Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

(agosto 2011)

        L’argomento non mi appassiona e lo tratto solo perché alcuni miei studenti di Ingegneria Meccanica mi hanno accennato a Tesla parlando di lui come di un grande genio. Io ho incontrato qua e là, varie volte, il nome di Tesla, soprattutto quando mi sono occupato di Guglielmo Marconi, ma è stato sempre un approccio stridente perché istintivamente (lo so che non sta bene) provavo una certa repulsione. Provo comunque ad essere il più obiettivo possibile.

NOTE BIOGRAFICHE

        Nikola Tesla nacque nel 1856 a Smiljan in Croazia, allora facente parte dell’Impero Austro-Ungarico. I suoi genitori erano di origine serba ambedue legati direttamente o indirettamente alla Chiesa Ortodossa: il padre era un prete ortodosso e la madre, analfabeta ma molto intelligente, era figlia di un prete ortodosso. In biografie moderne fatte in siti come mariadinazareth.it, leggiamo frasi come la seguente che iniziano a creare un clima di sospetto: nacque proprio allo scoccare della mezzanotte mentre imperversava un violento temporale. La levatrice che assisteva la madre disse che il bambino sarebbe stato “il figlio della tempesta”. Non poteva sapere quanto fosse appropriata quell’osservazione, infatti già all’età di tre anni si eccitava per le scintille che l’elettricità statica provocava nel pelo del suo gattino, e da allora il suo interesse per quel fenomeno non mutò fino alla sua morte. Sta di fatto che fin da bambino Tesla fu portato all’ascetismo ed all’astrazione ed i suoi genitori insistettero per fargli studiare teologia ma egli riuscì, dopo aver frequentato l’ Higher Real Gymnasium a Karlovac (Croazia), ad iniziare gli studi di ingegneria elettrica alla Technische Universität di Graz, in Austria (da settembre 1875 alla fine del 1877), dove si appassionò alle lezioni di fisica di Jacob Poeschl. All’inizio del terzo anno di corso lasciò questi studi senza conseguire alcun titolo e senza aver dato alcun esame (si era occupato del problema dell’eliminazione delle scintille nei commutatori e nelle spazzole dei primi motori a corrente continua e di corrente alternata: dal tentativo di risolvere problemi connessi nacque in lui l’idea del motore a campo magnetico rotante, idea embrionalmente comunicata al suo professore che si fece scrupolo di ridicolizzarla). Sotto la spinta del padre, passò a studiare fisica e matematica alla Karls-Universität di Praga (dove sembra subì l’influenza di Ernst Mach) ma anche qui lasciò subito dopo la morte del padre senza conseguire alcun titolo (quest’esperienza durò solo l’estate del 1880). In compenso egli ci racconta di aver letto molti libri, alcuni dei quali imparati a memoria, che furono per lui fonte si continue ispirazioni e visioni [l’autobiografia di Tesla si può leggere in http://www.teslaplay.com/autobody.htm ]. Era indubbiamente malato ed ancora egli racconta che soffriva appunto di visioni, lampi accecanti e vere e proprie allucinazioni connesse ad idee che gli frullavano per la mente (I was about twelve years old when I first succeeded in banishing an image from my vision by wilful effort, but I never had any control over the flashes of light to which I have referred. They were, perhaps, my strangest experience and inexplicable. They usually occurred when I found myself in a dangerous or distressing situation, or when I was greatly exhilarated. In some instances I have seen all the air around me filled with tongues of living flame. Their intensity, instead of diminishing, increased with time and seemingly attained a maximum when I was about twenty-five years old). Oggi questa malattia è nota come sinestesia.

        In definitiva Tesla era un personaggio come Marconi che iniziò ad operare spinto da grandi intuizioni ma senza accertate e chiare basi scientifiche(1).

        Nel 1881 Tesla fu assunto nell’azienda telegrafica di Budapest, la National Telephone Company, passando subito dopo ad operare come ingegnere alla neonata azienda telefonica ungherese e quindi in quella slovena. In questo periodo, in cui realizzò un dispositivo mai ben chiarito (un amplificatore telefonico o un altoparlante ?), la sua malattia si accentuò sfociando in un forte esaurimento nervoso.

        Insoddisfatto delle sue occupazioni nel 1882 passò a Parigi a lavorare come ingegnere presso la Continental Edison Company, con il compito di migliorare le prestazioni delle realizzazioni elettriche di Edison. Del problema si era già occupato a Budapest quando lavorò per due amici di famiglia, Tivadar e Puskas, il primo dei quali aveva ottenuto da Edison la licenza per sfruttare commercialmente le sue invenzioni in Europa ed il secondo tentava di introdurre il sistema telefonico Edison in Ungheria. Secondo la sua autobiografia fu in questo anno (1882) che Tesla concepì l’idea del campo magnetico rotante per la quale ebbe il brevetto nel 1888 quando, a partire dal 1884, già si era trasferito a New York, negli USA. In questo Paese arrivò con una lettera di presentazione ad Edison del suo dirigente a Parigi, Charles Batchelor. Edison assunse il giovane, con buone credenziali, alla Edison Machine Works.

 

IL CAMPO MAGNETICO ROTANTE

        Il principio fisico dal quale discese l’idea di costruire un motore (asincrono) a campo magnetico rotante risale al 1831 ed è di Faraday che lo descrisse sia nelle sue Ricerche Sperimentali sull’Elettricità sia nei suoi Diari. Si tratta della scoperta della dinamo i cui perfezionamenti originarono i vari motori elettrici.

        Nella Prima Serie delle Ricerche Sperimentali, al n° 85 del Paragrafo 4, Faraday introduce quello che è noto come il disco di Faraday che illustra con le figure riportate di seguito.

        Un disco di rame è libero di ruotare intorno ad un asse fisso, in un campo magnetico perpendicolare al piano del disco.

Disegno che compare nelle Ricerche Sperimentali

Disegno che compare nei Diari(2)

        Faraday provò varie sistemazioni dei contatti elettrici striscianti e stabilì la più favorevole: un contatto era alla periferia del disco e l’altro all’asse del medesimo, come mostrato nei disegni che seguono.

Disegno che compare nelle Ricerche Sperimentali

Disegno che compare nei Diari

        L’idea di Faraday, che prese le mosse dal cercare di fornire una spiegazione di una celebre esperienza di Arago(3) del 1821, è, nella sua realizzazione pratica, quella mostrata nella figura seguente:

Il disco di Faraday. Il magnete ad U è indicato con A (al suo punto di fissaggio). Il disco è indicato con D. Attraverso il morsetto B’ si va al contatto strisciante m sul bordo del disco. Attraverso il morsetto B si va al contatto strisciante (non visibile) sull’asse del disco.

        I due contatti striscianti sono collegati ad un galvanometro. Quando il disco è messo in rotazione si trova che fra i contatti striscianti si origina una differenza di potenziale che dipende dalla velocità di rotazione, dalla intensità del campo magnetico e dal quadrato del raggio del disco. Si tratta della prima applicazione dell’induzione elettromagnetica: il moto di un disco conduttore tra le espansioni polari di un magnete diventa un generatore di corrente continua a seguito della Legge di Faraday-Neumann-Lenz (La forza elettromotrice indotta è direttamente proporzionale alla variazione di flusso magnetico, inversamente proporzionale all’intervallo di tempo durante il quale si produce la predetta variazione ed è tale da opporsi alla causa che l’ha generata)(4). Si tratta della prima dinamo omopolare. Per quello che qui interessa è da notare il fatto rilevante che si genera una corrente continua senza la necessità di commutatori, che invece sono indispensabili in tutte le altre macchine generatrici conosciute. Osservo di passaggio che la macchina è reversibile e cioè il disco ruota se è inviata una corrente attraverso gli stessi contatti elettrici(5).

        Da questo inizio si sono sviluppate molte macchine elettriche o con la medesima funzione del disco di Faraday (l’energia meccanica del moto viene trasformata in energia elettrica nei generatori elettrici) o con l’altra funzione che, prima di Faraday, inaugurò Barlow(6) (l’energia elettrica viene trasformata in energia meccanica nei motori elettrici).

        Elaborazioni successive portarono a dinamo ed alternatori sempre più complessi ed efficienti fino alla scoperta del campo magnetico rotante che è alla base dei motori a corrente alternata ad induzione asincroni che sono quelli con maggiore diffusione, anche oggi, nel mondo.

        Un campo magnetico rotante non è altro che un campo magnetico con intensità costante che ruota attorno ad un asse perpendicolarmente al campo stesso. Si può semplicemente generare facendo ruotare meccanicamente un magnete e si può evidenziare mediante la rotazione di un ago magnetico posto al di sopra del magnete in rotazione.

        Siamo qui però di fronte ad una applicazione inutile se non illustrativa di un fenomeno. E’ inutile in quanto da energia meccanica si ottiene energia meccanica e la cosa non interessa. E’ utile invece ottenere un campo magnetico rotante attraverso energia elettrica. Si è mostrato che è possibile ottenere un campo magnetico rotante facendo passare le tre fasi di una corrente trifase (originata ad esempio da un alternatore trifase) in tre bobine distinte e disposte tra loro a 120° di un motore asincrono come mostrato in figura:

Un alternatore trifase che alimenta un motore asincrono. Il calcolo prevede e l’esperienza conferma che il campo risultante dalla composizione dei singoli campi magnetici alternati di correnti trifasi è rappresentabile con un vettore  di modulo costante (B) che ruota di moto uniforme di periodo T uguale a quello delle correnti. Ogni circuito chiuso, collocato in modo da essere investito da questo flusso rotante, diventa sede di correnti indotte, che si manifestano con un effetto meccanico, l’azione di una coppia di forze, perché l’indotto si oppone alle variazioni del flusso (legge di Lenz) partecipando alla sua rotazione. Un indotto girevole attorno a un asse (specialmente se formato da un circuito chiuso di bassa resistenza, inserito in un nucleo cilindrico a lamine di ferro), viene messo in rotazione dalla coppia, con un momento tanto più forte quanto più grande è la differenza fra la velocità di rotazione del campo e quella dell’indotto (cioè la velocità relativa del rotore rispetto al campo rotante, che differiscono di una quantità compresa tra il 2% e il 5% circa, chiamata scorrimento): perciò la coppia è massima quando l’indotto è fermo e lo avvia, è minima nei caso ideale di scorrimento nullo, quando l’indotto ha raggiunto la velocità del campo rotante.

        Il rotore del motore asincrono è una “gabbia di scoiattolo” costituita da fili di rame collegati come mostrato in figura. In teoria vi era la possibilità di avere un cilindro di rame, invece della gabbia, come rotore ma questa soluzione è stata scartata a seguito delle correnti parassite di Foucault che sono molto intense in conduttori massicci.

        Il campo rotante determina nei fili di rame della gabbia un flusso variabile (originato dalla corrente alternata, continuamente variabile) per cui in essi si induce una corrente di verso tale da opporsi alle variazioni di flusso, tale cioè da essere trascinata in rotazione dal campo. La gabbia assumerà in tal modo una velocità di rotazione un poco inferiore a quella del campo (con la medesima velocità il flusso attraverso essa sarebbe costante con la conseguenza che la corrente indotta e quindi il momento di rotazione si annullerebbero) e tale che il momento motore sia maggiore del momento resistente. La velocità del rotore dipenderà quindi dal valore del momento resistente ed il motore è chiamato asincrono proprio a seguito dello sfasamento tra le velocità del rotore e quella del campo magnetico rotante. Il grande vantaggio di questi motori è che in esso sono aboliti i contatti striscianti e che, al variare del peso di carico applicato al rotore, la reazione delle correnti indotte che si formano nel rotore ne fa diminuire automaticamente la velocità, senza bloccarlo.

RITORNIAMO A TESLA

        Ho già detto che, secondo la sua autobiografia, Tesla aveva concepito il campo magnetico rotante nel 1882, quando si trovava a Parigi a lavorare per la Continental Edison Company. Ancora secondo la sua autobiografia in questi anni parigini elaborò molti apparecchi che utilizzavano l’idea del campo magnetico rotante.

        Nel 1884, come già accennato, Tesla si trasferì a New York a lavorare ancora per la Edison, nella Edison Machine Works, con lettera di raccomandazione del suo dirigente a Parigi, Charles Batchelor. Assunse il ruolo di semplice ingegnere elettrotecnico. Più avanti gli fu affidato il compito di ridisegnare e perfezionare i generatori di corrente continua prodotti dalla Edison (ricordo che sul finire dell’Ottocento, come vedremo più oltre, si puntava sulla corrente continua – DC –  più che su quella alternata – AC – ed Edison era un ardente sostenitore dell’opzione corrente continua mentre, ad esempio, Sebastian Ziani de Ferranti, l’inglese di padre italiano, costruiva in Gran Bretagna centrali per corrente alternata). Edison in persona gli aveva promesso una quantità esorbitante di denaro (50 mila dollari, pari ad un milione di dollari al valore del 2007) se avesse realizzato generatori e motori in corrente continua commercialmente validi. Quando Tesla terminò il suo lavoro con successo, nel 1885, chiese i suoi soldi ma Edison rispose che Tesla non aveva ancora capito l’umorismo americano proponendogli una paga settimanale di 25 dollari in luogo dei 14 dollari con cui era stato assunto.

        Edison aveva già realizzato diverse compagnie elettriche e varie piccole centrali elettriche non disdegnando la corruzione di deputati al fine di approvare la legge per l’illuminazione delle strade con lampade ad incandescenza di sua invenzione e realizzazione. Aveva quindi ben compreso lo spirito del capitalismo americano organizzando fabbriche per lo sfruttamento integrale di ogni invenzione, investendo in ogni attività (come le ferrovie a vapore) che mostrassero una qualche possibilità di guadagno. Gli USA erano già una grande potenza industriale, disponevano di molti tecnici pratici che lavoravano empiricamente, di imprenditori con grandi disponibilità economiche ma mancavano di scienziati come quelli formati in Europa che sottoponevano a trattamento teorico i dati dell’esperienza.

        Tra Edison e Tesla vi fu un’altra divergenza con implicazioni molto maggiori, divergenza che, sviluppatasi successivamente anche con l’intervento di Westinghouse, fu chiamata dalla stampa guerra delle correnti. Tesla osservò ad Edison che le centrali elettriche della sua compagnia erano del tutto inefficienti. Edison aveva costruito la prima centrale a DC a New York nel 1882 (e fondato la Edison Electric Light Company nel 1878 che nel 1892 diventerà la General Electric Company). La centrale copriva le esigenze di una limitata zona in cui iniziò ad essere introdotta l’illuminazione pubblica con lampade dello stesso Edison. E’ interessante osservare che il miracolo elettrico raggiunse anche la villa del banchiere Morgan, fondatore della Morgan Stanley, rendendola luminosa ed invidiabile tanto che Morgan divenne un sostenitore di Edison. Dalla prima centrale di Edison ne erano seguite molte altre lungo la costa atlantica. Poiché la potenza di una centrale del tipo Edison diveniva inutilizzabile a circa 3 Km dalla centrale, era necessario costruire centrali ogni 3 Km. La cosa risultava evidente nell’illuminazione fornita dalle stesse lampade di Edison: all’allontanarsi dalla centrale esse illuminavano sempre meno, finché a circa 3 Km dalla centrale erano praticamente spente. Il motivo di ciò risiedeva nei principi elementari alla base della corrente, la legge di Ohm e, soprattutto, quella di Joule che prevede un riscaldamento del filo che trasporta la corrente proporzionale al quadrato dell’intensità di corrente. Ora, una DC ha determinati valori di intensità di corrente e tensione alla sua produzione, valori che non possono essere mutati al momento dell’immissione nella rete elettrica. La potenza della centrale è data dal prodotto dell’intensità di corrente che viene prodotta moltiplicata la tensione di tale corrente. Il fatto del quale si deve prendere atto è che, alla produzione, i valori di intensità di corrente sono sempre elevati mentre le tensioni sono relativamente piccole. E’ il contrario di ciò che interesserebbe. A questo punto si inseriscono le osservazioni di Tesla. Perché non puntare  sulla corrente alternata ? Essa cambia ciclicamente e dovrebbe essere possibile distribuirla in onde multiple mediante sistemi polifase. L’idea era di utilizzare una AC che, subito dopo essere stata prodotta, può essere trasformata. Fermo restando che, alla produzione, si hanno alti valori di intensità e bassi di tensione, con la AC è possibile elevare la tensione, anche di moltissimo (mediante trasformatori), abbassando l’intensità. In questa operazione si mantiene la costanza della potenza della centrale, del prodotto cioè tra tensione e intensità prodotte. Per ragioni di sicurezza, prima dell’utilizzazione la tensione viene di nuovo abbassata con un altro trasformatore. Con tali centrali non occorre più costruirne tante perché è possibile trasportare una corrente a piccole intensità a grandi distanze senza dissipare troppa energia in calore.

        Tra Tesla ed Edison vi fu una totale rottura e Tesla si mise a lavorare sulle sue idee sviluppando sistemi di generatori, motori e trasformatori in AC polifase realizzando 40 brevetti fondamentali. Nel 1886 realizzò una sua compagnia, la Tesla Electric Light & Manufacturing, che durò poco perché fu truffato dai suoi finanziatori, Benjamin A.Vall e Robert Lane. I due erano rimasti colpiti da un progetto di Tesla per l’illuminazione pubblica mediante arco voltaico e lo incoraggiarono a brevettarlo per metterlo in commercio. Brevettato il sistema Tesla lo cedette ai due finanziatori che lo liquidarono utilizzando il brevetto per illuminare qualche quartiere ed impedendo a Tesla di realizzare ciò a cui teneva di più: le correnti polifase. Il povero ingenuo Tesla si trovò per strada senza soldi e senza un lavoro, costretto per oltre un anno (tra il 1886 ed il 1887) a fare l’operaio addetto a realizzare fossi per mangiare e per far conoscere alcuni suoi recenti brevetti(7). Parlò delle sue idee con il suo caporeparto che, a sua volta, ne parlò con l’avvocato C. Peck. Ma Peck non si intendeva di questioni tecniche ma chiese consiglio a A.S. Brown che lavorava in una società di ferrovie. I due, Peck e Brown decisero di affittare un locale per trasformarlo in laboratorio dove Tesla potesse costruire i suoi prototipi. Nel 1887 costruì un motore ad induzione a AC privo di spazzole, motore che presentò alla American Institute of Electrical Engineers nel 1888. In quello stesso anno costruì la bobina di Tesla, un trasformatore risonante in grado di produrre scintille possenti paragonabili a quelle dei fulmini atmosferici. Egli usò queste bobine per condurre esperimenti sulla luce elettrica, fluorescenza, raggi X (nel frattempo scoperti da Roentgen), fenomeni di corrente alternata ad alta frequenza, elettroterapia, trasmissione di segnali elettrici e di energia elettrica senza fili.

Gli scintilloni prodotti dalla bobina di Tesla. Il fatto che Tesla amasse farsi fotografare in queste posizioni è certamente utile ad una certa propaganda ed ai bassi istinti del pubblico ma non aiutano in alcun modo la scienza. Per altri versi i giornalisti riconoscono sempre e solo fenomeni eclatanti come scienza.

        Ma, soprattutto, nel maggio 1888, pubblicò, presso il citato American Institute of Electrical Engineers, un suo fondamentale lavoro: A New System of Alternating Current Motors and Transformers(8). La presentazione del motore e la lettura di questo lavoro impressionarono l’industriale ed inventore George Westinghouse (arricchitosi producendo freni idrodinamici e sistemi di segnalazione per ferrovie) che si recò a visitare il laboratorio di Tesla e si dice che ne restò sbalordito. Tesla aveva costruito dei prototipi di sistemi polifase (una dinamo a corrente alternata, dei trasformatori in salita ed in discesa, un motore in AC ed altri apparati. Erano stati Peck e Brown a far incontrare Tesla con Westinghouse; quando costoro capirono che le idee sui generatori e motori di Tesla avrebbero avuto un futuro, anziché mettersi a produrli in proprio vendettero i brevetti a Westinghouse che li comprò a carissimo prezzo. Westinghouse chiamò Tesla a lavorare presso i laboratori della Westinghouse Electric & Manufacturing Company’s di Pittsburgh. Westinghouse si interessò particolarmente ai sistemi polifase ai quali lavorava Tesla e finanziò la loro realizzazione riuscendo, in breve tempo, a fornire energia elettrica con il sistema Tesla, che nel suo insieme costituisce il prototipo di tutte le reti elettriche su vasta scala, agli interi Stati Uniti.  Edison perse il suo primato dopo una battaglia senza esclusione di colpi su vari organi di stampa. L’arma che Edison riteneva definitiva contro la AC era la sua pericolosità e, allo scopo, costruì la tristemente nota sedia elettrica in CA in cui folgorò ogni specie di animale fino ad un elefante. Tesla rispose alla sfida facendosi attraversare da una AC senza che la cosa gli procurasse danno. Da qui iniziò il crollo della Edison e la crescita inarrestabile della Westinghouse. Alla Fiera Mondiale di Chicago del 1893 l’illuminazione fu affidata alla Westinghouse e non per qualche preconcetto ma perché il preventivo di spesa era minore della metà di quello della General Electric. A questa Fiera Tesla poté finalmente esporre e far conoscere i suoi apparati in AC polifase (generatori, motori, alternatori, trasformatori). Più tardi la Niagara Falls Power Company incaricò la Westinghouse di trasmettere per il Paese l’energia prodotta nelle sue centrali idroelettriche. Ma su questa applicazione vi furono importanti modifiche ai lavori di Tesla realizzate dagli altri ingegneri della Westinghouse. Per capire di cosa si tratta occorre risalire a che idea di uso del motore di Tesla si era fatto Westinghouse. Questi aveva pensato alla possibilità di utilizzarlo per muovere i tram elettrici. Ma il motore Tesla richiedeva due correnti alternate e quattro cavi elettrici e ciò avrebbe richiesto la sostituzione dell’intera linea monofase esistente. Tesla tentò di modificare il suo motore ma la cosa sarebbe stata possibile solo con correnti da 50 Hz mentre la Westinghouse lavorava ed aveva tutti i sistemi tarati a 133 Hz (e ciò serviva per avere illuminazione non tremolante)  Non vi era possibilità di accordare le cose almeno a livello economico. Furono appunto gli ingegneri Westinghouse che risolsero il problema modificando i motori Tesla con correnti trifase a 60 Hz. Furono questi sistemi ad essere utilizzati nella distribuzione della Niagara Falls Power Company.       

LA PRIORITA’ DI GALILEO FERRARIS 

        Si inserisce a questo punto una questione che, all’epoca, si ripeteva spesso sulla priorità delle scoperte in gioco, in particolare su quel campo magnetico rotante che rendeva le macchine elettriche in grado di funzionare senza spazzole e quindi senza le fastidiosissime scintille.

        Al problema dei generatori elettrici si lavorava in vari Paesi avanzati (Germania, Francia, Gran Bretagna) e meno avanzati come l’Italia. Fu proprio in Italia che venne scoperto il fenomeno del campo magnetico rotante ad opera di un grande scienziato piemontese, Galileo Ferraris (1847-1897). Egli studiò a Torino in un liceo che oggi chiamiamo classico e quindi si laureò in ingegneria, presso l’Università di quella città, nel 1869, all’età di 22 anni. La sua tesi verteva sulla trasmissione a distanza di energia e, confrontata con quanto si fece nei successivi 20 anni, mostrava proprio quanto primitivo fosse l’approccio al problema. Ferraris iniziò a lavorare come docente universitario di Fisica Tecnica presso quello che oggi si chiama Politecnico di Torino(9). Nell’ottobre del 1884, dopo esperienze fatte nei laboratori della sua scuola, Ferraris dimostrò la trasmissione di AC a distanza alla presenza di una commissione internazionale di esperti. Nel 1885 dimostrò sperimentalmente in pubblico il risultato dei suoi studi sui motori in corrente alternata: l’esistenza di un campo magnetico rotante generato mediante due bobine fisse tra loro perpendicolari, percorse da correnti della stessa frequenza sfasate di 90° (corrente bifase); un cilindretto di rame, immerso nel campo magnetico, si metteva in movimento, tra la meraviglia dei presenti, sotto l’azione delle forze elettrodinamiche tra campo rotante e correnti indotte. 

La struttura dell’esperienza del campo magnetico rotante di Galileo Ferraris

        Il 18 marzo 1888 ne pubblicò la teoria, con una completa trattazione matematica fondata sull’analisi vettoriale, sulla rivista l’Elettricità della Reale Accademia delle Scienze(10). Nello stesso anno due mesi dopo (il 16 maggio), in America, Nicola Tesla, indipendentemente, depositava i brevetti sulla costruzione del motore asincrono (acquistati poi dalla Westinghouse). Nacquero contestazioni sulla priorità di tale scoperta, soprattutto da parte dello stesso Tesla. La questione finì nelle aule giudiziarie, ma alle fine la priorità dell’invenzione fu riconosciuta allo scienziato italiano. La questione comunque non lo amareggiò ed ebbe a dire: Ho visto a Francoforte che tutti attribuiscono a me la prima idea, il che mi basta. Gli altri facciano pure i denari, a me basta quel che mi spetta, il nome Già al convegno di Chicago del 1893 si riconobbe a Galileo Ferraris la scoperta del campo magnetico rotante.

        Ferraris non brevettò la sua scoperta e questo mostra alcune cose sullo spirito della ricerca in Italia e negli USA. Lasciando a margine una discussione che ho portato avanti in altro lavoro, e cioè quella sulla legislazione sui brevetti, che la neonata Italia non aveva e/o non era in grado di imporre ad altri Paesi (la cosa ci costò molti problemi ad esempio nella dinamo di Pacinotti e nel motore a scoppio di Matteucci e Barsanti), resta la considerazione del modo di porsi di fronte alla scoperta scientifica. Ferrarsis, uno dei pochi ingegneri con una filosofia della fisica in grado di porsi problemi al di là del mero fatto tecnico, come ha mostrato G. Giuliani in The philosophy of physics of an engineer http://fisicavolta.unipv.it/percorsi/pdf/Ferrafil.pdf ), più volte ebbe modo di sostenere: Prima dell’importanza industriale vi è quella scientifica, prima dell’utile materiale, quello intellettuale. Vi sono scoperte che non possono essere proprietà di uno solo, perché appartengono al progresso dell’umanità(11).


TESLA CONTINUA CON LE SUE INVENZIONI

        Mentre accadevano queste cose Tesla non solo era a riposo ma non cessava di produrre idee e realizzazioni varie, oltre naturalmente ad una pletora di brevetti.

        Nel 1877 iniziò a cercare di realizzare una lampada a maggior efficienza di quelle in uso. Allo scopo brevettò un tubo a vuoto con un solo elettrodo.

        Alimentando opportunamente l’elettrodo si originava una particolare luminescenza, la  bremsstrahlung,  la stessa che nel 1895 osserverà Röntgen, quando scoprì i raggi X. Tesla non poté osservare questo fenomeno perché il suo tubo non aveva il secondo elettrodo, l’anticatodo, che permetteva alla radiazione generata dal catodo di fuoriuscire dal tubo.

Tubo di Röntgen. La radiazione proveniente dall’elettrodo in basso a destra, colpisce l’anticatodo (al centro di figura) che le permette di fuoriuscire dal tubo.

        A partire dal 1892 Tesla iniziò a rendersi conto che quella luminescenza danneggiava la pelle e questo sarà un effetto che Röntgen riconoscerà prodotto dai raggi X. Ma Tesla inventò cause diverse per questi danni alla pelle attribuendoli all’ozono ed all’acido nitroso generato dal contatto della radiazione con la pelle (sulle azioni che feriscono la pelle … noto che esse sono state male interpretate … Esse non sono dovute ai raggi Röntgen, ma semplicemente all’ozono generato in contatto con la pelle. Anche l’acido nitroso potrebbe esserne responsabile, ma per una piccola estensione). Dopo la scoperta di Röntgen, Tesla capì che la sua bobina era in grado di produrre raggi X più penetranti (di  maggiore potenza) di ogni apparato utilizzato e pubblicò i suoi risultati(12).

        Intanto Tesla, nel 1887, aveva lasciato la Westinghouse (portando la società quasi in bancarotta con il togliergli lo sfruttamento dei suoi brevetti) perché non più interessato in quel momento al perfezionamento dei sistemi polifase e nel 1889 con il denaro guadagnato mediante i suoi brevetti, aprì un laboratorio a New York dove si creò la fama dello scienziato pazzo. Ed i giornalisti sanno capire solo ciò che di scienza è eccentrico, anche se privo di significati di fondo. Fu così che crebbe la fama di Tesla, con dichiarazioni che i giornalisti non comprendevano ma amplificavano e con supposte sensazionali scoperte. Più tardi aprì un altro laboratorio ed utilizzò i due per trasmettere tra di essi dell’energia a distanza (accese delle lampade che precorrono i neon).

        In questo laboratorio iniziò ad occuparsi di correnti ad alta frequenza collegando le sue bobine d’induzione ed i condensatori appositamente realizzati in modo da ottenere frequenze elevatissime, fino a 25.000 Hz. Scrive Carlson:

L’inventore lavorò a questa grandiosa idea per i successivi 15 anni. Paragonando un condensatore a un serbatoio di stoccaggio e una bobina d’induzione a una molla a spirale, Tesla si rese conto che un circuito configurato in maniera adeguata avrebbe potuto amplificare i segnali elettrici e portarli a frequenze e voltaggi mai raggiunti fino ad allora. Sfruttando quest’idea, costruì enormi «trasmettitori amplificanti» – oggi chiamati bobine di Tesla – che generavano scintille lunghe oltre 40 metri. L’inventore, inoltre, capì che la risonanza apriva la strada alla sintonizzazione dei segnali radio. Conferendo a un trasmettitore una certa capacità e induttanza si sarebbero prodotti segnali alla frequenza desiderata; analogamente, fornendo la stessa capacità e induttanza a un circuito ricevente, quest’ultimo avrebbe risposto ai segnali trasmessi alla frequenza originale.

Basandosi sull’idea fondamentale della risonanza elettrica, Tesla portò avanti contemporaneamente invenzioni nel campo dell’illuminazione, delle comunicazioni radio e della distribuzione senza fili di corrente elettrica. Sperando di creare una lampada ad alto rendimento che sostituisse la lampadina a incandescenza di Edison, l’inventore non solo creò le prime lampade a fluorescenza, ma si rese anche conto che una valvola elettronica era in grado di rilevare onde radio. Tesla però non sfruttò questa intuizione, e le valvole termoioniche furono sviluppate successivamente da J.A. Fleming e Lee De Forest.

Una volta perfezionati i circuiti che gli servivano per trasmettere e ricevere onde radio, Tesla li sperimentò servendosi di antenne che appese a palloni aerostatici librati sopra il suo laboratorio e il suo albergo di Manhattan. Ma aveva appena cominciato a ottenere risultati promettenti che il suo laboratorio fu distrutto da un incendio, nel marzo 1895, e tutti i suoi strumenti di ricerca e i suoi appunti andarono persi.

Nella primavera del 1899 Tesla chiuse il laboratorio che aveva messo in piedi a New York e costruì una struttura alle pendici del Pikes Peale, a Colorado Springs. Qui si occupò di quella che credeva sarebbe stata l’applicazione più importante per le onde elettromagnetiche: la distribuzione senza fili di corrente elettrica intorno al mondo. In quel periodo sembrava che in tutta l’America si stessero realizzando impianti elettrici. La richiesta di elettricità sembrava insaziabile, e Tesla sognava di battere le reti di terra che stavano rapidamente crescendo, fornendo sia l’elettricità sia lo scambio di messaggi senza l’uso di fili.

Il nuovo sogno di Tesla si basava sulla risonanza elettrica.

Come altri pionieri della trasmissione senza fili egli colse la duplice relazione tra trasmettitore e ricevitore. Innanzitutto il trasmettitore inviava onde radio al ricevitore attraverso l’aria. Poi, dato che entrambi gli strumenti erano collegati a massa, una corrente di ritorno passava dal ricevitore al trasmettitore attraverso la messa a terra. A differenza di tutti gli altri sperimentatori, che puntavano sulle onde radio trasmittenti che utilizzavano l’atmosfera, Tesla decise di concentrarsi sulla corrente di terra. Perché non usare il trasmettitore per inviare le onde al ricevitore tramite la terra, pensò, e poi usare l’atmosfera per il circuito di ritorno? Tesla pensò che una stazione trasmittente sarebbe stata in grado di pompare energia elettromagnetica nella crosta terrestre fino a raggiungere la frequenza di risonanza elettrica del pianeta; poi, con l’intero globo pulsante di energia, la si sarebbe potuta intercettare tramite stazioni riceventi sparse in tutto il mondo. Per mettere alla prova questa teoria Tesla assemblò a Colorado Springs diversi trasmettitori amplificanti di grandi dimensioni, e si persuase che avessero effettivamente trasmesso energia intorno al mondo. (Tesla credette anche che i suoi segnali avessero raggiunto Marte, convincendosi di aver ricevuto un messaggio di risposta dai marziani!). 
[Nel suo laboratorio a Colorado Springs, egli “registrò” alcune tracce di ciò che credeva fossero segnali radio extraterrestri; ciononostante i suoi pubblici annunci e i dati che aveva rilevato furono duramente respinti dalla comunità scientifica mondiale].

Sicuro che l’elettricità poteva essere trasmessa intorno al mondo passando sottoterra, nel 1900 tornò a New York. Era così certo del successo che alloggiò nel lussuoso Waldorf Astoria Hotel. Poi scrisse un saggio di 60 pagine per la rivista «Century», intitolato The Problem of Increasing Human Energy. I suoi sforzi promozionali diedero frutti, e nel 1901 il magnate J. Pierpont Morgan investì 150.000 dollari nello schema elettrico senza fili di Tesla. L’inventore consumò questo anticipo attrezzando, senza badare a spese, un nuovo laboratorio a Wardenclyffe, sulla costa settentrionale di Long Island. Nonostante il rifiuto di Morgan di sborsare altro denaro e la mancanza di risultati tecnici positivi, l’inventore costruì a Wardenclyffe un pilone d’antenna alto 57 metri. Ma anche se le sue conoscenze newyorchesi appartenevano a un’élite facoltosa, non riuscì a procurarsi i fondi necessari per portare a termine il suo progetto e si ammalò di esaurimento nervoso.

Dopo una parziale guarigione, Tesla sperò di raccogliere fondi per riprendere il lavoro a Wardenclyffe, spostando però i suoi sforzi creativi dall’ingegneria elettrica a quella meccanica. Rendendosi conto che nelle centrali elettriche si stavano sostituendo i motori a vapore a pistone alternativo con le più efficienti turbine rotanti a vapore, cominciò a studiare un modello di turbina con la girante priva di pale.

Come in tutte le altre invenzioni di Tesla, anche alla base di questa c’era un’intuizione importante. Così come nel suo motore a corrente alternata un campo magnetico rotante «trascinava» con sé il rotore, Tesla pensò che fosse possibile far sì che il vapore trascinasse, per via delle forze viscose, una serie di dischi sottili posti l’uno accanto all’altro e fissati all’asse di una turbina, facendoli ruotare, e sottoponendoli così a uno sforzo di taglio dipendente dalla velocità di flusso del fluido. La turbina di Tesla doveva funzionare a una frequenza di oltre 10.000 giri al minuto: troppo, per essere sopportata da un qualsiasi sottile disco d’acciaio.

Tesla non riuscì a convincere nessuno a costruire la sua turbina ma riuscì a brevettare un tachimetro per autoveicoli che si basava sullo stesso principio: l’uso di forze viscose che facevano girare dischi collocati l’uno accanto all’altro. Nei vent’anni successivi visse delle royalty che gli venivano corrisposte grazie al suo tachimetro. Nel frattempo scriveva articoli per riviste popolari sul futuro dell’elettricità e della radio. Lentamente, però, la depressione riprese ad affliggerlo, e l’inventore si trasformò in un misantropo che vagabondava da un albergo all’altro man mano che i conti arrivavano alla scadenza. 

        Tornando un poco indietro nel tempo, nel 1891 Tesla fu naturalizzato come cittadino USA stringendo amicizie con artisti e convertendosi alla indiana filosofia vedica (trasmigrazione del Sé; liberazione dal ciclo delle rinascita; i Veda hanno autorità su tale liberazione; Brahman, ispiratore e rivelatore dei Veda, è causa materiale e strumentale del mondo; il Sé è agente dei propri atti e quindi destinatario del bene o del male che da tali atti conseguono).

        Nel 1892, dopo le famose esperienze di Hertz sulla propagazione delle onde elettromagnetiche, intravide la possibilità della telegrafia senza fili e nel 1893, a Saint Louis, realizzò una trasmissione radio mediante sistemi completamente diversi da quelli poi utilizzati da Marconi che iniziò le sue esperienze tra la fine del 1894 ed il 1895(13). Anche qui, sull’invenzione della radio, vi fu una dura battaglia di Tesla contro Marconi per rivendicare la priorità nell’invenzione della radio. Non sono in grado di entrare nel merito oltre che sostenere che le scoperte simultanee non sono rare. Ma, mentre di Marconi ho letto varie cose, di Tesla mi è stato difficile trovare argomenti se non dichiarazioni e testimonianze della prima trasmissione radio. In ogni caso, nel 1904, l’ufficio brevetti americano cambiò la sua decisione, assegnando a Guglielmo Marconi il brevetto per la radio precedentemente dato a Tesla. Nel 1911, l’High Court of Great Britain in un processo intentato a Marconi, deliberò che i brevetti di Marconi (relativi ad alcuni componenti necessari alla trasmissione radio) erano perfettamente validi. Nel 1915 Tesla intentò una causa contro Marconi per la paternità della radio. Nel 1943, invece, la Supreme Court of the United States attribuì a Tesla la precedenza su Marconi relativamente ad alcuni brevetti (la sentenza si può leggere al link: http://www.radiomarconi.com/marconi/popov/sentenza.html ). Ma qui vi sono dei dubbi sulla correttezza di una tale sentenza perché l’Esercito USA doveva a Marconi una gran quantità di denaro per aver sfruttato i suoi brevetti, con il togliere i brevetti a Marconi e con la morte avvenuta in quello stesso anno di Tesla, i problemi erano risolti. Anche qui non so però aggiungere argomenti. Posso solo dire che questa stessa corte USA operò in modo analogo quando dovette pagare l’uso del brevetto dei neutroni lenti (fatto a Roma da Fermi, Amaldi, Pontecorvo, Segré, Rasetti) nelle centrali nucleari USA: dopo un processo lunghissimo, liquidò i possessori del brevetto con neppure 25 mila dollari. Da ridere ! Vi è infine la questione del Nobel che l’Accademia svedese assegnò a Marconi nel 1909 e non a Tesla. Si dice che Tesla fosse candidato per il 1912 e che avesse rifiutato perché avrebbe dovuto condividere il premio con il suo, ora, nemico Edison. Ed anche perché il suo premio avrebbe seguito quello a Marconi.

        Molte altre furono comunque le realizzazioni e, soprattutto, le idee sviluppate da Tesla, che spesso anticiparono molte e differenti realizzazioni, ma egli divenne famoso soprattutto per ciò che fece fino al 1892, fino ai suoi 36 anni. Ricordo comunque negli anni più prolifici della sua vita egli: generò tensione alternata di un milione di volt usando una sua bobina e investigò sull’effetto pelle nei conduttori, progettò circuiti regolatori, lampade a scarica di gas senza fili, fece ricerche sulla radioattività e sui raggi cosmici, realizzò una imbarcazione radiocomandata che però fu rifiutata dalla marina USA, intuì la robotica (Art of Telautomatics), inventò una “candela elettrica” (spark plug) per i motori a combustione interna a benzina, indagò l’elettricità atmosferica e la ionosfera, fu un precursore del sistema radar, ottenne un brevetto per il trasporto aereo mediante decollo verticale, progettò un’auto elettrica. Per tutti questi suoi meriti ottenne vari riconoscimenti tra cui varie lauree honoris causa ed ammissione ad alcune società scientifiche. Va ricordato inoltre che alla Conférence Générale des Poids et Mesures (CGPM) tenutasi a Parigi nel 1960, venne dato il nome tesla (T) all’unità di misura dell’induzione magnetica B (1 tesla = 1 weber/1 metro quadro) nel Sistema Internazionale (SI).                      [L’elenco completo dei brevetti di Tesla si trova in: http://www.hbci.com/~wenonah/new/tesla.htm ]

        Negli anni del primo dopoguerra, dopo essere andato in bancarotta (1916), Tesla, come dice Wikipedia, “iniziò a mostrare evidenti sintomi di disturbo ossessivo-compulsivo; divenne ossessionato dal numero tre: sovente si sentiva costretto a girare attorno ad un palazzo tre volte prima di entrarvi, oppure voleva una pila di dodici tovaglioli ben piegati intorno al suo piatto ad ogni pasto, o altro ancora. La natura dei suoi disturbi era poco conosciuta a quel tempo e non erano disponibili terapie efficaci, perciò i sintomi vennero considerati come prova di una parziale infermità mentale, danneggiando senza dubbio ciò che era rimasto della sua reputazione”.

“… esigeva che la camera d’albergo dove alloggiava avesse un numero divisibile per tre. Si sa che egli era fisicamente contrario alla gioielleria, specialmente alle collane di perle e che era ossessionato dai piccioni: ordinava speciali semi per i volatili che nutriva nel Central Park, portandone alcuni nella sua stanza in hotel. Era un amante degli animali; spesso gioiva alla vista di una cucciolata di gatti”.

“Tesla, per sua volontà, visse gli ultimi anni della sua vita in una suite di due stanze al 33º piano del New Yorker Hotel, nella Room 3327, dove, giunto alla fine dei suoi giorni, mentre già scivolava in ciò che i più considerano uno stato mentale alterato, avrebbe chiesto di esser visitato quotidianamente da un particolare piccione bianco. Egli avrebbe affermato che il volatile era molto prezioso per lui. L’aneddoto racconta che un giorno il piccione si ammalò; Nikola tentò di soccorrerlo per rimetterlo in salute, ma esso morì tra le sue braccia. L’inventore non era un uomo religioso; credeva, infatti, che doveva esserci una spiegazione scientifica per ogni cosa ed era sostanzialmente ateo. Ma quando quel piccione bianco morì, Tesla giurava di aver visto una luce molto chiara venir fuori dai suoi occhi, così luminosa che nemmeno lui sarebbe riuscito a crearne una di pari intensità.
Questo episodio lo portò a credere che il candido uccello fosse in origine qualcosa di spirituale. Molti biografi annotano che Tesla considerò la morte del piccione come il colpo finale per lui e per il suo lavoro”.

        Prima di terminare resta ancora da dire qualcosa in più sulla persona.

ALCUNE AFFERMAZIONI DI TESLA

         La succinta The Story of Science in America di L. Sprague De Camp, Catherine C. De Camp, scritta da americani che in genere sono molto sciovinisti, quando parla di Tesla non è tenera:

Permaloso ed eccentrico, Tesla interrompeva sempre i suoi impegni di lavoro perché si sentiva incompreso o insultato.

        E’ ora interessante invece tralasciare la parte tecnica del lavoro di Tesla per andare a ricercare alcune tra le sue affermazioni e posizioni sia su argomenti scientifici, sia su questioni di carattere generale.

        Un suo saggio(14) che, nelle intenzioni, voleva essere scientifico e porlo sulla scia delle grandi questioni scientifiche poste nel Novecento, fu scritto da Tesla quando aveva 81 anni, nel 1937. Doveva essere una teoria unitaria del campo unificato ma risultava solo l’annuncio di un qualcosa riguardante la gravità che Tesla non aveva in realtà compreso. La gravità doveva essere una specie di fenomeno elettromagnetico costituito da onde longitudinali e trasversali. Letto il saggio, la comunità scientifica nel suo insieme sostenne che Tesla doveva iniziare a studiare concetti precedenti, prima di entrare in questioni complesse che non conosceva. Ma quanto era stato sviluppato dalla scienza avevano eccitato in lui interessi che sfociarono in dichiarazioni ed annunci di cose che stava facendo o avrebbe fatto che sconfinavano in pieno nella fantascienza. Le onde e le particelle del dualismo indotto dalla fisica dei quanti gli fece pensare un muro di luce che poteva essere mosso agendo sulle onde elettromagnetiche. Il movimento di tale muro avrebbe potuto modificare spazio e tempo, gravità e materia. Da qui vennero fuori annunci di sistemi antigravità, di viaggi nel tempo, di teletrasporto. Tutte cose che affascinano il pubblico che non si occupa di scienza ma che crede che questa sia scienza. Quindi Tesla è dientato un mito per chi si occupa di UFO, di paranormale ed amenità del genere.

        Il nostro credeva di poter intervenire dicendo la sua su ogni questione e nel 1925, a proposito del principio di Mach affermò (le citazioni sono riprese da Wikipedia):

Non c’è nulla che sia dotato di vita – dall’uomo, che ha reso schiavi gli elementi, alla più agile creatura – in tutto questo pianeta che non oscilli durante una rotazione. Ogni volta che un’azione sia generata da una forza, anche infinitesimale, il bilancio cosmico viene alterato ed il moto universale ne risente degli effetti.

Naturalmente chi non ha capito è pienamente giustificato. Ma il meglio di sé Tesla lo ha dato in vari commenti alla Teoria della Relatività sia Speciale che Generale:

 … la teoria della relatività, in ogni caso, è più anziana dei suoi attuali sostenitori. Fu avanzata oltre 200 anni fa dal mio illustre connazionale [sic!] Ruđer Bošković, il grande filosofo, che, non sopportando altre e più varie occupazioni, scrisse un migliaio di volumi di eccellente letteratura su una vasta varietà di argomenti. Bošković si occupò di relatività, includendo il cosiddetto continuum spaziotemporale … [questa affermazione mostra la totale ignoranza di Tesla sulla questione, ndr] 

…[ha] un magnifico abito matematico che affascina, abbaglia e rende la gente cieca di fronte ad errori impliciti. La teoria è come un mendicante vestito color porpora che la gente ignorante scambia per un re …, i suoi esponenti sono uomini brillanti, ma sono metafisici, più che fisici …

Io continuo a ritenere che lo spazio non possa essere curvo, per il semplice fatto che esso non può avere proprietà. Sarebbe come affermare allo stesso modo che Dio ha delle proprietà. Egli non ne ha, ma solo degli attributi di nostra invenzione. Di proprietà si può parlare solo per la materia che riempie lo spazio. Dire che in presenza di corpi enormi lo spazio diventa curvo è equivalente ad affermare che qualcosa possa agire secondo nulla. Io mi rifiuto di sottoscrivere un simile modo di vedere.

Come può osservare il lettore attento, siamo qui di fronte ad un campionario di scempiaggini indegne di uno scienziato.

        Ma la parte indegna di Tesla è la sua adesione all’eugenetica che egli proclamò in una intervista del 1937, proprio in concomitanza con i movimenti razzisti americani ed europei. Affermò il nostro:

[…] il nuovo senso di compassione dell’uomo iniziò ad interferire con lo spietato meccanismo della natura. L’unico metodo compatibile con le nostre nozioni di civilizzazione e di razza è quello di impedire la proliferazione degli esseri non adatti per mezzo della sterilizzazione e della guida consapevole dell’istinto riproduttivo […]. Fra gli eugenisti, è opinione comune che bisognerebbe rendere più difficile il matrimonio. È innegabile che, a chiunque appaia come un genitore poco raccomandabile, dovrebbe essere proibita la generazione di figli. Nel giro di un secolo, il caso di una persona normale che si unisca con una eugeneticamente non adatta, sarà improbabile quanto il caso che la veda sposata ad un criminale incallito.

        In compenso riteneva che le donne dovessero avere il primato nel mondo e che presto avremmo avuto una società basata sulle api regine (1926).  E diceva ciò anche se non si conoscono suoi rapporti con donne (ma neanche con uomini). Tesla doveva essere un completo asessuato.

LA FINE

        Tesla morì ad 86 anni nel 1943. Al momento della sua morte, l’inventore stava continuando a lavorare sul teleforce, un progetto di raggio della morte (anche Marconi propose un tale raggio al regime fascista che lo finanziò), che aveva proposto senza successo al Dipartimento della Guerra degli USA. Ricerche del governo tra i suoi documenti mostrarono che, come spesso faceva, Tesla aveva dato annunci che erano molto vicini alla fantascienza. In ogni caso ciò che fu trovato fu classificato top secret.

        Dopo la sua morte, come accennato la fama di Tesla crebbe in ambienti metafisici, esoterici ed anche religiosi. Non è il caso di entrare in dettagli perché la cosa sarebbe molto lunga ed alla fine noiosa. Ma qualche perla relativa alla considerazione odierna di Tesla la voglio dare ricavandola da vari titoli di siti in rete e ricordando che a Tesla il Giacobbo TV ha dedicato varie trasmissioni di Voyager.

        Inizio con alcuni titoli:

– Un genio dimenticato in Italia: Nikola Tesla  

in BIO ENERGY RESERCHES (http://www.bioenergyresearch.com/ita/tesla.htm )

– L’automobile spinta dall’etere di Nikola Tesla

in DISINFORMAZIONE (http://www.disinformazione.it/automobiletesla.htm )

– Nikola Tesla l’uomo che inventò il 20° secolo

in PARROCCHIE (http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/nikola_tesla.htm )

– L’UFO terrestre di Nikola Tesla

in CURIOSITY BOX (http://curiositybox.wordpress.com/2009/09/09/lufo-terrestre-di-nikola-tesla/

In tutti questi siti, ed in moltissimi altri rintracciabili con Google, Tesla è sempre presentato come un genio incompreso ed a lui si devono mirabolanti invenzioni che solo qualche cospirazione mondiale gli ha impedito di realizzare. Come esempio riporto quanto si dice di Tesla in edicolaweb:

Da http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/tu_tesla.htm

È stato uno scienziato brillante, un profeta che leggeva realmente nel futuro, ma che il suo tempo non fu in grado di comprendere. Il risultato finale è stato che uno dei maggiori benefattori dell’umanità è stato dimenticato. Tesla morì come aveva vissuto: solo e nell’anonimato, destinato all’oblio per l’ordine top secret che proibiva di parlare dei suoi lavori. …

Un esperimento particolare con quell’antenna resterà nella storia di questa civiltà: un fulmine uscì dal globo di ferro in cima all’antenna, crebbe di dimensioni fino a diventare un globo elettrico che mandava verso il cielo lampi scoppiettanti di lunghezza almeno di 50 metri. La zona fu pervasa da rombi di tuono e l’erba assunse il colore di un verde brillante come se ci fosse fosforescenza. Il fatto più traumatico sicuramente fu quello sopportato dagli abitanti, i quali, camminando nelle strade, vedevano sprizzare scintille elettriche che dai loro piedi finivano sul selciato. …

Quando la Wardenclyffe fu completata, Tesla annunciò un’altra delle sue scoperte: sarebbe bastato dare una potente energia ai suoi trasmettitori per trasformare la litosfera terrestre in un gigantesco portalampade. Bastava in pratica infilare un bastone metallico nel terreno, collegarlo ad un trasformatore, per avere elettricità a volontà. Tesla era dell’opinione che per generare l’energia iniziale fosse sufficiente usare impianti idroelettrici. Il punto debole di tanta invenzione stava nel fatto che se il trasmettitore avesse inviato, anziché su tutto il globo in maniera uniforme, una forte quantità d’energia in un solo punto, allora si sarebbe verificata una distruzione totale. Secondo i calcoli, con questo sistema si poteva inviare tranquillamente un’energia pari ad una bomba nucleare da 10 megatoni. La storia ci ricorda che Tesla non ebbe mai la possibilità di sperimentare la sua rivoluzionaria invenzione.

e ciò che dice di Tesla il suddetto sito delle Parrocchie:

Si tratta senza alcun dubbio di una delle personalità più incredibili, geniali e discusse dell’intero Novecento. E l’alone di mistero che circonda Nikola Tesla è ingigantito dalle circostanze particolari della sua morte, mai dei tutto chiarite, avvenuta l’8 gennaio del 1943 a New  York, nel pieno del secondo conflitto mondiale. Nikola Tesla era un personaggio veramente singolare. Oltre ad essere alto 2 metri, era severo nello sguardo e scostante nei modi. Non si sposò mai e dichiarò per tutta la vita di essere ‘asessuale’ e che questa sua caratteristica era stata importantissima per favorire lo sviluppo dei suoi studi e delle sue intuizioni.  Per tutta la vita rifuggì qualsiasi occasione mondana, e rarissimamente accettò di farsi ritrarre in fotografia.

La frase che tutti commuove e che tutti citano è una delle frasi attribuite a Tesla:

Il dono della forza della ragione ci viene da Dio, dall’Essere Divino, e se concentriamo le nostre menti su questa verità, stabiliamo un’armonia con questa grande forza. Mia madre mi aveva insegnato a cercare ogni verità nella Bibbia.

Carlson, per parte sua, conclude il suo articolo con le seguenti parole:

Tesla ha lasciato dietro di sé un’eredità controversa. Da un lato, l’inventore di origine serba è universalmente celebrato come il padre del motore a corrente alternata … Dall’altro canto, però, le sue pittoresche dichiarazioni lo hanno fatto diventare il santo patrono di varie sette spirituali alternative. Affascinati dalla pretesa di Tesla di aver scoperto i segreti mistici dell’universo, i suoi moderni ammiratori sostengono che individui potenti come Edison e Morgan cospirarono per impedire che Tesla perfezionasse le sue invenzioni e rivoluzionasse il mondo.

Rivendicazioni esagerate e teorie di cospirazione a parte, Tesla ha dato contributi enormi in campo ingegneristico. La capacità di concentrarsi sui principi fondamentali fu la sua più grande forza ma diventò anche la sua maggiore debolezza. Fin troppo spesso Tesla fu così inebriato dalla bellezza delle sue intuizioni di base da non volersi occupare degli sviluppi concreti delle sue invenzioni.

e, aggiungo io, come con Marconi non si rintracciano lavori teorici di questo tecnico. Mai che trattasse con elaborazioni teoriche, con l’analisi le sue scoperte. Una scienza come questa, da praticoni, non ha alcun futuro.

        Io mi fermo qui sperando che questo lavoro, per me noioso, sia almeno utile a qualche lettore.

Roberto Renzetti


NOTE

(1) Uno storico deve tentare di rifarsi a documenti ufficiali e, mentre alcuni cantori di Tesla (come ad esempio Lossing, Benson John e Wysock, W.C., J.F. Corum, J.M. Hardesty e K.L. Corum), affermano che egli abbia completato i suoi studi in ingegneria meccanica ed elettrica, matematica e fisica, le Università interessate continuano smentendo questi autori (si vedano: http://www.serbnatlfed.org/Archives/Tesla/tesla-ey.pdf ; http://www.presse.tugraz.at//pressemitteilungen/2006/16.05.2006_graz.htm; Wohinz, Josef W; Kulishich, Kosta).

(2) Il brano che segue è quello che accompagna il disegno del disco nei Diari:

255. A copper disc was cemented on the top of a cylinder magnet, paper intervening, the top being the

marked pole; the magnet supported so as to rotate by means of string, and the wires of the galvanometer connected with the edge and the axis of the copper plate. When the magnet and disc together rotated unscrew the marked end of the needle went west. When the magnet and disc rotated screw the marked end of the needle went east.

256. This direction is the same as that which would have resulted if the copper had moved and the

magnet been still. Hence moving the magnet causes no difference provided the copper moves. A rotating and a stationary magnet cause the same effect.

257. The disc was then loosed from the magnet and held still whilst the magnet itself was revolved; but now no effect upon the galvanometer. Hence it appears that, of the metal circuit in which the current is to be formed, different parts must move with different angular velocities. If with the same, no current is produced, i.e. when both parts are external to the magnet.

(3) Il fenomeno scoperto da Arago e comunicato nel 1824 era il seguente: un disco di  rame viene posto in rotazione sotto un ago magnetico: anche l’ago comincia a ruotare, se libero di farlo.

Il fenomeno, chiamato da Arago magnetisme de rotation, fu interpretato da Faraday attraverso l’induzione elettromagnetica. Quando un disco ruota sotto un ago magnetico sospeso, taglia le linee di forza associate all’ago e in tal modo si producono nel disco delle correnti indotte. A queste correnti sono associate delle forze circolari che agiscono sull’ago e lo fanno ruotare. Da notare che il fenomeno dell’induzione elettromagnetica fu interpretato da Faraday mediante il concetto di linee di forza tagliate e non col concetto di variazione del flusso concatenato, come abitualmente si studia l’induzione elettromagnetica. Il campo magnetico del magnete che taglia il disco induce in esso delle forze elettromotrici che fanno circolare delle correnti che, a loro volta, per opporsi alla causa che le ha generate, producono un campo magnetico che determina un’azione elettrodinamica che tende ad eliminare il moto relativo. Charles Babbage e J. Herschel dimostrarono successivamente che è vero anche il contrario ovvero  che “un magnete in rotazione trascina il disco conduttore“:

(4) Qui servirebbe un’analisi più approfondita. In questo dispositivo non vi è propriamente una variazione di flusso concatenato con il conduttore, e quindi la legge di Faraday-Neumann-Lenz sembrerebbe non applicabile. Il fenomeno si spiega bene invece mediante la Forza di Lorentz che discende comunque dalla legge suddetta.

(5) Nel seguito delle sue ricerche Faraday modificò l’esperienza del disco che ruota tra le espansioni polari di un magnete. Le successive esperienze furono realizzate con il disco di rame incollato, attraverso un foglio di carta, ad un magnete cilindrico, in modo che la rotazione di magnete e disco di rame fosse solidale (figura a sinistra). Ebbene anche in questo caso i contatti striscianti prelevavano una corrente che invece non esisteva quando la rotazione era del solo magnete cilindrico (figura a destra).

In definitiva: il circuito è percorso da corrente se ruota il disco o il magnete insieme al disco; viceversa, non viene indotta alcuna corrente se ruota solo il magnete

(6) La ruota di Barlow, realizzata dal fisico inglese Peter Barrow (1776-1862) nel 1821, è mostrata nella figura seguente:

La ruota di Barlow. Si noti che, al di sotto delle espansioni polari del magnete, vi è la vaschetta contenente mercurio

Un disco di rame dentato (ma ciò non è necessario) è libero di ruotare, intorno al suo asse, fra le espansioni polari di un magnete, quindi in un campo magnetico perpendicolare al suo piano. La ruota è sistemata in modo che le sue punte entrino in contatto con un bagno di mercurio sistemato in basso. Collegando l’asse del disco ed il mercurio con i poli di un generatore di corrente continua (una pila), il circuito si chiude attraverso il raggio della ruota relativo al contatto del dente con il mercurio. Nasce allora una forza che provoca la rotazione continua del disco. Cambiando verso alla corrente o invertendo le polarità della calamita, il senso di rotazione della ruota si inverte. La ruota di Barlow costituisce un primo esempio di motore elettrico, cioè di un dispositivo atto a trasformare l’energia elettrica in energia meccanica.

(7) I brevetti di Tesla risalenti a questo periodo e tutti orientati alle correnti polifase sono (da Wikipedia):

  • U.S. Patent 334,823 – Commutator for Dynamo Electric Machines – 1886 January 26 – Elements to prevent sparking on dynamo-electric machines; Drum-style with brushes.
  • U.S. Patent 350,954 – Regulator for Dynamo Electric Machines – 1886 October 19 – Automatic regulation of energy levels; Mechanical device to shift brushes.
  • U.S. Patent 335,786 – Electric arc lamp – 1886 February 9 – Arc lamp with carbon electrodes controlled by electromagnets or solenoids and a clutch mechanism; Corrects earlier design flaws common to the industry.
  • U.S. Patent 335,787 – Electric arc lamp – 1886 February 9 – Arc lamp’s automatic fail switch when arc possesses abnormal behavior; Automatic reactivation.
  • U.S. Patent 336,961 – Regulator for dynamo electric machines – 1886 March 2 – Two main brushes connected to helices coil ends; Intermediate point branch shunt connection for third brush.
  • U.S. Patent 336,962 – Regulator for Dynamo Electric Machines – 1886 March 2 – Auxiliary brush[es] shunting a portion or whole of the field helices coil; Regulates energy flow; Adjustable level of current.

(8) L’articolo originale si può leggere in: http://www.tfcbooks.com/tesla/1888-05-16.htm . Gli scritti di Tesla si trovano in:  http://www.tfcbooks.com/tesla/contents.htm

(9) Ferraris fu anche assessore presso il comune di Torino ed a lui si deve la realizzazione di una scuola per l’insegnamento dell’elettricità,  prima struttura organicamente costituita in Italia e tra le prime del mondo. La sua scuola venne frequentata anche da funzionari delle varie Amministrazioni del nuovo Paese che si formava, inviati a Torino per apprendere la nuova disciplina.

(10) G. Ferraris, Rotazioni elettrodinamiche prodotte per mezzo di correnti alternate Il Nuovo Cimento, 23 (1888), 246-263. ( http://fisicavolta.unipv.it/percorsi/pdf/Ferrarisrotaz.PDF ).

(11) Questa nota non avrebbe senso in un Paese normale ma siamo nell’Italia del 2011 con i barbari al potere ed allora occorre sottolineare alcuni aspetti della personalità delle persone. Ferraris fu nominato senatore a vita per i suoi meriti scientifici. Nel discorso d’insediamento disse: lasciate che la mia mente. fissando l’avvenire si bei nella visione di una generazione non altro intenta che al bene del comune Paese.

(12) N. Tesla, HIGH FREQUENCY OSCILLATORS FOR ELECTRO-THERAPEUTIC AND OTHER PURPOSESThe Electrical Engineer, Vol. XXVI. November 17, 1898. No. 550.    (http://www.tfcbooks.com/tesla/1898-11-17.htm )

(13) Per seguire l’opera di Marconi si può leggere: R. Renzetti, Il contributo scientifico di Guglielmo Marconiwww.fisicamente.net/FISICA/index-61.htm

(14) Il breve saggio, Prepared Statement di Nikola Tesla, si può leggere in: http://www.tesla.hu/tesla/articles/19370710.doc   


BIBLIOGRAFIA

(1) W. Bernard Carlson – L’inventore di sogni – Le Scienze 441, maggio 2005.

(2) Charles Singer (a cura di) – Storia della tecnologia – Boringhieri 1965

(3) Gordon D. Friedlander – Tesla Nikola – in Scienziati e Tecnologi, Arnoldo Mondadori Editore 1975

(4) L. Sprague De Camp, Catherine C. De Camp – The Story of Science in America – Charles Scribner’s Sons, New York 1967

(5) L. Pearce Williams – Michael Faraday – Basic Book, New York 1965

(6) W. P. Jolly – Guglielmo Marconi – Mursia 1974

(7) Degna Marconi Paresce – Marconi, mio padre – Frassinelli 1993

(8) U. Forti – Storia della scienza – Dall’Oglio 1968

(9) M. Faraday – Experimental Researches in Electricity – Encyclopedia Britannica, University of Chicago 1952

(10) J. Jamin – Petit Traité de Physique – Gauthier-Villars, Paris 1870

WEBOGRAFIA

(1) – http://en.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla

(2) – www.fisicamente.net/FISICA/TECNICA_ELETTRICA.pdf

A cura di Martin Fleischfresser

Da LIBERAZIONI.org

Ampi brani di questo articolo sono ripresi dal libro di Francesco Santoianni: “L’ultima epidemia: le armi batteriologiche. Dalla peste all’AIDS” – Edizioni Cultura della Pace 1991.

Più devastanti della bomba atomica, ma silenziose e invisibili fino al momento dell’utilizzo, le armi biologiche incombono sui conflitti armati a cavallo del millennio.Tecnicamente sono realizzabili da uno studente entrato da poco in laboratorio, e costano pochissimo: meno di duemila lire per contaminare un’area di un chilometro quadrato.
Queste pericolosissime armi fanno paura all’ intero mondo occidentale perché i sintomi accusati da una popolazione bombardata da agenti batteriologici sono infatti insidiosi e difficili da riconoscere, perché possono facilmente essere confusi con una semplice epidemia di influenza. Altro motivo di paura è la facilità di produzione, oltre a semplici laboratori di ricerca, convertibili in pochissimo tempo; anche semplici stabilimenti per la produzione di particolari mangimi possono rivelarsi pericolosi. Ad esempio una vasca di fermentazione da cinquemila litri utile per la produzione di  proteine per l’alimentazione degli animali domestici può essere convertita alla produzione di batteri per le armi chimiche. La vasca di fermentazione in questione è utilizzabile sia per fini civili che per fini bellici: può servire infatti a produrre una proteina monocellulare destinata all’ alimentazione degli animali domestici, ma può anche servire per coltivare germi letali per realizzare armi batteriologiche. La paura deriva dal fatto che questa semplice vasca è sufficiente per poter disporre di un arsenale biologico su vasta scala. Gli agenti utilizzati sono per lo più batteri, le cui spore possono essere cosparse in forma di aerosol e contaminare il territorio per chilometri. Molte nazioni però sono riuscite a costruire ordigni anche utilizzando virus, come quelli dell’encefalite equina venezuelana o di Ebola, e parassiti intracellulari obbligati, come per esempio le rickettsie che provocano la febbre Q.  Per alcune di queste infezioni esiste un vaccino, ma nessun politico si assumerebbe la responsabilità di imporlo a un Paese intero, creando panico e isteria collettiva. Tanto più se si considera che i farmaci protettivi non forniscono una immunità totale, spesso provocano effetti collaterali di una certa entità e, naturalmente, ognuno di essi è efficace soltanto contro uno fra le decine di germi che possono essere utilizzati in un attacco. Per il pericolo maggiore, inoltre, non ci sono protezioni, né cure. Si tratta infatti di organismi geneticamente modificati, con la cui infettività l’uomo non si è mai misurato, e su cui, sembra, alcuni Paesi starebbero compiendo ricerche. Molte delle informazioni sulla diffusione delle malattie provocate dalle armi batteriologiche arrivano da incidenti, o da esperimenti effettuati realmente sulla popolazione ignara. Per esempio, nel 1979 un accidentale rilascio del bacillo del carbonchio dall’impianto sovietico di Sverdlosk fornì molte indicazioni utili sulla tossicità del microbo.
Non è difficile: si prendano cinquanta chilogrammi di spore di antrace (ordinabili in un laboratorio specializzato); si porti il tutto su un aeroplano a duemila metri di quota, liberandolo sopra una città di mezzo milione di abitanti. E il gioco è fatto: nel giro di pochi giorni moriranno circa duecentomila persone nel raggio di venti chilometri dall’epicentro della contaminazione. Sulla diffusione di queste epidemie si sa ancora molto poco, e l’imprevedibilità degli effetti, ma più ancora l’impopolarità che si trascina dietro chi utilizza le armi batteriologiche, hanno impedito fino a questo momento un loro massiccio utilizzo nelle azioni di guerra, anche se, come vedremo nella sezione della storia, è esistito un loro uso. La messa al bando delle armi chimiche e biologiche, imposta dal protocollo di Ginevra già nel 1925, non sembra aver scalfito la politica bellica di molti Paesi, che apertamente, o più spesso di nascosto, continuano a studiarle e a fabbricarle.

  
Convenzione sulla proibizione
delle armi chimiche

 Convenzione sulla proibizione
delle armi biologiche

L’arsenale più fornito è quello degli Stati Uniti che oggi, con una scusa analoga a quella che li portò a costruire e utilizzare su Hiroshima la prima bomba atomica, sventolano lo spauracchio di un possibile attacco terroristico, pericolo peraltro reale, per giustificare la ricerca in questo senso. Per quanto riguarda le due grandi potenze, si sottolinea che la Federazione Russa, pur dichiarando la piena disponibilità a distruggere entro il 2007 il proprio arsenale di 40.000 tonnellate armi chimiche, ha chiesto aiuto agli altri Paesi ugualmente interessati ad eliminare gli arsenali di armi chimiche dell’ex Unione Sovietica, in quanto non dispone delle risorse finanziarie sufficienti. Gli Stati Uniti per loro conto hanno già effettuato la distruzione di circa 5000 tonnellate di armi chimiche, in gran parte nervini, rispetto alle 35.000 tonnellate di armi chimiche complessivamente dichiarate. La Defense Advanced Research Projects Agency, che negli scorsi decenni ha sviluppato il sistema di comunicazione internet per scopi militari, ha ora in programma un investimento annuo di 350 miliardi di lire per finanziare la ricerca sulla guerra biologica. Ma Clinton è in buona compagnia.
L’Iran e gli stati dell’ex Unione Sovietica infatti possiedono un armamentario altrettanto vario (ma hanno speso una cifra molto inferiore) seguiti da Giappone, Iraq e Israele. Sono inoltre sospettati di avere un programma di ricerca sulle armi biologiche Cina, Taiwan, Corea del Nord, Siria, Egitto e Cuba.

La lista probabilmente è molto più lunga, ma i laboratori in cui si fabbricano gli ordigni sono talmente facili da nascondere che è impossibile stabilire dove e in che misura si portano avanti ricerche di questo tipo. Bastano, infatti, due stanze attrezzate con un sistema di sicurezza analogo a quello che si usa negli ospedali per esaminare campioni infetti. Reagenti, mezzi di coltura, centrifughe, pipette e gli stessi batteri e virus possono essere acquistati direttamente dalle ditte farmaceutiche, perché non sono considerati merce che scotta, e sono utilizzati per scopi ben diversi in tutte le facoltà di biologia. In questo modo, per posta, Saddam Hussein ordinò Clostridium botulinum.

COSA SONO. Le armi biologiche contengono organismi virali o batterici, o tossine prodotte da questi. Le tossine sono in genere più letali e ad azione più rapida, in grado di provocare la morte nell’arco di poche ore se non addirittura di minuti. Virus e batteri richiedono invece un periodo di incubazione da un giorno a sei settimane prima della comparsa dei sintomi.

COSA POSSONO PROVOCARE. Gli agenti batterici possono provocare carbonchio, peste polmonare, epidemie fra gli animali. Gli agenti virali possono dare vaiolo, febbre gialla, encefalite equina, influenza. Le tossine possono essere botulino, micotossine e altre.

COME AGISCONO. Anche solo un chilogrammo di agenti batterici può essere più devastante di migliaia di tonnellate di agenti chimici. Per agire, però, la maggior parte degli agenti batterici deve essere inalata o ingerita. Agenti come quello del carbonchio sono in grado di fissarsi nel suolo in forma mortale anche per decenni, ma la maggior parte degli agenti svanisce nel giro di poco tempo.

IL RAGGIO D’AZIONE. In condizioni meteorologiche favorevoli, un missile Scud caricato con tossine di botulino è in grado di contaminare un’area di oltre tremila chilometri quadrati. Il raggio d’ azione dipende dal tipo di missile utilizzato per l’ attacco e così risulta essere praticamente illimitato. Qualunque missile può essere dotato di agenti patogeni al posto della carica esplosiva. Dai missili da supporto tattico, come gli SCUD, con un medio raggio d’ azione ai missili intercontinentali ( ICBM ), con una portata di circa 10.000 km. La portata dipende dallo sviluppo che ciascun paese ha fatto sui missili, oltre che dal tipo di “arma” usata per la diffusione, bombe, missili o semplici diffusori a spruzzo.

   

   Le bombe vive

CENNI STORICI – L’uso di alcune armi “non convenzionali” si perde nella notte dei tempi, quando l’uomo si accorse per la prima volta degli effetti di taluni veleni già disponibili in natura e pensò di servirsene come arma nel momento in cui se ne fosse presentata la necessità. Di veleni, pozioni e dei relativi antidoti si parla non solo nella mitologia, ma anche nella storia; sin dall’antichità gli uomini avevano compreso il pericolo derivante dall’uso di alcune sostanza tossiche e per questo le hanno sempre aborrite, ma non è confortante riconoscere che il rischio del loro impiego nel tempo purtroppo non è stato definitivamente eliminato. Alcuni millenni prima della nascita di Cristo, esempi di bandi e divieti contro l’uso di sostanze tossiche erano già contenuti in due testi politico-religiosi indiani, quali il Mahabarata e il Ramayana, in cui l’uso dell’arma “non convenzionale” veniva proibito e condannato in quanto considerato come una offesa al corpo ed all’anima dell’uomo. Cinesi ed Assiri nel primo millennio a.c. erano soliti utilizzare zolfo e petrolio durante le campagne di guerra. Autorevoli fonti storiche dell’antichità, quali Tucidite e Plutarco, riferiscono sull’utilizzazione di fumi di zolfo nella guerra del Peloponneso e di una sospetta epidemia di peste scoppiata nelle pianure della Tessaglia che decimò lo sterminato esercito di Serse; Tito Livio dà notizia dell’impiego, ancora da parte dei greci, di sostanze tossiche durante l’assedio di Ambracia. Anche i Romani fecero ricorso a sostanze tossiche nella seconda metà del I secolo a.c. durante la guerra di Spagna, ma avevano avuto l’accortezza di dotare preventivamente la loro cavalleria di un indumento protettivo per il volto e le vie aeree; tale sistema, adeguatamente perfezionato, molto tempo dopo diventerà l’odierna “maschera antigas”. Bizantini e Veneziani durante il Medio Evo furono espertissimi nell’utilizzare sostanze tossiche quali il “Fuoco Greco” ed i “Fumi Avelenati”.

La guerra batteriologica risale almeno al 1347 quando truppe tartare, impegnate nell’assedio del presidio genovese di Caffa sul Mar Nero, catapultarono all’interno della fortezza cadaveri di appestati. Trasportata dalle navi dei genovesi in fuga, la Morte Nera sbarcò in Europa dove sterminò in appena tre anni 20 milioni di persone. Quattro secoli dopo, la propagazione intenzionale di infezioni sconosciute e quindi micidiali per le popolazioni nemiche costella l’espansione del colonialismo europeo: nel 1763 Sir Jeffrey Amherst, governatore della “Nova Scotia” diffonde tra i Borreliota variolae virus causa del vaiolopellerossa coperte infettate di vaiolo.

Più o meno nello stesso periodo gli inglesi mandano tra i Maori (che popolavano allora la Nuova Zelanda) gruppi di prostitute infettate dalla sifilide: ben presto le popolazioni indigene sono sterminate e le loro praterie sono finalmente “terra vergine” per i coloni europei. L’evoluzione più evidente delle armi “non convenzionali” è però avvenuta nel XX secolo. Il Novecento ha rappresentato il periodo storico in cui la ricerca è progredita maggiormente; sono stati sviluppati vari tipi di aggressivi chimici (Cloro, Iprite, Fosgene) utilizzati in grande scala durante la I Guerra Mondiale. Successivamente sono stati sviluppati nuovi aggressivi chimici come i nervini che hanno un grado di letalità migliaia di volte superiore agli aggressivi chimici tradizionali o di prima generazione, quali i gas soffocanti, i cianuri ed i vescicanti, che ormai vengono presi in considerazione sempre di meno, ma che sono pur tuttavia ritenuti ancora interessanti in associazione con i nervini stessi per potenziarne persistenza ed effetti letali.

Durante la 2^ Guerra Mondiale sono comparsi per la prima volta i temibili effetti dell’arma nucleare; più recentemente sono stati sviluppati nuovi aggressivi biologici come germi, virus, tossine e prioni. La ricerca, sempre tesa a potenziare gli effetti nocivi delle armi chimiche, biologiche e nucleari, mirando a conseguire sempre maggiori effetti distruttivi, ha di fatto coinvolto sempre di più con i suoi effetti anche la popolazione civile ed è per questa ragione che tali armi vengono ormai considerate “armi di distruzione di massa”. I gas nervini impiegati anche recentemente con finalità terroristiche nella metropolitana di Tokyo ed i gas tossici impiegati in alcuni conflitti del Medio Oriente sono una dimostrazione degli effetti di un possibile impiego di tali armi; forse dimenticati o comunque poco conosciuti sopravvissuti sono a tutt’oggi in cura per i postumi di una intossicazione che non sarà facile da debellare.  Durante la seconda guerra mondiale i giapponesi disseminano in Manciuria, la peste, il colera, la leptospirosi tramite le tonnellate di microrganismi prodotti nella installazione “Unita 731” diretta dal professore Shiro Ishii. Crollato l’Impero del Sol Levante, Ishii (responsabile, tra l’altro della sperimentazione su prigionieri di guerra di armi batteriologiche) non solo non viene condannato come criminale di guerra al Processo di Tokio, ma è invitato negli Stati Uniti a collaborare al funzionamento del più grosso centro di guerra batteriologica americano: Fort Detrick dove, dal 1942 venivano selezionati, prodotti e stivati in bombe o testate missilistiche germi di malattie quali peste, morva, tifo petecchiale, carbonchio…

Come rivelato da documenti solo recentemente declassificati, gli americani già nel 1940 avevano cominciato a sviluppare questo sistema d’arma nella illusione che la produzione industriale della penicillina (uno dei progetti meglio custoditi della seconda guerra mondiale e che impegnò qualche cosa come 7.000 scienziati) avrebbe garantito ad essi l’invulnerabilità contro le armi batteriologiche. Svanito il monopolio della penicillina, gli anni ’50 e ’60 vedono una frenetica corsa per la produzione di microrganismi sempre più micidiali. Negli USA sorgono ben nove impianti di guerra batteriologica, in Gran Bretagna si costruisce la “fabbrica di microbi” di Porton, stessa cosa viene fatta in URSS sulle coste del Mar Caspio.

Verso la fine degli anni ’60, comunque, le armi batteriologiche cominciano ad essere snobbate dai vari Stati Maggiori: le continue ricerche sui microrganismi e sui farmaci avevano finito, infatti, per ridurre a zero i microrganismi “segreti” contro i quali, cioè, il nemico non aveva alcuna difesa. Anche per questo motivo le armi batteriologiche vengono messe al bando con un trattato internazionale siglato nel 1972.

Nonostante questo divieto, verso la metà degli anni ’80 la corsa alle armi batteriologiche riprende con vigore, anche se camuffata con l’esigenza di “dotarsi di strumenti di difesa” da attacchi batteriologici. Il perché è da ricercarsi nella manipolazione del DNA, e quindi del patrimonio genetico, che permette di inventare e creare microrganismi assolutamente sconosciuti al nemico ma ben studiati dall’attaccante che può, quindi, vaccinare preventivamente le proprie popolazioni o truppe (o accatastare determinati farmaci), prima di sferrare l’attacco. Spronato dai militari e dalle multinazionali della biotecnologia, le armi batteriologiche, grazie ad un incremento di budget annuale di 900 milioni di dollari, ritrovano il loro posto negli arsenali. Nel maggio 1989, 800 ricercatori americani, tra i quali tre Premi Nobel per la medicina, lanciano un appello “contro questa nuova rovinosa corsa all’arma batteriologica che rischia di mettere a disposizione di qualche terrorista o sanguinario dittatore un arma dotata di una potenza fino a ieri inimmaginabile”. Naturalmente l’appello cade nel vuoto e le ricerche per inventare nuovi e più micidiali microrganismi continuano. Nel settembre del 1990 la rivelazione sui mass media: anche Saddam ha l’arma batteriologica.

La notizia (non supportata, comunque, da nessuna inequivocabile prova) determina una nuova corsa alla realizzazione di “vaccini” per proteggersi da nuove armi batteriologiche. Ma per realizzare nuovi vaccini bisogna preventivamente “inventare” nuovi microrganismi patogeni prima che vengano realizzati dal “nemico”. E così, mentre le autorità cubane denunciano un attacco biologico contro le loro coltivazioni (che sarebbe stato condotto nel 1997 dagli Americani con la disseminazione, tramite aerei, di un insetto manipolato geneticamente: il Thrips Palmi) i centri di ricerca per la guerra batteriologica (come Edgewood, vicino Baltimora e Fort Detrick, nello Stato del Maryland, forti di un incremento di budget di 200 milioni di dollari ottenuto nel 1998) lavorano alacremente.

Oltre ai pericoli di provocare una pericolosa escalation, i rischi di questa nuova corsa alle armi batteriologiche sono enormi. Ad esempio un incidente di laboratorio. Il più grave si è verificato in Inghilterra il 3 agosto 1962 quando il dottor George Bacon, morì a casa sua di peste polmonare che aveva contratto nei laboratori del Centro Microbiologico Militare di Porton Down, dove lavorava come biologo. Il giorno dopo, l’anonima faccia di questo scienziato si conquistava la prima pagina di tutti i quotidiani, e subito le autorità inglesi intraprendevano una spasmodica ricerca per identificare, isolare e vaccinare tutti coloro che erano stati a contatto con Bacon. La caccia all’uomo assunse toni da thriller: due ragazze di 9 e 15 anni, Katrin ed Elizabeth Larid, nipoti di Bacon, il 31 luglio si erano recate a casa dello zio per salutarlo prima della loro partenza per la base RAF di El-Adn, in Libia, dove il padre prestava servizio in qualità di ufficiale meteorologico. Dopo una frenetica ricerca, furono rintracciate e, insieme a tutti i componenti della base furono messe in quarantena. Se la peste si fosse propagata in Libia, in assenza di un efficiente servizio sanitario si sarebbe certamente trasformata in una gravissima epidemia. Come dichiarerà un anno dopo la commissione d’inchiesta nominata dal Parlamento inglese, averla evitata fu “un vero miracolo”. Tra i casi ancora aperti di situazioni derivanti dalla guerra chimica moderna, che certamente non mancheranno di sollevare altri interrogativi anche sul piano etico, si può annoverare anche l’interesse dei militari coinvolti, avrebbe steso i suoi effetti anche sulla loro prole. A questo punto viene da chiedersi perché sia stata permessa la ricerca, lo sviluppo e l’impiego di queste armi “non convenzionali” e se sia stato valutato adeguatamente il rischio connesso al loro impiego. Non basta affermare che questo rientra nelle normali regole del gioco, chiamando in causa l’eterno dualismo tra il bene e il male insito nelle cose, né parimenti possiamo attribuire paradossalmente alla ricerca scientifica la colpa di essersi spinta troppo in avanti in questi settori. In realtà l’umanità è molto debitrice a chimica, biologia e fisica, dal momento che l’evoluzione di queste scienze, quando correttamente indirizzata, ha permesso di spaziare in moltissimi settori e fare scoperte che hanno sensibilmente migliorato le condizioni di vita del genere umano. Purtroppo però, per contro, la ricerca e gli studi sulle armi “non convenzionali” non hanno mai subito battute di arresto. Negli anni 50 l’attenzione mondiale era calamitata dal pericolo nucleare i cui primi effetti si erano palesati per la prima volta a Hiroshima e Nagasaki; la successiva situazione di stallo del nucleare degli anni 60 derivante dalla percezione comune di un possibile olocausto ha probabilmente determinato la rivitalizzazione delle altre armi di distruzione di massa come armi chimiche e biologiche. Da allora, ed all’insegna di una logica tesa a considerare l’arma chimica e biologica quali armi di distruzione di massa estremamente efficaci ed idonee a porsi come alternativa all’impiego del nucleare, tali armi vennero definite le “atomiche dei poveri”, proprio per la facilità con cui potevano essere prodotte ed impiegate. Esistono altre storie che l’ uomo non sa, ma hanno messo in pericolo l’ esistenza della vita, storie di trasporti pericolosi e di esperimenti incontrollati:

Il caso dell’isola di Gruinard

Alla fine degli anni ottanta apparve su Nature un trafiletto dal titolo Gruinard handed back, in cui si raccontava in breve il caso dell’isola di Gruinard, sul cui territorio fu sperimentata la resistenza delle spore dell’antrace all’esplosione e agli agenti atmosferici., nell’ambito di un programma di ricerca per lo sviluppo di armi biologiche da parte dei 3 governi del Regno Unito, Canada e Stati Uniti d’America.
L’antrace o carbonchio e’ una malattia degli erbivori causata dal Bacillus anthracis, che si trasmette anche all’uomo. La malattia assume nell’uomo diverse forme cliniche a seconda delle modalità di trasmissione. Nella trasmissione da contatto si manifesta in una delle forme più lievi con delle pustole carbonchiose da cui è originato il nome della malattia, mentre quando viene assunto per via inalatoria da luogo al carbonchio polmonare, che è letale.
Nel corso della seconda guerra mondiale l’isola di Gruinard fu evacuata, versando come indennizzo agli abitanti 500 sterline.
Bombe contenenti spore di antrace furono fatte esplodere sull’isola nel 1942 e 1943. Come previsto le spore si dimostrarono in grado di resistere ad esplosioni e fino agli anni ottanta furono ancora rinvenute spore vitali sul territorio dell’isola.
Per eliminare del tutto le spore fu necessario ricorrere ad una drastica operazione di bonifica, ottenuta spargendo una soluzione di formaldeide in acqua di mare su tutta l’isola.
Infine nel 1988 dopo ulteriori analisi e controlli, ma soprattutto dopo che un branco di pecore vi aveva pascolato per mesi senza contrarre la malattia , il governo inglese aveva potuto dichiarare che l’isola era sicura e non più infestata dalle spore dell’antrace. Agli antichi abitanti e proprietari dell’isola fu data quindi la possibilità di tornare sull’isola e riprendere possesso delle proprie terre, dopo aver restituito al governo le 500 sterline versate loro al momento dell’evacuazione dell’isola.
La storia dell’isola di Gruinard ci pone di fronte a tutti i principali problemi che anche soltanto la sperimentazione di armi biologiche da parte dei governi sui propri territori comporta: in primo luogo l’imprevedibilità e la difficoltà di poter valutare con un sufficiente margine di sicurezza gli effetti che lo spargimento di organismi patogeni può avere sull’ambiente, nonché i rischi che potrebbero derivare dalla perdita di controllo sugli agenti infettivi e quindi dal diffondersi di epidemie tra i civili.

L’isola dei veleni

La sconvolgente scoperta di enormi scorte di batteri e virus tuttora letali, nascoste su di un’isola nel Mare di Aral dalle autorità sovietiche, dopo il bando internazionale sulle armi batteriologiche.
Nella primavera del 1988 i batteriologi russi di un laboratorio della città di Sverdlovsk, 1.360 Km. a est di Mosca, ricevettero l’ordine di intraprendere la loro missione più difficile. In gran fretta e totale segretezza trasferirono entro giganteschi barili di acciaio inossidabile centinaia di tonnellate di batteri di antrace – sufficienti a distruggere più volte l’intera Umanità – li ricoprirono di candeggina per decontaminare la mortale polvere rosa, li caricarono su di un treno e li spedirono illegalmente attraverso la Russia ed il Kazakistan a più di 1.600 Km. di distanza, verso la remota isola nel cuore del Mare interno d’Aral. Qui i soldati russi scavarono degli enormi pozzi e vi versarono la poltiglia letale, seppellendo i batteri e – così sperava Mosca – una grave minaccia politica. Mentre Mikhail Gorbaciov sosteneva la sua campagna per la glasnost e la perestroika e si occupava di consolidare i legami con l’Occidente, i servizi segreti USA rivelavano che l’Unione Sovietica, contrariamente agli impegni sottoscritti nei trattati, continuava a produrre tonnellate di germi letali da usare come armi batteriologiche, sebbene fossero state bandite a livello mondiale. Scienziati russi, coinvolti nel programma, affermano che le scorte dovevano venire distrutte se gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avessero richiesto un’ispezione. Usare l’isola di Vozrozhdeniye (in russo, isola della Rinascita) quale discarica segreta era una scelta ovvia: fino al 1992, quando l’esercito abbandonò definitivamente la zona, essa era stata la più importante area di sperimentazione a cielo aperto dell’Unione Sovietica. Oggi l’isola, che appartiene giuridicamente alle ex-repubbliche sovietiche dell’Uzbekistan e del Kazakistan, è il più grande luogo di sepoltura dell’antrace nel mondo. Pozzi letali Paradossalmente, per i servizi segreti americani si tratta di una vera miniera d’oro. Esperti e scienziati dell’esercito sono stati invitati segretamente dai governi delle due repubbliche interessate a recarsi sull’isola più volte, negli ultimi quattro anni, per ispezionarla e per raccogliere campioni dei batteri sepolti. Secondo i consulenti, quello che hanno scoperto è sbalorditivo. I test, effettuati sui campioni di terreno raccolti da sei degli undici grandi pozzi di sepoltura dimostrano che, sebbene i batteri siano stati immersi nella candeggina almeno due volte, prima nei barili da 250 litri e poi nei pozzi sabbiosi in cui sono rimasti per circa dieci anni, alcune spore sono ancora vive e potenzialmente letali. Le analisi eseguite nei laboratori americani hanno anche dimostrato che il vaccino anti-antrace attualmente somministrato ai 2 milioni e mezzo di soldati USA è effettivamente efficace contro il ceppo russo di questo antico, mortale flagello… o almeno contro il ceppo trovato sull’isola. Nonostante questo abbia rassicurato l’amministrazione Clinton, la scoperta di spore vive ha invece allarmato il Kazakistan e preoccupa notevolmente l’Uzbekistan, che ha condotto delle trivellazioni petrolifere esplorative sui tre quarti dell’isola che gli appartengono. L’Aral era un tempo il quarto lago del mondo per ampiezza ma oggi il suo volume si è ridotto del 75% a causa di un’errata politica di irrigazioni forzate iniziata negli anni ’50 dall’ex-Unione Sovietica. I due principali immissari del mare interno furono infatti deviati per tentare, inutilmente, di rendere coltivabili alcune zone semi-desertiche del Turkmenistan e di altri territori dell’Asia centrale, privando così il Mare d’Aral dei circa 55 milioni di Km. cubici d’acqua che riceveva ogni anno e condannandolo alla morte “per sete”. In conseguenza del ritiro delle acque, l’isola è cresciuta dai 200 Km. quadrati originari ai quasi 2.000 Km. quadrati odierni ed è in procinto di ricongiungersi alla terraferma. Gli esperti temono che le spore di antrace possano venire dissepolte da topi, tartarughe, lucertole o uccelli e quindi diffuse in Uzbekistan e Kazakistan. La malattia è infatti trasmissibile dagli animali all’uomo per contatto diretto ed è curabile con antibiotici solo se immediatamente diagnosticata. Il vaso di Pandora Gli ufficiali militari centro-asiatici ed americani temono che la facilità di accesso all’isola indurrà dei gruppi terroristici ad utilizzare i batteri letali, erogabili in forma nebulizzata e dunque inalati, come pesante arma di ricatto. Inoltre si pensa che le stesse spore potrebbero rappresentare una ulteriore minaccia per la popolazione locale, il cui stato di salute è già considerato dall’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) tra i peggiori del mondo. Sia l’Uzbekistan che il Kazakistan hanno siglato il bando alle armi di distruzione di massa ed hanno entrambi richiesto l’aiuto degli Stati Uniti per accertare l’entità di questo terribile lascito del regime sovietico e per decontaminare l’intera area.

I batteri più pericolosi e conoscuti

L’agente del carbonchio. Le spore (sono strutture prodotte dai batteri in caso di variazione ambientale e sopraggiungere di condizioni sfavorevoli per la vita. Queste strutture sono molto resistenti a calore, radiazioni, pH estremi, ecc., e contengono il DNA del microrganismo. Quando le condizioni ambientali tornano favorevoli le spore ridiventano batteri viventi) vengono respirate e si fissano nei polmoni, dove si moltiplicano rapidamente producendo tossine che si diffondono in tutto il corpo attraverso i vasi sanguigni. Un miliardesimo di grammo è in grado di provocare la morte di una persona. Sintomi: simili a quelli dell’influenza, con febbre alta fino al collasso. Prevenzione: maschera antigas, vaccino.

L’agente del botulino. Le vittime inalano le tossine (Endotossine: sostanze con azione nociva, propria dei batteri Gram-, che vengono liberate dalla lisi del corpo batterico e dalla disgregazione della membrana esterna oppure Esotossine: sostanze con azione nociva, propria dei batteri Gram+, che vengono liberate all’esterno del corpo batterico; sono in genere delle proteine o glicoproteine )liberate nell’aria, che dai polmoni si moltiplicano e avvelenano l’intero organismo, fino a giungere alla paralisi e all’arresto cardiaco. Un miliardesimo di grammo può uccidere un uomo. Sintomi: capogiri, mal di gola, secchezza della bocca. Prevenzione: mascera antigas, vaccino.

Per quanto riguarda gli agenti batterici non esistono soltanto carbonchio e botulino,  nella tabella che segue sono riportati i più pericolosi, la dose letale e i giorni d’ incubazione. 

agentedose infettanteincubazione (giorni)vaccino
carbonchio8.000-50.000 spore1-5disponibile
brucellosi10-100 organismi5-60 (a volte mesi)non disponibile
peste100-500 organismi2-3disponibile ma non efficace
febbre Q1-10 organismi10-40allo studio
tularemia10-50 organismi2-10allo studio
vaiolo10-100 organismi7-17disponibile
encefalite virale10-100 organismiencefalite equina venezuelana 2-6
encefalite equina orientale
ed encefalite equina occidentale 7-14
allo studio
febbre virale emorragica1-10 organismi4-21allo studio
botulino0,001 microg/kg (tipo A)1-5allo studio
enterotossina stafilococcica30 ng (incapacitante);
1,7 ng (letale)
1-6 orenon disponibile

Grazie all’ ingegneria genetica e alle mutazioni possibili grazie ad essa qualunque paese sarebbe in grado di produrre un nuovo batterio o virus quasi devastante e inarrestabile, essendo solo lui il conoscitore del vaccino. Questo ha dato nuova spinta alla ricerca.

I derivati del gas nervino

Sarin. Una volta inalato, questo particolare gas nervino paralizza il sistema nervoso e provoca la contrazione del diaframma finché la vittima muore per soffocamento. Per uccidere una persona occorre un milligrammo di prodotto. Saddam ha già usato il sarin sui curdi negli anni Ottanta. Sintomi: in piccole dosi, provoca violenti mal di testa e tosse; in dosi maggiori dà aumento della sudorazione, nausea, vomito, diarrea e difficoltà respiratorie. Prevenzione: maschera antigas.



Iprite. Inalando i vapori del cosiddetto “gas mostarda”, sulla pelle della vittima compaiono vesciche dolorose che rapidamente ricoprono tutto il corpo, e alla fine può dare la cecità. Per uccidere una persona ne occorrono dieci milligrammi. Anche l’iprite è già stata usata dagli iracheni nella guerra contro l’Iran. Sintomi: questa sostanza non causa effetti immediati. I sindromi generalmente iniziano ad apparire in circa 4 ore; la quantità di tempo dipende dalla quantità impiegata. L’esposizione all’agente liquido puro causa prurito, bruciore, e infiammazioni delle azione colpite, seguite da gonfiore. Dopo 20-24 ore cominciano a formarsi delle vesciche attorno all’area colpita. Poi le vesciche formate si riempiono di un liquido che può essere incolore o giallo. Le vesciche, vulnerabili alle infezioni, causano gravi degenerazioni ai tessuti; il ferito può impiegare mesi a guarire. L’inalazione causa un edema polmonare. Da esperienze militari e incidenti la dose letale media stimata è di 1,500 g min m­3 (50 mg m-3 per 30 min) per inalazione e 10,000 mg min m­3 (50 mg m-3 per 200 min) per contatto cutaneo.L’ LD50 per l’iprite liquida per un uomo di 70 kg è di 7.0 g (100 mg kg-1). Prevenzione: maschera antigas.

Lewisite. Altro derivato dai gas nervini, attacca insinuandosi nei polmoni o attraverso l’assorbimento della cute. La lewisite ha effetti vescicanti a causa dell’inibizione dell’ossidazione dell’acido piruvico. Si diffonde attraverso la pelle più rapidamente dell’iprite, e i sintomi appaiono subito.La guarigione però avviene più rapidamente e ci sono meno rischi di infezioni secondarie. Sintomi: L’esposizione cutanea a 0.2 mg cm-2 causa la formazione di vesciche e l’ LC50 è di 1.200-1.500 mg min m3 per inalazione o 100.000 mg min m3 per esposizione cutanea. I prodotti immediati dell’idrolisi della lewisite, Cl­CH=CH­As(OH)2 e Cl­CH=CH­As=O sono altrettanto vescicanti. E’ molto probabile che i prodotti della lewisite siano responsabili dell’ossidazione dell’acido piruvico in vivo. La lewisite e i suoi prodotti producono vari tipi di arsenico.
Prevenzione: gli effetti della lewisite possono essere prevenuti mediante l’applicazione di 2,3-dimercaptopropanol, conosciuto come British anti-Lewisite (BAL), per prevenire la contaminazione: maschera antigas e la copertura della superficie della pelle con vestiti pesanti.

VX. L’ultima generazione di gas nervino, ancora mai usato in guerra. Simile al sarin, è in grado di sconvolgere le funzioni nervose che controllano la respirazione. La vittima muore per soffocamento. Diversamente dalle altre armi chimiche o batteriologiche, il VX può uccidere anche solo venendo a contatto con la pelle, senza bisogno che venga inalato o ingerito. Ne basta un solo milligrammo. Sintomi: aumento della salivazione, tosse, naso che cola, mal di testa, nausea. Prevenzione: maschera antigas, pelle coperta da indumenti spessi.



Come avviene l’ avvelenamento da gas nervini e i sintomi specifici

  
 I gas nervini (GA,GB,GD e VX) sono tutti potenti inibitori dell’enzima colinesterasi, che idrolizza il neurotrasmettitore acetilcolina. Quando la colinesterasi è inibita, l’acetilcolina ostruisce le giunzioni tra i neuroni, prevenendo la trasmissione di segnali. I sintomi di avvelenamento sono:
– sangue da naso
– fitte al torace
– indebolimento della vista
– restringimento delle pupille
– eccessiva sudorazione
– defecazione e minzione involontaria
– contrazioni, convulsioni e barcollamento
– mal di testa
– sonnolenza
– interruzione del respiro e morte

Antidoti

Gli effetti dei gas nervini possono essere mitigati con l’uso di antidoti. Questi antidoti sono: un ossido, come l’obidoxim, che reagisce con la colinesterasi inibita per rimuovere gli agenti nervini residui e rigenerando l’enzima. L’esposizione al Soman è più difficile da trattare perché l’enzima inibito produce una nuova reazione chimica che rende il trattamento inoffensivo.

L’atropina, che tratta i sintomi dell’esposizione ad agenti nervini. Quando la colinesterasi è inibita, il blocco dell’acetilcolina lascia la sinapsi permanentemente “accesa”. L’atropina lega i recettori dell’acetilcolina e li “spegne”. Il personale militare e civile che maneggia questi materiali è spesso equipaggiato con kits di antidoti che comprendono autoiniettori contenenti un ossido e atropina.In più, individui a rischio di esposizione ad agenti nervini possono prendere fisostigmina (o prodotti omologhi), un carbamate.Pure i carbamati inibiscono l’acetilcolina; l’enzima inibito dalla fisostigmina non reagisce con gli agenti nervini. La dose deve produrre una mezza inibizione che ha piccoli effetti sulle funzioni nervose perché la colinesterasi è presente in grande eccesso. La colinesterasi inibita dalla fisostigmina idrolizza lentamente e continuamente, rilasciando l’acetilcolina e mantenendo un livello di enzimi tale da permettere gli scambi nervosi.

La sperimentazione su alcuni gas derivati dal gas nervino

Tabun (GA)
La dose di GA che ha causato la morte del 50% degli animali in un test (LD50)è di 0.6 mg kg-1 (intraperitoneale) per topi e 0.12 mg kg-1 per le cavie. La concentrazione di GA che ha causato la morte del 50% degli animali in un test (LCt50) è di 960 mg min m-3 per i conigli. La dose letale per gli uomini può essere di circa 0.01 mg kg-1

Sarin (GB)
La dose di GB che causa la morte del 50% degli animali in un test (LD50) è di 0.42 mg kg-1 (intraperitoneale) per i topi, di 0.030 mg kg-1 (sottocutaneo) per i conigli e di 0.0385 mg kg-1 (sottocutaneo) per le cavie. Il LD50 di GB liquido per un uomo di 70 kg è riportato come 1.7g (24 mg kg-1)

Soman (GD)
La dose di GD che causa la morte del 50% degli animali in un test (LD50) è di 0.62 mg kg-1 (intraperitoneale) e di 7.8 mg kg-1 attraverso la cute per i topi, 0.0213 mg kg.1 (sottocutaneo) per i conigli e di 0.00245 mg kg-1 (sottocutaneo) per le cavie. Il LD50 nella pelle nuda per un uomo di 70 kg è stimato in 2.2 g (5 mg kg-1).

Vx
Il LD50 è di 0.0154 mg kg-1 (sottocutaneo) per i conigli, 0.008 mg kg-1 (endovenosa) per i conigli e 0.0084 mg kg-1 per le cavie. Il LD50 per un uomo di 70 kg è stimato in 10 mg (0.14 mg kg-1). Il prodotto dell’idrolisi EA 2192 è tossico come lo stesso VX (LD50 di 0.017 mg kg-1 intravenoso per i conigli comparato al 0.008 del VX). In condizioni simili (22°C, pH 13-14), l’EA 2192 ha una vida media di idrolisi 3.700 volte più grande del VX.

PRECURSOREUTILIZZI CIVILIARMI CHIMICHE
Tricloruro di fosforoSintesi organica
Insetticidi
Additivi petroliferi
Plastificanti
Sintesi di tensioattivi
Catalizzatori
Coloranti
SOMAN (GD)
TABUN (GA)
SARIN (GB)
VG
GF
Fosfito di trimetileSintesi organicaProduzione di Dimetile
Fosfito di dimetileSintesi organica
Additivi per lubrificanti
SARIN
SOMAN
GF
Ossicloruro di fosforoSintesi organica
Plastificanti
Additivi petroliferi
Insetticidi
Ritardanti di fiamma
TABUN(GA)
TiodiglicoleSintesi organica
Additivi per lubrificanti
Materiali plastici
Mostarde allo zolfo e vescicanti
Fluoruro di potassioFluorurazione comp. organici
Sterilizzazione alimenti
Produzione vetro e porcellana
SARIN (GB)
SOMAN (GD)
GF
DimetilamminaSintesi organica
Industria farmaceutica
Detergenti
Pesticidi
Additivi petroliferi
Combustibile per missili
TABUN
   
TrietanolamminaSintesi organica
Detergenti
Cosmetica
Anticorrosivi
Plastificanti
Vulcanizzazione
Mostarde all’azoto
Fluoruro di idrogenoFluorizzazione in reazioni chimiche
Catalizzatore in reazioni di polimerizzazione
Additivi combustibili per missili
Processamento uranio
SARIN (GB)
SOMAN (GD)
GF
Tricloruro di arsenicoSintesi organica
Industria farmaceutica
Insetticidi
Produzione ceramiche
Arsine
Lewisite
Adamsite
Bifluoruro di potassioProduzione di fluoruro
Catalizzatore di alchilazione
Trattamento del carbone
Saldatura dell’argento
SARIN (GB)
SOMAN
GF
Bifluoruro di ammonioProduzione ceramiche
Sterilizzatore per app. alimentari
Elettroplaccatura
Incisione del vetro
SOMAN
GB
Cianuro di sodioEstrazione oro e argento
Fumiganti
GA
Prod. cianuro di sodio
Solfuro di sodioConcia delle pelliProd. di precursori

RICCARDO IANNARELLI

INDICE

Per poter parlare di Cambiamenti Climatici bisogna che vengano certificate anomalie climatiche evidenti, rispetto alla norma, per almeno un trentennio.

Ma andiamo con calma e vediamo di che cosa si tratta.

COSA SONO I CAMBIAMENTI CLIMATICI?

Per poter parlare di questi famigerati Cambiamenti Climatici, occorre che si verifichino eclatanti mutamenti del clima su vaste aree del nostro pianeta, con interessamento di alcuni o di tutti i parametri ambientali o climatici di riferimento.

Questi parametri sono i valori medi di temperatura, le precipitazioni, la nuvolosità, le temperature degli oceani e delle terre emerse, nonché la distribuzione delle nevi perenni e ghiacci, il tutto con influenza diretta sulla distribuzione e salute di piante e animali.

GAS ED EFFETTO SERRA

Un fragile equilibrio che si mantiene stabile nel tempo, grazie a decine di fattori che interessano la nostra atmosfera che, può modificarsi nel tempo, col variare della quantità dei cosiddetti gas serra in essa contenuti e che, attraverso al cosiddetto effetto serra regolano il flusso di energia trattenuto dall’atmosfera terrestre.

Questi gas contribuiscono perciò a mantenere costanti tutti i parametri climatici, fin tanto che l’equilibrio degli stessi non verrà in qualche maniera modificato.

Secondo il 5° Report sui cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) [fonte accreditata], questo fragile equilibrio si sarebbe rotto a partire dalla metà del XX secolo.

► La comunità scientifica ha infatti decretato che l’azione dell’uomo sul pianeta abbia alterato l’effetto serra

«Il recente riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, e, dal 1950, molti cambiamenti osservati, non trovano precedenti nei pregressi decenni e millenni.

L’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la massa di neve e ghiaccio è diminuita considerevolmente e il livello del mare è aumentato, mentre le concentrazioni di gas ad effetto serra sono aumentate»

Questo in pratica è quanto scrive questo 5° Rapporto sui cambiamenti climatici dell’IPCC.

IL RISCALDAMENTO GLOBALE DEL PIANETA

Senza dubbio, il Riscaldamento Globale del Pianeta, che in inglese si chiama: Global Warming, è l’esempio più eclatante di Cambiamento Climatico tutt’ora in corso.

Al momento attuale non esistono evidenze scientifiche inconfutabili, che possano dirci con certezza a cosa sia dovuto questo anomalo quanto improvviso riscaldamento del pianeta.

Sappiamo però che la gran parte della comunità scientifica internazionale attribuisce questo anomalo riscaldamento, alle emissioni nell’atmosfera terrestre, di elevate quantità di gas serra, ad opera umana.

Vi sono poi anche altri fattori minori favorenti, ma tutti comunque imputabili all’attività umana.

Di cosa si tratta esattamente?

Che cos’è dunque il Global Warming?
►E’ un apparentemente inarrestabile fenomeno di incremento delle temperature medie della superficie terrestre. Superficie che al momento si surriscalda ad una velocità maggiore rispetto agli oceani.

Secondo la maggioranza dei componenti la comunità scientifica, il fenomeno non è riconducibile a cause naturali, si è riscontrato aver avuto inizio a partire dall’inizio del XX secolo, approssimativamente sin dal 1920.

Anche in questo caso, il 5° rapporto sul clima dell’IPCC ci parla di anomalie climatiche davvero degne di nota.

Durante il periodo 1880~2012 il rapporto indica un aumento medio delle temperature di oceani e superficie terrestre di +0,85°C ma il record di temperatura media globale lo si è raggiunto nel 2014.

Sempre nello stesso rapporto si dice che l’incremento di temperatura media risulta esser molto grave per l’Italia, che si riscalda più velocemente rispetto ad altre terre emerse del pianeta.

Sulla nostra penisola infatti l’incremento di temperatura ha toccato il livello record di +1,45°C nel 2014, rispetto al trentennio 1971~2000.

Rivoluzione industriale e primi aumenti termici

Si potrebbe dire che tutto questo cambiamento ebbe inizio a seguito della Rivoluzione Industriale che, ufficialmente è datata 1870, con l’introduzione nei cicli produttivi di elettricitàprodotti chimici e carbon fossili tra cui carbone e petrolio.

Nel 1892 Rudolf Diesel inventò il motore diesel a combustione interna a gasolio e da lì in poi, la nostra Atmosfera non fu più la stessa. L’immissione in atmosfera di gas inquinanti fu infatti esponenziale ed inarrestabile.

1900/1920 primi aumenti di temperatura media

A partire dai primi anni del 1900, la temperatura media del nostro Pianeta, passò rapidamente da anomalie negative importanti fino ad un tenue  -0,4°C e ad un ancor più lieve valore di -0,2°C.

Fino ai primi del 1920 le temperature rimasero negative, ma da lì iniziò l’inarrestabile risalita fino al valore di 0° raggiunto sul finire degli anni ’40.

Certo all’epoca non si poteva ancora parlare di caldo o di fastidio, anzi, per le popolazioni dell’epoca quel lievissimo cenno di riscaldamento non poteva che esser ben gradito dal momento che, buona parte degli abitanti dei paesi più progrediti fino ad allora faticarono, e non poco, a riscaldarsi o a mettere a frutto l’inefficiente agricoltura, soggetta a continui sbalzi termici, inondazioni, nevicate impreviste, freddo-gelo e le conseguenti carestie che prima di allora, a più riprese, interessarono vaste aree del nostro Pianeta.

Eravamo ai primordi dell’industria italiana ma, nel resto d’Europa le industrie manifatturiere nascevano come i funghi.

Nell’incessante sviluppo dell’industria si iniziarono a sfruttare al massimo le potenzialità dei Carbon Fossili, primi tra tutti i giacimenti di carbonelignite e petrolio.

LA NASCITA DELLO SMOG

Era il lontano 1905 quando in un articolo presentato ad un convegno sulla salute pubblica si usò per la prima volta il termine inglese Smog, per identificare l‘inquinamento atmosferico dei bassi strati dell’atmosfera.

SMOG è infatti la contrazione tra le parole inglesi smoke = fumo e fog = nebbia.

A inizio secolo, il pianeta era ancora fondamentalmente freddo.

La Piccola Era Glaciale (PEG, in inglese LIA Little Ice Age) era da poco finita.

Gli ultimi anni di fine ‘800 erano stati gli ultimi anni davvero rigidi per tutto l’emisfero Boreale, in particolar modo per il Nord America ed Europa.

Fredde nebbie e strati nuvolosi

Lo smog non tardò ad originare fenomeni meteorologici inediti. I primi fumi di scarico dalle combustioni fossili, ricchi di particolato, iniziarano a favorire la condensazione dei vapori acquei che, mischiandosi alle nebbie, diedero origine ad irrespirabili, maleodoranti ed insalubri fumi neri.

Le grandi guerre mondiali rallentarono poi la produzione industriale e con essa le temperature tornarono a scendere leggermente dopo il picco di calore avvenuto durante i primi anni ’40.

RISCALDAMENTO GLOBALE MODERNO

Tra alti e bassi il clima si mantenne pressoché normalmente fresco o freddo per tutto il periodo post bellico fino agli anni ’70.

Ora la temperatura scendeva fino a -0.1°C, ora saliva a +0°C. Normalissime fluttuazioni.

Negli anni ’70 nacquero persino i primi movimenti ecologici e si iniziò a prendere atto che le continue emissioni di inquinanti nell’aria e nell’acqua avrebbero avuto ripercussioni sulla salute pubblica.

Non solo, ma si comprese anche che l’inquinamento avrebbe potuto modificare la distribuzione e sopravvivenza delle specie vegetali ed animali, uomo incluso.

L’INIZIO DEL RISCALDAMENTO CLIMATICO ATTUALE

Fu nel 1982 che il Riscaldamento Globale del pianeta subì una improvvisa, brusca e mai osservata prima, accelerazione del fenomeno stesso

Dell’inverno italiano del 1981 rimane per molti il traumatico ricordo di un freddo inverno ventoso e senza neve, soprattutto sulle Alpi dove, in alcune località sciistiche gli impianti di risalita non aprirono mai i battenti.

Lo spartiacque tra la predominanza di masse d’aria fredda su quelle calde, ed il passaggio alla predominanza opposta, avvenne proprio durante quell’infausto inverno.

I forti e tempestosi venti da Nord raggiunsero per la prima volta il valore record dei 168 kmh sul Monte Pilatus nei pressi di Lucerna in Svizzera.

 Questo valore con l’avvento del Global Warming, è stato più volte superato fino a toccare l’attuale record dei 195 kmh registrato il 3 gennaio 2018 nella stessa località.

Tutto questo a certificare come, la nuova distribuzione delle grandi masse d’aria, non più lungo i Paralleli (Ovest-Est) ma bensì lungo i Meridiani (Nord-Sud), sia in grado di provocare fenomeni meteo estremi come l’appena citata Tempesta Burgling.

La preoccupazione maggiore da parte della comunità scientifica, sta proprio nell’improvvisa accelerazione delle anomalie termiche globali.

RISCALDAMENTO INARRESTABILE

Grafico dell’andamento termico Globale

Secondo il 4° Report dell’IPCC, nel XX secolo la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di +0.74°C.

I modelli climatici elaborati dall’IPCC indicano per il XXI secolo un potenziale aumento di temperatura compreso tra +1,4 e +5,8°C.

Nel 1982 iniziò la vera impennata delle temperature globali, tutt’ora in atto, l’anomalia termica mondiale tra superfici e mari, per la prima volta arrivò a +0,1°C, già a +0,2 nell’85.

Nel 2003 l’anomalia positiva si attestava a +0,5°C e da lì continuò ad aumentare inarrestabilmente.

La totalità dei nevai presenti sugli Appennini e su gran parte delle Alpi iniziò a regredire fino a scomparire completamente.

Per la prima volta sulle Alpi fu possibile assistere ad intere giornate senza che fosse visibile una sola nube in cielo, fino ai confini dell’orizzonte.

 Questa condizione di assenza di nubi, ai giovani d’oggi potrà apparire come una normalità. Prima del 1982 non lo era mai stata. Prima d’allora infatti, poche o tante, ogni pomeriggio sulle zone interne montane, comparivano le nuvole cosiddette ‘ad evoluzione diurna‘ tipiche della condensazione del vapore acqueo durante il pomeriggio.

Spesso questa anomalia, con completa assenza di nubi, si protrasse per più giornate consecutive.

Tutto ciò dovuto ad una progressiva espansione fin sulle Alpi di caldi Anticicloni Africani, a conclamata matrice Tropicale, con livelli di geopotenziale molto alti, se non persino al massimo valore dei 600 dam.

Iniziarono a fondere i ghiacciai più bassi che si ritirarono e la quota delle nevi perenni passò dai 3200~3300 mt ai 3500~3800, mentre oggi appare persino assestarsi attorno ai 4000 mt.

Nel 2018 le webcam d’alta quota del Monte Rosa ci hanno mostrato un anno senza alcuna pioggia presso il rifugio Capanna Margherita in vetta alla Punta Gnifetti. Ciò nonostante, le stesse webcam ci hanno mostrato che le nevi invernali, durante il periodo estivo, si fusero rapidamente al di sotto dei 4000 mt.

Questo nonostante le frequenti nevicate che hanno interessato la vetta più alta del Piemonte.

COME SI MANIFESTA O SI MANIFESTERÀ IL RISCALDAMENTO GLOBALE DEL NOSTRO PIANETA?

Come accennato, una delle manifestazioni più eclatanti dei recenti Cambiamenti Climatici, è la cosiddetta Meridianizzazione della circolazione atmosferica o Flussi Meridiani.

Scambi di masse d’aria calda e fredda avvengono tra Polo Nord ed Equatore con maggior frequenza e rapidità.

Come puoi osservare nella simulazione della mappa 1 di seguito, i Flussi Meridiani hanno preso il sopravvento sulle normali circolazioni tipiche delle nostre latitudini, ovvero del cosiddetto Flusso Zonale della mappa 2 successiva.

Mappa 1 – Simulazione di Flussi Meridiani sempre più frequenti negli anni recenti sul nostro Emisfero, a conclamare gli effettivi Cambiamenti Climatici

Anticicloni a matrice Tropicale diventeranno sempre più aggressivi con masse d’aria molto calde e particolarmente secche, oltre che valori di Geopotenziale molto alti, fino a 600 dam nel cuore di questi stessi Anticicloni [↑mappa 1].

La normalità climatica per le nostre latitudini sarebbe invece rappresentata da Correnti Oceaniche (Correnti Atlantiche) dette Flusso Zonale, così come normalmente accaduto prima degli ultimi decenni [↓mappa 2].

Mappa 2 – Simulazione dei cosiddetti Flussi Zonali e delle relative Correnti Oceaniche o Atlantiche

Non solo ma, questi Anticicloni di tipo Tropicale si eleveranno sempre più verso Nord innescando risposte fredde o persino gelide dalle alte latitudini polari verso quelle più meridionali temperate.

La neve sul deserto del Sahara non è più un’utopia

La neve sul deserto oppure anomale ondate di gelo fin sul Nord Africa o fin sul Golfo del Messino sono solo alcuni esempi di eclatanti Cambiamenti Climatici.

Che nevicasse fin sul Sahara è già successo più volte nel corso degli ultimi anni, ed è capitato anche durante le prime giornate di Gennaio 2019, per citare uno degli episodi più eclatanti, ma ce ne sono stati molti altri, senza citare poi il gelo estremo con annesse intense bufere di neve, abbattutesi sul Texas e stati meridionali degli Stati Uniti d’America durante il gelido inverno 2020/2021.

Questo non vuol dire che il Riscaldamento Globale del pianeta è un’invenzione di alcuni scienziati pazzi che vogliono terrorizzare il mondo intero.

Significa che in inverno il Vortice Polare → insieme di Depressioni delle fredde aree nordiche, disturbato da Anticicloni caldi a matrice Tropicale, che si elevano fino in area Artica, genera risposte fredde o gelide → insolite espansioni verso Sud, che possono raggiungere latitudini molto meridionali.

► L’avvezione gelida di fine gennaio 2019 ha portato negli USA temperature glaciali conseguenti proprio ad una “rottura” → “split” del Vortice Polare. Lo stesso è accaduto anche durante l’inverno 2020/2021.

Siccome una rondine non fa primavera, ecco che subito dopo il gelo estremo, tutto torna alla normalità attuale, con la primavera, anzi con la torrida estate, che avanza sul nostro emisfero, aggressiva più che mai. Le giornate di metà febbraio 2019 hanno visto infatti un Anticiclone a matrice Tropicale affermarsi e rafforzarsi gradualmente su tutta l’Europa Occidentale, dopo un breve cenno di inverno.

Pasqua 2021 ha visto un nuovo Anticiclone a matrice Africana portare insolite temperature pre-estive con rapide precoci fioriture primaverili anche al Nord e su buona parte d’Europa, seguite però da una nuova avvezione fredda arginata in campagna, con l’ausilio di fuochi o nebulizzazioni d’acqua tra vigneti o frutteti, per scongiurare la cascola dei fiori.

In questa mappa a cura del Centro Meteo Europeo ECMWF per il giorno 24 Febbraio 2019, è possibile osservare la proiezione relativa ai geopotenziali alla quota dei 500 hpa.

Nota nel colore arancio/rosso scuro, la bolla calda Africana, con gli ANOMALI valori di geopotenziale massimi di 600 hpa, che non dovrebbero assolutamente vedersi in Europa durante il mese di Febbraio.

Cambiamenti Climatici – Mappa Ecmwf a 500 hpa Geopotenziale – 24 Febbraio 2019 in cui è possibile verificare la presenza di scambi Meridiani tra Nord e Sud, con netta contrapposizione tra masse d’aria fredda e masse d’aria calda

Nella mappa sopra↑, puoi verificare come la meridianizzazione della circolazione atmosferica è reale e ben visibile, oltre che imputabile ai cambiamenti climatici ed al Riscaldamento del Pianeta.

Il Vortice Polare [nei colori dal verde al blu/fucsia/viola], si espande da Nord a Sud fin nel cuore dell’Atlantico temperato prossimo all’Arcipelago delle Azzorre. Il caldo Anticiclone Sub-Tropicale [nei colori dal giallo all’arancio/rosso], invece si estende dall’Africa Nord Occidentale fin sulla Scandinavia, anziché estendersi verso Libia ed Egitto, come sarebbe normale che fosse, mentre una lingue fredda [di colore verde], emanazione del Vortice Polare russo, sprofonda con una Depressione fredda fin sul Mar della Sirte e Libia settentrionale.

FENOMENI METEO ESTREMI ALL’ORIZZONTE

Senza voler terrorizzare nessuno, da alcuni decenni a questa parte, la comunità scientifica internazionale ci manda precisi avvertimenti riguardo ai Cambiamenti Climatici e a tutte le conseguenze che questi comportano.

Lo scioglimento delle calotte artiche, dei ghiacciai alpini ed il concomitante progressivo rapido aumento delle temperature, produrranno non solo un innalzamento del livello dei mari ma soprattutto dell’energia presente in atmosfera.

Maggior energia significa aumento dei fenomeni meteorologici estremi, siano essi cicloniuraganitornadosalluvionisiccità, ondate di caldo o ondate di gelo.

La modifica della circolazione atmosferica con alternanze di fenomeni quali El Niño o La Niña, modificherà i pattern climatici (teleconnessioni atmosferiche).

Si genererà il caos oltre che un’accelerazione del ciclo dell’acqua a livello globale ed una modifica dei regimi di piovosità a scala locale.

► In pratica, alternanze tra fasi siccitose e fasi alluvionali saranno sempre più possibili se non del tutto certe.

Nel 4° rapporto dell’IPCC si evidenzia come nell’Oceano Atlantico settentrionale, a partire dal 1970, vi sia stato un vistoso incremento nell’intensità dei cicloni tropicali, correlato all’aumento delle temperature superficiali del mare.

CAMBIAMENTI CLIMATICI E FUNGHI

Per ora ti anticipo solamente che i Cambiamenti Climatici hanno una influenza diretta, non solo sulla distribuzione della vegetazione, degli animali e di noi umani ma, anche e soprattutto dei funghi.

I funghi necessitano di condizioni ambientali costanti, mai estreme e soprattutto tipiche, inquadrabili in temperature tendenzialmente neutre/temperate ovvero, mai troppo calde, mai troppo fredde, con tassi d’umidità dell’aria preferibilmente elevati e piogge non concentrate in brevi ed intensi episodi saltuari ma, ben distribuite sul territorio e nel tempo.

► Ondate ripetute di caldo e secco possono spingere i miceli a fruttificare compulsivamente con anche improvvise importanti buttate che, non sono mai il segnale di ricchezza e abbondanza, ma il pessimo segnale che i miceli stessi sono in sofferenza, per tanto compulsivamente e in preda al panico, fruttificano tutti insieme affinché molte spore che i nascenti carpofori distribuiranno sul suolo, potranno schiudersi e vegetare all’indomani di una eccezionale ondata di calore torrido che potrebbe far morire gran parte degli attuali miceli.

Pensaci quando entri in un bosco e ti accorgi che, nonostante il caldo ed il secco, riesci comunque a mettere buone quantità di funghi nel cesto.

► Sappi che in questi casi, il tuo raccolto, potrebbe contribuire gravemente all’estinzione della colonia fungina perché, raccogliendo i pochi o tanti funghi che i miceli saranno riusciti a far nascere, nonostante le condizioni climatiche avverse, impedirai la dispersione delle preziosissime spore, quindi sopravvivenza della specie.

NOI, NEL NOSTRO PICCOLO COSA POSSIAMO FARE?

Rimanere inermi? Certo che no!

Anche nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa affinché i Cambiamenti Climatici non ci siano fatali.

Come scrivevano Gino & Michele, “anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano“.

Sta a noi, nei nostri piccoli gesti quotidiani, fare qualcosa per non aumentare a dismisura le già elevate emissioni di gas serra, in particolar modo di anidride carbonica.

GRETA THUNGBERG UN ESEMPIO DA SEGUIRE

► Da Wikipedia:

Il 20 agosto 2018 Greta Thunberg, che frequentava il nono anno di una scuola di Stoccolma, ha deciso di non andare a scuola fino alle elezioni legislative del 9 settembre 2018.

La decisione di questo gesto è nata a fronte delle eccezionali ondate di calore e degli incendi boschivi senza precedenti che hanno colpito il suo paese durante l’estate.

Voleva che il governo svedese riducesse le emissioni di anidride carbonica come previsto dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico.

Per questo scopo, è rimasta seduta davanti al parlamento del suo Paese ogni giorno durante l’orario scolastico. Il suo slogan era Skolstrejk för klimatet (Sciopero della scuola per il clima).

COSA FARE NEL CONCRETO

Ricrodati che tutte le azioni citate di seguito hanno un pesante effetto sui Cambiamenti Climatici. Per evitare di produrre inquinanti e sprechi, e quindi che il clima cambi pesantemente a causa di nostri gesti, evitiamo per esempio:

♥ di fare una spesa consapevole, evitando di acquistare prodotti imballati con plastiche ed altri materiali difficilmente smaltibili o riciclabili

♥ il consumismo sfrenato senza alcun senso, solo per appagare i nostri istinti psicologici, magari facendo inutili acquisti compulsivi.

♥ Evitiamo anche di percorrere in auto 60 o più chilometri per andare a fare il pieno di carburante dove questo costa 20 centesimi meno che vicino a casa nostra.

Noi non siamo né grossisti e neppure grandi consumatori che hanno realmente la necessità di fare grandi scorte alimentari, che spesso finiranno poi gettate nella spazzatura perché inutilizzate e nel frattempo scadute. Il risparmio apparente, non solo andrà perso in consumo di carburante nello spostamento, ma ci tornerò indietro sotto forma di metalli pesanti, particolato ed altri inquinanti che emettiamo in atmosfera.

♥ Se possibile, evitiamo di acquistare prodotti che devono giungere dall’altro capo del mondo.

 Ti sei mai reso conto di quanta energia occorra sprecare affinché il nostro acquisto possa attraversare l’intero pianeta? Acquistando per esempio in Cina, non solo sottrarrai posti di lavoro al territorio, e magari pure a te stesso perché farai chiudere le fabbriche locali, ma aumenterai anche l’inquinamento prodotto per il trasporto del bene stesso, probabilmente anche futile.

Siamo sempre consapevoli dei nostri gesti

Cambiamenti Climatici possono esser causati anche di una lampadina lasciata inutilmente accesa per ore ed ore. Questo stupido gesto, non solo ci costa in termini di bolletta energetica, ma anche in termini di consumo di energia e di inquinamento, creato per poter alimentare questa lampadina inutilmente accesa.

♥ Riciclare il maggior quantitativo possibile dei nostri rifiuti, conferendoli in maniera corretta negli appositi contenitori, è per noi oggi un autentico dovere.

Evitare di abbandonare nei boschi rifiuti di qualsivoglia natura, ma soprattutto di gettare in mare rifiuti e plastiche che impiegheranno centinaia di anni a degradarsi.

Ci sarebbero dozzine o persino centinaia di altri buoni esempi di comportamenti, per evitare di inquinare ulteriormente il pianeta, ed aggravare progressivamente il riscaldamento del pianeta.

Uno su tutti però, mi preme di ricordartelo, prima di chiudere questo articolo.

Ricordati sempre che hai un diritto inalienabile che per fortuna nessuno ti può togliere, finché non ci troveremo in un regime totalitario.

Il diritto al voto

Il diritto di far sentire la tua voce e di imporre le tue idee.

Ricordati che possono dipendere dal tuo voto le scelte economichepolitiche ed ambientalistiche, il freno ad alcune lobbies di pensiero, politiche o economiche, ma soprattutto la lotta o meno ai Cambiamenti Climatici.

Hai nelle tue mani il diritto di incazzarti come le formiche.

Non fartelo sottrarre di mano.

www.fabiandarchi.com/ma_le_notizie_sono_false.htm

La bufala dell’anno

L’apice della demenzialità giornalistica (e non) è stata raggiunta della notizia che il 1999 fosse l’ultimo del 2° millennio. A questa bufala hanno partecipato tutti, anche, paradossalmente, coloro che in alcuni servizi ne dimostravano l’infondatezza. Sarebbe come se il papa, dopo una benedizione “Urbi ed orbi”, bestemmiasse. Cosa è possibile dire di questi giornalisti? Sulla loro professionalità e buona fede? E sugli accademici? Chi ha ascoltato le risposte di Zichichi in proposito in tv che ha tirato in ballo il paradosso di Zenone su Achille e la tartaruga non ha potuto che mettersi a ridere. E che dire dell’accademico che a fine dicembre alla radio sostenne addirittura che con il 2000 inizia il secolo, ma non il millennio (sic!). Bestialità del genere non la raccontano nemmeno i bambini! Non solo, ma a proposito di questo argomento, in omaggio come sempre alla democrazia, vengono accettate tutte le idee degli ascoltatori, aprendo un dibattito, come se si trattasse di opinioni politiche, sportive o estetiche e non semplicemente di matematica (la quale, come si sa non è un’opinione). Ma la democrazia è nemica dell’incultura e la straordinaria diffusione di quest’ultima dimostra che la democrazia di cui parliamo è fasulla. 


http://www.enel.it/magazine/boiler/libri_dett.asp?idDoc=554367

I LIBRI DI BOILER
Le sorprese di Antonino Zichichi…

di DOMENICO BASA

«UNA RECENSIONE dovrebbe terminare dicendo a chi si consiglia la lettura del libro. Per persone cui la scienza abbia sempre interessato poco, l’opera potrebbe essere fuorviante. Per chi invece non è digiuno di storia della scienza, e quindi capace di cogliere i motivi di meraviglia di cui si è detto, allora il “libro delle sorprese” dello Zichichi può essere consigliato per un’amena lettura». Perché iniziamo dai “consigli di lettura”? Perché questa divertita, e allo stesso tempo esasperata, conclusione di Floriano Papi – chiamato a recensire sull’Indice del febbraio 2002 l’opera Galilei, divin uomo – è esemplare della maggior parte dei contributi raccolti da Piergiorgio Odifreddi in Zichicche. Pensieri su uno scienziato a cavallo tra politica e religione. Articoli, recensioni, commenti di fisici (Carlo Bernardini, Enrico Bellone, Andrea Frova, Marcello Cini, Roberto Fieschi), giornalisti scientifici (Giovanni Maria Pace, Piero Bianucci, Franco Prattico) e intellettuali (Luigi Firpo, Giorgio Israel) che negli anni si sono imbattuti nel fenomeno Zichichi.

Sì, perché più che un semplice scienziato Antonino Zichichi da Erice è un vero fenomeno. Un divulgatore, noto al grande pubblico che spedisce le sue opere ai primi posti delle classifiche di vendita. Un organizzatore, che con il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana convoglia sulla rocca di Erice colleghi da tutto il mondo. Un manager, capace di unire alla docenza la presidenza dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e della Società europea di fisica. Un consigliere ascoltato e apprezzato, almeno a giudicare dalla breve prefazione al libro di Giulio Andreotti e dalla sua consuetudine con papa Giovanni Paolo II, al quale avrebbe ispirato niente meno che un celebre discorso sull’Apocalisse e la “riabilitazione” di Galileo. E, ovviamente, un uomo ambizioso come dimostra il can can determinato dal suo tentativo “sponsorizzato” di approdare alla presidenza del Cern o la malcelata aspirazione al Nobel (se non per la fisica, aggiungono i maligni, almeno per la pace dopo anni di “dialoghi” tra scienziati americani e sovietici…).

In questa messe di incarichi e impegni, come non inciampare in qualche trappola? Certo, bisogna dire che Zichichi ci mette del suo, come quando sostiene di avere «al suo attivo la scoperta dell’antimateria nucleare», trascurando il fatto che nel 1933 Paul Dirac aveva già vinto il Nobel proprio per questa scoperta. Oppure quando scrive che «ci sono teoremi impossibili da dimostrare» nonostante un teorema sia, per definizione, una qualunque proposizione dimostrabile. O ancora: «Il padre della bomba che distrusse Hiroshima e Nagasaki è Hitler». D’altra parte, sempre scorrendo questo florilegio di amenità che è Zichicche, scopriamo che se Karol Woityla è «il Papa che ama la Scienza», invece Albert Einstein «è famoso per due cose non sue: la Relatività e la luce che “cade”» (già scoperte rispettivamente da Galileo e Newton). Ma lasciamo la parola a Enrico Bellone, direttore di Le scienze, sempre alle prese con Galilei, divin uomo: «Il volume ruota attorno a tre tesi. Il rapporto difficile tra religione e Galilei è un’invenzione degli atei; la teoria dell’evoluzione è ben vista da una banda di fanatici; e tre persone non hanno mai capito alcunché di scienza: David Hume, Immanuel Kant e Karl Popper». Come scrivevano gli studenti della Normale di Pisa, ai tempi dei dazebao: «Pronto chi parla? Chi, Dio? Ah, il vice di Zichichi».


http://www.nemesi.net/zichichi.htm

20 marzo 2001 – copyright Marcello Guidotti

L’evoluzione umana: annose polemiche

Una signora mi ha inviato una e-mail (non firmata) con la quale m’informava di aver letto casualmente – in quanto cercava un’altra cosa – il mio articolo “La scimmia sul banco degli accusati“. La lettrice non era d’accordo con quanto ho scritto; anzi, era contrariata dal fatto che si producessero simili film di gusto discutibile. Fortunatamente – continuava la lettera – qualche persona autorevole le dà ragione, ed a conferma citava un articolo apparso su Il Messaggero a firma di Antonino Zichichi, scienziato di notorietà internazionale.

Non ho risposto direttamente alla “signora” che non si firma; tuttavia, ho cercato nell’archivio de Il Messaggero-on line, l’articolo citato. E’ accessibile solo la pagina interna e non la prima dal quale inizia.

 
Il Messaggero 11 febbraio 2001

di ANTONINO ZICHIHI

(Ebsu) presentato come l’ultima frontiera della Scienza galileiana. In diverse occasioni ho posto una domanda semplicissima: qual è l’equazione che descrive l’evoluzione biologica della specie umana e quali sono i risultati degli esperimenti di stampo galileiano che corroborano la validità di quella equazione? Una domanda semplicissima che rimane, ancora oggi, senza risposta. L’unica novità è il ritorno all’attacco degli evoluzionisti. Purtuttavia l’Ebsu può essere tutto — poesia, prosa, filosofia, arte, fantasia elaborativa — eccetto che Scienza galileiana. Vediamo perché.
L’Ebsu è come pretendere di avere scoperto una civiltà capace di volare con jet supersonici senza avere ancora capito cos’è il suono. Prima di potere capire le origini dell’Ebsu è necessario sapere rispondere a domande di gran lunga più semplici. Una di queste è se esiste o no il Supermondo.
I sostenitori dell’Ebsu dovrebbero meditare sull’equazione di Dirac, incisa nell’Aula Magna del Centro Majorana a Erice. I partecipanti alle attività del Centro di Erice — migliaia e migliaia di scienziati, studiosi e tecnici provenienti da Università e Laboratori di ricerca tra i più prestigiosi di oltre cento Nazioni — rappresentano la parte più viva della ricerca scientifica internazionale impegnata nello studio dei problemi più importanti per il progresso delle nostre conoscenze su come è fatto il mondo. L’equazione di Dirac è costantemente sotto i loro occhi. Quell’equazione e i risultati che ne corroborano la validità, sono l’esempio limpido di rigore scientifico di stampo galileiano; e la prova lampante dell’abisso che c’è tra la Scienza galileiana e l’evoluzionismo biologico della specie umana.
Quell’equazione ha aperto orizzonti nuovi che vanno dall’Antimateria ai transistor, ai circuiti integrati e a quell’innumerevole quantità di strumenti tecnologici da cui è nata la nuova frontiera della medicina moderna e della stessa ingegneria genetica. E’ l’equazione di Dirac che ci ha portato alle soglie del Supermondo.
Gli evoluzionisti affermano di sapere che l’uomo è certamente un animale come tanti altri. Così non è. La specie animale cui noi apparteniamo è dotata di un privilegio unico: la Ragione. E’ grazie a questo privilegio che siamo riusciti a inventare la memoria collettiva (scrittura), la logica rigorosa (matematica), e a scoprire la Scienza. E’ proprio la Scienza che ci dà la certezza di non essere figli del caos, ma delle Leggi Fondamentali che reggono il Creato, dal cuore di un protone ai confini del Cosmo.
Platone, Aristotele, Galilei non sono più con noi. E’ grazie alla invenzione della scrittura che possiamo sapere cosa pensavano. I leoni, gli elefanti, le aquile, le scimmie, tanto citate dagli evoluzionisti, non hanno lasciato tracce di memoria collettiva. Nessuna forma di vita animale ha saputo scoprire il Teorema di Pitagora né sa che esiste la Scienza.
Un argomento forte dell’evoluzionismo sono le caratteristiche comuni alle innumerevoli forme di vita animale. C’è una caratteristica di gran lunga più importante. Essa è comune, non solo alle forme di vita animale, ma anche a quelle di vita vegetale, e addirittura della stessa materia inerte. Questa radice comune non l’hanno scoperta gli evoluzionisti. Siamo stati noi fisici a scoprirla, seguendo l’insegnamento galileiano. Una pietra, un albero, un’aquila, un uomo sono fatti con le stesse particelle: protoni, neutroni ed elettroni. Non per questo noi fisici concludiamo dicendo che pietre, alberi, aquile e uomo sono realtà identiche. La diversità della nostra specie è nell’esistenza della Ragione: nessuno la sa dedurre in modo rigoroso da principi fondamentali legati a equazioni e ad esperimenti riproducibili. Ecco perché nessuno si può arrogare il diritto di avere «scoperto la vera origine della nostra specie». Nessuno che sappia cosa vuol dire Scienza oserebbe fare simili affermazioni.
C’è chi pretende di avere dimostrato che l’Ebsu ha radici nel rigore scientifico. Se io usassi lo stesso rigore di cui parlano gli evoluzionisti, potrei dire che il Supermondo esiste. Infatti di esso conosco le equazioni e con esse ho saputo scoprire un fenomeno nuovo (in sigla Egm: Evolution of Gaugino Masses) che permette di prevedere tanti dettagli molto importanti sulla struttura del Supermondo. Pur avendo elaborato la struttura matematica di questa nuova e formidabile ipotetica realtà, non posso dire se esiste il Supermondo in quanto manca all’appello la prova sperimentale di stampo galileiano.
Gli evoluzionisti affermano — come detto in apertura — che l’Ebsu è l’ultima frontiera della Scienza galileiana. Se Galilei foss con noi direbbe a questi studiosi: «scrivete l’equazione in grado di sintetizzare in modo rigoroso questa ’’vera origine’’ e ditemi quali sono i risultati sperimentali ’’riproducibili’’ che hanno corroborato la validità della vostra equazione».
Galilei insegna che non basta la matematica per sapere com’è fatto il mondo: ci vuole la prova sperimentale riproducibile. L’evoluzionismo biologico della specie umana non si basa su alcuna formulazione matematica, né su alcuna prova sperimentale di stampo galileiano. E Galilei insegna che dove non ci sono né formalismo matematico né risultati riproducibili, non c’è Scienza.”

Questo articolo, evocatore di tragiche memorie («al rogo le streghe»), che rimandano al dramma irrisolto di Giordano Bruno, è espressione di pensiero debole (sempre che di pensiero si tratti), fazioso e provocatorio. Pensiero debole, perché le erudite argomentazioni sono disordinate; fazioso, perché evidentemente di parte; provocatorio, perché grida vendetta! E’ del tutto improbabile che Il Messaggero mi conceda lo spazio per questa risposta (i cui elementi riassumono le obiezioni all’articolo di Zichichi), e quindi posso solo affidarla all’oceano di Internet.

Galileo Galilei, è tradizionalmente il fondatore del metodo sperimentale, ma certo non di quello matematico. Infatti, con i suoi esperimenti a proposito del moto dei corpi, Galilei capovolse i termini della questione: «non dobbiamo chiederci perché i corpi si muovono, piuttosto perché si fermano».
Un’osservazione oggi ovvia, ma foriera di fondamentali conseguenze. I sostenitori del sistema tolemaico, affermavano infatti che la terra era immobile al centro dell’universo, con il Sole ed i pianeti che gli orbitavano attorno seguendo complicate traiettorie (epicicli).

Nel 1633 – durante il processo a Galilei – Scipio Chiaramonti (professore di filosofia e matematica nell’Università di Pisa) scriveva: «Gli animali si muovono perché sono dotati di arti e di muscoli; pertanto la Terra, che non possiede né arti né muscoli, non può muoversi»

In effetti, questo è un tipico ragionamento deduttivo (metodo Aristotelico) che porta a conclusioni direttamente correlate alle premesse. Tuttavia, si farebbe torto d’intelligenza a questo docente pensando che credesse veramente (uhm, se una sciocchezza non produce discredito, e non dirla può produrre pericolose conseguenze, forse è meglio dirla) a quanto sosteneva… secondo Tolomeo, erano i pianeti ed il Sole ad orbitare attorno alla Terra, e dunque, non avendo né arti né muscoli, erano evidentemente mossi dalla spinta di angeli (notoriamente invisibili)!
Con Galilei, non c’era bisogno di invocare l’azione degli angeli quale forza motrice dei pianeti: questi continuavano a muoversi dalla notte dei tempi in quanto nel vuoto non c’è alcuna forza frenante in grado di rallentarne il movimento, determinato dalle cause iniziali che formarono il sistema solare: la condensazione di una nuvola di materia gassosa in rotazione attorno a sé stessa.

Quanto sopra è un’indispensabile precisazione del metodo di Galilei; però, Il prof. Chiaramonti… oops, Zichichi ha citato Dirac ed i modelli matematici.
Per esempio, consideriamo un modello matematico (ossia la traduzione in formule) legato ad un problema concreto. Le sue soluzioni matematiche – quando esistono – sono formalmente corrette, ma non necessariamente hanno senso fisico. Così, si consideri un quadrato di area S; il lato, a, di questo quadrato è la radice quadrata dell’area. Ora, una radice quadrata ha due soluzioni (+a e –a): matematicamente sono entrambe corrette, ma fisicamente ha senso solo la soluzione positiva in quanto non esistono quadrati con lati negativi!
Però, a volte, scartare alcune soluzioni può non essere corretto. Ad esempio, nel 1928, il fisico Paul Dirac stava studiando le nuovissime equazioni della meccanica quantistica. Ne ricavò che le equazioni ammettevano l’esistenza di due tipi di elettrone: quello allora noto, ed un altro del tutto identico ma con carica opposta, ossia positiva.
Un elettrone con carica positiva non era mai stato osservato, e così ben pochi scienziati presero sul serio le soluzioni di Dirac. O meglio, le soluzioni erano matematicamente corrette, ma fisicamente prive di significato empirico.Quattro anni dopo, nel 1932, Carl Anderson, un altro fisico che stava studiando i raggi cosmici, scoprì la traccia di una particella che si creava quando i raggi cosmici entravano nell’atmosfera. Questa particella lasciava una traccia esattamente identica a quella di un elettrone, però curvava nella direzione opposta, come se avesse una carica positiva. Si trattava di un antielettrone o, come lo chiamò Anderson, positrone.
A Dirac e ad Anderson venne conferito il premio Nobel, rispettivamente nel 1933 e nel 1936.

Quella citata è stata una verifica sperimentale di quanto anticipato dalla teoria; tuttavia, a volte sono proprio nuovi dati sperimentali che costringono i ricercatori ad aggiornare le loro teorie.

Nel 1845, Adams e Leverrier, per spiegare le irregolarità del moto di Urano (non compatibili con la teoria della gravitazione di Newton), indipendentemente l’uno dall’altro, ipotizzarono e calcolarono l’esistenza e la posizione di un nuovo pianeta: Nettuno. Un anno dopo, Nettuno fu individuato esattamente nella regione prevista. L’aver supposto solo attraverso calcoli teorici l’esistenza di un pianeta fino ad allora non visibile, destò grande ammirazione tra il pubblico colto dell’epoca.
Il fatto sconcertante è che Leverrier si rifiutò di confermare col telescopio l’esistenza di Nettuno in quanto era assolutamente sicuro dei calcoli derivanti dalle sue equazioni. Così, nel 1859, rivolse la sua attenzione al moto di Mercurio, supponendo che fosse influenzato da un altro pianeta: Vulcano. Ma questa volta il pianeta non fu trovato… però, nel 1915, Albert Einstein dimostrò che le irregolarità nel moto di Mercurio erano previste dalla sua teoria della Relatività Generale, e dunque non c’era bisogno di invocare l’esistenza di un nuovo pianeta. Dunque, la previsione del metodo deduttivo era errata, in quanto le equazioni di Newton erano meno precise di quelle della Relatività.
Nello stesso anno, Lowell, dall’esistenza di residue perturbazioni di Urano, ancóra tramite le equazioni di Newton, dedusse l’esistenza di un altro pianeta: Plutone. Effettivamente Plutone venne scoperto nella regione prevista, ma la sua massa risultò troppo piccola per spiegare le perturbazioni di Urano. In conclusione, su tre predizioni, una risultò esatta, una sbagliata ed una il risultato di un colpo di fortuna!

Dunque, non è vero in generale che la teoria deve precedere l’osservazione sperimentale. Una teoria è la sintesi di osservazioni sperimentali, e può essere una traccia per suggerire nuove osservazioni, alle quali può seguire una nuova teoria che comprenda la precedente (la Relatività comprende le equazioni di Newton), oppure anche una teoria del tutto differente.

L’equazione che descrive la ragione… No, non esiste l’equazione del pensiero astratto. Però, a meno che per pensiero astratto s’intenda la capacità di comprendere il teorema di Pitagora, questo non significa che gli animali ne siano privi. Gli animali, come è stato provato con inconfutabili esperimenti, sanno quello che fanno in quanto le loro azioni non sono sempre esclusivamente istintive; gli uomini anche, ma spesso non sembra che se ne preoccupino molto!
In realtà, Galilei ha dimostrato l’importanza del metodo induttivo rispetto a quello deduttivo (di Aristotele). Precisamente, il metodo deduttivo non è realmente conoscitivo in quanto le conclusioni che permette di ottenere sono contenute nelle premesse, che possono essere corrette (l’esistenza di Nettuno), ipotetiche (Vulcano) o sbagliate (Plutone, scoperto per caso). Al contrario, il metodo induttivo (Galilei), che comporta generalizzazioni a partire dalle osservazioni sperimentali, permette di ottenere risposte non legate alle premesse e dunque, pur essendo una sorta di “salto nel vuoto” (in quanto le previsioni potrebbero rivelarsi sbagliate alla prova dei fatti), porta per lo più ad esplorare strade diverse.

nemesi: gioco simlifeLe equazioni dell’evoluzione… Certo, la teoria dell’evoluzione – sebbene corroborata da adeguate prove sperimentali – non è formalizzata in termini matematici, ma una simulazione al calcolatore non è impossibile. Per esempio, esiste un gioco SimLife, il cui scopo è controllare l’evoluzione di nuove specie animali – immaginate dal giocatore – in rapporto all’ambiente. Si obietterà che è un gioco, certo sofisticato, ma pur sempre un gioco. E’ vero, ma lo scopo non è provare la teoria dell’evoluzione, bensì mostrare come si comportano differenti organismi (anche improbabili) in rapporto all’ambiente. D’altra parte, esiste un altro gioco SimHearth, il cui scopo è comprendere l’interazione dei fattori climatici … ma i fenomeni climatici (in senso lato, quindi comprendenti terremoti, eruzioni, ecc.)- si obietterà – esistono o sono un’invenzione di certi scienziati agnostici che non credono alla volontà divina?

D’altra parte, le prove dell’evoluzione sono frammentarie: mancano infatti tutti gli elementi che hanno portato alla formazione della specie umana a partire da un progenitore comune anche alle scimmie. Questa discontinuità delle prove, offre ai creazionisti alcune argomentazioni contro l’evoluzionismo:

  • La prima obiezione: la nostra ipotetica scimmia progenitrice ha originato altre scimmie differenti per caratteristiche , ma questa era la sua attività: generare altre scimmie, non uomini. Una catena di montaggio progettata per costruire bottiglie, ne produrrà con tappo a vite, a corona, in sughero… ma certo non produrrà lattine! In sostanza questo è il provocatorio ragionamento di Zichichi: sassi e uomini, sono fatti dalle stesse particelle elementari combinate diversamente; però una pietra resta comunque una pietra!.

I creazionisti, dunque, sostengono che le varie specie di proscimmie siano state create insieme e non discendano una dall’altra. D’altra parte, gli evoluzionisti affermano la discendenza di una scimmia da un’altra, e dell’uomo da altre scimmie, sebbene non abbiamo trovato traccia di tutte le specie intermedie. Ed è proprio su queste manchevolezza che i creazionisti puntano il dito. Quanto alle lattine, è vero: una bottiglia non è una lattina! Tuttavia (a parte che esistono i barattoli di vetro), l’uomo – senza citare (provocatoriamente) le particelle elementari – non solo è fatto delle stesse molecole organiche comuni a tutte le specie viventi, è anche il risultato della stessa catena di montaggio: il DNA.


  • Un’altra obiezione suggerisce di rifiutare l’evoluzionismo perché non vi sono prove dirette: dopotutto, nessuno ha mai assistito alla nascita di una nuova specie. Al più, si sono osservate mutazioni genetiche, ma che certo non possono provare inequivocabilmente la nascita di una nuova specie.

Qui, occorre precisare che per nuova specie s’intende un organismo incapace di procreare accoppiandosi con organismi della specie dalla quale ha avuto origine. Per esempio, sebbene tutti i cànidi derivino dal lupo, cani e lupi appartengono alla stessa specie in quanto possono avere unioni fertili. La speciazione, in realtà non può essere verificata sperimentalmente nell’arco di uno o due secoli… occorrono millenni!


  • Da ultimo, il fine. Perché? Perché una scimmia, essere con modeste capacità mentali dovrebbe voler diventare un qualcosa che non può nemmeno concepire? Una specie capace di sviluppare il pensiero astratto!

In realtà, l’evoluzione non è proiettiva: è cieca, produce nuove specie che sopravvivono e sostituiscono la precedente se sono più adatte all’ambiente in cui vivono. Alla “natura” non interessa un fine ultimo (le scimmie, per il loro ambiente, vanno bene come sono), bensì la sopravvivenza di un organismo, anche se questo si differenzia sempre più marcatamente fino a dare origine ad una nuova specie.


Se queste precisazioni non sono sufficienti, proviamo ad affrontare la questione da un altro punto di vista.
Isaac Asimov (1920-92), biologo e noto divulgatore scientifico, propose un interessante paragone a proposito dell’evoluzione, particolarmente adatto per riassumere e rispondere alle obiezioni citate. Eccolo:
«Io guido un’automobile e voi anche. Io, per esempio, non conosco esattamente il funzionamento del motore. Forse neanche voi. E può darsi che le nostre idee confuse e approssimate sul funzionamento di un’automobile siano un po’ contraddittorie. Dobbiamo dedurre da questo disaccordo che l’automobile non funziona o non esiste? O, se i nostri sensi ci obbligano ad ammettere che l’automobile esiste e funziona, dobbiamo concludere che è spinta da un cavallo invisibile perché la nostra teoria sul motore è imperfetta?».

Allora, perché rifiutare la teoria dell’evoluzione? Proprio perché è una teoria, ossia una congettura come un’altra, che magari ha una certa probabilità di essere vera, si risponde. Se la pensate così, siete fuori strada.
Una teoria nasce per spiegare un insieme di fenomeni osservati in natura o prodotti nei laboratori scientifici. Tuttavia, una teoria non è un teorema matematico, che può essere dimostrato a partire da certi presupposti, non importa se siano veri o falsi. E proprio perché una teoria non è un teorema matematico, secondo il filosofo Karl Popper, non si può provare che sia “vera”, giacché non si può escludere che la vera descrizione della realtà risieda in un’altra teoria. In effetti, nel formulare una teoria, teniamo sotto osservazione i soli fenomeni che riteniamo significativi. Ad esempio, per la teoria dell’evoluzione di Darwin, non è significativa l’influenza delle macchie solari: se le macchie solari hanno (in tempi lunghi) qualche influenza sull’evoluzione, non potremo spiegare completamente i fatti osservati finché non troveremo il modo di includerne gli effetti nella teoria dell’evoluzione.
Ma se non si può provare che una teoria è vera, dice ancora Popper, si può sempre provare che è falsa. Ad esempio, la “teoria della Terra vuota” si è dimostrata falsa; invece, la “teoria della relatività ristretta” ha superato tutte le verifiche sperimentali. Anche la “teoria di Darwin”, finora, si è rivelata abbastanza soddisfacente ed in grado di spiegare moltissime osservazioni. Quanto alla ragione… se volete, pensate pure che coincida con l’anima. Però, ricordate che – come ha chiarito la Chiesa – l’evoluzione è accettabile, purché si ammetta l’intervento divino per spiegare l’intelligenza umana. Questa, in conclusione sembra una posizione salomonica; tuttavia, potrebbe prestarsi ad interpretazioni eugenetiche. Così, è bene concludere con un’ulteriore precisazione sul metodo scientifico…

Lo scrittore arabo Zakaryya ibn Mohamed Hibn-Mahmud al Qazwini deve la sua notorietà al fatto di aver affermato per primo che la provvidenza di Allah si può dedurre dal fatto che egli lascia cadere la pioggia sulla terra fertile e non sul deserto, dove nulla potrebbe germogliare.
L’osservazione che non piove sulla terra desertica permise allo scrittore di offrire un’interpretazione finalistica: sulla terra non piove perché, se piovesse, la pioggia sarebbe sprecata.
Ovviamente, la stessa osservazione si presta ad una spiegazione causale: per ragioni non completamente chiarite, su certe terre non piove e per questo motivo sono desertiche in quanto non possono offrire che uno scarso supporto alla vegetazione.
Entrambe le interpretazioni affondano le loro radici nell’ignoto, in quanto ignoti ci sono i fini della prima, ed altrettanto ignote le cause della seconda. D’altra parte, se quest’ultima, dà una risposta alla domanda: «perché certe terre sono desertiche?», non può spiegare soddisfacentemente perché su certe terre non piove.
E’ certo, però che l’interpretazione causale permette di giustificare altri fatti del tutto estranei all’interpretazione finalistica. Per esempio, spiega come mai il terreno fertile inaridisce durante una siccità prolungata e diventa tanto più simile a un deserto quanto maggiore è la durata della siccità. Ancóra, l’interpetazione causale permette di dare ragione del fatto che se non annaffiamo le piante da vaso, la terra inaridisce e le piante si seccano. In questo senso, l’interpretazione causale trova, sebbene su sala limitata, una prova dall’esperienza. In conclusione, l’interpertazione causale permette di spiegare molte più cose di quanto sia possibile con l’interpretazione finalistica.


http://www.unict.it/psmfn/La_Greca.htm 

LA SICILIA 21.02.2001

I MODELLI MATEMATICI E LA NUOVA SCIENZA

La recente scomparsa di Marcello La Greca richiede che qualcuno di quelli più vicini alle sue idee, risponda a Zichichi, in sua memoria.

Zichichi sembra prospettare l’idea (La Sicilia, 11.2.01) che problemi tipo l’origine dell’uomo non abbiano una risposta matematica (non c’è un’equazione che li descriva), e pertanto che le ipotesi correnti intorno a queste origini non siano scientificamente valide. Con questa affermazione, Zichichi apparentemente si richiama ad una concezione gerarchica delle “teorie scientifiche”, che sarebbero superiori alle “teorie empiriche”. Secondo Zichichi, la fisica appartiene ala prima categoria, mentre la biologia animale deve essere annoverata fra le seconde. Ma quale ruolo ha la matematica nel legittimare la fisica o qualunque altra disciplina, promuovendola al rango di “teoria scientifica”?. Nella citata concezione gerarchica, la matematica non appartiene a nessuno dei due tipi di teorie sopra menzionati, perché manca delle cosiddette “regole di corrispondenza”, che trovano nel metodo sperimentale il mezzo di controllare la rispondenza fra gli enti della teoria e gli oggetti del mondo reale. In realtà, la matematica appartiene alle “teorie di ordine superiore”, che sono applicabili alle “teorie scientifiche”, ma non al mondo reale.

Galilei applicò sistematicamente la matematica alla fisica, facendo della fisica la prima “teoria scientifica”, e ponendo le basi del formalismo fisico-matematico. Per formalismo qui s’intende una struttura logica rigorosamente deduttiva, che serve da guida per risolvere i singoli problemi e garantisce la correttezza delle soluzioni. Talvolta, viene usato il termine “linguaggio”, come sinonimo di formalismo.

Tuttavia, dal tempo di Galilei ad oggi altri formalismi si sono affermati. La chimica era stata una “teoria empirica” fino agli inizi dell’800, ma l’avvento della teoria atomica e molecolare ne ha permesso la formalizzazione, e l’ingresso fra le “teorie Scientifiche”. Il formalismo (linguaggio), chimico è costituito dalle formule di struttura (formule chimiche) e dalle regole di reattività dei composti chimici. Esso è diverso dal formalismo fisico-matematico, benché la matematica sia applicabilissima alla chimica. Se vogliamo descrivere un composto chimico, una proteina per esempio, ricorriamo al formalismo delle formule chimiche, non scriviamo certo un’equazione matematica. Ancora più recente è l’assunzione della biologia fra le “teorie scientifiche”. Condannata fra le “teorie empiriche” fino al 1953 (la doppia elica del DNA), la biologia acquistò il suo formalismo con la decifrazione del codice genetico. Un codice a quattro lettere in questo caso, che permette la descrizione dei caratteri genetici di tutti gli esseri viventi. Il formalismo genetico è, ancora una volta, diverso da quello fisico-matematico, e per descrivere il genoma umano (o del moscerino) nessuno si sogna di scrivere un’equazione matematica, si usa il codice genetico.

Seguendo il discorso di Zichichi, si potrebbe essere portati a credere che una volta giunti alla formulazione matematica di una teoria, questa teoria sia provata in modo assoluto e definitivo. Questa concezione della scienza, come insieme di teorie dimostrate una volta per sempre (appunto, le scienze esatte), è proprio il contrario di quello che la moderna epistemologia è venuta definendo nell’arco del secolo trascorso. Troppo noti sono i nomi di B.Russell, K.Popper, T.Kuhn, K.Feyerabend. Oggi si pensa che le teorie scientifiche siano tutte descrizioni approssimative della realtà (sono dei modelli ideati al fine di spiegare i fenomeni), e che esse sono tutte sostituibili con altre che raggiungano una maggiore approssimazione e spieghino un numero maggiore di fenomeni. L’ipotesi di un’evoluzione delle specie è stata prospettata più volte nella storia antica e recente dell’umanità. Il vero problema non è tuttavia l’evoluzione, che è innegabile e sotto gli occhi di tutti. Si tratta invece di stabilire il perché essa avviene spontaneamente e con quali meccanismi.

Fu Darwin a sostenere che l’evoluzione avviene spontaneamente mediante l’effetto combinato delle mutazioni e della selezione naturale, la quale privilegia le specie più adatte. Quella di Darwin era solo un’ipotesi di lavoro. In effetti, egli ebbe molta fortuna ed oggi si sa che le cose stanno proprio così, sebbene il ruolo dei meccanismi evolutivi proposti da Lamarck sia in continua fase di rivalutazione. Accanto alla paleontologia, che fu la prima disciplina utilizzata in quegli studi, oggi abbiamo la biochimica e la genetica che offrono conferme a livello molecolare (replicazione del DNA, sintesi proteica, mutazioni molecolari, etc.).

Sulla base di queste premesse, Zichichi non sembra aver molto spazio per le sue asserzioni. La scienza non si è fermata al tempo di Galilei. La fisica non è sola.

L’evoluzionismo è un settore aperto alla ricerca e al confronto, specie per i problemi che il Darwinismo ed il Lamarckismo pongono. Un corretto dibattito, tuttavia, non può partire da posizioni preconcette, né da accuse d’empirismo nei confronti della biologia.

GIORGIO MONTAUDO


http://www3.unibo.it/annuari/Annu0103/INDICE/PARTE4/P4S1A-4.HTM 

PROLUSIONE DEL PROF. ANTONINO ZICHICHI
DA GALILEI AL SUPERMONDO

Galilei, convinto che non siamo figli del caos, studia le pietre per cercare di scoprire le prime leggi fondamentali della Natura che lui considera “impronte del Creatore”.

Questo ci ha portato, in appena quattro secoli, a concepire l’esistenza del “supermondo”: la più alta vetta delle conoscenze scientifiche galileiane quindi del sapere rigoroso, dell’Immanente.

La pagina seguente è la sintesi dell’enorme salto concettuale che, partendo dal battito del nostro cuore, come misura del tempo, ci ha portato ai circuiti elettronici in grado di misurare millesimi di miliardesimi di secondo. Sono invenzioni tecnologiche di questo tipo che ci hanno permesso di capire le leggi di simmetria – operanti nello spazio, nel tempo, nelle Cariche e Anticariche, nella Materia e nell’Antimateria, nello spin (moto a trottola) – da cui nascono anche le Leggi Fondamentali.

Siamo pur tuttavia ancora lungi dal poter dire di aver capito il GRANDE DISEGNO.

Una quantità di straordinaria importanza: lo spin

C’è una quantità di straordinaria importanza nella struttura della materia: essa è la “quantità di moto a trottola” (cui si dà il nome di “spin” che in inglese vuol dire proprio “trottola”).

Lo “spin” di un elettrone ha il valore minimo che possa esistere. Nelle unità di Planck esso vale 1/2. Le particelle con spin-semintero si chiamano Fermioni. Ecco perché si dice che l’elettrone è un Fermione.

Lo “spin” di un fotone (quanto di luce) è il doppio di quello dell’elettrone. Le particelle con “spin-intero” si chiamano Bosoni. Ecco perché si dice che il fotone è un Bosone.

Com’è fatto il mondo

Un fiore, il mare, l’aria che respiriamo, la Luna, le Stelle, lo stesso Sole, tutto ciò che chiamiamo Mondo è fatto con Fermioni e Bosoni.

a. Fermioni: (spin “semintero” come quello dell’elettrone). Queste particelle – dette quark e lentoni – sono i “mattoni”, più esattamente, le “trottoline” della nostra esistenza materiale.

b. Bosoni: (spin “intero” come quello del fotone). Le particelle con questo valore di “spin” sono le “colle” delle Forze Fondamentali che agiscono tra i “mattoni”. Anche le “colle” sono “trottoline” .

La legge di Supersimmetria da cui nasce il Supermondo

È il sogno di noi fisici cercare nuove Leggi di Simmetria. Esse permettono di aprire nuovi spazi e nuove strade nello studio di ciò che chiamimao il mondo. Alla Legge di simmetria tra Fermioni (F) e Bosoni (B) si dà il nome di Supersimmetria. Dal valore dello spin (intero o semintero) dipende la legge di statistica cui obbediscono gli insiemi fatti con tanti Bosoni e quelli fatti con tanti Fermioni.

I fotoni (spin-intero, quindi Rosoni) obbediscono alla legge “in uno stesso posto più ce n’è, meglio è”.

Gli elettroni (spin-semintero, quindi Fermioni) invece obbediscono alla legge “non più di un elettrone nello stesso posto”.

Se fossimo fatti di fotoni potremmo mettere un miliardo di persone in un teatro da mille posti. Non potremmo però essere così come siamo.

Il principio di impenetrabilità dei corpi nasce dal fatto che noi siamo fatti con trottoline (protoni, neutroni ed elettroni) che hanno spin-semintero.

Dalla nuova Legge di Simmetria tra Fermioni e Bosoni (F ≡B) nasce il Supermondo.

Il fascino del Supermondo

Il fascino del Supermondo sta nel fatto che il nostro Mondo avrebbe le sue radici in una realtà con 43 dimensioni, di cui una, e una sola, dedicata al “Tempo”. Il Mondo a noi familiare ha appena 3 dimensioni di Spazio (lunghezza, larghezza, altezza) e una di Tempo: totale 4. Dove sono le altre dimensioni? Risposta: sono rimaste incapsulate – entro minuscole frazioni di miliardesimi di miliardesimi di centimetro – senza possibilità di espandersi. Le 4 dimensioni a noi familiari si sono “espanse”. Ecco perché possiamo vivere avendo a nostra disposizione enormi quantità di Spazio e di Tempo. E le dimensioni rimaste incapsulate come si manifestano? Risposta: tramite le cariche subnucleari e le regolarità che ci portano alle Tre Colonne e alle Tre Forze. Insomma, se è vero che esiste il supermondo, potremmo finalmente sperare di capire perché il nostro mondo è fatto con Tre Colonne e Tre Forze. L’esistenza del Supermondo non è descritta a parole ma tramite strutture rigorosamente matematiche fondate sulla Simmetria (F ≡ B) tra particelle con spin-semintero (Fermioni) e particelle con spin-intero (Bosoni).

Il Supermondo mette su basi di pari dignità esistenziale i Fermioni e i Bosoni. Se fossero vere le nostre formulazioni matematiche di questa nuova e formidabile Legge di simmetria (detta Supersimmetria), tutto dovrebbe nascere come “Supermondo”, e poi una parte diventare Mondo. Purtroppo manca la prova sperimentale per dire che il Supermondo è la Scienza galileiana di primo livello.

C’è il rigore matematico; manca la prova. Siamo impegnati a cercarla. E continueremo.

Dove potrebbe essere la prova che veniamo dal Supermondo

La cenere del Supermondo (i cosiddetti neutralini) potrebbero spiegare la compattezza della nostra Galassia.

I neutralini non possono aggregarsi in Stelle in quanto essendo neutri perdono poca energia. Questo permetterebbe ai neutralini di restare in una sfera concentrica al nostro centro galattico. Anche se si aggregassero in Stelle, i neutralini, non potrebbero accendere alcun tipo di fuoco come invece fa il plasma di protoni ed elettroni. Ecco perché non possono esistere Superstelle.

Perché è necessario il Supermondo

Ci sono motivi fondamentali che rendono necessario il Supermondo.

1) Bisogna tenere separate le due scale d’Energia: 1019 GeV (Planck) e 102 GeV (Fermi).

2) Bisogna evitare che l’attrazione gravitazionale della luce sua infinita. Se così fosse non potremmo vedere la luce delle Stelle. È anche la nostra luce. Il “gravitino” (Supergravità) permette di rendere finita l’attrazione gravitazionale della luce.

3) L’attrazione gravitazionale è potente ma non può essere infinita. Noi saremmo appiccicati al Sole. Non potrebbe esistere lo Spazio tra le Stelle e tra le Galassie. Non potrebbe esistere l’espansione del Cosmo. Per avere un’attrazione gravitazionale finita sono necessarie le teorie in cui si abbandona il concetto euclideo di Punto. Il Punto viene sostituito con una “cordicella” (string). Niente più Teorie Puntiformi bensì Superstring Theory.

4) La Supersimmetria non vale alla nostra scala d’Energia (no-Scale-Supergavity ≡ Infrared Solution of Superstring Theory).

Senza nuovi progetti non possono esserci nuove scoperte

I cinque progetti che hanno permesso le cinque grandi conquiste nella comprensione della natura.

I cinque passi fondamentali nella nostra comprensione della natura: 1. Le Equazioni del Gruppo di Rinormalizzazione (RGE) le quali implicano la dipendenza delle cariche fondamentali e delle masse dell’energia. È proprio tale dipendenza che conduce alla Grande unificazione (GUI), alla Supersimmetria (SUSY), alla descrizione tramite stringhe dei processi fisici (RQST) e alla gravitazione quantistica; 2. Il principio di gauge dal quale hanno origine tutte le forze; 3. Le masse immaginarie che rivestono un ruolo centrale nella descrizione della Natura; 4. Il miscelamento degli autostati di massa con violazione di Leggi di Simmetria ; 5. L’esistenza di effetti dovuti a forze di gauge non-abeliane.

Conclusione

Le frontiere del Supermondo ci inducono a una semplice riflessione: siamo l’unica forma di materia vivente dotata di Ragione.

Grazie ad essa abbiamo scoperto la Memoria Collettiva (linguaggio scritto), la Logica rigorosa (Matematica) e la Scienza che, tra tutte le logiche possibili, è quella scelta per fare il mondo così come noi lo possiamo oggi vedere e studiare.

Alla frontiera estrema di questa Logica, il Supermondo, siamo arrivati in appena quattro secoli, grazie all’atto di umiltà galileiano.

Atto che si traduce nella realizzazione di esperimenti riproducibili alla fine di ottenere risposte rigorose ai quesiti sulla struttura logica della realtà in cui viviamo e di cui siamo fatti.

Logica che ci è permesso di studiare e capire ma che nessuno saprà mai – anche minimamente – alterare.


http://www.cicap.org/articoli/at101733.htm

Recensione di Andrea Frova a:

Zichicche

di Piergiorgio Odifreddi
Edizioni Didalo, Bari 2003

In questo libretto, da birbo par suo, Piergiorgio Odifreddi cala sul capo di Antonino Zichichi una tal pioggia di fendenti – parlare di “chicche” è un eufemismo – da ridurre lo zazzeruto professore a malpartito. Articoli, lettere a giornali, recensioni di suoi libri, tutto converge nel suggerire al lettore che scienziati e giornalisti italiani nutrano per lui scarsa stima e meno ancora simpatia. Persino il suo antico protettore Giulio Andreotti, nella prefazione, traccia una poco lusinghiera similitudine tra lui e un altro fisico del passato (lapsus volontario?). Profili a dir poco impietosi sono tracciati da due grandi giornalisti scientifici, il compianto Giovanni Maria Pace su L’Espresso e Franco Prattico su Repubblica. Un assaggio di Pace: “Questi atteggiamenti di Zich fanno dire a qualcuno che il “caso Zichichi” può diventare, per la fisica italiana, quello fu il “caso Lysenko” per la biologia sovietica negli anni bui dello stalinismo” (p. 67). E più avanti: “Quella girandola di parole, quelle semplificazioni fuorvianti di cui sono infarciti i “pezzi” di Zichichi, presuppongono un lettore a basso quoziente di intelligenza…” (p. 71). Affermazione questa che ricorre sovente nelle varie stroncature dei libri del professore.

Il libro si apre con un monito di Aristotele: “… uno scienziato non dovrà rispondere a ogni domanda su qualsiasi argomento”. Sembra scritto a pennello: mi riporta subito alla mente ciò che a bruciapelo mi chiese Marcello Mastroianni durante un ricevimento all’ambasciata italiana di Mosca nel 1987, durante il forum sul disarmo nucleare indetto da Gorbaciov: “Voi fisici dovreste togliermi una curiosità: ma Zichichi, è davvero quel cia… che sembra in TV?”. Al che io, imbarazzato dalla presenza di tante persone: “Che cosa glielo fa pensare?”. E lui: “Non c’è cosa di cui non parli… domanda a cui non risponda… e poi quel look, quel look da attore…”. La chioma appunto…

Il Prologo contiene il noto articolo “Se la torre di Pisa fosse orizzontale”, che Zichichi scrisse nel 1979 per Repubblica – primo e ultimo (o forse penultimo) della serie – e che gli guadagnò, da parte del collega Carlo Bernardini, l’ancor più celebre “L’algebra delle caramelle”, una presa in giro che Zichichi mai gli ha perdonato. Per chi non ricordasse, l’essenza era: se uno acquista 5 matite e per ciascuna riceve in regalo 2 caramelle, non può dire di avere totalizzato 10 caramelle, perché secondo Zichichi “la moltiplicazione implica, anche se nessuno lo dice, che si abbia a che fare con cose identiche: […] tutte matite o tutte caramelle” (p. 16). Una svista, direi, benché abbia l’effetto di invalidare la legge di Newton, un peccatuccio veniale.

Segue “Lo scienziato”, dove si documenta la battaglia combattuta, sempre nel 1979, dall’allora ministro Vito Scalia per far eleggere Zichichi alla direzione del CERN di Ginevra. Fu un’iniziativa infelice, giacché tutti i membri del Consiglio del CERN votarono per il tedesco Schopper (salvo il rappresentante italiano che si assentò). Scalia, un po’ come il marito che per far dispetto alla moglie si taglia gli attributi, minacciò di far uscire l’Italia dal CERN, ma la scienza italiana – in testa Edoardo Amaldi, uno dei principali artefici del CERN – insorse all’unisono. Un interessante fatto di costume è che ci fu un tentativo di screditare il padre della fisica italiana del dopoguerra con accuse di simpatie comuniste e di scarso rigore morale (si vedano per questo l’articolo di De Simone a p. 33 e le lettere di replica dei fisici Pallottino, Pizzella, Ruffini, nonché l’accurata disamina dei fatti di un altro fisico, l’indimenticabile Marcello Conversi).

Nella sezione “Il politico” si parla del Centro Internazionale di Erice e della diserzione da parte dei sovietici, nel 1985, di un convegno sulla “scienza senza frontiere”. Anche se allora la partecipazione dei sovietici agli eventi in occidente era sempre un fatto aleatorio, la vicenda produsse un gran baccano sui giornali e Zichichi fu criticato sia da destra (Il secolo d’Italia, p. 119), che da sinistra (L’Unità, p. 131) per aver invitato scienziati americani che, come Edward Teller, erano notoriamente dei falchi. Il giornalista Franco Prattico, in un ironico articolo su Repubblica (p. 135), scrisse che le iniziative di Erice sono uno strumento “che consentirebbe a Zichichi di riprendere la sua corsa per il Nobel. Se non a quello per la fisica, commentano i suoi colleghi, almeno a quello per la pace. Da condividere, eventualmente, con Andreotti”.

Dopo un capitolo intitolato “L’amministratore”, sul quale preferisco non addentrarmi, si arriva finalmente alla divulgazione scientifica, quello che per molti è il vero tallone di Achille del professore Zichichi: un serbatoio da cui i suoi detrattori pescano per ridere nell’ombra dei laboratori o allietare le bacheche. Di persona cura intere pagine del Tempo – ce ne parla il direttore Gianni Letta a p. 99 – e tiene una regolare rubrica alla TV che secondo alcuni, (p. 9), è alquanto amena. Poi scrive libri. Le recensioni – tutte in negativo tranne quella debole e inaspettata di Venzo De Sabbata – lo accusano di muoversi fra tre “M”, quelle di Metafisica, Mitizzazione e Misticismo: per uno che si presenta come erede e interprete di Galileo, più a-galileiano di così non si può. Dice Andreotti (pag 7): “Quello che può sottrarre alla ricerca e allo studio lo dona volentieri alla missione apologetica della fede”. Legittimo, se non fosse, come alcuni gli rimprovano, di farlo in nome della scienza (ad esempio, p. 203). In un paese dominato da pregiudizi, dogmatismi e oggi persino da spinte creazionistiche, sarebbe questo un peccato più grave che non incorrere in qualche svarione.

Nei confronti di Zichichi, tra i venerabili della fisica italiana si sono espressi pubblicamente in termini negativi soltanto alcuni. Molti hanno scelto di tacere e tacciono ancora, malgrado la credibilità scientifica e/o l’età veneranda li mettano al riparo dai rischi. Si tratta certo di fair play – i fisici, si sa, sono dei gentiluomini – ma un ignoto poeta vernacolare a fine libro insinua che alla base di tutto ci sia er sordo (p. 275). “Sordo” starebbe, ovviamente, per fondi di ricerca. Ma anche per onori, favori, titoli, promozioni, di cui Zichichi – forte delle sue amicizie politiche ed ecclesiastiche – è stato largo dispensatore. È un fatto che il professore è in grado di esibire lettere di elogio scritte da premi Nobel come Samuel Ting, credenziali che lo hanno aiutato a vincere il Premio per il Centenario di Fermi della Società Italiana di Fisica, assegnatogli per lavori nel campo dell’antimateria. È un fatto che il professore riesce a divenire via via presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (dove peraltro ha ben meritato, riuscendo a farvi confluire ingenti finanziamenti) e presidente della Società Europea di Fisica. È un fatto che riesce a promuovere iniziative importanti, quali il Centro Majorana di Erice e il laboratorio nel tunnel del Gran Sasso. È un fatto, infine, che c’è sempre qualcuno pronto a organizzare campagne in suo sostegno o a difenderlo allorché mette il piede in fallo. Il fisico Marcello Cini non esita ad affermare (p. 73): “Parlar male di Nino è quasi come mettersi contro don Calò Vizzini nella Palermo degli anni ‘30”. Effettivamente, io stesso mi sono visto addentare ai polpacci da ben 22 (ventidue) colleghi – agenti in solido – per aver espresso parere negativo circa il suo fantasmagorico libro Galilei divin uomo (p. 213), nel quale il malcapitato Galileo viene di fatto spogliato di quel grande spirito laico e razionale che informa tutti i suoi scritti, e dipinto come una specie di Santa Caterina da Siena. Anche questo, peccato non veniale. “Una operazione già vista molte volte, quella della riconquista da parte cattolica dello scienziato più cristallinamente laico e più perseguitato dall’Inquisizione” scrive Paolo Galluzzi, direttore del museo di Storia della Scienza a Firenze (p. 101).

Pare che quest’idea fissa di Zichichi di voler far nascere la scienza dalla religione grazie all’intermediazione di Galileo – arrivata fino al punto di fargli promuovere la beatificazione dello scienziato (p. 66) – preoccupi persino alcuni vertici della Chiesa, che su Galileo si muove oggi con i piedi di piombo. Sicuro è invece che apre un varco alle “chicche” più gustose, riunite nei capitoli intitolati “Il predicatore” e “Il divulgatore”. Oltre agli spassosi ma inesorabili saggi di Odifreddi stesso e al tagliente medaglione di Bellone su Le Scienze a proposito di Galilei divin uomo (p. 203), vale la pena di leggere il testo di Fantoli, autore sostenuto dai gesuiti della Specola Vaticana, un tempo avversari di Galileo, oggi suoi difensori contro le ambigue operazioni di “riabilitazione”.

Il pamphlet di Odifreddi, insomma, rischia di avere una certa efficacia. L’autore, che è un logico matematico, afferma di averlo messo assieme come testimonianza di impegno civile, implicitamente insinuando che nessun fisico ha voluto assumersene l’onere. Però, diciamolo, dagli abituali lettori di Zichichi e dai suoi seguaci non verrà letto o preso in considerazione, e negli altri avrà il solo effetto di accrescere il disagio al pensiero che egli guidi oggi una commissione di consulenti del ministro Moratti e presieda, ironia della sorte, il consiglio di amministrazione del Museo Centro Ricerche E. Fermi di via Panisperna, nato sulle glorie di Fermi e Amaldi e della loro scuola romana. “Auguri e preghiere”, è il commiato di Andreotti nella prefazione: la consueta, sottile ironia del senatore?

Tratto da Scienza & Paranormale n. 51


http://www.mountains.it/message_36294.asp 

ZICHICCHE

Subject: Zichicche

Posted by: Aldo Vincent

Date: 08-05-2004 15:41:11

Ho ricevuto molte critiche e molte precisazioni a proposito della sciocchezzuola che ho scritto su Zichichi e cogl’ioni con cui fa ricerca. 

Alcuni post mi arrivano addirittura da scienziati che stimo a cui, naturalmente non so rispondere. 

Per chi scienziato non è, però tengo a precisare che io faccio il giullare e la mia specializzazione è quella di usare la lente deformante della satira per riderci sopra. 

Nel caso di Zichichi, che io seguo da anni archiviando le sue frasi più significative, sono certo di condividere con altri, le mie perplessità sulla persona specie da quando alla fine del millennio si mise a bacchettare gli scienziati di Greenwich che secondo lui si sbagliavano a considerare il millennio finito con il 2.000.

Ma prendiamo qualche perla tra le ultime cose scritte da lui: 

“Ancora oggi sorprende la velocità con cui cadono le pietre: troppo veloci per essere misurate. E invece no.” 

“Non accetto incarichi prima che me li abbiano offerti.” 

“Se il Creatore m’avesse regalato un altro cervello io avrei potuto fare altre cose” 

“Se l’ipotesi che Dio non esiste fosse valida, la Logica Matematica dovrebbe scoprire il teorema della completezza” ( Teorema dimostrato da Kurt Gödel nel 1930 ) 

“Lunedì vuol dire Luna; Martedì, Marte; Mercoledì, Mercurio; Giovedì, Giove; Venerdì, Venere; Sabato, Saturno; Domenica, Sole” (Sabato deriva da Shabbat ebraico e domenica da Dominus, il giorno del Signore) 

“La Pietà, Michelangelo, l’ha saputa concepire, sentire e realizzare lui” 

“Le Tre Forze Fondamentali sono: la Forza Elettrodebole.” 

“Mangiare dieci chili di pane non è come mangiarne un chilo. Bere dieci litri di vino non è come berne uno solo. Però, anche se pane e vino hanno sapore diverso, la loro massa può essere esattamente la stessa” 

“La forma più elementare di Logica corrisponde a dire: patti chiari, amicizia lunga”

“La più grande conquista della Logica Matematica è l’Infinito” 

“L’esistenza della Scienza la dobbiamo alla cultura cristiana” 

“E’ nel seno della Chiesa di Cristo che ha avuto origine la Scienza” 

“Il caso Galileo è ancora cronaca. Dobbiamo aspettare qualche migliaio di anni per avere, di esso, una lettura fedele” 

….. 

Ecco, amici miei, ma voi ad uno così, non glielo dareste il Nobel? 

P.S. Frasi in maggior parte tratte da: Antonino Zichichi, Perché io credo in colui che ha fatto il mondo, Saggiatore, 1999. Appropo’ sulla copertina è scritto che il Professor Zichichi “ha al suo attivo la scoperta dell’antimateria nucleare” che starebbe a significare che a Stoccolma sono degli emeriti coglioni perché il Nobel lo hanno dato nel 1933 a Paul Dirac, per la teoria dell’esistenza dell’antimateria, nel 1936 a Carl Anderson, per la scoperta del positrone, e nel 1959 a Owen Chamberlain ed Emilio Segrè per l’antiprotone. 

Aldo Vincent Il Gelataio di Corfù.


EEE Scienza nelle scuole

Posted by: Aldo Vincent

Date: 07-05-2004 5:33:45

Il Ministro d’istruzione Letizia Moratti, e Antonino Zichichi, hanno presentato un’iniziativa didattica fortemente innovativa. 

Il Ministro Moratti: “Ragazzi, costruite in classe un rilevatore di raggi cosmici”. 

Certo, pensare che sono trent’anni che Zichichi sta cercando questi famosi raggi facendo spendere camionate di soldi per scavare una galleria sotto il Gran Sasso dove ha fatto trasportare miliardi di metri cubi d’acqua, per non trovare nulla, stringe il cuore. Per la verità anche alcune Università estere hanno compiuto la stessa ricerca, senza esito.

Però loro l’hanno organizzata immergendo sensori nell’Oceano Pacifico, ottenendo una trappola per raggi cosmici un miliardo di volte più grande di quella di Zichichi, ma spendendo il 10 per cento della somma sprecata in Italia. 

Povero Zichichi, ha cominciato la sua carriera cogl’ioni e vedrai che cogl’ioni lo faranno continuare. 

Per intanto la Moratti & Zichichi fanno costruire agli alunni trappole per raggi cosmici…

Cogl’ioni 

Aldo Vincent Il Gelataio di Corfu’


IL ZICHICHI GOVERNATIVO

Date:         Wed, 12 Feb 2003 14:42:05 +0100

Reply-To:     Mailing list di POLitica della RICerca <POL-RIC@IAC.RM.CNR.IT>

Sender:       Mailing list di POLitica della RICerca <POL-RIC@IAC.RM.CNR.IT>

From:         Sergio Molinari <nemasm04@AREA.BA.CNR.IT>

Subject:      articolo manifesto sul terremoto ricerca

Comments: To: pol-ric@iac.rm.cnr.it

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Vi invito a leggere questo articolo per capire il gioco di potere nascosto dalla controriforma Moratti.

 Sergio Molinari 

RICERCATORI 

La scienza di governo, Assemblea dei berlusconiani. Oggi la protesta. Amici del potere guidati da Antonio Zichichi e un gruppo di capi d’istituto, cerca di spezzare la protesta del mondo della ricerca contro i tagli di bilancio e l’asservimento politico decisi dal governo

LUCA TANCREDI BARONE 

ROMA – «Per ottenere qualche modifica alla riforma, magari in vostro favore, o se puntate a maggiori finanziamenti da questo governo, vi conviene passare da qui». 

Non era così esplicito, forse, ma il segnale mandato ieri dal «Gruppo per la riforma ed il potenziamento del sistema scientifico nazionale» era molto chiaro. E in un periodo di tagli selvaggi, con un governo che neppure riceve i presidenti degli enti di ricerca nemici (al massimo, tenta di commissariarli), anche i ricercatori «tengono famiglia» e qualcuno finirà per raccogliere l’invito. Contribuendo a spezzare il fronte della protesta prevista per oggi alle 11 davanti al parlamento, forte di più di 8000 firme raccolte sul sito lescienze.it. Mentre il Nobel Montalcini si sfilava dalla protesta, preoccupata dei toni troppo accesi, il gruppetto – tutti rigorosamente uomini – si è visto ieri mattina a Roma, ospitato dal presidente dell’Istituto nazionale di geofisica (Ingv), Enzo Boschi, al grido di «Noi non spegniamo il cervello e non riconsegnamo né camici né provette». Per la verità, di persone ce n’erano pochine: più che altro molta stampa, grazie a una ditta specializzata chiamata a organizzare l’incontro. Ma scarsi i ricercatori, benché il direttore generale fosse passato nei corridoi per trascinare gente. Padrino di tutto lo show, l’immancabile Antonino Zichichi, fisico noto per le sue frequentazioni governative. Non sarà un caso che proprio l’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) di cui il nostro è stato fondatore e l’Ingv – presieduto dal suo pupillo – non siano stati toccati dalla riforma. 

Fra una citazione di Fermi e l’altra, Zichichi ha segnato il punto: solo noi abbiamo i titoli per parlare a nome della scienza, la scienza non si mette ai voti ed è il motore del progresso (scoperta-invenzione-mercato-progresso, uno schema semplicistico che Franco Carlini sul manifesto smontava proprio domenica scorsa). «Siamo gli >amici del governo», ha detto Zichichi, sottolineando che «fare cultura scientifica vuol dire che il pubblico sta dalla nostra parte». Ma noi, ha concluso candido, «siamo scienziati, mica vogliamo entrare nella lotta politica». 

Fra gli altri promotori, il fondatore dell’Infn (fisica della materia) Carlo Rizzuto. Che ora evidentemente vede con favore la sua morte: la riforma prevede lo scioglimento nel Cnr con la risibile giustificazione che così migliorerebbero entrambi. Come altri, Rizzuto valuta positivamente l’introduzione di dipartimenti interdisciplinari nel Cnr. Peccato che il vero punto del contendere sia che il controllo dell’ente diventa politico e che la riforma non è stata discussa con nessuno, ma imposta dall’alto. Anche Sergio Vetrella, presidente dell’Agenzia spaziale italiana, si schiera col «buon Berlusconi»: «Sono a favore della libertà di ricerca, ma solo se è ricerca ordinata: così potremo ottenere più soldi». 

Già, i tagli: mentre tutti citano le Linee guida sulla ricerca dell’anno scorso («nessuno allora protestò», dicono, e hanno ragione: il disegno di una scienza asservita al potere e al mercato era già scritto lì), nessuno dice che i previsti impegni di aumentare il finanziamento sono già stati disattesi. Fabio Pistella, presidente dell’Istituto di ottica applicata (inglobato nel Cnr), ha buon gioco nel dire: «La domanda è cosa fare, non se farlo: nessuno può dire che l’organizzazione della ricerca in Italia sia buona. E poi sono cambiati i bilanci delle imprese, sono scomparse quelle pubbliche: nessun privato investe più in ricerca. I punti qualificanti della ricerca – continua Pistella – dovrebbero essere eccellenza, rilevanza rispetto agli obiettivi fissati e impatto. L’Italia deve entrare nella rete della ricerca europea non come un filo volante, importante ma isolato, bensì come una maglia autonoma e condizionante». 

Ultimo salito sul carro, Enzo Iarocci, attuale presidente dell’Infn: «Questo canale di discussione è alternativo alla protesta irrazionale», dice. «E poi il governo è intervenuto solo dove c’era un problema, per risolverlo». Senza interpellare gli interessati, naturalmente. Nel discorso non sono mancati anche riferimenti di dubbio gusto sulla guerra: «Meno male che abbiamo spezzato l’asse franco tedesco», diceva Zichichi parlando di ricerca. Ma era chiaro a cosa si riferisse. 

Fra gli interventi – in una riunione gerarchica, come la riforma: solo oratori e nessun feedback dal pubblico – anche un clamoroso autogol. Il presidente dell’Istituto di diritto agrario (nonché ex vicepresidente del Csm ed ex ministro dell’Istruzione) Giovanni Galloni ha detto che veramente lui non sarebbe d’accordo sulla fusione del proprio istituto col Cnr e che il governo avrebbe dovuto aspettare un confronto prima di licenziare il testo. Forse aveva sbagliato riunione. 

Nel comunicato finale naturalmente non si parla di questo né della proposta fatta da qualcuno di inserire giovani ricercatori ai vertici dei nuovi dipartimenti (ora di nomina dall’alto), ma solo di «disponibilità» di Moratti, cui il gruppo è pronto a rispondere, invitando la comunità scientifica a «presentare valutazioni e proposte».

Naturalmente, sul sito dell’accogliente Ingv.


http://www.dottorato.it/archivi/adi-discussione/msg10559.html

TANTI PRESIDENTI 

Ieri si è palesato un ampio schieramento che qualcuno ha definito «l’alleanza dei presidenti». C’erano, infatti, Antonino Zichichi, presidente del Centro Ettore Maiorana di Erice e del Centro Enrico Fermi di Roma; Enzo Iarocci, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn); Sergio Vetrella, presidente dell’Agenzia spaziale Italiana (Asi); Carlo Rizzuto, presidente del Sincrotrone di Trieste; Fabio Pistella, presidente dell’Istituto nazionale di ottica applicata; e numerosi altri titolati della ricerca scientifica. «Non è con la protesta in piazza che si migliora il sistema della ricerca in Italia – ha esordito Zichichi -. Sono altre le vie da seguire per recuperare il gap con gli altri Paesi: risiedono, innanzitutto, nella collaborazione di tutta la comunità scientifica per migliorare la proposta di riforma».
Il fronte pro Moratti ha affidato a Zichichi una nuova presidenza, quella del «Gruppo per la riforma e il potenziamento del sistema scientifico nazionale» [
siamo fregati! n.d.r]; e a un documento in sei punti le richieste. Si sottolinea la necessità di integrare le tre reti di ricerca nazionale rappresentate da università, enti e industrie, e di elaborare proposte migliorative dei decreti Moratti, raccogliendo l’invito formulato dallo stesso ministro.

 Segue

(Pubblicato su “Il quotidiano dei Lavoratori“, 1978) 

Roberto Renzetti

        La navicella spaziale si avvicinava alla Luna ed il professor Enrico Medi ci diceva: “Si avvicina.” – “La Luna e’ ancora a 40.000 chilometri, professore. Quanto tempo ci vorrà ancora all’allunaggio sapendo che la navicella viaggia a 40.000 chilometri all’ora?”

        Il professor Medi sollevava gli occhi verso l’alto, in cerca del cielo. Poi visto che da lì non veniva aiuto tirava fuori il regolo calcolatore e, dopo un paio di minuti di fiato sospeso per 12 milioni di italiani (“quanto e’ bravo il professore, chissà che conti starà facendo!”) esclamava raggiante:

        “Un’ora!”

        E gli italiani lo adoravano.

        Ma poi gli italiani lo hanno dimenticato: pensate che nel ’74 hanno votato NO all’abrogazione della legge sul divorzio. Il professore non ha resistito al colpo ed e’ sparito dalla scena.

        Lo sgomento colse tutti; folle piangenti si accalcarono sotto la sede del Rettorato della D.C. University. Chi lo sostituirà? Ci furono riunioni concitate alternate a notti insonni.

        Poi dalla terra (clan, n.d.r.) di Alcamo si fece avanti lui, il verbo, il professor Antonino Zichichi. Anche lui aveva studiato alla stessa università e si era laureato, come Medi, in Democrazia Cristiana. Con estrema umiltà accettò cariche che nessun altro voleva e divenne Presidente dei Fisici europei.

        Naturalmente l’invidia cominciò a rodere tutti e, non c’è da dirlo, cominciarono gli attacchi viscerali al “Galileo del Duemila”, “all’Italiano che il mondo ci ammira” (vedi Gioia n. 22-23 del 4.6.79).

        Mi ricordo di aver assistito personalmente ad uno di questi attacchi all’Accademia dei Lincei.

        Parlano vari fisici sul problema dell’insegnamento della fisica nucleare nella scuola italiana. Applausi ogni volta, e congratulazioni.

        Tocca a Zichichi. Comincia a dire le prime cose e a scrivere le prime formule. Si alza adirato il professor Bruno Touschek (grande fisico sul serio, colui che ha ideato e poi realizzato, insieme a Carlo Bernardini, Corazza e Chigo, il primo anello di accumulazione – AdA – del mondo, macchina oggi usata in tutti i laboratori più avanzati – ndr) e gli dice: “Zitto tu, ignorante – Stai sbagliando. Ogni cosa che dici non ha senso”.

        Zichichi non disse una parola, ma dopo qualche minuto riprese a parlare. Ed allora Touschek, sempre più indignato, si mise a passeggiare nervosamente su e giù sotto il pulpito dal quale parlava l’oratore gridando: “E’ una vergogna! Neanche uno studente del primo anno direbbe queste cose! Finiscila!”

        E Zichichi (potenza dell’umiltà’ cattolica) la finì subito e molto in breve.

        Il giornalismo e la TV lo consolarono dalle amarezze e dalle incomprensioni.

        E allora su “II Tempo” cominciò a raccontare di storia della fisica. Egli ci diceva della sensazionale scoperta di Foucault eseguita a Parigi in occasione dell’esposizione Universale del 1900. A nulla valsero i suggerimenti di chi gli ricordava che “Foucault e’ morto nel 1868”: egli continuò ispirato dalla sua fede … nel protone.

        Quante meschinità, quante cattiverie. Ma continuò dalla TV ad ammonirci:

        “Viviamo in un’epoca di mistificazione culturale ed io sono qui per combatterla.”

        E così ci ha spiegato come “il fatto che Galileo pensasse al cibo e’ una volgarità”. E poi ci ha informato che “uno scienziato non ha problemi di coscienza perché non fa né bombe né cose cattive.” Infine ci ha illuminato con la storica affermazione:

         “L’evoluzionismo è elettromagnetismo applicato (e chi non ha capito è un ignorante – n.d.r.)”.

        Queste verità che ti riempiono l’anima ti fanno pensare con angoscia a quando questo luminare ci lascerà. Chi lo sostituirà?


UN AGGIORNAMENTO SULL’INEFFABILE ZICHICHI

Riporto la recensione del prof. Enrico Bellone (Le Scienze, dicembre 2001), direttore di Le Scienze, all’ultimo libro di A. Zichichi, GALILEI DIVIN UOMO (Il Saggiatore, Milano, 2001).

“In seconda di copertina si legge che «in questo libro provocatorio» l’autore ha «il coraggio di spiegare verità taciute per secoli e secoli». Andiamo con ordine, allora, e cerchiamo la chiave di lettura. La troviamo a p. 560: «La prima volta che parlai di Galilei e del suo valore fu con Bertrand Russell, più di quarant’anni fa». Peccato non conoscere la reazione di Russell, messo di fronte a cotanta rivelazione. L’omissione è dovuta, credo, all’adesione di Zichichi al motto galileiano «l’esperienza insegna a essere modesti». Il che è conforme alla presenza nel testo di 25 fotografie dell’autore, e al contenuto delle pagine 28 e 565. Nella prima si attribuiscono a Galilei 16 scoperte e 11 invenzioni. Nella seconda si ricorda che Zichichi ha un bagaglio di 6 scoperte, 4 invenzioni, 3 «idee originali», 4 misure di alta precisione e 6 libri. Il volume ruota attorno a tre tesi. Il rapporto difficile tra religione e Galilei è un’invenzione degli atei; la teoria dell’evoluzione è ben vista solo da una banda di fanatici; e tre persone non hanno mai capito alcunché di scienza: David Hume, Immanuel Kant e Karl Popper. Questa quasi-autobiografìa di Zichichi è assolutamente da non perdere, credetemi. È scritta in buona fede. Illustra perfettamente che cosa può succedere quando si presume che spetti al profeta di una divinità la prescrizione delle regole della scienza e la proscrizione di chi le viola. Non è chiaro se i guasti maggiori ricadano sulla scienza o su certi modi di intendere la religione.

Enrico Bellone”

        Commentino mio: sono passati oltre venti anni dall’ articolo su Medi e Zichichi ed il Signore non ha ancora trovato un sostituto?

        Debbo anche aggiungere che Bellone è stato fatto oggetto di ignobili attacchi per aver sostenuto queste cose [dal mio punto di vista, assolutamente moderate poiché l’ignoranza e la prosopopea del nostro è infinita, n.d.r.]. A lui tutta la mia solidarietà!