Fisicamente

di Roberto Renzetti

Violenze, assassini, prostituzione, incesti: uno scenario orrendo raccontato dalla Parola di Dio

QUARTA PARTE

(ampiamente ripresa da Pepe Rodriguez [2])

Roberto Renzetti

Ottobre 2010

AVVERTENZAQuando parlo di “Bibbia”, salvo avviso contrario, il riferimento è al “Vecchio Testamento”.

TRADITORI ED ASSASSINI PER MAGGIOR GLORIA DI DIO E DEL SUO POPOLO

        Di qualunque popolo uno sia, credo che il disprezzo per chi tradisce il suo popolo sia grande. Se questo tradimento ha provocato poi dei massacri, degli orrendi assassinii, di gente del proprio popolo allora vi è la riprovazione, il bando dalla comunità degli esseri civili. Dio la pensa diversamente, questi comunemente considerati criminali, sono per Dio persone da premiare e da esaltare.

        Racconterò ora, servendomi dei testi biblici, la Parola di Dio, alcune storie del genere come quella della prostituta di Gerico, Raab, che vendette tutta la sua città alle orde di Dio guidate da Giosuè. Costei chiese in cambio la vita e fu l’unica sopravvissuta. Come questo vi è un altro caso, quello di un anonimo che consegnò la sua città allo sterminio e che Dio premiò.

        Oltre a questi episodi con eccidi di massa ve ne sono molti altri in cui l’assassinio è mirato e selettivo. Mi occuperò dell’assassinio di Eglon, Re dei Moabiti, da parte di Eud; dell’assassinio di Sisara, capo dell’esercito della coalizione cananea guidato dal Re Iabin, da parte del riverito ospite ed amico Giaele; quello di Giuditta che per suoi interessi si fece passare per traditrice al fine di poter ammazzare Oloferne dormiente ed ubriaco.

        Non ho altro fine nel raccontare queste storie esemplari che quello di rallegrare le anime dei credenti.

LA PROSTITUTA SALVATA E TUTTA LA POPOLAZIONE MASSACRATA

        Il Libro di Giosuè è una fonte inesauribile di violenze e stragi ordinate da Dio ed eseguite da un suo eletto. La storia che segue riguarda la distruzione che il popolo eletto, sotto la guida di Giosuè, fece della città di Gerico, molto progredita e cinta da mura. Abbiamo già visto che Mosè fu impedito da Dio ad entrare nella Terra Promessa. Ne rimase ai margini e poté solo vederla da un’altura. Il compito di entrare e conquistare questa Terra fu affidato a Giosuè, il sanguinario erede di Mosè. Merita leggere quali erano i meriti religiosi di Giosuè:

23 Il re di Ai lo presero vivo e lo condussero da Giosuè. 24 Quando Israele ebbe finito di uccidere tutti i combattenti di Ai nella campagna, nel deserto, dove quelli li avevano inseguiti, e tutti fino all’ultimo furono caduti sotto i colpi della spada, gli Israeliti si riversarono in massa in Ai e la colpirono a fil di spada. 25 Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila, tutti di Ai.
26 Giosuè non ritirò la mano, che brandiva il giavellotto, finché non ebbero votato allo sterminio tutti gli abitanti di Ai. 27 Gli Israeliti, secondo l’ordine che il Signore aveva dato a Giosuè, trattennero per sé soltanto il bestiame e il bottino della città. 28 Poi Giosuè incendiò Ai e ne fece una rovina per sempre, una desolazione fino ad oggi. 29 Fece appendere il re di Ai ad un albero fino alla sera. Al calar del sole Giosuè comandò che il suo cadavere fosse calato dall’albero; lo gettarono all’ingresso della porta della città e vi eressero sopra un gran mucchio di pietre, che dura fino ad oggi. [Gio. 8, 23-29]

Gerico era la prima città che Giosuè si trovava sulla strada dopo aver attraversato il Giordano. Seguiamo il racconto della Bibbia:

1 In seguito Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittim due spie, ingiungendo: «Andate, osservate il territorio e Gerico». Essi andarono ed entrarono in casa di una donna, una prostituta chiamata Raab, dove passarono la notte.
2 Ma fu riferito al re di Gerico: «Ecco alcuni degli Israeliti sono venuti qui questa notte per esplorare il paese». 3 Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fà uscire gli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua, perché sono venuti per esplorare tutto il paese». 4 Allora la donna prese i due uomini e, dopo averli nascosti, rispose: «Sì, sono venuti da me quegli uomini, ma non sapevo di dove fossero. 5 Ma quando stava per chiudersi la porta della città al cader della notte, essi uscirono e non so dove siano andati. Inseguiteli subito e li raggiungerete».
6 Essa invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti fra gli steli di lino che vi aveva accatastato. 7 Gli uomini li inseguirono sulla strada del Giordano verso i guadi e si chiuse la porta, dopo che furono usciti gli inseguitori.
8 Quelli non si erano ancora coricati quando la donna salì da loro sulla terrazza 9 e disse loro: «So che il Signore vi ha assegnato il paese, che il terrore da voi gettato si è abbattuto su di noi e che tutti gli abitanti della regione sono sopraffatti dallo spavento davanti a voi, 10 perché abbiamo sentito come il Signore ha prosciugato le acque del Mare Rosso davanti a voi, alla vostra uscita dall’Egitto e come avete trattato i due re Amorrei, che erano oltre il Giordano, Sicon ed Og, da voi votati allo sterminio. 11 Lo si è saputo e il nostro cuore è venuto meno e nessuno ardisce di fiatare dinanzi a voi, perché il Signore vostro Dio è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra. 12 Ora giuratemi per il Signore che, come io ho usato benevolenza, anche voi userete benevolenza alla casa di mio padre; datemi dunque un segno certo 13 che lascerete vivi mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle e quanto loro appartiene e risparmierete le nostre vite dalla morte». 14 Gli uomini le dissero: «A morte le nostre vite al posto vostro, purché non riveliate questo nostro affare; quando poi il Signore ci darà il paese, ti tratteremo con benevolenza e lealtà».
15 Allora essa li fece scendere con una corda dalla finestra, perché la sua casa era addossata al muro di cinta; infatti sulle mura aveva l’abitazione. 16 Disse loro: «Andate verso la montagna, perché non si imbattano in voi i vostri inseguitori e là rimarrete nascosti tre giorni fino al loro ritorno; poi andrete per la vostra strada». 17 Le risposero allora gli uomini: «Saremo sciolti da questo giuramento, che ci hai fatto fare, a queste condizioni: 18 quando noi entreremo nel paese, legherai questa cordicella di filo scarlatto alla finestra, per la quale ci hai fatto scendere e radunerai presso di te in casa tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. 19 Chiunque allora uscirà dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sulla sua testa e noi non ne avremo colpa; chiunque invece sarà con te in casa, il suo sangue ricada sulla nostra testa, se gli si metterà addosso una mano. 20 Ma se tu rivelerai questo nostro affare, noi saremo liberi da ciò che ci hai fatto giurare». [Gio. 2, 1-17]

Dio ci spiega in questo brano che le prostitute sono molto utili per i Suoi disegni. Gli uomini del suo popolo, in una città popolosa, vanno a casa di una prostituta. E non sbagliano perché hanno seguito le indicazioni di Dio. Infatti, prima di qualunque patto con  gli israeliti, Raab fa tutto da sola proteggendo i due, nascondendoli e tradendo il suo Re ed il suo popolo. D’altra parte Raab già sapeva tutto (So che il Signore vi ha assegnato il paese) perché Dio non aveva di meglio da fare che comunicare tutto ad una prostituta.

        Tornati nell’accampamento le spie raccontarono a Giosuè ciò che avevano visto e fatto compreso il patto con la prostituta, patto che fece felice sia Giosuè che Dio. Iniziò allora la marcia su Gerico:

7 Disse allora il Signore a Giosuè: «Oggi stesso comincerò a glorificarti agli occhi di tutto Israele, perché sappiano che come sono stato con Mosè, così sarò con te. 8 Tu ordinerai ai sacerdoti che portano l’arca dell’alleanza: Quando sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, voi vi fermerete». 9 Disse allora Giosuè agli Israeliti: «Avvicinatevi e ascoltate gli ordini del Signore Dio vostro». 10 Continuò Giosuè: «Da ciò saprete che il Dio vivente è in mezzo a voi e che, certo, scaccerà dinanzi a voi il Cananeo, l’Hittita, l’Eveo, il Perizzita, il Gergeseo, l’Amorreo e il Gebuseo. 11 Ecco l’arca dell’alleanza del Signore di tutta la terra passa dinanzi a voi nel Giordano. 12 Ora sceglietevi dodici uomini dalle tribù di Israele, un uomo per ogni tribù. 13 Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l’arca di Dio, Signore di tutta la terra, si poseranno sulle acque del Giordano, le acque del Giordano si divideranno; le acque che scendono dalla parte superiore si fermeranno come un solo argine».
14 Quando il popolo si mosse dalle sue tende per attraversare il Giordano, i sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza camminavano davanti al popolo. 15 Appena i portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immersero al limite delle acque – il Giordano infatti durante tutti i giorni della mietitura è gonfio fin sopra tutte le sponde – 16 si fermarono le acque che fluivano dall’alto e stettero come un solo argine a grande distanza, in Adama, la città che è presso Zartan, mentre quelle che scorrevano verso il mare dell’Araba, il Mar Morto, se ne staccarono completamente e il popolo passò di fronte a Gerico. 17 I sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore si fermarono immobili all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la gente non ebbe finito di attraversare il Giordano. [Gio. 3, 7-17]

Non poteva mancare un secondo Mar Rosso. Il Giordano smette di scorrere e si trattiene in modo da permettere ai sacerdoti di portare l’Arca dell’Alleanza. Un rito vudù in piena regola, quell’Arca è come un carro armato che terrorizza chi lo vede.

        Prima di arrivare alla città, Giosuè ebbe un incontro:

13 Mentre Giosuè era presso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei per noi o per i nostri avversari?». 14 Rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che dice il mio signore al suo servo?». 15 Rispose il capo dell’esercito del Signore a Giosuè: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo». Giosuè così fece. [Gio. 5, 13-15]

Caspita ! Dio ha inviato il comandante in capo del suo esercito ! Che, ci mancherebbe non lo facesse, sguaina la spada. Non Gli bastano i tuoni e fulmini, la spada ! E Giosuè si toglie i sandali e, prostrato, ascolta le istruzioni di Dio.

2 Disse il Signore a Giosuè: «Vedi, io ti metto in mano Gerico e il suo re. Voi tutti prodi guerrieri, 3 tutti atti alla guerra, girerete intorno alla città, facendo il circuito della città una volta. Così farete per sei giorni. 4 Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. 5 Quando si suonerà il corno dell’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo entrerà, ciascuno diritto davanti a sé».  [Gio. 6, 2-5]

E Giosuè riferì al popolo di Dio quanto gli era stato detto dal Signore, il capo supremo dell’esercito.

6 Giosuè, figlio di Nun, convocò i sacerdoti e disse loro: «Portate l’arca dell’alleanza; sette sacerdoti portino sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca del Signore». 7 Disse al popolo: «Mettetevi in marcia e girate intorno alla città e il gruppo armato passi davanti all’arca del Signore». 8 Come Giosuè ebbe parlato al popolo, i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe d’ariete davanti al Signore, si mossero e suonarono le trombe, mentre l’arca dell’alleanza del Signore li seguiva; 9 l’avanguardia precedeva i sacerdoti che suonavano le trombe e la retroguardia seguiva l’arca; si procedeva a suon di tromba. 10 Al popolo Giosuè aveva ordinato: «Non urlate, non fate neppur sentire la voce e non una parola esca dalla vostra bocca finché vi dirò: Lanciate il grido di guerra, allora griderete». 11 L’arca del Signore girò intorno alla città facendo il circuito una volta, poi tornarono nell’accampamento e passarono la notte nell’accampamento.
12 Di buon mattino Giosuè si alzò e i sacerdoti portarono l’arca del Signore; 13 i sette sacerdoti, che portavano le sette trombe di ariete davanti all’arca del Signore, avanzavano suonando le trombe; l’avanguardia li precedeva e la retroguardia seguiva l’arca del Signore; si marciava a suon di tromba. 14 Girarono intorno alla città, il secondo giorno, una volta e tornarono poi all’accampamento. Così fecero per sei giorni.  [Gio. 6, 6-14]

Con il carro armato della Santa Alleanza ed i sette giri, con un sette che cabalisticamente viene ripetuto fino allo spasimo (c’è da chiedersi quale disastro sarebbe avvenuto se, ad esempio, una delle trombe fosse andata persa), non si può che stravincere.

15 Al settimo giorno essi si alzarono al sorgere dell’aurora e girarono intorno alla città in questo modo per sette volte; soltanto in quel giorno fecero sette volte il giro intorno alla città. 16 Alla settima volta i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: «Lanciate il grido di guerra perché il Signore mette in vostro potere la città.
17 La città con quanto vi è in essa sarà votata allo sterminio per il Signore; soltanto Raab, la prostituta, vivrà e chiunque è con lei nella casa, perché ha nascosto i messaggeri che noi avevamo inviati. 18 Solo guardatevi da ciò che è votato allo sterminio, perché, mentre eseguite la distruzione, non prendiate qualche cosa di ciò che è votato allo sterminio e rendiate così votato allo sterminio l’accampamento di Israele e gli portiate disgrazia. 19 Tutto l’argento, l’oro e gli oggetti di rame e di ferro sono cosa sacra per il Signore, devono entrare nel tesoro del Signore». 20 Allora il popolo lanciò il grido di guerra e si suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di guerra, le mura della città crollarono; il popolo allora salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e occuparono la città. 21 Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino.
22 Ai due uomini che avevano esplorato il paese, Giosuè disse: «Entrate nella casa della prostituta, conducete fuori lei e quanto le appartiene, come le avete giurato». 23 Entrarono i giovani esploratori e condussero fuori Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto quanto le apparteneva; fecero uscire tutta la sua famiglia e li stabilirono fuori dell’accampamento di Israele. 24 Incendiarono poi la città e quanto vi era, soltanto l’argento, l’oro e gli oggetti di rame e di ferro deposero nel tesoro della casa del Signore. 25 Giosuè però lasciò in vita Raab, la prostituta, la casa di suo padre e quanto le apparteneva, ed essa abita in mezzo ad Israele fino ad oggi, perché aveva nascosto gli esploratori che Giosuè aveva inviato a Gerico.
26 In quella circostanza Giosuè fece giurare: «Maledetto davanti al Signore l’uomo che si alzerà e ricostruirà questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!».
27 Il Signore fu con Giosuè, la cui fama si sparse in tutto il paese. [Gio. 6, 15-27]

Cerchiamo di riassumere. Riscrivo qui una frase che se non fosse drammatica dovrebbe far ridere: Solo guardatevi da ciò che è votato allo sterminio, perché, mentre eseguite la distruzione, non prendiate qualche cosa di ciò che è votato allo sterminio e rendiate così votato allo sterminio l’accampamento di Israele e gli portiate disgrazia. 19 Tutto l’argento, l’oro e gli oggetti di rame e di ferro sono cosa sacra per il Signore, devono entrare nel tesoro del Signore. Dio dice che occorre entrare in città, ammazzare, distruggere ma non si debbono prendere i preziosi perché essi appartengono a Lui. Si immagina voglia dire che appartengono ai preti. Che vuol dire ? Rispetto al suo popolo ciò che significa ? Che il clero ha il primato ? Si, è tragicamente così: il popolo di Dio è solo uno schermo al clero di Dio. Quindi questo popolo di Dio è un popolo confessionale. Parola di Dio. Ma c’è di più. Il peggio. Questa città è votata allo sterminio dice Dio. Attenzione, è la prima volta che Dio dice che una città è votata allo sterminio senza dire almeno che è empia, che lì si pecca, che lì vi è qualche delinquente impenitente, … Sterminio solo per far posto agli amici suoi. Caspita che Dio ! Legittimo che quel popolo se lo tenga stretto, ma gli altri dovrebbero tenerlo lontano come la peste. Naturalmente lo sterminio si fa e Dio ce lo spiega per l’ennesima volta con ogni dettaglio passando a fil di spada, ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino. E questo macabro ed assassino rituale è tanto legittimo che viene addirittura teorizzato come metodo:

28 Nondimeno quanto uno avrà consacrato al Signore con voto di sterminio, fra le cose che gli appartengono: persona, animale o pezzo di terra del suo patrimonio, non potrà essere né venduto né riscattato; ogni cosa votata allo sterminio è cosa santissima, riservata al Signore. 29 Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte.[Lev. 27, 28-29]

Mi pare chiaro, no ? E’ un metodo criminale che non manda l’autore al Tribunale dei Crimini contro l’Umanità solo perché è Dio. Altrimenti … C’è da dire qualcosa poi sul suono delle trombe in corrispondenza delle quali crollano le mura di Gerico. Totò l’avrebbe risolta con “ma ci faccia il piacere, ci faccia …“. Io posso solo dire che fisicamente il problema si risolve quando le frequenze su cui lavorano le trombe entrano in risonanza con quelle di oscillazione degli atomi delle mura. Il problema, per Dio, è facile da risolvere.

        Tralasciando interrogativi metafisici, resta il fatto che Dio protegge sempre coloro che danno i peggiori esempi (in questo caso la prostituta che vende il suo popolo e viene salvata). Da tutto ciò che tipo di insegnamento si può trarre ? Un devoto generico a Dio, dico. Perché per i devoti del suo popolo è tutto molto chiaro. E Dio a questo insegnamento tiene molto tanto che ripete questo comportamento edificante in un’altra storia che andiamo a vedere.

 22 Anche la casa di Giuseppe marciò contro Betel e il Signore fu con loro. 23 La casa di Giuseppe mandò a esplorare Betel, città che prima si chiamava Luz. 24 Gli esploratori videro un uomo che usciva dalla città e gli dissero: «Insegnaci una via di accesso alla città e noi ti faremo grazia». 25 Egli insegnò loro la via di accesso alla città ed essi passarono la città a fil di spada, ma risparmiarono quell’uomo con tutta la sua famiglia. 26 Quell’uomo andò nel paese degli Hittiti e vi edificò una città che chiamò Luz: questo è il suo nome fino ad oggi. [Giu. 1, 22-26]

Questo anonimo non ha i meriti di una prostituta e di un bordello. Era un semplice codardo e traditore premiato anch’egli da Dio per aver permesso il massacro del suo popolo. Di questo sappiamo di più di quanto non abbiamo appreso su Raab: questo si arricchì tanto da fondare una città alla quale dette lo stesso nome di quella che aveva fatto annientare. E la gloria di Dio cresceva.

        Un insegnamento possibile è che prima di tradire occorre sapere con chi si ha a che fare e quanto si può guadagnare.

GLI ASSASSINII MIRATI DI EUD, GIAELE E GIUDITTA

        Dal Libro di Giosuè al Libro dei Giudici per seguire le orrende vicende di alcuni assassini in nome di Dio. La prima storia riguarda l’assassino Eud, della tribù di Beniamino, che si fa amico e poi uccide il Re dei moabiti, Eglon. Seguiamo i fatti dalla Bibbia:

12 Gli Israeliti ripresero a fare ciò che è male agli occhi del Signore; il Signore rese forte Eglon, re di Moab, contro Israele, perché facevano ciò che è male agli occhi del Signore. 13 Eglon radunò intorno a sé gli Ammoniti e gli Amaleciti, fece una spedizione contro Israele, lo batté e si impadronì della città delle Palme. 14 Gli Israeliti furono schiavi di Eglon, re di Moab, per diciotto anni. 15 Poi gridarono al Signore ed egli suscitò loro un liberatore, Eud, figlio di Ghera, Beniaminita, che era mancino. Gli Israeliti mandarono per mezzo di lui un tributo a Eglon re di Moab. 16 Eud si fece una spada a due tagli, lunga un gomed, e se la cinse sotto la veste, al fianco destro. 17 Poi presentò il tributo a Eglon, re di Moab, che era uomo molto grasso. 18 Finita la presentazione del tributo, ripartì con la gente che l’aveva portato. 19 Ma egli, dal luogo detto Idoli, che è presso Gàlgala, tornò indietro e disse: «O re, ho una cosa da dirti in segreto». Il re disse: «Silenzio!» e quanti stavano con lui uscirono. 20 Allora Eud si accostò al re che stava seduto nel piano di sopra, riservato a lui solo, per la frescura, e gli disse: «Ho una parola da dirti da parte di Dio». Quegli si alzò dal suo seggio. 21 Allora Eud, allungata la mano sinistra, trasse la spada dal suo fianco e gliela piantò nel ventre. 22 Anche l’elsa entrò con la lama; il grasso si rinchiuse intorno alla lama [nel testo ebraico vi è la frase seguente che la CEI ha censurato: ed anche gli escrementi uscirono dalla ferita, ndr], perciò egli uscì subito dalla finestra, senza estrargli la spada dal ventre. 23 Eud uscì nel portico, dopo aver chiuso i battenti del piano di sopra e aver tirato il chiavistello. 24 Quando fu uscito, vennero i servi, i quali guardarono e videro che i battenti del piano di sopra erano sprangati; dissero: «Certo attende ai suoi bisogni nel camerino della stanza fresca». 25 Aspettarono fino ad essere inquieti, ma quegli non apriva i battenti del piano di sopra. Allora presero la chiave, aprirono ed ecco il loro signore era steso per terra, morto. 26 Mentre essi indugiavano, Eud era fuggito e, dopo aver oltrepassato gli Idoli, si era messo in salvo nella Seira. 27 Appena arrivato là, suonò la tromba sulle montagne di Efraim e gli Israeliti scesero con lui dalle montagne ed egli si mise alla loro testa. 28 Disse loro: «Seguitemi, perché il Signore vi ha messo nelle mani i Moabiti, vostri nemici». Quelli scesero dopo di lui, si impadronirono dei guadi del Giordano, per impedirne il passo ai Moabiti, e non lasciarono passare nessuno. 29 In quella circostanza sconfissero circa diecimila Moabiti, tutti robusti e valorosi; non ne scampò neppure uno. [Giu. 3, 12-29]

Dio punisce il suo popolo perché pecca (questa è una costante della Bibbia, tanto valeva smetterla di essere il Dio di quel popolo) e permette che Eglon schiavizzi il suo popolo. Poi Dio sentì le grida del suo popolo e trovò un suo assassino, Eud. Costui, in un batter d’occhio, organizzò l’esercito di Israele che, come no ?, sconfisse i potenti moabiti che, al solito, furono massacrati in quanto dipendenti da un uomo solo, il Re. Ciò mostra che i moabiti non avevano massacrato gli israeliti e che questi ultimi erano il popolo più crudele di quelle terre che andava avanti solo massacrando tutti gli altri.

        Altro assassinio è quello di Giaele che ammazza il capo dell’esercito cananeo, Sisara, guidato dal Re Iabin. La storia inizia con l’eterno problema del popolo di Israele che si dà ai bagordi e ad altri dei.

1 Eud era morto e gli Israeliti tornarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore. 2 Il Signore li mise nelle mani di Iabin re di Canaan, che regnava in Cazor. Il capo del suo esercito era Sisara che abitava a Aroset-Goim. 3 Gli Israeliti gridarono al Signore, perché Iabin aveva novecento carri di ferro e già da venti anni opprimeva duramente gli Israeliti. 4 In quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora … 6 Essa mandò a chiamare Barak … e gli disse: «Il Signore, Dio d’Israele, ti dà quest’ordine: Va’, marcia sul monte Tabor e prendi con te diecimila [uomini] 7 Io attirerò verso di te al torrente Kison Sisara, capo dell’esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo metterò nelle tue mani». 14 Debora disse a Barak: «Alzati, perché questo è il giorno in cui il Signore ha messo Sisara nelle tue mani. Il Signore non esce forse in campo davanti a te?». Allora Barak scese dal monte Tabor, seguito da diecimila uomini. 15 Il Signore sconfisse, davanti a Barak, Sisara con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito; Sisara scese dal carro e fuggì a piedi. 16 Barak inseguì i carri e l’esercito fino ad Aroset-Goim; tutto l’esercito di Sisara cadde a fil di spada e non ne scampò neppure uno.
17 Intanto Sisara era fuggito a piedi verso la tenda di Giaele, moglie di Eber il Kenita, perché vi era pace fra Iabin, re di Cazor, e la casa di Eber il Kenita. 18 Giaele uscì incontro a Sisara e gli disse: «Fermati, mio signore, fermati da me: non temere». Egli entrò da lei nella sua tenda ed essa lo nascose con una coperta. 19 Egli le disse: «Dammi un po’ d’acqua da bere perché ho sete». Essa aprì l’otre del latte, gli diede da bere e poi lo ricoprì. 20 Egli le disse: «Sta’ all’ingresso della tenda; se viene qualcuno a interrogarti dicendo: C’è qui un uomo?, dirai: Nessuno». 21 Ma Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della tenda, prese in mano il martello, venne pian piano a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; così morì. 22 Ed ecco Barak inseguiva Sisara; Giaele gli uscì incontro e gli disse: «Vieni e ti mostrerò l’uomo che cerchi». Egli entrò da lei ed ecco Sisara era steso morto con il picchetto nella tempia.
23 Così Dio umiliò quel giorno Iabin, re di Canaan, davanti agli Israeliti. 24 La mano degli Israeliti si fece sempre più pesante su Iabin, re di Canaan, finché ebbero sterminato Iabin re di Canaan.  [Giu. 4, 1-24]

Ancora un tradimento, un omicidio con l’inganno. Dio organizza la punizione al suo popolo e poi fa pagare a chi ha accondisceso il prezzo con lo sterminio. In questo caso Giaele viene addirittura esaltata con dei versi noti come Canto di Debora. Una donna, Debora, emerge per la prima volta nelle storie della Bibbia, e può farlo per essere una fanatica, una fondamentalista. Nel Canto sia Debora che Barak cantano il tradimento ed il brutale assassinio di Sisara fatto da Giaele:

24 Sia benedetta fra le donne Giaele,
la moglie di Eber il Kenita,
benedetta fra le donne della tenda!
25 Acqua egli chiese, latte essa diede,
in una coppa da principi offrì latte acido.
26 Una mano essa stese al picchetto
e la destra a un martello da fabbri,
e colpì Sisara, lo percosse alla testa,
ne fracassò, ne trapassò la tempia.
27 Ai piedi di lei si contorse, ricadde, giacque;
ai piedi di lei si contorse, ricadde,
dove si contorse, là ricadde finito.
28 Dietro la finestra si affaccia e si lamenta
la madre di Sisara, dietro la persiana:
Perché il suo carro tarda ad arrivare?
Perché così a rilento procedono i suoi carri?
29 Le più sagge sue principesse rispondono
e anche lei torna a dire a se stessa:
30 Certo han trovato bottino, stan facendo le parti:
una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo;
un bottino di vesti variopinte per Sisara,
un bottino di vesti variopinte a ricamo;
una veste variopinta a due ricami
è il bottino per il mio collo…
31 Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore!
Ma coloro che ti amano siano come il sole,
quando sorge con tutto lo splendore».
Poi il paese ebbe pace per quarant’anni.  [Giu. 5, 24-31]

Arriviamo così a Giuditta ed Oloferne, un altro episodio riprovevole che serve da storia esemplare. Per leggere cosa accadde dobbiamo spostarci al Libro di Giuditta. Un libro che è pieno di falsi storici e geografici scritto intorno al II secolo a.C.. Il generale babilonese Oloferne teneva la città israelita di Betulia sotto assedio. Si fece avanti la bella vedova Giuditta che, al fine di salvare la sua città, con arti ben note si insinua nel letto di Oloferne per decapitarlo.

1 Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele ed ebbe terminato di pronunziare tutte queste parole, 2 si alzò dalla prostrazione, chiamò la sua ancella particolare e scese nella casa, dove usava passare i giorni dei sabati e le sue feste. 3 Qui si tolse il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di vedova, poi lavò con acqua il corpo e lo unse con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo suo marito Manàsse. 4 Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l’avesse vista. [Giudt. 10, 1-4]

10 … Giuditta uscì: essa sola e l’ancella che aveva con sé. Dalla città gli uomini la seguirono con gli sguardi mentre scendeva il monte, finché attraversò la vallata e non poterono più scorgerla. 11 Esse andavano avanti diritte per la valle, quando si fecero loro incontro le sentinelle assire. 12 La presero e la interrogarono: «Di qual popolo sei, donde vieni e dove vai?». Essa rispose: «Sono figlia degli Ebrei e fuggo da loro, perché stanno per essere consegnati in vostra balìa. 13 Io quindi vengo alla presenza di Oloferne, comandante supremo dei vostri eserciti, per rivolgergli parole di verità e mettergli sotto gli occhi la strada per cui potrà passare e impadronirsi di tutti questi monti senza che perisca uno solo dei suoi uomini». [Giudt. 10, 10-13]

1 [Oloferne] Ordinò che la conducessero dove aveva disposto le sue argenterie e prescrisse pure che le preparassero la tavola con i cibi approntati per lui e le dessero da bere il suo vino. 2 Ma disse Giuditta: «Io non toccherò questi cibi, perché non ne venga qualche contaminazione, ma mi saranno serviti quelli che ho portato con me». 3 Oloferne le fece osservare: «Quando verrà a mancare quello che hai con te, dove andremo a rifornirci di cibi uguali per darteli? In mezzo a noi non c’è nessuno della tua gente». 4 Ma Giuditta rispose: «Per la tua vita, mio signore, ti assicuro che io, tua serva, non finirò le riserve che ho con me, prima che il Signore abbia compiuto per mano mia quello che ha stabilito». 5 Così i servi di Oloferne la condussero alla tenda ed essa riposò fino a mezzanotte; poi si alzò all’ora della veglia del mattino. 6 Essa fece dire ad Oloferne: «Comandi il mio signore che lascino uscire la tua serva per la preghiera». 7 Oloferne comandò alla guardia del corpo di non impedirla. Rimase così al campo tre giorni: usciva di notte nella valle sotto Betulia e si lavava nella zona dell’accampamento alla sorgente d’acqua. 8 Risalita dal lavacro, pregava il Signore Dio di Israele di dirigere la sua impresa volta a ristabilire i figli del suo popolo. 9 Rientrando purificata, rimaneva nella sua tenda, finché, verso sera, non le si apprestava il cibo. 10 Ed ecco, al quarto giorno, Oloferne fece preparare un rinfresco riservato ai suoi servi, senza invitare a mensa alcuno dei suoi ufficiali, 11 e disse a Bagoa, il funzionario incaricato di tutte le sue cose: «Va’ e invita quella donna ebrea che è presso di te a venire con noi, per mangiare e bere assieme a noi, 12 poiché è cosa disonorevole alla nostra reputazione se lasceremo andare una donna simile senza godere della sua compagnia; se non sapremo conquistarla, si farà beffe di noi». 13 Bagoa, uscito dalla presenza di Oloferne, andò da lei e disse: «Non abbia difficoltà questa bella ragazza a venire presso il mio signore, per essere onorata alla sua presenza e bere con noi il vino in giocondità e divenire oggi come una delle donne assire, che stanno nel palazzo di Nabucodònosor». 14 Giuditta rispose a lui: «E chi sono io per osare contraddire il mio signore? Quanto sarà gradito ai suoi occhi, mi affretterò a compierlo e sarà per me motivo di gioia fino al giorno della mia morte». 15 Subito si alzò e si adornò delle vesti e d’ogni altro ornamento muliebre; la sua ancella l’aveva preceduta e aveva steso a terra per lei davanti ad Oloferne le pellicce che aveva ricevuto da Bagoa per suo uso quotidiano, per adagiarvisi sopra e prendere cibo. 16 Giuditta entrò e si adagiò. Il cuore di Oloferne rimase estasiato e si agitò il suo spirito, aumentando molto nel suo cuore la passione per lei; già da quando l’aveva vista, cercava l’occasione di sedurla. 17 Le disse pertanto Oloferne: «Bevi e datti alla gioia con noi». 18 Giuditta rispose: «Sì, berrò, signore, perché oggi sento dilatarsi la vita in me, più che tutti i giorni che ho vissuto». 19 Incominciò quindi a mangiare e a bere davanti a lui ciò che le aveva preparato l’ancella. 20 Oloferne si deliziò della presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo.  [Giudt. 12, 1-20]

Giuditta non praticava la stessa professione di Raab ma le arti della seduzione le conosceva tutte-

 1 Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Bagoa chiuse dal di fuori la tenda e allontanò le guardie dalla vista del suo signore e ognuno andò al proprio giaciglio; in realtà erano tutti fiaccati, perché il bere era stato eccessivo. 2 Rimase solo Giuditta nella tenda e Oloferne buttato sul divano, ubriaco fradicio. 3 Allora Giuditta ordinò all’ancella di stare fuori della sua tenda e di aspettare che uscisse, come aveva fatto ogni giorno; aveva detto infatti che sarebbe uscita per la sua preghiera e anche con Bagoa aveva parlato in questo senso. 4 Si erano allontanati tutti dalla loro presenza e nessuno, piccolo o grande, era rimasto nella parte più interna della tenda; Giuditta, fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo: «Signore, Dio d’ogni potenza, guarda propizio in quest’ora all’opera delle mie mani per l’esaltazione di Gerusalemme. 5 È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi». 6 Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; 7 poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento». 8 E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. 9 Indi ne fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, 10 la quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt’e due, secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero alle porte della città.
11 Giuditta gridò di lontano al corpo di guardia delle porte: «Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele e la sua potenza contro i nemici, come ha dimostrato oggi». 12 Non appena gli uomini della sua città sentirono la sua voce, corsero giù in fretta alla porta della città e chiamarono gli anziani. 13 Corsero tutti, piccoli e grandi, perché non s’aspettavano il suo arrivo; aprirono dunque la porta, le accolsero dentro e, acceso il fuoco per far chiaro, si fecero loro attorno. 14 Giuditta disse loro a gran voce: «Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non ha distolto la sua misericordia dalla casa d’Israele, ma ha colpito i nostri nemici in questa notte per mano mia». 15 Estrasse allora la testa dalla bisaccia e la mise in mostra dicendo loro: «Ecco la testa di Oloferne, comandante supremo dell’esercito assiro; ecco le cortine sotto le quali giaceva ubriaco; Dio l’ha colpito per mano di donna. 16 Viva dunque il Signore, che mi ha protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha potuto compiere alcun male con me a mia contaminazione e vergogna».
17 Tutto il popolo era oltremodo fuori di sé e tutti si chinarono ad adorare Dio, esclamando in coro: «Benedetto sei tu, nostro Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici del tuo popolo». [Giudt. 13, 1-18]

Da mettere in evidenza la certezza che, anche qui, con l’eliminazione del capo, si vincevano le battaglie. In questo caso poi si aveva a che fare con il possente esercito babilonese contro un villaggio israelita. Comunque Dio tutto può … In ogni caso l’assassinio per Dio è sempre esaltato da tutti coloro che credono in quel Dio.

IEU: TRADITORE, ASSASSINO SANGUINARIO E USURPATORE DEL TRONO DI ISRAELE PER VOLONTA’ DI DIO

        Dio, attraverso il profeta Eliseo, scelse un uomo del suo popolo, Ieu, affinché sterminasse tutta la discendenza del Re Acab, anch’egli del suo popolo, caduto in disgrazia per aver permesso nella terra di Israele il culto del dio Baal.

        Ieu era un capo militare al servizio del Re d’Israele Ioram. Costui, con l’aiuto e la benedizione di Dio, passò ad usurpare il trono di Israele assassinando il Re legittimo. Non sazio di ciò, assassinò pure il Re di Giuda, Acazia. Ma, come costume per questi eletti da Dio, accompagnò il tutto con centinaia di gole tagliate di innocenti, familiari, amici e servi di ambedue i re.

        Prima di passare a leggere questa storia edificante vediamo la benedizione di Dio alla fine della mattanza.

30 Il Signore disse a Ieu: «Perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nella mia intenzione, i tuoi figli – fino alla quarta generazione – siederanno sul trono di Israele». [2 Re 10, 30].

e così fu perché Ieu regnò in Israele per 28 anni dall’842 all’815 a.C. Iniziamo a leggere:

1 Il profeta Eliseo chiamò uno dei figli dei profeti e gli disse: «Cingiti i fianchi, prendi in mano questo vasetto d’olio e va’ in Ramot di Gàlaad. 2 Appena giunto, cerca Ieu figlio di Giòsafat, figlio di Nimsi. Entrato in casa, lo farai alzare dal gruppo dei suoi compagni e lo condurrai in una camera interna. 3 Prenderai il vasetto dell’olio e lo verserai sulla sua testa, dicendo: Dice il Signore: Ti ungo re su Israele. Poi aprirai la porta e fuggirai senza indugio [perché fuggire ? ndr]». 4 Il giovane andò a Ramot di Gàlaad. 5 Appena giunto, trovò i capi dell’esercito seduti insieme. Egli disse: «Ho un messaggio per te, o capo». Ieu disse: «Per chi fra tutti noi?». Ed egli rispose: «Per te, o capo». 6 Ieu si alzò ed entrò in una camera; quegli gli versò l’olio sulla testa dicendogli: «Dice il Signore, Dio di Israele: Ti ungo re sul popolo del Signore, su Israele. 7 Tu demolirai la casa di Acab tuo signore; io vendicherò il sangue dei miei servi i profeti e il sangue di tutti i servi del Signore sparso da Gezabele. 8 Tutta la casa di Acab perirà; io eliminerò nella famiglia di Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. 9 Renderò la casa di Acab come la casa di Geroboamo figlio di Nebàt, e come la casa di Baasa figlio di Achia. 10 La stessa Gezabele sarà divorata dai cani nella campagna di Izreèl; nessuno la seppellirà». Quindi aprì la porta e fuggì [?, ndr].
11 Quando Ieu si presentò agli ufficiali del suo padrone, costoro gli domandarono: «Va tutto bene? Perché questo pazzo è venuto da te?». Egli disse loro: «Voi conoscete l’uomo e le sue chiacchiere». 12 Gli dissero: «Baie! Su, raccontacelo!». Egli disse: «Mi ha parlato così e così, affermando: Dice il Signore: Ti ungo re su Israele». 13 Tutti presero in fretta i propri vestiti e li stesero sotto di lui sugli stessi gradini, suonarono la tromba e gridarono: «Ieu è re».
14 Ieu figlio di Giòsafat, figlio di Nimsi, congiurò contro Ioram. (Ioram aveva difeso con tutto Israele Ramot di Gàlaad di fronte a Cazaèl, re di Aram, 15 poi Ioram era tornato a curarsi nel [palazzo reale di] Izreèl le ferite ricevute dagli Aramei nella guerra contro Cazaèl, re di Aram). Ieu disse: «Se tale è il vostro sentimento, nessuno esca o fugga dalla città per andare ad annunziarlo in Izreèl». 16 Ieu salì su un carro e partì per Izreèl, perché là giaceva malato Ioram e Acazia [figlio di Ioram e o di una zia o di una sorella di Ioram, di nome Atalia, ndr](1) re di Giuda era sceso per visitarlo.
17 La sentinella che stava sulla torre di Izreèl vide la truppa di Ieu che avanzava e disse: «Vedo una truppa». Ioram disse: «Prendi un cavaliere e mandalo loro incontro per domandare: Tutto bene?». 18 Uno a cavallo andò loro incontro e disse: «Il re domanda: Tutto bene?». Ieu disse: «Che importa a te come vada? Passa dietro a me e seguimi». La sentinella riferì: «Il messaggero è arrivato da quelli, ma non torna indietro». 19 Il re mandò un altro cavaliere che, giunto da quelli, disse: «Il re domanda: Tutto bene?». Ma Ieu disse: «Che importa a te come vada? Passa dietro a me e seguimi». 20 La sentinella riferì: «È arrivato da quelli, ma non torna indietro. Il modo di guidare è quello di Ieu figlio di Nimsi; difatti guida all’impazzata».
21 Ioram disse: «Attacca i cavalli». Appena fu pronto il suo carro, Ioram re di Israele, e Acazia re di Giuda, partirono, ognuno sul proprio carro. Andarono incontro a Ieu, che raggiunsero nel campo di Nabòt di Izreèl.
22 Quando Ioram vide Ieu, gli domandò: «Tutto bene, Ieu?». Rispose: «Sì, tutto bene, finché durano le prostituzioni di Gezabele tua madre e le sue numerose magie»(2)23 Allora Ioram si volse indietro e fuggì, dicendo ad Acazia: «Siamo traditi, Acazia!».(3) 24 Ieu, impugnato l’arco, colpì Ioram nel mezzo delle spalle. La freccia gli attraversò il cuore ed egli si accasciò sul carro. 25 Ieu disse a Bidkar suo scudiero: «Sollevalo, gettalo nel campo che appartenne a Nabòt di Izreèl; mi ricordo che una volta, mentre io e te eravamo sullo stesso carro al seguito di suo padre Acab, il Signore proferì su di lui questo oracolo: 26 Non ho forse visto ieri il sangue di Nabòt e il sangue dei suoi figli? Oracolo del Signore. Ti ripagherò in questo stesso campo. Oracolo del Signore. Sollevalo e gettalo nel campo secondo la parola del Signore [Dio è dietro, passo passo, a queste bestialità, ndr]».
27 Visto ciò, Acazia re di Giuda fuggì per la strada di Bet-Gan; Ieu l’inseguì e ordinò: «Colpite anche costui». Lo colpirono sul carro nella salita di Gur, nelle vicinanze di Ibleam. Egli fuggì a Meghìddo, ove morì(4)28 I suoi ufficiali lo portarono a Gerusalemme su un carro e lo seppellirono nel suo sepolcro, vicino ai suoi padri, nella città di Davide.
29 Acazia era divenuto re di Giuda nell’anno undecimo di Ioram, figlio di Acab.
30 Ieu arrivò in Izreèl. Appena lo seppe, Gezabele si truccò gli occhi con stibio, si acconciò la capigliatura e si mise alla finestra. 31 Mentre Ieu entrava per la porta, gli domandò: «Tutto bene, o Zimri(5), assassino del suo padrone?». 32 Ieu alzò lo sguardo alla finestra e disse: «Chi è con me? Chi?». Due o tre eunuchi si affacciarono a guardarlo. 33 Egli disse: «Gettatela giù». La gettarono giù. Il suo sangue schizzò sul muro e sui cavalli. Ieu passò sul suo corpo, 34 poi entrò, mangiò e bevve; alla fine ordinò: «Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perché era figlia di re». 35 Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. 36 Tornati, riferirono il fatto a Ieu, che disse: «Si è avverata così la parola che il Signore aveva detta per mezzo del suo servo Elia il Tisbita: Nel campo di Izreèl i cani divoreranno la carne di Gezabele. 37 E il cadavere di Gezabele nella campagna sarà come letame, perché non si possa dire: Questa è Gezabele». [2 Re 9, 1-37]

Cerchiamo di rendere razionale questa esplosione bestiale di violenza. Inizio da quando Ieu si presentò agli ufficiali del Re per raccontare loro l’incontro con il profeta pargolo: «Mi ha parlato così e così, affermando: Dice il Signore: Ti ungo re su Israele». 13 Tutti presero in fretta i propri vestiti e li stesero sotto di lui sugli stessi gradini, suonarono la tromba e gridarono: «Ieu è re». Tutto credibile naturalmente. Gli ufficiali del Re ascoltano un racconto di cose che avrebbe detto a Ieu un pazzo (lo dicono gli ufficiali). Non può che essere la verità e praticamente lo acclamano come Re. Intanto il vero Re, Ioram, era stato ferito mentre combatteva per Israele e contro questa persona malandata si scatena Ieu. Per parte loro i due Re dovevano essere dei veri imbecilli. Non tornano dei messaggeri che avevano inviato e loro (sono due Re !) vanno soli soletti a vedere cosa accade ? Qui il profeta che dettava allo scriba o tutti e due dovevano essere ubriachi. Ubriachi o no l’assassinio di Ioram, già ferito, avviene comunque alle spalle. Seguono poi gli altri assassinii con la bella scena di Gezabele divorata dai cani, così come il Signore aveva detto.

        E’ finita qui ? Ma neanche per sogno ! I massacri proseguono per maggior gloria di Dio:

1 In Samaria c’erano settanta figli di Acab. Ieu scrisse lettere e le inviò in Samaria ai capi della città, agli anziani e ai tutori dei figli di Acab. In esse diceva: 2 «Ora, quando giungerà a voi questa lettera – voi, infatti, avete con voi i figli del vostro signore, i carri, i cavalli, le fortezze e le armi – 3 scegliete il figlio migliore e più capace del vostro signore e ponetelo sul trono del padre; combattete per la casa del vostro signore». 4 Quelli ebbero una grande paura e dissero: «Ecco, due re non hanno potuto resistergli; come potremmo resistergli noi?». 5 Il maggiordomo, il prefetto della città, gli anziani e i tutori mandarono a Ieu questo messaggio: «Noi siamo tuoi servi; noi faremo quanto ci ordinerai. Non nomineremo un re; fa’ quanto ti piace».
6 Ieu scrisse loro quest’altra lettera: «Se siete dalla mia parte e se obbedite alla mia parola, prendete le teste dei figli del vostro signore e presentatevi a me domani a quest’ora in Izreèl». I figli del re erano settanta; vivevano con i grandi della città, che li allevavano. 7 Ricevuta la lettera, quelli presero i figli del re e li uccisero – erano settanta -; quindi posero le loro teste in panieri e le mandarono da lui in Izreèl. 8 Si presentò un messaggero che riferì a Ieu: «Hanno portato le teste dei figli del re». Egli disse: «Ponetele in due mucchi alla porta della città e ci restino fino a domani mattina». 9 Il mattino dopo uscì, si fermò e disse a tutto il popolo: «Voi siete innocenti; ecco io ho congiurato contro il mio signore e l’ho ucciso. Ma chi ha colpito tutti questi? 10 Constatate come neppure una parola che il Signore ha annunziato per mezzo del suo servo Elia, sia venuta meno; il Signore ha attuato quanto aveva predetto per mezzo di Elia, suo servo». 11 Ieu uccise poi tutti i superstiti della famiglia di Acab in Izreèl, tutti i suoi grandi, i suoi amici e i suoi sacerdoti, fino a non lasciarne neppure uno.
12 Quindi si alzò e partì per Samaria. Passando per Bet-Eked dei pastori, 13 Ieu trovò i fratelli di Acazia, re di Giuda. Egli domandò: «Voi, chi siete?». Risposero: «Siamo fratelli di Acazia; siamo scesi per salutare i figli del re e i figli della regina». 14 Egli ordinò: «Prendeteli vivi». Li presero vivi, li uccisero e li gettarono nel pozzo di Bet-Eked; erano quarantadue e non ne rimase neppure uno(6).
15 Partito di lì, si imbattè in Ionadàb(7), figlio di Recàb, che gli veniva incontro; Ieu lo salutò e gli disse: «Il tuo cuore è retto verso di me, come il mio nei tuoi riguardi?». Ionadàb rispose: «Sì». «Se sì, dammi la mano». Ionadàb gliela diede. Ieu allora lo fece salire sul carro vicino a sé 16 e gli disse: «Vieni con me e vedrai il mio zelo per il Signore». Lo portò con sé sul carro. 17 Entrò in Samaria, ove uccise tutti i superstiti della casa di Acab fino ad annientarla, secondo la parola che il Signore aveva comunicata a Elia.
18 Ieu radunò tutto il popolo e gli disse: «Acab ha servito Baal un poco; Ieu lo servirà molto. 19 Ora convocatemi tutti i profeti di Baal, tutti i suoi fedeli e tutti i suoi sacerdoti; non ne manchi neppure uno, perché intendo offrire un grande sacrificio a Baal. Chi mancherà non sarà lasciato in vita». Ieu agiva con astuzia, per distruggere tutti i fedeli di Baal. 20 Ieu disse: «Convocate una festa solenne per Baal». La convocarono. 21 Ieu inviò messaggeri per tutto Israele; si presentarono tutti i fedeli di Baal – nessuno si astenne dal viaggio – e si radunarono nel tempio di Baal, che ne risultò pieno da un’estremità all’altra. 22 Ieu disse al guardarobiere: «Tira fuori le vesti per tutti i fedeli di Baal». Ed egli le tirò fuori. 23 Ieu, accompagnato da Ionadàb figlio di Recàb, entrò nel tempio di Baal e disse ai fedeli di Baal: «Badate bene che non ci sia fra di voi nessuno dei fedeli del Signore, ma solo fedeli di Baal».
24 Mentre quelli si accingevano a compiere sacrifici e olocausti, Ieu fece uscire ottanta suoi uomini con la minaccia: «Se qualcuno farà fuggire uno degli uomini che io oggi metto nelle vostre mani, pagherà con la sua vita la vita di lui». 25 Quando ebbe finito di compiere l’olocausto, Ieu disse alle guardie e agli scudieri: «Entrate, uccideteli. Nessuno scappi». Le guardie e gli scudieri li passarono a fil di spada e li gettarono perfino nella cella del tempio di Baal. 26 Penetrati in essa, portarono fuori il palo sacro del tempio di Baal e lo bruciarono. 27 Fecero a pezzi la stele di Baal, demolirono il tempio di Baal e lo ridussero un immondezzaio fino ad oggi.
28 Ieu fece scomparire Baal da Israele.

Una macelleria. Una vera macelleria crudele e spietata. Voluta e guidata da Dio, dal Dio degli eserciti ma anche delle macellerie. Un Dio che continua con prendersela sempre con intere dinastie, che stermina sempre non preoccupandosi mai di chi è senza colpa. E Dio fu molto felice alla fine del massacro, così come lo fece sapere al suo disciplinato ed efficiente assassino in una frase già riportata che scrivo di nuovo:

30 Il Signore disse a Ieu: «Perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nella mia intenzione, i tuoi figli – fino alla quarta generazione – siederanno sul trono di Israele». [2 Re 10, 30].

Così che Dio prometteva addirittura il Regno di Israele all’assassino. Ma Ieu peccò (ma che tipo di eletti sceglie Dio ?) e allora …

29 Ma Ieu non si allontanò dai peccati che Geroboamo figlio di Nebàt aveva fatto commettere a Israele e non abbandonò i vitelli d’oro che erano a Betel e in Dan.
30 Il Signore disse a Ieu: «Perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nella mia intenzione, i tuoi figli – fino alla quarta generazione – siederanno sul trono di Israele». 31 Ma Ieu non si preoccupò di seguire la legge del Signore Dio di Israele con tutto il cuore; non si allontanò dai peccati che Geroboamo aveva fatto commettere a Israele.
32 In quel tempo il Signore cominciò a ridurre il territorio di Israele; Cazaèl sconfisse gli Israeliti in tutti i loro confini: 33 dal Giordano, verso oriente, occupò tutta la regione di Gàlaad, dei Gaditi, dei Rubeniti e dei Manassiti, da Aroer, che è presso il torrente Arnon, a Gàlaad e a Basan.
34 Le altre gesta di Ieu, tutte le sue azioni e le sue prodezze, sono descritte nel libro delle Cronache dei re di Israele. 35 Ieu si addormentò con i suoi padri e lo seppellirono in Samaria. Al suo posto divenne re suo figlio Ioacaz. 36 La durata del regno di Ieu su Israele, in Samaria, fu di ventotto anni. [2 Re 10, 1-36]

E Dio non fece cadere la vendetta per il peccato su di lui ma, al solito, sulla discendenza. Così che chi di spada ferisce, muore felice a letto. Per maggior gloria di Dio.

DIO SCEGLIE DEGLI INCAPACI COME ELETTI


NOTE

(1) Di Acazia sappiamo qualcosa dal Secondo Libro delle Cronache:

2 Quando divenne re, Acazia aveva ventidue anni; regnò un anno in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Atalia ed era figlia di Omri. 3 Anch’egli imitò la condotta della casa di Acab, perché sua madre lo consigliava ad agire da empio. 4 Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come facevano quelli della famiglia di Acab, perché dopo la morte di suo padre costoro, per sua rovina, erano i suoi consiglieri. 5 Su consiglio di costoro entrò anche in guerra con Ioram figlio di Acab, re di Israele e contro Cazaèl re di Aram, in Ramot di Gàlaad. Gli Aramei ferirono Ioram, 6 che tornò a curarsi in Izreèl per le ferite ricevute in Ramot di Gàlaad mentre combatteva con Cazaèl re di Aram. … . [2 Cr. 22, 2-6]

(2) Fornisco alcuni dati. Intanto la domanda che viene fatta da Ioram a Ieu, dal testo ebraico suona così: «Vieni come amico, Ieu?» e non «Tutto bene, Ieu?». La traduzione è stata cambiata probabilmente perché la domanda era stupida.

Riguardo alle parentele, ricapitolo un poco. Ioram era figlio di Acab e di Gezabele, principessa fenicia che portò in Israele il culto di Baal scontrandosi con i profeti di Geova, in particolare con Elia che tagliò la gola a 450 profeti di Baal. Eliseo era il successore di Elia e fu lo strumento della vendetta di Dio-Geova che, al solito si abbatte non sui colpevoli (Acab e Gezabele) ma sui loro figli (Ioram) e sulla discendenza.

(3) Nel Secondo Libro delle Cronache scopriamo che la trappola era stata preparata direttamente da Dio:

6 … Acazia figlio di Ioram, re di Giuda, scese per visitare Ioram figlio di Acab, in Izreèl perché costui era malato. 7 Fu volontà di Dio che Acazia, per sua rovina, andasse da Ioram. Difatti, quando giunse, uscì con Ioram incontro a Ieu figlio di Nimsi, che il Signore aveva consacrato perché distruggesse la casa di Acab. [2 Cr. 22, 6-7]

(4) Nel Secondo Libro delle Cronache la versione data è differente:

8 Mentre faceva giustizia della casa di Acab, Ieu trovò i capi di Giuda e i nipoti di Acazia, suoi servi, e li uccise. 9 Egli fece ricercare Acazia e lo catturarono mentre era nascosto in Samaria; lo condussero da Ieu, che lo uccise. Ma lo seppellirono, perché dicevano: «È figlio di Giòsafat, che ha ricercato il Signore con tutto il cuore».
Nella casa di Acazia nessuno era in grado di regnare. [2 Cr. 22, 8-9]

(5) Gezabele aveva capito cosa era accaduto e chiamò Ieu con il nome di un altro criminale assassino, Zimri. Quest’ultimo, comandante dell’esercito di Israele, assassinò il Re Ela e, naturalmente, tutta la famiglia ed ogni contorno possibile. Tutto per ordine divino che, questa volta chiedeva vendetta contro la dinastia di Baasa come profetizzato da un tale Ieu:

1 La parola del Signore fu rivolta a Ieu figlio di Canàni contro Baasa: 2 «Io ti ho innalzato dalla polvere e ti ho costituito capo del popolo di Israele, ma tu hai imitato la condotta di Geroboamo e hai fatto peccare Israele mio popolo fino a provocarmi con i loro peccati. 3 Ecco, io spazzerò Baasa e la sua casa e renderò la tua casa come la casa di Geroboamo figlio di Nebàt. 4 I cani divoreranno quanti della casa di Baasa moriranno in città; quelli morti in campagna li divoreranno gli uccelli dell’aria». [1 Re 16, 1-4]

12 Zimri distrusse tutta la famiglia di Baasa secondo la parola che il Signore aveva rivolta contro Baasa per mezzo del profeta Ieu, 13 a causa di tutti i peccati di Baasa e dei peccati di Ela suo figlio, di quelli commessi da loro e di quelli fatti commettere a Israele, irritando con le loro vanità il Signore Dio di Israele.  [1 Re 16, 13-13]

Dopo questo evento criminoso, Zimri usurpò il trono di Israele (intorno all’876 a.C.) anche se il suo regno in Tirsa durò solo 7 giorni. Anche Zimri fu ammazzato da una sollevazione dell’esercito che scelse come R il generale Omri. Vediamo:

15 Nell’anno ventisettesimo di Asa re di Giuda, Zimri divenne re per sette giorni in Tirza, mentre il popolo era accampato contro Ghibbeton, che apparteneva ai Filistei. 16 Quando il popolo accampato colà venne a sapere che Zimri si era ribellato e aveva ucciso il re, tutto Israele in quello stesso giorno, nell’accampamento, proclamò re di Israele Omri, capo dell’esercito. 17 Omri e tutto Israele, abbandonata Ghibbeton, andarono a Tirza. 18 Quando vide che era stata presa la città, Zimri entrò nella fortezza della reggia, incendiò il palazzo e così morì bruciato. 19 Ciò avvenne a causa del peccato che egli aveva commesso compiendo ciò che è male agli occhi del Signore, imitando la condotta di Geroboamo e il peccato con cui aveva fatto peccare Israele. [1 Re 16, 15-19]

ed in definitiva Zimri, che aveva operato su istigazione di Dio, viene punito da Dio. E viene punito per essere un apostata anche se, attenzione, egli era apostata anche quando ebbe l’incarico da Dio di eliminare la dinastia Baasa.

(6) Nel Secondo Libro delle Cronache si scende in ulteriori particolari sulla violenza assassina di questi eletti da Dio:

10 Atalia, madre di Acazia, visto che era morto il figlio, si propose di sterminare tutta la discendenza regale della casa di Giuda. 11 Ma Iosabeat figlia del re, prese Ioas figlio di Acazia, e lo nascose, togliendolo dal gruppo dei figli del re destinati alla morte. Essa lo introdusse insieme con la nutrice in una camera da letto e così Iosabeat, figlia del re Ioram e moglie del sacerdote Ioiadà – era anche sorella di Acazia – sottrasse Ioas ad Atalia, che perciò non lo mise a morte. 12 Egli rimase nascosto presso di lei nel tempio di Dio per sei anni; intanto Atalia regnava sul paese. [2 Cr. 22, 10-12]

(7) Ionadàb era un fondamentalista stupido che fondò la setta dei recabiti caratterizzata da strettissimo rigorismo, vita nomade nel deserto, rifiuto di ogni proprietà che avesse portato alla vita agricola sedentaria, estremismo religioso. Due secoli dopo i seguaci di Ionadàb continuavano con gli stessi caratteri:

 5 Posi davanti ai membri della famiglia dei Recabiti boccali pieni di vino e delle coppe e dissi loro: «Bevete il vino!». 6 Essi risposero: «Noi non beviamo vino, perché Ionadàb figlio di Recàb, nostro antenato, ci diede quest’ordine: Non berrete vino, né voi né i vostri figli, mai; 7 non costruirete case, non seminerete sementi, non pianterete vigne e non ne possederete alcuna, ma abiterete nelle tende tutti i vostri giorni, perché possiate vivere a lungo sulla terra, dove vivete come forestieri. 8 Noi abbiamo obbedito agli ordini di Ionadàb figlio di Recàb, nostro antenato, riguardo a quanto ci ha comandato, così che noi, le nostre mogli, i nostri figli e le nostre figlie, non beviamo vino per tutta la nostra vita; 9 non costruiamo case da abitare né possediamo vigne o campi o sementi. 10 Noi abitiamo nelle tende, obbediamo e facciamo quanto ci ha comandato Ionadàb nostro antenato. … 18 Geremia riferì alla famiglia dei Recabiti: «Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Poiché avete ascoltato il comando di Ionadàb vostro padre e avete osservato tutti i suoi decreti e avete fatto quanto vi aveva ordinato, 19 per questo dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: a Ionadàb figlio di Recàb non verrà mai a mancare qualcuno che stia sempre alla mia presenza». [Ger. 35, 1-19]


BIBLIOGRAFIA

(1) Giovanni Filoramo (a cura di) – Storia delle religioni – Laterza 2005

(2) Ambrogio Donini – Breve storia delle religioni – Newton Compton 1991

(3) Karlheinz Deschener – Storia criminale del Cristianesimo – Ariele 2000-2010

(4) AA.VV – La Sacra Bibbia – CEI

(5) Mario Alighiero Manacorda – Lettura laica della Bibbia – Editori Riuniti 1996

(6) William Graham Cole – Sesso e amore nella Bibbia – Longanesi 1959

(7) Werner Keller – La Bibbia aveva ragione – Garzanti 1956

(8) Victor J. Singer – Perché la scienza non crede in Dio – Orme 2008

(9) Christopher Hitchens – Dio non è grande – Einaudi 2007

(10) Michel Onfray – Trattato di ateologia – Fazi 2005

(11) Pepe Rodriguez [1] – Verità e menzogne della Chiesa cattolica – Editori Riuniti 1999

(12) Pepe Rodriguez [2] – Los pésimos ejemplos de Dios – Temas’ de hoy, Madrid 2008

(13) R. Beretta, E. Broli – Gli undici comandamenti – Piemme 2002

(14) A. Kryvelev – Historia atea de las religiones – Jucar, Madrid 1982

(15) Sabatino Moscati – Antichi imperi d’Oriente – Newton Compton 1978

(16) Mario Liverani – Antico Oriente – Laterza 1988

(17) AA.VV. (P. Matthiae, M.A. Levi, E. Bresciani, A. Pellizzari, S. Giorcelli) – La storia: Dalla preistoria all’antico Egitto – Biblioteca di Repubblica 2008

(18) Giovanni V. Schiaparelli – L’astronomia nell’Antico Testamento – U. Hoepli 1903

(19) David Donnini – Come nacque la Bibbia

(20) Enrico Galavotti – Le bugie della Bibbia

(21) Enrico Galavotti – Da Abramo ad Isacco (22) Enrico Peyretti – In questa Bibbia crudele io non credo più 

(23) H. C. Puech (a cura di) – L’ebraismo – Laterza 1988

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: