Fisicamente

di Roberto Renzetti

17.02.2005
di  Roberto Rossi  BRATISLAVA «Dopo anni di braccia conserte torniamo al nucleare». Dalla Slovacchia, il nuovo paradiso per gli investitori, secondo una definizione della rivista Forbes, Enel rimette piede nell’energia nucleare. E lo fa, dopo quasi venti anni dal referendum con il quale l’atomo venne bandito dall’Italia (in seguito alla tragedia di Chernobyl), acquistando il 66% di Slovenske Elektrarne, il maggior produttore di energia elettrica del paese e il secondo dell ‘Europa centro-orientale, per 840 milioni di euro.


  «Questa è la più grande acquisizione in Europa nel mercato energetico negli ultimi anni» ha sottolineato con una certa enfasi l’delega di Enel Paolo Scaroni, a Bratislava per la firma dell’intesa assieme al presidente Piero Gnudi, al ministro degli Esteri Gianfranco Fini e al vice premier slovacco Pavol Rusko. «Con questa acquisizione – ha detto il numero uno del colosso italiano – Enel riacquista competenza nel settore nucleare». Un settore, secondo Scaroni, dal quale non si può sottrarsi: «il 30% dell’energia prodotta nel mondo è nucleare. Inoltre, con il protocollo di Kyoto il torna di attualità» come fonte a zero emissioni di anidride carbonica. E in Slovacchia sono sei i reattori, localizzati in due siti in esercizio, Bohunice e Mochove, che fornisce il 38% del totale viene dell’energia (il resto dall’energia termica, il 27%, e da quella idrica, per il 35 %). Di questi due sono obsoleti e verranno smantellati, dopo un braccio di ferro con la Ue che voleva la loro chiusura immediata, intorno al 2006-08. Questi reattori, costruiti in puro stile sovietico, non rientrano nel perimetro di acquisizione. Enel gestirà l’energia che produrranno fino alla loro chiusura. La presenza in Slovacchia è per Enel strategica. Per due ragioni. Questa – grande come Piemonte e Lombardia, con 5,5 milioni di abitanti, che è entrata a far parte dell’Unione europea nel maggio del 2004 – ha dei tassi di crescita notevoli. Il prodotto interno lordo sale con un ritmo di circa il 5% l’anno e il paese per molti ha le potenzialità per diventare la nuova Hong Kong o la nuova Irlanda. E non è un caso che a partire dal 1999 gli investimenti stranieri sono passati da 2 a 10 miliardi di dollari (Enel contribuirà con un miliardo per ricostruire una vecchia centrale nucleare). Inoltre il sistema elettrico slovacco è collocato in una posizione strategica nel cuore dell’Europa vicino ai mercati dell’Europa dell’est ma anche a quelli dell’Europa occidentale. Vicino all’Ucraina, nazione sulla quale più di un investitore ha messo l’occhio, e la Germania vero terminale, secondo l’Enel, dell’energia prodotta in eccedenza. Il dilemma, poi, è se questa energia andrà solo in Germania o tornerà anche in Italia. Secondo Scaroni quest’eventualità non sarà possibile. Per ragioni tecniche. La rete austrica, che dovrebbe veicolarla, non ha spazio sufficiente. Secondo il ministro Fini, invece, sì. Magari non subito. Il dilemma non è da poco. In Italia Enel non potrebbe produrre ulteriori kilowatt per non sfondare il tetto imposto dal decreto Bersani. Ma se l’energia arrivasse sotto forma di scambio tecnico tra SE (la società slovacca) e le compagnie austriache la cosa cambierebbe le carte in tavola. Perché a quel punto al confine italiano quell’energia non sarà più elettricità importata dall’Enel, fuori quota, ma sarà elettricità di un produttore internazionale che vende in Italia. Nel frattempo il colosso dell’energia punterà a crescere ancora nell’Europa dell’est. Colomba? «Dove siamo già presenti. In Bulgaria e Romania privatizzeranno ancora nei settori dell’elettricità e del gas ed è nostra intenzione partecipare» ha osservato ancora Scaroni. In Bulgaria Enel ha la maggioranza della società Maritza East III che controlla e gestisce una delle più grandi centrali termoelettriche del paese, in Romania, il mercato più grande di tutta l’area balcanica, dove la maggioranza di due società di distribuzione elettrica. C’è una piccola presenza anche in Russia, a San Pietroburgo, dove gestisce una centrale un ciclo combinato. Scaroni, in conferenza stampa, non si è voluto dilungare troppo sulle voci che riguardavano Wind, la controllata telefonica. Secondo il Financial Times l’americana Blackstone avrebbe offerto 12,6 miliardi per rilevare l’operatore telefonico. Un rumor che l’amministratore delegato ha liquidato in poche battute: «Non abbiamo ricevuto nessuna offerta formale». Come ha liquidato le voci di tagli occupazionali all’Enel. «Nell’incontro di ieri con i sindacati è emerso semplicemente che nel prossimo triennio 5.500 persone maturano il diritto per andare in pensione. Non si tratta quindi di tagli». Scaroni, invece, si è soffermato un po’ di più a ringraziare il governo italiano e, in particolar modo, Silvio Berlusconi. Sarà anche vero che il presidente «con il quale, se posso usare un’espressione che va di moda, abbiamo fatto squadra» si è speso molto per questa acquisizione, ma è altrettanto vero che fra poco si rinnoveranno i vertici di alcune aziende controllate dalla Stato. Tra le quali Eni. E Paolo Scaroni è quello che potrebbe fare le scarpe a Vittorio Mincato. Visto mai.

L’imbroglio nucleare continua: dai rifiuti nazionali alle centrali all’estero

Come denunciato e documentato, la storia dei rifiuti nazionali per i rifiuti nucleari era strettamente legato alla ripresa degli investimenti nazionali all’estero attraverso Enel e Sogin.

Enel , che è sempre in corsa per partecipare con Edf e Siemens al nuovo progetto di reattore europeo EPR, sta comprando il 66% della società slovacca Slovenske Elektrarne (SE) per 840 milioni di euro: si tratta di circa 7000 Mw divisi in centrali idriche , termiche e 3500 Mw di nucleari, in pratica l’85% dell’intera rete slovacca.

La prima considerazione da fare è che l’offerta economica è decisamente sbagliata (il 22% in più di quella della CEZ ceca e il 53% in più di quella di Inter RAO russa) tenuto conto della vecchiezza degli impianti e, soprattutto, dei problemi legati alle otto centrali nucleari di Bohunice e Mochovice tutte di tecnologia ad acqua russa in pressione (WWER). Delle quattro unità di Bohunice, le prime due devono essere chiuse nel 2006 e nel 2008 (secondo decision UE ed IAEA approvate dallo stesso governo slovacco) perché inadeguate dal punto di vista della sicurezza. Le altre due unità di Bohunice possono funzionare solo fino al 2024, mentre due delle unità di Mochovice sono ancora in fase di (tra il 40-50%). L’azzardo fatto da Scaroni, supportato da una “due diligence” (valutazione tecnico economica) eseguita dalla Sogin, è quello di prolungare di almeno dieci anni il funzionamento di tutte e quattro le unità di Bohunice affidando a Sogin gli aspetti tecnico-procedurali della questione verso le autorità di sicurezza e confidando nell’appoggio politico dei neo parlamentari italiani eletti a Bruxelles: che farà la “sinistra europea” di fronte a questo pressante? Difenderà la sicurezza delle persone, o sosterrà gli interessi nazionali del padrone Enel? E che fine faranno le scorie radioattive di questi reattori dato che la Slovacchia non dispone di un sito di stoccaggio adatto? che farà la “sinistra europea” di fronte a questo pressante? Difenderà la sicurezza delle persone, o sosterrà gli interessi nazionali del padrone Enel? E che fine faranno le scorie radioattive di questi reattori dato che la Slovacchia non dispone di un sito di stoccaggio adatto? che farà la “sinistra europea” di fronte a questo pressante? Difenderà la sicurezza delle persone, o sosterrà gli interessi nazionali del padrone Enel? E che fine faranno le scorie radioattive di questi reattori dato che la Slovacchia non dispone di un sito di stoccaggio adatto?

Sogin ha comprato da ENI la quota Nucleco divenendo così il monopolista di tutte le licenze riguardanti decontaminazione e trattamento di edifici, depositi e materiali radioattivi. Contemporaneamente Sogin ha visto ampliare i suoi poteri dalla riforma del settore elettrico (Marzano) negli ambizioni più generali del trattamento dei rifiuti urbani, industriali e nella tutela dell’ambiente. La Sogin si è già proposta come consulente della Commissione Rifiuti Regione Campania e per il Min. Ambiente per il monitoraggio di circa 60 siti industriali tra cui Priolo e Marghera. La fetta più grossa però resta il nucleare dove Sogin già gestisce i siti di stoccaggio nazionale oltre alle commesse di un contratto bilaterale italo-russo per lo smantellamento dei sottomarini nucleari e, se andrà in porto l’acquisizione Enel,

La neopartecipazione dell’Italia al nucleare è dunque un dato di fatto, (avallato dall’art.42 della legge Marzano), e sarebbe ora di smetterla con i piagnistei della sinistra ecologista ed ambientalista sulla vanificazione del referendum antinucleare dell’87, perché da allora in poi anche da questi è venuta crescendo l’idea che si può dar vita ad una stagione di collaborazione tra le ragioni del profitto e quelle comporta l’ambiente sulla base del cosiddetto sviluppo sostenibile che, specificatamente nel settore energetico, hato lo smantellamento delle società pubbliche ENI, Enel, Municipalizzate e, per quanto attiene al nucleare, anche delle competenze dell’Enea. Per circa vent’anni lo sport nazionale è stato il tiro incrociato al settore pubblico: qualsiasi privato era comunque più bello del monopolio pubblico (elettrico, telefonico, ferroviario, idrocarburi) e oggi che i fallimenti di questa liberalizzazione sono palesi si insiste nell’attribuirli alla posizione dominante che Enel, Telecom o ENI hanno nel mercato. Eppure se c’è qualcuno che promuove lo “sviluppo sostenibile” con tanto di riconoscimenti formali delle associazioni ambientaliste, sono proprio questi dominatori!

La situazione internazionale e dell’Europa in particolare, (come illustrammo lo scorso anno a Montecatini Controvertice sulle scelte energetiche della UE), non consentite margin: nei prossimi venti anni i consumi di energia aumenteranno del 30%, aumenteranno di petrolio pari al 90 % del consumo e 65% per il gas, il trasporto merci sarà per il 90% stradale, mentre già ora circolano 175 milioni di automobili con più di 40.000 morti l’anno per incidenti. La conclusione è che i limiti del protocollo di Kioto non saranno rispettati e se, come sostiene il guru dell’ambientalismo Lovelock, il mondo può essere dall’effetto serra solo se accettare il nucleare, non resta che costruire centrali atomiche per mantenere la sostenibilità dello sviluppo: in fondo non è ciò che sta facendo l’Enel in Slovacchia ?

La azione tra l’inconciliabilità di queste politiche con qualsiasi ipotesi di “mondo altro” ci sembra ormai evidente e la pretesa dello sviluppo sostenibile, se non opportunamente rivista, non potrà che portarci alla supina accettazione di ogni disastro sociale e causa ambientale contraddittorio dal capitalismo, compreso quello estremo di vederci combattere, tutti contro tutti, per l’ultima goccia di petrolio o di acqua.

Ripensare   i termini della questione energetica in modo non disgiunto dai conflitti sociali significa innanzitutto riaffermare il principio di pubblica utilità di beni e servizi come l’e l’elettricità, sottraendoli alle logiche di mercato e del profitto avviate dai processi di privatizzazione: ed è proprio da questi aspetti che vogliamo ripartire.

Perciò, mentre invitate i deputati italiani al Parlamento Europeo a porre attenzione agli “imbrogli nucleari” insiti nella privatizzazione della SE   non concedendo deroghe allo smantellamento delle centrali nucleari slovacche di Bohunice 1 e 2, sollecitiamo le forze politiche di opposizione ei movimenti tutti   a ridiscutere l ‘attuale assetto del mercato elettrico europeo secondo criteri di pubblico interesse incentrati sulla creazione di un ente elettrico europeo che gestisca le attività di   generazione e trasmissione con i minimi costi di esercizio e con l’obbligo di reinvestire gli utili nell’impiego di energie rinnovabili .

Cobas Energia-Cobas del Lavoro Privato

Aderente alla Confederazione Cobas – Viale Manzoni 55, Roma

(08.10.04)

Fw: nucleare: altro che mercato!


  • Oggetto : Fw: nucleare: altro che mercato!
  • Da : “AMICI DELLA TERRA” <walterb at amicidellaterra.it>
  • Data: Thu, 10 Feb 2005 15:43:57 +0100

COMUNICATO STAMPA

 NUCLEARE: ALTRO CHE MERCATO! GLI AMICI DELLA TERRA DEUNCIANO ALL’UE GLI

ASPETTI ASSISTENTI DELL’ACCORDO ENEL-SLOVACCHIA

2 febbraio 2005. Con una denuncia formale (1), rivolta al Commissario UE

alla concorrenza, Sig.ra Neelie Kroes, gli Amici della Terra europei,

insieme ad associazioni ambientaliste slovacche, hanno chiesto l’apertura

di un’indagine sulla conformità di una nuova tassa con le regole del

mercato. La denuncia, che potrebbe portare all’apertura di una procedura

d’infrazione a carico della Slovacchia, sostiene l’illegittimità della

progettato tassa (sul consumo di elettricità da ogni fonte), che il governo

slovacco intende imporre sulle bollette, al fine di volare il

cosiddetto. “fondo pensione del nucleare”, reso obbligatorio dalla

normativa europea e destinata alla chiusura degli impianti, alla gestione

dei rifiuti ea far fronte ad eventuali incidenti.

 Gli introiti della nuova tassa e andrebbero a vantaggio della compagnia

elettrica Slovenskè Elektrarne (SE) che attualmente gestisce sei impianti

nucleari, che suppliscono a circa la metà del fabbisogno nazionale. I l

governo di Bratislava si prepara inoltre a privatizzare il 66% della SE, ed

ha condizionato lo scorso dicembre un anticipo condizionato di 840 milioni di

euro da parte dell’Enel. La vendita, tuttavia, sarà perfezionata finché non

sarà stata presa la decisione su costruire o meno due nuove centrali (2) e

non si sarà stabilito con chiarezza chi dovrà sostenere le spese relative a

incidente, smantellamento a bella vita dei reattori e gestione delle scorie.

 Attualmente il “fondo pensione” nucleare accantonato dalla Slovacchia

contiene appena il 10% del necessario, che supera i 3 miliardi di Euro. Ciò

è dovuto al fatto che il fondo è stato costituito solo dal 1995, nel corso

del negoziato per l’ingresso nell’UE, e che, nel frattempo, è stato speso

in parte per riparare i danni determinati da un incidente occorso ad un

reattore sperimentale nel 1997.

 Ad avviso degli Amici della Terra, al governo slovacco non dovrebbe essere

consentito un danno, un danno di altre imprese elettriche, un’impresa

che tra l’altro è di sua proprietà e che intende vendere. io costo

della Slovenskè Elektrarne (SE) dovrebbero essere sostenuti solo con i

suoi profitti e non con aiuti di stato.

Laura Radiconcini, vicepresidente degli Amici della Terra europei, ricorda

che la Commissaria Kroes ha recentemente dichiarato di avere intenzione di

respingere gli aiuti pubblici alle imprese. Il caso slovacco è

un primo test di tale intenzione. Questa è l’ennesima conferma che

produzione nucleare e libero mercato non vanno d’accordo, in contrasto con

chi sostiene che il nucleare sarebbe un affare. Dietro ogni programma

nucleare c’è il monopolio della produzione elettrica o consistenti aiuti di

stato.

 (1) Il testo in inglese della denuncia (6 pagine) può essere richiesto

agli Amici della Terra

(2) Per sostituirne il dovuto. Infatti, una causa degli scarsi standard di

sicurezza, l’accordo d’ingresso della Slovacchia nell’UE richiede la

di due dei reattori della SE nel sito di Bohunice, prevista chiusura

2006/2008 –

La Slovacchia dispone di due centrali nucleari, quella di Bohunice e quella di Mochovoce.
Per l’accesso nell’Unione europea, la Slovacchia ha avuto il piano dell’Unione per quanto riguarda la dismissione dei reattori non ammodernabili e la messa a norma dal punto di vista della sicurezza dei reattori da mantenere.
La Slovacchia ha dato prova di un impegno di rafforzamento della sua commissione di controllo dell’energia nucleare

Gli incidenti nucleari in Slovacchia, tutti nella centrale di Bohunice, negli anni novanta:
1) 1990 Sovrarriscaldamento dei cavi per il controllo del reattore e la protezione del sistema.
2) 1990 Congelamento di parti della centrale per un aumento del livello di raffreddamento.
3)1996 Ingegnere slovacco accusato di contrabbandare uranio radioattivo con la Germania.

RAPPORTO DELLO STATO DEL PAESE: SLOVACCHIA


INDICE


1 – INFORMAZIONI GENERALI

 Popolazione: 5,5 milioni

 Energia elettrica fornita da centrali nucleari: 50%

 Esplorazione dell’uranio: nessuna

 Domanda di uranio: 100% importato

 Centrali nucleari: 4 unità, 4 in costruzione e 2 in progetto

 Principali aziende coinvolte: SEP=Sloveske Energeticky Podniky

 Opinione pubblica: oltre il 50% contro il nucleare

2 – SITUAZIONE ATTUALE

 Nel 1990 l’ex governo cecoslovacco chiese all’Internazionale

 Agenzia per l’energia atomica per ispezionare tutto il suo funzionamento

 unità nucleari e quelle in costruzione. Dopo la terza visita

 la commissione dell’AIEA ha proposto di apportare miglioramenti al funzionamento

 reattori e quelli in costruzione.

3 – MOCHOVCE

 Nel 1983 iniziò la costruzione di Mochovce 1 e 2

 Mochovce 3 e 4 nel 1984. L’area intorno a Mochovce è agricola

 importanza con una densità di popolazione relativamente alta e

 una zona sismica. I piani del governo cecoslovacco erano

 fatto nel 1978. Il finanziamento avrebbe dovuto essere fatto per il 50% da

 lo stato, il 30% dalla compagnia elettrica e il resto lo era

 finanziato dalle banche. Nel 1991 dopo la caduta dell’Unione Sovjet

 la costruzione si fermò per problemi finanziari.

 Il design del reattore del VVER-213 è leggermente più sofisticato

 rispetto a quelli di Bohunice ma ci sono due svantaggi principali: no

 contenimento e nessun sistema di raffreddamento del nucleo di emergenza sufficiente. a

 soddisfano gli standard di sicurezza “occidentali” si stima che la metà del

 l’output delle prime due unità deve essere esportato in “occidentale”

 fabbriche per rendere redditizia la costruzione.

 La proposta di completare la centrale nucleare progettata dai sovietici

 a Mochovce in Slovacchia è attualmente oggetto di importanti

 dibattito di politica pubblica. La BERS e la Commissione Europea stanno valutando

 finanziando il completamento di due dei quattro VVER 440-213

 reattori di Mochovce. La costruzione di Mochovce iniziò all’inizio

 1980, ma si fermò dopo i cambiamenti politici del 1989.

 Electricite de France (EdF) e Slovensky Elektrarne (SE) hanno

 formato una partnership per completare l’impianto, che costerà più

 800 milioni di dollari. EdF possiede il 51% di questa joint venture chiamata

 EMO. Siemens e Framatome sono gli appaltatori di costruzione e

 Bayernwerk sta valutando la possibilità di diventare un partner EMO con EdF e

 SE. I piani precedenti prevedevano la costruzione di quattro reattori nel sito. Ma

 dopo il 1990 la Repubblica Slovacca e la società elettrica Energeticky

 Podnik voleva completare solo due unità con European

 Soldi bancari e con l’aiuto della Commissione Europea. Quando il

 il primo reattore è completato, il governo slovacco chiuderà

 il più antico propulsore Bohunice V1 non sicuro vicino all’Austria

 confine.

 Tutti i principali gruppi ambientalisti in Europa e membri del

 il pubblico di tutta Europa e del Nord America si è opposto

 la BERS e il finanziamento europeo del progetto. Oltre 1 milione

 i cittadini in Slovacchia, Austria e altri paesi lo hanno già fatto

 lettere o petizioni firmate contro il progetto. Un recente sondaggio

 presentato da EdF e dalla società slovacca Electric lo hanno riscontrato

 oltre la metà dei cittadini slovacchi si oppone alla costruzione del nucleare

 centrali elettriche. I gruppi ambientalisti vogliono quell’assistenza economica

 alla Slovacchia dalla BERS e su cui si dovrebbe concentrare l’attenzione della Commissione

 riduzione della domanda di energia e ristrutturazione del sistema energetico

 per aumentare l’efficienza.

4 – JASLOWSKE BOHUNICE

 Il reattore cecoslovacco di Bohunice A1 è stato chiuso dopo le due

 gravi incidenti nel 1976 e nel 1977. Oggi il reattore è fermo

 pieno di detriti altamente radioattivi e combustibile per reattori.

 Attualmente è in funzione una centrale nucleare:

 Jaslovske Bohunice con quattro unità: 2x VVER 440/230 e 2x

 440/213, tutto di design russo. Questi reattori nucleari sono pari

 più pericolosi come quelli dell’Europa occidentale per differenze di sicurezza

 filosofia: non c’è ‘contenimento’ e non c’è extra

 sistema di raffreddamento di emergenza. Il recipiente del reattore è troppo stretto, quindi il

 la parete della nave è posizionata troppo vicino al nucleo e riceve

 una quantità eccessiva di radiazione di neutroni che rende l’acciaio

 corrodersi. Gli esperti austriaci hanno sottolineato di chiudere Bohunice nel 1987

 e l’ex governo cecoslovacco ha accettato di chiudere il

 impianto nel 1995. Ma l’attuale governo slovacco vuole prolungare

 l’operazione di Bohunice fino all’anno 2000 o anche 2010. Altro

 i rapporti sono che Bohunice chiuderà dopo il completamento di

 Mochovce. I controlli di sicurezza sono ora sotto la supervisione dell’AIEA. Uno

 missione di esperti nucleari ha dichiarato 89 carenze che devono essere

 RIMOSSO. Se gli standard di sicurezza sono occidentalizzati il ​​prezzo di

 l’elettricità diventa troppo alta.

5 – RIFIUTI NUCLEARI

 Vicino a Mochovce era prevista una discarica sotterranea per le zone basse e medie

 scorie radioattive. Ma i terricci profondi si sono rivelati perdite e

 la costruzione di questa discarica è stata interrotta.

6 – ECONOMIA

 Uno studio a costo minimo del gruppo austriaco Global 2000 ha

 ha studiato la chiusura nel 1995 dei due reattori più vecchi di Bohunice

 (“V1”) e la costruzione di turbine a gas a ciclo combinato come il

 l’opzione migliore per soddisfare il futuro fabbisogno di energia elettrica della Slovacchia.

 Questa opzione consente di risparmiare 280 milioni di costi di aggiornamento DM di Bohunice V1

 ed è conforme alle raccomandazioni dell’energia nazionale slovacca

 politica.

 Lo studio sul costo minimo preparato per la BERS da Putnam, Hayes e

 Bartlett (PHB) identifica un vantaggio di costo del 5% di un sistema energetico

 compreso il completamento di Mochovce. Questo vantaggio, tuttavia,

 scompare quando i prezzi del gas realistici o tassi di sconto più elevati

 (realistico) vengono applicati.

7 – MOVIMENTO ANTI NUCLEARE SLOVACCO

 Quasi tutte le attività del movimento oggigiorno sono investite

 impedendo il completamento di Mochovce. Dopo il 1990 molti gruppi erano

 stabilito e fortemente ampliato, sostenuto dall’ambiente austriaco

 organizzazioni mentali (Global 2000, Vienna).


Questo rapporto sullo stato del paese è stato scritto dalla Fondazione LAKA.

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Slovacchia


1) RIFERIMENTI

Parere della Commissione [COM(97) 2004 def. – Non pubblicato sulla Gazzetta ufficiale]
Relazione della Commissione [COM(98) 703 def. – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale]
Relazione della Commissione [COM(99) 511 def. – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale]
Relazione della Commissione [COM(2000) 711 def. – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale]
Relazione della Commissione [COM(2001) 700 def. 
– SEC(2001) 1754 – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale]
Relazione della Commissione [COM(2002) 700 def. – SEC(2002) 1410 – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale]
Relazione della Commissione [COM(2003) 675 def. – SEC(2003) 1209 – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale]

2) SINTESI

Nel parere del luglio 1997la Commissione europea riteneva che la Slovacchia avrebbe dovuto moltiplicare gli sforzi in atto allo scopo di conformarsi agli elementi essenziali della normativa comunitaria in materia di energia negli anni a venire. Occorre mantenere un attento controllo aspetti quali l’adeguamento degli elementi monopolistici (l’accesso ai problemi legati alle questioni legate alle reti e alle attrezzature), l’accessorio pubblico, la struttura tariffaria energetica, la costituzione delle riserve obbligatorie di petrolio, gli elementi pubblici del settore dei combustibili solidi, l’efficienza energetica e le norme relative alla qualità dei combustibili. In materia di energia nucleare, al contrario, la giudicava che la conformità con le norme Euratom non avrebbe dovuto dover fornire un problema di rilievo, ma ribadiva che la sicurezza nucleare richiedeva un’ particolare su base costante e che sarebbe stato opportuno prestare la dovuta attenzione alle norme di sicurezza e applicare un’attenzione rapida ai programmi concreti. Infine invitava la Slovacchia a studiare soluzioni più a lungo termine per i residui nucleari.

La relazione del novembre 1998 affermava che la Slovacchia doveva proseguire le attività di preparazione al mercato interno dell’energia, soprattutto nei settori già individuati nel primo parere. Attirava altresì l’attenzione sul problema della sicurezza nucleare e invitava la Slovacchia a verificare il corretto funzionamento dell’autorità incaricata della sicurezza nucleare, garantendone l’indipendenza. Era ancora necessario trovare soluzioni a lungo termine per lo smaltimento delle scorie nucleari.

La relazione dell’ottobre 199 constatava che, nonostante i progressi per rispondere alle esigenze del mercato interno, era necessaria un’armonizzazione spinta, tanto sul piano legislativo che su quello della liberalizzazione del mercato. Nel settembre 1999 il governo decisos lovacco ha deciso l’arresto definitivo delle due unità di Bohunice VI ha avuto luogo nel 2006 e nel 2008. In seguito a tale decisione la Commissione potrebbe promuovere un aiuto nel contesto del programma Phare e dei Euratom prestiti . Doveva essere previsto un piano di chiusura e essere incluso un piano di ammodernamento delle due unità di Bohunice V2.

Nella relazione del novembre 2000 la Commissione rilevava che la Slovacchia aveva compiuto qualche progresso in campo energetico, adottando, fra l’altro nel gennaio 2000 una nuova politica energetica, che gettava le basi dell’allineamento sull’acquis. Continuavano le operazioni di chiusura della centrale Bohunice V1. Nel 2000 le autorità slovacche avevano elaborato una relazione sulla chiusura delle conseguenze economiche e sociali della rapida della preparazione centrale, comprendente un piano di preparazione. Era necessario un ulteriore impegno per rispettare l’ acquis in materia.

La relazione del novembre 2001 constatava che la Slovacchia aveva continuato a progredire nel settore dell’energia, in particolare per le riserve strategiche di petrolio, la preparazione del mercato interno ed il rafforzamento della sicurezza nucleare. Rimanevano progressi da compiere nel dell’efficienza energetica poiché la Commissione non aveva osservato alcun progresso significativo in questo settore.

La relazione dell’ottobre 2002 sottolinea i progressi della Slovacchia nell’allineamento all’acquis comunitario per quanto riguarda la sua normativa in materia di energia. Sono stati del settore interno dell’organismo avanti in particolare nel settore dell’organismo dell’energia, tra i quali la regolamentazione dell’organismo necessario.

La relazione 2003 rileva che la Slovacchia deve continuare a chiudere gradualmente le scorte petrolifere conformemente al calendario concordato nei negoziati, nonché negli obiettivi di rispettare gli impegni presi per la chiusura della centrale nucleare di Bohunice e nell’apertura dei mercati dell’elettricità e del gas, vieni previsto.

COMUNITARIO “ACQUIS”.

L’acquis in materia di energia consiste principalmente nelle disposizioni pertinenti del trattato e del diritto derivato, segnatamente quello in materia di concorrenza e di controllo degli aiuti di Stato , di mercato interno dell’energia (comprese le direttive sull’elettricità, sulla trasparenza dei prezzi, distribuzione del gas e dell’elettricità, sugli idrocarburi, sulle licenze, sulle situazioni di emergenza, incluso l’obbligo di preservare scorte di sicurezza ( ), ecc.), di energia nucleare , di risparmio di energia e norme ambientali .

Il diritto nel settore dell’energia nucleare è attualmente costituito da un insieme di strumenti normativi e politici che comprende accordi internazionali. Esso disciplina attualmente gli aspetti legati alla salute e alla sicurezza (in particolare la radioprotezione), alla sicurezza degli impianti nucleari, alla gestione dei residui radioattivi, agli investimenti, alla promozione della ricerca, alla costituzione di un mercato comune nucleare, all’approvvigionamento, al controllo della sicurezza e alle relazioni internazionali.

Il libro bianco (Preparazione dei Paesi associati dell’Europa centrale e orientale all’integrazione nel mercato interno dell’Unione) sottolinea nella parte dedicata all’energia, la necessità di applicare integralmente le principali direttive relative al mercato interno e al disposto combinato del diritto della concorrenza della Comunità europea. Per quanto riguarda il settore nucleare, il libro bianco richiama i problemi di approvvigionamento, il controllo della sicurezza e il trasferimento dei residui nucleari.

VALUTAZIONE

Nel giugno 2001 è entrato in vigore un quadro legislativo sulle riserve strategiche di petrolio che costituisce la base giuridica per poter portare gli stock fino ad un livello corrispondente a 90 giorni di consumo, come richiesto dall’acquis. Occorrono però altri sforzi per aumentare le riserve che devono limitarsi a circa un terzo del livello necessario.

Mercato interno dell’energia: la Slovacchia ha fatto progressi nei settori dell’elettricità e del gas ed ha adottato misure supplementari per allinearsi sull’acquis. A seguito dell’adozione della legge sulla regolamentazione settoriale della rete elettrica, la Slovacchia ha deciso di aprire il 33% del suo mercato interno alla concorrenza a partire dal 2002. Continua la privatizzazione delle imprese di Stato di gas e d’elettricità, ma la preparazione del mercato richiede sempre nuove misure in particolare in materia di legislazione e ristrutturazione. Le misure necessarie per l’istituzione di un gestore della rete di trasporto.
L’apertura del mercato dell’elettricità è stata effettuata in due tappe. Dopo l’entrata in vigore, nel 2002, del Decreto del ministero dell’economia che ha fissato il volume minimo di consumo annuo di elettricità e gas per i consumatori ammissibili, sempre nel 2002 è stata avviata l’apertura del mercato dell’elettricità, con la liberalizzazione per i grandi consumatori (31% del mercato). È stato istituito l’organo di regolamentazione, l’Ufficio di regolamentazione delle reti, la cui missione è vigilare sui mercati del gas e dell’elettricità, ma deve essere ulteriormente potenziato.

Per quanto riguarda l’ efficienza energetica e le energie rinnovabili , nel 2002 sono entrati in vigore in alcuni decreti ministeriali il cui obiettivo è migliorare l’efficienza energetica prevedendo l’etichettatura degli elettrodomestici. Nel 2003 risulta approvato la legislazione necessaria, eccetto per quanto riguarda l’acquis più recente, dovrebbe che essere recepito conformemente ai calendari previsti nelle direttive pertinenti.

Nel settore dell’energia nucleare, la Slovacchia ha due centrali nucleari, una situata a Bohunice, l’altra a Mochovce. Due delle quattro unità di Bohunice non possono essere ammodernate e devono essere chiuse. Il governo ha elaborato un piano di chiusura. Anche i due reattori della sicurezza centrale di Mochovce devono essere ammodernati e messi a norma dal punto di vista della sicurezza. La Slovacchia ha compiuto dei progressi: adozione, nel novembre 2000, della procedura quadro e del calendario di declassamento delle due unità di Bohunice che non possono essere ammodernate. Le autorità slovacche sicurezza hanno adottato misure supplementari per la nucleare nelle altre due unità. Il programma di miglioramento della sicurezza rispetto alla centrale a Mochovce è completato per la metà della centrale, ad eccezione dei controlli post-incidente. Il Consiglio dell’
Sono stati assunti impegni per quanto riguarda la chiusura anticipata dei due reattori V1 della centrale nucleare di Bohunice. Nel 2003 la Slovacchia ha confermato l’impegno di chiudere le sezioni 1 e 2 della centrale nucleare di Bohunice V1, rispettivamente nel 2006 e nel 2008. Essa dovrebbe continuare a dedicare un’attenzione particolare al rafforzamento della capacità della sua agenzia di dei residui radioattivi, in corso di istituzione.

Inoltre, la Slovacchia ha rafforzato, dall’ultima relazione, la propria commissione di controllo dell’energia nucleare e le sue competenze sono state giudicate soddisfacenti da organismi terzi. Essa devere sul rispetto integrale delle esigenze e delle procedure Euratom, in particolare la predisposizione dei controlli di sicurezza Euratom e la dichiarazione della circolazione delle materie nucleari e gli inventari.

 
 
Nucleare: allargamento a oriente?
 
L’allargamento dell’Unione Europea ai paesi dell’Est porta alla ribalta, per Bruxelles, un problema spinoso: quello della sicurezza delle centrali nucleari. Lo scorso 6 novembre la Commissione ha infatti adottato una serie di proposte che vogliono stabilire delle norme di sicurezza comuni. Se, si auspica, un incidente nucleare tipo Chernobyl non è possibile, oggi, nella UE, diventerà un po’ più probabile con l’adesione, nel 2004, dei paesi dell’Europa dell’Est, che porteranno con sé 18 reattori di tipo sovietico, di cui 2 RBMK 1500 (centrale d’Ignalina in Lituania), gli che stessi hanno provocato la catastrofe del 1986. Nel 2007, con l’adesione della Bulgaria e della Romania, nell’ In via precauzionale, i Quindici hanno richiesto la chiusura di tre centrali giudicate non modernizzabili: Bohunice in Slovacchia, Ignalina in Lituania, Kozloduy in Bulgaria. Manca però una base legislativa che consenta di operare un controllo continuo su tutte le centrali, e in particolar modo su quelle dei Paesi dell’Est, che certo non possono essere trattati in modo diverso dagli altri membri dell’Unione. Nasce da qui la decisione della Commissione di adottare un “pacchetto” che miri ad assicurare un vero controllo comunitario della sicurezza nucleare. Come spiega Loyola de Palacio, la commissaria incaricata all’energia e ai trasporti, “le lacune della legislazione europea in materia di sicurezza nucleare devono essere colmate”,Euratom , che istituisce “la Comunità europea dell’energia atomica” in materia tace. La revisione delle norme europee di sicurezza terrà conto dei risultati dei lavori dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica ( AIEA ) nel settore delle norme di sicurezza nucleare, dei risultati dei lavori del Nuclear Regulators Working Group ( NRWG ), nonché di quelli della Western European Nuclear Regulators Association (WENRA) in materia di armonizzazione. Inoltre, non sarà la Commissione a eseguire le ispezioni centrali nucleari dei paesi membri, ma ne affiderà il compito “autorità di sicurezza” indipendenti istituite dai governi.
12 novembre 2002
    Redazione Lanci, Agenzia ZadiG-Roma
Il 17 Scaroni e Gnudi a Bratislava Enel, conquista 7 mila MW di elettricita’ slovacca Il italiano acquisirà per gruppo circa 840 milioni di euro il 66% della Slovenske Electrarne
Roma, 12 feb. – (Adnkronos) – E’ prevista per mercoledì prossimo 17 febbraio a Bratislava la firma dell’accordo fra Enel e governo slovacco per l’acquisizione della Slovenske Electrarne, il principale operatore elettrico del paese. Il italiano acquisirà per gruppo circa 840 milioni di euro il 66% della società che produce oltre 7 mila MW di elettricità, una capacità pari a due delle ‘genco’ che Enel ha dovuto cedere con la liberalizzazione del mercato italiano. L’accordo segna una nuova tappa dell’espansione del gruppo italiano nell’Est europa e il ritorno nel nucleare: Slovenske Electrarne vanta infatti 2.640 MW di centrali atomiche. Intanto gli Amici della Terra e un gruppo di associazioni ambientaliste slovacche hanno chiesto al Commissario sulla tassa Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, di aprire un’indagine sulla legittimità di una nuova energia allo studio del governo di Bratislava. Il prelievo dovrebbe servire per una raccolta nucleare di ”fondo pensione del”, destinato alla chiusura degli impianti, alla gestione dei rifiuti radioattivi ea far fronte ad eventuali incidenti. ”Gli introiti della nuova tassa andrebbero a vantaggio di Slovenskè Elektrarne (SE) che attualmente gestisce gli impianti nucleari mentre questo tipo di costi dovrebbe essere solo con i suoi profitti e non con aiuti di stato” sostiene le associazioni in un comunicato. Attualmente il ”fondo pensione nucleare” accantonato dalla Slovacchia contiene appena il 10% degli oltre 3 miliardi di euro necessari al decommissioning, in quanto è stato costituito solo dal 1995, nel corso del negoziato per l’ingresso nell’UE. Ad oggi la maggior parte dei fondi, sottolineano ancora gli Amici della Terra è stato speso per riparare i danni in seguito a un incidente a un reattore sperimentale nel 1997. Ad avviso degli Amici della Terra, al governo slovacco non dovrebbe essere consentito sostenere, ‘ ‘un danno di altre imprese elettriche, un’impresa nucleare che tra l’altro vuole vendere le sue centrali”.

Il Paese europeo ha avuto la meglio sul Giappone
per la sede dell’avveniriristico progetto da 10 miliardi di euro
Iter, sarà in Francia costruito il reattore a fusione nucleare dovrebbe il futuro dell’energia: pulita ea basso costo Ma i suoi denigratori dicono che il processo è ancora agli albori



MOSCA – Verrà costruito in Francia il reattore sperimentale a fusione nucleare Iter, un avveniristico progetto da 10 miliardi di euro messo a punto nel quadro delle ricerche di nuove fonti di energia pulita.

La decisione è stata presa stamattina a Mosca nel corso di una riunione a livello ministeriale tra i sei partner coinvolti nell’impresa: Unione europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud. La Francia ha avuto la meglio sul Giappone: la sede scelta è Cadarache, nel Sud del Paese. “E’ un grande successo per la Francia, per l’Europa e per i partner di Iter”, ha commentato il presidente francese Jaques Chirac.

Con l’appoggio di Stati Uniti e Corea del Sud, il Giappone si è battuto a fondo negli ultimi mesi perché il reattore Iter fosse costruito a Rokkasho-mura, nel nord dell’arcipelago nipponico. Alla fine ha però prevalso la Francia, sostenuto da Ue, Russia e Cina.

L’obiettivo di Iter è di mostrare la fattibilità della produzione di energia attraverso una reazione di fusione similitudine, per molti versi, a quella che avviene nel sole. La “fusione” di nuclei atomici con enorme produzione di energia “pulita” avviene ad altissime temperatura all’interno di un gigantesco “anello” elettromagnetico. Ma, a differenza dell’energia nucleare che ha bisogno di uranio arricchito e che generi (come “scoria”) il pericolosissimo plutonio, questo procedimento utilizza come combustibile il deuterio che si ricava dall’acqua di mare e non dovrebbe produrre scorie inquinanti.

Se il procedimento avrà successo e se, quindi, se ne dimostrerà possibile un uso “industriale”, ne risulterà una fonte energetica praticamente infinita, a basso costo ea bassissimo tasso d’inquinamento. Sarebbe la fine dell’era del petrolio. Altri, però, sostengono che il processo è ancora albori e che ci vorranno almeno 50 anni per portarlo a livelli commerciali accettabili. Altri ancora affermano che anche la fusione producono inquinamento anche se di livello qualitativamente e quantitativamente inferiore rispetto alla fissione nucleare utilizzata oggi nelle centrali a uranio arricchito.


“Stiamo facendo la storia in termini di cooperazione internazionale scientifica”, sostiene il commissario Ue alla Scienza e alla Ricerca Janez Potocnik in un comunicato. “Oggi abbiamo raggiunto l’accordo sulla sede di Iter – ha detto ancora Potocnik – faremo tutti gli sforzi per portare in dirittura progetto, così che la costruzione possa iniziare al più presto possibile”. ( 28 giugno 2005 )

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