Fisicamente

di Roberto Renzetti

A partire dalla morte di Giustiniano II, a Costantinopoli erano in corso lotte violente per la successione. Si erano susseguiti vari deboli imperatori, successivamente eliminati in un modo o in un altro. Nel 717 fu un usurpatore di umili origini del settentrione della Siria, Leone, a impadronirsi del trono di Costantinopoli con il nome di Leone III. Dalla sua terra natale, Leone era stato trasferito in Tracia con la famiglia, per fini colonizzatori dell’Imperatore Giustiniano II. Quando questo Imperatore, al quale era stato tagliato il naso, nel 705 passò per la Tracia nel viaggio che intraprese al fine di riprendersi il trono di Costantinopoli, Leone si mise al suo seguito. Giustiniano gli fu grato ed egli poté accedere agli alti gradi dell’esercito, restando al servizio dei successivi imperatori che si susseguirono fino a Teodosio III. Leone prese il potere mettendo fine alle lotte intestine durate 20 anni ed il suo regno durò fino al 741. 

        Il primo pressante impegno di Leone fu nei preparativi per l’imminente assedio musulmano a Costantinopoli. Già un suo predecessore, Anastasio II, aveva fortunatamente dato il via a imponenti fortificazioni che Leone terminò. Poco dopo infatti, sia per terra che per via mare, fu lanciato l’attacco degli eserciti musulmani. Anche stavolta tutti sapevano che se cadeva Costantinopoli vi sarebbe stata l’invasione d’Europa che si sarebbe trovata senza alcuna ulteriore difesa. Anche stavolta gli arabi musulmani furono sconfitti da una serie di eventi. Innanzitutto, oltre alla resistenza delle mura, ancora il fuoco greco scagliato contro le navi assedianti, quindi l’attacco di un esercito bulgaro, infine il freddo particolare di quell’inverno, aggiunto alla carestia che fece molti morti tra le fila arabe. Un anno dopo l’inizio dell’assedio, i musulmani si ritirarono. Ma non terminarono le ostilità, continuate da questo momento solo via terra. Ogni anno, a partire dal 726, vi erano attacchi continui dei musulmani con occupazioni e distruzioni di varie città vicine a Costantinopoli (Cesarea, Nicea, …). Leone riuscì a fermare tutto questo grazie all’alleanza con i Cazari del Caucaso e dell’Armenia, alleanza che sigillò anche con il matrimonio del figlio Costantino, suo futuro successore, con una figlia del Khān dei Cazari (733). Finalmente, nel 740, Leone sbaragliò completamente l’esercito musulmano nella battaglia che si sviluppò nelle vicinanze della città di Akroinos. Era finito l’incubo. Da questo momento gli arabi attaccarono qua e là ma sempre con minore intensità e mai più puntando a Costantinopoli. Alle porte dell’Europa dell’Est erano stati fermati. Forte di questi successi Leone III ed il figlio Costantino V (associato al trono nel 720) potevano ribadire con forza che erano loro i rappresentanti di Dio in terra:

Poiché Dio ci ha affidato l’autorità dell’Impero, come Gli è piaciuto […] ingiungendoci, secondo Pietro, capo e corifeo degli apostoli, di “pascere il gregge” dei fedeli, noi siamo convinti che non vi sia per Lui nulla in contraccambio di più alto o più grande del governo che ci è stato da Lui affidato in giudizio ed in giustizia, e che per conseguenza, sia nostro diovere “sciogliere il legame” di ogni ingiustizia, porre un freno agli impulsi di coloro che errano, e così pure ricevere dalla Sua mano onnipotente la corona delle vittorie sui nostri nemici, corona assai più preziosa e stimabile del diadema che ci è stato imposto, e conservare il nostro governo in pace e stabile lo stato [citato da Gallina].

        Cosa accadeva invece ad Ovest, dove ormai già l’intera Hispania (a parte qualche piccolo territorio irraggiungibile a Nord, nella cordigliera cantabrica) era stata conquistata ? I musulmani sembrava potessero ormai entrare nelle pianure della Gallia senza alcuna resistenza. Già erano penetrati nell’attuale Francia perché il Regno Visigoto che avevano travolto, si estendeva anche in quei territori. Musa, ancora nel 714, disponeva di un imponente esercito e si preparava ad attaccare i Regni declinanti dei Franchi (i Re fannulloni Merovingi) e dei Longobardi per arrivare a Roma ad unificare il Dio Unico sugli altari del Vaticano. Come scrive Gibbon, la conquista sarebbe proseguita soggiogando i barbari della Germania. Seguendo poi il corso del Danubio fino alla sua foce, sarebbe stato possibile prendere Costantinopoli dal Nord mettendo fine all’Impero Romano d’Oriente. La corte musulmana di Damasco si insospettì di questi piani ad ampio respiro di Musa e della fama che lo accompagnava. Il califfo al-Walīd I lo richiamò a Damasco e Musa obbedì. Intraprese il viaggio di ritorno verso la Siria via terra portando con sé immensi tesori. Fu dovunque acclamato in vero trionfo fino al suo arrivo a Damasco nel 715. A Damasco una iniziale pena di morte per il presunto reato di malversazione fu tramutata in una multa e nell’allontanamento da ogni incarico pubblico Solo un anno dopo, nel 716, Musa fu assassinato, seguendo una prassi che vedeva l’eliminazione di ogni comandante musulmano che avesse successi  militari e riscuotesse il gradimento della popolazione. In Hispania, a Musa seguirono altri governatori (wālī) che durarono però poco per successive congiure, assassinii o rapide sostituzioni. Merita essere ricordato il wālī di Al-Andalus (la vecchia Hispania) nominato nel 730, ‘Abd al-Rahmān ibn ‘Abd Allāh al-Ghāfiqī. A quell’epoca, nel 719, i musulmani erano già arrivati a Tolosa e nel 725 avevano occupato Carcassonne e Nimes. Intanto, nel 720, iniziavano gli attacchi alla Sicilia, attacchi che continueranno tra il 727 ed il 753, quando si interromperanno fino all’827 per un periodo di ulteriore guerra civile tra musulmani in Africa.

        Al-Rahmān ammassò un grosso esercito, comandato da Abdul Rahman, nel lato spagnolo dei Pirenei atlantici a Pamplona e nel 732 li attraversò nel passo di Roncisvalle penetrando nella regione dell’Aquitania. L’attacco era stato portato in un momento in cui l’esercito del Conte Eudes (noto anche come Oddone), Duca di Aquitania, era impegnato a difendersi dall’attacco da Nord di Carlo Martello, Maggiordomo di Palazzo di Austrasia e Neustria, sovrintendente cioè alle necessità del Palazzo reale dei Ducati Franchi d’Austrasia e Neustria, che tentava la riunificazione del Regno dei Franchi (nel 735, con la morte di Eudes, Carlo Martello mise una forte ipoteca anche sull’Aquitania).  Il primo di questi due ducati era quello più a Nord-Est e il più potente dei 4 ducati in cui era diviso il Regno dei Franchi della dinastia merovingia: Austrasia, Neustria, Aquitania, Borgogna, mentre il secondo era a Nord Ovest. Dopo aver attraversato la Garonna e la Dordogna, l’esercito musulmano si scontrò, vicino Bordeaux, con un esercito cristiano, guidato dal Conte Eudes, che fu distrutto nel 732 con un enorme numero di morti. Anche al Sud, da Narbonne, un esercito musulmano avanzò diritto verso il Rodano ed assediò Arles distruggendo, anche qui, l’esercito cristiano che era venuto in aiuto. L’esercito che aveva vinto a Bordeaux si spinse più oltre arrivando fino in Borgogna ed occupando Lione e  Besançon, saccheggiando ogni bene di valore e devastando ogni cosa, soprattutto nei monasteri e nelle chiese che incontrava (in quell’epoca era un sogno vano il pensare di trovare ricchezze altrove, a parte naturalmente i palazzi del potere). Lungo questa rotta si trovavano Tours e Poitiers che erano le mete più ambite per quanto si raccontava di ricchezze che si trovavano in quei monasteri dedicati uno a San Martino di Tours (quel santo del mantello …) e l’altro a Sant’Ilario di Poitiers. Commenta sarcastico Gibbon che i santi patroni in oggetto dimenticarono quel potere miracoloso che avrebbe dovuto difendere le loro tombe.

        Fu a questo punto che Carlo Martello, figlio illegittimo di Pipino il Giovane (oppure Pipino II) e fondatore della dinastia Carolingia, intervenne. E si discute sul perché tardasse ad intervenire con differenti ipotesi: la prima era lo spirito di vendetta verso Eudes che lo spingeva ad attendere la distruzione dell’Aquitania; la seconda proviene da fonti arabe ed afferma che Carlo attendeva che i musulmani fossero carichi di ricchezze saccheggiate, e quindi più deboli, per attaccarli; la terza e più ragionevole riguarda ragioni di opportunità che consigliavano di preparare bene un esercito, di attendere i rinforzi dei germani e di ammassare uomini prima di andare a scontrarsi con quell’orda infinita, resa più potente dalla fame di ricchezze che intravedeva (anche il nemico Eudes portò i suoi armati agli ordini di Carlo). Era la fine di ottobre del 732 quando Carlo marciò contro i musulmani localizzati tra Tours e Poitiers. La marcia avvenne al riparo di una catena di colline in modo da non essere notata e l’esercito di Carlo sorprese i musulmani che non se lo aspettavano. Vi furono alcuni scontri parziali e limitati che durarono sei giorni. Sembrava che la meglio andasse ai musulmani. Al settimo giorno vi fu invece lo scontro frontale che vide in primo piano i germani battere sonoramente quell’esercito che pareva invincibile ed uccidere il loro comandante Al-Rahmān. Arrivò la notte e si restò in attesa di un altro scontro per il giorno successivo. Ma in questo lasso di tempo vi furono scontri ma tra armati di diverse tribù musulmane, tra chi voleva restare e chi voleva scappare. Il mattino seguente l’esercito di Carlo non trovò i suoi nemici ed al principio pensò a qualche imboscata ma dopo un poco si convinse che i musulmani erano stati definitivamente sconfitti e messi in fuga.

        Vi furono altri tentativi musulmani di invasione. Nel 734 un loro esercito avanzò lungo la valle del Rodano occupando Arles ed Avignone. Fu ancora Carlo Martello(51) che li respinse verso Narbonne (e stessa cosa accadrà nel 738)  senza però andare a fondo e liberare anche quel territorio che sarà definitivamente liberato da Pipino il Breve, il successore di Carlo, solo dopo il 750, dopo cioè la definitiva caduta del califfato Omeya di Damasco per le solite lotte interne ai musulmani, questa volta con gli Abassidi (da notare che, sfruttando supposte motivazioni religiose, iniziarono divisioni territoriali nell’Impero arabo. In particolare un omayyade decretò la separazione della penisola iberica che da quel momento si rese autonoma dal nuovo centro di potere arabo-musulmano, passato da Damasco a Bagdad). La rivolta degli Abassidi contro gli omayyadi iniziò nel 747. Nel 750 il califfo Omeya Marwān II fu sconfitto ed ucciso insieme a tutta la famiglia (solo un giovanetto riuscì a salvarsi e fu colui che successivamente, in Hispania, dette vita ad un nuovo ramo della dinastia omayyade). Per altri versi, le vicende di Carlo mostrano che i Merovingi, una dinastia morente, si affidavano ormai solo ai Maggiordomi di Palazzo. Le vicende del Regno dei Franchi erano sempre più nelle mani dei Pipinidi che attendevano ormai solo la consacrazione ufficiale al Regno. Finalmente, con la morte di Dagoberto I, i merovingi erano praticamente finiti ed i vari successori si servirono solo dei suddetti Maggiordomi di Palazzo per tirare avanti. La vicenda dei Merovingi fu chiusa da Pipino il Breve con il colpo di Stato del 751 che tramutò una situazione de iure ad una de facto (vi era stata una riunione dei grandi personaggi del Regno a Soisson e qui Pipino si fece eleggere Re in luogo di Childerico, ultimo Merovingio che venne poi internato in un monastero).

CONSIDERAZIONI SULL’ISLAM

        Scrivono Tabacco e Merlo che la rapidità sbalorditiva dell’espansione musulmana fu il risultato di un connubio potente, mai prima verificatosi, tra la forza aggressiva dei nomadi verso le ricche regioni razionalmente sfruttate dai sedentari e una coesione ideologica permeata di volontà politica conquistatrice. Il connubio si presenta nell’Islam già in radice: in una sintesi determinatasi nella vita del suo profeta armato. Ed aggiungono: Via via che nell’Arabia centrale e settentrionale le tribù più aggressive si andavano orientando, attraverso intese ora prevalentemente politiche, ora più schiettamente religiose, intorno a quel capo d’eccezione che era Maometto, la potente somma di aggressività che fin allora era andata dispersa in una incoerente molteplicità di razzie e contrasti per lo più all’interno del mondo arabo,, veniva convogliata in una guerra-razzia di dimensioni crescenti contro i nemici della nuova fede.

        Effettivamente in soli 100 anni l’Islam aveva costruito un Impero impressionante che va da Costantinopoli ai Pirenei. Secondo gli storici, dietro vi era un doppio movente, da un lato l’unificazione religiosa e dall’altro la voglia di acquisire potere e ricchezza. Naturalmente occorre tener conto di varie differenze, di vari influssi, di varie personalità alla testa dell’Islam. Ma il fondo del movente espansionista era stato certamente delineato da Maometto e dai suoi primi collaboratori. A Maometto si deve infatti una prima stesura del libro sacro dei musulmani, il Corano, che merita una qualche attenzione.

        Le vicende che hanno portato all’odierno Corano sono interessanti per capire cosa si può fare con le religioni. Intanto la parola araba Quràn e cioè Corano vuol dire ‘recitazione a voce alta’. Questo nome deriva dalla leggenda, alla quale ho già accennato, secondo cui l’Arcangelo Gabriele avrebbe dettato a Maometto il testo delle rivelazioni leggendolo a voce alta da uno scritto nell’alto dei cieli, il Primo Cielo. Questo testo sacro è solo l’ultimo delle 104 scritture che Dio avrebbe rivelato successivamente all’uomo, molte delle quali sarebbero state o nascoste o falsificate da ebrei e cristiani (chiamati nel loro insieme nel Corano i popoli del Libro). In una di tali scritture, ad esempio, Gesù avrebbe annunciato l’avvento di Maometto ma essa sarebbe stata opportunamente occultata. Tra le scritture che rimangono e che sono riconosciute come dettate da Dio, anche per i musulmani, vi sono: il Pentateuco di Mosè, i Salmi di Davide, il Vangelo di Gesù. L’ultimo libro che Dio ha dettato tramite l’Arcangelo è appunto il Corano. Insomma: non si tratta di una nuova religione ma della stessa unica religione che fu rivelata agli ebrei ed ai cristiani ma che costoro non capirono, non vollero capire e quindi alterarono.

        Questo libro, quello che è arrivato a noi oggi, è qualcosa di diverso da quello di Maometto. Studiosi di lingua araba vi riconoscono stili diversi che fanno pensare ad elaborazioni successive, anche perché il materiale è estremamente disordinato. I 114 capitoli (sure) che lo costituiscono alternano argomenti tra loro molto diversi come mitologia e morale, politica, questioni legali e finanziarie, prescrizioni religiose, affari personali di Maometto. Aggiungo io che è estremamente complesso leggerlo (mi riferisco alle traduzioni in italiano, tra l’altro tra loro diversissime) e capire di cosa si stia davvero parlando. Non stupisce che il testo arabo, lo stesso testo, abbia letture così diverse da parte dei musulmani. Le rivelazioni fatte a Maometto, furono trascritte in supporti diversi (foglie di palma e pelli di agnello). Alla morte del Profeta, nel 632, furono riviste dal primo califfo ed amico di Maometto, Abū Bakr. In epoca successiva tra il 644 ed il 665, sotto il califfo Othman, il testo del Corano fu ancora rivisto e, finalmente, fu rivisto definitivamente agli inizi dell’VIII secolo quando tutte le versioni precedenti furono distrutte. Da ciò si può capire che tipo di manipolazioni debbono essere avvenute dall’epoca eroica di Maometto a quella in cui l’Impero islamico era alla sua massima espansione (soprattutto perché la ragione sociale dei correttori era radicalmente cambiata). Siamo comunque in epoca in cui la scissione tra sunniti e sciiti era già avvenuta. Per definire il Corano in termini religiosi riporto le parole di Donini:

        Il concetto fondamentale del Corano è quello dell’abbandono alla volontà divina, della «sottomissione», o islam, da cui deriva il termine muslim, musulmano, per definire i seguaci della nuova religione. Si ritiene che l’anima sopravviva in forma corporea anche dopo la morte e che nella vita futura il credente potrà godere di ogni sorta di piaceri; ma chi si ostina nell’empietà e nel peccato sarà divorato dalle fiamme infernali. Se gli infedeli oppongono resistenza alla propagazione della nuova fede, devono essere sterminati (la «guerra santa», o gihàd); ma se si sottomettono e accettano di riscattarsi con un tributo, potranno vivere in pace e praticare i loro culti. Di qui una certa tolleranza, che ha caratterizzato nel corso dei secoli alcune grandi società islamiche nei confronti degli stessi Stati cristiani.
        Per concludere, l’Islam vede la religione come un modo di vivere, un insieme di comportamenti, una legge, un ideale politico; mancano invece quasi del tutto quelle connotazioni strettamente sacerdotali e liturgiche che appaiono essenziali alla nostra idea di religione. Ciò spiega come l’Islam abbia potuto tradursi, e continui a tradursi anche oggi, in un programma di unificazione politica e d’indipendenza nazionale per la maggior parte dei paesi del mondo arabo. Ma è innegabile, allo stesso tempo, che nelle mani delle classi dominanti e della parte più reazionaria del clero le norme religiose e sociali del Corano si sono rivelate un ottimo strumento per mantenere docili e sottomessi i ceti subalterni in tutta una serie di paesi convertiti alla dottrina di Maometto.

        Da parte mia un solo brevissimo commento all’ultima affermazione di Donini, che condivido completamente. Debbo aggiungere che, purtroppo, le religioni, tutte le religioni, al di là della buona fede dei credenti o fedeli, sono i più formidabili strumenti di potere e di coercizione in cambio, non già di buoni rapporti con un Dio, ma di un regno paradisiaco per i gerarchi di quella religione in terra. Basta dare un’occhiata alla storia della Chiesa di Roma, alla sua volontà continua di allearsi sempre con i peggiori oppressori del mondo, a quella dell’Islam che è una vera calamità per milioni di persone oppresse dai peggiori regimi reazionari nel mondo, a quella dell’Ebraismo sfociata in un Paese teocratico e violento come Israele. Ma ora mi fermo e torno a commentare l’Islam, almeno quello che ho trattato da Maometto alla conquista del Regno visigoto di Hispania.

        Il gran successo nella conquista così rapida di zone abitate a prevalenza ebraica e cristiana merita un minimo d’indagine. Tralasciando il punto di vista militare, vediamo perché vi fu una sorta di accettazione popolare degli invasori. Il fatto che Allah sia un Dio unico è del tutto evidente ai musulmani ma, contrariamente ai cristiani, i seguaci dell’Islam credono di avere una dote in più rispetto a coloro che hanno altri dei. Sono loro i fortunati che non debbono andare a pietire (o peggio, imporre) conversioni ma tranquilli aspettare le eventuali persone che hanno finalmente capito e desiderano convertirsi. Non sono i musulmani che devono chiedere qualcosa come conversione ai vinti. Si accontentano della sottomissione. Tra i barbari era il vincitore ad andare spontaneamente incontro al vinto. Tra gli arabi accade il fenomeno opposto, sarà il vinto ad andare verso il vincitore. Ciò potrà avvenire solo se spontaneamente il vinto capirà che Allah è unico, che il Corano è il sacro testo, che l’arabo è la lingua santa. Quindi nessuna propaganda o oppressione ma assoluta libertà religiosa, anche per i cristiani monofisiti e nestoriani che erano invece perseguitati dalla casa madre del Cristianesimo. In tutte le zone conquistate dagli arabi erano le suddette religioni a dominare e si può quindi capire che, di fronte alla libertà religiosa garantita, e non per calcolo politico ma per quel senso di superiorità che si ha quando si è convinti di essere i migliori, tutti preferivano accettare tranquillamente il nuovo rispetto al duro passato oppressivo. I musulmani si sentivano magnanimi verso dei poveretti che non capivano la grandezza di Allah, accettavano tra loro persone degradate, spregevoli ed abiette. E’ l’infedele, del quale non viene attaccata la fede ma ignorata, che si sente demoralizzato e tenta di riconquistare una qualche dignità mondana, è lui che si dirige verso il musulmano e, nel farlo rompe i legami con la sua patria ed il suo popolo. Devo qui ricordare che con l’Ebraismo ed il Cristianesimo non vi era distinzione tra religione e politica con la conseguenza che i dominatori precedenti risultavano oppressori sia religiosi che politici. I nuovi conquistatori garantivano la completa libertà di culto e non chiedevano in tasse più di quanto non chiedessero i bizantini. Perché opporsi ?

        I musulmani erano anche pagati da qualcosa che invece era semplicemente disprezzata dai cristiani che, proprio per questo, non si accorgevano di quanto guadagnavano i musulmani. Tutta la scienza, la tecnica, la cultura e l’arte greca, romana e, soprattutto, alessandrina, così ferocemente denigrate e diffamate dalla Chiesa, erano invece assorbite con insaziabile interesse e passione dai musulmani (per la fortuna di noi tutti che, senza l’opera di conservazione degli arabi musulmani, non avremmo mai conosciuto fondamentali opere dei classici greci che inesorabilmente i cristiani distruggevano). Le stesse leggi, norme civili, istituzioni verranno assimilate per governare un impero che sarebbe risultato ingovernabile con i costumi e le usanze tribali.

         Una peculiarità dell’Islam, che merita di essere evidenziata, è l’esistenza della citata umma dei credenti ma non una chiesa. Non esiste un clero come noi lo intendiamo ma solo un direttore della preghiera o imam.

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