Fisicamente

di Roberto Renzetti

I – DA COSTANTINO IL GRANDE AI PRURITI CROCIATI (SECONDA PARTE)

Roberto Renzetti

Luglio 2010

DELINQUENTI AL POTERE

        Trascorsi oltre 600 anni impiegati in questioni teologiche puerili e tutte relativa a come considerare Gesù, a costruire falsi documenti atti non già al trionfo del messaggio evangelico ma per accrescere sempre di più il potere temporale, arriviamo a superare un anno fondamentale per il futuro dell’umanità, il Mille. Tutti i profeti, gli asceti, gli eremiti, i bigotti predicavano la fine del mondo. Nascevano nuove religiosità e sembrava si tornasse ai tempi in cui Gesù sollecitava tutti a comportarsi bene perché la fine del Mondo ed il Giudizio Universale erano vicini (poi, visto che il Mondo non finiva, fu spiegato da saggi teologi che i tempi di Dio sono diversi da quelli degli uomini e da qui era nata la confusione).

         Dopo la splendida parentesi di Papa Silvestro II, di fronte ad una nuova promessa e profezia di fine mondo e di Giudizio Universale, cosa offrono i vicari di Dio ? Con disperazione andiamolo a vedere.

        La famiglia dei Crescenzi, con a capo ora Giovanni, figlio di Crescenzio, allora dominante su Roma non aveva sopportato un Papa normale dedito ai suoi doveri come Silvestro e, immediatamente dopo la morte di quest’ultimo, forte anche della fama di quel Crescenzio appeso da Ottone II ai merli di Castel Sant’Angelo, quindi un eroe, riprese il potere di elezione di papi, sistemando al soglio pontificio Papa Giovanni XVII (1003). A questo Papa seguirono Papa Giovanni XVIII (1004-1009) e Papa Sergio IV (1009-1012) detto Bocca di Porco, di questi tre Papi non si sa quasi nulla tranne un evento che accadde regnante Sergio: il califfo d’Egitto Hakim ordinò il saccheggio dei Luoghi Santi in Palestina. Ciò spinse Sergio ad inviare una lettera appello a tutti i regnanti cristiani per organizzare una flotta che sbarcasse in Siria, vendicasse l’affronto e liberasse quei Luoghi. L’appello cadde nel vuoto.

        Alla morte di Sergio vi fu uno scontro tra i Crescenzi ed i Conti di Tuscolo. I primi, con il sostegno del clero, volevano eleggere Papa un certo Gregorio, mentre i tuscolani volevano che fosse eletto Teofilatto, figlio del Conte Gregorio di Tuscolo e fratello di Romano. Vi furono scontri armati e sanguinosi, alla fine dei quali fu eletto Teofilatto con il nome di Papa Benedetto VIII (1012-1024). Ma Giovanni andò a lamentarsi da Enrico II di Sassonia, cugino e successore di Ottone III. Enrico si mostrò dapprima favorevole a Giovanni, quindi a Papa Benedetto che gli aveva promesso l’incoronazione solenne a Imperatore del Sacro Romano Impero. Si costituì un’alleanza tra Enrico ed i Conti di Tuscolo che, per interessi di famiglia, si convertirono ad un Imperatore straniero. Da evidenziare è un episodio accaduto a momento dell’incoronazione di Enrico II: gli arcivescovi di Milano e Ravenna, ognuno dei due, pretendeva di avere diritto di precedenza  nell’ingresso alla cattedrale. I due litigarono violentemente sul luogo dell’incoronazione e la violenta lite si estese al seguito tanto che le strade di Roma divennero teatro di una vera battaglia tra Milanesi e Ravennati. E Benedetto iniziò con il suo sfrontato nepotismo nominando suo fratello Romano a capo della città di Roma con il titolo di Console e senatore dei romani e suo padre Prefetto navale di Roma.

        Questo Papa, nonostante tutto, alla fine della sua carriera tentò di moralizzare la Chiesa cercando di porre fine a simonia, nepotismo e di affermare definitivamente il celibato del clero. Alla sua morte ricominciò la sarabanda della corruzione e della delinquenza senza alcun ritegno. Seguì Papa Giovanni XIX (1024-1032) che, alla faccia della lotta a simonia e nepotismo sbandierate, era fratello di Benedetto VIII, quel Romano che era stato messo a capo della città di Roma dallo stesso Benedetto VIII. Questa elezione avvenne con voti comprati ed estorti, con ricatti e minacce. Questo Papa mantenne il titolo di senatore di Roma dividendo il potere civile della città con il fratello Alberico che fu nominato console della città. Riguardo al celibato il problema non toccava chi aveva a disposizione le accondiscendenti cortigiane e matrone di Roma (come sempre al servizio del potere per bassi, molto bassi, interessi personali e di famiglia). Questo schifido personaggio non aveva proprio idea di essere il vicario di Cristo. Quel trono era un affare e basta e, ad un certo punto, cercò di vendere il titolo di Papa al Patriarca Eustazio di Costantinopoli. Vi fu una sollevazione generale dei vescovi del clero occidentale e del Monastero di Cluny. Giovanni con molta amarezza dovette rinunciare a lauti guadagni senza rendersi conto di avere iniziato la definitiva separazione tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente.

        Intanto moriva Enrico II a cui succedeva Corrado II il Salico. Per l’occasione iniziarono le manovre politiche dell’Arcivescovo di Milano Ariberto che fu il primo a rendere omaggio al nuovo sovrano, sembra per avere protezione dai nobili lombardi che minacciavano la Chiesa. Per ingraziarsi Corrado, Ariberto sostenne le pretese di Corrado di essere Re d’Italia e così lo riconobbe tanto che fu Ariberto ad incoronare Corrado (1026) con la corona ferrea del Sacro Romano Impero. Stessa cerimonia fu ripetuta nel 1027 a Roma da Papa Giovanni. Tanto per cambiare vi furono violenti scontri a Roma tra romani e germanici con una orrenda carneficina di romani. Fatto di rilievo del nuovo Imperatore fu che, per mettere fine alle liti su quale diritto applicare tra longobardi e romani, a Roma e nelle terre limitrofe valesse il Diritto Romano.

        Alla morte di Giovanni XIX divenne Papa uno dei massimi criminali e delinquenti tra i Papi, che è un tutto dire, Benedetto IX (1032-1044), che merita una qualche attenzione. Iniziamo con il leggere la cronaca di quegli eventi come riportata da Gregorovius:

    La cristianità dovette rabbrividire vedendo un fanciullo, che il suo stesso padre avvolgeva nei paramenti papali, essere incoronato solennemente da vescovi e cardinali e insediato sulla cattedra apostolica come rappresentante in terra di Cristo. Il famigerato Giovanni XII era divenuto papa a diciotto anni ; Teofiilatto ovvero Benedetto IX, discendente dalla stessa famiglia, lo fu a dodici appena. A che punto era giunto il mondo, se i popoli sopportavano senza ribellarsi che un bambino governasse la Chiesa, se i re lo riconoscevano e i vescovi non provavano vergogna nel ricevere da lui la consacrazione, le bolle e le insegne della loro dignità! Il papato sembrava definitivamente allontanarsi dalla sua concezione originaria e la cattedra episcopale di Pietro pareva stesse diventando lo scanno di un conte; nulla per lo meno la distingueva più dalla scandalosa amministrazione dei vescovati, ai quali, dappertutto, le grandi famiglie nobili e principesche innalzavano parenti o loro creature, e a volte persino bambini. Fitte tenebre scendevano ad avvolgere la Chiesa e se c’era stato un tempo in cui Cristo aveva dormito nel suo tempio, sembrava ormai che, lasciato per sempre il santuario profanato, egli lo avesse abbandonato alla protervia di Simon Mago.
    Il giovane Teofilatto era nipote dei suoi due predecessori e figlio del console e conte palatino Alberico. Morto Giovanni XIX nel gennaio del 1033, suo padre si affrettò ad assicurare alla propria famiglia i due poteri supremi; le armi e l’oro di cui disponeva gli resero il compito assai facile in quella Roma dove tutto era commerciabile e dove il clero, come attesta più tardi il pontefice Vittore IlI, viveva in condizioni di assoluta barbarie. Incontrastato, il fanciullo prese possesso del Laterano al principio dell’anno 1033 col nome di Benedetto IX. Egli aveva tre fratelli, Gregorio, Pietro e Ottaviano, il primo dei quali doveva essere maggiore di lui negli anni, poiché subito assunse la carica di patrizio. Può indurre a meraviglia che non fosse questo Gregorio a essere fatto papa; ma forse i Romani più facilmente sopportavano un bambino come vescovo che come capo del governo temporale. Tuttavia questo atto temerario dei conti di Tuscolo abbatté la potenza di questa famiglia, di cui un papa fanciullo era incapace di tenere in mano le redini. Suo fratello Gregorio fu dunque posto a capo del governo della città; ciò nonostante, per paura dell’imperatore, non poté chiamarsi patricius, ma soltanto console e probabilmente anche «senatore di tutti i Romani».
    Allorché il giovane papa sentì fremere, sul soglio di S. Pietro, le energie del proprio giovane corpo, si diede a condurre una vita esecranda. Uno dei suoi successori al pontificato, Vittore IlI, narra che a Roma Benedetto IX rubava e uccideva, e confessa di avere vergogna nel riferire le scelleratezze e le turpitudini della esistenza di lui. Un altro contemporaneo, Rodolfo Glaber, monaco di Cluny, ha dipinto l’odiosa figura di quest’uomo mostruoso sullo sfondo dell’epoca in cui visse, mentre carestie e pestilenze infuriavano per tutta Europa.
[…]
    Con Benedetto IX il papato toccò il fondo della della decadenza morale. Le condizioni di Roma in quel periodo apparirebbero probabilmente peggiori di quelle dell’epoca di Giovanni XII e, forse, supererebbero in orrore quelle del periodo dei Borgia, qualora potessimo paragonare esattamente queste età fra di loro.

        I Crescenzi organizzarono l’assassinio di questo santo Papa ma il complotto fallì ed il Papa fanciullo riuscì a fuggire da Roma e a rifugiarsi da qualche parte che non conosciamo. Nel 1037 il fanciullo si recò a Cremona per chiedere a Corrado, che era in Italia per stroncare una rivolta che vedeva alla sua testa l’Arcivescovo di Milano Ariberto, di essere riportato a Roma e quel fanciullo era pur sempre il Papa del quale Corrado aveva bisogno. Corrado lo assecondò, in cambio della scomunica di Ariberto. Benedetto rimise piede a Roma nel 1038. Per certo Corrado, tornato in Germania, vi morì (1039) lasciando il trono a suo figlio Enrico III.

         A Roma Benedetto continuò a ricoprire ancora di più d’infamia l’intera Chiesa. Gregorovius dice che “un demone infernale camuffato da prete sembrava sedesse sul seggio di Pietro e pareva cinicamente giocare coi sacri misteri della religione”. E continua:

    Rimesso sul trono nel 1038 e protetto da suo fratello Gregorio, che reggeva la città come senatore dei Romani, Benedetto conduceva tranquillamente in Laterano una vita da sultano orientale; con la complicità della sua famiglia egli compiva ogni sorta di ruberie e di delitti nella città, dove ogni legge era ormai decaduta. Perciò, tra la fine del 1044 e il principio dell’anno seguente, il popolo si sollevò furibondo: il papa fuggì, ma i suoi vassalli difesero la città Leonina dall’attacco dei Romani; i trasteverini si schierarono dalla sua parte ed egli chiamò in aiuto amici e sostenitori. Il conte Gerardo di Galerìa(14) effettuò una sortita con molti cavalieri dalla parte dei Sassoni ricacciando i Romani e un terremoto sopraggiunse ad aumentare la carneficina nella città in rivolta. L’antica cronaca che narra questo episodio non dice se dopo tre giorni di lotta Trastevere venisse conquistato; essa riferisce soltanto che i Romani dichiararono all’unanimità di non voler avere più niente a che fare con Benedetto e che elessero papa col nome di Silvestro III il vescovo della Sabina, Giovanni.
    Anche l’elevazione di Giovanni, però, fu dovuta al denaro con cui egli corruppe i rivoltosi e il loro capo Gerardo de Saxo, un potente romano che dopo aver furbescamente promesso a Benedetto IX la propria figlia poi gliela aveva negata. Il papa, infatti, non aveva avuto ritegno a chiedere in tutta serietà la mano di quella romana, sua parente; Gerardo lo aveva ingannato con la speranza che l’avrebbe posseduta, e gli aveva chiesto in cambio di deporre la tiara. Infiammato dal desiderio, il pontefice non si era opposto e aveva adempiuto la promessa proprio durante l’insurrezione. Una sensualità di origine infernale lo possedeva, la superstizione popolare diceva di lui che nelle foreste egli commerciava col diavolo e che attirava le donne con filtri ed incanti; e si pretendeva persino di aver trovato in Laterano i libri magici coi quali evocava i demoni. La sua cacciata, intanto, faceva avvampare d’ira la sua orgogliosa famiglia; in lui stesso il tranello di Gerardo suscitava odio feroce e brama di vendetta. Il suo partito, assai numeroso, teneva ancora Castel S. Angelo e il suo oro gli procurava nuovi amici; dopo soli quarantanove giorni di regno Silvestro III fu scacciato dal seggio apostolico e di nuovo ad esso salì il tuscolano, nel marzo del 1045.
    Ancora per qualche tempo dopo quei fatti, Benedetto IX mantenne il governo di Roma, mentre Silvestro III trovava riparo in qualche rocca sabina o magari in un ben munito monumento della città e continuava a farsi chiamare pontefice. Tenebre pietose scendono a coprire le atrocità di quell’anno. Odiato dai Romani, malsicuro sul trono, sempre in ansia per timore di una nuova rivoluzione, Benedetto si vede infine costretto ad abdicare. Fu l’abate Bartolomeo di Grottaferrata che lo persuase a compiere quel passo; ciò nonostante, egli vendette vergognosamente il papato per denaro, quasi fosse stato merce. Il 1 maggio 1045. in cambio di una cospicua rendita, precisamente dell’obolo inglese di S. Pietro, e con regolare contratto cedette la propria carica a Giovanni Graziano, un pio e ricco arciprete della chiesa di S. Giovanni a porta Latina, in cambio di soli 700 kg d’oro. Poteva la profanazione del più santo istituto della cristianità spingersi più oltre dopo tale vergognoso commercio? Ma il traffico delle cariche ecclesiastiche era cosi diffuso ormai in tutto il mondo, che nessuno ritenne di doversi stupire se infine persino un papa mercanteggiava il soglio di Pietro.
        Giovanni Graziano, ovvero Gregorio VI, mise da parte le leggi canoniche con un coraggio che pochissimi suoi contemporanei furono in grado di comprendere e di apprezzare. Questo papa memorabile, che comprò il papato per toglierlo dalle mani di un criminale e che in quel tempi terribili fu giudicato semplicemente uno sciocco, era forse un uomo di costumi severi e di alto sentire. […] I cluniacensi francesi e le congregazioni italiane salutarono tutti la sua elevazione come l’inizio di un tempo migliore; infatti, all’improvviso, accanto a questo papa simoniaco sarebbe comparso un giovane monaco pieno di ardimento che grazie agli eroici sforzi della sua intera vita avrebbe risollevato il papato ad altezze mai raggiunte prima d’allora. IldebrandoAldobrandeschi di Soana (paesino presso Grosseto)apparve per la prima volta sulla scena della storia a fianco di Gregorio VI, di cui era il cappellano; e questo basterebbe a dimostrare come Gregorio fosse tutt’altro che sciocco. Non sappiamo quale fosse a quei tempi l’attività di Ildebrando; né se egli avesse avuto parte nell’illegale azione del papa; tuttavia nel «vicario» di cui fanno parola i cronisti è certamente da ravvisare quel geniale giovane monaco che era il consigliere di Gregorio VI e che più tardi, in memoria riconoscente di questi, volle chiamarsi Gregorio VII.

        Vediamo di mettere un poco d’ordine, almeno con la successione di Papi che, anche per il Liber Pontificalis (ricordo che dopo la bibliografia ho riportato l’elenco completo dei Papi secondo il Liber aggiornato), è la seguente (tra parentesi quadra vi sono gli antipapi):

143. — Benedetto VIII, Teofilatto dei conti di Tuscolo, 18.V.1012 — 9.IV.1024.
[Gregorio, … V. —… XII.1012].
144. — Giovanni XIX, Romano dei conti di Tuscolo, 19.IV.1024 — … 1032.
145. — Benedetto IX, Teofilatto dei conti di Tuscolo, … VIII o IX.1032 — … IX.1044.
146. — Silvestro III, Romano, Giovanni, 13 o 20.I.1045 — … III.1045.
147. — Benedetto IX (per la seconda volta), 10.III.1045 — 1.V.1045.
148. — Gregorio VI, Romano, Giovanni Graziano, 1.V.1045 — 20.XII.1046.
149. — Clemente II, della Sassonia, Suitgero dei signori di Morsleben von Horneburg, 24.XII.1046 — 9.X.1047.
150. — Benedetto IX (per la terza volta), … X.1047 — … VII.1048.
151. — Damaso II, del Tirolo, Poppone, 17.VII.1048 — 9.VIII. 1048.
152. — S. Leone IX, Alsaziano, Brunone dei conti di Egisheim, 2,12.11.1049 —19.IV. 1054.
153. — Vittore II, Svevo, Gebeardo dei conti di Dollnstein-Hirschberg, 13.IV.1055 — 28.VII.1057.
154. — Stefano IX (X), Lorenese, Federico dei duchi di Lorena, 2,3.VIII.1057 — 29.III.1058.
[Benedetto X, Romano, Giovanni, 5.IV.1058 — … I.1059. †— ?]
155. — Niccolo II, della Borgogna, Gerardo, … XII.1058, 24.I.1059 — 27.VII.1061.
156. — Alessandro II, di Baggio (Milano), Anselmo, 30.IX, 1.X.1061 — 21.IV.1073.
[Onorio II, del Veronese, Cadalo, 28.X.1061 — 31.V.1064. † 1071 o 1072].
157. — S. Gregorio VII, della Tuscia, Ildebrando, 22.IV, 30.VI.1073 — 25.V.1085.


        Va subito detto che Gregorovius fa un salto di una decina di Papi, passando da Gregorio VI a Gregorio VII. Vi è poi da aggiungere che anche Gregorio VI e Silvestro III, ambedue restati Papi mentre lo era anche Benedetto IX, furono costretti ad abdicare da Enrico III, in un Concilio che si tenne a Sutri nel 1046 nel quale furono convocati i tre Papi. Benedetto IX non si presentò ma fu ugualmente dichiarato decaduto. A questo punto in luogo dei tre Papi deposti, Enrico III, con sostegno di popolo e clero, fece eleggere un Papa della Sassonia, Papa Clemente II. Durò comunque poco perché tutto testimonia che sia stato avvelenato da sicari di Benedetto IX mentre si trovava a Pesaro. Morto Clemente II, pare davvero incredibile, il Papato tornò in mano a Benedetto IX, per la terza volta ! Ma Enrico III non si curò di questa elezione perché fece eleggere in Germania il bavarese Papa Damaso II (1048) che durò al potere solo 23 giorni. Anche qui la sua morte sembra sia stata provocata da sicari di Benedetto IX.Il successore fu ancora scelto da Enrico III che impiegò però tempo poiché non si trovava una persona all’altezza del tanto promesso rinnovamento. Fu scelto un alsaziano, Brunone che pose la condizione per l’elezione che questa fosse accettata dal clero e dal popolo romano. Questa posizione di umiltà gli dette un grande credito e Bruno ne fu accolto a Roma con entusiasmo da tutti. Finalmente fu eletto Papa nel 1049 con il nome di Papa Leone IX (1049-1054). Il suo lavoro fu encomiabile (il rigido vento del Nord, come scrive Gregorovius) perché non lavorò da solo ma richiese intorno a sé i più eminenti pensatori cristiani che, naturalmente, erano fuori dall’area criminale. Tra questi chiamò ancora Ildebrando che si era formato a Cluny. Iniziò a fare pulizia di ogni carica ecclesiastica acquistata con la simonia. Emanò durissimi decreti contro il concubinato ecclesiastico. Dovette però subire una cocente sconfitta sul piano temporale. Tentò di contrastare con le armi i normanni, sostituitisi nel Sud d’Italia ai bizantini, che si aggiravano intorno a Benevento. Intanto li scomunicò. I normanni non volevano combattere con il Papa e tentarono di trattare ma Leone non volle cercando lo scontro e confidando di vincerlo. Fu però duramente sconfitto nel 1053 a Civitate sul Gargano e passò in una prigione a Benevento per circa sei mesi. Fu questo un errore clamoroso di Leone perché gli fu rinfacciato il suo essere andato in armi contro dei cristiani di fede ortodossa, i normanni. La voce che si diffuse era relativa ad una punizione di Dio. Fu rilasciato a marzo del 1054 dopo aver tolto la scomunica ai normanni ed aver riconosciuto il loro dominio in varie terre del Sud. Giunto a Roma vi morì subito.

UN POCO DI PULIZIA

        Ildebrando era in missione in Francia e seppe della morte del Papa Leone mentre era ancora in quel Paese. Si affrettò verso la Germania per l’elezione del nuovo Papa. Fu ancora un uomo fortemente voluto da Enrico III e raccomandato da Ildebrando, un valente ed intelligente politico anche se di giovane età: Gebardo dei conti di Calw, che fu eletto nel 1055 con il nome di Papa Vittore II (1055-1057) e che ebbe da Enrico III l’incarico di curare gli interessi dell’Impero in Italia. Solo un anno dopo, a 39 anni, morì Enrico III che lasciò l’Impero, ed in esso l’Italia, nell’anarchia (aveva un figlio, Enrico IV, di soli 6 anni e quindi fu necessario che la madre Agnese assumesse la reggenza), con la conseguenza che la Chiesa si liberava dal controllo dell’Impero. Ma anche il giovane Vittore durò poco, nel 1057, anche lui a 39 anni, morì.

        Per qualche tempo non vi fu più il rigido ed importante controllo tedesco sul Papato ed alcune famiglie italiane rialzarono la testa cercando i grandi affari permessi dal Papato. Questa fu la volta di Goffredo, duca di Lotaringia, che si era impadronito dei beni di Bonifacio di Toscana, assassinato nel 1052, attraverso il matrimonio con la sua vedova Beatrice. Goffredo, in tal modo divenne anche marchese di Toscana). Goffredo ebbe il riconoscimento delle proprietà dal reggente dell’Impero e quindi poté iniziare le sue scorribande in Italia. Papa Vittore, nel 1057, poco prima di morire, avendo capito la potenza della famiglia di Goffredo aveva nominato suo fratello Federico prima abate di Montecassino quindi gli aveva conferito la carica di prete-cardinale di una chiesa in Trastevere a Roma. E’ d’interesse sapere che aveva consigliato tale legame lo stesso Ildebrando che, anche lui, aveva da una parte capito la potenza di quella famiglia e dall’altro sperava che la Chiesa riuscisse ad emanciparsi dall’ Impero attraverso una famiglia devota ma non succube e comunque l’unica che permettesse lo sganciamento auspicato. Fu ancora Ildebrando che indicò Federico come successore di Vittore che venne eletto da lì a poco con il nome di Papa Stefano IX (1057-1058). Si trattava di una elezione naturale in un periodo di debolezza della corona germanica, l’unico Papa sostenuto da una famiglia in grado di essere antagonista all’Impero. Ebbe i voti del clero e dei Romani che dopo tanto tempo potevano tornare arbitri di una libera elezione. La famiglia dei Lotaringi ebbe con questa elezione di espandere il suo potere in tutta Italia. E Stefano fu molto abile perché nominò subito proprio Ildebrando come ambasciatore pontificio presso la corte del piccolo Enrico IV, con il compito di placare le acque, molto agitate a seguito della violazione del diritto tedesco di indicare il pontefice, e mostrarsi amico dell’Impero. Nel frattempo maturò il progetto, portato avanti anche dal Papa, di costruire un Regno d’Italia per Goffredo, magari anche ai danni dei Normanni. Stefano, al fine di mettere su un esercito, si fece portare a Roma i tesori conservati a Montecassino. Ogni progetto però fini a seguito della sua morte.

        Questa morte fu vista dai Conti di Tuscolo come un’opportunità di riprendere in mano il potere nella Chiesa. Il fratello di Benedetto IX, Gregorio di Tuscolo, con un manipolo di soldati entrò in Roma e sistemò al soglio pontificio Giovanni detto il Mincio, cioè il minchione, con il nome di Papa Benedetto X. I chierici romani non vollero riconoscere questa elezione perché irregolare ma dovettero abbandonare il tutta fretta la città per le ritorsioni aspettate. La speranza era Ildebrando con il quale, quando fosse tornato dalla Germania, scegliere un candidato Papa.

        Goffredo di Toscana ospitò a Siena l’assemblea di coloro che non accettavano Benedetto X e costoro indicarono, come candidato Papa, il vescovo di Firenze Gerardo di Borgogna. Richiesta del sostegno, la reggente Imperatrice Agnese, lo dette ed incaricò Goffredo di scortare a Roma il nuovo Papa, che assunse il nome di Niccolò II (1059-1061), per essere incoronato. La marcia su Roma era molto difficile perché le famiglie nobili la tenevano in pugno. Si decise di usare tutti i mezzi per farlo, arrivando a corrompere le persone giuste perché il sostegno a tali famiglie venisse meno. Bendetto X fu quindi cacciato da un’insurrezione popolare.

        Il ripetersi di queste situazioni per cui non si sapeva mai bene chi era il Papa legittimo se non con l’uso di denaro e/o armati, richiese l’immediato intervento del nuovo Papa. Egli convocò subito un Concilio in Laterano (1059)  e quindi fece emanare una Costituzione Apostolica, la In nomine Domini, che fissava il modo di eleggere un Papa: il corpo elettorale sarebbe stato solo dei cardinali-vescovi mentre i cardinali non vescovi(15) avrebbero solo potuto fornire la loro adesione ad elezione avvenuta mentre popolo e clero inferiore avrebbero solo potuto dare un consenso, sempre ad elezione avvenuta (nel 1179 Papa Alessandro III, con la Costituzione Apostolica Licet de vitanda discordia,estese l’elezione del Papa a tutti i cardinali). Inoltre l’elezione del Papa poteva avvenire anche fuori Roma. Con questo documento di fatto veniva tolta ogni potestà al popolo di Roma ma anche all’Imperatore. Poiché ci si attendevano ritorsioni imperiali, si pensò di avvicinare i Normanni che sarebbero potuti diventare i difensori della Chiesa e comunque in grado di essere un contraltare all’Impero. Per stringere questa alleanza Niccolò si recò nel Meridione e trattò con i capi normanni (Riccardo d’Aversa e Roberto il Guiscardo). Cedette alcune terre nelle disponibilità papali ed altre che invece non lo erano ed ebbe in cambio il vassallaggio normanno al pontefice con l’impegno di aiuto militare contro ogni minaccia. Qui si posero problemi per gli storici perché il Papa donava terre che erano di altri potentati. Si è addivenuti alla conclusione che la punta di diritto era la falsa donazione di Costantino che, all’epoca, era ritenuta vera da tutti. Osserva Rendina che “i riformisti, che tanto si battevano per la legalità e la purezza degli ideali, finivano per appoggiarsi anche loro ad istituzioni illegali e storicamente false”. Altro colpo che mise a segno Niccolò II fu l’alleanza con un vasto movimento di basso clero e popolo al Nord d’Italia, la Pataria (guidata dal diacono Arialdo e dal suddiacono Landolfo), che rivendicava con forza la riforma della Chiesa contro il malcostume di vescovi e nobili milanesi (il movimento nacque intorno al 1045 e si sviluppò moltissimo diventando successivamente un movimento pauperista ed eretico, quello dei patarini). Il fine era riuscire gradualmente a mettere insieme tutta l’Italia e, contemporaneamente, quello di riconquistare un minimo dello spirito originario del Cristianesimo corrotto violentemente ed indegnamente dalla nobiltà e dal clero simoniaco.

        Niccolò invio messi alla corte tedesca, per spiegare le sue scelte politiche, ma non furono ricevuti. Anzi vi fu l’inizio di uno scisma da parte dei vescovi tedeschi che non riconobbero nessuna decisione di Niccolò. Il tutto restò in sospeso per la morte del Papa nel 1061.

        La morte del Papa spinse subito i nobili romani guidati da Gherardo di Galerìa, con i vescovi lombardi che volevano eleggere un tal Guiberto, alla corte imperiale tedesca per chiedere un Papa a loro gradito al di fuori delle assurde regole di Niccolò. Ildebrando sfidò tutti e organizzò a Roma l’elezione del nuovo Papa con le regole introdotte da Niccolò. Risultò eletto Anselmo da Lucca con il nome di Papa Alessandro II (1061-1073) che aveva anche il pregio di essere accetto alla corte imperiale. I tentativi dei nobili di creare disordini furono stroncati dai normanni prontamente intervenuti al comando di Riccardo d’Aversa, promosso nel frattempo, dal Papa Niccolò II, Principe di Capua. Ma i nobili romani, i vescovi lombardi e tedeschi reagirono e in un Concilio convocato a Basilea elessero un altro Papa: il vescovo di Parma, Cadalo, che assunse il nome di Onorio II. Nel far questo riconobbero l’autorità dell’Imperatore Enrico IV che aveva 10 anni e lo nominarono patricius romanorum. E’ d’interesse notare che gli elettori di Onorio avevano rifiutato le deliberazioni del Concilio Laterano del 1059 (tra cui quella che permetteva l’elezione del Papa fuori di Roma) e ciò li obbligava a tornare a Roma per rendere ufficiale l’elezione di Onorio. Venne messo insieme un esercito di lombardi che sconfisse gli armati messi insieme a Roma da Ildebrando. Ciò permise ad Onorio di entrare in città e di tentare di aumentare i suoi armati in attesa dell’arrivo dei Normanni che avrebbero ripristinato Alessandro II sul trono papale. Prima che ciò avvenisse si inserì nella contesa Goffredo di Toscana tentando la mediazione che consisteva nel far recedere ambedue i Papi in attesa che la decisione venisse presa nella capitale Augusta dell’Impero. Sarebbe stata una marcia indietro per i tentativi di riforma che avrebbero visto con grande favore lo sganciamento dal potere imperiale … ma un importante avvenimento alla corte di Augusta cambiò radicalmente le cose. Vi fu un colpo di Stato (1062) guidato da un vescovo, Annone di Colonia, che tolse la reggenza alla madre Agnese di Enrico IV e l’assunse per sé (dividendola l’anno seguente con l’altro vescovo, Adalberto di Amburgo e Brema). Annone divenne arbitro della contesa tra Papi e decise che il Papa legittimo era Alessandro II in cambio di importanti cariche ecclesiastiche per Annone e per altri suoi sostenitori.

        Alessandro scomunicò Onorio e questi scomunicò Alessandro. Onorio con i finanziamenti dei nobili romani rimise su un esercito con il quale riprese Roma, dove Alessandro era asserragliato in Laterano difeso dai Normanni. La contesa violenta fu risolta da Annone che non volle in alcun modo riconoscere Onorio e, in un Concilio di vescovi italiani e tedeschi a Mantova nel 1064, fece definitivamente accettare Alessandro II (ma, fino al 1072, Onorio continuò a professarsi Papa). Alessandro II tentò di continuare l’opera di riforma ma fu impelagato in una serie innumerevole di problemi sia internazionali che interni (tra l’altro era morto nel 1069 un suo sostegno, Goffredo di Toscana. A costui era succeduto il figlio Goffredo il Gobbo che era sposato con Matilde che diventerà più oltre Matilde di Canossa, figlia di Beatrice di Toscana). Morì nel 1073 senza che nulla di effettivamente nuovo fosse realizzato. Durante la cerimonia funebre in Laterano il popolo di Roma, incitato dal cardinale Ugo Candido, acclamò Ildebrando Papa e quasi lo trasse in trionfo. Ildebrando non voleva un’elezione così perché credeva nelle regole fissate da Niccolò. Ma non vi fu nulla da fare perché fu trascinato a San Pietro in Vincoli per essere incornato Papa con il nome di Gregorio VII (1073-1085).

        Gregorio intraprese un’azione ad ampio raggio scrivendo a tutte le persone che avevano importanti responsabilità in Europa al fine di avere sostegno per l’opera di riforma che si riprometteva di avviare affiancata da quella di riconquista alla Chiesa dei possedimenti che riteneva di sua proprietà. Ebbe il sostegno ufficiale di Enrico IV, anche se da quelle parti non avevano gradito un’elezione nella quale non avevano potuto dare indicazione i tedeschi. In un Concilio del 1074 vi fu una dura offensiva contro chi aveva venduto e chi aveva acquistato cariche ecclesiastiche. I chierici ordinati per simonia dovevano considerarsi fuori dalla Chiesa mentre i vescovi che avessero ottenuto incarichi di prestigio, sempre per denaro, dovevano immediatamente lasciarli. Sul piano dottrinale vi fu una durissima condanna degli ecclesiastici che non rispettavano il celibato essendo sposati (venivano chiamati nicolaiti) o vivendo in concubinaggio ed avendo prole (si trattava di una evoluzione meno ipocrita dell’agapete che veniva praticata nei primi secoli della Chiesa). Inoltre si richiedeva ai Re o Signori che avessero beni ecclesiastici di restituirli alla Chiesa.

        Dalla Germania vi è una generale ed irata sollevazione dei chierici con moglie che arrivano a minacciare di morte il Papa. Gregorio fu molto duro e sospese 5 vescovi che avevano protestato e che erano tra i consiglieri di Enrico IV, inoltre tolse all’Imperatore la possibilità di investire vescovi, pena la scomunica. Naturalmente ciò comportò una rottura definitiva tra Impero e Papato e Gregorio emanò un suo documento, il Dictatus Papae, nel quale elencava dei canoni, cioè le condizioni per la riconciliazione. Il Dictatus era in pratica la rivendicazione della supremazia del Papa su qualsiasi autorità terrena. Il pontefice rivendicava il potere di deporre o reintegrare vescovi, principi ed imperatori. Gregorio sapeva che questo avrebbe provocato un duro scontro e così fu perché niente di quanto annunciato dal Dictatus fu preso in considerazione. Anzi, Enrico IV concesse da subito nuove investiture, nominò il nuovo arcivescovo di Milano, nella persona di Tedaldo, suo cappellano, ed interferì in vario modo nello stesso clero italiano tentando di costruire un nucleo di avversari di Gregorio. Si arrivò alla congiura guidata proprio dal cardinale Candido. Nel 1075 Gregorio fu pugnalato mentre diceva messa in Santa Maria Maggiore e condotto in prigione da una banda di armati. I fedeli, superato lo sbandamento iniziale, riuscirono a liberarlo il giorno seguente mettendo in fuga (ripareranno in Germania) i congiurati.

        Gregorio convocò a Roma Enrico IV perché si discolpasse (1076). Se non lo avesse fatto sarebbe stato scomunicato. Fu ancora Candido ad alimentare lo scontro, raccontando ad Enrico IV che Gregorio tramava con Matilde di Canossa (con stregonerie e rapporti indicibili), diventata una potente feudataria che in pratica aveva in mano l’intera Italia Settentrionale, per sottrargli i suoi possedimenti in Italia. Enrico IV inviò a Gregorio una dichiarazione di disobbedienza, sottoscritta da quasi tutti i vescovi tedeschi e lombardi, ritenendolo non più degno di occupare quel posto. Gregorio rispose con la solenne scomunica di Enrico IV e di tutti coloro che avevano firmato la disobbedienza. Enrico IV si adirò violentemente ma si rese conto che il popolo sosteneva il Papa anche perché in breve temo sembrò che l’ira divina si abbattesse su di lui attraverso i suoi sostenitori che in breve tempo morirono in quantità. Ciò provocò la diffusione di una paura superstiziosa che fece levare contro Enrico IV vari principi tedeschi  che già non lo apprezzavano. In questi casi si ricorreva al perdono papale e la cosa fu proposta ad Enrico IV: se otterrà il perdono papale non si correrà il rischio di una guerra civile e tutti i principi ribelli lo avrebbero riconosciuto come Imperatore. Ci furono momenti di indecisione che si conclusero in un viaggio di Enrico in Italia ma con un esercito al seguito. Gregorio, che viaggiava nel Nord Italia, saputo che Enrico aveva attraversato le Alpi e non conoscendone le intenzioni, si rifugiò nel castello di Matilde di Canossa, a Canossa sull’Appennino Emiliano. Enrico, arrivato fin qui, chiese di essere ricevuto ed il  Papa negò ogni contatto. Matilde ed altri dignitari pregarono il Papa di recedere ma egli fu irremovibile: Enrico dovrà stare tre giorni e tre notti al freddo ed al gelo prima di essere ricevuto ! Passato questo tempo lo ricevette, lo ascoltò nella cappella del castello, prese atto della richiesta di perdono, dopodiché lo riammise tra i fedeli e gli dette la comunione. Sembrava completamente sottomesso Enrico IV ma macinava rancore e vendetta che avrebbe scatenato appena riconquistato il trono. Ma né popolo né principi erano più con lui. Lo cacciarono ed elessero Imperatore Rodolfo Duca di Svevia, cognato di Enrico. Dopo varie vicende che vedranno anche uno scontro armato tra partigiani di Enrico e di Rodolfo, nel 1080 il Papa consacrò Imperatore Rodolfo e scomunicò di nuovo Enrico per non aver rispettato gli accordi di Canossa. L’ex Imperatore, per tutta risposta, convocò una dieta di vescovi, in maggioranza nicolaiti e simoniaci, a Worms (1080), che dichiarò deposto il Papa ed eletto come nuovo pontefice l’arcivescovo di Ravenna Guiberto (uno dei capi della congiura di Santa Maria Maggiore) con il nome di Clemente III che, come primo atto, scomunicò Gregorio. Vi furono frenetici tentativi di Gregorio per la sua difesa e quella del Papato in un momento in cui Enrico IV si era riorganizzato ed in Italia non aveva grossi sostegni oltre Matilde di Canossa al Nord. Riallacciò i legami con i Normanni e particolarmente con Roberto il Guiscardo che, scomunicato per aver toccato terre della Chiesa a Benevento, fu riammesso tra i fedeli a patto di difendere la Chiesa (l’altro re normanno, Giordano di Capua, figlio di Riccardo, prima accettò la difesa del Papa poi fece dietrofront). In definitiva Enrico IV arrivò alle porte di Roma per cacciare Gregorio ed imporre Clemente. Furono i medesimi romani che riuscirono a respingere Enrico che per almeno due anni non tentò nulla contro Roma. Passati questi due anni Enrico tornò e riuscì ad entrare in città con Gregorio asserragliato a Castel Sant’Angelo. Tutto era perso perché i nobili romani, che avevano organizzato la sconfitta di Roma, si schierarono con lui; perché i vescovi lombardi riconobbero Clemente come Papa; perché Enrico si fece incoronare come Imperatore da Clemente III in Laterano nel 1083. Il normanno Roberto il Guiscardo che avrebbe dovuto difendere Roma ed il Papa, si presentò a Roma con due anni di ritardo dalla richiesta e con un grande esercito, tale da far scappare Enrico IV e far rifugiare Clemente III in luogo sicuro a Tivoli. Per questo aiuto il prode normanno volle mettere a sacco Roma, con massacri inauditi e provocando violenti incendi che distrussero quasi due terzi di essa.

        Gregorio verrà preso ostaggio da Roberto che non avrà il coraggio di restare a Roma per la violenta ostilità di tutti nei suoi riguardi. Ma anche Gregorio aveva perso il sostegno popolare tanto che fu accettato addirittura Clemente III, risorto da Tivoli, come Papa, mentre Gregorio moriva a Salerno (1085) dove era stato portato da Roberto il Guiscardo. Si chiudeva qui la vicenda di un riformatore che fece cose importanti contro simonia ed immoralità del clero e che aprì la strada, in modo del tutto inconsapevole alle grandi eresie della Chiesa dei secoli futuri. Capito cosa significava la moralità il popolo la continuò a pretendere anche dai successori di Gregorio.

E DOPO ?

         Se si dà un’occhiata all’elenco dei Papi che si trova dopo la bibliografia, alla morte di Gregorio ricominciò una sarabanda di delinquenti al potere. Vi furono certamente delle brave persone o delle persone che in buona fede credevano di poter ambiare qualcosa. Il fatto è che era la Chiesa marcia, marcia fino al midollo avendo perso ogni rapporto con i Vangeli e quindi con il messaggio di Gesù. Solo potere, con orge sfrenate, con denaro vagante, con prostitute, con pedofilia, con omicidi, guerre ed ogni altra indegnità. Gregorio VII risulta essere, nel Liber Pontificalis, il Papa n° 157. Dopo di lui vi furono  ben 18 antipapi, ed il costume si placò solo nella metà del XV secolo a partire da Papa Niccolò V (1447-1455), il Papa n° 208. 

        Dopo Gregorio VII fu eletto Papa un benedettino da tutti riconosciuto come un sant’uomo (Gregorio aveva indicato tre possibili successori ma la corte pontifici conoscendo il forte carattere di questi, per non ripetere l’esperienza di un Papa che faceva tutto lui con serietà e senza corruzioni, decisero per un candidato diverso. Il momento era delicato e solo in questo modo sarebbe stato possibile avere una tregua intorno al trono pontificio e rimettere in moto ogni imbroglio. Anche qui, per acclamazione, fu eletto Desiderio di Montecassino che assunse il nome di Papa Vittore III (1086-1087) ma desiderio non voleva saperne di fare il Papa perché preferiva una vita ritirata di preghiera e lavoro piuttosto che entrare nelle sarabande pontificali. Una volta eletto Vittore si dimise allontanandosi da Roma, dove ricomparve l’antipapa Clemente III che resterà come una presenza ineliminabile fino al 1100. Vittore sosteneva che il Papa doveva essere eletto secondo le modalità ormai stabilite. Fu accontentato e risultò eletto in un Sinodo a Benevento (Roma era impraticabile perché occupata da Clemente III) ma di fatto fu Papa per soli 4 mesi preferendo ritirarsi nel suo eremo di Montecassino (nel Sinodo Clemente III fu scomunicato, fu rinnovato il divieto all’investitura laica e si iniziò ad impostare la campagna contro i Saraceni in Africa). E proprio su questa importante questione vi furono avvenimenti che accaddero sotto il suo Papato che meritano di essere ricordati. Quella corte pontificia, che si era in gran parte sostituita alla prepotenza nobiliare (ma in realtà era la medesima cosa perché tra quei vescovi e cardinali vi erano i rappresentanti dei nobili), decise, così sembra, all’insaputa del Papa una spedizione contro i musulmani, una pre crociata. Già sotto Gregorio vi era stata una pre-crociata (1081) guidata dal normanno Roberto il Guiscardo che, per la prima volta nella storia, ebbe il permesso dal Papa di issare la croce come simbolo di un esercito. Altra pre-crociata fu appunto quella che nacque sotto Papa Vittore (1086) e fu realizzata da una coalizione di Repubbliche Marinare: Genova, Pisa, Amalfi. In realtà queste Repubbliche cercavano di difendersi dalle continue incursioni dei Saraceni africani in territori europei che, tra l’altro, rendevano insicure tutte le rotte con grave danno per i loro commerci. Inizialmente si riuscì a liberare la Sardegna e la Corsica fino ad una incursione in territorio tunisino dove fu conquistata e saccheggiata la roccaforte della flotta saracena di Mehdia. Con il bottino di guerra fu costruita la cattedrale di Pisa.

        Alla morte di Vittore seguirono scontri violenti tra le famiglie nobili a Roma, scontri che interessarono anche i Normanni, i Lombardi e l’Impero di Augusta. Era tutto tornato come prima con attori che via via cambiavano sulla scena recitando sempre la stessa parte. La novità era quella della lotta contro i musulmani contro i quali la Chiesa tentò di riconquistare l’unità dei cristiani. L’operazione inizierà con Papa Urbano II (1088-1099), successore di Vittore.

        Tratterò gli avvenimenti che presero avvio con Urbano II in un prossimo articolo.

Roberto Renzetti

ALLA SECONDA PARTE


NOTE

(1) All’epoca di San Paolo le comunità di cristiani erano autonome e non avevano nessuno che le rappresentasse. La rappresentanza non nasceva da una elezione ma dal prestigio della persona. In epoca postpaolina, le comunità si organizzarono eleggendo un Collegio di Preti, Presbiteri e Vescovi (anche questi nomi erano utilizzati in modo intercambiabile perché le medesime funzioni erano a volte eseguite dagli uni ed a volte dagli altri) con stessi diritti e con i Diaconi subordinati. A cavallo tra I e II secolo, moltissime comunità decisero che tra i vescovi di pari dignità, senza alcuna divisione gerarchica, si eleggesse il rappresentante unico della comunità e fino al 483 anche il vescovo di Roma era eletto. Con il passare del tempo, il Presbitero divenne il sostituto e l’esecutore delle direttive del Vescovo, cioè il sacerdote, con un nome introdotto nel II secolo. I Diaconi erano invece addetti alle opere di carità ed al servizio a tavola. Fino al III secolo qualsiasi cristiano laico poteva diventare subito Vescovo per elezione senza dover passare per una qualche carriera.

(2) L’arianesimo nacque e si sviluppò nel IV secolo ma ebbe una avvisaglia alla metà del III secolo ad opera del prete Sabellio in Tolemaide. Secondo Sabellio è un dogma cristiano che Dio sia unico e le tre persone (Padre, Figliolo, Spirito Santo) di cui si parla non sono altro che tre manifestazioni diverse dello stesso Dio. Ario era parroco della Chiesa di Alessandria, persona estremamente colta, affabile, umile ed estranea alla ricerca di potere ed onori. Per tutto questo era stimato dal popolo e dal suo vescovo (prima Achilla e poi Alessandro). Quella che fu bollata come eresia dalla Chiesa riguardava la Trinità che Costantino aveva imposto per ragioni di potere dovendo non scontentare completamente altre religioni che la avevano nel loro credo. Ario andava addirittura al di là di quanto sostenuto da Sabellio perché riteneva che solo il Padre fosse Dio nel senso pieno, mentre il Figlio era servito al padre per dare una sistemata al mondo, operazione che Egli (Dio) non era in grado di fare perché troppo superiore a tali vicende. Certamente il Figlio era la più perfetta delle creature ma non aveva lo stesso carattere supremo della divinità del Padre. La Trinità non era negata ma lo era invece il fatto che il Figlio e lo Spirito Santo avessero un’identità di sostanza (homousia) con il Padre. La Chiesa attaccò Ario, mescolando i suoi interessi di potere con questioni teologiche, fino a farlo scomunicare e cacciare dalla sua chiesa proprio dal vescovo Alessandro. E’ inutile dire che era Ario quello più vicino ai Vangeli che in nessun luogo parlavano di Trinità. Ma ormai la Chiesa era diretta da Costantino e le gerarchie erano molto più realiste del Re. Ario fu diffamato e la sua considerata una grave eresia. Ma la teologia di Ario aveva fatto grande presa in tutto l’Oriente cristiano che si schierò dalla sua parte. Vi furono vari Concili che aderirono alle teorie di Ario tanto che l’esule fu fatto tornare ad Alessandria. Il vescovo dovette accettare il ritorno di Ario ma denigrando lui ed i suoi sostenitori in varie circolari che inviò alle varie comunità cristiane. Ma ciò gli procurò l’avversità della grande maggioranza dei cristiani con cui aveva a che fare (mentre i pagani sghignazzavano sull’amore che avrebbe dovuto essere al centro del messaggio di Gesù). La Chiesa d’Oriente fu spaccata e lo restò per secoli mentre in Occidente non ci si rese conto del problema fino a quando non arrivò a Roma.

(3) Felice II (355-365) è il terzo antipapa. Gli altri due furono Ippolito (217-235) e Novaziano (251). Felice fu fatto eleggere dall’Imperatore Costanzo che aveva fatto arrestare il Papa Liberio (352-366) per controversie politiche legate anche all’arianesimo. Stranamente questo antipapa risulta nell’elenco dei Papi della Chiesa offerto dal Liber Pontificalis e compare anche raffigurato tra i Papi della Basilica di San Paolo. Papa Liberio verrà liberato nel 358 e Costanzo gli chiede di condividere il Papato con Felice. Sarà il popolo di Roma a decidere, con una rivolta, per Liberio che considerava un buon Papa.

(4) Un grave danno sembra comunque si sia avuto perché Leone, tornato a Roma, per ringraziare Dio dell’accaduto, fece fondere la statua di bronzo dedicata a Giove per realizzare la statua di bronzo di San Pietro esistente ancora oggi in San Pietro.

(5) Valentiniano molestò la moglie Anicia del senatore Massimo. Quest’ultimo si vendicò uccidendo Valentiniano e divenendo imperatore. Morta Anicia, Massimo sposò Eudossia II, moglie di Valentiniano e figlia dell’Imperatore d’Oriente Teodosio, che nulla sapeva dell’assassinio di Valentiniano. Quando seppe cosa era accaduto, Eudossia si rivolse di nascosto al capo dei Vandali, Genserico, chiedendogli di invadere la città.

(6) Il monofisismo (dal greco monos e fusis, e cioè unica natura) era un’altra interpretazione trinitaria secondo la quale il Figlio aveva la stessa natura del Padre, era cioè un Dio. Con ciò andava a sparire la sua natura umana. Questa eresia risaliva al vescovo Apollinare di Laodicea che la aveva sviluppata sul finire del IV secolo. Era stata poi ripresa e sviluppata dall’abate Eutiche nella prima metà del V secolo. La natura umana di Cristo era spiegata da Eutiche come una trasformazione divina. In un processo del 448 per eresia contro Eutiche egli spiegò che Cristo prima dell’Incarnazione aveva certamente in sé due nature (divina ed umana) ma dopo l’Incarnazione si era avuta una trasformazione in una sola natura divina. Anche Papa Lerone Magno (inizialmente) disse di non trovare nulla di sbagliato in quanto sosteneva Eutiche. Ma poi, nel 449, aderì alla condanna del monofisismo, stolto ed innaturale errore.

(7) Mentre regnava Gelasio, in Francia accadevano cose che sarebbero diventate rilevanti in futuro, anche per i rapporti con la Chiesa di Roma. Il regno franco occupava allora zone che comprendevano parte dell’attuale Francia e dell’attuale Germania. Nel regno vi erano importanti comunità cristiane e vescovati, tra i quali il più importante era Reims. All’epoca di Gelasio, Reims era retto da Saint Remy ed il regno dal Re pagano Clodoveo I (che regnò dal 481 al 511), membro della dinastia dei merovingi, famiglia fondata da Meroveo, considerato un semidio e rappresentante di una tribù germanica che adorava una Dea Madre che i romani avevano identificato in Diana. Clodoveo intraprese una vasta campagna di conquista che lo portò ad estendere il suo potere in gran parte d’Europa (gran parte dell’attuale Francia e degli attuali Paesi Bassi insieme a molti piccoli regni confinanti) fino a renderlo il più grande dominio barbaro in Europa che andava a confinare con il Regno d’Italia degli Ostrogoti di Teodorico e con la Spagna dei Visigoti. Questa situazione era vantaggiosa per la Chiesa di Roma perché aveva ai suoi confini un re pagano (ma sposo di una cristiana del Regno di Borgogna con grande influenza su Clodoveo, Clotilde il cui confessore era Saint Remy) nel cui regno i cristiani erano maggioranza e, comunque, in cui l’arianesimo non era entrato. Per buon peso Clodoveo si convertì  (496) fornendo alla Chiesa una estensione territoriale di influenza enorme. Clodoveo fu chiamato, dopo la conversione, il Nuovo Costantino e già la Chiesa aveva mire per la sua espansione in quei territori che la avrebbero portata abbastanza presto alla costituzione del Sacro Romano Impero. Alla morte di Clodoveo nacquero e seguirono per moltissimi anni, lotte sanguinose per la successione tra mogli, figli e figlie e parenti vari. La Chiesa era sempre pronta a schierarsi con il vincitore con un particolare. prima del suo schieramento la Chiesa si poneva come mediatrice guadagnando terreni, preziosi e prebende da ambedue i contendenti. I peggiori crimini erano perdonati … bastava pagare. In tal modo anche la Chiesa di quel regno aumentava in modo incredibile la sua ricchezza ed il suo status.

(8) Per semplicità inizio da qui, dall’inizio del VI secolo, a chiamare Papa il vescovo di Roma anche se la cosa diventerà una scelta ufficiale della Chiesa a partire da Papa Gregorio VII. Si veda in proposito il mio precedente articolo, I “santi” imbroglioni.

(9) Sotto questo Papa iniziò l’importante esperienza ed esempio di vita di San Benedetto. Vi sarebbe qui da discutere la grande esperienza del monachesimo e dell’ascesi, anche se tale pratica non aveva nulla a che fare con l’insegnamento evangelico di Gesù che amava vivere in mezzo al prossimo (la vicenda dell’esilio nel deserto è solo una concessione ad altri culti) ma piuttosto con esperienze religiose orientali. Va comunque detto che le esperienze monacali intendevano ricostruire delle comunità di uguali che fossero autosufficienti e dediti al lavoro materiale ed intellettuale. La Regola di San Benedetto, la famosa Ora et Labora è esemplificativa. Per la prima volta in Occidente si ripudiava l’avversione platonica al lavoro manuale e lo si integrava a pieno titolo con quello intellettuale. L’insegnamento di Benedetto assunse il significato di una grande rivoluzione. Inoltre il suo esempio di vita umile e dedita ai bisognosi era di scandalo per una Chiesa corrotta fino al midollo. Non a caso Benedetto fu oggetto di un tentativo di assassinio da parte del clero di Subiaco (Vicovaro e Mandela). Da questo momento il grande pensatore abbandonò l’eremo di Subiaco, dove ancora esistono due suoi monasteri, che sono qualcosa di incredibile per bellezza e immersione storica, per andare a fondare il monastero di Montecassino. Al di là però di figure distaccate come quella appena delineata, il bisogno di egualitarismo e di vita comunitaria è stata sempre una grande aspirazione delle comunità di cristiani fin dalle loro pure origini. L’avvento del monachesimo sarebbe potuto essere un’occasione poer ritornare alle origini sane del Cristianesimo. Così non fu ed i monaci, sempre presentati come esempio ma mai imitati dalle gerarchie, furono sempre avversati perché pericolosi nel confronto con abiti regali e vita lussuosa e lussuriosa dei capi della Chiesa. La stessa esperienza di San Francesco è indicativa di cosa accadeva nella Chiesa. Dopo i massacri che erano stati fatti di ogni istanza pauperista (eretica per Roma) con le violenze e le uccisioni ad esempio dei dolciniani, alla Chiesa serviva avere un docile movimento pauperista. In tal senso il giullare Francesco serviva bene allo scopo ed nche per inaugurare la vergogna della doppia morale (una per i monaci e l’altra per le gerarchie). Rivendicava la povertà ma solo per sé (ci mancherebbe che la rivendicasse anche per il Papa come faceva ad esempio Dolcino). Tanto è vero che i francescani si spaccarono e solo i fedeli al giullare restarono con la fiducia del Papa che, anzi, li nominò come inquisitori a lato dei domenicani a difesa della fede. Quelli che non si riconobbero nei cedimenti divennero eretici.

(10) Nel periodo di tempo in cui il falso documento fu realizzato e utilizzato i Papi furono: Costantino (708-715), Gregorio II (715-731), Gregorio III (731-741), Zaccaria (741-752), Stefano II (752-757).

(11) Dopo Zaccaria venne eletto Papa Stefano II che però morì ancor prima  di essere consacrato. Tale Papa non figura nell’elenco dei Papi e quello che fu eletto subito dopo era un presbitero di nome Stefano che, per logica, doveva essere Papa Stefano III ma, in realtà risulta come Stefano II nell’elenco dei papi.

(12) Il bordello a cui era ridotto la corte papale ebbe molto a che fare con queste donne di famiglie potenti. Da Wikipedia riporto i rapporti di parentela tra queste donne e le potenti famiglie cui appartenevano:

“I Conti di Tuscolo (in lingua latina Comites de Tuscolana) sono stati una potente famiglia baronale romana che governò su larga parte dell’Agro Romano e dei Colli Albani tra il X ed il XII secolo, influenzando le vicende interne di Roma, dello Stato Pontificio e della stessa Chiesa cattolica attraverso il “papato di famiglia”. Il “papato di famiglia” era una formula politica che risolveva il problema della convivenza del potere civile e religioso, diversamente dal sistema politico diarchico tentato con successo da Alberico II di Spoleto che, mentre deteneva il potere politico, affidava quello religioso a papi di sua scelta. In punto di morte, sapendo che dopo di lui il sistema diarchico non avrebbe più funzionato e temendo l’intervento di Ottone I, volle unificare i due poteri facendo giurare ai nobili romani di eleggere, dopo la sua morte, il figlio Ottaviano, che divenne, un anno dopo, Papa Giovanni XII.

La roccaforte eponima di questa famiglia fu l’antica città di Tusculum, fondata in epoche remote prima della stessa Roma e rasa al suolo nel 1191 con il declinare della potenza dei conti tuscolani. […]

Le origini

Dall’unione di Teofilatto I dei Conti di Tuscolo (864-925) e Teodora I (†916) nacquero Marozia (†955) e Teodora II (†950).

Dall’unione di Marozia e Alberico I (†924), Marchese di Toscana e Camerino nonché Duca di Spoleto, nacquero Alberico II, Costantino, Sergio, Deodato (o Davide) e Giovanni, quest’ultimo ritenuto dagli storici figlio illegittimo di Marozia con Papa Sergio III (904-911) e asceso al soglio di Pietro come Papa Giovanni XI (931-935). Alcuni storici ritengono che Papa Sergio III e Papa Adriano III (884-885) (nato Agapito) fossero fratelli di Teofilatto I e figli di un certo Benedetto magnus tusculanus dux et comes, figlio di quell’Alberico marchio et consul tusculanus princeps potentissimus, a sua volta figlio di Teodato consul, dux et primicerius Sanctae Romanae Ecclesiae e fratello di Papa Adriano I (772-795).

Da Deodato-Davide (comes tusculanus), fratello di Alberico II, nacque Papa Benedetto VII (974-983).

Fino ad Alberico II, le informazioni sui Conti di Tuscolo sono incerte e frammentarie; da Gregorio I in poi, diventano più sicure.

Alberico II ebbe due figli certi: Gregorio I ed Ottaviano I, quest’ultimo poi Papa Giovanni XII (955-963).

Da Gregorio I nacquero tre figli: Alberico III, Teofilatto II e Romano. Teofilatto II nel 1012 divenne Papa Benedetto VIII. Romano (Consul et dux, senator) nel 1024 divenne Papa Giovanni XIX.

Teofilatto II, prima di divenire Papa, ebbe un figlio: Giovanni I dei Conti di Tuscolo.

Alberico III (Imperialis palatii magisterConsul et duxComes sacri palatii Lateranensis) ebbe cinque figli: Teofilatto III divenuto poi Papa Benedetto IX, Guido, Pietro, Ottaviano II e Gregorio II.

Nel settembre 1055, quando l’ex-papa Benedetto IX fece una donazione, dei fratelli risultavano vivi Guido, Pietro e Gregorio, non Ottaviano.

Guido ebbe un figlio, Giovanni II dei Conti di Tuscolo, che nel 1058 divenne l’antipapa Benedetto X.

Gregorio II (Consulnobilis virsenatorComes Tusculanensis) ebbe un figlio che gli successe alla guida della famiglia nel 1058: Gregorio III.

A Gregorio III (Comes TusculanensisConsulillustris) nel 1108 successe il figlio Tolomeo I.

A Tolomeo I (IllustrissimusdominusConsul et dux) nel 1126 successe il figlio Tolomeo II.

Tolomeo II ebbe due figli: Gionata (Comes de Tusculano) e Raino (Nobilis virdominus) che, alla sua morte nel 1153, guidarono insieme la famiglia fino al 1167, quando Gionata morì e rimase solo Raino, morto nel 1179″.

Di qualche rampollo di questa genìa di delinquenti avrò modo di parlare in dettaglio più oltre. Qualche dettaglio su Marozia posso darlo ora: sua madre, Teodora, la mise al letto del Ppapa Sergio III quando aveva solo 14 anni. La giovane rimase incinta ma la cosa non la turbò, anzi gradiva il tutto, tanto che riuscì a dominare con il sesso i successivi Papi Anastasio II e Landone riuscendo a far eleggere Papa il vescovo di Ravenna Giovanni, con il nome di Giovanni X per poterci fare l’amore più spesso che non a Ravenna. Tutta una vita evangelica.

(13) Da Wikipedia riporto una breve storia della potente famiglia dei Crescenzi:

“È storicamente ritenuto capostipite della famiglia un Crescenzio che figura come giudice fra i nobili romani in un placito romano di Ludovico III del 4 febbraio 901 sotto Papa Benedetto IV e, se pur si tratta dello stesso personaggio, in un altro tenuto in Roma da Alberico II il 17 agosto 942 sotto Papa Stefano VIII.

Discenderebbero da lui, per quanto sia ignoto il grado di parentela, Giovanni Crescenzi I (morto nel 960), marito di Teodora II (figlia del senatore Teofilatto I e di Teodora I) e padre di Giovanni vescovo di Narni, eletto Papa col nome di Giovanni XIII (965-972), di Teodora III sposata a Giovanni III duca di Napoli, di Crescenzio “de Theodora” detto “Crescenzio II”, di Marozia II (Marozia I era la zia, sorella di Teodora II) e di Stefania; Crescenzio II sarebbe il Crescenzio “a caballo marmoreo” che compare fra i primati di Roma in un sinodo del 963 presente Ottone I.

Dopo la morte della moglie Teodora II nel 950, Giovanni Crescenzi I si sarebbe fatto sacerdote fino a divenire vescovo. Nel periodo dal 965 al 1012 i Crescenzi dominarono su Roma col titolo di patrizi dei Romani; con Crescenzio de Theodora la famiglia estese il suo controllo anche su Palestrina (che Giovanni XIII concesse nel 970 alla sorella Stefania) e sul comitato sabinense. Crescenzio II fece eliminare papa Benedetto VI e impose l’elezione dell’antipapa Bonifacio VII, che tuttavia fu costretto all’esilio da Ottone II, mentre Crescenzio si ritirava in un monastero e vi moriva nel 984.

Suo figlio Giovanni Crescenzi II, detto poi Nomentano, ebbe grande influenza sotto il pontificato di Giovanni XV e di Gregorio V: assunto il titolo di patrizio dei Romani (985), divenne signore di Roma ed ottenne nel 988 il comitato e la città di Terracina per il fratello Crescenzio III (morto nel 1020), il quale poi tenne la prefettura di Roma negli anni 1014-15 e 1019, subentrando al nipote Giovanni Crescenzi III morto nel 1012. Giovanni Nomentano fece fuggire Gregorio V ed eleggere Giovanni XVI, che lasciò il potere temporale nelle sue mani. Ottone III, venuto a Roma, lo assediò in Castel Sant’Angelo (che si chiamava allora Castellum Crescentii) e lo fece decapitare (998): fu esaltato come martire della libertà romana.

Fra il IX ed il X secolo i Crescenzi furono feudatari di Mentana, ove fecero costruire un palazzo. I Crescenzi feudatari di Mentana vennero chiamati Crescenzi-Nomentani.

Suo figlio Giovanni detto Giovanni Crescenzi III nel 1002 si fece ordinare patrizio dei Romani ed ebbe la signoria della città fino alla sua morte nel 1012; estese i possessi della famiglia nella Campagna e nella Marittima.

Nel 1045 i Crescenzi Ottaviani riuscirono ancora a far eleggere al papato un loro membro, il vescovo di Sabina Giovanni, col nome di Papa Silvestro III”.

(14) Il Conte di Galeria odiava Benedetto IX perché gli aveva sedotto e sottratto la figlia Riccarda. Teofilatto comunque riuscì a fuggire rifugiandosi nel suo castello di Nemi. Nel Sacro Bosco i due amanti vennero sorpresi e Teofilatto ucciso. A quella vista Riccarda che lo amava si uccise tra lo sconcerto del padre. Secondo un’altra versione Benedetto IX fu perdonato da Leone IX che lo fece tornare in un monastero di Grottaferrata dove morì all’età di 45 anni.

(15) La parola cardinale deriva dalla parola cardine. Come il cardine di una porta, vi erano delle persone che erano chiamate ad aiutare i pontefici e quindi erano il cardine della Chiesa. Fin dall’antichità erano chiamati a fare i cardini, o dei diaconi o dei presbiteri o dei vescovi. Si poteva quindi essere cardinali-vescovi o cardinali-non vescovi.


BIBLIOGRAFIA

(1) Karlheinz Deschener – Storia criminale del Cristianesimo – Ariele 2000-2010

(2) Karlheinz Deschener – Il gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa – Massari 1998

(3) Pepe Rodriguez – Verità e menzogne della Chiesa cattolica – Editori Riuniti 1999 [un commento all’edizione italiana di questo libro è d’obbligo. Il titolo spagnolo è Las mentiras de la Iglesia catolica. Anche chi non conosce lo spagnolo può osservare che si parla delle menzogne della Chiesa e in nessun lato si parla di verità. L’ipocrisia ed il servilismo regnanti in questo Paese hanno dovuto cambiare financo il titolo di un libro].

(4) Claudio Rendina – I Papi, storia e segreti – Newton Compton 1999

(5) Ferdinand Gregorovius . Storia di Roma nel Medio Evo – Avanzini e Torraca, Roma 1967


I SOMMI PONTEFICI ROMANI
SECONDO LA CRONOTASSI DEL
«LIBER PONTIFICALIS» ■ E DELLE SUE
FONTI, CONTINUATA FINO AL
PRESENTE
 

(Tra parentesi quadra sono indicati gli antipapi)

1. — S. Pietro di Bethsaida in Galilea, 42 — 67.
2. — S. Lino, della Tuscia, 68 — 79.
3. — S. Anacleto o Cleto, Romano, 80 — 92.
4. — S. Clemente, Romano, 92 – 99 (o 68 — 76).
5. — S. Evaristo, Greco, 99 o 96 — 108.
6. — S. Alessandro I, Romano, 108 o 109 — 116 o 119.
7. — S. Sisto I, Romano, 117 o 119 — 126 o 128.
8. — S. Telesforo, Greco, 127 o 128 — 137 o 138.
9. — S. Igino, Greco, 138 — 142 o 149.
10. — S. Pio I, di Aquileia, 142 o 146 — 157 o 161.
11. — S. Aniceto, di Emesa (Siria), 150 o 157 — 153 o 168. 
12. — S. Sotero, di Fondi (Campania), 162 o 168 – 170 o 177.
13. — S. Eleuterio, di Nicopoli (Epiro), 171 o 177 – 185 o 193.
14. — S. Vittore I, Africano, 186 o 189 — 197 o 200
15. — S. Zefirino, Romano, 198 — 217 o 218.
16. — S. Callisto I, Romano, 218 — 222.
[S. Ippolito, Romano, 217 — 235].
17.—  S. Urbano I, Romano, 222 — 230.
18. — S. Ponziano, Romano, 21.VII.230 — 28.IX.235.
19. — S. Antero, Greco, 21.XI.235 — 3.I.236.
20. — S. Fabiano, Romano,… 236 — 20.I.250.
21. — S. Cornelio, Romano, 6 o 13.III.251 — … VI.253.
[Novaziano, Romano, 251].
22. — S. Lucio I, Romano,… VI o VII.253 — 5.III.254.
23. — S. Stefano I, Romano, 12.III.254 — 2.VIII.257.
24. — S. Sisto II, Greco, 30.VIII.257 — 6.VIII.258.
25. — S. Dionisio, di patria ignota, 22.VII.259 — 26.XII.268.
26. — S. Felice I, Romano, 5.I.269 — 30.XII.274.
27. — S. Eutichiano, di Luni, 4.1.275 — 7.XII.283.
28. — S. Caio, Dalmata, 17.XII.283 — 22.IV.296.
29. — S. Marcellino, Romano, 30.VI.296 — 25.X.304.
30. — S. Marcello I, Romano, 306 — 16.I.309.
31. — S. Eusebio, Greco, 18.IV.309 — 17.VIII.309.
32. — S. Milziade o Melchiade, Africano, 2.VII.311 — 0.I.314.
33. — S. Silvestro I, Romano, 31.I.314 — 31.XII.335.
34. — S. Marco, Romano, 18.I.336 — 7.X.336.
35. — S. Giulio I, Romano, 6.II.337 — 12.IV.352.
36. — Liberio, Romano, 17.V.352 — 24.IX.366.
[Felice II, Romano, … 355 — 22.XI.365].
37. — S. Damaso I, Romano, 1.X.366 — 11.XII.384.
[Ursino, 24.IX.366 —… 367].
38. — S. Siricio, Romano, 15 o 22 o 29.XII.384 — 26.XI.399.
39. — S. Anastasio I, Romano, 27.XI.399 — 19.XII.401.
40. — S. Innocenzo I, di Albano, 22.XII.401 — 12.III.417.
41. — S. Zosimo, Greco, 18.III.417 — 26.XII.418.
42. — S. Bonifacio I, Romano, 28, 29.XII.418 — 4.IX.422.
[Eulalio, 27, 29.XII.418 — 3.IV.419].
43. —- S. Celestino I, della Campania, 10.IX.422 — 27.VII.432.
44. — S. Sisto III, Romano, 31.VII.432 — 19.VIII.440.
45. — S. Leone I, il Grande (Magno), della Tuscia, 29.IX.440 — 10.XI.461.
46. — S. Ilaro, Sardo, 19.XI.461 — 29.II.468.
47. — S. Simplicio, di Tivoli, 3.III.468 — 10.III.483.
48. — S. Felice III (II), Romano, 13.III.483 — 25.II o 1.III.492.
49. — S. Gelasio I, Africano, 1.III.492 — 21.XI.496.
50. — Anastasio II, Romano, 24.XI.496 — 19.XI.498.
51. — S. Simmaco, Sardo, 22.XI.498 — 19.VII.514.
[Lorenzo, 22.xi.498 —… 499…. 502 —… 506].
52. — S. Ormisda, di Fresinone, 20.VII.514 — 6.VIII.523.
53. — S. Giovanni I, della Tuscia, Martire, 13.VIII.523 — 18.V.526.
54. — S. Felice IV (III), del Sannio, 12.VII.526 — 20 o 22.IX.530.
55. — Bonifacio II, Romano, 20 o 22.IX.530 — 17.X.532.
[Dioscoro, di Alessandria, 20 o 22.IX.530 — 14.X.530].
56. — Giovanni II, Romano, Mercurio, 31.XII.532, 2.1.533 — 8.V.535.
57. — S. Agapito I, Romano, 13.V.535 — 22.IV.536.
58. — S. Silverio, di Frosinone, Martire, 8.VI.536 — … 537
59. — Vigilio, Romano, 29.III.537 — 7.VI.555.
60. — Pelagio I, Romano, 16.IV.556 — 4.III.561.
61. — Giovanni III, Romano, Catalino, 17.VII.561 — 13.VII.574.
62. — Benedetto I, Romano, 2.VI.575 — 30.VII.579.
63. — Pelagio II, Romano, 26.XI.579 — 7.II.590.
64. — S. Gregorio I, il Grande (Magno), Romano, 3.IX.590— 12.III.604.
65. — Sabiniano, di Blera nella Tuscia, … III, 13.IX.604 — 22.II.606.
66. — Bonifacio III, Romano, 19.II.607 — 10.XI.607.
67. — S. Bonifacio IV, del territorio dei Marsi, 25.VIII.608 — 8.V.615.
68. — S. Deusdedit o Adeodato I, Romano, 19.X.615 — 8.XI.618.
69. — Bonifacio V, di Napoli, 23.XII.619 — 23.X.625.
70. — Onorio I, della Campania, 27.X.625 — 12.X.638.
71. — Severino, Romano, … X.638, 28.V.640 — 2.VIII.640.
72. — Giovanni IV, Dalmata,… VIII, 24.XII.640 — 12.X.642.
73. — Teodoro I, di Gerusalemme, 12.X, 24.XI.642 — 14.V.649.
74. — S. Martino I, di Todi, Martire, 5.VII.649 — 16.IX.655.
75. — S. Eugenio I, Romano , 10.VIII.654 — 2.VI.657.
76. — S. Vitaliano, di Segni, 30.VII.657 — 27.I.672.
77. — Adeodato II, Romano, 11.IV.672 — 16.VI.676.
78. — Dono, Romano, 2.XI.676 — 11.IV.678.
79. — S. Agatone, Siciliano, 27.VI.678 — 10.I.681.
80. — S. Leone II, Siciliano, … I.681, 17.VIII.682 — 3.VII.683.
81. — S. Benedetto II, Romano, 26.VI.684 — 8.V.685.
82. — Giovanni V, Siro, 23.VII.685 — 2.VIII.686.
83. — Conone, di patria ignota, 23.X.686 — 21.IX.687.
[Teodoro, … 687].
[Pasquale, … 687].
84. — S. Sergio I, Siro, 15.XII.687 — 7.IX.701.
85. — Giovanni VI, Greco, 30.X.701 — 11.I.705.
86. — Giovanni VII, Greco, 1.III.705 — 18.X.707.
87. — Sisinnio, Siro, 15.1.708 — 4.II.708.
88. — Costantino, Siro, 25.III.708 — 9.IV.715.
89. — S. Gregorio II, Romano, 19.V.715 — 11.II.731.
90. — S. Gregorio III, Siro, 18.III.731 — 28.XI.741.
91. — S. Zaccaria, Greco, 3.XII.741 — 15.III.752.
92. — Stefano II (III), Romano, 26.III.752 — 26.IV.757.
93. — S. Paolo I, Romano, … IV, 29.V.757 — 28.VI.767.
[Costantino, di Nepi, 28.VI, 5.VII.767 — 30.VII.768]
[Filippo, 31.VII.768 ].
94. — Stefano III (IV), Siciliano, 1, 7.VIII.768 — 4.I.772.
95. — Adriano I, Romano, 1, 9.II.772 — 25.XII.795.
96. — S. Leone III, Romano, 26, 27.XII.795 — 12.VI.816.
97. — Stefano IV (V), Romano, 22.VI.816 — 24.I.817.
98. — S. Pasquale I, Romano, 25.I.817 —… II.V.824.
99. — Eugenio II, Romano, … 11.V.824 — VIII.827.
100. — Valentino, Romano,… VIII.827 —… IX.827.
101. — Gregorio IV, Romano, … IX.827, 29.III.828 — 25.I.844.
[Giovanni, 25.I.844].
102. — Sergio II, Romano, 25.I.844 — 27.I.847.
103. — S. Leone IV, Romano, … I, 10.IV.847 — 17.VII.855.
104. — Benedetto III, Romano,… VII, 29.IX.855 — 17.IV.858.
[Anastasio, il Bibliotecario, 21 —24.IX.855. † c. 878].
105. — S. Niccolo I, il Grande, Romano, 24.IV.858 — 13.XI.867.
106. — Adriano II, Romano, 14.XII.867 — … XI o XII.872.
107. — Giovanni VIII, Romano, 14.XII.872 — 16.XII.882.
108. — Marino I, di Gallese, … XII. 882 — 15.V.884.
109. — S. Adriano III, Romano, 17.V.884— … VIII o IX.885 (ne fu confermato il culto 2.VI.1891).
110. — Stefano V (VI), Romano,… IX.885 — 14.IX.891.
111. — Formoso, Vescovo di Porto, 6.X.891 — 4.IV.896.
112. — Bonifacio VI, Romano, 11.IV.896 — 26.IV.896.
113. — Stefano VI (VII), Romano,… V o VI.896 — … VII o VIII. 897.
114. — Romano, di Gallese,… VII o VIII. 897 — … XI.897.
115. — Teodoro II, Romano,… XII.897 — … XII.897 o I.898.
116. — Giovanni IX, di Tivoli,… XII.897 o I.898 — … 1.V.900.
117. — Benedetto IV, Romano,… 1-V.900 —… VII.903.
118. — Leone V, di Ardea,… VII.903 — … IX.903.
[Cristoforo, Romano, … IX.903 — … I.904].
119. — Sergio III, Romano, 29.I.904 — 14.IV.911.
120. — Anastasio III, Romano,… VI o IX.911 —… VI o VIII o X.913.
121. — Landone, della Sabina,… VII o XI.913 — … III.914.
122. — Giovanni X, di Tossignano (Imola),… III o V.914 —… V o VI.928.
123. — Leone VI, Romano, … V o VI.928 — … XII.928 o I.929.
124. — Stefano VII (VIII), Romano,… I.929 — … II.931.
125. — Giovanni XI, Romano, … III.931 — … I.936.
126. — Leone VII, Romano,… I.936 — 13.VII.939.
127. — Stefano VIII (IX), Romano, 14.VII.939 — … X.942.
128. — Marino II, Romano, 30.X,… XI.942 —… V.946.
129. — Agapito II, Romano, 10.V.946 — … XII.955.
130. — Giovanni XII, Ottaviano, dei conti di Tuscolo, 16.XII.955 — 14.V.964.
131. — Leone VIII, Romano, 4, 6.XII.963 — … III.965.
132. — Benedetto V, Romano,… V.964 — 4.VII.964 o 965.
133. — Giovanni XIII, Romano, 1.X.965 – 6.IX.972.
134. — Benedetto VI, Romano,… XII.972, 19.I.973 — … VII.974.
[Bonifacio VII, Romano, Francone, … VI. — … VII.974; poi … VIII.984 —20.VII.985].
135. — Benedetto VII, Romano,… X.974 — 10.VII.983.
136. — Giovanni XIV, di Pavia, Pietro,… XI o XII.983 — 20.VIII.984.
137. — Giovanni XV, Romano,… VIII.985 —… III.996.
138. — Gregorio V, della Sassonia, Brunone dei due duchi di Corinzia, 3.V.996 — … II o III.999.
[Giovanni XVI, di Rossano, Giovanni Filagato,… II o III.997 —… V.998].
139. — Silvestro II, dell’Aquitania, Gerberto, 2.IV.999 — 12.V.1003.
140. — Giovanni XVII, Romano, Siccone, 16.V.1003 — 6.XI.1003.
141. — Giovanni XVIII, Romano, Fascino, 25.XII.1003 — … VI o VII. 1009.
142. — Sergio IV, Romano, Pietro, 31.VII.1009 — 12.V.1012.
143. — Benedetto VIII, Teofilatto dei conti di Tuscolo, 18.V.1012 — 9.IV.1024.
[Gregorio, … V. —… XII.1012].
144. — Giovanni XIX, Romano dei conti di Tuscolo, 19.IV.1024 — … 1032.
145. — Benedetto IX, Teofilatto dei conti di Tuscolo, … VIII o IX.1032 — … IX.1044.
146. — Silvestro III, Romano, Giovanni, 13 o 20.I.1045 — … III.1045.
147. — Benedetto IX (per la seconda volta), 10.III.1045 — 1.V.1045.
148. — Gregorio VI, Romano, Giovanni Graziano, 1.V.1045 — 20.XII.1046.
149. — Clemente II, della Sassonia, Suitgero dei signori di Morsleben von Horneburg, 24.XII.1046 — 9.X.1047.
150. — Benedetto IX (per la terza volta), … X.1047 — … VII.1048.
151. — Damaso II, del Tirolo, Poppone, 17.VII.1048 — 9.VIII. 1048.
152. — S. Leone IX, Alsaziano, Brunone dei conti di Egisheim, 2,12.11.1049 —19.IV. 1054.
153. — Vittore II, Svevo, Gebeardo dei conti di Dollnstein-Hirschberg, 13.IV.1055 — 28.VII.1057.
154. — Stefano IX (X), Lorenese, Federico dei duchi di Lorena, 2,3.VIII.1057 — 29.III.1058.
[Benedetto X, Romano, Giovanni, 5.IV.1058 — … I.1059. †— ?]
155. — Niccolo II, della Borgogna, Gerardo, … XII.1058, 24.I.1059 — 27.VII.1061.
156. — Alessandro II, di Baggio (Milano), Anselmo, 30.IX, 1.X.1061 — 21.IV.1073.
[Onorio II, del Veronese, Cadalo, 28.X.1061 — 31.V.1064. † 1071 o 1072].
157. — S. Gregorio VII, della Tuscia, Ildebrando, 22.IV, 30.VI.1073 — 25.V.1085.
[Clemente III, di Parma, Wiberto, 25.VI.1080, 24.III.1084—8.IX.1100].
158. — B. Vittore III, di Benevento, Dauferio (Desiderio), 24.V.1086, 9.V.1087 —16.IX.1087 (ne fu confermato il culto 23.VII.1887).
159. — B. Urbano II, di Chàtillon-sur-Marne, Oddone di Lagery, 12.III.1088 — 29. VII.1099 (ne fu confermato il culto 14.VII.1881).
160. — Pasquale II, di Bleda o Galeata (Ravennate), Raniero, 13,14.VIII.1099 — 21.I.1118.
[Teoderico, Vescovo di Albano, … 1100. † 1102].
[Alberto, Vescovo di Sabina,… 1101].
[Silvestro IV, Romano, Maginulfo, 18.XI.1105 — 12 o 13.IV.1111].
161. — Gelasio II, di Gaeta, Giovanni Caetani, 24.I, 10.III.1118 — 28.I.1119.
[Gregorio VIII, Francese, Maurizio Burdino, 10.III.1118—22.IV.1121. †… ?].
162. — Callisto II, Guido di Borgogna, 2, 9.II.1119 — 13 o 14.XII.1124.
163. — Onorio II, di Fiagnano (Imola), Lamberto Scannabecchi, 15, 21.XII.1124 — 13 o 14.II.1130.
 [Celestino II, Romano, Tebaldo Buccapecus, … XII.1124].
164. — Innocenzo II, Romano, Gregorio Papareschi, 14, 23.II.1130 — 24.IX.1143. 
[Anacleto II, Romano, Pietro Pierleoni, 14, 23.II.1130 — 25.I.1138].
[Vittore IV, di Ceccano, Gregorio, … III.1138 — 29.V.1138. †— ?]
165. — Celestino II, di Città di Castello, Guido, 26.IX, 3.X.1143 — 8.III.1144.
166. — Lucio II, Bolognese, Gerardo, 12.III.1144 — 15.II.1145.
167. — B. Eugenio III, di Pisa, Bernardo, 15, 18.II.1145 — 8.VII.1153 (ne fu confermato il culto 3.X.1872).
168. — Anastasio IV, Romano, Corrado, 12.VII.1153—3.XII.1154.
169. — Adriano IV, di Abbot’s Langley Hertfordshire), Nicola Breakspear, 4, 5.XII.1154 — 1.IX. 1159.
170. — Alessandro III, di Siena, Rolando Bandinelli 7, 20.IX.1159 — 30.VIII.1181.
[Vittore IV, Ottaviano dei signori di Monticela (Tivoli), 7.IX, 4.X.1159 — 20.IV.1164].
[Pasquale III, Guido di Crema, 22, 26.IV.1164 — 20.IX. 1168].
[Callisto III, Giovanni abate di Strumi (Arezzo), … IX.1168 — 29.VIII.1178]
[Innocenzo III, di Sezze, Landò, 29.IX.1179 — … 1.1180].
171. — Lucio III, Lucchese, Ubaldo Allucingoli, 1. 6.IX.1181 — 25.XI.1185.
172. — Urbano III, Milanese, Uberto Crivelli, 25.XI, 1.XII.1185 — 20. X.1187.
173. — Gregorio VIII, di Benevento, Alberto di Morra, 21. 25.X.1187— 17.XII.1187.
174. — Clemente III, Romano, Paolo Scolari, 19, 20.XII.1187 — … III. 1191.
175. — Celestino III, Romano, Giacinto Bobone, 10, 14.IV.1191 — 8.I.1198.
176. — Innocenzo III, di Gavignano (Roma), Lotario dei conti di Segni, 8.1,22.II.1198 — 16.VII.1216.
177. — Onorio III, Romano, Cencio, 18, 24.VII.1216 — 18.III. 1227.
178. — Gregorio IX, di Anagni, Ugolino dei conti di Segni, 19, 21.III.1227 — 22.VIII.1241.
179. — Celestino IV, Milanese, Goffredo da Castiglione, 25, 28.X.1241 — 10.XI.1241.
180. — Innocenzo IV, di Lavagna (Genova), Sinibaldo Fieschi, 25, 28.VI.1243 — 7.XII.I254.
181. — Alessandro IV, di Ienne (Roma), Rinaldo dei signori di Ienne, 12, 20.XII.1254 — 25.V.1261.
182. — Urbano IV, di Troyes, Giacomo Pantaléon, 29.VIII, 4.IX.1261 — 2.X.1264.
183. — Clemente IV, di Saint-Gilles (Francia meridionale), Guido Foucois, 5, 22.II.1265 — 29.XI. 1268.
184. — B. Gregorio X, di Piacenza, Tedaldo Visconti, 1.IX.1271,27.III.1272 — 10.I.1276 (ne fu confermato il culto 12.IX.1713).
185. — B. Innocenzo V, della Savoia, Pietro di Tarentaise, 21.I, 22.II.1276 — 22.VI.1276 (ne fu confermato il culto 14.III.1898).
186. — Adrìano V, Genovese, Ottobono Fieschi, 11.VII.1276 — 18.VIII.1276.
187. — Giovanni XXI, di Lisbona, Pietro di Giuliano o Pietro Ispano, 16,20.IX.1276 — 20.V.1277.
188. — Niccolo III, Romano, Giovanni Gaetano Orsini, 25.XI, 26.XII.1277 — 22. VIII. 1280.
189. — Martino IV, Francese, Simone de Brie o di Brion o di Mainpincien, 22.II, 23.III.1281 — 29.III.1285.
190. — Onorio IV, Romano, Giacomo Savelli, 2.IV, 20.V. 1285 — 3.IV. 1287.
191. — Niccolo IV, di Lisciano (Ascoli Piceno), Girolamo, 22.II.1288 — 4.IV.1292.
192. — S. Celestino V, del Molise, Pietro del Morrone, 5.VII, 29.VIII.1294 — 13.XII.1294. † 19.V.1296 (fu canonizzato 5.V.1313).
193. — Bonifacio VIII, di Anagni, Benedetto Caetani, 24.XII.1294, 23.I.1295 — 11.X.1303.
194. — B. Benedetto XI, di Treviso, Niccolo di Boccasio, 22, 27.X.1303 — 7.VII.1304 (ne fu confermato il culto 24.IV.1736).
195. — Clemente V, di Villandraut (Gironde), Bertrando de Got, 5.VI, 14.XI.1305 — 20.IV.1314.
196. — Giovanni XXII, di Cahors, Giacomo Duèse, 7.VIII, 5.IX.1316 — 4.XII.1334.
[Niccolo V, di Corvaro (Rieti), Pietro Rinalducci o Rainalducci, I2,22.V.I328—25.VIII.I33O. † 16.X.1333].
197. — Benedetto XII, di Saverdun (Francia meridionale), Giacomo Fournier, 20.XII.1334, 8.1. 1335 — 25.IV.1342.
198. — Clemente VI, di Maumont (Limosino), Pietro Roger, 7, 19.V.1342 — 6.XII.1352.
199. — Innocenzo VI, di Monts (Limosino) Stefano Aubert, 18, 30.XII.1352 — 12. IX.1362.
200. — B. Urbano V, di Grizac (Francia meridionale),Guglielmo Grimoard, 28.IX, 6.XI. 1362 — 19.XII.1370 (ne fu confermato il culto 10.III.1870).
201. — Gregorio XI, di Rosiers d’Égletons (Limosino) Pietro Roger de Beaufort, 30.XII.1370, 3.I.1371 — 26.III.1378.
202. — Urbano VI, di Napoli, Bartolomeo Prignano, 8,18.IV.1378 — 15.X.1389.
203. — Bonifacio IX, di Napoli, Pietro Tomacelli, 2, 9.XI.1389 — 1.X. 1404.
204. — Innocenzo VII, di Sulmona, Cosma Migliorati, 17.X, 11.XI.1404 — 6.XI.1406.
205. — Gregorio XII, Veneziano, Angelo Correr, 30.XI, 19.XII.1406 — 4.VII.1415.
[Clemente VII, di Ginevra, Roberto dei conti del Genevois, 20.IX, 31.X.1378 —16.IX.1394].
[Benedetto XIII, di Illueca (Aragona), Pietro Martinez de Luna, 28.IX, 11.X.1394 — 29.XI.1422 o 23.V.1423]
[Alessandro V, di Kare (Creta), Pietro Filargis, 26.VI, 7.VII.1409 — 3.V.1410].
[Giovanni XXIII, di Napoli, Baldassarre Cossa, 17, 25.V.1410 — 29.V.1415]
206. — Martino V, di Genazzano, Oddone Colonna, 11, 21.XI.1417 — 20.II. 1431.
207. — Eugenio IV, Veneziano, Gabriele Condulmer, 3, 11.III.1431 — 23.II.1447.
[Felice V, di Chambéry, Amedeo VIII duca di Savoia, 5.XI.I439, 24.VII.1440 — 7.IV.1449]
208. — Niccolo V, di Sarzana, Tommaso Parentucelli, 6, 19.III.1447 — 24.III. 1455.
209. — Callisto III, di Torre del Canals presso Jàtiva (Valencia), Alonso Borja, 8,20.IV. 1455 — 6. VIII. 1458.
210. — Pio II, di Corsignano (Siena), Enea Silvio Piccolomini, 19.VIII, 3.IX.1458 —14. VIII. 1464.
211. — Paolo II, Veneziano, Pietro Barbo, 30.VIII, 16.IX.1464 — 26.VII. 1471.
212. — Sisto IV, di Celle (Savona), Francesco della Rovere, 1,9, 25.VIII.1471 — 12. VIII. 1484.
213. — Innocenzo VIII, Genovese, Giovanni Battista Cibo, 29.VIII, 12.IX.1484 — 25.VII.1492.
214. — Alessandro VI, di Jàtiva (Valencia), Rodrigo de Borja, 11, 26. VIII.1492 — 18.VIII.1503.
215. — Pio III, di Siena, Francesco Todeschini-Piccolomini, 22.IX, 1, 8.X.1503 —18.X.1503.
216. — Giulio II, di Albisola (Savona), Giuliano della Rovere, 1, 26.XI.1503 — 21.II.1513.
217. — Leone X, Fiorentino, Giovanni de’ Medici, 11, 19.III.1513 — 1.XII.1521.
218. — Adriano VI, di Utrecht, Adriano Florensz, 9.I, 31.VIII.1522 — 14.IX.1523.
219. —  Clemente VII, Fiorentino, Giulio de’ Medici, 19, 26.XI.1523 — 25.IX.1534.
220. — Paolo III, di Canino (Viterbo), Alessandro Farnese, 13.X, 3.XI.1534 — 10. XI.1549.
221. — Giulio III, Romano, Giovanni Maria Ciocchi del Monte, 7, 22.II.1550 — 23.III.1555.
222. — Marcello II, di Montefano (Macerata), Marcello Cervini, 9, 10.IV. 1555 — 1.V.1555.
223. — Paolo IV, di Capriglia (Avellino), Gian Pietro Carafa, 23, 26.V.1555 — 18.VIII.I559.
224. — Pio IV, Milanese, Giovan Angelo Medici, 26.XII.1559, 6.1. 1560 — 9.XII.1565.
225. — S. Pio V, di Bosco (Alessandria), Antonio (Michele) Ghislieri, 7, 17.I.1566 —1.V.1572 (fu beatificato 1.V.1672, canonizzato 22.V.1712).
226. — Gregorio XIII, Bolognese, Ugo Boncompagni, 13, 25.V.1572 — 10.IV.1585.
227. — Sisto V, di Grottammare (Ascoli Piceno), Felice Peretti, 24.IV, 1.V.1585 — 27. VIII. 1590.
228. — Urbano VII, Romano, Giambattista Castagna, 15.IX.1590 — 27.IX.1590.
229. — Gregorio XIV, di Somma Lombarda, Niccolo Sfondrati, 5, 8.XII.1590 — 16.X.1591.
230. — Innocenzo IX, Bolognese, Giovan Antonio Facchinetti, 29.X, 3.XI.1591 — 30.XII.1591.
231. — Clemente VIII, di Fano, Ippolito Aldobrandini, 30.I, 9.II.1592 — 3.III. 1605.
232. — Leone XI, Fiorentino, Alessandro de’ Medici, 1, 10.IV.1605 — 27.IV.1605.
233. — Paolo V, Romano, Camillo Borghese, 16, 29.V.1605 — 28.I.1621.
234. — Gregorio XV, Bolognese, Alessandro Ludovisi, 9, 14.II.1621 — 8.VII.1623.
235. — Urbano VIII, Fiorentino, Maffeo Barberinì, 6.VIII, 29.IX.1623 — 29.VII.1644.
236. — Innocenzo X, Romano, Giovanni Battista Pamphilj, 15.IX, 4.X.1644 — 7.I.I655.
237. — Alessandro VII, di Siena, Fabio Chigi, 7, 18.IV. 1655 — 22.V. 1667.
238. — Clemente IX, di Pistoia, Giulio Rospigliosi, 20, 26.VI.1667 — 9.XII.1669.
239. — Clemente X, Romano, Emilio Altieri, 29.IV, 11.V.1670 — 22. VII.1676.
240. — B. Innocenzo XI, di Como, Benedetto Odescalchi, 21.IX, 4.X.1676 —12.VIII.t689 (fu beatificato 7.X.1956).
241. — Alessandro VIII, Veneziano, Pietro Ottoboni, 6,16.X.1689 — 1.II.1691.
242. — Innocenzo XII, di Spinazzola, Antonio Pignatelli, 12,15.VII.1691 — 27.IX.1700.
243. — Clemente XI, di Urbino, Giovanni Francesco Albani, 23, 30.XI, 8.XII.1700 — 19.III.1721.
244. — Innocenzo XIII, di Poli, Michelangelo Conti, 8,18.V.1721 — 7.III.1724.
245. — Benedetto XIII, di Gravina, Pietro Francesco (Vincenzo Maria) Orsini, 29.V, 4.VI.1724 — 21.II.1730.
246. — Clemente XII, Fiorentino, Lorenzo Corsini, 12, 16.VII.1730 — 6.II.1740.
247. — Benedetto XIV, Bolognese, Prospero Lambertini, 17, 22.VIII.1740 — 3.V.1758.
248. — Clemente XIII, Veneziano, Carlo Rezzonico, 6,16.VII.1758 — 2.II.1769.
249. — Clemente XIV, di Sant’Arcangelo di Romagna, Giovanni Vincenzo Antonio (Lorenzo) Ganganelli, 19, 28.V, 4.VI. 1769 — 22.IX. 1774.
250. — Pio VI, di Cesena, Giannangelo Bruschi, 15, 22.II. 1775 — 29.VIII.1799.
251. — Pio VII, di Cesena, Barnaba (Gregorio) Chiaramonti, 14, 21.III.1800 — 20.VIII.1823.
252. — Leone XII, di Monticelli di Genga (Fabriano), Annibale della Genga, 28.IX, 5.X.1823 — 10.II.1829.
253. — Pio VIII, di Cingoli, Francesco Saverio Castiglioni, 31.IlI, 5.IV.1829 — 30.XI.1830.
254. — Gregorio XVI, di Belluno, Bartolomeo Alberto (Mauro) Cappellari, 2, 6.II.1831 — 1.VI.1846.
255. — B. Pio IX, di Senigallia, Giovanni Maria Mastai Ferretti, 16, 21.VI.1846 — 7.II.1878 (fu beatificato 3.IX.2000).
256. — Leone XIII, di Carpineto Romano, Vincenzo Gioacchino Pecci, 20.II, 3.III.1878 — 20.VII.1903.
257. — S. Pio X, di Riese (Treviso), Giuseppe Melchiorre Sarto, 4, 9.VIII.1903 — 20.VIII.1914 (fu beatificato 3.VI.1951, canonizzato 29.V.1954).
258. — Benedetto XV, Genovese, Giacomo della Chiesa, 3, 6.IX.1914 — 22.I.1922.
259. — Pio XI, di Desio (Milano), Achille Ratti, 6,12.II.1922 — 10.II. 1939.
260. — Pio XII, Romano, Eugenio Pacelli, 2,12.III.1939 — 9.X.1958.
261. — B. Giovanni XXIII, di Sotto il Monte (Bergamo), Angelo Giuseppe Roncalli, 28.X, 4.XI.1958 — 3.VI.1963 (fu beatificato 3.IX.2000).
262. — Paolo VI, di Concesio (Brescia), Giovanni Battista Montini, 21, 30.VI.1963 — 6.VIII.1978.
263. — Giovanni Paolo I, di Forno di Canale (Belluno), Albino Luciani, 26.VIII, 3.IX.1078 — 28.IX.1978.
264. — Giovanni Paolo II, di Wadowice (Kraków), Karol Wojtyla, 16, 22.X.1978 — 2.IV.2005.
265. — Benedetto XVI eletto il 19 aprile 2005.

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