Fisicamente

di Roberto Renzetti

E’ stato appena pubblicato il mio ultimo libro:

“La storia di Benedetto”.

Si tratta di una storia che riguarda San Benedetto, santificato per volontà popolare (vox populi). Sono andato a ricercare quel poco che di Benedetto si sa mettendo in risalto il suo contributo più importante alla storia del monachesimo e della civiltà. La storia vede sullo sfondo un mondo ecclesiastico dominato da violenze, lascivia e corruzione eredità anche del disfacimento dell’Impero con continue incursioni e saccheggi da parte di tribù barbare e saracene. Da questo mondo si isolò Benedetto cercando un luogo di pace e semplicità. In questo periodo di isolamento Benedetto creò la sua Regola monastica, veramente rivoluzionaria, Per la prima volta si mettevano sullo stesso piano il pensiero (il pregare, l’ORA) ed il lavoro manuale (il LABORA). Siamo nel V secolo e la Regola risultava un passo clamoroso verso la discriminazione e lo sfruttamento della schiavitù.

Il lavoro Benedetto lo realizzò isolandosi da quel mondo che descrivevo. Se ne andò da Roma, con la sorella Scolastica, cercando vie percorribili verso la montagna. Si diresse verso l’appennino, seguendo il corso del fiume Aniene, attraverso Villa Adriana ed il Tempio di Ercole vicino Tibur. Arrivò in un villaggio, Subiaco (Sub lacum, sotto il lago), che probabilmente era nato per insediare gli schiavi che avevano costruito la villa di Nerone ed i tre laghi artificiali connessi

In quel luogo la valle si stringeva moltissimo fino al punto di poter essere sbarrata per realizzare laghi artificiali. Ed in quel luogo vi erano grotte in cui potersi sistemare.

Da lì Benedetto dette vita al suo ordine (Ordine di San Benedetto) che in breve si estese in tutta Europa.

Il seguito della storia è nel libro che viene così presentato dall’editore:

Occorre dire che le esperienze monastiche, che muovevano anche Benedetto, intendevano ricostruire delle comunità di uguali e autosufficienti dedite al lavoro manuale e intellettuale.
La Regola di san Benedetto, la Ora et Labora (scritta intorno al 529), è esemplificativa.
Per la prima volta in Occidente si ripudiava l’avversione platonica al lavoro manuale e lo si integrava a pieno titolo con quello intellettuale. Ma come può conciliarsi l’esercizio del corpo (lavorare) con quello della mente (pregare)?
L’insegnamento di Benedetto assunse il significato di una grande rivoluzione in un’epoca in cui il lavoro era considerato come una penitenza, una conseguenza del peccato originale
”.

Furono realizzati dei monasteri che via via accolsero molti monaci. Purtroppo anche tra questi si fece strada la corruzione, le violenze ed i soprusi sui contadini del luogo. L’autorità della chiesa di Roma sostenne i monasteri assegnando ai benedettini un compito di grande importanza: fare la guardia all’acquedotto ANIO NOVUS (costruito per migliorare l’ANIO VETUS) che riforniva Roma in luoghi di grande interesse per la Chiesa, Porta Maggiore ed il Laterano. Per questo loro compito i benedettini di Subiaco godettero di importanti privilegi e concessioni. Con il tempo si realizzarono anche monasteri femminili, in gran parte impegnati nell’accoglienza di illegittimi.

Le persone interessate possono acquistare il libro dal sito dell’editore:  http://www.tempestaeditore.it.

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