Fisicamente

di Roberto Renzetti

di Roberto Rossi

21.02.2004

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=33183



 Un semplice quiz: come si chiama il primo decreto legge che non porta il nome del proponente, ma quello del suo beneficiario? Avete pensato? Tempo scaduto. La risposta è il “decreto Berlusconi”. Anno 1984, governo Craxi, argomento, manco a dirlo, la televisione.

Allora Berlusconi non era un politico di professione e di politica non si occupava neanche per passione. Se mai per interessi. Gli interessi di un imprenditore che opera in regime di concessione pubblica. Quindi, già a partire dal 1984, Berlusconi dalla politica ha avuto benefici. E non pochi. Benefici ottenuti amministrando la cosa pubblica e allo stesso tempo curando un patrimonio personale (5,9 miliardi di dollari nel 2003, secondo il periodico Forbes), che lo rende uno degli uomini, se non l’uomo, più ricco del Paese.

Partiamo da un dato generale. I guadagni in Borsa. Il 2003 è stato un anno benevolo per il premier. Sotto l’albero di Natale si è trovato una montagna di quattrini. Quanti? 1,7 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente. Tra azioni Mediaset, Mediolanum e Mondadori la famiglia del premier ha totalizzato 7,71 miliardi di euro. Il 28% in più del valore che le stesse azioni avevano alla fine del 2002. Naturalmente la maggior parte degli introiti deriva dal controllo di Mediaset. Che a sua volta vive grazie alla raccolta pubblicitaria di Publitalia. In dicembre a Montecarlo, i vertici del gruppo avevano festeggiato, nonostante un anno di mercato fiacco, un balzo della raccolta pubblicitaria di oltre il 6,5%.

Un risultato notevole ottenuto però anche grazie a una piccola forzatura alla legge Maccanico. Secondo la quale in Italia nessun gruppo può avere oltre il 30% di risorse pubblicitarie raccolte. Publitalia ne ha un po’ di più (circa il 35-7%). Ne dovrebbe cedere il 5-7% con una perdita di oltre 800 milioni circa.

Affollamento pubblicitario
Senza tenere conto che telepromozioni e minispot sono fuori dall’affollamento pubblicitario. Sia Mediaset che Rai usufruiscono di questa forma di pubblicità con un rapporto, secondo il parlamentare Giuseppe Giulietti, rispettivamente, di 80 a 20. Nella casse della società di Cologno Monzese dovrebbero fruttare circa 400 milioni di euro. Il costo di una campagna elettorale.

Condono fiscale
Aveva detto che le sue aziende non ne avrebbero mai fatto uso. Invece con l’ultimo condono fiscale Mediaset ha sanato i suoi conti. Risparmiando circa 162 milioni di euro per l’evasione accertata sull’acquisto dei diritti cinematografici avvenuta nel 1994 e nel 1995. Mediaset avrebbe dovuto sborsare 197 milioni. Ne ha pagati solo 35.

Benefici fiscali
Lo scorso 19 dicembre il presidente del consiglio ha aumentato la sua quota di controllo indiretto in Mediaset dal 48,639%, dichiarato nel settembre 2001, al 51,023%. Lo scopo? quello di cogliere i benefici fiscale contenuti nella riforma Tremonti, entrata in vigore il primo gennaio scorso, relativamente al metodo del consolidato fiscale. Purtroppo non è dato stabilire, per ora, né cifre né stime. Saranno visibili solo nel bilancio del 2004 e quindi resi pubblici nel 2005. Meglio, però, portarsi avanti.

Legge Gasparri
Della legge Gasparri e del “Sic” (il sistema integrato delle comunicazioni), la torta generale delle risorse della comunicazione di cui ogni singolo editore potrà prendere il 20, si è scritto di tutto e di più. Per le società del presidente Berlusconi (Mediaset, Mondadori e Medusa) il margine di crescita stimato, euro più euro meno, si attesterebbe intorno a un miliardo secco.

Legge Gasparri 2
Anche senza il “Sic” il nostro primo ministro ha avuto il suo bel vantaggio. Almeno in termini di capitalizzazione di borsa del titolo Mediaset. A fine giugno, prima che la Gasparri entrasse nel vivo, il titolo del Biscione valeva 7,57 euro per una capitalizzazione totale di 8.945,44 milioni. Lo scorso venerdì il titolo valeva 9,34 euro e la società 11.033,85 milioni. Manager bravi, certo. Ma anche speculazione sul titolo di un’azienda che beneficerà della norma.

Decreto salva Rete 4
Quanto vale la faccia di Emilio Fede salvata qualche settimana fa con un decreto legge? I vertici dell’azienda interpellati agli inizi di dicembre avevano detto di non aver fatto stime. Qualche analista ha azzardato numeri. Intorno ai 192 milioni di euro in termini di raccolta pubblicitaria.

Decreto salvacalcio
L’estate scorsa il nostro calcio è stato in bilico. Molte le società in crisi per la svalutazione del patrimonio giocatori. Anche il Milan, di cui Berlusconi è il proprietario. E allora ecco il decreto salvacalcio, che permette di spalmare i debiti su dieci anni, al quale tutti i grandi club hanno attinto (con rare eccezioni come la Juventus) e che ha permesso alla squadra rossonera di beneficiare di 217 milioni di euro nel bilancio 2003.

Mediolanum
Poste italiane s.p.a. ha stipulato un accordo con la banca Mediolanum, di proprietà del presidente del Consiglio, per consentire la domiciliazione di bonifici bancari presso gli sportelli postali in tutta Italia. Una collaborazione unica nel suo genere. Perché? La banca Mediolanum è priva di propri sportelli e come per magia si è trovata ad averne più di 12.000.

Pagine Utili ed Edilnord
Episodi minori ma indicativi del rapporto tra Berlusconi e gli imprenditori. Il primo: Telecom Italia compra dalla Fininvest le Pagine Utili. Prezzo? 140 milioni di euro (in titoli Seat) per un’azienda sempre in perdita. Soldi mai arrivati. L’Antitrust si oppone e Telecom costretta a pagare una penale da 55 milioni e restituire la società a Fininvest. Edilnord invece è stata la società con la quale il presidente del Consiglio ha mosso i primi passi nell’edilizia. Anche questa decotta, anche questa acquistata da Tronchetti Provera (Aedes e Pirelli & C. Real Estate), all’indomani della scalata Telecom (estate 2001), per 425 miliardi di lire. Un prezzo molto alto.

Tassa di successione
La prima, adottata già con la legge dei “cento giorni” (e quindi considerata una vera priorità), ha riguardato l’abolizione dell’imposta di successione. Lo sgravio è limitato in valore assoluto (nel 2000, il gettito della tassa è stato di circa 1 miliardo di euro) ma, soprattutto, è concentrato sulle eredità di maggiore entità, quelle sotto la soglia di 181 mila euro erano infatti già state esentate dal precedente governo, e i patrimoni (successioni e donazioni) delle famiglie più abbienti.

La sanatoria del 1994
Per concludere una norma dei dieci anni fa. Con la sanatoria, in due anni Mediaset incrementò gli investimenti precedenti (24 miliardi) di oltre 921 miliardi, di cui 461 agevolati dalla legge Tremonti «con un risparmio di imposte di 243 miliardi di lire circa. Niente male per un dilettante della politica.

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