Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

(Ottobre 2009)

PARTE II

L’INQUISIZIONE ROMANA

        L’Inquisizione, rifondata nel 1542 da Paolo III con il nome di Congregazione della sacra, romana ed universale Inquisizione del santo Offizio, fu uno strumento per attaccare in ogni modo i riformisti protestanti ed anche per stroncare ogni minima affermazione che azzardasse il mettere in discussione qualunque pretesa verità riconosciuta dalla Chiesa. Conosciamo tutti i clamorosi, violenti, intolleranti e crudeli processi a Giordano Bruno ed a Galileo Galilei, ma non ci siamo mai occupati delle migliaia di processi e d ovvie condanne al rogo o ad altre torture(5) che si accompagnarono a quelli noti.

        In questo periodo storico, se ve n’era ancora bisogno, si sancì la totale intolleranza della Chiesa con la scienza, con ogni dibattito su cose attinenti la natura che non fosse riconducibile all’Aristotele reso accetto alla Chiesa da San Tommaso. Il processo ed il rogo di Giordano Bruno segnano l’apertura dell’Anno Santo del 1600 e dell’anno in cui bracieri, roghi e fumo distrussero la splendida ricerca scientifica italiana che ci faceva primi nel mondo e aveva reso l’Italia meta dei pellegrinaggi dei massimi ingegni d’Europa.

        Eppure Galileo aveva iniziato un dialogo su Fede e Scienza. Tra il 1613 ed il 1615 si preoccupò di tranquillizzare i cattolici suoi correligionari. Tentò un discorso importantissimo sui rapporti tra scienza e fede. Iniziò nel 1613 con una lettera al suo amico benedettino  e scienziato Benedetto Castelli. Seguirà nel 1615 la lettera a Cristina di Lorena (che sembra aver avuto la supervisione teologica dello stesso Benedetto Castelli soprattutto per quel che riguarda le “citazioni scritturali e patristiche” e considerato un capolavoro nel suo sforzo di riconciliare i testi biblici con le scoperte scientifiche). In tali lettere, e particolarmente nella seconda si prese spunto proprio da un Dottore della Chiesa Sant’Agostino nella sua opera “De genesi ad litteram“. Ciò che Galileo (con Castelli) sosteneva è quanto meno ragionevole. Dio, nel dettare le Scritture ai Profeti si rivolgeva loro con il linguaggio che loro potevano intendere. Pertanto se vi sono discordanze tra lo studio della natura e le Scritture, sono queste ultime che debbono essere adattate alle scoperte scientifiche. Scriveva Galileo: Alcune proposizioni delle Scritture “sì come dettante lo Spirito Santo, furono in tal guisa profferite da gli scrittori sacri per accomodarsi alla capacità del volgo assai rozzo ed indisciplinato. … Stante, dunque, ciò, mi pare che nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie …”.(6) Niente.  Agostino dove c’è Tommaso non ha, o almeno non aveva, possibilità di successo.  Non c’era dialogo possibile, solo inchinarsi al volere ed ai dogmi. Come è oggi che dovunque si faccia scienza la Chiesa schiera suoi pretoriani e servi docili non per dialogare ma per condannare, bloccare e ricattare. Quando qualcuno parla di dialogo da parte della Chiesa lo fa perché sa che si tratta di un imbroglio, per smorzare la polemica perché sa che comunque vadano le cose si fa come dicono loro. Da parte laica chi parla di dialogo è solo uno sciocco illuso della buona fede che da 2000 anni la Chiesa non ha MAI avuto.

        Come è noto Galileo ebbe problemi che da apparentemente semplici divennero gravi e poi drammatici. In breve ricapitolo la situazione. Il 3 marzo 1616 era stato emesso dal Sant’Uffizio il Decreto che metteva al bando le opere di Copernico o copernicane pur non dichiarandole eretiche. Nessuna opera di Galileo fu toccata ma, quello stesso anno Galileo fu convocato dal Cardinale Bellarmino nella sua residenza di Santa Maria in Via e, alla presenza del Commissario generale Segizi (notaio) e di due testimoni, lo AMMONI’ di essere in errore e di abbandonare le sue credenze. Galileo acconsentì. Ma la sua convocazione aveva creato panico da una parte e maldicenze dall’altra. C’era chi diceva che la sua opera era stata condannata dalla Chiesa con grave nocumento per la sua persona oltre che per la sua opera. Allora Galileo scrisse una breve e dignitosissima lettera al Cardinale Bellarmino chiedendogli un certificato che oggi chiameremmo di buona condotta. Bellarmino scrisse tale certificato che così recita:

Noi Roberto Cardinale Bellarmino, havendo inteso che il Sig.or Galileo Galilei sia calunniato o imputato di havere abiurato in mano nostra, et anco di essere stato per ciò penitenziato di penitentie salutari, et essendo ricercati della verità, diciamo che il suddetto Sig. Galileo non ha abiurato in mano nostra né di altri qua in Roma, né meno in altro luogo che noi sappiamo, alcuna sua opinione o dottrina, né manco ha riceuto penitentie salutari né d’altra sorte, ma solo gl’è stata denuntiata la dichiarazione fatta da N.ro Sig.re et publicata dalla Sacra Congregazione dell’Indice, nella quale si contiene che la dottrina attribuita al Copernico sia contraria alle Sacre Scritture, et però non si possa difendere né tenere. Et in fede di ciò habbìamo scritta et  sottoscritta la presente di nostra propria mano, questo dì 26 di Maggio 1616.” 

Ma vi è di più ed il documento che dà buon peso a quanto detto fu scoperto nel 1849 nella brevissima e stupenda stagione della Repubblica Romana. Negli Archivi Vaticani il fisico Silvestro Gherardi trovò un documento(7) a circolazione interna che così dice:

Il Cardinale Bellarmino riferisce che Galileo Galilei matematico è stato, giusta gli ordini di questa S. Congregazione, ammonito di aver a abbandonare [deserendam, che sostituisce il cancellato disserendam] l’opinione che ha finora sostenuto, essere il Sole, ecc. e che ha acconsentito [acquievit] ; ed essendo stato fermato il decreto della Congregazione dell’Indice, il quale interdice e sospende rispettivamente gli scritti di Nicolo Copernico, Didaco a Stunica e Paolo Foscarini, il Santissimo ha ordinato che tale decreto d’interdizione e sospensione venga pubblicato dal Maestro del Sacro Palazzo.

Tutto sembra limpido ma con la Chiesa non c’è mai nulla di limpido fino in fondo. Ciò che era accaduto in termini giuridici era che Galileo non aveva avuto alcuna condanna tanto da essere di seguito essere considerato recidivo. Per quest’ultima eventualità sarebbe stato necessario non l’AMMONIZIONE ma un PRECETTO da parte di Bellarmino che, come abbiamo visto, non vi fu mai. Quando però Galileo tornò a processo nel 1633 si trovò di fronte una gravissima manipolazione, un altro falso creato contro di lui. Egli venne immediatamente messo sotto accusa per il suo essere recidivo nel difendere le teorie copernicane. Questo essere recidivo era relativo al preteso PRECETTO che gli sarebbe stato fatto da Bellarmino nel 1616. Galileo nega. Gli inquisitori insistono ma Galileo non ricorda alcun precetto. Come se nulla fosse gli inquisitori gli chiedono se ha fatto vedere il precetto a coloro che seguivano le vicende del Dialogo sui Massimi Sistemi del Mondo e che dovevano rilasciare le varie autorizzazioni (imprimatur). Galileo chiede allora di vedere il Precetto che, in quanto tale, deve risultare agli atti controfirmato da colui a cui era stato fatto (siamo nell’aprile 1633). Qui fu costruito uno dei falsi più ignobili della Chiesa (tra quelli noti, dico …). Il libro dei Precetti e di ogni atto giudiziario in genere, a seguito della carta che era molto assorbente e quindi faceva trasparire tracce di inchiostro sul retro della pagina medesima, questo libro era scritto solo nelle pagine dispari, mentre le pari erano lasciate bianche. Solo il Precetto a Galileo è scritto alla data giusta sulla pagina pari! Ma vi è di più, all’atto del Precetto, l’accusato doveva apporre la sua firma sotto l’atto: la firma di Galileo in questo atto non compare. Tutti gli storici concordano in quanto ho detto: il Tribunale del Sant’Uffizio costruì un falso per poter condannare Galileo nel processo che ora gli faceva, sulla base della recidività.

        Galileo fu condannato (e come poteva non esserlo ?) ed abiurò In Roma, nel Convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633. Giorno nero per la Chiesa, vera tomba di ogni dialogo checché ne dicano alcuni sciocchi. Data funesta che faceva coppia con il 17 febbraio 1600 quando fu ammazzato Giordano Bruno. 

        Per quanto discuterò sugli indegni attacchi che ancora oggi provengono dalla Chiesa (a tutti i livelli, a partire dai Papi fino ad arrivare ai più ossequienti servi docili ed ai giornalisti saputelli che snza leggere nulla dicono che Giovanni Paolo II ha riabilitato Galileo, cosa falsa) contro Galileo, è utile osservare che la collocazione del fascicolo «Processo a Galileo» negli Archivi del Vaticano è sotto la voce «criminale» (tra le possibili: dottrinale, giurisdizionale, civile ed economica). Ed è anche utile sfatare un comodo mito. Si sostiene che Galileo era sinceramente pentito e che ubbidì di buon grado alla Chiesa essendo un cattolico osservante (sciocchezze di questo tipo le dice anche Zichichi, ma questo stupisce solo qualche allocco). I fatti mostrano che Galileo aveva ben altre mire al momento della condanna e dell’abiura. Galileo dal domicilio coatto scrisse per la pubblicazione, all’estero purtroppo, la più copernicana tra le sue opere, i Discorsi e Dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (Leiden 1638). E questo fatto la dice lunga sul pentimento e sulla vergognosa abiura impostagli. La Chiesa, per parte sua, mantenne con pervicacia la condanna fino alla fine. Inoltre impiegò circa 200 anni per togliere il divieto alle opere di Galileo e a sostenere ed insegnare le teorie copernicane.

        Un solo cenno al Processo a Giordano Bruno tanto per far capire in cosa consiste in dialogo tra fede e ragione per i gerarchi vaticani.

        Bruno è stato uno dei massimi pensatori europei del Cinquecento. Scisse moltissime opere e molte altre, quelle dell’ultimo periodo non ci sono pervenute perché sequestrate e fatte sparire dall’Inquisizione. Dopo aver percorso l’intera Europa come consigliere ed amico di principi e sovrani vari, Bruno aveva nostalgia dell’Italia e si lasciò convincere da un bottegaio arricchito di Venezia, tal Mocenigo, a tornare in Italia, a Venezia. Il bottegaio pagava bene, offriva anche casa ma voleva conoscere i misteri della Magia in cui Bruno era maestro (su questo argomento, per non capire in modo distorto, si legga il mio Religione, Magia e Scienza nel Rinascimento italiano). La Magia di Bruno era l’arte delle mnemotecnica e comunque magia naturale, il modo di conoscere la natura che egli sempre distinse dalla magia nera. Invece Mocenigo, da ignorante qual era, intendeva conoscere i segreti che gli permettessero di arricchirsi ancora di più (un poco come certi nostri uomini politici di primissimo piano si fecero massoni). Bruno spiegava ed egli non capiva (e come poteva ?). Così si sentì truffato e lo denunciò al Tribunale dell’Inquisizione sapendo che era ricercato da Roma. Fu arrestato a Venezia che mai aveva dato estradizione ma che questa volta su fortissime pressioni della Chiesa cedette. Finché il processo rimase a Venezia, 1592, si ha la documentazione pressocché integrale di tutti gli atti. Arrivato a Roma non si ha più nulla di certo fino alla Repubblica Romana quando qualcosa riuscì ad essere recuperata dagli Archivi Vaticani ad opera di Giacomo Manzoni. Altri documenti furono resi noti da Spampanato nel 1924 finché nel 1942 la Curia di Roma fece uscire un “Sommario del processo di Giordano Bruno” a cura del Cardinale Mercati che, secondo loro era tutto ciò che c’era ancora negli Archivi (naturalmente è falso come è dimostrato dallo smentirsi tra preti). Nel Sommario di Mercati si legge: che già nel 1849 non vi erano negli Archivi Segreti altri documenti sul processo altrimenti “gli astiosissimi ed ignoranti anticlericali li avrebbero trovati“; che i documenti si persero tra il 1815 ed il 1817 quando da Parigi, dove li aveva trasferiti Napoleone nel 1810, si stavano riportando a Roma; che Marino Marini, all’epoca prefetto degli Archivi, ritenne inutili tutti i documenti dei processi del Santo Uffizio e ne autorizzò la distruzione (questa neanche il mio cagnolino Alf se l’è creduta), previa autorizzazione del Cardinale Consalvi che, in quel momento era “distratto”. I resti di quella carta furono venduti a Parigi ad una fabbrica di cartoni per 4300 franchi; che “fortunatamente è stato testè (1940) rinvenuto una specie di sommario di tutto il processo”. Più oltre, in altro contesto, si legge che Marini ebbe a dire, quando si concluse la Repubblica Romana, “gli Archivi conservano attualmente il loro stato d’integrità che vantavano prima di queste luttuose vicende“. È interessante notare che nessun cenno fa il Marini ai traslochi napoleonici. Ciò è davvero incredibile inoltre Napoleone fa un trasloco per appropriarsi di sciocchezze o comunque non cerca documenti a lui ed alla sua causa utili. Napoleone era noto per occuparsi di cose di Scienza e di cultura in genere. Tutto ciò per dire che non abbiamo documentazione credibile. I capi di imputazione(10) ed i testi (prima solo Mocenigo poi due galeotti ai quali fu garantita la libertà se accusavano Bruno e poi vari eretici che avevano condiviso la prigione ma non tutti i suoi compagni di cella) sono tutti quelli contro Bruno. Sono sparite dai documenti le sole pagine (miracolo di Dio !) dove ci dovevano essere i testi a difesa e le argomentazioni di Bruno contro i fratacchioni inquisitori.

        Bruno, isolato in carcere, il 20 dicembre 1694 presenta un memoriale a propria discolpa. Intanto viene sottoposto a continue torture. Nel 1596 vengono proibite tutte le sue opere. Nel 1599 stette sul punto di cedere ma poi dichiarò di non avere di che pentirsi e sfidò ad una discussione qualsiasi filosofo scolastico. Il 20 gennaio 1600 (anno di Giubileo eccezionale), il Papa Clemente VIII decise di consegnare Bruno al braccio secolare (perfida ipocrisia perché si diceva che andava ammazzato senza spargimento di sangue). L’8 febbraio, nel palazzo del Cardinale Madruzzi lo si degrada da sacerdote (!) e gli si comunica la condanna. 

DI ROMA, LI 12 FEBBRAIO 1600 SABBATO

Avviso di Roma

    Hoggi credevamo vedere una solennissima giustitia, et non si sa perché si sia restata, et era di un domenichino di Nola, heretico ostinatissimo, che mercoledì, in casa del cardinale Madrucci sententiarono come auttor di diverse enormi opinioni, nelle quali restò ostinatissimo, et ci sta tuttora, non ostante che ogni giorno vadano teologhi da lui. Questi frati dicono sia stato due anni in Genevra; poi passò a legere nello Studio di Tolosa, et poi in Lione, et di là in Inghilterra, dove dicono non piacessono punto le sue opinioni; et però se ne passò in Norimbergh, et di là venendosene in Italia, fu acchiappato; et dicono in Germania habbia più volte disputato col cardinal Belarmino. Et in somma il meschio, s’iddio non l’aiuta, vuol morir ostinato et essere abbruggiato vivo.

        Mentre questa condanna veniva pronunciata Bruno disse “avete più paura voi ad emanare questa sentenza che non io nel riceverla” . Il giovedì 17 febbraio  nel Carcere di Tor di Nona gli viene conficcato un chiodo ricurvo nella lingua perché non possa più parlare (“la mordacchia”); poi fu condotto in Campo de’ Fiori e quivi spogliato e legato  fu bruciato vivo. Un fanatico del tempo, lo Schoppl racconta: “condotto al rogo, quando gli fu mostrata l’immagine del crocifisso, torvamente la respinse”.  

            Dal Giornale dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato in Roma (Roma 16-17 febbraio 1600):

    “Giovedi a dì 16 detto. A hore 2 di notte fu intimato alla Compagnia che la mattina si dove far giustizia di un impenitente; et però alle 6 hore di notte radunati i confortatori e capellano in Sant’Orsola, et andati alla carcere di Torre di Nona, entrati nella nostra cappella e fatte le solite orazioni, ci fu consegnato l’infrascritto a morte condennato, cioè: Giordano del quodam Giovanni Bruni frate apostata da Nola di Regno, eretico impenitente. Il quale esortato da’ nostri fratelli con ogni carità, e fatti chiamare due Padri di San Domenico, due del Giesù, due della Chiesa Nuova e uno di San Girolamo, i quali con molto affetto et con molta dottrina mostrandoli l’error suo, finalmente stette sempre nella sua maladetta ostinatione, aggirandosi il cervello e l’intelletto con mille errori e vanità. E tanto perseverò nella sua ostinatione, che da’ ministri di giustitia fu condotto in Campo di Fiori, e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato vivo, acompagniato sempre dalla nostrra Compagnia cantando le letanie, e li confortatori sino a l’ultimo punto confortandolo a lasciar la sua ostinatione, con la quale finalmente finì la sua misera et infelice vita”.

          Tutte le sue opere edite e sequestrate furono distrutte e bruciate in un gran falò in piazza San Pietro.

        Chi è che vorrebbe dialogare con questi personaggi ? Qualcuno che crede che siano cambiati ?(9) I cattolici per bene, e ve ne sono molti, la piantino con l’obbedienza. Vengano fuori e si liberino della catene gerarchiche. Per il vivere civile di tutti. 

DALL’ERUDITO PAPA AD UNO A CASO

        Se si vuole avere un’immagine ben rappresentative del lerciume ideologico esistente a lato di papi (è involontario) eruditi bisogna fare una visita alla catena di siti cattolici che fanno capo a Totus Tuus(8), a parte la non condivisione possibile di neppure una virgola per l’astio l’arretratezza, il fondamentalismo, l’ignoranza, c’è anche una sensazione di paura se solo uno associa quanto lì detto a quanto la Chiesa farebbe ancora inesorabilmente con un poco di potere temporale. Totus Tuus nacque sull’onda della popolarità di Gian Paolo. Al sito principale sono collegati una miriade si siti, blog, forum e fonti di disinformazione in puro stile sovietico. 

        Da questi siti ho tratto quanto di meglio propone la bassa cultura cattolica su questioni che richiederebbero non studi di sacrestia. Le cose che vengono dette sono infinite con lo scopo di seppellire con la quantità la mancanza assoluta di qualità. Riporto alcuni brani, molto significativi, relativi a come viene trattato l’emblematico Processo a Galileo. Mi riferisco ad un solo autore anche qualificato dalle parti sue, perché raccoglie tutte le sciocchezze che si dicono su Galileo,

        Juan José Sanguineti, uno che insegna all’Università Urbaniana ed in quella di Navarra, dopo che il Ppa aveva parlato di riabilitazione, ci dice [da «Studi Cattolici» n. 391, anno XXXVII, settembre 1993]:

Le critiche [di Galileo, ndr] ad Aristotele indisposero i professori di Pisa, dov’egli aveva cominciato la carriera scientifica come professore di matematica. Il contratto non gli fu rinnovato nel 1592 ed egli si trasferì all’Università di Padova.

Ecco il primo ritratto di Galileo: un indisponente. Ma davvero il problema era Aristotele ? Eh no ! Galileo aveva espresso un giudizio negativo su una macchina realizzata da un eminente soggetto sopra una macchina che sarebbe dovuta servire a svuotare la darsena del porto di Livorno [così racconta Viviani]. Gherardini in un sua lettera dell’epoca ci fa sapere che tale personaggio era Giovanni de’ Medici. Aristotele non c’entra, anche perché all’epoca, e Sanguineti non lo sa o perché ignorante o perché in malafede, Galileo era ancora aristotelico. Gherardini dice che questa controversia fu l’unico motivo che consigliò a Galileo di andarsene [ancora Gherardini]. Mantenendo quindi solo i documenti esistenti in Sanguineti e solo in queste tre righe vi sono due falsi clamorosi: nessuna polemica su Aristotele e decisione di Galileo di andarsene. Ma vi è di più che viene da altre conoscenze dei fatti. La Toscana risultava troppo vicina e legata agli Stati della Chiesa tanto che vi erano limiti alla libertà di espressione. Inoltre la paga era scarsa (e questo per chi conosce tutta la vita di Galileo sarà sempre un assillo per lui) mentre a Padova era migliore. Fu Galileo che, prima di decidersi a lasciare Pisa, si recò a Venezia e contrattò il posto a Padova. Si potrebbe continuare solo su questa frase del saccente e (almeno) disinformato studioso cattolico. Ma davvero non merita. Mi sono soffermato un poco solo per far capire quale lavoro di smontaggio sarebbe necessario: per ogni cosa che lor signori affermano servirebbe un libro intero per metterli a tacere. Ma a che fine tutto ciò ? Il gregge di questi pastori è silente oltreché totalmente ignorante e quindi sarebbero perle … alle pecore.

        Il savio di casa loro continua così:

Le controversie sono dure. Nel 1604 viene scoperta in Europa una stella nova, non ritenuta tale da Ludovico delle Colombe (1606). contro il quale Galileo polemizza duramente protetto da pseudonimo [vi è qui una nota che rimanda a S. Drake, Galileo at work, University of Chicago Press, Chicago e Londra 1978, pp. 117-120].

Facciamo anche qui un poco di chiarezza. L’uso degli pseudonimi era molto diffuso all’epoca e la cosa non nasceva per proteggersi anche perché proprio in questo caso non vi era assolutamente nulla da cui proteggersi. Ricordo solo che anche gli amichetti di Sanguineti all’epoca usavano pseudonimi (o non lo sa ?). Ricorda quel tal gesuita Orazio Grassi che scrisse un opuscolo per attaccare Galileo, Libra astronomica ac philosophica, firmato con lo pseudonimo anagrammatico di Lorario Sarsi ? Lasciamo quindi queste cose lasciate cadere per caso ma denotanti una perfidia curatesca e passiamo a Ludovico delle Colombe. Chi era costui ? Un filosofo (non naturale) dilettante profondamente screditato che Galileo neppure chiamava per nome ma lo indicava con pippione (sciocco). Costui aveva scritto un libello sulla nuova stella del 1604. Un tal Alimberto Mauri aveva risposto con altro libello ridicolizzando ogni parola del primo. Il pippione ritenne che questo libello fosse di Galileo. Sanguineti, da prete, dà credito a ciò citando S. Drake che è una vera autorità su Galileo. Ma Drake parla della questione in una noticina e non nelle tre pagine di cui si dice nella nota di Sanguineti (io i testi li ho, contrariamente alle pecorelle del gregge di Sanguineti). Dice che ha motivi per pensare che delle Colombe avesse ragione e li espone in Galileo against the Philosophers. Tutto qui ma la frase scritta da Sanguineti suona molto diversamente. Vediamo ora meglio di che parrocchia era Sanguineti. Per ragioni soprattutto d’invidia, legate alla rapida carriera di Galileo ed all’essere tornato a Firenze e Pisa (1610) con sue richieste economiche, molti furono gli oppositori proprio di Pisa e di Firenze: Giorgio Coresio (professore di greco all’università di Pisa), Vincenzo di Grazia (professore di filosofia), Arturo Pannocchieschi (rettore), Cosimo Boscaglia (professore prima di logica e poi di filosofia e vicino a Ferdinando I e Cosimo II de’ Medici). Il più agitato del gruppo era però il filosofo dilettante di Firenze, il citato Lodovico delle Colombe, che Galilei chiamava Pippione (soprannome dispregiativo toscano). Tutto il gruppo per ciò veniva chiamato da Galileo “la lega del Pippione“. Questi personaggi si incontravano nella casa fiorentina dell’arcivescovo Marsimedici, frequentata anche da due frati domenicani: Nicolò Lorini e Tommaso Caccini. Molte di queste cose erano state riferite a Galileo dal caro amico Cigoli che definiva la congrega come “una certa schiera di malotichi e invidiosi che fanno testa in casa lo Arcivescovo“. Fu il ciarlatano Ludovico delle Colombe Cito che, sul finire del 1611, consigliò all’arcivescovo di Firenze di attaccare Galileo con argomenti  religiosi perché l’irriverente metteva in continua discussione le basi stesse del sapere e della natura e cioè Aristotele. Ma su questo il prete tace.

        Vado oltre, leggendo questa frase best seller per i cattolici :

Si discute tuttora sulla priorità di Galileo nell’invenzione del cannocchiale.

        Lo ripeto per l’ennesima volta. Galileo non ha mai inventato il cannocchiale, chi lo dice fa della facile divulgazione che non serve certo ad accrescere al fama di Galileo. E’ invece vero che Galileo costruì dei cannocchiali di gran lunga migliori di quelli esistenti in circolazione. Egli migliorò di molto l’ottica dello strumento come racconta diffusamente ne Il Saggiatore (si veda l’Edizione Nazionale delle Opere di Galileo, Vol. 6, pag. 259). L’episodio è assolutamente marginale fa il paio con la mela che cade sulla testa di Newton. Non è colpa di Galileo se vi sono persone che si emozionano per queste idiozie. Galileo non ha mai neppure fatto l’esperimento di caduta di gravi dalla torre di Pisa. Egli racconta di vari esperimenti del genere ma non si ha costanza che li abbia mai realizzati. Galileo non ha dimostrato il sistema copernicano. Nessuno gli attribuisce tal cosa e tanto meno egli stesso lo ha fatto, la fama di Galileo non ha nulla a che fare con questa pretesa dimostrazione. L’invenzione di questi aneddoti per poi scagliare contro di essi l’accusa di falso è tipica dei bambini che inventano i mostri per poi distruggerli tappandosi gli occhi. Serve a qualcosa dire che questi bambini sono in grandissima parte dei filosofi, degli epistemologi cattolici, dei sociologi ? Serve entrare duramente con loro in polemica per la loro infruttuosa ricerca del Paradiso perduto (per colpa di Galileo) ? Anche qui, invece di continuare con questi ritornelli, si dica quale storico della scienza sostiene tali cose e quale e quanta sia la sua preparazione scientifica (conosce la matematica ? fino a che livello ? è mai entrato in un laboratorio ? ha fatto esperienze ?), sono spiacente ma questi sono prerequisiti indispensabili per disquisire di queste cose, altrimenti ritorniamo a ciò che Galileo ha combattuto per tutta la vita, il dar più credito ai testi, all’autorità, che non allo studio della natura mediante discorsi, sensate esperienze e dimostrazioni.

        La fatica di leggere il prete continua:

Nella tradizione medievale e dei primi secoli dell’età moderna era abituale vedere ecclesiastici, religiosi e laici impegnati nel lavoro scientifico; un fatto naturale, se si considera che la scienza moderna affonda le sue radici nelle istituzioni universitarie create dalla Chiesa sin dai secoli XII e XIII. Non è strano, per esempio, che Copernico fosse un sacerdote cattolico che nel 1543 aveva inviato al papa Paolo III la sua opera Le rivoluzioni delle orbite celesti, nella quale esponeva la nuova ipotesi astronomica, senza per altro incontrare difficoltà da parte del Pontefice.

Queste poche frasi mostrano gli abissi che separano la scienza e le bugie spacciate per fede. Come è possibile sedersi ad un tavolo con questi farisei e tentare, tentare soltanto, un dialogo ? Con pazienza e didascalicamente provo a dire qualcosa. In modo acritico qui si riprende una posizione che, se il nostro sapesse da dove proviene, si suiciderebbe. L’affermare che la scienza prosegue in modo lineare per cumulo di conoscenze indipendentemente da fatti esterni è del Positivismo. Il fatto poi che la scienza moderna affonderebbe le sue radici nelle istituzioni universitarie ecclesiastiche del XII e XIII secolo fu teorizzato dal cattolico Duhem agli inizi del Novecento. Cerchiamo di capire cosa voleva il francese.

        Duhem era un fisico teorico poi divenuto storico della scienza, cattolico e francese, degli inizi del Novecento definito da Federigo Enriques come una mentalità logica scolastica portata a misconoscere ciò che vi ha d’intuitivo nella ragione. Duhem utilizza un metodo indiretto di squalifica: Galileo ha pochi meriti perché non vi fu una vera rivoluzione nel Seicento, infatti i principali concetti della fisica elaborati all’epoca erano in realtà presenti in pensatori del XIV secolo. Secondo Duhem quindi la nascita della scienza moderna si presenta non come un atto rivoluzionario, ma come un processo graduale e continuo. La negazione del concetto di “rivoluzione scientifica” aveva un chiaro valore ideologico: contro chi vedeva la scienza moderna nascere rompendo con la cultura medievale e con la religione, Duhem poteva sostenere che la scienza era nata nel Medioevo per opera di uomini di chiesa. Dice Duhem che, “a costo di contraddire le leggende, le concezioni di Galileo sulla dinamica portano l’impronta profonda dei principi peripatetici, si discostano molto poco dalle dottrine  ammesse da un buon numero di fisici del secolo XVI, sono in notevole ritardo sulle intuizioni di qualcuno dei suoi predecessori“. Più in dettaglio, in una serie di ponderose opere sulla scienza antica e medievale Duhem attaccò vigorosamente l’immagine di Galileo rivoluzionario e, oltre a sostenere che vari pensatori medievali, in particolare Giovanni Buridano e Nicola di Oresme, avevano anticipato talune fondamentali idee galileiane, adombrò che Galileo era venuto a conoscenza di questi autori tramite la mediazione dei manoscritti di Leonardo ed in qualche modo aveva copiato. Duhem sostenne anche, in Salvare i fenomeni (1908, ed. it. 1986), che, se inserito nella tradizione dell’astronomia, Galileo appariva singolarmente grossolano dal punto di vista metodologico con la sua pretesa di far
accogliere il sistema copernicano come teoria vera, mentre metodologicamente più raffinata era stata la posizione della chiesa cattolica, la quale si era giustamente appellata alla plurisecolare storia dell’astronomia matematica per sostenere che l’eliocentrismo era soltanto una comoda ipotesi calcolistica. Oltre a rivedere profondamente il rapporto tra la figura di Galileo e la scienza a lui precedente, Duhem innovò anche la visione tradizionale circa l’essenza della metodologia galileiana, sostituendo al Galileo empirista dei positivisti un Galileo teorico, che rompe con l’esperienza quotidiana per inaugurare una teoria fisica profondamente contraria all’esperienza comunemente intesa. Quest’ultimo contributo di Duhem al rinnovamento degli studi galileiani fu soprattutto indiretto, poiché lo scienziato francese non dedicò analisi molto approfondite a Galileo, concentrandosi piuttosto sui suoi predecessori. Furono invece la critica epistemologica di Duhem e i suoi lavori di storia, non specificatamente dedicati a Galileo, a dimostrare l’inadeguatezza di una interpretazione empirista della rivoluzione scientifica. A Galileo Duhem dedicò un solo scritto di grande impegno, del 1904, che fu comunque decisivo per illustrare la rottura operatasi tra la scienza della meccanica galileiana e l’esperienza acriticamente intesa. Ma Duhem è, oltre che cattolico, anche francese e cioè profondamente sciovinista. Poiché dietro di sé ha le scuole del XIV secolo dei francescani del Merton College di Oxford e del vescovo occamista francese Oresme, egli non esita ad assegnare ogni merito alla scuola di
Parigi. E riesce anche in un’operazione di gran difficoltà. Egli, che è un cattolico, vuole ridimensionare il ruolo di Galileo, datando la rivoluzione scientifica proprio ai lavori di Oresme che è uomo di Chiesa (inaugurando quel filone che ancora oggi va di moda nei siti della rete totus tuus, che vuole Galileo come un mero continuatore di quanto iniziato da Oresme medesimo). Sembra quasi che per la frenesia di dare la primogenitura ad un cattolico di sicura fede, ci si dimentichi delle condanne con cui la Chiesa, su ordine di Papa Giovanni XXI ed attraverso il vescovo di Parigi Etienne Tempier, nel 1277, colpì un gruppo di professori universitari alla Facoltà delle Arti di Parigi. Censurate furono alcune proposizioni attribuite ai maestri “averroisti” ossia a quegli intellettuali che spiegavano le tesi fisiche e etiche di Aristotele seguendo il commento del musulmano Averroé. Sono 219 le proposizioni riconducibili ad Aristotele che furono giudicate eretiche. Anche lì, la Chiesa aveva bloccato tutto tanto che Edward Grant, che pure è un estimatore di Duhem, nel suo La scienza nel Medioevo, afferma: E’ vero, come
sostenne Pierre Duhem, …che gli articoli 34 e 49 (condannati perché imponevano a tutti di ammettere che Dio potrebbe muovere l’universo in linea retta anche se ciò determinasse un vuoto e di concedere che egli potrebbe creare tutti i mondi che vuole) contribuirono a dare inizio alla scienza moderna ? Se è vero, sarebbe un’ironia che una limitazione di libertà di espressione e di ricerca abbia fatto nascere la scienza moderna. Se questa interpretazione ricevesse sostegno, essa suggerirebbe inevitabilmente che la rivoluzione scientifica, i cui inizi sono associati di solito al grande nome di Galileo, non sia stata che la continuazione delle correnti scientifiche antiaristoteliche generate nel quattordicesimo secolo. … O non sta forse la verità altrove ? E non ha invece ragione Alexander Koyré … quando afferma che la condanna del 1277 non produsse che un cambiamento di lieve entità nell’edificio della scienza aristotelica ? Avevano gli articoli condannati, così importanti per Duhem, il valore di un mero intoppo ? … E l’insistenza sulla potenza assoluta di Dio di compiere qualunque azione fisica non implicante una contraddizione logica, non fu nociva ad uno sviluppo rigoroso di una scienza, come quella aristotelica, le cui parti erano troppo integrate per adattarsi realmente alle richieste teologiche della condanna ? E poi, se, come credeva Duhem, la condanna fu efficace nel generare una reazione radicale alla scienza aristotelica, perché quest’ultima non subì trasformazioni più drastiche nei secoli quattordicesimo e quindicesimo ? Perché il suo rifiuto totale fu posticipato fino allo scorcio del diciassettesimo secolo ?
 (pagg. 50-51). Insomma, per Duhem, la scienza moderna inizia dalla scuola di Parigi. Ma la Chiesa condannò molte delle cose che lì vennero elaborate. Duhem riesce a dire che la Chiesa fece bene perché si era sbarazzata di proposizioni che non avrebbero fatto fare passi avanti alla scienza ! Caspita ! è un capolavoro che non tiene conto, ad esempio e come traspare dalle considerazioni di Grant, del fatto che bloccare quelle proposizioni è bloccare tutta la critica alla filosofia aristotelica che, anche qui come detto, è un insieme estremamente articolato e tale che toccando alcuni punti si smonta l’intera costruzione. Ma tant’è. Le vicende storiche fecero poi in modo che addirittura l’insieme della filosofia aristotelica diventasse intoccabile, dopo l’intervento miracolistico di San Tommaso su Aristotele.

        E cento anni dopo quest’intervento miracolistico di Duhem i cattolici si sono placati ? Ma neanche per idea ! La posizione del matematico di Alleanza Cattolica Maurizio Brunetti, intervistato dal chierichetto Benassi (se non scavano tra i matematici dove, oltre Zichichi ?), è lapidaria:

L’eccellenza di Duhem come pensatore consiste proprio nel fatto di aver riconosciuto con chiare argomentazioni l’incapacità del metodo scientifico di dire qualcosa attorno a problemi ontologici o di metafisica.

Serve osservare che erano passati solo 300 anni dai citati personaggi senza che accadesse nulla ? Come se oggi dicessimo che Einstein non ha fatto niente perché tutto era dentro il lavoro di Galileo ? Sempre 300 anni sono ! Serve dire che il mondo è pieno di buone intenzioni e di vigilia di scoperte ma è chi fa la scoperta che conta ? Serve raccontare che Buridano ed Oresme hanno avuto grandi meriti ma sono vicini allo zero rispetto a ciò che si fa nel Seicento dove, a parte Galileo, vi sono situazioni sociali, economiche e politiche profondamente cambiate ? Insomma meglio non insistere troppo con il pezzentume culturale che affonda le sue radici nel peggio del Medioevo.

        Resta la vicenda di Copernico che inviò il suo De Revolutionibus Orbium Coelestium a Paolo III nel 1543. Vediamo l’imbroglio.  Furono il giovane astronomo tirolese Retico (Retyk) ed il vescovo Giese, amico di Copernico, ambedue protestanti, a convincerlo a dare alle stampe la sua opera. Il lavoro di stampa iniziò nel 1542 seguito da vicino da Retico (vi furono però delle difficoltà iniziali: un protestante che si faceva portatore dell’opera di un cattolico!) il quale prima che l’opera vedesse la luce, dovette abbandonare. Ma nello stesso 1542 a Roma viene riorganizzata l’Inquisizione e viene costituito il Tribunale del Santo Uffizio (Paolo III) mentre partono i lavori per il Concilio di Trento (1544 – 1563) per avviare la Controriforma che vedrà subito il processo ai cardinali (Morone e Pole) fautori del dialogo con i protestanti e la conseguenza della proclamazione di Tommaso d’Aquino dottore della Chiesa (Paolo IV, 1565) e dell’istituzione della Congregazione dell’Indice (Pio V, 1571). Il seguimento della stampa dell’opera di Copernico passò, proprio allora, ad un teologo protestante molto erudito ed interessato all’opera di Copernico, Andreas Osiander. E questo personaggio è al centro di una brutta operazione di manipolazione del lavoro di Copernico perché, contro la volontà di Copernico, vi aggiunse una prefazione non firmata in modo che sembrasse dello stesso Copernico (e sembra abbia anche manipolato il titolo che doveva essere solo De Revolutionibus con particolare riferimento al moto della Terra, e non De Revolutionibus orbium coelestium riferite al generico moto delle varie sfere celesti). In questa prefazione praticamente si sosteneva che l’intera opera era basata su una finzione, su una ipotesi matematica utile per fare i conti. E questo avveniva quando Copernico era sul letto di morte (1543) ed era impedito a fare qualunque cosa. Ed appena morto Copernico il libro vide la luce con la manipolazione suddetta (il manoscritto originale, senza manipolazioni, fu poi ritrovato a Varsavia intorno al 1850). Quindi non fu Copernico ad inviare l’opera a Paolo III (anche se l’opera è a lui dedicata) ma il falsario Osiander quando Copernico era morto ! E dalla sua condizione di cadavere è vero che non ebbe problemi con la Chiesa.

        Ad evitare di discutere solo di questo pezzo ignobile(9), chiudo riportando solo l’ultimo rosario di perle che porta con sé:

Copernico aveva tuttavia formulato un’ipotesi matematica fondata su indizi di natura ottica e sull’argomento della semplicità.

Tutto ciò richiedeva ovviamente la conoscenza dell’inerzia e della legge di gravitazione, allora ancora da scoprire. Keplero, e più tardi soprattutto Newton, avrebbero contribuito a completare la teoria copernicana nelle sue esigenze dinamiche

Nella storia dell’eliocentrismo Galileo ebbe un’importanza secondaria, al contrario di Keplero (cui purtroppo Galileo non diede retta quale fonte informativa e argomentativa). Infatti le osservazioni astronomiche di Galileo favorirono sì il copernicanesimo, senza però dimostrarlo.

Quando l’opera [il Dialogo, ndr] viene letta a Roma produce pessima impressione[…]. La scoperta del monito del 1616 (che era stato dimenticato e al quale l’autore non aveva accennato) situa Galileo in una posizione giuridica irreparabile. Processato nel 1633, viene condannato alla prigione a vita, pena benevolmente commutata quasi immediatamente con l’arresto domiciliare nella sua villa ad Arcetri (Galileo non fu mai incarcerato). [C’è qui da osservare che il nostro prete è ignorantello anche in diritto canonico. Se la cava con la parola monito che vorrebbe essere ammonimento ma nel seguito si capisce essere precetto. Sul fatto poi che il settantenne Galileo non fu mai incarcerato ci sarebbe da chiedersi il perché visto che aveva abiurato ma evidentemente il prete conosce la crudeltà dei suoi simili. In ogni caso Galileo passò il resto della sua vita, quasi cieco in domicilio coatto, con un ferreo controllo alla sua porta e con la compagnia della figlia Suora che gli rubava pure qualche provvista].

Il Dialogo sopra i massimi sistemi era un’indubbia difesa della teoria copernicana, a favore della quale veniva impiegato soprattutto l’argomento (sbagliato) delle maree. Come ogni scienziato, Galileo ragionava per ipotesi, considerando l’eliocentrismo più fondato del geocentrismo, sebbene probabilmente s’accorgesse che non riusciva a dimostrarlo. Ma nel Dialogo egli impiega brillanti argomenti retorici allo scopo di persuadere il lettore della superiorità del copemicanesimo. Scientificamente non dimostrava ciò di cui voleva convincere mediante retorica  [questo è il modo con cui questo maramaldo liquida una delle opere più importanti della storia del pensiero scientifico e non solo. Questo cialtrone insegna degnamente in università papali. Potrei iniziare a spiegare il principio d’inerzia e relatività ma è del tutto inutile, anche perché lor signori usano scambiare la relatività con il relativismo].

Senza la tempesta provocata dal caso Galileo, il copernicanesimo si sarebbe forse imposto in maniera più semplice [lo sa il prete che il sistema copernicano era impossibile ? perché era un sistema aristotelico con l’anomalia della Terra ruotante intorno al Sole e che o tutta la fisica aristotelica crollava o crollava il sistema copernicano o tutti e due o vi era la sua razionalizzazione galileiana].

La vicenda di Galileo, con tutta la sua drammaticità, non era la lotta della ragione astratta e idealizzata contro l’autoritarismo di una fede oscura (concezione illuministica), ma appartiene alla storia della scienza occidentale nel suo vivo rapporto con la visione del mondo scaturita dalla fede cristiana. Non dimentichiamo che le scoperte dello scienziato pisano avvengono in un contesto eminentemente cristiano: il suo genio come fisico non sarebbe comprensibile al di fuori del grande movimento scientifico delle università europee che risale ai secoli XIII e XIV. Gli storici della scienza sono oggi d’accordo nel riconoscere l’importanza indiretta della Chiesa nella nascita della scienza moderna e nel superamento della visione cosmologica greca. D’altronde non ci sono analoghi esempi di difficoltà tra tribunali ecclesiastici e scienza fisico-matematica o astrofisica. Le teorie di Newton, Faraday, Maxwell, Planck o Einstein non sono state problematiche per la fede cristiana: il caso Galileo è un incidente unico nel suo genere nella storia della Chiesa. [A parte il ripetere il ritornello di Galileo che non esisterebbe senza Oresme e Buridano, ha citato tutti scienziati che fortuna loro non c’entravano nulla con la Chiesa di Roma]

Galileo volle andare troppo in fretta ma […] dimostrò nella pratica la possibilità di un’autonoma scienza sperimentale e quantitativa della natura. L’autonomia, però, non significa esclusività. L’ecologismo moderno ci dimostra che l’approccio alla natura non può essere unicamente tecnico e quantitativo.


NOTE

(1) Il falso documento era il seguente:

“In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare ed onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo….
Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le provincie, palazzi e distretti della città di Roma e dell’Italia e delle regioni occidentali.”

Costantino diede anche una spiegazione, fino ad allora assolutamente inedita, del perché avesse tenuto per se l’Oriente. Lui desiderava che Roma, dove la religione cristiana era stata fondata dall’Imperatore del Cielo (Cristo), non avesse rivale alcuno sulla terra. La Roma pagana abdicava a favore della Roma cristiana.
Questo falso fu presentato per la prima volta dal Papa Stefano III a Pipino il Breve per chiedergli aiuto contro Astolfo, Re dei Longobardi, nel 754. E Pipino in cambio di titoli ecclesiastici (e con il figlio Carlomagno che divenne Capo del Sacro Romano Impero), donò a Stefano III (768-772), per mezzo del suo legato Fulrado, abate di Saint-Denis, le province dell’Esarcato e della Pentapoli, sottratte ad Astolfo. Quelle terre gli spettavano secondo la donazione.

Nel 1440 uno studioso di grande levatura ed assistente papale, Lorenzo Valla (giudicato eretico), frugando negli archivi vaticani, scoprì che si trattava di un falso dimostrandolo prima al pontefice e poi … e il poi venne solo nel 1517 con la pubblicazione del libro De falso credita et ementita Costantini donationeche ne parlava anche se la Chiesa continuò a negare fino al XIX secolo. Due prove evidenti del falso come dimostrato da Valla sono: all’epoca della pretesa donazione il Vescovo di Roma (il termine Papa venne molto dopo) non era Silvestro ma Milziade. La città di Costantinopoli non esisteva perché si chiamava Bisanzio ed al massimo Nuova Roma. Lo scritto era in un latino volgare e non il classico in uso nella corte imperiale di Bisanzio.

La pratica dei falsi nella Chiesa è durata molti secoli (e chissà cosa accade ancora …). Il massimo rappresentante delle falsificazioni fu Papa Gregorio VII che mise su una vera e propria impresa diretta da Anselmo da Lucca, che forniva e fornirà documenti falsificati appropriati per ogni futura azione intrapresa dai pontefici. Intorno al 1150 il monaco benedettino Graziano riordinando i documenti vaticani scoprì che su 324 citazioni di affermazioni di papi dei primi quattro secoli soltanto 11 erano autentiche.

(2) Il Vangelo ? O i Vangeli ? Ma quali ? Vale la pena ricordare che i Vangeli furono circa 60 ma le gerarchie della Chiesa, nel Concilio di Nicea del 325, decisero che andavano bene solo i 4 che conosciamo, considerando gli altri apocrifi, cioè tenuti nascosti, anche se scritti da apostoli. Quali criteri si usarono per scegliere i Vangeli buoni? Si conoscono 4 diverse versioni che sono servite al discrimine: 1) Dopo lunga preghiera dei vescovi conciliari, i 4 Vangeli buoni hanno preso il volo e sono andati a sistemarsi sull’altare; 2) Tutti i Vangeli sono stati messi tra loro in competizione sull’altare e gli apocrifi sono caduti in terra mentre gli altri non si sono mossi; 3) Scelti i 4 Vangeli dai Vescovi, sono stati messi sull’altare ed è stato chiesto a Dio di farli cadere se non fossero stati quelli buoni, e la cosa non avvenne; 4) A Nicea accorse lo Spirito Santo che si poggiò sulla spalla di ciascun vescovo sussurrandogli quali fossero i Vangeli buoni e quali quelli apocrifi. Dico questo perché nei Vangeli detti Apocrifi vi sono storie di vita di grande interesse. Ne cito solo qualcuna ma ve ne sono molte. Il piccolo Gesù che si vendicò di alcuni bambini che non volevano giocare con lui. Questi si erano nascosti in un forno. Egli sentì dei rumori provenienti dal forno e chiese chi ci fosse. la madre dei bambini disse che c’erano degli agnelli. Quando poi andò ad aprire trovò proprio degli agnelli al posto dei figli. In un’altra storia ancora Gesù con i genitori attraversa un villaggio  dove alcuni bambini risero del suo abbigliamento diverso dal loro. Egli si voltò, li guardò uccidendoli all’istante con il solo sguardo. Ultima storia riguarda Maria, la madre di Gesù. Era una giovane appartenente ad una famiglia molto ricca,  era una delle poche ragazze ammesse al Tempio, dove ebbe un’educazione privilegiata. In altri Vangeli si discute di Gesù ed i suoi fratelli e di tante cose simpatiche … niente di male ma certamente non in accordo con la leggenda inventata.

(3) I Papi sono davvero dei personaggi da museo degli orrori. Tutti in prima fila a condannare ogni scienza e ricerca ma molto attenti agli oroscopi (come farà Urbano VIII) ed alle magie di vario tipo. E’ esemplare la lettera (lettera decretale Vox in Rama del 12 giugno 1233) seguente che il prode Gregorio IX inviò a Re Enrico, figlio di Federico II di Germania per lodare le attività repressive di Conrad di Marburgo contro certi tedeschi che rifiutavano di essere convertiti al cristianesimo (una crociatina contro un popolo della costa pacifico e con la sola colpa di non essere cristiano, con il massacro di sole 8 mila persone). La lettera descrive tutte le disgrazie che colpiscono la Chiesa e assegna colpe ad eretici, ad adoratori del Diavolo ed a streghe, attive in Germania ed ai loro rapporti con Lucifero:

«… Quando un neofita dev’essere iniziato ed e’ introdotto dinanzi all’assemblea dei malvagi per la prima volta, gli appare una specie di rana o, secondo gli altri, un rospo. Qualcuno [dei novizi, ndr] gli accorda uno sporco bacio nel suo posteriore, qualcun altro sulla bocca, succhiando la lingua dell’animale…
Talvolta il rospo e’ di normali dimensioni, ma spesso e’ grosso quanto un’oca o una papera. Di solito e’ grande come l’apertura di un forno.
Il novizio si fa avanti e si mette di fronte ad un uomo di un pallore spaventoso i cui occhi sono neri ed il cui corpo è così sottile ed emaciato che sembra non aver carne ma solo pelle ed ossa.
Il novizio lo bacia e lo trova freddo come il ghiaccio.
Dopo averlo baciato, ogni resto di fede cattolica che poteva ancora albergare nel cuore del neofita, lo abbandona.
Poi, tutti si siedono per banchettare e quando anche questo è finito e tutti si alzano, da una specie di statua che di solito si trova in queste riunioni, emerge un gatto nero. E’ grande quanto un cane di buona taglia, ed entra camminando all’indietro con la coda sollevata.
Per prima cosa il novizio gli bacia il culo, poi fa lo stesso il Maestro delle Cerimonie, ed infine vi partecipano tutti, a turno. O almeno, tutti quelli che meritano tanto onore. Il resto, cioè quelli che non ne sono ritenuti degni, baciano il Maestro delle Cerimonie.
Ritornati ai loro posti, per un po’ restano in piedi in silenzio, con le teste girate verso il gatto. Quindi il Maestro esclama: “Perdonaci”. La persona dietro di lui ripete la formula ed una terza aggiunge: “Signore lo sappiamo”. Un quarto partecipante finisce la formula dicendo: “Obbediremo”.
Quando questa cerimonia si è conclusa, le luci vengono spente ed i presenti si abbandonano alla più abominevole sensualità, senza badare al sesso. Se ci sono più uomini che donne, questi soddisfano tra di loro i reciproci depravati appetiti. Le donne fanno lo stesso l’una con l’altra.
Alla fine di tali orrori si riaccendono le lampade ed ognuno torna al suo posto. Quindi, da un angolo buio emerge la figura di un uomo. La parte superiore del suo corpo, dai fianchi in su, risplende come il sole ma, sotto, la sua pelle è grezza e coperta da una pelliccia, come un gatto.
Il Maestro delle Cerimonie taglia un pezzo del vestito del novizio e dice a quella risplendente immagine: “Maestro, mi è stato dato questo ed io, a mia volta, lo passo a te”. Al che l’altro risponde: “Tu mi hai ben servito e meglio mi servirai ancora nel futuro. Metterò sul tuo conto ciò che mi hai dato”. E sparisce non appena pronunciate queste parole.
Ogni anno, a pasqua, quando ricevono dal prete il corpo di Cristo [l’ostia, ndr], lo nascondono in bocca per poi sputarlo nelle immondizie in segno di spregio verso il loro Salvatore.
Inoltre, questi uomini tra i più miserabili, bestemmiano contro il Signore dei Cieli, e nella loro follia dicoche il Signore ha fatto male a sprofondare Lucifero in un pozzo senza fondo.
Questa gente disgraziata crede in Lucifero e lo ritiene il creatore dei corpi celesti che assurgerà a gloria dopo la caduta del Signore.
Con lui, e attraverso lui, sperano di raggiungere la felicità eterna. Confessano di non credere che bisogna fare il volere di Dio ma, piuttosto, che bisogna dispiacerlo …
».

(4) Un primo abbozzo di Inquisizione si ebbe nel 1139 sotto Papa Innocenzo II. La Chiesa lasciò da parte le sanzioni spirituali ed ordinò al potere civile di reprimere l’eresia con pene temporali. La cosa fu decisa dal Concilio Ecumenico Laterano e trascritta nel suo Canone 23 che diceva: «Gli eretici che condannano il matrimonio, rigettano i sacramenti del corpo e del.sangue del Signore, il battesimo dei bambini, il sacerdozio e gli altri ordini, siano espulsi dalla Chiesa di Dio come eretici; noi li condanniamo e ordiniamo al potere civile di reprimerli. Includiamo nella stessa sentenza chiunque prenderà le loro difese». Con questo Canone, diretto contro i Catari, nel 1140 furono colpiti Abelardo e Arnaldo da Brescia. Il primo chiese clemenza ma il secondo continuò a predicare finché non fu impiccato e poi bruciato. I loro libri furono dati alle fiamme.

A partire dalla Bolla del 1232 che istituiva l’Inquisizione, in successive bolle pontificie fu fissata la procedura inquisitoriale che dava le direttive dell’intervento degli inquisitori. E’ il precedente del famoso Directorium Inquisitorum (Manuale degli Inquisitori) di Nicolau Eimeric e Nicolau Peña del 1376. Nelle istruzioni agli inquisitori date dalle Bolle si legge: Se una persona confessa essa è colpevole per la sua confessione, se non confessa sarà egualmente colpevole sulla base di testimonianze. Se uno confessa tutto ciò di cui è accusato, è senza dubbio colpevole di tutto, ma se confessa solo una parte, dovrà comunque essere colpevole di tutto, dato che, comunque, con la sua confessione, ha dimostrato di essere colpevole anche del resto delle accuse…La tortura fisica si è dimostrata il mezzo più efficiente e salutare per condurre al pentimento spirituale. La scelta del metodo di tortura viene lasciata al Giudice Inquisitore, che la stabilirà sulla base dell’età, del sesso, e della costituzione della parte. Se, nonostante tutti i mezzi impiegati, lo sfortunato accusato continua a negare la sua colpa, egli deve essere considerato vittima del diavolo, e, quindi, non merita compassione dai servi di Dio, né pietà o indulgenza dalla Santa Madre Chiesa; egli è un figlio della perdizione. Lasciamolo morire tra i dannati.

(5) Riporto di seguito un elenco messo insieme da Luigi Cascioli (www.LuigiCascioli.it). Si parte dalla fine del XV secolo con Alessandro VI per arrivare fino al 1854 con Pio IX (che proseguì anche dopo con fucilazioni di patrioti).

— Papa Alessandro VI

Gerolamo Savonarola bruciato vivo in Piazza della Signoria a Firenze. 23 maggio 1498 insieme ai suoi due suoi discepoli Domenico da Pescia e Sivestro da Firenze.

Tre ebrei arsi vivi in campo dei Fiori a Roma. 13 gennaio 1498

Gentile Cimeli, accusata di stregoneria arsa viva a campo dei Fiori 14 luglio 1498

Marcello da Fiorentino arso vivo in piazza S. Pietro. 29 luglio 1498.

— Giulio II

4 donne giustiziate per stregoneria a Cavalese (Trento). 1505.

Diego Portoghese impiccato per eresia. 14 ottobre 1606.

30 persone bruciate vive a Logrono (Spagna) per stregoneria.

Fra Agostino Grimaldi giustiziato per eresia. 6 agosto. 1507

15 cittadini romani massacrati dalle guardie svizzere per eresia.1513.

Orazio e Giacomo di Riffredo, giustiziati per eresia. 30 aprile 1513.

— Leone X (Il Papa che ha dichiarato la non esistenza di Cristo)

30 donne accusate di stregoneria arse vive a Bormio. 1514.

Martino Jacopo giustiziato per eresia a Vercelli. 18 febbraio 1517.

80 donne bruciate vive in Valcamonica per stregoneria. 1518.

5 eretici arsi vivi a Brescia. 13 aprile 1519.

Baglione Paolo da Perugia decapitato per eresia alla Traspontina. 4 giugno 1520.

Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo Cesalpini strangolati in carcere per eresia. 8 luglio 1520.

— Clemente VII

Anna Furabach, giustiziata per eresia. 9 maggio 1524.

 Migliaia di protestanti Anabattisti decapitati, arsi vivi, annegati e torturati a morte. 1525.

Una donna accusata di stregoneria arsa viva in Campidoglio. 30 settembre 1525

Claudio Artoidi e Lerenza di Pietro giustiziati per eresia. 16 maggio 1526.

Rinaldo di Colonia giustiziato per eresia. 26 agosto 1528.

Lorenzo di Gabriele da Parma e Tiberio di Giannantonio torturati e giustiziati per eresia. 9 sett. 1528.

Berrnardino da Palestrina Burciato vivo per eresia. 20 novembre 1529. Giovanni Milanese bruciato vivo per eresia. 23 novembre 1530.

— Paolo III (Un altro Papa ateo che ha affermato la non esistenza di Cristo. Gli altri lo sanno come lui ma non lo dicono).

Uccisi tutti gli abitanti della città di Mérindol (Francia) per aver abbracciato la fede dei protestanti Evangelici. I loro beni furono confiscati e la città rimase deserta e inabitabile.1540.

Tutti gli Anabattisti della città di Munster (Germania) furono massacrati. Giovanni di Leida, loro capo, fu ucciso dopo essere stato sottoposto “a orrendo supplizio”. 4 aprile 1535.

Martino Govinin giustiziato nelle carceri di Grenoble. 26 aprile 1536.

Francesco di Giovanni di Capocena ucciso per eresia. 1538.

Ene di Ambrogio giustiziato per eresia. 1539.

Galateo di Girolamo giustiziato nelle carceri dell’Inquisizione per eresia. 17 gennaio 1541.

Giandomenico dell’Aquila. Eretico, bruciato vivo. 4 febbraio 1542.

Federico d’ Abruzzo ucciso per eresia. Il suo corpo fu portato al supplizio trascinato da un cavallo. Quello che rimase del suo corpo fu appeso alla forca. 12 luglio 1542.

2.740 Valdesi furono massacrati dai cattolici in Provenza (Francia). Aprile 1545.

Girolamo Francese impiccato perchè luterano. 27 settembre 1546.

Baldassarre Altieri, dell’Ambasciatore inglese, fatto sparire nelle carceri dell’Inquisizione. 1548

Federico Consalvo, eretico, giustiziato. 25 maggio 1549.

Annibale di Lattanzio giustiziato per eresia. 25 maggio 1549.

— Giulio III

Fanino Faenza impiccato e bruciato per eresia. 18 febbraio 1550.

Domenico della Casa Bianca, luterano. Decapitato. 20 febbraio 1550.

Geronimo Geril Francese, Impiccato per eresia e poi squartato. 20 marzo 1550.

Giovanni Buzio e Giovanni Teodori, impiccati e bruciati per eresia. 4 settembre 1553.

Francesco Gamba, decapitato e bruciato vivo per eresia. 21 lugio 1554.

Giovanni Moglio e Tisserando da Perugia, luterani. Impiccati e bruciati vivi. 5 settembre 1554.

— Paolo IV

Istituzione del Ghetto a Roma con restrizioni contro gli ebrei ancor più severe del ghetto di Venezia.

Cola Francesco di Salerno, giustiziato per eresia. 14 giugno 1555

Bartolomeo Hector, bruciato vivo per aver venduto due Bibbie. 20 giugno 1555.

Golla Elia e Paolo Rappi, protestanti, bruciati vivi a Torino. 22 giugno 1555.

Vernon Giovanni e Labori Antonio, evangelisti, bruciati vivi. 28 agosto 1555.

Stefano di Girolamo, giustiziato per eresia. 11 gennaio 1556.

Giulio Napolitano, bruciato vivo per eresia.   6 marzo 1556.

 Ambrogio de Cavoli, impiccato e bruciato per eresia. 15 giugno 1556.

Don Pompeo dei Monti, bruciato vivo per eresia. 4 luglio 1556.

Pomponio Angerio, bruciato vivo per eresia. 19 agosto 1556.

Nicola Sartonio, luterano, bruciato vivo. 13 maggio 1557.

Jeronimo da Bergamo, Alessandra Fiorentina e Madonna Caterina, impiccati e bruciati per omosessualità. 22 dicembre 1557.

Fra Gioffredo Varaglia, francescano, bruciato vivo per eresia. 25 marzo 1558.

Gisberto di Milanuccio, eretico, bruciato vivo. 15 giugno 1558.

Francesco Cartone, eretico, bruciato vivo. 3 agosto 1558.

14 protestanti bruciati vivi a Siviglia in Spagna. 1559. 15 protestanti bruciati vivi a Valadolid in Spagna. 1559.

Gabriello di Thomaien, bruciato vivo per omosessualità. 8 febbraio 1559.

Antonio di Colella arso vivo per eresia. 8 febbraio 1559.

Leonardo da Meola e Giovanni Antonio del Bò, impiccati e bruciati per eresia. 8 febbr.1559. 

13 eretici più un tedesco di Augsburg accusato di omosessualità arsi vivi. 17 febbraio 1559.

Antonio Gesualdi, luterano, giustiziato per eresia. 16 marzo 1559.

Ferrante Bisantino, eretico, arso vivo. 24 agosto 1559.

Scipione Retio, eretico, ucciso nelle carceri della Santa Inquisizione. 1559.

— Papa Pio IV

I monaci dell’Abazia di Perosa (Pinerolo) si divertirono a bruciare vivi a fuoco lento un prete evangelico insieme ai suoi fedeli. Dicembre 1559.

Carneficina di Valdesi in Calabria per opera di bande di delinquenti assoldate da Santa Madre Chiesa (uomini, donne, vecchi e bambini atrocemente torturati prime di essere uccisi su diretto ordine del Papa). Dicembre 1559.

”A Santo-Xisto, alla Guardia, a Montalto e a Sant’Agata si fecero cose inaudite: gente sgozzata, squartata, bruciata e orrendamente mutilata. Pezzi di resti umani furono appesi alle porte delle case come esempio alle genti. Quelli che fuggirono sulle montagne furono assediati fino a che morirono di fame. Molte donne e fanciulli furono ridotti in schiavitù”. I559. (Da “La Santa Inquisizione di Maurizio Marchetti. Ed. La Fiaccola).

4000 valdesi massacrati su ordine di Santa Madre Chiesa. 1560.

Giulio Ghirlanda, Baudo Lupettino, Marcello Spinola, Nicola Bucello, Antonio Rietto, Francesco Sega, condannati a morte perchè sorpresi a svolgere una funzione religiosa in una casa privata officiante la messa uno spretato. 1560.

Giacomo Bonello, bruciato vivo perché evangelista. 18 febbraio 1560.

Mermetto Savoiardo, eretico, arso vivo. 13 agosto 1560.

Dionigi di Cola, eretico, bruciato vivo. 13 agosto 1560.

Aloisio Pascale, evangelista, impiccato e bruciato. 8 settembre 1560. 

Gian Pascali di Cuneo, bruciato vivo per eresia. 15 settembre 1560.

Stefano Negrone, eretico, lasciato morire di fame nelle prigioni della Santa Inquisizione. 15 settembre 1560.

Stefano Morello, eretico, impiccato e bruciato. 25 settembre 1560.

Bernardino Conte, bruciato vivo per eresia. 1560.

300 persone a Oppenau, 63 donne a Wiesensteig e 54 a Obermachtal in Gemania, bruciate vive per stregoneria. 1562.

Macario, vescovo di Macedonia, eretico, bruciato vivo. 10 giugno 1562.

Cornelio di Olanda, eretico, impiccato e bruciato. 23 g3nnaio 1563.

Franceso Cipriotto, impiccato e bruciato per eresia. 4 settembre 1564.

Giulio Cesare Vanini, panteista, bruciato vivo dopo avergli strappato la lingua. Giulio di Grifone, eretico, giustiziato.

— Pio V (elevato dalla Chiesa agli onori degli altari).

Con bolla papale viene imposta a Roma la chiusura di tutte le sinagoghe.

Muzio della Torella, eretico, giustiziato. 1 marzo 1566. Giulio Napolitano, eretico, bruciato vivo. 6 marzo 1566.

Don Pompeo dei Monti, decapitato per eresia. 3 luglio 1566.

Curzio di Cave, francescano, decapitato per eresia. 9 luglio 1566.

17.000 (diciassettemila) protestanti massacrati nelle Fiandre da cattolici spagnoli.

Giorgio Olivetto arso vivo perché luterano. 27 gennaio 1567.

Domenico Zocchi, ebreo, impiccato e bruciato a Piazza Giudia nel Ghetto di Roma. 1 febbraio 1567.

Girolamo Landi, impiccato e bruciato per eresia.. 25 febbraio 1567.

Pietro Carnesecchi, impiccato e bruciato per eresia. 30 settembre 1567.

Giulio Maresco, decapitato e arso per eresia. 30 settembre 1567.

Paolo e Matteo murato vivo per eresia. 30 sett.1567.

Ottaviano Fioravanti, murato vivo per eresia. 30 sett. 1567.

Giovannino Guastavillani, eretico, murato vivo. 30 settembre 1567.

Geronimo del Puzo, murato vivo per eresia. 30 settembre 1567.

Gerolamo Donato con altri suoi confratelli dell’Ordine degli Umiliati, vengono giustiziati su ordine di Carlo Borromeo (santo), vescovo di Milano, dopo lunghe ore di torture, per eresia. 2 agosto 1570.

Macario Giulio da Cetona, decapitato e bruciato per eresia. 1 ottobre 1567.

Lorenzo da Mugnano, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1668. 

Matteo d’Ippolito, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.

Francesco Stanga, impiccato e bruciato per eresia. 10 maggio 1568.

Donato Matteo Minoli, lasciato morire nelle carceri dopo avergli rotto le ossa e bruciato i piedi. 27 maggio 1568.

Francesco Castellani, eretico, impiccato. 6 dicembre 1568.

Pietro Gelosi, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568.

Marcantonio Verotti, eretico, impiccato e bruciato. 6 dicembre 1568.

Luca di Faenza, eretico, bruciato vivo. 28 febbraio 1568.

Borghesi Filippo, decapitato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.

Giovanni dei Blasi, impiccato e bruciato per eresia. 2 maggio 1569.

Camillo Ragnolo, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.

Fra Cellario Francesco, impiccato e bruciato per eresia. 25 maggio 1569.

Bartolomeo Bartoccio, bruciato vivo per eresia. 25 maggio 1569.

Guido Zanetti, murato vivo per eresia. 27 maggio 1569.

Filippo Porroni, eretico luterano, impiccato. 11 febbraio 1570.

Gian Matteo di Giulianello, giustiziato per eresia. 25 febbraio 1570.

Nicolò Franco, impiccato per aver deriso il papa con degli scritti. Impiccato. 11 marzo 1570.

Giovanni di Pietro, eretico, impiccato e bruciato. 13 maggio 1570.

Aolio Paliero, eretico, impiccato e bruciato su espresso desiderio di Papa Pio V (santo).3 luglio1570. 

Fra Arnaldo di Santo Zeno, eretico, bruciato vivo. 4 novembre 1570.

Don Girolamo di Pesaro, Giovanni Antonio di Jesi e Pietro Paolo di Maranzano, giustiziati per eresia. 6 ottobre 1571.

Francesco Galatieri, pugnalato a morte dai sicari pontifici perché eretico. 5 gennaio 1572.

Madonna Dianora di Montpelier, eretica, impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572.

Madonna Pellegrina di Valenza, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1972.

Madonna Girolama Guanziana, eretica impiccata e bruciata. 9 febbraio 1572.

Madonna Isabella di Montpelier, eretica impiccatae bruciata. 9 febbraio 1572.

Domenico della Xenia, eretico impiccato e bruciato. 9 febbraio 1572.

Teofilo Penarelli, eretico impiccato e bruciato. 22 febbraio 1572.

— Gregorio XIII

Alessandro di Giulio, impiccato e bruciato per eresia. 15 marzo 1572.

Giovanni di Giovan Battista, impiccato e bruciato perchè eretico. 15 marzo 1572.

Girolamo Pellegrino, impiccato e bruciato per eresia. 19 luglio 1572.

10.000 (diecimila) eretici massacrati in Francia per ordine del Papa (strage degli Ugonotti- Notte di S. Bartolomeo). 24 agosto 1572.

500 eretici massacrati in Croazia per ordine del vescovo cattolico Juraj Draskovic. 1573.

Nicolò Colonici eretico impiccato e bruciato. Giovanni Francesco Ghisleri, strangolato nelle carceri dell’Inquisizione. 25 ottobre del 1574.

Alessandro di Giacomo, arso vivo. 19 novembre 1574.

Benedetto Thomaria, eretico bruciato vivo. 12 Maggio 1574.

Don Antonio Nolfo, eretico giustiziato. 29 luglio 1578.

Giovanni Battista di Tigoni, eretico giustiziato. 29 lugio 1578.

Baldassarre di Nicolò, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Antonio Valies de la Malta, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Francesco di Giovanni Martino, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Bernardino di Alfar, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Alfonso di Poglis, eretico impiccato e bruciato. 13 agosto 1578.

Marco di Giovanni Pinto, eretico impiccato e bruciato.13 agosto 1578.

Girolamo di Giovanni da Toledo, eretico re 1578.

Pompeo Loiani, eretico impiccato e bruciato. 12 giugno 1579.

Cosimo Tranconi, eretico impiccato e bruciato. 12 giugno 1579. 2

22 (duecentoventidue) ebrei bruciati al rogo per ordine della Santa Inquisizione. 1558.

Salomone, ebreo impiccato per aver rifiutato il battesimo. 13 marzo 1580.

Un inglese bruciato vivo per aver offeso un prete. 2 agosto 1581.

Diego Lopez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.

Domenico Danzarelli, impiccato e bruciato per eresia. 18 febbraio 1583.

Prospero di Barberia, eretico impiccato e bruciato. 18 febbraio 1583.

Gabriello Henriquez, bruciato vivo per eresia. 18 febbraio 1583.

Borro d’Arezzo, bruciato vivo per eresia. 7 febbraio 1583.

Ludovico Moro, eretico arso vivo. 10 luglio 1583.

Fra Camillo Lomaccio, Fra Giulio Carino, Leonardo di Andrea strangolati nel carcere di Tor Nona per eresia. 23 luglio 1583.

Lorenzo Perna, arrestato per ordine del cardinale Savelli per eresia, si ignora la sua fine. 16 giugno 1584.

«La Signora di Bellegard», arrestata per eresia, si ignora la sua fine. ottobre 1584.

Giacomo Paleologo, decapitato e bruciato. 22 marzo 1585.

I fratelli Missori decapitati per aver espresso il diritto alla libertà di stampa. Le loro teste furono lasciate in esposizione al pubblico. 22 marzo 1585. (Il corpo di Gregorio XIII, di questo carnefice, viene onorato e riverito dai cattolici nella sua monumentale tomba in S.Pietro a Roma).

— Papa Sisto V

Questo Papa fece impiccare uno spagnolo per aver ucciso con una bastonata un soldato svizzero che lo aveva ferito con l’alabarda. Respinta la richiesta di sostituire la forca con la mannaia, Sisto V assisteva gioiosamente alle esecuzioni facendosi portare da mangiare perchè “questi atti di giustizia gli accrescevano l’appetito”. Dopo l’esecuzione di una sentenza disse: « Dio sia benedetto per il grande appetito con cui ho mangiato».

Pietro Benato, arso vivo per eresia. 26 aprile 85.

Pomponio Rustici, Gasparre Ravelli, Antonio Nantrò, Fra Giovanni Bellinelli, impiccati e bruciati vivi per eresia. 5 agosto 1587.

Vittorio, conte di Saluzzo, giustiziato per eresia. 9 dicembre 1589.

Valerio Marliano, eretico impiccato e bruciato. 16 febbraio 1590.

Don Domenico Bravo, decapitato per eresia. 30 marzo 1590.

Fra Lorenzo dell’Aglio, impiccato e bruciato.13 aprile 1590.

— Gregorio XIV

Fra Andrea Forzati, Fra Flaminio Fabrizi, Fra Francesco Serafini, impiccati e bruciati.  6 febbraio 1591.

Giovanni Battista Corobinacci, Giovanni Antonio de Manno Rosario, Alexandro d’Arcangelo, Fulvio Luparino, Francesco de Alexandro, giustiziati. Giugno 1590. Giovanni Angelo Fullo, Giò Carlo di Luna, Decio Panella, Domenico Brailo, Antonio Costa, Fra Giovanni Battista Grosso, l’Abate Volpino, insieme ad altri seguaci di Fra Girolamo da Milano, arrestati dalla Santa Inquisizione, si ignora la loro fine… 1590.

( Tutto questo in un solo anno di Santo Pontificato!).

— Clemente VIII

Giordano Bruno, bruciato vivo per eresia il 17 febbraio 1600.

Quattro donne e un vecchio bruciate vive per eresia. 16 febbraio 1600.

Francesco Gambonelli, eretico arso vivo. 17 febbraio 1594.

Marcantonio Valena e un altro luterano, arsi vivi. agosto 1594.

Graziani Agostini, eretico impiccato e bruciato. 1596.

Prestini Menandro, eretico impiccato ebruciato. 1596.

Achille della Regina, se ne ignora la fine. Giugno 1597.

Cesare di Giuliano, eretico impiccato e bruciato. 1597.

Damiano di Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1597.

Baldo di Francesco, impiccato e bruciato per eresia. 1957.

De Magistri Giovanni Angelo, eretico impiccato e bruciato.1597.

Don Ottavio Scipione, eretico, decapitato e bruciato.1597.

Giovanni Antonio da Verona e Fra Celestino, eretici bruciati vivi. 16 settembre 1599.

Fra Cierrente Mancini e Don Galeazzo Porta decapitati per eresia. 9 novembre 1599.

Maurizio Rinaldi, eretico bruciato vivo. 23 febbraio 1600. Francesco Moreno, eretico impiccato e bruciato. 9 giugno 1600. Nunzio Servandio, ebreo impiccato. 25 giugno 1600.

Bartolomeo Coppino, luterano arso vivo. 7 aprile 1601. Tommaso Caraffa e Onorio Costanzo eretici decapitati e bruciati. 10 maggio 1601.

— Papa Paolo V

Giovanni Pietro di Tunisi, impiccato e bruciato. 1607.

Giuseppe Teodoro, eretico impiccato e bruciato. 1609. Felice d’Ottavio, eretico impiccato e bruciato. 1609.Rossi Francesco, eretico impiccato e bruciato. 1609. Antonio di Jacopo, eretico impiccato e bruciato. 1609. Fortunato Aniello, eretico impiccato e bruciato. 1609. Vincenti Pietro, eretico impiccato e bruciato. 1609. Umberto Marcantonio, eretico impiccato e bruciato. 1609.

Fra Manfredi Fulgenzio, eretico impiccato e bruciato. 1610. Lucarelli Battista, eretico impiccato e bruciato. 1610. Emilio di Valerio, ebreo, impiccato e bruciato. 1610.

Don Domenico di Giovanni, per essere passato dal cristianesimo all’ebraismo, impiccato. 1611. Giovanni Milo, luterano impiccato. marzo 1611. Giovanni Mancini, per aver celebrato la messa da spretato impiccato e bruciato. 22 ottobre 1611.

Jacopo de Elia, ebreo impiccato e bruciato. 22 gennaio 1616. Francesco Maria Sagni, eretico impiccato e bruciato. 1 luglio 1616.

Arrestato un negromante zoppo, arso vivo per stregoneria. 1617.

Lucilio Vanini, arso vivo per aver messo in dubbio l’esistenza di Dio. 17 febbraio 1618.

Migliaia di eretici trucidati dai cattolici nei Grigioni in Valtellina. 1620.  (La Chiesa, rimasta nella convinzione che in Valtellina ci siano ancora tendenze religiose eretico-pagane, mantiene tutt’oggi la regione sotto controllo tramite la “Missione Rezia”, affidata ai cappuccini, dipendenti direttamente da “Propaganda Fidei”) … e il Santo Padre Giovanni Paolo II chiede perdono!

— Urbano VIII

Galileo Galilei, torturato e condannato al carcere perpetuo quale eretico per aver affermato che la Terra gira intorno al Sole. 1633.

Ferrari Ambrogio, eretico impiccato. 1624.

Donna Anna Sobrero, morta di peste in carcere dove era stata condannata a vita. 1627. (nei mesi che seguirono, tutti coloro che passarono per quel carcere, morirono di peste).

Frate Serafino, eretico, inpiccato e bruciato. 1634.

Giacinto Centini, decapitato per aver offeso la sovranità papale. 1635.

Fra Diego Giavaloni, eretico impiccato e bruciato. 1635.

Alverez Ferdinando, bruciato vivo per essersi convertito all’ebraismo. 19 marzo 140.

Policarpo Angelo, impiccato e bruciato per aver celebrato la messa da spretato. 19 maggio 1642.

Ferrante Pallavicino, eretico impiccato e bruciato. 1644. Fra Camillo d’Angelo, Ludovico Domenico, Simone Cossio, Domenico da Sterlignano, giustiziati per eresia. 1644.

— Papa Innocenzo X

Brugnarello Giuseppe e Claudio Borgegnone, impiccati e bruciati per aver falsificato alcune lettere apostoliche. 1652. ( Se questo Papa applicò in prevalenza condanne di carceri a vita ciò dipese dal fatto che in quegli anni ricorreva l’anno Santo).

— Papa Alessandro II

Fello Giovanni, sacerdote, decapitato per eresia. 1657.
1.712 Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine. 1655.

— Papa Innocenzo XI (santificato)

20 ebrei condannati al rogo. 1680.

Vincenzo Scatolari, per aver esercitato la professione di giornalista senza autorizzazione di Santa Madre Chiesa. Decapitato. 2 agosto 1685.

2.000 (duemila) Valdesi massacrati dai cattolici nelle Valli Alpine per ordine diretto del Papa. Maggio 1686.

24 protestanti uccisi dai cattolici a Pressov in Slovacchia. 1687.

— Papa Innocenzo XII

Martino Alessandro, morto in carcere per tortura. 3 maggio 1690.

37 ebrei bruciati vivi. 1691. (poi si cercano le cause che hanno generato l’antisemitismo!).

Antonio Bevilacqua e Carlo Maria Campana, cappuccini, decapitati perchè seguaci del Quietismo di Molinos. 26 marzo 1695.

— Clemente XI

Filippo Rivarola, portato al patibolo in barella per le torture ricevute, decapitato. 4 agosto 1708.

Spallaccini Domenico, impiccato e bruciato per aver bestemmiato a causa di un colpo di alabarda ricevuta da una guardia papalina. 28 luglio 1711.

Gaetano Volpini, decapitato per aver scritto una poesia contro il Papa. 3 febbraio 1720.

— Clemente XII

Questo Papa, ripristinando la “mazzolatura” (rottura delle ossa a colpi di bastone), si dimostrò uno dei più cinici sostenitori dell’arte della tortura.

Pietro Giarinone, filosofo e storico, morì sotto tortura per aver sostenuto la supremazia del re sulla curia romana. 24 marzo 1736.

Enrico Trivelli, decapitato per aver scritto frasi di rivolta contro il Papa. 23 febbraio 1737.

Le numerose vittime di questo Papa sono rimaste sconosciute perchè egli preferiva più uccidere sotto tortura nella carceri dell’Inquisizione che giustiziarle nelle pubbliche piazze.

– A questo punto si registra una diminuzione dei processi e  delle condanne. L’Illuminismo spaventa le gerarchie.

— Clemente XIII

Tommaso Crudeli, condannato al carcere a vita per massoneria. 2 agosto 1740.

Giuseppe Morelli, impiccato per aver celebrato l’Eucaristia da spretato. 22 agosto 1761.

Carlo Sala, eretico, giustiziato. 25 settembre. 1765. (Carlo Sala è l’ultimo martire ucciso dalla Chiesa per eresia).

I massacri, non più di carattere religioso, continuarono contro i cospiratori politici, i giornalistI e tutti quei progressisti che intendevano rovesciare l’immoralità dell’oscurantismo religioso attraverso una rivoluzione armata. Le atrocità furono come nel passato. Tagli di teste, torture con mazzolature, impiccagioni e sevizie che spesso portavano allo squartamento degli accusati. Pur di mantenere il terrore venivano puniti di morte anche i delitti meno gravi come i semplici furti.

— Pio VI

Nei suoi quattro anni di pontificato ci furono soltanto cinque esecuzioni capitali per reati comuni, anche se la sua lotta si intensificò aspramente contro gli ebrei che furono costretti, tra le tante umiliazioni e minacce che subirono, a indossare vestiti di colore giallo perchè fossero pubblicamente oltraggiati.

— Pio VII

Gregorio Silvestri, impiccato per cospirazione politica. 18 gennaio 1800.

Ottavio Cappello, impiccato perchè patriota rivoluzionario. 29 gennaio 1800.

Giovanni Battista Genovesi, patriota squartato e bruciato. La sua testa fu esposta al pubblico. 7 febbraio 1800.

Teodoro Cacciona, impiccato e squartato per furto di un abito ecclesiastico. 9 febbraio 1801.

Paolo Salvati, impiccato e squartato per aver derubato un corriere del Papa. 11 dicembre 1805. 

Bernardo Fortuna, impiccato e squartato per furto ai danni di un corriere francese. 22 aprile 1806.

Tommaso Rotilesi, impiccato per aver ferito un ufficiale francese.

161 furono le esecuzioni capitali per reati comuni nei 15 anni del pontificato di questo vice Dio in terra che prese il mite e devoto nome di Pio.

— Leone XII

Leonida Montanari, decapitato per aver offeso pubblicamente il Papa. 23 novembre 1825.

Angelo Targhini, decapitato per aver ferito una spia papalina. 23 novembre 1825.

Luigi Zanoli, decapitato per aver ucciso uno sbirro papalino. 13 maggio 1828.

Angelo Ortolani, impiccato per aver ucciso guardia papalina. 13 maggio 1828.

Gaetano Montanari, squartato per tentato omicidio dell’emissario papalino Rivolta. 1828.

Gaetano Rambelli, impiccato per aver ferito emissario papalino. 1828.

Le esecuzioni capitali, oltre queste sopra elencate, furono 29 e sempre per reati comuni.

— Pio VIII

In un anno di Pontificato eseguì 13 condanne capitali per reati comuni.

— Gregorio XVI

Impose divieto assoluto ad ogni libertà di parola o di espressione scritta che non seguisse i dettami di Santa Madre Chiesa. Dietro le minacce più gravi obbligò gli ebrei di non esercitare nessuna attività fuori del Ghetto.

Giuseppe Balzani, decapitato per offese la Papa. 14 maggio 1833.

Luigi Scopigno, decapitato per furto di oggetti sacri. 21 luglio 1840.

Pietro Rossi, decapitato per piccolo furto. 9 gennaio 1844. Luigi Muzi, decapitato per piccolo furto. 19 gennaio 1844.

Giovanni Battista Rossi, decapitato per piccolo furto. 3 agosto 1844.

Oltre a queste ci furono sotto il pontificato di questo Santo Padre altre 110 condanne a morte per reati comuni. La descrizione dei moltissimi decapitati, impiccati e squartati dall’Inquisizione sotto Gregorio XI è riportata in un libro scritto da Mastro Titta.

— Pio IX

(santificato da Giovanni Paolo II, chiamato metro cubo di merda da Garibaldi)

Romolo Salvatori, decapitato per aver consegnato ai Garibaldini l’Arciprete di Anagni. 10 settembre 1851.

Gustavo Paolo Rambelli, Gustavo Marloni, Ignazio Mancini, decapitati per aver ucciso tre preti. 24 gennaio 1854.

Antonio de Felici, decapitato per aver attentato al Cardinale Antonelli. 1854.

Per comprendere la criminalità di questo Papa (santo), basta dire che quando i patrioti dell’unificazione italiana entrarono nelle carceri pontificie per liberare alcune decine di prigionieri che vi vivevano incatenati da così lungo tempo da aver perso la vista e l’uso delle gambe, trovarono in quei sotterranei mucchi di scheletri e di cadaveri in decomposizione in un misto di tonache di frati e di monache, di vestiti civili di uomini e di donne, divise militari e scarpe come quando furono liberati i campi di sterminio nazisti. Vi furono trovati anche giocattoli di bambini morti insieme ai loro genitori.

Cambiato il nome alla Santa Inquisizione con quello della Santa Penitenzieria in seguito all’occupazione di Roma da parte dell’esercito italiano, per tutto il XIX secolo, anche se in forma non cruenta, Santa madre Chiesa, facendosi politicamente forte di una pretesa autorità spirituale  continuò comunque a imporre la sua autorità religiosa su quella politica ricorrendo ancora all’abiura e alla scomunica con conseguenti rivalse e castighi temporali che usa tuttora e che noi ben conosciamo.

(6) Le frasi di Galileo in questa lettera saranno riprese letteralmente il 10 novembre 1979 da Giovanni Paolo II in un suo discorso in occasione della commemorazione della nascita di Einstein. Disse il Papa:

7. Mi sia lecito, Signori, offrire alla loro attenta considerazione e meditata riflessione, alcuni punti che mi appaiono importanti per collocare nella sua vera luce il caso Galileo, nel quale le concordanze tra religione e scienza sono più numerose, e soprattutto più importanti, delle incomprensioni che hanno causato l’aspro e doloroso conflitto che si è trascinato nei secoli successivi.

Colui che è chiamato a buon diritto il fondatore della fisica moderna, ha dichiarato esplicitamente che le due verità, di fede e di scienza, non possono mai contrariarsi “procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima esecutrice degli ordini di Dio” come scrive nella lettera al Padre Benedetto Castelli il 21 dicembre 1613 (Edition Nationale de œuvres de Galilée, vol. V, 282-285). Non diversamente, anzi con parole simili, insegna il Concilio Vaticano II: “La ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Iddio” (Gaudium et Spes, 36).

Galileo sente nella sua ricerca scientifica la presenza del Creatore che lo stimola, che previene e aiuta le sue intuizioni, operando nel profondo del suo spirito. A proposito della invenzione del cannocchiale, egli scrive all inizio del Sidereus nuncius, rammentando alcune sue scoperte astronomiche: “Quae omnia ope Perspicilli a me excogitati divina prius illuminante gratia, paucis abhinc diebus reperta, atque observata fuerunt” (Galileo, Sidereus nuncius, Venezia, MCDX, fol. 4). “Tutte queste cose sono state scoperte e osservate in questi ultimi giorni per mezzo del “telescopio” escogitato da me, in precedenza illuminato dalla grazia divina”.

La confessione galileiana della illuminazione divina nella mente dello scienziato trova riscontro nella già citata Costituzione conciliare della Chiesa nel mondo contemporaneo: “Chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza avvertirlo viene condotto dalla mano di Dio” (Gaudium et Spes, 36). L’umiltà richiamata dal testo conciliare è una virtù dello spirito necessaria tanto per la ricerca scientifica, quanto per l’adesione alla fede. L’umiltà crea un clima favorevole al dialogo tra il credente e lo scienziato e richiama l’illuminazione di Dio, già conosciuto e ancora ignoto, ma tuttavia amato, sia nell’un caso sia nell’altro, da chi umilmente ricerca la verità.

8. Galileo ha enunciato delle importanti norme di carattere epistemologico indispensabili per accordare la Sacra Scrittura con la scienza. Nella Lettera alla Granduchessa Madre di Toscana, Cristina di Lorena, Galileo riafferma la verità della Scrittura: “Non poter mai la Sacra Scrittura mentire, tutta volta che sia penetrato il suo vero sentimento, il qual non credo che si possa negare essere molte volte recondito e molto diverso da quello che suona il puro significato delle parole” (Edition Nationale des œuvres de Galilée, vol. V, p. 315). Galileo introduce il principio di una interpretazione dei libri sacri, al di là anche del senso letterale, ma conforme all’intento e al tipo di esposizione propri di ognuno di essi. È necessario, come egli afferma, che “i saggi espositori ne produchino i veri sensi”.

La pluralità delle regole di interpretazione della Sacra Scrittura, trova consenziente il magistero ecclesiastico, che espressamente insegna, con l’enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII, la presenza di diversi generi letterari nei libri sacri e quindi la necessità di interpretazioni conformi al carattere di ognuno di essi.

        Il discorso è interessante Ma Sua Santità l’ha cambiato radicalmente qualche anno dopo nella Fides et Ratio, come abbiamo visto. Nessuno stupore il Vaticano con le sue gerarchie fagocita tutti, anche i papi che hanno buona volontà.

(7) Durante le poche settimane della Repubblica romana del 1849, dopo la fuga del Papa, si trovarono aperti gli archivi, e alle febbrili ricerche di Antonio Gherardi fu dato scoprire taluni Decreta della Congregazione del Sant’Uffizio che si riferiscono alla causa di Galileo. Fra questi vi è il verbale della seduta del 3 marzo, riportato nel testo, che fa seguito a quello già noto del 25 febbraio. Il documento era redatto per le sole autorità, un rapporto riservato sugli affari in corso. Esso corrisponde esattamente alle istruzioni del 25 febbraio. Tali istruzioni avevano previsto i tre atteggiamenti successivi da adottare nel caso di obbedienza, d’obiezione, o d’ostinazione da parte di Galileo: avvertimento, ingiunzione, arresto. Ora, il rapporto dice semplicemente che l’avvertimento fu accolto con l’acquiescenza e passa agli altri argomenti: se vi fosse stato precetto, ne sarebbe stata fatta almeno
menzione; altrimenti si sarebbe dovuto allegare un rapporto separato del commissario generale, e non ve n’è traccia. Riguardo a cosa si riuscì a trovare in quel breve lasso di tempo della Repubblica Romana negli archivi vaticani, ricordo soloi primi documenti relativi al Processo s Giordano Bruno. Fu il bibliofilo Giacomo Manzoni, entrato negli Archivi Segreti vaticani, che riuscì a prendere nota di alcuni atti ivi conservati. Queste note passarono a Domenico Berti che risultò primo biografo moderno di Bruno (1868 – 1889). Altri documenti furono resi noti da Spampanato nel 1924.

(8) Oltre a Totus Tuus vi è kattolico (in cui brilla la stella di Socci), il sito di Vittorio Messori (un’aquila di pensiero), il Timone, Fides Catholica, Fatti Sentire, Civiltà Cattolica, Tempi, ….

(9) Riporto il pezzo di un ineffabile ascaro del cattolicesimo integrale ed insofferente (scrive dopo che il papa aveva detto che forse si riabilitava Galileo ma per questi personaggi, quando c’è da sparare su scienza e cultura in genere, non vale nulla nemmeno l’appello del loro sovrano). Lo riporto in nota per far capire con quali figuri si ha a che fare per il resto non meriterebbe alcuna menzione.

La verità su Galileo

di Rino Cammilleri

[Da «Fogli», n. 90, Anno XI, settembre 1984]

I secoli futuri, se ci saranno, definiranno questo nostro tempo come “l’età della retorica”. o “del falso storico”, se preferite. Prendiamo ad esempio Galileo: il solo nome evoca nella mente dei più l’ “oscurantismo” della Chiesa e dei “lumi” della Scienza. Ce l’hanno inculcato fin dai banchi dell’asilo il “martirio” di Galileo a opera della “sanguinaria” Inquisizione, l’ “eppur si muove” finale, la terra che gira attorno al sole e via blaterando. Hanno voglia gli storici veri (non i commediografi comunisti come Bertolt Brecht o i cinematografari come Liliana Cavani) e i filosofi del calibro di un Popper di dirci che Galileo aveva torto, e che la ragione stava tutta dalla parte di Bellarmino. Macché. Si continua con la retorica. Il famigerato processo? Dopo vent’anni di insistenze e certificati medici da parte dell’inquisito, fu celebrato con mille scuse per il grande Galileo, che intanto stava alloggiato in una villa sul Pincio con servitori, leccato e lisciato dal Papa e dai Cardinali. L’ “eppur si muove!”? Mai detto. La condanna? Dire una volta alla settimana i sette salmi penitenziali per tre anni (subito commutata). A Galileo la trappola gliel’avevano “montata” i suoi colleghi, stufi della sua arroganza (Galileo li insultava apertamente tutte le volte che poteva) e gelosi delle sue entrature vaticane (furono gli astronomi gesuiti a difenderlo quando annunciò le sue scoperte). L’intolleranza ecclesiastica nella Controriforma? Ma Galileo convive more uxorio con una sguattera che non volle sposare mai (se ne vergognava) e che gli diede quattro figli, tra cui due suore, tutti registrati come N.N.. E nessun ecclesiastico glielo rimproverò mai. Le scoperte di Galileo? Nel campo della fisica, non certo in quello dell’astronomia. Che la terra girasse attorno al sole l’aveva già detto Copernico. Il cannocchiale l’aveva scoperta un ottico olandese (e c’è chi sostiene che l’invenzione fosse addirittura di un domenicano pisano medievale). Allora, cos’era tutta questa storia attorno a Galileo? Il fatto era che lui il cannocchiale l’aveva puntato verso e il cielo e aveva scoperto i satelliti di Giove: giravano attorno a un’altra cosa, quindi non tutto girava attorno alla terra. Bene, questo al tempo lo sapevano tutti: era un’ipotesi matematica che si studiava tranquillamente nelle università. Solo che Galileo pretendeva che la Chiesa mutasse le Scritture, specialmente nel passo in cui si dice che Giosuè fermò il sole. I colleghi fecero girare certe sue lettere in cui si sfidava la Chiesa a pronunciarsi e la cosa finì in tribunale. Tutto qui. La Chiesa si preoccupò subito delle implicazioni etiche della cosa. E aveva ragione, perché oggi conosciamo i guasti che può causare la Scienza quando sfugge di mano. Cambiava qualcosa nella nostra vita se era il sole a girare attorno alla terra? No. Ma sarebbe cambiato sì, ed è cambiato (tutto), da quando la Scienza ha preso il posto della Religione, cosa che a Galileo importava più della teoria copernicana. Ma la retorica si è impadronita dell’evento (ricomposto subito, peraltro, dai protagonisti, che non diedero alla cosa tutta l’importanza che oggi le si dà), facendo di Galileo il campione della Ragione. Ma il “razionalismo” stava invece tutto dalla parte della Chiesa, visto che Galileo e l’intera sua Accademia dei Lincei avevano più a cuore la magia, l’alchimia, l’ermetismo, l’esoterismo (una mostra parigina tutti questi panni sporchi li ha messi in piazza dal 12 dicembre all’8 gennaio), e i fantomatici Rosacroce. Così come tutto il gotha della cosiddetta Scienza dell’epoca: Bacone, Newton, Cartesio, Copernico, Boyle, Grozio, Keplero. E poi Campanello [sic!] e Giordano Bruno, che per vivere, faceva anche la spia. Si è scoperto recentemente: grazie a lui Elisabetta “la grande” mandò a morte migliaia di cattolici inglesi. Ma credete che tutto ciò finirà nei libri di scuola? Scordatevelo.

Dello stesso autore riporto altro articolo, questa volta centrato su Giordano Bruno che dovrebbe rallegrarsi di essere stato ammazzato come lo è stato, se fosse stato per questo personaggio sarebbe prima stato fatto a pezzi e poi bruciato.

 Da Studi Cattolici n° 404 dell’ottobre 1994

CHI ERA VERAMENTE GIORDANO BRUNO ? 

Rino Cammilleri

(personaggio del sottobosco curiale e frequentatore di Facebook, scrive su Il Giornale di Berlusconi e su il Timone clerico fascista. Può essere conosciuto dal suo sito web: http://www.rinocammilleri.com/ n.d.r.)

Il recente volume dello scomparso Luigi Firpo, Il processo di Giordano Bruno (Salerno Editrice, Roma 1993, pp. XXVI – 390, L. 44.000), ha meritato le pagine  dei maggiori quotidiani, ai quali non è parso vero – «esperti» alla mano – di riesumare il «grande» pensatore del XVI secolo. Tra gli inserti culturali dedicati all’avvenimento spiccava, per risalto e dimensioni, quello di Repubblica, il cui recensore, Lucio Villari, si poneva l’amletico dilemma: «E, allora, il tribunale dell’Inquisizione chi ha condannato veramente, il filosofo o l’eretico? È qui il nodo storico». C’è da dire che se i  nodi storici fossero tutti così, la corda della storia sarebbe inesorabilmente liscia. Fortunatamente  Firpo, storico laico ma di grande  onestà intellettuale, ha assemblato nel suo volume i documenti  raccolti in quarant’anni di ricerche e non vi ha trovato nodi. Infatti in un frate domenicano quale era il Bruno, sarebbe ancor og gi questione di lana caprina il voler distinguere il filosofo dall’eretico. Giordano Bruno, nolano, ebbe la malaugurata idea di mettersi a fare il mago-filosofo-eretico-spia-truffatore in un’epoca in cui ci voleva davvero tutta la pazienza di Santa Madre Chiesa (che di pazienza con lui – e non solo con lui – ne ebbe realmente tanta) per sopportare i guasti arrecati dall’ennesimo eterodosso di turno. Infatti si era in piena Controriforma e le idee eterodosse, a quel  tempo, avevano il non trascurabile difetto di far scorrere fiumi di sangue. Dopo anni di peregrinazioni in tutta l’Europa protestante, dopo essersi fatto cacciare da tutti i luoghi dov’era stato, dopo aver causato la morte di parecchi cattolici inglesi con le sue delazioni alla corte di Elisabetta I (come ha dimostrato lo storico inglese John Bossy nel libro Giordano Bruno e il mistero dell’ ambasciata, Garzanti), finì consegnato all ‘ Inquisizione proprio da quella Repubblica di Venezia che gli eretici invece  proteggeva. Il Bruno era ospite di un nobile veneziano veneziano cui aveva promesso di insegnare la sua millantata «arte della memoria» e a cui non insegnò proprio niente. Anzi, prendendo continuamente tempo, spillava al suo mentore non solo molti denari ma anche le grazie della di lui moglie. Fu così che il becco e bastonato decise di denunciarlo. E Venezia se ne liberò volentieri, come volentieri si erano liberati di Giordano Bruno e delle sommosse che suscitava quasi tutti gli Stati d’Europa.

Panteism o cosmico

Personaggio ambiguo e sfuggente, proprio come la statua del Ferrari lo raffigura, aveva anche uno stile che sembrava fatto apposta per fargli sguinzagliare dietro i cani da parte dell’uditorio. A Parigi nel 1582 pubblicò De umbris idearum, dove così si esprimeva: «Siamo un’ombra profonda; non chiedetemi perché, o incolti. Una impresa così ardua vuole gente sapiente, non voi». A Oxford, subito dopo, si presentò come il «risvegliatore delle anime dormienti,  domatore  dell’ignoranza  presuntuosa e recalcitrante», per la felicità (si fa per dire, – naturalmente) degli «illusori dottori e celebri maestri» di quell’ateneo. E poi le idee: secondo lui Mosè e Cristo erano dei maghi, la verginità di Maria una sciocchezza (invece la teoria si Sant’Agostino, dottore della Chiesa sulla verginità di Maria sarebbe una cosa seria. Gesù sarebbe nato da una orecchia della Madonna, n.d.r.), la transustanziazione una cosa senza senso, la croce solo un simbolo egiziano. E il panteismo cosmico? Sostenere l’infinità dell’universo (cosa non vera, come la fisica astronomica ci insegna [a chi? gnurant! n.d.r.]) non era altro che una scusa per fare a meno di Dio trascendente. E non si tratta di un’idea da poco,  visto che apre la strada all’idealismo di Hegel, al postulato idealistico dell’inconoscibilità del reale e a Kant che si spinge fino a ipotizzare un numero infinito di universi (certo che è un fatto gravissimo! n.d.r.). Le affermazioni del Bruno, proprio quando a Trento si concludeva il Concilio, non potevano certo essere tollerate dalla Chiesa, e in un monaco per giunta. Non solo, ma perfino i protestanti le rigettarono come blasfeme o, come minimo, strampalate. In fondo – ed  è il caso di dirlo – Giordano Bruno è passato alla storia non per l’importanza del suo pensiero (che di importanza non ne ebbe nemmeno per i contemporanei), ma come feticcio antipapista tirato di volta in volta in ballo da protestanti, illuministi, massoni [ehi, Cammilleri, ma lei non scrive per Il Giornale, il quotidiano del piduista tessera n° 1816 ], liberali [ehi, Cammilleri, ma lei non scrive per Liberal, il periodico che dice di essere liberale ], eccetera ad esclusivo uso di polemica nei confronti della Chiesa cattolica . E’ noto infatti che il monumento che lo riproduce corrucciato in Campo dei Fiori a Roma, fu voluto da un Crispi indispettito per il rifiuto pontificio di concedere al governo liberal-massonico l’appoggio dei cattolici contro il nascente socialismo. Per quanto riguarda il processo – che culminò nella condanna del 17 febbraio 1600 – di questo «libero pensatore» [certamente non al servizio del padrone come un tal Cammilleri! n.d.r] che non si limitava a «pensare» ma che, al contrario, impensierì tutti i governi dell’epoca a causa delle agitazioni che provocava nel popolo [questo è sempre il peccato più grave! n.d.r], è lo stesso Villari ad ammettere che fu legittimo e persino doveroso. Citando uno studio di Frances Yates del 1964, riconosce che «la Chiesa agì perfettamente secondo i propri diritti includendo gli aspetti filosofici nella sua condanna delle eresie bruniane. Questi ultimi erano infatti  del  tutto  inseparabili dalle eresie».  E  l’imparziale  Firpo: «Nessuno vorrà negare alla Chiesa cattolica che il processo fu condotto secondo il rispetto della più stretta legalità, senza acredine preconcetta, semmai con accenti di tollerante comprensione».  E Giordano Bruno, ricordiamolo ancora una volta, era un religioso domenicano, uno che la Chiesa aveva tutto il diritto di richiamare all’ordine. Infatti, conclude Firpo, «i dogmi della Trinità, dell’Incarnazione, dello Spirito Santo, della creazione dell’anima umana, della vita ultraterrena venivano più o meno direttamente invalidati dalla filosofia bruniana».

Un oblio di secoli

Giordano Bruno fu giudicato da nove cardinali, tra cui san Roberto Bellarmino, Dottore della Chiesa; e, come «eretico impenitente, pertinace et ostinato», venne abbandonato al braccio secolare. Il Bruno era perfettamente consapevole della situazione interiore di quei prelati che fecero di tutto, per molto tempo, per cercare di riaccoglierlo, se solo avesse voluto, nell’ovile romano. Infatti gettò loro in faccia un ultimo «forse con maggior timore pronunciate contro di me la sentenza, di quanto ne provi io nel riceverla» [tanto è vero che ancora oggi, ad oltre 400 anni dal barbaro rogo, comunque in linea con l’agire della Chiesa così come ci dice implicitamente il dotto cronista, n.d.r]. Eppure ci sarebbe stato, malgrado tutto, ancora spazio per il perdono per questo inquieto personaggio che aveva cominciato la sua carriera di eretico ben presto, quando nel 1576 aveva gettato nel Tevere colui che lo aveva accusato d’eresia ed era fuggito [fatto mai provato, ma la cosa si può rimediare con l’apertura degli Archivi vaticani ancora rigorosamente inaccessibili, n.d.r.). Dopo aver errato  nei  principati  italiani,  in Francia, in Inghilterra, in Germania, scomunicato dai calvinisti di Ginevra [ a suo sommo onore, n.d.r], dai luterani di Helmstadt [ a suo sommo onore, n.d.r], cacciato da Londra, da Parigi, da Strasburgo [il cronista dimentica che Bruno era ricercato dalle varie corti e che insegnava nelle più prestigiose università d’Europa, n.d.r], pervenne a Venezia. E qui, come sappiamo, fu consegnato all’Inquisizione romana. Nessuno si occupò più di lui, dopo la sua morte, per secoli. Solo in tempi relativamente recenti lo si è esaltato per le sue conoscenze matematiche e astronomiche (in realtà ermetiche e astrologiche), facendone un martire. Ma, paradossalmente, proprio  la polemica attorno alla sua figura ha costretto gli studiosi a prendere visione del suo pensiero: ne esce che dall’esame critico delle sue dottrine Bruno non ha proprio niente da guadagnare. In filosofia era confusamente panteista ; ipotesi, quella panteista, non solo conosciuta da gran tempo ma addirittura da gran tempo demolita e non più presa sul serio. Non solo,. ma il Bruno non ha nemmeno il merito di averla esposta con metodo e chiarezza. Bertrando Spaventa, che pur era (per motivi polemici) suo ammiratore, era costretto a confessare che le sue opere esalavano una noia insopportabile, e che erano così oscure e contorte da far sospettare che in certi passi addirittura lo stesso autore non sapesse nemmeno lui bene che cosa stesse dicendo. Gior dano Bruno era praticamente ateo, negava il libero arbitrio e l’immortalità dell’anima. Oggi, dopo la ghigliottina, i Lager, e i Gulag, sappiamo che cosa succede quando a «filosofi» del genere è permesso divulgare nelle piazze (come faceva Bruno) le proprie idee. I nostri padri avevano il buonsenso (che noi abbiamo perduto) di punire i pessimi teorici, più che i criminali comuni, i quali operano un male che è necessariamente circoscritto e limitato.  

Rino Cammilleri

A proposito del Processo a Galileo, a quello a Bruno ed agli attacchi quotidiani a Darwin vi è un’intervista a Nicola Cabibbo (mio professore di Istituzioni di Fisica Teorica), un fisico che ha sfiorato il Nobel l’anno scorso, che è cattolico ed anche Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, che vale la pena leggere. Solo per mostrare che vi sono cattolici di grandissima cultura e levatura che mi piacerebbe leggere di più in luogo degli starnazzamenti degli ascari.

http://www.sanpaolo.org/fc/0922fc/0922fc94.htm

DIBATTITI
INCONTRO CON IL FISICO NICOLA CABIBBO

SCIENZA E FEDE IN DIALOGO

[si ma, leggendo con attenzione, vi accorgerete in che senso può andare il dialogo. Solo in questo senso! ndr]

Le contrapposizioni, come quella fra evoluzionismo e creazionismo, non servono. La ricerca si sforza di leggere il libro della natura, ma c’è un punto in cui si deve fermare.

Nelle stanze di una delle facoltà [non è una Facoltà ma un Dipartimento ! ndr] di Fisica più prestigiose del mondo, quella dell’Università La Sapienza di Roma, intitolate a Enrico Fermi, il professor Nicola Cabibbo, fisico di fama internazionale e presidente della Pontificia accademia delle scienze, ragiona di Darwin e della teoria dell’evoluzione che ha inquietato la Chiesa. Oggi la disputa non è più accesa come un tempo. E la teoria dell’evoluzione è ormai accettata dalla Chiesa, purché non si affermi che l’uomo è prodotto del caso. Eppure, quella di Darwin resta una sfida.

  • Perché professor Cabibbo?

«L’evoluzione è una funzione. Ciò che conta è quanto c’è prima. Intorno a questa riflessione, una parte della teologia continua ad attestarsi su posizioni piuttosto arretrate».

  • In che senso?

«Si oppone creazionismo ed evoluzionismo, soprattutto nei teologi evangelici americani. E questo è un gran danno per la teologia e per la scienza».

  • I cattolici sono più avanti?

«Senza dubbio. Giovanni Paolo II ha spiegato che la teoria evoluzionistica è più che un’ipotesi».

  • Insomma ha “sdoganato” Darwin?

«Ha capito che Darwin aveva la pretesa solo di ricostruite l’albero della vita, attraverso osservazioni e intuizioni. Oggi la quantità di prove a favore aumenta ogni giorno. Abbiamo ricostruito il genoma umano e quello di moltissimi animali».

  • Prove scientifiche alla teoria di Darwin?

«Certo, ma guardi che Darwin non è un filosofo, come dicono alcuni per ridurre la portata delle sue teorie. Studiava i dettagli, era un grande naturalista e un grande biologo».

  • Eppure sull’evoluzionismo si sono bruciati in tanti, filosofi e teologi.

«È accaduto perché il piano del confronto era sbagliato. Per troppo tempo si è visto in Darwin colui che smentisce la Bibbia. Ecco l’errore. Darwin non si alza un mattino e decide di sbaragliare la Genesi. La sua teoria nasce dall’osservazione, dallo studio dei fossili a cui si applicava già suo nonno. Darwin è lo studioso del tempo lungo, del tempo profondo, del tempo della terra».

  • Ma subito lo criticano.

«Perché non capiscono che l’evoluzione è un metodo».

  • Ma creazionismo ed evoluzionismo sono compatibili?

«Perché no? Ma dobbiamo partire dal principio che la scienza si occupa di leggere il libro della natura, che non può essere sbagliato, perché è opera di Dio».

  • E di fronte alle parole della Bibbia «Dio creò l’uomo», come la mettiamo?

«Questa è materia per teologi».

  • Che però discutono con gli scienziati.

«Io propongo una spiegazione naturale, storica, dunque limitata: l’uomo fa parte dell’albero della vita totale. La scienza deve spiegare come le leggi della natura e della materia possano dare un’interpretazione allo sviluppo dell’universo».

  • La teoria del disegno intelligente può risolvere il problema?

«No. L’hanno inventata i creazionisti evangelici americani per evitare di parlare di Dio. Ma la ragione è puramente strategica, visto che nelle scuole e università non potevano citare il Dio biblico. Secondo me, è una teoria pericolosa. Bisogna stare attenti a mettere Dio, o il disegno intelligente, dove fa comodo, per tappare qualche buco, per non procedere fino in fondo nel dialogo tra la teologia e la scienza. La scienza non può pretendere di spiegare tutto, di andare indietro e poi indietro ancora. C’è un punto dove si deve fermare, ed è l’inizio dell’albero della vita: quello è un mistero e lo si accetta per fede».

  • Darwin pretendeva di arrivare fino a quel punto?

«Assolutamente no. Chi dice che, siccome sappiamo come funziona l’evoluzione, non c’è più bisogno di Dio, sbaglia completamente».

  • Quindi è un errore pensare alla scienza come emancipazione progressiva dalla teologia?

«Certo. È una posizione puramente ideologica, che non rispetta né la scienza, né la teologia».

  • Perché la Chiesa ha avuto e, talora, ancora ha paura della scienza?

«Il caso Galileo ha disorientato. La Chiesa era impreparata di fronte al nuovo modo di indagare la natura, quasi che la scienza pretendesse di svelare il Mistero. La ricerca dei dati oggettivi, invece, non compromette il Mistero. Ma c’è voluto Giovanni Paolo II per risistemare le cose, rileggendo il processo a Galileo. Ciò non significa che tutto sia a posto. Ancora troppe sono le porte chiuse nel rapporto tra scienza e teologia».

  • Oggi è la genetica a dividere di più.

«Io dico che non bisogna avere paura della verità, né della nostra ragione. Abbiamo bisogno, invece, di un maggiore confronto tra teologi e scienziati».

  • Galileo e Darwin sono pratiche archiviate. Resta Giordano Bruno: si arriverà a una riabilitazione?

«Forse. Ne ho parlato in Vaticano, ma per ora segnali non ce ne sono. La teoria di Giordano Bruno oggi è dimostrata dall’esistenza dei pianeti extrasolari, osservati dai telescopi in orbita. Il problema sono il processo e la condanna. Credo che se ne sappia meno che del processo a Galileo Galilei. E poi non sarà facile riconoscere che non c’era alcuna ragione per metterlo al rogo».
 

Alberto Bobbio

(10) Capi di imputazione noti

1 – nega la transustanziazione del pane in Carne ed il valore della Messa.

2 – nega la Trinità aderendo al subordinazionismo di Ario.

3 – nega la verginità di Maria.

4 – nega la divinità di Cristo.

5 – nega il culto dei santi.

6 – afferma che Cristo peccò quando, pregando nell’orto, rifiutava la volontà del Padre.

7 – afferma che Cristo non fu crocifisso ma impiccato.

8 – nega l’inferno e le pene eterne poiché tutti si salveranno.

9 – afferma che Caino fece bene ad uccidere Abele in quanto carnefice di animali.

10 – nega i profeti che sono solo degli astuti profittatori.

11 – afferma che Mosè era un mago più bravo di quelli del faraone e che finse il Sinai e che le tavole della legge le costruì lui.

12 – nega i dogmi della Chiesa.

13 – afferma di essere un bestemmiatore blasfemo.

14 – afferma che se sarà costretto a tornare frate manderà all’aria il monastero.

15 – afferma di avere opinioni avverse alla Santa Fede ed ai suoi ministri.

16 – afferma di credere nella trasmigrazione delle anime.

17 – afferma di occuparsi di arte divinatoria e magica.

18 – afferma di indulgere al peccato della carne.

19 – ha soggiornato in Paesi eretici vivendo alla loro guisa.

20 – ha parlato con spregio del Breviario.

21 – afferma disprezzo per le reliquie.

22 – afferma la stupidità del culto delle immagini.

23 – nega l’adorazione dei Magi.

24 – ha irriso il Papa.

25 – afferma l’esistenza di più mondi e la loro eternità ed è un convinto copernicano.

26 – nega l’incarnazione.

27 – afferma che l’uomo si genera dalla decomposizione organica.

28 – nega l’utilità della penitenza.

29 – afferma che Dio ha tanto bisogno del mondo quanto il mondo di Dio.

A questi capi di imputazione occorre aggiungere svariate censure a brani tratti dalle sue opere.


BIBLIOGRAFIA

(1) – Lucio Russo – La rivoluzione dimenticata – Feltrinelli, 2001

(2) – G. de Santillana – Le origini del pensiero scientifico – Sansoni, 1966

(3) – Boll, Bezold, Gundel – Storia dell’astrologia – Laterza 1979

(4) – William H. Stahl – La scienza dei romani – Laterza 1974

(5) A.R. Hall, M. Boas Hall – Storia della scienza – il Mulino 1979

(6) – Mario Gliozzi – Storia della fisica – in: Nicola Abbagnano (coordinata da) – Storia delle scienze – UTET 1965

(7) – S. F. Mason – Storia delle scienze della natura – Feltrinelli 1971

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