Fisicamente

di Roberto Renzetti

La lettera con cui Andreotti tolse il velo all’armata del mistero

Il 26 febbraio 1991 Giulio Andreotti, all’epoca presidente del Consiglio, prendendo tutti in contropiede – specie l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, nonché i vertici del SISMI – invia alla commissione Stragi una relazione su GLADIO.

Un documento con molte lacune, ma il segreto della Repubblica, ormai, è stato violato.

Ecco il testo della lettera:

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PREMESSA

L’esistenza dell’Organizzazione denominata “Gladio” è venuta pubblicamente alla luce nel corso delle indagini condotte dalla magistratura relative a fattispecie delittuose verificatesi negli anni ’70.

Il Governo, anche per aderire a specifiche istanze formulate dal Parlamento, e tenuto conto dei mutati equilibri tra le Nazioni europee, ha ritenuto di soddisfare le esigenze conoscitive dell’Autorità Giudiziaria, consentendo agli inquirenti l’accesso agli archivi dei Servizi di sicurezza. Una documentazione sulla “Gladio” venne inviata al Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza ed alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi ed il terrorismo. Una comunicazione sulla materia venne fatta dal Presidente del Consiglio dei Ministri l’8 novembre 1990 al Senato e l’11 gennaio 1991 alla Camera dei Deputati. Si è ritenuto specifico dovere fornire una piena ed incondizionata collaborazione, tant’è che il Governo ha revocato il segreto di Stato che, a suo tempo, era stato opposto e confermato su documentazione attinente alle indagini.

Se e’ vero, infatti, che l’attività dei Servizi deve essere circondata dal massimo riserbo, è anche vero che, se vengono meno i presupposti che giustificano tale riserbo ed in presenza di specifiche esigenze, è possibile far conoscere determinate informazioni di interesse.

D’altra parte, l’attività dei Servizi di sicurezza, che si svolge, sulla base di particolari criteri di metodi e discrezionalità, deve sempre rientrare nello stretto alveo delle finalità istituzionali da perseguire. Ogni volta che non si e’ osservato questo principio si sono verificate isolate deviazioni che hanno danneggiato l’immagine degli Organismi informativi con negativi riflessi sull’amministrazione civile e militare dello Stato e l’armonia tra le forze politiche, turbata da sospetti ed indebite ingerenze nella sfera privata, per fatti del tutto personali che non hanno alcun rilievo in relazione alla fedeltà ai principi costituzionali.

Il Governo, sulla base di esame obiettivo degli atti, può escludere che l’organizzazione “Gladio” – creata per contrastare un’eventuale occupazione nemica del territorio nazionale – sia stata impiegata al di fuori dei compiti istituzionali, che prevedevano, per il tempo di pace, l’effettuazione di attività addestrative. Il solo caso di prospettato, diverso impiego della struttura, si e’ verificato nell’agosto 1990. Il Direttore del SISMI (L’Amm. Fulvio Martini. NDR), senza informare l’autorità politica e senza alcuna autorizzazione – che, ove richiesta, non sarebbe stata concessa – ha impartito disposizioni acchè il personale appartenente alla “Gladio” venisse gradualmente

addestrato a recepire “indicatori di attività illegali”. Tale iniziativa, della quale il Governo e’ venuto a conoscenza il 13 dicembre 1990 è stata censurata dal Ministro della Difesa perché non pertinente con le finalità istitutive dell’organizzazione clandestina “Stay-Behind”.

Il Governo ha fatto e farà tutto il possibile per fornire la massima collaborazione al Parlamento ed alla magistratura, nella convinzione

della piena legittimità della struttura, costituita in determinate

circostanze storiche e confluita progressivamente in un contesto

operativo strettamente collegato alla pianificazione militare

dell’Alleanza Atlantica.

La presente relazione, oltre a costituire un ulteriore strumento conoscitivo, offre al Parlamento una organica ricostruzione  dei presupposti, del funzionamento e degli aspetti giuridici dell’intera vicenda. Cioè nell’intento di contribuire a far chiarezza sui fatti.

1. L’ACCORDO “STAY-BEHIND”.

Il Servizio Informazioni delle Forze Armate (SIFAR) mise allo studio, fin dal 1951, la realizzazione e la gestione di una organizzazione “clandestina” di resistenza, mutuata dalle precedenti esperienze della guerra partigiana, per uniformare e collegare in un unico, omogeneo contesto operativo e difensivo le strutture militari italiane con quelle dei Paesi alleati. Reti di resistenza erano state organizzate in quell’epoca dalla Gran Bretagna in Olanda, Belgio e, presumibilmente, in Danimarca e Norvegia. La Francia aveva provveduto per i territori tedeschi ed austriaci sottoposti al suo controllo e, per il territorio nazionale, fino ai Pirenei.

Anche la Jugoslavia, dopo la rottura con Mosca, aveva orientato la sua preparazione militare essenzialmente su questo tipo di operazioni speciali.

   Il 21 novembre 1951 veniva conclusa dal SIFAR e dal Servizio americano un’intesa di reciproca collaborazione relativa alla organizzazione ed alla attività del complesso clandestino post-occupazione comunemente denominato “Stay-Behind” (stare indietro), il quale prevedeva la costituzione di reti di resistenza addestrate ad operare, in caso di occupazione nemica del territorio, nei seguenti campi:

   – raccolta delle informazioni,

   – sabotaggio,

   – guerriglia,

   – propaganda ed esfiltrazione.

Tale ultima attività rivestiva nel complesso operativo di particolare importanza e delicatezza, attesa la necessita’ di mantenere i collegamenti fra le zone occupate ed il territorio libero.

Con la conclusione di tale intesa vennero definitivamente poste le basi per la realizzazione dell’operazione indicata in codice con il nome di “Gladio”. Elemento essenziale dell’intera operazione era l’installazione in Sardegna di un Centro destinato a:

   – fungere da base di ripiegamento;

   – dirigere le operazioni delle reti clandestine post-occupazione;

   – addestrare il personale.

Tale Centro, denominato Centro addestramento guastatori (CAG), la cui costituzione venne finanziata con fondi USA, e’ stato utilizzato in seguito non solo per l’attività addestrativa degli appartenenti alla “Gladio”, ma anche per quella di personale operativo dei Servizi di informazione e sicurezza italiani ed appartenenti a Paesi alleati e di unita’ delle “forze speciali” nazionali e NATO.

L’opzione Sardegna, quale territorio destinato ad ospitare la “base operativa” della “Gladio”, non fu casuale, ma era coordinata con i piani all’epoca predisposti dallo Stato Maggiore Difesa italiano, che prevedevano l’attuazione di tutti gli sforzi per “mantenere” l’isola nell’ipotesi di invasione straniera del territorio nazionale.

2. PARTECIPAZIONE ITALIANA AGLI ORGANI COLLEGIALI DI COORDINAMENTO

   DEL SETTORE.

Una volta costituito l’organismo clandestino di resistenza, l’Italia fu chiamata a partecipare quale membro effettivo ai lavori di alcuni organismi operanti in ambito NATO.

A partire dal 1959, entrammo a far parte del Comitato clandestino di pianificazione (CPC), operante nell’ambito dello SHAPE (Supreme headquarters allied powers Europe). Detto Comitato aveva il compito di studiare la condizione dell’attività informativo-offensiva in caso di guerra, con particolare riferimento ai territori di possibile occupazione da parte del nemico: in esso erano già rappresentati gli USA, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania ed altri paesi della NATO.

Nel 1964, il nostro Servizio informazioni entro’ nel Comitato Clandestino Alleato (CCA), organismo destinato a studiare e risolvere tutti i problemi di collaborazione fra i diversi Paesi per il funzionamento delle reti di evasione e fuga. Di questo Comitato facevano parte: Gran Bretagna, Francia, USA, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Germania Occidentale. Inoltre, il necessario raccordo strategico nell’ambito dell’Alleanza Atlantica tra le attività di guerra non ortodossa, affidate alle reti clandestine di resistenza, e le operazioni non tradizionali effettuate, in territorio nemico o invaso dal nemico, dalle forze

militari regolari, veniva attuato attraverso apposite direttive emanate dal Comando Supremo Alleato in Europa.

   3. L’OPERAZIONE “GLADIO”.

L’organizzazione riservata realizzata dal SIFAR nel territorio nazionale consisteva in una struttura:

   – controllata da quella informativa ufficiale;

   – formata da agenti operanti nel territorio che, per età, sesso

     ed occupazione avessero buone possibilità di sfuggire ad eventuali

     deportazioni ed internamenti;

   – di agevole gestione anche da parte di una struttura di comando

     esterna al territorio occupato;

   – coperta da massima segretezza e per tal ragione suddivisa in un

     “ordinamento cellulare”, cosi’ da ridurre al minimo ogni danno

     derivante da defezioni, incidenti o “sforamenti” della rete.

La rete riservata di resistenza si articolava nei seguenti settori di attività:

   – informazione;

   – sabotaggio;

   – propaganda e resistenza generale;

   – radiocomunicazioni;

   – cifra;

   – ricevimento e sgombro di persone e materiali.

Ognuno dei settori di attività suindicati doveva operare in modo indipendente dall’altro, del quale in teoria doveva sconoscere l’esistenza con il raccordo e la coordinazione in caso di necessita’ della già menzionata base esterna di ripiegamento individuata in Sardegna.

La costituzione e l’organizzazione della struttura di resistenza comportavano:

   – la formazione del personale direttivo attraverso apposito corso

     di istruzione presso la TRAINING DIVISION Dell'”Intelligence

     Service” britannico;

   – il reclutamento dei capi rete e degli agenti da individuare con il

     concorso del Servizio informazioni;

   – la pianificazione geografico-operativa delle varie attività

     nell’Italia settentrionale, da concordare con gli uffici operazioni

     delle tre Forze Armate e con il Servizio informazioni USA;

   – la scelta del materiale d’accordo con l’Intelligence americana;

   – un apposito stanziamento di bilancio;

Il 1  ottobre 1956 era stata costituita, nell’ambito dell’ufficio “R” del SIFAR, una Sezione addestramento, denominata SAD (Studi Speciali e Addestramento del personale). La sezione ai cui responsabili verrà demandato il ruolo di coordinatore generale dell’operazione “Gladio”, si articolava in quattro gruppi:

   – supporto generale;

   – segreteria permanente ed attivazione delle branche operative;

   – trasmissioni;

   – supporto aereo, logistico ed operativo.

Alle dipendenze della Sezione venne posto il Centro addestramento guastatori (CAG).

Le linee direttrici che informavano l’attività della nuova Sezione erano:

   – la costituzione dell’apparato direttivo centrale e la pianificazione generale;

   – la costituzione ed il perfezionamento della base addestrativa,

     degli istruttori e delle attrezzature didattiche;

   – la costituzione del Centro trasmissioni di Olmedo (per collegamento

     a grande distanza; attività di radio propaganda; trasmissioni di

     disturbo);

   – la pianificazione degli elementi fondamentali dell’organizzazione

     (sicurezza, personale, addestramento, organizzazione e documentazione);

   – l’effettuazione di corsi addestrativi all’estero (presso la scuola

     del Servizio americano) per il personale della Sezione;

   – l’attivazione delle branche operative costituite da 40 nuclei dei

     quali:

   . 6 informativi;

   . 10 sabotaggio;

   . 6 propaganda;

   . 6 evasione e fuga;

   . 12 guerriglia

   – la costituzione di 5 unita’ di guerriglia di pronto impiego in

     regioni di particolare interesse, rispettivamente denominate:

   . Stella Alpina, nel Friuli;

   . Stella Marina, nella zona di Trieste;

   . Rododendro, nel Trentino;

   . Azalea, nel Veneto;

   . Ginestra, nella zona dei laghi lombardi;

   – l’approntamento e la dislocazione periferica dei materiali

     necessari ai settori operativi;

   – l’addestramento e la qualificazione degli elementi dei nuclei e

     delle unita’ di pronto impiego;

   – le ricognizioni terrestri ed aeree delle zone di particolare

     interesse;

   – la raccolta della documentazione di interesse (cartografica,

     monografica e fotografica);

   – le attività sperimentali presso il CAG (aeree, paracadutistiche,

     acquee, subacquee e terreni difficili):

Negli anni dal 1974 al 1976 l’intera pianificazione operativa di “Gladio” venne rivista. Il nuovo assetto prevedeva:

   – unita’ di guerriglia (UDG), dislocate su diverse zone del territorio

     nazionale (e non più nella sola fascia alpina nord-orientale);

   – reti di azione clandestina (RAC);

   – nuclei (NU), da crearsi in zone particolarmente sensibili per

     l’attività di esfiltrazione.

A partire dagli anni ’80, il venire meno delle esigenze che informavano le precedenti disposizioni post-belliche e le radicali modifiche all’assetto ordinamentale dei Servizi di informazione e sicurezza italiani, comportarono una revisione delle modalità di realizzazione della “guerra non ortodossa” nel quadro delle strategie generali concordate con i Paesi alleati. In tale contesto vennero attuate le iniziative, da tempo allo studio, per costituire, in ambito nazionale, un organismo con il compito di pianificare e di coordinare l’impiego delle risorse del Servizio con quelle delle singole Forze Armate destinate all’attività di guerra non convenzionale, altrimenti detta non ortodossa. Ciò al fine di razionalizzare il settore ed evitare inutili sovrapposizioni di competenze, con evidente dispendio delle risorse medesime. Nel 1985 fu, pertanto, costituito un “Comitato di coordinamento operazioni di guerra non ortodossa” (GNO) cosi’ da predisporre, fin da tempo di pace, quanto necessario per lo stretto coordinamento dell’attività di GNO sul territorio nazionale eventualmente occupato.

Parallelamente, si procedette in ambito SISMI alla formazione di quadri in grado di istruire personale esterno alla condizione, in caso di invasione, di operazioni militari clandestine.

In tale contesto le operazioni di informazione, propaganda, evasione ed esfiltrazione vennero affidate al personale “volontario civile”, mentre l’addestramento e la partecipazione ad azioni di sabotaggio, controsabotaggio e guerriglia venne riservato ad appartenenti al Servizio particolarmente selezionati.

L’attività principale nel tempo di pace riguardava essenzialmente:

   – la ricerca e l’eventuale reclutamento di persone idonee ad

     assolvere funzioni di comando e di elementi in possesso di nozioni

     specialistiche;

   – l’addestramento di personale reclutato;

   – le esercitazioni svolte in comune con i servizi alleati;

   – le predisposizioni per l’acquisizione e la conservazione a lunga

     durata dei materiali  e per il loro trasporto;

   – l’aggiornamento della pianificazione operativa;

   – il controllo del personale già reclutato a fini di sicurezza;

   – lo scambio di esperienze con i servizi collegati.

Il reclutamento del personale “civile” avveniva attraverso quattro distinte fasi: l’individuazione, la selezione, la sottoscrizione dell’impegno ed il controllo.

L’individuazione veniva fatta sia dai quadri già facenti parte dell’organizzazione “Stay-Behind” sia da elementi del Servizio responsabili dell’organizzazione.

Non esistevano preclusioni di sesso, età ed idoneità al servizio militare (anche se, fino al 1975 circa, si e’ preferito reclutare personale che avesse assolto agli obblighi di leva, in quanto richiamabile). Dall’entrata in vigore della legge 24 ottobre 1977, n.801 (istituzione del Sismi, Sisde e Cesis, in pratica l’ultima legge sui servizi di sicurezza. NDR), i criteri di reclutamento furono ancorati ai principi stabiliti dalla legge stessa che prevedevano l’esclusione dei membri del Parlamento, di consiglieri regionali, provinciali e comunali, dei magistrati, dei ministri di culto e dei giornalisti.

La selezione veniva fatta dai responsabili della struttura sulla base delle informazioni ricavate attraverso i normali canali del Servizio.

Le informazioni servivano a stabilire che l’individuo da reclutare non avesse precedenti di alcun tipo nel casellario giudiziario, non facesse politica attiva, ne’ partecipasse a movimenti estremisti di qualsiasi tipo.

La sottoscrizione dell’impegno si attuava solo dopo aver avuto il benestare dai responsabili dell’organizzazione sulla base delle informazioni ricevute. Veniva effettuato dai quadri o dal personale del Servizio che á suo tempo avevano segnalato i nominativi.

Ciò avveniva normalmente in tempi successivi cosi’ da consentire la non compromissione dell’operazione e del reclutatore anche in casi di

rifiuto o di incertezza. Il controllo era continuo e veniva effettuato dai responsabili dell’organizzazione.

Alla data del congelamento della struttura risultavano essere stati reclutati nel tempo per le esigenze della Gladio 622 elementi, dei quali:

   – 223, nella posizione di effettivi;

   – 354, nella posizione di riserva;

   – 45 deceduti;

Di questi:

   – l’83% e nato prima del 1945, 

   – il 16% fra il 1945 ed il 1960,

   – l’1% successivamente al 1960

Nessuno degli aderenti all’organizzazione risulta essere stato iscritto alla loggia massonica P2.

   4. I DEPOSITI DI ARMI (NASCO).

A seguito degli accordi più sopra richiamati, nel corso del 1959, l'”Intelligence” americana provvide ad inviare presso il CAG i materiali di carattere operativo destinati a costituire le scorte di prima dotazione dei nuclei e delle unita’ di pronto impiego, da occultare, fin dal tempo di pace, in appositi nascondigli interrati nelle varie zone di eventuale operazione.

I materiali in questione pervennero dagli Stati Uniti confezionati in speciali involucri al fine di assicurarne il perfetto stato di conservazione e, a partire dal 1963, ebbe inizio il loro interramento in appositi contenitori.

I Nasco (Nascoindigli. NDR) erano cosi distribuiti sul territorio nazionale:

   – 100 nel Friuli-Venezia Giulia,

   – 7 nel Veneto,

   – 5 in Trentino Alto-Adige,

   – 11 in Lombardia,

   – 7 in Piemonte,

   – 4 in Liguria,

   – 2 in Emilia-Romagna,

   – 1 in Campania,

   – 2 in Puglia.

I depositi venivano normalmente interrati a “contatto” con elementi  caratteristici del terreno (cimiteri, ruderi, cappelle, chiesette, fontanili ecc..) che fossero:

   – facilmente riconoscibili

   – inamovibili

   – facilmente identificabili dall’interpretazione di brevi messaggi

     preformulati trasmessi, all’emergenza, dalla base del campo;

   – idonei a fornire la garanzia che, anche in caso di distruzione, i

     ruderi sarebbero stati sufficienti per permettere la localizzazione

     del nascondiglio.

Il materiale conservato nei Nasco era composto da armi portatili, munizioni, esplosivi, bombe a mano, pugnali, coltelli, fucili di precisione, radio trasmittenti, binocoli ed utensili vari.

I depositi erano gestiti direttamente dalla Sezione SAD, che custodiva i “rapporti di posa”, contenenti le indicazioni  sull’ubicazione di Nasco. In caso di violazione delle frontiere nazionali da parte di truppe straniere, le istruzioni recanti tutti i punti di riferimento per localizzare i materiali, sarebbero state trasmesse alle reti “Gladio”, attivate per l’emergenza, a mezzo di messaggi radio precompilati, conservati nella sedi di Servizio.

A causa del rinvenimento fortuito nel 1972 di uno dei contenitori nella zona di Aurisina, venne deciso, per realizzare migliori condizioni di sicurezza, il recupero di tutti i depositi. Le operazioni di recupero ebbero inizio a partire dall’aprile di quell’anno.

I materiali esplosivi ed incendiari recuperati, attesa l’impossibilità della loro conservazione in caserme o altre strutture adibite ad uffici od abitazioni, furono riuniti presso il Centro addestramento guastatori e presso il deposito munizioni di Campo Mela (Sassari) e ne fu previsto, all’emergenza, il rifornimento attraverso avio-lancio.

I materiali di armamento e di munizionamento vennero immagazzinati, in consegna fiduciaria, presso caserme dei Carabinieri.

Detti materiali vennero contrassegnati con l’etichetta di copertura “Ufficio monografie del V CMT – scorte speciali di copertura”.

Le operazioni di recupero, che ebbero termine nel corso del 1973, permisero di ritornare in possesso di materiali contenuti in 127 Nasco su 139 a suo tempo interrati. Rimanevano 12 contenitori per i quali si indicano qui di seguito le località, la data di interramento, il contenuto oltre che i motivi del mancato recupero che è da attribuire alla difficoltà di portarli alla luce in maniera

discreta.

   a. Cimitero di Brusuglio (Cormano di Milano).

   – data di posa: 10 luglio 1963;

   – contenuto:  armi individuali, munizioni, macchine fotografiche;

   – motivo del mancato recupero: il cimitero subì negli anni  1965-1972

     vari e consistenti ampliamenti;

   – numero dei contenitori:  3 metallici;

   b. Cimitero di Arbizzano di Negra (Verona).

   – data di posa: 1  agosto 1963;

   – contenuto: esplosivi, pistole, bombe a mano;

   – motivo del mancato recupero: a seguito dei lavori di ampliamento

     del cimitero (1969-72), sul Nasco vennero costruiti nuovi loculi;

   – numero dei contenitori: 3 metallici ed 1 di plastica;

   c. Cimitero vecchio di Abbadia Alpina, frazione di Pinerolo (Torino):

   – data di posa: 17 maggio 1964;

   – contenuto: duplicatore, materiale fotografico;

   – motivo del mancato recupero: nei pressi del luogo di interramento

     del Nasco fu realizzato un canale ricoperto con cemento;

   – numero dei contenitori: 2 metallici;

   d. Crescentino (Vercelli), argine sinistro del canale Cavour nei

      pressi del Ponte di Praiassi;

   –   data di posa: 6 agosto 1961;

   –   contenuto: armi leggere, pistole, pugnali, bombe a mano;

   –   motivo del mancato recupero: il punto indicato nel rapporto

       di posa e’ stato interessato da una coltura di pioppi, il cui

       ciclo decennale e’ intervallato da un’aratura profonda del

       terreno. Tale operazione ha provocato una traslazione sia in

       verticale che in orizzontale del Nasco, rendendone impossibile

       all’epoca la localizzazione;

   –   numero dei contenitori: 3 metallici e 3 di plastica;

   e.  S.Pietro al Natisone (Udine), casetta disabitata (ai tempi

       della posa) nei pressi della Cappella di quota 236:

   –   data di posa: 16 luglio 1963;

   –   contenuto: armi leggere e munizioni;

   –   motivo del mancato recupero: la casa venne riattata nel 1967,

       ampliata ed abitata. Il Nasco venne cosi’ a trovarsi sotto il

       nuovo corpo-fabbrica;

   –   numero dei contenitori: 2 metallici ed 1 di plastica;

   f.  Chiesetta di S. Giacomo di Reana del Roiale (Udine), tra Ribbis

       e Adegliaccio:

   –   data di posa: 16 giugno 1964;

   –   contenuto: armi leggere e munizioni;

   –   motivo del mancato recupero: l’area circostante la chiesetta

       sotto la quale fu collocato il Nasco e’ stata successivamente

       rivestita (1970) di uno strato compatto, costituito da cemento

       e ciottoli. Il deposito non era dunque più raggiungibile se

       non con demolizioni;

   –   numero dei contenitori: 2 metallici ed 1 di plastica;

   g.  Chiesetta di S. Giacomo di Reana del Roiale (Udine), tra Ribbis

       e Adegliaccio:

   –   data di posa: 16 giugno 1964;

   –   contenuto: armi leggere e munizioni;

   –   motivo del mancato recupero: l’area circostante la chiesetta

       sotto la quale fu collocato il Nasco e’ stata successivamente

       rivestita (1970) di uno strato compatto, costituito da

       cemento e ciottoli. Il deposito non era dunque più raggiungibile

       se non con demolizioni;

   –   numero dei contenitori: 2 metallici ed 1 di plastica;

   h.   Cappella mortuaria del cimitero di Mariano del Friuli (Gorizia):

   –   data di posta: 25 giugno 1964;

   –   contenuto: armi individuali, pistole, duplicatore;

   –   motivo del mancato recupero: la cappella mortuaria sotto la

       quale venne sotterrato il Nasco fu ampliata (1971). Di

       conseguenza non era più possibile raggiungere il Nasco, se

       non con demolizioni;

   –   numero dei contenitori: 2 metallici e 3 di plastica;

   i.  Chiesetta di Santa Petronilla di San Vito al Tagliamento

       (Udine):

   –   data di posa: 28 settembre 1964;

   –   contenuto: armi leggere e munizioni;

   –   motivo del mancato recupero: il pronao della chiesetta,

       sotto il quale era stato collocato il Nasco, è stato

       pavimentato (1972). Il Nasco non era dunque più raggiungibile

       se non con demolizioni;

   –   numero dei contenitori: 2 metallici e 2 di plastica;

   l.  Chiesetta di Santa Petronilla di San Vito al Tagliamento

       (Udine):

   –   data di posa: 28 settembre 1964;

   –   contenuto: pistole, fucili, duplicatore;

   –   motivo del mancato recupero: il pronao della chiesetta,

       sotto il quale era stato collocato il Nasco, e’ stato

       pavimentato (1972). Il Nasco non era dunque più raggiungibile

       se non con demolizioni;

   –   numero dei contenitori: 2 metallici e 2 di plastica;

   m.  Chiesetta Madonna del Sasso nel comune di Villa Santina

       (Udine):

    –   data di posa: 31 ottobre 1964;

    –   contenuto: armi leggere, munizioni;

    –   motivo del mancato recupero: asportazione da parte di

        ignoti;

    –   numero dei contenitori: 2 metallici ed 1 di plastica;

   n.  Chiesetta Madonna del Sasso nel comune di Villa Santina (Udine):

   –   data di posa: 31 ottobre 1964;

   –   contenuto: armi leggere, munizioni;

   –   motivo del mancato recupero: asportazione da parte di

       ignoti;

   –   numero dei contenitori: 2 metallici ed 1 di plastica:

Con le ordinanze del 30 ottobre, 2 e 6 novembre 1990, il giudice istruttore di Venezia, dott. Mastelloni, nell’ambito dell’inchiesta penale sulla caduta dell’aereo “Argo 16”, ha incaricato i Comandi dei Carabinieri competenti per territorio di ricercare e dissotterrare i cennati 12 depositi ancora non recuperati. Le relative operazioni di scavo hanno portato al rinvenimento della totalità dei materiali, fatta eccezione per quelli contenuti:

   –  nei due Nasco situati nei comuni di Villa Santina (UD), che già erano risultati scomparsi nel 1972;

   –  nel Nasco interrato nel cimitero di Brusuglio (Cormano di Milano);

   –  nel Nasco di Crescentino (VC), ove le ricerche hanno portato ad

      un recupero solo parziale (due pistole, di calibro 9 e 22).

Lo stesso magistrato veneziano ha anche fatto richiesta di acquisire le matricole delle armi portatili conservate nei due “Nasco” a suo tempo occultati in Villa Santina – Chiesa Madonna del Sasso.

Come già detto in precedenza, tali armi pervennero al Servizio italiano alla fine degli anni ’50, già sigillate in contenitori plastici per la lunga conservazione: non fu possibile rilevarne le matricole poiché i pacchi non vennero aperti, al fine di non comprometterne la confezione.

Allo scopo di corrispondere alla richiesta e’ stato appositamente interpellato il Servizio informazioni americano (CIA), il quale ha riposto di non aver reperito nei propri archivi alcuna documentazione relativa alle matricole delle armi fornite al Servizio italiano.

   5. ONERI FINANZIARI PER L’OPERAZIONE “GLADIO”.

Come già detto in precedenza, le spese per l’avvio dell’operazione “Gladio” furono sostenute con il concorso del servizio USA. Esse riguardavano principalmente:

   – terreni e costruzioni                          L.   385 ml.

   – contributi annuali (dal ’57 al ’75)            L. 1.004 ml.

   – contributi materiali operativi                 L. 1.292 ml.

Il contributo USA ha soddisfatto solo in parte le esigenze finanziarie connesse alla gestione della struttura tant’è che il Servizio italiano ha direttamente provveduto all’erogazione dei fondi necessari. La documentazione relativa agli anni precedenti al 1981 non e’ più consultabile, in quanto distrutta ai sensi

della vigente normativa che regola la tenuta e la conservazione degli atti d’archivio degli Organismi informativi. Esiste solo traccia di un “bilancio di previsione”, redatto nel 1959, per un importo di L. 225 ml. annui, suddivisi in 125 a bilancio riservato e 100 a bilancio ordinario. Da tali somme andavano, comunque, escluse le spese per il personale militare, che, presumibilmente, gravavano su altri capitoli del Ministero della Difesa.

Per gli anni dal 1981 al 1990 le spese complessive per la gestione di “Gladio” sono ammontate a L. 3.409.208.000, corrispondenti ad una media annuale di poco più di 340 milioni.

   6.   SCIOGLIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE.

Alla luce dei significativi avvenimenti che hanno interessato l’Est europeo e dei conseguenti mutamenti degli equilibri politici che per anni hanno obbligato molte nazioni a vivere suddivise in rigidi blocchi contrapposti, il Governo si e’ impegnato a rivedere tutte le disposizioni in materia di “guerra non ortodossa” ed a promuovere, ove del caso, nelle competenti sedi collegiali alleate ogni utile iniziativa volta a verificare, sia sul piano politico che su quello della tecnica militare, l’attuale utilità e validità dei sistemi “clandestini” di protezione del territorio dello Stato.

Dall’esame della  situazione attuale, il Governo ha tratto il convincimento che sono venuti meno i presupposti politico-militari sulla base dei quali fu costituita la rete “Stay-Behind”. In relazione a ciò, il Ministro della Difesa, on. Rognoni ha, dapprima congelato l’attività della struttura “Gladio”, e

successivamente ne ha disposto, in data 27 novembre 1990, la soppressione congiuntamente allo scioglimento di tutta l’organizzazione ad essa connessa. Si è provveduto pertanto, in data 14 dicembre 1990, a trasmettere al Comitato Clandestino di Pianificazione (CPC) ed al Comitato Clandestino Alleato (ACC) le

comunicazioni di disimpegno dell’Italia in campo NATO relativamente alla rete “Stay-Behind”. Parimenti, si e’ provveduto ad inviare ai membri dell’organizzazione la comunicazione delle decisioni governative ed il conseguente venir meno di ogni obbligo a suo tempo assunto verso la “Gladio”.

Per quanto attiene, poi, al materiale già in dotazione all’organizzazione – comprensivo di vestiario, equipaggiamento, armamento ed altro – accantonato presso il Centro addestramento guastatori di Alghero, lo Stato Maggiore Esercito ne ha disposto il versamento – già attuato – a diversi Enti della Regione Militare della Sardegna.

   7. GLI SVILUPPI PIU’ RCENTI DELLA QUESTIONE “GLADIO”.

L’organizzazione “Gladio” non fu mai attivata. Anche le disposizioni, impartite dal Direttore del SISMI in data 1 agosto 1990 per utilizzare la struttura “Gladio” onde reperire informazioni sulla criminalità organizzata, specificatamente in funzione antidroga, non hanno  avuto pratico effetto per l’intervenuto scioglimento.

Ciò premesso, è opportuno ribadire che ogni sospetto, in merito a possibili azioni di “Gladio” intese ad interferire con la vita democratica del Paese, è ingiusto, ingiustificato e fuorviante.

La segretezza dell’organizzazione era indispensabile in relazione agli scopi che si proponeva, ma non serviva a nascondere azioni illegali o delittuose. La qualità del personale potrebbe essere controllata in qualsiasi momento; nessun elemento del personale esecutivo di “Gladio” ha mai avuto autonoma disponibilità di armi e di altro materiale bellico predisposto per le esigenze della guerra non ortodossa.

L’organizzazione “Gladio” nacque – come si è detto all’inizio- in una situazione politica internazionale in cui, sull’esperienza della lotta partigiana in Italia e all’estero, esisteva l’esigenza di non farsi cogliere impreparati in caso di invasione del territorio nazionale; tale esigenza rientrava nella pianificazione operativa dell’Alleanza Atlantica.

Non esiste alcun elemento che possa far dubitare che il comportamento  di “Gladio” abbia deviato dai suoi compiti di istituto; la situazione politica internazionale e’ ora rapidamente e radicalmente cambiata e, di conseguenza, “Gladio” e’ stata sciolta.

Eventuali deviazioni operate da singoli componenti della struttura potranno costituire oggetti di accertamento da parte della magistratura.

   8.   LA SITUAZIONE NEGLI ALTRI PAESI.

Si segnalano le situazioni dei Paesi che hanno adottato decisioni analoghe a quelle del Governo italiano:

   – BELGIO: il 23 novembre 1990 e’ stata sciolta una organizzazione

     creata, agli inizi degli anni ’50, nell’ambito dei Comitati alleati;

   – FRANCIA: all’inizio del mese di novembre 1990 il Presidente

     MITTERAND ha formalmente sciolto un’organizzazione istituita negli

     anni ’50;

   – LUSSEMBURGO: ha di recente ufficialmente comunicato lo scioglimento

     dell’organizzazione “Stay-Behind”.

Altri Governi alleati non hanno ancora deciso di sciogliere questo tipo di struttura o hanno dichiarato di ritenerla tuttora valida.

Per quanto riguarda poi altri Paesi europei, tradizionalmente neutrali, ancorché gravitanti nell’orbita occidentale, si hanno le seguenti notizie:

   – AUSTRIA: notizie stampa riportano l’avvenuta scoperta, nel

     periodo 1958/62, di depositi clandestini di armi ed equipaggiamenti

     militari. Tale materiale avrebbe dovuto essere impiegato, in caso

     di invasione, per attività di resistenza da condursi da parte di

     talune organizzazioni che sarebbero state sciolte nel 1970;

   – SVIZZERA: un’organizzazione di resistenza, costituita negli

     anni ’50 e potenziata negli anni ’70, e’ stata soppressa in data

     14 novembre 1990, perché non più aderente alla situazione

     internazionale attuale.

   9. LE INCHIESTE GIUDIZIARIE.

Il 19 gennaio 1990 il giudice istruttore del Tribunale di Venezia, dott. Casson, nell’ambito del procedimento sulla strage di Peteano inoltrava al Presidente del Consiglio una richiesta intesa ad acquisire documentazione utile per accertare “se nel periodo 1972-73-74 siano stati effettuati nel Friuli-Venezia Giulia trasferimenti dei depositi (segreti) di armi, munizioni ed esplosivi a disposizione dei Servizi di sicurezza”.

Di fronte a tale richiesta il Governo ha ritenuto, anche in considerazione dei mutati rapporti tra le Nazioni europee, di aprire alle esigenze della magistratura gli archivi dei Servizi segreti e di far conoscere al Parlamento la portata esatta di alcuni passaggi storici che avevano condotto, anche in passato, a strumentalizzazioni ed a conclusioni fuorvianti. Di conseguenza – nel luglio 1990 – il giudice poteva prendere conoscenza di tutto il carteggio concernente l’operazione “Gladio” ed ottenere copia di un’ampia documentazione.

Le richieste del dott. Casson presentavano manifeste analogie con quella già avanzata, verso la fine del 1988, da altro magistrato di Venezia, dott. Mastelloni, in relazione all’inchiesta giudiziaria sulla caduta dell’aereo “Argo 16″, avvenuta a Marghera nel novembre 1973. La richiesta del dott. Mastelloni riguardava le autorizzazioni del Capo del SID, dell’Autorità Nazionale per la Sicurezza e delle Autorità di Governo attinenti ai movimenti dell'”Argo 16” e di altri mezzi di trasporto “per il successivo, continuativo interramento in plurimi depositi siti nel Veneto e nella zona nord-orientale del Paese, di armamento destinato ai civili o ex militari addestratisi negli anni ’60”. A tale richiesta era stato opposto e confermato il segreto di Stato, sulla base della motivazione – indicata dal Ministro della Difesa pro-tempore – che si sarebbero resi noti apprestamenti difensivi diretti a tutelare l’integrità territoriale

dello Stato, anche in relazione ad accordi internazionali.

Le analogie tra le due inchieste riguardavano:

   – la materia, facendo entrambe le indagini riferimento a depositi

     militari di armi;

   – il presunto coinvolgimento dei Servizi di sicurezza;

   – il periodo (più vasto per l’indagine del dott. Mastelloni, che

     partiva dagli anni ’60 fino al novembre 1973, più ristretto per

     quella svolta dal dott. Casson riferita agli anni 1972-73-74);

   – la zona ove sarebbero stati effettuati gli interramenti di

     materiale bellico (territorio nord-orientale del Paese).

Il Governo decideva di venire incontro alle esigenze conoscitive prospettate dal dott. Casson. Nell’occasione assumeva rilievo decisivo la constatazione – già puntualizzata – del profondo mutamento dello scenario politico internazionale intervenuto nell’ultimo periodo, che aveva visto progressivamente allentarsi la tensione tra i due blocchi ed allontanarsi i timori di eventuali conflitti.


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