Fisicamente

di Roberto Renzetti

Insieme al Corano, a migliaia di aspiranti kamikaze vengono consegnate armi costosissime, compresi i missili Stinger che gli Usa donarono ai mujaheddin afghani per combattere i russi.

di Rosario Mascia

E’ a Kandahar, in Afghanistan, l’università del terrorismo. Una scuola molto speciale, dove insieme al Corano agli studenti vengono consegnati kalashnikov e tutto il meglio delle armi convenzionali e non, compresi i missili Stinger che gli americani donarono ai mujaheddin afghani per combattere i russi e che successivamente tentarono di ricomprare a caro prezzo -un milione di dollari ciascuno-.
Oggi quelle armi sono puntate contro l’Occidente, acquistate senza badare a spese grazie ai soldi del principale sponsor: Osama bin Laden. Una scuola, come le altre quattordici sparse in tutto l’Afghanistan, dove entrare non è difficile se si accetta il martirio islamico, ben più difficile è uscirne di propria volontà. Chi la lascia, questa come le altre, lo fa solo per immolarsi nel nome di Allah. Una scuola dove gli studenti vengono preparati non solo tecnicamente ma anche moralmente, inculcando dentro di loro l’odio verso l’Occidente e, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la necessità del martirio per abbattere gli infedeli e raggiungere il paradiso. Un lavaggio del cervello che ha dato eccellenti risultati.
Gli studenti non mancano. Iniziano il loro apprendistato giovanissimi, in età scolare, in una delle innumerevoli madresse, le scuole coraniche dove per quindici anni verranno insegnati il Corano e la Sharia, la legge islamica che da esso deriva. Da qui i migliori passeranno poi a frequentare i “corsi di formazione” sul terrorismo.
Insegnamenti che non si tengono solo nei campi di addestramento afghani ma anche nel confinante Pakistan, la cui posizione politica internazionale è precaria. A Peshawar – da qui partì il volo dell’aereo spia americano U2 abbattuto nell’ex URSS- i corsi di perfezionamento sono tenuti alla scuola di “Dawat and Jihad” -Benvenuti alla Guerra Santa-, alla periferia della città, un tempo frequentata da quanti avrebbero poi raggiunto le formazioni di guerriglieri che combattevano i russi sulle montagne afghane.
Fondata ai tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan per addestrare i mujaheddin, la scuola è la testimonianza di quali mostri abbiano creato i servizi segreti americani, organismi dei quali è ormai impossibile riprendere il controllo. Fra il 1979 ed il 1989 oltre 25 mila giovani provenienti dal Medio Oriente e dall’Asia, passarono da quel portone di legno che si apre in un muro di cinta all’interno del quale in baracche di fango gli istruttori tengono i corsi della morte. Insegnamenti dai quali gli allievi impararono l’uso delle più comuni, diffuse e moderne armi portatili, tattica di guerra, creazione di una base e mantenimento, comunicazioni sia con vecchi collaudati ma antiquati sistemi che con le più moderne tecnologie, confezionamento dei famigerati pacchi bomba, la manipolazione di tutti i tipi di esplosivi e soprattutto dove piazzarli in modo da ottenere il massimo effetto, le regole della sicurezza.
Oltre ovviamente al supporto fornito dallo studio del Corano e delle pratiche religiose. Ma la scuola non può fornire tutti gli insegnamenti e per quelli più specifici gli allievi raggiungono altre destinazioni dove riceveranno un addestramento mirato per i compiti che dovranno svolgere.
Nel campo di Abu Khabab, nei pressi di Jalalabad, nell’Afghanistan orientale, si insegna l’uso di armi chimiche e batteriologiche, un’informazione data da uno di quei pochi terroristi di Al Qaeda che hanno “saltato il fosso” finendo nelle braccia dei servizi americani. Vicino a Bagor, nell’isola di Giava, oltre 20 mila guerriglieri sono stati addestrati e successivamente inviati ad ondate nelle isole Molucche per combattere contro i cristiani.
A Zenia e Tuzla, in Bosnia, l’addestramento verte sulla penetrazione nei Balcani e l’infiltrazione in Occidente mescolandosi alle decine di profughi che quotidianamente sbarcano sulle coste italiane provenienti dall’Albania dove a Tirana è ancora attivo l’Islamic Resurrection Foundiation” che reclutava combattenti durante la guerra in Yugoslavia.
La Bulgaria ospita anch’essa alcune scuole specificamente indicate come propedeutiche al terrorismo in Cecenia mentre in Germania, Francia, Italia ed anche negli Usa i futuri martiri imparano a mimetizzarsi nel tessuto sociale occidentale studiando e perfezionando le lingue e seguendo corsi di formazione per l’uso delle nuove tecnologie. Internet è ormai uno strumento anche al servizio della propaganda islamica e del terrorismo. Nonostante l’apparente isolamento, i centri sparsi tra le montagne afghane e dell’Asia centrale sono sempre in contatto tra loro, e con le succursali occidentali, tramite telefoni satellitari, Internet, telefoni portatili, cellulari, fax. Ma oggi sembra che il centro nevralgico di tutte le attività terroristiche, scuole di addestramento comprese si stia spostando nelle montagne dello Yemen, il paese da cui proviene la famiglia di Bin Laden. Forse un’opzione in vista di una rapida fuga dall’Afghanistan, troppo esposto alla rappresaglia americana.

(13 SETTEMBRE 2001, ORE 17,10) Da Il Nuovo.it

Corso di propaganda Usa ai mujaheddin

Nuovi documenti rivelano che il governo Usa oltre a fornire armi ai ribelli afghani impartì anche lezioni di comunicazione: l’Università di Boston fu spedita al fronte per trasformare i mujaheddin in giornalisti.

di Sofia Basso

WASHINGTON – Il governo americano non solo insegnò ai ribelli afghani a usare i potentissimi missili Stinger, ma li addestrò pure alla sofisticata arte della comunicazione. Così, oltre a trovarsi di fronte un esercito ben addestrato e armato, gli statunitensi devono anche fare i conti con un nemico che maneggia abilmente i segreti dell’informazione mostrando una guerra che sembra fare solo vittime innocenti. A dimostrarlo sono documenti raccolti dal National Security Archives: negli anni Ottanta, mentre la Cia forniva armi ai mujaheddin in lotta contro l’occupazione sovietica in Afghanistan, esperti dell’Università di Boston trasferivano ai ribelli i capisaldi della propaganda “made in Usa”.

Tutto ebbe inizio nel 1985 quando il senatore repubblicano Gordon Humprey, deluso dalla scarsa copertura giornalistica della guerriglia afghana largamente finanziata dagli Stati Uniti, usò la sua influenza sul Congresso per affidare il compito di insegnare ai ribelli afghani come filmare e scrivere della propria jihad alla United States Information Agency, il braccio governativo per l’informazione. L’Usia delegò l’impresa alla Scuola di Comunicazione dell’Università di Boston che mise insieme un’equipe, formata anche da un giornalista della tv americana Cbs, e la mandò a Peshawar, centro di comando della resistenza afghana dal Pakistan. Qui i mujahiddin presero lezioni su come si diventa giornalisti televisivi e della carta stampata e soprattutto su come ci si attira la simpatia dell’opinione pubblica.

Già nel 1983, comunque, gli americani avevano capito che i ribelli avevano bisogno anche di un supporto psicologico da affiancare all’aiuto militare e umanitario. La direttiva 77 della Sicurezza Nazionale, infatti, invitava a fronteggiare la propaganda anti-americana di Kabul con la pubblica diplomazia. Come conseguenza, il National Secutity Council formò un gruppo di lavoro sull’Afghanistan (Afghan Working Group) che si incontrava due volte al mese per discutere di come migliorare e aumentare la copertura della guerra e generare simpatia e supporto per i mujaheddin.

IL RETROSCENA: COME LA CIA ALLEVO’ BIN LADEN

(9 NOVEMBRE 2001, ORE 17:00)


Come la Cia allevò Bin Laden

Molti dei nemici che gli americani combattono oggi in Afghanistan sono stati armati e addestrati dai servizi segreti Usa con il consenso del governo e del Congresso. Ecco come e perché.

di Sofia Basso

WASHINGTON – Si chiama blow back theory, ed è l’incubo dell’intelligence americana: allevare chi gli si ribellerà contro. Molti ricercatori l’hanno ormai dimostrato: Osama Bin Laden e il suo esercito sono stati addestrati e armati dalla Cia con il pieno consenso del Congresso e della Casa Bianca negli anni della resistenza ai sovietici in Afghanistan.

L’anno chiave fu il 1979, quando gli americani videro cambiare i rapporti di forza nell’Asia centrale: un regime amico dei sovietici prendeva il potere a Kabul, dopo che già il governo filo-americano dello Shah aveva abdicato il potere in Iran e l’influenza Usa era declinata in altri Paesi come l’Angola, il Mozambico (1975), l’Etiopia e il Nicaragua, con l’ascesa al potere di un governo filosovietico nel 1979. Memo e telegrammi tra Islamabad e Washington testimoniano come l’entrata dell’Armata Rossa nel piccolo Afghanistan fu interpretata dagli americani come prova delle tendenze espansionistiche dell’Unione Sovietica.

Documenti raccolti dagli studenti iraniani durante la presa dell’ambasciata americana a Teheran, comunque, rivelano che già nell’aprile del 1979, otto mesi prima dell’intervento sovietico, gli Stati Uniti avevano cominciato a incontrare i rappresentanti dei ribelli. Gli eventi precipitarono nel novembre, con l’avanzata dell’Armata Rossa, anche se il presidente Usa Jimmy Carter mantenne un doppio binario: aiuti segreti ai ribelli e ricerca di una soluzione negoziata. Con l’ascesa del repubblicano Ronald Reagan alla Casa Bianca nel 1980, ogni freno venne meno. Documenti e interviste raccolti, tra gli altri, dal National Security Archives, dimostrano che, dietro l’interessato consiglio dei servizi segreti pakistani, la maggior parte degli aiuti Usa finì nelle tasche dei gruppi islamici più radicali.

Il sostegno americano ai mujahiddin segna parecchi record nella storia delle operazioni paramilitari della Cia: è il primo caso di coinvolgimento del Congresso in un programma di aiuti segreti, arrivando nel 1987 a un finanziamento annuale ai ribelli di circa 700 milioni di dollari, ben più di quanto ricevesse lo stesso Pakistan. Fu, inoltre, rotto il tabù che vedeva gli Stati Uniti fornire ai suoi pupilli oltreoceano solo armi straniere in modo da poter sempre negare il proprio coinvolgimento. Nel 1986, dopo che per anni la Cia già riforniva i ribelli di armi di stile sovietico ma di fattura egiziana e cinese, l’agenzia statunitense fornì ai mujahiddin missili Stinger “made in Usa”: le più efficaci armi a spalla per abbattere l’aviazione sovietica.

Non mancano i libri di ricercatori e dei protagonisti del tempo che dettagliano come la Cia abbia pure infiltrato i suoi uomini in Afghanistan per addestrare i ribelli all’uso delle nuove armi e per aiutarli a costruire i dedali sotterranei che oggi proteggono i terroristi. Primo fra tutti il complesso di tunnel Khost, costruito nel 1996 come deposito di armi e centro di comunicazione, ed ereditato in seguito da Bin Laden per addestrare gli uomini di al-Qaeda. Nel suo libro sul regime di Kabul, il giornalista pakistano Ahmed Rashid sostiene che il governo di Islamabad fu molto sollecito nel presentare Bin Laden ai taleban quando questi presero il potere in Afghanistan nel 1996, appunto perché volevano mantenere i campi di Khost nelle mani dell’esule saudita che all’epoca aiutava anche i militanti del Kashmir.

L’intera operazione costò miliardi di dollari agli americani e milioni di vite ai sovietici, che nel febbraio 1998 annunciarono a sorpresa il ritiro delle loro centomila truppe dall’Afghanistan. Documenti russi, comunque, rivelano che già nel 1986 il Cremlino aveva deciso che la guerra era diventata troppo costosa, non solo in termini di spesa e di uomini ma anche di consenso. Quel decennio si lasciò dietro un’eredità di combattenti esperti e ben armati determinati a promuovere l’Islam contro le forze non musulmane.

(9 NOVEMBRE 2001)

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: