Fisicamente

di Roberto Renzetti

Dalla P2 a Forza Italia

http://www.controcorrente.info/Dossier/dallaP2pag1.htm 

Giusto lo scorso 8 settembre, sessantesimo anniversario della firma dell’armistizio, e all’indomani delle affermazioni del premier Silvio Berlusconi sulla “diversità antropologica” dei giudici italiani, Oscar Luigi Scalfaro si è lasciato andare sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali a paragoni gravissimi e molto espliciti che hanno chiamato in causa l’attuale governo: “Ci sono dei tarli che stanno erodendo la Costituzione e la storia d’Italia. Attenzione ai primi sintomi. Non facciamo finta di non vedere. Anche Mussolini andò al potere nel rispetto dello Statuto Albertino…”.

Senza voler essere altrettanto audaci nel trovare analogie così lontane, quello che in nessun modo può sfuggire all’evidenza è la somiglianza, netta, decisa e inequivocabile, la continuità negli intenti, tra il partito-azienda istituito da Berlusconi all’indomani dello scandalo di Tangentopoli, il suo programma e la sua condotta di governo e il piano di quello che ancora oggi costituisce uno dei più fitti misteri del sottobosco politico dell’Italia della Prima Repubblica, vale a dire la Loggia P2. Lo dice la biografia stessa del Cavalier Berlusconi, che si fece strada come imprenditore, prima come costruttore, poi come editore, finendo per occuparsi infine pressochè di tutto, proprio nel periodo di massima espansione della Loggia massonica di Licio Gelli, cui infine risultò iscritto; lo dicono i suoi fitti rapporti col mondo politico ai tempi di Craxi, di Andreotti, di Forlani (il cosiddetto Caf); lo dice infine un attento confronto tra il programma stilato a suo tempo da Gelli e quello di Forza Italia.  Ed è tutto ciò che andiamo ad analizzare.

1.   LA LOGGIA P2
La P2 (dove P sta per propaganda) era una loggia massonica segreta, che sviluppò i suoi gangli nella società e nel mondo politico italiano a partire dal 1975 e, ufficialmente, fino al 1981, quando, per la precisione il 4 luglio, la polizia rinvenne una valigetta in possesso della figlia di Licio Gelli (il capo della P2) all’aeroporto di Fiumicino, contenente programma politico e memorandum della loggia, facendo istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta. Lo scandalo portò alla crisi del governo Forlani, nelle cui stesse fila risultarono presenti due ministro pidduisti: Enrico Manca, che era al Commercio Estero, e Adolfo Sarti di Grazia e Giustizia. In sostanza, la loggia costruita da Gelli si proponeva come una vera e propria alternativa statale, un vero potere occulto a vocazione affaristica, che dichiarava in maniera esplicita di voler effettuare una stretta in senso autoritario e oligarchico in seno alle istituzioni, attraverso la corruzione e il condizionamento di politici, sindacati, giornalisti, magistrati, puntando all’infiltrazione occulta della longa manus della P2 in ogni settore della vita politica e sociale dello Stato.  Infiltrazione nei partiti, dunque, e controllo dei media: erano questi i due imperativi. Il Memorandum accluso al programma trovato in possesso della Gelli spiega molto bene il contesto storico e politico che portò alla nascita di questo movimento: una profonda crisi economica, con il boom del 1986 ancora molto lontano da venire, dovuta secondo i piduisti ad un eccesso di pretese salariali, dallo scarso rendimento sul lavoro (e qui risulta già evidente la lotta contro i sindacalismi e ogni forma di garantismo); ad un crisi morale profonda derivante dal fatto che l’Italia non sarebbe stata ancora una nazione pronta ad essere elevata a livello delle democrazie nordeuropee come invece si pretendeva, e che ebbe le sue drammatiche rappresentazioni nelle contestazioni del 1977, nella strategia del terrore propugnata dai gruppuscoli extraparlamentari di destra e di sinistra, le stragi, il rapimento e la morte di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, le spinte sindacaliste; allo stesso tempo causa ed effetto di tutto ciò naturalmente, una forte crisi del sistema politico stesso, caratterizzato da una forte instabilità, dalla perdita della capacità della Democrazia Cristiana di rappresentare una fetta finora importantissima di popolazione. Questo contesto sociale faceva temere ai massoni piduisti che una crescita esponenziale del Pci, unico partito in questa fase capace di interpretare i cambiamenti in vista, avrebbe portato l’Italia, geograficamente situata in una zona delicatissima, di confine tra l’Ovest atlanticizzato e l’est sovietico, alla deriva verso l’instaurazione di un regime comunista. Il rimedio è quindi, secondo il memorandum, costituito nel breve nel raccoglimento sotto lo stesso scopo comune di tutte le forze conservatrici moderate al fine di contenere l’emorragia di voti che dissanguava la Dc (ed è esattamente ciò che si verificò negli anni del pentapartito con Psi, Psdi, Dc, Pri e Pli), nel medio periodo lavorare alla “rifondazione e il ringiovanimento” del partito democristiano, con l’epurazione “dell’80% della dirigenza” fino addirittura all’ipotesi di “acquistare” il partito, attraverso il sistema di tesseramento; nel lungo perido si puntava all’instaurazione di un regime bipolaristico (con due differenti schieramenti, nessuno dei quali su posizioni estremiste, proprio come adesso). Si trattava dunque di un vero e proprio “piano concreto di ripresa” delle istituzioni, come viene chiamato nel testo, imperniato soprattutto sulla ristrutturazione della Dc, tradotta anche in una serie di nuove scelte politiche e di programma di governo. Quelle della P2. Al termine dei suoi lavori, la Commissione Parlamentare di inchiesta stabilirà che la Loggia P2 “si è posta come motivo di inquinamento della vita nazionale mirando ad alterare in modo spesso determinante il corretto funzionamento delle istituzioni secondo un progetto che mirava allo snervamento della democrazia. Tale organizzazione, per le connivenze stabilite in ogni direzione e ad ogni livello, e per le attività poste in essere, ha costituito motivo di pericolo per la compiuta realizzazione del sistema democratico”. La Loggia P2 verrà dichiarata sciolta a norma di legge. Il venerabile maestro Licio Gelli verrà inquistito dalla magistratura per reati gravissimi, tutti legati alle attività della Loggia: l’omicidio del giornalista Pecorelli, concorso in bancarotta per il crack del Banco Ambrosiano, come mandante dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi, per la costituzione di capitali all’estero, per cospirazione politica, spionaggio, interesse privato in atti d’ufficio, rivelazione di segreti di Stato, finanziamento di gruppi armati a scopo eversivi, associazione sovversiva con finalità di strage, depistaggio di indagini, calunnia, millantato credito, associazione a delinquere e truffa aggravata. In totale, tra il 1992 e il 1994, sarà condannato a scontare 35 anni di detenzione.

2. L’ASCESA DI BERLUSCONI SOTTO IL SEGNO DELLA P2
L’ascesa di Silvio Berlusconi nel mondo dell’imprenditoria comincia nel 1962 e avviene per anni nell’ombra della lobby creata dagli appartenenti alla Loggia. Ne 1977 addirittura la loggia P2, celata ma ormai ben annidiata nella destra della Democrazia cristiana, arrivò a manifestare “pubblico affetto” a Silvio Berlusconi tramite il presidente della Repubblica Giovanni Leone (amico personale di Gelli), che lo fregiò del titolo di “Cavaliere del lavoro” insieme a Gianni Agnelli, a soli 40 anni e nonostante Berlusconi si fosse sempre dichiarato estraneo alle proprietà delle società presso le quali orbitava. Questa collusione di intenti culminò infine nel 1978 con l’affiliazione dello stesso Berlusconi agli elenchi della loggia. L’appoggio che il Cavaliere otteneva dalla P2 non era certamente spassionato, ma aveva dietro una strategia ben precisa: il giovane e rampante imprenditore era stato infatti indivuato da Gelli e compagni (anzi fratelli) come l’uomo che avrebbe fatto al caso loro per la realizzazione di molti punti fondanti del “Piano di Rinascita”. E questo connubio durò di lì in avanti per molto tempo, e paradossalmente, potremmo dire, non si è ancora mai spezzato. Nel 1962, dunque, Berlusconi entra nel campo dell’edilizia: tramite alcune società chiamate Edilnord, che cambieranno più di una volta denominazione sociale, managers, prestanome, e che godevano di misteriosi finanziamenti svizzeri, Berlusconi si occupava di comprare terreni, procurare licenze edilizie e rivendere gli appartamenti edificati. Ma a partire dalla seconda metà degli anni settanta il mercato edilizio entrò in crisi e Berlusconi rischiò il fallimento. A salvarlo fu Ferruccio De Lorenzo, che per l’Enpam (Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Medici), di cui era presidente sotto il governo Andreotti, iniziò ad acquistare a prezzi ipermaggiorati gli stabili berlusconiani. Mai era successo prima di allora che l’Enpam acquistasse immobili da un privato (si trattò inizialmente di due alberghi nel milanese), eppure da lì in poi si sviluppò un vero e proprio sodalizio massonico e affaristico che durò fini agli anni novanta e che fruttò a Berlusconi benefici immensi ed uno sbocco commerciale e finanziario provvidenziale.  Non era certo un caso che Ferruccio De Lorenzo, ex parlamentare Pli, fosse iscritto alla loggia P2. Mino Pecorelli, scomodo giornalista dell’agenza Op, ex piduista “pentito”, tre mesi prima di essere assassinato (marzo 1979) scriveva a proposito: “Silvio Berlusconi, noto costruttore milanese, è uscito dalle difficoltà finanziarie che lo angustiavano a causa dell’equo canone. […] Per fortuna sua Carmelo Conte, un palermitano dalle mille maniglie, gli ha fatto vendere all’Ordine dei medici appartamenti di Milano2 per 33 miliardi”. Berlusconi, con le sue società e sorretto da anonime fiduciarie e dai finanziamenti del maggiore istituto di credito italiano, la Banca Nazionale del Lavoro, e dal Monte dei Paschi di Siena, che a partire dal 1978 erano ormai saldamente sotto il controllo di dirigenti affiliati alla P2, aveva intanto potuto realizzare la costruzione di diversi centri residenziali, vere e proprie città satelliti, tra cui le più importanti erano Brugherio, con la quale era iniziata l’avventura berlusconiana, la Milano 2 citata da Pecorelli, e Milano 3, in fase di realizzazione. Milano 2, soprattutto, completata nel 1979, fu al centro di uno scandalo dalle grosse proporzioni: Berlusconi, preoccupato dalla svalutazione economica causata dall’inquinamento acustico del nuovo centro, che sorgeva sulla rotta degli aerei in partenza dal vicino aeroporto di Linate, riuscì a convincere praticamente da solo, e con l’appoggio del parlamentare Dc Egidio Carenini (piduista) l’Aviazione Civile a cambiare le rotte aeree a scapito di altri otto comuni del milanese, che si videro invasi dagli aerei. Inoltre, Alitalia, Air France e Klm denunciarono l’assoluta pericolosità delle nuove rotte per le operazioni di decollo e atterraggio. Voci che rimasero inascoltate, o comunque prive di forza di fronte alle carte in mano a Berlusconi: d’altra parte, il Cavaliere godeva nell’affare di tutta la benevolenza della loggia segreta, già ben introdotta nei gangli della Dc e del Partito Socialista, il più forte per tradizione a Milano: tant’è che il progetto andava a nozze con uno dei punti inseriti nel “Piano di rinascita democratica” riguardanti il piano edilizio, ovvero quello che prevedeva una legge che imponesse alle Regioni il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese: esattamente ciò da cui traeva l’esempio la cittadella-comprensorio di Milano 2, per la costruzione della quale Berlusconi si era anche recato in Svezia personalmente.

La longa manus della P2 nei programmi doveva arrivare a toccare anche alcuni dei maggiori quotidiani nazionali, e anche in questo campo Berlusconi fu in prima fila in quegli anni. Tutto avviene nel 1977, quando Berlusconi diventa azionista (prima di minoranza, poi di maggioranza) del “Giornale Nuovo” quotidiano fondato da Montanelli in contrapposizione alla gestione sinistroide del Corriere della Sera di Piero Ottone. Quella del neo-Cavaliere non fu certo una mossa imprenditoriale, dal momento che si trattò di un acquisto molto oneroso e che il Giornale si mantenne costantemente in deficit, ma strettamente politico (contrastare l’avanzata del Pci). Nello stesso anno, la P2 entra in possesso anche del controllo del Corriere tramite l’affiliazione di Angelo Rizzoli, editore, e di Bruno Tassan Din, direttore generale della testata e parlamentare Dc, e forti mutamenti nel consiglio di amministrazione. Ottone si dimise, e al suo posto proprio Berlusconi si mosse per far insediare Franco Di Bella, che a sua volta entrò a far parte della P2. Così, mentre da un lato Berlusconi dichiarava di voler mettere a disposizione della destra Dc il Giornale, che infatti iniziò ad ospitare firme di numerosi piduisti, tra cui Antonio Martino, dall’altra apparirono sul Corriere lunghi articoli a sua firma, e nonostante ufficialmente il Cavaliere non occupasse ruoli all’interno del Corriere aldilà di quello di opinionista, il Cavaliere, intervistato da Giorgio Bocca per “Repubblica” il 17 maggio 1979, ne parlò come fosse l’editore (“Ai dirigenti attuali piace soprattutto premere l’acceleratore. Anche a me piace, ma ho l’avvertenza di tenermi al fianco alcuni frenatori”). Nel frattempo, era il 16 marzo del 1978, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro, fautore dell’accordo di maggioranza della Dc col Partito Comunista e per questo politicamente inviso a Berlusconi e alla P2. Ebbene, il “Giornale Nuovo” e il “Corriere della Sera” furono i maggiori sostenitori della linea della fermezza durante i due mesi del rapimento: lo Stato non doveva, assolutamente, trattare coi terroristi (non si è mai potuto appurare che tipo di rapporti ci possano essere stati tra i brigatisti e i piduisti infiltrati agli Interni), anche al prezzo della vita di un deputato: scelta che può avere le sue ragioni, ma la morte di Moro favorì senz’altro le strategie politiche di Gelli e compagni, segnando la fine della politica di solidarietà nazionale, sancita poche settimane dopo da una pagina del Corriere che delineava i nuovi scenari politici italiani (nuova politica edilizia, allontanamento del Pci, più forza all’ala Dc anticomunista): le firme di Berlusconi e De Carolis (destra Dc, piduista), più un’intervista a Bettino Craxi, che era espressamente citato nel Piano come possibile referente della P2 e che non a caso, di lì a poco, si espresse per una revisione in senso presidenzialista della Costituzione.

Ma il passo più importante di quel periodo, naturalmente, fu per Berlusconi la fondazione della Fininvest, e anche questa avvenne sotto lo stesso benevolente segno. Una prima Fininvest srl nacque nel 1975, poi assorbita dalla Fininvest Roma srl costituita nel 1978 da due fiduciarie della Bnl, Servizio Italia e Saf. Ora, mentre, come già messo in evidenza, la Banca Nazionale del Lavoro era tra gli istituti di credito italiani il pù esposto all’influenza della loggia, che contava su ben nove infiltrati tra i suoi massimi dirigenti, la Servizio Italia venne alla cronache perché presente in tutte le vicende del bancarottiere mafioso e piduista Michela Sindona, perché presidente e segretario (Ferrari e Graziadei) erano iscritti alla P2, perché tramite Servizio Italia operavano Rizzoli e Tassan Din, perché la stessa loggia P2 si avvalse di essa per una miliardaria operazione speculativa con la Savoia Assicurazioni. E il pieno controllo del sistema bancario (previsto naturalmente nel Piano) sarebbe dovuto passare anche per l’insediamento di Berlusconi, tra il 1978 e il 1979, ai vertici della Cariplo, ma purtroppo questa volta l’obiettivo svanì: troppo pochi piduisti coinvolti nell’ambiente, anche se l’affare fu soltanto rimandato, se è vero che nel 1993, prima dell’insediamento di Franco Tatò ai vertici di una Fininvest in deficit e commissionariata, la Cariplo risultò essere la maggiore creditrice (senza grandi garanzie) del gruppo del Biscione.

3. DALLO SCANDALO P2 A FORZA ITALIA
Già sul finire degli anni settanta inizia l’ascesa nel settore delle televisioni private, di cui Silvio Berlusconi riuscì ad imporre il proprio monopolio anche grazie al sostegno occulto della P2. Il Piano di Rinascita della loggia segreta prevedeva l’istituzione di un coordinamento delle Tv private locale “da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del paese” ed è proprio la situazione che si andò costituendo col gruppo Fininvest. A scapito, naturalmente, della televisione pubblica, la Rai, penalizzata per tutti gli anni 80, fino alla legge Mammì, dai vari esecutivi che si sono succeduti. Si era cominciato nel 1976, quando per la prima volta la Corte Costituzionale si era pronunciata per l’autorizzazione delle trasmissioni private in ambito locale. Berlusconi, che trasmetteva con Telemilano a Milano 2, si attrezzò per espandersi in tutta la Lombardia, dando subito alla sua emittente un taglio da destra Dc. Nel 1980 la Fininvest originò una serie di società televisivo, tra cui Rete Italia e soprattutto Publitalia 80, tramite la quale Berlusconi poteva provvedere in proprio alla raccolta di pubblicità (e questa fu una mossa decisiva per la crescita del suo impero televisivo, perché mise le altre tv private in condizioni di dipendenza dal Cavaliere); sempre sul finire del 1980 Telemilano divenne Canale5, e da qui in poi cominciò l’escalation: contravvenendo alla legislazione vigente in materia tv, e di fatto alla sentenza della Corte Costituzionale, Canale5 iniziò proprio a “coordinare”, come diceva il Piano, le varie emittenti private regionali più deboli, arrivando a fornirle di cassette preregistrate, con inseriti già anche gli inserti pubblicitari, in modo da trasmettere in contemporanea su tutto il territorio nazionale i propri programmi e i proprio spot. Un palese aggiramento delle leggi, avallato però tanto dal primo governo Cossiga (un amico personale di Gelli) del 1979, con due ministri (Stamati, Commercio Estero, e Sarti, alla Difesa) e tre sottosegretari piduisti, quanto dal Cossiga bis (tre ministri e cinque sottosegretari infiltrati) e dal governo Forlani (tre ministri, cinque sottosegretari, il capo di gabinetto della presidenza del Consiglio, Semprini)  formati in rapida successione nel 1980. E sempre in quell’anno Berlusconi andò all’attacco del monopolio Rai “in nome della libertà d’antenna” proprio secondo i dettami del Piano, grazie anche all’appoggio dei suoi giornali. Lo scontro si gioca sull’acquisto dei diritti di trasmissione del Mundialito di calcio, cui la Rai rinuncia considerandoli troppo onerosi. Canale5 allora insorgerà rivendicando il suo diritto a trasmettere le gare del torneo, che si disputa in un paese, l’Uruguay, martoriato da una feroce dittatura militare con la quale Gelli in persona intratteneva affari finanziari (tra cui, pare, anche l’organizzazione del torneo): la questione si risolse con un grosso successo di immagine per la tv privata.

Il 20 maggio del 1981 scoppia fragoroso il caso P2, con il ritrovamento del Piano di Rinascita con allegato memorandum e dell’elenco degli affiliati. In cui c’è anche Silvio Berlusconi, che minimizzerà la cosa dicendo di aver solamente fatto un favore all’amico giornalista Gervaso che voleva scrivere sul Corriere della Sera piduista e che per questo cercava personalità prestigiose da presentare a Gelli. Fatto sta che la Loggia viene scoperchiata e messa fuorilegge, Gelli va in “esilio” ma Silvio Berlusconi è ormai tanto grande da poter andare avanti anche da solo, grazie alle ricchezze economiche accumulate, ad una fitta rete di solidarietà intessuta con gli altri ex pidusti e soprattutto per gli ormai fitti rapporti privilegiati col potere politico, l’ala destra democristiana ma in particolare l’emergente segretario socialista ed anticomunista Bettino Craxi. Sostegni di siffatta portata gli consentirono di conservare e consolidare il monopolio della televisione privata, in barba a qualsiasi sentenza della Corte Costituzionale. Nonostante questa avesse ribadito nel 1981 il divieto di interconnessione, erano sorti l’anno successivo Italia 1 di Rusconi e Rete 4 di Mondadori che imitavano i traffici di Canale 5, mettendone a rischio il monopolio: intervenne dapprima il Psi, chiedendo adeguate norma antitrust per penalizzare chi possedeva sia tv che altri mezzi d’informazione (Rusconi e Mondadori possedevano anche quotidiani e riviste, la Finivest, almeno direttamente, no) poi Berlusconi in persona, acquistando Italia 1, il più pericoloso dei due network, a suon di miliardi. In cambio degli appoggi politici, Berlusconi offrì a Craxi, in vista delle politiche dell’83, una risonanza enorme (altro che par condicio!) sui suoi due network, tanto da far dire alla parlamentare radicale Aglietta in una seduta di aprile di quell’anno: “I partiti consentono che il torbido mondo della P2, come in questa Camera con l’on. Labriola (capogruppo Psi affiliato alla P2), così con Berlusconi per Canale5 e Italia1, sia oggi più che ieri ideologicamente e politicamente attivo con gli stessi mezzi: contrattazione selvaggia con la partitocrazia”. Anche il 1984 è un anno molto caldo sul fronte televisivo privato. Berlusconi diventa definitivamente monopolista del settore acquistando anche Rete 4, ma in ottobre i pretori di Piemonte, Lazio e Abruzzo vietano l’interconnessione delle reti, quindi la trasmissione simultanea dello stesso programma su scala nazionale. Il che non comportava certo l’oscuramento delle reti, come fu invece fatto credere dalla Fininvest per scatenare una campagna basata sulla libertà di informazione che colpì molto l’opionione pubblica. In quattro giorni, il presidente del Consiglio Bettino Craxi, insieme al Ministro delle Poste Gava, vara un decreto legge (provvedimento da usare solamente per “casi straordinari di necessità e d’urgenza” secondo la Costituzione) che consente la prosecuzione delle attività delle singole emittenti televisive private fino alla approvazione della nuova disciplina. E a Craxi doveve stare molto a cuore la questione, se è vero che il decreto fu tacciato di incostituzionalità e respinto dalla Camera, e in tre giorni un decreto analogo fu approntato di nuovo, al termine di una riunione d’urgenza con, tra gli altri, gli ex piduisti socialdemocratici Renato Massari e Giampiero Orsello, viepresidente Rai. Tutto questo fermento fece sollevare nuovamente molti parlamentari dell’opposizione, e da Giuseppe Fiori ad Achille Occhetto in molto furono a richiamare la P2 e l’affarismo della massoneria. L’altro versante in cui il governo filo-berlusconiano operò fu l’indebolimento della televisione pubblica. Nel 1985 Craxi rifiutò sdegnosamente la richiesta dei vertici Rai di aumentare del 20% il tetto massimo di introiti pubblicitari, motivata tra l’altro dalla concorrenza privata. L’anno seguente finalmente la presidenza del Consiglio provvide a rinnovare il Cda della Rai, scaduto da ben 4 anni e lasciato in regime di proroga (dunque, di grande precarietà): sotto la spinta di Berlusconi e Previti (da anni in rapporti di affari-amicizia) Craxi insediò alla presidenza l’ex P2 Enrico Manca. Da qui alla fine della vicenda, con la legge Mammì, il passo è breve: una nuova sentenza della Corte (1988) dichiara incostituzionale la situazione vigente, ma la consente in via provvisoria in attesa di una legge regolamentatoria, promulgata in fretta e furia nel 1990 sotto la pressione di una censura definitiva. Ma la legge Mammì (ministro delle Poste del Pri), costata alla triade Craxi-Andreotti (presidente del Consiglio dal luglio 1989) – Forlani le dimissioni di ben cinque ministri e tredici sottosegretari, in polemica con il testo, non regolava un bel niente: si limitava a legittimare il duopolio vigente (era previsto genericamente il trasferimento di Rete 4 sul satellite, ma non se ne è mai fatto nulla) e fissava regole e limiti ben diversi per tv pubblica e tv privata in materia di pubblicità; il tutto mentre Berlusconi entrava nel mercato, ufficialmente solo con una quota minoritaria, con altri tre canali: Tele+1, Tele+2, Tele+3. Quando esploderà lo scandalo di Tangentopoli, la magistratura porterà alla luce un fitto giro di connivenze affaristiche tra Oscar Mammì, Davide Giacalone (consigliere di Mammì che aveva avuto personalmente l’incarico di scrivere la legge) e la Finivest: in pratica, Giacalone era amministratore di una società di servizi fortemente legata in affari con la Fininvest, e le cui quote erano in maggioranza di proprietà della famiglia Mammì; e terminato il suo mandato al Ministero delle Poste, Giacalone entrò direttamente nella grande famiglia Fininvest.

Nel frattempo Licio Gelli nel febbraio 1988 era tornato in Italia a piede libero in seguito all’estradizione dalla Svizzera, e in qualche modo aveva ripreso a tessere il suo progetto, che aveva trovato a un punto decisamente migliore rispetto a dove lo aveva lasciato sette anni prima: monopolio tv, il patto del Caf che sanciva il potere di destra Dc e Psi craxiano, Cossiga (presidente della Repubblica) e lo stesso Craxi che spingevano per la Repubblica presidenziale, uno degli obiettivi principali del Piano di Rinascita. All’appello mancava forse il monopolio della carta stampata, poiché il maggiore gruppo editoriale italiano era detenuto dalla Mondadori-De Benedetti, che nell’89 aveva acquisito anche il gruppo L’Espresso. E il quotidiano La Repubblica di Scalfari era il più avverso nemico del Caf. Improvvisa nel 1989 scoppiò la polemica, e Craxi usò parole che ricordano molto nello stile quelle dell’ultimo Berlusconi: “C’è in Italia un gruppo editoriale che conduce contro la mia persona e contro il nostro partito una campagna di odio e denigrazione che […] non ha precedenti in tutta la storia della democrazia repubblicana”. Seguirono accuse di filo-comunismo, proprio come ora (ma nel 1989 era forse un discorso più plausibile, col muro ancora in piedi sebbene vacillante…). Subito partì all’attacco Berlusconi: la famiglia Formenton, in possesso di numerose quote di minoranza della Mondadori, si alleò improvvisamente con Fininvest, ribaltando i vertici societari e mettendo in condizioni il Cavaliere di entrare in possesso anche del Gruppo L’Espresso. Il fantasma P2 si ripresentò puntuale; Tina Anselmi, ex presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2, dichiarò: “Gli uomini di Gelli hanno rimesso in piedi la struttura, il loro potere, hanno ristabilito una loro presenza in aree così significative che ora il problema riemerge”; e Scalfari, dal proprio giornale, fu un ispirato profeta: “Se l’operazione andrà in porto, vedremo a capo del più grande gruppo multimediale un membro della loggia P2 […]. Oggi un membro di quell’associazione segreta, sciolta per legge perché ritenuta sovversiva contro lo Stato, sta per assidersi al vertice della Mondadori, dopo aver monopolizzato tutte le reti televisive private esistenti […]. Se sta nascendo un regime col volto di Silvio Berlusconi, questo regime e quel volto avranno nei prossimi mesi la nostra attenzione”. Ma il progetto berlusconiano finì in tribunale: nel 1991 a Berlusconi fu riconosciuta la proprietà della vecchia Mondadori, mentre L’Espresso rimase nelle mani di De Benedetti, vecchio proprietario prima dell’avvento di Mondadori.

Ma il sistema a cui Berlusconi si era appoggiato per un decennio e più è ormai sul punto di crollare: agli inizi del 1992 l’arresto del socialista Mario Chiesa apre la stagione di “Mani Pulite” che in breve porterà al collasso del sistema approntato dal Caf e della Prima Repubblica. Craxi lascia la presidenza del Psi nel febbraio 1993 travolto da numerosi avvisi di garanzia, e anche molti uomini Fininvest (Brancher, Confalonieri, Paolo Berlusconi) vengono indagati per laute tangenti versate a esponenti socialisti e democristiani, ed emerge un ricco sottobosco di finanziamenti occulti, sebbene non considerati illeciti, tramite il sistema televisivo; lo scandalo più grande riguarda però il Piano delle frequenze della Mammì, per il quale vengono accusati di corruzione Giacalone, Galliani e Letta (ma la magistratura accertò anche, ad esempio, che il Codice stradale del 1993 fu approvato per permettere l’introduzione di apparecchiature di controllo prodotte da aziende dell’ambito Fininvest; e che il Parlamento era assolutamente restìo a proporre interrogazioni parlamentari sul gruppo berlusconiano). Contemporaneamente nella Fininvest iniziano ad aprirsi gravissime falle economiche (debiti per quattro-cinquemila miliardi) dovute principalmente alla saturazione del mercato degli investimenti e dalla fine del boom economico del 1986; l’azienda finirà addirittura per essere commissionata, con l’arrivo del manager Franco Tatò cui sarebbe spettato il gravoso compito di far quadrare i conti. Fu così che, crollato il sistema spartizionistico costruito insieme alla triade Craxi-Andreotti-Forlani, venuto a mancare l’ombrello protettivo della Dc e del Partito Socialista, scoperchiata l’immensa rete di tangenti e corruzioni, sul finire dell’estate del 1993 Silvio Berlusconi decide di scendere in campo personalmente per garantirsi da solo ciò che nessun altro poteva ormai garantirgli, per salvare la sua azienda dal crac, per salvaguardare i propri interessi, per prendere il posto nel cuore dell’elettorato dei due storici partiti senza farlo scivolare verso i comunisti. Pime reazioni: la benedizione del “maestro” Licio Gelli, ancora coinvolto in numerose inchieste su collusioni P2-mafia in cui escono fuori anche i nomi di Berlusconi e Craxi (“Molti concordano che diversi contenuti del Piano di Rinascita siano stati attuati. Posso citare il rafforzamento delle tv private. Occorrono nuovi politici, che abbiano dimostrato creatività, serietà, professionalità, onestà, per formare quadri della Repubblica presidenziale, per guidare il Paese all’insegna di meritocrazia e gerarchia. Uno potrebbe essere Berlusconi. Il suo è un ottimo programma, un tessuto sul quale si può costruire un buon partito. Mi dicono che si è già messo in movimento per aggregare altre forze intorno a sé…”); il monito di Luciano Violante, oggi capogruppo Ds alla Camera, ieri presidente della Commissione parlamentare antimafia: “La P2 è stata sciolta da una legge, ma può essere sopravvissuto il suo sistema di relazioni politiche, finanziarie e criminali […] Quanto al dottor Berlusconi, il suo interventismo attuale è sintomo della reazione di una parte del vecchio regime che, avendo accumulato ricchezza e potere negli anni Ottanta, pretende di continuare a condizionare la vita politica anche negli anni Novanta”.

4.  FORZA ITALIA E LA P2: RICORSI STORICI E ANALOGIE
In effetti nel momento in cui Berlusconi annuncia la sua discesa in campo e presenta il proprio programma, a molti nel mondo della politica e dell’opinione pubblica torna agli occhi l’immagine della loggia massonica di Licio Gelli, sia perché Berlusconi vi era risultato iscritto, sia perché molto evidenti risultano le somiglianze per modi, obiettivi, programmi. La stessa origine del partito-associazione è similare: Forza Italia, come la P2, non è certo un partito che nasce dal basso, come risposta ad un movimento sociale (nel senso meno politico del termine), a un sentire comune di un dato periodo storico; piuttosto si tratta di singole iniziative di gruppi o personaggi di potere, quasi delle lobbies, che nascono già con un programma stabilito per poi cercare adepti che vi aderiscano. La stessa suddivisione in clubs è tipica di gruppi di pressione politica composte di personalità influenti (soprattutto imprenditori, pubblici amministratori, liberi professionisti, pochi e selezionatissimi politici, dice il Piano, praticamente lo stesso il Programma di Forza Italia), o “rotary” come nelle idee dello stesso Berlusconi (che d’altronde, quando fu chiamato a giustificare la sua affiliazione nella P2, disse proprio che pensava si trattasse di un’associazione tipo Rotary). Anche sui nomi c’è molta diffidenza: detto delle inchieste P2-mafia che coinvolgevano Gelli, il pm Omboni alla vigilia delle elezioni del 1994 sequestra gli elenchi dei candidati di Forza Italia, che era risultata essere stata aiutata nella campagna elettorale da alcuni gruppi massonici in contatto con la mafia.  Alcuni dei nomi indagati per i rapporti P2-mafia sono nelle liste: Rasoli, presidente di un club Forza Italia; il colonnello Pappalardo, testimonial di un club; Gustavo Selva, ex piduista, candidato nelle liste del partito. Non solo, perchè nel governo Berlusconi scaturito dalle elezioni del 1994, alcuni ex piduisti otterranno importanti incarichi: Publio Fiori come Ministro dei Trasporti, Antonio Martino (attuale ministro della Difesa) agli Esteri, lo stesso Selva alla presidenza della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Meluzzi e Cecchi come capogruppi FI alla Camera; e soltanto il no di Scalfaro negò a Berlusconi la nomina di Cesare Previti a ministro degli Interni. Ma stanno proprio nei programmi le analogie più evidenti tra la P2 e l’avanzata al governo di Silvio Berlusconi, alcune delle quali evidenziate nel seguente “riassunto” delle 17 pagine del Piano di Rinascita democratica di Gelli, che si componeva in questo modo: premessa, obiettivi, procedimenti, programmi a breve termine, programmi a medio e lungo termine, provvedimenti economico-sociali.
-Premessa: quattro punti preliminari, di cui al numero 4: Va rilevato che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali. è tali ritocchi alla Costituzione furono tentati da Berlusconi nella Bicamerale nel 1997 e finalmente attuati con il recentissimo disegno di legge del 16 settembre sulla devoluzione.
-Obiettivi: tre punti, di cui al primo, lettera b: La stampa, attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV non va dimenticata è si è visto come Berlusconi possegga e controlli la maggior parte delle suddette testate, o abbia cercato di controllarle, e come queste lo abbiano favortito nella sua scalata; inoltre appena arrivato al governo nel ’94 cambiò il Cda Rai piazzando Carlo Rossella e Clemente Mimun, due ex dipendenti Fininvest, al Tg1 e al Tg2. Anche le ultime vicissutini dei Cda Rai con Berlusconi sono state piuttosto travagliate; lettera e: la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi è si ricordino le continue invettive del premier contro la categoria. Al terzo punto, invece: Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici […]. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.è Intervista di Berlusconi nel 1994: “FI è un’associazione di club formati da persone che hanno dato buona prova di sé nelle imprese e nelle professioni”: avvocati, manager, imprenditori, qualche ex Psi e Dc. Quanto ai legami di FI con la massoneria, sono stati resi noti da un’inchiesta della procura di Palmi.
-Procedimenti: quattro punti, di cui al primo, circa il mondo politico: Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. è Berlusconi nel 1994: “Abbiamo bisogno di una nuova etica pubblica, di un’opzione radicale per il pragmatismo. Occorre orientare verso l’impegno politico persone per bene, di buon senso”. Al punto 4, su Governo, Magistratura e Parlamento: Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass.Naz.Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate. E’ sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare un’ intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell’interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di evasione. Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una èquipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di “ripresa democratica” è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine è Il Programma di Forza Italia recita sull’argomento: “La politicizzazione della magistratura ha contribuito a moltiplicare le incertezze. Gruppi organizzati di magistrati hanno teorizzato e teorizzano la necessità di fare “giurisprudenza alternativa”…Un giudice che fa politica compromette l’immagine della giustizia”.
-Programmi: quattro categorie, divise a loro volta in punti. Si tratta di “registrare” le funzioni di ciascuna istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato. è Nel Programma di Forza Italia: “Vogliamo uno Stato basato sulla delimitazione dei compiti attribuiti all’azione di governo, la cui ampiezza deve essere sottratta all’arbitrio dei politici e definita e disciplinata dalla Costituzione”. Subito dopo: “L’involuzione subita dalla scuola negli ultimi anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché dalla programmazione dei fabbisogni in tema d’occupazione… con gravi deficienze nei settori tecnici è “La scuola italiana non è in grado di fornire gli strumenti per trasformare la cultura generica in professionalità. Le difficoltà in cui vive la scuola sono anche alla base di fenomeni di disoccupazione. La scuola è priva di autonomia: la professionalità e la creatività di presidi e docenti è mortificata”. La riforma della scuola è stata una dei punti forti della campagna politica del 2001 (le tre I: internet, inglese, impresa) ed è sfociata nella discussa legge Moratti, basata proprio sull’autonomia scolastica. Inoltre “la scuola italiana non è in grado di sfornare tecnici richiestissimi dall’industria”, sempre secondo il Programma di FI. Il rimedio, per Gelli e Berlusconi, è il ritorno ad un sistema meritocratico, con l’abolizione dell’equazione titolo di studio=posto di lavoro.
Per quanto riguarda le emergenze a breve termine (punto a), il Piano dice: Il programma urgente comprende provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a “registrare” le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale. è Berlusconi sul suo programma nel 1994: “Bisogna anzitutto modificare la Costituzione, e il punto cardine del nostro programma è lo sviluppo economico e la riforma fiscale”.
Sull’ordinamento giudiziario (a1): le modifiche più urgenti investono la normativa per l’accesso in carriera (esami psico- attitudinali preliminari)èProgramma di Forza Italia: “Introdurre prove selettive che non consentano al magistrato di passare da una funzione richiedente specifica professionalità ad altra tramite automatismi”. E molti parlamentari proporranno l’introduzione di test psico-attitudinali.  
Sull’ordinamento del Governo (a2): Definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla Costituzione e individuazioni delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi cornice. è Programma di FI: “Creare un’ampia delegificazione basata sull’introduzione in Costituzione di una “riserva di regolamento” a favore del Governo e delle Regioni per la normazione applicativa e di dettaglio”.
Sull’ordinamento del Parlamento (a3): Ripartizione di fatto di competenze fra le due Camere (funzione politica alla Camera dei Deputati e funzione economica al Senato della Repubblica) è Programma di FI: “Attribuire la funzione legislativa alla Camera dei deputati; trasformare il Senato in una “Camera delle Regioni” e attribuirgli le funzioni di controllo sul Governo e sulla Pubblica amministrazione”. È all’incirca quanto attuato dal recentissimo dl che introduce il “Senato delle Regioni”, ossia il compito del Senato di esaminare le competenze concorrenti tra Stato e Regione nell’ambito della devolution.
Per quanto riguarda i provvedimenti economico-sociali (punto b): abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione) è come già visto, nel Programma di FI: “Abolire il valore legale del titolo di studio…Operare perché ogni Università abbia un numero di studenti adeguato alla capacità di ospitarli, riportare la popolazione discente a livelli accettabili”.
Sulla revisione della riforma tributaria (b5): alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto è Programma di FI: “Introdurre la detassazione degli utili reinvestiti…Detassare gli utili reinvestiti per lo sviluppo dell’occupazione, e modificare il trattamento privato delle procedure d’ammortamento”. Poi per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore  è Programma di FI: “Estendere il periodo di ammortamento dei mutui, e ridurre i tassi per l’acquisto della prima casa”.
Sulla criminalità (punto c): E’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda. Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonché di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano annata e di violenza in generale. è Programma di FI: “Criminalità comune: il cittadino vive in condizioni di costante insicurezza…Occorre riformare il sisterma della legislazione penale accelerando i tempi dei gradi di giudizio al fine di evitare che coloro che sono riconosciuti colpevoli di gravi reati sfuggano alla detenzione per il prolungarsi dei processi a loro carico”.
-Programmi a medio e lungo termine, composti di due voci divise a loro volta in punti. Nel punto a1 “ordinamento giudiziario” in Provvedimenti istituzionali (a): Responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica costituzionale) è la stessa modifica costituzionale verrà sostenuta da Berlusconi in entrambi i suoi governi nel corso della guerra continua alla magistratura, per legare il Pubblico Ministero al potere politico. D’altronde, nel Piano subito sotto si legge: riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale) è Programma di FI: “Riformare il Csm, che si trasforma spesso in cassa di amplificazione di indebite attività politiche dei magistrati”. Da ricordare il recente tentativo revisionistico del governo nei confronti di “Tangentopoli”, definita come uno strumentale accanimento della Magistratura nei confronti di una precisa parte politica. E ancora, riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile è Programma di FI: “Recuperare la qualificazione del magistrato…Si tratta di introdurre forme di selezione…Separare le carriere requirenti e giudicanti”.
Sull’ordinamento del governo (a2): modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni del successore è La nuova riforma prevederebbe l’elezione quasi diretta del premier, il cui nome è indicato sulla scheda elettorale insieme alla sua coalizione.
Sull’ordinamento del Parlamento (a3): Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale è  Programma di FI: “Ridurre il numero dei parlamentari”. E la nuova riforma non a caso porterà il numero dei deputati da 630 a 408 e i senatori da 315 a 208. Quindi, Stabilire che i decreti-legge sono inemendabili è Programma di FI: “Si stabilisce l’inemendibilità parlamentare del decreto-legge”.
Per quanto riguarda l’ordinamento di altri organi istituzionali (a4), sul Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale) è Programma di FI: “Ridurre a cinque anni il mandato presidenziale, con abolizione del semestre bianco e divieto di rieleggibilità immediata”. -Provvedimenti economico-sociali: tredici punti, di cui al quarto: unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali è Programma di FI: “Favorire lo sviluppo della previdenza privata: passare gradualmente ad un sistema assicurativo privato”. Al punto cinque: Disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo: 1) Il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità; 2) il controllo rigido sulle pensioni di invalidità; 3) l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioniè Programma di FI: “Nel settore delle pensioni di invalidità si sono spesso annidati il malaffare e la corruzione”. Ma soprattutto, è la riforma pensionistica proposta dal governo Berlusconi tanto dibattuta proprio in questo periodo che riprende i punti suddetti, specie per quanto riguarda l’età pensionabile, che sta per essere innalzata a 65 anni, e le invalidità-truffe.  Al punto otto:
Nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle acque, rimboscamento, insediamenti umani) èIl Programma di FI riserva all’argomento ben undici punti. Al punto undici: Riforma della scuola (selezione meritocratica – borse di studio ai non abbienti – scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese) è Riforma della scuola realizzata dal ministro Moratti, borse di studio previste dal Programma. Infine, al punto quattordici, un provvedimento che non ha bisogno di spiegazioni: abolire il monopolio RAI – TV: ci ha pensato Silvio Berlusconi.

5.  LE RIFORME DEL PRIMO MINISTRO
Sono praticamente la metà, ventuno su quarantacinque, i punti che il Programma di Forza Italia ha in comune con quelli del Piano di Rinascita democratica della loggia P2 ritrovato nel lontano 1981, ossia ben dodici anni prima della costituzione da parte di Silvio Berlusconi del partito di Forza Italia. Coincidenze di qualsiasi tipo, che spaziano dalla riforma istituzionale (in entrambi vi è l’aspirazione alla Repubblica di tipo presidenziale) alla riorganizzazione ministeriale, con in primis l’accorpamento dei ministeri economici; dalla struttura dell’associazione creata (piccoli clubs d’elite) al ruolo di simpatizzanti cui relegare un nucleo scelto di giornalisti (ruolo cui Berlusconi ha posto i vari Emilio Fede, Paolo Liguori e gli altri professionisti del settore sul suo libro paga); le picconate alla Rai e il desiderio di assoggettamento della magistratura; dalla riforma fiscale agli attacchi ai movimenti sindacalisti; dalla riforma sanitaria al sistema maggioritario. E naturalmente non si tratta di idee rimaste scritte in un programma, ma di provvedimenti e riforme per la maggior parte attuate regolarmente. Di anni ne sono passati non dodici, ma ventidue da quel 1981 allo scorso 16 settembre, giorno in cui il governo ha varato un importante disegno di legge che modificherà metà della nostra Carta Costituzionale, e che nelle previsioni di Berlusconi dovrebbe essere legge nel 2004 dopo i consueti passaggi alla Camera e al Senato. Sono molti i punti di questo nuovissimo disegno che attualizzano il Piano piduista più di vent’anni dopo, come abbiamo visto: il rafforzamento dei poteri del premier col passaggio di fatto alla formula del “premierato”, lo snellimento di Camera e Senato, soprattutto la fine del bipolarismo perfetto con la “regionalizzazione” (federalizzazione) del Senato. Si tratta dell’ultima, non dell’unica legge-riforma di questo governo (che vanta nella rosa dei suoi ministri due altri ex piduisti come Berlusconi: Antonio Martino alla Difesa e Giuseppe Pisanu agli Interni) che richiama esplicitamente quel Piano: la riforma del ministro Letizia Moratti ha risistemato (o pretende di risistemare, data la mancanza di fondi evidenziata dalla Finanziaria) il settore scolastico, la legge Gasparri in materia di comunicazione è stata giudicata da molti anticostituzionale e favorisce il monopolio privato del Cavaliere, anche attraverso la cancellazione della vecchia e trasgredita imposizione di mandare Retequattro sul satellite; prima ancora, lo scorso Natale, l’ampio dibattito sul presidenzialismo tirato in ballo da Berlusconi, che puntava forte alla presidenza della Repubblica a fine mandato e che invece adesso ripiega sul premierato; la ventilata riforma delle pensioni, come già evidenziato, ricalca molti dei punti che stavano a cuore al vecchio Piano. Che vecchio rimane, anagraficamente; ma che per alcuni versi non è mai sembrato più attuale, in balia come siamo di una virata autoritaria. Allora attenzione al monito di un vecchio saggio come Oscar Luigi Scalfaro: Berlusconi non è certo Mussolini, sebbene abbia appena mostrato pubblicamente ad alcuni giornalisti inglesi di non disprezzarlo, ma non c’è da farsi cogliere impreparati. Né da dimenticare le parole furibonde del Montanelli appena messo alla porta dal Giornale nel 1994 (a proposito, anche le recente cambio alla direzione del Corriere della Sera ha fatto pensare che ci fosse dietro la mano del Cavaliere): lasciandolo governare gli italiani si accorgeranno di chi è veramente Berlusconi

Simone Santi
21/11/2003

BIBLIOGRAFIA
Guarino, Mario, Fratello P2 1816, Kaos edizioni
Ruggeri, Giovanni, Berlusconi. Gli affari del Presidente, Kaos edizioni
Guarino, Mario; Ruggeri, Giovanni, Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv, Kaos edizioni
La Repubblica, edizione 8/9/03
La Repubblica, edizione 17/9/03

WEBOGRAFIA
www.misteriditalia.it
www.cattiviragazzi.it
www.pidue.org
www.letterealdirettore.it
www.espressoedit.it
www.cedos.it
www.zorzato.it
www.forza-italia.it
www.controcorrente.info


P2 … FATTO!

Pubblicato in La Contraddizione, no.54 – maggio.giugno.96

http://www.intermarx.com/ossto/P2.html 

Immaginate di viaggiare nel cyberspazio della “realtà virtuale”, oggi tanto inutilmente di moda. La mitica “Azienda-Italia”, così cara ai prodi berluscoidi, si può rappresentare come un “nodo della rete” mondiale, così si suol dire. In tal immaginifica rappresentazione non si va troppo lontano dalla “realtà reale” se si configura “Italia” come un terminale telematico della vasta rete del Nuovo Ordine Mondiale. I programmi che vengono smistati ai nodi, perciò, provengono tutti da quel “cervellone” centrale, lasciando alle cosiddette “stazioni di lavoro” solo la loro pratica esecuzione. Non stupisce, quindi, che programmi chiamati diversamente siano in fin dei conti quasi identici: è il caso dei programmi politico-economici denominati “Polo” e “Ulivo” che non si sono copiati a vicenda, come gli “hakers” dei due gruppi sono incaricati di sostenere, bensì sono simili perché entrambi copiati dal programma originale “Propaganda” del “cervellone” del nuovo ordine mondiale presso la Trilateral (in gergo P.1), commercializzato in Italia dalla “Loggia Massonica Coperta Propaganda 2” (in gergo P.2). Basta leggere quel programma nella versione italiana. Chiunque, anche non troppo esperto, abbia mai acceso un computer Ms-Dos Ibm-compatibile potrebbe immaginare di leggere sul terminale “Italia” tutti gli obiettivi di quel programma – riportati testualmente – in una schermata come quella che segue.

C:> cd Propaganda
C:> PROPAGANDA > P2.EXE

Avvio di “Propaganda” …
Copyright by Trilateral Corporation @ 1974
Versione italiana, release 2 @ 1976
licensed to Licio Gelli, Gran Maestro
P.2 – Piano di rinascita democratica

… installazione avviata

Terminale “Italia” sta caricando 65 files in 6 sub-directories …

Sub-directory PARTITI …
Invalidazione partitocrazia … fatto
Apertura utility “pentapartito” … fatto
Dissoluzione partiti: Dc, Pci, Psi … fatto
Scongelamento Destra Nazionale … fatto
Creazione Alleanza Nazionale
(con antifascismo) … fatto
Formazione due poli moderati … fatto
Creazione polo liberal-conservatore … fatto
Creazione polo social-laburista … fatto

Sub-directory ISTITUZIONI …
Depotenziamento parlamento … fatto
Rafforzamento esecutivo … fatto
Sistema elettorale maggioritario … fatto
Estensione referendum … fatto
Decretazione d’urgenza (con reiterazione) … fatto
Inemendabilità leggi chiave (finanziaria) … fatto
Formazione diretta squadra di governo … fatto
Ministri non parlamentari (tecnici) … fatto
Nuovo modello di difesa … fatto
Normalizzazione servizi segreti … fatto

Sub-directory MAGISTRATURA …
Riduzione autonomia Corte Costituzionale … fatto
Riduzione autonomia Pubblico Ministero … fatto
Riforma processo penale … fatto
Responsabilità civile giudici (punibilità) … fatto
Ripulimento del paese (“mani pulite”) … fatto

Sub-directory LAVORO …
Soppressione conflitto di classe … fatto
Limitazione diritto di sciopero … fatto
Rottura unità sindacale … fatto
Ricompattamento sindacato (neocorporativo) … fatto
Confederazione sindacale polo conservatore … fatto
Collaborazione sindacale alla produzione … fatto
Precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro … fatto
Partecipazione salario a risultati d’impresa … fatto
Riduzione sistematica costo del lavoro … fatto
Abolizione scala mobile … fatto
Soppressione festività infrasettimanali … fatto
Taglio servizi pubblici eccessivi … fatto
Previdenza assicurativa a capitalizzazione (non a ripartizione) … fatto
Predisposizione pensioni integrative private … fatto
Allungamento età pensionabile … fatto
Revisione pensioni invalidità … fatto
Assistenzialismo per lavori sociali (utili) … fatto

Sub-directory CAPITALE …
Nuova legislazione bancaria (mista universale) … fatto
Appalti urbanistica contrattata … fatto
Piano metropolitane e trasporti veloci … fatto
Riforma sistema sanitario e ospedaliero … fatto
Riduzione progressività fisco e imposte indirette … fatto
Esenzione fiscale profitti per autofinanziamento … fatto

Sub-directory CONSENSO …
Fine delle ideologie … fatto
Controllo editoria … fatto
Autorità di controllo mass-media … fatto
Dissoluzione Rai … fatto
Formazione polo televisivo privato … fatto
Riassetto proprietà giornali … fatto
Uso privatistico istruzione pubblica … fatto

Terminale “Italia” ha rilevato 12 files
in 5 sub-directories mancanti o difettosi
Il programma PROPAGANDA 2 prevede
procedure di autoapprendimento per
l’autoprogrammazione e la riparazione di alcuni di questi files

Premere Control+Alt per proseguire

Premere Delete per abortire l’installazione di P.2

Dopo 30 secondi di stand-by senza istruzioni
terminale “Italia” avvia automaticamente
la procedura

Sub-directory ISTITUZIONI …
Revisione seconda parte Costituzione …
Progetto macroregioni …
Gaullismo o militaricrazia …

Sub-directory MAGISTRATURA …
Separazione carriere giudici e magistrati …
Riforma Consiglio superiore magistratura …
Censura stampa giudiziaria …

Sub-directory LAVORO …
Creazione sindacato unico neocorporativo …

Sub-directory CAPITALE …
Abolizione nominatività azioni …
Leggi antitrust (difesa monopoli nazionali) …

Sub-directory CONSENSO …
Numero chiuso università …

Terminale “Italia” sta completando la procedura di autoapprendimento … fatto

Error … Error … Error …

Terminale “Italia” non ha potuto caricare 2 files in sub-directory ISTITUZIONI

* Elezione diretta Presidente

* Federalismo debole

per una delle seguenti possibili cause:
– uno o più files sono mancanti o difettosi e non riparabili
– uno o più files sono tra loro incompatibili
– non può leggere il file nascosto o compresso PRESIDENZIALISMO

Provare a copiare il file nascosto o compresso, per caricare files difettosi,
da programma originale Usa o da una versione ridotta, francese o tedesca

Installazione parziale P.2 completata
Terminale “Italia” può comunque avviare
il programma II REPUBBLICA

Grazie per la scelta.

Alberi o Poli, chiunque voi siate, buon lavoro.

Possa essere il vostro ultimo lavoro!


Devo aggiungere che Licio Gelli, dal 1941 al 1945 lavora per il (CIC) Counter Intelligence Corps, il servizio di controspionaggio militare americano.    E questo perché Gelli è stato implicato nella rapina dei depositi valutari d’oro della banca nazionale serba (1942). Il sottufficiale fascista italiano Gelli, al servizio degli USA, era a Belgrado per caricare l’oro su alcuni camion che poi non si sa bene dove siano finiti.


Elenco, quasi completo, delle vicende in cui e’ implicata la loggia P2

– Strage del treno Italicus
– strage di Bologna
– strage di Ustica
– strage di Piazza Fontana
– strage del rapido 904
– omicidio Calvi
– omicidio Pecorelli
– omicidio Olof Palme
– omicidio Semerari
– colpo di stato militare in Argentina
– tentativo di colpo di stato di Junio Valerio Borghese
– tentativo di colpo di stato della Rosa dei Venti
– caso dei dossier illegali del SIFAR
– operazione Minareto
– falso rapimento Sindona
– tentativo di depistamento durante il rapimento Moro
– rapimento Bulgari
– rapimento Ortolani
– rapimento Amedeo
– rapimento Danesi
– rapimento Amati
– rapporti con la banda della Magliana
– rapporti con la banda dei marsigliesi
– inchiesta sul traffico di armi e droga del giudice Carlo Palermo
– riciclaggio narcodollari (caso Locascio)
– caso Cavalieri del Lavoro di Catania
– fuga di Herbert Kappler
– crack Sindona
– crack Banco Ambrosiano
– crack Finabank
– scandali finanziari legati allo IOR
– caso Rizzoli-Corriere della Sera
– caso SIPRA-Rizzoli
– scandalo dei Petroli
– caso M. Fo. Biali
– caso Eni-Petronim
– caso Kollbrunner
– cospirazione politica e truffa di Antonio Viezzer
– cospirazione politica di Raffaele Giudice
– cospirazione politica di Pietro Musumeci
– cospirazione politica e falsificazione documenti di Antonio La Bruna
– finanziamenti FIAT alla massoneria

http://www.zaratustra.it/ 

LA LOGGIA P2

Nell’analisi della Commissione Stragi (relazione Pellegrino) Sono i concetti di “doppia appartenenza”, di “doppia lealtà” e di “oltranzismo atlantico” quelli che vengono analizzati nella relazione Pellegrino. Concetti ricavabili dall’esame dei documenti della P2, primo fra tutti il piano di rinascita democratica.   

————————————————————————  

AVVERTENZA: La relazione Pellegrino non va letta come una sorta di maxi-sentenza definitiva, ma soltanto come <<la formulazione di un giudizio storico-politico globale>>. Come ogni analisi storico-politico essa è, comunque, soggetta a integrazioni e mutamenti.

I netti contorni della svolta del 1974 si possono cogliere anche nel raffronto tra i contenuti di ben noti documenti provenienti da Licio Gelli e più in generale dalla Loggia massonica P2.

Sull’analisi di tale fenomeno e sul suo intrecciarsi con le vicende politiche, la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’onorevole Anselmi ha fissato punti fermi che mantengono ancora oggi la loro validità, avendo trovato nel tempo addirittura ulteriori conferme. E’ pur vero che sul piano valutativo le conclusioni cui si è giunti in sede parlamentare sembrano aver trovato smentita in ambito giudiziario, dove la Corte d’Assise romana ha recentemente negato la fondatezza della accusa di cospirazione mediante associazione, escludendo quindi che la P2 sia stata una struttura in grado di interferire ad un livello diverso da quello (di bassissimo profilo) dello scambio di favori e di raccomandazioni. E’ vero peraltro, da un lato, che si tratta di un accertamento penale ancora provvisorio, essendo stato impugnato dalla pubblica accusa, dall’altro, che sussistono differenze strutturali tra l’accertamento giudiziario penale e la valutazione storico-politica, in cui consiste il proprium di un’inchiesta parlamentare. Infatti, mentre in sede giudiziaria assume fondamentale importanza la verifica della riconducibilità di ogni specifico aspetto ai comportamenti concreti dei singoli imputati, in sede di valutazione politica diventa centrale esclusivamente l’esame di insieme del sistema delle connessioni. Può dunque, ovviamente, non solo confermarsi l’esistenza di un progetto politico modificatosi e adattatosi nel tempo allo sviluppo degli avvenimenti, ma anche la sua inerenza alla ragione d’essere stessa dell’organizzazione, che esiste proprio quale strumento di realizzazione di quel progetto.   Il fatto che, come osservato dalla Commissione Anselmi, la logica ispiratrice della P2 fosse quella del controllo e non quella del governo dei processi politici attraverso un’articolazione trasversale ai partiti e particolarmente attenta agli apparati, crea una perversa sinergia tra le diverse anime della P2 – quella del condizionamento politico, quella della fratellanza massonica e quella degli affari – che solo un’ottica miope può tendere a schiacciare sul suo profilo più basso. E’ un giudizio che appare quindi opportuno riconfermare nella sede parlamentare dell’inchiesta affidata a questa Commissione, dai cui specifici oggetti di indagine la Loggia P2 può solo ad una prima approssimazione ritenersi estranea una volta che – come si è già evidenziato – affiliati alla Loggia assumono rilievo centrale, in qualche modo collegandole, in numerose vicende di sicura competenza della Commissione. La P2 sta quindi all’interno del contesto occulto che viene investigato; e la circostanza che la maggior parte dei suoi affiliati fossero personalità investite da responsabilità istituzionali di elevato rilievo focalizza ancora una volta l’attenzione sul tema della “doppia appartenenza” o della “doppia lealtà“, canale attraverso cui il piano occulto degli eventi reagisce su quello apparente, a volte con risultati di vera e propria torsione. E’ un profilo che appare di indubbia rilevanza afferendo ad uno dei temi conduttori delle inchieste, e che non viene né smentito, né sminuito dalla considerazione della P2 come un luogo di “oltranzismo atlantico“, come autorevolmente suggerito dall’ex Capo dello Stato Francesco Cossiga, perché “oltranzismo atlantico” richiama appunto il tema della “doppia lealtà” arricchito dal vincolo di fratellanza massonico che operava come filtro selettivo del riferimento. Non diversamente – e sia pure per altro profilo – le più recenti acquisizioni che incrinano un’immagine monolitica della P2, evidenziando le dinamiche di forte contrapposizione esistenti al suo interno, non escludono la possibilità di ritenere che progetti politici siano stati nel tempo elaborati all’interno della Loggia P2, cogliendone le differenze e quindi le linee evolutive.   In tal senso assumono rilevanza i documenti provenienti da Gelli fra i quali il “Memorandum sulla situazione politica del paese” ed il “Piano di rinascita democratica” che furono rinvenuti all’aeroporto di Fiumicino nel sottofondo malamente camuffato di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, in arrivo da Nizza. Si tratta di due documenti databili intorno al 1976 di diverso contenuto, pure se complementari tra loro. Dopo averli fatti rinvenire, Gelli ha avuto cura di introdurre nuovi elementi di confusione precisando, nella memoria trasmessa dall’avvocato Dean al Presidente della Commissione Anselmi nel giugno del 1984, che:   “il Piano di rinascita democratica non è mai esistito, posto che ciò che fu trovato nella borsa di mia figlia Maria Grazia non era altro che una quantità di appunti, che dovevano servire da scaletta per una serie di articoli e relazioni sul tipo del mio “Piano R”, che consegnai nelle mani del Presidente della Repubblica Giovanni Leone; non era altro che un’esposizione sullo stato della nazione, lecita per qualsiasi cittadino che voglia esprimere il suo punto di vista sull’andamento generale del paese“.   Lo “schema R“, verrà poi pubblicato da Gelli nel suo libro “La verità”, mentre il Presidente Leone, che non fu ascoltato in audizione dalla Commissione Anselmi, ma che ebbe con l’Ufficio di Presidenza un incontro il cui contenuto fu reso noto al plenum negò recisamente di aver avuto qualsiasi documento da Gelli; al contrario del presidente Cossiga che, in sede di deposizione processuale, anche questa resa fuori udienza, ha ricordato di aver avuto da Gelli, in un incontro, materiale documentale che ragionevolmente potrebbe essere quello dei documenti programmatici, senza aver dato ad esso soverchio rilievo. Il contenuto di tali documenti smentisce con evidenza l’ipotesi di un Gelli solitario elaboratore di appunti personali su fantasiose ingegnerie costituzionali per diletto o per la soddisfazione di qualche accolito nostalgico e sprovveduto. Lo stile dei documenti, pur infarciti di luoghi comuni cari alla tradizione più gretta e reazionaria, non è riconducibile né allo stile stentato che Gelli dimostra possedere negli scritti a lui sicuramente attribuibili, né al livello assai mediocre della sua preparazione culturale anche sul piano istituzionale. Peraltro ciò che ora interessa è il raffronto contenutistico tra lo “schema R” da un lato, ed il “Memorandum” ed il “Piano di rinascita” dall’altro. E ciò perché nel loro collegamento cronologico (lo “schema R” è almeno di qualche tempo anteriore rispetto al “Memorandum” ed al “Piano di rinascita“, i quali appaiono il frutto di una elaborazione databile intorno al 1976) i documenti consentono di cogliere anche all’interno della P2 il passaggio di fase che si colloca a cavaliere della metà del decennio. Il senso di insieme che è dato cogliere dal raffronto del documento più antico con i due più recenti è appunto quello dell’evoluzione, da un’idea di colpo di Stato per la costruzione di un assetto politico e sociale autoritario e paternalista, ad un progetto di conquista del controllo dello Stato con mezzi più morbidi e secondo una visione più moderna di un assetto sociale “ordinato”, che si connota di efficientismo, meritocrazia, esaltazione dei valori individuali ed esasperazione della preminenza delle esigenze economiche, ma che conserva una sostanziale continuità con le impostazioni autoritarie precedenti.   Lo “Schema di massima per un risanamento generale del paese“, che fu pubblicato da Gelli, è un progetto politico di taglio decisamente golpista. Il documento si fonda su un’analisi politica assai più grossolana e datata di quella relativa al “Piano di rinascita nazionale” (ed al “Memorandum” a questo allegato). L’anticomunismo (inteso come contrasto all’ideologia e insieme all’espansionismo anche militare dell’URSS) e l’avversione alla formula politica del centro-sinistra richiamano in parte i documenti del convegno dell’Istituto Pollio (di circa un decennio anteriori), assumendo un notevole rilievo sul piano storico specie con riferimento al succedersi e all’intrecciarsi delle istanze golpiste che vanno esaurendosi proprio tra il 1974 ed il 1975 e al loro stretto concatenarsi con la P2. Dal punto di vista cronologico lo “Schema” si direbbe immediatamente successivo alla tornata elettorale del 1975, e precedente di qualche tempo il “Memorandum” che contiene una lettura assai più articolata della situazione generale. Per queste ragioni desta qualche perplessità, peraltro priva oggi di conseguenze sul piano pratico, l’affermazione di Gelli secondo la quale sarebbe stato questo e non il “Piano” il documento sottoposto all’attenzione del Presidente della Repubblica. Come già accennato il pericolo di una eccessiva ascesa del partito comunista in Italia è il dato politico ispiratore di tutta la parte introduttiva del documento, che paventa la possibilità di un assorbimento dell’Italia nell’area di influenza del mondo comunista e vede nella crisi della Democrazia Cristiana il venir meno di un possibile baluardo a tale ascesa. La soluzione per una tale possibile catastrofica degenerazione della situazione politica italiana, che determinerebbe imprevedibili reazioni anche in campo internazionale per la impossibilità, da parte degli Stati Uniti, di prendere atto passivamente di una così rilevante modifica degli equilibri concordati dopo la fine della guerra, è condensata in un programma di interventi affidati all’iniziativa del Presidente della Repubblica, il quale dovrebbe varare immediatamente tre provvedimenti urgenti indispensabili: -revisione della Costituzione con la trasformazione dell’Italia in Repubblica presidenziale; – proclamazione dello stato di “armistizio sociale” per un periodo non inferiore a due anni; -nomina ed insediamento di un “comitato di coordinamento” composto da non più di undici membri, scelti tra tecnici di provata esperienza e capacità nelle rispettive specializzazioni con il compito immediato e principale di studiare e proporre eventuali riforme all’attuale Costituzione.   In epoca immediatamente successiva si dovrebbero concedere al Comitato di coordinamento i poteri necessari per poter esaminare, analizzare ed eventualmente modificare gli schemi di riforme sociali ed economiche, nonché tutti i progetti di legge da rimettere al Parlamento. Inoltre il predetto Comitato dovrebbe avere pieni poteri per poter procedere al riesame di tutta la legislazione attualmente in vigore. Il meccanismo di accentramento del potere, di sospensione delle garanzie fondamentali e di creazione di una sorta di Comitato di salute pubblica risponde proprio ai principi elementari della manualistica del colpo di Stato ed il resto del documento non delude le aspettative in questa direzione. La limitazione del diritto di sciopero, la modifica della legge elettorale, l’aumento dei poteri delle forze dell’ordine e l’impiego dell’esercito nelle operazioni di ordine pubblico, la predisposizione di un piano di richiamo in servizio dei carabinieri ausiliari e di un piano di ripiegamento dell’arma territoriale con    “raggruppamento in centri di raccolta opportunamente scelti in base a criteri operativi per fronteggiare eventuali esigenze di ordine pubblico e per evitare che le forze restino inoperose ed inutilizzabili…“, >  la trasformazione dell’esercito da esercito di leva in esercito di volontari ed una serie di misure a favore delle forze armate e di rafforzamento del principio di autorità al loro interno, il ripristino della pena di morte, la riduzione del numero dei quotidiani, i provvedimenti in tema di “moralità pubblica”, di economia e di istruzione costituiscono infatti lo sviluppo, che si articola in ben cinquantaquattro punti, delle premesse poste con il preambolo e con l’enunciazione dei provvedimenti urgenti necessari.   Di contenuto e natura diversa sono invece i documenti sequestrati a Fiumicino e cioè il “Piano di rinascita democratica” ed il “Memorandum“, che lo integra e lo motiva. Il contenuto dei documenti è tale da escludere che si sia trattato, come Gelli afferma, di una serie di appunti elaborati in vista di successivi interventi sulla stampa. Si tratta invece, come già osservato, di un progetto politico complessivo, frutto evidente di un’elaborazione collettiva; e cioè documenti programmatici che assumono rilievo non tanto in sé, ma in virtù della loro esatta coincidenza con l’accertata attività concreta della Loggia, e con comportamenti assunti nel tempo dai suoi affiliati. Vuol dirsi cioè che, analizzando i comportamenti concreti e i criteri con cui furono individuate le persone da reclutare, si evidenzia in controluce un piano di azione non molto dissimile da quello rinvenuto nella valigia di Maria Grazia Gelli e composto, come già più volte ricordato, dal “Piano di rinascita democratica” e dall’allegato “Memorandum“. Quest’ultimo è un documento di analisi della situazione politica che parte dalla constatazione della situazione di crisi della Democrazia cristiana. La soluzione a tale problema potrebbe venire dalla creazione di due nuovi movimenti politici, uno social-laburista e l’altro liberal-moderato o conservatore, in grado di catalizzare, a destra ed a sinistra della D.C. le aree moderate che stentatamente convivono all’interno del partito impegnandosi in una lotta interna esiziale. Ma poiché tale progetto appare troppo ambizioso in termini di costo e di tempo necessari per la realizzazione, non rimane che avviare un processo di rifondazione della Democrazia cristiana che passi anche attraverso il ringiovanimento dei quadri e la sostituzione di almeno l’80% della dirigenza del partito. E’ necessario poi che la D.C. prenda atto della “cetimedizzazione” della società italiana abbandonando perciò la sua anima più radicatamente popolare che solo nella contrapposizione all’ideologia comunista trovava la sua giustificazione, in favore di una “morale fondata sull’equilibrio fra diritti e doveri, sul principio del neminem ledere“, sulla libertà di scelta economica quale presupposto di quella politica, sul dovere di solidarietà cristiana e umana che ha inizio nel momento fiscale. Anche l’apparato del partito deve adattarsi con radicali cambiamenti articolandosi in clubs territoriali e settoriali destinati a funzionare come centri propulsori nel campo della propagazione delle idee mentre il ricambio ai vertici del partito deve essere garantito dall’eliminazione di gran parte dei vertici nazionali e periferici e la sostituzione con nuove leve provenienti dal mondo esterno. Solo una struttura di questo tipo sarebbe in grado di realizzare il programma contenuto nel “Piano di rinascita“, che costituisce una sorta di allegato al “Memorandum“, mentre d’altro canto non avrebbe senso lo sforzo necessario per la creazione della struttura, se non per la realizzazione di cambiamenti prospettati nel piano. Significativamente il documento termina con una previsione di spesa di una decina di miliardi, necessari per inserirsi nel sistema di tesseramento per “acquistare il partito” mentre una cifra altrettanto consistente appare necessaria per provocare la scissione del sindacato, altra condizione indispensabile per la realizzazione del progetto. Il “Piano di rinascita democratico” fissa, dandosi obiettivi a breve, medio e lungo termine, i punti necessari per il raggiungimento dello scopo e indica gli obiettivi da tenere presenti: i partiti, i sindacati, il Governo, la Magistratura, il Parlamento, Partiti, stampa e sindacati possono fin da subito essere oggetto di quella opera di “penetrazione” da parte di persone di fiducia che, con un costo prevedibile di trenta o quaranta miliardi, potrebbe assicurare il controllo degli apparati rendendoli disponibili all’operazione di salvataggio contenuta nel piano.   Il resto del documento analizza partitamente ogni settore, individuando gli obiettivi da raggiungere immediatamente o in tempi più lunghi e tale disamina è preceduta da una premessa:   “Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’omogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di trenta o quaranta unità. Gli uomini che ne fanno parte devono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire un collegamento valido con la massoneria internazionale“.

  In questo paragrafo è in qualche modo condensata la filosofia essenziale del “Piano di rinascita“, che è quella di una visione fortemente economicista della società che relega in un angolo la politica, i cui rappresentanti hanno necessità di una garanzia che non gli viene dalla legittimazione ma dai rappresentanti delle élite, attribuendogli un ruolo di strumento di mediazione tanto ineliminabile quanto sgradito e quindi relegato in una posizione fortemente marginale e in buona sostanza appena tollerato per conservare il carattere democratico del sistema. Per quanto riguarda i procedimenti si può brevemente dire che l’obiettivo deve essere, nei partiti, nella stampa e nel sindacato, quello del controllo delle persone che in ogni formazione o in ogni giornale siano ritenute sintoniche con gli obiettivi del “Piano” e della creazione di strutture (formazioni politiche e giornali) che se ne facciano strumento di realizzazione. Per il sindacato in particolare, deve essere prioritario l’obiettivo della scissione dell’unità sindacale per poi consentire la riunificazione con i sindacati autonomi di quelle componenti confederali sensibili all’attuazione del “Piano”. Tale obiettivo è preferibile (e meno costoso in termini economici) rispetto a quello, pur esso positivo, del rovesciamento degli equilibri di forze all’interno della confederazione. Per quanto riguarda i programmi, il documento si articola con l’illustrazione di una serie di interventi, sul piano delle istituzioni, dell’istruzione e dell’economia, coerenti con le premesse date e idonee alla realizzazione del progetto sia nel breve termine che nei tempi medi e lunghi. Il risultato finale di tutta l’operazione avrebbe dovuto restituire una magistratura più controllata (con la diversa regolamentazione degli accessi e delle carriere) e meno autonoma (con la modifica del CSM); un pubblico ministero separato e legato alla responsabilità politica del Ministro di giustizia; un Governo il cui presidente viene eletto dalla Camera, libero da condizionamenti del Parlamento e i cui decreti non sono emendabili; un sistema della rappresentanza congelato con elezioni a scadenza rigida e simultanee per il Parlamento ed i consigli regionali e comunali; un Parlamento profondamente modificato e ridimensionato nella composizione e nelle funzioni; una Corte costituzionale ricondotta in argini più ristretti attraverso il divieto delle sentenze cosiddette additive; una amministrazione forte nei suoi apparati da contrapporre alla fragilità del controllo politico esercitato su di essa, una struttura sociale più rigida e meritocratica, una stampa più controllata, un’economia libera da eccessivi condizionamenti. Abbastanza agevole è quindi cogliere, così chiarendo il senso del “passaggio di fase“, una distinzione tra il “Piano R“, vero schema di colpo di Stato, ed il programma di rinascita che assumeva i profili dell’illiceità con riferimento non al contenuto del Piano (a parte l’inciso sulla possibile sua realizzazione per decreto), quanto ai mezzi che ci si proponeva di utilizzare (non la legittimazione del voto, ma ad esempio le cosiddette “operazioni finanziarie” di controllo dei meccanismi della rappresentanza). Tuttavia, anche all’interno del “Piano” e del “Memorandum“, è possibile ritrovare tracce testuali di una continuità di elaborazione che collega tali documenti posteriori allo “Schema R” e che testimonia della non episodicità e della non individualità delle riflessioni dell’organizzazione P2 sul tema. Anche lo “Schema” contiene infatti riferimenti al divieto di sentenze additive per la Corte costituzionale, alla necessità di abolire le province e di fissare una data comune e inderogabile per le elezioni del Parlamento e per quelle regionali e comunali, all’accertamento dei poteri di programmazione attraverso la riforma del Ministero delle partecipazioni statali (che nel “Piano” diventa Ministero dell’economia).   Su tali basi è quindi possibile rilevare come ben relativo fosse il carattere democratico del “Piano di rinascita” che pure i suoi estensori pretesero di attestare in limine, e cioè nell’incipit della premessa:   “l’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente Piano ogni movente o intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema“.   Ad asseverare tale dichiarazione di intenti potrebbe valere il rilievo che gli obiettivi del “Piano” ben potrebbero considerarsi rientranti nel programma politico di un partito conservatore, soprattutto oggi che almeno parte di essi sono nel dibattito politico oggetto di una condivisione abbastanza ampia. Ma è l’analisi dei mezzi (e non dei fini) ad escludere, come già ricordato, il carattere democratico del Piano, affidato ad un’operazione occulta degli affiliati all’interno delle istituzioni, dei movimenti politici, del sistema dell’informazione e dell’economia. D’altro canto tutta la storia della P2 dimostra un tentativo di occupazione del potere e si realizza attraverso la distribuzione di uomini “propri” in ogni posto di responsabilità e se questo è nella logica storicamente consolidata della massoneria di tutte le “fratellanze” di qualsiasi matrice, si fonde nella P2 con lo sforzo di realizzazione di un progetto politico e di un assetto istituzionale che stravolge radicalmente quello esistente impossessandosene da dentro e violando i suoi principi fondamentali. A riprova che il carattere democratico di un ordinamento riposa non soltanto sul profilo statico di istituzioni che fondano e recuperano la loro legittimazione nel consenso popolare, ma anche (e in maniera non meno intensa) sul profilo dinamico dei metodi, caratterizzati da trasparenza e visibilità, ai quali l’ordinamento stesso affida le prospettive di una sua possibile riforma. 


http://www.abanet.it/papini/circolo/coglitore2.htm 

La democrazia apparente: appunti sui servizi segreti

In Italia il primo servizio segreto, ufficio I come fu denominato, risale al 1863. Si trattava di un organo istituito presso lo stato maggiore dell’esercito e destinato negli anni ad assumere un’importanza sempre maggiore. Non è un caso che la sua origine si collochi in ambito militare; in epoca moderna, chiamiamola così, l’esercito costituiva uno dei perni fondamentali nell’articolazione della macchina statale. Come si può facilmente constatare rileggendo cronache vicine e lontane, anche più tardi il potere dei militari sarà piuttosto consistente.

Ma per le notizie di carattere storico sarà sufficiente consultare una buona bibliografia. Esaminare la questione, invece, nella prospettiva di un’analisi politica può risultare difficile. Si fà un gran parlare ultimamente del ruolo e dell’operato dei servizi segreti di un’Italia sedicente democratica: a tratti il problema riemerge con una certa forza. Poi, dopo un rimescolamento di carte da parte degli organi preposti, per così dire, ci si accorge che quasi niente è cambiato: ad eccezione forse di un paio di trasferimenti. Mi sembra assolutamente esemplificativo il polverone sollevato nelle ultime settimane a proposito del Sisde (Servizio informazioni sicurezza democratica) e dei suoi brillanti dirigenti che scopriamo coinvolti non soltanto nello stragismo degli ultimi ventanni ma anche nello scandalo di Tangentopoli con tanto di storno di capitali, interessi privati in atti d’ufficio e altre decine di bazzeccole di questo genere.

Se la storia può servire a qualcosa, in questo senso, l’uso che ne dobbiamo fare è semplicemente quello di tracciare, per l’ennesima volta (le cose ripetute giovano, recita una antichissima massima latina), un percorso ben visibile all’interno di un quadro infinitamente più ampio e dai contorni per certi versi imprecisi, che ci racconta episodi di una politica del controllo e del dominio da parecchi decenni in grado di sorvegliare lo sviluppo ed i mutamenti di una società complessa: la società del capitale.

Tuttavia il sistema economico che definiamo capitalista è soltanto un aspetto di quella complessità, con buona pace di tutti i marxisti del mondo; altre e più sottili strutture articolano la geografia dell’imprevedibile. Il potere sfugge a se stesso nel tacito rinnovamento, ineludibile, del proprio esercizio.

In quanto struttura occulta, ma in teoria sotto la giurisdizione di organi legalmente previsti nelle costituzioni degli Stati contemporanei, e la cui azione quindi dovrebbe comunque rispettare le regole del gioco democratico, i servizi segreti finiscono per costituire potentissime agenzie in proprio in grado di manipolare con destrezza cose e persone.

A questo punto l’idea di servizio segreto deviato, che da più parti ci si ostina a contrapporre ad un immaginario servizio pulito o degli onesti, se volete, assume delle connotazioni che vale la pena di discutere. La questione va precisata in termini molto chiari: non esistono deviazioni nei servizi, esistono semplicemente servizi. Per definizione un tale ambito di potere ristretto ma ad alta concentrazione acquista vita propria, funziona per se stesso. Al massimo, di tanto in tanto, per un gruppo specifico di gestione che ne usa le risorse, davvero imponenti.

Recentemente, come dimostrano alcune inchieste che forse non hanno la notorietà che meritano (e infatti la loro pubblicazione è affidata ad editori minori), stabiliscono con una certa esattezza quale sia il livello di articolazione di questi poteri occulti che sono al punto di intersezione, perlomeno per quanto riguarda il caso italiano ma sarebbe abbastanza semplice gettare uno sguardo anche oltre confine (od oltre oceano se preferite), degli interessi di Massoneria, Mafia, destra internazionale, interi settori dello Stato, corpi militari, Carabinieri, Polizia. Ognuno con la sua specificità, ognuno con il suo livello di appartenenza e di tornaconto. Per chi mastica un po’ di letteratura sull’argomento l’incontro con i medesimi personaggi, che appaiono e scompaiono in un gioco di ombre cinesi davvero impressionante, forma un quadretto davvero ameno; una foto di famiglia dalle enormi proporzioni in cui gli eventi della storia recente e meno recente, storia dolorosa di stragi ed omicidi, di occultamento di prove, di denaro e scambio di favori diventano fatti di una cronologia che scorre da sola.

La cornice sapientemente modellata attorno non poteva che essere quella di una democrazia falsamente rincorsa nella quale hanno creduto in tanti. Ristabilimento delle regole del vivere civile. Ma contro che cosa, o meglio, in sostituzione di quale illegalità?

Facciamo un passo indietro. Nell’ottobre 1925 venne istituito il SIM, Servizio informazioni militari. I rapporti tra questa struttura e il regime non saranno mai chiariti completamente; resta il fatto che con il potenziamento della terza sezione, utilizzata per il controspionaggio, in realtà il controllo sull’opposizione diventa capillare. I fondi erogati al servizio raddoppiano velocemente nel corso di quel decennio e il SIM si affianca ad altre temibili organizzazioni nella persecuzione degli antifascisti, tra tutte l’OVRA (Opera vigilanza e repressione antifascismo) con scambio frequente di agenti e mezzi, che il regime ben tollerava. E’ il periodo della direzione Roatta, generale dell’esercito che ottiene da Mussolini quelle sovvenzioni di cui si diceva. Nel dopoguerra la terza sezione diventerà l’ufficio D (difesa) dei nuovi servizi, segnando una delle prime linee di continuità tra sistemi di potere, per quanto sulla carta (in questo caso la Costituzione della Repubblica) radicalmente opposti nella valenza ideologica. Ma il binomio democrazia contro dittatura fà comunque salve le posizioni di numerosi funzionari che passano indenni da un contesto politico all’altro candeggiando la camicia. Lo stesso Roatta avrebbe detto più tardi, come riporta De Lutiis nel suo libro che troverete in bibliografia, “…non sono mai stato un generale fascista ne antifascista, ma soltanto un generale dell’esercito italiano. Il colore o la forma del governo non mi interessavano.” O patria, o morte.

Non si contano le operazioni di eliminazione fisica degli avversari scomodi, operazioni speciali che Roatta avalla in perfetta complicità con il numero due del regime fascista Galeazzo Ciano. Nel 1937 Carlo e Nello Rosselli furono assassinati sulla strada che conduceva a Bagnoles-sur-l’Orne, una località della Normandia. Ignoti assalitori li picchiarono a morte dopo aver intercettato la loro auto. La carriera di Roatta prosegue indisturbata; lui i favori ai potenti sa come farli.

Le vicende del SIM, su cui vale la pena di soffermarsi ancora un attimo, corrono parallele a quelle di un’Italia sconvolta dalla guerra, dal settembre 1943, data della capitolazione ufficiale del regime e del voltafaccia nell’alleanza con Hitler e i governi dell’Asse, dalla ritirata sanguinosa dei tedeschi e dall’arrivo degli americani. La sinistra, risollevatasi, chiede a gran voce dalle pagine del quotidiano l’Unità la cancellazione del SIM, fino ad allora intoccato ed intoccabile. Probabilmente erano già cominciati i rapporti con il controspionaggio alleato, in particolare con l’OSS statunitense (Office of strategic service), alla cui guida Allen Dulles cerca di riorganizzare letteralmente l’Europa, e nella confusione di quei giorni si cerca di porre rimedio ad alcune situazioni che potrebbero rivelarsi dannose per la sicurezza delle reti spionistiche presenti e future. Viene istruito un processo contro i dirigenti del SIM e si chiede addirittura la condanna a morte dell’ambasciatore Anfuso, coinvolto nell’omicidio Rosselli. Per Roatta la previsione è l’ergastolo. In questo modo stava per essere stroncata la riorganizzazione della struttura del SIM, iniziata a ridosso dell’8 Settembre. Il generale senza ideologia viene posto agli arresti nel carcere di Regina Coeli e comincia una delle prime battaglie dei dossiers della sfortunata epopea italiana. Le prove sembrano schiaccianti, e il dibattimento ha inizio nel 1945. Roatta sfugge alla sue responsabilità, sparisce, in pigiama, dal liceo Virgilio trasformato in ospedale nel quale era stato ricoverato perchè cagionevole nella salute, eludendo la sorveglianza dei Carabinieri e se ne va quasi indisturbato dopo aver scavalcato un cancello.

Si compie una delle più importanti esfiltrazioni, nel gergo dei servizi messa in fuga di qualcuno oltre frontiera, nella storia del nascente governo democratico. Roatta si era rifugiato in Vaticano e di lì sarebbe partito con la moglie per la Spagna da dove ritornerà nel 1966. Forse con la benedizione dello stesso Papa.

Lentamente cominciamo a cogliere l’adeguamento delle strutture dei servizi alla realtà che cambia così repentinamente. Ma la minaccia comunista è sempre alle porte e gli americani lo sanno molto bene. Bisogna cominciare a gettare le basi di un sistema di potere che tenga conto delle mutate necessità storiche e politiche. Inizia il periodo del riciclaggio. Il fenomeno ha una portata sicuramente europea, specialmente in Germania dove col processo di Norimberga vengono in sostanza incriminate soltanto le mummie del Terzo Reich.

Un uomo del calibro di Gehlen è già in viaggio per gli Stati Uniti. Reinhard Gehlen era responsabile dell’unità di spionaggio del Terzo Reich Fremde Heere Ost (eserciti stranieri dell’Est) e fedele soldato del Führer. Allen Dulles lo spedì a dirigere la sezione affari sovietici dell’OSS. Alcuni anni dopo Gehlen rientrò in Germania e divenne direttore del servizio di controspionaggio federale (BND). Una bella carriera, non c’è dubbio.

Nel paese degli aranci e dei limoni, la riconversione degli elementi peggiori della vecchia classe dirigente fascista procede di pari passo con altrettanta celerità. Di Roatta si è già detto. La stessa impunità viene riservata ai responsabili principali delle operazioni speciali del SIM, dell’OVRA e della palude torbida delle varie squadracce mussoliniane. Nel 1947 viene nominato Ministro degli Interni Mario Scelba, protagonista della repressione di operai e braccianti negli anni immediatamente a ridosso della proclamazione della Repubblica democratica fondata sul lavoro. A questo proposito va ricordato che la nomina dell’uomo che avrebbe inventato il reparto Celere della Polizia di Stato (negli anni divenuto via via tristemente famoso per i metodi antiguerriglia promossi sul campo nella repressione delle agitazioni di piazza) trova consenso anche in casa PCI: il compagno Togliatti dà il beneplacito senza battere ciglio. Come lo stesso Scelba conferma in un’intervista comparsa nel 1988 sulla rivista Prospettive nel mondo, “[…] Allontanai, con buonuscite o trasferimenti nelle isole, per tutto il 1947, gli ottomila comunisti infiltratisi nella Polizia, e assunsi diciottomila agenti fidatissimi…Posso aggiungere che non mi limitai a reclutare forze di Polizia affidabili, ma creai una serie di poteri per l’emergenza, una rete parallela a quella ufficiale che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione.” Lascio a chi legge ogni ulteriore considerazione.

Continuiamo con i fatti. Diamo un rapido sguardo alla situazione delle forze di Polizia negli anni ’50: su 64 prefetti di primo grado, 64 prefetti non di primo grado e 241 prefetti, soltanto due non erano di provenienza fascista; di 135 questori e 139 vicequestori, soltanto 5 avevano avuto rapporti con la Resistenza; e, infine, su 603 commissari, commissari aggiunti e vicecommissari, solo 34 erano stati in contatto con i partigiani.

Nel 1946 i servizi segreti, perlomeno sulla carta, non esistono; restano attivi gli uffici I di armata. Un anno dopo l’Ufficio informazioni dello stato maggiore dell’esercito riprende a funzionare a pieno ritmo. E’ la premessa per la ricostituzione di un servizio segreto perfettamente efficiente; infatti con le elezioni dell’Aprile 1948 e l’adesione (ovvia) al Patto Atlantico si dà corpo all’organigramma del Servizio informazioni forze armate (SIFAR), definitivamente legittimato nel 1949, per l’esattezza il primo Settembre.

Il SIFAR è identico al SIM, in buona sostanza. Prima di tutto perchè è il risultato, come il precedente servizio, di una circolare interna del ministro della difesa, all’epoca Pacciardi, e non di una decisione parlamentare. In secondo luogo raccoglie molti degli elementi, già abbastanza squallidi oltrechè pericolosi, che gravitavano attorno agli ambienti del regime. Contemporaneamente vengono istituiti per ognuna delle tre forze armate i Servizi informazioni operative e situazione (SIOS), che troveremo attivi e coinvolti negli anni successivi in molte delle situazioni scabrose di questo tormentato paese. L’esempio classico può essere quello del disastro aereo di Ustica, per il quale il SIOS Aereonautica si è largamente adoperato nel tentativo di depistare le indagini e fornire improbabili versioni dei fatti.

Giovanni De Lorenzo assume la direzione del SIFAR nel 1955. Sono gli anni infausti del golpe strisciante e delle famose schedature, oltre 155.000, di esponenti della sinistra istituzionale e non, semplici simpatizzanti, sindacalisti, operai. Fino alla riforma del 1965, quando fu istituito il SID, Servizio informazioni difesa, il SIFAR del generale De Lorenzo reggerà le fila del controllo occulto della politica italiana degli anni caldi precedenti al rivoluzionario decennio aperto dalla contestazione del 1968.

Si infittiscono i rapporti con i servizi statunitensi che fin dal dopoguerra hanno installato un’importante centro operativo in Italia. La stazione CIA di Roma funziona egregiamente: attraverso il lavoro paziente di alcuni tra i loro migliori agenti, gli americani sono in grado di tessere una fitta ragnatela che piegherà le decisioni del governo alla volontà degli alleati d’oltreoceano. La rete Stay Behind, al secolo Gladio, attiva anche in molti altri paesi europei, risulta, come ha osservato lo stesso giudice Casson nella sua indagine, da accordi intercorsi tra servizi segreti, nel nostro caso CIA e SIFAR, scavalcando qualsiasi decisione del parlamento, l’unico organismo in grado di ratificare trattati internazionali di questa natura, qualora essi fossero ritenuti legittimi. Vecchia abitudine, questa, di organizare reti clandestine totalmente svincolate da qualsiasi controllo. E alla faccia di una democrazia costruita in realtà sulle feroci repressioni operaie di Scelba.

Vale la pena, a questo punto, di introdurre un singolare, a quei tempi giovanotto che negli anni a cavallo tra la caduta del fascismo ed il ripristino della cosiddetta legalità istituzionale iniziava la sua brillante formazione. Licio Gelli era nato a Pistoia nel 1919, aveva combattuto in Albania e successivamente era diventato sottotenente delle SS naziste. Spiava i partigiani e li denunciava ai tedeschi; un ufficiale di collegamento che presto si specializzò nel doppiogioco. Comunicava ai nazisti i nascondigli della Resistenza e poi avvertiva gli stessi partigiani consentendo loro di mettersi in salvo. Gelli non era persona che si faceva molti scrupoli, il suo problema era quello di acquisire potere. La collaborazione con i comunisti, per i quali lavorò alcuni anni, gli valse la vita in almeno un’occcasione dopo la sconfitta dell’esercito nazista quando stava per essere condannato come spia. Nel 1956 passò direttamente alle dipendenze dei servizi segreti italiani. Aveva già acquisito l’esperienza sufficiente per destreggiarsi nelle situazioni più difficili, i suoi rapporti con l’intelligence americana erano solidi e le sue finanze, frutto di numerose rapine di guerra, robuste. La sua ascesa ai vertici del potere politico occulto fu inarrestabile: con la costituzione del raggruppamento Gelli – P2 il venerabile maestro creava un centro strategico fondamentale nella geografia del dominio in Europa e oltreoceano.

L’esempio di Gelli può essere assunto come elemento chiave della costruzione lenta ed inesorabile di una democrazia nata malata. O forse addirittura inesistente. Barricati dietro ad un’ideologia paranoicamente anti-comunista, e sorretti certamente dalle paure di un’intero segmento della cultura borghese più retriva, i profeti del terrore cominciavano a seminare il loro vento. La tempesta raccolta, non occorrerà citare decine di fatti ormai noti, li avrebbe ripagati degli sforzi compiuti.

Gli anni ’70 conoscono il periodo buio dello stragismo targato SID. La bufera dei servizi, termine che ricorre spesso nelle cronache di questi giorni, travolge fatti e persone in un fiume di sangue.

Il 24 Ottobre 1977 viene varata l’ennesima riforma dei servizi. L’idea che vuole sembrare risolutiva è quella di distinguere tra servizi civili e militari: da una parte il SISDE (Servizio informazioni sicurezza democratica) e dall’altra il SISMI (Servizio informazioni sicurezza militare), coordinati da un organo unico alle dipendenze del Presidente del Consiglio, un comitato esecutivo di sorveglianza, il CESIS. L’ammiraglio Henke, il generale Miceli e tutta la dirigenza SID erano usciti malconci dagli scandali di quel decennio. Non c’era situazione critica che non li avesse visti coinvolti a depistare, falsare, intervenire pesantemente a normalizare.

La strategia della tensione era stata un prodotto schietto della loro logica eternamente destabilizzante. Con il caso Moro, infine, l’incrinatura nei poteri dello Stato rischiava di tradursi in crollo definitivo. Lo strappo venne ricucito con la stessa tecnica quarantennale: ripristino delle strutture, passaggio di consegne, spostamento nell’esercizio del potere. Ma lo slittamento fu, all’interno, davvero impercettibile se si considera ciò che sono stati gli anni ottanta. Con Craxi a capo del governo, agli 007 nostrani fu persino concessa licenza di uccidere, nella migliore tradizione bondiana. Fino all’attuale rimercificazione spettacolare. Travolti da Tangentopoli, gli appartenenti al SISDE sembrano rinnovare gli antichi necrologi. Cambiamento totale, tramonto delle vecchie logiche, abbandono dei fondi neri.

Nell’Europa del dopo-muro, i servizi segreti riadattano in fretta le loro già fluide caratteristiche alle mutate condizioni. Il conflitto jugoslavo garantisce del resto la parziale fruibilità di canali preferenziali di comunicazione per il commercio di armi, plutonio, droga, denaro riciclato e riciclabile. Un vero paradiso per gli oscuri personaggi che si aggirano tra le macerie dell’ex impero sovietico, saccheggiando tutto quello di cui ci si può impadronire.

All’Ovest una macchina perfetta, quella del Capitale, attende con pazienza l’arrivo di nuova materia prima da trasformare subito in merce. La concussione contestata agli appartenenti al SISDE se per un verso è certamente documentabile, per un altro è soltanto polvere sollevata dinanzi ai nostri occhi. Cominciano da subito, infatti, le proposte per il solito riaggiustamento delle strutture. Sembra che le due classiche branche dei servizi rimangano immutate, a parte il cambiamento nella denominazione. Un centro di controllo sovrintende ai due dipartimenti, interno e difesa, sotto l’alto patrocinio del Presidente del Consiglio. Variazioni minime, la sostanza quasi certamente non cambierà.

L’unica soluzione, dopo una stagione durata più di quarant’anni e disseminata di morti, è quella che ha proposto Felice Casson: abolizione definitiva dei servizi. Ma le trame parallele dell’Italia democratica sono fin troppo connaturate al sistema per sperare in una loro completa scomparsa. Perchè esse sono il sistema.

Mario Coglitore

BIBLIOGRAFIA di riferimento

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R. Faenza, Il Malaffare, Mondadori, Milano 1978.

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G. Boatti, L’Arma, i Carabinieri, da De Lorenzo a Mino 1962-1977, Feltrinelli, Milano 1978.

C. StajanoM. Fini, La forza della democrazia, Einaudi, Torino 1977.

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R. Zangrandi, Inchiesta sul Sifar, Editori Riuniti, Roma 1970.

D. Yallop, In nome di Dio, Pironti editore, Napoli 1985.

G. Flamini, Il partito del golpe, Bovolenta editore, Ferrara 1981-1985 (quattro volumi in sei tomi complessivi).

M. CoglitoreS. Scarso (a cura di), La notte dei gladiatori, omissioni e silenzi della Repubblica, Calusca edizioni, Padova 1992.

L. Grimaldi, Da gladio a cosa nostra, Edizioni Kappa Vu, Udine 1933.

G. Barbacetto, Il grande vecchio, Baldini e Castoldi, Milano 1993.


INFORMATIVA

NOME E COGNOME: Licio Gelli.

PATERNITA’: di Ettore.

MATERNITA’: di Gori Maria.

DATA DI NASCITA: 21 aprile 1919.

LUOGO DI NASCITA: Pistoia.

RESIDENZA: Pistoia.

INDIRIZZO: Viale Silvano Fedi n.30 piano 3°.

TITOLO DI STUDIO: Licenza scuola media.

PROFESSIONE: Ex impiegato.

STATO CIVILE: Moglie ed un figlio.

CARICHE PUBBLICHE: Nessuna.

CARICHE NEL PCI: Capo servizio del Distretto 7°.

TITOLI CAVALLERESCHI: Nessuno.

GRADO MILITARE: Ex Oberleutnant – Uff. della M.V.S.N. – Soldato del Regio Esercito Italiano.

ARMA: M.V.S.N. (735° Btg. CC.NN.) R. Eserc. Italiano 127° Regg. Fanteria C.S. paracadutisti – SS Tedesche (P. Div. Hermann Goering) – Partigiano combattente (XI zona).

DISTRETTO: 84° – Pistoia.

AGENTE: 8° Zona distretto 7° Settore I.

CAMPAGNE: Guerra di Spagna con il 735° Btg. CC.NN., Guerra di Albania con il 127° Regg. Fanteria, Guerra Europea, campagne d’italia contro gli alleati, incorporato nelle S.S. Tedesche quale ufficiale di collegamento con la federazione repubblichina di Firenze e Pistoia. Partigiano combattente comunista alle dipendenze del comando XI  Zona, facente parte della formazione Bruno Buozzi (Dr. Vincenzo Nardi).

FERITE: Ferito agli arti inferiori. Riconosciuto invalido di guerra.

LINGUE: Tedesco-spagnolo-francese.

CONNOTATI:

STATURA: 1,82

CORPORATURA: Snellissima

CAPELLI: Castani

OCCHI: Castani

COLORITO: Pallido

NASO: Grosso

VISO: Ovale

SEGNI PARTICOLARI: Nessuno

Altri particolari fisici:

E’ un giovane alto, distinto, con capelli all’ Umberto, ondulati artificialmente, fronte spaziosa, occhi piccoli quando sorride, naso grosso piuttosto aquilino, bocca leggermente larga ma regolare, dentatura sana, viso ovale

E’ di corporatura molto snella, le mani piuttosto grosse molto lunghe. Cammina sempre svelto con fare franco e disinvolto. E’ molto spigliato quando parla ostenta sempre grande padronanza di sé.

Abiti:

Veste elegantemente con soprabito marrone a doppio petto (sei bottoni) porta sempre sciarpa di seta sotto il soprabito di color blu a fiori leggermente pallidi, cravatta chiara marrone e pantaloni lunghi di eguale colore, scarpe basse color cuoio.

Ama però portare spesso pantaloni sborsati da ufficiale con gambali neri, lucidi a stecca.

1 fede d’oro nell’ anulare sinistro.

1 penna stilografica nel taccuino della giacca.

Altri particolari:

Fuma sigarette di varie marche, specialmente «Chesterfield». Non è dedito né al vino né ai liquori. Non gioca. Non frequenta sale da ballo, né altri ritrovi pubblici. Vive molto appartato.

In compenso viaggia molto in auto, una Fiat 1100 (musetto) targata in un primo tempo 100577 MI a quattro posti (guida interna) e successivamente targata 8782 PT con la quale fa la spola fra Pistoia e Roma , fra Pistoia e Milano e fra Pistoia e Livorno.

La macchina è stata acquistata da certo Colombo di Milano e sebbene sia stata regolarmente pagata, ha atteso oltre un anno per fare le volture.

Il GELLI spende somme di denaro notevoli in cose del tutto superflue, dimostrando di avere una quantità di denaro esagerata in confronto alle sue probabili entrate. Risulta che spende circa diecimila lire al giorno e non è possibile capacitarsi della fonte di tale reddito.

Inoltre tiene a far vedere che egli ha molte possibilità in campo commerciale e industriale, vantando alte relazioni con eminenti personalità politiche del quale non disdegna fare il nome.

RAPPORTO

Il nominativo segnalato è uno dei più pericolosi elementi che operano nella zona 8° alle dirette dipendenze del partito comunista.

Il suddetto ha tutte le prerogative classiche per esplicare le mansioni che gli sono state affidate per conto dei rossi e non mancherà alla loro fiducia perché elemento capace di compiere qualunque azione.

1°) L’attività del Gelli con il P.C. risale al 1944, epoca in cui egli si pose al servizio dei rossi per salvare le propria pelle, dopo aver operato contro di essi.

2°) Il Gelli se ne stette all’apparenza inoperoso per due anni fingendo di fare il traffico clandestino di sigarette americane (che smerciava in accordo col proprio suocero che aveva impiantato una bella bancarella in Piazza del Duomo a Pistoia all’angolo con via degli Orafi) facendo la spola tra Pistoia e Livorno e fra Livorno e Milano, mentre invece eseguiva per conto dei comunisti altre missioni poco chiare.

3°) La sua vera attività comincia ad essere più scoperta nel 1947 e nel 1948 è già in pieno svolgimento. Egli si associa con un certo NICCOLAI Danilo, abitante a S. Felice di Piteccio (Pistoia) e con lui cerca di mascherare altri traffici, facendosi passare per un industriale che sta impiantando una grande fabbrica per la produzione di trafilati di ferro e di rame (sono aziende che tra laminatoi e presse necessitano di prime spese di impianto come qualcosa che si aggira sui 50 milioni) a tal’uopo comincia a costruire un piccolo capannone in località Porta Lucchese, capannone che fu soltanto iniziato e non finito perché serviva per giustificare la sua attività in altro campo.

Infatti, questa azienda da circa 14 mesi è rimasta allo stato quo e non ci sono state fatte altre modificazioni, né sono stati acquistati i materiali necessari sebbene il Gelli ne abbia – con coloro che glielo domandavano – sempre assicurato che in un breve volgere di tempo l’azienda avrebbe dovuto essere completa e funzionare normalmente.

Inoltre il Gelli fingeva di essere sempre vicino alla fase iniziale del lavoro e trattava di assumere.

Dai 180 ai 200 operai (sono parole sue dette ad un nostro informatore) e già aveva iniziato trattative con alcuni giovani per assumerli come impiegati d’ufficio.

Tutto questo preparativo gli servì egregiamente per farsi un certo credito in campo industriale e commerciale, oltre a stornare i sospetti per quelle che potevano essere le sue capacità finanziarie, in quanto giustificava le spese d’impianto a carico del socio che era di buona famiglia e poteva avere i denari necessari per le spese iniziali e da altra parte poteva in un secondo tempo giustificare anche le proprie con la dimostrazione di una attività non indifferente.

4°) Ecco così il Gelli industriale e commerciante che comincia il «lavoro». Acquista o gliela regalano una  1100 Fiat targata 100577 MI ed inizia la spola con i vari agenti del suo servizio.

Il lavoro di Gelli deve aver soddisfatto i suoi dirigenti superiori i quali dopo poco tempo ritengono opportuno affidargli incarichi di maggiore importanza e ritengono necessario inviarlo anche all’estero.

Il Gelli che tra l’ altro è schedato nella nostra questura come «pericoloso fascista» non potrebbe ottenere il regolare passaporto ed allora egli giustifica la richiesta per ragioni «commerciali» (ecco il motivo dell’impianto dell’azienda) la questura di Pistoia molto opportunamente gli nega il rilascio.

Il Gelli non si scoraggia per questo; sa che il deputato più influente di Pistoia è l’on. Attilio Piccioni, il quale si trova a Roma come segretario generale della D.C., e munito della tessera di iscritto al partito democristiano parte per Roma e si reca a Piazza del Gesù per perorare la sua causa, cioè ottenere il passaporto.

Ma i preti si sa sono molto furbi ed intelligenti; l’on. Piccioni non abbocca, ma prima chiede informazioni a Pistoia e intanto promette al Gelli il suo interessamento. Le informazioni giungono e non sono conformi ai desideri dell’ on., di cui sopra la ragione per cui il Gelli non ottiene la raccomandazione agognata.

Ma Gelli non è uno facile a disarmare ed allora eccolo iscriversi al Partito Monarchico e ritorna a Roma per ottenere la spinta che servirà a far recedere la questura di Pistoia dalla decisione iniziale. Però anche il partitino monarchico è deboluccio, ha poca forza e non riesce a fornire al Gelli quanto desidera.

Il Gelli ancora una volta non cede e si iscrive al M.S.I.; questa approfittando che a Roma si trova nel direttorio il Dr. Orfeo Sellani (ex segretario del P.N.F. di Pistoia del quale Gelli era stato dipendente nel 1938) riesce ad imbrogliarlo ed ottiene quanto desidera.-

La questura di Pistoia riceve ordine e il passaporto è rilasciato.

5°) Eccolo così il Gelli in possesso di un passaporto per l’estero per le seguenti nazioni: Spagna-Francia- Belgio- Svizzera.

Il Gelli inizia poco dopo i suoi viaggi per ragioni commerciali visitando successivamente queste nazioni. Infatti le necessità della sua «industria» lo obbligavano a prendere contatti con i complessi industriali e commerciali di altri paesi.-

Al suo ritorno il Gelli iniziava le trattative con un proprietari di Pistoia ed acquistava un bell’appartamento in viale Silvano Fedi, che pagava in contanti per qualche milione. Però il Gelli, sempre furbo, lo acquistò a nome del proprio figlio Raffaello nato il 28 Maggio 1947.

Intanto l’azienda di Porta Lucchese rimane allo stato iniziale, i macchinari non vengono, gli operari che dovevano essere assunti entro breve tempo rimangono disoccupati e naturalmente il lavoro non comincia. Trascorrono alcuni mesi e nel novembre del 1948 il Gelli annuncia finalmente è venuto il momento di iniziare la lavorazione e sarà dato subito l’avvio al completamento dei lavori in officina per sviluppare in pieno l’azienda.

Invece da allora è sempre rimasta in quella maniera.

6°) Di ritorno dall’estero (senza sapere quello che è riuscito a combinare) il Gelli ha continuato la commedia dell’industriale e del commerciante cercando ancora di mascherare la sua vera attività. Il suo tenore di vita però, è stato svolto con pochissima furberia per un capo servizio di un distretto dell’importanza di Pistoia (nodo stradale e ferroviario di primissimo piano), in quanto ha fatto delle spese che non erano consone alle sue probabili entrate e tutto questo ha dato nell’occhio alla questura di Pistoia e al comando della stazione della Principale dei C.C. i quali sono stati sul chi va là e lo hanno tallonato da presso.

La questura aveva ricevuto frattanto la comunicazione dalla consorella di Livorno e questa da quella di Milano che in un recente arresto di contrabbandieri di armi e di esplosivi risultò che il nome di Gelli era in qualche modo in combutta con i suddetti (sembra Malgheri e Compagni).

Il giorno 18 dicembre 1949 il Gelli è stato fermato e condotto in questura, mentre era stato provveduto a fargli una perquisizione nella propria casa perché sospetto di traffico d’armi e pure sospetto di spionaggio a favore dei Paesi Orientali.

7°) Il Gelli, visto che l’affare industria non poteva più reggere in quelle condizioni, ha deciso di cambiare tattica ed ha iniziato il solito lavoro tanto in uso nel servizio spionistico orientale. Ha aperto una bottega di libri in corso A Gramsci n. 52.

Così gli agenti del suo servizio si recheranno in bottega con dei libri sotto il braccio, diranno che tal libro non và, ne prenderanno un altro e così avviene lo scambio degli ordini e delle circolari opportunamente celate  entro i volumi. Questo gioco è ormai troppo vecchio e non si sono ancora modernizzati, perché riesce troppo ingenuo agli occhi di coloro che lo sorvegliano da vicino.

8°) Il fattore principale che rende il Gelli molto pericoloso nei nostri confronti è quello dato dalla sua eccezionale capacità di spostamento e di mobilità.

Egli è sempre in movimento da una città all’altra; non passa giorno che non si veda la sua macchina per ogni dove. Gira continuamente da una regione all’altra con velocità impressionante.

Roma è uno dei centri da lui più battuti, segue Milano e poi Livorno.

9°) Il Gelli può fare anche questo lavoro, perché dai più è ritenuto come un sacrificato politico del passato regime e non desta sospetti in maniera che i più accaniti anticomunisti sono facilmente abbordabili da lui si sbottonano con facilità credendolo un elemento della loro idea, in modo che  esso può fare pervenire informazione preziose agli agenti del P.C..

10°) Il Gelli insomma per le sue qualità di traditore specifico, per i suoi meriti di delinquente, per le sue caratteristiche di mobilità è l’elemento ideale per il servizio a cui è stato preposto.

Perciò lo segnalo; sia per la zona strategica nella quale opera e di cui lui è praticissimo, sia per l’azione informativa che espleta di cui lui può fare moltissimo. 

RAPPORTO SUL SUO PASSATO

Fare il rapporto di questo pericolosissimo Capo-Distretto al servizio del Cominform è una cosa quasi ripugnante, tanto sono le sue nefandezze da elencare.

E’ necessario pertanto descrivere l’uomo per poter capire come esso sia al servizio dei criminali rossi.

Il Gelli iniziò la sua carriera presso la Federazione dei Fasci di Combattimento di Pistoia nel 1937.

Fu assunto come addetto d’ordine al gruppo universitario fascista. Venne la guerra di Spagna ed egli si arruolò volontario come semplice C.N. e combatté contro i rossi tutta la guerra con il 735° Btg. CC.NN..

Al suo ritorno, per i meriti acquisiti e per avere egli scritto un libro sulla campagna spagnola (tutto un inno alla tirannide rossa) fu promosso al grado di impiegato federale nella Federazione Fascista di Pistoia. Il libro che egli scrisse (cioè che…. non scrisse , perché egli raccontò i fatti e l’universitario rag. M.C. da Pescia  ne redasse la stesura fu venduto tramite la Federazione Fascista ai dipendenti fasci a beneficio delle famiglia dei caduti di Spagna). La nomina al grado di impiegato federale gli fu sanzionata proprio dal consigliere del MSI di Roma, dottor Orfeo Sellani, allora segretario federale del PNF di Pistoia.

Scoppiata la guerra europea nel 1939, fu richiesto nel 127° reggimento fanteria ed inviato in Albania.

Dopo parecchi mesi che si trovava al fronte cominciarono gli arruolamenti per il primo corpo speciale dei Paracadutisti ed egli fece domanda ed ottenne di poter tornare in Italia per andare alla scuola dei paracadutisti di Viterbo. Durante un’esercitazione di lanciò si ferì seriamente alle gambe ed allora fu congedato e riconosciuto inabile alle fatiche di guerra.

Rientrato a Pistoia riprese il suo servizio alla Federazione fascista e dopo pochi mesi fu nominato segretario del fascio di combattimento di Cattaro, ove prese servizio stipendiato e vi stette fino al 25 luglio 1943, epoca in cui cadde il fascismo.

Tornato nuovamente a Pistoia divenne il più pericoloso informatore del Comando tedesco della Piazza, tanto che dopo alcune settimane venne nominato Oberleutenat delle SS e ufficiale di collegamento con le federazioni repubblichine di Firenze e Pistoia, quest’ultima diretta dal senior della MVSN dottor Bruno Lorenzoni.

Fu in questo periodo che avvennero deportazioni di massa di pacifici cittadini, fucilazioni di giovani renitenti alla chiamata alle armi della repubblica di Salò ed in tutti questi episodi vi era la lunga mano del Gelli che pratico del posto segnalava al comando tedesco quando era il momento di agire.

Venuto il momento della resa dei conti il Gelli ritenne opportuno cambiare tattica e bandiera e si associò con i partigiani comunisti delle formazioni «Bruno Buozzi» che dipendevano dal comando della XI Zona , comandata dal dr. Vincenzo Nardi.- Così cominciò un altro periodo di tradimento in duplice fase: il giorno il Gelli era con i tedeschi ai quali indicava i rifugi dei partigiani e li faceva sorprendere e passare per le armi, la notte era assieme ai partigiani ed indicava loro il momento in cui sarebbero –il giorno dopo- passate le vetture tedesche con i loro ufficiali e faceva loro tendere imboscate che si concludevano sempre con conseguenze sanguinose per i nazisti; il giorno dopo indicava ai tedeschi il luogo di raduno dei partigiani che avevano operato la notte in modo che per un periodo indeterminato poté seguire questa tattica inqualificabile fino al termine delle operazioni.

Per confermare basti sapere il seguente episodio: nel luglio del 1944, il Gelli in divisa da ufficiale germanico delle SS, si presentava in località Collegigliato (Pistoia) presso una casa di cure per malattie nervose chiamata «Villa Sbertoli» casa che era stata dalle SS adibita a prigione per rastrellati sospetti di essere partigiani ed insieme a  dei veri partigiani ordinò ai carcerieri di rilasciare i prigionieri. Si acquistò la fiducia dei vari comandanti le formazioni partigiane che operavano nelle montagne pistoiesi, ma il Gelli, la sera, con perfetto cinismo si portava al comando tedesco della Piazza di Pistoia e finendo di ignorare l’episodio, indicava al comandante nazista i nomi di coloro che avevano partecipato all’azione in modo che il giorno dopo varie unità delle SS compirono un meticoloso rastrellamento per acciuffare i nominativi segnalati dal Gelli che – fortunatamente – non furono rintracciati.

Terminato il periodo di lotta in questa zona con la avanzata dei soldati della V° Armata, i Partigiani riuscirono ad arrestare il Gelli e già era stato posto contro il muro per essere fucilato, quando l’intervento tempestoso del comunista Corsini Giuseppe, oggi sindaco di Pistoia, gli valse la revoca del giusto provvedimento.  


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{18-01-2003}

http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/massoni/p2.html

Licio Gelli, fascista e massone. 

Chi è questo Gelli? – si chiedono Turone e Colombo. Quasi sconosciuto, allora, dal grande pubblico, era il Maestro Venerabile della loggia massonica Propaganda 2, che riuniva la crema del potere italiano. C’era la fila, per ottenere udienza da Gelli nella sua suite all’hotel Excelsior, in via Veneto, a Roma. La loggia era segreta, per non mettere in imbarazzo i suoi potenti iscritti, dispensati anche dalle ritualità massoniche. Bastava la sostanza.
Gelli era arrivato al vertice della P2 dopo una onorata carriera come fascista, simpatizzante della Repubblica di Salò, doppiogiochista con la Resistenza, collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani, infine agente segreto della Repubblica italiana. Volonteroso funzionario del Doppio Stato: soldato, come tanti altri fascisti e nazisti, arruolato nell’esercito invisibile che gli Alleati avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Missolini, per combattere la «guerra non ortodossa» contro il comunismo. Entrato nella massoneria, aveva contribuito a selezionare, dentro l’esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di Stato (tentato) del 1970 aveva avuto un ruolo di tutto rispetto: suo era l’incarico di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, quello che mandava telegrammi a raffica che finivano sempre con un bel «viva la Resistenza, viva l’Italia». Poi il golpe non ci fu, sospeso forse dagli americani, ma la «guerra non ortodossa» continuò, con una serie di stragi che insanguinarono l’Italia. Fino al 1974, anno di svolta. Allora la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambiò: basta con la contrapposizione diretta, con i progetti apertamente golpisti, sostituiti da una più flessibile occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria (o almeno una parte di essa) fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del Doppio Stato, questo circolo dell’oltranzismo atlantico. Nasce la P2 di Licio Gelli. In cui poi, all’italiana, entrano anche (e per alcuni soprattutto) le protezioni, le carriere, gli affari e gli affarucci. Ma tutto ciò, tra il 1980 e il 1981, Turone e Colombo ancora non lo sapevano, non lo immaginavano neanche. I due andavano avanti per la loro strada, a districare i misteri del caso Sindona.


PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA  

Questo documento viene pubblicato mantenendo la stessa forma grafica dell’originale (spazi, sottolineature, titolazione, ecc.)

PREMESSA

1)    L’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema

2)    Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.

3)    Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.

4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e  

     lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione – 

     successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.

OBIETTIVI

1) Nell’ordine vanno indicati:

a)    partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)

b)    la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata;

c)    i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;

d)    il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da preporre ai singoli dicasteri;

e)    la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;

f)      il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione 

     sui partiti politici, la stampa e i sindacati.

2) Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni

possibili sul piano della manovra di tipo economico-finanziario. 

La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente

a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.

Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti

3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonché pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.

     Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

PROCEDIMENTI

1)    Nei confronti del mondo politico occorre:

a)   selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);

b)   in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;

c)   in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a  permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;

d)   in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale. Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

2)    Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti)

l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.

                         Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.

                         In un secondo tempo occorrerà:

a)   acquisire alcuni settimanali di battaglia;

b)   coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;

c)   coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;

d)   dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art.21 Costit.

        3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.  

                         Gli scopi reali da ottenere sono:

                              a)    restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;

                              b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.

Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all’altra ipotesi.

                      4) Governo, Magistratura e Parlamento

                          E’ evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze.

                          E’ comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono – salvo che per la Magistratura – da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa ed ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici.

                          Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass.Naz.Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate.

                          E’ sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare una intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento, già operativo nell’interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di evasione.

                          Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una èquipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di “ripresa democratica” è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.

                          In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.

PROGRAMMI Per programmi s’intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni da compiere in forma di:

a)    azioni di comportamento politico ed economico;

b)    atti amministrativi (di Governo);

c)    atti legislativi; necessari a ribaltare –

concomitanza con quelli descritti in materia di procedimenti – l’attuale tendenza al disfacimento delle istituzioni e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano più secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza, di “registrare” – come nella stampa in tricromia – le funzioni di ciascuna istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.

A titolo di esempio, si considerino due fenomeni:

1)   lo spostamento dei centri di potere reale dal Parlamento ai sindacati e dal Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il CNEL ed una nuova struttura dei Ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduto;

2)   l’involuzione subita dalla scuola negli ultimi lo anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonché dalla programmazione dei abbisogni in tema d’occupazione.

Ne è conseguenza una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale – con gravi deficienze invece nei settori tecnici – nonché la tendenza ad individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro. Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all’equalitarismo assoluto (contro la Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione anche armata. Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio – posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; ed infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione.

Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà temi e notazioni già contenuti nel recente Messaggio del Presidente della Repubblica – indubbiamente notevole – quale diagnosi della situazione del Paese, tendendo, però, ad indicare terapie più che a formulare nuove analisi.

Detti programmi possono essere resi esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge).

a)    Emergenza a breve termine. Il programma urgente comprende, al pari degli altri, provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a “registrare” le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.

a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti

      investono:

         la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;

     il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;

         la normativa per l’accesso in carriera (esami psico- attitudinali preliminari);

         la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà

    provvisoria in presenza dei reati di eversione – anche

    tentata – nei confronti dello Stato e della Costituzione,

    nonché di violazione delle norme sull’ordine pubblico,

    di rapina a mano armata, di sequestro di persona e di

    violenza in generale.

a2) Ordinamento del Governo

1-    legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri

                       (Cost.art.95) per determinare competenze e numero

                       (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari); 

2-    legge sulla programmazione globale (Costit.art.41)

    incentrata su un Ministero dell’economia che ingloba

    le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. –

    PP.SS – Medicredito – Industria – Agricoltura), sul

    CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle forze

    sociali sindacali, imprenditoriali e culturali e su

    procedure d’incontro con il Parlamento e le Regioni;

3-    riforma dell’amministrazione. (Costit.articoli 28-97 e

    98) fondata sulla teoria dell’atto pubblico non

    amministrativo, sulla netta separazione della

    responsabilità politica da quella amministrativa che

    diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di

    Ministero) e sulla sostituzione del principio del

    silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;

4-    definizione della riserva di legge nei limiti voluti e

     richiesti espressamente dalla Costituzqione e

     individuazioni delle aree di normativa secondaria

    (regolamentare) in ispecie di quelle regionali che

    debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito

    delle leggi cornice.

a3) Ordinamento del Parlamento

1)    ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere

    (funzione politica alla CD e funzione economica al

    SR);

2)    modifica (già in corso) dei rispettivi Regolamenti per

     ridare forza al principio del rapporto (Cost.art.64) fra

     maggioranza-Governo, da un lato, e opposizione,

     dall’altro, in luogo della attuale tendenza

     assemblearistica.

3)  adozione del principio delle sessioni temporali in

     funzione di esecuzione del programma governativo.

b)    Provvedimenti economico-sociali;

b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per

      sfollare le università e dare il tempo di elaborare una

      seria riforma della scuola che attui i precetti della

      Costituzione);

b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30′

      effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore,       obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private;

                        b3) eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale – Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto;

                        b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato i turni di festività – anche per sorteggio – in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attività dell’industria turistica, sia per evitare la “sindrome estiva” che blocca le attività produttive;

                        b5) revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:

1-    revisione delle aliquote per i lavoratori. dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76;

2-    nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari della P. A. (onde evitare gli enormi costi delle relative partite di giro);

3-    inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite;

4-    abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare indirettamente la ricerca pura ed il relativo impiego di intellettualità;

5-    alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto;

6-    reciprocità fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed accertati;

b6) abolizione della nominatività dei titoli azionari per

      ridare fiato al mercato azionario e sollecitare

      meglio l’autofinanziamento delle aziende

      produttive;

b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di

      Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in

      sede di giro conti reciproci che si risolvono – nel

      gioco degli interessi – in passività inutili dello

      stesso Stato;

b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali

      stranieri per agevolare il ritorno dei capitali

      dall’estero;

b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi

      sociali (case-ospedali-scuole-trasporti) da

      alimentare con:

1 – sovraimposta IVA sui consumi voluttuari

     (automobili- generi di lusso);

2 – proventi dagli inasprimenti fiscali ex b5)4;

3 – finanziamenti e prestiti esteri su programmi di

     spesa;

4 – stanziamenti appositi di bilancio per investimenti;

5 – diminuzione della spesa corrente per parziale

     pagamento di stipendi statali superiori a

     L.7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al

     9% non commerciabili per due anni.

Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000 miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la disponibilità dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto).

Per quanto concerne la realizzabilità del piano edilizio in presenza della caotica legislazione esistente, sarà necessaria una legge che imponga alle Regioni programmi urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato; per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore che è da considerare il volano della ripresa economica;

                      b10) aumentare la redditività del risparmio postale 

                              elevando il tasso al 7%

                      b11) concedere incentivi prioritari ai settori:

                              I – turistico;

                              Il – trasporti marittimi

                              III – agricolo-specializzato (primizie-zootecnica);

                              IV – energetico convenzionale e futuribile (Nucleare-geotermico-solare);

                              V – industria chimica fine e metalmeccanica specializzata di trasformazione; in  modo da sollecitare investimenti in settori ad alto tasso di mano d’opera ed apportatori di valuta;

                          b12) sospendere tutte le licenze ed i relativi incentivi per impianti di raffinazione  primaria del petrolio e di produzione siderurgica pesante.

                          c) Pregiudiziale è che oggi ogni attività secondo quanto sub a) e b) trovi protagonista e gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti.

      Così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il Paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.

      Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonché di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano annata e di violenza in generale.

                            d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.

           E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso, Europeo sulla formula viva “Settimanale”.

MEDIO E LUNGO TERMINE

   Nel presupposto dell’attuazione di un programma di emergenza a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l’avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d’ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, è necessario rinviare nel tempo l’elencazione di problemi e relativi rimedi.

a)    Provvedimenti istituzionali

a1) Ordinamento giudiziario

unità del Pubblico Ministero (a norma della

  Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M. è

  distinto dai Giudici),

Il responsabilità del Guardasigilli verso il

   Parlamento sull’operato del P.M. (modifica

   costituzionale);

III istruzione pubblica dei processi nella dialettica

    fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici

    giudicanti, con abolizione di ogni segreto

    istruttorio con i relativi e connessi pericoli ed

    eliminando le attuali due fasi d’istruzione;

IV riforma del Consiglio Superiore della

    Magistratura che deve essere responsabile

    verso il Parlamento (modifica costituzionale);

V  riforma dell’ordinamento giudiziario per

    ristabilire criteri di selezione per merito delle

    promozioni dei magistrati, imporre limiti di età

    per le funzioni di accusa, separare le carriere

    requirente e giudicante, ridurre a giudicante la

    funzione pretorile

VI esperimento di elezione di magistrati (Costit.

    art. 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni in

    possesso di particolari requisiti morali;

a2) Ordinamento del Governo

    I   modifica della Costituzione per stabilire che il

      Presidente del Consiglio è eletto daIla Camera

      all’inizio di ogni legislatura e può essere

      rovesciato soltanto attraverso le elezioni del

      successore;

 II   modifica della Costituzione per stabilire che i

       Ministri perdono la qualità di parlamentari

III  revisioni della legge sulla contabilità dello Stato

      e di quella sul bilancio dello Stato (per

      modificarne la natura da competenza in cassa);

                                    IV   revisione della legge sulla finanza locale per stabilire – previo  consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni –  che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di  spesa  basata sui debiti;

                                    V   riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e  ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari

                      a3) Ordinamento del Parlamento

I –  nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proprozionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);

II –  modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio);

III –  Stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);

IV –  Stabilire che i decreti-legge sono inemendabili:

                     a4) Ordinamento di altri organi istituzionali

1) Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive ed in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);

2) Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);

3) Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici.

Provvedimenti economico sociali,

   b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro ed un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni);

   b2) nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;

   b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonché le retribuzioni dei giornalisti;

   b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali;

   b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo:

1) Il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità;

2) il controllo rigido sulle pensioni di invalidità;

3) l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;

   b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati e limitando il diritto di sciopero nel senso di:

1) introdurre l’obbligo di preavviso dopo avere esperito il concordato;

2) escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte; pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;

3) limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;

b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle imprese e sulla gestione (modello tedesco)

b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle acque, rimboscamento, insediamenti umani);

b9) legislazione antimonopolio (modello USA);

b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);

b11) riforma della scuola (selezione meritocratica – borse di studio ai non abbienti – scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);

b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco

      c) Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI – TV.                

ORGANIGRAMMA

ECONOMIA E FINANZA

        Governatore Banca d’Italia

        Direttore Generale B.ca It.

        Presidente IRI (e finanziarie dipendenti)

        Dir. Gen. –   “   

        Presidente ENI (e finanziarie dipendenti)

        Dir. Gen.      “

        Presidente e Dir. Gen. Enti di gestione PP.SS. (EGAM-EFIM- Cinema – Terme)

        Presidente Cassa Mezzog   

        Dir. Gen.       “                 

        Presidente IMI

        Dir. Gen.     “     

        Presidente Mediobanca

        Dir. Gen.          “   

        Presidente Mediocredito Centrale

        Dir. Gen.          “  

        Presidente ICIPU

        Dir. Gen.         “    

        Presidente INA

        Dir. Gen.     “

        Presidente INPS

        Dir. Gen.     “   

        Presidente INAM

        Dir. Gen.   “  

        Presidente INADEL

        Dir. Gen.     “

MAGISTRATURA

Primo Pres. Corte Cass.

Proc. Gener.      “     “

Avv. Gerer.      “       “

Pres. C.A.    Roma

Proc. Gen. C.A. Milano

Pres. Trib.   Torino

Proc. Repubbl. Venezia

Cons. Istrutt. Bologna

                     Firenze

                     Napoli

                     Bari

                     Catanzaro

                     Palermo

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

        Presidente Consiglio di Stato

        Presidente Corte dei Conti

        Procuratore Generale Corte dei Conti

        Ragioniere generale dello Stato

        Segretario Generale Ministero Affari Esteri

        Segretario Generale Programmazione

        Capo della Polizia

        Direttore Generale FF.SS

        Direttore Generale PP.TT

        Direttore Generale ANAS

        Direttore Generale Tesoro

        Direttore Generale II.DD.

        Direttore Generale II. Indiri.

        Direttore Generale UTE

        Direttore Generale fonti d’energia

        Direttore Generale produzione industriale

        Direttore Generale produzione industriale

        Direttore Generale valute

        Direttori Generali istruzione elementare

                                 secondaria 1° grado

                                 superiore

                                 tecnica

                                 professionale

                                 universitaria

CORPI MILITARI

        Capo S.M. Difesa

        Capo S.M. Esercito

        Capo S.M. Marina

        Capo S.M. Aeronautica

        Com.te Arma CC.

        Capo S.M. Guardia Fin.

        Com  ti Regioni Territoriali Eserc

        Com.ti Zone Aeree

        Com.ti Dipartim. Mil. Maritt.

        Com.te Guardie PS

        Com.te Guardie Forestali

        Com.te Guardie Carcerarie

        Com.te Sid.


Segue

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