Fisicamente

di Roberto Renzetti

America, dietro le quinte


La Casa Bianca ora consegna le trascrizioni dei colloqui tra Cheney e la Enron

Il caso Enron minaccia di travolgere la presidenza degli Stati Uniti. George W. Bush sapeva o no dell’imminente crack del colosso energetico?
4500 persone senza lavoro e senza pensione e un paese intero chiedono di sapere la verità. Un nuovo Watergate? Forse il caso è ancora più grave.
Cos’è l’Enron? In che maniera Bush può esere coinvolto? Aggiornato in tempo reale ecco tutto sul caso che fa traballare il Presidente degli Stati Uniti d’America
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Il Punto


http://www.grandinotizie.it/daz/1168.htm 


La Casa Bianca fa marcia indietro: ecco i colloqui tra Cheney e la Enron
Eseguendo l’ordine d’un giudice, la Casa Bianca ha consegnato il 25 marzo al Congresso migliaia di documenti relativi all’attività della task force sulla politica energetica, guidata dal vicepresidente Dick Cheney. Anche se la stragrande maggioranza dei documenti sono privi d’importanza, alcuni -riferiscono fonti di stampa americana – mostrano tentativi dell’industria d’influenzare le posizioni dell’Amministrazione. Ricordiamo che il Congresso chiedeva di avere accesso alle minute di tutti gli incontri preparatori tra la task force di Cheney e le aziende. Una delle organizzazioni che chiedeva la pubblicazione dei documenti, Judicial watch, sostiene che il fatto che
i testi forniti contengano cosi’ poche informazioni dimostra che l’Amministrazione continua a fare ostruzionismo. (fonte Ansa)



Fatti e perché

Cronaca degli eventi

La Casa Bianca non molla: niente trascrizioni dei colloqui tra Cheney e i dirigenti della Enron al Congresso
Le discussioni del vice presidente Dick Cheney con i dirigenti della Enron non saranno rivelate al Congresso. Il presidente George Bush, tramite il portavoce Ari Fleischer, ha ribadito che “in gioco vi sono principi che vanno ben oltre” la vicenda della Enron. Non vuole “creare un precedente” che potrebbe minare in futuro la capacità di un presidente Usa (o del suo numero due) di discutere in modo confidenziale qualsiasi argomento con esperti e collaboratori.
Tramite il Gao (il suo braccio investigativo) il Congresso aveva chiesto a Cheney le minute delle sei discussioni avvenute l’anno scorso tra il vicepresidente (incaricato di plasmare la nuova politica energetica dell’amministrazione Bush) e i dirigenti della Enron.
Il sospetto dei democratici è che la compagnia texana (la maggior finanziatrice elettorale di George Bush) sia riuscita a ottenere una politica energetica nazionale tagliata sulle sue esigenze. E che alla vigilia della bancarotta abbia sollecitato l’aiuto della Casa Bianca. Nel mirino delle indagini c’è anche la distruzione di migliaia di documenti da parte delle Enron e della compagnia contabile Andersen (che doveva vigilare sui bilanci, risultati
truccati). Il capo della Andersen ha ammesso che l’azienda ha perso clienti a causa della vicenda: “Ma sopravviveremo”, ha aggiunto.

12 febbraio 2002: Lay alla sbarra
L’ex presidente della Enron Kenneth Lay invocha il Quinto Emendamento della Costituzione che autorizza a non rispondere a domande che potrebbero portare alla sua incrimninazione.
Parecchi leader del Congresso intervistati dalle tv americane nei talk show della domenica precedente alla deposizione avevano detto chiaro e tondo di non credere alla testimonianza giurata dell’amministratore delegato della Enron Jeffrey Skillings e hanno suggerito che potrebbe essere incriminato per spergiuro. I parlamentari avevano contestato le dichiarazioni di Skellings e avevano anche affermato che non avrebbero avuto nessuna pietà nell’interrogatorio dell’ex presidente della società petrolifera Kenneth Lay a cui è stato intimato di presentarsi a deporre oggi. Anche per questo, forse, la decisione di Lay di appellarsi al quinto emendamento.
Dopo una settimana di audizioni i parlamentari hanno detto di avere forti indicazioni di illegalità connesse con le azioni che hanno portato al fallimento del colosso petriolifero. Jim Greenwood, deputato repubblicano della Pennsylvania e il suo collega Billy Tauzin hanno detto alla Cbs che non credono a Skillings. Tauzin, un altro repubblicano, non ha escluso che Skillings possa essere incriminato per spergiuro: “Potrebbe succedere. Non puoi presentarti al Congresso, giurare di dire la verità, e poi non dire la verita”.

5 febbraio 2002: Lay svanisce nel nulla
Non si hanno notizie dell’ex presidente e amministratore delegato della Enron. Lo ha annunciato la Commissione servizi finanziari della Camera dei rappresentanti, davanti alla quale il manager sarebbe dovuto comparire per essere ascoltato sulla vicenda. Lay si sarebbe presentato spontaneamente a testimoniare, poi ha fatto marcia indietro. Ora non si sa dove sia.

4 febbraio 2002: Lay non testimonia
L’ex presidente della Enron Kenneth Lay ha annullato la prevista testimonianza che avrebbe dovuto rendere al Congresso americano perché le audizioni avrebbero preso un tono “persecutorio”. In una lettera al Senato, il legale di Lay, Earl Silbert, scrive: “Ho consigliato a Lay di ritirare la sua precedente accettazione del vostro invito.Lay non può partecipare a un procedimento le cui conclusioni sono state raggiunte prima che Lay abbia avuto l’opportunità di essere ascoltato”.

La prima vittima
L’ex vice presidente della Enron John Clifford Baxter si è suicidato il 25 gennaio. Il corpo di Baxter, 43 anni, è stato trovato all’interno di una vettura alla periferia di Houston, dove si trova il quartier generale della compagnia. La morte è avvenuta con un colpo di pistola alla testa, ha detto un portavoce della polizia. Accanto al cadavere è stato ritrovato un messaggio di suicidio.
Al momento non si sa se la morte sia ricollegabile alle vicende giudiziarie che hanno travolto la compagnia; ma già si parla di giallo. Baxter – che aveva cominciato a lavorare per la società nel 1991 – è stato vice presidente fino al maggio 2001. Aveva lasciato il suo incarico di vicepresidente nel maggio 2001 alcuni mesi prima della bancarotta del gigante dell’energia. Baxter aveva spiegato a suo tempo di essersi dimesso dalla Enron perché voleva “trascorrere più tempo con la famiglia”.

Enron e la guerra
Lo scandalo americano potrebbe presto rivelarsi ben più vasto del celebre Watergate che travolse Richard Nixon nel 1974. Nell’estate 1998 Clinton superò lo scandalo Lewinsky anche “grazie” alla rappresaglia contro le postazioni di Osama Bin Laden in Sudan e Afghanistan. Secondo molti osservatori Usa Bush junior starebbe valutando come e contro chi proseguire la guerra anti terrorismo, in modo da distogliere l’opinione pubblica Usa dalla vicenda Enron. Il “favorito” rimane sempre Saddam Hussein


Cos’è la Enron

E’ un gruppo industriale texano, uno dei più grandi in campo energetico negli Usa. Nasce nel giugno 1985 dalla fusione della Houston Natural Gas con InterNorth. L’azienda texana diverrà la prima azienda nel settore dell’energia. Fondatore e amministratore delegato della nuova società è Kenneth Lay. Dal 1996 al 2000 le riviste Forbes e Fortune lodano la Enron per essere la società americana più innovativa. Nel 2000 il Financial Times la proclama “industria energetica dell’anno”. Negli anni Ottanta l’impresa ha un giro d’affari inferiore ai cinque miliardi di dollari. Nel 2001 supera i 130 miliardi di dollari. Il prezzo delle azioni aumenta dieci volte. La Enron tocca il settimo posto nella lista delle più grandi aziende del mondo.
Sito ufficiale della Enron

Lo stile Enron
E’ uno stile d’assalto, teso a sfruttare in pieno la deregulation in campo economico attuata negli anni Ottanta da Ronald Reagan. L’obiettivo è quello di creare una rete mondiale di gasdotti che assicuri rifornimenti velocissimi e transazioni rapide. Con l’avvento di internet la strategia si fa ancora più aggressiva. Anche le informazioni devono circolare in tempo reale, per battere la concorrenza e superare le lungaggini burocratiche. Layexecutive hanno meno di trent’anni. Guadagnano stipendi favolosi (più di 500mila dollari l’anno), lavorano più di 12 ore al giorno e non mettono mai la cravatta.

Gli errori strategici
Alla fine degli anni Novanta la Enron punta sulle telecomunicazioni, sulla televisione via cavo, sulle assicurazioni antigrandine. L’ambizione è globale e universale: occuparsi di tutto ovunque. I clienti sono sparsi in tutti e cinque i continenti. Ma gli investimenti risultano fallimentari. La Enron comincia ad accumulare debiti cinque volti superiori al capitale. Per trovare ancora credito maschera il deficit in modo “creativo”: nasconde le perdite in un giro di società di comodo chiamate con i nomi dei personaggi di Guerre stellari. Ad esempio, Jedi sta per Joint energy development investment.


Cronistoria di una crisi

Il dramma in due mesi
16 ottobre 2001. La società diffonde i dati di bilancio relativi al terzo trimestre con una perdita di 1,2 miliardi di dollari.
22 ottobre 2001. L’autorità di controllo dei mercati finanziari Usa apre un’inchiesta. Secondo indiscrezioni giornalistiche, la società negli ultimi 5 anni avrebbe infatti occultato dai propri bilanci una cifra pari a 600 milioni di dollari.
10 novembre 2001. La società Dinegy, concorrente della Enron, annuncia l’acquisto della società texana in un’operazione del valore totale di 7,8 miliardi di dollari.
28 novembre 2001. Dopo il crollo in borsa della Enron, i cui titoli in giornata perdono l’85,16 per cento, salta la fusione tra Dynegy ed Enron.
29 novembre 2001. Il presidente della Commissione all’Energia e al Commercio della Camera Usa dispone un’indagine sulla vicenda.

La bancarotta
Il 2 dicembre 2001 la Enron presenta i documenti previsti dalla procedura del Chapter 11 per la protezione dalla bancarotta per se stessa e per le sue 14 sussidiarie. Licenziati 4.000 dipendenti. È la più clamorosa bancarotta della storia Usa. Nel corso del 2001 ha bruciato 60 miliardi di dollari, mandando in rovina decine di migliaia di piccoli risparmiatori che avevano investito in azioni Enron, precipitate da 86 dollari a 26 centesimi. Divorate anche le pensioni di 11 mila dipendenti costretti a investire esclusivamente nel fondo di previdenza aziendale.
Il 15 gennaio 2002 il titolo viene sospeso da Wall Street, e alle migliaia di investitori e dipendenti non resta niente in mano.

L’indagine
Il 10 gennaio il ministero della giustizia Usa apre un’inchiesta penale. Il ministro della giustizia John Aschroft si auto esclude dall’inchiesta giudiziaria per un possibile conflitto di interessi. Il caso Enron rischia infatti di coinvolgere l’amministrazione Bush.

L’accusa
I vertici della Enron sapevano benissimo del disastro imminente. I capi – i 29 massimi dirigenti che hanno venduto le azioni in qual periodo – hanno messo in tasca 1,3 miliardi di euro grazie alle stock options esercitate al momento più opportuno. I dipendenti hanno invece perso tutto.

Distrutti i documenti
La Security exchange commission (Sec, l’equivalente statunitense della Consob), che sta conducendo una propria inchiesta sulla bancarotta della Enron, ha rivelato che alcuni dirigenti della Arthur Andersen, una delle principali società di certificazione al mondo, hanno ammesso di aver distrutto un numero consistente di documenti (“forse migliaia”) relativi alla Enron.
La Andersen certificò una situazione contabile che non rispondeva al vero, ignorando perdite che stavano raggiungendo il miliardo di euro.

Come è scoppiato lo scandalo
E’ stato un deputato democratico della California, Henry Waxman, a sollecitare informazioni sulla serie d’incontri. Dopo l’11 settembre e della guerra antiterrorismo,la vicenda dei contatti ravvicinati Cheney-Enron era passata relativamente inosservata.
Poi è arrivata una giornalista di Fortune . 31 anni, pochi di più di
quanti ne avevano Bob Woodward o Carl Bernstein all’epoca del
Watergate e, della coppia Woodward-Bernstein, è decisamente più carina. Bethany McLean, l’anno scorso svela l’Enron-gate: per dieci mesi il suo scoop rimane lettera morta. Dieci anni fa Bethany divenne la prima giornalista ad accorgersi che nei conti della Enron c’era qualcosa che non andava: il fatto più eclatante – aveva scritto su Fortune – era l’assenza di cruciali informazioni nei rapporti finanziari sulla salute dell’azienda. “Il titolo Enron è sopravvalutato”, era stato il titolo andato in stampa nonostante le furiose pressioni dei vertici di Houston per bloccarne la pubblicazione. L’amministratore delegato del colosso energetico Jeffrey Skilling l’aveva accusata di giornalismo scorretto per non aver fatto ulteriori ricerche. Tre top manager della società si erano recati appositamente a New York per convincere la rivista che Bethany aveva torto.
Si era mosso perfino il presidente Kenneth Lay che aveva alzato il telefono per chiamare il direttore di Fortune Rik Kirkland: McLean – era stata la sua tesi – si era fidata di una fonte interessata, qualcuno che avrebbe guadagnato se il prezzo delle azioni Enron fosse sceso.

La difesa di Cheney
Il vicepresidente Dick Cheney ha ammesso subito d’avere avuto (personalmente o tramite i suoi collaboratori) quattro incontri con i responsabili dell’azienda, l’ultimo pochi giorni prima dell’annuncio della riduzione del capitale azionario di 1,2 miliardi di dollari, quasi 1,4 miliardi di euro. Coi responsabili della Enron, Cheney e i suoi collaboratori discutevano la politica energetica dell’Unione, di cui il vice del presidente George W. Bush è responsabile.


Bush. Cosa c’entra?

La Enron ha versato oltre 700 mila euro per la campagna elettorale di George W. Bush. L’aereo con cui il candidato repubblicano si spostava da uno Stato all’altro era proprietà della Enron, noleggiato ad un prezzo simbolico. Il presidente della società, Kenneth Lay ha versato a Bush il massimo consentito dalla legge sui finanziamenti elettorali. Non solo, ma ha organizzato una cena di petrolieri che ha fruttato oltre un milione di euro. Bush e Ley sono amici: il presidente lo chiama affettuosamente “Kenny Boy” e si fa chiamare George. Durante la campagna elettorale Lay arrivò a inviare una circolare in cui sollecitava tutti i dipendenti della Enron a dare un contributo: 5mila dollari a testa i dirigenti, 500 i funzionari, 50 gli impiegati.

Bush sapeva?
Quello che interessa l’opinione pubblica è sapere se l’amministrazione Bush fosse o no a conoscenza del disastro imminente del colosso energetico. Dopo aver in precedenza negato, giovedì 10 gennaio 2002 la Casa Bianca ha ammesso l’esistenza di vari incontri tra dirigenti della società ed esponenti del governo Bush, compreso il vicepresidente Dick Cheney. Il portavoce del presidente Ari Fleisher ha reso noto che il presidente della Enron (si dimette il 23 gennaio 2002) Kenneth Lay ha chiamato direttamente, lo scorso autunno, il segretario al Tesoro Paul O’Neill e il segretario al Commercio Don Evans per esporgli i problemi finanziari della sua azienda. Sia Cheney che il presidente Bush sostengono di non aver “mai parlato con Lay della situazione finanziaria del gruppo”. Il presidente americano rivela che anche sua suocera ha perso soldi nel colossale crack del gigante energetico Enron. “Quel che mi indigna è che i dipendenti della Enron non conoscevano tutti i fatti. Perfino mia suocera aveva comprato azioni Enron l’estate scorsa e ora non valgono nulla”, ha detto.
Bush non ha precisato quante azioni avesse acquistato Jenna Welch, la madre della first lady Laura, ma ha aggiunto che “non conosceva neppure lei tutti i fatti” relativi alla barcollante situazione finanziaria del colosso energetico

27 gennaio 2002. Coinvolto l'”altro Bush”?
Lo scandalo della Enron lambisce Jeb Bush, il governatore repubblicano della Florida, avrebbe intrattenuto contatti pericolosi con i top manager del gigante energetico al centro del primo intrigo-politico finanziario dell’amministrazione di suo fratello.
Nel discorso sullo stato dello stato Jeb ha evitato accuratamente ogni riferimento alla Enron nonostante il fondo pensioni dello stato della Florida abbia perso 335 milioni di dollari nel crollo del colosso dell’energia. Ma i suoi avversari politici sono stati pronti a scoprire i primi altarini: dai generosi finanziamenti da parte di dirigenti Enron ai forzieri elettorali del governatore e dei suoi compagni di partito, alla raccolta di fondi a Houston a cui lo stesso Jeb ha partecipato a casa di Richard Kinder,
l’ex presidente della Enron.

Un quasi ministro…
Subito dopo la vittoria, Bush propone a Lay il Ministero del Commercio. Il presidente della Enron rifuta, a quanto pare, perché lo “stipendio di ministro era troppo basso”. Ma nello staff di Bush ci sono comunque uomini della Enron. Il consigliere economico del presidente, Lawrence Lindsey e il ministro del Commercio con l’Estero Robert Zoellick sono stati in passato consulenti della Enron. Il capo gabinetto del vicepresidente Cheney Lewis Libby e il segretario della Difesa aggiunto Thomas White erano importanti azionisti del gruppo.

Bush rivede il sistema pensionistico
Lo stesso Bush ha detto di aver dato ordine ai segretari al Tesoro e al Commercio di dare il via ad una prima revisione del sistema previdenziale Usa sull’onda del caso Enron. Si tratta di “analizzare le leggi e le regole del sistema pensionistico per vedere gli effetti della corrente legislazione sul duro lavoro degli americani e per stilare delle raccomandazioni al fine di riformare il sistema, per essere sicuri che la gente non rischi di perdere i propri sudati risparmi come, per esempio, può succedere in caso di bancarotta”. Il secondo passo, secondo Bush, dovrebbe essere quello di affidare al Tesoro, alla Fed, alla Sec e alla Commodity Futures Trading Commission il compito di rivedere le regole sulla rivelazione dei segreti azionari. “C’è la necessità di rivedere l’intera legislazione sulla rivelazione dei segreti azionari, per essere sicuri che l’azionista americano, o meglio qualsiasi azionista sia protetto”.


Enron, Casa Bianca e Democratici

La crisi energetica del 2001
Pochi mesi dopo il suo insediamento, Bush deve fronteggiare una crisi energetica gravissima. Crea allora una task force presieduta dal vice Dick Cheney con il compito di consultare industriali, organizzazioni ambientaliste e sindacali. Ma Cheney consulta solo gli esperti della Enron. La cosa insospettisce il Congresso che chiede (inutilmente) i verbali degli incontri a Cheney.

Enron e Casa Bianca: un amore antico
Lay si avvicina alla Casa Bianca quando è presidente George Bush Sr., il padre di George W.. Convince il segretario di Stato James Baker ad entrare nel consiglio d’amministrazione della Enron non appena lascerà il governo. Subito dopo la guerra contro l’Iraq Baker vola in Kuwait e assicura all’Enron contratti vantaggiosi con gli sceicchi appena tornati al potere. Poi Bush è battuto da Bill Clinton nelle elezioni del 1992. Lay si accorda anche con il nuovo presidente: nel 1995 Clinton minaccia di interrompere gli aiuti al Mozambico se la Enron non otterrà l’appalto in esclusiva degli oleodotti. Detto, fatto.

Soldi anche ai democratici
Secondo il Washington Post la Enron ha finanziato soprattutto i repubblicani (destinatari del 73 per cento dei finanziamenti), ma ha dato denaro anche ai democratici. Nella campagna elettorale del 2000 il partito democratico avrebbe ricevuto 532mila dollari di contributi liberi (il cosiddetto soft money non sottoposto a regole precise) dalla società di Houston. Tra i beneficiati dalla Enron anche il senatore Jospeh I. Lieberman, oggi presidente della Commissione del Senato sugli affari governativi, l’organo che guida l’inchiesta parlamentare sul collasso Enron.


Curiosità e numeri

Enron diventerà un film
La casa di produzione americana Artisan Entertainment ha cominciato a sviluppare un progetto per portare agli spettatori l’ascesa e la clamorosa caduta del gigante dell’energia. Il progetto sarà sviluppato da Lowell Bergman, il produttore televisivo interpretato da Al Pacino nel film The Insider, e dovrebbe essere pronto per il 2003. La storia approderà sul piccolo schermo, probabilmente come una miniserie di alcune ore di lunghezza.
L’idea centrale è quella di non insistere sui dettagli finanziari della vicenda puntando invece sulle personalità: i dipendenti che sono stati rovinati dalla inaspettata bancarotta, i dirigenti che hanno intascato miliardi.
La scenaggiatura sarà basata sui documenti resi pubblici, sulle testimonianze al Congresso e soprattutto sui racconti di alcuni dei protagonisti.
I produttori del film, che non ha ancora un titolo, sperano di assicurarsi in esclusiva la collaborazione di alcuni dei personaggi centrali dello scandalo. (Ansa)

Antonello Sacchetti


Weblog

di

Fabio Tinelli Roncalli


http://www.montescudaio.com/fabio/stories/2003/01/10/dopoenronNonParlateAlContr.html 

Dopo-Enron. Non parlate al controllore

di UGO MATTEI 

Lo hanno definito «l’11 settembre del capitalismo americano». E, come l’11 settembre vero, il fallimento della Enron ha prodotto leggi d’emergenza e nessun aumento reale della sicurezza. La vicenda del «Sarbanes-Oxley Act», che ha creato un nuovo superorganismo per controllare il capitalismo. A tutt’oggi, senza sede, senza soldi e senza presidente

Il caso Enron costituisce il più clamoroso incidente di percorso del modello neo-americano a partire dal momento del suo imporsi globale, coincidente con la caduta del muro di Berlino ed il trionfo della cosiddetta mondializzazione neo-liberista. A questo shock il sistema ha risposto con una legge, il Sarbanes-Oxley Act, che immancabilmente viene indicata, dagli osservatori colonizzati di casa nostra, come una grande prova della sua vitalità. Vale la pena di guardare le cose più da vicino. Gli Stati uniti hanno esportato nel diritto commerciale di gran parte del mondo un modello fondamentale di società per azioni leggera, vista come un mero rapporto contrattuale fra amministratori, azionisti, revisori, sindaci, creditori, eccetera. Lo scandalo Enron ha dimostrato come la concezione leggera della società per azioni sia affetta da un male molto grave: il conflitto di interessi. Accettate infatti le premesse teoriche del modello americano di diritto societario (che informa la riforma della Spa ideata dall’Ulivo e portata avanti dal Polo), il conflitto di interessi non ha più nulla di etico, ma costituisce una delle tante scelte istituzionali che il modello neo-americano dominante vuole determinate dall’efficienza economica.

Le vicende successive alla promulgazione della nuova legge, avvenuta il 30 luglio dello scorso anno, mostrano come in realtà ben altra medicina sarebbe necessaria per curare il conflitto di interessi, sicché occorrerebbe guardarsi dall’assorbire la propaganda del modello neo-americano. La vicenda Enron trascende i risvolti meramente tecnico giuridici e anche quelli puramente economici, per raggiungere agevolmente la dimensione politica. Ed è proprio questa dimensione che spiega tanto alcune norme penali draconiane contenute nella legge (che commina fino a 25 anni di prigione e 5 milioni di dollari di multa per una varietà di comportamenti di falsa certificazione tutti definiti in modo assai vago) quanto la portata generale di una normativa considerata la più ambiziosa in materia di mercati finanziari dai tempi del New Deal. I paralleli simbolici e spettacolari, capaci di garantire un effetto annuncio che in qualche modo si sperava potesse recuperare la fiducia degli investitori, sono stati cercati con insistenza e proclamati in toni altisonanti dallo stesso Bush e da molti altri esponenti tanto dell’amministrazione quanto della cosiddetta opposizione democratica.

Così come a seguito del crack del ’29 nacque la Security Exchange Commission (Sec, la Consob americana) anche oggi si è ricorsi all’istituzionalizzazione di un nuovo organismo di controllo: il «Public Company Accounting Oversight Board». Soffiando via la spolverata retorica prodotta dalle analogie di facciata, le differenze non sfuggono all’osservatore. Il Sarbanes Oaxley è stata una riforma con i caratteri dell’emergenza, poco studiata, ancor meno discussa e negoziata al di fuori dai corridoi del palazzo e anche qui in maniera del tutto frettolosa, consideratane la portata e l’estensione. Un provvedimento di portata molto ampia, sostenuto da un ampia maggioranza bipartisan, e promulgato come reazione ad un’emergenza specifica. Si tratta di uno stile di produzione normativa del tutto nuova per gli Stati uniti, e che trova nella legge istitutiva dell’Home Security Department una nuova clamorosa epifania. Effetti profondi dell’11 settembre.

L’efficacia di tale reazione, che non cambia alla radice i presupposti istituzionali del modello neocapitalistico interamente privatizzato tipico degli Stati uniti, ha raccolto critiche da destra come da sinistra. A destra, tipico è l’atteggiamento del giudice federale Richard Posner che ha descritto Enron come la miglior prova dell’effettivo funzionamento del mercato, capace di individuare ed annientare da solo le società bolla di sapone. In questa prospettiva ultraliberista la nuova legge, come ogni regolamentazione del mercato, sarebbe inutile o dannosa.

A sinistra la critica si articola nel movimento anti-corporate che fa capo da molti anni a Ralph Nader. La legge è censurata perché non crea nessun nuovo diritto azionabile privatamente, sicché il solo meccanismo istituzionale che ha dato prova storica di effettività nei confronti degli interessi forti, l’azione civile, non viene per nulla incentivato. Sul piano tecnico, la legge fa sorgere una gran quantità di dubbi interpretativi, quelli che fanno la fortuna dei grandi studi legali internazionali. La novità considerata più importante è l’istituzione del Public Company Accounting Oversight Board, un organismo, almeno sulla carta, dotato di notevoli poteri di controllo sul processo di revisione e certificazione contabile, il vero brodo di coltura dei conflitti di interesse. Fedele all’ideologia «privatistica» tipica del modello neo-americano, quest’organo non è un’Agenzia del governo federale ma si configura come una non profit corporation. Negli Stati uniti, dopo due decenni di propaganda, tutto il settore pubblico è screditato sicché l’idea di istituire un’apposita magistratura, con le garanzie di indipendenza ed inamovibilità che sono considerate requisiti essenziali dell’indipendenza del giudiziario, non e’ stata presa in considerazione. Il nuovo organismo ha il potere di promulgare un codice etico per i revisori, istituire il divieto di ulteriori servizi offerti dal controllore alla controllata, registrare le società di revisione, investigarne i comportamenti, multarle, sospenderle e revisionarle periodicamente. Grazie all’efficace azione della potente lobby dei revisori tuttavia, esso può utilizzare o meno questi poteri secondo discrezione. La partita si sposta quindi al momento dell’implementazione dove decisive diventano la personalità del presidente e la solidità finanziaria dell’organismo.

Su entrambi questi versanti il modello americano ha dimostrato tratti che ben difficilmente giustificano l’ammirazione di cui gode. Sul piano finanziario, il budget trasferito dall’ amministrazione alla Sec é stato molto inferiore alle aspettative. La Sec ha già comunicato che, data la situazione, ben difficilmente sarà in grado di far fronte all’effettiva organizzazione del Board, a tutt’oggi senza sede né budget.

La scelta del presidente ha avuto inoltre tutti i caratteri di un intrigo di palazzo. Per settimane era circolata la candidatura di John H. Biggs, il Presidente di Tiia Cref, un fondo pensione. Costui, uno stimato propugnatore dell’«aggressive oversight» (controllo aggressivo) della professione contabile, aveva detto in più sedi che il solo sistema di evitare il conflitto di interessi era quello di una regolamentazione diretta, capace di prevedere la turnazione, il divieto di rendere servizi paralleli all’auditing, e perfino, in prospettiva, lo smembramento secondo sani principi di antitrust. (Oggi le cosiddette big five sono ridotte, dopo la «morte» della Arthur Andersen, ad appena quattro, sicché l’oligopolio è strutturale). In una dichiarazione rilasciata al New York Times, il presidente della Sec Harvey Pitt, un avvocato molto legato alle big five, aveva lasciato intendere di aver preso contatti con Briggs, il quale a sua volta dichiarava di aver già accettato l’incarico. Ventiquattro ore dopo, Pitt e gli altri due esponenti repubblicani della commissione (entrambi legati alla professione contabile), cedendo alle pressioni degli accountants, lasciavano cadere la candidatura Briggs. Il 25 ottobre veniva annunciata la scelta, compiuta dalla sola maggioranza repubblicana, dell’avvocato William H. Webster, un ex giudice federale ed ex presidente (unico nella storia!) prima della Cia e poi dell’Fbi. Questa scelta di un «falco» non fermava le critiche che denunciavano come Webster fosse come privo di qualsiasi esperienza specifica. Webster, tuttavia, di esperienza ne aveva avuta almeno una, come presidente del collegio sindacale di U.S. Technologies, una compagnia semi-insolvente accusata di frode. Per di più, in questa veste, aveva reagito in modo discutibile al rapporto della società di revisione Bdo Seidman che, nell’agosto del 2001, segnalava le irregolarità contabili alla base delle accuse di frode. Aveva licenziato in tronco i revisori, ponendo in essere proprio quel comportamento che determina l’endemica impossibilità per le società di revisione di essere indipendenti: il controllato è cliente del controllore, spesso un ottimo cliente che il controllore non vuole perdere…Tutto ciò era noto a Pitt prima della nomina di Webster. A seguito dell’istituzione di tre commissioni d’inchiesta, la notte successiva alle ultime elezioni di mid term il presidente della Sec si è dimesso. Lo ha seguito a ruota Webster. Oltre al budget e alla sede l’Oversight Board è oggi, ad un anno da Enron, privo persino del presidente. Qualche irriducibile ideologo del libero mercato dirà che si tratta di un’altra eccellente prova del sistema istituzionale statunitense che, con i suoi checks and balances, individua qualunque problema. Un osservatore imparziale noterà l’enorme spreco di risorse istituzionali, e l’ evidente vantaggio per la potente lobby dei revisori riuscita non soltanto nell’intento di auto-regolamentarsi ma in quello, più ambizioso, di farlo senza alcun controllo pubblico efficace.

Ugo Mattei è professore ordinario di diritto civile dell’università di Torino e professore di diritto comparato nella University of California, Hastings.


LA BANCAROTTA ENRON E I BUSH-PREDATORI

L’immagine dell’uomo più potente e guerrafondaio del mondo – G.BUSH- che rischia di morire per un salatino andatogli di traverso, ha riproposto il dilemma sugli anatemi (e BUSH ne assomma milioni al giorno), se questi hanno più potenza di un corpo d’armata!!

Certo, rimane da spiegare come un salatino può ridurre il volto di BUSH somigliante a un pugile suonato! Qualcosa non quadra e ci viene il sospetto che una mano sapiente e caritatevole ci abbia voluto trasmettere immagini patetiche e compassionevoli, del tipo:”poverino lui che fa tanto per noi, che ci difende dai barbari, preoccupato com’è…..ha rischiato di morire”.

Preoccupato dev’esserlo davvero G.BUSH “il prepotente della Terra”.

Lo scandalo ENRON può diventare l’”ENROGATE” che può mandargli di traverso quella Presidenza, per cui ha fatto carte false per arrivarci.

Già il “malessere” capitato a BUSH è stato ribattezzato “Stress da ENRON” dato che i media hanno evocato il fantasma del “WATERGATE”, mentre il Parlamento sta indagando con 5 commissioni e altrettanto sta facendo la Magistratura.

L’ex colosso texano dell’Energia ENRON, 7^ potenza industriale mondiale (fino a 3 mesi fa valutato 77 miliardi di dollari) il 2 dicembre HA FATTO BANCAROTTA, con 4000 lavoratori elettrici licenziati e migliaia di piccoli azionisti rovinati.

La ENRON, il cui boss Kenneth Lay è intimo di BUSH, ha fatto bancarotta finanziando la campagna elettorale dei Repubblicani per almeno 1.200.000 dollari, attendendosi da BUSH “provvidenze” in campo energetico che non sono arrivate; o che ritardano, vista ormai la debacle elettrica suscitata con la crisi e i black-out in California, a fronte delle inchieste aperte in cui si vuole veder chiaro sugli effetti negativi suscitati dalle spietate privatizzazioni.

La ENRON, come altre multinazionali sono solite foraggiare le campagne elettorali coi soldi degli utenti e dei risparmiatori. Operazioni Lobbystiche e “investimenti con ritorno”, che hanno consentito alla ENRON di finanziare ben 250 Parlamentari (73% Repubblicani – 27% Democratici) al fine di ingraziarsi i loro favori.

Il sistema di questa compravendita è talmente marcio, tanto che il “compratore” ENRON (7° colosso nel mondo) E’ STATO SBANCATO DA QUESTA BANDA DI PREDATORI !

Ovviamente una serie di circostanze lo hanno permesso, ma questo fa parte delle regole del gioco, che fa dire spietatamente al Ministro del Tesoro di BUSH, Paul O’Neil:”le società vanno e vengono, questo è l’aspetto geniale del Capitalismo”.

Circostanze che vedono sott’accusa, anche:

La società di certificazione dei bilanci ANDERSEN e grandi banche come la MORGAN CHASE e CITYGROUP accusate di “falso in bilancio e frode agli investitori”, per aver avallato la bancarotta;

Ben 29 Dirigenti accusati di “Insider Trading” per aver sfruttato la situazione prima del crollo, vendendo le loro azioni per almeno 1,2 miliardi di dollari, dissuadendo e impedendo ai lavoratori-azionisti di fare altrettanto (oggi questi lavoratori sono ultrarovinati: le azioni ENRON sono scese da 90 a 1 dollaro!).

BUSH ha di che preoccuparsi e non è rincorrendo ai trucchetti e agli svenimenti che riuscirà a coprire lo “scandalo ENRONGATE”, che rischia di precipitarlo nell’immondezzaio della storia. Ma vedrete che se anche diventerà “un’anatra zoppa” o perderà il posto, il texano delle tante malefatte se la caverà, come già prima di lui è toccato a NIXON.

CHI NON CE LA FARA’ SONO LE MIGLIAIA DI LAVORATORI ELETTRICI E NON, che andranno ad ingrassare la sterminata fila di indigenti e di barboni che a malapena la opulenta società USA tenta di nascondere.

EPPURE SI CREDEVANO AL SICURO! POSTO FISSO, AZIONI DELLA 7^ SOCIETA’ PIU’ POTENTE AL MONDO, CARTE DI CREDITO, CONTO IN BANCA. TUTTO CIO? E’ CROLLATO IN 3 MESI !!

IL CAPITALISMO E’ COSI’ SPIETATO CHE HA DISTRUTTO UNA NAZIONE INTERA, QUELLA ARGENTINA, dove fino agli anni ’50 gli italiani vi emigravano ancora in cerca di fortuna.

10 ANNI DI CURA LIBERISTA E DI PRIVATIZZAZIONI L’HANNO RIDOTTA SUL LASTRICO.

La popolazione non ha di che mangiare, gli ospedali non hanno le medicine, le banche non possono rimborsare i sudati risparmi degli argentini. La giusta protesta dilaga e gli sciacalli USA che l’hanno dissanguata vogliono fare dell’Argentina un monito per tutta l’America Latina e per quanti osano ribellarsi a questo potere imperiale.

La stessa logica che muove il governo Berlusconi, il cui disegno di taglieggiamento del lavoro, delle pensioni, della sanità, della scuola; la riduzione in schiavitù degli immigrati; le aggressioni militari e le guerre, è inteso a scardinare diritti e libertà.

Gli esempi tristi e drammatici della ENRON e dell’ARGENTINA ci devono servire per riscoprire anzitempo la capacità di lottare per non soccombere e per guadagnare un futuro liberato da queste tragedie.

O NOI O LORO ! LORO hanno dimostrato che l’unico scopo è il profitto, che non guarda in faccia né ha pietà di nessuno !

E NOI, PER QUANTO TEMPO ANCORA DOBBIAMO SOPPORTARLI?!

Dal 29/1 al 6/2 a Porto Alegre (Brasile) l’alternativa alla globalizzazione capitalista prende corpo e vigore internazionale.

IN ITALIA, SI PREPARA IL NUOVO SCIOPERO GENERALE DEL 15 FEBBRAIO per sconfiggere il disegno autoritario e antipopolare del governo Berlusconi – ART. 18, obbligatorietà della Liquidazione nei Fondi Pensione, aumento dei ticket e tariffe, assalto alla scuola e sanità pubbliche, devastazione ambientale, legge antimmigrati, logica di Guerra – per una ripresa del protagonismo e delle conquiste dei lavoratori, che renda impossibile un nuovo orribile scambio concertativo di CGIL – CISL – UIL con questo governo dei padroni.

Roma, 18/01/02 COBAS ENERGIA


http://www.lapadania.com/2002/gennaio/30/30012002p11a3.htm 

Tony Blair ha ammesso di aver incassato dal colosso Usa
36mila sterline per manifestazioni del partito

Londra: il caso Enron investe i laburisti


La popolarità di Bush invece non ne è stata intaccata:
al top nei sondaggi

Il caso Enron attraversa l’oceano, investendo in pieno la Gran Bretagna e il suo governo laburista che, secondo quanto ha testimoniato ieri sera in una intervista alla BBC Ralph Hodge, l’ex presidente di Enron Europa, è stato oggetto, insieme ai conservatori, di una “offensiva di attenzioni”, “al fine di consentire (ai dirigenti della compagnia) l’accesso agli esponenti politici di interesse”. Il Premier, Tony Blair, ha ammesso di aver ricevuto 36mila sterline dalla Enron per l’organizzazione di eventi promossi dal Partito laburista e che quattro alti esponenti del governo hanno incontrato dirigenti della società in sette diverse occasioni dal settembre del 1998 all’ottobre del 2000. Una delle quali, il 29 febbraio del 2000, fu la partecipazione dell’allora ministro dell’industria e del commercio, Steven Byers, all’inaugurazione del nuovo quartier generale europeo della società a Londra. Quello che portavoce di Downing Street non ha precisato nei dettagli è stato che poco dopo, il 17 aprile, lo stesso Byers annunciò alla Camera dei Comuni la sua decisione di sollevare la moratoria nello sviluppo di centrali a gas imposta nel 1997. Il cinque ottobre la decisione entrò in vigore e il 16 novembre Byers autorizzò la Enron Europa a sviluppare una nuova turbina a gas nel Kent. Il Partito conservatore, che ha ricevuto dalla Enron 25mila sterline in donazioni, ha comunque accusato i laburisti di aver accettato “cash for access”, soldi in cambio delle porte aperte degli uffici del governo coinvolti con le politiche energetiche. E denuncia, insieme al caso centrali a gas, l’acquisizione della Wessex Water da parte della Enron Water Europa nel 1998 per 1,36 miliardi di sterline. Una transazione che non fu sottoposta dal governo, in particolare dall’allora ministro al Commercio, Peter Mandelson, allo scrutinio della commissione antitrust (la Monopolies and mergers Commission, in Gran bretagna). Infine, i conservatori chiedono che si indaghi sui rapporti fra la società di revisione dei conti della Enron, la Arthur Andersen, e il partito laburista prima del 1997. Il portavoce di Blair ha tuttavia “respinto categoricamente” l’ipotesi di alcun comportamento illecito da parte di esponenti del governo. Ma il caso Enron no turba la popolarità del presidente americano George Bus, che ieri sera ha pronunciato il suo primo discorso sullo “stato dell’Unione” avendo il vento dei sondaggi in poppa. Tutti i polls più recenti gli danno un tasso d’approvazione globale superiore all’80%: l’83% per la Abc e il Washington Post e l’84% per Cnn, USA Today e la Gallup. La popolarità del presidente non si basa solo sulla guerra contro il terrorismo e sull’ondata di solidarietà nazionale sollevata dagli attacchi contro l’America dell’11 Settembre. Gli americani pensano che egli sappia gestire anche l’economia e problemi sociali come l’istruzione meglio dei democratici. Lo scandalo del crollo del gigante dell’energia Enron, grande finanziatore della campagna presidenziale, non ha ancora intaccato Bush. Il sondaggio Abc e WP indica che il 60% degli intervistati pensa che le grandi imprese abbiano un’eccessiva influenza sulla Casa Bianca (ma a luglio erano il 66%). E quello della Gallup mostra che la maggioranza degli intervistati non rimprovera al presidente scorrettezze nella vicenda Enron. Bush ha ribadito che non consegnerà al Congresso i documenti riservati in suo possesso per non coinvolgere nel caso persone che gli hanno fornito informazioni utili ed opinioni “interessanti e sensate” sulla vicenda.


Enron: un importante agente dell’impero americano

Denaro per ottenere il poterepotere per proteggere il denaro

http://freebie.multiservers.com/enrit.htm 

   di  Larry Chin             

Online Journal    1 febbraio 2002

Parte I: Il motto della famiglia Medici

Nel dipingere la Enron uno “scandalo”, ed un caso isolato di capitalismo surriscaldato e “insolita influenza politica”, i corporate media americani e gli investigatori del Congresso intenzionalmente evitano la verità: la Enron, come molte multinazionali, ha funzionato come un braccio operativo del governo USA, e come un’arma di egemonia economica, politica e culturale. Il caso mette in luce un quasi indicibile e maligno tumore al cuore della politica mondiale e dello stesso capitalismo globale.

La guerra fredda in abito scuro

In un “mondo di libero mercato” nel quale gli obiettivi dello stato, delle corporations e dell’apparato per la sicurezza nazionale (servizi segreti e forze armate) sono indistinguibili, questi tre gruppi pianificano e conducono le operazioni in cooperazione, ed i governi e le elite affaristiche si muovono senza confini tra il settore pubblico e quello privato, l’idra Enron è un incubo inequivocabilmente americano, la quintessenza del sistema americano.

Il presidente della Enron Kenneth Lay era un ufficiale del Pentagono durante la guerra del Vietnam. Un altro membro del cda che ha facilitato le più egregie violazioni di legge all’estero, Frank Wisner, Jr.,  ha stretti legami con la CIA ed è il figlio dell’ex Vice Direttore Frank Wisner, Sr., che era presente alla nascita della CIA.

La relazione simbiotica tra la Enron e CIA/Pentagono/oligarchia Bush/Cheney è ben documentata. Quale pioniere della deregolamentazione del settore energia durante la sua amministrazione, George H.W. Bush ha virtualmente creato la Enron, ed ha aperto la strada per la sua fulminea crescita. E, come ha scritto David Walsh (www.wsws.org), “parlare di ‘connessioni’ o di ‘intimi legami’ tra la Enron ed il regime di Bush è quasi fuorviante. In senso lato l’attuale amministrazione è un’estensione del cda Enron. Questo governo, si potrebbe dire, è la Enron in carica, non solamente perché numerosi membri del gabinetto Bush ed altri funzionari (ed altri importanti repubblicani) hanno in un modo o nell’altro lavorato per la Enron, ma più sostanzialmente nel senso che i personaggi ritrovati nel cda Enron e quelli in posizioni importanti del governo di Washington sono intercambiabili”.

Quale multinazionale agente e beneficiaria delle operazioni militari e di intelligence degli USA e dell’occidente la Enron non è un’aberrazione maggiore della United Fruit e della Standard Fruit, la cui dominazione in America centrale negli anni ’60 dipendeva da operazioni con la CIA, il Pentagono ed il crimine organizzato.

Gli esempi più moderni abbondano

Il gigante delle assicurazioni American International Group è da lungo tempo legata alla CIA ed ai militari, ed il suo cda include anche (non per pura coincidenza) il direttore  della Enron Frank Wisner Jr.

Negli anni la Citigroup è stata ripetutamente accusata di riciclaggio. Il cda della Citigroup comprende John Deutch, ex Direttore della CIA, Robert Rubin, ex Segretario del Tesoro ed amico intimo di Ken Lay (e che è intervenuto personalmente e finanziariamente per riscattare la barcollante Enron), e Nora SlatkinDirettrice Esecutiva della CIA, ora in pensione.

Vi è inoltre la cugina della Enron, la Halliburton, guidata da Dick Cheney dal 1995 fino a quando divenne vice presidente. La società fornisce “servizi di supporto” alle industrie militare e del petrolio, e vive delle guerre degli USA e delle operazioni di “contro insurrezione” in Algeria, Angola, Bosnia, Birmania, Croazia, Haiti, Kuwait, Nigeria, Russia, Ruanda, e Somalia ed altrove.

Le multinazionali semi-agenti come la Enron sono efficaci nell’implementare le politiche delle elite di governo. Tra gli obiettivi vi sono la sicurezza ed il controllo delle risorse naturali (petrolio, gas naturale, elettricità), mantenere il vantaggio economico, geopolitico e militare, e controllare le popolazioni soffocando il dissenso, eliminando l’opposizione politica e distruggendo i movimenti di riforma democratici.

Viste all’interno di questo vasto schema le attività della Enron non sono solamente comportamenti inerenti all’ordine costituito, ma politica ufficiale.

La Enron negli USA: estorsione e racket per la Bush e la sua banda

Mentre i media e le inchieste del Congresso si occupano di frode, irregolarità contabili, gestori di fondi truffati ed imbrogli sui titoli, lavoratori depredati dei loro fondi pensione, gli aspetti più sinistri delle operazioni  della Enron rimangono nascosti.

Attraverso la manipolazione nella distribuzione di energia la Enron era attiva nel sovvertire e controllare le politiche e le tasche di intere popolazioni sia negli USA che all’estero.

Uno dei primi atti compiuti dalla Enron per conto dell’attuale amministrazione Bush fu la manipolazione della rete dell’energia della California, che essenzialmente fu un ricatto nei confronti di quello stato. La California è una roccaforte del Partito Democratico e “culla del dissenso liberale” che si opponeva all’insediamento di George W. Bush alla Casa Bianca. La una volta fiorente economia californiana venne deragliata, e la danneggiata guida democratica venne costretta a mesi di controllo dei danni. I democratici erano talmente deprivati di forza da essere incapaci di opporsi ai piani di estrema destra di Bush. Ciò piacque a Bush e Cheney, che (su consiglio di Ken Lay) non solo rifiutarono assistenza, ma anche incolparono la California dei “suoi fallimenti” e bloccarono l’intervento della Commissione Federale per il Controllo dell’Energia (FERC). La Enron fece una fortuna.

Oggi la California resta un ostaggio della truffa Enron/Bush, bloccata da costosi contratti energetici a lungo termine che succhiano le sue risorse e chiedono ai consumatori prezzi irragionevoli per gli anni a venire. Sembra che nel 2002  i democratici dello stato perderanno i loro seggi a favore dei repubblicani.

Come scritto da David Lazarus sul San Francisco Chronicle (30/1/02), le note delle conversazioni fra Lay e Dick Cheney danno ampia prova della condizione di insider della Casa Bianca di Lay: egli sostanzialmente ha dettato la spietata risposta dell’amministrazione alla California – e forse il resto della politica energetica.

La “crisi energetica” della California è diventata lo slogan nazionale di George Bush per una maggiore deregolamentazione, la costruzione di nuove centrali e lo svuotamento dei regolamenti ambientali. La Riserva Naturale dell’Alaska ed altre zone protette, e la costa californiana, sono obbiettivo di perforazioni per ricerche petrolifere.

Vi sono le prove che la “crisi” della California sia stata interamente fabbricata. Sono iniziate diverse indagini sulla truffa.

Semplicemente non contento di deregolamentare i mercati dell’energia, la Enron ha deregolamentato i mercati dei futures, esente da controlli governativi e dalle leggi anti frode. Tale manovra, condotta da Wendy Gramm (che faceva la spola tra la Camera di Commercio di Chicago e il cda Enron) ed assistita da Phil Gramm (che premeva sul Congresso per leggi a favore della Enron), era equivalente al permesso che la società si diede di riciclare enormi somme di denaro. Cosa che essa fece.

La Enron, i funzionari dell’amministrazione Bush e gli “istituti studi” di estrema destra – come l’American Enterprise Institute, l’American Council for Capital Formation (dove Ken Lay è uno dei direttori), l’Institute for Policy Innovation (fondato da Dick Armey) – finanziati dalla società, collaborarono per togliere le limitazioni sui paradisi fiscali offshore. Ciò ha bloccato una pluriennale operazione repressiva di 30 paesi guidata dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sull’abuso dei paradisi fiscali offshore.

Oggi, grazie alla Enron, miliardi di dollari di provenienza misteriosa sono al riparo in migliaia di conti fantasma nei paradisi fiscali offshore, in 874 filiali Enron.

Le precedenti avventure della Enroncomplicità e sfruttamento

Dove vi è stata guerra (condotta o finanziata dagli USA), lì vi erano capitalisti pronti a profittarne, indifferenti al costo in vite umane. Dove c’è oppressione, le multinazionali sono lì per fare affari con i dittatori e con corrotti ministri delle finanze. La Enron era un campione in questo gioco, lavorando a fianco degli agenti delle amministrazioni Bush e Clinton.

a.. Nel 1988 George W. Bush fece pressioni sul ministro dei lavori pubblici argentino per assegnare alla Enron un contratto per la costruzione di una pipeline di gas naturale evocando il nome del padre, il presidente George H.W. Bush. Il contratto alla fine venne assegnato alla Enron quando Carlos Menem, un amico della famiglia Bush, divenne presidente.

b.. L’operazione Desert Storm assicurò il campo petrolifero iracheno di Rumaila agli interessi occidentali, espandendo i confini del Kuwait, raddoppiando la produzione di petrolio del Kuwait per le compagnie americane e britanniche. Nel 1993, con James Baker, Robert Mosbacher e l’ex direttore operazioni dello stato maggiore Thomas Kelly nel libro paga Enron, i tre ex funzionari dell’amministrazione Bush, assieme a George H.W., Neil e Marvin Bush fecero pressioni sui funzionari kuwaitiani per dare alla Enron un contratto per ricostruire la centrale di Shuaiba, che era stata distrutta durante la guerra. Il contratto venne assegnato alla Enron, sebbene il prezzo della Enron per la fornitura di energia fosse molto più altro di quello degli altri offerenti.

c.. La Enron assunse l’ex ambasciatore in India Frank Wisner, che di conseguenza usò l’influenza della CIA per aiutare la Enron ad ottenere un contratto da 2,8 mld di dollari per la centrale di Dabhol, il più grande investimento internazionale da quando l’India aprì la propria economia nel 1991. Quando migliaia di residenti locali, incluso il celebre giornalista Arundhati Roy, protestarono contro la centrale, la Enron assunse la polizia indiana per picchiare ed arrestare gli avversari del progetto. Una dettagliata analisi di Human Rights Watch sulle violazioni dei diritti umani della Enron e del governo USA si trova a www.hrw.org/reports/1999/enron/enron9-0.htm .

d.. Secondo quanto si trova nel sito Enron, al gennaio 2002 la società è nei primi stadi di sviluppo di una pipeline per il gas naturale nel Maharashtra, costa occidentale dell’India.

e.. Nel 2001, da vice presidente, Dick Cheney parlò a funzionari governativi indiani del progetto Dabhol. La sua giustificazione: la centrale era in parte finanziata dal Overseas Private Investment Corporation (OPIC) del governo USA.

f.. Secondo una serie investigativa del WorldNetDaily.com sulle ultime note di Ron Brown, la Enron divenne una grande finanziatrice del Comitato Nazionale Democratico (dopo il fallito sforzo, pesantemente sovvenzionato dalla Enron, per la rielezione di George H.W. Bush nel 1992). I membri dell’amministrazione Clinton, ed in particolare il Segretario al Commercio Ron Brown, erano soliti negoziare affari per la Enron ed altri grossi finanziatori.

g.. Nel 1994 Brown partecipò ad una missione d’affari USA in Indonesia. Documenti ottenuti con il Freedom of Information Act mostrano che Brown aiutò il dittatore Suharto e suo figlio in uno schema di tangenti riguardo al denaro dei contribuenti USA e la costruzione della centrale di Paiton. La Enron venne premiata con un contratto. Questo progetto venne in parte finanziato dalla Export-Import Bank (EXIM), che finanziò pure affari da 4 mld di dollari nel settore del gas per la Enron. La EXIM è legata a Robert Rubin, amico di lunga data di Kenneth Lay e della Enron dai tempi in cui era alla Goldman Sachs.

h.. In parte anche per i generosi contributi al DNC, la Enron ricevette l’aiuto dell’amministrazione Clinton nella vendita del gas russo in Europa. Ken Lay Boris Brevnov della Unified Electricity Systems russa firmarono una decennale alleanza strategica durante il Summit Economico Mondiale di Davos in Svizzera del 1998. Nel comunicato stampa Lay dice: “Siamo ottimisti che la rapida liberalizzazione dei mercati in Russia, Europa e Asia centrale creerà nuove opportunità commerciali e di marketing per le nostre due società”.

i.. Quando Frank Wisner era ambasciatore USA nelle Filippine (1991-92), la Enron stava negoziando la gestione delle due centrali di Subic Bay. Wisner aiutò la Enron nell’affare e questa iniziò a gestire le centrali nel gennaio 1993. Le centrali costano al Philippine National Power Corporation (NPC) otto centesimi al KWh – il 20% in più di quello che l’NPC fa pagare ai clienti. L’intero cda dell’NPC ha protestato dando le dimissioni.

j.. Nel 1995 la Enron firmò un accordo per costruire una pipeline per il gas dal Mozambico al Sud Africa, per sviluppare dei pozzi di gas nel Mozambico meridionale. Anthony Lake, Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Bill Clinton, e l’Ente per lo Sviluppo Internazionale degli USA fecero pressioni sul governo mozambicano perché firmasse con la Enron.


Parte IIla Enron, l’amministrazionBush, e la guerra in Asia centrale  

La maggior parte degli esperti concordano che il bacino del Caspio e l’Asia centrale sono le chiavi dell’energia del 21° secolo. Ha detto l’esperto di energia James Dorian (Oil & Gas Journal, 9/10/01), “Coloro che controllano le vie del petrolio dall’Asia centrale influenzeranno tutta la futura direzione e le quantità di flusso e la distribuzione delle entrate della nuova produzione”.

L’America vuole al regione sotto totale dominazione USA

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E’ stimato che il bacino del Caspio  abbia risorse di petrolio e gas naturale per 5 trilioni di dollari, e l’Asia centrale 6 trilioni di metri cubi di gas naturale e 10 milioni di barili di riserve petrolifere non sfruttati. Il collegamento delle pipeline è la chiave per accedere e distribuire il petrolio ed il gas ai mercati europeo, russo e cinese.

Gli strateghi politici studiano la questione da anni. Un rapporto pubblicato nel settembre 2001 che riferisce in dettaglio sulla conferenza tenuta nel maggio 2001 alla Brookings Institution fornisce la chiara prova che lo sfruttamento del bacino del Caspio ed i mercati asiatici sono una urgente priorità per l’amministrazione Bush, ed il perno della sua politica energetica.

Il rapporto dichiara che “il resoconto dell’amministrazione avvertiva che ‘la crescita della domanda internazionale di petrolio eserciterà una sempre maggiore pressione sulle disponibilità planetarie del petrolio stesso’ e che economie e popolazioni in via di sviluppo – in particolare Cina e India – daranno il maggiore contributo all’incremento della domanda” e che “le opzioni per costruire pipeline del gas ad est dal Caspio verso l’Asia sono state discusse nel decennio passato.”

Per anni la Enron (assieme a Unocal, BP Amoco, Exxon, Mobil, Pennzoil, Atlantic Richfield, Chevron, Texaco, ed altre compagnie petrolifere) è stata coinvolta in una frenesia multimiliardaria per estrarre le riserve delle tre ex repubbliche sovietiche, Turkmenistan, Azerbaijan, e Kazakhstan.

Secondo il Project Underground (711/99), gli ex membri del Soviet, del KGB e del Politburo stanno profittando dalle ricchezze petrolifere, assieme a “un formidabile numero di alti funzionari occidentali della guerra fredda, provenienti principalmente dal gabinetto di George [H.W.] Bush.” Il gruppo di affaristi include James Baker, Dick Cheney, Brent Scowcroft, John Sununu. Stanno pure guadagnando negli affari l’ex Segretario al Tesoro di Clinton,  Lloyd Bentsen (amico intimo di Len Lay e da lungo tempo beneficiario dei fondi Enron) e Zbigniew Brezezinski.

Brezezinski, membro chiave del Council on Foreign Relations e certamente il più influente pianificatore politico al mondo, fu la punta di diamante dello sforzo americano per destabilizzare l’Unione Sovietica in Afghanistan negli anni ’70. E’ consulente della BP Amoco. Il suo recente libro “The Grand Chessboard” è la bozza virtuale per una guerra e la balcanizzazione dell’Asia centrale.

Secondo la Alexander’s Oil & Gas Connections (12/10/98),  la Enron firmò nel 1996 un contratto che le dava i diritti di esplorare 11 giacimenti di gas in Uzbekistan, un progetto del costo di 1,3 mld di dollari. L’obiettivo era vendere gas ai mercati russi, e collegare la pipeline per l’esportazione a sud della Unocal attraverso Turkmenistan, Uzbekistan Afghanistan. Il Turkmenistan (dove ha base il progetto Enron) e l’Azerbaijan sono alleati dell’intelligence militare israeliano. Yosef Maiman, un ex agente dell’intelligence di Israele, è il negoziatore ufficiale per i progetti di sviluppo energetico del Turkmenistan.

La Enron ha recentemente condotto studi di fattibilità per la costruzione di una pipeline per il gas trans Caspio da 2,5 mld di dollari con la General Electric e la Bechtel. L’obiettivo della Enron era collegare questa pipeline con un’altra condotta attraverso l’Afghanistan.

Come descritto in molti resoconti, soprattutto quello di recente pubblicazione “Osama Bin Laden: La verità proibita” di Jean Charles Brisard e Guillaume Dasquièun consorzio Central Asia Gas (CentGas) guidato dalla Unocal aveva in progetto una pipeline per il petrolio di 1.005 miglia ed una per il gas naturale di 918 miglia dal Turkmenistan attraverso l’Afghanistan fino al Pakistan. Tale progetto si fermò a causa della instabilità politica dell’Afghanistan.

Nell’agosto 2001 George W. Bush riprese i negoziati con i talebani.

Lo scrittore William Rivers Pitt nota che “un attento esame ha permesso di venire a conoscenza di due e-mail spedite da Ken Lay della Enron ai suoi dipendenti nell’agosto dello scorso anno. In queste Lay avanza ottimismo sulla forza e la stabilità della sua società, ed esorta i dipendenti a comprare azioni della stessa”.

Pitt crede che “mentre molti osservatori vedono ciò il respiro affannoso di un criminale che affonda”, i messaggi di Lay devono essere considerati in base all’epoca: la sua ultima e-mail fu spedita il 27 agosto, circa nello stesso periodo dell’incontro finale tra i talebani e l’amministrazione Bush. Kenneth Lay stava anticipando qualcosa sull’affare della pipeline, e su un contratto Enron, cortesia di George W. Bush?

Dopo che i talebani rifiutarono il “tappeto d’oro” dell’amministrazione Bush, l’America gettò il suo “tappeto di bombe” sull’Afghanistan, con l’asserzione della rappresaglia per gli attacchi terroristici dell’11/9. Ken Lay stava anche anticipando una guerra, ed il modo di profittarne?

L’ex lobbista Unocal Hamid Karzai ora guida un Afghanistan bombardato e distrutto. L’inviato americano di Bush è Zalmay Khalizad, un altro ex rappresentante Unocal, che aiutò a stendere i piani per la prima pipeline del CentGas.

Gli USA hanno installato attraverso la regione quattro nuove basi militari permanenti, compresa una nuova in Afghanistan. Recentemente l’Uzbekistan ha ospitato dozzine di membri del Congresso e del Senato USA. La regione rimarrà una zona di perpetua violenza e conflitto, e di saccheggio.

Se la Enron non avesse commesso l’errore di fallire, Kenneth Lay e la sua squadra vi sarebbero dentro.

Enron, Halliburton, Bush . . . bin Laden?

Nel sito Rumor Mill News (www.RumorMillNews.com), un giornalista chiamato “Phoenix” ha elencato i collegamenti affaristici tra la Enron e la famiglia bin Laden. Tali connessioni, che sono state verificate indipendentemente anche da Michael Ruppert (www.copvcia.com), sono le seguenti:

1. La società della famiglia di Osama bin Laden, il Saudi Binladin Group, è una importante azienda di costruzioni. Il Saudi Binladin Group era un investitore nel Carlyle Group. Tra i direttori del Carlyle vi sono George H.W. Bush e James Baker. La ditta di George W. Bush Arbusto Energy venne finanziata con un investimento del banchiere d’affari texano James Bath, che era pure consigliere per gli investimenti della famiglia bin Laden. Bath aveva collegamenti con la CIA, e fu coinvolto negli scandali  Iran-Contra, risparmi e prestiti e BCCI.

2. Una partner in joint venture con il Saudi Binladen è la società H.C. Price.

3. H.C. Price è la maggiore costruttrice di pipeline, ed è coinvolta in grandi progetti, compresi due per la Enron: la Florida Gas Pipeline e la Northern Border Pipeline, che va dal confine USA-canadese del Montana all’Illinois.

4. Nel 1996 la Dresser Industries e la  Shaw Industries fusero le loro attività di rivestimento delle pipeline per formare il Bredaro-Shaw Group. H.C. Price divenne parte del Bredaro-Shaw.

5. La Halliburton acquisì la Dresser nel 1998. Il padre di George H.W. BushPrescott, era amministratore delegato della Brown Brothers Harriman, che in precedenza possedeva la Dresser. La Dresser Industries diede a George H.W. Bush nel 1948 il suo primo impiego.

6. Dick Cheney orchestrò le acquisizioni Dresser e Bredaro-Shaw.

7. Sia la Halliburton che la sua sussidiaria Brown & Root hanno stretti legami con la CIA ed i militari. La compagnia è stata coinvolta nei conflitti USA in Vietnam, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Cecenia, Pakistan, Colombia e Ruanda. La Brown & Root costruisce attrezzature per il petrolio, pipeline, pozzi e reattori nucleari.

Non pare sia una pura coincidenza che il Saudi Binladin, socio d’affari di lunga data della famiglia Bush, sia anche in società con l’affiliata di Dick Cheney Halliburton che lavora con la Enron.

Comincia l’insabbiamento

Nel loro libro “La banca fuorilegge”, Jonathan Beaty e S.C. Gwynne hanno scritto della BCCI, “era una cospirazione cospirazionistica, un complotto così bizantino, così assolutamente corrotto, così squisitamente privato, così tanto profondamente nelle istituzioni politiche e di intelligence di così tanti paesi che pareva avere il suo unico precedente nella fiction allucinogena di Ian Fleming, Kurt Vonnegut o Thomas Pynchon. Quando le storie delle sue rapine globali vennero gettate sui titoli dei giornali di tutto il mondo la sua apparente influenza raggiunse proporzioni quasi assurde”.

Il raggio d’influenza della Enron ha ben raggiunto l’assurdo, se non oltre. E vi sono molte altre Enron che aspettano di essere scoperchiate.

Nel descrivere il sistema che alleva le Enron, il professor Michel Chossudovsky dell’Università di Ottawa (CovertAction, Autunno 1996) scrisse:

“Il crimine globale è diventato una parte integrante del sistema economico, con ramificazioni sociali, economiche e geopolitiche che arrivano molto lontano…la relazione tra criminali, politici, e membri dei servizi segreti ha gettato dubbi sulla struttura dello stato e sul ruolo delle sue istituzioni…questo sistema di commercio e finanza globale ha promosso la crescita di un’accumulazione di ricchezza privata senza precedenti assieme all’impoverimento di grandi settori della popolazione mondiale, e le prospettive di cambiamento danno poca speranza. Nel frattempo la comunità internazionale chiude un occhio finché qualche scandalo momentaneamente sfondi la superficie dorata”.

Alla luce delle “indagini” del Congresso guidate esclusivamente dai presidenti di comitato che hanno ricevuto denaro dalla Enron, settimane di rallentamenti dell’FBI, continua segretezza della Casa Bianca, nessun consigliere indipendente, e la complicità dei media negli sforzi di controllo dei danni della Casa Bianca, la pista Enron sta già diventando fredda.

corporate media americani hanno fatto del loro meglio per voltare lo sguardo. Ciò non sorprende, dal momento che la Enron ha messo notevoli somme nelle tasche dei mogol dei media, e di giornalisti conservatori come Lawrence Kudlow, Peggy Noonan, William Kristol ed altri.

Compari e sostenitori si incontrano. Le teste di legno ed i perdenti sono già stati indicati. Bugie vengono fabbricate. Il mantra del 5° Emendamento verrà ripetuto.

Come è stato per gli scandali Watergate, BCCI, Iran-Contra, e risparmi e prestiti, non è troppo cinico aspettarsi che dalle udienze Enron vengano fuori solamente comportamenti impropri per mettere a tacere il pubblico, lasciando intatto il nucleo del sistema. Le menti ed i maggiori beneficiari stanno per scivolare nell’ombra.

L’impero americano è costruito con migliaia di Enron. Esso userà ogni mezzo per evitare di rimanere implicato, perfino se affondasse nella sua propria fogna, trascinando con se migliaia di innocenti.


Copyright  Larry Chin.  2002. Reprinted for fair use only. Larry Chin è un giornalista indipendente ed un editore associato dell’ Online Journal.

Chavez aveva intenzione di bloccare ogni tipo tentativo di privatizzazione

http://www.brianzapopolare.it/sezioni/mondo/venezuela_golpe_petrolifero_2002apr13.htm 

Golpe petrolifero

Principale fornitore di petrolio degli Stati Uniti, il Venezuela è il paese cardine dell’integrazione del continente latino americano

Sarà un caso ma un golpe nel quinto produttore mondiale di petrolio proprio in mezzo alla crisi mediorientale dà da pensare. E di fatto, il petrolio venezuelano è sempre stato al centro degli interessi statunitensi. Nell’ultimo rapporto sulla Politica Energetica Nazionale della Casa Bianca si sottolinea la crescente integrazione dell’industria energetica del Venezuela con quella statunitense: “La crescita degli investimenti internazionali nel settore energetico del Venezuela, particolarmente nelle sue abbondanti risorse petrolifere, stanno aumentando la capacità del paese di andare incontro ai propri obiettivi di sviluppo e di tenere il passo con il mercato energetico mondiale. Il Venezuela” continua il documento “sta anche lavorando alla liberalizzazione del settore del gas naturale, a sua volta destinata ad aumentare gli investimenti stranieri per espandere la produzione venezuelana”. Se questo era il programma dell’ammistrazione Bush alcune delle riforme proposte da Chavez, non potevano non dare fastidio al colosso americano e alla lobby del petrolio.

Il 13,4 in più

Sono passati i bei tempi in cui ci volevano le nazionalizzazioni per scatenare un golpe. Nell’era del mercato globale i margini sono molto più stretti. Sicuramente, a compattare l’eterogeneo fronte di industriali, commercianti e latifondisti che hanno affossato Chavez, è stato il pericolo costituito dall’entrata in vigore di molte delle 49 leggi proposte dal presidente, come quella volta a ridurre la concentrazione dell’80 per cento delle proprietà agrarie nelle mani di appena il 2 per cento della popolazione, che avrebbe duramente colpito i latifondisti.

Indubbiamente, però, era la “legge del petrolio”, destinata a frustrare i desideri di privatizzazione tanto delle imprese petrolifere straniere quanto delle imprese neoliberiste locali, a infastidire maggiormente gli Usa. Secondo la nuova legge le imprese petrolifere avrebbero dovuto pagare delle royalties più elevate, passando da un ben misero 16,6 per cento al 30, e la presenza pubblica nel settore sarebbe diventata ingombrante con l’obbligo di assegnare allo Stato almeno il 51 per cento dei capitali di tali imprese.

Fino a oggi Washington, pur non nascondendo il suo fastidio per la presidenza di Hugo Chavez, non considerava il colpo di stato come uno strumento accettabile per la sua estromissione. Per gli analisti indipendenti non è però da escludere che la crisi in Medio Oriente, e soprattutto l’annuncio della sospensione di un mese delle forniture dall’Iraq, non abbia fatto rapidamente cambiare idea al potente amico amerikano. A questo bisogna aggiungere la disputa contrattuale con il Messico, e il conseguente blocco delle forniture.

L’integrazione del continente latino-americano, sempre più cortile di casa Usa, dal punto di vista energetico ha nel Venezuela un cardine importantissimo. Nel primo Summit dell’Americas Hemispheric Energy, che vede i due paesi co-coordinatori dell’iniziativa, i ministri dell’energia hanno lavorato all’integrazione del mercato energetico continentale. Lavoro proseguito a Quebec City dove, mentre fuori si scatenava la polizia canadese, dentro ai palazzi si andava a comporre un tassello importante dell’Accordo sul libero commercio delle Americhe, riguardante appunto le risorse petrolifere del Centro e del Sud America.

Gli esperti discutono – e litigano – sulla questione dell’esaurimento del petrolio almeno da ottant’anni. L’esaurimento delle scorte è stato annunciato per la prima volta negli anni ’20 dal geologo George Otis Smith, che stimava appena altri vent’anni di autonomia per il pianeta. Come si è visto le cose non sono andate in questo modo: la scoperta di nuovi giacimenti, ma soprattutto gli enormi progressi tecnologici dell’industria estrattiva, hanno consentito di tenere il passo con una produzione che è praticamente raddoppiata ogni dieci anni. Ma, scienziati a parte, la questione delle riserve petrolifere è un’arma geo-politica fondamentale in mano ai politici. L’ha dimostrato Bush lanciando, nel maggio scorso, un messaggio forte e chiaro: “stiamo esaurendo l’energia in America”. E lui di petrolio se ne intende.

Enrongolpe?

A proposito degli affari della famiglia Bush salta agli occhi il ruolo giocato dalla Enron negli affari interni del Venezuela. Nel 1993 la Export-Import Bank statunitense, insieme alla francese COFACE e all’italiana SACE finanziarono, con 290 milioni di dollari, gli impianti venezuelani per l’estrazione del gas naturale, la metà dei quali era saldamente in mano Enron. Gli impianti, al 50 per cento di proprietà della transnazionale, furono finanziati di nuovo nel 1998 con ben 400 milioni di dollari provenienti dalla Overseas Private Investment Corporation, altra banca d’investimento statunitense, e di nuovo nel 2000 con altri 65 milioni di dollari della Export-Import Bank.

Se il ruolo della Enron nell’ondata di privatizzazioni che ha investito l’America latina è cosa ben nota, gli scandali relativi alla pratica delle special purpose entities ideate per occultare perdite e pagare tangenti è finita in tribunale solo negli Stati Uniti. I casi scoppiati in Brasile, Bolivia, Venezuela Colombia e Argentina sono stati rapidamente insabbiati. In alcuni di questi scandali, come quello venuto fuori in Argentina nel ’98, è emerso con chiarezza il patto di ferro fra la transnazionale e W. Bush, che non ha esitato a esercitare pressioni dirette sui rappresentanti del governo di allora per dare il via libera alla Enron, come è stato reso noto dal ministro ai Lavori pubblici di allora, Rodolfo Terragno.

Sabina Morandi
Fonti: Il centro di documentazione del Transnational Resource & Action Center
italy.indymedia.org

Roma, 13 aprile 2002

da “Liberazione”

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