Fisicamente

di Roberto Renzetti

Il ministro Cingolani è stato suggerito a Draghi da Grillo e piace a Renzi. Ottima presentazione, o no?

Questo personaggio mostra una totale ignoranza di cosa è il nucleare, tanto è vero che vuole fare la transizione ecologica con il nucleare. Evidentemente non sa di cosa si tratta. Glielo ricordo.

Non c’è Draghi che tenga: Cingolani ritiri le sue sciocchezze sul nucleare e noi lo perdoniamo. Altrimenti se ne vada  a fare il consulente di ILLY CAFFE’.

NUCLEARE: LO CONDIZIONE DELL’ARTE, DOPO LE SCIOCCHEZZE ANNUNCIATE DAL GOVERNO BERLUSCONI

Roberto Renzetti

La vicenda nucleare che si ripropone, a metà 2008, in tutti i suoi aspetti grotteschi assume ora connotati  al limite dell’irresponsabilità(*).

Poiché ho sempre avuto pudore nel raccontare queste cose per la paura di disturbare i lettori e poiché vi sono personaggi da racconti di Edgar Alla Poe che circolano, devo vincere il pudore e tornare a parlare di questa brutta vicenda a partire da quando si presentò per la prima volta con la stessa supponenza e l’irresponsabilità odierne, ma con l’attenuante che allora (intorno alla metà degli anni Settanta del secolo scorso) i discorsi fatti dai venditori del nucleare erano nuovi e più facilmente in grado di imbrogliare i cittadini (l’aggravante di oggi è la maggiore ignoranza delle popolazioni a seguito delle politiche scolastiche fallimentari a partire da Berlinguer ad oggi). Faccio un breve excursus del passato e poi verrò a trattare le vicende drammaticamente attuali di oggi.

GLI ESORDI

Nel 1973, a seguito dell’ennesima guerra Israele/Paesi arabi (Guerra del Kippur), si presentò ai Paesi Occidentali una gravissima crisi energetica (furono bloccate dai Paesi produttori grosse percentuali delle esportazioni di petrolio). Vi sono analisi importanti sui retroscena di tutti questi episodi (nel 1973 erano gli USA che dovevano rendere economicamente sfruttabili i pozzi dell’Alaska. Per ottenere ciò dovevano salire i prezzi del Medio Oriente), ma ora non mi interessano (gli interessati possono seguire questa vicenda con quelle che l’hanno preceduta in pagine di storia della politica energetica italiana).

A seguito di tale crisi energetica (oppure: a causa di una crisi generata a proposito) del 1973 in Italia avanzarono pericolosamente le lobbies nucleari. Il nostro Paese vivacchiava con un suo nucleare essenzialmente sperimentale e di ricerca; aveva e preparava bravissimi tecnici; aveva delle ricerche avanzatissime portate avanti dall’allora CNEN (oggi: ENEA), ente a capo del quale vi era stato un grande personaggio, Felice Ippolito; tutto vivacchiava però perché interessi USA avevano bloccato le nostre ricerche anche sul fronte nucleare proprio a partire dall’eliminazione dal CNEN di Ippolito. Il petrolio era gestito in regime di monopolio da parte delle solite sette sorelle con la sorellina italiana ENI, ridimensionata di molto dall’assassinio di Mattei organizzato dalla CIA nel 1963. Lo scorrazzare di tali multinazionali aveva distrutto l’ambiente italiano con raffinerie aggressive su tutto il territorio e con la trasformazione dell’Italia in tutto petrolio, incluse tangenti gigantesche che andavano a tutti i partiti politici escluso il PCI (Andreotti era il re di questi affari, come lo scandalo del petrolio del 1974 fece venire alla luce). 

        Poi, nel 1974, il nucleare era diventato importante perché così avevano deciso gli USA che dovevano vendere centrali (General Electric e Westinghouse) a scatola chiusa. Il nostro governo, come sempre, si allineò ai supremi voleri ed i neopositivisti diventarono filogovernativi condividendo i discorsi delle varie lobbies nucleari che, fino a qualche anno prima, erano lobbies petrolifere invischiate fino al collo al susseguirsi degli scandali dei petroli (con Andreotti sempre in prima fila). Il neopositivismo è una brutta bestia e fa il paio solo con gli amici miei verdi immaginari con il cappello di paglia e la spiga in bocca che hanno distrutto il sogno verde italiano con una politica paesana di bassissima lega, coniugata con gli aristocratici del wwf, portata avanti pervicacemente nel primo governo di centrosinistra, proseguita nei 5 anni di opposizione e felicemente approdata nel secondo governo di centrosinistra con le diatribe tra Legambiente ed Italia Nostra su eolico si ed eolico no e con la Summa dell’incapacità di un tal pecoraro (minuscolo e senza Scanio).

         Quelle vicende dovrebbero essere ben tenute a mente da chi oggi ripropone lo stesso stanco e noioso dibattito, senza che, nel frattempo, sia accaduto nulla sul fronte dell’approvvigionamento energetico. Nel mio libro L’energia (Savelli, 1979) scrivevo che l’energia è come il sangue che scorre nelle vene di un Paese e creare una qualche difficoltà alla sua circolazione avrebbe significato morte rapida e certa. Questo concetto, non certamente rivoluzionario, non è ancora patrimonio di una classe politica provinciale e cialtrona (e, diciamoci la verità, molto ma molto ignorante e corrotta).

         Allora si aprì un dibattito del quale l’odierno è una fotocopia scolorita e sgualcita. Allora si diceva che il petrolio stava esaurendosi e che occorreva passare al nucleare. Si diceva che nel 1985 vi sarebbe stato un gigantesco buco energetico che avrebbe messo l’Italia al freddo ed al buio; che occorreva provvedere con il nucleare. I primi piani dell’ENEL prevedevano 200 centrali nucleari (sic!) con qualcuna, immagino, anche in Piazza San Pietro. Poi, con i soliti defatiganti tira e molla, si era arrivati a 20 centrali nucleari. Fin qui tutto poteva rientrare in una scelta, all’interno di un piano energetico nazionale, per l’emancipazione dai combustibili fossili e per l’investimento in produzioni da ricerche italiane. Ma neanche per idea! Chi si fosse illuso su questa idea era uno sciocco, quando non in malafede. Le centrali nucleari che dovevamo istallare erano tutte di fabbricazione USA e dovevamo prenderle chiavi in mano. General Electric e Westinghouse si spartivano la commessa. I nostri scienziati avrebbero continuato a fare ricerca, mentre la produzione sarebbe stata USA. Intanto va osservato che, all’epoca, avremmo comprato prodotti obsoleti che la stessa industria dell’energia USA non comprava più e che, più in generale, nessun Paese al mondo proseguiva o imboccava la via nucleare. Ma ci rendevamo indipendenti da un punto di vista energetico ? No! La dipendenza da petrolio era semplicemente sostituita in piccola parte da dipendenza da uranio arricchito. Occorre infatti ricordare che le multinazionali del petrolio avevano comprato oltre il 90% delle riserve note di uranio (allora occorreva precisare: in Occidente, in quanto vi erano le disponibilità non accessibili del blocco sovietico). Ma l’uranio in sé, con quelle centrali nucleari, non garantiva nulla, occorreva infatti che esso fosse arricchito in quella certa e precisa quantità che le centrali medesime richiedevano. E, per l’arricchimento in Occidente, vi erano e sono solo alcuni centri imponenti in USA, Gran Bretagna e Francia. Tali centri si riducono ai soli USA per varie motivazioni tecniche e politiche che è ora poco utile indagare. In definitiva si tornava ad uno stesso monopolio ed ad uno stesso eventuale strangolamento di forniture e/o prezzi in determinati momenti.

         La lotta allora al nucleare venne fatta su diversi fronti. Il pericolo del nucleare in senso lato; il pericolo del nucleare in un ciclo del combustibile molto impegnativo di vari aspetti della vita del Paese; il pericolo di possibile proliferazione nucleare e deviazioni a fini terroristici; gli aspetti economici e di dipendenza energetica; gli aspetti della sicurezza legati al territorio (abbiamo vie di fuga ? la geografia permette di costruire centrali lontane da grossi agglomerati urbani ? che dice la geologia sulla sismicità ? cosa diciamo sull’eliminazione delle scorie ?); altri aspetti forse di minore importanza. Personalmente introdussi nel dibattito la vicenda della dipendenza coloniale dagli USA e del possibile sviluppo nucleare su nostre ricerche e brevetti. Nella fattispecie, per chi non dispone di impianti di arricchimento, valeva forse la pena studiare l’eventualità di muoversi sulla strada canadese di reattori (CANDU) che usavano ed usano uranio naturale (quando si dice studiare, nel caso nucleare, non ci si può riferire ad una persona di buona volontà ma solo ad investimenti importanti che solo i governi possono fare). Inoltre, poiché si diceva che mancava energia, tutti noi, antinucleari a vario titolo, ci preoccupavamo di dare indicazioni sul che fare, come farlo, con i tempi necessari. In breve, si era addivenuti ad una sorta di catalogo delle possibilità, suddivise per potenzialità e tempi. Tutti si era comunque d’accordo che occorrevano interventi coordinati e simultanei su più fronti. Premesso che occorrevano progetti di ricerca finalizzati (e qualcosa era partito al CNR) le strade indicate erano: incentivi alla solarizzazione degli edifici (pannelli solari piani per la produzione di acqua calda per far fronte a quel 30% di energia che in Italia si investe in acqua calda); sfruttamento a fondo della geotermia (rocce calde e secche); messa a punto di tecniche per lo sfruttamento delle biomasse (questa eventualità fa oggi piangere se si confronta con quanto accade in Campania); teleriscaldamento; cogenerazione (elettricità ed acqua calda); energia eolica. Le altre risorse energetiche, pur da non buttare, erano ritenute marginali: fotovoltaico (per gli alti costi e le basse potenze); maree; …

         Allora vi furono grandi mobilitazioni popolari contro le centrali nucleari proposteci con atti di forza. Le lotte di Montalto di Castro furono in tal senso esemplari e sconfissero duramente i governi DC e PSI con sostegno PCI. 

         Cosa faceva la politica ? Le stesse idiozie di oggi. Non sa di cosa parla ma ne parla. In linea di massima tutti erano d’accordo con la scelta nucleare meno alcuni illuminati trasversali e, naturalmente, meno i soliti antisistema tra i quali io mi ritrovo sempre. Ricordo solo il padre di Giuliano, lo stalinista del PCI Maurizio Ferrara, che, in qualità di Presidente della Regione Lazio, fece legiferare per accelerare tutte le pratiche relative a Montalto di Castro, ricevendo le lodi di Montanelli su il Giornale (Una lezione da Roma). 

         Quella lotta la vincemmo ed il tutto fu suggellato tragicamente da Chernobyl e dal referendum che seguì, fatto malissimo ed assolutamente non soddisfacente, tanto che ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. In quel referendum infatti si solleticò la paura e si vinse sull’onda delle emozioni e non già della ragione. Ma che volete ? In un Paese come questo, dove cultura è sinonimo di  snob, dove maghi e cartomanti si arricchiscono, dove per una Vanna Marchi che fermano, centinaia di Otelma imperversano, dove la Chiesa fa l’oscurantista da sempre, dove l’analfabetismo riguarda il 67 % della popolazione, dove Berlusconi accede al potere accompagnato da fascisti, leghisti nazisti e democristiani filomafiosi … cosa si può pretendere ? Siamo noi perfezionisti che avremmo voluto una vittoria pulita, basata sulla conoscenza. Gli altri avrebbero solo incassato ed avrebbero fatto festa strafottendosene delle buone maniere (si guardi alla vittoria della destra reazionari, delinquenziale e xenofoba oggi …).

            Conseguenza di una mancata puntuale informazione allora è il ritorno oggi di un parola che vorrebbe sembrare salvifica: nucleare! E, lungo la strada, di successi politici che avevano una qualche giustificazione all’inizio ma che si sono dimostrati disastrosi poi. I verdi, nati politicamente su Chernobyl, sono stati incapaci di portare avanti una politica energetica per il Paese. Hanno solo investito sui no (senza far capire che dietro ogni no vi erano dieci si, del resto a chi non ha una cultura verde sarebbe risultata impossibile l’impresa) e per questo sono ridotti ad un club ormai chiuso. Si pensi solo che alla Presidenza dell’ENEL, nel primo centro sinistra, è stato sistemato un inutile verde-Arci, tal Chicco Testa (detto Testa di Chicco), chiacchierone ed incapace di ogni scelta, subito fagocitato da salotti bene e da amori non corrisposti, che ha lasciato gestire l’Ente elettrico come una qualunque azienda a fini di profitto, dimenticandosi completamente di ricerca e di approvvigionamenti (per meriti acquisiti in campo salottiero il Testa è poi arrivato alla Presidenza delle Metropolitane di Roma ed oggi è un antinucleare pentito alla corte di Alemanno !). Tralascio il resto: nessun incentivo alle varie fonti alternative e silenzioso ritorno ai combustibili fossili senza acuti in direzioni diverse (a parte le idiozie dei fondamentalisti dell’ambiente come la Francescato e Carlo Ripa di Meana, gente bene che non vuole le pale eoliche), senza comprendere che presto o tardi ci si doveva scontrare di nuovo con il problema ed in modo sempre più drammatico (tralascio il fatto che si è preferito circondarsi di nani e ballerine e di sistemarsi in case di enti in quartieri snob seguendo la trafila di chi arrivato al potere si disinteressa di chi ce l’ha portato). Il tralasciare non vuol dire perdonare chi oggi è in fuga, dopo aver goduto di ogni privilegio, e rinuncia ad ogni lotta, adombrando un suo impegno a fianco dei tecnocrati nuclearisti DS oggi “democratici” (come molti già hanno fatto tra cui Ronchi, Manconi, Scalia, Mattioli con ripensamento dell’ultima ora, e molti altri che hanno famiglia … numerosa).

OGGI

            Oggi, credo che tutti si siano resi conto che la discussione dell’energia riemerge in Italia solo in momenti cruciali, come il black out di settembre di qualche anno fa, come i rischi di black out per il condizionamento dell’aria da tre anni, come la pretesa mancanza di gas naturale di oggi, come la nuova crisi non petrolifera ma dei prezzi del petrolio per la politica imperialista ed irresponsabile di un essere da niente come Bush. Politiche energetiche ? Ma neanche a parlarne. Con la stupida privatizzazione  del centro sinistra (leggi: monopolio privato creato da una merchant bank con sede a Palazzo Chigi durante il governo di un ex comunista che si chiama D’Alema da tutti considerato come un’aquila e da me pensato solo come un’allodola) dei settori energetici (ENEL ed ENI, principalmente con in più l’aggravante della separazione delle centrali di produzione dalle linee di trasmissione) si è creduto al valore salvifico del privato. Ed il privato ha solo saputo applicare il criterio di massimizzazione del profitto: servizi sempre più scadenti e tariffe crescenti con nessuna apertura né al futuro né alla ricerca né agli approvvigionamenti tattici e strategici (a parte le idiozie che ci propina Berlusconi su sue amicizie internazionali ed a parte i miliardi di euro che i privati di Enel si sono presi per sviluppare fantomatiche energie alternative ed assimilate, da loro furbescamente intese come carbone). Sommando il tutto ci ritroviamo, come avevo annunciato, dove stavamo trenta anni fa. E non potete immaginare la noia ed il disgusto dei dibattiti TV sul tema. Scoperte su scoperte di acqua calda che se da virtuale diventasse reale avremmo risolto la questione energetica. La sola differenza che una volta avevamo un Corbellini, un Ippolito … oggi un impresentabile Scajola, un Berlusconi che se ne frega di tutto pur di salvare se stesso e le sue aziende ed un indagato Conti.

             Vediamo allora come stanno le cose.

            Sul fronte energetico è cambiato pochissimo da 30 anni a questa parte. I consumi sono cresciuti. Si sono costruite alcune centrali a gas naturale. E’ cresciuto il rifornimento dall’Algeria e dalla Russia. Si è introdotto nel dibattito il vettore (non la fonte energetica!) idrogeno (ma con che ignorantoni dobbiamo trattare ?). Si è sviluppato un sistema più sicuro di realizzazioni di centrali nucleari, il PIUS (che ormai però è invecchiato tanto da essere un cadavere). Si lavora su una terza generazione nucleare con un solo impianto in costruzione in Finlandia e già penosamente arrancante con oltre due anni di ritardi nella costruzione (in Finlandia !). Si prevede una quarta generazione che sembrerebbe salvifica fra venti o trenta anni (di tutto questo ho fatto una rassegna molto estesa). Si sono in grandissima parte privatizzati i settori energetici dicendo la sciocchezza che lo si faceva per favorire la concorrenza. Come accennato, l’Enel è stata spezzata almeno in due tronconi: le centrali di produzione di energia e le linee di trasmissione dell’energia. Nel settore delle energie alternative non si è fatto nulla e ci troviamo sempre come 30 anni fa.

            Cosa non si dovrebbe reclamare oggi ? Il nucleare come soluzione ai problemi di oggi. Mi spiego. A parte tutti gli accessori alla centrale nucleare (ciclo del combustibile, impianti di stoccaggio, trasporto, arricchimento, smaltimento rifiuti, decommissioning, …) occorre costruire la centrale. Qui iniziano dei problemi legati a quante centrali, infatti il nucleare acquista un senso solo se assume determinate dimensioni in certi tempi, altrimenti è solo una perdita economica ed energetica. Vi è da pensare alla sicurezza ed ai problemi allora sollevati, mai risolti. Si deve tener conto che, in Paesi efficientissimi, la costruzione di una centrale (dalla progettazione alla messa in funzione) richiede minimo 8/9 anni con un grandissimo investimento in energia (si è calcolato che per costruire una centrale occorre spendere una energia uguale al 50% di quella che la stessa centrale potrà dare durante la sua esistenza). In Italia, per altre numerose esperienze non si ha mai certezza e dei tempi di costruzione che, al minimo, raddoppiano e della spesa preventivata che come minimo raddoppia restando comunque almeno a quattro volte quella media richiesta per analoghi impianti nel resto d’Europa. Una centrale nucleare (a parte i soliti accessori) costa cifre gigantesche che non possono essere trattate all’italiana con aggiornamenti dei costi ad ogni piccolo avanzamento dell’impresa. E neppure è pensabile operare come si faceva a Montalto di Castro e dovunque, andando avanti per subappalti. Occorrono normative ad hoc. Chi vince l’appalto di costruzione della centrale la deva materialmente costruire in dati tempi ed a dati costi, con grandi penalità nel caso non si compia quanto pattuito. Ricordo a chi l’ha scordato che a Montalto si era al 18° subappalto (chiedo: l’ultimo, quello che fa il lavoro, dove guadagna ? non sarà che si risparmia sui materiali ? sulla sicurezza ? …). Nella migliore delle ipotesi, realisticamente e tenendo conto degli accessori, supponendo di avviare domani la progettazione di centrali nucleari, quando potremmo disporre del primo chilovattora da energia nucleare ? Chi dice cose diverse è uno che ignora l’energia nucleare ed il sistema Italia.

PIÙ IN DETTAGLIO

        Nel mondo vi sono circa 500 centrali nucleari. Nel mondo occidentale è dal 1978 che non se ne ordina UNA SOLA (a parte la sola Finlandia che sta provando con difficoltà a realizzarne una di terza generazione finanziata da industriali consumatori di energia elettrica). In tutto il mondo sono attualmente in costruzione 22 reattori, per 5 di questi la costruzione è iniziata più di 20 anni fa e non si sa se si riuscirà ad ultimarli, per altri 10, la costruzione è stata sospesa. Nella stragrande maggioranza dei casi non si rispettano tempi e costi preventivati. Le centrali che si costruiscono sono in Paesi emergenti ed in Paesi in cui si teme che tale costruzione serva a fare bombe nucleari. Gli USA che fanno guerre per tutto il mondo per conquistare petrolio, perché non costruiscono qualche centinaio di centrali nucleari ? La Francia, il Paese percentualmente più nuclearizzato del mondo, ha un progetto di costruzione di due impianti di terza generazione (uno iniziato come centrale sperimentale per provare soluzioni della quarta generazione). Eppure è un Paese che vede scadere i tempi d’uso del suo imponente parco centrali e che non potrà pensare di costruirle tutte insieme. Negli USA i privati non le costruiscono le centrali perché, sono loro che lo dicono, non è redditizia l’impresa. Essa potrebbe essere affrontata solo con il massiccio sostegno dello Stato. La Francia non dice ma investe molto nella ricerca di quella che sembrerebbe la soluzione definitiva, la quarta generazione nucleare. Intanto in Spagna, in Svezia, in Germania vi è una moratoria indefinita ed il progetto di chiusura delle centrali quando hanno esaurito il loro tempo d’uso.

        In Italia brilliamo, come sempre, con la povera classe politica che abbiamo (destra, sinistra, managers, neopositivisti e verdi). Ricapitoliamo, dopo una premessa di oggi 5 giugno 2008. Il ministro Scajola che ebbe qualche problema giudiziario oggi dimenticato è in Romania con l’Amministratore Delegato dell’Enel Conti. Quest’ultimo è un signore che ha problemi giudiziari perché sembra avere preso mazzette per svendere la compagnia telefonica Wind all’egiziano amico di Berlusconi. Inoltre è colui che ha comprato le bare nucleari dell’Est europeo, quelle a tecnologia Chernobyl. Ha poi comprato quelle spagnole a tecnologia PWR degli USA (tanto per avere non uno ma più progetti su cui far confusione per i nostri futuri ed auspicati tecnici). Ha infine comprato centrali rumene a tecnologia CANDU, per fare più ricca la frittata. Insomma Conti è uno come Scaroni, Cimoli e Bonomi che è al posto giusto per prendere stipendi da favola indipendentemente da quanto si induce nel colosso che dirige (tanto, statene certi, paghiamo noi). Da notare che Scajola ha comunicato al Paese, un mese fa, che l’Italia costruirà centrali nucleari in 5 anni (ricordatelo!). Che il medesimo Scajola, dalla Romania, lo ha ribadito oggi. Che Conti ha detto che l’Enel è pronta (con chi ?). E che un cittadino ha diritto di chiedere se Conti è il più adatto a gestire una cosa della quale non sa nulla o lo sa ma non ce lo dice (riporto in fondo a questo articolo una intervista di Conti ad Affari e Finanza di Repubblica di lunedì 9 giugno 2008 con mie osservazioni e note).

        Ebbene, dopo i molti tuoni sul nucleare che si sono avuti negli ultimi anni (a partire dalla crisi del gas che ci proviene dalla Russia a seguito della contesa sul suo passaggio in Ucraina), tuoni alimentati dal grande condottiero Casini che ha un consigliere dubbio come tal Pistella che conosce il nucleare come Medi, dopo questi tuoni ecco il temporale: Berlusconi spara all’inizio del suo mandato che costruiremo centrali nucleari dell’ultima generazione (caz … e quali sarebbero ?). Scajola ubbidisce e dice lo stesso del capo (tendo le orecchie per ascoltare qualche specificazione … macché!). Poi qualcuno dice che faranno le centrali di terza generazione che, quando saranno pronte saranno obsolete perché saranno pronte quelle che (dicono) davvero buone, quelle di quarta generazione (queste ultime cose però Scajola non le dice, e come farebbe se questi non hanno neppure consulenti all’altezza ? se vi fossero vorremmo conoscere i nomi perché a parte Carlucci, occupata ora in vendite di pentole non-nucleari e coltelli in TV, Bruschi e Zichichi non abbiamo altri nomi).

        Passati 15 giorni dall’annuncio di Berlusconi ecco che comincia l’incubo di un altro incidente nucleare nella confinante Slovenia. Io non credo a chi in vari forum o blog ha parlato di Berlusconi che porta jella (non solo su questo ma su ogni cosa che tocca: ad esempio, guardate l’Italia come è ridotta) ma di questa cosa occorre pur parlare. con risvolti d’interesse per le continue sciocchezze dei nuclearisti e per la campagna di stampa dei nostri indegni quotidiani (dell’incidente, dal punto di vista tecnico, parlerò in altra sede quando potrò fornire qualche dato attendibile).

        I quotidiani, sull’incidente nucleare slovacco, lanciano titoli di prima pagina che sono allarmanti. Repubblica addirittura pubblica, in seconda pagina i morti di Chernobyl e spara il numero di 500 mila ! Chiedo: i cittadini che ricevono queste informazioni devono spaventarsi ? Se si non li criminalizzate poi con le bestialità che i politici filonucleari (in realtà sono sciocchini che non sanno di cosa parlano ma se sbaglio accetto un contraddittorio con chiunque) sono andati dicendo da almeno tre anni a proposito delle scelte referendarie del 1987. Erano cretini quella massa di cittadini ? Cioè oltre il 90% di italiani imbecille e sconsiderata ? Questo hanno detto i berluscones ed associati in questi anni e, data la vocazione masochista (non già del 90 ma del 50%) degli italiani, li hanno votati.

        La TV. Sentivo nei giorni dell’incidente nucleare in Slovenia la TV gestita dai soviet, il TG 3. Era un capolavoro d’ipocrisia visto che paghiamo noi e nessuno caccia i servi del padrone. Il giornalista faceva vedere una mappa delle centrali dell’Est e diceva che erano quasi tutte di tipo Chernobyl ma c’erano anche quelle di tipo USA (senza dire che quella dell’incidente era di tipo USA, una PWR). Nel dire ciò era sottinteso che le centrali alla Chernobyl erano ancora una colossale minaccia per l’Occidente (vero, ma quella slovena è USA e alcune di tipo Chernobyl in Slovacchia sono dell’ENEL). Un cenno importante poi al terrore: quella centrale è a circa 130 Km da Trieste, Più vicina all’Italia di quella di Chernobyl quindi più pericolosa. Ma, allora, più è vicina una centrale e più è minacciosa o potenzialmente pericolosa ? Gentile lettore scriviti la risposta che ti daranno perché fino ad oggi gli ignorantelli nostrani (ehi Bocchino, come va ? è vero che i fascisti amano il nucleare perché è simbolo di potenza ed all’occorrenza, come il collega Presidente iraniano, si può fare qualche bombetta ?) hanno sostenuto che noi siamo circondati da centrali nucleari e quindi è inutile non costruirle sul territorio perché tanto si corrono gli stessi rischi (lo dice pure Conti con una capacità di analisi innovativa che lascia di stucco, anche quando diceva che serve il nucleare perché altrimenti resteremo al freddo ed al buio … oh signuuurrrr !!!). Se questo è vero allora perché scaricare al Sud le incombenze ? Facciamo varie centrali (e non scherzo) vicino a chi ha maggiore bisogno di energia e cioè in Lombardia, vicino Milano, ad esempio ad Arcore o a Macherio, … ma anche a Ponte di Legno andrebbero benissimo … o Varese, o Bergamo, … Tanto se c’è un incidente ad una centrale francese gli effetti sono gli stessi. O no ? Ora però, ad evitare di essere frainteso, dico un poco come stanno le cose.

I PERICOLI DELLA CENTRALE

        Dato il sito della centrale si devono pensare vari cerchi concentrici ad essa e valutare la pericolosità da fughe radioattive che decrescono almeno in progressione geometrica all’allontanarsi dalla centrale. Questo, nel caso di emissioni gassose, quando vi sia immobilità dell’aria. Ricorderete tutti che nel caso di Chernobyl si seguiva la nube radioattiva trasportata dal vento.

        Ma sulle centrali vi è ancora molto da dire. Innanzitutto che essa è l’oggetto più sicuro dell’intera impresa nucleare. Se non ci sono ladri che rubano sui materiali ed incompetenti al progetto la centrale, l’edificio centrale, è molto sicura. A patto che …

        E qui mi richiamo alla legislazione americana, del Paese che i nuclearisti portano ad esempio (ah se fosse ad esempio anche sulla giustizia ! e sul conflitto d’interessi ! e sulla galera ai ladri e corrotti ! …). Una centrale non può essere costruita in zone sismiche; una centrale deve essere costruita in zone con bassissima densità abitativa; una centrale deve prevedere strade di evacuazione rapida delle popolazioni in un raggio di 180 Km. Ognuno rifletta sulla geografia e la densità di popolazione italiana e poi tragga le sue conclusioni. Sulla sismicità non devo dire nulla io: si guardi una carta sismica dell’Italia (in fondo agli atlanti), dove sono indicati i luoghi dove si sono avuti terremoti e la frequenza dei medesimi (si pensi che la centrale nucleare che doveva essere costruita a Montalto di Castro distava da Tuscania 20 Km. Ed a Tuscania nel 1975 vi era stato un disastroso terremoto).

        Altri pericoli della centrale provengono da possibili attacchi esterni (terroristi che facciano come con le Twin Towers …). Ma anche da attacchi interni, come recentemente accaduto in Scozia (ma anche in Germania) dove il 18 novembre del 1999 un aereo tornado precipitò a meno di 800 metri dalla centrale nucleare di Torness,

INTORNO ALLA CENTRALE

        Coloro che vivono intorno alla centrale devono essere informati dei piani di evacuazione in caso d’incidente. E questo è normale. Ma basta ? Eh no ! Qui inizia una delle truffe più grandi a danno delle popolazioni, quella relativa ai controlli sanitari. Come è possibile capire se la centrale ha creato danni all’ambiente ed emette con regolarità radiazione ? Il problema nasce dal fatto che le radiazioni sono invisibili. Se colpiscono un organismo questo non sanguina. Non si vedono scene macabre ed uno può morire piano piano senza segni evidenti all’esterno. Come comportarsi allora ? Serve un’indagine epidemiologica sul territorio dove si vuole sistemare una centrale (per un raggio di almeno 15 chilometri) da effettuarsi PRIMA che si costruisca la centrale. Serve sapere quanta incidenza nella popolazione e per fasce d’età di tumori e leucemie. A questo punto si costruisce la centrale e a periodi relativamente brevi occorre ripetere l’indagine per vedere se vi sono spostamenti significativi rispetto alla prima indagine. Una cosa del genere, per confronto con il PRIMA, in Italia non è stata mai fatta e i tecnici delle centrali al crescere di strane malattie hanno sempre risposto che ciò è nella norma (feci una minima indagine con nessun valore scientifico qualche anno fa – 1980 – intorno alle centrali di Latina e del Garigliano ed ebbi racconti preoccupanti).

        Ma la centrale deve essere rifornita. Vi sono quindi trasporti di materiale radioattivo che devono attraversare a volte l’intero Paese (porti, aeroporti, stazioni, strade, autostrade, ferrovie) con i conseguenti pericoli che tutti possono immaginare (nel 1997 un treno carico di liquidi radioattivi deragliò nella stazione di Kruemmel). Ad ogni carico della centrale serve scaricare materiale estremamente pericoloso (le scorie). Queste devono essere messe prima in enormi piscine vicine alla centrale e poi trasportate nel sito di raccolta e di immagazzinamento per tempi geologici. E’ inutile che dica che tali siti sono da trovare in Italia … chiaro ?

COSTI

        I novelli apprendisti stregoni del nucleare ci dicono allegramente che il nucleare è più economico del petrolio. Avete mai sentito qualcuno darvi delle cifre ? Sappiamo quanto costa il chilovattora da petrolio ma, quanto costa quello da uranio arricchito ? Innanzitutto il prezzo dell’uranio. Esso cresce molto di più di quello del petrolio (è in regime di monopolio anch’esso e dello stesso monopolio petrolifero. sette sorelle: il suo prezzo, quello cioè dell’uranio naturale, nel 2001 era di 14 dollari al chilo e nel 2007 di 220 dollari al chilo). Poi il prezzo di arricchimento del medesimo uranio. Noi non abbiamo impianti di arricchimento e perciò dobbiamo ricorrere agli USA (o GB o Francia). Ce lo fanno ? e quanto costa questa sofisticatissima tecnologia ? Non lo sappiamo e soprattutto è incontrollabile la fornitura di materiale arricchito (perché d’uso militare) in periodi di crisi internazionale. Vi è poi il costo enorme della centrale che costa tanto proprio perché sia sicura così come si pretende. Infine il costo più grande: lo smantellamento della centrale (dismissione) dopo il suo tempo d’uso (una trentina d’anni) quando è essa stessa diventata una gigantesca scoria (le reazioni nucleari l’hanno “avvelenata”). Sommando tutti questi addendi si ottiene il costo del chilovattora nucleare. Chi ci fa questo conto e ce lo comunica in modo dettagliato ed articolato ?

        In Italia, lo dicevo prima, vi sono gestioni pericolosissime di tali cose. Se la mafia, che è infiltrata in ogni grande opera (e che ha validi rappresentanti con moltissimo potere istituzionale), riuscisse a mettere le mani su questi affari mi aspetterei un traffico di materiale nucleare da far rabbrividire anche quel neofita del Presidente dell’Iran.

        Come una sorta di boutade posso ipotizzare che il nucleare è un affare gigantesco sul quale mettersi per spartirsi montagne di denaro anche con utili di provenienza criminale ? In Italia da un poco di tempo funziona così: si fanno TAV e si abbandonano le ferrovie ordinarie; si fanno Ponti sullo Stretto e non ci si occupa della disastrava viabilità ordinaria, si progettano centrali nucleari e non si è fatto nulla sul solare piano; … grandi opere, grandi mazzette.

        In ogni caso, per i dati ufficiali di cui disponiamo, quella nucleare è da sempre stata la più costosa delle fonti energetiche come sostenuto da fonti insospettabili come enti pubblici ed università  tra cui il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (EIA/DOE International Energy Outlook 2004, Washington 2004). Quest’ultimo ha recentemente (2005) stimato che se oggi (2004) si pensasse di costruire una nuova centrale nucleare, questa sarebbe terminata dopo il 2010 e, alla fine il costo di 1 kWh di energia elettrica verrebbe a costare 6,13 centesimi di dollaro, quando lo stesso kWh prodotto da gas costerebbe 4,96 centesimi e quello da carbone 5,34, addirittura costerebbe meno l’energia da fonte eolica (5,05 centesimi a kWh). Io posso aggiungere che queste stime sono ottimistiche e non valutano bene gli enormi costi di dismissione. A conclusioni simili giunge la Chicago University (The economic future of nuclear power – A Study Conducted at The University of Chicago, 2004; http://www.ne.doe.gov/reports/NuclIndustryStudy.pdf  ) The economic future of nuclear power – A Study Conducted at The University of Chicago, 2004; http://www.ne.doe.gov/reports/NuclIndustryStudy.pdf  ). Anche il Massachusetts Institute of Technology in uno studio del 2003 assegnava i costi più alti al kWh nucleare (The Future of Nuclear Power, an Interdisciplinary Mit Study, 2003; http://web.mit.edu/nuclearpower/ ). E’ utile riportare anche il parere della Banca Mondiale: “Nonostante i minori costi operativi, l’alto investimento iniziale richiesto dagli impianti nucleari preclude la loro scelta come una alternativa economicamente favorevole rispetto a ogni ragionevole assunzione concernente i prezzi del carbone del petrolio. Gli impianti nucleari sono quindi antieconomici perché in base ai costi attuali e previsti è improbabile che risultino la soluzione di minor costo. Ci sono inoltre evidenze che le cifre usualmente citate dai sostenitori siano sostanzialmente sottostimate, e sbaglino nel valutare i costi del deposito delle scorie, del decommissionamento degli impianti, e altri costi ambientali“. Come esempi di costi reali, rispetto alle previsioni, si può dire che negli USA per realizzare 75 reattori si stimavano costi per 34 miliardi di euro, mentre i costi effettivi hanno raggiunto i 110 miliardi di euro; in India i costi per 10 reattori sono aumentati del 300% rispetto al budget previsto.
 

        Sarebbe a questo punto possibile sostenere che le ultimissime vicende mediorientali faranno impennare i prezzi dei combustibili fossili e, ridare slancio economico al nucleare. Il fatto è che proprio queste ultime vicende daranno (purtroppo) slancio a picchi di crescita dei prezzi dell’uranio per la maggiore richiesta che sarebbe solo prevista. Ed a questi picchi si dovranno sommare quelli che discendono dalle maggiori necessità di protezione militare.

        Ma vi sono altre considerazioni da fare sulle disponibilità di uranio (nel mondo sono stimate 4.743.000 tonnellate, localizzate al 50% in Australia, Kazakhistan, Canada). Le riserve di Uranio commercialmente estraibili coprirebbero un arco di poco superiore ad un secolo tenendo costante i consumi all’anno 2000, riferendosi cioè alle poco più che 400 centrali nucleari operanti nel mondo (concentrate tra USA, Europa e Giappone) che coprono solo un 16% dell’elettricità che viene prodotta e consumata (questa stima è oggi, 2008, già ridotta a soli 70 anni di disponibilità). E’ evidente che se si pensasse di sostituire, per la produzione di elettricità, tutta l’energia fossile con quella nucleare occorrerebbe realizzare alcune migliaia di nuove centrali e a quel punto le riserve di uranio si esaurirebbero nel giro di pochissimi anni (e comunque via via si dovrebbe avere a che fare con costi sempre maggiori). A ciò si aggiungano le immediate ed urgenti richieste di energia di Cina ed India. Più in generale, non è un caso che la Banca Mondiale rifiuti il finanziamento di piani energetici nucleari e non è un caso che neppure le imprese private si avventurino in questi investimenti. Il nucleare civile è sempre nato come costola di quello militare e, di conseguenza, sono sempre stati i governi a provvedere finanziamenti massicci. L’inscindibilità dei due nucleari mette in mezzo l’esercito che diventa insostituibile in termini di sicurezza e … di costi. Per chiunque voglia seguire la strada della Francia, la spesa militare diventa obbligatoria, e questa spesa deve essere caricata sul costo dell’energia nucleare prodotta. 

        E qui vi sono notizie poco incoraggianti per l’Italia che ha il piacere di avere il generale Carlo Jean, apparso negli elenchi della P2, alla guida della Sogin dal 2002 (nomina di Berlusconi), l’azienda delegata ai rifiuti ed alle scorie nucleari. Carlo Jean è noto per essere ignoto al mondo scientifico … ma è un generale e (ex) piduista quindi abbiamo il nucleare in sicurezza. Se però vi sono dubbi su Jean occorre star tranquilli perché il suo vice, Paolo Togni, è uomo di fiducia di Matteoli (detto Attila). E per definitiva tranquillità vi è la legge italiana sullo smaltimento delle scorie (intese dal decreto Marzano come merci e non come rifiuti) che disattende le principali direttive internazionali.

        Per altri versi l’analisi costi-benefici deve tener conto che i benefici non sono riconducibili esclusivamente al nucleare in sé, ma a tutto l’indotto-volano di progresso tecnologico che verrebbe stimolato, del quale in Italia si ha un gran bisogno per la “bassa intensità” di know-how sul quale si basa il nostro sistema produttivo. Ma qui vengono alla luce altri problemi. Si è detto che l’Italia ha perso competenze nel settore nucleare. Ma ha anche perso una sua industria con elevati livelli di know-how. L’Italia non ha più, in alcun modo, un’industria pesante che possa far rinascere il nucleare. Sono morte la Franco Tosi, la Belleli, la Terni, la Breda termomeccanica, l’acciaieria e tubificio di Brescia, il Tecnomasio Brown Boveri e questo perché in Italia si è rincorso il guadagno facile della finanza più che della crescita produttiva e scientifico-tecnologica. Solo l’Ansaldo resiste, essenzialmente su commesse estere e quasi esclusivamente per parti accessorie (turbine) al vero e proprio nucleare (l’Ansaldo aveva realizzato per il reattore veloce franco-belga-italiano Superphénix parti del sistema di raffreddamento al sodio liquido, punto estremamente critico in quel tipo di centrale, ed una fessura nel barilotto di raffreddamento del surgeneratore – da cui fuoriusciva sodio liquido che a contatto con l’acqua esplode e a contatto con l’aria si incendia – aveva costretto al fermo l’intera centrale nell’estate del 1990, centrale che aveva avuto moltissimi altri incidenti nella su brevissima carriera). Sta di fatto che tutto questo non si recupera e ci pone al ricatto dell’acquistare chiavi in mano, diventando sempre più un pezzetto del sistema coloniale che si va ricreando. E, a questo punto, ancora un’altra piccola osservazione. Quando scrissi quel libro, lo inviai a vari amici e persone che stimavo e stimo. Tra queste ad un mio ex professore di fisica che era notoriamente favorevole alla scelta nucleare. Quando ebbi modo di parlare con lui mi disse che il mio libro non gli era piaciuto perché non dicevo come stavano davvero le cose. Secondo lui non avevo detto che le imprese italiane, in realtà, non le sanno costruire le centrali nucleari. Non ebbi modo di approfondire e la cosa rimase lì. Non so dire su cosa era basato quel giudizio ma posso intuirlo.

        Anche qui devo concludere come qualche riga più su: occorrerà attendere un qualche prototipo per vedere se si è riusciti a mantenere quanto ci si era proposto. Intanto conviene che qualcuno dica ai politici populisti che allignano alla corte di Berlusconi (ma anche nel centrosinistra) che se anche si dovrà riprendere la via del nucleare, essa sarà in grado di fornire energia, nella migliore delle ipotesi, nel 2030. E ciò sarà possibile non aspettando che altri realizzino ciò che poi noi, come sempre, compriamo, ma investendo da subito in ricerca e formazione in modo da poter eventualmente essere presenti preparati alle future scadenze.

        A lato di ciò occorre lavorare da subito ad altri sistemi di approvvigionamento energetico tentando di sganciarci sempre più dai combustibili fossili, cosa che si può iniziare a fare con energie rinnovabili a tecnologie note (efficienza, riciclaggio, risparmi, cogenerazione, teleriscaldamento, solare piano, biomasse, vento, …) in sistemi che combinino tutto lo sfruttabile.

GLI INCIDENTI NUCLEARI

        Ho fatto un elenco molto lungo ma altrettanto manchevole  (molti incidenti non vengono comunicati) di incidenti nucleari ( http://www.fisicamente.net/FISICA/index-1065.htm ) che varrebbe la pena scorrere. Un paio di tali incidenti li ho studiati con moltissimi dettagli: Chernobyl ( http://www.fisicamente.net/DIDATTICA/index-500.htm ) e Three Mile Island ( http://www.fisicamente.net/DIDATTICA/index-514.htm ;  http://www.fisicamente.net/DIDATTICA/index-1570.htm ). Le dinamiche di tali incidenti sono infinite e non prevedibili ma alcune cose molto in generale vanno dette.

        L’elevato costo dell’impresa nucleare e la minaccia della chiusura di una centrale fanno nascondere gli incidenti a meno che non siano accompagnati da esplosioni violente o fatti clamorosi consimili. In genere fuoriesce radioattività sotto forma di gas o liquidi che va dispersa nell’ambiente. Non si vede e non ha odore. I tecnici della centrale e la proprietà negheranno fino all’ultimo l’esistenza di un incidente.

        Esemplificativo è il caso della centrale nucleare tedesca di Hamm-Uentrop. Il 4 maggio 1986 (una settimana dopo il disastro di Chernobyl) un esperimento nell’impianto da 300 megawatt THRT-300 PBMR (reattore a letto di sfere) nella Germania Ovest ha causato la fuoriuscita di materiale radioattivo dopo che uno dei letti di sfere è stato immesso nel condotto utilizzato per portare carburante al reattore. Il tentativo di rimuovere l’ostruzione creatasi ha danneggiato il condotto e causato il rilascio di radionuclidi. Radiazioni sono state misurate per circa due chilometri intorno al reattore. Al momento quell’incidente non venne denunciato agli organismi preposti e fu nascosto dalla nube avanzante da Chernobyl e, per molto tempo, non si seppe nulla di esso, finché non si conobbe per altre vie. La notizia la si può ad esempio leggere sullo spagnolo El Pais del 3 giugno 1986 al seguente link che non si deve spezzare come inevitabilmente accade qui: http://www.elpais.com/articulo/internacional/ALEMANIA/ocultacion/fuga/radiactiva/
planta/RFA/encrespa/ecologistas/opinion/publica/elpepiint/19860603elpepiint_16/Tes/

        Checché se ne dica gli incidenti nucleari si susseguono con preoccupante regolarità e gli ultimi sono soprattutto giapponesi (causa terremoto ben 7 centrali hanno emesso radioattività e sono ancora ferme). Più di recente il terremoto cinese ha danneggiato due impianti ma la speranza di sapere qualcosa di più non c’è. E se vi fosse un incidente in Iran credete che lo sapremmo ? Forse ce ne freghiamo perché tutti gli iraniani non valgono un Bossi.
E questi sono gli ordinari incidenti, quotidiani, direi. Poi vi sono quelli da far paura come il meltdown o fusione del nocciolo (LOCA) ma di questo non parlo per evitare di entrare nei dettagli del terrore (per lo stesso motivo non parlo degli effetti somatici e genetici delle radiazioni, soprattutto se in piccole dosi).
Ma un fatto devo sottolinearlo: oggi (6 giugno 2008) i giornali nazionali (Repubblica, Corriere, Stampa, …) dicono che “era solo una valvola“. Cambino collaboratori perché l’incidente, ad esempio, di Trhee Mile Island è nato e poteva avere conseguenze paurose proprio perché una certa valvola ha iniziato a fare i capricci.

RISCALDAMENTO PLANETARIO

        Oggi, pur non avendo in mano elementi di giudizio univoci e determinati, certamente le operazioni crisi petrolifera, guerra, di nuovo nucleare sono tra loro interconnesse. E la cosa peggiore è che lo sono indipendentemente dall’effetto serra del quale alle multinazionali del mondo capitalista (o neoliberista) non interessa nulla. E non interessa come dato storico e non contingente: è sempre stata caratteristica del capitale globale o monopolista (Sweezy ed Huberman) sollevare giganteschi problemi senza mai occuparsi delle soluzioni. Uno degli esempi, che è connesso alle crisi energetiche ricorrenti, riguarda il feroce colonialismo soprattutto anglofrancese che disinvoltamente nel dopo Seconda Guerra Mondiale si tirava fuori dal mondo colonizzato con riga e squadra disegnando improbabili confini tra Stati mescolando etnie e tribù con le conseguenze che da almeno 60 anni viviamo tutti. Anche Israele è nata lì (avendo come altro genitore la cattiva coscienza di chi conviveva amichevolmente con Hitler, come oggi convive amichevolmente con il Bush e l’Olmert del momento).
Ho fatto questa apparente digressione per rendere conto che il problema energetico è fondamentale ma è governato dagli interessi economici e dalla politica: comprenderlo e tentare di risolverlo razionalmente, pensando solo in termini scientifici e tecnologici, cioè razionali, è impresa inutile.
        Kyoto è stata una presa di coscienza. Le soluzioni proposte sono un blando palliativo omeopatico a chi abbisogna di chirurgo. Come fare altrimenti se il potere è USA e se gli USA boicottano Kyoto e non rinunciano al loro tenore di vita ? Se Bush finanzia pretesi scienziati per comunicare al mondo che l’effetto serra è una invenzione e che quindi non occorre intervenire contro i gas serra, cioè contro l’anidride carbonica che la sua azienda petrolifera (e dei suoi elettori) produce ? Sembrerebbe che l’emergere di Cina ed India debba fermare il prepotente predomino USA … ma la rincorsa è al peggio: al massimo inquinamento ed al massimo consumo incontrollato di combustibili fossili (come dar torto a Paesi poveri e depredati da secoli che si scontrano con chi, gli USA, ha il 4% della popolazione mondiale e consuma circa il 30% dell’energia consumata nel mondo?).
        Ma siamo all’oggi, al drammatico oggi che non ci permette di disquisire ma ci impone di agire.
        Per far fronte all’effetto serra il nucleare è una possibile opzione: una centrale nucleare non emette gas serra come tentano di venderci truffaldinamente. Il fatto è che il nucleare non è la sola centrale ma l’intero ciclo del combustibile, oltre al fatto che essa, centrale, riscalda con scarichi di surplus di calore molto maggiori che altri impianti energetici. Se si vuole imboccare la strada nucleare si deve sapere fino in fondo dove porta. Si devono conoscere i vantaggi MA tutti gli inconvenienti. Si deve anche sapere che vi sono altre alternative energetiche che, non casualmente, dormono da decine di anni, perché non sono remunerative per le multinazionali dell’energia e per i politici che ormai hanno il vizio della mazzetta o della percentuale sulle grandi opere che riescono a varare.

        E’ possibile che la gran parte delle cose che ho elencato siano risolvibili, almeno nel senso del tranquillizzare l’opinione pubblica. Ma occorre intervenire nel merito e non alzare le spalle liquidando chi ha dei timori come di persona irrazionale nemica del progresso.
        E’ anche possibile (e questa è la mia convinzione) che vi siano dei rischi da dover correre per far fronte ad altri e ben più gravi rischi. Se così fosse, lo si deve dire, si deve far sapere al prossimo in quali condizioni siamo. Sembra incredibile ma la migliore arma propagandistica in favore del nucleare è resa inutile da uno sciocco petroliere come G. W. Bush che insiste, pagando pseudoscienziati ossequienti, sulla inesistenza dell’effetto serra.

COSA FARE ALLORA

        Ci sono i rompiballe pagati un’enormità, come certi nostri parlamentari, che per definizione rompono quotidianamente. E poiché il ragionamento non è il loro forte tali miserelli si nascondono dietro slogan. Pregherei i lettori di convincersi che “quelli del no” sono loro (Veltroni, Berlusconi e bande parallele). Sono 30 anni che noi ambientalisti (non parlo del pecoraro che non sa di cosa parla) indichiamo soluzioni che non si fanno perché non arricchiscono le varie lobbies che li sostengono. Loro hanno detto no a tutto ciò che sarebbe servito e serve ancora per salvare l’Italia ed il pianeta.
        La raccolta differenziata, ad esempio, è invenzione verde (non di pecoraro e amici dell’uccello padulo con spiga in bocca e cappello di paglia). Da almeno 30 anni indichiamo:
 raccolta differenziata per tirare fuori:
– metalli
– carta
– plastiche
– biomassa
– materiale da bruciare o utile nell’edilizia
        Il riciclaggio è una vera miniera diretta perché ridà materia prima a costi più bassi e perché fa risparmiare sui costi energetici per produrre tale materia prima. Analogamente per carta e plastiche. Ma la vera fonte energetica gigantesca è la biomassa che, sistemata in grandi contenitori a tenuta fornisce metano (i vecchi gasometri, li ricordate ?).
        E’ solo un esempio che ci deve indicare una strada: usare tutto l’usabile e cercare di sganciarci dai combustibili fossili e dal nucleare. Sono davvero stufo di ripetere gli stessi discorsi senza che qualcuno mi dica che sono fasulli spiegandomelo, entrando in argomento, e continuando ad andare allegramente per strade intollerabili.
        In breve, elenco gli interventi da fare (gli stessi che il fronte del NO padronale ha avuto disponibili da 30 anni):


1) Incentivare da subito pannelli solari per la produzione di acqua calda (riscaldamento e sanitaria) che assorbe un 30% dell’energia che consumiamo in Italia. I costi sono estremamente contenuti e si può avere un immediato ritorno in risparmi per la produzione centralizzata di ENI ed Enel. Siamo gli ultimi in Europa per energia solare pur essendo i primi insieme a Spagna e Grecia per insolazione.


2) Obbligare subito la trasformazione delle centrali esistenti in impianti di cogenerazione e di teleriscaldamento. In estrema sintesi si tratta di non buttare il calore residuo dell’acqua e/o vapore, che ha prodotto energia elettrica, ma di utilizzarlo mediante costruzione di condotte al riscaldamento di edifici, serre, pisciculture, … (il sistema sarebbe complementare ai pannelli solari piani perché interverrebbe soprattutto in grandi centri abitati, dove i pannelli avrebbero minore possibilità di installazione).


3) Studiare sistemi di utilizzo delle biomasse per la produzione di metano (e quindi di qualunque altra energia). Si tratta di pensare al riciclo dei rifiuti con la necessaria suddivisione in organici ed inorganici. I primi dovrebbero essere avviati in depositi che favoriscano l’emissione di metano dai medesimi. La cosa si può anche realizzare su piccola scala in condomini di recente costruzione pensando di avviare ad un contenitore comune lo smaltimento di ogni rifiuto organico degli appartamenti al fine di produrre metano per riscaldamento, cucina ed ogni altro uso (mediante un TOTEM, macchina ex Fiat che trasforma l’energia da carburante in energia elettrica + riscaldamento). Il sistema ha potenzialità enormi oltre a sbarazzarci di circa la metà dei rifiuti cittadini ed a fornire grandi quantità di compost per l’agricoltura. Quanto qui adombrato prevede un ripensamento dell’urbanistica.


4) Applicare da subito ogni conoscenza sul risparmio energetico. A partire dai costi energetici degli imballaggi e dei contenitori di ogni tipo per ogni uso (con l’eliminazione degli imballaggi che energeticamente costano un enormità). Ad esempio, faccio notare che per produrre lattine di alluminio serve una grande quantità di energia. Faccio notare che il vetro può essere facilmente riciclato. Ma se non si incentivano le cose non si ottiene nulla.


5) In molte zone d’Italia vi è una geotermia in attesa a pochi metri sotto terra. Mentre a Parigi si riscaldano interi quartieri con una geotermia pescata a 2000 metri di profondità, in Italia tale profondità si riduce mediamente ad un terzo nelle zone densamente popolate. Se nel sottosuolo non vi sono acque calde, vi sono certamente rocce calde. Si può spingere acqua nel sottosuolo e poi riprenderla calda per differenti usi, anche elettrici.


6) Ogni altra energia può essere utile e deve essere incentivata (va bene l’eolico alla faccia della Francescato e di Ripa di Meana amichetto di Alemanno, va bene studiare ulteriori sviluppi dell’imbrigliamento delle acque, in qualche zona si possono sistemare turbine che sfruttino la marea, va bene il fotovoltaico, insostituibile per alcune applicazioni in zone isolate …).


7) Si possono mettere in cantiere centrali solari con concentratori, il progetto di Rubbia (solare elettrodinamico che riempie la bocca di pecoraro ma che, scommetto, non sa di cosa si tratta) che qui si è olimpicamente saltato.


8) Sul fronte tradizionale occorre continuare con la politica di Mattei ed aprire ad ogni altro contributo possibile con vari Paesi geopoliticamente diversi, ad evitare crisi complessive. Qui si sente la mancanza delle politiche di amicizia con i Paesi Arabi anche di Moro. Oggi abbiamo cialtroni al potere con incapacità di comprendere la complessità del mondo (sentire il ministro degli esteri D’Alema parlare di chi ha vinto le elezioni in Palestina, Hamas, come di terroristi, è un vero scempio diplomatico, al di là di ciò che ogni singolo cittadino può pensare). Occorre costruire molte più riserve e prevedere almeno un rigassificatore per regione che si affaccia sul mare (è sconsigliabile il trasporto di gas naturale congelato su vie terrestri).


9) Occorre essere pronti sul terreno dell’idrogeno per il suo uso in un immediato futuro. A parte l’uso consigliabile nel trasporto cittadino, a fini di non inquinamento, l’idrogeno è utilissimo come accumulatore di energia. Mi spiego. Le fonti energetiche alle quali mi sono riferito hanno in genere la caratteristica dell’intermittenza (il solare e l’eolico, ad esempio). A volte forniscono energia che eccede la richiesta e si è costretti a buttarla con effetti disastrosi nell’aumento del calore scaricato nell’atmosfera. Se si utilizzasse l’energia fornita in più dalle fonti suddette per produrre idrogeno, si avrebbe la possibilità di usare questo vettore energetico, in momenti in cui non vi è sole o non tira vento. Si tratterebbe di accumulare energia quando ce n’è di più per utilizzarla quando non ce n’è.

10) Si intervenga sulle linee di trasmissione elettrica: disperdono il 50% dell’energia ! Altro che dieci centrali nucleari ! Potremmo avere un terzo in più di energia elettrica (alcune perdite sono inevitabili) senza intervenire sul fronte della produzione.

        Vi è poi un ultimo aspetto ma non relativamente alla sua importanza. Chiunque ci viene a parlare di nucleare deve spiegare che: l’energia nucleare serve solo per produrre elettricità e non risponde, ad esempio, alle esigenze dei trasporti (qui si affaccia un dubbio: che sia la lobby bresciana dei fabbricanti di tondino di ferro, dove la produzione è elettrica, che la vuole ?)(**); che non è realizzabile in tempi rapidi (se parte la folle impresa, accetto scommesse che non sarà pronta prima di 15 anni) quando invece è possibile da subito mettere in campo tecnologie alternative note (l’esempio dei verdi newagisti che non amano l’energia del vento, dovrebbe far riflettere); che ne è delle ricerche fatte e dei soldi investiti per studiare il riciclo, le biomasse, il solare almeno e soprattutto per acqua calda (pannelli solari piani ad uso domestico) ?; che ne è di quelle in efficienza energetica ?; …
        A quest’ultimo proposito un solo dato: tutti sanno che gli acquedotti italiani disperdono nel terreno oltre il 50% dell’acqua che viene loro immessa; pochi sanno che una cosa analoga accade con l’energia elettrica immessa negli elettrodotti. Interventi seri su di essi (naturalmente con investimenti, in ogni caso inferiori a quelli richiesti per nuove centrali di qualunque tipo) equivarrebbero ad aumentare di almeno un terzo la nostra disponibilità elettrica.
Serve in definitiva sapere che le energie da fonti rinnovabili non sono solo il fiore all’occhiello reclamato come contropartita per tacitare la cattiva coscienza di qualche verde o di un inutile incompetente come Realacci. Serve un impegno deciso in questo settore sapendo che si vanno ad intaccare interessi potentissimi (più di quelli di uno Stato): su combustibili rinnovabili le multinazionali vedrebbero decadere rapidamente i loro profitti …
        Tutto ciò significa che una politica energetica che intenda liberarci da tutti i fardelli che ho tentato di mettere insieme è una politica che vola molto alto e che, molto probabilmente, non ha ancora alcun interprete tra le mezze calzette che si aggirano nei palazzi del potere (tralasciando la destra che da sempre aggredisce il territorio e lavora SOLO per il profitto, vi è una sinistra-centro che ha perso ogni cultura ambientalista ed è in mano ad irresponsabili avventuristi).
        E sono i cittadini che devono prevedere come esigenza tra i primi posti (se non al primo) proprio l’avviarsi di una politica energetica non meramente consumista. E’ necessaria la coscienza delle problematiche in gioco, coscienza sempre più lontana da quando la scuola è stata ridotta da Berlinguer e sodali a fabbrica di ignoranti.
        Resta da discutere la questione del nucleare di ultima generazione, la IV, avvertendo con estrema chiarezza che non esistono soluzioni a rischio zero ed è la fisica che ce lo spiega con assoluta certezza: ogni intervento sull’ambiente modifica e degrada il medesimo ambiente. Ogni soluzione comporta i suoi rischi, spesso non facili da confrontare con altri; anche se, in definitiva, i confronti vanno fatti, così come vanno operate le scelte minimizzando i rischi e prevenendoli il più possibile, sempre nella consapevolezza che non si possono ridurre a zero e che noi solo possiamo scegliere i minori.
        Inoltre, la tollerabilità dei rischi è solo una condizione necessaria e non sufficiente per l’adozione di una soluzione. Occorre anche una concreta fattibilità e la capacità di coprire una parte importante dei fabbisogni di energia. In più parti di Fisicamente ho discusso del Secondo Principio della Termodinamica che è lì ad avvertirci che ogni operazione che si fa comporta un degrado dell’energia che diventa calore a bassa temperatura e non più utilmente recuperabile. Non è pensabile un uso di una energia qualunque, anche quella che più affascina i newagisti, che non crei alterazioni nell’ambiente. Inoltre la nostra società industriale ha bisogno oltre che di energia, di potenza (anche in casa, una lavatrice non la metteremmo mai in funzione con pannelli fotovoltaici), pena licenziamenti e disastri a catena in tutto il mondo. La sola cosa che noi possiamo fare e che dobbiamo fare è scegliere i minori impatti sull’ambiente e sulla salute (c’è qualche politico o tecnico a peso che conosce il rendimento dal secondo principio ?), sapendo che fermi non si può restare perché a rischio vi sono catastrofi immani (ci si è mai chiesti cosa accadrebbe al nostro mondo se smettessimo di produrre energia ? e, di contro, ci si è mai chiesti cosa accadrà se continuiamo a produrre e consumare energia nel modo indegno in cui lo facciamo ?).
        Tornando alle centrali di IV generazione, esse prevedono la partecipazione ai progetti dell’Europa (sei progetti selezionati nel corso del forum dei Paesi promotori – Argentina, Brasile, Canada, Francia, Giappone, Corea del Sud, Africa del Sud, Svizzera, Regno Unito, oltre agli Stati Uniti, UE – , due prevedono l’impiego di reattori ad alta temperatura a gas, uno invece prevede un sistema di raffreddamento a base di metalli liquidi – sodio o leghe a base di piombo -, uno a base di acqua supercritica e un sesto impianto raffreddato a sale liquido. Quattro dei sei sistemi si basano su reattori a neutroni rapidi e cinque si basano sul cosiddetto “ciclo chiuso” che si basa su un sistema parallelo di ritrattamento delle scorie). La cosa che è indispensabile richiedere è quantomeno la compartecipazione italiana: non vi sono motivi per acquistare oggi a scatola chiusa ciò che si è rifiutato ieri (l’Italia, anche se partecipa solo indirettamente tramite la UE, sta acquisendo esperienza nella tecnologia del piombo e ha dato un rilevante apporto allo sviluppo di un altro importante progetto: il reattore IRIS – International Reactor Innovative and Secure che ho trattato altrove. Inoltre in Italia è in pieno sviluppo il progetto ADS – Accelerator Driven System – per il bruciamento dei rifiuti a vita lunga). Si deve tener conto che prima del 2030 tali centrali non saranno operative. Secondo le previsioni esse dovrebbero funzionare a temperature più elevata (intorno ai 900/1000 °C) e tali temperature dovrebbero essere sufficienti per la “piroscissione” dell’acqua senza l’utilizzo del carbonio. E la piroscissione produce il vettore idrogeno che potrebbe essere una soluzione importantissima, come detto, per l’autotrasporto. Gli impianti di piroscissione verrebbero realizzati sul sito, ma al di fuori della centrale nucleare. L’idrogeno potrebbe essere generato tramite elettrolisi ad alte temperature (HTE), una tecnologia pulita e presumibilmente più sicura della semplice piroscissione a calore. Le centrali di quarta generazione, secondo le previsioni, oltre a essere impiegate per la piroscissione dell’acqua al fine di ottenere l’idrogeno, prezioso, potrebbero essere utilizzate per la desalinizzazione, per le raffinerie di petrolio e anche per tecniche di trattamento del catrame di petrolio viscoso.
        Secondo altre previsioni la tecnologia di tali reattori sarebbe tale da non prevedere possibilità di utilizzo per la proliferazione nucleare; le scorie si ridurrebbero ad un valore minimo (il 5% della massa totale di combustibile); i tempi medi di utilizzo della centrale raddoppierebbero passando a circa 40 anni (qualcuno ipotizza i 60); … Insomma sembrerebbe che tutto s’incammina verso l’obiettivo reclamato sicurezza. Naturalmente occorre solo aspettare la realizzazione di un qualche prototipo, prevista per il 2020. In ogni caso è utile riportare le finalità dichiarate che si intendono raggiungere con tali reattori.
Intanto la definizione dei reattori di generazione IV è: La prossima generazione di sistemi nucleari deve essere autorizzata, costruita e fatta funzionare in maniera tale che fornisca energia in modo economico, tenendo in debito conto un ottimale uso delle risorse e al tempo stesso affrontando i problemi di sicurezza, dei rifiuti, di resistenza alla proliferazione e le preoccupazioni del pubblico di quei paesi dove tali sistemi verranno impiegati.
        I parametri usati per giudicare i diversi concetti sono:
§   Sostenibilità: utilizzo efficiente del combustibile e minimizzazione dei rifiuti;
§ Sicurezza e Affidabilità: eccellenza in sicurezza e affidabilità; bassissima probabilità di un danneggiamento del nocciolo del reattore; eliminazione della necessità di avere un piano di emergenza per la popolazione vicina;
§ Economia: netto vantaggio di costo e rischio finanziario confrontabile con quella di altre alternative;
§ Non proliferazione: i sistemi nucleari, compresi i cicli di combustibile, devono accrescere la possibilità che essi costituiscano una strada molto poco attraente e desiderabile per la diversione e il furto di materiali usabili per gli armamenti.

        Concludo con una avvertenza. Le informazioni sulle disponibilità energetiche mondiali sono quanto di più discutibile vi sia. Non vi è un accesso ad esse che sia certo. Tale accesso è sempre per gentile concessione di qualche multinazionale che ha interesse a nascondere i dati per politiche di mercato essenzialmente legate alla domanda ed all’offerta. Per avere poi dati certi sui contributi delle energie alternative alle quali ho accennato occorrerebbero ricerche di enti che impiegassero un gran numero di ricercatori. E’ fuori dalla portata di un singolo (o anche di più singoli) al di fuori da centri di ricerca organizzati e da finanziamenti appositi, riuscire nell’impresa. Ci sono troppi parametri in gioco e molte intelligenze e competenze occorrono per tali studi. Anche qui, comunque, siamo fuori dalla possibilità di affrontare questi seri studi: i finanziamenti alla ricerca tagliati brutalmente da questo governo arraffone e funzionante sulla sola persona di un monarca (ma gli altri non hanno mai brillato in questo senso) sono stati tagliati in modo da renderci ultimi nell’ambito dei Paesi che si pretendono avanzati.

Roberto Renzetti


(*) Vale la pena registrare la presa di posizione di 1200 scienziati e docenti italiani sulle sciocchezze sparate dal portavoce di Berlusconi, tal ministro Scajola (ricordando la patetica dichiarazione di un nuclearista convinto come Renato Angelo Ricci che aveva detto polemicamente: quali sarebbero gli scienziati contrari al nucleare ?):

No al nucleare in Italia: appello di 1200 scienziati

di REDAZIONE

(tratto da http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=94894 )

Sono oltre milleduecento i docenti universitari e i ricercatori che hanno sottoscritto un appello sulle scelte energetiche per il futuro dell’Italia, trasformato in una lettera aperta al premier Berlusconi alla vigilia della
discussione del governo sulle centrali nucleari. A capeggiarli uno dei chimici italiani più accreditati presso la comunità scientifica internazionale. “Il sole è la più grande risorsa energetica del nostro pianeta” scrivono, e
il nucleare “un pericoloso fardello sulle spalle delle prossime generazioni”. L’iniziativa partita con un sito http://www.energiaperilfuturo.it, dove chiunque può esprimere il proprio sostegno.

Ecco il testo della lettera aperta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

LE SCELTE ENERGETICHE PER IL FUTURO DELL’ITALIA

«Uno dei problemi più delicati e più difficili che il nostro Paese ha oggi di fronte è quello dell’energia; le decisioni che verranno prese a questo riguardo condizioneranno non solo la nostra vita, ma ancor più quella dei nostri figli e dei nostri nipoti. Per prendere decisioni sagge su un tema così complesso è necessaria una forte collaborazione fra scienza e politica.

Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca e, in virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, abbiamo sentito il dovere di esprimere la nostra opinione sul problema energetico con l’appello riportato sul sito: www.energiaperilfuturo.it

L’appello, sottoscritto da più di milleduecento docenti e ricercatori, sottolinea l’urgenza che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell’energia ed esorta il governo a sviluppare l’uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell’energia solare.

A nostro parere l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari.

La più grande risorsa energetica del nostro pianeta è il Sole, una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti. E’ un guardare lontano nel tempo, perché getta le basi per un positivo sviluppo tecnologico, industriale ed occupazionale del nostro Paese, senza porre pericolosi fardelli sulle spalle delle prossime generazioni. E’ un guardare lontano nel mondo, perché, a differenza dei combustibili fossili e dell’uranio, l’energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi,
il loro sviluppo contribuirà al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace.

Saremo ben lieti di mettere a disposizione le nostre competenze per discutere il problema energetico in modo approfondito nelle sedi opportune».

Il Comitato promotore


Vincenzo Balzani (Presidente), Università di Bologna
Vincenzo Aquilanti, Università di Perugia
Nicola Armaroli, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna
Ugo Bardi, Università di Firenze
Salvatore Califano, Università di Firenze
Sebastiano Campagna, Università di Messina
Luigi Fabbrizzi, Università di Pavia
Michele Floriano, Università di Palermo
Giovanni Giacometti, Università di Padova
Elio Giamello, Università di Torino
Giuseppe Grazzini, Università di Firenze
Francesco Lelj Garolla, Università della Basilicata
Luigi Mandolini, Università La Sapienza, Roma
Giovanni Natile, Università di Bari
Giorgio Nebbia, Università di Bari
Gianfranco Pacchioni, Università Milano-Bicocca
Paolo Rognini, Università di
Pisa Renzo Rosei, Università di Trieste
Franco Scandola, Università di Ferrara
Rocco Ungaro, Università di Parma<


(**) Su questo problema vi sono molte considerazioni da fare. La Finlandia che sta costruendo il suo reattore (come detto, l’unico in occidente) lo fa con un consorzio di industriali che utilizzano corrente. Saranno costoro che affronteranno la maggior parte della spesa utilizzando la corrente elettrica a prezzi vantaggiosi per molti anni e quindi ripagandosi con interessi. In Italia non si parla di questo e, come al solito, lo Stato (e cioè noi contribuenti) dovrà costruire centrali nucleari al servizio di chi già straguadagna su di noi anche condannandoci al degrado ambientale (va detto di passaggio che le tariffe elettriche in Italia sono già estremamente favorevoli ai consumatori dell’industria. Tanto favorevoli che non si investe in efficienza, tanto paghiamo noi!).
L’uso elettrico del nucleare comporta sprechi enormi di energia come sa chi ha vissuto in Francia un poco di tempo. Lì si cucina con fornelli elettrici. Provate a cucinare con tali fornelli e vedrete che, quando un cibo è pronto e spegnete il fornello, esso è rovente e resta tale per molto tempo. Ciò corrisponde a buttare verso l’ambiente una enorme quantità di energia con le conseguenze di spreco e termodinamiche che conosciamo.
_________________________

PS0. Avrete notato che ho parlato marginalmente dell’incidente nucleare sloveno. I veri terroristi sono i media, salvo dimenticarlo quando occorre. L’incidente sloveno, fino a quando ci faranno conoscere dettagli, è uno come centinaia d’altri già avvenuti e da venire … Gli scienziati e tecnici che scommettono sulla scienza e la tecnologia E BASTA fanno tenerezza e vanno confortati.
Una cosa però va detta: già vi era un accordo interno alla centrale per non comunicare l’accaduto !

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200806articoli/33458girata.asp


PS1. Non è inutile dire che, se riesce a passare questa crisi di incapacità di gestione (giocavamo a massimizzare il profitto non spendendo in depositi per riserve), tutto continuerà come prima, con il metodo inerziale che, presto o tardi ci farà sbattere violentemente la testa.

PS2. Potrei descrivere in dettaglio ognuna delle cose alle quali ho solo accennato solo su richiesta però. L’impresa non è semplice e mi occorrono delle motivazioni.

PS3. La destra, tutta la destra, è davvero impresentabile sotto il profilo culturale e di comprensione di semplici frasi in italiano (soggetto, predicato verbale e complemento oggetto; già gli attributi, gli aggettivi ed i complementi di specificazione sono molto complessi, per non dir dei congiuntivi). Figuriamoci se è in grado di capire discorsi come quelli ora fatti. La storia di tali energumeni del pensiero parla da sola. Chi fu che affossò il nucleare in Italia nel 1963 quando avevamo molte possibilità di svilupparlo autonomamente ? Saragat, la DC, il PLI ed i fascisti sempre allineati e contenti con il padrone USA. I difensori furono il PRI (governativo) ed il PCI (opposizione). Mandarono Ippolito in galera sul nulla. Fatte le debite proporzioni uno qualunque dei delinquenti parlamentari noti lo avrebbero dovuto condannare a 800 anni di carcere duro. Ma il 1963 vide anche l’assassinio di Mattei, l’emarginazione di Marotta all’Istituto Superiore di Sanità, la svendita alla Fairchild (USA) del settore computer della Olivetti, il più avanzato del mondo ! La nostra dipendenza dagli USA deve rallegrarci.

PS4. E’ utile sentire anche l’opinione degli economisti de lavoce.info:

Energia e Ambiente

TRE PROBLEMI PER IL NUCLEARE

di Filippo Cavazzuti 10.06.2008

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000456.html

Dopo l’improvviso annuncio del ritorno al nucleare, èopportuno ragionare quantomeno sugli assetti proprietari di questa industria, sulla regolamentazione del settore, sulle previsione di prezzo dei combustibili e sulla redditività degli impianti.

Cerchiamo di farlo guardando alle scelte di Regno Unito, Francia e Finlandia, che nei venti anni di rinuncia del nostro paese hanno deciso di continuare a utilizzare e potenziare l’energia nucleare. Esempi che possono aiutarci a evitare una impervia via italiana al nucleare.

Lasciate alle spalle le prime reazioni all’improvviso annuncio di ripresa del nucleare e in attesa che si formi, se si formerà, una opinione pubblica decisamente a favore di tale opzione, e che gli esperti indichino di quale generazione (terza, quarta o intermedia) debbano essere le nuove centrali nucleari, vale la pena di cominciare a riflettere su alcuni problemi che inevitabilmente si presenteranno sul campo per effetto di tale scelta.
A venti anni dall’abbandono del nucleare, la memoria può risultare appannata, è opportuno quindi riferirsi a quanto già sperimentato nei tre paesi europei (Regno Unito, Francia e Finlandia) che hanno deciso di continuare a utilizzare e potenziare l’energia nucleare; ciò per evitare una impervia via italiana al nucleare. È opportuno dunque ragionare quantomeno sugli assetti proprietari dell’industria nucleare, sulla regolamentazione del settore, sulle previsione di prezzo dei combustibili (uranio) e sulla redditività degli impianti.

GLI ASSETTI PROPRIETARI

In Francia, si sa, tutto il controllo l’industria elettrica (Edf, Areva Np ex Framatome e Cogéma, Eurodif-Eur0pean Gaseous Diffusion Uranium Enrichment Consortiun) è nelle mani dello Stato. Inoltre, la Francia vende energia elettrica anche fuori dai confini domestici .
Nel Regno Unito, nel 1989 venne decisa la privatizzazione dell’industria elettrica dopo avere scorporato le centrali governate dal Central Electricity Genereteng Board e fatte confluire nelle mani pubbliche di Nuclear Electrica Plc e di Scottish Nuclear Ltd Impresa pubblica, interamente posseduta dal governo inglese dal 1984 è anche British Nuclear Fuels Plc responsabile per il decommissioning e i servizi tecnologici.
In Finlandia la società Fortum Oyj, creata nel 1998 per coprire la generazione, la distribuzione e la vendita dell’energia elettrica oltre che la manutenzione degli impianti, è una società quotata, la cui maggioranza (51 per cento) è nelle mani del governo finlandese. Fortum vende energia anche nei paesi baltici, alla Polonia e nei paesi del nord ovest della Russia.
Se ora volgiamo lo sguardo all’Italia e all’Enel (che alcuni vorrebbero privatizzare) in particolare, osserviamo che con il 21,8 per cento del suo capitale nelle mani del ministero dell’Economia e con il 10,35 per cento nelle mani della Cassa depositi e prestiti, la società è scalabile solo nel caso di acquisto sul mercato di dimensioni tali da promuovere un’Opa totalitaria. È però anche vero che l’Enel è difesa dai poteri speciali ancora oggi nelle mani del ministero dell’Economia.
Ma nel caso che, come già è stato sostenuto da soggetti interessati, Enel produca e gestisca centrali nucleari che si fa? Si fa gli indifferenti oppure Enel si ricompra sul mercato le azioni sufficienti per giungere al controllo di diritto, il 51 per cento del capitale? Oppure, si scorpora da Enel quel po’ di nucleare che ha e lo si conferisce da una impresa pubblica? La si nazionalizza per la seconda volta? E i privati che vogliono entrare nel settore nucleare, sarà loro permesso oppure vietato e, se sì, in base a quali condizioni di legge? Oppure tutto il settore nucleare finirà nelle mani delle ex municipalizzate governate dagli enti pubblici locali, che molti vorrebbero invece privatizzare? Oppure andrà nella Cassa depositi e prestiti? Tutte soluzioni possibili, anche se non tutte egualmente raccomandabili, ma su cui sarebbe bene ragionare.

LA REGOLAMENTAZIONE

Francia, Regno Unito e Finlandia, seppure in presenza di imprese pubbliche, hanno previsto con legge una potente e pervasiva regolamentazione del settore, in alcuni casi anche tramite l’istituzione di una apposita autorità.
In Finlandia per effetto del Nuclear Energy Act del 1987 è stata istituita la Finland Radiation and Nuclear Safety Autority responsabile dell regolamentazione e della supervisione.
Nel Regno Unito, per effetto di una complessa legislazione,avviata nella metà degli anni Cinquanta, le competenze sono ripartite tra diversi organi di governo tra cui lo Health and Safety Executive e il correlato Nuclear Safety Directorate, che rilascia le licenze e definisce gli standard di sicurezza degli impianti.
In Francia nel giugno del 2006 stata costituita la Autorité de sureté nucléaire per controllare, tra l’altro, le attività nucleari civili al fine di proteggere il pubblico e l’ambiente dai rischi legati alle attività nucleari.
I pochi esempi riportati attestano la copiosa attività legislativa e regolamentare che i diversi paesi che ancora promuovono il nucleare hanno dovuto approntare.
L’Italia non dispone di alcunché al riguardo e non è pensabile che con pochi aggiustamenti possa essere riconvertita l’Enea o l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Si dovrà anche scegliere tra una regolazione affidata a qualche ministero oppure a una nuova autorità indipendente evitando sovrapposizioni di funzioni. Un lungo processo legislativo dunque si impone, che dovrebbe portare a risultati bipartisan onde evitare che nell’alternarsi delle maggioranze l’industria nucleare subisca un devastante processo di stop and go. Un settore nucleare a singhiozzo sarebbe uno spreco enorme di risorse umane e finanziarie.

PREZZO DELL’URANIO E REDDITIVITÀ DEGLI IMPIANTI

Non molte sono le miniere di uranio nel mondo. Oggi meno di venti paesi estraggono il metallo, ma i più importanti sono appena tre: Australia, Kazachstan e Canada, che contengono circa il 50 per cento delle riserve note. (1) Seguono il Niger, la Russia, la Namibia, l’Uzbekistan, gli Usa, il Sudafrica e la Cina. E poiché i paesi sono così pochi, e alcuni anche molto poveri, si formerà una nuova Opec dell’uranio al pari di quanto fanno gli emirati? O, nel caso dell’Italia, si avrà una dipendenza dai paesi produttori come nel caso del gas russo? Si aggiunga che non esiste un mercato multilaterale degli scambi di uranio, ma soltanto contratti bilaterali. In queste condizioni, quale sarà il prezzo dell’uranio tra quindici o venti anni quando le centrali italiane saranno a regime ? Era di 7 dollari per libbra nel 2001, ma di oltre 120 dollari nel 2007. Continuerà a crescere nel lungo termine? E se crescesse di più del prezzo del petrolio o del gas, che fine farebbe la produzione di energia delle centrali nucleari? Dovrebbe essere sussidiata dal bilancio pubblico?
E se ad esempio nel futuro dovesse risultare più vantaggioso l’utilizzo delle centrali a gas rispetto a quelle nucleari, magari gestite da società per azioni – pubbliche o private che siano – che hanno fatto appello al pubblico risparmio per il finanziamento dei loro colossali investimenti, non si renderebbe quanto meno necessaria la ricerca di nuovi acquirenti e di nuovi mercati su cui collocare l’energia prodotta in Italia? Altrimenti, come ammortizzare gli impianti delle società quotate e difenderne il valore di mercato? Non a caso Francia e Finlandia, temibili concorrenti, già vendono energia elettrica anche fuori dei mercati domestici.
Sono soltanto alcuni interrogativi tra i tanti che vengono alla mente, come ad esempio quello del reperimento degli ingegneri nucleari non più prodotti dalla nostra università, a cui si dovrebbe cominciare a rispondere se, dopo il primo annuncio, si vuole evitare di imboccare una rovinosa via italiana al nucleare.

(1)Cfr, www.world-nuclear.org/info/inf75.html/
 


Nucleare: cominciano le sirene del padrone. C’è uno svolazzare di avvoltoi che hanno famiglia

Leggete l’intervista all’amministratore delegato (da Berlusconi) dell’Enel Fulvio Conti che merita essere presentato:

Laureato in economia e commercio presso l’Università “La Sapienza” di Roma, è entrato nel 1969 all’interno del Gruppo Mobil, dove ha ricoperto diverse posizioni manageriali in Italia ed all’estero, fino a rivestire tra il 1989 ed il 1990 la carica di direttore finanziario per l’Europa. Direttore amministrazione, finanza e controllo della Montecatini (dal 1991 al 1993), ha ricoperto quindi il ruolo di direttore finanziario della Montedison-Compart (tra il 1993 ed il 1996) con responsabilità sulla ristrutturazione finanziaria del Gruppo. Direttore generale e chief financial officer delle Ferrovie dello Stato tra il 1996 ed il 1998, ha ricoperto importanti incarichi nelle società del Gruppo (tra cui Metropolis e Grandi Stazioni). Vice presidente di Eurofima nel 1997, tra il 1998 ed il 1999 ha rivestito il ruolo di direttore generale e chief financial officer di Telecom Italia, ricoprendo anche in tal caso importanti incarichi nelle società del Gruppo (tra cui Finsiel, TIM, Sirti, Italtel, Meie e STET International). Dal 1999 al giugno 2005 ha ricoperto il ruolo di chief financial officer dell’Enel. Amministratore delegato e direttore generale dell’Enel dal maggio 2005, attualmente ricopre anche l’incarico di consigliere di Barclays plc, AON Corporation e dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Questi i dati, ora qualche notarella.

Se si fa attenzione si scopre che era in Montecatini Edison ai tempi della maxitangente (e questa è una credenziale gigante per gli attuali personaggi di potere). Facendo ancora maggiore attenzione si scopre che è stato dentro tutti i fallimenti italiani, come Telecom, Ferrovie e Stazioni.
In ogni caso è un economista che non capisce un tubo di energia. E’ un pappagallo di quanto gli scriverà tal Pistella che era il Presidente del CNR con una carriera, a detta degli scienziati che ivi lavoravano e lavorano, molto dubbia (solo tre pubblicazioni internazionalmente riconosciute a fronte delle 150 che spacciava). In ogni caso anche Pistella è uomo di Berlusconi.

Fulvio Conti, Naguib Sawiris e Alessandro Benedetti sono attualmente indagati dalla procura di Roma per corruzione nella vendita di Wind da Enel a Orascom, avvenuta nel 2005. Ed a tal proposito scriveva Il Sole 24 ore:

Gli accertamenti erano stati avviati dopo un’inchiesta del settimanale televisivo ‘Report’ di Raitre. Nei mesi scorsi gli inquirenti hanno ascoltato come persona informate sui fatti sia la conduttrice Milena Gabanelli che l’autore del servizio, Paolo Mondani.
Oltre a Sawiris e Conti sono indagate altre persone, tra cui Alessandro Benedetti, intermediatore finanziario che si occupò della trattativa e l’ad di Wind, Luigi Gubitosi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Gdf, Nucleo speciale di polizia valutaria, coordinati dal colonnello Bruno Buratti, nell’operazione ora al centro degli accertamenti furono ‘movimentati’ oltre 90 milioni di euro. Le perquisizioni su Londra sono state portate avanti dal ‘Serius Fraude Service’. Gli inquirenti sono partiti analizzando l’offerta di una compagnia Usa, l’americana BlackStone, ed avrebbero accertato che questa società avrebbe anche pagato contanti e con una cifra superiore a quella di Orascom. In ragione di questo aspetto gli investigatori ritengono che al momento l’unica ipotesi che si possa prendere in considerazione è quella di una possibile corruzione. In tal senso, sono stati ricostruiti alcuni passaggi diretti in favore di Fulvio Conti, allora direttore finanziario di Enel.


Capito ? Ecco, mettere a capo di un’impresa come il nucleare uno con tali dubbi sul cranio, è di per sé demenziale. Da osservare che Conti fa coppia con Scaroni (che il 13 maggio 2002 è stato nominato dal governo Berlusconi amministratore delegato dell’Enel) che fu condannato nel processo della maxitangente Enimont (il 14 luglio 1992 viene arrestato con l’accusa di aver pagato tangenti ai partiti per ottenere appalti dall’Enel e confessa di aver pagato 2 miliardi e mezzo al PSI di Craxi) perché quand’era vicepresidente della Techint, pagava le tangenti al Psi di Bettino Craxi:

«Il vicepresidente della Techint, Paolo Scaroni, ha patteggiato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per le tangenti pagate per gli appalti nelle centrali Enel. La sentenza è stata emessa dai giudici della sesta sezione penale del Tribunale di Milano. Scaroni  era accusato di corruzione dal Pm Paolo Ielo per una serie di tangenti versate al Psi quando era amministratore delegato della Techint». (ANSA 22 febbraio 1996)


Nel 2005 il governo Berlusconi voleva far cassa e i due attori Scaroni e Conti volevano attraverso questo riconoscimento al governo guadagnare crediti per la loro promozione, Scaroni all’Eni e Conti promosso amministratore delegato a Enel. Ed infatti, dopo la vendita di Wind (i facilitatori di tale vendita, secondo Report, che avendo avuto un ruolo di primo piano non possiamo ignorare, sarebbero stati il dirigente della Ilte Bisignani e Bruno Ermolli, presidente di una società di consulenza, quello che Berlusconi indica -aprile 2008- come colui che organizza la bufala della cordata per acquistare Alitalia), Paolo Scaroni diventa amministratore delegato dell’Eni mentre Fulvio Conti da direttore finanziario passa amministratore delegato dell’Eni. DS e Margherita, come loro uso, non hanno fiatato e la sinistra ha sempre colpevolmente trascurato queste cose.
 

Nell’intervista che segue troverete dei numeri tra parentesi. Ad ogni numero corrisponde una mia critica e o domanda che svilupperò alla fine dell’intervista.

____________________________


“Nucleare, l’Enel è pronto


MARCO PANARA  da Repubblica, Affari e Finanza del 9 giugno 2008
 

Il governo italiano annuncia la sua intenzione di tornare al nucleare e due settimane dopo un incidente blocca una centrale in Slovenia, a meno di 150 chilometri da Trieste.

«C’è stata un’enfasi mediatica davvero sproporzionata per un evento che non ha comportato alcun tipo di fuoriuscita radioattiva (1) – dice Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel e quindi protagonista, se l’apertura del governo andrà avanti, del ritorno del nucleare in Italia – la vicenda semmai dimostra come non ci sia al mondo un altro tipo di tecnologia così accuratamente monitorato per quanto riguarda la sicurezza».

Resta però una tecnologia discussa. All’Italia il nucleare serve proprio?


«Qualcuno dice che non è una soluzione, ma il problema è che senza nucleare non c’è soluzione (2)».

In che senso?


«La soluzione è un sistema energetico bilanciato sia dal punto di vista ambientale, ovvero delle emissioni di CO2, sia dal punto di vista della dipendenza dai combustibili fossili, dalle oscillazioni dei loro costi e dai problemi connessi all’approvvigionamento. Ebbene, un sistema energetico bilanciato richiede che ci sia anche il nucleare, che consente di abbassare le emissioni di CO2, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e anche di ridurre i costi totali che chilowattora (3)».

Oggi il mix italiano com’è?


«Non è equilibrato. Vent’anni fa abbiamo abbandonato il nucleare e aumentato la nostra dipendenza dal petrolio e soprattutto dal gas, che oggi alimenta il 65 per cento della produzione italiana di elettricità. Il gas come sappiamo arriva da due paesi, la Russia e l’Algeria(4), e quindi siamo legati ad un oligopolio di fornitori, e in più la resistenza contro la costruzione di rigassificatori (5) accentua questa dipendenza e costituisce una ulteriore strozzatura. L’effetto finale è che paghiamo l’energia di più di quanto non avviene negli altri paesi (6)»


Ma il problema dei costi non avrebbe dovuto risolverlo la liberalizzazione?


«Quando si decise di spacchettare l’Enel per aprire il mercato alla concorrenza non si tenne conto del fatto che in questo settore la concorrenza si fa sulla materia prima più che sul numero degli operatori. Lo testimonia la Francia dove Edf ha una quota altissima del mercato e i prezzi dell’energia sono più bassi del 2030 per cento. L’assioma più concorrenza prezzi più bassi è quindi incompleto(7)».


Non c’è altra strada che il nucleare?


«La dipendenza dal gas va diluita con la presenza del nucleare, e d’altra parte nel Regno Unito e in Germania dove si stava uscendo dal nucleare c’è stata una inversione di rotta e negli Stati Uniti sono all’esame sette domande per la costruzione di nuove centrali (8)».


E le rinnovabili?


«La posizione dell’Enel non è cavalcare il caro petrolio per spostare tutto sul nucleare ma creare un mix equilibrato nel quale il nucleare conti per il 2025 per cento, il carbone per altrettanto, le rinnovabili per il 30 per cento (9) e il gas per il resto. In questa logica uno spazio per il nucleare va trovato, nell’interesse del paese».


L’incidente in Slovenia è un richiamo, che garanzie di sicurezza ci danno le tecnologie?


«Le tecnologie stanno andando avanti, siamo alla terza generazione avanzata con Epr (Enhanced Pressurized Water Reactor), e anche le altre sono in forte evoluzione. C’è la possibilità di costruire in Italia quattro o cinque impianti da mille e 800 megawatt ciascuno, e d’altra parte dobbiamo ricordare che noi siamo già un paese nucleare in quanto importiamo elettricità dalla Francia, dalla Svizzera e dalla Slovenia, elettricità prodotta da centrali nucleari che sono appena fuori dai nostri confini e che paghiamo come se fosse energia termica: è una contraddizione non le pare? (10)»


Poniamo che il piano vada avanti, l’Italia ha le competenze per gestire un impegno del genere?


«Le abbiamo. Manca il dominio completo sulla tecnologia del reattore, che oggi hanno in pochi: la Areva, la Toshiba, la General Electric, la russa Atomstroyexport e la Aegl (Atomic Energy Canada Limited). Enel sta lavorando con oltre 100 ingegneri con tecnologia Vvr in Slovacchia, alla tecnologia Epr in Francia, con la tecnologia Westinghouse in Spagna con Endesa e presto forse in Romania con la tecnologia canadese Candu. Abbiamo quindi familiarità con tutte le tecnologie in campo e possiamo partecipare alla fase di disegno e di progetto oltre ad essere i gestori degli impianti (11)».


E fuori da Enel?


«Ci sono Ansaldo Energia, Camozzi, Techint, per citarne alcune. Potendo fare sistema in Italia si può recuperare tutta la filiera».


Resta il problema delle scorie.


«Sono quantitativi relativamente modesti che in tutti i paesi sono gestiti senza problemi. In Italia c’è la Sogin, che da molti anni opera in questo settore. Inoltre le tecnologie esistenti consentono di gestire tutto il processo dall’arricchimento dell’uranio alla gestione delle scorie e soprattutto quelle di categoria 3, che mantengono il potenziale di contaminazione per un lunghissimo periodo. In Italia esistono possibilità di stoccaggio sicure(12)».


Dopo essere stati fermi per vent’anni decidiamo di partire con la terza generazione, e prima di avere la prima centrale operativa ne passeranno almeno altri dieci. Non sarebbe il caso di aspettare la quarta generazione e ricominciare direttamente con quella?


«La quarta generazione è un grande interrogativo. Gli scienziati non fanno previsioni certe ma per arrivare a verificare la possibilità di utilizzo operativo non si parla di meno di venti o trenta anni. Dopodiché si potrebbe passare alla costruzione. Sarebbe paradossale perdere tanti anni in attesa di una cosa incerta, quando ci sono tecnologie comprovate che si stanno sviluppando sotto i nostri occhi (13)».


Come avverrà scelta la tecnologia per le centrali italiane?


«I fattori fondamentali saranno la sicurezza, l’affidabilità, la produttività e il costo. Noi stiamo collaborando allo sviluppo della tecnologia Epr, che è utilizzata nelle due centrali in costruzione in Francia e in Finlandia, quindi anche quella quando si passerà anche in Italia alla fase operativa sarà già stata sperimentata. Peraltro sarà bene non disperdere gli sforzi e concentrare la scelta su una tecnologia, massimo due, per avere una più omogenea gestione industriale».


L’ostacolo più difficile da superare sarà la scelta dei siti e la costruzione del consenso delle popolazioni.


«Siti idonei erano stati già identificati dal punto di vista geologico e sismico, inoltre vanno verificate la distanza dai centri abitati e da altre infrastrutture, fondamentale è che vi sia grande disponibilità di acqua. Quanto al consenso la prima cosa da fare è aumentare la consapevolezza della consolidata affidabilità della tecnologia nucleare. Ci sono 504 impianti operativi nel mondo che possono testimoniare la loro affidabilità per la salute pubblica. Poi si dovrà passare alla costruzione del consenso delle popolazioni più direttamente interessate. Un modello potrebbe essere quello francese, nel quale c’è un ruolo primario dell’amministrazione centrale, è prevista una fase di consultazione con le popolazioni con un dibattito pubblico definito nei tempi e nei modi e con la partecipazione di tutti i cittadini. Al termine si passa alla fase esecutiva che prevede anche delle compensazioni a favore delle popolazioni ospiti, per indennizzare il disagio della costruzione delle opere e delle infrastrutture. Mi sembra un metodo ragionevole, partecipativo, chiaro. Da noi c’è un continuo rimbalzo tra diverse istituzioni ed enti locali con procedure ridondanti che rendono spesso impossibile ottenere in tempi accettabili un permesso o anche un diniego (14)».


Ma è pensabile costruire quattro o cinque centrali tutte insieme?


«Noi pensiamo di costruirle in serie, si comincia con la prima e poi dopo due anni gli ingegneri e i tecnici che hanno le competenze per quella fase della costruzione si spostano sulla seconda e via a seguire. L’intera operazione sarebbe quindi spalmata su un periodo più lungo».


Le previsioni di costo sono di 3,5 miliardi di euro per ogni centrale, quindi 14 miliardi di euro per quattro centrali. Chi li mette (15)?


«Si possono fare varie ipotesi, si può creare un consorzio tra gli operatori interessati, oppure un consorzio tra gli operatori e i grandi consumatori, dalle grandi utilities all’industria siderurgica, della carta e del cemento, oppure ancora un consorzio pubblico privato. La cifra è ingente, ma non è necessario impegnarla tutta in una volta, si tratta di circa un miliardo l’anno per quattordici anni».


Eventualmente l’Enel sarebbe in grado di sostenere da sola un impegno del genere?


«Non avrebbe problemi».


Nonostante l’elevato indebitamento?


«Il debito è importante, ma quello che conta veramente è la capacità di rimborsarlo, e l’Enel ha un flusso adeguato».


C’è però una pressione delle società di rating perché lo riduca. E’ possibile che l’Enel venda qualcosa, per esempio le sue attività nella distribuzione del gas?


«Stiamo trattando la vendita delle reti ad alta tensione e potremmo valutare in futuro di offrire al mercato anche altri asset non più funzionali allo sviluppo del nostro business».


Passiamo ora a un altro punto centrale nella costruzione di quel mix di cui ha parlato prima, il carbone. Lei sembra crederci molto, nonostante i problemi ambientali.


«Non ci si deve stupire della nostra scelta. In Germania sono in costruzione sei nuove centrali a carbone mentre il 50 per cento dell’elettricità prodotta oggi nel mondo arriva da centrali alimentate a carbone. La ragione per cui è importante è che ha il migliore rapporto costo-utilizzo di tutti i combustibili fossili, è flessibile e ce n’è grande quantità nel pianeta con riserve per i prossimi 350 anni. Infine, è non è un fattore secondario, il carbone arriva da Australia, Colombia, Sud Africa, Indonesia, paesi diversi da quelli che producono gas e petrolio».


Ma l’ambiente?


«Le tecnologie che stiamo impiegando a Civitavecchia e che vorremmo utilizzare a Porto Tolle hanno il 45 per cento di perfomance, che è la più alta tra tutti i combustibili fossili, e consentono una riduzione dei contenuti inquinanti dell’80 – 90 per cento. Certo bruciare carbone determina l’emissione di CO2, ma in misura minore in rapporto all’energia prodotta rispetto agli impianti ad olio combustibile che stiamo sostituendo con il carbone. E noi stiamo lavorando a progetti avanzati di cattura e stoccaggio del CO2. Stiamo testando due tecnologie, per la prima delle quali siamo verificando a Brindisi la sua applicazione a impianti di grandi dimensioni. L’Enel è tra i primi se non il primo al mondo nelle tecnologie del carbone ‘pulito’ e della cattura del CO2».


L’Enel ha fatto la più grande operazione internazionale mai fatta da una impresa italiana acquisendo il controllo di Endesa, ma sono frequenti le voci di disaccordo con gli altri azionisti.


«Enel è presente con un numero di consiglieri pari a quello di Acciona e nomina l’amministratore delegato. L’azienda dà ottimi risultati in linea con le attese, che nella gestione quotidiana qua e là emergano piccole differenze di vedute è del tutto fisiologico».


E in Russia, dove avete fatto un altro grande investimento?


«E’ una operazione strategica con importanti potenzialità di crescita. Abbiamo una integrazione verticale sviluppata in collaborazione con l’Eni, una generazione equilibrata, un posizionamento al centro del sistema energetico russo. Le prospettive sono grandi».


Un rapido commento a questa intervista all’Amministratore Delegato dell’Enel, Fulvio Conti.

Premetto che vorrei prima capire la sua posizione processuale. Conti è accusato di corruzione per avere assecondato, con sospette mazzette (sono stati movimentati 90 milioni di euro), la svendita di Wind al finanziere egiziano Naigub Sawiris, amico di Berlusconi. Ciò sarebbe avvenuto durante il precedente governo Berlusconi.

Perché questa premessa ? A me sembra chiaro che persone che eventualmente trafficano per gli interessi di qualcuno (o suoi propri), sono le meno indicate per gestire un affare potenzialmente pericoloso come il nucleare.

Fatta la premessa vado a commentare questa intervista populista e demagogica di Fulvio Conti.

(1) Ma davvero ? Se Conti è uomo d’onore (io credo di si !) ci spieghi la notizia (dal sen fuggita) seguente:

6/6/2008 (6:59) – RETROSCENA

Ma il guasto doveva restare segreto

Confessione-choc del capo dei tecnici. Le strane scuse dei dirigenti

MARCO ZATTERIN

LUSSEMBURGO


L’uomo che gestisce la centrale di Krsko avrebbe preferito lavare in casa i suoi panni potenzialmente radioattivi. L’altra notte, poco dopo l’inizio dello spegnimento dell’impianto, Stanislav Rozman ha indirizzato una nota informativa a alcuni operatori europei per raccontare la sua versione dei fatti e scusarsi per il polverone sollevato intorno a quello che i tecnici definiscono un «evento insolito», ovvero un caso che non richiede misure straordinarie per gli uomini e l’ambiente. «L’ampia diffusione (della notizia) nell’opinione pubblica – si legge nel testo che avrebbe dovuto restare riservato – è stata provocata dal messaggio dell’autorità slovena (per l’energia). Scusateci…».

Comunicare è stato un errore, fa capire Rozman. L’Ente sloveno per la sicurezza nucleare ha ammesso che nel sistema di allerta sul guasto qualcuno ha sbagliato e «non ha informato in modo corretto» le autorità austriache. Funziona da parziale scusa il fatto che il meccanismo «Ecurie», la struttura d’allarme dell’Unione nucleare, non era mai entrato in zona operativa. Il direttore dell’Autorità di Lubiana, Andrej Stritar, ha ammesso che «in un primo momento è stato usato il modulo per le esercitazioni, ma l’errore è stato corretto».

Rozman racconta la storia in modo da giustificare la sua sensazione che si sia fratto molto rumore per nulla: «Alle 15.56 l’evento insolito è stato dichiarato. La riduzione di potenza è cominciata alle 16.50. L’impianto è stato disconnesso alle 19.31. L’impianto era stabilizzato dopo 3 ore e 3 minuti. Non c’è stato alcun malfunzionamento aggiuntivo. Non c’è stato bisogno di rendere operativi i sistemi di sicurezza».

In un altro documento riservato, scritto probabilmente intorno alle nove di mercoledì, lo stesso Stritar ha sottolineato comunque che il solo spegnimento del reattore comportava la comunicazione all’Agenzia dell’energia atomica, a «Ecurie» e ai Paesi confinanti. La Commissione europea ha agito di conseguenza, forse con impeto, virtù che in questi casi non è eccessiva. La notizia doveva comunque uscire. Ma non per Rozman, pronto a cospargersi il capo di cenere per un disturbo mediatico di cui – a quanto pare – avrebbe fatto volentieri a meno.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/

200806articoli/33458girata.asp

____________________________

Perché un evento che, secondo i regolamenti IAEA deve essere tempestivamente comunicato alla stessa IAEA, a vari altri enti e quindi alle popolazioni, doveva restare segreto ? Non si ripete quanto è sempre accaduto dal 1957 in poi ?

(2) L’affermazione di Conti è metafisica perché non è sostenuta da alcun ragionamento razionale. Essa non è falsificabile e quindi da rigettare.

(3)  In un periodo vi sono varie cose affermate e MAI dimostrate da nessuno:

    (a) sarebbe così cortese Conti da fornire una volta per tutte i costi del nucleare che comprendano non solo costi di “combustibile” ma anche di costruzione centrale, sistemazione scorie e decommissioning (smantellamento della centrale come scoria dopo al massimo 30 anni) ? Il costo più basso del nucleare è una leggenda mai discussa.

    (b) Conti è un abile manovratore degno venditore di Mediaset e del suo proprietario, nonché capo del governo. Spiego. Perché serve abbassare la CO2 ? Ma per ridurre l’effetto serra che vuol dire riscaldamento del pianeta. Bravo Conti lei è quindi con Kyoto. Ma qui vi è un gigantesco imbroglio mai spiegato perché il popolo, si sa, è bue. Intanto che una predica su Kyoto arrivi dal rappresentante di un modo industriale, quello italiano, che è il più zozzo (in tutti sensi) del mondo, fa sospettare. In questo sfortunato Paese si sono verificati i più grandi disastri ambientali per una industria che se ne strafotte di tutto meno che del superprofitto. In nessuna parte del mondo occidentale muoiono circa 4 persone al giorno per gli intessi dei padroni. E che dire dell’Acna, di Priolo, di Seveso, di Manfredonia, di Porto Marghera, del Vajont, … Serve aggiungere altri siti del disastro ? Ma anche tutte le scorie velenose che le grandi industrie impacchettano e nottetempo scaricano abusivamente (con complicità mafiose), non rendono conto di quanto criminali siano i nostri industrialotti ? Ora arriva Conti e, populisticamente ci parla di Kyoto facendo il buono della banda. Allora spiego, considerato che Conti non lo farà mai. Leggo da un libro del 1981 di Virginio Bettini (Siti impossibili, Feltrinelli):

Il vincolo del calore

Uno dei vincoli maggiori che pesa sulle centrali nucleari e termoelettriche in genere è dovuto all’ emissione di calore residuo ed ai bisogni connessi di acqua di raffreddamento. Possiamo segnalare che una centrale da 1.000 MWe, con un rendimento del 38% ed un fattore di carico del 75%, libererebbe circa 7 x 1012 kilocalorie di calore all’ anno, il che corrisponde approssimativamente alla quantità di energia richiesta per riscaldare 250.000 abitazioni di dimensione media negli Stati Uniti.

Quanto qui scritto vuol dire che il nucleare dà un imponente contributo al riscaldamento del pianeta pur senza passaggio attraverso la CO2. Ciò non avviene ad esempio con sole e vento.

Ma non basta. Qui gli argomenti vengono portati coma da tifosi al bar dello sport. La centrale nucleare dove si produce energia, non è un sistema isolato. Essa ha moltissimo a che fare con tutto l’ambiente esterno. Occorre quindi considerare l’intero processo, dall’estrazione del minerale, il processamento dell’Uranio, fino al confinamento finale delle scorie. Ce lo fa un bilancio della CO2 l’economista Conti ?
 

(4) Chissà perché Conti dimentica l’Olanda. Forse perché risulterebbe un Paese occidentale affidabile.

(5) Che discorsi degni di un tal Pera ! Per evitare di vincere la resistenza ai rigassificatori si mette in campo una battaglia molto più articolata, lunga e dura contro coloro che con il nucleare dei padroni non vogliono avere nulla a che fare.

(6) In nessun Paese vi è la tassazione che subiamo noi (controllate su ogni bolletta, il costo dei consumi si duplica sempre per tasse e balzelli vari. Tra tali balzelli vi è pure quello che da venti anni obbligherebbe l’ENEL a sviluppare le energie alternative (“o assimilabili” come un figlio di puttana ha aggiunto di straforo alla legge in proposito). E così il carbone è diventato alternativo con i nostri soldi ! Infine, chissà perché, lo Stato rimborsa l’Enel per la chiusura delle centrali nucleari nel 1987 quando tutti sanno che quella chiusura fu un atto volontario del governo e non obbligato dai referendum (comunque noi ancora paghiamo l’Enel che, per un certo tempo, ha anche avuto un sinistro, molto sinistro, alla presidenza, un tal Testa di Chicco).

(7) Ma a Conti la cosa va bene così ! Mai hanno protestato questi servi del padrone (ben pagati) di tale situazione di monopolio privato ! Comunque è il grande D’Alema e la Merchant Bank di Palazzo Chigi negli anni d’oro per i padroni del governo omonimo che dobbiamo ringraziare per queste idiozie.

(8) Che il Regno Unito stia ripensando è vero ma ripensare significa che si sta valutando … La Germania non ha rivalutato nulla. Appena i suoi reattori saranno esauriti avrà terminato con il nucleare come ribadito più e più volte (per quanto vedremo oltre è utile dire che la Siemens è tedesca e che ciò che non fa in Germania vuole fare in Italia. Ed a tale proposito occorre ricordare che un programma della TV tedesca, Monitor, svelò che la Siemens aveva compiuto numerosi errori durante la costruzione della stazione di Kruemmel). Ciò che accade negli USA è emblematico del nucleare che fa perdere denaro tanto è vero che nessuna azienda privata si imbarca nell’impresa nonostante i ripetuti via libera di Bush. Il fatto è che le richieste di centrali non sono di licenza di centrale ma di finanziamenti governativi per costruire centrali. Le imprese private USA si metterebbero nel nucleare solo se paga il governo ! Ma questo Conti non lo dice. Ci racconti poi, il grande esperto, che fine ha fatto il deposito di Yucca Mountains.

(9) Sono oltre 30 anni che le rinnovabili vengono richiamate per tacitare opposizioni e coscienze e sono 30 anni che NON SI FA NULLA.

(10) Nessuna contraddizione. Si è chiesto Conti o il suo padrone perché in Italia siamo i più grandi consumatori di cellulari e non li produciamo ? E perché non siamo in nessuna tecnologia avanzata (plasma, LCD, elettronica di consumo, ….) eppure la consumiamo ? Sa Conti della divisione internazionale del lavoro e di chi deve solo comprare ? E che il nucleare che ci viene proposto è oltretutto vecchio che diventerà obsoleto al momento della sua (ipotetica) realizzazione ? Che la terza generazione plus (EPR) nucleare è una rivisitazione del nucleare di 30 anni fa con nessun cambiamento strutturale di rilievo ?

(11) Conti ci racconta gli affaracci dell’Enel con il nucleare all’estero. In Occidente, l’Enel è impegnata in Spagna dove il nucleare subisce da molti anni una moratoria e nessuno vuole andare oltre (la gestione Enel in Spagna è la gestione di un malato terminale in un Paese dove non esiste l’eutanasia). In Francia all’inizio di una costruzione di un reattore sperimentale per provare le tecnologie necessarie alla QUARTA generazione (non prima del 2030). Poi nell’Est l’Enel ha comprato alcuni cadaveri in Slovacchia e in Romania. Particolarmente in Slovacchia dove ha comprato reattori che rappresentano una minima evoluzione di quelli tipo Chernobyl. Naturalmente Conti a questo non fa cenno e li chiama semplicemente VVR. Qui, direbbe Lubrano, una domanda sorge spontanea: ma il reattore di Chernobyl andava bene o no ? Era cioè un reattore affidabile come più volte ha affermato l’AIEA (l’Ente di controllo mondiale) o no ? E che tutta la campagna scatenata più che contro quel reattore era contro l’URSS ? Conti dirà.

Il problema dei tecnici italiani ? Conti dice che dispongono di 100 ingegneri nucleari e che questi sarebbero sufficienti. Staremo eventualmente a vedere se una preparazione su un campo può preparare in un altro.

(12) Le scorie che sono il punto dolente mondiale del nucleare vengono liquidate con sufficienza da Conti. In Italia è vero che vi è la Sogin ed è anche vero che è stata diretta da un generale, tal Jean, consigliere militare di Cossiga. Da quando è stata costituita tale società, subito dopo il referendum del 1987, ha ingoiato circa 8 miliardi di euro e non ha fatto praticamente nulla. Ha individuato un sito di stoccaggio, Scansano Jonico che tutti sapete come è andato a finire e poi ha fatto, questo si, convegni, molti convegni in Hotel prestigiosi. Se quanto dico non vi risultasse, fatevi un giro per le nostre estinte centrali (erano anch’esse scorie) e ditemi dove sono, se smantellate o no. Poi, già che ci siete, fatemi sapere di quei 60 mila metri cubi di scorie che la Francia (che si è rotta le scatole) ci rimanda. Dobbiamo riprenderci tali elementi di combustibile (scorie) trattati e sistemarli da qualche parte. Facciamo una discarica a cielo aperto ? Una munnezza gigante e mortale per il Paese ? E chi non ha risolto questa montagna (letterale) di merda vuole proporci montagne infinite di scorie che non sappiamo dove mettere ? Ed in contemporanea con la Campania ? Beh, se gli italiani accettano pure questo, sono indegni del nome di homo sapiens e devono essere catalogati in altra specie non ancora prese in considerazione nei rami evolutivi (l’homo imbecillis o homo bossicus). A proposito Conti dice:  “In Italia esistono possibilità di stoccaggio sicure”. Ci dica dove, ce lo dica per favore !

(13) Conti, quando parla di tecnologie nucleari comprovate, si riferisce alla sola centrale IN COSTRUZIONE  in Finlandia. In Francia la costruzione del reattore è per studiare la quarta generazione. Il reattore finlandese nasce pagato dalle industrie finlandesi, Qui chi paga, Conti ? Inoltre il reattore finlandese ha già un ritardo di due anni nella realizzazione e siamo in Finlandia ! I ritardi costano un’enormità ed in Finlandia pagano gli imprenditori. E’ inutile dire qui chi paga. Ma se io sbaglio, firmi Conti un avallo bancario su tutti i suoi averi e quelli di tutti coloro che vogliono il nucleare sul fatto che non vi saranno costi diversi da quelli preventivati e tempi diversi da quelli previsti. Allora comincerò a dire che il nucleare è una opzione d’interesse.

(14) Qui Conti dice bugie perché fa riferimento ad una mappa dei siti MAI approvata dall’insieme delle istituzioni delegate al problema. Inoltre ciò avveniva addirittura prima della modifica del Titolo V della Costituzione (2002) che, a meno di altre modifiche costituzionali che richiederebbero almeno 5 anni, prevedono la scelta delle regioni in ambito energetico (a me la cosa non piace ma è così!). Riguardo poi alla mappa dei siti, presto oi tardi riuscirà fuori ed allora ne parlerò in dettaglio. Per ora mi riferisco al libro già citato e che in 200o pagine spiega che sono fuori dalla realtà (Virginio Bettini – Siti impossibili. Una geografia improbabile del nucleare – Feltrinelli 1981). Ho già detto in altro articolo che il sito di Montalto di Castro è a 25 Km in linea d’aria da Tuscania dove si ebbe nel 1975 un disastroso terremoto. Ma poi, chi è che non sa che l’Italia, TUTTA, è zona sismica ?

(15) A proposito dei costi di una centrale nucleare da 1800 MW riporto quanto sostiene Onofrio di Grenpeace:


Sogni e realtà del costo di una centrale nucleare
Giuseppe Onofrio *

Secondo l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ci vogliono dai 3 ai 3,5 miliardi di euro (Affari e finanza del 9 giugno) per costruire una nuova centrale nucleare. Questa cifra è una falsa comunicazione al mercato. Vediamo perché. Il mese scorso Wulf Bernotat, amministratore delegato del colosso tedesco E.On, ha comunicato (Times Online) che per la costruzione di un Epr da 1.600 Mw in Gran Bretagna occorrono 5-6 miliardi di euro. La Florida Power and Light per rifare due centrali da 1.000 Mw a Turkey Point in Florida prevede un costo di 8 miliardi di dollari che, tradotti in euro, per 1.800 Mw significano una somma tripla rispetto a quella citata da Fulvio Conti.Una cifra di poco inferiore per l’impianto Usa è stata peraltro pubblicata a fine maggio in una analisi di Moody’s. In Finlandia, a cantiere Epr ancora in corso, le cifre dei costi effettivi superavano già i 5 miliardi di euro. E, in tutti questi casi, si fa riferimento a impianti da realizzare in siti già nuclearizzati e dunque con alcuni costi incorporati». Viene il sospetto che Conti faccia riferimento alla tecnologia di epoca sovietica – i Vver – non proprio l’ultima generazione di nucleare. Una tecnologia avanzata: avanzata al crollo del sistema sovietico come quella che l’Enel completerà a Mochov, senza nemmeno un guscio di protezione.

* responsabile campagna di Greenpeace

 

A questo punto mi fermo, le altre questioni (ad esempio l’ENEL non ha mai affrontato il problema della gassificazione del carbone) porterebbero lontano e non è qui il caso di affrontarle. Concludo con alcune cose che diceva Marcello Cini negli anni Settanta, ancora valide, … forse di più.

Al consumatore non si danno conoscenze, ma istruzioni per l’uso. Non gli si forniscono criteri di scelta, ma dépliants pubblicitari. Non si cerca di metterlo in condizione di acquisire strumenti di sapere, ma lo si ingozza di pareri di esperti. [ … ]

Questo e non altro é ciò che sta dietro a tutte le chiacchiere che, in particolare dopo l’incidente di Harrisburg, vengono fatte sulla necessità di “convivere con la tecnologia”. Già il termine convivenza dovrebbe significare comprensione, libera scelta, conoscenza profonda. Non certo coabitazione coatta con qualcuno o qualcosa che ti può far fuori mentre dormi.

Certo la conoscenza senza potere non serve [ .. ]. Per questo è necessario opporsi alle centrali nucleari. Perché le centrali nucleari non sono un passo avanti verso la convivenza con la tecnologia. Sono il contrario. Sono l’asservimento della gente alla tecnologia. Sono l’utilizzazione della tecnologia per rafforzare gli attuali rapporti di potere.

Proporsi di convivere con la tecnologia vorrebbe dire affrontare la crisi energetica come crisi di un modello di sviluppo fondato sulla espulsione della forza lavoro e sull’incremento dell’intensità di capitale nel processo produttivo, per sostituirlo con un modello che assomma come priorità sociale il diritto di tutti allo studio ed al lavoro.

Sic transit gloria mundi …


Per completezza di informazione riporto alcuni dati relativi al nostro nucleare del passato ed ai residui del presente (da «Nuclear Strike»: Italia ed Europa a confronto ):

I reattori italiani spenti nel 1987

Il reattore nucleare PWR di Caorso era originariamente destinato alla produzione di energia elettrica. Venne fermato nel 1988 a seguito del referendum. Attualmente è disattivato. Vi sono stoccati 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1032 elementi di combustibile irraggiato (187 tonnellate). Gli impianto sono in gestione ENEL.

Il reattore nucleare BWR del Garigliano era originariamente destinato alla produzione di energia elettrica. Venne fermato nel 1978 ed è attualmente disattivata. Vi sono stoccati circa 2.200 mc di scorie radioattive. E’ sotto gestione ENEL.

Il reattore nucleare GCR di Latina era originariamente destinato alla produzione di energia elettrica. Venne fermato nel 1986 ed è attualmente disattivato. Vi sono stoccati circa 900 mc di scorie radioattive. E’ sotto gestione ENEL.

Il reattore nucleare PWR di Trino Vercellese era originariamente destinato alla produzione di energia elettrica. Venne fermato nel 1987 a seguito del referendum. Vi sono stoccati 780 mc di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato (14,3 tonnellate). E’ sotto gestione ENEL.

Il nucleare esistente in Italia

Centro deposito CASACCIA Il Centro Deposito della Casaccia ha diverse attività: 1) L’impianto di trattamento e deposito di rifiuti radioattivi è destinato a stoccare solo rifiuti a bassa radioattività. Attualmente è in esercizio e vi sono stoccati circa 6.300 mc di rifiuti. E’ sotto gestione ENEA-NUCLECO. 2) L’impianto PLUTONIO della Casaccia era invece un impianto pilota per la fabbricazione del combustibile plutonio. Attualmente la produzione è ferma e l’attività è stata destinata alla gestione dei rifiuti radioattivi. Vi sono stoccati 60mc di rifiuti e 4Pk Pu di combustibile irraggiato. 3) L’impianto OPEC1 della Casaccia era originariamente utilizzato per le celle calde per esami post irraggiamento. L’attività venne fermata e la struttura è attualmente destinata allo stoccaggio di rifiuti nucleari e 100 kg di combustibile irraggiato. 4) Il reattore nucleare TRIGA della Casaccia è destinato ad attività di ricerca. E’ attualmente in esercizio. Vi sono stoccati 147 elementi di combustibile irraggiato. 5) Il reattore nucleare TAPIRO della Casaccia è destinato ad attività di ricerca. E’ attualmente in esercizio. Tutti gli impianti della Casaccia sono sotto gestione ENEA.

Centro nucleare CCR-ISPRA Gli impianti del centro nucleare CCR-ISPRA comprendono: 1) Reattore nucleare di ricerca ISPRA1, attualmente in fase di disattivazione 2) Reattore nucleare di ricerca ESSOR, attualmente in fase di disattivazione 3) Deposito di materiale radioattivo, attualmente in esercizio 4) Laboratorio PERLA per la misurazione di U-Pu 5) Laboratorio ETHEL per la ricerca handling Trizio. Vi sono stoccati complessivamente 3.000 mc di materiale radioattivo ed alcune decine di elementi di combustibile irraggiato. Il centro nucleare è sotto gestione CCR-ISPRA.

Centro nucleare EUREX L’impianto nucleare EUREX di Saluggia era destinato al ritrattamento del materiale radioattivo. La sua attività venne fermata nel 1983. Attualmente è utilizzato come deposito di rifiuti radioattivi. Vi sono stoccati 1.600 mc di rifiuti radioattivi e 53 elementi di combustibile irraggiato (2 tonnellate). E’ sotto gestione FIAT-AVIO.

Deposito materiale radioattivo di COMPOVERDE Il deposito di COMPOVERDE è destinato alla raccolta di materiale a bassa radioattività e sorgenti radioattive dismesse.

Deposito nucleare CONTROLSONIC Il deposito CONTROLSONIC è destinato alla raccolta di rifiuti radioattivi a bassa attività e sorgenti radioattive dismesse. Vi sono attualmente stoccati circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi. Il deposito è sotto gestione FN.

Deposito rifiuti radioattivi del CRAD Il deposito del CRAD è destinato allo stoccaggio di rifiuti radioattivi a bassa attività e sorgenti radioattive dismesse. E’ attualmente in esercizio e vi sono stoccate circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi.

Deposito materiale radioattivo GAMMATOM Il deposito GAMMATOM è destinato alla raccolta di materiale a bassa radioattività e sorgenti radioattive dismesse. Vi sono stoccati circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi.

Deposito nucleare di SALUGGIA-AVOGRADO Il deposito di SALUGGIA era originariamente destinato come deposito di combustibile irraggiato ENEL, attualmente è destinato allo stoccaggio di materiale radioattivo. Vi sono stoccati 25 mc di rifiuti radioattivi e 371 elementi di combustibile irraggiato. E’ sotto gestione FIAT-AVIO.

Deposito nucleare SORIN Il deposito nucleare SORIN è destinato alla raccolta di rifiuti a bassa radioattività e sorgenti radioattive dismesse. Vi sono stoccati circa 1.000 mc di materiale radioattivo a bassa attività.

Impianto ITREC L’impianto ITREC di Rotondella era originariamente destinato come impianto pilota del ciclo U-Th, l’attività venne fermata nel 1978. Attualmente è gestito dall’ENEA e utilizzato per la gestione di rifiuti radioattivi. Vi sono stoccati circa 2.700 mc di scorie e 64 elementi di combustibile irraggiato (1,7 tonnellate) provenienti da una centrale nucleare Usa.

Impianto deposito CEMERAD L’impianto CEMERAD è destinato alla raccolta di rifiuti radioattivi a bassa attività e alle sorgenti radioattive dismesse. Attualmente è in funzione e vi sono stoccati circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi.

Impianto deposito rifiuti radioattivi PROTEX L’impianto-deposito PROTEX è destinato alla raccolta di rifiuti radioattivi a bassa attività e sorgenti radioattive dismesse. Vi sono stoccati circa 1.000 mc di rifiuti a bassa radioattività.

Impianto nucleare di BOSCO MARENGO Il centro nucleare di BOSCO MARENGO era destinato alla fabbricazione di combustibile per reattori LWR. E’ attualmente in fase di disattivazione. Vi sono stoccati circa 250 mc di rifiuti radioattivi. E’ sotto gestione FN.

Impianto nucleare SM-1 L’impianto SM-1 di Legnano è destinato alla ricerca universitaria. Attualmente in esercizio, vi sono stoccati poche decine di mc di rifiuti radioattivi e qualche decina di elementi di combustibile irraggiato.

Reattore nucleare CESNEF Il reattore nucleare CESNEF è destinato ad attività di ricerca. Attualmente in funzione, vi sono stoccate poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.

Reattore nucleare CISAM Il reattore nucleare del centro CISAM di Pisa è destinato ad attività di ricerca militare. E’ attualmente in fase di disattivazione. Vi sono stoccati pochi mc di rifiuti radioattivi e pochi elementi di combustibile irraggiato.

Reattore nucleare LENA Il reattore nucleare LENA dell’Università di Pavia è destinato ad attività di ricerca. Attualmente in funzione, vi sono stoccate poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.

Reattore nucleare RB-3 Il reattore nucleare RB-3 di Montecuccolino è destinato ad attività di ricerca. E’ in gestione ENEA ed è attualmente in fase di disattivazione.

IL GRANDE AFFARE NUCLEARE

Roberto Renzetti

(Pubblicato su Giornale di storia contemporanea, Anno XII, n° 1, giugno 2009)

PREMESSA

Nel sito governoberlusconi.it si legge:

L’Italia resta il più grande serbatoio di quello che Berlusconi ha definito “il fanatismo ideologico di una parte politica che ci ha impedito la strada del nucleare”. Sono passati 22 anni dallo sciagurato referendum che portò allo smantellamento delle centrali e paralizzò la ricerca sull’atomo in Italia. Mentre gli altri andavano avanti, il Paese pagava duramente quella scelta, con una dipendenza energetica dall’estero superiore all’85% e con costi insostenibili per lo Stato, per i cittadini, per le nostre imprese appesantite nei bilanci dalla bolletta più salata d’Europa. Energia anche nucleare erogata a caro prezzo da centrali oltralpe, situate a pochi chilometri dai nostri confini.

E quindi:

Il 24 febbraio è stato firmato l’accordo di cooperazione Italia-Francia nel campo dell’energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L’intesa prevede tra l’altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020.

E’ utile partire da qui per capire qualcosa delle sciocchezze che sono state dette sul nucleare, a partire quindi dai referendum del 1987 e dai suoi promotori.

I REFERENDUM SUL NUCLEARE

Sull’onda della catastrofe nucleare di Chernobyl dell’aprile 1986 e ricordando l’incidente di Three Mile Islands del 1979 i movimenti antinucleari, nati a metà anni Settanta per contrastare il Piano Energetico Nazionale (PEN) che nasceva nei primi anni Settanta col il ricatto ed il terrore del tutti al freddo ed al buio, acquistarono forza e promossero 3 referendum per rendere più difficile realizzare il nucleare in Italia. I referendum si celebrarono a novembre del 1987 e, tanto per essere chiari e per dividere ragionevolmente responsabilità e meriti, conviene riportare i 3 quesiti referendari:

·  Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n. 8)

·  Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge). 

·  Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero? (questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N. 856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).

    Come ci si può convincere facilmente si chiedeva di cancellare alcune disposizioni di legge concepite per rendere più facili e rapidi gli insediamenti energetici: la prima era stata creata per evitare che un piccolo comune dove era previsto l’insediamento di una centrale nucleare potesse opporsi alla localizzazione in suo territorio, mentre la seconda era evitare che pagando si potessero convincere amministrazioni locali a tale localizzazione (ma anche di impianti d’altro tipo). La terza voleva evitare che l’Enel si impelagasse all’estero in imprese nucleari come era accaduto con l’infausta impresa del reattore veloce Superphenix francese il cui fallimento era costato all’Enel molti miliardi di lire pagate, al solito, dai contribuenti.

    Non si chiedeva, anche perché impossibile, la chiusura degli impianti nucleari esistenti o la fuoriuscita dal nucleare. A seguito comunque dei risultati referendari, il governo decise la chiusura degli impianti esistenti, la sospensione dei lavori della centrale di Trino 2, la chiusura della centrale di Latina, la verifica della sicurezza delle centrali di Caorso e di Trino 1 e della fattibilità di riconversione della centrale di Montalto di Castro. Era una scelta politica dei governi che seguirono poiché i referendum passarono con in media l’80 per cento degli italiani  favorevoli (il reclamato popolo !).

    E’ utile vedere gli schieramenti politici che indicazioni di voto dettero. I contrari alla scelta nucleare erano i promotori del referendum: verdi, Dp, Arci, Fgci, Radicali, e Sinistra indipendente. Il PCI, nonostante il suo ultimo congresso avesse scelto uno sviluppo limitato del nucleare  aveva dato indicazioni di voto quasi contrario alla scelta nucleare, si potrebbe dire un ni. Il PSI, vero fenomeno politico che in epoca Craxi aveva Berlusconi come fervente sostenitore, fece sua la posizione contro il nucleare dell’SPD tedesca che però era all’opposizione e non nell’area di governo come il PSI. La DC, non esaudita dagli alleati, chiedeva di aggirare i referendum con una qualche legge. Ma prima che si svolgessero i referendum venne convocata una Conferenza Nazionale sull’Energia (febbraio 1987) ai massimi livelli di governo (gruppi di lavoro gestiti da Leopoldo Elia, Paolo Baffi e Umberto Veronesi) dalla quale risultò ciò che tutti sapevano ed oggi continuano a sapere: l’Italia è il paese che meno di tutti i Paesi europei ha differenziato dal petrolio importato; che non si potrà mai ottenere autonomia energetica attraverso il nucleare; che è urgente innovare le procedure decisionali e di controllo; che occorre studiare l’impatto ambientale di ogni singola fonte [è la prima volta che in documenti ufficiali si parla di Ambiente!]; che andare sulla via del nucleare con tali incertezze sarebbe un disastro (e 22 anni dopo non è cambiato nulla). Ed il governo che era nella italica condizione di staffetta tra Craxi e De Mita si adeguò non facendo nulla per contrastare i referendum e dando, magari senza clamore, indicazioni di votare si. Infatti ad aprile del 1987 cadde il governo Craxi II lasciando il posto ad un trimestrale governo Fanfani VI e ad un Goria che durò addirittura 8 mesi e che gestì i referendum del novembre 1987 avendo bene in mente che non si doveva osteggiare il sentimento antinucleare diffuso e dispiacere a Craxi. Quindi erano i politici, che lo stesso Berlusconi sosteneva, e particolarmente Craxi da cui otteneva decreti e leggi per le sue TV, gli sciagurati che bloccarono il nucleare. Il Presidente del Consiglio non ricorda quindi bene.

UNA STORIA MINIMA

            L’autonomia energetica del nostro Paese era stata cercata, a partire dagli anni Cinquanta, in modo eccellente da due importanti personalità: Enrico Mattei nel settore dei combustibili fossili (e non solo) e Felice Ippolito nel settore nucleare. Mattei fu assassinato il 27 ottobre 1962 con una bomba sul suo aereo ed il pentito di mafia, Buscetta confessò “Mattei fu ucciso su richiesta di Cosa Nostra americana perché con la sua politica aveva danneggiato importanti interessi americani in Medio Oriente. A muovere le fila erano molto probabilmente le compagnie petrolifere, ma ciò non risultò a noialtri direttamente”. Stessa versione si ebbe da altri due pentiti: Gaetano Iannì e Salvatore Raggio. Ippolito venne liquidato dal CNEN, che dirigeva egregiamente, tra l’agosto del 1963 e l’ottobre 1964 con il suo arresto e successiva condanna ad oltre 11 anni di galera su una montagna d’accuse (37) vergognose. I liquidatori hanno nome e cognome: Saragat che di ritorno dagli USA dettò ad un giornalista del Corriere della Sera una nota in cui si parlava di giganteschi sprechi al CNEN ed una frase che Amaldi bollò come meritoria di far assegnare a Saragat un posto imperituro nel mondo della barzelletta. Disse Saragat: “Costruire una centrale nucleare per produrre energia è come costruire una segheria per produrre segatura”. Dietro Saragat, che subito ottenne la Presidenza della Repubblica, si muoveva tutta la destra italiana che riuscì a far franare ogni velleità di costruire un’autonomia nucleare nel nostro Paese. E fu qui che morirono le velleità nucleari italiane, non nel 1987, quando già eravamo fuori mercato ed in balìa delle multinazionali dell’energia che ci trattavano come sottoprodotto coloniale. Ma ne morirono molte altre di nostre illusioni se, negli stessi anni, fu fatta fuori, con assorbimento da parte della Fairchild dei suoi 3000 tecnici, una delle industrie di computers più avanzate del mondo, la Olivetti, e, con procedimento analogo a quello che riguardò Ippolito, fu arrestato e messo a tacere Marotta che stava liberando la nostra industria farmaceutica dalle multinazionali de settore riuscendo a produrre presso l’Istituto Superiore di Sanità addirittura la penicillina.

            Intanto (1963/1964) veniva nazionalizzata, con costi enormi per il Paese pagati in contanti, l’energia elettrica. Nasceva l’ENEL che brillò per l’abbandono di ogni velleità nucleare e, come vedremo, per la rincorsa al petrolio. In epoca più recente la rincorsa è stata fatta sui gasdotti dalla Russia e dall’Algeria, non tanto per risolvere problemi energetici previsti in una qualche programmazione (mai esistita in Italia) quanto per la maggiore possibilità di manovrare molto denaro in appalti internazionali.

LO SCANDALO DEL PETROLIO

Il 4 febbraio 1974, subito dopo la guerra del Kippur (ottobre 1973), che servì anche a rendere economicamente competitivi i pozzi USA in Alaska, scoppiò lo scandalo del petrolio. Dalla morte di Mattei, tutti i partiti politici (escluso il PCI) risultavano finanziati dai petrolieri in cambio di «favori legislativi».

         La cosa che stupisce è la notevole quantità di permessi di raffinazione concessi in pochissimo tempo. Dicono Barrese e Caprara (L’Anonima DC, 1977): «Nel 1950 la capacità di raffinazione concessa per decreto era di 7,5 milioni di tonnellate anno […] e sale a 90 nel ’64, a 133 nel 1970, mentre quella illegalmente esercitata dalle compagnie al di fuori di ogni controllo era già di gran lunga maggiore. L’Italia, sotto i governi democristiani, diventa il santuario della raffinazione con un indice di 3,1 tonnellate per abitante contro l’1,52 del Giappone e i 3 degli Usa». A tali valori fa riscontro un consumo interno di circa 100 milioni di tonnellate per anno  (mentre la capacità di raffinazione è arrivata a 140 milioni di tonnellate per anno — dati del 1974): cioè circa il 30 % dei prodotti lavorati, specie i più pregiati, viene esportato. Poiché la più grossa quantità di prodotto che si ottiene dalla raffinazione del petrolio è l’olio combustibile, per garantirsi i più alti profitti devono toglierselo di torno subito vendendolo senza l’aggravio delle spese di trasporto. E da qui nasce il secondo motivo per cui l’Italia è un paese ambito dai petrolieri; l’Enel è un ottimo cliente. I residui della lavorazione del petrolio, gli olii combustibili pesanti, ad alto potere di inquinamento, vengono venduti all’Enel il quale incrementa la costruzione di centrali termoelettriche in Italia per bruciarne sempre più. Ma tutto questo non basta perché le sette sorelle, nel nostro Paese, dettano letteralmente legge. Dopo essersi tolte di mezzo Mattei ed Ippolito ci hanno pesantemente fatto scegliere  la via del petrolio condizionando poi le leggi in modo che fossero sempre a loro favore (detassazioni e finanziamenti a pioggia, addirittura utilizzando i fondi destinati ai terremotati del Belice). In cambio di tutto ciò quando potevano pagavano, quando non potevano creavano casi giudiziari non arrestandosi di fronte a nulla.

Il 13 febbraio 1974 vennero inviate 20 comunicazioni giudiziarie per corruzione aggravata ai massimi dirigenti e consiglieri di amministrazione dell’Enel ed amministratori dei quattro partiti di centro-sinistra (DC – PSI – PSDI – PRI). L’atto di accusa si estende subito ai politici: Andreotti (DC), Bosco (DC), Ferrari Aggradi (DC), Valsecchi (DC), Preti (PSDI, uno degli implacabili accusatori di Ippolito), Ferri (PSDI). Ma il Parlamento, come sempre, li assolse tutti (meno Ferri e Valsecchi, i più deboli …). In tal modo l’Italia si ritrovò con una grossa quantità di centrali termoelettriche; le è stato impedito di avere un rifornimento autonomo di petrolio; le è stata preclusa la strada dell’allora alternativa energetica nucleare; non ha sviluppato né la geotermia, né il solare, né alcuna altra fonte rinnovabile. Dietro tutto ciò si intravedono gli USA ed i governi e gli uomini italiani che sono stati acritici ed ubbidienti rispetto alla loro politica. Altro che “irresponsabili ambientalisti” !

GLI EFFETTI DEL REFERENDUM

            Siamo alla fine degli anni ’80 ed alla fine delle velleità della nostra politica di scegliere autonomamente. Il nucleare era stato abbandonato definitivamente in Italia nel 1964, con l’arresto di Ippolito. Il resto era la solita operazione di dipendenza dell’Italia da altri Paesi. E le centrali dismesse dopo il referendum ? Vediamo di cosa si tratta:

– il reattore del Garigliano (160 Mwe) ebbe un funzionamento discontinuo, finché nel 1978 si verificò un guasto tecnico a un generatore di vapore secondario. Considerato il costo dell’intervento di sostituzione, nel 1981 l’ENEL decise di non riavviare più la centrale, in considerazione della breve vita residua dell’impianto.

– la centrale di Borgo Sabotino (210 Mwe) era arrivata alla fine della sua durata di esercizio.

– la centrale di Trino (272 Mwe) fu fermata nel ‘67 a causa di problemi tecnici allo schermo radiale del nocciolo e fu riavviata nel 1970 dopo gli interventi di riparazione. Una seconda fermata fu imposta nel 1979 per gli adeguamenti decisi in seguito all’incidente di Three Mile Island. I lavori tennero fermo il reattore fino a tutto il 1982. Dopo il riavvio il reattore di Trino continuò ad operare fino al 1987.

– la centrale di Caorso (840 Mwe) era l’unica moderna che avrebbe potuto ancora utilmente produrre energia elettrica anche se, con le secche del Po, è stato valutato che avrebbe avuto gravi problemi nel punto cruciale di un reattore nucleare, il raffreddamento.

– la centrale di Montalto non era ancora stata ultimata (dovevano essere due reattori, ciascuno di circa 1000 Mwe) e, anche se con grandi costi, fu riconvertita a turbogas.

       Tutte queste centrali, unitamente ai combustibili ritrattati o meno in esse presenti (oltre 6000 m3), sono passate (1999) alla SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari Spa) del gruppo ENEL che coinvolge Fincantieri, Ansaldo, Duferco e Camozzi e che ha ereditato tutte le attività nucleari dell’ENEL, la cui privatizzazione è uno dei provvedimenti fallimentari del centrosinistra che si è inventato la separazione tra produzione e distribuzione, ha venduto centrali di produzione a piccole entità che come l’ENEL medesima non ammodernano gli impianti, ha permesso all’ENEL di distrarsi dai suoi compiti primari occupandosi di telefonia (Wind) con un seguito giudiziario ai più alti livelli ancora in corso.

Doveva partire lo smantellamento delle centrali e la messa in sicurezza delle scorie (che comunque sono ancora relativamente poche) e del combustibile in esse immagazzinati (decommissioning), da parte della SOGIN operazioni per le quali da moltissimi anni i cittadini italiani hanno pagato miliardi di euro nella bolletta elettrica. Ma i soldi sono stati spesi in molti convegni (è d’uso in Italia), con il decommissioning in completo alto mare anche perché ancora non si sa dove si dovranno sistemare queste migliaia di metri cubi di materiale contaminato (vero problema del nucleare che anche gli USA non riescono a risolvere se anche il salvifico sito di Yucca Mountain è stato scartato per le evidenti prove di sismicità del passato). Si tenga poi conto che, sia con la riforma del Titolo V della Costituzione che con il federalismo, le scorie dovranno essere ripartite tra chi utilizza quell’energia ed è quindi impensabile servirsi delle colonie al Sud del Paese. Ma vi è anche l’imbroglio previsto di localizzazione delle centrali annunciate dal governo nei siti di quelle da smantellare. Se così sarà, vi sarà pure una sicura class action contro l’ENEL per riavere il maltolto a noi utenti di ciò che avrebbe dovuto smantellare e non ha fatto. Con il risultato che, a seguito di molti oneri aggiuntivi e tasse, le tariffe elettriche risultano in Italia le più alte d’Europa: il doppio rispetto alla Francia, il triplo rispetto alla Svezia ed il 60% in più rispetto alla media europea. Tariffe gonfiate anche dall’ulteriore aggravio che impone il Tesoro, ad ENEL ed ENI, per sue politiche creative.

            In ogni caso, in Italia, si potrebbero costruire centrali nucleari, nonostante il referendum: senza accordi con enti o industrie di altri Paesi, senza monetizzazione del rischio e rispettando le volontà degli enti locali. Ma ciò non è neppure pensabile in un Paese a democrazia variabile dove i referendum sono stati già disattesi dall’ENEL che da molto tempo è attiva in Europa nell’acquisto e realizzazione di centrali nucleari, anche di tipo Chernobyl e con altri referendum che hanno già fatto una brutta fine (finanziamento pubblico dei partiti). Una democrazia limitata, con optional per i politici, alla carta.

IL NUCLEARE PREVISTO

Enel ed Edf realizzeranno, come accennato,  almeno quattro centrali di terza generazione nel territorio italiano. «Dobbiamo svegliarci dal nostro sonno, adeguarci, perché il futuro è nell’energia rinnovabile e nel nucleare – ha detto Berlusconi – La Francia  ci ha messo a disposizione il suo know-how, ciò che ci consentirà di risparmiare diversi anni e iniziare la costruzione delle centrali in un tempo assolutamente contenuto».

Il know-how di cui si parla riguarda le centrali assimilate alla terza generazione, le European Pressurized Water Reactor (EPR). Per saperne di più sul nucleare di terza e di quarta generazione si può vedere l’ampia rassegna in http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1203.htm.

 L’EPR è un progetto franco-tedesco in sviluppo dal 1992 da Siemens e Framatome-ANP (gruppo Areva). Le novità rispetto alla seconda generazione (quella più diffusa nel mondo occidentale) è il doppio contenimento attorno al cuore del reattore, la riduzione di scorie a lunga vita (un meno 20% di scorie) poiché il combustibile nucleare rimane molto più a lungo nel reattore con maggiore utilizzo (burn-up) e quindi una radio-tossicità molto più elevata; le centrali sarebbero poi alimentate da uranio arricchito (al 5%, invece che al 3,5% di un reattore di seconda generazione) ma anche dalla miscela uranio-plutonio (MOX); l’allungamento della vita della centrale attraverso l’uso di materiali speciali meno attivabili dai neutroni. La potenza di ogni reattore deve però essere maggiore (intorno ai 1600 MW rispetto agli 800 MW delle precedenti) e cresce essendo questi dei reattori “quasi-veloci” con opzione a diventare veloci. Si tratterà di capire come si farà il raffreddamento sicuro viste le aumentate necessità di tali reattori.

            Costruirebbe le centrali una società in subappalto dalla francese Areva, che collabora con EDF, specializzata nel settore dell’arricchimento dell’uranio e che passa un lungo periodo di crisi. Il 3 febbraio 2009 ha avuto dal governo, tramite EDF, un finanziamento di 3 miliardi di euro che hanno ridato fiato al gruppo in gravi difficoltà economiche. Il governo francese ha deciso però di non voler partecipare agli aumenti di capitale richiesti da Areva perché la società non ha un futuro chiaro. A ciò si aggiunga che la Siemens (23 gennaio 2009) ha espresso l’intenzione di rompere con Areva (ciò costerà ad Areva 2 miliardi di euro di capitale da restituire) per iniziare la collaborazione con Minatom (Russia). Areva reagisce spingendo per aumentare la collaborazione con l’industria petrolifera Total, confermando quell’intreccio ormai consolidato nel mondo che non distingue più tra multinazionali del petrolio e del nucleare.

            Naturalmente il governo italiano, con i consiglieri di grande preparazione di cui dispone, va in soccorso al venditore di centrali Sarkozy (che si è rivolto anche a molti altri Paesi occidentali quali Libia, Algeria, Marocco, Abu Dhabi, Arabia Saudita, Giordania, Sudafrica, Estonia), il quale in un Paese normale avrebbe gravissime difficoltà viste le performance dell’unico reattore EPR in stato di avanzata costruzione, quello Olkiluoto 3 in Finlandia. Ve ne era un altro in costruzione, quello di Flamanville 3 in Francia. Esso è stato messo in cantiere nell’autunno 2007 ed è stato fermato il 23 maggio 2008 dall’agenzia della sicurezza nucleare francese – ASN – per gravi deficienze tecniche (Le Monde 28 maggio 2008). Base in cemento realizzata male, fessurazioni sul cemento di sostegno al reattore, barre in acciaio collocate non correttamente, contenitore d’acciaio realizzato da una ditta che non aveva certificazioni, 25% delle saldature difettoso, costruttore che non esegue le modifiche che l’ASN indica come necessarie. Sono notizie recenti, ma precedenti all’accordo  Berlusconi-Sarkozy, che ci raccontano anche che la EPR finlandese in tre anni ha prodotto atti giudiziari con l’azienda finlandese per l’energia TVO, ritardi e un danno al contribuente finlandese per 3,5 miliardi di euro. Le due società si stanno scambiando accuse per i ritardi: l’EPR che doveva essere consegnato nel 2009, non sarà consegnato nemmeno nel 2011, avendo accumulato 3 anni di ritardo nei primi 3 anni di cantiere. Secondo la Areva, la TVO ha impiegato un anno per l’approvazione dei  documenti di costruzione rispetto ai due mesi precedentemente concordati (si confronti il dato con la situazione italiana). In ogni caso i costi aggiuntivi, un raddoppio rispetto a quanto preventivato, andranno in bolletta e saranno pagati dagli utenti e non dai committenti che, in Finlandia, sono privati. Ma vi è di più. L’Autorità di Sicurezza Nucleare finlandese ha rilevato  2100  situazioni di non conformità. La ditta tedesca che aveva in appalto la struttura del reattore ha subappaltato a una ditta polacca che fa chiglie per pescherecci e il risultato è stato che le saldature non sono risultate a norma. Gli indiani che dovevano occuparsi della base in cemento non hanno considerato che in Finlandia piove spesso e hanno dovuto rifare tutto. Inoltre era stato deciso a priori di rafforzare la cupola standard prevista contro eventuali attacchi terroristici. La società finlandese Posiva che dovrebbe smaltirle avverte (Posiva’s expansion of the repository for spent nuclear fuel, environmental impact assessment report, 2008) che le scorie che si produrranno, pur essendo in minor quantità sono molto più pericolose e ciò in accordo con un precedente studio finanziato dalla UE (Technical Report 04-08, Nagra, 2004). Il meno 20% di scorie di cui dicevo si ha poiché il combustibile nucleare rimane molto più a lungo nel reattore con maggiore utilizzo (burn-up) e quindi una radio-tossicità molto più elevata. Ed è la stessa EDF a sostenere che  l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Un altro studio della Posiva sostiene che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore. Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste conclude invece che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte). Queste notizie  provengono da Geoffrey Lean,  del quotidiano britannico  The  Indipendent  dell’ 8  febbraio 2009, che sarebbe venuto in possesso di documenti secretati (http://www.independent.co.uk/environment/green-living/new-nuclear-plants-will-produce-far-more-radiation-1604051.html). Tutto ciò vuol dire che nessun saggio amministratore dovrebbe comprare questi EPR perché costano troppo, sono obsoleti, li compriamo solo in Italia e, per tentare di ridurne i costi, anche la sicurezza viene messa in dubbio, come sostiene la medesima Autorità. Ma poi, c’è qualcuno che ricorda la catena di incidenti nucleari dell’estate passata in Francia ? Si tratta di impiantistica non dissimile da quella degli EPR.

PERCHE’ IL NUCLEARE ?

            Occorre premettere che dal 1979 non sono più state costruite centrali nucleari nel mondo occidentale e che la prima è quella che si sta realizzando in Finlandia. Neppure gli USA, che fanno guerre nel mondo per i loro approvvigionamenti energetici e che hanno tutti i brevetti possibili, si avventurano su tale strada perché le industrie che dovrebbero farlo ritengono l’operazione a rischio senza l’aiuto del governo anche perché non vi sono compagnie che assicurino le centrali medesime. Il Washington Post del 5 settembre 2007 scriveva: Il finanziamento più che la sicurezza sembra il fattore chiave che determinerà se i progetti procederanno. E le sei più grandi banche d’investimento USA rispondevano (Environmental and Energy Study Institute, Conferenza Stampa del 30 ottobre 2007): Crediamo che questi rischi, combinati con i costi più alti del capitale ed i tempi di costruzione più lunghi per i reattori nucleari rispetto ad altri impianti di generazione, renderanno oggi i prestatori riluttanti a estendere crediti a lungo termini. E chi c’era tra queste banche ? Nientemeno che Lehman Brothers e Citigroup (oltre a Merril Lynch, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Credit Suisse), anche loro avevano paura ad investire nel nucleare !

            Oggi la discussione sull’energia riemerge in Italia come accade sempre in momenti cruciali in cui si genera paura nell’opinione pubblica. Politiche energetiche ? Ma neanche a parlarne (a parte il solito rosario di buone intenzioni sulle energie alternative che finiscono sempre in una intenzione sola: nucleare). Con la privatizzazione del centro sinistra dei settori energetici (ENEL ed ENI, principalmente) si è creduto al valore salvifico del privato. Ed il privato, in una situazione che resta di monopolio, ha solo saputo applicare il criterio di massimizzazione del profitto: servizi sempre più scadenti e tariffe crescenti con nessuna apertura né al futuro né alla ricerca né agli approvvigionamenti tattici e strategici (a parte i miliardi di euro che i privati di Enel, ancora attraverso la bolletta, si sono presi per sviluppare fantomatiche energie alternative ed assimilate, da loro furbescamente intese come carbone). Sommando il tutto ci ritroviamo dove stavamo trenta anni fa. E non potete immaginare la noia e l’abbattimento che prende davanti ai dibattiti TV sul tema. Scoperte su scoperte di acqua calda che se da virtuale diventasse reale avremmo risolto la questione energetica. La sola differenza è che una volta avevamo almeno tre menti come Corbellini, Ippolito e Donat Cattin … oggi invece solo quelli che conoscete al governo, con i grandi enti energetici che hanno alla direzione persone senza competenze e lottizzate (ed anche discutibili), consiglieri scientifici per meriti di schieramento che neppure raccontano correttamente il numero delle loro pubblicazioni, addirittura sbagliando di un fattore 100.

            Serve almeno un cenno all’altro aspetto per cui viene reclamato il nucleare. Le anime nere che hanno distrutto il Paese con inquinamenti di ogni tipo, dopo aver rifiutato l’adesione a Kyoto in linea con Bush, improvvisamente riscoprono l’ambiente affermando che il nucleare riduce l’anidride carbonica immessa nell’atmosfera, immissioni che l’Italia dovrebbe ridurre del 20 per cento nel 2020 (e che invece continua a far salire). Debbo solo dire che, anche nei piani governativi, il 2020 è l’anno in cui dovrebbe entrare in funzione la prima centrale. Le  4 centrali nucleari invece, che nella migliore delle ipotesi potrebbero contribuire solo a una riduzione del 2 per cento quando sarebbero ultimate, in questo quadro rappresentano un dettaglio fondamentalmente irrilevante con l’aggravante del grande aumento di anidride carbonica immessa nell’atmosfera per la costruzione di tali centrali per almeno 10 anni. Ma il discorso è, anche qui, più complesso perché le basse emissioni di anidride carbonica riguardano un solo anello del ciclo nucleare, la centrale. Il rosario di altri processi è invece produttore non solo di CO2 ma anche di una gran quantità di altri gas serra, i CFC. Cochran del National Resources Defense Council, scriveva su Science (Vol. 309, 19 agosto 2005, pp. 1168-1179) che il nucleare non è, al fine della riduzione dei gas serra, una buona opzione calcolando che, anche un obiettivo modesto – evitare con il nucleare un piccolo aumento (0,2°C) del riscaldamento globale per la fine di questo secolo – richiederebbe di elevare il numero di reattori nel mondo dagli attuali 441 ad almeno 700 per la metà del secolo, e mantenerne stabile il numero per 50 anni. Per coprire la chiusura degli impianti obsoleti, questo richiederebbe la costruzione di 1200 nuove centrali […] ed una decina di nuovi impianti di arricchimento per il ritrattamento, lo stesso numero di depositi di scorie delle dimensioni di Yucca Mountain […].

            Meglio non dir nulla sulla sciocchezza dell’avere l’Italia centrali ai suoi confini, con tutti i pericoli che esse comportano. Come dire, meglio avere un potenziale pericolo in casa che fuori di essa. Davvero si è persa anche la logica aristotelica.

            Da ultimo l’auspicata autonomia dall’estero mediante il nucleare è un mero sogno di chi non sa di cosa parla. Nello studio dell’OCSE “Prospettive dell’energia nucleare 2008“,  si legge che “Le risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050“. E questi dati sono relativi al numero di centrali nucleari mantenuto costante. Se invece si pensa di costruirne ancora, come accade in molti Paesi non occidentali, la data di esaurimento del combustibile si riduce ed il suo prezzo cresce, con altri massacri in Niger e Nigeria ed altri sbarchi a Lampedusa.

            L’altro argomento di battage pubblicitario, relativo al fatto che l’energia elettrica ci costa tanto perché la importiamo, è semplicemente falso. Una centrale nucleare è un sistema rigido che non può essere spento o ridotto quando non vi è richiesta di energia. L’alternativa per chi produce energia da nucleare è quella di buttarla (scaldando l’atmosfera) o di venderla a prezzo di mercato (in un mondo in cui domina il mercato si lavora a prezzi di mercato, qualcuno lo spieghi ai nostri avvocati che fanno gli economisti). E l’Italia la compra a prezzi di mercato che sono bassi perché la merce è altrimenti deperibile. Fin qui per quanto compriamo durante la notte, che accade di giorno ? Occorre dire che ogni Paese industrializzato presenta il fenomeno dei picchi di richiesta di potenza elettrica. E’ semplice da capire. Durante il giorno non vi è una richiesta costante di potenza elettrica ma vi sono due momenti (si pensi alle gobbe di un cammello) in cui la richiesta diventa massima (grosso modo metà mattina e metà pomeriggio). In questi momenti serve attivare il numero massimo di centrali elettriche. Un paese come l’Italia dispone ad esempio di centrali turbogas che si accendono rapidamente e rapidamente si spengono. La Francia, è stato valutato, ha il corrispettivo di 12 centrali nucleari in funzione per far fronte ai picchi e proprio per quella rigidità suddetta tali centrali sono sempre accese (Mycle Schneider, The World Nuclear Industry Status Report 2007, in www.greens-efa.org/cms/topics/dokbin/206/206749.pdf). Al di fuori dei picchi quell’energia la compriamo noi, di giorno, a prezzi convenientissimi. Ma la Francia, per risparmiare, si tiene al minimo di centrali accese e quando vi è un’improvvisa richiesta di potenza, compra energia dai Paesi vicini (sic!) pagandola molto cara, ancora a prezzi di mercato, perché è energia di picco. Ed il sistema francese, che comporta anche un utilizzo distorto di energia con consumi elettrici non appropriati (riscaldare case e cucinare) e quindi a bassa efficienza, è da considerarsi disastroso perché sopravvive proprio grazie ai 700 milioni di utenti dei Paesi vicini che gli comprano energia. Quando il candidato Presidente Mc Cain propose all’economia USA di andare sulla strada del nucleare francese gli fu risposto che gli USA non hanno Paesi circostanti a cui vendere per cui quella strada era impraticabile (Mc Cain French Kiss, Financial Post, 13 maggio 2008). Non è quindi dall’acquisto di energia elettrica dalla Francia che deriva l’alto costo della nostra energia; come ho cercato di mostrare, esso deriva da prelievi assurdi in bolletta, dai prezzi di monopolio, dalla completa mancanza di coordinamento tra attività di programmazione, politica dei prezzi e politica fiscale con le assurde tasse che essa comporta in bolletta (il cittadino che voglia saperne di più prenda la sua bolletta elettrica e veda qual è il costo dell’energia, stabilita senza colpo ferire da Enel, e quanto paga complessivamente). A questo punto si può rileggere quanto sostenuto dal Presidente Berlusconi in apertura dell’articolo e chiedersi cosa ci sia di vero nel suo annuncio spot che nasce non con argomenti ma per denigrazione del prossimo. Sta di fatto che questa operazione è un grande favore alla Francia che, conteggiando anche l’acquisto a prezzi di saldo di Alitalia, è sempre più interessata all’amicizia con l’Italia di questo governo.

PECULIARITÀ ITALIANE

            Mi metto ora nei panni del cittadino serio, onesto, mediamente informato e preoccupato per le sirene dell’informazione su questioni energetiche. Tale cittadino dice che si, è ormai ora di decidersi per il nucleare. Ma tale cittadino, poiché ha qualche informazione, prima vuole chiarire alcune vicende che non riguardano i pericoli del nucleare (dei quali non ho parlato perché la mole dei problemi è così grande che non serve aggiungere altro) ma la situazione politica, economica, sociale e direi antropologica italiana. In questo Paese:

–         il titolo V della Costituzione è stato modificato dal Parlamento con conferma referendaria ed ora la competenza energetica è delle singole regioni quindi non più centralizzata; come mettere d’accordo i siti delle centrali nucleari di una politica centralizzata con le esigenze locali e quelle dei consumatori ? Il federalista Bossi colpirà ancora come centralista ? Per intenderci  saranno possibili centrali in Toscana per alimentare Milano ?




 – la legge italiana sugli appalti è truffaldina perché si può passare indefinitamente ai subappalti (a Montalto di Castro eravamo al 18°). Come si mette d’accordo l’assoluta elevata qualità richiesta dei diversi  componenti di una centrale nucleare e di tutte le infrastrutture nucleari con i subappalti ?




 – in Italia, proprio per quanto detto prima, non vi è certezza di prezzi. E’ possibile ad ogni fase lavorativa ricontrattare il prezzo con il committente. Quanto costa allora una centrale se la TAV è costata 4 volte il prezzo medio europeo ? con un ambiente così protetto che sono spariti 80 km di fiumi e torrenti nell’Appennino tosco emiliano ?




 – stessa obiezione di prima però riferita ai tempi di costruzione: non vi è un solo lavoro in Italia consegnato in tempi europei (dove si pagano multe salatissime per i ritardi). Come garantirsi i tempi per prodotti che con gli anni diventano rapidamente obsoleti ? Come garantire il prezzo con la crescita dei tempi ?




– in Italia abbiamo infiltrazioni mafiose e criminali in genere dovunque ed anche recentemente abbiamo avuto notizia di opere pubbliche in Sicilia e Calabria costruite con cemento di pessima qualità (vi sono strade, ponti e gallerie a rischio crolli). E non si tratta di industrie di poco conto ma le più grandi d’Italia che non sono propriamente siciliane. Ciò comporta che i lavori fatti dai cantieri con infiltrazioni mafiose vedono spesso crolli ed imperfezioni gravi. Come garantirsi contro la mafia ed ogni criminalità organizzata in subappalti nucleari o di ponti sullo Stretto ? Soprattutto se in Italia non risultano condanne penali per reati di tale tipo ed entità ?

–  la corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nella politica, in Italia, è a livelli paurosi. Il CPI 2008 di Transparency International ci pone al 55° posto nel mondo preceduti dalla Slovacchia e dal Sud Africa, e al pari delle Seychelles. Ci precedono nazioni comeSanta Lucia, BarbadosSaint Vincent e GrenadineBotswanaPorto RicoMauritiusOmanMacaoBhutanCapo VerdeMalesia. Per ulteriore consolazione siamo i più corrotti in Europa. Tale vergogna ci costa 60 miliardi l’anno ed è percepita con disinteresse. Gli ultimi avvenimenti, che hanno riguardato la condanna penale a 4 anni e mezzo dell’avvocato inglese Mills, dovrebbero spiegare bene l’assuefazione.

–         in Italia, a tutt’oggi e fino ad informazione contraria, non abbiamo messo in sicurezza nessuna scoria, nessun residuo nucleare. Abbiamo tutto ancora a cielo aperto, comprese le centrali che dovevano essere smantellate e sistemate in luoghi sicuri, nonostante siano passati 10 anni da quando l’operazione sarebbe dovuta partire. Aspettiamo che la Francia ci rimandi indietro varie migliaia di metri cubi di combustibile ritrattato. Dove metteremo tutto ciò ? E’ davvero impensabile iniziare una nuova impresa senza aver chiuso definitivamente con la precedente e senza prospettive per i milioni di metri cubi di residui da sistemare.


– in Italia sono finite da tempo le competenze sul nucleare. A chi affidiamo i lavori e chi li dirige ?

– infine: i gruppi che premono per un piano nucleare, sono disponibili  a finanziarselo, come in ogni buona economia di mercato (come negli USA, come in Finlandia, … ) ? Oppure il nucleare che loro vogliono dovrà essere pagato dai cittadini, proprio da quelli che pagano tasse, ed i benefici saranno dei soliti noti che si dovrà stabilire quante tasse pagano ? Gli enormi investimenti necessari li troveremo in bolletta ?

– Questi problemi sono gravissimi e prescindono da qualunque altro discorso sul nucleare ma sono propedeutici a qualunque discorso tecnico. E il governo in carica non sembra adatto a risolvere questi problemi come ha dimostrato nei suoi approcci naif al problema e nella sua concezione di democrazia.

COSA FARE ALLORA



        Ci sono inutili personaggi pagati un’enormità, come certi nostri parlamentari, che, poiché il ragionamento non è il loro forte e si circondano pure di esperti di molto dubbia preparazione, si nascondono dietro slogan come il famoso “quelli del no“. Sono 30 anni che gli ambientalisti  indicano soluzioni che non si fanno perché non arricchiscono le varie lobbies operanti in Italia. Tali ambientalisti non vanno confusi con i fondamentalisti, gli opportunisti o gli apprendisti stregoni dell’ultima infornata che hanno tra l’altro la colpa grave di essersi seduti senza portare avanti un’informazione seria e senza fare battaglie nelle istituzioni per i fini per cui erano eletti, con l’uscita da quelle amministrazioni inadempienti.

 Da almeno 30 anni gli ambientalisti indicano la raccolta differenziata come formidabile strumento per tirare fuori: metalli, carta, plastiche, biomassa, materiale da bruciare o utile nell’edilizia. Il riciclaggio è una vera miniera diretta perché ridà materia prima a costi più bassi e perché fa risparmiare sui costi energetici per produrre tale materia prima e sui costi dello smaltimento.


        E’ solo un esempio che ci deve indicare una strada: usare tutto l’usabile e cercare di sganciarci dai combustibili fossili e dal nucleare. Con uno studio serio su tutto il fattibile da ora in campo energetico che permetta di valutare bene ogni questione di costi-benefici, quando fossimo di fronte ad ulteriori necessità non copribili altrimenti si potrebbe anche iniziare a discutere seriamente di nucleare chiedendosi, ad esempio, perché il governo Berlusconi non ha preso in considerazione i reattori nucleari di progettazione italiana IRIS e MARS ? Ma solo allora.


        Intanto faccio, in breve, l’elenco degli interventi da fare (gli stessi che il fronte del NO della destra delle mazzette ha avuto disponibili da 30 anni):


1) Incentivare da subito pannelli solari per la produzione di acqua calda (riscaldamento e sanitaria) che assorbe un 30% dell’energia che consumiamo in Italia. I costi sono estremamente contenuti e si può avere un immediato ritorno in risparmi per la produzione centralizzata di ENI ed ENEL. Siamo gli ultimi in Europa per energia solare pur essendo i primi insieme a Spagna e Grecia per insolazione. Inoltre la tecnologia è tale da produrre molti posti di lavoro a bassa tecnologia e quindi utili per un artigianato diffuso.


2) Obbligare subito la trasformazione delle centrali esistenti in impianti di cogenerazione e di teleriscaldamento. In estrema sintesi si tratta di non buttare il calore residuo dell’acqua e/o vapore, che ha prodotto energia elettrica, ma di utilizzarlo mediante costruzione di condotte al riscaldamento di edifici, serre, pisciculture, … (il sistema sarebbe complementare ai pannelli solari piani perché interverrebbe soprattutto in grandi centri abitati, dove i pannelli avrebbero minore possibilità di installazione).


3) Studiare sistemi di utilizzo delle biomasse per la produzione di metano (e quindi di qualunque altra energia). I termovalorizzatori vanno bene ma, anche qui, l’Italia ci offre lo spettacolo di tali impianti che bruciano tutto con pericoli gravissimi per le popolazioni (gli ultimi esempi di marzo 2009 sono Colleferro dove si bruciavano residui ospedalieri ed anche nucleari, e Acerra …). Si tratta di pensare al riciclo dei rifiuti con la necessaria suddivisione in organici ed inorganici. I primi dovrebbero essere avviati in depositi che favoriscano l’emissione di metano dai medesimi. La cosa si può anche realizzare su piccola scala in condomini di recente costruzione pensando di avviare ad un contenitore comune lo smaltimento di ogni rifiuto organico degli appartamenti al fine di produrre metano per riscaldamento, cucina ed ogni altro uso (mediante un TOTEM, macchina ex Fiat che trasforma l’energia da carburante in energia elettrica + riscaldamento). Il sistema ha potenzialità enormi oltre a sbarazzarci di circa la metà dei rifiuti cittadini ed a fornire grandi quantità di compost per l’agricoltura. Quanto qui adombrato prevede un ripensamento dell’architettura e dell’urbanistica.


4) Applicare da subito ogni conoscenza sul risparmio energetico. A partire dai costi energetici degli imballaggi e dei contenitori di ogni tipo per ogni uso. Come esempio si osservi che per produrre lattine di alluminio serve una grande quantità di energia e che il vetro, invece, può essere facilmente riciclato.


5) In molte zone d’Italia vi è una geotermia in attesa a pochi metri sotto terra. Mentre a Parigi si riscaldano interi quartieri con una geotermia pescata a 2000 metri di profondità, in Italia tale profondità si riduce mediamente ad un terzo nelle zone densamente popolate. Se nel sottosuolo non vi sono acque calde, vi sono certamente rocce calde. Si può spingere acqua nel sottosuolo e poi riprenderla calda per differenti usi, anche elettrici.


6) Ogni altra energia può essere utile e deve essere incentivata (va bene l’eolico qualunque cosa dicano i talebani di cui prima, alcuni dei quali convertitisi ad Alemanno, va bene studiare ulteriori sviluppi dell’imbrigliamento delle acque, in qualche zona si possono sistemare turbine che sfruttino la marea, va bene il fotovoltaico, insostituibile per alcune applicazioni in zone isolate …).


7) Si possono mettere in cantiere centrali solari con concentratori, il progetto di Rubbia (solare termodinamico) che qui si è olimpicamente saltato mentre in Spagna avanza con successo.

8) Si deve ripensare l’architettura per la costruzione di edifici. Basta con la pratica della massimizzazione dei profitti a fronte di abitazioni energivore che disperdono energia nell’ambiente esterno in modo indegno. E queste cose non devono essere lasciate alla buona volontà del singolo.


9) Sul fronte tradizionale occorre continuare con la politica di Mattei ed aprire ad ogni altro contributo possibile con vari Paesi geopoliticamente diversi, ad evitare crisi complessive. Qui si sente la mancanza delle politiche di amicizia con i Paesi Arabi anche di Moro. Oggi abbiamo piccoli uomini al potere con incapacità di comprendere la complessità del mondo. Occorre costruire molte più riserve e prevedere almeno un rigassificatore per regione che si affaccia sul mare.


10) Occorre essere pronti sul terreno dell’idrogeno per il suo uso in un immediato futuro. A parte l’uso consigliabile nel trasporto cittadino, a fini di non inquinamento, l’idrogeno è utilissimo come accumulatore di energia. Mi spiego. Le fonti energetiche alle quali mi sono riferito hanno in genere la caratteristica dell’intermittenza (il solare e l’eolico, ad esempio). A volte forniscono energia che eccede la richiesta e si è costretti a buttarla con effetti disastrosi nell’aumento del calore scaricato nell’atmosfera. Se si utilizzasse l’energia fornita in più dalle fonti suddette per produrre idrogeno, si avrebbe la possibilità di usare questo vettore energetico, in momenti in cui non vi è sole o non tira vento. Si tratterebbe di accumulare energia quando ce n’è di più per utilizzarla quando non ce n’è.

11) Si intervenga sulle linee di trasmissione elettrica: disperdono fino al 50% dell’energia ! Altro che dieci centrali nucleari ! Potremmo avere un terzo in più di energia elettrica (alcune perdite sono inevitabili) senza intervenire sul fronte della produzione.

12) Si intervenga sui picchi con una politica tariffaria (non le sciocchezze Enel) che invogli ad utilizzare energia di notte. La riduzione dei picchi taglia la necessità di costruire nuove centrali e ne libera di già attive.



        Vi è poi un ultimo aspetto ma non per la sua importanza. Chiunque ci viene a parlare di nucleare deve spiegare che: l’energia nucleare serve solo per produrre elettricità e non risponde, ad esempio, alle esigenze dei trasporti; che non è realizzabile in tempi rapidi (se parte la folle impresa, in Italia, con stime reali, non sarà pronta prima di 15 anni con costi triplicati rispetto ai preventivati) quando invece è possibile da subito mettere in campo tecnologie alternative note e già diffusamente operative nel resto d’Europa (quella occidentale) e molto denaro da impiegare per le centinaia di migliaia di lavoratori che hanno drammaticamente perso il posto di lavoro. Tutto ciò significa che una politica energetica che intenda liberarci da tutti i fardelli che ho tentato di mettere insieme è una politica che vola molto alto e che, molto probabilmente, non ha ancora alcun interprete tra le menti che si aggirano nei palazzi del potere (tralasciando la destra che da sempre aggredisce il territorio e lavora SOLO per il profitto, vi è una sinistra-centro che ha perso ogni cultura ambientalista ed è in mano a persone che non considerano questo problema, insieme a quello della scuola, come fondamentale).

            Non si trattino queste indicazioni come fantasie. Si portino invece i conti su quanto si potrebbe ottenere con una politica indirizzata seriamente in tal senso ed allora si potrà discutere anche di nucleare. Chi scrive è comunque scettico perché da anni si è accorto che le imprese di risparmio, poiché non portano appalti e rotazione di molti soldi, sono disattese da chi ha solo quegli altri come obiettivi. Inoltre, la tollerabilità dei rischi è solo una condizione necessaria e non sufficiente per l’adozione di una soluzione. Occorre anche una concreta fattibilità e la capacità di coprire una parte importante dei fabbisogni di energia. Non è pensabile un uso di una energia qualunque che non crei alterazioni nell’ambiente. Ad esempio, come è possibile capire il ruolo del nucleare, di questo nucleare, di quanto nucleare, se non si hanno studi che affrontino le disponibilità e le esigenze energetiche italiane con dati quantitativi certi a confronto tra le varie fonti ? Dobbiamo convincerci che serve il meglio delle nostre capacità scientifiche e tecniche per mettere insieme i dati di cui abbiamo bisogno. Inoltre la nostra società industriale ha bisogno oltre che di energia, di potenza (in casa, una lavatrice non la metteremmo mai in funzione con pannelli fotovoltaici per uso familiare), pena licenziamenti e disastri a catena in tutto il mondo. La sola cosa che noi possiamo fare e che dobbiamo fare è scegliere i minori impatti sull’ambiente e sulla salute, sapendo che fermi non si può restare perché a rischio vi sono catastrofi immani (ci si è mai chiesti cosa accadrebbe al nostro mondo se smettessimo di produrre energia ? e, di contro, ci si è mai chiesti cosa accadrà se continuiamo a produrre e consumare energia nel modo indegno in cui lo facciamo ?).



        Concludo con una avvertenza. Le informazioni sulle disponibilità energetiche mondiali sono quanto di più discutibile vi sia. Non vi è un accesso ad esse che sia certo. Tale accesso è sempre per gentile concessione di qualche multinazionale che ha interesse a nascondere i dati per politiche di mercato essenzialmente legate alla domanda ed all’offerta. Per avere poi dati certi sui contributi delle energie alternative alle quali ho accennato occorrerebbero ricerche di enti di Stato che impiegassero un gran numero di ricercatori, tali per merito. E’ fuori dalla portata di un singolo (o anche di più singoli) al di fuori da centri di ricerca organizzati e da finanziamenti appositi, riuscire nell’impresa. I nostri attuali politici, con i loro esperti poi …. Ci sono troppi parametri in gioco e molte intelligenze e competenze occorrono per tali studi. Anche qui, comunque, siamo fuori dalla possibilità di affrontare questi seri studi: nell’ipotesi che nasca un piano energetico proiettato al futuro e non al dané tutto e subito, non si potrebbe andare avanti perché i finanziamenti alla ricerca sono stati tagliati brutalmente da un governo incapace di guardare oltre il suo pur collodiano naso (ma gli altri non hanno mai brillato in questo senso). E restiamo ultimi tra i Paesi che si pretendono avanzati.



Roberto Renzetti

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: