Fisicamente

di Roberto Renzetti

CAPITOLO 7 – ANCORA SUI REATTORI INNOVATIVI DI III E IV GENERAZIONE

Inizio con informazioni in inglese tratte da siti ufficiali del Governo USA:


                         Nuovi progetti di reattori


Panoramica

Questo articolo riassume i progetti di reattori nucleari che sono disponibili o si prevede che saranno disponibili negli Stati Uniti entro il 2030. I criteri per l’inclusione dei reattori sono: 1) partecipazione o probabile partecipazione ai programmi di certificazione o pre-certificazione della Commissione di regolamentazione nucleare degli Stati Uniti; e 2) inclusione nel programma del Forum internazionale di quarta generazione (GIF) per lo sviluppo di reattori a lungo termine. Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti è tra gli sponsor del programma GIF. Sebbene non sia inclusa una descrizione tecnica dettagliata di particolari progetti di reattori, tali descrizioni e schemi sono disponibili altrove e, quando possibile, alcuni di questi sono collegati a un collegamento ipertestuale nel testo. I fornitori di reattori che presentano nuovi progetti prevedono che i loro progetti soddisferanno le esigenze del mercato commerciale, compresa la sicurezza del progetto e costi di costruzione convenienti e competitivi, mantenendo i costi operativi solitamente bassi dei reattori nucleari commerciali di oggi. Questo documento non valuta tali opinioni, sebbene una sezione identifichi la discussione pubblica sugli sforzi all’interno dell’industria nucleare e del governo degli Stati Uniti per migliorare la posizione competitiva dell’industria. I fornitori di reattori che presentano nuovi progetti prevedono che i loro progetti soddisferanno le esigenze del mercato commerciale, compresa la sicurezza del progetto e costi di costruzione convenienti e competitivi, mantenendo i costi operativi solitamente bassi dei reattori nucleari commerciali di oggi. Questo documento non valuta tali opinioni, sebbene una sezione identifichi la discussione pubblica sugli sforzi all’interno dell’industria nucleare e del governo degli Stati Uniti per migliorare la posizione competitiva dell’industria. I fornitori di reattori che presentano nuovi progetti anticipano che i loro progetti soddisferanno le esigenze del mercato commerciale, compresa la sicurezza del progetto e costi di costruzione convenienti e competitivi, mantenendo i costi operativi solitamente bassi dei reattori nucleari commerciali di oggi. Questo documento non valuta tali opinioni, sebbene una sezione identifichi la discussione pubblica sugli sforzi all’interno dell’industria nucleare e del governo degli Stati Uniti per migliorare la posizione competitiva dell’industria. costi di costruzione competitivi pur mantenendo i costi operativi solitamente bassi dei reattori nucleari commerciali di oggi. Questo documento non valuta tali opinioni, sebbene una sezione identifichi la discussione pubblica sugli sforzi all’interno dell’industria nucleare e del governo degli Stati Uniti per migliorare la posizione competitiva dell’industria. costi di costruzione competitivi pur mantenendo i costi operativi solitamente bassi dei reattori nucleari commerciali di oggi. Questo documento non valuta tali opinioni, sebbene una sezione identifichi la discussione pubblica sugli sforzi all’interno dell’industria nucleare e del governo degli Stati Uniti per migliorare la posizione competitiva dell’industria.1

Progetti di reattori esistenti e categorie di progetti

Ora ci sono 104 reattori nucleari con licenza completa negli Stati Uniti, sebbene solo 103 siano ora operativi.2 Poiché ciascuno di questi reattori è dotato di licenza completa e soddisfa gli standard di sicurezza nazionali, un potenziale costruttore potrebbe scegliere di replicare uno di questi progetti per la costruzione futura. Ciò è meno probabile, tuttavia, perché i reattori esistenti e funzionanti negli Stati Uniti sono stati avviati durante o prima degli anni ’70. La tecnologia è progredita ed è probabile che qualsiasi costruzione futura incorpori progetti più avanzati destinati a soddisfare meglio i criteri commerciali e di sicurezza odierni.

Ci sono possibili eccezioni all’affermazione precedente. Quattro reattori negli Stati Uniti sono stati parzialmente costruiti e possiedono ancora licenze di costruzione valide. Questi reattori sono WNP-1 nello Stato di Washington (Energy Northwest), Watt’s Bar 2 nel Tennessee (Tennessee Valley Authority) e Bellefonte 1 e 2 in Alabama (TVA). Inoltre, queste licenze di costruzione sono state prorogate all’incirca fino alla fine del presente decennio. La costruzione di ogni unità è stata interrotta quasi due decenni fa. I costruttori di queste unità, soggetti alle regole delle loro licenze, hanno il diritto di riprendere la costruzione dei loro reattori progettati durante gli anni ’70 o prima. Resta da determinare se la costruzione in base a questi progetti esistenti riprenderà e se i progetti precedenti continueranno, ma sembra improbabile. I proprietari di WNP-1 hanno indicato l’intenzione di rinunciare alla loro licenza di costruzione per consentire l’eventuale smontaggio e sgombero delle strutture presenti.

Tutti i reattori nucleari commerciali esistenti che operano negli Stati Uniti rientrano in due grandi categorie, reattore ad acqua pressurizzata (PWR) e reattore ad acqua bollente (BWR). Perché entrambi i tipi di reattori sono raffreddati e moderati3 con normale acqua “leggera”, i due progetti sono spesso raggruppati collettivamente come reattori ad acqua leggera (LWR). Gli LWR generano energia attraverso turbine a vapore simili a quelle utilizzate per la maggior parte dell’energia generata dalla combustione di carbone o olio combustibile. I reattori ad acqua leggera hanno finora dimostrato di essere il progetto di reattore più diffuso in tutto il mondo dal punto di vista commerciale, sebbene vi siano notevoli eccezioni.4 Sono disponibili diversi siti Web che discutono dei reattori esistenti negli Stati Uniti. Questi includono http://www.eia.doe.gov/cneaf/nuclear/page/nuc_reactors/reactsum.html . Le informazioni sui reattori operativi internazionali sono disponibili all’indirizzo http://www.iaea.org/programmes/a2 .

I PWR utilizzano la fissione nucleare per riscaldare l’acqua sotto pressione all’interno del reattore. Quest’acqua viene poi fatta circolare attraverso uno scambiatore di calore (chiamato “generatore di vapore”) dove viene prodotto vapore per azionare un generatore elettrico. L’acqua utilizzata come refrigerante nel reattore e l’acqua utilizzata per fornire vapore alle turbine elettriche esistono in circuiti chiusi separati che non comportano scarichi sostanziali nell’ambiente. Dei 104 reattori con licenza completa negli Stati Uniti, 69 sono PWR. Westinghouse, Babcock e Wilcox e Combustion Engineering hanno progettato i sistemi di alimentazione del vapore nucleare (NSSS) per questi reattori. Dopo che questi reattori furono costruiti, le attività nucleari di Westinghouse e Combustion Engineering furono combinate con la British Nuclear Fuels Limited per formare la Westinghouse BNFL. La società di proprietà franco-tedesca Framatome ANP ha acquisito molti dei diritti sulla tecnologia nucleare di Babcock e Wilcox, sebbene alcune parti della società originale Babcock e Wilcox esistano ancora e possiedano anche alcuni diritti sulla tecnologia nucleare. Altri importanti produttori di reattori PWR, tra cui Framatome ANP, Mitsubishi e Atomstroyexport della Russia, non hanno ancora venduto i loro reattori negli Stati Uniti. Un diagramma schematico di un PWR può essere trovato su Le attività nucleari di Westinghouse e Combustion Engineering sono state combinate con la British Nuclear Fuels Limited per formare la Westinghouse BNFL. La società di proprietà franco-tedesca Framatome ANP ha acquisito molti dei diritti sulla tecnologia nucleare di Babcock e Wilcox, sebbene alcune parti della società originale Babcock e Wilcox esistano ancora e possiedano anche alcuni diritti sulla tecnologia nucleare. Altri importanti produttori di reattori PWR, tra cui Framatome ANP, Mitsubishi e Atomstroyexport della Russia, non hanno ancora venduto i loro reattori negli Stati Uniti. Un diagramma schematico di un PWR può essere trovato su Le attività nucleari di Westinghouse e Combustion Engineering sono state combinate con la British Nuclear Fuels Limited per formare la Westinghouse BNFL. La società di proprietà franco-tedesca Framatome ANP ha acquisito molti dei diritti sulla tecnologia nucleare di Babcock e Wilcox, sebbene alcune parti della società originale Babcock e Wilcox esistano ancora e possiedano anche alcuni diritti sulla tecnologia nucleare. Altri importanti produttori di reattori PWR, tra cui Framatome ANP, Mitsubishi e Atomstroyexport della Russia, non hanno ancora venduto i loro reattori negli Stati Uniti. Un diagramma schematico di un PWR può essere trovato su La società di proprietà franco-tedesca Framatome ANP ha acquisito molti dei diritti sulla tecnologia nucleare di Babcock e Wilcox, sebbene alcune parti della società originale Babcock e Wilcox esistano ancora e possiedano anche alcuni diritti sulla tecnologia nucleare. Altri importanti produttori di reattori PWR, tra cui Framatome ANP, Mitsubishi e Atomstroyexport della Russia, non hanno ancora venduto i loro reattori negli Stati Uniti. Un diagramma schematico di un PWR può essere trovato su La società di proprietà franco-tedesca Framatome ANP ha acquisito molti dei diritti sulla tecnologia nucleare di Babcock e Wilcox, sebbene alcune parti della società originale Babcock e Wilcox esistano ancora e possiedano anche alcuni diritti sulla tecnologia nucleare. Altri importanti produttori di reattori PWR, tra cui Framatome ANP, Mitsubishi e Atomstroyexport della Russia, non hanno ancora venduto i loro reattori negli Stati Uniti. Un diagramma schematico di un PWR può essere trovato su http://www.eia.doe.gov/cneaf/nuclear/page/nuc_reactors/pwr.html .

I restanti 35 reattori nucleari commerciali operativi negli Stati Uniti sono BWR. I BWR consentono al calore basato sulla fissione dal nocciolo del reattore di far bollire l’acqua di raffreddamento del reattore nel vapore utilizzato per generare elettricità. La General Electric ha costruito tutti i reattori ad acqua bollente ora operativi negli Stati Uniti. Framatome ANP e Westinghouse BNFL hanno progettato BWR ciascuno. Questi non sono ancora stati venduti negli Stati Uniti. Un diagramma schematico di un BWR può essere trovato su http://www.eia.doe.gov/cneaf/nuclear/page/nuc_reactors/bwr.html .

Sebbene nessun progetto LWR sia stato avviato negli Stati Uniti dagli anni ’70, il record di prestazioni complessive della flotta esistente è stato ragionevolmente positivo. Circa 111 LWR sono entrati in servizio negli Stati Uniti dal 1969.5 Solo sette di questi sono stati definitivamente chiusi. Il fattore di capacità medio annuo per i reattori nucleari negli Stati Uniti è stato di circa il 90% durante gli anni 2000. I costi operativi medi, come riportato dalla Federal Energy Regulatory Commission, sono leggermente inferiori per gli LWR rispetto agli impianti a carbone e notevolmente inferiori ai costi operativi per gli impianti a gas. I costi del carburante per gli LWR sono particolarmente bassi.6

Ci sono stati tentativi di far funzionare classi aggiuntive di reattori negli Stati Uniti, sebbene la maggior parte degli esempi fossero prototipi e non fossero successi commerciali. Forse l’esempio più famoso è stato il reattore di Fort Saint Vrain che ha funzionato tra il 1974 e il 1989. Era un reattore raffreddato a gas ad alta temperatura o HTGR. Altri HTGR operavano altrove, in particolare in Germania. Gli HTGR, di cui esistono numerose sottocategorie, continuano a stimolare l’interesse commerciale. I progetti HTGR sono promossi da aziende in Cina, Sud Africa, Stati Uniti, Paesi Bassi e Francia. C’è un certo interesse nella costruzione di HTGR commerciali in diverse nazioni, tra cui il Sudafrica e la Cina. Esistono già piccoli prototipi di ricerca in Giappone e Cina. Gli HTGR utilizzano un gas (è stato preferito l’elio) per generare elettricità. In alcuni casi la turbina è azionata direttamente dal gas, in altri casi vapore o gas caldi alternativi come l’azoto vengono prodotti in uno scambiatore di calore per generare la potenza. Gli HTGR si distinguono dagli altri reattori raffreddati a gas per le temperature più elevate raggiunte all’interno del reattore. Tali temperature più elevate potrebbero consentire l’utilizzo del reattore come fonte di calore industriale oltre a generare elettricità. Ciò migliora l’idoneità di HTGR per la produzione commerciale di idrogeno. I sostenitori dei progetti HTGR sostengono che gli HTGR hanno un’elevata sicurezza, bassi costi e un potenziale per fornire energia a mercati più piccoli rispetto agli LWR. Si ritiene inoltre che gli HTGR si adattino meglio alle mutevoli esigenze di carico dei mercati dell’elettricità rispetto agli LWR.

Ulteriori progetti di reattori commerciali che operano al di fuori degli Stati Uniti includono reattori autofertilizzanti veloci (FBR), reattori ad acqua pesante pressurizzata (PHWR) e reattori raffreddati a gas (GCR). Gli FBR hanno ricevuto molti finanziamenti per la ricerca, ma solo un supporto di mercato limitato. Un’unità “commerciale” opera ancora in Russia ed esistono prototipi altrove, in particolare Francia, Giappone e India. La Cina intende anche costruire un prototipo di FBR, mentre India e Russia stanno costruendo FBR che potrebbero essere descritti come commerciali. “Allevatore” o “veloce” reattori presentano vantaggi perché l’U-235 è l’unico isotopo di uranio naturale che è direttamente adatto per la produzione di energia commerciale. L’U-235 è solo lo 0,7 percento dell’uranio naturale.7 La maggior parte dell’uranio naturale è l’isotopo U-238 che non è direttamente utilizzabile come combustibile per reattori. Durante il funzionamento di qualsiasi reattore, una parte dell’U-238 nel combustibile viene convertita in plutonio, principalmente l’utile isotopo Pu-239, che fornisce una grande parte dell’energia utilizzata nella produzione di energia nucleare. La maggior parte del contenuto di U-238 in un reattore commerciale in genere non viene convertita in plutonio né contribuisce in modo significativo alla produzione di elettricità. Un reattore autofertilizzante converte più U-238 in combustibili utilizzabili rispetto a quanto consuma il reattore. Qualsiasi combustibile inutilizzato prodotto da questa procedura dovrebbe essere “ritrattato” prima che parte del plutonio e il restante U-235 e U-238 possano essere nuovamente utilizzabili come combustibile per reattori. Finora gli FBR si sono dimostrati più costosi da costruire e da far funzionare rispetto agli LWR. Non è chiaro se ciò sia dovuto al fatto che la maggior parte degli FBR sono stati prototipi o se ciò riflette i costi sottostanti. Anche il contenuto di plutonio del combustibile esaurito e ritrattato solleva preoccupazioni sulla proliferazione delle armi. Molti dei primi progetti FBR hanno subito guasti al sistema, sebbene alcuni, in particolare il BN-600 in Russia, abbiano funzionato in modo affidabile per lunghi periodi.8

I PHWR sono stati promossi principalmente in Canada e India, con ulteriori reattori commerciali operanti in Corea del Sud, Cina, Romania, Pakistan e Argentina. I PHWR progettati in Canada sono spesso chiamati reattori “CANDU”.9 Siemens, ABB (ora parte di Westinghouse) e aziende indiane hanno anche costruito reattori PHWR commerciali. I reattori commerciali ad acqua pesante ora in funzione utilizzano acqua pesante come moderatori e refrigeranti. Non è stato fatto alcuno sforzo per concedere in licenza PHWR negli Stati Uniti. I PHWR si sono dimostrati popolari in diversi paesi perché utilizzano combustibili di uranio naturale (non arricchito) meno costosi e possono essere costruiti e gestiti a costi competitivi. I PHWR sono stati spesso preferiti dalle nazioni che desiderano sviluppare un ciclo del combustibile indigeno senza costosi impianti di arricchimento. Il processo continuo di rifornimento di PHWR ha sollevato alcune preoccupazioni sulla proliferazione, così come l’alto contenuto di Pu-239 del combustibile esaurito. I PHWR, come la maggior parte dei reattori, possono utilizzare combustibili diversi dall’uranio. Particolare interesse è stato mostrato nei cicli di combustibile a base di torio.10

Il termine reattore raffreddato a gas (GCR) può essere utilizzato in modo ambiguo. Gli HTGR, ad esempio, sono un sottoinsieme dei GCR che operano a temperature più elevate. Come qui utilizzati, i GCR includono i reattori “Magnox” progettati e costruiti nel Regno Unito dagli anni ’50 e il reattore derivato avanzato raffreddato a gas (AGR), anch’esso operato nel Regno Unito. Reattori simili erano stati costruiti e fatti funzionare in Francia, Svezia e Giappone, ma da allora sono stati chiusi. Nessun progetto GCR, come definito qui, ha operato commercialmente negli Stati Uniti. GCR commerciali11 nel Regno Unito hanno funzionato più a lungo di qualsiasi categoria di reattori commerciali in qualsiasi altra parte del mondo. Come i PHWR, i progetti GCR originali utilizzano combustibili di uranio naturale, sebbene i progetti più recenti (AGR) utilizzino combustibili leggermente arricchiti e non siano limitati ai combustibili di uranio.12

Abbondano altri potenziali progetti per reattori commerciali. Non sono stati ampiamente o recentemente considerati per applicazioni commerciali negli Stati Uniti. C’è una certa esperienza con concetti aggiuntivi altrove e presso strutture di ricerca.

Nuovi disegni

1. Disegni certificati

Negli ultimi anni, la Commissione di regolamentazione nucleare (NRC) ha istituito un processo mediante il quale i progetti dei reattori potrebbero essere certificati prima di qualsiasi progetto di costruzione effettivo. Il processo di certificazione mira a ridurre i tempi di sviluppo del sito risolvendo i problemi di progettazione prima della costruzione. La certificazione del progetto è un processo facoltativo e potrebbe verificarsi contemporaneamente alla licenza del sito o alla licenza di costruzione. Normalmente la certificazione del reattore è responsabilità del fornitore del reattore piuttosto che di qualsiasi utility che potrebbe scegliere di costruire un nuovo reattore.

Processo di certificazione per nuovi reattori negli Stati Uniti
Progettazione del reattoreFornitore/i principale/iCategoria di designStato presso NRC
Sistema 80+Westinghouse BNFLPWRCertificato
ABWRGE, Toshiba, HitachiBWRCertificato
AP600Westinghouse BNFLPWRCertificato
AP1000Westinghouse BNFLPWRCertificazione finale
ESBWRGEBWRPre-certificazione
SWR-1000Framatome ANPBWRPre-certificazione, differita
ACR700AECLIbrido PHWR/PWRPre-certificazione
PBMREskomHTGRPre-certificazione, differita
GT-MHRAtomica GeneraleHTGRPre-certificazione
IRISWestinghouse BNFLPWRPre-certificazione
EPRFramatome ANPPWRPre-certificazione
ACR1000AECLIbrido PHWR/PWRNessuna decisione sulla domanda
4SToshibaRaffreddato al sodioNessuna decisione sulla domanda
Nota: i nomi dei progetti del reattore sono definiti nel testo. I fornitori di ESBWR, ACR700, EPR e IRIS hanno indicato l’intenzione di iniziare la certificazione nel prossimo futuro.

Qualsiasi nuovo reattore costruito negli Stati Uniti nel prossimo decennio o giù di lì molto probabilmente utilizzerà progetti certificati di recente dall’NRC o che saranno certificati dall’NRC nel prossimo futuro. (L’approvazione del progetto può in alternativa coincidere con la licenza di costruzione e funzionamento, saltando il processo di certificazione.) La ricreazione di progetti più vecchi è popolare all’estero e non può essere esclusa negli Stati Uniti. Attualmente ci sono tre nuovi progetti di reattori certificati negli Stati Uniti: il System 80+, l’Advanced Boiling Water Reactors (ABWR) e l’AP600. Questi progetti sono talvolta chiamati reattori avanzati ad acqua leggera (ALWR) perché incorporano concetti di sicurezza più avanzati rispetto ai reattori precedentemente offerti dai fornitori. A volte sono anche chiamati reattori di terza generazione per distinguerli dai progetti precedenti ora operativi negli Stati Uniti e a livello globale e dai progetti successivi che ora cercano la certificazione che a volte sono chiamati generazione III plus. Le certificazioni di progettazione possono scadere se non supportate da un fornitore. A volte sono anche chiamati reattori di terza generazione per distinguerli dai progetti precedenti ora operativi negli Stati Uniti e a livello globale e dai progetti successivi che ora cercano la certificazione che a volte sono chiamati generazione III plus. Le certificazioni di progettazione possono scadere se non supportate da un fornitore. A volte sono anche chiamati reattori di terza generazione per distinguerli dai progetti precedenti ora operativi negli Stati Uniti e a livello globale e dai progetti successivi che ora cercano la certificazione che a volte sono chiamati generazione III plus. Le certificazioni di progettazione possono scadere se non supportate da un fornitore.

System 80+ (Westinghouse BNFL): Il reattore System 80+ è un PWR progettato da Combustion Engineering (CE) e dai proprietari successori di CE ABB e Westinghouse BNFL. L’NRC ha certificato il System 80+ per il mercato statunitense, ma Westinghouse BNFL non promuove più attivamente il design per la vendita domestica. Il System 80+ fornisce la base per il design APR1400 che è stato sviluppato in Corea per l’implementazione futura e la possibile esportazione. Informazioni sul reattore System 80+ possono essere trovate su http://www.nei.org/index.asp?catnum=3&catid=703 e http://www.nuc.berkeley.edu/designs/sys80/sys80.html .

ABWR (General Electric, Toshiba, Hitachi): tra i tre progetti ALWR certificati NRC, è stato utilizzato solo l’ABWR. Tre ABWR operano in Giappone e tre sono in costruzione, due a Taiwan e uno in Giappone. Mentre il design ABWR è solitamente associato negli Stati Uniti a General Electric, le unità ora in costruzione in Giappone sono prodotti di Toshiba e Hitachi. Toshiba e Hitachi si associano spesso a General Electric in possibili progetti ABWR negli Stati Uniti. Ci sono molte variazioni nel design ABWR. Le capacità menzionate più frequentemente sono comprese tra 1250 e 1500 MWe, sebbene siano stati proposti modelli più piccoli e più grandi a seconda del fornitore. I fornitori ora sostengono che i costi per la costruzione dell’ABWR sono sufficientemente bassi da attirare l’interesse dei clienti. Informazioni sull’ABWR sono disponibili suhttp://www.nei.org/doc.asp?docid=110 e http://www.nuc.berkeley.edu/designs/abwr/abwr.html

AP600 (Westinghouse BNFL): L’AP600 è un PWR da 600 MW certificato dall’NRC. L’AP600, sebbene basato su precedenti progetti PWR, ha caratteristiche innovative di sicurezza passiva che consentono un design del reattore notevolmente semplificato. La semplificazione ha ridotto i componenti dell’impianto e dovrebbe ridurre i costi di costruzione. L’AP600 è stato offerto all’estero ma non è mai stato costruito. Westinghouse ha ridotto l’enfasi sull’AP600 a favore del design AP1000 più grande, anche se potenzialmente meno costoso (su una base di chilowatt). Le informazioni sull’AP600 possono essere trovate su http://www.ap600.westinghousenuclear.com/ e su http://www.nei.org/index.asp?catnum=3&catid=704.

I progetti ALWR iniziali come gruppo sono stati elogiati per i loro miglioramenti in termini di sicurezza e semplicità del reattore, ma i costi di costruzione su base “per kilowatt di capacità” potrebbero rimanere un ostacolo al successo commerciale negli Stati Uniti Il progetto ABWR tuttavia presenta molte variazioni e continua essere promosso selettivamente da diversi fornitori. È stato valutato, insieme ad altri progetti, per la costruzione a Bellefonte dalla Tennessee Valley Authority (TVA).

2. In corso di certificazione

Un solo progetto di reattore, l’AP1000, è attualmente in fase di certificazione con l’NRC. Questa situazione potrebbe cambiare a breve man mano che i progetti aggiuntivi passano dalla “pre-certificazione” alla “certificazione” vera e propria. Si prevede che il processo di certificazione inizi per diversi progetti aggiuntivi nel corso del 2005 e del 2006. I progetti che i fornitori prevedono di presentare per la certificazione nei prossimi due anni includono l’ESBWR, l’ACR700, l’EPR e l’IRIS. Il processo di certificazione richiede diversi anni e dipende in larga misura dall’unicità del progetto proposto e dal fatto che il progetto sia supportato da potenziali fornitori e acquirenti.

AP100013 (Westinghouse BNFL): Molto spesso, quando viene nominato un reattore, il suo nome include cifre come “1000” nell’AP1000. Questo di solito indica la capacità di generazione di elettricità iniziale del progetto, in questo caso 1000 MWe. Raramente le cifre indicano l’attuale capacità progettuale man mano che il progetto evolve. Il più recente progetto AP1000 è stato offerto in Cina con una capacità di 1175 MW. L’AP1000 è un ampliamento dell’AP600, progettato per quasi raddoppiare l’output target del reattore senza aumentare proporzionalmente il costo totale di costruzione del reattore. Westinghouse prevede che i costi operativi saranno inferiori alla media dei reattori attualmente in funzione negli Stati Uniti. Sebbene Westinghouse BNFL possieda i diritti su molti altri progetti, l’AP1000 è il prodotto principale che l’azienda promuove ora negli Stati Uniti per la costruzione a breve termine. L’AP1000 è un PWR con innovative caratteristiche di sicurezza passiva e un design molto semplificato volto a ridurre i costi di materiale e costruzione del reattore, migliorando la sicurezza operativa. Un consorzio di nove utility chiamato NuStart Energy promuove l’AP1000 negli Stati Uniti e ha informato l’NRC che intende richiedere una licenza combinata per la costruzione e l’esercizio (COL) per la progettazione. Questo non è un impegno per costruire il design. Westinghouse ha presentato un’offerta all’inizio del 2005 per costruire fino a quattro AP1000 in due siti in Cina. Le informazioni sull’AP1000 possono essere trovate suhttp://www.nei.org/doc.asp?docid=770 . Le informazioni relative alla certificazione NRC per l’AP1000 sono disponibili all’indirizzo http://www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert/ap1000.html .

3. In fase di pre-certificazione

Sebbene la pre-certificazione sia un concetto tecnico all’interno dell’ambiente normativo NRC, il processo può significare molte cose per i potenziali fornitori di reattori. Concetti come l’ESBWR e l’ACR700 sembrano essere molto più avanti verso la certificazione rispetto agli altri progetti.14 L’EPR, progettato in Francia, è in fase di costruzione in Finlandia ed è recentemente passato alla pre-certificazione. La pre-certificazione rappresenta l’intenzione di un fornitore di procedere alla commercializzazione negli Stati Uniti e forse a livello globale. La pre-certificazione è una fase iniziale meno costosa del processo di certificazione. Le procedure di certificazione effettive sono molto più complesse. In una fase iniziale della pre-certificazione, la maggior parte dei costi normativi NRC sono a carico del richiedente.

ESBWR (Economic Semplified, Boiling Water Reactor) (General Electric): L’ESBWR15 è un nuovo progetto BWR semplificato promosso da General Electric e alcune aziende alleate. L’ESBWR costituisce un’evoluzione e la fusione di diversi progetti precedenti, tra cui l’ABWR, che ora sono perseguiti meno attivamente da GE e da altri fornitori oltre al caso eccezionale di Bellefonte in Alabama. L’intento del nuovo design, che include nuove caratteristiche di sicurezza passiva, è quello di ridurre significativamente i costi di costruzione e di esercizio rispetto ai precedenti progetti ABWR. GE e altri stanno investendo pesantemente nell’ESBWR anche se il progetto potrebbe non essere disponibile per l’implementazione per diversi anni. I costruttori dell’ESBWR, tuttavia, prevedono che il progetto sarà disponibile in tempo per soddisfare qualsiasi potenziale obiettivo di costruzione negli Stati Uniti. Il gruppo NuStart Energy, composto da nove utility, promuove l’ESBWR e il design AP1000. NuStart ha informato l’NRC che intende richiedere un COL per l’ESBWR in aggiunta a qualsiasi applicazione AP1000. Dominion Resources sta anche valutando l’ESBWR per il suo stabilimento di North Anna in Virginia, ma non ha dichiarato le sue intenzioni COL per il progetto. Le informazioni relative alla certificazione dell’ESBWR sono disponibili su Il gruppo di nove utility NuStart Energy promuove l’ESBWR e il design AP1000. NuStart ha informato l’NRC che intende richiedere un COL per l’ESBWR in aggiunta a qualsiasi applicazione AP1000. Dominion Resources sta anche valutando l’ESBWR per il suo stabilimento di North Anna in Virginia, ma non ha dichiarato le sue intenzioni COL per il progetto. Le informazioni relative alla certificazione dell’ESBWR sono disponibili su Il gruppo di nove utility NuStart Energy promuove l’ESBWR e il design AP1000. NuStart ha informato l’NRC che intende richiedere un COL per l’ESBWR in aggiunta a qualsiasi applicazione AP1000. Dominion Resources sta anche valutando l’ESBWR per il suo stabilimento di North Anna in Virginia, ma non ha dichiarato le sue intenzioni COL per il progetto. Le informazioni relative alla certificazione dell’ESBWR sono disponibili su Dominion Resources sta anche valutando l’ESBWR per il suo stabilimento di North Anna in Virginia, ma non ha dichiarato le sue intenzioni COL per il progetto. Le informazioni relative alla certificazione dell’ESBWR sono disponibili su Dominion Resources sta anche valutando l’ESBWR per il suo stabilimento di North Anna in Virginia, ma non ha dichiarato le sue intenzioni COL per il progetto. Le informazioni relative alla certificazione dell’ESBWR sono disponibili suhttp://www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert/esbwr.html .

Siedewasser Reaktor (SWR-1000) (Framatome ANP): L’SWR-1000 è un design Framatome ANP per un BWR avanzato. Framatome ANP è stata creata dalla fusione del fornitore nucleare francese Framatome e delle attività nucleari della società tedesca Siemens. L’SWR-1000 è stato originariamente progettato da Siemens. Framatome ANP ha iniziato la pre-certificazione SWR-1000 con l’NRC diversi anni fa. L’SWR-1000 attualmente non ha sponsor di utilità negli Stati Uniti e non viene più promosso attivamente da Framatome che ora enfatizza il suo design EPR. La letteratura sul progetto annota le caratteristiche di sicurezza passiva del reattore. La sicurezza passiva significa anche potenzialmente costi di costruzione inferiori, sebbene questo non sia stato promosso così fortemente da Framatome. Le informazioni sull’SWR1000 sono disponibili suhttp://www.de.framatome-anp.com/anp/e/foa/anp/products/s112.htm . Le informazioni relative alla certificazione dell’SWR-1000 possono essere trovate su http://www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert/swr-1000.html .

ACR700 (Atomic Energy of Canada Limited): “Advanced CANDU Reactor” di AECL ACR70016 è stato sviluppato per un lungo periodo di tempo ed è considerato dal suo fornitore come un’evoluzione dalla linea CANDU di successo internazionale di AECL di PHWR. I reattori CANDU e i loro derivati ​​indiani hanno avuto più successo commerciale di qualsiasi altra linea di reattori di potenza eccetto gli LWR. Una delle innovazioni dell’ACR700, rispetto ai precedenti progetti CANDU, è che l’acqua pesante viene utilizzata solo come moderatore nel reattore. L’acqua leggera viene utilizzata come refrigerante. I precedenti progetti CANDU utilizzavano l’acqua pesante sia come moderatore che come refrigerante. Questo cambiamento rende discutibile se l’ACR700 sia un PHWR, un PWR o un ibrido tra i due design. AECL ha commercializzato in modo aggressivo l’ACR700 offrendo prezzi bassi, brevi periodi di costruzione e condizioni finanziarie favorevoli. Come nel caso della maggior parte dei reattori non LWR, la maggior parte delle utility statunitensi, degli ingegneri nucleari e dei regolatori hanno solo una familiarità lavorativa limitata con il design. Inizialmente Dominion Resources ha mostrato interesse per la possibile costruzione a North Anna (Virginia), nonché da servizi pubblici in diverse località internazionali, in particolare in Canada e nel Regno Unito. Dominion è recentemente passato al design ESBWR per North Anna in previsione del lento processo di approvazione normativa per l’innovativo design canadese. AECL ha successivamente rallentato i suoi sforzi per certificare l’ACR700 negli Stati Uniti, sebbene l’azienda abbia ancora intenzione di iniziare il processo di certificazione verso la fine del 2005. Gli annunci dell’AECL indicano un maggiore interesse per un design ACR1000 più grande. Le informazioni sull’ACR700 sono disponibili suhttp://www.aecltechnologies.com/Content/ACR/default.htm http://www.aecl.ca/index.asp . Le informazioni relative alla certificazione dell’ACR-700 sono disponibili all’indirizzo http://www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert/acr-700.html .

Reattore modulare a letto di ghiaia  (PBMR) (Eskom): Il PBMR, che utilizza l’elio come refrigerante, fa parte della famiglia di reattori HTGR e quindi è il prodotto di una lunga storia di ricerca, in particolare in Germania e negli Stati Uniti. Più recentemente il design è stato promosso e rivisto dall’utility sudafricana Eskom e dalle sue affiliate. Westinghouse BNFL è un investitore di minoranza. Le varianti del prototipo del PBMR sono ora operative in Cina e Giappone. Eskom ha ricevuto l’approvazione amministrativa per costruire un prototipo di PBMR in Sud Africa, ma è stata anche ritardata nell’attuazione da sentenze giudiziarie riguardanti il ​​potenziale impatto ambientale del reattore. Le procedure di certificazione negli Stati Uniti hanno subito un rallentamento, ma non sono mai state abbandonate. A circa 165 MWe il PBMR è uno dei reattori più piccoli ora proposti per il mercato commerciale. Questo è considerato un vantaggio di marketing perché i nuovi piccoli reattori richiedono investimenti di capitale inferiori rispetto alle nuove unità più grandi. Diversi PBMR potrebbero essere costruiti in un singolo sito in base alla richiesta di energia locale. Le piccole dimensioni sono state viste come uno svantaggio normativo perché la maggior parte delle normative sulle licenze (almeno in precedenza) richiedevano licenze separate per ciascuna unità in un sito. L’NRC inoltre non rivendica la stessa familiarità con il design che ha con gli LWR. I combustibili utilizzati nel PBMR includerebbero uranio più altamente arricchito di quello attualmente utilizzato nei progetti LWR. Il progetto PBMR è considerato un possibile concorrente per il programma Next Generation Nuclear Plant (NGNP) del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti in Idaho. La Cina ha anche mostrato interesse a costruire una propria variazione del PBMR. Anche la Cina e il Sudafrica hanno discusso di cooperazione nei loro sforzi. I dettagli riguardanti il ​​design PBMR possono essere trovati su s Programma per la centrale nucleare di nuova generazione (NGNP) in Idaho. La Cina ha anche mostrato interesse a costruire una propria variazione del PBMR. Anche la Cina e il Sudafrica hanno discusso di cooperazione nei loro sforzi. I dettagli riguardanti il ​​design PBMR possono essere trovati su s Programma per la centrale nucleare di nuova generazione (NGNP) in Idaho. La Cina ha anche mostrato interesse a costruire una propria variazione del PBMR. Anche la Cina e il Sudafrica hanno discusso di cooperazione nei loro sforzi. I dettagli riguardanti il ​​design PBMR possono essere trovati suhttps://www.pbmr.com/ . Le informazioni relative alla certificazione del PBMR possono essere trovate su http://www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert/pbmr.html .

Reattore di elio modulare a turbina a gas (GT-MHR) (General Atomic): Il GT-MHR è un design HTGR sviluppato principalmente dalla società statunitense General Atomic. I piani più avanzati per lo sviluppo di GT-MHR riguardano la costruzione di reattori in Russia per favorire lo smaltimento delle scorte di plutonio in eccesso. Piani paralleli per reattori commerciali utilizzerebbero combustibili a base di uranio arricchiti fino al 19,9% di contenuto di U-235. Ciò manterrebbe il carburante appena al di sotto del 20 percento di arricchimento che definisce l’uranio altamente arricchito. Nei progetti iniziali di GT-MHR, la conversione dell’energia in elettricità implicherebbe l’invio del refrigerante elio riscaldato direttamente a una turbina a gas. C’è stata preoccupazione per gli aspetti non testati, sebbene non nucleari, di questo processo di generazione. Ciò ha portato i potenziali sponsor a sostenere idee simili che implicano meccanismi di trasferimento del calore meno innovativi prima di generare elettricità o calore commerciale. L’utility statunitense, Entergy, ha partecipato allo sviluppo e alla promozione di GT-MHR e ha utilizzato il nome “Freedom Reactor” per il design. Poiché le temperature del liquido di raffreddamento derivanti dagli HTGR sono molto più elevate rispetto a quelle degli LWR, il design è visto come una fonte di calore commerciale migliorata. Particolare attenzione è stata dedicata alle potenzialità del design nella produzione di idrogeno dall’acqua. Il GT-MHR è considerato un potenziale concorrente per il programma Next Generation Nuclear Plant (NGNP) del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Informazioni sulla GT-MHR sono disponibili su http://www.ga.com/gtmhr/ . Le informazioni relative alla certificazione della GT-MHR possono essere trovate su http://www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert/gt-mhr.html .

International Reactor Innovativo e Sicuro (IRIS) (consorzio guidato da Westinghouse BNFL): Westinghouse BNFL ha promosso il design del reattore IRIS come una significativa semplificazione e innovazione nella tecnologia PWR. Il design del reattore è più piccolo della maggior parte dei PWR operativi e sarebbe molto semplificato. Il reattore IRIS include funzionalità destinate ad evitare incidenti con perdite di refrigerante. Procedono le pre-certificazioni. Il reattore IRIS potrebbe mostrare potenziale nel prossimo decennio. La certificazione potrebbe precedere la disponibilità commerciale. IRIS ha una data di completamento della certificazione mirata per il 2010. IRIS attualmente non ha sponsor di utilità negli Stati Uniti Le informazioni sull’IRIS possono essere trovate suhttp://www.nei.org/index.asp?catnum=3&catid=712 . Le informazioni relative alla certificazione dell’IRIS possono essere trovate su http://www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert/iris.html .

Reattore europeo ad acqua pressurizzata (EPR) (Framatome ANP): Framatome ANP ha annunciato all’inizio del 2005 che avrebbe commercializzato il suo design EPR negli Stati Uniti e ha recentemente avviato la pre-certificazione. L’EPR è un PWR convenzionale, sebbene avanzato, in cui i componenti sono stati semplificati e viene posta una notevole enfasi sulla sicurezza del reattore. Il progetto è ora in costruzione in Finlandia con un completamento previsto entro il 2009. Il governo francese propone inoltre di costruire un ulteriore EPR a Flamanville 3 in Francia. L’attuale politica francese suggerisce che ulteriori EPR potrebbero sostituire ulteriori reattori commerciali ora operativi in ​​Francia a partire dalla fine degli anni 2010. L’EPR è stato offerto all’inizio del 2005 in competizione con l’AP1000 per quattro reattori in due siti in Cina. La dimensione proposta per l’EPR è variata considerevolmente nel tempo, ma potrebbe essere di circa 1600 MWe. I progetti precedenti erano grandi fino a 1750 MWe. In entrambi i casi l’EPR sarebbe il progetto più grande attualmente in esame negli Stati Uniti. Potrebbero verificarsi alcune riprogettazioni per il mercato statunitense. Framatome aveva precedentemente indicato che la certificazione statunitense per l’EPR sarebbe avvenuta dopo lo sviluppo europeo. Da allora questa decisione è stata presa e l’utility statunitense Duke Power sta valutando l’EPR, insieme all’AP1000 e all’ESBWR, per un processo di domanda COL iniziato nel 2005. Una domanda COL formale da parte di Duke sarebbe avvenuta diversi anni dopo, sebbene la selezione del design potesse avvenire prima. Framatome ha pubblicato materiale sull’EPR su http://www.framatome-anp.com/servlet/ContentServer?pagename=Framatome-ANP%2Fview&c=rubrique&cid=1049449651371&id=1049449651371 . L’NRC non ha ancora pubblicato una pagina di stato per l’EPR ma si potrebbe anticipare su http: //www.nrc.gov/reactors/new-licensing/design-cert.html .

4. Previsto per eventuale pre-certificazione

Due modelli, l’ACR1000 e il 4S non sono stati formalmente presentati per la pre-certificazione negli Stati Uniti. A causa dell’attenzione che i progetti stanno ricevendo ora e della loro potenziale presentazione per la certificazione, sono riassunti di seguito.

ACR1000 (Atomic Energy of Canada Limited): mentre AECL ha promosso il suo design ACR700, è stato progettato anche un ACR1000. Se le economie di scala attribuite da Westinghouse BNFL alla sua serie AP e da GE alla sua serie ABWR/ESBWR sono valide, si potrebbero prevedere risultati paralleli e di riduzione dei costi per la serie ACR. I costi pubblicizzati per l’ACR700 sono già bassi come qualsiasi altro progetto proposto negli Stati Uniti per il breve termine. I tempi di costruzione promessi, di soli tre anni, stabilirebbero record moderni per il completamento di grandi reattori. Quando Dominion Resources ha indicato alla fine del 2004 che non stava più perseguendo la costruzione di ACR700 a North Anna, L’AECL ha dichiarato che mentre continuerà con la certificazione ACR700, forse alla fine del 2005, sarà posto uno sforzo maggiore sul design ACR1000 da 1100+ MWe. Le informazioni sull’ACR1000 sono disponibili suhttp://www.aecl.ca/index.asp?menuid=21&miid=519&layid=3&csid=294 .

4S (Toshiba): Il 4S è un piccolissimo reattore raffreddato a sodio fuso progettato da Toshiba. Il reattore attualmente in esame è di 10 MWe sebbene esistano versioni più grandi e più piccole. Il 4S è progettato per l’uso in località remote e per funzionare per decenni senza rifornimento di carburante. Ciò ha portato il reattore a essere paragonato a una “batteria” nucleare. L’uso del sodio fuso come refrigerante non è particolarmente nuovo, essendo stato utilizzato in molti progetti FBR. I refrigeranti a base di sodio consentono temperature del reattore più elevate. I potenziali combustibili sono uranio o leghe uranio-plutonio. Quando l’uranio è il probabile combustibile negli Stati Uniti, i piani attuali ne prevedono 19. 9 per cento di arricchimento del carburante. Questo alto livello di arricchimento è uno dei motivi per cui il reattore potrebbe essere in grado di funzionare per lunghi periodi senza rifornimento. Verso la fine del 2004 la città di Galena, in Alaska, ha concesso a Toshiba l’approvazione iniziale per la costruzione di un reattore 4S in quella remota località. I piani originali prevedevano il completamento nel 2010, sebbene fosse riconosciuto che questo era ambizioso. I funzionari di Galena e Toshiba hanno discusso i loro piani con l’NRC all’inizio di febbraio 2005. L’NRC ha indicato di non avere familiarità con il design 4S e che la certificazione del design (a spese del fornitore) potrebbe essere costosa e prolungata. La certificazione del design può essere incorporata nel processo COL, quindi non è chiaro se verrà perseguita una certificazione del design separata, se il progetto continua. Uno studio dell’Università dell’Alaska sul proposto reattore Galena è disponibile suhttp://www.iser.uaa.alaska.edu/Publications/Galena_power_draftfinal_15Dec2004.pdf#search=’Toshiba%204S’

5. Concetti di quarta generazione (Gen IV)

Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti partecipa al Generation IV International Forum (GIF), un’associazione di tredici nazioni che cercano di sviluppare una nuova generazione di progetti di reattori nucleari commerciali prima del 2030. Stati Uniti, Canada, Francia, Giappone e Regno Unito hanno firmato un accordo del 28 febbraio 2005 per ulteriore ricerca collaborativa e sviluppo di sistemi Gen IV. I criteri per l’inclusione di un progetto di reattore da considerare da parte del gruppo GIF iniziale includono:

       1. Energia sostenibile (disponibilità estesa di combustibili, impatto ambientale positivo);
       2. Energia competitiva (bassi costi, brevi tempi di realizzazione);
       3. Sistemi sicuri e affidabili (caratteristiche di sicurezza intrinseche, fiducia del pubblico nella sicurezza dell’energia nucleare); e
       4. Resistenza alla proliferazione (non si aggiunge indebitamente a materiale nucleare non protetto) e protezione fisica (protetta da attacchi terroristici).

I membri del GIF hanno concordato nel 2002 di concentrare i loro sforzi e fondi su sei concept design il cui obiettivo è diventare commercialmente redditizi tra il 2015 e il 2025. Vi è quindi un certo margine di manovra tra l’obiettivo del 2030 per l’attuazione del programma GIF e gli obiettivi per i singoli concetti. Le singole nazioni partecipanti alla GIF sono libere di perseguire qualsiasi tecnologia individuale scelgano. Gli Stati Uniti intendono perseguire ogni progetto.

Il gruppo GIF, insieme al Comitato consultivo per la ricerca sull’energia nucleare del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti (NERAC), ha pubblicato “A Technological Roadmap for Generation IV Nuclear Energy Systems” (dicembre 2002) che riassume piani e progetti per progetti di quarta generazione. Questo è accessibile tramite http://gif.inel.gov/roadmap/pdfs/gen_iv_roadmap.pdf e descrive ogni progetto in dettaglio, inclusi gli schemi del reattore. Ogni design è evolutivo; quindi, mentre le seguenti descrizioni implicano il confronto con i progetti attuali, queste analogie dovrebbero essere interpretate con cautela. I design dovrebbero evolversi.http://www.inel.gov/initiatives/generation.shtml .

Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e l’Idaho National Laboratory stanno sviluppando un programma, il Next Generation Nuclear Plant (NGNP), per l’implementazione dei primi progetti di reattori Gen IV, e hanno avviato discussioni con potenziali gestori privati ​​del progetto. Potenziali parti di questo programma sono incluse nella discussione sopra dei progetti GT-MHR e PBMR sopra. Il programma NGNP prevede di completare il primo concetto di Gen IV entro il 2020 e forse anche prima. Gli sforzi del progetto includeranno la produzione di idrogeno nel reattore prototipo. Mentre i reattori raffreddati a gas ad altissima temperatura sembrano più probabili per un’eventuale considerazione,

I funzionari della Commissione per la regolamentazione nucleare hanno indicato che il personale presente presso l’NRC non ha familiarità con i progetti di reattori innovativi, quindi qualsiasi domanda di certificazione del progetto richiederebbe più tempo rispetto ai progetti LWR più evolutivi. Poiché i reattori GIF prevedono piani a lungo termine, la familiarità con i progetti di NRC potrebbe evolvere prima che i reattori di quarta generazione siano pronti per la certificazione del progetto.

Reattore veloce raffreddato a gas (GFR): il GFR utilizza un refrigerante a elio diretto a un generatore di turbina a gas per produrre elettricità. Questo mette in parallelo PBMR e design originali GT-MHR. La differenza principale rispetto a questi progetti è che il GFR sarebbe un reattore “veloce” o autofertilizzante. Un aspetto favorito del progetto è che ridurrebbe al minimo la produzione di molti flussi di rifiuti di combustibile esaurito indesiderabili. La dimensione del progetto di riferimento doveva essere di 288 MWe con una data obiettivo di implementazione del 2025. Oltre a produrre elettricità, il progetto potrebbe essere utilizzato come fonte di calore di processo nella produzione di idrogeno. Per ulteriori informazioni vederehttp://nuclear.inl.gov/gen4/gfr.shtml

Reattore veloce raffreddato al piombo (LFR): Finora, la maggior parte dei reattori autofertilizzanti ha utilizzato tecnologie a metallo fuso per i propri refrigeranti. Molti FBR hanno utilizzato il sodio fuso, un metallo con cui esiste una notevole esperienza ma che a volte si è rivelato difficile da maneggiare. L’LFR utilizza piombo fuso o una lega piombo-bismuto come refrigerante. Progetti simili sono oggetto di indagine in Russia, che non partecipa a GIF. Alcuni modelli favoriti dal programma di quarta generazione comporterebbe lunghi periodi tra il rifornimento di carburante, fino a 20 anni o più. Gli intervalli target per questo reattore sarebbero 50-150 MWe. Sarebbe piuttosto piccolo per gli standard nucleari storici, ma potrebbe soddisfare esigenze di mercato localizzate. Sono stati suggeriti modelli fino a 1200 MWe. La distribuzione mirata iniziale sarebbe nel 2025. I progetti proposti favorirebbero la produzione di elettricità sebbene i proponenti considerino possibile la produzione di calore di processo agli LFR. Per ulteriori informazioni vederehttp://nuclear.inl.gov/gen4/lfr.shtml . Un progetto in questa famiglia di reattori è descritto su http://www.coe.berkeley.edu/labnotes/1002/reactor.html .

Reattore a sale fuso (MSR): L’MSR prevede un liquido circolante di sodio, zirconio e fluoruri di uranio come combustibile per reattori, sebbene il progetto possa utilizzare un’ampia varietà di cicli di combustibile. L’MSR è stato presentato come in grado di fornire una combustione del carburante relativamente completa, un funzionamento sicuro e una resistenza alla proliferazione. Il progetto di riferimento iniziale sarebbe di 1000 MWe con una data obiettivo di implementazione del 2025. Le temperature non sarebbero alte come per altri reattori avanzati, ma esiste un certo potenziale di calore di processo. Le versioni dell’MSR sono in circolazione da un po’ di tempo, ma non sono mai state implementate commercialmente. L’MSR è stato declassato all’interno del programma Gen IV durante il 2003 perché era visto come troppo lontano in futuro per l’inclusione nel programma Gen IV. Allo stesso tempo, i sostenitori vedono un certo potenziale MSR per il programma NGNP. Per ulteriori informazioni vederehttp://nuclear.inl.gov/gen4/msr.shtml .

Reattore veloce raffreddato al sodio (SFR): I reattori veloci raffreddati al sodio sono stati il ​​design più popolare per i reattori autofertilizzanti. Sono stati proposti progetti nell’ambito della “tabella di marcia” del Dipartimento dell’energia per reattori di quarta generazione che vanno da 150 a 1700 MWe. Gli elementi dell’SFR sono inclusi nel progetto 4S proposto da Toshiba per Galena, in Alaska. La tecnologia dei metalli fusi non è più “nuova” ma molti dei primi prototipi SFR hanno avuto difficoltà a ottenere un funzionamento prolungato.Il BN-600 in Russia è stato considerato altamente affidabile.I sostenitori del progetto ritengono che l’SFR prometta caratteristiche di gestione del carburante superiori. La data di implementazione dell’obiettivo originale del 2015 rifletteva la considerevole ricerca che il progetto ha già ricevuto, sebbene il design non sia chiaramente pronto per l’implementazione negli Stati Uniti come i progetti LWR in fase di valutazione per circa lo stesso periodo. La data obiettivo sembra essere in ritardo poiché i progetti VHTR guadagnano il favore. I prototipi sono stati costruiti in Francia, Giappone, Germania, Regno Unito, Russia, India e Stati Uniti a partire dal 1951. La distribuzione iniziale si concentrerebbe probabilmente sull’elettricità a causa delle “temperature di uscita” relativamente basse per il progetto. I reattori raffreddati a sodio sono discussi a dispiegamento in quanto i progetti LWR vengono valutati all’incirca per lo stesso periodo. La data obiettivo sembra essere in ritardo poiché i progetti VHTR guadagnano il favore. I prototipi sono stati costruiti in Francia, Giappone, Germania, Regno Unito, Russia, India e Stati Uniti a partire dal 1951. La distribuzione iniziale si concentrerebbe probabilmente sull’elettricità a causa delle “temperature di uscita” relativamente basse per il progetto. I reattori raffreddati a sodio sono discussi a dispiegamento in quanto i progetti LWR vengono valutati all’incirca per lo stesso periodo. La data obiettivo sembra essere in ritardo poiché i progetti VHTR guadagnano il favore. I prototipi sono stati costruiti in Francia, Giappone, Germania, Regno Unito, Russia, India e Stati Uniti a partire dal 1951. La distribuzione iniziale si concentrerebbe probabilmente sull’elettricità a causa delle “temperature di uscita” relativamente basse per il progetto. I reattori raffreddati a sodio sono discussi a e gli Stati Uniti a partire dal 1951. La distribuzione iniziale si concentrerebbe probabilmente sull’elettricità a causa delle “temperature di uscita” relativamente basse per il progetto. I reattori raffreddati a sodio sono discussi a e gli Stati Uniti a partire dal 1951. La distribuzione iniziale si concentrerebbe probabilmente sull’elettricità a causa delle “temperature di uscita” relativamente basse per il progetto. I reattori raffreddati a sodio sono discussi ahttp://nuclear.inl.gov/gen4/sfr.shtml e http://www.nuc.berkeley.edu/~gav/almr/01.intro.html .

Reattore raffreddato ad acqua supercritica (SCWR): Il design SCWR deve essere il prossimo passo nello sviluppo di LWR ed è stato proposto con alternative che evolvono sia dal BWR che dal PWR. Gli SCWR funzionerebbero a temperature ed efficienze termiche più elevate rispetto agli attuali LWR. L’impianto di riferimento potrebbe essere 1700 MWe, all’estremità superiore degli attuali progetti LWR. La data prevista per l’implementazione era il 2025. Alcuni partecipanti GIF preferiscono il design SCWR perché è più familiare ai mercati commerciali rispetto a concetti più innovativi. Gran parte della ricerca sul design è stata in Giappone. I progettisti intendono che l’SCWR sia molto meno costoso da costruire rispetto a oggi’ s LWR anche se alcune di queste economie sembrano essere condivise da unità ora in fase di certificazione o pre-certificazione. Sono previsti anche risparmi sui costi di esercizio. Per ulteriori informazioni vederehttp://nuclear.inl.gov/gen4/scwr.shtml .

Reattore ad altissima temperatura (VHTR): Il VHTR è un’evoluzione della famiglia di reattori HTGR, ma funzionerebbe a temperature ancora più elevate rispetto ai progetti ora in fase di pre-certificazione. Alcuni degli standard di progettazione VHTR potrebbero essere soddisfatti da PBMR o GT-MHR modificati. In contrasto con il GFR, il VHTR non sarebbe un reattore autofertilizzante, quindi produrrebbe meno combustibile potenzialmente utilizzabile di quello che consuma. Oltre a generare elettricità, il progetto può fornire calore di processo per attività industriali, compresa la produzione di idrogeno e la desalinizzazione. La distribuzione è prevista per il 2020, prima della maggior parte dei progetti di quarta generazione. Il VHTR è ora un design preferito negli Stati Uniti, dove è la base per le richieste più attese per l’impianto nucleare di nuova generazione (NGNP) ancora in evoluzione. La Francia favorisce anche il design che è popolare anche in Asia e Sud Africa. Il VHTR è discusso suhttp://nuclear.inl.gov/gen4/vhtr.shtml e http://www.nuc.berkeley.edu/designs/mhtgr/mhtgr.html .

Ogni progetto GIF implica concetti di progettazione di reattori nuovi o non testati. Sarebbe sorprendente se ogni concetto di design raggiungesse gli obiettivi iniziali del programma o se i prototipi corrispondessero agli standard originariamente previsti. La ricerca coinvolta nel programma ha il potenziale per contribuire alla comprensione di tipi alternativi di energia nucleare commerciale e produzione di calore di processo anche se i singoli progetti non soddisfano le aspettative iniziali.

6. Prospettive

Problemi di efficienza

Una delle principali fonti di dubbio riguardo al potenziale dell’energia nucleare, almeno negli Stati Uniti, è stata se la recente tecnologia nucleare sia stata troppo costosa per competere nel mercato commerciale. Non ci sono stati ordini per nuove centrali nucleari negli ultimi tre decenni negli Stati Uniti e in Canada. L’ordine della Finlandia per un nuovo reattore nel 2003 ha rotto una simile pausa prolungata nell’Europa occidentale, ad eccezione della Francia, dove gli ordini sono diminuiti in seguito. Ora sembra probabile che la Francia segua. I fornitori di reattori non hanno ignorato il messaggio che il loro prodotto ha recentemente comportato elevati costi di investimento e lunghi periodi di costruzione. I venditori ora cercano di posizionare il loro prodotto con la promessa di prezzi più bassi, tempi di costruzione più brevi e accordi finanziari specifici. La maggior parte dei concorrenti ora offre prezzi fissi e storicamente bassi almeno per i componenti nucleari dei loro progetti. Queste promesse variano con il prezzo dei materiali di base come acciaio e cemento e come prima cosa i costi di ingegneria vengono assegnati o eliminati. Anche la posizione, le specifiche dell’acquirente e i requisiti normativi possono alterare i costi previsti. La maggior parte dei concorrenti ora offre prezzi fissi e storicamente bassi almeno per i componenti nucleari dei loro progetti. Queste promesse variano con il prezzo dei materiali di base come acciaio e cemento e come prima cosa i costi di ingegneria vengono assegnati o eliminati. Anche la posizione, le specifiche dell’acquirente e i requisiti normativi possono alterare i costi previsti. La maggior parte dei concorrenti ora offre prezzi fissi e storicamente bassi almeno per i componenti nucleari dei loro progetti. Queste promesse variano con il prezzo dei materiali di base come acciaio e cemento e come prima cosa i costi di ingegneria vengono assegnati o eliminati. Anche la posizione, le specifiche dell’acquirente e i requisiti normativi possono alterare i costi previsti.

Le preoccupazioni relative ai costi di costruzione di nuove centrali nucleari contrastano nettamente con il costo relativamente basso di funzionamento dei progetti di reattori commerciali. I costi operativi complessivi per le centrali nucleari, come riferito alla Federal Energy Regulatory Commission (FERC), sono stati all’incirca gli stessi (più recentemente leggermente inferiori) dei costi operativi per le centrali a carbone per circa due decenni. Tali costi operativi sono notevolmente inferiori ai costi di esercizio della maggior parte delle unità di generazione alimentate a gas naturale, anche quando i prezzi del gas naturale sono relativamente bassi. Inoltre, la componente del costo del carburante per la gestione di una centrale nucleare è particolarmente bassa. Questo vantaggio in termini di costi operativi ha conferito alle unità nucleari esistenti una posizione privilegiata nella fornitura di energia elettrica a carico di base. I progettisti di impianti nucleari sperano di trarre vantaggio da costi operativi così bassi per posizionare i loro nuovi progetti. Se avranno successo non è stato ancora dimostrato. Le discussioni sulle stime del capitale e dei costi operativi delle nuove unità di generazione di energia possono essere trovate nella sezione “Issues in Focus” del I progettisti di impianti nucleari sperano di trarre vantaggio da costi operativi così bassi per posizionare i loro nuovi progetti. Se avranno successo non è stato ancora dimostrato. Le discussioni sulle stime del capitale e dei costi operativi delle nuove unità di generazione di energia possono essere trovate nella sezione “Issues in Focus” del I progettisti di impianti nucleari sperano di trarre vantaggio da costi operativi così bassi per posizionare i loro nuovi progetti. Se avranno successo non è stato ancora dimostrato. Le discussioni sulle stime del capitale e dei costi operativi delle nuove unità di generazione di energia possono essere trovate nella sezione “Issues in Focus” del Annual Energy Outlook 2004 e nel Modulo Elettricità delle Ipotesi per le Ipotesi per l’Annual Energy Outlook 2005 .

Le seguenti pubblicazioni riassumono gli sforzi e le procedure per rendere commercialmente interessanti le nuove centrali nucleari.

  1. “Strategie per centrali nucleari competitive (TECDOC-1123)” Agenzia internazionale per l’energia atomica (novembre 1999).
  2. “Una tabella di marcia per l’implementazione di nuove centrali nucleari negli Stati Uniti entro il 2010”: http://www.nuclear.gov/NucPwr2010/NucPwr2010_PI.html .
  3.  Scully Capital, “Final Draft, Business Case for Nuclear Power Plants, Bringing Public and Private Resources Together for Nuclear Energy” (luglio 2002): http://www.nuclear.gov/home/bc/businesscase.html
  4. “Una tabella di marcia tecnologica per i sistemi di energia nucleare di quarta generazione (GIF-002-00)”: http://gif.inel.gov/roadmap/pdfs/gen_iv_roadmap.pdf

 1 Un gran numero di progetti di reattori sono esclusi dalla discussione. Questi includono reattori promossi all’estero da nazioni come Russia, India, Argentina, Corea, Canada e Cina, oltre a numerosi reattori più piccoli o addirittura portatili (diversi dai 4S) che vengono esaminati in tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti. È inoltre escluso il progetto internazionale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica sui reattori nucleari innovativi e sui programmi di combustibili (INPRO) che copre un territorio simile al programma GIF oltre ad altri progetti promettenti. I design GIF sono stati promossi più pesantemente negli Stati Uniti.
 2 Quello che non è operativo, Brown’s Ferry 1, è stato chiuso dal 1985, ma non ha rinunciato alla sua licenza di esercizio. Il proprietario dell’impianto, la Tennessee Valley Authority, intende riavviare il reattore a metà del 2007.
3I termini “raffreddato” e “moderato” sono importanti perché definiscono le categorie di reattori. Il raffreddamento in un reattore si riferisce al processo e al mezzo mediante il quale il calore viene trasferito dal nocciolo del reattore al ciclo di alimentazione del vapore della centrale nucleare. “Moderare” è un concetto unico dell’energia nucleare. Un moderatore controlla la velocità della reazione nucleare e quindi la quantità di calore generata. In un reattore ad acqua leggera l’acqua ordinaria svolge entrambe le funzioni. L’acqua leggera contiene gli stessi isotopi di idrogeno e ossigeno dell’acqua naturale. L’acqua pesante contiene un diverso, isotopo più pesante dell’idrogeno noto come deuterio. Al di là del fatto che queste condizioni definiscono i tipi di reattore, questo non avrà importanza nella discussione dei reattori esistenti. È importante per il gruppo che sarà discusso sotto i reattori di “Generazione IV”.
4 Le eccezioni includono Canada, Regno Unito, India e parte dell’industria russa.
5 Prima del 1969 furono messi in servizio alcuni reattori commerciali più piccoli. Tutti sono stati ritirati.
6 Questo si basa sulle compilazioni di dati FERC Form 1 di Utility Data Institute/Resource Data International.
7 La discussione qui non riguarda direttamente l'”arricchimento” del processo mediante il quale viene aumentato il contenuto di U-235 del combustibile nucleare.
8 Quest’ultima affermazione si basa su “Una tabella di marcia tecnologica per i sistemi di energia nucleare di quarta generazione”. Questa pubblicazione è una delle principali fonti di discussioni sulla Gen IV nel testo.
9 Candu è una contrazione del termine “Canadium deuterium”. Il Canada ha una storia di energia nucleare interessante e unica che è trattata dal libro Atomic Energy of Canada Limited, Canada Enters the Nuclear Age.
10 Gli ispettori delle centrali nucleari preferiscono impianti come gli LWR che vengono riforniti in lotti piuttosto che il rifornimento continuo di PHWR. Il rifornimento in batch consente di monitorare più facilmente il destino del combustibile esaurito e si verifica a intervalli di uno o due anni.
11 Non gli AGR.
12 La maggior parte dei progetti di PHWR utilizza anche combustibili naturali all’uranio. Tuttavia, sono possibili variazioni nel tipo di combustibile a qualsiasi PHWR con contenuto di combustibile di plutonio e torio soggetto a particolare interesse e sperimentazione.
13 “AP” è talvolta inteso come “Passivo avanzato”.
14 Questa frase è un buon esempio degli acronimi che travolgono l’industria del sistema di fornitura di vapore nucleare (NSSS). Molti di questi acronimi non hanno più alcun significato in “parole”, mentre altri hanno solo un significato reale limitato. Sono definiti di seguito quando possibile.
15 Il termine ESBWR è ora chiamato “Economic Simplified Boiling Water Reactor”. Le definizioni delle iniziali sono cambiate nel tempo e occasionalmente sono state smentite.

16 ACR viene solitamente letto come “Reattore CANDU avanzato”.

Contatto:
Ron Hagen: ronald.hagen@eia.doe.gov
(202) 287-1917


NUCLEARE 

Tipi di reattore

http://www.ieer.org/sdafiles/vol_3/3-3/reactab.html

I reattori nucleari servono a tre scopi generali. I reattori civili sono utilizzati per generare energia per l’elettricità e talvolta anche vapore per il teleriscaldamento; i reattori militari creano materiali che possono essere utilizzati nelle armi nucleari; e reattori di ricercasono utilizzati per sviluppare armi o tecnologia per la produzione di energia, per scopi di addestramento, per la sperimentazione di fisica nucleare e per la produzione di radioisotopi per la medicina e la ricerca. La composizione chimica del combustibile, il tipo di refrigerante e altri dettagli importanti per il funzionamento del reattore dipendono dalla progettazione del reattore. La maggior parte dei progetti ha una certa flessibilità per quanto riguarda il tipo di carburante che può essere utilizzato. Alcuni reattori sono a duplice scopo in quanto vengono utilizzati per l’energia civile e la produzione di materiali militari. Questo grafico fornisce informazioni sui reattori civili e militari.

Tipi di reattori nucleari – Tabella 1 (la tabella 2 è sotto. )
 Tipo di reattoreReattore ad acqua leggera (LWR)Reattore ad acqua pesante (HWR)
 un. Reattore ad acqua bollenteB. Reattore ad acqua pressurizzata (PWR)
 Scopo 1elettricitàelettricità; navi a propulsione nucleare (USA)elettricità; produzione di plutonio
 Tipo di refrigeranteacqua (H 2 O)acquaacqua pesante (ossido di deuterio, D 2 O)
 Tipo di moderatoreacquaacquaAcqua pesante
 Combustibile — Composizione chimica 2biossido di uranio (UO2)biossido di uraniobiossido di uranio o metallo
 Carburante – Livello di arricchimento 3poco arricchitopoco arricchitouranio naturale (non arricchito)
 Commentiil vapore generato all’interno del reattore va direttamente alla turbinail vapore viene generato all’esterno del reattore in un circuito di scambio termico secondarioutilizzato in Canada: chiamato “CANDU” – “Canadian Deuterium Uranium;” Utilizzato anche nei reattori Savannah River Site (combustibile metallico a SRS)
Tipi di reattori nucleari – Tabella 2
 Tipo di reattoreReattore moderato alla grafiteFast Breeder Reactor (FBR)
Liquid Metal (LMFBR) (tipo di allevatore più comune)
 un. Raffreddamento a gasB. Acqua raffreddata
 Scopo 1elettricità; produzione di plutonioelettricità; produzione di plutonioelettricità; produzione di plutonio
 Tipo di refrigerantegas (anidride carbonica o elio)acquasodio fuso e liquido
 Tipo di moderatoregrafitegrafitenon richiesto
 Combustibile — Composizione chimica 2dicarburo di uranio (UC 2 ) o uranio metallicobiossido di uranio (RBMK) o metallo (N-reattore)biossido di plutonio e biossido di uranio in varie disposizioni
 Carburante – Livello di arricchimento 3uranio naturale leggermente arricchitoleggermente arricchitovarie miscele di plutonio-239 e uranio-235
 Commentiutilizzato in Gran Bretagna e Francia (es: AGR, MAGNOX)utilizzato nell’ex Unione Sovietica, ad esempio Chernobyl (RBMK); N-reattore a Hanford.i reattori autofertilizzanti sono progettati per produrre più materiale fissile di quello che consumano. Monju; Phenix

Fonte: Lamarsh, John, Introduzione all’ingegneria nucleare, (Lettura, MA: Addison-Wesley publishing Co., 1983), 120-143.


1. Lo scopo del reattore non dipende dalla scelta del refrigerante o del moderatore, ma piuttosto dalle dimensioni del reattore e da come viene fatto funzionare il reattore, e da quali materiali ausiliari vengono inseriti nelle barre di combustibile oltre al combustibile. Gli stessi reattori possono, in linea di principio, essere utilizzati per la produzione di elettricità, la produzione di plutonio militare e la produzione di altri materiali radioattivi come il trizio per applicazioni militari e civili. Gli scopi elencati in questa colonna sono quelli comuni a cui tali reattori sono o sono stati destinati.

2. Non tutti i tipi di carburante sono necessariamente inclusi.

3. L’arricchimento del combustibile si riferisce alla percentuale dell’isotopo dell’uranio-235 rispetto all’uranio-238 presente nel combustibile. Viene qui definito come segue: uranio leggermente arricchito = da circa 0,8 a 3%; uranio a basso arricchimento = dal 3 al 5 %.


Cos’è la quarta generazione?

http://gen-iv.ne.doe.gov (Department Energy del governo USA dedicato al progetto Generation IV

Oggi sono in funzione 441 reattori nucleari in 31 paesi del mondo. Generando elettricità per quasi 1 miliardo di persone, rappresentano circa il 17% della produzione mondiale di elettricità e forniscono metà o più dell’elettricità in un certo numero di paesi industrializzati. Altri 32 sono attualmente in costruzione all’estero. L’energia nucleare ha un eccellente record di funzionamento e genera elettricità in modo affidabile, sicuro per l’ambiente e conveniente senza emettere gas nocivi nell’atmosfera.

Grafico dell'evoluzione dell'energia nucleare
L’evoluzione dell’energia nucleare

Le preoccupazioni per la disponibilità delle risorse energetiche, il cambiamento climatico, la qualità dell’aria e la sicurezza energetica suggeriscono un ruolo importante per l’energia nucleare nelle forniture energetiche future. Mentre gli attuali progetti di centrali nucleari di seconda e terza generazione forniscono un approvvigionamento elettrico sicuro ea basso costo in molti mercati, ulteriori progressi nella progettazione del sistema di energia nucleare possono ampliare le opportunità per l’uso dell’energia nucleare. Per esplorare queste opportunità, l’Ufficio per l’energia nucleare, la scienza e la tecnologia del Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti ha coinvolto i governi, l’industria e la comunità di ricerca di tutto il mondo in un’ampia discussione sullo sviluppo di sistemi di energia nucleare di prossima generazione noti come “Generazione IV” .


REATTORI DI QUARTA GENERAZIONE

“I reattori di quarta generazione potrebbero creare una soluzione. Le temperature del reattore sono così alte, da 900 a 1.000 gradi centigradi, da essere sufficienti per la “piroscissione” dell’acqua senza l’utilizzo del carbonio. Gli impianti di piroscissione verrebbero realizzati sul sito, ma al di fuori della centrale nucleare. L’idrogeno potrebbe essere generato tramite elettrolisi ad alte temperature (HTE), una tecnologia pulita e più sicura della semplice piroscissione a calore”, spiega.

I reattori di quarta generazione hanno scatenato l’immaginazione di molte personalità di alto livello. “Il ministero statunitense dell’Energia ha avviato un altro programma internazionale che comprende tra gli Regno Unito, Francia ed EURATOM, per insieme in materia di ricerca coordinata, in maniera analoga a ITER [progetto di reattore sperimentale termonucleare]. Si tratta di un accordo ad al forum intergoverna (GIF). Il primo prodotto, il reattore intergoverna temperatura (VHTR). il 2040. I reattori di terza generazione sono ancora necessari per colmare tale divario”, spiega.

Le centrali di quarta generazione, oltre a essere impiegate per la piroscissione dell’acqua al fine di ottenere l’idrogeno, prezioso, potrebbero essere utilizzate per la desalinizzazione, per le raffinerie di petrolio e anche per tecniche di trattamento del catrame di petrolio viscoso, estratto in Canada. Georges Van Goethem ritiene che prima del sopraggiungere dell’economia all’idrogeno, sarebbe opportuno privilegiare i combustibili sintetici quale fase intermedia. “La società del petrolio ha bisogno di altri carburanti. Per il momento, occorre pensare a una fase intermedia, ad esempio ai carburanti sintetici. L’idrogeno non è scevro da pericoli, ma siamo disposti a confrontarci su questo con l’industria”, dichiara.


I delegati delle industrie nucleari di dieci paesi si sono incontrati a Washington per parlare, sotto consiglio del dipartimento per l’energia della Casa Bianca, del cosiddetto nucleare di IV generazione. I paesi coinvolti nel progetto sono Argentina, Brasile, Canada, Francia, Giappone, Corea del Sud, Africa del Sud, Svizzera, Regno Unito, oltre agli Stati Uniti. I dieci paesi si sono associati per studiare insieme i relativi allo sviluppo dell’energia nucleare progetti che, secondo le previsioni dovrebbero progetti iniziare ad entrare in servizio entro il 2030. Sono sei i selezionati. Il problema principale resta quello delle scorie nucleari, ma soprattutto del combustibile esaurito. I reattori di quarta generazione può rispondere in maniera più soddisfacente a questo problema di quanto non facciano gli impianti attualmente in servizio. Dei sei progetti selezionati nel corso del forum, uno prevede l’impiego di reattori ad alta temperatura a gas, uno invece prevede un sistema di raffreddamento a base di metalli liquidi, uno a base di acqua supercritica e un sesto impianto raffreddato a sale liquido. Quattro dei sei sistemi si basano su reattori a neutroni rapidi e cinque si basano sul cosiddetto “ciclo chiuso” che si basa su un sistema parallelo di ritrattamento delle scorie. In ogni caso bisognerà tuttavia occuparsi dello stoccaggio delle scorie anche se il loro livello sarà solo del 5 per cento della massa di combustibile inserito nei reattori. Dei sei progetti selezionati nel corso del forum, uno prevede l’impiego di reattori ad alta temperatura a gas, uno invece prevede un sistema di raffreddamento a base di metalli liquidi, uno a base di acqua supercritica e un sesto impianto raffreddato a sale liquido. Quattro dei sei sistemi si basano su reattori a neutroni rapidi e cinque si basano sul cosiddetto “ciclo chiuso” che si basa su un sistema parallelo di ritrattamento delle scorie. In ogni caso bisognerà tuttavia occuparsi dello stoccaggio delle scorie anche se il loro livello sarà solo del 5 per cento della massa di combustibile inserito nei reattori. Dei sei progetti selezionati nel corso del forum, uno prevede l’impiego di reattori ad alta temperatura a gas, uno invece prevede un sistema di raffreddamento a base di metalli liquidi, uno a base di acqua supercritica e un sesto impianto raffreddato a sale liquido. Quattro dei sei sistemi si basano su reattori a neutroni rapidi e cinque si basano sul cosiddetto “ciclo chiuso” che si basa su un sistema parallelo di ritrattamento delle scorie. In ogni caso bisognerà tuttavia occuparsi dello stoccaggio delle scorie anche se il loro livello sarà solo del 5 per cento della massa di combustibile inserito nei reattori. uno invece prevede un sistema di raffreddamento a base di metalli liquidi (sodio o leghe a base di piombo), uno a base di acqua supercritica e un sesto impianto raffreddato a sale liquido. Quattro dei sei sistemi si basano su reattori a neutroni rapidi e cinque si basano sul cosiddetto “ciclo chiuso” che si basa su un sistema parallelo di ritrattamento delle scorie. In ogni caso bisognerà tuttavia occuparsi dello stoccaggio delle scorie anche se il loro livello sarà solo del 5 per cento della massa di combustibile inserito nei reattori. uno invece prevede un sistema di raffreddamento a base di metalli liquidi (sodio o leghe a base di piombo), uno a base di acqua supercritica e un sesto impianto raffreddato a sale liquido. Quattro dei sei sistemi si basano su reattori a neutroni rapidi e cinque si basano sul cosiddetto “ciclo chiuso” che si basa su un sistema parallelo di ritrattamento delle scorie. In ogni caso bisognerà tuttavia occuparsi dello stoccaggio delle scorie anche se il loro livello sarà solo del 5 per cento della massa di combustibile inserito nei reattori.


Tra i vari progetti di reattori ve ne sono alcuni definiti ” insoliti ” dell’Università di Berkeley:

Reattori insoliti

Il sito web di Berkeley contiene diagrammi e foto di vari reattori, inclusi i seguenti:

Reattore avanzato ad acqua bollente (ABWR) Reattore
avanzato a metallo liquido: (ALMR)
Reattore integrato veloce (IFR) Reattore
modulare raffreddato a gas ad alta temperatura (MHTGR)


Vi è poi l’importante progetto MARS sviluppato dall’Università di Roma (La Sapienza):

http://www.din.uniroma1.it/italian/progetti/mars/mars.htm 

MARTE

Il progetto del reattore nucleare MARS è stato sviluppato a partire dal 1983 presso il Dipartimento di Ingegneria Nucleare e Conversioni di Energia dell’ Università degli Studi di Roma “LA SAPIENZA”

premessa

Descrizione dell’impianto

Risultati analisi di sicurezza

Immagini

Gruppo di lavoro

Vista esterna del circuito di pressurizzazione del circuito primario


premessa

L’impianto MARS (Multipurpose Advanced Reactor intrinsecamente sicuro) è un reattore nucleare appartenente alla filiera dei PWR (Pressurized Water Reactor) concepito allo scopo di fornire un elevato grado di sicurezza dovuto all’utilizzo di tecniche che sfruttano principi fisici naturali. Tali rischi di rischio per un evento ultra catastrofico, ad esempio la minimizzazione del rischio di incidente. Ciò significa che la probabilità di danneggiamento del “core” e’ notevolmente ridotta rispetto a quella di altre tipologie di reattori anche appartenenti alla stessa filiera. Il ricorso a tecniche di sicurezza passiva permette, inoltre, di ridurre il numero di persone qualificate operanti nell’impianto;

I criteri di progetto del MARS sono sull’intenzione di ottenere oltre al miglioramento del fattore sicurezza, anche una riduzione dei costi di impianto. A tale scopo è realizzata una semplificazione dei disegni delle strutture realizzata tramite l’utilizzo di nuove soluzioni che hanno condotto ad una massimizzazione di preassemblaggio, ad una facilità di montaggio e smontaggio dei componenti strutturali, alta testabilità, facilità di riparazione dei componenti usurati.


Descrizione dell’impianto nucleare MARS .

Il reattore dell’impianto nucleare MARS è moderato e refrigerato ad acqua leggera in condizioni di sottoraffreddamento (reattore ad acqua pressurizzata): la potenza nominale del nocciolo è di 600 MW termici. Nella tabella seguenti sono riportati i principali dati caratteristici del reattore MARS

Tipo di reattoreA fissione moderato e refrigerato ad acqua pressurizzata
Potenza nominale600MWth
Temperatura refrigerante ingresso nocciolo214°C
Temperatura refrigerante uscita nocciolo254°C
Pressione nominale75sbarra
Numero elementi di combustibile89 
Reticolo elementi di combustibile17 x 17 
Barrette di combustibile per elemento264 
Diametro esterno barrette di combustibile0,95centimetro
Lunghezza attiva barrette di combustibile260centimetro
Spessore guaine barrette di combustibile0.63mm
Passo barrette di combustibile1.26centimetro
Diametro tubi guida barre di controllo1.224centimetro
Diametro barre di controllo0,978centimetro

Il sistema di refrigerazione del reattore si articola in un solo circuito, che comprende una pompa ed un generatore di vapore a circolazione naturale del tipo a tubi ad U. Direttamente connesso con il recipiente in pressione del reattore è anche il sistema di refrigerazione di sicurezza del nocciolo (Safety Core Cooling System: SCCS), che costituisce l’aspetto innovativo dal punto di vista della rimozione del calore residuo. Il sistema SCCS si articola su tre circuiti in cascata: il primo, percorso dallo stesso refrigerante del nocciolo, trasferisce il calore attraverso uno scambiatore intermedio all’acqua in pressione di un secondo circuito, la quale, a sua volta, lo trasferisce all’acqua di una piscina che per evaporazione e condensazione si trasferisce all’atmosfera esterna. Nei tre circuiti il ​​moto dei fluidi è garantito dalla circolazione naturale; il sistema non necessita della presenza di componenti energizzati.

Nelle condizioni di normale esercizio della circolazione del refrigerante primario nel primo circuito dello SCCS è impedita da una speciale valvola. Tale valvola è tenuta in posizione “normalmente chiusa” dalla differenza di pressione esistente, uscita nel refrigerante depositato, tra ingresso del recipiente in pressione, differenza che si traduce in una forza in grado di tenuta in posizione sollevata. Nel caso di riduzione di portata di refrigerante primario, qualunque ne sia la causa (ad esempio rallentamento della pompa primaria dovuto a mancanza di alimentazione elettrica), la differenza di pressione tra ingresso ed uscita decresce e decresce quindi la forza che tiene l’attuatore sollevatore , quando tale forza scende al di sotto del peso dell’otturatore, questo inizia a muoversi verso il basso, fino al raggiungimento della battuta meccanica e quindi della completa apertura dell’area di passaggio, non essendo possibili intermedie da parte dell’otturatore; tale valvola presenta, inoltre, perdite di carico ulteriormente. Una volta che la valvola si è aperta, nel primo circuito dello SCCS si innescamento naturale in virtù della differenza di quota dei due attacchi del circuito al recipiente in pressione; successivamente la circolazione naturale è assicurata dalla differenza di temperatura esistente fra le due “gambe” del circuito. Il primo circuito cede il calore asportato dal nocciolo ad un secondo circuito il cui funzionamento è garantito in modo analogico dalla circolazione naturale. Questo secondo circuito, infine, cede calore all’acqua contenuta in una piscina che gradualmente, si riscalda fino a raggiungere l’ebollizione. Tale riscaldamento è caratterizzato dalla pressurizzazione dell’ambiente che sovrasta la piscina e che svolge la funzione di convogliare la miscela aria-vapore in esso presente verso l’atmosfera, costringendola però prima a passare all’interno di un fascio di tubi alettati disposti in un camino; il progressivo riscaldamento del fascio tubiero innesca la circolazione naturale di aria esterna nel camino, la quale da luogo alla condensazione del vapore. Il condensato è raccolto e rinviato in piscina, l’aria è spinta verso l’atmosfera. Lo scambiatore di calore vapore/aria disposto al di sopra della piscina precedentemente descritto, consentire, per sua natura, la refrigerazione del nocciolo per un tempo praticamente “infinito”

Il reattore MARS è inoltre dotato di un sistema capace di arrestare la reazione a catena non appena le condizioni di funzionamento del reattore si discostino da quelle nominali; tale sistema (Additional Temperature-Actuated Scram System: ATSS), che si aggiunge al tradizionale sistema automatico di scram, è realizzato attraverso una serie di barre di controllo/sicurezza le quali vengono inseriti nel nocciolo non per effetto di uno specifico sistema di controllo/ protezione, ma per semplice dilatazione delle coppie bimetalliche presenti all’interno del nocciolo. Queste, sensibilità alla temperatura del refrigerante nel nocciolo, esercizio lo spegnimento della reazione a catena non appena tale temperatura si verifica di una quantità prefissata il valore nominale, relativo al normale.

E’ evidente che i due sistemi di sopra descritti possono operare correttamente solo se viene impedita la possibilità di perdita di refrigerante dall’interno del sistema di refrigerazione primario, con conseguente possibile incremento di temperatura e deformazione delle interne del nocciolo stesso sistema. Per questo motivo l’intero circuito del refrigerante primario (recipiente in pressione, pompa, generatore di vapore, circuito di refrigerazione di sicurezza) è situato all’interno di un sistema (Containment for Primary system Protection; CPP) contenente acqua a bassa temperatura ed alla stessa pressione che regna nel reattore; eliminare sollecitazioni di pressione sulle pareti dell’involucro che contiene il refrigerante del nocciolo, se ne assicura l’assoluta integrità, ed anche in caso di rottura si assicura la conservazione della quantità di refrigerante. L’inclusione del sistema di refrigerazione primario all’interno di un componente pressurizzato, inoltre, di ridurre i livelli di differenza dell’edificio reattore, con tutti i vantaggi che da ciò derivano.

Il MARS prevede, infine, la possibilità di smontaggio e rischio di contatto di tutti i componenti con il refrigerante, incluso il destinatario in pressione del nocciolo, grazie all’adozione di collegamenti flangiati tra i diversi componenti e tra questi e le tubazioni. Questa soluzione é resa possibile proprio dalla presenza del contenitore pressurizzato che, annullando la differenza di pressione tra interno ed esterno del circuito primario, permette di superare brillantemente i problemi di tenuta sulle giunzioni flangiate.

Il progetto dell’intero impianto MARS é finalizzato alla massima semplificazione delle operazioni di smantellamento finale dello stesso. Per questo motivo é stato collegato tramite l’ammontare delle opere realizzate in cemento armato é stato fatto ampio uso, per il supporto dei componenti e per la realizzazione delle opere di servizio, di strutture realizzate in ferro e bullonature. Questo consente sia una facile smontabilità delle strutture sia un più semplice ricondizionamento per un successivo riutilizzo dei materiali.


Nell’immagine sono visibili: il vessel pressurizzato che contiene il nocciolo con la testa integrata che contiene i sistemi di azionamento delle barre di controllo, il pressurizzatore, il generatore di vapore, le tubazioni primarie e la pompa primaria.

Risultano inoltre visibili gli scambiatori primari dei due circuiti di refrigerazione in condizione di emergenza, le cui tubazioni sono direttamente connesse al vaso.


Nello schema è visibile il circuito pressurizzato di protezione del circuito primario (CPP) al cui interno sono alloggiati: il vessel primario, le tubazioni primarie e del circuito di refrigerazione di emergenza, la pompa primaria, le valvole del circuito di refrigerazione di emergenza, il pressurizzatore e il suo serbatoio di scarico.

Il generatore di vapore e gli scambiatori primari del circuito di refrigerazione di emergenza sono contenuti nel CPP fino alle rispettive piastre tubiere essendo i rispettivi fasci tubieri alloggiati all’interno dei loro mantelli che, progettati per resistere alla piena pressione del primario, formare la seconda barriera contro perdite di refrigerante.


L’immagine riporta lo schema di funzionamento del circuito di refrigerazione del nocciolo in condizioni di emergenza (SCCS); in essa sono visibili i tre circuiti in cascata che costituisce il sistema e realizzano una doppia barriera tra il refrigerante primario e l’ambiente esterno.

Si può notare il circuito primario dello SCCS direttamente collegato al vaso e intercettato, nelle normali condizioni operative, dalla speciale valvola di non ritorno. Il circuito primario cede il calore asportato dal nocciolo al circuito intermedio che a sua volta lo cede all’acqua contenuta nella piscina; quest’ultima evapora e viene poi condensata all’interno di una torre di raffreddamento a tiraggio naturale.


L’immagine riporta lo schema della speciale valvola di non ritorno posta sul circuito di refrigerazione del nocciolo in condizioni di emergenza (SCCS).

Appositi collegamenti idraulici visibili nello schema collegato alla tubazione di uscita (collegata idraulicamente alla zona a più bassa pressione del vaso) nave); l’automatico è, pertanto, tenuto normalmente (valvola chiusa) dalla differenza di esistente tra ingresso ed uscita del vaso.

Al diminuire della portata di refrigerante primario la differenza di pressione esistente tra ingresso ed uscita del vaso si riduce proporzionalmente al quadrato della portata; esiste pertanto un valore di portata al di sotto del quale tale differenza di pressione non è più sufficiente a concedere l’ottenimento che cade quindi per conferimento libera l’area di passaggio.

La valvola è studiata per eliminare tutti i possibili problemi di bloccaggio.


L’immagine riporta lo schema del sistema di sgancio del banco aggiuntivo di barre per lo spegnimento rapido della reazione nucleare a catena in condizioni di emergenza (ATSS).

L’elemento centrale, che costituisce il sensore del sistema, è realizzato con due barre cilindriche coassiali realizzate con materiali aventi un diverso coefficiente di dilatazione termica; all’aumentare della temperatura all’interno del nocciolo, l’asta esterna sale rispetto a quella interna, fino ad azionare un leveraggio che sgnacia il grappolo di barre di controllo che cade per gravità nel nocciolo.


L’immagine riporta una pianta dell’edificioattore reattore eseguita a livello delle tubazioni del circuito primario.

Possono notare le ridottissime dimensioni dell’edificio (coincidenti quasi con quelle del circuito primario) e le strutture di supporto e di servizio realizzate con profilati metallici.


L’immagine riporta una sezione dell’edificio reattore.

Può notare come oltre la metà dell’edificio causato interrato.

Sono inoltre visibili le strutture di supporto e di servizio realizzate con profilati metallici imbullonati


Sulla Generazione IV c’è da leggere ancora:

Automazione e controllo di un impianto nucleare

UE – Roland Schenkel – Forum internazionale di quarta generazione (GIF)

Provincia Torino – Claudio Sartori – Reattori Nucleari di Nuova Generazione

Politecnico di Milano – Evoluzione dei Reattori Nucleari

Federico Santi – Possibili prospettive per una tecnologia nucleare innovativa in Italia. Analisi con un modello Markal


Su studi avanzati su aspetti particolari si può leggere:

INFN Milano, AA.VV. – L’ EBR I, “CINQUANTENARIO” DELLA PRODUZIONE di ENERGIA ELETTRONUCLEARE, TRASMUTAZIONE di SCORIE NUCLEARI, IMPIEGHI AVANZATI degli ACCELERATORI, REATTORI e TRASMUTATORI a METALLI LIQUIDI, APPLICAZIONI BIOMEDICHE ed INDUSTRIALI dei RADIONUCLIDI e delle RADIAZIONI IONIZZANTI

ENEA, ANSALDO, AA. VV. – SISTEMI NUCLEARI CRITICI E SOTTOCRITICI BASATI SULLA REFRIGERAZIONE A LEGHE DI PIOMBO: UNA SFIDA TECNOLOGICA

F. Garofalo, M. Monti ( Dipartimento di Meccanica e Costruzione delle Macchine – Università di Genova), – Analisi dinamica dell’assieme reattore di un impianto ADS raffreddato dall’eutettico Pb-Bi 

Università di Pisa, Tesi – Attività sperimentali in supporto allo sviluppo degli ADS

V. Romanello, N. Cerullo, G. Lomonaco – I reattori nucleari ad alta temperatura (HTR) nella prospettiva energetica futura

Università di Pisa, Tesi – Lo sviluppo dei reattori HTR con particolare riferimento alla produzione di idrogeno:

– Introduzione

– Capitolo 1 – I reattori HTR 

– Capitolo 2 – Il ruolo dell’idrogeno

– Capitolo 3 – Produzione di idrogeno mediante gli HTR

– Capitolo 4 – Scorie e tossicità

– Capitolo 5 – Gli attinidi

– Capitolo 7 – Bruciamento degli attidini


Un discorso completo, approfondito ed articolato sui reattori nucleari si trova nel corso di Impianti Nucleari della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa (aa 1998/1999):

Bruno Guerrini, Sandro Paci – Appunti di impianti nucleari – Parte 1: Aspetti generali

Bruno Guerrini, Sandro Paci – Appunti di impianti nucleari – Parte 2: Filiere

Bruno Guerrini, Sandro Paci – Appunti di impianti nucleari – Parte 3: Componenti


CAPITOLO 8 – DISPONIBILITA’ E COSTI DELL’URANIO

Si parla di nucleare senza fare mai riferimento al “combustibile” che lo alimenta, all’uranio che, opportunamente trattato, proviene da miniere.

La disponibilità di questo materiale è limitata, come del resto è limitata la disponibilità di ogni fonte non rinnovabile. Il problema (e lo stesso si presenta per altre fonti non rinnovabili, particolarmente per i combustibili fossili) è sapere o capire quante sono le riserve di uranio, qual è la sua disponibilità. Stabilito questo si pone subito l’altro problema: quali sono i costi dell’uranio ? In particolare è in regime di monopolio (con prezzi che non seguire la disponibilità ma vicende politico-economiche) o è a mercato libero ?

Cerchiamo di farci un’idea di come stanno le cose leggendo alcuni contributi da fonti diverse.


http://www2.unicatt.it/pls/unicatt/mag_gestion_cattnews.vedi_notizia?id_cattnewsT=6706 

            Accordo Australia-Cina per mobili di uranio 

[5 aprile 2006] 

L’appetito nucleare del drago
De Lotto: «Il costo del petrolio fa puntare sull’atomo»



Il drago cinese ha fama. Per mantenere i suoi alti ritmi di crescita ha bisogno di energia. E così, dopo un accordo con l’Arabia Saudita firmato a gennaio per crescere i flussi di petrolio, il governo di Pechino ha stipulato con l’Australia un’intesa per assicurarsi maggiori forniture di uranio: 20mila tonnellate di uranio all’anno a partire dal 2010. Destinate a far funzionare le 50 nuove centrali nucleari previste nei prossimi 20 anni. Uno sforzo notevole anche per l’Australia, che esporta oggi 10mila tonnellate di uranio per rifornire 36 Paesi. L’accordo ha fatto salire alla ribalta il mercato del materiale nucleare. Un mercato che tratta materie strategicamente sensibili ed è per questo sottoposto a rigidi controlli internazionali.

«La scelta della Cina di puntare sul nucleare – spiega Pietro De Lotto, professore di Economia internazionale all’Università di Trieste – è obbligata a causa dell’aumento del prezzo del petrolio. Ed è proprio la domanda crescente delle economie emergenti di India e Cina, oltre alle crisi mediorientali, a far lievitare il costo degli idrocarburi». Per assicurarsi le forniture di uranio necessarie a far funzionare le centrali, Pechino aveva due possibilità. Australia o Russia. «Canberra – spiega De Lotto – è il primo esportatore al mondo di uranio, seguito da Mosca. Di certo è il mercato più trasparente, poiché viene da una tradizione di economia “occidentale”». E per un materiale tanto sensibile è fondamentale avere più assicurazioni possibili.

Il mercato dell’uranio, infatti, non funziona come gli altri. Sono poche le aziende che operano in questi settori. «Anche se – sottolinea il – esistono colossi privati ​​che professore collaborano in Africa, dove possiedono bacini di minerali ferrosi per le alte tecnologie e gli armamenti». In generale comunque il commercio dell’uranio, come di altro materiale sensibile, è sempre sottoposto ad accordi governativi. «Non segue le normali regole commerciali, né rientra nei negoziati del Wto – continua De Lotto –. Ci sono procedure differenziate, con rigidi controlli di organismi internazionali e agenzie delle Nazioni Unite. Prima fra tutte l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica». Anche nel caso dell’accordo tra Australia e Cina, la fornitura dell’uranio è stata subordinata al rispetto di alcune clausole. «La potenza nucleare della Cina in campo militare – spiega De Lotto – è già consolidata. Si può dunque essere ragionevolmente sicuri che l’uranio sia usato per produrre energia». L’assenza di proteste internazionali per l’operazione è ulteriore assicurazione che Pechino utilizzerà l’uranio australiano per scopi civili. «Ritengo che per gli interessi globali in gioco – continua infatti De Lotto – l’Australia ha chiesto, ufficiosamente, l’autorizzazione agli Usa e agli altri partner commerciali».

Da parte sua Canra aveva tutti gli interessi a l’accordo con la Cina. Da un lato perché l’aumento del prezzo del petrolio aumenterà la domanda di uranio. Dall’altro per contenere l’aggressività dell’economia cinese. «In Australia – mette in luce il professore di Economia internazionale – giungono molti investimenti dall’Asia. Con questo accordo Canberra sperare di consolidare la Cina e convincerla a introdurre volontarie nelle proprie proprietà nel Pacifico». Quanto questa intesa avvicini l’impero celeste ancora di più al mercato occidentale resta però da vedere. «Pechino – conclude De Lotto – rimane indipendente. Si muove per reperire i necessari approvvigionamenti energetici. Ha dovuto sottoscrivere degli impegni internazionali, ma l’avrebbe fatto con chiunque altro se fosse stato economicamente vantaggioso». E adesso, dopo la Cina, sarà il turno del’India. Anche l’altra grande economia emergente dell’Asia è pronta a bussare alla porta australiana.

Matteo Merli


http://www.analisidifesa.it/numero6/usarusuranio.htm 

ACCORDO USA-RUSSIA SUL MERCATO DELL’URANIO

Bill Clinton e Vladimir Putin, al recente vertice di Mosca, hanno raggiunto un importante accordo sull’eliminazione del plutonio arricchito, originariamente destinato alla costruzione di ordini nucleari. I russi stesso produrrà 34 emissioni di plutonio arricchito impiegandolo come combustibile nelle centrali nucleari per produrre energia elettrica, mentre gli Stati Uniti ne convertiranno allo stesso modo circa 22,5 tonnellate. L’accordo, tecnicamente, prevede l’impasto del plutonio arricchito con dell’uranio, il cui composto (un particolare ossido chiamato Mox) costituisce il carburante nucleare per le centrali e il cui scarto non è utilizzabile per la costruzione di ordini nucleari per molto tempo (al contrario di quanto avviene oggi con l’utilizzo centrali nucleari dell’uranio il cui materiale di scarto è appunto il plutonio ).

L’accordo avrà però serie ripercussioni sull’intera industria dell’estrazione dell’uranio (con cui viene prodotto il plutonio) determinando il crollo di questo mercato, che è già in contrazione. Secondo i dati forniti dal Sipri di Stoccolma, la produzione di uranio è scesa quasi del 70 per cento negli ultimi dieci anni. Ma soprattutto ci sarebbero gravi ripercussioni sul mercato petrolifero in quanto un grammo di plutonio ha lo stesso potere energetico di una tonnellata di petrolio. Si tratta di un programma estremamente ambizioso dato che gli Stati Uniti si sono impegnati con un finanziamento di quattro miliardi di dollari, a fronte dei 200 milioni di dollari stanziati dai russi. Inoltre,

Tutto questo in nome del disarmo nucleare anche se l’accordo, sul lungo periodo, potrebbe ottenere esattamente l’effetto contrario. In effetti il ​​plutonio prodotto dalle centrali e che va utilizzato per realizzare il nuovo combustibile, deve essere precedentemente raffinato con il risultato di ottenere di nuovo materiale adatto alla costruzione di ordini nucleari. E non si tratta di quantitativi di poco conto. Qualora a questo programma dovessero affermarsi anche altri paesi (Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Ucraina hanno già mostrato interesse) ogni anno potrebbero essere prodotte circa 80 tonnellate di plutonio e per produrre un ordine nucleare tattico ne sono sufficienti 5/8 chili, i quali, tra l’altro, non un volume superiore a quello di una palla da tennis, risultando quindi facilmente trasportabili. In questo modo diventerebbe ancora più difficile evitarne la diffusione in tutto il mondo.


 http://www.gaiaitalia.it/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=79 

Uranio, merce oscena

Ci sono segni di vigorosa ripresa del nucleare nelle sue diverse forme, che sono poi una sola, quella di fonte di energia per centrali elettriche e per l’esplosione di bombe atomiche. La scusa per le costruzione di nuove centrali è offerta dal fatto che occorre rallentare il crescente uso delle fonti fossili — carbone, prodotti petroliferi, gas naturale — sia per i sempre più vistosi mutamenti climatici conseguenti l’effetto serra (dovuto all ‘immissione nell’atmosfera di anidride carbonica e di gas che si bruciano i combustibili fossili), sia per il livello di combustibile impoverimento delle riserve di idrocarburi, con aumento del loro prezzo sui mercati internazionali. La scusa per la ripresa dell’interesse per le bombe nucleari va cercata nel fallimento, di fatto, del trattato di non proliferazione, nella potenziale o inventata minaccia di armamento nucleare di paesi “nemici” dell’America, come Iran o Corea del Sud o altri, nella constatazione che anche paesi ufficiali non-nucleari, come Pakistan e India, sono stati capaci di dotarsi di armi nucleari. Tutto questo stimola l’aggiornamento e il perfezionamento delle armi nucleari americane, dichiarate necessarie a fini di deterrenza (se tu usi una bomba atomica, io ti distruggo con dieci bombe atomiche), ma soprattutto necessarie per dare fiato e profitti al complesso militare-industriale che producono uranio e recupera plutonio, vende combustibili per le centrali, perfeziona gli arsenali esistenti, fa affari con la sepoltura dei materiali radioattivi risultanti. Il “ciclo dell’uranio” comincia con le attività minerarie, si concentra in pochi paesi come Canada, Australia, Kazakistan, Niger, eccetera, nei quali il minerale, che contiene da due a quattro chili di uranio per tonnellata, viene trattato per separarne, per reazioni chimiche, l’uranio sotto forma di ossido, il “yellow cake”. Questo non serve a niente perché solo l’isotopo 235 dell’uranio, presente in ragione di circa 7 chili per tonnellata di “yellow cake”, è capace di subire fissione liberando energia. A questo punto il ciclo dell’uranio continua negli stabilimenti chimici che trasformano l’ossido di uranio in fluoruro di uranio, un sale volatile a bassa temperatura che viene avviato al successivo processo di aumento della concentrazione dell’isotopo-235 (di “arricchimento” ). In una serie di centrifughe (lunghi tubi metallici che ruotano ad altissima velocità intorno al proprio asse), il fluoruro dell’uranio-235, un po’ “più leggero” del fluoruro dell’altro isotopo, l’uranio-238, si separa dall’uranio-238. A seconda del numero di centrifughe e della durata dell’operazione, si trova due qualità merceologiche di “uranio arricchito”, quello contenente dal 3 al 4 percento di uranio-235 (il resto è uranio-238), adatto per alimentare i reattori delle centrali elettriche, e quello contenente oltre l’80 percento di uranio-235, adatto per bombe nucleari. L’uranio delle centrali nucleari, dopo una permanenza di alcuni mesi o pochi anni nei reattori, non serve più e deve essere estratto come “combustibile irraggiato”; adesso contiene poco uranio-235, molto uranio-238, un po’ di plutonio e molti altri elementi che restano radioattivi alcuni per settimane o mesi o anni, altri, come il plutonio, per secoli e millenni. A questo punto il ciclo dell’uranio continua lungo due strade che coinvolgono forti interessi commerciali e finanziari e che, nello stesso tempo, sono fonti di pericoli e danni civili e ambientali. La prima consiste nel “ritrattamento” del combustibile irraggiato, una serie di delicate e procedure chimiche per separare, dalle scorie inutili, radio e tossiche, una “merce utile” come il plutonio che ha un suo mercato, come esplosivo per armi nucleari, molto ricercato perché chi riesce ad ottenerlo — sia uno stato, sia una organizzazione terroristica o criminale — può costruire (o far credere di costruire) una bomba atomica risparmiando la parte più lunga e noiosa e costosa dell’intero ciclo. Per questo tutte le operazioni di ritrattamento dei controlli polizieschi, segretezza e delle libertà di informazioni. Il secondo mercato del plutonio consiste nel miscelarlo con uranio e nell’usare i risultanti “ossidi misti” (MOX) nelle centrali nucleari, con formazione di altre scorie radioattive, e così via. L’ultimo pezzo riguarda la sepoltura, in cimiteri isolati dal contatto con le acque e le forme di vita, della grande massa di materiali radioattivi che si formano nell’intero ciclo dell’uranio. Si tratta delle scorie di miniera; dei sottoprodotti delle operazioni chimiche di purificazione e di arricchimento (anche se uno di tali sottoprodotti, l’uranio impoverito dell’isotopo 235, il DU, ha un suo mercato come metallo per i proiettili penetranti per cannoni e missili); si tratta dei sottoprodotti del funzionamento dei reattori delle centrali elettriche o di quelli militari, e dei residui delle operazioni di ritrattamento del combustibile irraggiato. E poi ci sono da seppellire i materiali da costruzione degli impianti e reattori in cui si svolgono queste attività e che sono esposte a radiazioni che generano altri elementi radioattivi (per “attivazione”). E poi altra roba radioattiva ancora. Nessuno sa dove mettere questi materiali radioattivi che ottengono tutti anno, che per ora stazionano in depositi provvisori sparsi per il mondo, anche in Italia, naturalmente, che vengono esportati da un paese all’altro alla ricerca di un cimitero “affidabile”, che non c’è e che probabilmente non si troverà mai. Tutto in una foschia di segreti, di disinformazione, di bugie. Per farla breve, noi lasciamo, alle generazioni future, in eredità, l’incarico di cercare dei depositi di materiali che restano tossici e radioattivi per tempi lunghissimi (nel caso del plutonio per tempi diecine di volte più lunghi del periodo trascorso dal tempo dei faraoni ad oggi), e di cercare, per tali depositi, dei custodi incorruttibili, politicamente duraturi, scientificamente affidabili — una improbabile casta sacerdotale nucleare.. La situazione è già gravissima e insostenibile oggi e la nuova frenesia militare-commerciale nucleare la fa aggravare ogni giorno: non sarà il caso di chiedere ad alta voce che venga fermato il ciclo dell’uranio, la merce oscena per eccellenza ? e di chiederci di quale e quanta energia la comunità umana, la comunità europea, la società italiana, ha veramente bisogno per una dignitosa ed equa convivenza ? .


http://www.paginedidifesa.it/2005/pdd_050521.html 

Il Kazakistan primo produttore di uranio dal 2010

Pagine di Difesa, 10 maggio 2005

Il Kazakhstan è terzo in classifica nel mondo per il volume di estrazione di uranio nel 2004, secondo Kazatomprom, compagnia nazionale per l’energia atomica del Kazakhstan.

Riferendosi ai dati del settimananle americano specializzato in problemi del ciclo di combustibile nucleare “Ux Weekly”, Kazatomprom ha dichiarato che i primi tre leader per il volume di estrazione di uranio sono oggi il Canada (29,2% della mondiale), l’ Australia (22,6%) e il Kazakistan (9,4%).

Il Kazakhstan ha prodotto 3.719 tonnellate di uranio nel 2004, una crescita del 45% rispetto al 2003 (3.346 tonnelllate). La compagnia nazionale vuole produrre più di 4.000 tonnellate di uranio nel 2005 e aumentare annualmente la produzione fino a 15.000 tonnellate nel 2010. Il Kazakhstan diventerà quindi il primo produttore mondiale di uranio. Le riserve del paese sono stimate a 1,5 milioni di tonnellate, più o meno 20% rifornimento del totale di uranio nel mondo.

Il Kazakhstan progetta di sviluppare sette miniere di uranio nel 2010 e sette nuovi siti dovrebbero nascere nei campi di Budenovskoe e Mynkuduk, nel sud del paese. Kazatomprom ha valutato che il progetto rientrerà nelle spese del paese nel 1013. Da quel momento in poi, i profitti dell’uranio raggiungeranno gli 830 milioni di dollari.

L’Agenzia Internazionale di Energia Atomica ha previsto una insufficienza sul mercato dell’uranio nel 2010 e ha dichiarato che il mercato di rifornimentobbe fino a raggiungere un deficit di 16.000 tonnellate nel 2015.

Fonte: Ufficio stampa Europa e Usa della Repubblica del Kazakhstan


http://www.mi.infn.it/~landnet/rapp13june97ita.txt 

“Contrabbando nucleare: rischi, prevenzioni e contromisure” 

12-13 giugno 1997 Como-Villa Olmo 

Riflessioni e Rapporto Finale 

Prof. Maurizio Martellini, Dip. di Fisica dell’Università di Milano, Segretario Generale del Landau Network-Centro Volta (LNCV) 

Prof. Paolo Cotta-Ramusino, Dip. di Fisica dell’Università di Milano, Segretario Generale Unione Scienziati per il Disarmo (USPID) 

Si sono svolti a Como, presso il Centro di Cultura Scientifica “A. Volta”, due importanti incontri legati da un comune tematica: la situazione del contrabbando nucleare, le tecnologie più appropriate per individuarlo, le relative contromisure e – più in particolare – la situazione del complesso nucleare militare/civile dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il primo incontro ha visto la riunione del Gruppo di Lavoro del G7+1 sul contrabbando nucleare (ITWG)* . Il secondo incontro è consistito in un Forum, organizzato dal Landau Network – Centro Volta (LNCV)** con il contributo dell’UNESCO Venice Office e del Ministero degli Affari Esteri e sotto gli auspici dell’USPID e della Regione Lombardia. L’incontro si è svolto nell’ambito del programma della Scuola Internazionale UNESCO” 17 nel 1996 e 2 nel 1997. Su 134 incidenti, il 34% di essi interessa sostanze radioattive e il 66% materiali nucleari. Di questi incidenti solo 8 casi riguardano MN militari cioè utili per costruire una bomba nucleare (tutti verificatisi nel periodo 1992-1994 e nessuno dopo): Ottobre 1992, Pdolsk – Russia, HEU, 1,5 Kg, 90% di arricchimento Luglio 1993, Andreeva Guba – Russia, HEU, 1,8 Kg, 36% di arricchimento Marzo 1994, San Pietroburgo – Russia, HEU, 3,5 Kg, 90% di arricchimento Giugno 1994, Murmansk Reg. – Russia, HEU, 4,5 Kg, 20 % di arricchimento Agosto 1994, Monaco – Germania, MOX, 560 g, con Pu-239, 363 g. Ottobre 1994, Tengen – Germania, Pu-239, 5,6 g Dicembre 1994, Praga – Cecoslovacchia, HEU, 2,7 Kg, 88% di arricchimento 1994, Vilniius – Bielorussia, HEU, 2 Kg, in 4 t di berillio Secondo il parere di Thomas Cochran, Direttore del Programma nucleare, Natural Resources Defense Council di Washington: tutti i casi di contrabbando dei MN militari riguardano materiali trafugati in Russia; i materiali nucleari militari trafugati di produzione da istituzioni navali di ricerca, sono centri spaziali o da produzione nucleare. Non da depositi di armi nucleari possono esserci stati casi di trafugamento non rilevati a causa della mancanza di un’efficace scambio di informazioni sui magazzini militari, sui sistemi di controllo e sull’inventario delle giacenze dei magazzini nucleari* . 2) non RISULTANO casi significativi di contrabbando di materiali nucleari militari negli ultimi due anni; ci sono PERALTRO moltissimi casi di contrabbando di sostanze radioattive. Possiamo ritenere che non si sono verificati casi significativi oppure non sono stati scoperti? Purtroppo non è possibile osare una risposta univoca a questa domanda perché esistono notevoli di incertezza, che sono stati ampiamente discussi durante il Forum. Vediamone alcuni che riguardano espressamente la situazione dell’ex-URSS. a) Come Stato Nucleare, la Russia è soggetta al ” fissile nuclear material accounting” dell’Agenzia Internazionale sull’Energia Atomica (IAEA) di Vienna solo per quanto riguarda le installazioni e le centrali specificatamente poste sotto il controllo della IAEA. Il materiale nucleare militare in Russia non è accessibile alla supervisione delle autorità Russe o del settore, autorità civili l’ Ispettorato Federale Sicurezza Nucleare e di Radioprotezione (GAN), o alla supervisione di organizzazioni internazionali (IAEA). Questo naturalmente non significa che la protezione del MN offerta dai militari sia insoddisfacente, significa solo che molte informazioni in proposito non sono accessibili. b) Nel novembre del 1995 la Federazione Russa ha interrotto gli accordi intergovernativi con gli Stati Uniti riguardanti la “trasparente” sui magazzini di materiali nucleari militari ei relativi sistemi e programmi di “accountability”. c) L’ITWG, che può svolgere la funzione di verificare l’origine del MN sequestrato, è solo un organismo di controllo: se uno stato membro dell’ ITWG (e lo sono ad esempio tutti gli stati del G7 + 1) scopre un contrabbando di MN militare può chiedere a sua discrezione l’intervento dell’ITWG per istituzioni la provenienza di questo materiale, ma può anche non farlo per ragioni di sicurezza interna . Questo è un problema valere ad ogni organismo internazionale di questo tipo (IAEA incluso): comunicare dei dati sul contrabbando dei MN militari significa divulgarli pure a tutti i paesi appartenenti alla commissione internazionale stessa. Quindi molti paesi potrebbero essere reticenti. d) Il mercato del WGNM può essere destinato ai paesi che aspirano a essere una potenza nucleare oa gruppi terroristici. Esiste un interesse in linea di principio da parte di diversi Paesi ad acquisire materiale fissile, anche se non esiste un mercato paragonabile al mercato capillare e universalmente diffuso della droga. Tuttavia un mercato potenziale c’è e questo non deve essere sottovalutato. e) Il complesso militare della Russia è in grave crisi organizzativa ed economica. Si sono verificati numerosi casi di traffico d’armi convenzionali ma non di MN. Non è lecito aspettarsi che, in mancanza di un’informazione certa e dettagliata sulla consistenza del MN militare, non si verificherà mai in futuro traffico di MN. f) Il complesso nucleare civile dell’ex Unione Sovietica è in grave crisi economica: quindi può diventare conveniente anche contrabbandare gli scarti radioattivi, le sostanze radioattive per ricerca industriale/medica o persino i combustibili arricchito ( Uranio debolmente arricchito, LEU, che contiene l’isotopo U-235 al 3-6% di arricchimento) anche se tutto ciò ha un basso valore commerciale. Il contrabbando di materiali radioattivi è divulgato da persone poco qualificate e preparate. Si tratta di persone con scarsa capacità di prendere precauzioni, che non hanno un compratore e che vengono intercettati più facilmente Ad esempio, per quanto concerne la sola capacità, nel 1996 sono stati scoperti ai suoi confini di Polonia migliaia di casi (precisamente 18.995) di trasporto illegale o irregolare di sostanze radioattive. Per capire l’incremento di questi eventi nella sola Polonia, si tenga conto che nel 1992 i casi scoperti erano solo 148. 3) COSA FARE? Molti dei limiti individuati sopra a proposito dell’ attività di controllo effettuati dai vari organismi internazionali e nazionali di tipo civile, non possono essere certo superati in breve tempo. Tuttavia alcuni progetti e alcuni progressi sono stati delineati al Forum di Como e ne riportiamo alcuni. La prima cosa da fare emersa dal Forum e proposta dall’ITWG, è la preparazione di un test mirato alla standardizzazione della procedura e metodologia di analisi su campioni di materiali nucleari invitati dal “European Transuranium Institute” di Karlsruhe ai vari laboratori dei paesi partecipanti alla rete dell’ITWG. Inoltre il Forum ha sottolineato la necessità di creare una banca dati civile mondiale (integrando quella già esistente della IAEA) alla quale confluiscano informazioni relative al tipo, morfologia e composizione isotopica dei materiali nucleari trafugati. Infatti ogni materiale nucleare può avere una sua marcatura che permette di risalire alla sua origine. Ad esempio se il materiale nucleare contiene degli isotopi stabilizzati del piombo, questi permettono l’identificazione territoriale dal punto di vista geologico. Inoltre, per quanto concerne il plutonio, essendo questo un elemento che non esiste in natura ma è prodotto nei reattori nucleari, dal suo grado di purezza si può risalire al tipo di reattore nucleare che lo ha prodotto e quindi alla regione di provenienza perché si conosce le caratteristiche dei reattori nucleari operanti nei vari Stati del mondo. Ovviamente per provenienza del materiale nucleare, bisogna prima individuare! Per fare ciò si sono sviluppati dei detector da campo e fissi – che permette di individuare per via passiva o attiva il flusso di radiazione gamma o di neutroni emesso dal campione di materiale nucleare trafugato. Questi detector devono essere più sensibili ed analitici (devono cioè individuare la composizione isotopica e il grado di arricchimento) degli usuali dosimetri di radiazioni ionizzanti usati per radioprotezione. Tuttavia nel Forum di Como è emerso che per evitare il contrabbando di materiali nucleari e in particolare di quelli militari, si rende necessario migliorare il grado di sicurezza dei magazzini russi contenenti WGNM o combustibili freschi per la flotta nucleare (che spesso sono HEU al 90% di arricchimento). Questo è possibile soprattutto grazie ai programmi lab – to – lab tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti che hanno permesso di migliorare gli standard di sicurezza di centri di ricerca nucleare civili come il Kurchatov Institute di Mosca e di ex cittadelle atomiche e laboratori di assemblaggio di armi nucleari come Chelyabinsk-70, Chelyabinsk-65 (Mayak), Krasnoyarsk-26 e Arzamas-16 rispettivamente. Un sistema di controllo particolarmente efficace a questo scopo è quello del “monitoraggio remoto” trasmesso tra il Kurchatov Institute russo e il Sandia National Laboratory americano, che permette di controllare in tempo reale la situazione dei magazzini dei MN non militari. Sarebbe auspicabile che questo sistema di sicurezza fosse richiesto pure per i magazzini militari di WGNM, ma gli accordi intergovernativi a questo scopo sono fermi dal novembre 1995. Nel dibattito finale del Forum di Como è emerso che la migliore strategia per prevenire il contrabbando nucleare sarebbe quella di realizzare il più rapidamente possibile i seguenti interventi: a) completare la costruzione del magazzino di materiali nucleari fissili a Mayak (anche se coprirà soltanto il 40% del fabbisogno) e di porlo sotto sorveglianza internazionale; b) attivato lo scambio di informazioni sulla situazione reale dei magazzini militari di WGNM; c) immagazzinare, in accordo con la non – proliferazione, i materiali nucleari fissili in eccesso, cioè provenienti dallo smantellamento delle testate nucleari previste dallo Start 1 oggi operante (circa 2.000 testate all’anno); d) attuare la conversione a scopi civili del complesso nucleare militare dell’ex Unione Sovietica e il reinserimento nel settore civile di tutto il personale scientifico e tecnico che era impiegato nel settore nucleare militare (si stimano circa 5.000 persone a conoscenza di tecnologie nucleari militari e circa 2.000 “progettisti di bomba”). * L’ITWG si è riunito a Como per la terza volta, dopo il meeting del gennaio ’96 all'”European Transuranium Institute” di Karlsruhe, Germania e del dicembre dello stesso anno a Obninsk, nei pressi di Mosca. ** L’LNCV è un’organizzazione internazionale operante nel Centro di Cultura Scientifica A. Volta – sorto grazie al supporto dell’ Unione Industriali di Como e del Ministero degli Affari Esteri – che ha lo scopo di sviluppo ogni forma di cooperazione scientifica e tecnologica tra i Paesi dell’Est Europeo e quelli della Comunità Europea. Il LNCV rappresenta anche un punto di incontro per approfondire i guerra mondo i grandi temi come dopo la della disarmo nucleare, sicurezza internazionale ei problemi di ambiente ambientale. * Prima del 1990, quando ancora esisteva l’Unione Sovietica, l’inventario magazzini dei MN si compilando appositi moduli del KGB su cui si trovava il tipo di materiale prodotto. Ancora non esisteva alcuna forma di registrazione computerizzata e molti di questi documenti possono essere scomparsi durante la ristrutturazione del KGB dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Quindi l’inventario dei MN aggiornato in seguito agli accordi lab-to-lab può essere incompleto in relazione agli anni precedenti la dissoluzione dell’Unione Sovietica.


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politiche%20e.a/fonti_rinnovabili_giardi.htm 

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Le fonti rinnovabili: da alternativa verde a
necessità energetica

Dario Giardi *

La vita ha bisogno di “energia”, energia che arriva dal Sole sotto forma di radiazione elettromagnetica (calore): la grande macchina della natura è alimentata dall’energia. La “macchina” della società umana, al pari della macchina della natura, necessità di energia per funzionare, cioè per la produzione di beni, servizi, attività domestiche, riscaldamento, illuminazione etc… La creazione da parte dell’uomo di un habitat tecnologico artificiale più confortevole e mirato a obiettivi di miglioramento della qualità della propria vita ha cominciato ad alterare l’equilibrio delle risorse e della qualità del pianeta.
Questo però non vuole dire che per non sconvolgere l’equilibrio vitale del pianeta si deve necessariamente rinunciare al confort tecnologico o allo sviluppo umano che ha in così larga misura contribuire a migliorare i nostri standard di vita. Dobbiamo solo cercare di compatibili con le opportune strategie di sviluppo della società con le risorse e con’equilibrio vitale del pianeta.

Una “ricetta” potrebbe essere quella di intraprendere la via delle fonti rinnovabili.
scelta non sottintende soltanto un “ambientale”, di questa anche bisogno il pianeta abbandonando quelle fonti ad pericolosità ambientale come i cosiddetti fossili (quali il petrolio ed il carbone, ma anche il gas metano ed altri derivati), ma anche il gas metano ed altri derivati), vera scelta strategica energetica per assicurare lo sviluppo della società umana.

Quanto dureranno le riserve di petrolio?

Secondo la ExxonMobil, la maggiore compagnia petrolifera, i giacimenti petroliferi sono sufficienti, ai ritmi attuali, per la fornitura di petrolio fino al 2050.

Secondo la BP Amoco, la seconda compagnia petrolifera, i giacimenti accertati sono, sempre ai ritmi di consumo attuali, sufficienti fino al 2044.

Le correnti di pensiero sono due: gli ottimisti ei pessimisti. Tra i primi vi è una task force scientifica dell’US Geological Survey che, dopo uno studio durato cinque anni, ha concluso che il mondo ha riserve sufficienti per circa 80 anni ai ritmi di consumi attuali, circa due mila e trecento miliardi di barili, (313 miliardi di tonnellate) anche se gran parte di esse devono essere ancora scoperte. Tra i secondi, invece, ci sono i geologi del King Hubbert Center della Colorado School of Mines che ritengono che la produzione dell’oro nero toccherà il suo picco in questo anno con 85 milioni di barili al giorno per poi scendere drammaticamente a 35 milioni nel 2020. Una previsione che molti altri esperti ritengono errata. Un consulente governativo americano, Daniel Yergin, ha dichiarato al Los Angeles Times «ormai da oltre un secolo ci sono predizioni catastrofiche sull’esaurimento delle riserve petrolifere, ma in realtà l’unica cosa sicura è che il petrolio è una risorsa finita. Non sappiamo, però, quanto ce ne sia ancora nelle viscere del pianeta».

Secondo Thomas S. Ahlbrandt della Geological Survey sono stati consumati circa 710 miliardi di barili di petrolio. «Le analisi», dice Ahlbrandt, «dimostrano che ce ne sono ancora 891 miliardi sicuri più altri 688 probabili. Senza contare che ulteriori ricerche potranno portare a scoprire altri 731 miliardi di barili». Altri, però, sottolineano alcuni segnali negativi. Innanzi tutto le riserve dei paesi arabi sarebbero sovrastimate. Poi molti giacimenti potrebbero essere troppo convenienti perché si trovi in ​​una zona proibita. Colin J. Campbell, un esperto che vive in Irlanda, ritiene ad esempio che le nuove scoperte daranno un massimo di 100 miliardi di barili sufficienti solo per tre o quattro anni.
Infine, altri rilevano che se le multinazionali stanno iniziando prospezioni in aree come i bacini oceanici, l’Artico e l’Antartico, qualche motivo ci sarà: cioè le riserve delle zone temperate non esisterebbero affatto.

Senza schierarsi con l’una o con l’altra corrente si possono, comunque, fare alcune considerazioni: è vero che negli anni ’70 i catastrofisti davano per imminente l’esaurimento dei giacimenti petroliferi collocando l’esaurimento dei giacimenti per il primo anno del nuovo ed invece 2003 la domanda è inferiore all’offerta di petrolio, una fonte esauribile e calcolare quando finirà è un esercizio valido nel concetto: anche se per assurdo fosse sufficiente per possibile ancora domanda a costi contenuti per altri 100 o 200 anni non giustifica il fatto che si farlo con leggerezza che in meno di 200-300 anni possa comunque esaurito una risorsa che non sarà più riproducibile.

E le altre fonti non rinnovabili?

Al di là dei combustibili fossili che hanno garantito lo sviluppo fino ad ora, l’altra fonte energetica che garantirebbe nell’immediato la copertura del fabbisogno energetico mondiale è il nucleare da fissione. Ma -come è noto- tale nucleare, pur se non inquina molto, ha dei problemi seri da affrontare: scorie radioattive a grande vita media, problemi relativi al sempre possibile errore umano, sicurezza dei siti da attacchi terroristici e -da ultimo- un aspetto ancora non molto noto: le riserve di Uranio (il materiale utilizzato per produrre l’energia nucleare) non sono infinite ed anzi hanno una scadenza..

Secondo un rapporto elaborato dall’agenzia dell’OCSE per l’energia nucleare (AEN) e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), pubblicato nel 1999, si stima che la quantità di uranio disponibile sul pianeta ammonti a 4 milioni di tonnellate (www.nea.fr, www.francenuc.org ). Nel 1998, nel mondo, il consumo annuale d’uranio delle centrali nucleari è stato valutato pari a circa 60.000 tonnellate. A questo ritmo l’uranio sarà esaurito prima della conclusione di questo secolo.

L’unica alternativa, che rimarrebbe a questa soluzione, è quella della fusione termonucleare che è ancora molto al di là da venire e tale rimarranno -presumibilmente- per molti anni.

Ecco quindi che si pone una domanda: quale energia per un futuro sostenibile e che cioè si preoccupi dell’ambiente ma anche dello sviluppo della società?

Per il momento l’unica risposta concreta, pratica e programmatica è: le fonti rinnovabili.

Ecco quindi che le rinnovabili non saranno più solo energie pulite, “verdi”, ma rappresenteranno l’unica scelta energetica a lungo periodo praticabile in tempi brevi quando le altre fonti non rinnovabili saranno esaurite.

È inutile quindi porre in essere politiche energetiche che spostandosi da un combustibile fossile che sposta all’altro cercare di rimanere a galla quanto più possibile, bisogne investire subito nella ricerca nel settore delle fonti rinnovabili, che rappresentano l’unica strada percorribile a lungo termine e che dovrebbero in breve tempo acquisire ed acquisire efficienza, solo così, infatti, le fonti rinnovabili diventeranno fonti a basso costo capaci di giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo.
Va ricordato, infatti, che la chiave per lo sviluppo è, piaccia oppure no, la disponibilità d’energia a basso costo e che tale disponibilità oggi è resa possibile solo ricorrendo alle fonti tradizionali. Questo non escludere che in futuro le cose potrebbero e come abbiamo detto dovrebbero necessariamente cambiare tenendo conto che se se efficienza energetica a basso costo, anche i combustibili fossili a breve non saranno più competitivi.

Ad esempio, anche se non volessimo sapere quando finiranno le scorte del petrolio convenzionale (quello a buon mercato) chiederci, però, quando la produzione comincerà ad assottigliarsi, perché l’ultimo barile di petrolio è molto più difficile da estrarre e più costoso del petrolio primo, quindi o la domanda o salgono i prezzi, come a dire termina il petrolio a buon mercato.

E poi va anche considerato che in realtà il prezzo delle energie rinnovabili è più il prezzo integra in se l’efficienza ambientale quel costo sociale cioèl’inquinamento ambientale produce una condizione di benessere per gli agenti che involontariamente sono esposti ad esso; l’ inquinamento genera cioè quella che viene chiamata “esternalità” che a sua volta genera un costo sociale come ad esempio la bonifica a seguito dell’inquinamento di un sito) che dovrebbe essere aggiunto al costo dei combustibili fossili e che invece non viene considerato. In tutti i casi, nei costi dell’energia ottenuta dai combustibili fossili, manca computo dell’impatto ambientale della combustione, cioè il prezzo di questo tipo di energia è più basso del suo costo sociale (ecco perché si è arrivati ​​alla carbon tax che consentire di consumare meno: il carbone raggiunge il suo picco di produzione nel 1996 e poi cala, visto che comincia a costare troppo). L’elettricità ottenuta per via eolica comprende il costo delle turbine e della distribuzione e non ci sono costi sociali, mentre il costo di quella ottenuta con il carbone comprende solo l’estrazione, la distribuzione, senza i costi sociali che ne derivano.

L’importante è comunque iniziare ad investire in ricerca e sviluppo nel campo delle rinnovabili perché se veramente le previsioni più recenti si rivelassero valide ci troveremmo di fronte a una sostanziale scarsità di petrolio e combustibili fossili in assenza di alternative «mature» per sostituirli. Se invece possedessimo alternative mature ed efficienti rispetto alle fonti non rinnovabili non ci sarebbe tanta considerazione sui dati allarmanti riguardo all’esaurimento dei combustibili fossili.

Passare dai combustibili fossili al nucleare o alle fonti rinnovabili non rappresenterebbe un salto nel buio; non sarebbe la prima volta, infatti, che l’umanità si troverebbe a passare da una sorgente energetica ad un’altra. È avvenuto per il carbone che ha lasciato il passo al carbone, è avvenuto per il carbone che ha lasciato il passo al petrolio, sta tuttora avvenendo per il petrolio.
L’età della pietra non è finita perché si esaurirono le pietre.
In effetti, quando siamo passati dal legno al carbone, non è stato perché il legno era esaurito. Quando siamo passati dal carbone al petrolio, non è stato perché il carbone era esaurito. In entrambi i casi, il passaggio è avvenuto perché si erano rese disponibili soluzioni più pratiche e meno costose di quelle esistenti.

Investire in fonti rinnovabili ha un vantaggio rispetto ad investire nel petrolio, non si esaurisce. Senza percorrere ipotesi fantascientifiche, (1) è possibile un futuro incentrato su rinnovabili, risparmio e migliore efficienza energetica. In effetti, un termine non si può ipotizzare che l’intero fabbisogno energetico di un paese sviluppato come ad esempio l’Italia possa essere coperto dalle fonti rinnovabili ma si potrebbe ipotizzare una breve politica basata su un decentramento energetico:eolico (Danimarca al 15% ), celle a combustibile, fotovoltaico (specie per le utenze isolate), geotermia (Italia al 2%, Nicaragua e Filippine a oltre il 26%). 

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 * Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.

(1)

I pannelli solari di raccolta energetica dalle capacità intrinsecamente limitate per due: l’assenza di luce solare diretta nelle ore notturne e l’interferenza atmosferica delle condizioni terrestri condizioni. Il programma Nasa Space Solar Power, ora abbandonato, ha aggirato tali ostacoli mediante il lancio di satelliti in grado di raccogliere le radiazioni solari e ritrasmetterle sulla Terra. Un sistema che garantito abbastanza gigawatt di elettricità da alimentare di migliaia di abitazioni. Tale sistema non sarebbe altro che una rivisitazione delle “Sfere di Dayson”.
La Sfera di Dyson (o guscio di Dyson) è stata originariamente proposta nel 1959 dall’astronomo Freeman Dyson in “Search for Artificial Stellar Sources of Infrared Radiation” (Ricerca di Sorgenti Stellari Artificiali nella Radiazione Infrarossa) sulla rivista Science, e presentata come una possibile maniera per una civiltà avanzata di utilizzare tutta l’energia irradiata dal proprio sole. Una Sfera di Dyson è una sfera di origine artificiale e di raggio pari a quello di un’orbita planetaria. La sfera consisterebbe di un guscio di collettori solari o di habitat posti attorno alla stella, sicché tutta l’energia emessa dalla stella (o quanto meno una risorsa porzione di tale energia) colpirebbe una superficie ricevente sulla quale l’energia stessa verrebbe infine utilizzata.

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  Bibliografia


Guy Dauncey e Patrick Mazza, “101 soluzioni per ridurre l’effetto serra” , Franco Muzzio Editore, Roma 2003.
AAVV, “Terza Comunicazione Nazionale sui Cambiamenti climatici” , Ministero dell’Ambiente, Roma 2003.
Paolo Degli Espinosa, “I limiti dell’energia” , Garzanti, Roma.


 http://www.newsblog.it/investire_in_uranio.htm  

Economia&Finanza

IL FINANZIARIO
Edizione di domenica, 18 settembre, 2005  

LE CALAMITA’ NATURALI NON PORTANO MAI BENEFICI ECONOMICI

 Ben Bernake, consigliere del governo americano e, forse, futuro successore di Greenspan alla Fed, ha dichiarato economico, relativamente all’uragano che non tutto il male viene per nuocere.

Secondo il consigliere, persino gli stati più colpiti come la Louisiana beneficeranno in futuro dello stimolo economico e dei nuovi posti di lavoro creati dalla necessaria ricostruzione.

 Personalmente, non riesco a credere che ci sia qualcuno che possa pensare che questo sia vero. Se fosse così facile, basterebbe “assoldare” un piccolo esercito di vandali per distruggere proprietà e costruzioni in Italia ed Europa, o magari convocare una decina di G-8 l’anno e benedire le distruzioni che spesso li accompagnano. In questo modo risolveremo, almeno in parte, il problema della crescita.

 Non c’è qualsiasi crescita quando migliaia di persone perdono la casa, i soldi, le loro proprietà e la vita.

E’ vero, al momento della ricostruzione ci saranno investimenti, flussi di capitali, nuove spese, ecc.

Ma sicuramente chi ha perso la casa non spenderà molto in vestiti, auto, nuovi libri o vacanze nei prossimi mesi o anni.

Ed immaginano che, in definitiva, essi non spendere molto nella “ricostruzione” perché per la maggior parte di quella gente che riuscirà a salvarsi da quella situazione non ha più nulla. La ricostruzione dovrà vivere per il governo che dovrà utilizzare i soldi dei contribuenti per “ricostruire”. Soldi dei contribuenti di alcuni stati americani che finiranno nelle tasche dei cittadini delle zone colpite, i quali potranno, forse, recuperare un po’ di normalità.

 Le catastrofi naturali non creare mai nuova ricchezza ma ne distruggono una parte e ne ridistribuiscono un’altra. Peraltro, in Italia sappiamo bene che una parte della ricchezza si conclude in parte ai cittadini delle zone colpite, in parte ai politici. Forse gli americani saranno migliori di noi da questo punto di vista, ma non sono certo “puri” e sono pronto a scommettere che qualche attico e qualche Ferrari saranno acquistati con quei soldi……….

URANIO: PUO’ INTERESSARE?

 I rialzi del prezzo del petrolio, che si muove oramai stabilmente tra i 60$ e 70$ al barile, sono cronaca fresca di questa estate. Le forze che dovrebbero “guidare” i prezzi verso il basso si muovono, in realtà, in maniera diametralmente opposta, lasciando presagire ulteriori rialzi. Infatti, i consumi non accennano a diminuire, le estrazioni e le esplorazioni ristagnano e la capacità di raffinazione mondiale è vicina alla piena saturazione.

 Se il prezzo del petrolio continua a crescere, è regolare del mercato che prima o poi, altre fonti di energia diventeranno più convenienti ed il loro utilizzo sarà intensificato.

 Ma qual è la fonte di energia che, nell’immediato, può sostituire “l’oro nero”?

 in Italia vi abbiamo rinunciato da tempo, il nucleare è la fonte di energia che, allo stadio attuale, risulta efficiente e immediatamente utilizzabile. Le altre fonti, dall’eolico al solare fino ad arrivare all’idrogeno potranno essere (e forse saranno) le fonti del futuro, ma di certo non sono le fonti di oggi.

Il nucleare è invece cosa di oggi. Attenzione, non sto parlando della sua utilizzabilità in Italia. Come sapranno coloro che seguiranno “Il Finanziario”, questo blog si concentra sui trend macroeconomici mondiali e in tali trend, purtroppo, l’Italia gioca un ruolo di secondo piano.

 Quindi, indipendentemente dalla situazione italiana, è un dato di fatto che nel mondo dato39 impianti nucleari, i quali forniscono il 16% dell’energia mondiale. L’Asia, con la sua “fame energetica” ha già imboccato la strada: degli ultimi trenta impianti costruiti, venti sono in Asia. E la Cina ha la possibilità di aumentare nei prossimi 15 anni la sua capacità nucleare del 500%. Giappone, Corea e Russia fanno dichiarazioni simili. Anche negli USA ed in Europa (in particolare Francia ed Europa continentale) il nucleare gioca da sempre un ruolo importante.

E per gli ambientalisti, ricordare le parole di James Lovelock, uno dei fondatori di Greenpeace, il vorrei ammettere l’impossibilità di centrare gli obiettivi di Kyoto senza un maggior impiego del nucleare.

 Anche il nucleare ha bisogno di una risorsa naturale per essere prodotto. E qui inizia la parte interessante.

Mentre tutta l’energia derivante dal petrolio necessita di una materia prima le cui riserve maggiori si trovano in paesi politicamente instabili, il nucleare necessita dell’uranio, una risorsa naturale che si trova prevalentemente in Canada ed Australia. I due paesi detengono più del 50% delle riserve mondiali provate e stimate. Due paesi che non sono proprio in cima alla “lista nera” dell’amministrazione Bush (sempre che quella lista possa essere credibile). Quello che più interessa, due paesi stabili politicamente ed economicamente.

Ora, tutti sanno come investire sul petrolio. Azioni, futures, opzioni, Canroy, ecc..

Ma come investire sull’uranio?

Non dovrebbe essere una sorpresa che tenere l’uranio in casa non è cosa fattibile (la situazione, poi, fa aumentare di molto la probabilità di ricevere una visita dei carabinieri).

In questo caso, l’investimento deve essere fatto indirettamente, investendo in società che risorse questa risorsa. Il che significa, essenzialmente, tre società. La prima è la BHP Billiton, il gigante anglo-australiano delle commodities che ha recentemente acquistato il produttore di uranio WMC. Altri due grandi produttori sono la Rio Tinto e la Cameco. Le prime due società sono grandi “estrattrori” e produttori di commodities e quindi, vasta inevitabilmente, investendo in queste società non si investe esclusivamente in uranio, bensì in una gamma di commodities come l’oro o il ferro. Ciò comporta da un lato lo svantaggio che l’uranio, per bene che possa fare, è solo una divisione della società, dall’altro che si beneficia della “diversificazione”. In un periodo di mercato “toro” delle commodities, comunque,

Cameco è invece il puù grande detentore di riserve di uranio del mondo. Essa conserva anche alcune miniere d’oro, ma è l’uranio la vera risorsa di Cameco. Scegliendo Cameco, di fatto scommettete sull’uranio e per chi crede in questa commodity dovrebbe, sostanzialmente, puntare su di essa. Purtroppo, dal mio punto di vista, Cameco è attualmente “apprezzata”, ma nel caso ha subito una flessione….

Ma come si presenta il mercato dell’uranio?

Nella seconda metà degli anni ’90, il prezzo dell’uranio è sceso enormemente e nel 2000, si è creata una situazione paradossale per cui il prezzo sul mercato era inferiore ai soli costi di estrazione. Questo ha comportato l’ovvia conseguenza di un produttore del settore, con l’uscita di alcuni produttori, la chiusura di alcune aree di estrazione, la ricerca dell’efficienza e, in definitiva, una produzione.

Da allora, il prezzo è triplicato e nel 2004 la crescita stata del 43%, consentendo ora ai produttori ampi margini di profitto. Nonostante questo, a fronte di un consumo mondiale di circa 180 milioni di “barre” di uranio, la produzione nel 2004 è stata di poco superiore a 100 milioni di barre.

E quando si parla di uranio non si parla di “new economy” in cui a fronte di un aumento della domanda si può aumentare l’offerta grazie ad alcuni ragazzi che aprono un’attività nella loro cantina. Come il petrolio, l’aumento della produzione richiede l’apertura di nuove miniere, l’implementazione di nuovi impianti, la costruzione di beni tangibili che l’impiego di grandi capitali. In pratica, ai livelli di consumo attuali, l’eccesso di domanda (con conseguente aumento dei prezzi) non si risolverà in pochi mesi.

E se il consumo cresce, c’è una ragione ulteriori per tenere gli occhi aperti su questa commodity …

RITORNO ALLA NORMALITA’

 La maggior parte delle cose, nella vita e nella finanza, si muovono in maniera ciclica. Le mode si presentano in maniera dirompente, poi sono sorpassate da altre, poi spesso ritornano in voga. Così il mercato azionario cresce esponenzialmente perché è “l’alba di una nuova era”, ma quando si scopre che questa nuova era non modifica sostanzialmente, le leggi fondamentali del mercato, le borse ci regalano il più grande e lungo crollo dalla fine della grande depressione.

Nella prima edizione di “Security analisys”, Ben Graham presenta un’interessante strategia denominata “central value” per predire l’andamento del mercato azionario. Il sistema funzionava bene con i dati storici e funzionò bene negli anni successivi, ma verso gli anni ’60, lo stesso Graham, nella sua “pietra miliare” Intelligent Investor, ammise che quel metodo ultimamente aveva fallito nell’anticipare i movimenti del mercato. Il metodo, secondo l’idea di colui che l’aveva presentato, non era più valido.

Così, mentre dall’89 al 94 i fondi internazionali sono stati, negli USA, i “best-performers”, nei successivi cinque anni sono stati i peggiori. E mentre le commodities hanno visto il loro valore moltiplicarsi durante gli anni ’70, per i successivi venti hanno “corretto” pesantemente. Dall’inizio del nuovo millennio, stanno riprendendo vigore, risultando, insieme agli immobili, il miglior investimento degli ultimi cinque anni.

Il mercato non cresce per sempre e quando esce dal sentiero prima o poi vi ritorna. Anche il petrolio non crescerà per sempre così come gli immobili. Tutto, prima o poi, torna nella media. Poi a volte si anche sotto la media e anche in questo caso, come nel precedente, prima o poi si scenderà dentro il sentiero.

Qual è la normalità in un mercato? Io non lo so e forse nessuno lo sa. Di certo non è normale un mercato con un P/E vicino a 20 e un “dividend yield” del 2% quando l’ultimo secolo ha visto questi valori essere, in media, rispettivamente 15 e 4%.

E c’è una lezione che gli investitori possono (debbono) imparare. E’ sicuramente vero che cercare di prevedere quotidianamente “va il mercato tramite strategie di tempo” è inutile e, come suggerisce spesso l’industria finanziaria, è meglio essere sempre investiti pagando le commissioni perché nel lungo termine il mercato cresce sempre . Ma chi ha investito in azioni americane alla vigilia crisi del ’29 ha atteso più di 20 anni solo per recuperare le somme investite, mentre chi lo ha fatto all’inizio degli anni ’80 non ha proprio dovuto aspettare perché ha guadagnato subito.

Quando il mercato è molto sopra la “normalità”, il lungo termine è veramente molto lungo, quando esso è al di sotto della normalità, allora il lungo termine può diventare medio o persino breve.

Non è certo una scoperta, ma molti investitori, troppo spesso, non fanno queste considerazioni…………


 http://www.unipi.it/athenet/12/articoli/index.html

La questione del nucleare tra politica e mass media

Il 13 gennaio scorso alla facoltà di Ingegneria si è svolto un convegno dal titolo “Nuclear Technology and Mass Media” sull’importanza che i mezzi di comunicazione hanno avuto e hanno nella comunicazione di un tema complesso come quello del nucleare e sugli inevitabili effetti sull’ opinione pubblica. A moderare l’incontro è stata chiamata Sylvie Coyaud, giornalista de Il Sole 24 Ore, Radio 24 e Donna di Repubblica, che da anni si occupa di tematiche scientifiche e di problematiche connesse al mondo della scienza. A seguito del convegno la redazione di Athenet ha chiesto alla giornalista di scrivere un articolo con alcune riflessioni sul tema del nucleare.

Sono grata dell’invito al seminario su “Energia nucleare e media”, ho imparato molte cose. Nel settore in cui ho una vaga competenza però, non sono d’accordo con gli ingegneri presenti: trovo che la maggioranza dei media rappresenti il ​​nucleare come lo rappresentano i politici, gli economisti e certi addetti. Loro vantano come l’unica soluzione a problemi diversi: aumento del prezzo del petrolio, indipendenza energetica, aumento industriale o riduzione dei gas da effetto serra. Una sparuta formazione lo bistratta alla pari di domande sulle quali collettive vanno prese all’incrocio tra tecniche tecniche e preferenze sociali piante transgeniche, clonazione di embrioni umani, emissioni di anidride carbonica e cambiamento climatico.
In aula e alla pausa per il caffè, gli specialisti attribuiscono molto potere a mezzi di comunicazione che secondo me ne sono privi. L’informazione, corretta o distorta che sia, passa innanzitutto dalle televisioni che del nucleare s’interessano di rado. Alla stregua di Bjørn Lomborg nell’ Ambientalista scettico (Mondadori, 2003), sentivo ingigantire l’influenza dei movimenti ambientalisti, quasi vinto loro il referendum contro il nucleare ei votanti non invece espresso una sana diffidenza verso la gestione opaca delle italiane centrali ei dati improbabili forniti dalle autorità, sovietiche e non, sull’incidente di Chernobyl.
Pochi giorni dopo, il primo ministro ha rilanciato il dibattito sulle centrali, i media ne hanno riferito in maniera positiva o possibilista e poche radio appena e quattro minuscoli quotidiani nazionali in maniera critica. Forse sbaglio. Forse tra le ricerche sul nucleare, converrebbe farne una sulla sua percezione attuale: l’opinione pubblica potrebbe essere favorevole o contraria, o pensare che dipenda dalle circostanze, per ragioni diverse da quelle che si potrebbe pensare.
Nel caso degli Ogm per esempio, il sondaggio europeo del 2001 viene tuttora approfondito dal “focus group” coordinato dall’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia. L’obiezione più testarda non riguarda i pericoli per l’ambiente o la salute, ma il fatto che un oligopolio statunitense detenga i brevetti su “quello che mangiamo”. Allo stesso modo, molti climatologi auspicherebbero un passaggio al nucleare, sennonché “ormai le centrali, le costruiscono solo i dittatori”. E la Finlandia, segnalo e di solito mi viene risposto: “lo so, ma quello è il paese meno corretto del mondo e uno dei pochi in cui la gente si fida ancora dello Stato”. Se il problema non fosse il nucleare di per sé?
L’incontro di Pisa ha precorso un turbine di appuntamenti su temi analoghi. Per lavoro, ho seguito la conferenza internazionale di Exeter, che la ministra britannica per l’ambiente aveva convocato sugli effetti pericolosi del cambiamento climatico e, in varie regioni d’Italia, dibattiti sull’applicazione del protocollo di Kyoto, sulle energie rinnovabili, sulla fattibilità della fusione nucleare, su un impianto a turbogas previsto vicino a Mantova.
Nessuna fonte di energia è stata esente da critiche. Ne riporto alcune, perché il sentimento del mal comune mezzo gaudio consoli gli ingegneri nucleari e perché – diceva a Exeter il consulente scientifico del governo inglese, David King – per chi fa ricerca in qualunque materia una critica è un invito a nozze, a tornare in laboratorio per rischiare in tutti modi di capacità che è scioccante e “a volte ci riesce”.
Ecco un breve sunto. Il fotovoltaico è a bassa intensità e poco conveniente; l’eolico è incostante come il vento e le pale delle turbine ammazzano gli uccellini; le biomasse emettono anidride carbonica; il metano da allevamento di polli o suini richiede grossi investimenti ma non ha poi quella gran resa; l’elettricità da batterie è ancora di là da venire; gli impianti che sfruttano le maree o le onde il pesce a sushi e chisà cosa combinano ai fondali marini già danneggiati dai pescherecci. Non ricordo accuse alla geotermia, ma potrei essermi distratta. Tralascio quelle ben note ai combustibili fossili: si sarà già capito che i nuclearisti sono in ottima compagnia.
Ci sono più critiche profonde. Carbone, gas e petrolio sono distribuiti nel mondo in maniera diseguale (vale anche per l’uranio) e questa disuguaglianza ha una portata economica, politica e soprattutto morale. Economicamente forse conviene essere “opportunisti”, per dirla con Allan Jones, l’ingegnere che ha reso autosufficiente la città di Woking, 100 mila abitanti a circa 20 chilometri da Londra, con una rete di distribuzione autonoma in cui confluiscono cogenerazione (metano), cella a combustibile, pannelli solari e filari strategici di alberi decidui.
Se l’esempio di Woking si diffonde, il costo del chilowatt nucleare sarà ancora competitivo? Ed è competitivo oggi perché non comprende le esternalità, le spese che precedono la costruzione di una centrale, quelle per il suo smantellamento, per il trattamento delle scorie e la loro custodia? E ha ancora senso progettare grandi centrali, il che richiede piani trentennali mentre le industrie “delocalizzano” le produzioni con un preavviso di pochi mesi?
Non ho risposte, solo altre obiezioni politiche e morali.
Nel saggio Energia(Bononia University Press, 2005), Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani si augurano politiche energetiche sulla giustizia, su una decisione meno iniqua dei beni. Sono quasi loro – fotochimici per la precisione – quindi ne va perdonata la mancanza di realismo: la idea di giustizia distributiva si scontra con l’idea oggi dominante del libero mercato. Hanno ragione sulla sostanza: il mercato dell’energia non è affatto libero. L’accesso alle fonti primarie – gas, petrolio e anche uranio – dipende da accordi tra governi o cartelli di governi e aziende. Se i nostri governi sono democratici, rispetteranno pure leggi diverse da quella della giungla, o no?
Con i governi, torniamo all’opinione pubblica alla quale si rivolgono attraverso i media per spiegare le proprie iniziative. In questi anni, sul nucleare, in queste retoriche contraddittorie. Per incentivare la costruzione di nuove centrali, l’amministrazione americana si è assunta la copertura di tutti i rischi perché le assicurazioni si erano rifiutate di farlo scoraggiare gli investitori. La decisione contraddice la propaganda a favore del libero mercato e le pretese di privatizzazione avanzata nei confronti di altri paesi. A questo punto, tanto vale chiudere la World Trade Organization.
Intanto c’è un clima mondiale di incertezza e di violenza. La stessa amministrazione ha ottenuto l’appoggio popolare alla guerra preventiva denunciando la presenza in Iraq di armi di distruzione di massa. Insiste tuttora sulla minaccia per terrorismo nucleare, sul pericolo rappresentato dall’Iran che arricchisce uranio con la filiera dell’acqua pesante sue frontiere).
A Pisa molti partecipanti si auguravano che l’opinione pubblica italiana valutasse serenamente l’energia nucleare. Sarà difficile. I governanti non le lasciano scordarne la storia. Sono loro – i media per lo più si limitano a riferirne i discorsi – a evocare Hiroshima e Nagasaki per spiegare le proprie imprese militari. Sempre sul tema del mal comune mezzo gaudio, siccome gli stessi governanti agitano pure la minaccia di bioterrorismo, tra poco l’opinione pubblica diffiderà anche dei biologi. Già negli Stati Uniti, gli abitanti di Boston si oppongono alla costruzione di un laboratorio e alta sicurezza come gli abitanti del Nevada al deposito di Yucca Mountain. Non che siano irrazionali, anzi. A Boston si perché fidarsi di hanno domandano che nei mesi scorsi confuso un ceppo di Tularemia con avvertito le autorità soltanto una volta colti in flagrante. A Las Vegas ea Jackpot City, si domandano perché scorie civili e militari vadano trasferite dagli stati del nord-est dove sono concentrate, a uno del sud-ovest che vive di turismo.
Penso che in Italia il dibattito si spegnerà e che non si costruiranno centrali nucleari nei prossimi dieci anni. In compenso, penso che da subito occorra far ricerca per progettarle, un giorno, piccole, sicure, in grado riusare le proprie scorie. In attesa che si scopra come utilizzare la fotosintesi con la stessa efficienza degli spinaci, miliardi, sarà comodo in Cina, Indonesia, Brasile, India…
Persino una giornalista sa che il carbone uccide i minatori ei suoi fumi ammorbano l’aria, che il disboscamento selvaggio provoca frane e alluvioni catastrofiche, che in regioni densamente popolate le grandi dighe sono disumane, che con il petrolio restante si possono fare cose più redditizie del carburante e più utili ai diseredati del terzo mondo. Vitamine, per esempio.
Quindi grazie di nuovo per l’invito e buon lavoro.

Sylvie Coyaud
mailto:oche@radio24.it


http://punto-informatico.it/f/m.aspx?m_id=1502784

1) Generazione di energia per via nucleare.
Al momento l’energia nucleare è fornita per il 16 % al consumo di energia elettrica nel mondo, variando dal famosissimo 0 % italiano, al 77 %
francese, passando per il 32% europeo (Europa dei 15).
http://www.iea.org/Textbase/stats/index.asp

………………..

2) Sicurezza degli impianti.
La sicurezza dell’impianto e’ orientata a minimizzare la possibilità della fuoriuscita di sostante radioattive dal nocciolo del reattore. Io mi riferirò’ principalmente ai reattori ad acqua, che ricadono nella precedente categoria dei reattori termici. A questo scopo vengono multiple, che sono:
1) il barriere stesso non deve olverizzarsi, o dare avvio a violente reazioni esotermiche con le sostanze moderatrici o refrigeranti. Nei reattori ad acqua si utilizza l’ossido di uranio, perché’ una temperatura elevata non reagisce apprezzabilmente con l’acqua.
2) l’elemento porta-combustibile deve essere in grado di contenere le sostanze radioattive prodotte nella reazione nucleare. Solitamente si usa una lega di zirconio, lo zircaloy (in russo ozenite), per le sue proprietà’ di inerzia chimica elevate.
3) il contenitore a pressione, che contiene il nocciolo e il fluido termovettore, la fuga di sostanze. Nei reattori ad acqua la pressione varia da 60 a 150 atmosfere, ed una eventuale fuga si avverte nel giro di breve tempo (30 cc di materiale sono assolutamente rilevabili)
4) la schermatura e’ una parete che fa da schermo alle radiazioni emesse dal nocciolo e dalle reazioni nucleari. Il materiale che lo compone e’ cemento, acciaio, piombo, o altre sostanze. Il peso dello schermo non varia a secondo del materiale usato.
5) il contenimento esterno e’ la parte più’ perimetrale della cosiddetta isola nucleare. Esso offre la protezione necessaria nel caso le vittime verranno meno, e protegge la struttura interna da eventi catastrofici (terremoti, tornado, caduta di piccoli aerei). Dall’incidente di Three Miles Island si e’ deciso di raddoppiare gli edifici di contenimento, cosicché’, nel caso di fessure, si possa aspirare l’aria nell’intercapedine ed inviarla a filtri assoluti (che non fanno passare il particolato solido).

………………….

4) Riserve di uranio
Parto da questo dato, raccolto da WNA ( http://www.world-nuclear.org/factsheets/uranium.htm ), dove viene riferito che per l’industria nucleare vengono utilizzati all 60 mila tonnellate di uranio ‘anno. Per i dati riguardo alle riserve attuali ci si puo’ riferire al WEC ( http://www.worldenergy.org/wecgeis/publications/reports/ser/uranium/uranium.asp). Da qui si legge che 3.281 milioni di tonnellate di uranio si trovano in riserve a prezzi accessibili, a cui vanno aggiunte 10 milioni di tonnellate sotto forma di riserve presunte. Facendo qualche calcolo si può vedere come con i consumi attuali, e con le sole riserve accertate, l’energia nucleare contribuirebbe per 54 anni, riducendosi a soli 4 anni se poteva contribuire al 100 % della produzione elettrica mondiale, anziche’ del 16 %. Se nel conto verrebbe considerato anche le riserve presunte, si arriverebbe a 232 anni e 37 anni rispettivamente.
Questo senza considerare i reattori autofertilizzanti precedentemente analizzati.
Negli ultimi anni si è visto un vistoso decrescere della produzione da miniera, questo perché nei decenni precedenti si è vista un’offerta molto maggiore della domanda di uranio, sbilanciando i costi effettivi. Inoltre i progetti di riutilizzo del plutonio delle testate nucleari sovietiche (“Megaton to Megawatt”) nei combustibili ad ossidi misti (MOX) ha fatto diminuire la richiesta mondiale di uranio, inflazionando il mercato.


la rivista del manifesto, numero  15  marzo 2001

Mucche, uranio, Ogm

LA LOGICA DELLA PAZZIA Giorgio Nebbia
 

Ieri gli abitanti del paese di Profittopoli si sono svegliati con la che la carne non è notizia, che può essere portatrice più sicura di malattie che colpiscono il cervello ei centri motori, come quella chiamata Bse, che stipulano stare attenti alla carne che parlano.
mamma vieni? La carne, quell’alimento ricco di proteine ​​il cui uso, il cui crescente uso, è apparso da decenni come il segno della liberazione dalla povertà nutritiva dei cereali e dei vegetali? Addirittura gli italiani rischiano di dover rinunciare all’adorata bistecca alla fiorentina? possibile?
Possibile e anzi certo. Per un qualche motivo ancora poco chiaro, nelle proteine ​​di alcune parti di alcune mucche si è insediata una sequenza di amminoacidi anormale, chiamata prione. Quando questo prione entra in circolo le mucche presenta una malattia che colpisce il cervello, a quanto pare trasferibile agli umani che si nutrono della carne di tali bovini. La scoperta risale alla metà degli anni ottanta e sembra che la malattia fosse localizzata in Inghilterra dove sono state uccise migliaia di migliaia di mucche (portatrici o sospette portatrici) della malattia.
Ma, in epoca di globalizzazione, il canale della Manica non è una barriera sufficiente per evitare la propagazione della malattia in altri paesi. La carne che arriva sulle nostre mense è il risultato di un ciclo produttivo quasi industriale, a carattere planetario. Nei paesi in cui sono disponibili grandi estesi pascoli erbosi, i bovini sono allevati all’aria aperta, ma questa pratica è troppo lenta e troppo costosa per allevatori che hanno fretta di far crescere gli animali e di venderli: si è così sviluppato una zootecnia in cui gli animali sono tenuti in spazi ristretti, alimentati con mangimi al più basso costo possibile, tenuti più fermi possibile, perché ogni movimento fa diminuire il peso dell’animale da vendere. Pratiche da decenni oggetto di critiche non sul piano etico, del benessere degli animali, ma perché apre l’ uso di eliminare per evitare malattie che farebbero diminuire le vendite, di ormoni che accelerano la crescita e trattengono una maggiore quantità di liquidi all’interno dell’animale. Antibiotici, ormoni e altri additivi possono passare nel corpo dei consumatori per cui, dopo lunghe lotte, ne è stato vietato l’uso che però in parte continua in modo fraudolento e clandestino.
Quando arriva l’età della macellazione, i bovini vengono uccisi e ne vengono separate le varie parti. Viene staccata la pelle che alimenta il ciclo produttivo dell’industria della concia che fornisce pelli e cuoio; si ricupera il sangue che viene essiccato e in parte usato come concime, ricco di azoto; vengono separati i grassi, che in parte possono essere sottoposti a trattamenti per ricavarne grassi industriali; vengono separate le ossa che possono essere trattate chimicamente per ricuperarne sostanze ricche di fosforo, anch’esse utilizzabili come concimi. Allevamento e macellazione sono tutte operazioni che inquinamenti dell’aria e delle acque.
Le parti adatte alla produzione della carne sono poi trasportate nelle macellerie nelle quali avviene un’ulteriore separazione delle frazioni di ‘carne’ destinata all’alimentazione umana. Restano varie parti di scarto. Perché quindi non ricoperare, come suggerisce l’ecologia, anche gli scarti della macellazione, essiccandoli, macinandoli e trasformandoli in farine, ricche di proteine, da aggiungere ai mangimi vegetali?
Il ciclo è così molto più efficiente: i macellatori ei macellai riescono a vendere gli scarti con maggiori profitti rispetto ai destini meno nobili; gli allevatori riescono a far aumentare di peso gli animali utilizzando le meno costose farine animali e tutti sono felici.
Fino a quando qualcuno non ha scoperto la storia dei prioni e ha avuto il sospetto, poi la certezza, che quel ben-di-dio di scarti animali, potesse far ammalare i bovini che se ne nutrono, rendendoli immangiabili e invendibili. Davanti al pericolo che la malattia della Bse potesse passare, attraverso la carne, negli esseri umani, sono crollate le vendite di carne e sono aumentati vincoli e divieti. L’avidità privata ricadeva così non solo sulla collettività, ma sugli stessi soggetti avidi.
A questo punto le autorità governative si sono rese conto che nessuno sa esattamente chi importava farine animali per mangimi, con quali scarti di macellazione queste erano state fatte, in quali momenti della catena trasmessa i prioni agli animali da allevamento, da dove erano gli animali destinati all’allevamento e alla macellazione.
E non si sa neanche da dove viene la malattia, quando e come la malattia si trasmette agli umani e da chi. Improvvisamente è stato necessario organizzare in fretta e furia controlli per la ricerca dei prioni negli animali, nei mangimi, nella carne in commercio. Sono state emanate frettolose leggi a livello europeo e nazionale, sotto la pressione di interessi settoriali, degli allevatori che cercano generosi risarcimenti statali per i mancati guadagni, dei macellai che hanno visto diminuire le vendite, perfino dei ristoratori che temono di non poter fornire ai clienti i prelibati piatti tradizionali. E del resto allevatori, i macellatori, i macellai, i ristoratori hanno operato, secondo le leggi dell’economia capitalistica, del mercato, per assicurarsi il massimo guadagno:
avere la diffusione di avere avuto essere in essere ‘dello Stato’, se esso operasse pro bono publico, come sarebbe il suo dovere. Ma governi i, europei, globali, interessi, nazionali oggi tutelare ben altri interessi come ai tempi di Marx, e le leggi mostra «la delicatezza verso ogni commerciante che cerca di guadagnare qualche meritato soldo mediante la compravendita di merci sofisticate».
E lo si è visto con i ministeri che non sapevano quello che era noto da anni (ma ai ministeri i funzionari non dicono mai niente? E agli eurocrati che vagano da Roma a Bruxelles nessuno racconta mai niente?); lo si è visto con le strutture di controllo chimico e biologico prese di sorpresa, incapaci di parlare e dire la verità ai cittadini e agli stessi operatori economici.
Erano infatti stati smantellati e dispersi i vecchi laboratori di controllo delle attività che influenzano la salute pubblica. Ma anche le università dove stavano mentre si stava addensando la tempesta esplosa in questi mesi? E uno.
L’altroieri Ieri l’altro gli abitanti del paese di Profittopoli si sono svegliati con la notizia che alcuni loro figli, impiegati nelle guerre di pace – curiosa contraddizione in termini – in Bosnia e Kosovo sono stati esposti a polveri radioattive e tossiche ai nuovi straordinari proiettili contenenti uranio impoverito usati dall’esercito americano.
Ne parlo qui perché si tratta di una storia merceologica simile a quella della mucca pazza. L’uranio è la materia di base per la fabbricazione dei ‘combustibili’ per le centrali nucleari e dell’ ‘esplosivo’ per le bombe atomiche. L’uranio naturale, un metallo presente in natura in molte rocce, sotto forma di sali o ossidi, esiste in vari isotopi, atomi con uguale comportamento chimico, ma con una struttura diversa del nucleo; i principali isotopi sono l’uranio-238, con 92 protoni (sono loro che ‘governano’ il comportamento chimico dell’atomo) e 146 neutroni, e l’uranio-235, con i soliti 92 protoni ma solo 143 neutroni.
Se si ‘bombardano’ dei nuclei di uranio con neutroni, i due isotopi si differenziano: l’uranio-238, ma solo in particolari condizioni, ingloba un neutrone e si trasforma nell’elemento nettunio che a sua volta si trasforma nell’elemento plutonio. L’uranio-235 assorbe più facilmente i neutroni e subisce una ‘fissione’, come si suol dire, trasformandosi in due nuclei più piccoli e in vari neutroni e liberando enormi quantità di calore. Calore che può essere ricuperato e trasformato in elettricità commerciale vendibile, come avviene nelle centrali nucleari, o che può essere fatto liberare in forma esplosiva e devastante, come avviene nelle bombe atomiche.
L’unico inconveniente sta nel fatto che l’uranio-235 è presente nell’uranio naturale in piccola, solo 7 atomi rispetto a 993 atomi di uranio-238: le centrali nuclear quantitài soltanto se i neutroni bombardano dell’uranio nel quale l ‘isotopo-235 è in concentrazione di almeno 30 atomi per mille; le bombe nucleari uranio contenente circa 900 atomi di uranio-235 per mille.
Poiché la prima applicazione ‘merceologica’ dell’uranio è stata la fabbricazione delle bombe atomiche, a partire dal 1942 sono stati messi in funzione giganteschi impianti industriali per la separazione dei due isotopi. Si tratta di far passare un gas costituito da fluoro di uranio attraverso degli enormi setacci con fori piccolissimi; Dopo innumerevoli passaggi si ottiene, alla fine, una corrente di uranio ‘arricchito’ in cui è presente una maggiore quantità di uranio-235, e un residuo di uranio ‘impoverito’ costituito in prevalenza da uranio-238.
Nel corso di mezzo secolo si sono accumulate centinaia di migliaia di migliaia di uranio ‘impoverito’ come sottoprodotto e scoria degli impianti di diffusione gassosa. Altro uranio impoverito è stato ottenuto dal trattamento del combustibile che deve essere estratto dalle centrali nucleari ogni pochi mesi di lavoro. In tale combustibile ‘irraggiato’ è presente uranio-238 insieme a piccole quantità residuo di uranio-235, contaminato da plutonio, da altri elementi transuranici e dai prodotti di fissione, tutti altamente radioattivi.
È un delitto buttare via tutti questi residui di uranio-238, dopo aver fatto tanta fatica e aver speso tanti solidi per l’estrazione del minerale, la sua purificazione, l’arricchimento, eccetera: perché non riciclarlo, sempre come suggerisce l’ecologia ? ‘Per fortuna’ le fertili menti degli ingegneri militari hanno scoperto che l’uranio, anche quello ‘impoverito’, molto (pesa quasi il doppio del piombo, quasi come il più costoso tungsteno), quando urta ad alta velocità un corpo metallico ( per esempio la corazza di un carro armato), sviluppa un’altissima temperatura alla quale l’uranio si ossida e si incendia facendo fondere la corazza e bruciando i soldati dentro il carro armato. Ecco quindi un ‘utile’ impiego per riciclare l’
Il primo impiego dell’uranio impoverito si è avuto su larga scala, da parte degli Stati Uniti, nella guerra del Golfo nel 1991 (ne sono state usate circa 500 tonnellate), poi in Bosnia nel 1995 e, nel 1999, nella Serbia e nel Kosovo dalle forze Nato.
La guerra è sempre terribile e ciascun nemico, per vincere, deve uccidere i paese nemici e distruggere le armi nemiche ei nemici beni nemici: nell’intero secolo nemico le guerre hanno sterminato i anche al guerra là di ogni necessità, hanno ucciso e dilaniato i corpi di centinaia di milioni di civili inermi. Se si escludono le esplosioni di bombe atomiche, e quelle delle giungle del Vietnam con pesticidi persistenti inquinati da diossina, finora le armi impiegate in guerra hanno però danneggiato e devastato soldati e civili senza compromettere le future condizioni ecologiche dei territori di guerra.
Viceversa le polveri di ossido di uranio che si spargono sui carri armati e sugli edifici colpiti da bombe all’uranio impoverito ricadono al suolo e lì restano per sempre. Nel territorio contaminato passano sia i soldati vincitori, sia gli abitanti quando tornano alle loro case, e ciascuno riceve dal suolo e respira una parte della polvere di uranio con danni alla salute che durano per decenni e si cominciano a riconoscere soltanto adesso.
Solo di recente è stato accertato che nella guerra del Golfo (1991) il terreno dei combattimenti è stato contaminato da 300 mila chilogrammi di finissima polvere di ossido di uranio e che da anni i riduci della guerra hanno manifestato delle misteriose malattie del Golfo ); però fino al gennaio 1998 il ministero della difesa americano ha negato che circa 90 mila soldati americani siano stati esposti alla polvere di uranio impoverito velenosa e radioattiva. Nella ricca America i veterani possono fare causa al loro governo, e chiedere indennizzi e risarcimenti. Ma chi aiuterà a riconoscere le malattie, ad una così subdola causa, quando compaiono negli abitanti dell’Iraq meridionale, o della ex-Jugoslavia, tornati nelle loro terre? Chi li aiuterà a guarire?
Una fotografia diffusa anche da Internet mostra dei bambini che in Kosovo gioca su un carro armato distrutto da un proiettile all’uranio impoverito e coperto dalla polvere dell’arma micidiale: chi sono quei bambini, che sarà della loro salute? Quante saranno alla fine delle vittime?
In Italia il problema è scoppiato perché qualcuno ha denunciato le possibili malattie, all’uranio imponizioni, in reduci delle militari in Bosnia e Kosovo. Ricordate lo sbalordimento di ministeri e generali? .
Con tutti i servizi segreti nessuno ha avvertito i ministeri sui pericoli delle armi usate dai loro stessi alleati, quando tali pericoli sono descritti in articoli e pubblicazioni, accessibili da anni perfino su Internet? In una società capitalistica nessuno tocchi il complesso militare industriale. E dovuto.
Il giorno ancora prima di questi eventi, gli abitanti del solito paese di Profittopoli si sono svegliati con la notizia che gli ‘scienziati’ hanno scoperto il modo di modificare vegetali e animali intervenendo sul loro patrimonio genetico, cioè in grado di ‘fabbricare’ nuove ‘cose’ – esseri viventi? merci? – intervenendo con le ‘biotecnologie’ sulle basi stesse della vita.
La genetica tradizionale riesce a ottenere ibridi dall’incrocio di piante e animali differenti, talvolta con grandi successi; si pensi alle selezioni che hanno permesso di ottenere ibridi di mais con una resa per ettaro doppia, o frumento che non si lascia abbattere dal vento, o agli incroci che hanno permesso di ottenere mucche ad alta produzione di latte, eccetera.
Ma la biotecnologia va molto al di là di questo. La natura ha ‘fabbricato’, attraverso lenti processi evolutivi, piante e animali senza pensare che dovessero ‘servire’ un giorno alle fabbriche e ai commerci, e quindi molti organismi vegetali e animali sono ‘economicamente’ scadenti. Alcune piante, leguminose, sono capaci di fissare direttamente l’azoto dell’aria trasformandolo in proteine, grazie a microrganismi presenti nelle radici; altre, commercialmente preziose, come i cereali, possono soltanto portare via azoto dai cereali i batteri azotofissatori in modo da evitando l’impiego di concimi nella loro coltivazione.
La ‘correzione’ artificiale dei ‘difetti’ delle piante e degli animali può essere ispirata anche a fini nobili: l’aumento delle rese agricole può contribuire a ridurre la fama nel mondo; la disponibilità di piante geneticamente modificate resistenti ai parassiti far diminuire la richiesta di pesticidi potrebbe ei effetti negativi sugli ecosistemi; una maggiore resistenza dei prodotti agricoli al degrado nei processi di trasformazione e conservazione potrebbe facilmente il trasporto e la durata degli alimenti.
Alcune di queste correzioni possibili con delicate e costo – biotecnologiche, appunto – ‘inventate negli ultimi venti anni e che tecniche sono di ‘tagliare’ dei frammenti del patrimonio genetico che governa i caratteri delle cellule viventi, inserendoli nelle cellule di altre piante o animali. Queste operazioni hanno però grandi investimenti e possono essere fatte soltanto da industrie specializzate, in pratica dai grandi investimenti multinazionali dell’industria agroalimentare e chimica.
Per proteggere dai concorrenti i risultati di tali costose ricerche, le industrie che le hanno condotto li stanno brevettando: chi vuole sementi resistenti, per esempio, ad un certo parassita o ad un erbicida dannoso, deve acquistare la conoscenza delle rispettive procedure di acquistare genetica da chi le ha realizzate per primo. E si è subito posto il problema se si può brevettare ‘la vita’, e se si può accettare che una impresa industriale diventi, di fatto, padrona esclusiva di conoscenze da cui potrebbe dipendere la vita di milioni di persone. C’è il rischio di un nuovo imperialismo biologico, per cui una società o uno Stato potrebbe negare ad altri paesi la disponibilità di piante utili o di cure per alcune malattie? Ancora una volta la risposta sconfina nel terreno dell’ etica e comunque vengono alla mente altri tempi e altre persone, come i coniugi Curie che, un secolo fa, scoprirono l’esistenza del radio e le sue proprietà curative del cancro e si rifiutarono di brevettare questa loro scoperta. Un secolo dopo la ditta americana che ha analizzato il genoma umano ‘patteggia’ la pubblicazione delle preziose informazioni con la garanzia di tenerne segrete alcune, quelle ‘vendibili’.
Quali possono essere le conseguenze della produzione di piante transgeniche sull’ambiente, e dell’uso di organismi transgenici e dei loro derivati ​​sulla salute umana? Cultori di etica e ambientalisti dicano pure la loro, ma il mercato rispondemente: si moltiplicano gli agricoltori che ‘comprano’ sementi di piante transgeniche resistenti ai parassiti, e vendono i relativi raccolti. Tra le piante coinvolte ci sono il mais, la soia, le patate, i pomodori, la colza, la barbabietola da zucchero.
Per quanto riguarda l’ambiente, uno dei successi dell’ingegneria genetica consiste nel produrre resistenti a un potente erbicida, il glifosato. Tale erbicida distrugge sia le piante indesiderabili, sia le stesse colture agricole, il che è scomodo; la Monsanto, la società produttrice, ha così autorizzato gli sistema di preparazione delle varietà di soia, mais, eccetera, resistenti al glifosato. In questo modo la massiccia applicazione di glifosato distrugge bene le piante infestanti ma non disturba le coltivazioni delle altre piante di interesse commerciale, una volta che siano geneticamente modificate, per cui la società proprietaria dei brevetti può guadagnare sia vendendo ‘di più’ il proprio erbicida , sia vendendo le sementi transgeniche; l’ ‘unico’ inconveniente è che il glifosato, impiegato in dosi elevate,
Un altro esempio è offerto dal mais transgenico: nelle pratiche di agricoltura ‘biologica’ alcuni parassiti vengono combattuti con la tossina presente in un batterio, il Bacillus thuringiensis, Bt, costoso e delicato da applicare. Un’altra delle operazioni biotecnologiche ha permesso di ottenere del mais che porta, ‘dentro’ il proprio patrimonio genetico, le proprietà pesticide del Bt; i parassiti non attaccano le piante, ma c’è il rischio che la tossina passi negli ecosistemi e negli alimenti.
È possibile che i caratteri acquisiti dalle piante geneticamente modificate, per esempio la resistenza ad alcuni batteri trasferiti agli organismi dei consumatori, siano esseri umani o altri organismi animali, al punto da rendere inefficace l’impiego di tali batteri nel caso di ? L’uso alimentare di piante o di animali transgenici può avere effetti nocivi sulla salute delle persone? Dopo quanto tempo possono farsi sentire gli eventuali effetti nocivi?
È in corso uno scontro di giganti fra le grandi compagnie agroalimentari e chimiche da una parte e, dall’altra, le organizzazioni di difesa dell’ambiente e dei consumatori, con i governi nazionali ed europei, presi da questi due consumatori.
Come è prevedibile, sono più forti e attrezzate le strutture che ‘vogliono’ amplia l’assoluta innocuità degli ingredienti derivati ​​da organismi transgenici. È la stessa situazione che ha impedito, per anni, di togliere dal commercio pesticidi come il Ddt oi derivati ​​dell’acido triclorofenossiacetico o gli oli alimentari contenenti acido erucico o di vietare gli ormoni nei mangimi: sono pochi i laboratori che lavorano per la difesa dei cittadini, rispetto alla gran massa di laboratori e di ‘scienziati’ impegnati a che non c’era allora, e non c’è oggi, nessun pericolo per la salute.
Davanti comunque ad una crescente, giusta, domanda, da parte dei consumatori, di maggiore sicurezza, alcuni governi europei, in un primo tempo, hanno considerato l’ipotesi di vietare le importazioni, dagli Stati Uniti, di sementi di piante transgeniche: una azione che danneggiato l’agricoltura americana e che si è dimostratota non praticabile anche perché i semi di soia di mais transgenici rappresentano una frazione di poche unità percento su enormi partite di merce. Poi è stata avanzata la proposta di vietare la coltivazione di piante transgeniche in Europa, ma anche questa strada è stata rapidamente abbandonata davanti alle proteste degli agricoltori che hanno ben presto riconosciuto i vantaggi economici delle nuove coltivazioni.
I soggetti più importanti, ma anche più trascurati, i consumatori, rivendicano almeno il diritto di conoscere che cosa i loro alimenti contengono. I governi dei vari paesi discutono la possibilità di segnalare ai consumatori, con una etichetta, gli alimenti che contengono ingredienti derivati ​​da prodotti trnsgenici sulla base di proprie considerazioni, del prezzo, di una maggiore o minore della loro innocuità, per concedere loro di sceglierli o evitarli.
La presenza di semi di mais o di soia o di pomodoro, geneticamente modificate, nelle partite cheindustria nei vari cicli produttivi agroli è, entro limiti, riconoscibile; è possibile riconoscere la presenza di un seme transgenico anche fra mille o anche diecimila semi normali. I problemi si fanno più complicati quando si tratta di ricostruire la ‘storia naturale’ dei derivati, per esempio delle farine, o della lecitina, o di un grasso, estratti da mais o soia transgenici. Per ora i governi pensano di imporre l’etichettatura al più agli alimenti transgenici quando sono facilmente riconoscibili per via analitica, mentre potrebbero esenti da etichettatura i derivati ​​di organismi transgenici ‘sostanzialmente equivalenti’ ai loro omologhi tradizionali.
Ma se un alimento non porta qualunque indicazione, o addirittura se, come si comincia a fare, per motivi pubblicitari, un alimento è presentato come ‘esente’ da derivati ​​di organismi geneticamente modifiche, quali garanzia ha il consumatore sull’origine dei vari ingredienti?
In questa confusione, e davanti a difficoltà anche analitiche, che credibilità può avere l’affermazione che una merendina o una maionese o una conserva di pomodoro non contiene derivati ​​di piante transgeniche, quando non si è in grado di garantire l’origine delle lecitine, dei grassi, delle farine, dell’amido, dei pomodori, dello zucchero, eccetera, presenti nei vari alimenti? Chi fabbrica dolciumi, paste, pane, alimenti in scatola, eccetera, acquista materie prime da produttori che a loro volta hanno trattato altre materie prime acquistate da altri ancora, che a loro volta hanno acquistato mais o soia o pomodori da agricoltori o importatori.
Tutto ciò senza poter qui parlare del più importante e in certi casi scandaloso aspetto dell’agricoltura transgenica lasciata in mano alle multinazionali e ad un mercato da loro dominato: il rapporto cioè con i paesi sottosviluppati. Paesi in cui le nuove tecnologie mettono fuori mercato la produzione locale. E dove inoltre le medesime multinazionali si assicura, oltre ai diritti di brevetto, anche una quota del valore prodotto, per via del fatto che le nuove specie vengono create ‘sterili’, obbligando chi le usa così ad acquistare continuamente e per sempre le sementi dalla casa madre.
Per sventare le possibili frodi per i consumatori assume ancora maggiore importanza la disponibilità di metodi analitici in grado di svelare le modificazioni genetiche e di laboratori in grado di applicare tali metodi in modo affidabile e convincente.
E ritorna la domanda già fatta poco fa: come possono essere strutturate strutture pubbliche di controllo, che costose apparecchiature sofisticate e quando costose analisi che a loro volta tempo, specialisti e sono anch’esse i laboratori esistenti non riescono a sconfiggere neanche le frodi più banali, come la sofisticazione dell’olio di oliva con olio di nocciole? E tre.
Domani?
Le storie di Profittopoli potrebbero continuare se solo ci si voltasse indietro qualche mese, qualche anno. Abusivismo edilizio con conseguente erosione del suolo, frane e alluvioni; montagne di rifiuti; inquinamento delle acque; frodi alimentari e industriali; scorie radioattive sparse per l’Italia; importazioni di metalli radioattivi; incidenti nelle fabbriche, morti sul lavoro; navi che affondano con i loro carichi di petrolio e di sostanze tossiche – e poi scelte industriali imprevidenti e miopi, con devastanti conseguenze economiche e ambientali: incentivi a chi distrugge le automobili oi televisori per comprarne di nuovi e aumentare la massa dei rottami; benzine che prima sono verdi e poi si rivelano tossiche;
È possibile continuare con la divinizzazione della pubblicità, con una società nella quale «ogni uomo si ingegna di procurare all’altro uomo un nuovo bisogno, per costringerlo ad un nuovo sacrificio»?
Nessuna soluzione tecnico-scientifica sarà efficace se non si mette in discussione il meccanismo che alimenta i pochi episodi ricordati e tutti gli altri: la legge del profitto fine a se stesso. Profitto non destinato a fabbricare merci utili agli esseri umani, non destinato a lavorare le persone, a liberare dalla povertà e dalla miseria gli abitanti dei paesi poveri ea liberare dall’alienazione gli abitanti dei paesi ricchi. Ma profitto fino a se stesso, come vogliono le regole del capitalismo, sempre più arrogante quanto più è globale, quanto più riesce a intossicare non solo il corpo ma la mente dei suoi adoratori, nel nord, nel sud, nell’est del mondo.


Il prezzo dell’uranio dal 2000 è quadruplicato.


http://www.lavoce.info/news/view.php?cms_pk=2002  

20-02-2006
Il ritorno del nucleare  

Emanuele Massetti  Massimo Tavoni

Dopo diversi anni di oscurità, negli ultimi tempi l’energia nucleare per scopi pacifici è tornato a parlare di sé, riaprendo ufficialmente un dibattito spesso controverso.

Perché si riparla di nucleare

La crescita stabile, ma continua, dei consumi energetici e il contemporaneo aumento dei prezzi dei combustibili fossili, unito a questioni di sicurezza dell’approvvigionamento energetico e di contenimento dei gas responsabili del riscaldamento globale, hanno spinto diversi paesi a interrogarsi sul ruolo futuro della fissione nucleare nella produzione di elettricità.
Tony Blair e George Bush, premier di due paesi che già oggi utilizzano il nucleare in modo rilevante, si sono politicamente esposti a favore di un maggiore impegno. La Finlandia, intendendo ottemperare al Protocollo di Kyoto attraverso misure domestiche, ha deciso la costruzione della sua quinta centrale nucleare. La Francia, un paese in cui l’80 per cento del fabbisogno elettrico è oggi soddisfatto dal nucleare, ha annunciato la costruzione di una grande centrale in Normandia, cui investimento parteciperà anche la nostra Enel. È comunque nella rampante Asia che si concentrano gli sforzi maggiori: la Cina, ossessionata dalla insaziabile domanda interna, intende aumentare la propria produzione elettro-nucleare di sei volte entro il 2020, e piani simili sono condivisi da India e Corea del Sud. Il Giappone, paese che ha aderito al Protocollo di Kyoto, ha messo a punto una strategia energetica di lungo termine incentrata sulla produzione di elettricità e idrogeno via nucleare.(1)
Qual è allora il futuro di una tecnologia di grande potenziale, ma scomoda?

Un po’ di storia

Uno dei sogni dei fisici che nella primavera del 1939 scoprirono la fissione nucleare era quello di assicurare al mondo un futuro energetico illimitato, sfruttando l’enorme quantità di energia che si libera nella reazione a catena. Le idee di Enrico Fermi verranno poi tragicamente applicate alla risoluzione del problema mondiale, e l’energia nucleare dovette aspettare gli anni Sessanta per trovare applicazione per scopi pacifici, nella produzione di elettricità. Negli anni Settanta, dopo lo shock petrolifero e la necessità di svincolarsi dai paesi produttori, molti paesi si impegnarono in piani elettro-nucleari, aumentando considerevolmente la quota di elettricità prodotta dalla fissione, fino alla fine degli anni Ottanta (vedi Figura 1).
Da allora, però, i prezzi bassi del petrolio e del gas naturale insieme all’opposizione della percezione pubblica, particolarmente forte dopo l’incidente nella centrale nucleare di Chernobyl , hanno stabilizzato la crescita della fonte nucleare. L’incidente del 1986 ha avuto una risonanza mondiale e portato alla ribalta il problema della sicurezza del nucleare, aumentare l’opposizione a questa fonte energetica. Tanto che in Italia si arriva alla chiusura degli impianti già esistenti, dopo un referendum tenutosi sull’onda emotiva suscitata dall’incidente.
L’esplosione di Chernobyl causa la morte diretta di trentuno persone, ma furono soprattutto le conseguenze indirette a preoccupare l’opinione pubblica. Il tema è ancora dibattuto, anche se un recente studio di ha trovato trovato nella un’incidenza di tumori superiore zona dell’incidente di poco superiore alla media. (2) Ed è bene sapere che il carbone, attualmente la prima fonte mondiale di produzione dell’elettricità, morte di migliaia di persone ogni anno, senza contare gli effetti dell’inquinamento. Ma evidentemente in questo caso la suggestione psicologica è più contenuta. Ad ogni modo, l’incidente dimostrò che era imprescindibile la necessità di avere standard di sicurezza omogenei: la centrale di Chernobyl era di una tipologia inaccettabile in qualsiasi paese occidentale.

…e di tecnologia

La grande attrattiva del nucleare è la possibilità di ottenere un’enorme quantità di energia con un piccolo volume di carburante (si pensi che 1kg di uranio 235 ha lo stesso contenuto energetico di 3 milioni di kg di carbone). La tecnologia richiesta è piuttosto sofisticata, e per questo i costi di investimento sono alti. Ma il costo finale di produzione di elettricità rimane comunque contenuto, in linea con quelli dell’elettricità a gas o carbone. (3)La disponibilità di uranio 235 è limitata, e qualora il nucleare si sviluppasse in fretta le riserve si esaurirebbero in poche decine d’anni. Ma contrariamente a quanto spesso si dice, il problema è già stato risolto “con i cosiddetti reattoriveloci”, che, funzionando da fertilizzatori, possono estrarre dall’uranio naturale circa cinquanta volte in più di energia, assicurando una disponibilità di materiale fissile per diverse secoli d’anni.
Da un punto di vista ambientale, il nucleare ha il vantaggio di emettere pochissima CO 2 , e questo rende particolarmente interessante nell’ambito della salvaguardia del pianeta dal riscaldamento globale .
Il problema più spinoso rimane comunque quello delle scorie : nonostante modeste produzioni di rifiuti e soluzioni tecniche affidabili, l’accettabilità sociale del contenimento di rifiuti radioattivi è complicata. Le quantità oggi in attesa di sistemazione definitiva sono considerevoli; si trovano per lo più all’interno del sito delle centrali, dove sono rimaste stoccate per depositate d’anni in sicurezza. Programmi di ricerca e sviluppo su cicli del carburante avanzati, col fine di ridurre i rifiuti radioattivi ei requisiti del deposito geologico di stoccaggio, stanno entrando in una fase valutazione di tecnico-economica.

Il “clima cambia”?

L’energia nucleare è un’opzione tecnologica importante nella soluzione di due temi fortemente interconnessi, e che saranno strategici per i prossimi decenni: la dipendenza energetica e il riscaldamento globale alle emissioni di gas-serra. (4)
La domanda sostenuta, le tensioni politiche e le stipula dell’offerta hanno spinto i prezzi del petrolio fino a 70 dollari al barile, un record storico che ci riporta agli anni Settanta. Come allora, non sorprende che molti paesi si adoperino per differenziare il mix energetico e svincolarsi dai cartelli di paesi “caldi” come quelli Opec. Nonostante le incertezze sulle attuali riserve di idrocarburi, e le certezze sulle crescenti domande energetiche di giganti come Cina e India, molti analisti del petrolio si aspettano che i prezzi tornino ad assestarsi su valori decisamente più contenuti: le enormi riserve di cosiddetto petrolio non-convenzionale , ottenuto da sabbie, dovrebbe concedere un futuro ancora lungo agli idrocarburi.
Il secondo elemento che pesa a favore dell’energia nucleare è il tema dei cambiamenti climatici. Si prevede che, senza nessuna correzione (scenario “Business as Usual”) le emissioni di CO 2 , uno dei principali gas responsabili dell’effetto serra, trainate dalla crescita dell’economia e della popolazione dei paesi emergenti duplicheranno per metà secolo e addirittura triplicheranno entro il 2100. Per rimanere sotto l’obiettivo dei +2°C, sarà necessario un taglio sostanziale già dal 2030 (vedi Figura 2).
L’auspicato salto tecnologico per il lungo periodo, del quale la fusione nucleare rappresenta l’ambito traguardo, probabilmente avverrà, ma solo fra molti decenni . La ricerca di tecnologie energetiche innovative continua: recentemente un gruppo di paesi ha approvato la costruzione di un progetto sperimentale su una fusione nucleare di 10 miliardi di euro e una durata trentennale. Ma il passaggio dalla scoperta in laboratorio, al progetto dimostrativo e poi alla realizzazione industriale e commercializzazione su larga scala (5)
Entro il 2050, dunque, le riduzioni di gas serra avvenire, grazie alle tecnologie di cui disponiamo adesso . All’interno del comparto elettrico, le energie rinnovabili sono uno strumento interessante, ma di applicabilità. L’utilizzo del carbone sequestrando la CO 2 è un’altra possibile soluzione, ma di difficile accettabilità e ancora in fase di sperimentazione. Il nucleare si dunque come una delle poche opzioni tecniche presenti oggi per prevenire gli effetti del riscaldamento. (6)

Il rischio del nucleare

Nonostante i diversi aspetti positivi, il nucleare come fonte di elettricità continua a godere di scarsa reputazione. La minaccia del terrorismo e le dubbie intenzioni nucleari di paesi come l’Iran, conservazione e una supervisione attenta degli organismi internazionali. Ciò nonostante, la produzione di elettricità attraverso la fissione nucleare continuerà a giocare un ruolo importante nei prossimi decenni. Se infine il problema del riscaldamento globale verrà affrontato con sufficiente serietà, allora il nucleare sarà chiamato un contributo indispensabile.
A cinquanta anni di distanza, il celebre auspicio di Dwight Eisenhower di fronte all’assemblea delle Nazioni Unite, “atoms for peace”, è ancora irrealizzato. Lo stesso Mohamed El Baradei, direttore dell’International Atomic Energy Agency vincitore del Nobel per la pace lo scorso anno, nella cerimonia di consegna del premio, ha rinnovato l’invito del presidente americano. (7)
Sarà il riscaldamento globale a offrire al nucleare la necessaria opportunità di riscatto?

1) A. Mathis e Monti S., 2006 “Energia nucleare: l’opzione del futuro”, Termotecnica, in corso di pubblicazione.
(2) “Nucleare: poco da temere ma da temere”, The Economist, 8 settembre 2005, 
http://www.economist.com/science/displayStory.cfm?story_id=4370135 .
(3) “Costi previsti per la produzione di energia elettrica”, AIE/NEA, aggiornamento 2005.
(4) R. Wilson, 2006, “Sustainable Nuclear Energy – Some reason for Optimism”, International Journal of Global Energy Issues, in corso di pubblicazione.
(5) A. Grübler, 1998, “Tecnologia e cambiamento globale”, Cambridge Univ. Stampa, Cambridge.
(6) W. Sailor, Bodansky D, Braun C., Fetter S. e van der Zwaan B., 2000 “Una soluzione nucleare al cambiamento climatico?”, Science, vol 288, no 5469, pp. 1177-1178.
(7) Mohamed El Baradei, Discorso all’assegnazione del premio Nobel per la pace 2005.

Commenti presenti Dati:  05-03-2006 21:14:00 Nome:  alberto clò Oggetto:  critico nucleare Messaggio:  Gli autori trascurano il principale motivo per cui dal 1978 (con prezzi oil sui 12 doll/bbl) non si costruisce una sola centrale negli USA e dal 1993 in Europa: per l’impossibilità del nucleare di reggere in un contesto concorrenziale e di mercato. E’ l’economia e non l’ambiente o l’ostilità pubblica ad avere ovunque gli investimenti. Per l’impossibilità di beneficiare delle 3 condizioni che lo sostennero: aiuti di Stato, regolazione prezzi del tipo cost-plus, monopolio produzione e vendita. Lo studio dell’MIT cui ha partecipato Joskow lo dimostra bene. In un sistema di Borsa un kwh nucleare di nuova costruzione non supporrebbe mai il confronto con 1 kwh da ciclo combinato! il mercato funziona per massimizzare l’efficienza, ma fallisce su obiettivi d’altro genere. Questa è la vera impasse in cui si è arenato il nucleare! Risposta:  Grazie per il commento.
Lo studio del MIT “The future of nuclear power” (reperibile al sito http://web.mit.edu/nuclearpower/) stima il costo dell’elettricità col nucleare a 6.7 c€/kWh (pag 7), collocandolo quindi al di sopra del carbone e del gas (entrambi attorno ai 4 C€/kWh).
Questi valori non tengono però in considerazione il costo della CO2. Nella stessa pagina, gli studiosi del MIT dimostrano che per valori della CO2 pari a 100$/tC il nucleare diventa competitivo col carbone e con il gas naturale (per prezzi del gas pari a .7/MCF, circa il valore medio negli USA nel 2005).
Come argomentato nel nostro articolo, la produzione nucleare qualora dipenderà dunque dalle politiche di contenimento dei gas serra si decidesse di ridurre i gas responsabili del riscaldamento gli alti prezzi della CO2 renderebbero vantaggiose tecnologie dell’elettricità senza emissioni di CO2 rendere – come citato
nello stesso studio americano- “l’opzione nucleare una importante fonte di elettricità a zero emissioni che può fornire si alla produzione futura” (pag 3).
Dati:  28-02-2006 15:24:18 Nome:  Alessandro La Spada Oggetto:  Per fare ‘pulizia’ bisogna investire sulle fonti pulite Messaggio:  Trovo interessanti le argomentazioni esposte nell’articolo a supporto del nucleare, e le risposte circostanziate ai primi commenti. Tuttavia, trovo che si sta prescindendo da una necessaria considerata preliminare: gli investimenti vanno fatti, laddove possibili, su tecnologie che promettono di risolvere i problemi, non su quelle che hanno gia’ manifestato problemi enormi e che al massimo possono promettere di bilanciare enormi con problemi enormi benefici. A cio’ bisogna aggiungere il fatto che, mentre i benefici del nucleare sono noti, i problemi, gia’ rilevantissimi, sono stimati per difetto: chi puo’
Una seria politica di utilizzo dei fondi pubblici deve necessariamente puntare su cio’ che risolve i problemi, non su cio’ che si limita a sostituire il problema A con il problema B.
Questo e’, a mio avviso, la corretta razionalizzazione dei cosiddetti timori immotivati, che immotivati ​​non lo sono affatto. Percio’ e’ giusto restare fuori dal nucleare e, sfruttando la libertà di posizionamento che ne deriva all’Italia, investire con forza nelle fonti rinnovabili.
Risposta:  Dati:  23-02-2006 11:56:00 Nome:  gino Oggetto:  ritorno del nucleare Messaggio:  Le scorie sono un problema tecnicamente risolvibile, ma occorrenza il costo è inversamente che (in modo esponenziale) all’impatto ambientale. Mi piacerebbe sapere, invece, se ci sono studi seri sul costo di bonifica delle centrali dismesse (non sono eterne).
Il fotovoltaico non PUÒ Certo sostituire le attuali Fonti minerali per la Produzione di Energia Elettrica, ma occorre tener Conto delle following Considerazioni:
– Il Costo per KVA Generatore E in continua Diminuzione un Differenza delle Altri Fonti (Compreso il nucleare)
– la densità di potenza è in aumento (diminuzione del suolo occupato), oggi mediamente 150VA/m2.
– la materia prima è praticamente inesauribile (sabbia)
– non ha costi di distribuzione, e lo smaltimento di un impianto esaurito è molto basso ei materiali sono riciclabili per oltre il 90%.
Credo che il problema energetico dei prossimi decenni si risolverà utilizzando tutte le fonti disponibili in modo appropriato e soprattutto incentivare la ricerca nel nucleare, nel fotovoltaico, nell’eolico, idrogeno…, ma anche per diminuire l’impatto ambientale delle fonti minerali tradizionali ed aumentare il loro remndimeto. Non va dimenticata la ricerca nelle tecniche di costruzione di edifici civili ed industriali per contenere il grande spreco di energia che attualmente si fa.
Risposta:  Dati:  22-02-2006 22:16:00 Nome:  Matteo Olivieri Oggetto:  Atomo Lloyd Messaggio:  L’articolo affrontato con dovizia di aggiornamenti i recenti progressi della tech nucleare, e questo è senz’altro positivo in un panorama dell’informazione dove troppo spesso si ragiona sempre sugli stessi pregiudizi.
Tuttavia considero precari i calcoli finanziari senza prevedere la quota di assicurazione dell’impianto.
L’accettabilità sociale è già sotto zero, se non si compie un passo verso garanzie economiche non si realizzeranno mai in Italia nuovi impianti. Per quanto riguarda il resto d’Europa bisognerebbe prevedere per i nostri consumatori la possibilità di acquistare citazione di energia atom gratis, perchè se quella centrale non è assicurata io non voglio consumare la sua energia.
E poi se è sicuro perchè non può essere assicurato?
Ve lo dico io.
E’ stato un vero peccato che le intelligenze del nucleare in Italia siano state sprecate cadendo nell’oblio senza poter esprimere le loro potenzialità. Perchè forse alcune di loro ci racconterebbero cosa potrebbe succedere a Caorso in seguito ad alcune recenti secche del Po. E’ davvero un peccato che molti documenti , conservati in scantinati di enti pubblici, siano andati al macero.
Quelle secche non avrebbero fornito un adeguato raffreddamento! Ma ormai è andato tutto al macero, e nessuno si è ricordato di quelle splendide intelligenze. Destini nucleari.
Risposta:  Dati:  22-02-2006 18:53:00 Nome:  ugo montevecchi Oggetto:  il ritorno al nucleare Messaggio:  Ho il coraggio con il quale si è affrontato un tema politicamente così sensibile.
Ciò detto, alla luce delle argomentazioni proposte e riproposte dagli antinucleari ormai da almeno 20 anni, la cui insussistenza e strumentalità mi pare palese, mi ritrovo ciclicamente ad interrogarmi sugli interessi che, più o meno consciamente, vengono difesi o addirittura promossi da chi si oppone ad una ripresa della produzione di energia dal nucleare in Italia.
Riterrei opportuno, infine, che si approfondissero le vengono strategiche, in senso lato, per il nostro Paese della dipendenza quasi totale da energetiche che ci da aree politicamente instabili: mi sento ad una qualsiasi vignetta danese!
Risposta:  Dati:  22-02-2006 13:29:24 Nome:  Walter Maggi Oggetto:  L’ipoteca nucleare Messaggio:  Salve, quando si considera l’opzione nucleare, credo bisogna anche considerare non solo i costi vivi (materie prime e impianti), ma anche e soprattutto il costo di stoccaggio delle scorie: vuol dire costruire impianti sicuri che durante secoli e secoli con seri rischi per l’ambiente ei nostri discendenti: dire usiamo oggi il nucleare per abbattere il gas serra senza trovare adeguato rimedio al problema delle scorie credo sia un atteggiamento del tipo “godiamoci il presente e chi se ne frega del domani”, peccato che quel domani verrà …. Risposta:  Dati:  21-02-2006 10:51:00 Nome:  Maurizio Grassi Oggetto:  Il ritorno del nucleare Messaggio:  Ho letto con interesse l’articolo in oggetto ma mi trovo in disaccordo con le conclusioni benevole che gli autori danno nei confronti di questa fonte di energia. Premetto che sono un profano della materia ma tre considerazioni a mio bastano per rivolgere altrove energie intellettuali ed economiche per risolvere il problema delle emissioni di CO2 nell’atmosfera:
– i tempi di realizzazione di una centrale nucleare sono enormi e lunghissimi, si parla di miliardi di euro e di 10 – 15 anni come tempi di consegna. Supponiamo di impiegare gli stessi soldi e lo stesso tempo per lo sviluppo di fonti rinnovabili ed avremo lo sviluppo beneficio in termini di porduzione elettrica. Con una cifra di 2 mld di Euro quanti pannelli solari potrebbero essere installati su edifici di proprietà pubblica su tutto il territorio nazionale? Quale risparmio ne deriverebbe in termini di bollette pagate dall’ amministrazione pubblica? Senza tener conto che i tempi di consegna di un impianto solare si contano in settimane e non in decenni. Senza considerare che i costi di manutenzione sono ridicoli rispetto ad una centrale nucleare, le emissioni sono zero e non esistono scorie;
– il problema della sicurezza degli impianti mi sembra che sia stato sbrigativamente liquidato. E’ sufficiente una prova del nove per capire quanto non ci siano garanzie che non si ripetano eventi come Chernobyl o Three Mile Island: non esiste al mondo società assicurativa fornire a coprire il rischio di una qualsiasi centrale nucleare. E questo per citare solo la sicurezza interna dell’impianto. Che dire del caso di un eventuale attentato terroristico? Se gli aerei dell 11/9 fossero stati dirottati verso un impianto di tal genere che sarebbe successo?;
– da ultimo il non trascurabile dettaglio che in Italia i cittadini sono contro l’investimento nel nucleare alle fonti rinnovabili. Quindi, che piacciano o no, in democrazia le decisioni (vedi referendum) del popolo si rispettano.
Risposta:  Gentile Marco Grassi, grazie per i suoi commenti che ci aiutano a essere più precisi in merito ad alcune domande tecniche che abbiamo trascurato nell’articolo per ragioni di spazio. Quattro anni è il tempo standard per la costruzione di un impianto nucleare con la tecnologia attuale (IEA, Projected Costs of Generating Electricity, 2005). La costruzione della centrale di Olkinuoto3, in Finlandia, è iniziata nel maggio del 2005 e la consegna è prevista nel 2009.
Il costo di costruzione di una centrale nucleare è di circa 1750$/kw mentre il costo di costruzione di un impianto fotovoltaico è di circa 4000$/kw. I costi di manutenzione sono
circa 65$/kw per il nucleare e circa 15$/kwh per il fotovoltaico. Includendo i costi di smantellamento della centrale nucleare, il costo di generazione dell’energia elettrica è circa 0,03$/kwh per il nucleare e 0,30$/kwh per il fotovoltaico. Pertanto, l’installazione di pannelli solari su tutti gli edifici della pubblica amministrazione aggraverebbe notevolmente il bilancio di gestione (anche rispetto all’attuale costo dell’elettricità, senza nucleare).
Per quanto riguarda la sicurezza, i nuovi reattori resistono allo schianto di un aereoplano e da tempo sono a prova di fusioni del nucleo, quanto avvenuto a Cernobyl. La scelta di
intraprendere un programma nucleare è delicato e controversa e pertanto deve essere discussa in maniera trasparente, illustrando i vantaggi e gli svantaggi di tutte le opzioni praticabili. La gravità del problema del riscaldamento globale
sollecitato, a nostro avviso, una nuova riflessione sul tema.
EM MT
Dati:  21-02-2006 10:13:00 Nome:  Matteo Civiero Oggetto:  Nucleare sì o no Messaggio:  Premetto che credo fermamente che un progetto serio di risparmio, efficienza energetica e incentivazione delle rinnovabili sia la soluzione migliore per ridurre le oscillazioni nel mercato energetico attuale, aumentare la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti, promuovere sviluppo economico.
Questi provvedimenti, credo contribuiscano a creare una rete energetica più sicura, stabile decentrata, democratica, trasparente e che assicura concorrenza e maggiore distribuzione delle risorse. Carbone o nucleare tendono a creare, per quanto ne so, mercato oligopolistici e grandi concentrazioni di capitali e profitti sia dal lato della produzione che da quello dell’approvvigionamento.
Conseguentemente anche il fatto che il fabbisogno energetico, in particolare quello italiano, occorre per contesto forza crescere. In un quadro più generale di efficienza negli usi finali (mezzi puliti, edifici a basso consumo o addirituttura produttori di energia, apparecchiature ad alta efficienza, ecc.) credo che la domanda energetica possa essere contenuta, o ridotto.
Fatta questa lunga premessa sottoporre agli autori e ai vorrei partecipanti alla discussione alcuni punti, e chiedere loro conferma e valutazioni. E’ vero che:
– negli ultimi 18 mesi il prezzo dell’uranio è quadruplicato (+300%) e che la produzione è in mano a pochi produttori, come risulta da questo rapporto http://www.evomarkets.com/assets/evobriefs/nw_1139953546.pdf
– i soli Stati Uniti hanno prodotto circa 500.000 tonnellate dalla produzione di uranio impoverito energia negli ultimi 50 anni, che vengono utilizzate per la di armamenti?
– 10.000 soldati sono morti e oltre 250.000 soldati americani dal 1991 al 2002 hanno contratti direttamente collegabili all’uranio impoverito usato nei bombardamenti nel solo Golfo Persico? http://www.iraqlibero.at/pag/uran.htm
Se sì, dobbiamo riconsiderare il prezzo ATTUALE dell’energia atomica alla luce di questi dati?
Risposta:  Gentile Lettore:
La spesa in combustibile rappresenta una quota minima sul costo totale, e quindi aumentare anche sostenuto del prezzo dell’Uranio non hanno conseguenze rilevanti sul finale dell’elettricità. Questa è la ragione per cui il nucleare viene considerato un’opzione per ridurre la dipendenza energetica
dei Paesi. E’ vero però che l’Uranio è una risorsa finita, e per questo reattori -più nuovi- utilizzabili essere impiegati una volta che risorse di uranio si assottiglino. Per quanto riguarda l’utilizzo dell’Uranio per scopi militari,
In ultima, i costi dell’elettricità nucleare analisi devono essere valutati nell’ottica della salvaguardia dal riscaldamento globale e della dipendenza energetica: congiunto alle rinnovabili offrirebbe un’opzione per ridurre le emissioni di gas serra fin d’ora.

http://www.aprileperlasinistra.it/aprilerivista/articolo.asp?ID=1491&n=135 

Strategie sostenibili. Il passato non puo’ vivere nel futuro

Andrea Masullo

La straordinaria crescita dei consumi energetici mondiali negli ultimi 50 anni, ed in particolare l’elevato livello dei consumi pro-capite nei paesi industrializzati, che inseguito a grandi passi dalla popolazione cinese rischia di gran lunga raddoppiare in pochi anni i consumi mondiali, si rendono sempre più vulnerabilità i sistemi energetici, in particolare quello italiano caratterizzato più di altri da un livello di efficienza e da una dipendenza elevata dall’estero. In questo contesto, il raggiungimento del picco di estrazione del petrolio rende ancor più critico il soddisfacimento di una domanda che continua a crescere, provocando un forte aumento della conflittualità internazionale nelle aree di ubicazione dei principali giacimenti ed una conseguenza impennata del prezzo del greggio, praticamente raddoppiato in un solo anno. Tale situazione, nonostante i tentativi strumentali di seminare un falso ottimismo di facciata, appare irreversibile per questa risorsa entrata ormai nella fase calante della sua disponibilità fisica. La crisi petrolifera sta provocando tensioni crescenti anche intorno alle altre fonti fossili che in ipotesi dovrebbero sostituirlo. E’ di questi giorni la crisi di approvvigionamento del metano; ma anche il prezzo del carbone, pur restando ancora al disotto degli altri due combustibili, sta subendo una forte e progressiva accelerazione,
Possiamo ben dire che l’era dei combustibili fossili si avvia verso il tramonto, un tramonto che giorno dopo giorno sembra essere più vicino di quanto fino a pochi anni fa si possa ipotizzare. Se ciò, come tutte come le grandi transizioni della storia, costituisce un enorme problema, economico e sociale, la sua ineluttabilità politico ci più sicura e più pacifica all’umanità. Di fronte all’angosciosa insicurezza che generi un passaggio epocale di tale portata,
Di fronte alle crescenti difficoltà del mercato delle fonti fossili di energia, si riaccende quindi il dibattito sull’energia, ma si riaccende in modo sbagliato, riaprendo una vecchia, inutile e fuorviante disputa fra nucleare e fonti rinnovabili, tutti convinti che il mondo possa continuare con l’attuale modello di consumo a perpetuare il passato nel futuro, per sempre. I nuclearisti ritengono che l’unica fonte che possa sostituire il petrolio e ridurre le emissioni di CO2 sia quella nucleare, a fronte di un contributo marginale delle fonti rinnovabili: “il nucleare è sostitutivo mentre le fonti rinnovabili sono integrative”. Anche se volessimo dimenticare per un attimo i gravissimi problemi ambientali,
Basta guardare ad alcuni dati fisici incontestabili per rispondere alle seguenti domande.
Quanta energia viene utilizzata oggi nel mondo?
Le forniture ammontano a 4, 6×1020 joule/anno (l’equivalente di 11, 1 Gtep = miliardi di tonnellate di petrolio) 1.
Perché cosa l’energia viene utilizzata?
Per circa un terzo servire a produrre elettricità, per un terzo calore e per l’ultimo terzo per i trasporti.
Quanta energia può osare la fissione nucleare?
Tutto l’Uranio esistente sulla Terra, se utilizzato con le attuali tecnologie di fissione, può osare 2×1023 joule2. Se consideriamo una stabilizzazione della popolazione mondiale a 10 miliardi di abitanti ed interventi di efficienza energetica che contengano la domanda energetica intorno ai 2×1021 joule/anno, la fissione nucleare potrebbe dare tutta questa energia per soli 100 anni. Ma questa è solo teoria. In pratica ciò non sarebbe possibile per i seguenti motivi.
L’energia nucleare può fornire solo elettricità, in quanto la sua pericolosità disporre di le centrali in prossimità dei centri urbani, per poter utilizzare anche il calore prodotto; quindi può coprire al massimo un terzo della domanda energetica mondiale.
Ma neanche questo sarebbe possibile in quanto l’intero ciclo del combustibile nucleare, dall’estrazione dell’Uranio alla sua trasformazione in materiale fissile, alla realizzazione degli impianti necessari e della centrale stessa, fino alla gestione delle scorie ed alla chiusura degli impianti, richiede una gran quantità di petrolio, che rischiamo di non avere a disposizione fra qualche credito. Si potrebbe produrre idrogeno come combustibile sostitutivo del petrolio, utilizzando l’elettricità prodotta, ma in tal caso l’uranio durerebbe molto meno dei 100 anni ipotizzati.
E quante centrali nucleari ci vorrebbero mondiale per richiedere tutta la domanda?
Oggi le 341 centrali nucleari esistenti sussiste il 6, 8% dell’energia mondiale, corrispondente al 16, 6% dell’elettricità (la stessa quota fornita dall’energia idroelettrica)3, per una produzione totale di 2660TWh (terawattora), corrispondente a 228, 78 Mtep. Per richiedere la domanda energetica totale mondiale odierna ci vorrebbero quindi più di 1500 centrali nucleari. Solo in Italia ce ne vorrebbero almeno 150. Trovare i siti per localizzare gli impianti, i centri di produzione e riprocessamento del combustibile nucleare ed i siti per la gestione delle scorie, che siano stabili per centinaia di migliaia di anni, non è una impresa realisticamente praticabile. Considerando, oltre ai limiti sopra esposti, la rapida crescita dei consumi della Cina ed il fatto che non tutto l’Uranio sarà estraibile, questa fonte energetica potrà poter ottenere il 30% della domanda mondiale per non più di 40 anni, cosa che i suoi sostenitori si guardano bene dal far sapere ai cittadini. Per questo l’energia nucleare non può essere considerata una fonte sostitutiva ma solo integrativa.
Le fonti rinnovabili possono sostituire il petrolio?
Si continua a dire che le fonti rinnovabili possono avere altre più una integrazione ad fonti energetiche, in quanto troppo scarse per sostituire il petrolio; ma vediamo quale è la loro potenzialità reale. Il sole invia al limite esterno dell’atmosfera terrestre 5×1024 Joule/anno. Quindi ogni anno manda verso la Terra 25 volte tutta l’energia ottenibile una sola volta dalle riserve mondiali di uranio. Questa quantità corrisponde a più di diecimila volte i consumi energetici mondiali. Per soddisfare per sempre la domanda energetica mondiale basterebbe utilizzare un decimillesimo dell’energia solare disponibile, oppure la metà del potenziale geotermico mondiale (8×1020 Joule/anno), o un cinquemillesimo del potenziale eolico mondiale (2×1024 Joule/anno)4. Quindi quantitativamente le fonti rinnovabili possono abbondantemente sostituire i combustibili fossili, ma un patto che si rivedano radicalmente le tecnologie produttive ed i sistemi energetici.
Occorre iniziare a dire con estrema chiarezza e sincerità che il petrolio non ha, anzi che il sistema economico energivoro e consumista fondato sull’abbondanza di una fonte energetica trasportabile ea buon mercato, rappresenta una parentesi breve, unica e probabilmente irripetibile nella storia dell’ umanità.
E allora un dibattito sulla questione energetica non può esaminare dalla revisione profonda del sistema economico-produttivo, da una profonda riconversione tecnologica, e da un modo nuovo di concepire il benessere, l’organizzazione sociale ed in analisi gli stili di vita individuali.
Ciò che serve attuare è il passaggio da una gestione privata e dell’energia, affidata al mercato, fondata su fonti energetiche esterne al nostro paese, com’è anche quella nucleare. , ad un sistema pianificato localmente sulla base delle fonti rinnovabili disponibili, e su di esse le attività economiche. Questo sistema deve essere fondato su di un’ampia e fattiva partecipazione democratica per raggiungere i più elevati standard di efficienza e di qualità ambientale. Questa solo può essere una risposta realistica al bisogno di sicurezza ed indipendenza energetica. Un sistema pianificato localmente,
Passare da una pianificazione omogenea ed estranea al territorio ad una pianificazione che fa del territorio la sua base naturale di esistenza. Fare del termine spregiativo NIMBY, “non nel mio cortile”, una strategia del “non nel mio, ma neanche nel tuo, né nel suo cortile”; perché dalla difesa dell’integrità del proprio territorio, si realizzi una tessera di un mosaico che copra l’interesse del territorio del vicino, del proprio paese, dell’intero pianeta, offrendo a tutti, attraverso lo scambio di conoscenze e di esperienze, l ‘opportunità di un benessere dignitoso, felice e durevole, passando dalla competizione per accaparrarsi risorse altrui, alla cooperazione per utilizzare in modo intelligente le proprie.
Questa è la vera sfida del Protocollo di Kyoto che il nostro paese non ha cogliere, e non una sterile e fuorviante polemica più ideologica che tecnica sulle fonti per sostituire il petrolio, destinata a diventare uno sterile esercizio dialettico che non porta a risultati e soluzioni concrete. Questa strada ha bisogno molto più di intelligenza che di materie prime, quell’intelligenza fin troppo umiliata dalle politiche sull’istruzione e sulla ricerca degli ultimi anni, ma anche da una classe aspirante che non accettare le sfide del futuro si è arroccata nel difendere le posizioni di un passato irripetibile.
In questo scenario, il ruolo centrale passa grandi compagnie elettriche alle amministrazioni locali e ai cittadini, che devono studiare, studiare e promuovere il nuovo paradigma energetico.
Abbiamo visto che quantitativamente le fonti rinnovabili potrebbe abbondantemente poter soddisfare per sempre le esigenze energetiche dell’umanità, ma ciò presuppone un vero e proprio capovolgimento dell’attuale schema energetico e delle tecnologie produttive. Significherebbe spostare l’attenzione dal “mezzo”, cioè “la merce energia”, al “fine”, cioè al beneficio che vogliamo ottenere utilizzando l’energia. Essendo le fonti rinnovabili di energia per lo più distribuito sul territorio a bassa concentrazione e disponibili in diversa forma in ogni angolo del pianeta, il loro utilizzo ha bisogno del passaggio ad un sistema energetico decentralizzato, realizzato su piccola scala ed utilizzando le fonti presenti sul territorio nei sistemi ed applicazioni ad alta efficienza. Ciò comporterebbe un controllo locale delle fonti ed un coinvolgimento diretto e responsabile dei cittadini nelle scelte e riequilibrerebbe un modello che oggi vede un cittadino dei paesi OCSE (dove vive circa un sesto della popolazione mondiale) consuma annualmente circa 4, 75 tep (tonnellate equivalenti di petrolio) a fronte degli 0, 98 tep di un cittadino del resto del mondo, aumentò gradualmente tutta l’umanità e ottenne i servizi energetici desiderati utilizzando solo 1-1, 5 tep pro capite.
La cogenerazione di calore ed elettricità in piccoli impianti connessi a reti locali di distribuzione, con l’opportunità di produrre presso i punti di allacciamento degli utenti della rete del calore anche il raffrescamento attraverso cicli frigoriferi ad assorbimento, rappresenta uno schema energetico dove grande convenienza gli interventi di miglioramento dell’efficienza termica degli edifici, dei sistemi di illuminazione, degli elettrodomestici, delle apparecchiature elettroniche, come pure la collettivizzazione dei servizi energetici come il lavaggio dei panni a livello di condominio o di zona, e la diffusione di pannelli elio- termici e fotovoltaici.
Se un sistema come questo si diffonde su scala mondiale ritenere scongiurato il pericolo rappresentato dai cambiamenti energetici, rimosse le principali cause di conflitti e disinnescato il connubio esplosivo fra controllo delle fonti energetiche e potere.
Da queste sintetiche considerazioni la conclusione che possiamo trarre è che non esisterà mai una crisi di mancanza di energia. Le crisi energetiche sono crisi legate alla gestione di un enorme potere economico; sono piuttosto da considerare crisi di mancanza di democrazia, crisi di una politica che non sa più opporsi allo strapotere dei mercati, frutto di un conflitto fra potere economico ed interesse collettivo; sono il frutto di una politica che non sa gestire nell’interesse collettivo risorse essenziali come l’acqua, l’aria, la fertilità della terra e l’energia.
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1 Dati 2004 tratti da Enerdata, Francia

2 SS Penner, “Energy Flows in Ecology and Economy”, in “Advanced in Energy Studies (MUSIS, Roma, 1998)

3 Dati 2002 tratti da “Keyworld Energy Statistics 2004” dell’International Energy Agency (IEA)

4 Tutti i dati citati in questo paragrafo sono tratti da SS Penner, “Energy Flows in Ecology and Economy”, in “Advanced in Energy Studies (MUSIS, Roma, 1998)


http://www.machiavellicenter.net/rawmaterials/edn.htm 

Risorse, materie prime e conflitti strutturali: un progetto di ricerca

Prof. Ennio Di Nolfo

Università di Firenze


Il tema delle materie prime non è nuovo dal punto di vista storiografico. Nemmeno è nuovo il progetto di cercare un filo conduttore nel valutare l’importanza del tema nell’ambito dei conflitti internazionali. Qual è dunque il contributo originale al quale la ricerca che stiamo elaborando intende pervenire?
Che la lotta per le materie prime sia stata alla base di infiniti conflitti è evidente sin dalla preistoria, quando gli uomini si combatterono per il controllo di una terra di pascolo o di una miniera di ferro. Il mutare delle conoscenze modificò i termini del problema, non la sua natura, considerato dal punto di vista concettuale. Si combatte per l’oro, il grano, il petrolio o l’uranio, la natura era la medesima, poiché riguarda sempre la capacità di una risorsa strategica o per la sopravvivenza o per il predominio.
La question si pone in termini più aperti e controvertibili quando si cerca di correlare, come è pur stato fatto sul piano generale dai teorici dell’imperialismo, materie prime, processi produttivi, flussi finanziari, mutamenti tecnologici, trasferimento dei prodotti finiti, trasferimenti tecnologici e demografici, commercio internazionale e organizzazioni giuridiche di questo. L’intersezione fra questi elementi offre prospettive più complesse e, se trasferita dal piano teorico a quello empirico dell’esame dei casi, propone una grigliativa alla cui costruzione è interessante concordato.
Il punto di intersezione principale riguarda probabilmente i concetti di materie prime e tecnologia. La funzione di una materia prima è correlata anzitutto a una tecnologia che ne avvalori l’uso. Senza la scoperta delle tecniche di estrazione e raffinazione, il petrolio potrebbe rimanere per secoli inutile e inutilizzato. I processi produttivi sono a loro volta legati alla tecnologia e quelli finanziari costituiscono la cornice o il presupposto o l’effetto del processo tecnologico medesimo.
Bisogna dunque anzitutto correlare, mediante esempi concreti, il concetto di materia prima e tecnologia. Mi spiego in modo più chiaro.
Se circoscriviamo l’analisi al periodo successivo alla prima rivoluzione industriale, la tecnologia riguarda la capacità di produrre energia con metodi diversi dal lavoro dell’uomo, così da poter produrre più merci a costi inferiori. “Senza dubbio, scrive un fisico dell’Università del Maryland -JB Marion- l’energia è il concetto fisico più importante che si incontra in tutta la scienza”
In questo caso la tecnologia è quella della macchina a vapore e la materia prima è il carbone, la cui combustione consente la produzione del vapore compresso che genera energia. La cornice finanziaria si concentra nel rapporto costi di produzione/profitti. Dati questi presupposti, la prima rivoluzione presuppone il controllo della materia prima carbone e degli impianti utili per trasformarlo non solo in fonte di calore ma anche di energia. Non è un caso che la Gran Bretagna sia all’origine della prima rivoluzione industriale e che questa si manifesti nell’Europa continentale in prossimità dei bacini carboniferi, che diventano carbosiderurgici, poiché la siderurgia è il primo prodotto della nuova tecnologia. E’ appena il caso di osservare dunque che la nuova accumulazione di ricchezza sia condizionata dal controllo dell’area renana, di quella della Slesia, di quella del bacino del Don o di altre regioni che, per loro collocazione meno strategica, provocano meno conflitti. Forse si potrebbe aggiungere che anche il controllo di altre materie prime (il cotone grego per l’industria tessile) o quello dei mercati di sbocco dei prodotti variabili non marginali rispetto al processo produttivo. Ciò è ben vero ma la necessità di rendere più lineare l’argomentazione richiede che essa si arresti alla prima fase. Il tema acquista valenza storica internazionale in diversi sensi: nel senso diretto, come contesa per il controllo e il trasferimento di risorse necessarie; in quelli meno diretti, relativi alla destinazione del prodotto (mercato interno/ mercato internazionale, protezionismo/liberismo) e relativi alla destinazione dei profitti. A sua volta questa, che nella fase del carbone ha forse un valore meno apparnte dal punto di vista vista, rivela la sua evidenza se si esamina l’assetto proprietario delle maggiori imprese, la nazionalità o internazionalità dei capitali esistenti, la destinazione ultima del profitto , cioè il mercato finanziario che esso alimentare. protezionismo/liberismo) e relativi alla destinazione dei profitti. A sua volta questa, che nella fase del carbone ha forse un valore meno apparnte dal punto di vista vista, rivela la sua evidenza se si esamina l’assetto proprietario delle maggiori imprese, la nazionalità o internazionalità dei capitali esistenti, la destinazione ultima del profitto , cioè il mercato finanziario che esso alimentare. protezionismo/liberismo) e relativi alla destinazione dei profitti. A sua volta questa, che nella fase del carbone ha forse un valore meno apparnte dal punto di vista vista, rivela la sua evidenza se si esamina l’assetto proprietario delle maggiori imprese, la nazionalità o internazionalità dei capitali esistenti, la destinazione ultima del profitto , cioè il mercato finanziario che esso alimentare.
L’insieme di questi temi acquista spessore ancora maggiore con la seconda rivoluzione industriale. La scoperta dell’energia elettrica e del modi di riprodurla sul piano industriale diedero una nuova scossa a tutti i sistemi produttivi. In quelli più avanzati, l’energia elettrica presenta il sopravvento sul carbone. Non fu mai un sopravvento completo. Se è vero che nei mesi scorsi è stata chiusa l’ultima miniera della Saar, resta pur vero che in Cina circa l’80 per cento dell’energia elettrica viene ancora prodotta con il carbone.
L’energia elettrica può infatti essere prodotta almeno in quattro modi, che prodotto diverse materie prime (escludo l’energia eolica, quella solare, ecc. poiché hanno una rilevanza quantitativa marginale). I quattro modi sono: lo sfruttamento della caduta di acque nei condotti delle turbine che energia; l’uso del carbone; quello del petrolio e quello dell’uranio. Rappresenta già un elemento utile per orientare la ricerca la conoscenza, forse facilmente acquisibile, della distribuzione quantitativa dei sistemi di produzione e le tendenze in atto. E’ verosimile che il declino del nucleare, l’inquinamento derivante dall’uso del carbone e la relativa limitazione dell’ elettricità prodotta da turbina a acqua lascino il primo posto al petrolio (almeno sino a quando la “fusione fredda” non sia divenuta una realtà scientifica e poi industriale). Vale la pena di guardare, di passaggio, che non a caso la grande industria italiana prosperò nell’area subalpina, grazie ai grandi impianti elettrici azionati dalla caduta di acqua.
Purndo la caduta d’acqua come elemento conflittuale trascurare la difficoltà di trasportare questa materia prima, si pone allora, sul piano storiografico la questione di correlare la localizzazione delle materia prime tradizionali (carbone) o nuove (petrolio e uranio o torio) rispetto alla produzione di elettricità e di esaminare se, quando, dove e come questo aspetto produca conflitti e abbia ricadute finanziarie. Se si tralascia il caso, già toccato, del carbone, diviene necessario concentrarsi sulle risorse petrolifere e su quelle di minerali radioattivi.
Senza eccedere nell’esame dei casi, appare utile indicare le aree geografiche dove queste risorse esistono, quale la loro importanza quantitativa nel processo produttivo, quale è il regime proprietario delle specifiche risorse, quale il regime risorse commerciale e quale deposito delle stesse.
Queste possono appartenere a soggetti privati ​​oa soggetti pubblici, secondo una varietà di regimi assai complessa: dalla proprietà statale, al regime di concessione onerosa secondo clausole variabili.
Importa anche conoscere il luogo di utilizzazione delle materie prime (in particolare del petrolio), se interno o esterno al paese possessore, per collegare i vari punti toccati in precedenza con il problema dell’utilizzazione della risorsa prima. Infatti l’utilizzazione cambia secondo che il regime proprietario sia privato; di controllo in concessione; di controllo finanziario; di controllo tecnologico; di controllo pubblico, cioè politico. Tutti i casi che pongono la domanda di conoscere la natura politica del rapporto fra chi controlla la materia prima e chi la utilizza e secondo quali regole.
L’utilizzazione non diretta di materie prime (che è il caso più frequentato nella storia della produzione successiva alla seconda rivoluzione industriale) enfatizza il problema delle regole per lo sfruttamento e suscita anche la questione della destinazione ultima del prodotto finito.
In tal senso una profonda divaricazione va messa in luce tra il tema dell’uranio/torio e quello del petrolio. Nel primo caso, il controllo del minerale è relativamente agevole, circoscritto e condizionato dalla natura del prodotto, più che dall’assetto proprietario. Non esiste più, a quanto pare, un problema di scarsezza di uranio arricchito per produrre energia destinata a usi militari. Questo tema ha assillato gli anni dal 1949 al 1991. Esso potrà riproporsi in avvenire, ma l’esame storico dei conflitti suscitati, sul piano industriale, tecnologico e militare dall’utilizzazione dell’ energia nucleare costituisce un ambito dai confini ben delimitati. È altrettanto ben possibile come uno dei temi che hanno maggiore evidenza al rapporto materia prima tecnologia, processi produttivi e conflitti internazionali (assai meno rilevanti, forse, gli aspetti finanziari). Proprio la relativa compiutezza di questa faccia della medaglia consente di individuare tutti gli aspetti del quadro che si vuole comporre e di collocarli in un contesto dove i collegamenti conflittuali di natura internazionale sono più che evidenti – anche perché resi manifesti dall’utilizzazione della materia prima come materiale bellico. La coincidenza di questa tematica con l’arco cronologico della guerra fredda, intesa in senso lato, favorisce l’ intersezione. Il problema di fondo diviene quello di capire se e fino a che punto questo tema dominasse il conflitto o ne fosse piuttosto un aspetto, importante ma simbolico, più che reale: talché il valore della materia prima e il problema del suo controllo tende a diventare marginali rispetto al nuovo tema affiorante: la progressione tecnologica. Ciò pone il problema di inserire la variabile nel quadro della teoria generale del rapporto conflitti/materie prime, che costituisce il fulcro di tutta la nostra ricerca. Qui il rapporto materia prima- controllo- sfruttamento- produzione di energia- destinazione dell’ energia – usi pacifici o militari della stessa sono stati intrecciati a una serie di processi politici facilmente identificabili anche se difficili da districare. In tal senso, aspetto della ricerca che tende a costituire un modello delle possibilità di correlazione fra risorse prime e storia delle relazioni internazionali si pone nel modo più preciso.
Invece tendersi a sfuggire la complessità del ruolo del petrolio. A tale proposito è necessaria una prima considerazione relativa, in generale, all’estensione delle aree geografiche interessate al fenomeno. E, all’interno di un sistema produttivo, fra aree controllate da soggetti giuridici, privati ​​o pubblici, che la risorsa esterna a esso è esterna. Le prime di queste aree non pongono problemi internazionali se non sul piano finanziario. Le altre pongono tutte, in varia maniera, problemi internazionali, sia quando le risorse sono già sfruttate sia, e forse soprattutto, quando sono nella fase preliminare rispetto allo sfruttamento. Si dovrebbero qui richiamare alcune considerazioni svolte a proposito del carbone,
Il rapporto fra chi controlla il petrolio e chi lo acquista per destinalo al proprio modo di produzione produce un vero e proprio reticolo di relazioni internazionali, oggetto di esteso letteratura. In altri termini, lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi può avvenire mediante una serie di criteri, di scambi politici, di scambi tecnologici, di relazioni finanziarie, di conflitti militari da richiedere che l’insieme sia destrutturato in varie ipotesi di ricerca, che possono presentare o la suddivisione geografica o un determinato profilo del rapporto. Da un punto di vista pratico e meno generale, ciò che importa chiarire bene è la possibilità di istituire un rapporto di causa/effetto fra il bisogno di controllare gli idrocarburi e l’effettiva esistenza di azioni politiche o politico-finanziarie mirare a un tale obiettivo; e la misura in cui queste attese hanno generato (nei casi specifici esaminati) tensioni conflittuali limitate o generali. Per dirla in modo banale ma diretto: il derivare dalla volontà di potenza e dalla necessità per un sistema produttivo di disporre di questa fonte di energia o viceversa, l’esistenza attuale o potenziale risorse petrolifere accende motivi di conflitto? La classificazione storica contribuirà a dare una serie di risposte a queste domande specialmente in relazione all’area mediorientale,
Non proprio tra le fonti primarie della produzione di energia ma come tema emergente rispetto ai processi produttivi si pone il problema del regime di sfruttamento delle risorse idriche. In molti casi, questo è un tema che riguarda la politica ambientale interna di un paese. Ma in altri casi questo è un elemento nuovo che va tenuto presente poiché una risorsa energetica indispensabile per la sopravvivenza della specie. Inoltre la scarsità delle risorse idriche è già elemento di conflitto in alcuni casi abbastanza noti e potrà diventare un aspetto conflittuale del processo produttivo qualora il tema, oggi presente in modo non diffuso, acquisti una maggiore rilevanza.
L’intreccio fra materie prime e tecnologia è apparso con evidenza sin dalla prima rivoluzione industriale. La terza rivoluzione industriale, quella espressa del concetto di età tecnologica, pone in termini diversi il problema. Ora, il processo produttivo, per sua natura, poggia prima sulla tecnologia che sulle materie prime di cui essa si vale. Perciò l’esistenza e il trasferimento di un certo know how divengono essi stessi elementi del quadro che stiamo costruendo. Sono elementi che riguardano tematiche lineari quando il trasferimento ha luogo fra chi possiede tecnologia e chi non ne possiede e deve entrare in possesso, secondo un diverso grado di sofisticazione.
Quando il processo tecnologico mette a confronto condizioni non eguali ma analoghe, acquista senso chiedersi se ciò preluda a una globalizzazione accompagnata dalla inevitabile propagazione di un sapere comune oppure se un divario tecnologico anche modesto si possa riflettere sul piano politico.
Nel caso opposto, si apre il ventaglio dei problemi, classici dal punto di vista dello studio della colonizzazione, della qualità, della natura e dei modi del trasferimento. Così come per risorse prime, anche i trasferimenti di proprietà di forme organizzative che potranno essere esaminati nella loro natura e dal mio punto di vista, risultando importante la portata conflittuale, effettivamente o potenziale. La politica commerciale può essere organizzata o lasciata ai rapporti di forza, ovvero un comfort fra i due aspetti. Le conseguenze generali del trasferimento affiorano, infine, come conseguenze più o meno remote del processo che ho cercato di proporre in termini sintetici.


http://www.machiavellicenter.net/rawmaterials/nicofrandi.htm 

La questione dell’uranio negli anni Quaranta e Cinquanta

Dott. Nico Frandi

Istituto Universitario Europeo – Firenze

Parlare oggi della questione dell’uranio negli anni quaranta e cinquanta come di un problema di politica internazionale può apparire quanto meno stravagante e non a torto può evocare concetti quali quelli di mito, leggenda, vana speranza. Eppure la questione del controllo dell’uranio occupò una tale centralità e priorità negli alti circoli decisionali americani per almeno un de-cennio da generare e produrre azioni di grandi conseguenze sia per quanto ri-guarda le relazioni est-ovest sia per quanto concerne i rapporti tra gli Stati Uniti e gli alleati del blocco occidentale. Occuparsi della domanda dell’

Nel tentativo di ricostruire l’andamento si possono individuare due distinte fasi. La prima fase va dal settembre 1942, dalla nomina del Generale Leslie Groves a capo del Manhattan En-gineer District, al dicembre 1953, ossia alla proposta in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del progetto Atoms for Peace da parte del Presidente Eisenhower. Questa fase fu contraddistinta dalla segretezza e dall’approccio unilaterale degli Stati Uniti; segretezza a scopo mili-tare durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale, segretezza a scopo insieme civile-industriale dopo il McMahon Act passato dal Congresso americano nel 1946. La seconda fa-se va dal 1954 sino ai primi anni ’60, caratterizzato dalla soppressione del segreto scientifico, dall’avvento del controllo internazionale della materia prima in strutture e secondo procedure multilaterali, dal contemporaneo avvio dello sviluppo industriale del nucleare e della prima proliferazione degli ordini nucleari. Ciò che risulta interessante, nell’ambito di questa ricerca, è la profonda linea di continuità che emerge nella politica americana e nella concezione che gli Stati Uniti ebbero della propria posizione egemonica in seno alla comunità internazionale, sia pur tenendo conto del mutamento di strategia dalla prima alla seconda fase e più in generale dei cambiamenti radicali che segnarono il passaggio dalla guerra combattuta alla guerra fredda sino alla prima fase della distensione nell’arco del ventennio considerato. Una linea di continuità che per certi versi arriva fino ai nostri giorni, riproponendo il tema del gap tecnologico e della ineguale distribuzione di risorse immutato sia pur sotto diverse spoglie (basti pensare, per fare un solo esempio, alla quanto mai attuale questione della difesa e della sicurezza e al relativo rapporto tra Stati Uniti e Europa).

La questione del controllo dell’uranio come problema di politica internazionale affonda le sue radici negli anni della seconda guerra mondiale. La segretezza fu uno dei cardini sui quali l’intera questione fu improntata, ben al di là degli anni del conflitto bellico. Fu lo scienziato Leo Szilard, della Columbia University di New York, a rivolgere per primo nel 1939 un appello ai suoi colleghi in America e in Europa affinché fosse mantenuto il più stretto riserbo sui risultati negli esperimenti di fisica nucleare. Nell’estate di quello stesso anno Einstein scrisse al presidente Roosevelt per metterlo al corrente della possibilità che la scienza nucleare aveva in quegli anni prospettato: la fabbricazione di “una bomba molto potente di un nuovo tipo”. Nella sua lettera Einstein indicava anche le fonti di uranio nel mondo allora note: in Canada, nell’ex-Cecoslovacchia e soprattutto nella colonia belga del Congo, nella regione del Katanga. Dall’ottobre del 1939, momento in cui il presidente Roosevelt si decide a rispondere allo scienziato tedesco, la questione del controllo dell’uranio fu sempre presente negli alti circoli decisionali degli Stati Uniti, sino a occupare una posizione dominante nelle scelte strategiche-militari e politiche, durante la seconda guerra mondiale e poi negli anni della guerra fredda, per poi perdere d’
La segretezza sul Manhattan Project, il progetto americano per la costruzione del primo ordine atomico, fu sentita come una esigenza imprescindibile da colui che ne fu nominato capo il 17 settembre 1942, il Generale Leslie Groves. Se l’uranio costituiva la materia prima indispensabile alla costruzione di un ordine nucleare, il controllo dello stesso rappresentava il primo fondamentale passo da compiere, che il minerale fosse una materia prima scarsa. La presunta scarsità dell’ uranio e la segretezza del progetto nucleare saranno pertanto due elementi strettamente legati tra loro e costituirono le due premesse basilari su cui gli Stati Uniti elaborarono i piani per una campagna diplomatica di acquisizione e controllo dell’uranio. Comprendere l’importanza di queste due premesse significa capire più a fondo le ragioni della collaborazione anglo-americana, ma anche le difficoltà di quella “special relationship”; significa scorgere una possibile ulteriore (o alternativa) ragione per la scelta di Truman di impiegare la bomba atomica sul Giappone; significa, soprattutto, individuare una delle cause che furono all’o-rigine della guerra fredda. In questa sede,

Durante gli anni della seconda guerra mondiale, la competizione per lo sfruttamento militare dell’energia sviluppata con la fissione nucleare aveva riguardato soltanto la Germania e gli Stati Uniti. Francia e Inghilterra, le quali erano state le prime a un programma nucleare, avevano visto bloccare la loro iniziativa dall’offensiva tedesca. Una volta che la guerra fosse definitivamente conclusa – per di più con l’impiego della bomba atomica e la attestazione al mondo intero della completa della sua fabbricazione – la segretezza informazioni scientifiche non sarebbe a lungo, come anche gli società che avevano preso preso parte al progetto americano non trascurarono di ammonire. Era prevedibile che in numerosi prendesse corpo la volontà politica di iniziare o potenziare, la ricerca per poter sfruttare le potenzialità militari e nucleari dell’energia nucleare. Nell’estate del 1945 due paesi potrebbero usciti dal conflitto mondiale con una posizione dominante nel nuovo assetto politico internazionale ma reciprocamente contrastante sul piano politico e ideologico: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Quest’ultimo paese aveva avviato un programma per l’esplorazione delle fonti di uranio presenti sul suo territorio e per i possibili scientifici di tale materia prima sin dall’estate del 1940; un primo progetto atomico era decollato nell’estate del 1942 ma l’

Questo preciso quadro della situazione politica internazionale era stato oggetto di una lungimirante analisi da parte di Leslie Groves, il quale, sin dai primi momenti della sua nomina a capo del Manhattan Project, aveva considerato l’Unione Sovietica come il vero nemico da battere; il nemico contro il quale sarebbe stato necessario nella massima segretezza una campagna per l’acquisizione e il controllo dell’uranio, il nemico contro il quale sarebbe stato tenacemente difeso il monopolio atomico. Truman e la sua amministrazione si allinearono a questo disegno politico solo tra la primavera e l’estate del 1945, vale a dire anni dopo che esso era stato concepito e attuato con metodica ostinazione per volontà di un solo uomo. Questo dice anche quanto potere avesse accumulato Groves, assieme a una ristretta sfera di stretti collaboratori militari, all’interno dei circoli politico-decisionali americani. Non a caso tra i negoziatori anglo americani incaricati di controllo delle materie con paesi terzi per il controllo delle materie prime, Belgio nel 1944 sino al Sud Africa nei primi anni cinquanta, furono semper presenti militari. Ancora più sintomatico è il fatto che sino all’approvazione nel Congresso degli Stati Uniti dell’Atomic E-nergy Act del 1946, il settore civile americano, Senato compreso, restò quasi completamente all’
Sino all’accordo tripartito del settembre 1944 tra Stati Uniti, Inghilterra e Belgio, pietra angolare della diplomazia americana del controllo dell’uranio, il bisogno di questa materia prima era dettoto dalle necessità del Manhattan Project e la campagna per l’acquisizione del minerale era stata scandita dai ritmi della guerra. Dall’ottobre 1944, nel momento in cui tutto l’uranio congolese era stato assicurato agli Stati Uniti e il Combined Policy Committee – il comitato allea-to istituito da Roosevelt e Churchill nell’agosto 1943 per dirigere la diplomazia dell’
Continuando a basarsi sul corollario della segretezza e sulla premessa della scarsità, il controllo dell’uranio divenne l’altra faccia, quella nascosta, della politica estera americana, la cosiddetta “politica di preemption”. Tra il 1945 e il 1947, mentre da una parte gli Stati Uniti si mostra-rono disponibili a una politica del dialogo con l’Unione Sovietica, e si fecero artefici di iniziative di grande respiro sul piano internazionale (quali la proposta Acheson-Lilienthal alle Nazioni Unite per il controllo internazionale dell’energia nucleare), dall’altra essi attuarono la politica di preemption con ingente sforzo e con senso di urgenza, allo scopo di ritardare all’ Unione Sovietica il conseguimento della bomba atomica. Negoziati segreti furono condotti con il Brasile, l’Olanda, la Svezia nel corso del solo 1945. Si trattava di ottenere il massimo controllo possibile di uranio e torio (Groves auspicò il raggiungimento in breve termine di un monopolio anglo-americano sull’uranio al 97,5%), prima che un accordo internazionale impedisse a tutti di accedere a quelle materie prime. Dopo il fallimento del piano Acheson-Lilienthal, per l’op-posizione del delegato sovietico in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la campagna diplomatica per il controllo delle materie prime non perse il suo tono aggressivo e non fu mai completamente interrotto, anche se fu condotta con ritmi altalenanti e brusche accelerazioni. Una di queste fu impressa nel 1950, dopo la scoperta della prima esplosione atomica da parte dell’Unione Sovietica e l’emergere della fitta rete dello spionaggio sovietico in seguito all’arresto di Klaus Fuchs; tuttavia, non si trattava già più di politica di preemption – palesemente fallita – bensì di corsa agli armamenti.
La politica di preemption conteneva in sé i germi del fallimento; non solo essa era scaturita da una premessa infondata, quella della scarsità dell’uranio – di cui gli Stati Uniti si sarebbero resi conto solo nel 1952, di fronte alle numerose e consistenti scoperte di nuovi giacimenti di uranio nel mondo – ma era stata concepita per dare i suoi frutti solo se attuata nella massima segretezza. Proprio questo aspetto, più di ogni altro, colloca il controllo dell’uranio tra le cause che scatenarono la guerra fredda. Stalin ricevette informazioni sui progressi americani in materia di energia nucleare sin dal 1942-43, ma ciò non lo spinse a sviluppare con la stessa celerità e gli stessi sforzi degli Stati Uniti il ​​proprio programma nucleare. Questo fu fatto solo a partire dal 18 agosto del 1945, dopo che gli Stati Uniti avevano usato la bomba atomica contro il Giappone e, soprattutto, dopo che Stalin era stato informato, dalla spia Donald Maclean, dei negoziati che gli anglo-americani avevano avvio con il Brasile, l’India, l’Olanda e la Svezia per il controllo del torio e dell’uranio. La politica di preemption, con il suo obiettivo del raggiungimento di un monopolio dell’uranio, se valutata oggi, appare come uno stravagante e ambizioso progetto di supremazia, tanto globale nella sua portata quanto impossibile da realizzare concretamente. D’altra parte, come afferma Helmreich, “se il sogno era stato così potente da produrre la bomba, perché non poteva essere abbastanza potente da ispirare visioni di egemonia?”
Nel 1945 la politica di preemption mostrò ai sovietici la duplicità dell’atteggiamento degli Stati Uniti. La diplomazia occidentale del controllo dell’uranio, in quanto nota a Stalin, alimentò i suoi sospetti sui reali propositi degli Stati Uniti in una fase fluida ed embrionale delle relazioni est-ovest e spinse l’Unione Sovietica a raggiungere il traguardo dell’atomica nel tempo più breve possibile. La guerra fredda aveva avuto inizio, nella mente di Groves, nel settembre 1942; essa si era tradotta da subito in azioni concrete le quali, tuttavia, erano confluite in un più vasto e ufficiale progetto di politica estera americana solo dalla primavera/estate del 1945. Gli Stati Uniti avevano, per così dire,

A partire da quella data e sino al 1952, il controllo dell’uranio fu più una conseguenza che una causa dello scontro bipolare. La competizione tra le superpotenze si spostò sul piano della tecnologia produttiva di testate nucleari e dei relativi vettori di trasporto. Con la scoperta di nuove e abbandonanti fonti di uranio nel 1952, la guerra di Corea, l’ingresso dell’Inghilterra nel club atomico e la contemporanea esplosione del primo ordigno termonucleare da parte dell’Unione Sovietica, erano venute meno le due premesse della scarsità e della segretezza sulle quali la di-plomazia americana dell’uranio era stata costruita. Se aveva avuto senso difendere un monopolio americano della materia prima e dell’ ordine atomico sino al 1949, durante la prima metà degli anni cinquanta assumeva crescente importanza la difesa di un monopolio tecnologico per l’impiego sia militare sia dell’energia nucleare. Con il piano Atoms for Peace, Esenhower intese assicurare agli Stati Uniti negli anni a venire la leadership nella fornitura di reattori nucleari e di know-how scientifico agli alleati in Europa e altrove. Presentato come un’opportunità per contenere la proliferazione nucleare sotto l’egida delle Nazioni Unite, facilita le relazioni est-ovest e promuovere l’impiego pacifico dell’energia atomica, il piano di Eisenhower consentì l’ effettiva instaurazione di un regime di controllo internazionale e di sviluppo di energia nucleare a scopi pacifici ma anche un notevole vantaggio economico agli Stati Uniti dal momento che il solo reattore nucleare ad essere commercializzato su scala mondiale divenne il Light Water Reactor, ossia il reattore di produzione americana. I cardini nuova strategia americana divennero da una parte la creazione di una Agenzia Internazionale dell’Energia con un sistema di garanzie per applicazioni militari dell’energia nucleare, dall’altra gli accordi bilaterali di cooperazione in materia di energia nucleare con i quali gli Stati Uniti consentirono a 26 paesi, nel corso di pochi anni, di dotarsi di reattori nucleari, know-how e uranio arricchito per l’avvio di un’industria nucleare nazionale in cambio della rinuncia all’impiego militare. Nell’ambito degli accordi bilaterali, merita particolare menzione l’accordo con la neonata Euratom, nel novembre 1958. Nello stesso anno in cui gli Stati Uniti annunciano la cessazione delle conclusioni di uranio (invalidando così ufficializzare la premessa della sua scarsità), fornitura di uranio arricchito ai sei paesi fondatori del processo di integrazione europea e la sovvenzione finanziaria di programmi di ricerca a scopi pacifici delimitavano gli ambiti di autonomia dell’ Europa sul piano nucleare e confermavano la politica del controllo americano. Una politica non più improntata alla segretezza e all’azione unilaterale, come era stato gli anni ’40, bensì retta da schemi di aperta cooperazione multilaterale ma non per questo meno efficace e duratura, in quanto fondata sulla superiorità tecnologica.

Se è lecito affermare che con la politica nucleare dell’Atoms for Peace gli Stati Uniti aumentarono la sicurezza del blocco occidentale durante le fasi più aspre del confronto bipolare creando le condizioni per la firma del trattato sulla messa al bando degli esperimenti nucleari nel 1963 e del trattato di non proliferazione del 1968, è pur vero che non fu risolto il problema della distribuzione di risorse scarse. In un mondo ideologicamente diviso in blocchi, con una comunità internazionale frammentata in super, medie e piccole potenze e un altrettanta disomogeneità tra paesi in via di sviluppo e paesi in corso di decolonizzazione, la questione del controllo di risorse economiche scarse e del loro impiego per fini politici diventa cruciale. Scrive Kratochwil che “il multilateralismo è attuabile solo quando i partecipanti accettano come criterio guida la reciprocità diffusa oltre ad principi generali non discriminatori.” Atoms for Peace e la conseguenza interesse politica americana in materia di energia nucleare ebbero connotazioni più unilaterali che multilaterali e furono rivolti alla realizzazione di un preciso economico nazionale. Dopo il 1954, la risorsa economica da distribuire non era più l’uranio ma la tecnologia nucleare. Dopo il 1958, la dipendenza dei paesi europei, nonché degli altri paesi gravitanti nell’orbita occidentale, dagli Stati Uniti non riguardò soltanto la sicurezza fornita in modo più o meno credibile dall’ombrello atomico ma investì anche lo sviluppo industriale e commerciale in materia nucleare. Il passaggio dal controllo militare al controllo civile dell’energia nucleare verificatosi negli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra, così come l’internazionalizzazione del controllo della materia prima nel 1954 non alterarono la natura egemonica della politica americana. ombrello atomico ma investì anche lo sviluppo industriale e commerciale in materia nucleare. Il passaggio dal controllo militare al controllo civile dell’energia nucleare verificatosi negli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra, così come l’internazionalizzazione del controllo della materia prima nel 1954 non alterarono la natura egemonica della politica americana. ombrello atomico ma investì anche lo sviluppo industriale e commerciale in materia nucleare. Il passaggio dal controllo militare al controllo civile dell’energia nucleare verificatosi negli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra, così come l’internazionalizzazione del controllo della materia prima nel 1954 non alterarono la natura egemonica della politica americana.



http://www.lavoce.info/news/view.php?cms_pk=1546    

16-05-2005
La chimera del nucleare  

Raffaele Piria  Germana Canzi

Chi auspica il ritorno alla fissione nucleare in Italia adduce spesso come argomento un presunto isolamento del paese sulla questione. In realtà, come mostra il grafico, la crescita dell’industria nucleare è bloccata da tempo.

I reattori nel mondo

Nel 2004 erano attivi a livello globale 441 reattori , quattro in meno rispetto al picco storico del 2002. Solo quarantatre sono entrati in servizio negli ultimi dieci anni, mentre nel 1980-1989 ne erano stati inaugurati 209.

L’età media dei reattori in funzione è di 21 anni e anche se alcuni paesi hanno innalzato i limiti legali di anzianità, i venticinque reattori in costruzione alla fine del 2004 compenseranno la graduale dismissione dei settantanove che hanno già superato i trenta anni.. La maggior parte dei reattori in costruzione si trova in paesi in via di sviluppo : otto su venticinque in India, pochissimi in Europa e nessuno negli Usa , dove l’ultima centrale è stata effettivamente costruita nel 1973. Neanche l’eventuale costruzione di quelli annunciati in Cina basterà a riequilibrare il declino dell’industria altrove.
Nella UE-25sono in funzione 151 reattori, ventuno meno che nel 1989. Dodici Stati UE non utilizzano il nucleare e non hanno in programma di farlo. Dei tredici che lo usa, quattro (Germania, Belgio, Svezia Olanda) hanno deciso di chiudere gli impianti esistenti. Solo due nuove centrali sono programmate in Europa occidentale (in Francia e Finlandia), entrambe molto controverse anche per le sovvenzioni pubbliche più o meno palesi.

Il clima e il nucleare

Per tenere sotto controllo il cambiamento climatico, i paesi industrializzati ridurre le emissioni di gas serra del 60-80 per cento in pochi decenni: il elettrico produce il 37 per cento delle emissioni globali di CO2. Pur vantaggioso da questo punto di vista, se si considera tutte le fasi del ciclo – estrazione dell’uranio, alla produzione dei combustibili, gestione delle scorie per millenni – il nucleare non è a emissioni zero. E i suoi costi effettivi lo rendono una “soluzione” per la politica climatica di lungo periodo tra le più controverse.
Chi sostiene il nucleare, cita il bisogno di ridurre la dipendenza da petrolio e gas, scarsi eimportati. Ma anche l’uranio è una risorsa finita. Il 58 per cento delle riserve conosciute si trova in tre paesi: Australia, Kazakhstan e Canada. Ai tassi di consumo attuale, sono sufficienti solo per cinquanta anni.
Il prezzodell’uranio incide ancora poco sul prezzo finale dell’energia nucleare. Ma se il suo uso potrebbe crescere molto, l’uranio diverrebbe sensibilmente scarso nel giro di pochi decenni, nonostante sia probabile che ne esisteranno riserve più ampie di quelle oggi conosciute. Uno studio del Massachusetts Institute of Technology, che le condizioni necessarie per poter proporre uno sviluppo massiccio del nucleare, indica quattro aree critiche: i costi, la sicurezza, la gestione delle scorie e la proliferazione.

io costi

Nel 1954, il presidente della Us Atomic Energy Commission prospettava un’era in cui l’elettricità sarebbe stata “too cheap to meter” – così economica che non vale la pena misurarla. Ma, dopo mezzo secolo di sovvenzioni pubbliche incalcolabili (ricerca, costruzione, gestione del rischio), i costi effettivi del rimanere alti.
Nel 2002, British Energy entrò in crisi perché la liberalizzazione dei mercati elettrici aveva reso il nucleare poco competitivo. Fu salvata dalla bancarotta grazie a un controverso aiuto pubblico di oltre 6 miliardi di euro, in parte per coprire le responsabilità legata alla gestione delle scorie nucleari e al futuro smantellamento delle centrali nucleari.
Nel gennaio 2005, la Corte dei conti francese ha scoperto che a fronte di 13 miliardi di euro di accantonamenti dichiarati da Electricité de France per lo smantellamento delle centrali nucleari e per la gestione delle scorie radioattive, esistono solo 2,3 miliardi di attivi effettivamente dedicati allo scopo. Questi esempi mostrano come il nucleare sia un’industria in cui è facile scaricare i costi sul futuro e sulla collettività .

La sicurezza e la borsa del rischio

La sicurezza dei reattori rimane un problema. Lo studio del Mit presume un rischio di incidente tipo Chernobyl ogni 10mila anni/reattore. Sembra basso? Con dieci reattori attivi in ​​Italia per un periodo di cinquanta anni, avremmo il 5 per cento di probabilità di una catastrofe . Chernobyl si è verificato in una delle zone meno popolate d’Europa; lo stesso incidente nella pianura padana avrebbe costi umani ed economici ben più gravi.
Più di una volta attivisti di Greenpeace sono penetrati in zone delicate di centrali nucleari, dimostrandone la scarsa sicurezza. Per non parlare, poi, dell’ipotesi di attacchi aerei, mentre il trasporto delle scorie per terra e per mare rappresenta un ulteriore rischio. Rilasci di quantità nocive di sostanze radioattive avvengono non solo in caso di catastrofi, ma anche nella routine quotidiana, soprattutto nelle centrali di riprocessamento come documentato nei casi di Sellafield e La Hague. (1)
Inoltre, in tutti i paesi in cui si usa il nucleare, ai gestori è concessa la libertà di assicurarsi fino a un massimole astronomico inferiore ai danni potenziali. Il rischio restante è a carico dei contribuenti, o peggio degli sfortunati cittadini ridotti a profughi che lo Stato non sarebbe in grado di risarcire.

Lo stoccaggio finale delle scorie

In mezzo secolo, nessun paese al mondo ha definito una soluzione per lo stoccaggio finale delle scorie radioattive . Finché il costo finale della gestione delle scorie non è noto, anche i costi della produzione nucleare rimangono incerti. Intanto, le scorie si accumulano in luoghi mal protetti, con rischio di contaminazione dell’ecosistema. Non è eticamente accettabile lasciare in eredità a generazioni future rifiuti che non sappiamo gestire e che resteranno pericolosi per millenni.
In Italia è stato trovare impossibile trovare un accordo sulla gestione delle scorie ereditate dai reattori chiusi dopo il referendum (e le quantità più modeste che vengono da altre fonti come gli ospedali): pare che la soluzione si trovi dopo aver riaperto centrali che produr scorie in gran quantità.

Il rischio proliferazione

L’Iran e la Corea del Nord ci ricordano la stretta connessione tra filiera nucleare civile e militare. Se l’uso dell’elettricità nucleare si espandesse a livello globale, la proliferazione di tecnologie e materiali atti a costruire armi nucleari sarebbe incontrollabile, tardi che non sia già troppo

Molte domande, poche risposte

Chi Propone Il ritorno al nucleare in Italia dovrebbe dunque FORNIRE Informazioni trasparenti e dettagliate su:
· Le sottostanti ipotesi Finanziarie, con Una chiara Distinzione Tra Investimenti Privati e sovvenzioni Pubbliche esplicite e implicite
· La Ripartizione del Rischio Tra industria e collettività in funzione caso di Incidenti nia reattori, negli impianti secondari, sulle vie di trasporto, eccetera.
· Una soluzione tecnica e un accordo politico definitivo per lo stoccaggio finale delle scorie, con una capacità adatta ad accogliere anche quelle future
· Vieni particolarmente ad evitare di aumentare la proliferazione nucleare, se si pensa a un ciclo chiuso a rischio che implica la produzione di plutonio.
Per evitare la Scilla dell’effetto serra e della dipendenza da combustibili fossili, sarebbe sbagliato gettarsi nelle fauci di una Cariddi almeno altrettanto mostruosa. Il dilemma si può risolvere facendo rotta verso le uniche soluzioni veramente durature: l’efficienza energetica e le energie rinnovabili , dal potenziale di crescita enorme. Bisogna urgente investire risorse in questi campi, in cui l’Italia è in forte ritardo, invece di inseguire la chimera del nucleare.

Per saperne di più

M. Schneider & A. Froggatt “World Nuclear Industry Status Report 2004”, 2004. http://www.greens-efa.org/pdf/documents/greensefa_documents_106_en.pdf
Agenzia internazionale per l’energia atomica, “Power Reactor Information System”, www .iaea.org/programmes/a2/
Matthew L. Wald, “Sette aziende si uniscono nella speranza di costruire la prima nuova centrale nucleare della nazione in decenni”, New York Times, 31/3/04.
World Nuclear Association, “Information and Issue Briefs: Supply of Uranium”, agosto 2004 www.world-nuclear.org/info/inf75.htm
“The Future of Nuclear Power, an Interdisciplinary Mit Study”, 2003: http://web .mit.edu/nuclearpower/
http://www.ccomptes.fr/Cour-des-comptes/publications/rapports/nucleaire/introduction.htm
Makhijani, Chalmers, Smith, “L’arricchimento dell’uranio: fatti semplici per alimentare un dibattito informato sulla proliferazione nucleare e sul nucleare”, 2004: http://www.ieer.org/reports/uranium/enrichment.pdf

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(1) Vedi, rispettivamente, http://www.bellona.org/en/energy/nuclear/sellafield/index.html e http://www.wise-paris.org/

Commenti presenti Dati:  08-11-2005 20:24:00 Nome:  Polymita Oggetto:  Sfondo Messaggio:  All’articolo, che condivido come dispositivo, vorrei aggiungere anche il non indifferente know-how che comporta la gestione del nucleare. Per un paese come l’Italia si parla di non meno di 15 anni per costruire una centrale e sopratutto l’impegno economico iniziale non trascurabile.
A parte le questioni politiche, economiche ed energetiche il problema principale e tutt’ora insoluto rimane lo smaltimento delle scorie.
Risposta:  Dati:  08-07-2005 15:40:00 Nome:  Carlo Gadaleta Caldarola Oggetto:  La mia opinione Messaggio:  Il nucleare è oggi indispensabile a livello mondiale in mancanza di una fonte alternativa in grado di produrre quantitativi di energia. Le fonti rinnovabili, in prospettiva, sono importanti ma non in grado di sostituire sia i combustibili fossili che quelli per gli impianti nucleari (entrambi in via di esaurimento). Ad oggi l’unica via alternativa da percorrere è la poco pubblicizzata strada del risparmio energetico.
A livello di UE si stima che vi sia un potenziale di risparmio energetico pari a circa il 20% dei consumi attuali. A livello italiano la nuova normativa sui certificati bianchi (Decreti del 20 luglio 2004) ha l’obiettivo, meno ambizioso ma comunque difficile, di risparmiare per il 2009 circa l’8% dei consumi attuali di gas, e il 12% di quelli di elettricità.
credo che l’unica strada alternativa alla costruzione di nuovi impianti nucleari sia questa.
Risposta:  Dati:  13-06-2005 12:59:00 Nome:  Paolo Fornaciari Oggetto:  Il nucleare é competitivo. Messaggio:  Dopo aver letto tutti gli interventi sul Forum de “La Voce”, vorrei dire :
1. Occorre fornire a tutti e non solo a pochi, acqua, cibo ed energia per uno sviluppo dignitoso, sostenibile e solidale. Ci sarà bisogno di molta energia nel futuro. Secondo il Consiglio Mondiale dell’Energia (Energy for Tomorrow’s World- Acting Now!, aprile 2000) “La domanda energetica mondiale aumenterà del 50% nei prossimi venti anni”. E aggiunge : “Tutti i Paesi industriali ritengono che la diversificazione delle fonti energetiche per la produzione di energia elettrica, significati semplicemente usare più nucleare e più carbone e nessuna fonte deve essere cancellata per arbitrari motivi politici”. Il consumo energetico mondiale da oggi alla metà del prossimo secolo è valutabile in almeno 700 miliardi di tep e se si utilizza solo idrocarburi, si consuma più del doppio di tutte le riserve economicamente estraibili oggi accertate (275 Gtep). E il prezzo del barile è destinato a salire anche in futuro…
2. Premesso che in 60 anni di vita del nucleare per produzione di energia elettrica sono morte 51 persone ( 3 all’SL1 di Idaho Falls, USA nel 1961 e 48 a Chernobyl, di cui 31 morti immediate – due per il crollo dell’edificio reattore ed uno per infarto in località lontana dalla centrale -, tra il personale di centrale e delle squadre antincendio, tre bambini per tumore alla tiroide su 800 ricoverati ed altri 11 decessi tra le persone ospedalizzate negli anni successivi), negli altri settori energetici, secondo Lester Turow, muoiono 55 persone al giorno, non in 60 anni ! Per inciso, ricordiamo che nei più gravi incidenti convenzionali, avvenuti nel 1956 in Colombia (esplosione di un camion di dinamite) morirono 1100 persone, nel 1963 al Vajont (crollo del monte Toc) morirono 1909 persone, nel 1984 in Messico a Ixhuatepec (esplosione di serbatoi di gas liquido) morirono 550 persone, 7000 furono i feriti e 300.000 gli evacuati. In Italia muiono più di 100 persone all’anno per esplosioni di gas negli edifici civili o per incidenti stradali nei fine settimana. 000 gli evacuati. In Italia muiono più di 100 persone all’anno per esplosioni di gas negli edifici civili o per incidenti stradali nei fine settimana. 000 gli evacuati. In Italia muiono più di 100 persone all’anno per esplosioni di gas negli edifici civili o per incidenti stradali nei fine settimana.
3 Senza l’energia nucleare continueremmo ad assistere a guerre per il possesso delle fonti petrolifere (dieci negli ultimi 50 anni) ea sottrarre ai paesi in Via di Sviluppo le fonti energetiche di più facile uso per loro. L’una rinuncia mondiale del commento nucleare, potrebbe combattere per il possesso delle riserve energetiche, migrazioni epocali e terrorismo internazionale, che dalla e dagli inaccettabili livelli di vita trae consenso e supporto…

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Ciao, Clessidra, ogni eventuale sarà sarà molto gradito!

Paolo Fornaciari

Roma, 13 giugno 2005




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Risposta:  Dati:  01-06-2005 10:12:00 Nome:  Silvestro Gambi Oggetto:  La scoperta del fuoco: fra rischio e opportunità Messaggio:  Non sapremo mai se agli albori dell’umanità ci sia stato un accanito dibattito sull’uso del fuoco. Alla luce degli incendi che da allora ad oggi si sono succeduti viene da essere partigiani della fazione contraria all’uso civile del fuoco. Senza contare che una tecnologia così pericolosa in mano a un pazzo ( Nerone) oa un gruppo terroristico ( i cristiani ?) può facilmente creare distri di incalcolabile portata , come ben sanno i cittadini di Roma . Il problema non è dunque solo se una tecnologia possa costituire un rischio ( certo se ne esiste una con un tasso a rischio minore va privilegiata , anche un range ragionevole di disparità di costo) , ma quanto pesa questo rischio rispetto ai problemi che essa può contribuire a risolvere. Certo con un occhio ben fisso sui problemi della sicurezza, ma, Longarone insegna!, sapendo che i difetti dell’uomo sono a volte più pericolosi di quelli , magari risolvibili , di tante tecnologie. In conclusione da Galileo qua ci si aspetterebbero i loro specifici saperi con i problemi del mondo e meno pro a dividersi pregiudizialmente nell’arroccamento sulla particolarità delle proprie convinzioni troppo spesso affittate al fast food della politica militante. Personalmente credo , da uomo della strada , che, alla luce delle prospettive energetiche, una sistemica e ragionata differenziazione delle fonti ( di tutte le fonti) possa affrontare i suoi problemi dell’emergenza energetica, costi e una ragionevole bilanciata dei rischi tecnici connessi. Un po’ come tutti siamo abituati a fare con l’allocazione dei nostri risparmi. Oppure come Robinson Crusoe, di giovanil memoria, che distribuiva la sua riserva di polvere da sparo in vari modi per evitare che tutta insieme esplodesse o si potesse bagnare. Facciamo presto però, non dopo essere già diventati naufraghi una sistemica e ragionata differenziazione delle fonti possa affrontare i problemi connessi dell’emergenza energetica, dei suoi costi e di una ragionevole bilanciata dei rischi tecnici. Un po’ come tutti siamo abituati a fare con l’allocazione dei nostri risparmi. Oppure come Robinson Crusoe, di giovanil memoria, che distribuiva la sua riserva di polvere da sparo in vari modi per evitare che tutta insieme esplodesse o si potesse bagnare. Facciamo presto però, non dopo essere già diventati naufraghi una sistemica e ragionata differenziazione delle fonti possa affrontare i problemi connessi dell’emergenza energetica, dei suoi costi e di una ragionevole bilanciata dei rischi tecnici. Un po’ come tutti siamo abituati a fare con l’allocazione dei nostri risparmi. Oppure come Robinson Crusoe, di giovanil memoria, che distribuiva la sua riserva di polvere da sparo in vari modi per evitare che tutta insieme esplodesse o si potesse bagnare. Facciamo presto però, non dopo essere già diventati naufraghi dei suoi costi e di una connessa bilanciata dei rischi tecnici. Un po’ come tutti siamo abituati a fare con l’allocazione dei nostri risparmi. Oppure come Robinson Crusoe, di giovanil memoria, che distribuiva la sua riserva di polvere da sparo in vari modi per evitare che tutta insieme esplodesse o si potesse bagnare. Facciamo presto però, non dopo essere già diventati naufraghi dei suoi costi e di una connessa bilanciata dei rischi tecnici. Un po’ come tutti siamo abituati a fare con l’allocazione dei nostri risparmi. Oppure come Robinson Crusoe, di giovanil memoria, che distribuiva la sua riserva di polvere da sparo in vari modi per evitare che tutta insieme esplodesse o si potesse bagnare. Facciamo presto però, non dopo essere già diventati naufraghi che distribuiva la sua riserva di polvere da sparo in vari modi per evitare che tutta insieme esplodesse o si potesse bagnare. Facciamo presto però, non dopo essere già diventati naufraghi che distribuiva la sua riserva di polvere da sparo in vari modi per evitare che tutta insieme esplodesse o si potesse bagnare. Facciamo presto però, non dopo essere già diventati naufraghi Risposta:  Dati:  26-05-2005 15:39:00 Nome:  Sandro Baldi Oggetto:  CHIMERA DEL NUCLEARE Messaggio:  Il nucleare discorso/fonti rinnovabili/energia e’ molto piu’ complesso ei dati discussi nell’articolo, sebbene in parte realistici, discusso di un’analisi ben piu’ approfondito.
Parlare di rischi e costi del nucleare in rapporto ad altri fonti energetiche e’ pericoloso in quanto i rischi del nucleare li si fanno sempre derivare da scenari apocalittici stile Chernobyl mentre spesso ci si dimentica che i danni da centrali termo elettriche a olio combustibile e carbone creare danni non solo all’uomo ma al sistema Terra nel suo complesso.
E’ un po’ come la storia di un incidente aereo paragonato ad un automobilistico. Più morti nel singolo incidente ma infinitamente meno se si considera l’intero anno.

Se si considerano i costi di costruzione/gestione/maltimento il costo del Kwh nucleare non e’ molto da quelli prodotti con olio combustibile o gas, questo e’ vero. Ma il punto delicato qui e’ che le risorse energetiche finiranno a breve, molto a breve. Ora, che si fa?
Demonizzare il nucleare o le forme di energia alternativa e’ sbagliata. Bisognerebbe promuovere un serio dibattito scientifico/politico sulla questione energetica globale: risparmio/ottimizzazione/risorse alternative. Nel frattempo, garantiamo la vita sul pianeta con le forme energetiche di cui siamo a conoscenza e quindi anche il nucleare.
Ma sia ben chiaro: il solare e l’eolico piuttosto che l’idroelettrico non saranno mai la soluzione. Aiutano, ma non risolvono il problema.
Risposta:  Dati:  20-05-2005 21:32:00 Nome:  Luigi di Martino Oggetto:  energia Messaggio:  In Italia una prima risorsa può essere il risparmio energetico.
Il riscaldamento può essere effettuato con prodotti ecologici, vedi icascami del mondo agricolo, i cascami del legno etc e tenere la temperatura sui 20°C.
Costruire un sistema di trasporti efficiente e capillare e veloce, l’auto il cittadino lascerebbe volentieri a casa (cfr la città di CURITIBA in Brasile), bisogna tornare al nucleare, l’eolico non può essere usato in Italia per scarse zone idonee e per un possibile forte inquinamento sonoro e paesaggistico … C’E’ anche paesaggistico?…
Risposta:  Dati:  19-05-2005 21:22:00 Nome:  Savini Antonio Oggetto:  La chimera del nucleare Messaggio:  La recente ripresa del dibattito sul nucleare dopo Cernobyl, il referendum, la generale costatazione che non si ha una soluzione per il problema della scorie lascia un po’ perplessi. A mio parere, ci sono due fattori che spingono fortemente per la ripresa del nucleare. Da un lato, il dato di fatto che in Italia c’è una lobby di poteri economici e politici che pensa di trarre vantaggi dalla costruzione di nuove centrali. Dall’altro, è una sorta di alibi per non modificare i nostri modelli di consumo e spreco energetico. L’Italia è un paese che dal punto di vista energetico dipende dall’estero, ma, al posto di cercare di risparmiare, sprecare le risorse che deve importare a caro prezzo. Invece, di invocare il nulceare come la scelta che ci sarà in futuro (quando nessuno lo dice) di continuare a sprecare energia senza doverne pagare le conseguenze (il paese di Cuccagna insomma), sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche e fare una serie politica di lotta agli sprechi. E poi, magari, ci si accorgerebbe che se non si usa più energia di quella indispensabile, non si usa sempre la macchina per andare al bar dietro l’angolo ecc… non solo si arriva a fine mese con più soldi, ma anche con meno inquinamento e più benessere. di invocare il nulceare come la scelta che ci sarà in futuro (quando nessuno lo dice) di continuare a sprecare energia senza doverne pagare le conseguenze (il paese di Cuccagna insomma), sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche e fare una serie politica di lotta agli sprechi. E poi, magari, ci si accorgerebbe che se non si usa più energia di quella indispensabile, non si usa sempre la macchina per andare al bar dietro l’angolo ecc… non solo si arriva a fine mese con più soldi, ma anche con meno inquinamento e più benessere. di invocare il nulceare come la scelta che ci sarà in futuro (quando nessuno lo dice) di continuare a sprecare energia senza doverne pagare le conseguenze (il paese di Cuccagna insomma), sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche e fare una serie politica di lotta agli sprechi. E poi, magari, ci si accorgerebbe che se non si usa più energia di quella indispensabile, non si usa sempre la macchina per andare al bar dietro l’angolo ecc… non solo si arriva a fine mese con più soldi, ma anche con meno inquinamento e più benessere. Risposta:  Dati:  18-05-2005 15:43:00 Nome:  Maria Rita Gelsomino Oggetto:  La Chimera delle energie rinnovabili Messaggio:  I detrattori del nucleare dovrebbero essere meno generici ed approssimativi riguardo alle fantomatiche energie rinnovabili sicure, sempre disponibili e affidabili in conformità con tutto il nostro sistema, che dovrebbe essere necessario i cui ci serviamo per le centrali termoelettriche. Esempi chiari e altrettanto documentati. Da quando il nucleare in Italia è stato soppresso che cosa è stato fatto di concreto per sostituirlo con alternative che non sono le centrali termoelettriche? Inoltre si prega di precisare quanti sono i morti reali che ogni anno si registrano a causa di affezioni inquinamento respiratorio da smog e inquinamento da combustione di idrocarburi e quanti sono stati i morti documentati a causa di problemi sorti nelle varie centrali nucleari del mondo.
Cordialmente
Maria Rita Gelsomino
Risposta:  Dati:  18-05-2005 10:04:00 Nome:  Mirco Rossi Oggetto:  La chimera del nucleare, .. e non solo. Messaggio:  In Italia il problema energetico viene quasi sempre letto ed affrontato solo come problema elettrico: ecco quindi che per molti LA soluzione sembra poter essere il ricorso al nucleare.
Ben più gravi e complessi sono i problemi a breve-medio termine legati alla disponibilità di fonti primarie ed a ben poco servirebbe all’Italiassime investire (con tutti i pericoli, se e ma, ben descritti risorse nell’articolo) ingenti per il recupero di una frazione da fonte nucleare.
Considerazione che si può allargare all’intero pianeta: i 441 impianti nucleari in attività coprire all’incirca solo il 5% della richiesta di energia primaria mondiale.
Tuttavia, una crescita esponenziale dell’energia rinnovabile e dell’efficienza energetica saranno sufficienti.
Il crescente consumo nei paesi ricchi e ancor più in quelli ex-poveri di beni di ogni tipo, anche se prodotti con cicli meno energivori, richiede crescenti quantitativi di energia primaria.
L’umanità potrà ancora per qualche anno di fonti progressivamente concentrare ma il loro esaurimento non potrà essere compensato da fonti altamente diluite nello spazio e nel tempo come sono quelle rinnovabili.
Risposta:  Dati:  17-05-2005 09:21:00 Nome:  Erminio Tonietto Oggetto:  CHIMERA DEL NUCLEARE : e-mail degli Autori ?? Messaggio:  Sono l’Ex Capo reparto Fisica del Reattore della Centrale Nucleare di Caorso. A valle delle esperienze professionali, non posso che dichiararmi assolutamente d’accordo con quanto sostenuto dagli autori. dare alla loro tesi un supporto fornendo ai medesimi la documentazione di fatti tecnici di estrema gravità, che l’ENEL ha tenuto riservati alla opinione e che, per mezzo di espliciti ulteriori requisiti ed altri comportamenti, che non esito definire criminosi, ha di fatto impedito che arrivassero nel modo corretto a conoscenza della Pubblica Opinione.

Erminio Tonietto

http://www.kensan.it/articoli/Energia_Nucleare.php 

Energia nucleare

L’uranio ha due isotopi, il 235 e il 238, quello usato nei reattori a fissione nucleare è il 235.
L’uranio naturale ha lo 0,73% di uranio 235. Per le centrali nucleari è necessario che l’uranio sia arricchito fino al 3%, cioè il 97% di uranio 238 e il rimanente di uranio 235.

L’Uranio non è quel materiale che si trova ovunque in abbondanza ma è una risorsa limitato come lo è il petrolio.
È un metallo piuttosto raro: a oggi, 2005, si conosce con precisione la localizzazione di 3 milioni e mezzo di tonnellate di uranio fissile, il 235, e si stima che ce ne siano altre 3 milioni tuttora ignote.

Sono tante? Sarebbero all’incirca il volume del cemento utilizzato per 280 Dighe di Hoover. Insomma, non tantissimo per essere il totale delle riserve utili planetarie.

A queste quantità possiamo aggiungerne ragionevolmente 5 milioni di tonnellate tra inestraibili, sfruttabili o over-peak (oltre il picco di Hubbert). La quantità utile è quindi di 6.5 milioni di tonnellate.

Proviamo a suddividere le riserve note che sono 3.5 milioni di tonnellate:

nazioneTonnellate di U235Percentuale mondiale
Australia1’074’00030%
Kazakistan622’00017%
Canada439’00012%
Sud Africa298’0008%
Namibia213’0006%
Brasile143’0004%
Federazione Russa.158’0004%
Stati Uniti d’America102’0003%
Uzbekistan93’0003%



Consumo

La sola Russia oggi richiede circa 4’600 tonnellate di uranio all’anno. Già oggi la richiesta nazionale è superiore alla produzione. Il mondo intero nell’anno 2000 produceva e consumava 68’000 tonnellate di uranio: servivano a coprire tra il 2.5 e il 6% del fabbisogno energetico mondiale (stima prudenziale e stima ottimistica) per un totale di 363 GigaWatt. Ma tra il 1999 e il 2000 la richiesta è aumentata di 6’000 tonnellate in del normale andamento. Oggi, 2005, servono 84’000 tonnellate di uranio all’anno.

Per eseguire una stima suppongo che anche le 84 mila tonnellate di uranio consumate nel 2005 coprano tra il 2.5 e il 6% del fabbisogno energetico mondiale (stima prudenziale e stima ottimistica) come avveniva nell’anno 2000. In tal modo decuplicando il numero di centrali nucleari (420 nell’anno 2005) e cioè passando a 4 mila centrali atomiche verrebbe coperto tra il 25% e il 60% del fabbisogno energetico mondiale.

La decuplicazione del numero di centrali nucleari a uranio 235 avrebbe però l’effetto di fare durare le riserve note di 3.5 milioni di tonnellate, solo per 4 anni. In pratica l’Uranio 235 presente in natura è troppo poco per sostituire o integrarsi in modo significativo il petrolio.

Prezzo

Nel 1990 una tonnellata di uranio veniva fatta per 22’000 dollari. Nel gennaio 1996 costava 26’800 dollari. A dicembre 1996 valeva 35’600 dollari. Prezzi attualizzati 2005.

Oggi, 2005, il prezzo è tra i 60 e gli 80’000 dollari/tonnellata, il più alto da 15 anni.

Fonte L’indignato . Autore del post originale Jolly Roger. Licenza Creative Commons .

Reattori autofertilizzanti

Oltre ai reattori all’uranio 235 esistono i reattori all’uranio 238 o al torio i così detti reattori autofertilizzanti o reattori veloci che però sono reattori usati quasi esclusivamente a livello militare. Tali centrali nucleari come plutonio per generare calore e colpiamo comeuranio la quale si trasforma in plutonio quandota dai neutroni del reattore.

In pratica nei reattori autofertilizzanti viene generato più plutonio di quanto se ne consumi a partire dall’uranio più diffuso in natura, il 238.

In assenza di dati precisi si possono fare previsioni a spanne.

Usa le informazioni di Jolly Roger qui sopra e con approssimazione che circa il 40% (25%-60%) del consumo energetico mondiale è coperto con 840 mila tonnellate di U235. Visto che l’uranio naturale ha lo 0,73% di uranio 235 e supposto che i reattori veloci e quelli lenti hanno la stessa efficienza, si ha che:

1) le riserve note più quelle da scoprire sono pari a 6.5 milioni di ton / 0.0073 = 890 milioni di ton di uranio naturale
2) l’intero fabbisogno energetico mondiale che sostituisce tutto il petrolio è pari a 840 mila ton / 0.40 = 2.1 milioni ton

Quindi in assenza di petrolio l’uranio naturale permette di essere autosufficienti per 890 milioni di ton / 2,1 milioni di ton = 424 anni.

Quindi in assenza di petrolio l’uranio naturale permette di essere autosufficienti per 400 anni tramite i reattori a plutonio. Ma si tratta di un tentativo di capire l’ordine di grandezza.

Un famoso reattore autofertilizzante è il francese Superfenix che ora ha chiuso i battenti. Non ho trovato molte notizie in rete su questo reattore avente avuto anche uso militare.

Il plutonio ha quasi immediati usi bellici , si tenga conto che 16 kg (anche 10 Kg) di tale metallo in forma sferica innesca una reazione nucleare a catena generando una quantità esplosiva di energia.

Secondo molte avere un rettore a plutonio significa probabilmente avere la bomba atomica, andare in questa direzione significa fonti rendere quindi poteri nucleari ogni nazione che adotti questi reattori.

Reattori fusione

È un sistema per produrre energia che non aumenta l’effetto serra e che genera un effetto di scorie nucleari limitato e breve durata (inferiore al secolo). Attualmente esiste solo un progetto sperimentale chiamato progetto ITER che non genera alcuna energia ma che darà vita a un secondo prodotto creato DEMO. Per avere una centrale nucleare una fusione funzionante se ne riparla tra qualche decina d’anni.

Nel sitoufficiale di ITER si dice «Esistono piani dettagliati per la costruzione, l’esercizio e lo smantellamento di ITER e indicano che, se l’Organizzazione ITER viene istituita nel 2006, il primo plasma dovrebbe essere possibile in ITER entro la fine del 2016». In pratica il primo plasma non avrà prima del 2017 e non sarà un plasma che generi energia elettrica ma servirà solo per studiare la fusione nucleare.

Incidenti

Oltre a dati di natura tecnica ovvero la scarsità di uranio 235 e il suo costo e oltre a questioni di armamenti nucleari vi è la questione a rischio che si traduce nel numero di morti attuali e futuri causa dall’incidente di Chernobyl.

Chernobyl
 Ricorre in questi giorni il ventennale dell’incidente e tra il 1986 e il 2006 si scopre che la stima della mortalità da incidente è di mezzo milione in 20 anni.

Entrambe le fonti sono autorevoli, i 4 mila morti sono dichiarati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). Il mezzo milione di morti da un gruppo di ricercatori che hanno lavorato su incarichi di gruppi del parlamento europeo, di Greenpeace e fondazioni mediche in Gran Bretagna, Germania, Ucraina e Scandinavia.

Informazioni svizzere . In breve il rapporto è presente sul sito di Greenpeace oppure in lingua inglese è presente il rapporto lungo.

In questo anniversario segnalo altre fonti che si afferma di affermare la pericolosità nucleare tramite numeri: Liberazione , Ticino on line .

Vari autori tra cui il sottoscritto tengono aggiornala la catastrofe di Chernobyl su wikipedia, segnalo un parte rivela e nascosta di quel testo che vede pure il mio contributo e che ho pubblicato come voce a se stante dal titolo Chernobyl che descrive i danni a lungo termine dell ‘incidente.

In particolare sembra certa la cifra di 270 mila casi dei soli tumori fra Ukraina, Bielorussia e Russia collegabili a Chernobyl. 93 mila riguardano persone destinate al decesso. Ma i tumori sono solo una delle tante malattie provocate dalla radioattività e dai radioisotopi. Ci sono inoltre gli aborti e ci sono le malformazioni. Poi ci sono i morti al di fuori delle tre nazioni più colpite.

Il problema della radioattività è che spesso si calcola per contare i decessi in quanto la scienza non è in grado di conoscere se un tumore o una malattia è stata causata dalla radioattività o meno. Per esempio il giornale Ticino on linedice: «Secondo basandosi sui valori empirici rilevati a Hiroshima e Nagasaki, in Svizzera bisogna contare su un aumento di circa duecento decessi per cancro dovuti all’incidente di Chernobyl»

I morti causa dalla bomba atomica americana su Hiroshima sono pari a 200 mila ed è chiaro che siamo su queste cifre.

Oltre ai decessi le maestre ei professori ci ripetono che i bambini ei ragazzi di Chernobyl si stancano molto facilmente e sono di salute cagionevole. A lezione perdono facilmente la concentrazione stancandosi in fretta. È una constatazione di molti docenti che anche il livello intellettivo sia più basso in questi sfortunati ragazzi. Credo che anche questo vada messo nel computo del danno delle radiazioni. Anche se non sono aspetti misurabili si tratta pur sempre di sofferenza umana. È una o più generazioni segnata dall’incidente, i loro figli non si sa come saranno.

Il banner a fianco è una locandina tratta dallo speciale di Greenpeace su una mostra fotografica dedicata anche alla catastrofe. «Il fotografo Robert Knoth, insieme alla giornalista Antoinette de Jong e in collaborazione con Greenpeace, ha realizzato quattro reportage fotografici in altrettante aree colpite da incidenti e contaminazioni nucleari dell’ex Unione Sovietica. A vent’anni dal disastro di Cernobyl, la mostra evidenzia come questa tragedia non abbia presentato un fatto isolato e si presenta nel dibattito attuale sulla necessità di garantire l’approvvigionamento energetico per il futuro».


Sandro Kensan  

Dati: 19 aprile 2006


Di seguito riporto l’andamento dei prezzi dell’uranio sul mercato ufficiale mondiale (che si possono aggiornare in ogni momento cliccando sui link disponibili). Credo che tali prezzi parlino da soli.

http://www.uranium.info/prices/monthly.html 

Valore di scambio dell’uranio di TradeTech (spot mensile)
determinato l’ultimo giorno del mese indicato (US$/lb U3O8)

I prezzi storici vengono aggiornati ogni mese. Per i prezzi attuali, fare clic qui per informazioni sull’abbonamento.

Per utilizzare i prezzi di TradeTech, contattaci all’indirizzo info@tradetech.com .

AnnoJanfebbraioMaraprileMaggiogiugnoluglioagostosettembreottobrenovembredicembre
19686.356.356.406.456.50
19696.356.106.106.256.256.206.206.156.156.156.20
19706.306.306.306.306.306.306.306.206.156.156.156.15
19716.206.206.206.206.156.056.005.955.955.955.955.95
19725.955.955.955.955.955.955.955.955.955.955.955.95
19735.956.006.106.206.456.506.506.506.506.506.757.00
19747.707.908.009.009.5010.5011.5012.0012.5014.0014.7515.00
197516.0016.0018.0020.0021.0023.0024.7026.0026.0028.5030,0035,00
197635.2037.0039.2540,0040,0040,0040,0040.4041.0041.0041.5041.00
197741.3541.5041.6041.6042.0042.2542.2542.2542.4042.7543.2043.20
197842.9043.2543.2543.2543.4043.4043.4043.1043.2543.0043.2543.25
197943.2543.2543.2543.2543.2543.0042.7042.7042.2042.2041.0040.75
198040,0038.0035,0032.0032.0031.5031.5030,0028.5028.0028.0027.00
198125.0025.0025.0025.0025.0024.2523.5023.5023.5023.5023.5023.50
198223.0023.0022.5020.7520.5019.2518.2517.0017.0017.5019.7520.25
198321.5021.7522.2523.2523.5023.5024.0024.0024.0023.5022.5022.00
198420.5017.5017.0017.7517.7517.5017.5017.5017.5016.0015.5015.25
198515.0015.0015.0014.2515.0015.0015.7516.0016.0016.5016.7517.00
198617.0017.0017.2517.2517.0017.0017.0017.0017.0017.0016.7516.75
Premio USA 10,650,75
198716.6516.7517.0017.0017.0016.9016.7516.6516.6516.7516.6516.55
Premio USA0,851.001.501.500,900,602.502.352.101.650,850,65
198816.3016.1515.9015.7515.4015.1014.7514.1513.7513.1512.5011.75
Premio USA0.700,500.150.250,600.000.000.000.000.00
198911.6011.2010.7010.109.859.809.809.709.609.409.209.00
19908.858.708.808.809.2511.6011.7011.4510.108.359.809.70
19919.109.509.309.109.209.058.558.758.407.257.408.75
19928.008.007.857.757.757.757.758.058.758.007.907.85
RAMPA 22.502.402.10
19937.657.607.457.107.107.006.90
3 . illimitato6.906.906.906.907.00
3 . limitato10.0010.2010.159.909.85
RAMPA2.052.402.552.952.953.003.00
1994            
senza restrizioni7.007.007.007.007.007.107.107.107.007.007.157.20
Limitato9.509.459.459.309.259.259.259.109.059.059.459.60
1995            
senza restrizioni7.257.257.357.357.657.908.409.009.509.8010.0010.00
Limitato9.6510.4011.1511.6011.8011.9011,8511.7011.7011.7011,8512.20
1996            
senza restrizioni10.7513.0013.5013.7515.0015.0015.5015.5015.2514.9014.4013.75
Limitato13.0015.4015.7516.1016.5016.5016.5016.3015.9015.4014.9014.70
1997            
senza restrizioni12.8012.5012.2511.5010.509.709.609.209.209.659.659.65
Limitato14.2513.6513.0012.1011.4010.5010.4010.2011.0012.7512.7512.05
1998            
senza restrizioni9.659.309.309.209.209.209.209.059.058.908.458.45
Limitato11.8010.7510.7510.7510.7510.7510.5010.209.759.158.758.75
1999            
senza restrizioni9.008.508.508.508.508.258.208.208.207.757.757.60
Limitato10.5010.5010.8510.8510.6010.3010.2010.009.759.759.659.60
2000            
senza restrizioni7.607.507.257.007.007.007.006.806.756.506.506.40
Limitato9.409.359.208.708.408.108.107.707.407.157.157.10
2001            
senza restrizioni6.406.757.07.257.407.407,959.10– 4
Limitato7.208.009.108.808.758.959.109.509.509.509.509.50
20029.709,959.759.909.909.909.859.859.759.909.8510.20
200310.1010.1010.1011.0010.9010.9011.2011.3012.2512.7013.7514.40
200415.6016.7517.7517.7517.7518.5018.5020.0020.0020.2020.5020.50
200521.2021.7522.6026.0029.0029.0029.5030,0032.0033.2535,0036.50
200637.5038.7541.0041.5043.00
AnnoJanfebbraioMaraprileMaggiogiugnoluglioagostosettembreottobrenovembredicembre

1. Il premio USA era il giudizio di NUEXCO sul prezzo incrementale (relativo al Valore di Scambio) al quale le transazioni per quantità significative di uranio naturale potevano essere concluse alla data indicata, se l’acquirente accettava l’origine statunitense.

2. La Restricted American Market Penalty (RAMP) era il giudizio di NUEXCO sul prezzo incrementale (relativo al valore di scambio) che si applicava ai concentrati di uranio naturale che erano sia consegnabili che destinati al consumo negli Stati Uniti.

3. Il Valore di Scambio ha aggiunto derivazioni di Unrestricted e Restricted, a partire dal 31 agosto 1993, determinazione dei Valori di Mercato.

4. La designazione di Valore di mercato illimitato/limitato per i prodotti di uranio è stata eliminata il 30 settembre 2001, poiché la distinzione di mercato illimitato era diventata irrilevante con la cessazione delle restrizioni degli Stati Uniti e dell’Unione europea contro tutto tranne l’uranio di origine russa.


 http://www.garitec.com/energia_e_dintorni/Risorse/16/uranio_e_costi_energia_nucleare.htm 

Risorse di uranio e possibili costi di produzionedell’energia elettrica per via nucleare: in breve

Cina ed india si sono da tempo rivolte al nucleare comprendendone il valore strategico per un paese, specie se in crescita. In un momento in cui, anche per effetto Kyoto ed emission trading, si incomincia a riparlare di una possibile ripresa del nucleare, al-meno in Europa, appare opportuno presentare in maniera sinteticamente una panoramica sulle risorse di uranio disponibili e sui possibili costi di produzione dell’energia elettrica per via nucleare.

Risorse di uranio secondo Fonti NEA (Agenzia dell’Ocse per l’Energia Nucleare)
Si stima che le risorse convenzionali di uranio siano intorno a 4 milioni di tonnellate (Risorse Convenzionali Conosciute) e si stima che esse siano recuperabili a costi <=130 USD/kgU. Le Risorse Convenzionali possono supportare la produzione di energia elettrica ai ritmi attuali per i prossimi 60 (80) anni. In linea di principio, questi periodi sarebbero destinati di volte più lunghi se uranio e plutonio presente nel combustibile esaurito fossero recuperati e riciclati in reattori veloci. Accanto alle risorse convenzionali di uranio esistono in larga misura altre risorse non convenzionali. Le risorse di uranio non ancora scoperte sono ritenute essere pari a circa 11-12 milioni di tonnellate. Un’ altra fonte potenziale di uranio praticamente inesauribile è l’acqua di mare. Un riepilogo dei dati di Fonte NEA è riportato in tabella 1.

Aspettative degli operatori nucleari sui costi di combustibile
E’ largamente condiviso tra gli esercenti di impianti nucleari che il prezzo attuale del combustibile è molto economico. Nonostante un aumento di prezzo per effetto dell’aumento di domanda non sia oggi previsto se non intorno al 2020-2025, un tale aumento potrebbe awenire per indisponibilità degli attuali produttori a continuare i lavori di scavo ai prezzi correnti. L’utilizzo di HEU (uranio altamente arricchito) di origine militare – precedentemente destinato agli armamenti – può esercitare sul mercato un “effetto di moderazione”. (USA e Russia sono infatti fortemente impegnati in progetti di riconversione dei loro arsenali militari per utilizzare materiale fissili a scopi pacifici). In ogni caso, il costo della materia prima è soltanto una piccola porzione del costo del combustibile nucleare. Per questa ragione ii trend del costo del combustibile nucleare nei prossimi 15-20 anni è un trend di sostanziale stabilità (fig. 2).


Figura 1 – Struttura media indicativo del costa del kWh di origine nucleare

Alcune stime sulla composizione dei media dei costi di energia elettrica generata via nucleare
Nei media si ritiene che il 57% del costo del kWh prodotto per via nucleare sia necessario per la realizzazione di un impianto nucleare; il 23% del costo del kWh prodotto per conto via è invece dovuto alle spese di esercizio e manutenzione dell’impianto, mentre solo il 20% è dovuto al combustibile. In questa frazione del 20% è compreso sia il cosiddetto costo front end (materia prima + arricchimento + fabbricazione del combustibile), sia il cosiddetto costo back end (trattamenti per la chiusura del ciclo dei combustibili + costo di smaltimento finale del combustibile esaurito).
I valori riportati in figura 1 sono solo indicativi. Qualora si avesse un costo dell’uranio ancora più basso della media assunta per gli ultimi periodi su cui i valori sopraindicati sono stati stimati (per esempio 40 USD/kgU) questo produrrebbe una più bassa in cidenza della quota combustibile nel costo complessivo del kWh prodotto per via nucleare. Naturalmente i costi di produzione del kWh, come pure quelli di front end e back end dei combustibile nu cleare, sono variabili a seconda del paese, delle tecnologie e dei processi impiegati, nonché a seconda delle circostanze specifiche. In linea generale però si può dire che nel caso di produzione elettrica per via nucleare la quota combustibile (compreso i costi di back end) si può aggirare tra 6,5-8, 5 €/MWh. I costi di backend sono stimabili in media intorno a 2 €/MWh variando nel range 1-3 €/MWh. A tale riguardo è da notare che importanti operatori della UE ritengono 2 €/MWh un valore alto e 1 €/MWh un valore basso.

Confronto tra i costi di combustibile e loro trend
Un confronto tra i costi di combustibile e loro trend è riportato nella figura 2 presentata durante il Convegno Foratom 2004. Al di là delle unità di misura e dei pur possibili aggiustamenti e rettifiche per i dati relativi al combustibile nucleare, il confronto tra quest’ultimo e gli altri combustibili appare evidentemente di gran lunga a favore del nucleare.


Figura 2 – Trend dei combustibili a confronto

Ragionevoli aspettative di prezzo nei prossimi vent’anni
Riguardo al prezzo del combustibile si ritiene che fi no al 2020-2025 la domanda di uranio può essere fronteggiata con risorse al più basso costo (per esempio < 34 $/kgU (2001) in accordo con NEA che considera 5 classi di costo per risorse di uranio (vedere 1 dove alcune di queste classi sono indicate); questo risultato viene raggiunto uno scenario medio-basso per l’evoluzione della domanda di uranio. Essendo gli altri costi sostanzialmente stabili ( arricchimento, fabbricazione, ecc.) si può essere ragionevolmente fiduciosi che i prezzi del combustibile nucleare non dovrebbero crescere nei prossimi quindici anni in termini reali.
Nel caso di una inaspettata domanda di uranio, le risorse a basso prezzo non saranno più sufficienti a costo la domanda a partire dal 2020 e un contributo da parte della classe di costo medio-basso (associato ad un più alto prezzo) sarà necessario: ma anche in questo in questo caso caso [e conseguenze sul prezzo finale del combustibile dovrebbero essere piuttosto limitati essendo il prezzo della materia prima (uranio) solo una piccola porzione del co-sto finale degli elementi di combustibile necessari ad un impianto nucleare.

Bibliografia
Rocco Morelli
Il Perito Industriale – 04/2005


http://www.soldi.it/map/show/2616/ArtId/4799023/src/169280.htm 

Il ritorno di fiamma del nucleare 

(03/04/2006)

La crisi del gas dello scorso inverno ha evidenziato la dipendenza energetica dell’Europa, ma diversificare l’approvvigionamento non è facile e i governi, quindi stanno, resuscitando il nucleare.

· Parte dell’Europa ha voltato le spalle al nucleare dopo la catastrofe di Chernobyl nel 1986. Tuttavia lo sviluppo di energie alternative ha accumulato ritardi e sarà necessario più che mai alle centrali a gas, una soluzione inquinante che si scontra con gli obiettivi del protocollo di Kyoto. Per questo anche nei Paesi che hanno bandito o programmato la fine del nucleare si comincia a ridiscuterne.

· Il nucleare pare poi destinato a svilupparsi non solo in Europa, ma anche in Giappone e negli Usa, dove l’energia è al centro delle conoscenze del mondo politico. Anche molti paesi guardano al nucleare per richiedere la domanda di elettricità e sono ai nastri di partenza i matrimoni fra società del settore. La giapponese Toshiba ha già sborsato infatti ben 5,4 miliardi di dollari per comprare Westinghouse , uno dei principali gruppi attivi nel nucleare, inizialmente in vendita a 1,8 miliardi di dollari.

Le società del settore

· Le società attive nel settore nucleare si divideno grosso modo in 4 gruppi:

– quelle che si o l’estrazione dell’uranio come l’americana Cameco , l’ era australiana o Bhp Billiton (attraverso la Wmc controllata ) Priargunsky russa ;

– quelle che costruiscono gli impianti nucleari o loro componenti come la tedesca Siemens , o la giapponese Jgc o l’italiana Ansaldo Camozzi ;

– quelle che trattano l’uranio e lo stoccano come la belga Belgonucleaire o l’americana Usec ;

– Quelle Che con l’Energia Atomica Producono poi Elettricità venire la francese Edf o la tedesca Rwe .

· I più importanti tra questi gruppi possono comprendere più attività: estrazione dell’Uranio, costruzione di impianti e trattamento del materiale per la francese Areva; costruzione di impianti e produzione di elettricità per l’americana General Electrics .

C’è poco da acquistare

· Per gli investitori non è facile approfittare del ritorno del nucleare investendo in queste società. Infatti il ​​loro capitale spesso non è aperto al pubblico o lo è solo in parte. E Il Caso principalmente di Quelle grandi Società Che si occupano di Tutta la filiera dell’Energia Atomica e il Che Hanno un Valore Strategico per le nazioni in cui operano: pensiamo alla britannica British Nuclear Fuels   e all’italiana Sogin (entrambe di Proprietà dello Stato) o al colosso francese Areva , di cui si possono trovare quotati solo dei certificati senza diritto di voto rappresentativi del 4% del capitale, mentre il resto è controllato direttamente o direttamente dallo Stato o da grandi imprese come Edf eTotalFina . Esistono poi alcune società che si sono solo di componenti ingegneristiche che sono completamente in mano a privati ​​(ad esempio l’americana General Atomics o l’italiana Ansaldo Camozzi , nata da una costola di Ansaldo).

· In secondo luogo, anche quando è svolta all’interno di società quotate, spesso l’attività nucleare è soltanto una piccola parte dell’attività di un gruppo e ne influenza solo marginalmente l’andamento. È il caso dell’italiana Ansaldo nucleare che è solo un pezzo del gruppo Finmeccanica , o dell’americana General Electric Nuclear Energy , che fa parte del colosso Usa General Electric oppure di Global Nuclear Fuels Americas e Global Nuclear Fuels Japan , nate da una collaborazione tra General Electric , Toshiba e Hitachi, tutti gruppi di grosse dimensioni che contengono ben altro, come d’altronde contengono ben altro pure i giganti Siemens Alstom, comunque attivi nel settore.

· Per quanto il settore nucleare sia promettente purtroppo non è facile puntarci: molti titoli non sono quotati, e anche quando lo sono, si tratta per lo più di sono grandi gruppi industriali che “diluiscono” le attività nel nucleare tra mille altre.

· Abbiamo tratto dal nostro database, un elenco di titoli che dedicano una piccola parte dell’attività al settore nucleare. Ecco la nostra valutazione e il nostro consiglio.

· Sono cari o molto cari (vendere): la tedesca Siemens (76,93 euro, ingegneria), le francesi Alstom (69,2 euro, ingegneria) e Edf (46,8 euro, elettricità), la svizzera ABB (16, 45 franchi svizzeri, ingegneria) e l’italiana Finmeccanica (18,74 euro, ingegneria). Sono corretti (mantenere): l’inglese Rio tinto (2922 pence, estrazione), la tedesca E.On (90,85 euro, elettricità) e la spagnola Iberdrola (26,64 euro, elettricità).

· Vi ricordiamo, infine, che sono convenienti (acquistare) i titoli che non contengono direttamente l’attività nucleare, ma che seguono si di elettricità: Enel(6,98 euro) e Scottish Power(582 pence).

· Senza basarci sul nostro modello (vedi riquadro per la metodologia) abbiamo analizzato alcune altre società: Cameco (42 dollari canadesi, estrazione, quotata a New York e Toronto, cara non acquistare), Usec (12,05 dollari, trattamento dell’uranio , quotata a New York, visto che è la meno cara di tutte lo speculatore può esercitare una scommessa, sapendo, però, che è titolo relativamente piccolo e che non lo seguiremo in futuro) e Bhp Billiton (28,9 dollari australiani, estrazione , quotata su diversi mercati tra cui Sidney e Londra, cara, non acquistare).


Da ultimo riporto uno studio IAEA del 2001 che stima i costi del nucleare al 2050:

IAEA – Analisi di Fornitura di uranio al 2050

ed una figura che situa le riserve mondiali accertate di uranio al 2001:

Observatoire de l’énergie d’après AIEA/OCDE 2001 – Réserves mondialis prouvées d’uranium


Segue…


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