Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

Brano tratto dal mio libro Igiene personale e sociale tra rito, mito, storia e futuro

LE PANDEMIE

LA PESTE

La popolazione europea ha sofferto una gran quantità di epidemie, in gran parte vere e proprie pandemie poiché interessarono estesissime aree geografiche, che si sono fatte più frequenti a partire dal tardo Medioevo, particolarmente nella seconda metà del XIV secolo. Le città erano le più colpite perché il contagio è facilitato da un grande agglomerato di persone, perché, soprattutto in un lontano passato l’acqua non era disponibile facilmente e generalmente era tirata su da pozzi e cisterne che spesso non erano lontani da fonti inquinanti esistenti nelle vicinanze, perché l’aria era piena di miasmi dovuti alla mancanza completa di igiene che, come già detto, trasformava le strade in fogne a cielo aperto, perché appunto non esisteva un sistema fognante. Spesso le città portuali erano all’origine delle infezioni epidemiche perché da lì si scaricavano mercanzie (tessuti) e persone spesso infette, insieme ai micidiali topi che arrivati a terra liberavano le pulci, veicolo privilegiato del contagio, che abbondavano su di loro. Altro motivo, controverso, che aiutava il diffondersi della malattia era il trovarsi in stato di malnutrizione. Infine le guerre cha all’epoca abbondavano sono sempre state altro elemento di contagio. Il rimedio era la fuga in campagna o in montagna, lontano da altre persone. Spesso però la notizia dell’esplosione di una epidemia arrivava subito dovunque ed i fuggiaschi erano cacciati brutalmente da ogni piccolo borgo dove tentavano di dimorare. Il loro destino era il vagare vagare, spesso non trovando di che alimentarsi e quindi con la costrizione di dover tornare da dove erano partiti e da dove nessuno li avrebbe cacciati. Il risultato di queste epidemie che andavano e venivano senza che si conoscessero le cause se non molto vagamente con riferimenti a magie, malocchi, punizioni divine, castigo di Dio.

La più tremenda pandemia che si ricordi è quella che imperversò in Europa tra il 1347 ed il 1353, chiamata Peste Nera o Morte Nera o Peste Bubbonica, che ammazzò quasi la metà di tutta la popolazione europea (intorno ai 25 milioni di persone). Questo tremendo morbo, come fu investigato e scoperto nel XIX secolo, ha come causa scatenante la puntura di una pulce e si può manifestare in tre modi che acquistano tre nomi diversi: peste bubbonica, peste setticemica e peste polmonare.

PULCI E TOPI

Come si trasmette la peste? I topi, particolarmente la specie Rattus rattus, sono l’habitat di molte pulci tra cui la Xenopsilla Cheopis o pulce del ratto che è il principale vettore della peste bubbonica. Inizialmente questa pulce si nutre di sangue infetto del ratto mentre è sua ospite e quindi si infetta. Una pulce infetta dal bacillo della peste ha grosse difficoltà a digerire il sangue che ha succhiato, così, affamatissima, continua a mordere incessantemente diffondendo rapidamente il bacillo della peste, lo Yersinia pestis, il quale entrando nel circolo sanguigno dell’uomo lo infetta. Nel caso sulla pelle dell’uomo vi siano ferite aperte o eczemi, il bacillo della peste può entrare attraverso gli escrementi della pulce. Quando poi il ratto muore, tutte le pulci che vi albergavano si trasferiscono in massa sull’uomo che si trovasse nelle vicinanze. Nel caso non trovino dove migrare esse possono comunque resistere fino a 6 settimane senza trovarsi su un animale, trovando alloggio in tessuti o granaglie. Questo straordinario tempo di sopravvivenza fa capire quanti chilometri possano percorrere queste pulci prima di morire e quindi in quanti luoghi hanno probabilità di essere depositate infettandoli. Se i topi sono su una nave infetta, quando essa arriva in porto, trasmigrano a terra per cercare cibo con le conseguenze immaginabili.

Quindi si tratta di pulci che albergano su topi ed allora cerchiamo di capire con che popolazioni di ratti abbiamo a che fare. Intanto, come ormai sappiamo, nell’epoca in cui si sviluppò la peste nera, la sporcizia la faceva da padrone, montagne di spazzatura si accumulavano, le fogne a cielo aperto erano dovunque. Tutti ambienti estremamente graditi ai topi che infatti proliferavano ovunque e, in maggiore quantità là dove era maggiore l’accumulo di sporcizie varie.  

Oggi i topi non sono debellati, anzi! Da studi dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel mondo se ne conterebbero almeno 7 miliardi che altri studi portano al doppio. Vivono generalmente nelle fogne e, finché hanno da mangiare lì sotto, non dovrebbero spaventare. E’ l’assenza di cibo di questi eserciti che deve essere terrorizzante per gli umani.

I TRE MODI IN CUI SI PRESENTA LA PESTE NERA

Intanto occorre dire che l’aggettivo nera lo troviamo perché la malattia originava macchie nere sulla pelle conseguenza di versamenti sottocutanei di sangue che potevano essere molto grandi. A questa manifestazione se ne associava un’altra, la crescita di escrescenze, chiamate bubboni o tumori ghiandolari con diametri di 4 o 5 centimetri, da cui deriva l’altro suo nome di peste bubbonica. Dopo un periodo di incubazione, variabile da uno a sei giorni, nel punto in cui è avvenuta la puntura della pulce, si forma una necrosi, che si colora di un blu tendente al nero. Due o tre giorni dopo, nella regione interessata, si ha un rigonfiamento dei linfonodi e una possibile conseguente purulenza. Dopo circa una settimana, tra violenti mal di testa, intontimento, attacchi febbrili e spossatezza generale si ha un lento miglioramento o il cedimento della barriera linfatica e gli agenti patogeni arrivano quindi nel circolo sanguigno. Se i bubboni si aprono, intorno a loro ne sorgono degli altri ed allora siamo nella situazione setticemica di morte certa.

Passiamo ora a ciò che avevamo lasciato in sospeso, i tre modi in cui si può presentare la peste.

La peste bubbonica, la più comune con una incubazione di 2 o 3 giorni, è quella che visivamente si presenta con bubboni situati per accumulo. La peste bubbonica è quella che visivamente si presenta con bubboni anche molto vistosi e dolorosi che si sviluppano per lo più nella regione inguinale, nelle ascelle o sul collo. La peste bubbonica è molto debilitante, causa febbri elevate e vomito, diarrea sanguinolenta, bava schiumosa, vesciche, pustole, foruncoli e le emorragie sottocutanee che ho citato. L’appestato ha uno sgradevole olezzo. Nonostante tutte queste caratteristiche questo tipo di peste è quello che dà maggiori probabilità di sopravvivenza (tra il 40 e il 60%).

La peste polmonare si diffonde invece da persona a persona, in modo diretto con i bacilli della peste che, penetrando nei polmoni dell’infetto, creano metastasi che provocano tossi, con espulsioni di sangue, che propagano il virus per via aerea. I sintomi sono analoghi a quelli di una polmonite molto violenta. La diffusione di questo tipo di peste è elevatissima come elevatissima è la mortalità che si avvicina al 95%, con una morte che può avvenire in poche ore.

La peste setticemica, più rara ella altre due ma letale come la polmonare, si ha quando il bacillo della peste entra direttamente nel sangue attraverso ferite. I batteri si diffondono nel sangue provocando febbre molto elevata, delirio, emorragie alle mucose e sulla cute, diarrea e grave stato di prostrazione.

Naturalmente queste distinzioni tra differenti tipi di peste non erano neppure immaginate all’epoca dove si aveva solo a che fare con una epidemia che in pochi, a volte pochissimi, giorni ammazzava chi ne era colpito.

PROPAGAZIONE DELLA PANDEMIA

C’è da osservare che in quegli anni, intorno alla metà del XIV secolo, analoghe pandemie colpirono vaste aree dell’Asia, tra cui il Vicino Oriente. Ciò ha portato ad affermare che la pandemia europea non fosse altro che una parte della generale pandemia in atto. Se si va a vedere come si estese il morbo, si scopre che a partire dalla immensa Mongolia (i mongoli avevano iniziato l’invasione dell’Europa nel 1241 e si ritirarono non perché sconfitti ma per motivi dinastici interni) che aveva una fitta rete di scambi commerciali con tutto il continente ed oltre (via della seta), passò nei vari Paesi asiatici, fino all’Impero Ottomano ed alla bizantina Costantinopoli da cui, attraverso le navi mercantili, si ebbero contagi in Sicilia (Messina), Sardegna, Corsica, Ragusa (l’odierna Dubrovnik).

Altro focolaio di contagio si ebbe a Caffa (l’odierna Feodosia) in Crimea, colonia commerciale genovese acquistata nel 1266 da un discendente di Gengis Khan. Questa fiorente colonia fu assediata nel 1346 dai mongoli che, per avere ragione dei genovesi, scagliarono dentro la città con le catapulte decine di cadaveri di appestati (si può dire che si stava usando la prima arma batteriologica della storia).  Da Caffa la peste si estese in tutta Europa a partire dal 1347 quando arrivarono al porto di Messina 12 galee in fuga da Caffa e piene di cadaveri; da qui furono cacciati e la loro peregrinazione nel Mediterraneo diffuse rapidamente la pandemia in tutti i porti mediterranei toccati da questa flotta della morte. Prima di Messina quelle navi erano passate a Costantinopoli e quindi al Cairo. Anche Genova tentò di non far entrare in porto quelle galee ma poi … Da Genova la peste si estese rapidamente a Firenze, Pisa, Marsiglia, ….

Fatto rilevante, dal quale poi gli scienziati trassero una qualche indicazione per la cura, è che la peste non ammazza tutti. Dentro una famiglia in cui un membro è colpito con la conseguente morte rapida, alcuni congiunti possono ammalarsi, star molto male, ma poi guarire (il come e perché non si sa), altri possono restare completamente immuni.

A tutto questo disastro nessuno era in grado di far fronte. I medici, per parte loro, non avevano alcuno strumento e conoscenza adeguata (basta rileggersi qual era il livello della medicina già discusso). Peggio ancora: erano addirittura impediti dall’indagare per le teorie sviluppate dai massimi medici del passato, Ippocrate e Galeno, per i quali non era neanche discussa l’idea di contagio, e men che meno l’idea che una malattia potesse passare da un animale ad un uomo. Quella medicina, come già discusso, teorizzava umori corporei il cui equilibrio deve essere mantenuto per garantire la sanità del corpo.

Intorno al 1353 la fase acuta della pestilenza terminò ma la malattia restò latente per molti anni con esplosioni periodiche qua e là, meno catastrofiche ma pur sempre importanti. Una nuova grande pestilenza si ebbe nel 1630 ed è quella che racconta Manzoni ne I promessi sposi. Ma altre pestilenze colpirono l’Europa con la solita tragedia di morti, di famiglie rotte, distrutte, spezzate, con il terrore e la paura dell’avvicinarsi di appestati.

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