Fisicamente

di Roberto Renzetti

di Roberto Renzetti 

Conobbi Cabibbo da studente nel 1968. Seguivo le sue lezioni di Istituzioni di Fisica Teorica presso l’Istituto di Fisica della Sapienza. Colpì tutti questo giovane professore perché era il terzo anno e venivamo da un biennio con mostri con qualche anno in più come Salvini ed Amaldi.

Era timido Cabibbo e spesso rimaneva impacciato perché aveva di fronte un pubblico attento ma la sua non era una materia che permetteva grandi divagazioni accattivanti. In più nel mio corso vi era la “disgrazia” di una collega ed amica bellissima (oltre che bravissima) di nome Paola (con un ragazzo imponente, simpatico ed amico anch’egli) di nome Leo. Paola era miope e, lei sola, prendeva sempre uno sgabello ed andava a sistemarsi a fianco alla lavagna, da una lato dell’aula. Erra, ripeto, bellissima ed aveva una minigonna vertiginosa che mostrava ancora di più perché, dovendo lei sostenere il blocco appunti, doveva accavallare le gambe. Cabibbo faceva lezione passeggiando alternativamente prima in un verso e poi nell’altro a fianco della lavagna che riempiva con calcoli infiniti e molto complessi. Tutti ci eravamo accorti che egli era lucidissimo quando la sua direzione di marcia era con le spalle a Paola ma  balbettava quando si dirigeva verso Paola. Io, ma credo vari altri, avevo appunti alternativamente ottimi in una pagina ed incomprensibili nell’altra. Cabibbo si rendeva conto e restava molto imbarazzato. Ricordo che usava mettersi il gessetto in bocca e lo ciancicava nervosamente. Spesso, dopo quella lavagna piena di conti, diceva: “Ho fatto un casino, scusate” e cancellava tutto. Ed io che credevo di aver capito, capivo che non avevo capito.

Quando ci nominò per la prima volta l’Equazione di Schroedinger  molti di noi chiesero come era scritto il nome ed egli ci disse: “Avete presente quel ragazzino che suona il pianoforte in Linus ? Ecco, metteteci un ‘inger’ ed è fatto”.

Ricordo che imparai molto e poiché egli si mostrava sempre disponibile ad ulteriori spiegazioni, una volta andai nella sua stanza a chiedergli come aveva fatto un certo passaggio. Mi accolse con affetto e con il suo fare serioso. Si mise alla lavagna e, per una cosa banale che chiedevo, mi fece una lezione di 3 ore !

All’esame mostrò il suo spirito salomonico. Allo scritto riuscii a risolvere molto bene le questioni proposte. Quando andai all’orale mi disse che vi era un altro studente che aveva risolto come me. Poiché il compito meritava 30, dette 15 a ciascuno. E poiché avevo preso 30 all’orale ed ero stato bravino ebbi un 24 (15 + 30 : 2 = 22,5 con arrotondamento a 24).

Lo rividi quando mi laureai. Poiché una delle due tesine che portavo a lato della tesi era il problema delle “variabili nascoste” a partire dal paradosso di Einstein, Podolsky e Rosen, Cabibbo risultò interessato alla questione (che in Italia era stata studiata a fondo da Franco Selleri dell’Università di Bari) , dopo la mia esposizione mi disse che finalmente aveva capito alcune cose sulle quali non si era mai soffermato. Naturalmente gonfiai il petto.

Ci incontrammo in altre sessioni di laurea in cui ero io ad avere studenti che si laureavano e sempre è stato cortesissimo e disponibile.

Poi io andai all’estero e di Cabibbo sentivo solo parlare nelle cronache scientifiche di altissimo livello. Era diventata una vera autorità mondiale nella fisica delle particelle elementari. Capii bene i suoi studi in che direzione si muovevano l’ultima volta che lo vidi, dalla lezione che fece nel 2005 in occasione  di un incontro presso l’Aula di Fisica Sperimentale del Dipartimento di Fisica della Sapienza. Si festeggiavano i 75 anni dell’altro grande della fisica, il caro Carlo Bernardini. Quest’ultimo, Bruno Tousceck e Cabibbo avevano lavorato in una delle più belle e grandi imprese della fisica italiana, la costruzione di ADA (un Anello di Accumulazione sperimentale che poi dette vita ad una generazione di tali macchine, a cominciare da ADONE. Ebbene, a monte di quella macchina vi erano alcune elaborazioni teoriche di Cabibbo che poi furono opportunamente sviluppate fino al raggiungimento di risultati che avrebbero dovuto dare il Nobel a Cabibbo l’anno scorso, Nobel assegnato invece a chi aveva sviluppato studi analoghi ma posteriormente ed in modo meno elaborato (ma di questo ho parlato altrove).

Mentre ero all’estero seppi, dispiacendomi, che Cabibbo aveva accettato di andare a lavorare negli USA dove le possibilità per una persona come lui si sarebbero moltiplicate. Andò a vivere a New York e mandava suo figlio preso la Scuola Italiana della città. La cosa durò poco e Cabibbo tornò in Italia quando subì un’aggressione a casa sua per una rapina, con minacce proprio al figlio.

Dal punto di vista politico Cabibbo era un moderato e come tale aveva avuto il prestigioso posto di Presidente dell’Accademia delle Scienze del Vaticano. Ma credo che abbia dato dei grattacapi negli ultimi anni ai vari teologi che si aggirano per quei luoghi. Ricordo una sua intervista di un paio d’anni fa in cui si dichiarava disponibile a rivedere il giudizio della Chiesa su Giordano Bruno. Un’altra in cui si schierava con Luciano Maiani come Presidente del CNR dopo gli attacchi svergognati dell’Onorevole Carlucci. Infine gli aveva posizioni liberali sui diritti civili. Insomma un sano credente laico come il mondo necessiterebbe.

Ho vari documenti che devo leggere ed organizzare, molti me ne mancano ancora. Ma presto tenterò una biografia scientifica di questo mio professore al quale mi legava simpatia ed affetto oltreché profondissima stima ed ammirazione.

Come detto Cabibbo è stato mio professore e, fatto molto più importante, professore di Giorgio Parisi, il Premio Nobel per la fisica del 2021. Da subito Parisi, visti i suoi livelli di preparazione, iniziò a collaborare con Cabibbo. I due hanno lavorato insieme per molti anni realizzando studi avanzatissimi ed il computer più potente al mondo (i supercomputer APE 100 ed APE 1000). Nel 2008, Kobayashi e Maskawa hanno condiviso metà del premio Nobel per la fisica per il loro lavoro. Alcuni fisici provarono amarezza per il fatto che il comitato del Premio Nobel non fosse riuscito a premiare Cabibbo per la sua parte vitale. Alla richiesta di una reazione sul premio, Cabibbo ha preferito non commentare. Secondo fonti a lui vicine, però, era amareggiato(*).

Parisi, poco dopo la laurea (a partire dal 1981), occupò la cattedra di fisica teorica, prima a Tor Vergata quindi alla Sapienza.

Nel 2010 Cabibbo si è spento prematuramente.

Roberto Renzetti

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(*) Morto il fisico Cabibbo. Gli fu negato il Nobel

Era il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio lo escluse

ROMA – È morto lunedì sera a Roma il fisico Nicola Cabibbo. Era malato da tempo e negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano rapidamente aggravate. Cabibbo, 75 anni, è stato uno dei fisici italiani più noti a livello mondiale per il contributo dato alla conoscenza del mondo delle particelle elementari. Le sue teorie sono presenti in tutti i libri di fisica. Negli ultimi anni, dopo aver lavorato nel Cern di Ginevra, ha insegnato nelle università di Roma La Sapienza e Tor Vergata. Era presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. La sua morte è avvenuta nell’ospedale romano Fatebenefratelli, dove era stato ricoverato nel pomeriggio per una crisi respiratoria.

Audio – Fisica e oggetti quotidiani: un’intervista di Cabibbo del 2006

NOBEL MANCATO – Nicola Cabibbo è il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio il 7 ottobre 2008 lo escluse. Lui con tono gentile disse: «Preferisco non fare dichiarazioni». Fonti a lui vicine dissero che il fisico italiano fu molto amareggiato da quella esclusione. Già nel 2007, a pochi giorni dall’assegnazione del Nobel per la fisica, circolavano con insistenza nell’ambiente scientifico fra Tokyo e Chicago voci che davano per sicuro il Nobel a Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Tutti, insomma, erano convinti non soltanto che le ricerche inaugurate da Cabibbo sarebbero state premiate, ma che il premio Nobel sarebbe stato condiviso dai tre ricercatori. È poi accaduto che il Nobel 2007 è stato assegnato a ricerche di tipo sperimentale e applicativo. Nel 2008 sarebbe quindi stata la volta della fisica teorica. Il campo di ricerca premiato fu quello atteso, a detta di molti mancò però uno dei protagonisti. (fonte: Ansa).


16 agosto 2010

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Nobel, l’amarezza dei fisici italiani

Nicola Cabibbo è il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati ma il comitato del premio lo ha escluso

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ROMA – Si chiama Matrice Cabibbo-Kobayachi-Maskawa (o matrice Ckm, dalle iniziali dei tre ricercatori) il contributo che è stato premiato con il Nobel per la Fisica ai giapponesi Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa. Nessuna menzione, da parte del Comitato che assegna il Nobel, dell’italiano Nicola Cabibbo, nonostante la comunità scientifica internazionale gli attribuisca senza dubbio la paternità delle idee successivamente sviluppate dai due fisici premiati martedì.

UNA STORIA INIZIATA NEL 1963 – La prima versione della matrice è stata elaborata nel 1963 da Cabibbo e successivamente completata da Kobayashi e Maskawa con l’introduzione di tre nuove famiglie di quark. La matrice descrive il modo in cui i “mattoni” della materia, i quark, si mescolano per andare a formare le particelle. In pratica la matrice Ckm è stata ed è ancora il riferimento per comprendere anche l’esistenza dell’asimmetria, ossia la cosiddetta violazione di simmetria Cp (la violazione di una simmetria quasi esatta delle leggi di natura sotto l’effetto dello scambio tra particelle e le corrispondenti antiparticelle). Grazie a queste ricerche è anche stato possibile studiare una delle quattro forze fondamentali della natura, l’interazione debole. Capire quest’ultima significa poter studiare un fenomeno importante come la reazione di fusione nucleare che avviene all’interno del Sole e delle altre stelle, o le reazioni che avvengono all’interno delle centrali nucleari.

L’AMAREZZA DEI FISICI ITALIANI – C’è tanta amarezza nella comunità dei fisici italiani per la mancata assegnazione del Nobel a Nicola Cabibbo, presidente della Ponteficia Accademia delle Scienze. Emerge chiaramente dalle dichiarazioni di Roberto Petronzio, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). «Sono lieto che il premio Nobel sia stato attribuito a questo settore della fisica . Tuttavia, non posso nascondere che questa particolare attribuzione mi riempie di amarezza». Penso che questo Nobel sia stato un grosso errore» dice Giorgio Parisi (ascolta l’audio), docente di Fisica Teorica all’Università di Roma “La Sapienza”.

PIOGGIA DI E-MAIL DAL CERN – «È una discriminazione, soprattutto per Nicola», «la tripletta Cabibbo-Kobayachi-Maskawa non può essere separata», e volano parole come «oltraggiato»: una vera e propria pioggia di e-mail sta arrivando all’università di Roma La Sapienza, da tutto il mondo, in particolare dal Cern di Ginevra, culla della ricerca sulla fisica delle particelle. «La maggior parte delle e-mail chiedono perchè Cabibbo è stato escluso, come sia potuto accadere», dice il direttore del dipartimento di Fisica, Giancarlo Ruocco. E la polemica sul mancato Nobel a Cabibbo varca i confini nazionali e le fa eco uno dei principali settimanali scientifici britannici: nella sua edizione online, il New Scientist si domanda perché sia stato snobbato il fisico italiano.

NO COMMENT DI CABIBBO – Il tono è gentile, ma Nicola Cabibbo è irremovibile: «Preferisconon fare dichiarazioni», ha detto riferendosi al Nobel. Fonti vicine a Cabibbo dicono che il fisico italiano è molto amareggiato. Già lo scorso anno, a pochi giorni dall’assegnazione del Nobel per la fisica 2007, circolavano con insistenza nell’ambiente scientifico fra Tokyo e Chicago voci che davano per sicuro il Nobel a Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Tutti, insomma, erano convinti non soltanto che le ricerche inaugurate da Cabibbo sarebbero state premiate, ma che il premio Nobel sarebbe stato condiviso dai tre ricercatori. È poi accaduto che il Nobel 2007 è stato assegnato a ricerche di tipo sperimentale e applicativo. Quest’anno sarebbe quindi stata la volta della fisica teorica. Il campo di ricerca premiato è quello atteso, a detta di molti manca però uno dei protagonisti.

UN ALTRO ITALIANO ESCLUSO – Oltre a Nicola Cabibbo, c’è anche un altro italiano ad essere stato esclusodal Nobel: come quelle di Cabibbo, anche le ricerche di Giovanni Jona-Lasinio «sono indissolubilmente legate a quelle dei vincitori». Lo rileva il direttore del dipartimento di Fisica dell’università di Roma La Sapienza, Giancarlo Ruocco, dove entrambi i ricercatori italiani lavorano. Così come il nome e il contributo di Cabibbo è indissolubilmente legato a quello dei colleghi giapponesi premiati, Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa, il contributo di Jona-Lasinio è strettamente legato a quello del terzo premiato, l’americano di origine giapponese Yoichiro Nambu».


07 ottobre 2008

Anche Giorgio Parisi si lamentò per questa scelta.

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