NATALE DI CHI ?

Roberto Renzetti

Mitra è una delle personificazioni del Sole. Il culto mitraico deriva da antiche religioni indo iraniche  con delle intersezioni con il culto di Zoroastro o Zarathustra che è il profeta che diffonde nel mondo gli insegnamenti del Dio supremo Ahura Mazdā, battezzato a 30 anni sulle rie di un fiume. Nello zoroastrismo, che conosciamo attraverso i testi dell’Avestā [i cui brani originali e non manomessi risalgono al VII e VI secolo a.C.), Mitra era un inviato della potenza del bene Ahura Mazda (in eterna lotta con Angra Mainyu, lo spirito del male) che creò il mondo in sei periodi alla fine dei quali creò Maŝya e Maŝyana, la prima coppia di esseri umani. Ahura Mazdā è inoltre considerato il protettore di tutte le creature che premia e punisce secondo meriti e colpe e che sarà il giudice supremo alla fine dei tempi. La sua azione sul mondo avveniva attraverso suo figlio Spena Mainyu, cioè lo Spirito Santo, ed attraverso sei angeli superiori, gli amesha spenta che sono come delle divinità protettrici di entità terrestri (bestiame, terra, fuoco, acqua, piante, …). A lato di questi aiuti Ahura Mazdā dispone anche degli yazata, cioè di angeli minori tra i quali spicca Mitra. Vi sono infine gli spiriti eterni degli uomini, i fravaschi, che hanno deciso di assumere forme materiali per poter combattere direttamente contro il male in terra.

        Il culto misterico di Mitra, discendente direttamente dagli insegnamenti di Ahura Mazda e divenuta una divinità trascendente autonoma, penetrò nelle zone di influenza ellenistiche, ebbe importanti influenze sul giudaismo durante l’occupazione persiana della Palestina e, già nel III secolo a.C., era molto diffuso in Egitto per poi arrivare a Roma tramite i soldati dell’esercito, commercianti e schiavi che arrivavano nella capitale dell’Impero dal Vicino, Medio e Lontano Oriente e sui quali aveva avuto grande presa con un proselitismo ed una devozione di grande rilievo. E’ da notare che il centro da cui si ebbe l’espansione in Europa del mitraismo fu la Cilicia (a Sud della attuale Turchia, affacciata a Cipro), dove si trova Tarso, la città di Paolo.

        Mitra si pone come intermediario tra cielo e terra, tra dio ed uomo. E’ colui che opera sulla terra per la salvezza dell’uomo, è quindi il Salvatore, il Dio-Uomo. E’ lui che garantisce la salvezza ed in tal senso è inteso come salvezza materiale dai soldati iniziati in combattimento. Mitra era il guerriero invincibile, il sol invictus, che offriva la luce celestiale, la vita e la forza rinnovata, contro i poteri delle tenebre, a tutti coloro che abbracciavano il suo cammino di salvezza. Nella scala che permetteva agli iniziati il raggiungimento alla sfera superiore quando si arrivava all’ultimo gradino, il settimo, dove c’era Mitra, si conquistava una completa spiritualità. Quest’ultima fu però vinta da quella cristiana perché, comunque, il mitraismo si poneva sempre come una delle altre religioni, in definitiva ad esse assimilabile, e non sosteneva la propria unicità come il Cristianesimo. Ciò comportò la sua fine nel secolo IV d.C., proprio in concomitanza dell’affermazione del Cristianesimo con Costantino il Grande(31).

        Oltre a questi dati di carattere generale che già adombra i caratteri del Dio cristiano, vi sono altri aspetti di una analogia sorprendente. Mitra nasce da una roccia (petra genetrix) e così è rappresentato in alcune statue e bassorilievi. Allo stesso modo Gesù, nella Prima Lettera ai Corinzi (non a caso) di  Paolo, è definito roccia:

4 tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo [1 Cor. 10, 4]

Il giorno consacrato a Mitra era il dies solis, il giorno del sole, il primo giorno della settimana. Ricordo che nella tradizione ebraica la settimana si chiudeva con il sabato (il settimo giorno) e quindi il primo giorno della settimana era quello successivo al sabato che i cristiani chiamarono dies dominicus, il giorno che Paolo dedicò alla colletta, attività di primaria importanza all’interno della primitiva comunità cristiana (e non solo). Quindi il dies solis coincideva con il dies dominicus. Ma vi è di più. Il Natale di Mitra che, ricordo, era un dio sole, si festeggiava in occasione del solstizio d’inverno, quando ci si rendeva conto che il Sole non continuava a calare all’orizzonte ma vinceva la sua battaglia con le tenebre iniziando di nuovo a salire. Il solstizio era localizzato al 25 dicembre e questa data era il Natale di Mitra, Dies Natalis Solis Invicti.  Dal punto di vista civile, il primo Dies Natalis Solis Invicti venne festeggiato a Roma e in tutto l’impero il 25 dicembre del 274 d.C. per ordine dell’ Imperatore Aureliano, che aveva appena concluso la riunificazione dell’Impero Romano. E questa data era condivisa in termini religiosi da Mitra con altri dei dell’antichità (Adonis, Krishna, Zarathustra, Eracle, Dioniso, Attis, …) perché quel momento del cambiamento di rotta del Sole era fondamentale per la vita, l’agricoltura, la caccia, … In quella data, fino al IV secolo, non figurava Gesù per il quale l’unica ricorrenza di rilievo era la Pasqua (a cui si era aggiunta la Pentecoste). Se si mettono insieme varie questioni come la storicità di Gesù e l’incertezza del suo anno di nascita, ci si rende conto dell’assoluta aleatorietà del giorno della sua nascita. Nel II secolo vennero avanzate varie date ma solo nel 353 si decise di fissare la nascita di Gesù al 25 dicembre ed il fine era quello di offuscare il mitraismo con questa ulteriore sovrapposizione. Come la reintroduzione di ogni festa pagana, in questo caso quella del solstizio,  il successo fu notevole. Ancora due secoli dopo si introdussero i riti che precedono il Natale, quelli dell’Avvento. Insomma abbiamo assistito alla creazione a tavolino di una religione e non parlo di quella di Mitra.

        La notte tra il 24 ed il 25 dicembre gli iniziati si riunivano nelle loro caverne (le loro chiese; e qui va fatta una riflessione sulle Chiese cristiane chiamate catacombe: per le persecuzioni o per segire il culto mitraico ?) da dove ne uscivano in processione all’alba portando con loro la statuetta di un bambino nato da una madre vergine, la Dea Caelestis [si noti che la parola caverna era presente nei codici che riportavano le trascrizioni dei Vangeli risalenti al V secolo. Fu via via abbandonata proprio per recidere ogni legame con il mitraismo]. Ed anche qui sulle madri vergini di diverse divinità vi è ampia letteratura. Una vergine o divinità femminile è sempre presente nelle religioni del Vicino e Medio Oriente. Si può ricordare Isis in Egitto, Astarte (o Grande Madre) in Fenicia, Canaan e Babilonia, Cibeles in Asia Minore. Il culto della Vergine Maria nacque, quindi, ad imitazione di alcune religioni orientali e particolarmente quella egiziana. A sostegno di ciò ricordo solo che Isis era nota come la dea dai mille nomi, analogamente a Maria che anche nelle litanie mariane è ricordata con una imponente quantità di appellativi. Vi è inoltre la rappresentazione di Maria con i piedi posti su un quarto di luna crescente che la rende Signora della luna, proprio come Isis(32). 

        Prima di continuare con le analogie passiamo alla Natività di Gesù, come raccontata da Luca e, solo da Luca (sembra incredibile ma su 4 evangelisti solo uno racconta questo evento).

1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

8 C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10 ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 13 E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio … [Lc. 2, 1-13]

        Su questo racconto influenti teologi si sono espressi. Riporto il giudizio di Schneider sull’origine pagana del racconto di Luca:

«1) La descrizione, così piena di sentimentalismo, della madre errante, che non trova un luogo dove partorire la propria creatura. Qualsiasi lettore greco non poteva non ricorrere col pensiero alla madre di Apollo, che non riesce a trovare un luogo per partorire, e che ì poeti descrivono in modo analogo. 2) Come in Callimaco il figlio di Zeus viene avvolto in fasce e Dioniso bambino giace dentro un crivello, così in Luca il Gesù bambino giace dentro una mangiatoia, avvolto in fasce. 3) Il racconto bucolico dei pastori viene riferito pressoché identico a proposito della nascita di Ciro e di Romolo, nonché nelle storie dell’infanzia di Mitra; esso non ha nulla a che fare con i racconti analoghi del V.T., dove manca proprio l’elemento essenziale, cioè l’omaggio alla divina creatura. 4) La luce nella notte è parte della natura dei Misteri: “Nella notte io vidi risplendere il Sole in luce accecante”, così suona il racconto della cerimonia iniziatica dei Misteri di Iside. 5) Dalle celebrazioni misteriche proviene il grido: “Oggi vi è nato il Salvatore”. L’esclamazione di giubilo degli Ierofanti in Eleusi suona: “La Signora ha generato un sacro fanciullo”; e nelle feste ellenistiche dell’Eone, influenzate da questa tradizione, risuonava il grido: “In quest’ora, oggi, la Vergine ha partorito l’Eone” e “La Vergine ha partorito, la Luce cresce”. Per Osiride il grido suona: “Il Signore di tutte le cose viene alla luce … un Grande Re e Benefattore, Osiride, è nato” e nel culto dei re: “Vi è nato un Re … e lo ha chiamato Carilao, perché tutti divennero felicissimi”. 6) Dalla pietas verso i sovrani derivano le locuzioni “annunciare una grande gioia”, “Salvatore”, “a tutto il popolo”. 7) L’annuncio d’una grande gioia in occasione della nascita di un redentore è motivo tipico della storia delle religioni, del quale non sappiamo con certezza se abbia le proprie radici nel sorriso del cielo e del mondo quando nacque Buddha oppure nel giubilo cosmico per Zarathustra o se i due motivi videro la luce solo nell’Ellenismo. Forse possiamo presumere in Luca le medesime fonti ellenistiche della IV Ecloga di Virgilio. 8) Le schiere celesti in Luca derivano da concezioni veterotestamentarie, ma ci riportano alla memoria anche i Cureti vestiti da soldati e i Coribanti intorno alla culla di Zeus, o le schiere che circondano il fanciullo Dioniso». [Citato da Deschner 2]

        Insomma anche qui la nascita di un bambino annunciata è evento comune nella cultura classica e, come detto da Schneider, lo testimonia il grande Virgilio (40 a.C.) nelle Bucoliche (Egloga IV) che parla di un fanciullo che verrà dal cielo per portare la pace nel mondo:

E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno,

già la nuova progenie discende dall’alto del cielo.

Tu, o casta Lucina, proteggi il fanciullo che sta per nascere,

con cui finirà la generazione del ferro e in tutto il mondo

sorgerà quella dell’oro: già regna il tuo Apollo.

        Sembra evidente che descriviamo il Cristianesimo che da queste fonti si è fatto religione sfruttando un uomo che con essa avrà molto poco a che fare, come vedremo. Ed il culto di Mitra, nelle sue somiglianze con il Cristianesimo, non termina nelle cose dette e per riassumerlo senza dilungarmi riporto alcune delle cose che riporta Deschner [2]:

Il culto mitraico conosceva sette sacramenti, come ancor oggi la Chiesa cattolica, nella quale, a dire il vero, tale numero ha conosciuto numerose oscillazioni lungo i secoli. Attestati per la prima volta nel XII secolo presso Pietro Lombardo, i 7 sacramenti furono elevati a dogma nel 1439, durante il Concilio di Ferrara-Firenze.

Il culto di Mitra possedeva un Battesimo, una Cresima e una Comunione consistente in pane e acqua o in un miscuglio d’acqua e di vino, celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria dell’ultima cena del Maestro coi suoi discepoli; le ostie erano poi contrassegnate da una croce.

Ai Sacerdoti spettava soprattutto la dispensazione dei Sacramenti e la celebrazione del servizio divino: la messa veniva celebrata quotidianamente, ma la più immportante era quella domenicale (nel dies solis): l’officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino, nei momenti particolarmente solenni si faceva squillare una campanella e in generale risuonavano lunghi canti accompagnati dalla musica. […]

I seguaci di Mitra si richiamavano a una Rivelazione, ponevano un diluvio all’inizio della storia e un giudizio universale alla fine; non solo credevano nell’immortalità dell’anima, ma anche nella resurrezione della carne.

Le istanze morali del culto di Mitra, il «Dio Giusto» e il «Dio Santo», non avevano nulla da invidiare a quelle dei cristiani: come i cristiani dovevano imitare il modello del loro padre celeste, allo stesso modo il fedele del vero, giusto e santo Mitra era tenuto a condurre una vita attivamente governata dalla morale. La sua religione, definita da precisi «comandamenti», perseguiva un rigoroso ideale di purezza; la castità e la temperanza erano annoverate fra le virtù più alte, e anche l’ascesi vi svolgeva un ruolo non secondario. […]

Come tutti gli altri culti, anche il Mitriacismo dovette poi soccombere al divieto degli imperatori cattolici: istigati dalla Chiesa, ancora nel IV secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai cristiani, i suoi templi saccheggiati, i suoi sacerdoti assassinati e sepolti nei sacrari rasi al suolo.

        Come era poi accaduto per i templi degli dei romani e greci, i mitrei erano trasformati in chiese cristiane. Ed il culto di Mitra era un vero potentissimo concorrente per il Cristianesimo se in brevissimo tempo si era diffuso, oltreché in Medio Oriente, in Egitto, in Roma, anche in gran parte d’Europa, dalla Spagna al Reno, dalla Britannia alla Gallia, fino in Scozia.



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