Fisicamente

di Roberto Renzetti

Inviato da R il 10/6/2018 20:39:42 (822 letture)

Così scrivevo 3 anni fa:

LE PERSECUZIONI GIUDIZIARIE DELLA LEGA

Un caro amico e compagno mi ha inviato un resoconto ragionato della vicenda politico-giudiziaria che lo ha visto coinvolto come imputato in un processo per diffamazione a mezzo stampa che una militante leghista ha intentato nei suoi confronti nel 2006. Il caro Eros ha ottenuto la piena assoluzione sia nel processo di primo grado (14 maggio 2014) che in quello di secondo grado (2 novembre 2017)*. Sono convinto, con Eros, che il tema e il problema non abbiano un valore meramente individuale ed interessino, tanto dal punto di vista giudiziario quanto da quello politico-sociale, un certo numero di compagni e di sinceri democratici che si sono scontrati con quello che nel testo qui allegato definisce “il dispotismo oscurantista della Lega Nord”, particolarmente oppressivo e repressivo nei territori in cui la Lega Nord (oggi denominatosi Lega) è egemone (quindi Lombardia e Veneto). Ritengo che la pubblicazione è certamente utile anche come momento di controinformazione e di sostegno alle vittime della repressione giudiziaria leghista.



http://www.varesenews.it/lettera/lettera-al-direttore-accanimento-giudiziario-isolamento-e-vittoria/

Segue il testo del resoconto di Eros Barone.

6 novembre 2017

Lo scorso 2 novembre, presso la Vª Sezione penale della Corte d’Appello del Tribunale di Milano presieduta dal dott. Antonio Novi, si è tenuta l’udienza di secondo grado del processo che mi ha visto coinvolto come imputato per il reato di “diffamazione a mezzo stampa”.

La vicenda riguarda un episodio di “caccia all’albanese”, avvenuto a Varese nel 2005, ed orchestrato da militanti fascisti e leghisti in risposta ad un episodio delittuoso che aveva coinvolto un immigrato. Commentando l’accaduto su «Varese News» e polemizzando con le posizioni espresse da Vanessa Prat, militante del Movimento Giovanile Padano, avevo qualificato tali posizioni come “nazifasciste”, suscitando una reazione scomposta dell’ambiente leghista locale, da cui scaturì, per l’appunto, una querela per diffamazione corredata dalla pazzesca cifra di 50.000 euro di risarcimento per danni morali.

Nel 2014 si è giunti alla sentenza di primo grado, emessa dal giudice Anna Azzena, nella quale sono stato riconosciuto non colpevole (per fortuna in Italia c’è ancora una qualche forma di “diritto di critica”) di quanto attribuitomi dai miei avversari politici, ma l’accanimento giudiziario nei miei confronti non si è esaurito, poiché la controparte decideva di ricorrere in appello. Nel frattempo, constatavo con non poca amarezza un certo isolamento dovuto al comportamento di chi avrebbe dovuto essermi più vicino politicamente, ma mi scansava per il mio radicalismo. Il riferimento è, naturalmente, alle organizzazioni della “sinistra”, Rifondazione e l’allora Partito dei Comunisti Italiani, che, eccettuate circoscritte espressioni di solidarietà individuale espresse privatamente o a titolo personale, non hanno preso posizione pubblicamente a favore del “professore rosso”, mentre la stessa Cgil, della quale ero un dirigente nell’àmbito della Federazione Lavoratori della Conoscenza, si è limitata ad un timido sostegno.

Tale la mia vicenda politico-giudiziaria. Per questo il recente approdo di essa (assoluzione dal reato ascrittomi e pagamento delle spese processuali imputato alla controparte) si presta ad essere commentato con la parafrasi di una celebre battuta, la stessa adoperata da un mio conoscente quando si complimentò con me dopo aver appreso la notizia della sentenza di primo grado: è quando il gioco diventa duro che i duri cominciano a giocare e…vincono.

Eros Barone

Pubblicato da Il lettore

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