Fisicamente

di Roberto Renzetti

La rapidità stupefacente delle conquiste musulmane può risultare incomprensibile a chi non ha presente il quadro delle divisioni dei territori conquistati nei quali le dispute teologiche sulle due nature di Cristo servirono a mettere a nudo nazionalismi esasperati, avversari del centralismo imperiale. Dovunque fosse arrivata la dominazione bizantina s’era mostrata inefficiente, corrotta, spoliatrice; in Africa non erano passati cinque anni dalla liberazione di Belisario che la politica delle imposte del governatore bizantino aveva fatto rimpiangere i Vandali; in Italia c’era da scegliere tra il terrore dei Goti, quello dei Longobardi o il fisco di Bisanzio; in Egitto e Siria, i due pilasti dell’Impero d’Oriente dopo il V secolo, per le dispute teologiche alle quali accennavo, si risvegliarono i nazionalismi di epoca ellenistica (conquiste di Alessandro Magno) e che il primo cristianesimo era riuscito a sopire. La suddivisione in patriarcati, che vedevano ormai l’alto clero reclutato su base locale tra i grandi proprietari fondiari che avevano importanti relazioni di scambio economico e sociale con i fedeli, aveva rafforzato le tendenze centrifughe di parti dell’Impero ed era presto divenuta suddivisione in zone d’influenza con patriarchi che godevano di elevato prestigio, che si esaltava se ad esso si accompagnava l’opposizione contro il potere centrale, e che divenivano vere potenze economiche che dovevano difendere i loro beni da quelli di altri patriarchi. I patriarcati avevano poi origini diverse che influivano sulle loro posizioni teologiche e nazionaliste, e mentre Alessandria ed Antiochia potevano vantare figure importanti di pensatori cristiani, Costantinopoli era solo filiazione del suo essere città imperiale. Così, lo sviluppo di differenti eresie non aveva uno sbocco naturale nel confronto fatto nell’ekklesia ma nella libertà vigilata graziosamente offerta da Costantinopoli, con la minaccia armata in difesa della vera fede. E tutto ciò non poteva che esasperare i nazionalismi, le divisioni, anche territoriali, con un indebolimento complessivo dell’Impero nella sua unità. Per parte sua l’Islam, modellato da Maometto, nella sua espansione così ci viene descritto da Foot Moore:

Gli eserciti arabi non corsero su e giù per il mondo, come spesso è stato immaginato, offrendo all’umanità il dilemma: o l’Islam o la spada ! Il Corano impone ai musulmani di forzare gli idolatri (Arabi) ad abbracciare la religione dell’unico vero Dio; comanda ad essi di far guerra agli altri sino a sottometterli al governo dell’Islam; ma protegge espressamente gli aderenti alle religioni che hanno libri sacri, il Giudaismo ed il Cristianesimo, nell’esercizio della loro religione.

        Maometto, il Profeta, prima di morire, aveva realizzato la conquista di tutta la Penisola araba ed era arrivato a premere a nord sull’impero bizantino. A soli due anni dalla sua morte, nel 634, iniziò l’impetuosa espansione dell’Islam. Dopo le prime incursioni del 633-634 verso la Mesopotamia meridionale sotto il dominio persiano-sassanide ed alla Palestina del Sud sotto il dominio bizantino, iniziò l’attacco alla Siria, regione ancora dell’Impero di Bisanzio. Un esercito, guidato dal saggio ed intelligente Abū Bakr, designato da Maometto come suo successore (Califfo)(45), partì da Medina. I primi scontri non furono favorevoli ai musulmani che, comandati da Khalid b. Saìid b.’As, vennero sconfitti duramente presso Damasco ad opera di un contingente di arabi cristiani, i Ghassanidi, comandati dal Theodoros, fratello dell’imperatore Eraclio. Sostituito il comandante musulmano con Abu ‘Ubayda b. al-Jarrah, i musulmani, nel 635, conquistarono Damasco e, nel 637, riuscirono a estendere la conquista sull’intera area mediorientale (Giordania, Palestina, Siria ed Iraq) ad eccezione di Cesarea che cadde (insieme ad Hayfā e Gaffa) nel 640. Tra il 636 ed il 637 l’esercito di Eraclio era stato annientato lungo le rive del fiume Yarmuk e ad Antiochia. Eraclio era in grave difficoltà soprattutto nel fronte Sud. Per far fronte all’inarrestabile avanzata nel 638 utilizzò ancora gli arabi cristiani di Al Jazira, ultima roccaforte dell’Impero bizantino, per tentare di fermare l’avanzata in territorio siriano. I musulmani inviarono subito ingenti forze verso Al Jazira e conquistarono l’intera regione nel medesimo 638. Intanto nel 636 era caduta di Gerusalemme, città santa anche per l’Islam, consacrata dalle rivelazioni di Mosè, Gesù e lo stesso Maometto, e nel 638 caddero Aleppo ed Antiochia.

        Eraclio aveva combattuto per 30 anni contro i persiani e la loro sconfitta aveva debellato il suo esercito aprendo la strada all’occupazione musulmana. Infatti, tra il 639 ed il 641, sotto gli attacchi musulmani, dopo la Persia e la Mesopotamia bizantina da cui passarono alla conquista dell’Armenia, cadde anche l’Egitto con la decisiva sconfitta dei bizantini nella battaglia di Heliopolis (640). Questa sconfitta dei bizantini lasciò l’intero Egitto militarmente sguarnito e fece da deterrente per i nativi, i monofisisti perseguitati dai cattolici, a ribellarsi ed a cacciare i commissari di governo. Finalmente, nel 642, cadde l’intera Persia, dopo la sconfitta dell’esercito sassanide a Nihāwand e, sempre nello stesso anno, cadde l’ultima roccaforte egiziana, Alessandria(46), da dove i musulmani iniziarono ad espandersi lungo la costa del Nord Africa conquistando le principali città della Libia fino a Tripoli (643). Vi fu solo la resistenza del bizantino Conte Gregorio, governatore dei territori libici. Ma la sua sconfitta, vicino Cartagine, aprì la via alla conquista di tutto il Nord Africa. A questo punto però l’avanzata si fermò perché i musulmani iniziarono una feroce guerra civile. Nel 642 era morto Abū Bakr che aveva lasciato la guida dell’Islam a ‘Omar ibn al-Khattāb (Omar), suocero del Profeta della tribù Quraysh, che la mantenne fino al 644 quando fu ucciso da uno schiavo persiano (sembra senza motivazioni politiche). Il califfo Omar fu considerato il più grande esponente del Califfato dei Rāshidūn, il più grande cioè dei 4 califfi (nell’ordine: Abū Bakr, Omar, Othman, Alì) che furono a capo dell’Islam nei 30 anni successivi alla morte di Maometto (dal 632 al 661). Il successore, l’altro genero del Profeta ‘Othmàn ibn ‘Affàn (Othman), del clan Omeya e della tribù Quraysh, fu designato da un consiglio costituito dagli antichi compagni di Maometto. Egli  mantenne il potere fino al 656, favorendo in ogni modo i membri del suo clan e preparando l’ascesa al potere della dinastia Omeya. Quando fu ucciso gli successe a Medina, come quarto califfo, il cugino e genero di Maometto, Alì ibn Abi Talib (Alì), rivale degli Omeya e primo Imam della comunità islamica Sciita, che resterà al potere fino al 661 (non si sa bene chi uccise Othman ma i sospetti si appuntarono su Alì che, a sua volta, fu ucciso inaugurando guerre civili a ripetizione in ogni regione conquistata). A Damasco, dopo scontri armati a Siffin tra i seguaci di Alì ed i sostenitori dell’assassinato Othman e dopo la cacciata di Alì che si rifugiò nell’odierno Iraq, venne proclamato califfo (660) il governatore della Siria e cugino dello stesso Othman, Muhawiyah, ancora del clan Omeya, della tribù Quraysh, proclamatosi califfo dell’intero Islam alla morte di Alì nel 661 e restato al potere fino al 680 (da notare che la Umma musulmana, il centro di potere musulmano, con la morte di Alì e l’ascesa al potere di Muhawiyah, passò da Medina a Damasco). Come è facilmente intuibile, da questo momento, iniziarono lotte di potere che creeranno fratture tra musulmani, a cominciare dall’odio che si iniziò ad insinuare tra persiani e turchi (anche Aisha, che aveva condannato l’assassinio di Othman, fu nemica implacabile di Alì e dei figli avuti con Fāţima, la figlia di Maometto, per aver consigliato a Maometto di ripudiarla). I persiani, sciiti cioè settari, hanno aggiunto alla religione dell’Islam un atto di fede che così recita: se Maometto è il profeta di Allah, il suo compagno Alì ne è il vicario, mentre gli altri successori sono degli usurpatori. Gli Sciiti, più in generale, ritengono che solo i discendenti diretti di Maometto possono essere assunti come califfi dell’Islam ed in tal senso il califfo omayyade Muhawiyah  è il primo usurpatore. I Sunniti, l’altra importante fazione islamica (delle tante che ne seguirono), sono invece considerati ortodossi e quindi più tolleranti perché riconoscono tutti e tre i califfi che sono succeduti a Maometto valutando come più debole proprio Alì. La rottura degli sciiti con i sunniti divenne insanabile quando il figlio di Alì e Fāţima, Hussein, che pretendeva di assumere il ruolo di califfo dell’Islam, in quanto discendente di Maometto, fu ucciso e decapitato nella battaglia di Kerbala del 680. Ed il califfato elettivo era di fatto già finito nel 671, con l’assassinio di Alì. E questo perché il califfo Muhawiyah, naturale successore di Alì, iniziò con il designare come  successore suo figlio Yazīd b. Mu’āwiya. Ciò metteva fine ai califfi elettivi ed inaugurava una dinastia di califfi che generò fortissimi contrasti con i musulmani ortodossi. La dinastia nata da questa designazione fu l’omayyade.

       Intanto nel 665 era ripresa la conquista del Nord Africa. Tutti gli storici concordano nell’ammettere una generale accettazione delle popolazioni all’occupazione musulmana almeno fino a circa la metà del VII secolo. Un importante contributo in tal senso lo dettero le autorità religiose che avevano preso il controllo della situazione alla morte di Eraclio (641), le autorità civili si erano dissolte e l’esercito era allo sbando. Una volta che un così vasto territorio fu conquistato in relativamente poco tempo, vi fu difficoltà di controllo tanto più da un centro come Medina che era distante e difficilmente raggiungibile. E tali autorità erano cristiani, quei monofisiti e nestoriani che non vedevano l’ora di rompere ogni legame con le assurde scomuniche di Roma. A questo punto furono i comandanti musulmani che presero la gestione del potere delle singole province conquistate.

        Da parte bizantina, ad Eraclio successe il figlio maggiore Eraclio Costantino (avuto con la prima moglie Eudocia) che morì di tubercolosi dopo soli 4 mesi di co-regno con il fratellastro Eraclio II, detto Eracleona (figlio della seconda moglie Martina). La repentina morte di Costantino fece sospettare all’esercito che fosse stato assassinato. Il generale armeno Valentino Arsacido si sbarazzò dei sospettati, Martina ed Eracleona, esiliandoli mutilati a Rodi. Prima di ciò, costrinse Eracleona a nominare co-imperatore il figlio undicenne di Costantino, Costante, che assunse il nome di Costantino IV, anche se nei documenti è ricordato come Costante II, che regnò fino al 668. Nei rimasugli dell’Impero romano d’Oriente, ancora lotte di potere che continuavano a sfaldarlo.

L’Impero musulmano nel 661, alla morte di Alì. Da Atlante Storico

        A questo punto dell’avanzata musulmana, ci si rese conto della necessità di avere una flotta. Questa eventualità era completamente al di fuori della cultura di un Paese sempre vissuto nel deserto e sempre servitosi di cammelli e cavalli per gli spostamenti. Fu il futuro califfo Muhawiyah, all’epoca governatore della Siria, che capì l’importanza della flotta per attaccare l’Impero bizantino nel suo cuore, Costantinopoli. Iniziò quindi a costruirla e nel 649, utilizzando gli efficienti arsenali bizantini principalmente di Siria ed Egitto (Tripoli, Tiro, Acri, Alessandria), la inaugurò con la prima spedizione contro Cipro, conquistando la capitale Costanza. Il governo di Bisanzio pagò profumatamente i musulmani per avere una tregua di tre anni durante i quali Muhawiyah rafforzò la flotta tanto che, finita la tregua, nel 654 assediò Rodi e quindi attaccò e saccheggiò Coo e Creta. La traiettoria degli attacchi puntava a Costantinopoli e da quella città si capì subito il pericolo incombente. Sulla flotta bizantina salì al comando l’Imperatore Costante II che attaccò la flotta araba (chiamata dai musulmani di Dhāt al-sawārī e dai bizantini di Phoenix) al largo delle coste della Lydia (regione nell’attuale Turchia, affacciata alla Grecia). Vi fu una drammatica sconfitta bizantina che vide anche l’Imperatore a rischio di morte. Da questa vittoria i musulmani non trassero un immediato vantaggio perché erano scossi da feroci guerre civili, questa volta era scoppiata la guerra civile tra Muhawiyah ed Alì della quale ho parlato qualche riga più su. Questa volta fu Muhawiyah a chiedere una tregua a Bisanzio per ottenere la quale pagò addirittura dei tributi all’Impero. Di questo momento di debolezza ne approfittarono in Armenia dove chiesero di tornare ad avere rapporti con Bisanzio.

        Costante II approfittò invece della tregua per sconfiggere gli slavi delle province orientali dell’Impero (658) e per portare avanti una dura lotta con il Papato di Roma per come venivano eletti i Papi, senza il rispetto delle norme che volevano il parere di alcune autorità bizantine (la dura controversia era iniziata con Papa Martino salito al trono pontificio nel 649). Successivamente Costante, con l’opposizione di tutta la corte, pensò di trasferire la sede imperiale in Occidente e, dopo il tentativo di far fronte in Italia ai Longobardi (Benevento, dove fu sconfitto), dopo esser passato per Napoli e Roma, si stabilì a Siracusa, in Sicilia, dove iniziavano minacce da parte della flotta araba musulmana e dove egli pensava di fare da argine a questa imminente avanzata. In questa città vi fu una congiura di corte contro Costante che fu ucciso nel suo bagno (668). Un tal Mezezio venne acclamato Imperatore dall’esercito ma la cosa durò pochissimo perché l’esarcato di Ravenna(47) reagì con una dura repressione dei cospiratori ed usurpatori (669).

        Costantino IV, figlio di Costante, successe al trono di Costantinopoli apprestandosi a dover affrontare le prove fondamentali che si erano accumulate ed aveva di fronte. Muhawiyah, una volta sistemate le lotte interne all’Islam, riprese gli attacchi all’Impero bizantino a partire dall’Asia Minore (663) con incursioni continue e ripetute ogni anno. L’intera regione fu devastata e gli abitanti schiavizzati. In poco tempo lo scontro arrivò molto vicino a Costantinopoli, a Calcedonia, dall’altro lato del Mar di Marmara.  Lo scontro però decisivo tra musulmani e bizantini doveva avvenire in mare dove Muhawiyah aveva già mostrato la sua superiorità. Alle precedenti conquiste delle isole di Cipro, Rodi e Coo si aggiunse quella di Chio, sempre più vicina a Costantinopoli. Nel 670 fu conquistata la penisola di Cizico ancora più vicina e che servirà da base per azioni successive. Nel 672 furono conquistati altri territori come Smirne e le coste della Cilicia che, nell’insieme , rappresentavano l’accerchiamento della capitale dell’Impero. Finalmente nel 674 fu assediata Costantinopoli con una flotta imponente. L’assedio durò l’intera estate poi la flotta si ritirò a Cizico. Continuò nelle estati successive fino al 678 quando una nuova arma fece la sua comparsa nelle fila dei bizantini, arma che ebbe ragione dei musulmani che furono finalmente sconfitti. Si tratta del fuoco greco, un qualcosa di micidiale, una specie di lanciafiamme che incendiava le navi nemiche e le torri d’assedio, con in più un effetto di non possibile spegnimento con acqua (una specie di iprite o napalm o fosforo bianco)(48). Oltre a questo, la flotta araba, menomata da una violenta tempesta, subì un altro rovescio in mare tanto che Muhawiyah fu costretto a firmare una tregua trentennale con Costantino IV di Bisanzio, tregua durante la quale doveva pagare ogni anno pesanti tributi (monete d’oro, schiavi e cavalli) alla città vincitrice. Per la prima volta dall’apparire dell’Islam sulla scena mediterranea, i musulmani erano stati sconfitti duramente e questa vittoria, insieme a quelle successive di Leone III nel 718 e di Carlo Martello nel 732, servirono a salvaguardare l’Europa dalla conquista e dominio arabo. Da questo momento l’Impero bizantino poté spostare truppe verso i Balcani e la Tracia per difendersi dalle invasioni dei barbari dell’Europa del Nord. Queste battaglie saranno portate avanti dal figlio di Costantino IV, Giustiniano II, che successe al padre, morto nel 685 all’età di 33 anni. Costui si mostrò incapace ed il suo sistema di tassazione portò all’esasperazione ed alla rivolta. Fu deposto dalla furia della popolazione che lo catturò, gli tagliò il naso e lo esiliò a Cherson, l’attuale Sebastopoli, in Crimea (695).

Il fuoco greco, disegnato in un antico manoscritto bizantino [da Wikipedia]

        Intanto, come accennato, nel 665 riprese la conquista del Nord Africa da parte musulmana che durerà fino al 689. Si cominciò con le zone più occidentali della Libia (Barqa) dove venne sconfitto un grande esercito bizantino. Nel 670 si aggiunse alle forze musulmane un altro esercito proveniente da Damasco e comandato da Uqba ibn Nafi che si situò nella località di Qayrawan (città a Sud dell’odierna Tunisi che sarebbe poi diventata la capitale della provincia islamica dell’Ifriqiya) presa come base per un’ulteriore espansione verso la Libia, la Tunisia, l’Algeria e la Mauritania (l’odierno Marocco) che si affaccia sull’Atlantico. Qui, in corrispondenza della città di Tingi, l’odierna Tangeri, l’avanzata fu fermata dal generale dei Goti, Conte Giuliano, e l’armata musulmana fu costretta a ritirarsi sui monti dell’Atlante. I successi di Uqba lo fecero rimuovere nel 673 da Muhawiyah che temeva la sua fama crescente. Fu sostituito dal comandante ‘Abd Allāh ibn al-Zubayr, un sahabi (compagno del Profeta) in quanto discendente di Abu Bakr, primo califfo, e nipote di Aisha, moglie di Maometto. Ma siamo al 680, alla morte di Muhawiyah, quando scoppiò una nuova feroce guerra civile tra i califfati di Arabia e Siria. Quattro califfi si successero in 5 anni, fino all’arrivo al potere del califfo di Damasco ‘Abd al-Malik ibn Marwān nel 685 (per un certo tempo, dal 683 al 692, vi furono due califfi che governavano su due parti in cui risultò diviso l’Impero islamico e la guerra civile continuò fino alla morte dell’avversario di Marwān, al-Zubayr proclamatosi califfo di La Mecca in quanto discendente di un compagno del Profeta. Al-Zubayr fu decapitato ed il suo corpo fu crocifisso).

        Con la fine della guerra civile riprese la conquista musulmana del Nord Africa che fu affidata ad Hassan, all’epoca governatore dell’Egitto, che dovette ricominciare dalla conquista dell’Ifriqiya, nel frattempo ripresa da Bisanzio. Vi fu però una dura resistenza bizantina che inviò truppe da Costantinopoli, navi e soldati dalla Sicilia. A questo esercito si aggiunsero i Visigoti di stanza in Hispania che temevano il grave pericolo musulmano che premeva alle frontiere sud della penisola iberica. I musulmani furono costretti a ritirarsi alla loro base di  Qayrawan. I cristiani ebbero l’illusione della vittoria e festeggiarono inneggiando i simboli della croce ma, l’anno successivo, i musulmani attaccarono in forze Cartagine incendiandola ed in una successiva battaglia, quella di Utica presso Cartagine, sconfissero i bizantini cacciandoli definitivamente dal Nord Africa. Siamo al 698 quando la maggior parte del Nord Africa era stato conquistata dai musulmani ai bizantini.

        Musa, un generale musulmano di origine yemenita, si incaricò di completare alcune conquiste. Nel 700 conquistò Algeri e le isole mediterranee di Maiorca, Minorca ed Ibiza e finalmente, nel 709, con l’esclusione di Ceuta (piccolo enclave nel territorio africano che si affaccia alla Hispania) difesa dal Conte Giuliano, tutto il Nord Africa era stato conquistato. L’anno successivo anche Ceuta cadde per un accordo tra Musa e Giuliano. Quest’ultimo infatti cercava l’aiuto di Musa per vendicarsi del Re dei Goti, Roderico, che aveva violentato sua figlia Florinda. E sembra che questa fu la chiave che aprì ai musulmani omayyadi le terre della penisola iberica. Sempre nel 710 il generale musulmano di origine berbera Tariq ibn Ziyad conquistò Tangeri che divenne il ponte per l’invasione dell’Europa attraverso l’Hispania e nel 711 Musa inviò Tariq ibn Ziyad ad attraversare lo stretto di Jabal al-Ţāriq (Gibilterra)(49), partendo da Ceuta con navi fornite da Giuliano, ed invadere la penisola iberica. Tariq sconfisse l’esercito del sovrano iberico, Roderico dei Visigoti, che morì nella battaglia del Guadalete (luglio 711). Tariq, in breve tempo, conquistò le principali città della penisola (Cordova, Granada, Malaga, Siviglia) arrivando a Toledo, la capitale, nel 712, e proseguendo verso la Cantabria e Tarragona, conquistate nel 713-714(50). Nello stesso 714 Tariq conquistò Saragoza, Soria e Palencia entrando nelle Asturie fino alla città di Gijon (a questo punto Musa fu richiamato a Damasco). Caddero poi, nel 716, Logroño e Leon e Tariq arrivò fino all’Ebro. Nel 719 furono conquistate Pamplona, Huesca e Barcellona. Da qui si entrò nel territorio del Regno visigoto in Gallia con la conquista di Narbonne (720).

L’Impero musulmano nel 720, dopo il completamento della conquista iniziata da Tariq ibn Ziyad. Da Atlante Storico

L’Impero musulmano nella sua successiva espansione dal 622 al 750 (con estensione al 945). Da Atlante Storico

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