Fisicamente

di Roberto Renzetti

GIOVANNI TIZIAN

28 luglio 2020 • 18:00

https://www.editorialedomani.it/politica/italia/ecco-il-bonifico-fontana-ha-provato-a-nascondere-lorigine-svizzera-dei-fondi-al-cognato-mwktcqk1

Il governatore della Lombardia aveva previsto che, prima di arrivare all’azienda di famiglia Dama, i 250mila euro transitassero da un conto italiano, così da farla sembrare un’operazione normale

  • Le autorità antiriciclaggio hanno segnalato lo strano giro del denaro che il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, doveva versare alla società del cognato e della moglie per la commessa regionale di camici e materiale sanitario.
  • Il bonifico per pagare i camici è stato schermato dalla fiduciaria che gestisce il conto svizzero del governatore. Secondo gli ispettori dell’antiriciclaggio, doveva sembrare un bonifico “domestico”, fra due conti italiani. In questo modo il nome di Fontana non sarebbe emerso.
  • I soldi per il versamento dovevano passare da un conto corrente della banca di Sondrio per poi finire in quello dell’azienda di famiglia del governatore.
  • Doveva sembrare un bonifico ordinario, da un conto corrente italiano a un altro. Il deposito svizzero di Attilio Fontana, governatore della regione Lombardia, sarebbe rimasto così al sicuro, protetto da sguardi indiscreti. La storia è andata diversamente: l’autorità antiriciclaggio e la segnalazione dell’operazione da parte della fiduciaria italiana, che ha in gestione il conto svizzero del governatore, hanno smontato il piano trasformandolo in un passo falso.
  • Fontana è indagato dalla procura di Milano per l’affare dei camici, commissionati per fronteggiare l’emergenza del Covid-19 e forniti dalla società del cognato e della moglie, ma i magistrati stanno seguendo la pista dei soldi che porta fuori dai confini nazionali: a Lugano e Nassau, la capitale delle Bahamas, cassaforte discreta e riservata di capitali di dubbia origine provenienti da tutto il mondo.
  • Sul pagamento dei camici, l’autorità antiriciclaggio della Banca d’Italia ha scritto: “Secondo quanto risulta dall’istruzione fornita alla fiduciaria da Fontana, i fondi strumentali alla disposizione del bonifico sarebbero dovuti pervenire dal già citato conto corrente intrattenuto presso Ubs Switzerland Ag a nome della fiduciaria ma per esclusivo conto dello stesso Fontana”.
  • Il denaro, dunque, proveniente dal conto di Lugano, necessario per il bonifico da 250mila euro a favore della società legata al governatore, doveva essere schermato dalla fiduciaria dall’Unione fiduciaria, alla quale si è appoggiato il leghista da quando ha firmato lo scudo fiscale per regolarizzare i 5,3 milioni di euro intestati alla madre novantaduenne e depositati in un paradiso fiscale.
  • Ma non è finita. I detective dell’antiriciclaggio hanno segnalato il secondo passaggio, cruciale, in questo trasferimento di soldi: dalla fiduciaria italiana, il denaro proveniente dalla Svizzera doveva transitare “su un conto omnibus intestato alla fiduciaria presso la Banca popolare di Sondrio”, da qui i fondi avrebbero dovuto essere veicolati a favore della Dama Spa, la società legata a Fontana, “realizzando un trasferimento formalmente disposto da una società fiduciaria (ma di fatto da Fontana) tramite un’operazione domestica (ma di fatto proveniente da un conto estero)”. Questa è la conclusione degli ispettori della Banca d’Italia.
  • Un’ipotesi che smonta ulteriormente la versione ufficiale del governatore e la difesa della Lega di Matteo Salvini. Versioni rese già fragili dalla poca trasparenza sui conti esteri ufficialmente intestati alla madre di Fontana.
  • Come abbiamo raccontato, il presidente della regione aveva dimenticato che prima di diventare erede dei 5,3 milioni lasciati dall’anziana madre, nel 1997 era stato delegato a operare sul conto estero aperto dalla donna, che aveva allora 74 anni.
  • Fontana ha mentito raccontando a Repubblica che quei conti erano dei genitori e che non erano operativi almeno dagli anni Ottanta. Non era così. Abbiamo rivelato ieri i documenti bancari che dimostrano conti esteri vitali, né morti né estinti, come invece ha sostenuto Fontana. E’ emersa soprattutto un’incongruenza tra la cifra che Fontana regolarizza nel 2015, 5,3 milioni, e il saldo di quei conti nel 2013.
  • Dubbi mai chiariti dal governatore, che non ha risposto alle nostre domande inviate nei giorni scorsi.
  • Fontana ha mentito: ecco i movimenti del suo conto svizzero
  • GIOVANNI TIZIAN
  • 27 luglio 2020 • 18:00
  • https://www.editorialedomani.it/politica/italia/fontana-ha-mentito-ecco-i-movimenti-del-suo-conto-svizzero-i7tw8sct
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Il governatore ha detto che il conto con il suo tesoro nascosto al fisco “non era operativo dagli anni Ottanta”. Ma è stato aperto nel 1997 e i soldi hanno continuato a uscire ed entrare fino al 2015

  • “Era un conto non operativo”, ha detto il governatore Attilio Fontana a Repubblica. Ma i documenti smentiscono la sua versione sui conti all’estero intestati alla madre a partire dal 1997 e ai quali il governatore aveva accesso.
  • I flussi finanziari dimostrano che il secondo conto estero, del quale Fontana era erede beneficiario, era molto attivo. Nel 2009 la madre di Fontana aveva 87 anni e sul deposito c’erano 4.565.839 milioni di euro, cinque anni dopo il conto era più ricco di quasi 200 mila euro.
  • Fontana sapeva di queste movimentazioni sul conto estero in anni recenti? Il governatore non ha risposto neanche questa volta alle nostre domande.

“I miei hanno sempre pagato le tasse, mio padre era dipendente della mutua, mia madre una super fifona, figurarsi evadere. Non so davvero dirle perché portassero fuori i loro risparmi. Comunque era un conto non operativo da decine di anni. Penso almeno dalla metà degli anni Ottanta”. Il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, ha risposto così a Repubblica in una lunga intervista pubblicata oggi.

La versione del governatore lombardo, tuttavia, è contraddetta dai documenti bancari allegati al fascicolo della voluntary disclosure, lo scudo fiscale per il rientro dei capitali all’estero.

I documenti rivelano che nel 1997 la madre del governatore, Maria Giovanna Brunella, ha aperto il primo conto estero numero 247-683404 e ha affidato al figlio la procura, cioè la delega a operare su quel deposito.

La data è importante: nel 1997 il leghista era da due anni sindaco di Induno Olona, la madre una dentista di 74 anni. Perché, quindi, Fontana ha detto a Repubblica che il conto nei paradisi fiscali dei suoi genitori non era operativo almeno dalla metà degli anni Ottanta se nei documenti ufficiali risulta l’apertura del conto alle soglie del terzo millennio? Soltanto il presidente Fontana potrebbe spiegare questa contraddizione. Ma alle nostre domande inviate tramite l’ufficio stampa non ha risposto.

C’è di più. Nel 2005 il patrimonio presente sul conto aperto otto anni prima, è stato trasferito in un secondo deposito collegato al trust Montmellon valley, con sede a Nassau, la capitale delle Bahamas. Di questo nuovo conto intestato sempre alla madre, Fontana era indicato come erede beneficiario. L’analisi dei flussi finanziari trasferiti da un conto estero all’altro dimostra il contrario di quello che ha dichiarato Fontana a Repubblica: “Non era operativo da almeno gli anni Ottanta”.

Tra il 2009 e il 2013, infatti, c’è vita sul conto che erediterà Fontana. Nel 2009 la cifra depositata è di 4.565.839 milioni, l’anno successivo cresce di 129mila euro. Nel 2011, invece, il deposito è di 4.162.911 milioni: decresce, quindi, di oltre mezzo milione di euro. L’anno successivo viene rimpolpato con 442mila euro. Alla fine del 2013 sul conto giacciono 4.734.478 milioni, quasi 200mila euro in più rispetto al 2009. Cifre comunque inferiori ai 5,3 milioni ereditati da Fontana e regolarizzati nel 2015 con la voluntary disclosure. Rispetto al 2013 mancano 600mila euro rispetto a quelli indicati nella relazione sull’adesione volontaria allo scudo fiscale. Un altro mistero che solo il governatore può chiarire.

Durante questa altalena di movimentazioni bancarie all’estero, Fontana era sindaco di Varese e sua madre, l’intestataria del trust, una ex dentista di novant’anni. Più che un conto morto, “non operativo”, come ha sostenuto Fontana nella sua difesa con Repubblica, sembra al contrario molto vitale. Possibile che l’allora primo cittadino di Varese fosse all’oscuro delle mosse finanziarie della madre novantenne. Oppure ne era a conoscenza? Anche su questa questione Fontana ha preferito non rispondere alle nostre domande.

I documenti bancari restituiscono anche altri dettagli coperti finora dalla riservatezza che avvolge le procedure di adesione volontaria allo scudo fiscale. Procedura che ripulisce i tesoretti dell’evasione fiscale accumulati nei trust, che funzionano da cassaforte finanziaria, sparsi nelle isole dei Caraibi.

Per quanto Fontana sostenga che non si tratta di profitti da evasione, l’Agenzia delle entrate nel fascicolo della procedura di voluntary avviata nel 2015, dopo la morte della madre, ha scritto: “Le violazioni oggetto di emersione sono state commesse nel 2009, 2010, 2011, 2012, 2013”. E aggiunge il motivo della violazione: “Mancato assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale”.

Le carte ufficiali non mentono. Fontana, avvocato esperto, dovrebbe saperlo.

Attilio Fontana ha accesso a un conto in Svizzera da 23 anni e non spiega perché

GIOVANNI TIZIAN

27 luglio 2020 • 18:00

https://www.editorialedomani.it/politica/italia/attilio-fontana-ha-accesso-a-un-conto-in-svizzera-da-23-anni-e-non-spiega-perch-frnnwqqw

Il governatore lombardo ha iniziato la carriera nella Lega nel 1995, due anni dopo sua madre ha aperto un conto di cui gli ha affidato la gestione. Come ci sono finiti 5 milioni nascosti al fisco?

  • Il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha accesso a un conto in Svizzera fin dall’inizio della sua carriera politica, nel 1997: lo ha aperto la madre, all’epoca 74enne, ma lui aveva la procura per fare operazioni.
  • Quando nel 2005 Fontana si prepara a lasciare la presidenza regionale per diventare sindaco di Varese l’anno successivo, i soldi sul conto svizzero vengono spostati in un trust alle Bahamas: la madre di Fontana viene indicata come beneficiaria, lui eredita tutto alla morte della signora nel 2015 e poi regolarizza le somme con uno scudo fiscale
  • Il governatore Fontana rifiuta di rispondere alle domande sull’origine del patrimonio da 5 milioni accumulato in Svizzera ma continua a usare il conto abbinato al trust, anche nella vicenda della fornitura dei camici assegnata senza gara dalla Regione all’azienda del cognato (sulla quale il governatore continua a fornire versioni tra loro contrastanti).

Dal varesotto a Nassau, capitale delle Bahamas. Dal feudo del governatore Attilio Fontana al paradiso fiscale dei Caraibi, crocevia di capitali provenienti da tutto il mondo. A queste latitudini, nel 2005, approda il patrimonio della madre del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, messo al sicuro in un trust di cui risultava beneficiario in caso di morte della madre, all’epoca 82enne.

La cassaforte alle Bahamas però conduce a un altro conto corrente aperto otto anni prima, nel 1997, intestato sempre alla madre, ma sul quale Fontana aveva un ruolo più operativo: era delegato a operare, in rappresentanza del titolare. Il perché di questa procura dovrebbe spiegarlo il governatore leghista. Alle nostre domande su questo e sull’origine di questi fondi esteri non ha risposto. E durante l’intervento in consiglio regionale sull’inchiesta della procura di Milano, nella quale è indagato per l’affare dei camici forniti dalla società del cognato e della moglie, ha evitato ogni riferimento all’eredità da 5,3 milioni di euro lasciata dalla madre e poi regolarizzata dallo stesso Fontana grazie allo scudo fiscale nel 2016.

Il denaro è comunque rimasto in Svizzera, e non è mai stato riportato in Italia, come permesso dalla la norma sul rientro dei capitali all’estero. Tuttavia, chi ricopre ruoli pubblici avrebbe il dovere di spiegare l’origine dei patrimoni custoditi nei paradisi fiscali, anche se sono lasciti dei genitori ai figli. La trasparenza è merce rara in questa storia di conti svizzeri, trust e camici per l’emergenza del Covid-19 forniti dai parenti del presidente Fontana.

“Per ora sospenda tutto”

Il 26 maggio scorso Attilio Fontana ha ricevuto un messaggio su WhatsApp: “Avrei bisogno di sapere se dobbiamo proseguire con l’operazione che ci aveva indicato e se era riuscito a ottenere il documento a noi necessario”.

La richiesta arrivava da un dirigente di Unione fiduciaria spa, che gestisce il mandato per operare sul conto svizzero, dove è stata depositata la somma lasciata in eredità dalla madre e che dal 2016 è intestato al governatore della Lombardia.

Fontana, il 19 maggio, aveva ordinato un bonifico di 250 mila euro dal conto svizzero destinato alla società del cognato e della moglie per pagare la fornitura di camici per l’emergenza sanitaria. Si tratta in realtà di una commessa da mezzo milione di euro, come ha svelato la trasmissione Report, ottenuta dalla Dama spa, proprietaria del noto marchio di abbigliamento Paul and Shark, senza gara dalla centrale acquisti della regione, Aria .

L’assegnazione a Dama è del 16 aprile, dunque nel pieno della pandemia. Doveva essere una donazione, si sono difesi i diretti interessati dopo la pubblicazione della notizia, consapevoli di trovarsi in una posizione scomoda per via di un evidente conflitto di interessi: denari pubblici finiti senza alcun appalto alla moglie del presidente della regione. Per riparare al danno, è maturata così l’idea di trasformare la fornitura in una donazione, per difendere l’operato di Fontana, dei dirigenti regionali e dell’imprenditore Andrea Dini, il cognato del governatore.

Il bonifico ordinato il 19 maggio da Fontana e diretto all’azienda del cognato era stato disposto dal conto svizzero del governatore. Nella disposizione del pagamento, riportata in una nota interna della società Unione fiduciaria, Fontana ha scritto: “Si tratta di fornitura di presidi medici prodotti da Dama spa a favore di Aria spa, società di Regione Lombardia. Il versamento copre il pagamento di tale fornitura”. E come causale ha riportato: “Acconto per fornitura camici a favore di ARIA SPA, per ordine e conto di Attilio Fontana”.

La disposizione del governatore si arena perché all’Unione fiduciaria manca il documento senza il quale non è possibile procedere: la fattura alla società Dama. Per questo motivo il dirigente che si occupa di gestire il mandato fiduciario di Fontana ha sollecitato il governatore con un messaggio. Il governatore ha risposto poche ore dopo: “Per ora sospenda tutto, mi farò sentire più avanti. Grazie”.

Cosa sia successo tra il 19 e il 26 maggio per indurre Fontana a fare retromarcia non è dato sapere. Di certo l’inviato di Report, Giorgio Mottola, ha intervistato Fontana il 13 maggio, senza, però, fare cenno al fatto specifico dei camici del cognato. Sei giorni dopo Fontana ha disposto il pagamento per l’azienda della moglie dal proprio conto estero. Perché, quindi, pagare uno stock di camici per l’emergenza Covid-19 se è vero che il cognato avrebbe voluto donarli? E perché farlo dal deposito svizzero di cui è titolare tramite la società Unione fiduciaria dai tempi in cui ha goduto dello scudo fiscale?

Sul conto, peraltro, a si trovavano al 20 maggio 4,4 milioni di euro, parte dell’eredità di 5,3 i milioni della madre di Fontana nascosti al fisco italiano fino al 2016. L’anno, cioè, in cui il presidente leghista ha aderito alla voluntary disclosure con cui ha regolarizzato le somme all’estero ufficialmente di proprietà della madre defunta, la dentista Maria Giovanna Brunella.

“Fontana aveva la delega sul conto estero”

Fontana ha giustificato la sanatoria degli oltre cinque milioni come eredità lasciata dalla madre, che a partire dal 1997 risultava titolare di depositi all’estero. Il patrimonio è sfuggito all’ Agenzia delle entrate. Nella pratica di adesione volontaria al rientro di capitali dall’estero, firmata nel 2016, si legge: “Le violazioni oggetto di emersione sono state commesse negli anni 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013 e hanno riguardato i seguenti obblighi tributari: mancato assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale”. Tradotto: un’evasione fiscale lunga cinque anni. Resta tuttavia da capire l’origine di questo capitale accumulato sul conto svizzero. E per farlo è necessario partire dal 1997.

Attilio Fontana era da due anni sindaco di Induno Olona, paese di diecimila abitanti in provincia di Varese, la città di cui diventerà primo cittadino dal 2006 al 2016. Negli anni in cui è alla guida del comune di Induno, la madre ha aperto un conto corrente all’estero. Il rapporto bancario intestato alla donna – nel 1997 aveva 74 anni – ma con procura al figlio Attilio. In pratica, chi detiene la procura su un conto è legittimato a disporre operazioni di vario tipo. Come mai la signora Brunella ha incaricato il figlio, che al tempo ricopriva già un incarico pubblico, di gestire un conto estero? L’ufficio stampa di Fontana non ha risposto alla nostra richiesta.

Abbiamo anche chiesto di spiegare perché nel 2005, la signora Brunella, che di anni ne aveva 82, ha trasferito tutto il patrimonio al trust Montmellon valley, con sede a Nassau, la capitale delle Bahamas, paradiso fiscale e centro di stoccaggio di capitali oscuri provenienti da tutto il mondo. E’ stata una decisione condivisa da Fontana? Neppure su questo il governatore ha voluto commentare.

La beneficiaria effettiva del trust di Nassau era la signora Brunella, Fontana era l’erede del patrimonio. Quando sono stati trasferiti i fondi dal conto estero a quello delle Bahamas, Fontana era al quinto anno di presidenza del Consiglio regionale della Lombardia. Un incarico che gli ha spianato la strada per la vittoria a sindaco di Varese l’anno successivo. La storia politica dell’avvocato Fontana e quella finanziaria di famiglia hanno, dunque, camminato in parallelo.

Le tappe salienti della sua carriera sono segnate da movimenti esteri di cui lui è stato ufficialmente solo un testimone e l’anziana madre, che ha aperto il suo primo conto all’estero a 74 anni, la protagonista.

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