Fisicamente

di Roberto Renzetti

GLI ASCARI

VENIAMO ORA AL CLERO IN BORGHESE (E NON)

Occorre ammettere che Galileo scatena passioni ed immagino il senso di insoddisfazione di chi deve sempre e solo rifarsi a luoghi comuni e non possiede neppure gli strumenti concettuali per poter elaborare dell’altro. In questa categoria vi sono molti personaggi che ruotano nel sottobosco clericale. Ne cito alcuni,

quelli che si sono cimentati su Galileo: Antonio Socci, Vittorio Messori, Luciano Benassi, Rino Cammilleri, Pasquale Orazzo, Franco Tornaghi, Luigi Negri, Mario Gargantini. Ma anche i Legionari di Cristo non si sono sottratti: Rafael Pascual e

Sandro Turrini. E, naturalmente, Zichichi del quale però non dirò nulla perché la sua divulgazione a fini esegetici e denigratori del pensiero di Galileo, non merita attenzione.

Cercherò di riassumere gli elevati pensieri e l’altoinsegnamento di tali personaggi, cogliendo ogni novità epistemologica (ve ne sono, ve ne sono, …).

RINO CAMMILLERI (88)

Inutile fare commenti. Il brano del chierichetto Cammilleri, uno che su Giordano Bruno sostenne che la Chiesa aveva fatto bene ad ammazzarlo, si commenta da solo:

“Il caso Galileo richiede un chiarimento. Innanzitutto diciamo subito che egli non inventò affatto il telescopio, né scoprì la rotazione e rivoluzione della terra, né disse mai «Eppur si muove!». Semplicemente puntando il cannocchiale (rispetto agli attuali, poco più che un giocattolo) al cielo scoprì i satelliti di Giove. Questo lo

convinse che Copernico (morto vent’anni prima) aveva ragione: non tutto girava attorno alla terra.

Ora si tenga presente che la teoria copernicana era regolarmente insegnata nelle università, accanto a quella tolemaica. Erano teorie non verificate, ma che la terra fosse al centro di tuttoera cosa che si vedeva ad occhio nudo (infatti i sensi ci dicono che è il sole a girare, e la terra sta ferma). E Copernico era pure un prete.

Gli astronomi gesuiti della Specola Vaticana confermarono le scoperte di Galileo e le difesero contro gli scienziati laici che invidiavano il favore di cui il pisano godeva alla Corte pontificia.

Galileo, carattere spigoloso, li beffeggiava e li insultava nei suoi scritti.

Gli tesero una trappola, facendo circolare certe sue lettere in cui diceva che la Chiesa avrebbe dovuto modificare il corrispondente passo delle Scritture (quello in cui Giosuè ferma il sole). Il cardinale Bellarmino (che è Santo) fu costretto a

dire a Galileo di occuparsi di scienza e non di teologia. Galileo accettò e per vent’anni non se ne parlò più.

Continuò a insegnare la teoria copernicana e nessuno lo molestò. Poi si convinse che le maree erano dovute al movimento della terra (invece sono dovute all’attrazione lunare, come cercò di spiegargli Keplero) e pubblicò un’opera in cui faceva fare al Papa la figura dello sciocco. Solo che quel Papa era Urbano VIII, caratterino come

il suo.

Convocato a Roma dal Sant’Uffizio Galileo venne alloggiato in un appartamento sul Pincio con un servitore. Il processo decretò, a stretta maggioranza, che i passi riguardanti la teoriacopernicana data come provata nelle sue opere

dovevano essere corretti. Lui venne condannato a recitare per tre anni i Salmi penitenziali un volta alla settimana.

Tutto qui. La rotazione della terra venne provata solo due secoli dopo”.

Avverto che da ora, a meno che non ve ne sia bisogno, riporterò solo gli scritti degli ascari senza ulteriori commenti.

Chi è arrivato a leggere fino qui è certamente in grado di capire da solo le castronerie che riporto.

PASQUALE ORAZZO (89)

Oggi 17 settembre nella Chiesa Cattolica ricorre la memoria di San Roberto Bellarmino, scienziato e cardinale di quel Sant’Uffizio che giudicò Galileo Galilei il 22 giugno del 1633.

Da grande uomo di scienza qual’era (senza apostrofo, Orazzo, senza apostrofo! ndr), il santo si dimostrò di conseguenza più sostenitore di quelfamoso metodo sperimentale tanto propugnato dal Galileo quanto in fondo disatteso nelle sue

conclusioni proprio da quest’ultimo. … Furono giudici come il Santo cardinale Bellarmino che difesero la scienza – di cui erano rappresentanti e studiosi di levatura pressoché massima a quei tempi – la ragione e la realtà delle cose, rifuggendo da ogni pretesa “fideista”. Aspettavano cioè delle prove e in mancanza di queste

chiedevano al Galilei di non assumere in modo acritico, quindi senza prove convincenti, le conclusioni dei suoi studi, ma di porre queste nel modo in cui erano per davvero: teorie e non ancora verità scientifiche.

Qualche tempo fa: “l’erede degli inquisitori, il Prefetto dell’ex sant’Uffizio, cardinale Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI ndr), ha raccontato di una giornalista tedesca – una firma famosa di un pe riodico laicissimo, espressione di una cultura “progressista” – che gli chiese un colloquio proprio sul riesame del caso-Galileo. Naturalmente il cardinale si aspettava le solite geremiadi sull’oscurantismo e dogmatismo cattolico. Invece era il contrario: quella giornalista voleva sapere “perché la Chiesa non avesse fermato Galileo, non gli avesse impedito di

continuare un lavoro che è all’origine del terrorismo degli scienziati, dell’autoritarismo (quello sì! ndr) dei nuovi inquisitori: i tecnologi ,gli esperti…”. Ratzinger aggiungeva di non essersi troppo stupito: semplicemente quella redattrice

era una persona aggiornata, era passata dal culto tutto “moderno” della Scienza (quella mitologica, con la maiuscola! ndr) alla consapevolezza “postmoderna”

che scienziato non può essere sinonimo di sacerdote di una fede totalitaria”(op. cit. pag.396).

Ebbene, di tutto questo, in nome del buonismo imperante, tempo fa si è chiesto perdono. Ma allora chi e quando, in nome di un vero amore ai fatti, alla scienza ed alla realtà così come è, chiederà dunque scusa per quel perdono?

FRANCO TORNAGHI (90)

Il Tornaghi recensisce il lavoro di Bellone che ho spesso citatonel corso di questo lavoro (Enrico Bellone – Galileo – Le Scienze, 1998). E dice quanto segue:

Nelle prime 50 pagine, Bellone espone i risultati raggiunti da Galilei nel sapere scientifico e, soprattutto, la modalità utilizzata per raggiungere tali risultati, con parole chiare e ottime tavole illustrative. …

Non nascondo che, a questo punto della lettura, pur con qualche possibile appunto su asptti storici (segnaliamoli pure: Osiander, che fece una interpretazione «mitigatrice» al De evolutionibus di Copernico, era protestante e non cattolico, ma il

dato viene taciuto; manca completamente la segnalazione del debito di Galilei nei confronti delCollegio Gesuitico di Roma, debito strettamente scientifico; lo scienziato pisano viene presentato come magnanimo diffusore di telescopi per aiutare altri studiosi nel controllo delle scoperte esposte… dimenticando che Keplero, che pur aveva a priori difeso le conclusioni di Galilei, non riceverà mai il tanto desiderato cannocchiale) avevo l’impressione che, finalmente, si fosse in presenza di un buon lavoro consigliabile anche ai liceali per le famose tesine della maturità…

Ma le ultime 50 pagine sono state una delusione.

Più Bellone si faceva storico, meno sapeva trattare la complessità delle vicende e, cosa ancor più grave, meno manteneva un giudizio equo sugli aspetti scientifici collegati ai lavori di Galilei e degli altri scienziati dell’epoca (sta parlando di

Bellone, uno dei massimi storici della fisica italiani! ndr). Insomma, il vecchio stereotipo del genio Galilei, circondato da stregoni o ignoranti o in malafede, emerge da noi ancora prepotentemente, nonostante i lavori d’oltralpe – e basti citare lo stesso Drake e Shea, se non si vuole dare credito al cattolico Brandmüller – abbiano definitivamente affossato la caricatura illuministica ancora diffusa nei libri di testo.

Come si fa, ad esempio, a trattare il gesuita Orazio Grassi, dileggiato eccessivamente dalloscienziato ne Il Saggiatore, non come uno dei maggiori scienziati del Collegio Romano che 9 volte su 10 – come afferma Shea – obiettava

correttamente a Galilei sul problema delle comete,ma come un «poeta» e definire le riserve di Grassi «poetiche»?

Ritengo, inoltre, che sia giunto il momento di smettere di dipingere il Cardinal Bellarmino come una specie di diavolo in terra e riassumere la sua posizione come “…la dottrina copernicana non va difesa in alcuna occasione, e non è lecito

comunque accoglierla nella propria mente” (p. 72), mentre in una celebre lettera del 1615, non citata da Bellone ma che mi rifiuto di credere a lui ignota, Bellarmino così si esprimeva “…Dico chequando ci fusse vera demonstratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture chepaiono contrarie, e più tosto dire che non l’intendiamo, che dire che sia falso quello che si dimostra”. Riemerge in queste parole il vero

problema scientifico che sta alla base delle altre considerazioni su tutta la vicenda di Galilei: ci fu la dimostrazione della teoria copernicana?

A tal proposito vale la pena segnalare quella che ci pare una incoerenza di Bellone. Relativamente alle comete egli segnala che l’atteggiamento di Galilei era che “il fenomeno in esame forse si realizzava in ‘modo lontano da ogni nostra

immaginazione'” e che “la natura ha una intrinseca ed infinita ricchezza ‘nel produr suoi effetti con maniere inescogitabili da noi'” (ehi, Tornaghi, questa ultima frase la diceva Urbano VIII! ndr). Giusto e sottoscrivibile anche da Urbano VIII, anzi è proprio il famoso “argomento di Urbano VIII”, ossia quello che il papa aveva

suggerito a Galilei di tenere in considerazione nello scrivere il “Dialogo” e che lo scienziato mise in bocca allo stolto Simplicio nelle ultime pagine del libro, per obbedire formalmente laddove invece l’adesione convinta non avrebbe potuto che

essere valutata scientificamente corretta, datal’assenza di “vera demostratione”

dell’eliocentrismo. Ma in questo caso, per Bellone, il papa aveva sì diritto a sentirsi offeso personalmente, ma non aveva ragione scientificamente. Due pesi e due misure. …”

VITTORIO MESSORI

Qui siamo di fronte ad un caso più umano che altro. Ilpersonaggio ha scritto un libro nel quale dice che ha trovato unvero miracolo! Sarebbe quello di una gamba ricresciuta ad ungiovane che l’aveva avuta tagliata dalla ruota di un carro. Il

tutto avveniva nella Spagna del Seicento, a Zaragoza. L’impero spagnolo cominciò a smembrarsi a partire dal 1648 ed in quell’epoca gli eventi fantastici servivano a distrarre la popolazione. Il medico e biologo G. Marañon ricordava tutte le ‘favole’ che venivano inculcate in quel tempo nel cervello degli spagnoli dalla monarchia e dal Clero: ‘una volta era un vescovo che volava da una parte all’altra della penisola; un’altra, una donna, figlia di una vacca, che coperta di peli viveva in una pineta, e centinaia di altre amenità, fino ad arrivare ai più svariati falsi miracoli’ che facevano grande effetto su una popolazione affamata ed ignorante (arti che ricrescevano, persone che resuscitavano, ostie che sanguinavano, …) e

Messori …

Ma veniamo al nostro proficuo scrittore, con importantientrature ai piani alti del Vaticano (91).

Il nostro inizia a parlare di Galileo nel migliore stile clericale:in una inchiesta risulta che moltissime persone non sanno quasinulla su Galileo che comunque è un mito che non ha mai detto “Eppur si muove” (capita l’importanza della cosa ? ndr). La

vera cosa che mormorò dopo la mite condanna (mite perché Galileo ne aspettava una più dura, poi dicono del relativismo! ndr) fu un ringraziamento ai cardinali giudici, tra i quali c’erano uomini di scienza non inferiore alla sua, (e come no ? ndr) che aveva fortemente indisposto (poveri Silvi!) con i suoi comportamenti. Dice il nostro, dopo aver raccontato come un pettegolo la vita privata di Galileo, insultandolo bellamente (viveva more uxorio ed in questo modo ebbe dei figli – come i

Papi, Messori, come i papi – e sembra che fosse un brutale …) (92):

nel libro contestatogli (e che era uscito con una approvazione ecclesiastica estorta con ambigui sotterfugi), aveva in realtà sostenuto il contrario di quanto si poteva credere“.

Così ambigui sotterfugi? A discapito di quei verginoni di inquisitori, no ? Ma siamo ancora agli inizi. Messori ancora non s’è guadagnata la mercede della menzogna. Arriva ora:

Di più: nei quattro giorni di discussione, ad appoggio della sua certezza che la Terra girasse attorno al Sole aveva portato un solo argomento. Ed era sbagliato. Sosteneva, infatti, che le maree erano dovute allo “scuotimento” delle acque

provocato dal moto terrestre. Tesi risibile, alla quale i suoi giudici-colleghi ne opponevano un’altra che Galileo giudicava “da imbecilli”: era, invece, quella giusta. L’alzarsi e l’abbassarsi dell’acqua dei mari, cioè, è dovuta all’attrazione della Luna. Come dicevano, appunto, quegli inquisitori insultati sprezzantemente dal Pisano“.

Ma quando mai? Quando mai gli inquisitori sostenevano che … ? Messori devono averlo rifiutato anche al CEPU oppuresa che i suoi inquisitori conoscevano la gravitazione universale. Aspettiamo lo scoop che poi sarebbe un botto universale del rospo che scoppia per essersi gonfiato troppo.

Dice il bugiardo:

Altri argomenti sperimentali, verificabili, sulla centralità del Sole e sul moto terrestre, oltre a questa ragione fasulla, Galileo non seppe portare.

Né c’è da stupirsi: il Sant’Uffizio non si opponeva affatto all’evidenza scientifica in nome di un oscurantismo teologico. La prima prova sperimentale, indubitabile, della rotazione dellaTerra è del 1748, oltre un secolo dopo. E per vederla quella rotazione, bisognerà aspettare il 1851, con quel pendolo di Foucault caro a

Umberto Eco“.

E sbaglia ancora perché nel 1748 fu scoperta l’aberrazione stellare (Bradley) ma nessuno la mise in relazione al moto della Terra (quello intorno al Sole). Solo dopo la scoperta della parallasse stellare questo fenomeno fu ricondotto ad una stessa spiegazione. La frase successiva fa venire i brividi: per vedere quella rotazione occorrerà aspettare il 1851.Ma scherza il bugiardo? Nel 1851 si “vide” un’altra rotazione (non quella), si vide cioè la rotazione della Terra sul suo asse: Chiaro ? Ma è inutile chiedere, tanto non capiscono. E più oltre Messori dà mostra del suo fregolismo sfoderando il suo abito da fariseo:

Del resto, Galileo non solo sbagliava tirando in campo le maree, ma già era incorso in un altro grave infortunio scientifico quando, nel 1618, erano apparse in cielo delle comete. Per certi apriorismi legati appunto alla sua “scommessa” copernicana, si era ostinato a dire che si trattava solo di illusioni ottiche e aveva duramente attaccato gli astronomi gesuiti della Specola romana che invece – e giustamente – sostenevano

che quelle comete erano oggetti celesti reali. Si sarebbe visto poi che sbagliava ancora ,sostenendo il moto della Terra e la fissità assoluta del Sole, mentre in realtà anche questo è in movimento e ruota attorno al centro della

Galassia.

Questa cosa l’ho discussa in modo molto accurato, Andate a rileggere tutti i motivi di Galileo. Ricordo solo che il fine dei gesuiti era accreditare il sistema democristiano di Thyco. Ma Messori ci dice una cosa nuova:

D’altro canto, Galileo suscitava qualche sospetto perché aveva già mostrato di sbagliare (sullecomete, ad esempio) e proprio su quel suo prediletto piano sperimentale.

E quale sarebbe il piano sperimentale con le comete? Il piano è solo empirico: proprio perché il cannocchiale non leingrandiva, qualcuno pensava che fossero troppo lontane. E proprio per questo Galileo contestava i gesuiti che da quel non ingrandire, senza conoscere questioni di ottica, concludevano di comete sopra al cielo della Luna. Ma il oro fine non era altro che rendere plausibile il sistema tychonico aborrito da Galileo.

Proseguiamo:

Niente frasi “titaniche” (il troppo celebre “Eppur si muove!”) comunque, se non nelle menzogne degli illuministi e poi dei marxisti – vedasi Bertolt Brecht – che crearono a tavolino un “caso” che faceva (e fa ancora) molto comodo per una propaganda volta a dimostrare l’incompatibilità tra scienza e fede. …

Galileo non fece un solo giorno di carcere, né fu sottoposto ad alcuna violenza fisica. Anzi, convocato a Roma per il processo, si sistemò (a spese e cura della Santa Sede), in un alloggio di cinque stanze con vista sui giardini vaticani e cameriere personale. Dopo la sentenza, fu alloggiato nella splendida villa dei Medici al Pincio. Da lì, il “condannato” si trasferì come ospite nel palazzo dell’arcivescovo di Siena, uno

dei tanti ecclesiastici insigni che gli volevano bene, che lo avevano aiutato e incoraggiato e ai quali aveva dedicato le sue opere. Infine, si

sistemò nella sua confortevole villa di Arcetri, dal

nome significativo “Il gioiello”. …

Non gli era mai stato impedito di continuare il suo lavoro e ne approfittò difatti, continuando gli studi e pubblicando un libro – Discorsi e dimostrazioni

sopra due nuove scienze – che è il suo capolavoro scientifico. Né gli era stato vietato di ricevere visite, così che i migliori colleghi d’Europa passarono a discutere con lui. Presto gli era stato tolto anche il divieto di muoversi come voleva dalla sua villa. Gli rimase un solo obbligo: quello di recitare una volta la settimana i sette salmi

penitenziali. Questa “pena”, in realtà, era anch’essa scaduta dopo tre anni, ma fu continuata liberamente da un credente come lui

In breve: credo si capisca da dove Berlusconi si sia ispirato quando diceva che il confino nel regime fascista era una villeggiatura. Ma il bugiardo che, per definizione, racconta. Non lo sa che la penitenza gliela fece la figlia? E che l’ha pagata tutta? E non sa che ogni ospite veniva perquisito e l’unica che si salvava era la figlia suora e qualche persona illustre, con i quali Galileo fece arrivare in Olanda i Discorsi. Ma poi sarebbero un capolavoro scientifico? Ma allora è unmito, o no ? E poi, vi è la corrispondenza con le suppliche per  una visita. Si aspettavano giorni e giorni. Anche il medico.

Quando era diventato cieco dovette attendere molto tempo peravere il permesso di stabilirsi a Firenze. Eccetera … Ma chi fu il responsabile del processo a Galileo? Messori non ha dubbi:

I suoi guai, del resto, più che da parte “clericale” gli erano sempre venuti dai “laici”: dai suoi colleghi universitari, cioè, che per invidia o per conservatorismo, brandendo Aristotele più che la Bibbia, fecero di tutto per toglierlo di mezzo e ridurlo al silenz, l’unica .difesa gli venne dalla  Chiesa, l’offesa dall’Università. …

E né prima né dopo (Galileo) la Chiesa scenderà mai (ripetiamo: mai) in campo per intralciare in qualche modo la ricerca scientifica, portata avanti tra l’altro quasi sempre da membri di ordini religiosi.

Leggendo ancora più oltre si rischia un soprassalto, una voce dal sen fuggita che, se fuggisse da un essere pensante sarebbe gravida di conseguenze, invece …

Era giunto quasi ai settant’anni avendo avuto onori e aiuti da parte di tutti gli ambienti religiosi, a parte un platonico ammonimento del 1616, ma non diretto a lui personalmente; subito dopo la condanna potrà riprendere in pieno le ricerche,

attorniato da giovani discepoli che formeranno una scuola.

A parte il vizietto della menzogna (dopo la condanna potrà riprendere in pieno le ricerche …) in quanto scritto si parla diun platonico ammonimento. Ma lo sa l’ignorantello che se fosse stato (come è stato) così, Galileo non poteva essere

condannato in base al Diritto Canonico? Ma, anche qui, è inutile chiedere. E qui di nuovo il Fregoli cambia abito e torna di nuovo fariseo:

Se la scienza sembra emigrare, a partire dal Seicento, prima nel Nord Europa e poi oltre Atlantico – fuori, cioè, dall’orbita di regioni cattoliche – le cause sono legate al diverso corso assunto dalla scienza stessa. Innanzitutto, i nuovi, costosi strumenti (dei quali proprio Galileo è tra  i pionieri) esigono fondi e laboratori che solo i

Paesi economicamente sulla cresta dell’onda possono permettersi, non certo l’Italia occupata dagli stranieri o la Spagna in declino, rovinata dal suo stesso trionfo.

Sta dicendo il nostro che la scienza all’epoca era costosa? Non dia i numeri, prego! Sembra (ma questa è solo una illazione, perché pur a livello di una ignoranza media, non credo che il nostro abbia una tale conoscenza) che Messori conosca la vita

di Fermi e scambi i due. E’ certamente vero che vi sono fortissime assonanze: ogni volta che emerge possentemente una scuola scientifica, governi autoritari la devono distruggere.

Ma è con Fermi, con il suo abbandonare l’Italia che si può affermare che comunque l’Italia non avrebbe potuto finanziare quelle ricerche. Con Galileo no. Tra l’altro vi era una Chiesa straricca che non lesinava denaro in lussi sfrenati e che, udite udite, era quella che richiedeva truppe straniere in Italia … Ma su queste svisate Messori insiste ficcandosi in gineprai che speriamo lo pungano fortissimamente. Dice:

/La scienza moderna, poi, a differenza di quella antica, si lega direttamente alla tecnologia, cioè alla sua utilizzazione diretta e concreta. Gli antichi coltivavano gli studi scientifici per se stessi, per gusto della conoscenza gratuita, pura. I greci per esempio, conoscevano le possibilità del vapore di trasformarsi in energia ma, se non

adattarono a macchina da lavoro quella conoscenza, è perché non avrebbero considerato degno di un uomo libero, di un “filosofo” come era anche lo scienziato, darsi a simili attività “utilitarie”.

Allora la scienza di Galileo sarebbe svincolata dalla tecnologia ? Ma se nasce proprio lì, dalle botteghe artigiane?

Ed i greci cosa pensavano? Ma lo letto il Samburski l’amico del Vaticano? ed il Klemm? e Lilley? Il fatto cioè che i prodotti della tecnica non trovavano uso perché vi erano gli schiavi? Gli schiavi. Gli s c h i a v i. Quelli che già alla caduta dell’Impero romano non c’erano quasi più perché costavano troppo ai padroni che si erano impoveriti. Quelli che furono ripristinati dalla Chiesa con una ampia teorizzazione da parte di San Tommaso. Non sa o non ricorda il bugiardo? che

diventa infingardo:

La condanna temporanea (donec corrigatur, fino a quando non sia corretta, diceva la formula) della dottrina eliocentrica, che dai suoi paladini era presentata come verità assoluta, salvaguardava il principio fondamentale che le teorie scientifiche

esprimono verità ipotetiche, vere ex suppositione, per ipotesi e non in modo assoluto … Galileo e, dopo di lui, tutta la serie infinita degli scientisti, dei razionalisti, degli illuministi, dei positivisti – accettava in modo indiscusso, come nuova Rivelazione, l’autorità del ragionare umano e dell’esperienza dei nostri sensi.

cioè, alla fine, è stata la Chiesa che ha spiegato alla scienza di stare attenta ad affermare alcune sue teorie ma, nel far questo, Messori non dimentica di essere bugiardo, infatti non dubita a dire che la dottrina copernicana è una verità assoluta. Quando questi personaggi affermano cose su Galileo chiedete sempre dove ha detto questo o quello, vi accorgerete che non sannomai rispondere. L’ultima frase è tipica di quelli che si chiamano clerico-fascisti. E su questa strada continua Messori, prima

richiamando Popper (che ho già discusso), quindi il Ratzinger che ho già commentato, poi citando senza vergogna Padre Agostino Gemelli (si proprio quello che nel 1938 firmò ilmanifesto degli scienziati sulla razza!) ed infine riportando un

lungo brano pietoso e pietistico di una filosofa cattolica, SofiaVanni Rovighi.

E dopo la fatica di leggere il pamphlet di Messori, passo ad altri.

FEDERICO DI TROCCHIO

Passiamo ora al preteso (ma praticante) storico della scienza Federico di Trocchio. Il personaggio, forte delle sueascendenze politiche e delle sue referenze cattoliche ha

pubblicato varie cose per Mondadori: Il genio incompreso (Mondadori 1997), Le bugie della scienza (Mondadori 1993), …

Mi riferisco solo al primo libro citato, non ho il tempo di viaggiare nei teoremi squalificanti la scienza (meglio: gli scienziati) di uno che di scienza sa molto poco e comunque, come anticipato, solo di quella non formalizzata, cavalli storici di battaglia per non addetti ai lavori, a partire da Galileo.

Secondo il nostro infatti gli scienziati devono essere dei disturbati mentali (un poco come Berlusconi considera i magistrati oppure il complesso di castrazione matematica di cui parla Freud), degli imbroglioni, dei falsificatori, degli strenui conservatori. I veri scienziati sono quelli che la scienza non ha capito, i geni incompresi che Di Trocchio ha compreso benissimo. Tanto bene che non vede l’ora di prendersela con Galileo (e te pareva!), sulla linea che le sue frequentazioni dei più reazionari sostenitori della Chiesa gli consigliano.

Inizia il nostro con la castroneria di un Galileo che possedeva i principi della dinamica. Dinamica, lo sanno anche i fisici ed i matematici, è parola che deriva dal greco dunamis che vuoldire forza. Sarebbe d’interesse che un filosofo sapesse le stesse cose e particolarmente il fatto che Galileo, appositamente interrogato sulla causa dell’accelerazione, affermi che non gli pare ora il caso di entrare in queste discussioni che nonporterebbero a nulla visto lo stato della conoscenza che si

aveva. Dice il Di Trocchio:

La padronanza dei principi della dinamica dava insomma a Galilei una netta superiorità sugli scienziati suoi contemporanei che tentavano disostenere le ragioni del sistema tolemaico contro il copernicanesimo avanzante. Lo scontro, inevitabile, era destinato a risolversi necessariamente, almeno sul piano scientifico, a suo favore, anche se Galilei non era in grado di fornire una prova definitiva della validità del

sistema copernicano, non sapeva ancora spiegare quale fosse la forza che muoveva la Terra e, oltretutto, rimaneva fedele all’antiquato pregiudizio secondo il quale la Terra e gli altri pianeti si muovono attorno al Sole in orbite rigorosamente circolari.

Effettivamente il povero genio, compreso questa volta, erapoco più che un mentecatto. Il ritornello che non avrebbe dimostrato è tipico del più ottuso modo di pensare (la cosa è ripetuta da molti, da Messori, dal Cardinal Garrone, …). Lo ridico con la speranza che Dio, leggendo dal cielo queste cose, le comunichi poi in sogno a qualcuno degli ottusi. Galileo nonsi pone sulla strada del dimostrare la validità assoluta del copernicanesimo. Egli ne dimostra la compatibilità, nonostante

i dati osservativi, attraverso il principio d’inerzia e relatività.

Inoltre porta continui indizi a favore dell’ammissibilità del copernicanesimo riuscendo nella più difficile delle operazioni che nessuno aveva mai tentato: costruire una fisica che andasse bene per il nuovo mondo da sostituire a quella aristotelica (ma

queste sono perle ai porci, già date abbondantemente nelle pagine precedenti). Senza questa base di informazione il Di Trocchio ci dice che:

Le indagini storiche hanno però accertato che fu un gruppo di scienziati pisani e fiorentini a suscitare il fatale scontro tra Galileo e la Chiesa, mossa che costituiva l’ultima possibilità di arrestare il copernicanesimo, vista l’impossibilità di contrastarlo sul piano scientifico. L’ostilità della comunità scientifica nei confronti dì Galilei fu infatti, almeno all’inizio, generale.

Vi sono due notazioni da fare subito: 1) a quali indagini storiche si riferisce il nostro storico? 2) non sa il Di Trocchio che Copernico, all’epoca di Galileo, era soppiantato da Tycho?

Leggendo oltre ci si accorge che con comunità scientifica DiTrocchio intende solo filosofi (non naturali) e letterati, più in particolare quelli della “Lega del Pippione”. Di Trocchio passa poi a raccontarci di chi ha sbagliato nella vicenda del processo.

È evidente innanzitutto che Galilei fu condannato prima dalla scienza e poi dalla Chiesa. Si trattò insomma di una duplice condanna i cui motivi, pur essendo diversi, erano collegati dal desiderio di tutelare il più possibile il senso comune. Gli

scienziati non volevano allontanarsi dalle opinioni di senso comune, perché erano state incorporate da Aristotele e Tolomeo in una teoria che tutti ritenevano assolutamente certa e inattaccabile. I teologi, per parte loro, difendevano il senso

comune perché la Bibbia, se presa alla lettera, sembrava avallarlo. Va sottolineato tuttavia che i secondi erano più concilianti e, in fondo, più che a difendere il senso comune, erano interessati a rinsaldare l’autonomia e la supremazia del giudizio etico-religioso anche nelle questioni scientifiche. I teologi insomma avevano già capito, o intuivano, che la scienza poteva costituire un rischio per l’uomo e, per scongiurare il pericolo, volevano soprattutto riaffermare (difendendo il primato della teologia) il diritto prioritario di valutare sul piano morale i progressi che la

scienza prometteva sul piano della conoscenza e della tecnica. A sbagliare, dunque, non furono soltanto i teologi ma anche gli scienziati. E sia gli uni che gli altri potevano imparare qualcosa dall’errore commesso. Purtroppo, mentre la

Chiesa, seppure con grande ritardo, ha riconosciuto le proprie responsabilità e corretto, per quanto possibile, il proprio atteggiamento, la scienza, almeno finora, non è stata in grado di fare altrettanto. (…) Essa, infatti, non ha ancora capito che, nella vicenda di Galilei, la scienza entrava non solo come vittima ma anche come

carnefice.

Di Trocchio chiude con una superficialità estranea ad ogni serio storico della scienza:

Si trattò di una condanna manifestamente ingiusta e di un grave errore, come ha voluto definitivamente chiarire Giovanni Paolo II [con la sua falsa riabilitazione, ndr].

Ecco, come sappiamo, è falso sostenere che la Chiesa abbia riabilitato Galileo.

LUIGI NEGRI

Luigi Negri è un prete che ha scritto la prefazione (93) al libro (a cura di M.E. Bergamaschini, M. Gargantini, G. Mangiarotti, L. Mazzoni, F. Tornaghi), Galileo Galilei tra realtà e mito. Itinerario antologico (Itaca Libri, Castel Bolognese 2000).

Il Negri si dilunga in una premessa nella quale sostiene le solite cose ed anche altre (Galileo legato al razionalismo illuminista, scienza che pretende di essere discriminante sulla verità della fede, sottovalutazione della fede come superstizione, dichiarazione di impossibilità del soprannaturale e dei miracoli, religione buona solo per gli ignoranti, …) per poter dire che la Chiesa aveva previsto tutto questo e si doveva difendere da una scienza che non solo voleva spiegare i fenomeni particolari ma addirittura si poneva

come conoscenza assoluta e totalizzante. E che la scienza non

è tutto è quanto la Chiesa ha sicuramente voluto dire

intervenendo su Galileo.

Dopodiché il nostro ci informa che la Chiesa non deve fare riferimento ad alcuna scienza e neppure ad alcuna filosofia … solo San Tommaso ci ha offerto l’incontro tra la verità e la ragione con totale responsabilità in quanto operava dall’interno della Chiesa. La scienza invece è un rischio, per questo solo i credenti possono fare scienza. E qui io mi fermo per l’ovvia inutilità di andare oltre su questi sentieri che

richiamano gli incubi che deva aver avuto Galileo.

MARIO GARGANTINI

Il Gargantini inizia (94) con lo stupire e con il mostrare che nemmeno gli amici suoi lo leggono (solo io lo debbo fare!). Se infatti lo leggessero non continuerebbero con gli inutili anatemi contro Brecht. Dice infatti il nostro: «È importante che i teatri tengano presente che, qualora la rappresentazione di questo dramma venga diretta principalmente contro la Chiesa cattolica, esso è destinato a perdere gran parte della sua efficacia… La Chiesa non ha il diritto di vedere occultate le debolezze umane dei suoi membri; ma il dramma non intende neppure gridare alla Chiesa: “giù le mani dalla scienza!”». E queste cose le diceva nientemeno che Brecht, ci ricorda il

Gargantini solo che non vengono ricordate (ciò vuol dire che, supposta una colpa, non è di Brecht come sostengono molti acritici personaggi! ndr).

Dopo questo passaggio, ci viene ricordato che Galileo non ha inventato il telescopio (insomma finitela! è lo stesso Galileoche lo dice nel Nuncius Sidereus ! ndr) e viene fatto un elenco delle cose che Galileo non ha fatto o ha fatto male:

1) Con il solito Duhem (se non ci fosse stato sarebbe stato un dramma!) il Gargantini dice che l’apporto di Galileo è stato decisivo per il sorgere della scienza moderna, ma non è stata una partenza da zero. La concezione aristotelica del moto si

stava già sgretolando sotto i colpi di alcuni studiosi medioevali (Giordano Nemorario, Filopono, Buridano, Benedetti…); e anche circa il metodo c’era stato l’importante contributo della scuola di Oxford (Grossatesta e R. Bacone) dove si faceva già fisica sperimentale.

2) Il moderatismo iniziale cede il posto alla solita aggressione:

Galileo non ha codificato il metodo scientifico, non l’ha ridotto a un elenco di regole, ben consapevole che la conoscenza scientifica è un’avventura a più dimensioni, carica di tutta la drammaticità e l’imponderabilità di ogni altra impresa umana.

Come pure l’attenzione galileiana per l’aspetto sperimentale non va confusa con quell’atteggiamento empiristico, diffusosi specie nei paesi anglosassoni nei secoli successivi. Il nostroriesce a dire in negativo uno dei pregi di Galileo e afferma,

nell’ultima frase, una cosa non sostenuta da niente (Newton sarebbe un empirista?).

3) Più difficile da rimuovere è il mito della subordinazione della scienza alla tecnica; anche perché in Italia ha ricevuto l’imprimatur di Ludovico Geymonat. L’esempio del

cannocchiale è emblematico. Per Geymonat la scienza moderna non si sarebbe evoluta senza le nuove tecniche osservative; viceversa bisogna dire che il cannocchiale non sarebbe entrato nella storia del sapere se Galileo non avesse

«osato» puntarlo verso il cielo: un gesto non necessitato dall’esistenza dello strumento bensì dalla pressione di idee e teorie da verificare. Qui abbiamo un’esemplificazione, già anticipata nelle frasi precedenti, dei contorcimenti mentali

dell’autore: cosa significa l’ultima frase?

4) Torniamo ai motivi di successo sempre suonati dai cattolici:

Il metodo scientifico non rende immuni da errori. Lo stesso Galileo aveva poggiato la sua difesa di Copernico su un modello teorico delle maree, rivelatosi completamente sbagliato (e il Dialogo dei massimi sistemi era nato proprio

come Dialogo sulle maree), con l’aggravante che, poiché l’autore non sa cosa sia metodo scientifico, dice sciocchezze.

Infatti le marre non c’entrano con il metodo sperimentale di Galileo. Sono una teoria da verificare evidentemente con il suo metodo. La cosa fondamentale di Galileo è che qualunque cosa egli stesso dica o faccia ha fornito il metodo per contraddirlo!

Ma queste sono parole al vento perché Galileo è visto sempre come un profeta che vuole sostituire una religione con un’altra.

Riguardo alla frase tra parentesi l’autore non sa o non dice che fu proprio il Papa a non volere quel titolo e quindi leargomentazioni a sostegno della tesi di Galileo (ma su questo ho scritto abbondantemente).

5) Si continua sul canovaccio standard: In campo astronomico

Galileo non ha potuto applicare il suo metodo così bene come in meccanica; diversamente da quanto riportato in non molti affrettati giudizi, nelle sue opere non c’è la dimostrazionedell’ipotesi copernicana. E non poteva esserci in quanto

Galileo:

— non ha saputo cogliere l’aspetto dinamico del problema;

— non ha considerato le leggi di Keplero;

— non ha ammesso che il moto circolare non poteva essere

inerziale;

— non ha distinto tra massa e peso.

Visto che, gratta gratta, viene fuori il solito ignobile denigratore che ha in comune con gli altri la prosopopea e l’ignoranza? Tralasciando il fatto che Galileo non avrebbe dimostrato il sistema copernicano (e come si fa a non dire ciò

che dicono tutti? anche se più oltre si dice il contrario perché serve dirlo), tema veramente noioso, chiedo: che c’entra la dinamica del problema? che c’entrano le leggi di Keplero?

Riguardo agli altri due argomenti, che allo stesso modo non c’entrano, c’è da dire alcune cose. Il moto dei pianeti nel cielo è o no “eterno”? è peregrino pensare ad un moto inerziale su grandi circonferenze, dato che il dato empirico, in assenza di

gravitazione universale, dice proprio questo? Sulla distinzione tra massa e peso c’è solo la voglia dell’autore di passare per uno che sa delle cose che trascendono il tema in discussione. Lo sa il povero Gargantini che fu proprio un allievo di Galileo, il

genovese Giovanni Battista Baliani a fare la prima distinzione tra massa e peso? Il paziente e l’agente? che l’argomento è ridondante perché è già dentro il primo punto? perché la dinamica prevede la forza ed il peso è la forza che agisce su

una massa? Troppo difficile per un numero limitato di neuroni? Si, ed allora è meglio che io lasci perdere. Ma lui no, continua:

Da notare che, secondo recenti riletture del Dialogo, Galileo non avrebbe mai dichiarato di aver «dimostrato» il modello copernicano: se la dichiarazione non c’è mai stata, cade allora, la tesi che l’abiura sia stata uno spergiuro… come avevo detto, poche righe più su. Ma per terminare visono ancora altri luoghi comuni che vengono subito dopo:

Le ricerche di W. Wallace hanno rimesso in luce il debito di Galileo verso i gesuiti del Collegio romano …

Infine non è affatto vero che la condanna di Galileo abbia frenato la scienza. Le ricerche sono continuate ininterrotte secondo l’impostazione delnuovo metodo sperimentale …

Il processo ebbe scarsa risonanza, anche negli ambienti culturali, e all’interno dell’Inquisizione stessa la sua collocazione era nella terza classe, cioè tra quelli non particolarmente importanti. Il suo innalzamento a caso emblematico è di molto

posteriore: è l’ingombrante eredità del secolo dei lumi e del positivismo ottocentesco, abituati a vedere la Chiesa come rivale e ostacolo al progresso della scienza e dell’umana razionalità; un’abitudine «irrazionale» in quanto contraria alle evidenze della storia … tutto il rapporto tra Galileo e le autorità romane può essere letto come manifestazione di quella pretesa autosufficienza e assolutezza del sapere scientifico … pretesa riassorbita nel gesto finale di sottomissione … durante il dibattimento e dopo, Galileo fu sempre trattato con la massima cortesia: non fu mai rinchiuso in carcere né subì torture. Se la tortura fu minacciata, era per ottemperare a una formula rituale, tipica di quei processi e, in ogni caso, gli fu rivolta alla fine del procedimento, quando egli aveva già accettato l’abiura (bella questa! non l’avevo mai sentita, ndr).

ANTONIO SOCCI (95)

E veniamo a questo personaggio tanto impresentabile quanto ignorante, comunicato e liberato (o ristorato, secondo la magistratura). Il nostro comincia subito secondo il suo stile e ci informa che: Bruno e Galilei alla ragione preferivano la magiam (96). Una storia da rifare? Alla qual cosa (tralascio Bruno) c’ è solo da rispondere che Socci è un bugiardo che non sa e non vuole sapere e che non merita altro che disprezzo per propagare tali notizie false, tendenziose e ridicole. Dovrebbe essere molto più chiaro il nostro e l’avere prove in tal senso ci sbarazzerebbe per sempre di Galileo. Vediamo se nel seguito ce le fornisce. L’inizio è scoraggiante perché il Socci ci dice che l’Inquisizione spagnola ha avuto grandi meriti, infatti non ha fatto partecipare i Paesi cattolici alla caccia alle streghe (sic!): È ormai accertato che proprio la vituperata Inquisizione – guidata da uomini di grande dottrina e razionalità come lo straordinario Alonso de Salazar Frìas in Spagna – ha

preservato i Paesi cattolici da queste sanguinarie fobie di massa. Ed à stata la sola istituzione di legalità e di umanità dove esisteva solo l’arbitrio e l’orrore.

Che volete farci? anche queste cose occorre udire! (97)

Il nostro prosegue citando Ratzinger che ho già discusso (comunque notate che le partite di giro si moltiplicano e che si va ripetendo un blocco di potere (come quello contro cui lottò Galileo) che ricostruisce il vero basandosi sull’autorità e non sui fatti. E forte degli argomenti (identici di Ratzinger) può sostenere le ragioni della Chiesa in quanto: difendeva innanzitutto l’aristotelismo scolastico, cioè l’approccio alla

realtà più razionale e realistico.

Di seguito il Socci fa sfoggio di fariseismo, mentendo ed insinuando le cose che dovrebbero provare ciò che ha detto all’inizio. Racconta di aver visto l’atto di fondazione dell’Accademia dei Lincei, nella quale (dice lui) sbocciò Galileo (anch’egli largamente interessato all’astrologia, che bugiardo ignobile! ndr). Quest’atto è del 1603 ed in esso si richiamano principi magico-alchimistici. Ma l’Accademia viene fatta sciogliere come sospetta di eresia nel 1604 e riesce

faticosamente a ricomporsi nel 1607. Nel 1610 vi è l’adesione del mago-scienziato napoletano Giovambattista della Porta che rappresenta l’ideale anello di congiunzione tra la cultura alchemico-esoterica del cinque-seicento e la “nuova scienza” dei Lincei basata sulla ricerca sperimentale e l’osservazione della Natura. E questo è ciò che si legge nella storia dell’Accademia, non le sciocchezze di Socci. E Galileo aderisce all’Accademia dopo essere già uomo di fama, nel 1611 (ha quarantasette anni) e la sua adesione è proprio sul secondo versante dell’Accademia, quello della nuova scienza. E la storia dell’Accademia continua così: Con l’ascrizione di Galileo, l’Accademia segna decisamente il suo modo di philosopare, orientandosi con entusiasmo verso il metodo sperimentale e inizia ad abbandonare, senza in alcun modo rinnegare le proprie origini, l’aspetto magico-esoterico che l’aveva

profondamente influenzata agli inizi del cammino linceo.

Povero Socci e poveracci quelli che se lo devono sorbire. Il non capire che con quella cultura occorreva confrontarsi perché era degli uomini colti e comunque aperti a cambiamenti (96), rispetto agli aristotelici imbalsamati, è molto grave e rende conto della chiusura del personaggio espressione culturale avanzata della Chiesa e di Comunione e Liberazione. Inoltre vi è un aspetto cruciale che può rendere manifesto o far rigettare il motivo della denigrazione alla Goebbels (“parlatene male, qualcosa resterà”, “qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà gradualmente in verità”): si gira intorno a questi discorsi insinuando, dicendo, confondendo le date, … MA si dà una prova, una sola, uno scritto, una testimonianza credibile, uno straccio di oroscopo (richiestissimi a Galileo e mai fatti, anche se con essi avrebbe potuto risolvere definitivamente i suoi problemi economici) ? Niente, Goebbels e basta … anzi, non basta perché la cosa si chiude con la parte forcaiola del Socci:

se ci fu un errore tragico da parte della Chiesa fu

semmai quello di non essersi opposta abbastanza.

LUCIANO BENASSI (98)

Secondo lo scritto che discuto qui, tutta la vicenda di Galileo, la mitologia costruita intorno a lui, il racconto che lo riguarda, non è la storia di Galileo, ma è nato oltre due secoli fa, nello stesso ambiente culturale che operava, in nome della «ragione», alla demolizione sistematica della memoria storica dell’Europa cristiana. Si è lavorato per secoli per separare la scienza dalla fede e per accreditare la libertà di ricerca e di pensiero e l’invenzione del caso Galileo è anche servita per allontanare uomini di scienza dalla fede. Ma oggi sembra che le cose stanno rientrando come dimostra la generalizzata diffidenza dell’opinione pubblica verso il mondo della ricerca:

diffidenza che emerge, per esempio, in tema di ecologia e di corsa agli armamenti (sarebbe d’interesse conoscere l’impegnoecologico della Chiesa e sapere dei traffici di armi delbanchiere di Dio con lo IOR, ndr).

Date queste premesse ci si aspettano discorsi ad ampio respiro.

Invece si fa riferimento a quel personaggio già discusso, un benedettino indegno di tale abito, Stanley Jaki nei brani in cui si fa risalire tutto non a Galileo (ci mancherebbe) ma ai predecessori medievali (ancora le partite di giro intorno a

Duhem). Si passano poi in rassegna alcuni dei miti maggiormente ricorrenti intorno al caso Galileo, scegliendoli tra quelli che offrono un più ampio spettro di questioni

implicate.

1) Rapporto con i gesuiti. E’ stato quel libro del marxista Geymonat che ha traviato il prossimo portando avanti la tersi di gesuiti nemici di Galileo. Non è così e ne fa fede … padre Wallace (che ho già discusso, quello dei documenti promessida 15 anni ed ancora non pubblicati). Si richiamano le polemiche con Scheiner e Grassi. Si ritorna a dire che Grassi aveva ragione e Galileo no. Non si è capito nulla dei motivi ma

si continuano a dire sciocchezze. Leggiamo: «Serpe lacerata», «scorpione», «balordissimo», «solennissima bestia»: così Galileo ebbe modo di nominare quel padre Orazio Grassi che gli fu contraddittore dotto e puntuale, con lo pseudonimo di

Lotario Sarsi, a partire dal 1619, quando la comparsa di tre comete obbligò gli astronomi a pronunciarsi sull’argomento. Beh ? non mostra questo che non si volevano bene, come hasostenuto uno dei massimi studiosi mondiali di Galileo,

Geymonat ? O il riferimento è Messori? o Socci? o Jaki? O Wallace? Ma ce ne fosse uno, almeno uno credibile! E comunque si conclude questo punto affermando che Galileo non ha dimostrato il sistema copernicano (scommetto che oltre troveremo altri luoghi comuni).

2) La disputa sui Massimi Sistemi. Poiché questo scritto è posteriore a Giovanni Paolo II che ha chiesto scusa a tutto il mondo (e questa cosa la dovrebbe dire lunga sulle malefatte della Chiesa) l’autore di quanto commento dice con lo stesso spirito delle scuse papali che la Chiesa non c’entra ma sono solo alcuni suoi uomini che hanno sbagliato: Sarebbe un errore confondere il pensiero ufficiale della Chiesa cattolica con la posizione di quei teologi che, sia pure numerosi, non percepivano la distinzione formale tra la Bibbia e la sua

interpretazione.

Ma quali erano i termini del problema? Alcuni sono i seguenti:

La mancanza della prova decisiva – l’experimentum crucis – richiesta dagli avversari e che Galileo non riusciva a portare (quella delle maree non fu giustamente accolta dai contemporanei, che ne avevano compreso l’inconsistenza); il fatto che le impressionanti osservazioni compiute da Galileo con il cannocchiale, nonostante avessero assestato un duro colpo alla nozione aristotelica di un cosmo «perfetto», non intaccassero sostanzialmente la bontà descrittiva del sistema tolemaico; … e meritano due parole. L’experimentum crucis fuuna invenzione di Newton e consiste in questo. Di fronte a dueteorie che spiegano entrambe la stessa classe di fenomeni

occorre trovare un esperimento che dirima chiaramente la questione e faccia propendere per una o per l’altra teoria. Un esempio è la misura di Fizeau (circa 1850) della velocità dellaluce nell’acqua. Fino ad allora vi erano due teorie, la corpuscolare (Newton) e l’ondulatoria (Huygens) che spiegavano, entrambe, tutti i fenomeni noti dell’ottica. Vi erano alcune conseguenze teoriche delle due teorie che restavano

senza dimostrazione sperimentale. Si trattava proprio della velocità della luce. Per la  la teoria ondulatoria i mezzi più densi dovevano rallentare la luce.

Sembra evidente che un esperimento di misura della velocità della luce in un mezzo denso a confronto con la stessa velocità nel vuoto è un experimentum crucis. Tale esperimento dette ragione alla teoria ondulatoria.

Torniamo ora alla richiesta di experimentum crucis tra il sistema tolemaico e quello copernicano. Il problema non è solo di Galileo ma delle due parti in causa. Senza experimentum crucis le due teorie sono quantomeno equivalenti e non è vero che l’una è meglio dell’altra. Quindi non si citino queste cose che sono proprie degli storici della scienza e non di venditori di tappeti (tarlati). L’altra vicenda a cui si fa riferimento è l’insieme delle osservazioni astronomiche di Galileo. Vero che non

dimostrano un sistema ma distruggono tutto l’apparato su cui si regge l’altro e, chiedo, quando si minano le fondamenta dell’edificio, cosa fa l’edificio? Il nostro autore prosegue raccontando per sommi capi i termini delle vicende processuali di Galileo e dice, è il secondo !, una cosa che è di grande interesse: il 24 febbraio 1616 una commissione di undiciteologi rese operativa la dichiarazione di censura, con la

conseguente ammonizione di Galileo e la messa all’Indice del libro di Copernico, “donec corrigatur”, ossia fino a quando la situazione non fosse chiarita. Anche qui, pur parlando diammonizione, come vedremo, non si traggono le conseguenze

previste dal diritto canonico: la condanna del 1633 sarebbe stata possibile solo se l’atto formale del 1616 fosse stato un precetto.

Dopo quest’esperienza Galileo continuò a lavorare fino ad arrivare al Dialogo, opera di grande vigore polemico, ma debole proprio nel punto che ne avrebbe dovuto costituire il fondamento (ma, se era debole, risultava vincente il sistema tolemaico ed allora: perché Galileo è stato condannato? ndr).

Il nostro parla di dubbi sul cosa è accaduto al momento della condanna e, a parte cose già note dice che vi sarebbe potuto essere un altro motivo, fino ad ora mai incontrato: alcuni (il riferimento è a quel libro da poco di Pietro Redondi, Galileo eretico, basato su due fogli ritrovati e non firmati da nessuno e, secondo l’autore, in grado di smentire pacchi di documenti firmati ed ultracertificati; tra l’altro il ponderoso libro di

Redondi non è stato preso sul serio da nessuno nel mondo. ndr) sostengono che il Papa e i suoi collaboratori avessero intravisto, nella «nuova fisica» galileiana un attentato al dogma della transustanziazione delle specie eucaristiche.

3) Dissipare un mito. Qui ritroviamo tutto l’armamentario già incontrato che, per brevità, riporto per punti:

il trattamento riservato a Galileo in questa occasione (processo) fu estremamente favorevole

– nessuna tortura, nessuna tetra galera, nessuna umiliazione o vessazione caratterizzò gli anni successivi alla condanna, che, anzi, furono densi di attività e di relazioni, anche quando, ormai al termine, fu colpito dalla totale cecità

A proposito della tortura inflitta a Galileo, sembra quasi un merito il non averlo fatto. E’ incredibile! Tutti concordano però che Galileo fu minacciato di essere torturato e Galileo era un vecchio di 70 anni! Comunque, considerato che queste cose le

dice un Benassi qualunque, vorrei almeno citare il libro che

Italo Mereu (professore di Storia del Diritto a Ferrara) scrisse per la Mondadori nel 1979 (era ancora una casa editrice libera), Storia dell’Intolleranza in Europa. Ebbene in tale libro si dimostra addirittura che Galileo fu torturato! Ma proseguiamo:

– I temi della «leggenda nera» galileiana nacquero in epoca illuministica … Si trattò di un attacco ideologico, di un’operazione di intenzionale disinformazione, il cui obiettivo era quello di dimostrare l’incompatibilità del sistema cattolico

con le ragioni della libertà di ricerca nei vari campi del sapere.

– Nel 1734 il Sant’Uffizio ne riabilitava la memoria autorizzando l’erezione di un mausoleo in suo onore nella chiesa di Santa Croce in Firenze.

E su quest’ultimo punto, poiché nulla ho detto in precedenza, occorre spendere due parole. Dopo la morte di Galileo (1642) le sue spoglie furono depositate nella basilica di Santa Croce in Firenze e non nella cappella di famiglia ma nel minuscolo stanzino sottostante il campanile, in attesa della edificazione di un sepolcro monumentale. Il progetto incontrò l’ostilità delle autorità ecclesiastiche che fecero notare al Granduca

Ferdinando II l’inopportunità di erigere un monumento a un uomo condannato dalla Chiesa per “veemente sospetto di eresia“. Nei decenni successivi, il discepolo Vincenzo Viviani dedicò enormi energie al progetto del sepolcro, senza, tuttavia,

riuscire a superare le resistenze degli ambienti ecclesiastici.

Solo all’epilogo del regno di Gian Gastone de’ Medici, nel 1737, fu possibile inaugurare il sepolcro monumentale a Galileo che ancora oggi si osserva, entrando nella Basilica di Santa Croce in Firenze, sulla sinistra. Nel sepolcro furono traslati i resti mortali di Galileo e di Vincenzo Viviani.

La tomba di Galileo in Santa Croce a Firenze

RAFAEL PASCUAL

Chi era costui? Eh, si tratta di un legionario di Cristo, un rappresentante dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Che dice su Galileo? (99) Il legionario, seguace del pedofilo Padre Maciel, inizia con riferimenti alla “riabilitazione” di Galileo, citando Giovanni Paolo II. Passa poi ad una rapida cronologia della vita di Galileo. Arrivato al 1616 trovo questo:

1616: Si proibiscono gli scritti di Copernico “donec corrigantur”. Il Cardinal Bellarmino chiede a Galileo di rifiutare la teoria copernicana.

Galileo non cede; il commissario dell’Inquisizione gli dà precetto formale di non sostenere, insegnare o difendere l’opinione condannata, pena il processo,

leggo cioè che a Galileo viene fatto precetto. Qui si parla di precetto ed occorre dire che, se si deve arrivare alla condanna, è inutile imbrogliare, solo attraverso il precetto occorre passareed in questo il Pascual dice bene. Leggo poi:

1630: Galileo finisce il Dialogo e intraprende i passi per ottenere l’imprimatur.

1631: Galileo ottiene l’imprimatur a Firenze.

L’opera è data alle stampe agli inizi del 1632, ma appena giunta a Roma viene messa sotto sequestro

ed anche qui è corretto, perché non ci furono manovre per aggirare l‘imprimatur, ma solo difficoltà dovute alla peste. Più oltre ancora una lettura corretta della pena (senza tutte le sciocchezze che abbiamo visto prima):

1633: … Il 22 giugno il processo si conclude: Galileo deve fare abiura solenne

dell’eliocentrismo e gli viene proibito di difendere la dottrina copernicana, pena la recidività. Il suo libro viene messo all’Indice; viene condannato al carcere e a pregare settimanalmente, per tre anni, i sette salmi penitenziali. Galileo legge la formula di abiura, da lui sottoscritta. La pena carceraria viene commutata in “arresti domiciliari”, prima nell’ambasciata del Granduca di Toscana, poi

nella residenza dell’arcivescovo Ascanio Piccolomini, a Siena; infine, nella sua villa di Arcetri, presso Firenze.

Ancora avanti inizia il dissenso rispetto alle parole non di Pascual ma che Pascual riporta, quelle del Papa Leone XIII.

Come affermava Leone XIII nell’enciclica Providentissimus Deus (1893):

“Nessun vero contrasto potrà interporsi tra il teologo e il fisico, finché entrambi si manterranno nei loro confini, evitando (in ossequio al monito di S. Agostino) ‘di fare

affermazioni a vanvera e di dare per certo l’incerto’. Se poi dissentiranno, lo stesso

Agostino detta in sintesi la regola di comportamento per il teologo: ‘Tutto ciò che i

fisici potranno dimostrare con documenti certi, dovremo provare che non è contrario alle nostre Lettere; qualunque cosa, poi, presentassero nei loro scritti contrario alle

nostre Lettere, cioè alla fede cattolica, o noi dimostriamo con qualche argomento che esso è falso, oppure senza alcuna esitazione lo dichiariamo falsissimo’”

ed il dissenso nasce dal primato che la Chiesa si vuole assumere su tutti ed anche contro tutti. La pretesa di essere l’ultimo giudice di ciò che fanno i fisici la si potrà applicare ai fisici che si assoggettano alla Chiesa. Una richiesta così è tale

da far indignare chi non riconosce alcuna autorità alla Chiesa al di là di vicende metafisiche. Ancora più avanti il rappresentante della Chiesa inizia a distinguersi ma sempre su un piano di correttezza. Cita i suoi classici, Agostino e Tommaso, e va benissimo perché si tratta di discorsi interni a quella fede che non impegnano nessuno che non voglia impegnarsi. Dice Pascual:

Così dunque, nel Caso Galileo, l’errore non si trovava nelle Scritture, ma nell’interpretazione erronea di queste da parte di alcuni teologi di quell’epoca. In questo senso, aveva ragione Galileo nel sostenere che: “se bene la Scrittura

non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de’ suoi interpreti ed espositori, in varii modi”. D’altra parte, Galileo aveva anche ragione nel difendere una legittima autonomia delle scienze naturali, della quale si parla sia nella GS n°36, sia nell’enciclica Fides et Ratio evidentemente io non condivido che si tratti di alcuni teologi,come non condivido nulla della Fides et Ratio ma la citazioned Pascual va benissimo perché è ancora tutta interna alla suafede. Ma la cosa non può concludersi così, occorre passare alle  colpe di Galileo che, puntualmente arrivano:

Bisogna però anche riconoscere gli errori e i limiti dello scienziato Galilei: egli stesso non fu, in certo modo, fedele al metodo sperimentale che con tanto successo aveva teorizzato e adoperato.

Infatti:

– Galileo non seguì il consiglio del Cardinal Bellarmino di presentare la dottrina copernicana come un’ipotesi fino a quando non avesse ottenuto una dimostrazione sperimentale definitiva. – Gli indizi offerti da Galileo in questo senso (la presenza di satelliti intorno a Giove, le fasi di Venere e soprattutto le maree) non erano del tutto

concludenti o addirittura erano sbagliati.

– A Galileo mancava l’apertura di vedute che pretendeva di avere dai suoi oppositori, dal momento che non prendeva in considerazione ipotesi diverse dalle sue, come quella delle orbite ellittiche proposta da Kepler, oppure il sistema

geo-eliocentrico proposto da Tycho Brahe (che permetteva anche di spiegare i fenomeni osservati) (vero quanto riferito a Kepler – e ne ho spiegato imotivi – ma falso l’accenno a Thyco che Galileoprende moltissimo in considerazione e lo rifiuta,

ndr).

– In alcuni dibattiti da lui sostenuti, Galileo prese la parte sbagliata, come nel caso della discussione sulle comete (che Galileo riteneva erroneamente essere fenomeni atmosferici).

A causa del suo carattere forte e polemico si acquistò non pochi nemici, il che senza dubbio ebbe un peso nei processi ai quali fu sottoposto.

Tutto questo non toglie nulla ai meriti e al valore di quello che a buon diritto è considerato il fondatore della scienza moderna.

Insomma, alla fin fine mi sembra la cosa più onesta che abbia letto da un cattolico e per di più uomo di Chiesa.

Pascual entra nel processo e dice:

La situazione del 1633 fu abbastanza diversa. Galileo riuscì a ottenere l’imprimatur del Dialogo a Firenze (non a Roma) e con l’imbroglio. Non rispettò, se non solo in apparenza, le condizioni imposte per quella pubblicazione (cioè di presentare entrambe le teorie, geocentrismo ed eliocentrismo, in modo imparziale): era evidente

che si sosteneva la posizione copernicana, ridicolizzando quella tolemaica. Se il problema fosse stato solo quello verificatosi nel 1633, sarebbe stato sufficiente chiedere a Galileo di correggere le parti nelle quali presentava il copernicanesimo non come semplice ipotesi, ma come fatto dimostrato: ma la proibizione formale

già imposta a Galileo nel 1616 complicò seriamente le cose e qui c’è uno smentire quanto detto in precedenza: quale ful’imbroglio? Un imbroglio dopo cinque imprimatur? e dopoche Padre Mostro aveva delegato l’Inquisitore di Firenze di

seguire addirittura la stampa del libro? Con queste cadute si chiude l’intervento di Pascual non senza che anch’egli dia la patente di inattendibilità al libro di Redondi.

VITTORIO VICCARDI

Ecco un altro paladino della civiltà della Chiesa che ci spiega Galileo con un incipit da fare paura (100):

E’ il paladino della libertà scientifica e il testimone dell’oscurantismo religioso cattolico.

Questo nell’immaginario popolare e sui libri di testo scolastici. Ma la verità storica è un’altra non avevamo dubbi. E qual è? E’ che non ha detto, con fiero cipiglio, Eppur si muove, caspita! ed ora mi crolla il mito diGalileo! E per realizzare lo scopo il Viccardi continua:

Processato, condannato, torturato, incarcerato e, così credono in buona percentuale, anche bruciato sul rogo: questo l’insieme delle cognizioni che la scuola e i mass media ci propinano a proposito dello scienziato pisano.

Lo avevo tralasciato in altri ma ora, vista l’insistenza, devo dire qualcosa. Sarebbe la scuola dei comunisti che fornisce una tale visione. Ma in quale scuola è andato, se c’è andato, il Viccardi, al Collegio delle fanciulle della Moratti? Immaginate cosa

farebbero di nuovo nella scuola questi esaltati? Che informazione-formazione darebbero, si perché loro credono alla teoria dell’indottrinamento che è, guarda caso, di tutte le dittature e la scuola libera è e può essere solo quella laica. Ma torniamo a Galileo. Dice il Viccardi:

Galileo è noto per i due processi subiti dall’Inquisizione nel 1616 e nel 1633, che lo hanno fatto diventare un paladino della scienza moderna e del progresso ed una vittima dell’oscurantismo religioso e conservatore della Chiesa cattolica.

Eccoci dunque di fronte ad una vittima innocente immolata sull’altare di quel cattolicesimo che pretendeva di possedere verità assolute anche in materie scientifiche, ad un martire della scienza, ad un testimone dell’irriducibile contrapposizione tra la Fede religiosa e la scienza.

Nessuna novità, a parte quella sciocchezza dei due processi.

Andiamo oltre:

Galileo non si considerò mai avversario dellamChiesa, come tenta di convincerci una delle piùgrandi menzogne che ci siano mai state propinate.

Conservò la fede cattolica fino alla morte, fu amico per lungo tempo di papi e di cardinali, e per questo si rovinò, aggiungo io. E le sciocchezzecontinuano:

Qualche mese prima [di essere ricevuto da Paolo V] si era convinto delle fasi di Venere così, si era svegliato nottetempo e si era detto: Venere ha le fasi. Se lo è ripetuto tre volte e se ne è convinto. Ed a seguito di ciò abbiamo un saggio della logica stringente del personaggio:

Il sistema tolemaico era così confutato, quello eliocentrico non era certamente dimostrato, e tutto questo non sembrava pregiudicare i suoi rapporti con il mondo ecclesiale. che prosegue con un crescendo di lirismo subito dopo:

la teoria eliocentrica (la Terra e i pianeti ruotano attorno al sole) non fu inventata da Galileo. Già Aristarco di Samo e la scuola pitagorica, cinque sei secoli prima di Cristo avevano sostenuto fosse la Terra a ruotare annualmente intorno al sole.

Questa teoria venne ripresa da Copernico, sacerdote polacco, morto 21 anni prima della nascita di Galileo. Se Copernico decise di pubblicare i suoi studi solo l’anno della sua morte fu per timore di essere dileggiato dai colleghi di studi, non certo da uomini di Chiesa (i papi Clemente VII e Paolo III, cui l’opera di Copernico era dedicata), dai quali ebbe favori e incoraggiamenti. Proprio come accadde a Galileo,

che ebbe tra i suoi più fieri avversari i colleghi, peraltro irritati dal carattere tutt’altro che facile dello scienziato pisano, non i religiosi. In terzo luogo: Galileo non portò alcuna prova scientifica che potesse sostenere senza ombra di dubbio la

teoria eliocentrica. Per “provare” che la Terra ruotava intorno al sole sosteneva che le maree erano dovute allo “scuotimento” delle acque causato dal movimento terrestre. Ma questo argomento era scientificamente insostenibile.

Avevano ragione i suoi “giudici inquisitoriali”, i quali sapevano bene che le maree sono dovute all’attrazione lunare.

E qui c’è da chiedersi se sia mai possibile avere contemporaneamente tante idiozie messe insieme in un breve brano. Ebbene è possibile e Viccardi lo dimostra

sperimentalmente. E’ infatti a tutti noto che Copernico partì dalle speculazioni di Aristarco. I conti di Copernico sono un’elaborazione dei disegni di quel saggio dell’antica Grecia. Elo sciocchino ci dice che Copernico aveva paura del ridicolo

che avrebbero provocato le sue teorie con i colleghi ed infatti quando si pubblica dopo morto ecchissenefrega degli insulti! I colleghi erano avversari di Copernico (consiglio a Viccardi di leggere bene i libri dai quali copia: il Messori attribuisce

questa inimicizia ai colleghi di Galileo, a Galileo e non a quelli di Copernico). E poi il Copernico doveva essere un vero sfrontato a dedicare un’opera di cui si vergogna proprio al papa, peggio del Simplicio che gli appioppa il Galileo! Il quale ultimo, un gran brutto carattere, e come no?, non ha fornito alcuna prova … , perché lo sciocco credeva che le marrefossero tale prova quando invece tutti sapevano che si trattava

dell’attrazione lunare, .. (vi rendete conto? ma vi rendete conto con chi si ha a che fare ?).

E qui il Viccardi ci lascia (non in quel senso) ma nel senso che fa concludere la storia a Messori. E meno male così finisco la mia tortura (leggere libri su Galileo è sempre stimolante. Ogni volta che c’è qualcosa di nuovo in circolazione me lo leggo

avidamente e trovo sempre chiavi di lettura più articolate e d’interesse, anche se non condivisibili in toto. Ma dalla lettura di tutti i brani che ho riportato esce una Chiesa sovietica, incapace di pensare se non per la mente (?) di qualche suo uomo che poi diventa testo sacro per tutti: E’ quindi tutto estremamente noioso, da sbadiglio prolungato, da oppio delle coscienze).

CULTURANUOVA

Qui ci troviamo di fronte ad un brano anonimo di un sito web che fa parte del circuito clericale al quale ho accennato precedentemente. Vediamo cosa scrivono (101):

bisogna chiedersi se quello che l’Inquisizione tentò di impedire fosse una ricerca libera, realmente rispettosa di un metodo rigoroso e dialogico, o piuttosto una modalità piuttosto dogmatica di imporre come assolute tesi non ancora provate.

Vanno subito al sodo i nuovisti. E subito dopo, con una logica, anche qui, stringente, riescono a dire che ha fatto bene Giovanni Paolo II a fare il suo discorso del 10 novembre 1979.

Andranno rimesse sul tappeto alcune cose:

l è comunemente ammesso dai suoi biografi come il temperamento di Galileo fosse

tutt’altro che facile, poco disposto com’era a concedere una parte di ragione ai suoi

interlocutori, propenso all’arma dell’ironia sferzante, irruente e scarsamente

diplomatico.

l al di là di tali limiti temperamentali, Galileo tendeva costantemente a incorrere

nell’errore di dare per assolutamente certo quello che era semplicemente probabile, o anche molto probabile (nel caso del sistema copernicano); tuttavia alla sua epoca non esisteva alcuna prova inconfutabile e definitiva della verità dell’eliocentrismo (che si sarebbe avuta solo nel secolo XVIII, e precisamente nel 1748 – la solita

sciocchezza, ndr!); addirittura nel caso della natura delle comete si sbilanciò ad attaccare il p. Grassi, che invece sosteneva la teoria più vicina al vero.

e dopo l’ennesima ripetizione dei soliti motivi, i nuovisti proseguono con una prosa degna di miglior causa:

Vi sono in Galileo insomma dei tratti, dei germi di quello che potremmo

chiamare un neoimperialismo scientista, cattiva risposta al precedente imperialismo filosofico teologico:

la scienza, che fino allora non era stata (pressoché) nulla, ora pretendeva di essere tutto.

ed a seguito di ciò, una vera novità che cambia la visione epistemologica dell’affaire Galileo:

Galileo rimane prigioniero dello stesso schema che aveva a lungo impedito un autonomo sviluppo della scienza: non distingue cioè tra filosofia (della natura) e scienza (della natura). … Torto suo fu di affermare dei nuovi a-priori scientisti.

E, cosa più grave, discutibile scelta fu il vestire i panni di un divulgatore “rivoluzionario”, che non solo criticava ma metteva in ridicolo, con la sua acida ironia, la Chiesa. … la scelta della lingua italiana, al posto del latino, e di un taglio divulgativo, unita allo stile arrogante e ironico, faceva assumere al suo pensiero i

tratti di un pressante appello al popolo affinché si scrollasse di dosso il giogo di un dominio ecclesiastico sulla cultura, presentato come insopportabilmente oppressivo.

Ma la nota dei nuovisti non finisce qui, vi sono altre cose da dire allo sfrontato Galileo:

Inoltre Galileo si sforzò sì di mostrare come la scienza non fosse incompatibile con la fede, ma lo fece in un modo che non doveva convincere la autorità ecclesiastica, e

non a torto. Infatti … – negava alla Rivelazione una valenza ontologica, restringendone la portata al solo ambito etico; come dire che la fede nulla dice di come sia la realtà (terrena), ma si preoccupa solo di indicarci la strada per il Paradiso, fornendoci dei precetti etici: il che è francamente poco. Se infatti Dio,

creatore del cielo e della terra, si è fatto Uomo, questo ha delle implicazioni precise non solo sull’al-di-là, ma anche sull’al-di-qua (unconcetto trascendente di divinità, ndr). – attribuiva implicitamente alla scienza il monopolio interpretativo della natura, confermando quell’imperialismo scientista di cui abbiamo sopra parlato (e due imperinon possono coesistere …, ndr); in altri passi infatti Galileo ritiene che la

natura sia scritta in caratteri matematici e dunque leggibile solo da un sapere fisico-matematico, con esclusione quindi di quella filosofia che più stretti legami di parentela avrebbe con la fede e potrebbe tentare l’impresa di ricomprendere

sinteticamente la conoscenza del mondo materiale alla luce di una unitaria visione della realtà (qui siteorizza che la filosofia non deveconoscere la matematica ed è

colpevole chi auspica che la cosa avvenga, ndr).

Le righe successive ci precipitano nel mondo della magia:

Non per nulla Galileo non risulta abbia fatto alcuno sforzo per mostrare come, specificamente, l’eliocentrismo non sarebbe stato un corpo estraneo nella visione cristiana della realtà.

Una riflessione più appassionatamente sintetica avrebbe potuto portarlo a evidenziare come in realtà non solo esso non contraddiceva realmente la fede, ma

si attagliava ad essa meglio del geocentrismo. Per fare questo però Galileo avrebbe dovuto ricorrere a quella mentalità simbolica, che appare invece del tutto estranea al

suo monolitico matematismo meccanicista. Abbandonando il quale avrebbe potuto vedere ad esempio nel Sole il simbolo di Cristo, che grazie altotale sacrificio di Sè, irradia sulla Terra-umanità, la propria luce e il proprio calore, ossia tutta la luce (la

verità) e tutto il calore (la grazia) di cui l’umanità può godere. Avrebbe potuto pensare che l’Umanità non è più al centro dell’Universo non perché abbandonata dalla Provvidenza in uno spazio infinito di totale casualità, ma perché orbitante intorno al Sole-Cristo, da cui dipende totalmente per il vero e il bene che la Provvidenza le concede. E similmente di tutte le altre scoperte si sarebbe potuto e dovuto dare una interpretazione simbolica (certo, non solo da parte di Galileo).

Credo che tutte queste cose siano da apprezzare perché le uniche che dicono davvero qual è il punto di vista della Chiesa delle gerarchie, senza sotterfugi e senza ipocrisie. E se qualcuno crede che il peggio è passato, sbaglia perché i nuovisti ci dicono:

il torto più grave di Galileo, l’errore più gravido di effetti negativi fu soprattutto la sua esclusione dell’ilemorfismo, la disinvolta sicurezza con cui ridusse il mondo a

quantità: non riusciva a vedere come il fatto che solo delle quantità si potesse dare sapere scientifico non equivalesse al fatto che solo le quantità esistessero. Il presupposto a tale conclusione, cioè che solo il conoscibile scientificamente sia

esistente non fu mai da lui tematizzato e giustificato argomentativamente. Ed

egli affermava la riduzione del mondo a quantità misurabile, il meccanicismo, senza che tale tesi fosse rigorosamente dimostrata, e senza rendersi conto di quanto tale

visione meccanicistica fosse, questa sì, radicalmente incompatibile con la fede. In proposito osserviamo:

a) Galileo intende la scienza, sempre in nome del già ricordato imperialismo scientistico, come unica conoscenza valida della natura, escludendo la filosofia della natura (o cosmologia filosofica); ma ciò facendo sbaglia, perché del medesimo

oggetto (materiale) si possono avere diverse conoscenza, non alternative,

ma integrative (diversi “oggetti formali”).

b) Egli di conseguenza estende quello che è vero sul piano scientifico, cioè il

meccanicismo, al piano ontologico puro e semplice. Dimenticando che il

meccanicismo scientifico è l’ovvia conseguenza dell’aver concepito la scienza come fisico-matematica: filtrando tutto matematicamente tutto appare come matematizzato, considerando solo gli aspetti quantitativi, matematizzabili, si

vedono solo gli aspetti quantitativi, matematizzabili: analogamente al fatto che, mettendo delle lenti gialle, uno vede il mondo come giallo. Ma il mondo diventa giallo per il fatto che io lo guardo con lenti gialle? Il mondo si riduce a pura quantità per il fatto che io lo osservo con un filtro matematico? Galileo lo dà per scontato. Sbagliando. Ma sbagliando con gran sicumera …

c) Una più equilibrata considerazione avrebbe dovuto portare a dire che,

accanto al sapere scientifico, fisicomatematico e dunque

programmaticamente fermo al livello quantitativo, esiste un sapere filosofico, che può ammettere l’esperienza nella sua originaria integralità, comprensiva di aspetti

quantitativi e qualitativi e giungere a una spiegazione sintetica della realtà

fisica, in termini universalizzanti ma non perciò invalidi, di tipo ilemorfico.

d) Il meccanicismo filosofico in effetti non è compatibile con la fede (nonostante quanto ne pensasse Cartesio e Malebrache, ad esempio)

in quanto legato al materialismo e alla insignificanza del mondo…

Attenzione perché qui non c’è solo da commentare.

Da questa gente occorre difendersi. E ci si può convincere della cosa leggendo anche oltre:

La Chiesa cattolica si comportò in un modo che a noi appare insopportabilmente lesivo della libertà di pensiero (si stanno riferendo allapropria, ndr). E non v’è dubbio che Giovanni Paolo II abbia fatto cosa giusta a promuovere un profondo

esame di coscienza. Ma dobbiamo tener presente la mentalità di allora (questo relativismo ognipresente! Manessuno vi schiaffeggia? ndr):

1) non sembri irrilevante, per contestualizzare adeguatamente il “caso Galileo”, notare che se ad esempio fosse caduto nelle mani dei

protestanti (o, probabilmente, ben peggio dei mussulmani – ma davvero?ndr) la sua sorte sarebbe stata molto peggiore

2) Galileo venne dapprima, nel 1616, ammonito privatamente, non tanto a non ricercare più, ma a farlo a condizione di non creare sconcerto e turbamento nella gente “semplice”.

Perciò gli venne ad esempio intimato di non pubblicare in volgare (ma dove

lo avete letto, sciocchini? ndr), ma solo in latino, la lingua dei dotti. Il processo pubblico, del 1633, segue a una infrazione pubblica delle ammonizioni precedenti: Galileo aveva pubblicato in volgare un’opera corrosivamente critica (bugie su

bugie, non si stancano mai, ndr). …

E qui finiscono i nuovisti ed anche qui sono felice di aver finito.

PADRE GEORGE COYNE

In una conferenza del 1999 (102), il gesuita Padre Coyne (ex direttore della Specola vaticana, cacciato nel 2006 per aver sostenuto l’evoluzionismo) dice delle cose che fanno davvero cadere le braccia. Leggo sottolineando le parti che ritengo false o sciocche:

“Facciamo un salto avanti, al momento della nascita della scienza moderna, nei secoli XVII e XVIII.

Furono proprio le grandi figure della scienza, come Newton, Galileo, Descartes, che – anche se inconsapevoli – hanno contribuito ad una corruzione della fede religiosa,

attribuendo alle indagini scientifiche le uniche basi razionali della fede stessa. Volevano affermare, per esempio, che l’esistenza di Dio può essere dimostrata così chiaramente, con argomenti filosofici e scientifici al punto di poter considerare proprio secondaria e perfino superflua la prova derivata dall’esperienza della

fede. Newton, per esempio, provò l’esistenza di Dio dalla legge della gravità, essendo stato appunto loscopritore della stessa legge. Per lui il mondo è finito e statico e di per sé il mondo dovrebbe necessariamente condensarsi in forza delle leggi della gravità. Se non si condensa – diceva –è perché Dio sostiene il mondo. Ecco quindi per lui una prova dell’esistenza di Dio. Ovviamente, quando la prova

non vale più, si butta via anche ciò che si è provato, l’esistenza di Dio…. Benché il caso Galileo fornisca l’esempio classico del confronto/scontro tra scienza e fede, in realtà radici più profonde di questo scontro sono presenti nel tentativo compiuto

da uomini come Newton di fare erroneamente leva sulla scienza moderna per stabilire le basi uniche della fede religiosa. Da tali radici, infatti, è nato il divario fra fede e scienza nella forma dell’ateismo moderno. Così, la scienza ha sedotto la religione. Vedremo che la tentazione di un eccessivo razionalismo scientifico tornerà a turbare la Chiesa. Ora però torniamo a fare qualche commento sul caso

Galileo”.

MONSIGNOR SGRECCIA

Una esemplificazione in campo medico dei rapporti scienza fede, dei no della Chiesa a ricerca, sviluppo e diritti civili, sono le posizioni di Monsignor Sgreccia (detto “orrido”) a nome della Chiesa che rappresenta.

Se dovessimo seguire il pensiero (?) di esponenti cattolici su questioni scientifiche saremmo costretti in un angolo metafisico. Secondo tali pensatori (ad esempio Padre A. Gemelli in “Religione e Scienza“, Milano 1920) la scienza, la ricerca non è in grado di dimostrare come falso ciò che è materia di fede. Cioè si crea il mostro per poi dire che è una creazione. Ma quando mai la ricerca scientifica degna di tale nome si è avviata su tale strada? Ma come è possibile porre la questione della verifica sperimentale di cose che attengono alla metafisica? Ciascuno creda ciò che vuole,

l’ambito del pensiero non ha limitazioni. Si faccia proselitismo di fede ma non si vengano a porre limiti ed ostacoli a chi opera fuori dall’ambito metafisico. Perché uno scienziato dovrebbe rendere conto ad una chiesa, qualunque sia, di ciò che fa? In uno Stato moderno, dopo la Rivoluzione Francese, uomini ed istituzioni debbono solo

rispondere alle leggi dei Parlamenti. Non si intervenga in modo autoritario sugli altri

imponendo dogmi di fede. Ed invece abbiamo ache fare continuamente con gravi interferenze che, in sé, non dovrebbero essere che aneddotiche ma che colpevolmente trovano udienza in parlamentari che più che rispondere agli elettori, rispondono ad interessi di bottega (un dato per tutti: nel referendum sul divorzio la Fede fu battuta

clamorosamente dal buon senso nonostante i parlamentari che si mostravano ossequienti con le interferenze della Chiesa e, analogamente nel referendum sull’aborto). Vediamo alcuni di questi continui interventi contro, del rappresentante

ufficiale delle gerarchie vaticane, monsignor Sgreccia (direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica e vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ha per presidente il cileno Juan de Dios Vial Correa):

– Nel suo Manuale di Bioetica mons. Sgreccia afferma: “la trattazione di questi

temi necessariamente richiama capitoli e capisaldi di antropologia filosofica e di

etica generale: il valore fondamentale della vita umana, la validità oggettiva della

norma morale, la libertà dell’individuo e la responsabilità del medico, la gerarchia dei valori all’interno della realtà corporea e personale dell’individuo, il primato della persona rispetto alla società“. Ecco, se sidovessero seguire queste indicazioni

anarchiche; davvero non si capisce dove nasce il problema: l’individuo fa ciò che

vuole. Ho però voluto citare questo passo proprio perché la Chiesa dà per scontata la

sua visione del mondo che, solo per una pigrizia monumentale della gggente, può

passare inosservata. Altrimenti una cosa così dal più feroce mastino medioevale non

sarebbe mai stata sostenuta. Ma il mastino, che pure è la più alta autorità della Chiesa

in questi temi, continua:

– “Aborto mai. Anche se questi bambini non hanno speranza di vivere, però un conto è lasciarli morire dopo che sono nati, un conto è ucciderli prima che vedano la luce. E questo anche per l’impatto che un atto del genere può avere sulla madre. E per dar loro il battesimo“.

– “Per noi è aborto anche la spirale perché impedisce l’impianto nell’utero

dell’embrione già formato”.

– “La pillola RU 486 procura l’abortoe la Chiesa cattolica ricorda che non è lecito usarla perché è contro la vita umana“.

“Assolutizzare il metodo sperimentale in medicina rischia di far dimenticare il valore della persona su cui si agisce”.

– “Non chiediamo certamente troppo se domandiamo che, come prima proposta

educativa in fatto di prevenzione dell’AIDS, sia presentata quella di evitare i

comportamenti a rischio, nell’ottica di una sessualità pienamente umana e orientata al matrimonio”.

– “Un conto è rinunciare ad un accanimento terapeutico e un altro è ammettere che l’uomo può essere padrone egli stesso della vita, mentre non ha questo diritto … Staccare il respiratore è stato un atto indebito di anticipazione della morte. E

il giudice si è sostituito al medico con una sentenza provocatoria e programmatica“.

“La sperimentazione biomedica selettiva e discriminatoria non può essere

giustificata, neppure di fronte a ipotetici vantaggi, che per altro sono raggiungibili

con altre metodologie”.

– “I temi fondamentali del discorso che il Papa ha fatto oggi al convegno dei

trapiantologi riguardano il criterio dell’accertamento della morte cerebrale, la

possibilità della ricerca sugli xenotrapianti e l’esortazione positiva alla donazione

degli organi. Quanto all’ accertamento della morte è accettato il criterio della

morte cerebrale secondo metodi oggettivi.”

– “In primo piano c’è la difesa della dignità della persona umana in contrapposizione ad una certa mentalità che sembra emergere e che individua le tecniche di fecondazione artificiale quasi come via preferenziale per concepire un figlio, considerato alla stregua di un “prodotto” selezionato nei processi di

laboratorio.”

– “Le tecniche di fecondazione artificiale non sono una terapia, tanto meno una prevenzione. Con queste tecniche si va al di là del processo naturale ed è quello

che la Chiesa non può accettare. L’unica via lecita è quella naturale, coniugale,

quella che fa sì che attraverso l’unione sponsale gli sposi possano avere figli naturali, attraverso il loro amore coniugale”.

– “Nel campo delle scienze sperimentali c’è sempre di più l’esigenza del dialogo con l’etica. Proprio per alcune minacce che possono essere rappresentate da progressi scientifici e tecnologici, si avverte ovunque il bisogno di una razionalità etica.”

– “La Chiesa non considera vera famiglia quella dei conviventi e dunque –

conseguentemente – ritiene improprio abilitarla alla procreazione dei figli. La

ragione di questo giudizio è nella carenza di stabilità che caratterizza la convivenza

senza matrimonio. Quell’articolo cinque costituisce poi una prima legalizzazione

indiretta delle convivenze nell’ordinamento italiano! Era un passo di tale portata che

avrebbe richiesto un esame più ampio e più diretto“.

– “La fecondazione eterologa dà luogo a una paternità plurima e come suddivisa

tra padre, madre e donatore. Questa pluralità contraddice la natura della

famiglia, la rompe in immagine e può romperla di fatto. L’esclusione dell’eterologa avrà un’efficacia indiretta nello stimolare le coppie infertili a ricorrere all’affido e all’adozione”.

“Questa levata di scudi in difesa della 194 è per me una meraviglia. Ormai

l’Italia è restata quasi sola in Europa a considerare intoccabile quella legge,

mentre si afferma dappertutto la tendenza a rivedere in senso restrittivo le norme

sull’aborto. E pensare che la nostra legge sull’aborto è una delle peggiori, nel senso

che è una delle più permissive”.

“Bisognerebbe chiedere agli omosessuali cosa c’entri l’orgoglio. Il gay pride è una forma di aggressività che va contro le famiglie, non contro un’idea religiosa”.

– “Le coppie di fatto non si assumono doveri di fronte alla società, mentre allo

stesso tempo chiedono diritti nella società.

La rivendicazione di una parità con le famiglie eterosessuali rappresenta una

contraddizione con la natura complementare dei sessi, che non è solo

nella corporeità nella struttura della personalità” (sarebbe d’interesse sapere

quali doveri si assume la Chiesa rispetto alla società, ndr).

“Dobbiamo vigilare [sul progetto Genoma] sulle possibili applicazioni

negative della nuova scoperta che potrebbero essere causa di grave offesa

alla dignità e alla uguaglianza di tutti gli individui umani.”

“Immorale utilizzare embrioni umani”.

– “Che differenza c’è tra questa sperimentazione e la sperimentazione letale

su esseri umani, senza consenso, già proibita dai tempi hitleriani?”

“Viene molto spesso da pensare che i veri galileiani oggi stanno tra i credenti”.

“Ogni tipo di clonazione terapeutica, che implichi la produzione di embrioni

umani e la susseguente distruzione di embrioni prodotti, al fine di ottenere cellule

staminali è illecita. Esso è un atto gravemente immorale … Dietro la libertà

di ricerca c’è dell’utilitarismo finanziario.

Penso che ci troviamo di fronte a un cedimento alle pressioni delle industrie”.

A questa condanna al rogo che l’inquisitore Sgreccia dispensa a tutti e, ultimamente, a chi si occupa di clonazione per procurare cellule staminali a fini terapeutici, egli aggiunge la motivazione del profitto. Dietro tali ricerche vi sono potenti interessi economici e ciò le svaluterebbe. Non li conosco ma non vi è alcun dubbio che sia così. Come quando la Chiesa era fermamente contraria alla pillola anticoncezionale

… contrarietà venuta meno quando tale pillola entrò in produzione nella allora industria farmaceutica vaticana Serono (si veda quanto sostenuto da Redi alla fine dell’articolo). D’altra parte è quanto meno una scoperta alla monsieur De Lapalisse: sarebbe straordinario un lavoro per la gloria in questa società ferocemente liberista.

Ho già detto che Sgreccia è il rappresentante ufficiale della Chiesa e quindi il citare le sue posizioni corrisponde a citare quelle che interessano ai fini di quanto sto tentando di sostenere. E le cose sono sempre andate così, come ho già ricordato. Copernico, Bruno, Galileo, … ma anche il divieto delle autopsie, considerate altamente immorali, sono i primi violenti segnali di intolleranza. Quindi il dover attendere il 1822 perché Galileo, Kepler e Copernico venissero fuori dall’Index Librorum prohibitorum e si potesse pensare a portarli, almeno come peccatori, nellescuole confessionali (che pure, pur essendo le uniche nello Stato della Chiesa, riguardavano

infime minoranze, dell’ordine del 3% della popolazione della quale lascio indovinare il censo). Ma è inutile elencare, sarebbe un lavoro improbo su almeno 500 anni di storia. Piuttosto merita considerazione un’altra affermazione di Sgreccia: «l’impiego deteriore della scienza ha scritto pagine buie nella storia non lontana e tale ricerca non può essere fatta rinascere, perché non sarebbe soltanto contro Dio, ma anche contro l’uomo e la civiltà». Il nostro fa una confusione completa tra scienza ed uso della scienza. E’ certamente vero che l’uso della scienza ha creato mostri ma, avverto Sgreccia, allo stesso modo che l’uso della fede.

UNA SCIOCCHEZZA

In quanto sostenuto dai personaggi che ho discusso rapidamente vi sono elementi più generali che vanno presi in considerazione. Si tratta di un uniformismo, un convenzionalismo, un conformismo che davvero deve preoccupare. Il fatto che, in ambito religioso, non vi sia, su questioni che ancora oggi riecheggiano i problemi

sollevati da Galileo ed evidentemente MAI superati, un pluralismo di opinioni è davvero straordinario. Da parte cattolica la questione di Galileo ancora brucia al punto che tutti i fedeli sono costretti ad abbracciare la visione distorta di un processo che nessuno è riuscito a dire essere sbagliato, ma sbagliato dal punto di vista

dell’istituzione Chiesa e non da parte di quattro esaltati inquisitori. Da più parti si dice che il Tribunale era costituito da eminenti scienziati e teologi, il meglio che la Chiesa potesse offrire, e poi si conclude che alcuni uomini hanno sbagliato. E’ fumo negli occhi gettato da chi ha paura, da una Chiesa che paga da secoli i suoi drammatici errori ma che continua a ripeterli. Da una Chiesa che non sa dire che si possono fare

degli errori senza che essi inficino il messaggio che riguarda l’uomo nel suo rapporto con il trascendente. Una Chiesa che non rinuncia al potere temporale e deve intervenire dovunque.

A me questo interessa solo in quanto me lo ritrovo in impedimenti sociali e civili. Non avrei nulla da obiettare a chi vivesse la sua fede come fatto intimo e personale ma qui il problema non è questo ma, diciamocelo, il potere, la vita agiata senza

colpo ferire, la delega della condanna del lavoro a tutti noi che dobbiamo finanziare l’elefante satrapo.

La Chiesa dei poveri, della speranza della liberazione è stata messa molto in ombra proprio dal Papa Star, da Giovanni Paolo II.

Mortificazione per chi vuole emanciparsi, sostegno a dittatori e oppressori di tutto il mondo.

Non sembri esagerato ciò che dico. Lo si capisce meglio se fornisco un dato ignoto ai più:

quell’orrendo Index librorum prohibitorum fu in silenzio tolto di mezzo da Paolo VI nel 1966. Il Papa polacco lo ha reintrodotto e questo fatto la dice lunga sull’operazione mediatica Galileo, sulla non volontà di fare nulla davvero. Tanto è vero che la cosa è stata affidata a personaggi decrepiti e conservatori, al di fuori di ogni spirito quantomeno conciliare.

Nessun a priori con la Chiesa ma aiuti ad avere fiducia nel cambiamento. Conosco molti credenti in ottima fede, eccellenti persone con un solo,

grave difetto: l’ubbidienza. Rompete le catene ed andate a raccontare Gesù, lasciate quel reazionario, bigotto e misogino di Paolo. C’è uno spazio infinito per la fratellanza, per la tolleranza, per l’amore del prossimo, per la pace, per la solidarietà. La cultura gerarchica è la cultura del potere, sta a fianco al potere, rivendica potere. E

questo non c’entra nulla con Cristo, proprio nulla.

Ma tornando all’immanente anche qui ci si deve scontrare con cialtronerie e supponenze varie: Si citano titoli di argomenti complessi (aberrazione, parallasse, differenza tra massa e perso, gravitazione, dinamica, relatività, inerzia, …) ma

voi credete vi sia qualcuno in grado di spiegare quella cosa a chi lo chieda? Non sanno di cosa parlano. Addirittura additano Galileo come persona che non ha rispetto dei filosofi perché gli dice che la natura parla matematico. Rispondono:

ma come si permette, ci vuole tenere fuori? Non viene neppure in mente il fatto che lor signori si mettono in meditazione di fronte a Pierluigi da Palestrina, stupiscono di fronte alla cupola di Santa Maria del Fiore. ma non lo sanno che stiamo parlando della stessa cosa. Identica. Matematica, musica, sfide architettoniche. E’ l’invenzione

dell’uomo, i suoi meravigliosi linguaggi, tanto più comprensibili quanto più univoci, privi di seconde o quante si vuole letture. Perché la matematica preoccupa? Per quella pigrizia di tutti noi? E si assegna questa pigrizia alla volontà di Dio? E si

colpevolizza chi chiede di apprendere quel linguaggio proprio per comprendere meglio ciò che Dio ha scritto nel creato. Ma come si fa a far vedere ad un cieco un prato in primavera? Come si fa a far sentire ad un sordo le musiche di Mozart? Il raccontare, il divulgare non rende bene le cose.

Ed allora, chi inizierà a studiare le cose che citavo prima al fine di capire davvero di cosa si parla?

Più volte ho visto disprezzare la meraviglia della scoperta della relatività da parte di Galileo. Si va bene, però non ha dimostrato … . Ma ci si rende conto (credo di no!) di cosa significa questa scoperta? Una sciocchezza perché non ha dimostrato …? Tutti sono capaci di indicarti ilcielo, pochi sanno vederlo, sanno sprofondare in quell’immensità che si insegue fino a farti perdere i sensi. Solo se si è capaci di lasciarsi andare.

Questo nega Dio? Ma no! no. Dio è altro, dovrebbe essere altro .. lo dice un ateo che ha una concezione molto più elevata di chi crede dell’entità metafisica superiore.

Galileo, il materialismo, il meccanicismo, il razionalismo, il positivismo, il comunismo:

l’umanità sarebbe evoluta per fare dei dispetti alla Chiesa? Girando il discorso: possibile che la Chiesa si è sempre opposta a tutto? E credono i fedeli che oggi la cosa sia diversa? cambiano gli argomenti, i luoghi ed i tempi, gli argomenti del contendere ma siamo sempre allo stesso punto. Vi è qualcosa che si faccia di nuovo,

che s’inventi, che si sviluppi che non veda l’opposizione della Chiesa? Vi è qualcosa che viene portata avanti da lor signori?

Diceva il grande fisico e pensatore Giuliano Toraldo di Francia: I massimi problemi non si esauriscono mai e anche quello dei rapporti fra scienza e fede non fa eccezione. Per questo è perfettamente comprensibile che tanti se lo pongano anche oggi. Tuttavia è difficilmente giustificabile che lo impostino ancora in termini

ingenui, antistorici, e che, dando un colpo di spugna a quel secolare passato, pensino di aver ricevuto una nuova, folgorante illuminazione.

Contrariamente a quanto molti credono, l’umanità fa progressi anche nei riguardi dei massimi problemi. Ma il progresso non consiste nel «risolverli»; consiste nel formularli in modo sempre più preciso, critico e specialmente nel capire che cosa quei problemi non sono e non possono essere.

UN’ALTRA SCIOCCHEZZA

Supponiamo che Galileo fosse solo un cialtrone e che non avesse mostrato niente, chi autorizza a portarlo in Tribunale ed a condannarlo? Pensare è reato? Perché di questo si tratta e su questo si sorvola perdendosi sulle sottili disquisizioni dell'”ha mostrato” o “non ha mostrato“. Un poco come la vergogna della lettura della sentenza Andreotti al Tribunale di Palermo. Si dice una cosa per nasconderne un’altra. Assolto. Vero, ma

mafioso fino al 1980. Cioè mafioso dal 1946 al 1980. Solo per gli ultimi 15 anni risulta innocente, da quando non è più al potere. Però si grancasseggia di assoluzione.

Povero Paese, il nostro, che ha bisogno di criminali!

UN’ULTIMA SCIOCCHEZZA

Il mito di Galileo sarebbe nato con l’Illuminismo, prima nessuno se ne occupava … Queste sono le cose ripetute fino alla nausea con tenacia sostenuta da Goebbles.

Ho già parlato di Milton che andò a trovare Galileo e dedicò a lui pagine stupende. Ma ad Arcetri andò a trovarlo anche uno dei massimi filosofi del Seicento, Thomas Hobbes che si ispirò a lui per la costruzione del suo quadro interpretativo della realtà.

Un altro personaggio, Padre Marsenne, faceva la spola tra la Toscana e Parigi per riportare ai suoi allievi (Cartesio e Pascal) tutte le novità di cui erano padri Galileo ed allievi.

E Leibniz che ingenuamente invocava le autorità ecclesiastiche di togliere le opere di Galileo dall’Indice.

E Newton che sembra si riferisse a Galileo come un gigante sulle cui spalle era stato portato.

Voltaire dice di Galileo che è “la persona, che conclude il rinnovamento iniziato nella renascentia umanistica.”

Concludo citando uno dei massimi filosofi della storia, Kant (quello a cui si richiama lo stesso Popper), tanto per mostrare l’enorme influenza che Galileo ebbe non solo in ambito strettamente scientifico (anzi, proprio a partire dal metodo sperimentale galileiano si sviluppano ulteriori considerazioni che riguardano anche la filosofia o,

più propriamente, la teoria della conoscenza):

«La matematica e la fisica sono le due conoscenze teoretiche della ragione, che devono determinare a priori il proprio oggetto: la prima in modo del tutto puro, la seconda almeno in parte […] La fisica giunse ben più lentamente (della matematica, n.d.r.) a trovare la via maestra della scienza; giacché non è passato più di un secolo

e mezzo circa dacché la proposta del giudizioso Bacone da Verulamio, in parte provocò, in parte, poiché si era già sulla traccia di essa, la scoperta che può allo stesso modo essere spiegata solo da una rapida rivoluzione precedente del modo di

pensare. Io qui prenderò in considerazione la fisica solo in quanto è fondata su principi empirici.

Quando Galilei fece rotolare le sue sfere su di un piano, con un peso scelto da lui stesso, e Torricelli fece sopportare all’aria un peso, che egli sapeva dì già uguale a quello di una colonna d’acqua conosciuta, e, più tardi, Stahl trasformò i metalli in

calce, e questa di nuovo in metallo, togliendovi o aggiungendo qualche cosa, fu una rivelazione luminosa per tutti gli investigatori della natura.

Essi compresero che la ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno, e che, con i principi dei suoi giudizi secondo leggi immutabili, deve essa entrare innanzi e costringere la natura a rispondere alle sue domande; e non

lasciarsi guidare da lei, per dir così, con le redini; perché altrimenti le nostre osservazioni, fatte a caso e senza disegno prestabilito, non metterebbero capo a una legge necessaria, che pure la ragione cerca e di cui ha bisogno. È necessario

dunque che la ragione si presenti alla natura avendo in una mano i principi,

secondo i quali soltanto è possibile che i fenomeni concordanti abbiano

valore di legge, e nell’altra l’esperimento, che essa ha immaginato secondo questi principi: per venir bensì istruita da lei (natura, n.d.r.), ma non in qualità di scolaro che stia a sentire tutto ciò che piaccia al maestro, sibbene di giudice, che

costringa i testimoni a rispondere alle domande che egli loro rivolge […]

Così la fisica ha potuto per la primamvolta essere posta sulla via sicura

della scienza…» [Immanuel Kant, Critica della ragion pura, traduzione

italiana Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo-Radice, Laterza, Bari, 1965].

Insomma, citato o no (e quest’ultima eventualità mi pare sia chiarissima), Galileo fu presente in tutte le personalità della cultura, artistica, letteraria, filosofica e scientifica della fine del Seicento e dei primi del Settecento e, direi che, come sempre, la Chiesa scambia cause con effetti:

fu Galileo che impose la sua personalità agli illuministi e non ci furono invenzioni illuministe perché Galileo era grande e conosciutissimo per l’immensità della sua opera.

NOTE

(88) Tratto da Fregati dalla scuola, Effedieffe, Milano 1999. Il brano si trova in: http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/

fregati_dalla_scuola_il_caso_galileo.html Osservo che Cammilleri è un noto forcaiolo, ignorante come solo i suoi pari sanno essere. Ciò che è peggio è che afferma che i ragazzi sarebbero fregati dalla scuola, alla quale, l’ineffabile proporrebbe i suoi insegnamenti.

(89) Tratto da Pasquale Orazzo, San Roberto Bellarmino e il mito del caso Galileo (2005).

http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/

san_roberto_bellarmino_e_il_mito_del_caso_galileo.html

(90)http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/

recensione_a_galileo_le_opere_e_i_giorni_di_una_mente_inquieta.

html

(91) Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992, p. 391. Questi signori pensano la storia, abitano il tempo, … Ma la studiano la storia? Lo vivono il tempo?

(92) Questo ignorante in mala fede di Messori, spaccia per scandalo i costumi dell’epoca. Il matrimonio era un evento raro tra i ceti popolari. L’avere figli fuori dal matrimonio era comune, come era comune il fatto che Vescovi, Cardinali e financo Papi avessero figli che facevano nascere in conventi di suore che circondavano le città.

La corruzione ed il malcostume nella Chiesa sono ben testimoniati dal tariffario papale per dare indulgenze (Taxa Camarae), a seguito del quale Lutero spaccò la Chiesa. Il sistemare le figlie femmine in convento era una triste necessità-abitudine (ricordate la Monaca di Monza, in molto migliori condizioni economiche delle figlie di Galileo?). Insomma si mettono qui in campo i peggiori mezzucci da venditore di tappeti, roba squallida, indegna. E Messori sulla vita famigliare di Galileoriesce a dire: Sul piano personale, dunque, sarebbe stato vulnerabile. “Sarebbe”, diciamo, perché, grazie a Dio, quella Chiesa che pure lo convocò davanti al Sant’Uffizio, quella Chiesa accusata di un moralismo spietato, si guardò bene dal cadere nella facile meschineria di mescolare il piano privato, le scelte personali del grande scienziato, con il piano delle sue idee, le sole che fossero in discussione. “Nessun

ecclesiastico gli rinfaccerà mai la sua situazione familiare. Ben diversa sarebbe stata la sua sorte nella Ginevra di Calvino, dove i “concubini” come lui venivano decapitati” (Rino Camilleri).

(93) http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-527.htm (i riferimento è ai files del sito che a ANTONIO SOCCI (95)

E veniamo a questo personaggio tanto impresentabile quanto ignorante, comunicato e liberato (o ristorato, secondo la magistratura). Il nostro comincia subito secondo il suo stile e ci informa che: Bruno e Galilei alla ragione preferivano la magiam (96). Una storia da rifare? Alla qual cosa (tralascio Bruno) c’ è solo da rispondere che Socci è un bugiardo che non sa e non vuole sapere e che non merita altro che disprezzo per propagare tali notizie false, tendenziose e ridicole. Dovrebbe essere molto più chiaro il nostro e l’avere prove in tal senso ci sbarazzerebbe per sempre di Galileo. Vediamo se nel seguito ce le fornisce. L’inizio è scoraggiante perché il Socci ci dice che l’Inquisizione spagnola ha avuto grandi meriti, infatti non ha fatto partecipare i Paesi cattolici alla caccia alle streghe (sic!): È ormai accertato che proprio la vituperata Inquisizione – guidata da uomini di grande dottrina e razionalità come lo straordinario Alonso de Salazar Frìas in Spagna – ha

preservato i Paesi cattolici da queste sanguinarie fobie di massa. Ed à stata la sola istituzione di legalità e di umanità dove esisteva solo l’arbitrio e l’orrore.

Che volete farci? anche queste cose occorre udire! (97)

Il nostro prosegue citando Ratzinger che ho già discusso (comunque notate che le partite di giro si moltiplicano e che si va ripetendo un blocco di potere (come quello contro cui lottò Galileo) che ricostruisce il vero basandosi sull’autorità e non sui fatti. E forte degli argomenti (identici di Ratzinger) può sostenere le ragioni della Chiesa in quanto: difendeva innanzitutto l’aristotelismo scolastico, cioè l’approccio alla

realtà più razionale e realistico.

Di seguito il Socci fa sfoggio di fariseismo, mentendo ed insinuando le cose che dovrebbero provare ciò che ha detto all’inizio. Racconta di aver visto l’atto di fondazione dell’Accademia dei Lincei, nella quale (dice lui) sbocciò Galileo (anch’egli largamente interessato all’astrologia, che bugiardo ignobile! ndr). Quest’atto è del 1603 ed in esso si richiamano principi magico-alchimistici. Ma l’Accademia viene fatta sciogliere come sospetta di eresia nel 1604 e riesce

faticosamente a ricomporsi nel 1607. Nel 1610 vi è l’adesione del mago-scienziato napoletano Giovambattista della Porta che rappresenta l’ideale anello di congiunzione tra la cultura alchemico-esoterica del cinque-seicento e la “nuova scienza” dei Lincei basata sulla ricerca sperimentale e l’osservazione della Natura. E questo è ciò che si legge nella storia dell’Accademia, non le sciocchezze di Socci. E Galileo aderisce all’Accademia dopo essere già uomo di fama, nel 1611 (ha quarantasette anni) e la sua adesione è proprio sul secondo versante dell’Accademia, quello della nuova scienza. E la storia dell’Accademia continua così: Con l’ascrizione di Galileo, l’Accademia segna decisamente il suo modo di philosopare, orientandosi con entusiasmo verso il metodo sperimentale e inizia ad abbandonare, senza in alcun modo rinnegare le proprie origini, l’aspetto magico-esoterico che l’aveva

profondamente influenzata agli inizi del cammino linceo.

Povero Socci e poveracci quelli che se lo devono sorbire. Il non capire che con quella cultura occorreva confrontarsi perché era degli uomini colti e comunque aperti a cambiamenti (96), rispetto agli aristotelici imbalsamati, è molto grave e rende conto della chiusura del personaggio espressione culturale avanzata della Chiesa e di Comunione e Liberazione. Inoltre vi è un aspetto cruciale che può rendere manifesto o far rigettare il motivo della denigrazione alla Goebbels (“parlatene male, qualcosa resterà”, “qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà gradualmente in verità”): si gira intorno a questi discorsi insinuando, dicendo, confondendo le date, … MA si dà una prova, una sola, uno scritto, una testimonianza credibile, uno straccio di oroscopo (richiestissimi a Galileo e mai fatti, anche se con essi avrebbe potuto risolvere definitivamente i suoi problemi economici) ? Niente, Goebbels e basta … anzi, non basta perché la cosa si chiude con la parte forcaiola del Socci:

se ci fu un errore tragico da parte della Chiesa fu

semmai quello di non essersi opposta abbastanza.

LUCIANO BENASSI (98)

Secondo lo scritto che discuto qui, tutta la vicenda di Galileo, la mitologia costruita intorno a lui, il racconto che lo riguarda, non è la storia di Galileo, ma è nato oltre due secoli fa, nello stesso ambiente culturale che operava, in nome della «ragione», alla demolizione sistematica della memoria storica dell’Europa cristiana. Si è lavorato per secoli per separare la scienza dalla fede e per accreditare la libertà di ricerca e di pensiero e l’invenzione del caso Galileo è anche servita per allontanare uomini di scienza dalla fede. Ma oggi sembra che le cose stanno rientrando come dimostra la generalizzata diffidenza dell’opinione pubblica verso il mondo della ricerca:

diffidenza che emerge, per esempio, in tema di ecologia e di corsa agli armamenti (sarebbe d’interesse conoscere l’impegnoecologico della Chiesa e sapere dei traffici di armi delbanchiere di Dio con lo IOR, ndr).

Date queste premesse ci si aspettano discorsi ad ampio respiro.

Invece si fa riferimento a quel personaggio già discusso, un benedettino indegno di tale abito, Stanley Jaki nei brani in cui si fa risalire tutto non a Galileo (ci mancherebbe) ma ai predecessori medievali (ancora le partite di giro intorno a

Duhem). Si passano poi in rassegna alcuni dei miti maggiormente ricorrenti intorno al caso Galileo, scegliendoli tra quelli che offrono un più ampio spettro di questioni

implicate.

1) Rapporto con i gesuiti. E’ stato quel libro del marxista Geymonat che ha traviato il prossimo portando avanti la tersi di gesuiti nemici di Galileo. Non è così e ne fa fede … padre Wallace (che ho già discusso, quello dei documenti promessida 15 anni ed ancora non pubblicati). Si richiamano le polemiche con Scheiner e Grassi. Si ritorna a dire che Grassi aveva ragione e Galileo no. Non si è capito nulla dei motivi ma

si continuano a dire sciocchezze. Leggiamo: «Serpe lacerata», «scorpione», «balordissimo», «solennissima bestia»: così Galileo ebbe modo di nominare quel padre Orazio Grassi che gli fu contraddittore dotto e puntuale, con lo pseudonimo di

Lotario Sarsi, a partire dal 1619, quando la comparsa di tre comete obbligò gli astronomi a pronunciarsi sull’argomento. Beh ? non mostra questo che non si volevano bene, come hasostenuto uno dei massimi studiosi mondiali di Galileo,

Geymonat ? O il riferimento è Messori? o Socci? o Jaki? O Wallace? Ma ce ne fosse uno, almeno uno credibile! E comunque si conclude questo punto affermando che Galileo non ha dimostrato il sistema copernicano (scommetto che oltre troveremo altri luoghi comuni).

2) La disputa sui Massimi Sistemi. Poiché questo scritto è posteriore a Giovanni Paolo II che ha chiesto scusa a tutto il mondo (e questa cosa la dovrebbe dire lunga sulle malefatte della Chiesa) l’autore di quanto commento dice con lo stesso spirito delle scuse papali che la Chiesa non c’entra ma sono solo alcuni suoi uomini che hanno sbagliato: Sarebbe un errore confondere il pensiero ufficiale della Chiesa cattolica con la posizione di quei teologi che, sia pure numerosi, non percepivano la distinzione formale tra la Bibbia e la sua

interpretazione.

Ma quali erano i termini del problema? Alcuni sono i seguenti:

La mancanza della prova decisiva – l’experimentum crucis – richiesta dagli avversari e che Galileo non riusciva a portare (quella delle maree non fu giustamente accolta dai contemporanei, che ne avevano compreso l’inconsistenza); il fatto che le impressionanti osservazioni compiute da Galileo con il cannocchiale, nonostante avessero assestato un duro colpo alla nozione aristotelica di un cosmo «perfetto», non intaccassero sostanzialmente la bontà descrittiva del sistema tolemaico; … e meritano due parole. L’experimentum crucis fuuna invenzione di Newton e consiste in questo. Di fronte a dueteorie che spiegano entrambe la stessa classe di fenomeni

occorre trovare un esperimento che dirima chiaramente la questione e faccia propendere per una o per l’altra teoria. Un esempio è la misura di Fizeau (circa 1850) della velocità dellaluce nell’acqua. Fino ad allora vi erano due teorie, la corpuscolare (Newton) e l’ondulatoria (Huygens) che spiegavano, entrambe, tutti i fenomeni noti dell’ottica. Vi erano alcune conseguenze teoriche delle due teorie che restavano

senza dimostrazione sperimentale. Si trattava proprio della velocità della luce. Per la  la teoria ondulatoria i mezzi più densi dovevano rallentare la luce.

Sembra evidente che un esperimento di misura della velocità della luce in un mezzo denso a confronto con la stessa velocità nel vuoto è un experimentum crucis. Tale esperimento dette ragione alla teoria ondulatoria.

Torniamo ora alla richiesta di experimentum crucis tra il sistema tolemaico e quello copernicano. Il problema non è solo di Galileo ma delle due parti in causa. Senza experimentum crucis le due teorie sono quantomeno equivalenti e non è vero che l’una è meglio dell’altra. Quindi non si citino queste cose che sono proprie degli storici della scienza e non di venditori di tappeti (tarlati). L’altra vicenda a cui si fa riferimento è l’insieme delle osservazioni astronomiche di Galileo. Vero che non

dimostrano un sistema ma distruggono tutto l’apparato su cui si regge l’altro e, chiedo, quando si minano le fondamenta dell’edificio, cosa fa l’edificio? Il nostro autore prosegue raccontando per sommi capi i termini delle vicende processuali di Galileo e dice, è il secondo !, una cosa che è di grande interesse: il 24 febbraio 1616 una commissione di undiciteologi rese operativa la dichiarazione di censura, con la

conseguente ammonizione di Galileo e la messa all’Indice del libro di Copernico, “donec corrigatur”, ossia fino a quando la situazione non fosse chiarita. Anche qui, pur parlando diammonizione, come vedremo, non si traggono le conseguenze

previste dal diritto canonico: la condanna del 1633 sarebbe stata possibile solo se l’atto formale del 1616 fosse stato un precetto.

Dopo quest’esperienza Galileo continuò a lavorare fino ad arrivare al Dialogo, opera di grande vigore polemico, ma debole proprio nel punto che ne avrebbe dovuto costituire il fondamento (ma, se era debole, risultava vincente il sistema tolemaico ed allora: perché Galileo è stato condannato? ndr).

Il nostro parla di dubbi sul cosa è accaduto al momento della condanna e, a parte cose già note dice che vi sarebbe potuto essere un altro motivo, fino ad ora mai incontrato: alcuni (il riferimento è a quel libro da poco di Pietro Redondi, Galileo eretico, basato su due fogli ritrovati e non firmati da nessuno e, secondo l’autore, in grado di smentire pacchi di documenti firmati ed ultracertificati; tra l’altro il ponderoso libro di

Redondi non è stato preso sul serio da nessuno nel mondo. ndr) sostengono che il Papa e i suoi collaboratori avessero intravisto, nella «nuova fisica» galileiana un attentato al dogma della transustanziazione delle specie eucaristiche.

3) Dissipare un mito. Qui ritroviamo tutto l’armamentario già incontrato che, per brevità, riporto per punti:

il trattamento riservato a Galileo in questa occasione (processo) fu estremamente favorevole

– nessuna tortura, nessuna tetra galera, nessuna umiliazione o vessazione caratterizzò gli anni successivi alla condanna, che, anzi, furono densi di attività e di relazioni, anche quando, ormai al termine, fu colpito dalla totale cecità

A proposito della tortura inflitta a Galileo, sembra quasi un merito il non averlo fatto. E’ incredibile! Tutti concordano però che Galileo fu minacciato di essere torturato e Galileo era un vecchio di 70 anni! Comunque, considerato che queste cose le

dice un Benassi qualunque, vorrei almeno citare il libro che

Italo Mereu (professore di Storia del Diritto a Ferrara) scrisse per la Mondadori nel 1979 (era ancora una casa editrice libera), Storia dell’Intolleranza in Europa. Ebbene in tale libro si dimostra addirittura che Galileo fu torturato! Ma proseguiamo:

– I temi della «leggenda nera» galileiana nacquero in epoca illuministica … Si trattò di un attacco ideologico, di un’operazione di intenzionale disinformazione, il cui obiettivo era quello di dimostrare l’incompatibilità del sistema cattolico

con le ragioni della libertà di ricerca nei vari campi del sapere.

– Nel 1734 il Sant’Uffizio ne riabilitava la memoria autorizzando l’erezione di un mausoleo in suo onore nella chiesa di Santa Croce in Firenze.

E su quest’ultimo punto, poiché nulla ho detto in precedenza, occorre spendere due parole. Dopo la morte di Galileo (1642) le sue spoglie furono depositate nella basilica di Santa Croce in Firenze e non nella cappella di famiglia ma nel minuscolo stanzino sottostante il campanile, in attesa della edificazione di un sepolcro monumentale. Il progetto incontrò l’ostilità delle autorità ecclesiastiche che fecero notare al Granduca

Ferdinando II l’inopportunità di erigere un monumento a un uomo condannato dalla Chiesa per “veemente sospetto di eresia“. Nei decenni successivi, il discepolo Vincenzo Viviani dedicò enormi energie al progetto del sepolcro, senza, tuttavia,

riuscire a superare le resistenze degli ambienti ecclesiastici.

Solo all’epilogo del regno di Gian Gastone de’ Medici, nel 1737, fu possibile inaugurare il sepolcro monumentale a Galileo che ancora oggi si osserva, entrando nella Basilica di Santa Croce in Firenze, sulla sinistra. Nel sepolcro furono traslati i resti mortali di Galileo e di Vincenzo Viviani.

RAFAEL PASCUAL

Chi era costui? Eh, si tratta di un legionario di Cristo, un rappresentante dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Che dice su Galileo? (99) Il legionario, seguace del pedofilo Padre Maciel, inizia con riferimenti alla “riabilitazione” di Galileo, citando Giovanni Paolo II. Passa poi ad una rapida cronologia della vita di Galileo. Arrivato al 1616 trovo questo:

1616: Si proibiscono gli scritti di Copernico “donec corrigantur”. Il Cardinal Bellarmino chiede a Galileo di rifiutare la teoria copernicana.

Galileo non cede; il commissario dell’Inquisizione gli dà precetto formale di non sostenere, insegnare o difendere l’opinione condannata, pena il processo,

leggo cioè che a Galileo viene fatto precetto. Qui si parla di precetto ed occorre dire che, se si deve arrivare alla condanna, è inutile imbrogliare, solo attraverso il precetto occorre passareed in questo il Pascual dice bene. Leggo poi:

1630: Galileo finisce il Dialogo e intraprende i passi per ottenere l’imprimatur.

1631: Galileo ottiene l’imprimatur a Firenze.

L’opera è data alle stampe agli inizi del 1632, ma appena giunta a Roma viene messa sotto sequestro

ed anche qui è corretto, perché non ci furono manovre per aggirare l‘imprimatur, ma solo difficoltà dovute alla peste. Più oltre ancora una lettura corretta della pena (senza tutte le sciocchezze che abbiamo visto prima):

1633: … Il 22 giugno il processo si conclude: Galileo deve fare abiura solenne

dell’eliocentrismo e gli viene proibito di difendere la dottrina copernicana, pena la recidività. Il suo libro viene messo all’Indice; viene condannato al carcere e a pregare settimanalmente, per tre anni, i sette salmi penitenziali. Galileo legge la formula di abiura, da lui sottoscritta. La pena carceraria viene commutata in “arresti domiciliari”, prima nell’ambasciata del Granduca di Toscana, poi

nella residenza dell’arcivescovo Ascanio Piccolomini, a Siena; infine, nella sua villa di Arcetri, presso Firenze.

Ancora avanti inizia il dissenso rispetto alle parole non di Pascual ma che Pascual riporta, quelle del Papa Leone XIII.

Come affermava Leone XIII nell’enciclica Providentissimus Deus (1893):

“Nessun vero contrasto potrà interporsi tra il teologo e il fisico, finché entrambi si manterranno nei loro confini, evitando (in ossequio al monito di S. Agostino) ‘di fare

affermazioni a vanvera e di dare per certo l’incerto’. Se poi dissentiranno, lo stesso

Agostino detta in sintesi la regola di comportamento per il teologo: ‘Tutto ciò che i

fisici potranno dimostrare con documenti certi, dovremo provare che non è contrario alle nostre Lettere; qualunque cosa, poi, presentassero nei loro scritti contrario alle

nostre Lettere, cioè alla fede cattolica, o noi dimostriamo con qualche argomento che esso è falso, oppure senza alcuna esitazione lo dichiariamo falsissimo’”

ed il dissenso nasce dal primato che la Chiesa si vuole assumere su tutti ed anche contro tutti. La pretesa di essere l’ultimo giudice di ciò che fanno i fisici la si potrà applicare ai fisici che si assoggettano alla Chiesa. Una richiesta così è tale

da far indignare chi non riconosce alcuna autorità alla Chiesa al di là di vicende metafisiche. Ancora più avanti il rappresentante della Chiesa inizia a distinguersi ma sempre su un piano di correttezza. Cita i suoi classici, Agostino e Tommaso, e va benissimo perché si tratta di discorsi interni a quella fede che non impegnano nessuno che non voglia impegnarsi. Dice Pascual:

Così dunque, nel Caso Galileo, l’errore non si trovava nelle Scritture, ma nell’interpretazione erronea di queste da parte di alcuni teologi di quell’epoca. In questo senso, aveva ragione Galileo nel sostenere che: “se bene la Scrittura

non può errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de’ suoi interpreti ed espositori, in varii modi”. D’altra parte, Galileo aveva anche ragione nel difendere una legittima autonomia delle scienze naturali, della quale si parla sia nella GS n°36, sia nell’enciclica Fides et Ratio evidentemente io non condivido che si tratti di alcuni teologi,come non condivido nulla della Fides et Ratio ma la citazioned Pascual va benissimo perché è ancora tutta interna alla suafede. Ma la cosa non può concludersi così, occorre passare alle  colpe di Galileo che, puntualmente arrivano:

Bisogna però anche riconoscere gli errori e i limiti dello scienziato Galilei: egli stesso non fu, in certo modo, fedele al metodo sperimentale che con tanto successo aveva teorizzato e adoperato.

Infatti:

– Galileo non seguì il consiglio del Cardinal Bellarmino di presentare la dottrina copernicana come un’ipotesi fino a quando non avesse ottenuto una dimostrazione sperimentale definitiva. – Gli indizi offerti da Galileo in questo senso (la presenza di satelliti intorno a Giove, le fasi di Venere e soprattutto le maree) non erano del tutto

concludenti o addirittura erano sbagliati.

– A Galileo mancava l’apertura di vedute che pretendeva di avere dai suoi oppositori, dal momento che non prendeva in considerazione ipotesi diverse dalle sue, come quella delle orbite ellittiche proposta da Kepler, oppure il sistema

geo-eliocentrico proposto da Tycho Brahe (che permetteva anche di spiegare i fenomeni osservati) (vero quanto riferito a Kepler – e ne ho spiegato imotivi – ma falso l’accenno a Thyco che Galileoprende moltissimo in considerazione e lo rifiuta,

ndr).

– In alcuni dibattiti da lui sostenuti, Galileo prese la parte sbagliata, come nel caso della discussione sulle comete (che Galileo riteneva erroneamente essere fenomeni atmosferici).

A causa del suo carattere forte e polemico si acquistò non pochi nemici, il che senza dubbio ebbe un peso nei processi ai quali fu sottoposto.

Tutto questo non toglie nulla ai meriti e al valore di quello che a buon diritto è considerato il fondatore della scienza moderna.

Insomma, alla fin fine mi sembra la cosa più onesta che abbia letto da un cattolico e per di più uomo di Chiesa.

Pascual entra nel processo e dice:

La situazione del 1633 fu abbastanza diversa. Galileo riuscì a ottenere l’imprimatur del Dialogo a Firenze (non a Roma) e con l’imbroglio. Non rispettò, se non solo in apparenza, le condizioni imposte per quella pubblicazione (cioè di presentare entrambe le teorie, geocentrismo ed eliocentrismo, in modo imparziale): era evidente

che si sosteneva la posizione copernicana, ridicolizzando quella tolemaica. Se il problema fosse stato solo quello verificatosi nel 1633, sarebbe stato sufficiente chiedere a Galileo di correggere le parti nelle quali presentava il copernicanesimo non come semplice ipotesi, ma come fatto dimostrato: ma la proibizione formale

già imposta a Galileo nel 1616 complicò seriamente le cose e qui c’è uno smentire quanto detto in precedenza: quale ful’imbroglio? Un imbroglio dopo cinque imprimatur? e dopoche Padre Mostro aveva delegato l’Inquisitore di Firenze di

seguire addirittura la stampa del libro? Con queste cadute si chiude l’intervento di Pascual non senza che anch’egli dia la patente di inattendibilità al libro di Redondi.

VITTORIO VICCARDI

Ecco un altro paladino della civiltà della Chiesa che ci spiega Galileo con un incipit da fare paura (100):

E’ il paladino della libertà scientifica e il testimone dell’oscurantismo religioso cattolico.

Questo nell’immaginario popolare e sui libri di testo scolastici. Ma la verità storica è un’altra non avevamo dubbi. E qual è? E’ che non ha detto, con fiero cipiglio, Eppur si muove, caspita! ed ora mi crolla il mito diGalileo! E per realizzare lo scopo il Viccardi continua:

Processato, condannato, torturato, incarcerato e, così credono in buona percentuale, anche bruciato sul rogo: questo l’insieme delle cognizioni che la scuola e i mass media ci propinano a proposito dello scienziato pisano.

Lo avevo tralasciato in altri ma ora, vista l’insistenza, devo dire qualcosa. Sarebbe la scuola dei comunisti che fornisce una tale visione. Ma in quale scuola è andato, se c’è andato, il Viccardi, al Collegio delle fanciulle della Moratti? Immaginate cosa

farebbero di nuovo nella scuola questi esaltati? Che informazione-formazione darebbero, si perché loro credono alla teoria dell’indottrinamento che è, guarda caso, di tutte le dittature e la scuola libera è e può essere solo quella laica. Ma torniamo a Galileo. Dice il Viccardi:

Galileo è noto per i due processi subiti dall’Inquisizione nel 1616 e nel 1633, che lo hanno fatto diventare un paladino della scienza moderna e del progresso ed una vittima dell’oscurantismo religioso e conservatore della Chiesa cattolica.

Eccoci dunque di fronte ad una vittima innocente immolata sull’altare di quel cattolicesimo che pretendeva di possedere verità assolute anche in materie scientifiche, ad un martire della scienza, ad un testimone dell’irriducibile contrapposizione tra la Fede religiosa e la scienza.

Nessuna novità, a parte quella sciocchezza dei due processi.

Andiamo oltre:

Galileo non si considerò mai avversario dellamChiesa, come tenta di convincerci una delle piùgrandi menzogne che ci siano mai state propinate.

Conservò la fede cattolica fino alla morte, fu amico per lungo tempo di papi e di cardinali, e per questo si rovinò, aggiungo io. E le sciocchezzecontinuano:

Qualche mese prima [di essere ricevuto da Paolo V] si era convinto delle fasi di Venere così, si era svegliato nottetempo e si era detto: Venere ha le fasi. Se lo è ripetuto tre volte e se ne è convinto. Ed a seguito di ciò abbiamo un saggio della logica stringente del personaggio:

Il sistema tolemaico era così confutato, quello eliocentrico non era certamente dimostrato, e tutto questo non sembrava pregiudicare i suoi rapporti con il mondo ecclesiale. che prosegue con un crescendo di lirismo subito dopo:

la teoria eliocentrica (la Terra e i pianeti ruotano attorno al sole) non fu inventata da Galileo. Già Aristarco di Samo e la scuola pitagorica, cinque sei secoli prima di Cristo avevano sostenuto fosse la Terra a ruotare annualmente intorno al sole.

Questa teoria venne ripresa da Copernico, sacerdote polacco, morto 21 anni prima della nascita di Galileo. Se Copernico decise di pubblicare i suoi studi solo l’anno della sua morte fu per timore di essere dileggiato dai colleghi di studi, non certo da uomini di Chiesa (i papi Clemente VII e Paolo III, cui l’opera di Copernico era dedicata), dai quali ebbe favori e incoraggiamenti. Proprio come accadde a Galileo,

che ebbe tra i suoi più fieri avversari i colleghi, peraltro irritati dal carattere tutt’altro che facile dello scienziato pisano, non i religiosi. In terzo luogo: Galileo non portò alcuna prova scientifica che potesse sostenere senza ombra di dubbio la

teoria eliocentrica. Per “provare” che la Terra ruotava intorno al sole sosteneva che le maree erano dovute allo “scuotimento” delle acque causato dal movimento terrestre. Ma questo argomento era scientificamente insostenibile.

Avevano ragione i suoi “giudici inquisitoriali”, i quali sapevano bene che le maree sono dovute all’attrazione lunare.

E qui c’è da chiedersi se sia mai possibile avere contemporaneamente tante idiozie messe insieme in un breve brano. Ebbene è possibile e Viccardi lo dimostra

sperimentalmente. E’ infatti a tutti noto che Copernico partì dalle speculazioni di Aristarco. I conti di Copernico sono un’elaborazione dei disegni di quel saggio dell’antica Grecia. Elo sciocchino ci dice che Copernico aveva paura del ridicolo

che avrebbero provocato le sue teorie con i colleghi ed infatti quando si pubblica dopo morto ecchissenefrega degli insulti! I colleghi erano avversari di Copernico (consiglio a Viccardi di leggere bene i libri dai quali copia: il Messori attribuisce

questa inimicizia ai colleghi di Galileo, a Galileo e non a quelli di Copernico). E poi il Copernico doveva essere un vero sfrontato a dedicare un’opera di cui si vergogna proprio al papa, peggio del Simplicio che gli appioppa il Galileo! Il quale ultimo, un gran brutto carattere, e come no?, non ha fornito alcuna prova … , perché lo sciocco credeva che le marrefossero tale prova quando invece tutti sapevano che si trattava

dell’attrazione lunare, .. (vi rendete conto? ma vi rendete conto con chi si ha a che fare ?).

E qui il Viccardi ci lascia (non in quel senso) ma nel senso che fa concludere la storia a Messori. E meno male così finisco la mia tortura (leggere libri su Galileo è sempre stimolante. Ogni volta che c’è qualcosa di nuovo in circolazione me lo leggo

avidamente e trovo sempre chiavi di lettura più articolate e d’interesse, anche se non condivisibili in toto. Ma dalla lettura di tutti i brani che ho riportato esce una Chiesa sovietica, incapace di pensare se non per la mente (?) di qualche suo uomo che poi diventa testo sacro per tutti: E’ quindi tutto estremamente noioso, da sbadiglio prolungato, da oppio delle coscienze).

CULTURANUOVA

Qui ci troviamo di fronte ad un brano anonimo di un sito web che fa parte del circuito clericale al quale ho accennato precedentemente. Vediamo cosa scrivono (101):

bisogna chiedersi se quello che l’Inquisizione tentò di impedire fosse una ricerca libera, realmente rispettosa di un metodo rigoroso e dialogico, o piuttosto una modalità piuttosto dogmatica di imporre come assolute tesi non ancora provate.

Vanno subito al sodo i nuovisti. E subito dopo, con una logica, anche qui, stringente, riescono a dire che ha fatto bene Giovanni Paolo II a fare il suo discorso del 10 novembre 1979.

Andranno rimesse sul tappeto alcune cose:

l è comunemente ammesso dai suoi biografi come il temperamento di Galileo fosse

tutt’altro che facile, poco disposto com’era a concedere una parte di ragione ai suoi

interlocutori, propenso all’arma dell’ironia sferzante, irruente e scarsamente

diplomatico.

l al di là di tali limiti temperamentali, Galileo tendeva costantemente a incorrere

nell’errore di dare per assolutamente certo quello che era semplicemente probabile, o anche molto probabile (nel caso del sistema copernicano); tuttavia alla sua epoca non esisteva alcuna prova inconfutabile e definitiva della verità dell’eliocentrismo (che si sarebbe avuta solo nel secolo XVIII, e precisamente nel 1748 – la solita

sciocchezza, ndr!); addirittura nel caso della natura delle comete si sbilanciò ad attaccare il p. Grassi, che invece sosteneva la teoria più vicina al vero.

e dopo l’ennesima ripetizione dei soliti motivi, i nuovisti proseguono con una prosa degna di miglior causa:

Vi sono in Galileo insomma dei tratti, dei germi di quello che potremmo

chiamare un neoimperialismo scientista, cattiva risposta al precedente imperialismo filosofico teologico:

la scienza, che fino allora non era stata (pressoché) nulla, ora pretendeva di essere tutto.

ed a seguito di ciò, una vera novità che cambia la visione epistemologica dell’affaire Galileo:

Galileo rimane prigioniero dello stesso schema che aveva a lungo impedito un autonomo sviluppo della scienza: non distingue cioè tra filosofia (della natura) e scienza (della natura). … Torto suo fu di affermare dei nuovi a-priori scientisti.

E, cosa più grave, discutibile scelta fu il vestire i panni di un divulgatore “rivoluzionario”, che non solo criticava ma metteva in ridicolo, con la sua acida ironia, la Chiesa. … la scelta della lingua italiana, al posto del latino, e di un taglio divulgativo, unita allo stile arrogante e ironico, faceva assumere al suo pensiero i

tratti di un pressante appello al popolo affinché si scrollasse di dosso il giogo di un dominio ecclesiastico sulla cultura, presentato come insopportabilmente oppressivo.

Ma la nota dei nuovisti non finisce qui, vi sono altre cose da dire allo sfrontato Galileo:

Inoltre Galileo si sforzò sì di mostrare come la scienza non fosse incompatibile con la fede, ma lo fece in un modo che non doveva convincere la autorità ecclesiastica, e

non a torto. Infatti … – negava alla Rivelazione una valenza ontologica, restringendone la portata al solo ambito etico; come dire che la fede nulla dice di come sia la realtà (terrena), ma si preoccupa solo di indicarci la strada per il Paradiso, fornendoci dei precetti etici: il che è francamente poco. Se infatti Dio,

creatore del cielo e della terra, si è fatto Uomo, questo ha delle implicazioni precise non solo sull’al-di-là, ma anche sull’al-di-qua (unconcetto trascendente di divinità, ndr). – attribuiva implicitamente alla scienza il monopolio interpretativo della natura, confermando quell’imperialismo scientista di cui abbiamo sopra parlato (e due imperinon possono coesistere …, ndr); in altri passi infatti Galileo ritiene che la

natura sia scritta in caratteri matematici e dunque leggibile solo da un sapere fisico-matematico, con esclusione quindi di quella filosofia che più stretti legami di parentela avrebbe con la fede e potrebbe tentare l’impresa di ricomprendere

sinteticamente la conoscenza del mondo materiale alla luce di una unitaria visione della realtà (qui siteorizza che la filosofia non deveconoscere la matematica ed è

colpevole chi auspica che la cosa avvenga, ndr).

Le righe successive ci precipitano nel mondo della magia:

Non per nulla Galileo non risulta abbia fatto alcuno sforzo per mostrare come, specificamente, l’eliocentrismo non sarebbe stato un corpo estraneo nella visione cristiana della realtà.

Una riflessione più appassionatamente sintetica avrebbe potuto portarlo a evidenziare come in realtà non solo esso non contraddiceva realmente la fede, ma

si attagliava ad essa meglio del geocentrismo. Per fare questo però Galileo avrebbe dovuto ricorrere a quella mentalità simbolica, che appare invece del tutto estranea al

suo monolitico matematismo meccanicista. Abbandonando il quale avrebbe potuto vedere ad esempio nel Sole il simbolo di Cristo, che grazie altotale sacrificio di Sè, irradia sulla Terra-umanità, la propria luce e il proprio calore, ossia tutta la luce (la

verità) e tutto il calore (la grazia) di cui l’umanità può godere. Avrebbe potuto pensare che l’Umanità non è più al centro dell’Universo non perché abbandonata dalla Provvidenza in uno spazio infinito di totale casualità, ma perché orbitante intorno al Sole-Cristo, da cui dipende totalmente per il vero e il bene che la Provvidenza le concede. E similmente di tutte le altre scoperte si sarebbe potuto e dovuto dare una interpretazione simbolica (certo, non solo da parte di Galileo).

Credo che tutte queste cose siano da apprezzare perché le uniche che dicono davvero qual è il punto di vista della Chiesa delle gerarchie, senza sotterfugi e senza ipocrisie. E se qualcuno crede che il peggio è passato, sbaglia perché i nuovisti ci dicono:

il torto più grave di Galileo, l’errore più gravido di effetti negativi fu soprattutto la sua esclusione dell’ilemorfismo, la disinvolta sicurezza con cui ridusse il mondo a

quantità: non riusciva a vedere come il fatto che solo delle quantità si potesse dare sapere scientifico non equivalesse al fatto che solo le quantità esistessero. Il presupposto a tale conclusione, cioè che solo il conoscibile scientificamente sia

esistente non fu mai da lui tematizzato e giustificato argomentativamente. Ed

egli affermava la riduzione del mondo a quantità misurabile, il meccanicismo, senza che tale tesi fosse rigorosamente dimostrata, e senza rendersi conto di quanto tale

visione meccanicistica fosse, questa sì, radicalmente incompatibile con la fede. In proposito osserviamo:

a) Galileo intende la scienza, sempre in nome del già ricordato imperialismo scientistico, come unica conoscenza valida della natura, escludendo la filosofia della natura (o cosmologia filosofica); ma ciò facendo sbaglia, perché del medesimo

oggetto (materiale) si possono avere diverse conoscenza, non alternative,

ma integrative (diversi “oggetti formali”).

b) Egli di conseguenza estende quello che è vero sul piano scientifico, cioè il

meccanicismo, al piano ontologico puro e semplice. Dimenticando che il

meccanicismo scientifico è l’ovvia conseguenza dell’aver concepito la scienza come fisico-matematica: filtrando tutto matematicamente tutto appare come matematizzato, considerando solo gli aspetti quantitativi, matematizzabili, si

vedono solo gli aspetti quantitativi, matematizzabili: analogamente al fatto che, mettendo delle lenti gialle, uno vede il mondo come giallo. Ma il mondo diventa giallo per il fatto che io lo guardo con lenti gialle? Il mondo si riduce a pura quantità per il fatto che io lo osservo con un filtro matematico? Galileo lo dà per scontato. Sbagliando. Ma sbagliando con gran sicumera …

c) Una più equilibrata considerazione avrebbe dovuto portare a dire che,

accanto al sapere scientifico, fisicomatematico e dunque

programmaticamente fermo al livello quantitativo, esiste un sapere filosofico, che può ammettere l’esperienza nella sua originaria integralità, comprensiva di aspetti

quantitativi e qualitativi e giungere a una spiegazione sintetica della realtà

fisica, in termini universalizzanti ma non perciò invalidi, di tipo ilemorfico.

d) Il meccanicismo filosofico in effetti non è compatibile con la fede (nonostante quanto ne pensasse Cartesio e Malebrache, ad esempio)

in quanto legato al materialismo e alla insignificanza del mondo…

Attenzione perché qui non c’è solo da commentare.

Da questa gente occorre difendersi. E ci si può convincere della cosa leggendo anche oltre:

La Chiesa cattolica si comportò in un modo che a noi appare insopportabilmente lesivo della libertà di pensiero (si stanno riferendo allapropria, ndr). E non v’è dubbio che Giovanni Paolo II abbia fatto cosa giusta a promuovere un profondo

esame di coscienza. Ma dobbiamo tener presente la mentalità di allora (questo relativismo ognipresente! Manessuno vi schiaffeggia? ndr):

1) non sembri irrilevante, per contestualizzare adeguatamente il “caso Galileo”, notare che se ad esempio fosse caduto nelle mani dei

protestanti (o, probabilmente, ben peggio dei mussulmani – ma davvero?ndr) la sua sorte sarebbe stata molto peggiore

2) Galileo venne dapprima, nel 1616, ammonito privatamente, non tanto a non ricercare più, ma a farlo a condizione di non creare sconcerto e turbamento nella gente “semplice”.

Perciò gli venne ad esempio intimato di non pubblicare in volgare (ma dove

lo avete letto, sciocchini? ndr), ma solo in latino, la lingua dei dotti. Il processo pubblico, del 1633, segue a una infrazione pubblica delle ammonizioni precedenti: Galileo aveva pubblicato in volgare un’opera corrosivamente critica (bugie su

bugie, non si stancano mai, ndr). …

E qui finiscono i nuovisti ed anche qui sono felice di aver finito.

PADRE GEORGE COYNE

In una conferenza del 1999 (102), il gesuita Padre Coyne (ex direttore della Specola vaticana, cacciato nel 2006 per aver sostenuto l’evoluzionismo) dice delle cose che fanno davvero cadere le braccia. Leggo sottolineando le parti che ritengo false o sciocche:

“Facciamo un salto avanti, al momento della nascita della scienza moderna, nei secoli XVII e XVIII.

Furono proprio le grandi figure della scienza, come Newton, Galileo, Descartes, che – anche se inconsapevoli – hanno contribuito ad una corruzione della fede religiosa,

attribuendo alle indagini scientifiche le uniche basi razionali della fede stessa. Volevano affermare, per esempio, che l’esistenza di Dio può essere dimostrata così chiaramente, con argomenti filosofici e scientifici al punto di poter considerare proprio secondaria e perfino superflua la prova derivata dall’esperienza della

fede. Newton, per esempio, provò l’esistenza di Dio dalla legge della gravità, essendo stato appunto loscopritore della stessa legge. Per lui il mondo è finito e statico e di per sé il mondo dovrebbe necessariamente condensarsi in forza delle leggi della gravità. Se non si condensa – diceva –è perché Dio sostiene il mondo. Ecco quindi per lui una prova dell’esistenza di Dio. Ovviamente, quando la prova

non vale più, si butta via anche ciò che si è provato, l’esistenza di Dio…. Benché il caso Galileo fornisca l’esempio classico del confronto/scontro tra scienza e fede, in realtà radici più profonde di questo scontro sono presenti nel tentativo compiuto

da uomini come Newton di fare erroneamente leva sulla scienza moderna per stabilire le basi uniche della fede religiosa. Da tali radici, infatti, è nato il divario fra fede e scienza nella forma dell’ateismo moderno. Così, la scienza ha sedotto la religione. Vedremo che la tentazione di un eccessivo razionalismo scientifico tornerà a turbare la Chiesa. Ora però torniamo a fare qualche commento sul caso

Galileo”.

MONSIGNOR SGRECCIA

Una esemplificazione in campo medico dei rapporti scienza fede, dei no della Chiesa a ricerca, sviluppo e diritti civili, sono le posizioni di Monsignor Sgreccia (detto “orrido”) a nome della Chiesa che rappresenta.

Se dovessimo seguire il pensiero (?) di esponenti cattolici su questioni scientifiche saremmo costretti in un angolo metafisico. Secondo tali pensatori (ad esempio Padre A. Gemelli in “Religione e Scienza“, Milano 1920) la scienza, la ricerca non è in grado di dimostrare come falso ciò che è materia di fede. Cioè si crea il mostro per poi dire che è una creazione. Ma quando mai la ricerca scientifica degna di tale nome si è avviata su tale strada? Ma come è possibile porre la questione della verifica sperimentale di cose che attengono alla metafisica? Ciascuno creda ciò che vuole,

l’ambito del pensiero non ha limitazioni. Si faccia proselitismo di fede ma non si vengano a porre limiti ed ostacoli a chi opera fuori dall’ambito metafisico. Perché uno scienziato dovrebbe rendere conto ad una chiesa, qualunque sia, di ciò che fa? In uno Stato moderno, dopo la Rivoluzione Francese, uomini ed istituzioni debbono solo

rispondere alle leggi dei Parlamenti. Non si intervenga in modo autoritario sugli altri

imponendo dogmi di fede. Ed invece abbiamo ache fare continuamente con gravi interferenze che, in sé, non dovrebbero essere che aneddotiche ma che colpevolmente trovano udienza in parlamentari che più che rispondere agli elettori, rispondono ad interessi di bottega (un dato per tutti: nel referendum sul divorzio la Fede fu battuta

clamorosamente dal buon senso nonostante i parlamentari che si mostravano ossequienti con le interferenze della Chiesa e, analogamente nel referendum sull’aborto). Vediamo alcuni di questi continui interventi contro, del rappresentante

ufficiale delle gerarchie vaticane, monsignor Sgreccia (direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica e vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ha per presidente il cileno Juan de Dios Vial Correa):

– Nel suo Manuale di Bioetica mons. Sgreccia afferma: “la trattazione di questi

temi necessariamente richiama capitoli e capisaldi di antropologia filosofica e di

etica generale: il valore fondamentale della vita umana, la validità oggettiva della

norma morale, la libertà dell’individuo e la responsabilità del medico, la gerarchia dei valori all’interno della realtà corporea e personale dell’individuo, il primato della persona rispetto alla società“. Ecco, se sidovessero seguire queste indicazioni

anarchiche; davvero non si capisce dove nasce il problema: l’individuo fa ciò che

vuole. Ho però voluto citare questo passo proprio perché la Chiesa dà per scontata la

sua visione del mondo che, solo per una pigrizia monumentale della gggente, può

passare inosservata. Altrimenti una cosa così dal più feroce mastino medioevale non

sarebbe mai stata sostenuta. Ma il mastino, che pure è la più alta autorità della Chiesa

in questi temi, continua:

– “Aborto mai. Anche se questi bambini non hanno speranza di vivere, però un conto è lasciarli morire dopo che sono nati, un conto è ucciderli prima che vedano la luce. E questo anche per l’impatto che un atto del genere può avere sulla madre. E per dar loro il battesimo“.

– “Per noi è aborto anche la spirale perché impedisce l’impianto nell’utero

dell’embrione già formato”.

– “La pillola RU 486 procura l’abortoe la Chiesa cattolica ricorda che non è lecito usarla perché è contro la vita umana“.

“Assolutizzare il metodo sperimentale in medicina rischia di far dimenticare il valore della persona su cui si agisce”.

– “Non chiediamo certamente troppo se domandiamo che, come prima proposta

educativa in fatto di prevenzione dell’AIDS, sia presentata quella di evitare i

comportamenti a rischio, nell’ottica di una sessualità pienamente umana e orientata al matrimonio”.

– “Un conto è rinunciare ad un accanimento terapeutico e un altro è ammettere che l’uomo può essere padrone egli stesso della vita, mentre non ha questo diritto … Staccare il respiratore è stato un atto indebito di anticipazione della morte. E

il giudice si è sostituito al medico con una sentenza provocatoria e programmatica“.

“La sperimentazione biomedica selettiva e discriminatoria non può essere

giustificata, neppure di fronte a ipotetici vantaggi, che per altro sono raggiungibili

con altre metodologie”.

– “I temi fondamentali del discorso che il Papa ha fatto oggi al convegno dei

trapiantologi riguardano il criterio dell’accertamento della morte cerebrale, la

possibilità della ricerca sugli xenotrapianti e l’esortazione positiva alla donazione

degli organi. Quanto all’ accertamento della morte è accettato il criterio della

morte cerebrale secondo metodi oggettivi.”

– “In primo piano c’è la difesa della dignità della persona umana in contrapposizione ad una certa mentalità che sembra emergere e che individua le tecniche di fecondazione artificiale quasi come via preferenziale per concepire un figlio, considerato alla stregua di un “prodotto” selezionato nei processi di

laboratorio.”

– “Le tecniche di fecondazione artificiale non sono una terapia, tanto meno una prevenzione. Con queste tecniche si va al di là del processo naturale ed è quello

che la Chiesa non può accettare. L’unica via lecita è quella naturale, coniugale,

quella che fa sì che attraverso l’unione sponsale gli sposi possano avere figli naturali, attraverso il loro amore coniugale”.

– “Nel campo delle scienze sperimentali c’è sempre di più l’esigenza del dialogo con l’etica. Proprio per alcune minacce che possono essere rappresentate da progressi scientifici e tecnologici, si avverte ovunque il bisogno di una razionalità etica.”

– “La Chiesa non considera vera famiglia quella dei conviventi e dunque –

conseguentemente – ritiene improprio abilitarla alla procreazione dei figli. La

ragione di questo giudizio è nella carenza di stabilità che caratterizza la convivenza

senza matrimonio. Quell’articolo cinque costituisce poi una prima legalizzazione

indiretta delle convivenze nell’ordinamento italiano! Era un passo di tale portata che

avrebbe richiesto un esame più ampio e più diretto“.

– “La fecondazione eterologa dà luogo a una paternità plurima e come suddivisa

tra padre, madre e donatore. Questa pluralità contraddice la natura della

famiglia, la rompe in immagine e può romperla di fatto. L’esclusione dell’eterologa avrà un’efficacia indiretta nello stimolare le coppie infertili a ricorrere all’affido e all’adozione”.

“Questa levata di scudi in difesa della 194 è per me una meraviglia. Ormai

l’Italia è restata quasi sola in Europa a considerare intoccabile quella legge,

mentre si afferma dappertutto la tendenza a rivedere in senso restrittivo le norme

sull’aborto. E pensare che la nostra legge sull’aborto è una delle peggiori, nel senso

che è una delle più permissive”.

“Bisognerebbe chiedere agli omosessuali cosa c’entri l’orgoglio. Il gay pride è una forma di aggressività che va contro le famiglie, non contro un’idea religiosa”.

– “Le coppie di fatto non si assumono doveri di fronte alla società, mentre allo

stesso tempo chiedono diritti nella società.

La rivendicazione di una parità con le famiglie eterosessuali rappresenta una

contraddizione con la natura complementare dei sessi, che non è solo

nella corporeità nella struttura della personalità” (sarebbe d’interesse sapere

quali doveri si assume la Chiesa rispetto alla società, ndr).

“Dobbiamo vigilare [sul progetto Genoma] sulle possibili applicazioni

negative della nuova scoperta che potrebbero essere causa di grave offesa

alla dignità e alla uguaglianza di tutti gli individui umani.”

“Immorale utilizzare embrioni umani”.

– “Che differenza c’è tra questa sperimentazione e la sperimentazione letale

su esseri umani, senza consenso, già proibita dai tempi hitleriani?”

“Viene molto spesso da pensare che i veri galileiani oggi stanno tra i credenti”.

“Ogni tipo di clonazione terapeutica, che implichi la produzione di embrioni

umani e la susseguente distruzione di embrioni prodotti, al fine di ottenere cellule

staminali è illecita. Esso è un atto gravemente immorale … Dietro la libertà

di ricerca c’è dell’utilitarismo finanziario.

Penso che ci troviamo di fronte a un cedimento alle pressioni delle industrie”.

A questa condanna al rogo che l’inquisitore Sgreccia dispensa a tutti e, ultimamente, a chi si occupa di clonazione per procurare cellule staminali a fini terapeutici, egli aggiunge la motivazione del profitto. Dietro tali ricerche vi sono potenti interessi economici e ciò le svaluterebbe. Non li conosco ma non vi è alcun dubbio che sia così. Come quando la Chiesa era fermamente contraria alla pillola anticoncezionale

… contrarietà venuta meno quando tale pillola entrò in produzione nella allora industria farmaceutica vaticana Serono (si veda quanto sostenuto da Redi alla fine dell’articolo). D’altra parte è quanto meno una scoperta alla monsieur De Lapalisse: sarebbe straordinario un lavoro per la gloria in questa società ferocemente liberista.

Ho già detto che Sgreccia è il rappresentante ufficiale della Chiesa e quindi il citare le sue posizioni corrisponde a citare quelle che interessano ai fini di quanto sto tentando di sostenere. E le cose sono sempre andate così, come ho già ricordato. Copernico, Bruno, Galileo, … ma anche il divieto delle autopsie, considerate altamente immorali, sono i primi violenti segnali di intolleranza. Quindi il dover attendere il 1822 perché Galileo, Kepler e Copernico venissero fuori dall’Index Librorum prohibitorum e si potesse pensare a portarli, almeno come peccatori, nellescuole confessionali (che pure, pur essendo le uniche nello Stato della Chiesa, riguardavano

infime minoranze, dell’ordine del 3% della popolazione della quale lascio indovinare il censo). Ma è inutile elencare, sarebbe un lavoro improbo su almeno 500 anni di storia. Piuttosto merita considerazione un’altra affermazione di Sgreccia: «l’impiego deteriore della scienza ha scritto pagine buie nella storia non lontana e tale ricerca non può essere fatta rinascere, perché non sarebbe soltanto contro Dio, ma anche contro l’uomo e la civiltà». Il nostro fa una confusione completa tra scienza ed uso della scienza. E’ certamente vero che l’uso della scienza ha creato mostri ma, avverto Sgreccia, allo stesso modo che l’uso della fede.

NOTE

(Avverto che il rimando a files “fisicamente.net\ … index…” non è più funzionante. Il sito mi è stato cancellato da ARUBAe rubato da giapponesi).

(88) Tratto da Fregati dalla scuola, Effedieffe, Milano 1999. Il brano si trova in: http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/

fregati_dalla_scuola_il_caso_galileo.html Osservo che Cammilleri è un noto forcaiolo, ignorante come solo i suoi pari sanno essere. Ciò che è peggio è che afferma che i ragazzi sarebbero fregati dalla scuola, alla quale, l’ineffabile proporrebbe i suoi insegnamenti.

(89) Tratto da Pasquale Orazzo, San Roberto Bellarmino e il mito del caso Galileo (2005).

http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/

san_roberto_bellarmino_e_il_mito_del_caso_galileo.html

(90)http://www.storialibera.it/epoca_moderna/galileo_galilei/

recensione_a_galileo_le_opere_e_i_giorni_di_una_mente_inquieta.

html

(91) Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992, p. 391. Questi signori pensano la storia, abitano il tempo, … Ma la studiano la storia? Lo vivono il tempo ? http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-158.

(92) Questo ignorante in mala fede di Messori, spaccia per scandalo i costumi dell’epoca. Il matrimonio era un evento raro tra i ceti popolari. L’avere figli fuori dal matrimonio era comune, come era comune il fatto che Vescovi, Cardinali e financo Papi avessero figli che facevano nascere in conventi di suore che circondavano le città.

La corruzione ed il malcostume nella Chiesa sono ben testimoniati dal tariffario papale per dare indulgenze (Taxa Camarae), a seguito del quale Lutero spaccò la Chiesa. Il sistemare le figlie femmine in convento era unatriste necessità-abitudine (ricordate la Monaca di Monza, in molto migliori condizioni economiche delle figlie di Galileo?). Insomma si mettono qui in campo i peggiori mezzucci da venditore di tappeti, roba squallida, indegna. E Messori sulla vita famigliare di Galileo riesce a dire: Sul piano personale, dunque, sarebbe stato vulnerabile. “Sarebbe”, diciamo, perché, grazie a Dio, quella Chiesa che pure lo convocò davanti al Sant’Uffizio, quella Chiesa accusata di un moralismo spietato, si guardò bene dal cadere nella facile meschineria di mescolare il piano privato, le scelte personali del grande scienziato, con il piano delle sue idee, le sole che fossero in discussione. “Nessun

ecclesiastico gli rinfaccerà mai la sua situazione familiare. Ben diversa sarebbe stata la sua sorte nella Ginevra di Calvino, dove i “concubini” come lui venivano decapitati” (Rino Camilleri).

(94) http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-527.htm

(95) http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-527.htm

(96) Con Pico, se possibile, il legame tra magia (magia che Pico insiste nel chiamare filosofia naturale) e religione divenne più stretto e, a partire da lui, si generò una notevolissima quantità di opere ermetico-cabalistiche, a volte oscure ed ancora oggi incomprensibili che riempirono di sé il Rinascimento ed il Barocco. Con l’opera di

Pico inoltre il mago acquistò una dignità distinguendosi radicalmente dal negromante e dall’esorcista che persero ogni prestigio rispetto ad un pubblico colto anche se in fondo l’opera di Ficino e Pico non erano altro che il seguito nobilitato da un apparato

culturale importante di quanto da secoli si veniva facendo in pratiche magiche ebraiche e pagane. Un fatto estremamente importante, che dette forte impulso alle pratiche magiche, fu l’ascesa al soglio pontificio dello spagnolo Alessandro VI Borgia che fu uno tra i più strenui difensori della magia ermetico-cabalistica di Pico. Lo stesso Papa scrisse (1493) una Bolla diretta a Lorenzo dei Medici, Bolla nella quale Pico veniva assolto da ogni possibile sospetto di magia malvagia (demoniaca). Inoltre scrisse una lettera di incoraggiamento a Pico (lettera nella quale la magia veniva in qualche modo riconosciuta come un sostegno del cristianesimo) che quest’ultimo

premise sempre ad ogni edizione di sua opera. Come si può ben comprendere questo fece crescere enormemente gli influssi in ogni campo della magia ermetico cabalistica. Un discorso molto più ampio sull’argomento si trova qui.

(97) Per una migliore comprensione dell’Inquisizione spagnola, leggi qui.

(98) Brano scritto da Luciano Benassi e tratto da CARDINI Franco

(a cura di), Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia, Piemme, Casale Monferrato 1994, p. 329-352. http://www.fisicamente.net/ SCI_FED/index-579.htm

(99) http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-579.htm

(100) http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-158.htm

(101) http://www.fisicamente.net/SCI_FED/index-527.htm

(102) Conferenza Scienza e Fede , Duomo di Como, 26 maggio

1999 http://www.centrovolta.it/cultura/COYNE.DOC

BIBLIOGRAFIA

(l’unico ordine è relativo all’ordine con il quale ho consultato le varie opere)

Una avvertenza è necessaria: è impossibile riportare tutto ciò che su Galileo è stato pubblicato. Riporterò solo alcuni testi, quelli da me consultati per questo lavoro tra i quali alcuni che vale la pena leggere.

Innanzitutto Galileo va letto nelle sue opere che sono fruibili da ogni persona che sia semplicemente curiosa ed interessata. Le cose da sapere prima sono in gran parte riportate dai “Frammenti di storia ….“. Non vi è matematica da conoscere preliminarmente. Visono varie edizioni di opere originali di Galileo e tutte vanno bene.

Personalmente consiglio i 20 volumi dell’Edizione Nazionale che riportano tutto ciò che Galileo ha fatto in ordine cronologico, includendo una mole impressionante di lettere. Questa Edizione Nazionale nasceva tra il 1890 ed il 1909. Io ho una delle varie ristampe, quella del 1968 fatta fa G. Barbera. Una tale edizione cartacea è oggi introvabile ma gli interessati la troveranno pubblicata per intero nel sito.

1) – Galileo Galilei – Opere – Edizione Nazionale in 20 volumi, G. Barbèra, 1968.

2) – Stillman Drake – Galileo Galilei pioniere della scienza – Franco Muzzio, 1992.

3) – William R. Shea – Galileo’s Intellectual Revolution – The Macmillan Press, 1972.

4) – AA.VV. – Scienza e cultura – Edizioni Universitarie Patavine, 1983.

5) – Enrico Bellone – Galileo – Le Scienze, 1998.

6) – Giorgio de Santillana – Processo a Galileo – Mondadori, 1960.

7) – Alexandre Koyré – Studi galileiani – Einaudi, 1979.

8) – Ludovico Geymonat – Galileo Galilei – Einaudi, 1969.

9) – Umberto Forti – Storia della scienza, vol. 3 – Dall’Oglio, 1969.

10) – Fabio Minazzi – Galileo “filosofo geometra” – Rusconi, 1994.

11) – Gino Loria – Galileo Galilei – Hoepli, 1938.

12) – James Reston jr – Galileo – Harper Collins Publishers, 1994.

13) – Alexandre Koyré – Études d’histoire de la pensée scientifique – Gallimard, 1973.

14) – Andrea Frova, Mariapiera Marenzana – Parola di Galileo – Rizzoli, 1998.

15) – AA.VV. – Galilei: Lo scandalo della ragione – Scientia, 117, V/VIII, 1982.

16) – Antonio Banfi – Vita di Galileo Galilei – Feltrinelli, 1962.

17) – Boris G. Kuznecov – Galileo – Dedalo, 1979.

18) – Paolo Rossi – Il pensiero di Galileo Galilei – Loescher, 1975.

19) – Adriano Carugo (a cura di) – Galileo – ISEDI, 1978.

20) – Pietro Redondi – Galileo eretico – Einaudi, 1983.

21) – Thomas S. Kuhn – La rivoluzione copernicana – Einaudi, 1972.

22) – Thomas S. Kuhn – The Essential Tension – The University of Chicago Press, 1977.

23) – Jean Pierre Maury – Galilée, le messager des étoiles – Gallimard, 1986.

24) – Ugo Dotti – Galilei – Sansoni, 1971.

25) – Johannes Hemleben – Galilei – Rowohlt Taschenbuch Verlag GmbH, 1983.

26) – Antonio Aliotta, Cleto Carbonara – Galilei – Bocca, 1949.

27) – Laura Fermi, Gilberto Bernardini – Galileo – Ubaldini, 1969.

28) – Mons. Paul Poupard (a cura di) – Galileo Galilei: 350 anni di storia – PIEMME, 1984.

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39) – Ana Rioja, Javier Ordóñez – Teorías del universo – Sintesis, 1999.

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