Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

Le cose che io ho riportato sono solo un campione abbastanza piccolo della gran mole di studi sugli argomenti ai quali ho accennato. Si tratta di ciò che si trova in rete.

Ciò nonostante sono possibili alcune considerazioni.

Nel 1979 pubblicai il libro “L’Energia” per l’editore Savelli, sunto ordinato delle centinaia di ore di trasmissione che sull’argomento avevo avuto a Radio Città Futura di Roma, nel quale, tra l’altro, sostenevo che un nucleare che non ci fosse imposto in modo imperiale dagli USA sarebbe stato discutibile in modo serio. La cosa non fu neanche presa in considerazione dai talebani nostrani: sia dai neopositivisti (oggi chiamati scientisti) sia dai newagisti. Le argomentazioni contro il nucleare che allora portavo avanti non ebbero risposte e si arrivò alla solita denigrazione che era sia dei neopositivisti che dei padroni del nucleare: dovevo per forza essere pagato dai petrolieri! Chiesi pubblicamente tangenti per continuare a sostenere ciò in cui credevo ma … disgraziatamente nessuno si commosse e le tangenti che chiedevo come giusta mercede per aver sostenuto determinate cose non arrivarono. Tra i cosiddetti antinucleari ebbi maggior successo (non avevano letto il libro per intero) e solo gli autonomi di Via dei Volsci mi criticarono duramente per la mia posizione possibilista. Insomma non si entrò nel vivo della discussione e, addirittura, i neopositivisti riuscirono a dimenticare il grande affronto che qualche anno indietro era stato fatto ad uno di loro, Felice Ippolito. Per avere costui portato avanti la scelta nucleare in tempi non graditi agli USA era stato incriminato per crimini inesistenti ed allontanato dalla guida del CNEN che aveva reso prestigioso. Poi, nel 1974, il nucleare era diventato importante perché così avevano deciso gli USA che dovevano vendere centrali (General Electric e Westinghouse) a scatola chiusa. Il nostro governo, come sempre, si allineò ai supremi voleri ed i neopositivisti diventarono filogovernativi condividendo i discorsi delle varie lobbies nucleari che, fino a qualche anno prima erano lobbies petrolifere invischiate fino al collo al susseguirsi degli scandali dei petroli (con Andreotti sempre in prima fila). Il neopositivismo è una brutta bestia e fa il paio solo con gli amici miei verdi immaginari con il cappello di paglia e la spiga in bocca che hanno distrutto il sogno verde italiano con una politica paesana di bassissima lega, coniugata con gli aristocratici del wwf, portata avanti pervicacemente nel primo governo di centrosinistra, proseguita nei 5 anni di opposizione e felicemente iniziata in questo secondo governo di centrosinistra con le diatribe tra Legambiente ed Italia Nostra su eolico si ed eolico no.

Riprendo il discorso sul nucleare oggi perché vi sono spinte, non solo in Italia (Berlusconi non si muove se non riceve ordini da Bush, anche perché i suoi orizzonti sono limitati al dané e non prevedono sciocchezze come la conoscenza e addirittura neppure sanno che esiste scienza e tecnologia), per il rilancio planetario dell’energia nucleare. Tra l’altro la riunione del G8 del luglio 2006 in Russia lo ha ufficialmente posto all’attenzione del mondo intero.

Devo dire che oggi vi è almeno un argomento forte che si può portare a sostegno del rilancio del nucleare: l’emissione nell’atmosfera dei gas serra, dovuta principalmente alla combustione dei combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale), sta creando una situazione insostenibile dal punto di vista climatico (anche se il ciclo del combustibile nucleare prevede una importante emissione di CO2).

Il clima viaggia ormai con modificazioni violente originate dal riscaldamento dell’atmosfera a seguito dell’effetto serra che proprio i gas di prima (principalmente anidride carbonica) stanno provocando. La questione non è banale e può portare in tempi ormai a scala umana a dei disastri ambientali con catastrofi bibliche.

L’anidride carbonica rende l’atmosfera più densa; la radiazione solare ha elevata energia e riesce a penetrarla; tale radiazione viene in parte assorbita dalla Terra ed in parte viene riflessa; la parte riflessa ha meno energia della radiazione che proveniva dal Sole e non riesce a penetrare l’atmosfera per dirigersi di nuovo verso lo spazio; questa radiazione riflessa dalla Terra viene di nuovo riflessa all’indietro dall’atmosfera in un processo continuo analogo a quello che si ha nelle serre; ciò riscalda l’atmosfera sempre di più; e da un certo punto in poi il processo non è più umanamente controllabile e diventa irreversibile. Vi sono però due possibilità, non una sola come viene sempre detto. O il riscaldamento continua fino alle estreme conseguenze (scioglimento di tutti i ghiacci, perdita delle terre emerse più fertili, desertificazione di intere zone, migrazioni incontrollabili, siccità, alluvioni, …) oppure, in altro modello, si ipotizza una progressiva opacizzazione dell’atmosfera che si riempie di gas sempre più impenetrabili alla radiazione solare; conseguenza di ciò è che, da un certo punto, andiamo incontro a nuova glaciazione. Ambedue le uscite sono terrorifiche.

E neanche a dire che il disastro ci arriva imprevisto. Di queste cose si parla da quando si iniziò a porre con estrema forza il problema della scarsità delle fonti di energia non rinnovabili. Ed in Italia tale dibattito interessò la parte più attenta dell’opinione pubblica a metà degli anni Settanta (nel 1973 si era avuta una drammatica crisi energetica a seguito della guerra mediorientale del Kippur ed oggi si continua allegramente con queste guerre che, tra l’altro, destabilizzano ogni mercato). Già allora furono prospettati scenari di effetto serra se si fosse andati avanti inerzialmente con i combustibili fossili.

Sono passati oltre trenta anni e, sul fronte della sostituzione dei combustibili fossili, non è accaduto nulla (anzi i consumi sono aumentati esponenzialmente).

Vi è una sorta di ciclicità di ogni evento che si coniuga sempre con la massimizzazione del profitto delle aziende petrolifere. Nel 1973 erano gli USA che dovevano rendere economicamente sfruttabili i pozzi dell’Alaska. Per ottenere ciò dovevano salire i prezzi del Medio Oriente. Con crisi petrolifera che avanzava anche le multinazionali nucleari si facevano avanti e spingevano sui mercati coloniali, come l’Italia.

Oggi, pur non avendo in mano elementi di giudizio univoci e determinati, certamente le operazioni crisi petrolifera, guerra, di nuovo nucleare sono tra loro interconnesse. E la cosa peggiore è che lo sono indipendentemente dall’effetto serra del quale alle multinazionali del mondo capitalista (o neoliberista) non interessa nulla. E non interessa come dato storico e non contingente: è sempre stata caratteristica del capitale globale (Sweezy ed Huberman) sollevare giganteschi problemi senza mai occuparsi delle soluzioni. Uno degli esempi, che è connesso alle crisi energetiche ricorrenti, riguarda il feroce colonialismo soprattutto anglofrancese che disinvoltamente nel dopo Seconda Guerra Mondiale si tirava fuori dal mondo colonizzato con riga e squadra disegnando improbabili confini tra Stati. Anche Israele è nata lì (avendo come altro genitore la cattiva coscienza di chi conviveva amichevolmente con Hitler, come oggi convive amichevolmente con il Bush e l’Olmert del momento).

Ho fatto questa apparente digressione per rendere conto che il problema energetico è fondamentale ma è governato dagli interessi economici e dalla politica: comprenderlo e tentare di risolverlo razionalmente, pensando solo in termini scientifici e tecnologici, cioè razionali, è impresa inutile.

Kyoto è stata una presa di coscienza. Le soluzioni proposte sono un blando palliativo omeopatico a chi abbisogna di chirurgo. Come fare altrimenti se il potere è USA e se gli USA boicottano Kyoto e non rinunciano al loro tenore di vita ? Se Bush finanzia pretesi scienziati per comunicare al mondo che l’effetto serra è una invenzione e che quindi non occorre intervenire contro i gas serra, cioè contro l’anidride carbonica che la sua azienda petrolifera (e dei suoi elettori) produce ? Sembrerebbe che l’emergere di Cina ed India debba fermare il prepotente predomino USA … ma la rincorsa è al peggio: al massimo inquinamento ed al massimo consumo incontrollato di combustibili fossili (come dar torto a Paesi poveri e depredati da secoli che si scontrano con chi, gli USA, ha il 4% della popolazione mondiale e consuma circa il 30% dell’energia consumata nel mondo ?).

Ma siamo all’oggi, al drammatico oggi che non ci permette di disquisire ma ci impone di agire.

Per far fronte all’effetto serra il nucleare è una possibile opzione: una centrale nucleare non emette gas serra. Se si vuole imboccare questa strada si deve saper fino in fondo dove porta. Si devono conoscere i vantaggi MA tutti gli inconvenienti. Si deve anche sapere che vi sono altre alternative energetiche che, non casualmente, dormono da decine di anni, perché non sono remunerative per le multinazionali dell’energia.

In linea del tutto generale si può dire che il vantaggio del nucleare è quello detto: produce gas serra in quantità inferiori ai combustibili fossili. Per quanto ho riportato nei capitoli precedenti i prezzi del nucleare sono confrontabili con quelli dei combustibili fossili. Tali costi devono tenere anche conto di diversi accidenti: l’uranio è in regime di quasi monopolio nelle mani delle stesse multinazionali del petrolio; il suo prezzo risente degli eventi di politica internazionale come quello del petrolio; le riserve di uranio sono limitate; è possibile moltiplicare l’uranio passando a reattori particolari (breeders) che sono maggiormente critici; una qualunque centrale richiede energia per essere costruita ed una centrale nucleare abbisogna dell’energia che essa stessa è in grado di produrre in cinque anni di attività; la vita media di una centrale nucleare è di 21 anni; il suo costo è enorme ed i tempi di costruzione sono stimabili da noi in oltre 10 anni; la centrale nucleare è, in definitiva, un oggetto molto curato e sicuro; è l’insieme di ciò che sta intorno alla centrale che crea una qualche preoccupazione (gli impianti per fabbricare il combustibile, che in Italia non esistono, creano dipendenze con i Paesi fornitori); il trasporto del materiale radioattivo non è impresa semplice ai fini della sicurezza; la proliferazione nucleare, che oggi si addebita all’Iran diventerebbe più agevole; lo smantellamento della centrale si andrebbe ad aggiungere alle scorie di ordinario funzionamento alla ricerca di un sito sicuro ed accettato; i problemi di radioprotezione ambientale non sono stati risolti se non in modo autoritario, come mostra la gestione di vecchi impianti nucleari italiani che sono andati avanti senza indagini epidemiologiche e con il continuo negare l’evidenza di eventi straordinari al di fuori delle previsioni statistiche ordinarie; …

Da Le Scienze di Aprile 2006: W.H. Hannum, G. E. Marsh, G. S. Stanford – La nuova generazione dei reattori nucleari.

Da Le Scienze di Aprile 2006: W.H. Hannum, G. E. Marsh, G. S. Stanford – La nuova generazione dei reattori nucleari.

E’ possibile che la gran parte delle cose che ho elencato siano risolvibili, almeno nel senso del tranquillizzare l’opinione pubblica. Ma occorre intervenire nel merito e non alzare le spalle liquidando chi ha dei timori come di persona irrazionale nemica del progresso.

E’ anche possibile (e questa è la mia convinzione) che vi siano dei rischi da dover correre per far fronte ad altri e ben più gravi rischi. Se così fosse, lo si deve dire, si deve far sapere al prossimo in quali condizioni siamo. Sembra incredibile ma la migliore arma propagandistica in favore del nucleare è resa inutile da uno sciocco petroliere come G. W. Bush che insiste, pagando pseudoscienziati ossequienti, sulla inesistenza dell’effetto serra.

Vi è poi un ultimo aspetto ma non relativamente alla sua importanza. Chiunque ci viene a parlare di nucleare deve spiegare che: l’energia così prodotta a tutt’oggi va in consumi elettrici (non tocca ad esempio la gran mole di consumi energetici nei trasporti); che è realizzabile prima di quanto non sia necessario sperimentare per l’energia da fonti rinnovabili (l’esempio dei verdi newagisti che non amano l’energia del vento, dovrebbe far riflettere); che si sono investiti i denari necessari per studiare il riciclo, le biomasse, il solare almeno e soprattutto per acqua calda (pannelli solari piani ad uso domestico); si è investito in risparmi ed in efficienza energetica; … A quest’ultimo proposito un solo dato: tutti sanno che gli acquedotti italiani disperdono nel terreno oltre il 50% dell’acqua che viene loro immessa; pochi sanno che una cosa analoga accade con l’energia elettrica immessa negli elettrodotti. Interventi seri su di essi (naturalmente con investimenti, in ogni caso inferiori a quelli richiesti per nuove centrali di qualunque tipo) equivarrebbero ad aumentare di almeno un terzo la nostra disponibilità elettrica.

Serve in definitiva sapere che le energie da fonti rinnovabili non sono solo il fiore all’occhiello reclamato come contropartita per tacitare la cattiva coscienza di qualche verde. Serve un impegno deciso in questo settore sapendo che si vanno ad intaccare interessi potentissimi (più di quelli di uno Stato): su combustibili rinnovabili le multinazionali vedrebbero decadere rapidamente i loro profitti …

Tutto ciò significa che una politica energetica che intenda liberarci da tutti i fardelli che ho tentato di mettere insieme è una politica che vola molto alto e che, molto probabilmente, non ha ancora alcun interprete tra le mezze calzette che si aggirano nei palazzi del potere.

E sono i cittadini che devono prevedere come esigenza tra i primi posti (se non al primo) proprio l’avviarsi di una politica energetica non meramente consumista. E’ necessaria la coscienza delle problematiche in gioco, coscienza sempre più lontana da quando la scuola è stata ridotta da Berlinguer e sodali a fabbrica di ignoranti. 

Resta da discutere la questione del nucleare di ultima generazione, la IV, avvertendo con estrema chiarezza che non esistono soluzioni a rischio zero. Ogni soluzione comporta i suoi rischi, spesso non facili da confrontare con altri; anche se, in definitiva, i confronti vanno fatti, così come vanno operate le scelte minimizzando i rischi e prevenendoli il più possibile, sempre nella consapevolezza che non si possono ridurre a zero ma solo scegliere i minori.
Inoltre, la tollerabilità dei rischi è solo una condizione necessaria, e non sufficiente per l’adozione di una soluzione. Occorre anche una concreta fattibilità e la capacità di coprire una parte importante dei fabbisogni di energia. In più parti di fisicamente ho discusso del Secondo Principio della Termodinamica che è lì ad avvertirci che ogni operazione che si fa comporta un degrado dell’energia che diventa calore a bassa temperatura e non più utilmente recuperabile. Non è pensabile un uso di una energia qualunque, anche quella che più affascina i newagisti, che non crei alterazioni nell’ambiente. La sola cosa che noi possiamo fare e che dobbiamo fare è scegliere i minori impatti sull’ambiente e sulla salute, sapendo che fermi non si può restare perché a rischio vi sono catastrofi immani (ci si è mai chiesti cosa accadrebbe al nostro mondo se smettessimo di produrre energia ? e, di contro, ci si è mai chiesti cosa accadrà se continuiamo a produrre e consumare energia nel modo indegno in cui lo facciamo ?).

Tornando alle centrali di IV generazione, esse prevedono la partecipazione ai progetti dell’Europa come già visto(sei progetti selezionati nel corso del forum dei Paesi promotori – Argentina, Brasile, Canada, Francia, Giappone, Corea del Sud, Africa del Sud, Svizzera, Regno Unito, oltre agli Stati Uniti, UE – , due prevedono l’impiego di reattori ad alta temperatura a gas, uno invece prevede un sistema di raffreddamento a base di metalli liquidi – sodio o leghe a base di piombo -, uno a base di acqua supercritica e un sesto impianto raffreddato a sale liquido. Quattro dei sei sistemi si basano su reattori a neutroni rapidi e cinque si basano sul cosiddetto “ciclo chiuso” che si basa su un sistema parallelo di ritrattamento delle scorie). La cosa che è indispensabile richiedere è quantomeno la compartecipazione italiana: non vi sono motivi per acquistare oggi a scatola chiusa ciò che ho rifiutato ieri (l’Italia, anche se partecipa solo indirettamente tramite la UE, sta acquisendo esperienza nella tecnologia del piombo e ha dato un rilevante apporto allo sviluppo di un altro importante progetto: il reattore IRIS – International Reactor Innovative and Secure che ho precedentemente trattato. Inoltre in Italia è in pieno sviluppo il progetto ADS – Accelerator Driven System – per il bruciamento dei rifiuti a vita lunga ). Si deve tener conto che prima del 2030 tali centrali non saranno operative. Secondo le previsioni esse dovrebbero funzionare a temperature più elevata (intorno ai 900/1000 °C) e tali temperature dovrebbero essere sufficienti per la “piroscissione” dell’acqua senza l’utilizzo del carbonio. E la piroscissione produce il vettore idrogeno che potrebbe essere una soluzione importantissima per l’autotrasporto. Gli impianti di piroscissione verrebbero realizzati sul sito, ma al di fuori della centrale nucleare. L’idrogeno potrebbe essere generato tramite elettrolisi ad alte temperature (HTE), una tecnologia pulita e presumibilmente più sicura della semplice piroscissione a calore. Le centrali di quarta generazione, secondo le previsioni, oltre a essere impiegate per la piroscissione dell’acqua al fine di ottenere l’idrogeno, prezioso, potrebbero essere utilizzate per la desalinizzazione, per le raffinerie di petrolio e anche per tecniche di trattamento del catrame di petrolio viscoso.

Secondo altre previsioni la tecnologia di tali reattori sarebbe tale da non prevedere possibilità di utilizzo per la proliferazione nucleare; le scorie si ridurrebbero ad un valore minimo (il 5% della massa totale di combustibile); i tempi medi di utilizzo della centrale raddoppierebbero passando a circa 40 anni; … Insomma sembrerebbe che tutto s’incammina verso l’obiettivo reclamato sicurezza. Naturalmente occorre solo aspettare la realizzazione di un qualche prototipo, prevista per il 2020. In ogni caso è utile riportare le finalità dichiarate che si intendono raggiungere con tali reattori.

Intanto la definizione dei reattori di generazione IV è: La prossima generazione di sistemi nucleari deve essere autorizzata, costruita e fatta funzionare in maniera tale che fornisca energia in modo economico, tenendo in debito conto un ottimale uso delle risorse e al tempo stesso affrontando i problemi di sicurezza, dei rifiuti, di resistenza alla proliferazione e le preoccupazioni del pubblico di quei paesi dove tali sistemi verranno impiegati.

I parametri usati per giudicare i diversi concetti sono:

§         Sostenibilità: utilizzo efficiente del combustibile e minimizzazione dei rifiuti;

§         Sicurezza e Affidabilità: eccellenza in sicurezza e affidabilità; bassissima probabilità di un danneggiamento del nocciolo del reattore; eliminazione della necessità di avere un piano di emergenza per la popolazione vicina;

§         Economia: netto vantaggio di costo e rischio finanziario confrontabile con quella di altre alternative;

§         Non proliferazione: i sistemi nucleari, compresi i cicli di combustibile, devono accrescere la possibilità che essi costituiscano una strada molto poco attraente e desiderabile per la diversione e il furto di materiali usabili per gli armamenti.

I reattori di nuova generazione attualmente allo studio, come ampiamente discusso, appartengono a tre grandi classi: quelli raffreddati a gas, quelli raffreddati ad acqua e quelli a spettro veloce. I primi sono molto piccoli, consentono una ricarica continua del combustibile nucleare, non possono fondere e sono raffreddati con un gas nobile, l’elio, che non reagisce chimicamente con altre sostanze. Il primo reattore raffreddato a gas diventerà operativo in Sudafrica nel 2006. La statunitense Westinghouse ha messo a punto un progetto innovativo (generazione III) del vecchio reattore raffreddato ad acqua, che consente di aumentare la sicurezza e di diminuire la grandezza dell’impianto (si tratta dell’AP1000 che prevede l’EP1000 come versione europea). Questo tipo di reattore avrebbe un’alta efficienza energetica e quindi 

Schema di AP1000 Westinghouse 

consentirebbe di diminuire i costi. Si tratta di un PWR modulare, con presenza di sistemi di sicurezza passivi, compatibile con svariate tipologie territoriali americane/europee/asiatiche, basato su componentistica standardizzata, capace sulla carta di garantire funzionabilità o “capacity factor” superiore al 90% (cioè pochissime interruzioni di servizio, essendo poi il processo di riavvio criticità abbastanza complesso e soprattutto lento, tale quindi da obbligare a fuori esercizio di qualche settimana). Ma ha ancora problemi di sicurezza irrisolti. L’ultimo tipo di reattori di nuova generazione che si sta esplorando è quello cosiddetto a spettro veloce, perché produce neutroni veloci. Anche in questo caso si ha un forte aumento della efficienza. Questi ultimi reattori potrebbero funzionare in modo intrinsecamente sicuro, estrarre molta più energia dal materiale fissile (allontanandone quindi l’esaurimento), non prestarsi alla produzione di materiale fissile utilizzabile per bombe atomiche e ridurre in modo decisivo il problema delle scorie. 

Da Le Scienze di Aprile 2006: W.H. Hannum, G. E. Marsh, G. S. Stanford – La nuova generazione dei reattori nucleari.

Io debbo solo avanzare una qualche perplessità di ordine generale. Il funzionamento di tali progettati reattori ad alte temperature pone un qualche problema per il raffreddamento. Si è già passati per problematiche analoghe nei reattori veloci francesi e russi. Per il raffreddamento dei primi occorre del sodio liquido e tale materiale è altamente infiammabile … Una perdita del refrigerante in reattori che funzionano a tali temperature potrebbe provocare un repentino aumento di potenza e, di conseguenza, servirebbero barre di controllo in grado di intervenire molto più velocemente che nei normali PWR. Oggi si parla di raffreddamento a gas o a metalli liquidi o ad acqua. Si parla, appunto …

Dei costi però non si parla per quella cosa che vuole la tecnica non sporcarsi con l’economia. Quella nucleare è da sempre stata la più costosa delle fonti energetiche come sostenuto da fonti insospettabili come enti pubblici ed università  tra cui il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (EIA/DOE International Energy Outlook 2004, Washington 2004). Quest’ultimo ha recentemente (2005) stimato che se oggi si pensasse di costruire una nuova centrale nucleare, questa sarebbe terminata dopo il 2010 e, alla fine il costo di 1 kWh di energia elettrica verrebbe a costare 6,13 centesimi di dollaro, quando lo stesso kWh prodotto da gas costerebbe 4,96 centesimi e quello da carbone 5,34, addirittura costerebbe meno l’energia da fonte eolica (5,05 centesimi a kWh). Io posso aggiungere che queste stime sono ottimistiche e non valutano bene gli enormi costi di dismissione. A conclusioni simili giunge la Chicago University (The economic future of nuclear power – A Study Conducted at The University of Chicago, 2004; http://www.ne.doe.gov/reports/NuclIndustryStudy.pdf  )The economic future of nuclear power – A Study Conducted at The University of Chicago, 2004; http://www.ne.doe.gov/reports/NuclIndustryStudy.pdf  ). Anche il Massachusetts Institute of Technology in uno studio del 2003 assegnava i costi più alti al kWh nucleare (The Future of Nuclear Power, an Interdisciplinary Mit Study, 2003; http://web.mit.edu/nuclearpower/ ). 

Sarebbe a questo punto possibile sostenere che le ultimissime vicende mediorientali faranno impennare i prezzi dei combustibili fossili e, ridare slancio economico al nucleare. Il fatto è che proprio queste ultime vicende daranno (purtroppo) slancio a picchi di crescita dei prezzi dell’uranio per la maggiore richiesta che sarebbe solo prevista. Ed a questi picchi si dovranno sommare quelli che discendono dalle maggiori necessità di protezione militare.

Ma vi sono altre considerazioni da fare sulle disponibilità di uranio. Come visto, le riserve di Uranio commercialmente estraibili coprirebbero un arco di poco oltre un secolo tenendo costante i consumi all’anno 2000, riferendosi cioè alle poco più che 400 centrali nucleari operanti nel mondo (concentrati tra USA, Europa e Giappone) che coprono solo un 16% dell’elettricità che viene prodotta e consumata. E’ evidente che se si pensasse di sostituire, per la produzione di elettricità, tutta l’energia fossile con quella nucleare occorrerebbe realizzare alcune migliaia di nuove centrali e a quel punto le riserve di uranio si esaurirebbero nel giro di pochissimi anni. (e comunque via via dovrebbero avere a che fare con costi sempre maggiori). A ciò si aggiungano le immediate ed urgenti richieste di energia di Cina ed India. Più in generale, non è un caso che la Banca Mondiale rifiuti il finanziamento di piani energetici nucleari e non è un caso che neppure le imprese private si avventurino in questi investimenti. Il nucleare civile è sempre nato come costola di quello militare e, di conseguenza, sono sempre stati i governi a provvedere finanziamenti massicci. L’inscindibilità dei due nucleari mette in mezzo l’esercito che diventa insostituibile in termini di sicurezza e … di costi. Per chiunque voglia seguire la strada della Francia, la spesa militare diventa obbligatoria, e questa spesa deve essere caricata sul costo dell’energia nucleare prodotta. 

E qui vi sono notizie poco incoraggianti per l’Italia che ha il piacere di avere il generale Carlo Jean, apparso negli elenchi della P2, alla guida della Sogin dal 2002 (nomina di Berlusconi), l’azienda delegata ai rifiuti ed alle scorie nucleari. Carlo Jean è noto per essere ignoto al mondo scientifico … ma è un generale e (ex) piduista quindi abbiamo il nucleare in sicurezza. Se però vi sono dubbi su Jean occorre star tranquilli perché il suo vice, Paolo Togni, è uomo di fiducia di Matteoli (detto Attila). E per definitiva tranquillità vi è la legge italiana sullo smaltimento delle scorie (intese dal decreto Marzano come merci e non come rifiuti) che disattende le principali direttive internazionali.

Per altri versi l’analisi costi-benefici deve tener conto che i benefici non sono riconducibili esclusivamente al nucleare in sé, ma a tutto l’indotto-volano di progresso tecnologico che verrebbe stimolato, del quale in Italia si ha un gran bisogno per la “bassa intensità” di know-how sul quale si basa il nostro sistema produttivo. Ma qui vengono alla luce altri problemi. Si è detto che l’Italia ha perso competenze nel settore nucleare. Ma ha anche perso una sua industria con elevati livelli di know-how. L’Italia non ha più, in alcun modo, un’industria pesante che possa far rinascere il nucleare. Sono morte la Franco Tosi, la Belleli, la Terni, la Breda termomeccanica, l’acciaieria e tubificio di Brescia, il Tecnomasio Brown Boveri e questo perché in Italia si è rincorso il guadagno facile della finanza più che della crescita produttiva e scientifico-tecnologica. Solo l’Ansaldo resiste, essenzialmente su commesse estere e quasi esclusivamente per parti accessorie (turbine) al vero e proprio nucleare. Sta di fatto che tutto questo non si recupera e ci pone al ricatto dell’acquistare chiavi in mano, diventando sempre più un pezzetto del sistema coloniale che si va ricreando. E, a questo punto, ancora un’altra piccola osservazione. Quando scrissi quel libro, lo inviai a vari amici e persone che stimavo e stimo. Tra queste ad un mio ex professore di fisica che era notoriamente favorevole alla scelta nucleare. Quando ebbi modo di parlare con lui mi disse che il mio libro non gli era piaciuto perché non dicevo come stavano davvero le cose. Secondo lui non avevo detto che le imprese italiane, in realtà, non le sanno costruire le centrali nucleari. Non ebbi modo di approfondire e la cosa rimase lì. Non so dire su cosa era basato quel giudizio.

Anche qui devo concludere come qualche riga più su: occorrerà attendere un qualche prototipo per vedere se si è riusciti a mantenere quanto ci si era proposto. Intanto conviene che qualcuno dica ai politici populisti che allignano alla corte di Berlusconi (ma anche nel centrosinistra) che se anche si dovrà riprendere la via del nucleare, essa sarà in grado di fornire energia, nella migliore delle ipotesi, nel 2030. E ciò sarà possibile non aspettando che altri realizzino ciò che poi noi, come sempre, compriamo, ma investendo da subito in ricerca e formazione in modo da poter eventualmente essere presenti alle future scadenze preparati.

A lato di ciò occorre lavorare da subito ad altri sistemi di approvvigionamento energetico tentando di sganciarci sempre più dai combustibili fossili, cosa che si può iniziare a fare con energie rinnovabili a tecnologie note (efficienza, riciclaggio, risparmi, cogenerazione, teleriscaldamento, solare piano, biomasse, vento, …) in sistemi che combinino tutto lo sfruttabile.

Roberto Renzetti


Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: