Fisicamente

di Roberto Renzetti

Ho già detto che l’associazione TreeLLLe è una filiazione dei potentati economici, con alla testa l’OCSE, oltre che della Compagnia San Paolo. A partire dalla sua fondazione nel 2001, l’associazione ha lavorato per imporre ai differenti governi la concezione di una scuola liberista finalizzata a preparare cittadini acritici e lavoratori ubbidienti (riuscendo addirittura ad avere un ministro, Tullio De Mauro).

Il Quaderno 1 del 2002 inizia con una questione che sta a cuore all’OCSE, ponendo il seguente quesito retorico: Sì può evitare di trattare tutti gli insegnanti allo stesso modo premiando invece le capacità e l’impegno dei singoli ben riconosciuto dall’ambiente scolastico?

Il Quaderno 2 del 2002 pone l’altro problema caro all’OCSE, quello della valutazione del sistema d’istruzione della scuola dell’autonomia affermando che la valutazione può consentire utili confronti tra situazioni comparabili e innescare un’emulazione virtuosa tra le scuole: è un servizio essenziale per chi la governa, per chi vi opera e per chi ne fruisce.

Il Quaderno 3 del 2003 è un peana al peggior disastro creato da Luigi Berlinguer nell’Università, il 3+2. Anche qui viene auspicata valutazione e si indicano modi di reclutamento che hanno fallito completamente.

Il Quaderno 4 del 2004 si occupa dell’unica cosa che nessun governo ha affrontato e che è uno degli elementi alla base del miglioramento della scuola: impoverimento della qualità del personale insegnante, aumento del numero dei docenti, carenza di insegnanti di materie scientifiche, perdita di prestigio della professione docente, scarsità di incentivi e di prospettive di carriera etc. Il fatto che nella scuola oltre l’80% degli insegnanti è di sesso femminile, al di là dell’eccellente preparazione delle donne in ogni disciplina, mostra che la scuola è intesa come secondo lavoro.

Il Quaderno 5 del 2006 inizia a porre i problemi in modo globale e quindi mettendo le prime pietre della Buona Scuola che lo staff di Renzi copierà. Faccio qualche esempio delle copiature pressocché letterali essendo chiaro che anche dove queste non vi sono è l’intero spirito TreeLLLe che è all’interno della Buona Scuola.

Nel Quaderno si può leggere:

Il dirigente sceglie e nomina i propri collaboratori; organizza tutti i servizi interni alla istituzione scolastica e ne designa i responsabili; gestisce tutte le risorse professionali, finanziarie e strumentali; propone al Consiglio l’assunzione di personale per tutte le funzioni necessarie; concorre alla valutazione di tutto il personale; è titolare delle relazioni sindacali.

Nel ddl si legge:

Nell’ambito dell’autonomia dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico ( … ) svolge compiti di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento ed è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio nonché della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti.

Ancora. La TreeLLLe scrive:

Occorre promuovere la flessibilità nell’utilizzo delle competenze degli insegnanti, svincolandoli dalla rigidità delle classi di concorso. Fin dalla fase della formazione iniziale, essi vanno incoraggiati a prepararsi per insegnare più discipline. Si deve pensare ad un albo delle competenze professionali dei docenti – non limitato ai titoli accademici – cui le scuole possano attingere per diversificare la propria offerta formativa.

Nel ddl troviamo:

Per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, il dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo ( … ) e può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati.

E questo cambiamento strutturale permette ai furbastri della TreeLLLe di superare anche il contratto di lavoro degli insegnanti. A tale proposito il Quaderno dice infatti:

I contratti collettivi nazionali di lavoro devono regolare solo istituti di interesse generale e di garanzia (salario minimo, orario massimo di lavoro, ferie, malattia e poco altro). Non devono dettare norme e limiti per l’utilizzo del personale all’interno delle scuole,

infatti tale personale deve restare nella completa disponibilità del dirigente.

Nel Quaderno leggiamo:

Va introdotta la possibilità di una incentivazione economica per incarichi temporanei del personale: la quota di risorse deve essere costituita da una misura percentuale del monte stipendi, definita dal contratto nazionale di lavoro, in misura non inferiore al 5%. La sua utilizzazione deve essere rimessa al dirigente, sentite le rappresentanze sindacali di istituto

Nel ddl troviamo:

per la valorizzazione del merito del personale docente è istituito presso il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca un apposito fondo, con lo stanziamento di euro 200 milioni annui a decorrere dall’anno 2016.

Inoltre, come scrive Salvatore Cannavò su Il Fatto Quotidiano del 3 giugno 2015:

nel novembre del 2014, dopo aver letto il progetto Buona Scuola, la Treelle redige una “Memoria” [vedi webografia] che sottolinea alcuni punti. Il primo, direttamente recepito da Matteo Renzi lo scorso febbraio, è che sarebbe meglio “fare ricorso a un’unica fonte legislativa per l’intero pacchetto”.

L’idea di spacchettare le assunzioni dei precari e poi prevedere la riforma complessiva della scuola nasce dopo questi rilievi. Così come, sottolinea ancora il think tank, “il piano assunzioni è troppo costoso e prosciuga troppe risorse”. Anche qui, in pochi giorni da 148 mila assunzioni si passa a 101 mila. Ancora: la Treelle propone che si lavori per premiare quel “10-20 per cento di insegnanti su cui si regge la buona scuola” e nella legge si stanziano incentivi mirati e la facoltà per i dirigenti di “individuare fino al 10 per cento di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica”.

La Treelle consiglia, ancora, di non nominare supplenti “per assenze fino a dieci giorni” e di affrontare le assenze brevi con l’organico funzionale.

Detto fatto: “Il dirigente scolastico – recita la legge del governo Renzi – può effettuare le sostituzioni dei docenti assenti per la copertura di supplenze temporanee fino a dieci giorni con personale dell’organico dell’autonomìa”.

In tale Quaderno leggiamo molto di più: La dirigenza delle scuole italiane, come anche l’autonomia, è rimasta bloccata in una situazione di incertezza e di sospensione. L’attribuzione della qualifica di dirigente è avvenuta sull’onda dell’attribuzione dell’autonomia delle scuole e di questa subisce i gravi limiti e le impasse. Il primo aspetto critico sta nel fatto che il profilo professionale è stato costruito su quello della dirigenza burocratica e non sul modello manageriale (potere e responsabilità), per cui invece di essere rivolta alla direzione di un servizio finalizzato all’educazione e alla formazione, esse rimane rivolta al vertice burocratico e amministrativo del Centro. E, di seguito: – il dirigente non esercita autonomi poteri decisionali, se non su aree marginali della gestione, e, comunque, non sul personale, che non valuta e non contribuisce né a reclutare, né a selezionare, né a sanzionare positivamente o negativamente. Eppure formalmente egli viene considerato responsabile dei loro risultati; – il dirigente può scegliersi due collaboratori, ma solo per l’espletamento delle sue funzioni amministrativo-burocratiche, non certo per orientare, coordinare e incidere sul funzionamento didattico e pedagogico della scuola, presidiato da figure di sistema elette dall’assemblea del personale docente (Collegio dei docenti); – il dirigente, infine, ha poteri di contrattazione con le istanze sindacali, ma con margini quantitativi e qualitativi ristrettissimi dettagliatamente definiti dal contratto nazionale.

Naturalmente è in incubazione la proposta dei dirigenti che tutto possono, come sarà nella Buona Scuola e come sarà descritto nel Quaderno successivo. La cosa che lascia basiti è che, a questi dirigenti, nati burocrati e mai preparati opportunamente verrebbe affidata la scelta degli insegnanti e la loro valutazione. In questo sfortunato Paese le norme stringenti e le valutazioni riguardano sempre i più deboli. Gli altri sono sempre preparati a prescindere … Ma forse il mio è un giudizio ingeneroso. Se si guarda a quanti manager prendono premi per aziende portate al fallimento, forse Renzi vuole premiare gli insegnanti con la supposta valutazione.

Il Quaderno 6 (1) del 2006 è riassunto bene dall’Introduzione del Presidente TreeLLLe, Attilio Oliva che illustra la Buona Scuola, quella padronale, con queste parole:

non esiste in nessuna forma l’arte o la scienza dell’insegnare; basta sapere per saper insegnare bene. Le scienze dell’educazione e le pratiche didattiche sono state così colpevolmente trascurate.

In questo conflitto di visioni “l’anzianità di servizio” è diventata il sostituto funzionale della qualità della prestazione di insegnamento (mai valutata) e unico e prevalente presupposto del “diritto” all’ingresso nei ruoli della scuola pubblica.

….

I criteri per scegliere gli insegnanti dovrebbero essere definiti dalle scuole stesse e tener conto delle loro specifiche esigenze (tipologia, dimensioni, contesto socioeconomico, etc.) oltre che del loro Progetto di Istituto.

le scuole “autonome” non hanno per ora la possibilità di scegliersi gli insegnanti.

si è premiata l’anzianità e non il merito professionale; nessun serio tirocinio, nessuna valutazione per cui l’insegnante inadatto non sa di esserlo perché nessuno glielo dice in nessun momento della sua carriera;

Si può iniziare a dire che questi liberisti, in ambito “culturale”, sono portatori dell’ideologia neopositivista, la metafisica della scienza. Secondo tale ideologia tutto sarebbe misurabile e, per fortuna, non tutto lo è. A lato dei liberisti TreeLLLe vi sono poi coloro che neppure sanno cosa è il neopositivismo e che, fregandosene di tutto, sono usi copiare tutti i desiderata del padrone.

Da qui, fino ad oggi, si sono andati precisando studi e proposte per la scuola italiana (precari, scuole tecniche, lifelong learning, educazione degli adulti, …). Da notare che nel 2013 è stato realizzato un Quaderno, Valorizza, con proposte molto stringenti su come valutare gli insegnanti. In questo quaderno leggiamo che per valutare gli insegnanti occorre:

  1. collegare un miglioramento retributivo ad un meccanismo di riconoscimento del merito (e non solo al maturare dell’anzianità);
  2. mettere in moto una dinamica di emulazione positiva tra gli insegnanti, che allarghi l’area dell’eccellenza professionale;
  3. far emergere le personalità più apprezzate in ogni scuola al fine di alimentare il “vivaio” degli insegnanti fra cui reclutare il middle management, essenziale per realizzare una “leadership distribuita”;
  4. attrarre, nel tempo, alla professione di insegnante anche laureati di elevate qualità, attraverso una prospettiva di possibili migliori retribuzioni e sviluppi di carriera;
  5. indurre in tutti i docenti un’abitudine all’autovalutazione, quale presupposto necessario per il miglioramento generale delle loro prestazioni.

Si noterà che nel ddl Buona Scuola i miglioramenti retributivi che dovrebbero incentivare gli insegnanti sono del tutto ridicoli, meno di una elemosina da guadagnarsi con il cappello in mano davanti al dirigente.

Lo stravolgimento della scuola democratica della Repubblica sta comunque incontrando strenue e decise opposizioni di tutti gli utenti e del Paese: insegnanti, genitori, studenti, sindacati. Vi sono stati scioperi massicci che hanno interessato oltre l’80% del personale scolastico. E questo nonostante i pretoriani renziani del liberismo utilizzassero argomenti falsi a sostegno della loro Buona Scuola (resto sempre stupito dal fatto che si utilizzino slogan ripetuti acriticamente da tutti i pretoriani del ducetto). Due di questi slogan meritano di essere riportati:

  • Dopo che tutti i governi precedenti hanno sottratto soldi alla scuola, noi soli ci mettiamo 3 miliardi e, nonostante ciò, ve la prendete solo con noi.
  • Se non passa la legge non possiamo assumere i 100 mila insegnanti perché essi sono funzionali alla riforma.

Alla prima falsa argomentazione, tipica di questo governo, risponde il DEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria) di questo stesso governo dell’aprile 2015, che definisce le spese dello Stato per l’anno in corso con previsioni verso il futuro. Secondo le previsioni del ministero dell’Economia, la spesa per istruzione in rapporto al Pil (prodotto interno lordo) presenta una sostanziale stabilità fino al 2016, ma solo perché i tagli («le misure di contenimento della spesa per il personale previste dalla normativa vigente») trovano compensazione nelle risorse stanziate dalla Legge di Stabilità per la riforma Buona Scuola. Ma negli anni successivi le cose cambieranno: la spesa «mostra un andamento gradualmente decrescente che si protrae per circa un quindicennio».

   Riguardo alla seconda argomentazione, della quale ho già detto, cadono le braccia ad essere costretti a contestarla. L’assunzione non solo di 100 mila insegnanti ma molti di più è stata richiesta dalla UE a seguito di una violazione italiana delle norme vigenti. Ha mantenuto dei precari che facevano il lavoro di insegnanti per un tempo superiore ai 36 mesi. Detto in altro modo, questi insegnanti operavano da anni nella scuola (tra l’altro avendone i titoli) e l’Italia doveva assumerli. Se si confronta questo con le false argomentazioni del governo si capisce perché cadono le braccia.

Renzi ed i suoi ripetitori acritici ma con molto merito hanno comunque originato un malcontento diffuso in tutto il Paese, tanto che la leadership, per me misteriosa, di questo becero liberista sta venendo rapidamente meno proprio per la sua pretesa riforma della scuola e lo stravolgimento completo delle regole del lavoro con il jobs act ed i decreti delegati. Gli insuccessi elettorali, le defezioni in Parlamento e la maggioranza al Senato in grave difficoltà, stanno mettendo in serio dubbio il proseguimento della legislatura. Come ampiamente previsto dai più accorti e già detto, Renzi ha ricattato l’intero Parlamento con i 100 mila insegnanti tenuti come ostaggio: o fate passare la legge o questi non avranno il contratto. Un vero delinquente che però ha fatto passare l’orrenda Buona Scuola.

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