la borghesia in connessione allo sviluppo economico ed alla ripresa dell’urbanizzazione.I movimenti ereticali trovarono una dura reazione da parte della Chiesa. Essa non rinuncerà mai alla ricchezza ed all’opulenza, che acquisisce attraverso il proselitismo della predicazione, ed è proprio su questa pretesa della predicazione da parte dei movimenti ereticali che si appuntarono le maggiori condanne. In definitiva, durante i secoli che vanno dall’XI al XIV assistiamo a vari eventi fondamentali che riguardarono la Chiesa ed il suo potere: le eresie medioevali, la Guerra delle investiture tra Papato ed Impero(2), le Crociate(3), l’Inquisizione e la nascita della Scolastica (che, dopo Anselmo d’Aosta e Pietro Abelardo, vede l’emergere di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino) insieme al Diritto Canonico classico (da circa il 1140, con il monaco Graziano, in poi). Anche se non sembra ad una prima lettura questi eventi sono tra loro interconnessi.

I Catari erano stati scomunicati nel 1119. Ma, nonostante la scomunica da parte di una Chiesa squalificata, quell’eresia si diffondeva sempre più. Si cercarono allora mezzi coercitivi più forti. Dal 1184 dovevano essere i vescovi ad individuare gli eretici per portarli a giudizio presso le autorità civili (nasceva l’inquisizione vescovile). Non si risolse nulla, anche dopo l’intervento di Domingo Guzmán de Calaruega (il futuro San Domenico che nel 1216 ebbe, da Onorio III, il riconoscimento dell’ordine dei frati predicatori chiamato successivamente dei domenicani o frati neri o cani da guardia di Dio) che assicurava di essere più bravo dei certosini ad estirpare l’eresia. Allora Papa Innocenzo III, che ordinò di estirpare l’eresia con il ferro ed il fuoco, decise di bandire, insieme al Re di Francia Filippo Augusto, una Crociata contro gli eretici impenitenti (1207). La Crociata si concluse nel 1244 con lo sterminio non solo dei catari ma anche delle popolazioni che catare non erano. Da questo momento terminò la Crociata ed iniziò la repressione casa per casa che durò fino a che la Chiesa non decise che l’eresia era estirpata, agli inizi del XIV secolo.

Gli insuccessi nell’estirpare l’eresia attraverso vie diverse dalla Crociata, convinsero un Papa Criminale, Gregorio IX (Papa dal 1227 al 1241), ad iniziare a costruire (1231) un tribunale speciale il Tribunale dell’Inquisizione. Per dare a tale tribunale maggiore autorevolezza, Gregorio IX, con la bolla Ille humani gentis del 1232, affidava il negotium fidei all’Ordine dei predicatori Domenicani, disponendo che i Vescovi li appoggiassero senza riserve. Papa Innocenzo IV, con la sua bolla Ad extirpanda del 15 maggio 1252, ufficializzò l’uso della tortura, una pratica in uso fin dal 1234. Erano esonerati da questa pratica solo coloro che rischiavano di morire o che fosse loro causata una qualche amputazione. La tortura fu confermata il 27 aprile 1260 da Papa Alessandro IV, che tolse la limitazione di Innocenzo IV, e riaffermata prima da Papa Urbano IV il 4 agosto 1262 e poi da Papa Clemente IV nel 1265. Rimase sempre il feroce, sciocco, ipocrita ed offensivo senza spargimento di sangue che faceva evitare strumenti appuntiti o con lame; andavano invece bene, ad esempio, la ruota e lo schiaccia pollici che se facevano uscire sangue era considerato incidentale. In teoria le tenaglie per strappare unghie o carne non erano ammesse per quella ipocrisia dello spargimento di sangue. Ma se si arroventavano fino al rosso o bianco, lo strappare era simultaneo al cauterizzare e quindi erano ammesse anche quelle. Anche i tempi erano aggirati. Non era possibile torturare più di trenta minuti una sola volta. Poi i successivi trenta minuti erano una nuova sola volta e così via. Se poi le accuse erano più di una, per ognuna si torturava quei 30 minuti. La pena di morte mediante il rogo (pena nuova e purificatrice di fronte all’idra eretica e sacrilega) era stata ufficialmente introdotta in Spagna nel 1194, quindi in Italia, Germania, Francia ed Inghilterra (1401). Ed era ben accetta anche da supposti pensatori e santi, anche per questo, della Chiesa come Tommaso d’Aquino, il doctor angelicus, il dottore della Chiesa, l’ispiratore di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che nella Summa Theologica, un’opera ispirata dallo Spirito Santo e considerata come una Bibbia durante il Concilio di Trento, sosteneva:

«Per quanto riguarda gli eretici, essi si sono resi colpevoli di un peccato che giustifica che non solo siano espulsi dalla Chiesa con l’interdetto. ma anche che vengano allontanati da questo mondo con la pena di morte. E’ davvero un delitto molto più grave falsificare la fede, che è la vita dell’anima, che falsificare il denaro, che serve alla vita mondana. Se dunque falsari e altri malfattori vengono subito portati dalla vita alla morte legalmente ad opera dei prìncipi laici, con quanto maggior diritto gli eretici, immediatamente dopo la loro incriminazione per eresia, non soltanto possono essere cacciati dalla comunità ecclesiale, ma anche a buon diritto giustiziati!».

C’è ancora da dire che i vescovi restavano i massimi esponenti dei Tribunali dell’Inquisizione e che le indagini erano affidate a dei monaci, prima i domenicani e poi … i francescani. Ma come arriviamo a questo obbrobrio ? A ciò che non ci aspetteremmo mai dai seguaci di San Francesco, dai suoi frati ? Occorre riprendere qualche pagina della vita e dell’opera di Francesco per capire come evolvono i francescani, dopo la morte del fondatore, fino a diventare delinquenti e criminali.

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