Fisicamente

di Roberto Renzetti

I quattro esperimenti LEP hanno prodotto i loro primi risultati scientifici sotto il mandato di questo vincitore del premio Nobel.

Carlo Rubbia nel suo studio al CERN nell’agosto 1983 (Immagine: CERN)

Carlo Rubbia (nato nel 1934, italiano) ha lavorato al CERN come fisico senior dal 1961. Nel 1984 , Rubbia ha condiviso il premio Nobel per la fisica con Simon van der Meer “per il loro contributo decisivo al grande progetto, che ha portato alla scoperta di le particelle di campo W e Z , comunicatori di interazione debole”. Rubbia ha svolto questo lavoro come capo della collaborazione UA1 .

Dal 1970 al 1988, Rubbia ha trascorso un semestre all’anno all’Università di Harvard come professore di fisica a Higgins. Nel gennaio 1989 è stato nominato Direttore Generale del CERN. Nel novembre del suo primo anno come Direttore Generale, l’inaugurazione del LEP, il Large Electron Positron Collider, ha avuto luogo dopo otto anni di costruzione sotto il suo predecessore Herwig Schopper . Durante il mandato di Rubbia come Direttore Generale, i quattro esperimenti LEP ( ALEPH , DELPHI , L3 e OPAL ) hanno dato i primi importanti risultati scientifici. Il progetto LHC sviluppato e il suo programma sperimentale è stato presentato al Consiglio del CERNnel dicembre 1993. (Il progetto è stato approvato nel dicembre 1994.) Nel dicembre 1992 , il Premio Nobel per la fisica è stato assegnato a Georges Charpak per l’invenzione e lo sviluppo di rivelatori di particelle, in particolare la camera proporzionale multifilare. Carlo Rubbia è stato sostituito da Christopher Llewellyn Smith nel gennaio 1994.

Carlo Rubbia

Carlo Rubbia (Gorizia, 1934) fisico sperimentale, premio Nobel per la fisica nel 1984.
Nato a Gorizia, frequenta nella sua città tutte le scuole, dalle elementari alla media superiore. Partecipa poi al concorso per l’ammissione alla Scuola Normale di Pisa perché intende iscriversi al corso di laurea in Fisica. Causa certe lacune di base risulta primo dei non ammessi. Poi, però, uno dei vincitori rinuncia e lui viene ripescato, con «grande sorpresa e gioia», come scrive nel profilo autobiografico consegnato al comitato per il Nobel. Si laurea discutendo una tesi sui raggi cosmici. Ha per relatore Marcello Conversi.
Nel 1957 si trasferisce negli Stati Uniti e lavora alla Columbia University di New York. Diventa ricercatore presso il CERN di Ginevra e a partire dai primi anni Sessanta lavora presso il laboratorio europeo a una serie di esperimenti sulle interazioni deboli. Nel 1970 diventa professore alla Harvard University di Cambridge, nel Massachusetts.
È in questi anni che matura un’idea per cercare di rilevare i “bosoni intermedi” previsti dalla teoria elettrodebole di Glashow, Salam e Weinberg. Insieme a David Cline e a Peter McIntire suggerisce di trasformare un acceleratore esistente, l’SPS, in un “collisionatore” di particelle e antiparticelle. In definitiva, fa scontrare protoni e antiprotoni, un’idea che era stata realizzata con i leptoni a Frascati da Bruno Touschek e che viene considerata “la via italiana alle alte energie”.
Il problema affrontato e risolto dal gruppo di Carlo Rubbia è la produzione di antiprotoni e il loro confinamento in un fascio ben concentrato. Grazie alla collaborazione di Simon van der Meer il progetto viene realizzato. Le prime collisioni vengono effettuate nel 1981 e nel 1983 il gruppo di Rubbia è in grado di annunciare la scoperta dei bosoni vettoriali Z+, Z- e W0 che mediano l’interazione elettrodebole. La scoperta viene premiata subito, già nel 1984, con il Nobel, che Rubbia riceve insieme a van der Meer.
Collabora alla realizzazione di un nuovo acceleratore, il LEP e nel 1989 diventa direttore generale del CERN, restando in carica per 5 anni. Nel 1999 succede a Nicola Cabibbo alla direzione dell’ENEA. Ha diretto anche il Protosincrotrone di Trieste.
Dopo gli esperimenti del 1983 si è dedicato anche a studi sulla fusione nucleare e, poi, sul solare termodinamico.

Le ricerche e gli esperimenti concepiti da Rubbia aprivano nuove prospettive, come sottolineò il prof. Gösta Espong della Reale Accademia delle Scienze di Svezia nella conclusione del suo discorso in occasione dell’assegnazione del premio a Rubbia e a Van der Meer: «La scoperta di W e Z non è la conclusione – è l’inizio». Qualche anno dopo (1989), infatti, entrò in funzione il Large Electron-Positron Collider (LEP) al CERN. Nei suoi dieci anni di funzionamento LEP ha prodotto 17 milioni di Z˚ e centinaia di migliaia di W. Questa copiosa produzione di bosoni vettoriali ha permesso di comprendere meglio e di verificare la validità del Modello Standard della teoria elettrodebole (Emilio Picasso)

Mi chiedo dove andranno a finire le competenze italiane. Almeno quelle che oggi vi restano. La situazione è demoralizzante ed è chiaro che i giovani si rivolgano altrove. Gli enti di ricerca vogliono fare solo ricerca applicata, mortificando sempre più la ricerca di base. Ma la ricerca di base è paragonabile alle radici di un albero: se si vogliono i frutti bisogna alimentare le radici. In Italia invece si tagliano le radici. E allora, secondo lei, quali frutti potrà produrre domani quell’albero? (Carlo Rubbia)

Il tunnel di SPS al CERN

Rubbia Carlo

 Biografia a cura della redazione di ScienzaPerTutti 

(1934-vivente) Carlo Rubbia è nato a Gorizia nel 1934. Dopo la laurea in fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa si trasferisce negli Stati Uniti, alla Columbia University, dove si dedica ai primi di una lunga serie di esperimenti nel campo delle interazioni deboli.

Nel 1970 ottiene la cattedra di Fisica all’Università di Harvard, dove insegna per un semestre all’anno fino al 1988. Dal 1989 al 1993 ricopre l’incarico di Direttore generale del Cern di Ginevra, il Laboratorio Europeo per la fisica delle particelle, dove lavora come fisico superiore dal 1961. Nel 1993 viene nominato consigliere per la ricerca scientifica del Commissario Europeo per la Ricerca, Antonio Ruberti, e Consigliere di Amministrazione della Olivetti. I suoi esperimenti più importanti sono stati effettuati su diversi acceleratori di particelle negliStati Uniti (al Fermilab, nell’Illinois, e al Brookhaven National Laboratory di Long Island e al Cern.).

Qui, insieme a Simon van der Meer, sviluppa una serie di tecniche rivoluzionarie per creare e accumulare antiprotoni in un fascio ad alta densità e per portarli a collisione con un fascio di protoni a energie mai raggiunte prima in un acceleratore di nuova concezione. Rubbia ricevette il Premio Nobel per la Fisica nel 1984 “Per la sua decisiva contribuzione al grande progetto che condusse alla scoperta delle particelle W e Z, trasmettitrici di debole interazione”.

Le tecniche di Rubbia consentirono al “gruppo UA1” (una collaborazione internazionale di oltre cento fisici guidati da Rubbia al Cern) di rivelare l’esistenza dei bosoni vettori intermedi. Prima ancora di essere osservata sperimentalmente, questa terna di particelle mediatrici della forza elettrodebole era una delle pietre miliari alla base delle moderne teorie della fisica delle particelle elementari. Rubbia ha inoltre contribuito in maniera decisiva a Icarus, una delle collaborazioni internazionali operanti nel Laboratorio del Gran Sasso, che ha come obiettivo quello di dimostrare il decadimento del protone e di rivelare i neutrini solari.

Carlo Rubbia, scienziato impegnato.

13 dicembre 2021 | Categorie: Curiosità | Tag: nobel , rubbia , rubbia CERN

“La più grande forma di libertà è poterci chiedere da dove veniamo e dove stiamo andando”.

Nel 1984 viene assegnato il Premio Nobel per la Fisica a Carlo Rubbia (con S. van der Meer), fisico “delle particelle”. Con il suo progetto UA1, che ha coinvolto più di 100 scienziati da tutto il mondo, Rubbia aveva infatti scoperto solo l’anno precedente i bosoni vettoriali W+, W− e Z, ovvero quelli responsabili delle cosiddette “interazioni deboli”.

Il Nobel è tutto meritato, perché la scoperta è stata resa possibile proprio dalla sua fondamentale intuizione di modificare il supersincrotrone del CERN, per provocare una collisione di protoni e antiprotoni (particelle elementari), tale da raggiungere energie sufficientemente elevate per produrre i bosoni intermedi , (particelle cento volte più grandi dei protoni) e dimostrano la contemporaneità delle interazioni elettromagnetiche e deboli.

Tuttavia, in un’intervista, ridurrà al minimo ” Quando uno scienziato lavora, non pensa al riconoscimento. Non pensa come un atleta alle Olimpiadi che punta alla medaglia d’oro. La ricerca è motivata dal piacere e dal divertimento . Il piacere ci vuole per essere l’unica persona al mondo ad avere una risposta, per essere in possesso di una verità che nessun altro in quel momento conosce, è il premio infinitamente più importante di qualsiasi altro”

Ma chi è Carlo Rubbia?

Nato a Gorizia nel 1934, si laurea in Fisica alla Normale di Pisa con una tesi sui raggi cosmici. Il suo curriculum vanta collaborazioni internazionali: dopo aver lavorato alla Columbia University e La Sapienza, è stato direttore del CERN di Ginevra e docente all’Università di Harvard.

Nel 2007 è stato eletto membro dei consulenti per l’energia e il cambiamento climatico dell’Unione Europea e dal 2008 è consigliere speciale per l’energia presso CEPAL (Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America Latina).

Per i suoi meriti scientifici nel 2013 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo nomina Senatore a vita. E la sua attività parlamentare tutt’altro che di rappresentanza, poiché Rubbia ha sempre mostrato interesse per il futuro della scienza in Italia, nonostante abbia trascorso gran parte della sua vita all’estero, insistendo sul tema della “fuga di cervelli”.

Prima di partire per la Spagna per il suo progetto di impianto solare, dichiara amareggiato: “Mi chiedo dove andranno a finire le competenze italiane. Almeno quelli che ci restano oggi. La situazione è demoralizzante ed è chiaro che i giovani si stanno rivolgendo altrove. Gli istituti di ricerca vogliono solo fare ricerca applicata, mortificando sempre di più la ricerca di base. Ma la ricerca di base è paragonabile alle radici di un albero: se vuoi i frutti devi nutrire le radici. In Italia, invece, si tagliano le radici. Quindi, secondo te, che frutto produrrà quell’albero domani?”

IS, inoltre, membro onorario nazionale dell’Accademia Nazionale dei Lincei, della Pontificia Accademia delle Scienze, dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti, dell’Accademia Russa delle Scienze, della Royal Society, membro del comitato scientifico dell’Italia- Fondazione USA e membro di numerose altre accademie europee e americane, tra cui il Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, di cui è professore emerito.

Ma la sua attività di ricerca non si è limitata al suo campo specifico, da scienziato eclettico qual è, ha lavorato anche sulla fusione nucleare a confinamento inerziale, sui neutrini solari (o da altre stelle più lontane), sulla stabilità dei protoni, sulla costruzione di un nuovo tipo del reattore nucleare a fissione basato sull’uso del torio.

Uno dei suoi contributi più importanti è in campo medico: il TARC (transmutation by adiabatic resonance crossing), progetto avviato nel 1996 e destinato alla produzione di radioisotopi per uso diagnostico e terapeutico.

Rubbia non è solo uno scienziato prolifico e intelligente, è uno dei personaggi più controversi del mondo accademico del nostro tempo.

Apertamente contraria all’uso dell’energia nucleare di fissione e strenua sostenitrice dell’energia solare, è spesso tirata per il culo dai detrattori dell’origine antropogenica del cambiamento climatico.

C’è da dire, però, che Rubbia non è un negazionista, ma le sue riflessioni, spesso estrapolate ad hoc dal contesto, sono spesso usate come manifesto da chi nega che il cambiamento climatico sia di origine antropogenica.

Rubbia è anche apertamente credente, come mostra il suo libro, edito da Rizzoli, La tentazione di credere.

A suo avviso, infatti, scienza e fede non sono contrapposte, ma compatibili. Piuttosto, la “perfezione” dell’universo sarebbe la prova dell’esistenza di un Essere superiore.

FONTI:

https://www.corriere.it/scienze/08_gennaio_05/fisica_ora_della_rivoluzione_befc63dc-bb65-11dc-b478-0003ba99c667.shtml

https://www.treccani.it/enciclopedia/carlo-rubbia_(Enciclopedia-Italiano)/

https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Rubbia

https://home.cern/about/chi-siamo/le-nostre-persone/biografie/carlo-rubbia

https://www.scienzainrete.it/italia150/carlo-rubbia

https://www.senato.it/3182?newsletter_item=1694&newsletter_number = 159

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