Fisicamente

di Roberto Renzetti

Tratto dal mio libro “Alla ricerca di un uomo chiamato Gesù”.

        Inizio ora ad addentrarmi in una delle teorie che riguardano la figura di Gesù. Come abbiamo letto, gli Zeloti erano apertamente antagonisti dei romani e non avrebbero mai accettato la pace con gli stessi, poiché li ritenevano usurpatori del loro territorio e del loro popolo. Come riferisce lo storico e studioso C. Roth, gli Zeloti, che costituivano un partito di gelosi e feroci custodi della legge e dell’indipendenza politica degli Ebrei, avevano al loro interno una frangia estremista, quella dei Nazorei o Nazirei (da Nazor, il nome noto del Maestro di Giustizia), conosciuti anche come Mandei, che si rifiutavano di pagare le tasse ai romani, manifestando il diritto di uccidere chiunque, non ebreo, oltrepassasse i limiti dei cortili del Tempio. Questa frangia, secondo una teoria autorevolmente avanzata da vari studiosi, sarebbe all’origine del nome Nazareno assegnato (tra gli altri) a Gesù che, come tutti sanno, è chiamato anche Gesù di Nazareth. Su questo aspetto vi è uno studio di David Donnini nel suo Cristo che merita di essere letto:

Sebbene la tradizione, all’unanimità, collochi la nascita di Cristo a Betlemme(6), coerentemente con le profezie bibliche sul messia atteso dagli ebrei, il figlio di Dio non è noto come Gesù di Betlemme ma come Gesù di Nazareth, espressione dal significato chiaro a tutti.

Eppure, se c’è un sospetto serio e fondato sulle caratteristiche che i Vangeli attribuiscono a Gesù, un dubbio che diverse e solide indicazioni trasformano in una certezza, questo è il fatto che il Cristo e la sua famiglia non abbiano mai avuto niente a che fare con la città di Nazareth. Qualcuno, già abituato al dibattito cristologico, è consapevole della questione, ma la maggioranza dei cristiani, ben indottrinati e tenuti rigorosamente all’insaputa di molte problematiche sollevate dallo studio dei Vangeli, non possono che inorridire a sentir dire una cosa del genere.

Autorevoli studiosi, come Marcello Craveri, principale esponente della critica laica, hanno addirittura sostenuto energicamente una tesi coraggiosa: la città di Nazareth è il frutto di una invenzione posteriore, ai tempi di Gesù non esisteva nemmeno; fra le sue argomentazioni il fatto che Giuseppe Flavio avrebbe nominato nelle sue opere ogni singola cittadina della Galilea, senza mai citare Nazareth: “El-Nasirah è un villaggio della Galilea, posto a circa quattrocento metri di altezza, nel quale la tradizione cristiana riconosce l’antica Nazareth, patria di Gesù. Secondo vari studiosi, tuttavia, Nazareth – meglio Natzrath o Notzereth – non è mai esistita e l’appellativo Nazareno che accompagna il nome di Gesù negli scritti neotestamentari non indica affatto il suo paese di origine, ma è da ricollegare al vocabolo aramaico Nazirâ con cui a quei tempi erano chiamati coloro che avessero fatto voto, perenne o temporaneo, di castità e di astinenza, tenendo le chiome intonse per tutta la durata del voto“. Personalmente non difenderei l’opinione di Craveri a tutti i costi, in fin dei conti vedremo che il presupposto della inesistenza di Nazareth non è affatto necessario per mostrare che Gesù non avesse niente a che fare con la città; anzi, è proprio l’esistenza di Nazareth che ha offerto ai redattori evangelici la possibilità di effettuare l’ennesimo giochetto di equivocazione scambiando aggettivi compromettenti con innocui attributi geografici (abbiamo già visto il caso delle parole galileo e cananeo, che molto sagacemente nascondono gli appellativi delle sette zelote(7)).

Lo studioso Loisy, qualche decennio fa, affermava: “La stessa tradizione ha fissato il domicilio della famiglia di Gesù a Nazareth allo scopo di spiegare così il soprannome di Nazoreo, originariamente unito al nome di Gesù e che rimase il nome dei cristiani nella letteratura rabbinica e nei paesi d’oriente. Nazoreo è certamente un nome di setta, senza rapporto con la città di Nazareth, tranne forse quello di una comune etimologia. Non è neppure in rapporto con i Nazir, o consacrati, menzionati nell’Antico Testamento. Il nome s’incontra più tardi come proprio delle sette giudeo-cristiane, ed è portato pure dai Mandei. E’ plausibile che appartenesse originariamente alla setta battista. Del resto, si è negata, a torto, l’esistenza di Nazareth al tempo di Gesù. Nazareth esisteva; e, appunto per questo, quando si volle abolire il rapporto originario di Gesù e della sua setta con la setta battista, si poté usare il suo nome per dare una spiegazione artificiosa del soprannome di Nazoreo o Nazareno. Non c’è nessun rapporto etimologico tra Nazareth e i Nazorei o Nazareni o Nazoreni (i cui nomi semitici si scrivono con uno “tsadè”) e i Nazir (che si scrive con “zain”). I Nazir erano i consacrati. Nazoreo significa probabilmente osservante…”.

Di opinione simile anche lo studioso E.B.Szekely: “We can first state what towns were not his birthplace. He was not born at Bethlehem of Judaea, which was chosen to harmonize with mosaic law and to fulfill the prophecies. Bethlehem was also selected for dynastic considerations and for reasons of Messianic legitimacy. Nor it was Nazareth. The real name of his birthplace has been suppressed“.

Quale sarebbe allora l’aggettivo compromettente che gli evangelisti intendevano censurare? Lo stesso che dà il nome ad un Vangelo giudeo-cristiano censurato e fatto sparire dalla chiesa: nazoreo [il Vangelo dei Nazarei (o Nazareni o Nazorei) è un vangelo apocrifo andato perduto, del quale ci è giunta traccia solo attraverso testimonianze occasionali fornite da alcuni padri della Chiesa. Era in uso tra i giudeo-cristiani presenti in Palestina nel II secolo. Probabilmente va identificato con altri due testi giudeo-cristiani parimenti perduti, il Vangelo degli Ebioniti e il Vangelo degli Ebrei, ndr]. Questo, infatti, è l’aggettivo con cui Gesù è presentato nel testo greco del Vangelo, sotto le forme NazoraioV  (nazoraios) e NazarhnoV  (nazarenos).

Ebbene, è alquanto poco probabile che questi aggettivi vogliano significare “cittadino di Nazareth”, così come è poco probabile che l’espressione Vangelo dei Nazorei significhi “Vangelo dei cittadini di Nazareth”. Il termine Nazoreo o Nazareno indica una setta come affermava già molti anni or sono lo studioso ebreo Elia Benamozegh: “Neppure è improbabile che i primi cristiani siano stati detti Nazareni nel senso di Nazirei, piuttosto che in quello di originari della città di Nazareth, etimologia davvero poco credibile e che probabilmente ha sostituito la prima solo quando l’antica origine dall’essenato cominciava ad essere dimenticata“.

Gesù il Nazareno, Jeshû-ha-Nôzrì in ebraico, IhsouV o NazoraioV in greco, significa dunque “Gesù, della setta dei Nazorei”. Che dire del fatto che ancora oggi esiste, nella tormentata terra d’Iraq, una setta di seguaci dell’insegnamento di Giovanni Battista i quali chiamano se stessi Nazorei?

A mio parere l’elemento più manifesto a favore della tesi che stiamo sostenendo ce lo fornisce lo stesso Matteo nella sua natività quando, nel goffo tentativo di creare un altro riferimento biblico, scrive: “Egli, alzatosi, prese con sè il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzareth, perchè si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: “Sarà chiamato Nazareno” (Nazoraios nel testo greco)”.

Se quello che afferma Matteo fosse pertinente dovrebbe, come minimo, esistere una profezia di questo genere, nella quale la parola Nazareno dovrebbe significare, senza possibilità di equivoci, cittadino di Nazareth. Di tale profezia invece non c’è traccia in tutta la Bibbia, a meno che non si prendano in considerazione passi come il seguente: “…poiché concepirai e darai alla luce un figlio, sul capo del quale non passerà il rasoio. Egli sarà Nazireo, fin dalla nascita…“. E’ l’annuncio della nascita di Sansone, ma gli esegeti cattolici si tengono ben lontani dal prenderlo in considerazione come eventuale riferimento alla profezia di cui parla Matteo; sarebbe come ammettere apertamente che il termine Nazareno sia collegato con Nazireo e non abbia niente a che fare con la città di Nazareth.

E allora, dove va a cascare la spiegazione dei teologi? Viene chiamato in causa, a questo proposito, il seguente passo di Isaia: “Un virgulto sorgerà dal tronco di Jesse e un pollone verrà sù dalle sue radici…“. Isaia voleva dire che il liberatore di Israele sarebbe stato un discendente di Davide, rappresentato come un ramo del tronco di Jesse (Jesse è il padre di Davide); il fatto è che in ebraico ramo si dice, appunto, netzer, la cui radice (NZR) è comune con quella della parola Nazareth.

Il riferimento è veramente inammissibile: innanzitutto Isaia parlava di tutt’altra cosa che di Gesù Cristo, perché non si riferiva alla sottomissione degli ebrei ai romani, ma agli assiri; inoltre non aveva nessuna intenzione di riferirsi alla città di Nazareth; insomma, non stava certo dicendo che il liberatore messianico sarebbe stato un cittadino di Nazareth. Chi sostiene una cosa del genere vuole semplicemente farsi ridere dietro. Il collegamento dei passi in questione è solo il frutto di una disperazione dei teologi nel cercare una spiegazione non compromettente alla profezia di cui parla Matteo.

Una sola cosa ci dimostra Matteo col suo riferimento forzato a profezie che non esistono: che aveva dei motivi per far credere che Nazareno significasse “cittadino di Nazareth” quando significava, invece, qualcos’altro che doveva restare rigorosamente nascosto.

A mio parere questo stratagemma servì non solo a nascondere il significato reale del termine nazoreno ma anche, e forse ancor più, a non far conoscere la vera città natale di quel sedicente messia che fu giustiziato da Ponzio Pilato.

        A quanto letto c’è da aggiungere che la città natale di Gesù con grandissima probabilità era Gamala, una città che è stata scoperta casualmente da archeologi nel 1967. I resti della città e la posizione geografica corrispondono perfettamente alla Nazareth descritta nei Vangeli. Nei Vangeli, Nazareth viene descritta in riva al lago di Tiberiade [Mt. 13, 1-2], mentre nella realtà Nazareth dista una trentina di km da quel lago. Invece Gamala è vicina ed a sudest del lago di Tiberiade. La distanza è importante perché legata a quanto si dice nei Vangeli. Come scrive Donnini:

Che cosa è saltato in mente agli evangelisti di raccontare che assai spesso Gesù usciva di casa e si metteva a predicare sulla riva del lago, salendo anche sopra una barca, dal momento che la folla, giunta numerosa, si accalcava sulla spiaggia? Dobbiamo credere che i Nazaretani facessero abitualmente sei ore di cammino per andare a vederlo? Come è possibile che Gesù, traversando il lago a partire dalla sponda in cui si trovava la sua città, approdasse nella regione di Genesaret, quando Genesaret era sulla sponda occidentale, la stessa di Nazareth ? Com’è possibile che la sua città fosse situata sul monte? E che razza di idea è stato quella di scrivere che i Nazaretani stessi, riuniti nella sinagoga della città e scandalizzati dalle parole di Gesù, avessero deciso di gettarlo giù dal precipizio? Di quale precipizio si parla, dal momento che intorno a Nazareth non c’è ombra di precipizi ?

E’ anche interessante riportare ciò che Giuseppe Flavio dice su Gamala nelle Antichità Giudaiche:

Il rabbi Ezechia [il padre di Giuda di Gamala, ndr], di professione medico, apparteneva ad una famiglia ricca ed altolocata della città di Gamala situata sulla sponda golanita del lago di Tiberiade. Questa città non si era sottoposta ai romani confidando nelle sue difese naturali. Da un’alta montagna si protende infatti uno sperone dirupato il quale nel mezzo s’innalza in una gobba che dalla sommità declina con uguale pendio sia davanti che di dietro, tanto da somigliare al profilo di un cammello (gamlà); da questo trae il nome, anche se i paesani non rispettano l’esatta pronuncia del nome. Sui fianchi e di fronte termina in burroni impraticabili mentre è un po’ accessibile di dietro, dove è come se fosse appesa alla montagna. Ma anche qui gli abitanti, scavando una fossa trasversale, hanno sbarrato il passaggio. Le case, costruite sui ripidi pendii, sono fittamente disposte l’una sopra l’altra: sembra che la città sia appesa e sempre sul punto di cadere dall’alto su se stessa. Affacciata a mezzogiorno, la sua sommità meridionale, elevandosi a smisurata altezza, forma la rocca della città, sotto cui un dirupo privo di mura piomba in un profondissimo burrone.

        Sempre nei Vangeli, falsificati allo scopo detto, Nazareth viene descritta come una città sopra un precipizio (28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio [Lc. 4 -14/28]) mentre Nazareth è situata su un terreno collinare. Invece Gamala, come già detto, si trova sul ciglio di un monte ed è l’unica città di Palestina costruita su un dirupo. Infine, mentre a Gamala sono stati trovasti i resti di una Sinagoga databile ad epoca precedente quella di Gesù, a Nazareth i resti della Sinagoga sono databili al III secolo.

Figura 1. Distanze relative di Nazareth e Gamala dal Lago di Tiberiade.

Figura 2. Le rovine di Gamala con in evidenza quelle della sinagoga. Si intravvedono i dirupi che circondano la città

        Inoltre, ma qui entriamo nel campo delle pure illazioni, Gamala era la città di quel Giuda di Gamala, uno dei capi zeloti. E qualcuno, come Cascioli, ha sostenuto che Gesù fosse un discepolo di Giuda che, a mio giudizio, erroneamente chiama Giovanni.

        Con questo bagaglio di premesse, è possibile andare ad indagare la storicità di quel Gesù che ci viene proposto dal Nuovo Testamento. I problemi sono di due ordini: vi sono state falsificazioni non tanto nella redazione iniziale quanto nelle trascrizioni e traduzioni successive dei testi ? quel Gesù evangelico è davvero esistito o è la somma di vari Gesù organizzati in una storia utile ? Queste domande saranno meglio comprese andando oltre e tentando di rispondere ad esse.

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