Fisicamente

di Roberto Renzetti

Roberto Renzetti

Maggio 2011

Nel disastro in cui ci tocca vivere in questo disgraziato Paese, ve ne è uno che si nota meno ma i cui effetti saranno dirompenti tra qualche anno.

Il problema nasce dal fatto che una delle fondamentali istituzioni del nostro Paese, la Scuola, potrebbe diventare un grande affare con ricadute milionarie per le lobbies che vi entrassero. Questa non è una tesi bizzarra ma è quanto la stessa OCSE, un’agenzia internazionale che se ne intende, ha certificato riconoscendo gli affari che si possono fare sulla scuola secondi solo a quelli che si possono fare e fanno con la sanità.

L’OCSEVediamo innanzitutto cos’è l’OCSE:

            L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è stata istituita con la Convenzione di Parigi firmata il 14 dicembre 1960 ed entrata in vigore il 30 settembre1961. Attualmente aderiscono all’OCSE una trentina di Paesi industrializzati, che rappresentano i due terzi dell’intera produzione mondiale di beni e servizi ed i tre quinti delle esportazioni complessive. La possibilità di diventare membri dell’OCSE è condizionata all’impegno da parte dello Stato richiedente di avere un’economia di mercato ed una democrazia di tipo pluralistico.

            In base al proprio statuto, l’OCSE si occupa delle più rilevanti questioni in campo economico e sociale nell’ottica di:

  • favorire lo sviluppo economico e la crescita dell’occupazione;
  • contribuire ad un sano sviluppo nei Paesi membri e non membri, fornendo aiuti e assistenza tecnica ai Paesi in via di sviluppo;
  • favorire l’espansione del commercio mondiale su base multilaterale e non discriminatoria, cercando di eliminare o, comunque, di ridurre gli ostacoli di qualsiasi tipo agli scambi internazionali.

            L’attività dell’OCSE si articola su diversi piani:

  • raccolta di dati;
  • elaborazione di analisi e studi;
  • predisposizione di un foro intergovernativo nel quale i rappresentanti dei governi dei Paesi membri possano discutere, programmare e sviluppare le politiche economiche e sociali;
  • definizione di principi comuni per un più efficace coordinamento delle politiche nazionali ed internazionali;
  • adozione di strumenti normativi internazionali come decisioni, accordi, raccomandazioni, anche con effetti vincolanti per i Paesi Membri (ad esempio, i Codici per la liberalizzazione dei flussi di capitali e di servizi o gli Accordi per contrastare la corruzione internazionale).

        L’OCSE è anche l’agenzia che promuove, come visto, le indagini comparative sulla scuola dei vari Paesi membri. L’interesse per la scuola di una agenzia per lo sviluppo economico è tutto un programma finalizzato ad armonizzare i sistemi d’istruzione con un mondo globalizzato. E’ d’interesse iniziare con il vedere cosa  raccomandava l’OCSE nel 1967, in una non casuale identità di vedute con Bassanini, Berlinguer e liberisti comunisti con la CGIL Scuola come mosca cocchiera.        Per cogliere fino in fondo il ruolo dell’OCSE nella scuola italiana rimando comunque al seguente link che consiglio vivamente di andare a leggere: http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-900.htm.        E’ inutile soffermarsi sul fatto che l’OCSE è interessata al massimo profitto mediante persone che siano educate ad essere brave nel produrre e/o brave nel consumare. Con queste finalità interessa la scuola, almeno una scuola di un certo tipo, ma è indifferente, almeno in prima battuta, che la scuola sia pubblica o privata.  I “COMUNISTI” SI SDOGANANO          Sono sempre alcuni personaggi di provenienza PCI che debbono mostrare di essere i più bravi e quindi più liberisti. Ciò anche nel mondo della scuola.               Risale infatti a Berlinguer l’apertura alla privatizzazione della scuola che, dalla sua infausta nomina a Ministro dell’allora Pubblica Istruzione (1996), arriva a passi sempre più veloci all’analfabetismo della Gelmini che segue al Ministero l’inutile parroco Fioroni. Ma vediamo la sequenza: 1) Non si può semplicemente vendere la scuola come è. Nel bene e nel male la scuola era ben strutturata e avrebbe visto rivolte popolari se smantellata di punto in bianco per cederla ad interessi privati. Come si è fatto altrove occorre passare per la destrutturazione del sistema che va disossato per renderlo invertebrato. Nasce così la nefasta scuola dell’Autonomia in cui la scuola non sa di scuola, i ragazzi si fanno i percorsi, gli esami finali sono  una barzelletta, gli studenti sono vasi di coccio che hanno ogni diritto spalleggiati da genitori in massima parte sindacalisti dei figli. Il risultato è che a fine corso gli studenti non sono in grado di comprendere semplici frasi in lingua italiana, a decifrare un discorso, a dimostrare un teorema, a capire cosa è dimostrare. La scuola dei pedagogisti d’assalto di Berlinguer (e non solo) come Vertecchi, Maragliano, Ribolzi, Bertagna, … è un luogo in cui i ragazzi vengono intrattenuti con dibattiti simil TV e dibattono senza conoscere nulla dell’argomento del contendere. 2) Berlinguer ha anche pensato di smantellare l’Università aprendo la strada a tutta quella miriade di università private come il CEPU che forniscono titoli a prezzi modici (ma non tanto). E’ sua l’invenzione del 3 + 2 al fine, sosteneva, di far laureare molti più giovani. 3) I ragazzi usciti dalla scuola superiore e convinti dall’abbondanza dei 100 di essere preparati entravano baldanzosamente all’Università dove venivano riconosciuti del tutto impreparati. Il primo anno di Università diventava quindi un anno di recupero abilità che poi servivano a fare gli altri due anni del triennio come un Liceo avanzato. Poiché gli inizialmente laureati in maggior numero non trovavano lavoro ecco che confluivano nella laurea magistrale che, per sua natura non si presenta come la fine di un ciclo ma come un nuovo ciclo, un ricominciare di nuovo. Fallimento su tutta la linea per Berlinguer che non solo non ha ricevuto biasimi ma è stato anche premiato con un posto di alta responsabilità da dove continua a dire sciocchezze sulla scuola. 4) La scuola tutta è ridotta molto male. Su di essa si scagliano personaggi all’apice dell’ignoranza del Paese (stupisce la presenza di una nota fisica nucleare come Gabriella Carlucci). I libri di testo (quasi tutti editi dal nababbo di Arcore) sarebbero comunisti e gli insegnanti della CGIL (ma anche gli altri) inculcherebbero ai ragazzi ideologie superate (quelle di sinistra perché quelle di destra vivono amorevolmente corteggiate nel governo del Paese) perché dicono che Togliatti come De Gasperi furono degli statisti mentre Berlusconi non lo è. 5) Siamo quasi arrivati allo spagnolo “rematar”, al dare il colpo alla nuca al moribondo. Subdolamente viene utilizzato un istema in uso nella Gran Bretagna. In quel Paese, con tradizione scolastica lontana anni luce dalla nostra che è di gran lunga più evoluta di quella, ogni anno si fanno dei tests estesi a livello nazionale a classi di scuole di Stato. Le scuole che si classificano agli ultimi posti vengono dismesse dallo Stato perché inefficienti e vendute ai privati (che da quelle parti le comprano perché la scuola privata lì ha tradizioni eccellenti, tradizioni invece pessime da noi). 6) Anche da noi si stanno introducendo i tests INVALSI (di questo ente parlerò tra poco) con modalità analoghe a quelle britanniche ma per ora il fine dichiarato è quello di valutare i livelli di preparazione dei ragazzi a livello nazionale con una prova unica che faccia finalmente emergere i bassi livelli di preparazione dei ragazzi del Sud invece premiati da una valutazione mediamente superiore a quella dei ragazzi del Nord. I tests serviranno anche a fare graduatorie delle scuole stabilendo quali sono le migliori. Si può notare che siamo sulla buona strada. L’INVALSI  Questo ente è l’Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema d’Istruzione. Nasce per produrre in Italia le famigerate prove PISA-OCSE. Vediamo con ordine: 
PISA (Programme for International Student Assessment) è l’acronimo che definisce un programma di valutazione degli apprendimenti degli studenti quindicenni lanciato dall’OCSE nel 1997 e attualmente in corso di svolgimento.
In quanto ‘programma’, PISA è qualcosa di più e di diverso rispetto alle tante indagini internazionali attraverso le quali i paesi hanno finora misurato e confrontato gli esiti dei loro sistemi educativi in determinati ambiti disciplinari e in diversi momenti del percorso formativo. PISA, infatti, è lo strumento di cui i paesi OCSE si sono dotati per acquisire, a scadenze regolari, dati affidabili su cui calcolare gli indicatori di risultato degli studenti.
La produzione degli indicatori internazionali dell’istruzione è stata avviata dall’OCSE alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, attraverso il progetto INES (Indicators of Education Systems), quando l’esigenza di fronteggiare i gravi problemi della recessione economica e della disoccupazione spinse i paesi più sviluppati a guardare con interesse diverso alle questioni dell’istruzione e della formazione e a considerarle come leve essenziali dello sviluppo economico.
In questa prospettiva furono avviate significative azioni di riforma dei sistemi formativi e, in molti paesi, furono impiantate strutture di valutazione dell’efficacia ed efficienza dei sistemi stessi. Parallelamente si rafforzarono la cooperazione e la comparazione internazionale nei paesi dell’area OCSE, anche attraverso la costruzione di un sistema di indicatori internazionali dell’istruzione. Da un decennio, quindi, gli indicatori dell’istruzione forniscono informazioni sull’organizzazione e sul funzionamento dei sistemi educativi così come informazioni sulla realtà socioeconomica dei paesi membri sono fornite dagli indicatori economici che l’OCSE pubblica da diversi decenni e che sono ben più noti al vasto pubblico.
Gli indicatori dell’istruzione sono pubblicati, in media ogni due anni, nel volume intitolato Education at a Glance (Regards sur l’éducation nella versione francese), nel quale gli indicatori sono presentati non isolatamente, ma raggruppati in modo da rappresentare le caratteristiche strutturali, il funzionamento e i risultati dei sistemi formativi.
Così nell’edizione del 2001 di Education at a Glance (EAG 2001) i 31 indicatori sono raggruppati nei seguenti sei ambiti:

– contesto dell’istruzione (3);

– risorse umane e finanziarie investite in istruzione (6);

– accesso e partecipazione all’istruzione (6);

– ambiente educativo e organizzazione degli istituti scolastici (7);

– risultati dell’istruzione in termini di risultati individuali, sociali e come sbocchi sul mercato del lavoro (5);

– risultati dell’istruzione in termini di ‘apprendimento’ degli studenti (4).

Dei 4 indicatori presenti nell’ambito dei risultati di apprendimento degli studenti, tre sono stati calcolati su dati forniti dalle indagini TIMSS (Third International Mathematics and Science Study, la terza indagine internazionale su matematica e scienze) e TIMSS R (Third International Mathematics and Science Study Repeat, la seconda fase della stessa indagine), rispettivamente nel 1995 e nel 1999. Queste indagini sono state condotte dalla IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement), un’organizzazione privata cui aderiscono istituti di ricerca educativa di diversi Stati che dal 1959 conduce studi internazionali sui risultati degli studenti in matematica, scienze, composizione scritta, lettura, educazione civica. Il quarto indicatore è stato elaborato su dati forniti dall’indagine IALS (International Adult Literacy Survey), condotta negli anni 1994-98 da Statistics Canada. La popolazione di riferimento è nel caso di TIMSS quella dei tredicenni, mentre nel caso di IALS è la quella adulta oltre i 25 anni.
In alcuni ambiti sono compresi indicatori ‘solidi’, quelli, cioè, calcolati su dati che per lunga tradizione sono raccolti in tutti i paesi (spese per l’istruzione, tassi di scolarizzazione, numero degli insegnanti, dei diplomati e dei laureati), nell’ambito relativo ai risultati di apprendimento degli studenti, invece, non è stato possibile costruire fino al 2001 indicatori pienamente affidabili per mancanza di una solida base di dati.
Si è cercato di sopperire alla lacuna utilizzando, di volta in volta, i dati acquisiti in precedenti indagini internazionali condotte prevalentemente dalla IEA, indagini che hanno riguardato, nel corso degli anni, gli ambiti più diversi (dalla Reading Literacy alla Computer Education) e le popolazioni scolastiche più diverse (dalla scuola della prima infanzia alla secondaria superiore). La produzione regolare degli indicatori, invece, richiede un’altrettanto regolare produzione di dati, proprio quella che il programma PISA intende assicurare. Ebbene i cosiddetti ricercatori dell’INVALSI sono intercambiabili con IEA-PIRLS e OCSE-PISA. Si tratta di persone con studi in statistica (il responsabile del gruppo di ricerca) che hanno lavorato per analizzare i risultati dei tests OCSE-PISA o di insegnanti comandati che si occupavano di cose come il disagio educativo (ed io so, per mia conoscenza dei comandi al Centro Europeo Educazione, poi Centro Europeo Dell’Educazione, presso Villa Falconieri prima che ivi si insediasse l’INVALSI o all’Ufficio IV del Ministero degli Esteri, come si ottengono tale comandi, in modo spesso indipendente dalle singole abilità). In ogni caso, in linea generale si tratta di pedagogisti e docimologi, il peggio dei fornitori di ogni giustificazione al sistema di potere regnante.Costoro sanno, perché se non lo sapessero sarebbero da scalciare e cacciare con disonore, che non esiste una valutazione interna al sistema d’istruzione indipendente dai fini (obiettivi) che ci si è prefissi. Altra cosa è la valutazione che farebbe un datore di lavoro che volesse assumere. Altra dallo Stato che deve garantire una corretta e sana preparazione e non si deve occupare delle esigenze di chi vuole assumere (se non in seconda battuta). Dico ciò il altro modo poiché conosco i trascorsi dell’Invalsi, fin dal 1970 quando Gozzer mise su Villa Falconieri a Frqascati. L’inizio era buono, poi quel luogo divenne rifugio di quegli insegnanti che per scappare dalla fatica della scuola si fecero comandare. Avendo mai insegnato e comunque girando intorno ad improbabili discipline, costoro spiegavano a chi lavorava senza raccomandazioni nella scuola, come si faceva scuola. Hanno dedicato una vita ai test e, poveretti, non ci hanno mai capito un tubo. Ora si lanciano verso questa scelta non perché le cose siano cambiate rispetto alla bestialità della prova ma perché il padrone OCSE ordina e lor signori, sempre ubbidienti, eseguono.

Poiché il test dovrebbe avere una valenza epistemologica superiore al rapporto o scritto o orale che nella massima parte si è sempre tenuto nelle nostre scuole, chiedete ai docimologi qual è tale valenza epistemologica superiore, quali prove sono state fatte con quali risultati, quante classi, quante di controllo, a che livello, con test preparati da chi e su quali discipline.

Insomma: dove si fanno i test ? come funzionano ? le scuole dove si fanno test forniscono risultati migliori nella preparazione degli studenti ? se si, dove, come e quando ?

I docimologi di oggi, che si suppone abbiano letto Gattullo, hanno l’obbligo di dire tutte queste cose ed aggiungere: chi prepara i test ? chi li testa ? dove si testano ? sono state previste classi di controllo ? oppure andiamo come sempre random ? Ma assumiamo un tono didascalico prendendo il discorso da lontano. Un insegnante preparato, come la gran parte degli insegnanti che lavorano in Italia, sa che non esiste un programma a priori da somministrare ad una data classe di una data scuola di una data città. Quella classe, quella scuola, quella città, … qualificano io fruitori del servizio scuola e l’insegnante non può partire come se nulla fosse. Anche i patiti dei tests, coloro che hanno letto letteratura anglosassone inutilmente perché non hanno appreso nulla, devono sapere che esistono le prove di ingresso, DOPO le quali, è possibile capire cosa fare e come farlo. Esemplifico per un personaggio a livello della Lega. Se si è in una città con nefaste influenze di camorra occorre recuperare i ragazzi riportandoli anzitutto alla conoscenza ed al rispetto della legalità. Questo tempo è perso rispetto allo studio delle poesie ma è fondamentale per il Paese. Alla fine del ciclo di studi i ragazzi riconquistati vanno premiati su valutazioni che non siano fiscali sulle poesie. Che facciamo, questa scuola la vendiamo ai provati, cioè alla camorra che potrà educare a suo modo i pargoli ? Se in alcune zone del Paese la scuola deve occuparsi di inserire stranieri, extracomunitari o no, farà inizialmente più fatica e non dovrà essere penalizzata per questo rispetto al Collegio delle Fanciulle frequentato (inutilmente) dalla Moratti. Non so se il leghista ha capito, ogni persona pensante però lo ha fatto. Ma oltre ai casi citati vi sono motivazioni molto più interne all’insegnamento. Ogni classe è differente e vene sono alcune che ti tirano e ti portano rapidamente molto avanti nei programmi, negli approfondimenti, nelle discussioni extra programmi (per tranquillizzare Garagnani, l’esimio fustigatore di insegnanti della CGIL, che merita l’encomio del pernacchio di Eduardo, esemplifico sulle domande del tipo, che ne pensa del film ultimo uscito ? e di quel libro ? …). Insomma il programma di un insegnante si costruisce lungo la strada e, attenzione !, la prova di valutazione deve avvenire su ciò che si è fatto in sintonia con quegli obiettivi prefissati e che, alla fine del percorso educativo possono trovare una qualche modifica. Che senso ha, a questo punto, che arrivi una prova INVALSI ? Che ricercatori sono quei personaggi che lì lavorano (?) ? Purtroppo so rispondermi anche per averlo appreso da quella virago di nome Moratti che fece il Ministro dell’Istruzione. Ma prima occorre dire che queste prove furono richiesta proprio dall’OCSE nel 1997 in un documento indirizzato all’Italia. Leggiamo: 

Abbiamo dedicato un po’ di tempo all’esame delle implicazioni che i principi dell’autonomia e del decentramento e il processo di valutazione potrebbero avere per le scuole, e ciò al fine di rendere comprensibile gli effetti delle riforme.

Il punto critico è, a nostro avviso, il miglioramento delle scuole e siamo persuasi che i principi dell’autonomia possano essere utili a questo scopo. In effetti, alle istituzioni scolastiche è stata conferita l’autonomia affinché esse possano migliorare, e non perché possano “fare le proprie cose” in maniera disinvolta. Abbiamo anche visto che il decentramento della presa delle decisioni, poniamo, in campo finanziario o della responsabilità gestionale potrebbe anche, se non fosse strettamente legato al miglioramento pedagogico, non avere successo e non recare alcun beneficio alle scuole.

L’autonomia è stata conferita alle istituzioni scolastiche italiane nel quadro di una legge sul decentramento. Essa resta tuttavia un concetto distinto e deve essere concepita come un mezzo per migliorare l’insegnamento, implicando quindi la necessità di rendere conto, di sottoporsi alla valutazione e di beneficiare di un sostegno. [si noti come Berlinguer sia stato alunno diligente dell’OCSE, ndr]

[…]

Sosteniamo l’opportunità di creare un sistema nazionale di valutazione indipendente con il compito di esaminare l’efficacia delle riforme una volta che queste siano attuate. Riteniamo, inoltre, che sia molto valida l’idea di istituire un centro indipendente di ricerca che intraprenda un programma a lungo termine di indagini in campo educativo, come ad esempio il monitoraggio di una particolare classe di età nel passaggio dalla scuola al lavoro, o progetti di ricerca per conto di alti enti interessati ai problemi della scuola, come le associazioni imprenditoriali.

Noi raccomandiamo che sia istituito un sistema di valutazione indipendente, che incentri la sua attività sulla definizione di parametri di valutazione, per mettere le scuole nella condizione di autovalutarsi con riferimento a tali parametri, sviluppi test, svolga verifiche ai vari livelli scolastici e fornisca consulenza su come devono essere allocate le risorse perché si ottengano risultati più equi e migliori.

Raccomandiamo altresì che il Governo consideri l’opportunità di istituire un ente indipendente incaricato di svolgere ricerche indipendenti in materia di istruzione utilizzando sia fondi pubblici che fondi provenienti da altre fonti, se c’è interesse ad avere un parere indipendente sul funzionamento del sistema formativo.

[…]

Raccomandiamo la creazione di un sistema di testing per valutare gli alunni in determinati momenti del corso di studi o in determinate classi, specialmente al termine della scuola dell’obbligo. Spetta al governo decidere quale tipo di estensione debba avere la valutazione: se a campione o per l’intera coorte, in modo che ogni allievo e la sua famiglia possano conoscere il livello medio di rendimento della scuola frequentata.

Raccomandiamo, inoltre, che i risultati di questa valutazione vengano messi a disposizione dei genitori e della comunità, in genere sotto forma di media delle scuole, in modo che si possa decidere come le singole scuole possano migliorare e come le pratiche che hanno successo possano essere disseminate a favore di un maggior numero di insegnanti.

Passiamo ora alle idiozie che la virago Moratti è riuscita a dire. Innanzitutto occorre lavorare a scuola per preparare i ragazzi alle prove OCSE-PISA. Quindi che occorrono insegnanti più preparati ed infine che, per vincere l’abbandono scolastico serve avere più scuole professionali. Un campionario davvero incredibile. Nel 2002, così Paola Tonna riassumeva le posizioni della Moratti:Il Ministro Moratti, dal canto suo, ascrive i modesti risultati dell’Italia, alla prevalenza di una cultura delle procedure, del processo e dell’economicità, piuttosto che di una cultura della valutazione dei risultati. E’ necessario perseguire quella trasparenza dei risultati (accountability) per fornire i risultati attesi. […] Inoltre, il Ministro  ritiene che, per risollevare i bassi risultati italiani indicati dall’OCSE, sia necessario ispirarsi al modello finlandese, basato su una maggiore flessibilità dei percorsi. […] Da ultimo, la Moratti ha posto l’accento sul fatto che una maggiore qualificazione degli insegnanti può essere un fattore determinante alla risoluzione del problema. […] Rispetto al problema, anch’esso emerso dai risultati presentati, dell’abbandono scolastico che vede l’Italia in una posizione di netto svantaggio rispetto alla media europea, il nostro Ministro risponde che la via del rafforzamento del canale della formazione professionale, come sta avvenendo nella U.E. dove molti paesi stanno già e da tempo investendo moltissimo, va proprio nel senso di rimediare a questa pesante situazione.            

Roma 29 maggio 2002

Insomma mi pare sia chiaro cosa si vuole fare attraverso uno strumento, il test INVALSI, che con la didattica, con l’insegnamento in una scuola di un Paese democratico, non c’entra nulla.

MA C’E’ DI PIU’ …

        Il governo dei lanzichenecchi, guidati da un ineffabile ignorante come lo si può essere se usciti da scuole salesiane che promuovono a pagamento, sta lavorando a picconare le fondamenta della scuola. Ha tagliato ogni finanziamento alla scuola (8 miliardi di euro in tre anni) finanziamenti con i quali si mantiene l’acquisto di quel minimo di materiale necessario al funzionamento oltre al pagamento di chi lavora. L’operazione, già prevista nel 1998 dal protolanzichenecco Bassanini (un sinistro che lavora per Sarkozy e che è sposo felice di tal Lanzillotta che dal PD è passata all’API), prevede il taglio delle cattedre per la riduzione degli insegnamenti,l’accorpamento di classi che non raggiungano un determinato numero di alunni, la chiusura di scuole che non abbiano un dato numero di alunni, il licenziamento (meglio: la non riassunzione) della pletora di precari che da almeno 20 anni permettono che la scuola vada avanti, il licenziamento dei fondamentali “bidelli”, la riduzione a meno dell’osso del personale ATA, … Insomma la scuola, con tale trattamento, diventa un ente inutile. Allo scopo servono presidi e direttori didattici, oggi assurti al ruolo di dirigenti, che sono in massima parte i poliziotti della scuola al servizio del ministero (i Dirigenti scolastici hanno famiglia !). Questi ex insegnanti, divenuti dirigenti ope legis, con concorsi farsa in cui TUTTI sono risultati promossi, sono miracolati dai sindacati scuola che hanno piazzato lì gli inutili sindacalisti della scuola che non sapevano fare gli insegnanti. E’ stata una vergognosa operazione spartitoria alla quale era VIETATO a chi non avesse strette relazioni con i vertici sindacali partecipare ad un concorso CHIUSO a lor signori. Questi inutili personaggi non hanno il coraggio di dire, perché mancano delle conoscenze adeguate (ma quali conoscenze hanno ?), che i tests sono una bestialità nella nostra scuola con la sua tradizione che per fortuna è gentiliana e non pragmatica. Spiego per il leghista che continua a stropicciarsi gli occhi.

        Ho passato oltre 20 anni della mia vita a lavorare nella scuola italiana operante in Spagna. In quel Paese, eccellente per molti versi, il test è uno strumento continuamente utilizzato. In particolare per essere ammessi all’Università nella prova nota come Selectividad. Poiché io insegnavo nella scuola italiana, avevo il compito di istruire (è la parola) i miei studenti a superare la Selectividad perché la gran parte di questi studenti avrebbe proseguito gli studi in Spagna perché i genitori italiani operavano lì. Il problema sembrava grave ma lo risolsi (con i vari colleghi) con un mese, al fine dell’ultimo anno, dedicato ad istruire i ragazzi alla risoluzione di quei tests. Ci siamo brillantemente riusciti, un mese, dopo il normale lavoro in una scuola superiore italiana, preparava ad un test di ammissione all’Università spagnola. All’epoca pensai all’inversione delle parti per la matematica. Mi ponevo il problema di come uno studente educato alla scuola spagnola (degnissima ma differente dalla nostra) avrebbe affrontato un nostro esame di Stato, ad esempio, nella prova di matematica. Sarebbe bastato un mese. NO!, nel modo più assoluto è impossibile preparare ai problemi del nostro esame di Stato con una scuola come quella che lavora con i tests. Buttiamo la scuola spagnola ? Ma no ! La questione riguarda la tradizione culturale di un Paese rispetto ad un altro. Così come non mi sognerei di proporre i nostri esami agli spagnoli, non gradisco che quell’esame sia importato da noi. Perché di questo si tratta quando si discute di prove a tests come le prove OCSE-PISA e le prove INVALSI.

        Quanto qui riassunto evidenzia un qualcosa che Gelmini, promossa in modo avventuroso dalla sua scuola di salesiani (anche lei !), non può neppure sospettare ed insieme a lei la banda analfabeta o lingua lunga del ministero. Come si può con un test evidenziare le capacità di dimostrazione di un teorema ? La stretta logica che vi è dietro ? E come si possono evidenziare acquisizioni di capacità logiche, astrattive, analitiche e sintetiche ? Ora mi aspetterei che gli esimi raccomandati INVALSI ci dicessero qualcosa in proposito e che poi lo sussurrassero all’orecchio del cavallo (intendo Gelmini) da cui dipendono.

        Resta un’ultima questione. Quella della comunicazione. Perché Gelmini ha più ragione di me ? Perché non ha mai di fronte qualcuno che conosce DAVVERO la scuola. Arrivano grandi tromboni che per l’essere tromboni sono la negazione della sostanza di cui è fatta la scuola (si pensi a Fioroni o a Melandri o al caciottaro di Sora, tal Realacci, noti per l’insipienza e non certo per la sapienza) e questi tromboni non sanno nulla dell’argomento del contendere e vince così Gelmini che ha studiato a memoria la poesia da recitare. Una vera vergogna, il bunga bunga della conoscenza argomento probabilmente più consono all’eccelsa mente di chi va a cercare il merito di cui straparla a Reggio Calabria.

        Ora che il ministro sia un’analfabeta è noto ampiamente a tutti i non leghisti. Che si sia circondata di analfabeti o di vecchi direttori di sezioni con grandi capacità “linguistiche”, risulta evidente. Che l’INVALSI abbia personale che tiene famiglia e deve rispondere al miracolo di una nomina certamente meritata è altrettanto evidente. Cosa mi resta da dire ?

        In che mani è la scuola ? Ci sarà una opposizione che butti a mare questi balordi e ricominci da dove aveva lasciato la Falcucci. Ci sarà qualcuno nel PD che capisca quali catastrofi hanno creato  i  loro  politici e pedagogisti ?

Roberto Renzetti

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PS. Debbo ammettere che Cyrano de Bergerac aveva molta ragione quando lo insultavano sul suo naso. Egli stesso inventa possibili insulti ed aggiunge: “se ne potevan dire …. Ed al fin della licenza io tocco“.

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