Fisicamente

di Roberto Renzetti

IV – DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE AI GIORNI NOSTRI (PARTE II)

Roberto Renzetti

Agosto 2010

PAPA BENEDETTO XVI

        A Giovanni Paolo II successe colui che dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede (l’antica Inquisizione) durante il suo pontificato, il cardinale Ratzinger che assunse il nome di Papa Benedetto XVI (2005 – ?).

        Il suo programma fu esposto nei dettagli poco prima della sua elezione in una conferenza che tenne a Subiaco il 1° aprile del 2005. Un rigido e freddo reazionario che ha riportato la Chiesa indietro di secoli e l’ha allontanata sempre più dai fedeli, ormai ridotti ai soli bigotti. In questo intervento riecheggiava il Sillabo di Pio IX con una ulteriore condanna dell’Illuminismo il male non solo del Cristianesimo ma dell’intera umanità. Qualche giorno dopo, in occasione dell’omelia per la morte di Giovanni Paolo II, pronunciò altri anatemi contro ciò che sarà uno dei mantra del suo pontificato: il relativismo che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie. Ed al relativismo egli opponeva ed oppone la fede in Cristo che è l’unica in grado di far discernere tra verità e menzogna. Un vero manifesto fondamentalista che non lascia spazio a nessuno che non la pensi come il Vicario di Cristo (a parte forse solo alla Comunità ultrareazionaria di San Pio X e a S.E. Mons. Richard Williamson, il vescovo antisemita e negazionista).

        Anche con il Papa tedesco opererò come con il polacco, riportando articoli già pubblicati.

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RATZINGER

(Considerazioni ispirate dal pamphlet Contro Ratzinger, di Anonimo – Ed. ISBN, 2006)

Roberto Renzetti

Intanto sbarazziamoci di un mito: non è vero che Ratzinger calza scarpette Prada ma solo pantofole fatte a mano solo per lui da Adriano Stefanelli, artigiano della provincia di Novara.

Riguardo al suo copricapo, il camauro, qualcuno ha osservato che l’ultimo Papa che lo aveva indossato era stato Giovanni XXIII. Questo qualcuno poteva fare uno sforzo in più ed osservare che il copricapo era stato rispolverato da Ratzinger certamente in omaggio ad un suo affine, a Papa Paolo III Farnese che nel 1542 istituì la Sacra Congregazione della Romana ed Universale Inquisizione. Più in generale la moda del camauro era la moda dei Papa re.

Ratzinger, in questo anticipato da Wojtyla, è un determinato nemico dell’Illuminismo. Ed è istruttivo capire il contorcersi della sua logica (delle loro logiche) per portare acqua al suo povero mulino. L’Illuminismo è l’inizio della negazione di Dio che ci ha portato verso una modernità che ha perso la sua umanità proprio per aver negato Dio. E ciò vuol dire, nel contorto argomentare di Ratzinger, che quando si utilizza il metodo scientifico (sic!), che pretende essere indipendente da istanze metafisiche, si generano mostri. Quindi il Nazismo risulta figlio dell’Illuminismo ! Caspita, allora la Chiesa che con il Nazismo ci ha civettato, facendoci pure un concordato, è figlia dell’Illuminismo ? A questo non avevo e non avrei mai pensato. Non è che sbagli parentele il nostro Papa ? Non è che confonde Illuminismo con l’irrazionalismo del tardo Romanticismo (in contrasto con Hegel e soprattutto Marx), spiegabile in chi difficilmente va al di là del medioevalista San Tommaso ? Ma poi, i sistemi di tortura della Santa Inquisizione, che ha visto proprio Ratzinger come massimo rappresentante negli ultimi anni, non abbondavano di ricorso a macchine e marchingegni, mal protesi nervi di quella tecnica che si aborrisce ? Ed ancora: ma ci si rende conto delle associazioni di idee che vengono richiamate ? Illuminismo-nazismo-scienza. E questo oggi, quando Ratzinger utilizza abbondantemente dei prodotti della tecnica figlia di quella scienza per risolvere i suoi problemi di salute (altrimenti annunci subito e lasci scritto che si affida a salassi ed alchimisti).

Ma Ratzinger ha avuto a che fare con il Nazismo, direttamente. Quando ricordava in modo bucolico la sua giovinezza a Maklt sull’Inn in Baviera, dimenticava di ricordare un piccolo dettaglio geografico, quel paesino cartolina era a 16,5 chilometri da Branau dove, 38 anni prima era nato Hitler. Caspita, non è un dettaglio da poco, la coincidenza poteva essere ricordata, no ? Ebbene non lo è stata. Ed anche i ricordi sul nazismo sono distaccati come quando si discuteva delle colpe della Chiesa: un qualcosa che non ci riguarda e comunque è di qualche persona e non dell’istituzione. Tutto talmente asettico che non viene alla mente all’alto prelato nessun ricordo vero, di autentica sopraffazione. In fondo era un contadino e, come tale, estraneo a quegli eventi. E poi, nei suoi ricordi, spunta il 1940, l’anno dei grandi trionfi di Hitler, un periodo di gloria che è ricordato come il riscatto (dalle umiliazioni dei trattati di fine Prima Guerra Mondiale) e che convertì tutti al nazionalsocialismo. All’età di 16 anni il giovane Joseph, come membro delle Hitlerjugend, venne assegnato al programma Luftwaffenhelfer, cioè al personale di supporto alla Luftwaffe (l’aviazione militare del Reich) a Monaco e fu assegnato in un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW. Fu assegnato per un anno ad un reparto di intercettazioni radiofoniche. Con il peggioramento delle sorti tedesche nel conflitto fu trasferito e incaricato allo scavo di trincee, quindi inviato insieme a gruppi di coetanei a compiere marce in alcune città tedesche cantando canti nazionalsocialisti per sollevare il morale della popolazione. Certamente dirà che fu costretto e noi certamente gli crederemo, quasi che il Fascismo non sia un buon viatico per fare il prete d’assalto. E come non tener conto che appena salito al potere Hitler firmò il Concordato con la Chiesa ?

La carriera di tal personaggio lo portò ai più alti incarichi nella Chiesa, fino a diventare un influentissimo consigliere del Papa polacco (tanto che non si riesce bene a distinguere dove inizia il pensiero dell’uno e dove finisce quello dell’altro). Di sua iniziativa, certo non osteggiato dal polacco, rianimò l’Inquisizione e la portò a pieno ritmo di efficienza. Ripulì la Curia dai progressisti, da coloro che continuavano a sperare nel Concilio. Emarginò, condannò, isolò, riportò nelle braccia di Santa Madre Chiesa decine di teologi e sacerdoti. Si entusiasmò per chi con successo aveva coniugato fede ed affari  e cioè per il franchista Escrivà de Balaguer e la sua setta oscuramente affaristica Opus Dei senza disdegnare Don Giussani e Comunione e Liberazione. Intanto si riappacificava con i peggiori figuri anticonciliari, come i lefebvriani, ed attaccava, fino a portarla al silenzio, la Teologia della Liberazione, unica speranza degli emarginati del Sud del mondo (alla cosa si accompagnavano gli sfregi ai cattolici sandinisti da parte del polacco).

Questo Papa, il tedesco, fa professione di ferreo assolutismo e iniziò a darne prova pubblica il 9 giugno del 2000 quando fece seguire all’apertura del polacco alle Chiese cristiane d’Oriente, il documento dal titolo Nota sull’espressione “Chiese sorelle” (*) [ogni documento citato e seguito da asterisco è riportato per intero in Appendice]. In tale documento, senza che Wojtyla abbia obiettato, l’allora capo dell’Inquisizione così scriveva:

Deve essere sempre chiaro, quando l’espressione Chiese sorelle viene usata in questo senso proprio, che l’una, santa, cattolica e apostolica Chiesa universale non è sorella ma madre di tutte le Chiese particolari“.

Quindi era già chiaro da questo solo qual era e resta il programma del tedesco, la Chiesa come valore assoluto non discutibile.

Questo assolutismo era però gravemente intaccato per fini utilitaristici in occasione di un’altra scadenza voluta dal polacco, il perdono richiesto per le colpe del passato della Chiesa. Qui vi fu e vi è ancora un battage pubblicitario tanto grande quanto risolventesi in varie successive e deludenti bolle di sapone come, ad esempio, la pretesa riabilitazione di Galileo (ma poi, chi è che riabilita chi ?) che non è mai avvenuta.

Il 7 marzo 2000 fu pubblicato un ponderoso documento, La chiesa e le colpe del passato (*), che proveniva certamente da elaborazioni e/o censure dell’Inquisizione. In esso, dopo le seguenti premesse:

«Non sono però mancate alcune riserve, espressione soprattutto del disagio legato a particolari contesti storici e culturali, nei quali la semplice ammissione di colpe commesse dai figli della Chiesa può assumere il significato di un cedimento di fronte alle accuse di chi è pregiudizialmente ostile ad essa»,

si sosteneva:

«La difficoltà che si profila è quella di definire le colpe passate, a causa anzitutto del giudizio storico che ciò esige, perché in ciò che è avvenuto va sempre distinta la responsabilità o la colpa attribuibile ai membri della Chiesa in quanto credenti, da quella riferibile alla società dei secoli detti “di cristianità” o alle strutture di potere nelle quali il temporale e lo spirituale erano allora strettamente intrecciati»

«Si profilano, così, diversi interrogativi: si può investire la coscienza attuale di una “colpa” collegata a fenomeni storici irripetibili, come le crociate o l’Inquisizione?»

Si sta cioè dicendo che i fatti vanno riferiti a determinate epoche storiche, che sono RELATIVI ad esse. E la cosa mi trova d’accordo anche se non so come il tedesco possa mettersi d’accordo con se stesso. Ma si dice di più: gli sbagli, l’errore, le colpe, sono di singole persone, non della Chiesa (e come no?). E qui, con un triplo salto mortale all’indietro carpiato, il tedesco riacquista l’assolutismo della Chiesa.

E per compenetrarsi nel fatto che la Chiesa non sbaglia ma egli si, vale la pena leggere cosa aveva scritto qualche anno prima contro i teologi della Liberazione in due documenti importanti: Istruzioni su alcuni aspetti della teologia della liberazione (*) (1984) e Libertà cristiana e liberazione (*) (1986). Due documenti in pieno reaganismo, in epoca di attacchi criminali dei contras e di ogni provocazione nel Cile di Pinochet e nell’Argentina appena uscita dalla dittatura, contro ogni aspirazione dei Paesi del Centro-Sud America. Insomma, mentre il nunzio in Argentina Pio Laghi si intratteneva con i generali golpisti e mentre il polacco fraternizzava con Pinochet e famiglia, ci si scagliava violentemente, fino alla riduzione al silenzio, contro la chiesa dei poveri e della speranza.

Naturalmente queste posizioni discendono dalla reazionaria dottrina sociale della Chiesa che, parte dal reazionario Leone XIII (Rerum novarum, 1891: le condizioni bestiali di vita operaia non si possono risolvere senza ricorrere alla religione ed alla Chiesa. La proprietà privata è intoccabile e le differenze di classe sono volute da Dio. L’operaio deve servire fedelmente il padrone e questo deve essere giusto con l’operaio) passa per Paolo VI (Populorum Progressio, 1967 ed Octuagesima Adveniens, 1971) ed ha interessanti elaborazioni del polacco con la supervisione del tedesco (Laborem exercens, 1981; Sollicitudo rei socialis, 1987; Centesimus annus, 1991) e del tedesco in proprio nella sua prima enciclica(Deus caritas est, 2005 purtroppo questo documento occorre comprarlo, così ha voluto Ratzinger, basta con i documenti di fede gratuiti!).

Nelle elaborazioni del tedesco vi sono cose che sono addirittura sconvolgenti sul marxismo che avrebbe addirittura un contenuto di verità:

 «Fin dall’Ottocento contro l’attività caritativa della Chiesa è stata sollevata un’obiezione, sviluppata poi con insistenza dal pensiero marxista. I poveri, si dice, non avrebbero bisogno di opere di carità, bensì di giustizia … In questa argomentazione, bisogna riconoscerlo, c’è del vero, ma anche non poco di errato».

La seconda affermazione ha l’aspetto di un cauto e generico scusarsi:

«E’ doveroso ammettere che i rappresentanti della Chiesa hanno percepito solo lentamente che il problema della giusta struttura della società si poneva in modo nuovo».

Ma chi aveva creduto a queste cose dovrà immediatamente ricredersi. Si tratta di un artificio dialettico perché Ratzinger dice subito che queste due affermazioni vanno respinte perché il sogno è finito, il comunismo è fallito insieme a quello di una società giusta. Conseguenza (notare la consequenzialità!) di ciò è che

«la dottrina sociale della Chiesa è diventata un’indicazione fondamentale, che propone orientamenti» da affrontare «nel dialogo con tutti coloro che si preoccupano seriamente dell’uomo e del suo mondo».

La cosa mi ricorda un episodio di gioventù. Il ginnasio che frequentavo era annesso ad un Convitto Nazionale dove mi fermavo, a pagamento, per pranzo. A parte le minestre scialacquate che quotidianamente ci venivano servite in piatti di alluminio che sapevano sempre di sapone da bucato, ci servivano un secondo che era sempre un formaggino della Pontificia Opera Assistenza e dell’insalata con solo aceto. Un giorno spostai il piatto in avanti e poggiai le braccia conserte sul tavolo. Si avvicinò Padre Ministro e mi chiese perché. Risposi che non mi piaceva. Padre Ministro sentenziò: “Ma come, non ti piace il formaggino, non ti piace l’insalata, … non ti piace niente!”. Eccolo là lo formaggino ed insalata o niente. E poiché il comunismo è niente, occorre adattarsi alla dottrina sociale della Chiesa.

Qual è la contraddizione in questo povero discorso ? Il fatto evidente è che il sogno di un mondo più giusto (ed uno si accontenterebbe solo di un uomo migliore!) è stato disatteso per 2000 anni anche dalla Chiesa. Un fallimento clamoroso e, se si guarda la bilancio, si scopre un arricchimento selvaggio delle gerarchie a fronte di nessun cambiamento sociale in qualche modo indotto dalla Chiesa. Anzi! Nonostante la Chiesa qualcosa si è fatto, proprio quando la Chiesa, con la Rivoluzione Francese (frutto dell’odiato Illuminismo), è stata tolta via dalla commistione invereconda con il potere (in Italia ci si era riusciti nel 1870, poi grazie ai politici cattolici e soprattutto a Mussolini, dobbiamo ricominciare da capo). In definitiva se il sogno che presiedeva il comunismo va rigettato sulla base del suo fallimento, a maggior ragione è il cristianesimo che va rifiutato. Non ci si stupisca comunque. Il tedesco è aduso ad usare furbescamente la parola ma non in modo intelligente. Si va sempre ad infilare in contraddizioni inestricabili, va sempre dentro un cul de sac, anche perché, in fondo, nonostante lo sfoggio culturale (appiccicato più che posseduto), se non ci si distacca dall’aristotelismo di San Tommaso e da quella logica, la fine che si fa è sempre quella di Ratzinger, anche perché rifiuta il dono del metodo scientifico, che equipara ad illuminismo e nazismo.

Inoltre il tedesco forza e crede di poter semplificare tutto. Mentre Wojtyla differenziava il comunismo (male necessario) dal male assoluto che era il nazismo, Ratzinger mette insieme tutto, compreso il liberalismo ed il relativismo. In realtà il suo nemico principale è il pensiero laico è la ragione che si fa scienza e che si allontana da dogmi, superstizioni e metafisica. Ecco perché il nemico principale per la Chiesa è oggi la scuola pubblica, la diffusione di informazioni, di cultura. Più si avanza su questa strada e più la Chiesa è in un angolo. Ratzinger vede il mondo ad una sola dimensione: tutto è figlio dell’aver sciolto le righe alla fine del Settecento: senza quel maledetto Illuminismo, nessuna di tutte queste degenerazioni sarebbe mai nata.

Naturalmente la storia è MOLTO più complessa e non è descrivibile con la linearità deterministica che presiede il pensiero unico del tedesco.

Insieme alla necessità di mettere lapidi dove già vi sono, urge maggiormente la distruzione delle basi del pensiero razionale. Il pensiero moderno, secondo Ratzinger, quello che si fonda sulla sola ragione, afferma che Dio è irrilevante ed inutile. Ma chi pensa questo si sbaglia perché, per Ratzinger l’erede unico della ragione sviluppata dal pensiero greco è proprio la Chiesa  (su questa sciocchezza Ratzinger ha anche intrattenuto i presenti nella sua lezione di metà settembre 2006 a Ratisbona). E’ un escamotage che tenta di bypassare i problemi: poiché le radici d’Europa sono lì e non sono giudaico-cristiane, conviene assumere in sé quella cultura che, risulta quanto meno posticcia perché la Chiesa ha fatto del tutto per cancellarla e con l’Inquisizione di bruciarla. Peggio ancora, Ratzinger tenta di spacciare un’influenza del cristianesimo sul pensiero greco. Se questa cosa gli funzionasse, Ratzinger avrebbe messo il cappello all’Europa.

Per il suo scopo di chi si serve il tedesco ? Ma di SantAgostino, un jolly usato sempre ma del quale ci si vergogna quando qualcuno dice che per il suddetto personaggio Maria generò vergine Gesù poiché lo generò da un orecchio. Noi facciamo finta di nulla e seguiamo le dotte argomentazioni del pastore tedesco. Nella sua conferenza alla Sorbona del 27 novembre 1999, Verità del cristianesimo (*), il nostro, riferendosi a Sant’Agostino, argomentava nel modo seguente:

«Meraviglia il fatto che, senza la minima esitazione, egli individuasse il posto del cristianesimo nel campo della “teologia fisica”, nel campo della razionalità filosofica … In tale prospettiva, il cristianesimo aveva i suoi precursori e la sua preparazione interna nell’ambito della razionalità filosofica e non in quello delle religioni.

………………………

Nel cristianesimo, la razionalità divenne religione e non più sua avversaria. Stando così le cose, il cristianesimo, comprendendo se stesso come vittoria della demitologizzazione, vittoria della conoscenza e con essa della verità, dovette necessariamente considerarsi come universale ed essere portato a tutti i popoli: non come una religione particolare che ne reprimeva delle altre, non come una sorta di imperialismo religioso, ma piuttosto come la verità che rendeva superflua l’apparenza».

E’ imbarazzante commentare questo modo di ragionare. Dice il tedesco, per di più meravigliandosene, che Sant’Agostino considerava il cristianesimo come una teologia fisica e quindi come un corpo con una sua razionalità filosofica. Fin qui nulla di male. L’imbarazzo viene dopo quando da questo si conclude che quindi il cristianesimo è ciò che ha detto Sant’Agostino. Ed allora è la razionalità che si converte alla religione non risultandone più avversaria.

Visto che vi sarebbe stato questo cambio radicale, la conversione, sarebbe di interesse sapere quando la razionalità sarebbe stata avversaria della religione, prima di Sant’Agostino. E’ un punto importante che il tedesco non tocca poiché, definitosi razionale, della razionalità può farne tranquillamente a meno. Il passo che viene fatto è una capriola: poiché vi è la dicotomia fede-ragione, Ratzinger ammazza la ragione facendola mangiare dalla fede. Si può facilmente capire che il tutto è solo frutto di abilità dialettica che, come il venditore di tappeti, tenta di convincere di una tesi inesistente. E la razionalità viene ritrovata in un Dio che non è solo metafisica, come ad esempio il Dio degli ebrei o dei musulmani, ma un Dio che si è fatto carne. E qui segue il venditore di tappeti con altre capriole: la divinità di Gesù è un atto di fede! Che qualcuno glielo spieghi al tedesco! E, su questo fatto incontrovertibile su cui il futuro Papa imbroglia, l’intero ragionamento è buono solo per i gonzi. Ciò che stupisce di più è il voler parlare di queste cose a persone presumibilmente colte (lo fa in università di prestigio) le quali hanno gli strumenti concettuali per capire l’imbroglio. Quindi si comprendono due cose: da una parte l’ipocrisia di chi lo applaude e gli dice di si; dall’altra l’inutilità dell’impresa poiché tante sofisticazioni dialettiche mentre non servono in alcun modo al gregge di cui è pastore, fanno cadere le braccia a chi vorrebbe aver solo fede e non comprare tappeti. Più in generale viene spontanea la considerazione seguente. Come si può tentare con artifici dialettici, usando lo storicismo come una clava, cercare di convincere il prossimo della verità assoluta della propria posizione metafisica ? Come è possibile pensare di legalizzare il falso ? Fare un ragionamento contorto per spacciare un atto di fede come un atto razionale ? Tanto più che la storicità di Cristo non è dimostrata come lo stesso Ratzinger deve ammettere. In una conferenza del 1996, La fede e la teologia dei nostri giorni (*), che inizia con un riferimento ipocrita alla crisi della teologia della liberazione, che egli stesso ha ammazzato, Ratzinger, che argomenta sul relativismo in teologia per controbattere ad alcune tesi del «presbiteriano americano J. Hick» e di «P. Knitter, ex sacerdote cattolico», afferma:

«Questi ultimi si appellano all’esegesi per giustificare la loro distruzione della cristologia. L’esegesi avrebbe provato che Gesù non si è ritenuto il Figlio di Dio, il Dio incarnato, ma che solo in seguito i suoi seguaci lo avrebbero reso tale. Ambedue – anche se Hick in modo più chiaro rispetto a Knitter — si richiamano inoltre all’evidenza filosofica. Penso che il problema dell’esegesi e quello dei limiti e delle possibilità della nostra ragione, ossia delle premesse filosofiche della fede, costituiscano effettivamente il vero punto dolente dell’odierna teologia, per il quale la fede — e in misura crescente anche la fede dei semplici — entra in crisi».

Più oltre Ratzinger tenta di recuperare il tutto con il seguente ragionamento: è vero che l’esegesi moderna mette in fortissimo dubbio le cose dette dalla Bibbia, ma questi dubbi nascono da un prodotto storico che non è in grado di intaccare minimamente un racconto che 2000 anni fa fu dato per vero. Anche qui capriole su capriole. Si rifiuta una tesi in quanto storica e quindi relativa, solo servendosi della storia. Si mette in dubbio l’esistenza di Cristo per poi affermare che il dubbio non può esserci in quanto 2000 anni fa non c’era. Una chicca.

L’anonimo che ha scritto il pamphlet che sto raccontando, Contro Ratzinger, a questo punto afferma:

La critica alla modernità di Ratzinger si struttura attraverso argomenti storico-filosofici che, sottoposti a verifica, si dimostrano deboli e interessati. Ma è questa apparente razionalità, questo apparente laicismo del discorso, la chiave per comprendere i motivi per cui esso risulta efficace anche presso molti non credenti. Più che sul terreno filosofico, il pensiero di Ratzinger si sviluppa sul terreno della storia delle idee e del loro influsso. Il fatto che questo tipo di discorso sia oggi scambiato per filosofia non fa che dimostrare quanto la filosofia sia diventata un sapere tra gli altri, una pratica ripiegata su se stessa e dimentica del proprio oggetto.
È a causa di questo oblio dello scopo della filosofia che Ratzinger può presentarsi (e risultare credibile) come filosofo. È a causa della rinuncia non solo a rispondere, ma perfino a domandare, di molta filosofia contemporanea, che Ratzinger può rimproverare alla razionalità moderna la sua incompletezza e presentare il cristianesimo come erede del pensiero greco, come l’unica voce che si ostina a dare risposte comprensibili (e, quindi, in apparenza, a porre domande universali) sul senso del nascere e del morire, su ciò che è giusto o sbagliato, sulla possibilità del bene e sul ruolo del male nel mondo. Si tratta di un risultato eccezionale, considerato il topolino teoretico partorito dal gran rimuginare dell’ex inquisitore. Dopo avere strappato alla modernità le sue origini, assegnandole d’ufficio al cristianesimo, Joseph Ratzinger si infila nella breccia aperta dal pensiero debole, riuscendo, nel silenzio generale, a occupare il bisogno di un pensiero forte che tende sempre a riacutizzarsi in epoche impaurite … Pur di resuscitare Dio, il filosofo Ratzinger radicalizza, con gesto quasi nichilistico, la teoria del pensiero debole, cavalca l’ammissione razionale della debolezza della ragione proprio per relegarla al ruolo di comprimaria
“.

E Ratzinger, che si era espresso contro il relativismo in teologia, figuriamoci se può ammetterlo altrove. Inizia così la sua campagna contro di esso che non dà scampo per il modo ossessivo con cui è proposta. La cosa era iniziata nel 1984 a Monaco di Baviera nel congresso L’eredità europea ed il suo futuro cristiano quando aveva sostenuto:

«Il vero pericolo del nostro tempo, il nocciolo della nostra crisi culturale è la destabilizzazione dell’ethos, che deriva dal fatto che non siamo più in grado di afferrare la ragione della moralità e abbiamo ridotto la ragione nell’ambito del calcolabile».

Meglio disfarsene nella fede, come abbiamo visto. Ma Ratzinger non si occupa di discutere tali sciocchezze egli seguì su questo tema negli anni fino ad arrivare alle più recenti formulazioni, come quella espressa al Convegno-Dibattito romano con Ernesto Galli della Loggia su Storia, Politica e Religione (*) nel 2004.

«Il relativismo può apparire una dottrina positiva in quanto invita alla tolleranza, facilita la convivenza con gli altri e il riconoscimento tra culture fino al punto di ridimensionare le proprie convinzioni e riconoscere il valore degli altri relativizzando se stessi. Ma se diventa assoluto, il relativismo contraddice se stesso e, soprattutto, distrugge l’azione dell’uomo. In ultima analisi, appare a mio avviso la conseguenza di una mutilazione della nostra ragione. Soltanto nel campo delle scienze si può ragionare in termini assoluti, laddove si può verificare ciò che è falso e ciò che non lo è, ciò che funziona e ciò che non funziona. Questo campo appare come l’unico per l’ espressione della vera razionalità, mentre tutto il resto è soggettivo».  

Non si può quindi assumere il relativismo come valore assoluto perché contraddirebbe se stesso, dice il tedesco, ma l’argomentazione, se ci si sofferma un solo istante, è capziosa ed inesistente. Come capziose ed inesistenti sono le argomentazioni che seguono (distrugge l’azione dell’uomo e rappresenta una mutilazione della nostra ragione), non a caso buttate là con la speranza che nessuno le indaghi. Hanno invece senso se si sa già dove si vuole arrivare, come argomenti inesistenti in sé ma funzionali di per sé: se c’è la fede nell’assoluto del mio Dio, non c’è confronto con niente d’altro, il valore è assoluto senza esitazioni di sorta.

Non resterebbe che affidarsi all’unica ragione assoluta, quella delle scienze. Intanto il Papa mostra una totale ignoranza di tale argomento e spara sciocchezze su un concetto di scienza  che ricava dal neopositivismo. Quindi usa questo argomento che ci fa sperare in una sua conversione, solo per comunicarci altrove che la scienza è incompleta (non ha fatto tutto) e come tale non può rispondere alle vere domande dell’uomo. Essa risulta quindi inutile. E qui siamo all’apoteosi di un alto prelato e teologo che rigetta un argomento non in quanto non vero ma in quanto inutile. Figuriamoci quale può essere la reazione di un essere razionale di fronte alla metafisica …

Mentre, secondo il tedesco, risulta utile la religiosità in quanto desiderio ineliminabile del cuore dell’uomo. Come dire che è anche utile la pedofilia, la pornografia, lo stupro, l’odio, … Cioè, ciò che dura è vero anche se non sappiamo se è un bene o un male. Ma Ratzinger, da buon pastore tedesco, non lascia mai cadere le sue elaborazioni e su di esse ritorna spesso. Sull’argomento si era già espresso in una intervista del 2001 al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine, affermando:

«L’oggetto della fede non riguarda solo la ragione bensì l’uomo nella sua interezza, e proprio per questo esso deve essere suggerito anche tramite altre vie, non solo attraverso la pura razionalità».

Noi lo sappiamo quali intende, Ratzinger ma se non dice esplicitamente quali sono le altre vie, il suo discorso vale zero. Anzi, peggio. Il suo discorso è tanto vago che, dentro quelle altre vie, certamente di tipo metafisico, c’è spazio per tutti, comprese le sétte che imperversano nel mondo, con gli USA sempre maestri nelle cose peggiori che il mondo ci può offrire. E, per ironia della sorte, questo discorso è una porta spalancata all’aborrito relativismo.

Dal generale al particolare

E fin qui il tedesco ci ha fatto discutere di questioni generali. Vediamo le sue (ormai note) posizioni su questioni particolari, a cominciare dall’evoluzionismo. In un’intervista al quotidiano cattolico tedesco Die Tagespost (*) del 2003 troviamo uno dei tanti interventi di Ratzinger in proposito:

«…dopo l’Illuminismo … tutto è cambiato: oggi l’immagine del mondo è esattamente capovolta. Tutto, così sembra, viene spiegato materialmente; l’ipotesi di Dio, come disse già Laplace, non è più necessaria; tutto viene spiegato tramite fattori materiali. L’Evoluzione è diventata, diciamo, la nuova divinità. Non vi è alcuna transizione in cui si debba ricorrere a un essere creatore – al contrario: l’introduzione di questo si rivela ostile a ogni certezza scientifica ed è pertanto qualcosa di insostenibile».

Dopo la solita tirata contro l’Illuminismo, ecco l’evoluzionismo, messo in ballo in modo completamente acritico. Infatti, alla sola lettura di questo breve passo, sembrerebbe che evoluzione esclude creazione. In realtà, pur partendo da una ameba, l’evoluzione non esclude la creazione dell’ameba. Ma il problema non è evidentemente questo, per Ratzinger si tratta di non misconoscere il racconto biblico della creazione. Ma non lo dice. Attacca l’evoluzione non per demeriti intrinseci alla teoria ma per il suo oggettivo smontare la creazione che gli interessa. E, dato che si trova a parlare di scienza, Ratzinger allarga il discorso:

«…ci è stata strappata di mano la Bibbia come un prodotto, la cui origine può essere spiegata con metodi storici, che in ogni passo riflette situazioni storiche e che non ci dice proprio ciò che noi si credeva di poter trarre da essa, ma che dev’essere stato tutt’altra cosa. In una tale situazione generale, dove la nuova autorità – che viene ritenuta “scienza” – interviene e dice l’ultima parola e dove poi persino la cosiddetta divulgazione scientifica si dichiara da se stessa “scienza”, è molto più difficile conservare il concetto di Dio e soprattutto aderire al Dio biblico, al Dio in Gesù Cristo, accettare Lui e vedere nella Chiesa la viva comunità di fede».

E’ amareggiato il tedesco perché il metodo storico-critico ha umanizzato la Bibbia e tale metodo è un prodotto delle scienze umane (questa volta) con un qualche inizio dovuto a Marx, almeno per come la vede il nostro che al Seminario di Cernobbio (*) del 2001, dedicò alcuni pensieri a questa vicenda, legando proprio Marx all’evoluzione:

«Il marxismo aveva … introdotto una rottura radicale: l’attuale mondo è un prodotto dell’evoluzione senza una sua razionalità; il mondo ragionevole l’uomo deve solo farlo emergere dal materiale grezzo irragionevole della realtà».

Ed anche qui una enunciazione dovrebbe essere autoesplicativa. Cosa vuol dire, ad esempio, affermare che l’evoluzione non ha una sua razionalità ? Tale evoluzione è proprio compresa mediante la razionalità e, se possibile, si è anche generata attraverso la razionalità interna dei meccanismi naturali di selezione. Ma è inutile aspettarsi dal tedesco una qualche spiegazione che sia complessiva. Nella conferenza alla Sorbona, alla quale ho accennato, concludeva:

«…una spiegazione del reale che non possa fondare in modo sensato e comprensivo anche un ethos, deve restare necessariamente insufficiente. Ora, è un fatto che la teoria dell’evoluzione, laddove essa si arrischia a estendersi sino alla philosophia universalis (?, ndr), tenta anche di rifondare l’ethos sulla base dell’evoluzione. Ma questo ethos dell’evoluzione, che trova ineluttabilmente la sua nozione chiave nel modello della selezione, e dunque nella lotta per la sopravvivenza nella vittoria del più forte, nell’adattamento riuscito, ha da offrire ben poche consolazioni. Anche laddove si cerchi di imbellirlo in diversi modi, resta sempre un ethos crudele.

I1 tentativo di distillare il razionale a partire da una razionalità in se stessa insensata fallisce qui in maniera evidente. Tutto questo risponde ben poco a ciò di cui noi abbiamo bisogno: un’etica della pace universale, dell’amore concreto del prossimo e del necessario superamento del bene individuale».

Che farci ? E’ opera di Dio. E comunque siamo alle solite. Un concetto non viene falsificato perché è brutto, è cattivo, è crudele, è inutile, per categorie soggettive anche dello spirito, ma per il suo essere vero (o verosimile) o no. L’evoluzionismo è insensato in sé e quindi è impossibile ricavarne una qualche razionalità. E questo perché ? Perché è crudele ed insensato. Contenti quelli che si convincono con questo ragionare …  per carità … si tratta di un altro atto di fede. E’ un tentativo che porta alla compassione per chi soffre, si direbbe davvero, per un amore non corrisposto. Non sarebbe meglio lasciar perdere questa ossessione di mettere insieme fede, ragione, scienza, bacchettando a destra e a manca per sostenere ragioni metafisiche che avrebbero il primato su tutto, lascia perdere questo e dedicarsi francescanamente alla fede, al bene del prossimo, alla preghiera ed al digiuno ? Non è in fondo questo che chiede quotidianamente la Madonna delle apparizioni programmate di Medjugorje ? Vi sono schiere di fedeli, da inserire in greggi sempre più grandi per la gioia del pastore tedesco, che non vogliono altro.
 

Sesso!

L’altro tema ricorrente di Ratzinger è quello relativo al sesso ed in particolare all’omosessualità, che in modo vergognoso, la Chiesa tratta insieme alla pedofilia ed allo stupro, senza distinguere tra chi fa e chi subisce (Lemma 492 del Nuovo Catechismo: «Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria. Commessi su minori, tali atti sono un attentato ancora più grave contro la loro integrità fisica e morale»). Vi sono ormai vari studi nel mondo sui comportamenti sessuali del clero (vedi, ad esempio, due testi in spagnolo che, naturalmente, non sono mai stati tradotti in Italia: Pepe Rodriguez, Pederastia en la Iglesia católica, Ediciones B, Barcelona 2002; Pepe Rodriguez, La vida sexual del clero, Ediciones B, Barcelona 1995. Vi sono poi centinaia di studi tedeschi ed in lingua inglese che sono riportati nelle bibliografie dei testi che ho citato). L’omosessualità, nella Chiesa, è molto diffusa in percentuali di gran lunga superiori a quelle che si hanno tra i laici. E fin qui, niente da obiettare. Un alto prelato gay vaticano dice addirittura che l’accanito rifiuto di ammettere l’omosessualità da parte della Chiesa ha una spiegazione evidente: non perderne l’esclusiva. Dove, invece, non solo c’è da obiettare ma da indignarsi, perchè entriamo nel crimine odioso, è, sempre nella Chiesa, l’ampia diffusione della pedofilia.

Prima però di entrare a discutere delle posizioni di Ratzinger su queste cose, non è ozioso ricordare che dal gennaio 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County (Texas) un procedimento tuttora in corso a carico di Joseph Ratzinger imputato per la copertura garantita dal Vaticano ai membri del clero responsabili di abusi sessuali, soprattutto su minori. Tale copertura sarebbe avvenuta mediante un documento emesso nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (e ribadito valido nel 2001 da Ratzinger e Bertone): una “Istruzione” dal titolo “Crimen Sollicitationis“, che sanciva la competenza esclusiva della stessa Congregazione su alcuni gravi delitti, secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui «la violazione del Sesto Comandamento (Non commettere atti impuri) da parte di un membro del clero con un minore di 18 anni». Cosa assurda poiché la pedofilia è un reato, non un peccato. Il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Peter Keisler, ha bloccato la procedura giudiziaria ricorrendo alla cosiddetta “suggestion of immunity“:  Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, ed avviare il procedimento sarebbe «incompatibile con gli interessi della politica estera degli Stati Uniti», che dal 1984 hanno allacciato rapporti diplomatici con la Santa Sede. La stessa Ambasciata del Vaticano a Washington aveva chiesto all’Amministrazione di intervenire.

L’anonimo dl pamphlet di cui mi occupo dice:

«Certo è bislacco che tante certezze in materia di sessualità provengano da anziani signori dai gusti sovente indefiniti, immancabilmente avvolti in gonne lunghe, tenuti per voto a non conoscere la donna, a non praticare, procreare e amare. L’argomento è elementare, però è difficile esimersi dal notare la discrepanza tra la durezza rivolta all’esterno e la tolleranza mostrata all’interno».

Ed aggiunge l’origine storica dell’avversione della Chiesa verso l’omosessualità:

«La ferma condanna del Vaticano all’amore tra uguali discende, come si sa, da un episodio della Genesi (19, w. 1 -25), ovvero dall’ira divina scatenata sulla città di Sodoma dopo lo stupro perpetrato dagli abitanti sui due angeli del Signore ospitati da Lot. La prima stranezza agli occhi del profano si deve a una vaga reminiscenza di feroci dispute intorno al sesso degli angeli. Se quello stupro fu di natura omosessuale, è evidente che la Chiesa ha risolto il dilemma: gli alati e boccoluti messaggeri del Signore devono essere ritenuti, certissimamente, creature di sesso maschile. In realtà, la maggior parte dei biblisti moderni [attenzione, anonimo autore, che qui entriamo nell’indagine storico-critica, aborrita da Ratzinger, ndr] concorda nel ritenere che l’ira del Signore su Sodoma non fu determinata tanto dal carattere «contro natura» dell’atto (che Lot cercò di impedire offrendo alla folla infoiata le figlie vergini), ma dallo scandalo rappresentato dalla violazione del comandamento di dare ospitalità allo straniero».

Vi è poi un altro brano nel Levitico (Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso abominio) ma è inutile mettersi qui a disquisire di questo, quasi che una Bibbia avesse una qualche autorità sulle conseguenze civili che la posizione della Chiesa ha, soprattutto nell’Italia insopportabilmente clericale. Qui deve valere ciò che dico da molti anni: la Chiesa detti le leggi e le pene che vuole per i suoi fedeli, li scomunichi, li faccia strisciare per terra, li faccia digiunare e pregare, li metta alla pubblica gogna (le pene che piacerebbero davvero non ci sono più grazie a quell’Illuminismo che non va a genio al tedesco). Faccia tutto ciò che crede con il suo gregge ma la finisca di interferire nella vita civile di un altro Paese. Detto questo entriamo in qualche dettaglio dottrinale, iniziando con la pedofilia.

Le vicende che siamo venuti a conoscere negli ultimi anni, soprattutto nelle diocesi degli Stati Uniti, con cardinali rimossi da lì (per il pericolo che correvano di arresti e condanne pesantissime) e portati qui (Santa Maria Maggiore a Roma), con il pratico fallimento di tali diocesi per la grande mole di rimborsi per danni che hanno dovuto pagare e devono ancora pagare (con gli arricchimenti del nipote di un potente cardinale romano che compra gli immobili di tali diocesi a prezzi stracciati per ristrutturarli in mini appartamenti ….) con le strenue difese dei capi dei Legionari di Cristo, con l’iniziare ad emergere di un ampio fenomeno in Austria, in Italia, … tutto questo non può che essere vissuto come un disastro dalla Chiesa di Roma e francamente lo è. Si è tentato di proteggere omertosamente, di nascondere omertosamente, di pagare e zitti … Nessuna traccia di una di quelle pubbliche riflessioni che piacciono tanto. Mai si è parlato pubblicamente della cosa tentando di capire e di sistemare da qualche parte l’esteso fenomeno. E Ratzinger, così pignolo in ogni fatto dottrinale, non dice nulla. Se dobbiamo seguire quanto ha sostenuto per difendersi dai processi USA, dobbiamo pensare che si tratta di un peccato contro il sesto comandamento, da risolvere con una bella e piena confessione e non di un reato.

Frugando bene si trova una lettera di Ratzinger (con Bertone) del 18 maggio 2001 (Epistula ad totius Catholicae Ecclesiae Episcopos aliosque Ordinarios et Hierarcas interesse habentes: de delictis gravioribus eidem Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis, *) che fornisce regole di comportamento alle gerarchie ecclesiastiche di fronte a crimini sessuali commessi da propri membri. E’ uno dei pochissimi documenti solo in latino ed è riservato. Di cosa si tratta ? Semplice, è un’attualizzazione dell’istruzione Crimen sollicitationis (1962) del Cardinale Ottaviani nella quale si ordinava a tutte le persone coinvolte in questo tipo di processo il silenzio perpetuo, pena la sospensione a divinis (una tale istruzione potrebbe essere chiamata Omertas sollicitationis).

Dicevo del silenzio di tutte le gerarchie sulla diffusa pedofilia nei collegi e negli oratori ecclesiastici (cari genitori che affidate i vostri figli alle amorevoli cure del parroco … poi non vi lamentate!). Ebbene tale silenzio non c’è sull’omosessualità, una delle ossessioni della Santa (sic!) Sede. Con Ratzinger, il cui riporto mostra qualche problema, la cosa si aggrava rispetto a Wojtyla. Mentre per quest’ultimo l‘attività omosessuale da distinguersi dalla tendenza omosessuale, è moralmente malvagia, Ratzinger ci delizia con l’Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri  (*) (approvata da Ratzinger, Papa, il 31 agosto 2005).

Se mi chiedessero di capire chi, tra tanti, è omosessuale, a parte casi che vogliono manifestarsi, non saprei proprio che fare. Evidentemente Ratzinger ha una conoscenza approfondita del problema e riesce dove io sono una completa frana. Dico questo perché mi pare evidente, dal solo titolo, che per intervenire con chi ha tendenze omosessuali, occorre sapere che tal persona le ha. Ed a meno che non vi siano festini di ammissione, ritorno al mio problema del non sapere proprio cosa fare. Ma le cose vanno oltre, fino a trascendere. Infatti in tale Istruzione si discetta sulla distinzione tra omosessuale profondo ed omosessuale transitorio. Dovevo superare i 60 anni per sapere di tali differenze. Ma credo che queste distinzioni siano nel DNA della Chiesa: occorre creare sempre una possibilità di salvezza, se non altro per evitare di non avere più vocazioni.

Insomma l’omosessualità è un disordine oggettivo, è contro natura. E sulla questione Ratzinger ha una storia molto lunga alla quale rimando, avvertendo solo di leggere con attenzione la Notificazione riguardante Suor Jeannine Gramick e Padre Robert Nugent

del 1999. Il problema può essere ricondotto al fatto che gli omosessuali non possono generare dei figli. Ciò comporta che sono solo visti come peccatori che indugiano con la carne senza quel sano fine che la Chiesa stessa si darebbe se avesse dei sacerdoti che possano avere figli (ed il che non è). Il sesso resta la principale ossessione della Chiesa ed è l’ossessione di chi vi ha rinunciato (o dovrebbe) violentando la natura della quale pure Dio ci ha dotato.

La situazione patologica di questa istituzione e del suo Papa risiede proprio nel fatto che il capo di una delle Chiese più importanti ed influenti del mondo apra il suo pontificato con una enciclica che inizia con il sesso! Tutti sappiamo quanto ci tenga la Chiesa alla contraccezione. Credo che pochi si siano soffermati sul significato di ciò. Il voler considerare l’uomo solo come essere capace di riprodursi è veramente riduttiva dello stesso essere umano. E questo crea scandalo soprattutto nell’osservare che chi dice questo è persona che ha come condizione centrale della sua esistenza il non avere figli.

In questa enciclica, Deus caritas est, il tedesco dà finalmente sfogo alle sue più segrete pulsioni che pubblicamente sono omofobe. Egli dice:

«Tra l’amore ed il Divino  esiste una qualche relazione: l’amore promette infinità, eternità – una realtà più grande e totalmente altra rispetto alla quotidianità  del nostro esistere.

Ma per arrivare a ciò

sono necessarie purificazioni e maturazioni, che passano anche attraverso la strada della rinuncia. Infatti non ci si può lasciare sopraffare dall’istinto. L’eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, “estasi” verso il Divino, ma caduta, degradazione dell’uomo. Così diventa evidente che l’eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all’uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell’esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende».

Ma che sa Ratzinger di tutto questo ? Sembra ne parli con competenza ottocentesca. E’ tanto competente che dimentica la sua cura maniacale del corpo (gonnelline corte, cappelli sgargianti,scarpette graziose, riporto birichino, …) quando dice:
 

«Il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole. L’eros degradato a puro “sesso” diventa merce, una semplice “cosa” che si può comprare e vendere, anzi, l’uomo stesso diventa merce».

Forse dice queste cose perché egli stesso ha rinunciato all’eros … La rinuncia a esaudire i propri desideri, spiega il pontefice, è l’unica via per ridiventare interi, per sposare in sé corpo e anima:

«L’uomo diventa veramente se stesso quando corpo e anima si ritrovano in intima unità,- la sfida dell’eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita».

Una sorta di dicotomia tra anima e corpo, con il primato dell’anima che è la direttrice di tutto. Ed il sesso, espressione del corpo, deve essere disciplinato dall’anima e l’atto sessuale è il luogo in cui si gioca la lotta tra religiosità e materialismo. Se vince la prima, l’Occidente è salvo. Ed il problema della Chiesa nasce proprio dal fatto che la materia non si lascia asservire dall’anima. E chi non riesce a vincere tali tentativi continui di sopraffazione va incontro alla completa perdizione. Già su questa strada dell’orrido e dell’orrendo screditare il corpo (che, anche nell’accezione cristiana è creazione di Dio, del quale, dovremmo essere fatti ad immagine e somiglianza) si era mosso in modo chiarissimo l’abate  Odon de Cluny (879 circa – 942) che descrisse così, a chi aveva strane voglie il corpo femminile:

«La bellezza si limita alla pelle. Se gli uomini vedessero quel che è sotto la pelle, così come si dice che possa vedere la lince di Beozia, rabbrividirebbero alla vista delle donne. Tutta quella grazia consiste di mucosità e di sangue, di umori e di bile. Se si pensa a ciò che si nasconde nelle narici, nella gola e nel ventre, non si troverà che lordume. E se ci ripugna toccare il muco o lo stereo con la punta del dito, come potremmo desiderare di abbracciare il sacco stesso che contiene lo sterco?».

Serve dire altro per mostrare i livelli di follia di questi esaltati ?

Ed ora la vita!


Tutto parte da una frase priva di significato sempre portata a sostegno degli argomenti di cui parlerò. Nessuno si sofferma sulla premessa che dovrebbe giustificare il seguito. Ma se la premessa non ha senso, l’intero ragionamento cade. E qui è inutile appellarsi a correttezze empiriche o sperimentali, queste cose sono fuori dalle logiche dialettiche, e solo tali, dei nostri gerarchi della Chiesa. Lor signori chiacchierano e si avvitano in dotte disquisizioni ma, come accennato, le cose che dicono funzionano per il gregge non per chi, dopo Aristotele, ha studiato logiche più articolate. La premessa che viene sempre fatta e non solo quando si parla di vita, è che la cosa sarebbe un disegno naturale,  disegno che, per essere naturale è anche divino. Ma cosa vuol dire disegno naturale ? Nulla. Proprio nulla. Quanti disegni naturali vi sono che sono stati modificati ? Il disegno naturale prevede le fragole a giugno e noi le mangiamo a dicembre. Il disegno naturale prevede che l’acqua vada verso il basso e noi la innalziamo fin dove crediamo opportuno. Il disegno naturale prevede che si perdano i capelli con l’avanzare degli anni, e Berlusconi va contro natura. Ma poi di cosa si vuol parlare ? Dell’appendicite che ammazzava per disegno naturale ? o delle infezioni ? o della rabbia ? o della febbre da parto ? Finisco perché credo di essermi spiegato: l’uomo modifica la natura ed è proprio questa la sua caratteristica meravigliosa e tragica. Diventa quindi un non problema il discutere se il violare il disegno naturale sia possibile o meno. E’ certamente possibile in moltissimi casi, le impossibilità riguardando cose più grandi di noi (far piovere, fermare i terremoti, evitare le alluvioni, …). Ma la domanda che ora ci riguarda è specifica: è lecito per l’uomo, attraverso le possibilità offerte dalla scienza, stravolgere il disegno naturale di poter eventualmente generare figli ?

Il futuro Papa usa la scienza in modo stravagante ed a volte la reclama per affermare cose che poi rigetta per fede, come nel caso in discussione. Nel 1987, nella sua istruzione Donum vitae (*), scriveva:

«la scienza genetica moderna fornisce preziose conferme. Essa ha mostrato come dal primo istante si trova fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: un uomo, quest’uomo-individuo con le sue note caratteristiche già ben determinate».

Si può osservare che il tedesco si affida qui alla scienza per affermare alcune cose. Ma la scienza è inscindibile da quel razionalismo che il Papa ha sempre condannato, come abbiamo visto, in quanto non in grado di rispondere a nessuna delle questioni della nostra vita. Ma c’è sottilmente di più. Come si può richiamare la scienza per sostenere una determinata posizione morale ? Io credo che dell’accordo tra queste cose non interessi molto e che vi sia la volontà di usare tutto, di mettere tutto in uno stesso calderone per fare un intruglio buono per il gregge (e poi citare la scienza fa sempre un certo effetto).

Questa premessa serve comunque al futuro pastore tedesco per assumere il ruolo di strenuo difensore della vita. E dove si difende la vita ? Dove vi sono orde di barbari che vogliono fare stragi ! Si, perché questa è l’immagine che viene fornita dell’avversario, quella di un assassino che perciò stesso diventa persona con la quale non è possibile alcun confronto. Inoltre, questo argomentare è utile solo alla propaganda, alla vendita di tappeti.

L’anonimo autore del pamphlet osserva a questo punto:

«Nessuno sostiene che la nascita, o l’impedimento di una nascita, siano atti moralmente indifferenti. Nessuno odia o disprezza “la vita”. Si tratta di scegliere se la realtà, quando si presenta problematica, quando contiene in sé bene e male, vada negata, e magari assolta con un paio di Ave Maria, oppure affrontata e gestita, regolamentata e compresa, in attesa che dalla pratica sgorghi un orientamento condiviso, vale a dire una cultura dei limiti e dei divieti. Il fatto che l’aborto (che ha fatto da scenario implicito dell’intero dibattito referendario) esista da sempre e che disgraziatamente esisterà per sempre non sembra minimamente toccare i vertici vaticani. Come se la negazio­ne ideale fosse di per sé sufficiente a eliminare il reale, come se la propria buona coscienza fosse più importante di una buona realtà».

Ma la Chiesa si assume enormi responsabilità perché a lato della pretesa difesa della vita si oppone drasticamente anche alla contraccezione, ed addirittura alla pillola del giorno dopo. Con una seria ammissione di tale contraccezione vi sarebbe una seria limitazione delle orrende pratiche abortive, ma che volete, i principi sono principi … e tra di essi vi sono le violente invettive di Ratzinger contro proprio la contraccezione a partire dal suo intervento al Concistoro straordinario del 1991 (*). In tale scritto vi è l’intero programma di Ratzinger. Si parte dal fatto che l’origine di tutti i mali è l’Illuminismo per arrivare a discutere di contraccezione descritta sempre come aborto. In passi successivi il tedesco dice:
 

«Ci si scaglia contro la vita nascente mediante l’aborto (risulta che nel mondo se ne verificherebbero da 3 a 4 milioni l’anno) e proprio per facilitare l’aborto si sono investiti miliardi nella messa a punto di pillole abortive (RU 486). Altri miliardi sono stati stanziati per rendere la contraccezione meno nociva per la donna, con la contropartita che ora gran parte dei contraccettivi chimici in commercio agiscono di fatto prevalentemente come anti-nidatori, cioè come abortivi, senza che le donne lo sappiano. Chi potrà calcolare il numero delle vittime di quest’ecatombe nascosta?»

«Gli embrioni soprannumerari, inevitabilmente prodotti attraverso la Fivet, sono congelati e soppressi, a meno che non raggiungano quei loro piccoli fratelli abortiti che vengono trasformati in cavie per la sperimentazione o in fonte di materia prima per curare le malattie, quali il morbo di Parkinson e il diabete. La Fivet stessa diventa spesso occasione di aborti perfino “selettivi” (es. scelta del sesso), qualora si verifichino indesiderate gravidanze multiple.

La diagnosi prenatale viene usata quasi di routine sulle donne cosiddette “a rischio”, per eliminare sistematicamente tutti i feti che potrebbero essere più o meno malformati o malati. Tutti quelli che hanno la buona sorte di essere portati sino al termine della gravidanza dalla loro madre, ma hanno la sventura di nascere handicappati, rischiano fortemente di essere soppressi subito dopo la nascita o di vedersi rifiutare l’alimentazione e le cure più elementari.

Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma “irreversibile”, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d’organo o serviranno, anch’essi, alla sperimentazione medica (“cadaveri caldi”).

Infine, quando la morte si preannuncerà, molti saranno tentati di affrettarne la venuta mediante l’eutanasia».

«La sessualità stessa viene in tal modo de-personalizzata e strumentalizzata. Essa appare come una semplice occasione di piacere e non più come la realizzazione del dono di sé, né come l’espressione di un amore che, nella misura in cui è vero, accoglie integralmente l’altro e si apre alla ricchezza di vita di cui è portatore, al suo bambino che sarà anche il proprio bambino. I due significati, unitivo e procreativo, dell’atto sessuale vengono separati. L’unione è impoverita, mentre la fecondità è rinviata alla sfera del calcolo razionale: “il bambino, certo. Ma quando lo voglio e come lo voglio”».

«la contraccezione e l’aborto affondano entrambi le loro radici in quella visione de-personalizzata e utilitaristica della sessualità e della procreazione».

«la contraccezione conduce necessariamente all’aborto come “soluzione di riserva”».

«La pillola ha provocato una rivoluzione culturale … Se la sessualità può essere sganciata, in maniera sicura, dalla procreazione, diventando sempre più pura tecnica, allora il sesso ha a che fare con la morale come ce l’ha bere una tazza di caffè».

«l’uomo che non ha più accesso all’infinito, a Dio, è un essere contraddittorio, un prodotto fallito. Qui appare la logica del peccato: l’uomo volendo essere come Dio, cerca l’indipendenza assoluta. … La strada verso l’aborto, verso l’eutanasia e lo sfruttamento dei più deboli è aperta».

Non serve spendere troppe parole per vedere gli oscuri contorcimenti dialettici, lo scavare nell’orrido del tedesco che sembra figlio del tardo romanticismo. Deve richiamare ogni argomento per portare avanti una tesi che può essere propria e del gregge ma certamente non imposta, come lo è in gran parte ai cittadini. Ed un ateo come resta colpito dal fatto di avere sempre un trattamento di favore (qualunque sia la religione) risultando un prodotto fallito (lascio naturalmente perdere …).

Che i problemi connessi con al vita e la morte siano aperti e discutibili, non vi è alcun dubbio. Ma la questione non è risolvibile richiamando una qualche fede. O, almeno, non lo è per chi intende che esista una separazione tra coscienza individuale e collettiva, tra la scelta consapevole di un individuo e le norme sociali che regolano la convivenza. In tal senso, non ha alcun significato imporre la fede con la legge e difendersi dal peccato con le pene ed i divieti di legge. La Chiesa per parte sua continua a testa bassa su questi temi: la contraccezione, come l’omosessualità è condannata perché potrebbe interferire con il disegno di un Dio ipotetico, con il suo disegno o con quello naturale. Chi ne esce male, a parte il cittadino, è proprio quel Dio rappresentato come uno sciocchino che si fa prendere in giro dagli abili trucchi contraccettivi delle sue creature. Il concetto astratto di vita detta legge all’esistenza reale dell’uomo. Ma con le ottuse gerarchie non vi è scampo, con esse si arriva all’assurdo di sostenere che la vita è vita anche quando non lo è, cioè anche prima del concepimento, perché è già dentro il disegno divino e … fine della discussione. Come fine del libero arbitrio ma pervicace volontà di affermare il proprio assolutismo e mondo ad una sola dimensione.

Allo stesso modo si potrebbe trattare la famiglia, la sua tanto conclamata sacralità ed al conseguente rifiuto di regolamentazioni di legge di unioni di fatto. E per rendersi conto del mondo di ipocrisia rappresentato dalla Chiesa, basta citare alcuni dati elementari dell’ISTAT: i divorzi, fino al 2005 compreso, riguardano l’82,3 % dei matrimoni religiosi ed il 17,7 %  di quelli civili; per le separazioni siamo rispettivamente all’83,3 ed al 16,9. Chiaro ? Insomma abbiamo a che fare con un pastore che possiede un gregge di ipocriti ? il che prevede scollamenti che annunciano disimpegno ? anche sul referendum si è assistito alla furbata dell’astensione per poi spacciarla per vittoria. Non è così, come la stesa Chiesa sa. Le sue posizioni sono improntate alla Paura.

L’anonimo autore del brillante pamphlet può concludere:

«Il pensiero di Joseph Ratzinger si dibatte nelle contraddizioni aperte dalla filosofia moderna pretendendo di confutarle. Rigetta la funzionalità su cui si basa il metodo scientifico, ma per riaffermare la propria fede adotta argomenti utilitaristici improntati alla ricerca del male minore. Respinge come inumane le scoperte della scienza, ma poi le utilizza per sostenere la propria visione. Bolla di relativismo ogni difficile tentativo di fondare, sulla base della sola ragione, i valori di una convivenza più giusta tra gli uomini, ma poi sostiene che ogni valore è tale soltanto in relazione (se è relativo) all’esistenza di Dio. Rifiuta, infine, il marxismo perché il concetto su cui si fonda la sua promessa sacrificherebbe la concreta vita dei singoli all’affermazione di un’utopia feroce. Ma poi è ciò che fa quando, pur di negare la liceità dei contraccettivi, accetta di fatto interruzioni di gravidanza ed epidemie, limitandosi a condannarle con argomenti storicamente risibili come effetti della modernità».

Ratzinger non sfugge al giudizio che Mao dava dei reazionari: solleva grosse pietre per poi lasciarsele cadere sui piedi (e l’ultima è quella della lezione di Ratisbona con la sortita gravissima sull’Islam). Nel ringraziamento (*) per la laurea honoris causa in diritto conferitagli nel 1999 dalla Libera Università  Maria SS. Assunta di Roma, l’allora prefetto disse:

«Vi è ancora una seconda minaccia del diritto, che oggi sembra essere meno attuale di quanto non lo era ancora dieci anni fa, ma può in ogni momento riemergere e trovare agganci con la teoria del consenso. Penso alla dissoluzione del diritto per mezzo della spinta dell’utopia, cosi come aveva assunto forma sistematica e pratica nel pensiero marxista. Il punto di partenza era qui la convinzione cha il mondo presente è cattivo – un mondo di oppressione e di mancanza di libertà, esso dovrebbe essere sostituito da un mondo migliore da pianificare e da realizzare adesso. La vera ed ultimamente unica fonte del diritto diviene ora l’immagine della nuova società».

E cosa è la posizione dell’attuale Papa se non la rincorsa a questa utopia con minacce rese operative al diritto ? Si nasconde la complessità del reale per puro nominalismo. Non ci interessa di intervenire su come va il mondo ma affermarne uno metafisico.

E questo manifesto, già ampiamente presente in tutti i documenti elaborati dal pastore tedesco, alcuni dei quali sono pubblicati in appendice, è stato ben esplicitato nella conferenza che tenne a Subiaco (L’Europa nelle crisi delle culture) il giorno prima di essere eletto Papa (1 aprile 2005). In esso risulta chiaro che per Ratzinger vale quanto egli stesso imputa agli altri, il fatto cioè che l’utopia politica è al di sopra della dignità del singolo uomo e, in nome dei grandi obiettivi, lo stesso uomo risulta disprezzato.

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        A ciò occorre aggiungere una cosa passata abbastanza sotto silenzio. Nell’orrido Discorso di Ratisbona, prima papera mondiale del Papa che con citazioni fasulle ha fatto indignare il mondo musulmano, egli aveva sostenuto in un ritorno al Medio Evo che la Chiesa aveva ripreso il meglio del pensiero greco. Vediamo cosa scrissi allora:

E’ il caso di commentare questa “lezione” del Papa a Ratisbona. …

Avevo scritto la riga precedente prima di leggere il testo che segue con la dovuta attenzione. Alla fine sono rimasto allibito e sconcertato. Dal mio punto di vista addirittura felice di vedere un Papa che tenta di farsi filosofo, sbagliando tutto e nelle premesse e nelle conclusioni. E non può essere filosofo chi ha SOLO preconcetti, non può essere né filosofo né tanto meno scienziato. Il preconcetto, meglio pregiudizio, guida ogni ricerca sia in campo filosofico che scientifico. Ma la differenza con chi ha una religione è che quella religione è un limite invalicabile che invece non può esserlo né per il filosofo né tanto meno per lo scienziato. Per intenderci, uno scienziato può anche lasciar cadere un martello avendo in mente il pregiudizio che va più veloce di un chiodo in caduta, MA quando sottopone a trattamento teorico e ad indagine sperimentale il fenomeno, deve addrizzare il pregiudizio e riconoscere che chiodi e martelli cadono con la stessa velocità (meglio: accelerazione). Questa pratica non è della persona di fede. Per costui non vi è nulla che possa negare la divinità, nessuna evidenza scientifica è in grado di scalfire una convinzione religiosa.

Invece questo Papa da poco ci prova con tutti i mezzi e crede di essere più convincente entrando in disquisizioni filosofiche dal carattere greco, ma sofista. Sembra un povero orfano che soffre del problema del padre e non abbia il coraggio di ammazzare il suo credo per potersi finalmente liberare verso liberi pensieri. Fa pena e fors’anche tenerezza (se non fosse per il fatto che altrove è un avido cercatore dei denari altrui con i quali vive da gran nababbo).  E’ ancora triste questo Papa, e non per me, perché è la negazione del “pastore di anime”. Non sa parlare al prossimo, a quello che gli è devoto. E per questo dico “non per me”. Lo vedo ultimo epigono di una Chiesa che si chiude su di sé in modo inglorioso e che non sa dire assolutamente nulla alle generazioni del nuovo millennio: o crede che verginità, contraccezione, castità, famiglia, vita siano le cose che muovono la fede ? Se si illude di stupidi successi secolari e mondani (referendum sulla procreazione assistita) è doppiamente sciocco perché deve ammettere la truffa e contemporaneamente il fatto che sul non fare può aggregare, restando ancora da dimostrare che tale aggregazione sia possibile relativamente al fare. Comunque affari suoi e di una Chiesa fatta da personaggi sempre più impresentabili, personaggi in gonnella votati alla castità che hanno l’hobby della pedofilia e dello spiegare agli altri cosa è il vero amore. Stravagante!

Avevo iniziato con il colorare in verde le cose notevoli per poterle poi  commentare. Lascio le cose così cambiando il fine delle cose così messe in evidenza.

Inizia Ratzinger (se ai cattolici piace questo Papa, sono affari loro) riportando la frase di un dotto sovrano bizantino: “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio” traducendo in altri termini “nessuna costrizione nelle cose di fede“. Intanto è d’interesse che Ratzinger ci racconti di cose che fanno a pugni con i secoli di conversioni forzate che la Chiesa ha praticato e che oggi olimpicamente dimentica. Anche nell’elenco dei secoli che sviluppa mancano stranamente il XVII ed il XVIII, quelli della nascita della ragione scientifica contro l’aristotelismo che, nella Chiesa, era il credo in San Tommaso, e della nascita dell’Illuminismo (quello “falso” visto che maldestramente Ratzinger quello vero se lo prende per sé).

La bella frase viene assunta come fondante della Chiesa ed in tal modo egli vorrebbe dirci che sta qui la prova che la Chiesa ha preso in sé il meglio della cultura Greca. Certo, ammette, qualche problemino vi è stato … Ma la sostanza è in quella ragione che è della Chiesa. Naturalmente il Papa non è tanto ignorante. Solo che, in questa epoca in cui va di moda, si è messo a vendere tappeti. Mente, spero, sapendolo. Intanto descrive la scienza come qualcosa di aridamente sistemato tra matematica ed empiria (non è empiria, Ratzinger! Non lo è, studi un poco di più e scoprirà un certo Galileo …). Altrove è invece l’ethos che solo la fede può dare … Ecco un’altra delle innumerevoli sciocchezze papali: ma come si fa, possedendo la verità, a dialogare con gli altri che non sono correligionari ? E’ una pura operazione di belletto, di trucco, di marketing. Poi faccio sempre come mi pare, o no?

Secondo il nostro vi sarebbe comunque stato un incontro tra Dio ed il pensiero greco (meno male che Dio si è ricordato che da qualche parte aveva reso possibile un pensiero) e tale incontro sarebbe avvenuto attraverso il Nuovo Testamento scritto, pensate un poco, in greco. Come dire che Renzetti ha un incontro con la civiltà americana perché usa microsoft e google.

Poi però, in epoca ellenistica vi era l’idolatria e la cultura biblica ha dovuto allontanarsi dal pensiero greco. La cultura biblica infatti trovato un Costantino che se la è allevata e coccolata di modo che dal pensiero greco è passata a quello romano. Ma nella letteratura sapienziale, quella del tentativo di rendere scientificamente accettabile il Cristo, allora si ritorna (?) alla vicinanza con il pensiero greco (qui davvero non si sa bene come reagire; viene il dubbio che il Papa non sappia cosa sia il pensiero greco o …).

Solo nel tardo medioevo, secondo Ratzinger nasce una rottura che però, udite udite, contrasta con Agostino e Tommaso. Come dire se fosse stato per questi due non si sarebbe rotto nulla. Ma senza (soprattutto) Tommaso, cosa resta del pensiero cristiano ? Io ritengo che nulla ma la Chiesa creede che quello sia il tutto. Se solo si torna a leggere l’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II ci si accorge che al di là di Tommaso non è ammesso nulla e nessuno. In tal senso è vero che la Chiesa è ancorata al pensiero greco, ma a quello imbalsamato di Aristotele, opportunamente modificato per renderlo non ateo. Un pensiero che per poi schiodarlo si è passati attraverso braceri, roghi, torture e condanne a morte. Questo sarebbe il legame tra il meglio del pensiero greco e quello cristiano ? Qui viene fuori la grande abilità del venditore di tappeti. Riesce a spacciare merce tarlata ad ascoltatori che sempre più sono (Platone) bipedi, implumi, acefali. Basterebbe chiedere dov’è Pericle per sentirsi dire: nel Pontifex Maximus, nell’indiscutibile potere di una monarchia assoluta.

Ma i vaneggiamenti continuano quando si sostiene che altra prova del legame con il pensiero greco la si ha dal fatto che “il culto cristiano è “spirituale” – un culto che concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione”. Ecco, appunto. Qui vi è il discrimine che nessun discorso filosofico (smercio di tappeti tarlati) può occultare. Quando si dice nostra ragione si sta parlando della loro ragione. Il che va benissimo, purché non si faccia confusione e non vi siano operazioni di imposizione come quelle che viviamo quotidianamente. Si tratterebbe di un avvicinamento tra fede biblica e pensiero greco, un avvicinarsi che nasce dall’interrogarsi. Anche qui l’interrogarsi è aperto o è in un vicolo cieco scelto a priori ? Nel primo caso è d’interesse, nel secondo è legittimo ma estraneo sia al pensiero greco che a quello contemporaneo (al libero pensiero intendo).

Ma la lingua batte dove il dente proprio non c’è. E dice Ratzinger che “il metodo [scientifico] come tale esclude il problema Dio, facendolo apparire come problema ascientifico o pre-scientifico”. Sbagliato, Papa. Nessuno si occupa, in ambito scientifico di fare apparire una cosa in un modo o in un altro. Soprattutto nessuno si occupa della metafisica che è un accessorio che a qualcuno serve ed a qualcuno no. La ricchezza dell’ethos non ha poi né sistemi né unità di misura. Il nominalismo, l’autodefinizione sono sciocchezze delle quali la scienza in quanto tale fa volentieri a meno (ricorda Galileo? Non mi par tempo ora di dare nomi …). Non così la fede che vive sono di riti che sono castelli di parole buone per coloro che le accettano in silenzio. E questa cosa del silenzio non si addice alla scienza. Ad essa non si addicono dogmi, infallibilità, miracoli e verità rivelate. Ed è stato il Cristianesimo che si è messo in cattedra affermando che “IO SONO LA VERITA'”. La scienza, la ragione, è l’esatto contrario di questa colossale sciocchezza che, ripeto, la Chiesa può continuare a sostenere (l’Illuminismo ha fatto anche questo, Santità!) senza voler imporla a nessuno (cosa che regolarmente fa da 1700 anni). E neppure ci si deve stupire che dal caos nasca un ordine descrivibile matematicamente. Se studiasse un poco, il Papa apprenderebbe che vi sono quelle che sono chiamate fluttuazioni. Per evitargli mal di capo glielo esemplifico in breve: ha presente il caos che è alla base del concepimento ? un miscuglio di cellule che va ad ordinarsi e sistemarsi in modo da originare una vita perfettamente riconoscibile come tale ? Beh, impari da questo. Semmai il problema nasce poi, dal disordine che occorre fare per mantenere in vita ed in peso quella creatura.

Ed il Papa è in grado anche di mostrare grande fantasia nell’intervenire ancora (velatamente qui) contro l’evoluzionismo che non avrebbe la stessa valenza scientifica (sic!) del disegno intelligente. Per l’ennesima volta: tutte queste cose sono legittime, ma perché voler spacciare ciò come il dialogo tra scienza e fede ? Le due cose hanno valenze diverse. Mentre la scienza tenta faticosamente, piano piano di scoprire i meccanismi della natura senza spiegazioni metafisiche, altrimenti si negherebbe da sé, la fede riguarda l’individualità di ciascuno di noi e non è razionalizzabile o descrivibile o spiegabile. Voler cercare sovrapposizioni tra le due sfere è un fatto autoritario che prevederebbe sempre e comunque il primato della fede sulla scienza (chi sostiene il contrario lo dica chiaramente). Per tranquillizzare Ratzinger, che spesso viene fuori con simili sciocchezze, qualcuno gli dica che la scienza non sta operando per mettere in un angolo la religione, semplicemente per la scienza questo problema non esiste. Altra cosa è se Ratzinger si sente in un angolo. Forse qualche ragione l’avrà, ma sono affari suoi personali.

Il discorso si ferma alla Riforma, al XVI secolo. Peccato perché sarebbe d’interesse capire cosa fa, dopo, il pensiero greco. Ma per rendere conto dell’instancabilità della vendita di tappeti (tarlati), poiché il Papa parla nella Germania (terra della Riforma), deve giustificare i protestanti lì abbondanti. E come lo fa ? Con il pensiero greco! Poiché la Chiesa ne aveva tanto dentro, i protestanti hanno capito che il Cristianesimo in questo modo sarebbe diventato solo un sistema filosofico e quindi si sono ribellati. Naturalmente Ratzinger mente. Dimentica il problema delle indulgenze e le 95 tesi di Lutero. Per chi volesse vedere l’abisso di corruzione della Chiesa si può consultare la Taxa Camarae di Leone X e per chi volesse ripassare alcune cosette di Lutero può vedere le 95 tesi sulle indulgenze.

Da ultimo vi è una divertente rivendicazione, quello di inserire la teologia tra gli insegnamenti scientifici. Che dire ? Silenzio!

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        In questo resoconto mancano alcune cose ed in particolare l’esplodere dello scandalo dei preti pedofili, scandalo che era incubato con lo stesso Ratzinger che lavorò alacremente per occultare gli abusi sessuali nel suo ruolo di inquisitore di Giovanni Paolo II. Ma manca anche una vergognosa provocazione poi ricaduta sul governo Prodi del gennaio 2008. In quella occasione uno strano rettore della Sapienza, tal Guarino, invitò Papa Ratzinger a tenere una lezione in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno Accademico. Sarebbe stata la prima volta che un Papa in veste di capo di Stato straniero inaugurava un Anno Accademico a Roma. Un conto è invitare all’inaugurazione un conto è far inaugurare. La cosa fu notata per primo da Marcello Cini che scrisse una lettera, pubblicata da il manifesto il 15 novembre 2007.

Se la Sapienza chiama il papa e lascia a casa Mussi

Marcello Cini


Signor Rettore, apprendo da una nota del primo novembre dell’agenzia di stampa Apcom che recita: «è cambiato il programma dell’inaugurazione del 705esimo Anno Accademico dell’università di Roma La Sapienza, che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi a ascoltare la Lectio Magistralis di papa Benedetto XVI». Il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell’Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».
Come professore emerito dell’università La Sapienza – ricorrono proprio in questi giorni cinquanta anni dalla mia chiamata a far parte della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali su proposta dei fisici Edoardo Amaldi, Giorgio Salvini e Enrico Persico – non posso non esprimere pubblicamente la mia indignazione per la Sua proposta, comunicata al Senato accademico il 23 ottobre, goffamente riparata successivamente con una toppa che cerca di nascondere il buco e al tempo stesso ne mantiene sostanzialmente l’obiettivo politico e mediatico.

Non commento il triste fatto che Lei è stato eletto con il contributo determinante di un elettorato laico. Un cattolico democratico – rappresentato per tutti dall’esempio di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del suo settennato di presidenza della Repubblica – non si sarebbe mai sognato di dimenticare che dal 20 settembre del 1870 Roma non è più la capitale dello stato pontificio. Mi soffermo piuttosto sull’incredibile violazione della tradizionale autonomia delle università – da più 705 anni incarnata nel mondo da La Sapienza dalla Sua iniziativa.
Sul piano formale, prima di tutto. Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c’è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali. Ignoro lo statuto dell’università di Ratisbona dove il professor Ratzinger ha tenuto la nota lectio magistralis sulla quale mi soffermerò più avanti, ma insisto che di regola essa fa parte esclusivamente degli insegnamenti impartiti nelle istituzioni universitarie religiose. I temi che sono stati oggetto degli studi del professor Ratzinger non dovrebbero comunque rientrare nell’ambito degli argomenti di una lezione, e tanto meno di una lectio magistralis, tenuta in una università della Repubblica italiana. Soprattutto se si tiene conto che, fin dai tempi di Cartesio, si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo uffizio, a una spartizione di sfere di competenza tra l’Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più.
Sul piano sostanziale poi le implicazioni sarebbero state ancor più devastanti. Consideriamole partendo proprio dal testo della lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona, dalla quale presumibilmente non si sarebbe molto discostata quella di Roma. In essa viene spiegato chiaramente che la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più. «Nel profondo… si tratta – cito testualmente – dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos” è contrario alla natura di Dio».
Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall’accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah – attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all’imprevedibile irrazionalità del secondo – che sarebbe a sua volta all’origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici. Ci vuole un bel coraggio sostenere questa tesi e nascondere sotto lo zerbino le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione che i cristiani hanno regalato al mondo. Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali – conclude infatti il papa – con l’intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda (sul perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere».
Al di là di queste circonlocuzioni il disegno mostra che nel suo nuovo ruolo l’ex capo del Sant’uffizio non ha dimenticato il compito che tradizionalmente a esso compete. Che è sempre stato e continua a essere l’espropriazione della sfera del sacro immanente nella profondità dei sentimenti e delle emozioni di ogni essere umano da parte di una istituzione che rivendica l’esclusività della mediazione fra l’umano e il divino. Un’appropriazione che ignora e svilisce le innumerevoli differenti forme storiche e geografiche di questa sfera così intima e delicata senza rispetto per la dignità personale e l’integrità morale di ogni individuo.
Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l’effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l’appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo – condotto tra l’altro attraverso una maldestra negazione dell’evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell’avversario – di ricondurre la scienza sotto la pseudorazionalità dei dogmi della religione? E come avrebbero dovuto reagire i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria darwiniana dell’evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?
Non riesco a capire, quindi, le motivazioni della Sua proposta tanto improvvida e lesiva dell’immagine de La Sapienza nel mondo. Il risultato della Sua iniziativa, anche nella forma edulcorata della visita del papa (con «un saluto alla comunità universitaria») subito dopo una inaugurazione inevitabilmente clandestina, sarà comunque che i giornali del giorno dopo titoleranno (non si può pretendere che vadano tanto per il sottile): «Il Papa inaugura l’Anno Accademico dell’Università La Sapienza».
Congratulazioni, signor Rettore. Il Suo ritratto resterà accanto a quelli dei Suoi predecessori come simbolo dell’autonomia della cultura e del progresso delle scienze.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Novembre-2007/art49.html

        Dopo questa lettera, il 23 novembre (attenzione alla data) una sessantina di docenti della Sapienza hanno scritto al proprio rettore la seguente lettera: «Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza. «Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso l’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto“. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
«In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato».

        Vale la pena, prima di proseguire leggere l’intervento di Ratzinger su Galileo premettendo alcune considerazioni e chiudendo con l’elencazione degli errori:

Lo hanno dovuto fare ma ci rigirano sopra in modo vergognoso. In realtà poi non l’hanno fatto ma il solo annuncio li ha messi a tappeto. Hanno preso in giro il Papa che suppostamente voleva davvero riabilitare Galileo (resta sempre il problema di chi riabilita chi ?). Raccontano sciocchezze appigliandosi a citazioni random di epistemologi e storici che hanno solo il compito di scandalizzare. Insomma Galileo è nel gozzo delle gerarchie ecclesiastiche e non andrà mai giù. Ecco Ratzinger, il perfetto inquisitore, tanto mellifluo e stropicciamani, quanto duro ed inflessibile, che si cimenta sulla stessa denigrazione. Pensate ai Bellarmino e non troverete differenze salvo la boria, ora trasformata in lamento infingardo.

E’ possibile che il futuro massimo rappresentante della Chiesa cattolica dica tante sciocchezze tutte insieme ? E che poi venga fatto Pontefice ? O proprio per questo ? Sembra che il testo seguente sia stato scritto da altri per denigrare Ratzinger, ma la fonte sitografica non ammette dubbi, le sciocchezze sono proprio del futuro Papa Ratzinger. Ora è chiaro che ognuno può dire ciò che vuole ma non può mentire su fatti storici con l’operazione delle citazioni a metà. Può parlare di eucarestia, di battesimo, di catechismo, di estrema unzione … ma non può dire cose non vere su fatti ormai accertati da una bibliografia quasi infinita, come quelli relativi a  Galileo. Egli è nostalgico dei fasti dell’Inquisizione e vorrebbe avere tra le mani quel Galileo che tanto ha fatto per mostrare al mondo quanto la Chiesa sia ottusa e violenta ? Lo vorrebbe avere tra le mani per rifare il processo a modo suo, nel senso delle pene finali, in definitiva troppo blande (come in un gioco letterario viene detto proprio nel brano seguente)? Naturalmente tutto questo dovrà aprire un dibattito serio sul ruolo della Chiesa nella società contemporanea. I politici seri dovranno uscire dal guscio del giustificazionismo, del pietismo, dell’allineamento ipocrita e dovranno dire CHIARAMENTE che le cose qui sostenute sono frutto quantomeno di superficialità (non dico altro perché Ratzinger è ora un capo di Stato straniero). Poiché il personaggio interviene pesantemente nella politica italiana a lui sono dovute delle risposte da un italiano. Leggiamo prima questo scritto che con dolce eufemismo si può definire sciocco.

 Due parole, prima di passare alla lettura, sui personaggi citati. Di Bloch c’è poco da dire. Il filosofo che tenta di intrecciare ebraismo e marxismo introducendo la Speranza nei concetti filosofici, si è occupato molto poco di Galileo. Bloch non conosce la matematica e le problematiche di calcolo. Racconta cose su Galileo che non corrispondono al vero. Punto. Incredibilmente il sistema copernicano era molto più complesso di quello aristotelico per fare i conti ai quali si riferisce Bloch. E’ vero che uno degli scopi di Copernico nell’elaborare il suo sistema era quello di tentare di semplificare i calcoli ma ciò non avvenne, probabilmente anche perché non si aveva alcuna pratica con il nuovo sistema. Ma c’è di più. E’ falso che i presupposti geocentrici o eliocentrici sono indimostrabili. Vero è che è molto difficile. Intanto la questione della relatività del moto. Non è mica una cosa così banale e scontata! Fu Galileo ad introdurla per dare credibilità al sistema Copernicano perché è vero che dalla Terra, il mondo sembra aristotelico. Rovesciare questo contro Galileo rappresenta non solo una falsificazione ma anche una sciocchezza conseguente all’ignoranza delle questioni in gioco. Così come è discorso pasticciato quello di affermare che per la relatività (del moto, Ratzinger, del moto, cioè quella galileiana, appunto; da non confondersi con quella di Einstein che si sbarazzò, lui si, dello spazio assoluto) serve lo spazio assoluto. Il Ratzinger, che non conosce neppure l’argomento della secchia di Newton (e le critiche di Mach), non sa che il problema fu posto da Newton ma esattamente rovesciato: Newton credeva che se avesse individuato un moto assoluto, avrebbe potuto affermare uno spazio assoluto. Egli si convinse che tale moto assoluto era quello originato da forze centrifughe (in proposito si può leggere http://www.fisicamente.net/FISICA/index-65.htm ), sbagliando come poi mostrò Mach (anche qui: http://www.fisicamente.net/FISICA/index-137.htm ). Ma qui si parla degli sviluppi di quanto aveva seminato Galileo, non delle problematiche che si posero con Galileo. Più in particolare informo Ratzinger, affinché usi un esorcista, per comunicare a Bloch che, nel 1851, con il suo pendolo, Foucault dimostrò la rotazione della Terra su se stessa e che, mediante misure di  parallasse annuale di una stella, Bessel mostrò nel 1837 il moto della Terra intorno al Sole. Spiacente ma, anche nella fisica dura non vi è il relativismo di cui si riempiono la bocca le gerarchie (osservo a parte che lo stesso Einstein era alla ricerca delle grandezze fisiche che si mantenessero assolute, in proposito occorre leggersi Planck in Scienza, Filosofia, Religione – Fratelli Fabbri Editori, Milano 1973 e ne La conoscenza del mondo fisico – Einaudi, Torino 1943. Queste cose sono discusse con un qualche dettaglio in http://www.fisicamente.net/FISICA/index-44.htm, pagina alla quale rimando).         

Tralasciando l’esegeta cattolico W. Brandmüller perché non solo non dice ma non è in grado di dire nulla, passiamo a P. Feyerabend. Il teorico della ricerca anarchica dice delle cose di molto interesse su Galileo ed anche sulla Chiesa. La frase riportata dal nostro inquisitore è all’interno del seguente contesto. Galileo è una mente avanzatissima per il suo tempo. Spesso deve scendere a patti con esso. La Chiesa lo condanna in quanto entità conservatrice ed arretrata che non può in alcun modo comprendere la sua grandezza, il suo modo di fare scienza, al di là di ogni schema e metodo. Dice Feyerabend di Galileo: “Procedendo in questo modo Galileo esibì uno stile, un sense of humour, un’elasticità ed eleganza e una consapevolezza della preziosa debolezza del pensiero umano, che non è stata mai eguagliata nella storia della scienza. Nell’opera di Galileo abbiamo una fonte quasi inesauribile di materiale per la speculazione metodologica e, fatto molto più importante, per il recupero di quei caratteri della conoscenza che non soltanto ci informano ma anche ci deliziano” (Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979, pagg. 131-132). Dice Feyerabend, in quasi chiusura ed a proposito del colonialismo al quale si accompagna l’imperialismo culturale che opprime altri popoli, che il cristianesimo è la religione assetata del sangue dei fratelli (ibidem, pag. 243). Ma questa citazione il futuro Papa non l’ha riportata perché crede che tutti siano pecore del suo gregge.

            E qui mi fermo, lasciando la parola all’inquisitore Ratzinger.  

Roberto Renzetti

PS. Ma chi ha fede nella scienza ? Per carità, ci mancherebbe altro !

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Galileo

di

Joseph RATZINGER 

(tratto da Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti,

Ed. Paoline, Roma 1992, p. 76-79)

            Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.

            Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne – già nel secolo successivo – elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo (1).

            Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Egli scrive testualmente: «Dal momento che, con l’abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così “qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l’ipotesi” adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile» (2).

            Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto.

            Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae:

«Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo» (3).

            Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive:

«La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (4).

           Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica.

            Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?».

            Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. […] Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica”.

NOTE

(1) Cfr. W. Brandmüller, Galilei und die Kirche oder das Recht auf Irrtum, Regensburg 1982.
(2) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920; Cfr F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 110.
(3) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920s.; F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 111.
(4) P. Feyerabend, Wider den Methodenzwang, FrankfurtM/Main 1976, 1983, p. 206.

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        Vediamo quali sono tutte le sciocchezze del futuro Papa in questo breve brano:

       Sua eminenza (ancora non è Papa) Ratzinger crede che, citando autori non cattolici, le sue considerazioni acquistino maggior valore. In linea di principio non è così, poiché ho ampiamente dimostrato che, tra questi autori ve ne sono molti che sparano a zero su Galileo (leggi Alcuni elementi di giudizio su Galileo). Occorre poi o fare un serio lavoro di indagine o non azzardare conclusioni come fossero dogmi: incisioni di lapidi da gettare in faccia agli altri. Naturalmente le citazioni sono nel puro stile disinformazia, tipico dell’Inquisizione dalla quale Ratzinger ha attinto abbondantemente a seguito dell’essere stato per molti anni Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (che in breve è l’Inquisizione del passato con voglie del presente). Poiché lo scritto è solo denigratorio di Galileo e non ha alcun carattere non dico di scientificità ma di serietà, mi permetto di rispondere in breve, senza cioè intervenire con citazioni colte poiché non sarebbero capite.

Sciocchezza 1 – Il Papa dice che il mito di Galileo sarebbe nato con l’Illuminismo e che prima non sarebbe quasi esistito. Sono spiacente ma fu Milton (1608 – 1674) che rese sommi onori a chi era stato vittima dell’oscurantismo (si veda lo scritto che riporto in fondo a questo). Inoltre il mito di Galileo era di tutto il mondo avanzato dell’epoca. A Galileo arrivavano offerte di lavoro da tutte le parti, tutti volevano che, ad esempio, un nuovo astro scoperto portasse il nome di un dato Principe, … Più in particolare non vi era scienziato che non citasse Galileo, compreso Descartes. L’accademico pontificio Brandmüller ha ben ragione di parlare di Galileo come stella della modernità in un Medioevo che la Chiesa ha trascinato avanti fino, appunto, all’età dell’Illuminismo. 

Sciocchezza 2 – Il bene ed il male, durante l’epoca del processo a Galileo, non sarebbero stati divisi nettamente. In verità la divisione non la facciamo ora e neppure fu fatta allora dagli studiosi, da coloro che tentavano la via della ragione e del libero pensiero. Fu la Chiesa che divise il mondo tra suoi sostenitori e suoi nemici, ai quali ultimi era data solo persecuzione, torture, bracieri e morte. Non si scambino cause con effetti, oggi è più difficile fare i furbi di quanto non lo fosse  400 anni fa, anche se l’imbroglio, con un pubblico ignorante ed apatico, è sempre possibile (cfr.  il recente referendum).

Sciocchezza 3 – Il pensiero di Bloch, filosofo ebreo tedesco marxista messianico (la speranza) e non romantico (che caspita vuol dire marxista romantico ?), relativo ai due massimi sistemi che si fonderebbero su presupposti indimostrabili non è completo, ma la cosa si può capire da parte di chi, Ratzinger, non conosce la fisica e la sua storia (e neppure la filosofia di Bloch se non ricorda che proprio Bloch definiva addirittura Bruno il cantore dell’infinito). Lo spazio assoluto che sarebbe servito ai due sistemi è introdotto da Bloch con un discorso che tiene già conto dei Principia Mathematica di Newton. E’ un guardare indietro tentando di dire a Galileo che gli sarebbe servito quel riferimento assoluto, riferimento che lo stesso Newton (non la relatività di Einstein) discusse a fondo con l’argomento della secchia (poi ripreso da Mach). Quello spazio assoluto cui accenna Bloch è completamente fuori da ogni discussione in Galileo. Piuttosto è Galileo che costruisce la relatività del moto in uno spazio non assoluto ma semplicemente inerte (e non quello pieno di angioletti di San Tommaso). Questa relatività, insieme al principio d’inerzia, gli serve per dimostrare che, se guardiamo dalla Terra, è il Sole che ci sembra girare intorno ma, se guardassimo dal Sole, troveremmo la cosa simmetrica. La relatività di Einstein semplicemente non c’entra.

Inoltre, la successiva citazione virgolettata di Bloch è correttissima ma non è stata capita da Ratzinger. Vi si dice che una descrizione cinematica dei moti Terra Sole è equivalente. Ma Ratzinger non sa (?) che il problema non era solo cinematico ma soprattutto fisico in senso lato ? Non sa che quella Terra al centro dell’universo (Aristotele + San Tommaso) era circondata da tante sfere cristalline che sostenevano i pianeti ? Che vi erano due mondi, quello sublunare e quello sopra il cielo della Luna ? Che il primo cambiava ed era soggetto a generazione e corruzione mentre l’altro era perfetto, etereo, eterno ed immutabile ? Che il Dio di San Tommaso, quale motore immobile, aveva la sua corretta sede al di là del cielo delle stelle fisse quasi abbracciando quel piccolo mondo, ma che lo stesso Dio in un mondo copernicano si sarebbe prese continue sberle in faccia dai vari pianeti che circolavano in modo anarchico infilandosi tra le sfere cristalline mandandole in frantumi ? Sembra poco al futuro Papa che Galileo dimostri che i cieli sono corruttibili ? che il Sole, il fuoco, il più vicino a Dio ha delle macchie ? che non solo la Terra è centro di moti circolari ? che anche Venere ha le fasi ? che la Via Lattea è formata da una miriade di stelle ? Che la Luna è strutturalmente come la Terra con montagne altissime ? che con i sillogismi aristotelici non si spiega nulla ? che i luoghi naturali non esistono come già aveva dimostrato Bruno (un chiodo cade su, verso la calamita, e non giù verso la Terra) ? che un masso ed un granellino di sabbia, lanciati dalla stessa quota raggiungono la Terra nel medesimo tempo ?  che un sasso che cade poggiato sopra un altro sasso, non pesa su di esso ? E’ una operazione di disinformazia far finta si tratti solo di cambiare di posto a Terra e Sole con il tutto che resta immutato !

Sciocchezza 4 – La cosa sostenuta successivamente, la maggiore facilità di calcolo del sistema copernicano rispetto all’aristotelico-tolemaico, è semplicemente falsa. E’ vero che Copernico affrontò il problema soprattutto a questo fine ma è altrettanto vero che la cosa non gli riuscì. Anche Bloch prende una papera. Spero che l’errore non lo condanni al rogo come si vorrebbe ancor oggi fare da parte della Chiesa per gli errori di Galileo (le maree) ma non per quelli di Padre Pio (una vita intera da imbroglione).

Sciocchezza 5 – Feyereband dice che, data la Chiesa dell’epoca, i suoi riferimenti culturali, la sua storia, le contingenze della Controriforma, non poteva far altro che condannare Galileo. Una posizione blanda della Chiesa in questo processo avrebbe potuto aprire controversie ben più gravi in campo teologico con ulteriori scismi. E’ quindi inutile stare a cincischiare sul riaprire il processo, la condanna sarebbe ripetuta (Feyereband ha tanta ragione che quanto diceva si è avverato, come racconto in Galileo condannato e dileggiato una seconda volta). Sua eminenza deve leggere le cose non in quanto apodittiche ma in quanto premesse a determinate conclusioni.

Sciocchezza 6 – L’autore che viene citato da Ratzinger, C. F. Von Weizsacker, dice che la svolta di Galileo è quella che ha prodotto l’atomica. Purtroppo sto bacchettando un futuro Papa e non posso trascendere. Ma la cosa, l’aver preso questa frase fuori di contesto, è una sciocchezza solenne. Stupisce il determinismo della Chiesa. Dal suo punto di vista avrei dato maggiore spazio al libero arbitrio che pure dovrebbe essere un suo caposaldo, molto vacillante per la verità, tanto da mettere in pericolo l’intero edificio. 

Ma vi è di più. La parte di Galileo che eventualmente avrebbe portato all’atomica era quella tecnica, cioè il compasso geometrico-militare, le fortificazioni, … straordinario, proprio le cose che la Chiesa non ha MAI messo in discussione. Il resto è scienza pura, che nulla ha a che fare con l’applicativo.

Ed ancora. Ricordo ciò che il futuro pontefice fa finta di non sapere.  Il fisico credente e pacifista C. F. Von Weizsacker sosteneva anche: “Il cristianesimo ha fatto una distinzione tra la guerra giusta e la guerra ingiusta e tra un modo giusto e uno ingiusto di condurla. Ha fatto una distinzione tra l’etica individuale, che tendeva a riferirsi al Sermone sul monte, e l’etica di responsabilità politica, che comandava di proteggere i propri simili facendo uso delle armi. Tutto ciò ispira rispetto quando implica serietà di impegno. Ma mi chiedo se, dopo aver letto il Nuovo testamento, posso ancora lanciare una bomba H, e so che la risposta è “No!”. E se non ho il diritto di lanciarla non posso neppure fabbricarla perché un altro possa adoperarla, mi è lecito fabbricarla a scopo intimidatorio? … Non credo che la chiesa possa approvare l’uso della bomba H. Se non è capace di dire di no, dovrà ammettere la sua perplessità sia apertamente sia riducendosi al silenzio. Tuttavia credo che i membri della chiesa possano essere utili a se stessi e al mondo intero se, in base a presupposti inequivocabili, dicono chiaramente “No!”. A queste cose la Chiesa non risponde, non dice nulla, non risulta la scomunica o la condanna nei fatti per chi produce e minaccia il mondo con le bombe H. Giovanni Paolo II ha ricevuto amorevolmente il guerrafondaio  e credente Bush che di atomiche ne ha a iosa.

Sciocchezza 7 – Dice Ratzinger: “Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?»”. Rispondo alla sorpresa. Se Ratzinger continua a frequentare le parrocchie, gli oratori, Scienza e Vita, … che domande si aspetta ? Riguardo  alla seconda domanda essa è evidentemente  retorica, è fatta da chi non ha mai digerito una scienza che mette sempre più all’angolo la fede. Si dice che la scoperta scientifica è il vaso di Pandora. Chi ha fatto questa domanda a Ratzinger è semplicemente un poveretto che ha bisogno di cure da un neuropsichiatra, pardòn, da uno sciamano o da Wanna Marchi.

Ma qui io devo chiedere al futuro Papa che dovrebbe essere conseguente con le sue posizioni qui espresse. Prenda atto che la scienza che ci ha offerto Galileo è la causa di tutti i mali. NON SI CURI PIU’ con i prodotti di tale scienza! Non usi il termometro, non usi il misuratore di pressione, non usi medicinali ma sanguisughe e lassativi, non usi la macchina di Roentgen, non usi le trasfusioni, non usi la macchina per la dialisi, non usi la TAC, non usi ecografie, non salga in autoambulanza per andare al Gemelli, non telefoni, non usi ascensori alimentati da corrente elettrica e tantomeno aria condizionata. L’elicottero che ci fa volare è poi una vera bestemmia. Lasci queste mondanità e si ritiri a Fumone, le stanze Caetani un tempo occupate contro la sua volontà da Celestino V sono ancora libere, fresche ed un poco di pane ed acqua fa bene alla salute oltreché allo spirito.

Sciocchezza 8 – Possibile che il discutere su Galileo debba sempre richiamare ogni sofisma per dire che però egli sbagliava. Alla fine deve sempre uscire fuori che la Chiesa ha sbagliato un poco ma lo ha fatto con uno che aveva capito poco. Inoltre vi è il metodo curiale dell’insinuare (mentre ci si stropicciano le mani), con la tecnica del “parlatene male, continuate a farlo, qualcosa resterà“. Insomma la condanna di Galileo è di una persona qualunque, non del padre della scienza moderna. Ancora una volta si dimostra che Giovanni Paolo II ha fatto una operazione di comunicazione falsa quando ha parlato di riabilitazione di Galileo. Il grande scienziato pisano è ancora là ed atterrisce ogni piccola e meschina Chiesa. Fermo restando il chi riabilita chi, occorre dire che non serve più alcun giudizio della Chiesa su Galileo. Su di lui si sono espressi milioni di persone in circa 400 anni. E mentre si esprimevano su di lui lo facevano sulla Chiesa. Il verdetto è: Galileo innocente e perseguitato, la Chiesa colpevole ed oscurantista. 

Di più: è davvero singolare che un Galileo che ci invita a guardare la realtà è uno che non dimostra nulla, mentre sarebbe così chiaramente dimostrato il mistero della fede …. Allo stesso modo delle cose dette dal futuro Papa in altra sede (ed anche da Giovanni Paolo II): mentre le teorie di Darwin non risulterebbero completamente dimostrate lo sarebbe la creazione ad opera di Dio. Totò avrebbe risposto semplicemente con un: ma ci faccia il piacere !

Sciocchezza 9 – Con Prevert: Che strana istituzione la Chiesa, non sa neppure contare fino a 10.

Ripassi Ratzinger, per ora è bocciato senza appello.

Roberto Renzetti

___________________________

        A questo punto è possibile ritornare all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza. E’ evidente che la Lettera dei 67 ricercatori del Dipartimento di Fisica della Facoltà di scienze è un evento tutto interno alla dialettica universitaria: dei docenti chiedono al loro rettore che un certo atto non si compia. La lettera è rispuntata fuori su Repubblica il 10 gennaio, in maniera misteriosa, senza la data originale e senza l’intestazione «al rettore». Molti giornali hanno preso un abbaglio e hanno pensato che fosse stata scritta il 10 gennaio. Inoltre sembrava un appello al pubblico. Il 15 pomeriggio il Papa ha annullato la visita ed è incominciato il «linciaggio mediatico». In una lettera scritta da Giorgio Parisi, uno dei 67 firmatari della lettera, si può leggere:

Non c’è stata quindi dai 67 docenti nessuna forma di prevaricazione verso gli altri colleghi, ma semplicemente l’esposizione di una tesi culturale mediante una dichiarazione fatta nei dovuti modi e tempi. La riscoperta da parte della grande stampa di questa tesi, a ridosso della visita del Papa, ha aperto su scala nazionale un dibattito che si sarebbe potuto e dovuto fare con maggior calma e senza toni concitati nel mese di novembre. I problemi culturali devono essere discussi pacatamente e se arrivano in maniera clamorosa sui talk show televisivi o sulle prime pagine dei telegiornali, abbiamo un scontro frontale senza che per l’ascoltatore sia possibile afferrare il bandolo della matassa.

Come docente di un’università ritengo mio diritto e dovere interloquire col mio Rettore su chi far intervenire alla cerimonia di apertura dell’anno accademico, che è un momento simbolico per l’inizio del percorso formativo universitario. Mi pare che tutto ciò faccia parte della normale dialettica interna di un’università che deve scegliere chi far parlare all’Inaugurazione dell’Anno Accademico in base a considerazioni di varia natura.

        Su questa vicenda, passata appunto nelle mani di ignoranti e mestatori, si è imbastita una colossale provocazione. Qualcuno ha detto che il Papa non doveva andare alla Sapienza perché sarebbe stato in pericolo (sic!). Il questore di Roma in persona ha detto che non vi era assolutamente da temere nulla. Il Papa ha però rinunciato scatenando polemiche infinite tutte passate dai 67 docenti all’intolleranza (arisic!) del Governo Prodi che, anche per questo e con un Mastella che ha cavalcato la vicenda, è caduto poche settimane dopo.

        E l’avventura di questo Papa si chiude sul vero cattolico del tempo presente, colui che più di qualunque altro racchiude in sé gli insegnamenti evangelici, Silvio Berlusconi. Quelle che seguono sono infatti brani dell’articolo dell’Osservatore Romano del 31 marzo del 2009:

Il congresso con cui è stato fondato il Popolo delle Libertà (PdL) ha mostrato l’immagine di una formazione forte, già più forte, secondo molti analisti, dello stesso Partito democratico, il primo nato con l’ambizione di unire differenti culture politiche. Il Pdl appare: più forte non solo in termini percentuali: stando ai più recenti risultati elettorali, il Pdl appare, alla prova dei fatti, maggiormente in grado di esprimere i valori comuni della popolazione italiana, tra i quali quelli cattolici costituiscono una parte non secondaria […] nel partito si è affermata, in linea di principio, la libertà di coscienza sui temi etici più sensibili.

        Inutile aggiungere altro, per ora. Basta prendere atto che la Chiesa tifa per corruzione, criminalità diffusa, politica delle veline e delle escort, l’impunità, il sostegno alla mafia, … per tutto ciò che rappresenta il Popolo della Vita e dell’Amore (che si sposa indecentemente con Scienza e Vita, creatura mefitica di Camillo Ruini) nelle sue infinite concessioni alle gerarchie e nella sua immensa ipocrisia. I Papi sono questo e sono anni luce lontani dalla favola di Gesù. L’unico che si dispiace di quella bella favola sono io. Basterebbe una sua presenza per qualche giorno per fare piazza pulita di questi personaggi da tregenda.

Roberto Renzetti

[con la riserva di aggiornare e/o completare e/o correggere quando se ne presenterà l’occasione]

ALLA PARTE TERZA


NOTE

(1) Giovanni Angelo Braschi era stato un anno a Subiaco (dal 1773) con la funzione di Abate Commendatario per la sola parte spirituale. Aveva scelto come sua residenza la Rocca dei Borgia che aveva fatto ingrandire e restaurare. La concessione per la sola parte spirituale discendeva da alcune recenti vicende. Verso la metà del XVIII secolo, tra i monaci benedettini dei due conventi di San Benedetto e Santa Scolastica e Subiaco sorsero contrasti per questioni economiche, che provocarono nel 1752 una rivolta popolare contro i Monasteri. Benedetto XIV fu costretto a emanare una bolla con cui sottraeva agli Abati Commendatari il potere temporale lasciando loro solo quello spirituale. L’ultimo abate commendatario munito della doppia giurisdizione, baronale e spirituale, fu Giovanni Battista Spinola che la ebbe nel 1738. Dopo Spinola, Subiaco e il suo territorio furono sottoposti direttamente al potere pontificio e le proprietà dell’Abbazia furono incamerate fra i beni della Chiesa, che la governò attraverso le Congregazioni della Sacra Consulta e del Buon Governo. Cessava così il dominio feudale dei monaci su un territorio che comprendeva Agosta, Canterano, Rocca Canterano, Jenne, Cervara, Marano, Cerreto, Civitella, San Polo, Roiate e altri centri minori. Giovanni Angelo Braschi, quando fu eletto Papa, comunicò per lettera al suo vicario che voleva continuare a governare direttamente la piccola cittadina e così fece inaugurando la gestione diretta di papi sulla diocesi di Subiaco. Braschi, appena eletto, spese un’enormità di denaro anche nel piccolo centro di Subiaco ampliando la cartiera, facendo costruire una enorme chiesa (Sant’Andrea) con un gigantesco Collegio annesso e rendendo carrabile la strada che collegava Subiaco a Roma. Subiaco lo ringraziò costruendogli un arco trionfale che fa un poco impressione da vedere in una piccola cittadina.

(2) Ancora Galavotti fa in proposito un’osservazione molto importante:

Si noti come la storiografia cattolica, messa alle strette, si faccia vanto del fatto che “le teorie che la rivoluzione francese ha cercato di mettere in pratica nei confronti della chiesa e della religione non sono nate nel cervello di uomini di Stato bensì di uomini di chiesa, di teologi” (cfr L. Rogier e altri, che ovviamente danno un giudizio molto pesante su questi ecclesiastici, nella loro Nuova storia della chiesa, ed. Marietti 1976). Ciò tuttavia non dimostra la superiorità della religione in generale o del cattolicesimo in particolare, quanto semmai la dipendenza dell’ideologia religiosa dalle concrete esigenze degli uomini, morali e materiali, nonché dall’evoluzione dominante del pensiero laico progressista.

(3) Riporto il testo della Dichiarazione:

Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino

Preambolo


I Rappresentanti del Popolo Francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del potere legislativo e quelli del potere esecutivo dal poter essere in ogni istanza paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati da ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. In conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino:


Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.
Art. 3. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani direttamente da essa.
Art. 4. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge.
Art. 5. La legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.
Art. 6. La legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo le loro capacità, e senza altra distinzione che quella della loro virtù e dei loro talenti.
Art. 7. Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla legge, e secondo le forme da essa prescritte. Quelli che procurano, spediscono, eseguono o fanno eseguire degli ordini arbitrari, devono essere puniti; ma ogni cittadino citato o tratto in arresto, in virtù della legge, deve obbedire immediatamente; opponendo resistenza si rende colpevole.
Art. 8. La legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto, e legalmente applicata.
Art. 9. Presumendosi innocente ogni uomo sino a quando non sia stato colpevole, se si ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona deve essere severamente represso dalla legge.
Art.10. Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.
Art.11. La libera comunicativa dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.
Art.12. La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata.
Art.13. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese di amministrazione, è indispensabile un contributo comune: esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini, in ragione delle loro sostanze.
Art.14. Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare, da loro stessi o mediante i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico, di approvarlo liberamente, di controllarne l’impiego e di determinarne la quantità, la ripartizione e la durata.
Art.15. La società ha il diritto di chieder conto ad ogni agente pubblico della sua amministrazione.
Art.16. Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione.
Art.17. La proprietà essendo un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previa una giusta indennità.

(4) Riporto il testo del Concordato del 1801 (in francese):

AU NOM DU PEUPLE FRANÇAIS, BONAPARTE, premier Consul, PROCLAME loi de la République le décret suivant, rendu par le Corps législatif le 18 germinal an X, conformément à la proposition faite par le Gouvernement le 15 dudit mois, communiquée au Tribunat le même jour.

DÉCRET.
 

La convention passée à Paris, le 26 messidor an IX, entre le Pape et le Gouvernement français, et dont les ratifications ont été échangées à Paris le 23 fructidor an IX [10 septembre 1801], ensemble les articles organiques de ladite convention, les articles organiques des cultes protestans, dont la teneur suit, seront promulgués et exécutés comme des lois de la République.
CONVENTION entre le Gouvernement français et sa Sainteté Pie VII, échangée le 23 Fructidor an IX [10 Septembre 1801].
LE PREMIER CONSUL de la République française, et sa Sainteté le souverain Pontife Pie VII, ont nommé pour leurs plénipotentiaires respectifs ;
Le premier Consul, les citoyens Joseph BONAPARTE, conseiller d’état, CRETET, conseiller d’état, et BERNIER, docteur en théologie, curé de Saint-Laud d’Angers, munis de pleins pouvoirs ;
Sa Sainteté, son éminence monseigneur Hercule CONSALVI, cardinal de la sainte Église romaine, diacre de Sainte-Agathe ad Suburram, son secrétaire d’état ; Joseph SPINA, archevêque de Corinthe, prélat domestique de sa Sainteté, assistant du trône pontifical, et le père CASELLI, théologien consultant de sa Sainteté, pareillement munis de pleins pouvoirs en bonne et due forme ;
Lesquels, après l’échange des pleins pouvoirs respectifs, ont arrêté la convention suivante :


CONVENTION entre le Gouvernement français et sa Sainteté Pie VII.

Le Gouvernement de la République française reconnaît que la religion catholique, apostolique et romaine, est la religion de la grande majorité des citoyens français.
Sa Sainteté reconnaît également que cette même religion a retiré et attend encore en ce moment, le plus grand bien et le plus grand éclat de l’établissement du culte catholique en France, et de la profession particulière qu’en font les Consuls de la République.
En conséquence, d’après cette reconnaissance mutuelle, tant pour le bien de la religion que pour le maintien de la tranquillité intérieure, ils sont convenus de ce qui suit :


ART. I.er La religion catholique, apostolique et romaine, sera librement exercée en France: son culte sera public, en se conformant aux réglemens de police que le Gouvernement jugera nécessaires pour la tranquillité publique.
II. Il sera fait par le Saint-Siége, de concert avec le Gouvernement, une nouvelle circonscription des diocèses français.
III. Sa Sainteté déclarera aux titulaires des évêchés français, qu’elle attend d’eux avec une ferme confiance, pour le bien de la paix et de l’unité, toute espèce de sacrifices, même celui de leurs siéges.
D’après cette exhortation, s’ils se refusaient à ce sacrifice commandé par le bien de l’Église (refus néanmoins auquel sa Sainteté ne s’attend pas), il sera pourvu, par de nouveaux titulaires, au gouvernement des évêchés de la circonscription nouvelle, de la manière suivante.
IV. Le premier Consul de la République nommera, dans les trois mois qui suivront la publication de la bulle de sa Sainteté, aux archevêchés et évêchés de la circonscription nouvelle. Sa Sainteté conférera l’institution canonique, suivant les formes établies par rapport à la France avant le changement de gouvernement.
V. Les nominations aux évêchés qui vaqueront dans la suite, seront également faites par le premier Consul, et l’institution canonique sera donnée par le Saint-Siége, en conformité de l’article précédent.
VI. Les évêques, avant d’entrer en fonctions, prêteront directement, entre les mains du premier Consul, le serment de fidélité qui était en usage avant le changement de gouvernement, exprimé dans les termes suivans :
« Je jure et promets à Dieu, sur les saints évangiles, de garder obéissance et fidélité au Gouvernement établi par la Constitution de la République française. Je promets aussi de n’avoir »aucune intelligence, de n’assister à aucun conseil, de n’entretenir aucune ligue, soit au-dedans, soit au-dehors, qui soit contraire à la tranquillité publique ; et si, dans mon diocèse ou ailleurs, j’apprends qu’il »se trame quelque chose au préjudice de l’État, je le ferai savoir au Gouvernement. »
VII. Les ecclésiastiques du second ordre prêteront le même serment entre les mains des autorités civiles désignées par le Gouvernement.
VIII. La formule de prière suivante sera récitée à la fin de l’office divin, dans toutes les églises catholiques de France :
Domine, salvam fac Rempublicam ;
Domine, salvos fac Consules.
IX. Les évêques feront une nouvelle circonscription des paroisses de leurs diocèses, qui n’aura d’effet que d’après le consentement du Gouvernement.
X. Les évêques nommeront aux cures.
Leur choix ne pourra tomber que sur des personnes agréées par le Gouvernement.
XI. Les évêque pourront avoir un chapitre dans leur cathédrale, et un séminaire pour leur diocèse, sans que le Gouvernement s’oblige à les doter.
XII. Toutes les églises métropolitaines, cathédrales, paroissiales et autres non aliénées, nécessaires au culte, seront remises à la disposition des évêques.
XIII. Sa Sainteté, pour le bien de la paix et l’heureux rétablissement de la religion catholique, déclare que ni elle, ni ses successeurs, ne troubleront en aucune manière les acquéreurs des biens ecclésiastiques aliénés, et qu’en conséquence, la propriété de ces mêmes biens, les droits et revenus y attachés, demeureront incommutables entre leurs mains ou celles de leurs ayant-cause.
XIV. Le Gouvernement assurerea un traitement convenable aux évêques et aux curés dont les diocèses et les paroisses seront compris dans la circonscription nouvelle.
XV. Le Gouvernement prendra également des mesures pour que les catholiques français puissent, s’ils le veulent, faire en faveur des églises, des fondations.
XVI. Sa Sainteté reconnaît dans le premier Consul de la République française, les mêmes droits et prérogatives dont jouissait près d’elle l’ancien gouvernement.
XVII. Il est convenu entre les parties contractantes que, dans le cas où quelqu’un des successeurs du premier Consul actuel ne serait pas catholique, les droits et prérogatives mentionnés dans l’article ci-dessus, et la nomination aux évêchés, seront réglés, par rapport à lui, par une nouvelle convention.
Les ratifications seront échangées à Paris dans l’espace de quarante jours.

Fait à Paris, le 26 Messidor an IX.

(5) I Quattro Articoli gallicani furono elaborati tra il 1681 e 1682 da un Concilio nazionale del clero francese e sono:

  1. Il temporale del re non è sottoposto al controllo del Papa, il quale non può deporre i principi né sciogliere dal giuramento di fedeltà;
  2. È affermata la superiorità del Concilio sul Papa;
  3. Il Papa deve governare secondo i canoni (l’infallibilità del Papa è condizionata dall’assenso dell’episcopato);
  4. Si rifiuta l’infallibilità personale del Papa, benché abbia la prima parte nelle questioni di fede (l’inviolabilità delle antiche consuetudini della Chiesa gallicana).

(6) Alcuni dei giustiziati da Leone XII e dai due Papi che seguirono senza contare i carbonari:

Pontificato di Leone XII

Leonida Montanari, decapitato per aver offeso pubblicamente il Papa. 23 novembre 1825.
Angelo Targhini, decapitato per aver ferito una spia papalina. 23 novembre 1825.
Luigi Zanoli, decapitato per aver ucciso uno sbirro papalino. 13 maggio 1828.
Angelo Ortolani, impiccato per aver ucciso guardia papalina. 13 maggio 1828.
Gaetano Montanari, squartato per tentato omicidio dell’emissario papalino Rivolta. 1828
Gaetano Rambelli, impiccato per aver ferito emissario papalino. 1828.
Le esecuzioni capitali, oltre queste sopra elencate, furono 29 e sempre per reati comuni.

Pontificato di Pio VIII

In un anno di Pontificato eseguì 13 condanne capitali per reati comuni.

Pontificato di Gregorio XVI

Impose divieto assoluto ad ogni libertà di parola o di espressione scritta che non seguisse i dettami di Santa Madre Chiesa. Dietro le minacce più gravi obbligò gli ebrei di non esercitare nessuna attività fuori del Ghetto.
Giuseppe Balzani, decapitato per offese la Papa. 14 maggio 1833.
Luigi Scopigno, decapitato per furto di oggetti sacri. 21 luglio 1840.
Pietro Rossi, decapitato per piccolo furto. 9 gennaio 1844.
Luigi Muzi, decapitato per piccolo furto. 19 gennaio 1844.
Giovanni Battista Rossi, decapitato per piccolo furto. 3 agosto 1944.
Oltre a queste ci furono sotto il pontificato di questo Santo Padre altre 110 condanne a morte per reati comuni. La descrizione dei moltissimi decapitati, impiccati e squartati dall’Inquisizione sotto Gregorio XI è riportata in un libro scritto da Mastro Titta.

(7) Riporto il Testo della stupenda Costituzione della Repubblica Romana:

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ROMANA, 1849

PRINCIPII FONDAMENTALI

I. La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II. Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III. La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV. La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l’italiana.

V. I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

VI. La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

VII. Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

VIII. Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

Titolo I

DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI

Art. 1. — Sono cittadini della Repubblica:

Gli originarii della Repubblica;

Coloro che hanno acquistata la cittadinanza per effetto delle leggi precedenti;

Gli altri Italiani col domicilio di sei mesi;

Gli stranieri col domicilio di dieci anni;

I naturalizzati con decreto del potere legislativo.

Art. 2. — Si perde la cittadinanza:

Per naturalizzazione, o per dimora in paese straniero con animo di non piú tornare;

Per l’abbandono della patria in caso di guerra, o quando è dichiarata in pericolo;

Per accettazione di titoli conferiti dallo straniero;

Per accettazione di gradi e cariche, e per servizio militare presso lo straniero, senza autorizzazione del governo della Repubblica; l’autorizzazione è sempre presunta quando si combatte per la libertà d’un popolo;

Per condanna giudiziale.

Art. 3. — Le persone e le proprietà sono inviolabili.

Art. 4. — Nessuno può essere arrestato che in flagrante delitto, o per mandato di giudice, né essere distolto dai suoi giudici naturali. Nessuna Corte o Commissione eccezionale può istituirsi sotto qualsiasi titolo o nome. Nessuno può essere carcerato per debiti.

 Art. 5. — Le pene di morte e di confisca sono proscritte.

 Art. 6. — Il domicilio è sacro: non è permesso penetrarvi che nei casi e modi determinati dalla legge.

 Art. 7. — La manifestazione del pensiero è libera; la legge ne punisce l’abuso senza alcuna censura preventiva.

 Art. 8. — L’insegnamento è libero. Le condizioni di moralità e capacità, per chi intende professarlo, sono determinate dalla legge.

 Art. 9. — Il segreto delle lettere è inviolabile.

 Art. 10. — Il diritto di petizione può esercitarsi individualmente e collettivamente.

 Art. 11. — L’associazione senz’armi e senza scopo di delitto, è libera.

 Art. 12. — Tutti i cittadini appartengono alla guardia nazionale nei modi e colle eccezioni fissate dalla legge.

 Art. 13. — Nessuno può essere astretto a perdere la proprietà delle cose, se non in causa pubblica, e previa giusta indennità.

 Art. 14. — La legge determina le spese della Repubblica, e il modo di contribuirvi. Nessuna tassa può essere imposta se non per legge, né percetta per tempo maggiore di quello dalla legge determinato.

Titolo II

DELL’ORDINAMENTO POLITICO

Art. 15. — Ogni potere viene dal popolo. Si esercita dall’Assemblea, dal Consolato, dall’Ordine giudiziario.

Titolo III

DELL’ASSEMBLEA

Art. 16. — L’Assemblea è costituita da Rappresentanti del popolo.

 Art. 17. — Ogni cittadino che gode i diritti civili e politici a 21 anno è elettore, a 25 è eleggibile.

 Art. 18. — Non può essere rappresentante del popolo un pubblico funzionario nominato dai consoli o dai ministri.

 Art. 19. — Il numero dei rappresentanti è determinato in proporzione di uno ogni ventimila abitanti.

 Art. 20. — I Comizi generali si radunano ogni tre anni nel 21 aprile. Il popolo vi elegge i suoi rappresentanti con voto universale, diretto e pubblico.

 Art. 21. — L’Assemblea si riunisce il 15 maggio successivamente all’elezione. Si rinnova ogni tre anni.

 Art. 22. — L’Assemblea si riunisce in Roma, ove non determini altrimenti, e dispone della forza armata di cui crederà aver bisogno.

 Art. 23. — L’Assemblea è indissolubile e permanente, salvo il diritto di aggiornarsi per quel tempo che crederà. Nell’intervallo può essere convocata ad urgenza sull’invito del presidente co’ segretari, di trenta membri, o del Consolato.

 Art. 24. — Non è legale se non riunisce la metà, piú uno dei suoi rappresentanti. Il numero qualunque de’ presenti decreta i provvedimenti per richiamare gli assenti.

 Art. 25. — Le sedute dell’Assemblea sono pubbliche. Può costituirsi in comitato segreto.

 Art. 26. — I rappresentanti del popolo sono inviolabili per le opinioni emesse nell’Assemblea, restando inerdetta qualunque inquisizione.

 Art. 27. — Ogni arresto o inquisizione contro un rappresentante è vietato senza permesso dell’Assemblea, salvo il caso di delitto flagrante. Nel caso di arresto in flagranza di delitto, l’Assemblea che ne sarà immediatamente informata, determina la continuazione o cessazione del processo. Questa disposizione si applica al caso in cui un cittadino carcerato fosse eletto rappresentante.

 Art. 28. — Ciascun rappresentante del popolo riceve un indennizzo cui non può rinunziare.

 Art. 29. — L’Assemblea ha il potere legislativo: decide della pace, della guerra, e dei trattati.

 Art. 30. — La proposta delle leggi appartiene ai rappresentanti e al Consolato.

 Art. 31. — Nessuna proposta ha forza di legge, se non dopo adottata con due deliberazioni prese all’intervallo non minore di otto giorni, salvo all’Assemblea di abbreviarlo in caso d’urgenza.

 Art. 32. — Le leggi adottate dall’Assemblea vengono senza ritardo promulgate dal Consolato in nome di Dio e del popolo. Se il Consolato indugia, il presidente dell’Assemblea fa la promulgazione.

Titolo IV

DEL CONSOLATO E DEL MINISTERO

Art. 33. — Tre sono i consoli. Vengono nominati dall’Assemblea a maggioranza di due terzi di suffragi. Debbono essere cittadini della repubblica, e dell’età di 30 anni compiti.

 Art. 34. — L’ufficio dei consoli dura tre anni. Ogni anno uno dei consoli esce d’ufficio. Le due prime volte decide la sorte fra i tre primi eletti. Niun console può essere rieletto se non dopo trascorsi tre anni dacché uscì di carica.

 Art. 35. — Vi sono sette ministri di nomina del Consolato:

1. Degli affari interni;

2. Degli affari esteri;

3. Di guerra e marina;

4. Di finanze;

5. Di grazia e giustizia;

6. Di agricoltura, commercio, industria e lavori pubblici;

7. Del culto, istruzione pubblica, belle arti e beneficenza.

 Art. 36. — Ai consoli sono commesse l’esecuzione delle leggi, e le relazioni internazionali.

 Art. 37. — Ai consoli spetta la nomina e revocazione di quegli impieghi che la legge non riserva ad altra autorità; ma ogni nomina e revocazione deve esser fatta in consiglio de’ ministri.

 Art. 38. — Gli atti dei consoli, finché non sieno contrassegnati dal ministro incaricato dell’esecuzione, restano senza effetto. Basta la sola firma dei consoli per la nomina e revocazione dei ministri.

 Art. 39. — Ogni anno, ed a qualunque richiesta dell’Assemblea, i consoli espongono lo stato degli affari della Repubblica.

 Art. 40. — I ministri hanno il diritto di parlare all’Assemblea sugli affari che li risguardano.

 Art. 41. — I consoli risiedono nel luogo ove si convoca l’Assemblea, né possono escire dal territorio della Repubblica senza una risoluzione dell’Assemblea sotto pena di decadenza.

 Art. 42. — Sono alloggiati a spese della Repubblica, e ciascuno riceve un appuntamento di scudi tremila e seicento.

 Art. 43. — I consoli e i ministri sono responsabili.

 Art. 44. — I consoli e i ministri possono essere posti in stato d’accusa dall’Assemblea sulla proposta di dieci rappresentanti. La dimanda deve essere discussa come una legge.

 Art. 45. — Ammessa l’accusa, il console è sospeso dalle sue funzioni. Se assoluto, ritorna all’esercizio della sua carica, se condannato, passa a nuova elezione.

Titolo V

DEL CONSIGLIO DI STATO

 Art. 46. — Vi è un consiglio di stato, composto da quindici consiglieri nominati dall’Assemblea.

 Art. 47. — Esso deve essere consultato dai Consoli, e dai ministri sulle leggi da proporsi, sui regolamenti e sulle ordinanze esecutive; può esserlo sulle relazioni politiche.

 Art. 48. — Esso emana que’ regolamenti pei quali l’Assemblea gli ha dato una speciale delegazione. Le altre funzioni sono determinate da una legge particolare.

Titolo VI

DEL POTERE GIUDIZIARIO

 Art. 49. — I giudici nell’esercizio delle loro funzioni non dipendono da altro potere dello Stato.

 Art. 50. — Nominati dai consoli ed in consiglio de’ ministri sono inamovibili, non possono essere promossi, né trasclocati che con proprio consenso, né sospesi, degradati, o destituiti se non dopo regolare procedura e sentenza.

 Art. 51. — Per le contese civili vi è una magistratura di pace.

 Art. 52. — La giustizia è amministrata in nome del popolo pubblicamente; ma il tribunale, a causa di moralità, può ordinare che la discussione sia fatta a porte chiuse.

 Art. 53. — Nelle cause criminali al popolo appartiene il giudizio del fatto, ai tribunali l’applicazione della legge. La istituzione dei giudici del fatto è determinata da legge relativa.

 Art. 54. — Vi è un pubblico ministero presso i tribunali della Repubblica.

 Art. 55. — Un tribunale supremo di giustizia giudica, senza che siavi luogo a gravame, i consoli ed i ministri messi in istato di accusa. Il tribunale supremo si compone del presidente, di quattro giudici piú anziani della cassazione, e di giudici del fatto, tratti a sorte dalle liste annuali, tre per ciascuna provincia. L’Assemblea designa il magistrato che deve esercitare le funzioni di pubblico ministero presso il tribunale supremo. È d’uopo della maggioranza di due terzi di suffragi per la condanna.

Titolo VII

DELLA FORZA PUBBLICA

Art. 56. — L’ammontare della forza stipendiata di terra e di mare è determinato da una legge, e solo per una legge può essere aumentato o diminuito.

 Art. 57. — L’esercito si forma per arruolamento volontario, o nel modo che la legge determina.

 Art. 58. — Nessuna truppa straniera può essere assoldata, né introdotta nel territorio della Repubblica, senza decreto dell’Assemblea.

 Art. 59. — I generali sono nominati dall’Assemblea sopra proposta del Consolato.

 Art. 60. — La distribuzione dei corpi di linea e la forza delle interne guarnigioni sono determinate dall’Assemblea, né possono subire variazioni, o traslocamento anche momentaneo, senza di lei consenso.

 Art. 61. — Nella guardia nazionale ogni grado è conferito per elezione.

 Art. 62. — Alla guardia nazionale è affidato principalmente il mantenimento dell’ordine interno e della costituzione.

Titolo VIII

DELLA REVISIONE DELLA COSTITUZIONE

 Art. 63. — Qualunque riforma di costituzione può essere solo domandata nell’ultimo anno della legislatura da un terzo almeno dei rappresentanti.

 Art. 64. — L’Assemblea delibera per due volte sulla domanda all’intervallo di due mesi. Opinando l’Assemblea per la riforma alla maggioranza di due terzi, vengono convocati i comizii generali, onde eleggere i rappresentanti per la costituente, in ragione di uno ogni 15 mila abitanti.

 Art. 65. — L’Assemblea di revisione è ancora assemblea legislativa per tutto il tempo in cui siede, da non eccedere tre mesi.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE

 Art. 66. — Le operazioni della costituente attuale saranno specialmente dirette alla formazione della legge elettorale, e delle altre leggi organiche necessarie all’attuazione della costituzione.

 Art. 67. — Coll’apertura dell’Assemblea legislativa cessa il mandato della costituente.

 Art. 68. — Le leggi e i regolamenti esistenti restano in vigore in quanto non si oppongono alla costituzione, e finché non sieno abrogati.

 Art. 69. — Tutti gli attuali impiegati hanno bisogno di conferma.

Il Presidente

G. Galletti

I Vice-Presidenti

A. Saliceti – E. Alloccatelli

I Segretari

G. Pennacchi – G. Cocchi

A. Fabretti – A. Zambianchi

(8) Una piccola storia riguardante la Repubblica Romana è relativa all’ingresso che alcuni rivoluzionari riuscirono a realizzare negli Archivi Vaticani. Lo si fece chiedendo il permesso al bibliotecario, trovando e facendo conoscere alcuni documenti relativi al processo a Giordano Bruno. Essi non furono asportati ma copiati, con sommo rispetto per i documenti esistenti in quella Biblioteca.

(9) Qualche parola sui comportamenti indegni, ipocriti e superstiziosi di Vittorio Emanuele II occorre dirla. Questo Re, ignorante come un Re, mentre era a capo di uno Stato che lavorava per l’Unità d’Italia con l’occupazione del Sud per offrire mercati di sbocco al Nord, aveva una fitta corrispondenza con il nemico Pio IX. Personalmente questo Savoia era un cattolico tipo: andava a messa ed era nelle manifestazioni esteriori un buon cattolico ma era un grande peccatore ed aveva in odio i preti. Aveva timore di Pio IX, che era un Re come lui ma con entrature in Paradiso, e quindi agiva spesso contro il primo ministro Cavour. Nel 1855, ad esempio, si stava discutendo la Legge per l’espulsione dal Regno di alcuni ordini religiosi inutili con il sequestro dei loro beni da utilizzare a fini educativi. In questo lasso di tempo su Vittorio Emanuele si abbatterono varie disgrazie: erano morte madre e moglie, il fratello era agonizzante. I preti misero in giro la voce che si trattava di una punizione divina e questa cosa venne accolta dal Re come se fosse vera perché era uno dei bigotti che soffrono di superstizione religiosa. Scrisse allora una lettera a Pio IX con il suo italiano sgrammaticato:

Sappia la Santità Vostra che io non lasciò [sic] votare la legge sul matrimonio dal Senato, che sono io che ora farò il possibile per non lasciare votare quella sui conventi. Forse tra brevi giorni questo ministero Cavour cascherà, ne nominerò uno della destra e metterò per condizione sine qua non che mi si venga al più presto ad un totale aggiustamento con Roma […]. Guarderò che la legge non passi, ma mi aiuti poi Santo Padre. Bruci questo pezzo di carta per farmi piacere.

Pio IX, come è evidente, non bruciò la lettera mentre Vittorio Emanuele II fece del tutto per bloccare quella legge con l’appoggio dei cattolici e dei preti scatenati in tutta Italia. Cavour perse molti seggi in favore della destra per la quale la Chiesa aveva fatto campagna elettorale dal pulpito di ogni chiesa. Ma Cavour andò avanti e nel 1859 fece approvare la Legge Casati che toglieva alla Chiesa grande potere nelle scuole. Pagò ciò con la perdita del potere che, con i cattolici eterna calamità del Paese, andò all’estrema destra. Per approfondire la vicenda della Scuola in Italia in connessione con la Chiesa si può leggere il mio: Appunti per una storia critica della scuola in Italia.

(10) Il fatto che la Rivoluzione industriale, le condizioni operaie, le prime lotte per l’emancipazione sociale siano condannate così superficialmente senza entrare minimamente in argomento, la dice lunga sui sentimenti della Chiesa nei riguardi degli oppressi ed emarginati. G. Zizola, citato da Rendina, scrive opportunamente: Un pontificato apocalittico, senza sfumature e distinzioni, pronto a condannare gli errori, incapace di discernere nel Manifesto di Marx nient’altro che disgregazione ed anarchia, senza alcuna analisi della questione sociale, anzi scettico sulle possibilità di raggiungere l’eguaglianza economica e sociale, fautore dei poveri alla stanga in nome del Regno dei Cieli.

(11) Pio IX fu anche un assassino crudele. Riporto di seguito alcuni dei suoi atti di banditismo.

Pontificato di Pio IX

Romolo Salvatori, decapitato per aver consegnato ai Garibaldini l’Arciprete di Anagni.
Gustavo Paolo Rambelli, Gustavo Marloni, Ignazio Mancini, decapitati per aver ucciso tre preti. 10 settembre 1851.
Antonio de Felici, decapitato per aver attentato al Cardinale Antonelli. 24 gennaio 1854.

Per comprendere la criminalità di questo Papa, basta dire che quando i patrioti dell’unificazione italiana entrarono nelle carceri pontificie per liberare alcune decine di prigionieri che vi vivevano incatenati da così lungo tempo da aver perso la vista e l’uso delle gambe, trovarono in quei sotterranei mucchi di scheletri e di cadaveri in decomposizione in un misto di tonache di frati e di monache, di vestiti civili di uomini e di donne, divise militari e scarpe come quando furono liberati i campi di sterminio nazisti. Vi furono trovati anche giocattoli di bambini morti insieme ai loro genitori.

Si tenga anche conto che, nonostante l’era moderna, era ancora in uso nello Stato Pontificio il macabro rito di esporre le teste decapitate e i quarti di corpo umano sanguinolento, tagliati con la scure, per terrorizzare il popolo.

Gli ultimi condannati a morte del regime temporale furono Monti e Tognetti che furono decapitati il 24 novembre 1868. Vittorio Emanuele II aveva chiesto la grazia ma Pio IX rifiutò seccamente.

Altro crimine da addebitare a Pio IX, che era antisemita, è quello del giovane ebreo Edgardo Mortara, sottratto con la forza alla sua famiglia poiché, a causa di un presunto battesimo impartito all’insaputa dei genitori, doveva, secondo la legge pontificia, essere educato secondo la religione cattolica. Il caso destò riprovazione e scandalo sulla stampa e fra l’opinione pubblica internazionale.

(12) Nella frenesia di indagare eventi storici importanti, ci si dimentica spesso di eventi minori. Pio IX avrebbe avuto almeno una relazione con una giovanissima nobildonna, la più giovane figlia della famiglia Aldobrandini, Anna, che fece l’ultimo periodo di gravidanza presso il Monastero delle Benedettine a Subiaco (Monastero distrutto dai bombardamenti americani nel 1944). La giovane Anna Aldobrandini morì di parto a 18 anni, dando alla luce un illegittimo chiamato, in onore ad un nome di famiglia, Camillo. Il piccolo venne poi adottato da una famiglia di Subiaco, e dovette perciò aggiungere al cognome della famiglia che lo adottava un Proietti che indicava la provenienza illegittima.

(13) Nell’enciclica vi sono anche dei passi che riguardano i rapporti scienza fede che fanno davvero cadere le braccia. L’ignoranza e la mala fede di questi signori di Chiesa è veramente insopportabile:

Condotte fin qui le cose, o Venerabili Fratelli, abbiamo abbastanza in mano per conoscere qual ordine stabiliscano i modernisti fra la fede e la scienza; con qual nome di scienza intendono essi ancor la storia. E in primo luogo si deve tenere che l’oggetto dell’una è affatto estraneo all’oggetto dell’altra e da questo separato. Imperocché la fede si occupa unicamente di cosa, che la scienza professa essere a sé inconoscibile. Quindi diverso il campo ad entrambe assegnato: la scienza è tutta nella realtà dei fenomeni, ove non entra affatto la fede: questa al contrario si occupa della realtà divina che alla scienza è del tutto sconosciuta. Dal che si viene a conchiudere che tra la fede e la scienza non vi può essere mai dissidio: giacché, se ciascuna tiene il suo campo, non potranno mai incontrarsi, né perciò contraddirsi. Che se a ciò si opponga, nel mondo visibile esservi cose che pure appartengono alla fede, come la vita umana di Cristo; i modernisti rispondono negando. Perché quantunque tali cose sieno nel novero dei fenomeni, pure, in quanto sono vissute dalla fede e, nel modo già indicato, sono state da essa trasfigurate e sfigurate, furono tolte dal mondo sensibile e trasferite ad essere materia del divino. Quindi, qualora più oltre si ricercasse se Cristo abbia fatto veri miracoli e vere profezie, severamente sia risorto ed asceso al Cielo; la scienza agnostica lo negherà, la fede lo affermerà; né perciò vi sarà lotta fra le due. Imperocché lo negherà il filosofo qual filosofo parlando a filosofie considerando unicamente Cristo nella sua realtà storica; l’affermerà il credente come credente parlando a credenti e considerando la vita di Cristo quale è vissuta dalla fede e nella fede.

S’ingannerebbe però a partito chi, date queste teorie, si credesse autorizzato a credere, essere la fede e la scienza indipendenti l’una dall’altra. Si, della scienza ciò è fuori di dubbio; ma è ben altro della fede; la quale, non per uno ma per tre capi, deve andar soggetta alla scienza. Imperocché da riflettersi in primo luogo che in ogni fatto religioso, toltane la realtà divina e l’esperienza che di essa ha chi crede, tutto il rimanente ed in specialità le formole religiose, non escono dal campo dei fenomeni: e cadono quindi sotto il dominio della scienza. Esca pure il credente dal mondo, se gli vien fatto; finché però resterà nel mondo, non potrà mai sottrarsi, lo voglia o no, alle leggi, all’osservazione, ai giudizi della scienza e della storia. Di più, benché sia detto che Dio è oggetto della sola fede, ciò nondimeno deve solo intendersi della realtà divina, non già della idea di Dio. L’idea di Dio è pur essa sottoposta alla scienza; la quale, mentre spazia nell’ordine logico, si solleva fino all’assoluto ed all’ideale. È dunque diritto della filosofia o della scienza sindacare l’idea di Dio, dirigerla nella sua evoluzione, correggerla qualora vi si immischi qualche elemento estraneo: quindi il ripetere che fanno i modernisti che l’evoluzione religiosa deve essere coordinata colla evoluzione morale ed intellettuale; ossia, come insegna uno dei loro maestri, deve essere subordinata. Per ultimo è pur da osservare che l’uomo non soffre in sé dualismo: per la qual cosa il credente prova in se stesso un intimo bisogno di armonizzare siffattamente la fede colla scienza che non si opponga al concetto generale che scientificamente si ha dell’universo. Così dunque si evince essere la scienza affatto libera dalla libera fede; la fede invece, tuttoché si decanti estranea alla scienza, essere a questa sottoposta. Le quali cose tutte, Venerabili Fratelli, sono diametralmente contrarie a ciò che insegnava il Nostro Antecessore Pio IX: “Essere dovere della filosofia, in materia di religione, non dominare ma servire, non prescrivere ciò che si debba credere, ma abbracciarlo con ragionevole ossequio, né scrutar l’altezza dei misteri di Dio, ma piamente ed umilmente venerarla” (Breve al Vescovo di Breslavia, 15 giugno 1857). I modernisti invertono del tutto le parti. Ond’è che ad essi può applicarsi ciò che l’altro Nostro Predecessore Gregorio IX scriveva di taluni teologi del suo tempo: “Alcuni fra voi, gonfi come otri dello spirito di vanità, si sforzano con novità profana di valicare i termini segnati dai Padri; piegando alla dottrina filosofica dei razionali l’intelligenza delle pagine Celesti, non per profitto degli uditori ma per far pompa di scienza… Questi sedotti da dottrine diverse e peregrine, tramutano in coda il capo e costringono la regina a servire all’ancella” (Lettera ai maestri di Teologia di Parigi, 7 luglio 1223).

E qual è l’alternativa a questa scienza così irrispettosa della Chiesa ?

Ciò che conta anzi tutto è che la filosofia scolastica, che Noi ordiniamo di seguire, si debba precipuamente intendere quella di San Tommaso di Aquino: intorno alla quale tutto ciò che il Nostro Predecessore stabilì, intendiamo che rimanga in pieno vigore, e se è bisogno, lo rinnoviamo e confermiamo e severamente ordiniamo che sia da tutti osservato. Se nei Seminari si sia ciò trascurato, toccherà ai Vescovi insistere ed esigere che in avvenire si osservi. Lo stesso comandiamo ai Superiori degli Ordini religiosi. Ammoniamo poi quelli che insegnano, di ben persuadersi, che il discostarsi dall’Aquinate, specialmente in cose metafisiche, non avviene senza grave danno.

(14) Molti documenti sulle Leggi razziali si possono trovare quiqui e qui.

(15) La Chiesa si è legata a filo doppio con i criminali golpisti nell’America Latina. E’ recentissimo il sostegno della Chiesa ai golpisti di El Salvador. Segue il resoconto dei rapporti del Vaticano con il golpe argentino di Videla:

IL RUOLO DEL VATICANO NEL GOLPE MILITARE IN ARGENTINA
Gli oscuri legami tra i militari e la «chiesa nera» di Bergoglio
 

HORACIO VERBITSKY*

Il Manifesto, 24 marzo 2006

La prima edizione di questo libro, alla quale ho lavorato per oltre quindici anni, è andata in stampa a Buenos Aires nel febbraio del 2005, quando a Roma era ricoverato in ospedale papa Giovanni Paolo II, che poi morì il 2 aprile. Secondo i quotidiani italiani, il cardinale argentino Jorge Bergoglio fu l’unico serio avversario del tedesco Joseph Ratzinger, che venne eletto il 19 aprile e assunse il nome di Benedetto XVI. In quegli stessi giorni, il vescovo castrense di Buenos Aires disse che il ministro argentino della salute meritava di essere gettato in mare con una pietra da mulino al collo per aver distribuito preservativi ed essersi espresso a favore della depenalizzazione dell’aborto.(…) Quando il vescovo Baseotto appese la biblica pietra da mulino al collo ministeriale, il presidente Néstor Kirchner invitò il Vaticano a designare un nuovo titolare della diocesi militare. Quando il Nunzio apostolico comunicò che non ve n’era motivo, il governo revocò l’assenso prestato alla nomina di Baseotto e lo privò del suo emolumento da segretario di Stato per aver rivendicato i metodi della dittatura. Il Vaticano disconosce sia «l’interpretazione che si è voluto dare alla citazione evangelica» sia l’autorità presidenziale di revocare la designazione del vescovo castrense.
Di motivi per dubitare che Baseotto abbia scelto ingenuamente una citazione biblica riguardante persone gettate in mare, ve ne sono in abbondanza. Il suo primo atto da Vicario fu la visita alla Corte suprema di Giustizia nella quale sostenne la necessità di chiudere i processi relativi alla guerra sporca dei militari contro la società argentina. Il suo segretario generale nell’Episcopato castrense (lo stesso incarico che nel 1976 rivestiva Emilio Grasselli) è il sacerdote Alberto Angel Zanchetta, che fu cappellano della Esma negli anni della dittatura e del quale è comprovata la conoscenza dettagliata di quanto vi accadeva. (…) Dopo aver acceso la polemica pubblica con le sue parole, Baseotto si riferì ai voli come a uno dei «fatti avvenuti, a quanto si dice, durante la famosa dittatura militare». Nessun membro dell’Episcopato ebbe da eccepire su quella frase provocatoria, perché tutta la Chiesa argentina continua a trincerarsi nell’isola del suo silenzio.
Bergoglio rispose al libro attraverso il suo portavoce ufficiale, padre Guillermo Marco. Disse che aveva salvato la vita dei sacerdoti Orlando Yorio e Francisco Jalics e che qualsiasi affermazione in senso contrario costituiva un’infamia. (…) Per screditare la mia inchiesta disse che Yorio non poteva confutare quanto sostenuto nel libro perché era morto, che la mia fonte relativa a Jalics era anonima e che esisteva una foto di un incontro amichevole del sacerdote ungherese con Bergoglio durante una visita di Jalics a Buenos Aires. (…) Né Bergoglio né i suoi intimi hanno detto una parola sulla prova inconfutabile della doppiezza di cui lo accusano Yorio e Jalics. Yorio era ancora vivo quando pubblicai la prima intervista in cui accusa Bergoglio, nel 1999. Lungi dallo smentirmi, mi inviò poche righe intitolate «Grazie» e ci mantenemmo in contatto fino alla sua morte. (…) Figlio di un proprietario terriero e ufficiale dell’esercito ungherese, Jalics sostiene in Ejercicios de Contemplacion che il padre morì avvelenato nella sede della polizia politica comunista, ma che la madre gli insegnò a non odiare, sicché «imparai cosa significa la riconciliazione». Nel raccontare il suo sequestro dice: «Molta gente che aveva convinzioni politiche di estrema destra no vedeva di buon occhio la nostra presenza nelle baraccopoli. Interpretavano il fatto che no vivevamo lì come un appoggio alla guerriglia e si proposero di denunciarci come terroristi. Noi conoscevamo la provenienza e il responsabile di quelle calunnie. Sicché andai a parlare con la persona in questione e gli spiegai che stava giocando con le nostre vite. L’uomo mi promise che avrebbe fatto sapere ai militari che non eravamo terroristi. Da dichiarazioni rese successivamente da un ufficiale e da trenta documenti ai quali riuscii ad accedere in seguito, potremmo appurare senza ombra di dubbio che quell’uomo non aveva mantenuto la sua promessa e che, al contrario, aveva presentato una falsa denuncia ai militari». Durante i cinque mesi del sequestro, la sua ira era diretta più che ai suoi carcerieri «all’uomo che aveva fatto la falsa denuncia contro di noi».
Quell’uomo è Bergoglio. La sua identità è svelata in una lettera che Yorio scrisse da Roma il 24 novembre 1977 all’assistente generale della Compagnia di Gesù, padre Moura. I fratelli e i nipoti di Yorio me ne diedero copia in segno di gratitudine per la pubblicazione del libro.«Dato il proseguire delle voci su una mia partecipazione alla guerriglia, padre Jalics ha nuovamente affrontato la questione con padre Bergoglio. Padre Bergoglio ha riconosciuto la gravità del fatto e si è impegnato a mettere un freno alle voci nella Compagnia e ad affrettarsi a parlare con persone delle Forze Armate per testimoniare la nostra innocenza», dice. Ma siccome «il Provinciale non faceva nulla per difenderci, abbiamo cominciato a dubitare della sua onestà».(…) Nel nostro scambio epistolare, Yorio mi fornì una descrizione della doppiezza del suo ex Provinciale che coincide con quella che emerge dai documenti che anni più tardi scoprii nell’archivio del ministero degli Esteri argentino. Nel clima di paura e delazione instaurato all’interno della Chiesa e della società, i sacerdoti che lavoravano con i poveri «erano demonizzati, guardati con sospetto all’interno delle nostre stesse istituzioni e accusati di sovvertire l’ordine sociale». In quel contesto, «potevano concederci in segreto l’autorizzazione a celebrar messa in privato, ma non ci liberavano dalla proibizione e dall’infamia pubblica di non poter esercitare il sacerdozio, dando così alle forze della repressione il pretesto per farci sparire». (…)Riacquistata la libertà, Jalics viaggiò negli Stati uniti e poi in Germania. Nonostante la distanza, «menzogne, calunnie e azioni ingiuste non cessavano». (…) Molte persone legate alla Chiesa e alla Compagnia di Gesù mi fecero avere dati aggiuntivi e confermativi. Uno di loro è il sacerdote irlandese Patrick Rice, che nel 1976 era il superiore della comunità dei piccoli frati del Vangelo in Argentina. Sequestrato sul finire di quell’anno a Buenos Aires, lo incappucciarono e lo interrogarono senza tregua, gli bruciarono il viso e le mani con sigarette e gli fecero ingerire acqua e pressione fino al limite della sua resistenza. Altri sacerdoti della sua confraternita sono ancora desaparecidos ma Rice riuscì a scappare con l’aiuto del governo irlandese e viaggiò in tutto il mondo per denunciare la situazione argentina. Nel 1979 venne a sapere che Massera, ormai dimessosi dalla Marina e impegnato nella sua attività politica, avrebbe partecipato a un seminario organizzato presso l’Università di Georgetown, a Washington, da due accademici che in seguito svolsero ruoli di primo piano nel futuro governo statunitense di Ronald Reagan: Jean Kirckpatrick e Eliot Abrahmas. Mentre Massera teneva la sua lectio magistralis, Rice e un sacerdote nordamericano lo interruppero con domande sulla repressione di vescovi, suore, sacerdoti e laici cristiani. Massera non poté continuare e lasciò l’aula furibondo. Anche l’Università di Georgetown appartiene ai gesuiti. Patrick Rice sostiene che «tenuto conto della struttura della Chiesa, è impensabile che quell’invito potesse essere partito senza l’iniziativa o almeno l’assenso del Provincialato argentino della Compagnia di Gesù». Come il giorno dell’omaggio a Massera nell’Università del Salvatore, anche in quel caso, il Provinciale gesuita era l’allora sacerdote Jorge Mario Bergoglio.

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LE MADRI DI PIAZZA DI MAGGIO ALLA GIUSTIZIA ITALIANA.

“PROCESSATE IL CARDINALE PIO LAGHI”
 

Maggio 1997

DOC-571. ROMA-ADISTA Omicidio volontario, sequestri seguiti da scomparsa e da morte, torture e stupri su oltre 30 mila cittadini. Questi i delitti di cui sono accusati i generali argentini durante la loro violenta dittatura dal 1974 al 1980. A questi delitti avrebbe partecipato, per complicità diretta o indiretta, sicuramente morale, anche l’allora Nunzio apostolico in Argentina, mons. Pio Laghi promosso subito dopo alla nunziatura apostolica degli Stati Uniti, poi elevato al rango cardinalizio da Giovanni Paolo II e oggi felicemente Prefetto del dicastero Vaticano dell’Educazione Cattolica.

Ad essere fermamente convinte di questa complicità sono le Madres de Plaza de Mayo, costituitesi in associazione con lo scopo di scoprire, denunciare e consegnare alla giustizia del loro Paese tutti i responsabili di quegli atroci delitti.

Essendo il card. Pio Laghi di nazionalità italiana, una denuncia contro di lui, promossa da cittadini di uno Stato estero, può essere inoltrata alla Procura della Repubblica solo attraverso il Ministero italiano di Grazia e Giustizia e solo se questo ne ravviserà la legittimità. A questo si aggiunge il fatto che il card. Pio Laghi gode di una particolare immunità in Italia per il suo rango cardinalizio e di dubbia perseguibilità perché come cittadino Vaticano gode del beneficio della extraterritorialità.

Tuttavia queste pur gravi complicazioni burocratiche non hanno scoraggiato le Madres de Plaza de Mayo che, il 19 maggio scorso, con il patrocinio legale del dott. Sergio Schoklender, hanno presentato regolare denuncia.

Secondo le Madri, nel corso della sua permanenza in Argentina con la carica di Nunzio apostolico, mons. Pio Laghi – così si legge nella denuncia – «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l’interno quanto verso l’esterno del Paese l’orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani».

Questa l’accusa principale e queste, secondo le Madri, le gravi responsabilità di mons. Laghi. Ma, scrivono nella loro denuncia, fu anche colpevole «di aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell’episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l’obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l’esercito estorcendo informazioni ai detenuti».

Per dare forza alla loro accusa, le Madri riportano alcuni passaggi di una omelia del Nunzio, il 27 giugno 1976, tre mesi dopo il golpe militare: «Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio».

(16) Questo mio articolo ha avuto questo seguito in uno scambio epistolare con Don Francesco Martino:

Scrive Don Francesco Martino

Nell’azione pastorale di ciascun uomo di Dio, compreso il Santo Padre, possono esserci errori e incongruenze storiche, dovute alla fallibilità della natura umana, in tutto ciò che non riguarda la Fede e la Morale, la Dottrina della Chiesa. Governare la Chiesa è una eredità difficile e ardua, perchè essa si estende su 5 continenti e raggruppa uomini di ogni cultura e lingua umana: nella Chiesa non si può parlare di progressisti e conservatori in senso strettro, perchè vi sono presenti le realtà più multiformi e variegate. Ciò premesso, va ricordato che Giovanni Paolo II, da Vescovo, ha lavorato attivamente nel Concilio Vaticano II sopratutto nella stesura nella Gaudium ed Spes, il documento ritenuto il più avanzato tra quelli conciuliari, come risulta dagli Acta del Concilio stessi: è improprio definirlo un conservatore come un progressista. Sula morte di Papa Luciani, sul caso Calvi – Marcinkus – IOR emergono tutte le perplessità della ricostruzione : se fosse vera la linea del professor Renzetti, allora dovrebbe spiegarmi il controsenso di epurare un papa che nel discorso ufficiale al clero romano aveva già delineato la linea di un pontificato di restaurazione, sottolineando con forza e durezza la necessità di una ferrea ed obbediente disciplina nella Chiesa, e in tutti i suoi atti – seppur nel breve periodo – non ha avuto la carica conciliare innovatore del Suo Successore. Sul caso IOR, ereditato dagli ultimi anni di Paolo VI, quando costui era già vecchio e malato, è stato proprio Giovanni Paolo II che ha dovuto mettere ordine, pensionando Marcinkus e diversi Cardinali in carica nel pontificato precedente, e procedere ad una dolorosa risistemazione delle screditate finanze vaticane. Da sottolineare che il Papa, nei primi anni del suo ministero, non essendo uomo di curia ma vescovo in un paese a regime comunista in conflitto con la Chiesa, ha dovuto navigare a vista per conoscere meglio la Curia Romana che gli era estranea. Sicuramente, l’aver sperimentato sulla sua pelle i duri totalitarismi del marxismo e del nazismo può avergli creato seri pregiudizi storici nell’affrontare i problemi concreti della Chiesa nel mondo contemporeaneo, eccedendo, alla base della sua esperienza passata, in valutazioni a volte anche estremistiche in contesti particolari (vedi Nicaragua). Ma nella vita si cambia, si cresce e si matura umanamente : e così è progressivamente avvenuto per Giovanni Paolo II, che in materia di fede, di dottrina e di morale ha mantenuto l’obbligo di confermare i fratelli della fede, avendo cura che il deposito della verità lasciato dal Cristo sia custodito fedelmente, mentre via via ha saputo aprirsi storicamente a letture sempre più congruenti della storia contemporanea: vedi il viaggio a Cuba, per citare un esempio. Nelle cose umane un Papa non è infallibile : lo è nelle cose di Dio. Inoltre, quando nella Chiesa c’è contrasto, ciò è un bene: perchè dal confronto, dallo scontro, anche se appare duro e a senso unico, emergono nuove sintesi e si chiariscono le posizioni dottrinali: così è avvenuto per la Teologia della Liberazione, che oggi ha chiarito la sua centralità cristologica e non violenta, abbandonando i rischi di deviazione populistica, violenta e marxistica, che mal si conciliavano con il messaggio di Cristo, senza rinunciare ad essere rivoluzionaria. Una lettura superficiale dell’enciclica Fides e Ratio può condurre il professor Renzetti alle sue conclusioni: in realtà nell’enciclica non vi è il disprezzo della Scienza, ma si sottolinea la possibilità di conciliare Ragione e Fede, e che non esiste un pensiero debole, ma dalla stessa natura ontologica dell’uomo emerge la Verità su chi lui è, cosa che non dovrebbe mai essere dimenticata, perchè ciò che è veramente umano è veramente cristiano. Ciò che l’uomo è va rispettato : non la tecnica sull’uomo, ma la tecnica a servizio dell’uomo. Da qui discende un semplice principio: il diritto alla vita e al morire con dignità. Se i due gameti si incontrano, per noi è l’inizio della vita, e il prodotto del concepimento ha diritto a vivere e a realizzarsi in quello che sarà. Nessuno ha il diritto di intervenire a manipolare una vita iniziata: da qui le nostre posizioni su embrioni ed aborto, che non mirano alla tecnica, ma al rispetto dell’uomo non come un prodotto, un fabbricato o commissionato dai genitori a loro immagine o somoglianza, ma nella sua individualità ed unicità. Sul profilattico, il discorso non è quello della tecnica per prevenire l’AIDS, ma sulla verità dell’amore umano: unire in profondità due persone, uomo e donna, che decidono di essere uno come l’atto dice, ed aprirsi con responsabilità al dono della vita. Tra l’altro, Karol Woitjla scrisse un bellissimo libro, Amore e Responsabilità, che raccomando alla lettura. Ora, la Chiesa VUOLE LA CRESCITA DELLE COSCIENZE, una cosa ben difficile, rispetto ad un semplice rimedio tecnico (ed economicamente vantaggioso per qualcuno) : tutti sappiamo che il profilattico riduce ma non elimina il contagio, e la vera strada sarebbe l’astensione dai rapporti a rischio. Giovanni Paolo II – e la Chiesa – non potranno mai, se non tradendo il messaggio del Cristo – accettare soluzioni che vanno contro l’Amore come Cristo ci ha insegnato : unioni gay, coppie di fatto, aborto, fecondazione artificiale omologa ed eterologa… Tuttavia, questo non significa che all’interno della Chiesa non vi sia un dibattito serio e ferrato su questi problemi, per essere vicini alle persone che soffrono queste difficoltà e trovare le forme e le soluzioni nella luce della VErità Rivelata ai problemi concreti e quotidiani. Sulla Scuola Privata, mi trova perfettamente consenziente.

Don Francesco Martino


Rispondo così:

Gentile Don Francesco Martino,

lei fa il suo mestiere ed è nel suo pieno diritto. Il fatto è che lei può rivolgersi con le parole che usa solo ai credenti che, per definizione, sono credenti. Quando lei parla di verità rivelata a me parla di una favola rivelata, mi deve solo dire se si tratta di Biancaneve o di Pinocchio.

Io ho altre cose per rivelate ma non sono verità: conosco la povera gente, la fatica, la sottomissione ai potenti, l’impunità dei ricchi, la sofferenza dei malati, l’emarginazione dei diversi, interi continenti che muoiono, la ricchezza dei potenti, gli sfarzi e le prepotenze della Chiesa, il duro lavoro, il sacrificio dei pochi, la ricerca del lavoro, ….

Ho il piacere di essere molto amico e di rispettare profondamente le comunità cristiane di base che fanno lavori eccellenti in tutto il mondo. Il confronto con loro è eccellente perché mai pongono il problema di essere accettato nell’Ecclesia solo se si è credenti e neppure lavorano per convincerti. Semplicemente ognuno è quello che è e collabora con gli altri per un mondo più degno, più vivibile, meno violento. Di queste persone ho sommo rispetto da moltissimi anni e quindi quanto dirò non è certamente rivolto a loro.

Lei ha il diritto di sostenere ciò che fa ma non deve fare affermazioni non vere (a meno che non si rivolga ai suoi fedeli). Il fatto è che è una cattiva abitudine il credere di parlare sempre a dei mistici o superstiziosi facenti parte di un gregge (appunto!) a cui la gerarchia fornisce pastori (appunto!).

Inizio da alcune sue affermazioni che sono offensive e dal fatto che lei è talmente preso dal suo gregge che non si rende neppure conto di ciò. Quando lei afferma che  la Chiesa non può “accettare soluzioni che vanno contro l’Amore come Cristo ci ha insegnato : unioni gay, coppie di fatto, aborto, fecondazione artificiale omologa ed eterologa” lei mostra di non conoscere i Vangeli. Ma poiché è lei che dovrebbe conoscerli, le chiedo dove Gesù avrebbe sostenuto le cose che lei sostiene. Dove Gesù (sia l’esseno che il bar abbas o figlio di Dio) ha parlato contro le unioni gay ? Piuttosto, leggo in Matteo: “Non giudicate, affinché non siate giudicati“. 

Ma dirò di più. Un grande studioso spagnolo di fatti della Chiesa, Pepe Rodriguez, ha fatto una indagine sui costumi sessuali del clero (Las costumbres sexuales del Clero, Editorial B, Barcelona 1998). Il risultato è che il 35% dei preti intervistati (un campione di 2000) si è confessato gay, che un 20% ha rapporti omosessuali, che il resto non si esprime. Quindi di cosa si parla ? Vi è poi tutta la vicenda della pedofilia, con le coperture vergognose al Cardinale Law da parte di Roma. Allora, insisto, di cosa si parla ? Quando lei ci dice che il profilattico impedirebbe l’amore vero e profondo, io posso condividere, ma lei che ne sa ? Inoltre non dica cose che potrebbero offendere chi scemo non è. Quando lei dice che il profilattico non è completamente sicuro dice il vero. Ma la Chiesa ne proibisce l’uso per questo motivo ? Non ci prenda per minus habens. Lo sa che anche la pillola anticoncezionale fu fieramente avversata dalla Chiesa finché la Serono (allora controllata dal Vaticano) non iniziò a produrla? E perché vi opponete alla pillola del giorno dopo ? Qui l’amore sarebbe ancora più profondo ? Questo e molto altro fa dire: come vi permettete di dettare leggi per tutti ? Le coppie, in Palestina, 2000 anni fa come erano ? E Gesù non si accostava a tutti ? Non era egli più unito che mai con i più bisognosi ? Con le prostitute, con  tutte le donne ? E come mai la Chiesa allontana le donne ? Io lo so come lei, solo che lei non lo dice. L’invenzione di Maria può appartenere alla misoginia di Paolo e non alla bella persona di Gesù. Il basso, pelato, mezzo deforme Paolo e pure gentile (immagino respinto da tutte) ha relegato la donna a solo strumento di piacere e a macchina per la procreazione. Se Gesù avesse letto Paolo lo avrebbe frustato. E così si inventa la vergine perfettissima alla quale nessuna donna vera può minimamente paragonarsi. E pensare che nei Vangeli Gesù chiama solo 4 volte (in tutto) sua madre, tre volte chiamandola donna ed una sola volta chiamandola madre. Dove si trova il messaggio di  Gesù in quella sciocchezza del dogma (roba vostra) dell’Assunzione (dove sarà questo corpo ? e quello di Gesù? visto che lo stesso Giovanni Paolo II ha affermato che il Paradiso e l’Inferno sono entità immateriali ?) ed in quello dell’Immacolata Concezione (per non parlare dell’Annunciazione, dell’Incarnazione, …)? Anche il Totus Tuus è completamente estraneo al cristianesimo delle origini, semmai è una questione paolina (o idolatra).

Ma la Chiesa si è inventato tutto prescindendo completamente dai Vangeli:

– Dove Gesù ha istituito un clero professionale ?

– Dove Gesù istituisce il tempio come casa di Dio ?

– Dove Gesù parla di inferno e di peccati da scontare ? 

– Dove ha istituito il papato ?

– Che c’entra la falsa donazione di Costantino ?

– E la vendita delle indulgenze (ricorda la Taxa Camarae di Leone X) ?

C’è poi l’aborto, il divorzio, …. Posso capire la posizione della Chiesa. Consiglio di fare circolari a tutti i credenti in cui si dice di non abortire e di non divorziare. Inoltre non ha nessuna autorità su nessuno chi da un lato parla di rispetto della vita  e dall’altro vara un catechismo (1992) in cui nel capitolo “Il rispetto della vita umana“, al paragrafo “La legittima difesa“, al punto 2266 si dice: “Difendere il bene comune della società esige che si ponga l’aggressore in grado di non nuocere. A questo titolo,  l’insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte…..” Che ne dice ? Lo sa poi che, a proposito di divorzio, la Sacra Rota ha annullato matrimoni di grosse personalità politiche con motivazioni che fanno ridere chi credente non è ? Il DC Mauro Bubbico (ma posso fare almeno 100 esempi clamorosi), benché padre di due figli, fu annullato perché impotente. Gli avvocati rotali, per evitare quella cosa grave  del cornuto, disquisirono sulla penetratio, di quanta ne fosse necessaria per essere considerati potenti o no. Nonostante ciò, predicate o imponete ai credenti ciò che volete, questo dovrebbe essere il vostro compito. Come Chiesa dovete tacere sulle leggi dello Stato e la cosa risale addirittura al povero Rosmini. In cambio lo Stato si salassa per pagare un esercito di persone dedite al culto che dovrebbero essere pagate dai credenti, non crede ? Sulla fecondazione artificiale dovreste avere il pudore di ascoltare con il pentimento nel cuore (per tutto ciò che avete fatto contro) le povere coppie costrette a ricorrere a questa pratica dolorosa due volte, fisicamente e psicologicamente (oltre che costosissima). Ma come vi permettete di dettare leggi che dovrebbero valere per tutti ? Molto banalmente, in modo che si capisca, anche quella cosa del “seme che non deve essere sparso per terra“, lei insista con il suo gregge che ogni volta che si ha un rapporto sessuale si deve avere un pargolo (questo andava bene quando vi era la mortalità spaventosa, ancora  relativamente pochi anni fa). Poi conti quelli come Buttiglione che hanno avuto tanti rapporti sessuali quanti figli hanno (e per questo, il poveretto, è come è). Conti allora quanti osservanti dei vostri insegnamenti vi sono e ne tragga le conseguenze (quanti sono i pagani nella Chiesa di Cristo ? matrimoni, cresime, battesimi con sfarzo; statue ed immagini adorate come nei periodi più splendidi dell’Impero di Roma; le fonti miracolose, le apparizioni, i misteri, …). Pensi che chi ricorre alla procreazione assistita non si diverte! Che questi poveracci vorrebbero essere confortati ed aiutati invece di essere vilipesi. E, chi può se ne va all’estero a pagare un altro dazio all’ottusità inquisitoria mai finita.

Sulla ricerca scientifica apriamo un altro capitolo doloroso. Io non sono mai stato un neopositivista ma credo che la scienza debba poter progredire nei modi che uno Stato laico ritiene di doversi dare (Einstein disse parole eccellenti in proposito). Ora chiedo: quando la Chiesa è stata favorevole, una sola volta, al progresso delle scienze ? Sempre contro qualunque vera novità. Cito ancora le ipocrisie della gestione passata della Chiesa: si perdona Galileo (qui viene da ridere perché semmai è la Chiesa si doveva e deve inginocchiare davanti a lui) e poi si scopre che si trattava di un annuncio smentito da Poupard e Garrone (la informo che anche i Gesuiti hanno criticato la non riabilitazione di Galileo). Su Bruno … niente, eh? Su Darwin la Chiesa cavalca il creazionismo. Dalle parti nostre la cosa non ha successo (l’infiltrata Moratti con lo scudiero Bertagna, si è sconfessata) ma negli USA tutto va bene. Anche qui insegnate il creazionismo, i miracoli, le verità, le Trinità,… Vi assicuro che sui fatti di fede DOVETE essere liberi di fare ciò che volete. Ma non interferite con la fede nella vita civile!

Lei sa certamente che dopo lo splendido 1849 seguiva il miracoloso 1870 (poi distrutto da quell’anima nera di Mussolini nel 1929). Che ancora a quella data esisteva a Roma, oltre alle decapitazioni in piazza,  la Cattedra di Fisica Sacra (fondata dal Card. Consalvi ed affidata al Card. Scarpellini). Scriveva Scarpellini:

“In un ramo della pubblica istruzione, che ha per oggetto l’applicazione delle scienze naturali alla considerazione di Dio, non può immaginarsi sistema né più ordinato né più sublime di quello, che la stessa divina sapienza ne tratteggiò laonde con saggio divisamento dal primo libro della Genesi desunse la nostra cattedra l’ordine e la distribuzione delle materie, nonché l’appellazione di FISICA MOSAICA, FISICA SACRA, COSMOLOGIA TEOLOGICA. Pertanto in sei grandi trattati se ne divise l’ampio argomento, essendoché in sei giorni divise Mosè l’opera divina della creazione, ed a ciascun trattato serve di tema ciò che creò Iddio nella corrispondente giornata. Quindi è che il I si occupa della creazione del mondo, o piuttosto della creazione delle sostanze elementari; il II del firmamento, o sia dell’aria, e della divisione delle acque sopra la Terra divisa in continenti e mari; il III della produzione dei vegetabili; il IV dei corpi celesti, e de’ loro uffici; il V della produzione dei pesci e dei volatili; il VI finalmente della produzione degli altri animali e della formazione dell’uomo … “.

E lei sa anche fino a quando fu insegnato il sistema aristotelico-tolomaico nelle scuole dello Stato Pontificio? E sa  che le tac, le radiografie, le ecografie, le risonanze del Papa si fanno con la fisica quantistica e non con la Provvidenza o la Fisica Sacra ? Ed io mi dovrei affidare a così grandi maestri ? Tanto per essere chiaro, la vicenda di Galileo, gravissima in sé, ha delle ricadute ancora più gravi. Fino al processo a Galileo il baricentro della ricerca scientifica europea era su Firenze. Subito dopo si spostò a Parigi. Quando si ricominciò a far scienza fisica in Italia (anni 20 e 30 con Fermi ed il suo gruppo) arriva un’altra calamità mai contrastata dalla Chiesa, le leggi razziali che hanno distrutto tutto di nuovo. Ma la Chiesa vive bene nel degrado ed abbandono (degli altri) e quindi la cosa non stupisce.

Mi sono soffermato solo sulle ultime parole del suo messaggio. Vi sarebbero volumi da scrivere …

La vicenda della morte di Papa Luciani non è stata discussa da me, ma dalla referenza che ho fornito (edita in Italia da Pironti, Napoli 1984). Vi è anche un ampio documento della Chiesa Latino americana che dice le stesse cose. Ma anche queste cose fossero campate in aria, diciamo con espressione da voi in uso che la cosa è stata risolta dalla Provvidenza. Il fatto che il Papa per 33 giorni avesse fatto quelle dichiarazioni che lei ricorda ad inizio pontificato è semmai un indizio a favore della tesi della sua eliminazione (ha visto come l’assassinio di un paio di persone – capo delle guardie svizzere e sua moglie – ed un suicidio del supposto svizzero assassino, sono stati liquidati dal franchista Navarro Valls in 10 secondi ?). Ma non faccia come certi conoscenti miei DS, non si soffermi sulla cornice, guardi il quadro. Che dice dell’Opus Dei ? e dei Legionari di Cristo, di Escrivà de Balaguer (sepolto con Del Portillo e la sorella di Escrivà in un edificio sede dell’Opus, a Viale Bruno Buozzi a Roma, e non in un cimitero, in violazione della legge napoleonica ancora vigente ?) di Stepinac, di Padre Pio, di Law, di Pio Laghi, …. In definitiva lei crede o no che la Chiesa (nelle sue gerarchie) sia sempre stata dalla parte dei padroni ? Che mai si sia schierata dalla parte dei deboli se non per trarne profitto ? Lei sa come me cosa disse Papa Leone X: “Per noi e per i nostri, la favola di Gesù è divenuta una benedizione“. Che dice ?

Non conviene a lei porre questioni che dovrebbero rendere razionale il metafisico. La Fede è una cosa ma AUT fides AUT ratio (su questo si può leggere il saggio di Flores D’Arcais su Micromega 5/98). E’ un nonsenso filosofico cercare di dimostrare l’esistenza di ciò che non è e, per di più, dargli validità effettuale e perfino legale. Quando si dice che esiste la verità rivelata e questa va compresa alla luce della ragione (Fides et ratio 35) si sta dicendo che il primato è della verità rivelata. E se la verità rivelata ha il primato, la ragione cosa dovrebbe fare ? O asseconda la teologia o porta al vuoto morale di chi non ha fede (concetto caro a Giovanni Paolo II ma FALSO). Che vuol dire questa frase: “la conoscenza rinvia al mistero di Dio, che la mente non può esaurire, ma solo ricevere ed accogliere nella fede” ? e la rivendicazione successiva di esclusiva competenza della Chiesa, competenza “che le deriva dall’essere depositaria della Rivelazione … un messaggio che ha la sua origine in Dio stesso” ? Io lo so ed anche lei: la Chiesa vorrebbe dettare alla scienza ed alla ragione come agire e cosa pensare. La conclusione di questa enciclica completamente estranea ad ogni linea di pensiero epistemologico (a parte Pera che, appunto, è epistemologo come io so fare il punto Palestrina)  è la dottrina medioevale della filosofia ancella della teologia (cosa che può anche andare bene nel vostro mondo e che andava bene quando vi erano i roghi ma che oggi è semplicemente ridicola).

Non occorre poi dimenticare la Centesimus annus che è un capolavoro reazionario. Per affermare la sua posizione nei riguardi del comunismo, Giovanni Paolo II non esita a richiamare la Rerum Novarum di Leone XIII, quella che fu l’alibi morale della monarchia, incitata a reprimere il movimento operaio di fine ‘800, a reprimere con la mitraglia e con i cannoni (Bava Beccaris, lo ricorda ? si quello che per ordine del re buono spara cannonate sulla gente che chiede pane ?) chi chiedeva condizioni di vita migliori e di uscire dalla vergogna delle 16 ore di lavoro. In quella stessa enciclica il Papa azzardò il parallelo tra il marxismo ed il socialismo reale, come dire, tra Gesù ed il papato. Ma vi è anche il riferimento al diritto di proprietà privata che Marx avrebbe negato. Nelle esemplificazioni poi si scade al possesso di beni materiali, mostrando di non sapere proprio dove sta di casa Marx, il quale non ha mai parlato di beni materiali ma di mezzi di produzione. Infine, l’uomo non è capace di distinguere il bene dal male e per questo gli serve la Chiesa, cioè un prete che non sarebbe un uomo. In definitiva o un prete o Berlusconi per indicarci la retta via. Ma si rende conto ? E la cosa non è occasionale se si insiste sul fatto che lo Stato assistenziale non ha senso (48 – perché moltiplica gli apparati pubblici – sic! -). Ed allora perché quello stesso Stato (cioè tutti noi) è spremuto senza ritegno dalla Chiesa ?

Cyrano diceva “…se ne potevan dire …”. Io mi fermo qui, disponibile a proseguire molto a lungo. Dico solo una cosa già detta più volte. La Chiesa ha pieno diritto di fare ciò che crede nel suo ambito di fede. Si rivolga a chi crede, imponga loro ogni dogma che ritiene opportuno, santifichi chi vuole, … Ma non interferisca mai con gli affari di uno Stato laico. Non parli ai cittadini come se fossero fedeli. Soprattutto in un Paese che mostra che si sta distaccando sempre più dalla Chiesa e proprio a causa di quella società “consumista” che la Chiesa non ha mai veramente messo in discussione. Le reazioni possono essere, in dati momenti, molto dure. Io direi anche, ma questo è solo un pio auspicio, che la Chiesa così forte di tanti fedeli si faccia forte economicamente e si autofinanzi. E’ un modo per affermare con forza e decisione la propria dignità, non le pare ?

La saluto

Roberto Renzetti

PS. Sono sconcertato dal vedere i fedeli felici e speranzosi davanti ad una fumata. Ma non erano gli stessi che fino a qualche giorno fa si strappavano i capelli per la perdita di Giovanni Paolo II ed affermavano che era insostituibile ?


Continua Don Francesco Martino

25 aprile 2005

Gentilissimo Prof. Renzetti,

la ringrazio per la sua lunga ed articolata risposta, che mi consente di continuare a dialogare con Lei. Ovviamente le ho risposto come esponente della Chiesa Cattolica e sono convinto, anzi sicuro, che le cose che ho detto “posso dirle con queste parole solo ai credenti”. Ma questo per non nascondersi ed impostare il dialogo su basi di verità, nella chiarezza delle posizioni reciproche. Ovviamente, per noi, per la nostra cultura e tradizione, si tratta di “Verità rivelata”. Scherzosamente, mi viene in mente il momento in cui Gesù, parlando a Pilato, afferma : “Per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità”; e Pilato: “Che cos’è la Verità?”, in cui potremmo sintetizzare le nostre posizioni.
Vengo ai punti da lei sottolineati : io non voglio convincere nessuno, né fare proseliti, né respingere alcuno, ma dialogare con lei. Per noi, che stiamo sulla “barricata” della Chiesa, l’Amore si trova riassunto in queste frasi presenti nel Vangelo di Giovanni : “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv. 15,12-13). Gesù non ha parlato di coppie gay, ecc. ma nella sua azione quotidiana, anche nell’atteggiamento concreto verso i cosiddetti peccatori, ha insegnato una prassi: ha detto “Neanche io ti condanno: va, e non peccare più”. Quindi, sostanzialmente, amore verso i cosiddetti peccatori, condanna per i cosiddetti peccati : condanna per ciò che è male, amore e comprensione per le persone concrete. Il Bene è proprio l’Amore secondo il suo insegnamento, il Male ciò che contraddice questo insegnamento. Incredibilmente, la cosa spaventosamente semplice è che Amare significa aprirsi all’altro, donarsi scambievolmente, fino a morire per l’altro. Non Amare significa rifugiarsi in se stesso, chiudersi all’altro, vivere per il proprio egoismo. Da qui discendono le mie affermazioni su unioni gay, coppie di fatto, aborto, fecondazione artificiale omologa ed eterologa… E qui non c’è giudizio – badi bene – sulle persone, frase a cui si riferisce Matteo, ma sui principi. Gesù ha giudicato “i principi”, non ha giudicato i peccatori. Si legga l’intero “Discorso della Montagna”, presente in Matteo, da cui ha tratto la frase sul giudizio, e quando dice : “Voi siete la luce del mondo…” ecc. ecc. Cristo non ha rinunciato ad annunziare quella che io chiamo Verità, ma ha guardato negli occhi, nel cuore le persone che ha incontrato e le ha amate.
Le sembrerà strano, ma ho letto gran parte del libro del Professor Pepe Rodriguez, “Verità e Menzogne della Chiesa Cattolica” che una carissima insegnante laica, mia amica, mi ha regalato. E’ un bel trattato completo di tutto ciò che sarebbe – a vostro giudizio – falsità nella Chiesa Cattolica dai Vangeli Apocrifi ad oggi. Non le nego che, essendo la nostra una comunità di santi e peccatori, mi trovo troppo dolorosamente d’accordo con il mio amico Ratzinger quando parla di sporcizia nella Chiesa: perché la nostra controtestimonianza è grave e deprecabile. Forse lo ignora, ma questi fatti, tra di noi sono vissuti molto dolorosamente: secondo la mia personale opinione un sacerdote omosessuale farebbe bene ad essere dimesso o a dimettersi dal suo incarico, in primis perché l’omosessualità conclamata è mancanza della necessaria maturità umana e cristiana per vivere il “dono” del celibato ed è intrinsecamente un disordine interiore, segno di insoddisfazione ed irrealizzazione della persona nell’Amore più Grande chiesto da Cristo ai suoi, che condiziona negativamente nel dono della propria vita. Ancora più grave il caso di pedofilia: forse lei lo ignora, ma è stato proprio il Papa Giovanni Paolo II a convocare tutti i Vescovi cattolici americani in Vaticano non per salvare la faccia, come lei può pensare, ma per fare pulizia, chiedere perdono, e salvaguardare le vittime. Provvedimenti dolorosi e pesanti sono stati presi, pur nello spirito di misericordia per le persone: il Cardinale Law, che lei cita, è arciprete di Santa Maria Maggiore: ora, in Roma esistono 4 Capitoli, San Pietro, San Paolo fuori le mura, San Giovanni in Laterano. Questi incarichi non sono incarichi di prestigio, ma incarichi effimeri di punizione o pensionamento, a cui, per la carità del Papa, vengono destinate spesso le persone che non hanno dato buona prova nel governo della Chiesa o altro. Il Cardinale Law si è trovato in una posizione onorifica che tradizionalmente porta a far presiedere una delle messe in suffragio del Papa defunto, ma questa non è assolutamente una promozione.
Andiamo oltre : “Come si può asserire che il preservativo impedirebbe l’amore vero e profondo?”. Nel discorso sull’Amore fatto sopra, emerge che l’amore umano ha la dimensione profonda di unire le persone, ed in modo particolare l’io e il tu nel “noi” (aspetto unitivo) e che il dono dell’atto di amore sia aperto al dono della vita, e quindi a dare la vita (aspetto procreativo). Non nego che quando due persone si amano veramente, e si donano l’uno all’altro, realizzino in toto l’aspetto unitivo dell’amore. L’uso del preservativo rappresenta però una chiusura al dono della vita, e quindi non realizza la seconda caratteristica dell’amore. Per cui, non siamo pienamente all’amore totale e disinteressato (parlo secondo il discorso “nostro”, sul fondamento “nostro” che prima le ho enunciato). Ovviamente, bisogna poi contestualizzare il discorso guardando negli occhi e nel cuore le persone concrete, ed amandole di quell’amore che Cristo vorrebbe dalla sua Chiesa. La Chiesa non proibisce l’uso del preservativo solo perché non è completamente sicuro, ma per il discorso sopra esposto : perché la regola fondamentale che si pone è quella dell’Amore, non quella del “piacere”, della “voglia”, del proprio “egoismo a due” che riduce il rapporto sessuale non al dono d’amore ma alla semplice gratificazione del nostro desiderio e delle nostre passioni del momento, ovvero al semplice “fare l’amore” ma non “Amare”, se mi sono spiegato. E’ qui il punto critico di ogni discorso concreto. Tuttavia, in un rapporto quello che va salvato sempre è l’Amore.
Altra domanda : “E perché si oppone alla pillola del giorno dopo?”. Amare – secondo la nostra visione – significa quindi raggiungere la pienezza di questo aspetto unitivo e procreativo, e non c’è amore senza responsabilità delle proprie scelte e responsabilità vera verso l’altro. La pillola del giorno dopo, in pratica, serve per provocare (la Ru 486) una mestruazione atta ad espellere dall’endometrio il “prodotto del concepimento” che per noi è “vita”: o meglio, impedire il dono della vita. Mi chiedo: è vero che due ragazzi, due giovani, possano sbagliare (e la nostra cultura, che invita al sesso come consumo, gioco e divertimento sta registrando il boom in questo senso) ma perché deve pagare questo errore un terzo? Perché non deve avere il diritto di vivere, di nascere, di svilupparsi? Da un lato, questo spinge noi Chiesa ad un compito educativo molto forte, per promuovere nei giovani un vero cammino di crescita nell’amore vero, cosa a cui noi stiamo cercando di rispondere, dall’altro non possiamo accettare un intervento che – ripeto – per noi “oscurantisti” – mira a sopprimere un essere umano perché per noi non è “prodotto” ma “persona” di cui i due ragazzi, giovani ecc. sono responsabili. Perché non esplorare l’ipotesi di disconoscere, allora, il figlio alla nascita e consentirne l’adozione? Ma poi, si obietta, vengono i rimorsi ecc. ecc. E allora perché non farlo nascere e dargli l’opportunità di volare nel firmamento della vita?
Come si possono dettare leggi per tutti?”. Credo che voler professare il proprio credo non significhi voler imporlo a tutti. Nel gioco democratico della società ognuno pone sul tappeto le sue visioni, e poi, a livello civile, vince la maggioranza. Noi abbiamo fatto le nostre battaglie : divorzio e aborto, e abbiamo perso. Abbiamo chiesto solo l’obiezione di coscienza per l’aborto, perché crediamo non si possa sostituire un integralismo laico ad un integralismo religioso, per il rispetto delle convinzioni religiose di tutti. Siamo convinti che la via maestra per annunciare il vangelo è il dialogo, nel rispetto delle reciproche posizioni, ma non a rinunciare a professare ciò che noi crediamo essere la Verità.
Gesù sicuramente si è accostato a tutti e ha affrontato i problemi concreti delle coppie della sua epoca : ma ha anche tuonato contro il divorzio e lo scandalo, contro l’adulterio e tante altre cose. E’ sempre stato unito a tutti i bisognosi, con le prostitute, i pubblicani e i peccatori, ma ha richiesto conversione, cambiamento di vita, del cuore e degli occhi.
Come mai la Chiesa allontana le donne?” Forse, il problema può apparire quello delle donne prete o delle diaconesse. In realtà nella Chiesa c’è una forte, fortissima presenza femminile che ha un suo ruolo sempre crescente, secondo ruoli propri e ben distinti. Penso ai tantissimi ordini religiosi, contemplativi ed attivi, alle numerose teologhe che ormai ci hanno soppiantato nell’insegnamento di religione, alle catechiste e a coloro che in terra di missione reggono praticamente le parrocchie, alle ministre straordinarie dell’eucarestia, alle chierichette, alle lettrici ecc. ecc. L’uguaglianza non è fare tutti le stesse cose, ma secondo la propria reciprocità assumere i ruoli che sono consoni. Gesù, il grande innovatore, non ha scelto tra i 12 apostoli nessuna donna, eppure, lui, grande amico delle donne in disprezzo della tradizione ebraica, poteva farlo. Qui, il mio amico Ratzinger, ha posto il fondamento sul perché la Chiesa cattolica non può concedere il sacerdozio alle donne, e Giovanni Paolo II, nella “Mulieris Dignitatem” ha comunque voluto riaffermare la dignità della donna nella Chiesa, con affermazioni – per noi oscurantisti – molto alte e profonde.
Quanto dei dogmi cristiani sono in realtà invenzioni paoline e prescindono dai Vangeli?” . La sua argomentazione, che sicuramente si basa sulla tesi di Pepe Rodriguez ed altri che Paolo avrebbe fondato la Chiesa esistente, restaurando il giudaismo cristiano, contro Pietro e gli altri, non è perfettamente plausibile. Nel Vangelo è Gesù Cristo stesso a fondare la pretesa di essere Figlio di Dio, uguale al Padre, e a parlare di Spirito Santo. I grandi Concili di Nicea, Efeso, Costantinopoli e Calcedonia non hanno fatto altro che precisare questo, condensato nel credo Niceno – Costantinopolitano. Paolo, nelle sue lettere pastorali, ha fornito chiavi di lettura esplicative, ma non ha detto altro dai Vangeli. A meno che Paolo non abbia scritto tutto… da solo o con i suoi collaboratori. Un po’ incredibile, non crede?
Dove Gesù ha istituito il clero professionale, il papato e il tempio come casa di Dio?”. Di sicuro ha chiamato in mezzo ai suoi discepoli 12 uomini a cui ha rivolto delle istruzioni particolari, affinché stessero in maniera più stretta con lui e condividessero la sua vita, che hanno partecipato con lui ai momenti fondamentali della sua vita, compresa l’Ultima Cena, a cui ha comandato di ripetere “in sua memoria” quei gesti espressione del suo sacrificio, a cui ha dato il compito di rimettere i peccati, di annunciare il vangelo a tutte le genti e di battezzarle nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Da qui è nato il ministero dei Vescovi, oggi chiamati “successori degli Apostoli”, per mezzo dell’imposizione delle mani che comunicava il dono dello Spirito, antica consuetudine presente fin dal libro degli Atti. In mezzo a loro ha scelto Pietro, che ha costituito in modo particolare come pietra della sua Chiesa verso cui le porte degli inferi non prevarranno, gli ha dato il compito di confermare i suoi fratelli nella fede, di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle, di legare e sciogliere, con la promessa che ciò che sarà legato in terra lo sarà nei cieli e viceversa. Quando poi si è recato al tempio di Gerusalemme, lì ha sempre insegnato, ha preso una sferza di cordicelle e ne ha cacciato fuori mercanti e cambiavalute, dicendo di aver fatto della casa di Dio una spelonca di ladri. Questo è scritto nei Vangeli e da qui tutto ha preso le mosse. Se poi il Vangelo è per lei una pia favoletta, liberissimo di crederlo.
Dove parla di inferno e di peccati da scontare?”. Proprio nel discorso della montagna in Matteo, in diverse parabole, quando Gesù invita a non peccare più, a convertirsi, a fare penitenza, quando rimette i peccati, parla di tutte queste belle cose. Strano che le sia sfuggito.
Che cosa c’entra la falsa donazione di Costantino?”. Sicuramente la donazione di Costantino è un falso, dimostrato da Lorenzo Valla, che riguarda la politica del momento (alto medioevo) e non la vita della Chiesa, sulla quale si possono muovere tutte le obiezioni opportune, ma in merito al discorso di Chiesa non costituisce alcun problema.
Sulla vendita delle indulgenze, non ho nulla da obiettare. Si è distorta per motivi venali la dottrina in materia ed è stata una cosa di cui vergognarsi. Infatti, adesso il problema è stato “purificato” adeguatamente.
Sull’aborto e sul divorzio : ora, essi sono casi dolorosissimi, sicuramente. Essere vicini alle persone non significa, come detto sopra, tradire quella che per noi è verità sull’amore umano. Quanto detto per la pillola del giorno dopo vale per l’aborto, in quanto è per noi sempre una soppressione di una vita. Sul divorzio il problema è per noi il tradimento del patto di Amore dei coniugi, che si sono promessi amore unico, fedele ed inesauribile, sull’esempio di Cristo che ama la sua Chiesa fino al dono della vita. Badi bene, il problema non è la separazione, ma il divorzio: cioè la rottura del patto. La separazione può essere anche medicinale: ma in virtù del matrimonio, i due coniugi dovrebbero far vincere tra di loro le dinamiche dell’amore, non dell’egoismo: il divorzio è la vittoria dell’io sul noi. Questo non significa essere freddi e distanti con coloro che hanno vissuto questa dolorosa esperienza: si può essere anche non colpevoli nella vicenda, e comunque noi Chiesa siamo chiamati a sostenere pastoralmente le coppie in difficoltà, i divorziati, ed anche i divorziati risposati : qui, per noi, il ragionamento si complica, perché la rottura del legame di amore è irreversibile, e per ora noi non li ammettiamo ai nostri sacramenti. Ciò, però, non è una scomunica, ma un invito alla riflessione. Tuttavia, si sta riflettendo e meditando seriamente sul problema, perché comunque è un problema doloroso. Sull’annullamento dei matrimoni – tecnicamente, lo dico – la Sacra Rota certifica semplicemente il vizio del consenso, non annulla il matrimonio. Da qui scaturisce che il matrimonio è stato un “non matrimonio”. Sull’operato della Rota Romana, non mi esprimo. So soltanto che molte volte abbiamo avuto sentenze troppo favorevoli, e spesso Giovanni Paolo II ha richiamato i giudici rotali a non emettere con facilità sentenze di scioglimento.
Sulla pena di morte: il testo, da lei citato a metà, prosegue: “Per analoghi motivi, i detentori dell’autorità hanno il diritto di usare le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla propria responsabilità. La pena ha come primo scopo di riparare al disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, la pena ha valore di espiazione. Inoltre, la pena ha lo scopo di difendere l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone. Infine, la pena ha valore medicinale : nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole. Se i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere le vite umane dall’aggressore e per proteggere l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana”. Il testo da lei citato si trova in un contesto discorsivo in cui si ricorda che nei secoli precedenti era stata teorizzata, come “estrema ratio” per difendere il bene comune, la pena di morte : e precisamente nella “Summa Theologiae” S.Tommaso aveva teorizzato l’uccisione del tiranno. Ma questa tradizione, prosegue il testo, oggi è a fondamento di quella prassi che considera guerra giusta la guerra di difesa dall’aggressore, e poiché la pena ha lo scopo di riparare al disordine introdotto e ha scopo medicinale, oggi la pena di morte va accantonata quasi completamente, perché sicuramente i mezzi incruenti sono sufficienti a difendere le vite umane. Letto tutto il discorso, l’argomento appare plausibile. Fermandosi al primo capoverso, avrebbe ragione lei… Ma la Chiesa che parla di pace ed insegna la non violenza crede che giustifichi veramente la pena di morte, quando uno dei motivi di forte contrasto con gli USA e la Cina è proprio questo?
Sulle leggi dello stato che sovvenzionano direttamente chi è dedito al culto forse è male informato: non esiste un finanziamento diretto, ma solo quello indiretto alla Conferenza Episcopale Italiana a mezzo dell’8X1000, che viene ripartito solo in minima misura per il sostentamento del clero (peraltro in costante calo). Qui si possono discutere forme e modalità, comunque da quando il Card. Attilio Nicora era delegato (parlo della fine degli anni 80, inizio anni 90) della CEI per tale materia, è iniziata una campagna sostenuta a favore delle offerte deducibili, secondo il principio che il clero dovesse pesare sempre meno dalla ripartizione di tali fondi ed essere sostenuto dalle parrocchie singole. Fino ad ora gli auspici si sono realizzati in parte, ma si è in cammino.
Sulla fecondazione artificiale noi non riteniamo la legge attuale una legge “moralmente cristiana”, ma la tolleriamo come il male minore. La nostra posizione in materia, sul rispetto della vita, si basa sostanzialmente sul fatto che il dono della vita è appunto un dono, e non è un diritto dei coniugi : esiste la possibilità di questo dono, non il “diritto al figlio”, né alla “produzione del figlio”: Questo non sarebbe amore, bensì soddisfacimento più che altro di un egoismo della coppia. Il “figlio a tutti i costi” non è frutto di amore, ma di altre logiche che vedono in lui una cosa, più che una persona. Per questo motivo, la fecondazione artificiale omologa viene da noi considerata una “produzione” più che un dono di vita : inoltre, il tutto avviene in laboratorio ed è il tecnico, alla fine, a decidere. Inoltre, nella fecondazione in vitro ogni spermatozoo feconda un ovulo, e si hanno più embrioni, che per noi diventano vite da tutelare. E sicuramente, dato il clima ottimale del laboratorio, con questa tecnica avvengono anche i concepimenti che in natura non avvengono spesso di embrioni con problemi genetici. Ora, la legge attuale impone l’equazione di tre embrioni, tutti da impiantare, e si creano nuovi problemi di gravidanze multiple o di nascituri a rischio malformazione, oppure, e purtroppo è così, di fallimento dell’impianto perché i gameti sono insufficienti a garantire il pieno successo della gravidanza, che espongono la coppia a ripetere tutte le pratiche del ciclo, con le conseguenze drammatiche di cui lei ci accusa. Non possiamo accettare le proposte che ci vengono di operare una selezione da parte del tecnico in laboratorio dei gameti, perché in questo modo la vita diviene prodotto e scelta eugenetica di laboratorio; non possiamo accettare, in virtù della dignità di persona umana che per noi ha l’embrione, l’ipotesi successiva di diagnosi prenatale tesa ad accertare le malformazioni dell’embrione per poi sbarazzarsene con l’aborto; esiste il problema degli embrioni soprannumerari : congelarli, sopprimerli, usarli per la ricerca sfruttando le loro cellule staminali? A questo punto, da oscurantista, io mi chiedo : dov’è il rispetto per la vita umana, la sua tutela tanto conclamata, il rispetto per l’uomo che il mio Signore ha tanto sostenuto? Se siamo dei “prodotti” abbiamo perso la nostra libertà ad esistere, per delegarla nelle mani di altri. Quindi può capire perché non possiamo accettare che l’inseminazione artificiale omologa, che sono tutte quelle cure atte a curare la sterilità, lasciando ai coniugi il compito di donare la vita. E ricordiamo a tutti quanti coloro che soffrono e vivono questa difficoltà che il desiderio di maternità e di paternità può esplicarsi anche attraverso l’adozione: c’è più gioia nel donare una famiglia – almeno secondo la nostra ottica arretrata cristiana – a chi non la ha che fabbricare un individuo. Aggiungo poi, sul piano della ricerca, che il problema delle cellule staminali embrionali può essere superato, perché esse si trovano anche nell’individuo adulto: occorre investire forse in più ricerca, ma forse – almeno per noi – si possono ottenere risultati migliori senza intaccare la dignità umana. Per non parlare della fecondazione eterologa che, già in atto all’estero da molti anni, ha gia dato vita a numerose cause di disconoscimento di paternità e maternità, delle madri in affitto, e via di questo passo. Se per risolvere un problema se ne devono aprire mille altri, io mi chiedo dove sia “ciò che è veramente e profondamente umano in tutto ciò”.
Aggiungo poi sugli omosessuali : essi vanno rispettati, compresi, capiti ma non si può dire che quello che fanno ha fondamento umanamente valido e giustificarlo. Ciò che è vero umanamente è che esiste il sesso femminile ed il sesso maschile, e che dall’incontro di maschile e femminile nella loro reciprocità nasce il dono della vita e la convivenza umana definita con il nome di matrimonio. Per noi, questo è un ordine naturale chiaro. Voler dichiarare che Matrimonio è anche un’unione tra persone dello stesso sesso non solo è svilire il senso di famiglia e di comunità umana, ma significa anche rinnegare quest’ordine naturale per imporne uno culturale ed artificiale. Ed anche affermare la possibilità di adozioni per coppie omosessuali o di fecondazione artificiale, significa creare situazioni che stravolgono l’ordine umano, in quanto le stesse scienze psicologiche sostengono che il bambino, per crescere, ha bisogno di identificarsi nella coppia con il maschile e con il femminile per il suo equilibrio psicofisico. Oppure, visto che l’uomo non vale nulla, non importa se “creiamo” persone instabili o infelici?
Sono profondamente convinto che chi ci segue è un’esigua minoranza, tuttavia, per dirla con una battuta, noi non dobbiamo avere il favore dei sondaggi, ma sostenere quella che – secondo noi – è la verità, anche se ciò dovesse ridursi al rango di una pura e semplice testimonianza. D’altronde, quando dopo il 325 d. c. quasi tutti i vescovi erano ariani la dottrina della Chiesa non ha mai seguito la moda di Ario…
Lei cita il caso Galileo e dice che la Chiesa è contraria ad ogni novità: se storicamente ci sono stati degli errori, essi vanno riconosciuti. Ma quanti hanno ed hanno avuto il coraggio di purificazione della memoria da noi intrapreso fin dalla “Terzio Millennio Adveniente” e poi seguito nella “Novo Millennio Inuente” attraverso le quali, anche contro il parere di illustri esponenti, la Chiesa con Giovanni Paolo II ha chiesto perdono degli errori dei cristiani contrari allo spirito del vangelo e che questi nel marzo 2000 ha depositato nel muro del pianto la richiesta di perdono contro le perfidie commesse dagli Ebrei? Non accettiamo uno sviluppo, una scienza che non rispetti l’uomo come persona ma lo distrugga, perché per noi ciò non è progresso, ma anticipo di morte e distruzione, mentre – lo ripeto – noi siamo per la vita.
L’evoluzionismo per noi non è un problema così grande : noi sosteniamo che Dio ha creato l’universo, il come è compito della scienza dimostrarlo, non nostro, perché la Bibbia non è un libro scientifico, e ci dice il “perché” del mondo, non il “come” sul mondo. Ciò che avviene negli USA lei mi deve spiegare dove, perché mi sembra alquanto strano che in un paese dove c’è libertà di istituire scuole in un “regime di competizione” le nostre non siano all’avanguardia in materia. Non abbiamo la pretesa di interferire negli affari italiani, ma non è colpa nostra se in questo Paese ancora l’80% figura battezzato con la Chiesa Cattolica: tuttavia, sentiamo il dovere – come tutti, del resto – di poter dire la nostra nelle materie che ci competono, e siamo coscienti del nostro essere, in realtà, piccolo gregge, e dei danni che il consumismo ha prodotto sull’indebolimento delle coscienze con materialismo e relativismo sempre più evidenti. Non è vero che non abbiamo mai messo in discussione ciò, anzi da qui lei dovrebbe trarre orgoglio per la nostra sconfitta in questo settore.
Mi fanno sorridere le citazioni di Consalvi e di Scalpellini, quando i progressi delle “nostre” scienze bibliche erano praticamente a zero… Le ricordo che c’è stato un Concilio, e che in materia scientifica non siamo esperti, ma lo siamo solo in materia di fede e di morale…
Sulle leggi razziali veramente è disinformato: anche un autore anticlericale come Cesare Rossi, ne “Il manganello e l’aspersorio” riconosce la contestazione di Papa Pio XI in materia…
In definitiva lei non pensa che la Chiesa (nelle sue gerarchie) sia stata sempre dalla parte dei padroni?” . Una sola cosa certa so: se qualche cardinale, o vescovo, è stato ossequiente, è pur vero che allora Leone XIII non avrebbe dovuto scrivere la Rerum Novarum, Giovanni XXIII la Pacem in Terris, Pio XI la Mit brenneder sorge, Paolo VI la Populorum Progressio, e Giovanni Paolo II… spesso avrebbe dovuto tacere….
Flores D’Arcais non penso abbia compreso molto il pensiero cristiano, il cui assunto può essere trovato nella prima lettera dell’apostolo Pietro : “rendere a tutti ragione della speranza cristiana”. Non c’è fideismo, non c’è fede senza ragione, ed entrambe non si escludono, ma per la nostra prospettiva, si completano a vicenda. Non esiste una ragione opposta alla fede, semplicemente esistono due campi di indagine, che sono propri e sono destinati ad incontrarsi. Inoltre, se per lei è un nonsenso parlare di statuto dell’embrione umano, non credo che una vita in sviluppo possa essere definita non essere.
La ringrazio per avermi offerto la possibilità, da uomo di Chiesa, di puntualizzare meglio il nostro pensiero. Poi, dopo il confronto, che comunque è sempre arricchente, ognuno può rimanere delle proprie opinioni.
Cordialmente.


Così rispondo io:

28 aprile 2005

Gentile Don Francesco Martino,

la ringrazio per la sua attenzione. Lei è davvero persona aperta al dialogo. Finché le cose avranno questo andamento, tutto si prospetta bene. Le faccio delle piccole osservazioni alla sua pregnante risposta, con la speranza che lei non s’adombri. Vado per successivi punti da lei trattati per maggiore semplicità e brevità.

 1) Scusi ma davvero non capisco due cose. Cos’è verità e chi l’ha rivelata a chi ? Se lei si riferisce a Dio che tramite lo Spirito Santo e Gesù, …. non ha alcun senso che lo dica ad un non credente. Lei capirà che queste sono racconti e neppure edificanti perché hanno l’alone del peccato.

2) Sull’amore, sulle coppie gay, sulla condanna del peccato e non del peccatore, su coppie di fatto, su aborto, fecondazione omologa ed eterologa come dirle che su ciò che lei dà per scontato vi è un mondo di differenze? Perché lei, senza colpo ferire, assegna il peccato ai gay ? A me sembra che nella visione assolutista (non relativista) della Chiesa, vi siano delle verità che avete creato al di là di quanto lo stesso Nuovo Testamento abbia mai sostenuto. L’idea dei gay che peccano è legato ad un a priori che non ha riscontri: la Chiesa nella sua gerarchia ritiene senza dubbio una malattia ed un disordine morale l’omosessualità. Per chiarezza e a beneficio di quanti non li conoscono, riporto di seguito i tre paragrafi (2357, 2358 e 2359) dedicati alla omosessualità dal Catechismo della Chiesa Cattolica promulgato da Giovanni Paolo II° nel 1992.

” 2357 L ‘omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.”. 

Se si vuole poi vedere ogni articolazione del discorso, occorre andare a http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-567.htm. Si può inoltre vedere la posizione inquisitoria di Ratzinger contro i gay ed i suoi difensori cattolici in quanto da lui sostenuto a censura di Suor Jeannine Gramick e Padre Robert Nugent allo stesso indirizzo. Questa è la verità ? Scusi ma allora il relativismo è davvero una difesa eccellente. Di più. Neppure rispetto a 2000 anni fa ha senso la criminalizzazione del rapporto omosessuale. Che posizione ha la Chiesa sul puer ?

2bis) Premesso che Pepe Rodriguez è un moderato e che, se davvero vuole leggere la Storia della Chiesa , deve indirizzarsi alla Storia Criminale della Chiesa (10 voll.) di Karlheinz Deschner (Il Viandante, Milano, a partire dal 2000), resta il problema delle scritture dalle quali la Chiesa trae la sua storia. Lei sarà d’accordo che non è accettabile per uno storico che le fonti le fornisca chi deve essere raccontato. Uno storico non deve riferirsi solo a testi sacri ma a tutti quei testi e documenti che trattano la vicenda. Uno storico distingue tra fonti primarie e secondarie. Tra coincidenze, corrispondenze, storia interna ed esterna, tra documenti di ogni tipo. In tal senso i Vangeli apocrifi, ad esempio, ci raccontano di Maria che, altrimenti, troveremmo casualmente nei Vangeli canonici. Ci raccontano di quella  peste che era Gesù: ammazzava i bambini che lo deridevano; trasformava altri bambini in agnelli pronti per essere fatti arrosto, … Ma ci raccontano di uno splendido ed assolutamente diverso Gesù nel Vangelo di Tommaso … La Chiesa, con suoi criteri,  ha deciso che questo va bene e questo no. Ammetterà che uno storico non accetti criteri di selezione di questo tipo.

La sporcizia nella Chiesa corrisponde perfettamente alla sporcizia nella società ed io non condivido il fatto che un sacerdote omosessuale dovrebbe essere dimesso. A mio giudizio, data la castità nei casi di omo o di etero, l’omo ha esattamente lo stesso diritto dell’etero ad essere sacerdote. Oppure lei crede che l’omo è più perverso dell’etero? Crede cioè che l’etero sa essere casto mentre il malato omo no ?

3) E’ d’interesse quanto dice sulla punizione al cardinale Law, fatto solo arciprete di una delle più prestigiose cattedrali di Roma. Lei crede che Law sia solo ? Non crede che abbia molti sodali ? Tra gli austriaci ? i messicani legionari ? i baresi ? …Comunque, le ricordo, che Milingo è stato destinato a Zagarolo e, le assicuro, vicino Roma vi è certamente una Valmontone o una Collepardo (in Roma vi sono poi eccellenti prigioni). Più in generale, la pedoflilia è una vergogna immensa che richiede la CACCIATA dei criminali, cacciata che non è mai avvenuta. Pensi, gentile interlocutore, che le posizioni della Chiesa ingenerano completa confusione: il vostro insistere su una sorta di equiparazione tra omosessualità e pedofilia, permette non già l’assoluzione degli omosessuali ma quella dei pedofili. Quest’ultimo non è un peccato che si risolve con la confessione ma con la galera! Inoltre, al di là della condanna formale – pratica in uso nella Chiesa -, resta la risposta del cardinale  Castrillon che è un capolavoro di relativismo:

Con riguardo al problema degli abusi sessuali e casi di pedofilia, mi permetto di dare una sola ed unica risposta.
Nell’ambiente di pansessualismo e libertinaggio sessuale creatosi nel mondo, alcuni preti, anch’essi uomini di questa cultura, hanno commesso il gravissimo delitto dell’abuso sessuale.
Vorrei fare due rilievi:
1. Non c’è ancora un’accurata statistica comparativa con riguardo ad altre professioni, medici, psichiatri, psicologi, educatori, sportivi, giornalisti, politici o ad altre categorie comuni, inclusi genitori e parenti. Da quel che sappiamo, risulta da uno studio – tra gli altri – pubblicato nel Libro del Professor Philip Jenkins della ’Pensylvania State University’, che circa il 3% del clero americano avrebbe tendenze all’abuso dei minori e lo 0,3% del clero stesso sarebbe pedofilo.
2. Nel momento in cui la morale sessuale cristiana e l’etica sessuale civile hanno sofferto un notevole rilassamento mondiale, paradossalmente ma anche fortunatamente, si è sviluppato, in non pochi Paesi, un senso di rigetto ed una sensibilità congiunturale con riguardo alla pedofilia, con ripercussioni penali ed economiche per risarcimento di danni.

Lo ha meditato questo capolavoro fariseo ? Perché riconoscere un qualche primato a chi, quando serve, ritorna tra noi comuni mortali ? Ma, anche qui, lei potrà trovare ogni informazione in: http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# )

4) Amore come piacere ed egoismo individuale ? Spiacente ma l’uomo che soffre deve anche avere del piacere e quello dell’amore è uno di essi. E questo piacere non se l’è inventato l’uomo ma è insito nel rapporto sessuale. Se lei lo lega ad avere figli, fa dell’assolutismo illogico, analogo alle sciocchezze che la Chiesa sostenne contro Galileo riferendosi a Giosuè – fermati o Sole !. Quando si affermarono le cose che lei dice eravamo in un mondo con una mortalità infantile del 50% e con una vita media di 40 anni. Insistere su quello oggi potrebbe funzionare solo per i cattolici: voi avete strumenti potenti di costrizione, usateli contro chiunque ha rapporti senza avere figli. Lasci a me farlo, la prego. Ho tre figli, ho una pensione che è decurtata dai soldi che vanno alla Chiesa, non ho grandi disponibilità, ai miei sessanta anni perché vuole togliermi un rapporto con la mia adorata moglie ? O vuole che nasca un bambino che sarà orfano tra qualche anno ? Perché lei sa che le sue affermazioni sono proprio legate al fatto che si moriva giovani ed oggi, anche a settant’anni, vi è una importante potenza sessuale. Scusi, ma quando lei fa delle affermazioni, ha presenti tutte le ricadute ? Inoltre, rivolta l’intimazione minacciosa a popolazioni primitive che muoiono come mosche per il contagio AIDS, ha il solo sapore del genocidio programmato. Insegnate, come per fortuna fanno alcuni missionari che non hanno nulla che vedere con le gerarchie, l’uso del profilattico. Fatelo, per carità. E non sono solo a dirlo: l’intera comunità internazionale ancora a Durban, ha condannato la Chiesa per la sua posizione genocida). 

4bis) E stesso discorso vale per la pillola del giorno dopo anche se devo aggiungere una cosa: perché un frate francescano in una struttura pubblica (ONMI) ha fatto allontanare dall’ospedale mia moglie puerpera della mia primogenita perché non volevamo battezzarla ? La vita c’è solo a livello di  ovuli e spermatozoi o del signor embrione ? C’è solo se è all’interno della Chiesa cattolica ? Dal momento della nascita in poi, chissenefrega ? Con la schiavizzazioni delle puerpere da parte delle suore in quella strada parallela di Viale Regina Margherita a Roma … Sa che è giudizio comune nella Chiesa che anche la fanciulla che ha un figlio fuori del matrimonio è peccatrice ? Si rende cioè conto che la Chiesa è una entità riconosciuta come assistenziale là dove lo Stato ha delegato. Quest’ultimo paga fior di quattrini ad enti religiosi per assistenza di anziani, giovani e per gli orfani. E lei sa perché gli orfani italiani restano orfani per sempre ? Perché ogni orfano che va via da un orfanatrofio è una entrata in  meno … Spero che non si stupisca e si renda conto però del fatto che la vita non si difende così. Meglio avere dei genitori di coppie di fatto che un prete o una suora a vita. 

5) Sono convinto, con lei, che ogni religione debba poter essere professata in piena libertà. A lato di questo, sono altrettanto convinto che la legge per i credenti debba essere quella religiosa e non quella dello Stato. Lei ha certamente capito ma io lo spiego meglio: se uno vuole divorziare lo faccia per lo Stato e, se la Chiesa ritiene che non lo deve fare, cacci tale peccatore dalla comunità ecclesiale scomunicandolo, non costringa anche quella sola coppia che vuole divorziare a non farlo. Allo stesso modo per aborto, per fecondazione assistita, per pillole e per profilattici. Quindi perfetta libertà di culto ma perfetta estraneità tra le leggi della fede e quelle dello Stato.

6) Lei dice: Gesù sicuramente si è accostato a tutti e ha affrontato i problemi concreti delle coppie della sua epoca : ma ha anche tuonato contro il divorzio e lo scandalo, contro l’adulterio e tante altre cose. E’ sempre stato unito a tutti i bisognosi, con le prostitute, i pubblicani e i peccatori, ma ha richiesto conversione, cambiamento di vita, del cuore e degli occhi” . Ecco, con queste cose che qui dice, mostra che con chi ha una tale visione è impossibile il dialogo. Per questo avevo parlato di aut fides aut ratio. Gesù non ha mai tuonato contro il divorzio. In questo il Nuovo Testamento dà versioni contrastanti: in Marco e Luca viene assolutamente vietata la separazione; in Matteo viene approvata e viene approvata anche altrove in caso di adulterio della donna. Nello stesso discorso della Montagna Gesù fa un discorso assolutamente relativistico quando dice che chiunque rimanda la sua donna ne fa un’adultera … e chiunque sposa una ripudiata commette adulterio. Non le sembra che la ripudiata sia una reietta a vita ? Non le sembra che occorrerebbe un analogo discorso per le donne che volessero ripudiare un uomo con tutte le conseguenze ? Ma se lei è d’accordo con queste affermazioni mi dirà anche che ogni volta che digiuna si cosparge il capo di olio per apparire florido e riposato. Eppure questo lo dice Gesù nel discorso della Montagna. E se lei non si unge d’olio è in peccato di relativismo! E quando le chiedono qualcosa, perché giura ? Gesù ha detto che basta un si ed un no ! (ancora discorso della Montagna).

7) Sull’oscurantismo della Chiesa e di Ratzinger relativamente alle donne rimando a http://www.fisicamente.net/SCI/FED/index-561.htm ed aggiungo, con Rossanda, che “Per la chiesa i sessi sono sempre stati diversi, anche al di là del dato biologico, perché diversi Dio li ha creati assegnando una diversa funzione e definendo fra di essi una gerarchia. Che Ratzinger rimanda alla «antropologia biblica», riassumendo l’inizio del Genesi: Dio che ha creato per primo Adamo, poi lo ha visto triste e solo (lasciamo correre su quel prima e poi), allora ha tratto dalle sue carni e dalle sue ossa quella che sarebbe stata la sua compagna, stabilendo così – glossa il cardinale ad uso delle mie amiche femministe – che l’umanità ha «ontologicamente» bisogno della relazione“. E lei mi insegna che Dio, un poco distratto e ignorante di ciò che faceva, in una delle due creazioni, prima presentò ad Adamo degli animali e solo dopo, quando si accorse che il poveretto era ancora triste, gli fece …  la donna. In questo Paolo aveva capito tutto, assegnava alla donna il massimo a lei compatibile: il piacere per l’uomo e la prolificazione.

8) Relativamente a Paolo che ha stravolto il messaggio di Gesù  si potrebbero aprire molti tomi soprattutto perché lei sa bene come sono andate le cose mentre a noi offre la vulgata. In breve. Non è vero che Pepe Rodriguez sia il teorico della Chiesa che è Paolina. Tra la mole immensa di teologi, anche cattolici, tra cui Kung e Ricciotti cito solo due pensatori: Nietzsche – Morgenrote 1, 68 – che definisce Paolo l’inventore della Cristianità, colui che la fa emergere da un cumulo di sette ebraiche e G. B. Shaw. Ma poi lei sa che vi fu lotta tra Paolo e gli apostoli e che vinse Paolo ? Lo dicono i teologi cattolici Ehrard, Koestner, Lietzmann, … , lo hanno detto Kant, Lessing, Fichte, Shelling, … io non c’entro come non c’entra il cronista Rodriguez. Per informazioni molto maggiori si veda: K. Deschner,  Il Gallo cantò ancora. Storia critica della Chiesa, Massari, Bolsena 2000; pagg.133-180). Riguardo ai primi Concili, non scherzi. Vi era una tal confusione di tutti contro tutti che, davvero si crearono più eresie che numero di credenti. La trinità, ad esempio, fu imposta da Costantino medesimo che non poteva scontentare le religioni di provenienza egizia. Ma anche la mamma di Costantino, Elena, quella baldracca trovata in un postribolo dei Balcani, impose dogmi credenze e procurò infinite reliquie. In compenso fu fatta santa. Per favore lei racconti queste cose ai credenti che, per definizione, credono. In ogni luogo dove è arrivata qualche cronaca di storia, il Cristianesimo primitivo deve fare marcia indietro. Per altri versi il culto di Maria che nei Vangeli non esiste è paolino nel senso che da Paolo parte l’esaltazione della donna perfetta che non esiste. Riguardo all’antifemminismo della Chiesa, fermo il fatto che Gesù non ha mai discriminato una donna, in Paolo troviamo varie gravissime affermazioni. Alla donna viene vietato di parlare in pubblico e se vuole chiedere qualcosa lo può solo fare in casa (1 Cor. 11, 3 segg.; 14, 33 segg.); è egli che impone il velo alla donna durante i servizi religiosi ed il velo significa il pentirsi della donna per il peccato introdotto nel mondo; per Paolo l’uomo è immagine e gloria di Dio mentre la domma è gloria dell’uomo; l’uomo non deriva dalla donna ma la donna dall’uomo; la donna è stata creata PER l’uomo (1 Cor. 11, 3 segg.). Inoltre, per Paolo, il matrimonio è solo sesso. L’amore non può esistere.

9) Su come nasce la gerarchia a presunta imitazione delle vicende di Gesù, sulla cacciata dei mercanti dal tempio eccetera, osservo che sono degnissime questioni di fede, ma cosa c’entrano, ad esempio, con il rogo di Giordano Bruno ? Più in dettaglio: lei sa che è questione dibattuta quella dell’esistenza di Gesù. Una critica storica serrata non è riuscita a mostrarne l’esistenza certa. Nessuno storico dell’epoca ne ha mai parlato ed i racconti evangelici sono contraddittori. I suoi miracoli clamorosi non hanno richiamato particolarmente nessuno perché erano comuni a moltissimi maghi (magi) del tempo. Vi sono teorie piuttosto fondate che parlano dell’intersezione di due storie, di due Gesù: del guerrigliero Esseno che voleva cacciare gli invasori romani e quella del tranquillo erede dei sacerdoti del tempio – bar abbas = figlio di Dio – che spiega ragionevolmente perché gli ebrei avessero salvato la vita a bar abbas (Barabba) rispetto a Gesù l’esseno che rischiava di far distruggere il tempio. Sarebbe anche d’interesse capire come mai si inviano 600 armati romani ad arrestare il pio Gesù nell’Orto degli Ulivi. E come mai il pio Simone (fratello di Gesù?) abbia una spada con la quale taglia un orecchio ad uno dei militari. Come mai si esalta Gesù la domenica delle palme e solo cinque giorni dopo viene duramente abbandonato ? (In proposito si può leggere: David Donnini – Cristo – Massari, Bolsena 1994). Il Gesù, vero o falso, è sempre stato da me ritenuto un importantissimo filosofo. Non è banale avere una persona che si schiera con i diseredati del mondo, come non fa la Chiesa delle gerarchie da sempre! Lei si arrocca su affermazioni di fede ma non dice una parola, per restare vicini a noi, su Giovanni Paolo II e Pinochet, su Pio Laghi e Videla, su Pio XII ed Hitler, su Pio XI e Franco, su Pio XII e Franco su Montini e l’espatrio dei criminali nazisti, sulla santificazione del boia Stepinac, su quella dell’imbroglione da Pietralcina (non lo dico io ma i vari ispettori della Chiesa in molti anni). Ma se si torna indietro nella Storia i Papi sono sempre con le monarchie. Hanno sempre difeso il loro potere temporale, hanno ammazzato allegramente in piazza fino al 1870 …

10) Sul fatto che  mi sia sfuggito qualcosa sul peccato e sul pentimento le riporto un brano del Discorso della Montagna: “Chi, dunque, violerà uno solo di questi comandamenti, anche i minimi, ed insegnerà agli uomini a far lo stesso, sarà considerato minimo nel regno dei cieli; chi, invece, li avrà praticati e insegnati, sarà considerato grande nel regno dei cieli” – Mt 5, 19 – Come vede non mi è sfuggito ma si renderà conto che Gesù situa tutti, in diversi gradi, nel regno dei cieli. Niente inferno e peccati da scontare, mi spiace ma Gesù era più tollerante di lei.

11) Dal falso della falsa donazione ai falsi continui della Chiesa si potrebbero scrivere dei volumi. Il dogma della Trinità, lei sa che fu imposto da Costantino a Nicea. E sa pure che il consustanziale (nessuna gerarchia tra Padre e Figlio) è di Costantino. Come Atanasio fece tacere Ario, lo ricorda ? La questione di Giuliano l’apostata …

12) Sulle vicende dei divorzi della Chiesa attraverso la Sacra Rota prendo atto della sua posizione moderata e sulla vicenda in sé e sul suo non esprimersi. Ma, per chi ci legge, almeno una sentenza del ratus sed non consumatus debbo raccontarla. La Sacra Rota funziona ancora e non vi è stata la rapidità utilizzata con Boff per metterla a tacere. Un tal democristiano della corrente fanfaniana, Mauro Bubbico, dovette essere annullato (parlo di questo caso ma posseggo una casistica immensa). La cosa fu organizzata così. Il matrimonio era stato realizzato ma non consumato. ma come, se aveva più di un figlio ? Qualcuno avrebbe potuto obiettare spiacevolmente con il prosaico CORNUTO! Allora viene fuori tutto l’ingegno dei rotali e l’ipocrisia della Chiesa. Per essere potenti occorre avere il potere di penetrazione. SI MA QUANTA PENETRATIO? Ecco, non proseguo perché altrimenti andiamo sul porno perché si disquisisce per mesi su quel quanto, ma credo si sia capito.

13) Sulla Pena di morte prevista dal nuovo catechismo del 1992, lei mi fornisce la versione completa e la ringrazio. Io tagliavo per problemi di lunghezza e limitavo addirittura la polemica che ora, volentieri, proseguo. Ma inizio dalla fine.  La posizione della Chiesa sulla guerra è definibile utilitaristica. Anche qui il relativismo la fa peccare gravemente. La posizione sull’Iraq non ha un valore assoluto ma è minata da quella sulla Yugoslavia. In quest’ultimo caso si accettò, anzi si invocò, la guerra umanitaria. Qui vi era l’imperialismo di Giovanni Paolo II che comandava: riprendere nel seno di Roma le cattoliche Croazia e Slovenia (già riconosciute come stati indipendenti per distruggere l’unità nazionale yugoslava). Riguardo alla pena di morte,quello che lei aggiunge e che io non ho riportato, peggiora, se possibile, il tutto. Se si afferma che la pena deve redimere, mi spiega con la pena di morte chi e come si redime ? Non citi poi San Tommaso come tirannicida. Un adoratore del tiranno ed uno scansafatiche come lui non ha pari nella storia. Lo sa che è il primo che, dopo il grande San Benedetto, riteorizza che il prete non deve lavorare ? Ma poi, quando Tommaso si stupisce nel non vedere le sfere cristalline celesti bucate dal corpo di Gesù asceso al cielo, lei pensa che fosse più cristiano o aristotelico ? Comunque, visto che Giovanni Paolo II ha affermato nell’estate del 2002 che il Paradiso e l’Inferno sono luoghi dello Spirito e non entità materiali, mi aiuta a capire dove sono i corpi di Gesù e di Maria ? Sulla pena di morte in qualsiasi parte del mondo la mia repulsione è totale! La si tolga anche dal catechismo e dalla legislazione vaticana.

14) Sul finanziamento pubblico della Chiesa sono informatissimo e particolarmente sullo scandalo dell’ 8 x 1000. Consiglio di leggere http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-522.htm , http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-546.htm , http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-563.htm , http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-710.htm ,

… e posso aggiungere che anche lei potrebbe farsi promotore almeno di un piccolo cambiamento: la quota in denaro dei cittadini che non firma sotto la dichiarazione dei redditi vada per la lotta contro il cancro e contro ogni altra malattia tipo sclerosi multipla e non sia ripartita proporzionalmente tra le varie confessioni religiose. Inoltre, se a lei non arrivano soldi dall’ 8×1000, protesti vivacemente con il Vaticano e con l’Istituto per il Sostentamento del clero della CEI (è in Via Aurelia, insieme alle TV vaticane …), prendono intorno ai 6 mila miliardi di vecchie lire l’anno solo per l’8 x1000!

15) Sulla fecondazione assistita e la vergogna della Legge 40. Naturalmente i risultati delle ricerche che cita sono quelli che vi fanno comodo. Anche qui però voi dovete essere precisi e netti nei vostri insegnamenti: chi appartiene alla Chiesa di Cristo NON DEVE affidarsi alla fecondazione assistita e NON si deve curare con i prodotti delle ricerche sulle cellule staminali. Chi sgarra lo scomunichiamo. Non intervenite su me o sui miei cari perché, lo avevo anticipato, si rischia la reazione violenta! E questo è uno dei casi che si somma a tantissimi altri già citati: Chiesa maestra con i suoi, consigliera con tutti ma la legge dello Stato è altra cosa. Le citazioni di strani casi che accadono all’estero non sono all’interno di statistiche note agli enti di ricerca. E’ invece certo che persone che soffrono disperatamente, e ne conosco per Giove, sono abbandonate da chi teoricamente dovrebbe essere loro vicino. Una parabola orrenda per la Chiesa di Gesù ma in pieno accordo con la Chiesa chiusa ed ottusa sempre più distante dalla realtà che viviamo. Ci spieghi, anche qui, dove avete estrapolato da Gesù.  Tra l’altro è di oggi la presa di posizione contraria a tale legge di oltre cento scienziati e premi Nobel che sono il fior fiore della ricerca in Italia.

16) Ancora sugli omosessuali. Lei dice: “Essi vanno rispettati, compresi, capiti ma non si può dire che quello che fanno ha fondamento umanamente valido e giustificarlo. Ciò che è vero umanamente è che esiste il sesso femminile ed il sesso maschile, e che dall’incontro di maschile e femminile nella loro reciprocità nasce il dono della vita e la convivenza umana definita con il nome di matrimonio. Per noi, questo è un ordine naturale chiaro“. Io dico: fate ciò che credete ed imponete ogni dogma a chi crede in voi. Un omosessuale è una persona e lei, probabilmente, fa Dio più piccolo di quello che è. Chi le ha detto che Dio ha creato maschi e femmine ? Si è accorto del genere neutro che saggiamente i romani tenevano in gran conto ? Insomma gli omosessuali non sono figli di Dio ma di Satana ? La prego, non scherziamo. Riguardo all’identificazione del pargolo con i genitori adottivi, se lei avesse ragione, dovrebbe essere vietato drasticamente a lui la frequentazione di luoghi equivoci quali gli oratori, gestiti da persone che, maschi o femmine che siano, rinunciano – o dovrebbero rinunciare alla loro natura di esseri che dovrebbero procreare.

17) Lei dice: “Sono profondamente convinto che chi ci segue è un’esigua minoranza, tuttavia, per dirla con una battuta, noi non dobbiamo avere il favore dei sondaggi, ma sostenere quella che – secondo noi – è la verità, anche se ciò dovesse ridursi al rango di una pura e semplice testimonianza. D’altronde, quando dopo il 325 d. c. quasi tutti i vescovi erano ariani la dottrina della Chiesa non ha mai seguito la moda di Ario…“.  Io rispondo: Infatti ha cominciato da Ario ogni tipo di persecuzione contro gli eretici.

18) Sul caso Galileo, la prego, non dica banalità. Non è da lei ! Sul caso Galileo ho già detto che si è trattato di un solo annuncio. Galileo è stato ricondannato con dileggio dalla Chiesa, per mano di Poupard e Garrone (e vari sciocchini incompetenti). Legga quanto le avevo già indicato http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-44.htm.  D’altra parte, recentemente, gli stessi gesuiti sono risultati insoddisfatti dell’accaduto http://www.chiesa.espressonline.it/dettaglio.jsp?id=6969)

19) Sull’evoluzionismo e sulla libertà di professare la propria fede. Rispondo subito all’ultima questione: dite sempre ciò che volete. Se qualcuno un giorno ve lo impedisse mi dichiaro disponibile a difendervi dovunque siate. Sull’evoluzionismo e creazionismo negli USA vi è una guerra da molto tempo e personaggi come Bush sostengono il creazionismo con la conseguenza che finanziano le scuole dove si insegna questa sciocchezza.

Le scuole confessionali in Italia hanno ancora un infimo livello rispetto alle scuole di Stato. Solo i figli di papà vi ricorrono per salvaguardare i loro pargoli dalla contaminazione. Insegnate pure ciò che volete ma perché, in un ambito di liberismo, non vi finanziate le vostre scuole ? e perché non pagate voi i professori di religione, visto che li nomina il vescovo ?.

20) Sulla Cattedra di Fisica Sacra lei dice: “Mi fanno sorridere le citazioni di Consalvi e di Scalpellini, quando i progressi delle “nostre” scienze bibliche erano praticamente a zero… Le ricordo che c’è stato un Concilio, e che in materia scientifica non siamo esperti, ma lo siamo solo in materia di fede e di morale… “.  Sono felice che quelle sciocchezze la facciano ridere, il problema è che quella era la scuola universitaria dello Stato Pontificio fino alla liberazione del 1870. Prendo atto che non siete esperti in materie scientifiche, quindi perché insistete sempre ad intervenire in campi che non vi competono ?.

21) Lei mi dice: “Sulle leggi razziali veramente è disinformato : anche un autore anticlericale come Cesare Rossi, ne “Il manganello e l’aspersorio” riconosce la contestazione di Papa Pio XI in materia…“. Io le dico:  Se rilegge bene quanto ho scritto, il riferimento al razzismo non era rivolto alla Chiesa, anche se, poiché ne parla … Ha letto la Civiltà Cattolica ? I suoi articoli dell’epoca sono raccolti nel bel libro  R. Taradel, B. Raggi – La segregazione amichevole – Editori Riuniti, 2000. Non serve poi che le ricordi che la pratica della distinzione con una fascia al braccio è della Chiesa (inizia in Spagna con los reyes catolicos nel 1492) e che i ghetti che si aprivano al mattino e si chiudevano la sera sono ancora della Chiesa (a Roma, in alcune vie di accesso al ghetto, ancora sono visibili i cardini dei cancelli che si aprivano e chiudevano).

22) Lei, per contraddire la continua vicinanza della Chiesa con i padroni, dice: “Se qualche cardinale, o vescovo, è stato ossequiente, è pur vero che allora Leone XIII non avrebbe dovuto scrivere la Rerum Novarum , Giovanni XXIII la Pacem in Terris, Pio XI la Mit brenneder sorge, Paolo VI la Populorum Progressio , e Giovanni Paolo II… spesso avrebbe dovuto tacere…”. Ed io debbo osservare che  lei qui fugge a gambe levate  e mi dispiace. Scrivere delle encicliche è una cosa, operare è ben altra. Siete stati gagliardamente contro il comunismo non perché opprimeva ma perché vi emarginava. Stessa cosa infatti non è avvenuta con tutte le altre dittature del mondo nelle quale siete ben vissuti e foraggiati. Non serve che gliele citi una ad una a partire dai genocidi dell’America centro meridionale al servizio di Sua Maestà Isabela la Cattolica.

23) Lei dice:  “Flores D’Arcais non penso abbia compreso molto il pensiero cristiano, il cui assunto può essere trovato nella prima lettera dell’apostolo Pietro : “rendere a tutti ragione della speranza cristiana”. Non c’è fideismo, non c’è fede senza ragione, ed entrambe non si escludono, ma per la nostra prospettiva, si completano a vicenda. Non esiste una ragione opposta alla fede, semplicemente esistono due campi di indagine, che sono propri e sono destinati ad incontrarsi. Inoltre, se per lei è un nonsenso parlare di statuto dell’embrione umano, non credo che una vita in sviluppo possa essere definita non essere“. Io le osservo che si parla di cose non definite ed in discussione. Il fatto che vi sia l’arroccamento nell’assoluto e nella Verità, impedisce ogni dialogo. Per voi la scienza è tutto ciò che vi è utile, il resto è in discussione fino a che non vi è utile. La questione del relativismo è davvero limitante per la vostra azione ed il suo amico Ratzinger apre una fase preannunciata di scontro. Il grave problema è il monoteismo che, per sua definizione, tende ad essere assoluto ma da solo. Come si può essere monoteisti insieme ad altri monoteisti ? In epoca di politeismo i confini di tale politeismo erano labili e la tolleranza era molto maggiore. Molti pensatori, ancora a partire dal 3° e 4° secolo, affermavano che la meta si può raggiungere partendo da luoghi diversi. Più recentemente (1964), io che ho frequentato un monastero benedettino da ateo noto al priore – Don Carlo – ho avuto un messaggio di apertura anche se relativista da un credente laico – il pittore USA William (Bill) Congdon – che frequentava con me quel monastero di tolleranza superiore. Diceva Bill: Caro Roberto, Dio è tanto grande che non sapremo mai chi è più vicino a lui. Se chi lo combatte come tu fai o se chi lo adora come faccio io. Da allora, dalla Chiesa, mai mi è arrivato un tale messaggio. Anzi .. con la guerra al relativismo anche io dovrò mettere l’elmetto.

24) Lei conclude: “La ringrazio per avermi offerto la possibilità, da uomo di Chiesa, di puntualizzare meglio il nostro pensiero. Poi, dopo il confronto, che comunque è sempre arricchente, ognuno può rimanere delle proprie opinioni“. Io le rispondo: Anche io la ringrazio anche se è faticosissimo discutere di fede. Per me è metafisica ed io sono un fisico. Per il resto sono assolutamente d’accordo. Si espongano le opinioni ed ogni coscienza decida per sé. Io aggiungerei che si deve vincere la pigrizia e si deve studiare, è l’unico modo per capire davvero.

Altrettanto   cordialmente

Roberto Renzetti


BIBLIOGRAFIA

(1) Karlheinz Deschener – Storia criminale del Cristianesimo – Ariele 2000-2010

(2) Claudio Rendina – I Papi, storia e segreti – Newton Compton 1999

(3) Benny Lai – Affari del Papa – Laterza 1999

(4) Karlheinz Deschner – La política de los Papas en el siglo XX – Yalde, Zaragoza 2000

(5) Enrico Galavotti – Chiesa e Rivoluzione Francese

(6) A. Prosperi, P. Viola – Dalla Rivoluzione Inglese alla Rivoluzione Francese – Einaudi 2000

(7) Emilio Bonomelli – I Papi in campagna – Gherardo Casini 1987

(8) Giordano Bruno Guerri – Gli italiani sotto la Chiesa – Mondadori 1992

(9) Guenter Lewy – I nazisti e la Chiesa – Il Saggiatore 1965

(10) Giovanni Miccoli – I dilemmi ed i silenzi di Pio XII – RCS 2000

(11) David I. Kertzer – I papi contro gli ebrei – Rizzoli 2002

(12) M. Aarons, J. Loftus – Ratlines – Newton Compton 1993

(13) John Cornwell – El Papa de Hitler – Planeta Barcelona 2000

(14) Giuseppe Ardagna (a cura di) – Lo strano caso della morte di Albino Luciani

(15) David A. Yallop – In God’s name – Pironti 1992

(16) Paolo Flores d’Arcais – Aut Fides aut Ratio – MicroMega 5/98, pagg. 187/214

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