Fisicamente

di Roberto Renzetti

Conobbi Cabibbo da studente nel 1968. Seguivo le sue lezioni di Istituzioni di Fisica Teorica presso l’Istituto di Fisica della Sapienza. Colpì tutti questo giovane professore perché era il terzo anno e venivamo da un biennio con mostri con qualche anno in più come Salvini ed Amaldi.

Era timido Cabibbo e spesso rimaneva impacciato perché aveva di fronte un pubblico attento ma la sua non era una materia che permetteva grandi divagazioni accattivanti. In più nel mio corso vi era la “disgrazia” di una collega ed amica bellissima (oltre che bravissima) di nome Paola (con un ragazzo imponente, simpatico ed amico anch’egli) di nome Leo. Paola era miope e, lei sola, prendeva sempre uno sgabello ed andava a sistemarsi a fianco alla lavagna, da una lato dell’aula. Erra, ripeto, bellissima ed aveva una minigonna vertiginosa che mostrava ancora di più perché, dovendo lei sostenere il blocco appunti, doveva accavallare le gambe. Cabibbo faceva lezione passeggiando alternativamente prima in un verso e poi nell’altro a fianco della lavagna che riempiva con calcoli infiniti e molto complessi. Tutti ci eravamo accorti che egli era lucidissimo quando la sua direzione di marcia era con le spalle a Paola ma  balbettava quando si dirigeva verso Paola. Io, ma credo vari altri, avevo appunti alternativamente ottimi in una pagina ed incomprensibili nell’altra. Cabibbo si rendeva conto e restava molto imbarazzato. Ricordo che usava mettersi il gessetto in bocca e lo ciancicava nervosamente. Spesso, dopo quella lavagna piena di conti, diceva: “Ho fatto un casino, scusate” e cancellava tutto. Ed io che credevo di aver capito, capivo che non avevo capito.

Quando ci nominò per la prima volta l’Equazione di Schroedinger  molti di noi chiesero come era scritto il nome ed egli ci disse: “Avete presente quel ragazzino che suona il pianoforte in Linus ? Ecco, metteteci un ‘inger’ ed è fatto”.

Ricordo che imparai molto e poiché egli si mostrava sempre disponibile ad ulteriori spiegazioni, una volta andai nella sua stanza a chiedergli come aveva fatto un certo passaggio. Mi accolse con affetto e con il suo fare serioso. Si mise alla lavagna e, per una cosa banale che chiedevo, mi fece una lezione di 3 ore !

All’esame mostrò il suo spirito salomonico. Allo scritto riuscii a risolvere molto bene le questioni proposte. Quando andai all’orale mi disse che vi era un altro studente che aveva risolto come me. Poiché il compito meritava 30, dette 15 a ciascuno. E poiché avevo preso 30 all’orale ed ero stato bravino ebbi un 24 (15 + 30 : 2 = 22,5 con arrotondamento a 24).

Lo rividi quando mi laureai. Poiché una delle due tesine che portavo a lato della tesi era il problema delle “variabili nascoste” a partire dal paradosso di Einstein, Podolsky e Rosen, Cabibbo risultò interessato alla questione (che in Italia era stata studiata a fondo da Franco Selleri dell’Università di Bari) , dopo la mia esposizione mi disse che finalmente aveva capito alcune cose sulle quali non si era mai soffermato. Naturalmente gonfiai il petto.

Ci incontrammo in altre sessioni di laurea in cui ero io ad avere studenti che si laureavano e sempre è stato cortesissimo e disponibile.

Poi io andai all’estero e di Cabibbo sentivo solo parlare nelle cronache scientifiche di altissimo livello. Era diventata una vera autorità mondiale nella fisica delle particelle elementari. Capii bene i suoi studi in che direzione si muovevano l’ultima volta che lo vidi, dalla lezione che fece nel 2005 in occasione  di un incontro presso l’Aula di Fisica Sperimentale del Dipartimento di Fisica della Sapienza. Si festeggiavano i 75 anni dell’altro grande della fisica, il caro Carlo Bernardini. Quest’ultimo, Bruno Tousceck e Cabibbo avevano lavorato in una delle più belle e grandi imprese della fisica italiana, la costruzione di ADA (un Anello di Accumulazione sperimentale che poi dette vita ad una generazione di tali macchine, a cominciare da ADONE. Ebbene, a monte di quella macchina vi erano alcune elaborazioni teoriche di Cabibbo che poi furono opportunamente sviluppate fino al raggiungimento di risultati che avrebbero dovuto dare il Nobel a Cabibbo l’anno scorso, Nobel assegnato invece a chi aveva sviluppato studi analoghi ma posteriormente ed in modo meno elaborato (ma di questo ho parlato altrove).

Mentre ero all’estero seppi, dispiacendomi, che Cabibbo aveva accettato di andare a lavorare negli USA dove le possibilità per una persona come lui si sarebbero moltiplicate. Andò a vivere a New York e mandava suo figlio preso la Scuola Italiana della città. La cosa durò poco e Cabibbo tornò in Italia quando subì un’aggressione a casa sua per una rapina, con minacce proprio al figlio.

Dal punto di vista politico Cabibbo era un moderato e come tale aveva avuto il prestigioso posto di Presidente dell’Accademia delle Scienze del Vaticano. Ma credo che abbia dato dei grattacapi negli ultimi anni ai vari teologi che si aggirano per quei luoghi. Ricordo una sua intervista di un paio d’anni fa in cui si dichiarava disponibile a rivedere il giudizio della Chiesa su Giordano Bruno. Un’altra in cui si schierava con Luciano Maiani come Presidente del CNR dopo gli attacchi svergognati dell’Onorevole Carlucci. Infine gli aveva posizioni liberali sui diritti civili. Insomma un sano credente laico come il mondo necessiterebbe.

Ho vari documenti che devo leggere ed organizzare, molti me ne mancano ancora. Ma presto tenterò una biografi scientifica di questo mio professore al quale mi legava simpatia ed affetto oltreché profondissima stima ed ammirazione.

Roberto Renzetti

Morto il fisico Cabibbo
Gli fu negato il Nobel

Era il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio lo escluse

ROMA – È morto lunedì sera a Roma il fisico Nicola Cabibbo. Era malato da tempo e negli ultimi giorni le sue condizioni di salute si erano rapidamente aggravate. Cabibbo, 75 anni, è stato uno dei fisici italiani più noti a livello mondiale per il contributo dato alla conoscenza del mondo delle particelle elementari. Le sue teorie sono presenti in tutti i libri di fisica. Negli ultimi anni, dopo aver lavorato nel Cern di Ginevra, ha insegnato nelle università di Roma La Sapienza e Tor Vergata. Era presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. La sua morte è avvenuta nell’ospedale romano Fatebenefratelli, dove era stato ricoverato nel pomeriggio per una crisi respiratoria.

Audio – Fisica e oggetti quotidiani: un’intervista di Cabibbo del 2006

NOBEL MANCATO – Nicola Cabibbo è il «padre» delle idee sviluppate dai 2 fisici giapponesi premiati con il Nobel ma il comitato del premio il 7 ottobre 2008 lo escluse. Lui con tono gentile disse: «Preferisco non fare dichiarazioni». Fonti a lui vicine dissero che il fisico italiano fu molto amareggiato da quella esclusione. Già nel 2007, a pochi giorni dall’assegnazione del Nobel per la fisica, circolavano con insistenza nell’ambiente scientifico fra Tokyo e Chicago voci che davano per sicuro il Nobel a Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Tutti, insomma, erano convinti non soltanto che le ricerche inaugurate da Cabibbo sarebbero state premiate, ma che il premio Nobel sarebbe stato condiviso dai tre ricercatori. È poi accaduto che il Nobel 2007 è stato assegnato a ricerche di tipo sperimentale e applicativo. Nel 2008 sarebbe quindi stata la volta della fisica teorica. Il campo di ricerca premiato fu quello atteso, a detta di molti mancò però uno dei protagonisti. (fonte: Ansa).


16 agosto 2010(ultima modifica: 19 agosto 2010)

Nicola Cabibbo

scienzainrete.it/italia150/nicola-cabibbo

Read time: 4 mins

Nicola Cabibbo (Roma, 1935 – Roma, 2010) era nato a Roma nel 1935 e si era laureato in fisica, discutendo una tesi sulle interazioni deboli, nel 1958 con Bruno Touschek, un fisico teorico austriaco trapiantato nella capitale. Dopo la laurea Cabibbo accoglie l’invito e va a lavorare, all’inizio degli anni Sessanta, a Frascati con Touschek alla realizzazione di Adone, un’evoluzione a grande scala dell’acceleratore Ada, prototipo della “fisica italiana delle alte energie”. Insieme a Raoul Gatto stila un elenco dettagliato di tutti i processi che possono prevedibilmente nascere dall’urto ad alta energia fra elettroni e positroni. Questo lavoro a Frascati era noto come «la Bibbia».

Cabibbo parte poi per gli Stati Uniti. E lì scrive e nel 1963 pubblica, a ventotto anni, l’articolo scientifico più citato nella storia della Phisical Review Letters e, probabilmente, nella storia della fisica. In quell’articolo introduce un parametro (che da allora in poi sarà chiamato l’angolo di Cabibbo) che consente di spiegare come un insieme di particelle diverse possa essere confinato in una sola. Ancora non si conoscevano i quark, ma Cabibbo già spiegava come tre di loro potessero, per esempio, ritrovarsi in un protone o in un neutrone. Spiegava, in altri termini, come possa esistere quella che noi chiamiamo la “materia ordinaria”.

Il “mescolamento” di quark spiegato in anticipo da Nicola Cabibbo è oggi alla base della cromodinamica quantistica e del Modello Standard delle Alte Energie. Ovvero di tutta la fisica delle particelle elementari. A illustrarne l’importanza, sempre con grande modestia, era lui stesso: oggi esistono, diceva, venti parametri fondamentali con cui siamo in grado di spiegare la fisica delle particelle. Otto di quei parametri hanno a che fare con il mescolamento e, dunque, con l’angolo di Cabibbo. Ciò spiega perché quell’articolo giovanile sia così citato dalla comunità dei fisici. E non spiega come mai Nicola Cabibbo non abbia ricevuto il Nobel, sebbene nel 2008 siano stati premiati ricercatori per lavori fondati sull’articolo del fisico romano.

Dopo il successo lavora e insegna tra gli Stati Uniti e l’Europa, prima di tornare in Italia, prima a L’Aquila e poi alla Sapienza di Roma. La sua carriera ormai non è più solo quella del ricercatore, ma anche quella del manager della scienza. Viene chiamato, tra l’altro, a presiedere l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – durante la sua presidenza vengono inaugurati i Laboratori del Gran Sasso, i più grande al mondo nel campo della fisica “sotterranea” – e poi l’ENEA. I suoi interessi spaziano dalla fisica quantistica all’alta informatica; dall’insegnamento al lavoro ininterrotto con l’INFN. I riconoscimenti sono eccezionali: diventa membro, tra l’altro, dell’Accademia dei Lincei di Roma; della National Academy of Sciences degli Stati Uniti – solo altri tre italiani (Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia e Giorgio Parisi) ne fanno parte – e dal 1993 fino alla morte è stato Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze.

Nicola Cabibbo era, infatti, cattolico. Pensava che i frutti economici e sociali della scienza dovessero essere più equamente ripartiti. Non vedeva mai in contrasto la scienza e la fede, riconoscendone con grande lucidità i rispettivi ambiti. Proprio per questo non entrava mai nelle polemiche. Anche se, quando c’erano questioni dirimenti, non si tirava affatto indietro. È il caso del dibattito sulla teoria dell’evoluzione biologica di Darwin, messa in discussione di recente anche in autorevoli ambienti cattolici. Ebbene, sosteneva Cabibbo, non dimenticando affatto di essere Presidente della Pontificia Accademia delle Scienza, non solo la teoria è compatibile con la religione cattolica, ma metterla in discussione è come credere ancora che il Sole ruoti intorno alla Terra.

Il rapido progresso della conoscenza scientifica e delle capacità tecnologiche pone un problema di giustizia e di equità. Molta della conoscenza scientifica è prodotta in paesi ricchi, ed e perciò questi paesi sono quelli che godono di più dei frutti economici associati alle nuove tecnologie. La differenza tra i ricchi e poveri tende così ad aumentare, e i poveri diventano sempre più dipendenti dai ricchi per le loro necessità fondamentali. Il problema va oltre la scienza […] I paesi poveri devono acquisire la possibilità di contribuire allo sviluppo della conoscenza scientifica e partecipare in maniera equa ai frutti del progresso (Nicola Cabibbo, Address to the Holy Father John Paul II, Jubilee for Scientists, 25 May 2000)

Nicola Cabibbo

ROMA, 10/04/1935 – ROMA, 15/08/2010

Figlio di un avvocato, appassionato di filosofia che frequentava Giovanni Gentile, e di una casalinga, entrambi di origini siciliane – lui di Ragusa e lei di Riposto – i quali poi si trasferirono a Roma. Visse l’infanzia durante la seconda guerra mondiale. Degli anni dell’istruzione scolastica, che era garantita anche nella Roma occupata, ricordava con piacere le elementari mentre odiava il liceo, al Tasso, che non lo interessava anche se andava bene in tutte le materie.

Aveva curiosità scientifica e passione per libri di divulgazione e di fantascienza, ma anche interesse per la filosofia e per le esplorazioni polari, un’altra delle passioni del padre, e con un amico che era radioamatore costruì anche una stazione radio.

Nel 1952 si iscrisse a Fisica, perché la Fisica allora era la regina assoluta delle scienzecon la scoperta e il dominio del mondo nucleare, ed ebbe come insegnanti Edoardo Amaldi ed Enrico Persico, che apprezzava per chiarezza, ma anche il matematico Gaetano Fichera e i giovani del gruppo di Amaldi, come Carlo Franzinetti e Carlo Castagnoli.

Decise di fare la tesi in fisica teorica, ma Bruno Ferretti si era trasferito a Bologna e non c’era un professore di Fisica Teorica, quindi insieme a Francesco Calogero e Paolo Guidoni si rivolse a Bruno Touschek, che non era professore ma aveva un contratto con l’INFN, che assegnò loro una unica tesi sulle interazioni deboli, da dividersi in tre.

Nel 1958 si laureò, con una tesi sul decadimento dei muoni, e divenne subito ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare prima presso la sezione di Roma e poi dal 1960 al 1962 ai laboratori nazionali di Frascati, iniziando a collaborare con un giovane assistente appena tornato dagli Stati Uniti, Raoul Gatto.

Durante la sua permanenza ai laboratori nazionali, quando Touschek propose l’idea di un anello di accumulazione di elettroni e positroni, cominciarono a calcolare sezioni d’urto e finirono per fare un elenco completo di tutto quello che si può fare con quella macchina. L’articolo, pubblicato nel 1961, che i colleghi definivano la “Bibbia”, conteneva i calcoli teorici di tutte le sezioni d’urto dei processi di annichilazione e+ e allora ipotizzabili (N. Cabibbo, R. Gatto. “Electron-Positron Colliding Beam Experiments”, Physical Review124 (1961), 5, 1577-1595) .

Quando Gell-Mann e Ne’eman nel 1961 proposero la simmetria SU(3), insieme con Gatto cominciarono a cercare una applicazione al calcolo del decadimento del mesone η0 che si stava studiando a Frascati con AdA.

Subito dopo si recò a Ginevra al CERN dal 1962 al ’63 e nel ’63 si sposò con Paola, docente di letteratura americana contemporanea all’Università di Roma, dalla quale ebbe il figlio Andrea.

Nello stesso anno si recò al Lawrence Radiation Laboratory di Berkeley in California e poi ritornò al CERN.

Durante questo periodo affrontò il problema della differenza notevole tra il decadimento beta del neutrone e delle particelle strane, risolto ipotizzando un mescolamento tra l’interazione debole e quella forte (Cabibbo mixing) regolata da un angolo: l’angolo di Cabibbo. I valori del seno e del coseno di quest’angolo erano utilizzati per stabilire la probabilità che una particella strana si trasformasse in una particella non strana interagendo con un’altra particella per mezzo della forza debole.

Il lavoro (N. Cabibbo. “Unitary Symmetry and Leptonic Decays”, Physical Review Letters10 (1963), 12, 531-533) , considerato nel 2006 come il più citato di tutti i tempi tra le pubblicazioni dell’American Institute of Physics, aprì la strada alla comprensione delle interazioni deboli. Sfruttando anche la spiegazione proposta da Cabibbo, Gell-Mann ipotizzò l’esistenza dei quark, up, down, strange e previde che essi potessero presentarsi in 3 differenti ‘colori’ e in differenti ‘sapori’. Il modello a quark fu immediatamente sfruttato per proporre l’esistenza di un quarto quark (il quark charm) da Sheldon Lee Glashow, Luciano Maiani e John Iliopoulos nel cosiddetto meccanismo GIM.

Nel 1973 Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa hanno proposto una generalizzazione multidimensionale del modello dell’angolo di Cabibbo, dalla quale è stato possibile prevedere l’esistenza di sei differenti tipi di quark (con la terza famiglia di quark: top e bottom), introducendo la matrice CKM (Cabibbo-Kobayashi-Maskawa), che utilizza nove parametri per calcolare quanta probabilità abbia ciascun quark di diventare un qualsiasi altro quark durante un processo di interazione debole. Grazie alla matrice CKM è stato possibile spiegare la violazione della simmetria CP.

Nel 1965 vinse il concorso a cattedre di Fisica Teorica e dopo un anno a L’Aquila si trasferì a Roma alla Sapienza dove restò fino al 1982, quando si spostò all’Università di Roma Tor Vergata. Nel 1993 tornò alla Sapienza come professore di Fisica delle Particelle Elementari.

Durante questi periodi si recò spesso all’estero per ricerca e per incarichi di insegnamento, all’Institute for Advanced Study di Princeton (dal 1970 al 1973), e alle università di Parigi (1977-1978), New York (1980-1981), Syracuse (1986-1992) e nuovamente al CERN (2003-2004). Per questo suo continuo spostarsi per il mondo si definiva un cittadino del mondo, ma non dimenticava tuttavia la città ove nacque e in particolare il suo quartiere, dove ha vissuto fino alla morte a poche centinaia di metri dalla sua casa natale.

Negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso si interessò ancora di fisica delle particelle, seguendo l’evoluzione del modello standard e facendo proposte nell’ambito della teoria delle stringhe.

Nell’ultimo periodo si interessò ai problemi della QCD (quantocromodinamica) su reticolo e, in quest’ambito, collaborò con il progetto APE100 (e il successivo APEnext del 2005), che utilizzava supercomputer per permettere di svolgere simulazioni e calcoli di fisica teorica, e di cui diresse la realizzazione. Infatti per studiare il comportamento di sistemi di quark legati, cioè di adroni o mesoni, in QCD è necessario ricorrere a una serie complessa di calcoli, e per farlo si utilizzano computer che simulano lo spazio definendo un reticolo di punti tridimensionale e calcolano il valore delle funzioni necessarie ai calcoli di QCD in ognuno di questi durante l’evoluzione del sistema. I risultati delle simulazioni vengono poi confrontati con i dati sperimentali in modo da ricavare informazioni sull’effettiva rispondenza dei modelli alla realtà fisica.

Oltre al suo impegno accademico è stato presidente dell’INFN dal 1985 al 1993, sotto la sua presidenza sono stati inaugurati i Laboratori nazionali del Gran Sasso, e in seguito presidente dell’ENEA dal 1993 al 1998.

È stato socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei ed era uno dei soli 4 scienziati italiani viventi a essere membro della Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti d’America, insieme ai Nobel Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia e al suo allievo Giorgio Parisi. È stato membro della SIF e dell’EPS e presiedeva il consiglio scientifico dell’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste.

Infine, dal 1986 è stato membro e dal 1993 presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. In questa veste di scienziato credente è intervenuto spesso e con grande equilibrio su problemi etici ed epistemologici e sui rapporti tra scienza e fede e ha tenuto la prolusione per il Giubileo degli scienziati.

Tra le onorificenze ricevute, quella di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (1993), la Medaglia d’oro ai benemeriti della scienza e cultura (1998), due volte il Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri (1989 e 1999), il Premio Francesco Somaini (1973), il Premio Nazionale del Presidente della Repubblica Italiana dell’Accademia dei Lincei (1973), il Premio Sakurai della American Physical Society per ‘i suoi elevati contributi nel chiarire la struttura delle correnti deboli adroniche’ (1989), il Premio della Società europea di fisica per la ‘teoria delle interazioni deboli che ha portato al concetto di mescolamento dei quark’ (1991), la Medaglia Matteucci dell’Accademia nazionale dei XL (2002), il Premio Enrico Fermi della Società Italiana di Fisica ‘per la sua teoria del miscelamento dei quark nei decadimenti deboli, in cui svolge un ruolo fondamentale il noto parametro detto angolo di Cabibbo’ (2003), il Premio Dirac dell’ICTP (2010) e nel 2011 la Benjamin Franklin Medal, assegnata postuma.

Nel 2008 il Premio Nobel per la Fisica viene assegnato a Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa senza alcuna menzione alle ricerche di Cabibbo, nonostante i suoi lavori avessero gettato le basi per i due giapponesi. Fra la grande sorpresa dei fisici, soprattutto italiani, nell’apprendere la decisione, lui con grande maturità e finezza non volle mai commentare l’accaduto.

Oltre ad essere stato uno scienziato straordinario è stato anche un uomo dagli ampi interessi culturali. Durante gli anni successivi alla seconda guerra mondiale sviluppò una passione per la letteratura americana e, per questa ragione, frequentava regolarmente la biblioteca dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America per prendere libri a prestito.

Altra sua grande passione era il mare e la sua barca a vela ‘Panda’, anche se dovette limitare il tempo ad essa dedicato, con suo grande ricrescimento, per la mancanza di un valido porto vicino a Roma.

Roberto Petronzio, uno dei suoi tanti allievi, ricorda di lui la grande calma che gli era propria, la lentezza creativa che gli permetteva di riflettere sempre a lungo su tutto e di trovare le soluzioni migliori. Che a volte erano anche rapide. I suoi allievi a volte passavano ore intere per cercare una soluzione a un problema: lui passava da loro nel tardo pomeriggio e trovava il modo di aiutarli a risolvere tutto.

I soci AIF ricordano il suo intervento alla giornata in onore di Edoardo Amaldi in occasione del Congresso di Roma del 2008.

La scienza mira a fornire un’immagine del mondo priva di ombre. È vero, ma nel disperdere una ad una le ombre se ne svelano di nuove, cosicché lo scienziato si trova perennemente — e in questo non è differente dal letterato o dall’artista — a vivere nella zona di confine tra luce ed ombra. Zona di confine ben rappresentata dai “Concetti Spaziali” di Lucio Fontana, quadri in cui un taglio su una tela bianca suggerisce l’esistenza di un mondo ulteriore i cui dettagli restano da scoprire. Nelle parole del celebre esploratore Giuseppe Tucci “la scienza, sappiamo, è continuo trascolorare del certo nel dubbio, ed ogni suo avanzamento si misura non dalla luce che esso fa, quanto piuttosto dal maggior rilievo delle zone d’ombra che viene additando”. (Da un’intervista a Nicola Cabibbo)

Letture consigliate

L. Bonolis, M. G. Melchiorri. Fisici italiani del tempo presente, Marsilio, Venezia 2003

Link

https://www.sif.it/static/SIF/resources/public/files/ricordo/cabibbo.pdf (R. Gatto. “In ricordo di Nicola Cabibbo”, Il Nuovo Saggiatore, XXVI (2010), n. 5-6)

https://www.aif.it/wp-content/uploads/fisici/Cabibbo.pdf (C. Bernardini. “Ricordo di Nicola Cabibbo”, La Fisica nella Scuola , XLIII (2010), 4)

http://media2.corriere.it/corriere/content/2010/Scienze/cabibbo17082010.mp3 (Fisica e oggetti quotidiani, audio intervista del 2006, Corriere della Sera.it, 17.8.2010)

https://www.youtube.com/watch?v=NWUdGXQmOH8 – Parte 1; https://www.youtube.com/watch?v=91qWqz3gpgc – Parte 2 (Passepartout, Rai-3, 14.2.2010; puntata riproposta nel settembre 2010 per ricordare lo scienziato scomparso il mese prima)

Bibliografia

S. Bergia, G. Dragoni, G. Gottardi. Dizionario biografico degli scienziati e dei tecnici, Bologna, Zanichelli, 1999

AA.VV. Scienziati e tecnologi dalle origini al 1875, voll. I, II, III – Enciclopedia della Scienza e Tecnica (EST), Milano, Mondadori, 1975

AA.VV. Scienziati e tecnologi contemporanei, voll. I, II, III – Enciclopedia della Scienza e Tecnica (EST), Milano, Mondadori, 1976

http://www.todayinsci.com/

https://www.nobelprize.org/prizes/physics/

Il Nobel mancato a Cabibbo, quella ferita del 2008

Escluso con Jona-Lasinio, le leggi premiate hanno i loro i nomi

Redazione ANSA  

07 dicembre 202112:14

  •  

Il fisico Nicola Cabibbo –

Una delusione cocente che qualcuno non esitò a definire uno ‘scippo’: è stato vissuto così il mancato Nobel ai fisici italiani Nicola Cabibbo e Giovanni Jona-Lasinio.

Sono passati 13 anni, ma la ferita è ancora aperta per la comunità scientifica italiana, che fin dall’inizio è rimasta incredula di fronte al fatto che, nonostante le due leggi fisiche premiate con il Nobel si chiamassero Cabibbo-Kobayashi-Maskawa e Nambu-Jona Lasinio, il premio fosse andato solo ai giapponesi Makoto Kobayashi, Toshihide Maskawa e Yoichiro Nambu.

Eppure Cabibbo a partire dal 1963 aveva gettato le basi per comprendere il fenomeno per cui i mattoni della materia, i quark, si mescolano dando origine alle particelle elementari. Il suo modello è stato integrato successivamente dai due giapponesi ed è oggi noto come Matrice di Cabibbo-Kobayashi-Maskawa (CkM).
Analoga la storia di Jona-Lasinio, riconosciuto come il pioniere della ricerca teorica sulla rottura spontanea di simmetria e soprattutto per i suoi contributi al modello di Nambu-Jona Lasinio.

”Preferisco non fare dichiarazioni”, aveva detto Cabibbo all’ANSA il 7 ottobre 2008, deluso e amareggiato, mentre nella sua università, la Sapienza di Roma, arrivava una pioggia di email, a partire da quelle dei ricercatori del Cern, cuore della ricerca sulla fisica delle particelle. ‘E’ una discriminazione, soprattutto per Nicola”, ”la tripletta Cabibbo-Kobayachi-Maskawa non puo’ essere separata”, si leggeva nei messaggi, mentre volavano parole come ”oltraggiato”. Nel ricostruire la vicenda, senza riuscire a trovare alcuna spiegazione, Luciano Maiani segnalava con dispiacere che nei documenti nei quali il comitato per l’assegnazione dei Nobel aveva ricostruito il retroterra scientifico delle ricerche premiate, Cabibbo era stato citato otto volte e Jona-Lasinio cinque.

https://www.sif.it/riviste/sif/sag/ricordo/cabibbo

In Ricordo di Nicola Cabibbo (1935-2010)

 STAMPA  CONDIVIDI  LINK

Ho accettato senza esitazione l’invito della Professoressa Luisa Cifarelli a scrivere queste note per rendere omaggio alla memoria di un amico e collaboratore, Nicola Cabibbo. Il nome di Cabibbo è conosciuto da tutti i fisici delle particelle elementari e noto anche al di là di tale specializzazione.

Avevo qualche volta pensato che avrebbero forse scelto Nicola, alla SIF o ai Lincei, per presentare, a tempo dovuto, il necrologio per me, ma la vita ha voluto in altro modo. Nicola è scomparso a settantacinque anni, io ne ho circa ottanta. È proprio vero che nessuno sa cosa la vita ci riserva.

Il contributo di Nicola alla fisica delle particelle ha avuto un ruolo storico. Quando lo conobbi, ero appena tornato dagli Stati Uniti, e Nicola aveva 22 anni e stava per finire la tesi di laurea con Touschek. Mi resi subito conto della sua eccezionale lucidità. Accanto ad una intelligenza non comune mostrava una singolare capacità a tutto razionalizzare, sia nelle considerazioni scientifiche, sia nelle considerazioni sugli avvenimenti umani.

Il suo contributo storicamente più importante fu, come si sa, sulla struttura delle interazioni deboli. Sono apparsi recentemente molti scritti, da parte di fisici, giovani per non aver vissuto quell’epoca, che spiegano questo sviluppo. Ma la più autorevole esposizione è dello stesso Nicola, pubblicata in occasione del Congresso del Centenario nel 1997 sul Nuovo Saggiatore, nella parte quarta dedicata alla Evoluzione della Fisica Moderna (N. Cabibbo, Il Nuovo Saggiatore, Vol.14, No. 3-5 (1998) pag. 123). Nicola spiega in questo articolo l’essenziale degli sviluppi che portarono all’angolo di Cabibbo, con le sue eccezionali doti di concisione e di chiarezza.

Cabibbo si era laureato a Roma nel 1958 con Bruno Touschek. Agli inizi degli anni ’60 Giorgio Salvini, nella sua originale capacità di visione, promosse la creazione nel laboratorio di Frascati di un gruppo di fisica teorica che servisse da supporto e da promozione delle attività sperimentali del laboratorio.

Cabibbo fu il primo dipendente del gruppo teorico di Frascati. La sua attività nell’ambito del laboratorio fu intensa e importante per gli sviluppi teorici e sperimentali. I lavori sui decadimenti dei mesoni K, sulle sezioni d’urto da neutrini, su e+ e- per il fattore di forma del pione e per la struttura del protone (con Zichichi), sui fotoni in cristalli, e su SU(3) in transizioni elettrodeboli, furono a quell’epoca molto apprezzati e citati.

In particolare il lavoro del 1962 sulle transizioni elettrodeboli mise in evidenza l’impossibilità di una spegazione elementare in SU(3) dei decadimenti con violazione di stranezza. La soluzione del problema era resa tra l’altro problematica in quel momento per l’evidenza, poi non confermata, di transizioni con salto di stranezza di segno opposto al salto di carica. Questa situazione fu chiarita poco dopo da un esperimento di Paolo Franzini.

Parallellamente Nicola, con un “gedanken experiment” su SU(3) esatto, si rese conto del profondo significato della nozione di stranezza e giunse alla nozione di mixing di correnti (Cabibbo mixing).

Al sopraggiungere della nozione di quark il mixing apparve come quark mixing. Un chiarimento fondamentale venne in seguito dal lavoro di Glashow-Iliopoulos-Maiani. Tutto questo sviluppo mostra in maniera evidente la chiarezza del pensiero teorico di Nicola, ed anche, cosa importante per un fisico teorico, la sua capacità di accogliere rapidamente e con accuratezza critica i nuovi risultati sperimentali.

Tornando ai lavori di Nicola a Frascati, quelli sulle possibilità sperimentali di acceleratori elettrone-positrone furono particolarmente completi e servono ancora oggi da riferimento. Un lavoro molto completo per quell’epoca, che prevedeva anche la fisica del bosone Z, osservata molto dopo al Cern, fu soprannominato la “Bibbia” dagli sperimentali. Furono le coraggiose iniziative di Bruno Touschek, insieme al lavoro dei fisici e ingegneri di Frascati, a dare a questa linea di ricerca nel campo delle particelle elementari la svolta fondamentale, rimasta poi alla base di anni di lavoro a livello mondiale e tuttora pensata come indispensabile linea di progresso. Gli scritti storici di Giorgio Salvini, di Carlo Bernardini, di Luisa Bonolis, di Giulia Pancheri e di Pietro Greco illustrano in dettaglio quegli sviluppi.

Questi anni, vissuti a Roma e a Frascati, in stretto contatto scientifico con Nicola, sono particolarrmente importanti nel mio ricordo, ed è per questo che li ho sottolineati.

Ma Nicola aveva sempre continuato a lavorare, producendo non solo fisica di alta qualità, ma assumendo responsabilità della massima importanza per la fisica italiana e per il ruolo della scienza. Fu presidente dell’INFN e presidente dell’ENEA. Fu Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze a partire dal 1993.

Fu professore all’Aquila, a Roma Tor Vergata e a lungo a Roma Sapienza. Aveva lavorato al Cern, a Berkeley, a Princeton, Parigi, Syracuse, New York. Fu promotore tra l’altro del progetto APE per calcolare QCD. Ha avuto allievi di grande valore, tra cui non posso non menzionare Giogio Parisi.

Sarebbe lungo elencare tutti i premi e le onorificenze che gli son stati attribuiti, da parte dei Lincei, della Società Italiana di Fisica, dell’American Physical Society, della European Physical Society, dell‘International Center for Theoretical Physics, ecc.

Nel ruolo delicato di Presidente della Accademia Pontificia delle Scienze non aveva mai esitato a prendere posizioni nette in favore della correttezza e della obiettività scientifica. In particolare è stato ammirevole il suo ruolo nella discussione intorno alle teorie creazionistiche, tanto più importante data la sua posizione di prestigio nel mondo cattolico. In tutte le attività aveva sempre mostrato una obiettività scientifica indiscutibile, un senso dell’equilibrio e una ponderazione, che hanno sempre fatto parte del suo stile e del suo carattere.

Raoul Gatto
Professore Emerito, Università di Ginevra

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: